Denuncio al mondo ed ai posteri con i miei libri tutte le illegalità tacitate ed impunite compiute dai poteri forti (tutte le mafie). Lo faccio con professionalità, senza pregiudizi od ideologie. Per non essere tacciato di mitomania, pazzia, calunnia, diffamazione, partigianeria, o di scrivere Fake News, riporto, in contraddittorio, la Cronaca e la faccio diventare storia. Quella Storia che nessun editore vuol pubblicare. Quelli editori che ormai nessuno più legge.

Gli editori ed i distributori censori si avvalgono dell'accusa di plagio, per cessare il rapporto. Plagio mai sollevato da alcuno in sede penale o civile, ma tanto basta per loro per censurarmi.

I miei contenuti non sono propalazioni o convinzioni personali. Mi avvalgo solo di fonti autorevoli e credibili, le quali sono doverosamente citate.

Io sono un sociologo storico: racconto la contemporaneità ad i posteri, senza censura od omertà, per uso di critica o di discussione, per ricerca e studio personale o a scopo culturale o didattico. A norma dell'art. 70, comma 1 della Legge sul diritto d'autore: "Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali."

L’autore ha il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo (art. 12 comma 2 Legge sul Diritto d’Autore). La legge stessa però fissa alcuni limiti al contenuto patrimoniale del diritto d’autore per esigenze di pubblica informazione, di libera discussione delle idee, di diffusione della cultura e di studio. Si tratta di limitazioni all’esercizio del diritto di autore, giustificate da un interesse generale che prevale sull’interesse personale dell’autore.

L'art. 10 della Convenzione di Unione di Berna (resa esecutiva con L. n. 399 del 1978) Atto di Parigi del 1971, ratificata o presa ad esempio dalla maggioranza degli ordinamenti internazionali, prevede il diritto di citazione con le seguenti regole: 1) Sono lecite le citazioni tratte da un'opera già resa lecitamente accessibile al pubblico, nonché le citazioni di articoli di giornali e riviste periodiche nella forma di rassegne di stampe, a condizione che dette citazioni siano fatte conformemente ai buoni usi e nella misura giustificata dallo scopo.

Ai sensi dell’art. 101 della legge 633/1941: La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte. Appare chiaro in quest'ipotesi che oltre alla violazione del diritto d'autore è apprezzabile un'ulteriore violazione e cioè quella della concorrenza (il cosiddetto parassitismo giornalistico). Quindi in questo caso non si fa concorrenza illecita al giornale e al testo ma anzi dà un valore aggiunto al brano originale inserito in un contesto più ampio di discussione e di critica.

Ed ancora: "La libertà ex art. 70 comma I, legge sul diritto di autore, di riassumere citare o anche riprodurre brani di opere, per scopi di critica, discussione o insegnamento è ammessa e si giustifica se l'opera di critica o didattica abbia finalità autonome e distinte da quelle dell'opera citata e perciò i frammenti riprodotti non creino neppure una potenziale concorrenza con i diritti di utilizzazione economica spettanti all'autore dell'opera parzialmente riprodotta" (Cassazione Civile 07/03/1997 nr. 2089).

Per questi motivi Dichiaro di essere l’esclusivo autore del libro in oggetto e di tutti i libri pubblicati sul mio portale e le opere citate ai sensi di legge contengono l’autore e la fonte. Ai sensi di legge non ho bisogno di autorizzazione alla pubblicazione essendo opere pubbliche.

Promuovo in video tutto il territorio nazionale ingiustamente maltrattato e censurato. Ascolto e Consiglio le vittime discriminate ed inascoltate. Ogni giorno da tutto il mondo sui miei siti istituzionali, sui miei blog d'informazione personali e sui miei canali video sono seguito ed apprezzato da centinaia di migliaia di navigatori web. Per quello che faccio, per quello che dico e per quello che scrivo i media mi censurano e le istituzioni mi perseguitano. Le letture e le visioni delle mie opere sono gratuite. Anche l'uso è gratuito, basta indicare la fonte. Nessuno mi sovvenziona per le spese che sostengo e mi impediscono di lavorare per potermi mantenere. Non vivo solo di aria: Sostienimi o mi faranno cessare e vinceranno loro. 

Dr Antonio Giangrande  

NOTA BENE

NESSUN EDITORE VUOL PUBBLICARE I  MIEI LIBRI, COMPRESO AMAZON, LULU E STREETLIB

SOSTIENI UNA VOCE VERAMENTE LIBERA CHE DELLA CRONACA, IN CONTRADDITTORIO, FA STORIA

NOTA BENE PER IL DIRITTO D'AUTORE

 

NOTA LEGALE: USO LEGITTIMO DI MATERIALE ALTRUI PER IL CONTRADDITTORIO

LA SOMMA, CON CAUSALE SOSTEGNO, VA VERSATA CON:

SCEGLI IL LIBRO

80x80 PRESENTAZIONE SU GOOGLE LIBRI

presidente@controtuttelemafie.it

workstation_office_chair_spinning_md_wht.gif (13581 bytes) Via Piave, 127, 74020 Avetrana (Ta)3289163996ne2.gif (8525 bytes)business_fax_machine_output_receiving_md_wht.gif (5668 bytes) 0999708396

INCHIESTE VIDEO YOUTUBE: CONTROTUTTELEMAFIE - MALAGIUSTIZIA  - TELEWEBITALIA

FACEBOOK: (personale) ANTONIO GIANGRANDE

(gruppi) ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE - TELE WEB ITALIA -

ABOLIZIONE DEI CONCORSI TRUCCATI E LIBERALIZZAZIONE DELLE PROFESSIONI

(pagine) GIANGRANDE LIBRI

WEB TV: TELE WEB ITALIA

108x36 NEWS: RASSEGNA STAMPA - CONTROVOCE - NOTIZIE VERE DAL POPOLO - NOTIZIE SENZA CENSURA

 

L’ITALIA ALLO SPECCHIO

IL DNA DEGLI ITALIANI

 

 

ANNO 2022

L’ACCOGLIENZA

QUARTA PARTE

L’ATTACCO

DECIMO MESE

 

DI ANTONIO GIANGRANDE

 

 

  

L’APOTEOSI

DI UN POPOLO DIFETTATO

 

Questo saggio è un aggiornamento temporale, pluritematico e pluriterritoriale, riferito al 2022, consequenziale a quello del 2021. Gli argomenti ed i territori trattati nei saggi periodici sono completati ed approfonditi in centinaia di saggi analitici specificatamente dedicati e già pubblicati negli stessi canali in forma Book o E-book, con raccolta di materiale riferito al periodo antecedente. Opere oggetto di studio e fonti propedeutiche a tesi di laurea ed inchieste giornalistiche.

Si troveranno delle recensioni deliranti e degradanti di queste opere. Il mio intento non è soggiogare l'assenso parlando del nulla, ma dimostrare che siamo un popolo difettato. In questo modo è ovvio che l'offeso si ribelli con la denigrazione del palesato.

 

IL GOVERNO

 

UNA BALLATA PER L’ITALIA (di Antonio Giangrande). L’ITALIA CHE SIAMO.

UNA BALLATA PER AVETRANA (di Antonio Giangrande). L’AVETRANA CHE SIAMO.

PRESENTAZIONE DELL’AUTORE.

LA SOLITA INVASIONE BARBARICA SABAUDA.

LA SOLITA ITALIOPOLI.

SOLITA LADRONIA.

SOLITO GOVERNOPOLI. MALGOVERNO ESEMPIO DI MORALITA’.

SOLITA APPALTOPOLI.

SOLITA CONCORSOPOLI ED ESAMOPOLI. I CONCORSI ED ESAMI DI STATO TRUCCATI.

ESAME DI AVVOCATO. LOBBY FORENSE, ABILITAZIONE TRUCCATA.

SOLITO SPRECOPOLI.

SOLITA SPECULOPOLI. L’ITALIA DELLE SPECULAZIONI.

 

L’AMMINISTRAZIONE

 

SOLITO DISSERVIZIOPOLI. LA DITTATURA DEI BUROCRATI.

SOLITA UGUAGLIANZIOPOLI.

IL COGLIONAVIRUS.

SANITA’: ROBA NOSTRA. UN’INCHIESTA DA NON FARE. I MARCUCCI.

 

L’ACCOGLIENZA

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA.

SOLITI PROFUGHI E FOIBE.

SOLITO PROFUGOPOLI. VITTIME E CARNEFICI.

 

GLI STATISTI

 

IL SOLITO AFFAIRE ALDO MORO.

IL SOLITO GIULIO ANDREOTTI. IL DIVO RE.

SOLITA TANGENTOPOLI. DA CRAXI A BERLUSCONI. LE MANI SPORCHE DI MANI PULITE.

SOLITO BERLUSCONI. L'ITALIANO PER ANTONOMASIA.

IL SOLITO COMUNISTA BENITO MUSSOLINI.

 

I PARTITI

 

SOLITI 5 STELLE… CADENTI.

SOLITA LEGOPOLI. LA LEGA DA LEGARE.

SOLITI COMUNISTI. CHI LI CONOSCE LI EVITA.

IL SOLITO AMICO TERRORISTA.

1968 TRAGICA ILLUSIONE IDEOLOGICA.

 

LA GIUSTIZIA

 

SOLITO STEFANO CUCCHI & COMPANY.

LA SOLITA SARAH SCAZZI. IL DELITTO DI AVETRANA.

LA SOLITA YARA GAMBIRASIO. IL DELITTO DI BREMBATE.

SOLITO DELITTO DI PERUGIA.

SOLITA ABUSOPOLI.

SOLITA MALAGIUSTIZIOPOLI.

SOLITA GIUSTIZIOPOLI.

SOLITA MANETTOPOLI.

SOLITA IMPUNITOPOLI. L’ITALIA DELL’IMPUNITA’.

I SOLITI MISTERI ITALIANI.

BOLOGNA: UNA STRAGE PARTIGIANA.

 

LA MAFIOSITA’

 

SOLITA MAFIOPOLI.

SOLITE MAFIE IN ITALIA.

SOLITA MAFIA DELL’ANTIMAFIA.

SOLITO RIINA. LA COLPA DEI PADRI RICADE SUI FIGLI.

SOLITO CAPORALATO. IPOCRISIA E SPECULAZIONE.

LA SOLITA USUROPOLI E FALLIMENTOPOLI.

SOLITA CASTOPOLI.

LA SOLITA MASSONERIOPOLI.

CONTRO TUTTE LE MAFIE.

 

LA CULTURA ED I MEDIA

 

LA SCIENZA E’ UN’OPINIONE.

SOLITO CONTROLLO E MANIPOLAZIONE MENTALE.

SOLITA SCUOLOPOLI ED IGNORANTOPOLI.

SOLITA CULTUROPOLI. DISCULTURA ED OSCURANTISMO.

SOLITO MEDIOPOLI. CENSURA, DISINFORMAZIONE, OMERTA'.

 

LO SPETTACOLO E LO SPORT

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI.

SOLITO SANREMO.

SOLITO SPORTOPOLI. LO SPORT COL TRUCCO.

 

LA SOCIETA’

 

AUSPICI, RICORDI ED ANNIVERSARI.

I MORTI FAMOSI.

ELISABETTA E LA CORTE DEGLI SCANDALI.

MEGLIO UN GIORNO DA LEONI O CENTO DA AGNELLI?

 

L’AMBIENTE

 

LA SOLITA AGROFRODOPOLI.

SOLITO ANIMALOPOLI.

IL SOLITO TERREMOTO E…

IL SOLITO AMBIENTOPOLI.

 

IL TERRITORIO

 

SOLITO TRENTINO ALTO ADIGE.

SOLITO FRIULI VENEZIA GIULIA.

SOLITA VENEZIA ED IL VENETO.

SOLITA MILANO E LA LOMBARDIA.

SOLITO TORINO ED IL PIEMONTE E LA VAL D’AOSTA.

SOLITA GENOVA E LA LIGURIA.

SOLITA BOLOGNA, PARMA ED EMILIA ROMAGNA.

SOLITA FIRENZE E LA TOSCANA.

SOLITA SIENA.

SOLITA SARDEGNA.

SOLITE MARCHE.

SOLITA PERUGIA E L’UMBRIA.

SOLITA ROMA ED IL LAZIO.

SOLITO ABRUZZO.

SOLITO MOLISE.

SOLITA NAPOLI E LA CAMPANIA.

SOLITA BARI.

SOLITA FOGGIA.

SOLITA TARANTO.

SOLITA BRINDISI.

SOLITA LECCE.

SOLITA POTENZA E LA BASILICATA.

SOLITA REGGIO E LA CALABRIA.

SOLITA PALERMO, MESSINA E LA SICILIA.

 

LE RELIGIONI

 

SOLITO GESU’ CONTRO MAOMETTO.

 

FEMMINE E LGBTI

 

SOLITO CHI COMANDA IL MONDO: FEMMINE E LGBTI.

 

 

 

L’ACCOGLIENZA

INDICE PRIMA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

GLI EUROPEI

I Muri.

Quei razzisti come gli italiani.

Quei razzisti come i tedeschi.

Quei razzisti come gli austriaci.

Quei razzisti come i danesi.

Quei razzisti come i norvegesi.

Quei razzisti come gli svedesi.

Quei razzisti come i finlandesi.

Quei razzisti come i belgi.

Quei razzisti come i francesi.

Quei razzisti come gli spagnoli.

Quei razzisti come gli olandesi.

Quei razzisti come gli inglesi.

Quei razzisti come i cechi.

Quei razzisti come gli ungheresi.

Quei razzisti come i rumeni.

Quei razzisti come i maltesi.

Quei razzisti come i greci.

Quei razzisti come i serbi.

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

GLI AFRO-ASIATICI

 

Quei razzisti come i marocchini.

Quei razzisti come i libici.

Quei razzisti come i congolesi.

Quei razzisti come gli ugandesi.

Quei razzisti come i nigeriani.

Quei razzisti come i ruandesi.

Quei razzisti come gli egiziani.

Quei razzisti come gli israeliani.

Quei razzisti come i libanesi.

Quei razzisti come i sudafricani.

Quei razzisti come i turchi.

Quei razzisti come gli arabi sauditi. 

Quei razzisti come i qatarioti.

Quei razzisti come gli iraniani.

Quei razzisti come gli iracheni.

Quei razzisti come gli afghani.

Quei razzisti come gli indiani.

Quei razzisti come i singalesi.

Quei razzisti come i birmani.

Quei razzisti come i kazaki.

Quei razzisti come i russi.

Quei razzisti come i cinesi.

Quei razzisti come i nord coreani.

Quei razzisti come i sud coreani.

Quei razzisti come i filippini.

Quei razzisti come i giapponesi.

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

GLI AMERICANI

 

Quei razzisti come gli statunitensi.

Kennedy: Le Morti Democratiche.

Quei razzisti come i canadesi.

Quei razzisti come i messicani.

Quei razzisti come i peruviani.

Quei razzisti come gli haitiani.

Quei razzisti come i cubani.

Quei razzisti come i cileni.

Quei razzisti come i venezuelani.

Quei razzisti come i colombiani.

Quei razzisti come i brasiliani.

Quei razzisti come gli argentini.

Quei razzisti come gli australiani.

 

INDICE SECONDA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Fredda.

La Variante Russo-Cinese-Statunitense.

 

INDICE TERZA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

LA BATTAGLIA DEGLI IMPERI.

I LADRI DI NAZIONI.

CRIMINI CONTRO L’UMANITA’.

I SIMBOLI.

LE PROFEZIE.

 

INDICE QUARTA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

L’ATTACCO. PRIMO MESE.

 

INDICE QUARTA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

L’ATTACCO. SECONDO MESE.

 

INDICE QUARTA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

L’ATTACCO. TERZO MESE.

 

INDICE QUARTA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

L’ATTACCO. QUARTO MESE.

 

INDICE QUARTA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

L’ATTACCO. QUINTO MESE.

 

INDICE QUARTA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

L’ATTACCO. SESTO MESE.

 

INDICE QUARTA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

L’ATTACCO. SETTIMO MESE.

 

INDICE QUARTA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

L’ATTACCO. OTTAVO MESE.

 

INDICE QUARTA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

L’ATTACCO. NONO MESE.

 

INDICE QUARTA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

L’ATTACCO. DECIMO MESE.

 

INDICE QUINTA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

LE MOTIVAZIONI.

NAZISTA…A CHI?

IL DONBASS DELI ALTRI.

L’OCCIDENTE MOLLICCIO E DEPRAVATO.

TUTTE LE COLPE DI…

LE TRATTATIVE.

ALTRO CHE FRATELLI. I SOLITI COGLIONI RAZZISTI.

LA RUSSIFICAZIONE.

 

INDICE SESTA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

ESERCITI, MERCENARI E VOLONTARI.

IL FREDDO ED IL PANTANO.

 

INDICE SETTIMA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

LE VITTIME.

I PATRIOTI.

LE DONNE.

LE FEMMINISTE.

GLI OMOSESSUALI ED I TRANS.

LE SPIE.

 

INDICE OTTAVA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

LA GUERRA DELLE MATERIE PRIME.

LA GUERRA DELLE ARMI CHIMICHE E BIOLOGICHE.

LA GUERRA ENERGETICA.

LA GUERRA DEL LUSSO.

LA GUERRA FINANZIARIA.

LA GUERRA CIBERNETICA.

LE ARMI.

 

INDICE NONA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

LA DETERRENZA NUCLEARE.

DICHIARAZIONI DI STATO.

LE REAZIONI.

MINACCE ALL’ITALIA.

 

INDICE DECIMA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

IL COSTO.

L’ECONOMIA DI GUERRA. LA ZAPPA SUI PIEDI.

PSICOSI E SPECULAZIONI.

I CORRIDOI UMANITARI.

I PROFUGHI.

 

INDICE UNDICESIMA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

I PACIFISTI.

I GUERRAFONDAI.

RESA O CARNEFICINA? 

LO SPORT.

LA MODA.

L’ARTE.

 

INDICE DODICESIMA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

PATRIA MOLDAVIA.

PATRIA BIELORUSSIA.

PATRIA GEORGIA.

PATRIA UCRAINA.

VOLODYMYR ZELENSKY.

 

INDICE TREDICESIMA PARTE

 

La Guerra Calda.

L’ODIO.

I FIGLI DI PUTIN.

 

INDICE QUATTORDICESIMA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

L’INFORMAZIONE.

TALK SHOW: LA DISTRAZIONE DI MASSA. 

 

INDICE QUINDICESIMA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

LA PROPAGANDA.

LA CENSURA.

LE FAKE NEWS.

 

INDICE SEDICESIMA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

CRISTIANI CONTRO CRISTIANI.

LA RUSSOFOBIA.

LA PATRIA RUSSIA.

IL NAZIONALISMO.

GLI OLIGARCHI.

LE GUERRE RUSSE.

 

INDICE DICIASSETTESIMA PARTE

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Guerra Calda.

CHI E’ PUTIN.

 

INDICE DICIOTTESIMA PARTE

 

SOLITI PROFUGHI E FOIBE. (Ho scritto un saggio dedicato)

Quelli che…le Foibe.

Lo sterminio comunista degli Ucraini.

L’Olocausto.

SOLITO PROFUGOPOLI. VITTIME E CARNEFICI. (Ho scritto un saggio dedicato)

Gli Affari dei Buonisti.

Quelli che…Porti Aperti.

Quelli che…Porti Chiusi.

Il Caso dei Marò.

Che succede in Africa?

Che succede in Libia?

Che succede in Tunisia?

Cosa succede in Siria?

 

 

 

L’ACCOGLIENZA

QUARTA PARTE

L’ATTACCO

DECIMO MESE

 

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA. (Ho scritto un saggio dedicato)

·        La Guerra Calda.

L’ATTACCO. DECIMO MESE.

Putin alle madri dei soldati: «Non credete a tv e internet». Kherson colpita dai missili: evacuati gli ospedali. Lorenzo Cremonesi e Andrea Nicastro su Il Corriere della Sera il 25 Novembre 2022

Le notizie di venerdì 25 novembre. Nuovo raid missilistico di Mosca contro infrastrutture civili ucraine: al buio diverse città

• La guerra in Ucraina è arrivata al 272esimo giorno.

• La Svezia insegue le spie russe: forze speciali in elicottero per arrestare due sessantenni.

• Secondo le autorità ucraine l’intera regione di Kiev è senza luce, e la città è senza acqua. Zelensky: «Milioni al gelo, è un crimine contro l’umanità».

• Il presidente russo Vladimir Putin ha incontrato una delegazione di madri dei soldati russi invitandole a non credere alle «false notizie» diffuse su internet.

• Le forze russe hanno nuovamente bombardato la città ucraina di Kherson e sono state segnalate vittime tra la popolazione civile. Evacuati gli ospedali.

• Kiev dà la caccia ai consiglieri iraniani che hanno assistito i russi con i droni: «Obbligati a ucciderli».

Ore 20:37 - Ucraina, governatore: 4 morti per bombe russe su Kherson

Almeno quattro persone sono morte e altre 10 sono rimaste ferite per un bombardamento russo su Kherson, recentemente riconquistata dalle forze ucraine. Lo ha riferito il governatore regionale, Yaroslav Yanushevych, capo dell’amministrazione militare di Kherson. «Gli invasori russi hanno aperto il fuoco su una zona residenziale con più lanciarazzi. Un grande edificio ha preso fuoco», ha scritto su Telegram.

Ore 20:38 - Zelensky, non ci fiaccheranno colpendo infrastrutture

La nuova strategia della Russia di colpire e distruggere le infrastrutture in Ucraina non riuscirà a fiaccare il Paese, secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky che, intervistato dal Financial Times, afferma che Mosca non riuscirà così a far precipitare l’Ucraina nelle tenebre o a indebolirne la determinazione a liberare tutta la terra occupata. Zelensky ha quindi descritto il conflitto come una «guerra di forza e resilienza».

Ore 01:00 - Ucraina, 7 morti e 20 feriti dopo i raid a Kherson

È salito a sette il numero dei morti dopo i bombardamenti russi ieri su Kherson. Lo ha reso noto il governatore regionale Yaroslav Yanushevych. Circa 20 i feriti nella città del sud dell’Ucraina ritornata sotto il controllo di Kiev, ma che i russi hanno ripreso ad attaccare con artiglieria e lanciarazzi multipli dalla sponda opposta del Dnepr.

Ore 01:10 - Gli abitanti Kiev avranno corrente elettrica per 2-3 ore al giorno

Gli abitanti di Kiev avranno la corrente «per 2-3 ore al giorno fino a quando la quantità di elettricità che arriva alla capitale non aumenterà». Lo ha detto Dmytro Saharuk direttore della società energetica Dtek. Lo riporta Ukrainska Pravda. Dopo che il sistema si sarà stabilizzato, Dtek prevede di passare ai programmi di interruzione programmata già stabiliti. Secondo Saharuk al momento circa il 30% della popolazione di Kiev dispone di elettricità.

Ore 01:39 - Kiev, missili su Zaporizhzhia danneggiato l’ospedale

L’amministratore regionale ucraino Oleksandr Starukh ha parklato su Telegram di un attacco missilistico russo nella tarda serata su Zaporizhzhia. È quanto riportato da Ukrainska Pravda. «Questa volta i razzi hanno colpito vicino all’ospedale — ha spiegato—. Le persone non sono rimaste ferite ma lo stesso non si può dire dell’edificio dove dozzine di finestre sono state distrutte».

Ore 07:40 - A Kiev, nella casa di Julia: «Così viviamo al freddo senza luce e acqua. Poi in coda alla fontana nella neve»

«Ieri mattina avevamo ventidue gradi in casa. Dopo gli scoppi dei missili a metà giornata il riscaldamento centralizzato si è spento, i rubinetti sono rimasti a secco e il blocco dell’energia non ci ha permesso di accendere le stufette elettriche d’emergenza. Ora siamo scesi a 16 gradi, se continua così, col freddo della notte anche la temperatura nelle stanze da letto potrebbe precipitare a 10 gradi, i muri allora si faranno gelati e la situazione è destinata a peggiorare nei prossimi giorni. Tra poco andremo alla fontana pubblica qui vicino e avremo almeno l’acqua per lavare i piatti». Il reportage da Kiev dell’inviato del Corriere della Sera Lorenzo Cremonesi che è stato a casa di Julia, 47 anni, anche lei vittima con la madre dei bombardamenti di Putin sulle infrastrutture civili. A Kiev manca acqua e luce, una strategia «medioevale» dell’esercito russo per assediare la capitale dell’Ucraina, una citta di quasi tre milioni di abitanti, lasciandola al buio e al freddo.

Ore 07:46 - Il falco Tolstoj: «Rispediremo l’Ucraina nel diciottesimo secolo»

«Basta guardare ai conflitti dei secoli scorsi tra Russia ed Europa per capire» sostiene Pjotr Tolstoj, trisnipote del grande scrittore, vicepresidente della Duma, falco tra i falchi, fedelissimo alla linea più dura, anzi spietata, possibile. «Nell’Ottocento eravamo a Parigi, nel Novecento a Berlino. Quindi, l’unico punto di mediazione è la nostra bandiera su Kiev. Abbattendo ogni sua infrastruttura, rispediremo l’Ucraina nel diciottesimo secolo».

Ore 07:54 - Zelensky e la moglie: «Resisteremo anche ai blackout»

«L’Ucraina resisterà agli attacchi russi alle reti elettriche» ha assicurato Zelensky in un’intervista al Financial Times. Anche la first lady Olena Zelenska garantisce che il Paese è pronto a resistere al freddo e ai black-out perché «senza vittoria non può esserci pace». «Siamo pronti a sopportare tutto questo», ha detto alla Bbc la moglie del presidente ucraino. «Abbiamo avuto così tante terribili sfide, visto così tante vittime, così tanta distruzione, che i blackout non sono la cosa peggiore che ci possa capitare». Zelenska ha anche citato un sondaggio secondo cui il 90% degli ucraini si è detto pronto a resistere senza elettricità per due o tre anni se vedesse la prospettiva di aderire all’Unione europea.

Ore 08:33 - Mosca ha già speso un quarto del suo bilancio per la guerra in Ucraina

La Russia ha speso 82 miliardi di dollari, pari a un quarto del suo bilancio annuale, per la guerra in l’Ucraina dall’inizio dell’invasione il 24 febbraio scorso: è la stima della rivista «Forbes». E i costi del conflitto per Mosca stanno aumentando, mentre le sue risorse si stanno esaurendo, scrive la rivista che cita l’accordo con l’Iran per la fornitura di armi e un possibile accordo con la Corea del Nord. L’anno prossimo, il «conto della guerra» potrebbe diventare troppo alto, ritengono gli esperti di «Forbes». La stima degli 82 miliardi di dollari, precisa il bisettimanale, rappresenta i costi militari diretti della Russia per i 9 mesi di guerra, ovvero include i costi necessari per sostenere le operazioni militari, ma non la spesa per la difesa stabile del Paese o le perdite legate all’economia. La rivista cita alcuni esempi dei costi diretti. In media, ogni soldato costa allo Stato circa 200 dollari al giorno, finora le forze russe hanno lanciato oltre 4.000 missili per un costo medio di 3 milioni di dollari l’uno e poi c’è l’artiglieria con il prezzo medio di un proiettile di circa 1.000 dollari, per una spesa stimata in oltre 5,5 miliardi di dollari. Nel 2021 le entrate di bilancio russo ammontavano a 340 miliardi di dollari, quindi la Federazione ha già speso un quarto delle sue entrate dello scorso anno nelle operazioni militari in Ucraina, scrive Forbes. Se in primavera questi costi potevano sembrare accettabili, considerando che la Russia incassava circa un miliardo di euro al giorno dalla vendita di petrolio e gas, ora la situazione è diversa fanno notare i ricercatori della rivista, sottolineando che le entrate del bilancio federale russo derivanti dall’export di petrolio e gas stanno diminuendo. Mosca, infatti, ha già perso la maggior parte del mercato europeo del gas dopo che la fornitura del Nord Stream è stata interrotta e le sanzioni sul suo petrolio inizieranno a dicembre. Nel frattempo, la guerra richiede più soldi: in autunno, le spese miliari legate al conflitto sono raddoppiate e adesso la Russia ha bisogno di almeno 10 miliardi di dollari al mese.

Ore 09:28 - Pechino: «Siamo attenti alla situazione umanitaria in Ucraina, servono subito dialogo e negoziati»

La Cina sta pensando di fornire aiuti a Kiev e di chiedere alla Russia di fermare gli attacchi alle strutture civili? La posizione della Cina «è sempre stata chiara: abbiamo sempre attribuito importanza alla situazione umanitaria in Ucraina» ha risposto la portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning. Pechino ritiene «che sia la massima priorità raffreddare la situazione il prima possibile attraverso il dialogo e la negoziazione, che è il modo fondamentale per risolvere il problema» ha aggiunto.

Ore 09:36 - Difesa anti aerea attivata in Crimea. Zelensky: «Vogliamo liberarla»

Nel nord della Crimea è stata attivata la difesa area, ha reso noto il sindaco della città di Armiansk, Vasily Telizhenko, citato dall’agenzia Tass. I residenti della città avevano denunciato il suono di esplosioni a distanza. Le autorità comunque, ha riferito, non intendono pianificare l’evacuazione della città. Hanno però iniziato a costruire trincee intorno ad Armiansk, nel nord della Crimea.

Nella sua intervista al Financial Times il presidente Zelensky ha detto: « Capisco che tutti siano confusi dalla situazione e da ciò che accadrà alla Crimea. Se qualcuno è pronto a offrirci una soluzione per la de-occupazione della Crimea con mezzi non militari, non potrò che essere favorevole». Il presidente ucraino ha concluso spiegando che se la soluzione diplomatica non prevede la liberazione della Crimea allora è solo «una perdita di tempo».

Ore 10:10 - Kiev ancora per il 50% senza luce, tornata l’acqua

Il 50% delle abitazioni di Kiev è ancora senza luce, l’acqua è stata ripristinata dappertutto mentre un terzo delle case di Kiev è al momento stato raggiunto dal riscaldamento. È il punto della situazione stamattina nella capitale fatto dal sindaco della città Vitaliy Klitschko, ripreso da Ukrainska Pravda. Per quanto riguarda le comunicazioni mobili, il funzionamento delle reti di tutti gli operatori mobili dipende dall’alimentazione. Durante il giorno, si prevede di collegare l’elettricità a tutti i consumatori a turno, per 3 ore.

Ore 10:14 - Stoltenberg: «Aumentare aiuti non letali a Kiev per inverno»

Alla ministeriale esteri della Nato di Bucarest il segretario generale Jens Stoltenberg chiederà agli alleati di aumentare l’aiuto non letale all’Ucraina, come carburante, materiale medico, equipaggiamento per l’inverno e drone jammers. Lo ha detto lo stesso Stoltenberg nel corso della conferenza stampa di presentazione.

Ore 10:20 - Nato: Cina non è avversario, ma sempre più vicina a Russia

«I ministri degli Affari esteri affronteranno i modi per rafforzare la nostra resilienza davanti alle sfide poste dalla Cina. La Cina non è un avversario, ma sta aumentando la modernizzazione militare, la sua presenza dall’Artico ai Balcani occidentali, dallo spazio al cyberspazio e sta provando a controllare le infrastrutture critiche degli alleati della Nato. Vediamo che Russia e Cina lavorano sempre più strettamente». Lo ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, presentando la riunione dei ministri degli Esteri della Nato che si terrà a Bucarest il 29-30 novembre. «La guerra in Ucraina ha dimostrato quanto sia pericolosa la dipendenza dal gas russo. Quindi, noi dobbiamo affrontare le nostre dipendenze da altri regimi autoritari, non solo dalla Cina. Dobbiamo gestire i rischi, diminuire le vulnerabilità e aumentare la mostra resilienza», ha aggiunto.

Ore 10:23 - Stoltenberg: «Scelta di dove piazzare i Patriot è di Berlino»

La decisione su dove piazzare i sistemi di difesa missilistica Patriot offerti dalla Germania alla Polonia resta una scelta nazionale. Lo ha detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg commentando la richiesta di Varsavia di piazzare i Patriot in Ucraina invece che in Polonia.

Ore 10:33 - Stoltenberg: «Verso integrazione Kiev in area euroatlantica»

Nel corso della ministeriale di Bucarest della Nato gli alleati discuteranno su come «aumentare la cooperazione di lungo termine con l’Ucraina» e questo comprende «il graduale passaggio» agli armamenti di standard Nato, «l’interoperabilità» con gli eserciti alleati e più in generale «l’integrazione nell’area euroatlantica». Lo ha detto il segretario generale Jens Stoltenberg in conferenza stampa. «Nell’immediato - ha aggiunto - dobbiamo essere sicuri che Putin non vinca la guerra».

Ore 10:42 - Stoltenberg. «Da Putin attacchi brutali perché sta fallendo»

«Vladimir Putin sta fallendo in Ucraina e dunque procede con maggiore brutalità, attaccando gli obiettivi civili, privando le persone di luce, acqua e cibo: per l’Ucraina si tratta di un orrendo inizio d’inverno». Lo ha detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg in conferenza stampa, precisando che l’attacco deliberato di infrastrutture civili è «un crimine di guerra» e i responsabili dovranno risponderne davanti alla giustizia.

Ore 11:01 - Cremlino: «L’Ucraina non riconquisterà la Crimea»

La Russia esclude che l’Ucraina possa riconquistare la Crimea. Lo ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, citato dalla Tass, rispondendo a quanto affermato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Ore 10:51 - Putin incontrerà oggi le madri dei soldati in Ucraina

Il presidente russo Vladimir Putin incontrerà oggi una delegazione delle madri dei soldati impegnati nell’operazione militare in Ucraina. Lo ha annunciato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, sottolineando che si tratterà di una conversazione «libera», senza un programma prestabilito. L’incontro è stato organizzato alla vigilia della festa della mamma, che si celebra in Russia domani.

Ore 11:29 - Cremlino, Zelensky non vuole soluzione non-militare per Crimea

Le parole del presidente ucraino Volodymyr Zelensky sul «ritorno della Crimea» dimostra che Kiev non è disposta a risolvere il problema con metodi non militari: lo ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. «Dichiarazioni del genere sono un’altra prova dell’impreparazione, della riluttanza e dell’incapacità della parte ucraina di mostrare disponibilità a risolvere il problema con metodi non militari», ha detto Peskov ai giornalisti. In un’intervista al Financial Times, il presidente ucranio ha detto che se un accordo per mettere fine alla guerra non preveda la liberazione della Crimea allora è solo «una perdita di tempo».

Ore 12:12 - Stoltenberg, «sviluppi a tavolo negoziale dipendono da quanto accaduto su campo battaglia»

«La maggior parte delle guerre terminano con negoziati, ma quello che avviene al tavolo negoziale dipende da quello che è accaduto sul campo di battaglia. Quindi la cosa migliore per aumentare le possibilità di una soluzione pacifica è sostenere l’Ucraina. Non ci tireremo indietro», ha affermato il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, in una conferenza stampa a Bruxelles in anticipo sulla riunione dei ministri degli Esteri dei Paesi alleati a Bucarest martedì e mercoledì della prossima settimana. «I Paesi alleati forniscono (a Kiev, ndr) sostegno militare senza precedenti e mi aspetto che i ministri degli Esteri si impegneranno per aumentare il loro supporto di equipaggiamenti non letali. Alla riunione di Bucarest chiederò più contributi. Sul tempo più lungo, aiuteremo l’Ucraina alla transizione da sistemi d’arma di epoca sovietica a standard Nato e incontreremo Dmytro Kuleba per discutere delle necessità più urgenti e del sostegno a lungo termine», ha quindi anticipato Stoltenberg. «Putin sta fallendo in Ucraina e risponde con più brutalità. Ondate di attacchi missilistici diretti contro cittadini e infrastrutture civili privano gli ucraini di riscaldamento, luce e acqua. Sono tempi duri anche per il resto dell’Europa e per il resto del mondo, stiamo tutti pagando un prezzo per la guerra della Russia in Ucraina. Ma per noi il prezzo è in denaro, per gli ucraini è con il sangue. Se consentiamo a Putin di vincere, tutti noi pagheremo un prezzo più alto negli anni a venire. Se Putin, o altri leader autoritari, vede che l’uso della forza è premiato, la userà ancora per raggiungere i suoi obiettivi. E’ quindi nei nostri interessi di sicurezza sostenere l’Ucraina. Bisogna ricordare che la Russia è l’aggressore, l’Ucraina è vittima di una aggressione e l’Ucraina ha il diritto di difendersi e noi la aiutiamo a farlo».

Ore 12:42 - Il ministero della Giustizia russo aggiunge Meta nella lista degli estremisti

Il ministero della Giustizia russo ha incluso Meta nella lista degli «estremisti». L’annuncio segue la politica inaugurata dal Tribunale di Mosca che lo scorso marzo aveva già dichiarato la società statunitense «un’organizzazione estremista», seguita dal blocco sia di Facebook che di Instagram sul territorio russo.

Ore 13:28 - Onu: «Milioni persone in estremo disagio per attacchi russi»

Almeno 77 persone sono morte, e milioni di persone vivono in condizioni di estremo disagio, a causa degli attacchi russi lanciati da ottobre contro le infrastrutture civili ucraine: lo ha detto l’Alto Commissario per i Diritti umani dell’Onu, Volker Turk, come riporta il Guardian. Dall’inizio di ottobre, le forze russe hanno lanciato missili circa una volta alla settimana con l’obiettivo di distruggere la rete energetica ucraina, paralizzando la fornitura di energia elettrica e termica del Paese, ha affermato Turk. «Milioni di persone sono state ridotte in condizioni di estremo disagio e in condizioni di vita spaventose a causa di questi attacchi - ha detto -. Nel complesso, ciò solleva seri problemi ai sensi del diritto umanitario internazionale, che richiede un vantaggio militare concreto e diretto per ogni obiettivo attaccato».

Ore 13:34 - Putin a madri dei soldati: «Per voi ansia e preoccupazione»

«Per voi che avete i figli nella zona di combattimento la festa della mamma è associata con un sentimento di ansia e preoccupazione». Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin incontrando una delegazione di madri di soldati impegnati nell’operazione militare in Ucraina, secondo quanto riferisce l’agenzia Ria Novosti. L’incontro è avvenuto alla vigilia della festa della mamma, che in Russia si celebra domani.

Ore 13:36 - Bombe russe sul Kherson: bilancio morti sale a 10

È salito a 10 morti e 54 feriti il bilancio dei bombardamenti russi di ieri sulla regione di Kherson: lo ha reso noto il governatore regionale Yaroslav Yanushevych, come riporta il Kyiv Independent. Mosca ha lanciato 49 attacchi ieri nel Kherson, ha precisato Yanushevych, colpendo edifici residenziali, un cantiere navale, aree scolastiche e condotte del gas. Le forze russe hanno attaccato anche le comunità di Zelenivka, Chornobaivka e Stepanivka, situate sulla riva occidentale del fiume Dnipro, da cui si sono ritirate all’inizio di novembre.

Ore 14:20 - Putin: «Soldati russi in Ucraina sono “eroi”»

Il presidente russo Vladimir Putin ha definito «eroi» i soldati che combattono in Ucraina, durante un incontro avuto oggi con una delegazione di loro madri. Putin ha inoltre espresso le sue condoglianze alle madri dei caduti: «Condividiamo il dolore per coloro che hanno perso un figlio», ha detto, citato dall’agenzia Ria Novosti.

Ore 14:21 - Putin a madri soldati: «Non credere a fake su Internet»

Incontrando una delegazione di madri di soldati russi in Ucraina, il presidente Vladimir Putin ha invitato a non credere a tutte le «false notizie, inganni e menzogne» diffuse attraverso Internet. «Ci sono molti attacchi informativi» perché «l’informazione è anche un’arma di combattimento» che è diventata più efficace con le tecnologie moderne, ha affermato Putin, citato dall’agenzia Ria Novosti.

Ore 14:22 - Mosca, la Nato è complice dei crimini del regime di Kiev

«La Nato è complice dei crimini del regime di Kiev». Così su Telegram la portavoce del ministro russo degli Esteri, Maria Zakharova, replica alle affermazioni del segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, in supporto dell’Ucraina.

Ore 14:26 - Kiev, Kherson è tornata sotto il fuoco russo, vittime tra civili

Le forze russe hanno nuovamente bombardato oggi la città ucraina di Kherson e sono state segnalate vittime tra la popolazione civile. Lo rende noto il vicepresidente del consiglio regionale Yuriy Sobolevsky, come riporta Ukrinform. «Kherson è stata nuovamente bombardata», ha scritto Sobolevsky. Ieri le forze russe hanno bombardato il territorio della regione di Kherson 49 volte, uccidendo almeno 10 persone e ferendone altre 54.

Ore 14:36 - Malati evacuati da ospedali Kherson a causa troppi missili

I pazienti degli ospedali di Kherson vengono evacuati in altre città dell’Ucraina a causa dei sistematici bombardamenti russi contro la città. Lo annuncia il capo della regione Yaroslav Yanushevich su Telegram. Lo riporta Ukrainska Pravda. Secondo lui, i bambini che sono stati curati presso l’ospedale clinico regionale di Kherson sono stati trasferiti a Mykolaiv e anche i pazienti dell’Istituto regionale psichiatrico sono stati evacuati e a Odessa verranno curate 100 persone.

Ore 15:01 - Lettera del Papa al popolo ucraino: «Vostro dolore è anche mio»

Il Papa ha scritto una lettera al popolo ucraino a nove mesi dallo scoppio della guerra. «Io vorrei unire le mie lacrime alle vostre e dirvi che non c’è giorno in cui non vi sia vicino e non vi porti nel mio cuore e nella mia preghiera. Il vostro dolore è il mio dolore», scrive Papa Francesco.

Ore 15:37 - Zelensky: «Limitare prezzo petrolio russo a 30 dollari al barile»

«La dipendenza del continente Europa dalle risorse energetiche russe ha iniziato a diminuire. E deve scomparire del tutto». Lo ha affermato il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky durante un discorso al simposio internazionale `The European Idea´ a Kaunas, citato da Unian. «L’Europa e il mondo hanno già iniziato a parlare dell’introduzione dei massimali di prezzo, cioè del limite forzato del prezzo del petrolio russo. Si parla di un livello di presunti 60 o 70 dollari - ha aggiunto Zelensky -. Sono grato ai nostri colleghi polacchi e baltici per i loro suggerimenti, abbastanza validi. Limitare il prezzo a 30 dollari al barile sembra essere una proposta più valida».

Ore 15:51 - Kiev dà la caccia ai consiglieri iraniani che hanno assistito i russi con i droni: «Obbligati a ucciderli»

(Andrea Marinelli e Guido Olimpio) Gli ucraini hanno un target «speciale»: i consiglieri iraniani che assistono i russi nell’uso dei droni-kamikaze. Il segretario del consiglio di sicurezza, Oleksiy Danilov, ha confermato al Guardian che alcuni sono già stati uccisi in Crimea ed altri potranno esserlo. «Erano sul nostro territorio, non erano invitati», ha spiegato. «Se collaborano con i terroristi e partecipano nella distruzione della nostra nazione, siamo obbligati a ucciderli». In ottobre fonti israeliane avevano diffuso informazioni sulla morte di circa 10 pasdaran nella penisola occupata, militari schierati per addestrare il personale dell’Armata.

Ore 15:58 - Onu: da inizio ottobre i missili russi hanno ucciso 77 civili

Gli attacchi russi in Ucraina hanno ucciso almeno 77 civili dall’inizio di ottobre. Lo ha affermato l’Alto Commissario per i Diritti umani dell’Onu, Volker Turk, riferisce Ukrinform. «Milioni di persone stanno vivendo in condizioni di estrema difficoltà a causa dei raid», ha affermato Turk. Come ricorda Ukrinform mercoledì 23 novembre le truppe russe hanno lanciato un altro massiccio attacco missilistico contro l’Ucraina, colpendo strutture infrastrutturali ed edifici residenziali con morti e feriti tra i civili.

Ore 16:01 - Olena Zelenska: «Resisteremo. Senza vittoria non c’è pace»

La first lady ucraina Olena Zelenska assicura che il Paese è pronto a resistere al freddo e ai black-out causati dagli attacchi russi perché «senza vittoria non può esserci pace». «Siamo pronti a sopportare tutto questo», ha detto alla Bbc la moglie del presidente ucraino. «Abbiamo avuto così tante terribili sfide, visto così tante vittime, così tanta distruzione, che i blackout non sono la cosa peggiore che ci possa capitare». Zelenska ha anche citato un sondaggio secondo cui il 90% degli ucraini si è detto pronto a resistere senza elettricità per due o tre anni se vedesse la prospettiva di aderire all’Unione europea.

Ore 16:08 - Shevchuk: «Grazie Papa, la popolazione è stremata»

«Siamo grati al Santo Padre per questa lettera, indirizzata al popolo ucraino, che risponde al grido della popolazione stremata da una guerra ingiusta e insensata». Lo afferma il capo della Chiesa greco-cattolica, mons. Sviatoslav Shevchuk. «Siamo grati che il Papa menzioni il dramma del popolo ucraino “martellato dalle bombe mentre piogge di missili provocano morte, distruzione e dolore, fame, sete e freddo”, un dramma spesso dimenticato e strozzato dalle logiche geopolitiche», prosegue l’arcivescovo maggiore di Kiev.

«La Chiesa greco-cattolica ucraina continua a stare sul campo, vicino alle persone che soffrono, consapevole che la parola del Papa può recare sollievo, e sperando che le continue richieste del Papa per la cessazione della guerra ingiusta siano finalmente ascoltate. Questa lettera è un atto di sollecitudine paterna del Santo Padre senza precedenti - sottolinea ancora Shevchuk -, e per gli ucraini ha un significato molto importante. Mentre i più alti esponenti dello stato aggressore negano al popolo ucraino il diritto di esistere, la sua identità, la propria lingua e la Chiesa, il Papa si rivolge a questo popolo, ne riconosce la soggettività e ne sa ammirare la resistenza».

Ore 16:15 - Aiea conferma: «Tutte le centrali ricollegate a rete elettrica»

L’Aiea ha confermato in una dichiarazione del suo direttore generale, Rafael Grossi, che le quattro centrali nucleari ucraine in funzione, ovvero Zaporizhzhia, Rivne, Sud Ucraina e Khmelnytsky, sono state ricollegate alla rete elettrica come già annunciato dall’operatore energetico Ukrenergo. L’impianto di Zaporizhzhia è in modalità di spegnimento, ma ha ancora bisogno di elettricità per mantenere le funzioni essenziali di sicurezza e protezione. L’energia, fa sapere l’Aiea, è stata ripristinata anche nel sito di Chernobyl.

Ore 16:26 - Kiev: furto Crimea è reato senza termine di prescrizione

Il «furto» della Crimea da parte delle forze di Mosca è «un reato penale senza termine di prescrizione». A dichiararlo è Mykhaylo Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in un messaggio su Twitter. «Il diritto internazionale è inesorabile: la Crimea è territorio dell’Ucraina. E qualsiasi tentativo da parte del ladro russo di chiamare «alienazione» la restituzione di un oggetto rubato al proprietario ucraino è legalmente nullo. La Russia dovrà perdere per rendersi conto che il furto di territori è un reato penale. Nessun termine di prescrizione...», ha twittato il consigliere ucraino.

Ore 16:39 - Putin a Yerevan isolato anche tra i suoi alleati ex sovietici (col veto dell’Armenia)

(Paolo Valentino) Mercoledì scorso, Vladimir Putin era volato a Yerevan, in Armenia, convinto di ritrovare degli amici. Dopo la rinuncia ad andare al vertice del G20 a Bali, dove rischiava di essere trattato da paria, il presidente russo cercava nel summit dell’Otsc (l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva che riunisce sei nazioni dell’ex spazio sovietico) la smentita del suo isolamento internazionale e un rafforzamento dei rapporti con i pochi alleati rimasti al suo fianco.

Ore 17:49 - Kiev: «Salgono a 15 i morti dei raid russi a Kherson»

È salito a 15 morti e 35 feriti, tra cui un bambino, il bilancio degli attacchi russi nella città ucraina di Kherson. Lo ha annunciato il capo dell’Amministrazione militare Halyna Luhova, citata da Ukrinform. «Quindici residenti di Kherson sono stati uccisi e 35, compreso un bambino, sono rimasti feriti negli attacchi russi», ha precisato Luhova, sottolineando che oggi sono stati registrati 78 raid. Secondo la stessa fonte case private e condomini sono stati danneggiati dal massiccio attacco nemico di ieri con le autorità che hanno dovuto evacuare con urgenza 58 residenti di Kherson, compresi 22 bambini.

Ore 18:08 - Kiev: «Corea del Sud fornirà generatori ad alta tensione»

Il vicepresidente del parlamento ucraino, Oleksandr Korniienko, ha dichiarato che la Corea del Sud invierà 20 generatori ad alta tensione e cinque miniescavatori elettrici in Ucraina, per aiutare Kiev dopo gli attacchi della Russia al sistema energetico. «Apprezziamo molto il supporto che la Corea del Sud ha già fornito e sta pianificando di fornire», ha affermato Korniienko come riporta Kiev Independent, aggiungendo che i generatori saranno consegnati il prossimo 12 dicembre.

Ore 18:35 - Mosca: «La risoluzione del parlamento europeo è un atto illegale»

Un atto «illegale» al quale la Russia non risponderà con una simile azione contro i Paesi designati come ostili. Così il vice ministro degli Esteri di Mosca Oleg Syromolotov ha definito la risoluzione approvata dal Parlamento europeo che ha designato la Russia come Stato sponsor del terrorismo. «Sarebbe un errore seguire qualcuno in un approccio illegale, non agiremo in modo simile a quello di chi viola la legge internazionale», ha detto Syromolotov citato dall’agenzia Interfax.

Ore 18:37 - Zelensky a von der Leyen: «Bene lavoro su nono pacchetto sanzioni»

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha reso noto di «aver discusso l’iniziativa sull’export di cereali con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen». In un tweet il leader ucraino ha precisato di avere «ringraziato l’Ue per l’enorme assistenza finanziaria», come anche «per il lavoro avviato sul nono pacchetto di sanzioni» e ha sottolineato che «il prezzo massimo per il petrolio russo dovrebbe essere efficace». Zelensky ha infine annunciato che è stata discussa anche la cooperazione per garantire all’Ucraina una stabilità energetica.

Ore 19:12 - Tajani a Stoltenberg: sostegno politico e militare a Kiev

«L’Italia sostiene con forza l’integrità territoriale, la sovranità, la piena indipendenza e la resilienza dell’Ucraina. Manterremo il nostro sostegno politico, militare, finanziario e umanitario a Kiev». Lo ha detto il vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri Antonio Tajani nel colloquio telefonico avuto oggi con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, secondo quanto riferisce la Farnesina in una nota.

Ore 19:13 - Presidenza Ue: prepararsi a nuovi rifugiati ucraini

«L’aggressione russa è ancora in corso, la Russia continua ad attaccare i civili in Ucraina. Con l’inverno alle porte è necessario prepararsi a un nuovo afflusso di rifugiati nell’Ue». Lo ha detto il ministro dell’Interno Ceco Vit Rakusan, alla presidenza di turno Ue, dopo il consiglio straordinario sull’immigrazione a Bruxelles

Ore 19:14 - Aiea: quattro centrali nucleari riconnesse a rete elettrica

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha confermato che quattro centrali nucleari in Ucraina sono state ricollegate alla rete elettrica dopo le interruzioni all’inizio della settimana a causa dei bombardamenti russi. Secondo quanto riferito da Kiev, si tratta degli impianti di Rivne, Ucraina Sud e Khmelnytskyi, insieme a quello di Chernobyl.

Ore 19:15 - Calenda: all’inizio di dicembre andrò a Leopoli

«Andrò a Leopoli all’inizio di dicembre, mi ha invitato il sindaco. Ma non ci andrò con la Meloni». Lo ha detto Carlo Calenda, leader di Azione, a Linkiesta Festival in corso a Milano, parlando della guerra in Ucraina. «Bisogna continuare a mandare aiuti finanziari, aiuti tecnici, aiuti militari, bisogna che si tenga alta la solidarietà. Bisogna andare a rendersi conto e raccontare da lì quello che succede», ha aggiunto Calenda.

Ore 19:51 - Eliseo: colloquio con Putin non in agenda Macron prima di visita in Usa

Emmanuel Macron non prevede un colloquio con il presidente russo Vladimir Putin prima della sua visita negli Stati Uniti la prossima settimana. A renderlo noto è l’Eliseo. «Il presidente non ha un colloquio con il presidente Putin in agenda prima della visita negli Stati Uniti», ha dichiarato ai giornalisti un consigliere del presidente. «Le sue conversazioni con il presidente Putin non sono indicizzate a quelle che potrebbe avere con il presidente Biden», ha commentato. Macron arriverà martedì sera a Washington per una visita di Stato. Il consigliere ha assicurato che un colloquio si svolgerà «abbastanza presto» pur precisando che non è stata ancora fissata una data. A metà novembre, l’Eliseo aveva indicato che Macron avrebbe chiamato Poutin dopo il G20, che si è svolto il 15 e 16 novembre in Indonesia.

Ore 20:43 - Kuleba: «Non è escluso che vi siano negoziati con la Russia»

Kiev non esclude di avere negoziati con la Russia. L’ha detto il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba in un’intervista pubblicata oggi dal giornale francese Le Parisien. «L’Ucraina non è contro i negoziati. Volodymyr Zelensky al summit G20 ha parlato della ‘pace mondiale’ e ha espresso la volontà di ottenerla», ha detto il ministro. Ma, perché ci possa essere un dialogo, la Russia dovrebbe smetterla di «confondere i negoziati con un ultimatum».

Ore 00:28 - Kuleba, non cercate di convincerci che possiamo perdere

L'Ucraina invita i suoi alleati a dirigere i loro sforzi verso il raggiungimento dell'obiettivo della vittoria e del ripristino dell'integrità territoriale del nostro stato, «il che è abbastanza realizzabile». Lo ha detto il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba in un'intervista rilasciata a Le Parisien e rilanciata dai media ucraini. «Diversi eminenti generali dall'altra parte dell'Atlantico e in Europa credevano fermamente che la Russia avrebbe impiegato al massimo una settimana per occupare Kiev e prendere il controllo dell'Ucraina a febbraio. Quindi, quando oggi sento valutazioni pessimistiche, chiedo a tutti di concentrare le proprie energie sull'aiutare a vincere, piuttosto che cercare ragioni per possibili fallimenti», ha aggiunto.

Ore 00:42 - Zelensky invita popolazione a risparmiare elettricità

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivolto un appello alla popolazione per risparmiare i consumi di energia elettrica. In un videomessaggio riferito da Ukrinform, Zelensky ricorda che «è necessario consumare con parsimonia elettricità in tutte le regioni, come sempre. Se non soffrite di un blackout elettrico, non significa che il problema sia superato. Se avete l'elettricità non vuol dire che possiate mettere in funzione più apparecchi nello stesso tempo». Il presidente ha sottolineato che sovraccarichi sulla rete sono registrati ogni sera, e che causano un incremento dei blackout di emergenza.

Ore 01:02 - 007 Kiev, voci su attacco russo da nord sono false

La direzione dell'Intelligence ucraina ha smentito le voci relative ai «presunti piani del nemico di attaccare l'Ucraina dai confini settentrionali alla fine di novembre». Lo riporta Ukrainksa Pravda.

Da open.online il 26 novembre 2022.

L’ex cancelliera tedesca Angela Merkel ha detto di aver cercato di convincere gli alleati europei della necessità di trovare un formato per dialogare con il presidente russo Vladimir Putin sull’Ucraina. Ma poi si è accorta di non avere la necessaria influenza. Merkel ha parlato in un’intervista pubblicata dal settimanale Der Spiegel. 

E ha spiegato che aver provato a convincere l’Europa perché pensava che il Protocollo di Minsk fosse diventato «obsoleto». Il riferimento è agli accordi firmati nel 2014 da Russia, Ucraina, Donetsk e Lugansk con la benedizione dell’Osce. «L’accordo di Minsk era stato lasciato vuoto. Nell’estate del 2021, dopo che i presidenti Biden e Putin si erano incontrati, cercai di creare un nuovo formato di dibattito europeo indipendente con Putin e con Emmanuel Macron nel Consiglio dell’Ue».

Ma alcuni «si opposero e non ebbi più la forza di impormi perché tutti sapevano che me ne sarei andata in autunno». L’ex cancelliera ha anche chiesto agli altri leader europei di intervenire ma senza esito: «Uno mi rispose: “È troppo grande per me”; un altro si limitò ad alzare le spalle: “questo è quello che devono fare i grandi’». Infine, Merkel ha rivelato l’atmosfera nel giorno dell’ultimo incontro con Putin al Cremlino: «La sensazione era molto chiara: “In termini di potere sei finita”. Per Putin conta solo il potere».

Le rivelazioni di Merkel: “Ho cercato di evitare la guerra, ma per Putin non contavo più”. Tonia Mastrobuoni su La Repubblica il 25 Novembre 2022.

Due interviste da copertina a distanza di pochi giorni, la prima sullo Stern con un curioso formato senza virgolettati, la seconda sullo Spiegel, con citazioni copiose sul conflitto in Ucraina e un ricco contorno di dettagli sulla sua vita attuale. Angela Merkel ha scelto i settimanali tedeschi più prestigiosi per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, e in un momento delicatissimo per la guerra d'aggressione russa.

Tonia Mastrobuoni per “la Repubblica” il 26 novembre 2022.

Due interviste da copertina a distanza di pochi giorni, la prima sullo Stern con un curioso formato senza virgolettati, la seconda sullo Spiegel, con citazioni copiose sul conflitto in Ucraina e un ricco contorno di dettagli sulla sua vita attuale. Angela Merkel ha scelto i settimanali tedeschi più prestigiosi per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, e in un momento delicatissimo per la guerra d'aggressione russa. 

Ma qualche passaggio è destinato a suscitare nuove polemiche sui suoi rapporti con Vladimir Putin e l'eredità politica del suo lungo regno. «Avrei desiderato un tempo più pacifico dopo il mio addio», rivela la cancelliera allo Spiegel, ma la guerra «non è stata una sorpresa».

Per Merkel, architetta dell'intesa di Minsk del 2014, sottoscritta dopo l'annessione della Crimea per scongiurare un'ulteriore espansione russa, gli accordi «erano ormai diventati un guscio vuoto». Così, nell'estate del 2021, «cercai di ristabilire insieme a Emmanuel Macron un colloquio autonomo tra il Consiglio Ue e Putin». 

Alcuni, ammette, si opposero, e «io non avevo più la forza di impormi perché tutti sapevano: in autunno non ci sarà più». Peggio ancora: quando la cancelleria volò a Mosca per incontrare per Putin per l'ultima volta nella veste di cancelliera, «la mia sensazione fu chiarissima: "dal punto di vista della politica di potenza, non conti più". Per Putin conta solo il potere».

Nel 2021, azzoppata dall'imminente addio, Merkel non fu più in grado né di imporre un dialogo tra Ue e Mosca, né di contenere Putin. Sarebbe dovuta restare, forse, ricandidarsi anche nel 2021 per un quinto mandato, azzarda il giornalista? Merkel è convinta di no, e ammette che «c'era bisogno di un approccio nuovo». 

Sulla Transnistria e la Moldavia, sulla Georgia, sulla Siria e sulla Libia «non sono più riuscita ad avanzare neanche di un millimetro », ammette. Sullo Stern, nella strana intervista senza virgolettati, si capisce anche che l'altro clamoroso errore di Merkel, l'ostinazione a portare avanti Nord Stream 2, fu il risultato della sua convinzione che si potesse usare come una leva per contenere Putin.

A proposito di contenimento, è Spiegel invece a stanarla davvero sul suo ruolo nei rapporti europei con Putin. E l'interpretazione che la cancelliera dà indirettamente di sé stessa è imbarazzante. Merkel, da sempre lettrice avida, cita più volte la monumentale biografia di Sebastian Haffner su Churchill, la sua frase a Roosevelt sulla "guerra sbagliata" e ammette di aver apprezzato Jeremy Irons nel ruolo di Chamberlain nella serie Netflix "Monaco". 

Secondo l'intervistatore Alexander Osang, l'ex cancelliera avrebbe «apprezzato che il predecessore di Churchill» noto soprattutto per il suo appeasement verso Adolf Hitler, «sia stato mostrato in una luce diversa. Non come timoroso fiancheggiatore di Hitler ma come stratega che garantì al proprio Paese i margini per prepararsi all'aggressione tedesca ».

Insomma, «Monaco 1938 suona come Bucarest 2008», commenta Osang, la Conferenza in cui i Paesi occidentali dimostrarono di non aver capito la pericolosità e la "resistibile ascesa" di Hitler, come la bollò Bert Brecht, è paragonabile con il vertice Nato di Bucarest del 2008, quando Merkel si mise contro il presidente americano George W. Bush per impedire l'adesione di Ucraina e Georgia alla Nato? Agli storici l'ardua sentenza. Ma è auspicabile che rigettino quel paragone. Soprattutto per Merkel.

Putin "cancella" l'Ucraina a Mosca: "Ora sarà l'hotel Novorossiya". Federico Garau il 24 Aprile 2022 su Il Giornale.

In Russia si cancellano le tracce dell'Ucraina: il caso dell'albergo affacciato sul Moscova.  

In Russia si sarebbe messa in moto una vera e propria campagna anti-Ucraina. Questo almeno quanto riferisce oggi La Stampa, che racconta come a Mosca sia stato eliminato il cartello che indicava la svolta verso l'albergo Ucraina dal ponte Novoarbatsky.

Nella capitale russa, infatti, si trova un hotel di oltre 206 metri che ha proprio il nome della nazione oggi in aperto conflitto con la Federazione russa, ma da qualche giorno al posto del cartello che segnalava la sua presenza si troverebbe ora un pannello che fornisce indicazioni sul parcheggio. Secondo il quotidiano torinese, il nome Ucraina sarebbe stato tolto per non arrecare disturbo a certe personalità altolocate, compreso il presidente Vladimir Putin.

L'albergo Ucraina, ultimato nel '57 e battezzato da Nikita Krusciov, successore di Stalin, aveva fra l'altro già cambiato nome. Oggi, infatti, si chiama Radisson Collection Hotel Moscow, ma secondo La Stampa qualcuno del municipio di Mosca sarebbe voluto correre ai ripari, eliminando ogni residua traccia dell'antico nome. Non solo. Lo stesso quotidiano afferma che in Russia ormai la parola "Ucraina" è divenuta impronuncinabile e che sui social network si starebbe addirittura facendo ironia sull'hotel, dicendo che Putin, frustrato dalla guerra ancora in corso, potrebbe arrivare a prendersela con l'edificio al posto del Paese nemico.

Secondo La Stampa, che parla di "cancel culture" russa, anche il monumento al poeta nazionale ucraino Taras Shevshenko sarebbe a rischio, ed in alcuni ambienti si starebbe già riadottando il nome di Novorossiya per alcuni territori dell'Ucraina, per la precisione quella fascia dell’Ucraina meridionale un tempo appartenuta alla Russia imperiale.

Ma gli esempi riportati dal quotidiano del gruppo Gedi per corroborare le accuse di "cancel culture" russa non finisco qui. Si parla anche di interferenze nei futuri manuali scolastici. Per la precisione, secondo il media indipendente russo MediaZona, alla casa editrice Prosveschenie sarebbe stato chiesto di menzionare l'Ucraina il meno possibile. Ed anche le parti sulla Rus' di Kiev sarebbero state ridotte.

E ancora, fra le notizie che circolano, si dice che la città di Murmansk sia arrivata a cambiare i colori del proprio stemma, blu e giallo, mentre a Yakutsk avrebbero addirittura smontato gli spalti dello stadio, sempre per via dei colori.

La Stampa riferisce poi che a Mosca un passante sarebbe stato arrestato perché sorpreso ad andare in giro con un paio di scarpe blu e gialle, mentre una donna di nome Natasha Tyshkevich sarebbe finta dietro le sbarre per 15 giorni per aver postato lo stemma ucraino sul proprio blog. Viene infine citato l'arresto del 61enne Mikhail Kavun, che secondo la Tass sarebbe però finito in manette con l'accusa di aver finanziato l'organizzazione estremista ucraina Right Sector.

Di Andrea Lombardi su Culturaidentita.it il 25 Febbraio 2022

Inedite per la maggior parte in Italia e qui presentate per la prima volta nel loro insieme grazie all’Ucrainica Research Institute di Toronto (Canada) che ci ha permesso di riprodurle, pubblichiamo queste rarissime fotografie della carestia pianificata e della collettivizzazione forzata sovietica dell’Ucraina del 1932-1933, e delle sue vittime, e a corredo del testo riprendiamo un approfondimento storiografico a cura di Riccardo Michelucci (“Avvenire”) su questo importante avvenimento “dimenticato” del ‘900, tornato ora tragicamente alla ribalta. 

Poco più di trent’anni fa, il grande storico inglese Robert Conquest inaugurò gli studi sul cosiddetto “Holodomor”, il più imponente sterminio della storia europea del XX secolo dopo l’Olocausto. Nel suo monumentale lavoro pionieristico Harvest of Sorrow (tr. it Raccolto di dolore), uscito nel 1986 – prima del crollo dell’Unione Sovietica -, riuscì a documentare il disegno criminale di Stalin che causò la morte per fame di milioni di ucraini, nei primi anni ’30. Da allora il dibattito ha visto gli storici dividersi non tanto sulle cause della carestia, quanto per stabilire se sia corretto o meno definirla «un atto di genocidio», con le implicazioni politiche che ne deriverebbero.

Il primo a ritenerlo tale, molti anni prima dello stesso Conquest, era stato Raphael Lemkin, il giurista polacco che coniò il termine genocidio e si batté per inserirlo nel diritto internazionale. Un riconoscimento ufficiale del dramma ucraino è stato però finora sempre ostacolato dall’opposizione prima dell’Unione Sovietica, poi della Russia. Un contributo importante in questo dibattito arriva adesso dal saggio Red Famine: Stalin’s War on Ukraine della studiosa Anne Applebaum, già vincitrice del premio Pulitzer nel 2004 per un libro sui gulag dell’era sovietica. Editorialista del Washington Post e grande esperta di storia russa, Applebaum si è avvalsa di una gigantesca mole di fonti documentarie inedite provenienti da archivi locali e nazionali russi e ucraini (alcuni dei quali aperti per la prima volta negli anni ’90), nonché testimonianze orali dei sopravvissuti pubblicate dall’Istituto ucraino della memoria nazionale.

Com’è stato sottolineato da altri storici, la brutale collettivizzazione delle terre voluta da Stalin scatenò e poi intensificò quella carestia, che non colpì soltanto l’Ucraina ma interessò anche altre parti dell’Unione Sovietica. Nelle lettere private degli archivi di stato russi, i leader sovietici parlano di «spezzare la schiena alla classe contadina», e la stessa politica venne attuata nei confronti della Siberia, del Caucaso del nord e della zona del Volga, causando anche l’annientamento di oltre la metà della popolazione nomade del Kazakhstan.

Non v’è dubbio, però, che i maggiori danni e il più alto numero di vittime sia stato registrato proprio in Ucraina, dove le radici storiche di quei fatti, come racconta Applebaum, affondano nei secoli precedenti. I territori che gli zar avevano confiscato agli ottomani e ai cosacchi nel XVII e XVIII secolo cominciarono a essere considerati parte essenziale dell’impero russo fin dall’ascesa della dinastia Romanov. Durante la guerra civile che seguì la rivoluzione bolscevica, la classe contadina ucraina, essenzialmente conservatrice e anti comunista, non volle mai sottomettersi al nuovo potere e resistette strenuamente alle armate di Lenin. Sul finire degli anni ’20 i contadini furono costretti ad abbandonare le loro terre per aderire alle fattorie collettive dello stato. Gran parte di essi si opposero duramente alla collettivizzazione, rifiutandosi di cedere il grano, nascondendo le derrate alimentari e uccidendo il bestiame. Il politburo sovietico lo considerò un atto di ribellione e, pur di fronte alla sempre più grave carenza di cibo nelle campagne, mandò gli agenti e gli attivisti locali del partito a requisire tutto quello che trovavano, compresi gli animali. Al tempo stesso fu creato un cordone attorno al territorio ucraino per impedire la fuga.

Il risultato fu un’immane catastrofe: almeno cinque milioni di persone morirono di fame in tutta l’Urss non a causa del fallimento delle coltivazioni, ma perché furono deliberatamente private dei mezzi di sostentamento. Di questi, circa quattro milioni erano ucraini. Stalin rifiutò qualsiasi forma di aiuto dall’esterno, accusò i contadini che stavano morendo di fame di essere loro stessi colpevoli di quanto stava accadendo e promulgò leggi draconiane che esacerbarono la crisi. Chiunque veniva trovato in possesso anche solo di una buccia di patata era passato per le armi.

Applebaum spiega che la carestia non fu causata dalla collettivizzazione, ma fu il risultato della confisca del cibo, dei blocchi stradali che impedirono alla popolazione di spostarsi, delle feroci liste di proscrizione imposte a fattorie e villaggi. Il capitolo sulle conseguenze della carestia è a dir poco agghiacciante: dopo aver citato un rapporto riservato nel quale il capo della polizia segreta di Kiev elenca 69 casi di cannibalismo in appena due mesi, racconta casi di persone che uccisero e mangiarono i propri figli, la totale estinzione di cani e gatti, la scomparsa della popolazione di interi villaggi, i carri per il trasporto dei defunti che raccoglieva anche i moribondi e poi li seppelliva ancora vivi. Il mondo contadino ucraino fu il bersaglio principale di quegli anni di terrore che vide anche brutali persecuzioni antireligiose, con la sconsacrazione e la distruzione delle chiese, la lotta allo scampanio che rappresentava un’antica tradizione popolare.

Lo sguardo della studiosa statunitense si sofferma su tutti gli aspetti della vicenda, analizzando anche il modo in cui l’identità nazionale dell’Ucraina post-sovietica sia stata costruita attorno a essa, e approfondisce il tema delle coperture nazionali e internazionali che hanno consentito di celarla agli occhi del mondo. Non solo l’Unione Sovietica non la riconobbe mai, ma soffocò qualsiasi forma di dissenso e manipolò le statistiche demografiche, secondo le quali nel 1937 circa otto milioni di persone risultavano svanite dal Paese. Quanto ai corrispondenti a Mosca dei giornali stranieri, con la sola eccezione dell’eroico giornalista gallese Gareth Jones, non si sognarono di raccontare quei fatti. William Henry Chamberlin del “Christian Science Monitor” scrisse che i cronisti «lavorano con una spada di Damocle sulla testa: la minaccia di espulsione, o il rifiuto di un permesso per rientrare, che è poi la stessa cosa».

Ma l’Holodomor fu davvero un atto di genocidio? Applebaum non ha dubbi e ritiene che quanto accadde tra il 1932 e il 1933 coincide perfettamente con la definizione di Lemkin, ma resta purtroppo escluso dalla formulazione redatta nel 1948 con la “Convenzione sul genocidio”. Non a caso l’Unione Sovietica vi contribuì in modo decisivo proprio al fine di escludere l’olocausto ucraino. Finché il diritto internazionale non sarà aggiornato in tal senso, l’Holodomor continuerà dunque a rimanere formalmente escluso dalla lista dei genocidi.

Stalin e la carestia ucraina. Piccole Note il 6 Dicembre 2022 su Il Giornale.

La terribile carestia che falcidiò gli ucraini tra il 1932 e il ’33, ricordata dai libri di storia come Holodomor, è oggi brandita contro la Russia, accusata di ripetere quel genocidio attraverso i bombardamenti contro le infrastrutture ucraine.

