Denuncio al mondo ed ai posteri con i miei libri tutte le illegalità tacitate ed impunite compiute dai poteri forti (tutte le mafie). Lo faccio con professionalità, senza pregiudizi od ideologie. Per non essere tacciato di mitomania, pazzia, calunnia, diffamazione, partigianeria, o di scrivere Fake News, riporto, in contraddittorio, la Cronaca e la faccio diventare storia. Quella Storia che nessun editore vuol pubblicare. Quelli editori che ormai nessuno più legge.

Gli editori ed i distributori censori si avvalgono dell'accusa di plagio, per cessare il rapporto. Plagio mai sollevato da alcuno in sede penale o civile, ma tanto basta per loro per censurarmi.

I miei contenuti non sono propalazioni o convinzioni personali. Mi avvalgo solo di fonti autorevoli e credibili, le quali sono doverosamente citate.

Io sono un sociologo storico: racconto la contemporaneità ad i posteri, senza censura od omertà, per uso di critica o di discussione, per ricerca e studio personale o a scopo culturale o didattico. A norma dell'art. 70, comma 1 della Legge sul diritto d'autore: "Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali."

L’autore ha il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo (art. 12 comma 2 Legge sul Diritto d’Autore). La legge stessa però fissa alcuni limiti al contenuto patrimoniale del diritto d’autore per esigenze di pubblica informazione, di libera discussione delle idee, di diffusione della cultura e di studio. Si tratta di limitazioni all’esercizio del diritto di autore, giustificate da un interesse generale che prevale sull’interesse personale dell’autore.

L'art. 10 della Convenzione di Unione di Berna (resa esecutiva con L. n. 399 del 1978) Atto di Parigi del 1971, ratificata o presa ad esempio dalla maggioranza degli ordinamenti internazionali, prevede il diritto di citazione con le seguenti regole: 1) Sono lecite le citazioni tratte da un'opera già resa lecitamente accessibile al pubblico, nonché le citazioni di articoli di giornali e riviste periodiche nella forma di rassegne di stampe, a condizione che dette citazioni siano fatte conformemente ai buoni usi e nella misura giustificata dallo scopo.

Ai sensi dell’art. 101 della legge 633/1941: La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte. Appare chiaro in quest'ipotesi che oltre alla violazione del diritto d'autore è apprezzabile un'ulteriore violazione e cioè quella della concorrenza (il cosiddetto parassitismo giornalistico). Quindi in questo caso non si fa concorrenza illecita al giornale e al testo ma anzi dà un valore aggiunto al brano originale inserito in un contesto più ampio di discussione e di critica.

Ed ancora: "La libertà ex art. 70 comma I, legge sul diritto di autore, di riassumere citare o anche riprodurre brani di opere, per scopi di critica, discussione o insegnamento è ammessa e si giustifica se l'opera di critica o didattica abbia finalità autonome e distinte da quelle dell'opera citata e perciò i frammenti riprodotti non creino neppure una potenziale concorrenza con i diritti di utilizzazione economica spettanti all'autore dell'opera parzialmente riprodotta" (Cassazione Civile 07/03/1997 nr. 2089).

Per questi motivi Dichiaro di essere l’esclusivo autore del libro in oggetto e di tutti i libri pubblicati sul mio portale e le opere citate ai sensi di legge contengono l’autore e la fonte. Ai sensi di legge non ho bisogno di autorizzazione alla pubblicazione essendo opere pubbliche.

Promuovo in video tutto il territorio nazionale ingiustamente maltrattato e censurato. Ascolto e Consiglio le vittime discriminate ed inascoltate. Ogni giorno da tutto il mondo sui miei siti istituzionali, sui miei blog d'informazione personali e sui miei canali video sono seguito ed apprezzato da centinaia di migliaia di navigatori web. Per quello che faccio, per quello che dico e per quello che scrivo i media mi censurano e le istituzioni mi perseguitano. Le letture e le visioni delle mie opere sono gratuite. Anche l'uso è gratuito, basta indicare la fonte. Nessuno mi sovvenziona per le spese che sostengo e mi impediscono di lavorare per potermi mantenere. Non vivo solo di aria: Sostienimi o mi faranno cessare e vinceranno loro. 

Dr Antonio Giangrande  

NOTA BENE

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WEB TV: TELE WEB ITALIA

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ANNO 2021

 

L’AMMINISTRAZIONE

 

OTTAVA PARTE

 

 

 

 

DI ANTONIO GIANGRANDE

 

 

  

 

 L’ITALIA ALLO SPECCHIO

IL DNA DEGLI ITALIANI

 

 

L’APOTEOSI

DI UN POPOLO DIFETTATO

 

Questo saggio è un aggiornamento temporale, pluritematico e pluriterritoriale, riferito al 2021, consequenziale a quello del 2020. Gli argomenti ed i territori trattati nei saggi periodici sono completati ed approfonditi in centinaia di saggi analitici specificatamente dedicati e già pubblicati negli stessi canali in forma Book o E-book, con raccolta di materiale riferito al periodo antecedente. Opere oggetto di studio e fonti propedeutiche a tesi di laurea ed inchieste giornalistiche.

Si troveranno delle recensioni deliranti e degradanti di queste opere. Il mio intento non è soggiogare l'assenso parlando del nulla, ma dimostrare che siamo un popolo difettato. In questo modo è ovvio che l'offeso si ribelli con la denigrazione del palesato.

 

IL GOVERNO

 

UNA BALLATA PER L’ITALIA (di Antonio Giangrande). L’ITALIA CHE SIAMO.

UNA BALLATA PER AVETRANA (di Antonio Giangrande). L’AVETRANA CHE SIAMO.

PRESENTAZIONE DELL’AUTORE.

LA SOLITA INVASIONE BARBARICA SABAUDA.

LA SOLITA ITALIOPOLI.

SOLITA LADRONIA.

SOLITO GOVERNOPOLI. MALGOVERNO ESEMPIO DI MORALITA’.

SOLITA APPALTOPOLI.

SOLITA CONCORSOPOLI ED ESAMOPOLI. I CONCORSI ED ESAMI DI STATO TRUCCATI.

ESAME DI AVVOCATO. LOBBY FORENSE, ABILITAZIONE TRUCCATA.

SOLITO SPRECOPOLI.

SOLITA SPECULOPOLI. L’ITALIA DELLE SPECULAZIONI.

 

L’AMMINISTRAZIONE

 

SOLITO DISSERVIZIOPOLI. LA DITTATURA DEI BUROCRATI.

SOLITA UGUAGLIANZIOPOLI.

IL COGLIONAVIRUS.

 

L’ACCOGLIENZA

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA.

SOLITI PROFUGHI E FOIBE.

SOLITO PROFUGOPOLI. VITTIME E CARNEFICI.

 

GLI STATISTI

 

IL SOLITO AFFAIRE ALDO MORO.

IL SOLITO GIULIO ANDREOTTI. IL DIVO RE.

SOLITA TANGENTOPOLI. DA CRAXI A BERLUSCONI. LE MANI SPORCHE DI MANI PULITE.

SOLITO BERLUSCONI. L'ITALIANO PER ANTONOMASIA.

IL SOLITO COMUNISTA BENITO MUSSOLINI.

 

I PARTITI

 

SOLITI 5 STELLE… CADENTI.

SOLITA LEGOPOLI. LA LEGA DA LEGARE.

SOLITI COMUNISTI. CHI LI CONOSCE LI EVITA.

IL SOLITO AMICO TERRORISTA.

1968 TRAGICA ILLUSIONE IDEOLOGICA.

 

LA GIUSTIZIA

 

SOLITO STEFANO CUCCHI & COMPANY.

LA SOLITA SARAH SCAZZI. IL DELITTO DI AVETRANA.

LA SOLITA YARA GAMBIRASIO. IL DELITTO DI BREMBATE.

SOLITO DELITTO DI PERUGIA.

SOLITA ABUSOPOLI.

SOLITA MALAGIUSTIZIOPOLI.

SOLITA GIUSTIZIOPOLI.

SOLITA MANETTOPOLI.

SOLITA IMPUNITOPOLI. L’ITALIA DELL’IMPUNITA’.

I SOLITI MISTERI ITALIANI.

BOLOGNA: UNA STRAGE PARTIGIANA.

 

LA MAFIOSITA’

 

SOLITA MAFIOPOLI.

SOLITE MAFIE IN ITALIA.

SOLITA MAFIA DELL’ANTIMAFIA.

SOLITO RIINA. LA COLPA DEI PADRI RICADE SUI FIGLI.

SOLITO CAPORALATO. IPOCRISIA E SPECULAZIONE.

LA SOLITA USUROPOLI E FALLIMENTOPOLI.

SOLITA CASTOPOLI.

LA SOLITA MASSONERIOPOLI.

CONTRO TUTTE LE MAFIE.

 

LA CULTURA ED I MEDIA

 

LA SCIENZA E’ UN’OPINIONE.

SOLITO CONTROLLO E MANIPOLAZIONE MENTALE.

SOLITA SCUOLOPOLI ED IGNORANTOPOLI.

SOLITA CULTUROPOLI. DISCULTURA ED OSCURANTISMO.

SOLITO MEDIOPOLI. CENSURA, DISINFORMAZIONE, OMERTA'.

 

LO SPETTACOLO E LO SPORT

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI.

SOLITO SANREMO.

SOLITO SPORTOPOLI. LO SPORT COL TRUCCO.

 

LA SOCIETA’

 

AUSPICI, RICORDI ED ANNIVERSARI.

I MORTI FAMOSI.

ELISABETTA E LA CORTE DEGLI SCANDALI.

MEGLIO UN GIORNO DA LEONI O CENTO DA AGNELLI?

 

L’AMBIENTE

 

LA SOLITA AGROFRODOPOLI.

SOLITO ANIMALOPOLI.

IL SOLITO TERREMOTO E…

IL SOLITO AMBIENTOPOLI.

 

IL TERRITORIO

 

SOLITO TRENTINO ALTO ADIGE.

SOLITO FRIULI VENEZIA GIULIA.

SOLITA VENEZIA ED IL VENETO.

SOLITA MILANO E LA LOMBARDIA.

SOLITO TORINO ED IL PIEMONTE E LA VAL D’AOSTA.

SOLITA GENOVA E LA LIGURIA.

SOLITA BOLOGNA, PARMA ED EMILIA ROMAGNA.

SOLITA FIRENZE E LA TOSCANA.

SOLITA SIENA.

SOLITA SARDEGNA.

SOLITE MARCHE.

SOLITA PERUGIA E L’UMBRIA.

SOLITA ROMA ED IL LAZIO.

SOLITO ABRUZZO.

SOLITO MOLISE.

SOLITA NAPOLI E LA CAMPANIA.

SOLITA BARI.

SOLITA FOGGIA.

SOLITA TARANTO.

SOLITA BRINDISI.

SOLITA LECCE.

SOLITA POTENZA E LA BASILICATA.

SOLITA REGGIO E LA CALABRIA.

SOLITA PALERMO, MESSINA E LA SICILIA.

 

LE RELIGIONI

 

SOLITO GESU’ CONTRO MAOMETTO.

 

FEMMINE E LGBTI

 

SOLITO CHI COMANDA IL MONDO: FEMMINE E LGBTI.

 

  

 

 

L’AMMINISTRAZIONE

INDICE PRIMA PARTE

 

 

SOLITO DISSERVIZIOPOLI. LA DITTATURA DEI BUROCRATI. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Burocrazia Ottusa.

Il Diritto alla Casa.

Le Opere Bloccate.

Il Ponte sullo stretto di Messina.

Viabilità: Manutenzione e Controlli.

Le Opere Malfatte.

La Strage del Mottarone.

Il MOSE: scandalo infinito.

Ciclisti. I Pirati della Strada.

 

INDICE SECONDA PARTE

 

SOLITO DISSERVIZIOPOLI. LA DITTATURA DEI BUROCRATI. (Ho scritto un saggio dedicato)

L’Insicurezza.

La Strage di Ardea.

Armi libere e Sicurezza: discussione ideologica.

 

INDICE TERZA PARTE

 

SOLITA UGUAGLIANZIOPOLI. (Ho scritto un saggio dedicato)

Il Volontariato e la Partigianeria: Silvia Romano e gli altri.

Lavoro e stipendi. Lavori senza laurea e strapagati.

La Povertà e la presa per il culo del reddito di cittadinanza.

Le Disuguaglianze.

Martiri del Lavoro.

La Pensione Anticipata.

Sostegno e Burocrazia ai “Non Autosufficienti”.

L’evoluzione della specie e sintomi inabilitanti.

Malasanità.

Sanità Parassita.

La cura maschilista.

L’Organismo.

La Cicatrice.

L’Ipocondria.

Il Placebo.

Le Emorroidi.

L’HIV.

La Tripanofobia (o Belonefobia), ovvero la paura degli aghi.

La siringa.

L’Emorragia Cerebrale.

Il Mercato della Cura.

Le cure dei vari tumori.

Il metodo Di Bella.

Il Linfoma di Hodgkin.

La Diverticolite. Cos’è la Stenosi Diverticolare per cui è stato operato Bergoglio?

La Miastenia.

La Tachicardia e l’Infarto.

La SMA di Tipo 1.

L'Endometriosi, la malattia invisibile.

Sindrome dell’intestino irritabile.

Il Menisco.

Il Singhiozzo.

L’Idrocuzione: Congestione Alimentare. Fare il bagno dopo mangiato si può.

Vi scappa spesso la Pipì?

La Prostata.

La Vulvodinia.

La Cistite interstiziale.

L’Afonia.

La Ludopatia.

La sindrome metabolica. 

La Celiachia.

L’Obesità.

Il Fumo.

La Caduta dei capelli.

Borse e occhiaie.

La Blefarite.

L’Antigelo.

La Sindrome del Cuore Infranto.

La cura chiamata Amore.

Ridere fa bene.

La Parafilia.

L’Alzheimer e la Demenza senile.

La linea piatta del fine vita.

Imu e Tasi. Quando il Volontariato “va a farsi fottere”.

 

INDICE QUARTA PARTE

 

IL COGLIONAVIRUS. (Ho scritto un saggio dedicato)

Introduzione.

I Coronavirus.

La Febbre.

Protocolli sbagliati.

L’Influenza.

Il Raffreddore.

La Sars-CoV-2 e le sue varianti.

Il contagio.

I Test. Tamponi & Company.

Quarantena ed Isolamento.

I Sintomi.

I Postumi.

La Reinfezione.

Gli Immuni.

Positivi per mesi?

Gli Untori.

Morti per o morti con?

 

INDICE QUINTA PARTE

 

IL COGLIONAVIRUS. (Ho scritto un saggio dedicato)

Alle origini del Covid-19.

Epidemie e Profezie.

Quello che ci dicono e quello che non ci dicono.

Gli errori dell'Oms.

Gli Errori dell’Unione Europea.

Il Recovery Plan.

Gli Errori del Governo.

Virologi e politici, i falsi profeti del 2020.

CTS: gli Esperti o presunti tali.

Il Commissario Arcuri…

Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile.

Al posto di Arcuri. Francesco Paolo Figliuolo. Commissario straordinario per l'attuazione e il coordinamento delle misure sanitarie di contenimento e contrasto dell'emergenza epidemiologica Covid-19.

Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile.

 

INDICE SESTA PARTE

 

IL COGLIONAVIRUS. (Ho scritto un saggio dedicato)

2020. Un anno di Pandemia.

Gli Effetti di un anno di Covid.

Il costo per gli emarginati: Carcerati, stranieri e rom.

La Sanità trascurata.

Eroi o Untori?

Io Denuncio.

Succede nel mondo.

Succede in Germania. 

Succede in Olanda.

Succede in Francia.

Succede in Inghilterra.

Succede in Russia.

Succede in Cina. 

Succede in India.

Succede negli Usa.

Succede in Brasile.

Succede in Cile.

INDICE SETTIMA PARTE

 

IL COGLIONAVIRUS. (Ho scritto un saggio dedicato)

Vaccini e Cure.

La Reazione al Vaccino.

 

INDICE OTTAVA PARTE

 

IL COGLIONAVIRUS. (Ho scritto un saggio dedicato)

I Furbetti del Vaccino.

Il Vaccino ideologico.

Il Mercato dei Vaccini.

 

INDICE NONA PARTE

 

IL COGLIONAVIRUS. (Ho scritto un saggio dedicato)

Coronavirus e le mascherine.

Il Virus e gli animali.

La “Infopandemia”. Disinformazione e Censura.

Le Fake News.

La manipolazione mediatica.

Un Virus Cinese.

Un Virus Statunitense.

Un Virus Padano.

La Caduta degli Dei.

Gli Sciacalli razzisti.

Succede in Lombardia.

Succede nell’Alto Adige.

Succede nel Veneto.

Succede nel Lazio.

Succede in Puglia.

Succede in Sicilia.

