Denuncio al mondo ed ai posteri con i miei libri tutte le illegalità tacitate ed impunite compiute dai poteri forti (tutte le mafie). Lo faccio con professionalità, senza pregiudizi od ideologie. Per non essere tacciato di mitomania, pazzia, calunnia, diffamazione, partigianeria, o di scrivere Fake News, riporto, in contraddittorio, la Cronaca e la faccio diventare storia. Quella Storia che nessun editore vuol pubblicare. Quelli editori che ormai nessuno più legge.

Gli editori ed i distributori censori si avvalgono dell'accusa di plagio, per cessare il rapporto. Plagio mai sollevato da alcuno in sede penale o civile, ma tanto basta per loro per censurarmi.

I miei contenuti non sono propalazioni o convinzioni personali. Mi avvalgo solo di fonti autorevoli e credibili, le quali sono doverosamente citate.

Io sono un sociologo storico: racconto la contemporaneità ad i posteri, senza censura od omertà, per uso di critica o di discussione, per ricerca e studio personale o a scopo culturale o didattico. A norma dell'art. 70, comma 1 della Legge sul diritto d'autore: "Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali."

L’autore ha il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo (art. 12 comma 2 Legge sul Diritto d’Autore). La legge stessa però fissa alcuni limiti al contenuto patrimoniale del diritto d’autore per esigenze di pubblica informazione, di libera discussione delle idee, di diffusione della cultura e di studio. Si tratta di limitazioni all’esercizio del diritto di autore, giustificate da un interesse generale che prevale sull’interesse personale dell’autore.

L'art. 10 della Convenzione di Unione di Berna (resa esecutiva con L. n. 399 del 1978) Atto di Parigi del 1971, ratificata o presa ad esempio dalla maggioranza degli ordinamenti internazionali, prevede il diritto di citazione con le seguenti regole: 1) Sono lecite le citazioni tratte da un'opera già resa lecitamente accessibile al pubblico, nonché le citazioni di articoli di giornali e riviste periodiche nella forma di rassegne di stampe, a condizione che dette citazioni siano fatte conformemente ai buoni usi e nella misura giustificata dallo scopo.

Ai sensi dell’art. 101 della legge 633/1941: La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte. Appare chiaro in quest'ipotesi che oltre alla violazione del diritto d'autore è apprezzabile un'ulteriore violazione e cioè quella della concorrenza (il cosiddetto parassitismo giornalistico). Quindi in questo caso non si fa concorrenza illecita al giornale e al testo ma anzi dà un valore aggiunto al brano originale inserito in un contesto più ampio di discussione e di critica.

Ed ancora: "La libertà ex art. 70 comma I, legge sul diritto di autore, di riassumere citare o anche riprodurre brani di opere, per scopi di critica, discussione o insegnamento è ammessa e si giustifica se l'opera di critica o didattica abbia finalità autonome e distinte da quelle dell'opera citata e perciò i frammenti riprodotti non creino neppure una potenziale concorrenza con i diritti di utilizzazione economica spettanti all'autore dell'opera parzialmente riprodotta" (Cassazione Civile 07/03/1997 nr. 2089).

Per questi motivi Dichiaro di essere l’esclusivo autore del libro in oggetto e di tutti i libri pubblicati sul mio portale e le opere citate ai sensi di legge contengono l’autore e la fonte. Ai sensi di legge non ho bisogno di autorizzazione alla pubblicazione essendo opere pubbliche.

Promuovo in video tutto il territorio nazionale ingiustamente maltrattato e censurato. Ascolto e Consiglio le vittime discriminate ed inascoltate. Ogni giorno da tutto il mondo sui miei siti istituzionali, sui miei blog d'informazione personali e sui miei canali video sono seguito ed apprezzato da centinaia di migliaia di navigatori web. Per quello che faccio, per quello che dico e per quello che scrivo i media mi censurano e le istituzioni mi perseguitano. Le letture e le visioni delle mie opere sono gratuite. Anche l'uso è gratuito, basta indicare la fonte. Nessuno mi sovvenziona per le spese che sostengo e mi impediscono di lavorare per potermi mantenere. Non vivo solo di aria: Sostienimi o mi faranno cessare e vinceranno loro. 

Dr Antonio Giangrande  

NOTA BENE

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LA SCIENZA E’ UN’OPINIONE

 

 

DI ANTONIO GIANGRANDE

 

 

LA SCIENZA E’ ESATTA?

E’ SCIENTIFICAMENTE PROVATO?

QUELLO CHE LA SCIENZA NON CI DICE…

 

Se nel mondo d’oggi nulla è come appare e tutti noi siamo soggiogati da immense menzogne, chi ci dice che anche la scienza non sia una fonte di presa per il culo. Quanto di menzognero ci viene propinato e quanto la scienza tace per arroganza o per interesse economico? Se i media, la politica e le istituzioni hanno perso quasi tutta la loro credibilità, può l'arroganza degli scienziati convincerci che loro medesimi sono diversi dagli altri? 

INDICE

 

PRESENTAZIONE DELL’AUTORE.

INTRODUZIONE.

LA CRISI DELLA RAZIONALITÀ SCIENTIFICA ED IL FALLIMENTO DELLA RIPRODUCIBILITA’.

LA SCIENZA.

LA NASCITA DELLA SCIENZA.

LA SCIENZA E LA FILOSOFIA.

LA SCIENZA E LA LEGGE.

TERREMOTO E GIUSTIZIA.

TERREMOTO E PREVISIONE.

LA SCIENZA E LA NEW AGE.

QUELLI PRO…SCIENZA.

QUELLI CONTRO…LA SCIENZA.

LA MATEMATICA E’ UN’OPINIONE. 

L’OCCULTO E LA SCIENZA OCCULTA.

LE SCIENZE OCCULTE.

SCIENZA E MAGIA.

SCIENZA ED ALCHIMIA.

GLI X-FILES DELLA SCIENZA.

IL PARANORMALE E LA SCIENZA.

LA TELEPATIA.

LA TELECINESI.

I FANTASMI.

I MEDIUM.

LA SCIENZA ED IL CREATORE.

LA SCIENZA E L’ANIMA.

LA SCIENZA, LA MENTE E LO SPIRITO UMANO.

IL SUPERMONDO E LE SUE 43 DIMENSIONI. ETTORE MAJORANA E LA BANALITA’.

L’ESPERIMENTO FILADELFIA: REALTA’ O LEGGENDA METROPOLITANA?

LA VICENDA MAJORANA.

IL VIAGGIO NEL TEMPO.

IL TELETRASPORTO.

LE EMERGENZE TACIUTE.

QUELLE BUGIE SUL CLIMA.

LA BUFALA DELL’ENERGIA ECOLOGICA.

GIULIANO PREPARATA. CHE FINE HA FATTO LA FUSIONE FREDDA?

LA MEDICINA ALTERNATIVA.

IL METODO HAMER E LA MEDICINA ALTERNATIVA.

GLI SCIAMANI. I GUARITORI.

SCIENZA E BUSINESS. LA SPECULAZIONE DELLA MEDICINA.

LA GRANDE TRUFFA. IL VACCINO E L’ OMEOPATIA.

SULLA PELLE DEI TUMORATI...

SI MUORE DI CANCRO E DI MAFIOSITA'.

COSI' HANNO TRUFFATO DI BELLA.

GIUDICI O MEDICI?

PARLIAMO DI RICERCA SUL CANCRO

DAVIDE VANNONI. STAMINALI: CURA MIRACOLOSA O BUFALA?

BUSINESS NON SOLO SUI TUMORATI.

 

PRESENTAZIONE DELL’AUTORE.

Cultura e cittadinanza attiva. Diamo voce alla piccola editoria indipendente.

Collana editoriale “L’Italia del Trucco, l’Italia che siamo”. Una lettura alternativa per l’estate, ma anche per tutto l’anno. L’autore Antonio Giangrande: “Conoscere per giudicare”.

"Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". Dante, Inferno XXVI.

La collana editoriale indipendente “L’Italia del Trucco, l’Italia che siamo” racconta un’Italia inenarrabile ed inenarrata.

Intervista all’autore, il dr Antonio Giangrande. Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie.  

Cosa racconta nei suoi libri?

«Sono un centinaio di saggi di inchiesta composti da centinaia di pagine, che raccontano di un popolo difettato che non sa imparare dagli errori commessi. Pronto a giudicare, ma non a giudicarsi. I miei libri raccontato l’indicibile. Scandali, inchieste censurate, storie di ordinaria ingiustizia, di regolari abusi e sopraffazioni e di consueta omertà. Raccontano, attraverso testimonianze e documenti, per argomento e per territorio, i tarli ed i nei di una società appiattita che aspetta il miracolo di un cambiamento che non verrà e che, paradosso, non verrà accettato. In più, come chicca editoriale, vi sono i saggi con aggiornamento temporale annuale, pluritematici e pluriterritoriali. Tipo “Selezione dal Reader’s Digest”, rivista mensile statunitense per famiglie, pubblicata in edizione italiana fino al 2007. Gli argomenti ed i territori trattati nei saggi periodici sono completati ed approfonditi nei saggi analitici specificatamente dedicati e già pubblicati negli stessi canali di distribuzione internazionale in forma Book o E-book. Canali di pubblicazione e di distribuzione come Amazon o Google libri. Opere oggetto di studio e fonti propedeutiche a tesi di laurea ed inchieste giornalistiche. I testi hanno una versione video sui miei canali youtube».

Qual è la reazione del pubblico?

«Migliaia sono gli accessi giornalieri alle letture gratuite di parti delle opere su Google libri e decine di migliaia sono le pagine lette ogni giorno. Accessi da tutto il mondo, nonostante il testo sia in lingua italiana e non sia un giornale quotidiano. Si troveranno, anche, delle recensioni deliranti e degradanti di queste opere. Il mio intento non è soggiogare l'assenso parlando del nulla, ma dimostrare che siamo un popolo difettato. In questo modo è ovvio che l'offeso si ribelli con la denigrazione del palesato».

Perché è poco conosciuto al grande pubblico generalista?

«Perché sono diverso. Oggi le persone si stimano e si rispettano in base al loro grado di utilità materiale da rendere agli altri e non, invece, al loro valore intrinseco ed estrinseco intellettuale. Per questo gli inutili sono emarginati o ignorati. Se si è omologati (uguali) o conformati (simili) e si sta sempre dietro alla massa, non si sarà mai primi nella vita, perché ci sarà sempre il più furbo o il più fortunato a precederti. In un mondo caposotto (sottosopra od alla rovescia) gli ultimi diventano i primi ed i primi sono gli ultimi. L’Italia è un Paese caposotto. Io, in questo mondo alla rovescia, sono l’ultimo e non subisco tacendo, per questo sono ignorato o perseguitato. I nostri destini in mano ai primi di un mondo sottosopra. Che cazzo di vita è? Si nasce senza volerlo. Si muore senza volerlo. Si vive una vita di prese per il culo. Dove si sentono alti anche i nani e dove anche i marescialli si sentono generali, non conta quanti passi fai e quali scarpe indossi, ma conta quante tracce lasci del tuo percorso. Il difetto degli intelligenti è che sono spinti a cercare le risposte ai loro dubbi. Il pregio degli ignoranti è che non hanno dubbi e qualora li avessero sono convinti di avere già le risposte. Un popolo di “coglioni” sarà sempre governato ed amministrato da “coglioni”».

Qual è la sua missione?

«“Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente…Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati. Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili”. Citazioni di Bertolt Brecht. Rappresentare con verità storica, anche scomoda ai potenti di turno, la realtà contemporanea, rapportandola al passato e proiettandola al futuro. Per non reiterare vecchi errori. Perché la massa dimentica o non conosce. Denuncio i difetti e caldeggio i pregi italici. Perché non abbiamo orgoglio e dignità per migliorarci e perché non sappiamo apprezzare, tutelare e promuovere quello che abbiamo ereditato dai nostri avi. Insomma, siamo bravi a farci del male e qualcuno deve pur essere diverso!»

Perché è orgoglioso di essere diverso?

«E’ comodo definirsi scrittori da parte di chi non ha arte né parte. I letterati, che non siano poeti, cioè scrittori stringati, si dividono in narratori e saggisti. E’ facile scrivere “C’era una volta...” e parlare di cazzate con nomi di fantasia. In questo modo il successo è assicurato e non hai rompiballe che si sentono diffamati e che ti querelano e che, spesso, sono gli stessi che ti condannano. Meno facile è essere saggisti e scrivere “C’è adesso...” e parlare di cose reali con nomi e cognomi. Impossibile poi è essere saggisti e scrivere delle malefatte dei magistrati e del Potere in generale, che per logica ti perseguitano per farti cessare di scrivere. Devastante è farlo senza essere di sinistra. Quando si parla di veri scrittori ci si ricordi di Dante Alighieri e della fine che fece il primo saggista mondiale».

Dr. Antonio Giangrande. Orgoglioso di essere diverso.

La massa ti considera solo se hai e ti votano solo se dai. Nulla vali se tu sai. Victor Hugo: "Gli uomini ti stimano in rapporto alla tua utilità, senza tener conto del tuo valore." Le persone si stimano e si rispettano in base al loro grado di utilità materiale, tangibile ed immediata, da rendere agli altri e non, invece, al loro valore intrinseco ed estrinseco intellettuale. Per questo gli inutili da sempre, pur con altissimo valore, sono emarginati o ignorati, inibendone, ulteriormente, l’utilità.

Dr. Antonio Giangrande. Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie.

Fa quello che si sente di fare e crede in quello che si sente di credere.

La Democrazia non è la Libertà.

La libertà è vivere con libero arbitrio nel rispetto della libertà altrui.

La democrazia è la dittatura di idioti che manipolano orde di imbecilli ignoranti e voltagabbana.

Cattolici e comunisti, le chiese imperanti, impongono la loro libertà, con la loro morale, il loro senso del pudore ed il loro politicamente corretto.

Per questo un popolo di coglioni sarà sempre governato ed amministrato da coglioni.

Facciamo sempre il solito errore: riponiamo grandi speranze ed enormi aspettative in piccoli uomini senza vergogna.

Un altro errore che commettiamo è dare molta importanza a chi non la merita.

"Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza". Dante, Inferno XXVI

Le pecore hanno paura dei lupi, ma è il loro pastore che le porta al macello.

Da sociologo storico ho scritto dei saggi dedicati ad ogni partito o movimento politico italiano: sui comunisti e sui socialisti (Craxi), sui fascisti (Mussolini), sui cattolici (Moro) e sui moderati (Berlusconi), sui leghisti e sui pentastellati. Il sottotitolo è “Tutto quello che non si osa dire. Se li conosci li eviti.” Libri che un popolo di analfabeti mai leggerà.

Da queste opere si deduce che ogni partito o movimento politico ha un comico come leader di riferimento, perché si sa: agli italiani piace ridere ed essere presi per il culo. Pensate alle battute di Grillo, alle barzellette di Berlusconi, alle cazzate di Salvini, alle freddure della Meloni, alle storielle di Renzi, alle favole di D’Alema e Bersani, ecc. Partiti e movimenti aventi comici come leader e ladri come base.

Gli effetti di avere dei comici osannati dai media prezzolati nei tg o sui giornali, anziché vederli esibirsi negli spettacoli di cabaret, rincoglioniscono gli elettori. Da qui il detto: un popolo di coglioni sarà sempre amministrato o governato da coglioni.

Per questo non ci lamentiamo se in Italia mai nulla cambia. E se l’Italia ancora va, ringraziamo tutti coloro che anziché essere presi per il culo, i comici e la loro clack (claque) li mandano a fanculo.

Antonio Giangrande, scrittore, accademico senza cattedra universitaria di Sociologia Storica, giornalista ed avvocato non abilitato. "Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io, vivi i miei dolori, i miei dubbi, le mie risate...vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io. Ognuno ha la propria storia. E solo allora mi potrai giudicare." Luigi Pirandello.

Dapprima ti ignorano. Poi ti deridono. Poi ti emarginano. Poi ti combattono. Tu sei solo, ma non per sempre. Loro sono tanti, ma non per sempre. Ed allora sarai vincente, ma solo dopo la tua morte. I primi a combatterti sono i prossimi parenti ed i compaesani ed allor "non ragioniam di loro, ma guarda e passa" (Dante Alighieri). “Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi”. Mt 13, 54-58.

Se si disprezza quello che gli altri sono e fanno, perché, poi, si è come gli altri e si osteggiano i diversi?

"C’è un’azione peggiore che quella di togliere il diritto di voto al cittadino e consiste nel togliergli la voglia di votare.” (R. Sabatier)

«La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile» - Corrado Alvaro, Ultimo diario, 1961.

Vivere senza leggere, o senza sfogliare i libri giusti scritti fuori dal coro o vivere studiando dai saggi distribuiti dal sistema di potere catto comunista savoiardo nelle scuole e nelle università, è molto pericoloso. Ciò ti obbliga a credere a quello che dicono gli altri interessati al Potere e ti conforma alla massa. Allora non vivi da uomo, ma da marionetta.

Se scrivi e dici la verità con il coraggio che gli altri non hanno, il risultato non sarà il loro rinsavimento ma l’essere tu additato come pazzo. Ti scontri sempre con la permalosità di magistrati e giornalisti e la sornionità degli avvocati avvezzi solo ai loro interessi. Categorie di saccenti che non ammettono critiche. Se scrivi e sei del centro-nord Italia, i conterranei diranno: che bel libro, bravo, è uno di noi. Se scrivi e sei del centro-sud Italia i conterranei diranno: quel libro l’avrei scritto anch’io, anzi meglio, ma sono solo cazzate. Chi siamo noi? Siamo i “coglioni” che altri volevano che fossimo o potessimo diventare. Da bambini i genitori ci educavano secondo i loro canoni, fino a che abbiamo scoperto che era solo il canone di poveri ignoranti. Da studenti i maestri ci istruivano secondo il loro pensiero, fino a che abbiamo scoperto che era solo il pensiero di comunisti arroganti. Prima dell’ABC ci insegnavano “Bella Ciao”. Da credenti i ministri di culto ci erudivano sulla confessione religiosa secondo il loro verbo, fino a che abbiamo scoperto che era solo la parola di pedofili o terroristi. Da lettori e telespettatori l’informazione (la claque del potere) ci ammaestrava all’odio per il diverso ed a credere di vivere in un paese democratico, civile ed avanzato, fino a che abbiamo scoperto che si muore di fame o detenuti in canili umani. Da elettori i legislatori ci imponevano le leggi secondo il loro diritto, fino a che abbiamo scoperto che erano solo corrotti, mafiosi e massoni. Ecco, appunto: siamo i “coglioni” che altri volevano che fossimo o potessimo diventare. E se qualcuno non vuol essere “coglione” e vuol cambiare le cose, ma non ci riesce, vuol dire che è “coglione” lui e non lo sa, ovvero è circondato da amici e parenti “coglioni”.

John Keating: Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo. Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un'altra prospettiva. Carpe diem. Cogliete l'attimo, ragazzi... Rendete straordinaria la vostra vita!

Gerard Pitts: Cogli la rosa quando è il momento, che il tempo, lo sai, vola e lo stesso fiore che sboccia oggi, domani appassirà. John Keating: Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l'amore, sono queste le cose che ci tengono in vita. Dal film L'attimo fuggente (Dead Poets Society), film del 1989 diretto da Peter Weir e con protagonista Robin Williams.

Studiare non significa sapere, volere non significa potere. Ai problemi non si è capaci di trovare una soluzione che accontenti tutti, perché una soluzione per tutti non esiste. Alla fine nessuno è innocente, perché in questa società individualista, violenta e superficiale tutti sono colpevoli. Io ho preso la mia decisione mentre la totalità di voi non sa prenderne alcuna (anche nelle cose più semplici). Come potreste capire cosa è veramente importante nella vita? Non saprete mai se avete preso la decisione giusta perché non vi siete fidati di voi stessi. Accusate il sistema, ma il sistema è freddo inesorabile matematico, solo chi è deciso a raggiungere la riva la raggiungerà. Vi auguro tutto il meglio per la vostra vita. “Class Enemy”, di Rok Bicek film del 2013. 

Dr. Antonio Giangrande. Scrittore, sociologo storico, giurista, blogger, youtuber, presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, destinatario delle denunce presentate dai magistrati per tacitarlo e ricevente da tutta Italia di centinaia di migliaia di richieste di aiuto o di denunce di malefatte delle istituzioni. Ignorato dai media servi del potere.

Come far buon viso a cattivo gioco ed aspettare che dal fiume appaia il corpo del tuo nemico. "Subisci e taci" ti intima il Sistema. Non sanno, loro, che la vendetta è un piatto che si gusta freddo. E non si può perdonare...

Un padre regala al figlio un sacchetto di chiodi. “Tieni figliolo, ecco un sacchetto di chiodi. Piantane uno nello steccato Ogni volta che che perdi la pazienza e litighi con qualcuno perchè credi di aver subito un'ingiustizia” gli dice. Il primo giorno il figlio piantò ben 37 chiodi ma nelle settimane successive imparò a controllarsi e il numero di chiodi cominciò piano piano a diminuire. Aveva infatti scoperto che era molto più facile controllarsi che piantare chiodi e così arrivò un giorno in cui non ne piantò nemmeno uno. Andò quindi dal padre e gli disse che per quel giorno non aveva litigato con nessuno, pur essendo stato vittima d'ingiustizie e di soprusi, e non aveva piantato alcun chiodo. Il padre allora gli disse: “Benissimo figliolo, ora leva un chiodo dallo steccato per ogni giorno in cui non hai perso la pazienza e litigato con qualcuno”. Il figlio ascoltò e tornò dal padre dopo qualche giorno, comunicandogli che aveva tolto tutti i chiodi dallo steccato e che non aveva mai più perso la pazienza. Il padre lo portò quindi davanti allo steccato e guardandolo gli disse: “Figliolo, ti sei comportato davvero bene. Bravo. Ma li vedi tutti quei buchi? Lo steccato non potrà più tornare come era prima. Quando litighi con qualcuno, o quando questi ha usato violenza fisica o psicologica nei tuoi confronti, rimane una ferita come questi buchi nello steccato. Tu puoi piantare un coltello in un uomo e poi levarlo, e lo stesso può fare questi con te, ma rimarrà sempre una ferita. E non importa quante volte ti scuserai, o lui lo farà con te, la ferita sarà sempre lì. Una ferita verbale è come il chiodo nello steccato e fa male quanto una ferita fisica. Lo steccato non sarà mai più come prima. Quando dici le cose in preda alla rabbia, o quando altri ti fanno del male, si lasciano delle ferite come queste: come i buchi nello steccato. Possono essere molto profonde. Alcune si rimarginano in fretta, altre invece, potrebbero non rimarginare mai, per quanto si possa esserne dispiaciuti e si abbia chiesto scusa". 

Io non reagisco, ma mi si permetta di raccontare l'accaduto. Voglio far conoscere la verità sui chiodi piantati nelle nostre carni.

La mia esperienza e la mia competenza mi portano a pormi delle domande sulle vicende della vita presente e passata e sul perché del ripetersi di eventi provati essere dannosi all’umanità, ossia i corsi e i ricorsi storici. Gianbattista Vico, il noto filosofo napoletano vissuto fra il XVII e XVIII secolo elaborò una teoria, appunto dei corsi e ricorsi storici. Egli era convinto che la storia fosse caratterizzata dal continuo e incessante ripetersi di tre cicli distinti: l’età primitiva e divina, l’età poetica ed eroica, l’età civile e veramente umana. Il continuo ripetersi di questi cicli non avveniva per caso ma era predeterminato e regolamentato, se così si può dire, dalla provvidenza. Questa formulazione di pensiero è comunemente nota come “teoria dei corsi e dei ricorsi storici”. In parole povere, tanto per non essere troppo criptici, il Vico sosteneva che alcuni accadimenti si ripetevano con le medesime modalità, anche a distanza di tanto tempo; e ciò avveniva non per puro caso ma in base ad un preciso disegno stilato della divina provvidenza.” Io sono convinto, invece, che l’umanità dimentica e tende a sbagliare indotta dalla stupidità e dall’egoismo di soddisfare in ogni modo totalmente i propri bisogni in tempi e spazi con risorse limitate. Trovare il perché delle discrepanze dell’ovvio raccontato. Alle mie domando non mi do io stesso delle risposte. Le risposte le raccolgo da chi sento essere migliore di me e comunque tra coloro contrapposti con le loro idee sullo stesso tema da cui estrapolare il sunto significativo. Tutti coloro che scrivono, raccontano il fatto secondo il loro modo di vedere e lo ergono a verità. Ergo: stesso fatto, tanti scrittori, quindi, tanti fatti diversi. La mia unicità e peculiarità, con la credibilità e l’ostracismo che ne discende, sta nel raccontare quel fatto in un’unica sede e riportando i vari punti di vista. In questo modo svelo le mistificazioni e lascio solo al lettore l’arbitrio di trarne la verità da quei dati.

Voglio conoscere gli effetti, sì, ma anche le cause degli accadimenti: il post e l’ante. La prospettiva e la retrospettiva con varie angolazioni. Affrontare le tre dimensioni spaziali e la quarta dimensione temporale.

Si può competere con l’intelligenza, mai con l’idiozia. L’intelligenza ascolta, comprende e pur non condividendo rispetta. L’idiozia si dimena nell’Ego, pretende ragione non ascoltando le ragioni altrui e non guarda oltre la sua convinzione dettata dall’ignoranza. L’idiozia non conosce rispetto, se non pretenderlo per se stessa.

Quando fai qualcosa hai tutti contro: quelli che volevano fare la stessa cosa, senza riuscirci, impediti da viltà, incapacità, ignavia; quelli che volevano fare il contrario; e quelli, ossia la stragrande maggioranza, che non volevano fare niente.

Certe persone non sono importanti, siamo noi che, sbagliando, gli diamo importanza. E poi ci sono quelle persone che non servono ad un cazzo, non fanno un cazzo e si credono sto cazzo.

Correggi un sapiente ed esso diventerà più colto. Correggi un ignorante ed esso diventerà un tuo acerrimo nemico.

Molti non ti odiano perché gli hai fatto del male, ma perché sei migliore di loro.

Più stupido di chi ti giudica senza sapere nulla di te è colui il quale ti giudica per quello che gli altri dicono di te. Perché le grandi menti parlano di idee; le menti medie parlano di fatti; le infime menti parlano solo male delle persone.

E’ importante stare a posto con la propria coscienza, che è molto più importante della propria reputazione. La tua coscienza sei tu, la reputazione è ciò che gli altri pensano di te e quello che gli altri pensano di te è un problema loro.

Le bugie sono create dagli invidiosi, ripetute dai cretini e credute dagli idioti, perché un grammo di comportamento esemplare, vale un quintale di parole. Le menti mediocri condannano sempre ciò che non riescono a capire.

E se la strada è in salita, è solo perché sei destinato ad attivare in alto.

Ci sono persone per indole nate per lavorare e/o combattere. Da loro ci si aspetta tanto ed ai risultati non corrispondono elogi. Ci sono persone nate per oziare. Da loro non ci si aspetta niente. Se fanno poco sono sommersi di complimenti. Guai ad aspettare le lodi del mondo. Il mondo è un cattivo pagatore e quando paga lo fa sempre con l’ingratitudine.

Il ciclo vitale biologico della natura afferma che si nasce, si cresce, ci si riproduce, si invecchia e si muore e l’evoluzione fa vincere i migliori. Solo a noi umani è dato dare un senso alla propria vita.

Ergo. Ai miei figli ho insegnato:

Le ideologie, le confessioni, le massonerie vi vogliono ignoranti;

Le mafie, le lobbies e le caste vi vogliono assoggettati;

Le banche vi vogliono falliti;

La burocrazia vi vuole sottomessi;

La giustizia vi vuole prigionieri;

Siete nati originali…non morite fotocopia.

Siate liberi. Studiare, ma non fermarsi alla cultura omologata. La conoscenza è l'arma migliore per vincere. 

Antonio Giangrande, orgoglioso di essere diverso.

Se si è omologati (uguali) o conformati (simili) e si sta sempre dietro alla massa, non si sarà mai primi nella vita, perché ci sarà sempre il più furbo o il più fortunato a precederti.

In un mondo caposotto (sottosopra od alla rovescia) gli ultimi diventano i primi ed i primi sono gli ultimi. L’Italia è un Paese caposotto. Io, in questo mondo alla rovescia, sono l’ultimo e non subisco tacendo, per questo sono ignorato o perseguitato. I nostri destini in mano ai primi di un mondo sottosopra. Che cazzo di vita è?

Si nasce senza volerlo. Si muore senza volerlo. Si vive una vita di prese per il culo.

Dove si sentono alti anche i nani e dove anche i marescialli si sentono generali, non conta quanti passi fai e quali scarpe indossi, ma conta quante tracce lasci del tuo percorso.

Il difetto degli intelligenti è che sono spinti a cercare le risposte ai loro dubbi. Il pregio degli ignoranti è che non hanno dubbi e qualora li avessero sono convinti di avere già le risposte.

Un popolo di “coglioni” sarà sempre governato ed amministrato da “coglioni”.

Un chierico medievale si imbatté in un groviglio di serpi su cui spiccava un ramarro che già da solo sarebbe bastato a spaventarlo. Tuttavia, confrontata a quelle serpeggianti creature, la bestiola gli parve graziosa ed esclamò: «Beati monoculi in terra caecorum», nella terra dei ciechi anche l’orbo è re. 

Il ciclo vitale, in biologia, è l'intervallo tra il susseguirsi di generazioni di una specie. L'esistenza di ogni organismo si svolge secondo una sequenza ciclica di stadi ed eventi biologici, caratterizzata in base alla specie di appartenenza. Queste sequenze costituiscono i cosiddetti Cicli Biologici. Ogni essere vivente segue un ciclo vitale biologico composto dai seguenti stadi: nascita, crescita, riproduzione, senescenza e morte. Per quanto possa essere breve o corta la vita, nessun essere vivente preso singolarmente è immortale. Ma la sua specie diventa immortale attraverso la riproduzione e l'evoluzione. Gli esseri viventi si evolvono nel corso del tempo per potersi meglio adattare alla natura che li circonda. Attraverso la riproduzione le generazioni trasmettono i propri geni a quelle future. Durante questo passaggio le nuove generazioni possono assumere caratteristiche nuove o perderne alcune. Le differenze si traducono in vantaggi o in handicap per chi le possiede, agendo direttamente sul processo evolutivo tramite la selezione naturale degli individui. Le nuove caratteristiche che agevolano l'adattamento all'ambiente offrono all'individuo maggiori probabilità di sopravvivenza e, quindi, di riproduzione. E' innaturale non riprodursi. Senza riproduzione non vi è proseguimento ed evoluzione della specie. Senza riproduzione il ciclo vitale biologico cessa. Ciò ci rende mortali. Parlare in termini scientifici dell'eterosessualità e del parto, quindi di stati naturali, fa di me un omofobo ed un contrabortista, quindi un non-comunista? Cercare di informare i simili contro la deriva involutiva, fa di me un mitomane o pazzo? 

Noi siamo quello che altri hanno voluto che diventassimo. Quando esprimiamo giudizi gratuiti, cattivi ed illogici lo facciamo con la nostra bocca ma inconsapevolmente per volontà di altri. Lo facciamo in virtù di quanto ricevuto: dall’educazione familiare, dall’istruzione di regime, dall’indottrinamento politico e religioso, dall’influenza mediatica. Niente è farina del nostro sacco. Se ci basassimo solo sulle nostre esperienze staremmo solo zitti, sapendo che nessuno sarebbe capace e disposto ad ascoltarci.

E’ comodo definirsi scrittori da parte di chi non ha arte né parte. I letterati, che non siano poeti, cioè scrittori stringati, si dividono in narratori e saggisti. E’ facile scrivere “C’era una volta….” e parlare di cazzate con nomi di fantasia. In questo modo il successo è assicurato e non hai rompiballe che si sentono diffamati e che ti querelano e che, spesso, sono gli stessi che ti condannano. Meno facile è essere saggisti e scrivere “C’è adesso….” e parlare di cose reali con nomi e cognomi. Impossibile poi è essere saggisti e scrivere delle malefatte dei magistrati e del Potere in generale, che per logica ti perseguitano per farti cessare di scrivere. Devastante è farlo senza essere di sinistra. Quando si parla di veri scrittori ci si ricordi di Dante Alighieri e della fine che fece il primo saggista mondiale.

Da sempre diffido di chi, vestito da lupo, è pecora genuflessa alla magistratura. I saccenti giustizialisti dei 5 stelle che provino a proporre la figura del difensore civico giudiziario con poteri di magistrato, senza essere uno di loro, per poter metter le mani nelle carte dei fascicoli e poterle sparigliare. Io da anni mi batto inascoltato per questo. I signori dei 5 stelle non si degnano nemmeno di rispondere ai messaggi degli esperti: tanto san tutto loro. A sbraitare son bravi, ma a proporre leggi sensate, mi sa che non son capaci. Parlan solo di soldi, soldi, soldi ed onestà, certificata dai loro magistrati, e mai parlano di libertà ed opportunità senza concorsi ed esami pubblici truccati.

Ad ogni azione umana nefasta si trova sempre una giustificazione...lo si fa per le piante...lo si fa per gli animali...lo si fa per le persone! Ma, alla fine, rimane solo un'azione nefasta che fa male al prossimo...e, spesso, il prossimo siamo noi. A parte il partito preso, noi siamo tutti responsabili delle azioni nefaste di uno, quando gli permettiamo di farle.

Parlare nei miei libri del caso singolo del semplice cittadino significa incorrere nell’accusa di mitomania, pazzia o calunnia, oltre che nel disinteresse. Invece parlo di loro, delle istituzioni che delinquono impunite. Parlo della vera mafia. Cosa posso dire di più di quello che ho scritto e che altri non dicono? Credo che quanto divulgato possa essere di grande soddisfazione per le vittime, non potendo avere altro che quella in questa Italia con italiani di merda a cui interessa solo di loro stessi e se ne fottono degli altri.

Alla fine di noi rimane il nostro operato, checché gli altri ne dicano. E quello bisogna giudicare. Nasco da una famiglia umile e povera. Una di quelle famiglie dove la sfortuna è di casa. Non puoi permetterti di studiare, né avere amici che contano. Per questo il povero è destinato a fare il manovale o il contadino. Mi sono ribellato e contro la sorte ho voluto studiare, per salire nel mondo non mio. Per 17 anni ho cercato di abilitarmi nell’avvocatura. Non mi hanno voluto. Il mondo di sotto mi tiene per i piedi; il mondo di sopra mi calca la testa. In un esame truccato come truccati sono tutti i concorsi pubblici in Italia: ti abilitano se non rompi le palle. Tutti uguali nella mediocrità. Dal 1998 ho partecipato all’esame forense annuale. Sempre bocciato. Ho rinunciato a proseguire nel 2014 con la commissione presieduta dall’avv. Francesco De Jaco. L’avvocato di Cosima Serrano condannata con la figlia Sabrina Misseri per il delitto di Sarah Scazzi avvenuto ad Avetrana. Tutte mie compaesane. La Commissione d’esame di avvocato di Lecce 2014. La più serena che io abbia trovato in tutti questi anni. Ho chiesto invano a De Jaco di tutelare me, dagli abusi in quell’esame, come tutti quelli come me che non hanno voce. Se per lui Cosima è innocente contro il sentire comune, indotti a pensarla così dai media e dai magistrati, perché non vale per me la verità che sia vittima di un sistema che mi vuol punire per essermi ribellato? Si nega l’evidenza. 1, 2, 3 anni, passi. 17 anni son troppi anche per il più deficiente dei candidati. Ma gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Compiti non corretti, ma ritenuti tali in tempi insufficienti e senza motivazione e con quote prestabilite di abilitati.  Così per me, così per tutti. Gli avvocati abilitati negano l’evidenza.  Logico: chi passa, non controlla. Ma 17 anni son troppi per credere alla casualità di essere uno sfigato, specialmente perché i nemici son noti, specie se sono nelle commissioni d’esame. In carcere o disoccupato. Tu puoi gridare a squarciagola le ingiustizie, ma nessuno ti ascolta, in un mondo di sordi. Nessuno ti crede. Fino a che non capiti a loro. E in questa Italia capita, eccome se capita! La tua verità contro la verità del potere. Un esempio da raccontare. Ai figli non bisogna chiedere cosa vogliono fare da grandi. Bisogna dir loro la verità. Chiedergli cosa vorrebbero che gli permettessero di fare da grandi. Sono nato in quelle famiglie che, se ti capita di incappare nelle maglie della giustizia, la galera te la fai, anche da innocente. A me non è successo di andare in galera, pur con reiterati tentativi vani da parte della magistratura di Taranto, ma sin dal caso Tortora ho capito che in questa Italia in fatto di giustizia qualcosa non va. Pensavo di essere di sinistra, perché la sinistra è garantismo, ma non mi ritrovo in un’area dove si tollerano gli abusi dei magistrati per garantirsi potere ed impunità. E di tutto questo bisogna tacere. A Taranto, tra i tanti processi farsa per tacitarmi sulle malefatte dei magistrati, uno si è chiuso, con sentenza del Tribunale n. 147/2014, con l’assoluzione perché il fatto non sussiste e per non doversi procedere. Bene: per lo stesso fatto si è riaperto un nuovo procedimento ed è stato emesso un decreto penale di condanna con decreto del Gip. n. 1090/2014: ossia una condanna senza processo. Tentativo stoppato dall’opposizione.

Zittirmi sia mai. Pur isolato e perseguitato. Gli italiani son questi. Ognuno dia la sua definizione. Certo è che gli italiani non mi leggono, mi leggono i forestieri. Mi leggeranno i posteri. Tutto regolare: lo ha detto la tv, lo dicono i giudici. Per me, invece, è tutto un trucco. In un mondo di ladri nessuno vien da Marte. Tutti uguali: giudicanti e giudicati. E’ da decenni che studio il sistema Italia, a carattere locale come a livello nazionale. Da queste indagini ne sono scaturiti decine di saggi, raccolti in una collana editoriale "L'Italia del Trucco, l'Italia che siamo", letti in tutto il mondo, ma che mi sono valsi l’ostruzionismo dei media nazionali. Pennivendoli venduti ai magistrati, all’economia ed alla politica, ma che non impediscono il fatto che di me si parli su 200.000 siti web, come accertato dai motori di ricerca. Book ed E-Book che si possono trovare su Amazon.it, Lulu.com. CreateSpace.com e Google Libri, oltre che in forma di lettura gratuita e free vision video su www.controtuttelemafie.it , mentre la promozione del territorio è su www.telewebitalia.eu.

Ho la preparazione professionale per poter dire la sua in questioni di giustizia?

Non sono un giornalista, ma a quanto pare sono l’unico a raccontare tutti i fatti. Non sono un avvocato ma mi diletto ad evidenziare le manchevolezze di un sistema giudiziario a se stante. La mia emigrazione in piena adolescenza in Germania a 16 anni per lavorare; la mia laurea quadriennale in Giurisprudenza presa in soli due anni all’Università Statale di Milano, lavorando di notte e con moglie e due figli da mantenere, dopo aver conseguito il diploma da ragioniere in un solo anno da privatista presso un Istituto tecnico Statale e non privato, per non sminuirne l’importanza, portando tutti i 5 anni di corso; tutto ciò mi ha reso immune da ogni condizionamento culturale od ambientale. I miei 6 anni di esercizio del patrocinio legale mi hanno fatto conoscere le magagne di un sistema che non è riuscito a corrompermi. Per questo dal 1998 al 2014 non mi hanno abilitato alla professione di avvocato in un esame di Stato, che come tutti i concorsi pubblici ho provato, con le mie ricerche ed i miei libri, essere tutti truccati. Non mi abilitano. Perché non sono uguale agli altri, non perché son meno capace. Non mi abilitano perché vedo, sento e parlo. Ecco perché posso parlare di cose giuridiche in modo di assoluta libertà, senza condizionamento corporativistico, anche a certezza di ritorsione. E’ tutta questione di coscienza.

Alle sentenze irrevocabili di proscioglimento del Tribunale di Taranto a carico del dr Antonio Giangrande, già di competenza della dr.ssa Rita Romano, giudice di Taranto poi ricusata perché denunciata, si aggiunge il verbale di udienza dell’11 dicembre 2015 della causa n. 987/09 (1832/07 RGNR) del Tribunale di Potenza, competente su fatti attinenti i magistrati di Taranto, con il quale si dispone la perfezione della fattispecie estintiva del processo per remissione della querela nei confronti del dr Antonio Giangrande da parte del dr. Alessio Coccioli, già Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Taranto, poi trasferito alla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce. Remissione della querela volontaria, libera e non condizionata da alcun atto risarcitorio.

Il Dr Antonio Giangrande era inputato per il reato previsto e punito dall’art. 595 3° comma c.p. “perchè inviando una missiva a sua firma alla testata giornalistica La Gazzetta del Sud Africa e pubblicata sui siti internet lagazzettadelsudafrica.net, malagiustizia.eu, e associazionecontrotuttelemafie.org, offendeva l’onore ed il decoro del dr. Alessio Coccioli, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Taranto, riportando in detto su scritto la seguente frase: “…il PM Alessio Coccioli, inopportunamente delegando i carabinieri di Manduria, quali PG, ha reso lecito tale modus operandi (non rilasciare attestato di ricezione da parte dell’Ufficio Protocollo del Comune di Manduria ndr), motivandolo dal fatto che non è dannoso per il denunciante. Invece in denuncia si è fatto notare che tale usanza di recepimento degli atti, prettamente manduriana, può nascondere alterazioni procedurali in ambito concorsuale e certamente abusi a danno dei cittadini. Lo stesso PM Alessio Coccioli, inopportunamente delegando i carabinieri di Manduria, quali PG, per la colleganza con il comandante dei Vigili Urbani di Manduria, ha ritenuto le propalazioni del Giangrande, circa il concorso per Comandante dei Vigili Urbani, ritenuto truccato (perché il medesimo aveva partecipato e vinto in un concorso da egli stesso indetto e regolato in qualità di comandante pro tempore e dirigente dell’ufficio del personale), sono frutto di sue convinzioni non supportate da riscontri di natura obbiettiva e facendo conseguire tali riferimenti, al predetto dr. Coccioli, ad altre notazioni, contenute nello stesso scritto, nelle quali si denunciavano insabbiamenti, o poche richieste di archiviazioni strumentali attribuite ai magistrati della Procura della Repubblica di Taranto”.

Il Processo di Potenza, come i processi tenuti a Taranto, sono attinenti a reati di opinione. Lo stesso dr. Alessio Coccioli, una volta trasferito a Lecce, ha ritenuto che le opinioni espresse dal Dr Antonio Giangrande riguardo la Giustizia a Taranto non potessero continuare ad essere perseguite. 

Ultimo atto. Esame di Avvocato 2015. A Lecce uno su quattro ce l’ha fatta. Sono partiti in 1.108: la prova scritta è stata passata da 275 praticanti. Preso atto.....

All'attenzione dell'avv. Francesco De Jaco. Illustre avv. Francesco De Jaco, in qualità di Presidente della Commissione di Esame di Avvocato 2014-2015, chi le scrive è il dr Antonio Giangrande. E’ quel signore, attempato per i suoi 52 anni e ormai fuori luogo in mezzo ai giovani candidati, che in sede di esame le chiese, inopinatamente ed invano, Tutela. Tutela, non raccomandazione. Così come nel 2002 fu fatto inutilmente con l’avv. Luigi Rella, presidente di commissione e degli avvocati di Lecce. Tutela perché quel signore il suo futuro lo ha sprecato nel suo passato. Ostinatamente nel voler diventare avvocato ha perso le migliori occasioni che la vita possa dare. Aspettava come tutti che una abilitazione, alla mediocrità come è l’esame forense truccato, potesse, prima o poi, premiare anche lui. Pecori e porci sì, lui no! Quel signore ha aspettato ben 17 anni per, finalmente, dire basta. Gridare allo scandalo per un esame di Stato irregolare non si può. Gridare al complotto contro la persona…e chi gli crede. Eppure a Lecce c’è qualcuno che dice: “quello lì, l’avvocato non lo deve fare”. Qualcuno che da 17 anni, infastidito dal mio legittimo operato anche contro i magistrati, ha i tentacoli tanto lunghi da arrivare ovunque per potermi nuocere. Chi afferma ciò è colui il quale dimostra con i fatti nei suoi libri, ciò che, agli ignoranti o a chi è in mala fede, pare frutto di mitomania o pazzia. Guardi, la sua presidenza, in sede di scritto, è stata la migliore tra le 17 da me conosciute. Purtroppo, però, in quel di Brescia quel che si temeva si è confermato. Brescia, dove, addirittura, l’ex Ministro Mariastella Gelmini chiese scampo, rifugiandosi a Reggio Calabria per poter diventare avvocato. Il mio risultato delle prove fa sì che chiuda la fase della mia vita di aspirazione forense in bruttezza. 18, 18, 20. Mai risultato fu più nefasto e, credo, immeritato e punitivo. Sicuro, però, che tale giudizio non è solo farina del sacco della Commissione di esame di Brescia. Lo zampino di qualche leccese c’è! Avvocato… o magistrato… o entrambi…: chissà? Non la tedio oltre. Ho tentato di trovare Tutela, non l’ho trovata. Forse chiedevo troppo. Marcire in carcere da innocente o pagare fio in termini professionali, credo che convenga la seconda ipotesi. Questo è quel che pago nel mettermi contro i poteri forti istituzionali, che io chiamo mafiosi. Avvocato, grazie per il tempo che mi ha dedicato. Le tolgo il disturbo e, nel caso l’importasse, non si meravigli, se, in occasione di incontri pubblici, se e quando ci saranno, la priverò del mio saluto. Con ossequi.

Avetrana lì 26 giugno 2015. Dr Antonio Giangrande, scrittore per necessità.

L’Italia non è un paese per giovani (avvocati): elevare barriere castali e di censo non è una soluzione, scrive il 28 Aprile 2017 “L’Inkiesta”. Partiamo da due disfunzioni che affliggono il nostro Paese e che stanno facendo molto parlare di sé. Da una parte, la crisi delle libere professioni e, in generale, delle lauree, con importanti giornali nazionali che ci informano, per esempio, che i geometri guadagnano più degli architetti. Dall’altra, le inefficienze del sistema giudiziario. Queste, sono oggetto di dibattito da tempo immemorabile, ci rendono tra i Paesi peggiori dell’area OCSE e ci hanno fatti condannare da niente-popò-di-meno-che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Incrociate ora i due trend. Indovinate chi ci rimane incastrato in mezzo? Ovviamente i giovani laureati/laureandi in giurisprudenza, chiusi tra un percorso universitario sempre più debole e una politica incapace di portare a termine una riforma complessiva e decente dell’ordinamento forense. Come risolvere la questione? Con il numero chiuso a giurisprudenza? Liberalizzando la professione legale? Niente di tutto questo, ci mancherebbe. In un Paese dove gli avvocati rappresentano una fetta rilevante dei parlamentari, la risposta fornita dall’ennesima riforma è facile facile. Porre barriere di censo e di casta all’accesso alla professione. Da questa prospettiva tutte le recenti novità legislative acquistano un senso e rivelano una logica agghiacciante. I malcapitati che si laureeranno in Giurisprudenza a partire dall’anno 2016/2017 avranno una prima sorpresina: l’obbligo di frequentare una scuola di formazione per almeno 160 ore. Anche a pagamento se necessario, come da parere positivo del Consiglio Nazionale Forense.

La questione sarebbe da portare all’attenzione di un bravo psicanalista. Giusto qualche osservazione: (1) se la pratica deve insegnare il mestiere, perché aggiungere un’altra scuola obbligatoria?; (2) Se la Facoltà di Legge - che in Italia è lunghissima: 5 anni, contro i 3 di Stati Uniti e Regno Unito e i 4 della Francia, per esempio – serve a così poco, tanto da dover essere integrata anche dopo la laurea, perché non riformarla?; (3) perché fermare i ragazzi dopo la laurea, invece di farlo prima? Ci sarebbero anche altre questioni. Per esempio, 160 ore di formazione spalmate su 18 mesi, per i fortunati ammessi, non sono molte in teoria. Tuttavia, basta vedere le sempre maggiori proteste riportate dai giornali, e rigorosamente anonime, di praticanti-fotocopisti senza nome, sfruttati e non pagati, per accorgersi che la realtà è molto diversa dalla visione irenica (ipocrita è offensivo?) dei riformatori. E, in ogni caso, anche se il praticante fosse sufficientemente fortunato da avere qualche soldo in tasca, ciò non gli permetterebbe di godere del dono dell’ubiquità. Ma così si passerebbe dal settore della psicanalisi a quello della parapsicologia. Meglio evitare. Andiamo oltre.

Abbiamo superato la prima trincea. Coi soldi del nonno ci manteniamo nella nostra pratica non pagata o mal pagata. Magari siamo bravissimi ed accediamo ai corsi di formazione a gratis o con borsa. Arriva il momento dell’esame. Presto l’esame scritto sarà senza codice commentato. E fin qui, nessun problema. Meglio ragionare con la propria testa che affannarsi a cercare la “sentenza giusta”, magari senza capirla. Le prove verteranno sempre su diritto civile, diritto penale e un atto. Segue un esame orale con quattro materie obbligatorie: diritto civile, diritto penale, le due relative procedure, due materie a scelta e la deontologia forense. E qui il fine giurista si deve trasformare in una specie di Pico de La Mirandola, mandando a memoria tutto in poco tempo. Magari col capo che non ti concede più di un mese di assenza dalla tua scrivania. Ma il problema di questo esame è un altro. Poniamo che io sia un praticante in gamba e che abbia trovato lavoro in un grosso studio internazionale leader nel settore del diritto bancario. Plausibilmente, lavorerò con professionisti fantastici e avrò clienti prestigiosi. Serve a qualcosa per l’esame di stato? Risposta: no. Riformuliamo la questione. Se io mi occupo di diritto bancario o di diritto societario, cosa me ne frega di studiare diritto penale, materia che non mi interessa e che non praticherò mai? Mistero. L’esame di abilitazione fu regolato per la prima volta nel 1934 e la sua logica è rimasta ferma lì. Come se l’avvocato fosse ancora un piccolo professionista individuale che fa indifferentemente tutto. Pensateci la prossima volta che sentite qualcuno sciacquarsi la bocca con fregnacce sulla specializzazione degli avvocati e sulla dipartita dell’avvocato generico. Pensateci.

Passata anche la seconda trincea. Siete avvocati. Tutto bene? No. Tutto male. Finirete sotto il fuoco della Cassa Forense, obbligatoria, che vi mitraglierà. Non importa se siete potentissimi astri nascenti o piccoli professionisti. I risultati? Migliaia di giovani avvocati che si cancellano dall’albo ogni anno. Sgombriamo subito il campo da equivoci. Spesso quando si introduce questo tema ci si sente rispondere che in Italia ci sono troppi avvocati e se si sfoltiscono è meglio. Giusto. Ma ciò non può condurre ad affermare che dei giovani siano tagliati fuori da un sistema disfunzionale. La selezione dura va bene; il terno al lotto no. La competizione, anche spietata, va bene; le barriere all’accesso strutturate senza la minima logica no. Dietro le belle parole, si nasconde un sistema che, come avviene anche per altre professioni, cerca di tutelare se stesso sbattendo la porta in faccia ai giovani che vorrebbero entrare. Non tutti ovviamente. Senza troppa malizia vediamo che avrà meno crucci: (1) chi ha il padre, nonno, zio, fratello maggiore ecc… titolare di uno studio legale. Una mancetta arriverà sempre, con essa il tempo libero per frequentare la formazione obbligatoria e una study leave succulenta di un paio di mesi per preparare l’esame; (2) chi è ricco di famiglia e che, dunque, può godere dei vantaggi di cui sopra per vie traverse; (3) chi, date le condizioni di cui ai punti 1 e 2, può sostenere l’esame due, tre, quattro, cinque volte. E la meritocrazia? Naaaa, quello è uno slogan da sbandierare in campagna elettorale, cosa avete pensavate, sciocconi? In definitiva, il sistema come si sta concependo non fa altro che porre barriere all’ingresso che favoriscono il ceto e di casta. Una volta che si è entrati, invece, si fa in modo di cacciare fuori coloro che non arrivano a fine mese, tendenzialmente i più giovani o i più piccoli.

Ci sono alternative? Guardiamo un paese come la Francia. Lì, l’esame duro e temutissimo è quello per l’accesso all’école des Avocats, superato ogni anno da meno di un terzo dei candidati. Ma, (1) lo si sostiene appena terminata l’università, quando si è “freschi”; (2) è la precondizione per l’accesso al tirocinio, non un terno al lotto che viene al termine di 18/24 mesi di servaggio, spesso inutile ai fini del superamento dell’esame. Quindi, se si fallisce, al netto della delusione, si può subito andare a fare altro. Oppure si riprova (fino a tre volte). In ogni caso, però, non si buttano due anni di vita. La conclusione è sempre la stessa. L’Italia è un Paese che investe poco nei giovani. E che ci crede poco, a giudicare dalle frequenti sparate e rimbrotti di ministri vari. Sperando che non si cerchi, di fatto, di risolvere il problema con l’emigrazione, il messaggio deve essere chiaro. Non si faccia pagare ai giovani l’incapacità del sistema di riformarsi seriamente e organicamente. Le alternative ci sono.

I mediocri del Politically Correct negano sempre il merito. Sostituiscono sempre la qualità con la quantità. Ma è la qualità che muove il mondo, cari miei, non la quantità. Il mondo va avanti grazie ai pochi che hanno qualità, che valgono, che rendono, non grazie a voi che siete tanti e scemi. La forza della ragione (Oriana Fallaci)

 “L'Italia tenuta al guinzaglio da un sistema di potere composto da caste, lobbies, mafie e massonerie: un'Italia che deve subire e deve tacere.

La “Politica” deve essere legislazione o amministrazione nell’eterogenea rappresentanza d’interessi, invece è meretricio o mendicio, mentre le “Istituzioni” devono meritarlo il rispetto, non pretenderlo. Il rapporto tra cittadini e il rapporto tra cittadini e Stato è regolato dalla forza della legge. Quando non vi è cogenza di legge, vige la legge del più forte e il debole soccombe. Allora uno “Stato di Diritto” degrada in anarchia. In questo caso è palese la responsabilità politica ed istituzionale per incapacità o per collusione. Così come è palese la responsabilità dei media per omertà e dei cittadini per codardia o emulazione."

TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo. Vittorio Alfieri (1790).

"Quando si cerca di far progredire la conoscenza e l'intelligenza umana si incontra sempre la resistenza dei contemporanei, simile a un fardello che bisogna trascinare e che grava pesantemente al suolo, ribelle ad ogni sforzo. Ci si deve consolare allora con la certezza che, se i pregiudizi sono contro di noi, abbiamo con noi la Verità, la quale, dopo essersi unita al suo alleato, il Tempo, è pienamente certa della sua vittoria, se non proprio oggi, sicuramente domani."(Arthur Schopenhauer)

Il pregio di essere un autodidatta è quello che nessuno gli inculcherà forzosamente della merda ideologica nel suo cervello. Il difetto di essere un autodidatta è quello di smerdarsi da solo.

Noi siamo quello che altri hanno voluto che diventassimo con la discultura e la disinformazione. Ci si deve chiedere: perchè a scuola ci hanno fatto credere con i libri di testo che Garibaldi era un eroe ed i piemontesi dei salvatori; perché i media coltivano il luogo comune di un sud Italia cafone ed ignorante; perché la prima cosa che insegnano a scuola è la canzone “bella ciao”? Per poi scoprire da adulti e solo tramite il web: che il Sud Italia è stato depredato a causa proprio di Garibaldi a vantaggio dei Piemontesi; che solo i turisti che scendono a frotte nel meridione d’Italia scoprono quanto ci sia tanto da conoscere ed apprezzare, oltre che da amare; che “Bella ciao” è solo l’inno di una parte della politica italiana che in nome di una ideologia prima tradì l’Italia e poi, con l’aiuto degli americani, vinse la guerra civile infierendo sui vinti, sottomettendoli, con le sue leggi, ad un regime illiberale e clericale.

Ad Avetrana, il paese di Sarah Scazzi, non sono omertosi, sempre che non si tratti di poteri forti. Ma qualcuno certamente vigliacco e codardo lo è. Sapendo che io ho le palle per denunciare le illegalità, questi deficienti usano il mio nome ed appongono falsamente la mia firma in calce a degli esposti che colpiscono i poveri cristi rei di abusi edilizi o commerciali. I cretini, che poi fanno carriera politica, non sanno che i destinatari dei miei strali sono magistrati, avvocati, forze dell’ordine, e comunque pubblici ufficiali o esercenti un pubblico servizio. Che poi queste denunce finiscono nell’oblio perché “cane non mangia cane” e per farmi passare per mitomane o pazzo o calunniatore o diffamatore, è un’altra cosa. Però da parte di questi coglioni prendersela con i poveri cristi per poi far addossare la colpa a me ed essere oggetto di ritorsioni ingiustificate è da veri vigliacchi. D'altronde un paese di coglioni sarà sempre governato, amministrato, giudicato da coglioni.

È molto meglio osare cose straordinarie, vincere gloriosi trionfi, anche se screziati dall'insuccesso, piuttosto che schierarsi tra quei poveri di spirito che non provano grandi gioie né grandi dolori, perché vivono nel grigio e indistinto crepuscolo che non conosce né vittorie né sconfitte. (...) Non è il critico che conta, né l'individuo che indica come l'uomo forte inciampi, o come avrebbe potuto compiere meglio un'azione. L'onore spetta all'uomo che realmente sta nell'arena, il cui viso è segnato dalla polvere, dal sudore, dal sangue; che lotta con coraggio; che sbaglia ripetutamente, perchè non c'è tentativo senza errori e manchevolezze; che lotta effettivamente per raggiungere l'obiettivo; che conosce il grande entusiasmo, la grande dedizione, che si spende per una giusta causa; che nella migliore delle ipotesi conosce alla fine il trionfo delle grandi conquiste e che, nella peggiore delle ipotesi, se fallisce, almeno cade sapendo di aver osato abbastanza. Dunque il suo posto non sarà mai accanto a quelle anime timide che non conoscono né la vittoria, né la sconfitta. Franklin Delano Roosevelt

Cari signori, io ho iniziato a destare le coscienze 20 anni prima di Beppe Grillo e nulla è successo. Io non cercavo gli onesti, ma le vittime del sistema, per creare una rivoluzione culturale…ma un popolo di “coglioni” sarà sempre governato ed amministrato da “coglioni”.

"Il popolo cornuto era e cornuto resta: la differenza è che il fascismo appendeva una bandiera sola alle corna del popolo e la democrazia lascia che ognuno se l'appenda da sé, del colore che gli piace, alle proprie corna... Siamo al discorso di prima: non ci sono soltanto certi uomini a nascere cornuti, ci sono anche popoli interi; cornuti dall'antichità, una generazione appresso all'altra...- Io non mi sento cornuto - disse il giovane - e nemmeno io. Ma noi, caro mio, camminiamo sulle corna degli altri: come se ballassimo..." Leonardo Sciascia dal libro "Il giorno della civetta". 

Un chierico medievale si imbatté in un groviglio di serpi su cui spiccava un ramarro che già da solo sarebbe bastato a spaventarlo. Tuttavia, confrontata a quelle serpeggianti creature, la bestiola gli parve graziosa ed esclamò: «Beati monoculi in terra caecorum», nella terra dei ciechi anche l’orbo è re. 

Noi siamo quello che altri hanno voluto che diventassimo. Quando esprimiamo giudizi gratuiti, cattivi ed illogici lo facciamo con la nostra bocca ma inconsapevolmente per volontà di altri. Lo facciamo in virtù di quanto ricevuto: dall’educazione familiare, dall’istruzione di regime, dall’indottrinamento politico e religioso, dall’influenza mediatica. Niente è farina del nostro sacco. Se ci basassimo solo sulle nostre esperienze staremmo solo zitti, sapendo che nessuno sarebbe capace e disposto ad ascoltarci.

In una Italia dove nulla è come sembra, chi giudica chi è onesto e chi no?

Lo hanno fatto i comunisti, i dipietristi, i leghisti, i pentastellati. Lor signori si son dimostrati peggio degli altri e comunque servitori dei magistrati. E se poi son questi magistrati a decidere chi è onesto e chi no, allora se tutti stanno dalla parte della ragione, io mi metto dalla parte del torto.

Ognuno di noi, anziché migliorarsi, si giova delle disgrazie altrui. Non pensando che a cercar l’uomo onesto con il lanternino si perde la ragione. Ma anche a cercarlo con la lanterna di Diogene si perde la retta via. Diogene di Sinope (in greco antico Διογένης Dioghénes) detto il Cinico o il Socrate pazzo (Sinope, 412 a.C. circa – Corinto, 10 giugno 323 a.C.) è stato un filosofo greco antico. Considerato uno dei fondatori della scuola cinica insieme al suo maestro Antistene, secondo l'antico storico Diogene Laerzio, perì nel medesimo giorno in cui Alessandro Magno spirò a Babilonia. «[Alessandro Magno] si fece appresso a Diogene, andandosi a mettere tra lui e il sole. "Io sono Alessandro, il gran re", disse. E a sua volta Diogene: "Ed io sono Diogene, il cane". Alessandro rimase stupito e chiese perché si dicesse cane. Diogene gli rispose: "Faccio le feste a chi mi dà qualcosa, abbaio contro chi non dà niente e mordo i ribaldi."» (Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, Vita di Diogene il Cinico, VI 60). Diogene aveva scelto di comportarsi, dunque, come "critico" pubblico: la sua missione era quella di dimostrare ai Greci che la civiltà è regressiva e di dimostrare con l'esempio che la saggezza e la felicità appartengono all'uomo che è indipendente dalla società. Diogene si fece beffe non solo della famiglia e dell'ordine politico e sociale, ma anche delle idee sulla proprietà e sulla buona reputazione. Una volta uscì con una lanterna di giorno. Questi non indossava una tunica. Portava come solo vestito un barile ed aveva in mano una lanterna. "Diogene! - esclamo Socrate - con quale nonsenso tenterai di ingannarci oggi? Sei sempre alla ricerca, con questa lanterna, di un uomo onesto? Non hai ancora notato tutti quei buchi nel tuo barile?". Diogene rispose: "Non esiste una verità oggettiva sul senso della vita". A chi gli chiedeva il senso della lanterna lui rispondeva: "cerco l'uomo!". “... (Diogene) voleva significare appunto questo: cerco l’uomo che vive secondo la sua più autentica natura, cerco l’uomo che, aldilà di tutte le esteriorità, le convenzioni o le regole imposte dalla società e aldilà dello stesso capriccio della sorte e della fortuna, ritrova la sua genuina natura, vive conformemente a essa e così è felice."

Aste e usura: chiesta ispezione nei tribunali di Taranto e Potenza. Interrogazione dei Senatori Cinque Stelle: “Prassi illegali e vicende inquietanti”, titola “Basilicata 24” nel silenzio assordante dei media pugliesi e tarantini.

Da presidente dell’ANPA (Associazione Nazionale Praticanti ed Avvocati) già dal 2003, fin quando mi hanno permesso di esercitare la professione forense fino al 2006, mi sono ribellato a quella realtà ed ho messo in subbuglio il Foro di Taranto, inviando a varie autorità (Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Taranto, Procura della Repubblica di Taranto, Ministro della Giustizia) un dossier analitico sull’Ingiustizia a Taranto e sull’abilitazione truccata degli avvocati. Da questo dossier è scaturita solo una interrogazione parlamentare di AN del Senatore Euprepio Curto (sol perché ricoprivo l’incarico di primo presidente di circolo di Avetrana di quel partito). Eccezionalmente il Ministero ha risposto, ma con risposte diffamatorie a danno dell’esponente. Da allora e per la mia continua ricerca di giustizia come Vice Presidente provinciale di Taranto dell’Italia dei Valori (Movimento da me lasciato ed antesignano dei 5 Stelle, entrambi a me non confacenti per mia palese “disonestà”) e poi come presidente nazionale dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, sodalizio antimafia riconosciuto dal Ministero dell’Interno, per essermi permesso di rompere l’omertà, gli abusi e le ingiustizie, ho subito decine di procedimenti penali per calunnia e diffamazione, facendomi passare per mitomane o pazzo, oltre ad inibirmi la professione forense. Tutte le mie denunce ed esposti e la totalità dei ricorsi presentati a tutti i Parlamentari ed alle autorità amministrative e politiche: tutto insabbiato, nonostante la mafiosità istituzionale è sotto gli occhi di tutti.

I procedimenti penali a mio carico sono andati tutti in fumo, non riuscendo nell’intento di condannarmi, fin anche a Potenza su sollecitazione dei denuncianti magistrati.

Il 3 ottobre 2016, dopo un po’ di tempo che mancavo in quel di Taranto, si apre un ulteriore procedimento penale a mio carico per il quale già era intervenuta sentenza di assoluzione per lo stesso fatto. Sorvolo sullo specifico che mi riguarda e qui continuo a denunciare alla luna le anomalie, così già da me riscontrate molti anni prima. Nei miei esposti si parlava anche di mancata iscrizione nel registro generale delle notizie di reato e di omesse comunicazioni sull’esito delle denunce.

L’ufficio penale del Tribunale è l’ombelico del disservizio. Non vi è traccia degli atti regolarmente depositati, sia ufficio su ufficio (per le richieste dell’ammissione del gratuito patrocinio dall’ufficio del gratuito patrocinio all’ufficio del giudice competente), sia utenza su ufficio per quanto riguarda in particolare la lista testi depositata dagli avvocati nei termini perentori. Per questo motivo è inibito a molti avvocati percepire i diritti per il gratuito patrocinio prestato, non essendo traccia né delle istanze, né dei decreti emessi. Nell’udienza del 3 ottobre 2016, per gli avvocati presenti, al disservizio si è provveduto con una sorta di sanatoria con ripresentazione in udienza di nuove istanze di ammissione di Gratuito patrocinio e di nuove liste testi (fuori tempo massimo); per i sostituiti avvocati, invece, ogni diritto è decaduto con pregiudizio di causa. Non un avvocato si è ribellato e nessuno mai lo farà, perché mai nessuno in quel foro si è lamentato di come si amministra la Giustizia e di come ci si abilita. Per quanto riguarda la gestione degli uffici non si può alludere ad una fantomatica mancanza di personale, essendo l’ufficio ben coperto da impiegate, oltretutto, poco disponibili con l’utenza.

Io ho già dato per fare casino, non foss’altro che ormai sono timbrato tra i tarantini come calunniatore, mitomane o pazzo, facendo arrivare la nomea oltre il Foro dell’Ingiustizia.

La presente, giusto per rendere edotti gli ignoranti giustizialisti e sinistroidi in che mani è la giustizia, specialmente a Taranto ed anche per colpa degli avvocati.

INTRODUZIONE.

"La scienza dà la felicità": parla Silvio Garattini. Il professore e fondatore dell'istituto Mario Negri di Milano compie 90 anni. E si racconta all'Espresso, non risparmiando stoccate ai politici. "In passato mi hanno chiesto di fare il ministro, ma mi avrebbero cacciato dopo 15 giorni", scrive Gigi Riva il 9 novembre 2018 su "L'Espresso". Un tè e due biscotti, grazie… Dopo aver fatto la fila al pari dei suoi ricercatori al bar dell’Istituto di Ricerche farmacologiche “Mario Negri” di Milano, da lui fondato nel 1963, il professor Silvio Garattini ordina il pranzo. Sempre uguale, sempre parco. Non che la colazione sia stata più abbondante. Qualcosa in più si concederà per cena. Privazioni da penitente? «No, è provato che la restrizione calorica aumenta la durata della vita». Lo scienziato bergamasco, uno dei massimi a livello mondiale, compirà 90 anni il prossimo 12 novembre e si è allungato, a giudicare da come è in forma, soprattutto la qualità della vita. Da poco più di un anno del Negri è “solo” il presidente, ha lasciato la carica di direttore a Giuseppe Remuzzi «perché alla mia età ogni giorno è regalato ed è meglio che i cambiamenti non avvengano in emergenza». Però è ancora in ufficio dalle 9 del mattino «fino a quando c’è bisogno». Cioè fino a sera, anche tarda sera. Del resto dal futuro si aspetta, soprattutto «di poter continuare a lavorare come ho fatto in passato». E lavoro significa dedizione totale alla scienza. Professor Silvio Garattini, dovendo tracciare un bilancio, da questo punto di vista non si sente uno sconfitto? Sono tempi in cui è messo in discussione il lavoro scientifico, sembra archiviato l’Illuminismo e prevale l’irrazionale. «Siamo tutti dei perdenti quando le impressioni e le opinioni dominano sui fatti. E non succede per caso. La cultura italiana è rimasta molto indietro, l’insegnamento è concentrato essenzialmente sulla letteratura, la filosofia, l’arte. La scienza, che ha avuto un enorme sviluppo nell’ultimo secolo, non è percepita come fonte di conoscenza ma come tecnologia. Le siamo grati perché ci ha dato gli antibiotici, internet, i telefonini ma non siamo stati in grado di integrarla, fin dall’asilo, con le materie umanistiche. Stabilire se qualcosa fa bene o male non tocca alla letteratura o alla filosofia, tantomeno all’arte. Lo dice la scienza, pur con tutti i suoi limiti, è pur sempre un’attività umana. Dunque può sbagliare, però ha capacità di autocorreggersi. Nell’arte la ripetibilità è un plagio, nella scienza è fondamentale. La scienza non conosce la verità ma viaggia nella direzione per scoprirla».

Di chi è la colpa di questo ritardo culturale?

«Della scuola, del governo, di chi ha la possibilità di cambiare la politica. Faccio un esempio. Sono stato ad un’audizione della Commissione mista che si occupava del Milleproroghe. Mi hanno chiesto un parere sull’autocertificazione dei vaccini. Ovviamente ho risposto che sono contrario. Nel momento in cui la gente ha cominciato a capire che è interesse comune vaccinarsi tornare a porre la questione non è la cosa migliore. Dato il mio lungo chilometraggio, mi sono permesso di osservare che la zuffa è tipicamente italiana. In Francia le vaccinazioni obbligatorie sono undici ma là il Parlamento non se ne occupa né i partiti ne fanno oggetto di campagne elettorali. Ho invitato deputati e senatori a riflettere su questo, non solo a dire se sì o no».

Lei pone un dualismo tra cultura scientifica e umanistica?

«Nessun dualismo, ci vuole integrazione. Che non significa insegnare la fisica o la chimica, quelli sono contenuti che cambiano, si evolvono. Per stabilire un rapporto di causa-effetto ci vuole un metodo, un sistema che non è un’opinione. Faccio un esempio. Molti ricordano l’anno delle mucillaggini nell’Adriatico. Si disse: è il Po che trascina al mare un mucchio di porcherie. L’anno dopo non c’erano più mucillaggini e il Po portava forse qualcosa di ancora più tossico. Un professore di Trieste ebbe l’ardire di citare Ovidio che già parlava del fenomeno. E fu insultato».

Come si arriva a seminare la sua conoscenza settoriale.

«Con un cambio di mentalità. Nelle pagine dei quotidiani, sotto la testatina “cultura” non si trova mai un articolo di scienza. La scienza sta in un’altra pagina. Se una persona in vista sbaglia una frase in latino diventa un oggetto di scherno. Se confonde un atomo con una molecola o le cellule con gli organi nessuno obietta, è considerato un errore veniale».

Un mio amico di origine straniera sostiene che quello che frega l’Italia è il liceo classico.

«Ma no. Io ho studiato all’Esperia di Bergamo (un istituto tecnico, ndr) e ne sono orgoglioso, però tutti godiamo degli studi classici. Solo vanno arricchiti di questa fetta del sapere».

Perché non succede?

«Per due ragioni. La prima. Gli intellettuali hanno fatto il classico e non pensano sia necessaria un’innovazione. La seconda chiama in causa le colpe degli scienziati, i quali per molto tempo non hanno capito che era necessaria la divulgazione. Quando Indro Montanelli fece col suo “Giornale” il primo inserto scientifico nel nostro ambiente fu giudicato male. Si riteneva che si desse alla gente qualcosa che non poteva capire e la scienza doveva restare nella sua torre d’avorio. Solo molto dopo i ricercatori sono usciti dai laboratori per far conoscere il loro lavoro. Per difendere la scienza talvolta ci vuole coraggio, bisogna metterci la faccia».

Lei lo ha fatto. Sono note le sue battaglie contro i farmaci inutili e Big Pharma, la terapia Di Bella, a favore della vivisezione, per citarne alcune.

«Negli anni ’60 ricordo anche accese discussioni con alcuni giornalisti quando spiegavo loro che fumare porta al cancro. Non lo si voleva accettare. Circa i benefici della sperimentazione sugli animali, molti colleghi preferivano, anche solo dieci anni fa, non esporsi perché temevano di perdere il 5 per mille di eventuali donatori e ridurre le entrate. Quello che mi preoccupa di più è tuttavia il futuro. In una società tecnologicizzata dovremo fare sempre più scelte personali che dipendono da cognizioni scientifiche. Le quali non si possono basare sul parere del primo che passa per la strada. Come si arginerà l’ignoranza di coloro che non vedono i vantaggi dei vaccini?».

Spesso la gente sceglie un atteggiamento fideistico per aggrapparsi a una speranza. Successe nel caso della terapia per i tumori di Di Bella. La fredda scienza toglieva le speranze.

«Ma la speranza è insita nella scienza! Oggi ti dico con franchezza che non posso fare nulla per te ma magari domani sì perché la ricerca ha fatto un passo in avanti. Io capisco la disperazione dei malati e dei loro familiari, ma ho necessità di essere sincero. Devo usare il dialogo per essere convincente».

Convinca i lettori de “L’Espresso” che la scienza non è fredda.

«Molti guariscono grazie alla scienza dunque la scienza dà felicità».

Lei definirebbe oscurantista questa fase storica in cui molti, ad esempio, credono alle scie chimiche?

«Preferisco pensare sia un momento di transizione in cui regna la confusione perché non siamo ancora in grado di maneggiare i grandi progressi della scienza. Prendiamo internet. È un grande bene il poter trovare in pochi secondi le informazioni. Però la giurisprudenza non ha considerato il pericolo derivante dalla possibilità di mettere in circolazione le idee più stupide e strampalate. Da qui l’idea che chi ha più “like” è il più bravo».

Lei ha una formazione cattolica. Anche la religione ha qualche responsabilità se la scienza non ha il peso che le spetterebbe.

«Non c’è dubbio. Scienza e religione possono coesistere nell’individuo ma sono due culture che non possono coesistere essendo l’una empirica e l’altra fideistica. Oggi lo scontro è un po’ meno accentuato perché i due ambiti hanno imparato a parlarsi. Soprattutto hanno trovato un terreno comune per alcune finalità. La Chiesa per le ragioni che ineriscono il Creato ha interesse a difendere l’ambiente esattamente come la scienza. Entrambe hanno a cuore la cura degli ammalati. In definitiva il principio “ama il prossimo tuo come te stesso” vale per tutte e due».

Non sempre professore. La scienza ha prodotto la bomba atomica.

«Quello è un errore della scienza, anche la Chiesa ne ha commessi molti nella sua storia».

Il papa emerito Raztinger usa la ragione per spiegare Dio e il bosone di Higgs trova l’origine del mondo. Sono due effetti dell’avvicinamento?

«No. Non ci può essere avvicinamento teorico. Non ci si arriva su quel piano. Sarebbe come cercare di imparare a suonare studiando il latino. L’importante è trovare il sinergismo nelle finalità in nome del bene comune».

La ricerca è stata la sua unica passione, sembra di capire.

«Diciamo che mi ci sono applicato molto. Quando mi chiedono qual è il libro che ho sul comodino sono in difficoltà. Perché quando vado a letto sono talmente stremato che dormo subito. Non ho tempo per tante altre cose che pure mi piacciono, un concerto, la visita a un museo. Viaggio come un pacco postale, la segretaria mi scrive quello che devo fare e io rispetto la tabella».

È proverbiale la sua passione per l’Atalanta. Va ancora allo stadio?

«Ogni tanto. Non più spesso. Mia moglie sostiene che se sto un’ora senza lavorare ho i rimorsi di coscienza».

Ed è soddisfatto di aver speso così la vita?

«Non ho sentimenti come la soddisfazione o l’orgoglio. Ho fatto quello che potevo fare, e certo si può fare sempre meglio. Devo molto a tutti i ricercatori che mi hanno seguito nell’impresa. Hanno creduto nell’idea di fondo dell’Istituto, fare il bene del prossimo senza speculare, restando indipendenti dalla politica, dalla religione, dalla finanza, dall’industria. Pronti a collaborare con chiunque ma mantenendo la nostra caratteristica».

Ora vive a Milano ma in ogni intervista lei cita i suoi natali bergamaschi.

«Sono molto legato alla mia città tanto che ho realizzato il Negri anche lì, volevo avesse un centro di ricerca di livello».

Se dovesse definire l’essere bergamasco?

«Mi riconosco in un motto: “Caràter de la rassa bergamasca. Fiama de rar, sòta la sènder brasca” (carattere della razza bergamasca: fiamma di rado, ma sotto la cenere c’è la brace). Molti mi rimproverano di non mostrare mai quello che faccio, di non fare marketing di me stesso. Noi bergamaschi siamo riservati, perché se sotto la cenere c’è la passione non c’è bisogno di esibirla. E poi sono grato a Bergamo per l’educazione nell’oratorio di Borgo Palazzo dove mi hanno insegnato ad occuparmi degli altri, a non essere egoista, a guardare al futuro con speranza».

C’è un amico del cuore che l’ha accompagnata durante l’arco dell’esistenza?

«Ce ne erano molti. Sono tutti scomparsi».

Il che l’ha portata immagino a riflessioni profonde sulla morte.

«È un fatto ineludibile. Va accettata, come la nascita. Però ho ancora molto da fare, prima che arrivi. Voglio citare il motto proprio di un mio amico: la morte da giovani il più tardi possibile».

Quasi tutti i partiti le hanno offerto candidature e le ha sempre rifiutate. Perché?

«Se è per questo mi hanno anche offerto il ministero della Salute. Ma non è il lavoro mio. Anche se avessi accettato, mi avrebbero cacciato dopo 15 giorni».

Magari avrebbe avuto il potere di cambiare le cose. 

«No. Il potere vero non esiste. Esiste solo il potere condizionato. Anche chi vuol fare le cose migliori del mondo si trova a dover scendere a compromessi».

Torniamo all’inizio, al suo invidiabile stato di forma. La ricetta?

«Non ci sono ricette. Io sto cercando di rilanciare un’attività che è stata abbandonata in Italia, cioè la prevenzione che è il bene maggiore per la salute. Più del 50 per cento delle malattie non piovono dal cielo, ce le autoinfliggiamo».

Come è la sua giornata tipo?

«Sette ore di sonno, poi tutto il giorno al lavoro, la sera a casa all’una di notte dormo».

Lo sport?

«Cammino. Qui in istituto, negli aeroporti. Non prendo ascensori ma faccio le scale. Alla mia età basta e avanza».

Mai nemmeno una trasgressione?

«Ci fu un periodo in cui ero goloso di dolci. Ma sempre nell’ambito delle calorie che mi sono consentito».

Cosa è l’amore alla sua età?

«È come a 16 anni. Io sono innamorato di mia moglie allo stesso modo di un adolescente. L’amore cambia solo nelle sue manifestazioni non nell’essenza profonda».

Se la nominassero senatore a vita?

«Non è successo ed è improbabile che capiti ora. So di essere una persona scomoda».

Se nel mondo d’oggi nulla è come appare e tutti noi siamo soggiogati da immense menzogne, chi ci dice che anche la scienza non sia una fonte di presa per il culo. Quanto di menzognero ci viene propinato e quanto la scienza tace per arroganza o per interesse economico? Se i media, la politica e le istituzioni hanno perso quasi tutta la loro credibilità, può l'arroganza degli scienziati convincerci che loro medesimi sono diversi dagli altri? 

“Secondo la scienza” non è sempre secondo la scienza, scrive Rachel Feltman l'11 maggio 2016 su "The Washington Post". Il giornalismo scientifico tende a ingigantire esperimenti strani e improbabili, di quelli che servono solo a fare titoli ad effetto. Una cosa che è sempre bene ricordare quando si parla di scienza è che non bisogna credere a tutto quello si legge sulla “scienza”. Nel caso in cui foste stati distratti, domenica scorsa il concetto è stato ribadito dal comico inglese John Oliver, che conduce sul canale americano HBO Last Week Tonight, un popolare programma in cui parla in chiave ironica di fatti di attualità e politica. Se non avete voglia di guardare il video (in inglese) e rotolarvi dalle risate per venti minuti, eccovi un resoconto:

1. Uno studio solo non significa praticamente niente. Spesso negli articoli scientifici di divulgazione si usano espressioni come «saranno necessarie altre ricerche per confermare i risultati», oppure «è difficile sapere con certezza se i ricercatori hanno ragione». La scienza non è un insieme di dati di fatto incontestabili: è un metodo che serve a verificare ipotesi e trarre conclusioni. Quando degli scienziati progettano e svolgono un esperimento, che poi viene rivisto da altri scienziati e pubblicato su una rinomata rivista scientifica, tutto quello che sappiamo è che probabilmente i loro risultati hanno dei fondamenti. Tuttavia, ci sono molti fattori che possono influenzare i risultati di uno studio. Quando la tesi di partenza è molto altisonante dovreste essere ancora più scettici, almeno finché altri scienziati che non hanno partecipato allo studio originale replicheranno l’esperimento ottenendo gli stessi risultati. Una volta che viene raggiunto un numero consistente di esperimenti che danno lo stesso risultato, si può dire che su quel dato tema la scienza ha raggiunto un consenso (come nel caso dell’esistenza del cambiamento climatico causato dall’uomo, per esempio). Il pericolo è che un singolo studio (che in quanto tale non è quindi significativo) che contraddice il consenso scientifico venga preso per vero della persone che vogliono avere una conferma di qualcosa di cui sono già convinti: che il cambiamento climatico non esista o che i vaccini causino l’autismo, per esempio. Se volete avere conferma della veridicità di uno studio scientifico cercate espressioni come «questo studio si aggiunge a un numero crescente di ricerche sul tema».

2. Non ci si può fidare sempre delle statistiche. Per verificare la fondatezza delle prove a sostegno dell’ipotesi nulla esiste una cosa chiamata “valore p”. Prendiamo il caso che esista uno studio che verifica il legame tra il consumo di cioccolato e dormire più di otto ore a notte: bisogna prendere un gruppo di soggetti e confrontare le loro abitudini in materia di consumo di cioccolato e di sonno, ottenendo poi dei numeri che confermino che chi mangia grandi quantità di cioccolato dorma effettivamente di più rispetto a qualsiasi altro campione di popolazione selezionato a caso. Bisogna anche “controllare” diverse variabili per assicurarsi che non incidano sul sonno (è possibile che i bambini mangino più cioccolato, ed è noto che i bambini dormono di più). L’insieme di queste elaborazioni statistiche serve per valutare la rilevanza dei propri risultati. Gli scienziati, tuttavia, possono manipolare la dimensione di campioni e analisi per ottenere dei valori p soddisfacenti anche quando non dovrebbero ottenerne. Anche per questo è così importante replicare gli studi molte volte: serve a scovare gli imbrogli statistici, voluti o meno.

3. Il sistema non aiuta a sostenere studi scientifici validi. Anche se ne esistono di seri che svolgono studi validi, è innegabile che gli scienziati debbano motivare i fondi per le loro ricerche e il loro lavoro, e spesso gli studi validi non sono il modo migliore per farlo. Replicare il lavoro fatto da altri, per quanto importante, non è stimolante e non permette di farsi notare, e oggi gli scienziati sanno che farsi notare dai media è quasi importante quanto la pubblicazione di uno studio. Questo porta ad accantonare la replicazione degli studi a favore di idee nuove, molto apprezzate dal pubblico ma di poca utilità finché non vengono “copiate” da altri scienziati.

4. La colpa è anche dei media, e nostra. Nel periodo in cui iniziai a fare giornalismo scientifico, scrissi una tesi su come i media si occupano di scienza. Il punto centrale era che il sistema funziona un po’ come una specie di terribile telefono senza fili, in cui i risultati vengono alterati sempre di più man mano che passano dai vari media (a essere sinceri, però, questa vignetta illustra meglio il concetto). Dopo qualche anno passato a scrivere di scienza, posso dire che la mia tesi andrebbe un po’ aggiustata. Pensavo che il giornalismo scientifico “sbagliato” iniziasse con una società di news che non capiva bene un determinato studio, e che veniva poi seguita da tutte le altre, dando così forza all’imprecisione di partenza. Oggi però posso confermare che anche quando le cose vengono fatte nel modo giusto, eliminando tutta la “magia” da un risultato scientifico e sottolineando in modo davvero chiaro quanto poco uno studio possa davvero “dimostrare”, da qualche parte ci sarà sempre qualcuno che pubblicherà un articolo in cui si dice che bere vino fa bene tanto quanto andare in palestra, e linkerà il tuo articolo come fonte. La verità è che a tutti quanti, me compresa, capita di esaltarsi per un particolare studio, di non capirlo davvero o di usare un titolo che dà poi il via una serie di articoli fatti male e incomprensioni per quelli che non l’hanno letto tutto.

5. E quindi che si fa? Un’idea potrebbe essere smettere di leggere articoli che parlano di scienza da fonti che continuano a usare frasi come «X causa Y», che dovrebbero essere una spia evidente, dal momento che gli studi non dimostrano niente, e sicuramente non lo fanno in questo modo. In fin dei conti si riduce tutto a una questione di buon senso: se una cosa detta da uno studio vi sembra un po’ assurda, allora probabilmente dovreste scoprire cosa ne pensano degli esperti che non hanno partecipato allo studio. Se l’articolo che state leggendo o il servizio che state guardando non riportano un altro parere, cambiate la vostra fonte d’informazione.

Quel che la scienza “spiega” e…che lo scientismo non sa, scrive l'1 giugno 2012 Giorgio Masiero, fisico e docente universitario. Ha collaborato: Alessandro Pilo. Nel dialogo platonico “Teeteto”, Socrate richiama il mito di Iride, dea della conoscenza e figlia di Taumante, dio dello stupore, per fondare su questo sentimento umano l’origine della filosofia e della scienza: “Teeteto: Sono straordinariamente meravigliato di quel che sia l’apparirmi davanti di tutte queste cose; e talora, se mi ci fisso a guardarle, realmente ho le vertigini. Socrate: Amico mio, è proprio del filosofo quello che tu provi, di essere pieno di meraviglia; e chi disse che Iride fu generata da Taumante non sbagliò”. Lo stupore è un grande turbamento dell’anima: davanti ad un evento inatteso e meraviglioso, perdiamo la consueta consapevolezza e andiamo in estasi (“ec-stasis”, in greco: uscire da se stessi). Lo stupore è forse la prima sensazione provata dalla coscienza confusa d’un infante che s’interroga: perché? Poi, man mano che la visione della cornucopia del mondo si accresce nel bambino, i perché diventano sempre più frequenti. Solo col passare degli anni ed il sopraggiungere degli affanni nell’adulto sfumano nell’assuefazione o degradano nella noia, salvo riapparire di tanto in tanto. I veri filosofi e scienziati, però, si affacciano ogni giorno alla finestra del mondo con gli occhi dei bambini: non si abituano mai allo spettacolo policromo dell’essere, né si accontentano di contemplarlo, ma vogliono conoscerne le cause; ed hanno sete di sapere i fini che si posero quelle cause; e perché quei fini e non altri… “Non si sazia l’occhio di guardare, né mai l’orecchio è sazio di udire” (Qohelet). Gli scientisti invece, sono quelli che non si meravigliano davanti a nessuna meraviglia. Con una scrollatina di spalle ti dicono: “E beh? La scienza, prima o poi, spiega tutto”. L’handicap di non provare stupore non è necessariamente uno svantaggio competitivo nel mercato del lavoro: può aiutare in una carriera di tecnico specializzato o all’opposto nel ruolo di tuttologo incensatore della scienza onnisciente e onnipotente. La scienza “spiega” tutto? Il dizionario Sabatini Coletti definisce la spiegazione come “chiarimento di ciò che è oscuro o difficile da comprendere”, ed è quello che intende ogni persona quando, davanti ad un evento che non capisce, dice: “Spiegami!”. Una spiegazione, perciò, è una successione di ragionamenti che, di passo in passo, riportano ad assunzioni intuitive ciò che a prima vista non si capisce. Il modello insuperabile di spiegazione è quello matematico di dimostrazione (dal latino de-monstrare = far vedere bene), applicato sistematicamente da Euclide nei suoi “Elementi” di geometria (IV-III sec. a.C.). Euclide prese sul serio i criteri scientifici dettati da Aristotele: “Tra i possessi del pensiero con cui cogliamo la verità, alcuni risultano sempre veraci, altri invece possono accogliere l’errore; tra questi ultimi sono l’opinione e il discorso, mentre sempre veraci sono la dimostrazione e l’intuizione, e non sussiste alcun genere di conoscenza superiore alla dimostrazione se non l’intuizione. L’intuizione dovrà essere il principio della dimostrazione, e quindi di ogni scienza” (“Analitici secondi”). Euclide pose perciò all’inizio della sua ricerca scientifica sulle proprietà dello spazio alcune assunzioni (postulati), dettate dall’intuizione e chiare come la luce del sole, e ne dedusse passo a passo le conseguenze logiche (i teoremi, dal greco theoréo = vedo), la cui verità risulta inizialmente oscura alla mente, ma che alla fine del percorso dimostrativo si “contempla”.

Prendiamo il teorema di Pitagora: “Nei triangoli rettangoli il quadrato dell’ipotenusa è equivalente alla somma dei quadrati dei cateti”. Quando da bambini l’abbiamo udito per la prima volta abbiamo provato stupore, parendoci una bella coincidenza che tutti i triangoli rettangoli godessero di quella proprietà. C’è gente che non ne coglie l’evidenza e lo accetta soltanto perché sa che c’è una spiegazione nei libri di matematica. Però, davanti alla tassellatura rappresentata nella figura qui sotto, tutti ne contempliamo la verità in 3 passi logici di somma e sottrazione di 3 coppie di triangoli uguali.

Ecco, le spiegazioni in matematica coincidono tutte con procedure simili a questa di risalire per piccoli passi a postulati “che sono insiti nella ragione umana in modo naturale e constano essere verissimi, al punto che se li ritenessimo falsi dovremmo rinunciare a ragionare” (Tommaso d’Aquino, “Contra Gentiles”).

Nelle scienze naturali, però, il vocabolo “spiegazione” assume significati del tutto diversi dall’ideale matematico. La sua applicazione diviene così tecnicistica in ogni disciplina, che spesso le spiegazioni degli esperti sui fenomeni che interessano la gente (dalla meteorologia alla medicina alla finanza, ecc.) li rendono ancora più oscuri al profano. Prendiamo la fisica: qui la spiegazione d’un fenomeno avviene con la sua descrizione matematica, un’equazione. Per spiegare la gravitazione, Newton propose l’equazione: f = G × m1 × m2 : r 2.

L’equazione uguaglia la forza di attrazione tra due corpi al prodotto delle loro masse moltiplicato per una costante G e diviso per il quadrato della loro distanza. Questa equazione spiega perché una mela cade per terra?

Neanche per sogno, e Newton era il primo a saperlo rispondendo a chi lo interrogava: “Hypotheses non fingo”, io non fabbrico ipotesi. (Tra parentesi: avessero l’umiltà di Newton gli sbruffoni cantatori di storie di tanta “scienza” moderna!) L’equazione dice soltanto che c’è una forza che fa cadere la mela (e ciò sa anche l’animale che scuote un albero per raccoglierne i frutti) e quantifica la forza, così che la possiamo calcolare quando vogliamo, dalle traiettorie balistiche ai moti celesti. Questo è tutto con la cosiddetta spiegazione scientifica. Ma la teoria newtoniana non può spiegare perché l’equazione ha quella forma, perché contiene il quadrato (e non il cubo o la radice quadrata) della distanza, né perché G ha il valore 6,67 × 10-11, perché c’è una forza tra due corpi indipendente dalla loro costituzione materiale, perché è attrattiva piuttosto che repulsiva, come si propaga, ecc., ecc. Le grandi teorie della fisica moderna (la gravità generale e la meccanica quantistica) poi, svuotano ulteriormente il significato comune di spiegazione poiché, oltre ad esprimersi con equazioni di forma inspiegabile contenenti costanti di valori inspiegabili, si fondano per giunta fin dalle loro assunzioni (arbitrarie) su concetti oscuri e contro-intuitivi (varietà curve pseudo-riemanniane, onde-particelle, spazi vettoriali complessi ad infinite dimensioni, ecc.) che non hanno relazione con l’esperienza ordinaria e che soltanto mediante esercizi di training autogeno gli “adepti” (gli aspiranti fisici) si abituano a maneggiare. Quando in un articolo ho spiegato le onde elettromagnetiche con un “campo tensoriale 4-dimensionale di ordine 2 antisimmetrico”, un lettore commentò: “Mai sentito. A naso potrei pensare ad un miscuglio di parole dotte privo di significato. Spiegami”. Che altro potevo fare se non rinviarlo ad un corso di geometria differenziale?

Questa è la situazione della fisica che, nell’ottica riduzionistica che fa da sfondo oggi al naturalismo, è la scienza fondamentale cui tutte le scienze vanno ricondotte. Nella stessa concezione, quindi, non migliore è la potenza esplicativa di tutta la scienza moderna. La biologia per esempio, di fronte al problema della vita, deve spiegare la creazione locale di ordine dal caos, che allo stato delle osservazioni scientifiche (e al netto di fantasie aliene) è la stupefacente eccezione presente in un pianeta appartenente ad un Universo, dove la regola è ovunque l’opposta come sancita dalla “legge più importante di tutta la scienza” (A. Einstein): la crescita dell’entropia che definisce la freccia del tempo. Concediamo pure al riduzionismo che una seria teoria fisica, affrancandoci dall’affabulazione ingenua del darwinismo, riesca un giorno a descrivere il meccanismo della vita. E allora? Ci troveremo nella stessa situazione delle altre teorie fisiche: di sapere descrivere tramite un sistema di equazioni “come” (hanno avuto origine le specie sulla Terra), ma di non sapere il “perché” di quelle equazioni, di quella forma e con quelle costanti. È il limite fisiologico delle spiegazioni scientifiche, per definizione di metodo galileiano, cari lettori! Certo, io sarei il primo in questo caso a cantare un successo epocale dell’interdisciplinarità tra fisica e biologia, a prevedere anche nuove applicazioni tecnologiche a vantaggio dell’umanità, ma non direi mai che con ciò la scienza “spiega tutto”. Al contrario, volgendomi alla sua storia, mi aspetterei l’insorgere di nuove domande di fronte al mistero dell’essere, arretrato ad ogni nuova scoperta solo d’un passo.

C’è sempre la Endlösung di spiegare il molto postulando il tutto: è la congettura d’infiniti mondi disgiunti con tutte le leggi possibili, con tutti i valori di G e tutti gli esponenti di r. In uno di questi mondi “la Luna è fatta di formaggio erborino” (S. Hawking). Però – mentre al lavoro interrogo gli annoiati erranti del multiverso sulla potenza esplicativa d’una proposta che, postulando più assunzioni dei fatti che intende giustificare, supera il record bijettivo della “Teogonia” di Esiodo (dove ad ogni fenomeno naturale corrispondeva una sola divinità) – alla pausa pranzo lascio tali sogni ai cultori di Gorgonzola del nostro unico Universo reale. Se sono chiamato a sciogliere un groviglio, per il suo invincibile filo tagliente io mi affido al rasoio di frate Occam: “Non moltiplicare gli elementi oltre il necessario”.

Quello che non sai sulla morte può ucciderti. Spaventato all'idea di essere colpito da un meteorite? Rilassati, tanto muori prima. Lo dice la scienza. Le morti improbabili hanno una lunga storia. 455 a.C.: (si dice che) Eschilo, poeta tragico dell'antica Grecia, venne ucciso da un'aquila che lasciò cadere una tartaruga sulla sua testa. Se c'è una cosa che accomuna tutti quanti sul pianeta, umani e non, è che prima o poi il mondo farà a meno di noi. Un fatto spiacevole che dà lavoro a filosofi e pensatori di ogni risma e tempo, ma che nella vita quotidiana tendiamo a minimizzare. Se però per un attimo accettate di entrare nella parte e, tempo permettendo, fate mente locale - subito converrete che c'è un'infinità di modi di morire, per lo più tristemente banali. Tuttavia, non tutti: alcuni sono invece decisamente improbabili, persino sinistramente affascinanti (se non ci toccano). Tra i "filosofi e pensatori di ogni risma e tempo" ce ne sono due - uno scrittore, l'altro fisico - che hanno fatto un elenco di ben 45 inconsuete cause di morte e, in un libro da poco uscito (per adesso in lingua inglese), ne hanno svelato i retroscena e spiegato, con tanto di calcoli e leggi fisiche, che tutto quello che c'è di drammatico in questi sfortunati eventi accade prima della loro inevitabile conclusione. Ecco qualche curiosità da questo volontario lavoro dall'accattivante titolo "... e adesso sei morto!".

UN TUFFO NEL BUCO NERO. Se ci trovassimo sulla traiettoria di un grosso meteorite, la morte non arriverebbe come pensiamo (colpiti a morte, appunto): invece, a causa della pressione dinamica generata dalla compressione del fronte d'aria davanti al meteorite, un'ondata di calore fatale ci investirebbe anche decine di secondi prima dell'impatto, persino senza permetterci di distinguere con la dovuta chiarezza i dettagli della superficie di quell'antico oggetto del Sistema Solare. Viaggiando più lontano nel cosmo, un tuffo a volo d'angelo in un buco nero produrrebbe curiose trasformazioni tra un estremo e l'altro del nostro stesso corpo. La testa, per esempio, sarebbe sottoposta a una enorme differenza gravitazionale rispetto ai piedi, con la conseguenza che il corpo verrebbe "spaghettificato", per usare una parola cara all'astronomo reale britannico (Martin Rees, nell'ormai introvabile Attrazione fatale della gravità, Zanichelli 1997) fino a diventare un flusso di particelle subatomiche - molte delle quali probabilmente ancora ignote al Cern. Quante probabilità abbiamo di essere colpiti da un meteorite?

LA MORTE DELLE MILLE PUNTURE. Alcuni degli sfortunati eventi considerati dai due, seppure improbabili sono plausibili. Per esempio, sapevate che servono otto-dieci punture di ape ogni cinquecento grammi di peso corporeo per spedire all'altro mondo un individuo adulto non allergico? Anche in questo caso è facile che la dipartita avvenga per altre cause, ben prima di arrivare alla milleseicentesima puntura, ossia 11,8 punture per centimetro quadrato - a patto di essere assolutamente nudi, in piedi fino alla fine e con un qualche tipo di trucco che metta a disposizione delle api anche le piante dei piedi. Se il conto non vi torna forse la vostra superficie corporea è maggiore o minore di 1,9 metri quadrati. Calcolatela così: [4x(peso in kg)+7] / [90+(peso in kg)]. La formula non è precisa al millimetro quadrato, ma è una buona misura di BSA (body surface area), validata dall'associazione pediatri degli Stati Uniti. Ogni regola ha però la sua eccezione: sappiate che nel 2010 un uomo in Texas sopravvisse a millecinquecento punture di api africanizzate, un ibrido molto aggressivo di varie sottospecie di Apis mellifera. Curiosità: quali uomini famosi sono morti facendo sesso?

MORIRE DI SONNO. Anche questa morte riserva una inattesa sorpresa: non si muore. Prima di arrivare al decesso si cede infatti allo sfinimento e si passa dalla veglia al sonno, appunto. Va comunque detto che questa teoria poggia su basi scientifiche traballanti: lo spiegano, con un guizzo di ottimismo finale, Cody Cassidy (lo scrittore) e Paul Doherty (il fisico) citando il caso di Randy Gardner, che nel 1964 rimase sveglio più di 11 giorni di seguito - apparentemente senza conseguenze, piombando poi in 14 ore di sonno. È ancora oggi la più lunga privazione del sonno volontaria mai documentata scientificamente, e se nessuno ha più tentato di superare il limite è perché è difficile trovare un medico incosciente che dia supporto, e anche perché il Guinness dei Primati ha cancellato questa prova dal suo medagliere. Morale, se qualcuno vi dice che è morto di sonno, non credetegli: è sicuramente vivo e vegeto.

LA CRISI DELLA RAZIONALITÀ SCIENTIFICA ED IL FALLIMENTO DELLA RIPRODUCIBILITA’.

Materiale utilizzato dal prof. Silvio Vitellaro durante le sue lezioni di Storia e Filosofia. L’Ottocento rappresentò, nella storia del pensiero scientifico, un tipico periodo di "scienza normale", nel quale il paradigma materialistico-meccanicistico - canonizzato da Newton e rafforzato da Laplace - raggiunse il culmine del successo e la comunità scientifica si impegnò unanimemente nella ricerca dei dati sperimentali a suo favore e nel suo allargamento a nuovi settori della conoscenza. Il trionfo del paradigma newtoniano si associò all’affermazione di una visione rigidamente deterministica della natura e a una concezione assolutistica della scienza come conoscenza universale e necessaria senza limiti di principio, che trovò la sua massima espressione nel positivismo. Proprio il suo grande sviluppo portò però la ricerca scientifica a scontrarsi con le prime anomalie, cioè con dati sperimentali in contrasto con il modello scientifico newtoniano, che - seppure momentaneamente neutralizzate con il ricorso ad ipotesi ausiliarie - verso la fine del secolo, cominciarono a minare la fiducia degli scienziati nel paradigma meccanicistico. Si aprì così, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, un periodo di crisi e di cambiamento dei modelli della razionalità scientifica che si svolse a 3 livelli, distinti ma convergenti: quello delle scienze logico-matematiche, quello delle scienze umane e infine quello della fisica. Questo processo di trasformazione delle teorie e dei metodi scientifici è stato denominato "seconda rivoluzione scientifica" poiché mutò radicalmente l’immagine della scienza moderna nata dalla prima rivoluzione scientifica ad opera di Galilei e Newton, e impose una nuova concezione della conoscenza scientifica, quella propria dell’epoca contemporanea.

La crisi delle scienze matematiche. Da un punto di vista cronologico, il primo annuncio della crisi del modello scientifico ottocentesco si ebbe nell’ambito delle scienze matematiche, e segnatamente della geometria, con la scoperta delle geometrie non-euclidee. Intorno al 1826 Janos Bolyai (1802-1860) e Nicolaj Lobacevskij (1793-1856), variando il quinto postulato di Euclide, elaborarono un modello geometrico iperbolico in cui la somma degli angoli interni di un triangolo risulta inferiore a 180 gradi e lo spazio assume la forma concava di una superficie "a sella". Successivamente, nel 1854, Bernhard Riemann (1826-1866) costruì una geometria ellittica, per la quale la somma degli angoli interni di un triangolo è superiore a 180 gradi e lo spazio assume la forma convessa di una superficie sferica. La scoperta di geometrie non-euclidee mise in discussione la certezza millenaria nell’unicità e nell’assolutezza dello spazio e alimentò l’emergere di una nuova concezione, antintuitiva e convenzionalistica, delle scienze matematiche, aprendone così la crisi. Vedi, sul manuale di filosofia, le parti relative alle geometrie non-euclidee e al convenzionalismo epistemologico di Henri Poincaré (1854-1912). Nell’immediato, la prima reazione alla crisi della geometria euclidea - fino allora considerata fondamento indiscusso delle scienze matematiche - fu il tentativo di rifondare la matematica sull’aritmetica. Tale tentativo implicava, a sua volta, la necessità di rifondare l’aritmetica. Tra il 1870 e il 1880 Georg Cantor (1845-1918) elaborò a questo scopo la teoria degli insiemi, definendo l’insieme come una “riunione M in un tutto di oggetti m (elementi di M) della nostra intuizione o del nostro pensiero”. Cantor aprì così le porte al programma di fondazione logica dell’aritmetica di Gottlob Frege (1848-1925), basato su due assiomi:

1. il principio di estensionalità, secondo cui se due concetti diversamente definiti comprendono gli stessi elementi allora sono uguali;

2. il principio di astrazione o comprensione, per il quale ogni concetto circoscrive un insieme o classe composto da tutti gli individui che corrispondono alle sue caratteristiche definitorie.

Il programma di Frege fu ripreso e sviluppato da Alfred North Whitehead (1861-1947) e da Bertrand Russell (1872-1970), i quali però scoprirono una contraddizione implicita nell’assioma di astrazione. Si trattava dell’antinomia delle classi per la quale se R è la classe di tutte le classi che non contengono se stesse come elemento ne deriva che R non può contenere ma nemmeno non contenere se stessa: nel primo caso R conterrebbe una classe che contiene se stessa, cioè avrebbe un elemento spurio, nel secondo escluderebbe una delle classi che non contengono se stesse, cioè mancherebbe di un elemento proprio. Per risolvere l’antinomia, Whitehead e Russell elaborarono la teoria dei tipi, secondo la quale una classe non può appartenere a se stessa ma solo a un’altra classe superiore ad essa per estensione. Ma per fondare la matematica sulla teoria dei tipi, essi furono costretti a ammettere gli assiomi dell’infinito, di scelta e di riducibilità, che non risultavano razionalmente evidenti. Vedi, a questo proposito, i Principia Mathematica (1910-1913) in cui Whitehead e Russell cercano di salvare il programma di rifondazione logica della matematica elaborando la teoria dei tipi.