Al di là della palese strumentalizzazione alla base di tale confronto storico, che tende a identificare Putin con Stalin, e rimandando alle conclusioni le considerazioni sui bombardamenti, val la pena ripercorrere la storia dell’Holodomor, che appare alquanto istruttiva.

Stalin e la grande carestia

Secondo diversi storici fu Stalin a ordinare che agli ucraini venisse a mancare il pane quotidiano, un vero e proprio genocidio, ma tale lettura della storia, in realtà, è controversa.

La carestia fu “causata da condizioni meteorologiche sfavorevoli e da cattivi raccolti, aggravati dalle campagne sovietiche di collettivizzazione e

industrializzazione forzata”.

“La conseguenza fu che non vi era grano sufficiente, e la resa dei raccolti risultò molto più bassa delle previsioni ufficiali. La dirigenza sovietica, spesso non al corrente della realtà dei fatti, e ideologicamente consacrata a trascinare l’agricoltura sovietica nell’era industriale, non modificò i propri piani, addossando la colpa della scarsità di grano a sabotatori e ai ‘nemici di classe’”.

A scrivere queste cose è Roberto Iannuzzi, che ricorda come molti storici concordano sul fatto che quella terribile “carestia non colpì solo l’Ucraina, ma anche altri territori dell’Unione Sovietica, fino ad arrivare al Kazakistan. Le carestie allora erano frequenti. Dalla fine della prima guerra mondiale agli anni ’20 del secolo scorso, Russia e Ucraina furono colpite più volte dalla fame e dalla scarsità di cibo, spesso accompagnate da epidemie”.

Tale circostanza non sembra descrivere un piano contro l’Ucraina, quanto una tragedia generalizzata. Ma al di là delle apparenze, resta che dopo il crollo dell’Unione sovietica, gli archivi di Mosca si aprirono agli studiosi occidentali, i quali, come scrive Iannuzzi, “non hanno trovato traccia dell’esistenza di un piano (o del semplice desiderio) di Stalin e del suo alto comando di sterminare il popolo ucraino”.

Ciò potrebbe spiegarsi come frutto di un lavoro di pulizia degli archivi, certo, ma in quei documenti si trovò anche altro, che sembra smentire la tesi del genocidio. “Nel loro monumentale lavoro, – scrive Iannuzzi – gli accademici R. W. Davies [storico britannico] e Stephen G. Wheatcroft [storico australiano] hanno evidenziato ‘le incertezze nei dati e gli errori commessi da un governo generalmente male informato ed eccessivamente ambizioso'”.

“Secondo i due storici, lo stato sovietico ‘non ha mostrato segni che indichino un tentativo consapevole di uccidere in massa gli ucraini e anzi si è impegnato, seppur in maniera tardiva, per alleviare la tragedia quando essa divenne evidente’”.

I rimedi, ovviamente, non riuscirono a far fronte a quanto si stava consumando. Peraltro, essi furono “messi in atto in segreto, a causa della grande preoccupazione di coprire la catastrofe in corso”, da cui forse discende la scarsa conoscenza degli stessi. Tale dinamica è plausibile, dal momento che la tragedia avrebbe incrinato l’immagine che Mosca stava proiettando di se stessa come nazione moderna e progressiva.

Ad un’analoga conclusione, ricorda Iannuzzi, è giunto anche un altro storico americano, Stephen Kotkin, un altro studioso che aveva fatto la fatica di consultare gli archivi sovietici. Insomma, non c’è alcuna certezza sulla triste vicenda.

La narrazione che accusa decisamente Stalin di aver programmato tale genocidio, ricorda Iannuzzi, fu elaborata per la prima volta dalla stampa nazista e ripresa poi dalla propaganda americana e britannica, ed è stata alimentata nel dopoguerra soprattutto nell’ambito della diaspora ucraina.

La diaspora ucraina e l’Holodomor

“Tra i principali promotori di questa campagna – scrive infatti Iannuzzi – furono i nazionalisti ucraini giunti a migliaia in Nord America nel secondo dopoguerra, tra cui molti simpatizzanti e collaborazionisti nazisti […]. Ironia della sorte vuole che tali nazionalisti, inizialmente radicatisi nella Galizia orientale negli anni ’30, provenivano da un territorio che non era ancora parte dell’Ucraina e dell’Unione Sovietica all’epoca dell’Holodomor”.

“Il loro interesse a promuovere la campagna sull’Holodomor in chiave antisovietica coincideva con quello della propaganda occidentale contro Mosca ai tempi della Guerra Fredda”. Da cui il successo della campagna, confluita poi nei libri di storia come qualcosa di acquisito, tanto che “in Canada, che ospita una numerosa diaspora ucraina con una forte componente nazionalista, l’Holodomor è riconosciuto per legge come un genocidio ‘deliberatamente pianificato ed eseguito dal regime sovietico sotto Joseph Stalin'”. Leggi simili sono state approvate in molti altri paesi.

Peraltro, va ricordato quanto scrisse John-Paul Himka, storico americano-canadese con origini ucraine, cioè che “molte delle narrazioni sulla carestia come genocidio, promosse dai nazionalisti ucraini, sono soffuse di antisemitismo. Gli ebrei – che in realtà furono anch’essi tra le vittime dell’Holodomor – in queste narrazioni vengono identificati con i comunisti e descritti come complici dello sterminio dell’etnia ucraina”.

Secondo Wheatcroft, lo stesso Robert Conquest – lo storico che rese popolare la teoria del genocidio con il suo libro The Harvest of Sorrow: Soviet Collectivization and the Terror-Famine – ha in qualche modo ammorbidito le sue posizioni”.

Infatti, “Wheatcroft scrive che, posto di fronte ai nuovi dati forniti da lui e Davies, Conquest affermò che non pensava che Stalin avesse ‘inflitto di proposito la carestia del 1933. ‘No. Quello che sostengo è che, con la carestia ormai incombente, egli avrebbe potuto evitarla, ma anteponendo ‘l’interesse sovietico’ a quello di nutrire gli affamati, ne fu consapevolmente complice”.

Insomma, se è vero che Stalin ebbe delle responsabilità nella carestia ucraina, non è affatto certo che egli pianificò deliberatamente il terribile genocidio, al contrario di altre scelleratezze di cui certamente si macchiò.

Eppure, nonostante le controversie emerse dalla consultazione degli archivi sovietici, per l’Occidente il genocidio ucraino è qualcosa di ormai acclarato. Le ragioni della propaganda hanno avuto la meglio su quelle della storia.

La riscrittura della storia e le bombe sull’Ucraina

“E’ superfluo osservare – conclude Iannuzzi – che nel corso di una guerra le operazioni di propaganda sono la norma, ma la manipolazione della storia ha conseguenze pericolose e di lungo periodo, perché inasprisce gli antagonismi e allontana la soluzione negoziata dei conflitti”.

Quanto all’attuale campagna di bombardamenti sull’Ucraina, essa appartiene alle dinamiche proprie di ogni guerra, come ad esempio avvenne per l’Iraq e la Libia.

Ma occorre ricordare che, nella prima fase della guerra, i russi hanno evitato di bombardare l’intero territorio ucraino in maniera tanto continuata, perché speravano nell’apertura di un negoziato (che era stato intavolato, ma è svaporato dopo l’intervento indebito di Boris Johnson).

Finché Kiev, incalzata dai suoi sponsor, rimarrà attestata sulla prospettiva di ricacciare i russi fuori da tutto il Donbass e dalla Crimea, cosa non realistica come sanno bene a Washington, le bombe continueranno a cadere. E, purtroppo, c’è anche la possibilità che i bombardamenti diventino più massivi con l’avanzare dell’inverno. Servirebbe un sussulto di realismo, ma non si vede all’orizzonte.

La delicata questione dell’Holodomor, il genocidio ucraino. DAVIDE MARIA DE LUCA su Il Domani il 25 novembre 2022

Il 26 novembre l’Ucraina ricorda l’Holodomor, la grande carestia inflitta dalle politiche del regime di Stalin tra il 1932 e il 1933 che costò la vita ad almeno 3,5 milioni di persone.

In Germania, il parlamento voterà la prossima settimana una mozione per riconoscere il genocidio, un gesto destinato ad aumentare la pressione su quei paesi come Italia, Francia e Regno Unito che non hanno mai promosso atti formali di riconoscimento dell’Holodomor.

Ma la questione rimane delicata. Gli storici sono divisi e solo una ventina di paesi ha formalmente riconosciuto l’Holodomor come genocidio. Anche il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, fino ad ora, ha condannato la carasteria senza usare la parola “genocidio”.

Il 26 novembre l’Ucraina ricorda l’Holodomor, la grande carestia inflitta dalle politiche del regime di Stalin tra il 1932 e il 1933 che costò la vita ad almeno 3,5 milioni di persone. Con le città ucraine lasciate al buio e al freddo dai bombardamenti russi e una guerra che infuria ormai da otto mesi, mai come quest’anno sarà una ricorrenza politicamente rilevante. Non soltanto per gli ucraini.

In Germania, il parlamento voterà la prossima settimana una mozione per riconoscere l’Holodomor come genocidio, un gesto destinato ad aumentare la pressione su quei paesi come Italia, Francia e Regno Unito che non hanno mai promosso atti formali di riconoscimento dell’Holodomor come crimine contro l’umanità né come genocidio. 

Si tratta di un tema che nel nostro paese, tradizionalmente tra i più vicini alla Russia, non ha mai mobilitato la politica. Le richieste di introdurre una commemorazione ufficiale sono aumentate dopo l’invasione del 24 febbraio: una mozione dei deputati Pd lo scorso maggio, una dichiarazione del sindaco di Bergamo Giorgio Gori questa settimana, ma poco altro. 

Anche la destra italiana, di solito molto pronta a condannare i crimini dei regimi comunisti, non si è praticamente fatta sentire su questo tema. A parte una risoluzione votata dai parlamentari di An nel 2003, i rapporti di alleanza e di amicizia con Putin hanno consigliato a Berlusconi e i suoi alleati di non lanciarsi in avventure su questo tema così delicato per il regime amico. 

LA CARESTIA

L’Holodomor, che significa letteralmente sterminio per fame, fu il risultato delle politiche di collettivizzazione forzata dei contadini e del sistematico sequestro degli alimenti prodotti nelle campagna per sfamare il resto dell’Unione sovietica, in particolare le grandi città industriali. Fu una campagna condotta in modo violento da polizia, militari e giovani volontari delle organizzazioni comuniste.

Le autorità sovietiche negarono che una carestia fosse in corso e si rifiutarono di ammettere le loro responsabilità fino alla caduta del regime. Oggi si calcola che i morti causati nella sola Ucraina furono tra i 3,5 e i 5 milioni.

Gli storici discutono ancora se si trattò di un autentico genocidio, cioè se le autorità sovietiche avevano avuto la conscia intenzione di colpire la popolazione ucraina in quanto tale. Questa tesi era molto diffusa nel dopoguerra e l’inventore del termine giuridico “genocidio”, Raphael Lemikin definì l’Holodomor «un caso da manuale» di genocidio. Ma con l’apertura degli archivi sovietici la tesi è diventata più controversa. Mentre nessuno storico nega che la carestia fu una conseguenze deliberata e prevedibile delle politiche del regime di Stalin, molti sostengono che non si possa definire un atto intenzionalmente mirato allo sterminio della popolazione ucraina.

UNA QUESTIONE DELICATA

La fine dell’Unione sovietica ha rapidamente tolto la questione dalle mani degli storici. Nell’Ucraina indipendente la memoria dell’Holodomor è diventata il fulcro della lotta tra nazionalisti e filorussi sull’identità della nuova nazione. Nel 2006, dopo anni di infuocato dibattito, la maggioranza del parlamento ucraino ha riconosciuto l’Holodomor come genocidio. Quattro anni dopo, uno dei primi atti del nuovo presidente Viktor Yanukovich, il leader filorusso del Partito delle regioni, è stato far sparire dal sito presidenziale il link alla pagina web che lo ricordava.

Nel resto del mondo la questione del riconoscimento del genocidio rimane delicata. Nel 2003, quando l’ambasciatore ucraino ha presentato una dichiarazione alle Nazioni unite firmata da 25 paesi in cui commemorava i crimini contro l’umanità commessi in Ucraina nel 1932-1933, Stati Uniti insieme a Regno Unito e Russia avevano fatto pressioni per non utilizzare il termine genocidio. Nel 2006, il governo federale ha fatto edificare un monumento alla memoria del genocidio, ma quesa settimana, ricordando le vittime della carestia, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden non ha utilizzato il termine genocidio.

Se gli Stati Uniti hanno fatto passi avanti nel riconoscimento, dopo aver firmato la lettera del 2003 la Russia ha preso sempre maggiori distanza mano a mano che cresceva l’aggressività del nazionalismo promosso dal regime di Putin. Nel 2008, la Duma ha approvato una mozione per esplicitare che l’Holdomor non fu un genocidio e tutt’ora nel paese si ricorda la carestia sovietica del 1932-1933, senza nessuna menzione speciale dell’Ucraina.

I paesi che hanno riconosciuto esplicitamente il genocidio sono una ventina, tra cui quasi tutti i paesi dell’Europa orientale. L’ultimo a farlo in ordine di tempo sono state Romania e Moldavia questa settimana. 

I governi e i parlamenti di Italia, Francia, Regno Unito e gran parte degli altri paesi dell’Europa occidentale, non hanno mai promosso atti formali di riconoscimento dell’Holodomor come crimine contro l’umanità. Lo ha fatto invece il parlamento europeo nel 2008, ma senza utilizzare il termine genocidio. Per gli ucraini, soprattutto oggi, non è abbastanza. Come ha detto il ministro degli esteri Dmytro Kuleba: «La politica di “non provocare la Russia” è finita».

DAVIDE MARIA DE LUCA. Giornalista politico ed economico, ha lavorato per otto anni al Post, con la Rai e con il sito di factchecking Pagella Politica.

Il cielo sopra Kyjiv. A novant’anni dall’Holodomor stiamo assistendo a un nuovo genocidio degli ucraini. Linkiesta il 26 novembre 2022.

Linkiesta racconta la lotta degli ucraini contro la brutalità dei russi nel corso della seconda giornata del Festival de Linkiesta, con Yaryna Grusha, scrittrice e curatrice di Slava Evropi, Olga Tokariuk, giornalista e fellow al Reuters Institute, Massimo Gaudina, portavoce della Commissione Europea, Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, e Nelly Kolodii, violinista dell’Orchestra dell’Accademia della Scala

In Ucraina, oggi, è la Giornata nazionale del ricordo: è il novantesimo anniversario dell’Holodomor, una delle più grandi tragedie mai capitate in Europa, durante la quale i russi, comandati da Stalin, nel 1932, pianificarono la morte per carestia di 3-5 milioni di persone ucraine.

Oggi, novant’anni dopo, i russi,con Putin al Cremlino, hanno scelto, oltre a bombardare i civili, di pianificare l’assideramento degli ucraini. Hanno capito di aver perso la guerra, e sperano così di fiaccare la resistenza ucraina.

Il direttore de Linkiesta, Christian Rocca, ha discusso della lotta degli ucraini contro il genocidio perpetrato dalla Russia durante l’evento “Il cielo sopra Kyjiv”, all’inizio della seconda giornata del Festival de Linkiesta. All’incontro hanno partecipato Yaryna Grusha, scrittrice e curatrice di Slava Evropi, Olga Tokariuk, giornalista e fellow al Reuters Institute, Massimo Gaudina, portavoce della Commissione Europea e Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo. L’evento è stato introdotto da Nelly Kolodii, violinista dell’Orchestra dell’Accademia della Scala, che ha interpretato una sonata di Bach.

«L’Holodomor ha definito l’Ucraina di oggi, la memoria è ancora viva in molte famiglie, e ogni anno gli ucraini mettono una candela accesa alle loro finestre per commemorare chi è stato ucciso» spiega Olga Tokariuk, che vive in Ucraina. «Ci sono molti paralleli con quello che succede adesso. La Russia usa la fame non solo in Ucraina, ma anche da altre parti del mondo, bloccando le navi di. E non solo con armi convenzionali, ma anche con l’arma del gelo. Per l’Ucraina è molto importante che in questi giorni l’Holodomor sia stato riconosciuto come genocidio da Irlanda, Romania, moldova, presto lo farà anche la Germania. L’Europa sta aprendo gli occhi alla sofferenza del popolo ucraino, allora come oggi»

Yaryna Grusha, docente di lingua e letteratura ucraina alla Statale di Milano, evidenzia come oggi sia importante capire il modo in cui la memoria dell’Holodomor sia sopravvissuta: «Sui giornali sovietici c’erano bellissime notizie ma le famiglie morivano per la fame: questa memoria è stata tramandata solo grazie alla memoria del popolo, che ne parlava solo a porte chiuse. Dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 ci sono stati studi approfonditi, sono state raccolte testimonianze: prima non si poteva dire che il partito aveva ucciso 3-5 milioni di persone».

Nessuno si aspettava una reazione occidentale ma soprattutto europea, invece i governi, il popolo e le istituzioni si sono da subito attivati in sostegno al Paese invaso. Su questo è intervenuto Massimo Gaudina, portavoce italiano della Commissione Europea: «Quello russo è stato un attacco a un modello di società contro un altro modello di società: una democrazia illiberale contro una democrazia liberale, modello a cui appartiene anche l’Ucraina. È perciò l’Occidente a essere stato colpito. Nel prime 24 ore c’è stato il primo pacchetto di sanzioni da parte della Commissione, che stanno colpendo tanti settori dell’economia russa. E poi c’è uno sforzo molto grosso sia dei Paesi che delle istituzioni, con nove miliardi di euro, rispetto ai corridoi di solidarietà per permettere al cibo, ai medicinali, ai beni di prima necessità, di arrivare. Da subito si è accordata la protezione temporanea per rifugiati, ne stanno usufruendo più di quattro milioni di ucraini. Secondo qualcuno, inviare armi e chiudere alcuni organi di informazione non sarebbero decisioni democratiche. Ma inviare armi a chi si difende è chiaramente uno strumento per garantire una pace, e l’aver chiuso licenze ad alcuni media emanazione diretta del Cremlino significa fermare uno strumento di guerra nei nostri Paesi. I valori europei continuano a essere veri in questi momenti drammatici, e tra essi possiamo inserire la categoria del coraggio».

«Il 21 novembre di nove anni fa il popolo ucraino protestò contro il mancato accordo di adesione all’Unione Europea, non firmato dall’allora presidente filorusso Yanukovich» ha ricordato Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Europeo, intervenuta in video. «Da lì nacque Euromaidan, che per tre mesi chiese un futuro europeo per l’Ucraina, una voglia di libertà frenata nel 2014 con l’invasione della Crimea e del Donbass. Nel 2022 noi vediamo la loro voglia di libertà salda nonostante le bombe, i morti di questa immane tragedia. Gli esiti di questa guerra metteranno le basi per una difesa comune europea, una politica energetica comune europea, per progettare un’Europa diversa per domani. Dobbiamo avere il coraggio di essere davvero europei».

Quella di Euromaidan è stata una protesta iniziata dopo che centinaia di studenti vennero picchiati dalla polizia, ma, come racconta Olga Tokariuk, ha coinvolto tutti gli strati sociali: «Si manifestava contro il regime corrotto, era la protesta per la dignità, concetto cruciale per l’Ucraina moderna. La dignità è assente nel modello di società russo, che non offre un’alternativa al modello europeo».

«Il primo ricordo che ho di quella protesta» dice Grusha, «è il cartellone con scritto “Putin vai via” appeso il 21 novembre del 2013 in piazza. Il primo di dicembre in piazza era uscito un un terzo della popolazione della capitale, un milione di persone che non potevano permettere che qualcuno picchiasse così il loro figli, parenti, amici. Quando in piazza sono stati uccisi cento manifestanti io e Olga, che lavoravamo come fixer per i giornalisti italiani, eravamo in queso albergo trasformato in ospeale nella hall, lavoravamo con giornalisti italiani, prendemmo la fuga del presidente filorusso come una conquista, una vittoria».

Olga Tokariuk delinea come ci sia spesso chiesti se sia valso la pena iniziare quella protesta, sapendo cosa sarebbe successo dopo: «La risposta è sì, perché quell’evento ha dimostrato che per l’Ucraina ci sono dei valori che uniscono il Paese. È stato uno di quegli eventi storici che hanno segnato e segneranno la storia dell’Europa per molto tempo».

L’Ucraina fa parte della famiglia europea, spiega Gaudina, e nel lungo periodo la prospettiva è ovviamente quella dell’ingresso del Paese all’interno dell’Unione: «Lo status di candidato apre la strada a un’adesione futura, quando i progressi necessari saranno raggiunti. Questa guerra, e gli effetti che ha provocato, porteranno al rafforzamento di politica di difesa comune e una politica energetica comune europee».

Tokariuk ha evidenziato infine le storture di certe narrazioni che, soprattutto in Italia e soprattutto da parte di certe parti politiche e organi di stampa, vengono fatte rispetto alla guerra in Ucraina: «C’è questa narrazione dell’Ucraina che non vuole la pace, che la fine della guerra avverrà solo se l’Ucraina negozia. Contrasto questa idea: il portavoce del Cremlino Peskov e altri leader russi dicono che bombardamenti sulle infrastrutture finiranno solo se si negozierà, agendo di fatto come Stato sponsor di terrorismo per costringere Kyjiv a negoziare. Chi in Italia enfatizza la negoziazione, in che campo gioca? L’Ucraina sta vincendo sul campo di battaglia, è riuscita a liberare la maggior parte territori occupata dalla Russia. E la Russia reagisce contro i civili. In questo momento negoziare quando si sta vincendo vuol dire fare ciò che vuole il Cremlino. E poi non c’è nessuna fiducia in Ucraina che la Russia onori gli accordi, cosa che non ha mai fatto. Qualsiasi pausa o cessate il fuoco sarà a favore di Putin».

Il nuovo Holodomor. Putin sta tentando di far morire assiderata un’intera popolazione, ma per noi non è un gran problema. Francesco Cundari su L’Inkiesta il 28 Novembre 2022.

Il mondo alla rovescia del dibattito italiano, dove chi chiede di impedire un genocidio deve giustificarsi e chi rifiuta di condannarlo (o finge di non vederlo) può dare lezioni di morale, politica e geopolitica

In Ucraina Vladimir Putin, incapace di vincere la guerra sul campo, ricorre al terrorismo, bombardando le centrali elettriche allo scopo di far morire assiderata la popolazione. E nel Parlamento europeo l’intera delegazione del Movimento Cinque stelle si astiene sulla risoluzione che condanna la Russia come paese sponsor del terrorismo, perché il testo non contiene la parola «pace». Per lo stesso motivo, mentre gli uomini del regime putiniano dichiarano pubblicamente che intendono «rispedire l’Ucraina nel diciottesimo secolo», hanno votato contro quella risoluzione anche tre europarlamentari eletti con il Pd: Pietro Bartolo, Andrea Cozzolino, Massimiliano Smeriglio (in compagnia dell’ex leghista Francesca Donato).

In Ucraina Putin prepara un nuovo Holodomor, lo sterminio per fame di un numero compreso fra i tre e i cinque milioni di persone da parte del regime staliniano, a novant’anni esatti da quella immane tragedia, ma questa volta, principalmente, attraverso il freddo. E la prospettiva non sembra influenzare in alcun modo il dibattito in Italia.

Senza elettricità non possono funzionare gli ospedali, senza luce e senza corrente elettrica è impossibile la vita civile, ma soprattutto, considerato il clima di quelle regioni, in inverno, non è possibile la vita tout court. Milioni di persone rischiano la morte per assideramento, e tutto questo non è un effetto collaterale, non è la conseguenza involontaria di un attacco mirato ad altri obiettivi, è esattamente quello che Putin vuole ottenere.

Eppure in Italia nemmeno una simile prospettiva, che naturalmente tutti speriamo fino all’ultimo sia scongiurata, basta a cambiare di una virgola il grottesco dibattito che vede sulla difensiva, paradossalmente, quanti chiedono di fare tutto il possibile per aiutare l’Ucraina. Sono loro che ormai sembrano quasi doversi giustificare, come se il prolungarsi del conflitto fosse colpa della resistenza, e dunque un po’ anche di noi occidentali che la sosteniamo. Resta indimenticabile il titolo del Riformista, giusto all’indomani dell’invasione: «Il dovere della resa». Ma sebbene non tutti abbiano avuto il coraggio di dichiararlo in modo così esplicito, è evidente come una simile convinzione sia ormai diffusissima, tanto tra politici quanto tra giornalisti e opinionisti (nei talk show si direbbe almeno all’80 per cento).

Si sa che qualunque paragone con la Seconda guerra mondiale e la Germania nazista suscita automaticamente, nel migliore dei casi, l’accusa di reductio ad Hitlerum. In parole più povere: l’accusa di voler squalificare l’interlocutore equiparandolo a Hitler. In questo caso però è stato Giuseppe Conte, nella sua intervista di ieri alla Stampa, a istituire il parallelo. Rispondendo all’obiezione secondo cui il problema delle trattative di pace è che con Putin non si può trattare, il leader del Movimento 5 stelle ha infatti dichiarato: «È un’idea debole e contraddittoria. Se avessimo ragionato così nella storia dell’uomo ci sarebbero state solo guerre e mai pace. E tremo pensando che la Seconda guerra mondiale, il conflitto più violento dei nostri tempi, non si è chiusa con un tavolo di trattative ma con due bombe atomiche».

Dunque, par di capire, per Conte lo scandalo non fu la pace di Monaco, ammesso e non concesso che ne abbia mai sentito parlare, che sappia cioè che un tentativo diplomatico ci fu eccome, e si concluse con un trattato vergognoso, solennemente firmato il 30 settembre 1938. E tutti, forse anche lui, sappiamo cosa successe l’anno dopo, nel 1939.

Se Conte e i molti che la pensano allo stesso modo fossero conseguenti, da domani dovrebbero andare nelle scuole, nei convegni, alle manifestazioni in cui si ricorda l’orrore dell’Olocausto a domandare non già come fu possibile che il mondo si voltasse dall’altra parte mentre milioni di ebrei finivano ad Auschwitz e negli altri campi di sterminio, ma perché non insistette nella ricerca del dialogo. Ovviamente continueranno a fare l’esatto contrario.

In un paese in cui ogni 25 aprile non c’è titolare di account Facebook che non vanti almeno sei nonni partigiani, si può scommettere che tra dieci o vent’anni, quando a scuola si studieranno le atrocità di questa guerra, i nipotini dei politici, dei giornalisti e degli opinionisti di oggi ne ricorderanno con orgoglio le eroiche battaglie e le coraggiose denunce. Li inviteranno a parlare in assemblea, e quelli certo non si faranno pregare. Sembra già di sentirli, mentre parlano del dovere della memoria e tuonano contro l’indifferenza del mondo, contro chi preferì voltarsi dall’altra parte e far finta di non vedere cosa stava accadendo in Ucraina. Ma chissà che in quelle assemblee non trovino almeno uno studente meglio informato, che possa rinfrescare i loro ricordi.

Nel frattempo, passate parola.

Il papa denuncia l’ondata di terrore scatenata contro il popolo ucraino. FRANCESCO PELOSO su Il Domani il 25 novembre 2022

A nove mesi esatti dall’inizio del conflitto, papa Francesco ha indirizzato un messaggio al popolo ucraino; nel testo, diffuso nella serata di venerdì dal Vaticano, il vescovo di Roma esprime l’orrore per la violenza della tragedia che ha colpito l’Ucraina

La Santa sede preoccupata per l’assenza di opzioni diplomatiche; Francesco esprime la propria vicinanza a quanti sono costretti a vivere sotto le bombe.

Il cardinale Parolin giovedì ha detto che la possibilità che si apra lo spazio per una possibile mediazione della chiesa «dipende dalle parti. La disponibilità della Santa sede è stata data fin dall'inizio».

A nove mesi esatti dall’inizio del conflitto, papa Francesco ha indirizzato un messaggio al popolo ucraino; nel testo, diffuso nella serata di venerdì dal Vaticano, il vescovo di Roma esprime l’orrore per la violenza della tragedia che ha colpito l’Ucraina, descrive la catastrofe che si è abbattuta sul Paese e sui civili e afferma senza mezzi termini: «Il vostro dolore è il mio dolore».

Nella croce di Gesù oggi vedo voi, voi che soffrite il terrore scatenato da questa aggressione. Sì, la croce che ha torturato il Signore rivive nelle torture rinvenute sui cadaveri, nelle fosse comuni scoperte in varie città, in quelle e in tante altre immagini cruente che ci sono entrate nell’anima, che fanno levare un grido: perché? Come possono degli uomini trattare così altri uomini?».

BOMBE E SPERANZE DI PACE

Parole forti che, inevitabilmente, chiamano in causa le responsabilità di chi ha dato il via al confitto: «Nel vostro cielo rimbombano senza sosta il fragore sinistro delle esplosioni e il suono inquietante delle sirene. Le vostre città sono martellate dalle bombe mentre piogge di missili provocano morte, distruzione e dolore, fame, sete e freddo. Nelle vostre strade tanti sono dovuti fuggire, lasciando case e affetti».

D’altro canto il pontefice ha compiuto un ulteriore passo paragonando la sofferenza attuale del popolo ucraino, all’ Holodomor, la terribile carestia che, in piena epoca staliniana, fra il 1931 e il 1932, colpì l’Ucraina causando un incalcolabile numero di vittime.

Francesco, poi, descrivendo la gravità della crisi, si è rivolto anche alle autorità di Kiev: «su di loro incombe il dovere di governare il Paese in tempi tragici e di prendere decisioni lungimiranti per la pace e per sviluppare l’economia durante la distruzione di tante infrastrutture vitali, in città come nelle campagne».

Dunque l’invito al governo è quello di compiere oggi i passi necessari per scongiurare ulteriori sofferenze, il che significa anche cercare la via per aprire un negoziato; tuttavia il papa ha espresso la propria vicinanza anche ai giovani ucraini «che per difendere coraggiosamente la patria» hanno dovuto «mettere mano alle armi anziché ai sogni» che avevano coltivato per il futuro.

L’ALLARME

 Francesco, insomma, lancia l’allarme per crescente brutalità del conflitto poiché intravede il rischio di un’assuefazione alla guerra proprio nel momento in cui la popolazione civile sembra pagare il prezzo più alto.

Al contempo, le parole del Pontefice costituiscono un pesante j’accuse verso le autorità di Mosca, di fatto chiamate in causa per aver provocato la morte di tanti innocenti, fra cui molti bambini; indubbiamente Bergoglio parla di violazioni di diritti umani quando cita le torture, le fosse comuni, le violenze contro le donne.

Il papa, infine, rinnova il proprio sostegno alla chiesa ucraina, «a voi pastori del popolo santo di Dio, che – spesso con grande rischio per la vostra incolumità – siete rimasti accanto alla gente, portando la consolazione di Dio e la solidarietà dei fratelli, trasformando con creatività luoghi comunitari e conventi in alloggi dove offrire ospitalità, soccorso e cibo a chi versa in condizioni difficili».

IL PESSIMISMO DI PAROLIN

In un simile contesto, la Santa sede non rinuncia a sperare di dare il proprio contributo all’apertura di un negoziato, tuttavia il quadro generale non lascia molto spazio a questa ipotesi, come ha ripetuto il Segretario di stato vaticano, cardinale Pietro Parolin a tv2000, giovedì scorso.

La possibilità che si apra lo spazio per una possibile mediazione della chiesa, ha infatti detto il cardinale, «dipende dalle parti. La disponibilità della Santa sede è stata data fin dall'inizio. Il papa ha ripetuto continuamente questa sua volontà di far cessare la guerra ma anche di mettersi a disposizione per offrire le condizioni e gli ambiti affinché questo avvenga. Fino adesso però non abbiamo visto risposte».

Quindi ha ripetuto le diverse modalità d’intervento messe in campo dal Vaticano nella crisi in corso: «Le tre linee sulle quali la Santa sede si muove  - ha spiegato il segretario di stato - sono prima di tutto il magistero del papa con i suoi continui e accorati appelli per la fine della guerra; poi c’è l’aspetto umanitario poiché la situazione in Ucraina sta diventando sempre più insostenibile con la popolazione lasciata al buio e al freddo a causa dei bombardamenti alle installazioni civili, una cosa veramente impensabile; e poi c’è l’azione diplomatica che per il momento non ha prodotto grandi risultati».

Nell’affermazione conclusiva di Parolin può intravedersi lo stallo della diplomazia complessivamente intesa di fronte al perdurare della guerra e, anzi, all’incancrenirsi del confitto in una spirale sempre più drammatica caratterizzata dall’arrivo dell’inverno. 

FRANCESCO PELOSO. Giornalista che segue il Vaticano e la Chiesa da oltre vent’anni. Ha scritto per numerose testate fra le quali: Internazionale, Vatican Insider (La Stampa), il Secolo XIX, Il Riformista, Linkiesta, Jesus, Adista. I suoi ultimi libri sono Oltre il clericalismo (Città Nuova 2020), La banca del Papa (Marsilio 2015) e Se Dio resta solo (Lindau 2007).

(ANSA il 25 novembre 2022) - "Per voi che avete i figli nella zona di combattimento la festa della mamma è associata con un sentimento di ansia e preoccupazione". Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin incontrando una delegazione di madri di soldati impegnati nell'operazione militare in Ucraina, secondo quanto riferisce l'agenzia Ria Novosti. 

L'incontro è avvenuto alla vigilia della festa della mamma, che in Russia si celebra domani. Putin ha definito "eroi" i soldati che combattono in Ucraina, durante un incontro avuto oggi con una delegazione di loro madri. Putin ha inoltre espresso le sue condoglianze alle madri dei caduti: "Condividiamo il dolore per coloro che hanno perso un figlio", ha detto. 

Poi ha invitato le madri a non credere a tutte le "false notizie, inganni e menzogne" diffuse attraverso Internet. "Ci sono molti attacchi informativi" perché "l'informazione è anche un'arma di combattimento" che è diventata più efficace con le tecnologie moderne, ha affermato Putin. 

La Russia esclude che l'Ucraina possa riconquistare la Crimea. Lo ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, citato dalla Tass, rispondendo a quanto affermato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Oltre 15.000 persone sono scomparse in Ucraina dall'inizio dell'invasione russa il 24 febbraio scorso: lo ha reso noto un funzionario della Commissione internazionale per le persone scomparse (Icmp), come riporta l'agenzia di stampa Reuters sul suo sito web. 

Non è chiaro al momento quante persone siano state trasferite con la forza, siano detenute in Russia, siano vive e separate dai loro familiari o siano morte, ha precisato il direttore del programma dell'Icmp per l'Europa, Matthew Holliday.

In ogni caso, la ricerca dei dispersi durerà anni, anche dopo la fine dei combattimenti, ha aggiunto Holliday sottolineando che la cifra di 15.000 è prudente se si considera che nella sola città portuale di Mariupol le autorità stimano fino a 25.000 persone morte o disperse. "I numeri sono enormi e le sfide che l'Ucraina deve affrontare sono vaste", ha commentato Holliday. 

Il 50% delle abitazioni di Kiev è ancora senza luce, l'acqua è stata ripristinata dappertutto mentre un terzo delle case di Kiev è al momento stato raggiunto dal riscaldamento. E' il punto della situazione stamattina nella capitale fatto dal sindaco della città Vitaliy Klitschko, ripreso da Ukrainska Pravda. Per quanto riguarda le comunicazioni mobili, il funzionamento delle reti di tutti gli operatori mobili dipende dall'alimentazione. Durante il giorno, si prevede di collegare l'elettricità a tutti i consumatori a turno, per 3 ore.

Continuano intanto i bombardamenti russi sulla città di Zaporizhzhia, dove un ospedale è stato danneggiato la notte scorsa da un attacco missilistico, come riferisce su Telegram il governatore della regione, Oleksandr Starukh. "Il nemico ha nuovamente attaccato la periferia di Zaporizhzhia. Questa volta i missili sono caduti vicino all'ospedale. Fortunatamente le persone non sono rimaste ferite, ma non si può dire lo stesso dell'edificio. Decine di finestre rotte", ha precisato Starukh.

Ed è salito a sette il numero dei morti dopo i bombardamenti russi ieri su Kherson. Lo ha reso noto il governatore regionale Yaroslav Yanushevych. Circa 20 i feriti

nella città del sud dell'Ucraina ritornata sotto il controllo di Kiev, ma che i russi hanno ripreso ad attaccare con artiglieria e lanciarazzi multipli dalla sponda opposta del Dnepr, è stato riferito.

Russia, la donna che sfida Putin: "Le madri dei soldati? Tutte figuranti". Il Tempo il 25 novembre 2022

Da una parte il presidente russo che chiede alle madri dei soldati russi che combattono di non credere alle notizie di web e media sulla guerra in Ucraina, dall'altra le donne escluse dall'incontro che denunciano: ha parlato a una platea di figuranti. In Russia il conflitto è sempre più uno scontro di propaganda. Al nono mese di guerra in Ucraina, dopo un’impopolare mobilitazione che ha scatenato la fuga di numerosi russi e un diffuso malcontento, il leader del Cremlino ha incontrato per la prima volta un gruppo selezionato di madri dei soldati, impegnati nell’"operazione militare speciale".

L’evento ben coreografato, organizzato alla vigilia della festa della mamma, che in Russia cade l’ultima domenica di novembre, mirava a placare la rabbia dell’opinione pubblica per la caotica mobilitazione dei riservisti e a rassicurare sull’andamento della guerra. Ricevendo le mamme intorno a un ampio tavolo ovale, nella sua residenza di Novo-Ogarevo fuori Mosca, Putin ha detto di "condividere" il dolore di chi ha perso un figlio in battaglia. "Faremo di tutto affinchè non vi sentiate dimenticate, faremo tutto il possibile perchè sentiate una spalla accanto a voi", ha promesso, raccontando di aver personalmente telefonato ad alcuni militari al fronte. "La vita è più complicata e diversificata di quella che viene mostrata sugli schermi televisivi, e ancora di più su Internet. Non potete fidarvi di nulla", ha ammonito.

A non fidarsi sono anche le voci critiche, poche ma sempre più numerose. "Vladimir Vladimirovich ha il coraggio di guardarci negli occhi, non negli occhi delle madri e donne scelte ad hoc, ma di donne reali, che sono arrivate da diversi luoghi del Paese per incontrarla?", ha dichiarato Olga Tsukanova, Presidente del Consiglio delle mogli e madri, in un video pubblicato su Telegram. Il quotidiano online in lingua inglese Moscow Times ricorda le critiche in diretta tv di cui fu vittima Putin quando dopo l’inabissamento del sottomarino Kursk, dopo giorni dalla tragedia, si recò a Murmansk a incontrare i familiari delle vittime, sottolineando che probabilmente il Presidente russo vuole evitare il ripetersi di una situazione come quella. Ma in questo caso, le madri hanno raggiunto Mosca: "siamo qui, pronte a incontrarla. Stiamo aspettando la sua risposta. O continuerà a nascondersi?", ha scritto Tsukanova che ha definito le donne presenti all'incontro delle figuranti e delle "madri tascabili". 

"È tutto il giorno che siamo seguite. Persone con il volto coperto. E dopo essersi accorti che avevamo in mano telecamere, si sono voltati e sono andati via. Non possono che essere i servizi. Non è per questo che sono pagati?", ha scritto in un comunicato l’organizzazione che conta circa 500 iscritte e da tempo chiede al ministero della Difesa trasparenza sulla destinazione dei soldati e il permesso a parlare apertamente dei problemi della leva e della mobilitazione senza incorrere in accuse penali. Il Consiglio ha invitato il ministro della Difesa, Sergei Shoigu a una tavola rotonda a cui non ha ovviamente partecipato. "È un momento molto difficile. Non abbiamo mai avuto migliaia di richieste di aiuto in una settimana prima d’ora", ha aggiunto Valentina Melnikova, segretaria del Comitato delle madri dei soldati russi, un’altra organizzazione. 

Morto improvvisamente il ministro degli Esteri bielorusso, Vladimir Makei. Lorenzo Cremonesi e Andrea Nicastro su Il Corriere della Sera il 26 novembre 2022.

Le notizie di sabato 26 novembre. Continuano i blackout e il 60% di Kiev è senza elettricità a due giorni dagli attacchi missilistici nemici alle infrastrutture

• La guerra in Ucraina è arrivata al 273esimo giorno.

• Putin a Yerevan isolato anche tra i suoi alleati ex sovietici (col veto dell’Armenia).

• Kiev dà la caccia ai consiglieri iraniani che hanno assistito i russi con i droni: «Obbligati a ucciderli».

• Olena Zelenska alla Bbc: «Resisteremo. Senza vittoria non c’è pace».

• Putin apre la sua residenza alle madri dei soldati uccisi: «Sono eroi, vinceremo».

Ore 00:42 - Zelensky invita popolazione a risparmiare elettricità

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivolto un appello alla popolazione per risparmiare i consumi di energia elettrica. In un videomessaggio riferito da Ukrinform, Zelensky ricorda che «è necessario consumare con parsimonia elettricità in tutte le regioni, come sempre. Se non soffrite di un blackout elettrico, non significa che il problema sia superato. Se avete l'elettricità non vuol dire che possiate mettere in funzione più apparecchi nello stesso tempo». Il presidente ha sottolineato che sovraccarichi sulla rete sono registrati ogni sera, e che causano un incremento dei blackout di emergenza.

Ore 01:02 - 007 Kiev, voci su attacco russo da nord sono false

L’amministrazione militare della città di Kiev ha pubblicato una foto delle fortificazioni intorno alla città, assicurando che eventuali tentativi dei russi di catturare la capitale saranno vani. Lo riporta Ukrainska Pravda. L’amministrazione ha anche sottolineato che, secondo il comando delle forze di terra delle forze armate dell’Ucraina, «al momento non si registrano raggruppamenti militari nemici sufficienti per un attacco da nord». Allo stesso tempo, i militari, insieme a ingegneri civili e costruttori, stanno lavorando per rafforzare le capacità difensive della città..

Ore 05:25 - Onu condanna attacchi russi a infrastrutture civili

Gran parte dell’Ucraina è rimasta senza elettricità, riscaldamento e acqua due giorni dopo una serie devastante di attacchi missilistici russi contro le infrastrutture civili del paese. Il sindaco di Kiev, Vitaly Klitschko, ha affermato che il 60% delle famiglie nella città di 3 milioni di abitanti non ha elettricità e che in tutto il Paese si verificano continui blackout. Il presidente Volodymyr Zelensky ha detto che i servizi di base sono stati gradualmente ripristinati, ma ci sono stati problemi con l’approvvigionamento idrico in 15 regioni.

L’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha affermato che gli attacchi russi alle infrastrutture critiche hanno ucciso almeno 77 persone da ottobre. «Milioni di persone stanno precipitando in condizioni di estrema difficoltà e condizioni di vita spaventose a causa di questi raid», ha dichiarato in una nota. «Nel suo complesso, ciò solleva seri problemi per il diritto umanitario internazionale, che richiede un vantaggio militare concreto e diretto per ogni oggetto attaccato».

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, non ha negato gli attacchi della Russia alle infrastrutture energetiche dell’Ucraina, ma ha accusato Kiev di non essersi piegata alle richieste russe, che non ha specificato. Il governo di Zelensky ha promesso di non accettare termini di pace che lasciano all’invasore il controllo di qualsiasi territorio ucraino. Nel suo discorso notturno di ieri, Zelensky ha affermato che gli attacchi non spezzeranno la volontà della popolazione ucraina. «Insieme abbiamo sopportato nove mesi di guerra su vasta scala e la Russia non ha trovato un modo per spezzarci e non lo troverà», ha dichiarato.

Ore 07:16 - Merkel: a fine mandato non avevo più autorità con Putin

Poco prima di lasciare la propria carica, l’ex cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha cercato di organizzare negoziati con il presidente russo Vladimir Putin. Tuttavia, questi sforzi non hanno portato risultati a causa della mancanza di influenza sul numero uno del Cremlino, ha spiegato la stessa Merkel in un’intervista a Der Spiegel. Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron avevano pianificato dei colloqui con Putin all’interno dell’Ue nell’estate del 2021. «Ma non avevo più la forza per insistere, perché, alla fine, lo sapevano tutti: avrei lasciato l’incarico in autunno», ha detto l’ex cancelliera. Merkel ha spiegato che la sensazione di aver perso ogni influenza su Putin è apparsa evidente durante la sua ultima visita a Mosca nell’agosto 2021. «La sensazione era molto chiara: `Dal punto di vista dell’influenza in politica, sei finita´. Solo il potere è importante per Putin», ha aggiunto Merkel.

Ore 08:46 - Kiev: otto raid russi respinti in 24 ore

L’Ucraina ha respinto gli attacchi russi vicino a otto insediamenti nell’est del Paese nelle ultime 24 ore: lo ha reso noto lo Stato Maggiore delle Forze Armate di Kiev, come riporta il Kyiv Independent. L’esercito, si legge nel rapporto quotidiano dello Stato Maggiore, ha respinto gli attacchi russi vicino a Yakovlivka, Soledar, Bakhmutske, Bakhmut, Opytne, Pervomaiske, Krasnohorivka e Nevelske nella regione di Donetsk, nell’Ucraina orientale. Ieri le forze russe hanno lanciato 11 missili, sette raid aerei e oltre 50 attacchi con sistemi di artiglieria a lancio multiplo, ha aggiunto lo Stato Maggiore.

Ore 09:03 - Zelensky critica il sindaco di Kiev: «Non ha fatto abbastanza»

In una rara critica pubblica ad un esponente delle autorità del paese, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha puntato il dito contro il sindaco di Kiev, Vitaly Klitschko, per il lavoro — «inadeguato» — di allestimento dei rifugi di emergenza destinati ai residenti privati di acqua, riscaldamento e corrente, dagli ultimi attacchi missilistici russi. Nel suo intervento serale Zelensky ha lamentato l’insufficiente contributo del primo cittadino della capitale e del suo staff all’opera di allestimento dei cosiddetti «centri di invincibilità», dove le persone possono accedere a riscaldamento, acqua, internet e collegamenti di telefonia mobile. I problemi maggiori conseguenti ai blackout si sono verificati a Kiev, ha sottolineato il presidente. «Sfortunatamente le autorità locali non si sono comportate bene in tutte le città», ha detto nel suo video discorso notturno. «In particolare, ci sono molte lamentele a Kiev. È necessario più lavoro». Zelensky ha lamentato che molti dei residenti della città sono rimasti senza elettricità «per 20 o anche 30 ore» e ha chiesto «più sostegno» e «lavoro di qualità» all’ufficio del sindaco.

Ore 10:28 - Meloni: «I bombardamenti russi sono accanimenti inaccettabili»

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto, in una nota per commemorare l’anniversario dell’Holodomor, «lo sterminio per fame di milioni di ucraini voluto dal regime sovietico di Stalin», che « il pensiero va ai milioni di ucraini, in gran parte anziani e bambini, privati in pieno inverno di elettricità, acqua e riscaldamento dai bombardamenti russi che si accaniscono volutamente sulle infrastrutture civili» Azioni che la presidente Meloni ha definito «inaccettabili e in violazione del diritto internazionale». E che «rafforzano la convinzione di sostenere il popolo ucraino nella sua battaglia per la libertà e la sopravvivenza».

Ore 16:30 - Morto improvvisamente il ministro Esteri Makei

Il ministro degli Esteri bielorusso, Vladimir Makei, è morto all’età di 64 anni. Lo rende noto l’agenzia stampa ufficiale bielorussa BeLta, senza fornire dettagli sulle circostanze del decesso. Ieri la stessa agenzia aveva riferito Ore 17:18 - Kiev: Makei forse avvelenato. Mosca: «Choccati»

«Vladimir Makei, 64 anni, ministro degli Esteri bielorusso, è morto. Si dice che potrebbe essere stato avvelenato. Makei era stato indicato come possibile successore di Lukashenko. Era uno dei pochi non sotto l’influenza russa. Le voci dicono che questo potrebbe essere un segno per Lukashenko». Lo ha scritto su Twitter Anton Gerashchenko, consigliere del ministero dell’Interno ucraino. «Siamo choccati» ha commentato su Telegram Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo.

di un incontro fra Makei e il nunzio apostolico Ante Jozic, mostrando una foto che li ritraeva seduti su due poltrone.

 Ore 20:26 - Presidente Ungheria a Kiev: «Putin responsabile della guerra»

La presidente ungherese Katalin Novak oggi a Kiev ha dichiarato che «la responsabilità di Vladimir Putin in questa guerra è ovvia, gli ungheresi si sono sempre opposti a sofferenza e spargimento di sangue. Siamo vicini dell’Ucraina e i nostri vicini possono contare sul nostro aiuto. I vicini rimarranno sempre vicini». Novak ha aggiunto che l’Ungheria ha «150.000 ragioni per fermare questa guerra e raggiungere la pace: sono i 150.000 ungheresi che vivono in Transcarpazia sul territorio dell’Ucraina. Molti ungheresi etnici hanno già dato la vita per la difesa dell’Ucraina». Lo riporta la Pravda europea rilanciata dai media ucraini.

Ore 20:27 - Azienda elettrica ucraina promette a Kiev: «Da oggi avrete più luce»

L’azienda ucraina per la distribuzione dell’elettricità Dtek ha scritto su Facebook un messaggio ai cittadini della capitale promettendo che pur essendo previsti altri blackout a Kiev, da oggi non dureranno più di 5 ore di seguito. «Comprendiamo che la mancanza di elettricità a lungo termine complica la vita dei residenti di Kiev. Pertanto, da oggi Dtek accenderà alternativamente le luci per tutti i residenti in modo tale che l’interruzione elettrica per ogni utente non superi le 5 ore», riporta Unian. In precedenza il presidente Zelensky aveva criticato il fatto che il ripristino della corrente soprattutto a Kiev è stato lento.

(ANSA il 26 novembre 2022) - Il Cremlino ha preso una decisione su una "soluzione" radicale al problema di trascinare la Bielorussia nella guerra in Ucraina: eliminare il presidente Alexander Lukashenko, o comunque costringerlo a collaborare con un fallito attentato: lo scrive il centro studi statunitense Robert Lansing Institute, che cita fonti nella leadership militare russa. 

"Su istruzioni del presidente russo Vladimir Putin al suo ritorno dall'ultimo vertice CSTO (l'Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva, ndr), l'intelligence militare russa potrebbe tentare nei prossimi giorni di perseguire uno scenario che preveda un attentato al presidente bielorusso Alexander Lukashenko, o una sua imitazione con l'obiettivo di intimidirlo e spingerlo a ordinare finalmente alle sue truppe di impegnarsi direttamente nella guerra contro l'Ucraina, al fianco delle truppe russe", afferma l'istituto in un articolo pubblicato sul suo sito web.

L'intelligence militare russa (GRU) sta esaminando lo scenario che prevede l'uccisione di Lukashenko, a seguito della quale le sue funzioni sarebbero affidate al Segretario Generale del CSTO, Sanislav Zas, uomo fedele alla Russia e sotto il controllo del GRU. Secondo il complotto, Zas dichiarerebbe poi l'adesione della Bielorussia alla Russia come entità autonoma, presumibilmente per prevenire la minaccia militare dell'Ucraina e della Polonia.

Verrebbe quindi "riproposta una narrazione propagandistica secondo cui l'attentato a Lukashenko è stato architettato da Washington", sottolinea l'istituto. In entrambi gli scenari - sia che si tratti di un attentato, sia di un fallito attentato a Lukashenko - verrebbero presentate "prove" inventate del "coinvolgimento dell'Ucraina e della Polonia sotto la guida dell'intelligence della Nato", che offrirebbero un pretesto formale per la partecipazione delle truppe bielorusse alle operazioni di combattimento sul territorio ucraino.

Da adnkronos.com il 26 novembre 2022.

Il ministro degli Esteri bielorusso, Vladimir Makei, è morto all'età di 64 anni. Lo rende noto l'agenzia stampa ufficiale bielorussa Belta, senza fornire dettagli sulle circostanze del decesso. Ieri la stessa agenzia aveva riferito di un incontro fra Makei e il nunzio apostolico Ante Jozic, mostrando una foto che li ritraeva seduti su due poltrone.

Ministro degli Esteri bielorusso dal 2012, Makei era stato inizialmente favorevole ad un riavvicinamento di Minsk all'Ue, ma aveva cambiato linea dopo le proteste di massa del 2020 contro i brogli alle elezioni presidenziali. Nei giorni scorsi, Makei aveva partecipato al summit dell'alleanza militare Csto a Erevan, capitale dell'Armenia. Prima di diventare ministro, Makei era stato assistente del presidente Lukashenko (2000-2008) e poi capo dell'amministrazione presidenziale (2008-2012). Era ritenuto un possibile successore di Lukashenko.

"Siamo scioccati dalle notizie della morte del ministro degli Esteri bielorusso Vladimir Makei. Il ministero russo degli affari esteri pubblicherà a breve le condoglianze ufficiali", ha detto la portavoce del dicastero, Maria Zacharova sul suo canale Telegram, secondo quanto riporta la Tass. 

Intanto, ci sono voci che la morte improvvisa di Makei sia dovuta ad un avvelenamento. Lo scrive su Twitter Anton Gerashchenko, consigliere del ministero ucraino dell'Interno, ipotizzando che si tratti di un avvertimento per il presidente Lukashenko.

"Vladimir Makei, 64 anni, capo del ministero degli Esteri bielorusso, è morto. Ci sono voci che potrebbe essere stato avvelenato. Makey era stato indicato come possibile successore di Lukashenko. Era uno dei pochi a non essere sotto l'influenza russa. Voci dicono che potrebbe essere un avvertimento a Lukashenko", ha twittato Gerashenko. 

La notizia arriva dopo che il Robert Lansing Institute, citando fonti dei vertici militari russi, ha scritto che il Cremlino intende costringere la Bielorussia a scendere in guerra contro l'Ucraina a fianco di Mosca, organizzando un attentato contro Lukashenko. Due strategie sarebbero allo studio: nella prima si tratterebbe di un falso tentativo di assassinio per far pressione sul leader di Minsk, nella seconda Lukashenko verrebbe ucciso e sostituito con il segretario generale dell'alleanza militare a guida russa Csto, Stanislav Zas, descritto come fedele al Cremlino e sotto il controllo dei servizi militari russi del Gru.

Muore un ministro bielorusso. A Kiev si evoca l’avvelenamento. Lorenzo Cremonesi su Il Corriere della Sera il 26 novembre 2022.

Makei (Esteri) scomparso improvvisamente. Mosca: uno choc. I rapporti con Putin, il no all’invio di soldati, anche Lukashenko rischia?

 Che la posizione di Vladimir Putin sul trono di Mosca sia oggi molto più fragile di prima dell’invasione dell’Ucraina nove mesi fa è ormai cosa nota. I fallimenti del suo esercito contro la ferma volontà di resistenza del popolo ucraino, sommati all’evidente superiorità delle armi fornite dalla Nato, gli hanno procurato critiche anche tra gli alleati più stretti. Non è dunque strano che adesso anche i Paesi legati a Mosca da trattati di cooperazione militare avanzino sospetti e dubbi sulla stabilità di quei legami. L’Ucraina resiste militarmente e intanto paragona i «crimini di guerra» compiuti dai russi, compresi gli ultimi attacchi alle infrastrutture civili, allo Holodomor: la grande fame causata dalla repressione stalinista nei primi anni Trenta. Ieri il novantesimo anniversario di quell’evento commemorato a Kiev ha raccolto la solidarietà di larga parte della comunità internazionale. Ed è in questo contesto che s’inseriscono le reazioni dubbiose che hanno accompagnato ieri la notizia della morte improvvisa di Vladimir Makei, il 64enne ministro degli Esteri della Bielorussia legato al presidente Alexander Lukashenko.

L’incontro che non ci sarà

Makei è deceduto mentre si trovava a Erevan per i lavori della conferenza dell’Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva, che raggruppa gli ex Paesi sovietici alleati alla Russia. Domani avrebbe dovuto incontrare il ministro degli esteri russo, Sergey Lavrov. La portavoce del Cremlino, Maria Zakharova, ha subito espresso le condoglianze del suo governo («Siamo scioccati»).

Il ministro e lo zar

Ma è nel contestualizzare la notizia che la morte del ministro diventa una cartina al tornasole delle tensioni politiche e militari nel campo russo. Makei, sino alla sua nomina alla guida degli Esteri di Minsk nel 2012, era stato capo dello staff di Lukashenko e aveva sostenuto fedelmente l’alleanza con Putin. Però, con gli anni, aveva cercato di aprire all’Unione Europea. Soltanto al momento delle presidenziali del 2020, quando il popolo bielorusso era sceso in piazza per manifestare contro i brogli e chiedere le dimissioni di Lukashenko, Makei si era schierato col dittatore e aveva implorato Putin di mandare soldati e autoblindo per reprimere le rivolte. Quando poi lo zar, nell’autunno 2021, aveva chiesto alla Bielorussia di garantire l’entrata nel suo territorio delle unità e dei missili russ, Makei si era fatto interprete della luce verde di Lukashenko, insistendo però che la Minsk non avrebbe mandato i propri soldati.

Sospetti di intossicazione

Da allora Putin pretende che la Bielorussia entri in guerra per aprire un nuovo fronte lungo il confine polacco. Ma Lukashenko sembra resistere. Che allora Makei sia stato avvelenato dagli agenti di Putin per mandare un avvertimento al capo? In questo senso va il Twitter di Anton Gerashechenko, noto consigliere del ministero dell’Interno ucraino, che evoca i «sospetti» di intossicazione sottolinea che il ministro era uno dei pochi che poteva «resistere alle pressioni di Mosca». Poche ore prima della notizia del decesso, i media ucraini riprendevano le affermazioni del centro studi americano Robert Lansing, secondo le quali Putin potrebbe eliminare o intimorire lo stesso Lukashenko.

Dagospia il 26 novembre 2022. Dal profilo Twitter di Tom Warner. 

Questo piccolo video è davvero incredibile. Raccomando a tutti di guardarlo più volte, per far sì che venga recepito. Dice molto sul perché la Russia sta perdendo questa guerra. 

Brevemente. Mostra un drone ucraino che sgancia una piccola granata su un gruppo di 11 soldati russi rannicchiati a dormire in una fossa scavata (poco) in difesa, sulla linea del fronte a est di Bakhmut. Ciò che è sorprendente osservare è la lentezza con cui gli uomini reagiscono, per quanto riescano a farlo. 

Un uomo inizia ad alzarsi, ma si limita a farsi strada tra altri militari intontiti, a pochi metri di distanza dal punto in cui la granata ha colpito, e si rimette a dormire. Nessuno cerca di cambiare la propria posizione prima che la granata successiva colpisca. Tre degli uomini non si muovono affatto.

Questi soldati soffrono di ipotermia da moderata a grave, quando il corpo smette di tremare e la mente entra in uno stato di torpore o addirittura si spegne. Probabilmente sono rimasti rannicchiati tutta la notte senza vestiti o sacchi adeguati. Le temperature notturne sono state tra 0 e 4 gradi centigradi. 

Sicuramente sono anche privi di sonno. Ma soprattutto sono uomini senza speranza in una situazione senza speranza. Che si tratti di galeotti arruolati in una forza paramilitare o di recenti coscritti nell'esercito regolare, hanno dato il completo controllo del loro destino a persone che li trattano come spazzatura.

Presumibilmente è stato ordinato loro di mantenere la posizione e sono stati minacciati di essere puniti o addirittura uccisi in caso di fallimento. Eppure non hanno ricevuto i beni o l'addestramento per stare al caldo. La loro situazione non può essere paragonata alla "carne da cannone" sovietica che caricava contro i nazisti, senza speranza per se stessa, ma dando realisticamente un piccolo contributo alla vittoria. 

I soldati russi di oggi muoiono come vermi ciechi in una fossa per la pura incompetenza dei loro comandanti e per la loro incapacità di assumersi la responsabilità del proprio destino, senza ottenere assolutamente nulla.

PS Per le molte persone che aggiungono o sostituiscono l'alcol e/o la mancanza di cibo alle cause: certo, queste sono possibili, persino probabili, ma una tale pigrizia o inazione tra così tanti uomini deve essere ipotermia. Al di sopra di tutto, io metterei la disperazione.

Giuseppe Agliastro per “La Stampa” il 27 novembre 2022.

Gli incessanti bombardamenti russi contro le infrastrutture elettriche sono dei «crimini di guerra» secondo Kiev e i suoi alleati occidentali. E in questi nove mesi di guerra, il regime di Lukashenko è stato accusato di permettere alle truppe russe di sparare contro l'Ucraina dal territorio bielorusso con missili e droni. 

Non solo, è sempre dalla Bielorussia che a febbraio i militari del Cremlino hanno invaso l'Ucraina da Nord. Ieri l'agenzia di stampa statale Belta ha dato notizia della morte «improvvisa» del ministro degli Esteri Vladimir Makei senza precisarne la causa.

«Ci sono voci secondo cui potrebbe essere stato avvelenato», ha dichiarato il consigliere del ministero dell'Interno ucraino, Anton Gerashchenko, senza fornire alcuna prova. Secondo lui, «Makei era considerato un possibile successore di Lukashenko» ed «era uno dei pochi a non essere sotto l'influenza russa». La Reuters sottolinea invece che Makei era un sostenitore degli stretti rapporti tra Mosca e Minsk al punto che sosteneva che a provocare la guerra fosse stato l'Occidente.

Ieri l'Ucraina ha paragonato l'invasione criminale delle truppe russe al Holodomor: la terribile carestia provocata dal regime di Stalin che 90 anni fa uccise milioni di persone.

«Nel 90° anniversario del Holodomor in Ucraina, la guerra di aggressione genocida della Russia persegue lo stesso obiettivo del genocidio del 1932-1933: l'eliminazione della nazione ucraina e della sua statualità», ha dichiarato il ministero degli Esteri di Kiev.

«Prima ci volevano distruggere con la fame, adesso col buio e col freddo», ha poi rilanciato Volodymyr Zelensky sul suo canale Telegram.

Il presidente ucraino si riferisce ovviamente ai bombardamenti di queste settimane, ai missili e ai droni russi che hanno preso di mira senza sosta le infrastrutture energetiche del Paese facendo strage di civili e mettendo in ginocchio la rete elettrica. I raid dell'esercito russo hanno lasciato milioni di persone al buio e al gelo o senza acqua. Adesso che il termometro comincia a scendere sotto lo zero le ripercussioni sulla popolazione civile rischiano di essere gravissime. 

L'Onu teme una crisi umanitaria. «Questo inverno sarà pericoloso per la vita di milioni di persone in Ucraina», ha avvertito l'Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui fino a tre milioni di ucraini potrebbero essere costretti a lasciare le loro case a causa dei bombardamenti sulle infrastrutture elettriche.

L'Onu giovedì ha denunciato che da ottobre in questi raid sono stati uccisi almeno 77 civili, mentre altri 272 sono stati feriti. Ma secondo le autorità ucraine altri 15 civili hanno perso la vita nei bombardamenti che hanno colpito Kherson venerdì, e il comandante della polizia, Igor Klimenko, afferma che sono 32 le persone uccise dai missili russi nella regione dal 9 novembre, giorno in cui le truppe del Cremlino sono state costrette a lasciare la città sul Dnipro. 

I tecnici sono al lavoro per riportare al più presto l'elettricità nelle case degli ucraini dopo i massicci raid di mercoledì scorso che hanno colpito diverse regioni del Paese.

A causa dei bombardamenti, le centrali nucleari ucraine erano state disconnesse automaticamente dalla rete elettrica come previsto dalle misure di "protezione d'emergenza", ma sono state poi ricollegate. 

Milioni di ucraini, fino a ieri, erano però ancora senza luce o riscaldamento: addirittura sei milioni di famiglie, ha denunciato venerdì notte Zelensky. Una delle città più colpite è Kiev, dove secondo il presidente ucraino «molti abitanti sono rimasti senza energia elettrica per più di 20 o persino 30 ore». Proprio nel giorno in cui l'Ucraina ricorda le vittime della Grande Fame, Kiev ha ospitato un vertice per lanciare «Grano dall'Ucraina», un programma che prevede la partenza di 60 vascelli carichi di cereali verso Paesi a rischio per carestie e siccità come Etiopia, Yemen e Sudan.

Zelensky ha annunciato di aver raccolto a questo scopo 150 milioni di dollari da oltre 20 Stati e dall'Ue. Kiev sottolinea così il suo ruolo chiave per la sicurezza alimentare mondiale dopo il recente prolungamento dell'intesa sul grano che in estate ha consentito di riprendere le esportazioni di cereali via mare dall'Ucraina dopo un blocco durato cinque mesi e di cui è accusata la Russia. Con l'accordo sul grano tra Mosca e Kiev, l'Onu mira anche ad alleviare la tragica crisi alimentare che quest' anno ha spinto verso la fame 47 milioni di persone nel mondo.

La morte misteriosa del ministro degli esteri bielorusso, l'ennesima di una lista anomala. Stefano Piazza su Panorama il 27 Novembre 2022.

Secondo l'intelligence Usa quanto accaduto non sarebbe frutto del caso ma di un disegno del Cremlino per forzare la mano con l'alleato L’improvvisa morte del ministro degli Esteri bielorusso Vladimir Makei, avvenuta lo scorso 26 novembre, è l’ennesimo mistero sullo sfondo della guerra in Ucraina. Il sessantacinquenne Makei non era malato e solo tre giorni prima della morte aveva preso parte a un summit sulla sicurezza fra gli stati dell’ex-Urss rimasti fedeli a Mosca. Vladimir Makei aveva in programma un viaggio a Mosca previsto per il 28 novembre dove avrebbe avuto una riunione con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov per affrontare una serie di temi tra i quali quello del conflitto ucraino. Di cosa è morto il ministro bielorusso? Il portavoce del dicastero Anatoly Glaz, citato da Sputnik Bielorussia, ha solo detto che «il ministro degli Esteri Vladimir Makei è morto improvvisamente» senza rendere note le cause del decesso. Prima di diventare ministro degli Esteri nel 2012, Makei era stato capo dello staff del presidente Aljaksandr Lukashenko e nel settembre scorso aveva difeso la posizione della Bielorussia al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con queste parole: «La Bielorussia è indicata come un complice dell'aggressore o addirittura una parte in conflitto

Abbiamo detto e continuiamo a dire: la Bielorussia non ha mai sostenuto la guerra. Ma non siamo nemmeno traditori! Abbiamo impegni coi nostri alleati e stiamo seguendo rigorosamente questa linea, continueremo a farlo secondo quanto stabilito nei trattati internazionali di cui facciamo parte». Secondo alcuni osservatori nel corso degli ultimi mesi Makei si era sfilato dall’influenza russa temendo che il suo Paese venisse coinvolto direttamente nella guerra; di questo ne è convinto Anton Gerashchenko, consigliere del ministero dell'Interno ucraino che su Twitter ha scritto: «Era uno dei pochi non sotto l'influenza russa. Le voci dicono che questo potrebbe essere un segnale per Lukashenko», mentre i servizi segreti ucraini sono convinti che il ministro bielorusso sia stato avvelenato dai russi. La morte di Vladimir Makei secondo il centro studi americano Robert Lansing Institute rientrerebbe in un disegno ben più ampio perché il leader russo Vladimir Putin ha deciso di trascinare la Bielorussia in guerra tramite un attentato al presidente Alexsandr Lukashenko. Gli analisti americani, citando fonti dei vertici militari russi, scrivono che al ritorno dall’ultimo vertice dell'Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (Csto) in Armenia, Vladimir Putin avrebbe dato ordine all’intelligence militare (Gru) di preparare un attentato contro Lukashenko e sarebbero due gli scenari allo studio del Gru. Un falso tentativo di uccidere Lukashenko, con l'obiettivo di spaventarlo e obbligarlo a entrare in guerra contro l'Ucraina a fianco di Mosca, oppure la sua uccisione. Se venisse scelta la seconda opzione, alla guida del paese verrebbe messo il segretario generale del Csto, Stanislav Zas, conosciuto per essere un fedelissimo di Mosca e vicino agli uomini del Gru. In entrambi gli scenari, sia che si tratti di un attentato fallito o riuscito contro Aleksandr Lukashenko, «verranno presentate prove fabbricate del coinvolgimento di Ucraina e Polonia sotto la guida dell'intelligence della Nato», circostanze che offriranno un pretesto formale per l'ulteriore partecipazione dei soldati bielorussi in operazioni di combattimento sul suolo ucraino. L'obiettivo finale di Mosca è comunque una fusione dei due eserciti sotto il comando del Cremlino e se Lukashenko dovesse rimanere vivo, verrebbe di fatto privato di ogni potere e il paese andrebbe verso l’annessione con la Russia. Ma perché mai Vladimir Putin avrebbe deciso di abbattere Aljaksandr Lukashenko che ha appoggiato fin da subito l’invasione russa dell’Ucraina e ha consentito alle truppe di Mosca di transitare sul proprio territorio per condurre l’attacco, oltre a fornire sostegno politico e logistico all’operazione? Il motivo è semplicissimo, la Russia ha disperatamente bisogno di uomini e mezzi visto che ad oggi -secondo il Pentagono- ha perso più di 100 mila fra morti e dispersi tanto da essere costretta per poter continuare la guerra ad arruolare soldati nelle carceri, con la promessa del condono della pena, senza dimenticare «la mobilitazione parziale della popolazione». La Russia ha quindi bisogno di forze fresche da mandare al fronte ucraino e l’esercito bielorusso sarebbe ideale per dare una mano alle sue truppe, tuttavia, fino ad oggi Aljaksandr Lukashenko non ha rotto gli indugi perché teme ulteriori sanzioni occidentali contro la Bielorussia, le proteste della popolazione e il possibile ammutinamento del suo esercito, senza contare che Kiev non starebbe certo a guardare. Ma che contributo potrebbe dare l'esercito bielorusso in termini di uomini e mezzi? Secondo il Generale di Corpo d’Armata Maurizio Boni: «Le forze armate bielorusse sono le eredi di quelle che erano di stanza nel paese sotto il dominio sovietico, dove svolgeva il ruolo di retroguardia significativa per gli eserciti sovietici di stanza in Polonia e Germania dell'Est. Dalla fine della Guerra fredda hanno subito solo riforme parziali di ammodernamento. Dispone attualmente di circa 65.000 uomini in servizio attivo con la possibilità di mobilitarne ulteriori 290.000, ed è armato con sistemi d’arma ed equipaggiamenti piuttosto datati. Secondo le analisi più recenti, le forze terrestri immediatamente disponibili potrebbero ammontare a circa 10-15.000 soldati e 1.200 carri armati (parte dei quali probabilmente già forniti ai russi per rimpiazzare le elevate perdite subite), quasi 600 tra obici, cannoni e lanciarazzi multipli e distaccamenti operativi delle forze speciali ben addestrati e capaci. Queste ultime, a differenza dell'esercito bielorusso che non ha esperienza sul campo di battaglia, hanno partecipato a missioni di ‘mantenimento della pace’ in Libano, hanno lavorato con la missione Osce nel Donbas e hanno preso parte alla soppressione delle rivolte in Kazakistan nel gennaio 2022. In ogni caso non credo che siano la capacità militari delle forze bielorusse a preoccupare Kiev, quanto il fatto dell’apertura di un nuovo segmento del fronte, quello settentrionale, in grado di minacciare direttamente la capitale ucraina e costringendo gli ucraini a orientare una parte del proprio dispositivo difensivo verso questa nuova ipotesi d’impiego». Per Vladimir Putin il mancato coinvolgimento della Bielorussia nella cosiddetta «operazione militare speciale» è un vero tradimento visto che solo due anni fa le truppe di Mosca avevano aiutato Lukashenko a sedare la rivolta popolare contro l’ennesima elezione truffa che ha consentito al padre padrone della Bielorussia di restare al potere che detiene ininterrottamente dal 20 luglio 1994. Da mesi Putin preme sul leader bielorusso affinché entri in guerra contro l’Ucraina ma se inizialmente Lukashenko sembrava convinto di farlo l’andamento della guerra, le sconfitte riportate dai russi, le sanzioni e gli aiuti militari occidentali a Kiev lo hanno dissuaso dallo schierarsi senza se e senza ma con la Russia preferendo le parole di sostegno che i fatti. Tutto questo Vladimir Putin lo sa e ora avrebbe deciso di chiudere la partita. Ovviamente a modo suo.