 

INDICE DECIMA PARTE

 

IL COGLIONAVIRUS. (Ho scritto un saggio dedicato)

La Reclusione.

Gli Irresponsabili: gente del “Cazzo”.

Il Covid Pass: il Passaporto Sanitario.

 

INDICE UNDICESIMA PARTE

 

IL COGLIONAVIRUS. (Ho scritto un saggio dedicato)

Il tempo della Fobocrazia. Uno Stato Fondato sulla Paura.

Covid e Dad.

La pandemia è un affare di mafia.

Gli Arricchiti del Covid-19.

 

 

 

 

L’AMMINISTRAZIONE

OTTAVA PARTE

 

IL COGLIONAVIRUS. (Ho scritto un saggio dedicato)

·        I Furbetti del Vaccino.

Graziella Melina per "il Messaggero" il 9 giugno 2021. Mentre la campagna vaccinale procede spedita e gli hub sono presi d' assalto persino dai giovani, dietro le quinte non è infrequente assistere a qualche mugugno. Perché, seppure le inoculazioni siano le stesse, in realtà i vaccinatori sono pagati in modo differente. E non tutti ovviamente ne sono contenti. Per il momento la profilassi si svolge negli hub, ma presto potrebbe passare alle strutture del territorio. Proprio ieri il segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale, Silvestro Scotti, ha provato ad alzare la voce: «Basta open day - ha detto - bisogna vaccinare negli studi dei medici di famiglia per puntare sulla qualità della vaccinazione, somministrata da un medico che conosce bene il paziente che ha di fronte». In realtà, i medici vaccinatori che ora somministrano le dosi preferirebbero forse continuare con le inoculazioni negli hub. Per molti di loro, in effetti, il servizio è ben pagato. «Nel caso di medici dipendenti che somministrano il vaccino extra orario di lavoro - spiega Carlo Palermo, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, l'associazione dei medici dirigenti ospedalieri - si tratta di produttività aggiuntiva, e quindi ogni ora viene pagata 80 euro lordi. Si chiama libera professione a favore dell'azienda, ed è regolata da leggi emanate durante l'emergenza. Sono stati stabiliti infatti finanziamenti ad hoc». La questione è diversa per gli specializzandi, che invece «vengono pagati 40 euro l'ora». Ma per tutti c' è un limite. «Non possono superare mediamente le 10 ore settimanali». Quindi, un medico può arrivare a guadagnare 3200 al mese, oltre allo stipendio; uno specializzando 1600, oltre alla borsa di studio. Per i medici di famiglia, i conti cambiano. «Se somministriamo il vaccino negli hub - sottolinea Pina Onotri, segretario generale del Sindacato medici italiani - ci vengono riconosciuti 6,16 euro a iniezione. Se invece lo facciamo nei nostri studi, abbiamo un surplus di 2,50 solo per la prima dose, per l'acquisto di dispositivi di protezione. Ricordiamo che gli Usca prendono 40 euro all'ora, altri medici che hanno risposto al bando di Arcuri 60. Mentre i peggio pagati siamo noi. Persino i farmacisti, nel Lazio prendono 12 euro a vaccino». I TEMPI Nel caso in cui la vaccinazione venisse fatta negli studi, molti medici lamentano però di non riuscire a conciliare la profilassi con le attività ordinarie. A meno che non si disponga di un periodo più lungo per completare le inoculazioni, come per la campagna antinfluenzale. E visto che ogni medico di famiglia può avere al massimo 1500 pazienti, i più organizzati alla fine potrebbero superare gli ottomila euro. Tra gli aspiranti vaccinatori, da diverso tempo anche i pediatri lamentano di essere stati tagliati fuori dalla campagna vaccinale. «Il protocollo di intesa che abbiamo sottoscritto quasi tre mesi fa - rimarca Paolo Biasci, presidente della Federazione italiana medici pediatri - rimanda ad accordi regionali. Prevedeva la vaccinazione dei caregiver, ossia dei genitori di pazienti fragili, che poi è stata fatta senza il nostro intervento. La prenotazione, infatti, è stata effettuata presso gli hub più o meno in tutte le regioni. Ora stiamo cercando di utilizzare quel protocollo per la vaccinazione dei bambini». Ma spetta alle Regioni stabilire un compenso. «Le tariffe vengono decise in base ad accordi regionali. Per la vaccinazione degli adulti si era stabilito un compenso di 6,16 lordi a somministrazione. Per i bambini mi auguro venga riconosciuto qualcosa di più». Se, come sperano, si arriverà a 15 euro a inoculazione, considerato che ogni pediatra nella fascia di età tra 12-16 anni ha in carico circa 200 bambini, a conti fatti si potrebbe arrivare a 3mila euro complessivi. Fuori dagli hub, pronti a vaccinare si sono pure i farmacisti. «Abbiamo firmato un accordo quadro nazionale che prevede 6 euro netti a inoculo - precisa Roberto Tobia, segretario nazionale di Federfarma - Poi, sono stati stipulati a livello regionale accordi integrativi con gli assessorati alla salute e, nella maggior parte dei casi, vanno a compensare spese che le farmacie devono sostenere per vaccinare. La disponibilità da parte nostra è massima, il problema è che devono arrivare i vaccini». Nel Lazio per la prima settimana sono stati distribuiti 25 dosi a farmacia (quindi 150 euro il compenso finale). «Speriamo di arrivare almeno a 100 a settimana, la potenzialità delle farmacie è sicuramente più elevata». E in un mese si potrebbe così arrivare a un compenso di 2400 euro. LA TERZA DOSE Intanto, c' è chi si sta attrezzando già per la terza dose. Nelle Marche si prevede di iniziare nell' ultima settimana di settembre, ricominciando dal personale sanitario.

Da “il Venerdì di Repubblica” il 4 maggio 2021. Cronaca della mia vaccinazione tanto attesa. Arrivo nel luogo dell'appuntamento, la coda in strada non solo è immensa ma anche scomposta, tutti che si spingono e si appiccicano sia pure con mascherine. Grido a una specie di sorvegliante immerso nel suo telefonino, sono un medico e sono molto arrabbiato per la vostra distrazione! Il giovanotto si spaventa e subito si dà da fare per tenerci separati. Entro nel padiglione, anche lì coda lunga e i soliti furbetti che con la scusa di dover fare la pipì, saltano la fila: e io grido, sono un giornalista di Repubblica e intendo denunciare la vostra incompetenza! Subito una serie di infermiere si dà da fare per ripristinare l'ordine. Mi vaccinano, mi dicono di fermarmi dieci minuti in una stanza: dopo trenta sono ancora lì e strepito «Sono un sacerdote e devo dire messa, non posso abbandonare i miei fedeli!» e in un baleno sono fuori! Un neofurbetto de Roma

La risposta di Natalia Aspesi: Non so da cosa ci venga questa voglia irrefrenabile di fregare gli altri, in ogni occasione: un po' credo come fosse un gioco, tanto per divertirsi a spese degli altri, un po' perché abbiamo bisogno di affermarci, di sentirci il più forte, meglio degli altri, l'eroe delle modeste vittorie che la vita ci concede. Guardi per esempio sui social: uno scrive una sua scemenza e subito gli altri gli rispondono a male parole per mostrare quanto il loro pensiero sia meglio: anche quando la penserebbero allo stesso modo. Uno degli orrori dei post mi pare sia proprio questo, il non far ragionare ma solo ingaggiare una battaglia a chi è più bravo. Quanto ai furbi del vaccino, che ce ne sono migliaia ad ogni livello, mi piacerebbe sapere quanti agli inizi erano no vax e adesso corrono a vaccinarsi. Però i furbetti piacciono molto, sono le star del momento, come quel giovanotto tutto grillino che ha più trasmissioni sulla rete del movimento, più su tutte le altre, e nel frattempo ha scritto una decina di libri, mentre un normale scrittore ne scrive uno ogni due o tre anni, o se davvero geniale, anche ogni dieci: parlo di Andrea Scanzi, giornalista, e lo nomino solo per dire che dopo aver pubblicato qui una letterina con mia risposta non adorante, ne ho ricevute una montagna: pochissime che mi davano ragione, tutte le altre mi sgridavano però devo dire, senza insulti, anzi molto deferenti. 

Da "Popotus - Avvenire" il 9 aprile 2021. Scoprirsi il braccio per la puntura, fare un bel sorriso sotto alla mascherina e clic: ecco fatto il "selfie del vaccino"! Mettersi in posa e scattarsi una fotografia nel momento esatto in cui si sta per ricevere la propria dose di vaccino anti Covid oggi non è affatto una cosa strana. Anzi, questo comportamento va molto di moda tra i personaggi famosi e i comuni cittadini. Se ne è accorto il New York Times - un quotidiano americano - che in un recente articolo si è domandato: perché mai dovremmo farci una foto mentre ci stanno facendo una puntura? Be', farsi immortalare durante la vaccinazione è un modo per dare il buon esempio e può servire a convincere a vaccinarsi le persone che ancora hanno paura dell' iniezione. «Se lo fa lui - pensa chi vede i selfie del vaccino - lo faccio anche io»; e questo è molto importante. I primi a mostrarsi davanti alle telecamere sono stati i politici, a cominciare dal presidente americano Joe Biden che ha ricevuto la sua dose in diretta tv; mentre il primo ministro greco si è presentato davanti all' obiettivo addirittura a petto nudo. Con il vaccino hanno posato anche l'imprenditore Bill Gates, il Dalai Lama e l' ex calciatore Pelé che alla vaccinazione indossava una maglia sportiva. Qualcuno invece ha deciso di fare l' esatto contrario: il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, per esempio, si è fatto fotografare mentre aspettava in coda la vaccinazione ma non ha voluto flash nel momento in cui la siringa è entrata in azione. La sua è stata una decisione apprezzata visto che, quando è esagerato, il selfie del vaccino rischia di diventare soltanto una scusa per fare pubblicità a se stessi più che al vaccino. Non è la prima volta che per fare pubblicità ai vaccini si usa la faccia (e il braccio) di persone famose, immortalate accanto all' infermiere di turno che completa l' iniezione davanti ai flash. Il caso più celebre è quello di Elvis Presley, un cantante famosissimo - all' epoca - che nel 1956 in uno studio televisivo si fece vaccinare (e fotografare) contro la poliomelite, una malattia che allora colpiva soprattutto bambini e ragazzi. L' anno prima alcune bellissime modelle francesi erano state immortalate mentre erano in fila per ricevere il vaccino contro il vaiolo, una malattia oggi scomparsa proprio grazie al successo di quelle iniezioni. Nel 1976 il presidente americano Gerald Ford posò sorridente mentre riceveva il suo vaccino contro un' influenza dell' epoca chiamata "suina"; nel 2009 fu il turno di Barack Obama, diventato presidente degli Stati Uniti, che si fece fotografare con una siringa contenete il vaccino antinfluenzale. Insomma, l' idea di conservare grazie a un' immagine il momento esatto del vaccino è vecchia e anzi, a ben vedere, è nata addirittura prima dell' invenzione della fotografia. Già alla fine del Settecento si diffusero disegni che rappresentavano le prime iniezioni contro i virus. Pensate che Edward Jenner, il medico britannico che creò il vaccino contro il vaiolo, fece realizzare delle immagini che lo ritraevano mentre somministrava una dose ai suoi figli; poi le distribuì per convincere i pazienti che l' antidoto che aveva inventato era talmente sicuro che non aveva paura di darlo nemmeno ai suoi stessi bambini.

Forse avete già diritto a vaccinarvi, ma nessuno ve lo ha ancora spiegato. Libero Quotidiano il 22 aprile 2021. Le regole per la campagna anti-Covid in Italia, come noto, variano sensibilmente da regione a regione, ma su alcuni punti c’è perfetta armonia. In particolare, le maglie per quanto riguarda i famosi “caregiver” (termine ormai abusato a causa dell’incredibile saga di Andrea Scanzi) sono abbastanza larghe e non c’è bisogno di particolari procedure. Una circolare del ministero ha chiarito che rientra nella categoria chiunque si prenda cura di un parente con le seguenti patologie:

Malattie respiratorie

Malattie cardiocircolatorie

Malattie neurologiche

Grave obesità (indice di massa corporea superiore a 35, cioè per un uomo alto 180 cm circa 115 chili)

Diabete/altre endocrinopatie

Insufficienza renale/patologia renale

Ipertensione arteriosa

Malattie autoimmuni/Immunodeficienze primitive

Malattia epatica

Malattie cerebrovascolari

Patologia oncologica

HIV

Disabili (legge 104)

Nota bene: non serve essere conviventi, basta dichiarare di dovervi prendere cura del vostro famigliare. E non in tutte le regioni è strettamente necessario prenotare: molti lettori ci segnalano di aver semplicemente chiamato un centro vaccinale per verificare la disponibilità di posti, ricevendo risposta affermativa. Si sono presentati e hanno fatto tutto. In Lombardia, per esempio, viene fornita un’autocertificazione che si può scaricare su Internet o compilare sul posto. Non serve passare dal medico.  Anzi, è consigliato presentarsi con il proprio parente direttamente il giorno della convocazione per il vaccino. Oppure si può prenotare sul portale (al massimo tre persone per ogni “soggetto fragile”) fornendo il codice fiscale e  il numero di tesserino sanitario dell’assistito. Nel Lazio la procedura è uguale, ma può iscriversi una sola persona per ogni malato. Per quanto riguarda gli oncologici, devono aver terminato i trattamenti non più di sei mesi fa. Come dicevamo, per i dettagli conviene fare una piccola ricerca sul portale della propria regione. Al di là di ciò, qui potete verificare quali sono le patologie che rientrano nella casistica.

P.s. l’impressione che ricavate da questa lettura è che la campagna vaccinale italiana sia nel caos? Liberi di pensarlo, ma vi diamo anche questo dato: il nostro Paese sta procedendo più velocemente degli Stati Uniti per quanto riguarda le somministrazioni. Gli Usa hanno usato meno dell'81% delle dosi distribuite, noi siamo oltre l'82%. Il problema è che a causa dei pessimi contratti stretti con le aziende farmaceutiche manca la materia prima: gli antivirus.

Camillo Langone per “il Foglio” il 15 aprile 2021, pubblicato da “Anteprima. La spremuta di giornali di Giorgio Dell’Arti”. Furono 12, su 1.225, i professori universitari che nel 1931 si rifiutarono di giurare fedeltà al regime fascista. Qualcuno mi dica quanti sono stati i professori universitari che nel 2021 hanno rifiutato di ricevere il vaccino in anticipo, per non scavalcare vecchi e malati. Undici? Dieci? Nove? Ancor meno? Magari tre professori di filosofia morale, due di pedagogia sociale? Fatemeli conoscere, voglio inchinarmi al loro cospetto... Ovviamente i no vax non contano, contano soltanto i docenti desiderosi di fare il vaccino però senza sottrarlo a persone più bisognose. I dodici eroi degli anni Trenta dimostrarono che, per quanto difficile, non è impossibile coniugare accademia e rettitudine. Se scoprissi che quest'anno nessun professore ha respinto lo schifosetto, stortignaccolo privilegio del vaccino anticipato dovrò dire che negli atenei italiani moralità e dignità sono estinte come il dodo dell'isola Maurizio. E che la definizione data nel 1909 da Gaetano Salvemini all'università di Napoli ("scuola superiore di mala vita") merita di essere rispolverata ed estesa.