Lo scacco del programma logicista aprì la strada, intorno al 1900, al programma formalista di David Hilbert (1862-1943) che tentò di rifondare la matematica come un sistema assiomatico-deduttivo, cioè come un insieme di teorie sintatticamente coerenti aventi tre requisiti: la non-contraddittorietà, la completezza e l’indipendenza. Ma nel 1931 Kurt Gödel (1906-1978) dimostrò due teoremi che colpivano alle radici il programma formalista. Il primo affermava che in ogni sistema assiomatico-deduttivo è possibile costruire una proposizione che il sistema non è in grado né di confermare né di smentire, il secondo che il sistema non può dimostrare al suo interno la sua non-contraddittorietà. I teoremi di Gödel, rimasti a tutt’oggi insuperati, favorirono nell’immediato un nuovo tentativo di fondazione intuizionista della matematica, ma soprattutto sancirono nel lungo periodo i limiti di principio di quella che era stata considerata fino a quel momento la scienza "esatta" per eccellenza. Vedi sul manuale di filosofia la parte relativa ai teoremi di Gödel che dimostrano i limiti di principio delle scienze matematiche.

La crisi nelle scienze umane. Uno degli indici più significativi del trionfo ottocentesco del paradigma newtoniano fu il tentativo, in gran parte riuscito, di conquistare e di annettersi le discipline conoscitive che si occupavano della realtà storico-sociale dell’uomo, tradizionalmente legate a modelli conoscitivi di stampo metafisico o retorico antitetici a quelli delle scienze naturali. Nel corso dell’Ottocento, infatti, sotto la spinta del positivismo, nacquero la sociologia, la storia e la psicologia come scienze sperimentali, basate cioè sugli stessi presupposti e sullo stesso metodo delle scienze naturali e in particolare della fisica meccanica. Il sintomo più emblematico di questa impostazione fu la definizione della sociologia come “fisica sociale” e la sua divisione in “statica” e “dinamica” ad opera di August Comte (1798-1857). Ma anche in questo ambito, alla fine del secolo, il paradigma meccanicistico venne messo in discussione sia dai progressi della ricerca sia dallo sviluppo della riflessione metodologica. Nell’area delle discipline storico-sociali la reazione critica alla fisica sociale è rappresentata dallo storicismo tedesco, e in particolare da Max Weber (1881-1961), il quale da un lato accettò pienamente l’identità tra scienze della natura e scienze umane sul piano logico-metodologico, dall’altro ne evidenziò i limiti elaborando un modello di scienza decisamente divergente da quello della fisica newtoniana. Innanzitutto, per Weber, la scienza storico-sociale per principio non può indagare tutti i fatti, ma deve selezionarli sulla base di criteri valutativi che sono del tutto soggettivi. Essa mantiene una universalità-in quanto l’indagine deve essere condotta rispettando precise regole logico-metodologiche-ma tale universalità è sempre limitata e prospettica. Dunque è possibile una compresenza di più indagini scientifiche relative a una stessa realtà storica con risultati diversi e perfino antitetici.

In secondo luogo, poiché i criteri di selezione del campo d’indagine sono valori storici che cambiano nel tempo, la conoscenza storico-sociale non può mai essere definitiva, ma è destinata a un perenne mutamento.

In terzo luogo, anche la regola fondamentale di tutte le scienze - la spiegazione causale - per Weber deve essere ridefinita poiché non esistono fatti assolutamente oggettivi, ma essi sono sempre connessi a una teoria. Di conseguenza il rapporto di causalità ha un fondo interpretativo ineliminabile e non può essere concepito come una connessione necessaria, ma solo come una possibilità oggettiva. Su queste basi Weber giunse ad asserire che le stesse regole logico-metodologiche della scienza sono relative a un determinato contesto storico-culturale e come tali sono destinate a mutare nel tempo. In questo modo Weber, partendo da una riflessione critico-metodologica sulle scienze storico-sociali, giunse a elaborare una concezione della scienza come sapere limitato, probabilistico, pluralistico e in perenne evoluzione, molto vicina a quella cui sarebbe pervenuto a metà del Novecento il dibattito epistemologico sulle scienze naturali. Vedi, sul manuale di filosofia, i saggi metodologici scritti tra il 1904 e il 1917, raccolti in Il metodo delle scienze storico-sociali (1958). Qui Weber sostiene l’inapplicabilità del paradigma newtoniano alla conoscenza della realtà storico-sociale. Ma ancora più dirompente fu l’effetto arrecato, nell’ambito delle discipline psicologiche, dall’irruzione della psicanalisi di Sigmund Freud (1856-1939). L’affermazione del paradigma meccanicistico in psicologia aveva portato gli scienziati a un riduzionismo materialistico radicale, di cui fu emblema la tesi del positivista Kurt Vogt secondo cui il pensiero è una secrezione del cervello come la bile del fegato. Certo Vogt costituiva un caso-limite, ma l’indirizzo scientifico, largamente dominante in ambito psicologico, ne condivideva completamente la concezione organicistica, secondo la quale ogni fenomeno psichico doveva essere ricondotto a una causa fisica. Fin dai suoi primi studi sull’isteria, Freud, che pure era un medico di formazione positivista, cominciò a rovesciare questo assunto sostenendo una eziologia psichica dei disturbi della personalità e quindi l’autonomia della sfera psichica rispetto a quella somatica. Ma la vera rivoluzione avvenne quando Freud arrivò alla scoperta dell’inconscio come fondamento di tutta la psiche umana, facendo crollare il presupposto secolare della psicologia secondo cui la sfera dello psichico si identificava con quella della coscienza. Questa, inoltre, non solo veniva ridimensionata da totalità a piccola parte della psiche, ma soprattutto era drasticamente depotenziata in quanto epifenomeno dell’inconscio. In questo modo, la psicanalisi freudiana colpiva al cuore la concezione tradizionale della razionalità sia relativamente al suo merito sia relativamente al suo metodo, in quanto, da un lato, il primato dell’inconscio metteva in discussione l’autonomia della ragione umana, dall’altro perché, mentre tutta la metodologia scientifica si fondava sul presupposto della razionalità del proprio oggetto, la psicoanalisi si proponeva come scienza di un oggetto in sé irrazionale. In questo senso il metodo scientifico messo a punto da Freud, basato com’era sul presupposto del transfert personale del paziente verso lo psicanalista e sull’interpretazione simbolica dei sogni, degli atti mancati e delle libere associazioni, risultava decisamente eretico rispetto alla metodologia consolidata sia delle scienze naturali sia delle scienze umane. Vedi sul manuale di filosofia l’opera L’interpretazione dei sogni (1900), di Freud, in cui l’interpretazione simbolica, tradizionalmente considerata estranea alla scienza, assurge al ruolo di metodo scientifico della psicologia del profondo.

La crisi della fisica. Nel campo della fisica, la crisi del paradigma newtoniano cominciò nel 1873 con l’elaborazione della teoria elettromagnetica da parte di James Clerk Maxwell (1831-1879). Le equazioni con cui Maxwell descriveva e unificava i fenomeni elettromagnetici, infatti, risultavano in contrasto con il principio classico della relatività galileiana: mentre per la meccanica due osservatori in movimento l’uno rispetto all’altro "vedono" lo stesso fenomeno-in quanto attraverso le formule delle trasformazioni galileiane è possibile unificare la descrizione di un osservatore immobile con quella di un osservatore in moto rettilineo uniforme-ciò non risultava valido per l’elettromagnetismo, le cui equazioni sono modificate dalle trasformazioni galileiane rendendo impossibile l’unificazione delle descrizioni di due diversi osservatori. Ne conseguiva il paradosso che un fenomeno elettrico, a differenza di uno meccanico, doveva essere descritto in due modi diversi a seconda della condizione dell’osservatore. L’anomalia fu brillantemente risolta da Hendrik Antoon Lorentz (1853-1928), che elaborò le nuove formule di trasformazione applicabili alle equazioni di Maxwell. Ma le trasformazioni di Lorentz, ineccepibili dal punto di vista matematico, comportavano sul piano fisico delle anomalie ben più gravi di quella che avevano risolto. Esse infatti implicano che per un osservatore di un sistema in movimento la lunghezza dei corpi si contragga nella direzione del moto e gli intervalli di tempo si dilatino. Furono queste anomalie che nel 1905 spinsero Albert Einstein (1879-1955) alla formulazione della prima teoria della relatività, detta ristretta o speciale perché valida solo per il moto rettilineo uniforme. Einstein basò la sua teoria sul postulato della costanza della velocità della luce per qualunque osservatore, scardinando il principio-fino allora considerato autoevidente-secondo cui la velocità di un corpo varia a seconda che l’osservatore si muova nella sua stessa direzione, in direzione contraria o stia fermo. Ne derivava una rivoluzione nella concezione classica dello spazio e del tempo in quanto questi non potevano più essere concepiti né come assoluti, in quanto variabili in relazione al movimento, né come indipendenti uno dall’altro. Inoltre la legge che coronava la teoria della relatività-E=mc2-identificando materia ed energia, faceva venire meno una distinzione fondamentale della fisica classica mettendone in crisi la concezione della materia. La rivoluzione della relatività ristretta fu poi radicalizzata, nel 1916, dalla teoria della relatività generale o allargata che, includendo anche il moto accelerato, rappresentava una nuova teoria globale della gravitazione universale alternativa a quella newtoniana. Con essa Einstein spiegava il movimento dei pianeti intorno al Sole non più come l’effetto di una forza attrattiva bensì della curvatura dello spazio prodotta dalla massa. La nuova concezione di uno spazio curvilineo legittimava pienamente anche dal punto di vista fisico le geometrie non-euclidee, che divennero la geometria di riferimento della nuova fisica relativistica. Vedi sul manuale di filosofia e su quello di fisica le parti relative alla teoria della relatività di Einstein, che divenne il nuovo paradigma scientifico nell’ambito della fisica macroscopica. Mentre Einstein elaborava la sua rivoluzione scientifica a livello della fisica macroscopica, una rivoluzione ancora più radicale si andava compiendo nella fisica microscopica. Essa prese l’avvio da un’anomalia rispetto alle leggi della termodinamica classica mostrata dai fenomeni di interazione tra la materia e le radiazioni. L’anomalia venne spiegata nel 1900 da Max Planck (1858-1947) con l’elaborazione della teoria dei "quanti", secondo la quale l’energia delle radiazioni non viene emessa o assorbita dalla materia per valori continui ma solo per multipli interi di una certa quantità, data dal prodotto della frequenza della radiazione per una costante, detta di Planck. La teoria quantistica fu applicata nel 1913 da Niels Bohr (1885-1962) alla descrizione dei fenomeni subatomici e in particolare del movimento degli elettroni, scoperti nel 1897. Il modello di Bohr si rivelò efficace ma al prezzo di sovvertire le leggi della meccanica classica, dal momento che stabiliva che gli elettroni possono percorrere solo alcune orbite-dette stazionarie-intorno al nucleo e che possono spostarsi da un’orbita stazionaria all’altra senza però passare per le orbite intermedie. Era il cosiddetto "salto quantico" che fece crollare la millenaria convinzione nella continuità dei fenomeni naturali. Dopo le prime conferme sperimentali, tra il 1924 e il 1927 la comunità scientifica mise a punto il nuovo paradigma scientifico della meccanica quantistica che comportava altre radicali rotture con la meccanica classica. In primo luogo il comportamento degli elettroni non risultava prevedibile in modo deterministico ma solo in termini probabilistici su basi statistiche. L’irregolarità del movimento degli elettroni fu spiegata nel 1927 da Werner Heisenberg (1901-1976) con il principio di indeterminazione, in base al quale non è possibile stabilire contemporaneamente sia la posizione sia la velocità di un elettrone, in quanto l’energia luminosa necessaria per rilevarle interagisce quantisticamente con l’elettrone in modo tale che, se si vuole ridurre l’interferenza rispetto alla posizione, si aumenta quella relativa alla velocità, e viceversa. Heisenberg negava la possibilità di determinare il comportamento dell’elettrone, dal momento che per farlo occorre conoscerne nello stesso tempo sia la velocità sia la posizione. Ma non era ancora tutto. Sempre nel 1927, Bohr formulò il principio di complementarità, secondo il quale il comportamento di un elettrone può essere descritto sia attraverso il concetto di corpuscolo sia attraverso quello di onda, sebbene non nello stesso contesto sperimentale. Il principio di Bohr rifletteva i risultati di numerosi esperimenti nei quali gli elettroni avevano mostrato in alcuni casi caratteristiche corpuscolari e in altri caratteristiche ondulatorie. Esso costituiva una radicale rottura con la concezione classica secondo cui l’oggetto, in quanto materiale, aveva una natura stabile e univoca. In questo modo la fisica quantistica sconvolse il modello di razionalità della scienza classica in modo ben più radicale della fisica relativistica di Einstein. Questi infatti, nonostante le sue forti innovazioni, non aveva mai abbandonato la convinzione in un ordine deterministico del cosmo-espressa nella sua famosa sentenza “Dio non gioca a dadi”-e infatti spiegò le anomalie della fisica quantistica come conseguenze dei difetti e dell’incompletezza della teoria. La successiva ricerca però da un lato ha ulteriormente confermato la precisione della teoria quantistica e dall’altro non è riuscita a elaborare una teoria capace di superare la frattura tra i fenomeni macroscopici e quelli microscopici. Pertanto il risultato più clamoroso della Seconda rivoluzione scientifica fu l’introduzione nella fisica di un dualismo di paradigmi, dal momento che al paradigma newtoniano non si è sostituito un unico nuovo paradigma, ma due paradigmi incompatibili tra loro, quello della relatività per la fisica delle grandezze macroscopiche e quello quantistico per la fisica delle grandezze microscopiche. Vedi sul manuale di filosofia e su quello di fisica le parti relative alla teoria quantistica, che divenne il nuovo paradigma scientifico della fisica delle particelle subatomiche.

Conclusione. L’evoluzione della ricerca, al livello delle scienze matematiche, delle scienze umane e della fisica, ebbe dunque un esito comune: quello di rovesciare il modello ottocentesco della razionalità scientifica. Ad esso si è sostituito un nuovo modello, radicalmente diverso, che ha rimesso in discussione la concezione stessa della materia, ha sostituito il determinismo con il probabilismo, ha accettato la pluralità e la libertà dei metodi delle diverse scienze, ha ammesso la provvisorietà delle teorie scientifiche e più in generale ha riconosciuto il carattere problematico e limitato della conoscenza scientifica.

La scienza è in crisi: fallito il 70% dei test di riproducibilità, scrive domenica 30 luglio 2017 "Imola Oggi" e il 10-08-2017 su “Il Cambiamento”. La scienza è in crisi: i ricercatori non sanno più riprodurre e confermare molti degli esperimenti moderni. “Non prendiamo neppure sul serio le nostre proprie osservazioni, né le accettiamo come osservazioni scientifiche, finché non le abbiamo ripetute e controllate”. Karl Popper. Per la scienza un esperimento deve dare lo stesso risultato anche se condotto da persone diverse in luoghi differenti. Ma cosa succederebbe se di colpo ci rendessimo conto che la maggior parte degli esperimenti su cui ci si basa per sviluppare nuove ricerche e nuovi farmaci non fossero riproducibili? Non è l’inizio di un libro di fantascienza, questa è la pura realtà. Recentemente Nature, una delle più prestigiose riviste scientifiche al mondo, ha pubblicato un articolo nel quale si è dimostrato come più del 70% delle ricerche scientifiche prese in esame avesse fallito i test di riproducibilità1; nonostante ciò sono state pubblicate, diffuse e citate da altri ricercatori come base delle loro nuove ricerche. Dei 1576 scienziati intervistati non solo più di due terzi ha provato e fallito nel riprodurre l’esperimento di un collega, ma più di metà di loro hanno fallito nel riprodurre i loro stessi esperimenti. Prima di giudicare però bisognerebbe considerare che “con l’evoluzione della scienza diventa sempre più difficile replicare un esperimento perchè le tecniche e i reagenti sono sempre più sofisticati, dispendiosi in tempo per la loro preparazione e difficili da insegnare”, spiega Mina Bissel, una delle ricercatrici americane più premiate per le sue innovative ricerche in oncologia. La cosa migliore, continua la Bissel, “sarebbe quella di contattare direttamente il collega, se necessario incontrarsi e cercare assieme di capire come mai non si riesca a riprodurre l’esperimento. Risolvere quindi il problema amichevolmente”.

Anche l’industria farmaceutica si ferma di fronte alla non riproducibilità degli esperimenti. Nel 2011 Glenn Begley, ai tempi direttore del dipartimento di oncologia medica della Amgen, una delle più grosse multinazionali di biotecnologie, aveva deciso prima di procedere con nuovi e costosi esperimenti, di replicare i 53 lavori scientifici considerati come fondamentali su cui si sarebbero basate le future ricerche della Amgen in oncologia. Risultato? Non fu in grado di replicare 47 su 53, ossia l’89%. Se vogliamo scriverlo in altro modo possiamo dire che solo l’11% degli esperimenti scientifici considerati come pietre miliari in quel settore di ricerca, erano riproducibili. “Rimasi scioccato – racconta Begley – si trattava di studi su cui si affidano tutte le industrie farmaceutiche per identificare nuovi target nello sviluppo di farmaci innovativi. Ma se tu stai per investire 1 milione, 2 milioni o 5 milioni scommettendo su un’osservazione hai bisogno di essere sicuro. Così abbiamo provato a riprodurre questi lavori pubblicati e ci siamo convinti che non puoi prendere più nulla per quello che sembra”. Per cercare di calmare le acque il premio Nobel Philip Sharp è intervenuto spiegando come “una cellula tumorale può rispondere in modi diversi a seconda delle differenti condizioni sperimentali. Penso che molta della variabilità nella riproducibilità possa venire da qui”. Per escludere ogni tipo di errore nella riproduzione delle condizioni sperimentali, spesso dovuti a problemi di manualità o di utilizzo di specifici reagenti, Bagely ed il suo team le hanno provate tutte a partire dall’incontrare direttamente gli autori degli studi originali, racconta “abbiamo ripercorso i lavori pubblicati linea per linea, figura per figura, abbiamo rifatto gli esperimenti per 50 volte senza riuscire a riprodurre quei risultati. Alla fine l’autore originale ci ha detto che lo aveva ripetuto sei volte ma gli era riuscito una volta sola e poi ha pubblicato nell’articolo scientifico solo i dati relativi a quella volta sola.”

Così si stanno investendo soldi su fallimenti annunciati. Se un esperimento che riesce solo una volta vi venisse proposto come la base per investire milioni di dollari in ricerca e produrre un nuovo farmaco, voi investireste tutti quei soldi? E’ la domanda che si sono posti Leonard Freedman del Global Biological Standard Institute di Washington, Iain Cockburn e Timothy Simcoe della Boston University School of Management. In una recente ricerca hanno stimato che ogni anno il governo americano spende 28 miliardi di dollari in lavori scientifici non riproducibili. “Non vogliamo dire – spiega Freedman – che siano soldi buttati, in qualche modo contribuiscono all’evoluzione della scienza, si può però dire con certezza che dal punto di vista economico il sistema attuale della ricerca scientifica è un sistema estremamente inefficiente”. Non è forse un caso quindi che i primi a far emergere il problema della riproducibilità siano ricercatori che lavorano presso multinazionali, sicuramente più attenti al bilancio e alla resa dell’investimento. Forse è grazie a ciò che la lista degli illustri ricercatori che denunciano questo “corto circuito” è in continua crescita.

Il dott. il dott. Khusru Asadullah, alto dirigente della Bayer, ha dichiarato come i ricercatori della multinazionale tedesca non erano riusciti a replicare più del 65% degli esperimenti su cui stavano lavorando per portare avanti nuove ricerche. Anche il prof. George Robertson della Dalhouise University in Nova Scozia racconta di quando lavorava per l’azienda Merck sulle malattie neuro-degenerative e si erano accorti che molti lavori scientifici accademici non reggevano alla prova della riproducibilità.

Alla ricerca delle cause di questa crisi della scienza. La scienza è in crisi: non lo si vuole ancora ammettere pubblicamente ma è tempo che si inizi a stimolare un dibattito. Tra le cause di questa “crisi di riproducibilità” sicuramente ci sono le tematiche tecniche descritte dalla Bissel, ci sono però anche aspetti più umani quali il bisogno degli scienziati di pubblicare per far carriera e ricevere finanziamenti, a volte i loro stessi contratti di lavoro sono vincolati al numero di pubblicazioni che riescono a fare, come racconta Ferric Fang, dell’Università di Washington “il biglietto più sicuro per prendere un finanziamento o un lavoro è quello di venir pubblicato su una rivista scientifica di alto profilo. Questo è qualcosa di poco sano che può condurre gli scienziati a cercare notizie sensazionalistiche o in alcune volte ad assumere comportamenti disonesti”. In maniera ancora più diretta interviene la professoressa Ken Kaitin, direttrice del Tufts Center for the Study of the Drug Develompment che afferma “Se puoi scrivere un articolo che possa essere pubblicato non ci pensi nemmeno al tema della riproducibilità, fai un’osservazione e vai avanti. Non c’è nessun incentivo per capire se l’osservazione originale fosse per caso sbagliata. “

Un Sistema, quello della ricerca accademica, che sta evidentemente trascinando la Scienza verso una crisi di identità e di credibilità. Nel 2009 il prof. Daniele Fanelli, dell’Università di Edimburgo, ha realizzato e pubblicato uno studio dal titolo emblematico: “Quanti scienziati falsificano i dati e fabbricano ad hoc le ricerche?” Quasi il 14% degli scienziati intervistati ha affermato di conoscere colleghi che hanno totalmente inventato dei dati, ed il 34% ha affermato di aver appositamente selezionato i dati per far emergere i risultati che gli interessavano. A giugno 2017 il prof. Jonathan Kimmelmann, direttore del Biomedical Ethics Unit presso la McGill University di Montreal ha pubblicato un nuovo studio che conferma questa crisi di riproducibilità e cerca di mettere in luce su alcune delle principali cause quali la variabilità dei materiali di laboratorio, problemi legati alla complessità delle procedure sperimentali, la scarsa organizzazione nel team di ricerca, e la poca capacità di analisi critica.

Né le università né le riviste scientifiche sono interessate agli studi di riproducibilità. E’ inoltre necessario considerare che il sistema accademico non premia per niente chi fa studi di riproducibilità, sono tempo e soldi buttati via dal punto di vista delle “performance produttive” del gruppo di ricerca. Le stesse riviste scientifiche non sono un gran che interessate a pubblicare ricerche che dimostrano la non riproducibilità di un precedente lavoro pubblicato, preferiscono pubblicare ricerche innovative o risultati sorprendenti e così ecco com’è facile far sparire le notizie dei fallimenti delle repliche. In ultima analisi bisogna tenere a mente che oggi ci sono ricerche tanto specifiche che solo pochi esperti le possono capire e valutare; in questo modo si sterilizza l’attività di peer review (ossia il lavoro di revisione dello studio scientifico da parte di esperti così da poter decidere se pubblicarlo, chiedere chiarimenti o respingerlo). In alcuni casi c’è il grosso rischio che le riviste scientifiche pubblicano quasi alla cieca, del tipo: non ho capito di cosa stai parlando però mi sembra tutto serio e ben fatto, tu hai una buona reputazione, quindi lo pubblico. “Non per questo adesso bisogna pensare che tutti gli studi scientifici siano inaffidabili – afferma Andrea Pensotti, direttore dell’Interdisciplinary Life Science Institute – bisogna avere la forza di fare una seria autocritica nel mondo della scienza senza cadere nell’eccesso opposto della “caccia alle streghe” che porterebbe ad una grave crisi di credibilità non solo verso la popolazione generale ma anche verso gli stessi medici e tra colleghi ricercatori.” La storia della Scienza ci ha sempre raccontato di un’evoluzione che passa attraverso grosse crisi: dalla messa in dubbio del sistema geocentrico fino all’introduzione della fisica quantistica. Il bello della scienza è sempre stato quello di saper mettersi in crisi ed uscirne più bella di prima e spesso queste grandi rivoluzioni non necessitano di grossi finanziamenti ma solo di genuini lampi di genio ed onestà.

“Mettere il dito nella piaga di questa crisi di credibilità è di vitale importanza per noi che lavoriamo sull’interdisciplinarità, la necessità di integrare diverse discipline richiede più che mai un chiaro confronto e fa emergere con maggior facilità eventuali incongruenze – spiega Andrea Pensotti in occasione del congresso mondiale di studi sulla Coscienza tenutosi a San Diego assieme al linguista Noam Chomsky – per anni la scienza si è concentrata sull’analisi dei “singoli pezzi” della natura, l’ha sezionata alla ricerca degli ingranaggi primordiali. E’ ora necessario riscoprire la capacità di collegare i singoli pezzi studiati e comprendere meglio il senso di quei processi che guidano l’organizzazione e l’evoluzione della materia vivente. Bisogna tornare alla semplificazione dei concetti, passare da una sintattica della vita ad una semantica della vita”.

LA SCIENZA.

Scienza. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Per scienza si intende un sistema di conoscenze ottenute attraverso un'attività di ricerca prevalentemente organizzata e con procedimenti metodici e rigorosi, allo scopo di giungere ad una descrizione, verosimile, oggettiva e con carattere predittivo, della realtà e delle leggi che regolano l'occorrenza dei fenomeni. La scienza moderna si sviluppa in modo particolare a partire dalla rivoluzione scientifica del XVI secolo con l'accumulo di conoscenze nei più svariati ambiti del sapere. La storia della scienza descrive il loro sviluppo nel tempo. L'insegnamento della scienza e la ricerca scientifica vengono praticati non solo nelle università, ma anche in istituti, enti di ricerca e imprese. Vi sono solide vocazioni accademiche, ma anche amatori che si dedicano soprattutto all'osservazione scientifica.

La parola scienza deriva dal latino scientia, che significa conoscenza. Fin dall'Illuminismo questa parola (e la sua origine latina) aveva il significato di qualsiasi sistematica o esatta registrazione della conoscenza. Di conseguenza la scienza, a quel tempo, aveva lo stesso tipo di significato dato alla filosofia, nel senso più ampio del termine. Per esempio si distingueva tra scienze naturali e scienze morali; in queste ultime si comprendeva anche la filosofia, e questo si rifletteva nella distinzione tra filosofia naturale e filosofia morale. Dal positivismo, scienza, nel senso stretto del termine, indica tutte quelle discipline che chiamiamo scienze naturali e che portano in definitiva ad acquisizioni concettuali che risultano essere sia ben determinabili sia direttamente verificabili o falsificabili per mezzo di appositi esperimenti empirici, ma questo non toglie che anche discipline di diversa specie, le cosiddette umane piuttosto che sociali, possano pacificamente essere considerate parimenti delle scienze, avendo elaborato propri metodi da applicare anche in questo caso alla realtà empirica per poter confermare o meno determinate ipotesi sul funzionamento del mondo circostante, con lo scopo dunque di portare ad un accrescimento oggettivo dello scibile umano.

L'interesse dell'uomo verso la comprensione dei fenomeni naturali nel mondo fisico va di pari passo con la storia stessa dell'uomo essendo infatti esistito sin dai tempi remoti preistorici con le scoperte primitive e sviluppatosi via via nel corso dei secoli a partire dalle civiltà del mondo antico (Greca, Romana, Egizia, Mesopotamica ecc...) con la cosiddetta filosofia naturale. Riflessioni sulla storia, sul senso, sulla validità e sulla portata delle conoscenze scientifiche sono espresse all'interno della filosofia della scienza. Platone sostenne che la scienza fosse più valida delle rette opinioni perché legava queste ultime con ragionamenti causali, cioè retti dal principio di causa-effetto. Aristotele elaborò una teoria più articolata secondo la quale la scienza è conoscenza dimostrativa, cioè si conosce la causa di un oggetto, per la quale l'oggetto non può essere diverso da come è. Secondo gli Stoici, la scienza era la comprensione sicura, certa, immutabile, basata sulla ragione. Riflessioni filosofiche sul metodo più consono da utilizzare e in generale sulla conoscenza empirica si hanno in tutto il Medioevo, sia in Occidente che in Oriente, trovando sbocco nel Rinascimento prima e poi definitivamente nel Seicento con la Rivoluzione scientifica e la formulazione ufficiale, del metodo scientifico, da parte di Galileo Galilei che pose le "dimostrazioni necessarie" sullo stesso piano delle "sensate esperienze". L'ideale geometrico della scienza dominò poi il pensiero di Cartesio e Isaac Newton stabilì il concetto descrittivo della scienza contrapponendo il "metodo dell'analisi" al "metodo della sintesi". L'empirismo esalterà poi il valore assoluto delle conoscenze empiriche aprendo la strada verso la scienza moderna attraverso gli effetti socio-economici delle rivoluzioni industriali e il pensiero positivista. Claude Bernard enunciò che la semplice constatazione dei fatti non poteva mai costituire da sola una scienza; per istruirsi bisognava ragionare sulle osservazioni, paragonare i fatti e giudicarli con altri fatti aventi la funzione di controllo. Uno degli ultimi paradigmi è quello dello stabilimento di leggi scientifiche, comprendendo la natura delle leggi e il modo di stabilirle.

Le regole che governano il procedimento di acquisizione di conoscenze scientifiche sono generalmente conosciute come metodo scientifico. Gli elementi chiave del metodo scientifico sono l'osservazione sperimentale di un evento naturale, la formulazione di un'ipotesi generale sotto cui questo evento si verifichi e la possibilità di controllo dell'ipotesi mediante osservazioni successive, dirette in natura o attraverso la riproducibilità tramite esperimenti in laboratorio. Uno degli elementi essenziali affinché un complesso (limitato o meno) di conoscenze possa essere ritenuto scientifico, come noto nell'ambito dell'epistemologia e della filosofia della scienza, è la sua possibilità di essere verificabile e falsificabile mediante un'opportuna procedura. Inoltre la scienza si propone spesso di pervenire a una conoscenza sia qualitativa che quantitativa dei fenomeni osservati estrapolando teorie interpretative dei fenomeni aventi capacità predittive. Questo processo consente il raggiungimento di un corpo di conoscenze in qualche modo oggettivo, ovvero verificabile in modo indipendente da parte di persone diverse. Inoltre la scienza è tendenzialmente cumulativa, ovvero ciascuna scoperta, una volta verificata, si aggiunge solitamente alle precedenti senza rigettarle completamente, fornendo teorie di validità più generale che ricomprendono le precedenti come caso particolare. In senso più largo si è tentato di applicare il metodo scientifico anche alle cosiddette scienze umane (ad esempio psicologia, sociologia, storia, diritto e scienze politiche) incontrando però difficoltà nella sua applicazione, fra cui la riproducibilità del fenomeno osservato. Ciò nonostante anch'esse possono essere definite a buon diritto scienze intese come sistema di conoscenze. È invalsa però al riguardo la distinzione o dicotomia tra scienze dure, ritenute spesso scienze esatte, come ad esempio le scienze sperimentali e quelle applicate, e scienze molli. La scienza è strettamente legata alla tecnica e alla tecnologia dal momento che le conoscenze scientifiche sono prese a prestito dalle scienze applicate per la progettazione e realizzazione di oggetti, strumenti, opere e infrastrutture; viceversa la tecnica offre alla scienza strumenti di indagine scientifica (strumenti di misura e osservazione) sempre più avanzati, che consentono l'evoluzione delle conoscenze scientifiche. Scienza e tecnica sono dunque fattori indissolubili di parte del progresso della società noto come progresso tecnico e scientifico.

Lo scopo ultimo della scienza è la comprensione e la modellizzazione della natura al fine di potere prevedere lo sviluppo di uno o più fenomeni. Ogni teoria scientifica sviluppa un modello che permette la rappresentazione matematica o, più in generale, razionale del fenomeno, al fine di potere fare delle previsioni. Esistono inoltre casi in cui lo sviluppo di un modello in un certo ramo della scienza può facilitare lo sviluppo di altri modelli in altri rami della scienza senza che questi siano necessariamente legati. Nonostante le aspettative che si ripongono sulla scienza, compresi gli atteggiamenti scientisti, il suo obiettivo non è dare una risposta a qualsiasi domanda dell'uomo, né una soluzione a qualsiasi suo problema, ma solo a quelli pertinenti alle leggi che regolano le manifestazioni della realtà fisica, rimanendo estranea a qualsiasi problematica di tipo metafisico, ritenuta oltre i limiti possibili della conoscenza umana. Inoltre è importante la scelta di quali siano gli interrogativi ai quali la scienza debba rispondere. La scienza inoltre non è in grado di dimostrare, né produrre, verità assolute, ma solo verosimiglianze, tramite la verifica coerente delle ipotesi sui diversi aspetti del mondo fisico; quando sia necessario, si rimette in discussione, rivedendo le sue teorie alla luce di nuovi dati e osservazioni. Non ha la presunzione di descrivere in termini assoluti come la natura è, ma trae solo delle conclusioni in base all'osservazione della natura. Per esempio, lo sviluppo della meccanica quantistica agli inizi del XX secolo mostra che l'osservazione non è indipendente dagli eventi, e la scoperta della dualismo onda-particella ha modificato l'idea tradizionale sulla natura della luce e della materia.

Nel linguaggio tecnico-scientifico contemporaneo termini come ipotesi, modello, teoria scientifica e legge hanno un preciso significato:

un'ipotesi è un assunto non ancora supportato da verifiche sperimentali;

un modello è un'astrazione utile a fare delle previsioni sull'occorrenza di un fenomeno, che possono essere verificate mediante esperimenti e osservazioni;

una teoria è la spiegazione di un fenomeno che ha basi sperimentali così solide da poter essere assimilata a un fatto. Ciononostante vi sono eccezioni: nel caso della teoria delle stringhe, che corrisponde a un modello fisico estremamente utile, ci si trova di fronte a una teoria non ancora sostenuta da tali evidenze da poter essere ritenuta superiore ad analoghi modelli in competizione;

una legge è una generalizzazione che ha valore assoluto nel suo ambito di applicazione.

Le teorie che nel tempo superano diverse verifiche sono considerate "dimostrate" in senso scientifico, ossia sono considerate modelli verosimili della realtà. Tali teorie possono comunque essere smentite (falsificate in gergo scientifico) in qualsiasi momento da un'osservazione in contrasto con esse, comprese quelle fino ad allora universalmente accettate e sostenute da molte osservazioni e dati sperimentali. Le teorie scientifiche sono sempre aperte a revisioni, nel caso che nuove evidenze contraddicano le loro previsioni. La scienza non pretende di avere la conoscenza assoluta e definitiva di tutti i fenomeni, e persino i fondamenti di una teoria possono essere inficiati, se dati e osservazioni nuovi contraddicono quelli precedenti (falsificabilità di Popper).

La legge di gravitazione di Newton è un buon esempio di come la scienza evolva tramite quella che Popper definisce la falsificazione di una teoria. In condizioni di alta velocità e in presenza di forti campi gravitazionali la teoria newtoniana non riesce a descrivere correttamente i fenomeni osservati, nonostante che al di fuori di tali condizioni riesca a fornire previsioni valide. È quindi stato necessario introdurre il concetto di relatività e sviluppare una teoria rivoluzionaria al fine di comprendere tali fenomeni. Siccome la legge della relatività generale descrive anche i fenomeni compresi nella legge di Newton, essa è considerata una teoria migliore rispetto a quella newtoniana per descrivere la legge di gravitazione. Lo sviluppo di nuove leggi e teorie è principalmente basato sull'acquisizione di dati più precisi. Come detto sopra, la legge della gravitazione di Newton è valida entro certi limiti e la si può quindi pensare come un'approssimazione di una legge più complessa. Tutte le nuove leggi o teorie sono sviluppate per comprendere i fenomeni non descritti dalle leggi o teorie precedenti, ma devono continuare a spiegare anche i fenomeni descritti dalle teorie precedenti. Per esempio la relatività generale deve ritrovare gli stessi valori della legge di gravitazione per condizioni di velocità basse e campi gravitazionali deboli. Il progresso della scienza è quindi tendenzialmente cumulativo: anche se nuove teorie dovessero rivoluzionarne le basi, le conoscenze acquisite fino ad allora potrebbero restare valide nel loro dominio.

A volte le nuove teorie inglobano le vecchie teorie come loro caso particolare, in un processo diretto a una sempre più ampia conoscenza del mondo fisico. In altri termini, le nuove teorie possono essere formulazioni più complete e raffinate delle vecchie, e per questa ragione descrivere fenomeni che le precedenti formulazioni non riuscivano a spiegare.

Le discipline scientifiche sono comunemente suddivise in due gruppi principali: scienze naturali, che studiano i fenomeni naturali (compresa la vita umana) e le scienze sociali, che studiano il comportamento umano e la società. Questi raggruppamenti descrivono le scienze empiriche, cioè l'insieme delle scienze che basano le proprie conoscenze su fenomeni che devono essere osservabili e in grado di essere sottoposti a prove di validità da altri ricercatori che operino nelle stesse condizioni. Vi sono anche discipline correlate e che vengono catalogate come scienze interdisciplinari e scienze applicate, su cui si basano ulteriori discipline come l'ingegneria e la medicina. Nell'ambito di queste discipline correlate, esistono campi scientifici specialistici che possono includere parti di altre discipline scientifiche, ma spesso possiedono una propria nomenclatura e competenze.

La matematica, che è classificata insieme alle scienze che impiegano un sistema formale, ha punti di contatto e nello stesso tempo differenze con le scienze empiriche (le scienze naturali e sociali). È simile alle scienze empiriche in quanto prevede uno studio obiettivo, attento e sistematico di un'area del sapere; differisce perché adotta un metodo di verifica delle proprie conoscenze, utilizzando una logica a priori piuttosto che metodi empirici. Le scienze che impiegano un sistema formale, tra cui la statistica e la logica, sono vitali per le scienze empiriche. Grandi progressi nelle scienze che adottano un sistema formale, hanno spesso portato a grandi progressi nelle scienze empiriche. Le scienze con un sistema formale sono essenziali nella formazione di ipotesi, teoria, e leggi, impiegate nella scoperta e descrizione di come avvengono i fenomeni (scienze naturali) e di come le persone pensano e agiscono (scienze sociali). Le definizione favorita di Bertrand Russell della matematica è: «un argomento del quale non sappiamo mai quello di cui stiamo parlando né se quello che diciamo sia giusto». La matematica nasce come strumento creato dall'uomo per l'analisi e lo studio (quantitativo) della natura. La sua capacità previsionale rispetto a certi fenomeni ha posto la questione se la natura stessa non sia governata dalla matematica e l'uomo, in quanto parte della natura, non faccia altro che esteriorizzare tale conoscenza intrinseca (filosofia della matematica). La questione può essere in parte risolta considerando che la ricerca scientifica si sviluppa per approssimazioni al fine di descrivere con sempre maggiore verosimiglianza i fenomeni osservati. Molto spesso si utilizzano tecniche di approssimazione (quali Serie di Taylor, serie di Fourier...) che permettono di trovare equazioni lineari e/o polinomiali che interpolino i dati osservati e, in prima approssimazione, molti fenomeni possono essere studiati entro limiti prefissati attraverso equazioni estremamente semplici, di primo o secondo grado (rette o quadratiche), pur essendo governati da leggi anche estremamente complesse. La matematica e la scienza si possono considerare distinte dalle osservazioni, le quali sono soggette alla variabilità delle misure, data dagli errori sistematici. La conoscenza della natura è quindi limitata dalla nostra capacità di misurarla. Applicando il metodo scientifico si analizzano le osservazioni e si derivano le formule matematiche che ne permettano la migliore descrizione: lo sviluppo di teorie scientifiche è basato sulla nostra capacità di analizzare i dati e a tale fine si sono sviluppate tecniche statistiche (funzioni di distribuzione) che permettono di ridurre l'incertezza dei dati e affinare le teorie a essi connesse. La matematica però non è un mero strumento della scienza. Come la ricerca pura non è subordinata alla ricerca applicata, così la matematica lo è alla scienza e si sviluppa indipendentemente da essa. Lo sviluppo delle geometrie non euclidee ha per esempio preparato lo studio della curvatura nella relatività generale.

La filosofia della scienza è una disciplina della filosofia che si sviluppa in modo parallelo allo sviluppo della scienza. La sociologia della scienza è invece una disciplina della sociologia che accompagna la filosofia della scienza. Le questioni filosofiche più generali correlate con la scienza sono di natura:

ontologica: se e in che senso si possa attribuire una realtà alle descrizioni scientifiche dei fenomeni e che tipo di cosmologia, cosmogonia e metafisica sia in accordo con tali descrizioni;

gnoseologica ed epistemologica: come la scienza può fornire delle conoscenze e a quali condizioni esse sono valide;

etica: le implicazioni morali della conoscenza scientifica e dell'uso delle tecnologie.

LA NASCITA DELLA SCIENZA.

L’origine della scienza è nel cristianesimo, scrive "UCCR". Le due grandi condizioni perché sia possibile l’esistenza della scienza sono, innanzitutto, che nell’universo regni l’ordine e non il caos e che le leggi regolatrici di quest’ordine siano intelligibili da parte dell’intelletto umano. Ma dove e quando nascono queste convinzioni sull’Universo? E perché soltanto nell’Europa cristiana si sviluppò il metodo scientifico? In questo dossier (continuamente aggiornato) affronteremo le risposte e scopriremo, facendoci guidare da eminenti storici della scienza, che all’origine della scienza moderna c’è la visione cristiana del mondo.

Il premio Nobel per la chimica, Melvin Calvin, scrisse negli anni ’60: «Nel cercare di discernere le origini della convinzione sull’ordine dell’universo, mi pare di trovarle in un concetto fondamentale scoperto duemila o tremila anni fa, ed enunciato per la prima volta nel mondo occidentale dagli antichi ebrei: ossia che l’universo è governato da un unico Dio e non è il prodotto dei capricci di molti dèi, ciascuno intento a governare il proprio settore in base alle proprie leggi. Questa visione monoteistica sembra essere il fondamento storico della scienza moderna» (M. Calvin, “Chemical Evolution”, Oxford 1969, pag. 258). Tutto infatti nasce con il monoteismo ebraico e con la Bibbia, in essa per la prima volta compare un elogio della scienza quando gli uomini vengono esortati da Dio ad accettare «la mia istruzione e non l’argento, la scienza anziché l’oro fino, perché la scienza vale più delle perle e nessu­na cosa preziosa l’eguaglia» (Prv 8, 10-11), e si dice che «suo principio è il desiderio d’istruzione; la cura dell’istruzione è amore» (Sap 6, 17). Ma la cultura antica non riuscì a sviluppare una vero e proprio metodo scientifico, nelle società era ancora diffuso il concetto politeista e, soprattutto, il metodo aristotelico che -come vedremo dopo- impediva uno studio scientifico della realtà. Il cristianesimo, al contrario delle religioni animiste, pagane e politeiste, introdusse e diffuse un dogma fondamentale: crede in un Dio trascendente, che ha creato il mondo con un atto libero di volontà, che ha creato un mondo materiale, finito nel tempo e nello spazio, e, accanto a esso, una sola creatura spirituale, dotata d’anima, fatta a immagine e somiglianza di Dio: l’uomo. Da questo dogma di fede derivano almeno tra conseguenze molto importanti: 1) il mondo non venne più concepito come nel paganesimo, cioè come dio stesso, come un “grande animale”, una immensa creatura vivente abitata da spiriti della terra, dell’aria, del fuoco e delle acque, da ninfe, gnomi e folletti vari. Esso, al contrario, diventò come una “mundi machina”, secondo l’espressione di un vescovo francescano del XIII secolo, un grande meccanismo materiale costruito, come dice la Bibbia, secondo “numero, peso e misura”, con criteri matematici, da un Dio creatore. Come dicevano i cristiani medioevali, il mondo è la cattedrale edificata da Dio; 2) L’uomo è una creatura unica, libera, non sottoposta al volere degli astri, del Fato, della Necessità (si parla di antropocentrismo biblico). Egli non deve più ricorrere a amuleti, formule e scongiuri per scongiurare le forze spirituali che lo governano, non deve ricorrere a maghi e indovini per rabbonire con sacrifici le forze della natura; 3) La realtà materiale non è una prigione, non è l’origine del male come per Platone, gli gnostici e gli orientali, ma “cosa buona” come si ripete più volte nella Genesi. Questa visione del mondo ha cambiato la storia (da F. Agnoli, “Indagine sul cristianesimo”, Piemme 2010, p. 205,206). E’ grazie a questa visione di Dio, del cosmo e dell’uomo, che la scienza nasce nell’Europa cristiana grazie ad una visione razionale sulla natura, non più un pericoloso garbuglio di divinità dispotiche ma un insieme di “perfezioni visibili”, come scrive San Paolo, che manifestano la “perfezione visibile” del Logos creatore. Si apre così lo spazio per la legge fisica, per la contemplazione matematica dell’universo, già presente nella Bibbia e intuita da alcuni filosofi greci. Ma è la filosofia cristiana medievale a mettere proprio in luce l’armonia, l’ordine, la proporzione, cioè la razionalità, la logicità, dell’universo creato, che appare per loro scala verso Dio. Abbiamo conferme di ciò anche da incalliti oppositori del cristianesimo, come il chimico dell’Università di Oxford Peter Atkins (1940), che riconosce: «la scienza, il sistema di credenze fondato saldamente su conoscenze riproducibili e pubblicamente condivise, è emersa dalla religione» (P. Atkins, “The limitless power of science”, Oxford University Press 1995, pag. 125). Addirittura nel 1967 il movimento ecologista ricevette un grande impulso da un articolo intitolato “Radici storiche della nostra crisi ecologica”, redatto dallo storico medievalista Lynn White Jr., dove si accusava apertamente il cristianesimo di essersi imposto sul paganesimo, considerato molto più rispettoso della natura (divinizzandola), proprio tramite l’invenzione della scienza e delle tecniche moderne: «nella misura in cui la scienza e la tecnologia -sviluppatesi in una matrice cristiana occidentale- accordarono all’umanità dei poteri che oggi sfuggono dal suo controllo, non si potrebbe non riconoscere l’enorme colpa di una tale cristianità riguardo alla crisi ecologica» (L. White, citato in P.C. Beltrão, “Ecologia umana e valori etico-religiosi”, Pontificia Università Gregoriana 1986, pag. 11). Qui sotto vedremo più approfonditamente perché il metodo scientifico non riuscì a svilupparsi al di fuori della visione del mondo e della natura appena descritta, introdotta dal cristianesimo.

LA SCIENZA NON NASCE NELLA CULTURA GRECA E ANTICA. Chi identifica le radici della scienza moderna nell’Antica Grecia, ignora il fatto che per svilupparsi ha dovuto liberarsi dal concetto politeista e dal metodo aristotelico (dal IV secolo a.C.), dalla deduzione -e non dalla verifica- di come dovesse essere l’universo, partendo da principi fissi. Come ha scritto lo storico della scienza Bernard Cohen (1914-2003), infatti, «gli ellenistici erano interessati a spiegare il mondo naturale solo attraverso principi generali astratti» (Cohen, “La rivoluzione nella scienza”, Longanesi 1988). Le prime innovazioni tecniche, avvenute in epoca greco-romana, nel mondo islamico e in Cina, per non parlare di quelle ottenute nelle ere preistoriche, non costituirono una scienza ma possono essere meglio descritte come sapere, saggezza, arti, mestieri, tecniche, tecnologie, ingegneria, apprendimento o semplicemente conoscenza. Anche senza l’utilizzo dei telescopi, gli antichi eccellevano nelle osservazioni astronomiche, ma esse rimasero dei meri fatti fino a quando non furono collegate a teorie verificabili. Le conquiste intellettuali dei greci o dei filosofi orientali, erano frutto di un empirismo a-teorico, e le loro teorizzazioni non erano empiriche. Scrive lo storico della scienza Harold Dorn (1928–2011) dello Stevens Institute of Technology: «Il sapere greco esclusivamente ateorico fu una barriera per l’ascesa della vera scienza: non permise il progresso del mondo greco, di quello romano, nè del mondo islamico, dove si preservarono e studiarono con attenzione gli insegnamenti greci» (H. Dorn, “The Geography of science”, Hopkins University Press 1998). Ad esempio, Aristotele insegnava che la velocità alla quale un oggetto cade a terra è proporzionale al suo peso e, quindi, che una pietra che pesa il doppio di un’altra cadrà due volte più velocemente (Aristotele, “Il cielo”, Rusconi Libri 1999). Sarebbe bastato recarsi ad una delle vicine scogliere per constatare la falsità della sua proposizione. Mentre Socrate considerava l’empirismo e le osservazioni astronomiche una «perdita di tempo», Platone consigliava ai suoi studenti di «lasciar stare i cieli stellati» (citato in S. Mason, “Storia delle scienze della natura”, Feltrinelli 1971, pag. 104), mentre Democrito suggerì che tutta la materia era composta da atomi. Il suo suggerimento -casualmente corretto- era però una pura speculazione, non basata sull’osservazione e su implicazioni empiriche. Dal punto di vista del metodo scientifico, l’ipotesi di Democrito ha lo stesso valore di quella del suo contemporaneo Empedocle, il quale riteneva la materia fosse composta da fuoco, aria, acqua e terra. Un secolo dopo Aristotele affermò invece che invece doveva essere costituita da caldo, freddo, aridità, umidità e quintessenza. L’Universo, per i greci, era eterno, increato ma vincolato in infiniti cicli di progresso e decadenza. Un universo increato, anche se molti -come lo stesso Aristotele- presupponevano effettivamente un “dio” di infinita portata a guardia dell’universo, ma costui era percepito come un’essenza, molto simile al Tao, che conferiva un’autorità spirituale ma non certo un creatore. Nemmeno Zeus poteva essere il creatore di un universo razionale: anch’egli era soggetto agli inesorabili meccanismi ciclici naturali di ogni cosa. Aristotele stesso condannò come «impensabile» l’idea «che l’universo iniziò ad esistere da un certo punto nel tempo» (citato in Lindberg, “The beginning of Western Science”, University of Chicago Press 1992, pag. 54). Platone immaginava un “dio” molto inferiore a quello di Aristotele, denominato Demiurgo (anche se molti studiosi dubitano che Platone intendesse il Demiurgo come un vero creatore, si veda ad esempio D. Lindberg, “The beginning of Western Science”, University of Chicago Press 1992). L’idealismo platonico, fondato su ipotesi a priori, credeva in un universo ciclico ed eterno, una sfera simmetrica circondata da corpi celesti con traiettoria di moto perfetto. Insomma, le concezioni greche delle divinità non erano adatte per lo studio dell’universo e tutte le speculazioni dei maggiori filosofi greci, come quelle di Crisippo e Parmenide, furono a lungo di notevole intralcio alla scoperta scientifica. Un altro motivo che rendeva impossibile la nascita del metodo scientifico nel mondo antico è che i greci insistettero nel tramutare gli oggetti inanimati in esseri viventi, appariva dunque inutile e privo di senso tentare di spiegarne i fenomeni naturali. Così, sempre secondo Aristotele, i corpi celesti si muovevano circolarmente per la loro affezione nei confronti di quell’azione e gli oggetti cadevano a terra «per il loro innato amore verso il centro della terra» (citato in S. Jaki, “Science and Creation”, Scottisch Academic Press 1986, pag. 105). Il sapere greco, insomma, ristagnò nella propria logica interna. A parte alcuni ulteriori sviluppi della geometria (che in realtà manca di sostanza in quanto è in grado di descrivere solo alcuni aspetti della realtà, non di spiegarne qualunque parte), poco accadde dopo Platone ed Aristotele. L’impero romano assorbì anche la cultura greca, che però non fece progredire intellettualmente nessuno in modo significativo (D. Lindberg, “The beginning of Western Science”, University of Chicago Press 1992). Nulla accadde nemmeno in Oriente, a Bisanzio, dove il sapere greco continuò a diffondersi. Il filosofo francese Philippe Nemo, direttore e docente del Centro di ricerche in Filosofia economica presso la prestigiosa ESCP Europe, ha suggerito che ad impedire la nascita della scienza nel mondo antico, in particolare in quello greco, è stata la mancanza di spirito critico. «Nella stessa Grecia», ha scritto, «se la libertà critica avesse avuto nello humus della civiltà pagana tutti gli elementi capaci di nutrirla, la scienza non vi sarebbe stata soffocata per così dire sul nascere (gli storici della scienza greca hanno sottolineato che i sapienti non furono sostenuti dalla società e che furono presto abbandonati da alcuni dei re di Alessandria e di Pergamo che li avevano “sponsorizzati”, ragione per la quale, dopo così begli inizi, la scienza non si poté sviluppare in Grecia). Se quindi lo spirito scientifico ha prosperato meglio nell’Europa moderna, è in quanto un elemento nuovo si era mescolato alla antica razionalità greca». Questo elemento nuovo altro non è che la «coscienza che hanno avuto i teologi e i filosofi del mondo cristiano dei limiti della ragione. La ragione umana può dimostrare che essa non conosce ogni cosa e, trattandosi di Dio, che essa non conosce nulla (anche se Dio è conosciuto altrimenti). Ora, a differenza dello scetticismo greco, che è puramente negativo, la tradizione della teologia cristiana (apofantica, in particolare) mostra che si può progredire nella conoscenza tramite il fatto stesso che si rinuncia a una certa conoscenza idolatrica, troppo sicura di sé: conoscere Dio significa proprio dimostrare che è inconoscibile. Così, il fatto stesso di prendere coscienza dei propri limiti può aiutare la ragione umana a espandere quegli stessi limiti». Inoltre, ha aggiunto il filosofo francese, «la filosofia antica non concepiva l’idea che si potesse, o addirittura si dovesse, “cambiare il mondo”. Solo quando migliorare il mondo divenne un dovere morale, la pratica della scienza trovò un motivo per svilupparsi su vasta scala: e questa spinta morale fu essenzialmente giudaico-cristiana». Infine, c’è un altro aspetto da considerare: «Se, dopo Anassimandro, Aristarco di Samo e Archimede, i greci non hanno prodotto, senza soluzione di continuità, Galileo e Newton, è proprio perché è venuta loro a mancare la dimensione morale. Gli antichi vivono nel mondo pagano governato dall’eterno ritorno di cicli e ricicli, in una struttura temporale che rende vano combattere radicalmente il male per far emergere un mondo nuovo: un programma, questo, del tutto inconcepibile per loro. Nel mondo esisterà sempre una mescolanza di bene e di male: negli “anni d’oro” prevarrà il bene e negli «anni di ferro» prevarrà il male, ma ogni momento del ciclo sarà inesorabilmente seguito dal momento opposto, come l’inverno e l’estate si succedono nel ciclo delle stagioni. In queste condizioni, il progetto moderno di sviluppare la scienza per cambiare il mondo non poteva emergere nell’antichità pagana. È l’apporto biblico e cristiano che ha dato all’Europa questa aspirazione verso l’infinito, di cui ha parlato Bergson, e che ha fatto di essa una “società aperta” (P. Nemo, La bella morte dell’ateismo moderno, Rubbettino 2016, pp. 72, 102, 125). Ovviamente, con questo non si vuole certo minimizzare il grande valore della cultura greca e il suo grande impatto sulla teologia cristiana e sulla vita intellettuale dell’Europa. Non a caso gli scolastici e gli intellettuali cristiani del Medioevo (Sant’Agostino e San Tommaso in primis) si dissero debitori di Aristotele e degli altri filosofi dell’antichità. Ma, usando le parole dello storico e sociologo delle religioni Rodney Stark (1934), della Baylor University: «Lo sviluppo della scienza non risultò come il prolungamento del sapere classico. Fu la naturale conseguenza della dottrina cristiana: la natura esiste perché è stata creata da Dio e per amarLo ed onorarLo, è necessario apprezzare a fondo le meraviglie del suo operato» (R. Stark, “La vittoria della ragione”, Lindau 2008, pag. 46).

LA SCIENZA NON NASCE NELLA CULTURA ISLAMICA. Lo storico della scienza di Harvard, Sir Alfred North Whitehead (1861-1947), osservava come le immagini di divinità rintracciabili nelle altre religioni, in particolar modo in Asia, erano e sono troppo impersonali o irrazionali per poter incoraggiare la scienza, «mancava quella fiducia che proviene dall’idea della razionalità intellegibile di un essere personale» (A.N. Whitehead, “Science and the Modern World”, Macmillan 1925). Molti studiosi confermano che non sia una casualità il fatto che il metodo scientifico non sia nato nella cultura islamica. Allah non viene presentato come un creatore giusto, ma è concepito come un Dio estremamente attivo che si impone nel mondo come ritiene opportuno, questa concezione ha originato un nucleo teologico islamico che condanna come blasfemia ogni tentativo di formulare leggi naturali, perché esse negano la libertà di azione di Allah. La cultura greca è rimasta molto viva per molti secoli all’interno del sapere islamico e gli stessi islamici consideravano il sapere greco, in particolare l’opera di Aristotele, come un testo sacro a cui credere, piuttosto che da studiare (C.E. Farah, “Islam: belief and observances”, Barron’s Hauppaguge 1994, pag. 199). Perfino uno dei più illustri filosofi islamici, Averroè divenne, assieme ai suoi seguaci, un aristotelico intransigente e dottrinario, proclamando l’infallibilità delle teorie greche. Addirittura, se un’osservazione fosse risultata incoerente con un delle visioni aristoteliche, allora essa doveva essere sicuramente scorretta o illusoria. A parte scoperte in campi molto specifici, nei quali non occorreva una base teoretica generale (come alcuni aspetti dell’astronomia e della medicina), non vi è da segnalare alcun progresso scientifico degno di nota nel mondo islamico. Edward Grant, docente di Storia e Filosofia delle Scienze all’Indiana University, la pensa in modo similare e ricorda, come già detto, che nel mondo islamico vi fu comunque un progresso scientifico in alcuni campi: «Dopo tutto la scienza esisteva in molte altre antiche società. Nell’Islam, fino al 1500 circa, la matematica, l’astronomia, l’ottica geometrica e la medicina erano molto più sviluppate che nei paesi occidentali (europei). L’Occidente si impadronì di questi argomenti attraverso le traduzioni in lingua latina di trattati arabi (derivati dagli antichi testi greci)». Tuttavia, aggiunge, «nella società islamica (come prima in quella bizantina) la scienza non era istituzionalizzata; e non lo era neppure nella Cina antica e medioevale, nonostante i significativi progressi che aveva conseguito. Lo stesso discorso vale per le altre civiltà: la scienza c’era ma in nessuna di quelle civiltà era istituzionalizzata e perpetuata nel tempo. La scienza, che oggi conosciamo, si sviluppò soltanto nella civiltà occidentale» (E. Grant, “Le origini medievali della scienza moderna”, Einaudi 2001, pp.5-6).

LA SCIENZA NON NASCE IN ORIENTE. Il filosofo Bertrand Russel (1872-1970) trovava piuttosto sconcertante la mancanza di scienza in Cina (si veda B. Russel, “The problem of China”, Allen & Unwin 1922, pag. 193), ma per gli intellettuali cinesi l’universo semplicemente è ed è sempre stato, senza alcun motivo di supporre leggi razionali da cercare e da studiare. Di conseguenza, nel corso dei millenni, si è andati in cerca di “illuminazioni” e non di spiegazioni, la saggezza infatti, secondo la cultura orientale, si raggiunge attraverso un percorso di meditazioni e intuizioni mistiche, senza alcuna occasione d’esercitare l’uso della ragione applicata. Il biochimico e storico della scienza britannico Joseph Needham (1900-1995), autorità preminente nella storia della scienza e tecnologia in Cina dato che dedicò la maggior parte della sua carriera alla storia della tecnologica cinese, riferisce che i cinesi nel XVIII secolo rigettarono l’idea di un universo governato da leggi semplici, indagabili dagli esseri umani (convinzione portata a loro dai missionari gesuiti occidentali), la loro cultura, secondo Needham, semplicemente non era ricettiva verso tali concetti. Concluse che l’ostacolo alla scienza in Cina era causato dalla loro religione non cristiana: «Non si era mai sviluppata la concezione di un legislatore celestiale e divino che impone leggi sulla Natura non umana. Era loro opinione che l’ordine in natura non fosse stabilito da un essere individuale razionale» (J. Needham, “Scienza e civiltà in Cina”, Einaudi 1981, pag. 704). In effetti, nelle religioni che non derivano dall’ebraismo, non si presuppone una creazione dell’universo, nella loro prospettiva esso appare eterno e, per quanto possa seguire dei cicli, ciò avviene senza principio o senza scopo.

LA SCIENZA NASCE NELL’EUROPA CRISTIANA. Il concetto di libera creazione da parte di Dio portato dalla visione ebraico-cristiana fu fondamentale per lo sviluppo del metodo scientifico: per scoprire come sia in realtà l’universo o come effettivamente funzioni, non vi è alternativa dall’andare a vedere direttamente ciò che Dio aveva in mente. Il cammino dalla creazione (e dalle creature) al Creatore risultò la strada più ovvia per arrivare alla comprensione e alla conoscenza di Dio, e in particolare la venuta di Cristo fu decisiva poiché, come ha affermato il fisico britannico Peter E. Hodgson (1928-2008), dell’University College London, «l’incarnazione di Cristo ha fornito ulteriori convinzioni per la scienza: ha spezzato l’idea che il tempo fosse ciclico, ha nobilitato la materia pensando che fosse adatta a formare il corpo e il sangue di Cristo; ha superato il panteismo, dichiarando che la materia è creata e non generata». Tutte convinzioni «necessarie per lo sviluppo della scienza». Una frase di Albert Einstein (1879-1955) sintetizza perfettamente la nuova mentalità che portò il cristianesimo rispetto al modo di approcciarsi alla realtà e all’universo: «La scienza contrariamente ad un’opinione diffusa, non elimina Dio. La fisica deve addirittura perseguitare finalità teologiche, poichè deve proporsi non solo di sapere com’è la natura, ma anche di sapere perchè la natura è così e non in un’altra maniera, con l’intento di arrivare a capire se Dio avesse davanti a sè altre scelte quando creò il mondo» (citato in Holdon, “The Advancemente of Science and Its Burdens”, Cambridge University Press 1986, pag. 91). Dopo Cristo, non si potè più dedurre -come pensavano i greci- il funzionamento dell’universo semplicemente ragionando a partire da principi filosofici a priori, per conoscere Dio occorreva studiarne la creazione. La magia e l’astrologia, in quanto fondate sull’animismo e sul politeismo panteista, cominciarono ad essere considerate pure superstizioni irrazionali e deprecabili, solo nell’Europa cristiana l’alchimia si evolvette in chimica e l’astrologia condusse all’astronomia. Nacque la concezione di un universo come “creatura” da studiare ed indagare, non un’insieme di divinità, o un “animale divino”. Il filosofo russo Nikolaj Berdjaev (1874-1948) scrisse giustamente che «il cristianesimo meccanizzò la natura per restituire all’uomo la libertà», cioè per liberarlo dalla sottomissione del volere degli astri, delle divinità irrazionali nascoste in ogni angolo della natura. Dalla visione cristiana vennero creati quindi i presupposti per il pensiero scientifico. Proprio il superamento delle convinzioni del mondo pagano ha permesso la liberazione dei limiti della ragione: la convinzione di Popper per cui «ogni verità scientifica può essere rimessa in causa, mediante fatti, mediante ragionamenti, mediante nuovi paradigmi che, essi stessi, devono poter esser proposti da uomini e istituzioni libere», ha scritto il filosofo francese Philippe Nemo, direttore e docente del Centro di ricerche in Filosofia economica presso l’ESCP Europe, «è nata, crediamo, su un humus cristiano. Essa percorre in effetti i grandi dibattiti europei sulla tolleranza che hanno avuto luogo nel Medio Evo (Abelardo, Nicola Cusano), al tempo dell’umanesimo (Pico della Mirandola, Montaigne, Bodin, ecc.) e nei secoli XVII-XVIII. È in nome dell’inafferrabile verità cristiana che si combattono le posizioni cristiane troppo dogmatiche […]. Solo una civiltà moralmente trasformata dal cristianesimo, cioè animata dall’etica e dalla escatologia bibliche, poteva conferire alla scienza il dinamismo che le è stato proprio nell’Europa dei tempi moderni. Ciò che, a partire dal XVIII secolo, si chiamerà il “progresso”, non è altro che l’idea cristiana laicizzata […]. È proprio l’avviamento etico ed escatologico del tempo della Storia attraverso la Bibbia la fonte più profonda dell’origine della scienza in Occidente, dopo i primi tentativi dei greci» (P. Nemo, La bella morte dell’ateismo moderno, Rubbettino 2016, pp. 73, 102, 125). Un perfetto esempio di tutto questo è la figura di Giovanni Filopono, cristiano di Alessandria, vissuto nella prima metà del VI secolo, insegnate di filosofia alla scuola di Alessandria. Come ha scritto David C. Lindberg, professore emerito di Storia della Scienza presso l’Università del Wisconsin–Madison, «la tesi di fondo dell’anti-aristotelismo di Filopono era la negazione della dicotomia posta da Aristotele tra regioni terrestri e regioni celesti del­ mondo», da cui «ne consegue che i cieli non possono essere divini, e ciò metteva Filopono in grado di tirare una netta linea di demarcazione tra il Creatore e il resto della sua creazione (tanto celeste quanto terrestre). Una dottrina aristotelica fondamentale crollava così di fronte alla dottrina cristiana; ma ciò non significa che l’attacco di Filopono fosse privo di sostanza da un punto di vista filosofico. Al contrario, egli procedeva con acutezza argomentativa, in modo alquanto rigoroso e – come gli storici della scienza non hanno mancato di sottolineare – con effetti positivi per l’andamento a venire della cosmologia» (D.C. Lindberg, R.L. Numbers, Dio e natura, La Nuova Italia 1994, p.33). Edward Grant, storico di Scienza Medioevale presso l’Indiana University, ha citato il pensiero del card. Pier Damian (100- 1072): «la fede in Dio favorisce lo studio del mondo esteriore e materiale, con un duplice proposito: predisporre dentro di noi la contemplazione della sua natura invisibile e spirituale, così che ci si disponga ad amare e ad adorare meglio il Signore; e renderei capaci di conseguire un dominio sul mondo siccome sta scritto in Sl 8,6-9» (D.C. Lindberg, R.L. Numbers, Dio e natura, La Nuova Italia 1994, p.42). Le conquiste straordinarie che si ottennero dal 1500 d.C. in poi, non vennero certo prodotte da un’esplosione di pensiero laico. Come ha notato in proposito il grande storico della scienza A.C. Crombie, primo docente ad insegnare storia della scienza all’Università di Oxford, «il sentimento che avrebbe inspirato gran parte della scienza del tredicesimo secolo era stato in realtà espresso già all’inizio di quel secolo dal fondatore (san Francesco d’Assisi) di un ordine che avrebbe dato tanti grandi innovatori al pensiero scientifico occidentale, particolarmente in Inghilterra. Fu questo, non vi è dubbio, il sentimento che inspirò Grossatesta, Ruggero Bacone e Peckham a Oxford» (A.C. Crombie, “Da Sant’Agostino a Galileo. Storia della scienza dal quinto al diciassettesimo secolo”, Feltrinelli 1970, p. 149,150). Fu effettivamente la forte convinzione teistica a indurre Francesco Bacone (1561-1626), considerato da molti il padre della scienza moderna, a insegnare che Dio ci ha fornito due libri, quello della natura e la Bibbia, e che per essere istruiti in maniera davvero adeguata bisogna applicare l’intelletto allo studio di entrambi. E come lui la pensavano i padri della scienza moderna, come Galilei, Keplero, Copernico, Pascal, Boyle, Newton, Faraday, Babbage, Mendel, Pasteur, Kelvin, Maxwell… tutti teisti, e in gran parte devoti cristiani (qui si possono leggere loro citazioni in merito). La loro fede era spesso la principale ispirazione, ad esempio la forza trainante alla base dell’intelletto indagatore di Galileo (1564-1642), era la sua profonda convinzione che il Creatore «che ci ha dotati di sensi, di discorso e d’intelletto, abbia voluto, posponendo l’uso di questi, darci con altro mezzo le notizie che per quelli possiamo conseguire» (citato in J. Lennox, “Fede e Scienza”, Armenia 2009, pag. 23). Mentre per Giovanni Keplero (1571-1630), «lo scopo principale di ogni indagine sul mondo esterno dovrebbe essere quello di scoprire l’ordine razionale che vi è stato imposto da Dio e che egli ci ha rivelato con il linguaggio della matematica» (citato in M. Kline, “Mathematics: the loss of certainty”, Oxford University Press 1980, pag. 31). Nel XVI secolo, Cartesio (1596-1650) giustificò la sua ricerca delle «leggi» naturali sul fatto che tali leggi dovessero esistere perché Dio era perfetto, e agiva «nel modo più costante e immutabile possibile» – tranne che nelle rare eccezioni dei miracoli (Cartesio, “Oeuvres”, libro 8, cap. 61). Il biochimico e teologo Ernest Lucas, professore onorario di Theology and Religious Studies presso l’University of Bristol, ha infatti giustamente confermato che «gli storici della scienza hanno riconosciuto sempre più spesso questo fatto: la fiducia dei primi scienziati moderni, Keplero, Bacone, Newton, di poter indagare il mondo trovandolo ordinato ed intellegibile scaturiva dalla fede cristiana. In secondo luogo, essi credevano di essere fatti ad immagine di Dio, e che quindi la loro mente sarebbe stata in grado -tanto per citare le famose parole di Keplero- di “pensare i pensieri di Dio dopo di Lui”, e di scoprire quell’ordine» (intervista in R. Stannard, “La scienza e i miracoli”, Tea 2006, pag. 221-222).

Non soltanto i padri della scienza erano guidati dalla fede cristiana, ma poterono confrontarsi grazie alle università, sorte durante il Medioevo. Lo conferma uno dei più importanti storici delle religioni viventi, Rodney Stark (1934), spiegando che le grandi innovazioni scientifiche «furono il culmine di molti secoli di progressi sistematici portati avanti dagli scolastici medievali e sorretti da un’invenzione del XII secolo prettamente cristiana: l’Università. Scienza e religione non erano solo compatibili, ma addirittura inseparabili, e la scienza nacque grazie a studiosi cristiani profondamente religiosi» (R. Stark, “La vittoria della ragione”, Lindau 2008). Le prime Università nacquero in Italia e in Europa, e non nel resto del mondo. E’ in questi luoghi, spesso di origine ecclesiastica e sotto il protettorato pontificio, che studiarono Galilei e gli altri padri della scienza e della medicina moderna, come hanno dimostrato gli studi del dott. José Alberto Palma della New York University e di Giorgio Cosmacini, maggior storico della medicina italiano, docente di Storia della medicina presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e presso l’Università degli Studi di Milano. Il filosofo Stefano Zecchi, ordinario di estetica presso l’Università degli Studi di Milano, nel suo saggio “Storia dell’estetica, antologia di testi” (vol. I, Il Mulino 1995, p. 126,159), ha spiegato infatti: «L’origine anche medievale della scienza moderna è ben evidente qualora si studi la nascita dell’anatomia. Essa infatti sorge con le prime dissezioni di cadaveri umani, intorno al 1315 a Bologna. Per lungo tempo Bologna, Padova e Roma saranno le capitali mondiali di questa nuova scienza, abbondantemente favorita, come è chiaro dagli studi più recenti, dalla Chiesa cattolica» (si veda ad esempio M. Grmek – R. Bernabeo, “La macchina del corpo” in “Storia del pensiero medico occidentale”, vol. II, Laterna 1991, p.5; e G. Ferrari, “Il Rinascimento italiano e l’Europa: le scienze”, vol. V, p.341,361). Lo ha confermato anche Edward Grant, docente di Storia e Filosofia delle Scienze all’Indiana University: «Che cosa permise alla scienza di acquistare prestigio e influenza e di diventare nel secolo XVIII, una forza potente nei paesi dell’Occidente europeo? Le risposte a queste domande vanno ricercate in alcune istituzioni e in alcuni atteggiamenti mentali, che si affermarono nella società occidentale fra il 1175 e il 1500. Erano nuovi in Europa e furono unici al mondo: 1) la traduzione in lingua latina dei testi greco-arabi di scienza e di filosofia naturale; 2) la creazione delle università medievali; 3) l’emergere di filosofi teologico-naturalisti» (E. Grant, “Le origini medievali della scienza moderna”, Einaudi 2001, pp.5-6). E’ dunque il Medioevo, ancora oggi identificato come “secoli bui”, ad essere stato la culla della scienza. Come hanno scritto due prestigiosi storici della scienza, David C. Lindberg (già presidente della History of Science Society) e Ronald Numbers (University of Wisconsin–Madison), «i vecchi cliché circa la repressone perpetrata dalla teologia verso l’impresa scientifica durante l’età patristica e medievale sono stati ormai confutati in modo deciso» (D.C. Lindberg e R. Numbers, “Dio e natura, La Nuova Italia 1994, p. XXI). L’eminente storico della scienza, sir Alfred North Whitehead (1861-1947), dell’Università di Harvard, si domandò come poteva essere avvenuta una tale esplosione di conoscenze nel circoscritto periodo del 1700, e si rispose così: «La scienza moderna deve provenire dall’insistenza medievale sulla razionalità di Dio […]. La mia spiegazione è che la fede nella possibilità della scienza, generata anteriormente allo sviluppo della moderna teoria scientifica, sia un derivato inconscio della teologia medievale […]. Le ricerche sulla natura non potevano sfociare che nella giustificazione della fede nella razionalità» (A.N. Whitehead, “Science and the Modern World”, Macmillan 1925, pag. 19,31). Lo scrittore C.S. Lewis (1898-1963) sintetizzò così l’opinione di Whitehead: «Gli uomini divennero scientifici perché si aspettavano una legge in natura, e si aspettavano una legge in natura perché credevano in un legislatore». Anche lo storico e filosofo dell’Università di Bruxelles, Lèo Moulin (1906-1996), si è soffermato su questo: «Mi sono chiesto perché l’unica civiltà tecnologica e scientifica sia la nostra. Ho cercato di trovare le ragioni, posso garantire che ci rifletto da parecchio tempo, e l’unica spiegazione che ho trovato è la presenza del terriccio, dell’humus della cristianità. Perché? Perché Dio ha creato un mondo diverso da Lui, non si integra in esso» (L. Moulin, “L’europa dei monasteri e delle cattedrali”, Meeting per l’amicizia fra i popoli, Rimini 27/8/87). Verso la metà del XVII secolo i cattolici francesi René Descartes, Marin Mer­senne e Pierre Gassendi (il secondo dei quali era un monaco Minorita, e l’ultimo un sacerdote), «furono tra gli elaboratori principali della filosofia meccanicistica, che fornì un’alternativa alla filosofia naturale aristotelica e che gettò le basi di gran parte del lavoro scientifico a venire. La filosofia meccanicistica attraversò nuovi sviluppi nell’Inghilterra protestante, ove scienziati del calibro di Robert Boyle e Isaac Newton ne trovarono un sostegno nelle idee riformate sulla sovranità divina e sull’assoluta dipendenza della materia da Dio» (D.C. Lindberg e R. Numbers, “Dio e natura, La Nuova Italia 1994, p. XXVIII). Nel maggio 2011 sul sito web di Nature, una delle riviste scientifiche più importanti del mondo, è apparsa una recensione al saggio di James Hannam, dottore in Storia e Filosofia della Scienza presso l’Università di Cambridge, intitolato “The Genesis of Science: How the Christian Middle Ages Launched the Scientific Revolution” (“La nascita della scienza: come il cristianesimo medioevale ha lanciato la rivoluzione scientifica”), selezionato per l’assegnazione del Royal Society Science Book Prize. Il ricercatore si è interrogato sul permanere di numerose leggende nere sulla presunta opposizione della Chiesa allo sviluppo scientifico, rispondendo: «la Chiesa non ha mai insegnato che la Terra fosse piatta e, nel Medioevo, nessuno la pensava così, comunque. I Pontefici non hanno cercato di vietare nulla, né hanno scomunicato qualcuno per la cometa di Halley. Nessuno, sono lieto di dirlo, è stato mai bruciato sul rogo per le sue idee scientifiche. Eppure, tutte queste storie sono ancora regolarmente tirate fuori come esempio di intransigenza clericale nei confronti del progresso scientifico». Al contrario, ha proseguito lo storico, fino alla Rivoluzione francese «la Chiesa cattolica è stata lo sponsor principale della ricerca scientifica. La chiesa anche insistito sul fatto che la scienza e la matematica avrebbero dovuto essere obbligatoria nei programmi universitari. Nel XVII secolo, l’ordine dei Gesuiti era diventata la principale organizzazione scientifica in Europa, con la pubblicazione di migliaia di documenti e la diffusione di nuove scoperte in tutto il mondo. Le cattedrali sono state progettate anche come osservatori astronomici per la determinazione sempre più precisa del calendario». Anche Hannam ha quindi sottolineato che tale sostegno alla ricerca scientifica è stato giustificato dal fatto che «i cristiani hanno sempre creduto che Dio ha creato l’universo e ordinato le leggi della natura. Studiare il mondo naturale significava ammirare l’opera di Dio. Questo “dovere religioso” ha ispirato la scienza quando c’erano pochi altri motivi per preoccuparsi di essa. È stata la fede che ha portato Copernico a respingere l’universo tolemaico, a spingere Keplero a scoprire la costituzione del sistema solare, e che convinse Maxwell dell’elettromagnetismo». Nell’aprile 2012, lo storico Peter Harrison, docente e primo ricercatore presso il Centre of the History of European Discourses dell’University of Queensland, già docente presso l’Università di Edimburgo e Oxford, ha spiegato che «una alleanza tra scienza e ateismo è qualcosa che i fondatori della scienza moderna avrebbero trovato sconcertante. E’ noto da tempo che le figure chiave nella rivoluzione scientifica del XVII secolo hanno accarezzato sincere convinzioni religiose». Per loro, ha continuato, la religione «era parte integrante delle loro indagini scientifiche e ha fornito un fondamento metafisico fondamentale per la scienza moderna. Le vestigia delle convinzioni teologiche di questi pionieri della scienza moderna può ancora essere trovato nel comune presupposto che ci sono leggi di natura che possono essere scoperte dalla scienza». Occorre infine chiarire che sarebbe falso dire che non ci fu, per tutto questo, alcun antagonismo tra scienza e fede. Ad esempio John H. Brooke (1944), il primo docente di Scienza e Religione ad Oxford, ha spiegato: «Nel passato le credenze religiose servivano da presupposto dell’impresa scientifica fintanto che sottoscrivevano tale uniformità, anche se le particolari concezioni della scienza sostenute dai suoi pionieri erano spesso ispirate da credenze teologiche e metafisiche» (J. Brooke, “Science & religion: some historical perspectives”, Cambridge University Press 1991, pag. 19). Questa lettura è condivisa dagli storici della scienza americani David C. Lindberg (già presidente della History of Science Society) e Ronald Numbers (University of Wisconsin–Madison): «Per quanto i primi Padri della Chiesa non giudicassero l’indagine del mondo materiale un fatto di priorità assoluta, tuttavia neppure reputa­vano priva di senso tale indagine; a lor occhi, la conoscenza degli enti materiali era valida ai fii dell’esegesi biblica e della difesa della fede, il che, senza dubbio, riduceva la scienza a un ruolo ancillare, ma era ben lungi dal sopprimerla […]. Il cristianesimo prese a prestito le sue categorie fondamentali e gran parte della propria metafisica e cosmologia da Aristotele; in cambio, la scienza ricevette un sostegno istituzionale e adito a nuovi punti di vista che la arricchirono e la riorientarono» (D.C. Lindberg e R. Numbers, “Dio e natura”, La Nuova Italia 1994, p. XXV, XXVI). La scienza nasce “serva” della teologia: cioè per capire l’opera di Dio, occorre fornirne una spiegazione. E’ esattamente così che si percepivano coloro che presero parte alle grandi conquiste del XVI e XVII secolo: come qualcuno che persegue i segreti della creazione (un “libro” che andava letto e compreso). E alcune volte, purtroppo, si è preteso che le scoperte scientifiche dovessero per forza confermare le scoperte teologiche.

Abbiamo dunque contribuito a dimostrare come la concezione cristiana dell’unico Dio Creatore non solo abbia svolto un ruolo essenziale e di fondamentale importanza nella nascita della scienza e nello sviluppo del metodo scientifco, ma sia stata la condizione indispensabile perché questo potesse accadere. Solo nell’occidente cristiano Dio è stato concepito come responsabile dell’esistenza e dell’ordine dell’universo e, grazie alla Sua incarnazione, divenuto incontrabile e conoscibile dall’uomo, anche attraverso i metodi della scienza.

LA SCIENZA E LA FILOSOFIA.

La scienza non pensa. Se lo scopo della scienza è di sapere tutto di qualcosa che è parte di qualcosa di cui non sa niente, come si potrebbe volere dire che essa pensi? Scrive il 20 ottobre 2015 Gabriele Zuppa su “L’Intellettuale Dissidente”. «Questo staccare ogni singolo elemento dal suo contesto è il più completo annullamento del ragionamento.» (Platone, Sofista, 259e) «Come c’è una vuota pienezza, così c’è anche una vuota profondità.» (G.W.F. Hegel, Fenomenologia dello spirito, Prefazione).

La scienza non pensa. È proprio vero. E come potrebbe? Ma, allora, la filosofia? Nemmeno. È inevitabile che ci si trovi in siffatta situazione, che cioè ciò che oggigiorno prende il nome di scienza o di filosofia si trovi nell’incapacità di pensare. Senza slanci teoretici o disamine storiche – che mostrerebbero come questa situazione sia il risultato di un processo ben preciso, ma che farebbero di questo articolo un saggio –, mi limiterò qui a un po’ di fenomenologia e qualche riflessione. La scienza ha acquisito la sua esattezza attraverso la sua specializzazione, vale a dire attraverso la sua settorializzazione: cosa può sapere – come può pensare – se ricava il suo statuto di scienza dal sapere solo un qualcosa, solo una parte, solo di un ambito settoriale? Tutto quel che sa è un sapere di niente. Se lo scopo della scienza è di sapere tutto di qualcosa che è parte di qualcosa di cui non sa niente, come si potrebbe volere dire che essa pensi? Tanto più una piccola parte – così essa “pensa” – tanto più scientificamente: e tanto più “pensa” così, tanto meno pensa. La grande avventura della scienza ha disimparato a vedere oltre il proprio naso; a tal punto che questa stoltezza viene scambiata – o millantata – per modestia. Così, il rigore della scienza implode su se stesso: per essere sempre più esatto diventa talmente piccolo da non avere più notizia di ciò da cui era partito. Tanto più vuole essere esatto, tanto meno riesce ad esserlo. E la filosofia, da quando la scienza è diventata così rigorosa, non sa più cosa pensare. Vorrebbe essere anche lei così rigorosa, ma non può, perché è già tutto preso dalla scienza. Allora gestisce la sua sopravvivenza al di sotto della sussistenza: un po’ meno del niente della scienza. Ecco tre forme principali del mendicare: sapere tutto quel che ha detto qualcun altro nel passato, ma possibilmente di un’opera soltanto, meglio ancora una parte di un’opera, una particina – così ne salta fuori uno specialista, uno scienziato tutto sommato: alla somma di tutto, il solito niente; diventare ancella della scienza: gli altri fanno il lavoro e lei ne parla un po’ a piacimento, atteggiandoti a chi, come paggio, nonostante tutto, si occupa di qualcosa: un po’ meno di niente, perché non è il rigore della scienza, ma ha pure sempre a che fare con esso; poi il terzo tipo di filosofo, quello spavaldo, che della scienza se ne infischia – non vergognandosi di sortite come “la scienza non pensa” – perché, egli dice, l’uomo non è solo calcolo e rigore, ma sentimento, immaginazione e tante altre cose che gli permettono di parlare di un po’ di tutto, senza rigore. Questo è proprio un filosofo che si distingue dallo scienziato: occupandosi di un po’ di tutto alla fine non sa niente – del resto ci aveva già avvertito che andava bene un po’ tutto. Non c’è possibilità per la scienza di pensare finché non saprà di nuovo di quell’avventura conoscitiva che essa è. La specializzazione nella scienza non si annulla se tiene in vista la finalità per cui si specializza: contribuire a quell’insieme in vista del quale si è specializzata. Solo in siffatta maniera il suo sapere tutto della parte non diventa nulla, bensì un contributo specifico per la conoscenza di quell’oggetto iniziato ad analizzare. Lo scienziato tanto più penserà quanto più il suo essere assorbito dalla parte sarà un essere assorbito da quel tutto in cui la parte si trova. Così facendo, il suo interesse e il suo pensare non si rivolgeranno neppure soltanto più a quel tutto in cui si colloca la parte di loro specifica competenza, ma anche a quella dimensione ulteriore in cui il tutto è a sua volta parte di un tutto più grande. Questa tensione verso il Tutto – cioè verso tutte le relazioni che determinano la specificità di ogni parte e per cui ogni parte, senza quelle relazioni, senza quel Tutto, non è più nemmeno quella parte – è ciò che storicamente e teoreticamente si è inteso con la parola filosofia. Se quindi la scienza pretende di ricavare la propria scientificità dal suo circoscriversi alla parte, essa – si deve dire – non pensa. La scienza comincia a pensare se si fa consapevole del compito conoscitivo nel quale si inscrive; e, quindi, se si rivolge, senza perdere la sua specificità settoriale, alla totalità. Così facendo riuscirà a vedere quanto nessuno oggigiorno vede: che la filosofia non è altro dalla scienza, ma un aspetto intrinseco ad ogni impresa conoscitiva che voglia essere tale, che sia, appunto, scientifica. Essa è la dimensione della totalità in cui di necessità ogni conoscenza si colloca, perché di necessità ogni frammento di mondo è le relazioni con tutti gli altri frammenti. Ma, quindi – si chiederà ora – quale sarebbe la specificità della filosofia? È quella scienza la cui specificità è il sapere dei rapporti tra tutti i saperi, nel suo sviluppo storico, nella sua autocomprensione, nella sua destinazione da compiersi. È in questa conoscenza della concreta complessità che consiste la filosofia, la quale può essere propria tanto di chi abbia avuto una formazione “scientifica” che di chi abbia avuto una formazione “filosofica”. Per la scienza pensare significa sviluppare quella componente filosofica che le è intrinseca. Pensare per la filosofia significa pretendere quel rigore che rende scienza la nostra quotidiana chiacchiera sul mondo, il nostro quotidiano sapere che ci orienta nel mondo.

LA SCIENZA E LA LEGGE.

Il Politico di Platone, scrive Maria Chiara Pievatolo.

La scienza politica come sapere di minoranza. Se si accetta il principio che la politica debba fondarsi su una forma di sapere scientifico, si deve ricercare a quale costituzione è congiunta la scienza dell'autorità (arché) sugli esseri umani, allo scopo di distinguere un basileus intelligente dai molti che si fingono dotati di competenza politica senza esserlo davvero (292d). E' possibile che una moltitudine (plethos) sia in grado di acquisire questa scienza? Fra mille uomini, chiede l'eleatico, chiarendo finalmente il senso delle sue allusioni antidemocratiche, se ne riusciranno a trovare cento o cinquanta politicamente competenti? Socrate il Giovane risponde di no: fra mille uomini è difficile trovare cento o cinquanta giocatori eccellenti di petteia; a maggior ragione, saranno pochi quelli dotati della scienza regia, anche se la intendiamo come una competenza indipendente dall'esercizio del governo. L'episteme politiké si ritroverà, dunque, solo in una o pochissime persone.

Un governo senza leggi? Come giudichiamo della techne di un medico? Sia che ci curi contro la nostra volontà oppure no, basandosi o no su scritti (kata grammata), sia che sia ricco sia che sia povero, un medico è tale se sa sovraintendere alle nostre cure con competenza, migliorando la nostra salute. Analogamente, se la politica è pensabile come una scienza, fra le costituzioni l'unica corretta sarà quella in cui i governanti ne sono veramente dotati, siano ricchi o poveri, governino o no secondo leggi, con il consenso dei governati o senza. Tutte le altre forme di costituzione non vanno considerate genuine e autentiche 42, ma soltanto imitazioni, di varia qualità, dell'unica costituzione giusta. Socrate il Giovane, pur riconoscendo che per il resto l'eleatico ha parlato entro la misura (metrios) ha difficoltà ad accettare l'idea di una autorità che governa senza leggi - di una autorità che appare pericolosamente vicina alla tirannide. Per quanto la nomotetica o tecnica della legislazione sia parte della techne regia, afferma l'eleatico, è meglio che a prevalere non siano le leggi, bensì un re intelligente. Il nomos, infatti, non è in grado di abbracciare insieme con esattezza ciò che è più nobile e giusto per tutti e dunque non può prescrivere il meglio: le dissomiglianze fra gli esseri umani e fra le loro azioni impediscono a qualsiasi techne umana di produrre qualcosa di semplice che valga per tutti e per sempre. Questa tesi, presa alla lettera, suonerebbe molto eleatica e poco platonica: se accettiamo che la realtà sia mutevole e molteplice - anziché unitaria, semplice e perennemente uguale a se stessa - dobbiamo abbandonare la speranza di ridurla sotto regole. A questa critica così eleatica, il forestiero aggiunge l'argomento, assai più platonico, della finitezza del sapere dal quale derivano le leggi. La legge è come un essere umano ignorante e ostinato il quale non permette che si trasgrediscano i suoi ordini e non accetta che gli si facciano domande, neppure se a qualcuno è venuta in mente una cosa nuova e migliore rispetto al suo logos. Essa, in altre parole, è un prodotto del sapere umano: ma mentre il nostro sapere, in quanto storico e finito, non può mai intendere se stesso come definitivo, la legge sembra avere la pretesa di valere per sempre.

Leggi scritte e non scritte. Nel dialogo Fedro, Platone aveva fatto dire a Socrate che il sapere, propriamente, non è l'informazione immobile fissata in un testo, anche legislativo, bensì la conoscenza viva delle persone: solo le persone, infatti, sono in grado di capire, dimostrare, sviluppare e superare il senso di uno scritto. L'argomento del Fedro era pensato in primo luogo per la comunità scientifica, ma se ne suggeriva l'estensione anche alla comunità politica. Qui, però, l'eleatico pone una questione soltanto politica: perché, posto che la legge non è la cosa più corretta, è necessario legiferare? Gli allenatori che allenano un gran numero di atleti non possono dedicarsi a ciascuno per prescrivergli gli esercizi più adatti al suo caso particolare: ordineranno, dunque, gli esercizi adatti ai più. Analogamente, il legislatore, legiferando per tutti, non riuscirà mai ad attribuire a ciascuno quanto gli si addice, bensì delibererà per i molti, e solo grossolanamente per ciascuno, sia che lo faccia per iscritto sia senza scrittura, secondo il costume degli antenati. Se, infatti, un legislatore fosse costantemente in grado di conoscere ciascuno in tutte le sue particolarità, non avrebbe certo difficoltà a produrre leggi scritte: la legge non è rigida perché è scritta, ma perché il sapere di chi la compone è finito. Immaginiamo ora, dice l'eleatico, che un medico o un maestro di ginnastica debbano allontanarsi dai pazienti o dagli allievi per un certo periodo di tempo e che, per far loro ricordare le sue istruzioni, scriva loro un promemoria (hypomnema). In questo caso, le regole scritte avrebbero, proprio come teorizzato nel Fedro, solo la funzione di rinfrescare la memoria: servirebbero, cioè, a trasmettere delle informazioni che, di per sé, non sono più o non sono ancora sapere nel senso forte del termine. Infatti, se il legislatore ritornasse prima del previsto e vedesse che le condizioni sono cambiate, sarebbe ridicolo se volesse conservare le vecchie leggi anziché adattarle alla nuova situazione. Se le leggi scritte o tramandate dalla tradizione sono solo un surrogato del sapere scientifico, allora chi è dotato di scienza deve anche essere legittimato a superarle.

Scienza politica e diritto positivo. Esiste, però, un argomento che differenzia la scienza dalla politica: se a qualcuno vengono in mente leggi migliori di quelle esistenti, può modificare queste ultime solo dopo aver persuaso la polis a cambiarle. L'eleatico ripropone il parallelo con la techne medica: se un medico curasse un paziente in modo tecnicamente corretto ma contro la sua volontà, la sua azione non potrebbe essere definita sbagliata e poco salutare, da un punto di vista strettamente tecnico. Ora, azioni turpi, cattive e ingiuste possono essere dette errori che contrastano con la techne politica: ma se qualcuno è costretto a fare cose migliori, più nobili e più giuste contro le leggi esistenti, scritte o consuetudinarie, sarà corretto dire che queste azioni sono cattive solo perché imposte illegalmente? L'argomento dell'eleatico suggerisce che l'azione di un politico dotato di scienza non sia arbitraria come quella di un tiranno, perché trova la sua regola non nel diritto positivo, bensì nella scienza stessa. In questo modo, dice l'eleatico riprendendo una famosa metafora della Repubblica, il politico sapiente agisce come il pilota che fa l'utile dei suoi passeggeri «non ponendo lettere (grammata), bensì presentando la techne come legge». La costituzione supremamente corretta, pertanto, è quella in cui la techne è più forte delle leggi. L'assimilazione della politica alla scienza è un tema tipicamente socratico-platonico, che si può rintracciare fin dall'Apologia di Socrate. E' una soluzione tirannica? Nel mondo di Platone, la cittadinanza era intesa da tutti come una militanza all'interno di una comunità totale, a un tempo politica, religiosa, morale e culturale: i democratici pensavano che in questa comunità la legittimità riposasse sulla volontà popolare, al di sopra della scienza; Platone, di contro, voleva fondarla sulla scienza, al di sopra della volontà popolare. Ci si può chiedere se questa scienza, proprio perché è posta al di sopra della legge e della volontà dei cittadini, non si riduca alla giustificazione ingannevole di un potere incontrollabile. A questa obiezione, Platone avrebbe risposto che la scienza ha in se stessa i propri strumenti di controllo, essendo fondata sulla libertà della discussione e della ricerca: l'alternativa non è fra legalità e illegalità, bensì fra una comunità politica non scientifica, esposta al rischio di diventare ingiusta semplicemente per ignoranza, e una comunità politica scientifica.

«Chi propone di legalizzare la cannabis eviti di appellarsi alla scienza: non sa di cosa parla», scrive il 25 Luglio Benedetta Frigerio su "Tempi”. L’oncologo Umberto Tirelli illustra i gravi rischi per la salute connessi all’uso marijuana. E critica il collega Veronesi che elogia l’antiproibizionismo come moltiplicatore di introiti fiscali: «Non si possono dire cose simili a cuor leggero». Il 17 luglio scorso, per la prima volta in Italia, la legalizzazione della cannabis è passata dall’essere un tema solo dibattuto a rappresentare una possibilità concreto: è stata presentata alla Camera una proposta di legge sottoscritta da 218 parlamentari del Pd, M5S, Sel, Forza Italia e Scelta civica. «Il proibizionismo è fallito» è il refrain scelto dal promotore del ddl Benedetto Della Vedova per sponsorizzare l’iniziativa. Ma secondo Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di Oncologia medica e primario della divisione di Oncologia medica A al Centro di riferimento oncologico (Cro), Istituto nazionale tumori di Aviano (Pn), le argomentazioni usate per portare avanti quella che lui definisce «una follia indifendibile», non reggono. «Ad esempio – dice a tempi.it – come si fa a sostenere che la soluzione alla diffusione della droga sia legalizzarla? Stiamo contraddicendo perfino la logica più semplice».

Professor Tirelli, dicono che legalizzare la cannabis permetterà di smantellare lo spaccio illegale e dunque di togliere risorse ai criminali. Cosa risponde?

«Come si fa a non capire che se l’uso della droga diventerà legale il problema aumenterà? Allora, visto che gli omicidi proseguono nonostante la legge li punisca, perché non li legalizziamo? Perché non si fa lo stesso ragionamento con il femminicidio, i furti e tutti i comportamenti ingiusti e quindi perseguibili? Inoltre, si alimenterebbe comunque un altro mercato proibito, fatto di sostanze nuove, come quelle chimiche. Altrettanto assurdo è sostenere che è giusto legalizzare la marijuana perché anche l’alcol e il fumo non sono proibiti. È come dire: risolviamo questi problemi aggiungendone un altro che è pure peggiore, dato che alcol e fumo non sono nocivi quanto lo è la marijuana».

Ci spieghi.

«La marijuana, a differenza del tabacco, può provocare alterazioni cerebrali, senza contare le conseguenze a medio e lungo termine sulla funzionalità del cervello e sul sistema immunitario. La cannabis poi danneggia i polmoni in maniera molto più violenta del tabacco, aumenta il rischio di cancro, indebolisce le facoltà cognitive, la memoria, l’attenzione, e quindi fa aumentare il rischio di incidenti stradali. Aggiungerei che, contrariamente a quanto si pensa, i giovani sono molto inclini ad assuefarsi. La marijuana li rende ansiosi, angosciati, sonnolenti, il che si ripercuote sul loro rendimento scolastico, sui rapporti interpersonali e sulla loro vita in generale. Infine, aumentano i casi di schizofrenia».

Come mai?

«Se negli anni Settanta la quantità di principio attivo della cannabis era del 5 per cento, oggi siamo al 50-80. Non esistono droghe leggere e la cannabis è superpotente, spacciata soprattutto fra i giovani incoscienti dei rischi che corrono. Persino il quotidiano britannico The Independent, dopo aver condotto per anni una campagna antiproibizionista, nel 2007 fece pubblica ammenda, spinto proprio dai dati allarmanti che hanno dimostrato il collegamento fra uso di cannabis e schizofrenia. Tutti gli studi scientifici più seri rilevano gravi problemi vascolari alle arterie del cervello. Per quanto riguarda il cancro, invece, la British Lung Foundation tre anni fa ha pubblicato un rapporto in cui emerge come il rischio di tumore al polmone provocato dalla cannabis è 20 volte maggiore rispetto a quello causato dalla sigaretta».

Eppure la proposta di legge Della Vedova parla di “fini terapeutici”, prevedendo anche l' “autocoltivazione” di marijuana a questo scopo.

«Ci vuole un gran coraggio per mettere nero su bianco una proposta del genere. In questo modo nell’immaginario collettivo si abbassa la percezione della pericolosità della cannabis, ma soprattutto si fanno affermazioni che non hanno nulla a che vedere con la scienza: l’uso terapeutico della marijuana riguarda l’assunzione di compresse con effetti del tutto differenti dallo spinello. Se i politici avessero davvero a cuore i malati, anziché liberalizzare la cannabis farebbero pubblicità a determinati farmaci, la cui efficacia nella terapia dolore è di gran lunga superiore».

L’abuso di droga cresce, però, e questo è un fatto. Come si risolve il problema?

«Di sicuro il problema dei giovani esiste. Ma se volessimo risolverlo credo che tutti, dai genitori ai medici fino ai politici, per prima cosa dovrebbero opporsi con forza all’uso delle droghe e alla loro legalizzazione».

Umberto Veronesi, pur ammettendo che la marijuana «fa male», ha segnalato come un dato positivo i notevoli introiti fiscali incassati dal Colorado grazie alla liberalizzazione della marijuana. Cosa risponde al suo collega?

«È come dire: lo Stato si arricchisce sulla pelle dei suoi cittadini e noi siamo contenti. Non si possono fare affermazioni simili a cuor leggero. Sì, con la legalizzazione lo Stato risparmierà anche i vent’anni di pensione che non dovrà pagare a quanti moriranno di tumore, ma a lungo andare uno scenario del genere sarà deleterio per tutti, perché avremo una società debole, fatta di drogati, malati e schizofrenici».

TERREMOTO E GIUSTIZIA.

Per i morti dell'Aquila solo 9 colpevoli. E ora a fermare i processi arriva la prescrizione. Responsabilità difficili da stabilire. Perizie contrastanti. Vecchi edifici costruiti da tecnici ormai defunti. Per il sisma del 2009 sono stati condannati in via definitiva una manciata di imputati. E fra poche settimane un colpo di spugna finale cancellerà le ultime inchieste. Uno scenario che rischia di ripetersi col terremoto di Amatrice, scrive, nascondendo le responsabilità delle toghe e da antiberlusconiano, Paolo Fantauzzi il 2 settembre 2016 su "L'Espresso". Le indagini della Procura di Rieti. Quelle della Procura di Ascoli Piceno. Gli accertamenti dell’Anticorruzione. L’opinione pubblica che chiede, come sempre in questi casi, “pene esemplari”. Dopo il sisma che ha colpito Amatrice, Accumoli e Borgo Arquata, la macchina della giustizia si è subito messa in moto per individuare i responsabili dei crolli. La speranza è che non finisca come all’Aquila: nel capoluogo abruzzese i condannati per il terremoto sono stati una manciata. Per la difficoltà di accertare le colpe, innanzitutto. Ma anche per effetto della prescrizione, i cui tempi sono stati generosamente accorciati nel 2005 dal governo Berlusconi. Così fra poche settimane (il 6 ottobre) un definitivo colpo di spugna cancellerà tutti i processi non ancora terminati. Compreso quello al più noto degli imputati, Guido Bertolaso, a giudizio per omicidio colposo plurimo. A meno che non intenda rinunciare al “salvataggio” come ha detto nei mesi scorsi. Anche all’Aquila la magistratura si mise subito al lavoro con grande impegno. Su circa 200 fascicoli d’indagine aperti dopo il sisma, però, solo una quindicina hanno raccolto elementi sufficienti per arrivare a dibattimento. E soltanto pochissime inchieste si sono concluse in Cassazione con delle condanne, nove in tutto: quattro per il crollo della Casa dello studente (costato la vita a otto ragazzi), due per il Convitto nazionale (in cui persero la vita tre minorenni), altrettante per il collasso della facoltà di Ingegneria, più l'ex vice capo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis , cui sono stati inflitti due anni di reclusione per l’informazione “imprudente” e “scorretta” che rassicurando immotivatamente i cittadini fece aumentare il numero delle vittime. Circostanza che non gli ha impedito di essere in prima linea nella macchina dei soccorsi nei giorni scorsi, essendo la sua pena stata sospesa. Nelle aule di giustizia molti altri casi si sono conclusi con l’assoluzione, spesso chiesta direttamente dall’accusa. «Processi del genere sono molto complessi» spiega il sostituto procuratore Fabio Picuti, che li ha seguiti tutti: «Molte case erano costruite con tecniche di un secolo fa, quando le norme antisismiche non erano ancora in vigore, e questo ci ha spinto a chiedere l’archiviazione. In altri casi si trattava di edifici realizzati male in partenza ma decenni fa, e i progettisti erano morti o molto anziani e quindi incapaci di affrontare i processi. E poi non bisogna dimenticare che per giungere a una condanna bisogna dimostrare un nesso causale fra i crolli e i lavori di ristrutturazione: si rivelano fondamentali le perizie e non sempre si riescono a provare condotte colpevoli». A questo complicato groviglio si aggiunge la prescrizione. Giovedì 6 ottobre si estingueranno tutti i processi non ancora conclusi. Secondo quanto previsto dalla legge ex Cirielli, infatti, i delitti con pena massima di cinque anni, come l’omicidio colposo, si estinguono dopo sei anni. Se c’è stata qualche interruzione, si può ottenere un altro 25 per cento di “bonus”. Totale: sette anni e mezzo dal sisma del 6 aprile 2009. Senza la riforma del governo Berlusconi sarebbero stati cinque in più: fondamentali per accertare tutte le responsabilità. Il risultato è che andrà sicuramente in fumo il processo per il crollo del palazzo di via D’Annunzio, che costò la vita 13 persone. A maggio la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna dell’ingegnere che restaurò l’edificio (costruito negli anni ’60 con calcestruzzo scadente) e non si accorse dei rischi: tre anni e mezzo di reclusione in primo grado, ridotti a 22 mesi in appello e adesso tempi insufficienti per affrontare nuovamente due gradi. Situazione identica per i due palazzi gemelli che in via Sturzo provocarono 29 vittime. Anche in questo caso, a causa del calcestruzzo di scarsa qualità ed errori di progetto. Solo che quattro presunti responsabili sono deceduti e l’unico superstite ha quasi 90 anni. Così, dopo i tre anni comminati in primo grado, il giudizio si è fermato a causa delle sue condizioni di salute. E si salveranno pure i due imputati per il crollo di due palazzi in via Milonia, condannati a due anni di carcere: il processo è ancora in Corte d’Appello. Ci sono poi le inchieste finite nel nulla. Magari perché la Cassazione ha ribaltato i verdetti precedenti: nel crollo del condominio di via Rossi morirono in 17 e l’amministratore e direttore dei lavori di rifacimento del tetto (che sotto le macerie perse la figlia), dopo essere stato condannato in primo e secondo grado per disastro e omicidio colposo plurimo, a giugno è stato assolto con formula piena: “il fatto non sussiste”. Per il collasso dello stabile di via XX Settembre 123 (cinque morti), invece, l’unico imputato ancora in vita, il collaudatore oggi 91 enne, è stato assolto in tutti i gradi di giudizio. In altri casi i palazzi erano talmente mal costruiti, secondo le perizie, da rendere impossibile addebitare alcunché alle ristrutturazioni. Tanto da spingere l’accusa a chiedere l’assoluzione, come per gli edifici di via XX Settembre 79 (nove morti) e via Persichetti (due vittime). E nessuno ha pagato nemmeno per i danni subiti dall’ospedale, reso inagibile dal sisma al punto che quel 6 aprile i feriti dovettero essere medicati sul piazzale antistante: quattro imputati tutti assolti. La Procura, che aveva chiesto tre condanne, non ha nemmeno impugnato la sentenza. Anche chi ha pagato spesso se l’è cavata con poco. Oltre al già citato vice di Bertolaso, De Bernardinis, ci sono i quattro tecnici ritenuti colpevoli per il crollo della Casa dello studente (otto morti): pene comprese fra due anni e mezzo e quattro anni per accuse che vanno dal disastro alle lesioni all’omicidio colposo, ma pure a due di loro il provvedimento è stato sospeso per motivi di salute. Ventidue mesi di reclusione (quattro anni inizialmente) e interdizione quinquennale dai pubblici uffici, invece, per il direttore di cantiere e il direttore dei lavori della facoltà di Ingegneria, che collassò e non uccise nessuno solo perché era notte: qualche ora dopo sarebbe stata una tragedia. Infine i due responsabili del crollo del Convitto (tre vittime), accusati di inerzia anche per non aver fatto evacuare la scuola, frequentata da minori, dopo la prima forte scossa che precedette di poco quella fatale: il dirigente della Provincia con delega all'edilizia scolastica (due anni e mezzo di reclusione) e l’ex rettore Livio Bearzi (quattro anni). Per quest’ultimo dopo l’arresto si sono mobilitati il sindacato dei presidi, gli enti locali, vari parlamentari. La governatrice Debora Serracchiani ha addirittura scritto a Sergio Mattarella. Tutti concordi nell’ingiustizia di mandare in prigione un preside. Dopo 44 giorni Bearzi, che ha anche chiesto la grazia al Quirinale, è stato scarcerato. Ora è ai servizi sociali. 