Da Gomel a Minsk. Il filone di morti sospette passa anche per la Bielorussia. Lorenzo Vita su Inside Over il 30 Novembre 2022

La morte improvvisa del ministro degli Esteri bielorusso, Vladimir Makei, ha gettato ancora ombre sulla diplomazia che corre parallela alla guerra in Ucraina. Un corridoio segnato da uccisioni, morti eccellenti, incidenti che appaiono più esecuzioni che episodi casuali, e da accuse di responsabilità utilizzate per colpire o screditare il nemico. E dove la Bielorussia rischia di diventare un teatro particolarmente complesso.

La scomparsa di Makei rientra perfettamente nello schema di misteri che accompagna l’invasione dell’Ucraina. Il ministro, uno degli uomini considerati più vicini al leader Aleksandar Lukashenko, era stato fotografato il giorno prima del decesso durante un incontro ufficiale con il nunzio apostolico Ante Jozic, era coinvolto nel vertice dell’Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva in Armenia e il giorno stesso della morte avrebbe dovuto incontrare il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov. Nulla faceva presagire un crollo dello stato di salute, tuttavia, due elementi uniti tra loro hanno alimentato il sospetto che potesse non essere una morte naturale. Il Robert Lansing Institute, think tank statunitense, aveva scritto poche ore prima che la Russia voleva indurre la Bielorussia a scendere in guerra in Ucraina pianificando un attentato contro Lukashenko: o inscenando un tentativo di omicidio o uccidendolo e sostituendolo con il segretario generale della Csto, Stanislav Zas, fedelissimo di Mosca. Inoltre, subito dopo la morte di Makei, Anton Gerashechenko, consigliere del ministero dell’Interno ucraino, ha messo in giro la voce che l’uomo di Minsk potesse essere stato avvelenato come un avvertimento contro Lukashenko o come modo per colpire chi si era posto in posizioni non troppo aderenti alla volontà dei falchi russi rispetto all’allargamento del conflitto alla Bielorussia.

Mosca ha rispedito le accuse al mittente e pubblicamente onorato la morte del ministro bielorusso. La portavoce del ministro degli Esteri, Maria Zakharova, ha espresso lo shock del governo. Lavrov, nel messaggio di condoglianze alla vedova, ha definito il ministro morto "un diplomatico e uno statista eccezionale, un vero patriota che ha dedicato la sua vita a servire la patria e a difenderne gli interessi sulla scena internazionale", dando un grande contributo per il "rafforzamento dei legami tra i popoli fraterni di Russia e Bielorussia". Messaggi che non possono certo smentire i sospetti. ma che confermano il desiderio del Cremlino di non dare adito ad accuse o sospetti che, in altre circostanze, ha invece lasciato correre anche per alimentare una forma di ansia tra gli oligarchi. Del resto, molti analisti sottolineano come sia difficile che Vladimir Putin voglia innescare una possibile situazione di caos proprio nel protettorato in mano a Lukashenko, già colpito da proteste negli anni passati. E sono anche molti coloro che dubitano che l’interesse di Mosca, in questa fase della guerra, sia quello di espandere ulteriormente il fronte bellico con l’ingresso della Bielorussia. In parte per non ampliare l’attrito con la Nato, ma in parte anche per non spostare forze sul fronte nord, visto che molti sospettano che Minsk non sia pronta al conflitto. Lo spostamento di batterie antimissile in territorio bielorusso confermerebbe la necessità proprio di blindare quell’area, anche se potrebbe essere una manovra per distrarre le unità di Kiev.

I sospetti però non si affievoliscono. Come non sono scomparsi quelli su altre morti eccellenti che hanno contraddistinto gli attori coinvolti nella guerra e nella rete militare e diplomatica. Tutto ebbe inizio del resto proprio in Bielorussia, a Gomel, dove fu visto per l’ultima volta in pubblico il negoziatore ucraino Denis Kireev. L’uomo, unico fotografato in giacca e cravatta in quello che fu il primo tentativo di dialogo tra Russia e Ucraina nelle fasi primordiali della "operazione militare speciale", venne ucciso a Kiev in circostanze che rimangono ancora oscure. Prima venne definito un traditore dell’Ucraina, e qualcuno riferì che fosse stato ucciso per avere collaborato con l’invasore russo in quanto legato ad Andriy Petrovych Klyuyev, magnate dell’energia solare ucraino e molto vicino all’ex presidente filorusso Victor Yanukovich. Dopo alcune ore, la versione ufficiale fornita dall’intelligence ucraina fu completamente rovesciata: non era un traditore, bensì un eroe, un uomo dei servizi ucciso in missione nella stessa capitale insieme a due altri agenti, Alexei Ivanovic e Chibineev Valery Viktorovich. "Sono morti difendendo l’Ucraina e il loro impegno ci ha avvicinato alla vittoria!" twittarono le forze armate di Kiev.

Se questo è il filone "bielorusso", l’ondata di morti più che misteriose ha assunto tratti a dire poco inquietanti in tutto il corso della guerra in Russia ma anche in Ucraina. Nel territorio della Federazione, tra dirigenti ed ex dirigenti di grandi aziende, alcuni media hanno parlato di una vera e propria "epidemia di suicidi": definizione che non può che avere assunto il tratto della feroce ironia. Alcuni uomini di spicco di aziende come Novatek o del colosso Gazprom sono stati ritrovate morti insieme a mogli e figli: casi in larga parte archiviati come omicidi-suicidi ma su cui tanti nutrono forti perplessità. Altri dirigenti e uomini più o meno noti legati all’intelligence o a settori strategici, civili come militari, sono stati ritrovati morti in circostanze misteriose, tra cadute dalle scale, da finestre, da yacht, suicidi le cui versioni sono da subito apparse altamente improbabili e che lasciano intendere che vi sia un’enorme e strisciante guerra sotterranea in alcune sfere del potere russo con incroci tra organizzazioni criminali, apparati dei servizi, fedelissimi e nemici di Putin o degli oligarchi.

In parte il campo ucraino è stato terreno di queste strane morti, anche se in misura nettamente inferiore. Dopo l’assassinio di Kireev, gli apparati dell’intelligence di Kiev hanno visto morire quest’estate Oleksandr Nakonechny, responsabile dello Sbu per la regione di Kirovohrad, ritrovato morto nella sua casa di Kropyvnytsky. Anche in questo caso, molti parlarono di suicidio sospetto, specialmente perché arrivava non lontano da un’ondata di repulisti nei servizi segreti ucraini per quanto accaduto durante la conquista di Kherson da parte delle forze russe. Morti che spesso hanno corso parallelamente alle svolte nella guerra e che adesso portano il loro carico di sospetti in quelli che alcuni considerano un nuovo fronte: la Bielorussia.

Un aereo straniero bombarda una base della Wagner nella Repubblica Centrafricana. Mauro Indelicato su Inside Over il 30 Novembre 2022

L’unica cosa certa della vicenda emersa in queste ore è che, nella giornata di lunedì, un aereo ha sorvolato parte del territorio della Repubblica Centrafricana e ha sganciato ordigni su alcuni obiettivi militari. Stando a quanto riferito dalle autorità locali, uno di questi obiettivi era un vecchio impianto per la lavorazione di cotone trasformato in una base militare. La stessa usata da quelli che il governo di Bangui ha chiamato "consiglieri e alleati". Ma che, secondo il governo francese e l’Onu, altro non sono che militari della Wagner, l’agenzia di contractors russa presente nel Paese da diversi anni. Un episodio definito grave dalle autorità centrafricane, le quali hanno denunciato la violazione del proprio spazio aereo ma non hanno saputo identificare il mezzo utilizzato per compiere il bombardamento.

Dov’è avvenuto il raid

A essere convolta dall’azione del misterioso aereo è stata la cittadina di Bossangoa. Situata nella prefettura di Ouham, nella parte nord occidentale del Paese, la sua posizione è altamente strategica. Si trova infatti lungo il corso del fiume Bahr Sara, uno dei più importanti dell’area, e qui convergono alcune delle arterie stradali più vitali del Paese. A partire dalla Route National 1, la strada che conduce nella capitale Bangui, e le varie ramificazioni che collegano la cittadina con le regioni centrali. Ma soprattutto, da qui il confine con il Ciad dista appena 150 km.

Non è un caso che Bossangoa sia stata, nel corso della storia recente, sempre al centro dei più importanti avvenimenti che hanno coinvolto (e sconvolto) la Repubblica Centrafricana. Negli ultimi anni qui hanno preso piede molti gruppi legati al Cpc (Coalizione dei Patrioti per il Cambiamento). Si tratta della formazione di ribelli in lotta contro l’attuale governo del presidente Faustin-Archange Touadéra. Sono considerati vicini all’ex presidente François Bozizé, la cui deposizione avvenuta nel 2013 ha avviato la guerra civile tutt’ora in corso.

L’importanza strategica di Bossangoa è data anche dalle tante coltivazioni di cotone, molto ricercate nel mercato internazionale. Proprio all’interno di un ex stabilimento per il trattamento di cotone, situato sulle rive del Bahr Sara, negli anni si sono alternate tutte le varie forze internazionali presenti nella zona. La struttura prima è stata trasformata in base militare dai soldati francesi inviati da Parigi nell’ambito della missione Sangaris. Successivamente hanno preso posto i caschi blu della missione Minusca. Dal 2021, come sottolineato su AgenizaNova, qui sono stati stanziati i "consiglieri militari alleati" del governo di Bangui. Ossia le forze dei contractors della Wagner. Il misterioso aereo che ha bombardato Bossangoa, come riferito su Jeune Afrique dal sindaco Pierre Denamguere, ha preso di mira proprio l’ex stabilimento di cotone. L’obiettivo quindi era bombardare le forze della Wagner.

Perché militari della Wagner sono presenti in Repubblica Centrafricana

Denamguere ha parlato di danni non ingenti nella base dei contractors russi. Inoltre non ci dovrebbero essere feriti. L’attacco però politicamente ha del clamoroso, perché è andato a prendere di mira i principali alleati delle forze governative. Se ad attaccare fossero stati i ribelli, l’episodio sarebbe ricollegabile alle dinamiche della guerra civile in corso. Il raid aereo però è stato compiuto con un mezzo sicuramente proveniente dallo spazio aereo di un altro Paese. Molto probabilmente, come fatto intendere dallo stesso sindaco di Bossangoa, l’aereo è arrivato dal vicino Ciad.

Le forze Wagner si trovano nella regione di Ouham per aiutare il governo centrale nel recupero integrale della zona. Il presidente centrafricano Touadéra da anni ha iniziato un ufficioso percorso di avvicinamento a Mosca. Ufficioso appunto e non ufficiale, perché il Cremlino non ha mai inviato truppe nel Paese ma ha favorito l’arrivo di decine di contractors indicati come non meglio precisati "consiglieri militari" dal governo di Bangui. Ma non è un mistero che si tratti per l’appunto del personale della Wagner, la società fondata dal "cuoco di Putin", Evgenij Prigozin. Del resto simili operazioni da parte russa sono in corso in altri Paesi africani, a cominciare dal Mali.

Le possibili conseguenze

Fonti ufficiali del governo centrafricano hanno promesso una rapida reazione. Per Bangui quanto accaduto ha rappresentato una vera umiliazione: nessuno si è accorto di un aereo entrato da un altro Paese e nessuno è riuscito a intercettarlo. "Si tratta di un atto ignobile perpetrato da nemici della pace – si legge in una nota delle autorità di Bangui – questo gesto non resterà impunito ed è stata già disposta l’apertura di un’inchiesta giudiziaria per accertare le responsabilità dell’accaduto".

Ma è chiaro come l’episodio non riguardi solo le vicende interne alla Repubblica Centrafricana. I militari della Wagner rappresentano il braccio armato del Cremlino in tutti i principali dossier seguiti da Mosca. Compreso ovviamente il dossier relativo alla guerra in Ucraina. Quanto accaduto potrebbe essere un "semplice" segnale lanciato a Bangui, così come anche un importante avvertimento per Mosca e per i contractors di Prigozin.

Morto improvvisamente il ministro degli Esteri bielorusso, Vladimir Makei. Lorenzo Cremonesi e Andrea Nicastro su Il Corriere della Sera il 27 Novembre 2022.

Le notizie di domenica 27 novembre, in diretta. Continuano i blackout e il 60% di Kiev è senza elettricità a due giorni dagli attacchi missilistici nemici alle infrastrutture

• La guerra in Ucraina è arrivata al 274esimo giorno.

• Putin apre la sua residenza alle madri dei soldati uccisi: «Sono eroi, vinceremo».

• Morto il ministro degli Esteri bielorusso. Kiev: «Forse avvelenato». Mosca: «Scioccati».

• Zelensky critica il sindaco di Kiev: «Non ha fatto abbastanza».

Ore 04:25 - Putin apre la sua residenza alle madri dei soldati: «Sono eroi, vinceremo»

(Marco Imarisio) «Capisco bene che per voi anche questa celebrazione è legata al sentimento di ansia che state provando. Al pensiero di cosa sta succedendo ai vostri ragazzi. E a coloro, anche qui tra voi, che hanno perso il loro figlio, vorrei fare sapere che io a titolo personale e l’intero Paese condividiamo il vostro dolore».

Alle madri dei soldati non puoi dire e non puoi fare nulla. Puoi solo ascoltarle. In Russia sono una categoria tanto rispettata quanto temuta. Sono una zona franca, per quel che stanno patendo, per quel che soffrono. Spesso hanno dato voce a chi non poteva parlare, scrivendo pagine di storia. Ai tempi della prima guerra in Cecenia, le loro proteste giocarono una parte importante nel convincere Boris Eltsin a ritirarsi da quel carnaio. Vladimir Putin era entrato al Cremlino da pochi mesi quando nell’ottobre del 2000 subì la prima e ultima contestazione della sua vita, quando le madri e le mogli dei marinai del sommergibile Kursk, affondato con l’intero equipaggio composto da 107 persone, trasformarono i funerali in mare delle vittime in un violento atto d’accusa nei confronti del nuovo presidente.

Ore 04:32 - Zelensky critica il sindaco di Kiev: «Non ha fatto abbastanza»

In una rara critica pubblica ad un esponente delle autorità del paese, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha puntato il dito contro il sindaco di Kiev, Vitaly Klitschko, per il lavoro — «inadeguato» — di allestimento dei rifugi di emergenza destinati ai residenti privati di acqua, riscaldamento e corrente, dagli ultimi attacchi missilistici russi. Nel suo intervento serale Zelensky ha lamentato l’insufficiente contributo del primo cittadino della capitale e del suo staff all’opera di allestimento dei cosiddetti «centri di invincibilità», dove le persone possono accedere a riscaldamento, acqua, internet e collegamenti di telefonia mobile.

I problemi maggiori conseguenti ai blackout si sono verificati a Kiev, ha sottolineato il presidente. «Sfortunatamente le autorità locali non si sono comportate bene in tutte le città», ha detto nel suo video discorso notturno. «In particolare, ci sono molte lamentele a Kiev. È necessario più lavoro». Zelensky ha lamentato che molti dei residenti della città sono rimasti senza elettricità «per 20 o anche 30 ore» e ha chiesto «più sostegno» e «lavoro di qualità» all’ufficio del sindaco.

Ore 04:44 - Azienda elettrica ucraina promette a Kiev: «Da oggi avrete più luce»

L’azienda ucraina per la distribuzione dell’elettricità Dtek ha scritto su Facebook un messaggio ai cittadini della capitale promettendo che pur essendo previsti altri blackout a Kiev, da oggi non dureranno più di 5 ore di seguito. «Comprendiamo che la mancanza di elettricità a lungo termine complica la vita dei residenti di Kiev. Pertanto, da oggi Dtek accenderà alternativamente le luci per tutti i residenti in modo tale che l’interruzione elettrica per ogni utente non superi le 5 ore», riporta Unian. In precedenza il presidente Zelensky aveva criticato il fatto che il ripristino della corrente soprattutto a Kiev è stato lento.

Ore 04:51 - «Bucha è riuscita a rinascere grazie all’aiuto dell’Italia ma i blackout ora ci fermano»

(Lorenzo Cremonesi, nostro inviato) Sino ad un mese fa la città ucraina «martire» per eccellenza dell’attacco russo raccontava una storia di grandi successi nella ricostruzione. Ma, come lavorare oggi senza elettricità, con l’acqua che arriva col contagocce e il timore di nuovi blackout? «Dopo l’aggressione voluta da Putin e le azioni terroristiche compiute dai suoi soldati contro la nostra popolazione civile tra fine febbraio e marzo, siamo riusciti rapidamente a ricostruire e riparare i danni. Sin dai primi di aprile, dopo la ritirata russa dalla regione a nord di Kiev, gli aiuti internazionali uniti al lavoro della nostra gente hanno garantito che a Bucha si stesse tornando alla normalità. Adesso però siamo costretti ad affrontare nuovi ostacoli. Gli attacchi missilistici degli ultimi giorni stanno pregiudicando la ricostruzione», ci racconta nel suo ufficio il sindaco 50enne Anatoly Fedoruk.

Ore 05:10 - Muore un ministro bielorusso. A Kiev si evoca l’avvelenamento

(Lorenzo Cremonesi, nostro inviato) Che la posizione di Vladimir Putin sul trono di Mosca sia oggi molto più fragile di prima dell’invasione dell’Ucraina nove mesi fa è ormai cosa nota. I fallimenti del suo esercito contro la ferma volontà di resistenza del popolo ucraino, sommati all’evidente superiorità delle armi fornite dalla Nato, gli hanno procurato critiche anche tra gli alleati più stretti. Non è dunque strano che adesso anche i Paesi legati a Mosca da trattati di cooperazione militare avanzino sospetti e dubbi sulla stabilità di quei legami. L’Ucraina resiste militarmente e intanto paragona i «crimini di guerra» compiuti dai russi, compresi gli ultimi attacchi alle infrastrutture civili, allo Holodomor: la grande fame causata dalla repressione stalinista nei primi anni Trenta. Ieri il novantesimo anniversario di quell’evento commemorato a Kiev ha raccolto la solidarietà di larga parte della comunità internazionale. Ed è in questo contesto che s’inseriscono le reazioni dubbiose che hanno accompagnato ieri la notizia della morte improvvisa di Vladimir Makei, il 64enne ministro degli Esteri della Bielorussia legato al presidente Alexander Lukashenko.

Ore 09:10 - Zona centro-sud regione Donetsk fortemente contesa

L’area intorno alle città di Pavlivka e Vuhledar nella zona centro-meridionale della regione di Donetsk è stata «teatro di intensi combattimenti nelle ultime due settimane, sebbene con pochi cambiamenti sul terreno. Quest’area rimane fortemente contesa»: Mosca ne è interessata come potenziale posizione dalla quale lanciare in futuro «una grande avanzata verso nord per catturare il resto della regione di Donetsk controllata dall’Ucraina. Tuttavia, è improbabile che Mosca sia in grado di concentrare forze di qualità sufficienti per ottenere una svolta operativa». È il bollettino quotidiano dell’intelligence britannica sulla situazione sul campo in Ucraina.

Ore 09:12 - Due terzi Paesi Nato hanno esaurito armi per Ucraina

Due terzi dei Paesi della Nato hanno esaurito il loro potenziale per le forniture di armamenti all’Ucraina: lo scrive il quotidiano statunitense New York Times, che cita un alto funzionario dell’Alleanza. Le scorte di armamenti di 20 dei 30 membri della Nato sono «piuttosto esaurite», ha detto il funzionario che ha voluto mantenere l’anonimato. Ma i restanti 10 Paesi possono ancora fornire di più, soprattutto gli alleati più grandi, ha aggiunto citando tra questi l’Italia, la Francia, la Germania e l’Olanda. La situazione delle scorte di armamenti è particolarmente difficile per la Polonia e gli Stati baltici, sottolinea il giornale, secondo cui nel complesso i Paesi della Nato hanno trasferito all’Ucraina armamenti per un valore di 40 miliardi di dollari, pari al bilancio annuale della difesa francese

Ore 09:18 - Missili russi nel sud

Le forze russe hanno sparato due missili contro un’infrastruttura del settore dei trasporti a Kryvyi Rih, nella regione di Dnipropetrovsk, nell’Ucraina meridionale: lo ha reso noto su Telegram il capo dell’amministrazione militare regionale, Valentyn Reznichenko, come riporta Ukrinform. «Kryvyi Rih è stata colpita. Due missili russi hanno colpito una infrastruttura dei trasporti», ha scritto Reznichenko, che ha parlato di danni.

Ore 09:40 - Sale a 851 bilancio bambini feriti da inizio guerra

È salito a 851 il numero dei bambini rimasti feriti dall’inizio della guerra in Ucraina: lo rende noto la Procura generale di Kiev aggiungendo che il bilancio dei minorenni uccisi è rimasto invariato a quota 440. Lo riporta Ukrinform. «Fino alla mattina del 27 novembre 2022, oltre 1.291 bambini sono stati colpiti in Ucraina a causa dell’aggressione armata della Federazione Russa. Secondo le informazioni ufficiali delle Procure dei minori, 440 bambini sono stati uccisi e più di 851 sono stati feriti», ha scritto la Procura generale su Telegram.

Ore 10:28 - Quasi del tutto ripristinati energia e servizi

Tornano l’energia e l’acqua a Kiev dopo gli attacchi missilistici della Russia. Secondo l’amministrazione militare della capitale ucraina le utilities hanno “quasi completamente ripristinato” energia elettrica, acqua, riscaldamento e la rete cellulare. Lo ha riportato il Kyiv Independent.

Ore 12:05 - Lavrov rimanda viaggio a Minsk dopo morte ministro bielorusso

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha rimandato la sua visita in Bielorussia, prevista per oggi e domani, dopo l’improvvisa morte del suo corrispettivo Vladimir Makei. L’ha reso noto oggi il ministero degli Esteri russo. L’agenzia di stampa Belta ha dato ieri la notizia della morte del capo della diplomazia di Minsk, 64enne. I media di stato di Minsk non hanno fornito dettagli sulla causa della morte del ministro, in carica dal 2012. Invece l’Ucraina ha insinuato il dubbio che Makei sia stato avvelenato.

Ore 12:41 - Papa,non stancarsi di dire no a guerra Ucraina,sì dialogo e pace

«Non stanchiamoci di dire no alla guerra, no alla violenza, sì al dialogo, sì alla pace, in particolare per il martoriato popolo ucraino. Ieri abbiamo ricordato la tragedia dell’Holodomor». Lo ha detto papa Francesco al termine dell’Angelus in Piazza San Pietro

Ore 13:29 - Bombardamenti russi contro Kherson, da ieri 50 raid

Le forze russe hanno bombardato la regione di Kherson con oltre 5 raid solo questo fine settimana, denuncia il governatore militare, Yaroslav Yanushevych in un post su Telegram in cui accusa Mosca di voler colpire i civili. Una persona è morta e altre due sono rimaste ferite nei bombardamenti.

Ore 13:47 - Perquisita Cattedrale della Natività a Ivano-Frankivsk

I servizi speciali di Kiev (Sbu) hanno perquisito oggi la cattedrale della Natività, legata alla Chiesa ortodossa di Mosca, a Ivano-Frankivsk, nell’Ovest dell’Ucraina. Gli 007 hanno commentato sull’emittente pubblica Suspilne che l’operazione fa parte dell’attività di controspionaggio, per contrastare le possibili «attività sovversive dei servizi speciali russi in Ucraina». Le indagini erano già state avviate nei giorni scorsi con le clamorose perquisizioni di alcuni siti religiosi su territorio ucraino, tra cui il Monastero delle Grotte di Kiev, il Monastero della Santissima Trinità di Koretsky e la Diocesi Sarnensko-Polyska nella regione di Rivne.

Ore 14:42 - Cremlino liquida segnali di rottura della Csto

Il Cremlino liquida i segnali di rottura della Csto (il Trattato dell’organizzazione per la sicurezza collettiva) dopo che il Premier armeno Nikol Pashinyan si è rifiutato di firmare il comunicato finale del vertice dei giorni scorsi e anche di farsi fotografare accanto a Vladimir Putin nella `foto di famiglia´ al termine dell’incontro. «Ci sono sempre stati tentativi di disintegrare l’organizzazione. Ma ora vediamo che malgrado le contraddizioni anche fra Paesi membri questa struttura rimane molto richiesta e la risoluzione della crisi in Kazakhistan (a inizio anno, ndr) dimostrano la sua rilevanza ed efficacia», ha affermato Dmitry Peskov. Fanno parte della Csto, di cui la Russia è il Paese più influente, anche Armenia, Bielorussia, Kazakhistan, Kirghizistan e Tagikistan.

Ore 21:37 - Kiev, russi preparano invio truppe da Bielorussia in Ucraina

I russi si stanno preparando a trasferire unità separate delle loro truppe dalla Bielorussia ai territori occupati dell’Ucraina. A sostenerlo è lo stato maggiore delle forze armate dell’Ucraina, citato da Ukrainska Pravda. «Si prevede che il raggruppamento delle truppe nemiche che operano nei territori temporaneamente occupati dell’Ucraina sarà rafforzato a causa del trasferimento di singole unità dal territorio della Repubblica di Bielorussia dopo aver acquisito capacità di combattimento», ha dichiarato lo stato maggiore.

Ore 21:46 - Kiev, russi si preparano a lasciare centrale Zaporizhzhia

Secondo il presidente dell’agenzia nucleare ucraina Energoatom Petr Kotin ci sarebbero segnali che l’esercito russo si starebbe preparando a lasciare la centrale nucleare di Zaporizhzhia: «Nelle ultime settimane abbiamo effettivamente avuto informazioni secondo cui ci sono segnali che i russi potrebbero lasciare la centrale di Zaporizhzhia», ha detto alla tv nazionale, citato da Ukrainska Pravda. Kotin ha sottolineato che «è troppo presto per dire che l’esercito russo stia lasciando l’impianto», ma si può dire che si stanno «preparando», «c’è l’impressione che stiano facendo le valigie e rubando tutto quello che riescono a trovare».

Kotin ha anche sottolineato che «sulla stampa russa viene indicato che potrebbe valere la pena di abbandonare la centrale di Zaporizhzhia e di porla sotto il controllo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea)». Il presidente di Energoatom infine ha ricordato che i russi «hanno stipato tutto quello che potevano nell’impianto di Zaporizhzhia: attrezzature militari, il personale, camion, probabilmente con armi ed esplosivi» e hanno messo trappole esplosive nel territorio della centrale.

Ore 21:48 - Kiev, freddo fa primi morti, gente rischia la vita per scaldarsi

Primi morti per il feroce freddo in Ucraina: le persone rimaste senza riscaldamento a causa dei blackout continui provocati dai bombardamenti russi cercano di ingegnarsi per trovare fonti di calore, ma - riferiscono i media ucraini - in alcuni casi i tentativi risultano letali. Come nel caso di un anziano morto a causa dell’esplosione e del successivo incendio scoppiato nella sua abitazione a Vyshgorod, nella regione di Kiev, dopo aver cercato di accendere una caldaia a combustibile solido. Nel distretto di Buchansky, sempre nella regione della capitale, una famiglia ha acceso un generatore elettrico in casa: un uomo è morto per avvelenamento da monossido di carbonio, la moglie è in ospedale. Un altro caso simile si è verificato a Gostomel, nel nord del Paese, hanno riferito le autorità. Intanto le previsioni in Ucraina sono in peggioramento, da domani al nord e nelle regioni centrali cadrà neve bagnata o pioggia, il gelo coprirà Paese.

Ore 22:02 - Kiev, raid a Kherson continueranno, gente decida se andare via

«È necessario capire molto chiaramente che fino a quando le truppe russe non saranno respinte a poche decine di chilometri dalla costa, il bombardamento di Kherson continuerà. Pertanto, tutti coloro che vivono nella città devono decidere da soli cosa fare dopo: restare o andare via»: lo ha detto il consigliere presidenziale Oleksiy Arestovych alla tv ucraina citato da Unian.

Ore 23:35 - Wsj, guerra in Ucraina ritarda l’invio di armi Usa a Taiwan

Il governo e il Congresso americano temono che la guerra in Ucraina stia rallentando la fornitura di armi a Taiwan aggravando un arretrato di quasi 19 miliardi di dollari di equipaggiamenti militari destinati all’isola nell’ambito della strategia Usa per aiutarla a difendersi contro un’eventuale invasione da parte della Cina. Lo riporta in esclusiva il Wall Street Journal. Secondo fonti di Capitol Hill e dell’amministrazione Biden a dicembre di un anno fa l’arretrato ammontava a 14 miliardi di dollari e adesso è arrivato a 18,7 miliardi di dollari.

Nel pacchetto di armi che sarebbe dovuto partire da Washington c’è anche un ordine del 2015 per 208 sistemi anticarro Javelin e oltre 200 Stinger, che invece sono stati forniti in gran quantità alle forze di Kiev dall’inizio dell’invasione da parte di Mosca. Il Pentagono ha ammesso ritardi nella consegna di attrezzature militari a Taipei ma ha specificato che si tratta di nuovi ordini e che i sistemi Javelin e Singer inviati in Ucraina facevano parte dell’arsenale Usa. «Continuiamo a lavorare diligentemente per fornire armi a Taiwan il più rapidamente possibile, assicurandoci allo stesso tempo che l’Ucraina possa difendersi dall’aggressione russa», ha dichiarato in una nota la portavoce del dipartimento della Difesa, Sabrina Singh.

Chiedi a Baghdad della guerra. Risponderanno: «Quale guerra?». L’Ucraina, a queste latitudini, non fa notizia. E il petrolio ora lo comprano da Mosca. Francesca Borri su La Gazzetta del Mezzogiorno il 23 Novembre 2022

E anche stamattina ho letto le ultime analisi sulla Russia. Gli ultimi conteggi di missili, e droni e carrarmati. Si discute di T-72 e KH-101, e Buk, Bulava e Iskander, Bayraktar T82 turchi contro Mohajer-6 iraniani. Ma qual è il vero fronte, oggi, in una guerra? Dove si combatte? Qual è la cronaca della battaglia: quella sull’avanzata su Melitopol, o quella alla pagina dopo, sulle file alla Caritas?

Cosa è più decisivo, per la vittoria e la sconfitta?

E cosa è la vittoria? E cosa la sconfitta?

Le parole sono specchio della vita. E non a caso si dice: la guerra di Siria, la guerra di Bosnia. Non: la guerra in Siria. In Bosnia. E questa è la guerra di Ucraina.

In Ucraina. Ma non per l’Ucraina.

Dal 22 febbraio non si parla d’altro. A Kiev sono accreditati oltre 11mila giornalisti stranieri. Ma nel mondo in cui sto, l’Ucraina non fa notizia. Ieri il ministro degli Affari Esteri dell’India era con Sergei Lavrov, il ministro degli Affari Esteri della Russia: e non l’ha mai citata. Ha snocciolato dati sull’espansione dei legami d’affari, e sul petrolio che ora compra da Mosca. Aumentato dal 2% al 23%. E ha concluso dicendo: Le nostre relazioni non sono mai state migliori. Ci guadagniamo, ha detto. Qual è il problema?

L’India. Che ha da sola il doppio degli abitanti di Europa e Stati Uniti insieme.

A Baghdad ho chiesto a un deputato quali fossero le ripercussioni della guerra sull’Iraq. Quale guerra? ha detto. I jihadisti? O gli americani? L’Ucraina neppure gli è venuta in mente. Ma perché per l’Iraq, non fa differenza. Anzi. Con il petrolio alle stelle, ha un surplus di bilancio di 80 miliardi di dollari. L’unica differenza sono le ONG. Che sono andate via tutte. Insieme agli aiuti internazionali. E l’Iraq, ora, è fuori dai radar. Ma per molti, non è una cosa negativa. Al contrario. Perché significa il ritiro dell’Occidente. Degli Stati Uniti. Che era già in corso, in realtà. In Siria la tregua è arrivata dal processo di Astana: da trattative tra la Russia, l’Iran e la Turchia. E basta. A ottobre, quando ha chiesto all’OPEC di produrre più petrolio per sostenere l’Europa a corto di gas, Joe Biden non ha avuto un no, ma più di un no: l’Arabia Saudita ha tagliato 2 milioni di barili al giorno.

Vogliamo punirla? Vogliamo adottare sanzioni? Guardate l’Afghanistan. Il cui ministro dell’Interno, Siraj Haqqani, ha sulla testa una taglia dell’FBI da 5 milioni di dollari. In un anno, i talebani hanno tenuto oltre 500 incontri bilaterali. Quasi un quinto con la Cina: 82. Ma hanno stretto accordi con la Turchia, il Qatar, l’Iran, il Pakistan, l’Arabia Saudita, il Giappone. E naturalmente, con Putin.

Non siamo più capaci di isolare neppure i talebani.

Ma in fondo, perché dovremmo esserlo? Cosa abbiamo dato all’Afghanistan? Ricchezza? Siamo arrivati che era alla fame un afghano su tre, e siamo andati via che era alla fame un afghano su due. Abbiamo dato democrazia, forse? I nostri alleati erano le milizie locali. Città a città. O resta l’esempio, magari? I nostri valori? I famosi diritti umani? Il tribunale dell’Aja sta indagando sui crimini dei talebani. Ha escluso di indagare sulle accuse alla NATO. Poi in aula c’è scritto: La legge è uguale per tutti.

Abbiamo dato guerra. E ora guerra è quello che ci viene restituito.

Nel mondo in cui sto, a febbraio erano tutti indifferenti. Nessun sostegno a Putin: ma nessuna solidarietà a Europa e Stati Uniti. Ma ora, è tutto un viavai da Mosca. Putin non è il loro eroe. Ma è come se fosse scattato il «tana libera tutti»: uno a uno, si stanno riaprendo tutti i fronti. Tutti quelli in cui la Russia è coinvolta: e concede nuovi spazi di manovra. Il più visibile è quello di Siria e Iraq: in cui la Turchia sta riguadagnando terreno per rompere la continuità curda. Ma anche Hamas. Che ha riallineato Gaza all’Iran. Il principale alleato di Putin in Medio Oriente. O il Kosovo. Con i serbi, che sono l’avanguardia di Putin in Europa. E la Libia: è un caso che siano ricominciati gli sbarchi? Era esattamente l’obiettivo di Putin: un ordine internazionale multipolare. Per ora, per la verità, più che un ordine è un disordine. Ma di certo, è il tramonto del nostro dominio.

Ma stiamo ancora qui a contare quanti droni restano.

A discutere di arsenali.

Ancora siamo alla cavalleria. Eppure, uno dei pilastri della teoria militare sovietica è la dottrina della correlazione delle forze. L’idea, cioè, che lo scontro armato non è che una parte di uno scontro più ampio, e il ruolo della politica è coprire l’insieme del campo strategico. E qual è il nostro punto vulnerabile, oggi? La difesa antiaerea? O il gas, il grano? I fertilizzanti? L’interdipendenza economica?

Ma è vietato scrivere. Vietato riflettere. Subito ti tacciano di essere con Putin.

Subito ti dicono: E allora? Kiev dovrebbe forse arrendersi?

No. Si tratta solo di non dimenticare qual è il fronte. Qual è l’obiettivo.

Possiamo fermare Putin in Ucraina. Certo. A Kherson. Ma non è lì che sta avanzando.

Abiti, piatti e una valigia come banco: «Così proviamo a far quadrare i conti». Lorenzo Cremonesi su Il Corriere della Sera il 27 Novembre 2022.

Ai mercatini di Kiev sotto la neve tanti venditori improvvisati. Nei racconti della gente affiorano i temi del momento: la crisi, il freddo, il desiderio di resistere ma anche frustrazione e rabbia tra i più poveri. E c’è chi critica Zelensky

Yuri ha riempito una vecchia valigia di suoi vestiti usati e qualche piatto scompagnato e, sfidando neve e freddo, ieri mattina alle nove era già al mercato Petrovka per cercare di venderli e guadagnare qualche grivna. Lo incontriamo intirizzito in un’area fangosa e parzialmente imbiancata tra il marciapiede e la palizzata che separa la ferrovia. Utilizza la valigia come banco, cerca di proteggere la merce con un foglio di cellophane, che però viene continuamente spostato dal vento. «Ho cinquant’anni, lavoro in un’officina, ma la crisi innescata dalla guerra ha ridotto le nostre attività al lumicino, il mio salario è più che dimezzato e provo a far quadrare il bilancio famigliare», dice con il fiato che si congela sulla barba rada.

Il gelo

Non è il solo. Camminando per un paio d’ore sotto una fitta nevicata tra le bancarelle improvvisate e le baracche in legno e lamiere, abbiamo trovato tanti che, spinti dal bisogno, si sono aggiunti ai venditori abituali. I nuovi arrivati si notano subito: dato che il mercato si tiene abitualmente la domenica mattina, i commercianti tradizionali hanno un loro posto numerato con vernice gialla sull’asfalto, gli altri invece si accampano dove possono. La temperatura si aggira sui tre gradi sottozero, pochi sono vestiti adeguatamente e tanti abbandonano presto il campo, oppure si raggruppano a bere tè caldo sotto il tendone di quelli meglio attrezzati. La mercanzia di Olga — un samovar dell’Ottocento, stoviglie di famiglia, due scacchiere complete, tre macchine fotografiche degli anni Sessanta, cinque paia di scarpe da donna semisfondate e sei pullover — viene velocemente coperta dalla neve, mentre a terra la poltiglia si sta rassodando in ghiaccio.

Cappelli e frustrazione

Non è una situazione inusuale, praticamente tutti i nuclei urbani ucraini dispongono del loro mercatino nel weekend. Li abbiamo incontrati a Odessa, Dnipro, Kramatorsk, Kharkiv e tante altre città. Una volta erano anche la gioia dei collezionisti di articoli militari: dagli elmetti e cappelli da parata, scarponcini, uniformi, medaglie specie sovietiche ma anche dell’epoca zarista e resti dell’esercito di occupazione tedesco durante la Seconda guerra mondiale. Però questo di Kiev condensa diversi aspetti delle cronache più recenti: la crisi energetica causata dai bombardamenti russi, il freddo che adesso l’aggrava, il desiderio di combattere e resistere, ma anche frustrazione e rabbia montanti tra i più poveri, coloro che hanno meno difese.

Le critiche al presidente

Così, per la prima volta dopo molti mesi, ieri nella zona della capitale abbiamo raccolto alcune voci decisamente critiche contro il presidente Volodymyr Zelensky e persino favorevoli a Vladimir Putin. «Questa è una guerra inutile, i soldati ucraini sono bande di provocatori, si stava meglio ai tempi del comunismo», ci hanno detto tre venditrici anziane, chiaramente nostalgiche dell’era sovietica, che però non hanno voluto rivelare il loro nome e neppure venire fotografate. A contraddirle ci ha pensato Elena, una sessantenne che è stata anche badante presso una famiglia di Varese e oggi ha uno stand di vestiti e anticaglie col marito. «Per l’amor di Dio! Putin è una vera disgrazia, un pericolo, un ladro che va battuto», ha esclamato.

Scintille Zelensky-Klitschko

Ma è indubbio che la situazione resta difficilissima, come trapela anche da una rara manifestazione di scontro interno al governo, ora più che mai deciso a esaltare l’unità nazionale. Lo stesso Zelensky tre giorni fa aveva infatti pubblicamente criticato il sindaco di Kiev, Vitaly Klitschko, per la sua «incapacità di gestire i centri di assistenza alla popolazione civile nel momento del bisogno». Tanti pensano che il presidente abbia ragione da vendere. Sulla carta, i centri devono servire per offrire un ambiente caldo, acqua per lavarsi, cibo, linea elettrica e telefonica: circa il 30% della rete elettrica è fuori uso e l’esecutivo fa del suo meglio per porvi rimedio. Nella municipalità di Bucha abbiamo osservato che i centri funzionano bene. Ma non a Kiev: il sindaco replica che sarebbe compito del ministro degli Interni e che comunque sta correndo ai ripari.

Guerra in Ucraina. Armi a Kiev, 20 Paesi Nato su 30 hanno esaurito le scorte. Forniture belliche rimaste solo agli Stati più grandi, tra cui l'Italia. Ma anche Putin è in difficoltà. Luigi Guelpa il 28 Novembre 2022 su Il Giornale.

Mai come in questo momento la Nato spera che l'Ucraina possa tornare a essere l'armata MacGyver dei primi mesi di guerra. Come il personaggio della famosissima serie tv, le truppe del comandante Zaluzhnyi si erano distinte nell'arte di arrangiarsi contro l'orso russo. Poi sono arrivate le armi dall'Occidente, che hanno consentito a Kiev di fare il salto di qualità e lanciare a settembre una rilevante controffensiva. Oggi però la situazione torna a essere critica, perché due terzi dei Paesi della Nato hanno esaurito il loro potenziale per le forniture di armamenti a Zelensky. La notizia, pubblicata dal New York Times, arriva da un alto funzionario del palazzo di Boulevard Leopold III che chiede di rimanere nell'anonimato. Le scorte di 20 dei 30 componenti dell'Alleanza Atlantica sarebbero in via di esaurimento. «Ci sono però 10 Paesi che possono ancora fornire di più, soprattutto gli alleati più grandi, come l'Italia, la Francia, la Germania e l'Olanda», rivela la fonte. Polonia e Paesi Baltici invece si sarebbero così esposti da non avere più strumenti difensivi in caso di un'invasione.

Nel complesso i Paesi della Nato hanno trasferito all'Ucraina armamenti per un valore di 40 miliardi di dollari, pari al bilancio annuale della difesa francese. Anche gli Stati Uniti lamentano scorte limitate, e Washington non è disposta a deviare armi chiave da regioni critiche come Taiwan e Corea, dove Cina e Corea del Nord stanno costantemente testando i limiti. «Un giorno in Ucraina corrisponde a un mese o più in Afghanistan - spiega Camille Grand, ex segretario generale della Nato per gli investimenti nella difesa - la scorsa estate nella regione del Donbass gli ucraini hanno sparato quasi 7mila colpi di artiglieria al giorno, gli Stati Uniti ne producono solo 15mila al mese».

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha avvertito l'alleanza, e in particolare, la Germania, che le linee guida circa il mantenimento delle scorte non dovrebbero diventare un pretesto per limitare le esportazioni verso l'Ucraina. È altrettanto vero che Germania e Francia, come gli Stati Uniti, vogliono calibrare le armi che l'Ucraina ottiene, per prevenire un'escalation russa.

I problemi però riguarderebbero anche il funzionamento e la manutenzione delle armi. Secondo il NyT, i pezzi di artiglieria forniti dagli Stati Uniti e dai suoi alleati si rompono e si danneggiano in continuazione e vengono inviati in Polonia per la manutenzione e riparazione. L'Ucraina tuttavia vorrebb che le officine non si trovassero in Polonia, ma più a ridosso delle zone di conflitto. Il ministro della difesa Reznikov aveva individuato l'oblast di Volinia, ma per gli strateghi americani, tra i quali il generale Mark Milley (una delle menti della controffensiva di settembre), l'area risulterebbe troppo vulnerabile perché a due passi dalla Bielorussia.

Da questa situazione si smarca la Gran Bretagna. Il ministero della Difesa di Londra ha addirittura pubblicato ieri un video su Twitter che mostra l'invio di missili Brimstone 2 per armare le forze di Kiev. Sono razzi a guida di precisione originariamente progettati per attacchi aria-terra. «Noi ci siamo», sembra quasi voler dire il ministro della Difesa Ben Wallace.

L'approvvigionamento è un grattacapo anche per Mosca. Le truppe russe, soprattutto nelle ultime settimane, stanno centellinando i colpi di artiglieria. Parte di quelli a disposizione sono di vecchia fabbricazione e quindi poco affidabili. Mosca ha iniziato ad adoperare perfino dei vetusti AS-15 Kent da crociera, progettati solo per contesti nucleari, privi però delle testate. Putin ha dato ordine di aumentare la produzione militare, e al tempo stesso continua ad acquistare missili dalla Corea del Nord e droni dall'Iran.

Mosca contro il Papa per l’intervista sui russi: «Noi crudeli, ucraini martiri? Perversione».  Redazione online su Il Corriere della Sera il 28 Novembre 2022

Le notizie di lunedì 28 novembre. L’inchiesta del quotidiano Usa: «Dopo nove mesi di conflitto, gli sforzi economici di Usa e Nato vengono considerati quasi al limite»

• La guerra in Ucraina è arrivata al 278esimo giorno.

• Kiev evoca l’avvelenamento per l’improvvisa scomparsa del ministro degli Esteri bielorusso Vladimir Makei.

• Secondo il presidente dell’agenzia nucleare ucraina Energoatom l’esercito russo si starebbe preparando a lasciare la centrale nucleare di Zaporizhzhia.

Ore 01:38 - Il NYT: «Un giorno di guerra in Ucraina costa quanto 30 in Afghanistan»

Usa e gli alleati Nato stanno cominciando ad avere difficoltà a mantenere il ritmo di aiuti militari all’Ucraina, dove un «giorno di guerra ne vale trenta di quella in Afghanistan». L’indicazione arriva da un’inchiesta del New York Times in cui si analizzano le richieste di Kiev e quello che gli alleati possono garantire. E dopo nove mesi di conflitto, gli sforzi vengono considerati quasi al limite. L’analisi sembrerebbe un segnale alla stessa Ucraina, proprio nel momento in cui il presidente Volodmyr Zelensky ha chiesto agli alleati un altro sforzo. «Un giorno in Ucraina - commenta Camille Grand, esperto di difesa del think tank European Council ed ex assistente della Nato sugli investimenti di difesa - equivale a un mese o più in Afghanistan». Finora l’Unione Europea ha stanziato più di tre miliardi di euro per compensare gli Stati che hanno aiutato l’Ucraina, soldi che nel novanta per cento sono già stati assegnati. In totale i Paesi Nato hanno fornito aiuti per 40 miliardi di dollari, che è quasi quanto la sola Francia stanzia annualmente per la difesa. Paesi più piccoli hanno quasi esaurito il loro budget. Restano i più grandi, e tra questi viene citata anche l’Italia, insieme a Francia, Germania e Olanda. Allo stesso tempo gli alleati occidentali non potranno rispondere a tutte le richieste di Kiev. Al momento il problema più grosso riguarda la fornitura di proiettili per artiglieria, e quella è una sfida in salita. «Se vuoi aumentare la capacità di produzione - spiega Mark Cancia, ex stratega della Casa Bianca - servirebbe partire quattro o cinque anni prima per cominciare a vedere i risultati».

Ore 08:08 - Onu, 4,7 mln rifugiati ucraini chiedono protezione Europa

Oltre 4,75 milioni di rifugiati ucraini si sono già registrati per la Protezione Temporanea o per simili programmi di protezione nazionale in Europa: lo ha reso noto l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), come riporta Ukrinform. Secondo l’Unhcr, il numero di rifugiati provenienti dall’Ucraina, registrati per la Protezione Temporanea o per analoghi programmi di protezione in Europa, ha raggiunto quota 4.751.065. Nell’Unione europea, il maggior numero di rifugiati è stato registrato in Polonia, Germania e Repubblica Ceca.

Ore 08:11 - Usa valutano se fornire a Kiev piccole bombe di precisione

Gli Stati Uniti stanno valutando di fornire all’Ucraina piccole bombe di precisione. Gli ordigni sarebbero montati su razzi che consentirebbero a Kiev di colpire molto dietro le linee russe. Lo scrive il Guardian riferendosi al sistema proposto dalla Boeing, e soprannominato Ground-Launched Small Diameter Bomb (GLSDB), che metterebbe in produzione nuove munizioni per l’Ucraina e gli alleati dell’Europa orientale.

Ore 08:25 - Kherson è ancora vulnerabile, resta nel raggio dell’artiglieria russa

Kherson è ancora vulnerabile perché la città rimane nel raggio dell’artiglieria russa. Lo scrive l’intelligence britannica nel suo rapporto quotidiano su Twitter a proposito della città ucraina recentemente liberata. «La città è vulnerabile - spiega il ministero della Difesa di Londra - perché rimane nel raggio della maggior parte dei sistemi di artiglieria russi, che ora stanno sparando dalla sponda orientale del fiume Dnipro, da dietro le linee difensive recentemente rafforzate. Una parte significativa dei danni compiuti sulla città è stata probabilmente causata dall’uso da parte della Russia di sistemi di missili tipo BM-21 Grad». L’esercito britannico sottolinea che Kherson continua a essere bombardata quotidianamente dall’artiglieria russa: 10 persone sono morte in città solo il 24 novembre. Dopo la liberazione, il 21 novembre, il ministro per la Reintegrazione dei territori temporaneamente occupati, Iryna Vereshchuk, ha invitato gli abitanti a evacuare la città per l’inverno. Secondo le autorità, 15 persone sono morte a Kherson dal 20 al 25 novembre a causa dei bombardamenti russi.

Ore 08:30 - Washington: vogliamo riprendere il dialogo sulle armi nucleari

Gli Usa vogliono riprendere il dialogo con Mosca sulla stabilità strategica: lo ha assicurato l’incaricato d’affari statunitense in Russia, Elisabeth Rood, in un’intervista a Ria Novosti in cui ha ricordato che nel prossimo futuro si terrà una riunione della commissione consultiva bilaterale per l’attuazione del Trattato sulla riduzione e limitazione delle armi strategiche offensive (Start). «Il presidente Joe Biden è stato molto chiaro sul suo impegno a dialogare per mantenere la struttura di controllo degli armamenti oltre la scadenza dello Start nel 2026. E rimaniamo impegnati a raggiungere questo obiettivo», ha osservato Rood. E ha ricordato che nel 2021 i presidenti di Stati Uniti e Russia si sono incontrati a Ginevra, dove hanno parlato dell’«intenzione di creare un meccanismo più stabile e prevedibile». Tuttavia, ha ammesso, «è difficile immaginare la continuazione del dialogo strategico in questo momento».

Ore 08:48 - Sindaco Kiev, con blackout ipotesi di evacuazione parziale città

Anche «nello scenario peggiore», ovvero un blackout completo della città, non ci sarà l’evacuazione di Kiev. Lo ha detto il sindaco della capitale ucraina, Vitaliy Klitschko, in un’intervista a Rbk Ucraina. «Non ci sarà uno sgombero completo, forse parziale. Un trasferimento temporaneo di alcune categorie di persone in periferia», ha spiegato. «Secondo le informazioni dei militari, il nemico intende effettuare attacchi alle infrastrutture del paese per intimidire gli ucraini con l’oscurità e il freddo», ha confermato Klitischko.

«Chiedo a ogni residente di Kiev - afferma il sindaco - di considerare diversi scenari e di essere pronto. Secondo i militari, il nemico intende continuare a compiere insidiosi attacchi alle infrastrutture del Paese per intimidire gli ucraini con l’oscurità e il freddo. Pertanto, si prega di avere a casa una scorta di acqua potabile, scorte di cibo che possono essere preparati o consumati senza elettricità, vestiti caldi, laptop e power bank carichi, scaricare mappe offline sui telefoni. E in caso di brutta situazione, sarebbe bene che tutti potessero andare a casa loro in periferia, dove c’è l’acqua, una stufa, o andare dai propri amici. Ma facciamo di tutto affinché non accada lo scenario peggiore».

Ore 09:13 - Borrell: Putin vuole renderla un buco nero

«Dobbiamo aumentare il nostro sostegno all’Ucraina. Putin continua a bombardare l’Ucraina. Continua a cercare di rendere l’Ucraina un buco nero, senza luce, senza elettricità, senza riscaldamento. Per lasciare gli ucraini nel buio e al freddo. Dobbiamo quindi fornire maggiore sostegno per permettere agli ucraini di affrontare l’inverno senza elettricità. E possiamo immaginare la complessità». Lo ha dichiarato l’Alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Josep Borrell, al suo arrivo al Consiglio Sviluppo a Bruxelles.

Ore 09:29 - Kiev : 590 soldati russi morti in un giorno

La Russia ha perso nell’ultimo giorno 590 uomini, facendo salire a 87,900 le perdite fra le fila russe dal giorno dell’attacco di Mosca all’Ucraina, lo scorso 24 febbraio. Lo rende noto il bollettino quotidiano dello Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine, appena diffuso su Facebook, che riporta cifre che non è possibile verificare in modo indipendente. Secondo il resoconto dei militari ucraini, a oggi le perdite russe sarebbero di circa 87.900 uomini, 2.908 carri armati, 5.861 mezzi corazzati, 1.899 sistemi d’artiglieria, 395 lanciarazzi multipli, 209 sistemi di difesa antiaerea. Stando al bollettino, che specifica che i dati sono in aggiornamento a causa degli intensi combattimenti, le forze russe avrebbero perso anche 278 aerei, 261 elicotteri, 4.416 autoveicoli, 16 unità navali e 1.555 droni.

Ore 09:33 - Guardian: ci sono segnali che i russi potrebbero lasciare Zaporizhzhia

Secondo quanto riporta il Guardian, ci sono segnali che le forze russe potrebbero prepararsi a lasciare la centrale nucleare occupata di Zaporizhzhia. «Nelle ultime settimane stiamo effettivamente ricevendo informazioni secondo cui sono apparsi segnali che potrebbero prepararsi a lasciare (l’impianto)», ha detto domenica alla televisione nazionale Petro Kotin, capo di Energoatom. «Si ha l’impressione che stiano facendo le valigie e rubando tutto quello che possono», ha aggiunto. La Russia ha sequestrato l’impianto a marzo e ripetuti bombardamenti intorno al sito hanno alimentato i timori di una catastrofe nucleare.

Ore 10:08 - Mosca: notizie false, manteniamo controllo Zaporizhzhia

Mosca smentisce le voci secondo cui i russi starebbero abbandonando il controllo della centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhia, che invece rimane sotto il controllo russo: lo ha reso noto l’amministrazione russa della città occupata di Energodar, che ospita l’impianto. L’annuncio segue le dichiarazioni di ieri del presidente della compagnia nucleare ucraina Energoatom, Petro Kotin, alla tv nazionale secondo cui ci sono segnali che le forze di Mosca potrebbero prepararsi a lasciare l’impianto occupato.

Ore 10:25 - Media: Usa valutano bombe di precisione Boeing per Kiev

Il Pentagono sta valutando una proposta della Boeing per fornire all’Ucraina bombe di precisione di piccole dimensioni e a basso costo, da montate su razzi disponibili in Ucraina e che permetterebbero a Kiev di colpire ben oltre le linee di difesa russe: lo riporta l’agenzia di stampa Reuters in un articolo in esclusiva pubblicato sul suo sito. Le scorte militari degli Stati Uniti e degli alleati si stanno riducendo e l’Ucraina ha sempre più bisogno di armi più sofisticate. Il sistema proposto dalla Boeing, denominato Ground-Launched Small Diameter Bomb (GLSDB), è uno di una mezza dozzina di piani per la produzione di nuovi armamenti destinati all’Ucraina e agli alleati americani nell’Europa orientale, hanno dichiarato fonti industriali all’agenzia di stampa. Il GLSDB potrebbe essere consegnato già nella primavera del 2023, secondo un documento esaminato dall’agenzia e da tre persone a conoscenza del piano. Combina la bomba denominata GBU-39 Small Diameter Bomb (SDB) con il motore a razzo M26, entrambi disponibili nelle scorte degli Stati Uniti. Sebbene gli Stati Uniti abbiano respinto le richieste di Kiev per il missile Atacms con una gittata di 297 km, la gittata di 150 km del GLSDB consentirebbe all’Ucraina di colpire obiettivi militari russi che finora sono stati fuori dalla sua portata e di proseguire i suoi contrattacchi nelle retrovie russe.

Ore 10:30 - Kiev: interruzioni di corrente di emergenza in tutto il Paese

A partire dalle 10:00 di oggi, a causa della rapida crescita delle interruzioni di corrente, sono in vigore interruzioni di corrente di emergenza in tutta l’Ucraina . Lo afferma un messaggio sul canale Telegram di Ukrenergo, citato da Unian. «Il motivo dell’aumento del deficit di potenza è stato - afferma l’operatore - l’arresto di emergenza delle unità in diverse centrali elettriche. Allo stesso tempo, il consumo continua a crescere a causa del peggioramento delle condizioni meteorologiche. Attualmente, il deficit di potenza è del 27%», ha osservato la società. Si noti che dopo aver eliminato le cause degli arresti di emergenza, le unità torneranno a funzionare, il che ridurrà il deficit nel sistema di alimentazione e ridurrà il volume delle restrizioni dei consumatori. «Gli arresti di emergenza controllati consentono di bilanciare il sistema di alimentazione e prevenire situazioni di emergenza nelle reti», ha aggiunto Ukrenergo.

Le interruzioni di corrente elettrica a Kiev potrebbero durare fino a primavera, ha detto il sindaco della capitale ucraina, VitalIy Klitschko, in un’intervista a a Rbk Ucraina. «Dovremmo essere pronti ad affrontare i blackout fino alla primavera. Questo, tra l’altro, ha a che fare con le basse temperature, poiché molte persone hanno elettrodomestici che generano calore e alcuni hanno pavimenti riscaldati. Le persone tendono a usare più elettricità durante la stagione fredda, quindi il carico sulla rete elettrica è maggiore», ha affermato Klitschko.

Ore 10:53 - Cremlino: favorevoli a mediazione Vaticano ma l’Ucraina non vuole

Il Cremlino «accoglie con favore» l’offerta di mediazione del Vaticano, ma è l’Ucraina che non è favorevole. Lo ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

Peskov ha spiegato che nonostante la disponibilità della Russia, «de facto e de jure» al momento non vi è possibilità di concretizzare una piattaforma negoziale di questo tipo. «Sappiamo che diversi funzionari e paesi stranieri si dichiarano pronti a fornire tali piattaforme (negoziali, ndr). E, naturalmente, accogliamo favorevolmente questa volontà politica, ma alla luce della situazione che abbiamo ora, tali piattaforme sono non richieste dalla parte ucraina», ha detto Peskov ai giornalisti, aggiungendo che al momento non ci sono contatti tra Russia, Ucraina e Vaticano su questo tema. Il riferimento è chiaramente anche al decreto presidenziale ucraino che vieta negoziati con Vladimir Putin.

Ieri Paul Richard Gallagher, «ministro» degli Esteri della Santa Sede, ha affermato che il Vaticano è pronto a fornire una sede per negoziati di pace sull’Ucraina. «La Santa Sede rimane sempre a disposizione. E se fosse opportuno e necessario offrire e mettere a disposizione questi ambienti, come abbiamo fatto storicamente anche nel passato, il Santo Padre lo accoglierebbe molto positivamente», ha detto.

Ore 12:20 - Papa conferma: S.Sede disposta a mediare per pace

«La posizione della Santa Sede è cercare la pace e cercare una comprensione» tra le parti, «la diplomazia della Santa Sede si sta muovendo in questa direzione e, ovviamente, è sempre disposta a mediare». Lo dice il Papa in un’intervista alla rivista dei gesuiti America. «Ho anche pensato di fare un viaggio, ma ho preso la decisione: se viaggio, vado a Mosca e a Kiev, in entrambe, non solo in un posto». «Perché non nomino Putin? Perché non è necessario», «a volte le persone si attaccano a un dettaglio. Tutti conoscono la mia posizione», ha ribadito il Pontefice.

Il Papa conferma anche che media tra Ucraina e Russia per la liberazione di prigionieri. «Lavoro in generale con la ricezione di elenchi di prigionieri, sia prigionieri civili che prigionieri militari, e li faccio inviare al governo russo, e la risposta è sempre stata molto positiva», ha detto.

Ore 12:58 - Procuratore generale Kiev: 329 bambini risultano dispersi

Al 28 novembre, 329 bambini risultano dispersi, mentre 12.034 sono stati deportati in Russia e 7.819 sono stati ritrovati». Lo ha comunicato l’ufficio del procuratore generale ucraino, come riporta il Guardian. L’ufficio del procuratore generale ucraino ha sottolineato che questi dati non sono definitivi, perché sono ancora in corso i lavori di verifica sui rapporti provenienti dal fronte e dalle parti occupate e liberate dell’Ucraina.

Ore 14:47 - Mosca convoca ambasciatore Norvegia per arresto cittadini russi

L’ambasciatore norvegese Robert Kvile è stato convocato al ministero degli Esteri russo «in relazione agli arresti e ai processi degli ultimi mesi contro cittadini russi con l’accusa di un presunto uso illegale di droni»: lo riferisce il ministero degli Esteri di Mosca, ripreso dalla Tass, definendo «politicamente motivate» le sentenze nei confronti dei cittadini russi. La legge norvegese permette l’utilizzo dei droni ma non per i cittadini russi. Dopo l’inizio dell’invasione in Ucraina, la Norvegia ha decretato lo stop a tutti i velivoli russi, inclusi aerei e droni, su tutto il suo territorio. Recentemente, alcuni cittadini russi sono stati fermati in Norvegia con l’accusa di aver fatto volare dei droni o di aver scattato foto che sarebbe vietato scattare. Mosca sostiene che i cittadini russi arrestati siano solo turisti.

Ore 14:48 - Sindaco Kiev: «Oltre 150 civili uccisi in città da inizio guerra»

A Kiev, più di 150 civili, tra cui quattro bambini, sono stati uccisi e 678 strutture sono stati danneggiati o distrutti dagli attacchi con bombe e missili russi dall’inizio della guerra. Lo ha reso noto oggi il sindaco di Kiev Vitaliy Klitschko all’apertura del Kyiv Investment Forum, che si svolge a Bruxelles, citato da Ukrinform. «L’Ucraina ha combattuto e ha vinto per più di nove mesi nonostante la superiorità numerica e militare del nemico, nonostante il terrore totale che la Russia ha scatenato contro i civili ucraini», ha detto il sindaco di Kiev. In particolare, 678 strutture sono state danneggiate o distrutte nella sola Kiev a seguito degli attacchi con bombe e razzi. Si tratta di più di 350 edifici residenziali, 77 scuole, 80 alloggi e servizi pubblici, 25 infrastrutture di trasporto e 26 strutture sanitarie.

Ore 15:22 - Saltano colloqui Russia-Usa su nucleare, Mosca annuncia rinvio

La Russia ha deciso di rinviare a data da destinarsi i colloqui con gli Stati Uniti sul nucleare che erano in programma da domani al 6 dicembre Cairo. Lo rende noto la Ria Novosti citando il ministero degli Esteri russo. «La sessione della Commissione consultiva bilaterale sul Trattato Start russo-americano, precedentemente prevista al Cairo dal 29 novembre al 6 dicembre, non avrà luogo nelle date indicate. L’evento è rinviato a data da destinarsi», ha affermato il ministero.

Ore 16:01 - Invio armi, maggioranza lavora a mozione unitaria

Uffici legislativi del centrodestra al lavoro per la mozione sull’Ucraina che arriva domani in Aula, alla Camera. A quanto apprende AdnKronos le forze di maggioranza infatti stanno elaborando un testo unitario, a firma Fdi, Lega e Fi che verrà contrapposto alle tre mozioni dell’opposizione, la prima a firma 5Stelle, la seconda dell’Alleanza verdi sinistra e la terza di Azione-Italia Viva. Al centro del dibattito il tema dell’invio degli armamenti a Kiev. Tema su cui la mozione del centrodestra dovrebbe `confermare´ la necessità dell’appoggio anche militare all’Ucraina.

Ore 16:04 - Zelensky sente premier Olanda, focus su cooperazione per difesa

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avuto una telefonata con il premier olandese Mark Rutte con il quale ha discusso di cooperazione in tema di difesa sostenibile. . «Sono contento di sapere che il sostegno all’Ucraina il prossimo anno non farà che aumentare - ha aggiunto Zelensky su Twitter -. Abbiamo anche discusso dell’attuazione della mia formula di pace e della transizione dell’Ucraina verso le tecnologie di risparmio energetico».

Ore 16:32 - Stoltenberg: «Prepariamoci a nuovi attacchi russi»

L’Ucraina e i suoi alleati devono essere «preparati a nuovi attacchi» da parte dei russi: lo ha detto il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg parlando a Bucarest alla vigilia della riunione dei ministri degli Esteri dell’Alleanza atlantica che affronterà principalmente la situazione in Ucraina. «Si tratta di attacchi che puntano a colpire le infrastrutture e cercano di distruggere i sistemi di distribuzione dell’elettricità e del gas, i servizi per i cittadini ucraini. Putin sta usando l’inverno come arma contro l’Ucraina, è orribile», ha commentato.

Ore 16:37 - Stoltenberg: «Putin vuole usare l’inverno come arma»

«Vladimir Putin vuole usare l’inverno come arma e dobbiamo prepararci a nuovi attacchi, ecco perché abbiamo dato all’Ucraina sistemi di difesa aerea addizionali e mi aspetto che il messaggio qui a Bucarest da parte dei ministri degli Esteri sarà non solo quello di aumentare le forniture di questi sistemi ma anche delle parti di ricambio e delle operazioni di addestramento». Lo ha detto il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg a Bucarest, alla vigilia della ministeriale esteri.

Ore 16:39 - Biden rafforza misure contro stupri di guerra

La Casa Bianca ha annunciato che Joe Biden firmerà oggi un memorandum per rafforzare, anche con sanzioni, la risposta del governo Usa alle violenze sessuali legate ai conflitti (Crsv), comprese quelle in Ucraina. Crimini «troppo spesso ignorati e non denunciati», sottolinea la presidenza americana, ricordando che per ogni stupro di guerra l’Onu stima ci siano 10-20 casi che finiscono tra quelli non documentati. «Gli Stati Uniti non accettano le violenze sessuali legate ai conflitti come un inevitabile costo dei conflitti armati e sono impegnati a sostenere i sopravvissuti attraverso ogni mezzo disponibile - compresi quelli legali, politici, diplomatici e finanziari - per impedire future violenze», spiega la Casa Bianca, ricordando che questi crimini «persistono con impunità nel mondo, anche nell’Ucraina occupata dalla Russia e in Etiopia». Tra le misure l’uso di sanzioni e restrizioni contro chi perpetra questi crimini e l’equiparazione di tali violenze ad altri gravi abusi dei diritti umani.

Ore 16:48 - Arrestati due sacerdoti cattolici a Donetsk

La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre riferisce che sono stati arrestati due sacerdoti che prestavano servizio nella città di Berdyansk, nel sud-est dell’Ucraina, occupata dalla Russia dal febbraio 2022. I Padri redentoristi, detenuti dalle milizie russe, prestavano assistenza pastorale alle parrocchie greco-cattoliche e cattoliche di rito latino e sono tra i pochi rimasti nei territori occupati. Secondo mons. Stepan Meniok, vescovo dell’Esarcato di Donetsk, la detenzione è «infondata e illegale». Gli arrestati sono p. Ivan Levitskyi e p. Bohdan Heleta. I russi li accusano di «aver preparato un atto terroristico».

Ore 17:25 - Mosca contro il Papa per critiche sull’Ucraina

Mosca si scaglia contro il Papa che parlando alla rivista dei gesuiti «America» ha denunciato che «forse i più crudeli» nell’esercito russo in Ucraina sono «i ceceni, i buriati e così via». «Non si tratta neppure più di russofobia, ma di perversione della verità di non so neppure quale livello», ha tuonato la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, Maria Zakharova, come riporta l’agenzia Tass. «Quando parlo dell’Ucraina, parlo di un popolo martirizzato. Se hai un popolo martirizzato, hai qualcuno che lo martirizza. Quando parlo dell’Ucraina, parlo della crudeltà perché ho molte informazioni sulla crudeltà delle truppe che entrano», ha detto Papa Francesco. «In genere, i più crudeli sono forse quelli che sono della Russia ma non sono della tradizione russa, come i ceceni, i buriati e così via. Certamente, chi invade è lo stato russo. Questo è molto chiaro», ha sottolineato il Pontefice.

«Negli Anni ‘90 e primi 2000 ci è stato detto esattamente il contrario», ha ricordato Zakharova, «che erano i russi, gli slavi a torturare i popoli del Caucaso e ora ci dicono che è la gente del Caucaso a torturare gli slavi. Deve trattarsi di perversione della verità».

Ore 17:37 - La linea difensiva del Dnipro: l’ostacolo naturale usato dai russi, che aumentano le difese sul fiume

(Andrea Marinelli e Guido Olimpio) Le previsioni sono una cosa, la realtà è un’altra. Prima dell’invasione le simulazioni occidentali suggerivano agli ucraini di trasformare il Dnipro in linea difensiva abbandonando il resto dei territori, ciò per evitare di essere stritolati in un’eventuale morsa. Invece sono stati i russi a dover ripiegare dietro l’ostacolo naturale del fiume. In pochi mesi un capovolgimento totale o quasi.

Ore 17:40 - Klitschko non esclude evacuazione parziale di Kiev

Il sindaco di Kiev, Vitaliy Klitschko, ha dichiarato, in un’intervista a Rbc-Ucraina, di non escludere un’evacuazione parziale della capitale ucraina a causa degli attacchi russi alle infrastrutture energetiche del Paese. «Non ci sarà uno sgombero totale, ma forse parziale», ha spiegato il sindaco, prevedendo un possibile «trasferimento di persone di determinate categorie nelle periferie dove sono disponibili i servizi». Il sindaco di Kiev ha affermato di temere interruzioni dell’alimentazione elettrica «fino alla primavera» e di aver programmato misure tenendo conto di tutti gli scenari, incluso «il peggiore» possibile.

Ore 18:02 - Kiev, oltre 16mila attacchi missilistici russi da febbraio

A più di nove mesi dall’inizio dell’invasione russa, sul territorio dell’Ucraina sono stati lanciati oltre 16.000 attacchi missilistici. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov su Twitter, citato da Ukrinform. «Negli ultimi nove mesi, la Russia ha lanciato più di 16.000 attacchi missilistici contro l’Ucraina. Il 97% degli obiettivi russi sono civili. Stiamo combattendo contro uno stato terrorista», ha scritto Reznikov. Tuttavia, l’Ucraina prevarrà e assicurerà alla giustizia i criminali di guerra, ha aggiunto Reznikov.

Ore 18:04 - Russi arrestati per droni, Mosca convoca inviato Oslo

Il ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore norvegese Robert Kvile per protestare dopo l’arresto di una diecina di russi per aver usato droni nei pressi di infrastrutture considerate sensibili. Si tratta di persecuzioni «sulla base della loro nazionalità», ha sottolineato Mosca, convinta che le condanne contro i russi «siano politicamente motivate e non abbiano nulla a che fare con i principi di giustizia equa e imparziale».

Ore 18:10 - Mozione Iv: «Governo assicuri invio armi»

Il governo si impegni «a proseguire senza riserve l’attività di sostegno, economico e militare, a Kyiv e al popolo ucraino» anche «mediante l’invio di nuovi equipaggiamenti bellici». Lo prevede la mozione depositata alla Camera dal gruppo Azione - IV sugli aiuti militari a Kiev, in vista della discussione in calendario domani sul conflitto. Il gruppo, che chiede al governo di tenere «informato il Parlamento», invita anche l’esecutivo ad «adottare iniziative» per esigere dalla Russia la «cessazione delle operazioni belliche e il ritiro» delle forze militari dall’ Ucraina volto ad aprire la strada ad un «cessate il fuoco».