"Io, psicologa, chiamata e poi cacciata al centro vaccinale": la lettera a Libero. Libero Quotidiano l'11 aprile 2021. Sono una psicologa, di quelle additate da Draghi con la frase «Smettete di vaccinare psicologi di 35 anni, priorità agli anziani». Sabato 10 aprile, alle ore 12, ricevo una telefonata da un numero privato. Rispondo ed è l’Ufficio Igiene che mi chiede se possa recarmi subito presso il centro vaccinale del mio Comune (Bisceglie, Puglia) per vaccinarmi «perché ora abbiamo disponibilità di dosi, poi potrebbe passare parecchio tempo per essere ricontattata». Rispondo che in mezz’ora sarei stata lì e così è stato.  Faccio la fila assieme a tanta altra gente e, dopo un’ora e mezza di attesa, quando finalmente mi siedo di fronte alla dottoressa che mi chiede il codice fiscale, il perché sia lì e quale sia il mio lavoro, ecco che la commedia del grottesco tocca il suo apice. Rispondo che «sono qui perché mi avete chiamata voi due ore fa» e che «nella vita faccio la psicologa psicoterapeuta e lavoro nel mio studio privato ed in un centro antiviolenza». Vedo l’espressione sul suo volto cambiare e mi sento dire «e no, gli psicologi li stiamo rimandando indietro. Però ora chiedo conferma alla mia collega». Arriva la conferma e la dottoressa mi congeda dicendomi «mi spiace, non può vaccinarsi. Sarà ricontattata». Ovviamente non sa neanche dirmi le tempistiche di questa nuova fantomatica chiamata. Personalmente sono rimasta sconcertata. Come può essere che una faccenda così seria vada in questo modo? Com’è possibile contattare persone per vaccinarle e poi rimandarle a casa senza vaccino?  Mi sono informata e ho scoperto che molti altri colleghi sono stati chiamati e poi fatti tornare indietro. Mi è stato detto che tutto è nato da una pessima gestione per cui gli psicologi sarebbero stati trattati a mo’ di tappabuchi, essendoci delle dosi di vaccino in più. Quando però quei buchi si sono tappati, perché al centro vaccinale si sono presentati altri over 80, noi psicologi siamo stati cacciati via, come fossimo l’ultima ruota del carro. Ora, caro Signor Premier e caro Signor Ministro della Salute, se il piano vaccinale l’avesse progettato e gestito mia nipote che ha tre anni, sono sicura che avrebbe funzionato meglio. Avete, giustamente, deciso l’obbligo vaccinale per tutti gli operatori sanitari e socio-sanitari, pena la sospensione dell’esercizio della professione; dopo un po’ vi siete ricordati che gli psicologi rientrano in questa categoria (vi era un attimo sfuggito!) e quindi l’obbligo è, ancora giustamente, anche per noi. Poi quella frase così infelice e discriminatoria sulla mia categoria (in assoluta antitesi con quanto da voi stessi deciso) e le Asl che vanno nel pallone. Di nuovo, caro Signor Premier e caro Signor Ministro della Salute, sono abituata a spingermi nei meandri più bui e contorti della mente e dell’animo umano, ma proprio non riesco a trovare un fil rouge nelle vostre parole e nel vostro (non) operato. Vi prego di illuminarmi. Non sto puntando i piedi come una bambina che vuole per forza il giocattolo (il vaccino in questo caso) ma trovo sconcertante, a tratti psicotica (per rimanere nell’alveo della mia professione), la vostra incoerenza. Io non sono una “furbetta”, non voglio rubare il posto a nessuno, io una coscienza ce l’ho. Sabato mattina stavo solo cercando di attenermi alle regole che voi avete deciso, non io. Infine, Signor Premier, ha avuto modo di leggere qualche ricerca scientifica in merito agli effetti psicologici della pandemia e al malessere e al disagio che questa ha provocato o accresciuto laddove preesistenti? Sa quanto è importante per i miei pazienti la possibilità di svolgere un percorso psicoterapeutico, soprattutto ora? E farlo in piena sicurezza, con gli operatori del settore il più possibile vaccinati? Signor Premier, Signor Ministro della Salute non vi chiamo con i vostri nomi e cognomi perché è al ruolo che ricoprite che mi rivolgo. La mia professione mi insegna ogni giorno quanto, per poter essere d’aiuto agli altri, io debba ascoltare, informarmi, cercare di capire, essere sinceramente interessata all’altro.  Ecco, seppur non siete psicologi, magari prendere spunto dalle caratteristiche che mettiamo in campo noi nella nostra professione per poter essere utili, potrebbe rendere più utili anche voi. Con delusione, dott.ssa Mariaceleste Petrelli

Vaccino, inchiesta a Biella: "Venti caregiver per un solo disabile". La denuncia del magistrato: ecco come saltano la fila. Libero Quotidiano il 10 aprile 2021. L'Asl di Biella sui "furbetti del vaccino" ha dato una risposta che non ha convinto il magistrato in pensione Antonio Rinaudo, responsabile dell'area giuridico amministrativa dell'Unità di Crisi del Piemonte. Rinaudo ha così inviato un esposto in Procura: "Ho trovato la relazione molto insoddisfacente. In un periodo in cui è andato smarrito ogni senso di solidarietà e in cui quella legata ai vaccini è diventata una monetizzazione del potere", ha spiegato il magistrato che è per una linea durissima contro i furbetti. Sono infatti sessanta gli iscritti al registro degli indagati nel Biellese. "Vengo considerato estremamente duro perché con me soltanto chi ha diritto può essere vaccinato, non concedo preferenze a nessuno. Neanche in quelle situazioni borderline in cui sarebbe facilissimo dire sì. Invece serve rigore", ha specificato Rinaudo parlando con il quotidiano La Stampa. Secondo Rinaudo bisogna occuparsi della galassia del volontariato. "E' aumentato il numero dei volontari ma bisogna capire se l'hanno fatto per dare una mano o volevano soltanto inserirsi. Lo stesso per i caregiver. Tutti sono diventati caregiver, un disabile se ne ritrova una ventina", precisa Rinaudo riferendosi proprio a quei familiari che assistono un loro congiunto ammalato e/o disabile. Lo stesso caso per cui è stato vaccinato Andrea Scanzi, il cui comportamento ha provocato una marea di polemiche. L'indagato più noto, il direttore dell'Unione Industriale Pier Francesco Corcione, ha voluto dire la sua spiegando di essere convinto di essere in regola, spiegando di aver, "ritenuto importante dare il buon esempio, perché considero il vaccinarsi un dovere sociale prima ancora che un diritto individuale". Ma secondo la Asl non avrebbe invece avuto alcun diritto quando  il 9 gennaio si vaccinò insieme con la commercialista Federica Casalvolone, con l'imprenditore Matteo Tempia e con l'avvocato Domenico Monteleone e a sua moglie Donatella Pelle. Le dosi Pfizer disponibili erano riservate ai sanitari.  

Mauro Zola per “la Stampa” il 10 aprile 2021. La risposta dell' Asl di Biella sui «furbetti del vaccino» non ha convinto il magistrato in pensione Antonio Rinaudo, responsabile dell' area giuridico amministrativa dell' Unità di Crisi del Piemonte, che ha inviato un esposto in Procura dando il via al caso giudiziario. «Ho trovato la relazione molto insoddisfacente», spiega Rinaudo, fautore della linea dura, anzi durissima contro i «furbetti». In un periodo in cui «è andato smarrito ogni senso di solidarietà» e in cui quella legata ai vaccini è diventata «una monetizzazione del potere». I sessanta iscritti al registro degli indagati nel Biellese rappresentano il peggior caso tra quelli emersi in Piemonte. «Che per il resto conta su una casistica eccellente». Anche grazie a una politica di tolleranza zero. «Vengo considerato estremamente duro perché con me soltanto chi ha diritto può essere vaccinato, non concedo preferenze a nessuno. Neanche in quelle situazioni borderline in cui sarebbe facilissimo dire sì. Invece serve rigore». E secondo Rinaudo resta ancora da esplorare la galassia del volontariato. «E' aumentato il numero dei volontari ma bisogna capire se l' hanno fatto per dare una mano o volevano soltanto inserirsi. Lo stesso per i caregiver. Tutti sono diventati caregiver, un disabile se ne ritrova una ventina». Se il giudizio dell' ex pm sull' operato dei dirigenti Asl è poco lusinghiero, questi puntano a farsi subito interrogare, con la speranza di uscire dall' indagine. «Una scelta doverosa sul piano etico - spiega il loro legale Domenico Duso -, in quanto funzionari pubblici». Fornisce una propria giustificazione anche l' indagato più noto, il direttore dell' Unione Industriale Pier Francesco Corcione, che si dice convinto di essere in regola e spiega di aver «ritenuto importante dare il buon esempio, perché considero il vaccinarsi un dovere sociale prima ancora che un diritto individuale». Secondo la stessa Asl non avrebbe invece avuto alcun diritto il 9 gennaio, quando si vaccinò insieme alla commercialista Federica Casalvolone, all' imprenditore Matteo Tempia, all' avvocato Domenico Monteleone e a sua moglie Donatella Pelle: erano i primi giorni e le dosi Pfizer erano riservate ai sanitari. E poi scelse non l' ospedale, ma una piccola casa di riposo.

Virginia Piccolillo per il “Corriere della Sera” il 9 aprile 2021. Tra i vaccinati che hanno saltato la fila anagrafica ricadendo nella categoria «altro», la più alta percentuale si trova in Sicilia, Campania, Calabria e Valle d' Aosta. Con il sospetto che si sia voluto favorire «gli amici degli amici», il presidente della Commissione antimafia, Nicola Morra, annuncia su Facebook che chiederà gli elenchi dei vaccinati. A scorrere i dati, l' anomalia balza agli occhi. Su 11.850.555 dosi, quelle non destinate a over 80, a ospiti delle Rsa, a operatori sanitari, a personale «non sanitario» o scolastico e alle forze armate sono state 2.236.752. Più della metà delle 4.106.273 dosi degli over 80. Un gruppo che attira l' attenzione dei pm. Ieri 23 avvisi di garanzia a Biella per dirigenti, avvocati, commercialisti e vertici dell' Asl vaccinati a gennaio con dosi per i sanitari. «Gli accertamenti proseguono» ha detto il procuratore di Teresa Angela Camelio. A Oristano in 15 avrebbero vaccinato chi non era in fila. Ben 695.235 somministrazioni ad «altri» sono censite in Sicilia, Campania, Calabria che subiscono l' aggressione di mafia, camorra e 'ndrangheta, fa notare Morra, che vi aggiunge anche la Valle d' Aosta e dichiara di aver concordato questa iniziativa con Paolo Lattanzio, coordinatore in Antimafia del comitato sulla prevenzione e repressione delle attività predatorie della criminalità organizzata durante l' emergenza sanitaria. «La sovrapposizione iniziale di criteri per le vaccinazioni - piattaforma unica, poi medici di base, poi sindaci, poi ancora piattaforme - ha generato caos sulla scelta delle priorità e, diceva Falcone, dove gli amministratori sono inadeguati, là governa la mafia. E così se in molte regioni, sud incluso, la priorità dei più fragili è stata rispettata, in quelle più infiltrate dalla criminalità no», spiega Morra. In Campania, dove le somministrazioni sono state poco meno di un milione, le dosi destinate ai fuori lista sono state 297.193, più di quelle agli over 80, 295.250. Stessa cosa in Sicilia: meno dosi agli anziani (213.164) che agli «altri» (301.329). Idem in Valle d' Aosta: 87.804 ai nonni e 88.867 ai fuori lista. In Calabria quasi alla pari dosi agli ultraottantenni (88.867) e ai «chissà-perché» (88.030). Le inchieste già lo rendono evidente. «Porta chi vuoi facciamo che gli facciamo il tampone a tutti... pure ai gatti», diceva, intercettato, Vincenzo Cesareo, direttore sanitario di Cetraro, indagato per truffa. «Vorrei vedere i dati scorporati per provincia», dice Morra convinto che i vaccini siano strumento di potere e consenso delle mafie. «Si rende conto che sono dati sensibili?» chiede Gennaro Migliore (Iv) appellandosi a presidenti di Camera e Senato contro l' iniziativa «più da Facebook che da Antimafia». «Rispetto i diritti di tutti - risponde Morra -. Ma c' è anche quello dell' Antimafia indagare sulla sanità, tra le maggiori fonti di guadagno delle mafie, come mostrò l' omicidio Fortugno».

Cesare Zapperi per il “Corriere della Sera” il 26 marzo 2021. Regione che vai, categorie che trovi. Fra avvocati, studenti di Medicina, costruttori di presidi sanitari e stretti collaboratori di politici, l'Italia dei furbetti (dal cartellino al vaccino, la filosofia è sempre la stessa) offre il suo ricco campionario di soggetti che, a cavallo tra regole e libere interpretazioni delle stesse, mettono la freccia di sorpasso e si garantiscono l'immunità dal Covid prima di anziani e pazienti fragili. In Campania, dove il presidente Vincenzo De Luca fu tra i primi ad attirarsi un vespaio di critiche per essersi proposto a braccio nudo come testimonial non richiesto della campagna vaccinale, è di questi giorni il caso sollevato dal consigliere regionale leghista Giampiero Zinzi sulla composizione piuttosto allargata dell'Unità di crisi per comprendervi collaboratori dello staff del governatore (dall'addetto alle relazioni esterne ad altri dirigenti) che nel loro incarico non sarebbero sottoposti a particolari rischi di contagio. Dalla Giunta regionale è stata diffusa una nota per sottolineare che «sono state rispettate le norme di legge». In Puglia sono state aperte due inchieste: una dei carabinieri del Nas, coordinata dalla Procura di Bari, e l'altra del Nirs, un nucleo ispettivo della Regione. Il Nas ha acquisito l'elenco dei vaccinati e ha constatato la presenza di un numero esagerato di operatori sanitari e di volontari (molti si sarebbero iscritti ad associazioni solo per avere il vaccino). Inoltre risultano vaccinati venti minorenni: 12 under 16 e otto 17enni. Tra gli immunizzati anche artigiani, cinque amministratori locali e commercianti mentre proseguono a spron battuto le iniezioni di tutti gli studenti della facoltà di Medicina di Bari, comprese le matricole. A Brindisi erano iniziate le vaccinazioni dei magistrati ma dopo le parole di Draghi e del commissario Figliuolo è stato imposto lo stop. Gli avvocati sarebbero arrivati dopo, ma non hanno fatto nemmeno in tempo a iniziare. La Toscana è la Regione che più ha fatto parlare di sé. Per almeno due ragioni. La prima è aver inserito tra le categorie con diritto di precedenza quelle degli avvocati (tra questi, per via del doppio ruolo, sono finiti anche alcuni politici nazionali, regionali e comunali) e dei magistrati. La seconda è aver previsto, sul portale dedicato alle prenotazioni, in fondo all'elenco dei soggetti vaccinabili con priorità una indefinibile categoria «altro» che ha aperto una breccia nella quale si sono infilate migliaia di persone. È per questo che risultano iscritti cuochi, camerieri, insegnanti di discipline sportive, professori d'orchestra, ballerine e modelle. I carabinieri hanno acquisito un elenco di 57 mila nomi per verificare quanti tra questi avevano davvero il diritto di precedenza. Un'inchiesta è stata avviata anche ad Arezzo per chiarire come vengono compilate le liste dei cosiddetti «panchinari» dopo che è scoppiata la polemica per la vaccinazione del giornalista Andrea Scanzi. In Sicilia nelle scorse settimane si è proceduto a immunizzare a prescindere dall'età avvocati e magistrati. Poi è arrivato lo stop. Dalla scorsa settimana si vaccinano a pieno ritmo i fragili. Per il particolare capitolo dei «furbetti del vaccino» sono state aperte alcune inchieste: nel mirino i centri di Ragusa, Petralia, il Giglio di Cefalù, Villa delle Ginestre, Fiera del Mediterraneo e Civico di Palermo. Ha fatto scalpore il caso del sindaco di Corleone, Nicolò Nicolosi, travolto dalle polemiche per avere usufruito tra i primi del vaccino. L'8 marzo ha annunciato le dimissioni (ha anche ricevuto una busta con un proiettile), ma i sindaci del territorio ieri gli hanno chiesto di ripensarci con un documento ufficiale. Ma qui e là da diverse zone d'Italia rimbalzano notizie di fascicoli aperti dalla magistratura per appurare se tutti i soggetti che si sono presentati ai centri di vaccinazione o sono in lista ne abbiano i requisiti. In Piemonte sono al lavoro gli inquirenti di Ivrea e di Biella (pare che un centinaio di autocertificazioni fossero poco rispondenti a verità). Un caso particolare, non classificabile come forma di furbizia ma certo poco lineare, si è verificato infine ieri a Chiuduno (Bergamo) dove tutte le dosi previste sono state inoculate malgrado il flop totale delle convocazioni regionali perché le persone si sono presentate grazie al passaparola.

Lorenzo De Cicco per “Il Messaggero” il 26 marzo 2021. Dopo la psicosi, i certificati fasulli. Per schivare la dose di AstraZeneca, vaccino autorizzato e iper-verificato dall'Aifa e dall'Ema, c'è chi ha inventato addirittura di essere «estremamente vulnerabile», presentandosi al centro dell'Asl col referto firmato dal medico di famiglia e chiedendo di avere Pfizer o Moderna. Peccato appunto che la «fragilità grave», talmente grave da giustificare il cambio del tipo di farmaco, fosse inventata. Hanno scoperto il trucco i sanitari delle Asl: finora sono stati accertati già 30 casi nel Lazio, 15 solo alla Nuvola, il centro congressi diventato il principale hub di somministrazione dell'azienda sanitaria Roma 2. Azienda che ora ha deciso di vederci chiaro, avviando controlli sugli attestati timbrati dai dottori.