Dopo l’assoluzione definitiva in Cassazione, Enzo Boschi scrive al Corriere della Sera, scrive "Il Foglietto" il 26 Novembre 2015. Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera inviata dal geofisico Enzo Boschi al direttore del Corriere della Sera, all’indomani della sua piena assoluzione in Cassazione. “Caro Direttore, a pagina 25 del suo giornale del 21 novembre 2015, in basso a destra, in una decina di righe di una piccola frazione di colonna, con il titolo "Sisma all'Aquila. Assolti gli Scienziati", è apparsa la notizia che la Cassazione ci ha assolto definitivamente. Eravamo già stati assolti con formula piena un anno fa nel processo d'appello. Ovviamente lei è padrone di pubblicare come meglio crede ciò che crede opportuno. Tuttavia, giornali prestigiosi come La Repubblica, La Stampa e Il Messaggero ... hanno dato un adeguato risalto alla notizia. Lo scopo di questa mia lettera non è quindi di recriminare con lei, ci mancherebbe. Piuttosto vorrei farle notare la sproporzione fra il trafiletto di sabato e il lungo articolo apparso sul Corriere della Sera del 28 ottobre 2012, all'indomani della nostra condanna nel processo di primo grado. È un articolo scritto da un'anziana Signora, autrice di libri dimenticabili e dimenticati. Non ha mai seguito il processo svoltosi a L'Aquila, dove peraltro non mi sembra siano capitati giornalisti del Corriere. Ciononostante, la Signora sembra far fatica, nell'empito del suo sfogo, nel trattenersi dal chiedere per noi la pena di morte per impiccagione. Ebbene, se avesse seguito il processo, cioè se avesse provato l'esperienza di scrivere di cose a lei note, forse si sarebbe accorta di qualche incongruenza. Per esempio, il Sindaco Cialente durante la sua deposizione al processo dichiara che era rimasto fortemente impressionato dalle mie dichiarazioni sulla pericolosità sismica abruzzese, tanto da prendere misure cautelari. La cosa può essere verificata senza dubbi di sorta! Lo dichiara anche in un’intervista successiva alla deposizione, che può essere trovata sul web. Addirittura arriverà a chiedere lo stato di emergenza per la sua città. Il 2 aprile 2009, quattro giorni prima del terremoto, Il Centro, il più importante giornale abruzzese, dedicherà a questa sua richiesta un'intera pagina. L'incongruenza, che poteva esser compresa anche dalla Signora, risiede nel fatto che il PM e il Giudice di primo grado hanno ignorato le dichiarazioni di Cialente mentre sono state uno degli argomenti che hanno portato il Giudice del processo d'appello ad assolverci con formula piena. Inoltre, se la Signora era così convinta nell'accusarci di aver rassicurato gli aquilani, l'avrà senz'altro fatto sulla base di riscontri. Strano che nessuno abbia trovato alcunché che giustifichi la sua indignazione. Mi rendo conto che a una certa età anche un viaggio Roma-L'Aquila-Roma può essere faticoso ... Potrebbe allora coltivare il dubbio come fanno le persone colte e intelligenti e di conseguenza informarsi. Invece, nell'articolo, la Signora ci indica come riferimento morale la Senatrice Pezzopane, all'epoca, credo, Presidente della Provincia de L'Aquila. Ebbene la invito, caro Direttore, ad ascoltare sul web alcune conversazioni fra la Pezzopane e la Stati, all'epoca Assessora per la Protezione Civile della Regione Abruzzo, cioè (titolo V della Costituzione) la massima e unica autorità in materia di sicurezza dei cittadini abruzzesi. Per sua comodità le allego una pagina della trascrizione del dialogo "illuminante" Pezzopane-Stati ...Mi farebbe piacere che anche la nostra spietata accusatrice ne prendesse visione ... forse potrebbe anche trovarne una qualche ispirazione per uno dei suoi romanzetti. Non credo che lei pubblicherà questa mia lettera. In fondo quando uscì l'articolo, il Corriere era diretto da altri. Mi piacerebbe tuttavia conoscere la sua opinione su un fatto: perché, secondo lei, la richiesta di stato di emergenza non fu concessa? Se fosse stata concessa forse non ci sarebbero state vittime ... o sarebbero state molte meno. E perché, secondo lei, nessun giornale si è posto questa domanda? Una ragione ci sarà, c'è sempre una ragione ...Grazie per l'attenzione. Enzo Boschi”.

TERREMOTO DELL’AQUILA. C’E’ IL COLPEVOLE! CAMORRISTI, SCIENZIATI & FACCENDIERI TUTTE VIOLE MAMMOLE. Scrive il 9 dicembre 2015 Paolo Spiga su "La Voce delle voci". Dentro il primo! Terremoto dell’Aquila, 309 corpi sotto le macerie quel maledetto 6 aprile 2009. Finalmente la implacabile giustizia comincia a colpire, il pugno di ferro dei magistrati a farsi sentire. In galera i progettisti che hanno inventato case di cartone? I costruttori che hanno usato materiali scadenti? Chi ha impugnato compassi, ruspe e betoniere per la ricostruzione post sisma? Casalesi arrivati in un baleno a impastare calcestruzzo, subappalti e milioni di euro? Politici collusi? Colletti bianchi? Scienziati della commissione “Grandi Rischi” che non hanno allertato sugli imminenti pericoli? No. La mannaia è scesa sul capo di Livio Bearzi, il preside del convitto “Domenico Cutugno” dove persero la vita tre studenti e altri due rimasero feriti. Condannato a 4 anni per omicidio colposo, avendo “omesso di valutare l’enorme pericolo incombente” e colpevole – secondo gli ermellini del palazzaccio di Roma – di non aver fatto uscire in tempo i ragazzi dal convitto killer. Eccolo, dunque, il Grande Colpevole, Bearzi. E chi se ne frega se più volte, nei mesi precedenti, aveva denunciato alla Provincia – proprietaria dell’istituto – tutte le insidie rappresentate da una struttura costruita addirittura duecento anni prima, e con tutti i segni dell’età nelle strutture! “Non c’è alcun pericolo – avevano rassicurato – prima o poi daremo a sistematina. Ma per ora potete stare sereni”. Renziani ante litteram, i solerti amministratori della Provincia? Ma per fortuna oggi giustizia è fatta. Il mostro di Cividale è assicurato alle patrie galere. Forse perchè – avranno pensato i togati – porta anche sfiga. Si era salvato per miracolo, quasi quarant’anni fa, nel 1976, dal terremoto che sconvolse il Friuli: era con i calzoncini corti, allora, studente del convitto. I terremoti, forse, sono nel suo Dna: e anche per questo la galera è sacrosanta. Un fesso pericoloso, il preside, secondo la giustizia di casa nostra: non fu in grado di capire quanto i cervelloni, gli Einstein della commissione “Grandi Rischi” potevano tranquillamente non sapere, come ha poche settimane fa stabilito la stessa Cassazione. Ergo: i geni come Franco Barberi ed Enzo Boschi, che conoscono ogni piega del territorio e “ascoltano” il nostro suolo come neanche una mamma con il bimbo in grembo, sono giustificati circa il loro clamoroso flop e, per di più, non sono colpevoli di aver in somma incoscienza “rassicurato” i cittadini e tranquillizzato il popolo bue aquilano (giusta vittima sacrificale). Il preside Bearzi, invece, doveva “prevedere” il futuro: gli è mancata – gigantesca colpa – la palla di vetro…Caritatevole, corre in soccorso del condannato a 4 anni di galera il procuratore capo dell’Aquila Franco Cardella: “posso soltanto esprimere la mia solidarietà per il dramma della persona. Un uomo di scuola che perde i propri studenti è come il capitano che vede affondare i marinai”. Uno Schettino sulle scole d’Abruzzo: solo che il comandante, che ha sulla coscienza i 32 morti del Giglio, è libero (per ora) come un fringuello. Ma il lavoro, a quanto pare, ferve nel foro dell’Aquila. Un iper attivismo per far luce su tanti altri colpevoli di quelle morti sotto le macerie del sisma. Alcuni avvocati parlano di “oltre 200 procedimenti aperti”. Un pò – c’è chi racconta – “come quando Fantozzi dava i numeri sui gol per le partite della Nazionale, 15 a 7 o 24 a 12. Solo che qui la situazione non è tragicomica, ma solo tragica, perchè si tratta di giustizia finora negata ai familiari delle vittime”. Numeri a parte (la quota di 200 sembra davvero campata per aria, a meno che non vengano comprese eventuali – e poco immaginabili – liti condominiali post sisma) è la qualità delle inchieste e dei relativi processi che desta non poca preoccupazione. “Una delle indagini cardine riguarda la malcostruzione dei balconi per il progetto Case – racconta un architetto – alcune centinaia di situazioni. Ma con tutto quello che è successo sembra il classico topolino…”. Tutto quello che concerne la malcostruzione di prima, la prevenzione zero, la non informazione dei cittadini sui rischi, i soccorsi e l’emergenza, le varie fasi della ricostruzione post sisma…, su tutto questo – un vero ben di Dio – non si muove una foglia. Affaristi, politici, camorristi, faccendieri d’ogni specie possono dormire sonni tra tanti morbidi guanciali. Perchè la giustizia di casa nostra funziona così: basta un preside in galera perchè non ha suonato la campanella… 

Magistrati al posto di scienziati. Pontificano su terremoti, su ogm, su stamina, su Xylella, su prospezioni, su onde herziane. Fanno spesso buchi nell'acqua, sprecando tempo e risorse, scrive Domenico Cacopardo.  Se David Bowie, il duca bianco, che aveva raffigurato se stesso nei panni di un marziano che cade sulla terra, si reincarnasse in Italia avrebbe di che rimanere, nel giro di qualche ora, stupificato (magnifico neologismo attribuibile alla rabbina Barbara Aiello). Nel mondo della tecnologia, figlia della scienza, in Italia scoprirebbe che gli scienziati non vanno di moda, né vanno di moda i termometri. Il potere giudiziario, infatti, conferendo a se stesso un esercizio del potere che va al di là del sapere scientifico, ama aprire e condurre processi alle fonti del sapere, spesso contestate, per meri interessi di botteguccia da chi la scienza non sa dove sta di casa. Pensiamo al caso L'Aquila con i sismologi condannati e assolti in appello. Pensiamo al caso Stamina, una ciarlateneria che, per alcuni anni, è stata presa sul serio da magistrati che hanno creduto alla pietra filosofale, più che alle valutazioni del Consiglio superiore di sanità, contribuendo alle illusioni di ammalati e loro familiari sulle virtù terapeutiche di un metodo inesistente sul piano scientifico e su quello dei risultati. A quanto è dato di capire da un breve giro sul web, Stamina esiste ancora ed è illegalmente praticato nel territorio della Repubblica italiana. Pensiamo al caso della Xylella (Xylella fastidiosa, batterio Gram negativo che vive e si riproduce all'interno dell'apparato conduttore della linfa grezza) che ha colpito grandi superfici pugliesi coltivate a olivi. Per combatterla, l'Unione europea e lo Stato italiano, hanno avviato un programma di abbattimenti di essenze malate e di essenze sane, in prossimità, appunto, di quelle colpite per realizzare una specie di cortina sterile a difesa del resto delle piantagioni. Ovviamente, sono sorti subito comitati e comitatini di oppositori della misura profilattica, supportati da sedicenti tecnici o da tecnici veri che, tuttavia, non hanno responsabilità specifiche nella gestione del problema. Ebbene, anche in questo caso non si trova di meglio che processare gli scienziati che hanno identificato il batterio e che hanno indicato le terapie difensive da attuare. Anche per il Muos siciliano, alcuni magistrati, in contestazione degli studi del Consiglio superiore di sanità (con il Cnr), hanno avviato un procedimento nei confronti dei realizzatori dell'opera, vitale per la sicurezza dell'Occidente e dell'Italia, sulla base di non dimostrate né dimostrabili conseguenze nei confronti della popolazione civile. In Puglia, l'ipotesi di ampliare le aree di prospezioni petrolifere in mare Adriatico, nell'interesse primario della bilancia dei pagamenti italiani e dell'economia nazionale e regionale, incontra l'opposizione di Notriv, una specie di Notav, mobilitati nella ingiustificata opposizione a una possibile via di rilancio economico. Il presidente della Regione, Emiliano, i cui passi da borghese da grand-élite non disdegnano le vie della smaccata demagogia, indulge nell'appoggio ai Notriv, per ricostruirsi un'immagine, dopo il deterioramento provocato da anni di potere. La Lucania, ora, gode degli effetti positivi dei ricavi da estrazione di petrolio, dopo avere combattuto tale possibilità. Messina è governata da un desperado agitatore che è riuscito a convincere l'elettorato della città a eleggerlo sindaco sulla stupida e autolesionistica promessa Noponte. Anni di studi di scienziati buttati nel cesso da un professore di ginnastica con la vocazione del protestatario. Certo, onesto rispetto ai soldi, ma privo dell'onestà intellettuale di ammettere che chi sa più di lui, sa più di lui. Vedrà anche il nostro David Bowie, marziano in Italia, che si processano i termometri non le febbri. In passato, da una procura italiana furono mandati avvisi di garanzia o mandati di comparizione a Reagan, Gorbaciov, Mitterand per commercio di armi nucleari. Il commercio di armi è stato anche il settore elettivo di alcuni magistrati per avviare procedimenti nei confronti di capi di governo e ministri della difesa. Tutti finiti in una bolla di sapone. In tema di termometri, sembra di questo genere il processo alle agenzie di rating in relazione al quale si sarebbero svolti costosi (e di dubbia utilità) accessi in uffici americani. La prima vittima di questo caos, è il sistema giudiziario italiano: migliaia di magistrati tessono la tela per una giustizia operosa e tempestiva, in silenzio facendo senza apparire, mentre altri appaiono senza fare (il caso de Magistris e le recenti assoluzioni di tutti coloro che lui aveva accusato di vari reati contro l'amministrazione). Eppure ci vorrebbe poco, se il governo Renzi, che si autoqualifica governo del fare, decidesse di mettere alla prova la capacità dell'Associazione nazionali magistrati di convenire una piattaforma di iniziative amministrative e legislative per dare ai processi tempi normali, analoghi a quelli degli altri paesi. Con ciò getterebbe un bel guanto di sfida. Per quel che riesco a capire, la sfida sarebbe accolta e dal caos creativo (e distruttivo) passeremmo a un ordine creativo, capace di battere la strada della certezza del diritto, della pena e della sentenza, un qualcosa che sembra, appunto, appartenere più a Marte che all'Italia repubblicana e democratica. Basterebbe riflettere sul felice esito della questione della caserma Manara, finalmente ceduta - ma solo dopo l'avvio di un'azione di coordinamento e pungolo della presidenza del consiglio - all'amministrazione della giustizia che lì concentrerà gli uffici giudiziari civili, lasciando l'infelice pseudobunker di Piazzale Clodio a quelli penali in una purtroppo ritardata razionalizzazione del sistema giustizia romano. Non è infatti vero che in Italia non si può cambiare nulla: fa solo comodo a pochi non cambiare nulla. Per gli altri, per la collettività cioè il cambiamento è vitale. Basterebbe pensare com'è cambiato il paese per la semplice (mica tanto) costruzione dell'Alta velocità Torino-Milano-Salerno per capire come serve intervenire nelle arterie della penisola rendendole tal quali la modernità pretende. Il nostro Bowie, infine, rimarrebbe senza parole osservando come una parte della sinistra storica italiana è fisiologicamente conservatrice e combatta tutto ciò che comporta, in fin dei conti, nuova occupazione (il ponte sullo Stretto) e futuri benefici per la collettività. La vecchia psicopatologia, tutti uguali, perciò poveri e disperati che ispirò le politiche economiche dell'Urss, continua ancora a colpire nella Corea del Nord e, per fortuna solo in modo marginale, in Italia. ItaliaOggi. Numero 016, pag. 5 del 20/01/2016.

Giustizia folle dopo L'Aquila: 200 inchieste, poche condanne. Anche in Abruzzo il sisma del 2009 scatenò le procure. Ma il bilancio è un flop: 19 processi e assolti a pioggia, scrive Giuseppe Marino, Mercoledì 31/08/2016, su "Il Giornale". Il dolore causato dal terremoto dell'Aquila, così come quello di Amatrice, non è risarcibile, eppure è nella natura umana cercare un colpevole. Ma a nessuno gioverà il tormento ricaduto sulle spalle di decine di persone finite nel mirino della magistratura dopo la tragedia. Spesso con risultati modesti, un copione da non ripetere ad Amatrice e dintorni. All'indomani del terremoto del 6 aprile 2009, proprio come sta accadendo ora tra Ascoli e Rieti, cominciò a spirare un potente vento giustizialista e non solo tra chi aveva legittimamente diritto a chiedere conto delle morti. La Procura dell'Aquila avviò duecento fascicoli di inchiesta sui crolli. A distanza di sette anni, i dibattimenti che risultano effettivamente aperti sono solo 19 e le condanne una manciata. Ci sono poi altri processi collaterali, come quello contro la Commissione Grandi rischi, terminato con una sola condanna. Ma è anche sul piano della «qualità» delle condanne che si può nutrire qualche dubbio visto l'esito di tanto sforzo giudiziario. Anche allora, come oggi, giornali e tv diedero in pasto all'opinione pubblica notizie di losche macchinazioni per appropriarsi cinicamente di soldi pubblici in barba ai rischi per gli edifici, sospetti su clamorose truffe nelle costruzioni che poi furono causa di morti. A guardare bene però, fin qui a pagare sono state un pugno di uomini, a loro volta spesso già colpiti personalmente dal terremoto. Sono due i casi clamorosi che hanno condotto a condanne definitive. Per i ragazzi morti alla Casa dello studente sono stati ritenuti colpevoli tre tecnici che eseguirono un restauro e il presidente della commissione di collaudo. Per il crollo del Convitto nazionale dell'Aquila, sotto le cui macerie morirono tre studenti, è stato condannato a 30 mesi un ingegnere della Provincia, ma in carcere è finito solo il povero preside Livio Bearzi, che in quell'edificio viveva con la sua famiglia, incolpato di «aver omesso di valutare l'enorme pericolo incombente» e non aver evacuato preventivamente l'edificio. Un caso umano, che ha spinto anche una richiesta di grazia e si è presto tramutato in servizi sociali per Bearzi. Tutti assolti in Cassazione invece per uno dei crolli più letali, quello dell'edificio di via XX Settembre, che provocò nove vittime. Bearzi non è l'unico caso umano tra i condannati. Ci sono anche un 80enne e un 84enne, accusati di aver conferito l'incarico di direttore dei lavori di restauro di un palazzo nel quartiere di Pettino a un geometra anziché a un ingegnere: quattro anni di carcere, nonostante il palazzo abbia retto al sisma dando modo a tutti gli inquilini di salvarsi e sia crollato solo dopo nove giorni. Ed è stato invece prosciolto il geometra. Ci sono poi tecnici che hanno dovuto combattere anni in tribunale. Come l'ingegner Diego De Angelis. Fu processato per il crollo di un palazzo di cui aveva curato gratis il restauro del tetto. Era il condominio in cui viveva e in quel disastro morì la figlia Jenny. Sette anni con il tormento per la perdita e per le accuse infamanti per poi essere assolto in Cassazione. «In una città come L'Aquila, con un sisma così forte molti crolli erano inevitabili - dice Gianluca Racano, avvocato aquilano che ha seguito alcuni processi - ma concentrare tutte le energie sulla caccia al colpevole è fuorviante, il problema della cultura anti sismica è politico».

Nordio, il pm contro: "Trovare i colpevoli? Una caccia alle streghe". "La nostra società non ammette l'imponderabile, non sarà facile dimostrare chi e se ha sbagliato", scrive Stefano Zurlo, Mercoledì 31/08/2016, su "Il Giornale". La caccia alle streghe non gli è mai piaciuta e la rotta non cambia nemmeno oggi. Anche se ci sono i morti, i crolli, le rovine. «Dopo il terremoto - dice Carlo Nordio - si è scatenata una corsa spasmodica alla ricerca del colpevole, si additano presunti responsabili di qua e di là, ma questo meccanismo mi lascia perplesso. Mi pare che la società contemporanea, laicizzata, cerchi il capro espiatorio per superare tragedie che altrimenti sarebbero insuperabili, con il loro carico di morte e di dolore». Va controcorrente anche questa volta il procuratore aggiunto di Venezia, uno dei magistrati più famosi d'Italia, prima con un editoriale per il Messaggero, poi con questa intervista al Giornale.

Dottor Nordio, che cosa non la convince?

«Viviamo in un mondo che non accetta più il lutto, il cataclisma, il terremoto che ci annichilisce e annulla le nostre presunte certezze. Un mondo che ha perso il senso del sacro».

Certo, ma qui parliamo di costruzioni inadeguate, di ritardi, di soldi mal spesi o dimenticati.

«Un attimo, questo viene dopo».

E prima cosa c'e?

«Se la società non ammette più che ci sia qualcosa che sfugge al proprio controllo, allora subito dopo il disastro parte la caccia al colpevole. Per forza. A prescindere».

Scusi ma l'Italia è piena di tecnici che hanno chiuso gli occhi e di collaudatori che hanno certificato ristrutturazioni che gridavano vendetta.

«Non sono nato ieri e faccio di mestiere il pubblico ministero, ma segnalo un modo di ragionare che secondo me è distorto. Si parte in automatico alla ricerca del colpevole e, siccome siamo in Italia e tutto viene giurisdizionalizzato, il colpevole diventa imputato a furor di popolo e va alla sbarra. Mi pare che in questi giorni si stia assistendo allo stesso fenomeno».

Guardi che sono stati i suoi colleghi a denunciare anomalie, stranezze, incongruenze. Dovrebbero forse fingere che tutto è stato fatto a regola d'arte?

«Ovviamente no, ma ci vuole cautela, non si può procedere impulsivamente, sulla base di sentimenti e risentimenti».

Si faranno indagini e verifiche e alla fine chi non ha rispettato la legge sarà punito. Non è giusto che sia così?

«Si, purché si sappia che sarà molto difficile dimostrare le colpe che tutti oggi danno per sicure».

Perché?

«Perché non è affatto semplice arrivare a una condanna per omicidio colposo o per disastro colposo, il reato classico del terremoto. Attenzione: nel processo non basta stabilire che i lavori siano stati fatti male, no si deve dimostrare che se fossero stati eseguiti nel migliore dei modi quella casa oggi non sarebbe in macerie, quel campanile non sarebbe venuto giù, quella chiesa sarebbe ancora al suo posto. Capisce?»

Non si può andare avanti per slogan o tesi semplicistiche?

«L'Italia è un Paese complesso, parliamo di un patrimonio che ha centinaia di anni, parliamo di beni che hanno avuto una vita lunga e travagliata, parliamo di opere con vincoli di ogni tipo. Naturalmente per gli edifici costruiti negli ultimi anni il discorso è più facile, ma molte abitazioni sono il risultato finale di interventi spalmati nel tempo».

Il paragone con il Giappone non regge?

«Non sono mai stato in Giappone ma mi pare che i nostri borghi e le nostre città abbiano una fisionomia assai diversa dalla loro».

L'indignazione di oggi lascerà il posto ad un'interminabile guerra di perizie?

«È un rischio concreto: perizie e controperizie in un estenuante duello fra le parti. Con un ulteriore problematica: se scopriamo che i privati per risparmiare non hanno effettuato le migliorie previste che facciamo, mettiamo sotto inchiesta le famiglie dei morti?».

D'accordo, ma l'Italia è il Paese delle tangenti, delle abitazioni realizzate più con la sabbia che con il cemento, dello scandalo dell'Irpinia. Vuole forse passare con la spugna su decenni di ruberie?

«No, dobbiamo perseguire la tangente, il falso, l'abuso, ma il disastro colposo non ammette scorciatoie. E poi dobbiamo metterci in testa che nel codice penale non esiste l'imponderabile, anche se nel nostro Paese sono stati processati perfino i professori che non avevano previsto, poveretti, il terremoto dell'Aquila».

TERREMOTO E PREVISIONE.

Un sacco di scienziati e complottisti sono andati a letto ieri senza sapere di aver previsto il terremoto che ha devastato il Centro Italia questa notte. Oggi, con malcelata soddisfazione, ci comunicano che avevano ragione. Come sempre. Scrive Giovanni Drogo mercoledì 24 agosto 2016 su "Next Quotidiano”. Precisi come degli orologi svizzeri questa mattina sono arrivati quelli che leggono – a posteriori – i dati che indicano chiaramente che la notte passata ci sarebbe stato un forte terremoto. Dal momento che non è possibile prevedere il giorno, l’ora o il momento esatto di una scossa (e la relativa magnitudo) si tratta, nella migliore delle ipotesi, di cattiva informazioni (nella peggiore di mistificazioni pure e semplici). Spiega infatti l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che non è possibile fornire previsioni precise utili ad avvertire per tempo la popolazione. Modelli teorici imprecisi non danno previsioni precise. Esistono dei segnali, chiamati precursori sismici, che consentono di poter formulare previsioni approssimative riguardo intervalli di tempo, di spazio e di magnitudo entro i quali si può verificare con maggiore probabilità della media un evento sismico. Ma non è detto che poi l’evento si verifichi davvero o che sia dell’intensità “prevista”. Sono state invece compilate delle mappe di pericolosità sismica che indicano quelle aree dove a maggiore rischio (e la zona colpita stanotte è purtroppo una di quelle). Utilizzando queste mappe è possibile adottare misure preventive (ad esempio costruire edifici antisismici o mettendo in sicurezza quelli esistenti) per limitare i danni di un eventuale terremoto. Tutto qui? Purtroppo al momento sì, perché i modelli teorici non consentono di essere più precisi. I terremoti non si prevedono, ma è invece possibile – anzi doveroso tenuto conto della situazione geologica italiana – fare prevenzione. Eppure c’è chi già questa mattina sottolineava come avesse già previsto la scossa. Spiegando di aver individuato una ventina di giorni fa un’anomalia che oggi dimostra come al tempo aveva previsto un terremoto. Ovviamente senza localizzarlo, senza indicare l’orario o la magnitudo. Il che come previsione non risulta essere sufficientemente precisa da poter sostenere di avere in mano una prova chiara del rapporto causa-effetto. Tenendo conto che si sapeva già che la zona colpita risulta essere ad alto rischio sismico non si tratta di previsioni accettabili, soprattutto perché – caso comune a molte altre previsioni – vengono fatte dopo l’evento. Che sulla catena appenninica si possano verificare scosse di questo tipo è cosa quindi nota, quello che manca di sapere (e che fa la differenza) è il momento preciso. E questo purtroppo non è possibile determinarlo in base alle conoscenze scientifiche attuali. Vogliamo parlare di quello “scienziato” che crede che i terremoti siano causati da perturbazioni cosmiche e che la causa vada ricercata nel Sole (la soluzione sarebbe spegnerlo). Un momento, forse potrebbe essere il fracking la causa! Ma ecco che, quando la scienza non ci dà certezze, arrivano direttamente quelli che credono nella magia. La grande fiera della cospirazione e della geoingegneria. Come già accadde in occasione del sisma del 2012 in Emilia Romagna c’è chi crede che sia possibile prevedere un terremoto guardando la conformazione delle nuvole. Si tratta di tecniche degne degli antichi romani? Nulla di tutto questo perché c’è chi ci spiega che le nuvole “orientate” in quel modo non sono naturali ma vengono create grazie a esperimenti sul campo elettromagnetico, del tipo di quelli svolti dal famigerato HAARP. Peccato che Terra Real Time, noto sito di complottisti, indicasse come epicentro del fenomeno la Calabria e non il Centro Italia. Cose che capitano quando si devono tenere sotto controllo le macchinazioni del NWO. Curiosamente sul sito le “onde scalari” che hanno provocato lo “tsunami elettromagnetico” venivano ritenute pericolose soprattutto per i portatori di Pacemaker. Il loro scopo? Modificare il clima. Nessun accenno ai terremoti in questa curiosa previsione. Ma naturalmente il NWO non vuole che si sappia che nemmeno Terra Real Time ha previsto un terremoto. Sarebbe bastato leggere il – breve – testo del comunicato per accorgersene ma dal momento che si parla di tsunami e che il termine è associato ai terremoti, ecco servita la previsione. In mancanza del nostro esperto di fuffa preferito (Rosario Marcianò è momentaneamente assente da Facebook) non ci resta che consolarci con le spiegazioni di Gianni Lannes che sul suo sito evoca scenari militari: C’entra forse qualcosa il programma segreto di aerosolchemioterapia bellica che la NATO – previo indottrinamento degli esperti civili – manda in onda dal 2002, a base di irrorazioni aeree di alluminio e bario che rendono l’aria maggiormente elettronconduttiva, in modo da consentire alle onde elf di colpire le faglie sismiche attive? Scie belliche e sciami sismici: un distruttivo connubio militare. […] I terremoti possono essere provocati anche dall’uomo con vari mezzi e sistemi, soprattutto in aree notoriamente a rischio sismico che spesso mascherano la reale dinamica dell’evento tellurico: esplosioni convenzionali e nucleari, iniezioni elettromagnetiche nella crosta terrestre, riscaldamenti ionosferici, ricerca ed estrazione di idrocarburi. Un terremoto indotto presenta distintamente un ipocentro superficiale.

C'è una "Cassandra" che aveva previsto tutto: "L'allineamento dei pianeti scatenerà l'inferno". Stefano Calandra aveva avvisato su giorno e luogo della scossa. Ma il caso non c'entra, scrive Emanuela Fontana, Venerdì 28/10/2016 su "Il Giornale". La speranza in un mondo nuovo dove si possono prevedere i terremoti questa volta è da decifrare nelle cifre minime delle congiunzioni più silenziose, in una scienza più affine al popolo maya che agli umani del terzo millennio. AQ2, Azimut, rotazione dei pianeti, quella rivoluzione dell'«altre stelle» che per Dante era prerogativa dell'amore, e che secondo una nuova teoria potrebbe anticipare i terremoti. Teoria allo studio anche in Grecia, e ora al centro di un dibattito sui social network in Italia che si sta alimentando come un falò dalla sera del 26 ottobre. Tutto è partito dal signor Stefano Calandra, un cognome che evoca la Cassandra di Troia. Nella vita fa il consulente per bed and breakfast, e da qualche mese pubblica una serie di grafici in cui segnala gli allineamenti dei pianeti e i possibili movimenti delle faglie terrestri. Il post più sconcertante lo ha scritto il 25 ottobre, preceduto da una segnalazione del 18: «26/10 sera-notte. L'affollamento di coincidenze di pianeti in linea a 0 gradi di scarto, ben 10 come numero di eventi, essendo una situazione mai vista..., fa pensare ad un potenziale rischio sismico molto alto, quasi massimo, da quel 24/8 del terremoto di Amatrice in poi». Veniva indicata un'area generica, quella «Mediterranea», e una fascia oraria più delicata per il 26, dalle 17.30 alla mezzanotte. Le scosse sono avvenute come scritto il 26 ottobre, a distanza di due ore, con potenza in incremento e nella fascia oraria segnalata. Per la giornata del 27, ossia ieri, Calandra indicava rischio sismico fino alle 10,30 del mattino, e poi di nuovo alle 17.30, con picco alle 22. Il 28 ottobre, oggi, un «allineamento perfetto dei pianeti», a decrescere in serata. Le coincidenze del cielo vicine allo zero in occasione del terremoto di Amatrice, si aggiunge, furono cinque, ora il doppio. Le principali: Giove-Luna Terra, Saturno-Venere-Terra, Mercurio-Sole-Terra. Siamo nel campo delle supposizioni ancora primordiali, del tutto artigianali, e lo stesso Calandra, gli va riconosciuto, lo ammette con una naturale o costruita - umiltà: «Queste previsioni scrive - costituiscono solo delle ipotesi pseudoscientifiche, derivanti da un modello teorico troppo giovane per essere comprovato al 100%». Aggiunge quindi che questo modello acerbo deve essere integrato con le mappe sismiche dell'Ingv e con gli studi sull'aumento di gas radon nel sottosuolo per rendere più circoscritta l'area della segnalazione. Sui social è un ininterrotto fiume di commenti, da «cialtrone» a molti «grazie» su una pagina che ha avuto un'impennata di contatti in una notte insonne: da 700 a 4500. Ci stanno lavorando studiosi anche in Grecia: su 109 grandi terremoti analizzati dal 2004, 102 sarebbero avvenuti in occasione di un allineamento di almeno tre pianeti. Il problema è che manca la prova inversa: quanti falsi allarmi ci sarebbero con questo sistema?

L’uomo che prevede i terremoti. Ecco come fa e le polemiche…, scrive Antonio Amorosi, Mercoledì 30 maggio 2012 su “Affari Italiani”. Il disastro che sta colpendo l’Emilia Romagna e tutti noi era forse evitabile con costruzioni antisismiche ma sarebbe stato possibile fare anche di più. La sentinella dei terremoti sarebbe il Radon un gas radioattivo prodotto dalla disintegrazione spontanea di alcuni metalli. Gli studi sul rapporto tra Radon e terremoti avvengono dagli anni ’60 e la comunità scientifica si interroga sul tema senza essere arrivata a una prova definitiva. Ora quello che sostiene Giampaolo Giuliani, tecnico ricercatore dei Laboratori del Gran Sasso e asceso alle cronache prima del terremoto dell’Aquila, è che combinando le anomale fuoriuscite di Radon con uno sciame sismico in atto, si può prevedere i terremoti in arrivo e capire dove. Lo stesso sciame con fuoriuscita che era visibile adesso in Emilia. Con questa tecnica sarebbe possibile individuare l’epicentro e prevedere con precisione l’avvicinarsi del sisma. Le valutazioni di Giuliani potrebbero anche non essere catalogabili dalla comunità degli addetti ai lavori come scientifiche ma i suoi allarmi sembrano aver fatto centro più di una volta. Intanto nessuno lo ascolta e dà seguito alle sue ricerche.

Cosa ha fatto stanotte Giuliani?

«Ho lavorato. Da stanotte abbiamo impiantato un nuovo rivelatore in Abruzzo, tre stazioni osservative che prevedono le anomalie ad 80-120 km per macchina. Intrecciandole arriviamo a una visione fino a 200 km di distanza. Le anomalie rilevate stanotte davano un responso calmo con piccole scosse di assestamento. Ma riusciamo a vedere solo con 6-24 ore di anticipo».

Cosa ha visto in questi giorni prima del terremoto?

«Abbiamo visto una forte anomalia in arrivo ma non potevano verificare dove. Le nostre macchine sono troppo distanti. Se fossimo su tutto il territorio riusciremmo a vedere con precisione il punto dell’epicentro. La nostra è una ricerca autofinanziata che ha dato ottimi risultati sul campo. Più di questo non riusciamo a fare».

Il presidente di Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) Stefano Cresta ha sostenuto di recente in tv che le sue tecniche non sono scientifiche e che se lei avesse previsto il terremoto dell’Aquila si sarebbe dovuto spostare dal suo abitato e non lo ha fatto! Dove sta la verità Giuliani?

«Il terremoto non potevo fermarlo con le mani! Sono una campana fuori dal coro. Trovano facile delegittimarmi. Non si sa ma la notte prima del terremoto dell’Aquila ho salvato più di 350 persone. Quando ho parlato dell’evento sono stato raggiunto da un avviso di garanzia per procurato allarme. Avevano “montato” una storia falsa cioè che avessi predetto il terremoto a Sulmona ma è falso…falso! Mi hanno minacciato di non avvertire la popolazione per l’arrivo del terremoto …se lo avessi fatto...»

Cosa fa la sua macchina?

«Rivela la variazione di Radon che fuoriesce dal terreno e i suoi prodotti di decadimenti. Questa avviene quando c’è un movimento sospetto nel terreno».

Che rapporto ha il Radon con i terremoti?

«I terremoti avvengono sottoterra. Le rocce sottoposte a stress emettono Radon. La crosta terrestre poggia sul mantello, il mantello contiene uranio, radon, borio…tutti elementi dell’energia termodinamica rilasciata dal mantello. Possiamo vedere se la concentrazione di Radon aumenta e siamo in grado di trigonometrare ed identificare l’epicentro. Quando l’attività è lontana vediamo le anomalie ma danno un segnale più sfocato ed è impossibile fissare il luogo. Se c’è in corso uno sciame sismico incrociamo questo col radon rilasciato nel terreno e capiamo dove avviene il terremoto ma sul nostro raggio d’azione limitato».

Ci sono sperimentazioni in altri Paesi?

«I normali radometri con i quali si misura il radon verifica anche altri elementi che producono le sue particelle di rilascio. Non è un segnale pulito ma noi proviamo a vederlo con questa macchina che ho costruito. In Russia, Turchia, Cina c’è un attenzione al Radon associato al rilevamento del terremoto. Lo fanno in modo diverso dal mio ma sono attenti. Noi, lo dico per chiarezza, riusciamo a vedere solo 6-24 ore prima dell’avvenimento ma l’energia di un terremoto può accumularsi in brevissimo tempo e rilasciare la scossa».

Cosa bisogna attendere adesso?

«Bisogna fare attenzione. Nell’eventualità di altre anomali con i nostri piccoli mezzi proveremo a farlo sapere se le vediamo».

Terremoto, Giuliani: "Si poteva prevedere. Lo sciame? Osservato da 20 giorni". Intervista di Lorenzo Lamperti a Giampaolo Giuliani, Mercoledì, 24 agosto 2016 su "Affari Italiani”. "Il terremoto in Centro Italia? Si poteva prevedere". Lo afferma in un'intervista ad Affaritaliani.it Giampaolo Giuliani, ex tecnico dell'Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario e ora presidente dell'omonima fondazione permanente di ricerca sperimentale sui precursori sismici. 

Giampaolo Giuliani, si poteva prevedere quanto è successo questa notte?

«Sì, si poteva prevedere. C'era una situazione con uno sciame sismico in atto che andava avanti da tempo nel Centro Italia. Sull'Appennino centrale si verificavano scosse giornaliere, anche se strumentali, di un certo interesse».

In che modo può affermare che l'evento fosse prevedibile?

«Noi come Fondazione Giuliani portiamo avanti una ricerca sperimentale sulle variazioni del gas radon che vengono analizzate dai nostri sensori. I nostri grafici rivelano, quando l'incremento supera un certo limite, la possibilità di un forte rilascio. Questo è accaduto anche in occasione del terremoto dell'Aquila sette anni fa. Abbiamo stazioni in questo momento su diversi territori del pianeta. Siamo appena tornati dalla faglia di Sant'Andrea dove abbiamo installato tre stazioni su una direttrice di 700 chilometri tra Palm Springs e San Francisco. Poi abbiamo altre quattro stazioni in funzione a Taiwan e tre ne abbiamo in Abruzzo. Questa notte ne funzionavano due»

E come mai non si è riusciti a prevenire?

«La mia ricerca sperimentale suscita sempre molte polemiche. Ed eravamo in ritardo sui tempi. C'era la speranza che l'evento si verificasse in mezzo alle montagne producendo danni molto minori rispetto a quanto poi effettivamente successo».

Collabora con le istituzioni italiane?

«Il nostro lavoro è molto più apprezzato all'estero. Abbiamo diverse collaborazioni negli Stati Uniti, in Cina, dove prestano molta più attenzione e fede alla risposta di questa ricerca. Siamo appena tornati dagli Stati Uniti e ora mi stavo preparando perché ho una richiesta del governo dell'Ecuador per andare a montare lì cinque stazioni».

Non ha un dialogo con il nostro governo?

«Qui in Italia per questo tipo di ricerca sperimentale e all'avanguardia c'è molta ignoranza. Siamo molto indietro. Nemmeno ti danno la soddisfazione di provare, saggiare, sperimentare, mettere a disposizione mezzi e strumenti per fare qualcosa di nuovo e innovativo. Questa ricerca me la pago da solo con la fondazione e qualche donazione privata per portare avanti il nostro lavoro».

Qual è l'innovazione portata dalla sua ricerca? 

«La strumentazione che ho inventato io misura la propagazione del radon che fuoriesce dal sottosuolo. Ci sono diversi sensori posizionati a una certa distanza tra di loro. Misura la velocità di propagazione, e la variazione di concentrazione, di radon. Quando si verifica un picco sia in incremento sia in decremento che supera la media mobile è un segnale di anomalia che può far scattare l'allerta»

Sulla sua pagina Facebook lo scorso 10 agosto aveva pubblicato un grafico riguardo delle anomalie sismiche. Riguardavano lo sciame sismico che ha portato al terremoto di questa notte?

«Sì, riguardava proprio l'incremento dello sciame che stavamo monitorando. In quel periodo ero in California e controllando le stazioni in Italia mi sono reso conto della presenza di un'anomalia che nei giorni successivi aveva dato vita a quattro eventi sismici nella zona»

E' prevedibile che lo sciame sismico continuerà nelle prossime ore e nei prossimi giorni?

«Certamente. Dopo un evento come quello di questa notte avremo sicuramente uno sciame con una serie di eventi la cui intensità andrà piano piano a diminuire fintanto che non si sarà scaricata completamente tutta l'energia rilasciata. Avremo bisogno ancora di 24 o 48 ore per poter dire che effettivamente l'evento di questa notte è stato quello con la maggiore intensità. Sicuramente l'impressione che abbiamo dall'analisi dei dati e da come si sta comportando lo sciame sembra che tutto debba andare pian piano a finire. Calcoli però che uno sciame dopo un forte evento come questo può durare anche per qualche mese»

Il sismologo Giuliani: "Così prevedo i terremoti. Ecco dove può colpire il sisma ora", scrive “Libero Quotidiano” l'1 novembre 2016. Il sismologo Giampaolo Giuliani è famoso per essere "quello che prevede i terremoti". Per gli esperti ufficiali è poco più di un ciarlatano, ma lui al Tempo ribadisce la sua verità: "Non mi ascoltano perché il terremoto è un business". Le sue parole hanno spesso provocato polemiche. Da ultime le affermazioni su quello devastante di Norcia. Impronosticabile per tutti, non per lui: "Quello che viviamo in realtà è già accaduto, nel 1703. È storia: anche lì Amatrice, Accumoli, L'Aquila. Fu uno dei terremoti più significativi della nostra storia e l'evoluzione di oggi potrebbe ripercorrere quella di allora. Le repliche durarono più di due anni, e si ebbero reazioni anche in Toscana, Emilia, nella zona di Venezia. Poi tutto si concluse con un forte terremoto a Sulmona. Attenzione. Non voglio dire che ci sarà anche stavolta un terremoto a Sulmona, ma non possiamo non considerare quanto è successo". "Niente panico", ribadisce il sismologo, ma "co-no-scen-za". Le prime polemiche con la sismologia ufficiale sono sorte nel 2004, "quando io presentai la mia ricerca sperimentale e fu tacciata da criminale. Non si poteva dire che i terremoti si potessero prevedere. A chi facevo male? Il terremoto è un fenomeno che produce Pil, e dunque c'è sempre stata un'ostilità verso di me affinché il terremoto rimanesse un fenomeno non prevedibile". Il segreto secondo Giuliani sta negli strumenti che utilizza solo lui: "Sono sedici anni che studio il radon e ho informazioni su questo elemento, radioattivo, che il mondo accademico nazionale non ha, perché utilizzo uno strumento costruito da me. Io l'ho messo a disposizione di tutti, nel 2004, dal Cnr alla Protezione Civile e nessuno l'ha voluto vedere". Contestato in Italia, lavora all'estero: "Sono appena rientrato dagli Usa, presto andrò in Siberia. Ho messo quattro macchine a rilevare in Cina e sto trattando con il governo dell'Ecuador per andare a controllare la faglia di Nazca. Ma che mi importa di starmi a giustificare con gli italiani? Tra l'altro, io le mie ricerche me le sono sempre pagate da solo, non ho mai chiesto aiuti a nessuno. Avevo solo chiesto un paio di ricercatori per analizzare i miei 16 anni di dati che hanno un'importanza scientifica incredibile". Concessi? "Assolutamente no".

Poi c'è chi, il solito giornalista, che vede lucciole per lanterne. “Dobbiamo aspettare le prossime 24-48 ore, per capire. Potrebbe infatti verificarsi la scossa principale, fino a 7.5 gradi. Oppure potremmo registrare il decrescere di intensità con scosse intorno ai 6 gradi e poi via via a scemare”. Questa dichiarazione-shock sul quotidiano online Leggo del tecnico aquilano Giampaolo Giuliani, che da anni asserisce di poter prevedere i terremoti con un suo metodo, ha sconvolto la rete a poche ore dal sisma di magnitudo 6.5 delle 7.40 di domenica, scrive il 31 ottobre 2016 “Abruzzo Web”. La notizia ha fatto il giro delle reti sociali suscitando le “solite” reazioni dicotomiche tra contestatori e fan di Giuliani: gli uni hanno denunciato l’irresponsabilità di sbilanciarsi in un modo così netto, gli altri hanno ringraziato per averli messi in guardia. Ad aumentare la confusione, il fatto che nell’articolo Giuliani sia stato definito “sismologo” e “professore”: non è né l’uno né l’altro né, a onor del vero, ha mai millantato di essere una figura diversa da quello che è, un tecnico studioso dei sismi. Alla fine la situazione si è surriscaldata: più tardi lo stesso tecnico ha citato alcuni titoli come uno attribuito a Libero “Sismologo terrorizza l’Italia prevedendo una scossa disastrosa”. E dato che già una volta Giuliani è stato denunciato per procurato allarme (inchiesta archiviata) e altre volte ha rischiato nuove denunce, in breve tempo sono arrivate due precisazioni sulla propria pagina Facebook. “Non ho assolutamente dichiarato alla giornalista che ci sarebbe stata una scossa di magnitudo 7.5 entro 48 ore - ha chiarito - La domanda è stata: Dopo questa scossa quanto ci vorrà per sapere se è la scossa più forte?. Risposta: Beh 24-48ore. Domanda: E quella faglia, quanto può rilasciare?. Risposta: Tra il 6.5/7.5. E la giornalista decide di scrivere che Giuliani avrebbe dichiarato che si verificherà un evento entro 48 ore catastrofico”. Nel secondo, Giuliani ha aggiunto di aver “parlato con la giornalista Lorena Loiacono, la quale non voleva nel modo più assoluto creare allarmismo. In realtà, il titolo di testa è stato ripreso da altri media i quali hanno approfittato dell’occasione per portare disagio nella comunicazione”. Tra quelli che hanno deprecato l’articolo c’è stato l’assessore comunale dell’Aquila alla Ricostruzione Pietro Di Stefano, che si è soffermato su un passaggio particolare. “Hai capito tu che consiglio? Non dormite negli edifici danneggiati. Cavolo! - è sbottato sempre su Facebook - Non sono entrato nel merito delle dichiarazioni sul sisma tanto ormai ne scrivono di tutti i colori e razze”. E a una fan che gli diceva “Per piacere lasciate stare Giampaolo”, Di Stefano ha risposto: “Per carità, chi te lo tocca”.

LA SCIENZA E LA NEW AGE.

New Age. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. La spiritualità New Age spesso incorpora gli elementi della Terra, della Luna e dello spazio esterno. Il termine New Age si riferisce alla venuta di una nuova era astrologica, l'Era dell'Acquario. New Age (traducibile letteralmente della lingua inglese come "Nuova era") è un'espressione generale per indicare un vasto movimento subculturale che comprende numerose correnti psicologiche, sociali e spirituali alternative sorte alla fine del XX secolo nel mondo occidentale.

Il termine "New Age" (letteralmente "nuova era") iniziò a essere diffuso dai mass media statunitensi nei tardi anni sessanta, per descrivere le forme di controcultura spirituale interessate a pratiche e concetti come la meditazione, il channeling, la reincarnazione, la cristalloterapia, la medicina olistica, l'ambientalismo e numerosi "misteri" di difficile interpretazione come gli UFO o i cerchi nel grano, o anche i bambini indaco. Questa corrente di pensiero esiste certamente già dagli anni settanta, e probabilmente deriva almeno in parte dalla controcultura degli anni sessanta. Le generazioni precedenti erano già arrivate a interessarsi ad alcuni (ma non a tutti) degli elementi principali del "sistema di sistemi di credenze" (o paradigma) della New Age, per esempio a pratiche come lo spiritualismo, la teosofia, l'antroposofia o la medicina alternativa. A loro volta, queste dottrine hanno radici nel trascendentalismo, nel mesmerismo, nello swedenborgianismo, nella tradizione rosacrociana e in altre tradizioni esoteriche occidentali (per esempio astrologia, magia, alchimia e cabala). Ricordiamo che proprio la generazione dei tardi anni sessanta volse lo sguardo verso l'oriente e abbracciò tecniche, riti, usi religiosi e pensieri della filosofia orientale, sospinta anche dal desiderio di rompere gli schemi politico-sociali-culturali-religiosi contemporanei. Nel mondo di lingua inglese, una delle origini della New Age si può certamente trovare nel lavoro del sensitivo Edgar Cayce, da cui trae origine il termine stesso di channeling (o channelling, considerato comunemente nella New Age come uno dei mezzi più significativi per mettersi in contatto con esseri di altre dimensioni). L'espressione New Age (o l'analoga locuzione Nuova Era) potrebbe derivare dagli scritti della neo teosofista britannica Alice Bailey. La Findhorn Foundation, fondata nella Scozia del Nord nel 1962, fu una delle prime comunità esplicitamente New Age. Alcuni studiosi, tra i quali Cecilia Gatto Trocchi hanno individuato nel santuario di Esalen, situato a metà strada fra San Francisco e Los Angeles, il primo centro New Age fondato negli anni settanta. In Russia il movimento è stato molto influenzato dall'eredità dei teosofi Nicholas Roerich e Helena Roerich. Un altro ex teosofo, Rudolf Steiner (poi fondatore del movimento antroposofico), è un punto di riferimento della New Age. In Brasile fonti analoghe si possono rintracciare nel pedagogista francese Allan Kardec che codificò lo spiritismo, o nelle tradizioni folcloristiche africane di Candomblé e Umbanda. Fra gli eventi che maggiormente hanno contribuito a fornire visibilità al fenomeno della New Age, si devono certamente citare la manifestazione Harmonic Convergence ("convergenza armonica", a volte indicata brevemente col riferimento alle sincronicità delle ricorrenze numeriche dell'"11:11"), organizzata da José Argüelles a Sedona (Arizona) nel 1987 e la miniserie televisiva Out on a Limb di Shirley MacLaine (ancora 1987) che, tratta dall'omonimo bestseller che la MacLaine aveva scritto, è un racconto autobiografico delle esplorazioni spirituali dell'autrice. Curiosamente, in quell'anno si dice che si sia avverata una profezia dei nativi americani Hopi, cioè la nascita di un bisonte bianco che avrebbe dovuto portare, secondo la leggenda, un aumento del livello di consapevolezza dell'umanità. Come alcuni hanno fatto notare, quello stesso anno fu firmato un trattato fra USA e URSS per l'eliminazione di missili nucleari a media gittata, e iniziò il processo che avrebbe portato, due anni più tardi, al crollo del Muro di Berlino. Altri eventi che ebbero vasta eco furono le dichiarazioni sorprendenti dei primi channeler, come Jane Roberts (che parlava in nome di una entità chiamata Seth) e J.Z. Knight (per Ramtha). Fra i libri che più hanno influenzato la nascita e lo sviluppo del movimento New Age vanno infine ricordati Un corso in miracoli (A Course in Miracles) di Helen Schucman, La profezia di Celestino (The Celestine Prophecy) di James Redfield, E venne chiamata Due Cuori (Mutant Down Under) di Marlo Morgan, la serie di scritti Conversazioni con Dio (Conversations with God) di Neale Donald Walsch e i messaggi di Kryon. Correlata alla New Age è anche l'opera di Carlos Castaneda, da A scuola dallo stregone (The teachings of don Juan) in poi.

Le numerose e diverse concezioni riconducibili a questa denominazione sono accomunate dall'ideale dell'avvento di un "mondo nuovo" o di una "nuova era", spesso indicata astrologicamente come età dell'Acquario (l'età attuale è detta dei Pesci). Sotto la definizione di New Age vengono fatte ricadere molte realtà di diversa natura - semplici stili di vita, filosofie, religioni, medicine alternative, organizzazioni, aziende e via dicendo, caratterizzate da un approccio eclettico e individuale all'esplorazione della spiritualità. Il termine New Age è anche ampiamente e ufficialmente utilizzato per riferirsi al vasto segmento di mercato in cui si vendono libri, beni e servizi connessi a tali visioni del mondo.

Il New Age si può definire come una rete vagamente connessa di ricercatori e gruppi spirituali (o scuole), di maestri e terapeuti (a volte chiamati guru, guaritori o semplicemente "facilitatori") e altre figure analoghe (talvolta detti new agers). Caratteristica distintiva dell'odierna New Age è che ogni individuo, essendo di origine divina, è chiamato a costruirsi un proprio cammino spirituale di risveglio (o di "ritorno a Casa"), riferendosi eventualmente al patrimonio universale proveniente da ogni tradizione mistica e religiosa, inclusi lo sciamanesimo, il neopaganesimo, la cabala e l'occultismo, ma soprattutto basandosi sulla propria esperienza interiore e sul proprio discernimento e sentire intuitivo. Anche l'aiuto che può essere fornito al proposito da guide, angeli o guru è soggetto a questa restrizione, che quindi è diventata nel tempo una vera e propria regola d'oro per vagliare messaggi e messaggeri di qualsivoglia provenienza.

La principale convinzione che accomuna tutti o quasi i new ager (pur nello sconfinato panorama che rende arduo e fuorviante ogni schematismo) è che il nostro pianeta e l'umanità nel suo insieme (attraverso un cammino di trasformazione che però è individuale) si trovino alla soglia di un progresso spirituale che, se raggiunto, consentirà l'accesso a nuove dimensioni dell'esistenza, ovvero a una nuova forma di consapevolezza. Da più parti, per esempio, si fa riferimento all'anno 2012 (tratto da diverse antiche profezie) come termine indicativo di una transizione maggiore e di un "salto quantico" nel tessuto temporale dovuti anche all'attraversamento da parte dell'intero sistema solare di un campo energetico ad altissima frequenza indicato come cintura fotonica. Certo, per la loro stessa natura, questi concetti, peraltro sconosciuti alle religioni tradizionali, non sono riscontrabili nel pensiero Scientifico accademico e neanche sono in alcun modo citati nella Bibbia. Essi, per la visione New Age, non vanno intesi come la classica attesa della fine del mondo o del Giudizio Universale, ma come un termine temporale legato ai grandi cicli cosmici, entro il quale ogni essere umano (e la società nel suo insieme) dovrà prepararsi e ristrutturarsi, se vuole evitare di stagnare nell'inarrestabile cammino evolutivo. Ciò sembrerebbe ricordare da lontano il millenarismo cristiano di cui si parla nell'Apocalisse, ma senza avere la collocazione logica e storica che invece si apprende attraverso la lettura della Bibbia. Questi progressi, pur di natura spirituale, riguardano necessariamente anche i piani materiali dell'esistenza e toccano i codici stessi della struttura fisica. Le "nuove abilità" legate al risveglio interiore possono condurre ad un accrescimento sostanziale del sentire intuitivo e a trasformazioni percettive legate alla possibilità di vedere cose ora invisibili, di viaggiare nello spazio istantaneamente, di cogliere significati e correlazioni prima nascosti negli oggetti e gli eventi dell'Universo, nonché di agire su tali oggetti ed eventi in una moltitudine di nuovi modi "metafisici". La New Age quindi abbraccia volentieri, per esempio, la pratica della meditazione, o concetti di provenienza orientale come quello del risveglio in senso buddhista o quello dell'apertura del terzo occhio. Si organizzano inoltre seminari di yoga, corsi di occultismo e pratiche tantriche per attivare, o per meglio dire a sbloccare, energie latenti al fine di migliorare l'efficienza di tutti i partecipanti; gli iscritti appartengono a qualunque fascia socio-economica e, tra essi sono sempre più numerosi i manager, gli imprenditori, gli uomini di grande responsabilità politica e finanziaria.

Sempre in generale, i new ager affermano che queste nuove dimensioni di esistenza che attendono l'umanità sono già abitate da entità "interdimensionali" (e/o extraterrestri) e anche da alcuni pionieri umani (i cosiddetti Maestri Ascesi), e che questi esseri sono disposti a mettersi in contatto con chi è pronto a ricevere il messaggio o con chi comunque ne solleciti l'aiuto. Mentre per il modo corrente di vedere le cose qualunque tentativo di contatto da parte di esseri provenienti da un diverso piano di esistenza non può che risultare sconvolgente, incredibile o fantascientifico, il paradigma New Age prende in seria e attenta considerazione fenomeni che restano ancora difficilmente spiegabili nei termini del metodo scientifico galileiano o comunque controversi, come ad esempio i cerchi nel grano, gli UFO, il channeling o le varie forme di contatto medianico, ma anche le innumerevoli descrizioni di esseri elementali, fate e spiriti della natura (Deva), e i racconti di continenti scomparsi in seguito a cataclismi come Atlantide e Lemuria (Mu). Gli angeli poi e le varie schiere di esseri celesti (a cui d'altra parte si riferiscono, anche se con nomi diversi, tutte le più antiche tradizioni religiose) hanno un ruolo chiave nella visione New Age.

Se da quanto detto prima emerge una figura di new ager (un po' caricaturale) pronto a credere a tutto ciò che va oltre la visione comune del mondo (dove per "comune" intendiamo originata dalla scienza attuale o dalle religioni della tradizione giudaico-cristiana), in realtà è altrettanto fondamentale capire come nella filosofia della New Age che questa "apertura" nei confronti dell'incredibile sia regolata da ciascun individuo secondo le proprie inclinazioni spirituali personali. La frase più ricorrente nei forum e nelle altre comunità virtuali New Age è "for your discernment". Questa indicazione, "per il vostro discernimento" (come dire: "sottoposto al vostro giudizio") precede la maggior parte dei messaggi che contengono verità discutibili, come per esempio un messaggio ricevuto da un medium, in channeling, da una civiltà aliena (ad esempio delle Pleiadi). Ogni new ager, quindi, è chiamato a scegliere in cosa credere, con discernimento. La frase for your discernment, inoltre, implica che lo scrivente non si ritenga, per principio, detentore di verità assolute o ultime. Talvolta questo implicito rispetto per le convinzioni e il cammino spirituale del prossimo, a prescindere dalle sue peculiarità (o forse proprio in virtù di queste), è espresso anche da un altro uso verbale, questa volta di derivazione esplicitamente orientale, Namaste (un saluto che intende significare grosso modo "mi inchino al divino che c'è in te").

Quello riportato di seguito è un elenco di convinzioni largamente condivise nella New Age (anche se non necessariamente da tutti):

Tutta l'umanità – in effetti tutta la vita, tutto nell'universo – è spiritualmente interconnessa, e partecipe della stessa energia. Dio è uno dei nomi di questa energia;

Esistono esseri spirituali (angeli, arcangeli, maestri ascesi, creature elementali, guide e/o esseri extraterrestri) disposti a consigliare e orientare chi è pronto e ricettivo nei confronti dei loro insegnamenti;

La mente umana ha poteri profondi e vasti, che possono persino modificare la realtà: you create your own reality ("tu crei la tua realtà"); Tuttavia, alcune regole (spirituali) valgono comunque, per esempio, la legge di causa ed effetto del karma, anche se mitigata secondo alcuni dal perdono e dal superiore principio della Grazia divina;

Ogni individuo ha uno scopo sulla Terra e una lezione da imparare. La lezione più importante è l'amore;

La morte non è la fine di tutto, conduce solo a una diversa dimensione. La vita dopo la morte non prevede punizioni, al massimo una forma di intensa autovalutazione, o un periodo di insegnamenti avanzati, eventualmente impartiti attraverso la reincarnazione, il servizio agli esseri viventi in qualità di guida, o il ritorno alla vita dopo una delle esperienze di quasi-morte;

La scienza e la spiritualità possono e devono ritrovare l'armonia che le lega. Teorie scientifiche come l'evoluzione e la meccanica quantistica, se correttamente interpretate, sono traducibili in principi spirituali;

L'intuizione (o la "guida divina") può essere uno strumento di conoscenza alternativo, in un certo senso anche più efficace da quella razionalità che è guidata dallo scetticismo e dal dubbio sistematico. Il sapere intuitivo o interiore non mira a sostituirsi al tradizionale metodo scientifico, ma può invece cooperare con esso e contribuire ad ampliare i confini asfittici del vecchio scientismo. L'attuale paradigma dominante nella scienza occidentale ha il grande limite di non considerare con sufficiente serietà e apertura temi come quelli della parapsicologia, della meditazione e della medicina olistica;

C'è un nucleo mistico comune in tutte le religioni, orientali e occidentali. I dogmi, l'identità religiosa, l'intolleranza verso altre religioni sono tutti ostacoli fondamentali al progresso dell'individuo;

La Bibbia è sì un libro saggio e sacro, ma non del tutto integro, e comunque ognuno può avere in ogni momento un più vivo e diretto contatto col divino nella propria interiorità. Molte importanti verità non vi sono menzionate, o lo sono solo in modo molto obliquo e velato. Certe indicazioni poi sono chiaramente datate e non vanno prese alla lettera, senza contare che il testo può contenere diversi piani di lettura e di approccio, in modo che ognuno possa accedervi secondo il suo personale livello di coscienza. Alcuni sostengono che Gesù fosse inizialmente un Esseno, o che abbia viaggiato in India in gioventù per studiare le religioni orientali; altri sostengono che fosse un avatar come il Buddha;

Le forme femminili di spiritualità, e le immagini divine femminili (come Aeon o la Sophia dello gnosticismo), sono state dimenticate dalla nostra società patriarcale, e vanno recuperate;

Antiche civiltà estremamente avanzate, come Atlantide e Lemuria, potrebbero essere realmente esistite; potremmo non conoscere ancora il vero significato (o il vero potere) di vestigia del passato come le Piramidi egizie o Maya o Stonehenge o nuraghi;

Le coincidenze non esistono. Tutto ciò che accade ha un significato spirituale e uno scopo (una lezione da insegnare);

Esiste un progetto per cui ogni individuo si trova in ogni momento nel posto giusto per imparare la propria lezione;

La mente ha poteri nascosti, attivi anche al di là della nostra consapevolezza, e cerca di comunicare con noi attraverso sogni, visioni (durante la meditazione) e così via;

La meditazione, lo yoga, il t'ai chi, il reiki e altre pratiche tradizionali orientali derivano da una profonda conoscenza di verità dimenticate, e sono uno strumento importante per comprendere l'Universo;

Ogni tipo di relazione ha il potenziale di far crescere l'individuo. Dalle relazioni con gli altri impariamo chi siamo, quali sono i nostri punti deboli e i nostri punti di forza (che ci consentono di aiutare il prossimo). Tutte le nostre relazioni saranno ripetute (reincarnazione) fino a quando non saranno "guarite", ovvero fino a che non supereremo la prova che rappresentano;

Esiste però una "via breve", un cammino individuale che può permettere ad ognuno di uscire dalla ruota interminabile delle reincarnazioni sul piano materiale;

La reincarnazione è un concetto fortemente semplificato di un fenomeno interdimensionale estremamente complesso che la mente lineare attuale non è capace di inquadrare in modo coerente e completo. Si trovano così diverse forme di interpretazione di questo concetto di base. Per alcuni la reincarnazione è all'origine una forma di servizio reso volontariamente al pianeta per aiutarlo a trasmutare un carico karmico globale che gli impedirebbe di ascendere alle dimensioni (o densità) superiori;

Le anime cercano il tutto; il nostro obiettivo ultimo è imparare ad amare tutto ciò con cui entriamo in contatto, a scoprire il divino in ogni cosa e a riscoprire infine noi stessi Uno col Tutto.

L'era dell'Acquario è l'era astrologica che segue a quella attuale dei Pesci, in base al ciclo astronomico della precessione degli equinozi, che dura in tutto circa 25800 anni. Poiché i dodici segni, da un punto di vista astrologico, sono di eguale estensione, ogni era durerebbe un dodicesimo di 25800 anni e cioè 2150 anni. Secondo calcoli di volta in volta diversi, ma grossolanamente sovrapponibili, l'era dei Pesci sarebbe iniziata intorno all'anno 1, cioè con la nascita di Gesù Cristo, il cui simbolo è il pesce. Sull'esatta venuta dell'era dell'Acquario esistono pareri discordanti. A seconda dei diversi autori, l'età dell'Acquario è, o appena iniziata (anni '60 del secolo scorso), secondo alcuni nel 21 dicembre 2012, o inizierà, secondo altri, intorno al 2140-2150. Secondo Rudolf Steiner occorrerà invece aspettare il 3573, ma gli effetti (derivanti soprattutto dall'attesa) di questo prossimo cambiamento sono già iniziati negli anni venti-trenta del XX secolo. L'Unione Astronomica Internazionale, avendo definito i confini delle varie costellazioni in modo diverso da quello adottato in astrologia, per cui le estensioni dei diversi segni sono disuguali, ha calcolato che questo avvenimento cadrà all'inizio del XVII secolo.

Il problema di quali elementi culturali contemporanei debbano essere inclusi nella New Age è controverso. Il channeling ha evidentemente molti punti in comune con le pratiche medianiche spiritualiste. Movimenti magici come il neopaganesimo e spirituali come la psicologia transpersonale sono parzialmente sovrapposti con la New Age. Alcuni gruppi preferiscono prendere le distanze dalle possibili connotazioni negative dell'etichetta "New Age", come ad esempio la commercializzazione di prodotti e servizi. Il movimento del Nuovo Pensiero ha origini proprie e indipendenti che risalgono alla metà del XIX secolo, tuttavia alcuni suoi insegnamenti presentano analogie con quelli della New Age e la vita indipendente di cui gode oggi la parte della dottrina del Nuovo Pensiero che va sotto la denominazione di pensiero positivo e l'ampio uso che viene fatto nelle chiese New Thought (sia cristiane che non) di materiali New Age come Un corso in miracoli, fanno sì che tale movimento religioso sia oggi spesso considerato come in parte sovrapposto o comunque collegato alla New Age. Anche scienziati e pensatori come Fritjof Capra hanno cercato di creare i presupposti culturali per un cambiamento di paradigma della scienza con l'assimilazione di concetti come la medicina olistica, l'ecologia della mente di Gregory Bateson, o i rapporti fra taoismo e meccanica quantistica, evitando però accuratamente di essere in qualche modo assimilati alla New Age vera e propria. Vi sono stati anche tentativi di presentare la New Age come movimento sociopolitico; si può citare, per esempio, la "New Age Politics" di Mark Satin (seconda metà degli anni settanta), il pensiero di Theodore Roszak e la "Cospirazione dell'Acquario" di Marilyn Ferguson.

Le critiche delle credenze New Age prendono generalmente tre forme: critiche sulla mancanza di un'adeguata base o prova scientifica, critiche di violazione e abuso della sacralità di varie tradizioni religiose, di filosofie o di culture, e critiche basate sul fatto che questa dottrina, nonostante si identifichi come movimento culturale controcorrente, goda di grande copertura mediatica.

Inoltre molti di coloro che credono nella teoria del complotto pensano possa essere ricollegato alla teoria del complotto del nuovo ordine mondiale anche a causa di molte pratiche ispirate o copiate da rituali eseguiti all'interno di sette di varia natura, quali massoneria e simili, quindi ricadenti nel campo dell'occulto e dell'esoterismo.

Molte religioni costituite hanno tacciato il pensiero New Age di essere eretico, immorale, deviante, o comunque privo di una chiara guida data da un libro sacro oppure da una tradizione antica; inoltre contestano il rapporto diretto, immediato e personale con la divinità, privo dell'intermediazione di una classe sacerdotale, per di più gerarchica. Sul New Age si è anche espressa la Chiesa Cattolica con un apposito documento del Pontificio Consiglio della Cultura e del Pontificio consiglio per il Dialogo Interreligioso. Alcuni studiosi di area cattolica hanno avvicinato il new age al satanismo, ravvisando quali punti di contatto la pretesa di essere o sostituirsi a Dio, la visione relativistica dell'esistenza e della verità e le pratiche rituali di tipo sincretista. Alcuni adepti di discipline tradizionali di paesi quali ad esempio l'India e la Cina, un vasto numero di scuole ortodosse di Yoga, Tantra, Qigong, medicina cinese, Ayurveda e arti marziali (le tradizionali famiglie Taijiquan, ad esempio), nonché gruppi con una storia antica di secoli hanno tutti affermato che il movimento New Age (di matrice occidentale) è una comprensione parziale o nulla, o addirittura una deliberata distorsione delle loro proprie discipline.

Alcune delle critiche più dure all'eclettismo New Age sono venute da scrittori e comunità degli Indiani d'America. La Dichiarazione di guerra contro gli sfruttatori della spiritualità Lakota è una delle più forti affermazioni di avversione alla New Age da parte dei capi tribù nordamericani.

Alcuni scrittori hanno ravvisato tracce di razzismo nelle fonti della teosofia, in particolare negli scritti di Alice Bailey riguardo agli Ebrei e alcuni commenti di Rudolf Steiner riguardo specifici gruppi etnici, africani inclusi, sebbene Steiner perlomeno avesse poi enfatizzato l'eguaglianza razziale come principio della sua antroposofia.

QUELLI PRO…SCIENZA.

La ricerca fa ridere se la fusione fredda crea l’uovo di gallina. Nel libro di Aleksandra Kroh e Madeleine Veyssié “14 scoperte scientifiche che non sono servite a niente», scrive Pietro Spirito il 6 aprile 2017 su "Il Piccolo”. Ci sono i partigiani degli Ufo, naturalmente. A cominciare dai due burloni David Chorley e Doug Bower, che hanno ingannato il mondo intero con i loro cerchi di grano. E poi c’è Dolores Krieger, esegeta internazionale dei benefici del tocco terapeutico, una tecnica che permette agli infermieri di manipolare i campi energetici dei pazienti sofferenti evitando qualunque contatto fisico. E che dire di Corentin Louis Kervran, ammiratore dell’alchimia, che dopo attenti studi ed esperimenti è «giunto alla conclusione che il calcio dei gusci delle uova di gallina è stato creato da un processo di fusione fredda». Ma ci sono anche due italiani, Marina De Tommaso e Paolo Livrea, della facoltà di Neurologia e psichiatria dell’Università di Bari, che «hanno misurato il dolore provato da persone che guardano un brutto dipinto rispetto a quelle che ammirano una bella tela, quando si invia sulla loro mano lo stimolo di un potente raggio laser». Sono tutti scienziati, o pseudo scienziati, o veri e propri ciarlatani, accomunati dall’aver ricevuto il premio Nobel. Non, però, quello conferito a Stoccolma, bensì l’anti-Nobel consegnato ogni anno dall’Università di Harvard alle dieci scoperte scientifiche più stravaganti e inutili. È l’Ig Nobel, riconoscimento assegnato con l’intento programmatico di «far prima ridere e poi riflettere». Nel corso di una sontuosa cerimonia, un vero e proprio galà cui partecipano con gioia anche autentici premi Nobel, gli improbabili scienziati - quelli che accettano l’invito - sono chiamati a esporre in ventiquattro secondi esatti la loro ricerca attraverso una “descrizione tecnica completa”, seguita da un riassunto in sette parole comprensibile a tutti, con risultati esilaranti che scatenano fra il pubblico un entusiasmo da stadio. L’Ig Nobel va avanti dal 1991 per volontà di Marc Abrahams, matematico e informatico, a sua volta un burlone patentato, inventore negli anni Ottanta dei “Simulatori di saggezza”, strumento informatico che permette di fare la scelta giusta in ogni circostanza, antenato della formazione interattiva. Abrahams, che «ha il dono di presentare tutte le scoperte, che siano pazzoidi o serie, in modo ugualmente esilarante», in tutti questi anni con i suoi Ig Nobel è riuscito quantomeno a dimostrare che «nonostante a volte divaghi, nonostante venga praticata da esseri umani, dunque necessariamente imperfetti - compresi vecchi rimbambiti, ambiziosi carrieristi, fanatici e, perché no, imbroglioni -, la scienza sa essere sottile, affascinante e grandiosa». Ce lo raccontano le fisiche Aleksandra Kroh e Madeleine Veyssié nel libro “14 scoperte scientifiche che non sono servite a niente” (Bompiani, pagg. 380, Euro 13,00), dall’onesto sottotitolo “Benché questo sia tutto da dimostrare”. Armante di santa pazienza e scientifica competenza, Kroh e Veyssié hanno spulciato gli annali dell’Ig Nobel cogliendo fior da fiore, fino a mettere insieme un’antologia di storie spassosissime, dando però al lettore le informazioni scientifiche necessarie perché possa farsi una propria opinione sulle scoperte proposte. Il repertorio di base era enorme, con autentiche genialità come «l’inventore di un metodo per fermare il singhiozzo persistente tramite massaggio rettale», o la presentazione del “dissuasore per adolescenti”, un dispositivo elettromeccanico «in grado di produrre suoni ad alta frequenza, molto sgradevoli, udibili esclusivamente dai più giovani». Ma le due autrici hanno prediletto le ricerche più scientificamente sostenibili, per così dire, quelle dove il confine fra il colpo di genio e la follia si fa molto sottile. Come nel caso di Jacques Benveniste, medico e biologo, ricercatore affermato, direttore di un grande laboratorio specializzato in immunologia, che si è aggiudicato non uno bensì due Ig Nobel, sia per i suoi medicinali omeopatici, sia per la teoria sulla memoria dell’acqua, in virtù della quale «l’acqua che non contiene più alcuna molecola attiva potrebbe restare essa stessa attiva, come se conservasse il ricordo delle sostanze con cui è stata in contatto». Teoria assai suggestiva, ma le molecole fantasma di Benveniste finiranno per sparire nel nulla dopo anni di lotte per affermare la loro esistenza. Risate a parte il loro libro, dicono le autrici, affronta «con grande modestia un problema dalla massima importanza: la percezione della scienza nella società contemporanea, tempo in cui tutti noi beneficiamo «dei vantaggi che essa porta nel quotidiano», ma tanti, forse troppi «la ritengono sclerotizzata, visceralmente attaccata ai propri dogmi e refrattaria alle grandi idee innovatrici», cedendo piuttosto alle lusinghe di «superstizioni medioevali, rivelazioni incredibili o alla spiritualità New Age».

È assurdo che qualcuno posso essere contro la scienza, eppure molti lo sono, e la causa di fondo non sono solo i raggiri dei ciarlatani ma anche il fatto che la scienza può essere difficile, ed alla gente non mi piacciono le cose difficili, scrive CEIFAN Centro di Indagine sui Fenomeni Anomali diretto dal Servizio Antibufala. Esistono tutta una serie di luoghi comuni assolutamente falsi sulla scienza e sul mondo scientifico, ma che sono molto diffusi e duri a morire. Spesso ci vanno di mezzo anche persone che seguono i metodi scientifici e la razionalità nell'affrontare cose come misteri, complotti e paranormale. Esempi sono persone come Attivissimo o i ricercatori del Cicap, che vengono continuamente diffamati con assurde ed infondate accuse, poiché si rifiutano di accettare le bufale, si rifiutano di credere per fede a certe bufale, e si permettono perfino di sbugiardare con prove le affermazioni fatte da ciarlatani. Ad affermazioni di Attivissmo e del Cicap che non sono gradite, ed anche loro possono sbagliare, ci si aspetterebbe una risposta con prove e documentazioni serie, invece si risponde con calunnie diffamanti o con cose inattendibili al di fuori di ogni validità scientifica. In realtà, si tratta di pubblicità negativa scaturita dell'odio che nutrono contro di loro le persone che sono state umiliare dalle loro ricerche, che a differenze di quelle dei ciarlatani sono supportate da valide prove, senza contare l'odio di tutti coloro che oramai credono in una bufala per fede e si vedono quindi toccata la loro "religione", e chi casca nella trappola diffamatoria non va mai a controllare la veridicità delle accuse mosse. Qualsiasi persona sana di mente che leggerebbe ed analizzerebbe il materiale presente sui cari siti di Attivissimo e del Cicap non si sognerebbe mai di dire che sono dei disinformatori, piuttosto si troverebbe a far loro i complimenti per il lavoro svolto svolto a rivelare bufale ed imbrogli di ogni genere. Persone come Attivissimo ed i ricercatori del Cicap mantengono la loro autorità ed autorevolezza proprio perché non hanno divulgato falsità, le quali avrebbero immediatamente distrutto la loro credibilità. Ovviamente questo discorso si estende a chiunque svolga una attività qualitativamente paragonabile alla loro. Ma se queste persone vengono continuamente denigrati con false accuse costruite ad arte, la stessa scienza non se la passa bene, ed infatti i sostenitori delle bufale hanno un concetto completamente distorto di essa. Un luogo comune duro a morire è il seguente: "La scienza non accetta l'esistenza dei fenomeni che non riesce a spiegare", come ad esempio il paranormale o affermazioni riguardanti bufale. La verità comprovata è però completamente diversa: "La scienza non riesce a trovare alcun vero fenomeno paranormale da spiegare". Le discipline scientifiche infatti non solo accettano, ma addirittura cercano continuamente l'esistenza di nuovi fenomeni. Se così non fosse, non ci sarebbe stato alcun progresso scientifico. È bene precisare che non ha assolutamente alcun senso spiegare un fenomeno che non è ancora stato osservato: sarebbe come cercare di spiegare come facciano gli asini a volare senza avere le ali. La conoscenza di un fatto nuovo precede per forza la sua eventuale spiegazione: prima si osserva un fenomeno e poi, se ne cerca la spiegazione. Non si deve mai, come fa spesso la parapsicologia e la pseudoscienza, invertire quest'ordine. Insomma: prima di costruire una teoria per spiegare come gli asini possano volare senza avere le ali, sarebbe ragionevole osservarne almeno uno che voli davvero. Dopo più di cent'anni di osservazioni nel campo della parapsicologia, quello che manca ai fenomeni paranormali non è una spiegazione, ma una prova della loro esistenza. In sostanza, i fenomeni paranormali non sono "inspiegabili", sono semplicemente non-accaduti. Tali fenomeni non si sono mai verificati in condizioni di controllo, cioè sotto gli occhi di prestigiatori e scienziati esperti. Lo stesso discorso riguarda anche affermazioni pseudoscientifiche riguardanti bufale. Giova anche ricordare che l'evoluzione delle scienze è determinata da una continua ridiscussione critica delle conoscenze acquisite ed è determinata da un continuo affinamento di modelli. Le varie pseudoscienze si diffondono sempre più vistosamente sfruttando i mezzi di comunicazione a torto ritenuti autorevoli in questo campo. Le pseudoscienze non sono altro che sciocche affermazioni prive di fondamenti, di riscontri oggettivi e di qualsiasi utilità. Esse sono alla base delle bufale. Tutte le pseudoscienze hanno in comune alcune caratteristiche come il fatto che mancano completamente del concetto di controprova (concetto che serve a stabilire se due fatti sono correlati da causa-effetto oppure no) ed il fatto che adattano i fatti alle teorie (e non le teorie ai fatti).

Una cosa che non riesce a capire della scienza è che l'onere della prova spetta a chi fa le affermazioni. Nelle scienze (e nel vivere civile) spetta a chi fa le affermazioni provare quello che dice. Nelle pseudoscienze invece si accetta una teoria non dimostrata finché qualcuno non riesca a provare che è falsa; anzi la si accetta anche dopo che qualcuno è riuscito a dimostrarla falsa. Sarebbe come dire: "Dimostrate voi che non è vero che io ho incontrato gli alieni. Se non ci riuscirete allora dovrete accettare che è avvenuto." Supponiamo che qualcuno dica che "alcuni asini possono volare" e suffraghi questa teoria con la solita serie di testimoni. Egli, anziché presentare un asino capace di volare (la prova a suo onere), sfiderà gli zoologi a dimostrare che la sua teoria è falsa, ovvero che tutti gli asini non volano. Questo ovviamente non potrà mai avvenire, bisognerebbe buttare tutti gli asini esistenti da una rupe per dimostrarlo, e se pure si facesse si risponderebbe col fatto che gli asini si sono rifiutati di volare. Essi fanno continuamente affermazioni strampalate o fantastiche senza addurre mai alcuna prova, e se qualcuno gli si mette contro lo sfidano a dimostrare che loro sbagliano. Questo è il meccanismo di rovesciare l'onere della prova, ed è una truffa, un segno di inciviltà. Se si usasse nella legge si finirebbe per condannare senza processi (come le presunte streghe del medioevo) sulla base di accuse non dimostrate. Se qualcuno vi condannasse per aver causato una calamità naturale in un dato luogo e vi dicesse: "Dimostra che non sei tu la causa della sciagura, altrimenti sarai ucciso", voi come vi comportereste? Cose del genere, diffuse nel medioevo, accado tutt'oggi, perfino con gravi conseguenze. Ad esempio, a Nyakeo, in Kenya, otto donne e cinque uomini sono stati accusati di stregoneria, prelevati dalla loro casa con la forza e bruciati vivi. Le vittime erano considerate colpevoli di aver lanciato un maleficio al villaggio e un gruppo di uomini ha così organizzato una spedizione punitiva con tanto di bastoni e fiammiferi. I presunti stregoni (muganga in swahili) sono stati picchiati dalla folla, coperti di benzina e bruciati vivi. E pensare che i fatti di Salem risalgono al 1692. Non è cambiato poi molto.

Altra cosa che non si riesce a capire della scienza è che in essa non vale il principio d'autorità. Il principio d'autorità consiste nel far accettare, senza possibilità di critica, il pensiero di una data persona (l'autorità) sulla base del fatto che questa deve essere considerata superiore. Il principio d'autorità è molto usato nelle religioni e nelle sette, nonché dalle pseudoscienze che invece dei fatti controllabili si limitano a citare quello che dicono fantomatici esperti che in realtà non sono tali.

Nella scienza, a differenza che in altre attività umane, non si può accettare alcun principio di autorità. Anche i più grandi geni dell'umanità possono sbagliare: non è la loro parola che conta, ma le loro prove e i loro ragionamenti che devono essere riproducibili in altri esperimenti. Insomma, si crede ad X non perché "l'ha detto il grande scienziato Y", ma perché la sua teoria è continuamente confermata da esperimenti che può fare chiunque. Nella scienza non vale neanche modo di ragionare pigro e pericoloso del tipo "se tanta gente ci crede ci deve essere qualcosa di vero", finendo per decidere che una cosa è vera, o ha qualcosa di vero, quando abbastanza gente ci crede. Col ragionamento "se tanta gente pensa così allora ci deve essere un buon motivo" si possono sviluppare credenze di qualsiasi tipo, totalmente prive di fondamento o riscontri oggettivi, che si autoalimentano per passaparola e suggestione. Grazie a questo modo di ragionare, ad esempio, si è intrapresa la caccia alle streghe e si sono giustificate le leggi razziali. La realtà mostra che ci può benissimo essere tanta gente che crede a qualcosa di assolutamente falso, basta pensare a cose come i falsi complotti o l'astrologia. C'è da ricordare che non c'è nulla di male a fare deduzioni, teorie ed ipotesi, anche campate in aria, ma c'è di male se le si spaccia per verità o fatti provati: in tal caso avete davanti un ciarlatano che sta tentando di imbrogliarvi. Tuttavia, come molti hanno fatto notare, giornali settimanali, radio e televisioni dedicano ampio spazio a presunti fenomeni paranormali, a guaritori, ad astrologi, a pratiche mediche cosiddette alternative, trattando tutto ciò in modo acritico, senza alcun criterio di controllo; anzi cercando, il più delle volte, l'avvenimento sensazionale che permetta di alzare l'indice di vendita o di ascolto. Ciò è profondamente diseducativo e contribuisce non solo a incoraggiare la già diffusa tendenza all'irrazionalità, ma anche a dare credibilità a individui che traggono profitto da questa situazione. Occorre anche impegnarsi per fornire al pubblico gli strumenti indispensabili per riuscire a farsi un'opinione affidabile su fatti misteriosi: la capacità di esaminare le prove a favore di una data ipotesi, di valutare le spiegazioni alternative, e di scegliere con cognizione di causa la spiegazione che si dimostra più plausibile. Se si decide di ignorare il forte bisogno del pubblico di sapere e di essere informato, si rischia di avere drammatiche sorprese. L'irrazionale, se lasciato senza controllo, ha la tendenza a dilagare e a invadere la società, relegando negli angoli più remoti la ragione ed il pensiero scientifico. Una costante degli imbroglioni è che non vogliono sottoporre le proprie affermazioni all'onere della prova o a verifica delle affermazioni da parte degli esperti. Questo è lo stesso atteggiamento che esisteva nel medioevo su tante fesserie spacciate per vere. Non era l’idea dell’intervento sulla natura, delle operazioni in laboratorio, della manipolazione delle sostanze a fare la differenza, ad esempio, fra i sostenitori della scienza moderna e gli alchimisti. La diversità stava nel diverso modo di concepire la conoscenza, riservata soltanto agli eletti e agli iniziati per gli alchimisti, accessibile a tutti per gli scienziati, perché universale e fondata sul principio dell’uguaglianza delle intelligenze. Questi furono i valori che contraddistinsero l’avvento della scienza moderna. Valori che sono il frutto di una conquista, di battaglie che hanno visto combattere sullo stesso fronte i protagonisti della nascita della scienza (e della filosofia) moderna: il rifiuto del principio di autorità, la diffusione di un sapere pubblico, controllabile e verificabile da tutti, il ruolo della comunità scientifica, la separazione degli ambiti di competenze fra i vari tipi di sapere (scienza, religione, letteratura, ecc.). Per questo tutti coloro che sostengono una teoria (nuova o vecchia che sia, come nel caso dell’astrologia e dell’alchimia), o affermano di aver fatto nuove sensazionali scoperte devono accettare il confronto e le regole del gioco, consentendo agli scienziati nei laboratori di tutto il mondo di poter sottoporre a verifica le affermazioni fatte o le prove addotte. Questo perché la scienza, in opposizione alla magia, nasce come sapere pubblico, controllabile e verificabile da tutti.

Appendice: I media e la scorretta informazione scientifica. I media hanno un impatto particolarmente forte quando presentano conoscenze che vanno al di là dall'esperienza diretta dello spettatore o lettore. Le conoscenze scientifiche rimangono spesso trascurate soprattutto per le modalità accademiche con cui vengono comunicate. Ciò favorisce forme di apprendimento alternative legate, ad esempio, al mondo dei media e ai modi accattivanti e suggestivi attraverso cui questi operano. Apprendere la scienza diviene così più attraente se guardiamo un episodio di un telefilm di fantascienza o una trasmissione sensazionalistica sui misteri piuttosto che se partecipiamo alla lezione di un docente universitario. Il problema è che programmi come telefilm di fantascienza e trasmissioni sensazionalistiche sui misteri non sono prodotti in nome della verità scientifica, ma in nome dell'audience. Ciò che interessa non è il contenuto scientificamente accurato, ma la diffusione di sensazioni e di intrattenimento. Due teorie, sorte nell'ambito degli studi massmediologici, sottolineano, in modo particolare, il potere dei media nel plasmare la nostra conoscenza: la "Teoria dell'Agenda Setting" e la "Teoria della Coltivazione".

- La prima teoria sostiene che: "In conseguenza dell'azione dei giornali, della televisione e degli altri mezzi di informazione, il pubblico è consapevole o ignora, dà attenzione oppure trascura, enfatizza o neglige, elementi specifici degli scenari pubblici. La gente tende a includere o escludere dalle proprie conoscenze ciò che i media includono o escludono dal proprio contenuto. Il pubblico inoltre tende ad assegnare a ciò che esso include un'importanza che riflette da vicino l'enfasi attribuita dai mass media agli eventi, ai problemi, alle persone".

- La Teoria della Coltivazione, invece, "attribuisce al mezzo televisivo la funzione di agente di socializzazione, di principale costruttore di immagini e rappresentazioni mentali della realtà sociale. Più ore un soggetto trascorre nel mondo della televisione, più assorbe concezioni della realtà sociale coincidenti con le rappresentazioni televisive di essa. I forti consumatori di televisione interpretano il mondo in maniera diversa da chi la guarda poco. Il processo di coltivazione prevede almeno due momenti:

1. Gli spettatori di fiction televisiva osservano un mondo che differisce sostanzialmente dal mondo reale, sia in termini di contenuti degli eventi, sia in termini di ruoli sociali;

2. I forti consumatori di televisione fanno esperienza di uno "spostamento di realtà", cioè risultano influenzati nella loro percezione della realtà sociale dai contenuti televisivi".

In base a queste due teorie è possibile dire che: 

1. I media possono non dirci cosa pensare ma ci dicono quali sono i temi sui quali pensare e riflettere;

2. I media socializzano gli individui a determinate visioni del mondo e a determinate conoscenze della realtà.

Applicando i contenuti delle due teorie, che hanno ricevuto buone conferme sperimentali, all'apprendimento di conoscenze scientifiche, si può affermare che:

1. La scienza non è usualmente indicata dai media come uno degli argomenti intorno a cui pensare qualcosa;

2. I fruitori dei media sono spesso socializzati a mondi simbolici incongrui rispetto ai fatti di cui parla la scienza.

La prima affermazione è immediatamente evidente se si pensa al poco spazio che i programmi scientifici hanno in un qualsiasi palinsesto televisivo, spesso anche nella presunzione che gli spettatori percepiscano la scienza come noiosa e pesante. La seconda affermazione è, invece, meno evidente. I mondi presentati dai media sono, spesso, fantastici, onirici, irreali, anche quando introducono situazioni che dovrebbero essere quotidiane e reali. A volte, la ricerca della realtà sfocia nella produzione dell'iperrealtà in cui "tutto è più vero del vero", con effetti spesso paradossali. Le leggi della chimica, della fisica e delle altre scienze sono, così, costantemente manipolate, distorte, virtualizzate a favore di dimensioni fantastiche che privilegiano l'improbabile al possibile. Tutto ciò fa sì che gli spettatori della televisione crescano in un "brodo simbolico" che, se non è filtrato dal senso critico, predispone all'accettazione dei contenuti più inverosimili "perché l'ha detto la televisione".

QUELLI CONTRO…LA SCIENZA.

La scienza non è nient'altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità. Frase di Nikola Tesla.

Chi sa e chi non sa. La post-verità degli scienziati, scrive Assuntina Morresi il 4 Gennaio 2017. “Qui ha diritto di parola solo chi ha studiato, e non il cittadino comune. La scienza non è democratica”: si conclude così un post di Roberto Burioni, un medico che sta conducendo la sua personale e meritoria lotta contro le false notizie sui vaccini, che li criminalizzano. Burioni, che è anche professore di microbiologia e virologia all’università San Raffaele di Milano, oltre ad aver pubblicato un libro sul tema, ha aperto una pagina Facebook in cui mette a disposizione del pubblico informazioni scientificamente documentate, rifiutando il confronto con chi non ha conoscenze pari alle sue, perché “la scienza non va a maggioranza”, e due più due farà sempre quattro, a prescindere dalla opinioni delle persone. Giusto? Premetto che sul merito della questione vaccinazioni sono d'accordo con Burioni, ma non è di questo che voglio parlare, bensì della supremazia etica e conoscitiva che il professore rivendica per "chi ha studiato". Caro professore, per farmi prendere in considerazione da lei, confesserò che di mestiere insegno chimica-fisica all'università, e qualcosina, magari, anch'io la so. Una posizione come la sua presuppone che tutti gli scienziati diano sempre la medesima versione del dato scientifico. Il che, purtroppo, non è vero. Le porto qualche esempio: molti scienziati hanno supportato, ai referendum del 2005 contro la legge 40 sulla fecondazione assistita, la necessità della ricerca che distrugge gli embrioni, in particolare la cosiddetta “clonazione terapeutica”. Ma nessuno di loro aveva mai spiegato un fatto, che pure era oggettivo e a loro stessi noto: al mondo nessuno era mai riuscito a produrre cellule staminali embrionali umane clonate. E infatti adesso quella strada è stata abbandonata. Eppure all’epoca del referendum i firmatari parlavano di quel tipo di ricerca come indispensabile per il futuro dell’umanità, e soprattutto come se fosse già stata avviata: nessuno aveva mai spiegato che fino a quel momento neppure il primo passo verso l’obiettivo era stato fatto. E nessuno lo ha più ricordato, dopo. Così come le chimere uomo/animale: paginate sui giornali, ovviamente a favore, e con le firme di grandi scienziati che si sono scomodati addirittura all’università La Sapienza di Roma, presentando gli studiosi inglesi che, abbattendo il tabù della creazione di embrioni ibridi umano/animali, avrebbero trovato chissà quali fantastiche terapie a patologie incurabili.  Eppure un qualsiasi studente universitario di biologia sarebbe stato in grado di verificare che la ricerca non avrebbe portato a niente: era evidente dalla letteratura del settore. Ma in Gran Bretagna una legge è stata cambiata per fare embrioni ibridi umano/animali, autorevoli comitati e bioeticisti (anche italiani) hanno dato la loro “benedizione”, e quando gli studiosi inglesi di cui sopra hanno addirittura cambiato mestiere perché nessuno ha finanziato una ricerca evidentemente senza sbocchi, nessun “autorevole scienziato” ha fatto mea culpa per la bufala che aveva contribuito a diffondere. Anche in questo caso, nessuno si è preso la briga di spiegare quanto era successo. E potremmo continuare per un bel pezzo: il pericolo per i nati con la tecnica degli embrioni costruiti con il Dna di tre persone, l’impossibilità di sperimentare il gene editing sugli embrioni senza trasferirli in utero, ma anche gli stati di coscienza delle persone in stato vegetativo, l’efficacia della diagnosi embrionale preimpianto, e via dicendo. Tutti casi in cui “chi ha studiato” – per utilizzare un’espressione del prof. Burioni – ha letteralmente imbrogliato, e ha diffuso bufale forse più di chi non ha studiato, con l’aggravante che le bugie sono state avallate proprio dalla pretesa autorevolezza della Scienza con la S maiuscola. Questo perché non sempre i dati scientifici hanno un’unica interpretazione, e non tanto, o non solo, per una loro intrinseca ambiguità, quanto per l’onestà intellettuale di chi li presenta. Ma anche perché gli scienziati non sono anime belle, che si ergono con purezza al di sopra delle parti. Come tutti i comuni mortali, hanno interessi da difendere, appartengono a cordate, gruppi di potere, cercano finanziamenti per le proprie ricerche – a proposito la prima bufala da combattere è quella della libertà della ricerca scientifica. I ricercatori vanno dove sono i finanziamenti, e non esistono ricerche senza soldi, al contrario: un ricercatore è giudicato da quanti soldi porta alla sua struttura di appartenenza, alla faccia della ricerca libera e indipendente. Ma soprattutto, come tutti i comuni mortali, i ricercatori hanno i propri personali convincimenti, che spesso sono filtri (quando non fette di prosciutto su occhi e orecchie) attraverso i quali non c’è dato scientifico che regga. E alla fine è soprattutto per queste ragioni che sorge una certa diffidenza nei confronti della scienza, per cui, per esempio, sempre meno persone si fidano dei vaccini nonostante l’evidenza del dato scientifico. La fiducia che manca è proprio nei confronti di un certo modo di farsi paladini della scienza, di pretendere di essere duri e puri, al di sopra delle parti, quando evidentemente delle suddette parti si è piuttosto al di sotto, molto spesso per motivi di personale interesse o di vantaggi economici, più o meno diretti. E se è estremamente irritante l’arroganza dell’ignorante che vuole pontificare su ciò che non conosce, lo è molto di più quella di chi, in nome della indiscussa superiorità di preparazione nell’argomento, vuole imporre i propri convincimenti e la propria visione del mondo barando nel presentare le argomentazioni. Anche “chi non ha studiato” è in grado di riconoscere questo atteggiamento, e poi ne trarrà le conseguenze, la prima delle quali è una profonda diffidenza nei confronti del mondo scientifico tutto. E' un po' quello che succede nel dibattito sul web e la post-verità: i cittadini ormai hanno capito quante bufale, letture di parte, censure, sono state propinate dai grandi media, giornaloni e tv. E oggi, grazie alla grande libertà offerta dalla rete, vogliono un'informazione senza mediazioni, o con mediazioni scelte dal lettore stesso. E' un comportamento che include il rischio di informazioni sbagliate, certamente. Ma a questo rischio si risponde solo con un di più di impegno e generosità da parte di "chi ha studiato", come scrive lei. Non certo con un arroccamento sprezzante nella propria piccola torre d'avorio.

Riflessioni sul neutrino superveloce. La scienza è esatta! Ma...non è immutabile né certa. I neutrini viaggiano più veloce della luce. Da dimostrare definitivamente, ma questo sconvolge chi non è avvezzo al ragionamento scientifico, scrive Giovanni Gelmini il 9 settembre 2011. La professoressa d'italiano soleva dire: “È scientificamente provato...” Chissà perché il professore di fisica non lo diceva mai! È di questi giorni la notizia che i neutrini viaggiano più veloci di quanto dovrebbero, secondo Einstein, e così crolla la teoria della relatività. È diffusa negli ignoranti di scienze l'idea che la scienza sia scevra da errori e immutabile: “1+1 è sempre eguale a due, è scientificamente provato!”. Errore: non è scientificamente provato ma è un assunto, cioè qualcosa che imponi nel ragionamento, se non lo accetti cambia tutto ed ovviamente esiste la matematica, ad esempio quella binaria usata dai microprocessori, che non accetta quest’assunto e così 1+1 è eguale a 10. Uno dei capisaldi di questi ignoranti è il pilastro della Teoria di Einstein e non sanno che una “teoria” indica che non è ancora dimostrata completamente, e tante teorie si sono dimostrate sbagliate o insufficienti. È interessante notare che nel primo periodo “scientifico” le affermazioni venivano chiamate “leggi”, poi gli scienziati, visto che queste leggi non erano così ferree, hanno pensato bene di chiamarle “teorie”. La Teoria di Einstein non è mai stata dimostrata oltre “ogni ragionevole dubbio”, direbbe un giudice. Molti invece i dubbi ci sono stati e qualcuno anche supportato da fatti anomali che mostravano la sua inadeguatezza; ma la Teoria di Einstein spiega correttamente a moltissime situazioni e pensate che tutte le conquiste spaziali sono state fatte basandosi su di essa. Oggi l'esperimento ha mostrato che i dubbi possono avere fondamento, anche se il condizionale è necessario perché il metodo scientifico vuole che l'esperimento sia fatto nuovamente da altri per essere considerato certo. La verità è che la scienza, a differenza degli umanisti da “studio”, è sempre dubbiosa e non ha “verità” incrollabili, ma mette in discussione tutto in continuazione. La scoperta fatta dal CERN non è “strana”; infatti, la scienza lavora per affinazioni successive. Il primo a esprimere una teoria gravitazionale fu Isaac Newton che, data l'epoca, fu chiamata “La legge di gravitazione universale”, ma la sua validità era compresa in certi limiti. Quando i mezzi di misurazione si affinarono si trovò la necessità di ampliare questa “legge”. Einstein lo fece con la “Teoria della Relatività Generale” e la Legge di Newton divenne un caso particolare della Teoria di Einstein. La nuova scoperta quindi non cancella la Teoria precedente, ma, probabilmente, indica che non è “generale” e introducendo altri elementi, considerati da Einstein come “costanti” o irrilevanti, otterremo altre formule più complesse che spiegheranno anche questi fenomeni. Si parla di superare le quattro dimensioni fino ad ora considerate. Il Professor Zichicchi in un’intervista rilasciata a “Tiscali interviste” dice “… non solo, crollerebbe anche il principio di causalità ovvero il principio che l’effetto avviene dopo la causa e mai prima e crollerebbe anche la visione del mondo basata su quattro dimensioni (3 dimensioni spaziali più quella temporale) a favore di una nuova visione basata su 43 dimensioni”. Crollerebbe quindi una delle basi della filosofia scientifica, con buona pace dei professori di lettere e filosofia. Prima di lasciarvi però voglio ricordare uno scienziato, Marco Todeschini, che ho avuto come docente, che tra il 1914 e il 1946 ha elaborato, in contrasto a quella di Einstein, una teoria, “La teoria delle apparenze” (N.d.R. di cui vedete in alto la copertina del libro che ne raccoglie la sintesi). Quanto esposto nel libro appare matematicamente coerente e con la sua applicazione sembrerebbe spiegare anche molti fenomeni oggi classificati come “paranormali”. La sua teoria non si basa sul “vuoto”, come quella di Newton e Einstein, ma si basa sull'esistenza di un fluido, detto "etere", in cui le masse materiali dell’universo sono immerse. Non crediate che quest’ipotesi sia strana, perché fu accettata da Cartesio da Fresnel più tardi Herz, ma la fisica moderna non ha dato mai credito a teorie basate su quest’ipotesi. Ora mi chiedo: chissà se la “Teoria delle apparenze” riesce a spiegare la velocità eccessiva del neutrino? Sarebbe una bella scoperta: di certo la scienza è abituata a cose simili. Dopo aver raccontato della Teoria delle apparenze posso dichiarami soddisfatto per aver ottemperato alla dedica fattami dal Professor Marco Todeschini.