Ore 18:24 - Tajani: «Dall’Italia 2 mln di euro per il grano dall’Ucraina»

«Ho appena firmato il rifinanziamento del Fondo bilaterale di emergenza. Un sostegno al Programma Alimentare Mondiale. Due milioni di euro che daranno slancio all’iniziativa “GrainFromUkraine”. Un progetto importante che servirà a far arrivare il grano dell’Ucraina ai Paesi più poveri». Lo annuncia in un tweet il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Nonostante le difficoltà legate alla guerra - aggiunge il titolare della Farnesina - l’Ucraina si rende protagonista per aiutare milioni di persone che vivono in emergenza alimentare. L’Italia non poteva che essere al suo fianco».

Ho appena firmato il rifinanziamento del Fondo bilaterale di emergenza. Un sostegno al Programma Alimentare Mondiale. 2 milioni di euro che daranno slancio all'iniziativa #GrainFromUkraine. Un progetto importante che servirà a far arrivare il grano dell'Ucraina ai Paesi più poveri. 

Ore 18:27 - Forze Kiev danneggiano ponte ferroviario in oblast di Zaporizhzhia

Le forze di difesa dell’Ucraina hanno danneggiato un ponte ferroviario vicino a Starobohdanivka nella regione di Zaporizhzhia, che i russi hanno utilizzato per consegnare attrezzature militari e armi ai territori occupati dell’Ucraina. Lo ha detto lo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine citato da Ukrainska Pravda. «Vicino al villaggio di Starobohdanivka, nella regione di Zaporizhzhia, le forze di difesa hanno danneggiato un ponte ferroviario utilizzato dagli occupanti per consegnare armi e attrezzature militari», si legge.

Ore 18:29 - Zelenska punta il dito contro russi per gli stupri di guerra

La first lady ucraina Olena Zelenska ha rilanciato oggi a una conferenza internazionale sugli stupri di guerra ospitata a Londra l’accusa ai militari russi di commettere «violenze e crimini sessuali in gran numero» nel suo Paese. E ha denunciato il fenomeno come una «parte dell’arsenale bellico russo» concepito a suo dire deliberatamente a Mosca per «umiliare gli ucraini» e le ucraine. «Le opportunità degli occupanti per umiliare gli ucraini si sono disgraziatamente ampliate dopo l’invasione» del 24 febbraio, ha affermato Zelenska, invitata dalla presidenza britannica fra i relatori della prima delle due giornate di questa edizione della conferenza, cui partecipano delegati di 70 Paesi e di vari organismi internazionali.

La Russia, ha aggiunto, ricorre a quest’arma «sistematicamente e apertamente» e «per tale ragione è estremamente importante che vada riconosciuta come crimine di guerra» dalla comunità internazionale: in modo che «gli aggressori possano essere poi perseguiti» dalla giustizia e puniti. Serve «davvero una risposta globale a quanto accade in Ucraina», ha quindi insistito la consorte del presidente Volodymyr Zelensky, indicando come al momento la procura generale di Kiev stia indagando a livello nazionale su circa «100» presunti casi di violenze sessuali attribuite ai russi.

Nell’introdurre la conferenza, il ministro degli Esteri britannico, James Cleverly, ha ripetuto che gli stupri di guerra vanno considerati alla stregua di armi non convenzionali in qualunque teatro bellico, non meno gravi dell’uso di sostanze chimiche. Mentre ha ribadito in particolare la solidarietà di Londra con l’Ucraina anche su questo terreno: come aveva fatto venerdì in visita a Kiev promettendo il massimo sostegno «alle vittime di violenze sessuali perpetrate dall’armata russa».

Ore 19:08 - Kiev, russi vietano ingresso a Zaporizhzhia a chi non collabora

«Oggi l’esercito russo ha vietato ai lavoratori che non avevano firmato contratti con Rosatom (l’azienda pubblica russa per l’energia nucleare) di entrare nella centrale nucleare di Zaporizhzhia. Lo ha reso noto lo Stato Maggiore delle Forze Armate dell’Ucraina. «Secondo le informazioni disponibili, a partire da oggi, gli occupanti hanno vietato l’ingresso nel territorio della centrale nucleare di Zaporizhzhia ai lavoratori dell’impianto che si sono rifiutati di firmare contratti con Rosatom», si legge.

Ore 19:20 - Emendamento maggioranza proroga a 2023 invio armi in Ucraina

Un emendamento al decreto sulla partecipazione alle missioni Nato e sulle misure per il servizio sanitario in Calabria, ora all’esame del Senato, prevede la «proroga fino al 31 dicembre 2023» dell’invio di armi e «mezzi militari» in Ucraina. A presentarlo sono stati i relatori di maggioranza al provvedimento Roberto Menia di FdI e Clotilde Minasi della Lega. L’Alleanza Verdi-Sinistra insorge: «Un colpo di mano».

«È prorogata, fino al 31 dicembre 2023, previo atto di indirizzo delle Camere, l’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina», si legge nel testo.

Ore 19:37 - Onu: «Da inizio guerra uccisi 6.655 civili»

Sono almeno 6.665 i civili morti dall’inizio della guerra in Ucraina e i feriti 10.300. Lo riferisce l’Onu. Tra le vittime, 2.601 sono uomini, 1.783 donne, 173 ragazze e 209 ragazzi, oltre a 37 bambini e 1.852 adulti il cui genere è sconosciuto. Tra i feriti ci sono 2.245 uomini, 1.604 donne, 215 ragazze e 304 ragazzi, oltre a 250 bambini e 5.750 adulti il cui sesso non è noto. La maggior parte delle vittime civili segnalate è stata causata da «armi esplosive ad ampio raggio».

Ore 02:02 - Zelensky: in una settimana 258 attacchi russi nella regione di Kherson

Nel corso dell’ultima settimana le forze russe hanno aperto il fuoco 258 volte su trenta insediamenti controllati dalle forze di Kiev nella regione di Kherson. Lo ha dichiarato nel suo messaggio video notturno il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, riferendo inoltre che i russi hanno danneggiato la stazione di pompaggio che fornisce acqua alla città di Mykolaiv.

Ore 02:06 - Stati Uniti vendono 80 missili di precisione alla Finlandia

Il dipartimento di stato Usa ha approvato la vendita di oltre 80 missili di precisione alla Finlandia per un totale di 232 milioni di dollari, mentre il paese nordico tradizionalmente non allineato si prepara ad entrare nella Nato a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Ora tocca al Congresso autorizzare la fornitura, che comprende 40 missili tattici aria-aria a guida infrarossi AIM 9X Block II, noti come «Sidewinder», e 48 bombe guidate plananti di precisione AGM-154 JSOW («Joint standoff weapon»), entrambe prodotte da Raytheon.

Ore 02:11 - Media Usa, i dirigenti russi valutarono l’uso dell’atomica in Ucraina

Una serie di email attribuite ad una talpa dell’Fsb, i servizi segreti russi, rivela che dirigenti russi discussero il potenziale uso dell’arma nucleare nel conflitto ucraino e lo scontro nell’entourage di Vladimir Putin. Lo rivela Newsweek, che ha visionato le email, che sarebbero state inviate da un agente dell’Fsb, soprannominato `Il vento del cambiamento´ a Vladimir Osechkin, un attivista russo per i diritti umani che gestisce il sito anti corruzione Gulagu.ru. A partire dal 4 marzo, lo 007 avrebbe scritto dispacci regolari a Osechkin, rivelando la rabbia e il malcontento dentro i servizi segreti per la guerra scatenata dallo zar. I messaggi più recenti, risalenti a novembre, evocano una «guerra civile» tra gli alleati più vicini a Putin, secondo Newsweek. In una email del 17 marzo la talpa auspica, nonostante il conflitto sia andato «in qualche modo oltre la logica e il senso comune», che «questa follia totale non sia commessa», riferendosi all’uso dell’atomica. In questa e in altre email tra marzo e aprile la fonte esprime dubbi sulla fattibilità di un attacco nucleare perché non crede che la catena di comando eseguirebbe tutti gli ordini e gli effetti potrebbero colpire anche la Russia, anche nel caso l’ordigno venisse intercettato in territorio russo o non colpisse il bersaglio voluto. Senza contare che «dimostrerebbe una debolezza militare», «non farebbe ottenere nulla» e «provocherebbe tali conseguenze che non ha senso considerarle».

Ore 02:16 - Allarme anti-aereo nella serata di lunedì in tre regioni

Le sirene di allarme antiaereo risuonano in tre regioni ucraine, in particolare nelle aree di Kharkiv, Dnipro e Poltava. Lo riferiscono i media locali, che parlano di alcune esplosioni a Poltava e Dnipro.

Ore 03:23 - IL PUNTO MILITARE - L’importanza della linea difensiva del Dnipro

(di Andrea Marinelli e Guido Olimpio) Le previsioni sono una cosa, la realtà è un’altra. Prima dell’invasione le simulazioni occidentali suggerivano agli ucraini di trasformare il Dnipro in linea difensiva abbandonando il resto dei territori, ciò per evitare di essere stritolati in un’eventuale morsa. Invece sono stati i russi a dover ripiegare dietro l’ostacolo naturale del fiume. In pochi mesi un capovolgimento totale o quasi.

Le difese

Gli osservatori — in particolare quelli dell’americano Institute for the Study of War — segnalano la costruzione di trincee, barriere, punti d’arresto in diverse aree sulla riva orientale, quella dove sono attestati gli occupanti. Un asse taglia fuori, a ovest, la penisola di Kinburn, area dove nei giorni scorsi vi sarebbero state incursioni della resistenza. Altre strutture — composte anche dai celebri denti di drago (blocchi in cemento) — sono state create a tutela delle vie logistiche a est e sud. L’Armata ha adottato le misure per stabilizzare il fronte, controllare meglio il settore con l’arrivo dei riservisti ma anche prevenire un’offensiva nemica. L’Institute for the Study of War ipotizza che l’esercito di Zelensky possa cercare di attraversare il Dnipro per guadagnare nuove posizioni. Le condizioni meteo (gelo, neve, fango) al momento però non sono proprio favorevoli e incombe su tutti il problema rifornimenti

Ore 03:26 - Usa: la guerra in Ucraina rallenta le forniture militari a Taiwan

(di Viviana Mazza, corrispondente da New York) Le massicce forniture di armamenti degli Stati Uniti all’Ucraina complicano il tentativo di Washington di assistere militarmente Taiwan , in un momento di forti tensioni con la Cina. Lo scrive il Wall Street Journal, che evidenzia come gli Stati Uniti abbiano accumulato un arretrato di quasi 19 miliardi di dollari in armamenti destinati all’isola (di cui fanno parte anche lanciamissili anticarro Javelin e missili terra-aria Stinger).

Queste armi fanno parte della cosiddetta strategia del porcospino in caso di invasione da parte di Pechino. Oltre che da alcuni membri del Congresso Usa, anche da Taipei è giunta una certa preoccupazione per i ritardi. «Taiwan vorrebbe richiedere che le armi vendute dagli Stati Uniti siano recapitate nei tempi previsti», ha detto il mese scorso il generale Wang Shin-lung, viceministro per gli armamenti.

Ore 03:47 - Dalla pandemia all’Ucraina, gli errori della Cina di Xi Jinping

(di Federico Rampini) La Cina è una pentola a pressione . Questo è il risultato degli errori che Xi Jinping ha accumulato in molti campi: pandemia, economia, politica estera, gestione interna del proprio potere.

Noi occidentali non dobbiamo sopravvalutare il potenziale destabilizzante delle manifestazioni di piazza, però le sfide per il regime sono reali.

Per una nemesi storica lo stesso Paese da cui è partita la pandemia di Covid è quello che non riesce a uscirne e vede così minacciata la propria stabilità.

Le diffuse proteste in molte città cinesi non sembrano le premesse per una «nuova Piazza Tienanmen» (come nel 1989), tantomeno per una spallata al regime: il partito comunista ha eliminato ogni condizione per costruire un’opposizione organizzata.

Ore 03:53 - Attacchi russi nell’oblast di Sumy

Il governatore dell’oblast di Sumy Dmytro Zhyvytskyi ha riferito che le forze russe hanno attaccato nelle ultime ore le comunità di Seredyna-Buda, Druzhba, Shalyhyne e Hlukhiv. Non sono state segnalate vittime.

Estratto dell'articolo di Stefano Cingolani per “Il Foglio” il 28 novembre 2022.

Si sta disgregando in questi giorni il principato di Priolo, il più consistente impegno industriale in Sicilia e uno dei maggiori in Italia, assunto dal Cremlino e dai suoi amici. Sembra inappropriato chiamarlo principato? E come allora, dominio, protettorato, forse oblast? Adesso è finita o meglio siamo all’inizio di una fine che potrà essere lunga, complicata, dolorosa. 

La Lukoil con l’Isab, il suo grande impianto di raffinazione, è il perno dell’intero polo petrolchimico siciliano, ma i russi, incappati nelle sanzioni, dovranno mollare. Non è chiaro come, quando, chi li sostituirà, mentre monta l’onda nazionalizzatrice che spinge affinché il governo prenda in mano la guida. […]

L’impero del gas aveva trasformato il Bel Paese in una colonia e dalle steppe sono scesi a frotte principi, boiardi, governatori, oligarchi: hanno portato truppe, ma soprattutto le hanno trovate in loco; hanno speso rubli, ma per lo più hanno incassato vagonate di euro. 

Gazprom, Lukoil, Rosneft, Severstal, Vimpel, Renova, per citare i più noti, sono marchi dietro i quali spuntano i volti dei grandi oligarchi. Quanto agli italiani, i posteri ci diranno se sono solo prede o anche complici visto che hanno messo in mani russe la terza raffineria del paese, il secondo operatore telefonico, l’acciaieria più grande dopo l’Ilva e il maggiore gruppo energetico nazionale. Stiamo parlando di Isab, Wind, Lucchini, Eni e molto altro ancora. Hanno danzato a suon di balalaika banche come Unicredit, assicurazioni come Generali, bandiere del made in Italy come Armani, Pirelli, Barilla, solo per citarne alcuni.

In cinque anni, dal 2005 al 2010, è avvenuta la “russificazione” dell’economia: gli investimenti sono passati da appena tre milioni di euro nel 2005 a un miliardo nel 2009. Lombardia, Veneto, Emilia, Toscana, Sicilia sono le regioni più esposte, oltre cinquanta imprese con circa 11 mila dipendenti, metalli, acciaio, gas e petrolio, turismo, alimentare, ma anche tecnologia informatica e aeronautica (nel 2007 viene firmato un accordo tra Alenia e Sukhoi per il Superjet 100). 

Un’espansione guidata dalla politica, quella stessa politica che spinge la Lega, Forza Italia e il M5S a fare tutt’ora da sponda a Vladimir Putin, e divide la variegata galassia della sinistra, a cominciare dal Partito democratico.

In quel quinquennio fatale sono arrivati Aleksei Miller, l’amico al quale Putin ha affidato Gazprom, mentre all’altro sodale Igor’ Secin spettava Rosneft, il colosso petrolifero di stato. E’ sbarcato Michail Fridman, uno degli oligarchi più potenti e intelligenti che ha preso il controllo di Wind con il gruppo di telecomunicazioni VimpelCom, poi il boiardo di ferro e carbone Aleksej Mordašov, considerato forse l’uomo più ricco di Russia, che con la sua Severstal aveva raccolto dalle braccia esauste di Luigi Lucchini l’acciaieria di Piombino.

Nel 2006 l’Eni non solo ha firmato un accordo trentennale per la fornitura di metano siberiano, ma ha stretto “un patto strategico”, come disse l’allora amministratore delegato Paolo Scaroni, portando i russi anche nella distribuzione e nell’elettricità, insomma fino a riscuotere le bollette. I legami d’affari sono diventati davvero vasti e non tutti sono andati bene. Al largo di Piombino resta solo il mega yacht di Mordašov che nel 2017 ha venduto l’impianto italiano agli algerini di Cevital, i quali l’hanno poi ceduto agli indiani di Jindal. 

La Wind è passata ai cinesi di Hong Kong e si è fusa con H3G. Renova che possiede una vasta gamma di attività in Italia e controlla la Octo Telematics, società romana leader nelle scatole nere per auto e nel car sharing, è entrata nel mirino così come il suo proprietario Viktor Feliksovic Veksel’berg, gran collezionista di uova Fabergé. Qui siamo già ai confini della sicurezza nazionale. Quanto all’Eni, con l’arrivo alla guida di Claudio Descalzi ha ritrovato la propria vocazione industriale, innovando, scavando pozzi, cercando una difficile alternativa agli idrocarburi, mentre dall’invasione in Ucraina si è lanciata in un vero tour de force per trovare alternative al gas siberiano […]

La storia di Priolo è meno raccontata e val la pena cominciare dall’inizio, dall’acronimo LUK che diventa il marchio del secondo gruppo petrolifero mondiale dopo l’americana Exxon. La società poi chiamata Lukoil nasce quando l’Unione sovietica sta morendo. Artefice è Vagit Jusufovic Alekperov, allora viceministro del gas e del petrolio.  […] 

Nel 1990 è appena diventato viceministro, il più giovane mai arrivato in quella posizione, quando il Leviatano comunista implode. Vagit non ha intenzione di farsi travolgere, cavalca l’onda, segue la svolta dei riformisti, in dieci anni accumula un patrimonio che lo colloca al quarto posto tra i più ricchi della nuova Russia prima ancora che Vladimir Putin prenda in mano le redini dello stato. Non fa parte, dunque, dei magnati che debbono tutto al nuovo zar, Alekperov assomiglia più a Michail Chodorkovskij che a Miller o a Secin. Ma non ha mai sfidato il potere, è sempre rimasto fuori dai riflettori nonostante la sua ricchezza.

Religioso anche se si definisce né musulmano né cristiano, colleziona francobolli e si è distinto durante la pandemia per le sue donazioni. In aprile, con l’invasione dell’Ucraina e le sanzioni, ha lasciato le redini della Lukoil, diventata la seconda al mondo dopo la Exxon. Nel 2002 aveva varcato gli oceani acquistando le pompe di benzina della Getty Petroleum negli Stati Uniti e allargando così la sua già vasta rete distributiva. L’Italia appare sul suo radar nel 2008 quando la Erg della famiglia Garrone decide di uscire dalla grande raffineria di Priolo. […]

Nel 1975 quando il greggio era schizzato in alto quattro volte più che pochi anni prima, nasce la Isab che nel 2002 integra anche la ex Agip di Priolo, diventando uno dei più efficienti complessi petrolchimici europei, finché non scoppia la bolla finanziaria nel 2008. Garrone non ce la fa, vira verso le fonti rinnovabili e, sia pure a tappe, cede la società alla Lukoil che dal 2013 possiede il 100 per cento attraverso una società lussemburghese. 

Crisi economiche, lotta all’inquinamento, magistratura, competizione internazionale, riconversione ecologica, l’intero polo siracusano è sottoposto a una serie di scosse telluriche. Finché Putin non invade l’Ucraina. La Lukoil se la cava meglio di altre compagnie russe, all’inizio solo Gran Bretagna e Australia la iscrivono nella lista nera. Il petrolio non segue le sorti del gas, ma arrivano gli Stati Uniti e anche l’Unione europea si allinea.

L’ultima goccia di greggio russo sgorgherà nella prima settimana di dicembre. Le banche s’allarmano e chiudono i rubinetti. Lukoil incarica i banchieri d’affari di cercare un compratore, ma non vuole fondi a stelle e strisce. E allora? Allora cala in Sicilia lo stato petroliere. I sindacati e i poteri locali sono uniti nel chiedere la nazionalizzazione come ha fatto la Germania per la raffineria della Rosneft. Ed è cronaca di questi giorni. L’impianto è buono, ma le raffinerie sono un business del passato e stanno smobilitando via via in tutta Europa. 

Non la pensano così a Priolo dove tirano in ballo l’Eni. Marina Noè, presidente dell’Assoporto di Augusta, ha proposto direttamente “l’ingresso dello stato nella proprietà attraverso l’Eni”. Benché la Isab non sia sottoposta a sanzioni, il fatto che sia riconducibile alla Lukoil ha spinto le banche a interrompere il credito. L’azienda è stata costretta ad approvvigionarsi esclusivamente dal greggio di Mosca, ma dal sei dicembre, quando scatta l’embargo, potrebbe trovarsi senza prodotto da raffinare.

Il governo Meloni ha emesso una lettera per rassicurare gli istituti bancari e riaprire i flussi di credito. Un tentativo non andato a buon fine, secondo Noè: “Le banche sono rimaste immobili, e questo crea un problema sia a livello nazionale, visto che Isab soddisfa gran parte del fabbisogno petrolifero del paese, sia territoriale per la perdita di migliaia di posti di lavoro. Deve essere fatto un passo avanti verso la compartecipazione, se non addirittura l’acquisizione completa, della Lukoil da parte dello stato”.

All’Eni non risultano né proposte né tanto meno pressioni da parte del governo, fino a questo momento. “L’ipotesi non è mai stata considerata”, è la posizione ufficiale. La compagnia deve rispondere agli azionisti privati che hanno il 70 per cento del capitale: come spiegare loro l’ingresso in un’attività considerata obsoleta mentre si riconvertono gli impianti di Gela e Porto Marghera per produrre bio carburanti? A Priolo il “cane a sei zampe” possiede un petrolchimico e non ha intenzione di compiere passi indietro. Può darsi che si ricorra a una società veicolo, partecipata da aziende pubbliche, banche “di sistema”, fondi sovrani (e sovranisti). E’ tutto nelle mani del governo Meloni.

Nessuno oggi vorrà chiudere l’Isab anche se la logica economica lo consiglierebbe, tuttavia lo stato non è in grado di sciogliere tutti i lacci e lacciuoli russi. Sganciarsi non è facile né per la Sicilia né per l’Italia nel suo insieme. […]

Lacrime, sangue e gelo. La guerra per gli ucraini è il dramma del presente, il trauma del passato e quello delle nuove generazioni. Yaryna Grusha Possamai su L’Inkiesta il 29 Novembre 2022.

Per sopravvivere al freddo causato dai russi, in tutto il paese si accendono candele e lampadine alternative, come è stato ogni volta che è stato messo in difficoltà da Mosca

Negli ultimi due mesi l’intera Ucraina è sprofondata nel buio, a volte in un buio programmato che viene annunciato tempestivamente nella chat della regione dove vivono i miei genitori e che io seguo. A volte il buio è improvviso, causato dall’ennesimo attacco di missili russi.

Si accendono le candele, si accendono i generatori e le lampadine portatili, immagino le torce solari nell’aiuola delle rose di mia mamma, ormai coperte di neve, che si illuminano appena cala il crepuscolo.

La neve oggi copre non solo le rose, copre le strade, i balconi dei condomini nelle grandi città, gli ingressi delle case morse dalle bombe, le trincee dove stanno i difensori ucraini. Il freddo diventa reale, diventa fisico e insopportabile, diventa un’altra arma nelle mani dell’aggressore che colpisce fino alle ossa, ma allo stesso tempo tempra e fa crescere ancora più forte la resistenza.

Si spengono le lampadine elettriche e insieme alla speranza si accendono le lampadine alternative. Una volta si accendevano le lampade al cherosene. Me le ricordo bene, due lampade verdi che puzzavano e con il fumo lasciavano sul soffitto due cerchi neri da ripassare con l’intonaco l’estate successiva. Due cerchi neri come i lividi che lascia sul polso la stretta di una mano violenta.

L’accensione di quelle lampade era programmata, dalle 18 alle 20, negli anni Novanta quando l’Ucraina faceva i primi passi da paese indipendente e per sopravvivere razionava l’elettricità.

Il buio all’improvviso rendeva tutte le cose possibili. La tv era spenta, i caratteri delle pagine dei libri erano invisibili e la voce del nonno e della nonna faceva rinascere in quella stanza con le lampade sul tavolo una stufa che non c’era più, sostituita dal riscaldamento centralizzato, e anche quel posto per dormire che stava sopra la stufa e dal quale sbucavano due teste, una nera e una bionda. Quella bionda era di mio padre.

I racconti dei nonni non erano favole né storie inventate, erano le loro storie di vita, taciute per così tanto tempo alla luce del giorno e delle lampadine elettriche prodotte in Unione sovietica, e raccontate finalmente allo sfarfallio del cherosene che bruciava agli albori dell’Ucraina indipendente.

Era la storia di una giovane donna di un paesino ucraino al confine con la Moldavia, assegnata al posto vacante di insegnante di matematica in una scuola nella regione della capitale ucraina Kyjiv. Per poter studiare e per svolgere una professione nell’Unione sovietica, la giovane insegnante aveva dovuto falsificare i documenti perché era figlia di un «nemico del popolo», ucciso dallo stesso paese che la giovane insegnante era pronta a servire insegnando equazioni e formule matematiche alle future generazioni. Da figlia di un «nemico del popolo» non aveva diritto all’istruzione e così ha falsificato i suoi documenti.

Nell’album blu con la scritta d’oro “Album” c’è una sola foto del bisnonno ucciso. È in bianco e nero, sono seduti a tavola loro tre: la bisnonna, il bisnonno e la nonna. La nonna aveva circa la mia età di quando accendevamo le lampade al cherosene. La nonna ebbe i capelli rasati per i pidocchi, la bisnonna ebbe un vestito a fiori, il bisnonno ebbe un naso aquilino e origini greche.

Alla serata danzante nella casa della gioventù del paese, quella unica e uguale a tutti gli altri paesi dell’Unione, la giovane insegnante conobbe un giovane autista, il ragazzo più bello del paese. Lui la invitò a ballare, le rubò i guanti per poterla rivedere il giorno dopo restituendoglieli. Il nonno raccontava di questi suoi corteggiamenti con un po’ di imbarazzo perché aveva lasciato congelare le mani della futura moglie per l’intera giornata del giorno dopo.

Nell’album blu con la scritta d’oro “Album” c’è una foto degli altri bisnonni, i genitori di mio nonno, seduti sulle sedie in un giardino. C’è il bisnonno che tiene in braccio il suo primo nipotino, il fratello maggiore di mio padre. Lo regge con il braccio sinistro, perché quello destro gli manca. L’ha perso in guerra, in quella che era in corso dal 1939, ma nei libri dell’Unione sovietica era iniziata solo nel 1941 con il nome sontuoso di Grande guerra patriottica che invocava la difesa di quella patria che pochi anni prima aveva ucciso il padre di mia nonna, ha lasciato senza un braccio il padre di mio nonno mandandolo al fronte senza un fucile e ha anche affamato a morte milioni di persone nell’Holodomor, la grande carestia artificiale del 1932-1933.

Di quella fame nella mia famiglia c’è un ricordo che inizia con «quando c’era la fame, mangiavamo l’erba» e dopo quella frase c’è il dolore che nessuno ha saputo raccontarmi, neanche davanti alle lampade di cherosene accese.

Oggi l’Ucraina sprofonda di nuovo nel dolore e nello stesso buio, ma in questo buio sarà difficile nascondere i crimini commessi dalla Russia, sarà difficile cancellarli dalla storia come è quasi successo con le purghe staliniane e con l’Holodomor.

Ci sono troppo sangue e troppe lacrime, troppi nomi di città giustiziate e fosse comuni che sono entrate nel profondo della nostra memoria. Il ricordo della guerra non è più quel braccio mancante del bisnonno su una foto in bianco e nero degli anni Cinquanta, la guerra non è nemmeno un ricordo, è l’oggi, è il presente, è il trauma nel futuro delle prossime generazioni che nel buio e nel freddo stanno raccontando la nostra storia.

Senato, ritirato l’emendamento che prorogava di un anno l’invio di armi a Kiev. Lorenzo Cremonesi, Paolo Foschi e Redazione Online su Il Corriere della Sera il 29 Novembre 2022. Le notizie di martedì 29 novembre, in diretta

• La guerra in Ucraina è arrivata al 279esimo giorno.

• La linea difensiva del Dnipro: l’ostacolo naturale usato dai russi, che aumentano le difese sul fiume.

• Un giorno di guerra in Ucraina «costa» quanto 30 in Afghanistan.

• Il sindaco Klitschko non esclude l’evacuazione parziale di Kiev.

• Mosca contro il Papa per l’intervista sui russi: «Noi crudeli, ucraini martiri? Perversione».

Ore 05:33 - Zelensky: in una settimana 258 attacchi russi nella regione di Kherson

Nel corso dell’ultima settimana le forze russe hanno aperto il fuoco 258 volte su trenta insediamenti controllati dalle forze di Kiev nella regione di Kherson. Lo ha dichiarato nel suo messaggio video notturno il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, riferendo inoltre che i russi hanno danneggiato la stazione di pompaggio che fornisce acqua alla città di Mykolaiv.

Ore 05:34 - Stati Uniti vendono 80 missili di precisione alla Finlandia

Il dipartimento di stato Usa ha approvato la vendita di oltre 80 missili di precisione alla Finlandia per un totale di 232 milioni di dollari, mentre il paese nordico tradizionalmente non allineato si prepara ad entrare nella Nato a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina. Ora tocca al Congresso autorizzare la fornitura, che comprende 40 missili tattici aria-aria a guida infrarossi AIM 9X Block II, noti come «Sidewinder», e 48 bombe guidate plananti di precisione AGM-154 JSOW («Joint standoff weapon»), entrambe prodotte da Raytheon.

Ore 05:42 - Media Usa, i dirigenti russi valutarono l’uso dell’atomica in Ucraina

Una serie di email attribuite ad una talpa dell’Fsb, i servizi segreti russi, rivela che dirigenti russi discussero il potenziale uso dell’arma nucleare nel conflitto ucraino e lo scontro nell’entourage di Vladimir Putin. Lo rivela Newsweek, che ha visionato le email, che sarebbero state inviate da un agente dell’Fsb, soprannominato `Il vento del cambiamento´ a Vladimir Osechkin, un attivista russo per i diritti umani che gestisce il sito anti corruzione Gulagu.ru. A partire dal 4 marzo, lo 007 avrebbe scritto dispacci regolari a Osechkin, rivelando la rabbia e il malcontento dentro i servizi segreti per la guerra scatenata dallo zar. I messaggi più recenti, risalenti a novembre, evocano una «guerra civile» tra gli alleati più vicini a Putin, secondo Newsweek. In una email del 17 marzo la talpa auspica, nonostante il conflitto sia andato «in qualche modo oltre la logica e il senso comune», che «questa follia totale non sia commessa», riferendosi all’uso dell’atomica. In questa e in altre email tra marzo e aprile la fonte esprime dubbi sulla fattibilità di un attacco nucleare perché non crede che la catena di comando eseguirebbe tutti gli ordini e gli effetti potrebbero colpire anche la Russia, anche nel caso l’ordigno venisse intercettato in territorio russo o non colpisse il bersaglio voluto. Senza contare che «dimostrerebbe una debolezza militare», «non farebbe ottenere nulla» e «provocherebbe tali conseguenze che non ha senso considerarle».

Ore 05:43 - Allarme anti-aereo nella serata di lunedì in tre regioni

Le sirene di allarme antiaereo risuonano in tre regioni ucraine, in particolare nelle aree di Kharkiv, Dnipro e Poltava. Lo riferiscono i media locali, che parlano di alcune esplosioni a Poltava e Dnipro.

Ore 05:44 - IL PUNTO MILITARE - L’importanza della linea difensiva del Dnipro

(di Andrea Marinelli e Guido Olimpio) Le previsioni sono una cosa, la realtà è un’altra. Prima dell’invasione le simulazioni occidentali suggerivano agli ucraini di trasformare il Dnipro in linea difensiva abbandonando il resto dei territori, ciò per evitare di essere stritolati in un’eventuale morsa. Invece sono stati i russi a dover ripiegare dietro l’ostacolo naturale del fiume. In pochi mesi un capovolgimento totale o quasi.

Le difese

Gli osservatori — in particolare quelli dell’americano Institute for the Study of War — segnalano la costruzione di trincee, barriere, punti d’arresto in diverse aree sulla riva orientale, quella dove sono attestati gli occupanti. Un asse taglia fuori, a ovest, la penisola di Kinburn, area dove nei giorni scorsi vi sarebbero state incursioni della resistenza. Altre strutture — composte anche dai celebri denti di drago (blocchi in cemento) — sono state create a tutela delle vie logistiche a est e sud. L’Armata ha adottato le misure per stabilizzare il fronte, controllare meglio il settore con l’arrivo dei riservisti ma anche prevenire un’offensiva nemica. L’Institute for the Study of War ipotizza che l’esercito di Zelensky possa cercare di attraversare il Dnipro per guadagnare nuove posizioni. Le condizioni meteo (gelo, neve, fango) al momento però non sono proprio favorevoli e incombe su tutti il problema rifornimenti

Ore 05:45 - Usa: la guerra in Ucraina rallenta le forniture militari a Taiwan

(di Viviana Mazza, corrispondente da New York) Le massicce forniture di armamenti degli Stati Uniti all’Ucraina complicano il tentativo di Washington di assistere militarmente Taiwan , in un momento di forti tensioni con la Cina. Lo scrive il Wall Street Journal, che evidenzia come gli Stati Uniti abbiano accumulato un arretrato di quasi 19 miliardi di dollari in armamenti destinati all’isola (di cui fanno parte anche lanciamissili anticarro Javelin e missili terra-aria Stinger).

Queste armi fanno parte della cosiddetta strategia del porcospino in caso di invasione da parte di Pechino. Oltre che da alcuni membri del Congresso Usa, anche da Taipei è giunta una certa preoccupazione per i ritardi. «Taiwan vorrebbe richiedere che le armi vendute dagli Stati Uniti siano recapitate nei tempi previsti», ha detto il mese scorso il generale Wang Shin-lung, viceministro per gli armamenti.

Ore 05:46 - Dalla pandemia all’Ucraina, gli errori della Cina di Xi Jinping

(di Federico Rampini) La Cina è una pentola a pressione . Questo è il risultato degli errori che Xi Jinping ha accumulato in molti campi: pandemia, economia, politica estera, gestione interna del proprio potere.

Noi occidentali non dobbiamo sopravvalutare il potenziale destabilizzante delle manifestazioni di piazza, però le sfide per il regime sono reali.

Per una nemesi storica lo stesso Paese da cui è partita la pandemia di Covid è quello che non riesce a uscirne e vede così minacciata la propria stabilità.

Le diffuse proteste in molte città cinesi non sembrano le premesse per una «nuova Piazza Tienanmen» (come nel 1989), tantomeno per una spallata al regime: il partito comunista ha eliminato ogni condizione per costruire un’opposizione organizzata.

Ore 05:47 - Attacchi russi nell’oblast di Sumy

Il governatore dell’oblast di Sumy Dmytro Zhyvytskyi ha riferito che le forze russe hanno attaccato nelle ultime ore le comunità di Seredyna-Buda, Druzhba, Shalyhyne e Hlukhiv. Non sono state segnalate vittime.

Ore 05:48 - Mosca trasferisce 15 sistemi missilistici in Bielorussia

La Russia ha trasferito in Bielorussia almeno 15 sistemi missilistici terra-aria Tor-M2 e 10 veicoli di ingegneria militare. Lo rende noto Hajun, un gruppo bielorusso che monitora il movimento delle armi russe, citato dal Kyiv Independent.

Ore 08:16 - Sindaco Kiev: «Non permetteremo che Putin ci rubi Natale»

«Non permetteremo a Putin di rubarci il Natale»: lo ha promesso il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, annunciando che nella capitale verranno installati i tradizionali alberi per celebrare le festività. «Nessuno cancellerà Natale e Capodanno», ha assicurato. La capitale ucraina soffre di lunghi blackout a causa dei bombardamenti russi che hanno danneggiato le infrastrutture energetiche. Gli alberi di Natale non avranno quindi luminarie, ha sottolineato Sergey Kovalenko, alla guida della società Yasno che fornisce elettricità a Kiev, «ma saranno comunque festosi per tutti noi».

Ore 08:55 - Zelensky: Su Kherson 258 attacchi in una settimana

L’esercito russo ha lanciato 258 attacchi contro 30 insediamenti della regione ucraina di Kherson in una settimana: così ha detto il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, in un videomessaggio serale. «In questi giorni, come tutti i santi giorni, gli occupanti hanno attaccato di nuovo Kherson e i suoi distretti. In una sola settimana, il nemico ha bombardato 258 volte 30 diversi insediamenti di Kherson», ha detto Zelensky, specificando che gli attacchi hanno danneggiato ieri una stazione di pompaggio che fornisce acqua alla città di Mykolaiv. Il presidente ha osservato che «seminare devastazione ovunque è la vera essenza delle persone che hanno accidentalmente preso possesso della Russia», e per 20 anni nel loro Paese «regna la devastazione, che rimane solo dopo le guerre». «L’Ucraina non sarà mai un luogo di devastazione. L’Ucraina non accettera’ mai ordini da questi compagni di Mosca», ha concluso Zelensky.

Ore 10:28 - Cremlino: «È possibile negoziare se Kiev considera le nostre richieste»

Per avviare negoziati in vista di una soluzione del conflitto in Ucraina è necessaria la volontà politica di Kiev e la sua disponibilità a «discutere delle richieste di Mosca»: così il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov citato dall’agenzia Tass.

Ore 12:03 - Allerta aerea in tutta l’Ucraina

Ore 12:05 - Kiev: «Bombe russe su Ucraina, ieri un civile ucciso»

Un civile è stato ucciso e altri due sono rimasti feriti negli attacchi russi di ieri in Ucraina: lo ha reso noto su Telegram il vice capo dell’Ufficio del presidente, Kyrylo Tymoshenko, come riporta Ukrinform. Secondo i dati diffusi dalle amministrazioni militari regionali, la vittima e uno dei feriti sono stati segnalati nella regione di Donetsk, mentre l’altro civile è rimasto ferito nell’esplosione di una mina nella regione di Kharkiv.

Ore 12:06 - Stoltenberg: «Putin perde e usa inverno come arma»

«Dall’inizio di questa brutale invasione stiamo assistendo al fallimento di Vladimir Putin» che «sta rispondendo con attacchi ancora più gravi alle infrastrutture del gas per privare gli ucraini di elettricità, acqua e riscaldamento» in modo da «usare l’inverno come arma». Lo ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, al suo arrivo alla riunione dei ministri degli Esteri dell’Alleanza atlantica a Bucarest.

Ore 12:10 - Piano blackout non funziona, Kiev oggi ripiomba nel buio

Kiev di nuovo al buio a partire da oggi: la società per l’energia elettrica ucraina Dtek ha annunciato questa mattina la ripresa delle interruzioni della corrente, «A partire da oggi a Kiev riprendono le interruzioni della corrente di emergenza, si sta facendo tutto il possibile per garantire l’elettricità a ciascun utente per 2-3 ore due volte al giorno. I programmi di blackout per la stabilizzazione non funzionano», ha reso noto Dtek, citata da Unian. «Non appena riusciremo a riequilibrare la situazione, torneremo al piano a orari», ha aggiunto la società. I blackout riprendono nella capitale per la prima volta dal 23 novembre.

 Ore 12:11 - Protesta dell’ambasciatore russo in Vaticano per le parole del Papa

L’ambasciatore russo presso il Vaticano, Alexander Avdeev, ha detto all’agenzia Ria Novosti di avere espresso alla Santa Sede «l’indignazione» di Mosca per le parole del Papa in un’intervista alla rivista America dei gesuiti relative ad atti di crudeltà delle truppe russe in Ucraina, in particolare di Buriati e Ceceni. «Ho espresso indignazione per tali insinuazioni e sottolineato che niente può far vacillare la coesione e l’unità del popolo multinazionale russo», ha affermato l’ambasciatore.

Alle 12.41 ora locale è stata dichiarata l’allerta aerea in tutte le regioni dell’Ucraina. Lo riporta Ukrainska Pravda.

Ore 12:13 - Stoltenberg: «Aspettiamoci altri attacchi, Putin sta fallendo»

«Ci possiamo aspettare altri attacchi» dalla Russia contro l’Ucraina, «perché il presidente Putin sta fallendo. Il fatto che abbiano dovuto cedere terreno, ritirandosi dai dintorni di Kiev, intorno a Kharkiv e cedendo Kherson è un segno di debolezza, il segno che la Russia sta fallendo sul campo di battaglia». Lo dice il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, a margine della ministeriale Esteri a Bucarest.

«In risposta - continua Stoltenberg - stanno attaccando obiettivi civili, perché non sono in grado di conquistare territori. Ci possiamo aspettare altri attacchi: non sappiamo quanti esattamente, ma il presidente Putin e la Russia hanno dimostrato la volontà di infliggere sofferenze e un livello di brutalità che non si vedeva in Europa dalla Seconda guerra mondiale».

La Moldavia «è un partner della Nato e riceve sostegno da alleati della Nato e dall’Ue. In Moldavia hanno sofferto in particolare a causa dei blackout, che sono la diretta conseguenza della guerra in Ucraina. Quindi si tratta di aumentare il sostegno pratico alla Moldavia e anche di mandare il chiaro messaggio che questa guerra non deve allargarsi al di là dell’Ucraina», conclude.

Ore 12:24 - Kiev: «Putin non ci ruberà il Natale, alberi dappertutto»

Ore 13:15 - Spagna: «La Russia vuole trasformare l’inverno in un’arma»

«Ho avuto un incontro con il ministro degli Esteri ucraino Dmitro Kuleba, al quale ho trasmesso solidarietà e l’appoggio all’Ucraina, ora che la Russa vuole trasformare l’inverno in un’arma» provocando «un disastro umanitario». Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares Bueno, alla ministeriale Esteri della Nato a Bucarest. «Dobbiamo sostenere l’Ucraina anche dal punto di vista umanitario» e «dobbiamo rinforzare la capacità per affrontare tutte le crisi, umanitaria, energetica e alimentare. Lavoreremo insieme per rendere la guerra più breve possibile e per riportare la pace in Europa.

«Parlo con la gente ogni giorno, una persona mi ha chiesto: “perché mio figlio quest’anno sara” senza albero, senza Capodanno, senza l’atmosfera delle feste? Ora, gli eventi di massa sono proibiti in tempo di guerra. E non ci saranno in ogni caso. Ma nessuno cancellerà il Capodanno e il Natale. Non possiamo permettere a Putin di rubare il nostro Natale», ha detto il sindaco Kiev Vitali Klitschko in un’intervista all’agenzia di stampa Rbc-Ucraina. «Nonostante le opinioni diverse e di diverse parti ci siamo rivolti a un’azienda che ha accettato di usare i propri fondi per installare alberi di Natale in molti quartieri della capitale città. Meno luci, nessun evento di massa ma ci saranno gli alberi di Natale, non voglio toglierlo ai bambini», ha aggiunto Klitschko.

Ore 13:53 - Kiev: «Navi russe con 84 missili nel Mar Nero e Mediterraneo»

Le navi da guerra russe con un totale di 84 missili da crociera di tipo Kalibr sono pronte al combattimento nel Mar Nero e nel Mar Mediterraneo: è l’allarme lanciato dalla Marina ucraina, come riferisce Ukrinform. «Nel Mar Nero ci sono 12 navi da guerra nemiche, tra cui una portamissili di tipo Kalibr con una raffica totale di otto missili pronte al combattimento», dice il report. Nel Mediterraneo sono presenti nove navi da guerra russe, tra cui cinque portamissili da crociera del tipo Kalibr con una raffica totale di 76 missili.

Ore 14:31 - Kiev: «Pesante bombardamento russo su regione Sumy»

Massiccio attacco dell’artiglieria russa in mattinata sulla regione Ucraina di Sumy. Lo rende noto il comando militare Nord delle forze armate di Kiev citato da Unian. In totale si sono registrate «quasi 30 esplosioni in un’ora e mezza». Al momento non risultano civili coinvolti.

Ore 14:35 - Nordio: «Avanti su coordinamento delle indagini in Ucraina»

«Innanzitutto abbiamo espresso forte solidarietà all’Ucraina e al suo popolo, che sta resistendo valorosamente a un’aggressione criminale. Poi abbiamo affrontato la possibilità di coordinare le nostre indagini e l’assoluta volontà di proseguire in questa cooperazione». Lo ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, rispondendo a margine del G7 giustizia, in corso a Berlino, alla stampa italiana. Il ministro ha sottolineato che nel corso dei lavori si è parlato anche «del potenziamento della Corte internazionale penale e la possibilità di utilizzare in questo settore tutte le nostre esperienze investigative italiane, che nei temi della criminalità organizzata sono molto avanzate».

E ha aggiunto: «È un punto che resta da chiarire. Alcuni vorrebbero istituire un tribunale speciale per i crimini in Ucraina, in realtà il tribunale penale internazionale esiste già quindi probabilmente sarebbe meglio utilizzare questa struttura già esistente che ha una giurisprudenza consolidata anche per i crimini che sono stati commessi qui».

Ore 14:37 - Kiev: un morto e almeno tre feriti dopo attacco russo a Lyman

È di un morto e tre feriti il bilancio di un attacco delle forze armate russe sulla città di Lyman nella regione di Donetsk. Lo ha reso noto via telegram Kyrylo Tymoshenko, vice capo dell’ufficio del presidente russo, Volodymuyr Zelensky.

Ore 14:39 - Berlino: «Attacchi russi all’energia ucraina è crimine di guerra»

La distruzione «sistematica» delle infrastrutture energetiche perpetrata dalla Russia in Ucraina è un «crimine di guerra». Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia tedesco Marco Buschmann dopo un incontro con i suoi omologhi del G7. Gli attuali attacchi mirati alle forniture di elettricità e riscaldamento «al fine di tenere le persone nei loro appartamenti per un inverno in cui le temperature potrebbero scendere a -30 gradi centigradi» sono «un terribile crimine di guerra», ha detto il ministro.

Ore 14:46 - Kiev: «Cacceremo da Crimea cittadini russi arrivati dal 2014»

L’Ucraina sta prendendo in considerazione l’espulsione di tutti i cittadini russi arrivati in Crimea dopo che è stata annessa da Mosca nel 2014. Lo ha scritto in un articolo pubblicato dall’Ukrainska Pravda Tamila Tasheva, rappresentante per la Crimea del presidente Volodymyr Zelensky. Secondo la legislazione ucraina, ha spiegato, tutti gli stranieri che sono entrati nella penisola dopo il 2014 non attraverso i checkpoint ucraini, hanno violato i termini di soggiorno e vivono illegalmente nel territorio della Crimea.

La decisione è semplice e non contraddice il diritto internazionale, ha detto, la popolazione entrata illegalmente nel territorio della penisola deve lasciare la Repubblica Autonoma di Crimea e Sebastopoli partendo volontariamente o sarà espulsa con la forza Ha aggiunto che l’attuale legislazione ucraina prevede anche la possibilità di rimpatrio forzato di stranieri e apolidi, sebbene attualmente non possa essere applicata ai territori temporaneamente occupati. Tasheva ha anche scritto che l’Ucraina non riconosce i passaporti che la Russia ha «forzatamente» distribuito ai residenti della penisola di Crimea sotto la sua occupazione, aggiungendo: «Tutti loro erano e rimangono cittadini ucraini».

Ore 14:58 - L’agenzia Tass cita fonte Vaticano: «Importanti buone relazioni con Mosca»

Il Vaticano «dà grande valore alle sue buone relazioni con la Russia e spera di potere continuare a svilupparle». È quanto ha detto una fonte diplomatica della Santa Sede all’agenzia russa Tass, dopo le proteste di Mosca per le affermazioni di Papa Francesco in un’intervista alla rivista `America´ dei gesuiti, in cui parlava di atti di crudeltà commessi in Ucraina in particolare da Ceceni e Buriati inquadrati nelle truppe russe. La Tass aggiunge che la fonte Vaticana ha sottolineato che il Pontefice «non intendeva in alcun modo offendere i popoli della Russia». «Faremo delle indagini e controlleremo nuovamente le traduzioni e le interpretazioni» delle parole del Papa, ha aggiunto la fonte. L’agenzia russa ricorda poi le parole di stima per il popolo russo pronunciate da Francesco il 6 novembre scorso mentre tornava dal viaggio in Bahrein. La crudeltà, aveva sottolineato in quella occasione il Papa «non è del popolo russo forse, perché il popolo russo è un popolo grande: è dei mercenari, è dei soldati che vanno a fare la guerra come una avventura».

Ore 15:02 - Ritirato l’emendamento al Dl Nato sulla proroga armi

Ritirato definitivamente l’emendamento dei relatori al decreto Nato che introduceva nel provvedimento la proroga dell’invio di armi all’Ucraina fino a dicembre 2023. Lo si apprende a margine delle commissioni Difesa e Sanità del Senato, dove il provvedimento è all’esame.

Il decreto, che proroga la partecipazione di personale militare al potenziamento di iniziative della Nato, è atteso in Aula nel pomeriggio, ma si parla di uno slittamento a domani.

Sulla proroga del sostegno all’Ucraina e su un eventuale nuovo invio di armi «avevamo chiesto un provvedimento ad hoc, seguendo la linea portata avanti da marzo. Ci sembra che il governo abbia compreso», spiega Simona Malpezzi, capogruppo del Partito democratico del Senato. «Da parte nostra - aggiunge l’esponente dem - c’è la disponibilità nel lavorare sul tema con serietà, come abbiamo sempre fatto».

Il dibattito - scrive qui Mari Teresa Meli - lo ha voluto Giuseppe Conte. E lo ha ottenuto presentando una mozione. Sul «no» alle armi, come sollecitato più volte dall’ex premier? No. Quello lo hanno fatto i rossoverdi (e i grillini potrebbero votare anche il testo Bonelli-Fratoianni). Nella sua mozione il M5S, per mettere in difficoltà i dem divisi tra pacifisti a oltranza e filoucraini, si limita a impegnare il governo a «illustrare preventivamente alle Aule parlamentari» un «eventuale invio di forniture militari».

Ore 15:04 - Il Gruppo Wagner ammette la morte al fronte del detenuto zambiano

Il gruppo paramilitare russo Wagner ha ammesso la morte sul fronte ucraino di uno studente zambiano che stava scontando una pena detentiva in Russia, due settimane dopo la richiesta di spiegazioni giunta dalle autorità di Lusaka. «Lemekhani Nathan Nyirenda, il 22 settembre, è stato uno dei primi a penetrare nelle trincee nemiche, dando prova di coraggio e ardimento», ha scritto il proprietario della compagnia, Evgeny Prigozhin sulle reti sociali. «Ricordiamo bene questo ragazzo» di 23 anni, «morto da eroe» in combattimento, ha aggiunto l’oligarca, ritenuto vicino al presidente russo, Vladimir Putin. Prigozhin è stato accusato dall’Ucraina di aver mandato al fronte migliaia di combattenti reclutati direttamente dalle carceri russe, con la promessa di uno stipendio e di un’amnistia. Nyirenda, ha riferito Prigozhin, è stato prelevato da una prigione nella regione di Tver, a Nord-Ovest di Mosca, dove stava scontando una pena di nove anni e sei mesi per una non meglio specificata violazione della legge russa. In Russia per studiare ingegneria nucleare a Mosca, il giovane si era dichiarato colpevole.

Ore 15:08 - Mosca: «Pericolo escalation da maggiore ruolo degli Usa in Ucraina»

La Russia fa presente agli Usa che la sua politica verso un maggiore coinvolgimento nel conflitto in Ucraina porta il pericolo di una escalation. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri Serghei Ryabkov citato dall’agenzia Tass. Ryabkov ha aggiunto che tra Washington e Mosca non sono in corso negoziati sull’Ucraina, ma che le due parti semplicemente si scambiano «segnali».

Ore 15:21 - Berlino: «Attacchi russi all’energia ucraina è crimine di guerra»

La distruzione «sistematica» delle infrastrutture energetiche perpetrata dalla Russia in Ucraina è un «crimine di guerra». Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia tedesco Marco Buschmann dopo un incontro con i suoi omologhi del G7. Gli attuali attacchi mirati alle forniture di elettricità e riscaldamento «al fine di tenere le persone nei loro appartamenti per un inverno in cui le temperature potrebbero scendere a -30 gradi centigradi» sono «un terribile crimine di guerra», ha detto il ministro.

Ore 15:39 - A margine della ministeriale Nato ci sarà una riunione del G7 «esteso»

A margine della ministeriale Nato di Bucarest ci sarà anche una riunione del G7 in un formato esteso, con la presenza di Ucraina, Polonia, Estonia, Estonia, Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Finlandia, Danimarca, Olanda, Spagna, Banca Europea per la Ricostruzione e la Banca Mondiale. Il focus sarà sul sostegno a Kiev sul fronte energetico.

Ore 15:46 - Russia: «Non escluso uno scambio di prigionieri con gli Usa entro l’anno»

La Russia non esclude un nuovo scambio di prigionieri con gli Stati Uniti entro la fine dell’anno. Lo ha detto il vice ministro degli Esteri Sergei Ryabkov, affermando che «c’è sempre la possibilità» di uno scambio di detenuti con Washington.

Ore 15:55 - A processo l’oppositore Yashin per video sul massacro di Bucha: rischia fino a 10 anni di carcere

Si è aperto il processo al tribunale di Mosca contro Ilya Yashin, uno dei pochi oppositori del Cremlino rimasti in Russia. Yashin è in carcere dal luglio scorso, con l’accusa di aver diffuso false informazioni sulle forze armate russe. Si tratta del nuovo reato introdotto dal presidente russo Vladimir Putin dopo l’inizio dell’«operazione militare speciale» in Ucraina. Le accuse riguardano un video livestream su YouTube in cui Yashin descriveva l’uccisione di civili a Bucha, in Ucraina. Parlando davanti al giudice, Yashin ha sostenuto che il suo caso è stato inventato e «ha tutti i segni di una persecuzione politica illegale». Ha sottolineato inoltre che nel video aveva citato fonti ufficiali russe insieme a dichiarazioni ucraine per dare al suo pubblico una visione obiettiva. Rischia fino a 10 anni di carcere.

Ore 16:08 - Ciriani: «Se la volontà è unanime ok al dl per proroga alle armi»

«Il governo non si è mai nascosto sull’invio di invio armi all’Ucraina. Il ministro Crosetto ha dato totale disponibilità a riferire alle Camere prima dell’invio. Si tratta di prorogare una norma e l’emendamento era una scelta tecnica per rendere più semplice e veloce il deposito e garantire la conversione entro il 31 dicembre. Se le opposizioni ci danno garanzie di convertire un decreto entro dicembre, il Cdm, su proposta del ministro della Difesa Crosetto, prenderà in considerazione la possibilità di un decreto». Così il ministro per i rapporti con il Parlamento Ciriani al termine della conferenza dei capigruppo Senato.

Ore 16:13 - Mattarella: «Serve un rinnovato slancio di coesione europea»

«Oggi il panorama internazionale è gravemente condizionato e ferito dalla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina che ci riporta alla peggior epoca degli imperialismi e dei nazionalismi e rappresenta una lacerazione profonda di quella trama di norme e principi giuridici che hanno dato sostanza al sistema multilaterale fondato sul diritto internazionale e sulla eguaglianza fra gli Stati. La minaccia posta dalla Russia alla pace e alla sicurezza, richiede da parte di tutte le democrazie, in particolare quelle europee, un rinnovato slancio di unità e coesione». Lo ha detto il presidente Sergio Mattarella parlando da Berna.

«Oggi il panorama internazionale è gravemente condizionato e ferito dalla guerra di aggressione scatenata dalla Russia contro l’Ucraina che ci riporta alla peggior epoca degli imperialismi e dei nazionalismi e rappresenta una lacerazione profonda di quella fitta trama di norme e principi giuridici che hanno dato forma e sostanza al sistema multilaterale fondato sul diritto internazionale e sulla eguaglianza fra gli Stati», ha aggiunto Mattarella.

Ore 16:27 - Arrestato il vice sindaco di Kherson per presunto collaborazionismo

Le autorità ucraine hanno arrestato il vice sindaco della città meridionale liberata di Kherson Vladimir Pepel, sospettato di collaborazionismo con le truppe russe durante l’occupazione. Lo ha riferito l’ufficio del procuratore generale. Secondo i pubblici ministeri, a marzo, il funzionario avrebbe iniziato a collaborare con l’amministrazione russa a Kherson. Se ritenuto colpevole, il funzionario rischia dai 10 ai 12 anni di carcere. «Pur comprendendo che i rappresentanti della Russia hanno occupato illegalmente l’oblast, il sospettato ha contribuito a istituire forze dell’ordine illegali, servizi comunali e abitativi per l’amministrazione installata da Mosca.

Ore 16:38 - Leopoli vieta l’attività della chiesa russa sul territorio regionale

Il Consiglio regionale di Leopoli ha vietato le attività della Chiesa ortodossa legata al Patriarcato di Mosca sul territorio regionale: lo ha dichiarato il deputato Oleksy Goncharenko, come riferisce il sito di notizie indipendente bielorusso Nexta Tv. Nei giorni scorsi i servizi di sicurezza ucraini hanno perquisito durante un’operazione di controspionaggio diversi siti religiosi legati alla Chiesa russa sul territorio ucraino, tra cui il famoso Monastero delle Grotte di Kiev. Il Cremlino ha reagito definendo le perquisizioni `un’azione di guerra´. Il 23 novembre un disegno di legge per bandire l’attività della chiesa ortodossa russa in Ucraina è stato presentato in Parlamento a Kiev.

Ore 17:05 - Kiev: «Di nuovo bombe sull’ospedale di Kherson»

L’esercito russo ha attaccato l’ospedale regionale di Kherson, il presidente Zelensky è stato informato: lo rende noto l’ufficio presidenziale ucraino spiegando che non ci sono state vittime, come riporta Unian. Quattro giorni fa l’ospedale era stato colpito dai missili russi, così come altre strutture sanitarie, e i pazienti del reparto pediatrico e psichiatrico erano stati trasferiti a Mykolaiv e Odessa.

Ore 17:10 - L’ambasciata russa a Roma: «Lince distrutto: contenti?»

L’auto blindata Lince MLV consegnata all’esercito ucraino vicino ad Artiomovsk (Bakhmut). Tutti i contribuenti italiani sono felici di tale destinazione dei loro soldi?». Lo scrive su Facebook l’ambasciata russa a Roma postando la foto di un blindato distrutto nel giorno in cui in Parlamento si discute della proroga degli aiuti militari a Kiev.

Ore 17:17 - Kuleba: «Ci servono missili e generatori»

«Abbiamo bisogno di sistemi di difesa aerea, in particolare Patriots, e trasformatori per la rete elettrica. Di questo si discute oggi a Bucarest. L’ultima volta che ho partecipato a una ministeriale Nato ho usato tre parole: armi armi e armi. Questa volta ne userò altre tre: presto presto presto». Lo ha detto il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba parlando al fianco del segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg. La Mato ha assicurato che garantirà le forniture di carburante e generatori

Ore 18:27 - Stoltenberg: «Pace si raggiungerà con aiuto militare a Kiev»

«La maggior parte delle guerre si conclude ai tavoli dei negoziati e probabilmente anche questa guerra si concluderà così. Ma quello che accade a quel tavolo è legato a cosa accade sul campo di battaglia. Può sembrare un paradosso, ma la realtà è che per raggiungere una pace duratura è fornendo sostegno militare all'Ucraina. È il modo in cui Putin potrà capire che non raggiungerà il suo obiettivo e dovrà sedersi e negoziare». Lo ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, in conferenza stampa dopo la ministeriale Esteri a Bucarest. «Una pace duratura può essere solo una pace giusta, e una pace duratura non ci sarà se i poteri autoritari vinceranno sulla democrazia e la pace», ha spiegato Stoltenberg. «Naturalmente tutti sono in favore della pace ma dobbiamo comprendere che per raggiungerla è necessario assicurarsi che gli aggressori non vincano, perché dobbiamo ricordarci che è una guerra di aggressione, vediamo attacchi a civili e alle infrastrutture energetiche.

Ore 18:29 - Tajani: «Offerta a Kiev collaborazione Protezione Civile»

«L'Italia ha già fatto molto, abbiamo inviato 5 gruppi elettrogeni, circa 51 tonnellate di materiale elettrico e 500 commutatori automatici, tutto materiale che serve a tenere in vita la rete elettrica ucraina». Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani a Bucarest. «In più abbiamo offerto la disponibilità della nostra protezione civile, che è una delle migliori al mondo, a fornire esperienza nell'aiutare gli sfollati e incrementare se c'è bisogno il numero dei rifugiati dall'Ucraina verso altre parti dell'Europa», ha detto.

Ore 18:59 - Stoltenberg: «Percentuale molto alta di missili russi viene abbattuta»

Una percentuale molto elevata di missili russi viene abbattuta, «senza i sistemi di difesa aerea forniti dai Paesi Nato ci sarebbero molti più danni in Ucraina», ha rivendicato il Segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, in una conferenza stampa a Bucarest, a margine della riunione dei ministri degli Esteri dei Paesi alleati, denunciando come «gli attacchi deliberati di Mosca contro le infrastrutture ucraine significano che «Putin sia perdendo sul campo di battaglia». «Non riesce ad accettare il fatto che l'Ucraina abbia liberato molti territori, l'unico modo in cui può rispondere è colpendo i civili», ha sottolineato.

Ore 19:08 - La Nato invia generatori e trasformatori per l’emergenza energetica

(Andrea Marinelli e Guido Olimpio) La coalizione filo Ucraina risponde alla campagna di bombardamenti russi con nuovi aiuti. E insieme alle armi si preoccupa su come fronteggiare l’emergenza elettricità provocata dalla distruzione sistematica delle infrastrutture.

Ore 19:48 - Usa valutano se bollare Gruppo Wagner come terrorista

L’amministrazione Biden sta valutando se etichettare o meno il Gruppo Wagner russo come un’organizzazione terroristica straniera. Lo riporta l’agenzia Bloomberg citando alcune fonti informate, secondo le quali una decisione definitiva non è ancora stata presa sulla denominazione del gruppo di mercenari russi, guidata dall’alleato di Vladmir Putin Yevgeny Prigozhin. Bollare il gruppo come organizzazione terroristica consentirebbe agli Stati Uniti di perseguire penalmente Wagner e i suoi uomini, che hanno guadagnato forza con l’invasione dell’Ucraina.

Ore 19:48 - Medvedev: Patriot e personale Nato saranno nostro legittimo obiettivo

Un’altra minaccia dal vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitry Medevedev. «Se, come ha lasciato intendere Soltenberg, la Nato rifornirà i fanatici di Kiev con i sistemi di difesa aerea Patriot, così come con personale dell’Alleanza, saranno immediatamente considerati come obiettivi legittimi delle nostre forze armate», ha dichiarato Medevedev. «Spero che il messaggio sia chiaro per gli impotenti della Nato», ha aggiunto.

 Ore 20:05 - Usa: chiederemo al Congresso di continuare ad aiutare l’Ucraina

L’amministrazione Biden «continuerà a chiedere al Congresso di fornire all’Ucraina l’assistenza di cui hai bisogno». Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, in un punto con la stampa a bordo dell’Air Force One che sta portando il presidente Joe Biden in Michigan, rispondendo ad una domanda sulle minacce del leader dei repubblicani alla Camera Kevin McCarthy, speaker in pectore dopo la risicata vittoria del suo partito alla House nelle elezioni di Midterm, di «non fornire più assegni in bianco» a Kiev.

Ore 20:21 - Consiglio dei ministri, possibile dl invio armi già giovedì

Il decreto per la proroga dell’invio di armi all’Ucraina potrebbe arrivare già giovedì in Consiglio dei ministri, nella seduta prevista (ma non ancora convocata) per l’esame di un decreto sull’emergenza a Ischia. È quanto si apprende da fonti di governo, dopo il ritiro dell’emendamento sul tema presentato al decreto Nato-Calabria. Il governo Meloni, ha detto oggi il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani,«non si è mai nascosto sull’invio di invio armi all’Ucraina. Il ministro Crosetto ha dato totale disponibilità a riferire alle Camere prima dell’invio». Quella dell’emendamento, ha aggiunto, era «una scelta tecnica» ma «se le opposizioni ci danno garanzie di convertire un decreto entro il 31 dicembre, il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro della Difesa Crosetto, prenderà in considerazione la possibilità di un decreto». Che potrebbe arrivare, appunto, già giovedì.

Ore 21:13 - Stoltenberg: «Putin vuole che il popolo ucraino fugga o muoia di freddo, Nato non si tira indietro»

I ministri degli Esteri della Nato hanno incontrato il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba e hanno promesso un sostegno costante all’Ucraina mentre combatte l’aggressione della Russia. Lo ha scritto su Twitter il Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, affermando che «Putin sta cercando trasformare l’inverno in un’arma e di costringere gli ucraini a fuggire se non vogliono congelare. Non ci tireremo indietro, né ci divideremo».

Ore 21:16 - L’Estonia emette monete da 2 euro dedicate all’Ucraina

«La banca centrale dell’Estonia ha emesso monete da 2 euro dedicate all’Ucraina. Oggi entrano in circolazione». Ad annunciare la decisione su Twitter Kaja Kallas, la premier dell’Estonia. «La moneta è stata disegnata dalla rifugiata ucraina Daria Titova - ha aggiunto -. Sarà un promemoria quotidiano della lotta per la libertà dell’Ucraina e del suo futuro nell’Ue».

La moneta - al cui centro spicca il motto «Slava Ucraini» (Onore all’Ucraina) - «ci ricorda che la libertà è il valore più alto e che ottenerla richiede un costo altrettanto alto», ha commentato il governatore della Banca d’Estonia Madis Muller durante una conferenza stampa. Il ricavato della vendita dei kit con la moneta commemorativa, acquistabili nelle banche estoni, sarà devoluto alla Banca Centrale Ucraina: «Gli ucraini - ha continuato Muller -, stanno combattendo, sacrificando la vita dei cittadini per i valori comuni dello spazio culturale europeo ed è nostro dovere sostenerli».

Ore 23:28 - Linea rossa Washington-Mosca usata solo una volta

La «linea rossa» creata tra le forze armate Usa e quelle della Russia all’inizio della guerra di Mosca contro l’Ucraina è stata utilizzata solo una volta. Lo ha riferito alla Reuters un alto funzionario statunitense precisando che è stata Washington a usare il telefono rosso per «avviare una descalation». Non è chiaro quale sia stato l’episodio che ha fatto scattare l’allarme, il funzionario ha tuttavia escluso che sia stato la caduta di un missile in Polonia il 15 novembre. Più probabile, riferiscono altre fonti, siano state le operazioni delle forze russe contro infrastrutture critiche come la centrale nucleare di Zaporizhzhia.

Al buio, ma liberi. I russi pensano di poter bombardare gli ucraini fino alla resa, ma si sbagliano ancora una volta. Olga Tokariuk su L’Inkiesta il 30 Novembre 2022

Le città dell’Ucraina sono state ridotte all’oscurità dai crimini di guerra di Mosca. Ma le difficoltà, e la storia, aiutano un popolo fantastico a resistere all’invasore omicida. Gli amici occidentali se lo mettano in testa

Se avete bisogno di un’immagine per capire come la vita quotidiana in Ucraina differisca dal resto d’Europa, pensate agli ascensori.  

Le interruzioni di corrente causate dagli attacchi della Russia contro le infrastrutture energetiche civili sono così frequenti, così lunghe e imprevedibili, che le persone sono spesso bloccate negli ascensori per lunghi periodi. I residenti dei condomini hanno quindi iniziato a lasciare cibo, prodotti per l’igiene e pannolini negli ascensori, nel caso i loro vicini rimanessero intrappolati.  

La vita è difficile in tutta l’Ucraina. Mia madre, che ha 70 anni e vive in una città dell’Ucraina occidentale, ora esce dal suo appartamento al sesto piano solo quando è strettamente necessario. Dice che le ricorda il lockdown durante la pandemia di Covid, ma è peggio.  

L’ultima volta che abbiamo parlato, mi ha detto che non aveva né elettricità né acqua perché le pompe dell’acqua si guastano quando manca la corrente. Il sindaco di Ivano-Frankivsk, una città dell’Ucraina occidentale, ha esortato i residenti dei condomini a trasferirsi nei villaggi in campagna per l’inverno; lì sarebbe più facile sopravvivere in caso d’interruzioni di corrente che potrebbero durare «per giorni», ha detto.  

Nove mesi dopo l’inizio dell’invasione russa su vasta scala, l’Ucraina si sta preparando per l’inverno più difficile della sua storia post-indipendenza mentre si intensificano gli attacchi missilistici russi alla sua infrastruttura energetica. Solo il 23 novembre, la Russia ha lanciato 70 missili su tutta l’Ucraina, facendo precipitare la capitale Kyjiv in un blackout quasi totale e costringendo i suoi residenti a fare la fila per l’acqua e a usare l’acqua dallo scioglimento della neve, poiché l’approvvigionamento idrico è compromesso. Una settimana prima, il 15 novembre, erano stati lanciati più di 100 missili russi: il più grande attacco dall’inizio dell’invasione su vasta scala. Il 27 novembre, il presidente Zelenskyy ha avvertito che ci sarebbero stati altri attacchi in arrivo. 

Il Cremlino dichiara che i suoi missili sono puntati su obiettivi militari, ma come gran parte della sua propaganda questa dichiarazione è palesemente falsa. Vladimir Putin e i suoi generali, acclamati dai propagandisti che ogni notte reclamano attacchi contro la popolazione civile, mirano a ridurre il nostro Paese a uno stato premoderno, senza nessuna delle comodità della vita del Ventunesimo secolo. Sperano di bombardare gli ucraini fino alla sottomissione. 

Come risultato degli attacchi della Russia, che sono in corso dall’inizio di ottobre, metà delle infrastrutture energetiche dell’Ucraina è stata distrutta o danneggiata, hanno detto i funzionari. Intere città sono immerse nell’oscurità dal pomeriggio fino al mattino. I lampioni si spengono, interi edifici sono immersi nell’oscurità e i pedoni usano i fari per essere visti. Le connessioni Internet e mobili sono irregolari e ci sono interruzioni al riscaldamento e all’approvvigionamento idrico. Le persone a Kyjiv, Lviv, Kharkiv e in altre città e villaggi ucraini fanno scorta di candele, beni non deperibili e, se sono abbastanza fortunati e ricchi, batterie e generatori per telefoni portatili.  

I prezzi per questi sono saliti alle stelle e ci sono gravi carenze. Alcuni dei miei amici ucraini mi hanno chiesto di portare loro power bank come regalo di Natale dall’estero. Alcuni altri stanno progettando di fuggire all’estero, unendosi ai milioni di rifugiati ucraini, poiché la vita sta diventando sempre più difficile. 

Molti ucraini hanno subito interruzioni dell’elettricità nei primi anni ’90, quando il giovane paese ha subito una grave crisi economica dopo il crollo del regime sovietico. Ricordo come giocavamo a carte e con i giochi da tavolo a lume di candela con i miei genitori e mia sorella: per un bambino erano momenti piacevoli, ma da adulto non avrei mai desiderato che i miei figli vivessero qualcosa di simile. Troppo tardi; la nuova generazione di ragazzi ucraini ha già visto cose molto peggiori di questa.

Ma se il Cremlino pensa che gli ucraini si stiano indebolendo e che il freddo e le difficoltà causeranno un crollo della volontà di combattere, si sbaglia di grosso. È proprio l’esperienza delle difficoltà ad aiutare oggi gli ucraini a resistere, mentre l’esistenza del loro paese è minacciata di essere cancellata. Gli ucraini non si abbandoneranno nemmeno un centimetro del loro territorio.

L’Ucraina sta vincendo sul campo di battaglia e la gente è consapevole che gli attacchi missilistici russi sono un segno di disperazione.

Le immagini recenti della liberazione di Kherson, che è stata sotto l’occupazione russa per otto mesi, rendono chiaro come si sentono gli ucraini: c’erano scene di giubilo, baci e fiori per i soldati, nonne che li supplicavano di «non lasciarci mai più soli». C’erano bandiere ucraine, nascoste sotto le piastrelle del marciapiede, tirate fuori e riposte per le strade.