LE ESENZIONI. Dopo il balletto sul limite d'età (prima fissato a 65 anni, poi sdoganato per tutti), per il siero prodotto dal colosso anglo-svedese AstraZeneca non ci sono quasi più limiti. A parte alcune patologie davvero gravi, una lista corta. Per esempio: non basta essere cardiopatici, bisogna avere uno «scompenso cardiaco in classe avanzata» oppure essere pazienti «post shock cardiogeno» per essere vaccinati obbligatoriamente con Pfizer o Moderna. Altro caso: non è sufficiente essere in sovrappeso, AstraZeneca non va iniettato soltanto agli obesi gravi, col «BMI», l'indice della massa corporea, superiore a 35. Vale a dire il livello di un uomo alto un metro e 80 che pesa oltre 115 chili. Qualche dottore però è stato di manica larga. Al punto di scrivere sul certificato che il mutuato da vaccinare, con la prenotazione per AstraZeneca già in tasca, era talmente «vulnerabile» da dover ricevere un siero diverso. Il raggiro, almeno in una trentina di casi, è stato scoperto dai medici dei centri vaccinali. Per i quali cambiare il tipo di dose all'ultimo minuto non è facile: alcuni hub infatti sono attrezzati per somministrare soltanto AstraZeneca, altri inoculano solo Pfizer o Moderna. Cambiare in corsa quindi rischia di stravolgere la programmazione, già resa precaria dall'arrivo a singhiozzo delle fiale nei super-congelatori. Il rischio è che, con una boccetta già aperta, la dose possa andare sprecata. Ecco perché l'Asl Roma 2, dove si è verificato il maggior numero di casi finora, sta indagando sui certificati. Per accertare le responsabilità dei dottori che li hanno firmati. «Negli ambulatori di base c'è molta pressione ultimamente», racconta Antonio Magi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma. Gli strascichi della querelle su AstraZeneca, del tutto infondata a livello scientifico, si vedono ancora. Nonostante tutte le agenzie di controllo, sia quella europea che quella italiana, abbiano confermato la sicurezza e l'efficacia dell'antidoto. «Trattare con le persone non è sempre facile - dice Magi - molti pazienti sono ancora spaventati, senza motivo. C'è chi si presenta negli studi. Magari hanno anche patologie, ma lievi, non tali da giustificare il cambio di farmaco. Non basta essere malati: se ti presenti all'hub della Asl ingessato per una frattura, non è che puoi definirti fragile». Per il capo dell'Ordine ora deve passare un concetto: «Il tipo di vaccino non si può scegliere, anche se perfino le Asl e le farmacie stanno litigando per contendersi le fiale di Johnson & Johnson. Ma in questa fase dobbiamo vaccinare il prima possibile tutti, con le dosi che ci sono. È l'unico modo per ridurre la circolazione del virus».

Gli errori delle Regioni ci costano 150 morti al giorno. Claudio Marincola su Il Quotidiano del Sud il 25 marzo 2021. C’è una contabilità parallela alla serale elencazione quotidiana dei lutti: quelli che si sarebbero potuti evitare se tutte le Regioni non avessero proceduto in ordine sparso. Un calcolo che analisti e statistici conoscono bene. L’unità di misura è la morte: dai 150 ai 100 decessi da Covid in meno al giorno. Sarebbe bastato che anziché stabilire ognuna un suo criterio di priorità, un elenco delle categorie alle quali dare la precedenza, le regioni avessero vaccinato i più anziani, fragili e disabili, come è avvenuto in altri Paesi europei dove il virus con tutte le sue varianti è meno letale. I nostri 20 piccoli stati hanno seguito invece regole molto diverse tra loro. Chi ha vaccinato avvocati, chi giornalisti, chi operatori della giustizia, chi cuochi e addetti alle mense, mettendo tutti in un calderone, senza distinzione di età e percentuali di rischio. Persino con i sanitari che avevano la precedenza assoluta si sono seguiti criteri diversi, inserendo anche amministrativi in smart-working e operatori di servizi non proprio essenziali. Con un diversa impostazione della campagna vaccinale il conteggio sarebbe meno drammatica. Il professor Matteo Villa, ricercatore dell’Ispi (Istituto di politica internazionale), ha raccolto e analizzato i numeri della Pandemia. Spiega: «Con una campagna vaccinale concentrata sugli ultraottantenni avremmo dimezzato i decessi e invece li riduciamo solo di un quinto. A causa della diversa distribuzione dei vaccini – ha calcolato Villa – abbiamo tra i 150 e 100 morti in più al giorno. E questo ci dà l’idea di quanti danni può fare non aver centrato questa campagna. Nella prima fase il 16% di dosi è andato a persone che non ne avevano urgenza. Vuol dire che almeno 1 o 2 due dosi su 10 sono andate a chi avrebbe potuto aspettare. Si sono persi due mesi».

LOMBARDIA: 11 MILIONI PER UN SERVIZIO GRATUITO. Villa, – intervistato di recente da Radio1 – ha messo il dito nella piaga. «Con poche dosi a disposizione abbiamo deciso di darle a persone che forse, almeno non tutte, se lo meritavano. Persone non facenti parte del sistema sanitario e con un rischio molto basso, utilizzando oltretutto il Pfizer fino a rimanerne senza». In alcuni Paesi europei i benefici dei vaccini hanno già dato risultati incoraggianti. Noi stiamo ancora troppo indietro ma un piccolo miglioramento c’è. «Stanno diminuendo le vittime con più di 90 anni – ha rimarcato Villa – mentre la percentuale degli ultraottantenni vaccinati ha superato il 40 %». Sotto questo soglia, solo al 3% delle persone tra i 70 e 79 anni è stato somministrato il vaccino. Nel Regno Unito tutti gli over 50 sono stati vaccinati». Le dosi di AstraZeneca che ha ricevuto il Regno Unito (15 milioni) sono state di poco inferiori a quelle ricevute dal resto dei Paesi Ue. Ma qualcosa comunque non torna. Prendiamo le convocazioni. In alcune regioni, ad esempio la Lombardia, sono stati usati gli sms, in altre semplici telefonate, in altre istituita un’agenda. Sbagliando destinatari, con destinazioni in alcuni casi molto lontane dal luogo di residenza. E solo nelle ultime 48 ore si è cominciato a vaccinare i pazienti allettati. L’utilizzo di diverse piattaforme informatiche ha generato altro caos. Cinque regioni si sono rifiutate di utilizzare il portale gratuito di Poste italiane. Tra queste, inizialmente, la Lombardia, costretta a fare marcia indietro. Il Pirellone aveva preferito affidare il sistema delle prenotazioni ad un call center esterno sborsando più di 11 milioni di euro. Con risultati che ora sono sotto gli occhi di tutti e che hanno comportato alle le dimissioni in blocco del Cda di Aria Spa.

IL RIFIUTO DELLA TOSCANA: «FACCIAMO DA SOLI». In questa dissennata gestione del siero chi ha fatto peggio, contro ogni previsione, sono le regioni del Nord. La Basilicata, tanto per fare un esempio, entro il 3 aprile prossimo avrà somministrato la prima dose Pfizer a tutti gli over 80. Nel Lazio, che spera di tornare arancione, da domani si vaccinerà anche di notte accettando le prenotazioni delle classi 52/53. Ieri si è toccato il record delle 25 mila inoculazioni in un giorno. In Toscana il governatore Eugenio Giani si è rifiutato di armonizzare i portali della regione utilizzando per le prenotazioni Poste italiane. «Il nostro funziona regolarmente, cambiare in corsa sarebbe peggio», ha detto. Nessuna parola però sui 70 mila fragili che non sono riusciti a prenotarsi. Nelle Marche circa ventimila persone considerate categoria prioritaria, impiegati e amministrativi meno esposti al Covid , hanno già ricevuto la prima dose. Cosa che è riuscita ai non deambulanti over 80, impossibilitati a recarsi nei 15 punti vaccinali. Il consigliere regionale pd, Antonio Mastrovincenzo ha presentato un’interrogazione. Vuol vederci chiaro, capire come mai «1.888 persone che non sono personale sanitario, sono rientrate nella categoria degli addetti ai servizi in contatto con i pazienti mentre nelle Rsa solo in 145 hanno ricevuto il vaccino». Senza parlare delle 40 mila dosi avanzate, della cancellazione delle prenotazioni, delle fiale Astrazeneca destinate a pazienti incompatibili per le loro patologie, convocati e poi rimandati a casa. Non stiamo parlando dei furbetti. Ma del “modello Andrea Scanzi”. La corsia preferenziale per aggirare la fila adducendo la qualsiasi. I genitori malati, le fragilità presunte, l’inoculazione last minute per non disperdere il prezioso siero. In teoria, in Pandemia comanda lo Stato, come confermato di recente dalla Corte costituzionale. Definisce le categorie prioritarie, detta gli obblighi, indica le raccomandazioni vaccinali, fissa i paletti. Manca però un documento vincolante che stabilisca gli obiettivi regionali. Solo così, adottando un decreto ad hoc, lo Stato avrebbe potuto intervenire correggendo le inefficienze. In assenza di atti normativi resta solo un’offerta di collaborazione generica alle regioni. Aiuto che i governatori rispediscono regolarmente al mittente.

La Toscana ha vaccinato pure i maestri di danza prima di anziani e fragili. I Nas stanno verificando quanti di loro abbiano hanno ricevuto uno dei vaccini rivolti agli ultraottantenni, ai fragili, al personale sociosanitario e agli operatori del 118. Gabriele Laganà - Sab, 03/04/2021 - su Il Giornale.  La campagna di vaccinazione attuata in Toscana nel mirino dei Nas dei carabinieri di Firenze. I militari hanno controllato la lista del personale scolastico che nella Regione ha già ricevuto la prima dose di AstraZeneca, circa 72mila persone, scoprendo che tra loro ci sono anche insegnanti delle scuole di musica e delle scuole di danza, molte delle quali chiuse in questo periodo. Il Nucleo antisofisticazioni e sanità, come racconta La Nazione che ha portato alla luce il caso, sotto il comando del maggiore Andrea Davini sta lavorando per appurare quanti di loro abbiano hanno ricevuto il vaccino Pfizer, rivolto prioritariamente al personale sociosanitario e agli anziani over 80, e Moderna, utilizzato per pazienti fragili e operatori del 118. Non va dimenticato che in Toscana il numero di over 80 a cui è stata somministrata almeno la prima dose del farmaco anti-Covid risulta essere decisamente basso. Secondo gli ultimi dati aggiornati a ieri, infatti, sono oltre 220mila, a cui aggiungere i 19mila ospiti delle case di riposo, su circa 320mila soggetti totali. Per questo motivo il governatore Giani ha annunciato che l’Asl è pronta a supportare i medici di famiglia che, per un motivo o per un altro, non dovessero riuscire a vaccinare gli anziani inclusi in questa categoria a casa o in ambulatorio. L’obiettivo, come conferma il segretario Fimmg regionale Alessio Nastruzzi, è riuscire ad immunizzarli tutti entro metà maggio. Il numero degli ultraottantenni a cui è stata somministrata almeno una prima dose stona se paragonato alla generica voce di "altri vaccinati" che include oltre 170mila persone che si sono sottoposti alla prima inoculazione. Ma non è tutto. Perché anche i numeri, ben più piccoli, delle categorie prioritarie sono altro motivo di riflessione: oltre 46mila tra i 75 e i 79 anni, solo 7.300 tra i 70 e i 74, 32mila estremamente vulnerabili, 11mila operatori sociosanitari, oltre 16mila dirigenti medici, 11mila altro personale del comparto sanitario, oltre 7mila medici convenzionati e altrettanti amministrativi, oltre 4mila medici di medicina generale e, infine, 7mila tecnici del comparto. Proprio sulla voce "altri" il Nas ha rilevato una notevole presenza di personale non sanitario e non appartenente alle categorie prioritarie. Un caso su cui ora si farà luce. I ritardi e le presunte corsie preferenziali che potrebbero essere state utilizzate dai cosiddetti "furbetti del vaccino" non fanno altro che ritardare la fine dell’incubo coronavirus.

MISERIA E NOBILTÀ. I furbetti del vaccino e l’Europa - Servono Orgoglio Sud e Grande Nord che non ha nulla a che vedere con i carrozzoni regionali. Roberto Napoletano su Il Quotidiano del Sud il 25 marzo 2021. Un milione di amici degli amici dei Capetti delle Regioni e il disastro Lombardia. Non si può avere un Capo del governo italiano che detta le danze in Europa, scopre il doppio gioco di alcune multinazionali sui vaccini, e correre il rischio che i soliti Capetti delle Regioni del Nord moltiplichino il numero dei morti e blocchino il Paese con i soldi degli altri mentre si scopre che Bari ha una rete digitale veloce superiore a quella di Milano. Bisogna avere un’idea di Paese e perseguire un progetto organico di sviluppo che è incompatibile con la logica dei venti Staterelli. Miseria e Nobiltà. Non sono medici. Non sono infermieri. Non sono operatori sanitari. Non sono insegnanti. Non appartengono alle Forze dell’ordine. Sono perfetti sconosciuti. Non rientrano in nessuna delle categorie comprese nel piano vaccinale del ministero della Salute. Sono un milione. Sono gli amici degli amici dei Capetti delle Regioni. Hanno assorbito una dose su dieci delle fiale disponibili. Non hanno superato la ottantina. Non sono nemmeno nella fascia tra i settanta e gli ottanta. Avete capito bene: una dose su dieci è finita nel braccio sbagliato perché i micro interessi corporativi sgretolano anche le liste jolly; c’è sempre una corsia preferenziale per gli amici degli amici dei Capi degli staterelli del più ridicolo dei federalismi mondiali della irresponsabilità. Una vergogna assoluta. La Toscana del granduca Giani che ha la palma dell’ultimo posto per i vaccinati over 80 troneggia nella top ten di Gimbe dei “perfetti sconosciuti” anche se potrà dire che il doge veneto Zaia e il re della Sinistra Padronale emiliano-romagnola Bonaccini lo umiliano nella stessa classifica. Poiché nelle piccole e grandi clientele l’Italia riesce a essere unita, come potevano il re delle due Sicilie Musumeci e lo sceriffo campano De Luca non guidare le danze dei raccomandati e come poteva mancare nella lista perfino il mite Zingaretti che di certo non ha sfigurato con il suo Lazio nella campagna vaccinazioni? Questa è l’Italietta costitutiva dei furbi di uno Stato Arlecchino dove sono negati perfino i diritti di cittadinanza di venti milioni di persone nella sanità e nella scuola come nei trasporti senza che la borsa piena di trasferimenti pubblici impedisca alle Regioni più foraggiate d’Italia di fare spesso peggio di tutti e di eccellere in clientelismo perfino sui lutti da pandemia. Quello che sta succedendo in Lombardia, diciamocelo chiaro, è oltre ogni decenza: non c’è città piccola o grande della regione locomotiva dell’economia italiana dove ogni giorno centinaia di anziani non siano stati convocati per vaccinarsi nel posto sbagliato. Qui non si è riusciti per giorni e giorni a fare funzionare il sistema informatico più pagato d’Italia (Aria) e l’unica cosa che accade è un indecente balletto di responsabilità dove tutti sono contro tutti. Si arriva perfino a azzerare il Cda della società che ha sbagliato senza pudore lasciando al suo posto il capo azienda e consentendogli addirittura di attaccare il Commissario Bertolaso e i direttori generali della Regione. Siamo alla Sagunto lombarda e lo vogliamo dire chiaro chiaro: non siamo più disposti ad accettare il solito copione per cui il solito Bonaccini comincia a dire che non è colpa delle Regioni. Lombardia compresa, sua storica alleata in tutto. Esattamente come hanno fatto lui e gli altri con il trasporto locale costringendo il povero Conte a subire i loro ricatti per cui mentre l’alta velocità è stata costretta a viaggiare al 50% e non ha visto un euro di compensazione i Capetti hanno preteso l’80% di posti occupabili che poi senza controlli diventa il 100% più una compensazione in moneta sonante di un altro 20%. Per cui hanno perfino lucrato sulla pandemia per sistemare i loro bilanci e hanno fatto correre il virus fino a fare chiudere le scuole. Che per molti di loro sono sempre state meno importanti di tutto e di tutti. Da Rovigo alle privilegiatissime Valle D’Aosta e Friuli Venezia Giulia, dal Piemonte alla Liguria con i loro conti sanitari in rosso pre-Covid. Mentre brulicano scandali e inchieste con le solite corporazioni a dettare legge ovunque, i Capi dei carrozzoni regionali che hanno scavato voragini nel bilancio pubblico italiano degli ultimi dieci anni per finanziare clientele di ogni tipo, ripetono il solito copione che è quello del più incapace di tutti che parla e si atteggia come il primo della classe. Lo Stato è uno e l’Italia pure. Le scelte del governo sono state nette con il ruolo della protezione civile e la gestione unificata dell’emergenza. Le regole devono essere comuni e devono essere rispettate da tutti allo stesso modo. I Capi delle Regioni la smettano di fare le star in tv a sproposito e imparino a eseguire gli ordini con diligenza. Si applichino per fare, non per straparlare. Non si può avere un Capo del governo italiano che detta le danze in Europa, scopre il doppio gioco di alcune multinazionali sui vaccini, esercita una leadership riconosciuta da tutti che produce cambi di rotta nel Vecchio Continente e correre il rischio che i soliti Capetti delle Regioni moltiplichino il numero dei morti e blocchino il Paese con i soldi degli altri. Se nessuno ve lo ha mai detto così, noi ve lo diciamo in faccia: AVETE STUFATO! Questo è il governo di unità nazionale che deve fare la Nuova Ricostruzione. L’annuncio di 2800 assunzioni qualificate per rivitalizzare le pubbliche amministrazioni dei Comuni meridionali e la scoperta (dati Open Polis) che Bari ha una rete digitale ultra veloce superiore a quella di Milano ci dicono che si è imboccata finalmente la strada giusta e che troppi sono i luoghi comuni con cui il Paese deve fare i conti per rimettersi in carreggiata e tornare a correre. Servono Orgoglio Sud e il pragmatismo del Grande Nord che non ha proprio nulla a che vedere con i carrozzoni regionali e i loro Capetti. Bisogna avere un’idea di Paese e perseguire un progetto organico di sviluppo che è incompatibile con la logica dei venti Staterelli. Miseria e Nobiltà, appunto.