Perché la scienza non si comunica a suon di schiaffi, scrive Antonio Scalari il 3 gennaio 2017 su "Valigia Blu". Tra gli argomenti scientifici oggetto di dibattito sociale i vaccini sono senz'altro tra quelli che più continuano ad attirare l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica. Nell'ultimo anno il problema del calo delle coperture vaccinali e i casi di meningite in Toscana, e non solo, hanno riacceso la discussione, spingendo molti, anche sui social media, a intervenire schierandosi a favore o contro i vaccini. (Valigia Blu ha dedicato al tema dei vaccini un vademecum, che cerca di rispondere ai principali errori e i luoghi comuni sull'argomento). La diffusione di miti e bufale ha spinto scienziati ed esperti a cercare di sfruttare lo spazio dei social media per cercare di sottrarre il maggior numero di persone all'influenza dei gruppi antivaccinisti. Roberto Burioni, un medico docente universitario di microbiologia e virologia, gestisce una pagina su Facebook molto seguita. Il 31 dicembre Burioni ha pubblicato questo post: Il medico smonta, con una semplice ma efficace evidenza empirica, una bufala particolarmente odiosa (diffusa anche dal movimento neofascista Forza Nuova): quella secondo cui i casi di meningite che si stanno registrando in Italia sono causati dall'arrivo di migranti dall'Africa. Come spesso succede, il post ha generato una discussione nei commenti. Burioni ha ritenuto di cancellare gli interventi (spesso a contenuto xenofobo) di chi evidentemente contestava o metteva in dubbio i dati riportati. Il post ha avuto numerose condivisioni. Ma a ricevere numerosi "likes" è stato anche questo commento, con cui Burioni ha motivato la scelta di eliminare alcuni commenti: Il commento ha avuto fino a questo momento più di 6mila "mi piace".  Segno che questo tipo di approccio viene apprezzato da molti, essendo forse considerato quello più giusto ed efficace di fronte a chi, per le motivazioni più diverse, non accetta le evidenze scientifiche che riguardano argomenti di particolare rilevanza sociale, come quello dei vaccini. Il Post su Facebook ha definito Burioni un "eroe". Ma in questo commento Burioni, senza probabilmente avere l'intenzione di farlo, ha anche esposto la propria filosofia della comunicazione della scienza e la propria visione del rapporto tra scienza e società. Una filosofia e una visione che può essere utile esaminare, al di là del tema del post e dei commenti cancellati. La filosofia della comunicazione della scienza adottata da Burioni si può riassumere così: «io sono l'esperto, voi il pubblico. Io studio queste cose, voi no, perciò non è possibile alcuna discussione alla pari con me, cosa che può avvenire solo con altri esperti». Questo approccio si può considerare una versione "estremizzata" di quello che nella comunicazione della scienza viene definito Public Understanding of Science (PUS). Il punto di svolta nello sviluppo del PUS è stata la pubblicazione, nel 1985, di un rapporto della britannica Royal Society, elaborato da un gruppo di lavoro guidato dal genetista Walter Bodmer. Il rapporto constatava il pericolo di una sempre maggiore frattura tra scienziati e pubblico. Un rischio che si sarebbe dovuto evitare dal momento che la scienza, e le sue applicazioni, era ormai diventata da tempo un'impresa dalla quale dipendeva il benessere delle nazioni. I sondaggi evidenziavano le scarse nozioni scientifiche della popolazione. Perciò, per i fautori del PUS, l'analfabetismo scientifico costituiva l'ostacolo principale nel percorso di avvicinamento del pubblico alla scienza. Colmare il deficit di nozioni avrebbe contribuito anche a suscitare una maggiore stima nei confronti della scienza e ad accettare le innovazioni tecnologiche prodotte grazie alla ricerca (per questo molti definiscono il PUS anche deficit model). In sostanza: io ti spiego i vaccini o gli Ogm e tu, cittadino comune, non solo conoscerai la scienza dei vaccini o degli Ogm, ma accetterai e sosterrai anche l'impiego di queste applicazioni. Il PUS, infatti, si basa sul presupposto che il pubblico, nei confronti della scienza, sia qualcosa di sostanzialmente monolitico, estraneo al proprio stesso contesto sociale. Spesso ostile alla scienza, comunque quasi sempre disinformato. Per questo quello del PUS non può che essere un modello di comunicazione completamente unidirezionale. La conoscenza, una volta fissata, viene trasferita dagli scienziati al pubblico, visto come un contenitore passivo di nozioni. Il PUS è stato per molto tempo il modello concettuale di riferimento nell'elaborazione delle iniziative di divulgazione promosse da governi e istituzioni. Con il passare degli anni, tuttavia, gli studi sulla comunicazione della scienza e sul rapporto tra scienza e società hanno dimostrato che alcuni dei presupposti su cui si basa il PUS sono semplicistici. E le previsioni dei suoi fautori si sono rivelate ottimistiche. Ad essere messa in discussione è stata la stessa concezione della comunicazione della scienza come di un'attività di mera spiegazione di fatti ed evidenze. I fatti, da soli, possono non bastare a convincere il pubblico della validità di una teoria o di una ricerca. L'esposizione a una maggiore dose di informazione non solo può non bastare a mutare le opinioni del pubblico, ma talvolta può, al contrario, irrigidirle. Un fenomeno che è stato osservato proprio nel caso della comunicazione sui vaccini da parte delle istituzioni sanitarie. Questo accade perché le persone non si comportano come recipienti vuoti da riempire con nozioni. Ma da soggetti che elaborano attivamente queste nozioni, sulla base anche delle proprie credenze ed esperienze personali. I fatti vengono collocati all'interno di quelli che vengono definiti frames, cioè quadri concettuali di riferimento che condizionano la propria opinione. Oltre i fatti, insomma, esistono i valori. E questi valori non sono elementi secondari nel modo con cui le conoscenze scientifiche passano dai centri di ricerca e dai dipartimenti universitari al grande pubblico. Per non parlare del ruolo che in questo percorso rivestono i media generalisti, dove non sempre i nuovi studi, e le loro implicazioni, vengono riportati e descritti correttamente. Come scrive Massimiano Bucchi, studioso del rapporto tra scienza e società, c'è un sapere "laico" (proprio cioè dei non esperti), con cui il sapere scientifico deve confrontarsi: Il sapere laico non è una versione impoverita o quantitativamente inferiore del sapere scientifico, ma qualitativamente diversa. La 'conoscenza fattuale' rappresenta soltanto uno degli ingredienti del sapere laico, in cui inevitabilmente si intrecciano altri elementi (giudizi di valore, fiducia nei confronti delle istituzioni scientifiche, percezione della propria capacità di utilizzare sul piano pratico la conoscenza scientifica) in un complesso non meno sofisticato di quello specialistico. Inoltre, nota sempre Bucchi, è stato perfino rilevato che un maggiore livello di conoscenza non necessariamente porta il pubblico a condividere la stessa posizione della comunità scientifica, per esempio sulle biotecnologie.  La disponibilità di maggiori informazioni può spingere a nutrire posizioni ancora più "scettiche" e diffidenti nei confronti delle affermazioni degli scienziati. E per quanto riguarda il rapporto di fiducia tra scienza e pubblico, vicende come l'epidemia di encefalopatia spongiforme bovina nel Regno Unito (la cosiddetta "mucca pazza") hanno dimostrato che una non corretta gestione, da parte delle istituzioni, della comunicazione del rischio e dell'incertezza scientifica può produrre una crisi di credibilità nei confronti delle istituzioni sanitarie, e quindi anche di quelle scientifiche. I limiti del PUS hanno convinto non solo gli studiosi di comunicazione della scienza, ma anche gli stessi scienziati, ad abbandonare alcuni dei presupposti del modello precedente. Il PUS si è quindi evoluto nel PEST (Public Engagement in Science and Technology). Da un approccio "dall'alto verso il basso" si è passati a un modello di comunicazione che, come suggerisce l'espressione, pone l'accento sul coinvolgimento del pubblico, non più visto come recipiente passivo di nozioni ma come soggetto attivo nel processo di trasferimento della conoscenza. Secondo questo nuovo modello la comunità scientifica non deve limitarsi a trasferire conoscenze con un approccio "paternalistico", ma deve discutere in modo trasparente e aperto, e alla pari, con il pubblico. Il pubblico diventa così un attore del processo decisionale, perché le implicazioni di numerosi campi della ricerca scientifica, dalla medicina all'ambiente, riguardano tutta la società, non solo gli esperti. La scienza diventa quindi un'impresa che non può non coinvolgere l'intera comunità perché richiede decisioni collettive, anche politiche (si pensi a referendum come quelli sull'energia nucleare o la fecondazione assistita). Sono state prodotte diverse esperienze di PEST. Alcune prevedono, per esempio, la partecipazione di comitati, associazioni di pazienti, giurie di cittadini o l'organizzazione di consensus conferences dove persone comuni interrogano gli scienziati su un tema e le conclusioni vengono riportate pubblicamente in un rapporto. Il coinvolgimento del pubblico, in alcuni casi, può addirittura spingersi a prendere la forma di una collaborazione tra scienziati e non-scienziati nella produzione di nuova conoscenza. Sono le esperienze cosiddette di citizen science: dai progetti di calcolo distribuito, a cui può partecipare chiunque possieda un computer collegato alla Rete, alla ricerca nel campo della zoologia e della biodiversità. Alla base di questa concezione partecipativa del rapporto tra scienza e società c'è la convinzione, come scrive il sociologo della scienza Andrea Cerroni, che: Nella società della conoscenza, tanto ai non scienziati è richiesto di formarsi e informarsi su questioni scientifiche sempre più presenti nella vita quotidiana, quanto agli scienziati è richiesto di inserirsi nei processi di formazione del consenso nell’opinione pubblica. Il modello del PUS ha avuto il merito storico di indicare come vitale la questione della comunicazione pubblica della scienza e della sua importanza per tutta la società, sottolineando anche il rischio di un allontanamento tra scienziati e cittadini. E il superamento del PUS non significa, peraltro, che si debba abbracciare una forma di relativismo radicale, per cui non esistono i fatti e tutte le opinioni si equivalgono. Esiste ancora un deficit di conoscenze scientifiche in una larga fetta della società, che è necessario colmare. Ma la nozione di "società della conoscenza", ricordata da Cerroni, dimostra la fallacia dell'affermazione con cui Burioni conclude il suo commento: «la scienza non è democratica». In questo caso si confonde la democrazia come processo elettorale, con la democrazia come partecipazione comunitaria. Come scrive il giornalista scientifico Pietro Greco, «la società della conoscenza è caratterizzata dall’espansione della scienza e dall’espansione della democrazia, in un processo in cui le due dimensioni non sono più separate». E aggiunge: La scienza, anche in termini epistemologici, ha valori intrinsecamente democratici. Fin dalla rivoluzione del Seicento, i membri della comunità scientifica raggiungono un consenso razionale di opinione intorno ai fatti osservati nel mondo sulla base di un insieme di valori che Robert Merton ha riassunto nell’acronimo CUDOS (Comunitarismo, Universalismo, Disinteresse, Originalità e Scetticismo sistematico) e che noi potremmo tentare di sintetizzare in una frase: la conoscenza appartiene a tutti e la sua costruzione deve essere trasparente. Nella "società della conoscenza" esiste un nuovo diritto: quello alla cittadinanza scientifica. «Devono compartecipare alle scelte tutti coloro che hanno una posta in gioco (stakeholders). E quindi, nel caso della politica della ricerca complessiva, tutti i cittadini». "Comunicare tutto a tutti" è indispensabile per garantire questo diritto. La scienza non è solo un insieme di nozioni ma anche un complesso di istituzioni e una comunità che si apre, e si deve sempre più aprire, verso l'esterno. Questo non è altro che l'estensione verso il resto della società, e la logica e storica conseguenza, della visione che ha prodotto la nascita, con la Rivoluzione scientifica, delle accademie, dove veniva promosso e favorito il libero dibattito tra i cultori delle scienze. È quindi evidente che una corretta comunicazione della scienza non può che essere lontana dalla visione della persona comune come di un soggetto che non può discutere "alla pari" con uno scienziato. Il fisico Richard Feynman diceva, addirittura, che «scienza è credere nell'ignoranza degli esperti». Ora, possiamo anche non accogliere questo apparente paradosso, e limitarci a evitare di negare il diritto di parola nei confronti di un esperto. Altrimenti il rischio è che la distanza tra «lo dice la scienza» e «lo dico io» si accorci fino ad annullarsi.

La scienza non può provare il caso né escludere l’intelligenza, scrive Giorgio Masiero il 26 giugno 2014. Il “Wow signal”: caso o intelligenza? Una teoria per essere scientifica deve essere confutabile, la teoria neo-darwiniana è basata sulle mutazioni casuali. Ma la casualità di un evento può essere confutata? La scienza non può provare il caso né escludere l’intelligenza. Mia moglie ed io stiamo per andare in vacanza e l’ultima cosa che mi chiederà prima della partenza sarà se ho attivato i controlli automatici di casa: l’accensione delle luci esterne, la sicurezza e l’impianto d’irrigazione del giardino. D’inverno, si aggiungerebbe anche il comando che avvia il riscaldamento quando la temperatura scende sotto una prefissata soglia. Mettiamo che durante la nostra assenza un osservatore remoto, avendo accesso agli strumenti di misura delle public utility che mi forniscono luce, acqua e gas, voglia monitorare per via telematica i consumi energetici e idrici di casa mia. Troverebbe che variano con regolarità e perfino potrebbe ricavare per ogni tipo di consumo la funzione matematica che ne descrive l’andamento temporale, così da costruirvi sopra una teoria scientifica. Mettiamo anche che questo impiccione continui la sua attività di monitoraggio dopo il nostro rientro dalle vacanze. Si troverebbe allora, improvvisamente, di fronte a dati erratici, casuali, conseguenti alle attività lavorative, sociali, di manutenzione, ecc. che fa ogni famiglia nel corso dell’anno. E come ogni bravo ricercatore, interpreterebbe la striscia dei dati regolari di quando siamo in vacanza come l’effetto d’una causa intelligente, quanto meno dell’esistenza d’un ordine e quindi d’una legge sottostante ai fenomeni osservati, rappresentata dalle suddette equazioni matematiche; mentre attribuirebbe i consumi irregolari di quando siamo in casa all’assenza d’ordine e d’intelligenza, ad un effetto del caso, stavolta. Ma la verità è esattamente opposta: durante la vacanza, interruttori inconsci e ripetitivi, stupidi ancorché chiamati dai loro venditori “componenti intelligenti della casa”, attivano gli impianti secondo un programma disegnato dalla volontà dei proprietari, che è ignota all’osservatore telematico; nel resto dell’anno, gli stessi impianti sono invece guidati secondo i bisogni dei proprietari direttamente dalla loro intelligenza, che è inaccessibile allo stesso osservatore. Cosicché l’oracolo scientifico chiamerebbe “ordine” le regolarità che inferisce dalle sue tabelle di dati, estratte dall’osservazione delle cause immediate (i dispositivi automatici), senza poter risalire alla causa prima (le motivazioni dei padroni di casa sullo specifico settaggio dei dispositivi); e attribuirebbe al “caso” gli effetti misurati delle cause che non conosce (le scelte intelligenti, non programmate ma liberamente decise in ogni concreta situazione dai padroni di casa). La scienza empirica non può dimostrare l’azione del caso né l’assenza d’intelligenza in nessun fenomeno naturale. Perché? Perché né l’uno né l’altra sono grandezze misurabili nel Sistema internazionale di unità di misura (SI), taglierebbe corto Galileo. Per questo basilare motivo, la diatriba “Darwinismo vs Intelligent Design” (reale nei paesi anglosassoni e inventata in Italia dai darwinisti per evitare il confronto epistemologico) è sul lato scientifico una gigantesca perdita di tempo.

Ai nostri giorni molti credono di sapere e nessuno ammette volentieri d’ignorare, cosicché la scappatoia del caso va di moda. È la parolina magica con cui molti divulgatori scientifici celano una verità sgradevole per il loro mestiere: la conoscenza imperfetta che ogni disciplina scientifica ha dei fattori in gioco in ogni fenomeno, per definizione di metodo scientifico. Quando questa imperfezione è determinante a impedirci predicibilità evocano il caso, allo stesso modo in cui gli antichi evocavano un nume per ogni fenomeno inspiegato, piuttosto che riconoscere la loro ignoranza. God of the gaps di questi credenti. Possiamo predire dove cadrà la pallina della roulette? No, perché è impossibile per dimostrazione matematica misurare, con la precisione necessaria a predire dove si fermerà, la velocità iniziale, la direzione e lo spin impressi alla pallina dal croupier, nonché tutte le forze e gli attriti che questa incontrerà durante il suo moto. Anche il fil di fumo della sigaretta d’un giocatore, o il respiro d’un altro, o le micro vibrazioni provocate dal passaggio di un’auto davanti al casino influiscono decisivamente sull’esito. La fisica, pur avendo le equazioni necessarie a calcolare la traiettoria, ha predicibilità zero e ciò i credenti postmoderni chiamano caso.

Il cesio-137 è un isotopo radioattivo che si forma come sottoprodotto della fissione dell’uranio nei reattori delle centrali nucleari. Il suo tempo di dimezzamento è 30 anni: ciò significa che di 1 kg dopo 30 anni rimangono 500 grammi, dopo altri 30 anni 250 grammi e così via. In 1 kg di cesio ci sono 4 milioni di miliardi di miliardi di atomi. Sappiamo un sacco di altre cose del cesio, sappiamo quasi tutto. Ma davanti ad un singolo nucleo di cesio-137 nessuno al mondo può dire quando decadrà, anche solo in misura grossolana. Possiamo solo predire che quell’atomo ha 1 probabilità su 2 di decadere entro i prossimi 30 anni; ma potrebbe decadere subito, o domani, o tra un anno, o tra 100 anni o mai… Così, ancora una volta, si dice che il decadimento radioattivo è casuale. Disponiamo dell’equazione giusta, ma a prescindere dalle condizioni al contorno la sua stessa complessità algoritmica è insuperabile: per dimostrazione matematica, quando sono coinvolte più di una decina di particelle (e il nucleo del cesio-137 ne ha 137 appunto, tra protoni e neutroni), non possiamo risolvere l’equazione di campo nemmeno approssimativamente, né con i computer d’oggi, né con quelli di domani, perché la memoria richiesta supererebbe la massa dell’Universo. Così, il ricorso alla statistica è un obbligo, non imposto da una presunta natura stocastica delle cause, ma dai limiti della tecno-scienza.

Aristotele definì il caso come intersezione di due linee indipendenti di causalità, riferendosi all’incontro di due effetti causati da due libere volontà. Io decido di andare a teatro, un amico decide autonomamente la stessa cosa e così c’incontriamo casualmente al teatro. Nell’Universo fisico però, quello della scienza naturale, non esistono linee causali indipendenti, nemmeno per eventi separati dagli einsteiniani “intervalli di tipo spazio” – dimostra l’entanglement –. Un asteroide colpì la penisola dello Yucatan 65 milioni di anni fa: la sua traiettoria, risultata dall’esplosione d’una supernova lontana, finì con l’intersecare l’orbita terrestre, risultata dalla contrazione della nebulosa all’origine del sistema solare. Anche la casualità di quell’evento – che ha solleticato la fantasia di tanti biologi evoluzionisti – è un eufemismo per velare la nostra incapacità predittiva. Senza scomodare la relatività generale, già nella gravitazione newtoniana i moti celesti di tutte le galassie sono correlati tra loro, l’Universo essendo un unico sistema dinamico. Non esistono sistemi indipendenti in cosmologia e nemmeno in meccanica, classica o quantistica. Ogni sistema cosiddetto “isolato” è un’approssimazione stabilita convenzionalmente, di volta in volta, per descrivere un fenomeno, il cui contesto viene all’uopo circoscritto. Se lancio una freccetta al bar non mi preoccupo della Luna, ma se devo spiegare le maree imbarcherò anche la Luna; se devo spiegare il red-shift sul mio telescopio, ricorrerò alla recessione galattica e all’intero sistema dell’Universo. Come abbiamo visto in un altro articolo, la vita vegetativa di tutti i viventi è intrecciata (ovvero: concausata) in ogni istante con il vuoto fisico, cioè con l’Universo intero!

La parola “caso” non è tabù, basta intendersi: mai siamo in presenza d’un Agente onnipotente occulto (il “caso assoluto”), né d’un mistero, ma solo dei limiti della scienza empirica. Misteriosa semmai è la testardaggine di coloro che si rifiutano di riconoscere quei limiti, ben stabiliti da Galileo e poi da Gödel, Popper, Kuhn, ecc.; o che addirittura equiparano l’ignoranza alla somma sapienza, come ha fatto un biologo deboluccio in fisica e in epistemologia scrivendo che il caso è “la risposta soddisfacente per antonomasia” nei fenomeni dove “è dimostrato [sic!] che il caso è il motivo” del loro accadimento. Al contrario, il caso assoluto è la massima irrazionalità: l’essere che viene dal non essere. S’è mai udita contraddizione logica più grande?

LA MATEMATICA E’ UN’OPINIONE. 

La matematica non è un’opinione, scrive Maurizio Codogno il 4 gennaio 2014 su "Il Post". L’avrete sentito dire tante volte, e probabilmente lo avrete pronunciato anche voi: “La matematica non è un’opinione”. Ma chi lo disse per la prima volta? Un greco antico? Un personaggio dell’universo Disney? Acqua, acqua… almeno a quanto raccontano Riccardo Bersani ed Ennio Peres nel loro bel libro Matematica proverbiale appena uscito per Ponte alle Grazie. La storia è semplice: nel novembre 1879 cadde il governo Cairoli II per divergenze sull’abolizione della famigerata “tassa sul macinato”, e il re incaricò nuovamente Cairoli di creare un governo Cairoli III. A questo governo non partecipò però più il ministro delle Finanze Bernardino Grimaldi, che era della Sinistra Storica ma aveva fatto i conti e si era reso conto che senza quella tassa lo stato non ce l’avrebbe fatta (ogni riferimento a fatti contemporanei è casuale). Per spiegare la propria mancata adesione, pronunciò la frase «Per me, tutte le opinioni sono rispettabili ma, ministro o deputato, ritengo che l’aritmetica non sia un’opinione.» La storia completa la trovate dai Rudi Matematici: una ricerca su Google Libri mi ha fatto poi trovare che anche questa frase ha avuto un ghostwriter, tal senatore Filippo Mariotti del collegio di Fabriano. Morale della favola? Non usate l’espressione con un anglofono: non la comprenderebbe.

Anche la matematica è un’opinione, scrive il 10 novembre 2010 "Lidimatematici". L’uomo del mito della caverna platonico è condannato ad avere l’esperienza della propria ombra, e dell’ombra delle cose. Cos’è la realtà? E’ conoscibile? Fino a che punto? La realtà è un aspetto di un’unica realtà ultima o è veramente frammentata nelle mille forme che sperimentiamo tutti i giorni? Uno dei risultati più sconcertanti della scienza del XX secolo è l’impossibilità di stabilire un sistema formale che sia contemporaneamente completo, cioè in grado di coprire tutti i fenomeni osservabili, e coerente, cioè che non consenta di arrivare a dei paradossi o contraddizioni, partendo dalle stesse regole (o assiomi) del sistema formale. Il principio di indeterminazione di Heisenberg demolisce la possibilità di misurare con certezza un fenomeno: “Non possiamo mai conoscere contemporaneamente e con precisione la posizione e la quantità di moto di una particella subatomica”.

Il teorema di incompletezza di Godel demolisce la possibilità di rappresentarlo formalmente: “Per ogni sistema formale di regole ed assiomi è possibile arrivare a proposizioni indecidibili, usando gli assiomi dello stesso sistema formale”.

Entrambe le affermazioni postulano che è impossibile formulare un sistema che sia contemporaneamente coerente e completo e che tale impossibilità è sia fisica (Heisenberg) che concettuale (Godel). E’ fisicamente impossibile conoscere con completezza lo stato di una particella subatomica (qualitativamente: tutto l’universo è fatto di particelle subatomiche) e se ci proviamo la nostra misurazione non può essere coerente con le altre, perché imprecisa. E’ concettualmente impossibile stabilire un sistema formale di regole coerente e completo che rappresenti i fenomeni; eliminando gli assiomi che possono portare alla contraddizione si perde in completezza, e viceversa. Sul fronte della Scienza, dunque, Godel e Heisenberg postulano la inconoscibilità dell’universo e demoliscono la fede nell’assolutismo razionalistico. Al di là dei riflessi filosofici, ciò vuol dire che la scienza è “semplicemente” astrazione di un modello su una realtà cioè un costrutto che ha la stessa natura umana, imperfetta e modificabile. Si è usi dire che “la matematica non è un’opinione”. Eppure, non solo la matematica è un’opinione: è il più grande ed articolato, ma molto ben fondato, sistema di opinioni che l’uomo abbia mai prodotto e, come è tale, è discutibile, opinabile, modificabile e adattabile. Altrettanto vale per le scienze in generale. Lo straordinario risultato di Godel dimostra addirittura che a dispetto di tutti gli sforzi possibili, qualsiasi sistema formale può produrre teoremi indecidibili (ovvero né veri, né falsi): l’uomo non è quindi in grado di produrre sistemi di rappresentazione, o modelli, “perfetti”. Aggiungendo a questo che l’unico strumento che l’uomo ha a disposizione per conoscere l’universo è un sistema formale che lo modelli, poiché l’universo è inconoscibile con precisione (dal risultato di Heisenberg), si direbbe proprio che siamo costretti a rinunciare alle nostre pretese di assolutismo razionalistico. Ad onor del vero, bisogna dire che nessuno scienziato o persona dotata di un certo background scientifico serio si sognerebbe mai di affermare che la scienza è in grado di comprendere e descrivere con certezza assoluta i fenomeni. Questo atteggiamento è più proprio del senso comune che assegna valenza assoluta alle proprie percezioni. Per ignoranza, infatti, molte persone sono disposte a scommettere sulla veridicità di ciò che hanno visto o udito, oppure sulla univocità di significato delle proprie affermazioni. Eppure anche il linguaggio, al pari di qualsiasi altro sistema formale o informale di rappresentazione, gode della stessa proprietà di incompletezza dimostrata da Godel.

Si rifletta sul significato dell’affermazione: “questa frase è falsa”, qual è il suo significato? Se la frase è vera allora è vero che è falsa e, quindi, non può essere vera; se, invece, la frase è falsa allora è falso che la frase è falsa e quindi deve essere vera.  La frase è semplicemente indecidibile, ovvero è sia falsa che vera e sia non-falsa che non-vera. In ogni caso, abbiamo appurato che il nostro linguaggio è imperfetto e non ha potenziale espressivo sufficiente per descrivere situazioni come questa.  Ma attenzione, perché tutti questi “casi limite” giacciono in un confine è in grado di indicare proprio la “vera” natura dell’universo. Esistono configurazioni del cosmo in cui le cose sono sia vere che non vere? E se esistono, siamo in grado di comprenderle e descriverle? Gli scienziati sono perfettamente al corrente del fatto che stanno investigando delle proprietà di modelli della realtà, piuttosto che la realtà stessa. Le teorie scientifiche servono proprio a questo. Un modello diventa teoria quando è dimostrata la sua adattabilità “locale” ad un sottoinsieme di fenomeni oggetto dello studio. Lo scienziato analizza la realtà che vuole modellare e ingloba tutti i risultati ed i dati estratti dalle proprie osservazioni all’interno della teoria che sta sviluppando. La teoria ha come scopo la produzione di un modello matematico della realtà analizzata. Nel lavoro di formulazione della teoria dimostra anche l’isomorfismo tra modello e realtà di riferimento. Se il modello non è in grado di coprire alcuni aspetti della realtà, allora la teoria viene estesa, fino a che è possibile coprire tutti i fenomeni che si vogliono investigare. Se l’isomorfismo non sussiste più, allora la teoria non è valida. Nella realtà un lavoro di ricerca assurge a teoria solo quando l’isomorfismo è ampiamente dimostrato. Un esempio di modello è l’equazione della gravitazione universale di Isaac Newton, nella sua Teoria della Gravità con cui è possibile prevedere il moto degli oggetti nel cosmo, la loro posizione, velocità, ecc. Trovare una soluzione ad un problema nel modello, in virtù dell’isomorfismo tra modello e realtà, significa quindi risolvere il problema nel mondo reale. Ma attenzione: nella fase di ricerca della soluzione l’oggetto della percezione umana non è la realtà, ma il modello. Ciò avviene anche perché la realtà è inconoscibile ed in ogni modello si operano delle forzature o si ignorano relazioni di minore interesse all’interno della realtà di riferimento. La rappresentazione di un fenomeno reale è quindi un problema percettivo legato al modello che si osserva. Per di più, la stessa osservazione è basata su un modello di rappresentazione costruito automaticamente dal nostro cervello durante l’osservazione. Vale a dire che, come nel mito della caverna di Platone, quando guardiamo il mare non abbiamo l’esperienza del mare vera e propria, ma stiamo analizzando i dati che arrivano al nostro cervello, codificati secondo un modello innato e diverso per tutte le persone. Tutti noi, quindi, quando viviamo non sperimentiamo la vera essenza delle cose, ma il modello di riferimento. La percezione è, quindi, costituita dalla rappresentazione interna frutto della codifica dell’energia scambiata col mondo reale. In questo senso, la percezione non può avere valore assoluto, perché ha come oggetto dei dati codificati, non il mondo stesso.

La scienza è però in grado di rispondere alla domanda “che cosa significano le rappresentazioni all’interno del modello, nel mondo reale?”. In termini più formali, qual è la semantica (significato) della percezione? Una parte fondamentale del lavoro di Godel è incentrata sulla dimostrazione di un isomorfismo tra le possibili percezioni/rappresentazioni ed i numeri naturali. Il processo di assegnare un intero ad una rappresentazione è detto Godelizzazione, che consiste essenzialmente nella possibilità di assegnare un numero univoco ad ogni sequenza di percezioni. Essendo il numero univoco, possiamo assegnare a questo numero il compito di definire il significato della percezione, ovvero la sua semantica. L’affermazione di Godel ha effetti di proporzioni impressionanti: tutto è codificabile con semantica assegnata. Questo è il motivo per cui abbiamo la possibilità di trattare digitalmente immagini, suoni, filmati e tutte le entità per cui sia definito un apposito modello. Tuttavia questo fatto non deve ingannare, perché è pur vero che possiamo Godelizzare praticamente ogni entità (comprese le teorie, i modelli, i programmi ed i programmi che Godelizzano entità), ma resta sempre l’incompletezza del sistema formale (Godel) che stabilisce il modello di acquisizione e l’impossibilità di una percezione della realtà indipendente dall’osservatore (Heisenberg).

Ma si rifletta un attimo: la semantica della rappresentazione al computer della immagine di un tramonto ha forse meno valore rappresentativo dell’immagine che si forma nella nostra mente? Come possiamo allora affidarci alla nostra percezione come descrizione univoca della realtà e preferire questa ad altre? I due sistemi di rappresentazione, umano e digitale, hanno lo stesso valore perché sono isomorfi: si tratta, in sostanza, di due strutture di modelli assolutamente equivalenti. Il principio di indeterminazione di Heisenberg complica decisamente le cose. Ogni volta che tentiamo di indagare la realtà siamo costretti ad accettare queste limitazioni l’osservatore modifica il comportamento dell’osservato l’osservazione è necessariamente ristretta ad una porzione del fenomeno osservato in definitiva, non esiste un osservatore ed un osservato, ma l’unione di entrambi e l’osservazione in se fornisce dati su una coppia inscindibile di elementi: lo stato dell’osservatore e lo stato dell’osservato. L’unica possibilità che resta allo scienziato-osservatore è di formulare un modello “verosimile” della realtà in esame. Inoltre, il sistema formale che descrive il modello della realtà oscilla tra questi due estremi:

coerenza: tutti i teoremi formulabili sul modello del sistema devono essere decidibili;

completezza: tutti gli enunciati formulabili sono teoremi (in altri termini: il modello deve essere in grado di coprire tutte le esigenze di rappresentazione della realtà di riferimento).

il risultato di Godel implica che un sistema coerente perde in completezza ed un sistema completo perde in coerenza. In particolare, i sistemi formali non sono in grado di descrivere se stessi coerentemente. Un esempio è la frase “questa frase è falsa”, in cui la frase tenta di decidere la qualità di se stessa. In particolare, ciò che devasta qualsiasi sistema formale è la negazione: affermare l’esistenza formale di un oggetto non-oggetto. Esempi di questo fatto sono, appunto, l’indecidibilità di una frase in cui si attesti che questa è una non-frase, o decidere se il numero zero (un numero che rappresenta una non-quantità) appartiene agli insiemi dei numeri (che rappresentano quantità). Le implicazioni filosofiche di queste indecidibilità sono più vaste ed illuminanti di quanto si possa immaginare: si direbbe che questi “accidenti” indichino proprio la vera natura del cosmo: una commistione di essenza e non-essenza in eterno mutamento. Quando un sistema tenta di descrivere se stesso, significa che sta indagando sulla propria essenza con i propri stessi strumenti. Ed il risultato è puntualmente, qualsiasi sistema esso sia, che il sistema arriva a descriversi con teoremi sia veri che falsi, sia non-veri che non-falsi. O, in altri termini: sia in termini di essere che di non-essere, mai disgiunti e contemporaneamente presenti. Chiarite le enormi difficoltà concettuali da affrontare per tentare di conoscere il nostro universo, il lavoro fatto dalla scienza e dagli scienziati attraverso i secoli appare ancora più grandioso. Prendere atto della inconoscibilità dell’universo non significa sminuire la validità del mondo scientifico: il grande lavoro degli scienziati sta nel definire modelli le cui classi di isomorfismo con la realtà sono così ampie ed efficaci che, addirittura, sono isomorfe a qualsiasi altro modello che descriva gli stessi fenomeni. Ciò significa che è possibile definire matematiche la cui aritmetica preveda che 2+2=5, ma queste sono tutte isomorfe alla nostra matematica. In questo senso, il valore della nostra matematica, pur se relativo, è immenso. Perché, pur essendo imperfetta, è altamente probabile che sia equivalente ad altre matematiche sviluppate in parti remote del cosmo.

La matematica è un'opinione. E l'ignoranza una certezza, scrive domenica 12 febbraio 2017 Simone Aliprandi. Proprio qualche giorno dopo il dibattito (arrivato anche sui media mainstream) sulle pesanti lacune linguistiche degli studenti italiani, mi è capitato di trovare in giro per i social media il classico indovinello matematico. Si trattava di una semplicissima espressione da scuola elementare utilizzata spesso in ambito informatico per spiegare il sistema binario: 10 - 10 × 10 + 10 = ? Infatti, se l'espressione è interpretata in binario (dove il 10 equivale a 2) dà come risultato ZERO (0). Mentre se è interpretata secondo il sistema decimale dà come risultato MENO OTTANTA (-80). In entrambi i casi infatti, in virtù della REGOLA (generalmente riconosciuta) dell'ordine delle operazioni è necessario risolvere prima la moltiplicazione centrale; poi andare in ordine sequenziale con le addizioni/sottrazioni. Così TUTTI abbiamo imparato (o forse, dovremmo aver imparato) a risolvere questi calcoli fin dalla scuola elementare. Ho pensato comunque di postarla sulla mia bacheca, senza per vedere quali reazioni avrebbe provocato. L'ho postata senza precisare che fosse da intendere come binaria, quindi la convenzione prevede che, in assenza di particolari indicazioni, l'espressione andrebbe interpretata come decimale e quindi con risultato -80. L'ho postata prima sul mio profilo Facebook privato (VEDI), poi anche sulla mia pagina pubblica (VEDI), e da lì in alcuni gruppi frequentati anche da persone con titoli di studio e titoli professionali che dovrebbero ispirare una certa affidabilità (ingegneri, informatici, commercialisti), confidando che la risposta più frequente fosse: "ma dai, che banalità! E' ovvio che fa -80!". E invece no! Sebbene la risposta prevalente fosse comunque quella corretta, in molti hanno fornito risposte sbagliate tra cui le più frequenti erano CENTO (100) e DIECI (10). Evidentemente avevano risolto l'espressione senza rispettare la regola sopra citata o avendola applicata in modo "alternativo". Ma – attenzione – il problema non è questo. Il vero problema è la reazione che alcune di queste persone ha avuto quando qualcuno ha commentato la loro risposta facendo notare l'errore. A mio avviso, di fronte a un errore così grossolano, la reazione più opportuna sarebbe cospargersi il capo di cenere e ammettere pubblicamente di aver risposto in momento di poca lucidità, o anche di aver letto male il quesito. In realtà invece ho visto reazioni ben diverse e ben meno umili, quasi tutte mirate a fornire una giustificazione a quella risposta errata e non ad ammettere l'errore. Alcuni esempi: "la matematica non mi è mai piaciuta"; "ho fatto studi umanistici"; "queste regole le ho imparata un sacco di anni fa e quindi non me le ricordo"; "a me l'hanno insegnato così". Senza poi considerare coloro che invece si sono inventati "controregole" ed eccezioni che, se applicate, porterebbero a un risultato diverso (per esempio "vanno messe per forza le parentesi, così non si può risolvere"). Altri hanno coinvolto amici e parenti istruiti con lauree e dottorati per chiedere conferma ("chiedo conferma a mia moglie che ha un dottorato di ricerca")... senza considerare che un calcolo del genere dovrebbe essere comunque alla portata di tutti poiché si impara ad affrontarlo alle scuole elementari e quindi deve comunque far parte delle competenze di base di tutti, al di là dei titoli di studio. Niente da fare. Come si usa dire, non c'è peggior sordo di ci non vuol sentire; e non c'è peggior ignorante di quello non disposto a ricevere una puntualizzazione da parte di chi ne sa di più. Oppure, se vogliamo citare la saggezza orientale, "correggi un sapiente e lo farai più sapiente; correggi un ignorante e te lo farai nemico". E ovviamente nei casi (come questo) in cui si ha mostruosamente torto, l'accanirsi e l'arrampicarsi sugli specchi ottiene l'unico risultato di peggiorare la propria situazione e di attirare lo scherno (se non l'insulto) da parte dei più intolleranti. Ecco che la deriva è ormai fuori controllo e ognuno si irrigidisce sulle proprie posizioni: da un lato quelli che forniscono la risposta corretta e danno delle capre ignoranti a quelli che hanno fornito una risposta errata; dall'altro questi ultimi che danno dei pedanti/sapientoni/pignoli ai primi. Io rimango dell'idea che è meglio un mondo pieno di pedanti/sapientoni/pignoli che però sono nel giusto, piuttosto che un mondo pieno di gente nell'errore che goffamente cerca di giustificare la propria ignoranza. Tuttavia questa è una mia valutazione personale da nerd disadattato, e non pretendo che tutti la pensino così. Ad ogni modo questo mio post matematico ha in effetti avuto una sua utilità: quella di dimostrare che in fondo nel mondo dei social media, in cui (come già rilevato dall'illustre Umberto Eco) tutti – ma proprio tutti – possono esprimere la loro voce, la matematica può essere un'opinione.

La matematica è un'opinione anche per i computer, scrive domenica 19 febbraio 2017 Simone Aliprandi. Premessa: questo post è strettamente connesso al precedente post "La matematica è un'opinione. E l'ignoranza una certezza" in cui avevo sollevato il problema della mancata conoscenza di regole elementari della matematica da parte di molti utenti dei social media.

In particolare mi riferivo alla regola dell'ordine/priorità delle operazioni che normalmente dovrebbe essere appresa già attorno alla terza/quarta elementare. Il tutto era partito dal classico "indovinello matematico" da social media che era così composto: 10 - 10 × 10 + 10 = ? Non dico di più delle puntate precedenti e rimando al post e soprattutto agli strascichi (davvero surreali) che ha avuto sulla mia pagina Facebook. Nel presente post intendo solo mettere in luce un corollario interessante di questa vicenda: alcuni di coloro che hanno commentato il post hanno segnalato che alcune applicazioni fornivano il risultato sbagliato: principalmente la calcolatrice presente di default su molte versioni di Windows e anche alcune applicazioni per sistemi Android. Ecco uno screenshot che mostra che la stessa stringa produce un risultato errato quando si utilizza la calcolatrice "semplice" invece che quella "scientifica". In realtà, nessun particolare arcano: la calcolatrice semplice non applica la nota regola della priorità delle operazioni e quindi esegue le operazioni in sequenza. Molti hanno fatto notare: "le calcolatrici vanno sapute usare!" Anche le vecchie calcolatrici da pochi euro (non quelle scientifiche) che ogni scolaro ha nell'astuccio fin dagli anni 80 funzionavano così: eseguivano un'operazione alla volta, quindi era l'utente a dover inserire le operazioni nell'ordine corretto. Vero, verissimo. Ma a differenza delle calcolatrici "virtuali" che oggi troviamo sotto forma di applicazione sui nostri computer, tablet e cellulare, le vecchie calcolatrici non permettevano di inserire l'intera stringa. Sorge un dubbio atroce: se un utente non è conscio del fatto che la calcolatrice di Windows non applica quella regola essenziale potrebbe (anche legittimamente) uscirne ingannato, facendo affidamento su un risultato che invece è sbagliato. E infatti qualcuno dei commentatori del mio post ci è cascato e hanno giustificato il loro errore dicendo di aver eseguito il calcolo proprio con una di queste calcolatrici. Forse sarebbe utile che le applicazioni-calcolatrici fossero impostate per rispettare questa regola oppure, nel caso un utente inserisca una stringa con più operazioni, per mostrare un'avvertenza che suggerisca di inserire operazioni separate. Bisognerebbe segnalarlo alla Microsoft e alle altre software house. Anche se ovviamente la soluzione principale sarebbe quella che gli utenti accendessero il cervello prima di usare queste app. Ecco che così nasce spontaneo un altro interrogativo (che molti dei commentatori del mio post avevano sollevato): ma per risolvere quel calcolo c'è davvero bisogno di una calcolatrice? E qui torniamo al punto di partenza, cioè a quanto esposto nel precedente post.

L’OCCULTO E LA SCIENZA OCCULTA.

Occulto. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Il Codex Gigas è il più grande manoscritto medioevale al mondo. La leggenda narra che il codice sia stato creato da un monaco che vendette la sua anima al Demonio. Occulto è un termine che deriva dal latino occultus (nascosto) e si riferisce alla "conoscenza di ciò che è nascosto" o anche alla "conoscenza del soprannaturale", in antitesi alla "conoscenza del visibile", ovvero alla scienza. Il significato moderno del termine è spesso tradotto in modo errato, intendendo "sapere nascosto", "conoscenza riservata a pochi" o "sapere che deve rimanere nascosto". Per gli occultisti invece si tratta dello studio di una realtà spirituale più profonda che non può essere compresa usando puramente la ragione o la scienza materiale. I termini esoterico e arcano possono essere usati per indicare l'occulto, in aggiunta ai loro significati non strettamente collegati al soprannaturale. Il termine occulto è anche usato per identificare anche alcune organizzazioni magiche o ordini, oltre che per gli insegnamenti e le pratiche che queste organizzazioni insegnano. Inoltre, il termine indica la letteratura storica e la filosofia spirituale che trattano temi occulti. Le scienze occulte, in molti casi coincidenti con le scienze esoteriche, prendono questo nome dal fatto che dovevano nascondersi, rendersi occulte usando allegorie, per non subire le reazioni della chiesa. Il termine occultismo viene generalmente utilizzato per indicare un complesso di pratiche che spaziano dall'alchimia all'astrologia, alla magia, alle percezioni extrasensoriali, allo spiritismo, alla divinazione a quelle scienze o pseudoscienze, che si basano sul principio che esistano analogie ed omologie tra l'uomo e realtà soprasensibili. L'interpretazione dell'occultismo e i suoi concetti possono trovarsi nel sistema della credenze filosofiche e religiose come lo gnosticismo, l'ermetismo, la teosofia, la thelema e il paganesimo moderno.

L'elaborazione teorica sulla quale si fonda l'occultismo è l'esoterismo, l'insieme dei sistemi di pensiero filosofico - religiosi che costituiscono la base delle tecniche occulte. La creazione del termine francese occultisme si deve ad Eliphas Lévi (1810-1871), che lo derivò probabilmente dalla filosofia occulta di Agrippa von Nettesheim. Una moderna definizione è fornita da Nicholas Goodrick-Clarke: « L’OCCULTISMO trova il suo fondamento in un modo religioso di pensare, le cui radici affondano nell'antichità e che può essere descritto come la tradizione esoterica occidentale. I suoi ingredienti principali sono stati identificati nello gnosticismo, nei trattati ermetici di alchimia e magia, nel neoplatonismo, e nella Kabbalah, che hanno tutte avuto origine nella zona orientale del Mediterraneo durante i primi secoli dopo Cristo.» (Nicholas Goodrick-Clarke, The Occult Roots of Nazism)

Dal XV al XVII secolo, queste idee che sono state alternativamente descritte come esoterismo occidentale, hanno avuto un rilancio dal 1770 in poi, a causa di un rinnovato desiderio di mistero, un interesse per il Medioevo e una "reazione al razionalismo illuminato". L'impiego dell’alchimia era comune tra i più importanti scienziati del XVII secolo, come Isaac Newton e Gottfried Leibniz. Newton fu anche accusato di aver introdotto elementi dell'alchimia nella scienza naturale quando postulò la forza di gravità come forza in grado di agire su vaste distanze. Nel XVIII secolo queste preoccupazioni religiose e filosofiche poco ortodosse furono definite come occulte, perché si situavano ai margini delle forme accettate di conoscenza e di discorso". Sono state, comunque, preservate dai mistici. L'occultismo è lo studio dell'occulto supposto e della saggezza nascosta. Per l'occultista è lo studio della Verità, o piuttosto di una verità più nascosta che esiste sotto la superficie delle cose: «La Verità è sempre nascosta ad una visione superficiale». Può essere considerata un'area "oscura, forse più grande di qualunque altra nel campo della religione. Può avere a che fare con oggetti come talismani, alla stregoneria ed al voodoo, ma anche a percezioni extrasensoriali ed alla numerologia. Quasi tutto quello che non è contemplato dalle maggiori religioni (e anche qualcosa che lo è) è incluso nel regno dell'occulto. Anche la cabala è stata considerata uno studio occulto, forse per la sua popolarità presso i magi, ma più probabilmente perché ha a che fare con tematiche esoteriche. In seguito fu adottata dall'Ordine Ermetico dell'Alba Dorata (Golden Dawn) e portata alla luce da Aleister Crowley. Da allora molti autori hanno dato il loro contributo all'Occulto tracciando dei parallelismi tra differenti discipline. Una delle organizzazioni più importanti è l'Ordo Templi Orientis, che creò un sistema magico ispirandosi a molti e differenti stili e sistemi.

Occultismo, esoterismo e scienze occulte: significato e differenze, scrive "Rex". L’occulto è quel mondo della sapienza non rivelata, acquisita tramite una serie di percorsi che hanno a che vedere con l’esoterismo e che si contrappongono alla scienza nel senso che questa si basa su fatti acclarati e studiabili alla luce del sole mentre l’occultismo – all’opposto – si basa su studi soprannaturali, parapsicologici e comunque dimostrabili da pochi che mostrano effettivamente la padronanza di specifici poteri e hanno appreso tecniche in maniera individuale il più delle volte. D’altra parte lo stesso termine ‘occulto’, se lo si cerca su un qualunque vocabolario, indica qualcosa che è nascosto e di non facile reperimento aggiungiamo, infatti le scienze occulte sono così definite proprio in virtù della loro accessibilità che non è nè semplice nè per coloro che intendono avventurarvisi con leggerezza. Occultismo consta una serie di discipline che sono di fatto esoteriche e che attingono anche alla magia, ai rituali e ad una serie di culture compresa quella alchemica che ovviamente non è l’unica. Potenzialmente dell’occultismo possono far parte moltissime cose che certamente non si studiano nella scuole e che attengono anche al significato dell’esoterismo come abbiamo detto. Tutto quel mondo fatto di riti, studi, comparazioni, sperimentazioni e tentativi di magia, alchimia e/o fenomeni paranormali rientra a pieno titolo nel concetto di scienza occulta. I termini occultismo ed esoterismo, così come li conosciamo oggi, va anche detto che compaiono esclusivamente nel XVIIII secolo quindi sono piuttosto recenti ma ciò che c’era dietro e che necessitava di un nome era il pensiero magico: questa terminologia è infatti caduta in disuso mentre i termini esoterico, mistico e occulto hanno fornito un quadro più ampio inglobando appunto il sapere magico e facendolo diventare sapere occulto. La magia secondo molti è la scienza (popolare), separata dalla religione, e da questa teoria nasce il termine ‘occultismo’, quindi occultismo e magia – intesa con una serie di pratiche atte a condizionare anche la materia ma senza una specifica religione dietro – sono la medesima cosa e il sapere magico viene per l’appunto definito come occulto. Ma cos’è che lo rende tale? Questa domanda certamente va posta sia da coloro che semplicemente si interessano all’argomento sul piano magari antropologico sia da coloro che intendono avvicinarsi ad un cammino che può – secondo alcune teorie – essere compiuto da tutti ma solo con costanza, impegno e senza mai dubitare dei risultati. La domanda trova un unica risposta, il sapere occulto è reso nascosto dal fatto che il cammino per seguirlo è irto di ostacoli, non meno rilevanti tra questi quelli relativi alle aspettative e al modo di seguire il percorso iniziatico. Esistono infatti delle caratteristiche umane che possono contrastare le azioni della sapienza occulta magari acquisita con anni di studio e passione. Tra queste caratteristiche, ad esempio l’ansia di vedere risultati, può vanificare ogni azione magica, oppure i pensieri che interferiscono dopo un atto magico possono modificarne l’azione quindi una serie di pratiche sono connesse alla stessa sapienza occulta, pratiche senza le quali non ci si può permettere di dare inizio a nessun tipo di magia. Per molti di noi le parole “Scienza Occulta” hanno qualcosa di poco credibile, provocando a volte un sorriso di compatimento o di disprezzo. Molti infatti ritengono che una concezione che assume il nome di scienza occulta non possa che fondarsi su fantasie, e che dietro una tale scienza non si possa nascondere altro che la voglia di rinnovare ogni sorta di superstizione. Per molti altri, essa invece rappresenta una cosa che a loro sembra non poter conseguire per alcuna altra via. Essi infatti, si sentono attratti da un intimo e profondo desiderio di conoscenza o da una curiosità dell’anima maggiormente predisposta. Tra gli opposti menzionati poc’anzi esiste tutta una scala di grigi. Intesi come atteggiamenti intermedi, di accettazione o di rifiuto condizionati da ciò che ognuno di noi si immagina, essere il suo contenuto. È innegabile che per taluno le parole, scienza occulta hanno un suono, che riporta alla magia e al misticismo. Questi vogliono soddisfare il desiderio di una conoscenza che va oltre il normale. Spingendosi verso aspirazioni più profonde dell’animo umano, soprattutto a livello di comprensione dell’Io e di quello che ci circonda. Sia esso terreno che spirituale. La scienza occulta vuole sviluppare l’anima, nei contesti in cui vengono oltrepassati i limiti della natura stessa. Dobbiamo tener presente che per l’occultista (calato nel nostro contesto) esistono due tipi di pensieri diametralmente opposti. Da una parte troviamo il “pensiero concreto” in cui nulla esiste che i sensi dell’uomo non siano in grado di percepire. Dall’altra troviamo chi sostiene che attraverso gli idonei strumenti di percezione o elevazione. Essi si sentono attratti da un intimo e profondo desiderio di conoscenza, o da una curiosità dell’anima maggiormente predisposta. Allontanandoci per un attimo (solamente) dal contesto fuor di dubbio è, che in passato molte nuove scoperte (a prescindere dall’ambito) furono viste come una sorta magia, in quanto non erano comprensibili “alla persona comune”. Non possiamo negare, che l’uomo fin dai tempi più remoti, sia alla ricerca di un senso delle e nelle cose. Come nella vita terrena che in quella spirituale. Esso lo spinge verso la conoscenza cercando di elevarsi al “soprasensibile”. Questo infatti possiede l’intelligenza che gli permette di cogliere la realtà soprasensibile (o invisibile) oltre alla corporeità. Che gli permette di percepire ciò che è mutevole, tangibile, visibile. Dunque l’intelletto non si può ricondurre ad una diversa corporeità. Ma si ricollega ad una realtà che caratterizza l’uomo, cioè l’anima. Se l’uomo però volge le sue attenzioni al solo scopo di mera curiosità non potrà mai carpirne i segreti, essi gli appariranno a volte, come una manifestazione, ma nel modo più confuso, senza cioè una reale percezione di cosa significhi ogni esperienza. Chi vorrà intraprendere con noi questo affascinante viaggio verso le conoscenze supersensibili. Si renderà presto conto che ciò che prima era un “dogma” o un preconcetto inculcato dalla società, poi si rivelerà per quello che è realmente. Dobbiamo quindi essere in grado di spalancare le porte ad un altro mondo, fatto di percezioni, alle quali siamo, troppo spesso, anestetizzati e incapaci di coglierle.

LE SCIENZE OCCULTE.

“Esiste nel mondo una loggia di persone istruite che si riuniscono una volta all'anno per discutere di argomenti scientifici. Questi scienziati conoscono ciò che è bene per la Terra molto meglio degli uomini di scienza d'oggi, ma di quanto si tratta del futuro della Terra anche loro si trovano fare le loro supposizioni. Esiste però anche un'altra loggia che si trova al Sole che conosce in maniera chiara non soltanto il passato della Terra, ma anche il suo futuro.” L'umanità ha trascorso una lunga via di evoluzione ed oggi è in grado di comprendere i grandi segreti custoditi e trasmessi nei secoli dalle anime evolute nelle cosiddette scuole occulte. La parola “occulto” significa segreto, nascosto. Nelle scuole occulte vengono studiati gli eventi e le forze incomprensibili per il suo carattere astratto. D'altro canto questi sono rimasti segreti perché esiste il pericolo che alcuni di questi metodi possano essere usati da persone malintenzionate per il proprio loro interessi ed a scopo criminale. I centri di occultismo esistono dall'antichità e accompagnano l'evoluzione dell'umanità. Occultisti sono tutti i grandi Maestri come: Manu e Budda in India, Confucio e Lao Tze in Cina, Zoroastro in Persia, Ermete Trismegisto in Egitto, Mosè, Orfeo, Pitagora, Cristo e Beinsa Dounò. Gli argomenti più noti dell'occultismo sono:

- L' alchimia

- l'astrologia

- la cabala

- la frenologia

- la fisiognomica

- la grafologia

- la chiromanzia

- la numerologia

Senza negare i risultati scientifici, gli occultisti studiano e spiegano gli eventi “sovrannaturali” che loro sentono come reali e naturali; l'invisibile è tale perché non si hanno ancora gli organi ed i sensi necessari per poterlo percepire. A differenza della scienza ufficiale che nella maggioranza dei casi studia soltanto il mondo fisico, la scienza occulta ne studia anche altri due: il mondo Spirituale ed il mondo Divino. Nel passato la scienza occulta e la religione convivevano in pace nei templi di Dio. I primi cristiani erano persone iniziate. Più tardi la chiesa ufficiale ha negato e vietato i metodi occulti nel lavoro spirituale e gli occultisti venivano perseguitati ed uccisi. Oggi le verità incomprensibili sostenute dagli occultisti da migliaia di anni vengono affermate e provate dalla scienza. Sul fatto che esiste l'aura non ci sono più dubbi. Oggi viene studiato seriamente non soltanto il corpo fisico, assieme agli altri corpi umani. Questo conferma le parole del Maestro che dobbiamo cercare di comprendere ciò che è invisibile, che per la nostra imperfezione non abbiamo ancora raggiunto, ma non per questo significa che ciò non esista. 

La scienza occulta nelle sue linee generali. Libro di Rudolf Steiner. L'antica denominazione di «Scienza Occulta» viene adoperata per il contenuto di questo libro; una denominazione che produce presso uomini diversi le più opposte impressioni. Per molti essa ha qualcosa di ripugnante; provoca l'irrisione, un sorriso di compatimento, forse anche il disprezzo. In realtà il tentativo della scienza occulta è quello di analizzare quello che sfugge alla normale indagine del mondo sensibile. Quello che di tale mondo rimane «occulto», non manifesto, ove lo si consideri soltanto mediante i sensi e l'intelletto ad essi legato. La scienza occulta vuole liberare l'indagine scientifica e l'attitudine scientifica (che di solito si limitano ai rapporti e al processi dei fatti sensibili) da questo loro abituale campo di applicazione, pur conservandone le caratteristiche generali di pensiero. Essa si propone di trattare di cose non sensibili allo stesso modo con cui la scienza naturale tratta di quelle sensibili. Mentre la scienza naturale si limita, con i suoi metodi e i suoi procedimenti di pensiero, alla sfera sensibile, la scienza occulta considera il lavoro dell'anima, studia la costituzione occulta dell'uomo, il corpo eterico, il mondo astrale, l'evoluzione dell'uomo e dei mondi.

Il vampiro secondo la scienza occulta, scrive Salvatore Brizzi. Il vampiro può originarsi solo da un uomo totalmente identificato nel suo corpo di carne, nelle sue emozioni, nei suoi pensieri. Si tratta di un individuo che non "sente" la sua anima; per lui essa rappresenta solo un concetto mentale, una possibilità e nulla più. La sua paura della morte è dunque più che mai giustificata: essendo la sua coscienza imprigionata nell’apparato psicofisico, egli perirà con esso. Un uomo del genere sarebbe disposto a qualsiasi cosa pur di riuscire a prolungare la propria esistenza terrena. Conscio di dover morire, egli aspira disperatamente all'immortalità e ai piaceri che la materia può offrire! Il paradosso è proprio questo: il suo folle attaccamento alla vita e ai piaceri terreni, il suo voler prolungare l'esistenza materiale a tutti i costi... è ciò che rende sempre più sicura la sua futura morte, in quanto tali comportamenti imprigionano la sua coscienza nella personalità mortale. D’altra parte un comportamento altruistico, la compassione e il perdono lo porterebbero sempre più vicino alla sua anima immortale. Egli vuole allora poter sopravvivere in qualche modo alla inevitabile dissoluzione del corpo fisico pur non operando una reale “sintesi con l’anima”, risultato, quest’ultimo, che è possibile ottenere solo intraprendendo un sentiero di risveglio spirituale che conduce alla vera immortalità. A questo punto, l’unico modo che ha di farlo è cercare di sopravvivere nel «corpo astrale », un involucro sottile che avvolge il corpo fisico e nel quale trasferiamo la nostra coscienza sia durante il sogno (infatti è anche conosciuto come « corpo di sogno ») sia dopo la morte. Questo corpo è, per intenderci, quello che talvolta compare ai viventi in forma di fantasma. Portando la propria coscienza nel corpo astrale non si consegue una reale immortalità, poiché anch’esso è costituito di materia – sebbene più sottile di quella a cui siamo abituati – e quindi è destinato a consumarsi con il tempo; tuttavia permette all’essere umano di sopravvivere, per un tempo indeterminato, alla sparizione del corpo fisico. Il corpo astrale lo abbiamo tutti, infatti lo utilizziamo per viaggiare durante le esperienze di sogno, ma solo pochi di noi sono in grado di utilizzarlo coscientemente come involucro per spostarsi anche in stato di veglia e compiere i cosiddetti «viaggi astrali». Ciò implica che, alla stessa maniera, pochi di noi saranno in grado di usarlo coscientemente dopo l’esperienza della morte. Ci ritroveremo nel corpo astrale, ma ne avremo la stessa padronanza che un fanciullo di due anni può avere del suo corpo fisico: saremo trasportati dagli eventi del mondo astrale in uno stato di semi-incoscienza simile, appunto, a quella che si ha nel sogno. Quanti di noi, infatti, sono capaci di fare «sogni lucidi», all’interno dei quali possono decidere delle loro azioni? Allo stesso modo non saremo in grado di decidere delle nostre azioni dopo la morte. Le pratiche che consentono a un essere umano, maschio o femmina che sia, di spostare la sua coscienza nel corpo astrale in modo da servirsene a piacimento, sia in vita che dopo la morte, riguardano le tecniche di «ricordo di sé » trasmesse da Gurdjieff e un utilizzo consapevole dell’energia sessuale. Ma tali non sono gli argomenti di cui è qui questione.

SCIENZA E MAGIA.

Magia. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Con il termine magia si indica una tecnica che si prefigge lo scopo di influenzare gli eventi e di dominare i fenomeni fisici e l'essere umano con la volontà; a tale fine la "magia" può servirsi di gesti, atti e formule verbali, o di rituali appropriati. L'etimologia del vocabolo "magia" (in greco Μαγεία) deriva dal termine con cui venivano indicati nell'antica Grecia i "magi" (Μάγοι), antichi sacerdoti Zoroastriani della Persia.

Nella maggior parte delle culture antiche e moderne, fin dagli albori della civiltà, sono esistite credenze e pratiche magiche, con caratteristiche sostanzialmente simili anche se formalmente diverse, che si possono trovare in relazione ad aspetti tipici dell'occultismo, della superstizione e della stregoneria. Alcune scene di pitture del paleolitico superiore trovate nelle caverne francesi sono state interpretate come aventi finalità magiche (ad esempio l'ottenere successo nella caccia). Nell'antichità si credeva anche che la magia si potesse relazionare alla varie fasi lunari: luna piena = magia nera, mezza luna = magia bianca.

La società dell'Antico Egitto è fortemente intrisa di credenze occulte. Nel pantheon egizio, oltre a Uerethekau e Heka, Neter della magia, anche Iside e Thot, da cui derivò l'ermetismo, sono caratterizzati da poteri magici. Sono stati trovati molti papiri magici, scritti in greco, copto e demotico, che contengono formule ritenute capaci di prolungare la vita, fornire aiuto in questioni amorose e combattere i mali. È attestata anche la credenza nella cerimonia magica dell'apertura della bocca per mezzo della quale si riteneva possibile conferire un'anima a statuette, utilizzate come controfigure magiche dei defunti. Il cosiddetto libro dei morti degli antichi egizi (che in origine era definito: "incantesimi che narrano l'uscita dell'Anima Verso la piena Luce del Giorno"), scritto su papiri, muri tombali e sarcofagi, è l'insieme di incantesimi da pronunciarsi per la «...resurrezione dello spirito e il suo ingresso nelle Regioni dell'Al di là». Per gli antichi egizi tutto è animato, per loro il mondo spirituale non impone leggi al mondo fisico, ma, per analogia, così come il volto di una persona è considerato espressione dell'anima, il mondo spirituale si esprime tramite quello fisico. La natura non è inanimata e non sottostà a "leggi", bensì l'espressione della vita passa attraverso varie fasi spirituali che, in questo mondo, vengono rappresentate dalle esperienze fisiche vissute direttamente dall'uomo. Tutto è animato e vivente, ogni fenomeno, per analogia, esprime la manifestazione di un piano spirituale nel piano fisico. L'analogia è applicata alla posizione degli astri, al simbolismo del colore, alle forme geometriche (ad esempio la figura geometrica della piramide), alle caratteristiche degli animali (zoolatria) e così via ad ogni espressione della vita. Questa civiltà, oltre cinquemila anni fa, è stata quindi crogiolo per la nascita e la codifica dell'astrologia, della teurgia e della negromanzia.

In Mesopotamia, nelle culture sumera, accadica e caldea, come anche in Persia, la terra d'origine dei Magi, si trovano numerose attestazioni di rituali di magia cerimoniale. Tutte le fonti antiche riportano esempi di pratiche magiche, come:

l'utilizzo di "parole magiche" che hanno il potere di comandare gli spiriti;

l'uso di bacchette ed altri oggetti rituali;

il ricorrere a un cerchio magico per difendere il mago contro gli spiriti invocati;

l'utilizzo di simboli misteriosi o sigilli per invocare gli spiriti;

l'uso di amuleti che rappresentano l'immagine del demone per esorcizzarlo.

Comunque il più grande apporto culturale del Medio Oriente consisté nell'astrologia: l'osservazione degli astri era non solo magicamente inscindibile dal computo del tempo, ma anche strettamente legata ad ogni evento naturale.

In Grecia fu Erodoto a coniare il termine "mago" per indicare un sacerdote di una tribù della Persia antica. Dal IV secolo a.C. il vocabolo mageia cominciò ad essere utilizzato per indicare un insieme di dottrine nate dalla commistione di tradizioni arcaiche e le pratiche rituali ereditate dai Persiani. Fu comunque nella koinè culturale ellenistica che ebbe luogo quella fusione dei riti magici con elementi astrologici e alchimistici, che sarà alla base di tutta la speculazione magica dei secoli successivi. Nella tarda antichità troviamo numerose testimonianze riguardo a rituali di teurgia la cui provenienza è spesso attribuita, dagli stessi teurghi, all'antico Egitto. Verso il III - IV secolo della nostra era compaiono anche trattazioni filosofiche a favore di tale pratica, in particolare per opera del filosofo neoplatonico Giamblico.

Nella letteratura latina si trovano numerose testimonianze relative a tutta una serie di attività occulte. Esperimenti di negromanzia, uccisioni a distanza, animali parlanti, statue che camminano, filtri d'amore, metamorfosi, divinazioni, talismani che curano le malattie, sono solamente alcuni degli oggetti e dei rituali magici adoperati dai maghi che compaiono nelle opere di Orazio, Porfirio, Plinio il Vecchio e Virgilio. Nel panorama letterario di magia latina un posto di prim'ordine spetta a Le metamorfosi (anche conosciuto come L'asino d'oro) di Apuleio. L'opera, l'unico romanzo della letteratura latina pervenutoci intero, si compone di undici libri, nei quali viene narrata la storia di Lucio, un giovane trasformato per magia in asino, che, dopo varie peripezie, ritorna uomo per intercessione della dea Iside. Da ricordare che lo stesso Apuleio fu processato sotto la falsa accusa di aver costretto con la magia una ricca vedova a sposarlo per impadronirsi della dote, mentre in realtà l'aveva fatto per fare un favore al figlio di lei, amico suo, che morì, spingendo i parenti a credere che il suo fosse un elaborato piano per rubargli l'eredità. Tuttavia riuscì a scagionarsi dall'accusa presentando il testamento della vedova, in cui la donna (dietro consiglio dello stesso Apuleio) lasciava tutto al figlio piccolo. Del resto, nel diritto romano le leggi antiche prevedevano pene severe per quanti utilizzavano mezzi magici per conseguire scopi criminali.

Nonostante la polemica antimagica di alcuni scrittori cristiani, come Origene, Sant'Agostino e Tommaso d'Aquino, e l'ostilità della Chiesa nei riguardi delle arti occulte, il substrato culturale della magia medievale ebbe una certa rilevanza. Persino il mondo religioso germanico fu prodigo di divinità intrise di doti magiche, come Thor e Odino; anzi lo scopo della magia era quello di liberare le forze occulte possedute dalle potenze superiori. La produzione letteraria di carattere magico, soprattutto in età umanistica, fu molto ricca, grazie anche alla mediazione di scrittori arabi. Alcune opere astrologiche, come il Tetrabiblos di Claudio Tolomeo, l'Introductiorum di Albumasar, il Liber Vaccae (o Libro degli esperimenti) ed il famoso Picatrix, ebbero una enorme influenza sulla speculazione magica dell'età rinascimentale. Tuttavia alcuni autori, come Isidoro da Siviglia e più tardi Ugo da San Vittore, accomunano la magia all'idolatria, in quanto scienza conferita dai demoni. È nel XIII secolo con Guglielmo d'Alvernia e Alberto Magno, che s'iniziò a porre l'accento sulla categoria della magia naturale, che tanta fortuna ebbe nei secoli immediatamente successivi. Sempre nel XIII secolo, tornò in auge anche l'astrologia, con autori allora famosissimi come il forlivese Guido Bonatti, la cui influenza sarà notevole ancora nel XVI secolo.

«Troverete persino gente che scrive del XVI secolo come se la Magia fosse una sopravvivenza medioevale, e la scienza la novità venuta a spazzarla via. Coloro che hanno studiato l'epoca sono più informati. Si praticava pochissima magia nel Medioevo: XVI e XVII secolo rappresentano l'apice della magia. La seria pratica magica e la seria pratica scientifica sono gemelle. »

Il periodo che va dal XV agl'inizi del XVII secolo segna la grande rinascita della magia, in sostanziale parallelismo, come fa notare anche C. S. Lewis, con il crescere degli interessi scientifici. L'inizio di questa rivoluzione magica può essere considerata l'opera di traduzione che alcuni umanisti, il più importante dei quali fu Marsilio Ficino, fecero delle quattordici opere che formavano il cosiddetto Corpus Hermeticum, degli "Oracoli Caldaici" e degli "Inni Orfici". Queste opere, attribuite dagli studiosi rinascimentali rispettivamente ad Ermes Trismegisto, Zoroastro ed Orfeo, erano in realtà raccolte di testi nate in età imperiale romana, che combinavano elementi neoplatonici, concetti ricavati dal Cristianesimo, dottrine magico-teurgiche e forme di gnosi mistico-magica. Nel Rinascimento sul substrato colto di dottrine neoplatoniche, neopitagoriche ed ermetiche si incardinò la riflessione speculativa magico-astrologica-alchemica, arricchita da idee derivanti dalla Cabala ebraica, come testimoniano emblematicamente le figure di Pico della Mirandola e Giordano Bruno. Il compendio forse più interessante per la magia rinascimentale è il De occulta philosophia di Cornelio Agrippa von Nettesheim. In questa opera il medico, astrologo, filosofo e alchimista tedesco definisce la magia "la scienza più perfetta", e la divide in tre tipi: naturale, celeste e cerimoniale, dove i primi due rappresentano la magia bianca, ed il terzo quella nera o necromantica. Queste argomentazioni saranno riprese più tardi nel Magia naturalis sive de miraculis rerum naturalium del napoletano Giovanni Battista Della Porta, il quale vede nella magia naturale il culmine della filosofia naturale, e nel Del senso delle cose e della magia di Tommaso Campanella. Altra importante figura nel contesto magico-alchemico rinascimentale è quella di Paracelso, la cui iatrochimica risente della simbiosi tra magia naturale e scienza sperimentale, tipica del XVI secolo. Proprio mentre la tradizione magica è al suo culmine, nel XVII secolo s'iniziano a vedere le avvisaglie della polemica contro la cultura magico-alchimistica, che caratterizzerà maggiormente il Secolo dei Lumi. Il precursore della condanna delle varie dottrine magiche in nome del sapere scientifico è da considerarsi Francesco Bacone. A partire da questo momento la magia inizierà un lento declino, favorito da pensatori come Cartesio e Hobbes e dallo sviluppo delle correnti filosofiche del meccanicismo, del razionalismo e dell'empirismo. Nel XVIII secolo, con l'avvento dell'Illuminismo, la magia, definitivamente sconfitta nell'ambito della cultura dominante, venne relegata in una specie di limbo, nel quale tuttavia riuscì in qualche modo a sopravvivere.

La seconda metà del XIX secolo è caratterizzata da un rinnovato interesse nei confronti dell'occultismo e dell'esoterismo magico. La figura che meglio incarna il revival delle scienze occulte nel XIX secolo è il mago Eliphas Lévi, nato Alphonse Louis Constant, la cui ricca produzione letteraria influenzò grandemente la speculazione occultista del secolo successivo. L'ultimo scorcio del secolo vide anche il sorgere di numerose organizzazioni e società segrete nelle quali la magia aveva un ruolo significativo, come l'Ordre Kabbalistique de la Rose+Croix fondato in Francia da Stanislas De Guaita, l' Hermetic Order of the Golden Dawn, fondato in Inghilterra da Samuel Liddell MacGregor Mathers, l' Ordo Templi Orientis, fondato in Germania da Franz Hartmann. Anche nella Società Teosofica, fondata negli Stati Uniti d'America da Helena Petrovna Blavatsky, esistono alcuni elementi che rimandano a una concezione magica dell'esistenza e dei rapporti con i mondi ultraterreni.

Il panorama della magia dei nostri giorni è molto variegato e di difficile analisi sistematica, soprattutto a causa del coacervo sincretistico che caratterizza la maggior parte delle odierne dottrine magiche, esoteriche e occultistiche. In genere il substrato comune è costituito da alcune teorie che si riallacciano alle tradizioni neoplatoniche, gnostiche, ermetiche, cabalistiche, astrologiche, alchimistiche e mitologiche antiche. Su queste e sul pensiero dei moderni occultisti, da Madame Blavatsky a Gérard Encausse, da Samuel Liddell MacGregor Mathers ad Aleister Crowley, da G. I. Gurdjieff a Gerald Gardner, a Dion Fortune, a Eusapia Palladino, a Gustavo Rol sono nate tutta una serie di associazioni e gruppi esoterici, più o meno influenzati dalle nuove correnti della New Age, della Wicca, della Stregoneria Tradizionale e del Neopaganesimo. In Italia uno degli ultimi celebri rappresentanti e divulgatori della teoria e della prassi magica fu Giuliano Kremmerz.

Con il termine magia molto spesso si tende a indicare tutto ciò che non è scientificamente spiegabile. Dalla maggior parte delle persone però la magia viene vista come una cosa distinta e separata dalla scienza quindi tende ad attribuirvi tutti i fenomeni di cui non riesce a capacitarsi. Una distinzione che viene generalmente fatta è quella tra magia bianca e magia nera, a seconda che i fini dell'operatore siano benefici o malvagi, e se nella sua pratica possono essere coinvolte delle entità positive (angeli, divinità, spiriti degli antenati, animali totemici) o negative (demoni); questa distinzione non viene però accettata da tutti, infatti alcuni operatori considerano la magia neutra in sé stessa, da questi infatti essa viene considerata come il fuoco, che, a seconda di come viene usato, può risultare molto utile e benefico, oppure altamente distruttivo. Esiste inoltre un insieme di nozioni e pratiche facenti capo ad una categoria intermedia denominata magia rossa che non può essere definita nè buona né cattiva, ma indirizzata ad ottenere uno scopo personale, il più delle volte a carattere sentimentale. La scienza magica agisce in genere attraverso simboli, siano essi parole, pensieri, figure, gesti, danza o suoni, e strumenti vari. Solitamente viene però sottolineato che lo strumento primario della magia è la mente dell'operatore e tutto il resto gli serve per focalizzare meglio il suo intento. Solitamente i riti magici utilizzano una combinazione tra le diverse tecniche. Nei casi in cui il mago, durante una pratica rituale, ricorre all'intervento di un'entità soprannaturale, a seconda dell'entità in questione si entra nei campi della negromanzia, dello spiritismo e della demonologia, mentre l'arte di evocare o invocare potenze sovrumane benefiche (angeli, divinità, spiriti elementali ecc.) è più propriamente chiamata teurgia.

Le tecniche magiche possono essere raggruppate convenzionalmente in cinque categorie:

La cosiddetta magia simpatica o d'incanalamento, in cui l'effetto magico è perseguito tramite l'utilizzo d'immagini od oggetti che possono essere usati, ad esempio come rappresentazione simbolica della persona cui si vuole fare del bene o si vuole nuocere, oppure per rappresentare lo scopo che ci si prefigge (ad esempio con l'uso di amuleti e talismani);

La magia da contatto, caratterizzata dalla preparazione di pozioni e filtri magici, sacchettini da indossare, talismani o amuleti da portare con sé, creati utilizzando oggetti ed ingredienti più o meno naturali;

La terza forma di pratica magica è l'incantesimo, che agisce tramite parole (un esempio tipico è abracadabra) o altre formule magiche;

La quarta categoria è quella della divinazione, utilizzata per ricevere informazioni attraverso varie arti mantiche (come l'astrologia, la cartomanzia, la chiromanzia) oppure attraverso dei talenti propri dell'operatore (come ad esempio attraverso i presagi, o nella preveggenza e nella medianicità);

La quinta categoria è quella di similitudine: il simile produce il simile, un esempio può essere quello rappresentato da alcuni popoli primitivi, i quali, prima di andare a cacciare, imitavano i movimenti, i versi ed i comportamenti in genere dell'animale che desideravano catturare.

La magia, in quanto fenomeno ubiquitario che ha accompagnato la civiltà umana dagli albori, è stata ed è oggetto di studio da parte delle scienze sociali, prime fra tutte l'antropologia culturale, l'etnologia e la psicologia. Le tematiche affrontate nello studio della magia solitamente riguardano la sua relazione con la scienza e la religione, la sua funzione sociali e la natura del suo pensiero.

Nel 1871 Edward Tylor nella Cultura dei primitivi arrivò alla conclusione che la magia fosse una «scienza sbagliata» in quanto non in grado di distinguere i rapporti causa-effetto da quelli propriamente temporali. Vicino alla posizione tyloriana fu James George Frazer, il quale, nel Ramo d'oro, pur considerando la magia un primo stadio nello sviluppo della civiltà, ebbe il merito di fornire una prima classificazione della magia. Egli distinse i processi magici in simpatetici/imitativi, basati sulla credenza che il simile agisca sul simile (es. travestirsi da animale per augurarne la caccia) e contigui/contagiosi, basati sulla credenza che le cose che sono state in contatto possono continuare a interagire anche se distanti (es. ciocche di capelli, oggetti appartenenti alla persona su cui gettare il malocchio).

L'etnologo francese Lucien Lévy-Bruhl considerò le culture cosiddette primitive come guidate esclusivamente da una visione magico-mistica del mondo, quindi prescientifica, nella quale ogni cosa si può trasformare in qualsiasi momento in un'altra. Agl'inizi del XX secolo Henri Hubert e Marcel Mauss pubblicarono Teoria generale della magia. In quest'opera i due etnologi francesi assunsero un orientamento più sociologico rispetto al passato, rivolgendo la loro attenzione non tanto alla struttura dei riti magici, quanto al contesto sociale nel quale essi si svolgono. Hubert e Mauss studiarono anche i rapporti della magia con la scienza e la religione, giungendo alla conclusione che queste posseggono delle analogie con la magia in quanto hanno terreni comuni di intervento: la natura (scienza e magia) e il sacro (religione e magia). Anche Émile Durkheim intervenne nella discussione dei rapporti tra magia e religione. Nel suo Le forme elementari della religione afferma che la magia essendo per sua natura una pratica privata e quasi segreta, non può essere paragonata alla religione, che è un fenomeno sociale e prettamente collettivo. L'attenzione degli studi antropologici sul fenomeno magico si è basata fondamentalmente su due costanti interagenti e soggiacenti il rituale magico ed interagenti: sistema di simboli e comunicazione sociale. Un notevole contributo in questa direzione è venuto da Claude Lévi-Strauss. In Antropologia strutturale lo studioso dedica un saggio dal titolo Lo stregone e la sua magia all'universo simbolico della magia. La funzione semantica del concetto magico è alla base dell'esempio riportato da Levi-Strauss sulla base di un racconto di Franz Boas. I casi di guarigione magica per opera dello sciamano Quesalid dimostrano, secondo l'antropologo francese, che ogni atto magico presuppone l'esistenza di un rituale basato su segni, che abbiano un significato per la collettività che partecipa all'esperimento magico e ne condivide la speranza di riuscita.

All'antropologo inglese Alfred Reginald Radcliffe-Brown si deve la prima disamina seria del concetto di mana, utilizzato per la prima volta dall'etnologo R. Codrington. Questa forza non individualizzata insita in tutte le cose permea l'atto magico (il rituale), chi lo compie (lo sciamano), quanti vi assistono (la società) e l'ambiente in cui viene svolta l'azione (la natura). L'accento posto dal Brown sul valore rituale e sociale della magia, contrapposto al presupposto legame magia-scienza condizionò la successiva discussione sull'argomento. Un'altra opera che ebbe una considerevole risonanza fu Stregoneria, oracoli e magia tra gli Azande, scritta nel 1937 da Edgar E. Evans-Pritchard. La ricerca da lui effettuata nel Sudan sud-occidentale lo portò a conclusioni vicine a quelle del Radcliffe-Brown. Anche l'Evans-Pritchard teorizzò la centralità del contesto sociale nel quale la magia si esplica e l'assenza di un legame tra scienza e magia, in quanto l'obiettivo finale del rituale magico non consisterebbe nel modificare la natura, ma nel contrastare i poteri di streghe o maghi.

Un contributo fondamentale alla interpretazione della magia dal punto di vista antropologico lo diede Bronisław Malinowski. Nel suo Magia, scienza, religione, lo studioso polacco nega qualsiasi contatto della magia con la pratica empirica, che vede come entità separate. Famoso l'esempio della canoa, durante la costruzione della quale l'artefice non ha bisogno della magia per l'esecuzione tecnica del natante, che reggerebbe il mare comunque, ma il rituale magico interviene durante il lavoro come sussidio rassicurante. L'atto magico sarebbe quindi l'espressione simbolica di un desiderio, completamente slegato dal rapporto causa-effetto, che è comunque tenuto ben presente. Sulla scia di Malinowski, gli antropologi successivi hanno sottolineato che il ricorso alla magia si ha solitamente in presenza di fenomeni inesplicabili, davanti ai quali le pratiche empiriche sono considerate impotenti.

Una posizione interessante e diversa rispetto a quella del funzionalismo è quella dell'antropologo Ernesto de Martino, il quale sosteneva che l'universo magico facesse da mediatore con la concezione dell'aldilà e con la paura delle persone di perdere la presenza. Nei suoi studi nel Mezzogiorno d'Italia nel 1948 egli rivelò come, davanti ad una grave crisi, come la morte di una persona cara, la magia, assieme ad una buona pianificazione sociale, consentisse di incanalare il dolore per riscattarsi dagli istinti animali.

La natura della magia è stata studiata anche dal punto di vista psicologico. Basandosi sulle teorie evoluzioniste del Frazer, studiosi come Wilhelm Wundt, Gerardus van der Leeuw e soprattutto Sigmund Freud accostarono il pensiero magico dell'uomo primitivo a quello del bambino, il quale ritiene che la realtà sia influenzabile secondo i suoi pensieri ed i suoi desideri. Più recentemente anche Ernesto De Martino ne Il mondo magico pone l'accento su alcuni fenomeni tipici di pratiche sciamaniche, quali la spersonalizzazione e lo scatenamento di impulsi incontrollabili.

Secondo alcuni anche la Magia si può in un certo senso considerare religione. La magia è concettualmente diversa dalla religione? Nella magia l'uomo cerca di far sì che la divinità faccia ciò che l'uomo vuole, o è nella religione, che di solito l'uomo cerca di fare ciò che la divinità vuole? Probabilmente entrambe si pongono di fronte al mistero della creazione e della esistenza di uno o più esseri divini o creatori ma essendo spesso confusa la parola magia con setta occulta, viene considerata spesso solo nell'accezione negativa, cioè quella in cui si cerca di risolvere problemi terreni (denaro, amore, successo) con una pozione o formula ed essere felici senza sforzi, come per magia. «La magia riguarda la sfera pratica dell'agire, conscio o inconscio che sia» si sente dire come non ci fosse nulla di spirituale, solo formule ripetute a memoria, ma al contrario molti si avvicinano alla magia spinti dal desiderio di capire, di conoscere, ciò che ci è oscuro e occulto, spinti dalla curiosità. A seconda dell'uso che se ne fa, viene distinta in magia bianca, magia rossa o magia nera. L'unione tra magia e religione è rappresentata dalla medianità, ossia da una forma di esoterismo che esula dai comuni maghi e stregoni e si propone, attraverso l'azione di un Medium e l'evocazione di entità superiori di sommo livello, d'intervenire unicamente in magia positiva per recare beneficio ad un individuo. Chi opera per il flusso regolare della natura e per districare le situazioni riguardanti le persone attua magia bianca (alcuni esempi riguardano togliere negatività e malefici quali fatture e malocchio, oppure propiziare la fortuna, gli affari e la riuscita personale) o magia rossa (in caso di legamenti d'amore e ritorni d'amore, legature e fatture d'amore e rituali d'amore per risolvere questioni sentimentali). Chi, al contrario, tende a dividere, creare conflitti, imporre il proprio volere ad altri, in maniera palese oppure occulta, e perciò tende a distorcere il normale corso degli eventi, attua magia nera.

Ufficialmente, Ebraismo, Cristianesimo e Islamismo considerano la magia una cosa proibita (stregoneria) ed hanno spesso perseguitato i presunti praticanti secondo diversi gradi di punizione. Altre tendenze nel pensiero monoteiste hanno respinto tutte le tendenze come l'inganno e l'illusione, ritenendoli niente di più che espedienti disonesti. Alcuni ritengono che la recente popolarità del Vangelo della prosperità costituisca un ritorno al pensiero magico all'interno del Cristianesimo. Si noti inoltre che il Cristianesimo gnostico ha una forte corrente mistica, ma evita la pratica della magia e si concentra maggiormente sulla teurgia, ovvero l'aspetto più alto e nobile della stessa.

La Bibbia si esprime più volte in termini perentori contro il ricorso a pratiche magiche:

«Non lascerai vivere colui che pratica la magia» Esodo, 22,17;

«Samuele era morto e tutto Israele aveva fatto il lamento su di lui; poi l'avevano seppellito in Rama sua città. Saul aveva bandito dal paese i negromanti e gl'indovini», I Libro di Samuele, 28, 3;

«In quel giorno – dice il Signore – distruggerò […] Ti strapperò di mano i sortilegi e non avrai più indovini. Distruggerò […]», Michea, 5, 9 – 14;

«Molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivano a confessare in pubblico le loro pratiche magiche e un numero considerevole di persone che avevano esercitato le arti magiche portavano i propri libri e li bruciavano davanti a tutti. Ne fu calcolato il valore complessivo e trovarono che era di cinquantamila dramme d'argento», Atti degli Apostoli, 19, 18-19;

La magia era quindi inaccettabile per la Chiesa cattolica e fin dagli inizi erano ammesse solo pratiche di devozione, come l'utilizzo di reliquie o acqua benedetta, in opposizione alla "blasfema" negromanzia (nigromantia), che coinvolgono l'invocazione dei demoni (goetia). L'attuale Catechismo della Chiesa cattolica tratta della divinazione e della magia nella parte terza, sezione seconda. Benché sia prevista la possibilità dell'ispirazione della divina profezia, in esso si rifiutano "tutte le forme di divinazione". Nella sezione "pratiche di magia e stregoneria" le pratiche "di dominare i poteri occulti" al fine di "avere un potere soprannaturale sugli altri" sono denunciate come "gravemente contrarie alle virtù della religione".

Nel mondo islamico Essa è considerata tuttavia come una "tecnica", rispondente a precise leggi, agenti per preciso disposto divino. Si condanna tuttavia la "magia nera" o sar shayānī (magia diabolica).

Scienza e magia, il sovrannaturale da un altro punto di vista, scrive Michele Bellone su "Agora Vox" e "Oggiscienza" lunedì 1 agosto 2016. Nel libro "La scienza del magico", il giornalista Matt Kaplan cerca di ricostruire attraverso la scienza che cosa ci può essere di vero negli oggetti e nei luoghi magici rappresentati nella mitologia. 

Scienza e magia. Due forme di conoscenza antitetiche, una associata alla razionalità e all’indagine dei misteri della natura, l’altra associata a superstizioni irrazionali e fede nel sovrannaturale. Ma è davvero così? Questa la domanda che si è posto Matt Kaplan, corrispondente scientifico dell’Economist e da tempo appassionato dei punti di contatto fra scienza e mito, come si evince dal libro che ha pubblicato nel 2013, The Science of Monsters, purtroppo non ancora tradotto in Italia. La vittoria della Knight Science Journalism Fellowship del MIT nel 2014 gli ha consentito di lanciarsi in una lunga indagine scientifico-giornalistica per approfondire ulteriormente l’argomento. Il risultato di quasi un anno di studi, ricerche di laboratorio, esplorazioni sul campo e interviste a esperti è il libro Scienza del magico, pubblicato lo scorso aprile da Codice Edizioni. “E alcuni fatti che non avrebbero dovuto essere dimenticati andarono perduti. La storia divenne leggenda e la leggenda un mito”. Così dice Galadriel, la regina elfica de Il Signore degli Anelli, nella citazione che apre il primo capitolo di questo libro. Ciò che Kaplan si propone di fare è di percorrere all’indietro questo processo, partendo dal mito per arrivare a quei fatti che potrebbero averlo fatto nascere.

Un ottimo esempio in questo senso è quello della protezione di Horus. Dio dei cieli, della guerra e della caccia dell’Antico Egitto, era rappresentato come un uomo dalla testa di falco. Molte specie di falco hanno strisce scure intorno agli occhi e questo aveva probabilmente indotto i seguaci del dio a tracciare strisce simili con pesanti trucchi verdi e neri intorno ai propri occhi. Al di là della questione estetica, questa pratica pare conferisse una sorta di protezione magica – non a caso l’occhio di Horus era diventato un simbolo di guarigione. Spulciando la letteratura scientifica, Kaplan ha scoperto che quei trucchi contenevano piombo, la cui tossicità non sembrava molto in linea con le leggende. Ma uno studio del 2009 ha rivelato che gli ioni di piombo rilasciati da alcune sostanze – laurionite e fosgenite – usate dagli antichi egizi per produrre i trucchi possono mimare l’attività degli ioni calcio e stimolare le difese immunitarie mediate dall’ossido nitrico. L’esposizione quotidiana a bassi livelli di piombo potrebbe quindi aver potenziato le difese degli occhi dei seguaci di Horus, salvandoli da quelle infezioni che avrebbero potuto renderli ciechi. Non dimentichiamo che a quell’epoca ci si lavava la faccia nelle acque del Nilo, spesso contaminate da escrementi animali. Ma Kaplan non si è limitato alla ricerca bibliografica e alle interviste a esperti. Forte della sua formazione scientifica – una laurea in paleobiologia – in alcuni casi si è cimentato direttamente con la ricerca di laboratorio. È inodore, insapore e si scioglie velocemente nei liquidi. Ed è letale. Sono le caratteristiche che hanno reso per lungo tempo il triossido di arsenico il veleno perfetto, creato nel VIII secolo e molto gettonato per risolvere svariate questioni politiche. A quei tempi giravano voci su diversi possibili rimedi a un eventuale avvelenamento: dai corni di unicorno (in realtà denti di narvalo) alle coppe fatte con le pietre di una grotta di Malta, dai denti di squalo alle concrezioni calcaree chiamate bezoar (che in persiano significa antidoto e che compare anche in Harry Potter), estratte dallo stomaco di capre e pecore. Tutti elementi accomunati dalla presenza, in forme diverse, di calcio. Incuriosito da queste leggende, Kaplan si è messo al lavoro con tossicologi e ingegneri ambientali del MIT e dell’Università del Massachusetts per vedere se l’uso di determinate pietre, denti fossili o composti del calcio potesse in un qualche modo neutralizzare il triossido di arsenico o quantomeno renderlo visibile. Il risultato? Il calcio non sembra influenzare la presenza di arsenico in una soluzione. L’effetto protettivo di certe coppe, denti e corni vari potrebbe quindi essere una bufala d’altri tempi, magari diffusa da chi vendeva questi rimedi, a meno che non ci siano altri fattori che il giornalista e i ricercatori non hanno verificato: magari il veleno era diverso – pentossido di arsenico invece del triossido – oppure c’era qualcosa di particolare nella chimica delle bevande di allora. Magari qualcun altro approfondirà l’argomento.

In ogni caso, questo è il tipo di storie che Kaplan racconta nel suo libro. Indagini ed esperimenti che spaziano dalla geologia dei “cancelli dell’Oltretomba” al rapporto fra profezie e migrazioni degli uccelli, dall’etologia di lupi e corvi nei miti norreni alla botanica degli elisir, fino alle neuroscienze delle illusioni e dei giochi di prestigio. Il tutto narrato con un approccio personale, spigliato, con la giusta dose di ironia e il giusto livello di approfondimento. Non mancano poi i riferimenti a tutta quella narrativa che ha sempre attinto a piene mani da miti e leggende: si cita il Trono di Spade quando si parla di veleni, Capitan America quando si affronta il tema dei supersoldati, Avatar in relazione alla comunicazione fra piante e alle loro raffinate strategie di sopravvivenza. Non si tratta di facili strizzate d’occhio per accattivarsi il lettore ma del naturale proseguimento di un discorso che si svolge lungo tutto il libro, che quindi non si limita a essere una raccolta di fatti curiosi. Le ricerche di Kaplan sembrano infatti rafforzare un’idea diffusa, che il giornalista aveva già sostenuto in un video del TED-Ed sulle origini del Minotauro, e cioè che molti miti non debbano essere liquidati come banali e irrazionali superstizioni ma, al contrario, come tentativi di razionalizzare diversi aspetti del mondo naturale che gli antichi non comprendevano.

“Mitologia e scienza sono due facce della stessa medaglia. Entrambe nascono per spiegare e capire il mondo, solo che la mitologia lo fa attraverso divinità, mostri e magia, mentre la scienza si avvale di misure, dati ed esperimenti”.

Ma la riflessione di Kaplan non si ferma qui; il giornalista inglese traccia un’interessante distinzione fra la magia antica e quella moderna. La prima nasceva per dare un senso a ciò che non si comprendeva, inserendo tratti ed eventi naturali in un sistema di interpretazione logico. In poche parole, serviva per spiegare ciò che appariva impossibile. La seconda si concentra invece sul presentare l’apparentemente impossibile come reale. È una magia da palcoscenico, un inganno cui scegliamo di esporci, che si tratti di un trucco di illusionismo o di un film di supereroi. In entrambi i casi la scienza gioca un ruolo di grande importanza: da un lato ha preso il posto della magia antica nel cercare di spiegare ciò che non comprendiamo; dall’altro contribuisce a rendere più credibile l’inganno dell’illusionista o del narratore quando scegliamo di mettere da parte il nostro scetticismo per immergerci in qualcosa di fuori dall’ordinario.

Il mago e lo scienziato. Se la scienza sembra magia: Eco spiega il rapporto tra scienza e opinione pubblica, scrive il 26-03-2003 Umberto Eco su "Cicap". Noi crediamo di vivere in quella che, individuandola ai suoi primordi, Isaiah Berlin aveva definito The Age of Reason. Finite le tenebre medievali, iniziato il pensiero critico della rinascenza e lo stesso pensiero scientifico, si ritiene che viviamo oggi in una età dominata dalla scienza. A dire il vero, questa visione di un predominare ormai assoluto della mentalità scientifica, che veniva annunciata sia ingenuamente nell'Inno a Satana di Carducci che più criticamente nel Manifesto comunista del 1848, è più sostenuta dai reazionari, dagli spiritualisti, dai laudatores temporis acti che non dagli scienziati. Sono quelli e non questi che disegnano affreschi di sapore quasi fantascientifico circa un mondo che, dimentico di altri valori, si basa solo sulla fiducia nelle verità della scienza e nel potere della tecnologia. Il modello di un'epoca dominata dalla scienza è ancora, nella visione dei suoi nemici, quello proposto trionfalmente da Carducci nell'Inno a Satana: "Via l'aspersorio - prete, e il tuo metro! No, prete, Satana - non torna indietro!.. Salute o Satana, o ribellione, - o forza vindice de la ragione!... Sacri a te salgano - gl'incensi e i voti! Hai vinto il Geova - de i sacerdoti".

Se leggete con attenzione questo testo del 1863 vedrete che vi sono nominati, come eroi satanici contro il predominio del pensiero religioso, le streghe e gli alchimisti, i grandi eretici e i riformatori, da Huss a Savonarola a Lutero, ma nessuno scienziato, neppure l'italico Galileo, che avrebbe dovuto far fremere il cuore anticlericale e repubblicano di Carducci. Venendo ai tempi moderni, l'eroe, il simbolo della vittoria della ragione sulla fede, è il treno: "Un bello e orribile - mostro si sferra, corre gli oceani, - corre la terra: corrusco e fumido - come i vulcani, i monti supera, - divora i piani; sorvola i baratri: - poi si nasconde per antri incogniti, - per vie profonde; ed esce; e indomito - di lido il lido come di turbine - manda il suo grido". Cioè, anche per Carducci, amante dei classici ma pervaso di furori ancora romantici, il simbolo della vittoria della ragione è un prodotto della tecnologia, non una idea della scienza. Pertanto, proprio a questo riguardo s'impone una prima distinzione, e cioè quella tra scienza e tecnologia. Gli uomini d'oggi non solo si attendono ma pretendono tutto dalla tecnologia e non distinguono tra tecnologia distruttiva e tecnologia produttiva. Il bambino che gioca a Star Wars col computer, usa il telefonino come un'appendice naturale delle trombe d'Eustachio o lancia i suoi chat via Internet vive nella tecnologia e non concepisce che possa essere esistito un modo diverso, un mondo senza computer e persino senza telefoni. Ma non accade la stessa cosa con la scienza.

I mass media confondono l'immagine della scienza con quella della tecnologia e questa confusione trasmettono ai loro utenti che ritengono scientifico tutto ciò che è tecnologico, in effetti ignorando quale sia la dimensione propria della scienza, di quella - dico - di cui la tecnologia è certo una applicazione e una conseguenza ma non certo la sostanza primaria. La tecnologia è quella che ti dà tutto e subito, mentre la scienza procede adagio. Virilio ci parla della nostra epoca come l'epoca dominata, vorrei dire ipnotizzata, dalla velocità: certo siamo nell'epoca della velocità, lo avevano capito in anticipo i futuristi e oggi siamo usi andare in tre ore e mezza dall'Europa a New York col Concorde, anche se non lo usiamo sappiamo che esiste, in ogni caso i disturbi da jet lag e le varie panacee a base di melatonina sono una conseguenza del nostro vivere nella velocità. Ma non solo, siamo talmente abituati alla velocità che ci arrabbiamo se l'email non si scarica subito o se l'aereo ritarda. Però questa abitudine alla tecnologia non ha nulla a che fare con l'abitudine alla scienza. Ha piuttosto a che fare con l'eterno ricorso alla magia.

Che cosa era la magia, che cosa è stata nei secoli e che cosa è, come vedremo, ancora oggi, sia pure sotto mentite spoglie? La presunzione che si potesse passare di colpo da una causa a un effetto per cortocircuito, senza compiere i passi intermedi. Infilo uno spillo nella statuetta del nemico e quello muore, pronuncio una formula e trasformo il ferro in oro, convoco a me gli angeli e invio tramite loro un messaggio.

L'abate benedettino Tritemio è stato nel XV secolo uno dei precursori della crittografia moderna, ed elaborava i suoi sistemi di codifica segreta per istruire i governanti e i capi degli eserciti: ma per rendere appetibile le sue scoperte e le sue formule (oggi agilmente realizzabili da un computer, ma per l'epoca abbastanza geniali), mostrava come la sua tecnica fosse in effetti una operazione magica grazie alla quale si potevano convocare angeli che in un secondo recassero lontano e in modo riservato i nostri messaggi.

La magia ignora la catena lunga delle cause e degli effetti e soprattutto non si preoccupa di stabilire provando e riprovando se ci sia un rapporto replicabile tra causa ed effetto. Di qui il suo fascino, dalle civiltà primitive al nostro solare rinascimento, e oltre, sino alla pleiade di sette occultistiche onnipresenti su Internet.

La fiducia, la speranza nella magia non si è affatto dissolta con l'avvento della scienza sperimentale. Il desiderio della simultaneità tra causa ed effetto si è trasferito alla tecnologia, che sembra la figlia naturale della scienza. Quanto si è dovuto penare per passare dai primi computer del Pentagono, dall'Elea di Olivetti grande quanto una stanza (e sono occorsi mesi ai programmatori di Ivrea per disporre l'enorme computer a emettere le note della canzoncina Il ponte sul fiume Kwai - e ne erano orgogliosissimi) al nostro personal computer dove accade tutto in un attimo? La tecnologia fa di tutto perché si perda di vista la catena delle cause e degli effetti. I primi utenti del computer programmavano in Basic, che non era il linguaggio macchina ma ne lasciava intravedere il mistero (noi primi utenti del personal non lo conoscevamo ma sapevamo che per obbligare i chips a fare un certo percorso si dovevano dare penosissime istruzioni in linguaggio binario) Windows ha occultato anche la programmazione Basic, l'utente schiaccia un bottone e ribalta una prospettiva, si collega con un corrispondente lontano, ottiene i risultati di un calcolo astronomico, ma non sa più che cosa ci sta dietro (eppure ci sta). L'utente vive la tecnologia del computer come magia.

Potrebbe sembrare strano che questa mentalità magica sopravviva nella nostra era, ma se ci guardiamo intorno essa riappare trionfante dappertutto. Oggi assistiamo al revival di sette sataniche, di riti sincretistici che una volta gli antropologi culturali andavamo a studiare nelle favelas brasiliane, monsignor Milingo esercita o esercitava in Roma e non in Salvador de Bahia, persino le religioni tradizionali tremano di fronte al trionfo di quei riti e debbono venirci a patti non parlando al popolo del mistero della trinità (la discussione teologica è semmai, sia pure con altri criteri, affine al metodo della scienza, se non altro procede per argomentazioni, passo per passo) e trova più comodo esibire l'azione fulminea del miracolo. Il pensiero teologico ci parlava e ci parla del mistero della trinità, ma argomentava e argomenta per dimostrare come sia concepibile, oppure come sia insondabile. Il pensiero del miracolo ci mostra invece il numinoso, il sacro, il divino, che appare, o che viene rivelato da una voce carismatica e a questa rivelazione (non al laborioso argomentare della teologia) le masse sono invitate a sottostare. Vorrei ricordare una frase di Chesterton: "Quando gli uomini non credono più in Dio non è che non credano più a nulla. Credono a tutto". Quello che dalla scienza traspare attraverso i mass media è pertanto - mi dispiace dirlo - soltanto il suo aspetto magico, quando trapela, e quando trapela è perché promette una tecnologia miracolosa, la "pillola che...". Vi è talora un pactum sceleris tra scienziato e mass media per cui lo scienziato non può resistere alla tentazione, o crede suo dovere, di comunicare una ricerca in corso, talora anche per ragioni di fund raising, ma ecco che la ricerca viene subito comunicata come scoperta - con conseguente delusione quando ci si accorge che il risultato non è ancora sul piatto.

Gli episodi li conosciamo tutti, dall'annuncio indubbiamente prematuro della fusione fredda ai continui avvisi di scoperta della panacea contro il cancro. Il caso Di Bella è stato un trionfo della fiducia magica nel risultato immediato, e tutti lo conoscete. Difficile comunicare al pubblico che la ricerca è fatta di ipotesi, esperimenti di controllo, prove di falsificazione. Il dibattito che oppone la medicina ufficiale alle medicine alternative è di questo tipo: perché il pubblico deve credere alla promessa remota della scienza quando ha l'impressione di avere il risultato immediato della medicina alternativa? Recentemente Garattini, proprio su Scienza & Paranormale (n.44), avvisava che quando si assume una medicina e si ha la guarigione entro breve tempo, questo non è ancora la prova che la medicina sia efficace. Ci sono ancora altre due spiegazioni: che la remissione si avvenuta per cause naturali e il rimedio abbia funzionato solo da placebo, oppure che addirittura la remissione sarebbe avvenuta per cause naturali e il rimedio l'abbia ritardata. Ma provate a delineare al grosso pubblico queste due possibilità. La reazione sarà d'incredulità perché la mentalità magica vede solo un processo, il cortocircuito sempre trionfante tra la causa presunta e l'effetto sperato.

A questo punto ci si accorge anche di come possa accadere, e sta accadendo, che siano annunciati tagli consistenti alla ricerca e l'opinione pubblica rimanga indifferente. Sarebbe rimasta turbata se si fosse chiuso un ospedale o se aumentasse il costo delle medicine, ma non è sensibile alle stagioni lunghe e costose della ricerca. Al massimo pensa che i tagli alla ricerca possano indurre qualche scienziato nucleare a emigrare in America (tanto la bomba atomica ce l'hanno loro) e non ci si rende conto i tagli alla ricerca possono ritardare anche la scoperta di un farmaco più efficace per l'influenza, o a un'automobile elettrica, e non viene posto un rapporto tra il taglio alla ricerca e il bambino col morbo blu o con la poliomielite perché la catena delle cause e degli effetti è lunga e mediata, non immediata come nell'azione magica.

Avrete visto quella puntata di Medici in prima linea in cui il dottor Green annuncia a una lunga coda di pazienti che non saranno dati antibiotici a coloro che sono ammalati d'influenza perché non servono. Ne era nata un'insurrezione con accuse addirittura di discriminazione razziale. Il paziente vede il rapporto magico tra antibiotico e guarigione e i media gli hanno detto che l'antibiotico guarisce. Tutto si limita a quel corto circuito. La compressa dell'antibiotico è prodotto tecnologico, e come tale riconoscibile. Le ricerche sulle cause e i rimedi dell'influenza sono cosa per le università.

Io vi ho delineato uno scenario preoccupante e deludente, anche perché è facile che lo stesso uomo di governo (che talora, e sono state addirittura cronache della Casa Bianca, consulta maghi ed astrologi) pensi come l'uomo della strada e non come l'uomo del laboratorio. Sono stato capace di delineare lo scenario perché è materia di fatto, ma non sono in grado di delineare i rimedi.

Inutile richiedere ai mass media di abbandonare la mentalità magica: vi sono condannati non solo per ragioni che oggi chiameremmo di audience ma perché di tipo magico è la natura del rapporto che sono obbligati a porre giornalmente tra causa ed effetto. Esistono e sono esistiti, è vero, seri divulgatori, e vorrei ricordare l'amico Giovanni Maria Pace recentemente scomparso, ma anche in quei casi il titolo (fatalmente scandalistico) fa aggio sul contenuto dell'articolo e la spiegazione anche cauta di come stia iniziando una ricerca per il vaccino finale contro tutte le influenze apparirà fatalmente come l'annuncio trionfale che l'influenza è stata finalmente debellata (dalla scienza? No, dalla tecnologia trionfante che avrà messo sul mercato una nuova pillola).

Come deve comportarsi lo scienziato di fronte alla domanda impellente che i media gli rivolgono ogni giorno di promesse miracolose? Con la prudenza, è ovvio, ma non serve, lo abbiamo visto. Né può dichiarare il black out su ogni notizia scientifica perché la ricerca è per sua natura pubblica. Credo che dovremmo tornare sui banchi di scuola. Spetta alla scuola, e a tutte le iniziative che possono sostituire la scuola, compresi dei siti Internet di sicura attendibilità, educare lentamente i giovani a una retta comprensione dei procedimenti scientifici.

Il compito è più duro perché anche il sapere trasmesso dalle scuole si deposita sovente nella memoria come una sequenza di episodi miracolosi, madame Curie che rientra una sera e da una macchia su un foglio scopre la radioattività, il dottor Fleming che getta l'occhio distratto su un muschio e scopre la penicillina, Galileo che vede oscillare una lampada e pare che in un colpo scopra tutto, persino che la terra gira, così che ci dimentichiamo, di fronte al suo leggendario calvario, che neppure lui aveva scoperto secondo quale curva girava e abbiamo dovuto attendere Keplero.

Come possiamo attenderci dalla scuola una corretta informazione scientifica quando ancora oggi su molti manuali e libri anche rispettabili si legge che prima di Cristoforo Colombo la gente credeva che la terra fosse piatta, mentre si tratta di un falso storico, visto che, che fosse tonda, lo sapevano i Greci antichi e lo sapevano persino i saggi di Salamanca che si opponevano al viaggio di Colombo, semplicemente perché avevano fatto calcoli più esatti dei suoi circa la reale dimensione del pianeta? Eppure una delle missioni del dotto, oltre alla ricerca severa, è anche la divulgazione illuminata. Sappiamo benissimo che nel nostro paese più che altrove l'uomo di scienza ritiene talora poco dignitoso dedicarsi alla divulgazione, mentre maestri di divulgazione sono stati Einstein, Heisenberg, sino ad arrivare all'amico Stephen Jay Gould che da poco ci ha lasciati.

Eppure se si deve imporre una immagine non magica della scienza non dovrete attendervela dai mass media, sarete voi che dovrete costruirla a poco a poco nella coscienza collettiva, partendo dai più giovani. La conclusione polemica di questo mio intervento è che il presunto prestigio di cui gode oggi lo scienziato è fondato su false ragioni, ed è in ogni caso contaminato dalla influenza congiunta delle due forme di magia, quella tradizionale e quella tecnologica, che ancora affascina la mente dei più. Se non si esce da questa spirale di false promesse e speranze deluse la stessa scienza avrà un cammino più arduo da compiere.

Nei secoli dell'alto medioevo Isidoro di Siviglia, che pure è passato alla storia come insigne credulone e autore di etimologie oggi risibili come lucus da non lucendo e cadaver da caro data vermibus, aveva tuttavia - sia pure sulla base di imprecise notizie che gli arrivano sin dai tempi di Eratostene - calcolato in modo quasi esatto e certamente non fantasioso la lunghezza dell'equatore. Ma intorno a lui vagavano unicorni e mostri silvani, e anche se i dotti sapevano che la terra era tonda, gli artisti - per varie e comprensibili ragioni - la mostravano non solo al volgo ma anche ai signori come un disco piatto con Gerusalemme al centro - ovvero l'appiattivano per ragioni simboliche e per comodità proiettiva, come fa ancora oggi l'atlante De Agostini, ma tanto bastava ai più per non capire bene che forma avesse.

Ecco, dopo secoli di luce, voi siete ancora come Isidoro, domani i giornali parleranno di questo vostro congresso (l'articolo di Eco era uscito nella giornata nazionale contro i tumori, N.d.R.) ma fatalmente l'immagine che ne sortirà sarà ancora magica. Dovreste stupirvene? Ci massacriamo ancora come nei secoli bui trascinati da fondamentalismi e fanatismi incontrollabili, proclamiamo crociate, interi continenti stanno morendo di fame e di Aids mentre le nostre televisioni ci rappresentano (magicamente) come una terra di cuccagna, attirando sulle nostre spiagge disperati che corrono verso le nostre periferie disastrate come i navigatori di un tempo verso le promesse dell'Eldorado, e dovreste rifiutare l'idea che i semplici non sanno ancora che cosa sia la scienza e la confondano vuoi con la magia rinascimentale vuoi col fatto che per ragioni ignote si può inviare una dichiarazione d'amore in Australia al prezzo di una telefonata urbana e a velocità del fulmine?

È utile, per continuare a lavorare, ciascuno nel proprio campo, sapere in che mondo viviamo, trarne le conseguenze, divenire astuti come il serpente e non candidi come la colomba ma almeno generosi come il pellicano e inventare nuovi modi per dare qualcosa di voi a coloro che vi ignorano.