E mentre i russi si ritiravano, inevitabilmente sono state scoperte altre atrocità: i luoghi delle torture, i corpi dei giustiziati riesumati dalle fosse comuni. Proprio come a Bucha, Izyum e in ogni altra città dove i russi hanno messo piede.

Ecco perché gli ucraini sanno che non possono arrendersi: sanno che la vittoria della Russia porterebbe maggiore repressione, insieme ad ancora più morte e distruzione. Vedere queste atrocità li rende ancora più determinati a difendere il loro diritto a vivere in un paese libero, indipendente e democratico.

Il mondo deve stare con l’Ucraina, nonostante la stanchezza e l’inverno che si avvicina. Il mondo democratico ha inviato i migliori sistemi di difesa aerea e missilistica e stanno funzionando bene. Ma i missili russi e iraniani continuano a essere lanciati ed è necessario ulteriore aiuto per proteggere le infrastrutture sopravvissute agli attacchi.

L’Ucraina chiede più equipaggiamento militare, aerei da combattimento avanzati, carri armati e missili balistici a lungo raggio come ATACMS. Secondo i funzionari del governo, la semplice presenza sul territorio ucraino di armi in grado di distruggere i luoghi dove si trovano i lanciamissili russi servirebbe da potente deterrente.

Mentre alcuni sistemi di difesa stanno arrivando, il lento ritmo della fornitura delle altre armi non ha senso, a meno che i nostri amici occidentali non siano ancora più preoccupati per la sconfitta della Russia che per la sconfitta dell’Ucraina.

Un tale giudizio sarebbe un errore. L’Ucraina continuerà comunque a combattere.

La nostra gente ha già fatto la scelta: «È meglio vivere senza elettricità se significa vivere senza russi». Questa citazione, del presidente Zelenskyy, viene ripetuta ogni giorno, come un sermone, da milioni di persone nell’oscurità dell’Ucraina.

Articolo pubblicato su Center for European Policy Analysis

Ucraina Russia, news sulla guerra del 30 novembre. di Redazione Esteri su Il Corriere della Sera il 30 novembre 2022.

Le notizie di mercoledì 30 novembre

• La guerra in Ucraina è arrivata al 280esimo giorno.

• Nel giorno in cui viene ritirato l’emendamento che prorogava di un anno l’invio di armi a Kiev, Mosca provoca l’Italia: «Lince distrutto». Ma la foto dell’auto blindata consegnata all’esercito ucraino è falsa.

• Medvedev attacca la Nato: «Organizzazione criminale, va sciolta»

• Kiev denuncia: «Navi da guerra russe nel Mediterraneo»

• Gli Usa non escludono di inviare missili Patriot.

• Stoltenberg: «Putin usa l’inverno come arma».

Ore 07:21 - Kiev: «Oltre 100 soldati russi al giorno chiedono informazioni per disertare»

Il governo ucraino ha affermato che I want to live (Hochu zhit, in russo) - il sito e la hotline per i militari russi che vogliono arrendersi e disertare sta ricevendo fino a 100 chiamate al giorno . Il servizio, gestito online, telefonicamente e su Telegram o WhatsApp, avrebbe ricevuto oltre 3.500 contatti tra soldati al fronte e le loro famiglie da quando è stato aperto, tre giorni prima della mobilitazione di massa dei riservisti lanciata dal presidente russo Putin il 21 settembre. Il servizio ha provocato subito un’ondata di richieste. Meno di un mese dopo, dopo aver saputo che era stato contattato da più di 2.000 persone, la procura generale russa ha oscurato il sito in tutta la Federazione. Ma nonostante questo le richieste di resa continuerebbero ad arrivare numerose. La Bbc ha ascoltato le registrazioni di alcune chiamate e incontrato una telefonista ucraina che parla quotidianamente con i soldati russi. La donna ha raccontato che le chiamate arrivano soprattutto la sera, quando le truppe hanno più tempo libero. «Molti chiamano non per arrendersi ma per scoprire come potrebbero, se necessario. Ogni volta è diverso».

Ore 07:41 - Scuole come caserme nei territori occupati

I russi costringono i residenti dei territori occupati dell’Ucraina meridionale a mandare i propri figli nelle scuole russe: lo rende noto il Centro di resistenza nazionale. «Nel sud, i russi controllano i bambini se sono fuori durante l’orario scolastico. Medici importati dalla Federazione Russa durante le visite mediche controllano se il bambino studia in una scuola russa», scrive il Centro aggiungendo che i bambini e i loro genitori vengono anche controllati per vedere se le applicazioni scolastiche online ucraine sono installate sui loro telefoni cellulari. I russi, commenta il Centro, stanno trasformando le scuole nei territori occupati della regione di Zaporizhzhia in caserme.

Ore 07:56 - Tajani: «Lanciamo un messaggio alla Russia, la Nato proteggerà i Balcani e i vicini dell’Ucraina»

«Come Nato dobbiamo proteggere tutti i Paesi dei Balcani occidentali e i vicini dell’Ucraina: ora è importante lavorare insieme perché l’unità è la cosa più importate e lanciare un messaggio chiaro alla Russia: che siamo pronti a proteggere questi Paesi». Così si è espresso il ministro degli Esteri Antonio Tajani arrivando al secondo giorno della ministeriale Nato. «Abbiamo bisogno di più Europa nei Balcani occidentali, questa è la nuova strategia dell’Italia. La stabilità è cruciale per mantenere la pace ma anche per contrastare l’immigrazione clandestina» ha chiarito il ministro.

Ore 08:10 - Zelensky: «I russi stanno progettando qualcosa nel Sud»

«Nonostante le enormi perdite russe, gli occupanti stanno ancora cercando di avanzare nella regione di Donetsk, prendere piede nella regione di Luhansk, spostarsi nella regione di Kharkiv. Stanno progettando qualcosa nel Sud», ha affermato Vlodymyr Zelensky nel suo consueto messaggio notturno. «Ma stiamo resistendo e, cosa più importante, non permettiamo al nemico di realizzare le sue intenzioni», ha aggiunto il presidente ucraino.

Ore 08:22 - Kiev: «720 soldati russi ricoverati in ospedali di Donetsk»

Nell’ultima settimana oltre 720 soldati russi feriti sono stati ricoverati negli ospedali della città di Donetsk occupata e nella città di Horlivka i russi hanno limitato l’accesso dei civili a uno degli ospedali: lo ha reso noto lo Stato Maggiore dell’esercito ucraino nel suo rapporto quotidiano pubblicato questa mattina. Lo riportano i media ucraini. «La scorsa settimana più di 720 militari feriti di unità delle forze di occupazione russe sono stati consegnati alle strutture mediche della città temporaneamente occupata di Donetsk», si legge nel rapporto. E nella città di Horlivka temporaneamente occupata, uno degli ospedali civili è stato riconvertito in un ospedale militare, dove l’accesso dei civili è limitato e solo il personale medico è autorizzato a visitare i pazienti, prosegue lo Stato Maggiore. Intanto, l’aviazione ucraina ha lanciato 15 attacchi contro le aree di maggior concentrazione di personale, armamenti e attrezzature militari russe e due attacchi alle postazioni dei sistemi missilistici antiaerei di Mosca. Inoltre, le forze di Kiev hanno respinto ieri le offensive russe vicino a sei insediamenti nelle regioni di Donetsk e Lugansk. In particolare, gli attacchi russi sono stati respinti nei pressi di Stelmakhivka nel Lugansk e di Bilohorivka, Marinka, Bakhmutske, Pervomaiske e Nevelske nel Donetsk.

Ore 08:24 - Zelensky: «È importante superare questo inverno, stiamo vincendo»

«Per noi è importante superare questo inverno. Possiamo vincere e stiamo vincendo. Ma senza l’aiuto degli Stati Uniti, leader nel sostegno all’Ucraina, di cui avremo bisogno in futuro, sarebbe stato molto difficile per noi». Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky incontrando la cantautrice ucraina, Jamala, vincitrice dell’Eurovision Song Contest 2016, che si recherà negli Stati Uniti per partecipare ad eventi culturali e incontrerà alti funzionari americani. «Con Jamala abbiamo parlato del fatto che i segnali di personaggi famosi della cultura e dell’arte hanno sicuramente un impatto nel mondo», aggiunge.

Ore 08:29 - Bombe russe sul Donetsk, uccisi 5 civili

Cinque civili sono stati uccisi e altro 15 sono rimasti feriti nei bombardamenti russi di ieri nella regione di Donetsk, nell’Ucraina orientale: lo ha reso noto su Telegram il capo dell’amministrazione militare regionale, Pavlo Kyrylenko su Telegram, come riporta Ukrinform. «Il 28 novembre 2022, i russi hanno ucciso cinque civili nella regione di Donetsk: due a Bakhmut, due a Drobysheve e uno a Lyman. Altre quindici persone sono rimaste ferite», ha scritto Kyrylenko sottolineando che è ora impossibile avere il numero esatto di vittime a Mariupol e Volnovakha.

Ore 08:30 - Zelensky: «La Russia perderà 100mila soldati quest’anno»

«Quest’anno la Russia perderà centomila dei suoi soldati e solo Dio sa quanti mercenari». Lo ha scritto su Telegram il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «La situazione al fronte è difficile. Nonostante le enormi perdite russe, gli occupanti stanno ancora cercando di avanzare nella regione di Donetsk, entrare nella regione di Luhansk, spostarsi nella regione di Kharkiv e stanno pianificando qualcosa nel sud», ha scritto Zelensky. «Ma stiamo resistendo e, cosa più importante, non permettiamo al nemico di realizzare i propri obiettivi. Hanno detto che avrebbero catturato la regione di Donetsk in primavera, estate, autunno. L’inverno inizia già questa settimana. Lì hanno disperso il loro esercito regolare, ogni giorno perdono centinaia di mobilitati e mercenari», ha scritto ancora Zelensky, aggiungendo che «l’Ucraina resisterà. E il mondo farà di tutto per garantire che tutti i colpevoli di questa guerra criminale siano assicurati alla giustizia».

Ore 08:55 - Nuovo attacco a Zaporizhzhia: «Colpito un punto di distribuzione del gas»

Nella notte nuovo attacco dell’esercito russo nel distretto sudorientale di Zaporizhzhia: un missile ha colpito un sito di distribuzione del gas, provocando un incendio. «È stato rapidamente spento, ma tre strade sono rimaste senza gas» ha riferito il capo dell’amministrazione militare regionale Oleksandr Starukh.

Ore 12:02 - Kadyrov: «Il Papa è rimasto vittima della propaganda»

Papa Francesco «è rimasto vittima della propaganda». Così il leader ceceno Ramzan Kadyrov ha commentato le affermazioni del Pontefice che in un’intervista alla rivista America dei gesuiti aveva parlato di particolari crudeltà in Ucraina dei soldati ceceni e buriati. «Tutti sono profondamente religiosi» tra i combattenti ceceni, scrive Kadyrov su Telegram, «e ogni combattente sa che in tempo di guerra non bisogna dimenticare l’onore, la dignità e anche il rispetto del nemico». «È vergognoso - conclude - che una personalità religiosa famosa in tutto il mondo non conosca l’atteggiamento dei musulmani verso il nemico».

Ore 12:07 - Tajani: «Presto in Consiglio dei ministri un decreto su proroga armi a Kiev»

«Presto il ministro della Difesa porterà in consiglio dei ministri il decreto per prorogare i tempi delle decisioni già adottate che scadono il 31 dicembre per un’eventuale fornitura di mezzi militari all’Ucraina, naturalmente sempre previa passaggio parlamentare». Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine della ministeriale Nato di Bucarest.

Ore 12:10 - Armi all’Ucraina, la Camera approva le mozioni di maggioranza, Pd e Terzo polo. Respinta quella dei 5 Stelle

Sulla questione dell’invio di armi in Ucraina la mozione del Movimento 5 Stelle — su cui il governo aveva espresso parere contrario — è stata respinta dalla Camera con 193 no, 46 sì e 75 astenuti. Via libera, invece, alla mozione unitaria del centrodestra: parti del documento, che contiene tra l’altro l’ok a proseguire con l’invio delle armi a Kiev, sono state votate anche dall’opposizione.

Ore 12:14 - Von der Leyen: «Creeremo un tribunale speciale per i crimini della Russia»

La Ue intende lavorare per creare un tribunale speciale per processare i «crimini della Russia» in Ucraina e vuole mobilitare i beni russi congelati per ricostruire il Paese. Lo ha annunciato la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen: «Pur continuando a sostenere la Corte penale internazionale, proponiamo di istituire un tribunale speciale sostenuto dalle Nazioni Unite per indagare e perseguire i crimini di aggressione della Russia» contro l’Ucraina. La creazione di un tale tribunale è stata più volte invocata dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Siamo pronti a iniziare a lavorare con la comunità internazionale per ottenere il più ampio sostegno internazionale possibile per questo tribunale», ha affermato von der Leyen.

Ore 12:39 - Mosca: «Abbiamo preso i villaggi di Belogorovka e Pershe Travnya»

Il ministero della Difesa russo ha fatto sapere nell’odierno briefing che l’Armata ha preso il controllo degli insediamenti ucraini di Belogorovka e Pershe Travnya, in direzione di Donetsk. Le forze armate della Federazione Russa avrebbero inoltre colpito quelle ucraine nella direzione di Kupyansk, fino a 50 soldati ucraini sono stati uccisi, secondo Mosca. Le truppe russe hanno inoltre ucciso più di 40 militari nell’autoproclamata repubblica di Lugansk, sempre secondo la Difesa russa.

Ore 12:46 - Shoigu: «Addestrati 300 mila riservisti e volontari in 2 mesi»

In due mesi sono stati addestrati più di 300 mila riservisti e volontari nell’ambito della mobilitazione parziale annunciata dal governo russo per la guerra in Ucraina. Lo ha reso noto il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, citato dall’agenzia di stampa Tass. Secondo Shoigu, circa tremila istruttori sono stati coinvolti nell’addestramento al combattimento di nuove unità militari in più di 100 campi di addestramento tra Russia e Bielorussia.

Ore 12:48 - Ue: «Non ci sono ragioni per il rifiuto dell’Ungheria agli aiuti a Kiev»

«Se c’è stata correlazione tra la decisione sul Pnrr ungherese e l’atteggiamento di Budapest nell’assistenza all’Ucraina nel 2023? Sì. Ma le leggi che abbiamo proposto, ovvero 18 miliardi di euro di assistenza macro-finanziaria, prevedono che Kiev ripaghino questo prestiti e che gli Stati membri coprano i tassi di interessi. La quota per Budapest è di 6 milioni: non credo ci sono argomenti sufficienti affinché Budapest non partecipi». Lo ha detto il commissario Ue al Bilancio Johannes Hahn nel corso della conferenza stampa sulle decisioni di Bruxelles sull’Ungheria. «E comunque la Commissione ha sempre un piano B», ha aggiunto.

Ore 12:56 - La Russia bombarda il centro di Kherson, morta una donna

La Federazione Russa ha bombardato il centro di Kherson: una donna è morta «nel suo appartamento a causa di bombardamenti ostili», un altro uomo è rimasto ferito e diversi edifici residenziali, strutture mediche e un gasdotto sono stati danneggiati. Lo ha detto Yaroslav Yanushevich, capo dell’amministrazione militare regionale ucraina di Kherson.

Ore 13:10 - Tajani: lungo colloquio con Kuleba, continueremo ad aiutarli

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un «lungo colloquio» con il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba a Bucarest, in occasione del vertice dei ministri degli Esteri della Nato. Tajani ha ribadito «l’impegno del nostro paese a garantire l’indipendenza del territorio» ucraino. «Continueremo a fornire assistenza, anche puntando sulla grande esperienza della nostra Protezione civile in questa delicata fase, con i bombardamenti, il crollo delle reti elettriche e con l’inverno, che la Russia vuole sfruttare».

Ore 13:20 - Stoltenberg, sostegno Nato all’Ucraina è essenziale

«L’Ucraina ha fatto progressi significativi ma non dobbiamo sottovalutare la Russia. I missili e i droni russi continuano a colpire le città ucraine, i civili e le infrastrutture critiche e questo sta causando enormi sofferenze umane, mentre si avvicina l’inverno. I ministri degli Esteri della Nato hanno chiarito che il nostro continuo sostegno militare all’Ucraina è essenziale. In particolare con ulteriori difese aeree. Accolgo con favore i nuovi impegni assunti dagli alleati». Lo ha detto il segretario della Nato Jens Stoltenberg.

Ore 13:27 - Blinken. attacchi mostrano che Putin non vuole diplomazia

Gli ultimi barbari attacchi russi contro obiettivi civili in Ucraina mostrano che Putin non è interessato a una soluzione diplomatica del conflitto. Lo ha detto il segretario di Stato americano Antony Blinken a Bucarest.

«Il presidente Putin non riesce a sconfiggere militarmente l’Ucraina, e ora sta perseguendo la guerra contro i civili», ha aggiunto Blinken, durante il vertice dei ministri degli Esteri della Nato. Putin sta «cercando di distruggere l’infrastruttura energetica dell’Ucraina, di spegnere la luce, di spegnere il riscaldamento, di chiudere l’acqua in modo che i civili soffrano», ha detto ancora Blinken, aggiungendo che «ciò che è molto chiaro per me, è che il sostegno all’Ucraina rimane forte, risoluto, determinato».

Ore 13:49 - Russia: blackout parziale regione Kursk per bombardamento ucraino

Due distretti della regione russa di Kursk, vicino al confine con l’Ucraina, sono rimaste parzialmente senza energia elettrica ieri a causa di un bombardamento delle truppe di Kiev. Lo ha detto il governatore della regione, Roman Starovoit, citato dall’agenzia Ria Novosti. I due distretti colpiti sono quelli di Sudzhansky e Korenevsky, ha precisato Starovoit sul suo canale Telegram. In precedenza il governatore aveva detto che era stato colpito anche il villaggio di Tetkino, una parte del quale era rimasto senza elettricità.

Ore 14:13 - Mosca nomina il nuovo direttore della centrale nucleare Zaporizhzhia

L’azienda russa dell’energia nucleare Rosenergoatom ha annunciato la nomina di un nuovo direttore della centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhia occupata dalle forze russe. Sarà Yury Chernichuk. All’inizio di ottobre, il precedente direttore, Ihor Murashov, era stato rapito dalle forze russe e accusato di aver collaborato con l’Ucraina e di aver screditato le autorità russe. In seguito era stato rilasciato.

Ore 14:27 - Bomba-carta all’ambasciata ucraina di Madrid, un ferito

Un impiegato dell’ambasciata ucraina a Madrid è rimasto ferito dopo aver manipolato un pacchetto risultato essere una probabile bomba-carta: lo hanno affermato fonti della polizia spagnola alle agenzie Efe e Afp. La persona coinvolta nell’episodio ha ricevuto assistenza sanitaria, ma le sue condizioni non sarebbero gravi.

Ore 14:36 - Kiev: «Russi bombardano l’acquedotto Kherson»

I russi stanno bombardando l’acquedotto Dnipro-Mykolaiv nella regione di Kherson. Lo ha riferito il capo dell’amministrazione militare regionale, Vitaliy Kim, durante un briefing. Lo riporta Ukrinform. «Gli occupanti continuano a bombardare due importanti sezioni della nostra condotta idrica», ha detto Kim, «hanno anche sparato contro la nostra squadra di ingegneri energetici che stavano riparando la linea di alimentazione di uno di questi impianti. La situazione è difficile, ma stiamo lavorando».

Ore 14:43 - Mosca: «Risposte "adeguate" se beni russi confiscati in Ue»

Mosca adotterà misure «adeguate» in risposta all’eventuale decisione della Ue di confiscare capitali russi. Lo ha detto la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, dopo che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva accennato alla possibilità di confiscare beni russi bloccati in Europa per pagare i danni in Ucraina. «Avvertiamo ancora una volta - ha detto la Zakharova, citata dall’agenzia Ria Novosti - che se si arriverà a una vera confisca di proprietà di cittadini russi, imprese o riserve di Stato del nostro Paese, allora misure adeguate seguiranno inevitabilmente da parte russa».

Ore 14:53 - Londra: «Bene la proposta Ue sui fondi russi, chi rompe paga»

«Per noi vale il principio "chi rompe paga", quindi è giusto che si cerchino modi per far sì che singoli individui e lo Stato russo abbiano un ruolo significativo su come finanziare la ricostruzione dell’Ucraina». Lo ha detto all’Ansa il ministro degli Esteri britannico, James Cleverly, rispondendo a una domanda sul meccanismo proposto oggi dall’Ue per utilizzare a favore dell’Ucraina i fondi congelati della Banca Centrale russa. «Anche nel Regno Unito stiamo studiando possibili soluzioni ma alla fine, come per le sanzioni, si dovrà procedere insieme ai nostri amici e partner», ha precisato.

Ore 15:30 - Kiev rafforza misure per ambasciate dopo il pacco bomba a Madrid

Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha ordinato di rafforzare urgentemente la sicurezza di tutte le ambasciate ucraine all’estero dopo l’esplosione di un pacco bomba alla sede diplomatica di Kiev a Madrid. Lo ha annunciato il portavoce del ministero degli Affari esteri dell’Ucraina Oleg Nikolenko su Facebook, come riferisce Ukrinform. «Una busta è arrivata all’Ambasciata dell’Ucraina in Spagna - afferma Nikolenko -. Durante l’ispezione, la busta è esplosa nelle mani di un dipendente che ha riportato lievi ferite e ora è ricoverato in ospedale. Non ci sono minacce alla sua vita. Il resto del personale dell’ambasciata non è rimasto ferito». Secondo il portavoce, il ministro ha anche sottolineato che chiunque sia dietro questa esplosione «non potrà intimidire i diplomatici ucraini o interrompere il lavoro quotidiano per rafforzare l’Ucraina e contrastare l’aggressione russa».

Ore 15:38 - Anche a Kiev ci sarà l’albero Natale: «Simbolo dell’indomabilità»

Dopo un lungo dibattito tra favorevoli e contrari, Kiev ha deciso: nonostante il conflitto in corso avrà il tradizionale albero di Natale a piazza Sofia. Lo ha annunciato il sindaco della città, l’ex campione di pugilato Vitali Klitschko, sciogliendo la riserva: l’albero artificiale di 12 metri sarà innalzato come «simbolico dell’indomabilità» degli ucraini che resistono ai russi da più di nove mesi.

L’albero in Piazza Sofia sarà decorato con ghirlande «a risparmio energetico» che saranno alimentate da un generatore, ha dichiarato il sindaco in un post su Telegram. E dopo Natale, vista l’emergenza energetica nel paese, il generatore sarà donato alle forze armate. In cima all’albero ci sarà lo stemma dell’Ucraina e intorno alla sua base ci saranno le bandiere dei Paesi che hanno aiutato l’Ucraina.

Ore 15:46 - Nuovo pacchetto di sanzioni inglese contro 22 russi

Il governo britannico ha annunciato sanzioni contro 22 altri politici e funzionari russi, nell’ambito della risposta coordinata con gli alleati Nato sul dossier Ucraina; il nuovo pacchetto prende di mira fra gli altri individui ritenuti coinvolti nella mobilitazione parziale di riservisti ordinata da Vladimir Putin per alimentare «la guerra illegale russa», riferisce il Foreign Office. Fra le persone colpite Denis Manturov, vicepremier addetto al settore bellico, funzionari del sistema penitenziario considerati vicini a Ievgheni Prigozhin, patron del Gruppo Wagner, ed Ella Pamfilova, presidente della commissione elettorale centrale.

Ore 15:54 - Kuleba: «Apprezziamo il sostegno dell’Italia»

«Ho incontrato Antonio Tajani per discutere come l’Italia potrà aiutare l’Ucraina a resistere all’inverno e l’aggressione. Grato per la conferma che l’assistenza dell’Italia alla difesa ucraina proseguirà e che il parlamento italiano darà luce alla relativa decisione. L’Ucraina apprezza il sostegno dell’Italia». Lo ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, dopo aver incontrato il collega Antonio Tajani al vertice Nato di Bucarest.

Ore 16:22 - Nuovo pacchetto di sanzioni Gb contro 22 russi

Il governo britannico ha annunciato sanzioni contro 22 altri politici e funzionari russi, nell’ambito della risposta coordinata con gli alleati Nato sul dossier Ucraina; il nuovo pacchetto prende di mira fra gli altri individui ritenuti coinvolti nella mobilitazione parziale di riservisti ordinata da Vladimir Putin per alimentare «la guerra illegale russa», riferisce il Foreign Office. Fra le persone colpite Denis Manturov, vicepremier addetto al settore bellico, funzionari del sistema penitenziario considerati vicini a Ievgheni Prigozhin, patron del Gruppo Wagner, ed Ella Pamfilova, presidente della commissione elettorale centrale, figura di orientamento relativamente liberale dell’entourage del Cremlino.

Le nuove sanzioni applicate dal governo di Rishi Sunak si aggiungono a quelle che nei mesi scorsi hanno colpito oltre 1000 fra individui e istituzioni russe sotto la ledership di Boris Johnson e di Liz Truss. Come le altre comportano il congelamento di beni delle persone coinvolte eventualmente rintracciabili da parte della autorità britanniche e il divieto di viaggiare nel Regno Unito. Le sanzioni nel complesso hanno avuto un impatto pesante sulla Russia e la sua macchina bellica, secondo Londra. E si aggiungono ai 2,3 miliardi di soli aiuti militari forniti in questi mesi dal Regno a Kiev (incluse 25 batterie anti-missile annunciate di recente).

Ore 16:33 - Madrid: pacco bomba all’ambasciata ucraina, un ferito

Un impiegato dell’ambasciata ucraina a Madrid è rimasto ferito dopo aver manipolato un pacchetto risultato essere una probabile bomba-carta: lo hanno affermato fonti della polizia spagnola alle agenzie Efe e Afp. La persona coinvolta nell’episodio ha ricevuto assistenza sanitaria, ma le sue condizioni non sarebbero gravi.

Ore 16:48 - Minuto di silenzio in Senato contro l’Holodomor

«La conferenza dei capigruppo al Senato ha stabilito che entro la fine dell’anno l’Aula di Palazzo Madama osserverà un minuto di silenzio per commemorare il novantesimo anniversario dell’Holodomor, il genocidio perpetrato dal regime staliniano ai danni della popolazione ucraina». Lo rende noto Stefania Craxi, senatrice di Forza Italia (FI) e presidente della Commissione Affari esteri e difesa a Palazzo Madama. «La memoria - spiega Craxi - è l’antidoto più potente di cui i popoli e i governi dispongono».

Ore 17:35 - Usa: missili lungo raggio a Kiev? Non vogliamo escalation guerra

Gli Stati Uniti non hanno inviato missili a lungo a raggio a Kiev perché non vogliono «vedere un’escalation nella guerra in Ucraina perché sarebbe un male per gli ucraini, per la regione e per la nostra sicurezza nazionale». Lo ha detto il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale Usa, John Kirby, in un briefing virtuale con la stampa.

Ore 17:36 - Usa: sosteniamo tribunale ad hoc Ue su crimini Russia

Gli Stati Uniti sostengono l’idea proposta dall’Ue di istituire un tribunale ad hoc per giudicare i crimini commessi dalla Russia in Ucraina. «Sosteniamo l’idea di uno sforzo internazionale per mettere Mosca di fronte alle sue responsabilità», ha detto il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale americana, John Kirby, in un briefing virtuale con la stampa.

Ore 17:39 - Lavrov: «L’Occidente spinge Kiev a continuare la guerra»

Il ministro degli Esteri russo ha accusato l’Occidente di spingere l’Ucraina a «continuare la guerra». Serghiei Lavrov, stando a quanto riporta l’agenzia di stampa statale russa Tass, ha dichiarato che l’Ucraina «è letteralmente spinta a continuare la guerra che l’Occidente sta conducendo contro la Federazione Russa».

Ore 18:07 - Dl proroga invio armi a Kiev al 2023 domani in Cdm

Il Consiglio dei ministri in programma domani, a quanto si apprende in ambienti di governo, dovrebbe esaminare anche il decreto legge annunciato dal ministro della Difesa Guido Crosetto per prolungare al 2023 il sostegno, tra cui anche la possibilità di inviare aiuti militari, dell’Italia all’Ucraina.

Ore 18:09 - Ucraina chiede indagine urgente su bomba carta ambasciata Madrid

Il ministero degli Esteri ucraino ha esortato le autorità spagnole ad avviare urgentemente un’indagine sulla bomba carta esplosa all’ambasciata di Kiev a Madrid. L’ordigno rudimentale era contenuto in un plico, indirizzato all’ambasciatore, che non era stato passato attraverso lo scanner bensì aperto da un dipendente, rimasto ferito in modo lieve. Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba - secondo una nota diffusa alle agenzie dal portavoce Oleg Nikolenko - «ha fatto un appello al suo omologo spagnolo perché adotti misure urgenti per indagare l’attacco alla missione diplomatica ucraina».

Nikolenko ha aggiunto che Kuleba ha «dato disposizioni per rafforzare urgentemente la sicurezza in tutte le ambasciate ucraine all’estero» e ha sottolineato che «chiunque sia dietro questa esplosione non riuscirà a intimidire i diplomatici ucraini». Fonti della polizia hanno riferito all’agenzia Efe che il ministero dell’Interno spagnolo ha già provveduto a irrigidire il dispositivo di sicurezza intorno alla sede diplomatica di Kiev.

Ore 18:11 - Medvedev: «Sciogliere Nato come organizzazione criminale»

La Nato deve «pentirsi davanti all’umanità ed essere sciolta come organizzazione criminale». Lo scrive sul suo canale Telegram l’ex presidente russo Dmitry Medvedev. L’ex presidente, attualmente vice capo del Consiglio di sicurezza nazionale, ha aggiunto che se l’Alleanza atlantica fornirà i sistemi di difesa Patriot all’Ucraina, essi diventeranno un obiettivo dei bombardamenti russi. «Spero che gli impotenti atlantici lo capiscano», ha concluso.

Ore 18:36 - Così la Finlandia promette di aiutare la resistenza di Kiev ad affrontare l’inverno

(Andrea Marinelli e Guido Olimpio) Il presidente finlandese Sauli Niinisto ha seguito le esercitazioni militari e ha trascorso una notte in tenda con i soldati. L’appuntamento a Nurmes, non lontano dal confine russo, è servito anche per rinnovare il supporto all’Ucraina: oltre agli equipaggiamenti già promessi per affrontare i prossimi mesi di freddo e gelo, Helsinki è pronta a dare consigli ed addestrare i militari di Kiev su come condurre le operazioni invernali. Lo ha confermato anche la premier Sanna Marin in trasferta in Nuova Zelanda, promettendo «hard power» per difendere l’Ucraina. I finlandesi del resto hanno esperienza lunghissima e tradizione. I russi — con cui condividono una frontiera di 1.340 chilometri — lo hanno imparato a loro spese nelle tre guerre combattute tra il 1918 e il 1944, che pure sono costate alla Finlandia 120 mila morti e il 10% del proprio territorio: quella civile, quella d’inverno e quella di continuazione.

Ore 18:41 - Zelensky: «Musk dovrebbe visitare Ucraina e vedere danni Russia»

Elon Musk dovrebbe visitare l’Ucraina e vedere con i suoi occhi i danni causati dalla Russia. Lo afferma il presidente ucraino Volodymyr Zelensky intervenendo a un evento del New York Times, durante il quale è stato interpellato sul piano di pace ipotizzato in ottobre da Musk. Zelensky comunque si è detto grato a Musk per i satelliti Starlink, grazie ai quali la «vita è stata mantenuta».

Ore 18:49 - Spagna, esplosione all’ambasciata ucraina: si indaga per terrorismo

Ore 21:42 - Lettonia: «Escalation segno di debolezza russa»

L’escalation in Ucraina è un segno «della debolezza russa». Lo ha affermato il ministero degli Esteri lettone Edgars Rinkēvičs durante l’incontro con i suoi omologhi dei Paesi Nato a Bucharest. Gli attacchi alle infrastrutture civili e alle città e l’irresponsabile retorica nucleare riflettono «la debolezza» e «il fallito» tentativo russo di raggiungere gli obiettivi stabiliti. Ribadendo che l’Ucraina ha il pieno diritto di difendersi, Edgars Rinkēvičs ha rimarcato che «la Nato ha il dovere morale di prestare aiuto al Paese» per evitare, specialmente durante il periodo invernale, che il conflitto si trasformi in una catastrofe umanitaria. «Dobbiamo combinare i nostri sforzi per rimettere in sesto le infrastrutture dell’Ucraina danneggiate fortemente agli attacchi russi. La Lettonia continuerà a sostenere l’Ucraina politicamente e praticamente. Invitiamo i partner Nato a fare altrettanto», ha detto il ministro.

Ore 23:26 - Siti Vaticano offline: ambasciata Ucraina accusa Russia

Numerosi siti del Vaticano, a partire dal portale ufficiale vatican.va, sono ancora offline. L’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash, accusa direttamente la Russia: «gli hacker russi dimostrano la vera faccia della politica della Russia» che è «terrorista», scrive in un tweet. Secondo fonti vaticane il problema non sarà risolto prima di domani mattina. «Probabilmente prima di riattivare l’accesso attendono la mattina per ultimare le verifiche», fanno sapere dalla sala stampa vaticana riferendosi al team della Santa Sede al lavoro dal primo pomeriggio per far fronte all’attacco informatico.

Ore 23:55 - Zelensky, «potente» contromisura a offensive russe

Il presidente ucraino, Volodymir Zelensky, ha annunciato una «potente» contromisura alle operazioni offensive russe nel Donetsk e in altre regioni. «Stiamo analizzando le intenzioni degli occupanti e stiamo preparando una contromisura, una contromisura ancora più potente di adesso», ha detto Zelensky nel suo consueto messaggio video notturno. Le truppe russe stanno avanzando a Sud-Ovest della strategica città di Bakhmut, epicentro di una feroce battaglia in corso nell’Oblast orientale di Donetsk, e stanno cercando di prendere slancio nel Lugansk, l’altra regione del Donbass in parte in mano ai separatisti filorussi, dove l’esercito ucraino ha già liberato 13 città.

Ore 00:01 - Russia annuncia conquista di 3 insediamenti nel Donetsk

Il ministero della Difesa russo ha annunciato che le forze di Mosca dispiegate in Ucraina hanno preso il controllo degli insediamenti di Andriyivka, Bilogorivka e Pershe Travnya, nella regione di Donetsk. Sono ancora in corso combattimenti per il controllo di Vodyane, aggiunge la nota del ministero.

Al buio, ma liberi. I russi pensano di poter bombardare gli ucraini fino alla resa, ma si sbagliano ancora una volta. Olga Tokariuk su L’Inkiesta il 30 Novembre 2022

Le città dell’Ucraina sono state ridotte all’oscurità dai crimini di guerra di Mosca. Ma le difficoltà, e la storia, aiutano un popolo fantastico a resistere all’invasore omicida. Gli amici occidentali se lo mettano in testa

LaPresse

Se avete bisogno di un’immagine per capire come la vita quotidiana in Ucraina differisca dal resto d’Europa, pensate agli ascensori.  

Le interruzioni di corrente causate dagli attacchi della Russia contro le infrastrutture energetiche civili sono così frequenti, così lunghe e imprevedibili, che le persone sono spesso bloccate negli ascensori per lunghi periodi. I residenti dei condomini hanno quindi iniziato a lasciare cibo, prodotti per l’igiene e pannolini negli ascensori, nel caso i loro vicini rimanessero intrappolati.  

La vita è difficile in tutta l’Ucraina. Mia madre, che ha 70 anni e vive in una città dell’Ucraina occidentale, ora esce dal suo appartamento al sesto piano solo quando è strettamente necessario. Dice che le ricorda il lockdown durante la pandemia di Covid, ma è peggio.  

L’ultima volta che abbiamo parlato, mi ha detto che non aveva né elettricità né acqua perché le pompe dell’acqua si guastano quando manca la corrente. Il sindaco di Ivano-Frankivsk, una città dell’Ucraina occidentale, ha esortato i residenti dei condomini a trasferirsi nei villaggi in campagna per l’inverno; lì sarebbe più facile sopravvivere in caso d’interruzioni di corrente che potrebbero durare «per giorni», ha detto.  

Nove mesi dopo l’inizio dell’invasione russa su vasta scala, l’Ucraina si sta preparando per l’inverno più difficile della sua storia post-indipendenza mentre si intensificano gli attacchi missilistici russi alla sua infrastruttura energetica. Solo il 23 novembre, la Russia ha lanciato 70 missili su tutta l’Ucraina, facendo precipitare la capitale Kyjiv in un blackout quasi totale e costringendo i suoi residenti a fare la fila per l’acqua e a usare l’acqua dallo scioglimento della neve, poiché l’approvvigionamento idrico è compromesso. Una settimana prima, il 15 novembre, erano stati lanciati più di 100 missili russi: il più grande attacco dall’inizio dell’invasione su vasta scala. Il 27 novembre, il presidente Zelenskyy ha avvertito che ci sarebbero stati altri attacchi in arrivo. 

Il Cremlino dichiara che i suoi missili sono puntati su obiettivi militari, ma come gran parte della sua propaganda questa dichiarazione è palesemente falsa. Vladimir Putin e i suoi generali, acclamati dai propagandisti che ogni notte reclamano attacchi contro la popolazione civile, mirano a ridurre il nostro Paese a uno stato premoderno, senza nessuna delle comodità della vita del Ventunesimo secolo. Sperano di bombardare gli ucraini fino alla sottomissione. 

Come risultato degli attacchi della Russia, che sono in corso dall’inizio di ottobre, metà delle infrastrutture energetiche dell’Ucraina è stata distrutta o danneggiata, hanno detto i funzionari. Intere città sono immerse nell’oscurità dal pomeriggio fino al mattino. I lampioni si spengono, interi edifici sono immersi nell’oscurità e i pedoni usano i fari per essere visti. Le connessioni Internet e mobili sono irregolari e ci sono interruzioni al riscaldamento e all’approvvigionamento idrico. Le persone a Kyjiv, Lviv, Kharkiv e in altre città e villaggi ucraini fanno scorta di candele, beni non deperibili e, se sono abbastanza fortunati e ricchi, batterie e generatori per telefoni portatili.  

I prezzi per questi sono saliti alle stelle e ci sono gravi carenze. Alcuni dei miei amici ucraini mi hanno chiesto di portare loro power bank come regalo di Natale dall’estero. Alcuni altri stanno progettando di fuggire all’estero, unendosi ai milioni di rifugiati ucraini, poiché la vita sta diventando sempre più difficile. 

Molti ucraini hanno subito interruzioni dell’elettricità nei primi anni ’90, quando il giovane paese ha subito una grave crisi economica dopo il crollo del regime sovietico. Ricordo come giocavamo a carte e con i giochi da tavolo a lume di candela con i miei genitori e mia sorella: per un bambino erano momenti piacevoli, ma da adulto non avrei mai desiderato che i miei figli vivessero qualcosa di simile. Troppo tardi; la nuova generazione di ragazzi ucraini ha già visto cose molto peggiori di questa.

Ma se il Cremlino pensa che gli ucraini si stiano indebolendo e che il freddo e le difficoltà causeranno un crollo della volontà di combattere, si sbaglia di grosso. È proprio l’esperienza delle difficoltà ad aiutare oggi gli ucraini a resistere, mentre l’esistenza del loro paese è minacciata di essere cancellata. Gli ucraini non si abbandoneranno nemmeno un centimetro del loro territorio.

L’Ucraina sta vincendo sul campo di battaglia e la gente è consapevole che gli attacchi missilistici russi sono un segno di disperazione.

Le immagini recenti della liberazione di Kherson, che è stata sotto l’occupazione russa per otto mesi, rendono chiaro come si sentono gli ucraini: c’erano scene di giubilo, baci e fiori per i soldati, nonne che li supplicavano di «non lasciarci mai più soli». C’erano bandiere ucraine, nascoste sotto le piastrelle del marciapiede, tirate fuori e riposte per le strade.

E mentre i russi si ritiravano, inevitabilmente sono state scoperte altre atrocità: i luoghi delle torture, i corpi dei giustiziati riesumati dalle fosse comuni. Proprio come a Bucha, Izyum e in ogni altra città dove i russi hanno messo piede.

Ecco perché gli ucraini sanno che non possono arrendersi: sanno che la vittoria della Russia porterebbe maggiore repressione, insieme ad ancora più morte e distruzione. Vedere queste atrocità li rende ancora più determinati a difendere il loro diritto a vivere in un paese libero, indipendente e democratico.

Il mondo deve stare con l’Ucraina, nonostante la stanchezza e l’inverno che si avvicina. Il mondo democratico ha inviato i migliori sistemi di difesa aerea e missilistica e stanno funzionando bene. Ma i missili russi e iraniani continuano a essere lanciati ed è necessario ulteriore aiuto per proteggere le infrastrutture sopravvissute agli attacchi.

L’Ucraina chiede più equipaggiamento militare, aerei da combattimento avanzati, carri armati e missili balistici a lungo raggio come ATACMS. Secondo i funzionari del governo, la semplice presenza sul territorio ucraino di armi in grado di distruggere i luoghi dove si trovano i lanciamissili russi servirebbe da potente deterrente.

Mentre alcuni sistemi di difesa stanno arrivando, il lento ritmo della fornitura delle altre armi non ha senso, a meno che i nostri amici occidentali non siano ancora più preoccupati per la sconfitta della Russia che per la sconfitta dell’Ucraina.

Un tale giudizio sarebbe un errore. L’Ucraina continuerà comunque a combattere.

La nostra gente ha già fatto la scelta: «È meglio vivere senza elettricità se significa vivere senza russi». Questa citazione, del presidente Zelenskyy, viene ripetuta ogni giorno, come un sermone, da milioni di persone nell’oscurità dell’Ucraina.

Articolo pubblicato su Center for European Policy Analysis

Smantellata la rete di spie russe infiltrate in Svezia. Redazione CdG 1947 su Il Corriere del Giorno il 29 Novembre 2022

I due si erano stabiliti prima in un appartamento, e successivamente si sono trasferiti in una villetta, mantenendo sempre un profilo basso, molto riservato. Gentilezze a distanza con i i vicini ma senza nessuna confidenza o frequentazione, per nascondere la loro reale missione in Svezia: andare a caccia di segreti

Sergei Skvortsov ed Elena Koulkova arrivarono in Svezia alla fine degli anni ’90, provenienti da Mosca come una coppia qualsiasi e stabilitisi dietro uno schermo di legalità, si tramutarono in spie «illegali»,  per conto del Gru, il servizio segreto militare russo: pedine con una doppia esistenza , scoperte ed arrestate all’alba di qualche giorno fa.

Erano le 6.01 del mattino del 22 novembre, quando un team di forze speciali si è calato da due elicotteri sulla casa dei «bersagli» nel sobborgo di Nacka, ad est di Stoccolma. L’operazione Spjut ("spear" in svedese) era partita Un blitz spettacolare giustificato per evitare che eliminassero prove buttandole nel wc o distruggendo la memoria di un eventuale pc. Spunti investigativi a completare quanto raccolto dal Sapo ( il controspionaggio svedese) e le segnalazioni dell’FBI americana, che ha coinvolto i due protagonisti, Sergei Skvortsov e la moglie Elena Koulkova: un caso che è la ripetizione di episodi analoghi avvenuti in Occidente durante (e dopo) la Guerra fredda.

le forze speciali in azione

Lo scorso 25 novembre, il Tribunale di Stoccolma ha deciso di mantenere in carcere Sergei Skvortsov mentre sua moglie è stata rilasciata il giorno dopo. Alla fine dell’udienza, il magistrato inquirente Henrik Olin ha rivelato che l’intelligence svedese aveva ricevuto assistenza dagli americani dell’ FBI.

Sergei Skvortsov è nato nel 1963 a Perm, negli Urali, con studi in campo energetico; lei, Elena Koulkova è di un anno più giovane, laureata in matematica e cibernetica all’Università di Mosca. Non è dato sapere se siano nomi reali oppure identità create dai loro superiori, considerato che spesso che gli infiltrati all’estero devono usare delle identità create "ad hoc" nei loro contatti pubblici. Si sono trasferiti nella capitale svedese occupandosi di import-export come di tecnologia. La coppia "dormiente" ha regolarizzato successivamente la propria posizione grazie all’acquisizione della cittadinanza: la donna l’ ha ottenuta nel 2010, il compagno due anni dopo. Tutti passaggi necessari per rendere sempre più credibile la loro versione di immigrati di livello accolti in una nuova patria. A confermare il quadretto familiare, è arrivata persino la nascita di un bambino.

I due si erano stabiliti prima in un appartamento, e successivamente si sono trasferiti in una villetta, mantenendo sempre un profilo basso, molto riservato. Gentilezze a distanza con i i vicini ma senza nessuna confidenza o frequentazione, per nascondere la loro reale missione in Svezia: andare a caccia di segreti. Secondo gli investigatori del controspionaggio svedese, i due sarebbero stati attivati a partire dal 2013, molto tempo dopo il loro arrivo avendo come obiettivo sia gli Stati Uniti che la Svezia. E hanno eseguito il proprio compito, ma hanno commesso qualche errore di percorso.

Infatti 2005 una delle loro società era finita nei guai con il Fisco per presunte irregolarità. Un inciampo che avrebbe potuto avere conseguenze peggiori se il file fosse finito nelle mani del "Sapo": anni dopo si è scomparsa che la società faceva parte di un network riconducibile ad una società basata a Cipro e legata ad un russo, tale Vladimir Koulemekov. Un nome conosciuto agli 007, essendo stato espulso nel 1981 dalla Francia con il sospetto di spionaggio e finito anche in un report del Senato americano del 1983.

Ancora più interessanti i dettagli rivelati dal sito investigativo Bellingcat. La coppia era diventata proprietaria nel 1999 di un alloggio in un palazzo di Mosca, al 36 Zorge Street, guarda caso nello stesso stabile aveva abitato uno degli "operativi" coinvolti nell’attentato nel 2018 contro l’esule russo Sergei Skripal a Salisbury, in Gran Bretagna, ed il generale Andrei Averaniov, ritenuto il comandante dell’Unità 29155 del Gru, il team dei servizi russi operativo nei sabotaggi ed omicidi all’estero.

I due erano tutto casa e lavoro. Ma è stata soprattutto un’imprudenza, dato che il condominio delle spie è stato smascherato. Incomprensibile l’idea di concentrare elementi preziosi in uno stesso luogo. Ma forse ai vertici dei servizi russi tutto ciò deve importare poco, in quanto le pedine si sostituiscono e devono disporne di molti. La cattura di Sergei ed Elena, infatti, segue l’incriminazione sempre in Svezia di due fratelli d’origine iraniana, Payam e Peyman Kia, arruolati dall’intelligence militare di Putin. Uno di loro si era infiltrato nei servizi svedesi del Sapo.

Maria Zakharova, la portavoce del ministro degli esteri russo, ha commentato l’arresto della coppia russa in Svezia, contestando "l’ isteria anti-Russia" parlando di "una campagna russofobica che si è trasformata in un’ossessionante vittimismo di spionaggio in alcuni Paesi." Un mese fa, per la precisione, lo scorso 25 Ottobre, il servizio segreto della Norvegia aveva arrestato un agente dei servizi russo che si era spacciato per un ricercatore brasiliano, applicato all’ Università di Tromso.

Tony Ingesson, uno specialista svedese di intelligence, docente all’ Università di Lund, ritiene che ci potrebbero essere altri arresti of this nature: "In concomitanza con la guerra in Ucraina la Russia ha un importante bisogno di informazioni". Molti diplomatici Russi, che probabilmente lavoravano per i servizi segreti russi sono stati espulsi. I magistrati svedesi della corte di Stoccolma hanno anticipato che probabilmente ci sarà una lunga ed approfondita investigazione. Redazione CdG 1947

Buongiorno controtuttelemafie.it, Sono Margherita Ferrari, una redattrice per il blog di energia-luce.

Vi contatto per presentarvi il nostro ultimo articolo riguardo l'impatto ambientale della Coppa del Mondo 2022 in Qatar. Ci focalizzeremo con particolare attenzione sulle conseguenze dell'impianto di raffreddamento degli stadi.

Sentitevi liberi di inserire questo articolo originale nel vostro sito web così com'è o modificarlo a seconda delle vostre esigenze editoriali. 

Se interessati, abbiamo a disposizione anche immagini di corredo.

Vi chiedo solamente l'accortezza di esplicitare la fonte per evitare di incorrere in problemi di copyright con Google.

La ringrazio per il tempo dedicatomi. Cordiali Saluti,

Margherita Ferrari Redattrice papernest.com

Fonte: energia-luce.it/news/impatto-ambientale-mondiali-qatar-2022

Mondiali Qatar 2022: qual è l’impatto dell'aria climatizzata? Aliec il 30 novembre 2022.

Lo scorso 20 Novembre si è dato inizio alla Coppa del Mondo 2022, con la prima partita tra Qatar, che ospita il torneo, ed Ecuador. Già a partire dal 2010 il Paese si è preparato ad accogliere per la prima volta i mondiali di calcio ed i suoi numerosi tifosi.

In che modo i mondiali in Qatar sono "Carbon Neutral"? 

Fin da subito, gli organizzatori hanno garantito che sarà la prima Coppa del Mondo ad essere "carbon neutral" ovvero a impatto ambientale nullo o quasi. Per realizzare questa impresa sono state utilizzate nuove tecnologie con cui sono stati costruiti gli 8 stadi, posizionati ad una distanza tra loro che permettesse agli spettatori di poter utilizzare i mezzi di trasporti pubblici, quali metro e linee elettriche, per spostarsi da uno stadio all’altro e dunque ridurre le emissioni. 

Inoltre, uno degli stadi stesso è stato costruito utilizzando container navali, con la possibilità di essere successivamente smantellato e utilizzato in altre occasioni. Infine, la costruzione di un impianto fotovoltaico e la creazione di un vivaio permettono di produrre energia green e di assorbire le emissioni di CO2 emesse. 

Un’altra particolarità della Coppa del Mondo 2022 in Qatar è quella di essere il primo mondiale a svolgersi d'inverno, a causa delle temperature troppo elevate che si registrano durante l’estate in Qatar.

Impatto ambientale e condizioni lavorative

Tuttavia, i mondiali di calcio in Qatar sono stati fin da subito soggetti a numerose polemiche. Da prima, relative alle pessime condizioni lavorative a cui gli operai erano sottoposti, a quelle relative all’enorme impatto che ha sull’ambiente. Infatti, sebbene gli organizzatori abbiano da subito dichiarato che i mondiali di calcio 2022 in Qatar sarebbero stati "carbon free", sono molti coloro che non sono d’accordo. Infatti, si stima che la Coppa del Mondo 2022 produrrà circa 3.6 milioni di tonnellate di biossido di carbonio, quasi il doppio di quelli del 2018 in Russia. 

Innanzitutto per realizzare questa impresa, avevano bisogno di molta manodopera e l'hanno trovata in Paesi come Nepal, Bangladesh, India e Libano. Questi lavoratori lavoravano in turni di 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, a temperature estreme che in estate superano i 50ºC. Queste condizioni, insieme alla scarsa sicurezza dei luoghi di lavoro, hanno causato la morte di molte persone. 

Molte ONG, come Amnesty International, sono venute a conoscenza della situazione in Qatar e hanno denunciato le condizioni di lavoro nella costruzione degli stadi della Coppa del Mondo. 

Il sistema di raffreddamento degli stadi e le conseguenze sull’ambiente

In aggiunta, una delle ultime polemiche riguarda gli elevati consumi elettrici relativi all’utilizzo di condizionatori all’interno degli stadi. Sebbene in Inverno il Qatar abbia temperature relativamente miti che si aggirano tra i 17-19 gradi e i 28-30 gradi, per mantenere una temperatura costante intorno ai 20°C al’interno degli stadi, quest’ultimi sono stati costruiti in modo da poter incorporare sistemi di aria condizionata sugli spalti.

In particolare, il sistema utilizzato per abbassare la temperatura è il cosiddetto "cooling system", progettato dall'ingegnere Saud Abdulaziz Abdul Ghani o "Dr. Cool". Tale sistema prevede l'utilizzo di specifiche "bocchette d’aria" posizionate sotto i sedili di ciascun spettatore e vicino al campo da gioco che gettano aria condizionata. 

Gli organizzatori hanno dichiarato che l’energia utilizzata per il sistema di raffreddamento deriva da energia solare tramite impianti fotovoltaici, tuttavia il report pubblicato dal Carbon Market Watch ha dimostrato che gli stadi costruiti per ospitare le 32 squadre nazionali producono elevatissime emissioni di gas serra, dalla loro costruzione fino al loro utilizzo. 

Queste possono essere paragonate a quelle emesse dall’Italia in un anno per riscaldare le case durante l’inverno. In aggiunta, per l’irrigazione dei campi da calcio vengono impiegati circa 10000 litri di acqua al giorno. 

Considerato l’impatto ambientale dei mondiali del 2022, sebbene gli sforzi degli organizzatori siano stati elevati, questi non sono sufficienti. 

Russia, Putin perseguitava i dissidenti già a 23 anni: la prova in un rapporto del 1976. Andrea Corsi su La Repubblica il 30 novembre 2022.

In un foglio di servizio, ritrovato nel Museo di Storia Politica di San Pietroburgo, si legge che un gruppo di agenti del Kgb ha perquisito la casa dell'artista Oleg Volkov: tra questi c'era il futuro presidente russo

Leningrado, 7 settembre 1976, un gruppo di agenti del Kgb perquisisce la casa dell'artista Oleg Volkov. Tra loro c’è anche il giovane luogotenente Vladimir Vladimirovich Putin all'inizio della sua carriera nell'intelligence sovietica. Segno che già all’età di 23 anni il futuro presidente russo perseguitava dissidenti. A scovare le informazioni in apparenza inedite sul leader del Cremlino è stato il giornalista di San Pietroburgo Konstantin Sholmov, che ha pubblicato sulla sua pagina Facebook l'immagine di un foglio di servizio datato 13 settembre '76 ritrovato nel Museo di Storia Politica. 

Jacopo Iacoboni per lastampa.it il 30 novembre 2022.

Un ex detenuto russo, anche di un certo rilievo, di nome Sasha "Kurara", ha postato un video su telegram nel quale sostiene che Evgheny Prigozhin – il celebre oligarca che ha ormai ammesso lui stesso di essere il fondatore del Gruppo di mercenari Wagner, uno dei sodali di Putin fin da quando gli apparecchiava la cena a San Pietroburgo (di qui il nomignolo di "cuoco di Putin", ormai assolutamente riduttivo – è un «gallo", ossia un ex detenuto anche lui, penetrato da uomini, forniva servizi sessuali ad altri prigionieri, e per questo aveva finito per occupare il rango "sociale" più basso nella ferrea gerarchia carceraria.

La storia, un mix cruento di omofobia, scontri ra gang carcerari, sommovimenti nel potere underground russo – che La Stampa non ha potuto verificare indipendentemente – getta una nuova luce su un proclama vergato da Prigozhin il 17 novembre, nel quale l’oligarca annunciava l’intenzione di creare dei battaglioni di "violentati nell’ano", «non posso metterli assieme agli altri combattenti di Wagner, creerò una divisione apposita».

Prigozhin aveva scritto: «Tutte le società hanno determinate regole di vita. Per esempio, in America è consuetudine che gli uomini si penetrino a vicenda. Le regole del carcere, invece, dicono che non si può stringere la mano a persone di basso rango, "i galli", "gli offesi", "gli abbattuti", "i crestati"». Ora, se fosse vero quanto dice "Kurara" la storia acquisterebbe un senso diverso.

Il video di Sasha inizia così: «Buon giorno, detenuti. Pace e prosperità alle vostre case. Vorrei aggiungermi a quanto già detto da "Grisha" di Mosca, il mio nome è Sasha, mi conoscono come Sasha Kurara. Vorrei farvi sapere che assieme a Evgheny Prigozhin siamo stati in prigione nello stesso periodo. Prigozhin è un pederasta, Prigozhin è un "offeso" (ossia una delle categorie di quelli che hanno ranghi sociali abbassati, in carcere, a causa di inclinazioni sessuali o semplicemente per il loro esser diversi), che in carcere aveva il suo posto, stava al suo posto, e accettava il suo posto.

 E ora, voi che vi unite alla sua sua compagnia mercenaria, la Pmc Wagner, vi mettete sotto la scritta "froci". Dunque, siete comandati e organizzati da un frocio, vi rendete uguali a un frocio, anzi, non uguali, di rango più basso dei froci, perché state sotto un frocio, che in persona mi fece del sesso orale, quando eravamo in prigione, ci divertivamo così. Ti ricordi, Zhenya? Ricòrdatelo, fottuto gallo p..., venivi s...»

In un secondo video lo stesso ex detenuto dice: «Sono qui, se non ci credete, incontriamoci. Mi trovo in Turchia, ad Alanya. Nessun problema a incontrarci.  Se non vi taglio la gola, vi fotto in culo. Tutti voi che siete in Wagner, guardate qui, e qui e qui [nel video mostra tutta una serie di tatuaggi carcerari], sono passato attraverso un sacco di cose, nella mia vita, e sono responsabile per ogni singola mia parola. Prigozhin è un frocio, io personalmente l’ho s… in bocca».

Il contenuto di entrambe queste clip è stato rilanciato da diversi account che analizzano il mondo underground russo. Ma Kurara non è il solo che sta mandando messaggi minacciosi a Prigozhin su un suo presunto passato. Il "Grisha" a cui Kurara si riferisce è Grisha "Moskovskiy", anche lui un bandito e detenuto russo che secomdo alcuni sarebbe a livelli alti nella gerarchia carceraria: anche lui ha minacciato tutti i detenuti russi che accettano di unirsi al Gruppo Wagner dicendo che un uomo che si rispetti non andrebbe in Ucraina a uccidere donne, bambini e anziani.

In questo coacervo di brutalità e tremenda omofobia, il bersaglio di questi video – che sono diventati subito a modo loro virali – ossia Evgheny Prigozhin, tace. Nonostante in questo periodo non si può dire che sia stato parco di esternazioni. Finora non c’è una sua risposta alle minacce e alle allusioni violente di cui questa volta è lui stesso vittima.

Ucraina Russia, le ultime notizie sulla guerra | Biden-Macron: «Conferenza internazionale il 13 dicembre a Parigi». Redazione Online su Il Corriere della Sera l’1 Dicembre 2022

Le notizie di giovedì 1° dicembre, in diretta

• La guerra in Ucraina è arrivata al 281esimo giorno.

• All’ambasciata ucraina di Madrid è stato recapitato un pacco bomba, un impiegato è rimasto ferito in modo non grave.

• Il presidente finlandese Sauli Niinisto ha seguito le esercitazioni militari e ha trascorso una notte in tenda con i soldati e promette di aiutare la resistenza di Kiev.

• Gli Stati Uniti sostengono l’idea proposta dall’Ue di istituire un tribunale ad hoc per giudicare i crimini commessi dalla Russia in Ucraina.

Ore 07:10 - Russia annuncia conquista di 3 insediamenti nel Donetsk

Il ministero della Difesa russo ha annunciato che le forze di Mosca dispiegate in Ucraina hanno preso il controllo degli insediamenti di Andriyivka, Bilogorivka e Pershe Travnya, nella regione di Donetsk. Sono ancora in corso combattimenti per il controllo di Vodyane, aggiunge la nota del ministero.

Ore 07:09 - Su TikTok centinaia di video che celebrano i mercenari russi

Un miliardo di visualizzazioni. Così i video di TikTok promuovono un gruppo di mercenari russi, nonostante le regole della piattaforma vietino i contenuti violenti Secondo l’analisi di NewsGuard, circolano su TikTok centinaia di video, contenenti musica e scene di violenza, che celebrano i mercenari russi del gruppo Wagner.Il gruppo Wagner,, è assurto agli onori della cronaca per la prima volta nel 2014 nell’Ucraina orientale, durante il conflitto tra l’esercito ucraino e i separatisti sostenuti dalla Russia. L’oligarca russo Yevgeny Prigozhin, fedele alleato del presidente russo Vladimir Putin, ha ammesso di essere il proprietario di Wagner nel settembre 2022, dopo aver negato per anni i suoi legami con l’organizzazione. Il gruppo Wagner è noto per la sua efferatezza e per l’uso che fa dell’ironia, descrivendo se stesso come un’«orchestra», i suoi combattenti come «musicisti» e la guerra come un «concerto». NewsGuard ha identificato 160 video su TikTok che mostrano, celebrano, o fanno riferimento agli atti di violenza compiuti dal gruppo Wagner, di cui 14 sembrerebbero mostrare l’esecuzione dell’ex mercenario russo Nuzhin. Secondo l’analisi di NewsGuard, i video che promuovono il gruppo Wagner su TikTok sono stati visualizzati più di un miliardo di volte. Un portavoce di TikTok ha dichiarato: «Non c’è spazio per contenuti violenti o che esprimono odio sulla nostra piattaforma. Le nostre Linee guida della Community evidenziano con chiarezza che non consentiamo alle persone di utilizzare la nostra piattaforma per minacciare o incitare alla violenza o condividere attacchi o insulti basati sulla nazionalità o su altre caratteristiche. Prenderemo provvedimenti sui contenuti che violano queste norme».

Ore 07:48 - Dagli Usa una commessa di 1,2 miliardi per sistemi antimissile

L’esercito Usa ha assegnato una maxi commessa da 1,2 miliardi di dollari alla Raytheon Technologies per la produzione di sei sistemi missilistici anti aerei Nasams destinati all’Ucraina: lo ha reso noto il Pentagono. Gli Stati Uniti avevano approvato l’invio a Kiev di otto Nasams per aiutare le forze ucraine a respingere gli attacchi missilistici e dei droni russi. L’Ucraina ha ricevuto la prima consegna di due sistemi Nasams a novembre.

Ore 08:59 - L’appello dell’Onu: serve un pacchetto record di aiuti per i civili

Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello per uno stanziamento record di fondi sul prossimo anno, visto che la guerra in Ucraina e altri conflitti, le emergenze climatiche e la pandemia ancora non arginata spingono sempre più persone verso situazioni di crisi e alcune verso la carestia. L’annuale Global Humanitarian Overview delle Nazioni Unite ha stimato che 339 milioni di persone in tutto il mondo avranno bisogno di una qualche forma di assistenza di emergenza l’anno prossimo: si tratta di quasi 65 milioni di persone in più rispetto alla stima di un anno fa. "È un numero incredibile ed è (al contempo) un numero deprimente", ha detto ai giornalisti a Ginevra il responsabile degli aiuti delle Nazioni Unite Martin Griffiths, aggiungendo che significa che "il prossimo anno si tratterà del più grande programma umanitario" che il mondo abbia mai visto. Se tutte le persone bisognose di assistenza di emergenza fossero in un Paese, sarebbe la terza nazione più grande del mondo, dopo Cina e India, ha sottolineato. Dalla nuova stima emerge inoltre che una persona su 23 avrà bisogno di aiuto nel 2023, rispetto a una su 95 nel 2015.

Ore 09:17 - Michel a Xi: Ue conta su Cina per fermare Russia

Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, nel suo incontro a Pechino con il presidente Xi Jinping, ha ribadito che «l’Ue conta sulla Cina, in qualità di membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per invitare la Russia a rispettare i principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite e contribuire a porre fine alla brutale distruzione e occupazione della Russia». A quanto si apprende entrambi i leader hanno sottolineato che le minacce nucleari sono irresponsabili e altamente pericolose.

Ore 09:23 - Kiev: sale a 441 numero bambini uccisi da inizio guerra

Sono almeno 441 i bambini uccisi in Ucraina dall’inizio dell’invasione da parte delle forze russe: è quanto emerge dai dati forniti dalle Procure per i minorenni, secondo quanto riporta Ukrinform. Allo stesso tempo, il bilancio dei bambini feriti è salito a 852.

Ore 09:24 - Zelensky: in Ucraina sei milioni di persone senza elettricità

Quasi sei milioni di persone nella maggior parte delle regioni ucraine sono sprovviste di elettricità. Lo ha denunciato ieri sera il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, proprio mentre il Paese entra ufficialmente nella stagione invernale. Il servizio di emergenza statale ucraino ha confermato che nove persone hanno perso ieri la vita in incendi, dopo aver infranto le norme di sicurezza nel tentativo di riscaldare le loro case dopo gli attacchi russi alle centrali elettriche. «Solo nell’ultimo giorno ci sono stati 131 incendi in Ucraina, 106 dei quali nel settore residenziale. Nove persone sono morte, otto sono rimaste ferite», ha detto il servizio di emergenza.

Ore 09:31 - Lavrov: «Allargamento sconsiderato della Nato»

Il ministro degli Esteri russo Lavrov attacca duramente la politica espansionistica della Nato: nel 1991 c’erano 16 Paesi membri, oggi sono 30, con Svezia e Finlandia in procinto di entrare. Un «allargamento sconsiderato», ha detto nel corso di una conferenza stampa in cui ha ripercorso le tappe del percorso di divisione tra la Russia e l’Occidente. Secondo Lavrov, la Nato sta attuando manovre che indicano la Russia come avversario, tornando alle «priorità della Guerra Fredda». «Ricordiamo come è stata creata la Nato: quando il primo segretario generale dell’alleanza, il signor Ismay (Hastings Lionel Ismay, ndr), ha inventato la formula "Tenere i russi fuori dall’Europa, gli americani in Europa e i tedeschi sotto controllo". Significa assolutamente che la Nato ritorna a quelle priorità concettuali che sono state sviluppate 70 anni fa».

L’Osce ha avuto diverse possibilità di una descalation, secondo il ministro russo, ma gli apparati sono completamente subordinati agli Stati Uniti e a Bruxelles: un organismo che ha perso potere, per Lavrov, diventando un’«entità marginale». «Noi abbiamo proposto la non espansione della Nato e la messa in sicurezza dell’Ucraina», insiste Lavrov. Ma in cambio «Macron ha invitato tutti al patto della Comunità politica europea, tranne la Russia e la Bielorussia». Ma lo spazio della sicurezza europea si starebbe frammentando, secondo Lavrov.

Ore 09:53 - Allerta aerea in diverse regioni del Paese, esplosioni a Kherson

Alcune esplosioni si sono verificate oggi nella città ucraina di Kherson dove sono scattate le sirene anti aereo. Lo ha riferito l’agenzia di stampa «Rbk Ucraina», precisando che le sirene sono state attivate anche nelle regioni orientali e meridionali del Paese, tra cui Dnipropetrovsk, Zaporizhzhia, Donetsk e Luhansk, Kherson, Mykolaiv e Kirovohrad.

Il governatore della regione di Kherson, Yaroslav Yanushevich, ha scritto che «a Kherson si è interrotta la fornitura tramite le reti elettriche a causa dei potenti bombardamenti contro la città da parte degli invasori russi».

Ore 10:04 - Media: bomba-carta di Madrid era per l’ambasciatore

La bomba-carta esplosa ieri presso la principale sede diplomatica ucraina a Madrid era destinata all’ambasciatore in Spagna, Serhii Pohoreltsev. Lo riportano diversi media, come il quotidiano El Pais, i quali mostrano una foto in cui si vede il nome del diplomatico sull’etichetta del destinatario. Nell’esplosione è rimasto lievemente ferito un impiegato dell’ambasciata, già tornato al suo posto di lavoro, secondo quanto detto ieri in tv da Pohoreltsev.

Ore 10:17 - Xi a Michel: soluzione politica interesse di tutti

Risolvere la crisi in Ucraina «con mezzi politici è nel migliore interesse dell’Europa e di tutti i Paesi dell’Eurasia: nella situazione attuale, è necessario evitare l’escalation e l’espansione della crisi, insistere nel persuadere la pace e nel promuovere colloqui, nel controllare l’impatto di ricaduta della crisi e nell’essere vigili contro i rischi in campo». È quanto ha detto il presidente Xi Jinping incontrando oggi a Pechino nella Grande sala del popolo il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, in base al resoconto del network statale Cctv.

Ore 10:58 - Lavrov: dal Papa parole non cristiane

Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov in una conferenza stampa ha attaccato anche Papa Francesco, che dice, a suo parere, di volere mediare sull’Ucraina ma recentemente «ha fatto delle dichiarazioni non cristiane» sulle crudeltà commesse in particolare da membri di due nazionalità della Russia, cioè i Ceceni e i Buriati. «Il Vaticano ha detto che ciò non si ripeterà e che probabilmente c’è stato un malinteso, ma questo non aiuta ad aumentare l’autorità dello Stato pontificio», ha aggiunto Lavrov.

Critiche anche per il nostro ministro degli Esteri: Antonio Tajani «sta facendo dichiarazioni relative a idee indirizzate a cercare una soluzione» in Ucraina, «ma non ho sentito proposte concrete».

Ore 11:16 - Kiev: distrutta la più moderna centrale elettrica del Paese

L’esercito russo ha distrutto la più moderna centrale elettrica ad alta tensione dell’Ucraina nella regione di Lugansk. Lo ha annunciato il presidente della società per l’energia ucraina Ukrenergo Volodymyr Kudrytsky su Facebook, come riferisce Unian. La centrale Kreminska era stata inaugurata nel 2020, copriva completamente il fabbisogno di elettricità della regione e creava anche una riserva: «Nel 2020 abbiamo costruito e messo in funzione una stazione ad alta tensione, che non ha analoghi impianti in Europa. Era necessaria per fornire un’alimentazione affidabile a circa 500mila consumatori nel Lugansk», ha detto Kudrytsky.

Ore 11:18 - Lavrov: non abbiamo richiesto negoziati con Kiev ma siamo pronti ad ascoltare

La Russia non ha richiesto di avviare i negoziati con l’Ucraina, ma è pronta ad ascoltare l’altra parte. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, nel corso di una conferenza stampa dedicata alle problematiche di sicurezza europea. «Quando siamo accusati di chiedere costantemente una sorta di negoziato per guadagnare tempo, per raccogliere forze aggiuntive per condurre l’operazione militare speciale, beh, è sia ridicolo che spiacevole, perché le persone mentono», ha detto Lavrov. «Non abbiamo mai chiesto alcun negoziato, ma abbiamo sempre detto che se qualcuno ha interesse per una decisione negoziale, siamo pronti ad ascoltare», ha aggiunto.

Ore 11:36 - Cremlino: senza legittimità tribunali su azioni Russia

I tentativi dell’Occidente di creare un tribunale per indagare sulle azioni della Russia in Ucraina «non hanno legittimità»: lo afferma il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov come riporta la Tass dopo l’annuncio di ieri della presidente della commissione Ue ursula Von Der Leyen.

Ore 11:57 - Kiev licenzia vice capo Zaporizhzhia, ha tradito con russi

L’Ucraina ha licenziato il vice capo ingegnere della centrale nucleare di Zaporizhzhia, occupata dai russi, accusandolo di collaborazione con le forze di Mosca e di tradimento. Lo ha dichiarato la società statale per l’energia nucleare Energoatom come riporta il Guardian. La decisione arriva un giorno dopo che la Russia ha affermato di aver promosso l’ingegnere, Yuriy Chernichuk, a direttore del vasto impianto nucleare nel sud-est dell’Ucraina.

Ore 12:01 - Spagna: media, a novembre busta-bomba anche per Sanchez

Il 24 novembre scorso, i servizi di sicurezza della presidenza spagnola hanno intercettato e neutralizzato una busta contenente «materiale pirotecnico» destinata al premier, Pedro Sanchez: lo rendono noto l’agenzia Efe ed altri media, citando fonti del Ministero dell’Interno. Lo stesso ministero ha informato di tale episodio il tribunale dell’Audiencia Nacional, che ha aperto un fascicolo sulle bombe-carta ricevute dall’ambasciata ucraina a Madrid, da una fabbrica di armi di Saragozza e da una base militare situata nella regione della capitale spagnola, spiega El Pais.