Figliuolo firma l'ordinanza: "Dosi vaccino rimaste date a chi è disponibile". Il nuovo commissario lo aveva annunciato a Che tempo che fa: "Se ci sono le classi prioritarie che possono utilizzarle bene, sennò si va su classi vicine e sennò chiunque passa va vaccinato". Federico Garau - Lun, 15/03/2021 - su Il Giornale. Sul delicato tema vaccini il generale Francesco Figliuolo, nuovo commissario straordinario per l'emergenza coronavirus, aveva annunciato un cambio di marcia e così ha fatto. Nell'ordinanza firmata in queste ultime ore, infatti, si legge che le dosi di siero rimanenti a fine giornata potranno essere destinate a chi sarà disponibile in quel momento. Intervenuto nel corso della trasmissione Che tempo che fa, Figliuolo aveva ancora una volta rimarcato l'importanza di agire in fretta. "Dobbiamo andare a regime con 500.000 vaccinazioni al giorno per arrivare a fine settembre con l'80% degli italiani vaccinati. Più vaccini, più personale, più vaccinatori, più centri dove vaccinare", aveva spiegato, aggiungendo di avere la massima fiducia nella popolazione. "Per la fine del mese arriveremo intorno a 15 milioni di dosi, nel prossimo trimestre 52 e in quello dopo 84", aveva aggiunto, riconoscendo anche il merito del presidente del Consiglio Mario Draghi per quanto riguarda la questione forniture. Con l'arrivo del vaccino Johnson&Johnson (monodose, stabile e più facile da trasportare), il commissario aveva quindi annunciato di attendere ben 25 milioni di dosi nel secondo e terzo trimestre. Durante il suo intervento a Che tempo che fa, Francesco Figliuolo aveva quindi rivelato di stare pensando anche alla somministrazione delle dosi di vaccino: "Questo discorso lo voglio approfondire, perché bisogna utilizzare il buonsenso. Se ci sono le classi prioritarie che possono utilizzarle bene, sennò si va su classi vicine e sennò chiunque passa va vaccinato. Questo bisogna fare".

L'ordinanza. Detto fatto. Proprio oggi è arrivata l'ordinanza firmata dal commissario straordinario per l'emergenza Covid. Nel documento si legge che "in sede di attuazione del Piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione del Sars-Cov-2 richiamato in premessa, le dosi di vaccino eventualmente residue a fine giornata, qualora non conservabili, siano eccezionalmente somministrate, per ottimizzare l'impiego evitando sprechi, in favore di soggetti comunque disponibili al momento, secondo l'ordine di priorità individuato dal Piano nazionale e successive raccomandazioni". Insomma, l'obiettivo è proprio quello di non sprecare dosi di vaccino già di per sé così difficili da reperire. In particolare si fa riferimento ai sieri Pfizer e Moderna, che devono essere somministrati entro poche ore dall'apertura della fiala. Al termine della giornata, utilizzati o meno, i vaccini aperti devono essere buttati. Da qui la decisione del commissario di coinvolgere anche altre categorie rimaste al di fuori degli elenchi, rispettando comunque, quando possibile, le priorità.

Il piano vaccinale del Generale. Come essere vaccinati senza prenotazione, l’ordinanza anti spreco di Figliuolo. Redazione su Il Riformista il 16 Marzo 2021. L’obiettivo è quello di arrivare a “500mila somministrazioni al giorno” di vaccino, per immunizzare “almeno l’80% della popolazione entro il mese di settembre”. E per raggiungerlo, il Commissario straordinario Generale Francesco Paolo Figliuolo ha firmato un’ordinanza con cui dispone che “in sede di attuazione del Piano strategico nazionale dei vaccini per la prevenzione da SARS-CoV-2, le dosi di vaccino eventualmente residue a fine giornata, qualora non conservabili, siano eccezionalmente somministrate, per ottimizzarne l’impiego evitando sprechi, in favore di soggetti comunque disponibili al momento, secondo l’ordine di priorità individuato dal Piano nazionale e successive raccomandazioni”. Un provvedimento anti-spreco che segue le parole pronunciate qualche giorno fa a Che tempo che fa, in cui dichiarava che bisognava “vaccinare chiunque passi”. Al momento sono 2.003.391 gli italiani vaccinati con il richiamo delle due dosi, come risulta dai dati del ministero della Salute. Mentre sono 6.715.732 i vaccini somministrati in tutta Italia, pari all’85,1% delle 7.891.990 dosi finora distribuite a tutte le regioni. “Bisogna utilizzare il buonsenso”, è il pensiero del Commissario. “Se ci sono le classi prioritarie che possono utilizzarlo bene, altrimenti si va su classi vicine o sennò chiunque passa va vaccinato. Sarebbe delittuoso non vaccinare tutori e i caregiver”. E sulle forniture di vaccini ha assicurato: “A fine mese arriveremo a 15 milioni di dosi di vaccini, nel prossimo trimestre ne avremo 52 milioni, nel terzo 84 milioni di dosi. C’è stata una forte azione del presidente Draghi sui vertici delle case farmaceutiche, ho sentito quasi tutti gli amministratori delegati. Ad aprile inizierà ad arrivare Johnson &Johnson, un vaccino monodose, con circa 25 milioni di dosi nel secondo trimestre, che è come averne 50 milioni”. “Ci sarà un momento in cui – conclude – quando i vaccini arriveranno in massa, si potrà fare fuoco con tutte le polveri. Satureremo tutti i centri, tutti i punti: ci si presenterà e ci si vaccinerà, così si chiude la partita”.

Mauro Evangelisti per "il Messaggero" il 23 marzo 2021. Qualcosa non torna nella strategia delle vaccinazioni anti Covid in Italia: la fascia di età tra i 20 e i 29 anni, in cui per fortuna c' è un bassissimo tasso di letalità (0,001 per cento), è stata vaccinata molto di più di quella compresa tra i 70 e i 79 anni, per la quale invece quella percentuale è vicina al 10 per cento. Detta in modo brutale: tra i settantenni contagiati 1 su 10 muore, tra i ventenni 1 su 100.000. Ma l' Italia sta proteggendo più i secondi dei primi. I numeri fotografati a ieri pomeriggio lo spiegano. Vaccinati nella fascia di età 70-79 anni: 313.391; vaccinati tra i 20 e i 29 anni: 572.549. C' è un altro modo per raccontare questa storia: tra i 70 e i 79 anni sono morti 24.773 italiani, tra i 20 e i 29 anni i decessi sono stati 51, eppure vacciniamo più i ventenni.

GLI ULTIMI. Non solo in termini assoluti, ma anche in percentuale: ad oggi solo il 5 per cento dei settantenni ha ricevuto almeno una dose, tra i ventenni siamo ben oltre il 9 per cento. La classe di età tra i 70 e i 79 anni è penalizzata in qualsiasi confronto. Addirittura, se il paragone si fa con i cinquantenni (50-59) scopriamo che c' è un rapporto di uno a 5. Chiaro? Per ogni cinque cinquantenni vaccinati c' è appena un settantenne. Solo gli ottantenni, come è giusto che sia, sono stati immunizzati (prima dose) più dei cinquantenni. E anche quarantenni e trentenni hanno ricevuto più iniezioni dei penalizzati settantenni. Ma come siamo arrivati a questo paradosso per cui una delle classi di età con il tasso di letalità più alto (solo gli ultraottantenni sono più a rischio) è la meno vaccinata? In parte ha contribuito l' incertezza della partenza iniziale del vaccino di AstraZeneca, che era stato autorizzato solo per gli under 55 (ora non c' è più questo limite); in parte c' entra la sacrosanta decisione di proteggere gli operatori sanitari e le forze dell' ordine prima di tutti; ma la vera ragione del buco nero è il criterio delle «categorie da tutelare» che non solo ha rallentato la vaccinazione e offerto praterie a furbizie e corsie preferenziali, ma ha in sostanza penalizzato i settantenni. Nell' assai sindacabile casella delle «professioni a rischio» è stato inserito di tutto, dai magistrati agli avvocati ai giornalisti. Inoltre, si è scelto di puntare su scuole e università, per proteggere insegnanti e personale. In apparenza una buona idea, nella pratica l' inizio del caos, perché abbiamo vaccinato prima il giovane assistente universitario, il quarantenne tecnico di laboratorio dell' ateneo, l' atletico insegnante di ginnastica del liceo, mentre scuole e università sono chiuse ovunque. E intanto il 79enne, molto più a rischio visti i tassi di letalità, sta ancora aspettando e chissà quando potrà vaccinarsi in alcune regioni-lumaca. Altri Paesi, ad esempio Israele, hanno deciso di procedere con il principio delle fasce di età, in questo modo hanno perso meno tempo, sono stati molto più veloci, hanno protetto prima i più fragili e oggi vedono un crollo dei ricoveri, nell' interesse di tutti, anche di chi va a scuola. A completare un andamento poco comprensibile e frastagliato, visto che ogni Regione fa scelte differenti, c' è il ritardo nell' immunizzare i fragili. Pensare che, laddove gli anziani sono stati protetti - Rsa - i risultati si vedono. Il report dell' Istituto superiore di sanità spiega: «L' incidenza, nell' ultima settimana di febbraio e nelle prime di marzo, raggiunge valori sovrapponibili o inferiori a quelli della prima settimana di ottobre (0,6%), in controtendenza rispetto all' andamento generale dell' epidemia. Un calo di decessi si osserva tra fine gennaio e marzo 2021, fino a raggiungere lo 0,6% dei residenti di Rsa per anziani non autosufficienti».

INSUCCESSO. Osserva il professor Massimo Galli, primario di Malattie infettive del Sacco di Milano: «C' è stato un elemento a causare questo risultato di avere vaccinato più i ventenni dei settantenni: è più facile trovare i più giovani, perché sono operatori sanitari, dipendenti della scuola, membri delle forze dell' ordine; per gli anziani, invece, bisognava avere la capacità di organizzarsi e di portarli nei centri vaccinali. Ciò che è successo è sotto gli occhi di tutti». Abbiamo sbagliato a disperdere le forze in mille categorie - avvocati, magistrati, scuole, università - invece di concentrarle per proteggere chi rischia maggiormente la vita in caso di contagio? «Non sarebbe stato un errore puntare su alcune categorie se fossimo stati più rapidi nel vaccinare gli anziani. Le Regioni non hanno ancora finito gli ottantenni, non hanno gestito i grandi fragili. Ci sono stati anche problemi organizzativi, non conta solo la carenza di dosi. In Lombardia finalmente ci si è accorti che c' è un reale problema nel sistema di convocazione degli anziani».

IL PAESE DI "LEI NON SA CHI SONO IO".

Filippo Facci per "Libero quotidiano" l'11 marzo 2021. Tutti sono utili, solo io sono indispensabile: devono pensarlo in parecchi, questo pretesto per cercare di procacciarsi il vaccino prima di altri e, soprattutto, a discapito di altri: perché qui non si tratta solo di segnalare che un cialtrone è un cialtrone - siamo abituati - ma di ricordare che un vaccino illegittimo ritarderà un vaccino legittimo, e magari urgente, atteso magari da una persona anziana e a rischio. Ora, nel ricordare che un certo Sergio Mattarella si è vaccinato solo martedì - esempio di persona anziana e, forse, di categoria professionale non irrilevante - il semplice sbirciare la mappa dei furbetti del vaccino, anche superficialmente, lascia intendere che quella italiana sia davvero una malattia endemica. Sintomi: il bisogno di sentirsi a tutti i costi più furbi degli altri, più raccomandati, privilegiati, con una spruzzata eventuale di panico ansiogeno. Da dove cominciamo? Forse dalla Campania, dove le cosiddette «categorie prioritarie» hanno fatto sentire tutti prioritari e hanno risvegliato un po' tutte le categorie, complice un confuso piano vaccinale ereditato dal governo precedente (anche se il ministro della Sanità è lo stesso) dove la scarsa disponibilità di vaccini, la tipologia degli stessi, la corrispondenza a determinati target di età e alla loro conservazione sono tutte cose che possono orientare l'utilizzo verso determinate categorie. Insomma, non è semplice, ma dovrebbe essere possibile. Ci sono gli ultraottantenni, gli insegnanti ora anche universitari (a scuole chiuse) e naturalmente le forze dell'ordine: tutte categorie esposte. Ma a quanto pare si sentono molto esposti e necessari - oltre ai medici - anche i farmacisti, i biologi, i veterinari, i chimici, gli psicologi, i paramedici tipo infermieri e ostetriche. E poi ci sarebbero i fornitori di apparecchiature elettromedicali, gli assistenti dei dentisti, anche i giornalisti - da vergognarsi - e ovviamente i magistrati. Tutta gente che spinge, mentre un sacco di anziani aspettano. Ma un conto è chiedere vaccini (o pretenderli) e un altro è fare vere e proprie truffe da furbetti del vaccino, destinati a spuntare come funghi sinché non arriveranno farmaci sufficienti e potrà partire una vera campagna di massa. In Toscana, sulla piattaforma regionale per la prenotazione del personale scolastico - diviso in 24 categorie professionali precise, più la generica voce «altro» - si sono messe in lista e ormai vaccinate 58mila persone: tra queste, però, un migliaio è riuscito a figurare nella categoria «altro» con le scuse più fantasiose. Morale: la voce «altro» è sparita. Sino a oggi, poi, sempre in Toscana, la categoria degli avvocati era stata inserita tra il personale degli uffici giudiziari (che è ridicolo) ma sta di fatto che, su 8.600 vaccini fatti, oltre settemila sono andati proprio a loro, agli avvocati. E intanto ci sono, ricordiamo ancora, anziani che aspettano, e anche esponenti delle forze dell'ordi ne. Certo è un casino. È successo che qualche Asl, selezionando i vaccinandi in base all'esenzione dal ticket prevista per patologia, abbiano chiamato persone morte o altre che paradossalmente invocavano la privacy sui propri dati. Un altro mondo incasinato è quello dei volontari del soccorso 118: non ci sono piattaforme di prenotazione. A Milano hanno poco da tirarsela: hanno beccato 220 furbetti che si erano prenotati usando un link riservato degli ospedali; l'hanno scoperto il San Paolo e il San Carlo dopo una serie di verifiche e controlli incrociati. È tutta gente che era ben consapevole di non essere autorizzata: hanno tentato di fregare, punto. E intanto, sempre nel milanese, ci sono casi come quelli di una 95enne cui hanno fissato l'appuntamento a mezzanotte con un sms (per il mattino dopo alle 8.00) e questo per vaccinarsi a 30 chilometri di distanza. In Sicilia naturalmente fanno sempre le cose sul serio: fioccano indagini penali e delle procure di Palermo e di Termini Imerese. Sotto la lente di ingrandimento sono finiti i centri di vaccinazione di Corleone, Petralia Sottana, il Giglio di Cefalù, Villa delle Ginestre, Policlinico, Fiera del Mediterraneo e Civico di Palermo: non sappiamo che cosa stiano combinando, ma non promette tanto bene; ci sono state delle segnalazioni dei carabinieri del Nas su decine di presunti furbetti in veste di assessori, amministratori locali, un ex magistrato, addirittura un alto prelato ed esponenti delle forze dell'ordine a cui il vaccino è stato somministrato prima che rientrassero tra le categorie autorizzate. Avevano fretta. Sta di fatto che a Corleone, qualche giorno, fa si è dovuto dimettere il sindaco: questo dopo un'altra indagine dei Nas che ha rilevato come il primo cittadino e tutti gli assessori - tra questi il figlio del direttore sanitario dell'ospedale di Corleone - hanno avuto un vaccino Pfizer ciascuno, compreso di richiamo: anche se non figuravano in nessuna lista. La scusa-cazzata del sindaco è da incorniciare: si è vaccinato perché il suo ruolo comportava «enormi responsabilità nel contenere e prevenire il diffondersi della pandemia» e questo lo obbligava «a preservare il mio stato di salute per corrispondere quotidianamente ai tanti bisogni della comunità corleonese». Poveraccio, l'hanno obbligato. Accadeva mentre c'era quell'altro anziano siciliano che ancora aspettava il suo turno, come si chiama: Sergio Mattarella. Una persona evidentemente meno necessaria del sindaco di Corleone. Da un'isola all'altra, passiamo in Sardegna e precisamente a Sassari, dove il ragionamento è stato «se non mi vaccino io, allora neanche tu». Traduzione: le profilassi anti-Covid dei magistrati, previste dal tribunale di Sassari insieme a quelle del personale in servizio nei tribunali, sono state annullate perché hanno protestato indovinate chi? Gli avvocati. I quali - diversamente dalla sciocchezza che si erano inventati in Toscana - non sono stati inseriti tra il «personale giudiziario» e allora hanno fatto fuoco e fiamme. Le vaccinazioni avrebbero dovuto cominciare lunedì, ma le proteste dei legali erano già fioccate per esempio a Cagliari, col presidente Aldo Luchi che su Facebook aveva scritto un post intitolato «Come si alimentano le diseguaglianze». Un estratto: «La vaccinazione dei soli magistrati e del personale non farà altro che alimentare la percezione già molto diffusa di costoro come una casta, immagine che auspico la magistratura organizzata saprà smentire, dissociandosi apertamente da questa iniziativa settaria». Traduzione nostra: siamo una casta anche noi, il vaccino a noi niente? Morale: niente e nessuno. Meglio così. Aspettino il loro turno. In salute, se possibile.