In ogni caso diffidate per lo più di coloro che vi onorano come se foste la fonte della verità. In effetti vi considerano un mago che però, se non produce subito degli effetti verificabili, sarà considerato un cialtrone, mentre le maghe, che producono effetti inverificabili ma di effetto, saranno onorate nei talk shows. E dunque non andateci, o sarete identificati con quelle. Permettetemi di prendere a prestito da un dibattito giudiziario e politico un motto: resistere, resistere, resistere. E buon lavoro. Umberto Eco, Ordinario di Semiotica Università di Bologna.

SCIENZA ED ALCHIMIA.

Alchimia. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. L'alchimia è un antico sistema filosofico esoterico che si espresse attraverso il linguaggio di svariate discipline come la chimica, la fisica, l'astrologia, la metallurgia e la medicina lasciando numerose tracce nella storia dell'arte. Il pensiero alchemico è altresì considerato da molti il precursore della chimica moderna prima della nascita del metodo scientifico. Diversi sono i grandi obiettivi che si proponevano gli alchimisti: conquistare l'onniscienza, ovvero raggiungere il massimo della conoscenza in tutti i campi della scienza; creare la panacea universale, un rimedio cioè per curare tutte le malattie, generare e prolungare indefinitamente la vita; la trasmutazione delle sostanze e dei metalli; la ricerca della pietra filosofale. In realtà, però, nessun alchimista ha mai dichiarato quali fossero le finalità dell'alchimia: secondo alcuni lo scopo era mistico e l'esercizio di una filosofia (scienza, in termini moderni) era propedeutico al raggiungimento di uno stato metafisico di conoscenza. Per una interpretazione più grossolana e popolare la creazione della pietra filosofale, sostanza di tipo etereo, era considerata il fine dell'alchimia, ma anche qui il termine sembra più metaforico che reale. Oltre ad essere una disciplina fisica e chimica, l'alchimia implicava un'esperienza di crescita o meglio un processo di liberazione spirituale dell'operatore. In quest'ottica la scienza alchemica viene a rappresentare una conoscenza metafisica e filosofica, assumendo connotati mistici e soteriologici, nel senso che i processi e i simboli alchemici, oltre al significato materiale, relativo alla trasformazione fisica, possiedono un significato interiore, relativo allo sviluppo spirituale[2]. Ad esempio, la comune interpretazione che vede nel piombo e nell'oro nient'altro che i corrispettivi materiali è da considerarsi un equivoco assolutamente riduttivo. Il termine alchimia deriva dall'arabo al-khīmiyya o al-khīmiyya (الكيمياء o الخيمياء), composto dell'articolo determinativo al- e della parola kīmiyya che significa "chimica" e che a sua volta, sembrerebbe discendere dal termine greco khymeia (χυμεία) che significa "fondere", "colare insieme", "saldare", "allegare", ecc. (da khumatos, "che è stato colato, un lingotto"). Un'altra etimologia collega la parola con Al Kemi, che significa "l'arte egizia", dato che gli antichi Egiziani chiamavano la loro terra Kemi ed erano considerati potenti maghi in tutto il mondo antico. Il vocabolo potrebbe anche derivare da kim-iya, termine cinese che significa "succo per fare l'oro".

L'alchimia è una scienza esoterica il cui primo fine era trasformare il piombo, ovvero ciò che è negativo, in oro, ovvero ciò che è positivo nell'uomo, per fargli riscoprire la sua vera “natura interna”, il proprio Dio. Gli alchimisti cercavano di nascondersi, di rendersi occulti usando allegorie, per preservare le loro conoscenze da quanti erano ancora impreparati a comprenderle e risultavano perciò esposti al pericolo di farne un cattivo uso. Per comprendere l'alchimia, bisogna considerare come la conversione di una sostanza in un'altra, che formò la base della metallurgia fin dal suo apparire verso la fine del Neolitico, veniva spiegata, in una cultura poco interessata agli aspetti puramente materiali della fisica e della chimica, come risultante dal concorso di più cause. Nei tempi remoti, una fisica priva di una componente metafisica sarebbe stata parziale ed incompleta al pari di una metafisica sprovvista di manifestazione fisica. Pertanto, per gli alchimisti non vi fu ragione alcuna di separare la dimensione materiale da quella simbolica o filosofica. La trasmutazione dei metalli di base in oro (ad esempio con la pietra filosofale o grande elisir o quintessenza o pietra dei filosofi o tintura rossa) simboleggia un tentativo di arrivare alla perfezione e superare gli ultimi confini dell'esistenza. Gli alchimisti credevano che l'intero universo stesse tendendo verso uno stato di perfezione, e l'oro, per la sua intrinseca natura di incorruttibilità, era considerato la sostanza che più si avvicinava alla perfezione. Era anche logico pensare che riuscendo a svelare il segreto dell'immutabilità dell'oro si sarebbe ottenuta la chiave per vincere le malattie ed il decadimento organico; da ciò l'intrecciarsi di tematiche chimiche, spirituali ed astrologiche che furono caratteristiche dell'alchimia medievale. La scienza dell'alchimia ebbe inoltre una notevole evoluzione nel tempo, iniziando quasi come un'appendice metallurgico-medicinale della religione, maturando in un ricco coacervo di studi, trasformandosi in scienza sapienziale, ed alla fine fornendo alcune delle fondamentali conoscenze empiriche nel campo della chimica e della medicina moderne, le quali tuttavia sono state interpretate anche come una sua forma di decadenza. «A far nascere la chimica moderna non è stata questa alchimia, con la quale tale scienza non ha alcun rapporto: è stata una deformazione e deviazione di essa nel senso più rigoroso del termine, a cui dette luogo, forse a partire dal Medioevo, l'incomprensione di alcune persone, le quali, incapaci di penetrare il senso vero dei simboli, presero tutto alla lettera e credendo trattarsi solo di operazioni materiali si dettero ad un più o meno disordinato sperimentare. Proprio queste persone, chiamate ironicamente "soffiatori" e "bruciatori di carbone" dagli alchimisti veri, furono gli autentici precursori dei chimici attuali: ed è così che la scienza moderna si è costruita per mezzo di residui di scienze antiche, con materiali respinti da quest'ultime e abbandonati agli ignoranti e ai "profani".» Fino al XVIII secolo, l'alchimia era considerata una scienza razionale in Europa; per esempio, Isaac Newton dedicò molto più tempo allo studio dell'alchimia piuttosto che a quello dell'ottica o della fisica[8] per le quali divenne famoso. Tuttavia Newton mantenne sempre un notevole riserbo intorno ai suoi studi alchemici, e non pubblicò mai opere sull'argomento. Fu l'economista John Maynard Keynes che nel 1936 rese pubblici manoscritti newtoniani sull'alchimia, dei quali era entrato in possesso ad un'asta. Altri eminenti alchimisti del mondo occidentale furono Ruggero Bacone, il Parmigianino, Thomas Browne, e non ultimo Cagliostro. Si interessarono di alchimia anche San Tommaso d'Aquino e Giordano Bruno. Il declino dell'alchimia iniziò nel XVIII secolo con la nascita della chimica moderna, che si limitò ad una struttura più concreta e misurabile matematicamente per comprendere le trasmutazioni della materia, e la medicina, con un nuovo disegno dell'universo basato sul materialismo razionale. La storia dell'alchimia è diventata un prolifico campo per speculazioni accademiche. Via via che si riteneva di poter decifrare l'ermetico linguaggio degli alchimisti, gli storici hanno cominciato a trovare connessioni intellettuali tra quella disciplina ed altre componenti della storia culturale occidentale, come le società esoteriche, ad esempio quella dei Rosa Croce[14], la stregoneria e naturalmente l'evoluzione della scienza e della filosofia.

L'opus alchemicum per ottenere la pietra filosofale avveniva mediante sette procedimenti, divisi in quattro operazioni, Putrefazione, Calcinazione, Distillazione e Sublimazione, e tre fasi, Soluzione, Coagulazione e Tintura. Attraverso queste operazioni la "materia prima", mescolata con lo zolfo ed il mercurio e scaldata nella fornace (atanor), si trasformerebbe gradualmente, passando attraverso vari stadi, contraddistinti dal colore assunto dalla materia durante la trasmutazione. Il numero di queste fasi, variabile da tre a dodici a seconda degli autori di trattati alchimistici, è legato al significato magico dei numeri. I tre stadi fondamentali sono:

Nigredo o opera al nero, in cui la materia si dissolve, putrefacendosi;

Albedo o opera al bianco, durante la quale la sostanza si purifica, sublimandosi;

Rubedo o opera al rosso, che rappresenta lo stadio in cui si ricompone, fissandosi.

Si tratta, letteralmente, di "zolfo e mercurio", cioè, nel linguaggio simbolico dell'alchimia, di due essenze primordiali viste nel quadro di un sistema dualistico che ritiene qualsiasi materiale come miscela di questi due componenti, vale a dire di un elemento "in combustione" (zolfo) e di uno "volatile" (mercurio), dotati di gradi diversi di purezza e in un diverso rapporto di mescolanza tra loro. Da Paracelso (1493-1541) venne poi aggiunto un terzo elemento, il sal (il sale), che doveva costituire la tangibilità: quando il legno è in combustione, la fiamma prende origine dal sulphur, il mercurius trapassa in evaporazione, mentre il sal ne è la cenere residua.

L'universo alchemico è pervaso di simboli, che, intrecciandosi in mutue relazioni, permeano le varie operazioni e gli ingredienti costitutivi del processo per ottenere la pietra filosofale. Così per esempio l'oro e l'argento acquisiscono nell'iconografia alchemica i tratti simbolici del Sole e della Luna, della luce e delle tenebre e del principio maschile e femminile, che si uniscono (sizigia) nella coniunctio oppositorum della Grande Opera (Rebis). A parte i simboli degli elementi primati, vale a dire i sette metalli corrispondenti ai sette pianeti dell'astrologia classica, l'iconografia alchemica è ricca di simboli che rimandano a strumenti e tecniche di trasformazione della materia la quale, è bene ricordarlo, non è mai identificata dagli alchimisti con la "materia volgare". In altre parole gli alchimisti si riferivano, con le loro allegorie, alla trasformazione psichica e spirituale dell'essere umano, che in seguito ad una serie di progressivi processi di perfezionamento giungeva a trasformare se stesso da vile piombo in "Oro filosofico". Il Rosarium philosophorum attribuito ad Arnaldo da Villanova, il Commentarius attribuito a Raimondo Lullo, la Duodecim Claves philosophicæ attribuita a Basilio Valentino sono tra le opere che hanno ispirato, nei secoli, il maggior numero di interpretazioni iconografiche.

Gli elementi cosmici avevano grande importanza non solo per la loro influenza sui processi alchemici, ma anche per il parallelismo che li legava agli elementi naturali, in base al principio analogico dell'ermetismo secondo cui «ciò che sta in basso è come ciò che sta in alto». Tradizionalmente, ognuno dei sette corpi celesti del sistema solare conosciuti dagli antichi era associato con un determinato metallo. La lista del dominio dei corpi celesti sui metalli è la seguente:

Il Sole () governa l'Oro

La Luna () è connessa con l'Argento

Mercurio (), Mercurio

Venere (), Rame

Marte (), Ferro

Giove (), Stagno

Saturno (), Piombo

Sia i metalli che i corpi celesti erano in relazione con l'anatomia umana e le sette viscere dell'uomo. Nelle illustrazioni dei trattati medievali e di epoca rinascimentale compaiono spesso figure animali e fantastiche. I tre principali stadi attraverso i quali la materia si trasformava, la nigredo, l'albedo e la rubedo erano rispettivamente simboleggiati dal corvo, dal cigno e dalla fenice. Quest'ultima, per la sua capacità di rinascere dalle proprie ceneri, incarna il principio che «nulla si crea e nulla si distrugge», tema centrale della speculazione alchimistica. Era inoltre sempre la fenice a deporre l'uovo cosmico, che a sua volta raffigurava il contenitore in cui era posta la sostanza da trasformare. Anche il serpente ouroboros, che si mangia la coda, ricorre spesso nelle raffigurazioni delle opere alchemiche, in quanto simbolo della ciclicità del tempo e dell'"Uno il Tutto" ("En to Pan").

L'alchimia abbraccia alcune tradizioni filosofiche che si sono propagate per quattro millenni e tre continenti, e la loro generale inclinazione per un linguaggio criptico e simbolico rende difficile tracciare le loro mutue influenze e relazioni.

Si possono distinguere almeno due grandi canali, che sembrano essere in gran parte indipendenti, almeno nelle tappe più remote: l'alchimia orientale, attiva in Cina e nella zona della sua influenza culturale, e l'alchimia occidentale, il cui centro nei millenni è slittato tra Egitto, Grecia, Roma, il mondo islamico ed alla fine l'Europa. L'alchimia cinese fu strettamente connessa al Taoismo, mentre quella occidentale sviluppò un proprio sistema filosofico, connesso solo superficialmente con le maggiori religioni occidentali. Se queste due tipologie abbiano avuto una comune origine e fino a che punto si siano influenzate l'una con l'altra è tuttora oggetto di questione.

Mentre quella occidentale fu più concentrata sulla trasmutazione dei metalli, l'alchimia cinese ebbe una maggiore connessione con la medicina. La pietra filosofale degli alchimisti europei può essere comparata con l'elisir dell'immortalità cercato dagli alchimisti cinesi. Comunque, da un punto di vista ermetico, questi due interessi non erano separati e la pietra dei filosofi era spesso equiparata all'elisir di lunga vita. La Cina appare il centro di una tradizione alchemica molto antica, risalente forse al IV-III secolo a.C., ma documentata con sicurezza per la prima volta nel Ts'an T'ung Ch'i, scritto verso il 142 a.C. da Wei Po-Yang, sotto forma di commentario all'I-Ching, Libro delle Mutazioni[25]. In questa opera, classico del Canone taoista, l'autore afferma che i contenuti del Libro delle Mutazioni, delle dottrine taoiste e dei procedimenti alchemici siano variazioni di un'unica materia sotto il travestimento di nomi diversi. Egli fonda il processo alchemico sulle dottrine dei cinque stati di mutamento, erroneamente chiamati "elementi" (acqua, fuoco, legno, metallo e terra) e dei due contrari (yin e yang): di questi due, il primo è associato alla luna ed il secondo al sole, e dalla loro dinamica si originano gli elementi. Ogni elemento combinato con yang differirebbe da quello combinato con yin, nel senso che il primo è attivo e maschile, il secondo passivo e femminile. Il testo, di non facile interpretazione, per le sue interferenze con dottrine cosmologiche e magiche, presenta una concezione evolutiva dei metalli e il loro trasferimento su piani non sperimentali, ora psichici, ora cosmici. Nel IV secolo l'alchimia ha un nuovo grande maestro in Ko Hung, detto Pao-p'u-tzu, che aggiunge alle tecniche indicate alcuni particolari metodi taoisti destinati alla conquista dell'immortalità. Questo fu l'avvio per una sempre più stretta connessione con forme taoiste di medicina tradizionale cinese ed una ricca fioritura di opere fino al XIII secolo. Le scuole di alchimia cinese, pur avendo come obiettivo comune la ricerca dell'immortalità, si differenziavano per i metodi di ricerca: Gli alchimisti della scuola esterna si occupavano prevalentemente della ricerca dell'elisir di lunga vita attraverso la produzione di rimedi, elisir e pillole dell'immortalità, le cui componenti erano in gran parte sostanze vegetali e in misura minore sostanze animali e minerali. Gli alchimisti della scuola interna, invece, ricercavano l'immortalità attraverso l'utilizzo di pratiche fisiche e mentali che provocassero una trasmutazione del corpo, consentendo al praticante di vivere indefinitamente. Il corpo stesso del praticante veniva concepito come un laboratorio alchemico e l'elisir di lunga vita scaturiva teoricamente dalla distillazione di sostanze corporee, prodotte attraverso l'utilizzo delle funzioni vitali (respirazione, circolazione, funzionamento endocrino, etc..) che venivano guidate dall'alchimista. La medicina tradizionale cinese ha ereditato dall'alchimia esterna le basi di farmacologia tradizionale e dall'alchimia interna la parte relativa al Qi Gong ed alle ginnastiche mediche. In queste discipline molti dei termini utilizzati sono di chiara derivazione alchemica.

L'alchimia giocò un ruolo di spicco fin dalle origini del pensiero indiano. Gianluca Magi nota come: «L'idea di uccidere i metalli vivi per farli rinascere nobili, metafora del tentativo esoterico di trasmutazione spirituale dell'Io che viene ucciso per far rinascere il Sé della coscienza pura, è presente in India fin dall'età vedica. Ciò per dire che l'alchimia indiana, Rasayāna ovvero il «Veicolo mercuriale», non fu né una scienza empirica né una proto-chimica, bensì una scienza soteriologica per fare del corpo e della mente il proprio laboratorio, per sperimentare un altro piano di realtà in cui si diventa pietre filosofali, ovvero pietre vive. [...] Molto probabilmente gli esperimenti dell'alchimia tradizionale condussero alla scoperta di molti fenomeni chimici, ma agli inizi non ne parlò perché erano considerati di secondaria importanza: il fine reale era la trasmutazione interiore dell'uomo, la sua rinascita e Liberazione. La stessa trasmutazione del mercurio in oro è del tutto marginale rispetto a ciò che l'alchimista indiano chiama la condizione di vita senza morte (amtattva) (da cui deriva il greco 'ambrosia', il cibo degli dèi che rende immortali), lo stato del liberato in vita, jīvanmukta.» (Gianluca Magi. 'Uscite dal sogno della veglia. Viaggio attraverso le filosofie indiane della Liberazione, Edizioni della Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa, Rimini 2008, p. 67.)

A questa prima fase soteriologica del pensiero alchemico indiano, ne seguì una seconda – descritta da al-Biruni, scienziato e viaggiatore persiano dell'XI secolo –, dovuta all'influsso musulmano, che portò a numerose scoperte chimiche importanti. A partire dal XIV secolo: «gli alchimisti indiani iniziarono quasi esclusivamente a dedicarsi alla preparazione di medicine metalliche o minerali. Ciò che in precedenza era un'operazione d'introversione che dava valore solo ai risultati raggiunti attraverso il coinvolgimento personale (alchimia), cedeva il passo necessariamente a un atteggiamento di estroversione che implicava l'impegno a rimanere il più possibile distaccato dall'esperimento per conseguire risultati oggettivi (atteggiamento scientifico)» (Gianluca Magi, op. cit., p. 68.)

Il padre dell'alchimia indiana è considerato Śrīman Nāgārjuna Siddha (XIII secolo, o anteriore), figura semileggendaria, ritenuto l'autore di alcuni testi alchemici quali il trattato di magia Kakapua Tantra, quello sul mercurio Rasendramangalam e il Susruta Samhita. Il migliore esempio di un testo basato su questa scienza è il Vaishashik Darshana di Kaṇāda, che si ritiene abbia introdotto in oriente la teoria atomica.

Gli alchimisti occidentali generalmente fanno risalire l'origine della loro arte all'antico Egitto. Metallurgia e misticismo erano inesorabilmente legati insieme nel mondo antico, in cui una cosa come la trasformazione dell'oro grezzo in un metallo scintillante doveva sembrare un atto governato da regole misteriose. La città di Alessandria in Egitto fu un centro di conoscenza alchemica, e conservò la propria preminenza fino al declino della cultura egiziana antica. Sfortunatamente non esistono documenti originali egizi sull'alchimia. Questi scritti, qualora fossero esistiti, andarono perduti nell'incendio della Biblioteca di Alessandria, nel 391. L'alchimia egiziana è per lo più conosciuta attraverso le opere di antichi filosofi greci, sopravvissute solamente in traduzioni islamiche. La leggenda vuole che il fondatore dell'alchimia egiziana fosse il dio Thot, chiamato Ermes-Thoth o Ermes il tre volte grande (Ermete Trismegisto) dai Greci. Secondo la leggenda il dio avrebbe scritto i quarantadue libri della conoscenza, che avrebbero coperto tutti i campi dello scibile, fra cui anche l'alchimia. Il simbolo di Ermes era il caduceo, che divenne uno dei principali simboli alchemici. La Tavola di smeraldo di Ermes Trismegistus, che è nota solamente attraverso traduzioni greche ed arabe, è generalmente considerata la base per la pratica e la filosofia alchemica occidentale.

Le dottrine alchimistiche della scuola greca passarono attraverso tre fasi evolutive: l'alchimia come tecnica, cioè l'arte prechimica degli artigiani egizi, l'alchimia come filosofia ed infine quella religiosa. I Greci si appropriarono delle dottrine ermetiche degli Egiziani, mescolandole, nell'ambiente sincretistico della cultura alessandrina, con le filosofie del Pitagorismo e della scuola ionica e successivamente dello Gnosticismo. La filosofia pitagorica consiste essenzialmente nella credenza che i numeri governino l'universo e che siano l'essenza di tutte le cose, dal suono alle forme. Il pensiero della scuola ionica era basato sulla ricerca di un principio unico e originario per tutti i fenomeni naturali; questa filosofia, i cui esponenti principali furono Talete ed Anassimandro, fu poi sviluppata da Platone ed Aristotele, le cui opere finirono per diventare parte integrante dell'alchimia. Si delinea, come base della nuova scienza, la nozione di una materia prima che forma l'universo, e che può essere spiegata solamente attraverso attente esplorazioni filosofiche. Un concetto molto importante, introdotto in quel tempo da Empedocle, è che tutte le cose nell'universo erano formate solamente da quattro elementi: terra, aria, acqua e fuoco. A questi elementi Aristotele aggiunge l'etere, la materia di cui sono formati i cieli e che viene denominata quintessenza. La terza fase si differenzia dalla precedente di speculazione filosofica per le caratteristiche di una religione esoterica, per l'abbondanza di rituali misteriosi e per il linguaggio. Nei primi secoli dell'età imperiale, in età ellenistica, si sviluppò una letteratura di carattere filosofico-soteriologico-religiosa, di vario carattere, accomunata dalla pretesa rivelazione da parte del dio Thot-Ermete, da cui il nome di letteratura ermetica. Il supporto dottrinale di questa letteratura è una forma di metafisica che si rifà al Neoplatonismo ed al Neopitagorismo. Nel II secolo sarebbero stati scritti anche gli Oracoli caldaici, dei quali sono pervenuti solo frammenti, che presentano molte analogie con gli scritti ermetici. In questo momento storico, quindi, si sarebbe operata una fusione tra il patrimonio filosofico greco e la gnosi ermetica, nella quale la grande opera assume connotati di tecnica tesa alla realizzazione in senso interiore e cosmico. Tra gli alchimisti ellenistici vanno citati la figura storica-leggendaria di Maria l'ebrea e quelle di Bolo di Mende e Zosimo di Panopoli, il primo autore che abbia scritto opere alchemiche in modo sistematico e firmando la propria creazione.

La distruzione del Serapeo e della Biblioteca di Alessandria segnò la fine del centro culturale greco, spostando il processo dello sviluppo alchemico verso il Vicino Oriente. L'alchimia islamica è molto meglio conosciuta perché meglio documentata e molti dei testi antichi giunti sino a noi si sono preservati come traduzioni islamiche. Alchimisti islamici come al-Razī (in latino Rasis o Rhazes) diedero un contributo fondamentale alle scoperte chimiche, come la tecnica della distillazione, e ai loro esperimenti si devono l'acido muriatico (l'antico nome dell'acido cloridrico), l'acido solforico e l'acido nitrico e l'uranio, oltre alla soda (al-natrun) e potassio (al-qali), da cui derivano i nomi internazionali di sodio e potassio, Natrium e Kalium. L'apporto di nomenclatura alchimistica a tutta la posteriore cultura occidentale è di origine araba: termini arabi sono infatti alchimia, atanor (fornace), azoth (forma corrotta da al-zawq, 'mercurio'), alcool (da al-kohl, indicante una polvere per il trucco ricavata dall''antimonio'), elisir (da al-iksīr, "pietra" filosofale) e alambicco. La scoperta che l'acqua regia, un composto di acido nitrico e muriatico, potesse dissolvere il metallo nobile - l'oro - accese l'immaginazione degli alchimisti per il millennio a venire. L'alchimia islamica inoltre sostenne la possibilità di poter mutare il ferro in platino. I filosofi islamici diedero anche grandi contributi all'ermetismo alchemico. Al riguardo la più grande e influente figura è probabilmente Jābir b. Ḥayyān (in arabo جابر إبن حيان, il Geber o Geberus dei Latini). Questo importante alchimista, nato agli inizi dell'VIII secolo, fu il primo, a quanto sembra, ad aver analizzato gli elementi secondo le quattro qualità base di caldo, freddo, secco e umido. Jâbir ipotizzò che, siccome in ogni metallo due di queste qualità erano interne e due esterne, mescolando le qualità di un metallo, si sarebbe ottenuto un altro metallo. La grande serie di scritti che gli vengono attribuiti esercitò un'enorme influenza sulle correnti alchimistiche europee. Altri alchimisti di rilevante importanza furono al-Skahin e al-Khamhoji, noti per la scoperta della dissoluzione del potassio a contatto con l'esano.

Dopo essere caduta alquanto in disuso durante l'alto Medioevo, l'Occidente riprende contatto con la tradizione alchemica greca attraverso gli Arabi. L'incontro tra la cultura alchemica araba ed il mondo latino avviene per la prima volta in Spagna, probabilmente ad opera di Gerberto di Aurillac, che più tardi divenne Papa Silvestro II, (morto nel 1003). Nel XII secolo va ricordata la figura del più importante dei traduttori di opere arabe, Gerardo da Cremona, che interpretò Averroè, tradusse l'Almagesto, e forse alcune opere di Razes e Geberus. Il rientro vero e proprio dell'alchimia in Europa viene in genere fatto risalire al 1144, quando Roberto di Chester tradusse dall'arabo il Liber de compositione alchimiae, un libro dai forti connotati iniziatici, mistici e esoterici, nel quale un saggio, Morieno, erede del sapere di Ermete Trismegisto, insegna al Re Calid. Il materiale alchimistico dei testi arabi verrà rielaborato durante tutto il XIII secolo. Alberto Magno (1193-1280) affronta la tematica alchemica nel De mirabilibus mundi[40] e nel Liber de Alchemia di incerta attribuzione. A Tommaso d'Aquino (1225-1274) vengono attribuiti alcuni opuscoli alchemici, nei quali è dichiarata la possibilità della produzione dell'oro e dell'argento. Il primo vero alchimista dell'Europa medievale deve essere considerato Ruggero Bacone (1241-1294) un Francescano che esplorò i campi dell'ottica e della linguistica oltre agli studi alchemici. Le sue opere, il Breve Breviarium, il Tractatus trium verborum e lo Speculum Alchimiae, oltre ai numerosi pseudo-epigrafi a lui attribuiti, furono utilizzate dagli alchimisti dal XV al XIX secolo. Alla fine del XIII secolo l'alchimia si sviluppò in un sistema strutturato di credenze, grazie anche all'opera di Arnaldo da Villanova (ca. 1240-ca. 1312), con il suo Rosarium philosophorum[42], e soprattutto con le opere apocrife in materia attribuite a Raimondo Lullo (1235-1315), che divenne presto una leggenda per la sua presunta abilità alchemica. Nel XIV secolo l'alchimia ebbe una flessione a causa dell'editto di Papa Giovanni XXII (Spondent Pariter) che vietava la pratica alchemica, fatto che scoraggiò gli alchimisti appartenenti alla Chiesa dal continuare gli esperimenti. L'alchimia fu comunque tenuta viva da uomini come Nicolas Flamel, il quale è degno di nota solamente perché fu uno dei pochi alchimisti a scrivere in questi tempi travagliati[44]. Flamel visse dal 1330 al 1419 e sarebbe servito da archetipo per la fase successiva della pratica alchemica. Il suo unico interesse per l'alchimia ruotava intorno alla ricerca della pietra filosofale; in anni di paziente lavoro riuscì a tradurre il mitico Libro di Abramo l'ebreo, che avrebbe acquistato nel 1357, e che gli avrebbe rivelato i segreti per la costruzione della pietra dei filosofi. Leggenda vuole che abbia raggiunto l'immortalità insieme alla moglie Perenelle. Nell'alto Medioevo gli alchimisti si concentrarono nella ricerca dell'elisir della giovinezza e della pietra filosofale, credendo che fossero entità separate. In quel periodo molti di loro interpretavano la purificazione dell'anima in connessione con la trasmutazione del piombo in oro (nella quale credevano che il mercurio giocasse un ruolo cruciale). Questi individui erano visti come maghi e incantatori da molti, e furono spesso perseguitati per le loro pratiche.

Nel contesto delle idee del Cinquecento è impossibile delimitare una disciplina scientifica dall'altra, come anche tracciare molte linee di separazione tra il complesso delle scienze da un lato e la riflessione speculativa e magico-astrologica dall'altro. In questo periodo magia e medicina, alchimia e scienze naturali e addirittura astrologia e astronomia operano in una sorta di simbiosi, legate le une alle altre in modo spesso inestricabile. Agli inizi del XVI secolo uno dei maggiori interpreti di questo coacervo di discipline scientifiche fu il medico, astrologo, filosofo e alchimista Heinrich Cornelius Agrippa von Nettesheim, 1486-1535. Costui credeva di essere un mago e di essere capace di evocare gli spiriti. La sua influenza fu di modesta entità, ma come Flamel, produsse opere, fra le quali il De occulta philosophia, alle quali fecero riferimento tutti gli alchimisti posteriori. Ancora come Flamel fece molto per cambiare l'alchimia da una filosofia mistica ad una magia occultista. Inoltre mantenne vive le filosofie degli antichi alchimisti, che includevano scienza sperimentale, numerologia, ecc., aggiungendovi la teoria magica, che rinforzava l'idea di alchimia come credenza occultista. Il nome più importante di questo periodo è, senza dubbio, Paracelso, (Theophrastus Bombastus von Hohenheim, 1493-1541), il quale diede una nuova forma all'alchimia, spazzando via un certo occultismo che si era accumulato negli anni e promuovendo l'utilizzo di osservazioni empiriche ed esperimenti tesi a comprendere il corpo umano. Rigettò le tradizioni gnostiche e le teorie magiche, pur mantenendo molto delle filosofie ermetiche, neoplatoniche e pitagoriche. In particolare si concentrò sullo sviluppo medicinale dell'alchimia, ponendo ai margini della dottrina la ricerca metallurgica sui metalli preziosi. Per Paracelso l'alchimia era la scienza della trasformazione dei metalli reperibili in natura per produrre composti utili per l'umanità. La iatrochimica di Paracelso era basata sulla teoria che il corpo umano fosse un sistema chimico nel quale giocano un ruolo fondamentale i due tradizionali principi degli alchimisti, e cioè lo zolfo ed il mercurio, ai quali lo scienziato ne aggiunse un terzo: il sale. Paracelso era convinto che l'origine delle malattie fosse da ricercare nello squilibrio di questi principi chimici e non dalla disarmonia degli umori, come pensavano i galenici. Quindi, secondo lui, la salute poteva essere ristabilita utilizzando rimedi di natura minerale e non di natura organica.

È in questo periodo che viene pubblicata la prima storia dell'alchimia, nel 1561 a Parigi. L'autore è Robert Duval. Anche molti artisti, come per esempio il Parmigianino, e persino personalità politiche del periodo si interessarono all'alchimia. Tra questi: Caterina Sforza[46], Francesco I de' Medici, nel cui studiolo di Palazzo Vecchio fece dipingere allegorie alchimistiche da Giovanni Stradano, e Cosimo I de' Medici. In Inghilterra, l'alchimia nel XVI secolo è spesso associata al dottor John Dee (1527-1608), meglio conosciuto per il suo ruolo di astrologo, crittografo ed in generale "consulente scientifico" della regina Elisabetta I d'Inghilterra. Dee si interessò anche di alchimia tanto da scrivere un libro sull'argomento (Monas Hieroglyphica, 1564) influenzato dalla Cabala.

Il declino dell'alchimia in Occidente fu causato dalla nascita della scienza moderna con i suoi richiami a rigorose sperimentazioni scientifiche ed al concetto di materialismo. Nel XVII secolo Robert Boyle (1627-1691) diede l'avvio al metodo scientifico nelle investigazioni chimiche, alla base di un nuovo approccio alla comprensione della trasformazione della materia, che di fatto rivelò la futilità delle ricerche alchemiche della pietra filosofale. Anche gli enormi passi avanti compiuti dalla medicina nel periodo seguente la iatrochimica di Paracelso, supportati dagli sviluppi paralleli della chimica organica, diedero un duro colpo alle speranze dell'alchimia di reperire elisir miracolosi, mostrando l'inefficacia se non la tossicità dei suoi rimedi. Ridotta ad astruso sistema filosofico, distante dalle pressanti faccende del mondo moderno, l'Ars magna subì il fato comune ad altre discipline esoteriche quali l'astrologia e la cabala; esclusa dagli studi universitari, l'alchimia venne banalizzata, ridotta ai suoi procedimenti materiali, e messa al bando dagli scienziati quale epitome della superstizione. A livello popolare, tuttavia, l'alchimista era ancora considerato come il depositario di grandi saperi arcani. Facendo leva sulla credulità popolare, molti imbroglioni si attribuirono titoli di guaritore e per dimostrare effettive capacità produssero manuali manoscritti che imitavano, nel gergo e nelle illustrazioni, i trattati di famosi autori alchemici (in tal modo, nacquero anche i cosiddetti "erbari dei falsi alchimisti", come ad esempio l'erbario di Ulisse Aldovrandi o l'Erbario di Trento che solo di recente[quando?] hanno iniziato ad essere analizzati in modo attento dagli studiosi. Dopo aver goduto per millenni di un grande prestigio intellettuale e materiale, l'alchimia scomparve in tal modo dalla gran parte del pensiero occidentale, per tornare, però, ad essere approfondita nelle opere di pensatori come lo psicoanalista Carl Gustav Jung, oppure di insigni studiosi di occultismo come Julius Evola[54] o Giuliano Kremmerz.

Il simbolismo alchemico è stato occasionalmente utilizzato nel XX secolo dagli psicoanalisti, uno dei quali, Jung, ha riesaminato la teoria ed il simbolismo alchemico ed ha iniziato a mettere in luce il significato intrinseco del lavoro alchemico come ricerca spirituale. L'esposizione junghiana della teoria dei rapporti intercorrenti tra alchimia ed inconscio si trova in varie sue opere che abbracciano un arco di tempo che va dai primi anni 1940 a praticamente fino alla sua morte avvenuta nel 1961:

Psicologia e alchimia (1944)

Psicologia del transfert (1946)

Saggi sull'alchimia (1948)

Mysterium Coniunctionis (1956).

La tesi dello psicoanalista svizzero consiste nell'identificazione delle analogie esistenti tra i processi alchemici e quelli legati alla sfera dell'immaginazione ed in particolare a quella onirica. Secondo Jung, le fasi attraverso le quali avverrebbe l'opus alchemicum avrebbero una corrispondenza nel processo di individuazione, inteso come consapevolezza della propria individualità e scoperta dell'essere interiore. Mentre l'alchimia non sarebbe altro che la proiezione nel mondo materiale degli archetipi dell'inconscio collettivo, il procedimento per ottenere la pietra filosofale rappresenterebbe l'itinerario psichico che conduce alla coscienza di sé ed alla liberazione dell'io dai conflitti interiori.[57] La legittimità di tale interpretazione è però discutibile, in quanto appare molto distante, se non addirittura opposta, rispetto ai presupposti e agli scopi del percorso alchemico così come presentato dalla tradizione.

Molti autori hanno bersagliato gli alchimisti con critiche ed attacchi satirici. Il più famoso di questi è la commedia The Alchemist di Ben Jonson dove un finto alchimista con la pietra filosofale attira e truffa gli ingenui creduloni.

Nella seconda parte del Faust, Johann Wolfgang von Goethe descrive il servitore di Faust, Wagner, che utilizza procedimenti alchemici per creare un homunculus.

Marguerite Yourcenar, nel suo romanzo L'opera al nero (1968), racconta la storia della vita dell'alchimista Zenone. Dal libro è stato tratto nel 1987 l'omonimo film, diretto da André Delvaux e interpretato da Gian Maria Volonté.

Nel romanzo Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez è presente un alchimista chiamato Melquíades.

Le vie ed i metodi dell'alchimia sono essenziali nel romanzo L'alchimista di Paulo Coelho.

L'alchimia è uno dei temi presenti nel romanzo Il pendolo di Foucault di Umberto Eco, in particolare in relazione con l'esoterismo.

Nel romanzo Harry Potter e la pietra filosofale di J. K. Rowling, questa pietra poteva mutare ogni metallo in oro puro e creare un "Elisir di lunga vita" che permetteva al bevitore di vivere per sempre. Nel romanzo la pietra è stata creata da Nicolas Flamel.

Nella serie di romanzi La bambina della Sesta Luna, la protagonista, Nina de Nobili, è un'alchimista bambina.

Nel romanzo Notre Dame de Paris di Victor Hugo, l'antagonista arcidiacono Claude Frollo è un alchimista.

L'alchimia e la pietra filosofale sono temi centrali del manga Fullmetal Alchemist di Hiromu Arakawa e delle serie anime da essa tratte.

L'alchimia è il tema principale della serie Golden Sun.

In Guerre stellari con il termine "Alchimia Sith" è indicata una sorta di ingegneria genetica usata dai Sith per creare delle creature mutate e utilizzate in vari modi.

Nel romanzo L'angelo della finestra d'occidente (Der Engel vom weistlicher Fenster, 1927) lo scrittore ed esoterista Gustav Meyrink inscena la biografia di un alchimista realmente vissuto (John Dee), in modo da evocare gli stadi di un vero e proprio processo alchemico, in cui morte e rinascita sono momenti progressivi per accedere all'autentica conoscenza.

Nel romanzo Frankenstein di Mary Shelley si accenna vagamente all'esperimento con cui Victor Frankenstein ha creato il mostro come al risultato di studi sia scientifici che alchemici.

Nell'anime Yu-Gi-Oh! GX il personaggio Daitokuji utilizza le sue conoscenze di alchimista per creare un corpo artificiale nel quale inserire la sua anima, Amnael.

Nella saga L'accademia dei vampiri di Richelle Mead sono presenti gli Alchimisti, una società di uomini che aiuta i vampiri a tenere nascosta la loro esistenza agli altri esseri umani.

Cos’è l’Alchimia? Scrive Il Marchese di Carabà. L’Alchimia è probabilmente la disciplina esoterica più oscura e complessa che l’antichità ci ha tramandato. E’ formata da un insieme di conoscenze e concezioni filosofiche, religiose, esoteriche ma anche scientifiche, pratiche, ossia relative ad operazioni che si svolgono materialmente in un laboratorio. Chiunque abbia conseguito almeno gli studi superiori possiede certamente alcune nozioni di materie scientifiche quali Fisica, Chimica, Matematica, Filosofia, Biologia, Psicologia, ecc. ciò a dimostrazione del fatto che con lo studio e l’esercizio questi saperi possono essere resi accessibili a molti. La stessa cosa non si può dire per l’Alchimia. A riprova di ciò basterà aprire uno degli innumerevoli trattati sull’argomento che sono stati stampati in Europa dal sedicesimo secolo in poi oppure, più semplicemente, si potrà provare a leggere le opere di alchimisti più moderni quali (ad esempio) Fulcanelli e Canseliet. Ebbene possiamo assicurare che la maggior parte di coloro che si imbattono in libri di questo genere li abbandonano ben presto con un profondo senso di delusione e scoraggiamento.

Altri perfino con disprezzo poichè gli uomini detestano ciò che non si comprende e che va oltre l’ordinario pregiudizio, o ciò che non si riesce a raggiungere facilmente come racconta la celebre favola della volpe e l’uva. Chi invece decide di approfondire l’argomento si imbarca in un’impresa titanica laddove si richiede impegno e perseveranza notevoli. Tuttavia, nonostante l’astrusità dei trattati alchemici, il Cosmopolita ci assicura che «se tu considerassi con giudizio maturo in che modo opera la Natura, non avresti bisogno dei volumi di tanti Filosofi, perché, a mio giudizio, è meglio imparare proprio dalla Maestra Natura piuttosto che dai discepoli» (Cosmopolita - Nuovo Lume Chimico - Prefazione Trattato sullo Zolfo) Comunque sia, l’oscurità della scienza alchemica è tanto marcata da estendersi fino alla prima basilare domanda che ci si potrebbe porre: cos’è l’Alchimia?

Se banalmente si cerca il termine su un comune vocabolario di italiano ritroviamo che l’alchimia sarebbe «la pretesa scienza per mezzo della quale gli uomini pensavano di poter convertire i metalli vili in nobili e di creare medicamenti atti a guarire ogni malattia e a prolungare la vita oltre i suoi termini naturali» (cfr: G.Devoto, G.C.Oli - «Dizionario della lingua Italiana»). Un’opinione simile viene promulgata anche da alcuni (per fortuna non tutti) moderni scienziati dalla «vista corta» come Mr. Peter W. Atkins, docente di chimica fisica presso l’università di Oxford: «Lo spirito indagatore dell’uomo portò alla nascita di quella branca della scienza oggi nota come chimica. È opinione comune che, inizialmente, fu la cupidigia a guidare quello spirito indagatore, e che la chimica scaturì dai vari tentativi degli alchimisti di trasmutare il piombo in oro».

Da tutto questo si deduce che l’alchimia si proporrebbe l’ottenimento di benefici di ordine puramente «materiale» ossia l’avere tanto oro ed argento nonché una vita lunga ed in buona salute. Per contro, secondo diversi movimenti magico-occulti moderni sviluppatisi dal mistico Jahob Bohme in poi, le operazioni alchemiche andrebbero lette «spiritualmente» ovvero come una serie di simboli e metafore che rappresentano il lavoro che avviene nell’anima dell’operatore. Indi, seguendo quest’ultimo approccio, la purificazione del piombo per fabbricare l’oro non sarebbe altro che l’allegoria della depurazione dell’anima dell’alchimista dalla sporcizia del peccato. Leggendo diverse opere «hermetiche» (da Hermes, patrono degli alchimisti) ci si rende ben presto conto che la tesi che vede l’alchimia come pratica esclusivamente «spirituale» è assai fragile, troppo fragile affinchè possa sussistere qualche ragionevole dubbio. Si leggano a titolo d’esempio questi due estratti di due autentici alchimisti: «Per levare dall’argento vivo l’umidità superflua quando lo si mescola alle calci [...] bisogna mescolarlo con quelle aspergendo l’amalgama con aceto, poi lo si farà evaporare con fuoco dolce, e in questo modo evaporerà anche l’acquosità del mercurio» (Geber).

«Prendi cento parti di mercurio, lavalo con sale e aceto, e poni sul fuoco in un crogiolo. Quando incomincia a bollire, metti una parte del tuo elisir sulle cento del mercurio, e tutto diventa medicina[...] poi metti una parte di questa medicina su 100 parti di mercurio lavato, e diventa tutto oro o argento, a seconda che l’elisir fosse rosso o bianco» (Arnaldo da Villanova). Come si può constatare, a prescindere dalla difficoltà di lettura, interpretare passaggi come questi quali esercizi puramente interiori all’operatore sarebbe cosa assai ardua ed inverosimile. Riguardo invece all’approccio materialistico visto in precedenza che vede l’alchimia come tecnica per conseguire salute e ricchezze è da notare che vi sono metodi molto più semplici per raggiungere tali obiettivi (come ad esempio investire soldi in borsa, praticare il gioco del lotto, seguire un buon regime alimentare, ecc., ecc.). Inoltre in quasi tutte le opere ermetiche gli autori che hanno conseguito la Pietra Filosofale mantengono un atteggiamento devozionale nei confronti del Creatore. Tale atteggiamento li avvicina molto più ai mistici di tradizione cristiana (almeno qui in occidente, dopo l’avvento della religione di Roma) che all’avidità di Re Mida. Ecco di seguito due estratti come esempio: «[...] se il Creatore ha voluto dispensare la vera scienza e la sua non comune conoscenza, è, se non altro, per alcuni che condannano la menzogna [...] e che, innanzitutto, amano Dio senza ipocrisia e perciò lo pregano. Per cui ti dico, in verità, se ti sforzi di fare la nostra grande e antica Pietra, sii fedele al mio insegnamento e prima di tutto prega il Creatore di ogni creatura che ti accordi per questo scopo la sua grazia e la sua benedizione» (Basilio Valentino) «Tuttavia (dell’alchimia) non ne ho parlato mai nè per Allegorie nè per Enigmi; ma l’ho trattata e l’ho insegnata in parole chiare ed intelligibili, avendone scritto sinceramente e nel modo in cui l’ho saputa e l’ho appresa per l’ispirazione di Dio altissimo, gloriosissimo ed lodabilissimo, che si è degnato rivelarmela, poichè non c’è che Lui solo che la dà a chi vuole e la toglie quando vuole.» (Geber) Tirando le somme pare evidente che l’alchimia è una disciplina scientifica che mira al conseguimento di un esperienza mistica, la così detta «rivelazione divina», attraverso delle manipolazioni materiali del laboratorio. In effetti per la scienza ermetica la Materia e lo Spirito non sono entità separate ma un tutto unico e collegato, interconnesso. Questa unità fondamentale viene subito affermata da uno dei documenti ermetici più antichi ed importanti nel quale si dice vi siano descritte in modo criptico tutte le operazioni per il conseguimento della Grande Opera, ossia «La tavola di smeraldo» di Hermes Trismegisto, padre dei filosofi: «È vero senza menzogna, certo e verissimo. Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare i miracoli di una cosa Una. E poichè tutte le cose sono e provengono da una, per la mediazione di una, così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento.»

Come ormai si sarà notato questa scienza, già nella sua descrizione preliminare, sfugge alle catalogazioni dei dizionari, alle classificazioni umane, alle identificazioni dettate dalle comuni esperienze. È concreta eppure imponderabile, è fisica eppure metafisica, è manifesta eppure totalmente arcana. Un ibrido misteriosissimo tra l’essere ed il non essere, tra l’ideale ed il materiale. Come si è visto è arduo definire ciò che non si può definire, ragionare su ciò che sfugge al ragionamento stesso il che allontana l’alchimia dall’esposizione prosaica, lineare, e l’avvicina in modo inaspettato alla poesia. Infatti lo scritto poetico spesso e volentieri non ha necessariamente un significato compiuto o, per meglio dire, il significato rappresenta solo una minima fetta dell’intera comunicazione, l’altra parte non è verbale ma emozionale, spirituale e si rivolge alla sfera più intuitiva della persona. Un filosofo moderno che si firmava con lo pseudonimo Frater Albertus volendo definire l’alchimia disse che «è il sorgere delle vibrazioni». E poi aggiunse: «Colui che non coglie il senso di questa frase, in apparenza senza importanza, non ha diritto di tentare la sperimentazione alchimistica. Una persona del genere rassomiglia a chi, conoscendo tutte le lettere dell’alfabeto, pretende per questo di poter leggere tutti i linguaggi che sono composti di lettere provenienti dallo stesso alfabeto.» (cfr: «The Alchemist’s Handbook») L’alchimia è il sorgere delle vibrazioni. Ci sembra la definizione migliore che si possa dare che certamente non soddisfa l’analitico, il logico ma che apre nuovi spazi verso una dimensione sconosciuta dall’alfabeto universale, un mondo che necessita di nuovi occhi per vedere ciò che in genere non è visto, nuove orecchie per sentire ciò che pochi eletti odono nonché speciali antenne per captare.

Il linguaggio alchemico, di René Alleau. In uno studio pubblicato sulla rivista "Critica " nel 1953, Michel Butor ha analizzato con grande chiarezza i problemi posti dall' alchimia e dal suo linguaggio:"Finché la tradizione orale era la regola, questi libri hanno potuto essere una sorta di promemoria ed essere codificati in modo molto semplice. Per poter avere esposte le manipolazioni previste e le trasformazioni cercate, era sufficiente decodificare il tutto, allo stesso modo che è sufficiente conoscere un po' di latino per scoprire in un messale quali sono i gesti svolti dal prete cristiano sull' altare e le parole che dice, lasciando tra parentesi il significato teologico di tutto ciò. Ma man mano che gli insegnamenti orali sono diventati una eccezione, i maestri hanno cominciato a scrivere libri che, in modo sempre maggiore, potessero essere sufficienti ad " iniziare " il lettore. Si tratta di documenti cifrati che invitano il lettore a venire a capo di questo linguaggio. [...]

L'alchimista considera questa difficoltà di accesso come essenziale poichè si tratta di trasformare la mentalità del lettore al fine di renderlo in grado di percepire il senso di quanto descritto. Se la chiave per interpretare il senso profondo fosse stata al di fuori del testo, la si sarebbe potuta facilmente violare e quindi sarebbe stata inefficace. Questo modo di procedere non è convenzionale poiché deriva dalla verità che nasconde. E' dunque vano adoperarsi per dare un significato << -1 -profano>> ai simboli. Ogni cosa in questo dominio inganna e rivela nello stesso tempo ". Nella sua conclusione, Michel Butor mostra la funzione principale di queste strutture crittografiche "Il linguaggio alchemico è uno strumento di grande flessibilità, che permette di descrivere accuratamente tutte le operazioni mettendole in relazione ad una concezione generale della realtà. Questo è ciò che rende il linguaggio di difficile comprensione e, nello   stesso tempo, di grande interesse. Il lettore che vuole capire l'uso di una sola parola in un particolare contesto, ci può riuscire solo se, gradualmente, ricostituisce una antica architettura mentale. Questo sforzo porta al risveglio di regioni della coscienza assopite. "Così la lettura profana diventa una ricerca iniziatica del "Senso" e noi ritroviamo qui ciò che abbiamo segnalato a proposito della gnosi -2-jabiriana, della "Scienza della Bilancia": Ad ogni genesi corrisponde una esegesi, ma in questo caso: Dall' esegesi dipende la genesi. In effetti la ricerca della Pietra Filosofale, i suoi enigmi e le sue insidie, l'estremo fascino dell'oro, dei poteri e del sapere che gli alchimisti si aspettano dal suo possesso, suscitano nel loro spirito una ossessione, un monoideismo che si propaga, nel corso delle loro lunghe e difficili ricerche, a tutte le zone chiare e oscure della loro coscienza. Sensazioni, immaginazione, sogni, discorsi e fluttuazioni mentali vengono assorbite. Così poco a poco si forma un centro, un nocciolo psichico irradiante intorno al quale si riuniscono e gravitano le loro potenze interiori. Nello stesso tempo si decanta l'humus delle motivazioni irrazionali intorno alle immagini di un desiderio trasferito alla dimensione stessa del cosmo, a delle unioni nunziali planetarie, minerali e metalliche, ardentemente conservate e amorosamente contemplate. Questo processo di concentrazione illuminativa non è meno evidente in altre discipline esoteriche e mistiche. Lo si ritrova nel buddismo zen, nello yoga, nelle orazioni esicaste della Chiesa d'Oriente, nel dhikr del sufismo islamico, il monoideismo fa sì che l'intenzione del cuore si focalizzi sull'oggetto del desiderio. Per visitare il giardino del ricordo, insegnano i maestri, bisogna bussare alla stessa porta fino a consumarsi le dita. Tuttavia questa spiegazione psicologica non deve essere considerata come solo capace di rendere conto delle strutture criptografiche dell'alchimia. Non bisogna trascurare le loro ragioni positive. Ad esempio, immaginiamo che i nostri fisici volessero comunicare le loro esperienze sulla radioattività artificiale, senza rivelare alcunchè alla maggioranza dei loro colleghi né ai poteri pubblici, ad una sparuta élite. Da una parte consapevoli della perspicacia degli altri scienziati, sarebbero stati costretti a tendere loro delle trappole più o meno sottili facendo in modo di creare numerosi equivoci sui loro veri obiettivi come sui loro procedimenti sperimentali. Dall'altra parte, il proseguimento delle loro ricerche avrebbe necessitato di sostegni, come ad esempio, i necessari finanziamenti e sarebbe stato indispensabile giustificare l'importanza straordinaria dei risultati pratici. Infine come trasmettere a dei futuri ricercatori le loro osservazioni sulle proprietà reali dei corpi che essi scoprivano man mano, se non segnalando la differenza fra elementi naturali e artificiali nominando, ad esempio, il<<nostro>> piombo, il << nostro >> mercurio, il <<nostro >> oro, come hanno fatto costantemente gli alchimisti. Tuttavia le risorse ordinarie della crittografia sarebbero state insufficienti se ci si fosse limitati a lasciare in questi messaggi una chiave che poteva essere immaginata da chi volesse interpretare la crittografia.[...] Infatti la probabilità  di poter ricostituire un processus sperimentale ponderabilmente rigoroso comprendente delle operazioni successive che dipendono anche da condizioni cosmologiche strettamente determinate, come nel caso dell'opera alchemica, sono praticamente trascurabili.

GLI X-FILES DELLA SCIENZA.

X-Files, il paranormale e i fenomeni che la scienza non spiega si studiano nell'Università della Virginia, scrive il 15/07/2014 "L'Huffington Post". Esperienze di morte apparente o extracorporali, percezioni extrasensoriali, memorie di vite altrui e poltergeist. Sono alcune delle discipline che si studiano alla Division of Perceptual Studies (DOPS) della University of Virginia di Charlottesville, Stati Uniti. La divisione specializzata in paranormale è diretta dal professor Jim Tucker e si occupa "dell'investigazione scientifica ed empirica di fenomeni che suggeriscono che le attuali assunzioni della scienza e le teorie sulla natura della mente o della coscienza possano essere incomplete", come riporta il Corriere della Sera. E' quanto ricordava nel manifesto dell'Istituto nato nel 1967 il fondatore, Jan Stevenson. Lo psichiatra è stato criticato per molti anni. I detrattori lo accusavano infatti di non rispettare standard di analisi rigorosi e di tenere in piedi l'istituto solo grazie alle donazioni di famosi milionari ossessionati dal paranormale. Nel 2014 il giudizio della scienza tradizionale sul Dops è certamente mutato raccogliendo numerosi endorsement. Oggi quindi Jim Tucker, nell'istituto dagli anni '70, può affermare di aver raccolto testimonianze che dimostrano "la sopravvivenza della personalità dopo la morte". L'affermazione è frutto di una ricerca basata su dati e fatti. Basti pensare che il Dops ha analizzato e catalogato in un archivio più di 3 mila casi di pazienti che raccontano memorie altrui. Emblematico il caso di James Leininger, bambino di due anni che nei suoi incubi notturni ricordava incidenti aerei ed esplosioni. Di giorno invece ricordava di essere stato nell'aviazione dell'esercito americano come pilota di un caccia in forza alla portaerei di Natoma Bay. Parlava del suo caro amico Jack Larsen raccontando nei minimi dettagli la sua morte causata da un attacco giapponese nel cielo di Iwo Jima. I fatti di mezzo secolo prima ricordati dal bambino con dovizia di particolari combaciano perfettamente con la realtà. Lo studio di casi come questi ha portato Jim Tucker e il Dops ad approfondire tematiche paranormali che la scienza tradizionale non riesce a spiegare e che, seppur lentamente, stanno conquistando attenzione e dignità.

X-Files. Scienza estrema, di Michael White Rizzoli, 1998 - 258 pagine. Esistono, e sono numerose, prove e testimonianze riferite a eventi e manifestazioni a prima vista incomprensibili: i rapimenti da parte degli alieni, i poteri conferiti da certe pratiche religiose come lo sciamanesimo, i fenomeni quali la visione a distanza... E non mancano ricordi e memorie come quella di Atlantide, delle pratiche alchemiche, dell'energia vitale della terra... Esiste insomma una tradizione di domande senza risposte, curiosità proibite, misteri irrisolti che attraversa tutta la storia intellettuale e spirituale dell'umanità: una tradizione di "scienza estrema" che l'autore affronta con quel gusto della sfida intellettuale che avvince lettori di ogni età.

X FILES. Da Wikipedia. X-Files (The X-Files) è una serie televisiva statunitense ideata da Chris Carter e trasmessa dal 1993 dalla Fox. La serie vede protagonisti due agenti dell'FBI, interpretati da David Duchovny e Gillian Anderson, la cui attività si caratterizza per indagare su particolari casi di natura paranormale, che richiamano varie sottotematiche del cinema dell'orrore e della fantascienza, tra i quali creature leggendarie, teorie del complotto, mutazioni genetiche, percezioni extrasensoriali, intelligenza artificiale, UFO e alieni. Molti degli episodi sono narrativamente autoconclusivi, presentando la formula del "mostro della settimana", ma alcuni presentano in tutto o in parte temi ricorrenti, sviluppi narrativi nel loro insieme noti come la "mitologia" della serie; in particolare la trama orizzontale si incentra nel tentativo dei protagonisti di svelare un complotto riguardante una prossima invasione aliena. Nel corso di anni di indagini Fox Mulder e Dana Scully scopriranno infatti che un gruppo di persone, facente parte di un misterioso consorzio infiltrato nel cuore del governo statunitense, ha instaurato contatti con una civiltà extraterrestre allo scopo di sviluppare assieme una generazione di ibridi umano-alieni e al contempo un virus/vaccino con un duplice obiettivo: quello "ufficiale" di agevolare agli alieni la conquista della Terra, e quello "ufficioso" di salvare, mediante il vaccino, se stessi ed i propri cari dal conseguente sterminio previsto con l'invasione. X-Files è stata accolta da un grande successo di critica e di pubblico, ottenendo importanti riconoscimenti come il Golden Globe per la miglior serie drammatica, affermandosi presto come un cult e un classico della televisione di fantascienza, punto di riferimento e fonte di ispirazione per molte opere successive. Al raggiungimento della sua nona stagione, per molti anni rimasta l'ultima prodotta, nel 2002 era anche diventata la serie di fantascienza più longeva nella storia della televisione statunitense, primato negli anni seguenti superato da fiction come Smallville e Stargate SG-1. Tra la quinta e la sesta stagione è stata tratta un'omonima prima pellicola cinematografica, uscita nelle sale statunitensi il 19 giugno 1998, mentre un ulteriore film stand-alone, X-Files - Voglio crederci, è stato distribuito in patria dal 25 luglio 2008. Dal 24 gennaio 2016, quattordici anni dopo la cancellazione della serie nel 2002, la Fox decise di riportare in vita il franchise con una miniserie "evento" che costituisce di fatto una decima stagione, in cui sia i protagonisti che altri membri storici del cast riprendono i rispettivi ruoli. Ad aprile del 2017, la Fox ha annunciato anche un'undicesima stagione, composta da 10 episodi, che andrà in onda nella stagione 2017-18.

Fox William Mulder è un singolare agente dell'FBI: lavora in un settore chiamato appunto X-Files, un archivio dove vengono catalogati e raccolti tutti i casi ritenuti inspiegabili e di supposta natura soprannaturale. La passione di Mulder per tale genere di casi deriva dall'ossessione sviluppata dal traumatico rapimento della sorella, avvenuto, a suo dire, da parte degli alieni quando aveva dodici anni. Da quando è entrato nell'FBI si è occupato di cercare di dare spiegazioni e raggiungere la verità prestando fede a prove e testimonianze ritenute "impossibili" o prive di credito da parte dei suoi colleghi e della comunità accademica. All'inizio della serie gli viene affiancato un partner dai suoi superiori, Dana Katherine Scully, medico e scienziata che utilizzando le sue competenze scientifiche avrebbe il compito di screditare le bizzarre tesi di Mulder. In realtà con il passare del tempo anche lei si troverà di fronte a fatti in grado di scuotere le sue certezze e la sua fede nella "scienza ufficiale". Nel corso di anni di indagini in cui hanno a che fare con svariati casi di creature mostruose, esperimenti segreti, virus letali e rapimenti alieni, raccolgono indizi che sveleranno l'esistenza di un complotto ordito da un'enigmatica organizzazione nota come il Consorzio, che mira a tenere nascosta l'esistenza di vita extraterrestre intelligente e a facilitare una futura occupazione, che prevede lo sterminio degli umani, da parte di una razza di alieni chiamata Colonizzatori.

Prima stagione. L'agente speciale dell'FBI Fox Mulder si è guadagnato la nomea di "Spooky Mulder" occupandosi prevalentemente dei cosiddetti X-Files, casi irrisolti ai quali è attribuita una presunta origine paranormale. Per tali investigazioni gli viene assegnata una partner, Dana Scully, i cui superiori sperano sia in grado di sfatare e screditare il suo lavoro. Il loro primo caso insieme è l'indagine su possibili rapimenti alieni nell'Oregon, che vacilla quando la loro principale prova rimane distrutta in un incendio. A partire da un caso successivo, riguardante la scomparsa di un pilota dell'United States Air Force, iniziano ad avvalersi dell'informatore anonimo Gola Profonda (Deep Throat), che fornisce loro varie informazioni sensibili. In seguito potranno contare anche sull'aiuto dei Pistoleri Solitari (The Lone Gunmen), un trio di hacker cospirazionista. Gola Profonda rimane tuttavia presto ucciso mentre tenta di aiutare gli agenti a svelare l'esistenza di un programma governativo di clonazione umana, tentativo che porterà alla chiusura dell'unità X-Files.

Seconda stagione. Senza poter continuare il suo lavoro con Scully, Mulder ottiene informazioni su un possibile contatto extraterrestre nel Puerto Rico, scoprendo che il programma SETI presso il radiotelescopio di Arecibo è in procinto di chiudere. Alla coppia viene in seguito consentito di riprendere il lavoro sugli x-files. Scully viene rapita da un instabile personaggio vittima di molteplici rapimenti alieni, Duane Barry. Barry porta Scully su una collina dove viene rapita, apparentemente da alieni. Viene ritrovata in un secondo momento in stato comatoso nei pressi di un ospedale, recuperando le forze diversi giorni dopo. Mulder riceve una telefonata dal padre, dal quale apprende che la sorella Samantha, rapita da bambina, ha fatto ritorno. Samantha viene inseguita da un cacciatore di taglie mutaforma che ha già assassinato vari cloni umani. Samantha viene uccisa, anche se è poi rivelato che si trattava solo di uno di diversi cloni creati con tessuto alieno dai colonizzatori allo scopo di produrre ibridi umani-alieni. Pistoleri Solitari riferiscono a Mulder e Scully del riuscito tentativo di un loro amico di penetrare il sistema informatico del Dipartimento della Difesa. L'hacker, Kenneth Soona, riesce a consegnare a Mulder le sue scoperte su una cassetta digitale, ma viene presto assassinato. I file consegnati sono inoltre scritti in lingua navajo; Mulder si deve quindi rivolgere ad un uomo Navajo, Albert Hosteen, per capirne i contenuti. Il nipote di Hosteen fa vedere all'agente un vagone abbandonato contenente quelli che sembrano corpi alieni. Mentre è all'interno del vagone, sul posto sopraggiunge l'uomo che fuma, antagonista principale della serie, che dà fuoco al vagone.

Terza stagione. Mulder viene ritrovato e salvato da Hosteen. Nel frattempo, Scully indaga sul possibile collegamento tra il programma per l'eradicazione del vaiolo e le sperimentazioni genetiche sugli uomini, scoprendo che uno scienziato nazista, il quale aveva disertato durante l'operazione Paperclip, ha condotto esperimenti volti a creare ibridi umani-alieni. La sorella Melissa viene uccisa da assassini che la scambiano per lei. Durante le indagini su un'autopsia aliena, Mulder si ritrova su un treno che trasporta un ibrido umano-alieno. Mulder rimane quasi ucciso dagli agenti del Consorzio, ma viene salvato dal suo informatore Mr. X. Scully, nel frattempo, si incontra con un gruppo di donne con esperienze di rapimenti alieni simili alla sua, e conosce un membro del Consorzio noto con il nome di First Elder, che le spiega come durante il suo rapimento sia stata trasferita su un vagone simile a quello trovato da Mulder, nel quale scienziati giapponesi hanno sperimentato su di lei. L'equipaggio di una nave francese che cerca di recuperare il relitto di un sottomarino della Seconda Guerra Mondiale dal fondo del mare rimane ustionato da misteriose radiazioni, e uno dei membri contrae il virus "olio nero", anche detto cancro nero. Il virus, che controlla il corpo del marinaio, si trasferisce nella moglie e viaggia fino a Hong Kong alla ricerca dell'intermediario che ha messo in vendita segreti governativi, che anche Mulder sta cercando. Mulder individua Alex Krycek a Hong Kong ed il virus si trasferisce nel corpo dello stesso Krycek. Scully scopre che il sottomarino era venuto in contatto con l'olio nero mentre era alla ricerca di un aereo militare precipitato. L'infettato Krycek raggiunge una base balistica in cui è nascosto un UFO; il virus lascia Krycek ed entra nella navicella. Nel frattempo, Scully riesce a trovare Luis Cardinal, l'assassino di sua sorella Melissa.

Quarta stagione. Quando il Consorzio sospetta che uno dei suoi membri sta passando informazioni a Mulder e Scully, organizza una trappola per individuarlo, usando informazioni sulla sicurezza della madre di Mulder come esca. Mr. X viene scoperto e ucciso, ma non prima di essere in grado di fare il nome di un altro informatore a Mulder e Scully, Marita Covarrubias, rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite. L'aiuto di Covarrubias è presto richiesto quando Mulder deve raggiungere una località sul fiume Tunguska Pietrosa in Russia per investigare una nuova contrazione del virus olio nero. Mentre è lì, viene imprigionato in un gulag e usato, con successo, come cavia per testare un vaccino contro il virus. Riesce poi a scappare e fare ritorno negli Stati Uniti, dopo aver anche scoperto che Krycek sta lavorando con i russi. A Scully viene diagnosticato un cancro, che le fa sorgere incertezze sul suo futuro all'FBI. Mulder è convinto che la causa della malattia sia stata il suo rapimento alieno, ed è pronto a stringere un accordo con il Consorzio per trovare una cura. Viene però dissuaso da Walter Skinner, che fa un accordo del genere personalmente di nascosto.

Quinta stagione. Inseguito da un assassino responsabile del ritrovamento di un falso cadavere alieno, Mulder sfrutta l'occasione per fingere la sua morte. Usa quindi tale distrazione per infiltrarsi al Pentagono per trovare una cura per Scully, mentre questa riesce a svelare un collegamento tra il Consorzio e l'FBI. Mentre una razza aliena ribelle attacca diversi gruppi di abdotti, gli agenti incontrano Cassandra Spender, una donna che afferma di essere stata rapita molteplici volte e vuole rivelare un messaggio positivo sugli alieni. Più tardi, Mulder pone Scully sotto ipnosi per apprendere la verità sul suo rapimento, mentre Cassandra scompare e suo figlio, Jeffrey Spender, cerca di fare carriera nell'FBI. Il Consorzio, nel frattempo, accelera i test per il vaccino contro l'olio nero, sacrificando a tal fine anche propri agenti. In seguito, l'assassinio di un grande maestro internazionale di scacchi guida Mulder e Scully in un'indagine che colpisce il cuore dell'unità X-Files, scoprendo che il vero bersaglio era un ragazzo telepatico, Gibson Praise.

Il primo film. Dopo che l'unità X-Files è di nuovo chiusa, Mulder e Scully sono mandati in missione per gestire la minaccia di un attacco terroristico. Tuttavia, quando un edificio governativo viene distrutto, Mulder viene avvicinato da un misterioso dottore, Alvin Kurtzweil, il quale gli rivela che un nuovo ceppo del virus olio nero è stato scoperto nel Texas settentrionale, che causa una gestazione extraterrestre nell'ospite entro 96 ore. Afferma anche che la bomba è stata piazzata da agenti governativi per distruggere le prove. Dopo che Scully è punta da un'ape infetta dall'olio nero e rapita, Mulder riceve la sua localizzazione e un vaccino di prova sviluppato dal Consorzio dall'uomo dalle mani curate, che viene poi assassinato. Ciò lo conduce in Antartide, dove scopre una gigantesca nave spaziale aliena sepolta. All'interno trova Scully, alla quale somministra il vaccino, che riesce a curarla.

Sesta stagione. A Washington, Mulder presenta all'FBI le sue esperienze in Antartide, ma gli viene negata la riassegnazione all'unità X-Files: Mulder e Scully sono rimpiazzati da Jeffrey Spender e Diana Fowley. Dopo che uno scienziato del Consorzio accidentalmente entra in contatto con l'olio nero generando la gestazione di un alieno, Mulder e Scully tentano di rintracciare la creatura a Phoenix, prima che riesca a catturarla il Consorzio. Più tardi, Skinner è misteriosamente avvelenato da un'infezione di nanorobot. Il colpevole si rivela essere Krycek, che controlla la nanotecnologia potenzialmente debilitante nel corpo di Skinner al fine di raggiungere i suoi obiettivi. Mulder e Scully apprendono che gli alieni ribelli hanno bruciato dottori che avevano lavorato su Cassandra. Dopo averla trovata, lei li informa che gli alieni sono sulla Terra per distruggere tutta la vita e che lei è un ibrido umano-alieno. L'uomo che fuma rivela tutto a Diana Fowley, che accetta di aiutarlo tradendo Mulder. Fowley conduce con la forza Mulder, Cassandra e Scully ad uno dei centri per la prevenzione e il controllo delle malattie, a Fort Marlene. Nel frattempo, il Consorzio si raduna ad un check point, pronto per essere portato via dai colonizzatori, che si stanno preparando per l'invasione. Tuttavia, sono raggiunti dagli alieni ribelli, che li inceneriscono tutti, compresa Cassandra, mentre l'uomo che fuma e Fowley riescono a fuggire. Jeffrey Spender è poi ucciso dall'uomo che fuma. Molti mesi dopo, un artefatto metallico con iscrizioni è scoperto su una spiaggia della Costa d'Avorio. Dopo che Mulder esamina l'oggetto, cade in un grave coma. Sperando di trovare una cura per il partner, Scully si reca in Africa e scopre un gigantesco relitto di una nave spaziale, parzialmente sepolta nell'oceano.

Settima stagione. Skinner e Michael Kritschgau tentano disperatamente di trovare la verità sull'oggetto alieno. Scully ritorna dall'Africa per vedere Mulder, ma lui è scomparso. Contatta quindi Kritschgau e Skinner per trovarlo. L'uomo che fuma ha rapito Mulder per trapiantare la parte telepatica del suo cervello nel suo cranio, ma l'intervento non ha successo. A seguito dell'intervento non riuscito, Mulder si ritroverà con un tumore cerebrale, ma non lo rivelerà a Scully. Mentre indaga sulla strana scomparsa di una ragazza, Mulder scopre la verità su sua sorella. Si scopre quindi che la sorella è stata presa da uno spirito benevolo che salva le anime dei bambini condannati a morire nella sofferenza. Insieme, Mulder e Scully individuano prove che dimostrano come Samantha sia stata rapita dall'uomo che fuma, venendo costretta a vivere in una base abbandonata dell'esercito e a subire esperimenti. Mulder riesce a ricongiungersi con lo spirito di Samantha, occasione che gli offre l'opportunità per una chiusura emotiva e per andare avanti. In seguito, Mulder e Scully indagano sul caso di un rapimento alieno che li fa tornare in Oregon, dove avevano lavorato al loro primo caso insieme. Durante l'indagine, Mulder è rapito da un UFO.

Ottava stagione. Scully incontra l'agente John Doggett, a capo di una task force formata per cercare Mulder. Anche se la ricerca non ha successo, Doggett viene assegnato all'unità X-Files e inizia a lavorare con Scully a diversi casi. Quando Scully apprende che molte donne sono state rapite e ingravidate con bambini alieni, inizia ad avere dubbi sulla propria gravidanza, scoperta alla fine della stagione precedente. Doggett introduce Scully a Monica Reyes, un'agente dell'FBI specializzata in crimini ritualistici. Poco dopo il corpo di Mulder senza vita viene rinvenuto di notte in una foresta. Dopo il funerale dell'agente, Skinner viene minacciato da Krycek, che vuole costringerlo a uccidere il bambino di Scully prima che nasca. Billy Miles, abdotto diverse volte e scomparso la stessa notte in cui era stato rapito Mulder, viene ritrovato apparentemente senza vita. In realtà mostra ancora debolissimi segni vitali e in seguito viene completamente resuscitato in piena salute. La stessa esperienza si ripete con Mulder. Recuperate le forze, guarito anche dal tumore, Mulder indaga su diversi x-files per i quali gli era stato ordinato di non farlo, disubbidendo quindi agli ordini; viene poi licenziato lasciando a Doggett la guida dell'unità. Mulder continua però a collaborare in modo non ufficiale. Accettando malvolentieri l'assistenza di Krycek, Mulder, Doggett e Skinner scoprono che un virus alieno creato recentemente da membri del governo ha rimpiazzato diversi umani, compresi Miles e vari altri funzionari di alto livello dell'FBI, con cosiddetti Super Soldati. Krycek afferma che i soldati sono virtualmente invincibili e hanno il compito di assicurarsi che gli umani non sopravvivano alla colonizzazione della Terra. Temono anche che il bambino di Scully sia "speciale". Quando Miles arriva al quartier generale dell'FBI, Mulder, Doggett, Skinner e Krycek aiutano Scully a fuggire con Reyes, il quale la porta in una remota fattoria. Poco dopo Skinner uccide Krycek, Scully partorisce un bambino apparentemente normale mentre i Super Soldati la circondano. Senza spiegazioni, gli alieni si allontanano quando Mulder giunge sul luogo. Mentre Doggett e Reyes fanno rapporto all'FBI, Mulder conduce Scully e il neonato, William, al suo appartamento.

Nona stagione. Mentre Mulder si nasconde e Scully viene riassegnata all'accademia dell'FBI, Reyes diventa il nuovo partner di Doggett all'unità X-Files. Doggett, Scully e Reyes scoprono una cospirazione che mira a diffondere cloramina nelle acque, in grado di dar vita a mutazioni e creare Super Soldati. Raggiungono un laboratorio clandestino dove si stanno conducendo esperimenti che coinvolgono anche William. La loro indagine è però ostacolata dal vice direttore Alvin Kersh e da Brad Follmer. Scully spera di ricongiungersi con Mulder dopo che uno sconosciuto, l'uomo ombra, si offre di aiutarla. Tuttavia, Mulder e Scully rimangono quasi uccisi quando l'uomo ombra si rivela essere un Super Soldato. Più tardi, Scully, Doggett e Reyes individuano una pericolosa setta UFO che ha trovato la nave spaziale in Africa. La setta rapisce William, ma viene sterminata quando il suo pianto attiva le armi della nave che uccidono tutti senza colpire il bambino. In seguito, Doggett trova uno strano uomo sfigurato nell'ufficio dell'X-Files. Inizialmente crede sia Mulder, ma si rivela poi essere il suo fratellastro, Jeffrey Spender. Spender ha poi l'occasione di infilare un ago in William; gli altri agenti credono lo abbia infettato con un virus ma in realtà si tratta di una cura per i poteri del bambino. Mulder esce allo scoperto per cercare informazioni in una base militare e, dopo essersi scontrato con l'apparentemente indistruttibile Super Soldato Knowle Rohrer, ne sarà accusato dell'omicidio e sottoposto a processo. Con l'aiuto di Kersh, Scully, Reyes, Doggett, Spender, Covarrubias e Gibson Praise, Mulder fugge. Mulder e Scully vanno poi nel Nuovo Messico per trovare un vecchio "uomo saggio", che si rivela essere l'uomo che fuma, il quale profetizza loro l'arrivo degli alieni per il 22 dicembre 2012. Doggett e Reyes aiutano Mulder e Scully, la quale aveva nel frattempo deciso di affidare il figlio in adozione, a sfuggire all'FBI; i due sono poi visti per l'ultima volta insieme in un motel di Roswell, destinati a fronteggiare un incerto futuro.

Decima stagione. Nel 2016, più di sette anni dopo l'uscita di un secondo film e quasi quattordici dopo la conclusione della nona stagione, l'ex coppia di agenti FBI Fox Mulder e Dana Scully, che ora lavora separata, è nuovamente coinvolta in indagini sul paranormale, quando il primo viene informato da un giornalista attivo su internet, Tad O'Malley, del caso riguardante una donna rapita dagli alieni: Sveta.

X-Files ha ricevuto generalmente recensioni positive; molti critici l'hanno definita una delle migliori serie statunitensi degli anni 1990. Ian Burrell del The Independent giudicò la serie «uno dei più grandi cult della televisione moderna». Richard Corliss di TIME la definì come il termine di paragone degli anni 1990. Hal Boedeker dell'Orlando Sentinel già nel 1996 scrisse che la serie era cresciuta da cult a classico della televisione. Per il quotidiano Evening Herald ha avuto una "travolgente influenza" sulla televisione. Nel 2012, Entertainment Weekly classificò la serie al quarto posto tra le venticinque migliori serie cult degli ultimi venticinque anni, descrivendola come «un inno alle stravaganze, agli appassionati di fantascienza, ai teorici della cospirazione e ai pellegrini dell'Area 51 di tutto il mondo. Gli ascolti sono migliorati ogni anno per le prime cinque stagioni, mentre la dinamica di Mulder e Scully del credente-versus-scettico ha creato un modello di televisione pesantemente usato ancora oggi».

Nel 2004 e nel 2007, The X-Files si classificò seconda nella classifica dei migliori cult di sempre di TV Guide. Nel 2002, fu indicata dalla stessa rivista al trentasettesimo posto nella classifica dei migliori 50 spettacoli televisivi di tutti i tempi. Nel 1997, inoltre, gli episodi Previsioni (Clyde Bruckman's Final Repose) e Anomalie genetiche (Small Potatoes) furono classificati rispettivamente al decimo e al settantaduesimo posto della classifica dei cento più grandi episodi di tutti i tempi, e nel 2013 sempre TV Guide la incluse nell'elenco dei sessanta migliori drammi televisivi di sempre. Nel 2007, anche TIME la incluse nella classifica delle cento migliori serie televisive di tutti i tempi. In classifiche del genere fu regolarmente inclusa anche da altre testate, come Entertainment Weekly, che nel 2009 la nominò quarta miglior fiction di fantascienza nella lista delle migliori venti di sempre, e Empire, che ha avuto occasione di indicarla come la nona miglior serie televisiva di sempre, citando Dov'è la verità? (Jose Chung's From Outer Space) della terza stagione come il suo miglior episodio. Nel 2003 una ricerca di MediaDNA ha evidenziato come X-Files sia in cima alla lista dei brand televisivi considerati più innovativi.

Lo Stato apre gli archivi delle segnalazioni di oggetti volanti non identificati e presunti incontri con gli alieni tra il '78 e l''87. Ecco gli Ufo della Gran Bretagna in rete tutti gli X-files segreti. Quando i marziani parlano al pescatore, gli avvistamenti dei piloti, quell'oggetto triangolare con luci blu e rosse, scrive Luigi Bignami il 14 maggio 2008 su “La Repubblica". Il Ministero della Difesa della Gran Bretagna ha aperto gli archivi segreti delle segnalazioni di oggetti volanti non identificati e presunti incontri con gli alieni avvenuti tra il 1978 e il 1987. E li ha pubblicati sul web. Nel rapporto si trovano avvistamenti di oggetti e personaggi strani realizzati sia da civili che militari. Gli archivi sono il primo passo di un programma di diffusione in quattro anni di tutti i file sugli ufo dal 1978 a oggi. Il ministero, si legge nel rapporto, ha trovato la soluzione per il 90% dei casi, ma ha lasciato il 10% col dubbio, anche se assicura che qualunque cosa essi siano, non rappresentano una minaccia alla difesa del Paese e quindi non sono stati richiesti ulteriori fondi per studiare in modo più approfondito il problema. "Non c'è dubbio che alcuni rapporti restano inspiegati, ma non abbiamo trovato prove che questo fenomeno rappresenti una minaccia alla sicurezza nazionale da giustificare l'assegnazione di risorse della Difesa per un'indagine", si legge in una lettera ufficiale del 1985. Nel rapporto si legge che gli avvistamenti dal 1950 ad oggi sono stati circa 11.000. Tra le tante segnalazioni spicca, ad esempio, quelle del 1983, quando di un pescatore 78enne raccontò dell'arrivo di alieni verdi su una navicella, che gli parlarono, ma poi se ne andarono perché ritenuto troppo vecchio per i loro scopi di ricerca. Un'altra testimonianza scritta a macchina al ministero raccontava di una navicella aliena abbattuta nel fiume Mersey, nel nord dell'Inghilterra, da un'altra navicella e un altro racconto parla di una calorosa amicizia con un alieno chiamato Algar. Difficile credere a tali incontri, ovviamente, ma sono solo alcuni dei 200 che verranno via via rilasciate nei prossimi anni. Tra i casi più interessanti vi sono anche avvistamenti di personale della Royal Air Force, di piloti dell'aviazione civile e controllori del traffico aereo britannici, i quali hanno riferito di contatti e tracce radar che restano assolutamente senza alcuna spiegazione, nonostante l'alto livello di indagine. Il più famoso forse, è l'avvistamento in due occasioni di inspiegabili luci brillanti atterrate vicino alla base aerea Usa nella foresta di Rendlesham nell'Inghilterra meridionale, che viene paragonato per importanza al fenomeno che si registrò a Roswell, negli Stati Uniti, dove i sostenitori dell'arrivo di extraterrestri sulla Terra sostengono che sia caduto un Ufo. A Rendlesham, invece, il 27 dicembre del 1980, nei pressi della base militare di Woodbridge, Suffolk, tre uomini addetti alla sorveglianza avvistarono luci anomali all'interno della foresta di Rendlesham. Poiché se ne parlò molto vi fu un rapporto ufficiale rilasciato dal comandante Charles Halt, vice comandante della base: i testimoni parlarono di un oggetto triangolare luminoso con segnalazioni luminose blu e rosse. Nei giorni successivi all'avvistamento vennero ritrovate presunte impronte all'interno del bosco, interpretati dagli ufologi come segni di un atterraggio.  Il ministero britannico della Difesa ha deciso l'apertura dell'archivio segreto con il dichiarato obiettivo di far fronte a un "labirinto di voci e congetture distorte" sulle informazioni raccolte dal governo inglese a proposito del fenomeno Ufo. Si punta a dissipare il sospetto che i governi di molte nazioni siano coinvolti in una colossale opera di occultamento ai danni dei cittadini sull'esistenza e l'arrivo degli alieni sulla Terra. "Negli X-files - sottolinea Nick Pope, che per 21 anni si è occupato di questi problemi al ministero della Difesa - non ci sono prove di omini verdi. Nella maggior parte degli avvistamenti di Ufo si tratta probabilmente di luci di aereo e di meteoriti, ma alcuni casi sono più difficili da spiegare". La suggestione spesso gioca un ruolo non secondario, tant'è che in Gran Bretagna gli incontri con Ufo raddoppiarono nel 1977 dopo l'uscita del film "Incontri ravvicinati del terzo tipo" di Steven Spielberg. Recentemente anche la Francia aveva aperto i suoi archivi segreti riguardanti gli Ufo e anche in tal caso non se ne è scoperto alcuno che può dimostrare che gli extraterrestri sono già arrivati da noi. 

ALIENI, da "The Telegraph". Gli extra-terrestri esistono, lo conferma il capo della Nasa, ma non si nascondono nell’area 51. Il militare e astronauta Charles Bolden, attuale amministratore della Nasa, ha risposto alle domande di un gruppo di studenti inglesi durante l’incontro ‘Hotsea’ organizzato dal giornale ‘First news’ e in onda su Sky News. Alla domanda di Carmen Dearing, 10 anni, se credeva negli alieni, ha risposto: "Credo che un giorno troveremo altre forme di vita, se non nel nostro sistema solare, allora in uno dei miliardi di sistemi solari che esistono”. "Oggi sappiamo che esistono letteralmente migliaia, se non milioni, di altri pianeti, molti dei quali possono essere molto simili alla Terra. Così alcuni di noi, molti di noi, credono che presto troveremo la prova che c'è vita altrove nell'universo." Bolden ha ammesso inoltre che l'Area 51 esiste, ma non è il luogo dove il governo degli Stati Uniti ha nascosto la vita aliena. L'esistenza dell’Area 51 ha alimentato l'immaginazione di teorici della cospirazione e cacciatori di UFO in tutto il mondo. "Area 51 esiste", ha detto. "Ma non è quello che molti pensano. È un luogo di ricerca normale. Non ho mai visto nessun alieno o navicella spaziale quando ero lì”. "Se sono nate queste leggende è per via della grande segretezza della ricerca aeronautica”. Nel 2013 la Central Intelligence Agency (CIA) ha riconosciuto la sua esatta posizione in Nevada, nei pressi di Groom Lake, in una serie di documenti pubblicati come parte di una richiesta di Freedom of Information. I documenti descrivono la struttura come impianto usato durante la seconda guerra mondiale per l’artiglieria aerea della Army Air Corp. Il presidente Eisenhower ha in seguito approvato "questa striscia di deserto, conosciuta come Area 51, per i test sull’energia atomica della Atomic Energy Commissions Nevada. In seguito è diventata centrale nello sviluppo dell'aereo spia U-2. Il maggiore Bolden ha spiegato anche che uno dei motivi principali per cui gli esseri umani non sono ancora sbarcati su Marte è per la mancanza di servizi igienici adeguati. La Nasa spera di inviare uomini su Marte entro il 2030, ma ci sono stati ostacoli tecnici che devono essere superati. "L'obiettivo è arrivarci nei primi anni '30. Probabilmente non atterreranno, ma faranno una missione orbitale come la prima volta che siamo andati sulla Luna. Dobbiamo trovare il modo di migliorare la superficie di Marte per essere abitata dagli umani”. "Non abbiamo intenzione di inviare esseri umani su Marte per costruire habitat, case, ecc. Probabilmente utilizzeremo i robot”. "Abbiamo bisogno di migliori sistemi di supporto per le funzioni vitali, abbiamo bisogno di un gabinetto che non si rompa strada facendo e che una volta lì continui a funzionare. I bagni sono un grosso problema." "Capisco, le persone hanno dei dubbi", ha detto. "Io, dal mio canto, non ho dubbi che siamo arrivati sulla luna e che tra non molto saremo pronti a sbarcare su Marte."

Ufo, Medvedev: “Sono tra noi. Non posso dire quanti perché sarebbe il panico”. Il fuorionda del primo ministro russo, captato dopo novanta minuti di intervista in televisione, ha fatto il giro del mondo. “Insieme alla valigetta con i codici di lancio dei missili nucleari al capo del Cremlino - ha detto - viene consegnato anche un fascicolo top secret. Tutte le notizie dettagliate su questo argomento potete ricavarle dal noto film americano Men in black", scrive Giampiero Calapà il 10 dicembre 2012 su "Il Fatto Quotidiano”. XFiles in salsa, anzi insalata, russa. Non ci sono gli agenti del Fbi Fox Mulder e Dana Scully a fare rivelazioni sconcertanti sull’esistenza degli extraterrestri, ma addirittura il primo ministro Dmitry Medvedev. Il suo fuorionda, captato dopo novanta minuti di intervista in televisione, ha già fatto il giro del mondo e, se quello che dice fosse vero, anche di qualche altro pianeta. “Insieme alla valigetta con i codici di lancio dei missili nucleari (che segue ovunque il presidente della Federazione russa, ndr) al capo del Cremlino viene consegnato anche un fascicolo top secret”, dice Medvedev con un tono che pare esageratamente serio e, a parte la stanchezza per la lunga intervista di novanta minuti, non rivela un premier ubriaco. E non basta, perché mentre la telecamera continua a riprendere Medvedev spiega: “Quella cartella contiene informazioni sugli alieni che hanno visitato il nostro pianeta”. La favola di ET, l’Area 51 di Roswell in New Mexico, la serie StarTrek, la leggenda di Guerre Stellari, la saga di Alien, e ancora Mars attak!, Incontri ravvicinati del terzo tipo, Indipendence day. Il mito popolare dell’esistenza degli extraterrestri, alimentato soprattutto dall’industria in celluloide di Hollywood, continua a solleticare la fantasia, tra presunti avvistamenti e testimonianze di rapimenti. È soprattutto cinema. E Medvedev, in questa esternazione che comunque sia passerà alla storia, indica anche con precisione un film, che conterrebbe la chiave di tutto: la risposta che i Mulder e Scully di turno cercano senza poter ottenere mai le prove per arrivare alla verità. Per chi volesse ulteriori informazioni sugli alieni? Semplice secondo il primo ministro russo: “Tutte le notizie dettagliate su questo argomento potete ricavarle dal noto film americano Men in black”. Come nella pellicola del 1997 di Barry Sonnenfeld, interpretata da Will Smith e Tommy Lee Jones, anche a Mosca ci sarebbe un servizio ultra segreto il cui obiettivo è contenere la minaccia degli Ufo, informare il presidente – attraverso un rapporto degli uomini in nero russi sulle attività aliene in territorio nazionale – e fare di tutto per non lasciar trapelare la notizia di forme di vita extraterrestre alle masse popolari. Perché? Medvedev usa la stessa motivazione degli agenti K e J nel film, quella per cui ricorrono allo strano marchingegno capace di azzerare la memoria ai testimoni di presenze aliene: “Non posso dirvi quanti extraterrestri ci sono tra noi, perché questo provocherebbe il panico”. Negli Stati Uniti qualcosa di molto simile a un’ondata di isteria di massa per la paura di un’invasione aliena è già accaduta. Sono le otto di sera del 20 ottobre 1938. Orson Welles, regista e interprete del geniale Quarto potere, parla al microfono della trasmissione radiofonica “Mercury Theatre on the Air”, sulla Cbs: “Sappiamo che nei primi anni del XX secolo questo mondo era osservato da molto vicino da intelligenze più grandi di quella dell’uomo, anche se mortali come la sua”. Welles, ispirato dal romanzo fantascientifico “La guerra dei mondi” di Herbert G. Wells, imbastisce così la cronaca di un’invasione aliena in presa diretta, talmente credibile che molti radioascoltatori americani diedero di matto, nonostante gli annunci precedenti allo sceneggiato avessero avvisato: è finzione. Medvedev questo annuncio preventivo prima delle sue rivelazioni non lo ha fatto, ma il riferimento a Babbo Natale può far sorgere qualche fondato dubbio: “Credo in lui, ma non troppo. Comunque non sono tra quelli che dicono ai bambini che non esiste. Invece, non credo alla profezia dei Maya sulla fine del mondo”. Se non fosse che l’indizio Santa Claus fa capire la serietà delle parole del primo ministro, Medvedev avrebbe in qualche modo smentito quindi, o almeno ignorato, il passo compiuto dalla Casa Bianca oltreoceano soltanto un anno fa: per la prima volta gli Usa hanno dichiarato ufficialmente di non aver mai avuto a che fare con forme di vita di altri pianeti. Niente Area 51, zero rapimenti su astronavi intergalattiche, nessun X-Files, con buona pace dei fan di Fox Mulder.

Area 51, UFO e vita aliena, cade la censura e arriva la notizia bomba del secolo, scrive il 12 maggio 2011 Roberto Mattei su "2righe". Tutto quello che ci hanno sempre nascosto sarà svelato prossimamente dalla troupe televisiva di Peter Yost che ha avuto accesso alla base segreta americana e promette si svelarci cose incredibili. Ufo? Alieni? Entro la primavera la risposta. Volete una notizia bomba da far accapponare la pelle? Bene, sedetevi e tenetevi forte: per la prima volta nella storia, un’equipe televisiva è riuscita ad avere tutte le autorizzazioni necessarie per accedere all’interno di tutti gli uffici, laboratori e dipartimenti ubicati all’interno della base aerea Nellis (Nellis Air Force Base) meglio nota come Area 51. Si tratta di una vasta zona militare super-segreta controllata dalle forze armate statunitensi, che si estende per circa 26 mila km2 all’interno del territorio desertico di Groom Lake, detto anche Dreamland (la terra del sogno), nel sud dello Stato del Nevada. La base ha livelli di sicurezza da film di fantascienza, con sensori di movimento, telecamere, controlli satellitari, uomini armati, missili superficie-aria, disseminati un po’ ovunque lungo il suo perimetro, per impedire l’accesso del personale estraneo e il sorvolo dello spazio aereo da parte di aeromobili non autorizzati. Proprio per questi standard così rigidi, la base aerea Nellis non compare sulle cartine geografiche. Ma cosa accade all’interno dell’area 51 da richiedere una così grande discrezione, inducendo, in passato, il governo americano a sconfessarne addirittura l’esistenza? Ufficiosamente, il sito è adibito alla progettazione, sviluppo e sperimentazione di nuove apparecchiature, per lo più velivoli tecnologicamente avanzati, come aerei spia e moduli lunari. Qui è stato concepito, ad esempio, il famigerato bombardiere supersonico Stealth-B2, l’aeroplano realizzato con materiali compositi a base polimerica unitamente a rivestimenti superficiali radar-assorbenti, che lo rendono impercettibile o difficilmente individuabile da molti strumenti di localizzazione, inclusa la vista. La notizia ancora più riservata, da sempre sulla bocca dei curiosi, è che la base venga impiegata per concepire velivoli non convenzionali, funzionanti con generatori ad antimateria asportati da alcune navicelle extraterrestri catturate in seguito a crash, che permetterebbero di attraversare le barriere spazio-temporali a velocità uguali o superiori a quelle della luce! Robert Scott Lazar, un fisico americano che ebbe modo di lavorare all’interno del sito, affermò di aver visto all’interno dei dischi volanti con caratteristiche sorprendenti: cabine di pilotaggio molto piccole che avrebbero potuto ospitare a malapena un bambino e in nessun caso un uomo adulto, velivoli costruiti con materiali sconosciuti sulla Terra e privi di punti di saldatura, come se l’intero chassis fosse stato fuso all’interno di uno stampo. A ciò si aggiungono le testimonianze di alcuni ex dipendenti, che affermerebbero di aver lavorato a contatto con esseri alieni per lo sviluppo di queste nuove tecnologie e i numerosi avvistamenti giornalieri che i turisti e le equipe televisive di tutto il mondo, hanno immortalato in questi anni con le loro videoriprese e foto. La troupe televisiva che ha avuto accesso all’area 51, filmando i meandri più nascosti della base come mai nessuno aveva fatto prima, è quella del produttore Peter Yost, collaboratore da sempre delle più grandi redazioni televisive del mondo, tra cui NBC News, Discovery-Times e molti altre. L’uomo ha realizzato per la National Geographic Television un documentario – “Area 51 declassified” - destinato a diventare il numero uno nel panorama mondiale degli speciali d’inchiesta, nel quale vengono mostrati documenti declassificati, filmati, fotografie, interviste a ex dipendenti e tante altre cose sottratte per una vita ai nostri occhi e che lo stesso Yost assicura di rilevanza notevole. Infatti, durante la conferenza stampa, tenutasi nel corso della TCA (Television Critics Association) a Los Angeles, l’uomo ha dichiarato: «il programma televisivo pubblicherà foto e filmati esclusivi all’interno della struttura militare, con interviste a ex dipendenti della stessa Area. Alcune delle cose che ci sono state nascoste sono abbastanza notevoli» – ed ha po’ aggiunto – «Ormai è fatta! Siamo in possesso di migliaia di documenti e filmati unici. E’ tutto vero, è tangibile e verificabile. Ed abbiamo alcune sorprese! E’ davvero eccezionale essere riusciti ad ottenere dalla base militare ultra-segreta l’accesso a dei documenti militari declassificati». Non resta allora che aspettare per vedere questo capolavoro sui nostri teleschermi e finalmente conoscere la verità su UFO e alieni.

Ho voglia di raccontarvi una storia…, scrive "Scienza di confine". Dal 2013 sembra che anche la Russia, sulla scia dell’Inghilterra e prima ancora del Belgio e Brasile, abbia aperto i propri X-Files e parte dei documenti decriptati. Son venuti fuori migliaia di testimonianze inerenti esperimenti e ricerca di contatto con esseri extraterrestre. il Ministero della Difesa sovietico stava lavorando ad un progetto segreto volto a creare un sovrumano con abilità paranormali, e con questo sembra l’inizio di un film. Nell'ambito di questo progetto, un gruppo di scienziati è riuscito a entrare in contatto con una civiltà straniera. Solo qualche anno fa, una carica di alto livello del Ministero della Difesa lieutenant-general Alexey Savin ha ammesso pubblicamente alla stampa russa, che alla fine del 1980 un gruppo di ricercatori dell'unità di gestione, Esperti di Stato Maggiore Generale, sono riusciti ad avere un contatto con i rappresentanti di un'altra civiltà. Il consiglio scientifico del programma è stato condotto da un accademico Natalya Bekhtereva, che fino alla sua morte servito come direttore scientifico dell'Istituto di cervello umano di RAS. Oltre duecento professionisti altamente qualificati provenienti da tutto il paese hanno partecipato al programma. "Nel processo di ricerca, siamo giunti alla conclusione che un essere umano è un sistema energetico e di informazioni che è capace di ricevere informazioni dall'esterno. Questo è precisamente il motivo per cui un essere umano può manifestare capacità paranormali", ha detto Alexey Savin. Per identificare questa fonte esterna di informazioni, sono stati creati tre gruppi. Un gruppo è stato formato da scienziati, un altro da militari, e il terzo era composto da donne. Il gruppo di donne ha fatto più progressi significativi nella ricerca. Savin ha spiegato che "volevamo entrare in contatto con i rappresentanti di altre civiltà. E lo abbiamo fatto.” Secondo lui, un metodo speciale è stato sviluppato ed ha permesso al cervello umano di poter entrare in contatto. "Abbiamo dovuto sintonizzare il profilo energetico del cervello umano ad una particolare onda, come fosse una radio", ha spiegato Alexey Savin. Uno speciale sistema di test è stato sviluppato anche per separare le contatti in arrivo da allucinazioni e follia dei partecipanti all'esperimento. I risultati sperimentali sono stati impressionanti: sei partecipanti hanno avuto la possibilità di contatto fisico, e due di loro anche riusciti a visitare una nave aliena. Secondo Savin, i rappresentanti di civiltà extraterrestri si sono rivelati poco a poco, dando via le informazioni come meglio credevano. In particolare, hanno parlato della loro struttura di governo e il sistema di istruzione. Nessuna informazione sulla tecnologia militare è stata rivelata. L'unica cosa che hanno deciso di condividere era uno schema delle apparecchiature per la diagnosi e il trattamento di varie malattie. Il capo dell'esperimento ha spiegato che gli esseri umani sono come bambini piccoli per loro. "La nostra civiltà è troppo giovane per essere di interesse per loro come soggetto per un dialogo. Poiché siamo anche una parte dell'universo, possiamo danneggiare noi stessi e le altre civiltà con le nostre azioni sciocche, quindi ci sorvegliano.” Il programma di comunicazione con intelligenze extraterrestri era stato sviluppato per diversi anni fino a quando è intervenuta la politica. Nel 1993, lo studio è stato interrotto e l'unità sciolta. Secondo Savin, fu in grado di mantenere solo un piccolo numero di documenti, la maggior parte di loro, tra cui i servizi fotografici, sono ancora negli archivi del Ministero della Difesa. Per inciso, il metodo unico per lo sviluppo delle capacità fenomenali di un individuo, fino a poco tempo, è stato utilizzato presso l'Accademia intitolata a Gagarin fino a quando il gruppo non è stato sciolto dall'ex ministro della Difesa Serdyukov. Tuttavia, il nucleo del gruppo di ricerca è stato preservato e continua la ricerca in un settore speciale del ministero della difesa. Quello che vi ho scritto potrebbe essere una storia e basta…oppure… caro lettore...

IL PARANORMALE E LA SCIENZA.

Paranormale. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Il termine paranormale si applica a quei fenomeni (detti anche anomali) che risultano contrari alle leggi della fisica e agli assunti scientifici e che, se misurati secondo il metodo scientifico, sono risultati inesistenti o, nel caso di fenomeno esistente, comunque spiegabili sulla base delle conoscenze attuali. Secondo i parapsicologi, invece, esisterebbero fenomeni non spiegabili in base alle leggi scientifiche attuali e la maggioranza dei parapsicologi si aspetta che future ricerche spieghino queste anomalie anche se ritengono che non saranno spiegabili fino a che non verrà operata una rivoluzione nella scienza attuale. La definizione di fenomeno anomalo è data dagli stessi parapsicologi poiché si tratterebbe di fenomeni difficilmente spiegabili sulla base dei modelli scientifici attuali. La scienza non riconosce l'esistenza del paranormale, i cui fenomeni sono, ad oggi, non provati. Le associazioni che conducono ricerche e operano controlli sui presunti fenomeni paranormali, come l'italiana CICAP, hanno analoga posizione rilevando come ad oggi nessun fenomeno paranormale è mai stato provato come esistente.

Non esiste di fatto una definizione rigorosa e universalmente condivisa del termine. Alcuni lo usano soltanto per indicare il campo di studio della parapsicologia, cioè le cosiddette "percezioni extrasensoriali" come telepatia, chiaroveggenza, precognizione, i presunti "poteri della mente" come telecinesi e pirocinesi e le manifestazioni di fantasmi. In genere, però, la parola "paranormale" viene usata in senso più ampio, per comprendere tutti i fenomeni considerati scientificamente inattendibili o inspiegabili, come le esperienze extracorporee, il triangolo delle Bermude, i miracoli, i poteri dei fachiri, eccetera. Il Journal of Parapsychology definisce come "paranormale" «qualsiasi fenomeno che in uno o più aspetti superi i limiti di ciò che è considerato fisicamente possibile secondo le assunzioni scientifiche del momento». L'altra caratteristica che accomuna i presunti fenomeni paranormali è la mancanza di prove oggettive a sostegno della loro effettiva esistenza: vengono riferiti numerosissimi esempi di tali anomalie, ma si tratta in genere di testimonianze non documentate oppure di esperimenti eseguiti in modo non abbastanza rigoroso da poter escludere imbrogli o autosuggestione. Le cause per cui molto spesso si parla erroneamente di fenomeni paranormali sono sostanzialmente tre:

fenomeni naturali scambiati per soprannaturali: ad esempio, fenomeni atmosferici o velivoli terrestri scambiati per UFO, oppure fenomeni poco noti (come i fulmini globulari) o controintuitivi e quindi considerati erroneamente inspiegabili: ad esempio, le cosiddette salite in discesa;

autosuggestione: ad esempio, persone che in buona fede si convincono di avere facoltà telepatiche;

falsi fenomeni paranormali prodotti con l'inganno: ad esempio, i fenomeni di spiritismo prodotti dalle sorelle Fox.

Alcuni fenomeni anomali si collocano all'interno di quella che è stata chiamata scienza patologica, cioè quelle idee delle quali “non ci si riesce a liberare”, anche molto tempo dopo essere state dichiarate erronee dalla maggior parte degli studiosi di un dato settore.

Ricerche sul paranormale sono condotte dai parapsicologi. La parapsicologia iniziò a utilizzare un approccio sperimentale già negli anni trenta con Joseph Rhine. Tra gli anni cinquanta e gli anni settanta nacquero diversi centri di ricerca anche in seno alle università. Dagli anni settanta in poi la considerazione per le ricerche sul paranormale è andata via via scemando. Le ricerche furono considerate inconcludenti e i parapsicologi si trovarono di fronte alla forte opposizione dei loro colleghi accademici. Alcuni effetti che sembravano essere paranormali, ad esempio l'effetto Kirlian, scomparvero quando furono testati sotto stretti controllo. Molti laboratori di ricerca statunitensi furono chiusi. Dopo ventotto anni di ricerche il Princeton Engineering Anomalies Research Laboratory ha chiuso i propri laboratori nel 2007.

Le differenze tra paranormale e religione vanno innanzitutto ricerca sul piano empirico: mentre le affermazione relative al paranormale si riferiscono al mondo fisico e quindi possono essere oggetto di indagine scientifica, la religione appartiene al mondo della metafisica e quindi non suscettibile di indagine.

Nonostante questo i due campi spesso si toccano senza necessariamente incontrarsi: davanti al rito religioso, ad esempio, dell'eucaristia, nella transustanziazione, la chiesa cattolica afferma « la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue », sebbene «Tuttavia, le caratteristiche sensibili del pane e del vino, cioè le "specie eucaristiche", rimangono inalterate. » (Compendio al catechismo della Chiesa cattolica). L'essenza stessa di tale rito trova in ogni caso il proprio fondamento nella fede, più che nell'analisi scientifica.

In taluni casi tuttavia possono esservi punti di contatto tra paranormale e alcuni fenomeni religiosi (cosiddetto paranormale religioso) come ad esempio i miracoli, in questi casi si tratta di fenomeni empirici (e come tali suscettibili di indagine scientifica) ai quali la religione attribuisce determinate cause e significati.

Nel linguaggio corrente si tendono a confondere i fenomeni scientificamente non spiegati con i fenomeni paranormali.

Esiste invece una netta differenza fra questi due concetti. I primi sono quei fenomeni (biologici, fisici eccetera), osservabili anche in condizioni scientificamente controllate, ai quali però la scienza finora non è stata in grado di dare una spiegazione (per esempio: siamo in grado di descrivere i fulmini globulari e il loro comportamento, ma non sappiamo ancora spiegare il modo in cui si formano). I secondi sono invece fenomeni che nonostante le numerosissime affermazioni contrarie, non sono stati mai finora osservati in condizioni scientificamente controllate, soprattutto per quanto riguarda la ripetibilità degli esperimenti. La differenza non corre affatto, come si crede spesso, tra fenomeni "non ancora spiegati" e fenomeni "inspiegabili tout-court". È proprio l'osservazione di fatti veri non spiegati che ha sempre portato evoluzione nelle teorie scientifiche (si pensi ad esempio alle osservazioni che hanno portato alla formulazione della teoria della Meccanica Quantistica). Viceversa, numerosissimi fenomeni "paranormali" sono in realtà spiegabilissimi in base alle conoscenza scientifiche (e in certi casi anche banali trucchi di illusionismo). In genere, al crescere del controllo dell'esperimento per prevenire errori o frodi, i fenomeni paranormali diminuiscono di frequenza, fino a scomparire del tutto quando si applica un controllo scientifico rigoroso.

La differenza tra "scientifico" e "non scientifico" corre quindi tra fenomeni osservabili in condizioni scientificamente controllate, e fenomeni non osservabili in tali condizioni, e non tra fenomeni "spiegabili" e "inspiegabili".