In un comunicato, il Ministero dell’Interno spagnolo spiega che la busta-bomba diretta al premier Sanchez è arrivata alla Moncloa (la sede della presidenza) lo scorso 24 novembre per posta ordinaria. L’ordigno è stato fatto detonare in maniera controllata. «In attesa dei risultati definitivi delle analisi che si stanno effettuando, la busta potrebbe contenere una sostanza simile a quella utilizzata nei fuochi d’artificio», spiega la nota. «Per le sue caratteristiche e il suo contenuto, questa busta sarebbe simile a quelle ricevute dall’ambasciata ucraina a Madrid, dall’azienda Instalaza di Saragozza e dalla base aerea di Torrejon», aggiunge. Da quel momento, informa il ministero, la sicurezza di edifici pubblici e amministrativi è stata rafforzata

Ore 12:15 - Zelensky: crediamo che la guerra finirà nei prossimi mesi

Volodymyr Zelensky spera che la guerra con la Russia finisca nei prossimi mesi. «La guerra finirà quando vinceremo noi o quando la Federazione Russa lo vorrà - ha detto il presidente ucraino al New York Times - Può succedere che la Russia decida di finirla solo quando si sentirà debole, essendo isolata e non avendo alleati. Crediamo che finirà nei prossimi mesi». Nella sua intervista, Zelensky ha aggiunto che se l’Kiev non resiste, la guerra «si insinuerà» in altri territori. Il presidente ha inoltre sottolineato che l’Ucraina sta pagando questa lotta con la vita del suo popolo.

Ore 12:56 - Oggi altro scambio prigionieri di guerra tra Russia e Ucraina

Un altro scambio di prigionieri di guerra è in programma nella giornata di oggi tra Russia e Ucraina. L’ultima iniziativa del genere - in ordine di tempo - tra le due parti in conflitto riguarderà cinquanta detenuti. A dare la notizia è stato Denis Pushilin, il responsabile filorusso della regione occupata e annessa di Donetsk, su Telegram.

Ore 13:07 - Ministra Slovenia Fajon: «Punire i colpevoli di crimini di guerra»

Occorre punire coloro che si sono macchiati di crimini di guerra. Lo ha detto la ministra degli Esteri della Slovenia, Tanja Fajon, nel suo intervento alla ministeriale Osce in corso a Lodz, in Polonia. «I continui attacchi su civili, violenze, attacchi alle infrastrutture: l’aggressione russa è una delle pagine più nere della storia dell’Europa», ha detto la ministra aggiungendo che l’invasione della Russia rappresenta anche una violazione della Carta delle Nazioni Unite. «Condanniamo l’aggressione nel modo più duro possibile», ha detto Fajon aggiungendo che occorre punire i colpevoli di eventuali crimini di guerra.

Ore 13:11 - Borrell all’Osce: «Esame possibilità legali per far pagare a Mosca la ricostruzione»

L’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Ue Josep Borrell ha indicato che verificherà con i suoi partner dell’Osce «tutte le possibilità legali» intese a costringere la Russia a pagare per la distruzione dell’Ucraina. «Abbiamo sequestrato quasi 20 miliardi di euro da oligarchi e persone che sostengono la Russia, e controlliamo circa 300 miliardi di risorse finanziarie dalla banca centrale russa: questo denaro deve essere utilizzato per la ricostruzione dell’Ucraina», ha insistito alla riunione ministeriale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa in corso a Lodz. L’Osce riunisce 57 stati tra cui Russia e Ucraina.

Ore 13:18 - Pacchi bomba, la condanna dell’Ambasciata russa a Madrid

«Con riferimento ai pacchi bomba inviati all’ambasciata ucraina in Spagna e ad alcune istituzioni governative spagnole, dichiariamo che qualsiasi minaccia o atto terroristico sono totalmente da condannare, a maggior ragione se diretti contro una rappresentanza diplomatica»: lo scrive sul suo account di twitter l’ambasciata russa a Madrid.

Ore 13:24 - Svizzera: «Congelati beni russi per circa 7 mld di dollari»

Secondo la Segreteria di Stato svizzera per l’economia del Paese, sul territorio elvetico ci sarebbero oltre 7 miliardi di dollari di beni russi congelati da quando sono state introdotte le sanzioni all’inizio di quest’anno. La Svizzera, che non è membro dell’Unione Europea ma ha strette relazioni con il blocco dei 27 membri, ha applicato le sanzioni contro la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca a febbraio. Tra le misure, è vietato accettare depositi superiori a 100 mila franchi da cittadini o entità russe. I depositi esistenti al di sopra di tale livello dovevano essere segnalati alle autorità svizzere entro l’inizio di giugno. Le autorità svizzere affermano di aver ricevuto però di 48,5 miliardi di dollari di beni detenuti da cittadini ed entità russe in Svizzera. Il Segretariato svizzero ha dichiarato che 123 persone o entità in Svizzera hanno segnalato 7.548 «relazioni d’affari» per un valore totale di 46,1 miliardi di franchi. Altre 294 «relazioni d’affari» con lo stretto alleato della Russia, la Bielorussia, avevano un valore di 400 milioni di franchi. Un numero ben al di sopra di quelli di cui erano a conoscenza le autorità elvetiche come ha ammesso il Segretariato: «Il livello dei depositi segnalati non può quindi essere equiparato all’importo totale dei fondi di origine russa detenuti in Svizzera».

Ore 13:37 - Kiev, allarme aereo in tutto il Paese

Un allarme aereo in tutta l’Ucraina, esclusa la Crimea, è stato annunciato dopo il decollo di aerei russi da una base in Bielorussia: lo riferiscono le tv ucraine citando il gruppo di monitoraggio `Belarusian Gayun´. «Decollo MiG-31K dell’aeronautica russa con numero di volo RF-92462», è stato reso noto. Il MiG-31K è in grado di lanciare il missile ipersonico Kinzhal, che l’antiaerea ucraina non può intercettare, quindi sono stati annunciati allarmi in tutte le regioni del Paese. .

Ore 13:42 - Kiev invita occidentali a sanzionare industria missilistica russa

Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha invitato gli occidentali a sanzionare l’industria di produzione missilistica russa a seguito di massicci attacchi che hanno inflitto gravi danni alle infrastrutture energetiche dell’Ucraina. «Josep Borrell ed io siamo d’accordo: una guerra totale della Russia contro l’Ucraina significa totale sostegno all’Ucraina, ha dichiarato su Twitter Kouleba dopo un incontro con il suo omologo europeo, a margine di una riunione dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) a Lodz, Polonia. «Ho ringraziato l’Ue per la sua continua assistenza alla difesa e ho sottolineato che le prossime sanzioni dovrebbero includere l’industria russa della produzione di missili: questa produzione deve essere interrotta», ha esortato.

Ore 13:54 - Lavrov: l’uomo per trovare la soluzione? John Kerry

Rispondendo a una domanda sulla possibilità di negoziati con gli attuali rappresentanti dell’Occidente il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha affermato che il risultato può essere raggiunto quando la contoparte intende avere un’interazione costruttiva e non «sopprimere» l’interlocutore. A tal proposito il capo della diplomazia di Mosca ha portato come esempio l’ex segretario di Stato americano John Kerry definendolo «un vero partner di dialogo». Lo riporta Ria Novosti. «Ho parlato con lui più a lungo e più spesso che con uno qualsiasi dei nostri partner, inclusi anche i nostri vicini più stretti. Ci siamo incontrati più di 50 volte e ho visto in lui una persona che è sinceramente interessata a un risultato che non sia unilaterale ma generale. Ci aiuterebbe a risolvere i problemi insieme». Lo riporta Ria Novosti. A titolo di esempio, il ministro ha citato gli accordi tra Mosca e Washington sul disarmo chimico della Siria e sul canale di deconflittualità tra l’esercito Usa e quello russo nella RAS. Entrambi sono stati raggiunti durante le sue molte ore di incontri con John Kerry. (Ria Novosti)

Ore 14:13 - Allerta anti-aerea in tutta l’Ucraina, rischio missili

Un’allerta aerea è stata annunciata in tutta l’Ucraina. Lo comunicano le autorità su Telegram invitando a restare nei rifugi. Lo riporta Ukrainska Pravda.

Ore 14:19 - Russia: vietato discutere pubblicamente di temi militari

È entrata oggi in vigore in Russia una direttiva dei servizi di sicurezza interni (Fsb) che vieta la discussione pubblica di diversi argomenti militari non segreti, una delle diverse decisioni prese dalle autorità che secondo gli attivisti dell’opposizione mira ad impedire che informazioni relative alle forze armate e alla cosiddetta operazione militare speciale in Ucraina arrivino all’opinione pubblica. Il Moscow Times riferisce che l’ordine dell’Fsb, articolato in 60 punti, elenca una serie di argomenti non coperti dal segreto di Stato, ma che potrebbero essere «utilizzati da Stati, organizzazioni e cittadini stranieri contro la sicurezza della Russia». Tra questi, la struttura e le dimensioni delle forze armate, armi, schieramenti di truppe e addestramento, così come il morale delle truppe e crimini commessi da membri delle forze armate. La lista si aggiunge ad un’altra varata lo scorso anno che vietava la condivisione di informazioni non segrete relative alle industrie della difesa e spaziali. I trasgressori potranno essere etichettati come «agenti stranieri», una situazione che prevede una serie di restrizioni alle attività individuali. Sempre oggi è entrata in vigore in Russia una nuova legge che consente alle autorità di bollare enti e persone con l’etichetta di «agente straniero» anche senza che ricevano finanziamenti dall’estero, un elemento prima richiesto. D’ora in poi infatti potranno essere definiti «agenti stranieri» persone o associazioni che si ritengono genericamente «sotto influenza straniera». Lo scorso marzo, invece, poco dopo l’inizio dell’operazione in Ucraina, era stata approvata un’altra legge che prevede pene fino a 15 anni di reclusione per la diffusione di informazioni sull’esercito che dovessero essere ritenute «false» dalle autorità.

Ore 14:30 - Kiev: attacco russo colpisce infrastrutture energetiche

«Oggi le truppe russe hanno bombardato di nuovo le aziende energetiche». Lo rende noto l’operatore energetico locale Dtek via Telegram, come riporta il Kyuv Indipendent. Nell’attacco «due ingegneri sono rimasti feriti», si legge nel messaggio dell’azienda, «sono stati prontamente soccorsi e portati in ospedale. Non sono in pericolo di vita».

Ore 14:41 - Lavrov: Nato coinvolta direttamente in conflitto in Ucraina

Gli Stati Uniti e la Nato sono direttamente coinvolti nel conflitto in Ucraina fornendo armi e addestrando personale militare: lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov in conferenza stampa, come riporta Tass. Usa e Nato sono, ha detto, «direttamente coinvolti non solo con la fornitura di armi, ma anche con l’addestramento del personale militare», ha dichiarato interpellato da un giornalista.

Ore 14:55 - Stoltenberg: Russia continua a colpire, non sottovalutare

«Non dovremmo sottovalutare la Russia. Razzi e droni russi continuano a colpire le città ucraine, i civili, le infrastrutture strategiche e provocano grande sofferenza, mentre l’inverno sta iniziando». È quello che ha detto il segretario della Nato, Jens Stoltenberg, oggi alla conferenza della sicurezza di Berlino, secondo quanto riporta Dpa. Stoltenberg ha espresso apprezzamento per le armi fornite dalla Germania: «quanto facciano la differenza si vede ogni giorno sul campo di guerra», ha commentato

Ore 15:33 - Putin: fare di tutto per sostenere cittadini territori annessi

Occorre «fare di tutto» per sostenere «gli abitanti dei territori recentemente annessi alla Russia». Lo ha detto il presidente russo Vladimir Putin in un incontro con giovani scienziati al Sirius Center. Lo riporta Ria Novosti.

Ore 15:42 - Biden: alleanza Usa-Francia essenziale in difesa democrazia

«L’alleanza tra Francia e Stati Uniti è essenziale per la difesa della democrazia. Francia e Usa, assieme all’Europa e al G7, sono uniti nell’affrontare la guerra di Vladimir Putin contro l’Ucraina». Lo ha detto Joe Biden accogliendo alla Casa Bianca il presidente francese Emmanuel Macron e la premier Dame Brigitte. «La temperatura oggi è fredda ma i nostri cuori sono riscaldati dall’amicizia. È un onore ospitarvi nella prima visita di Stato della mia amministrazione», ha aggiunto il presidente americano.

Ore 15:56 - Macron: «Nei prossimi giorni parlerò con Putin. Ancora possibile negoziato»

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato che parlerà presto con l’omologo russo, Vladimir Putin, e ha espresso l’auspicio che i negoziati per mettere fine alla guerra in Ucraina siano «ancora possibili». In visita di Stato a Washington, Macron ha dichiarato di voler parlare con Putin «nei prossimi giorni». «Voglio prima fare questa visita di stato e discutere in modo approfondito con il presidente Biden e i nostri team», ha detto il presidente francese a Good Morning America della Abc.

Ore 16:33 - Mosca ritira alcune truppe dalla sponda orientale del Dnipro

L’esercito ucraino ha affermato che la Russia ha ritirato alcune truppe dalle città sulla sponda orientale del fiume Dnipro, opposta alla città di Kherson. Lo riporta il Guardian, sottolineando che si tratta del primo rapporto ufficiale di Kiev su un ritiro russo su quella che ora è la principale linea del fronte nel sud. «Nell’insediamento di Oleshky si osserva una diminuzione del numero di soldati russi e dell’equipaggiamento militare», ha affermato l’esercito, riferendosi alla località di fronte alla città di Kherson, dall’altra parte di un ponte distrutto sul Dnipro. «Le truppe nemiche sono state ritirate da alcuni insediamenti dell’oblast di Kherson e disperse in strisce di foresta lungo il tratto dell’autostrada Oleshky - Hola Prystan», ha detto, riferendosi a un tratto di strada di 25 km attraverso le città lungo il fiume sparse nei boschi sulla riva di fronte alla città di Kherson.

Secondo i militari di Kiev, la maggior parte delle truppe russe nell’area sono riservisti mobilitati di recente, suggerendo che le truppe meglio addestrate di Mosca se ne sarebbero già andate. La dichiarazione ha fornito pochi dettagli e non fa menzione di alcuna forza ucraina che abbia attraversato il fiume. Le autorità di Kiev hanno sottolineato anche che la Russia ha intensificato i bombardamenti attraverso il fiume, interrompendo nuovamente l’energia elettrica a Kherson. Da quando la Russia si è ritirata da Kherson il mese scorso, il fiume ora forma l’intero tratto meridionale del fronte. I russi hanno già detto ai civili di lasciare le città entro 15 km dal fiume e hanno ritirato la loro amministrazione civile dalla città di Nova Kakhovka. Funzionari ucraini hanno in precedenza affermato che la Russia ha ritirato parte dell’artiglieria vicino al fiume.

Ore 16:37 - Cremlino: «Telefonata Putin-Macron non ancora in programma»

Una telefonata fra il presidente russo Vladimir Putin e quello francese Emmanuel Macron «non è ancora in programma». Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, lo riporta Ria Novosti.

Ore 17:17 - Macron: «Vogliamo arrivare ad una pace sostenibile per l’Ucraina»

«Vogliamo mantenere l’integrità territoriale dell’Ucraina ma anche arrivare ad una pace sostenibile». Lo ha detto il presidente francese Emmanuel Macron nelle dichiarazioni iniziali del suo colloquio allo Studio Ovale con Joe Biden. «Sono tempi molto difficili. Francia e Stati Uniti sin dall’inizio della guerra hanno cooperato a stretto contatto per aiutare Kiev a resistere», ha aggiunto.

Ore 17:23 - Mosca: «Conquistato altro villaggio in regione di Donetsk»

Le truppe russe hanno conquistato oggi un altro villaggio, quello di Kurdyumovka, nella regione ucraina del Donetsk, nell’ambito di un’avanzata in corso da alcuni giorni. Ne dà notizia il ministero della Difesa di Mosca citato dall’agenzia Tass. Ieri erano stati conquistati dalle forze russe i villaggi di Andreevka, Belogorovka e Pershe Travnya, sempre nel Donbass.

Ore 17:26 - Scholz: «Putin non deve vincere e non vincerà»

Il presidente russo, Vladimir Putin, «non deve vincere e non vincerà» la guerra che ha mosso all’Ucraina. Il Paese aggredito avrà il sostegno della Germania per tutto il tempo necessario. E’ quanto dichiarato dal cancelliere tedesco, Olaf Scholz, durante la conferenza stampa che sta tenendo a Berlino con il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.

Ore 17:29 - Stoltenberg: «La Nato non è parte del conflitto e non lo sarà»

«La Nato non è un parte del conflitto, non ci lasciamo trascinare nel conflitto da Putin». Lo ha ribadito il segretario generale dell’Alleanza Atlantica Jens Stoltenberg stasera a Berlino, in conferenza stampa con il cancelliere Olaf Scholz, sottolineando che «il compito» della Nato «è sostenere l’Ucraina ed evitare un’escalation, che vada oltre l’Ucraina». «Se la Russia dovesse vincere la guerra, questo incoraggerebbe altri regimi autoritari a usare gli stessi mezzi, per ottenere i loro obiettivi. E questo renderebbe il mondo più pericoloso», ha aggiunto.

Ore 19:29 - Vescovo Donetsk: arrestato altro sacerdote da russi

«Dopo la celebrazione della Messa, sono entrati in parrocchia alcuni militari russi e dopo aver dispregiato i cattolici, la preghiera e il loro stare insieme, hanno catturato e portato in un luogo sconosciuto don Oleksandr Bogomaz, giovane parroco di Melitopol». Lo ha detto don Maksym Ryabukha, vescovo ausiliare dell’Esarcato arcivescovile di Donetsk, in un’intervista a Tv2000. È il terzo sacerdote cattolico arrestato in pochi giorni dall’esercito russo. Don Oleksandr è stato preso con la forza nella sua chiesa.

Ore 19:31 - Biden-Macron: «Sostegno a Kiev finché sarà necessario»

Usa e Francia continueranno a sostenere l’Ucraina «finché è necessario»: lo hanno dichiarato Joe Biden e Emmanuel Macron in un comunicato congiunto dopo il loro incontro nello studio Ovale. I due presidenti «ribadiscono il sostegno dei loro Paesi all’Ucraina» e si impegnanto a fornirle «un aiuto politico, di sicurezza, umanitario ed economico finché sarà necessario».

«I presidenti condannano con forza l’illegale aggressione della Russia contro l’Ucraina e mettono in evidenza come il colpire volontariamente civili e infrastrutture civili rappresenti un crimine di guerra», si legge nella dichiarazione congiunta di Biden e Macron, che condannano l’escalation deliberata della Russia e soprattutto «l’irresponsabile retorica sul nucleare e la sua disinformazione riguardo presunti attacchi chimici».

Ore 19:32 - Bozza dl: invio armi nel 2023 previo indirizzo Camere

Una proroga «fino al 31 dicembre 2023» e «previo atto di indirizzo delle Camere» dell’autorizzazione a cedere «mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari» all’Ucraina: lo prevede la bozza del decreto legge all’esame del Consiglio dei ministri. Si mantengono anche i «termini» e «le modalità» stabilite dal decreto del governo Draghi, in scadenza a fine 2022.

Ore 19:48 - Biden-Macron: «Conferenza internazionale il 13 dicembre»

«Gli Stati Uniti e la Francia intendono continuare a lavorare con i partner e gli alleati per coordinare gli sforzi di assistenza, inclusa la conferenza internazionale che si terrà a Parigi il 13 dicembre 2022. Intendono inoltre continuare a fornire un solido sostegno diretto al bilancio dell’Ucraina e sollecitare le istituzioni finanziarie internazionali per aumentare il loro sostegno finanziario». Lo hanno dichiarato Joe Biden e Emmanuel Macron nella dichiarazione congiunta diffusa al termine del loro incontro Washington.

Ore 20:07 - Biden: «Usa e Francia insieme contro brutalità Russia»

«Oggi ribadiamo che ci schiereremo insieme contro questa brutalità. E continueremo a sostenere con forza il popolo ucraino mentre difende le proprie case, le proprie famiglie, i propri asili, i propri ospedali, la propria sovranità e integrità contro l’aggressione russa». Così il presidente Usa Joe Biden durante la conferenza stampa congiunta col presidente francese Emmanuel Macron alla Casa Bianca. «Stati Uniti e la Francia rimangono impegnati ad affrontare gli effetti più ampi della guerra russa, compresa la collaborazione con la comunità internazionale per costruire una maggiore resilienza alle difficoltà alimentari ed energetiche», hanno aggiunto nel comunicato congiunto.

Ore 20:21 - Biden: «Pronto a parlare con Putin»

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, è «pronto a parlare» con l’omologo russo, Vladimir Putin, ma «solo in presenza di un interesse concreto, da parte sua, a porre fine alla guerra in Ucraina: un interesse che finora non è stato riscontrato, nonostante il prezzo altissimo che la Russia ha pagato in questi mesi di conflitto». Durante la conferenza stampa congiunta organizzata con l’omologo francese, Emmanuel Macron, al termine del bilaterale odierno alla Casa Bianca, Biden ha affermato che «il ritiro delle forze russe dall’Ucraina è una condizione fondamentale per porre fine al conflitto», aggiungendo di non avere in programma, al momento, di cercare un contatto con Putin. «Se e quando dimostrerà di voler negoziare in buona fede la fine della guerra, e a seguito di appropriate consultazioni con gli alleati della Nato, sarò pronto a parlarci: nel frattempo, è cruciale continuare a sostenere l’Ucraina», ha concluso.

Ore 23:16 - Zelensky, stop a organizzazioni religiose legate a Mosca

L’Ucraina intende limitare le attività delle organizzazioni religiose legate alla Russia e rivedere lo status della Chiesa ortodossa ucraina fedele al patriarcato di Mosca. Lo ha annunciato il presidente Volodymyr Zelensky nel consueto videomessaggio serale, dopo una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale. Il Consiglio «ha incaricato il governo di presentare alla Verkhovna Rada (il parlamento ucraino, ndr) un progetto di legge per impedire alle organizzazioni religiose affiliate ai centri di influenza della Federazione Russa di operare in Ucraina».

Ore 23:18 - Kiev, da inizio guerra morti 10-13mila nostri soldati

Dall’inizio della guerra l’esercito ucraino ha perso fino a 13mila soldati. Lo ha annunciato il consigliere presidenziale Mykhailo Podolyak, citato da Ukrinform. «Abbiamo stime ufficiali dello Stato Maggiore e stime ufficiali fornite dal Comandante in Capo Supremo. E vanno da 10 a 12,5-13mila morti. Stiamo parlando apertamente del numero di morti», ha dichiarato.

Ore 01:57 - Il Pentagono valuta un piano di addestramento dell’esercito ucraino

Il segretario alla Difesa Lloyd Austin e altri alti funzionari del Pentagono stanno valutando un’importante espansione dell’addestramento rivolto all’esercito ucraino, secondo il Washington Post. Il piano, in discussione da settimane, secondo alti funzionari della Difesa degli Stati Uniti, si baserebbe sui miliardi di dollari in armi inviati dagli Usa e unità combattenti ucraine con centinaia, o forse anche migliaia di soldati, da addestrare a Grafenwoehr, in Germania, dove l’esercito americano ha istruito le forze ucraine in numero minore per anni. Austin, scrive il Wp, «è desideroso di aumentare la capacità dell’Ucraina di manovrare sul campo di battaglia con uno stile di guerra più moderno» che si basi meno sul lancio di migliaia di colpi di artiglieria al giorno. L’obiettivo del nuovo addestramento sarebbe di insegnare agli ucraini tattiche per migliorare l’efficacia degli armamenti di cui dispongono guadagnando un vantaggio rispetto ai russi.

Ore 02:17 - Podolyak: 10-13 mila soldati ucraini morti dall’inizio del conflitto

Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha dichiarato, in un raro bilancio delle vittime del conflitto, che sono morti tra i 10.000 e i 13.000 soldati ucraini dall’inizio dell’invasione. «Abbiamo valutazioni ufficiali dello Stato maggiore, valutazioni ufficiali del comandante in capo (Zelensky), e oscillano tra 10.000 a 12.500-13.000 uccisi», ha detto aggiungendo che il numero di civili uccisi potrebbe essere «significativo». Podolyak ha anche suggerito che fino a 100.000 soldati russi sono stati uccisi dall’inizio dell’invasione e altri 100.000-150.000 sono stati feriti. I dati sono stati annunciati dopo che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato di 100mila soldati ucraini morti, cifra poi rivista e bollata come un errore.

Ore 02:27 - Oltre 1.300 i prigionieri ucraini rilasciati secondo Zelensky

Sono oltre 1.300 i prigionieri di guerra ucraini rilasciati dai russi. Il numero è stato fornito dal presidente ucraino, Volodymyr Zelenski, nel consueto discorso serale, in cui ha riferito della liberazione di 50 prigionieri: quattro ufficiali e 46 soldati semplici. «Tutta l’Ucraina sarà libera - ha esclamato Zelensky - e tutti gli ucraini saranno a casa». L’ultimo scambio di prigionieri con i russi è avvenuto oggi, ed è stato confermato da Mosca, che ha visto un numero uguale di prigionieri russi rilasciati da Kiev.

Ore 04:51 - Bilanci, Kiev: numeri ufficiali «quando giungerà il momento»

I soldati ucraini uccisi nella guerra con la Russia sono almeno 10.000, ma la cifra potrebbe arrivare a 13.000. A fornirla ufficiosamente è lo Stato maggiore, citato da Mykhailo Podolyak, stretto collaboratore del presidente Volodymyr Zelensky, in un’intervista a Channel 24. Lo stesso Zelensky darà i numeri ufficiali «quando giungerà il momento», ha aggiunto il suo assistente. Lo scorso mese di giugno, quando russi e ucraini combattevano per il controllo del Lugansk orientale, fu Zelensky a dire che Kiev stava perdendo da 60 a 100 soldati al giorno, uccisi in azione, e circa 500 erano stati feriti sul campo. Quanto alle truppe russe, il numero di soldati morti è ufficialmente di 5.937, ma lo scorso mese il generale americano quantificò in 100.000 i morti e feriti tra le file russe, tanti quanto quelli ucraini. Nessuna di queste cifre può essere verificata, ma è chiaro che sia i russi che gli ucraini tendono a minimizzare il bilancio delle vittime militari per non demoralizzare le truppe ancora combattenti.

Giulio Gavino per lastampa.it l’1 Dicembre 2022.

La procura di Nizza indaga su un incidente aereo avvenuto la scorsa settimana in Costa Azzurra. L’attività, coperta dal massimo riserbo, riguarda la morte di un facoltoso uomo d’affari russo con passaporto maltese, ritenuto un magnate delle criptovalute. Si tratta di Vyacheslav Taran, 53 anni. Insieme a lui nell’incidente che ha interessato un elicottero della compagnia «Monacair Helicopters», con sede nel Principato di Monaco, è morto anche il pilota, un francese di 35 anni (il nome non è stato ancora reso noto). Il mistero sul quale si interroga il bel mondo della Costa Azzurra è legato ad una serie di «stranezze» in merito all’incidente di volo.

Prima anomalia. Taran sarebbe il terzo miliardario russo che operava nel settore dell’alta finanza a morire negli ultimi mesi. Nessuna ipotesi di un collegamento tra la tragedia e il conflitto tra Russa e Ucraina ma i gendarmi e i magistrati francesi sembrano decisi a fare chiarezza su una dinamica tutta da ricostruire. Non ha inoltre trovato riscontro la voce che l’uomo d’affari fosse su una «lista nera», in materia di sanzioni, da parte delle autorità ucraine.

La tragedia si è verificata intorno alle 14 di venerdì scorso nell’entroterra di Villefranche sur Mer, nei pressi di Eze Village, a poche miglia da Nizza. L’elicottero, un Eurocopter EC 130T2 prodotto da Airbus, si è schiantato in località Plateau de la Justice, un sentiero panoramico affacciato sul mare. L’inchiesta riguarda le cause dell’incidente e per questo i rottami dell’aeromobile sono stati posti sotto sequestro in attesa che la procura di Nizza indichi un perito per esaminarli. L’attenzione è puntata in particolare sulla scatola nera che è stata recuperata senza problemi. Il magistrato ha inoltre disposto che venga effettuata l’autopsia.

Seconda anomalia. Vyacheslav Taran era decollato dall’aeroporto di Losanna, in Svizzera, ed era diretto nel Principato di Monaco (dove ha un appartamento con vista mare e dove la moglie edita una rivista patinata sul piccolo regno della famiglia Grimaldi). A bordo ci sarebbe dovuta essere una terza persona che all’improvviso ha rinunciato. Chi era quella persona e perchè non è salita a bordo nonostante la sua presenza fosse stata annunciata nel piano di volo e alle autorità elvetiche?

Terza anomalia. L’elicottero era stato revisionato da poco, come ha confermato il costruttore Airbus (si tratta inoltre di un modello di ultima generazione). Il pilota, come ha dichiarato in un comunicato la compagnia monegasca, era inoltre un esperto di quel tipo di aeromobile.

Quarta anomalia. Le condizioni meteo sulla Costa Azzurra venerdì scorso erano perfette, con un’ottima visibilità. Il pilota non ha comunicato avarie o problemi via radio durante il volo dalle Alpi verso il Mediterraneo. Nella zona di Eze si stava preparando alla discesa verso il mare per procedere all’atterraggio.

Nella giornata di ieri la vedova del miliardario, Olga Taran, ha pubblicato sul sito della rivista che edita a Monaco un messaggio nel quale nega ogni collegamento del marito con la Russia e con le attività di riciclaggio ipotizzate da alcuni media ucraini, Russia «che la lasciato nel 2008 e per dedicarsi agli affari». La donna sostiene come avesse sostenuto anche alcune associazioni per l’assistenza di profughi ucraini nel marzo scorso, in Montenegro.

Usa: «Bene l’accordo su price cap Ue». Redazione Online su Il Corriere della Sera il 2 dicembre 2022.

Le notizie di venerdì 2 dicembre, in diretta

• La guerra in Ucraina è arrivata al 282esimo giorno.

• Per concentrare gli sforzi nel mettere fine al conflitto ucraino, i presidenti Biden e Macron hanno annunciato una conferenza internazionale che si terrà il 13 dicembre a Parigi.

• Dopo un’avanzata che prosegue da vari giorni, le truppe russe hanno conquistato il villaggio di Kurdyumovka, nella regione ucraina del Donetsk.

• Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato al New York Times di credere che la «guerra finirà nei prossimi mesi». Lo pensa davvero?

Ore 05:42 - Bilanci, Kiev: numeri ufficiali «quando giungerà il momento»

I soldati ucraini uccisi nella guerra con la Russia sono almeno 10.000, ma la cifra potrebbe arrivare a 13.000. A fornirla ufficiosamente è lo Stato maggiore, citato da Mykhailo Podolyak, stretto collaboratore del presidente Volodymyr Zelensky, in un’intervista a Channel 24. Lo stesso Zelensky darà i numeri ufficiali «quando giungerà il momento», ha aggiunto il suo assistente. Lo scorso mese di giugno, quando russi e ucraini combattevano per il controllo del Lugansk orientale, fu Zelensky a dire che Kiev stava perdendo da 60 a 100 soldati al giorno, uccisi in azione, e circa 500 erano stati feriti sul campo. Quanto alle truppe russe, il numero di soldati morti è ufficialmente di 5.937, ma lo scorso mese il generale americano quantificò in 100.000 i morti e feriti tra le file russe, tanti quanto quelli ucraini. Nessuna di queste cifre può essere verificata, ma è chiaro che sia i russi che gli ucraini tendono a minimizzare il bilancio delle vittime militari per non demoralizzare le truppe ancora combattenti.

Ore 06:21 - Il ministro Crosetto replica sul Corriere alle critiche sull’invio di armi in Ucraina

«Tutto quello che questo governo sta facendo nei confronti dell’ Ucraina è implementare le decisioni dell’esecutivo Draghi, della cui coalizione Conte guidava il partito maggiore. All`ex premier vorrei ricordare che tutto ciò che è stato inviato negli ultimi mesi a 360 gradi, non solo aiuti militari, è stato deliberato sulla base di cinque decreti definiti dal precedente governo». Lo sottolinea, in una intervista al Corriere della Sera, il ministro della Difesa Guido Crosetto che replica alle critiche al nuovo invio di armi all’Ucraina sostenute dal numero uno del Movimento 5Stelle, l’ex premier Giuseppe Conte. «Se inviare armi all’Ucraina significa essere guerrafondai, chi può fregiarsi di quel titolo è lui e il suo partito in primis. Io non la penso così, l’aiuto a una nazione attaccata è cosa diversa dall`essere guerrafondai», aggiunge Crosetto. «Le parole vanno usate con responsabilità. Conte manifesta totale incoerenza tra quello che diceva e faceva e quel che dice ora. Legittimo che passi da fornitore di armi a pacifista convinto ed è anche legittimo che guardi i sondaggi per decidere di cambiare idea. Ma non che usi epiteti violenti nei confronti di persone fisiche che hanno la sola colpa di rappresentare lo Stato. È come indicare a una parte di società violenta e antagonista nomi e cognomi di obiettivi da colpire». Per il ministro della Difesa «è molto grave il modo in cui lui personifica i suoi attacchi, rientra in una sfera inquietante. Conte è troppo intelligente per non capire che sta alimentando `odio verso persone fisiche, che ha identificato per contrapposizione politica. Io sono un galantuomo e non merito che un mio avversario politico, che avrebbe il dovere di essere istituzionale, mi conduca in una sfera di violenza verbale, mistificando la realtà e identificandomi come guerrafondaio».

Ore 07:49 - Zelensky: Mosca ha rilasciato 1.300 prigionieri

Sono oltre 1.300 i prigionieri di guerra ucraini rilasciati dai russi. Il numero è stato fornito dal presidente ucraino Zelensky nel consueto discorso serale, in cui ha riferito della liberazione di 50 prigionieri: quattro ufficiali e 46 soldati semplici. «Tutta l’Ucraina sarà libera — ha detto Zelensky — e tutti gli ucraini saranno a casa». L’ultimo scambio di prigionieri con i russi è stato confermato da Mosca, che ha visto un numero uguale di prigionieri russi rilasciati da Kiev.

Ore 07:52 - Regno Unito: nuove armi per l’esercito

L’esercito del Regno Unito potrebbe dotarsi di nuovi armamenti, dopo che la guerra in Ucraina ha dimostrato che i sistemi di artiglieria attualmente in dotazione sono «irrimediabilmente obsoleti». A dirlo è stato il ministro della Difesa Ben Wallace parlando in Italia, a bordo dell’Hms Albion, nave anfibia britannica che ha visitato ieri.

Secondo Wallace, anni di missioni internazionali in Iraq e Afghanistan hanno portato a «trascurare» il tradizionale ruolo dell’esercito e causato la necessità di modernizzare gli armamenti. La guerra in Ucraina ha mostrato come uno degli attuali sistemi di artiglieria dell’esercito sia «non abbastanza valido (...) per gli attacchi a corto raggio» e «superato dalla maggior parte dei sistemi suoi pari», ha aggiunto.

Per questo potrebbero essere portati avanti piani per introdurre nuovi sistemi missilistici di precisione. «Stiamo investendo 24 miliardi di sterline (circa 27,9 miliardi di euro) nel programma di equipaggiamento dell’esercito da qui alla fine del decennio. «Sono un sacco di soldi. L’esercito ha bisogno di mettersi al passo», ha detto il ministro.

Ore 07:59 - Nuovo attacco russo nella notte a Zaporizhzhia

Un nuovo attacco dell’esercito russo è stato sferrato nella notte in un villaggio nel distretto di Zaporizhzhia.

Lo ha detto il capo dell’amministrazione militare regionale Oleksandr Starukh su Telegram. «Un villaggio in una delle comunità del distretto di Zaporizhzhia è stato nuovamente colpito. L’obiettivo del nemico era la distruzione delle infrastrutture industriali ed energetiche. A seguito dell’attacco, l’edificio amministrativo, che ospitava tutti i servizi necessari ai residenti locali, è stato quasi completamente distrutto. Fortunatamente nessuno è rimasto ferito», si legge su Telegram.

Le squadre di emergenza sono tuttora sul posto per spegnere l’incendio che è scoppiato dopo l’attacco.

Ore 08:25 - Biden abbraccia Macron e su Putin: «Gli parlerò ma lui ora non vuole»

(Giuseppe Sarcina, nostro corrispondente da Washington) Joe Biden minimizza: «Ci sono degli intoppi e possiamo fare qualche cambiamento». Emanuel Macron incassa: «Siamo d’accordo che dobbiamo sincronizzare il nostro approccio alla transizione energetica». Questo è il punto di equilibrio raggiunto dopo oltre tre ore di bilaterale alla Casa Bianca. I due leader sembrano essersi impegnati a disinnescare un contenzioso economico potenzialmente devastante tra Stati Uniti ed Unione europea.

Nell’agosto scorso il Congresso Usa aveva stanziato 369 miliardi di dollari, spalmati su dieci anni, per investimenti a favore delle industrie attive nelle energie rinnovabili e nei settori ad alta tecnologia. A Bruxelles obiettarono subito che quei fondi pubblici avrebbero accordato un notevole vantaggio competitivo alle imprese americane, spiazzando le concorrenti europee. Lo stesso Macron, alla vigilia del vertice con Biden, aveva detto che quelle misure, fortemente volute dall’Amministrazione, erano «super aggressive». Le due delegazioni hanno preparato il terreno, con una capillare ricognizione tecnica condotta dal Tesoro e da Mike Pyle, il consigliere della Casa Bianca che ha in carico il dossier. I toni si sono stemperati. E alla fine Macron ha ottenuto da Biden almeno il riconoscimento che ci sono degli «intoppi» e che «è necessario superarli».

Ore 08:53 - Blinken: «La fine della guerra dipende da Putin»

«Questa guerra potrebbe concludersi domani se Putin si fermasse». Lo ha affermato durante un’intervista all’emittente francese France 2 il segretario di Stato degli Stati Uniti Antony Blinken, che ha poi proseguito accusando il presidente russo di «giocarsi la carta del freddo» e di «utilizzare l’inverno come un’arma». In goni caso, ha concluso Blinken, un incontro tra Volodymyr Zelensky e Putin sarebbe possibile se da parte di Mosca ci fosse «serietà nei confronti della diplomazia e del dialogo», ma il presidente russo fa «tutto il contrario».

Ore 09:48 - A Kiev gli ultimi 7 corazzati Gepard della Germania

Per aiutare l’esercito di Kiev a respingere l’invasione russa, la Germania invierà in Ucraina gli ultimi 7 mezzi corazzati Gepard a disposizione della Bundeswehr, l’esercito federale. Lo rivela il settimanale «Der Spiegel», che ricorda come il Paese sotto attacco abbia già ricevuto 30 mezzi di questo tipo, non più utilizzati dalle forze armate tedesche dal 2012 e da allora conservati nei magazzini del gruppo Krauss-Maffei-Wegmann che li ha prodotti. I mezzi erano destinati alla rottamazione.

Ore 11:09 - Cremlino: «Putin è aperto a colloqui sull’Ucraina ma rifiuta le condizioni di Biden»

Il presidente russo Vladimir Putin rimane «aperto a colloqui per assicurare gli interessi della Russia». Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dall’agenzia Tass, dopo l’offerta di negoziati dal presidente americano Joe Biden. Peskov ha aggiunto che Mosca «considera la pacifica via diplomatica come la preferibile per raggiungere i suoi obiettivi».

Per la Russia è tuttavia impossibile accettare la condizione posta dal presidente Usa Joe Biden per le trattative, cioè che prima le truppe di Mosca lascino il territorio ucraino. Lo ha chiarito il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov citato dall’agenzia Ria Novosti.

Ore 11:17 - Anche la Spagna contribuirà alle indagini sui crimini di guerra

Un team formato da agenti spagnoli della Polizia Nazionale e della Guardia Civil è partito la scorsa notte per l’Ucraina, dove sarà impegnato in indagini su possibili crimini di guerra commessi nel corso del conflitto. Lo si legge in una nota del Ministero dell’Interno. La squadra è composta da 11 agenti, specialisti nelle aree di polizia scientifica, criminalistica e disattivazione di esplosivi, coordinati da un comandante e da un ispettore capo. Sul campo, il team lavorerà nelle indagini in collaborazione con le autorità ucraine nelle indagini.

Ore 11:22 - Papa: «Danni incalcolabili per vittime e crisi energetica in Ucraina»

La «globalizzazione dei problemi si ripropone oggi a proposito del drammatico conflitto bellico in corso all’interno dell’Europa, tra Russia e Ucraina». Lo ricorda Papa Francesco nel Messaggio inviato all’VIII Conferenza Rome MED Dialogues. Dalla guerra «oltre ai danni incalcolabili di ogni guerra in termini di vittime, civili e militari, conseguono - sottolinea il Pontefice - la crisi energetica, la crisi finanziaria, la crisi umanitaria per tanta gente innocente costretta a lasciare la propria casa e a perdere i beni più cari e, infine, la crisi alimentare, che colpisce un numero crescente di persone in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi più poveri».

Ore 11:40 - Zelensky firma il decreto per le restrizioni alla Chiesa ortodossa

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha firmato un decreto che pone restrizioni all’attività della Chiesa ortodossa del Paese legata al Patriarcato di Mosca. Lo rende noto Ukrinform. Zelensky aveva preannunciato ieri sera l’iniziativa, affermando che intendeva «impedire alle organizzazioni religiose affiliate ai centri di influenza della Federazione Russa di operare in Ucraina». L’agenzia ucraina aggiunge che sono proseguite oggi in tre chiese le perquisizioni dei servizi di sicurezza interni, Sbu, avviate da alcune settimane.

Ore 11:43 - Kiev: «Tre morti in un attacco russo a Kherson»

Tre persone sono state uccise e altre 7 sono rimaste ferite dai bombardamenti russi nella regione meridionale ucraina di Kherson nelle ultime 24 ore. Lo riferisce il governatore regionale, Yaroslav Yanushevych su Telegram, scrive il Guardian online. Secondo il governatore, le truppe russe hanno bombardato la città di Kherson e altre parti della regione 42 volte nello stesso periodo. La città è stata liberata dalle forze ucraine a metà novembre dopo mesi di occupazione russa, ma da allora è sotto il fuoco delle truppe di Mosca che si sono ritirate sul lato opposto del fiume Dnipro. La città ha anche avuto problemi con la fornitura di energia elettrica. Yanushevych ha affermato che l’energia elettrica è stata nuovamente interrotta ieri dopo essere stata recentemente ripristinata. Allo stesso tempo, le autorità filorusse di Kherson hanno annunciato che inizieranno ad evacuare alcune persone a mobilità ridotta dalla città di Kakhovka, occupata dai russi, sulla sponda orientale del fiume Dnipro. Le evacuazioni dovrebbero iniziare domani, scrivono le autorità su Telegram, riferisce il Guardian.

Ore 12:45 - Kiev: «Pacchi insanguinati a nostre ambasciate, anche in Italia»

Pacchi insanguinati contenenti occhi di animali sono stati spediti alle ambasciate e ai consolati ucraini in cinque Paesi europei. Lo denuncia il ministero degli Esteri ucraino, come riporta Unian, affermando che le minacce sono giunte alle ambasciate ucraine in Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Croazia, Italia, ai consolati generali di Napoli, Cracovia e al consolato di Brno (Repubblica Ceca). Ignoti hanno anche danneggiato l’ingresso della residenza dell’ambasciatore dell’Ucraina in Vaticano. «È in corso una campagna ben pianificata di terrore e intimidazione delle ambasciate e dei consolati dell’Ucraina», ha affermato Kuleba.

Ore 12:53 - Putin a Scholz: «Politiche occidentali distruttive»

Il presidente russo Vladimir Putin, in una conversazione telefonica col cancelliere tedesco Olaf Scholz, ha definito «distruttiva» la linea dei Paesi occidentali in Ucraina accusandoli per le armi fornite all’esercito ucraino. Lo riferisce il Cremlino, ripreso dalla Tass. «L’attenzione è diretta agli stati occidentali, compresa la Germania, che hanno potenziato il regime di Kiev con le armi e addestrato l’esercito ucraino», afferma una nota del Cremlino.

Ore 12:56 - Kadyrov: «Le parole del Papa seminano odio»

«Il Papa, guida spirituale di milioni di cattolici, avrebbe dovuto usare una retorica più pacifica invece che seminare odio e discordia interetnica tra i popoli». Così, su Telegram, il comandante ceceno Ramzan Kadyrov torna alle parole del Pontefice su una maggiore crudeltà di soldati ceceni e buriati in Ucraina. «Prima dell’intervento della Nato negli affari interni dell’Ucraina - aggiunge Kadyrov - non avevamo problemi con il popolo ucraino. Ciò non si può dire delle azioni del gregge del Papa nelle persone degli istruttori della Nato, che cercano di trasformare il maggior numero possibile di militari ucraini in carne da cannone».

Ore 14:57 - Cavusoglu, ministro degli Esteri turco: «Situazione complicata ma continueremo con i nostri sforzi»

In merito al conflitto in Ucraina «è difficile prevedere come potrà finire questa guerra. Si era più vicini a una soluzione a fine marzo quando le due parti si sono incontrate a Istanbul. Ora è più complicato, ci sono più attori coinvolti, ma la Turchia non mollerà e continuerà con i suoi sforzi». Così il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, intervenendo ai Med Dialogues 2022 a Roma.

Ore 15:10 - Medvedev: «Kiev è diventata nemica di Cristo e dell'ortodossia»

Le autorità «sataniste» di Kiev «sono diventate apertamente nemiche di Cristo e della fede ortodossa». Lo afferma in un post su Telegram l'ex presidente russo Dmitry Medvedev, dopo il decreto firmato dal presidente Volodymyr Zelensky per porre restrizioni alla Chiesa ortodossa ucraina fedele al Patriarcato di Mosca, che conta milioni di fedeli. Medvedev, citato dall'agenzia Ria Novosti, stigmatizza anche le perquisizioni effettuate dai servizi di sicurezza ucraini in molti luoghi sacri della Chiesa legata a Mosca. «I credenti sono obbligati» dalle autorità ucraine a frequentare solo le chiese giudicate «corrette», afferma Medvedev.

Ore 15:35 - Di nuovo isolata l'ambasciata di Ucraina in Spagna

L'ambasciata di Ucraina in Spagna è stata nuovamente transennata e isolata. Lo ha riferito l'agenzia di stampa spagnola Rtve. Due giorni fa, il quotidiano spagnolo «20 Minutos» ha riferito che un impiegato dell'ambasciata ucraina a Madrid è rimasto lievemente ferito nell'esplosione di un ordigno nascosto in un plico postale. I media locali hanno riferito ieri che sei pacchi con esplosivi sono stati intercettati dalla polizia. I pacchi erano originariamente destinati a diverse istituzioni pubbliche, tra cui l'ambasciata ucraina, il ministero della Difesa spagnolo e una base dell'aeronautica, nonché a una compagnia di armamenti, che fornisce armi all'Ucraina.

Ore 17:44 - Media, Usa cercano spostare sistemi difesa aerea in Ucraina

Gli Stati Uniti stanno lavorando con i Paesi del Medio Oriente per spostare alcuni dei loro sistemi di difesa aerea in Ucraina. Lo ha rivelato il Ceo di Raytheon Technologies, Greg Hayes, in un’intervista, come riportato da Politico. «Ci sono Nasams schierati in tutto il Medio Oriente, e alcuni dei nostri alleati della Nato e noi stiamo effettivamente lavorando con un paio di Paesi che attualmente impiegano questi sistemi e cercano di indirizzarli verso l’Ucraina», ha spiegato Hayes, precisando che spostarli è più veloce che costruirli negli Stati Uniti (a causa del tempo necessario per acquistare componenti elettronici e motori a razzo, servono due anni per assemblare i Nasams).

L’amministrazione di Joe Biden dovrebbe approvare l’accordo per trasferire i sistemi di difesa aerea in Ucraina, e per ora nessuna conferma arriva dal Dipartimento della Difesa. Kiev ha passato mesi a fare pressioni sugli Usa per ottenere i Nasams in modo da contrastare gli attacchi missilistici russi: i primi due sono arrivati ;;all’inizio di novembre e gli Stati Uniti hanno promesso che altri sono in arrivo. Due giorni fa, inoltre, l’esercito ha assegnato un contratto del valore di 1,2 miliardi di dollari per la consegna di sei Nasams all’Ucraina entro il 2025.

Ore 18:24 - Capo Aiea: «Vedrò di nuovo Putin, stiamo negoziando incontro»

Sono in corso colloqui per organizzare un nuovo incontro tra il direttore generale dell’Aiea Rafael Grossi e il presidente russo Vladimir Putin. Lo ha detto lo stesso Grossi alla Tass. «Sono impaziente per questo. Non so esattamente quando, stiamo discutendo. Certo, dovrò rivederlo», ha detto il capo dell’agenzia internazionale per l’energia atomica. I due si sono già incontrati lo scorso ottobre a San Pietroburgo per discutere della non proliferazione nucleare e di una zona di sicurezza attorno alla centrale di Zaporizhzhia in Ucraina, sotto costanti bombardamenti.

Ore 18:27 - Kiev, pacco insanguinato anche all’ambasciata di Madrid

«Anche l’ambasciata dell’Ucraina in Spagna ha ricevuto un pacco insanguinato come quelli precedentemente ricevuti ad altre istituzioni diplomatiche ucraine. La polizia spagnola ha circondato il perimetro dell’ambasciata per motivi di sicurezza. Gli esperti sono sul posto, sono in corso le indagini». Lo scrive su Facebook Oleg Nikolenko, portavoce del ministero degli Esteri di Kiev. Nei giorni scorsi erano arrivati pacchi incendiari sia all’ambasciata ucraina a Madrid che ad altre istituzioni spagnole.

Nel pacco «insanguinato» ricevuto dall’ambasciata ucraina a Madrid è stato trovato «un occhio schiacciato di animale»: lo riferiscono fonti del ministero dell’Interno spagnolo. Esclusa, invece, la presenza di «meccanismi o sostanze esplosive o deflagranti», aggiungono le stesse fonti. La busta sospetta era stata intercettata dai filtri di sicurezza dell’ambasciata attorno alle 14 di oggi, Per precauzione, la polizia ha evacuato l’edificio.

Ore 18:50 - Casa Bianca: «Bene accordo sul price cap, limiterà la capacità di Putin»

Gli Usa accolgono positivamente il price cap europeo sul petrolio russo, che «aiuterà a limitare la capacità della macchina da guerra di Putin» in Ucraina: lo ha detto il portavoce del consiglio per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca, John Kirby.

Ore 18:53 - Casa Bianca: «Biden non ha intenzione di parlare con Putin ora»

«Joe Biden non ha intenzione di parlare con Vladimir Putin ora»: lo ha detto il portavoce del consiglio per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca John Kirby, sottolineando che spetta all’Ucraina decidere se e quando può essere negoziato un accordo.

Ore 20:58 - Calenda: «Andrò a Leopoli e Kiev tra due settimane»

«Io sarò in Ucraina, non questa settimana, ma quella dopo. Qui c’è un Paese dove la gente sta combattendo per la propria Libertà, morendo di freddo e di fame e noi siamo stiamo a cavillare se aiutarli o no». Lo ha annunciato ad Ancona il leader del Terzo Polo Carlo Calenda rispondendo ai cronisti. «Sia chiaro gli ucraini stanno combattendo per noi vanno aiutati. bisogna andare anche lì se uno può. Nella prima fase della guerra sono andati tutti lì e poi se la sono un po’ dimenticati. Il sindaco di Leopoli mi ha invitato, andrò a Leopoli e Kiev». «Conte ripete che serve una soluzione diplomatica? L’ha trovata? Perché ripetere che bisogna trovare una soluzione diplomatica senza spiegare qual è un po’ come quando miss universo vince e dice che vuole la pace nel mondo».

Ore 22:46 - Ft: «Russia crea flotta petroliere-ombra per aggirare sanzioni»

La Russia ha silenziosamente ammassato una flotta di oltre 100 vecchie petroliere per cercare di aggirare le sanzioni occidentali sulle vendite di greggio in seguito all’invasione dell’Ucraina. Lo scrive il Financial Times, citando alcune fonti, secondo le quali Mosca — che è fortemente dipendente dalle petroliere straniere per il trasporto del suo petrolio — ha aggiunto altre 100 navi quest’anno tramite acquisti diretti e indiretti. L’obiettivo del Cremlino, secondo indiscrezioni, è creare una «flotta-ombra» per aggirare le sanzioni.

Ore 00:44 - G7 e Australia si uniscono a Ue su price cap a petrolio russo

I Paesi del G7 e l'Australia si sono uniti all'Unione Europea per l'adozione del price cup di 60 dollari al barile per il petrolio russo. Un passo fondamentale dal momento in cui le sanzioni occidentali mirano a riordinare il mercato globale del petrolio per prevenire l'impennata dei prezzi e privare il presidente Vladimir Putin dei finanziamenti per la sua guerra in Ucraina. Lunedì entrerà in vigore l'embargo dell'Ue sul petrolio russo spedito via mare e un divieto di assicurazione per tali forniture.

Ore 03:10 - Zelensky, ci sarà un tribunale speciale per i russi

Il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, ha mostrato questo venerdì di essere convinto che ci sarà un tribunale speciale che giudicherà la Russia per la sua aggressione contro l'Ucraina. «Sono sicuro che ci sarà un tribunale, ci sarà giustizia», ha affermato nel suo consueto discorso notturno. Nel suo discorso, il leader ucraino ha spiegato che tutta questa settimana il suo Paese ha lavorato «a vari livelli nelle capitali europee per ottenere una massa critica di sostegno per l'avvio di un tribunale speciale: un tribunale sull'aggressione russa».

«Londra, Parigi, Berlino, Varsavia e altre capitali... Stiamo rafforzando la nostra posizione ovunque, accumulando il sostegno dei nostri partner. Sono sicuro che ci sarà un tribunale, ci sarà giustizia», ha detto. Dopo aver fatto riferimento ai premi consegnati questo venerdì ai prigionieri ucraini che sono stati rilasciati, Zelensky ha dichiarato che non abbandonerà i suoi militari: «Non lasceremo un solo ucraino nelle prigioni russe, nei campi e in "isolamento"». Il presidente ucraino ha anche commentato che ci sono tre navi che invieranno grano ucraino in Somalia ed Etiopia, e che entro la fine della primavera saranno inviate circa 60 navi con lo stesso carico umanitario che «salva dalla fame milioni di persone».

Ucraina - Russia, le news dalla guerra del 3 dicembre. Kiev: bombardata clinica oncologica di Kherson. La Repubblica il 3 Dicembre 2022.

Podolyak: "Vogliono impedire alle persone di riscaldarsi". Casa Bianca: "Biden per ora non ha alcuna intenzione di avere uno scambio con Putin". Il ministro della Difesa russo Shojgu è in Bielorussia

Dopo l'apertura di Biden al dialogo con Putin, emersa dopo il faccia faccia con Macron alla Casa Bianca, il presidente degli Stati Uniti ha voluto chiarire il punto attraverso il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, John Kirby, dopo la immediata chiusura del leader russo. "Il presidente non ha al momento nessuna intenzione di avere uno scambio" con Putin perché "non ha mostrato assolutamente nessun interesse per qualunque tipo di dialogo, anzi piuttosto il contrario". Oggi Mosca ha respinto la proposta, poiché questa implica un ritiro delle truppe russe dall'Ucraina, mentre la Russia chiede il riconoscimento delle aree dell'Ucraina annesse con l'occupazione. Il portavoce della Casa Bianca ha negato che gli Stati Uniti vogliano spingere il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a riprendere il negoziato con Mosca.

La guerra, dunque, va avanti e il capo dello staff di Zelensky, Mykhailo Podolyak, ha affermato che la Russia intende colpire duramente le infrastrutture dell'Ucraina per metterla in ginocchio quando le temperature saranno particolarmente rigide. "Il nemico sta aspettando che la temperatura scenda a -10 di notte per impedire alle persone di riscaldarsi e congelarle", ha detto in un'intervista alla giornalista russa Yulia Latynina, secondo quanto riferisce l'agenzia ucraina Unian.

00:54

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale, è in vigore il dl sull'invio di armi a Kiev nel 2023

La Gazzetta Ufficiale ha pubblicato il decreto legge per l'invio di armi in Ucraina. E' prorogata, fino al 31 dicembre 2023, previo atto di indirizzo delle Camere, l'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina.

00:59

Energia: i Paesi del G7 e l'Australia approvano accordo Ue su tetto al prezzo del petrolio russo

I Paesi membri del G7, insieme all'Australia, hanno approvato l'accordo raggiunto dagli Stati membri dell'Unione europea su un tetto di 60 dollari al barile per le importazioni di petrolio russo. In una nota, i Paesi aderenti alla coalizione globale per il tetto al prezzo del petrolio hanno sottolineato che la misura contribuirà a limitare in maniera significativa i proventi energetici della Federazione Russa, e quindi anche la capacità del Cremlino di finanziare la continuazione del conflitto in Ucraina. "Ribadiamo ancora una volta la determinazione a ridurre la dipendenza dei singoli Paesi dal petrolio proveniente dalla Russia, indipendentemente dall'imposizione del tetto al prezzo delle importazioni", si legge nella nota, in cui i Paesi firmatari esortano anche le nazioni del terzo mondo ad adottare il tetto al prezzo del petrolio russo, per stabilizzare i mercati energetici internazionali. Nel documento viene anche ricordato che la misura entrerà ufficialmente in vigore il prossimo 5 dicembre, o "poco dopo".

01:00

Financial Times: la Russia crea flotta di petroliere-ombra per aggirare le sanzioni

La Russia ha silenziosamente ammassato una flotta di oltre 100 vecchie petroliere per cercare di aggirare le sanzioni occidentali sulle vendite di greggio in seguito all'invasione dell'Ucraina. Lo scrive il Financial Times, citando alcune fonti, secondo le quali Mosca - che è fortemente dipendente dalle petroliere straniere per il trasporto del suo petrolio - ha aggiunto altre 100 navi quest'anno tramite acquisti diretti e indiretti. L'obiettivo del Cremlino, secondo indiscrezioni, è creare una "flotta-ombra" per aggirare le sanzioni.

01:48

Ucraina: raddoppia la migrazione ebraica verso Israele

Il numero di migranti ebrei che hanno fatto rientro in Israele è "raddoppiato" nel 2022, anche e soprattutto a causa della guerra della Russia in Ucraina che ha impresso una nuova accelerata ai ritorni. Lo scrive Asia News. Il dato emerge da un rapporto ufficiale, secondo cui "il numero degli immigrati ha raggiunto quota 70mila: il doppio rispetto agli immigrati che il Paese aveva accolto l'anno precedente". Lo studio mostra come "la maggioranza degli immigrati ebrei fuggiva dall'escalation della guerra in Ucraina", sfruttando al riguardo "gli sforzi del governo israeliano per riportare a casa tutti gli ebrei sparsi nei Paesi teatro di guerra". "Il 54% degli immigrati - prosegue il rapporto - dell'anno corrente è arrivato dalla Russia, il 21% dall'Ucraina, il 5% dagli Stati Uniti e un ulteriore 4% dalla Francia".

05:13

 Zelensky: ci sarà un tribunale speciale che giudicherà i russi

Nel consueto videodiscorso notturno alla nazione, il presidente Zelensky si è mostrato convinto che sarà un tribunale speciale a giudicare la Russia per la sua aggressione all'Ucraina. Per tutta la settimana che sta per concludersi l'Ucraina ha lavorato "a vari livelli nelle capitali europee per ottenere una massa critica di sostegno per l'avvio di un tribunale speciale, un tribunale sull'aggressione russa - ha detto Zelensky -. Londra, Parigi, Berlino, Varsavia e altre capitali. Stiamo rafforzando la nostra posizione ovunque, accumulando il sostegno dei nostri partner. Sono sicuro che ci sarà un tribunale, ci sarà giustizia".

05:23

Zelensky: non lasceremo un solo ucraino nelle prigioni russe

Dopo aver fatto riferimento ai premi consegnati questo venerdì ai prigionieri ucraini che sono stati rilasciati, Zelensky ha dichiarato che non abbandonerà i suoi militari: "Non lasceremo un solo ucraino nelle prigioni russe, nei campi e in 'isolamento'".

05:24

Zelensky: il grano ucraino salverà milioni di persone

Nel suo videodiscorso notturno, il presidente ucraino ha anche spiegato che tre navi trasporteranno grano ucraino in Somalia ed Etiopia, e che entro la fine della primavera saranno inviate circa 60 navi con lo stesso carico umanitario. "Salverà dalla fame milioni di persone".

07:31

Kiev, cercano di rubare murale di Banksy a Gostomel, arrestati

Un gruppo di persone ha cercato di rubare un murale dell'artista britannico Banksy da un edificio colpito dai bombardamenti russi a Gostomel, nel distretto di Kiev. La polizia ha riferito di aver arrestato i responsabili, come riporta la Bbc. Il murale, che rappresenta una donna con una maschera antigas, non è stato danneggiato, ha detto il governatore della regione Oleksiy Kuleba. "Queste immagini sono, dopo tutto, simboli della nostra lotta contro il nemico", ha dichiarato, "sono storie sul sostegno e la solidarietà dell'intero mondo civilizzato all'Ucraina. Faremo di tutto per preservare queste opere di street art come simbolo della nostra vittoria". La polizia ha pubblicato le immagini del muro giallo a Gostomel, con un'ampia macchia tagliata fino alla muratura. Banksy ha pubblicato il video delle sue opere d'arte in Ucraina il mese scorso.

07:35

Ambasciata russa a Washington: dopo il nostro petrolio nessun Paese potrà dirsi immune dal price cap

Il price cap sul petrolio russo introdotto dal G7 che entrerà in vigore da lunedì significa, di fatto, la ridefinizione dei principi del libero mercato, ha commentato l'ambasciata russa a Washington. "Nascondendosi dietro nobili principi, gli strateghi di Washington mantengono un muro di silenzio sul fatto che i disequilibri dei mercati dell'energia scaturiscono dalle loro azioni maligne, a partire dalle sanzioni contro la Russia e il bando di importazioni di energia dal nostro Paese", si legge nella nota. "Con la tenacia richiesta a migliori obiettivi, l'Occidente collettivo sta cercando di ridefinire i principi alla base del libero mercato. Passi come questo inevitabilmente si ripercuoteranno in una maggiore incertezza e in costi più alti, per i consumatori, per le materie prime. E d'ora in poi, nessun Paese sarà immune all'introduzione di price cap di ogni tipo sulle sue esportazioni".

07:47

Kiev, bombardata tutta la notte area centrale Zaporizhzhia

Bombardato per tutta la notte dall'esercito russo il distretto di Nikopol, nella regione orientale di Dnipropetrovsk, nella zona della centrale nucleare di Zaporizhzhia: danneggiati gasdotti e le reti elettriche. "I russi hanno bombardato il distretto di Nikopol per tutta la notte, ma il centro del distretto è stato il più colpito. Più di 30 proiettili nemici sono caduti su Nikopol (di fronte alla centrale nucleare) ma fortunatamente le persone non sono rimaste ferite. Due dozzine di abitazioni, fabbricati agricoli, reti elettriche e gasdotti e 50 sono stati danneggiati", ha detto il capo militare regionale Valentin Reznichenko.

08:23

Ucraina, intelligence Gb: "Se la Russia conquista Bakhmut, potrebbe minacciare Kramatorsk e Sloviansk"

La Russia ha dato la priorità a Bakhmut come principale sforzo offensivo dall'inizio di agosto 2022. La cattura della città avrebbe un valore operativo limitato sebbene consentirebbe potenzialmente alla Russia di minacciare le aree urbane più grandi di Kramatorsk e Sloviansk.

09:09

Ucraina, intelligence Gb: "La Russia cerca di accerchiare Bakhmut"

La Russia sta probabilmente pianificando di accerchiare la città di Bakhmut nell'Oblast di Donetsk con avanzate tattiche a nord ea sud, ha detto sabato il ministero della Difesa britannico. La cattura della città avrebbe un valore operativo limitato, ma potrebbe potenzialmente consentire alla Russia di minacciare Kramatorsk e Sloviansk, ha aggiunto il ministero in un aggiornamento quotidiano dell'intelligence. "Esiste una possibilità realistica che la cattura di Bakhmut sia diventata principalmente un obiettivo simbolico e politico per la Russia", ha affermato il ministero nell'aggiornamento pubblicato su Twitter.

09:41

Ucraina, Kiev: "443 bambini uccisi dall'inizio del conflitto"

È salito a 443 il numero di bambini ucraini rimasti uccisi dall'inizio della guerra,  più di 852 sono stati feriti: lo riferisce la Procura generale di Kiev, come riporta Ukrinform. "Al mattino del 3 dicembre, più di 1.295 bambini sono stati colpiti in Ucraina a causa dell'aggressione armata della Federazione Russa. Secondo le informazioni ufficiali dei procuratori minorili, 443 bambini sono stati uccisi e più di 852 sono stati feriti", ha reso noto l'ufficio del Procuratore.

09:51

Ucraina, Londra: "Putin potrebbe usare negoziato per riarmarsi"

 In un'intervista al Telegraph, il ministro degli Esteri britannico James Cleverly avverte che il presidente russo Vladimir Putin potrebbe sfruttare un eventuale negoziato di pace in Ucraina per riarmare il suo esercito. C'è il rischio che "un cessate il fuoco possa essere semplicemente usato da Putin per addestrare più truppe, produrre più munizioni, ricostruire e riarmare le sue truppe", ha detto Ceverly in un'intervista a margine del vertice ministeriale della NATO di Bucarest.

10:04

Ucraina, Kiev: "Sono 90.600 i soldati russi morti in combattimento"

 Secondo l'aggiornamento dello Stato maggiore ucraino, è salito a 90.600 il bilancio delle vittime tra i soldati russi, tra cui 510 militari morti nei combattimenti delle ultime 24 ore. Inoltre, afferma il report, le truppe ucraine hanno distrutto 2.917 carri armati nemici, 5.886 veicoli blindati, 1.906 sistemi di artiglieria, 395 lanciamissili, 210 sistemi antiaerei, 280 aerei, 263 elicotteri, 1.572 droni operativo-tattici, 531 missili da crociera, 16 navi da guerra, 4.472  veicoli e serbatoi di carburante.

10:23

Lettonia, sotto accusa il canale in esilio Dozhd Tv: 10.000 euro di multa per propaganda

È bufera sul canale indipendente russo Dozhd Tv, "in esilio" in Lettonia dallo scorso giugno, dopo che, il primo marzo, pochi giorni dopo l'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, le autorità a Mosca ne hanno ordinato la chiusura. Il giornalista Aleksei Korostelev giovedì in trasmissione ha spiegato la sua intenzione di lasciare spazio alle storie dei soldati russi per fare in modo che potessero essere meglio equipaggiati. La rete ha immediatamente preso le distanze dalle sue parole e Korostelev è stato licenziato. L'anchor di punta di Dozhd Tv, Katya Kotrikadze, è intervenuta per ribadire la posizione contro la guerra dell'emittente. Ma il vice Premier lettone e ministro della Difesa, Artis Pabriks, ha chiesto il ritorno in Russia della redazione della televisione russa in esilio e la revoca della licenza di trasmissione. Dozhd ha anche ricevuto una multa di 10mila euro per aver esibito una cartina in cui la Crimea era inserita nella Federazione russa e per aver detto "il nostro esercito" in riferimento alle forze russe.

10:45

Ucraina, il superyacht di Medvedchuk all'asta a Kiev

Un superyacht da 200 milioni di dollari di proprietà di Viktor Medvedchuk, oligarca ucraino amico di Vladimir Putin che è soggetto a sanzioni, sarà messo all'asta da Kiev dopo il sequestro in Croazia. Un tribunale croato - afferma il governo di Kiev - ha stabilito che lo yacht Royal Romance di 92,5 metri di Medvedchuk dovrebbe essere trasferito all'Agenzia ucraina per il recupero e la gestione dei beni (Arma), per "preservare il valore economico vendendolo all'asta". 

10:50

Ucraina, Kiev: "Attacchi in aumento a Kherson, nuove evacuazioni"

Da oggi al 5 dicembre i residenti di Kherson che si trovano ancora sulla riva sinistra del fiume Dnipro saranno evacuati a causa dell'intensificarsi degli attacchi dell'esercito russo: lo rende noto l'amministrazione regionale citata dall'Ukrainska Pravda. "L'evacuazione è necessaria a causa della possibile intensificazione delle ostilità in questo territorio", dichiara l'amministrazione. I funzionari non hanno riferito se per l'evacuazione c'è un accordo con gli occupanti russi.

11:52

Ucraina, commissione Onu: "L'impatto della guerra è devastante per i bambini"

La Commissione d'inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite per le indagini sui crimini di guerra russi ha dichiarato che l'impatto della guerra sui bambini ucraini è stato devastante è ha sottolineato il costante aumento delle minacce ai diritti e alla vita dei bambini. Al termine della sua indagine, la Commissione delle Nazioni Unite, composta Eric Mese dalla Norvegia, Jasminka Dzumhur dalla Bosnia-Erzegovina e Pablo de Greiff dalla Colombia, ha evidenziato che la distruzione delle scuole influisce sulla disponibilità dell'istruzione, anche nelle aree disoccupate delle regioni di Kharkiv e Kherson.

12:20

Ucraina, Papa: "Facilitare l'accesso agli aiuti umanitari"

Il Papa ricorda "la sofferenza di tutte le donne e di tutti gli uomini con disabilità che vivono in situazione di guerra, o di coloro che si trovano a portare una disabilità a causa dei combattimenti". In un messaggio nella Giornata internazionale delle disabilità, pensa agli sfollati in Ucraina che non possono fuggire a causa delle disabilità: "Quante persone - in Ucraina e negli altri teatri di guerra - rimangono imprigionate nei luoghi dove si combatte e non hanno nemmeno la possibilità di fuggire? E necessario prestare loro speciale attenzione e facilitare in ogni modo il loro accesso agli aiuti umanitari".

12:43

Ucraina, Kiev: "Sabotato il sistema ferroviario nel Lugansk filorusso"

Sabotato il sistema di controllo automatizzato della ferrovia Lugansk-Lantrativka utilizzata dall'esercito russo per l'approvvigionamento militare: "Nelle prossime due o tre settimane, gli occupanti russi dovranno affrontare un significativo ritardo nella consegna di equipaggiamento militare nel Lugansk perchè 'qualcuno' ha dato fuoco alla centralina", ha commentato il capo dell'Amministrazione militare regionale Sergij Gaidai.

12:53

Ucraina, Tajani: "La guerra in Ucraina ha compromesso la sicurezza alimentare dei Paesi del Mediterraneo"

"La guerra in Ucraina ha compromesso la sicurezza alimentare dei Paesi del Mediterraneo. Per questo promuoveremo iniziative che rafforzino i sistemi agricoli, anche con le Tea (tecniche di evoluzione assistita, ndr) e grazie al contributo della filiera agroalimentare italiana", ha scritto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani in un tweet. "Difendiamo la dieta mediterranea", ha aggiunto.

12:59

Ucraina, Kiev: "Bombardata la clinica oncologica di Kherson"

Bombardata per 28 volte in 24 ore la regione meridionale di Kherson, l'esercito russo ha colpito il centro clinico oncologico: lo rende noto il capo dell'amministrazione militare regionale Yaroslav Yanushevych. "Gli occupanti russi hanno attaccato la regione di Kherson 28 volte. Gli insediamenti pacifici sono stati di nuovo sotto il fuoco nemico. Hanno bombardato il centro oncologico, condomini della città, infrastrutture civili", ha riferito Yanushevych.