Puglia, in un mese 7mila vaccinazioni anti Covid «anomale»: è caccia ai «furbetti». Lo sostiene il presidente della I commissione Sanità del Consiglio regionale, Fabiano Amati (Pd) che oggi ha ricevuto gli elenchi dei vaccinati per le verifiche sui chi non ne aveva diritto. La Gazzetta del Mezzogiorno il 16 Aprile 2021. In Puglia, solamente nella fase 1, tra dicembre e gennaio, sarebbero state effettuate oltre 7mila vaccinazioni anti Covid «anomale»: lo sostiene il presidente della I commissione Sanità del Consiglio regionale, Fabiano Amati (Pd) che oggi ha ricevuto gli elenchi dei vaccinati per le verifiche sui presunti «furbetti». «Limitando l’osservazione al periodo dicembre-gennaio - spiega - risultano 7.305 vaccinazioni anomale, prescindendo dagli operatori sanitari su cui c'è bisogno di approfondimento perché cresciuti a dismisura. Dicono questo, a prima vista, gli elenchi dei vaccinati sino al 12 aprile scorso». Secondo Amati, tra il 27.12.2020 - 31.01.2021, «risultano ammessi al beneficio della vaccinazione 6.593 operatori non sanitari in Rsa, 389 persone prive di indicazioni sulla categoria professionale di appartenenza, 243 persone adibite ad altra attività lavorativa a rischio, diversa cioè da quella di operatore sanitario in strutture ospedaliere o Rsa e 14 persone con attività a contatto con animali. Dati decisamente anomali». Sino al 12 aprile ci sono anche 66 minorenni vaccinati, di cui «23 per appartenenza a categoria non specificata, 34 alla categoria degli operatori sanitari, 5 operatori sanitari in RSA, 3 operatori scolastici e 1 forze di polizia». 

Nicola Apollonio per “Libero Quotidiano” il 16 aprile 2021. Prendo in prestito un vecchio adagio che ben ci sta per fotografare la difficile situazione che si è venuta a creare in Puglia nella campagna di vaccinazione contro il Covid-19: Piove sul bagnato! Il guaio è che non si tratta di una pioggerellina, ma di una specie di temporale. È sceso in campo persino l' autorevole giornale inglese Financial Times per dire che «la Puglia è forse il miglior esempio del sistema disfunzionale delle vaccinazioni», con particolare riferimento ai furbetti che mettono in pericolo la vita di molti anziani over 80. Ed è proprio questa la nota dolente che sta mettendo in ansia la fascia più debole della popolazione, costretta a dover fare i conti non solo con i vaccini che arrivano col contagocce ma, soprattutto, con quella massa di strafottenti catalogati nella categoria "altro". Quasi l' 8% delle somministrazioni effettuate in Puglia fino a pochi giorni fa (56mila su 708mila). Tanto che lo stesso commissario Francesco Paolo Figliuolo si è visto costretto a chiedere per la seconda volta al presidente Emiliano e all' assessore Lopalco di spiegare che cosa ci sia dentro quell'"altro", un calderone nel quale si sospetta che possano nascondersi i famigerati "furbetti", cioè tutte quelle persone che avrebbero ottenuto una somministrazione del vaccino senza averne titolo. Se ne stanno occupando anche i Nas su delega del pm barese Baldo Pisani, per verificare se corrisponde al vero ciò che si racconta, e cioè che una dose su 5 sia stata somministrata a persone che non rientravano nelle categorie previste dalle circolari del Dipartimento della salute. Ma si dice pure che qualcuno stia lucrando sul vaccino vendendo dosi in cambio di soldi, mentre ci sono persone quasi centenarie, come la signora Giuseppina Tundo di Aradeo, in provincia di Lecce, 96 anni, che da giorni aspetta di avere inoculato il famoso siero. Ora, tutto si può dire meno che il duo Emiliano-Lopalco abbia marciato spedito. Il fatto stesso che la Puglia si trovi ancora in fascia rossa vuol dire che i programmi e le strategie messe finora in atto non hanno funzionato come ci si auspicava. E per questo, giorni fa, richiesto dai capigruppo e promosso dalla presidente del Consiglio regionale Loredana Capone, si è avuto un incontro con l' assessore alla sanità Pierluigi Lopalco, presente anche il vice presidente di Anci Puglia, Domenico Vitto, durante il quale sono state rappresentate le tante difficoltà che hanno caratterizzato finora l' intera campagna di vaccinazione. Non esclusa la polemica sul personale sanitario che non si è ancora sottoposto alla vaccinazione e che lo stesso Lopalco ha definito «un rifiuto non corretto e non deontologico per medici e infermieri». Sulla vicenda ha fatto sentire la propria voce anche Fdi, secondo cui «la Puglia è impietosamente ultima in Italia per le vaccinazioni»; e ha tirato in ballo uno studio dei ricercatori di YouTrend dal quale risulterebbe che dare la priorità alle persone anziane sia la migliore strategia possibile per combattere e vincere la pandemia. Che è quello che vanno predicando da tempo alcuni politici accorti. Sembra, però, che in Puglia non voglia proprio tornare il sereno.

(ANSA il 28 aprile 2021) Una ventina di persone è indagata ed ha ricevuto l'invito a rendere interrogatorio nell'ambito delle indagini della Procura di Bari sui 'furbetti' del vaccino contro il Covid. Le ipotesi di reato sono di false dichiarazioni sulle qualità personali, truffa, inosservanza dei provvedimenti dell'autorità, falso ideologico e falso in documenti informatici. Le contestazioni fanno riferimento alle prime settimane della campagna vaccinale, perché da metà febbraio la Regione Puglia ha allargato le maglie con una serie di circolari. I 20 indagati, soprattutto residenti a Bari ed Altamura (Bari), risultano vaccinati come operatori sanitari, ma non lo sono. Si tratterebbe, ad esempio, di dipendenti di studi medici oppure di impiegati di aziende che hanno rapporti professionali con gli ospedali. Il falso ideologico e il falso in documentazione informatica riguarderebbero l'errata compilazione dei prestampati delle persone sottoposte a vaccinazione: per questo - è l'ipotesi accusatoria - i vaccinatori sarebbero stati complici dei vaccinati. La truffa è ipotizzata invece - sempre in concorso con il personale sanitario da identificare - perché alcune dosi sono state tolte agli aventi diritto. (ANSA).

Inchiesta sui furbetti, indagato anche sindaco del Barese. Replica immediata di Raimondo Innamorato, primo cittadino di Noicattaro: «Nessun privilegio». La Gazzetta del Mezzogiorno il 28 aprile 2021. C'è anche il sindaco di Noicattaro, Raimondo Innamorato, tra gli indagati della Procura barese nell'inchiesta sui «furbetti» dei vaccini. I magistrati, com'è noto, stanno inviando informazioni di garanzia a 53 persone, tra le quali alcuni noti imprenditori baresi, per aver usufruito della vaccinazione anti Covid, sebbene fuori dalle fasce d'età o dalle liste di soggetti fragili autorizzate. «Ho appreso di essere coinvolto nell’indagine sui "vaccinati fuori lista". Il 30 aprile sarò ascoltato per chiarire formalmente la mia posizione, già ampiamente rappresentata pubblicamente nei mesi scorsi»: ha scritto Innamorato sulla sua pagina facebook. «Avevo personalmente auspicato di avere la possibilità di chiarire il prima possibile la mia assoluta buona fede e serenità d’animo in questa vicenda. Fare chiarezza servirà a mettere la parola fine a questa vicenda e a ribadire la mia estraneità alle accuse che mi sono state rivolte in questi mesi». Innamorato, come da lui stesso raccontato all’epoca, è stato vaccinato il 6 gennaio. «Era il giorno dell’Epifania ed erano venute meno delle persone in lista - aveva spiegato il sindaco - . Non ho ricevuto alcun privilegio per il mio ruolo. C'era una dose di vaccino avanzata che sarebbe andata buttata e la Asl ha proposto a me di farla».

I CONTROLLI DEL NIRS. Puglia, tra i «furbetti» dei vaccini anche alcune decine di minorenni. L'accusa: «Tolte dosi a chi poi è morto». Si tratta di ragazzi tra i 14 e i 17 anni, che sono riusciti a vaccinarsi pur non avendone diritto. Con loro anche alcune decine di persone che hanno approfittato della dicitura "volontari". La Gazzetta del Mezzogiorno il 3 aprile 2021. Dallo scorso dicembre a metà febbraio in Puglia ci sono anche alcune decine di minorenni, tra i 14 e i 17 anni, che sono riusciti a vaccinarsi pur non avendone diritto. Con loro anche alcune decine di persone che hanno approfittato della dicitura 'volontari' ai quali era concesso il vaccino prima di una circolare regionale che ne ha specificato la tipologia, ovvero i volontari del servizio 118, quelli che portano le bombole a casa dei pazienti con il Covid, e quelli che lavorano nel servizio di emergenza-urgenza. Sembrerebbe anche che fino a marzo alcuni volontari del 118, pur avendone diritto, non avevano ancora fatto il vaccino perché mancavano le dosi. Sono questi alcuni dei dati che emergerebbero dalle inchieste del Nucleo ispettivo regionale sanitario (Nirs) su quanti si sarebbero vaccinati non avendone diritto, dichiarando in particolare di essere operatori socio-sanitari quando, all’inizio della campagna vaccinale, c'erano pochi controlli. Su come i minorenni abbiano potuto ottenere la vaccinazione, il coordinatore del Nirs, avvocato Antonio La Scala, non sa dare una spiegazione: «Non so come abbiano fatto, quel che è certo è che non ne avevano assolutamente diritto». Gli «sleali» che si sono vaccinati senza averne diritto «hanno tolto il vaccino a persone che ne avevano bisogno e che poi, in molti casi, sono morte». Lo afferma il coordinatore Nucleo ispettivo regionale sanitario (Nirs), avvocato Antonio La Scala, a proposito di quanti sono riusciti a vaccinarsi in Puglia, tra lo scorso dicembre e metà febbraio, pur non rientrando tra le categorie previste dal piano vaccinale. Tra questi, a quanto emergerebbe dalle indagini del Nirs, ci sono anche alcune decine di persone che hanno approfittato della dicitura 'volontarì ai quali era concesso il vaccino prima di una circolare regionale che ne ha specificato la tipologia. In merito ai volontari, infatti, La Scala spiega che in tanti sono andati a iscriversi ad associazioni di volontariato per ottenere il diritto a vaccinarsi. Poi la Regione ha specificato che avevano diritto solo i volontari del servizio 118, quelli che portano le bombole a casa dei pazienti con il Covid, e quelli che lavorano nel servizio di emergenza-urgenza.

Roberta Grima per ilgiornale.it il 7 aprile 2021. Vaccini al clero. Lunedì scorso un centinaio di sacerdoti della diocesi di Taranto e Castellaneta sono stati vaccinati nell'hub appositamente allestito nel seminario arcivescovile del capoluogo jonico. La notizia ha scatenato subito la polemica da parte di chi ha temuto che la somministrazione dei vaccini ai prelati potesse interferire sulla campagna vaccinale verso i più fragili, che attendono da tempo. Polemica inutile secondo il direttore generale dell'Asl tarantina Stefano Rossi, che fa sapere come proprio venerdì scorso siano partite le vaccinazioni alle categorie più deboli. Nell'ospedale tarantino "Moscati", 57 vaccini sono stati inoculati come prime dosi a cittadini con disabilità, 89 dosi, invece, sono state somministrate a dipendenti sanitari, caregiver che si prendono cura di persone emodializzate e a coloro che si occupano dei piccoli pazienti del reparto di oncoematologia pediatrica. Infine, presso l’ospedale di Castellaneta, sono stati vaccinati 108 pazienti oncologici. Le somministrazioni non si sono fermate nemmeno nei giorni di Pasqua e Pasquetta, quando erano previste le vaccinazioni dei caregiver dei minori di 16 anni con disabilità grave. Dunque secondo Rossi, la campagna vaccinale agli esponenti del clero, non avrebbe ostacolato quella dei più fragili, anche perché si tratta di due tipologie di vaccini diversi: Astrazeneca per i sacerdoti, Pfizer per i disabili. Il caso però ha fatto discutere non poco, coinvolgendo anche il prefetto Demetrio Martino che avrebbe raccolto la domanda dell'arcivescovo di vaccinare i religiosi per girarla poi all'Asl. Nessuna autorizzazione però fanno sapere dalla prefettura, che si sarebbe limitata a fare da tramite tra le due istituzioni. Immediata la risposta della Curia, secondo cui non c'è stata alcuna pretesa per la copertura vaccinale verso esponenti del clero. Si sarebbe solo posto un quesito al prefetto, segnalando la situazione delicata in cui gli stessi sacerdoti si trovano ad operare ogni giorno, stando a stretto contatto con gente e quindi esposti al possibile rischio di contagio. In questa pandemia sanitaria, le parrocchie hanno rappresentato un ruolo sociale importantissimo, un avamposto di solidarietà con consegna di pacchi alimentari, di sostegno anche economico per tante famiglie impoverite dal Covid, di ascolto. Per la curia un sacerdote ammalato di Covid o in quarantena significa anche un blocco dell'attività della parrocchia e di tutto quello che ne consegue per le famiglie che si recano in cerca di sostegno. La polemica che ne è scaturita si spiega con la "fame" di vaccini che c'è nel territorio, dove mancano all'appello ancora parte degli over 80. A guardare il piano anti Covid della regione Puglia però, dal 22 marzo è prevista la campagna vaccinale per persone che vivono o prestano servizio in comunità socio-sanitarie, civili e religiose. Una vaccinazione quindi da attuare indipendentemente dall'età, legittimata dalle indicazioni del piano vaccinale nazionale e regionale. Naturalmente dagli elenchi della Curia, sarebbero stati stralciati coloro che hanno già avuto il vaccino perché docenti o perché ultraottantenni ai quali le dosi sono state somministrate a partire dal 22 febbraio. Sulla vicenda tarantina sta indagando il Nirs, nucleo ispettivo regionale sanitario, per capire esattamente cosa sia accaduto, se ci siano stati favoritismi o meno, se si sarebbe dovuto mantenere la linea Draghi di completare i vaccini agli ultraottantenni categoria prima o invece andare avanti con le categorie successive, tenuto conto anche che, come sottolineato dall'arcidiocesi, i vaccini sono stati somministrati partendo dai sacerdoti più anziani e fragili.