Un secondo errore comune consiste nella credenza per cui la scienza rifiuta ciò che non può capire. Al contrario, la scienza esiste per investigare esattamente quel che non si sa (ancora) spiegare. Lo scienziato che riuscisse a riprodurre un fenomeno di telecinesi, o di telepatia, o di precognizione, diverrebbe non solo famoso, ma soprattutto ricchissimo. Non è quindi credibile che esista, come affermano coloro che credono nel paranormale, una "congiura" fra gli scienziati per mettere a tacere i risultati favorevoli alle teorie parapsicologiche. La tesi di chi crede nei fenomeni paranormali è che tra gli scienziati sia molto diffuso uno scetticismo aprioristico, ossia una tesi preconcetta secondo cui il paranormale non può esistere. Da parte loro gli scettici fanno notare che su taluni effetti (ad es. "Effetto Marte" di Gauquelin) anche gli stessi parapsicologi (dopo anche 15 anni di studi) hanno dovuto convenire sull'assenza di fenomeni anomali. Più semplicemente la scienza non riesce a trovare alcun vero fenomeno paranormale da spiegare [...] la telepatia, la psicocinesi, o la chiaroveggenza non sono 'inspiegabili', sono molto più banalmente non-accaduti, nel senso che tali fenomeni non si sono mai verificati in condizioni di controllo. Fenomeni ed eventi considerati un tempo "paranormali" (come il fulmine) fanno oggi parte del campo di studio "normale" della scienza, mentre discipline che erano considerate un tempo assolutamente scientifiche sono passate nel campo del "paranormale" nella misura in cui non sono state più in grado di rispondere ai criteri minimi di verificabilità richiesti da nuovi concetti di scienza. Un esempio di tale tipo è l'astrologia.

La scienza non è il sapere tout-court, e l'epistemologia lo afferma con chiarezza. La scienza è una forma di sapere umano: quello che riesce a fondare le sue affermazioni su un preciso metodo, detto metodo scientifico, che richiede che un'affermazione, per essere considerata "vera", sia tra le altre cose verificabile (e secondo Karl Popper, falsificabile). Il problema con il paranormale sorge perché, secondo gli scettici, chi lo studia afferma di potere aspirare a una verità di tipo scientifico, senza però sottoporsi alle verifiche tipiche del metodo scientifico. Semplificando un poco, in un esperimento scientifico è sempre necessario riuscire a verificare:

(a) che una spiegazione più semplice di quella proposta non sia in grado di rendere conto del fenomeno (rasoio di Occam);

(b) che sia stato fatto tutto il possibile per escludere manipolazioni, contaminazioni, interferenze (anche e soprattutto involontarie e inconsce) da parte dei soggetti studiati e da parte degli studiosi stessi;

(c) che i risultati siano statisticamente significativi, ossia che avvengano con frequenza superiore a quella che si avrebbe in base al semplice caso;

(d) che i risultati siano verificabili da altri ricercatori (il successo costante di un unico ricercatore può essere dovuto a errore metodologico ripetuto, ma anche a truffa scientifica e manipolazione dei dati, più frequenti di quanto si pensi);

(e) che i risultati siano ripetibili (un singolo successo può essere dovuto al puro caso).

Fra queste altre caratteristiche la più importante è che il campo dell'esperimento deve essere chiaramente delimitato, e che va definito con chiarezza prima di iniziare l'esperimento cosa si consideri una "riuscita" e cosa un "fallimento" dell'esperimento stesso. Nel caso delle ricerche sul cosiddetto "paranormale", invece, spesso una, talvolta più di una, in qualche caso tutte queste regole non vengono rispettate. I tentativi che i ricercatori di estrazione scettica hanno fatto di porre in condizioni di controllo chi asseriva di avere poteri paranormali si sono, fino ad oggi, conclusi con l'assenza di risultati. Secondo i sostenitori dell'esistenza del paranormale questo non implicherebbe che il paranormale non esista: potrebbe semplicemente darsi che gli esperimenti non siano ancora adeguati, esattamente come le onde radio esistevano anche prima che gli esseri umani fossero in grado di captarle e misurarle. Secondo tale tesi, se la situazione è questa, la scienza avrebbe bisogno di ampliare il proprio campo di conoscenze scientifiche per poter spiegare i cosiddetti fenomeni paranormali, inspiegabili secondo gli attuali paradigmi. Quanto detto fin qui, secondo i sostenitori del paranormale, non implicherebbe che i fenomeni paranormali siano "falsi" ma che non esistono le leggi scientifiche entro cui inquadrare un mondo reale, molto più vasto di quello compreso nei confini della scienza o che comunque si tratterebbe di fenomeni per i quali l'indagine tramite metodo scientifico sarebbe inidonea e superata. La tesi dominante tra i sostenitori del paranormale è che l'atteggiamento scientifico verso questo tipo di fenomeni dovrebbe essere oggi quella di apertura e non di tipo scettico, poiché, a detta loro, il termine "scettico" implicherebbe già di per sé un rifiuto aprioristico e un pre-giudizio, che sarebbe incompatibile con quello di imparzialità nella ricerca. Viene tuttavia fatto notare che scetticismo, per definizione, significa proprio ricercare la verità in assenza di pregiudizi. Viceversa, la tentazione di annacquare il metodo scientifico, diminuendo il livello e il rigore del controllo e delle verifiche fino a che si ottengono infine risultati, può solo portare discredito a questo campo di ricerca, come dimostra la circostanza che ad oggi il paranormale è ricompreso nell'area delle pseudoscienze.

Esiste un "Premio di un milione di dollari" messo in palio dal prestigiatore e debunker James Randi a chiunque sia in grado di produrre un qualsiasi fenomeno paranormale purché in condizioni di controllo. Altre sfide volte a provare l'esistenza del paranormale in condizioni di controllo sono quella denominata International Zetetic challenge del Laboratorio di Zetetica e quella da 100.000 dollari dell'associazione Australian Skeptics.

Supernatural (serie televisiva). Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Supernatural è una serie televisiva statunitense di genere paranormale e drammatico creata da Eric Kripke e prodotta dal 2005. Girata a Vancouver, nella British Columbia, segue le vicende dei fratelli Sam e Dean Winchester, interpretati rispettivamente da Jared Padalecki e Jensen Ackles, cacciatori di demoni e altre figure del paranormale. Rimase in fase di sviluppo per quasi dieci anni prima che Kripke riuscisse a lanciarla sul piccolo schermo. L'episodio pilota debuttò il 13 settembre 2005 sul network The WB, venendo seguito da quasi 5,7 milioni di persone, mentre dalla seconda stagione fu compresa nel palinsesto della nuova emittente The CW, nata dall'unione della stessa The WB e UPN. La serie è prodotta dalla Warner Bros. Television, in associazione con Wonderland Sound and Vision. Il team di produttori esecutivi comprende Eric Kripke, McG e Robert Singer; l'ex produttore esecutivo Kim Manners morì di cancro ai polmoni durante la produzione della quarta stagione. In origine, Kripke aveva programmato la serie per tre stagioni, che successivamente divennero cinque; la quinta conclude infatti la trama principale dello show così come era stata immaginata dall'ideatore. Tuttavia, negli anni successivi The CW continuò a rinnovare Supernatural per nuove stagioni: a seguito di ciò, Kripke rimase a lavorare come produttore esecutivo ma non più come showrunner, ruolo per il quale venne sostituito prima da Sera Gamble e poi da Jeremy Carver. Dal 7 ottobre 2015 negli Stati Uniti è in onda l'undicesima stagione, mentre l'11 marzo 2016 è stata confermata anche la produzione di una dodicesima stagione. L'8 gennaio 2017 la serie è stata ufficialmente rinnovata per una tredicesima stagione.

Trama. Il 2 novembre 1983 la madre di Dean e Sam Winchester, Mary, perde la vita uccisa da un demone che incendia la loro casa. Il padre dei due bambini, John, inizia a educare i figli alla caccia del soprannaturale con lo scopo di trovare la creatura che uccise sua moglie e vendicarsene. Dean, il più grande dei due fratelli, segue alla lettera gli ordini del padre e passa l'infanzia a proteggere il fratello Sam, che invece dopo il liceo decide di abbandonare la caccia e di andare all'università.

Prima stagione. John Winchester non dà più sue notizie da settimane. Dean decide di raggiungere il fratello all'università di Stanford, a Palo Alto, per chiedergli di aiutare a cercarlo. Sebbene Sam sia riluttante, la morte della fidanzata Jessica, avvenuta per mano del demone che uccise Mary ventidue anni prima, lo convince a tornare a cacciare. I fratelli scoprono l'identità della creatura, un demone dagli occhi gialli chiamato Azazel, e si ricongiungono col padre. John viene posseduto dal demone, che però riesce a fuggire prima che Sam trovi il coraggio di sparare al padre. L'ultima scena vede i fratelli Winchester con il loro padre vittime di un incidente d'auto causato da un demone, con Dean e John in fin di vita.

Seconda stagione. John Winchester vende la propria anima ad Azazel in cambio della vita di Dean. Nonostante il lutto, i fratelli continuano la caccia, decisi a ritrovare il demone. I due scoprono che ci sono altre persone che, come Sam, sono state avvicinate dallo stesso demone a 6 mesi di vita e hanno in comune alcuni poteri paranormali. Azazel si prepara a combattere una guerra e ha bisogno di un soldato speciale, scelto tra questi individui, che assuma il comando di un esercito di demoni. Azazel raduna dunque i candidati in un villaggio disabitato e, dopo un susseguirsi di eventi, Sam viene pugnalato a morte da un altro dei prescelti, Jake. Un patto tra Dean e un demone degli incroci restituisce la vita a Sam. Azazel, con l'aiuto di Jake, riesce ad aprire una delle porte dell'Inferno, liberando centinaia di demoni; infine Dean lo uccide sparandogli con una speciale pistola costruita da Samuel Colt, in grado di uccidere quasi tutte le creature paranormali.

Terza stagione. I fratelli Winchester cercano di salvare l'anima di Dean, al quale rimane solo un anno di vita. Ruby, un demone che offre a Sam il suo aiuto per salvare il fratello, gli rivela che a tenere il contratto è Lilith, uno dei demoni più antichi e potenti. I Winchester incontrano inoltre Bela Talbot, una ladra inglese di oggetti occulti che ruba loro la pistola speciale costruita da Samuel Colt tentando, invano, di salvarsi dal demone a cui ha venduto l'anima 10 anni prima. Sam e suo fratello tentano di avvicinarsi a Lilith per ucciderla, sperando di salvare in questo modo l'anima di Dean. Il piano tuttavia fallisce e il ragazzo muore, divorato dai segugi infernali.

Quarta stagione. Dean fugge miracolosamente dall'Inferno, risvegliatosi confuso e frastornato in una tomba. È stato salvato da un angelo di nome Castiel per ordine di Dio, che ha bisogno del cacciatore per la guerra che sta per iniziare. Sam ha ulteriormente sviluppato le sue capacità paranormali con l'aiuto di Ruby durante i mesi in cui Dean è deceduto. È presto rivelato che Dean è stato riportato alla vita per contribuire a fermare il piano di Lilith, che consiste nel rompere i 66 sigilli necessari per liberare Lucifero e dare inizio all'Apocalisse. I sigilli, che non sono altro che atti di violenza e omicidio, si rompono uno dietro l'altro e neanche le forze del Paradiso sembrano bastare per fermarli. Dean e Sam si allontanano sempre di più, poiché il primo ha paura delle decisioni del fratello che, dietro suggerimento di Ruby, beve sangue demoniaco per rafforzare i suoi poteri. Castiel rivela a Dean il suo destino, ovvero fermare l'avanzata di Lucifero ed impedire l'Apocalisse. L'ultimo sigillo da spezzare è il sacrificio stesso di Lilith. Sam, credendo di poter porre fine al ritorno di Lucifero con i suoi poteri, viene spinto da Ruby a uccidere il demone. Dean, rallentato dall'angelo Zaccaria, non raggiunge in tempo il fratello per evitare la rottura dell'ultimo sigillo. I due Winchester non possono fare altro che assistere impotenti alla liberazione di Lucifero.

Quinta stagione. Lucifero si risveglia, e ha inizio l'Apocalisse. Egli, che come tutti gli angeli ha bisogno di un corpo umano in cui vivere, trova il suo tramite in Nick, un uomo cui è stata uccisa la famiglia e desideroso di vendetta. Gli angeli sperano nella discesa in campo dell'arcangelo Michele, colui che scacciò Lucifero dal Paradiso. Successivamente viene rivelato che nella guerra a venire Sam e Dean sono destinati a essere il tramite rispettivamente di Lucifero e di Michele, ma nessuno dei due è disposto ad accettare tale responsabilità. L'arcangelo Gabriele propone ai Winchester un metodo alternativo per fermare Lucifero: catturarlo e imprigionarlo nella gabbia da cui è stato liberato. Per riaprirla sono però necessarie quattro chiavi, che corrispondono ai quattro anelli dei Cavalieri dell'Apocalisse: Guerra, Carestia, Pestilenza e Morte. I Winchester riescono a impadronirsi degli anelli dei primi tre, mentre il quarto viene offerto a Dean da Morte stesso a patto che non si opponga alla scelta di Sam di diventare il tramite di Lucifero. Michele s'impadronisce di Adam, fratellastro dei Winchester per parte di padre, mentre Sam si offre come tramite a Lucifero, nella speranza di riuscire a uccidere l'Angelo trascinando il proprio corpo posseduto all'Inferno. Il piano fatica a compiersi, fin quando Sam riesce a trovare la forza per controllare Lucifero, trascinando se stesso e l'arcangelo Michele nella gabbia. Dean, perduto il fratello, decide d'iniziare una nuova vita abbandonando quella da cacciatore.

Sesta stagione. Senza l'arcangelo Michele alla guida degli angeli, è guerra civile in Paradiso. Come promesso al fratello, Dean si costruisce una vita normale, andando a vivere con la sua vecchia fiamma Lisa. Dopo un anno, sull'uscio di casa si ripresenta Sam che gli fa sapere di essere stato riportato in vita insieme a Samuel Campbell, loro nonno materno. Dean presto si accorge che Sam durante le missioni è molto più efficiente e spietato, freddo e calcolatore. Chiedendo quindi aiuto a Castiel il gruppo scopre che il suo corpo è stato riportato sulla Terra senz'anima. Dean fa un patto con Morte, che riporta l'anima di Sam nel corpo del ragazzo, bloccandogli però il ricordo degli eventi vissuti nella gabbia con Michele e Lucifero, che sarebbero in grado di farlo impazzire. Castiel ammette di essersi alleato segretamente con Crowley, ex Re dei demoni degli incroci e ora nuovo reggente degli Inferi, che come l'angelo vuole trovare l'ingresso per il Purgatorio, mitico piano d'esistenza popolato dalle defunte creature soprannaturali, per impossessarsi delle anime in esso contenute. Il demone rapisce Lisa e suo figlio Ben per usarli contro Sam e Dean e convincerli a non fermare i loro piani; non condividendo il suo operato, Castiel tradisce il loro patto e batte Crowley sul tempo, aprendo il Purgatorio per conto suo: una volta impadronitosi dell'energia delle anime, la sua natura angelica subisce un'evoluzione e l'angelo si proclama come nuovo Dio.

Settima stagione. Castiel si trova sopraffatto da tutto il potere che ha acquisito e comprende il suo errore. Nel tentativo di far tornare tutte le anime nel Purgatorio, lascia dentro di sé le creature primordiali, i Leviatani che cancellano la memoria e la volontà di Castiel facendolo annegare. Le acque in cui si sono immersi diventano tramiti per impossessarsi di altri corpi: scopo dei leviatani è infatti quello di conquistare l'umanità rendendola cibo a loro disposizione. Sam e Dean hanno il compito di fermarlo, ma, mentre Sam è in preda a forti allucinazioni causate dai ricordi dell'Inferno, Dean non riesce più a trovare fede in niente e nessuno, ancora sconvolto dal tradimento e dalla morte di Castiel. Il capo dei leviatani, Dick, oltre a diventare una figura politica di spicco, costruisce anche delle fabbriche di alimenti apparentemente sani, che nascondono sostanze che rendono l'uomo più incline a farsi divorare. Durante uno dei tentativi dei fratelli Winchester di impossessarsi dei progetti della nuova fabbrica, viene colpito mortalmente il fedele Bobby che, contro tutti i principi di un cacciatore, per poter rimanere a fianco dei ragazzi diventa un fantasma. La pazzia di Sam lo sta riducendo in fin di vita e Dean, non potendo sopportare di veder morire anche il fratello, va alla ricerca di un nuovo santone, Emanuel, che altri non si rivela che Castiel, privo di memoria e inconsapevole della sua natura divina. Purtroppo Castiel, dopo aver recuperato memoria e trench grazie a Dean e all'intervento del demone Meg, non è in grado di sanare la ferita di Sam, ma solo di spostarla verso se stesso. Sam è quindi libero dalle sue visioni, ma Castiel rimane rinchiuso in manicomio in stato catatonico, fino a quando non compare un nuovo profeta, che rivela ai cacciatori come uccidere i leviatani. I fratelli, grazie all'aiuto di Castiel, riescono a salvare nuovamente l'umanità; ma nel rispedire Dick nel purgatorio, anche Castiel e Dean rimangono intrappolati.

Ottava stagione. Dopo aver passato un anno in Purgatorio, Dean riesce ad uscirne e torna a cacciare insieme al fratello, mentre Castiel sembra essere rimasto nel Purgatorio. I due cacciatori entrano in possesso del Verbo di Dio, una tavola di pietra che spiega come sigillare per sempre le porte dell'Inferno e impedire ai demoni di mettere di nuovo piede sulla Terra. Intanto Sam fa la conoscenza di Benny, un vampiro amico di Dean che ha conosciuto in Purgatorio e che lo ha aiutato a uscirne. Castiel riesce a uscire dal Purgatorio grazie a un angelo di nome Naomi che plagia la sua mente per tenere sotto controllo i Winchester, Dean felice di riaverlo accanto ignora la cosa. Dean e Sam incontrano il loro nonno paterno, Henry Winchester, proveniente dal passato, scoprendo che è un uomo di Lettere, ovvero un membro appartenente a una congrega che possiede la più grande raccolta di informazioni sul soprannaturale esistente, ma muore nel tentativo di aiutare i suoi nipoti a sconfiggere il demone Abaddon, un Cavaliere dell'Inferno. I Winchester sconfiggono il demone tagliando il suo corpo in tanti pezzi. Il profeta Kevin traduce il Verbo e scopre che solo chi adempie a tre prove può chiudere le porte dell'Inferno. Sam supera la prima, uccidere un Cerbero e bagnarsi il corpo nel suo sangue. Meg informa i Winchester che Crowley è alla ricerca della tavola che può chiudere anche le porte del Paradiso. Crowley uccide Meg e Castiel cerca di uccidere Dean a causa dell'influsso di Naomi, che obbliga l'angelo a eseguire i suoi ordini, ma Dean aiuta l'amico liberandolo dal controllo di Naomi. Kevin scopre che la seconda prova consiste nel salvare un'anima dall'Inferno per farla ascendere al Paradiso, Sam salva l'anima di Bobby, anche grazie all'aiuto di Benny che sacrifica la sua vita per aiutarli. I Winchester rintracciano un angelo caduto, Metatron, colui che scrisse il Verbo di Dio, e rivela che la terza e ultima prova consiste nel curare un demone. Metatron convince Castiel a superare le prove per chiudere i cancelli del Paradiso, Castiel accetta ritenendo che gli angeli abbiano causato troppi problemi agli umani, così da impedirgli di mettere nuovamente piede sulla Terra. Castiel supera la prima prova uccidendo un Nefilim (un ibrido metà angelo e metà umano), nel frattempo i Winchester scoprono che curare un demone significa riaccendere la sua umanità, Dean e Sam decidono così di riassemblare il corpo di Abaddon per curarla, ma lei riesce a fuggire; i due cacciatori catturano Crowley e Sam cerca di riaccendere la sua umanità somministrandogli il suo sangue ogni ora per otto ore. Dean aiuta Castiel con la seconda prova per chiudere le porte del Paradiso, ovvero rubare l'arco di Cupido, ma alla fine Metatron rivela di aver usato Castiel per i suoi scopi, infatti voleva vendicarsi del Paradiso per essere stato cacciato via e uccide Naomi, rivelando a Dean che quando Sam porterà a termine l'ultima prova morirà. Dean corre a fermare Sam salvandolo in tempo, anche se le sue condizioni di salute sono pessime, mentre Metatron riesce a espellere tutti gli angeli dal Paradiso rubando la grazia a Castiel e facendolo diventare umano. Sulla Terra Dean guarda il cielo costellato di luci che cadono, ognuna di esse corrisponde a un angelo caduto.

Nona stagione. Dopo aver tentato di chiudere i cancelli dell'inferno, Sam entra in coma e Dean per salvarlo rivolge una preghiera agli angeli, ormai caduti tutti (eccetto Metatron) sulla Terra. Ezechiele offre il suo aiuto, ma egli in realtà è Gadreel e fa il doppio gioco per Metatron e approfitta della lealtà dei Winchester per uccidere Kevin.

Gli angeli caduti sono ormai divisi in fazioni e molti di essi cercano di uccidere Castiel, il quale ruba la grazia ad un altro angelo per poter recuperare i suoi poteri. Intanto Crowley è ancora prigioniero, di Sam e Dean. Abbadon, visto il vuoto di potere, cerca dunque di conquistarsi la supremazia sui demoni. C'è solo un modo per uccidere Abbadon e liberarsi di Metatron: la "Prima Lama", l'arma che permise a Caino di uccidere Abele il cui prezzo fu divenire il progenitore della stirpe dei Cavaliere dell'inferno. La lama è inutile senza il marchio di Caino, che egli infonde a Dean. Il marchio però ha un prezzo da pagare: il continuo desiderio di uccidere. Dopo aver trovato la Prima Lama, Dean usa l'arma per uccidere Abbadon, poi Dean infine affronta Metatron, ma muore nella lotta. Castiel affronta Metatron e di fronte agli altri angeli riesce a smascherarlo, e finisce rinchiuso in una prigione angelica. In chiusura Crowley dà il bentornato in vita a Dean: il marchio di Caino è più potente perfino della morte e porta ad un nuovo tipo di vita: quella demoniaca. Vita da Cavaliere dell'Inferno.

Decima stagione. Dean è diventato un demone e inizia a viaggiare insieme a Crowley, l'ex cacciatore è cambiato molto infatti è diventato violento e crudele, Sam prova a cercarlo per riportarlo a casa, mentre Castiel prova a cercare la sua grazia che Metatron gli aveva rubato. Crowley, che in un primo momento vedeva in Dean un formidabile alleato, comprende di non poterlo gestire, quindi aiuta Castiel dandogli una nuova grazia, quest'ultimo salva Sam da Dean, infine Sam lo fa ritornare umano riaccendendo la sua umanità nello stesso modo in cui riaccese quella di Crowley, anche se il Marchio di Caino resta ancora un problema. Dean, usando la Prima Lama uccide Caino, inoltre, gradualmente, il marchio contamina la sua anima rendendolo nuovamente malvagio. Crowley scopre che sua madre, la strega Rowena, conosce il modo per distruggere il Marchio di Caino essendo esso una maledizione, è quindi è possibile debellarlo; un'amica dei Winchester, Charlie, dà ai due fratelli il libro dei dannati, dove sono trascritte le maledizioni più potenti e come sconfiggerle, Sam spera di poter trovare nel libro il modo per distruggere il marchio. Castiel fa evadere Metatron dalle prigioni angeliche, lui lo porta dalla sua grazia, quindi Castiel riottiene i suoi poteri, anche se Metatron scappa. La famiglia Styne, una potente e malvagia dinastia che vuole il libro dei dannati, dà la caccia a Charlie, la quale riesce a decifrare i codici con i quali tradurre il libro; un membro della famiglia Styne, Eldon, la uccide, e quindi Dean, fuori di sé dalla rabbia, uccide Eldon dopo aver sterminato tutta la famiglia. Rowena, che con i codici di Charlie riesce a tradurre il libro dei dannati, trova l'incantesimo per distruggere il Marchio di Caino, quindi Castiel chiede a Crowley di aiutare sua madre dandogli l'occorrente per l'incantesimo. Dean sentendo di essere diventato troppo pericoloso, chiede aiuto al cavaliere della morte, quest'ultimo rivela a Dean che il marchio è un sigillo creato da Dio che racchiude in sé l'Oscurità, la malvagia energia primordiale che esistì prima di Dio e della creazione; Dio, con l'aiuto degli arcangeli, la sigillò nel marchio, poi lui affidò il marchio al suo angelo prediletto, Lucifero, ma la sua energia oscura lo rese crudele e invidioso dell'umanità, poi lui lo diede a Caino che infine lo passò a Dean. Sam prova a convincere Dean a non arrendersi, mentre Morte spinge il maggiore dei Winchester a uccidere Sam, dandogli la sua falce, capace di uccidere qualunque cosa, ma Dean la usa per uccidere proprio Morte, infine Rowena con l'incantesimo distrugge il Marchio di Caino, e Dean ritorna normale, ma con la distruzione del marchio l'Oscurità è nuovamente libera dalla sua prigionia.

Undicesima stagione. Sam si risveglia svenuto nell'Impala e, non vedendo suo fratello, inizia a cercarlo per poi trovarlo in un campo lì vicino. Dean rivela al fratello di aver avuto un colloquio con l'oscurità che ha preso apparentemente la forma di una donna in un abito nero; inoltre Dean aggiunge che lei lo ha ringraziato per averla liberata. Durante la via del ritorno, i fratelli incontrano uno sceriffo di nome Jenna Nickerson ferita gravemente e la portano nell'ospedale più vicino dove avranno un primo assaggio dei poteri pericolosi dell'Oscurità: incontreranno infatti degli uomini nei quali viene alla luce la loro oscurità interiore, portandoli ad essere rabbiosi ed aggressivi. Durante la fuga i due fratelli si dividono: Dean dovrà proteggere e portare in salvo Jenna e una neonata, Amara; mentre Sam rimarrà in ospedale a combattere dove verrà ben presto infettato. Dean e Jenna vanno dalla nonna di quest'ultima che, rendendosi conto che Amara può lievitare gli oggetti, chiama un esorcista: padre Crowley. Amara non è una bambina qualsiasi, infatti, Dean vede impresso sulla sua spalla il marchio di Caino. Amara succhia fuori l'anima di Jenna e lei diventa senza anima, come Sam era una volta. Dopo Crowley la uccide, ma Dean lo attacca poiché ha intenzione di prendere la bambina, ma quest'ultima rapidamente cresce ed uscirà dalla culla con le proprie gambe. In ospedale, Sam trova una cura per la malattia: il Fuoco Sacro. Sam e Dean alla fine si riuniscono e trovano Cas al bunker, ancora scosso dall'incantesimo di Rowena, mentre Crowley trova Amara e la porta all'Inferno, prendendosi cura di lei che lo chiamerà "zio Crowley". I Winchester cercano inutilmente modi per trovare e fermare l'Oscurità, ma alla fine Sam rivela a Dean che sta avendo visioni che secondo lui è Dio stesso. Queste con il tempo diventano sempre più chiare e Sam inizia ad avere visioni della Gabbia di Lucifero. Intanto Castiel va alla ricerca di Metatron, lo scriba di Dio, che gli rivela che Dio non solo imprigionò l'oscurità, ma la tradì e la sacrificò per plasmare il creato: l'Oscurità è il suo unico parente, la sorella maggiore. Sam, comprendendo che non c'è altro modo, decide di andare nella Gabbia di Lucifero per parlare con lui e scoprire come uccidere l'Oscurità, infatti Lucifero, Gabriele, Michele e Raffaele la imprigionarono insieme a Dio. Lucifero gli rivela che le visioni di Sam sulla Gabbia erano opera sua, non di Dio, e che vuole che Sam torni ad essere il suo tramite per tornare libero e battere l'Oscurità. Tuttavia, Sam si rifiuta di fungere da tramite, perché se anche Lucifero vincesse, non farebbe altro che scatenare di nuovo l'Apocalisse. Castiel e Dean arrivano e cercano di prendere tempo mentre Rowena sigilla Lucifero nella Gabbia, ma Castiel, sentendosi inutile e non trovando altro modo, decide di diventare lui stesso il tramite di Lucifero. Alla fine, però, ogni mezzo per poter uccidere Amara viene reso vano, quindi nemmeno Lucifero può vincere. Metatron parla con Dio, il quale rivela di essersi ritirato perché stanco di vedere i maltrattamenti subiti dalla Terra a causa degli esseri umani che lui stesso ha creato, così Metatron lo rimprovera di essere un codardo e che si è arreso, quando invece gli umani continuano a combattere. Dio, così, decide di scendere in campo e si rivela a Dean e Sam: era sempre stato Chuck. Quest'ultimo, dopo aver rivelato di essere Dio, parla con Lucifero che, dopo aver ottenuto finalmente da Dio le scuse per avergli affidato il marchio di Caino per poi punirlo quando esso lo ha corrotto, decide di combattere a fianco al padre. In sostituzione degli altri tre arcangeli, Dean, Sam e Lucifer cercano alleati e trovano Crowley, Rowena e altre streghe, e tutti gli altri angeli. Oscurità sembra sconfitta ma, quando si rende conto che il fratello vuole imprigionarla nuovamente, si infuria e sconfigge tutti, ed esorcizza lo spirito di Lucifero dal corpo di Castiel, infine riduce in fin di vita Dio. Dean, comprendendo di essere l'unico a potersi avvicinare abbastanza a lei da attaccarla grazie alla loro connessione, viene caricato di migliaia di anime in modo da generare una bomba che possa distruggere l'Oscurità. Dean è quindi destinato a sacrificarsi nell'esplosione che sarà provocata dal suo stesso corpo e raggiunge Amara. Quest'ultima gli rivela che con la morte di Dio tutto svanirà, poiché senza uno di loro due il creato stesso cesserà di esistere, poiché non c'è Luce senza Oscurità e viceversa. Dean, parlando con Amara, riesce a farle capire che la vendetta non la farà sentire felice ed ella comprende che la sola cosa che desidera è che lei e suo fratello possano riconciliarsi. Amara evoca quindi Dio, in punto di morte, e lo guarisce, salvando così la distruzione che lei stessa stava provocando. Dio estrae le anime da Dean, che così non deve più morire, Amara lo ringrazia per quanto ha fatto per lui e gli rivela che lo ringrazierà materialmente per ciò che ha fatto per lei. Dio e Amara svaniscono insieme per poter stare un po' in famiglia e Dean, mentre torna dal fratello, scopre il dono di Amara: sua madre è tornata in vita. Sam riceve la visita di Tony Bevell, membro degli uomini di lettere della sezione di Londra, la quale spara a Sam.

Prima di portare Supernatural in televisione, il creatore Eric Kripke sviluppò la serie per quasi dieci anni, essendo stato affascinato dalle leggende metropolitane fin da quando era piccolo. Sebbene avesse inizialmente pensato a Supernatural come a un film, passò molti anni a tentare di renderlo una serie televisiva. L'idea iniziale attraversò diverse fasi prima di diventare il prodotto conclusivo, passando da una serie antologica sul paranormale fino a una serie su due reporter che girano per gli Stati Uniti su un furgoncino «cacciando demoni in cerca della verità». Kripke desiderava che fosse una serie on the road, pensando che fosse il «miglior mezzo per raccontare queste storie, che sono radicate nel folklore americano. Queste storie esistono in diversi piccoli paesi sparsi in tutta la nazione, e ha molto più senso entrarci e uscirci – letteralmente – con una macchina». Poiché aveva precedentemente lavorato nella The WB per la serie Tarzan, Kripke aveva l'opportunità di lanciare un nuovo progetto, e la sfruttò per Supernatural. Al network non piacque però che i protagonisti fossero reporter, così Kripke decise che i due sarebbero stati fratelli, e che provenissero da Lawrence, in Kansas, scelta dovuta alla vicinanza di questa città al Cimitero di Stull, una località nota per le sue leggende metropolitane.

Quando arrivò il momento di dover decidere il nome dei due personaggi principali, Kripke pensò a "Sal" e "Dean" come omaggio al romanzo on the road per eccellenza, Sulla strada di Jack Kerouac. Tuttavia, credette che "Sal" fosse un nome poco appropriato e lo cambiò in "Sam". Per quanto riguarda il cognome, si pensò inizialmente a "Harrison", come richiamo all'attore Harrison Ford, poiché Kripke voleva che Dean avesse un carattere spavaldo simile a quello di Ian Solo. Tuttavia, dal momento che esisteva un Sam Harrison che abitava in Kansas, il cognome venne cambiato per questioni legali. Combinando il suo interesse nell'attrazione turistica Winchester Mystery House e il suo desiderio di fare in modo che la serie ricordasse un "moderno western", Kripke decise per il cognome Winchester. Anche questo cognome però presentò un problema: il nome del padre di Sam e Dean doveva essere "Jack", ma, dal momento che in Kansas esisteva un Jack Winchester, Kripke dovette cambiare il nome in John. Kripke crebbe seguendo serie televisive come Hazzard e Supercar e ciò lo spinse a voler usare anche lui una macchina sportiva come principale mezzo di trasporto in Supernatural. Inizialmente decise per una Mustang del '65, ma un suo vicino di casa lo convinse a cambiarla in una Impala del '67, dal momento che «ci si può mettere un cadavere nel bagagliaio» e che «quando gli altri autisti le si fermano vicino al semaforo, badano bene a chiudere le portiere». Kripke ha inoltre detto che «è un tipo di macchina aggressiva che porta autenticità alla serie, a cui si adatta perfettamente». Kripke aveva proposto la serie a Peter Johnson, un esecutivo della Fox, e quando questi andò a lavorare per la Wonderland Sound and Vision, contattò Kripke. Johnson firmò come co-produttore esecutivo insieme a McG, ma, prima di poter iniziare a filmare l'episodio pilota, fu necessario risolvere alcuni problemi della sceneggiatura. Secondo l'idea originale, i fratelli non erano stati cresciuti dal padre, ma dagli zii. Inoltre, quando Dean si presenta da Sam nel primo episodio, deve convincere il fratello dell'esistenza del soprannaturale. Kripke capì che in questo modo il passato dei protagonisti sarebbe stato troppo complicato, e rielaborò il progetto insieme a Johnson per fare in modo che Sam e Dean fossero stati cresciuti dal padre. La sceneggiatura venne revisionata ancora diverse volte. Una delle idee iniziali voleva che Jessica, la fidanzata di Sam, fosse in realtà un demone e che tale rivelazione portasse Sam a unirsi a Dean nella caccia; Kripke pensò che fosse più appropriata la morte della ragazza come motivazione per Sam, così fece uccidere il personaggio nel primo episodio nello stesso modo della madre dei due fratelli. Quando David Nutter firmò come regista, poterono iniziare le riprese del primo episodio. Vennero inoltre ingaggiati Robert Singer e John Shiban (che lavorò per X-Files) per aiutare Kripke a elaborare la mitologia della serie. Kripke pianificò un arco narrativo di tre stagioni, per poi espanderlo a cinque.

È sempre stata una serie sulla famiglia, più che su qualsiasi altra cosa. La mitologia è solo un motore per sollevare problemi sulla famiglia: un fratello maggiore che bada a quello più piccolo e che si chiede se mai sarà costretto a uccidere la persona a cui vuole più bene al mondo. Lealtà familiare contro il bene più grande, dovere nei confronti della famiglia contro felicità personale...» (Eric Kripke.)

Lo staff della prima stagione era composto da Kripke e altri cinque autori, che aiutarono specialmente nella ricerca di leggende metropolitane. I toni narrativi di Supernatural furono fortemente influenzati da film come Poltergeist, in cui gli eventi paranormali avvengono all'interno di una famiglia anziché in un luogo remoto, La casa 2 e Un lupo mannaro americano a Londra, in cui oltre al soprannaturale vi è anche una buona dose di comicità. Riguardo al primo film, Kripke disse che era interessante «l'idea che qualcosa di terribile possa accadere nel tuo stesso giardino. Quanti spettatori si preoccupano di un vampiro in un castello abbandonato?». Gli autori s'ispirarono anche ai film horror asiatici The Eye, Ju-on e Ring. A partire dalla quarta stagione, con l'introduzione della mitologia cristiana nella trama, Kripke ha dichiarato di essersi ispirato al Paradiso perduto di John Milton. Secondo il creatore Eric Kripke, inizialmente la serie si sarebbe dovuta focalizzare solamente sui mostri della settimana, con Sam e Dean come unico denominatore comune all'interno di una serie di brevi film horror. Il suo unico desiderio era, infatti, di «spaventare a morte le persone». Tuttavia, dopo alcuni episodi, notando il legame lavorativo tra gli attori protagonisti, Jared Padalecki e Jensen Ackles, Kripke e il produttore esecutivo Bob Singer decisero di concentrarsi di più sui fratelli e di plasmare la trama horror sulla loro relazione e non viceversa. Secondo Kripke, «...a volte non appaiono creature paranormali se non dopo il primo spazio pubblicitario, perché è più importante concentrarsi sui fratelli e sulla tensione e l'angoscia creatasi tra di loro». Diversamente da serie televisive con una "mitologia senza fine" come Lost, Kripke ha dichiarato di preferire una mitologia più semplice, poiché «è difficile mandare avanti un mistero stagione dopo stagione e poi fornire una risposta soddisfacente». Kripke ha quindi preferito mantenere una struttura simile a quella di serie come il recente X-Files, in cui vi sono solo alcuni episodi mitologici distribuiti equamente nella trama, mentre la maggior parte sono episodi stand-alone autoconclusivi. In questo modo, «gli spettatori non sono costretti a conoscere in precedenza la mitologia per capire un episodio, e possono iniziare a seguire la serie in qualsiasi momento».

La serie segue le vicende dei fratelli Sam e Dean Winchester, interpretati da Jared Padalecki e Jensen Ackles. Padalecki aveva precedentemente lavorato con i produttori esecutivi McG e David Nutter, che lo convinsero a fare un provino per il ruolo di Sam. L'attore s'interessò alla serie poiché appassionato di altre serie fantasy come X-Files e Ai confini della realtà, che lui trovò simili a Supernatural, e perché reputò interessante poter interpretare il ruolo dell'"eroe riluttante", simile a personaggi come Neo di Matrix o Luke Skywalker di Guerre stellari. Nutter chiese inizialmente ad Ackles di fare un'audizione per il ruolo di Sam, ma l'attore preferì il personaggio di Dean dopo aver letto la sceneggiatura. Quando fece il provino, Ackles era già impegnato come regular nella serie della The WB Smallville. La parte del suo personaggio venne appositamente accorciata perché lui potesse unirsi al cast di Supernatural.

Il cast è dunque composto da due soli personaggi regolari, mentre quelli ricorrenti sono molteplici. Jeffrey Dean Morgan interpretò John Winchester, il padre di Sam e Dean. Il personaggio apparve nell'episodio pilota, per poi tornare a metà della prima stagione e morire nel primo episodio della seconda. Secondo l'autore John Shiban, la morte di John era stata decisa fin dall'inizio. Morgan era inizialmente riluttante a tornare nella serie, a causa del suo ruolo in Grey's Anatomy, e future apparizioni sono tuttora ostacolate dalle altre attività lavorative dell'attore. Nella prima stagione, il primo arco narrativo mitologico inizia con l'arrivo del demone Meg Master, interpretata da Nicki Aycox, che venne ingaggiata per la parte dal produttore esecutivo Kim Manners. Nel primo episodio della seconda stagione, il demone Azazel, nemesi dei Winchester e padre di Meg, viene interpretato da Fredric Lehne, che avrebbe dovuto partecipare alla serie per un solo episodio. Agli showrunner l'attore piacque talmente che gli venne chiesto di tornare per la season finale della seconda stagione. Anche dopo la sua morte, il personaggio apparve nell'episodio In principio interpretato da Christopher B. MacCabe, e in un flashback dell'episodio Lucifer Rising interpretato da Rob LaBelle. Aycox apparve ancora nella quarta stagione nei panni del fantasma di Meg, mentre il demone che possedeva la ragazza apparve nel primo episodio della quinta stagione, interpretato da Rachel Miner.

Gli autori vollero approfondire il ruolo di cacciatore e per questo motivo inserirono nuovi personaggi ricorrenti. L'attore Jim Beaver fece la sua prima apparizione interpretando Bobby Singer, un vecchio amico di famiglia dei Winchester, nel finale della prima stagione. Bobby divenne, dopo la morte di John, una sorta di padre surrogato per Sam e Dean, comparendo in tutte le stagioni. Nella seconda stagione venne inoltre introdotta la Roadhouse, un saloon frequentato da cacciatori del paranormale e gestito da Ellen Harvelle, interpretata da Samantha Ferris. Insieme a Ellen lavorano Jo Harvelle, sua figlia, interpretata da Alona Tal e Ash, un genio dedito all'alcol interpretato da Chad Lindberg, che usa le sue doti informatiche per rintracciare il paranormale. Il personaggio di Alona Tal venne successivamente escluso dalla serie, poiché secondo i produttori Jo stava diventando simile a una sorella minore per i Winchester. Kripke disse che il personaggio era stato ideato malamente e la sua esclusione portò una povera reazione da parte dei fan. Allo stesso modo, il personaggio di Ash venne ucciso nel finale della seconda stagione, con la distruzione della Roadhouse. Ellen sarebbe dovuta tornare nella terza stagione, ma gli episodi vennero cancellati a causa dello sciopero degli sceneggiatori del 2007-2008. Gli autori chiesero quindi a Ferris di partecipare al finale della terza stagione, ma l'attrice rifiutò l'offerta. Sia Jo che Ellen, tuttavia, tornarono infine in alcuni episodi della quinta stagione. Per la terza stagione, gli autori decisero di creare il personaggio di Ruby, un demone alleato ai fratelli Winchester. Il network The CW richiese che venisse aggiunto al cast un altro personaggio femminile, così gli autori decisero che Bela Talbot, un'egocentrica ladra inglese di oggetti occulti che sarebbe dovuta apparire solo in pochi episodi, diventasse un personaggio regolare. Katie Cassidy e Lauren Cohan vennero quindi ingaggiate rispettivamente per i ruoli di Ruby e Bela, nonostante avessero fatto i provini l'una per l'altro personaggio. Entrambe le attrici, che apparirono in sei episodi ciascuno, vennero accreditate come protagoniste. Alla fine della stagione, il personaggio di Bela venne fatto uccidere, per responso negativo da parte dei fan, mentre a Cassidy non venne rinnovato il contratto per motivi di budget. Per la quarta stagione vennero fatti nuovi provini per il personaggio di Ruby, e l'attrice Genevieve Cortese venne assunta per la parte fino alla morte del personaggio alla fine della quarta stagione. Volendo portare nella serie la mitologia cristiana, gli autori crearono l'angelo Castiel. Poiché Kripke volle tenere l'introduzione delle figure degli angeli segreta, durante i provini il personaggio venne descritto come demone. Misha Collins ottenne il ruolo e debuttò nella serie nel primo episodio della quarta stagione, divenendo un alleato dei protagonisti. Il personaggio doveva inizialmente apparire in un arco di soli sei episodi, ma il ruolo venne poi ampliato. Collins venne promosso a protagonista con la quinta stagione, grazie a un ottimo responso da parte dei fan e della critica. Nel maggio 2011 venne annunciato che l'attore avrebbe partecipato alla settima stagione solo come guest star, apparendo in un numero limitato di episodi, per poi tornare a essere un personaggio fisso nell'ottava e nella nona stagione. Insieme a Castiel vennero introdotti: Uriel, interpretato da Robert Wisdom, un angelo che appoggia segretamente il piano di Lucifero; l'angelo decaduto Anna Milton, interpretata da Julie McNiven; e Zaccaria, interpretato da Kurt Fuller, il superiore di Castiel, un angelo che spera di riuscire a scatenare l'Apocalisse allo scopo di portare il Paradiso in Terra. Il personaggio interpretato da Robert Wisdom venne presto ucciso, mentre McNiven e Fuller continuarono a lavorare per la serie anche nella quinta stagione, quando al cast si unì Mark Pellegrino nella parte di Lucifero. Pellegrino era stato precedentemente escluso per la parte di Castiel, e ottenne il ruolo di Lucifero senza audizione. Successivamente anche il personaggio di McNiven venne ucciso, insieme alle Harvelle. Nella quinta stagione fa inoltre la sua prima apparizione Mark Sheppard nel ruolo del demone Crowley, ricorrente anche dalla sesta alla nona stagione, per poi entrare nel cast principale nella decima. Dopo essere apparso nell'episodio In principio della quarta, l'attore Mitch Pileggi tornò nella sesta stagione interpretando nuovamente il nonno materno di Sam e Dean, Samuel Campbell, mentre Corin Nemec interpretò per alcuni episodi suo nipote Christian. Kim Rhodes è apparsa invece nel ruolo dello sceriffo Jody Mills in alcuni episodi della quinta, sesta e settima stagione. Dal momento che la serie si concentra sui due personaggi principali, gli autori si accorsero che gli spettatori avrebbero saputo che, nonostante le numerose scene di pericolo, non sarebbero mai morti veramente. Per mantenere un certo livello di tensione, dunque, gli sceneggiatori crearono appositamente personaggi secondari, che finiscono spesso per essere uccisi.

L'episodio pilota venne girato a Los Angeles ma il luogo ufficiale delle riprese è tuttora Vancouver, in Canada. Anche le riprese di scene particolari avvengono nella Columbia Britannica: l'episodio Morte nell'acqua venne filmato al lago Buntzen, mentre il finale di Strane premonizioni sulla diga Cleveland. Altre ambientazioni vengono spesso rimaneggiate per essere riutilizzate due o tre volte: il parco Heritage della città di Burnaby è stato usato come cimitero nell'episodio La nave fantasma e come location per il cottage di Favole assassine. Allo stesso modo, l'ospedale Riverview della città di Coquitlam è stato utilizzato più volte nella serie: come manicomio in La rivolta, come ospedale in Nel momento della morte, e come prigione in Detenzione forzata. Gli episodi ambientati in posti isolati e remoti sono spesso girati in una base militare, i cui edifici sono stati abbattuti dopo la chiusura.

Ivan Hayden è a capo degli addetti agli effetti speciali, e lavora a più livelli con lo staff di produzione. È necessario, infatti, che durante la fase di pre-produzione Hayden controlli la sceneggiatura e trovi scene in cui sia probabile l'uso di effetti speciali. Successivamente, vengono contattati gli autori, il dipartimento stuntmen e infine il regista e gli editori. Il dipartimento degli effetti speciali ha inoltre il compito di dare alle creature soprannaturali una forma e delle caratteristiche favorevoli al loro lavoro, ma compatibili con la mitologia da seguire.

Per Supernatural vengono generalmente composte partiture per musica orchestrale sintetizzata, ma talvolta sono stati anche utilizzati strumenti come chitarre e violoncelli. Altri particolari strumenti sono stati usati in episodi specifici, come per suonare della musica gospel blues per pianoforte nell'episodio Il guaritore. Due compositori lavorano per la serie: Christopher Lennertz e Jay Gruska. Essendo in due e lavorando separatamente, hanno più tempo per comporre le partiture, che solitamente corrispondono a 30 dei 40 minuti di un episodio. Spesso tentano di basare la musica sugli effetti visivi: nell'episodio Morte nell'acqua, ad esempio, vennero usate note ripetitive e discordanti, mentre nel testo delle canzoni parole come acqua e morte erano seguite da beccheggi simili a gorgoglii. Vengono usate le stesse musiche nelle scene in cui appaiono i fratelli o il loro padre, mentre solitamente la musica di un terzo di ciascun episodio viene scritta appositamente a seconda della mitologia. Un altro importante aspetto è l'uso di musica rock classico, che il network accettò d'includere nelle serie solo quando Kripke minacciò di licenziarsi. La maggior parte delle canzoni fanno parte della collezione personale di Kripke, nonostante alcune sue band preferite, come i Led Zeppelin, vennero scartate perché troppo costose. In compenso, alcuni episodi riprendono nel titolo canzoni dei Led Zeppelin. In più di un'occasione sono state inserite musiche dei Blue Öyster Cult e degli AC/DC. Nonostante Kripke preferisca mantenere separate le canzoni rock dalle musiche originali della serie, Lennertz e Gruska hanno spesso dovuto comporre brevi sezioni di musica rock per coprire buchi di 15-20 secondi tra un brano e l'altro. In particolar modo, la musica rock caratterizza le sequenze riassuntive (quelle che seguono la scritta "The Road So Far", ovvero "La strada percorsa") poste all'inizio di particolari episodi, generalmente il primo e l'ultimo di ciascuna stagione. Ogni season premiere (ad eccezione della prima) è preceduta da un riassunto della stagione precedente: il riassunto all'inizio del primo episodio della seconda stagione è accompagnato dalla canzone Strangehold di Ted Nugent, mentre all'inizio della terza, quarta e quinta stagione sono state usate tre canzoni degli AC/DC, rispettivamente Hells Bells, You Shook Me All Night Long e Thunderstruck. Gli episodi Una città da salvare (penultimo episodio della prima stagione), Scontro tra prescelti, seconda parte, Non c'è pace per il maligno, Lucifero risorge, Il canto del cigno, L'uomo che voleva sapere troppo, La legge del più forte, Sacrificio, Una trappola per Metatron (season finale della seconda alla nona stagione), sono tutti preceduti da una sequenza riassuntiva accompagnata dalla canzone Carry On Wayward Son dei Kansas; l'episodio Il custode del fratello (finale della decima stagione) è preceduto da una sequenza riassuntiva accompagnata sempre da Carry On Hayward Son ma in una versione creata appositamente per il duecentesimo episodio (ovvero Fan Fiction). Il riassunto che precede l'episodio La trappola del diavolo (l'ultimo della prima stagione) è invece accompagnato dalla canzone Fight the Good Fight dei Triumph.

Oggetti e luoghi ricorrenti:

Impala. Riguardo alla decisione di inserire l'Impala nello show, Kripke dichiarò: «Ci siamo detti che è come un moderno Western americano - due pistoleri arrivano in città, combattono i cattivi, baciano la fanciulla di turno e cavalcano via verso il tramonto. Sin dall'inizio è stato chiaro che se fossero stati dei cowboys avrebbero avuto bisogno di un degno destriero.» La Chevrolet Impala nera del 1967 di Dean gli è stata lasciata in eredità dal padre John, che la comprò nel 1973 quando lo stesso Dean, mandato nel passato da Castiel, lo convinse a comprarla al posto di un furgone Volkswagen; alla morte di Mary, quando John diventa un cacciatore, ne riempie il doppio fondo del bagagliaio con ogni tipo di arma contro il soprannaturale. Inizialmente la targa è KAZ 2Y5 (un riferimento allo stato del Kansas, nel quale sono nati i fratelli, e al 2005, anno in cui è iniziata la serie), mentre dalla seconda stagione è stata cambiata in CNK 80Q3 poiché quella vecchia era stata registrata dall'FBI.

Colt. La Colt e i tredici proiettili originali furono creati da Samuel Colt per un cacciatore del paranormale nel 1835. Secondo la leggenda questa pistola può uccidere qualunque cosa, incluse creature normalmente immuni a ogni tipo di arma, e può aprire una delle porte dell'Inferno. Erano stati usati sei proiettili prima che la Colt finisse nelle mani di un cacciatore di nome Daniel Elkins e, investigando sulla sua morte, i Winchester incontrano un clan di vampiri che sono entrati in possesso dell'arma. I vampiri la scambiano per un loro compagno preso in ostaggio da John, che alla fine la consegna ad Azazel in cambio della vita del figlio Dean, quasi morto nell'incidente d'auto che chiude la prima stagione. Alla fine della seconda stagione, l'ultimo proiettile viene usato per uccidere Azazel dopo l'apertura della Porta dell'Inferno situata in Wyoming. Ruby riuscirà successivamente ad aiutare Bobby a costruire alcuni proiettili adattabili alla pistola, ma verso la fine della terza stagione Bela ruba la pistola ai fratelli e la consegna a Lilith affinché il demone annulli il patto che lei aveva fatto dieci anni prima. Sebbene sia assente nella quarta stagione, la Colt torna nella quinta quando Dean tenta di usarla per uccidere Lucifero, che però si rivela essere immune ad essa (nell'occasione il diavolo rivela di essere una delle sole "quattro o cinque cose nell'intero Universo" a poter sopravviverle). La Colt sparirà nuovamente ma si rivedrà nella sesta stagione, quando Dean e Sam tornano indietro nel tempo, nel Far West, per incontrare Samuel Colt e farsi dare la pistola, che useranno per uccidere una Fenice. Una volta compiuta l'impresa, Sam e Dean lasciano la Colt nel passato. La Colt ricompare poi nella dodicesima stagione in cui si scopre che in passato Crowley, prima di diventare il re dell'Inferno, l'aveva data in dono al demone Ramiel; Mary Winchester la ruba su commissione degli uomini di lettere di Londra e Sam utilizzerà la pistola per uccidere l'Alpha dei vampiri.

Roadhouse. Apparsa per la prima volta nella seconda stagione, la Roadhouse è un pub per cacciatori gestito da Ellen e dalla figlia Jo e in cui vive anche Ash. Sempre nella seconda stagione Dean e Bobby scoprono che la Roadhouse è stata data alle fiamme da Azazel e che le uniche sopravvissute sono Ellen e Jo. Kripke affermò che odiava la Roadhouse e dunque gli autori decisero di distruggerla: «Non può funzionare in un road show, perché è un road show! Ma abbiamo una casa fissa. No, è questo il punto: è un road show, quindi non c'è dimora fissa! Quindi, bruciamola!»

Pugnale curdo. Compare per la prima volta nella terza stagione quando Ruby lo consegna ai Winchester e ha la capacità di uccidere i demoni. Dean e Sam ne faranno sempre uso e anche la stessa Ruby finisce col perire per mano di Dean a causa del coltello; Bobby, nel primo episodio della quinta stagione, è riuscito e liberarsi dal controllo di un demone ferendosi alla gamba con esso. Il pugnale non sortisce tuttavia effetti letali contro demoni di grandi poteri come Crowley, Abaddon o Caino.

Anelli dei Quattro Cavalieri. Sono quattro anelli appartenenti uno ciascuno ai Quattro Cavalieri dell'Apocalisse (Guerra, Pestilenza, Carestia e Morte). La quinta stagione si incentrata sulla loro ricerca poiché essi, quando vengono riuniti, permettono di aprire la gabbia in cui Dio aveva confinato Lucifero dopo la sua ribellione e infatti i Winchester li useranno per intrappolarvi Michele e lo stesso Lucifero. Sembra che oltre ai cavalieri (come ha fatto Morte prelevando l'anima di Sam dalla gabbia) nessun altro possa infrangere il sigillo, anche se Castiel, dopo che Dio lo ha riportato in vita aumentando i suoi poteri, si è dimostrato capace di farlo liberando Sam. In un'occasione quest'ultimo affronta un leprecauno che ha affermato che, pur non essendo potente come gli angeli, sarebbe perfettamente capace di arginare il sigillo degli anelli con la sua magia. Sembra che i cavalieri traggano il loro potere proprio dagli anelli: Sam, Dean e Castiel sconfiggono infatti Guerra e Pestilenza tagliando loro le dita in cui erano infilati gli anelli, ma il potere di Morte non sembrava necessariamente legato all'anello in quanto ha ceduto l'oggetto a Dean senza farsi problemi. Nella sesta stagione Dean indossa l'anello del cavaliere diventando lui stesso la Morte, per poi perdere i suoi poteri dopo esserselo sfilato.

Verbo di Dio. Sono delle tavolette di pietra scritte in enochiano, la lingua angelica, da Metatron sotto dettatura di Dio. Sono tre in tutto e servono principalmente a confinare delle specifiche creature sovrannaturali nei loro piani dimensionali (i Leviatani in Purgatorio, gli angeli in Paradiso e i demoni all'Inferno), ma nel loro testo sembrano essere presenti anche particolari e potenti incantesimi, specie nelle ultime due. Le tavole possono essere lette solo da Metatron o da un profeta di Dio e si spezzano possono essere ricomposte da un Profeta semplicemente riunendo i vari frammenti.

Prima Lama. Al pari della Colt, la Prima Lama è sicuramente una delle armi più potenti comparse nella serie: apparentemente sembra capace di uccidere qualunque cosa, compresi angeli, mietitori e demoni, ed è l'unica arma capace di uccidere i Cavalieri dell'Inferno. Il primo possessore dell'arma è stato Caino, che ha creato la Lama dall'osso della mandibola di un animale e la usò per uccidere suo fratello Abele e successivamente anche i Cavalieri, fatta eccezione per Abaddon che riuscì a salvarsi. La Lama in realtà non ha alcun potere di per sé e la fonte della sua energia è il Marchio di Caino, che contiene racchiusa in sé l'essenza dell'Oscurità: essi, infatti, agiscono come se fossero una cosa sola. Nella nona stagione Caino passa a Dean il marchio e il cacciatore si servirà della Lama, che era conservata nella collezione privata di un uomo di lettere cacciato dall'ordine, per uccidere Abaddon e lo stesso Caino. La Lama perde tutto il suo potere quando Castiel, Crowley e Rowena, al termine della decima stagione, distruggono il Marchio impresso su Dean con un incantesimo, togliendo quindi all'arma la fonte del suo potere.

Mano di Dio. Si tratta di alcuni oggetti dotati di un frammento del potere di Dio perché sono stati da Lui toccati: nell'undicesima stagione i Winchester si mettono alla loro ricerca per cercare di fermare Amara. Ne sono comparsi solo tre: un frammento dell'Arca dell'Alleanza, la verga di Aronne e il corno di Giosuè. Le Mani di Dio conferiscono effettivamente un grande potere, ma dopo un solo utilizzo esso si consuma per sempre; inoltre, anche se usate da esseri potenti come Lucifero, non sono in grado di pareggiare il potere di Dio stesso o di Amara.

Libro dei Dannati. Si tratta di uno dei più antichi manuali di stregoneria mai creati dall'uomo ed è stato scritto da una suora del Medioevo usando come pagine la sua stessa pelle e come inchiostro il suo sangue. Il libro compare per la prima volta nella decima stagione, quando Charlie riesce a rubarlo in Spagna e lo porta ai Winchester sperando che se ne possano servire per eliminare il Marchio di Caino. Il libro contiene potentissimi incantesimi di magia nera ma deve essere interpretato tramite l'apposito codice: per questo può essere usato solo da streghe potenti ed esperte come Rowena.

La prima stagione andò in onda dal 13 settembre 2005 al 4 maggio 2006 sul network The WB. Lo stesso anno il network venne chiuso e la serie venne inserita nel palinsesto della The CW, creatasi dall'unione di WB e UPN. La seconda stagione andò in onda di giovedì dal 28 settembre 2006 al 17 maggio 2007, mentre la terza, composta da soli 16 episodi a causa dello sciopero degli sceneggiatori, andò in onda di martedì dal 4 settembre 2007 al 15 maggio 2008. La quarta e la quinta stagione vennero riproposte nuovamente di giovedì, precedute rispettivamente da Smallville e The Vampire Diaries, e andarono in onda rispettivamente dal 18 settembre 2008 al 14 maggio 2009 e dal 10 settembre 2009 al 13 maggio 2010. La sesta e settima stagione sono andate in onda di venerdì rispettivamente dal 24 settembre 2010 al 20 maggio 2011 e dal 23 settembre 2011 al 18 maggio 2012. L'ottava stagione è andata in onda il mercoledì dal 3 ottobre 2012 al 15 maggio 2013. La nona stagione è andata in onda dall'8 ottobre 2013 al 20 maggio 2014, mentre la decima è andata in onda dal 7 ottobre dello stesso anno al 20 maggio 2015. L'11 gennaio 2015 è stata rinnovata per un'undicesima stagione, trasmessa dal 7 ottobre 2015, mentre l'11 marzo 2016 è stata confermata anche una dodicesima stagione.

Jim Beaver (Bobby Singer) è stato lodato universalmente dalla critica e dal pubblico. Tanner Stransky di Entertainment Weekly si è dichiarato colpito dalla prima stagione della serie, premiandola con una B e definendola «un appuntamento settimanale con un piacevole film horror». Jeff Swindoll di Monsters and Critics ha confessato di aver «davvero ammirato» la prima stagione della serie, e ha sottolineato come elemento di forza «l'orrido contesto e la fraterna alchimia dei due protagonisti». Ha concluso che la stagione esordiente si chiude «con un tocco di suspense». Swindoll ha riposto la sua attenzione anche sulla seconda stagione, scrivendone: «procede alla grande, sempre grazie alla piacevole sintonia di Padalecki e Ackles», ed ha percepito che la nuova stagione si focalizza sempre più sulla mitologia della serie. Stando alle rivelazioni del Sergente delle Forze Speciali, Kevin Wise, scaturite in una convention di Supernatural nel 2007, i DVD più richiesti dal personale delle forze armate in Iraq e Afghanistan erano le prime due stagioni della serie. Swindoll, appassionato fan della serie, ha lodato anche la terza stagione, scrivendo: «Eric Kripke deve aver venduto la sua anima al diavolo per permettere che il programma non patisse un crollo». Il critico ha accresciuto il suo entusiasmo per la presenza di Bobby Singer (Jim Beaver), associandolo al personaggio di Cooter in Hazzard. Daniel Bettridge di Den of Geek! ha criticato la debolezza della sceneggiatura che ha dato l'impressione di ostacolare la serie, con molti casi lasciati irrisolti e un finale «alquanto affrettato». Inoltre l'impressione dello scrittore era che personaggi appena introdotti, Ruby (Katie Cassidy) e Bela (Lauren Cohan) fossero rimasti «deludentemente inesplorati ed inneficacemente adoperati». Diana Steenbergen di IGN ha invece gradito la presenza di un arco di storia piuttosto lungo nella serie con l'accordo infernale di Dean, ma ha intuito che gli spettatori sarebbero stati a conoscenza che il patto non sarebbe stato risolto prima del finale. Un'altra autrice della rivista Monsters and Critics, June L., ha ripreso le recensioni positive precedenti, trovando che anche la quarta stagione «si mantiene intrigante e divertente, permettendo agli spettatori di meditare in maniera più attenta in una sorta di analisi filosofica sulla natura del bene e del male». Steenbergen ha scritto che in questa stagione la serie raggiunge una fase di transizione, dall'essere «un telefilm abbastanza valido all'essere un telefilm piuttosto insigne». Ha mosso un sentito elogio nei confronti dell'interpretazione di Misha Collins nelle vesti dell'angelo Castiel e ha scritto che le interazioni tra lui e Dean sono «uno dei momenti più suggestivi della serie». Poco prima che la quinta stagione venisse promossa, Rolling Stone ha fatto spazio alla serie nella lista dei "50 migliori motivi per guardare la TV" e ha definito i fratelli protagonisti, Sam e Dean Winchester i «Bo e Luke Duke a caccia di demoni». Maureen Ryan del Chicago Tribune ha inserito Supernatural nella classifica delle dieci migliori serie del 2009, scrivendo: «l'artigianalissima serie televisiva quest'anno si è confermata più audace e creativa, inventandosi episodi più divertenti e innovativi e assumendosi dei rischi nel narrare».

In ogni episodio sono presenti citazioni di libri, film, serie televisive, spesso di genere horror o paranormale, e di leggende metropolitane o fatti realmente accaduti. Tra le opere più citate, vi sono Ghostbusters - Acchiappafantasmi, Shining, la saga di Star Wars, X-Files e Il mago di Oz. A Ghostbusters - Acchiappafantasmi viene fatto riferimento per la prima volta in L'uomo uncino, quando Dean apostrofa Sam col nome di «Dr. Venkman». Nel film, Peter Venkman è il personaggio interpretato da Bill Murray. Anche i Ghostfacers, l'improbabile gruppo di cacciatori di fantasmi, omaggiano il film: i due componenti originari Ed Zeddemore e Harry Spangler prendono il nome (e la professione) dai personaggi di Ghostbusters Winston Zeddemore e Egon Spengler. Nell'episodio Casa infernale viene citato il tagline del film «Who Ya Gonna Call? Ghostbusters!», mentre nell'episodio Senza uscita, Dean fa riferimento all'«omino dei marshmallow», il pupazzo gigante che compare nel film e tenta di distruggere New York e gli stessi protagonisti. Molly, la ragazza salvata dai protagonisti nell'episodio Un conto in sospeso, quando si rende conto di cosa fanno Sam e Dean per vivere, li paragona agli Acchiappafantasmi. Nell'episodio Una pistola dal passato viene citato il film cult Dal tramonto all'alba di Robert Rodríguez: la prima volta in cui i vampiri vengono mostrati nel loro covo si nota una vampira che danza in modo sensuale sulle note di Strange face of love (Tito and Tarantula) dall'album Tarantism, e sia il brano che l'album ne hanno composto la colonna sonora. Nell'episodio Tutti amano i clown viene omaggiato il film cult Il duro del Road House: quando i due fratelli entrato nel bar, fatalità denominato ROADHOUSE, trovano e poi collaborano con Ash (Chad Lindberg), personaggio dotato di intelligenza straodinaria, che dorme sul biliardo con lo stesso colore e taglio di capelli del famoso e geniale bluesman Jeff Healey, attore nel film di Rowdy Herrington e, soprattutto, autore di alcuni brani della colonna sonora.

Nell'episodio Mistero a Hollywood viene citata la serie televisiva Una mamma per amica alla quale ha partecipato, per diverse stagioni, lo stesso protagonista Jared Padalecki. Nell'episodio Ritorno a casa, Dean fa riferimento ai poteri di Sam come ad una «luccicanza». Viene nuovamente citato il film Shining nell'episodio Soliti sospetti, quando Dean cita la frase «lavorare soltanto e non giocare rende Jack un ragazzo annoiato», la stessa che il protagonista batte a macchina in modo ossessivo. Nello stesso episodio viene citata anche la scritta «Redrum» e in altre due occasioni la stanza numero 237 (Qualcosa di stregato e La casa delle bambole). Un altro riferimento a Shining si trova nell'episodio della sesta stagione Appuntamento a Samarra, dove, in una scena dove Bobby è rinchiuso in uno stanzino e Sam rompe la porta a colpi d'ascia in pieno stile Jack Nicholson, Bobby esclama: «Ora non dirmi "Sono il lupo cattivo!"». Infine, nell'episodio I magnifici sette Superbia grida, nell'originale inglese, «Here's Johnny!», una delle battute più famose pronunciate nel film. Essendo fan di Jack Nicholson, Dean cita l'attore e i film in cui è comparso più volte; in particolare, fa riferimento a Qualcuno volò sul nido del cuculo negli episodi La rivolta e Il virus della follia, entrambi ambientati in un manicomio. La saga di Star Wars viene citata per la prima volta nell'episodio Strane premonizioni, quando Dean paragona un ragazzo con il potere di controllare le menti ad Obi-Wan Kenobi. In Lucifero risorge Ruby si riferisce alla lotta all'imminente Apocalisse come ad un'"ultima corsa verso la Morte Nera", mentre nell'ultimo episodio della quinta stagione Lucifero si rivolge a Sam con la frase «Così tanta rabbia, giovane Skywalker!», la stessa pronunciata dall'Imperatore Palpatine. Dean apostrofa in tre diverse occasioni suo fratello Sam con il nome di Haley Joel, l'attore che interpreta il bambino che ne Il sesto senso è in grado di interagire con i morti (La rivolta, Un conto in sospeso e Quando la morte è in vacanza). Il film L'esorcista viene citato nell'episodio Il fantasma nell'aria, quando Dean sostiene, in riferimento ad una possessione demoniaca: «Questo sembra molto più grave che fluttuare sul letto o vomitare zuppa di piselli» e nell'episodio I soliti sospetti, in cui appare l'attrice Linda Blair, l'attrice che nel film interpreta Regan, la ragazza posseduta. Nell'episodio Detenzione forzata Dean paragona se stesso e Sam rispettivamente a James Garner ne La grande fuga e a Clint Eastwood in Fuga da Alcatraz. Nell'episodio In principio viene fatto riferimento alla trilogia di Ritorno al futuro quando Dean, mandato indietro nel tempo da Castiel, chiede a quest'ultimo se per caso gli angeli abbiano usato una DeLorean. La trilogia viene citata anche negli episodi La fine, ambientato in un futuro post-apocalittico e È sempre la stessa musica, ambientato nuovamente nel passato. L'episodio Frontierland, ambientato nel 1861, rende omaggio al terzo film della trilogia e ai western di Sergio Leone. Nell'episodio Lo spaventapasseri vengono messi in evidenza alcuni elementi de Il meraviglioso mago di Oz, come lo stesso Spaventapasseri e gli alberi di mele. Dean cita in più occasioni alcune frasi del film del 1939, come «Segui il sentiero dorato» (Un conto in sospeso, Il lato oscuro della luna), «Ho l'impressione che non siamo più nel Kansas» e «Nessun posto è bello come casa» (Desideri nascosti). Inoltre, nell'episodio Il mistero di Morning Hill, Ruby parafrasa Il mago di Oz esclamando «Ding-dong! Il demone è morto!». La serie televisiva X-Files viene citata numerose volte: nell'episodio pilota, ad esempio, Dean saluta due agenti dell'FBI chiamandoli «Mulder e Scully», mentre nell'episodio Il fantasma nell'aria, Dean sostiene di non aver tempo per discorsi del tipo «la verità è là fuori». È stato inoltre fatto riferimento alle pellicole Ghost - Fantasma, Il silenzio degli innocenti, Terminator, Poltergeist - Demoniache presenze, Seven, Psyco, Fight Club, The Butterfly Effect, Titanic, The Untouchables - Gli intoccabili, Il cigno nero e i film del regista George A. Romero; e alle serie televisive Star Trek, Medium, Ghost Whisperer - Presenze, Ai confini della realtà, Scooby-Doo, Veronica Mars e alle saghe di Harry Potter e di Twilight. Alcuni episodi sono stati paragonati ad altre opere: nell'episodio Insetti vi è un attacco di insetti simile a quello degli uccelli del film di Hitchcock, mentre l'episodio Un'insolita rapina ha una trama simile al film Inside Man di Spike Lee. Nell'episodio The Girl Next Door si sente alla TV il trailer di San Valentino di sangue 3D, film in cui Jensen Ackles è il protagonista principale. Nello stesso episodio la giovane ex amica di Sam utilizza il nome fittizio di Amy Pond, lo stesso della protagonista di Doctor Who. Nell'episodio Il canto del boia i due protagonisti si presentano come gli agenti federali Ranaldo e Moore, chiaro riferimento agli omonimi chitarristi della band Sonic Youth. Alcune volte vengono riprese le pagine dei testi con i quali i due fratelli trovano le informazioni sulle entità da sconfiggere: nell'episodio La Grande Zucca le pagine del libro inquadrate in realtà non riguardano miti celtici, come si può chiaramente leggere con un fermo immagine, bensì La Divina Commedia, ed in particolare gli Eresiarchi ovvero i capi delle sette eretiche puniti nel VI Cerchio dell'Inferno, descritto nel Inferno - Canto nono, i quali giacciono in tombe infuocate. L'immagine visibile è una delle tante mirabili illustrazioni di Gustave Doré.

L'episodio Monster Movie, girato interamente in bianco e nero, omaggia alcuni tra i più famosi film horror degli anni trenta, e allo stesso tempo ne fa la parodia. Tra i "Grandi mostri" vengono citati: il Conte Dracula, in particolare quello interpretato dall'attore Bela Lugosi, il mostro di Frankenstein, King Kong, la Mummia, l'Uomo lupo e il mostro della laguna nera. Nell'episodio Prigionieri della TV ad essere parodiate sono invece le serie televisive Supercar, Grey's Anatomy e CSI: Miami. Il 21 maggio le sorelle Hilly e Hannah Hindi fondatrici di The Hillywood Show che produce parodie di opere di successo, rilasciano su YouTube la parodia di Supernatural sulle note di Shake It Off di Taylor Swift e con il testo adattato ai temi di Supernatural. Partecipano a questa parodia molti degli attori comparsi nella serie fra cui gli stessi Jared Padalecki e Jensen Ackles.

LA TELEPATIA.

Che cosa è la telepatia? Storia di una capacità della mente che tutti vorrebbero avere teorica e non dimostrata, scrive il 22 novembre 2011 "Focus". Il termine telepatia fu proposto nel 1882 da F. W. H. Myers, uno studioso inglese del paranormale. Deriva dal greco téle (lontano) e pathos (sentimento). Indica un ipotetico processo in cui una persona riceve informazioni riguardanti i pensieri o le esperienze di un’altra senza la mediazione dei sensi (vista, udito, tatto). Gli studi condotti sinora, però, non sono mai riusciti a confermare in maniera convincente l’esistenza del fenomeno. La telepatia esiste davvero? Negli anni Trenta lo psicologo Joseph Banks Rhine condusse una serie di esperimenti che, in un primo tempo, diedero risultati positivi. Tuttavia, un esame accurato del modo in cui erano stati condotti rivelò che non si poteva escludere la possibilità che i soggetti coinvolti comunicassero tra loro. Quando questa possibilità fu eliminata, lo stesso Rhine non ottenne più nessun risultato positivo. Negli anni Sessanta si tentò un’altra via: una persona si concentrava su una fotografia e cercava di trasmettere l’immagine a un’altra persona addormentata. Anche in questo caso ci fu qualche risultato interessante, ma quando si controllò strettamente che non ci fossero fughe di informazioni, i risultati scomparvero. Più recentemente si è tentato con persone in stato di deprivazione sensoriale (al buio e nel silenzio più assoluto), una condizione che, secondo alcuni, favorirebbe la trasmissione del pensiero. Ancora una volta, controlli e verifiche rigorose hanno smentito quelli che all’inizio sembravano risultati positivi. Si può dire pertanto che fino a oggi la telepatia rimane un’ipotesi solo teorica e non dimostrata.

LA TELECINESI.

Che cosa succede quando ci prendiamo uno spavento? Una candid camera sulla telecinesi e i cosiddetti poteri paranormali ci mostra come reagiamo agli eventi inaspettati, scrive il 12 dicembre 2013 "Focus". Un coffee shop di New York è stato trasformato nel set di una candid camera: un stuntman è stato legato a un sistema nascosto di carrucole; tavolini e sedie sono diventate semoventi. Il tutto per inscenare i poteri di telecinesi (la capacità di spostare gli oggetti con la forza del pensiero) di un'attrice. Il video - diventato immediatamente virale negli Stati Uniti - risponde a due domande. La prima: come reagiamo di fronte ad eventi drammatici, inattesi e soprattutto incomprensibili? Quando si ha paura o si affronta una situazione rischiosa o sconosciuta, il corpo subisce una trasformazione radicale. Il cervello diventa capace di prendere decisioni rapide e le pupille si dilatano per vedere meglio. L’adrenalina crea immediatamente un vero e proprio stato di allerta. In tempi rapidissimi prepara mente a gestire il pericolo e il corpo ad affrontare eventuali sforzi (per scappare ad esempio). Per dare più ossigeno ai muscoli, fa contrarre i vasi sanguigni e aumenta il ritmo cardiaco e respiratorio. Il fegato produce più glucosio, e la digestione, che consuma molta energia, si ferma. La seconda, meno scientifica, riguarda i fenomeni paranormali: che cosa potrebbe succedere se la telecinesi esistesse davvero?

I FANTASMI.

Quanti tipi di fantasmi esistono? C'è fantasma e fantasma... ammesso che ci crediate, scrive il 30 ottobre 2010 "Focus". Qualunque cosa siano, i fantasmi non sono tutti uguali. Ecco un’approssimativa classificazione dei vari tipi di fantasmi.

Poltergeist: è uno spirito chiassoso; il termine, di origine tedesca, descrive tutti quei fenomeni come lo spostamento di oggetti, il rompersi di piatti, lo sbattere delle porte, ma anche voci e rumori. Si pensa che sia legato alla presenza di bambini o adolescenti. Non è pericoloso.

Residui psichici: appaiono sempre nello stesso identico modo, nello stesso posto, facendo gli stessi gesti. 

Il doppio o apparizione-crisi: è uno spettro ambasciatore di morte, si manifesta ai parenti di una persona morente con le sembianze del malato. 

Gli spettri ciclici: fantasmi innocui che appaiono ciclicamente in un certo posto, in ricordo di un avvenimento a loro caro o temuto. Per esempio, dei soldati sul campo di battaglia dove hanno perso la vita. 

Fantasmi domestici: spettri che infestano una casa anche nel corso dei secoli, probabilmente ignari di essere morti.

Ectoplasma: la materia nebbiosa che fuoriesce dal medium durante la fase di materializzazione, necessaria per la ricomposizione visiva di spiriti. 

Banshee: fantasmi femminili tipici di Irlanda, Galles e Scozia. Sono legati a una particolare famiglia.

Che cos’è il Poltergeist? Il termine Poltergeist (dal tedesco = spirito chiassoso) è usato per indicare fenomeni paranormali, come inspiegabili apparizioni, rumori o spostamenti di oggetti, scrive il 28 giugno 2002 "Focus". Il termine Poltergeist (dal tedesco = spirito chiassoso) è usato per indicare fenomeni paranormali, come inspiegabili apparizioni, rumori o spostamenti di oggetti, che si verificherebbero in particolari edifici oppure ambienti, associati, spesso, alla presenza di bambini. Questi fenomeni da un punto di vista scientifico sono da considerare illusori o fraudolenti, ma vengono popolarmente attribuiti a «spiriti defunti». La parapsicologia sostiene invece che siano effetti della presenza di medium (persone che fanno da tramite tra il mondo terreno e quello degli spiriti) spesso adolescenti, i quali tuttavia sarebbero del tutto ignari di queste loro presunte facoltà medianiche.

Esistono i fantasmi? Da sempre e in ogni cultura l’uomo “crede” negli spiriti. Tant’è vero che ancora oggi c’è chi cerca di dimostrarne l’esistenza, scrive Emanuela Cruciano per Focus Extra il 26 marzo 2017. Un presunto fantasma fotografato da William Hope (1863-1933), fantomatico medium che al tempo realizzò diversi falsi fotografici di ectoplasmi e fantasmi. Ebbe un certo seguito prima di essere smascherato come impostore. Fra le poche certezze dell’essere umano c’è la morte. Del resto, la coscienza di dover morire ci distingue dagli altri animali. Ma sui confini, su ciò che separa il mondo dei vivi da quello dei morti le sicurezze vacillano. Oggi come ieri. Il bisogno di mitigare l’ineluttabilità della dipartita con la speranza di un’altra vita si perde nella notte dei tempi. La traccia più antica di rituali legati alla sepoltura risale a 90 mila anni fa: è la tomba di un cacciatore ritrovata nella grotta di Skhul (nell’odierna Israele), dove mani pietose hanno appoggiato al braccio del defunto la testa di un cinghiale, come dono. A fungere da “intermediari” fra questo mondo e l’altro erano gli sciamani. Pitture rupestri di 20 mila anni fa raffigurano i viaggi, in stato di trance, nel mondo degli spiriti, ammettendo la netta separazione fra corpo e anima (rappresentata da un uccello). Per gli antichi Egizi la vita nell’oltretomba era una tale certezza da essere descritta, con regole d’accesso dettagliate, nel Libro dei morti. Ma il viaggio nell’aldilà prevede anche un biglietto di ritorno? In altre parole, i defunti possono tornare fra noi, o perlomeno comunicare?

Nelle sacre scritture si fa cenno a possibili contatti col mondo dei morti. Nonostante l’atteggiamento assunto più tardi dal cristianesimo, il primo episodio di necromanzia (previsione del futuro attraverso domande ai defunti) della storia è raccontato proprio nella Bibbia, dove il re Saul fa evocare da una maga il fantasma del re Samuele, per chiedergli consiglio. Anche Omero conduce Ulisse nel regno dei morti, affinché la madre e il veggente Tiresia gli indichino la strada per tornare alla sua amata Itaca. La necromanzia era proibita nella religione greca e Platone nella Repubblica e nelle Leggi considera le pratiche magiche o necromantiche degli imbrogli, mettendo in guardia dalle loro conseguenze. Si credeva, tra l’altro, che i morti detestassero essere disturbati nel loro riposo e tutto sommato suscitavano timore. Uno degli scopi dei culti funebri e delle sepolture era dunque impedire ai defunti di tornare a turbare i vivi e tenerli lontani. A Roma la separazione era codificata nella legge delle Dodici Tavole, che proibiva di sotterrare i morti all’interno della città (e infatti le necropoli erano situate lungo le vie consolari). Ma, anche se nel Medioevo i morti rientrarono in città, con i cimiteri ricavati nei cortili antistanti le chiese, la paura dei fantasmi rimase. Anzi, è proprio in quest’epoca che gli spettri conobbero il loro periodo d’oro. Per gli Egizi, l’anima aveva 5 componenti. Una era il Ba, qui a sinistra nella raffigurazione. Poteva uscire dal sarcofago e andare fra i vivi.

Le apparizioni si moltiplicavano e riguardavano soprattutto il ritorno di anime che avevano fatto una brutta fine (suicidi o ammazzati, condannati a morte, donne morte di parto, annegati il cui corpo non è mai stato ritrovato ecc...). La Chiesa da una parte tentò di arginare il fenomeno e spinse spettri e fantasmi nell’area delle manifestazioni diaboliche, dall’altra lo alimentò proponendosi come intermediario. Suffragi, donazioni, preghiere diventarono lo strumento per aiutare le anime a trovare la pace eterna, senza disturbare quella terrena. Il Purgatorio, che nella dottrina cristiana compare sul finire del Duecento, fu forse il luogo in cui la chiesa “rinchiuse” i morti, preoccupata dal continuo attraversamento dei confini. Un altro tentativo di difendere i cristiani da inquietanti ritorni fu l’istituzione di una precisa giornata, il 2 novembre, dedicata alla commemorazione dei defunti. A istituire il giorno dei morti fu, attorno all’anno Mille, l’ordine monastico di Cluny, nelle cui abbazie (dicono le cronache) spettri e fantasmi facevano sentire la loro presenza. Lo stesso culto dei santi e delle reliquie è, in un certo senso, la prova della difficoltà che l’uomo medioevale aveva nell’accettare l’idea del distacco dell’anima dal corpo.

Nell’Ottocento, il concetto di “anima in pena” fu ripreso. Romanticamente attratti da un’epoca misteriosa e “buia”, intellettuali e artisti dell’Europa ottocentesca riscoprirono l’antica passione per i fantasmi. Ma lo fecero con lo spirito dell’epoca, cercando di dimostrarne empiricamente l’esistenza. Nasceva così lo spiritismo, una vera e propria dottrina filosofica sviluppatasi soprattutto in Inghilterra e negli Stati Uniti. Qualunque cosa siano, i fantasmi non sono tutti uguali. Furono in parecchi a cimentarsi nell’arduo compito di “dimostrare un fantasma”. A cominciare dalle sorelle Fox, di New York, che nel 1848 divennero famose per essersi messe in comunicazione con gli spiriti che abitavano la loro casa. Nonostante il successo (nel 1852 i seguaci dello spiritismo negli Usa erano 2 milioni) e il credito che i medium ebbero anche presso il mondo culturale e scientifico (dallo scrittore Arthur Conan Doyle al fisico William Crookes, al premio Nobel Charles Richet), tavolini volanti e materializzazioni si sono sempre rivelati, alla fine, per quello che erano: trucchi. Spesso svelati dagli autori stessi dei misteriosi fenomeni. 

Negli stessi anni ripresero fulgore anche le ricerche volte a dimostrare la “materialità” dell’anima. Già in passato ci avevano provato illustri scienziati. Il medico alessandrino Erofilo nel III secolo d.C. la cercava dissezionando i cadaveri; Cartesio, che fece altrettanto, la individuò, grande come un pisello, nella ghiandola pineale. E, ovviamente, ci provò anche Leonardo. Ma il primo che si prese il disturbo di “pesarla” fu nel 1901 il medico Duncan Macdougall (Massachusetts) che, insediatosi in una sorta di sanatorio, prese a pesare i pazienti proprio al momento del trapasso. Ebbene, con l’ultimo respiro i malcapitati perdevano 21 grammi di peso. Non soddisfatto, l’intraprendente chirurgo estese i suoi esperimenti ai cani: constatato che le bestiole passavano a miglior vita senza dimagrimento alcuno, il dottore ne dedusse ciò che le Chiese cristiane sostengono da sempre: gli animali non hanno l’anima. Dieci anni dopo le sue celebri pesate, Macdougall si mise a cercare anche il colore dello spirito. Introdusse in una camera buia un gruppo di tisici agonizzanti e, al momento supremo, fece scorrere un fascio di luce fortissima lungo il corpo del paziente. Poiché non trovò nulla, concluse che l’indice di rifrazione dell’anima era zero e siccome qualsiasi sostanza tranne l’etere rifrange la luce, l’anima doveva essere per forza composta di etere. 

Una delle ultime teorie scientifiche sui fantasmi tira in ballo l’elettromagnetismo. Secondo lo studio di alcuni psicologi britannici coordinati da Richard Wiseman, c’è una correlazione tra avvistamenti spettrali e variazione dei campi magnetici. Gli studiosi hanno analizzato Hampton Court Palace a Londra e le cripte di South Bridge a Edimburgo, dove si sarebbero verificati vari avvistamenti: ebbene, questi posti sarebbero soggetti a variazioni dei campi magnetici più elevate rispetto alla norma. Altri studi sono giunti alla stessa conclusione. Un gruppo di ricercatori ha applicato campi elettromagnetici a certe parti del cervello, come i lobi temporali, ed è riuscito a indurre nelle “cavie” sensazioni fisiche e metafisiche, come la sensazione di vicinanza a Dio. Alla stessa conclusione è giunto con i suoi esperimenti il neuroscienziato Michael Persinger, secondo il quale i campi magnetici svilupperebbero nel cervello dei volontari la sensazione di avvertire strane presenze.

Un fantasma al cinema per adulti: un esperimento che precorse i tempi

La storia di alcune misteriose "visioni paranormali" inscenate a scopo scientifico. E di come anticiparono alcune importanti scoperte sull'attenzione. Il 28 maggio 1960, alle 19:40 di sera, gli spettatori di un film a luci rosse di Cambridge assistettero a un'apparizione molto particolare, mentre scorrevano i trailer prima dello show. Un uomo vestito da fantasma, con un lenzuolo bianco calato fino ai piedi, passò più volte davanti allo schermo, lasciando il pubblico in sala piuttosto indifferente, scrive il 31 ottobre 2016 Elisabetta Intini su "Focus". Quasi la metà degli spettatori non notò nulla di strano, in quella comparsa; neppure l'addetto al proiettore si accorse della presenza sinistra dello spettro. Con buona pace dell'uomo sotto al lenzulo: A. D. Cornell, uno psicologo del paranormale dell'Università di Cambridge che voleva indagare, con rigoroso metodo scientifico, le reazioni dei presenti a un'improvvisa manifestazione "dall'altro mondo". Non era la prima volta che ci provava. Cornell, che implicitamente ammetteva la possibilità che gli spiriti dei morti si rifacessero vivi dall'oltretomba, e che conduceva le simulazioni di questi ritorni con un metodo Prima di allora era apparso, sempre avvolto nel lenzuolo, in un pascolo di mucche vicino al King's College di Cambridge: ma anche in quel caso, la sua coreografia di 4 minuti e mezzo, attentamente studiata per cogliere i passanti di sorpresa, non aveva sortito alcun effetto sugli 80 occasionali spettatori. Solo le mucche erano rimaste perplesse. Quindi aveva provato a "infestare" un cimitero che dava sulla strada, assistito dai suoi fedeli assistenti, pronti a intervenire in caso di episodi di isteria collettiva. Ma anche in quel caso, su 142 passanti, solo 4 avevano notato la presenza dello spettro, e nessuno aveva pensato al paranormale: una persona aveva detto di aver visto un uomo vestito da donna, e sicuramente matto; un'altra, era convinta di aver osservato "uno studente con una coperta". Altri due ammettevano di aver assistito a un tentativo di simulare una visione paranormale, tuttavia fallito - sotto al lenzuolo si intravedevano chiaramente i piedi. Ecco come Cornell era arrivato a pensare al cinema. Prima di tutto, gli serviva un contesto di attenzione focalizzata (in questo caso, verso lo schermo). Inoltre, aveva scelto un film a luci rossi per questioni "etiche": voleva così scongiurare la presenza di bambini in sala. Ma quando lasciato il lenzuolo, Cornell prese in mano il microfono per interrogare gli astanti sulla loro esperienza, capì che il 46% degli spettatori non aveva notato il suo primo passaggio davanti allo schermo, e che il 32% non aveva visto nulla di strano per tutto il tempo. Per Cornell, l'esperimento era fallito. Ma riletti oggi, e spogliati di ogni velleità paranormale, quegli studi pubblicati sul Journal of the Society for Psychical Research anticiparono di quarant'anni un fenomeno fondamentale nelle ricerche sull'attenzione: l'inattentional blindness (cecità da disattenzione), dimostrata ufficialmente per la prima volta da due psicologi dell'MIT, Irving Rock e Arian Mack, nel 1998. Di che cosa si tratta? Nel video qui sotto, provate a contare quanti passaggi fanno i giocatori con la maglietta bianca. Avete visto passare il gorilla? Probabilmente no, anche se il bestione, come si vede nell'immagine qui sotto, era chiaramente visibile. Ecco che cos'è l'inattentional blindness: l'incapacità di prestare attenzione a uno stimolo inaspettato, anche se quello stimolo si nota chiaramente. Quando ci si concentra su un compito - in questo caso, contare i passaggi di palla - si tende a non prestare attenzione ad altri input e oggetti inattesi. L'esperimento del gorilla, per le sue implicazioni sull'attenzione, è stato poi ripreso in moltissime varianti: si è persino visto che i medici non prestano attenzione ai gorilla che si intrufolano nelle radiografie! Ma gli studi di Cornell sul fantasma passato più volte inosservato, con il loro rigore scientifico pur nella comicità delle situazioni, anticiparono questo aspetto degli studi cognitivi di qualche decennio. Il disegno sperimentale di queste ricerche, fondamentali in ambiti come quello della sicurezza stradale, delle testimonianze oculari o della pubblicità, fu immaginato per la prima volta da un uomo che credeva nelle apparizioni paranormali. Ma il valore reale dello studio passò allora completamente inosservato, proprio come quel fantasma.

I MEDIUM.

Medium e fenomeni paranormali sono frodi? Il leggendario scettico James Randi mostra i trucchi utilizzati dai medium. E spiega perché nessuna facoltà paranormale sia stata mai provata scientificamente, scrive "Focus" l'1 ottobre 2012. Il leggendario scettico James Randi ingoia sul palco una dose fatale di sonniferi omeopatici per dare inizio a un travolgente atto d'accusa contro i convincimenti irrazionali. Lancia una sfida a tutti i medium del mondo: dimostrate che ciò che fate è reale e vi darò un milione di dollari. (Nessuno finora li ha ottenuti). In una conferenza TED di qualche anno fa James Randi ha mostrato quali sono i trucchi a cui ricorrono medium e fantomatici personaggi che millantano facoltà paranormali per ingannare il loro pubblico. TED - per i non addetti ai lavori - è un'organizzazione non-profit il cui scopo è "la diffusione delle idee", attraverso conferenze internazionali. 

Buongiorno. Sono lieto di vedere tante belle persone e così tanti visi sorridenti. Ho una preparazione un'attitudine ed un approccio particolare al mondo reale perché sono un prestigiatore. Preferisco questa parola alla parola 'mago' perché, se veramente fossi un mago, vorrebbe dire che utilizzo magie, incantesimi e gesti particolari per realizzare delle vere magie. No, io non lo faccio. Sono un prestigiatore ossia uno che finge di essere un vero mago. Come si riesce ad essere prestigiatori? Il prestigiatore si avvale del fatto che gli spettatori come voi faranno delle supposizioni. Ad esempio, quando sono salito qui sopra ed ho preso il microfono dal suo sostegno e l'ho accesso voi avete supposto che fosse un microfono, ma non lo è. (Risate) In realtà è qualcosa con cui circa metà di voi, più di metà di voi non ha alcuna familiarità. Serve a pareggiare la barba. Ed è un pessimo microfono. L'ho provato più volte. Un'altra supposizione che avete fatto -- e questa piccola lezione serve a dimostrarvi che fate supposizioni -- non solo che potete farne, ma che ne farete -- quando vi sono suggerite in modo adeguato. Voi credete che io vi stia guardando. Sbagliate. Non vi sto guardando. Non posso vedervi. So che siete qui davanti, mi hanno detto dietro le quinte che c'è un pienone. So che siete qui perché riesco ad udirvi ma non posso vedervi perché normalmente indosso occhiali. E questi non sono occhiali, è una montatura senza lenti decisamente priva di lenti. Perché mai un uomo adulto dovrebbe presentarsi a voi indossando montature senza lenti? Per ingannarvi, signore e signori, per raggirarvi, per dimostravi che anche voi fate delle supposizioni. Non dimenticalo mai. Innanzitutto devo indossare degli occhiali veri così da potervi vedere il che probabilmente sarebbe vantaggioso. Non saprei. Non ho ancora visto. Beh, non è poi un così grande vantaggio. (Risate)

Adesso farò una cosa che è piuttosto strana per un mago. Prenderò delle medicine. Questa è una bottiglia piena di Calms Forte. Vi spiegherò tra un momento. Ignorate le istruzioni per l'uso. È quello che il governo deve aggiungere per confondervi, ne sono certo. Ne prendo un bel po'. Mmmm. Anzi, le prendo tutte. 32 pastiglie di Calms Forte. Fatto questo -- vi spiegherò tra un momento -- ora devo dirvi che sono un attore. Sono un attore che recita una parte precisa. Recito la parte del mago, uno stregone, se preferite, un vero stregone. Se qualcuno apparisse su questo palco di fronte a me affermando di essere un antico principe della Danimarca chiamato Amleto, vi sentireste insultati e a ragione. Perché mai qualcuno dovrebbe supporre che crediate a qualcosa di così strano? Ma fuori da questa stanza ci sono moltissime persone che vi diranno che hanno dei poteri magici, che possono prevedere il futuro, che possono entrare in contatto con i morti. Inoltre dicono che vi venderanno degli oroscopi o qualche altro metodo per predire il futuro. Oh, se ve lo venderanno volentieri. Sì. Vi diranno anche che possono darvi delle macchine a moto perpetuo e sistemi che funzionano con energia gratuita. Affermeranno di essere medium, sensitivi, qualsiasi cosa. Ma c'è qualcosa che è ritornata ad essere di moda recentemente, ed è il business del parlare con i morti. Per la mia mente innocente l'essere morti implica l'essere incapaci di comunicare. Forse sarete d'accordo con me. Ma quelle persone tendono a dirvi che non solo possono comunicare con i morti -- "Ehilà!" -- ma che possono anche udirli, e che possono riferire le loro informazioni ai vivi. Mi chiedo se sia vero. Non lo penso perché questa sottocultura utilizza esattamente gli stessi trucchi dei maghi, esattamente gli stessi gli stessi mezzi fisici, gli stessi metodi psicologici. Queste persone hanno profondamente ed efficacemente ingannato milioni di persone causando loro danno. Essi ingannano le persone. Costano loro molto denaro. Causano loro un grande tormento emotivo. Miliardi di dollari vengono spesi ogni anno, in tutto il globo, per questi ciarlatani. Ho due domande che mi piacerebbe rivolgere a queste persone se ne avessi l'opportunità. Prima domanda: se desiderassi che rievochino qualcuno -- perché li ascoltano attraverso le orecchie. Loro ascoltano gli spiriti in questo modo. Gli chiederò di chiamare lo spirito di mia nonna perché prima di morire, lei aveva preparato un testamento che aveva nascosto da qualche parte. Non sappiamo dove sia. Chiediamo alla nonna, "Nonna, dov'è il testamento?" Cosa risponde la nonna? Risponde "Sono in paradiso ed è fantastico. Sono qui con tutti i miei vecchi amici, i miei amici defunti, e la mia famiglia, e tutti i cani ed i gatti che avevo quando ero bambina. E vi amo, sarò sempre con voi. Arrivederci." Ma non ha risposto alla dannata domanda. Dove si trova il testamento? Avrebbe potuto facilmente dire "Oh, nella libreria sul secondo scaffale, dietro l'enciclopedia." Ma non lo dice, proprio non lo dice. Non ci riferisce alcuna informazione utile. Abbiamo pagato molto per quell'informazione, ma non l'abbiamo ottenuta. La seconda domanda che vorrei fare è piuttosto semplice. Ipotizzate che io chieda loro di contattare, ad esempio, lo spirito di mio suocero. Perché mai insistono col dire -- ricordate, gli parlano nell'orecchio -- perché chiedono "Il mio nome comincia con J o con M?" È un gioco di caccia? Caccia e pesca? Cos'è? È un quiz come "20 domande"? No, piuttosto 120 domande. È un gioco crudele, malvagio completamente amorale -- sto bene, state pure seduti -- quello che queste persone giocano. Essi sfruttano gli innocenti, i semplici, i sofferenti, le persone bisognose.

È un procedimento che si chiama "cold reading". C'è un tale che si chiama James Van Praagh. È uno dei professionisti di questo tipo d'attività. John Edward, Sylvia Browne e Rosemary Altea sono alcuni degli altri. Ce ne sono a centinaia nel mondo, ma in questo Paese, James Van Praagh è molto noto. Di che cosa si occupa? Gli piace dirvi in che modo il defunto è defunto, è la gente che gli parla attraverso l'orecchio, vedete. Molto spesso ciò che dice è simile a "Mi dice, mi dice, che prima di morire aveva problemi a respirare." Gente, è questa l'essenza della morte. (Risate) Smetti di respirare e poi sei morto. È proprio semplice. E questo è il genere di informazioni che vi riferiranno? Non penso proprio. Queste persone provano ad indovinare, diranno cose come "Perché sto ricevendo elettricità? Mi sta dicendo 'Elettricità.' Faceva l'elettricista?" No. "Ha mai posseduto un rasoio elettrico?" No. È una specie di caccia alla domanda giusta. È questo che fanno. Le persone spesso chiedono informazioni alla James Randi Educational Foundation mi chiamano per chiedermi "Perché si preoccupa tanto, Signor Randi? Non crede che sia solo divertente?" No, non è divertente. È una farsa crudele. Forse può offrire un qualche sollievo ma questo sollievo dura più o meno 20 minuti. Poi la gente si guarda alla specchio e dice ho pagato molto denaro per questa seduta. e cosa mi ha detto? "Ti amo!" Lo dicono sempre. Non ottengono alcuna informazione non ottengono valore da quanto hanno speso. Sylvia Browne è una gran professionista del settore. La chiamiamo "Gli Artigli." Sylvia Browne -- grazie -- Sylvia Browne è una gran professionista ad oggi, in questo campo. Sylvia Browne -- solo per farvi capire -- ricava 700 dollari per una seduta di 20 minuti al telefono. Non ha nemmeno bisogno di presentarsi di persona. E dovrete aspettare fino a due anni perché la lista di attesa dura così tanto. Pagate con la carta di credito o in qualche altro modo poi lei vi chiamerà prima o poi nei prossimi due anni. Si capisce che è lei. "Salve, sono Sylvia Browne." È proprio lei, lo si capisce subito. Montel Williams è un uomo intelligente. Sappiamo tutti chi sia in televisione. Ha una buona educazione, è sveglio. Sa cosa Sylvia Browne sta facendo, ma non se ne cura. Semplicemente non gli importa. Perché, sotto sotto, gli sponsor la adorano e lui la espone alla pubblicità televisiva ad ogni occasione. Cosa vi darà Sylvia Browne per 700 dollari? Vi darà il nome dei tuoi angeli custodi, innanzitutto. Come potremo mai farne a meno? Vi dirà i vostri nomi nelle vite precedenti chi eravate nelle vite passate. Mah. Si scopre che le donne per cui aveva effettuato delle sedute erano tutte principesse babilonesi, o qualcosa di simile E che tutti gli uomini erano guerrieri Greci che combattevano con Agamennone. Non si tratta mai di un lustrascarpe quattordicenne per le strade di Londra, morto di stenti. Non vale la pena rievocarlo, ovviamente. E una cosa strana -- forse avrete notato anche questo -- è che si vede che queste persone in televisione -- non rievocano mai nessuno dall'inferno. Tutti sono rievocati dal paradiso, mai dall'inferno. Se le persone rievocate sono miei amici come potrebbero mai tornare dal... capite dove vanno a parare. (Risate)

Sylvia Browne è un'eccezione, in un certo senso, perché la James Randi Educational Foundation, la mia fondazione, offre un premio di un milione di dollari in titoli negoziabili. È facile vincere. Dovete solo produrre un qualsiasi evento paranormale, occulto o soprannaturale essendo sottoposti a condizioni di osservazioni appropriate. È facile vincere il milione di dollari. Sylvia Browne è un'eccezione perché è l'unica medium professionista in tutto il mondo che ha accettato la nostra sfida. Lo ha fatto durante il Larry King Live Show sulla CNN sei anni e mezzo or sono. Non abbiamo più ricevuto sue notizie. Strano. Ha detto che, innanzitutto, non sapeva come contattarmi. Mah. Una medium professionista che parla ai morti che non riesce a contattarmi? (Risate) Sono vivo, come avrete notato. O perlomeno in buone condizioni. Non riusciva a contattarmi. Poi ha detto che non voleva più contattarmi perché sono un senza Dio. Una ragione ancora migliore per prendere il milione di dollari, non pensi, Sylvia? Queste persone devono essere fermate, adesso, sul serio. Devono essere fermate perché è una farsa crudele. Molte persone vengono a trovarci alla fondazione. Sono rovinate finanziariamente ed emotivamente perché hanno donato il loro denaro e la loro fede a questa gente. Prima ho ingoiato delle pastiglie, adesso devo spiegarvi. Omeopatia, cerchiamo di capire di cosa si tratta. Hmm. Ne avete sentito parlare. È una forma di cura alternativa, certo. In realtà l'omeopatia consiste in questo. -- Questo è il Calms Forte, 32 capsule di sonnifero -- mi ero dimenticato di dirvelo. Ho appena ingoiato l'equivalente di sei giorni e mezzo di sonniferi. (Risate) Sei giorni e mezzo, una dose certamente fatale. Lo dice proprio qui dietro, "In caso di sovradosaggio, contattate immediatamente il vostro centro antiveleni" ed indica anche un numero verde. Non preoccupatevi, tutto andrà bene. Non ne ho proprio bisogno perché ho fatto questo stunt per il pubblico di tutto il mondo durante gli ultimi otto o dieci anni, assumendo dosi fatali di sonniferi omeopatici. Perché non hanno effetti su di me? (Risate) (Applausi) La risposta potrebbe sorprendervi. Che cos'è l'omeopatia? È prendere un medicinale che funziona davvero e diluirlo e diluirlo ben oltre il limite di Avogadro. Diluendolo fino al punto in cui non ve ne è più traccia. Gente, non sto utilizzando una metafora, è la verità. È l'esatto equivalente del prendere un'aspirina da 325 milligrammi gettarla in mezzo al Lago Tahoe, mescolare il tutto, ovviamente con un bastone molto grande, ed aspettare per due anni circa finché la soluzione non diventi omogenea. Poi, quando vi prende il mal di testa bevete un sorso di quell'acqua e voilà! È sparito. (Risate) È proprio vero, è questa l'essenza dell'omeopatia. Inoltre affermano che -- questa vi piacerà -- che più si diluisce la medicina, dicono, più diventa potente. Aspettate un momento. Abbiamo sentito di quel tizio in Florida. Il pover'uomo usava medicine omeopatiche. È morto di overdose. Aveva dimenticato di prendere la sua pillola. (Risate) Pensateci, rifletteteci. È una cosa ridicola, assolutamente ridicola. Non so in che modo siamo riusciti a credere a queste assurdità per tutti questi anni. Lasciatemi dire che la James Randi Educational Foundation sta agitando questa grande carota ma devo anche dire che, il fatto che nessuno abbia accettato finora quest'offerta non implica che questi poteri non esistano. Potrebbero esistere, da qualche parte. Forse queste persone sono solo benestanti. Beh, credo sia proprio il caso di Sylvia Browne. 700 dollari per una seduta di 20 minuti al telefono, è più di quanto chiedano gli avvocati. È una somma di denaro favolosa. Forse queste persone non hanno bisogno di un milione di dollari, ma non pensate che a loro piacerebbe prenderli solo per farmi sembrare stupido, solo per togliersi di torno questo senza Dio di cui Sylvia Browne parla così spesso? Penso che si debba fare qualcosa. Mi piacerebbe moltissimo che mi suggeriste come contattare i federali, lo Stato le autorità locali per farli intervenire. Se scoprite come -- ora capisco -- ci sono persone, ancor oggi, che ci parlano di epidemie di AIDS e di bambini affamati nel mondo e di fonti d'acqua contaminate che affliggono le popolazioni. Sono problemi molto importanti, di importanza critica per noi. E dobbiamo fare qualcosa per affrontare questi problemi. Ma allo stesso tempo... Come diceva Arthur C. Clarke "Il marcire della mente umana." Il business del credere nel paranormale e nell'occulto e nel soprannaturale, tutte queste totali assurdità, questo modo di pensare medievale, io penso che dobbiamo affrontare anche questo problema e che la risposta sta nell'educazione. In gran parte sono i media a dover essere condannati per questo genere di cose. Senza pudore promuovono tutti questi tipi di assurdità perché soddisfano gli sponsor. Alla fine sono i soldi che contano. È tutto ciò di cui si interessano. Dobbiamo proprio fare qualcosa. Sono disposto a ricevere suggerimenti e spero che visiterete la nostra pagina web. È www.randi.org Andateci ed esaminate gli archivi, comincerete a comprendere molto meglio di che cosa abbiamo parlato oggi. Vedrete le nostre registrazioni. Non c'è niente come sedersi in quella biblioteca e vedere comparire una famiglia che dice che Mamma ha speso tutto il patrimonio familiare. Ha svenduto i CD ha dato via le azioni ed altri titoli. È una cosa tristissima sentirselo dire, e non è stato loro di alcun aiuto, non ha risolto alcuno dei loro problemi. Le menti degli americani potrebbero cominciare a marcire e come loro le menti di tutte le popolazioni della Terra se non cominciamo a riflettere ragionevolmente su queste cose. Abbiamo offerto questa carota come dicevo, l'abbiamo messa in mostra. Attendiamo che i medium si facciano avanti per prenderla. Oh, ne accogliamo tanti centinaia ci provano ogni anno. Si tratta di rabdomanti e di persone che pensano di poter parlare con i morti, ma sono dilettanti, non sanno come valutare i loro cosiddetti poteri. I professionisti non ci provano mai, eccetto per Sylvia Browne. Di cui vi ho parlato poc'anzi. Ha accettato e poi ha fatto marcia indietro. Signore e signori, mi chiamo James Randi, e sto aspettando. Grazie. (Applauso)

LA SCIENZA ED IL CREATORE.