13:05

Russia, Zakharova: "L'Onu tace sulla schiavitù sessuale dei rifugiati ucraini in Europa"

Le Nazioni Unite e le organizzazioni per i diritti umani tacciono nonostante stiano emergendo dati sullo stupro e la schiavitù sessuale dei rifugiati ucraini in Europa. Lo ha denunciato la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, nel suo canale Telegram. "Le strutture delle Nazioni Unite e dei diritti umani tacciono, perchè attirare l'attenzione su un vero problema umanitario non è nelle loro regole. O perchè stanno elaborando un altro ordine politico. Ad essere onesti, entrambe queste opzioni sono pessime".

13:51

Russia, Mosca: "Da quest'anno l'Europa vivrà senza petrolio russo"

"Da quest'anno l'Europa vivrà senza petrolio russo. Mosca ha già chiarito che non fornirà petrolio a quei Paesi che sostengono il tetto ai prezzi, misura contraria al mercato. Aspettate e vedrete che molto presto l'Ue accuserà la Russia di usare il petrolio come arma". E' il monito lanciato su Telegram da Mikhail Ulyanov, rappresentante permanente della Russia presso le organizzazioni internazionali a Vienna.

13:53

Ucraina, L'Estonia compra lanciarazzi Himars dagli Usa

L'Estonia compra sei sistemi lanciarazzi Himars dagli Usa per oltre 200 milioni di dollari, lo ha annunciato l'agenzia statale per gli investimenti per la Difesa. E' l'acquisto di armi più grosso nella storia del Paese. L'Estonia, confinante con la Russia, ha aumentato la spesa in armameni dall'inizio dell'invasione russa dell'ucraina, il 24 febbraio scorso, e altrettanto hanno fatto i suoi vicini Lituania e Lettonia. I sistemi Himars consegnati all'Ucraino sono apprezzati come uno degli strumenti più efficaci nei suoi arsenali.

14:30

Russia, Cremlino: "Non accetteremo il price cap sul petrolio"

La Russia non accetterà che venga imposto un tetto massimo al prezzo del suo petrolio. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. "Non accetteremo questo tetto", ha riferito secondo l'agenzia Ria Novosti.

14:40

Ucraina, Kiev: "Il nemico continua ad ammassare truppe in Bielorussia"

Il nemico continua ad ammassare truppe sul territorio della Bielorussia. Monitoriamo costantemente questa situazione e prepariamo le nostre forze per una risposta adeguata. Lo ha detto in un video messaggio il comandante delle forze armate congiunte ucraine, il tenente generale Serhiy Naev, assicurando che "La situazione nella zona operativa Nord è sotto controllo".

14:48

Ucraina, Macron: "Spero di incontrare di nuovo presto Putin"

 Il presidente francese Emmanuel Macron ha confermato che si aspetta di avere una conversazione telefonica con il suo omologo russo Vladimir Putin nel prossimo futuro per discutere, tra le altre cose, della situazione intorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. Macron ha annunciato i suoi piani sabato in un'intervista a TF1 .

15:20

Russia, Medvedev, su price cap paragona Europa a Jack Torrance

Uno dei fotogrammi finali del capolavoro di Kubrick, "Shining", con lo scrittore impazzito Jack Torrance morto congelato nell'esterno innevato dell'Overlook Hotel: con questa citazione illustrata Dmitry Medvedev twitta quello che presume sarà il destino dell'Europa occidentale (senza citarla) con il price cap sull'export russo. "The Shining remade: Russian Oil & Gas Price Cap", scrive l'ex presidente russo sul social di Musk.

15:25

Ucraina, Bbc: "Mosca sta costruendo una nuova base militare a Mariupol"

 La Russia sta consolidando la sua presenza militare nella città portuale ucraina di Mariupol, catturata nei mesi scorsi, costruendo una grande base militare. Lo mostrano le foto satellitari rilasciate dalla società di osservazione della Terra Maxar e analizzate dalla Bbc. Le foto mostrano un nuovo complesso a forma di U vicino al centro della città. Sul tetto si vede la stella rossa, bianca e blu dell'esercito russo, con lettere che riproducono la scritta: "Dall'esercito russo al popolo di Mariupol".

15:58

Cremlino, Putin visiterà il Donbass a tempo debito

Il presidente russo Vladimir Putin visiterà il Donbass a tempo debito. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, parlando nel corso di un briefing con la stampa. "Nel tempo, questo accadrà, ovviamente, questa è una regione della Federazione Russa", ha detto Peskov rispondendo ad una domanda.

16:23

Il ministro della Difesa russo Shojgu è in Bielorussia

Il ministro della Difesa bielorusso Sergei Shojgu è atterrato a Minsk, capitale della Bielorussia, per incontrare l'omologo Viktor Khrenin. Lo riferisce il Guardian. Stretta alleata di Mosca, la Bielorussia ospita truppe russe e il suo territorio è stato usato per lanciare attacchi militari contro Kiev. L'esercito di Minsk non partecipa però al conflitto.

16:51

Kuleba: "Pacchi a nostre ambasciate sono la risposta russa all'isolamento diplomatico"

Dmytro Kuleba ha dichiarato che sono 17 le ambasciate o consolati ucraini nel mondo ad aver ricevuto negli ultimi giorni lettere bomba o pacchi contenenti parti di animali. Una reazione attribuita dal ministro degli Esteri ucraino a Mosca e causata dal suo isolamento diplomatico. In un'intervista alla Cnn, Kuleba ha affermato: "È iniziato con un'esplosione all'ambasciata dell'Ucraina in Spagna, ma ciò che è seguito a questa esplosione è stato più strano, e direi anche 'malato'." 

Una lettera bomba all'ambasciata ucraina a Madrid mercoledì ha lasciato un impiegato con lievi ferite. Altre lettere sono state inviate al primo ministro spagnolo, al vice primo ministro e all'ambasciata americana. Il portavoce degli affari esteri dell'Ucraina, Oleg Nikolenko, ha affermato che bacchi sono stati inviati alle ambasciate in Ungheria, Paesi Bassi, Polonia, Croazia, Italia e Austria.

Quando gli è stato chiesto chi pensava ci fosse dietro le lettere, Kuleba ha detto di essere "tentato di nominare subito la Russia , perché prima di tutto devi rispondere alla domanda, a chi giova? Forse questa risposta terroristica è la risposta russa all'orrore diplomatico che abbiamo creato per la Russia sull'arena internazionale, ed è così che cercano di reagire mentre stanno perdendo le vere battaglie diplomatiche una dopo l'altra". La Russia ha negato ogni responsabilità per i pacchi a Madrid. Mercoledì, la sua ambasciata in Spagna ha dichiarato: "Qualsiasi minaccia o atto terroristico, ancor più diretto contro una missione diplomatica, è totalmente riprovevole".

17:30

Fermato a Londra l'oligarca russo Mikhail Fridman

La National Crime Agency (NCA) del Regno Unito ha arrestato e rilasciato su cauzione l'oligarca russo Mikhail Fridman con l'accusa di riciclaggio di denaro, cospirazione per frodare il Ministero dell'Interno e cospirazione per falsa testimonianza. Il miliardario, nato in Ucraina, 58 anni, co-fondatore di LetterOne, una società di investimento internazionale con sede in Lussemburgo, di Alfa Group, e di Alfa-Bank, una delle più grandi banche private russe, è stato arrestato giovedì scorso nella sua residenza multimilionaria a Londra. Tra gli oligarchi russi, è stato il primo a esprimere contrarietà verso la guerra contro l'Ucraina.

18:01

Lukashenko vede Shojgu: "Ci stiamo preparando per un unico esercito"

"Ci stiamo preparando per un unico esercito. Tutti lo sanno. Non l'abbiamo nascosto. Nel mondo moderno è impossibile nasconderlo". Lo ha detto il presidente bielorusso Alexander Lukashenko in occasione del suo incontro con il ministro della Difesa russo Serghey Shojgu, come riporta l'agenzia BelTa. "Penso che il ministro della Difesa bielorusso vi abbia già parlato della situazione in Bielorussia, dell'addestramento, del coordinamento del combattimento delle unità della Bielorussia e della Russia presenti in Bielorussia. Devo dire che ci siamo avvicinati seriamente a questo. Sia i bielorussi sia i russi vengono addestrati... in modo che, se necessario, i nostri primi ranghi - i difensori dello Stato dell'Unione - possano respingere qualsiasi aggressione", ha detto ancora Lukashenko.

18:44

Media: l'Ucraina ha perso un miliardo di dollari di grano preso dai russi

L'Ucraina ha perso almeno un miliardo di dollari di grano raccolto nelle aree controllate dalla Russia. Lo riferisce una ricerca che ha usato immagini satellitari del programma di sicurezza alimentare e agricoltura della Nasa.

L' analisi dà un'idea di cosa sta accadendo nei territori occupati, dove le informazioni sono strettamente controllate, scrive Bloomberg. La notizia ha trovato risalto anche nei media ucraini. Ukrinform scrive che la "Russia ha rubato almeno 1 miliardo di dollari di grano raccolto nei territori occupati dell'Ucraina".

19:08

Kiev, feriti 270 soldati russi ieri nell'oblast di Zaporizhzhia

Lo stato maggiore delle forze armate ucraine ha riferito che 270 soldati russi sono stati feriti mentre erano in azione ieri a Melitopol e a Vasylivka nella regione di Zaporizhzhia. Lo scrive il Kiev Independent. Lo stato maggiore ha poi aggiunto che 14 soldati russi sono stati uccisi e 30 feriti in un attacco ucraino alle posizioni russe a Starobilsk occupata nell'oblast di Lugansk. Le forze russe hanno attaccato posizioni e insediamenti ucraini vicino alla linea del fronte 12 volte, conducendo due attacchi missilistici e dieci attacchi aerei.

19:40

Zelensky: "Price cap su greggio russo non è decisione seria"

"Purtroppo, la decisione presa sul price cap per il petrolio russo non è seria". Lo ha affermato nel suo consueto discorso serale il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, riporta l'Ukrainska Pravda. "La Russia ha già causato danni colossali a tutti i paesi del mondo, destabilizzando deliberatamente il mercato dell'energia, e il mondo non può osare disarmarlo veramente dal punto di vista energetico - ha aggiunto -. Questa è una posizione debole, ed è solo una questione di tempo prima che si debbano comunque applicare strumenti più forti".

19:53

Zelensky: "Nel Donetsk e Bakmut il fronte più doloroso"

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha riunito oggi lo stato maggiore della difesa per un punto sulla situazione al fronte. "Nella regione di Donetsk - Bakhmut, Soledar - ora, come prima, è il fronte più caldo, il più doloroso. Facciamo di tutto per aiutare i nostri ragazzi in questa direzione", afferma Zelensky. "E ora vorrei ringraziare - aggiunge il presidente ucraino - separatamente le guardie di frontiera del distaccamento Chopsky, che stanno combattendo in direzione di Bakhmut e oggi hanno abbattuto un altro aereo degli occupanti. Regione di Lugansk e regione di Kharkiv: stiamo rafforzando le nostre forze".

20:49

Il Cremlino: "Possibile incontro a dicembre tra Putin e Lukashenko"

Il presidente russo Vladimir Putin e il collega bielorusso Alexander Lukashenko potrebbero avere un incontro a margine di un evento a dicembre. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, citato dalla Tass. "Potrebbe avvenire un evento condiviso, che stiamo considerando. Una volta concordato, faremo un annuncio", ha detto Peskov, quando i giornalisti hanno chiesto se è previsto un incontro fra i due leader entro la fine dell'anno. 

Oggi il ministro della Difesa russo Sergei Shoigu si è recato in visita a Minsk dove ha incontrato l'omologo bielorusso Viktor Khrenin e Lukashenko.

22:02

Macron sentirà presto Putin, ma prima parlerà con Grossi e Zelensky

Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato che "presto" parlerà con il presidente russo Vladimir Putin su questioni inerenti alla sicurezza del "nucleare civile" e la centrale di Zaporizhzhia, ma prima sentirà domani il direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea), Rafael Grossi.

Intervistato da Le Parisien, Macron ha ricordato di aver parlato "per molte ore" della guerra in Ucraina con il presidente americano Joe Biden durante la sua visita agli Stati Uniti, "al fine di avere un mandato collettivo". Poi parlerà domani con Grossi e sentirà anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. "Su queste basi potrò avere presto una discussione specifica con il presidente Putin sul nucleare civile", ha spiegato il capo dell'Eliseo.

Le armi fornite all'Ucraina alimentano il Terrore internazionale. Piccole Note il 2 Dicembre 2022 su Il Giornale.

Le armi che la Nato fornisce agli ucraini stanno confluendo attraverso canali segreti, ma non troppo, verso il Terrore internazionale. Una prospettiva sulla quale tanti avevano dato l’allarme, ma che ora si è fatta concreta.

Attacchi terroristici e armi NATO

Ad avvertire del pericolo è stato il presidente della Nigeria Muhammadu Buhari nel corso del 16° vertice dei capi di Stato e di governo della Commissione per il bacino del lago Ciad (LCBC) che si è tenuto ad Abuja.

La regione del Lago Ciad è un’area economicamente e socialmente integrata dell’Africa occidentale e centrale, che si trova a cavallo tra Camerun, Ciad, Niger e Nigeria, Paesi che hanno creato una forza comune per far fronte al Terrore che vi imperversa.

Così Buhari nel suo intervento: “Nonostante i successi registrati dalle truppe della Multinational Joint Task Force (MNJTF) e le varie operazioni nazionali in corso nella regione, le minacce terroristiche incombono ancora sulla regione. Sfortunatamente, la situazione nel Sahel e la guerra che infuria in Ucraina sono le principali fonti di armi e di combattenti che stanno rafforzando le fila dei terroristi nella regione” (al Manar).

Non c’è nulla di imprevisto in tutto questo. Nessuno sa che fine facciano le armi che vengono spedite in Ucraina, di cui tante certo arrivano al fronte (quando non sono distrutte dai russi durante il trasporto), ma altre vengono vendute al mercato nero, disperdendosi così in rivoli che arrivano in tutto il mondo.

Tanto che i repubblicani Usa hanno chiesto un monitoraggio più stretto degli armamenti inviati a Kiev. Un disegno di legge del quale si è occupato un recente articolo del Washington post, che riferisce le preoccupazioni sul punto di alcuni esponenti politici  americani, per concludere che, nonostante il Pentagono abbia inviato alcuni ispettori a monitorare le spedizioni, non si è fatto granché.

Due ispezioni per 22mila armi

“All’inizio di novembre, – si legge sul Washington Post – gli osservatori statunitensi avevano fatto solo due ispezioni di persona da quando è iniziata la guerra nel febbraio scorso, e ciò rappresenta circa il 10% delle 22.000 armi fornite dagli Stati Uniti, compresi i missili terra-aria Stinger e i missili anticarro Javelin, che richiederebbero un controllo più accurato”.

Sulla violenza dispiegata dai terroristi che operano nel bacino del Ciad – Boko Haram e altri gruppi nati da tale matrice – poco si narra sui nostri media, se non quando le loro efferatezze arrivano al parossismo – come l’attacco al villaggio di Baga, in Nigeria, costato la vita a oltre duemila persone. E a volte si dice dell’efferatezze compiute contro i bambini, rapiti per farne bambini-soldato e attentatori kamikaze oppure delle “spose” nel caso delle bambine.

Potremmo elencare una serie di attentati a villaggi, città, chiese, scuole, ma ci limitiamo a riportare un cenno meno cruento e più recente, ripreso da un rapporto ripreso dal sito Amani.

“La violenza perpetrata dai gruppi terroristici che operano nel bacino del lago Ciad ha ulteriormente aggravato la situazione umanitaria nella regione, sfollando quasi tre milioni di persone, secondo le Nazioni Unite. A causa della terribile situazione della sicurezza alimentare, si dice che anche che circa 11 milioni di persone abbiano bisogno di assistenza umanitaria”.

Le armi ucraine non arrivano solo nel bacino del Ciad, si stanno disperdendo altrove nel mondo, in maniera minacciosa. E prima o poi saranno utilizzate anche contro chi le ha inviate, come insegna la storia dei mujaheddin afghani.

La lotta contro la tirannia, come tale è presentato il sostegno dell’Occidente a Kiev, ha i suoi lati oscuri.

Adrian, l'arma difensiva anti-drone che l'Italia fornirà a Kiev. Sergio Barlocchetti su Panorama il 3 Dicembre 2022.

Come funziona il sistema di difesa contro il temibile e quasi invisibile nemico che arriva dal cielo che il nostro esercito potrebbe dare all'Ucraina Adrian, l'arma difensiva anti-drone che l'Italia fornirà a Kiev

Dopo quelli americani, consegnati all'esercito di Kiev alla fine di ottobre, anche l'Italia potrebbe inviare alle forze ucraine i suoi sistemi elettronici anti-drone, inserendoli nel sesto pacchetto di aiuti militari approvato dal Consiglio dei ministri, provvedimento che autorizza quanto concordato in sede Nato ed estende il supporto difensivo italiano a Zelensky per tutto il 2023. Nel caso dei sistemi anti-drone realizzati da Elettronica Group (partecipata da Leonardo-Thales), gli Adrian, si tratta di una contromisura del tutto difensiva in dotazione anche alle nostre Forze armate che si basa sull'emissione di energia concentrata e sull'analisi delle caratteristiche dei segnali e delle “impronte” tipicamente prodotte da sistemi aerei a pilotaggio remoto. Il nome è in realtà la sigla di Anti drone interception acquisition neutralization), e tra quelli esistenti è considerato tra i più avanzati

Presentato nel 2017, Adrian per funzionare utilizza congiuntamente i rilevamenti di un radar, quelli ottici (anche infrarossi), analizzatori acustici e misuratori di campi elettromagnetici tipici dei segnali di comando e controllo dei droni. Tutte le informazioni vengono poi elaborate da speciali algoritmi per presentare all'operatore il quadro della situazione e disporre la controffensiva. Il sistema può anche aiutare a localizzare emissioni di debole intensità, ovvero riesce a contribuire alle operazioni necessarie per rintracciare la postazione dalla quale la minaccia viene comandata. Stando alle caratteristiche l'arma dovrebbe essere efficace contro i droni definiti che volano a bassa quota, che sono piccoli e lenti, e che vengono usati per colpire in ambiente urbanizzato. Questi non sono facilmente individuabili con le contromisure elettroniche tradizionali.

Un altro vantaggio di Adrian è la sua configurazione modulare, che consente di realizzare ogni esemplare di sistema secondo le caratteristiche dei bersagli da identificare e neutralizzare. Tipicamente un tale congegno, sia esso installato in postazione fissa oppure mobile, blocca i segnali di comando e controllo, nonché impedisce al drone la ricezione dei segnali Gps – quindi emessi dai satelliti - dei quali necessita per navigare. Non è ovviamente efficace contro sistemi di grandi dimensioni, veloci e dotati di autopiloti indipendenti dai segnali satellitari. Nel marzo scorso, durante l'esercitazione Nato svoltasi a Sestriere, elettronica Group aveva proprio mostrato la versione mobile e avanzata del suo sistema. Tali congegni si rivelano utili soprattutto per la protezione di siti sensibili come centrali energetiche, basi logistiche e aeroporti. Proprio in questi ultimi le esperienze accumulate dalle forze Nato in Afghanistan hanno dimostrato che l'uso armato di droni leggeri, spesso di provenienza commerciale, può causare danni significativi. Sempre più voci dagli ambienti militari parlano della possibilità che l'Italia invii in Ucraina anche sistemi missilistici di Difesa, probabilmente del tipo Aspide o Samp-T, realizzati da Mbda tra La Spezia e Fusaro (Na), ed anche razzi anticarro Spike di costruzione israeliana

Gli Usa presentano stealth B-21, il bombardiere nucleare sviluppato in gran segreto negli ultimi sette anni. Andrea Marinelli su Il Corriere della Sera il 3 Dicembre 2022.

Il contractor Northrop Grumman lo ha sviluppato per sostituire gradualmente i primi aerei della Guerra Fredda. L’anno prossimo il primo volo, attorno al 2040 dovrebbe entrare in servizio

Il Pentagono ha presentato ieri il nuovo bombardiere nucleare stealth B-21 Raider, che il contractor Northrop Grumman ha sviluppato in gran segreto negli ultimi sette anni e che sostituirà gradualmente i primi aerei della Guerra Fredda attorno al 2040. In una cerimonia organizzata all’interno dell’Air Force Plant 42, uno stabilimento di massima sicurezza della multinazionale ma di proprietà del governo americano a Palmdale, a nord di Los Angeles, i vertici militari e di Northrop hanno mostrato per la prima volta al pubblico il bombardiere del futuro, il primo realizzato dagli Stati Uniti in oltre 30 anni. Dopo il passaggio in cielo dei tre bombardieri ancora in servizio — il B-52 Stratofortress, il B-1 Lancer e il B-2 Spirit — dall’hangar è uscito un «pipistrello» grigio e affusolato, matricola 0001, coperto da un telone, illuminato da luci laser blu e accompagnato da una colonna sonora cinematografica. «Non è soltanto un nuovo aeroplano», ha spiegato il segretario alla Difesa Lloyd Austin. «Incarna la determinazione americana a difendere la repubblica che tutti amiamo».

Il B-21 Raider — dedicato ai Doolittle Raiders, i sedici bombardieri capitanati dal tenente colonnello Jimmy Doolittle che condussero l’incursione aerea su Tokyo il 18 aprile 1942, in risposta a Pearl Harbor — rientra nel tentativo del Pentagono di rinnovare le tre gambe della triade nucleare americana, insieme a quella terrestre e quella sottomarina, mentre si trova ad affrontare un cambiamento strategico epocale: dalle campagne di controterrorismo degli ultimi decenni, ora l’obiettivo si è spostato sulla necessità di contrastare la rapida modernizzazione militare cinese. Il nuovo bombardiere è il primo velivolo a lungo raggio con tecnologia di sesta generazione, come la definisce Northrop, che sfrutta connessione, dati e intelligenza artificiale per assistere i piloti in missioni nello spazio aereo nemico: pur essendo di stanza negli Stati Uniti, potrà volare ovunque nel mondo ed essere impiegato ad esempio nel contesto indo-pacifico.

«Il B-21 sembra imponente, ma ciò che c’è sotto il telaio e i rivestimenti è ancora più impressionante», ha affermato Austin, spiegando che il velivolo è un simbolo e rafforza la capacità deterrente dell’America. «Anche i sistemi di difesa aerea più sofisticati faticheranno a rilevarlo nei cieli», ha specificato il capo del Pentagono. «Cinquant’anni di progressi nella tecnologia a bassa osservabilità sono confluiti in questo aereo». L’aereo, ha proseguito Austin, potrà trasportare sia armi nucleari che convenzionali ed è stato costruito con una «architettura di sistema aperta», che consente cioè di incorporare «nuove armi che non sono ancora state inventate».

In pratica, ha chiarito Kathy Warden, amministratrice delegata di Northrop Grumman, «stiamo prendendo tecnologia dal futuro per portarla qui e ora, in questo aeroplano». Il programma — che resta altamente classificato — dovrebbe costare almeno 80 miliardi, con l’aeronautica statunitense che ha in programma l’acquisto di un centinaio di velivoli a circa 700 milioni di dollari l’uno: al progetto lavorano circa 8 mila persone e 400 fornitori dislocati in 40 Stati americani. Il primo volo è previsto per il prossimo anno e, in futuro, il B-21 — di cui per ora esistono sei prototipi in fase di prova al suolo — potrebbe anche essere guidato da remoto. «È una testimonianza», ha detto il segretario alla Difesa, «dei vantaggi duraturi dell’America in termini di ingegno e innovazione».

Stupro come strategia dell’esercito russo: l’inviata ONU ammette la fakenews. Enrica Perucchietti su L'Indipendente il 3 dicembre 2022.

Un elemento comune alla propaganda bellica che si ripete con lo stesso identico schema dall’Iraq alla Libia, dalla Siria al conflitto russo-ucraino, è la diffusione di una serie di notizie distorte, esagerate o sfacciatamente false per orientare l’opinione pubblica e demonizzare un governo “nemico”. Tra le fake news più ricorrenti, che vengono costantemente riciclate, si possono identificare dei leitmotiv ben precisi come quella degli stupri voluti dal governo di turno che imbottisce i soldati col Viagra. Si tratta di una accusa, rivelatasi poi infondata, che coinvolse la Libia nel 2011, e che in questi mesi è stata rispolverata contro l’esercito russo.

L’inviata dell’ONU, Pramila Patten, ha accusato la Russia di fornire ai suoi soldati Viagra e droghe per stuprare e mutilare i civili ucraini come “strategia militare”. I media internazionali non hanno perso tempo a ribattere la notizia con titoli roboanti: tra questi, anche gli organi di stampa italiani, da FanPage (ONU: Russi usano stupri in Ucraina come strategia militare, persone abusate dai 4 agli 82 anni) a TPI (Onu: lo stupro è parte della ‘strategia militare’ delle forze russe in Ucraina), hanno avvalorato l’esistenza di una «tattica deliberata per disumanizzare le vittime», ossia lo stupro usato dai russi come arma di guerra in Ucraina.

The GrayZone ha condiviso il contenuto di una telefonata del 10 novembre scorso, in cui la stessa Pramila Patten, incalzata da Vladimir Kuznetsov e Alexey Stolyarov, è stata smascherata e ha dovuto ammettere che non c’è alcuna prova a sostegno delle sue affermazioni: «No, no, no […] non è il mio ruolo andare a indagare» si è difesa Patten, che ha continuato: «L’indagine è in corso da parte del gruppo di monitoraggio dei diritti umani e della Commissione internazionale d’inchiesta. Nei loro rapporti finora, non c’è niente sul Viagra». 

Un rapporto delle Nazioni Unite del 27 settembre sul conflitto ucraino ha infatti accusato le truppe russe di aver commesso una serie di orribili violazioni dei diritti umani, compresi atti di violenza sessuale, tra i mesi di febbraio e luglio 2022, ma non ha mai fatto menzione del Viagra. Patten non solo non ha mai identificato le ONG che le avrebbero fornito le testimonianze sulle atrocità dell’esercito russo, ma ha fatto riferimento a Lyudmila Denisova, ex Commissaria ucraina per i Diritti Umani, che è stata licenziata per aver falsificato storie di orribili abusi sessuali da parte di soldati russi, come la storia infondata di una bambina di 6 mesi «violentata da un russo con un cucchiaino».

Questo genere di accuse, come anticipato, non è nuovo. In una escalation di notizie raccapriccianti, il 17 giugno 2011 l’allora Segretario di Stato statunitense Hillary Clinton accusò l’esercito di Gheddafi di essere colpevole di stupri di massa e di usare lo stupro come “strumento di guerra”. Il procuratore della Corte penale internazionale (CPI), Luis Moreno-Ocampo, aveva affermato la settimana prima che gli inquirenti avevano le prove che Gheddafi aveva ordinato stupri di massa e che il raìs faceva distribuire stimolanti chimici ai suoi soldati.

A mettere però in dubbio tali accuse pochi giorni più tardi, come riportato da l’Independent, fu Amnesty International. L’organizzazione per la difesa dei diritti umani aveva tentato di verificare gli abusi risalendo alle fonti di prima mano: «Che le forze del colonnello abbiano compiuto numerose e gravi violazioni è un dato di fatto ma sulle violenze sessuali non abbiamo trovato prove anche se le abbiamo a lungo cercate. Con questo non voglio dire che non siano accadute, la nostra inchiesta continua e, come è accaduto per la Bosnia o per il Ruanda, ci vorrà tempo. Per ora, però, non è emerso nulla e non conosciamo nessuno che abbia trovato qualcosa».

Anche Cherif Bassiouni, presidente della commissione ONU che indagava le violazioni dei diritti umani in Libia, si dimostrò scettico in una intervista al New York Times: «Per ora siamo riusciti a parlare con una sola vittima». Non emerse mai nessuna traccia né delle pastiglie di Viagra che, secondo quanto raccontato al procuratore capo dell’Aja, Ocampo, sarebbero state distribuite all’esercito di Gheddafi per spingerlo a violentare le donne, nemmeno del fantomatico dossier che la psicologa libica Siham Sergewa aveva promesso di mandare alla Corte dell’Aja. [di Enrica Perucchietti]

Il suprematismo di Mosca. In Ucraina i ceceni sono ridotti a carne da cannone, come le altre unità non etnicamente russe. Michelangelo Freyrie su L’Inkiesta il 3 Dicembre 2022.

Fuori da TikTok, la soldataglia di Kadyrov non regge il confronto con gli avversari e nemmeno con le truppe professioniste di Mosca, che impone alle province pesanti sacrifici per la sua guerra imperiale

Nonostante il dogma dell’infallibilità papale, può capitare che anche chi siede sul trono di Pietro contribuisca a propagare operazioni psicologiche russe. Ne sa qualcosa Jorge Bergoglio, che ha attribuito molte delle atrocità commesse dalle truppe della Federazione Russa a soldati «non appartenenti alla tradizione russa», tirando in ballo le unità cecene e buriate. In un certo senso è ironico che la massima carica della chiesa cattolica tiri in ballo due delle minoranze etniche che più soffrono nel sistema autocratico del Cremlino.

L’accusa di crudeltà ai gruppi di religione musulmana e buddista-animista (anche se in Buriazia la maggioranza relativa degli abitanti è russo-ortodossa) è però un forte indicatore di quanto il razzismo calcificato delle istituzioni russe, e specialmente delle forze di sicurezza e nell’esercito, sia utilizzato da Mosca come strumento politico per propagare la propria politica neocoloniale.

Kadyrov e i suoi pretoriani

Tralasciando possibili speculazioni sul perché il Papa abbia citato proprio queste due minoranze, è infatti innegabile che le truppe cecene abbiano una reputazione temibile al di fuori dalla Russia. La loro immagine spazia tra i brutali tagliagole e le inarrestabili truppe d’assalto. I soldati del Caucaso del Nord hanno un ruolo di primo piano nella coreografia propagandistica del Cremlino.

Ciò non sorprende: il presidente della Repubblica cecena Ramzan Kadyrov è uno degli alleati più devoti di Putin e una colonna portante del regime. Kadyrov è legato da una fedeltà personale al presidente russo, già fautore dell’ascesa del padre alla guida della Cecenia durante le guerre dei primi anni Duemila. È proprio in questi conflitti, nei quali Mosca è riuscita a soffocare nel sangue le tendenze separatiste cecene e a indebolire il terrorismo di matrice islamica, che le unità di combattimento cecene fedeli alla Russia si sono guadagnate la loro terribile reputazione.

Nella ricerca sociologica, specialmente sulle guerre civili, la violenza sui cittadini è razionalizzata come misura per creare un’unità di combattimento coesa e fedele: se si fanno cose terribili assieme si rimarrà più coesi. È anche usata come misura di terrore per mantenere il controllo su una vasta area geografica, e Kadyrov in particolare usa spesso l’immagine di brutale «implementatore» della politica putiniana per instillare paura nei propri avversari e imporre una forma di terrorismo di Stato nella Cecenia «pacificata».

La guerra corazzata su TikTok

Ciò è stato fatto anche in Ucraina. Per dimostrare il proprio valore agli occhi di Putin e guadagnare un vantaggio politico nei confronti dell’esercito regolare, Kadyrov ha immediatamente fornito unità di combattimento dalla propria guardia pretoriana, un supporto particolarmente gradito a causa della penuria relativa di soldati nei primi mesi di guerra.

Pubblicando un grande numero di video di alta qualità su TikTok e altre piattaforme social, le unità cecene inquadrate de iure nella guardia nazionale Rosgvardia hanno provato ad alimentare la propria immagine di forza d’assalto straordinariamente brutale ed efficace, utilizzando così un antico stereotipo che vuole le popolazioni musulmane del Caucaso come capaci di qualsiasi crudeltà, specialmente contro i soldati slavi (va detto che parte della campagna mediatica cecena è anche riconducibile alla grottesca autocelebrazione del leader: basti ricordare che a luglio sul canale Telegram del presidente ceceno è stato pubblicato un video in cui Kadyrov, interpretato da sé stesso, accettava la resa da parte di un sosia balbuziente di Zelensky).

La necessità di enfatizzare per via mediatica la propria forza e crudeltà serve a seminare il terrore fra le forze ucraine, ma riflette anche lo scarso impatto che le unità cecene hanno avuto sul terreno. L’inquadramento nella milizia nazionale e le esperienze in missioni passate, soprattutto in funzione anti-insurrezionale e antiterrorismo in Siria e Cecenia, danno ai veterani di Kadyrov poca dimestichezza con lo scenario operativo nei quali si trovano attualmente.

La manovra terrestre combinata con aeronautica, forze corazzate e artiglieria pesante contro un nemico alla pari è molto diversa rispetto al conflitto asimmetrico combattuto in una condizione di totale superiorità aerea e tecnologica. Le truppe cecene non si sono dimostrate capaci di reggere il confronto con i propri avversari ucraini, ma nemmeno con le truppe professioniste russe.

Una parziale eccezione sono le unità di forze speciali (Spetsnaz) del battaglione Akhmat, le quali rappresentano tuttavia una minoranza assoluta delle truppe impiegate. I tentativi di infiltrazione a Kyjiv nelle prime ore del conflitto si sono rivelate un fiasco e l’incapacità di coordinarsi con altre unità (come d’altra parte i mercenari della Wagner) dimostrano che la presenza sul campo è più legata alla volontà di Kadyrov di dimostrare la propria capacità di generare truppe e meglio posizionarsi nella lotta politica dentro al regime, mossa assieme all’oligarca Yevgeny Prigozhin contro le istituzioni ufficiali dello stato russo.

La Buriazia non è la Cecenia

Comunicazione a parte, è indubbio che le unità cecene si siano macchiate di numerosi crimini di guerra – inclusa parte dell’eccidio di Bucha, svelato dopo il primo ritiro russo. Ma gli atti di brutalità sono una realtà aberrante la cui colpa ricade su gran parte delle formazioni di combattimento della Federazione Russa.

Verosimilmente, essa è anche il risultato di una mancanza di disciplina e di ufficiali con la capacità di mantenere il controllo sulle proprie truppe, soprattutto nei momenti di massima frustrazione militare come assedi e ritirate. Alcuni giornalisti ucraini hanno anche indicato che le truppe cecene si sarebbero lasciate andare a violenze contro soldati dell’esercito russo in fuga dal fronte e che, di regola, i comandanti ceceni preferiscono mandare soldati di altre etnie a compiere le operazioni più pericolose.

Questi racconti sarebbero in linea con le esperienze vissute dai soldati della Buriazia, una Repubblica russa dell’Asia centrale fra le più povere del Paese. Nonostante Bergoglio li abbia inclusi fra i crudeli soldati non russi, ben poco lega etnicamente o politicamente i buriati ai ceceni. È risaputo che le regioni etnicamente non-russe abbiano fornito proporzionalmente più soldati allo sforzo bellico, sia a causa di un più alto numero di riservisti (spesso privi di altre prospettive economiche) che di una volontà presunta di Mosca di graziare la maggioranza slava-ortodossa delle grandi città.

Ma il caso della Buriazia è particolarmente eclatante. La piccola Repubblica ha fornito tre volte il numero di soldati rispetto alla media regionale prevista dal piano di mobilitazione parziale, che prevedeva il richiamo dell’uno per cento dei riservisti (cioè uomini in età di leva che avessero recentemente servito nelle forze armate).

Secondo il media di opposizione iStories, il tasso di mortalità per i giovani buriati è aumentato del novantatré per cento dallo scoppio della guerra, un eccesso spiegabile solo dalle pesanti perdite subite dalle unità buriate in Ucraina. Tutti i reparti schierati in Ucraina stanno subendo pesanti sconfitte, ma il flusso di bare diretto verso l’Asia centrale dimostra quanto le unità non etnicamente russe siano ridotte a carne da cannone.

Un esercito di oppressi

Porre sullo stesso piano il contributo delle diverse unità etniche che costituiscono la Federazione Russa e considerarle tutte alla stregua di crudeli orde pagane vuol dire sostanzialmente accettare una narrazione attivamente portata avanti dal Cremlino e dai suoi alleati. Essa nasconde il sacrificio imposto da Mosca alle province per una guerra imperiale che non gli appartiene o nella quale hanno un interesse particolare i gerarchi di Putin.

Le guerre sono sempre combattute da società, non solo eserciti. La condotta russa rispecchia un sistema nel quale le minoranze sono in fondo alla catena alimentare, un regime che trasla la brutalità domestica, come la repressione in Cecenia, in una guerra imperialista che imita malamente l’espansione degli zar a est e sud nel corso del diciannovesimo secolo.

Come recentemente dimostrato dai fallimenti militari – ma anche dalla presenza di legioni cecene e buriate libere che combattono dalla parte ucraina – l’ordine politico russo avrà molte difficoltà a prevalere in un conflitto che sta assumendo una dimensione sempre più esistenziale per il Cremlino.

Ucraina - Russia, le news dalla guerra del 4 dicembre. Media inglesi: all'Onu bozza per un tribunale in stile Norimberga. La Repubblica il 4 Dicembre 2022.

Innalzata bandiera ucraina su riva sinistra Kherson. Macron: "L'Occidente sia pronto a garanzie di sicurezza per Mosca". Kiev: i russi usano granate chimiche proibite contro di noi. L'accusa: civili giustiziati nel Lugansk

I combattenti dell'unità speciale "Karlson" hanno innalzato la bandiera ucraina sulla riva sinistra della regione di Kherson. Continuano però i bombardamenti russi sulla stessa Kherson, nel Donetsk e nel Lugansk, dove un attivista sostiene che dei civili siano stati giustiziati, e mostra delle foto dei cadaveri esposti in pubblico. Il presidente francese Emmanuel Macron invita intanto l'Occidente a farsi trovare pronto sulla questione delle garanzie di sicurezza, nel caso in cui Vladimir Putin accettasse il negoziato.

01:15

Kiev: attacchi su regione Sumy, danneggiate linee elettriche

Le truppe russe hanno sparato colpi di mortaio contro Yesman nella regione di Sumy, danneggiando le linee elettriche. Lo ha riferito il capo dell'amministrazione millitare della regione di Sumy, Dmitry Zhivitsky, su Telegram, come riporta Ukrainska Pravda 

01:15

 Zelensky: a Bakhmut zona più calda del fronte

"A Bakhmut e Soldear, nel Donetsk, ci sono le situazioni più calde e dolorose" per quanto riguarda i combattimenti al fronte. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dopo aver ricevuto i report dai comandanti dell'esercito di Kiev, come riporta Ukrainform. "Facciamo di tutto per aiutare i nostri ragazzi in questa regione", ha spiegato Zelensky, che ha poi ringraziato "le guardie di frontiera del distaccamento Chopsky, che stanno combattendo in direzione di Bakhmut e oggi 'hanno fatto atterrare' un altro aereo" dei russi. Zelensky ha aggiunto che l'esercito ucraino sta rafforzando le proprie forze nelle regioni di Luhansk e Kharkiv, e che sta lavorando "per far finire sul fondo del Mar Nero i missili Kalibr" delle truppe di Mosca.

01:22

Microsoft avverte: prepararsi a un'offensiva cyber della Russia questo inverno

Mosca intensificherà i suoi sforzi cyber per minare il "sostegno politico di Stati Uniti, Unione Europea e Nato per l'Ucraina e scuotere la fiducia e la determinazione dei cittadini ucraini". Lo afferma Microsoft in un post dal titolo "Prepararsi a un'offensiva cyber della Russia questo inverno". "Riteniamo che i trend recenti suggeriscano che il mondo debba prepararsi per diverse linee di potenziale attacco russe nel dominio digitale in inverno. Primo, possiamo attenderci che la Russia continui la sua offensiva cyber nei confronti delle infrastrutture ucraine", afferma Microsoft. "Nei prossimi mesi i Paesi europei saranno probabilmente soggetti a una gamma di tecniche di influenza mirate ai timori della popolazione sui prezzi dell'energia e dell'inflazione in senso ampio. La Russia probabilmente continuerà a concentrare queste campagne sulla Germania, paese chiave per il mantenimento dell'unità europea".

01:23

Alto diplomatico russo: da quest'anno l'Europa dovrà vivere senza il nostro petrolio

La Russia non fornirà più petrolio ai Paesi europei dopo la decisione Ue di imporre un tetto al prezzo. Lo ha detto il rappresentante permanente russo presso le organizzazioni internazionali a Vienna, Mikhail Ulyanov, citato dalla Tass. "A partire da quest'anno, l'Europa vivrà senza petrolio russo. Mosca ha già chiarito che non fornirà petrolio ai paesi che sostengono un price cap anti mercato", ha scritto su Telegram.

08:35

Pesanti attacchi russi a Donetsk e Lugansk

Pesanti attacchi missilistici da parte dei russi nelle regioni di Donetsk e Lugansk, nel Dobnbass. Lo Stato maggiore delle forze ucraine, nel rapporto citato da Ukrinform, fa sapere che sono stati respinti attacchi russi vicini a 17 diversi insediamenti.

09:44

007 americani: la guerra in Ucraina rallenta, ma continua la resistenza di Kiev

I combattimenti in Ucraina stanno rallentando e probabilmente continueranno nei prossimi mesi invernali. Tuttavia, non ci sono prove di un affievolimento della resistenza da parte delle forze di Kiev: lo ha dichiarato la direttrice dell'intelligence statunitense Avril Haines a un forum sulla difesa in California, come riporta il Guardian.

Haines ha affermato che entrambe le parti cercheranno di "rifornirsi e ricostituirsi" per qualsiasi controffensiva in primavera, mentre la Russia ha perso più della metà del territorio che aveva conquistato. Haines ha indicato che la maggior parte dei combattimenti sono in corso nella regione di Bakhmut e Donetsk, nell'Ucraina orientale e che i combattimenti sono rallentati dopo il ritiro delle truppe russe dalla parte occidentale della regione di Kherson il mese scorso. "Stiamo già assistendo a una sorta di riduzione del ritmo del conflitto e ci aspettiamo che questo sia il risultato dei prossimi mesi", ha osservato.

"Sia l'esercito ucraino che quello russo si prepareranno a una controffensiva dopo l'inverno. Ma in realtà nutriamo un certo scetticismo sul fatto che i russi siano o meno pronti a farlo", ha detto, ma ha sottolineato che l'intelligence statunitense ritiene che il presidente russo Vladimir Putin non abbia un quadro completo, in questa fase, di quanto le sue forze armate siano sfiduciate, "vediamo carenze di munizioni, problemi di approvvigionamento, logistica, tutta una serie di preoccupazioni che i russi stanno affrontando". 

10:00

Kiev, emergenza blackout oggi nella capitale

Emergenza blackout a Kiev e nell'intera regione sono stati annunciati oggi dalla società elettrica Dtek che specifica di non poter seguire le interruzioni di corrente già pianificate e che i tecnici "stanno facendo tutto il possibile per stabilizzare la situazione", come riporta Ukrinform. Oggi il meteo indica nella capitale ucraina una temperatura di meno cinque gradi e gelate.

Il direttore di Dtek Dmytro Sakharuk ha dichiarato che sarà possibile tornare alle interruzioni di corrente di stabilizzazione solo dopo l'aumento delle capacità del sistema.

10:40

Attivisti: gruppo di civili giustiziato dai russi nel Lugansk

Gli occupanti russi hanno giustiziato pubblicamente un gruppo di civili nella parte occupata della regione di Lugansk: lo ha riferito l'attivista e avvocato ucraino Sergiy Sternenko su Telegram, postando le relative immagini, come riporta Ukrinform.

"Nella regione di Luhansk, i russi hanno giustiziato pubblicamente dei civili. È stata una mossa di facciata, in modo che tutti la vedessero. E il mondo deve vederlo. Una vera e propria vile faccia russa di disumani che ostentano le loro atrocità", ha scritto Sternenko.

11:07

Media: i russi preparano l'"evacuazione" dei reperti dai musei in Crimea

La Federazione russa sta portando materiale da imballaggio in Crimea per "evacuare" i musei, ha riferito l'organizzazione non governativa Crimean Institute of Strategic Studies indicando che esiste una minaccia per le collezioni museali poichè 'i russi possono rubare oggetti preziosi". Lo riporta Unian commentando che "gli occupanti si stanno preparando a ripetere lo stesso scenario di fuga dalla Crimea già visto quando hanno lasciato  Kherson".

11:44

Kiev: battaglia a Zaporizhzhia, 300 russi morti o feriti 

Cruenta battaglia nella notte in Ucraina nella regione sud-orientale di Zaporizhzhia, dove l'esercito russo ha attaccato un villaggio innescando la risposta delle unità ucraine: "Trecento militari della Federazione (russa) sono rimasti uccisi o feriti", ha riferito il capo dell'amministrazione militare regionale, Oleksandr Starukh.

12:06

Macron: "L'Occidente sia pronto a garanzie di sicurezza per Mosca"

Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che l'Occidente dovrebbe prendere in considerazione la richiesta di garanzie di sicurezza da parte russa e le preoccupazioni del Cremlino riguardo all'allargamento a Est della Nato.

"Se il presidente Vladimir Putin accetta i negoziati per porre fine alla guerra in ucraina, l'Occidente dovrebbe considerare come affrontare il bisogno di garanzie di sicurezza", ha detto Macron, intervistato dall'emittente francese Tf1.  Secondo il capo dell'Eliseo, la "futura architettura di sicurezza" da concordare dovrebbe implicare l'"affrontare" uno dei "punti essenziali, come ha sempre detto il presidente Putin". Quel punto è "la paura (russa) che la Nato arrivi direttamente alle loro porte e che il dispiegamento di armi (Nato) possa minacciare la Russia". "Quel tema farà parte dei temi per la pace, quindi dobbiamo preparare ciò che siamo pronti a fare, come proteggere i nostri alleati e gli Stati membri e come dare garanzie alla Russia il giorno in cui tornerà al tavolo dei negoziati".

12:29

Wall Street Journal: il banchiere di Putin principale sostenitore della guerra

Una delle voci più influenti a sostegno della decisione di Vladimir Putin di invadere l'Ucraina è quella dell'oligarca Yuri Kovalchuk, 71 anni, secondo il quale la guerra può dimostrare la forza della Russia. Lo rivelano fonti di intelligence che hanno parlato con il Wall Street Journal. Il miliardario e Putin si sono incontrati spesso dall'inizio della guerra a febbraio e si parlano anche per telefono o in video, secondo un amico della famiglia Kovalchuk e un ex funzionario dell'intelligence russa.

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha definito Kovalchuk "banchiere personale" di Putin. Il tycoon russo controlla la Banca Rossiya, che a sua volta ha costruito una rete di società offshore di cui hanno beneficiato Putin e i suoi amici e investe in progetti importanti per lo Stato, secondo quanto emerso da interviste con ex funzionari statunitensi e analisti del Cremlino, nonché da documenti pubblici e informazioni rivelate dai Panama Papers.

12:46

In Ucraina più di 500 località ancora senza elettricità

Più di 500 località ucraine sono ancora senza elettricità a causa dei bombardamenti russi delle ultime settimane che hanno danneggiato gran parte la rete elettrica nazionale. Lo ha riferito il ministero dell'Interno. "Il nemico continua ad attaccare le infrastrutture critiche del Paese. Attualmente, 507 località in otto regioni del nostro Paese sono tagliate fuori dalla fornitura di energia", ha detto alla televisione ucraina Yevgeniy Yenin, primo vice ministro dell'Interno. Nel dettaglio, "la più colpita è la regione di Kharkiv, dove sono isolati 112 villaggi; nelle regioni di Donetsk e Kherson più di 90; nella regione di Mykolaiv 82; 76 nella regione di Zaporizhia; 43 nel Lugansk".

13:20

Putin terrà un discorso al Cremlino la prossima settimana

Il presidente russo Vladimir Putin parlerà la prossima settimana al Cremlino in occasione della Giornata degli eroi della patria. Lo ha confermato alla Tass il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

13:34

Kiev: prima nave con grano è arrivata in Etiopia

 La prima nave con 25mila tonnellate di grano nell'ambito del programma alimentare umanitario Grain from Ukraine è arrivata in Etiopia. Lo ha reso noto su Telegram  il capo dell'ufficio del presidente dell'Ucraina Volodymyr Zelensky, Andriy Yermak. Lo ha confermato lo stesso Zelensky, su Twitter: "Stiamo inviando cibo. Stiamo inviando speranza".

Il governo di Kiev prevede di inviare, nell'ambito del programma umanitario, almeno 60 navi che salperanno dai porti entro la fine della prossima primavera, dunque una media di dieci al mese, dirette verso Paesi che sono a rischio carestia e siccità: Etiopia, Sudan, Sud Sudan, Somalia, Yemen, Congo, Kenya, Nigeria.

Secondo Kiev, l'iniziativa umanitaria Grain From Ukraine insieme ai corridoi per il grano nel Mar Nero sono la risposta al tentativo della Russia di "usare il cibo come arma". Mosca invece replica che, dalle spedizioni della comunità internazionale, i Paesi più poveri hanno ricevuto solo il 3% di tutto il grano inviato dall'Ucraina. Secondo il governo di Ankara, sono stati oltre 12 milioni le tonnellate di grano esportate dal 1  agosto, quando è entrato in vigore l'accordo tra Kiev e Mosca per sbloccare i porti ucraini sul Mar Nero e creare un corridoio di cereali. L'accordo, il cui obiettivo è alleviare la crisi alimentare causata dall'invasione russa dell'Ucraina, durerà fino a metà marzo, perchè Russia e Ucraina hanno concordato il 17 novembre, due giorni prima della scadenza prevista, di prorogare l'intesa di quattro mesi.

14:03

Le truppe di Kiev: abbiamo attraversato il fiume Dnpro vicino Kherson

Le truppe ucraine hanno raggiunto le rive del fiume Dnpro, vicino a Kherson. Lo hanno annunciato fonti militari di Kiev, mostrando le immagini di un piccolo gruppo di soldati che attraversano le acque in barca e raggiungono un piccolo porto nel sponda orientale dove innalzano la bandiera ucraina. Secondo le fonti da questo porto partirà l'offensiva per riconquistare la riva orientale.

Secondo l'Institute for the Study of War (Isw) di Washington, se questa avanzata sarà confermata, le truppe ucraine potrebbero presto cominciare ad operare sulla riva orientale. L'Isw non è in grado di stabilire se le truppe russe si siano ritirate dalla zona.

14:26

Il Consiglio dell'Ue approva il price cap sul petrolio russo

Il Consiglio Ue ha approvato in via definitiva il tetto al prezzo del petrolio russo via mare a 60 dollari al barile. Il provvedimento entrerà in vigore da domani.

15:07

007 britannici: il 55% dei russi è favorevole ai colloqui di pace

Il sostegno dell'opinione pubblica russa all'a "operazione militare speciale" sta diminuendo in modo significativo: i dati indicano che il 55% dei russi è favorevole ai colloqui di pace con l'Ucraina, mentre solo il 25% si dichiara favorevole al proseguimento del conflitto. Lo afferma l'intelligence del ministero della Difesa britannico su Twitter nel suo aggiornamento quotidiano. Il sondaggio - spiega il report di Londra - è stato fatto da un media russo indipendente che ha avuto accesso ai dati raccolti dal Servizio federale di protezione russo per uso interno.

"Nonostante gli sforzi delle autorità russe per imporre un controllo pervasivo dell'ambito informativo, il conflitto è diventato sempre più tangibile per molti russi dopo la mobilitazione parziale del settembre 2022", afferma l'intelligence britannica. "Poiché è improbabile che la Russia ottenga importanti successi sul campo di battaglia nei prossimi mesi, è verosimile che per il Cremlino sia sempre più difficile mantenere anche solo una tacita approvazione della guerra tra la popolazione".

15:26

Kiev: i russi usano granate chimiche proibite contro di noi

Le forze navali ucraine hanno riferito che le truppe russe hanno usato granate lacrimogene alla clorpicrina K-51 di fabbricazione sovietica contro i soldati ucraini che combattevano nell'est del Paese. Come riporta Kiev Independent questo tipo di granate appartengono alle armi chimiche e biologiche il cui uso è proibito dal Protocollo di Ginevra. Secondo la marina di Kiev, le truppe russe hanno lanciato le granate K-51 sui soldati ucraini tramite i droni. "Per proteggersi dal forte effetto irritante delle munizioni proibite, i marines hanno mantenuto le loro posizioni indossando indumenti di protezione chimica", hanno spiegato i militari.

15:58

Nuovi attacchi su Kherson, 19 morti in due settimane

Le truppe russe hanno nuovamente bombardato la città di Kherson liberata dagli ucraini. Lo hanno riferito l'amministrazione comunale e l'amministrazione militare regionale di Kherson, come riporta Ukrainska Pravda, affermando che negli attacchi odierni non ci sono state vittime, ma nelle ultime due settimane 19 persone sono state uccise e altre 39 ferite a causa degli attacchi russi.

16:20

Ucraina: un civile ucciso dopo attacchi russi su Kharkiv

Nella regione di Kharkiv, un residente di 72 anni del villaggio di Gatishche è morto a causa dei bombardamenti russi. Lo ha riferito la polizia della regione di Kharkiv su Telegram, come riporta Ukrinform. "I distretti di Kupyanskyi e Vovchanskyi della regione di Kharkiv sono stati nuovamente attaccati dal nemico. A seguito del bombardamento è morto un residente di 72 anni del villaggio di Gatishche", ha riferito la polizia della regione di Kharkiv.

16:48

Blinken, la strategia di Putin è barbara

ll segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha criticato il tentativo della Russia di "utilizzare l'inverno come arma" e ha definito "barbara" la strategia di Vladimir Putin di lasciare l'Ucraina al buio. Parlando alla Cnn, il capo della diplomazia americana ha spiegato che la scelta di Mosca di fare "terra bruciata" è conseguenza del fallimento delle forze militari, che pensavano di conquistare l'Ucraina in breve tempo.

"Putin - ha spiegato Blinken - ha cercato di cancellare l'Ucraina dalla cartina, di cancellarne l'identità, di sottometterla, ma ha fallito". "Poi - ha aggiunto - ha provato a prendersi la terra, la parte orientale e a sud dell'Ucraina, ma ha fallito anche lì perchè l'esercito ucraino li ha respinti e si è ripreso gran parte del territorio che Putin aveva conquistato". "Utilizzare l'inverno come arma - ha continuato - togliere la luce, spegnere il riscaldamento, lasciare il popolo ucraino al buio e al freddo proprio mentre si avviano verso l'inverno, questo è davvero barbaro". Il conduttore ha chiesto al segretario di Stato se gli Stati Uniti e gli alleati stessero facendo pagare il giusto prezzo a Mosca. "I costi - ha risposto Blinken - si stanno accumulando ogni singolo giorno".

17:16

Ucraina, oltre 500 villaggi senza alimentazione elettrica

Sono 507 i villaggi in otto regioni ucraine ad essere senza alimentazione elettrica. Lo ha riferito il viceministro degli affari interni ucraini Yevgeny Enin, come riporta Rbc-Ucraina. Yenin ha spiegato che i russi continuano a colpire le infrastrutture critiche, causando problemi alla rete elettrica. In particolare le regioni più coplite sono Kharkiv, con 112 località senza elettricità, seguita da Donetsk e Kherson con oltre 90 località prive di alimentazione. Restano 'al buio' anche 82 insediamenti a Nikolaev, 76 a Zaporizhzhia e 43 nel Lghansk.

17:41

Energia: Mosca, pronti a taglio produzione ma no a price cap petrolio

La Russia non venderà petrolio entro i termini fissati da un price cap, anche se per questo si troverà a dover tagliare la produzione. Lo ha detto il vice primo ministro russo Alexander Novak, come riporta Tass, sottolineando che Mosca ritiene il price cap sull'esportazione del proprio petrolio inaccettabile e contrario alle regole del mercato. "Venderemo petrolio e prodotti petroliferi a quei paesi che lavoreranno con noi a condizioni di mercato, anche se dovremo ridurre un po' la produzione", ha affermato Novak. "Il governo ha ripetutamente affermato che questo strumento è contrario alle regole del mercato, inefficiente e va contro a tutte le regole dello stessa Organizzazione mondiale del commercio (Wto)", ha aggiunto Novak.

18:39

Co-fondatrice Memorial: "Non c'è soluzione diplomatica con Putin"

Al momento non esiste una "soluzione diplomatica" alla guerra in Ucraina. Lo ha affermato Irina Scherbakova, co-fondatrice dell'organizzazione per i diritti russi vincitrice del premio Nobel per la pace Memorial. "Sono assolutamente convinta che non ci possa essere una soluzione diplomatica fino a quando esisterà il regime di Putin", ha detto Scherbakova, come riporta il Guardian. "La soluzione che c'è ora è quella militare", ha detto ancora Scherbakova, che ha ricevuto un premio per il suo lavoro sui diritti umani durante una cerimonia ad Amburgo, in Germania. "Ma queste decisioni, questa diplomazia, avverrà solo quando l'Ucraina crederà di aver vinto questa guerra e di poter stabilire i propri termini", ha affermato ancora Scherbakova, aggiungendo che gli appelli alla pace sono "infantili". Per la co-fondatrice di Memorial le cose, infatti, non torneranno come erano prima dello scoppio del conflitto. "Questa guerra ha capovolto tante cose, non sarà mai più così", ha aggiunto.

19:01

Meno 10 gradi e navi russe schierate nel Mar Nero. La paura del blackout all'alba

L’Ucraina è attraversata dalla paura del Black Monday. Vladimir Putin potrebbe aver dato indicazioni ai suoi generali di provare ad accecare il Paese all’alba di domani. Le condizioni ci sono tutte. Il lunedì, all'alba, è il momento più utilizzato in questa guerra per gli attacchi missilistici. Oggi è stata, poi, la giornata più fredda di questo autunno e alle ore 5 di domani, nell'Est del Paese, si registrerà -10°. Anche gli schieramenti militari sembrano pronti. Le unità che si sono spostate dal Sud perduto al Donbass ora sono schierate attorno alla città decisiva di Bakhmut, dove i russi da alcune ore colpiscono con più frequenza facendo alzare l'aviazione. Nel Mar Nero, infine, sono schierate 21 navi russe, pronte a centrare Odessa e Mykolaiv. Putin cerca, con la distruzione delle centrali elettriche, una parte delle quali ripristinate a tempo di record, di gettare l’Ucraina nel blackout. E, quindi, nel panico.

19:09

Kiev, a Kherson torna acqua per il 70% e luce per l'85%

A Kherson è stato ripristinato il funzionamento della stazione di pompaggio, che fornisce l'approvvigionamento idrico al 70% dei cittadini ed è stata ripristinata la fornitura di energia elettrica all'85% dei consumatori. Lo riferisce il capo della regione Yaroslav Yanushevich su Telegram, come riporta Ukrainska Pravda. 

20:00

Media, Regno Unito: A Onu bozza risoluzione per tribunale in stile Norimberga

Sta circolando alle Nazioni Unite una bozza di risoluzione per un tribunale in stile Norimberga che ritenga la leadership russa responsabile dei crimini di aggressione in Ucraina. Lo scrive il Guardian, riferendo che ci sono segnali che l'opposizione degli Stati Uniti alla proposta potrebbe attenuarsi di fronte alle pressioni del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Beth Van Schaack, ambasciatrice statunitense per la giustizia penale globale, ha dichiarato questa settimana: "È qualcosa a cui il presidente Zelensky tiene molto. Questo è qualcosa che l' Ucraina vuole e penso che avrà molto peso. La domanda è: avranno i voti all'assemblea generale? Finora, tutte le risoluzioni dell'assemblea generale sull'Ucraina hanno prevalso. I numeri sono stati piuttosto forti".

20:32

Kiev, 9.400 civili ucraini uccisi dai russi, tra cui 461 bambini

Più di 9.400 civili sono già stati uccisi dai bombardamenti russi. Lo ha riferito Yevhen Yenin, viceministro agli affari interni ucraino, riferisce Ukrinform.

"Secondo la polizia nazionale, più di 9.400 civili sono stati uccisi e quasi 6.800 sono rimasti feriti. Sfortunatamente, tra loro ci sono anche dei bambini: dall'invasione russa dell'Ucraina ne sono morti 461", ha precisato Yenin. Secondo il viceministro, gli agenti di polizia stanno registrando nei territori liberati dalle truppe ucraine sempre più crimini commessi dalle forze nemiche.

20:47

Zelensky, per nemico inverno è parte del terrore, sopravviveremo

"L'inverno sarà molto difficile, questo è certo. Tuttavia, vale la pena percepire questo inverno non come una prova, ma come un momento che ci avvicina alla vittoria. Ognuno di questi 90 giorni invernali". Così il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo messaggio serale.

"Il nemico spera vivamente di usare l'inverno contro di noi: di rendere l'inverno freddo e le difficoltà parte del suo terrore. Dobbiamo fare di tutto per sopravvivere a questo inverno, non importa quanto sia difficile. Sopportare questo inverno significa sopportare tutto. Tutta l'Ucraina dovrebbe diventare un grande punto di invincibilità e lavorare ogni giorno e ogni notte. Lo stato, gli affari, le persone - tutti noi, tutti gli ucraini - tutti insieme", sprona Zelensky.

21:16

Ucraina: a Kiev e in altre regioni tornano blackout programmati

Da domani, 5 dicembre, nella capitale Kiev e in altre  regioni ucraine torneranno le interruzioni di corrente programmate. Lo ha riferito l'azienda per l'energia ucraina Dtek, spiegando che "la situazione nel sistema di alimentazione rimane difficile", come riporta Unian. Oltre a Kiev e alla relativa regione, i blackout programmati sono previsti nel Dnipro, a Odessa e nel Donetsk.

21:35

Premier lettone, estone e lituano il 9 a Riga, focus su Ucraina

I primi ministri di Lettonia, Estonia e Lituania si incontreranno il prossimo 9 dicembre a Riga. Lo rende noto un comunicato stampa del governo lettone. Durante l'incontro, i primi ministri affronteranno il nodo degli aiuti all'Ucraina e della gestione dei profughi in arrivo dalle zone di guerra, della creazione di un Tribunale internazionale per i crimini di guerra in Ucraina e del rafforzamento del fronte orientale dell'Alleanza atlantica come stabilito al summit Nato tenutosi a Madrid la scorsa estate. Non minore sarà l'attenzione prestata alle questioni della cooperazione energetica e alla realizzazione della realizzazione del collegamento ferroviario "Rail Baltica". L'incontro tra i tre primi ministri avviene nell'ambito del Consiglio dei ministri Baltici (Cmb), un organo creato nel 1994 per il coordinamento delle politiche regionali di Lettonia, Estonia e Lituania. La Lettonia è il presidente di turno del Cmb per l'anno 2022.

22:08

Kiev, i russi hanno colpito il carcere di Kherson,ci sono feriti

Durante il bombardamento di Kherson di oggi, i russi hanno colpito l'edificio del carcere di Kherson, ferendo alcuni dipendenti. Lo riferisce Ukrainska Pravda. "Alcuni locali sono danneggiati, tra il personale ci sono feriti. Detenuti e prigionieri sono stati trasferiti in anticipo in centri di detenzione in altre regioni più sicure", dice il dipartimento penitenziario.

Guerra in Ucraina. La guerra non piace più ai russi. "Improbabile che Mosca vinca". Gli 007 britannici e i dati riservati del Cremlino: il 55% ora chiede il negoziato. "Difficile mantenere il consenso". Roberto Fabbri il 5 Dicembre 2022 su Il Giornale.

Ben oltre i nove mesi di guerra, centomila soldati caduti o seriamente feriti in Ucraina, prospettive di tregua o di pace vicine allo zero, sanzioni occidentali che mordono nella vita civile di ogni giorno: non può meravigliare che il sostegno dei russi all'avventura militare imposta da Vladimir Putin cominci seriamente a vacillare. Pur premettendo doverosamente che le rilevazioni dell'opinione pubblica in Russia sono un esercizio difficilissimo, sia le cifre sia la fonte sembrano indicare un alto livello di credibilità. Sarebbero precipitati al 25% i russi che sostengono la continuazione del conflitto, mentre un solido 55% preferirebbe l'avvio di un negoziato per porvi fine. «Poiché è improbabile che la Russia ottenga importanti successi sul campo di battaglia nei prossimi mesi, è verosimile che per il Cremlino sia sempre più difficile mantenere anche solo una tacita approvazione della guerra tra la popolazione», si legge nel report del ministero della Difesa britannico. I dati sono stati raccolti «a uso interno» (cioè a uso del Cremlino e non per essere resi pubblici, ma sono finiti in mano all'intelligence britannica, che li ha diffusi) dal Servizio di protezione federale russo, e confermano quelli espressi da una rilevazione analoga effettuata nello scorso ottobre, che indicava nel 57% i favorevoli a colloqui di pace. Da notare che ancora nell'aprile scorso, meno di due mesi dopo l'avvio dell'invasione dell'Ucraina e quando già si stava palesando il fallimento dei suoi veri obiettivi, ben quattro russi su cinque sostenevano l'aggressione a Kiev. Il capovolgimento dei dati sembra avere due spiegazioni, entrambe legate alla mobilitazione parziale che ha arruolato circa 300mila civili russi da spedire al fronte: la prima, ovvia, è che la guerra ha cominciato a riguardare molto più direttamente milioni di persone che prima la osservavano da lontano; la seconda è il danno progressivo subìto dalla credibilità del regime, che fa sempre più fatica a coprire la realtà di una guerra vera e sanguinosa con la cortina fumogena della disinformazione di Stato. Mantenere il tacito sostegno alla guerra diventerà insomma giorno dopo giorno più difficile.

Intanto l'intensità del conflitto, a causa dell'avanzare della stagione fredda, si sta riducendo. Secondo la direttrice dell'intelligence degli Stati Uniti Avril Haines, la tendenza dovrebbe rimanere stabile per i prossimi tre mesi: entrambi gli eserciti hanno ora come obiettivo di consolidare le linee difensive (questo soprattutto i russi, che stanno ad esempio minando l'area urbana di Severodonetsk, conquistata dopo durissimi combattimenti la scorsa estate) e prepararsi a nuove offensive terrestri a partire dal prossimo marzo. Haines ricorda che la battaglia è ora in corso quasi solo sul fronte orientale di Donetsk e intorno alla strategica località di Bakhmut, difesa strenuamente dagli ucraini: qui i russi stanno impiegando ormai da settimane i feroci mercenari del gruppo Wagner.

Quanto alle prospettive generali del conflitto, e in particolare della prossima primavera, l'intelligence americana è piuttosto scettica sulla effettiva capacità dei russi di contrattaccare. Anche per una ragione direttamente legata all'efficacia delle sanzioni occidentali: la produzione delle munizioni in Russia è insufficiente a compensare le grandi quantità che vengono consumate in Ucraina. È questa una delle concrete ragioni per cui a Putin farebbe molto comodo una tregua. Un'altra inquietante notizia riguarda la piaga della deportazione in Russia di un numero altissimo di cittadini ucraini. In particolare, soltanto i minori portati via dagli occupanti sarebbero dodicimila, ma la cosa più tragica è che alcuni di loro sono stati costretti a combattere contro i loro stessi compatrioti. Questa infamia è resa possibile dai referendum-farsa che Putin ha fatto tenere alla fine dello scorso settembre nelle province ucraine occupate di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia, che sono state poi annesse alla Russia. In base a questa finzione di stampo genocida, gli ucraini che vi risiedono diventano automaticamente cittadini russi, con i doveri militari che ne conseguono.

L'inquietudine ucraina per le armi italiane: «Vecchie e senza munizioni, i russi ci bombardano con tutto quello che hanno». Storia di Lorenzo Cremonesi su Il Corriere della Sera il 4 dicembre 2022.

I militari in prima linea da queste parti detestano il bel tempo d’inverno: per loro significa temperature più rigide della media e soprattutto cieli tersi, che aiutano i droni nemici a scrutare dall’alto gli obiettivi da colpire. Siamo tornati a toccarla con mano ieri, arrivando a Bakhmut per il terzo giorno consecutivo, questa diffusa inquietudine che cova tra i soldati intirizziti a maledire contro il sole che non scalda e invece mette a nudo i difetti delle coperture mimetiche su uomini, rifugi e mezzi. A mezzogiorno la colonnina di mercurio tendeva a scendere sotto i meno otto, la notte precedente era arrivata a meno tredici. E, infatti, di fronte alle isbe contadine trasformate in dormitori, presso i bunker ricavati dalle cantine dei palazzi e sino alle trincee più esposte, era tutto un brusio di soldati imbacuccati e indaffarati a tagliare alberi e impilare legna per le stufette da campo. Tanto per capire: due settimane fa i cieli erano grigi, le nuvole basse si confondevano coi banchi di nebbie, cadeva una pioggia sottile mista a neve, ma il termometro era rimasto sempre attorno allo zero. «Meglio l’umido, se ti puoi asciugare di fronte al fuoco, che non i muscoli irrimediabilmente gelati durante i pattugliamenti e la visibilità ottima destinata ad aiutare l’offensiva russa», confidavano le unità ucraine. Il bel tempo coincide oltretutto con l’intensificarsi dei bombardamenti russi. «Da oltre una settimana i loro tiri sono continui, massici, e aumentano di giorno in giorno, sparano con tutto ciò che hanno a disposizione», ripetono quasi con le stesse parole civili e militari. Ieri la strada principale a due corsie che da Kostyantynivka porta a Bakhmut poteva essere percorsa solo con i blindati, o comunque ai posti di blocco la sconsigliavano caldamente alle auto civili. Ma anche tra i villaggi affacciati sulle vie secondarie cresce il timore che lo sbarramento di fuoco possa interrompere il traffico. I comandi ucraini accusano inoltre Mosca di avere sparato dai droni granate K-51 alla cloropicrina, un agente chimico dell’epoca sovietica vietato dalle Convenzioni di Ginevra contro le armi non convenzionali. «Abbiamo sentito che, secondo l’intelligence americana, nei prossimi mesi la guerra potrebbe ridursi ad una serie di scaramucce a bassa intensità. Però, anche dal Pentagono ammettono che il teatro di Bakhmut resta caldo. Noi, qui dal terreno, possiamo solo dire che lo scontro nel nostro settore non è mai stato tanto grave. Non vediamo alcuna pausa», ci ha detto Ruslan, un caporale 36enne della 30esima Brigata composta di convalescenti per ferite di guerra appena tornati in servizio. L’incontro più interessante avviene in uno dei ristorantini di Kostyantynivka, dove tre artiglieri — Nikolay di 53 anni, Oleg 44 e Ivan 27 — si dicono «molto delusi» dai mortai da 120 millimetri Mod63 forniti dall’Italia cinque mesi fa. «Sono modelli vecchi, superati, abbiamo visto che sono stati fabbricati nel 1966, oltretutto i sistemi di ottici e di puntamento risalgono al 1947. Risultano molto peggiori dei corrispettivi sovietici della Seconda guerra mondiale. La nostra unità ne ha ricevuti 6, però da Roma non sono mai arrivate le munizioni. Quelle italiane pesano 30 chili l’una e secondo i manuali dovremmo poterne sparare 8 al minuto. Così, abbiamo dovuto arrangiarci adattando granate americane e polacche, che però pesano 16 chili e riducono sia la precisione che la lunghezza del tiro. Oggi a malapena riusciamo a sparare 2 colpi al minuto che non vanno oltre 3 o 4 chilometri, meno della metà di quelli previsti. Stiamo cercando di cambiarli con mortai svedesi molto più avanzati», dicono e condividono un loro video girato sul fronte dove traspare l’inefficienza imbarazzante dei Mod63.

In altre occasioni ci è capitato di sentire invece le lodi dei blindati Lince o dei cannoni FH-70 da 155 millimetri italiani. A Kiev sperano di ricevere presto da Roma gli Mlrs, i lanciarazzi multipli che sarebbero di grande aiuto in questo infinito duello a distanza tra artiglierie.