Vaccini a parenti e amici, spuntano i primi nomi: i figli dei dentisti sono un caso in Puglia. Chiara Spagnolo su La Repubblica il 27 marzo 2021. Fra le posizioni al vaglio dei carabinieri del Nas c'è quella di un ingegnere di Turi e della moglie, come quella di tecnici informatici. Alcuni dati sugli operatori sanitari sembrano taroccati. C’è l’ingegnere con la moglie, alcuni ristoratori, tecnici informatici e un numero a prima vista eccessivamente alto di persone tra i 70 e i 79 anni già vaccinate, tra i nuovi casi sospetti di “indebita vaccinazione” che stanno verificando i carabinieri del Nas e gli ispettori del Nirs. Alcuni, come l’ingegnere di Turi e consorte, sono state ascoltate dai militari come persone informate sui fatti, per spiegare come mai il loro nome fosse tra i vaccinati della prima ora, ovvero in quelle liste che avrebbero dovuto contenere solo operatori sanitari e dipendenti e ospiti delle rsa. Gli elenchi acquisiti dal Nas si fermano a fine gennaio mentre il lavoro del Nirs - coordinato dall’avvocato Antonio La Scala - riguarda anche le vaccinazioni in corso. Incrociando i dati acquisiti presso i centri vaccinali con il calendario della Regione, è emersa la strana presenza di un numero molto elevato di persone tra i 70 e i 79 anni, la cui vaccinazione non è ancora iniziata come fascia di età. La sola Asl di Bari, per esempio, ha somministrato a questa categoria 7mila 57 dosi, 1.296 solo nell’ultima settimana. Tra i vaccinati potrebbero esserci alcuni ospiti delle rsa non ultraottantenni oppure qualche operatore sanitario richiamato in servizio di recente o professori universitari, ma i numeri sembrano comunque troppo alti considerato che in quel range rientrano generalmente pensionati e difficilmente può trattarsi di medici o insegnanti in servizio. Su tale questione sono in corso approfondimenti da parte del Nirs, che indaga anche sull’enorme quantità di operatori sanitari che risulta vaccinata. Stando al report pubblicato dal governo, in Puglia hanno ricevuto il vaccino 110mila 517 operatori sanitari su 140mila ovvero il 78,94 per cento, ben al di sotto della media nazionale che è dell’86,24 per cento, e 30mila sono ancora scoperti (ma pochissimi perché No Vax). Al Nirs, invece, di operatori sanitari vaccinati a inizio febbraio ne risultavano già 140mila (su 190mila dosi somministrate), segno che qualche dato è taroccato. Dove stia l’inghippo lo dirà soltanto il prosieguo degli accertamenti. Che non trascureranno la situazione degli enti di formazione ovvero le società che per conto della Regione svolgono corsi (al momento tutti bloccati) il cui personale è stato equiparato a quello scolastico e viene vaccinato, pur essendo quasi tutto fermo o in smart working. Altra questione da esaminare è quella dei figli di dentisti, che negli ultimi giorni sarebbero miracolosamente diventati assistenti di laboratorio negli studi dei genitori per conquistare il diritto al vaccino. In Puglia sono 545mila 601 le dosi somministrate a fronte delle 601mila 745 consegnate. E sabato 27 marzo, al Policlinico di Bari, partirà la vaccinazione per 1.000 persone trapiantate e in lista d'attesa. I pazienti verranno convocati direttamente dal centro di riferimento e non dovranno prenotarsi. Una campagna lampo è stata effettuata ieri alle Isole Tremiti, dove sono state vaccinate, oltre agli ultraottantenni, anche persone tra 60 e 79 anni e quelle estremamente vulnerabili, per un totale di circa 150 somministrazioni. Intanto il consigliere regionale pd Fabiano Amati ha ottenuto dalla Regione il via libera per ricevere gli elenchi dei vaccinati al fine di verificare possibili violazioni.

Vaccinati saltando le priorità: in Puglia un altro elenco di nomi sarà consegnato alla Procura. Chiara Spagnolo su La Repubblica il 28/3/2021. A Foggia ci sono 300 persone vaccinate senza l’indicazione della categoria a cui appartengono. A Bari un numero eccessivo di disoccupati, anche anziani, scoperti incrociando i dati della Regione con quelli dell’Inps. E poi oltre 1.000 'operatori sanitari' ultrasettantenni e i figli e i parenti di odontoiatri fatti passare per assistenti di studio. E ancora: coltivatori diretti, consulenti finanziari, bancari, artigiani. E quei 30mila operatori sanitari che nei conti del governo risultano in attesa di prima dose e negli elenchi pugliesi invece come già vaccinati. I nomi di persone che sono state vaccinate a titolo prioritario senza averne diritto sono tanti. Così come tanti sono gli ascolti che stanno effettuando i carabinieri del Nas e gli ispettori del Nirs, il Nucleo ispettivo della Regione. I primi stanno annotando nomi e giustificazioni fornite durante le audizioni nell’informativa che poi consegneranno al pm Baldo Pisani, i secondi invece metteranno insieme un elenco che sarà consegnato alla Procura ( a cui i primi 100 nomi erano stati già forniti) e al governatore Michele Emiliano. Sarà proprio lui a decidere cosa fare di quella lista, atteso che l’iniziativa giudiziaria è soltanto nelle mani della Procura. Il presidente della Regione, del resto, è stato colui che ha dato impulso alle verifiche e individuato l’avvocato Antonio La Scala come presidente del Nucleo ispettivo. Il lavoro concreto di scrematura adesso viene svolto dagli ispettori, che stanno spulciando gli elenchi di tutti centri vaccinali acquisendoli quasi quotidianamente e portando gli accertamenti fino alle categorie che hanno appena iniziato. I favori, del resto, sembra che siano stati fatti ovunque e che diversi siano gli stratagemmi utilizzati. In un paese della provincia di Taranto, per esempio, a dare indicazioni su persone da vaccinare sarebbe stato un sindaco. Altri primi cittadini, in Salento, sarebbero stati a loro volta vaccinati. E dagli elenchi di Noicattaro spuntano ancora stranezze, come una quindicina di nomi non associati ad alcuna categoria. Le verifiche, sia dei Nas sia del Nirs, procedono incrociando nomi con codici fiscali e poi anche con i dati forniti dall’Inps. Proprio grazie alla collaborazione dell’Istituto di previdenza è stato scoperto un numero di disoccupati che sembra eccessivo: alcuni di loro potrebbero essere collaboratori di aziende che lavorano per aziende sanitarie, ma altri presumibilmente sono imbucati. Un’altra questione su cui gli investigatori si stanno soffermando è quella degli operatori sanitari, perché non è chiaro come nei report del governo possa comparire quel dato che indica la “ popolazione sanitaria pugliese” composta da 141mila 318 persone. Né si capisce come possano risultare ancora 29mila 483 operatori sanitari in attesa della prima dose, quando la maggior parte delle aziende sanitarie pugliesi ha comunicato pubblicamente di avere raggiunto percentuali altissime di copertura, mai inferiori al 90- 95 per cento. Né la presenza dei No vax né quella di personale in ferie o malattia può giustificare un numero così elevato di non vaccinati. E del resto, stando agli accertamenti effettuati già a inizio febbraio, pare che la popolazione sanitaria pugliese sia inferiore alle 140mila unità indicate. Sul punto sarà importante anche il contributo che arriverà dagli Ordini professionali dai medici agli infermieri, le professioni sanitarie, gli assistenti sociali. Gli elenchi sono stati chiesti loro già da diverse settimane, ma al momento non sono stati inviati a chi deve controllarli.

PUGLIA. FARE CHIAREZZA SULLO SCANDALO VACCINAZIONI DENUNCIATO DA LACARRA (PD). Il Corriere del Giorno l'11 Marzo 2021. “E’ ora di chiarire se sia stata la Regione a permettere priorità differenti rispetto a quelle definite dallo Stato. Il silenzio di Emiliano e di Lopalco può insinuare la percezione che i veri furbetti siano stati loro con proprie Circolari e non chi ha osservate queste Circolari di cui si parla. Aspettiamo che Emiliano e Lopalco con voce istituzionale ammettano o smentiscano l’esistenza di queste loro circolari”. La Puglia ha utilizzato circa il 90% delle dosi ricevute del vaccino anti-Covid, circa 300mila pugliesi hanno ricevuto la prima dose. Secondo l’accusa del coordinatore regionale del PD, l’on. Marco Lacarra, fra questi ci sarebbero gli autori dei crimini vergognosi, ovvero i furbetti che sorpassando tutti hanno ricevuto la vaccinazione prima degli altri. I NAS faranno tutti i controlli, ma secondo Ignazio Zullo, capogruppo di Fratelli d’ Italia al Consiglio regionale pugliese, “la sensazione che si fa strada via via in questi giorni è che i furbetti non sono coloro che hanno avuto la dose, ma coloro hanno pensato e firmato circolari in deroga alle linee guide nazionali. Alle priorità stabilite dal Ministero della Salute secondo le quali dovessero prima essere vaccinati gli operatori sanitari e gli ultraottantenni“. La Regione Puglia ha esteso questa opportunità non solo a dipendenti di strutture sanitarie che non lavorano nei reparti, alcuni sono anche a casa in smart-working, ma anche a quelli di alcune Agenzie regionali ritenute “strategiche” per l’emergenza pandemica. “Insomma, è la Regione Puglia che ha preferito vaccinare i suoi amministrativi, tecnici, consulenti, dipendenti a progetto piuttosto che le categorie fragili? Si parla di deroghe emanate dalla Regione che noi non conosciamo, né la comunicazione istituzionale del presidente – così solerte nel pubblicizzare tutto – né l’assessore Lopalco in qualche sua comparsata in Tv ha spiegato se sono stati loro con proprie circolari a permettere che un dipendente di un’Agenzia regionale di vaccinarsi prima di un malato oncologico, o di un disabile o di un cardiopatico o di una persona affetta da malattia rara” aggiunge Zullo. “Affinché si tolga ogni dubbio, è ora di chiarire se sia stata la Regione a permettere priorità differenti rispetto a quelle definite dallo Stato. Il silenzio di Emiliano e di Lopalco può insinuare la percezione che i veri furbetti siano stati loro con proprie Circolari e non chi ha osservate queste Circolari di cui si parla. Aspettiamo che Emiliano e Lopalco con voce istituzionale ammettano o smentiscano l’esistenza di queste loro circolari. Sarebbe un bel chiarimento sui furbetti, se stanno in alto e alla testa che, con riferimento al pesce, è la prima ad andare in putrefazione.” conclude il capogruppo di Fratelli d’ Italia al Consiglio regionale pugliese.

Corsa al vaccino, avvocati, politici e giornalisti: quelli che saltano la fila per ricevere la dose. Alessandro Trocino su Il Corriere della Sera l'11 marzo 2021. Il caso Toscana, che poi ci ha ripensato. L’assessore Saccardi: «Non abbiamo rubato il posto a nessuno, Astrazeneca non era per anziani». L’apripista è stato il presidente della Campania Vincenzo De Luca che si è fatto vaccinare a sorpresa il 27 dicembre, ricevendo una delle prime dosi del vaccino Pfizer e sostenendo di averlo fatto per dare l’esempio. Contro di lui si sono scagliati tutti, da Matteo Salvini a Giorgia Meloni, con spreco di citazioni del Marchese del Grillo. Ora, però, il numero di politici vaccinati aumenta: in Toscana a decine si sono immunizzati, approfittando della norma che consentiva agli avvocati di avere priorità. Tra loro ci sono due esponenti di Italia viva, il senatore Francesco Bonifazi e l’assessore regionale Stefania Saccardi. Ma anche sindaci e assessori di ogni colore, dalla Lega a FdI fino al Pd. Saltare la fila non è un vizio solo nostrano: il governo greco del premier Kyriakos Mitsotakis si è vaccinato in massa. Così anche il premier della Repubblica Ceca Andrej Babis e la presidente della Slovacchia Zuzana Caputova. Buon esempio o privilegio? Il presidente Sergio Mattarella ha aspettato il suo turno e si è messo seduto in fila con gli altri. Joe Biden l’ha fatto subito, facendosi riprendere, tra gli elogi. L’ha fatto anche il sindaco di Corleone Nicolò Nicolosi, 78 anni, ma si è dovuto dimettere, tra le polemiche. I politici sono cittadini come gli altri oppure l’indignazione è il lascito della stagione dell’«uno vale uno»? Prendiamo la Toscana. Interpretando una circolare del ministero della Salute, ha inserito il personale dell’amministrazione giudiziaria, inclusi avvocati, magistrati e cancellieri, nelle categorie con diritto a vaccinarsi. Poi, travolta dalle polemiche, da lunedì ha cancellato la norma. Tre assessori/avvocati della giunta Nardella si sono vaccinati. Da Palazzo Vecchio si parla di «deriva populista», ma si rigetta la responsabilità della scelta su Stato e Regione. Bonifazi, che si è già fatto 36 giorni di Covid, preferisce non commentare, ma ricorda di esercitare quotidianamente la professione di avvocato. La Saccardi ha dato l’annuncio su Facebook ma è stata travolta dalle polemiche. Anche perché è avvocato, ma non esercita da anni. Al Corriere spiega: «Il requisito dell’esercizio non è stato richiesto a nessuno degli 8.000 avvocati vaccinati. Anche medici in pensione si sono vaccinati. Per essere iscritti all’ordine, poi, bisogna avere delle cause patrocinate e un fatturato che consenta il pagamento della cassa di previdenza. Rispondo ai requisiti». E ancora: «Ricordo che il vaccino AstraZeneca non era consentito a anziani, cronici, oncologici o fragili in generale». Il sindaco di Avola Giovanni Luca Cannata (Fratelli d’Italia) si è difeso con più enfasi, troppa: «Perché un malato oncologico è più a rischio di me? Lui può stare a casa ed evitare contatti». Il primo cittadino di Massa Francesco Persiani, leghista, tiene famiglia: «Non ho chiesto favoritismi, la regola ce lo consentiva. Mi sono confrontato in famiglia e mi hanno detto: papà, e se ti contagi? Ho scelto con il buon senso del padre di famiglia, ma non ho scavalcato nessuno. Noi non dobbiamo essere trattati né peggio né meglio degli altri». Francesco Micheletti, assessore FdI a Siena: «Sono avvocato e, incidentalmente, politico. Forse la scelta di vaccinare i legali è stata discutibile, ma non l’ho fatta io. Mi sono adeguato». Avvocati, ma anche giornalisti. In Campania l’ordine ha chiesto priorità. Dall’entourage di De Luca minimizzano: «Ma no, tutti ci hanno scritto, abbiamo risposto che quando sarà il momento, toccherà a loro. Ma prima ospedali e anziani». Davvero? Il presidente dei giornalisti campani Ottavio Lucarelli sembra dire una cosa diversa: «La Regione ha accolto le nostre richieste. La vaccinazione avverrà in parallelo con gli anziani over 80. L’informazione è servizio pubblico essenziale».

In lista senza averne diritto: scoperti 220 furbetti del vaccino. Milano, hanno prenotato all’Asst Santi Paolo e Carlo tramite il link per i medici. Ora sono stati cancellati. Pd e M5S attaccano: sistema inefficace. Giambattista Attanasio su Il Giorno il 10 marzo 2021. Duecentoventi persone hanno tentato di farsi vaccinare contro il Coronavirus benché non rientrassero né tra le categorie professionali né nella fascia d’età alle quali è riservata questa fase della campagna vaccinale. È successo all’Azienda Socio Sanitaria dei Santi Paolo e Carlo, che nel tardo pomeriggio di ieri ha diffuso una nota con la quale confermava e circostanziava quanto anticipato lunedì da un’inchiesta di Radio Popolare. In sintesi, secondo quanto riferisce l’Asst, in 220 sono riusciti ad appropriarsi del link interno riservato al personale medico inserito negli elenchi degli aventi diritto forniti da Ats Città Metropolitana di Milano. "Il sistema di prenotazioni interne all’Azienda – si legge nella nota dell’Asst Santi Paolo e Carlo –, grazie ad attente verifiche e controlli effettuati quotidianamente prima dell’accesso al Centro Vaccinale collocato presso il Centro Ospedaliero Militare prevede l’identificazione del soggetto avente diritto: il giorno antecedente l’appuntamento si effettuano controlli incrociati con l’elenco degli aventi diritto e, successivamente in loco, si prosegue con l’identificazione dell’individuo, la compilazione di autocertificazione del diritto alla somministrazione del vaccino e colloquio informativo con il medico". "Grazie ai controlli interni – precisa l’azienda sanitaria – sono state individuate, identificate ed eliminate dagli appuntamenti fissati 220 persone non aventi diritto, pari allo 0,4%, degli oltre 18mila vaccinati, che, consapevoli di non essere autorizzati, hanno tentato senza successo di ovviare le regole". "Il link – sottolinea poi l’Asst – è strettamente personale: ogni eventuale utilizzo improprio sarà segnalato alle autorità». Una vicenda, quella appena menzionata che, si precisa infine nella ntoa, nulla ha a che vedere «con le vaccinazione rivolte agli ultra 80enni per cui le prenotazioni sono gestite da Aria Spa". Inevitabile la polemica al Pirellone. "Il sistema di prenotazione della Regione Lombardia è una vergogna, ogni giorno si aggiunge un caso di malfunzionamento – attacca Pietro Bussolati, consigliere regionale del Pd –. Insieme alle fasi uno, uno bis e uno ter c’è stata anche la fase uno a caso". "Sulle prenotazioni vaccinali in Lombardia, e sulla campagna vaccinale in generale, la realtà sta superando il più terribile degli incubi – dichiara Massimo De Rosa, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle –. Adesso scopriamo che sono state vaccinate persone che non fanno parte delle categorie prioritarie e che è possibile accedere, senza controlli, alle vaccinazioni. Assurdo". 