Si riaffaccia all'asta la "Lettera su Dio" di Einstein. La stima è di oltre un milione di dollari. Pochi giorni fa era andata invenduta da Sotheby's la sua Bibbia, scrive il 3 dicembre 2018 Repubblica. "La parola Dio per me non significa altro che l'espressione il prodotto della debolezza umana, la Bibbia una collezione di venerabili ma ancora piuttosto primitive leggende", scriveva nel 1954 Albert Einstein in una lettera famosissima che domani Christiès metterà all'asta. Previsioni di vendita, da uno a 1,5 milioni di dollari, nonostante che solo la scorsa settimana una Bibbia appartenuta al padre della relatività sia andata invenduta dalla rivale Sotheby's. La "Lettera su Dio" di Einstein - una pagina e mezza autografa e in tedesco - ha acquistato questo nome nonostante la parola Dio sia usata solo una volta durante tutto il messaggio. Fu inviata un anno prima di morire al filosofo tedesco Eric Gutkind, autore di un libro ("Scegli la Vita: la chiamata biblica alla rivolta") che apparentemente a Einstein non era piaciuto. Il premio Nobel per la fisica aveva scritto decine di lettere in cui affrontava il tema di Dio e dell'ebraismo, la religione in cui era nato e cresciuto. Secondo Walter Isaacson, autore di una biografia del 2008, "nessuno dovrebbe basarsi solo su una lettera per risolvere i dubbi sull'idea di Einstein sull'esistenza di un essere supremo". Sempre secondo Isaacson, Einstein non era un ateo: "Ma non credeva in un Dio che andava in giro scegliendo le sue squadre sportive o le sue persone preferite". Non è la prima volta che il messaggio, riemerso nel 2008 dopo esser rimasto fino ad allora nelle mani della famiglia Gutkind, viene proposto all'asta: nel maggio di quell'anno a Londra un compratore rimasto anonimo battè il celebre ateo britannico Richard Dawkins pagando l'equivalente di 404 mila dollari per il documento. La lettera era stata poi offerta sei anni fa su eBay per tre milioni di dollari ma l'operazione apparentemente non andò in porto.  Altre lettere di Einstein sono state battute per cifre da capogiro: nel 2002 un suo messaggio al presidente Franklin Delano Roosevelt il cui il padre della fisica moderna metteva in guardia dai pericoli insiti nella "costruzione di bombe estremamente potenti" come gli ordigni atomici totalizzò da Christie's 2,1 milioni di dollari.

Ritrovata una lettera inedita di Albert Einstein, ecco perché oggi sarebbe diventata virale. È del 1954 ed è un monito contro la violenza delle religioni, scrive la Redazione di TPI il 3 Dicembre 2018. È stata riesumata una lettera di Albert Einstein e il tema è il più discusso di sempre: la religione. Si tratta di una lettera a mano del 1954 dal fisico che verrà messa all’asta nei prossimi giorni. Lo scritto di una pagina e mezzo in tedesco fornisce un assaggio dei pensieri privati ​​di Einstein. Non è la prima volta che il premio Nobel si confronta con la questione dell’ebraismo (la religione della sua famiglia), ma questa volta usa la parola “Dio” una sola volta. La lettera è emersa nel 2008. Fino ad allora, era apparentemente in mano agli eredi di Gutkind. Ha poi sfondato nell’universo delle aste, con un prezzo di 404mila dollari a Londra. Per il tema caldo. Einstein scelse un argomento discusso e dibattuto. Affrontando religione e scienza. “La parola Dio non è per me altro che l’espressione e il prodotto delle debolezze umane, la Bibbia una collezione di leggende venerabili ma ancora piuttosto primitive” si legge nel messaggio. “Nessuna interpretazione, non importa quanto sottile, può (per me) cambiare qualcosa al riguardo”. I commenti incendiari sarebbero caduti a pioggia nel mondo attuale. Per la sintesi. La lettera è corta. Di soli 239 battute, inclusi gli spazi, i punti e le virgole. Oltre il limite di un tweet. Ma facilmente sintetizzabile. Per i “tag”. Mandò la lettera scritta a mano a Eric Gutkind, un filosofo tedesco che aveva scritto un libro intitolato “Choose Life: The Biblical Call to Revolt” che, apparentemente, a Einstein non piaceva molto. Una recensione nella rivista Commentary ha detto che “Choose Life” era “genuinamente ispirata alla tradizione ebraica” e “sfida una generazione disincantata a” preparare il mondo per il Regno di Dio. Nel 2018 le chioccioline avrebbero aiutato alla diffusione della lettera. Ora la lettera è di nuovo sul mercato. Martedì arriverà sul blocco di Christie’s. Christie’s ha fissato una stima preventiva da 1 milione a 1,5 milioni di dollari. La “lettera di Dio” è stata messa in vendita su eBay per 3 milioni di dollari nel 2012. Il banditore che ha gestito la quotazione eBay ha detto che non poteva discutere l’esito. Una portavoce di Christie ha detto che non ha venduto allora e che la persona che l’ha acquistata nel 2008 è il venditore ora.

EINSTEIN E LA PROVA RAZIONALE DELL’ESISTENZA DI DIO (onde gravitazionali e dintorni). Antonio Socci. Da “Libero”, 13 febbraio 2016. Ha fatto scalpore la notizia della rilevazione delle onde gravitazionali. E’ stata giustamente enfatizzata da tutti i media del mondo come una svolta epocale. Tutti hanno ripetuto che tale rilevazione ci fornisce finalmente la conferma sperimentale di quanto Albert Einstein aveva ipotizzato cento anni fa nella sua teoria della relatività generale. Ora si aprono orizzonti inediti per la scienza, ma solo gli addetti ai lavori possono intuire alcuni scenari futuri della ricerca: il grande pubblico e i media non sono in grado di capire tutta la portata scientifica di questo avvenimento. Invece il “caso Einstein” può e deve essere compreso in tutte le sue implicazioni e non si può ridurre alla sola narrazione banale e celebrativa della genialità di questo straordinario scienziato. E’ stato lui stesso, infatti, ad accompagnare le sue teorie – che hanno rivoluzionato la scienza – con considerazioni che riguardano tutti noi come esseri umani nel mistero dell’universo e finalmente la nostra mente alla ricerca di Dio. Lo si può affermare – come vedremo – proprio sulla base di quanto Einstein stesso ha scritto. Anzitutto va detto che Einstein era essenzialmente un fisico teorico. Mentre il fisico sperimentale costruisce (appunto) esperimenti con sofisticate tecnologie, per appurare dei fenomeni, il fisico teorico, partendo da ipotesi, arriva, attraverso delle equazioni matematiche, ad enunciare delle leggi fisiche non ancora verificate sperimentalmente. Per questo i famosi studi sulla relatività di Einstein hanno previsto una serie di fenomeni e di realtà fisiche la cui effettiva esistenza è stata constatata solo negli anni successivi. L’ultima clamorosa conferma è appunto di questi giorni. Ma molte altre cose intuite per via teorica da Einstein erano già state dimostrate effettivamente esistenti nella realtà. E questo ha rivoluzionato la fisica, ma anche la nostra stessa vita quotidiana. Tuttavia c’è un aspetto che sfugge in tutta questa vicenda.

IL “MIRACOLO”. I media in questi giorni non gli danno alcuna attenzione, considerandolo scontato, ma era invece ritenuto da Einstein assolutamente sorprendente: il fatto cioè che la mente umana, tramite equazioni matematiche, sia in grado di ipotizzare l’esistenza di fenomeni fisici mai visti e il fatto che la realtà fisica dell’universo mostri di essere stata “costruita” proprio così, con perfetta (e altissima) razionalità matematica. La matematica è una costruzione della mente umana. Com’è possibile che un’equazione astratta costruita dalla nostra intelligenza si ritrovi poi esattamente riprodotta nelle leggi fisiche vigenti nelle più remote regioni dell’universo? Il cosmo non è stato prodotto da nessun essere umano e tuttavia è governato proprio da quella stessa ferrea razionalità matematica che la nostra mente elabora in astratto. Tutto questo è un autentico “miracolo”: è il più colossale e clamoroso miracolo che si trovi costantemente sotto i nostri occhi e a cui non facciamo alcun caso. A chiamarlo così – “miracolo” – è stato proprio Einstein che ne era immensamente stupefatto.

Nella famosa lettera a Solovine, Einstein scriveva: “Lei trova strano che io consideri la comprensibilità della natura (per quanto siamo autorizzati a parlare di comprensibilità), come un miracolo (Wunder) o un eterno mistero (ewiges Geheimnis). Ebbene, ciò che ci dovremmo aspettare, a priori, è proprio un mondo caotico del tutto inaccessibile al pensiero. Ci si potrebbe (di più, ci si dovrebbe) aspettare che il mondo sia governato da leggi soltanto nella misura in cui interveniamo con la nostra intelligenza ordinatrice: sarebbe” aggiungeva Einstein “un ordine simile a quello alfabetico, del dizionario, laddove il tipo d’ordine creato ad esempio dalla teoria della gravitazione di Newton ha tutt’altro carattere. Anche se gli assiomi della teoria sono imposti dall’uomo, il successo di una tale costruzione presuppone un alto grado d’ordine del mondo oggettivo, e cioè un qualcosa che, a priori, non si è per nulla autorizzati ad attendersi. È questo il “miracolo” che vieppiù si rafforza con lo sviluppo delle nostre conoscenze. È qui che si trova il punto debole dei positivisti e degli atei di professione, felici solo perché hanno la coscienza di avere, con pieno successo, spogliato il mondo non solo degli dèi (entgöttert), ma anche dei miracoli (entwundert)”.

In perfetta consonanza con Einstein, un altro Premio Nobel per la Fisica, Antony Hewish, astronomo, ha affermato: “Dall’osservazione scientifica arriva un messaggio molto chiaro. E il messaggio è questo: l’universo è stato prodotto da un essere intelligente”. E’ questo che autorizza a parlare di certezza razionale dell’esistenza di Dio.

EINSTEIN E DIO. Il più importante filosofo dell’ateismo, Anthony Flew, che proprio grazie ad Einstein ha di recente rinnegato l’enorme mole del suo lavoro precedente, proclamando di avere oggi raggiunto la certezza razionale dell’esistenza di Dio, ha scritto: “Einstein credeva chiaramente in una fonte trascendente della razionalità del mondo, che definì variamente: mente superiore, spirito superiore illimitabile, forza ragionante superiore e forza misteriosa che muove le costellazioni”. E’ la conferma di quanto la Chiesa ha affermato nel Concilio Vaticano I: l’uomo con la semplice intelligenza può arrivare alla certezza dell’esistenza di Dio. Poi la fede cristiana è altra cosa: è la Rivelazione dell’incarnazione del Figlio di Dio, Gesù. Ma alla certezza razionale dell’esistenza di Dio si può arrivare con la semplice ragione. Infatti c’è arrivata la più alta mente dell’antichità – Aristotele – e la più alta mente della modernità: Einstein.

Ecco un altro suo pensiero: “E’ certo che alla base di ogni lavoro scientifico qualificato troviamo il convincimento, simile al sentimento religioso, della razionalità e intelligibilità del mondo (…). Tale fermo convincimento, legato al sentimento profondo dell’esistenza di una mente superiore che si manifesta nel mondo dell’esperienza, costituisce per me l’idea di Dio”.

Diceva ancora: “Chiunque sia seriamente coinvolto nella ricerca scientifica, si convince che le leggi della natura manifestino l’esistenza di uno spirito immensamente superiore a quello dell’uomo e davanti al quale noi, con i nostri modesti poteri, ci dobbiamo sentire umili”.

E ancora: “La mia religiosità consiste in un’umile ammirazione dello spirito infinitamente superiore che rivela se stesso nei lievi dettagli che siamo in grado di percepire con le nostre fragili e deboli menti. Questa convinzione profondamente emozionante della presenza di un potere ragionante superiore, rivelato nell’universo incomprensibile, costituisce la mia idea di Dio”.

E’ evidente che Einstein non possa essere considerato ateo o spinoziano, cioè panteista. Lui stesso lo smentì esplicitamente: “Non sono ateo e non credo di potermi definire panteista. Siamo nella stessa posizione di un bambino che entra in un’enorme biblioteca piena di libri in molte lingue. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Non si sa come. Non si comprendono le lingue in cui sono scritti. Il bambino sospetta vagamente un ordine misterioso nella collocazione dei libri, ma non sa quale sia. Questo, mi pare, è l’atteggiamento anche del più intelligente degli esseri umani nei confronti di Dio”.

Da questo si comprende la sua posizione di scienziato: “Voglio sapere come Dio ha costruito questo mondo (…). Voglio conoscere i suoi pensieri”.

Una posizione opposta a quella di certi divulgatori mediatici di oggi, tuttora aderenti all’ottocentesca ideologia positivista e quindi allergici alla parola “Dio”. Uno scienziato libero da pregiudizi ideologici non può che arrivare alle conclusioni razionali di Einstein. Il caso Einstein spiega perché un altro grande scienziato, profondamente cattolico, Louis Pasteur, fondatore della microbiologia, poteva dire: “poca scienza allontana da Dio, ma molta scienza riconduce a Lui”. Antonio Socci. Da “Libero”, 13 febbraio 2016

Albert Einstein era religioso o credente? Se sì, che concezione religiosa aveva? Risponde Tommaso Tosi, Saggista in Filosofia, Scienza e Tecnologia, su it.quora.com il 9 settembre 2017. Einstein non era credente in alcuna religione determinata, né era propriamente religioso, ma aveva piuttosto un senso di religiosità. La sua complessa posizione nei confronti della religione non può essere etichettata né come deista, né come panteista, né come adesione ad una religione naturale o rivelata (tendendo quindi di più all'ateismo verso qualsiasi forma di religione che implicasse la venerazione di un dio trascendente e personale) e negli ultimi anni della sua vita fu effettivamente classificabile come ateo. La sua meraviglia per la struttura ordinata e razionale dell'universo (per definire la quale molti fisici teorici usano metaforicamente la parola “Dio”) non è assimilabile a nessuna concezione spiritualistica o metafisica, e lui stesso spesse volte nell'arco della sua vita rifiutò sia di lasciarsi etichettare come appartenente a qualsivoglia credo religioso, sia di lasciar intendere la sua meraviglia per le leggi della fisica e l'ordine cosmico come una fede sentimentalistica verso una supposta intelligenza ordinatrice, che molti erroneamente associarono al panteismo spinoziano. Einstein parla di atteggiamento nei confronti di “Dio”, non come dio personale o oltrepersonale, ma come metafora dell'ordine strutturale dell'universo, e in questo senso dunque si è parlato di religione cosmica. Va tenuto in considerazione a tal proposito il suo pensiero riguardo alla questione del realismo e del determinismo della realtà fisica in generale e soprattutto in meccanica quantistica, nei riguardi della quale assunse una posizione in controtendenza con lo strumentalismo operazionistico dell'interpretazione di Copenhagen, più tendente all'antirealismo di Bohr o all’agnosticismo pragmatico di Born, a testimonianza della concezione intrinsecamente razionale dell'universo come cosmo (in senso etimologico, come ordine), per la quale provava un sentimento di ammirazione non classificabile come fideistico in senso spiritualistico o “religioso” nelle suddette accezioni. La citazione che forse rappresenta al meglio la posizione di Einstein sulla religione nell'arco di tutta la sua vita consiste in questo passo: «Noi siamo nella situazione di un bambino piccolo che entra in una vasta biblioteca riempita di libri scritti in molte lingue diverse. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Egli non conosce come. Il bambino sospetta che debba esserci un ordine misterioso nella sistemazione di quei libri, ma non conosce quale sia. Questo mi sembra essere il comportamento dell'essere umano più intelligente nei confronti di Dio. Noi vediamo un universo meravigliosamente ordinato che rispetta leggi precise, che possiamo però comprendere solo in modo oscuro. I nostri limitati pensieri non possono afferrare la forza misteriosa che muove le costellazioni.» Brian, Einstein a life, 1996, p. 127

Qui si rende chiara la tipica posizione di Einstein che pone l'accento sull'atteggiamento verso il “Dio” (come leggi ordinate dell'universo, che sono i libri della biblioteca) che l'uomo (il bambino, secondo lui ingenuo e impossibilitato a comprendere una tale complessità) dovrebbe avere nei suoi confronti, decifrando le lingue in cui essi sono scritti (i vari modelli matematici volte a descriverle). La sua è una metafora, effettivamente di non facile decifrazione se non si conosce la sua carriera scientifica e le posizioni assunte col variare del tempo. Quanto agli ultimi anni della sua vita, non è difficile classificarlo come ateo quando si considerano le sue ultime esternazioni in materia di religione, su tutte la lettera del 1954 che spedì al filosofo Gutkind: «La parola Dio per me non è nulla se non l'espressione di un prodotto della debolezza umana, la Bibbia una collezione di onorevoli, ma pur sempre puramente primitive, leggende che sono comunque piuttosto infantili. Nessuna interpretazione, per quanto sottile, può per me cambiare questo fatto. Per me la religione ebraica, così come tutte la altre religioni, è una incarnazione delle più infantili superstizioni.» Albert Einstein a Erik Gutkind, 3 gennaio 1954.

"La scienza davanti a Dio". Una riflessione di don Pasquale Maria Mainolfi, venerdì 9 novembre 2018 su Otto pagine. Negli ultimi anni ho invitato per tre volte a Benevento il mio carissimo amico Antonino Zichichi (1996, 2002, 2013) dove ha tenuto altrettante lectiones Magistrales sul tema dei rapporti tra scienza e fede. Lo scopritore dell'universo sub-nucleare, noto al grande pubblico per la grande capacità di rendere comprensibile l'essenza delle grandi scoperte scientifiche, affronta di sovente un problema cruciale, quello dei rapporti tra scienza e fede, non più considerati come irriducibili avversari bensì come alleati alla ricerca di uno stesso obiettivo, anche se in ambiti diversi: la Verità! Zichichi parte proprio dallo scienziato seicentesco per abbattere uno dei miti della propaganda anticlericale e antireligiosa: Galileo fu sostanzialmente un uomo di fede, importante non soltanto per i risultati scientifici ottenuti, bensì per la volontà di cercare nel creato una “logica”, una razionalità che non può certo nascere dal caos, ma deve avere alla propria base una mente razionale superiore. E questa mente non può essere che Dio.

Sostenere che tutto ciò che esiste è retto da leggi fondamentali, immutabili e universali era il principale intento di Galileo, che rifiutava la teoria di Keplero sulle orbite ellittiche, perché riteneva che la perfezione del disegno divino si potesse esprimere solo in cerchi perfetti e non deformati. Scrive Zichichi: «L'antitesi scienza-fede e la più grande mistificazione di tutti i tempi. La scienza studia l'immanente, le cose che si toccano. Come ha già detto Galilei, 1'immanente non entrerà mai in conflitto con il trascendente che appartiene alla fede. Mondo materiale e mondo spirituale hanno la stessa origine dal Creatore». Sant'Agostino afferma che: «Dio è più intimo di quanto noi lo siamo a noi stessi». Ecco la ragione per cui avvertiamo un certo pudore nel parlare di Lui. Chi ama canta! Dinanzi al mistero di Dio si può soltanto intonare un canto per dire l'indicibile. Dopo il canto c'è solo il silenzio. Il vero credente, carico di stupore, contempla, ringrazia e trasforma la sua fede in opere di giustizia. Non parla di Dio, ma si fa testimone, traendo da Lui la forza di amare questa umanità assetata di luce. Come fece Dag Hammarskjöld Segretario Generale delle Nazioni Unite: per non presentarsi come uomo di parte, non parlò mai di Dio e della sua immensa religiosità, ma ad un amico lasciò il suo diario dal quale emerge il mistico, sulle orme di San Francesco di Assisi, San Giovanni della Croce, Santa Teresa d'Avila. Ancora più potente la delicata discrezione di Albert Einstein che, mentre sta parlando della luce, fa un sublime inciso: «La luce... ombra di Dio». Paolo II, nell'Enciclica “Fides et ratio” afferma che Dio non manda in pensione l'intelligenza dell'uomo. Fede e ragione possono essere complementari: quasi essere un genio e amare il Creatore. La fede nel Dio rivelato da Gesù Cristo, il Verbo incarnato, è lo strumento che consente, legittima e obbliga ad approfondire la ricerca scientifica. Infatti è storicamente dimostrabile che la tradizione giudaico-cristiana, insieme a quella greca, ha consentito lo sviluppo della ricerca scientifica. La vicenda di Galileo è stata un drammatico errore della Chiesa di quel tempo. Errore che ha spinto il mondo ecclesiastico a temere le scoperte di Galileo, esattamente come le temevano gli altri scienziati del tempo, che vedevano crollare tutte le loro convinzioni e il loro lavoro. Solo nella cultura giudaico-cristiana è potuta fiorire la ricerca scientifica. Tutto dipende dall'idea che si ha di Dio. In ogni tempo sono le teologie che plasmano le antropologie (libero o determinato, fine o mezzo...). a seconda dell'immagine che si ha di Dio e dell'uomo si realizzano le sociologie cioè i modi di organizzare la società. Altre nobili tradizioni culturali e religiose, come Induismo o Buddhismo, non hanno sviluppato alcuna ricerca scientifica. Perché cercavano altro. La riprova sta nella storia dell'Islam, dove l'ultima difesa dell'importanza della ragione e della libera ricerca scientifica fu quella di Averroè, la cui scuola di pensiero venne purtroppo sconfitta, e dal 1300 le università del mondo islamico hanno scelto strade diverse, fino a giustificare la violenza. La novità del Cristianesimo ha invece consentito all'uomo di realizzare la pienezza della sua umanità. Il Dio rivelato da Gesù Cristo è “Logos”, “Verbum”, Pensiero e Parola creativa che solo per amore si è incarnato. Dai Vangeli discende l'idea di un uomo come “persona”, inviolabile perché dotato della dignità di figlio di Dio. Nell'annuncio cristiano troviamo l'idea di libertà (il “karma” buddhista propone una concezione ineluttabilmente deterministica). L'idea di storia e progresso nasce con i Vangeli, in altre tradizioni corre l'idea di eterno ritorno ciclico. Il Dio del cristiano è Pensiero creatore, che ha donato all'uomo la ragione e il diritto di usarla fino in fondo. Anche l'illuminismo è sbocciato dalla cultura cristiana con gli ideali di “Libertè-egalitè-fraternitè” che discendono da Gesù Cristo. Dal Cristianesimo discende un tratto fondamentale della modernità: il principio di distinzione tra fede e politica. Gesù afferma: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio a Dio» (Mc 12,17). Una vera rivoluzione, libera da ogni fondamentalismo e terrorismo islamista. La civiltà occidentale è cresciuta su questo fertile terreno, sviluppando scienza e tecnica. Molti scienziati, riconosciuti come geni, credono in Dio, pregavano e non riscontravano discordanze insuperabili tra la loro professione di fede e la loro ragione che utilizzavano al massimo livello. I più grandi filosofi credevano in Dio: Pascal, Vico, Cartesio, Bergson erano cattolici. Kierkegaard e Soloviev erano credenti. Anche Kant credeva in Dio. Dalla filosofia alla scienza: Copernico era un religiosissimo canonico; Newton passava dagli studi sulla gravitazione universale alle pratiche di religione e carità, talvolta saltava qualche pasto ma mai la preghiera; credeva in Dio il fisico Ampère e così Pasteur, fondatore della microbiologia e della immunologia; profondamente religioso era Mendel, scopritore delle leggi che regolano l'ereditarietà dei caratteri. Il Nobel Rubbia, scienziato straordinario e credente in Dio, ha dichiarato: «Noi fisici arriviamo a Dio percorrendo la strada della ragione, altri seguono la strada dell'irrazionale». Identici ragionamenti si possono fare passando dai geni della scienza a quelli della letteratura e poesia: Dante, Petrarca, Shakespeare, Dostoevskij, Manzoni, Grazia Deledda, Paul Claudel, Bernanos, Mauriac, Julien Green, Talkien, Pèguy, Chesterton, Elliot, il russo Solženicyn...Questi giganti del pensiero si ergono ad emblema della compatibilità tra Fede e Ragione. Una piccola scienza allontana da Dio ma una grande scienza conduce a Dio. Intendo presentare nei prossimi articoli i profili dei più grandi scienziati del nostro tempo che hanno sottomesso la loro intelligenza a Dio. Per usare un'immagine manzoniana, non hanno temuto di piegarsi «al disonor del Golgota», hanno fatto della Croce la possibilità di convertire il dolore in uno stimolo a superare i limiti della ragione, hanno creduto alla «Verità antica e sempre nuova» nobilitando e arricchendo le forti e affascinanti radici cristiane dell'Europa.

Antonino Zichichi a Umberto Veronesi: “Dio esiste e la prova è l’universo”. Il fisico, da le pagine de Il Giornale, risponde all'oncologo che nel suo libro "Il mestiere di uomo" ha scritto: "Dopo Auschwitz, il cancro è la prova che Dio non esiste", scrive "Il Fatto Quotidiano" il 18 novembre 2014. “Dopo Auschwitz, il cancro è la prova che Dio non esiste”. Umberto Veronesi, luminare dell’oncologia, lo scrive nel suo libro “Il mestiere di uomo”. Allo scienziato e fondatore dello Ieo oggi risponde dalle pagine del Il Giornale un altro scienziato Antonino Zichichi, fisico e presidente del World federation of scientists. L’oncologo del dolore dice che “diventa molto difficile identificarlo come una manifestazione del volere di Dio. Ho pensato spesso che il chirurgo, e soprattutto il chirurgo oncologo, abbia in effetti un rapporto speciale con il male. Il bisturi che affonda nel corpo di un uomo o di una donna lo ritiene lontano dalla metafisica del dolore. In sala operatoria, quando il paziente si addormenta, è a te che affida la sua vita. L’ultimo sguardo di paura o di fiducia è per te. E tu, chirurgo, non puoi pensare che un angelo custode guidi la tua mano quando incidi e inizi l’operazione, quando in pochi istanti devo decidere cosa fare, quando asportare, come fermare un’emorragia”. A questo Zichichi risponde che “la scienza non ha mai scoperto nulla che sia in contrasto con l’esistenza di Dio. L’ateismo, quindi, non è un atto di rigore logico teorico, ma un atto di fede nel nulla…. Ci sei solo tu in quei momenti, solo con la tua capacità, la tua concentrazione, la tua lucidità, la tua esperienza, i tuoi studi, il tuo amore (o anche la tua carità come la chiamava don Giovanni) per la persona malata. Allo stesso modo di Auschwitz, per me il cancro è diventato la prova della non esistenza di Dio. Come puoi credere nella Provvidenza o nell’amore divino quando vedi un bambino invaso da cellule maligne che lo consumano giorno dopo giorno davanti ai tuoi occhi? Ci sono parole in qualche libro sacro del mondo, ci sono verità rivelate, che possano lenire il dolore dei suoi genitori? Io credo di no, e preferisco il silenzio, o il sussurro del “non so”.

Secondo il fisico invece “la speranza all’uomo del terzo millennio, solo la scienza e la fede possono darla. Questa speranza ha due colonne. Nella sfera trascendentale della nostra esistenza la colonna portante è la fede. Nella sfera immanentistica della nostra esistenza la colonna portante è la scienza. Noi siamo l’unica forma di materia vivente dotata della straordinaria proprietà detta ragione. La scienza ci dice che non è possibile derivare dal caos la logica che regge il mondo, dall’universo sub-nucleare all’universo fatto con stelle e galassie. Se c’è una logica deve esserci un Autore”. Secondo Zichichi “la follia politica ha causato milioni di vittime innocenti. Auschwitz e cancro sono due esempi di tragiche realtà. Una dovuta alla follia politica del nazismo, l’altra alla natura. Perché Dio non interviene per evitare il ripetersi di tante tragiche realtà? Se la nostra esistenza si esaurisse nell’immanente, il discorso sarebbe chiuso qui. Immanente vuol dire tutto ciò che i nostri cinque sensi riescono a percepire. Questi nostri cinque sensi sono il risultato dell’evoluzione biologica. C’è però un’altra forma di evoluzione che batte quella biologica: l’evoluzione culturale. L’evoluzione biologica della specie umana non avrebbe mai portato l’uomo a scoprire se esiste o no il supermondo, come facciamo al Cern. Né a viaggiare con velocità supersoniche. Né a vincere su tante forme di malattia che affliggevano i nostri antenati. La nostra vita media ha superato gli 80 anni e le previsioni vanno oltre i cento anni, grazie alla scoperta che il mondo in cui viviamo è retto da leggi universali e immutabili. Nel “libro della natura”, aperto poco meno di quattro secoli fa da Galileo Galilei, mai una virgola è stata trovata fuori posto”. Per me Veronesi invece è proprio l’opposto: “La scelta di fare il medico è profondamente legata in me alla ricerca dell’origine di quel male che il concetto di Dio non poteva spiegare. Da principio volevo fare lo psichiatra per capire in quale punto della mente nascesse la follia gratuita che poteva causare gli orrori di cui ero stato testimone. Avvicinandomi alla medicina, però, incappai in un male ancora più inspiegabile della guerra, il cancro”.

Veronesi: "Dopo Auschwitz, il cancro è la prova che Dio non esiste". "Come puoi credere nella Provvidenza o nell'amore divino quando vedi un bambino invaso da cellule maligne che lo consumano giorno dopo giorno davanti ai tuoi occhi?", scrive Sergio Rame, Lunedì 17/11/2014, su "Il Giornale". Lapidario. Umberto Veronesi, oggi direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia, si racconta nel libro Il mestiere di uomo che uscirà domani per Einaudi. E racconta come nel corso degli anni sia diventato agnostico senza tuttavia perdere la fede nella vita. Negli estratti, pubblicati oggi da Repubblica, l'oncologo medita sul dolore ripercorrendo la propria vita dall’infanzia da "inappuntabile chierichetto" all’amicizia con padre Giovanni che gli fece capire che esiste anche una carità laica. “La scelta di fare il medico è profondamente legata in me alla ricerca dell’origine di quel male che il concetto di Dio non poteva spiegare - si legge - da principio volevo fare lo psichiatra per capire in quale punto della mente nascesse la follia gratuita che poteva causare gli orrori di cui ero stato testimone. Avvicinandomi alla medicina, però, incappai in un male ancora più inspiegabile della guerra, il cancro". Per Veronesi, così come per la maggior parte dei medici che si battono per curare i tumori, il dolore incarna una forma vera e propria. È l'identità stessa del cancro. Ed è allora che, come spiega Veronesi, "diventa molto difficile identificarlo come una manifestazione del volere di Dio". "Ho pensato spesso che il chirurgo, e soprattutto il chirurgo oncologo, abbia in effetti un rapporto speciale con il male - continua - il bisturi che affonda nel corpo di un uomo o di una donna lo ritiene lontano dalla metafisica del dolore. In sala operatoria, quando il paziente si addormenta, è a te che affida la sua vita. L’ultimo sguardo di paura o di fiducia è per te. E tu, chirurgo, non puoi pensare che un angelo custode guidi la tua mano quando incidi e inizi l’operazione, quando in pochi istanti devo decidere cosa fare, quando asportare, come fermare un’emorragia". In quel momento Veronesi scopre di essere uomo. Si rende conto, insomma, che non c’è alcun dio a cui affidare il proprio operato: "Ci sei solo tu in quei momenti, solo con la tua capacità, la tua concentrazione, la tua lucidità, la tua esperienza, i tuoi studi, il tuo amore (o anche la tua carità come la chiamava don Giovanni) per la persona malata". Il cancro per Veronesi è molto simile a un campo di concentramento. "Così come Auschwitz - racconta - per me il cancro è diventato la prova della non esistenza di Dio". E chiede: "Come puoi credere nella Provvidenza o nell'amore divino quando vedi un bambino invaso da cellule maligne che lo consumano giorno dopo giorno davanti ai tuoi occhi? Ci sono parole in qualche libro sacro del mondo, ci sono verità rivelate, che possano lenire il dolore dei suoi genitori? Io credo di no, e preferisco il silenzio, o il sussurro del non so".

Il cancro è questione di cellule. Ma l'universo è la prova di Dio. Auschwitz e cancro sono tragiche realtà, ma dietro a stelle e galassie c'è una logica. E quindi un autore, scrive Antonino Zichichi, Martedì 18/11/2014, su "Il Giornale". «Dopo Auschwitz, il cancro è la prova che Dio non esiste?». Lo sostiene Umberto Veronesi nel suo ultimo libro «Il mestiere di uomo». Ma ora a rispondergli è Antonino Zichichi, fisico e presidente Wfs (World federation of scientists). L'oncologo così racconta il suo progressivo allontanamento: «Non saprei dire qual è stato il mio primo giorno senza Dio. Sicuramente dopo l'esperienza della guerra non misi mai più piede in una chiesa, ma il tramonto della fede era iniziato molto prima (...)». A 18 anni andò in guerra. «(...) oltre alle stragi dei combattimenti, ho toccato con mano anche la follia del nazismo e non ho potuto non chiedermi, come fece Hannah Arendt prima e Benedetto XVI molti anni dopo: “Dov'era Dio ad Auschwitz?”». E infine l'incontro con la tragedia del cancro: «Allo stesso modo di Auschwitz, è diventato la prova della non esistenza di Dio. Come puoi credere nella Provvidenza o nell'amore divino quando vedi un bambino invaso da cellule maligne che lo consumano giorno dopo giorno davanti ai tuoi occhi?». Alle nove del mattino del giorno dedicato alla celebrazione di tutti i Santi (primo novembre 1755), il terrore si abbatté sulla splendida e ricca capitale del Portogallo. Una serie di scosse telluriche seguite da inondazioni e incendi devastarono la splendida Lisbona: diecimila i morti e tre quarti delle case distrutte. La catastrofe sconvolse l'Europa e Voltaire concluse che questa era la prova della non esistenza di Dio. Nel secolo scorso, la follia politica ha causato milioni di vittime innocenti. Auschwitz e cancro sono due esempi di tragiche realtà. Una dovuta alla follia politica del nazismo, l'altra alla natura. Perché Dio non interviene per evitare il ripetersi di tante tragiche realtà? Nel secolo in cui viviamo, la potenza distruttiva nelle mani dell'uomo potrebbe cancellare qualunque segno di vita su questo piccolo e indifeso satellite del Sole. Chi osservasse da una lontana galassia questa nostra navicella spaziale e ciò che in essa accade, dovrebbe concludere che la Terra deve produrre facilmente più esplosivi che cibo. Per ciascun abitante ci sono infatti migliaia di chili di potenza esplosiva e mancano quelle poche centinaia di chili di cibo per evitare che milioni di persone - ancora oggi - muoiano per fame. Come se non bastasse, la potenza del calcolo elettronico è tale da poter mettere sotto controllo un numero di persone superiore a quello di tutti gli abitanti della Terra. Come la mettiamo con l'esistenza di Dio? Se la nostra esistenza si esaurisse nell'immanente, il discorso sarebbe chiuso qui. Immanente vuol dire tutto ciò che i nostri cinque sensi riescono a percepire. Questi nostri cinque sensi sono il risultato dell'evoluzione biologica. C'è però un'altra forma di evoluzione che batte quella biologica: l'evoluzione culturale. L'evoluzione biologica della specie umana non avrebbe mai portato l'uomo a scoprire se esiste o no il supermondo, come facciamo al Cern. Né a viaggiare con velocità supersoniche. Né a vincere su tante forme di malattia che affliggevano i nostri antenati. La nostra vita media ha superato gli 80 anni e le previsioni vanno oltre i cento anni, grazie alla scoperta che il mondo in cui viviamo è retto da leggi universali e immutabili. Nel «libro della natura», aperto poco meno di quattro secoli fa da Galileo Galilei, mai una virgola è stata trovata fuori posto. La speranza all'uomo del terzo millennio, solo la scienza e la fede possono darla. Questa speranza ha due colonne. Nella sfera trascendentale della nostra esistenza la colonna portante è la fede. Nella sfera immanentistica della nostra esistenza la colonna portante è la scienza. Noi siamo l'unica forma di materia vivente dotata della straordinaria proprietà detta ragione. È grazie a questa proprietà che è stata inventata la memoria collettiva permanente, meglio nota come scrittura. È così che possiamo sapere cosa pensava Voltaire sulla catastrofe naturale che distrusse Lisbona. Ed è sempre grazie alla scrittura che i nostri posteri potranno sapere cosa stiamo facendo noi avendo a disposizione la logica rigorosa teorica (meglio nota come matematica) e la logica rigorosa sperimentale (meglio nota come scienza). La scienza ci dice che non è possibile derivare dal caos la logica che regge il mondo, dall'universo sub-nucleare all'universo fatto con stelle e galassie. Se c'è una logica deve esserci un Autore. L'ateismo, partendo dall'esistenza di tutti i drammi che affliggono l'umanità, sostiene che se Dio esistesse queste tragedie non potrebbero esistere. Cristo è il simbolo della difesa dei valori della vita e della dignità umana. Che sia figlio di Dio è un problema che riguarda la sfera trascendentale della nostra esistenza. Negare l'esistenza di Dio però equivale a dire che non esiste l'autore della logica rigorosa che regge il mondo. Tutto dovrebbe esaurirsi nella sfera dell'immanente la cui più grande conquista è la scienza. La scienza però non ha mai scoperto nulla che sia in contrasto con l'esistenza di Dio. L'ateismo, quindi, non è un atto di rigore logico teorico, ma un atto di fede nel nulla.

Mia carissima nemica, quante litigate sul Nulla. Atea dalla grande onestà intellettuale, a Dio preferì un atto di fede nel nichilismo. Credeva in una tecnologia interamente dedicata al progresso e al benessere dell'Uomo, scrive Antonino Zichichi, Domenica 30/06/2013, su "Il Giornale". Il più bel ricordo che ho di Margherita Hack è quando a Siena mi disse che preferiva il Nulla. Eravamo entrambi ospiti dell’Arcivescovo di Siena, monsignor Gaetano Bonicelli, che aveva deciso di dar vita a una se­rie di incontri tra scienziati, uno credente e l’altro ateo. La serie veniva aperta da noi due. La Chiesa Universitaria era stracolma. Attacca lei e spiega i motivi per cui non poteva credere in Dio. Nel mio intervento spiego i motivi per cui io credevo (e credo) in Dio. Ed ecco come viene fuori il Nul­la. Il messaggio che viene dalla Scienza- dicevo e dico- è che esi­ste una Logica Rigorosa cui il mondo deve obbedire, dall’universo subnucleare all’universo fatto con stelle e galassie. La professoressa Hack lavora studian­do l’universo fatto con stelle e galassie. Io lavoro invece studiando l’universo subnucleare, le cui leggi e regolarità sono necessarie per capire che cos’è una stella. E infatti il mistero del Sole ha resistito fino a quando - a metà degli anni ’40 del secolo scorso - non è stato capito che cos’è una stella. Se l’uomo avesse continuato a osservare sempre meglio le stelle, ancor oggi non saprem­mo che cos’è una stella. La luce che emette il nostro sole è un fe­nomeno che avviene sulla su­perficie di una stella. Perché non si spegne né esplode ce lo dicono le leggi dell’universo su­bnucleare. Il sole è infatti una candela a fusione nucleare. Non si spegne in quanto ha una valvola di sicurezza perfetta. Questa valvola è la cosiddetta carica debole (da non confondere con la carica elettrica) la cui prima misura di alta precisione è stata fatta al Cern dal mio gruppo. La candela nuclea­re non esplode in quanto essa si raffredda perfettamente emet­tendo neutrini. Il sole brilla più di neutrini che di luce. Che dovessero esistere i neutrini non lo aveva capito nessuno fino a metà del secolo scorso. Adesso, grazie ai lavori fatti con la mac­china del Cern (Lep), è fuori di­scussione che esistono tre tipi di neutrini. Il fisico che ha pro­posto l’esistenza del terzo tipo di neutrini facendo i primi esperimenti al Cern è colui che dice all’amica Hack: se l’universo subnucleare non fosse retto da una logica rigorosa io sarei di­soccupato. Non saprei cosa fa­re domani. Né avrei mai potuto far niente nella mia carriera di fi­sico impegnato a decifrare la lo­gica scritta nel libro della natura. Se c’è una logica deve esserci un Autore. Ecco perché io credo in Colui che ha fatto il Mondo. L’ateismo nega l’esistenza dell’Autore. Negare l’esistenza di questa logica corrisponde a negare l’esistenza della Scien­za. L’ateismo non sa dimostrare com’è possibile l’esistenza di una logica senza che ci sia Colui che di questa logica è l’Autore. Ecco perché io dico che l’ateismo non è atto di ragione ma di fede nel Nulla. A questo punto Margherita chiede il microfono all’arcive­scovo e dice: «Sono d’accordo con ciò che ha detto il professo­re Zichichi. Io, Margherita Hack, preferisco l’atto di fede nel Nulla all’atto di ragione che mi porterebbe a credere in Dio». In molte occasioni ho cita­to come esempio di onestà intel­lettuale questa affermazione di Margherita Hack. Iddio solo sa quanto ci sia oggi bisogno di onestà intellettuale. La crisi di questi anni porta alla mia memoria i tempi della Guerra Fredda. Ci legava l’utopia di una Scienza senza segreti e senza frontiere. C’è un solo modo perché questa utopia possa diventare realtà: chiude­re i laboratori segreti. A metà de­gli anni Ottanta, avvenne a Ginevra un evento senza precedenti, Margherita Hack mi telefonò dicendo che era felice per quanto aveva appreso. A Ginevra, Reagan e Gorbachev si impegnavano a smantellare i laboratori segreti. I capi delle due superpotenze avevano tradotto in un’azione concreta quanto sostenuto nel Manifesto di Erice. La Cultura dominante accusava noi scienziati di essere i veri responsabili del pianeta imbottito con bombe nucleari, nonostante il Manifesto di Erice fosse stato firmato da diecimila scienziati di 115 nazioni. Margherita Hack era con noi nel sostenere che le grandi conquiste della Scienza e le conseguenti invenzioni tecnologiche possono dar vita a tecnologie interamente dedicate al be­nessere e al progresso civile e sociale soltanto se si smantellano i laboratori che lavorano a porte chiuse. Bisogna distinguere nettamente la Scienza dalla Tecnica. Noi scienziati abbiamo la responsabilità delle scoperte scientifiche. La responsabilità di privilegiare le invenzioni tecnologiche pericolose per la vita e il rispetto dei valori su cui si fonda una so­cietà libera, democratica e civi­le, è del potere politico ed economico. Affinché le scoperte scientifiche siano interamen­te dedicate al benessere e al progresso civile e sociale è necessario che l’utopia della scienza senza segreti e senza frontiere diventi realtà. Margherita Hack è un esempio di onestà intellettuale e di forte impegno per la più civile delle battaglie culturali: scien­za senza segreti e né frontiere. 

La scienza ha questi limiti: Dio, i santi e i miracoli. Il fascino della nostra esistenza sta nella simbiosi tra sfera trascendentale e sfera immanentistica del nostro essere, scrive Antonino Zichichi, Venerdì 17/02/2017, su "Il Giornale". I miracoli sono o no credibili per la Scienza? Non si tratta solo della Madonna di Medjugorje. Ci sono i miracoli della Madonna di Fatima, quelli di Padre Pio, di San Gennaro, di Sant'Antonio, di San Francesco e di tanti altri Santi. Illudersi che si possa riprodurre con metodi scientifici la realtà di un miracolo, equivale a illudersi di potere scoprire l'esistenza scientifica di Dio. Se fosse possibile arrivare a una comprensione logico-rigorosa del miracolo, dovrebbe essere altrettanto possibile arrivare al «Teorema Dio». Né la Matematica né la Scienza potranno mai scoprire Dio. Vediamo perché. Se fosse la Scienza a scoprirlo, non potrebbe essere fatto che di Scienza e basta. Se fosse la Matematica ad arrivare al «Teorema di Dio», il Creatore del Mondo non potrebbe che essere fatto di Matematica e basta. Sarebbe poca cosa. Noi credenti vogliamo che Dio sia tutto: non soltanto una parte del tutto. Il fascino della nostra esistenza sta nella simbiosi tra sfera trascendentale e sfera immanentistica del nostro essere. Nella sfera immanentistica esistono fenomeni riproducibili, che noi sappiamo descrivere in modo rigoroso usando la matematica. Ad essi si dà il nome di scoperte scientifiche. Non possiamo però pretendere che le scoperte scientifiche esauriscano tutto ciò che esiste nell'Immanente. Ci sono infatti fenomeni non riproducibili. Avvengono una sola volta e non possono essere descritti da formule matematiche. Questi fenomeni sono i miracoli. La loro origine non può essere nella sfera immanentistica della nostra esistenza. A fare i miracoli non possono che essere i Santi. I Santi operano nella sfera trascendentale della nostra esistenza. Noi scienziati operiamo nella sfera immanentistica della nostra esistenza. Le due sfere non hanno le stesse strutture. Nella sfera dell'immanente esistono sette componenti di cui una è il Tempo. Nella sfera trascendentale non possono esserci le stesse componenti, quindi niente Tempo. È un errore pretendere che la sfera trascendentale debba essere come quella che noi studiamo nei nostri laboratori. Non bisogna confondere le due sfere. Esempio. Quando, fra cinque miliardi di anni, il Sole che è una candela a fusione nucleare si spegnerà, la sfera trascendentale della nostra esistenza sarà esattamente com'è adesso. In essa infatti non esiste il Tempo. Se le due logiche fossero identiche non potrebbero esistere i miracoli, ma solo, e soltanto, le scoperte scientifiche. Se così fosse le due sfere dell'Immanente e del Trascendente sarebbero la stessa cosa. È quello che pretendono coloro che negano l'esistenza del Trascendente, come fa la cultura atea. Non è un dettaglio da poco. I miracoli sono la prova che la nostra esistenza non si esaurisce nell'Immanente. Ma c'è di più. Le scoperte scientifiche sono la prova che non siamo figli del caos, ma di una logica rigorosa. Se c'è una Logica ci deve essere un Autore. La Scienza dice San Giovanni Paolo II nasce nell'Immanente, ma porta l'uomo verso il Trascendente. E, infatti, Autore della Scienza è un'intelligenza di gran lunga superiore alla nostra. Ecco perché le grandi scoperte sono tutte venute, non migliorando i calcoli e le misure ma dal «totalmente inatteso». Nessuno aveva saputo immaginare la natura «complessa» di quella cosa di cui siamo fatti e in cui viviamo: lo Spazio-Tempo. Se lo Spazio è reale il Tempo deve essere immaginario (ne abbiamo parlato su queste colonne). La Radioattività non era stata prevista da alcuna teoria; eppure in essa c'era la sorgente di una nuova forza fondamentale della Natura. Forza, la quale agisce da valvola di sicurezza che permette alle Stelle di brillare per miliardi di anni con estrema regolarità, senza mai spegnersi né saltare in aria. Nessuno aveva saputo prevedere che l'ultimo pezzettino (il «nucleone») di cui è fatta la materia a noi familiare (pietre, aria, piante) non si può rompere, nonostante abbia dentro una miriade di altre cose cui si dà il nome di Universo Subnucleare. Nessuno aveva saputo prevedere l'esistenza delle «cariche» dette di «sapore subnucleare». Queste cariche garantiscono la stabilità della materia: se un pezzo di pane, o un bicchiere d'acqua non si trasformano in energia, producendo disastri peggio di cento Hiroshima, lo dobbiamo alle cariche dette di «sapore subnucleare». Se Colui che ha fatto il mondo si fosse distratto dimenticando di crearle, non potremmo essere qui a discuterne.

Il più grande dei miracoli, amava dire Eugene Wigner (gigante della Scienza), è che esiste la Scienza. Il Papa che aveva fede anche nella scienza. Fu proprio Giovanni Paolo II, nel 1979, ad aprire le porte della Chiesa agli scienziati, scrive Antonino Zichichi, Sabato 30/04/2011, su "Il Giornale". Per i ragazzi che nel maggio 2011 assisteranno alla beatificazione di Giovanni Paolo II, la data del crollo del Muro di Berlino (9 novembre 1989) può sembrare lontana. Ventidue anni sono molti anche per coloro che ragazzi non sono. Ma per i tempi della Storia due decenni sono ancora «cronaca». Un fatto che occuperà diverse pagine nei libri di Storia dei millenni a venire sarà l’irrompere di Giovanni Paolo II nella Storia del mondo. Su quei libri sarà scritto che il Muro di Berlino è crollato nel secondo millennio; non nel quarto. Eppure le previsioni dei summit scientifici che si tenevano a Erice negli anni settanta - i più duri della lunga Guerra Fredda - erano catastrofiche. Ecco i punti salienti. In Usa - per motivi di fisiologia democratica - prima o poi sarebbe stato eletto un Presidente debole. Purtroppo - anche senza l’arrivo di un criminale a capo dell’Urss - la debolezza tipica del sistema libero e democratico era (ed è) inevitabile. Il capo dell’Urss, niente affatto criminale irresponsabile ma politico educato al Leninismo e allo Stalinismo, avrebbe senz’altro deciso di cogliere l’occasione al volo. E tirare - prendendo una qualche scusa costruita ad arte - il primo colpo. Nello scontro nucleare, primo colpo vuol dire vittoria sicura. L’Urss aveva quarantamila Bombe H da un Megaton l’una. Gli Usa ventimila. Un Megaton di tritolo-equivalente corrisponde a una potenza distruttiva pari a cento volte Hiroshima. La conclusione fu che bisognava a tutti i costi evitare lo scontro Usa - Urss. Purtroppo però era inevitabile che l’Urss - prima o poi - si sarebbe appropriata dell’Europa. E avremmo avuto molti secoli di «socialismo reale». Gli Stati Uniti d’America avrebbero accettato il modus-vivendi, così come avevano accettato che l’Europa orientale finisse sotto l’Imperialismo sovietico. La nostra Cultura sarebbe rinata - non come risultato di una liberazione da parte Usa - bensì come conseguenza dello sviluppo lento, lentissimo del «socialismo reale» verso la Democrazia e la Libertà. Tempi stimati: diversi secoli; forse mille anni. L’Europa non sarebbe uscita da questa tenaglia politica in tempi brevi. Le discussioni a porte chiuse tenute a Erice nel corso di tanti anni - in piena Guerra Fredda - mi hanno dato conferma dell’importanza che ha un fatto totalmente inaspettato e imprevedibile: l’irrompere nella storia del mondo di Giovanni Paolo II. Doveva toccare a un Sant’uomo «venuto da lontano» il compito straordinario di aprire le porte della Chiesa alla Scienza (30 marzo 1979), proprio nell’èra dominata dalla Tecnica agli ordini della violenza politica ed economica. E doveva toccare al simbolo della Scienza che ha il coraggio di opporsi alla violenza politica - Pëtr Kapitza (Nobel per la scoperta della Superfluidità) che seppe dire no a Stalin mettendosi in un mare di guai - definire quel Sant’uomo «Luce del Mondo accesasi per cacciare le tragiche tenebre del nazismo e dello stalinismo». Nessuno aveva previsto che sarebbe arrivato Giovanni Paolo II e che sarebbe crollato il Muro di Berlino. Questo Papa «venuto da lontano» ha fatto rinascere la nostra Cultura con i suoi valori e le conquiste della sua Scienza già oggi, all’inizio del terzo millennio, non nel quarto. In questa rinascita, anche se ancora storicamente in fasce, c’è, in prima fila, la Scienza Galileiana. Ecco cosa essa ci dice per capire il primo maggio 2011. La Scienza, fonte di certezze, ha scoperto che l’Immanente non è retto dal caso ma da una Logica Rigorosa il cui Autore ha permesso a un uomo, che sarebbe poi diventato Santo, Giovanni Paolo II, di sfuggire tre volte alla morte e di essere nel terzo millennio la sorgente di una nuova fortissima speranza affinché non sia la violenza politica a dominare il nostro futuro ma l’Amore, la Carità e il Perdono: valori che sono in perfetta sintonia con quelli della Scienza. Non dobbiamo scoraggiarci se nella Cultura di questi anni la componente scientifica su cui si è impegnato Giovanni Paolo II sia ancora per i tempi storici «in fasce». Sono i vent’anni dal crollo del Muro di Berlino la testimonianza che siamo ancora in «cronaca».

LA SCIENZA E L’ANIMA.

Ci reincarniamo? E quante volte? Perchè? Le risposte nell'aldilà. Il Rito scozzese antico e accettato per la giurisdizione massonica italiana ha messo a confronto esperti e studiosi sul mistero della vita, scrive Mariella Colonna Lunedì, 23 gennaio 2017, su Affari Italiani. C’è vita dopo la vita? Perché ci si reincarna? Quante volte? Accade a tutti? L’esperienza terrena è una fase dell’evoluzione spirituale della coscienza umana? Questi i temi tanto affascinanti quanto controversi discussi durante il XII convegno nazionale organizzato dal Rito Scozzese Antico e Accettato per la giurisdizione massonica italiana. I relatori, ciascuno con fatti ed esperienze differenti, hanno provato a spiegare che una vita oltre la vita, o le vite vissute, potrebbe esistere. Nel dubbio chi può dire il contrario? Ognuna di queste esistenze si intreccia in maniera indissolubile con la precedente con un preciso significato: riparare le cattive azioni, portare avanti un "progetto" di vita lasciato incompiuto. Assolta questa funzione lo spirito ascende progressivamente verso la sua origine celeste. Una ricerca sociologica evidenzia che sono in continuo aumento i credenti e gli atei che dicono di credere alla reincarnazione pur nella diversità dei contenuti. Lo ha riferito il sociologo/sacerdote Luigi Berzano, accademico all’università di Torino, secondo il quale "la reincarnazione è una credenza in crescita in tutte le ricerche sociologiche sulle religioni e si espande dentro e fuori le Chiese sfidando i divieti e le condanne in particolare dei magisteri cristiani. Essa non è più considerata soltanto la continuazione delle spiritualità asiatiche, delle forme celtiche e greche sapienziali o delle correnti di pensiero dal Settecento in poi, ma rappresenta una delle dimensioni più significative della religiosità postmoderna newager". Ed ha precisato che la reincarnazione "non è l’incarnazione della quale parlano i catechismi delle Chiese cristiane, ma è un nuovo e inatteso campo di ricerca esplorato dai sociologi delle religioni in quanto ricco di indicatori dei nuovi stili di vita degli individui postmoderni".

Il giornalista e scrittore Roberto Giacobbo, autore di libri e puntate televisive sull’aldilà, ha invece portato - all’attenzione del numeroso pubblico intervenuto - storie vissute narrate durante il suo programma Rai ‘Voyager’. Esse proverebbero le tante esperienze che aspettano ognuno di noi attraverso i racconti – per esempio - di chi conserva memoria di una vita precedente o segni visibili sul proprio corpo. "Gli scienziati di tutto il mondo – ha spiegato - lavorano per trovare le risposte sulla fine della nostra vita ipotizzando un seguito in un’altra dimensione. C’è chi definisce rituali ed immagina destinazioni successive per lo spirito per il quale si tenta di trovare il luogo dove risiederebbe l’essenza vitale di ciascuno. Oggi questa ricerca continua in maniera incessante con nuove teorie e testimonianze, strumenti scientifici ed esperimenti". 

È il caso di una recente scoperta di due scienziati, l’americano Stuart Hameroff e l’inglese sir Roger Penrose, esperti di fisica quantistica, i quali dicono che si può dimostrare l’esistenza dell’anima perché in caso di morte fugge dal cervello. Cosa significa? L’anima umana – sostengono - è una delle strutture fondamentali dell’universo inserita in microstrutture (microtubuli) contenute nei nostri neuroni la cui esistenza è dimostrabile con la fisica quantistica. Vale a dire che – secondo Hameroff e Penrose - con la morte fisica, le informazioni quantistiche che compongono l’anima non vengono distrutte ma abbandonano il sistema nervoso per essere riconsegnate all’universo. Questa teoria scientifica si avvicina molto alla concezione orientale dell’anima. Infatti, l’induismo ed il buddismo credono che l’anima sia parte integrante dell’universo ed esiste al di fuori del tempo e dello spazio. Anche il Cristianesimo insegna che l’anima è immortale. 

"Quando si tocca questo argomento, quasi tutti provano ad evitarlo oppure ci si affida alle soluzioni proposte dalle religioni – sottolinea Leo Taroni, Sovrano Gran Commendatore del Rito scozzese – che ci rassicurano con i loro paradisi a coronamento di una vita onesta e retta. Ma - e non in contrapposizione – con tali soluzioni, chi percorre con convinzione una vita iniziatica come quella insegnata dalla massoneria del Grande Oriente e dal Rito scozzese, in particolare, impara a porsi di fronte all’ineludibile trapasso con nuova consapevolezza: la morte porta verso un cammino irradiato dalle luci della sapienza, bellezza e forza".

La scrittrice e sensitiva Ginella Tabacco – durante l’incontro del RSAA - ha invece sottolineato che dalla sua esperienza ormai ventennale di sensitiva emerge di non poter escludere l’esistenza dell’oltre. "Per molti anni – ha spiegato - mi sono dedicata alla "consolazione" di innumerevoli persone prostrate a causa di un lutto dopo aver, io stessa, sperimentato la medesima sofferenza. Attraverso i numerosissimi messaggi ricevuti durante le invocazioni, la speranza dell'oltre è divenuta certezza". Durante il suo cammino spirituale, la Tabacco ha incontrato Gustavo Rol (sensitivo torinese passato all’oltre nel 1994), mai conosciuto in vita, che è divenuto – da quel momento in poi - la sua preziosa guida. "Sono ormai certa della pluralità delle esistenze che ciascuno di noi ha, per quanto riguarda la mia precedente vita ho avuto modo di sperimentarla quando Rol mi ha definita "mia nuova e antica amica", spiegandomi successivamente il significato di "antica"". Insomma, pare che esista un nesso costante tra le cose avvenute, che avvengono e in divenire. Esse sembrano indipendenti tra loro, ma – sottolineava Rol – sono "nello stesso tempo dipendenti". Alla domanda sulla natura psichica dei suoi esperimenti egli rispondeva che era la sua "psiche a far da grondaia allo spirito". Uno spirito, quello dell’uomo, "troppo grande perché lo si possa confinare in uno spazio e in un tempo così ristretto come quello che un corpo fisico vive dalla nascita fino alla morte". Uno scettico uomo di scienza di fronte agli esperimenti ‘riusciti’ di Rol (es: lettura di libri chiusi) fu costretto suo malgrado - non potendo conoscere il trucco (ove ci fosse) e trattandosi di una manifestazione dello spirito intelligente - ad accettare – riferiva Rol - l’esito favorevole dei medesimi motivando che non poteva ammettere l‘esistenza di uno spirito dal momento che la creazione non è stata ancora confermata. Dopo i saluti di Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, i lavori sono stati conclusi da Corrado Balacco Gabrieli, che ha ricordato le parole di padre Magni, gesuita, secondo cui l’uomo è fatto di materia (energia composita) e spirito (energia pura). "La prima si dissolve – ha detto -  la seconda è indivisibile e ciò che non può essere diviso è dunque eterno e inevitabilmente tenderà a ricominciare. Ad ogni Big Bang seguirà un Big Crunch e questo per l’eternità". C’è da crederci? No? Mi piace l’idea che "… nulla si distrugge e tutto si trasforma".

Cos’è il Rito scozzese antico e accettato (Rsaa). E’ l’intellighentia del Grande Oriente d’Italia. Esso è l’unico depositario della tradizione e filosofia perenne nata millenni orsono (la tradizione la fa risalire ai tempi dei Veda upanishad) e arrivato fino all’attuale istituzione massonica e soprattutto scozzese come un percorso gnostico in parallelo alla religione tradizionale. L’origine del Rito risale al 1300 quando – racconta la tradizione - in Scozia, un gruppo di templari sfuggiti alla persecuzione di Filippo il Bello, ripararono a corte di re Giovanni Brus I^  in conflitto con l’Inghilterra. È un’istituzione internazionale riconosciuta in circa 140 Paesi.

L’anima esiste, a dimostrarlo è la fisica quantistica, scrive l8 novembre 2018 viagginews.com. L’anima esiste, a dimostrarlo è la fisica quantistica. Una recente ricerca dei fisici quantistici di fama mondiale Dr Stuart Hameroff e il Dr Sir Roger Penrose dimostrerebbe che l’anima sarebbe costituita da informazioni quantistiche in grado di lasciare il corpo dopo la morte fisica e ritornare nell’Universo.

La fisica quantistica dimostra l’esistenza dell’anima. Ciò che a molti potrebbe sembrare forse scontato e convinzione recondita del proprio istinto potrebbe oggi trovare una dimostrazione scientifica. L’anima sarebbe una delle strutture fondamentali dell’Universo e darne certezza potrebbe essere addirittura la fisica quantistica. Nel momento in cui subentra in un corpo fisico la morte infatti, le informazioni quantistiche di cui si costituisce l’anima lascerebbero il sistema nervoso per essere riconsegnate all’Universo. A rendere nota tale teoria sono stati il Dr Stuart Hameroff e il Dr Sir Roger Penrose, di nazionalità americana il primo, inglese il secondo, fisici quantistici di grande fama. Per tali scienziati, come illustrato nella loro Teoria Quantistica della Coscienza, l’anima alloggerebbe nel nostro sistema cerebrale all’interno di microstrutture, chiamati microtuboli. Come affermato da entrambi dunque l‘anima sarebbe composta da elementi quantistici che abbandonerebbero il sistema nervoso per tornare all’universo nel momento della morte fisica. Le anime dunque degli esseri umani esisterebbero fin dall’inizio dei tempi e sarebbero della stessa sostanza dell’universo. Professore emerito nel Dipartimento di Anestesiologia e Psicologia e Direttore del Centro di Studi sulla Coscienza dell’Università dell’Arizona, il Dr Hameroff ha dedicato gran parte delle sue ricerche nel corso degli ultimi decenni allo studio della meccanica quantistica nella coscienza e ha lavorato a questa teoria assieme al collega Roger dal 1996. Secondo questi studiosi gli effetti di gravità quantistica all’interno dei microtubuli determinerebbe negli esseri umani l’esperienza di coscienza. Secondo tale teoria inoltre, in uno stato di pre-morte i microtuboli perderebbero il loro stato quantico senza che vengano però cancellate le informazioni in essi contenute.

Le dichiarazioni dei professori autori della ricerca. Secondo le dichiarazioni del Dr Hameroff dunque, con la morte “il cuore smette di battere, il sangue non scorre, i microtubuli perdono il loro stato quantico”. E l’informazione quantistica si disperderebbe nell’universo senza distruggersi. “Quando un paziente torna a vivere dopo una breve esperienza di morte, l’informazione quantistica torna a legarsi ai microtubuli, facendo sperimentare alla persona i famosi casi di premorte”, ha continuato Hameroff. La coscienza, secondo tale teoria quindi, sarebbe una informazione quantistica in grado di esistere al di fuori del corpo, non esaurendosi nell’interazione dei neuroni del nostro cervello.

Scienziati di fama mondiale: l’anima esiste ed è immortale, lo dimostra la fisica quantistica, scrive il 3 novembre 2018 tg-news24.com. Una teoria rivoluzionaria sostiene che l’anima umana è una delle strutture fondamentali dell’Universo e che la sua esistenza è dimostrabile grazie al funzionamento delle leggi della fisica quantistica. Con la morte fisica, le informazioni quantistiche che formano l’anima non vengono distrutte, ma lasciano il sistema nervoso per essere riconsegnate all’Universo. Due fisici quantistici di fama mondiale, l’americano dott. Stuart Hameroff e l’inglese Sir Roger Penrose, hanno sviluppato una teoria che potrebbe dimostrare definitivamente l’esistenza dell’anima. Secondo la Teoria Quantistica della Coscienza elaborata dai due scienziati, le nostre anime sarebbero inserite all’interno di microstrutture chiamate “microtubuli”, contenute all’interno delle nostre cellule cerebrali (neuroni). L’anima sarebbe composta da prodotti chimici quantistici, che nel momento della morte fuggono dal sistema nervoso per entrare nell’universo. La loro idea nasce dal concetto del cervello visto come un computer biologico. La coscienza sarebbe una sorta di programma per contenuti quantistici nel cervello, che persiste nel mondo dopo la morte di una persona. Le anime degli esseri umani sarebbero perciò molto più che la semplice interazione dei neuroni nel cervello: sarebbero della stessa sostanza dell’universo ed esisterebbero sin dall’inizio dei tempi. Il dottor Hameroff, professore emerito nel Dipartimento di Anestesiologia e Psicologia, nonché Direttore del Centro di Studi sulla Coscienza dell’Università dell’Arizona, ha basato gran parte della sua ricerca negli ultimi decenni nel campo della meccanica quantistica, dedicandosi allo studio della coscienza. Con il fisico inglese Roger lavora sulla teoria dell’anima come composto quantistico dal 1996. I due studiosi sostengono che la nostra esperienza di coscienza è il risultato degli effetti di gravità quantistica all’interno dei microtubuli. In una esperienza di pre-morte i microtubuli perdono il loro stato quantico, ma le informazioni contenute in essi non vengono distrutte. In parole povere, l’anima non muore ma torna all’universo. Con la morte, “il cuore smette di battere, il sangue non scorre, i microtubuli perdono il loro stato quantico”, ha detto il dottor Hameroff. L’informazione quantistica all’interno dei microtubuli non è distrutta, non può essere distrutta, si distribuisce soltanto e si dissipa nell’universo in generale, ha aggiunto. “Quando un paziente torna a vivere dopo una breve esperienza di morte, l’informazione quantistica torna a legarsi ai microtubuli, facendo sperimentare alla persona i famosi casi di premorte”, continua Hameroff. La grande portata di questa teoria è evidente: la coscienza umana, così intesa non si esaurisce nell’interazione tra i neuroni del nostro cervello, ma è un informazione quantistica in grado di esistere al di fuori del corpo a tempo indeterminato. Si tratta di quella che per secoli le religioni hanno definito “anima”. Questa teoria scientifica si avvicina molto alla concezione religiosa orientale dell’anima. Secondo il credo buddista e induista, l’anima è parte integrante dell’Universo ed esiste al di fuori del tempo e dello spazio. L’esperienza corporea (o anche terrena, materiale), non sarebbe altro che una fase dell’evoluzione spirituale della coscienza umana. Ma anche le religioni del libro, quali l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam, insegnano l’immortalità dell’anima. Chissà che questa teoria non possa aprire una nuova stagione di confronto positivo tra la ragione e la fede, la religione e la scienza.

No, la teoria quantistica della coscienza non dimostra che l’anima esiste. Sta tornando di moda online una vecchia storia nata dalle idee di Penrose e Hameroff a proposito di fisica quantistica, anima e religione. Ma la base scientifica su cui poggia è molto vaga, soprattutto quando si parla di pre-morte e resuscitazione, scrive Gianluca Dotti, Giornalista scientifico, il 21 novembre 2017 su wired.it. Senza particolari pretesti o motivi contingenti, negli ultimi giorni è comparsa online una serie di articoli che in tono trionfale annunciano la scoperta scientifica dell’esistenza dell’anima. Siti come Apri la mente, Conoscenze al confine e Saturnia Tellus hanno rilanciato la presunta notizia, spacciandola come un grande risultato che poggia su una “solida base” teorica e sperimentale, ormai fuori discussione. Anzitutto va premesso che si tratta di una storia molto datata, discussa già negli anni Novanta del secolo scorso, che ora è stata ripresa senza alcun nuovo dettaglio o elemento. Anzi, il testo stesso degli articoli rilanciati online e sui social è identico a quello pubblicato in passato da molti siti e blog, per lo meno dal 2012 in poi. Tra l’altro anche su YouTube dal 2015 si trova la stessa storia con le medesime parole e frasi, ovviamente sotto forma di video. Ma di cosa si parla, esattamente? Secondo quanto si legge, i due scienziati Stuart Hameroff e Roger Penrose (rispettivamente medico anestesista e fisico) avrebbero sviluppato una teoria basata sulla meccanica quantistica che porterebbe a spiegare scientificamente il funzionamento della coscienza umana, l’esistenza dell’anima e i meccanismi di morte e resuscitazione. Il fulcro della teoria risiede nelle presunte proprietà quantistiche dei microtubuli presenti all’interno dei neuroni, dei “prodotti chimici quantistici” che sarebbero i componenti fondamentali dell’anima. Secondo questa teoria, “la coscienza sarebbe una sorta di programma per contenuti quantistici nel cervello”, e nel momento della morte i microtubuli “fuggirebbero dal sistema nervoso centrale per ritornare all’Universo”. In particolare la coscienza è definita nei vari articoli come “il risultato degli effetti della gravità quantistica all’interno dei microtubuli” e si arriva alla conclusione che la nostra anima “sarebbe della stessa sostanza dell’Universo ed esisterebbe sin dall’inizio dei tempi”. Infine, ecco la spiegazione della morte: “i microtubuli perdono il loro stato quantico […] ma le informazioni contenute in essi non vengono distrutte”, cosicché “l’anima non muore ma torna all’Universo […] distribuendosi e dissipandosi”. In una esperienza di pre-morte, invece, l’informazione quantistica (temporaneamente andatasene altrove) ritornerebbe poi nei microtubuli al momento del risveglio, senza essere stata in alcun modo alterata poiché “può sopravvivere a tempo indeterminato al di fuori del corpo”.

C’è qualche fondamento scientifico in tutto ciò? Di scienza in questa versione romanzata ce n’è ben poca. A parte l’esistenza biologica dei neuroni e dei microtubuli e la realtà fisica delle proprietà quantistiche della materia su scala microscopica, il resto è sostanzialmente una chiacchiera. In casi come questi la parola quantistico, associata ad altri termini a effetto come gravità, meccanica e fisica, serve per dare una parvenza di solidità a una storia che non ha raccolto finora alcuna dimostrazione sperimentale specifica. Penrose e Hameroff hanno effettivamente eseguito studi e pubblicato paper scientifici (come questo del 2014 su Physics of life reviews) a proposito della natura quantistica della coscienza, elaborando una teoria nota come Orch-Or (Orchestred Objective Reduction, in italiano Riduzione Obiettiva Orchestrata), ma una larga maggioranza della comunità scientifica ritiene si tratti di idee pseudoscientifiche poiché tecnicamente in contraddizione con altri risultati sperimentali. Alcuni colleghi come Max Tegmark del Mit di Boston, in particolare, hanno evidenziato un problema di desincronizzazione delle funzioni d’onda quantistiche che dovrebbe far perdere la presunta informazione quantistica dei microtubuli circa 10 miliardi di volte più in fretta di quanto stimato da Penrose. Sul fronte teorico si tratta quindi di un argomento ancora dibattuto, anche non troppo credibile.

Dal punto di vista sperimentale, poi, l’unico risultato rilevante è l’osservazione di proprietà quantistiche vibrazionali nei microtubuli, ma da qui all’idea di una coscienza universale, o a maggior ragione dell’esistenza di un anima, il passo è enorme e per nulla giustificato. Anche il collegamento tra queste vibrazioni quantistiche e alcuni tipi di onde cerebrali non ancora spiegate dalla scienza medica resta tutto da stabilire. In sostanza a partire da qualche vago e preliminare risultato scientifico, sicuramente degno di approfondimenti, siti e blog (pseudo)divulgativi hanno tratto conclusioni del tutto arbitrarie, che più che alla scienza afferiscono alla religione e alla spiritualità. Un aspetto curioso è che Penrose è ateo, dunque non ha mai parlato né di anima né di aldilà o di un essere superiore, ma solo della sopravvivenza di una non-meglio-precisata informazione quantistica all’esterno del nostro corpo.

Dal punto di vista scientifico sono ancora molti gli aspetti sconosciuti riguardo al funzionamento della nostra mente, così come sull’impatto degli effetti quantistici sui fenomeni macroscopici che riguardano la nostra quotidianità. Basta pensare che sono di natura quantistica il principio di funzionamento dei laser, le proprietà dei superconduttori e persino la longevità del Sole. Il metodo scientifico prevede di formulare ipotesi e di sottoporle poi al vaglio dell’analisi teorica e delle prove sperimentali, senza mai forzare le conclusioni. Non è escluso che nei prossimi anni possano arrivare risultati sorprendenti anche sulla natura della nostra coscienza (che ognuno potrà poi plasmare in base alle proprie credenze religiose), ma a oggi gridare che “l’anima esiste” e che “abbiamo le prove” è solo un’affascinante invenzione.

QUANTISTICO: BASTA LA PAROLA! Scrive su cicap.org il 25 novembre 2013 Stefano Marcellini, Primo ricercatore dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Bologna, esperto in fisica delle particelle, lavora all'esperimento CMS dell'LHC al Cern di Ginevra. C’è una nuova parola che sta imperversando nelle pseudoscienze, un aggettivo che, come la locomotiva di Guccini, corre lanciato contro le barriere erette dagli scettici e da tutti coloro che fino ad ora hanno accusato queste discipline di mancanza di scientificità. Un appellativo che ha improvvisamente ringalluzzito gli amanti dell’inesistente, la nuova arma segreta di tutti quelli che “io so di uno a cui è successo che…”. Questa parola è “quantistico”, oppure il suo equivalente “quantico”. Da un po’ di tempo a questa parte fioriscono in rete i siti che parlano di pensiero quantistico, teoria quantistica dell’anima, riequilibrio quantico, programmazione neuro-quantistica, coscienza quantica, trattamenti aurico-quantici. La meccanica quantistica, ignorata da tutti i seguaci delle pseudoscienze fino a ieri, dato che neanche Raz Degan su Mistero ne aveva mai parlato, è salita improvvisamente alla ribalta come il modo perfetto per dare una veste di scienza di frontiera a cumuli di affermazioni mai provate. E quindi, così come un banale spezzatino si camuffa in un piatto di alta cucina se sopra ci mettiamo due gocce di aceto balsamico, allo stesso modo una teoria strampalata priva di qualunque riscontro nei fatti diventa una geniale e innovativa incursione ai limiti della conoscenza se ci si appiccica l’aggettivo “quantico”. La meccanica quantistica è, in campo scientifico, la teoria nata per descrivere il comportamento della materia su scala inferiore o uguale alla scala atomica. Il mondo degli atomi e delle particelle elementari è governato dalle leggi della meccanica quantistica, che prevede l’esistenza di fenomeni che possiamo tranquillamente definire strani o addirittura incomprensibili per quella che è la nostra percezione dovuta al senso comune. Fenomeni che tuttavia avvengono realmente, e sono suffragati da quasi un secolo di esperimenti di ogni tipo. Per questo la meccanica quantistica è uno strumento potentissimo, data la sua capacità di prevedere in termini quantitativi estremamente precisi l’entità dei fenomeni che hanno a che fare con l’estremamente piccolo. E siccome quello che avviene nell’estremamente piccolo spesso ha un impatto importante anche sul mondo macroscopico, la meccanica quantistica è uno strumento indispensabile per descrivere e comprendere le proprietà della materia. Il laser, il transistor, la microelettronica e il computer, solo per fare alcuni esempi, non esisterebbero senza la meccanica quantistica, e sono stati inventati grazie ad essa. E quindi i fisici, nonostante continuino a studiare le fondamenta di questa complessa teoria, la considerano uno strumento essenziale della fisica moderna. E i fanatici di pseudoscienza come hanno fatto a innamorarsi della meccanica quantistica? Il caso vuole che un noto fisico-matematico inglese, Roger Penrose, in collaborazione con l’anestesista statunitense Stuart Hameroff, abbia sviluppato un’ardita teoria della coscienza che invoca la meccanica quantistica per descrivere alcuni processi che avvengono nel cervello. In sintesi essi suggeriscono che la cosiddetta “intelligenza artificiale” sarebbe irrealizzabile non per la difficoltà tecnica di simulare con una macchina la complessità del cervello, ma perché i processi fondamentali alla base della coscienza seguirebbero le leggi della meccanica quantistica. Una teoria che, sebbene formulata in modo formalmente corretto dal punto di vista scientifico, non ha tuttavia trovato, per lo meno fino ad oggi, alcun riscontro sperimentale, e anzi ha ricevuto numerose critiche sostanziali. A questo punto però questo poco importa agli amanti di certe pseudoscienze, che non hanno comunque idea di cosa sia realmente la meccanica quantistica e che in cuor loro confondono l’atomo con la cellula (tanto sono comunque piccoli!). Risvegliati dall’inaspettato accostamento “meccanica quantistica-coscienza”, hanno letto che nel mondo dei quanti possono avvenire cose strane, e questo è sufficiente per far diventare il termine “quantistico” la parola magica. Se nel mondo dei quanti un elettrone può essere simultaneamente qui e là, la stessa cosa potrà accadere anche a una persona di 90 chili, no? E se certe proprietà dei fotoni sembrano violare tutte le relazioni di causa-effetto, in qualche modo sarà pur qualcosa che ha a che fare con l’anima! E quindi se a una strampalata teoria che prima avrebbe reso sospettosi perfino Stanlio e Olio adesso gli ci si appiccica addosso l’aggettivo “quantistico”, ecco che tutti improvvisamente la guarderanno con rinnovato interesse. Vuoi mettere la differenza tra una scontatissima “guida all’illuminazione” rispetto a una “guida quantistica all’illuminazione “? Continueranno a non avere idea di cosa voglia dire, ma saranno convinti che si tratti di qualcosa di realmente nuovo, alle frontiere della conoscenza. E quindi per dare credibilità ai viaggi nel tempo, alle esperienze post-mortem, alla lettura nel pensiero, alla presenza in simultanea in luoghi diversi, e a tutti gli incredibili quanto inesistenti poteri sovrannaturali della mente umana è sufficiente dire che è un fenomeno previsto dalla meccanica quantistica. E a questo punto si può tranquillamente affermare a cuor leggero che l’anima non è più una semplice questione di fede ma è reale e la sua esistenza è provata dalla scienza, “perchè lo dice la fisica quantistica”. Non è vero neanche per sogno, naturalmente, ma con la parolina magica ci si sente finalmente con le spalle protette per poter affermare praticamente qualunque cosa.

Quindi basta con le solite teorie per creduloni, così prive di fondamento, così facili da confutare: il futuro delle pseudoscienze è quantistico!

La coscienza è un effetto quantistico: Roger Penrose rilancia la sua teoria, scrive Marco Passarello il 14 gennaio 2014 su ilsole24ore.com. Cosa ci rende degli esseri coscienti? Quello della natura della coscienza è uno dei più grandi enigmi scientifici ancora irrisolti, origine di un vasto e complesso dibattito. Una tra le principali questioni che dividono scienziati ed epistemologi è se la coscienza sia un semplice sottoprodotto dei processi di elaborazione dell'informazione, e quindi in linea di principio riproducibile anche su un computer o su altri supporti non biologici, o se invece derivi da caratteristiche specifiche del cervello. Tra i propugnatori della seconda tesi c'è l'insigne matematico Roger Penrose, che nel suo libro del 1989 La mente nuova dell'imperatore sosteneva la tesi secondo cui la coscienza sarebbe il prodotto di effetti di tipo quantistico (e quindi di tipo probabilistico e non interamente determinato). La tesi di Penrose è stata criticata da varie parti, dal punto di vista filosofico, ma anche da quello scientifico, dato che il cervello era ritenuto inadatto al verificarsi di effetti quantistici. Quest'ultima critica, tuttavia, è stata superata dalla scoperta che vari meccanismi, dal senso dell'olfatto alla fotosintesi, sono influenzati dalla meccanica quantistica. Ora Penrose ha pubblicato un articolo su Physics of Life Reviews, in cui rilancia la propria teoria sulla base di nuove prove. Scritto insieme a Stuart Hameroff, l'articolo rilancia l'ipotesi secondo cui la coscienza sarebbe basata su vibrazioni quantistiche nei microtubuli all'interno dei neuroni cerebrali. Tali vibrazioni non sono più solo un'ipotesi, ma sono state effettivamente osservate nel cervello. Penrose procede anche a contrastare i suoi critici, sostenendo che tutte le previsioni fatte in base alla sua teoria sono state confermate dalle osservazioni. I due scienziati osservano inoltre che le vibrazioni quantistiche dei microtubuli possono essere messe in relazione con determinati ritmi elettroencefalografici finora non spiegati, a dimostrazione della loro influenza sui processi cerebrali. Penrose sottolinea che la sua teoria può essere in accordo sia con coloro che ritengono che la conoscenza sia un prodotto dell'evoluzione, sia con chi pensa invece che la coscienza sia una proprietà dell'Universo e preesista alla coscienza umana.

Roger Penrose: "Ecco il Big bang della fisica". Il celebre scienziato, grande amico di Hawking, nel suo ultimo libro demolisce alcuni pilastri della cosmologia moderna: "I miei colleghi inseguono mode, fede e fantasia", scrive Luca Fraioli il 18 dicembre 2016 su "La Repubblica". Roger Penrose Non è vero che i topi amano il formaggio. In realtà sono golosi di cioccolata. Nella mia casa, appena fuori Oxford, la uso come esca e funziona benissimo. Purtroppo i topi hanno capito come prenderla senza far scattare la trappola, sembra che abbiano imparato dagli errori dei compagni più sfortunati". Due ore di colloquio con Sir Roger Penrose danno un senso di vertigine. Prima di esporre le sue ipotesi sulla coscienza (e come queste si possano applicare anche ai topi) o raccontare la lunga amicizia con Stephen Hawking, il celebre fisico-matematico britannico ha demolito a colpi di logica tre pilastri della cosmologia moderna: la teoria delle stringhe, la repentina espansione dell'Universo neonato (nota come inflazione), l'applicazione della meccanica quantistica al macrocosmo. Per decenni centinaia di ricercatori sono stati sedotti da queste tre grandi costruzioni concettuali, convinti che rappresentassero il passo finale verso la comprensione del Tutto: l'origine dell'Universo, la sua fine, la sua struttura più intima. Roger Penrose, solitario e un po' folle come un personaggio shakespeariano, ora si rivolge loro e dice: "Avete sbagliato, le generazioni future bocceranno le vostre teorie". Professore emerito all'Università di Oxford, Penrose ha speso gran parte dei suoi ottantacinque anni a immaginare formule matematiche che descrivessero i lati più nascosti dell'Universo, dai buchi neri alla mente umana. E ha raccontato la sua avventura intellettuale in libri di successo come La mente nuova dell'Imperatore (1989), dove avanzava l'ipotesi che la coscienza possa aver origine da fenomeni quantistici interni ai neuroni. Ci riprova con un saggio ancor più provocatorio per l'establishment scientifico: Fashion, faith and fantasy in the new physics of the universe, pubblicato dalla Princeton University Press. In cinquecento pagine affascinanti e complesse Penrose sferra un duro colpo alla Nuova fisica: le stringhe, l'inflazione, la gravità quantistica hanno fallito.

Professor Penrose, perché questo fallimento ha a che fare con moda, fede e fantasia?

" Perché anche chi lavora sulle frontiere della fisica può farsi condizionare nell'abbracciare una teoria piuttosto che un'altra. In alcuni casi, moda, fede e fantasia aiutano gli studiosi. In altri li portano fuori strada. E questo è successo con stringhe, meccanica quantistica e inflazione".

Cominciamo dalla teoria delle stringhe (le particelle elementari anziché puntiformi sarebbero stringhe a una dimensione). Si è affermata nella comunità scientifica perché "alla moda"?

"È quello che penso. Lo scopo principale della teoria delle stringhe era descrivere il mondo conciliando gravità e fisica delle particelle. In realtà descrive un universo che non è quello in cui viviamo. Invece delle quattro dimensioni che conosciamo (tre spaziali e una temporale) ne prevede ventisei. Ma allora perché non le vediamo? La risposta di chi sostiene la teoria delle stringhe è che si tratta di entità così piccole da non poter essere percepite, che ci vorrebbe una energia grandissima per eccitare e far distendere le extra-dimensioni normalmente raggomitolate su se stesse. Può essere vero sulla Terra, ma non nell'Universo: ci sono fenomeni che sprigionano energie enormi, si pensi all'interazione tra due buchi neri, e ne basterebbe una piccola frazione per eccitare le dimensioni nascoste e renderle visibili. Eppure restano nascoste".

Veniamo alla fede. È sbagliato credere all'infallibilità della meccanica quantistica?

"Sarei uno stupido se criticassi la meccanica quantistica per le sue previsioni sulle particelle, sulla chimica, sulle proprietà dei materiali. Al contrario della teoria delle stringhe, che in oltre quarant'anni non ha fatto previsioni verificabili, la teoria dei quanti ha una enorme serie di conferme. Tuttavia lo stesso Schroedinger, uno dei fondatori, sottolineò con l'esempio del gatto che se si applicano le sue stesse equazioni al mondo macroscopico si arriva a un paradosso (il gatto è sia vivo che morto). Ci sono filosofi che portando alle estreme conseguenze le equazioni di Schroedinger, immaginano che di fronte a una scelta il mondo di sdoppi: in un mondo il gatto è vivo, nell'altro è morto. E questo per ogni possibile situazione, con un proliferare di universi paralleli. Assurdo. La meccanica quantistica è evidentemente incompleta. Persino Paul Dirac, che è stato mio professore a Cambridge, sosteneva che fosse una teoria capace di fare previsioni ma che presto o tardi sarebbe stata sostituita da una migliore. E invece molti scienziati pensano di poterla applicare indifferentemente alle particelle e ai buchi neri: hanno "fede". Secondo me non funziona più bene quando la gravità diventa importante. Più è grande la massa degli oggetti coinvolti, più si riduce il lasso di tempo in cui c'è una sovrapposizione di stati tipica della meccanica quantistica. Un gatto è abbastanza pesante perché questo tempo sia ridicolmente breve: la sovrapposizione tra gatto vivo e gatto morto dura un istante. Poi prevale uno dei due stati".

L'ultima parola è fantasia. L'inflazione è pura fantasia?

"Quando ne sentii parlare la prima volta provai orrore. Serve a spiegare perché l'Universo è uniforme e piatto: la fase di espansione rapidissima, chiamata inflazione e verificatasi pochi istanti dopo il Big bang, avrebbe stirato e appiattito tutte le irregolarità. Ma c'è bisogno di una fisica inventata ad hoc, a cominciare dall'inflatone, particella la cui esistenza serve solo a giustificare l'inflazione. È una teoria " artificiale", che non risolve il problema fondamentale sull'origine dell'Universo: cos'è davvero il Big bang? L'esplosione da cui tutto ha avuto origine non è, come si potrebbe immaginare, l'inverso di un buco nero che collassa su se stesso. Mentre nel collasso di un buco nero la massa è dominata dalla gravità, nel Big bang la gravità è soppressa. E l'inflazione non spiega perché".

Come se ne esce professor Penrose?

" Immaginando un " prima" del Big bang. E lo si può fare guardando al nostro futuro remoto: i buchi neri inghiottiranno via via tutta la materia, poi si mangeranno l'uno con l'altro producendo quantità enormi di onde gravitazionali. Alle fine rimarranno solo black hole. Ma Stephen Hawking ci ha spiegato che i buchi neri evaporano fino a dissolversi emettendo radiazione. Nell'Universo finale non ci sarà massa ma solo fotoni, come nel Big bang".

Sta dicendo che la nostra fine potrebbe coincidere con un nuovo inizio?

"Proprio così. L'attuale Universo può essere uno degli infiniti che costituiscono un Universo eterno: ogni Universo si espande da zero a infinito, ma l'infinito futuro di ogni Universo coincide con il Big bang di quello successivo".

C'è modo di verificare questa sua ipotesi?

"È già successo. Le onde gravitazionali prodottesi nell'Universo che ha preceduto il nostro sono arrivate fino a noi lasciando una traccia, dei cerchi concentrici, nella radiazione cosmica di fondo, il residuo calore prodotto dal Big bang. Quei cerchi li abbiamo osservati nel 2010, ma i nostri risultati sono stati ignorati dalla comunità scientifica. Come per le mie critiche alla teorie delle stringhe, la risposta è stata il silenzio".

Lei è sempre andato controcorrente. Si sente di consigliarlo ai giovani scienziati di oggi?

"È difficile. I miei studenti se vogliono trovare un lavoro altrove devono abbandonare le ricerche che hanno fatto con me. Certo, tra le ragioni che mi spingono a scrivere c'è anche l'idea di stimolare i giovani ad avvicinarsi alla scienza imboccando strade inesplorate. Ma le lettere che mi arrivano sono tutte scritte da pensionati. Sarà che sono i soli ad avere il tempo di leggere i miei libri".

A proposito di strade inesplorate, nei giorni scorsi si è tornati a parlare della sua teoria sull'origine quantistica della coscienza: un anestesista americano Stuart Hameroff sostiene che si è vicini a provarla sperimentalmente.

"La mia idea, condivisa da Hameroff, è che ci sono elementi per parlare di coerenza quantistica nel cervello a partire dai microtubuli, strutture proteiche all'interno dei neuroni. Quello che ci incoraggia a proseguire è che da studi indipendenti emerge che i principi attivi di molti anestetici agiscono proprio sui microtubuli".

Ma se la coscienza ha a che fare con la struttura dei neuroni, potrebbe non essere una esclusiva umana.

"È quello che penso anch'io ogni volta che i topi di casa eludono le trappole e portano via la cioccolata".

Roger Penrose. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Premio Wolf per la fisica 1988 Sir Roger Penrose (Colchester, 8 agosto 1931) è un matematico, fisico e cosmologo britannico, noto per il suo lavoro nel campo della fisica matematica, in particolare per i suoi contributi alla cosmologia; si occupa inoltre di giochi matematici. Laureato all'Università di Cambridge, è professore emerito all'Istituto di matematica dell'Università di Oxford e nel 1988 ha ricevuto, assieme a Stephen Hawking, il Premio Wolf per la fisica.

Biografia e lavori. Roger Penrose viene da una famiglia di scienziati e artisti; è figlio dello psichiatra e genetista Lionel Penrose, celebre per i suoi studi sul ritardo mentale, e suoi fratelli sono Jonathan, grande maestro di scacchi, e Oliver, anche lui matematico e fisico. Ha anche una sorella minore, Shirley Penrose Hodgson, che ha seguito le orme del padre, essendo genetista. Suo zio era invece il pittore surrealista Roland Penrose (marito di Valentine Penrose e poi di Lee Miller), e suo nonno il ritrattista irlandese James Doyle Penrose. Penrose fu allievo di Dennis Sciama e, prima dei suoi studi sul Big Bang e la singolarità gravitazionale, sostenitore della teoria dello stato stazionario di Fred Hoyle. Si è sposato due volte, con Joan Isabel Wedge e Vanessa Thomas.

Studi di matematica e gravità quantistica. Il suo contributo più importante probabilmente è l'invenzione avvenuta nel 1971 dei reticoli di spin, che più avanti sarebbe confluita in molte delle più promettenti geometrie dello spaziotempo per la gravità quantistica. Ha dato inoltre importanti contributi alla fisica matematica con la sua teoria dei twistors. Egli è inoltre autore del libro La strada che porta alla realtà, che racchiude in 1200 pagine lo stato della fisica teorica moderna.

Studi sui cristalli e i buchi neri. Penrose divenne famoso per l'invenzione avvenuta nel 1974 della tassellatura di Penrose, che è formata da due tasselli che possono ricoprire un piano solo aperiodicamente. Nel 1984, si sono ritrovati schemi simili nella disposizione degli atomi nei quasicristalli. Ha lavorato a lungo con il collega di Cambridge Stephen Hawking alle teorie sui buchi neri e la singolarità gravitazionale, sviluppando con lui l'ipotesi della censura cosmica.

Modello cosmologico ciclico. Secondo Penrose, in una teoria esposta nel libro Dal Big Bang all'eternità, la materia e l'energia si dissolveranno anch'esse, i buchi neri assorbiranno il restante, evaporando poi tramite la radiazione di Hawking; solo i fotoni continueranno ad esistere, senza gravità. Alcuni scienziati, che accettano il modello, sostengono che il tempo si fermerà e si annulleranno le dimensioni e le distanze. Nel libro Dal Big Bang all'eternità, afferma che l'infinitamente piccolo allora equivarrà all'infinitamente grande, e l'universo apparentemente freddo e morto (o un universo disfatto) potrebbe così dare origine, per effetto dell'annullamento delle leggi fisiche precedenti, ad un nuovo Big Bang (l'entropia sarebbe la stessa della nascita del primo universo), anche se diverso da quello della teoria del Big Bounce. L'attuale universo sarebbe uno degli infiniti "eoni" (ognuno della durata di 10100) che costituiscono un eterno universo. «La cosa difficile da capire sulla CCC è proprio questa: in ogni eone l'universo si espande “da zero a infinito”, ma l'infinito futuro di ogni eone coincide esattamente con il Big Bang dell'eone successivo. Questo processo anti-intuitivo è possibile grazie alla scomparsa della massa – ovvero, delle masse a riposo delle particelle – negli estremi iniziale e finale dei due eoni. Senza massa a riposo non è possibile nessuna misura del tempo, e pertanto nessuna misura dello spazio.» Penrose afferma che la prova sarebbe contenuta nella radiazione di fondo, nei segni circolari solitamente attribuiti a fluttuazioni quantistiche da molti fisici, che sarebbero residui di esplosioni di buchi neri supermassicci pre-Big Bang. Prima di questo Penrose credeva che il Big Bang fosse necessariamente unico, e che non bisognasse domandarsi cosa ci fosse prima di esso, ma poi la sua idea si è evoluta nell'attuale, a partire dai primi anni 2000. Questo universo infinito e con infinite possibilità, implica molte nuove ipotesi e speculazioni sul principio antropico forte e su teorie come la civiltà eterna di Dyson o la teoria del punto Omega di Frank Tipler. Nel 2015 Penrose ha proposto una soluzione al paradosso di Fermi (un famoso paradosso sulle civiltà extraterrestri), basata sulla propria cosmologia. Roger Penrose ha criticato l'attitudine di molti cosmologi verso la meccanica quantistica (pur ritenendola fondamentale), vissuta secondo lui come una "fede", in particolare è un forte critico della diffusa teoria dell'inflazione cosmica (ricavata dai concetti di meccanica quantistica di energia del vuoto, energia di punto zero, transizione di fase quantistica e fluttuazione quantistica, secondo lui utilizzati a sproposito), definita da Penrose una "fantasia" e della teoria delle stringhe, descritta come un "fenomeno di moda". Fashion, faith and fantasy in the new physics of the universe è appunto il titolo di un saggio del 2016 fortemente critico contro la teoria delle stringhe, l'inflazione e l'applicazione della meccanica quantistica al macrocosmo.

Intelligenza umana e intelligenza artificiale. Penrose ha scritto vari libri divulgativi. In La mente nuova dell'imperatore e Ombre della mente, dopo aver descritto lo status attuale della fisica, egli affronta i limiti teorici dell'intelligenza artificiale e sostiene che esistono delle differenze intrinseche e ineliminabili fra l'intelligenza artificiale e l'intelligenza dell'uomo. In questi libri, egli cerca di dimostrare questa affermazione, osservando che l'uomo può compiere operazioni che non sono riconducibili alla logica formale, come sapere la verità di asserzioni non dimostrabili o risolvere il problema della terminazione. Queste affermazioni furono fatte in origine dal filosofo John Lucas del Merton College dell'Università di Oxford. Egli sostiene una forma di anti-riduzionismo in questo campo.

Coscienza quantistica e concezione religiosa. Penrose, prendendo come spunto alcune scoperte di Stuart Hameroff, ha elaborato una teoria della consapevolezza umana secondo la quale la coscienza potrebbe essere il risultato di fenomeni quantistici ancora ignoti, che avrebbero luogo nei microtubuli dei neuroni e che rientrerebbero in una nuova teoria capace forse di unificare la teoria della relatività di Einstein con la meccanica quantistica (teoria della coscienza quantistica o "riduzione obiettiva orchestrata", abbreviata in Orch-Or, da orchestred objective reduction). La teoria è stata ripresa da altri scienziati, ma è stata attaccata da un altro fisico, Max Tegmark, che in uno scritto pubblicato sulla rivista Physical Review E ha calcolato che la scala di tempo di attivazione ed eccitazione di un neurone nei microtubuli è più lento del tempo di decoerenza per un fattore di almeno 10.000.000.000. Il concetto è attualmente considerato pseudoscientifico, anche se nel gennaio 2014 Penrose e Hameroff hanno annunciato la scoperta, ad opera di Anirban Bandyopadhyay del National Institute for Materials Science del Giappone, della presenza di reazioni quantistiche nei microtubuli. Uno studio, con revisione paritaria, dell'ipotesi è stato pubblicato nel marzo 2014 da Penrose e Hameroff. Penrose, nonostante sia ateo e non abbia alcun orientamento religioso, ipotizza con Hameroff che la coscienza quantica di ogni essere vivente sia indipendente dal corpo stesso, e potrebbe sopravvivere alla morte fisica del cervello, per rimanere sotto varie forme nel multiverso, non in un aldilà, ma nell'esistenza infinita, in quanto l'informazione quantistica non può essere distrutta (in quanto soggiacente alla legge di conservazione dell'energia) e tale sarebbe la coscienza nella teoria Orch-OR (se effettivamente tale coscienza, paragonabile all'anima di molte religioni, esistesse davvero). Alcune sue concezioni fisiche richiamano alcuni celebri modelli della filosofia naturale del passato, nonché a varie reminiscenze artistiche come i dipinti dell'amico di famiglia Maurits Cornelis Escher. Penrose e Hameroff si propongono, con questa teoria di coscienza quantica, di spiegare anche le cosiddette esperienze ai confini della morte, senza negare o sminuire tale fatti, e contemporaneamente non abbandonare la razionalità scientifica. Per quanto riguarda la concezione della matematica, alcuni, tra cui l'amico Stephen Hawking, hanno definito Penrose come "un platonico".

Stuart Hameroff. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera. Stuart Hameroff (Buffalo, 16 luglio 1947) è un medico anestesista statunitense e professore presso l'Università dell'Arizona noto per la promozione dello studio scientifico della coscienza e per le sue teorie sui meccanismi che la governano.

Biografia. Cresciuto a Cleveland, Stuart Hameroff si è laureato in chimica all'Università di Pittsburgh specializzandosi poi in medicina all'Hahnemann University Hospital di Filadelfia, dove ha studiato prima di entrare al Drexel University College of Medicine. Dopo l'internato al Tucson Medical Center (1973), un istituto "d'eccellenza" per le neuroscienze, a partire dal 1975 ha svolto la sua intera carriera accademica all'Università dell'Arizona, dove nel 1999 è divenuto professore ordinario del Dipartimento di anestesiologia e psicologia nonché direttore associato del Centro per gli studi sulla coscienza e nel 2003 professore emerito di anestesiologia e psicologia. Per circa quarant'anni ha dedicato le proprie ricerche alla coscienza e in particolare ai meccanismi con cui la "materia grigia" (e rosata) del nostro cervello produce la straordinaria ricchezza delle nostre conoscenze, rendendoci consapevoli delle nostre esperienze.

Teorie. All'inizio della sua carriera professionale, mentre era ancora all'Hahnemann University Hospital, il lavoro di ricerca sulle neoplasie e sui meccanismi dei gas anestetici ha indirizzato gli interessi e gli studi di Hameroff sul ruolo svolto nella divisione cellulare dalle strutture proteiniche chiamate microtubuli, portandolo a ipotizzare che essi siano capaci di una qualche forma di calcolo e quindi di "coscienza" nella propria attività. Di qui la supposizione che almeno una parte della soluzione al problema dello stato di coscienza fosse riconducibile alla comprensione delle funzioni dei microtubuli nelle cellule cerebrali, funzioni a livello molecolare e supramolecolare di notevole complessità e diffusione; giungendo così alla conclusione che bene o male nelle operazioni cellulari potrebbe verificarsi uno schema di calcolo sufficiente per parlare di coscienza. Queste teorie sono state presentate da Hameroff nel suo primo libro, Ultimate computing (1987, op. cit.), il cui argomento principale riguarda l'elaborazione dell'informazione in un tessuto biologico, in particolar modo nei microtubuli ed altre parti del citoscheletro che potrebbero essere le unità base del processo anziché i neuroni stessi. Due anni dopo il fisico e matematico inglese Roger Penrose ha pubblicato La mente nuova dell'imperatore (1989, op. cit.), una ricerca scientifica sulla coscienza umana e l'intelligenza artificiale in cui, sulla base dei teoremi di incompletezza di Gödel, ha sostenuto che il nostro cervello può svolgere funzioni non assimilabili alla logica formale e quindi impossibili per qualsiasi computer o sistema di algoritmi, ribaltando le convinzioni in materia allora prevalenti. Ha quindi individuato nei principi della teoria dei quanti un processo alternativo all'emergere della coscienza, elaborando il modello della "riduzione (o collasso della funzione d'onda) oggettiva" (OR). Se le teorie di Penrose sono state ampiamente criticate da neuroscienziati, logici e filosofi, Hameroff invece ne è rimasto subito favorevolmente impressionato e ha proposto allo scienziato inglese i suoi microtubuli neurali come i candidati idonei a supportare l'elaborazione quantistica nel cervello. Poiché anche Penrose era interessato agli aspetti matematici del reticolo dei microtubuli, dal 1992 al 1994 i due studiosi hanno collaborato alla formulazione del modello della "riduzione oggettiva orchestrata" (Orch-Or). I risultati di tale collaborazione sono stati esposti da Penrose nel suo saggio Ombre della mente (1994, op. cit.). Anche la teoria Orch-Or ha avuto i suoi detrattori, ma da allora il ruolo del citoscheletro e dei microtubuli ha assunto enorme rilevanza per i successivi progressi delle neuroscienze. Infatti, proprio a partire dal 1994 Hameroff ha iniziato a organizzare ogni due anni a Tucson le conferenze internazionali e interdisciplinari sulla coscienza Toward a science of consciousness, cui hanno partecipato numerosi esperti trasformandole in un punto di riferimento imprescindibile per quell'ambito di studi.

LA SCIENZA, LA MENTE E LO SPIRITO UMANO.

Quello che la scienza mai scoprirà della vostra mente, scrive David C. Pack. Terribili mali e problemi stanno aumentando in tutto il mondo. Le sofferenza continuano a peggiorare. L’umanità riuscirà a sopravvivere? Dove possiamo cercare le risposte? Teologi, moralisti, psicologi ed educatori non sono stati in grado di trovare la chiave nascosta alla mente umana. Le conoscenze scientifiche si espandono ogni giorno, ma non hanno e non faranno mai, scoprire la dimensione mancante della mente. Imparerete ciò che a loro non è possibile! La scienza moderna porta continuamente nuove conoscenze alla civiltà. Ogni scoperta scientifica importante — ogni nuovo pezzo di conoscenza — è ricevuta in tutto il mondo con entusiasmo e consenso. Riflettete a tutto ciò che la scienza ha dato all’umanità in generale. Ha mandato gli uomini sulla luna e ha creato armi di distruzione di massa. Ha ripartito i codici genetici del DNA e ha clonato numerose creature differenti. Ha imparato molto circa la natura e le stupefacenti dimensioni dell'universo — lo spazio esterno — e scoperto cose incredibili sulle minuscole particelle sub-atomiche in diversi tipi di atomi — lo spazio interno. Ha fatto numerose scoperte mediche e ha compiuto sorprendenti prodezze di ingegneria. La portata e il potenziale della scienza sembra illimitato. La maggior parte crede che, dato il tempo, le scoperte scientifiche risolveranno tutti o quasi tutti i problemi dell’umanità. Eppure, la scienza è limitata in un modo vitalmente importante che vi coinvolge. C’è una scoperta che non farà mai – e non potrà mai fare — circa la natura della mente umana! La vostra mente contiene una dimensione che non può essere compresa o scoperta da qualsiasi processo o esperimento conosciuto dalla scienza. Le religioni di questo mondo l’hanno tralasciata. I loro teologhi né la insegnano né la comprendono. Essi hanno completamente trascurato questa componente critica — questa singolare gran CHIAVE — che apre l’enorme differenza tra uomini e animali. Solo attraverso la comprensione di questa CHIAVE rivelata che potete apprendere lo scopo della vostra esistenza!

La sorprendente mente umana. Guardate tutte le sorprendenti opere della natura — sia sulla terra che in ogni parte dei cieli. Il caleidoscopio dell’opera di Dio, che può essere visto dall’occhio umano è stupefacente.

Considerate i pianeti, le stelle e le galassie. Ognuno è la sua propria meraviglia. Inoltre riflettete su tutte le specie di piante che si trovano sulla terra. Ci sono milioni di persone diverse nel colore, nella forma, nella dimensione e nella bellezza. La brillantezza dei loro vari disegni e scopi è incredibile. Ora pensate ai milioni di diversi tipi di animali e insetti. Essi sono così meravigliosi e affascinanti come il mondo delle piante con le loro diversità di intento, aspetto e comportamento. Ma nessuna di queste creazioni si paragonano con la complessità e la capacità pressoché illimitata della vostra mente. E così affascinanti, meravigliose, bellissime, e sorprendenti come lo sono tutte le cose sopra descritte, nessuna è più sorprendente DELLA MENTE UMANA. È l’apice assoluto di tutti gli organismi viventi. Nient’altro nella creazione di Dio anche solo gli si avvicina. Chi altro può pianificare, pensare o creare, anche solo una frazione dello stesso livello? Pensate solo a quante cose la mente umana può progettare e produrre: case, telefoni, treni, automobili, aerei, razzi, computer, fax e altri dispostivi sofisticati che sono praticamente illimitati in complessità e utilità. L’unica cosa che non può progettare e costruire la mente umana è SE STESSO.