Ucraina, la denuncia di Kiev: “I russi usano armi chimiche”.  Gianni Di Capua su Il Tempo il 05 dicembre 2022

Le truppe russe sono tornate a sferrare pesanti attacchi nelle regioni di Donetsk e Luhansk nel Donbass. Lo Stato maggiore delle forze ucraine ha fatto sapere che sono stati respinti attacchi russi vicino a 17 diversi insediamenti. Mosca ha lanciato anche dieci attacchi missilistici e 16 aerei, e più di 30 razzi a lancio multiplo sulle posizioni delle forze armate ucraine e sulle aree popolate lungo la linea di contatto.

I missili russi hanno colpito le infrastrutture civili negli insediamenti di Shevchenkove nella regione di Kharkiv e Kramatorsk nella regione di Donetsk. Attacchi che hanno causato la morte di almeno tre civili, e danneggiato altre strutture critiche, con conseguenti problemi sulla rete elettrica. Sono oltre 500, infatti, le località in otto regioni ucraine che sono sprovviste di alimentazione elettrica, come ha fatto sapere il viceministro degli affari interni ucraino Yevgeny Enin. Gli attacchi alle infrastrutture e sulla popolazione civile sono stati definiti «barbari» dal segretario di Stato americano, Antony Blinken, secondo cui il presidente russo Vladimir Putin sta usando «l'inverno come un'arma», dopo non essere riuscito ad ottenere successi sul campo di battaglia. Putin «sta cercando di spegnere la luce, spegnere il riscaldamento, immergere il popolo ucraino nell'oscurità e nel freddo proprio nel momento in cui stanno arrivando i mesi invernali». Kiev, intanto, ha denunciato l'utilizzo di armi chimiche proibite dalla Convenzione di Ginevra da parte dei russi. In particolare, le forze navali ucraine hanno riferito che le truppe russe hanno usato granate lacrimogene alla cloropicrina K-51 di fabbricazione sovietica, lanciate sui soldati ucraini tramite i droni.

Un'altra denuncia nei confronti dell'esercito di Mosca è arrivata da parte dell'attivista e avvocato ucraino Sergiy Sternenko, secondo cui dei civili sono stati giustiziati pubblicamente nel Luhansk. L'episodio sarebbe uno di quei crimini di guerra per cui la Russia potrebbe essere ritenuta responsabile. Secondo il Guardian, infatti, sta circolando all'Onu una bozza di risoluzione per un tribunale in stile Norimberga che potrebbe ritenere la leadeship russa responsabile di crimini di guerra in Ucraina. Nel frattempo, si fa sempre più consistente quella parte dei cittadini russi contrari alla guerra. Come riportato dall'intelligence del ministero della Difesa del Regno Unito, il «sostegno dell'opinione pubblica russa alla «operazione militare speciale» sta calando in modo «significativo». Secondo gli 007 britannici, «il conflitto è diventato sempre più tangibile per molti russi, fin dalla «mobilitazione parziale» del settembre scorso, e «mantenere anche la tacita approvazione alla guerra tra la popolazione rischia di essere sempre più difficile per il Cremlino». Per questo motivo «è improbabile che la Russia raggiunga dei successi sul campo di battaglia nei prossimi mesi», ha spiegato ancora l'intelligence britannica

Ucraina - Russia, le news dalla guerra del 5 dicembre. Morti e blackout per gli attacchi di Mosca dopo le esplosioni in basi aeree russe. La Repubblica il 5 Dicembre 2022.

Kiev: "Colpito l'aeroporto russo di Saratov. Danneggiati due bombardieri". Esplosione anche a Ryazan, dove c'è un centro di addestramento dell'aviazione. Putin percorre in auto il ponte di Crimea. Zelensky è "l'uomo dell'anno" per il "Financial Times". Russia: chiesta condanna a 9 anni per oppositore Yashin

Mentre Kiev e molte altre città ucraine vivono una pesantissima emergenza blackout e gelo, nelle regioni di Kherson, Lugansk e Donetsk continuano i bombardamenti. Un attivista ha reso noto che i russi hanno ucciso dei civili nel Lugansk e ha postato le immagini dei cadaveri. Secondo mezzi di informazione britannici, alle Nazioni Unite circola una bozza di risoluzione per la creazione di un tribunale in stile Norimberga che giudichi i leader russi per i crimini commessi in Ucraina.

00:37

A Kiev e in altre quattro regioni tornano i blackout programmati

A partire da oggi, a Kiev e in altre quattro regioni dell'Ucraina tornano i blackout programmati. "La situazione nel sistema di alimentazione rimane difficile. Pertanto, vi chiediamo di comprendere eventuali deviazioni che potrebbero verificarsi per bilanciare il sistema di alimentazione". Lo annuncia la società elettrica Dtek, scrive Unian.

00:39

Kiev: dall'inizio della guerra tre milioni di ucraini trasferiti a forza in Russia

Dall'inizio della guerra circa tre milioni di ucraini sono stati trasferiti con la forza in territorio russo. Lo afferma il Commissario per i diritti umani della Verkhovna Rada, Dmytro Lubynets, come riporta Ukrainska Pravda. "Da febbraio, almeno 2.800.000 ucraini sono stati costretti a partire o sono stati deportati nel territorio della Russia", afferma il commissario.

01:12

Kiev: attaccate infrastrutture di Zaporizhzhia

I russi hanno attaccato le infrastrutture industriali ed energetiche di Zaporizhzhia. Lo fa sapere Anatoly Kurtev, segretario del consiglio comunale di Zaporizhzhya, come riporta Ukrainska Pravda. Kurtev ha chiarito che le informazioni complete su feriti e vittime sono in fase di chiarimento.

03:35

Macron: "Mantengo regolari contatti diretti con Putin"

Il presidente francese Emmanuel Macron mantiene comunicazioni regolari col suo omologo russo Vladimir Putin. Lo ha detto lo stesso Macron in un'intervista a Cbs.

"Mantengo sempre regolari contatti diretti con Putin. L'isolamento è la cosa peggiore", ha aggiunto il presidente francese osservando come "l'unica strada per trovare una soluzione" al conflitto in Ucraina è tramite trattative.

04:13

Macron: "L'Occidente non cerca di distruggere la Russia"

Emmanuel Macron ha affermato che il suo Paese e le altre nazioni occidentali non stanno cercando di distruggere la Russia, che ha attaccato l'Ucraina. "Non è mai stata la nostra prospettiva in Francia", ha risposto Macron in un'intervista alla Cbs andata in onda domenica e ripresa anche dalla Tass. "Inoltre abbiamo relazioni molto strette dal punto di vista culturale e storico" con Mosca, e "abbiamo sempre rispettato il popolo russo", ha aggiunto il presidente francese.

05:42

Kazakhstan, allarme bomba all'ambasciata ucraina ad Astana

La polizia kazaka sta indagando su un allarme bomba lanciato contro l'ambasciata ucraina ad Astana. Lo rende noto il ministero degli Affari Interni. "Il 1 dicembre, alle 17:50, il console dell'ambasciata ucraina ha riferito di aver ricevuto una lettera in cui si diceva che un ordigno esplosivo era stato piazzato nell'edificio dell'ambasciata", ha dichiarato il Ministero domenica sera. La polizia di Astana è arrivata sul posto, ma le ricerche non hanno trovato esplosivi sul luogo. "L'evacuazione non è stata necessaria. La minaccia si è rivelata un falso allarme bomba", ha dichiarato il Ministero. L'incidente è oggetto di indagine.

08:59

Esplosione in un aeroporto russo a Ryazan: c'è un centro di addestramento per l'aviazione

E' di tre morti e sei feriti il bilancio di una esplosione che si è verificata nell'aeroporto militare russo di Ryazan, 200 chilometri a sud est di Mosca. Lo riportano la Ria Novosti e la Tass, affermando che la deflagrazione sarebbe stata causata da un'autocisterna carica di benzina. Una seconda esplosione si è inoltre verificata nell'aeroporto di Engels, vicino a Saratov, dove secondo le fonti russe le forze armate ucraine hanno danneggiato due bombardieri strategici Tu-95 utilizzando un drone. L'aeroporto militare di Ryazan ospita il centro di addestramento per l'aviazione a lungo raggio e gli aerei cisterna.

09:49

Kiev: droni colpiscono la base russa di Saratov. Danneggiati due bombardieri

Un drone ha colpito oggi la pista della base aerea russa di Engels-1, nella regione di Saratov, danneggiando due bombardieri Tu-95: lo riporta Ukrainska Pravda aggiungendo che almeno due militari sono rimasti feriti e sono stati ricoverati in ospedale.

09:56

Ucraina: ponte Crimea riapre in parte al traffico

L'autostrada sul ponte di Crimea, gravemente danneggiato nello scorso mese di ottobre dall'esplosione di una bomba, è stata parzialmente riaperta alla circolazione automobilistica. Lo riferisce l'autorità federale per la gestione delle strade di Taman. "I veicoli sono tornati a circolare sul lato destro dell'autostrada sul ponte di Crimea alle 10h50 del 5 dicembre, con i lavori ancora in corso" per ripristinarla completamente. L'attentato sul ponte di Crimea risale allo scorso 8 ottobre

10:37

Ucraina: Zelensky è "l'uomo dell'anno" per il Financial Times

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è l'"uomo dell'anno" per il quotidiano britannico Financial Times, che gli dedica una grande foto in prima pagina oltre che un lungo articolo, "the big read" di oggi. "A nove mesi dalla brutale lotta per la sopravvivenza nazionale contro gli invasori russi, Volodymyr Zelensky appare stanco, con le occhiaie", è l'incipit del pezzo, che racconta il personaggio a partire dall'esperienza come attore alla guerra contro il leader russo Vladimir Putin. "Il 44enne Zelensky si è guadagnato un posto nella storia per la sua straordinaria dimostrazione di leadership e forza d'animo", scrive il FT.

10:47

Ucraina, media russi: nove civili uccisi da raid di Kiev su Luhansk

Nove civili sono stati uccisi in seguito a raid condotti sulla città di Alchevsk nell'oblast di Luhansk, nell'Ucraina orientale, da forze armate ucraine. Lo riporta la Ria Novosti citando le autorità filo russe sul campo.

11:09

Cremlino, price cap non influenzerà operazione in Ucraina

Misure come il price cap sul petrolio "non influenzeranno" l'andamento dell'operazione militare russa in Ucraina. Lo ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, citato dalla Tass. 

11:30

Ucraina, sequestrate in Spagna altre 3 buste con occhi animali

La polizia spagnola ha sequestrato presso l'ufficio postale tre buste, contenenti quelli che si ritengono essere occhi di animali, indirizzate all'Ambasciata dell'Ucraina a Madrid, al Consolato generale di Barcellona e al Consolato di Malaga. Ne dà notizia il portavoce del ministero degli Esteri ucraino Oleg Nikolenko, affermando che si sta già indagando a riguardo. "In totale, contiamo già 21 casi di minacce alle ambasciate e ai consolati ucraini in 12 Paesi.

11:40

Russia, Peskov: Cremlino non conosce cause esplosioni basi aeree

Il Cremlino non conosce le cause delle esplosioni nelle basi aeree nelle regioni di Ryazan e Saratov, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. I giornalisti hanno chiesto a Peskov di commentare le notizie riportate da alcuni canali Telegram, secondo cui gli incidenti sarebbero stati causati da sabotaggi ucraini. "Ho visto tali notizie solo nei mass media, ma non ho informazioni precise e non sono in grado di commentare. Vi suggerisco di contattare il ministero della Difesa", ha dichiarato. Sono state segnalate esplosioni da campi d'aviazione nelle regioni di Ryazan e Saratov. In particolare, i media hanno riferito di una forte esplosione e di un lampo a Engels, dove si trova un aeroporto per i bombardieri strategici e a lungo raggio. Sono state riportate anche notizie di un'esplosione, che ha provocato vittime, in un'area di parcheggio di un aeroporto vicino a Ryazan.

12:20

Tajani, parole Papa? tutti hanno condannato brutalità russi

"Tutti hanno condannato la brutalità e le violenze dei militari russi durante questa guerra, l'Onu sta facendo tutti gli accertamenti ma ci sono sempre regole da rispettare, anche durante le guerre, e quando vengono violate la condanna del consesso internazionale non può che essere durissima. Condivido le parole del Santo Padre". Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani rispondendo ad una domanda sulle parole del Papa sulla crudeltà dei soldati delle truppe russe in Ucraina, in particolare ceceni e buriati.

12:29

Ucraina, allarme aereo in varie zone del Paese

Le sirene antiaeree sono suonate in diverse parti dell'Ucraina, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Reuters, e i civili sono stati invitati a raggiungere i rifugi. Un portavoce delle forze aeree ucraine ha confermato che la Russia ha lanciato un nuovo attacco missilistico in mattinata. 

12:33

Peskov, non riconosceremo price cap e ci sarà nostra risposta

Mosca non riconoscerà il tetto al prezzo del suo petrolio deciso da Ue, G7 e Australia. Ma non solo: sta anche preparando una risposta a questa misura presa dall'Occidente. Lo ha assicurato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, secondo quanto riporta l'agenzia Tass. Mosca "non riconoscerà alcun massimale", ha detto Peskov in una conferenza stampa, aggiungendo che la Russia "sta preparando" una risposta all'introduzione del price cap e all'embargo dell'Ue sulle forniture petrolifere russe. Peskov ha poi osservato: "Possiamo dire in modo indiscutibile che l'adozione di queste decisioni è un passo verso la destabilizzazione dei mercati mondiali dell'energia".

14:00

Kiev, i sistemi di difesa della capitale "al lavoro" contro i missili russi

I sistemi di difesa aerea di Kiev stanno "lavorando" intorno alla capitale ucraina, mentre si registra un "movimento di missili verso la regione": lo scrive su Telegram il capo dell'amministrazione militare regionale, Oleksii Kuleba, come riporta la Cnn. Kuleba ha esortato i residenti a rimanere nei rifugi.

14:08

Kiev, bombe russe ieri sul Donetsk: colpite palazzine e un asilo

Un edificio amministrativo, un asilo e alcuni condomini sono stati danneggiati dai bombardamenti russi di ieri nella regione di Donetsk, nell'Ucraina orientale: lo ha reso noto su Telegram il capo dell'amministrazione militare regionale, Pavlo Kyrylenko, come riporta Ukrinform. "Nella direzione di Volnovakha, i russi hanno bombardato ieri Vuhledar. Almeno otto case sono state danneggiate; non sono state segnalate vittime. Nella direzione Donetsk, Kurakhove e Hostre sono state colpite dal fuoco nemico: sono stati danneggiati un asilo, quattro condomini e sette case unifamiliari", ha scritto Kyrylenko.

14:43

Ucraina: dopo raid russi, niente acqua e luce in diverse città

Blackout idrici ed elettrici si sono verificati in diverse città ucraine, in seguito all'ondata di attacchi russi di oggi sul Paese. Secondo il capo dell'amministrazione militare di Kryvyi Rih, nell'Ucraina centrale, "una parte della città è senza elettricità, diverse caldaie e stazioni di pompaggio sono disconnesse". Gli operatori di Odessa, uno dei principali porti del Sud, e di Sumy, nel Nord-Est, hanno segnalato rispettivamente interruzioni di acqua ed elettricità. Blackout elettrici si registrano anche a Mykolaiv, nel Sud, secondo il sindaco Oleksandr Sienkevitch.

14:56

Ondata di missili russi su Ucraina, due morti a Zaporizhzhia

Un raid russo ha colpito edifici residenziali a Novosofiivka, uccidendo due persone e ferendone altre due. Lo riferisce il governatore della regione di Zaporizhzhia, Oleksandr Starukh, citato da Kyiv Independent. Secondo il portavoce delle forze aeree di Kiev, Yurii Ihnat, la pioggia di missili lanciata dalla Russia su diverse località dell'Ucraina mira a "travolgere la difesa aerea ucraina in preparazione di ulteriori attacchi su infrastrutture critiche nella giornata". Esplosioni sono state udite anche nell'ovest e nel sud del Paese, secondo media locali, in particolare nelle oblast di Leopoli, Ternopil, Khmelnytskyi e Kryvyy Rih.

 15:01

Russia, Putin firma la legge sul divieto di propaganda Lgbt

Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato una legge che vieta "la propaganda di rapporti sessuali non tradizionali, il cambio di genere e la pedofilia". Lo riporta la Tass. Secondo quanto spiegato tale propaganda è ora completamente vietata nei social network, sui media, nel cinema e nella pubblicità. Ad esempio - argomenta ancora la Tass - un film che promuove relazioni o preferenze sessuali non tradizionali, pedofilia, cambio di genere, non potrà ricevere un certificato di distribuzione. Parallelamente, un'altra legge federale firmata da Putin, modifica il Codice degli illeciti amministrativi e introduce la responsabilità amministrativa per la promozione di rapporti sessuali non tradizionali nei confronti di persone di qualsiasi età.

15:06

Russia: chiesta condanna a 9 anni per oppositore Yashin

La pubblica accusa ha chiesto una condanna a nove anni di reclusione per l'oppositore Ilja Jashin, sotto processo a Mosca con l'accusa di avere diffuso false notizie sulle forze armate. Ne dà notizia l'agenzia Ria Novosti.

15:13

Moldavia, fonti polizia: frammento di missile nella regione di Briceni, al confine con l'Ucraina

Un razzo è caduto sul territorio moldavo a ridosso del confine con l'Ucraina, secondo quanto ha riferito il ministero dell'Interno citato dall'agenzia russa Ria Novosti. Le guardie di frontiera moldave hanno trovato il razzo vicino a Briceni, nel nord del Paese, nel giorno in cui su gran parte dell'Ucraina sono in corso attacchi missilistici russi, contrastati dai razzi della contraerea di Kiev. A causa dei "massicci attacchi contro l'Ucraina", la Moldova ha subito interruzioni del sistema elettrico. Lo riferisce Moldelectrica, la società di distribuzione moldava, citata dai media locali. La società ha avvertito la popolazione che sono possibili interruzioni di corrente. Il sito Newsmaker ricorda che la Moldova è già rimasta "due volte senza elettricità a causa dei bombardamenti russi delle infrastrutture energetiche dell'Ucraina".

15:16

Ucraina: Putin visita ponte Crimea e lo percorre in auto

Il presidente russo, Vladimir Putin, si è recato in visita al ponte di Crimea - anche detto ponte di Kerch - ha parlato con gli operai che stanno lavorando per riparare i danni causati dall'attentato di ottobre e lo ha percorso in macchina. Lo riporta l'agenzia ufficiale Ria Novosti.

15:43

Emergenza freddo Ucraina, l'appello dell'Elemosineria apostolica: donate magliette termiche

di Iacopo Scaramuzzi

Appello dell'Elemosineria apostolica per l'emergenza freddo in Ucraina. Il dicastero vaticano per il servizio della Carità sottolinea, in una nota firmata dal cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere polacco di Papa Francesco, che “il popolo ucraino sta vivendo un'emergenza legata, oltre che alla guerra, anche alla mancanza di corrente elettrica, di gas, e al freddo molto rigido dell'inverno. Possiamo aiutarli in questo Natale con il dono di magliette termiche, adatte a mantenere la temperatura corporea, da uomo, da donna o da bambino. L'Elemosineria Apostolica si sta già rifornendo. Chi volesse si può unire a questa iniziativa acquistando e portando/spedendo le maglie direttamente a questo Dicastero entro un mese, al fine di effettuare al più presto l'invio tramite camion a Kiev", conclude la nota del porporato che si è già recato più volte in Ucraina, dall’avvio della guerra, guidando di persona un furgone carico di aiuti, che in un caso, a settembre scorso, è stato bersagliato da colpi di arma da fuoco.

16:23

Wall Street Journal: "Lanciarazzi Himars Usa modificati per non colpire Russia"

Gli Stati Uniti hanno segretamente modificato i lanciarazzi Himars che hanno consegnato all'Ucraina in modo che non potessero essere usati per missili a lungo raggio in grado di colpire la Russia. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti dell'amministrazione, secondo le quali la modifica è stata una precauzione necessaria per ridurre il rischio di una guerra più ampia con la Russia.

16:44

Putin, la Russia ha un esercito di 21 milioni di volontari civili

La Russia a "un enorme esercito" di volontari civili, composto da 21 milioni di persone. Lo ha detto il presidente Vladimir Putin, citato dalla Tass. Putin ha parlato dei quei civili che prestano servizio per aiutare la parte di popolazione più bisognosa. "E' difficile - ha detto il presidente - trovare parole per coloro che altruisticamente, seguendo i loro cuori, aiutano le persone gravemente malate, partecipano all'organizzazione di eventi sportivi, aiutano a mantenere l'ordine, si prendono cura della natura e dedicano una parte significativa delle loro vite agli altri, a coloro che hanno bisogno di questo aiuto". Questi volontari in Russia sono 21 milioni, vale a dire oltre il 15% della popolazione, ha aggiunto Putin, definendoli "un esercito, un immenso esercito".

17:33

Kiev, abbattuti oltre 60 dei 70 missili lanciati da Russia. Sistema energetico fuzionante

L'aviazione ucraina riferisce di avere abbattuto oltre 60 missili dei 70 lanciati dalle forze russe nell'ultima serie di raid sull'Ucraina. Il sistema energetico dell'Ucraina

"funziona e rimane intatto" dopo un'ondata di attacchi missilistici russi. Lo ha dichiarato il primo ministro ucraino Denys Shmyhal su Telegram, secondo quanto riportato da Sky News. Shmyhal ha aggiunto che le strutture energetiche nelle tre regioni di Kiev, Vinnytsia e Odessa sono state colpite e che alcune regioni hanno subito "interruzioni di elettricità di emergenza" per "bilanciare il sistema".

17:42

Ucraina, ottavo attacco missilistico russo in otto settimane

Quello di oggi pomeriggio è stato l'ottavo attacco missilistico russo su larga scala contro l'Ucraina in otto settimane. Lo sottolinea la Bbc. La maggior parte degli obiettivi presi di mira sono infrastrutture della rete energetica.

17:50

Shojgu: "L'Ucraina ha cercato di colpire le basi aeree nelle regioni di Ryazan e Saratov"

Per il ministro della Difesa russo Serghej Shojgu l'Ucraina ha cercato di colpire le basi aeree nelle regioni di Ryazan e Saratov. Lo riporta l'agenzia di stampa russa Interfax.

18:16

Mosca conferma attacchi ucraini con droni a due basi aeree

Negli attacchi, ha aggiunto il ministero della Difesa, sono stati uccisi tre soldati russi e quattro sono rimasti feriti. Le forze ucraine, ha precisato il dicastero, hanno lanciato attacchi con i droni contro la base aerea di Dyagilevo, nella regione di Ryazan a sud-est di Mosca, e a quella di Engels nella regione di Saratov. Le forze di difesa aeree russe hanno intercettato i due droni, che volavano a bassa quota. Frammenti di drone, ha aggiunto, sono caduti ed esplosi, provocando "lievi danni" alla parte esterna di due aerei.

19:20

Mosca: "Colpiti i 17 obiettivi in attacco missilistico"

Il ministero russo della Difesa afferma di aver colpito tutti gli obiettivi dell'attacco missilistico su larga scala di questo pomeriggio contro l'Ucraina. "L'obiettivo dell'attacco è stato raggiunto. Tutti i 17 obiettivi designati sono stati colpiti", ha dichiarato il ministero. Sulla notizia non vi sono conferme indipendenti. L'Ucraina dichiara di aver abbattuto la gran parte dei missili russi.

19:46

Tajani auspica Russia colga messaggio conferenza Parigi

Eventi come la conferenza di Parigi sull'Ucraina, prevista per il 13 dicembre, "sono messaggi che partono, se ne discuterà, vedremo cosa si potrà dire alla Russia e cosa dirà Mosca. Noi siamo portatori di pace, è la Russia che ha aggredito e deve dare dimostrazione di voler fare marcia indietro e lo può fare solo smettendo un'offensiva che non è solo contro le forze armate ma contro la popolazione civile". Lo ha detto il vice presidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a Restart in onda stasera su Rai 2.

19:51

Guardian, speculazioni su uso droni a lungo raggio per attacco aeroporti

Dopo le esplosioni questa mattina in due aeroporti militari russi, vi sono speculazioni sulla possibilità che l'Ucraina abbia sviluppato droni "con uno stupefacente raggio di mille chilometri". Lo scrive il Guardian, sottolineando che se ciò verrà confermato questo significa che molta della Russia europea è alla portata di Kiev e che la capacità russa di lanciare in sicurezza missili da crociera dall'interno della Russia "è sotto minaccia". Le esplosioni sono avvenute negli gli aeroporti militari Dyagilevo nella regione di Ryazan ed Engels in quella di Saratov, dove erano stazioni bombardieri strategici a lungo raggio Tu-95 e Tu-22M finora usati nei raid con le infrastrutture dell'energia in Ucraina.

19:56

Due buste sospette all'ambasciata ucraina a Lisbona

L'ambasciata ucraina a Lisbona oggi ha ricevuto due buste ritenute sospette dalle forze di sicurezza che hanno anche bloccato il traffico intorno alla sede diplomatica. Dopo che l'ambasciata ucraina ha contatto la polizia portoghese riguardo alle buste sospette, sono scattate le misure di sicurezza nell'ambito del dispositivo di rinforzo dell'ambasciata ucraina in Portogallo annunciato la scorsa settimana, a seguito dei pacchi intimidatori inviati ad ambasciate e consolati ucraini di diversi Paesi europei, compresa l'Italia.

20:40

Kuleba: "Più la Russia commette crimini di guerra più armi all'Ucraina"

"La Russia ha lanciato uno sbarramento di missili contro nostre infrastrutture civili chiave cercando di privare la gente di elettricità, acqua e riscaldamento di fronte a temperature gelate. Più crimini di guerra commette la Russia, più armi devono essere fornite all'Ucraina per mettere prima fine al terrore russo". Lo ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, dopo il nuovo attacco missilistico russo su larga scala di oggi.

20:48

Difesa Gran Bretagna: "Kiev ha liberato il 54% territorio occupato dopo invasione"

L'Ucraina ha liberato circa il 54% del massimo territorio occupato dalle forze russe dopo l'invasione del 24 febbraio. Lo scrive su Twitter il ministero della Difesa britannico, allegando la relativa mappa. La Russia, si legge ancora, controlla circa il 18% del territorio riconosciuto internazionalmente dell'Ucraina, comprese le aree del Donbass e la Crimea sotto il controllo di Mosca dal 2014.

22:01

Putin estende restrizioni a imprenditori occidentali fino a fine 2023

Gli imprenditori occidentali continueranno ad avere bisogno del permesso di Mosca per vendere le loro azioni nelle compagnie russe, specie nel settore bancario e dell'energia. Il relativo provvedimento deciso ad agosto è stato ora esteso al 31 dicembre 1023 con un decreto del presidente russo Vladimir Putin, riferisce l'agenzia stampa Interfax. La misura prende di mira gli imprenditori di "paesi ostili", ovvero di quelli che hanno varato sanzioni contro la Russia a causa della guerra in Ucraina. La vendita di azioni è stata finora permessa solo se comporta il passaggio di proprietà a imprese di stato russo a prezzi irrisori. Per esempio Nissan e Renault hanno dovuto vendere gli impianti in Russia al prezzo simbolico di un rublo.

22:51

Zelensky: firmare accordo con questi terroristi non porta pace

"Con l'attacco missilistico di oggi la Russia ha segnato l'anniversario del memorandum di Budapest. Il destino di questo documento dà risposte a molte domande attuali su Mosca. Firmare semplicemente qualcosa con questi terroristi non porterà la pace. Essi certamente infrangeranno qualsiasi accordo raggiunto con loro. Cedere alla Russia qualsiasi elemento della sicurezza altrui significa una nuova guerra". Lo ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel consueto videomessaggio serale ricordando che il 5 dicembre del 1994 fu firmato un accordo tra Russia, Stati Uniti, Regno Unito e Ucraina, con il quale quest'ultima, aderendo al trattato di non proliferazione nucleare, ufficializzò la rinuncia alle armi nucleari in suo possesso dopo lo scioglimento dell'Urss. Zelensky ha sottolineato che "solo lo smantellamento delle capacità terroristiche russe, la liberazione dei territori ucraini e l'imputazione degli assassini porteranno la pace". Ha quindi osservato che "il terrore russo colpisce di nuovo gli Stati vicini con le interruzioni di elettricità in Moldavia".

"Questo dimostra ancora una volta che la capacità della Russia di compiere attacchi terroristici così massicci è una minaccia non solo per l'Ucraina, ma anche per l'intera regione. Quando un terrorista destabilizza le vite di tutti, fermare il terrore è un compito comune", ha detto Zelensky.

Francesco Semprini per “la Stampa” il 5 dicembre 2022.

«Addestriamo i soldati ucraini a combattere contro i russi e il Generale inverno. Il Cremlino si macchia di atrocità colpendo le infrastrutture civili, è necessario ora che, assieme ad armi e munizioni, l'Occidente invii tecnici e ingegneri». L'appello è del colonnello Martin Wetterauer, veterano dei Marine statunitensi con all'attivo due campagne in Iraq (Desert Storm e Iraqi Freedom), Bosnia e Afghanistan (Enduring Freedom). È il comandante operativo del Mozart Group, conosciuto come l'anti-Wagner, la compagnia di volontari provenienti da una dozzina di Paesi che sostengono i militari di Kiev nella guerra contro le truppe di Mosca.

Come è nato il Mozart Group e quali obiettivi si pone?

«Nasce dalla volontà di un gruppo di militari provenienti da diversi Paesi di mettersi assieme con l'obiettivo di aiutare gli ucraini, civili e combattenti, minacciati dall'aggressione russa. Li addestriamo nelle tecniche di base di fanteria, dall'imbracciare un fucile alle manovre di primo soccorso. Il fondatore è il colonnello Andy Milburn, veterano dei Marine. Mozart era già operativo durante l'assedio di Kiev e nel tempo è cresciuto sino a comprendere una trentina di volontari attivi sul terreno e provenienti da una dozzina di nazioni». 

Avete iniziato nella capitale?

«All'inizio ci siamo dedicati soprattutto all'addestramento di civili, medici e militari, attività che continuiamo a fare anche oggi, ma abbiamo ampliato il nostro raggio d'azione a operazioni più difficili come l'evacuazione di persone nelle zone bombardate o esposte a rischio. Al momento abbiamo squadre che operano in Donbass, a Bakhmut il punto più caldo del fronte orientale. Qualche giorno fa abbiamo dovuto mettere in sicurezza alcuni civili rimasti bloccati in un punto della città il cui controllo era stato appena ripreso dai russi».

Vi chiamano gli anti-Wagner...

«È iniziato quasi per scherzo, è stato il mio amico Andy Milburn a tirare fuori il nome Mozart, il riferimento è chiaro. È piaciuto a tutti e l'abbiamo tenuto. Siamo però molto diversi da Wagner, loro sono mercenari pagati per condurre operazioni militari e atrocità. 

Noi siamo volontari che addestrano e insegnano agli ucraini a difendersi e a salvare le proprie vite minacciate da un Pese aggressore, impartendo loro le abilità maturate durante le nostre carriere, ma non abbiamo incarichi offensivi, di fatto non combattiamo sebbene operiamo al fronte. I Wagner in sostanza portano morte e distruzione, noi portiamo aiuti e salviamo vite».

Come vi finanziate?

«Attraverso le donazioni e i contributi che le persone di buon volontà ci fanno, non siamo contractor che lavorano per i governi». 

Ha detto che addestrate tutte le forze combattenti ucraine, anche Azov?

«Mozart Group è stato impiegato a maggio nella zona di Zaporizhzhia e abbiamo addestrato i volontari del Battaglione Azov». 

In cosa si distinguono?

«Non ho visto grande differenze tra loro e gli altri corpi addestrati, Guardia nazionale, Unità di Difesa territoriale, Guardie di frontiera. Ogni volta ci siamo trovati davanti giovani pronti a combattere per il loro Paese, persone con una gran voglia di imparare. In generale tra gli allievi migliori che abbia mai avuto nella mia vita».

Azov nasce come formazione nazionalista, ed è accusata di derive naziste. Ha mai osservato contaminazioni di questo genere tra i combattenti che ha addestrato?

«Assolutamente no. Mozart ha istruttori di tutte le razze e le religioni, bianchi, neri, ebrei, cristiani, asiatici e nessuno di loro ha rilevato o denunciato comportamenti discriminatori da parte degli Azov». 

Lei ha visto tante guerre, perché questa è diversa?

«Perchè in questa guerra l'aggressore è una grande potenza (nucleare) e l'aggredito è uno Stato sovrano europeo, questo è qualcosa che non ha avuto precedenti in altri conflitti».

Qual è lo stato dell'arte sul campo ora?

«L'inverno è arrivato e i russi hanno distrutto una tale quantità di infrastrutture per la fornitura di energia elettrica, acqua, gas per riscaldamento che già questo rappresenta un'atrocità. Mozart Group si dedica molto a supplire a queste carenze portando al fronte carburante, generi alimentari, acqua potabile e tutto ciò che possa essere d'aiuto alla gente e ai combattenti per far fronte alle necessità quotidiane. Il nostro compito ora è anche insegnare ai soldati come sopravvivere all'inverno». 

I russi hanno un tallone d'Achille?

«È stato senza dubbio quello di aver attaccato un popolo e un esercito sottovalutandoli, non si sarebbero mai aspettati una reazione del genere da parte di governo, civili e militari ucraini. Ora si stanno rendendo conto che le cose stanno andando troppo per le lunghe e a costi troppo alti in termini di soldi e soldati».

Crede che l'Ucraina sia in grado di vincere il conflitto?

«Sì, il punto è capire quanto ci vorrà. È chiaro però che l'Ucraina necessita del sostegno del mondo libero e delle democrazie occidentali anche e soprattutto ora per rimettere a posto le infrastrutture bombardate. A questo punto assieme ad armi e addestramento l'occidente deve mandare tecnici e ingegneri». 

Ci sono le condizioni per un cessate il fuoco prima della fine dell'inverno?

«Io conosco il fronte, non frequento le alte sfere della politica o della diplomazia. E dal fronte posso dire che la gente che addestro e con cui opero non sembrano pronte a un cessate il fuoco, almeno sino a quando l'ultimo russo non sarà cacciato da tutti i territori ucraini».

Ucraina - Russia, le news dalla guerra del 6 dicembre. Zelensky nel Donbass. Attacchi con droni in due regioni russe. La Repubblica il 6 Dicembre 2022.

Dopo le esplosioni negli aerodromi di Saratov e Ryazan, nel cuore del territorio russo, ci sarebbero state due altre incursioni, a Kursk e Bryansk. Gli invasori bombardano la regione di Kherson. Il Cremlino: "Al momento non vediamo prospettive per i negoziati".

Attacco in profondità sul territorio russo da parte di due droni ucraini che sono arrivati a colpire basi aeree a centinaia di chilometri dai propri confini. La risposta russa ieri non si è fatta attendere e sull'Ucraina è arrivata una pioggia di missili, la maggior parte dei quali, secondo il presidente Zelensky, è stata intercettata dalle forze di difesa di Kiev. Un missile è finito in Moldavia, non lontano dal confine ucraino. Drammatica la situazione in molte città dell'Ucraina rimaste senza luce e senza acqua.

00:14

Il capo del Pentagono: la difesa aerea è la priorità

Il capo del Pentagono Lloyd Austin condanna fermamente i "brutali attacchi della Russia sulle infrastrutture civili ucraine" e ribadisce l'impegno degli Stati Uniti nel sostegno a Kiev. In una conversazione telefonica con il ministro della Difesa ucraino Oleksii Reznikov, Austin mette in evidenza come la difesa aerea sia la priorità per gli sforzi americani di assistenza.

00:26

Nyt: attacchi contro aerodromi russi effettuati da forze di Kiev

Gli attacchi che hanno colpito due aerodromi nel territorio della Federazione Russa, nella mattina di lunedi, sono stati effettuati dalle forze armate ucraine con l'ausilio di droni. Lo ha confermato al New York Times un funzionario ucraino rimasto anonimo, spiegando che i droni sono partiti dall'Ucraina e che "almeno uno dei due attacchi è stato completato con l'ausilio di forze speciali che si trovavano in prossimità dell'aerodromo, e che hanno guidato i droni verso il bersaglio".

04:18

Blinken: Mosca potrebbe cercare una finta pace per riarmarsi

Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha dichiarato che la Russia potrebbe cercare un modo per ritirarsi dall'Ucraina senza negoziare una pace duratura. Parlando al Ceo Council Summit di Washington, organizzato dal Wall Street Journal, il capo della diplomazia Usa ha detto che il governo di Kiev deve decidere gli scopi futuri della guerra e i termini con cui intende fermarla. Ma ha anche messo in guardia sulla possibilità che la Russia possa cercare una finta uscita in modo da recuperare forze e prepararsi a un nuovo attacco. "Una delle cose che potete immaginare - ha detto - è che la Russia stia cercando una via d'uscita". "Ma - ha aggiunto - a meno che la Russia non dimostri di essere interessata in un'opera diplomatica seria, non andrà da nessuna parte. Quello che vogliamo vedere è solo una pace durevole, non una finta pace".

04:55

Kiev: bombardamenti sulla periferia di Zaporizhzhia

La periferia della città di Zaporizhzhia è stata colpita nella notte da missili russi, secondo il governatore Oleksandr Starukh citato dal Kyiv Independent. I bombardamenti avrebbero danneggiato infrastrutture critiche ed edifici residenziali, ma non ci sarebbero state vittime. Uno dei missili ha colpito in particolare la comunità di Stepne.

06:08

Mosca: attacco con drone nell'area dell'aeroporto di Kursk

Un serbatoio di petrolio nell'area dell'aeroporto della città russa di Kursk ha preso fuoco a seguito di un attacco tramite droni. Lo ha comunicato su Telegram il governatore della regione, Roman Starovoit. "A seguito di un attacco di un drone nell'area dell'aeroporto di Kursk, un serbatoio di petrolio ha preso fuoco. Non ci sono vittime. L'incendio è stato circoscritto. Tutti i servizi speciali operano sul posto", si legge nel messaggio.

07:54

Kiev: possibile nuovo attacco russo sull'intero territorio nazionale

Le forze armate della Russia potrebbero lanciare oggi un nuovo massiccio attacco missilistico contro l'intero territorio dell'Ucraina. E' quanto affermato dal portavoce dell'aeronautica ucraina, Yuriy Ignat. "Lo possono ripetere oggi. Prima di tutto, oggi è festa. Inoltre, possiamo osservare che il 10-11 ottobre e il 17-18 ottobre hanno attaccato un giorno e un po' meno il successivo, ma comunque hanno attaccato di nuovo", ha detto Ignat nel corso di una diretta televisiva. Il portavoce si è rivolto ai cittadini ucraini, esortandoli di non trascurare le allerte aeree.

09:14

Kiev: Mosca ha perso 510 uomini nelle ultime 24 ore

La Russia ha perso nell'ultimo giorno 510 uomini, facendo salire a 92.200 le perdite russe dal giorno dell'attacco di Mosca all'Ucraina, lo scorso 24 febbraio. Lo rende noto il bollettino quotidiano dello Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine, appena diffuso su Facebook, che riporta cifre che non è possibile verificare in modo indipendente. Secondo il resoconto dei militari ucraini, a oggi le perdite russe sarebbero di circa 92.200 uomini, 2.929 carri armati, 5.905 mezzi corazzati, 1.915 sistemi d'artiglieria, 395 lanciarazzi multipli, 211 sistemi di difesa antiaerea. Stando al bollettino, che specifica che i dati sono in aggiornamento a causa degli intensi combattimenti, le forze russe avrebbero perso anche 281 aerei, 264 elicotteri, 4.505 autoveicoli, 16 unità navali e 1.587 droni.

09:16

Il Cremlino: "Putin non ha in programma colloqui con Macron"

Il presidente russo Vladimir Putin non sta programmando al momento una conversazione con il presidente francese Emmanuel Macron, nonostante l'intenzione dichiarata dal capo dell'Eliseo di mantenere i contatti con la sua controparte russa. Lo ha detto l'assistente presidenziale russo Yury Ushakov durante una conferenza stampa. "Non per ora - ha affermato rispondendo al giornalista di Interfax che gli chiedeva se si stesse programmando un colloquio - Macron ha parlato molte volte di questo, dicendo che vuole mantenere i contatti e il dialogo con Putin, ma non sono stati fatti finora passi concreti in questo contesto".

09:20

Kiev: "Riceveremo carri armati e aerei da combattimento dalla Nato"

Il ministro della Difesa ucraino, Oleksiy Reznikov, si è detto convinto che l'Ucraina riceverà altri carri armati dalla Nato e anche aerei da combattimento. "Non sono solo negoziati politici, ma anche tecnologici e logistici. Ma rimango ottimista e credo che i carri armati dei Paesi della Nato appariranno sul campo di battaglia, non solo Leopard. Sono convinto che avremo carri armati e persino aerei da combattimento", le sue parole riportate da Unian.

10:00

La Lettonia ritira la licenza a una tv di Mosca: "Chiama l'esercito russo il nostro esercito"

Il Consiglio nazionale lettone dei media (NCESMI) ha annullato la licenza di trasmissione nella repubblica del canale televisivo russo Dozhd. Lo ha reso noto il presidente del NCESMI Ivars Abolins, spiegando che la decisione, che avrà effetto a partire dall'8 dicembre, è stata presa a causa della minaccia, costituita dall'emittente, alla sicurezza nazionale e all'ordine pubblico, nonché dopo aver valutato il complesso delle violazioni commesse di recente. Tra queste, la mancanza di una colonna sonora nella lingua di Stato per le trasmissioni, l'immagine della Crimea sulla mappa come parte del territorio della Russia, il fatto che il presentatore televisivo chiami l'esercito russo "il nostro esercito".

10:15

Regno Unito: gli attacchi di Kiev alle basi russe sono un duro colpo per Mosca

La Russia probabilmente considererà le esplosioni di ieri alle sue basi vicino a Ryazan ed Engels tra i "fallimenti strategicamente più significativi" della protezione delle sue forze dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina: lo scrive il ministero della Difesa britannico nel suo aggiornamento quotidiano di intelligence sulla situazione nel Paese.

Il rapporto, pubblicato su Twitter, sottolinea infatti che le due basi si trovano "molto più all'interno della Russia rispetto a precedenti simili esplosioni: Engels si trova a più di 600 km di distanza dal territorio controllato dall'Ucraina".

Engels, spiegano gli esperti di Londra, è la principale base operativa dell'aviazione a lungo raggio russa (LRA) nella Russia occidentale e ospita più di 30 bombardieri. Questi aerei contribuiscono al deterrente nucleare russo e sono stati spesso utilizzati per lanciare missili da crociera convenzionali contro l'Ucraina. "È probabile che l'LRA risponda spostando temporaneamente i bombardieri in altre basi - conclude il rapporto -. La catena di comando russa cercherà probabilmente di identificare e imporre severe sanzioni agli ufficiali russi ritenuti responsabili di aver permesso l'incidente".

10:30

Mosca: "Non rinunceremo al controllo della centrale di Zaporizhzhia"

La Russia esclude di rinunciare al controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia nel Sud dell'Ucraina, la più grande in Europa. Lo ha affermato in conferenza stampa la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, dicendo che è "fuori questione" che la Russia ceda a terzi la gestione della centrale. Anche perché, ha sostenuto Zakharova, il sito nucleare in questione "si trova in territorio russo".

10:45

Kiev: "Continui bombardamenti russi a Kherson, meglio evacuare"

Le truppe russe bombardano massicciamente la regione di Kherson, prendendo di mira grattacieli e infrastrutture. Lo ha riferito la polizia della regione di Kherson come riporta Ukrinform. "I russi continuano a bombardare massicciamente Kherson Oblast con artiglieria e lanciarazzi, mirando deliberatamente a grattacieli e infrastrutture al fine di causare quanti più danni possibili e causare vittime tra la popolazione civile", afferma il rapporto.

Come ha detto a sua volta a Telegram Yaroslav Yanushevich, capo della regione, nelle ultime 24 ore, i russi russi hanno bombardato il territorio della regione di Kherson 17 volte. I russi hanno anche saccheggiato infrastrutture civili ed edifici residenziali. È pericoloso per le autorità stare a Kherson a causa dei continui bombardamenti da parte delle truppe russe, quindi si consiglia ai residenti della città di evacuare.

11:04

Cremlino: "Ad ora non vediamo prospettive per un negoziato"

"Per quanto riguarda le prospettive per un qualche tipo di negoziato, al momento non le vediamo". Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Pesmov. Lo riporta Ria Novosti.

11:06

Cremlino: "Risponderemo agli attacchi ucraini in Russia"

La Russia adotterà "le misure necessarie per garantire la sicurezza in seguito ai continui attacchi terroristici di Kiev sul territorio russo". Lo ha affermato il Cremlino, come riporta la Tass, dopo il nuovo attacco a Kursk contro un deposito di un aeroporto russo.

11:27

Zelensky in visita nel Donbass, vicino al fronte

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è recato in visita nel Donbass, più precisamente a Sloviansk che si trova a una quarantina di chilometri da Bakhmut, principale campo di battaglia contro i russi. Lo ha reso noto la presidenza ucraina sui social. In un video si vede Zelensky all'ingresso della città che saluta "dal più profondo del cuore" i militari del suo Paese in occasione della Giornata delle Forze armate, che si celebra oggi.

12:03

Macron: "Eventuali negoziati sull'Ucraina spettano a Kiev"

"Non facciamo polemiche che non esistono, ho sempre detto che nei negoziati ci saranno delle discussioni territoriali sull'Ucraina, che apparterranno agli ucraini" e ci saranno discussione "sul tema della sicurezza collettiva su tutta la regione". Lo ha detto il presidente della Francia Emmanuel Macron a margine del vertice Ue-Balcani dopo le polemiche sulle sue parole sulle garanzie di sicurezza per Mosca.

12:30

Nuovo scambio di prigionieri Mosca-Kiev, 60 per parte

Russia e Ucraina hanno compiuto un nuovo scambio di prigionieri, liberando 60 soldati da ciascuna parte. Lo riferisce il sito del quotidiano Kommersant citando il capo dell'autoproclamata Repubblica popolare di Donetsk. Da parte loro le agenzie di Mosca si limitano a dire che 60 prigionieri russi sono stati restituiti, senza specificare quanti ucraini siano stati liberati.

12:50

L'Ungheria blocca 18 miliardi di euro di prestiti Ue per l'Ucraina

L'Ungheria ha bloccato, ponendo il veto, uno dei tre provvedimenti legislativi necessari affinché l'Ue possa erogare nel 2023 aiuti per 18 miliardi di euro all'Ucraina, in guerra contro la Russia. Budapest si è dichiarata contraria, durante l'Ecofin in corso a Bruxelles, ad un emendamento al regolamento sull'Mff 2021-27, che va approvato all'unanimità, e che creerebbe l'headroom, o margine, necessario alla Commissione come garanzia per emettere obbligazioni sul mercato.

Budapest, che ha ottenuto il via libera al suo Pnrr ma che potrebbe vedersi tagliata una parte dei fondi Ue (7,5 mld) per via del meccanismo di condizionalità per lo Stato di diritto, ha deciso di porre il veto, cosa che avrebbe fatto anche per l'accordo sulla minimum tax per le multinazionali, che è stata tolta dal tavolo dalla presidenza ceca all'ultimo minuto. 

13:26

007 russi chiedono l'arresto della vicepremier ucraina

I servizi di sicurezza russi hanno chiesto al tribunale Lefortovo di Mosca di ordinare l'arresto in absentia della ministra ucraina della Reintegrazione territoriale dei territori temporaneamente occupati Irina Vereshchuk, vicepremier, e della vice ministra degli Esteri ucraina Emine Dzhaparova: lo riporta l'ufficio stampa del tribunale, ripreso dalla Tass, secondo il quale le due alte funzionarie sarebbero state accusate di violare l'integrità territoriale russa.

14:02

Sindaco filorusso di Donetsk: "Almeno 6 civili morti in bombardamenti" 

Sono almeno 6 i civili che hanno perso la vita nei bombardamenti nel centro di Donetsk. Lo ha detto Alexei Kulemzin, sindaco della città nominato dalle autorità russe. "Secondo i dati preliminari, sei civili sono rimasti uccisi oggi nei bombardamenti a Donetsk", ha affermato Kulemzin precisando che "si sta valutando il numero dei feriti". Questa mattina la Repubblica Popolare di Donetsk (Dpr) aveva riferito che le truppe ucraine hanno bombardato il centro di Donetsk, ferendo 4 civili.

14:42

Impianto industriale russo attaccato da droni a Bryansk

Un impianto industriale russo è stato attaccato la scorsa notte da droni nell'oblast russo di Bryansk, vicino alla frontiera ucraina. Lo riferisce il media indipendente russo Baza, rilanciato da Ukrainska Pravda. Si tratta del secondo attacco di questo tipo riportato oggi, dopo quello contro l'aeroporto di Kursk. L'attacco è avvenuto contro la fabbrica Slava, a 80 km dal confine. 

Due droni sono penetrati nel perimetro dell'impianto e sono esplosi a pochi metri dei depositi di carburante, provocando un incendio. La maggior parte dei depositi erano però vuoti e ciò ha ridotto l'entità del disastro. Secondo Baza, l'impianto era già stato attaccato con i droni il 30 novembre.

15:09

L'intelligence ucraina: "Mosca ha missili per altri attacchi, ma scorte in esaurimento"

Il capo della direzione dell'intelligence ucraina Kyrylo Budanov ha affermato che la Russia ha missili a sufficienza per diversi massicci attacchi contro l'Ucraina, tuttavia precisando su Telegram che "la scorta di armi ad alta precisione nella Federazione Russa è già in fase di esaurimento. Hanno raggiunto da tempo il minimo critico. Tuttavia, come possiamo vedere, hanno deciso di andare fino in fondo, cioè a zero. Il che, in linea di principio, è molto negativo per la stessa Federazione Russa e i militari sono consapevoli di questo problema".

"La Russia continua a costruire missili - ha aggiunto Budanov - ma la produzione è minuscola rispetto alla quantità che usano e limitata solo a pochi tipi di armi ad alta precisione".

15:31

New York Times: la Russia continua la produzione di missili nonostante le sanzioni

Alcuni dei missili da crociera utilizzati dalla Russia nei suoi attacchi contro l'Ucraina sono stati prodotti non prima di ottobre. Lo scrive il New York Times, citando il Conflict Armament Research (CAR), un gruppo di analisti indipendente britannico che traccia le armi illegali nei conflitti.

Il fatto che la Russia abbia continuato a produrre missili guidati avanzati, come il missile da crociera lanciato dall'aria Kh-101, scrive il quotidiano americano, "suggerisce che abbia trovato il modo di acquisire semiconduttori e altro materiale nonostante le sanzioni o che avesse scorte significative dei componenti prima che la guerra iniziasse".

15:59

Kiev: i russi hanno bombardato Kramatorsk

I russi hanno bombardato Kramatorsk, nella regione di Donetsk. Lo riferisce su Facebook il sindaco della città Oleksandr Honcharenko, come riporta Ukrinform. "Gli inumani stanno colpendo Kramatorsk. Rimanete nei rifugi", ha detto.

16:03

Kuleba: "Pacchi pericolosi inviati a nostre ambasciate in Romania e Danimarca"

Altri "pacchi pericolosi" sono stati inviati alle ambasciate ucraine in Romania e Danimarca. Lo ha reso noto il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, parlando di "campagna di terrore e intimidazione" iniziata mercoledì scorso contro ambasciate e consolati ucraini con "un pacco con esplosivo a Madrid" e proseguita con "pacchi insanguinati in altre capitali". "Posso solo ribadirlo a tutti i nemici dell'Ucraina - ha aggiunto. Non riuscirete a intimidirci o fermarci. Abbiamo ricevuto notizia di nuovi pacchi pericolosi inviati alle nostre ambasciate. Oggi, questo è stato fatto alle nostre ambasciate in Romania e in Danimarca".

16:34

Ue, conclusioni vertice Tirana: Russia unica responsabile crisi energetica

"La Russia è l'unica responsabile dell'attuale crisi energetica ed economica". A quanto si legge nelle conclusioni del vertice Ue-Balcani Occidentali a Tirana. "L'Ue continuerà a sostenere i partner dei Balcani Occidentali nell'affrontare gli effetti negativi sulle loro economie e società"

16:36

Dombrovskis: "Rammarico per mancato ok a 18 mld oggi"

"Ci rammarichiamo sulla mancata decisione all'Ecofin oggi sulla proposta della Commissione europea di un finanziamento di 18 miliardi di euro per l'Ucraina nel 2023. Ho visto con i miei occhi quanto sia disperata la situazione. Dobbiamo effettuare un primo pagamento il mese prossimo in modo che l'Ucraina possa sopravvivere all'inverno. Non c'è alternativa: troveremo un modo". Lo scrive su Twitter il vice presidente della Commissione Valdis Dombrovksis.

16:45

Kiev, colpito edificio servizio idrico a Kherson: un morto

I russi, nell'attacco di oggi a Kherson, hanno colpito l'edificio del servizio idrico uccidendo un impiegato di 43 anni. Lo ha riferito il consiglio comunale di Kherson su Telegram, come riferisce Ukrinform. L'edificio amministrativo della società di servizi e gli edifici residenziali situati nelle vicinanze sono stati colpiti. Il dipendente è morto a causa di una ferita da mina esplosiva e ferite da schegge.

16:49

Ucraina: Onu, 6,5 mln sfollati interni e oltre 7,8 mln rifugiati

"Oltre 6,5 milioni di persone sono sfollate in Ucraina e oltre 7,8 milioni sono i rifugiati registrati in tutta Europa". Lo ha detto il capo degli Affari Umanitari dell'Onu, Martin Griffiths, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza, precisando che "circa 765.000 bambini hanno ricevuto sostegno psico-sociale per aiutarli ad affrontare gli effetti angoscianti della guerra e dello sfollamento". Secondo l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, al primo dicembre 17.023 civili sono stati uccisi dall'inizio della guerra, inclusi 419 bambini. "Ma sappiamo che il vero numero è di gran lunga maggiore", ha detto Griffiths, ricordando che l'Oms ha riportato almeno 715 attacchi alla sanità nel Paese, di cui 630 che hanno avuto un impatto sulle strutture sanitarie e 61 sul personale interessato. "Questi attacchi rappresentano più del 70% di tutti quelli registrati contro infrastrutture sanitarie in tutto il mondo quest'anno", ha continuato.

16:53

Orban: "Prestiti siano bilaterali, debito comune Ue non è soluzione"

"Le notizie di oggi riguardavano il veto dell'Ungheria sull'assistenza finanziaria all'Ucraina. Questa è una fake news. L'Ungheria è pronta a fornire assistenza finanziaria all'Ucraina, su base bilaterale. No veto e nessun ricatto". Lo scrive in un tweet il premier ungherese, Viktor Orban. "Vogliamo tuttavia convincere gli Stati membri dell'Ue che il debito comune dell'Ue non è la soluzione. Se continuiamo a percorrere la strada verso una comunità del debito, non potremo tornare indietro. Prevediamo un futuro diverso per l'Europa. Uno costruito su Stati membri forti, invece che su enormi pile di debito comune", aggiunge.

17:16

Governatore di Sebastopoli: "Due droni distrutti sopra il mare"

Due droni sono stati distrutti sopra il mare a una grande distanza da Sebastopoli, città portuale della Crimea. Lo ha riferito l'ufficio stampa del governatore della città, Mikhail Razvozhaev. "Di notte, due droni sono stati distrutti nell'area marittima. È successo a grande distanza dalla riva. Il governatore non ha pubblicato queste informazioni perché i militari hanno lavorato secondo il programma. Nessuno dei residenti di Sebastopoli ha udito alcun suono", afferma il comunicato.

 17:21

Banca Centrale Ucraina: riserve estere superato i 27,95 miliardi di dollari

La Banca Nazionale Ucraina ha annunciato che il Paese aveva 27,95 miliardi di dollari di riserve estere al 1° dicembre. Questa cifra ha superato i 27,42 miliardi di dollari presenti nelle casse dello Stato la mattina dell'invasione dell'Ucraina da parte della Russia il 24 febbraio. La banca ha inoltre dichiarato che le sue riserve sono cresciute del 10,7% nel mese di novembre.

17:42

Forbes russa: attacco missilistico russo costato 500 milioni di dollari

Secondo l'edizione russa di Forbes, l'attacco missilistico su vasta scala lanciato ieri da Mosca contro l'Ucraina è costato fra i 400 e i 500 milioni di dollari. La stima si basa sul tipo di missili usati: 39 missili da crociera Kh-101 e Kh-555, 22 missili Kalibr, 3 missili Kh-22, sei missili Kh-59 e un missile Kh-31P. Secondo Forbes i Kh-101 costano 13 milioni di dollari l'uno, i Kh-555 4 milioni, i Kalibr 6,5 milioni, i Kh-22 un milione, i Kh-59 e i Kh-31-P mezzo milione. Le forze di Kiev hanno detto ieri di aver abbattuto 60 dei 70 missili lanciati dai russi.

17:52

Tajani incontra vicesegretario Usa, insistere nel sostenere Kiev

"Incontro positivo con il vicesegretario di Stato americano Wendy R. Sherman. Continuare gli sforzi per aiutare l'Ucraina. Bene l'unità dell'Occidente per raggiungere una pace giusta. L'amicizia con gli Usa è un pilastro della nostra politica estera. Lavoriamo insieme per stabilizzare Balcani e Libia". Lo scrive su Twitter il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

18:09

Giorgetti: "Auspico soluzione compromesso con Ungheria"

"Il raggiungimento del compromesso con l'Ungheria è fondamentale per sbloccare i fondi europei per l'Ucraina, il pillar 2 (della tassazione globale minima) e ovviamente il Pnrr ungherese. La conclusione positiva della vicenda è oggettivamente nell'interesse di tutti". Così il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, oggi a Bruxelles nel corso dell'Ecofin.

18:16

Il 21 veglia di preghiera della Cei a Bari sulla tomba di San Nicola, venerato da russi e ucraini

di Iacopo Scaramuzzi

Il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Matteo Zuppi, guiderà una “veglia di preghiera” per la pace, a Bari la sera del 21 dicembre, a pochi giorni dal Natale, “sulla tomba di San Nicola, santo venerato sia dai Cattolici sia dagli Ortodossi (e molto a cuore al popolo ucraino e a quello russo)”. Lo rende noto la stessa Cei. “Viviamo giorni difficili e li affrontiamo con sentimenti contrastanti, perché le paure e l’angoscia causate dalla guerra, dalle guerre, rischiano di offuscare la luce del Natale”, afferma l’arcivescovo di Bologna. “Per questo, vogliamo pregare, insieme, per invocare il dono della pace nel cuore di ciascuno e sull’umanità intera; per ritrovare, in quel Bambino che nasce, la tenerezza che permette di scorgere nell’altro un fratello e una sorella e la forza per spezzare le catene del male che imprigionano il mondo. Chiediamo l’intercessione di San Nicola”, conclude Zuppi, “uomo di pace e di comunione, perché chi regge le sorti delle nazioni sappia anteporre l’amore all’odio, il bene comune agli interessi particolari, il dialogo al rumore delle armi”. La veglia, organizzata dalla Cei e dalla diocesi di Bari-Bitonto, si svolgerà alle 18.30 nella basilica di San Nicola.

19:01

Sherman: "Rapporti con Mosca? Spero torni stabilità ma non credo avvenga nell'immediato"

"Spero che torneremo alla stabilità che abbiamo avuto per decenni dopo la seconda guerra mondiale. Questo non vuol dire che non ci fossero problemi. Ci sono sempre problemi e nessuno vuole tornare alla Guerra Fredda". Lo ha dichiarato la vice segretario di Stato Usa, Wendy Sherman, rispondendo agli studenti della Luiss sul futuro delle relazioni tra Usa e Russia dopo la guerra in Ucraina. "Spero si possa tornare in un posto in cui tutti possiamo parlare tra di noi e tutti possiamo lavorare di nuovo insieme. Ma non credo che ciò accadrà nell'immediato perché ciò che Vladimir Putin ha scelto di fare è molto distruttivo. Distruttivo dell'Ucraina, ma anche di tutti i principi e le istituzioni", ha specificato Sherman.

19:13

Kiev, ospedali sospendano interventi a causa blackout

Gli ospedali ucraini stanno valutando di sospendere temporaneamente gli interventi chirurgici programmati, per alleggerire il carico sul sistema sanitario in caso di potenziali futuri blackout, dovuti agli attacchi russi alle infrastrutture energetiche. La richiesta di prendere in considerazione una sospensione è arrivata dal ministero della Salute di Kiev, il quale in una nota ha spiegato che gli ospedali continuano a fornire cure di emergenza. Lo riportano i media ucraini.

19:16

Vice segretaria di Stato Sherman alla Luiss: "La Russia ritiri le truppe, punto"

La Russia deve ritirare le proprie truppe dal territorio sovrano dell'Ucraina, punto. Questa, secondo la vice segretaria di Stato Usa Wendy Sherman, è la via "più veloce" per arrivare alla pace. Tuttavia, ha aggiunto riferendosi al presidente russo Vladimir Putin, "bisogna esser chiari: il modo più veloce per arrivarci è che la persona che ha iniziato questa guerra vi ponga fine". Secondo Sherman, al contrario, Putin appare oggi determinato a "usare l'inverno come arma", colpendo con attacchi missilistici le infrastrutture civili e lasciando milioni di ucraini senza luce, acqua ed energia elettrica. "Non essendo riuscito a ottenere la vittoria sul campo, (il presidente russo) sta cercando di terrorizzare e di congelare il popolo ucraino", ha sottolineato la vice segretaria di Stato.

19:22

Crosetto: "Non ci sarà nuovo decreto armi nel 2022"

"L'Italia continuerà, nell'ambito delle decisioni dell'Alleanza, a fornire aiuto all'Ucraina, con tempi e modi da vedere. Assicuro però che prima della fine dell'anno non ci sarà nessun nuovo decreto". Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto a margine della presentazione del libro "L'ultima fermata", di Tommaso Labate.

20:11

Usa, non abbiamo fornito a Kiev armi per colpire in Russia

Gli Stati Uniti "non hanno fornito all'Ucraina armi per colpire fuori dal suo territorio ma per difendere la sua sovranità dall'aggressione della Russia". Lo ha detto il portavoce del dipartimento di Stato, Ned Price, in un briefing con la stampa rispondendo a una domanda sulle accuse di Mosca a Kiev di aver sferrato un attacco con un drone nei pressi dell'aeroporto di Kursk.

Il grande business post guerra: chi ricostruirà l’Ucraina? Federico Giuliani il 6 Dicembre 2022 su Inside Over.

Centinaia e centinaia di missili sparati sull’Ucraina in quasi un anno di guerra. Decine di grandi città distrutte, villaggi cancellati dalle cartine geografiche, case, palazzi e strutture ridotte in macerie e infrastrutture disintegrate. Queste sono soltanto alcune delle cicatrici con le quali, presto o tardi, qualcuno si ritroverà a fare i conti. Una cosa è certa: nessun conflitto è infinito, e non lo è neppure quello che si sta combattendo sul territorio ucraino dal 24 febbraio 2022. Arriverà inevitabilmente un momento in cui Mosca e Kiev raggiungeranno una tregua, se non un trattato di pace. Non sappiamo se ciò avverrà in maniera pacifica, come naturale conseguenza di una guerra non più sostenibile per nessuno, o se in seguito alla capitolazione di una delle due parti belligeranti. Al di là di ogni previsione, terminata la distruzione prenderà il via un periodo di (ri)costruzione.

La domanda da un milione di dollari, l’ennesima alla quale nessuno è in grado di rispondere, è: chi ricostruirà l’Ucraina? Anche perché i danni materiali fin qui registrati sono ingenti. Secondo uno studio realizzato dalla Kyiv School of Economics, risalente allo scorso agosto, la guerra avrebbe causato danni alle infrastrutture ucraine per un totale di 108,3 miliardi di dollari.

Il ministero della Difesa di Kiev ha inoltre stimato che il conflitto ha lasciato 3,5 milioni di persone senza casa, distrutto 105.200 automobili, 43.700 macchine agricole, 764 asili, 1.991 negozi e 634 strutture culturali. Il New York Times ha parlato della distruzione di 140mila edifici residenziali, mentre altre fonti parlano di 114.700 case. E ancora: i danni alle infrastrutture di trasporto, comprese strade e aeroporti, ammonterebbero a 31,6 miliardi di dollari. Scendendo nei dettagli, le ferrovie avrebbero subito 3,6 miliardi di danni, alle quali si aggiungono gli oltre 23mila chilometri di strade impraticabili (circa il 15% del Paese). Fuoco e fiamme anche su oltre 100mila vetture, per un danno stimato compreso in un range tra 1 e 2 miliardi di dollari. Si aggirerebbe invece intorno ai 5 miliardi di dollari il danno patito in seguito alla distruzione di coltivazioni e terreni agricoli. Per riparare i danni alle infrastrutture, stando ad altre stime, servirebbero 185 miliardi di dollari.

A maggio, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sosteneva che la guerra era fin lì costata alla nazione qualcosa come 600 miliardi di dollari. Ma non è finita qui, perché oltre ai danni materiali ci sono altrettanto enormi danni immateriali. Secondo le Nazioni Unite, la guerra in Ucraina ha causato lo sfollamento di oltre 8  milioni di persone; 6,5 milioni di loro hanno attraversato i Paesi vicini tra cui Polonia e Moldova, per mettersi al riparo dal conflitto.

Nel caso in cui la guerra dovesse proseguire ancora per molto, la Banca mondiale prevede che per il pil dell’Ucraina una contrazione del 45% nel 2022. I numeri economici, del resto, sono allarmanti, visto che il 30% delle aziende è chiuso e una su due è stata costretta a diminuire la produzione. Senza contare, poi, il crollo degli investimenti, i blocchi delle spedizioni, le sempre più impattanti carenze energetiche, l’affossamento delle esportazioni e delle importazioni, oltre alla ritirata di un terzo della popolazione. La soglia di povertà potrebbe passare dall’1,8% del 2021 al 19,8% entro la fine dell’anno corrente.

Un Piano Marshall per l’Ucraina

Il grande rischio è che, nel momento in cui si concretizzerà, il progetto di ricostruzione dell’Ucraina possa trasformarsi in un grande business. In ogni caso, il primo ministro ucraino, Denys Shmyhal, ha presentato da mesi un piano di ripresa da 750 miliardi di dollari per ricostruire il paese dopo la fine della guerra.

A giugno, il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha fatto riferimento al Piano Marshall, un programma finanziato dagli Stati Uniti che ha contribuito a ricostruire l’Europa occidentale dopo la seconda guerra mondiale, come modello per la ricostruzione dell’Ucraina. Insomma, al netto delle stime, variabili e ancora imprecise, è plausibile quantificare il costo della ricostruzione ucraina tra i 200 e gli 800 miliardi di dollari.

Stiamo parlando di cifre enormi, dato che questi importi sono equivalenti – se non superiori – al pil dell’Ucraina prima della guerra. Non ci si può dunque aspettare che gli ucraini paghino da soli per la ricostruzione: l’Europa e gli Stati Uniti faranno la loro parte. Nel secondo dopoguerra il Piano Marshall statunitense ha incanalato circa 130 miliardi di dollari (in dollari del 2010) per facilitare la ricostruzione europea. Questo piano aveva due obiettivi: ripresa economica europea e contenimento dell’Unione Sovietica. La stabilizzazione economica dell’Europa era vista come un prerequisito per costruire istituzioni stabili che promuovessero la crescita del reddito e consolidassero la democrazia liberale.

Come ha sottolineato Project Syndacate, la ricetta riscosse un notevole successo. In Italia stimolò la crescita e favorì lo sviluppo industriale attraverso la rapida realizzazione di infrastrutture, creando le condizioni per la robusta espansione economica dei decenni del dopoguerra. In Germania, portò a nuove politiche industriali e rinvigorì la crescita. In tutta l’Europa occidentale, inoltre, svolse un ruolo cruciale nel ripristinare la stabilità finanziaria.

 L’Unione europea e gli Usa possono proporre una soluzione del genere? Lasciando la domanda in sospeso, ricordiamo che il Piano Marshall offre diverse lezioni importanti per il presente. In primo luogo, ingenti iniezioni di denaro per la ricostruzione delle infrastrutture possono fornire grandi profitti. In media, i trasferimenti del Piano Marshall dal 1948 al 1952 rappresentavano meno del 3% del PIL nei paesi riceventi. Come se non bastasse, calcolatrice alla mano, nel 1948 il Piano Marshall rappresentava complessivamente il 5% del pil american. Se i paesi dell’Ue dovessero oggi impegnare il 5% del loro pil combinato per la ricostruzione postbellica dell’Ucraina, potrebbero finanziare un pacchetto di aiuti da 870 miliardi di dollari. I contributi americani possono poi aumentare ulteriormente il pacchetto di aiuti.

Un’occasione per la Cina

Ma in lizza per ricostruire l’Ucraina non ci sono soltanto Stati Uniti ed Unione europea. Troviamo anche la Cina, che si è sempre fatta trovare presente in casi analoghi, come in Siria, Libia o Afghanistan, quando cioè Paesi devastati dalla guerra necessitavano investimenti per voltare pagina.

Dal 2019, la Cina è il principale partner commerciale dell’Ucraina. L’Ucraina fa anche parte della Belt and Road Initiative, insieme alla Russia, e Kiev, per anni, è stata la prova che le potenze europee in contrasto con l’Ue potevano trovare amici a Pechino (come la Serbia e l’Ungheria, del resto). Il Dragone importava dall’Ucraina una discreta quantità di grano e, prima del conflitto, aveva pure investito cospicue somme in progetti locali, come sistemi ferroviari metropolitani e parchi eolici, che presumibilmente vorrebbe continuare a portare avanti in caso di accordo di pace.

Last but not least, la ricostruzione dell’Ucraina – a maggior ragione se l’Ue non dovesse trovarsi d’accordo su come e quando intervenire – potrebbe offrire alla Cina una ghiotta opportunità per migliorare la propria immagine globale. In che modo? Contribuendo, ad esempio, al mantenimento della pace in Ucraina tramite le Nazioni Unite. Nel complesso, la Cina è tuttavia molto più a suo agio nel parlare di ricostruzione fisica ed economica. Ecco, allora, che le infrastrutture strategiche ucraine distrutte potrebbero essere risollevate grazie ad operai e aziende cinesi. Per Washington e Bruxelles equivarrebbe ad una beffa da evitare ad ogni costo.

Ucraina - Russia, le news dalla guerra del 7 dicembre. Putin: "Minaccia nucleare aumenta". Per  la rivista "Time" Zelensky è l'uomo dell'anno. L'ambasciata russa a Berlino nega rapporti con gruppi legali in Germania. Blinken: "Gli Usa non hanno incoraggiato o consentito a Kiev di colpire in Russia". La Repubblica il 7 dicembre 2022.

Gli Stati Uniti "non hanno né incoraggiato né consentito agli ucraini di colpire all'interno della Russia". Lo ha affermato il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ribadendo la determinazione di Washington ad assicurarsi che le forze di Kiev "abbiano nelle loro mani le attrezzature di cui hanno bisogno per difendersi, il loro territorio e la loro libertà". 

Intanto il Papa ha paragonato l'aggressione russa all'Ucraina allo sterminio degli ebrei, e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è stato scelto come "persona dell'anno" dalla rivista americana Time.

Ieri ancora attacchi con droni in territorio russo, stavolta a Kursk e Bryansk. Dura la reazione del Cremlino che annuncia rispo