Chi ha fatto la vostra mente? Quando il salmista disse «... perché sono stato fatto in modo stupendo» (Salmi 139:14), questo è verissimo del vostro cervello — la MENTE UMANA! Il Creatore della vostra mente con essa inviò l’informazione vitale e dettagliata, spiegando la natura, il progetto e lo scopo di questa, che è la più grande di tutte le creazioni. Egli identifica la chiave nascosta — la dimensione mancante! — per l’uso corretto e appropriato della mente, aprendo la via alla pace, alla felicità, all’abbondanza e alla prosperità universale. Ma questa informazione universalmente è quasi ignorata, travisata, fraintesa e respinta. Come risultato, i problemi, le difficoltà e i mali della civiltà aumentano senza una soluzione in vista, e le condizioni solamente peggiorano.

Fermatevi a riflettere! Applicate la logica basilare. Creerebbe Dio la Sua meraviglia di ingegneria — la vostra mente — e la invierebbe senza un Manuale di Istruzione che spiega come usarla? No di certo! Eppure, questo grande libro rimane un mistero per tanti — con alcuni addirittura professando di capirlo. La maggior parte passa tutta la sua vita preoccupandosi riguardo a quello che le PERSONE pensano o dicono. Pochi si interessano a ciò che DIO pensa o dice. Siate onesti ed esaminatevi voi stessi. Traete le vostre opinioni dalle persone? O cercate e accettate regolarmente la pura Parola di Dio come guida per la vostra vita? La seguente scrittura spiega perché anche le menti più brillanti sono completamente incapaci di imparare una certa comprensione a meno che non gli sia rivelata. Notate: «In quel tempo Gesù prese a dire: Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai savi e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli FANCIULLI» (Matteo 11:25). I più grandi pensatori di questo mondo non possono riuscire a capire le cose che Dio ha rivelato nella Sua Parola! Essa è letteralmente NASCOSTA a loro. Dobbiamo essere disposti a esaminare la Parola di Dio per quello che Egli rivela riguardo alla vostra mente. Questo aprirà il vostro pensiero a una incredibile nuova comprensione sul perché siete nati — e del vostro meraviglioso futuro e potenziale. Tuttavia, dobbiamo iniziare dall’inizio.

Un componente non fisico? Molti suppongono che la composizione della mente umana è completamente fisica. Questo è vero? Altri credono che ogni persona possiede un’anima immortale. Questo è vero? Che cosa dice la Bibbia? Approva una di queste idee? Oppure la Parola di Dio insegna qualcosa di completamente diverso — qualcosa di completamente trascurato da tutte le religioni e impossibile d’essere scoperto da tutti i metodi della scienza? In primo luogo, dobbiamo considerare la differenza tra le MENTI umane e i CERVELLI degli animali. Ci sono dei fatti che la scienza ci dice sulle qualità comparative di entrambi. Tutti capiscono che in qualche modo i cervelli degli animali sono completamente differenti dalle menti umane. Ma in quale modo? Quali sono le differenze? Per esempio: certe creature, come gli scimpanzé e i delfini hanno i cervelli che sono relativamente simili in dimensioni e peso a quello degli esseri umani. Alcuni animali più grandi, come le balene e gli elefanti hanno i cervelli più grandi dell’uomo. Eppure, sono molto meno intelligenti, molto meno creativi e incapaci di comprendere qualsiasi tipo di pensiero complesso.

La scienza non è mai stata in grado di spiegarlo — di rispondere adeguatamente al — l’enorme differenza tra il cervello umano e i cervelli degli animali. Mentre l’uomo ha un cervello che può essere solo leggermente più complesso degli animali con i cervelli di dimensione relativamente simile, la differenza in capacità è vasta. Semplicemente non c’è paragone. Gli animali funzionano quasi esclusivamente d’ISTINTO. Fanno quello che fanno automaticamente, e dalla nascita. Per esempio, quasi immediatamente dopo la nascita, un vitello sa esattamente cosa fare — come stare in piedi, fare i primi passi e dove trovare il latte. I neonati umani richiedono molto più tempo per stare in piedi anche con il sostegno, e deve essergli insegnato come fare praticamente tutto. Avendo le menti, agli esseri umani sono state date le mani cosicché possano creare. Semplicemente avendo i cervelli, gli animali funzionano d’istinto e possiedono le zampe, gli artigli o gli zoccoli. Questo li lascia incapaci di costruire qualcosa di complesso come un televisore — e tanto meno un aviogetto o un razzo spaziale — anche se una mente li dirige. Gli animali non sono inoltre in grado di acquisire la conoscenza al di là di una capacità molto rudimentale di reagire a determinati stimoli.

Gli esseri umani sono capaci di acquisire conoscenza, trarre conclusioni, raccogliere e valutare fatti, prendere decisioni – ed edificare il carattere. Questa è l’unica grande differenza generale tra gli uomini e gli animali. Gli animali sono molto limitati perché Dio ha solo programmato in loro, attraverso l’istinto, tutto ciò di cui hanno bisogno per funzionare efficacemente all’interno del loro ambiente. D’altra parte, le persone non conoscono istintivamente tutto il necessario per funzionare con successo nella vita. Devono acquisire continuamente una maggiore conoscenza per tutta la loro vita per affrontare nuove sfide ed esigenze che gli si presentano. Questo è reso possibile da un componente invisibile e disconosciuto della mente. Senza questo elemento invisibile non fisico, l’umanità sarebbe un’altra bestia stupida!

Uno spirito nell’uomo. Vediamo ora di stabilire un fondamentale insegnamento della Bibbia. La Bibbia registra: «Ma nell'uomo c'è uno spirito (spirito nell’uomo), ed è il soffio dell'Onnipotente che dà loro intendimento» (Giobbe 32:8). Questa è una chiara affermazione. Qui, Dio rivela che gli uomini possiedono una specie di spirito, chiamato «spirito nell’uomo». Comprendere appieno questo spirito richiede un esame delle altre scritture che lo descrivono. Ma prima di esaminare la verità di questo soggetto — prima di cercare di vedere ciò che la Bibbia dice su questo spirito umano — dobbiamo capire e accettare ciò che la Bibbia non dice. Per fare questo, dobbiamo esaminare la fallacia più popolare — il MITO! — insegnata e creduta da innumerevoli milioni di persone circa questo argomento.

Non un’anima immortale. Molti leggono versetti come questo e concludono che si sta parlando delle anime immortali. Ma è davvero così? È la frase «spirito nell’uomo» sinonimo di un’«anima immortale» composta di spirito?

La maggior parte delle persone non capisce il rapporto tra gli uomini fisici e le anime. Essi presumono che gli esseri umani sono nati con anime immortali. La credenza popolare è che, dopo la morte, le anime dei peccatori vanno all’inferno per sempre e quelle dei giusti vanno in paradiso per sempre, dal momento che tutte le anime sono presumibilmente immortali. È questo ciò che la Bibbia insegna?

Vediamo che in Romani 6:23 afferma che: «il salario del peccato è la morte», non la vita nell’inferno. Così, la Bibbia in qualche modo insegna anche che le persone hanno un’anima immortale? Essa parla di «anime», ma in quale contesto?

La Bibbia sì, insegna che c’è una connessione tra gli uomini e le anime. Genesi 2:7 afferma: «Allora l'Eterno Dio formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito di vita, e l'uomo DIVENNE un’anima vivente». Questo versetto non dice che gli uomini hanno un’anima, ma che loro sono anime. Adamo DIVENNE un’anima — non gliene fu data una. Poi, quasi immediatamente, Dio lo avvertì «E l'Eterno DIO comandò l'uomo, dicendo: Mangia pure liberamente di ogni albero del giardino; ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno in cui TU (non solamente il tuo corpo) ne mangerai, per certo MORIRAI» (Genesi 2:16-17).

Quando si mettono insieme, questi tre versetti rivelano che gli uomini sono anime e che le anime possono morire! Ezechiele conferma il racconto in Genesi. Due volte fu ispirato a scrivere: «L'anima che pecca morirà» (Ezechiele 18:4,20). La morte è l’assenza di vita. È l’interruzione — la cessazione — della vita. La morte non è vita in un altro luogo. Non è lasciare «questa vita» per un’«altra vita» — la «prossima vita». Finalmente, riguardo all’argomento se l’anima può morire, notate questo in Matteo 10:28: «E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima; temete piuttosto Colui {Dio} che può far perire l'anima e il corpo nella Geenna» (Matteo 10:28).

La Bibbia dice che le anime possono essere DISTRUTTE! Secondo questo versetto, possono essere distrutte tanto quanto i corpi. Noi tutti riconosciamo che i corpi muoiono alla fine, e che in seguito naturalmente si decompongono e sono completamente «distrutti» a causa del processo di corruzione (decomposizione) naturale. Questo versetto spiega che Dio esegue la distruzione delle anime NELL’INFERNO! I corpi possono morire in molti modi. Ma le anime sono distrutte nell’inferno da Dio. (Questo argomento sarà esaminato più in dettaglio nell’opuscolo «C’è vita dopo la morte?»).

Lo spirito umano. Ora Siete pronti a scoprire ciò che quasi NESSUNO capisce. Anche se l’uomo è composto di carne, egli ha una componente non fisica, lo spirito nell’uomo, che può essere conosciuto solo da ciò che Dio ha rivelato nella Sua Santa Parola. Perché l'uomo è fatto di materia fisica — carne — Dio, composto di Spirito, doveva avere un mezzo per Se Stesso (lo Spirito) per essere in grado di lavorare e comunicare con l'uomo (la carne). Più tardi, capiremo di più per quanto riguarda il vitale collegamento dello spirito tra Dio e gli esseri umani, ed esattamente come funziona.

Notate questo: «L'oracolo della parola dell'Eterno riguardo a Israele. Così dice l'Eterno che ha disteso i cieli, posto le fondamenta della terra e formato lo spirito dell'uomo dentro di lui» (Zaccaria 12:1). È Dio che crea, progetta, e «forma» lo spirito dell'uomo in ogni essere umano. Il versetto seguente spiega che tutte le persone possiedono questo spirito: «L'ETERNO, il Dio degli spiriti di ogni carne, costituisca su questa assemblea un uomo» (Numeri 27:16). Colui che crea tutti gli spiriti negli uomini chiama Se Stesso il Dio di questi spiriti. Tutte le creature fisiche alla fine muoiono. Questo vale per gli uomini e gli animali. Considerate: «Infatti tutto ciò che succede ai figli degli uomini succede alle bestie; ad entrambi succede la stessa cosa. Come muore l'uno, così muore l'altra. Sì, hanno tutti uno stesso soffio; e l'uomo non ha alcuna superiorità sulla bestia perché tutto è vanità. Tutti vanno nello stesso luogo: tutti vengono dalla polvere e tutti ritornano alla polvere. Chi sa se lo spirito dei figli degli uomini sale in alto, e se lo spirito della bestia scende in basso nella terra?» (Ecclesiaste 3:19-21). Salomone non sta dicendo che c’è uno spirito nelle bestie, ma, piuttosto chiede retoricamente: «Chi sa... lo spirito della bestia scende in basso...? Molti versetti rivelano che nell’uomo c’è uno spirito, ma gli uomini ignorano questa verità e se gli animali hanno anche una sorta di «anima» o spirito. Questo versetto dimostra che non si può parlare di un mero soffio, chiaramente qualcosa di diverso. Ma gli animali non hanno un tale spirito.

Stupefacente conoscenza. Ora notate questo sorprendente versetto. Paolo nel Nuovo Testamento scrisse: «Chi tra gli uomini, infatti, conosce le cose dell'uomo, se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così pure nessuno conosce le cose di Dio, se non lo Spirito di Dio» (1 Corinzi 2:11). Non cercate di «interpretare» questo versetto. Lasciate che si interpreti da sé. Accettatelo per quello che dice. Questo passaggio individua DUE diversi tipi di spirito — lo «Spirito di Dio» e lo «spirito dell’uomo». Non sono la stessa cosa. Ognuno di questi fornisce una diversa funzione di acquisizione della conoscenza, e questo versetto identifica come. La conoscenza umana («le cose dell’uomo») è acquisita perché Dio ha dato agli uomini uno spirito umano — lo spirito nell’uomo. La dichiarazione ispirata di Paolo chiarisce inoltre che la conoscenza spirituale («le cose di Dio») può essere acquisita solo dalla presenza dello Spirito di Dio. Anche questa propria conoscenza — dell’esistenza e del funzionamento di questi due spiriti — è di per sé veramente incredibile! Pensatelo in questo modo. Praticamente nessuno ha la conoscenza di COME è acquisita la CONOSCENZA sia fisica o spirituale!

Ricordate la chiara affermazione: «Ma c’è uno spirito nell’uomo, ed è il soffio dell'Onnipotente che dà loro intendimento». Questa ripete esattamente quello che ha detto Paolo. Egli ha identificato questo spirito, mentre distingueva l’intendimento (o conoscenza) spirituale come qualcosa che viene da Dio — «l’Onnipotente» — attraverso la Sua «ispirazione». Questo avviene attraverso lo Spirito di Dio che dimora nelle menti convertite. Gli animali non hanno lo spirito dell’uomo. I cervelli degli animali sono diversi dalle menti umane. Agli esseri umani è dato questo spirito dal concepimento, permettendo loro, attraverso l’uso dei cinque sensi di acquisire e conservare la conoscenza. Ricordate che senza questo elemento spirituale invisibile, l’uomo sarebbe solo un’altra stupida bestia. Ma a lui è stato dato il potere di acquisire, conservare e utilizzare la conoscenza per tutti i tipi di scopi. Tutti gli esseri umani sono stati creati da Dio per ricevere due spiriti completamente diversi. Uno viene al momento del concepimento e l’altro viene con mezzi completamente diversi — il pentimento e il battesimo. Senza lo spirito di Dio, le persone sono semplicemente incomplete. La loro esistenza rimane limitata a ciò che essi possono acquisire da soli, senza l’aiuto di Dio. Così, una vasta quantità di conoscenza spirituale resta fuori portata. Anche se la capacità umana di acquisire la conoscenza fisica è al di là di quella degli animali bruti, gli uomini non possono raggiungere per niente quest’altra meravigliosa comprensione. Impariamo di più su come lo Spirito di Dio opera con lo spirito umano nelle menti convertite. Proverbi 20:27 offre un aspetto importante: «Lo spirito dell'uomo è la lampada dell'Eterno, che scruta tutti i più reconditi recessi del cuore». Pensate a questo versetto nel modo seguente: Dio può operare all’interno di un cervello fisico — comunicando con esso e ispirandolo — per mezzo del, o attraverso l’uso del componente non fisico che è lo spirito nell’uomo.

Dio comunica attraverso lo spirito umano. Considerate un esempio di come Dio può operare attraverso lo spirito umano. Questo illustra un principio importante. Il contesto coinvolge il re Ciro di Persia. Dio voleva che lui tornasse a Gerusalemme e costruisse un secondo tempio per sostituire quello di Salomone, che era stato distrutto. Notate: «Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché si adempisse la parola dell'Eterno pronunciata per bocca di Geremia, l'Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia, perché facesse un editto per tutto il suo regno e lo mettesse per iscritto» (Esdra 1:1). Dio ha comunicato con Ciro attraverso («destando») il suo spirito. Egli fa la stessa cosa oggi. Ora esaminate la scrittura seguente. Questa aggiunge una nuova dimensione ai versetti che abbiamo letto sullo spirito nell’uomo e di come opera.

Lo Spirito di Dio opera con lo spirito umano. Nella mente convertita, sono presenti sia lo spirito di Dio che lo spirito umano. Essi operano insieme, l’uno con l’altro: «Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo figli di Dio» (Romani 8:16). Questa comprensione è veramente affascinante. La persona convertita è diversa dagli animali in DUE modi distinti. Ma in primo luogo riconoscete che la scienza mai potrebbe sapere ciò che avete appena letto! Considerate ora un ulteriore punto. Dallo stesso momento in cui siete convertiti, acquistati dal sangue di Cristo, Dio possiede il vostro spirito: «Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio» (1 Corinzi 6:20). Dio ha letteralmente la proprietà del vostro spirito — e alla conversione diventa la Sua opera. È fondamentale comprendere il processo di edificazione del carattere che è in corso nella mente convertita e come questo coinvolge lo spirito umano. Notate: «Chi è lento all'ira val più di un forte guerriero, e chi domina il suo spirito val più di chi espugna una città» (Proverbi 16:32). L’autocontrollo — la temperanza — è elencato come un frutto dello Spirito di Dio in Galati 5:23. Prendetevi il tempo per leggere questo versetto. Quando messi insieme, questi versetti mostrano che solo per mezzo dello Spirito di Dio operando con lo spirito nell’uomo può essere edificata la temperanza!

Dio conserva lo spirito nell'uomo. Alla fine della vita della persona convertita, Dio riprende lo spirito umano a Sé. In questo, Egli ha preservato una registrazione completa e dettagliata di tutto ciò che apparteneva alla vita di quella persona. Questa è la semplice dichiarazione della Scrittura. Notate: «Ora il Dio della pace vi santifichi Egli stesso completamente; e l'intero vostro spirito, anima e corpo siano conservati irreprensibili per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo» (1 Tessalonicesi 5:23). Lo spirito, l’anima e il corpo rappresentano tutto ciò che la persona era. La personalità, le esperienze, le conoscenze accumulate e il carattere di ogni essere umano si riflettono nello spirito umano — lo spirito nell’uomo. Questo è il motivo per cui lo spirito nell’uomo torna a Dio al momento della morte: «e la polvere ritorni alla terra com'era prima e lo spirito torni a DIO che l’ha dato» (Ecclesiaste 12:7). Allora, al momento della morte, lo spirito umano torna a Dio che l’ha formato e lo mise nella mente. Ricordate Ecclesiaste 3:21: «Chi sa se lo spirito dei figli degli uomini sale in alto, e se lo spirito della bestia scende in basso nella terra?» Ora sapete quello che pochi altri sanno — che lo spirito nell’uomo sì, ritorna a Dio. Il diacono Stefano capì. Mentre veniva lapidato a morte per aver predicato un potente sermone che gli inimicò i suoi ascoltatori, la Bibbia registra: «Così lapidarono Stefano, che invocava Gesù e diceva: Signor Gesù, ricevi il mio spirito. Poi, postosi in ginocchio, gridò ad alta voce: Signore, non imputare loro questo peccato. E, detto questo, si addormentò». (Atti 7:59-60). Questo è giusto! Stefano morì («si addormentò») sapendo che Dio avrebbe ricevuto il suo spirito e che si sarebbe ricongiunto con lui, lo sapremo, alla risurrezione. Ora siamo pronti per una scrittura finale prima di continuare. È la chiave di volta che spiega la «conservazione» di tutti gli spiriti umani ed esattamente dove Dio li tiene. Capite questo: «Ma voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, che è la Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all'assemblea universale e alla chiesa dei primogeniti che sono scritti nei cieli, e a Dio, il giudice di tutti, agli spiriti dei giusti resi perfetti» (Ebrei 12:22-23). Questo è un passaggio incredibile. Il Dio di «tutti gli spiriti» (e di tutti i «giusti resi perfetti») li tiene con Lui, fino alla risurrezione. È nel cielo — la Gerusalemme celeste — dove tutti gli spiriti dei santi di Dio sono ritenuti fin dalla creazione — sono conservati intatti — aspettando la «venuta del Signore nostro Gesù Cristo» (1 Tessalonicesi 5:23).

Lo Spirito disubbidiente di Satana. Prima di continuare, dobbiamo almeno citare un altro tipo di spirito. Paolo scrisse alla Chiesa di Efeso riguardo al potere del diavolo e della sua influenza sul mondo: «nei quali un tempo camminaste, seguendo il corso di questo mondo, secondo il principe della POTESTÀ dell'aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza» (Efesini 2:2). Oltre allo spirito di Dio e allo spirito nell’uomo, deve essere notato come tale che il diavolo è uno spirito. Egli fa parte del regno angelico degli spiriti, composto di angeli fedeli e di demoni (angeli caduti). Notate che il versetto 2 dichiara di Satana «SPIRITO... opera nei figli della disubbidienza». Il diavolo è uno spirito che ha il POTERE per mezzo del suo spirito, di influenzare l’umanità verso la disobbedienza! Nel Capitolo Nove, impareremo più in dettaglio come Satana, per mezzo dello suo spirito, invia stati d’animo, sentimenti e atteggiamenti di ostilità nelle menti delle persone, inducendo disobbedienza. Il diavolo ha un enorme potere di INFLUENZA che gli permette di inviare pensieri di inganno, rabbia, orgoglio, odio, avidità, invidia, risentimento ed altro ancora, direttamente nel pensiero delle persone! Satana, come dio di questo mondo, ha sedotto le masse del presunto cristianesimo a respingere il supremo scopo di Dio, compresa l’obbedienza a Lui — in modo che essi possano seguire un permissivo falso Cristo, così popolarmente adorato e creduto oggi, per una falsa salvezza.

Il disegno più grande. Diamo ora uno sguardo al grande disegno. Ora che abbiamo capito di più dello spirito umano, dobbiamo continuare brevemente a esaminare lo scopo generale di Dio. Dobbiamo guardare oltre a ciò che sta facendo con l’umanità. Ricordate, gli esseri umani sono in grado di acquisire la conoscenza. Gli animali non hanno questa capacità. E Dio ha programmato negli animali, attraverso l’istinto, tutto ciò di cui hanno bisogno per funzionare efficacemente all’interno del loro proprio ambiente. Non c’è «spirito degli animali» che gli da potere mentale. Gli esseri umani ricevono lo spirito dell’uomo fin dal concepimento. Esso permette loro, attraverso l’uso dei cinque sensi, di acquisire e conservare la conoscenza. Ancora una volta, le persone non sanno istintivamente tutto ciò che devono sapere per poter operare con successo per tutta la vita. Essi devono acquisire sempre più conoscenza man mano che invecchiano e man mano che più esigenze arrivano su di loro. Gli animali non hanno tale bisogno. Abbiamo già discusso che in tutta la conoscenza disponibile rientra sia la conoscenza fisica (come lavorare con la materia e le cose fisiche) — o la conoscenza spirituale (ciò che è necessario per le persone a sviluppare relazioni personali con Dio e con l’uomo, e perché raggiungano la salvezza). Tutte le persone riconoscono che l’accumulo della conoscenza utile è un processo permanente che continua per tutta la vita. Lo spirito nell’uomo rende questo possibile! Ma è fondamentale riconoscere che lo spirito umano non è l’uomo — è nell’uomo. C’è una grande differenza! Questo spirito non ha il potere mentale da sé. Nemmeno lo ha il cervello. Il cervello sente attraverso le orecchie e vede attraverso gli occhi. Lo spirito umano non fa queste cose da sé. Il cervello svolge il lavoro del pensiero — con lo spirito che dà il potere dell’intelletto. Ricordate, lo spirito è nell’uomo, dando ai cinque sensi fisici la capacità di lavorare con il cervello per l’analisi e il discernimento del significato e della comprensione. Come l’elettricità a un computer, lo spirito conferisce alla mente di elaborare l’informazione ricevuta attraverso i cinque sensi. Tutta la conoscenza è appresa. I piccoli bambini nascono senza NIENTE — le loro menti sono come fogli bianche di carta in attesa di essere scritti. Nel processo di crescita, devono imparare a fare tutto. Per funzionare come adulti richiede molta conoscenza fisica. Naturalmente, gli adulti riconoscono che nessuno può riuscire nella vita senza una certa quantità di conoscenza. Ma qui si trova un grande problema. La conoscenza fisica che l’uomo ha acquisito è stata insufficiente per poter risolvere i numerosi grandi problemi che affliggono tutte le nazioni del mondo. Per esempio: egli è del tutto incapace di imparare a essere felice o di portare l’abbondanza e la pace sulla terra. E nessuno ha scoperto come liberare il mondo dalla guerra, dalla povertà o dalla malattia. Perché? All’umanità manca un’altra componente chiave!

La dimensione mancante. Dopo che Dio ha creato Adamo ed Eva, Egli presentò a loro una scelta di vitale importanza — una decisione cruciale per prendere una delle due strade. Notate: «Allora l'Eterno Dio formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito di vita, e l'uomo divenne un essere vivente. Poi l'ETERNO DIO piantò un giardino in Eden, ad est, e vi pose l'uomo che aveva formato. E l'ETERNO DIO fece spuntare dal suolo ogni sorta di alberi piacevoli a vedersi e i cui frutti erano buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino, e l'albero della conoscenza del bene e del male» (Genesi 2:7-9). Genesi 3:1-8 contiene il racconto della fatale decisione di Adamo ed Eva. Essi ascoltarono il serpente e scelsero l’albero sbagliato! Questo portò gravi conseguenze, al di là di quello che molti potrebbe sognare, perché non scelsero l’ALBERO DELLA VITA, Adamo ed Eva si tagliarono fuori dallo Spirito di Dio. Essi rimasero incompleti, incapaci di ricevere, di capire o di formare pensieri SPIRITUALI. Essi si privarono della vitale e importante DIMENSIONE MANCANTE per la comprensione spirituale dello scopo di Dio, del percorso di costruzione del carattere e alle giuste soluzioni ai problemi dell’umanità! Ecco cosa è successo dopo: «Poi l'Eterno DIO disse: Ecco, l'uomo è divenuto come uno di Noi, perché conosce il bene e il male. Ed ora non bisogna permettergli di stendere la sua mano per prendere anche dell'albero della vita perché mangiandone, viva per sempre. Perciò l'ETERNO DIO mandò via l'uomo dal giardino di Eden perché lavorasse la terra da cui era stato tratto. Così Egli scacciò l'uomo; e pose ad est del Giardino di Eden i Cherubini e una spada fiammeggiante, che si muoveva in ogni direzione, per custodire la via dell'albero della vita» (Genesi 3:22-24). Dio negò ad Adamo ed Eva l’accesso alla Sua presenza e il Suo Spirito. Anche se questa non fu mai la Sua intenzione, fu il risultato della loro scelta. Dio voleva dare fin dall’inizio ad Adamo ed Eva il Suo Spirito. Esso si sarebbe unito con lo spirito nell’uomo per formare una nuova vita spirituale generata in ciascuno di loro — e in tutta l’umanità a seguire. Ad Adamo gli fu dato più di un cervello — egli ricevette una MENTE, contenente lo SPIRITO UMANO. Egli aveva il potere di scegliere — di decidere per se stesso il suo proprio destino. Egli non fu costretto a seguire, e né fu guidato automaticamente verso nessun cammino prescritto. Egli non era stato programmato o limitato al pensiero istintivo, così come lo erano le bestie mute. Quando Adamo rifiutò l’Albero della Vita, rifiutò la possibilità di ricevere lo Spirito di Dio. Questo avrebbe aperto la sua mente al Piano di Dio — per quale motivo egli era stato creato. Abbiamo visto che la sua decisione causò a lui e a sua moglie, Eva, la cacciata dal giardino. Ma la loro decisione congiunta portò gravi conseguenze a tutti gli esseri umani che provengono da loro — che non poterono quindi avere accesso all’Albero della Vita. Con questa decisione, Adamo non soltanto tagliò fuori sé stesso e a tutta l’umanità dall’accesso a Dio, ma ha anche rifiutato la possibilità della vita eterna — «viva per sempre» (Genesi 3:22). Afferrate ciò che questo significa! Gli esseri umani NON SONO FINITI — essi sono incompleti! Tutta la conoscenza che entra nelle loro menti è strettamente limitata al fisico e al materiale. Per il suo grande peccato di rifiutare Dio e l’Albero della Vita, Adamo fu rifiutato da Dio e fu cacciato dal Giardino, e l’umanità fu cacciata via con lui — ora per essere totalmente tagliata fuori da Dio fino al Ritorno di Cristo! Questa comprensione è assolutamente eccezionale — sconosciuta a tutti, tranne a pochi oggi. Ed essa non è stata capita fino al XX secolo.

Alcuni mai si arrenderanno. Lo scopo di Dio non è mai stato cambiato. Egli desidera offrire la vita eterna a tutti coloro che si qualificano per essa. Ora, quasi tutti sanno del versetto seguente: «Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna» (Giovanni 3:16). Tristemente, però, questo passaggio imponente è poco più che un cliché, senza un vero significato per centinaia di milioni di persone. Ma avete visto che c’è uno scopo incredibile che Dio sta sviluppando in coloro che Lui ha chiamato. Ricordate che noi siamo l’argilla e Dio è il vasaio, e noi siamo «l’opera delle (Sue) mani» (Isaia 64:8). Ma Paolo capì come Dio lavora nei cristiani. Egli anche riconobbe che la salvezza (Romani 6:23), e anche la fede a riceverla, sono doni gratuiti. Questi non possono essere guadagnati. Ma questo non significa che Dio non sta lavorando (e richiedendo buone opere) negli esseri umani mentre Egli riproduce Se Stesso. La maggior parte semplicemente non permetterà a Dio di lavorare con loro. Alcuni addirittura respingeranno permanentemente Dio, rifiutandosi di ubbidirgli — rifiutandosi di permettere a loro di lavorarli come l’argilla. Essi confideranno nelle loro menti e respingeranno la dimensione mancante dello Spirito di Dio che li avrebbe portati alla vita eterna. Essi sceglieranno di rimanere incompleti — incompiuti nello scopo e nel carattere. I seguenti versetti descrivono la loro fine. Malachia 4:3 dichiara «Calpesterete gli empi, perché saranno cenere sotto la pianta dei vostri piedi nel giorno che io preparo, dice l'Eterno degli eserciti». Il malvagio sarà distrutto per sempre. Matteo 10:28 dimostrò chiaramente questo. Notate anche in Abdia 16: «Poiché come avete bevuto sul Mio monte santo, così berranno tutte le nazioni del continuo; sì, berranno, ingoieranno e saranno come se non fossero mai state». Guai a coloro che consapevolmente rifiutano l'offerta di Dio a qualificarsi per il regno di Dio!

A immagine di Cristo. Paolo scrisse di coloro in cui Dio sta operando: «Poiché quelli che Egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all'IMMAGINE DEL SUO FIGLIO, affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli» (Romani: 8:29). Come spiegato, Dio sta espandendo la Sua Famiglia, aggiungendo più figli. Cristo fu il primo e tutti gli altri devono conformarsi alla Sua immagine — al Suo carattere e alla Sua somiglianza. Dio sta facendo più «fratelli» in una Famiglia in cui TUTTI avranno lo stesso carattere e la stessa composizione spirituale. Sapendo che Dio e Cristo fecero l’uomo a loro «immagine e somiglianza» stabilisce perché il Nuovo Testamento parla di essere «conformi all’immagine di Suo Figlio». Le Scritture del Vecchio e del Nuovo Testamento concordano — si inseriscono perfettamente insieme per rivelare lo scopo di Dio. Dio non ha mai lavorato con gli animali. Essi sono privi di facoltà morali e spirituali. Essi sono fatti per il piacere e il servizio, sia dell’uomo che dell’ambiente. Ma non possono acquisire nuova conoscenza e non gli è mai stata offerta la vita eterna. Essi non fanno parte del Piano di Dio di edificare il carattere e di riprodurre Se Stesso. Dio non ha mai lavorato con o attraverso gli animali in previsione di qualsiasi scopo spirituale. Egli sta lavorando con gli umani generati e guidati dallo Spirito. La riproduzione umana rappresenta lo stesso modello che Dio Stesso usa. La famiglia umana è un TIPO della Famiglia che Dio sta costruendo. Apocalisse 19:7-9 mostra che il matrimonio tra uomini e donne raffigura il grande Matrimonio di Cristo con la Sua sposa che avverrà al Suo Ritorno. Questo sarà spiegato più avanti nell’opuscolo Dov’è la vera Chiesa. Abbiamo imparato che la Bibbia insegna che Dio ha un Piano dettagliato concernente una vera nascita nel Suo regno per tutti coloro che Egli ha chiamato. E la seconda nascita non avviene in questa vita. Non possiamo essere parte del Matrimonio con Cristo in questa vita, ma possiamo praticare — provare! — lo scopo finale di Dio attraverso il MATRIMONIO e la FAMIGLIA umana. Intendete ancora una volta! Ogni essere umano ha un potenziale incredibile, con capacità ben al di là degli animali bruti e superando anche il potenziale dei santi angeli di Dio. Notate ancora una volta: «Ed è diventato tanto superiore agli angeli, quanto più eccellente del loro è il nome che Egli ha ereditato. Infatti, a quale degli angeli disse mai: Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato? E di nuovo: Io gli sarò Padre, ed Egli mi sarà Figlio» (Ebrei 1:5)?

Trasformati alla risurrezione. Tutta la materia è fisica. Voi siete fatti di materia — voi siete fisici, della polvere della terra. Non c’è niente di permanente della vostra carne. Senza cibo, acqua, e aria, anche per un breve periodo di tempo, morireste. Allo stesso modo, nessuna persona può ottenere la vita eterna a prescindere dallo Spirito Santo presente e operante in esso. Senza questo Spirito che vi aiuta a cambiare, a darvi la vita eterna, nessuno ha speranza! Senza contatto con Dio, il Suo Spirito e il Suo scopo, che permettono la comprensione spirituale, tutti quelli del mondo di Satana vivranno le loro vite fisiche e moriranno, senza niente da seguire. Ma Dio sta lavorando con alcuni ora! Prima abbiamo citato Giobbe. Egli capì che lo Spirito di Dio lavorava con il suo spirito per dargli comprensione. Egli era ben consapevole del Piano e dello scopo di Dio che stava portando a termine nella sua vita. Abbiamo visto che lui domandò: «Se l'uomo muore può ancora tornare in vita? Aspetterei tutti i giorni del mio duro servizio, finché giungesse l'ora del mio CAMBIAMENTO. Mi chiameresti e io risponderei; Tu avresti un grande desiderio per l'opera delle Tue mani» (Giobbe 14:14-15). Giobbe sapeva che la risurrezione lo aspettava — che sarebbe stato «trasformato». Nel frattempo, doveva «aspettare» nella tomba fino a quando Dio non lo chiamerà. Giobbe possedeva lo Spirito di Dio e capiva quando e come Dio lo resusciterà e lo trasformerà. Egli riconosceva che sarebbe lo stesso Spirito di Dio in lui che renderebbe possibile questa trasformazione. Prima, abbiamo visto che in Romani 8, Paolo aveva scritto: «E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che risuscitò Cristo dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali mediante il Suo Spirito che abita in voi» (Romani 8:11). Paolo scrisse anche ai Corinzi della trasformazione che avviene alla risurrezione, quando tutti si sveglieranno dal sonno con un nuovo corpo spirituale. Precedentemente abbiamo visto una parte di questo passaggio. Ecco il resto: «E come abbiamo portato l'immagine del terrestre, porteremo anche l'immagine del celeste. Or questo dico, fratelli, che la carne e il sangue non possono EREDITARE il regno di Dio; similmente la corruzione non eredita l'incorruttibilità. Ecco, io vi dico un MISTERO: non tutti MORREMO, ma tutti saremo MUTATI in un momento, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba; la tromba infatti suonerà, i morti risusciteranno incorruttibili e noi saremo mutati, poiché bisogna che questo corruttibile rivesta l'incorruttibilità e questo mortale rivesta l'immortalità «(1 Corinzi 15:49-53). Questo brano parla di un mistero che Paolo dovette spiegare. Certamente, per il mondo è un mistero che avverrà questo cambiamento della composizione spirituale alla risurrezione dei morti, quando Cristo ritornerà. La maggior parte suppone di avere un’anima immortale che va al cielo dopo la morte. Eppure, pochi sembrano preoccuparsi o domandarsi di come si possa passare da «mortale» a «immortale» (1 Corinzi 53-54) alla risurrezione, se ha già un’anima immortale! Ma il carattere di Dio sarà già stato perfezionato in coloro che Egli «ravviva» alla risurrezione, rendendoli incapaci di peccare di nuovo. (1 Giovanni 3:9)

La sua ricompensa con Lui. Al Suo ritorno, Cristo porterà le singole ricompense di tutti quei figli e figlie attraverso cui Egli e il Padre hanno lavorato. Essi si sono qualificati per la grande gloria: «Perché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre Suo con i Suoi angeli; e allora egli RENDERÀ A CIASCUNO SECONDO IL SUO OPERATO» (Matteo 16:27). Comprendete questo! Le vostre opere in questa vita hanno un impatto diretto sulla vostra ricompensa nella prossima vita. Tale ricompensa implica GOVERNO. La fase iniziale di questo governo durerà 1000 anni. I governanti si siederanno sui troni: «Poi vidi dei TRONI, e a quelli che vi si sedettero fu dato di giudicare, e vidi le anime di coloro che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e che non avevano adorato la bestia, né la sua immagine e non avevano preso il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Costoro tornarono in vita e REGNARONO con Cristo per mille anni. Ma il resto dei morti non tornò in vita finché furono compiuti i mille anni. QUESTA È LA PRIMA RISURREZIONE» (Apocalisse 20:4-5) Ma il piano di Dio non finirà solo con quelli inclusi nella Prima Resurrezione. Dio intende dare a tutti gli esseri umani la possibilità di ricevere il Suo Spirito, di edificare il Suo carattere — di essere terminati e di arrivare al COMPLETAMENTO! Continuando in Apocalisse, Giovanni descrisse la continuazione del Piano di Dio quando tutta l’umanità riceverà un’opportunità per la salvezza. Questo periodo è chiamato il «Giudizio del Gran Trono Bianco» ed è descritto in questo modo: «Poi vidi un gran trono bianco e Colui che vi sedeva sopra, dalla cui presenza fuggirono la terra e il cielo, e non fu più trovato posto per loro. E vidi i morti, piccoli e grandi, che stavano ritti davanti a Dio, e i libri furono aperti; e fu aperto un altro libro, che è il libro della vita; e i morti furono giudicati in base alle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. E il mare restituì i morti che erano in esso, la morte e l'Ades restituirono i morti che erano in loro, ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere» (Apocalisse 20:11-13). Ma quelli della Chiesa di Dio — l’unica Chiesa che Cristo promise di edificare (Matteo 16:18) — vengono istruiti e guidati ora in tutte le verità e le vie di Dio. Questo «piccolo gregge» sta alimentando e preparando ora coloro che regneranno con Cristo. Paolo scrisse agli Efesini descrivendo la responsabilità dei veri ministri di Cristo: «… per il perfezionamento dei santi, per l'opera del ministero e per l'edificazione del corpo di Cristo, finché giungiamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo» (Efesini 4:12-13).

Riunendosi con lo spirito umano. Lo spirito nell’uomo né cambia né resuscita la persona. Questo viene dallo Spirito di Dio che prima lavora nella mente. Abbiamo visto che, alla risurrezione, lo spirito nell’uomo si RIUNIRÀ con lo Spirito Santo. Saremo esattamente uguali, salvo che saremo fatti di spirito, e pertanto non avremmo più la natura umana o gli impulsi della carne. Pensate allo spirito nell’uomo in questo modo. È come una audiocassetta di tutto ciò che abbiamo imparato o fatto — ed è il proprio stampo della mente per il nostro futuro corpo spirituale, contenente la memoria, il carattere e le esperienze di ogni essere umano. In un certo senso, come qualsiasi audiocassetta, questa può essere «riprodotta». Eppure, non può avere o dare la vita, o funzionare da sé, perché deve essere collegata a un cervello fisico — o ad una mente spirituale alla risurrezione. Come qualcuno che lavora con un computer, lo spirito nell’uomo lavora con il cervello per formare l’incredibile MENTE UMANA! La scienza non potrà mai scoprire questa conoscenza. Ciò che avete imparato, proprio in questo capitolo, quasi nessuno lo capisce. Ma voi lo capite ora! La conoscenza sta esplodendo come non mai prima. Ma questo sta accadendo in mezzo a una sempre maggiore sofferenza umana, infelicità, malcontento, violenza, guerra e confusione. Perché c’è un tale declino morale in continuo peggioramento a fianco del sorprendente progresso materialista? Con le armi di distruzione di massa che ora minacciano la stessa sopravvivenza dell’uomo, domandiamoci: Perché? E dove stiamo andando?

IL SUPERMONDO E LE SUE 43 DIMENSIONI. ETTORE MAJORANA E LA BANALITA’.

Universi paralleli, “ecco la prova della loro esistenza e interazione”. Può sembrare la sceneggiatura di un film, eppure i fisici teorici studiano questi scenari da almeno 50 anni, ed esistono complicati ed eleganti calcoli matematici in grado di descriverli. L’ultima formulazione è stata pubblicata su “Physical Review X” da un team di studiosi australiani e statunitensi, scrive Davide Patitucci il 3 dicembre 2014 su "Il Fatto Quotidiano”. Secondo lo strano mondo della meccanica quantistica, abitato da atomi e particelle, esiste un universo in cui questo articolo non è mai stato scritto. E, a un tempo, un altro mondo in cui è possibile leggerlo e commentarlo. Bizzarrie della realtà a livello dei suoi costituenti più intimi, governata da fenomeni che spesso fanno a pugni con il senso comune. E che hanno fatto storcere il naso persino ad Albert Einstein. Come la teoria del multiverso, in base alla quale esisterebbe una pluralità di universi paralleli, al punto che ogni decisione che ciascuno di noi prende in questo mondo ne creerebbe di nuovi. Secondo questa interpretazione, ci sarebbe, ad esempio, un mondo in cui il Terzo Reich è uscito vincitore dalla II guerra mondiale, e un altro in cui Hitler è uno sconosciuto pittore. Può sembrare la sceneggiatura di un film, eppure i fisici teorici studiano questi scenari da almeno 50 anni, ed esistono complicati ed eleganti calcoli matematici in grado di descriverli. Secondo l’ultima formulazione, appena pubblicata su “Physical Review X” da un team dell’University of California a Davis, e della Griffith University australiana, non solo gli universi paralleli esisterebbero davvero, ma potrebbero persino interagire. Secondo lo strano mondo della meccanica quantistica, abitato da atomi e particelle, esiste un universo in cui questo articolo non è mai stato scritto. Quando fu introdotta per la prima volta negli Anni ’50 dal geniale matematico americano Hugh Everett III, all’epoca in forze alla Princeton University, la teoria dei molti mondi venne derisa. Everett riuscì a fatica a pubblicarla, e alla fine abbandonò disgustato la carriera accademica. Negli anni, però, le sue raffinate spiegazioni di alcuni strani fenomeni del mondo subatomico, come la capacità delle particelle di coesistere in luoghi diversi – stranezze che spingevano il premio Nobel Richard Feynman ad affermare che “chiunque crede di aver capito la meccanica quantistica, non l’ha compresa abbastanza” – hanno fatto sempre più breccia tra i fisici. “Secondo la teoria di Everett – spiega Howard Wiseman, a capo del team australiano – ogni universo si divide in una serie di nuovi universi, quando viene effettuata una misurazione quantistica. Partendo dalle sue intuizioni, abbiamo dimostrato che è proprio dall’interazione tra questi mondi, soprattutto repulsiva, che nascerebbero i fenomeni quantistici”. “Nel multiverso – aggiunge su New Scientist David Deutsch, fisico della Oxford University – ogni volta che facciamo una scelta si realizzano anche le altre, perché i nostri doppi negli universi paralleli le compiono tutte”. Un’idea sfuggente, difficile da accettare ma, a pensarci bene, non del tutto negativa. Il pensiero che, di fronte alle scelte più difficili di tutti i giorni, ogni possibile alternativa abbia l’opportunità di realizzarsi potrebbe essere in fondo rassicurante. Quando fu introdotta per la prima volta negli Anni ’50 dal geniale matematico americano Hugh Everett III la teoria dei molti mondi venne derisa.

“Il multiverso mi ha reso una persona più felice – commenta sempre su New Scientist Max Tegmark, fisico del Mit -. Mi ha dato, infatti, il coraggio di correre più rischi”. Ma come provare queste teorie e legarle a fenomeni fisici osservabili? Secondo Lisa Randall, prima donna a ottenere la cattedra di Fisica teorica alla Harvard University, una possibile strada è il legame con le ricerche sulla natura della forza di gravità. In base ai suoi studi, tra i più citati degli ultimi anni, gli altri universi, vicinissimi al nostro anche se invisibili, sarebbero immersi in uno spazio a più dimensioni, come un arcipelago di isole sparse nell’oceano. Su uno di questi isolotti sarebbero concentrate le particelle che trasportano, come fanno i fotoni con la luce, la forza di gravità. Si chiamano gravitoni e sarebbero gli unici in grado di saltare da un universo all’altro. Ma solo alcuni riuscirebbero a “visitare” il nostro universo. Ecco perché la forza di gravità ci appare così debole, poiché diluita su più universi, che la assorbono come una spugna. “Uno degli scopi dei miei studi è spiegare perché la forza di gravità è così debole in confronto alle altre forze fondamentali della natura – spiega la studiosa nel suo libro “Passaggi curvi” -. Un piccolo magnete, infatti, può attirare una graffetta, nonostante la Terra nella sua interezza eserciti su di essa la propria attrazione gravitazionale”.

Il battesimo sperimentale a queste ricerche teoriche potrebbe arrivare a partire dal prossimo anno, al Cern di Ginevra, con la riaccensione alla sua massima energia di Lhc, l’acceleratore di particelle più potente del mondo. Questa macchina, una pista magnetica di 27 chilometri capace di sondare la struttura più intima della materia, potrebbe essere in grado di vedere i gravitoni, fino ad ora mai osservati direttamente. “Con Lhc potremmo trovare particelle che non esistono più dai tempi del Big Bang, circa 14 miliardi di anni fa – sottolinea Randall -. Tra loro potrebbero essercene alcune che vivono solo su altre dimensioni, o persino su altri universi. La loro osservazione, quindi, sarebbe una prova importante dell’esistenza di altri mondi”. Queste particelle, infatti, lascerebbero una sorta d’impronta gravitazionale sul nostro universo. Come un’ombra che si allunga su un muro in un giorno assolato. Il battesimo sperimentale a queste ricerche teoriche potrebbe arrivare a partire dal prossimo anno, al Cern di Ginevra, con la riaccensione di Lhc Come spesso accade nella scienza, gli studiosi vivono e si muovono ai bordi della conoscenza. “Non sappiamo come questi studi cambieranno la nostra percezione del mondo – afferma Randall -. Lo stesso Einstein non poteva prevedere che la sua teoria della Relatività avrebbe un giorno trovato applicazioni nel Gps. Esistono nell’universo molte regioni ancora inesplorate – aggiunge la studiosa -. Sapere cosa cercare è spesso difficile, ma questo non deve scoraggiare. Ciò che ancora non si conosce deve servire da stimolo per porsi nuovi interrogativi. È questo – conclude la scienziata di Harvard – che rende la scienza accattivante”.

L’ESPERIMENTO FILADELFIA: REALTA’ O LEGGENDA METROPOLITANA?

Scrive "Marcos61" il 14 dicembre 2015. È da decenni che girano voci di scambi di tecnologia tra il governo USA e una (o diverse) e non meglio precisate civiltà extraterrestri, con le quali ci sarebbero state contatti qui sulla Terra. Molte di queste dicerie sono ovviamente leggende metropolitane, altre molto probabilmente sono notizie messe in giro dai soliti disinformatori per confondere le acque. Ciò non esclude, che una parte – seppure piccola – di queste notizie possa essere vera. È comunque assodato che il governo USA fin dalla seconda guerra mondiale (pensiamo solamente al Progetto Manhattan per la realizzazione della bomba atomica), conduce esperimenti segreti, soprattutto per quello che riguarda progetti di nuove propulsioni e nuove armi. Si parla che fin dal 1943 furono compiuti esperimenti per ottenere l’invisibilità. Tali esperimenti sarebbero partiti dal sogno di Albert Einstein di unificare il campo elettromagnetico e la gravità in un’unica fisica. E, infatti, si parla di esperimenti effettuati presso il porto militare di Filadelfia, quando sul cacciatorpediniere Eldridge sarebbero stati imbarcati svariati equipaggiamenti, in particolare un potente generatore di campo magnetico. Lo scopo era di permettere alla nave da guerra di raggiungere l’invisibilità. Alcuni testimoni avrebbero riferito della sparizione della nave nel corso di una serie di esperimenti, che avrebbero comportato gravissime conseguenze per l’equipaggio. Alcune testimonianze incrociate riferiscono che nel periodo in cui rimase invisibile a Filadelfia, la nave fosse stata vista improvvisamente sostare per alcuni minuti nel porto di Norfolk a 600 Km di distanza, per poi svanire di nuovo e riapparire a Filadelfia. Se tutto ciò fosse confermato, si potrebbe pensare a un teletrasporto del tutto accidentale, causato dall’emissione del potentissimo campo magnetico che sarebbe stato utilizzato per soli scopi militari.

Ma come questa storia è venuta fuori? Morris Ketchum Jessup, astrofisico e scrittore divulgativo, e professore alla Drake University di Des Moines, nello Iowa, e all’Università del Michigan, e di altri organismi di ricerca, negli anni ’30 partecipò in qualità di fotografo ad una spedizione del Carnegie Institute di Washington, che aveva l’obiettivo di mappare e catalogare le rovine degli antichi popoli meso e sudamericani. In Messico, a Las Venta e San Lorenzo, toccò le teste dei giganti, scolpiti dagli Olmechi con evidenti fattezze negroidi; dopo il Messico la spedizione scese in Perù, dove Jessup si fermò ad ammirare i massi squadrati da 400 tonnellate del porto di Puma Punku (a Tiahuanaco), e quelli irregolari ma altrettanto pesanti del Sacsayhuamàn a Cuzco, dove cominciò a chiedersi se fossero davvero stati gli Inca i reali costruttori, armati di corde, usando animali da soma e tanta pazienza. Il 13 gennaio 1955, all’età di 54 anni dava alle stampe The Case for the UFO (Casi di UFO), nel quale descriveva di diversi fenomeni inspiegabili, avvenuti tra il 1947 ed il 1954. 13 gennaio 1956, Jessup avrebbe ricevuto una strana lettera da un uomo che si firmava “Carlos Miguel Allende”, che dichiarava di essere un ufficiale della marina americana e professore di ingegneria idraulica al Politecnico di Worcester. Il mittente era interessato alle indagini di Jessup sulla levitazione di oggetti per mezzo di campi di forza, un fenomeno che ha parere di entrambi era stato sfruttato in tempi antichi per l’erezione di monumenti megalitici. Allende dichiarava che il fenomeno di levitazione era stato sperimentato con successo anche in tempi moderni, durante un’operazione militare di cui era stato testimone. Tra gli anni ’30 e ’40 del XX secolo, la Marina USA si era dedicata all’applicazione della teoria sul campo unificato di Einstein. L’autore della missiva dichiarava di voler informare Jessup circa l’esistenza dell’Esperimento Filadelfia che sarebbe stato un segreto militare, di cui egli sarebbe stato l’unico testimone diretto.

Carlo Miguel Allende (questo era il nome messo nella busta, a quanto sembra il vero nome era Carl Allen), affermava di essere stato testimone oculare dell’apparizione e sparizione dell’USS Eldridge mentre si trovava a bordo di un’imbarcazione mercantile, l’SS Andrew Furuseth. Menzionava anche i nomi di altri marinai, e asseriva di conoscere anche il destino che, in seguito all’esperimento, sarebbe toccato ad alcune delle persone che si trovavano sulla nave. Uno di questi si sarebbe “volatilizzato nell’aria”, sotto i suoi occhi, durante una lite in un bar. Jessup gli rispose con una cartolina in cui gli richiedeva ulteriori conferme, prove ed evidenze che corroborassero la storia. La risposta arrivò vari mesi dopo, questa volta a firma di un certo “Carl M. Allen”. Dichiarava di non poter fornire ulteriori prove; tuttavia, secondo lui, avrebbero potuto essere facilmente ottenute attraverso l’ipnosi. Jessup avrebbe deciso allora d’interrompere la corrispondenza. Jessup era in corrispondenza con Manson Valentine, oceanografo, archeologo e zoologo, al quale riferì la vicenda. Valentine fu contattato dallo scrittore Charles Berlitz e questa storia fu riportata per la prima volta nel 1974 nel libro Bermuda triangolo maledetto, una seconda volta nel 1977 in Senza traccia e infine nel 1980 in Philadelphia Experiment: Project Invisibility. Dalla testimonianza di Berlitz si sa che Jessup fu convocato a Washington dove gli fu mostrata copia del suo libro che riportava ai margini delle annotazioni a mano; in una calligrafia riconobbe quella di Allende (singolare come Allende diventi Allen; da cui Alien). Sembra che tale Allen abbia in seguito confessato che tutta la storia sia stata una sua invenzione. Allen sarebbe nato a Springdale, Pennsylvania il 31 maggio 1925. Tutti quelli che hanno indagato su di lui hanno avuto delle difficoltà a stabilire il grado di attendibilità di tutto ciò che ha raccontato. Alla morte di Jessup, Allen iniziò una corrispondenza con Jacques Valleè citando un episodio occorso alla S.S.Maylay che nel giugno del 1947 rimase gravemente danneggiata in seguito all’esplosione di un UFO. Allen si sarebbe trovato a bordo della nave. Allen dichiarò che Jessup non si suicidò nel 1959 perché lui lo incontrò due anni dopo. Nel 1986 rilasciò un’intervista titolata Confessione sul letto di morte, ma, in effetti, morì il 5 marzo 1994. Dentro tutta questa confusione (che non si sa quanto sia voluta o meno), è certo che la marina USA tra gli anni ’30 e ’40 del XX secolo si era dedicata all’applicazione della teoria di Einstein sul Campo Unificato. Lo scienziato aveva riassunto i suoi risultati in due articoli rispettivamente nel 1928 e nel 1930, per poi ritirarli considerandoli “incompleti”. La teoria che avrebbe guidato la creazione di campi gravitazionali per mezzo di campi elettromagnetici, contemplava anche la sparizione di corpi estranei mediante l’applicazione di opportuni campi elettromagnetici.

Una commissione di scienziati si riunì nel 1931 all’Università di Chicago per progettare i futuri esperimenti sotto la guida del rettore John Hutchinson e del suo assistente Emil Kirtenuer. Due anni dopo il progetto al Princenton’s Institute of Advancer Studies e qui si unirono al gruppo niente meno che Einstein e John von Neumann. Nel 1934 fu la volta di Nikola Tesla, convocato dallo stesso presidente Roosevelt. I primi test di laboratorio furono condotti nel 1936 con un discreto successo, ottenendo un’invisibilità parziale che fu sufficiente a incoraggiare nuovi studi. A quel punto entrarono nel team altri scienziati quali i dottori Clarkston e Townsend Brown. Il primo esperimento si sarebbe svolto a Brooklyn nel 1940. In un cantiere della marina fu approntata una piccola nave senza equipaggio, alimentata via cavo da altre due navi poste ai lati, così che si potesse taglia la corrente in caso di incidenti. L’esperimento ebbe successo e la nave divenne invisibile come previsto. Visti i risultati, la marina americana concesse fondi illimitati per proseguire la ricerca, il gruppo si espanse e fu creato il Progetto Arcobaleno che aveva l’obiettivo ambizioso di far sparire niente meno che una nave da guerra. A questo punto sarebbero entrati in scena i figli di Alexander Duncan Cameron, un ex marinaio in pensione che gestiva l’integrazione in America degli scienziati fuggiti dalla Germania nazista. I due figli di Cameron, Alexander e Timothy, laureati in fisica, erano stati inviati a una scuola navale di Providence, Rhode Island, dove rappresentavano gli interessi della marina sul Progetto Arcobaleno.

Ora l’esperimento si sarebbe dovuto svolgere nel marzo del 1942, ma ci sarebbe stata l’opposizione di Tesla perché riteneva che non avrebbe potuto generare abbastanza energia senza nuocere all’equipaggio. Tesla riferì questo problema alla marina, che però fu irremovibile. Bisogna dire che la marina aveva dei motivi ben fondati per questa fretta. La guerra aveva raggiunto le acque dell’America del Nord e già a metà gennaio del 1942, gli U-Boat tedeschi avevano distrutto 13 cargo in 17 giorni. Quando il 6 febbraio 1942 i sommergibili tedeschi affondarono 5 petroliere destinate alla Gran Bretagna il panico si diffuse tra gli alleati. In seguito la marina tedesca spostò gli U-Boat nei Caraibi dove il 16 febbraio affondarono 8 petroliere e cannoneggiarono con successo la raffineria di Aruba. Alla fine del mese i sommergibili avevano distrutto qualcosa come 470.000 tonnellate, il 30% in più rispetto al mese di gennaio. Nel primo semestre del 1942 gli U-Boat avevano affondato 585 navi alleate – quasi 400 delle quali davanti alle coste degli Stati Uniti – con una media mensile di 500.000 tonnellate. Insomma c’era la guerra, e non stava andando bene per le perdite pesanti, l’esperimento doveva avvenire costi quello che doveva costare. Perciò gira l’ipotesi che Tesla sabotò di proposito l’esperimento, danneggiando le attrezzature in modo tale che non funzionassero. Questa è che ho descritto è un’ipotesi di come possa essere andata la collaborazione di Tesla con la marina e il governo degli USA. Teniamo che anche la storia ufficiale parla che l’inventore stava continuando a lavorare sul Teleforce un’arma con carica di particelle, ipotizzata da lui per la prima volta nella New York Sun e nel New York Times il 10 luglio 1934. Un progetto che aveva proposto in apparenza senza successo al Dipartimento della “Difesa” degli USA; sembra che il raggio proposto – che la stampa aveva ribattezzato “raggio della morte” – avesse a che fare con le sue ricerche sul fulmine globulare e sulla fisica del plasma, e che fosse composto di un flusso di particelle. Il governo americano (ufficialmente) non trovò alcun prototipo dell’apparecchio nella cassaforte, ma i suoi scritti furono classificati come top secret. Il cosiddetto “raggio della morte” costituisce un elemento di alcune teorie come mezzo di distruzione. J. Edgar Hoover dichiarò il caso “top secret”, vista la natura delle invenzioni di Tesla e dei suoi brevetti.

Charlotte Muzar scrisse che c’erano diversi fogli e oggetti “mancanti”. A quanto sembra, la morte di Tesla coincise con il pieno ripristino dei sistemi della nave. Insomma, se fosse vera questa ipotesi, lo scienziato morì solo quando la marina era sicura di non averne più bisogno (ed eliminare così una persona che si rivelava per la sua indipendenza e autonomia “una scheggia impazzita”). Continuiamo con la storia ipotetica di questo esperimento. Il 20 luglio 1943 la nave da guerra USS Eldridge DE 173 si allontanò dal porto sotto la guida del capitano Hangle. Erano a bordo 33 volontari e gli stessi fratelli Cameron. Alle ore 09.00 fu accesa la strumentazione e, secondo gli osservatori, la nave divenne invisibile. Restò occultata per circa 15-20 minuti, al termine dei quali giunse l’ordine di chiudersi sotto la coperta e di riportare la nave al porto. Fu una volta attraccati che ci si accorse del problema: i membri del personale rimasti sul ponte erano completamente disorientati, in preda a nausea e vomito e quasi deliranti. L’esperimento fu ripetuto il 12 agosto 1943. A bordo del cacciatorpediniere furono accesi quattro trasmettitori a radiofrequenza e una serie di generatori di campo magnetico: la nave divenne prima evanescente e poco dopo scomparve in una nube luminosa verdastra. A quel punto scomparve pure dai radar e Van Neumann andò nel panico, non avendo idea di cosa stesse accadendo. A detta di alcuni testimoni la nave sarebbe apparsa per 10-15 nel porto di Norfolk, per poi scomparire di nuovo e riapparire nel punto di origine, quattro ore più tardi. Fu mandata una squadra di soccorso e la relazione fu quanto di più assurdo si potesse pensare. Dagli atti della conferenza tenuta da Alfred Bielek, il 13 gennaio 1990, presso la sede del Mufon a Quincy, Illinois, si legge: “Due uomini sono imprigionati nella costruzione in acciaio sul ponte, due uomini nella paratia in acciaio; un quinto uomo è stato trovato con la mano penetrata a tre quarti dalla paratia ma era vivo. Altre persone camminavano avanti e indietro completamente folli, veramente folli e fuori di sé. Alcuni sparivano e riapparivano. Altri erano in fiamme ma bruciavano senza consumarsi. Tutti sono gravemente afflitti e danneggiati e le uniche persone scampate alla confusione sono quelli che si trovavano sotto il ponte, compresi i fratelli Cameron”. All’uomo con la mano incastrata fu amputato l’arto e gli fu data una mano artificiale. Il giornale di Filadelfia pubblicò un breve articolo che riportava le azioni dei marinai dopo il loro viaggio, quando assalirono un bar del posto, il Seamen’s Lounge. Sembra che scontassero ancora gli effetti del campo, oppure che avessero discusso dell’esperimento con accenti talmente terrificanti che le cameriere ne restarono agghiacciate. Fatto sta che la polizia portuale era stata costretta a intervenire. Alexander Cameron saltato dal parapetto assieme al fratello ma, stando alle sue parole, anziché cadere in acqua i due si sarebbe ritrovato nel bel mezzo di un altro progetto, il Progetto Phoenix a Montauk, Long Island. Erano capitati all’interno di un recinto pattugliato da guardie, cani e addirittura un elicottero. Ancora più strano, la data era il 12 agosto 1983. A Montauk c’erano cinque piani che ospitavano le attrezzature del progetto. I fratelli Cameron furono accompagnati davanti a Von Neumann, che ai loro occhi appariva irriconoscibile e terribilmente invecchiato. I due esperimenti, esattamente a quarant’anni di distanza, si erano accoppiati uno con l’altro, creando un buco con l’iperspazio che aveva risucchiato l’Eldrige. A quanto pare Von Neumann riuscì a spedire indietro Alexander, mentre il fratello Timothy restò nel 1983.

L’équipe decise di fare un altro test ma senza persone a bordo il 28 ottobre. Allende (o Allen) quando cominciò a corrispondere con Jessup, su questa incredibile storia, conosceva bene le sue tesi sulla levitazione (sosteneva che era un procedimento noto e ben sviluppato dalla tecnologia umana) e per la teoria del campo unificato di Einstein. Il 29 aprile 1959 alle ore 18.30 Jessup, fu trovato morto nella sua auto, l’inchiesta ufficiale stabilì che si era suicidato respirando il gas di scarico attraverso un tubo collegato con lo scappamento della vettura, dentro la non fu trovato nessun documento o manoscritto di qualsiasi genere. Jessup era convinto che la Marina avesse scoperto, per puro caso, un sistema in grado di modificare lo schema molecolare delle persone e delle cose con il conseguente passaggio in un’altra dimensione; in sostanza un primitivo teletrasporto.

Certamente una storia incredibile per essere creduta, e, in effetti, non lo fu. Adesso c’è chi dichiara che il fatto è veramente avvenuto, ma aveva uno scopo ben diverso da quello apparente. Le forze toccate, o trattate inavvertitamente, si rivelarono più grandi di quanto immaginato e la situazione sfuggì al controllo finendo in tragedia. Qualsiasi rimedio cercato non portò a esiti positivi e i morti esigevano il silenzio sull’intera questione. Non fu intrapreso nessun altro esperimento del genere. Senza saperlo era stato trovato il modo di smaterializzare la materia. Vi sono alcuni film nei quali, il regista, cerca di raccontare come si muovono le cose. Si è visto con il film Contact, tratto dal best-seller di Sagan. Tradurlo in immagini non fu certamente facile. Colpisce il modo con il quale è stato rappresentato il passaggio nel tempo e nello spazio nei film come Stargate e Time Coop. Entrambi i registi, Emmerich nel primo e Peter Hyams nel secondo, visualizzano il punto di passaggio tra le dimensioni in una zona circolare, ove l’aria assume l’apparenza di una membrana vibrante, elastica, quasi appiccicosa, che rende bene l’effetto “melassa” o “flusso” dell’aria ionizzata. Manson Valentine dichiarò nel 1974, in merito alla propulsione degli UFO, che potevano utilizzare reattori di energia a fusione atomica, non a fissione, creando un campo magnetico che permetterebbe alte velocità. Secondo Valentine, nella nostra atmosfera poteva essere usato un disco discoidale dotato, tutt’intorno, di generatori a raggi catodici in grado di ionizzare l’aria davanti al veicolo, formando un vuoto entro il quale si muoverebbe l’apparecchio.

Jessup pensava di utilizzare l’energia dei campi magnetici per trasportare materia trasformata, da una dimensione all’altra. La sua teoria spiegherebbe l’incidente di Mantell che si disintegrò col suo aereo in un campo ionizzato. Si ha notizia dalla rivista New Scientist che ricercatori russi e americani hanno sperimentato un modello di disco volante al Rensselaer Polytechnic Institute di Troy, vicino a New York, sotto un’équipe guidata dagli scienziati Leik Myrabo e Yuri Raizer. L’avvenimento è riportato anche dal quotidiano La Nazione del 16/1271996: “Il veicolo sarebbe in grado di raggiungere elevatissime velocità con un consumo minimo grazie a un raggio laser, o a microonde, che, puntato nella direzione desiderata, crea una sorta di cono mobile che lo risucchia. Il raggio surriscalda lo spazio davanti al disco, fondendo le molecole d’aria che si trasformano in un plasma che fluisce verso il disco e crea un’area che a forma di cono in cui l’attrito è minimo”. Valentine ebbe a dichiarare in un’intervista che i motori ionici erano noti fino dal 1918 ma il loro funzionamento era tenuto segreto. I fisici conoscevano bene quali fenomeni potevano derivare dalla generazione di campi magnetici ad alta velocità e ne erano spaventati. Valentine dichiarò che gli scienziati erano concordi nel considerare la struttura atomica è essenzialmente elettrica, in una complicata interrelazione di energie. La generazione volontaria di condizioni magnetiche influenza un mutamento di fase nella materia distorcendo l’elemento tempo, che non è indipendente, ma fa parte della materia materia-energia-tempo, come quella in cui viviamo. In un universo così flessibile il passaggio da una fase all’altra equivale al passaggio da un piano dell’esistenza a un altro; ossia vi sono mondi nei mondi. Si sospetta da tempo che il magnetismo sia un agente attivo in questi mutamenti potenziali e drastici. L’uso di tale risonanza magnetica equivale al trasferimento di materia in un altro livello o dimensione. Per Jessup ogni campo generato da una bobina, rappresenta un piano, ma poiché esistono tre piani di spazio ci deve essere un altro piano, forse gravitazionale. Collegando i generatori elettromagnetici in modo da produrre un impulso magnetico è possibile creare questo campo con il principio di risonanza, ne consegue che un campo gravitazionale non può esistere senza campo gravitazionale che lo accompagna.

Nel 1943 si sperimentò il primo teletrasporto e fu aperto un varco interdimensionale utilizzato dagli UFO? Mino Pecorelli, ben noto giornalista che fu assassinato il 20 marzo 1979, nel gennaio 1979 pubblicò sulla rivista che dirigeva OP il 16 gennaio 1979, un dossier insolito per il tipo di rivista: La storia degli UFO scrive: “Le obiezioni, sia scientifiche si d’ordine pratico, reggono fino a che si considera come parametro invalicabile la velocità della luce. Ma cadono se pensiamo alla teoria di Max Planck, premio Nobel per la fisica. Secondo Planck, l’Universo è formato da un sistema di “mondi” paralleli, da lui denominati “quanta”. Il prossimo “quantum” dell’Universo cui appartiene la Terra sarebbe a distanze siderali che vengono percorse da una luce, la quale anziché andare a 300.00 chilometri il secondo viaggia a 300.000C8, cioè all’ottava potenza, quindi a miliardi di miliardi chi chilometri. È una luce talmente veloce che non può essere nemmeno vista. Planck la chiamò “luce nera”. Qui la domanda diventa: può un oggetto materiale viaggiare a luce C8?

Teoricamente è possibile. Ma noi sappiamo che di recente sono stati fatti, anche in Italia, esperimenti che inducono a ritenere non impossibile la stessa, concreta eventualità. Si tratta di prove di laboratorio basate sull’accelerazione forzata di onde elettromagnetiche, aventi per terminale un sincrotrone. Investiti dai fasci di quelle onde, vari oggetti piazzati davanti al “beam” del sincrotrone sono stati visti scomparire immediatamente. Non distrutti o comunque disintegrati, ma “andati”, spediti nel nostro “quantum” più vicino. Il termine scientifico è “smaterializzazione” ma si può anche dire “passaggio in una dimensione diversa”. È chiaro che, per quanto riguarda gli esperimenti compiuti finora qui sulla Terra, si tratta di prove a senso unico e quindi senza possibilità di controllare né il percorso né il punto di arrivo degli oggetti smaterializzati. Esiste tra l’altro il rischio che un oggetto sia pure minuscolo, spedito dalla Terra alla velocità di C, possa causare disastri definitivi a tutto ciò che incontra sulla strada. Ma accerta la possibilità del fatto, perché non ipotizzare che un pianeta abitato al di fuori del nostro sistema solare, nel quale gli abitanti abbiano raggiunto un tale grado di progresso tecnologico da poter mantenere il controllo completo dell’intero processo di smaterializzazione, per quanto riguarda non soltanto la partenza ma la destinazione e l’arrivo degli oggetti smaterializzati? Se a questo punto facciamo l’ipotesi che gli abitanti di Tau Ceti, avendo raggiunto il livello di progresso necessario decidessero di inviare un disco volante sulla Terra, non avrebbero che da premere un pulsante. Il disco entrerebbe nella nostra atmosfera entro 3-4 secondi di tempo”. E Pecorelli è uno che ne sapeva sui cosiddetti “misteri” italiani e non solo su questi (pensiamo alla sua denuncia della presenza di una loggia massonica in Vaticano).

Il 13 agosto 1996 i TG RAI danno notizia che la polizia statunitense sarà dotata di un dispositivo capace di bloccare le auto guidate da malviventi in fuga. Il congegno interromperebbe il flusso di energia nei circuiti elettrici. Attualmente è in via di perfezionamento poiché, sembra che l’apparecchio blocchi la corrente in tutta la zona dove si svolgerebbe l’azione, divenendo un pericolo per le persone dotate di pace-maker. È accerto che il formarsi di forti tempeste magnetiche collima con le apparizioni di UFO, in particolare nella zona delle Bermuda, dove il fenomeno si manifesta con più frequenza. Inoltre, come effetto collaterale del fenomeno UFO, accade una distorsione temporale con la perdita effettiva di tempo e una mancanza di energia nella zona interessata. Si sono avuti black-out nelle città, nelle trasmissioni radio, nell’energia dei motori delle auto. Tutto ciò non fa che riproporre il quesito che se si manipola l’energia dei campi magnetici si può trasmettere qualcosa (in sostanza la materia) da una dimensione all’altra. In relazione al formarsi di queste “porte”, che porrebbero in comunicazione mondi paralleli, giungono dal passato notizie inquietanti, al limite del credibile, da strani collezionisti stile Charles Fort.

Una di queste storie al limite del credibile (e dove razionalmente a dire la verità faccio veramente fatica a crederci) si svolse nel 1950 begli USA, quando un’auto, investì, uccidendolo, un uomo che aveva improvvisamente attraversato la strada, un individuo di circa 30 anni, senza documenti, con indosso un lungo soprabito nero, con scarpe di fibbia e un ampio capello, vestito con eleganza ma fuori tempo. Nelle sue tasche furono rinvenute delle ricevute di somme elargite per la manutenzione di carrozze e cavalli e una lettera indirizzata a Rudolf Fenz col timbro 1876. Le ricerche portarono alla scoperta di Rudolf Fenz Jr. nell’elenco telefonico del 1939, impiegato di banca, ma oramai deceduto. La moglie, all’epoca vivente, raccontò che il padre di suo marito scomparve nella primavera del 1876, durante una passeggiata. Esiste nella lista dell’ufficio scomparsi, relativa al 1876 il nome di Rudolf Fenz, descritto come un uomo di 29 anni, vestito con soprabito nero, scarpe con fibbia e capotto. Di storie come queste c’è ne sono tante. Bisogna sapere che nel nostro pianeta esistono ben dodici zone, conosciute come “triangoli della morte”, fra le quali il ben noto “Triangolo delle Bermuda”, dove avvengono frequenti apparizioni di UFO e, a esse connesse, variazioni del campo elettromagnetico, distorsioni temporali, con conseguente sparizione di ciò che si trova nelle vicinanze. Si potrebbe stabilire che UFO ed energia elettromagnetica vanno a braccetto. Ci si sono varie teorie a proposito. Una ed è la più diffusa è quella che il loro sistema propulsivo funzioni a energia elettromagnetica, a c’è anche chi sostiene che sono i campi elettromagnetici a generare gli UFO. Il ricercatore Albert Budden, che ha studiato gli effetti dell’energia elettromagnetica sugli esseri umani, ritiene che gli incontri con gli UFO e perfino le esperienze di rapimento da parte degli extraterrestri siano legati all’esposizione a energia elettromagnetica. Sebbene le tesi di Budden non siano diffuse tra i ricercatori che s’interessano del fenomeno UFO, le tesi del neurologo canadese Persinger, sembrano avallare alcune affermazioni di Budden. In oltre 700 prove di laboratorio su volontari Persinger ha stabilito che i campi elettromagnetici possono stimolare il lobo temporale del cervello creando uno stato alterato di coscienza e causando “esperienze volontarie”. Persinger ha pubblicato uno studio intitolato La teoria della deformazione tettonica quale spiegazione dei fenomeni Ufo, in cui sostiene che al momento di un terremoto le variazioni del campo elettromagnetico possono dare origine a luci misteriose nel cielo. Un osservatore, specialmente se sensibile all’energia elettromagnetica, potrebbe scambiare quelle manifestazioni luminose per un visitatore extraterrestre. Certo questo potrebbe essere una spiegazione plausibile, rimane il fatto inspiegabile che nel Triangolo delle Bermuda quando i piloti percepiscono distorsioni del tempo è difficile farle passare come pure aberrazioni mentali causate dall’energia elettrica. Bob Lazar, un personaggio molto discusso, che dichiara di aver lavorato presso l’area S-4 del Nevada Test Site (vicino all’Area 51), afferma che il fenomeno che avviene nel Triangolo delle Bermuda, si tratta di distorsioni spazio temporali capaci di collegare due mondi.

L’esperimento Filadelfia aprì involontariamente una porta? E questo tipo di esperimenti è continuato? E il misterioso Progetto Montauk se è veramente esistito, sarebbe la continuazione dell’esperimento Filadelfia?

Il progetto Filadelfia approdò in Italia? Nell’inverno del 1976 il governo italiano incaricò il Prof. Clementel presidente del CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare), a eseguire una serie di esperimenti per verificare l’efficacia di una misteriosa macchina che emetteva un fascio di raggi in grado di annichilire la materia, producendo grandi quantità di energia. Giulio Andreotti aveva appena formato il suo terzo governo, un monocolore DC che si reggeva sull’astensione di PCI, PSI, PSDI, PRI e PLI, dopo le elezioni del 20-21 giugno 1976. La lettera con cui il professor Clementel inviava la sua relazione sulle prove da eseguirsi, è datata 26 novembre 1976 e indirizzata all’avvocato Loris Fortuna, Presidente della Commissione Industria, presso la Camera dei Deputati, in piazza del Parlamento 4, a Roma. Il socialista Fortuna era il deputato incaricato dal Presidente del Consiglio per seguire il lavoro di Clementel. La relazione è composta di cinque facciate. Nella seconda, quella che segue la lettera di accompagnamento, c’è l’elenco delle cinque prove richieste dal protocollo, con i relativi dettagli. In sostanza, si trattava di far forare al fascio di raggi emesso dalla macchina, lastre di acciaio inox e alluminio poste a diverse distanze dall’obiettivo della macchina stessa. Nelle tre facciate successive, è calcolata la potenza del raggio. In un altro documento di due facciate, il professor Clementel scrive di suo pugno, siglandole in calce, le sue conclusioni concernenti, la valutazione delle prove effettuate, all’energia e alla potenza del fascio, alla natura del fascio stesso. Scrive il professor Clementel: “L’energia del fascio impiegato è stimabile tra i 150.000 e i 4 milioni di Joule; i numeri dati corrispondono all’energia necessaria per fondere rispettivamente vaporizzare 144 grammi di acciaio inox. Una valutazione più precisa sarà forse possibile al termine delle analisi metallurgiche in corso per uno dei campioni di acciaio inox. Poiché, come risulta dalle prove, il fascio è quasi certamente di tipo impulsato, con durata degli impulsi minore di 0,1 secondi, occorrerebbe una esatta conoscenza di tale durata per poter determinare la potenza del fascio. Si può comunque dare una stima del limite inferiore della potenza in gioco, assumendo una durata dell’impulso pari a 0,1 secondi. Con tale valore, si ha una potenza totale del fascio di 1500 Kw/cmq nel caso della fusione del metallo; nel caso della vaporizzazione del metallo la potenza totale del fascio salirebbe a 40.000 Kw e la densità di potenza a 4000 Kw/cmq”. E poi conclude: “Circa la natura, del fascio, le semplici prove effettuate non consentono una risposta sufficientemente precisa, anche se vi è qualche indicazione che porterebbe ad escludere alcune fra le sorgenti più comuni, quali ad esempio getto di plasma, fasci di particelle cariche accelerate, fasci di neutroni, eccetera. In ogni caso, anche nell’ipotesi non ancora escludibile di fascio laser, le energie e soprattutto le potenze in gioco, si porrebbero al di là dei limiti dell’attuale tecnologia. Si può in ogni caso escludere che si tratti di fasci di anti-particelle o di anti-atomi”. Il professor Clementel fece fare delle riprese di quelle prove sulla misteriosa macchina e i filmati, insieme alla relazione, sono giunti integri fino a noi. Nelle scene in bianco e nero si vedono distintamente la macchina e la lastra di acciaio inox verso cui è diretto il fascio di raggi. Un attimo e un grande bagliore avvolge l’acciaio; quando le fiamme si diradano, appare il grosso foro sulla lastra. Il ritrovamento di questa documentazione a 34 anni di distanza, prova due cose. La prima è che nel 1976 la macchina che produce energia con un fascio di raggi, esisteva. La seconda è che quegli esperimenti, autorizzati dal governo, conferiscono un primo grado di attendibilità al dossier della Fondazione Internazionale Pace e Crescita di Vaduz, nel Liechtenstein, l’organizzazione che si proclamava proprietaria della fantastica tecnologia. Ma è proprio così? La Fondazione era realmente il soggetto che aveva questo macchinario? All’esperimento aveva assistito il professor Piero Pasolini illustre fisico e amico del professor Zichichi. In una sua relazione, Pasolini parlò di “campi magnetici, gravitazionali ed elettrici interagenti che sviluppano atomi di antimateria proiettati e focalizzati in zone di spazio ben determinate anche al di là di schemi di materiali vari, che essendo fuori fuoco si manifestano perfettamente trasparenti e del tutto indenni”. Questo fenomeno era connesso a una grandezza fisica chiamata sintropia (un’entropia in segno negativo) di cui si trova nei lavori del fisico italiano Luigi Fantappiè (1891-1956). La sintropia identifica il comportamento di alcuni sistemi (per lo più biologici) che in ben ristrette condizioni tenderebbero a muoversi spontaneamente verso l’ordine, violando il secondo principio della termodinamica e obbedendo invece ai principi opposti di finalità e differenziazione. Sembra che il primo progetto della macchina fosse stato realizzato dal fisico Ettore Majorana, durante il suo presunto ritiro ventennale all’abbazia di Serra San Bruno (1938-1958).

Com’è noto Majorana scomparve misteriosamente nel 1938. Il giorno 25 marzo del 1938, Ettore Majorana stanco delle fatiche derivate dall’insegnamento e dalle continue ricerche scientifiche, decise di concedersi un viaggio di riposo. Da Napoli dove risiedeva, decise di imbarcarsi (portando con sé il passaporto, le ultime quattro mensilità da professore e tutti i suoi risparmi ritirati in banca) su di una nave diretta a Palermo laddove giunto, soggiornò per mezza giornata per poi riprendere di nuovo l’imbarcazione che lo avrebbe condotto nuovamente a Napoli, dove, però non arrivò mai. E’ esattamente il 26 marzo del 1938, la data in cui di lui si perdono le tracce. Egli aveva lasciato due lettere, dove preannunciava la sua “scomparsa”, ed un telegramma che smentiva il contenuto delle missive, ciò indusse coloro che svolsero le indagini a ipotizzare che si trattasse di un suicidio. Nel dossier, “PS 1939 – A1”, redatto in data 1 aprile dalla polizia fascista, risaltano tre annotazioni: la prima scritta da Benito Mussolini Voglio che si trovi, la seconda del capo della polizia che aggiunse: “I morti si trovano, sono i vivi che possono scomparire”, e la terza datata 4 aprile che archivia le ricerche deducendo che fosse stata “una scomparsa al fine di suicidio”. Il corpo dell’eventuale suicida, non fu mai ritrovato nonostante le incessanti ricerche effettuate, e sia i suoi familiari sia i suoi collaboratori e amici non credettero mai all’ipotesi del suicidio nonostante la presenza di quelle lettere. Dal momento della sua misteriosa sparizione sono state numerose le ipotesi avanzate, alcune prive di fondamento altre con qualche riscontro, ma comunque nessuna contenente elementi di certezza. Lo scenario più suggestivo resta quello indicato nel romanzo dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia La scomparsa di Majorana del 1975, laddove viene egregiamente illustrato il tormento di un uomo, angosciato dal risultato delle sue ricerche poiché resosi conto delle tremende potenzialità della fissione dell’uranio (in pratica la bomba atomica), decide di scomparire ed eliminare ogni traccia dei suoi preziosi studi. Secondo Sciascia, Majorana preferì fingere il suicidio liberandosi della vecchia identità, e cominciando una nuova vita all’interno della certosa di Serra San Bruno. Tale informazione Sciascia l’avrebbe ricevuta da un suo amico che raccolse la confidenza di un certosino, circa la presenza tra i padri, all’interno dell’eremo, di un “grande scienziato”. Il pensiero, che una tale scoperta si sarebbe potuta diffondere ed essere ad appannaggio dei sistemi dittatoriali del suo tempo lo annichiliva, perciò Majorana avrebbe inscenato un finto suicidio, per poi poter sedare la sua anima continuando a vivere tra le mura certosine tra quiete, meditazione e preghiera. Questo scenario fu seccamente smentito dal Vaticano, e dallo stesso Ordine certosino che negò la presenza del fisico siciliano nell’eremo di Serra San Bruno, anche se nel 1984 papa Woytila in visita alla certosa calabrese, ricordò che il monastero “aveva dato ospitalità al grande scienziato Ettore Majorana”. A suffragare la tesi dell’isolamento religioso vi è anche uno scoop giornalistico del 1997 (la Domenica del Corriere), secondo cui Majorana morì nel 1987, a 81 anni dalla nascita e a 49 dalla scomparsa, decesso che avvenne «probabilmente» nella certosa di Farneta, in provincia di Lucca, dove egli si sarebbe spostato a seguito degli echi riguardanti la sua presenza in Calabria. Nel 1958, Rolando Pelizza, nato nel 1938 (l’anno della scomparsa di Majorana quando si parla di coincidenze) a Chiari (BS), da una famiglia benestante, che svolgeva come attività il commercio di calzature. Le sue prime attività furono in questo settore, poi si dedicò ad altre iniziative economiche aprendo degli uffici a Roma e intessendo anche dei rapporti di affari in Europa, soprattutto in Spagna e in Svizzera, ebbene egli afferma di aver incontrato Majorana nell’Abbazia e dopo essere entrato nelle sue grazie gli rivelò i procedimenti della macchina. La costruzione della macchina si terminò nel 1972 ma Pelizza fu subito accusato di aver costruito un apparecchio bellico senza autorizzazione. E come si diceva prima, il governo italiano incaricò il fisico Ezio Clementel a verificare le funzionalità della macchina e nel 1976 dimostrò le potenzialità dell’apparecchio, cercando di pubblicare l’invenzione. Ma Clementel iniziò a subire delle ingiustizie, per esempio venne arrestato senza alcun motivo distruggendo per sempre la sua carriera di fisico e professore. Che questa storia non sia un’invenzione di Pelizza potrebbe garantirlo addirittura lo stesso CICAP poiché incaricò Carlo Tralamazza, professore e informatico svizzero (e socio del CICAP) di realizzare il programma informatico per la gestione dell’apparecchio. Tralamazza compilò il programma per il quale ebbe un regolare compenso. Questa storia del “raggio della morte” finì dentro l’inchiesta del giudice Carlo Palermo[25] quando Pelizza incontra un ex colonnello del Sifar e del Sid, Massimo Pugliese, massone iscritto alla Loggia P2, agente del Sifar e del Sid, andato in pensione, ma rimasto collegato al generale Santovito capo del Sismi, a sua volta anche lui è un massone iscritto alla Loggia P2. Uscito dal Sid, andò a fare il consulente per alcune ditte nazionali produttrici di armi. Pugliese gestiva il traffico internazionale di armi per mano di due società, l’Horus e la Promec, perché monarchico era in rapporti stretti con Vittorio Emanuele di Savoia. Tramite l’attore Rossano Brazzi, anche a lui massone (cosa vuol dire essere fratelli!), Pugliese ebbe la possibilità di mandare messaggi al presidente Reagan, ad esempio per favorire le concessioni di crediti alla Somalia, necessari per l’acquisto di armi. Il Pugliese, assieme a Pelizza, fondò la società lussemburghese Transpresa per la vendita del ‘raggio della morte’. Tramite i servizi italiani, il ’raggio della morte’ venne proposto al governo italiano: il Pugliese si incontrò con Andreotti, Piccoli, Loris Fortuna. A quanto pare, i politici si convinsero di avere messo le mani sulla superarma, poiché interessarono il governo Usa, il quale organizzò un esperimento, del cui esito si sono perse le tracce. Carlo Palermo dedicò centinaia di pagine sul misterioso congegno, affermando che fu alla base di un intricato traffico di armi. Dalle sue inchieste stava emergendo la commistione tra Servizi Segreti, Mafia e Massoneria piduista. Questo fantomatico congegno si ispirò ai due articoli di Einstein sul Campo Unificato, con particolare riferimento a quello uscito nel 1928. Sembra che Majorana estese la fisica di Einstein a uno spazio di 3 dimensioni spaziali e 2 temporali, incorporando alcuni concetti di Fantappié. Un ruolo in questa ricerca lo ebbe infine Burkhard Heim (1925-2001), un fisico tedesco che durante la seconda guerra mondiale fu reclutato dai nazisti. Dopo oltre 50 anni di dimenticatoio, le tesi di Heim sono al centro di un acceso dibattito nel mondo accademico, questo perché la NASA annunciò che nel 2005 di voler intraprendere una serie di esperimenti per verificarne la fondatezza. Grande enfasi viene posta sull’uso delle piastre in oro e platino a stretto contatto con un campo magnetico rotante, in processi che richiedono permittività elettrica negativa e plasmoni di superficie radianti (il ché richiederebbe a sua volta superfici scanalate a periodo fisso).

Guarda caso molte di queste idee erano apparse nelle note a margine nel libro di Jessup The Case for the UFO. Tornando all’apparecchio dei Pelizza, sono circolati dei video, dai quali c’è chi come Diego Marin (fisico che si occupa anche di argomenti storici) rileva che l’ingrediente segreto che viene utilizzato è il mercurio, che è mosso ad apposite frequenze e contenute in apposite forme. Nel Vaimanika Shastra, un testo indiano che descrive i mezzi di trasporto delle divinità induiste, s’insiste morbosamente sull’uso del mercurio quale elemento essenziale per togliere peso alle navi. L’interpretazione accademica vuole che queste navi, i Vimana, non siano altro che immagini poetiche per descrivere nuvole o altri fenomeni atmosferici.

Il Vaimanika Shastra, però, non parla di divinità, ma è un testo, dove si descrive in maniera dettagliata i Vimana. Lo si potrebbe descrivere come una sorta di trattato scientifico o di manuale tecnico. Il testo nella forma attuale è stato messo per iscritto tra il 1918 e il 1923 dal Pandit Subbaraja Sastri, ma la compilazione originale risale almeno al XIII secolo a.c. per opera del guru Maharishi Bharadwaja. Il libro si apre con la descrizione dei Vimana che sono descritti come un mezzo che può volare in aria da un luogo a un altro. Sono quindi menzionati i 32 segreti sul funzionamento dei Vimana che il loro pilota deve apprendere, suddivisi in 3 categorie a seconda della struttura del veicolo aereo, del suo decollo e atterraggio, nonché della manovrabilità. Vi si legge, infatti, che essi possiedono un motore a mercurio, e vi si parla di mercurio rosso, una sostanza che ufficialmente non esiste, sebbene sia presente nei resoconti di esperimenti degli gruppo Ahnenerbe intercorsi durante il Terzo Reich quali il famoso Die Gloch. In base agli indizi raccolti da Jospeh P. Farrel il mercurio rosso sarebbe un composto di mercurio, torio e antimonio, arricchito mediante bombardamento neutronico in un reattore nucleare. Il materiale ottenuto assumerebbe l’aspetto di un liquido di colore rosso-porpora, molto più denso e pesante del mercurio comune. Il mercurio rosso avrebbe un tempo di decadimento relativamente breve, passato il quale perderebbe il proprio potenziale e avrebbe bisogno di una nuova immersione nel reattore. La paternità dell’invenzione apparterebbe ai sovietici, passata poi in Germania attraverso l’infiltrazione dentro i servizi segreti russi di alcuni agenti dei servizi segreti nazisti. La dicitura mercurio rosso appare ancora nella relazione della Commissione Parlamentare sul traffico di Rifiuti Tossici del 4 marzo 2013 (XVI legislatura – Governo Monti – Soc. XXIII, n. 21). Qui si parla di una motonave chiamata Latvia dell’ex Unione Sovietica, che era appartenuta ai servizi segreti russi, ancorata a La Spezia. Il caso fu affidato al comandate Natale De Grazia del pool investigativo della Procura di Reggio Calabria. Ma De Grazia morì improvvisamente il 12 dicembre 1995, per avvelenamento.

Con la morte di De Grazia il lavoro investigativo aveva perduto slancio, e tutto era finito in archiviazioni, verso la fine degli anni Novanta. L’inchiesta che stava svolgendo De Grazia riguardava l’intera stagione dei traffici di materiale tossico-nocivo con l’Est europeo, con alcuni Paesi dell’America Latina, e soprattutto con l’Africa. Negli anni Novanta diverse Procure italiane (oltre a Reggio Calabria e Matera, anche Roma, Milano, Asti, La Spezia, Trieste, Venezia, Udine, Taranto, Lecce, Brindisi, Torre Annunziata, Palmi, Paola) avevano scoperto cordate di faccendieri, mafiosi e imprenditori senza scrupoli che avevano messo in piedi traffici di rifiuti tossici in cambio di armi, frodando le assicurazioni delle navi con affondamenti dolosi per i carichi dispersi in mare, e utilizzando la corruzione e le mazzette per ottenere la complicità dei Paesi di destinazione nei casi di interramento del materiale pericoloso. Ma gli investigatori avevano anche trovato indizi del possibile coinvolgimento di apparati dello Stato, di uomini e strutture dei servizi segreti. Traffici che portano lontano: al Progetto Urano, nato per convogliare rifiuti europei e americani in una depressione naturale del Sahara, al confine fra Marocco e Mauritania; o alla Somalia, dove il segreto del mercato nero delle armi e dei rifiuti andava protetto a ogni costo. Tra le morti sospette vanno annoverate quelle di Vincenzo Licausi, uomo del SISMI, e quelle di giornalisti troppo curiosi come Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Non solo. Pure la morte di Mauro Rostagno, il giornalista e sociologo, potrebbe avere a che fare con l’intreccio dei traffici illeciti – in questo caso “di Stato”, visto che coinvolgono strutture della Gladio militare – fra l’Italia e la Somalia. Proprio negli ultimi mesi prima della sua uccisione, il capitano di corvetta e i suoi collaboratori avevano individuato, nel corso di alcune perquisizioni, documenti che riguardavano il caso Alpi-Hrovatin e i traffici di materiale pericoloso verso la Somalia. Il materiale veniva dal centro di trattamento dei rifiuti nucleari, impianto ITREC, di Rotondella, in provincia di Matera. L’impianto è stato costruito nel periodo 1965-1970 dal CNEN, Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare, non molto prima degli anni di Clementel.

Che la vicenda De Grazia-Latvia sia collegata con gli esperimenti inerenti il “raggio della morte”? Non ci sarebbe da meravigliarsi che molte di queste scoperte siano usate per scopi militari. E quando si parla di esperimenti usati per scopi militari non si non parlare di guerre. Ma non si capire la guerra prescindendo dal processo storico, dall’economia, e dalla politica. Le tecniche militari, comunemente, hanno percorso quelle civili (pensiamo a internet), e oggi evolvono con una rapidità spaventosa. Molte invenzioni, ad esempio, sono nate del corso della supremazia nello spazio tra USA e URSS. Si trattava di una ricerca militare per eccellenza, presentata a un’opinione pubblica bambina come una gara scientifico-sportiva. Oggi, nessun esercito, nessuna nave, nessuna automobile può muoversi senza cadere sotto il controllo dei satelliti, l’unica eccezione sono le Toyota che usa l’ISIS, che hanno attraversato il deserto! Si potrebbe formulare l’ipotesi che Obama e i suoi collaboratori hanno pensato che si trattasse di gite fuori di casa di qualche turista mal informato. È ormai assodato, che ci sono stati degli enormi progressi nello sviluppo delle tecniche militari, per esempio la possibilità di riprodurre certi eventi naturali, cosa che i media asserviti e tutti gli intellettuali pennivendoli affermano che è tutto una buffala. Eppure più di 70 anni fa, USA e Nuova Zelanda, in funzione della guerra che stavano conducendo contro il Giappone, sperimentarono forme di tsunami artificiali. C’è poi, un’intervista al generale Mini: “La guerra ambientale non è più solo un ipotesi: è già in atto. Ma guai a dirlo, si passa per pazzi.” “Non c’è solo la disinformazione ma c’è una pratica militare che si chiama “denial of service” che è necessario non solo negare la realtà o l’evidenza, ma negare l’informazione. È questo è già un vero e proprio atto di guerra. Determinate persone o paesi non devono venire a conoscenza delle informazioni e questo può causare catastrofi di proporzioni bibliche, come il devastante tsunami dell’Indonesia. L’informazione su suo arrivo era disponibile ma interruzioni nella trasmissione, a causa di anelli mal funzionanti o volutamente non funzionanti ne ha impedito la comunicazione” “La bomba climatica è la nuova arma di distruzione di massa cui si sta lavorando in gran segreto per acquisire vantaggi inimmaginabili su scala planetari. Alluvioni, terremoti, tsunami, siccità, cataclismi. Uno scenario purtroppo non è più fantascienza”.

La scienza semplice e banale di Majorana. Il professor Zichichi risponde all'articolo di Alberoni: con semplicità e fantasia il fisico scoprì i neutrini, scrive Antonino Zichichi, Lunedì 13/02/2017, su "Il Giornale". Dopo aver risolto un problema ha scritto Francesco Alberoni su queste colonne i grandi scienziati (Marconi, Fleming) si accorgono che la soluzione era sotto i loro occhi. Ettore Majorana, il celebre fisico italiano scomparso nel 1938. Il campione assoluto in questo genere di gara fu Ettore Majorana. Il guaio è quando la soluzione viene declassata a totalmente «banale». Fu così che Majorana, dopo averne parlato con Fermi (1930), non pubblicò il lavoro sulla sua scoperta teorica del neutrone (la particella che mancava per capire l'esistenza dei nuclei atomici). E fu così che Fermi, quando Majorana (1934) gli spiegò i motivo per cui dovevano esistere i neutrini (che oggi portano il suo nome), scrisse un lavoro col nome di Majorana. Oggi i neutrini di Majorana sono al centro dell'attenzione scientifica mondiale. Se esistono o no, lo sa solo colui che ha fatto il mondo. I neutrini di Majorana sono necessari per avere le tre forze fondamentali della natura (gravitazionali, elettrodeboli, subnucleari) generate da un'unica sorgente, che porta al supermondo, con 43 dimensioni. La sfida può sembrare più ardua. Immaginare uno spazio-tempo con 43 dimensioni è possibile se usiamo la matematica. Nessuno riuscirà mai a «vedere» con gli occhi della nostra fantasia uno spazio-tempo con 43 dimensioni. Il nostro cervello è fatto ed esiste in quattro dimensioni: una di tempo (che misuriamo con l'orologio Einstein dixit) e tre di spazio (altezza, lunghezza e larghezza, che misuriamo col metro Euclide dixit). Ci sono almeno sette motivi rigorosamente scientifici che ci portano a formulare l'ipotesi del supermondo. Ne citiamo due. Se vogliamo spiegare come mai una stella (come il nostro Sole) può emettere le onde elettromagnetiche che ci illuminano e riscaldano è necessario il supermondo. Se vogliamo spiegare come mai può esistere un satellite, com'è la nostra Terra, che gira attorno al Sole, deve esistere il supermondo. Se il nostro mondo non avesse le sue radici nel superspazio con 43 dimensioni, se non fossimo figli del supermondo, la luce non potrebbe uscire dal Sole e la Terra dovrebbe stare incollata anch'essa al Sole. Quando scopriremo il supermondo ci accorgeremo che erano banali i motivi per cui non eravamo finora riusciti a scoprirlo. Come mai accade questo? C'è una sola risposta: colui che ha fatto il mondo è più intelligente di noi: scienziati, matematici, filosofi, artisti, nessuno escluso. Ecco perché la fantasia della scienza batte tutte le altre sorgenti di fantasie. Diceva Galilei: quello che noi riusciamo a immaginare non va mai oltre quello che abbiamo visto e sentito. È la scoperta scientifica a sapere andare oltre. Nessuno aveva saputo prevedere che se lo spazio è reale il tempo deve essere immaginario. Ce lo hanno fatto capire le 4 equazioni di Maxwell che sono il risultato di duecento anni di scoperte scientifiche in Elettricità, Magnetismo e Ottica. Ne abbiamo spiegato i motivi su queste colonne. Il bell'articolo di Alberoni fa nascere il problema della «prima volta». Con il supermondo sarebbe la prima volta che una grande scoperta scientifica viene prevista. Finora tutte le scoperte scientifiche sono venute in modo totalmente mai previsto. Col supermondo ci illudiamo di avere capito tutto al punto da sapere prevedere quello che i nostri posteri dovranno scoprire nei prossimi decenni. E forse secoli. Il supermondo, infatti, ha un'enorme quantità di dettagli: tutti da scoprire.

Ecco la particella di Majorana che fa volare (gratis) l'energia. Ci sono voluti 60 anni per provarne l'esistenza, ma ora i fisici sono tutti concordi. E la sfuggente entità subatomica diventerà fondamentale per lo sviluppo economico, scrive Antonino Zichichi, Lunedì 8/12/2014, su "Il Giornale". Ettore Majorana è scomparso nel 1938. Un anno prima di sparire pubblicò un lavoro in cui formulò l'ipotesi della esistenza di particelle oggi note come particelle di Majorana. Queste particelle aprono orizzonti nuovi in un settore tecnologico di vitale importanza per il trasporto dell'Energia Elettrica: i materiali superconduttori. Immaginando l'energia elettrica come fatta di persone è come se potessimo andare da Roma a New York senza spendere una Lira. La superconduttività nelle sue diverse caratteristiche è stata discussa su queste colonne. Evitiamo di riparlarne. La scoperta sulle particelle di Majorana in superconduttività va presa come l'inizio di una nuova serie di complesse e difficilissime ricerche tecnologiche. Non è un caso che queste ricerche abbiano le loro radici in ciò che seppe immaginare ben 77 anni fa un fisico classificato genio da Enrico Fermi. Quando sparì, Enrico Fermi disse alla moglie (Laura Fermi): «Ettore era troppo intelligente. Se ha deciso di sparire, nessuno riuscirà a trovarlo. Pur tuttavia dobbiamo tentare tutte le strade»; e infatti si rivolse a Mussolini affinché si impegnasse in prima persona. In quella occasione Fermi (Roma 1938) disse: «Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C'è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galilei e Newton. Ebbene, Ettore Majorana era uno di questi». Fermi considerava Majorana un genio in quanto pochi come lui avevano della fisica di quei tempi una visione così completa. Per capire la genialità di Majorana si pensi a oggi. È come se venisse fuori un fisico per dirci che le basi del cosiddetto Modello Standard sono totalmente diverse da quanto da noi finora pensato. Il Modello Standard è la sintesi di tutto ciò che siamo riusciti a capire negli ultimi cinquant'anni. Il grande scrittore siciliano Leonardo Sciascia era convinto che Ettore Majorana avesse deciso di sparire perché aveva capito - lavorando con Fermi - che le forze nucleari avrebbero portato agli ordigni nucleari (un milione di volte più potenti di quelli convenzionali) come quelli che distrussero Hiroshima e Nagasaki. Venne a trovarmi a Erice e discutemmo diversi giorni su questo tema. Cercai di convincerlo, ma ci fu poco da fare. Dopo avere riflettuto sui nostri colloqui, penso che sia stata una mia precisazione sulla genialità di Majorana a corroborare l'idea di Sciascia. A un certo punto della conversazione dissi a Sciascia che, pur essendo quasi impossibile prevedere - con quanto i fisici sapevano in quegli anni - che un nucleo pesante potesse rompersi dando luogo al processo di fissione nucleare a catena, questo si riferiva ai fisici che Fermi classificava al primo livello e cioè a coloro che sanno fare scoperte e invenzioni, non ai geni come Ettore Majorana. Fu questa precisazione a convincere Sciascia che in fondo la sua idea su Majorana fosse non solo probabile ma addirittura corrispondente a verità. Verità corroborata dalla sua scomparsa. Ebbene, quest'uomo era stato dimenticato da tutti quando, nel 1962, venne istituita al CERN di Ginevra la Scuola Internazionale di Fisica Subnucleare, con sede a Erice, la prima delle centoventiquattro scuole di cui oggi consta il Centro di Cultura Scientifica che porta il suo nome: il primo esempio al mondo di Università del III Millennio. Vorrei ricordare la testimonianza di un esponente illustre della Fisica del XX secolo, Robert Oppenheimer, che nel 1967 decise di ritornare a fare il fisico. Scelse il CERN di Ginevra: il più grande Laboratorio Europeo di Fisica Subnucleare. Nel quinto anniversario della Scuola di Erice ci fu al CERN una Cerimonia celebrativa in ricordo di Majorana cui parteciparono fisici illustri. A chi scrive - allora molto giovane - venne affidato il compito di parlare delle particelle di Majorana. Oppenheimer venne nel mio studio per esprimermi il suo apprezzamento sulla scelta del nome che era stato dato alla Scuola di Erice di cui tutti parlavano come Università del III Millennio. E mi raccontò che nella realizzazione del Progetto Manhattan, c'erano stati tre momenti di crisi. Nella riunione di vertice per risolvere la prima crisi Fermi, rivolto a Wigner (padre del Teorema del Tempo), disse: «Qui ci vorrebbe Ettore». Alla seconda crisi, quando il Progetto sembrava essersi incanalato su un binario morto, Fermi ripeté: «Ci vorrebbe Ettore!». Il vertice, oltre al Direttore del Progetto (Oppenheimer), era composto da tre persone: due scienziati (Fermi e Wigner) e un generale. Dopo la riunione top-secret, il Generale decise di chiedere al grande Professor Wigner chi fosse questo «Ettore» e Wigner rispose: «Majorana». Il Generale chiese se era possibile sapere dove potesse trovarsi per cercare di portarlo in America. Wigner rispose: "Purtroppo è scomparso nel 1938 e nessuno è mai riuscito a trovar la pur minima traccia". Il più giovane assistente di Einstein, il grande fisico Peter Bergmann, mi raccontò che secondo Einstein il valore di una teoria scientifica è proporzionale al tempo necessario per scoprirne sperimentalmente la validità. Due anni fa è venuta fuori la prova sperimentale sulla esistenza della “particella di Dio”, proposta nel 1964 da sei fisici tra cui Higgs, Englert e Kibble. Come detto più volte, il motivo di questa definizione è stata l'enorme difficoltà per arrivare a dimostrarne l'esistenza: 48 anni. Per scoprire l'esistenza della particella di Majorana ci sono voluti 77 anni. La particella di Majorana batte quindi la particella Higgs.

Ettore Majorana – Genialità e mistero –. Intervista a Antonino Zichichi di Mario Masi. A cento anni dalla sua nascita nessuno ancora è riuscito a scalfire il mistero che avvolge il destino di Ettore Majorana. L’ultima testimonianza è quella di un passeggero del traghetto della Tirrenia che da Palermo doveva riportarlo a Napoli, dove era professore di Fisica all’Università. Ma a Napoli non risultò traccia del suo arrivo. Delle ultime ore restano tre lettere ed un telegramma. Nella prima lettera, inviata al suo collega, il Prof. Carrelli, scrive: Caro Carrelli, Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti…dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo. In un’altra lettera inviata ai familiari annota: Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi. Il mistero è reso più nebuloso dalla decisione di Majorana di inviare sempre al Prof. Carrelli un telegramma in cui lo invita a non tenere conto di quanto scritto nella lettera precedentemente inviata, a cui però fa seguito una ulteriore lettera:...Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna, viaggiando con questo stesso foglio. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli. Ma di Majorana si perde ogni traccia. Lo stesso Mussolini propone una ricompensa di 30.000 lire in cambio di notizie utili al ritrovamento. E’ il 1938 ed Enrico Fermi dice di lui: “Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fan del loro meglio ma non vanno molto lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentali per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni, come Galilei e Newton. Ebbene, Ettore Majorana era uno di questi.” Scompare a soli 32 anni lasciando però alla scienza una eredità non ancora completamente sperimentata a causa della ritrosia a pubblicare quanto scoperto. Diversi suoi colleghi hanno raccontato che al culmine di conversazioni particolarmente interessanti Majorana era solito tirar fuori dalla tasca un pacchetto di sigarette Macedonia, di cui era un accanito consumatore sul quale erano scritte, con una