VACCINI, L’ANARCHIA DELLE REGIONI. ANCHE GLI USCIERI CATEGORIA PRIORITARIA. Nei servizi essenziali rientrano anche cuochi, centralinisti, addetti alle pulizie, camerieri, ma ogni Asl decide autonomamente. Claudio Marincola su Il Quotidiano del Sud l'11 marzo 2021. Prima regola: proteggere il personale sociosanitario, le Rsa, gli over 80, le persone vulnerabili e i disabili. Quindi gli operatori dei cosiddetti “servizi essenziali”. Ed è in questa zona franca, non meglio precisata, che si è aperta una breccia, un percorso facilitato verso il vaccino. La valutazione varia a seconda delle regioni, delle categorie coinvolte. Può variare anche da provincia a provincia, da comune a comune, da Asl ad Asl. Il sentiero è stretto ma il ventaglio delle possibilità ampio. Nel comparto dei “non sanitari” sono compresi anche cuochi, centralinisti, operai della manutenzione, addetti alle pulizie, camerieri delle mense, uscieri. Come considerali? Vaccinabili o no? Regione che vai “categoria prioritaria” che trovi.

AVVOCATI VACCINATI MA SOLO IN 4 REGIONI. Il caso più eclatante è quello degli avvocati. I giudici togati su base volontaria hanno potuto aderire alla campagna vaccinale. Loro no. Fanno eccezione la Toscana, che li ha accolti a braccia aperte e già inocula il siero anche gli under 55, considerandoli a tutti gli effetti “operatori del settore giustizia”, la Puglia, la Campania e la Sicilia, dove a metà marzo saranno tutti vaccinati. In Umbria, dove la diffusione della variante inglese ha fatto scattare ovunque zone rosse, la protesta corre sui social. Nel Lazio, che conta il maggior numero di iscritti, gli avvocati – “nel totale silenzio del ministero della Giustizia” – hanno firmato una petizione. “Chiediamo che tutti gli operatori della giustizia, nessuno escluso – chiarisce l’avvocato romano Filippo Carusi – vengano considerati categorie da vaccinare con priorità”. Cancellieri, ausiliari, segretari, la lista è lunghissima. “Siamo in Italia ma purtroppo sembra di stare in venti Paesi diversi – commenta l’avvocato Pietro Di Tosto, promotore della petizione che ha ricevuto sin dall’inizio tantissime adesioni – andiamo negli uffici giudiziari, incontriamo persone, andiamo in udienza, tutti i giorni siamo esposti al contagio. Se non verremo ascoltati andremo avanti e scriveremo una lettera al presidente della Regione Zingaretti perché venga data anche a noi la possibilità di vaccinarci”. In assenza di una direttiva che riconosca ai lavoratori di uno stesso settore pari trattamento si procede in ordine sparso. Si può svolgere lo stesso lavoro ed essere fragili in Lombardia ma non in Sicilia. O il contrario, La “fidelity card” che in una regione dà l’accesso alle procedure di immunizzazione può non valere in un’altra. Gli Ordini hanno fatto pressione a livello distrettuale per ottenere dalla propria regione l’inserimento nei rispettivi piani vaccinali. La presidente del Consiglio nazionale forense Maria Masi ha scritto alla ministra della Giustizia Anna Maria Cartabia. “Non è una questione di privilegio rispetto alla nostra categoria ma di riguardo alla funzione – si legge nella lettera –. Il Cnf ha aderito alla richiesta formulata dalla Associazione nazionale magistrati per inserire tutti gli operatori del comparto tra i soggetti ai quali va somministrato il vaccino in via prioritaria svolgendo un servizio essenziale”. “Ci troviamo – scrive ancora la Masi – nella situazione che sin dall’inizio si desiderava scongiurare di non parità di trattamento, non solo tra i diversi operatori della giustizia, ma anche all’interno della stessa categoria forense che alcune regioni hanno inserito nei piani di vaccinazione e altre no”.

LETIZIA MORATTI: VACCINEREMO NELLE AZIENDE. Letizia Moratti assessore regionale al Welfare assicura che le categorie prioritarie verranno rispettate. Nel frattempo, però, presentando il piano della Regione Lombardia, ha annunciato ieri di essere pronta a lanciare il piano per vaccinare i lavoratori direttamente in azienda. E Confindustria Lombardia, che ha formato un protocollo con la regione, fa sapere che in questo modo si potranno immunizzare 400 mila dipendenti, “progetto che si potrebbe allargare alle loro famiglie”. E la fascia prioritaria? E se il criterio dei parenti venisse anche a medici, insegnanti, carabinieri e poliziotti? Chi decide? La scarsità delle dosi ha complicato la situazione, ridisegnato le priorità, stravolto le tempistiche. In questo ingorgo di piani, uno diverso dall’altro, piani che si sovrappongono, si confondono e ci confondono. Da oggi intanto dovrebbe iniziare nei penitenziari la vaccinazione dei detenuti.

MEDICI DI BASE NEL CAOS, SOLO 10 FIALE E SOLO IN 5 REGIONI. Ma non finisce qui. Ci sono anche i medici di base. Dove si procede, tanto per cambiare, in ordine sparso. Gli accordi per utilizzarli nella campagna di vaccinazione sono partiti solo in 5 regioni con 10 dosi per medico. Che vuol dire 10 fiale a settimana ogni 15 giorni. L’attesa per ricevere il vaccino potrebbe durare perciò mesi o anni. Le regioni dove i medici di medicina generale hanno iniziato a iniettare le fialette (per ora solo) agli over 80 sono Emilia-Romagna, Piemonte, Lazio, Val d’Aosta, Toscana e, limitatamente, la Campania, e solo in alcune Asl di Napoli. “Sarebbe opportuno stabilire chi fa cosa e suddividere la popolazione per evitare sovrapposizione e il problema di gestione dei richiami”, ha sommessamente suggerito Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg. “Comprendo e faccio mie le preoccupazione di quei governatori che lanciano un appello per richiedere una maggiore disponibilità di sieri per i propri territori ma consiglio loro di evitare di ingaggiare sterili battaglie politiche alla ricerca di un capro espiatorio – si è inserito nel dibattito a distanza e ha suggerito il sottosegretario alla Salute Andrea Costa -. Il Paese ha bisogno di cooperazione tra le parti coinvolte e non della contrapposizione tra Stato e Regioni”. E su questo sono tutti d’accordo. La qualità dell'informazione è un bene assoluto, che richiede impegno, dedizione, sacrificio. 

Vaccino, la richiesta di somministrarlo prima a sindaci e parlamentari. Jacopo Bongini su Notizie.it l'11/03/2021. Un gruppo di trenta senatori ha chiesto che i parlamentari abbiano la priorità per il Vaccino, mentre alla Camera un Odg la chiede per i sindaci. Mentre in Italia continua – seppur a rilento – la campagna di somministrazione del vaccino anti Covid, a Roma politici di ogni schieramento chiedono che tra i soggetti prioritari debbano essere inseriti anche sindaci e parlamentari. Una richiesta motivata dalla necessità di far proseguire i lavori del Parlamento in un momento così delicato, ma che ha fatto storcere il naso a più di un esponente politico, che invece ha ritenuto inopportuna una mozione di questo tipo. L’atto con cui si chiede il vaccino ai parlamentari in via prioritaria, presentato a Palazzo Madama e firmato da trenta senatori tra cui Paola Binetti dell’Udc, sottolinea infatti: “In Senato attualmente ci sono almeno 15 senatori, che sono stati colpiti dal virus COVID-19, e nelle proiezioni che gli epidemiologi esperti fanno di questo indice, è realisticamente possibile supporre che entro la fine del mese potrebbero essere colpite almeno alte 50 persone, rendendo di fatto problematico lo svolgimento delle attività parlamentari”. A queste dichiarazioni fanno eco alla Camera quelle della deputata di Forza Italia Maria Teresa Baldini, che in un suo intervento ha dichiarato: “Noi dobbiamo dare il buon esempio, vaccinare i parlamentari è una questione di sicurezza, ma anche di rispetto verso chi è tenuto al distanziamento sociale ma vede noi in Aula ravvicinati. Nelle aule di Camera e Senato si riuniscono persone provenienti da tutta Italia a prescindere dal colore delle Regioni”. Nonostante le richieste rimangono però contrari all’iniziativa diversi esponenti politici, tra cui il leader della Lega Matteo Salvini che all’Adnkronos ha dichiarato: “”Io aspetto il mio turno, non ho fretta”, e il sindaco di Bari nonché presidente dell’Anci Antonio Decaro: “Alcuni parlamentari, con un ordine del giorno approvato alla Camera, chiedono di inserire i sindaci tra le categorie ammesse prioritariamente alla vaccinazione in qualità di autorità sanitarie locali. Li ringraziamo, ma ci sono tante categorie di lavoratori esposti e fragili, che dovrebbero essere vaccinati prima di noi. Noi sindaci aspetteremo il nostro turno”.

Jacopo Bongini. Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.

Selvaggia Lucarelli: "Vaccino ai giornalisti". Guido Crosetto: "Datele la mia dose". Libero Quotidiano l'11 marzo 2021. È ancora rissa social tra Guido Crosetto e Selvaggia Lucarelli. Tutta colpa della richiesta dell'ordine dei giornalisti di privilegiare la categoria nella vaccinazione contro il coronavirus. Una proposta che ha trovato la firma del Fatto Quotidiano d'accordo. "Non chiedo il vaccino - premette la Lucarelli - però questa cosa che i giornalisti siano nella lista delle categorie non utili a detta degli stessi giornalisti mi dispiace. In questo anno di paura, siamo stati noi a raccontare alla gente cosa succedeva, a denunciare, siamo stati non utili. Necessari". Evidentemente non la pensa allo stesso modo il fondatore di Fratelli d'Italia che non fa attendere il proprio commento: "Date il mio vaccino (sono persona particolarmente a rischio) a lei. Anche se non lo chiede......Vi ha avvisati". Come Crosetto sono in tanti a prendere di mira le parole della Lucarelli, il caso ha sollevato un polverone sui social, dove domina l'hashtag #VaccinoAiGiornalisti. Effettivamente ad oggi tra le categorie in lizza per il vaccino ci sono gli over 80, il personale della scuola e le Forze dell’Ordine. Mentre il governo si appresta a identificare cinque nuove categorie prioritarie in base all’età e alla presenza di condizioni patologiche. Ad esempio la dose anti-Covid potrà essere somministrata anche alle persone estremamente vulnerabili e di età compresa tra 70 e 79 anni. Insomma, tutti soggetti o in prima linea contro l'emergenza o ad altissimo rischio. Soggetti nei quali la Lucarelli aggiungerebbe anche i giornalisti. La motivazione non tarda ad arrivare e la concede lei stessa ai suoi "oppositori". "È già una categoria che gode di poca (pochissima) stima e spesso a ragione - cinguetta -, però forse bisognerebbe ricordare ogni tanto l’utilità di questo mestiere". E a chi le chiede quali giornalisti abbiano mai detto di essere "non utili", lei replica: "Molti. Ci sono direttori e giornalisti che hanno scritto “non mi piace la proposta di dare priorità ai giornalisti” ritenendo che sia prioritario vaccinare per esempio studenti, cassiere o badanti". Forse perché soggetti a stretto contatto con le persone.

Dagospia il 12 marzo 2021.

1 - DALL’ACCOUNT TWITTER DI SELVAGGIA LUCARELLI. Non chiedo il vaccino, però questa cosa che i giornalisti siano nella lista delle categorie non utili a detta degli stessi giornalisti mi dispiace. In questo anno di paura, siamo stati noi a raccontare alla gente cosa succedeva, a denunciare, siamo stati non utili. Necessari. È già una categoria che gode di poca (pochissima) stima e spesso a ragione, però forse bisognerebbe ricordare ogni tanto l’utilità di questo mestiere.

2 - LA RISPOSTA DI SELVAGGIA LUCARELLI AL “FOGLIO”. Il Foglio scrive che ho chiesto per me il vaccino, mentendo e deformando la realtà. Soprattutto, prende una foto di ballando con le stelle (la più scollata, badate bene) e cita solo quello, fingendo che non lavori per due testate e una radio. Il giornalismo, spiegato bene. E il capolavoro di mistificazione (e svalutazione ovviamente ai danni di una collega donna è di @SalvatoreMerlo, vicedirettore de @ilfoglio_it. Siete dei miserabili. Sarebbe interessante vedere cosa succederebbe se un qualsiasi giornale prendesse la foto scollacciata di una delle giornaliste molto protette dai colleghi, fingesse di ignorare che fa la giornalista, le attribuisse una frase falsa e le desse della cretina. Verrebbe giù il governo.

Salvatore Merlo per ilfoglio.it il 12 marzo 2021. Come accanto alla farmacia c’è la parafarmacia, come oltre ai medici ci sono i paramedici, così il cerotto sull’informazione lo mette il paragiornalista. Ebbene sì, il paragiornalismo dilaga nei social dove Selvaggia Lucarelli non solo richiede per sé il vaccino ma stabilisce il pandemicamente corretto dalla sua finestra fotografando i passanti assembrati a favore di grandangolo. “Questa cosa che i giornalisti siano nella lista delle categorie non utili mi dispiace”, twittava Lucarelli. Dopodiché comincia la disfida tra paragiornalismo e giornalismo. Se ne incarica Margherita Fronte, giornalista scientifica del mensile Focus. Cui la Lucarelli risponde: “Come e quanto si è occupata di Covid nell’ultimo anno?”. Così l’elegante ironia della Fronte –“è proprio  il giorno del mese in cui si presume io debba lavorare, la saluto” – si scontra con le competenze di una opinionista tuttologa del web e giurata di "Ballando con le stelle". Con il paragiornalismo, si sa, il giornalismo perde sempre. E’ come polemizzare con i cretini, si rischia lo scambio dei ruoli.   Ragione per la quale, pensandoci bene, questo articolo era meglio non farlo.

Dagospia il 12 marzo 2021. Riceviamo e pubblichiamo: Caro Dago, ma ancora con la Lucarelli? Fate capire: si è doluta che i giornalisti non compaiano tra le categorie anzitutte da vaccinare («siamo stati noi a raccontare… Siamo stati non utili: necessari») ma dimentica che lei nell’elenco dei giornalisti professionisti neppure compare: è una pubblicista, alias una delle 75.500 persone «per le quale il giornalismo non è la primaria occupazione e fonte di reddito». Nella sua spaventosa incompetenza dimostrata nello scrivere di Covid, poi, non consiglio di andare a controllare, e non lo consiglio neanche al mio peggior nemico. Riesce persino a lagnarsi, la nostra donna professionista (ecco, la professione meriterebbe un albo) perché il Foglio ha pubblicato una sua foto «scollata» o «scollacciata». Perché, ne esistono in cui non lo è? Compresa, forse, quella del passaporto. Filippo Facci

Dagospia il 12 marzo 2021. Dal profilo Facebook di Enrico Mentana. Mi vergogno mentre leggo che c'è chi ha chiesto di inserire i giornalisti tra le categorie con precedenza vaccinale. Ancora gran parte degli anziani deve ricevere la prima dose, il presidente della Repubblica ha atteso il suo turno settanta giorni, e noi dovremmo accodarci alla congrega dei salta file che raccontiamo e denunciamo ogni giorno? Un po' di coerenza, un po' di dignità. O altrimenti chiediamo scusa a Schettino.

Selvaggia Lucarelli per tpi.it il 12 marzo 2021. Da qualche giorno mi capitava di leggere tweet di colleghi giornalisti della serie “i vaccini ai giornalisti sono una sciocchezza”, “la priorità alle categorie più utili”, “la priorità a categorie più esposte” e così via. Alcune pronunciate da commentatori qualunque (spesso corredate dai soliti insulti all’amatissima categoria), altre proprio da giornalisti, perfino direttori. Mi è dispiaciuto leggere speciali classifiche dei presunti lavori più utili o dei lavori in cui si è presumibilmente più esposti, in cui va per la maggiore il solito tormentone populista “e allora gli operai?”, “allora i rider?”, “allora le commesse?”. Il discorso, tra l’altro, è scivoloso. Esistono commesse di boutique in cui entra un cliente al giorno e giornalisti che lavorano in smartworking o in redazioni con 4 gatti. Esistono cassiere di supermercati con migliaia di clienti al giorno e giornalisti che lavorano sul campo, che devono viaggiare, che vanno in ospedali, partecipano a conferenze stampa, che lavorano a stretto contatto con altre persone e così via. Non era certo mia intenzione fare classifiche di utilità ed esposizione al virus, anche perché, appunto, è una faccenda complessa, piena di variabili. Soprattutto, non era mia intenzione sostenere in alcun modo che i giornalisti debbano avere corsie preferenziali o che debbano scavalcare malati o persone fragili. I miei genitori devono ancora essere vaccinati, figuriamoci se me ne frega qualcosa di sgomitare per un vaccino. Semplicemente, vista la scarsa reputazione di cui godono la categoria e in generale tutti i mestieri che hanno a che fare con la parola, volevo ricordare che il giornalista potrà essere pure l’ultimo della fila a vaccinarsi, ma fa un lavoro necessario. Sì, necessario. Anche e soprattutto in pandemia, quando è complesso documentare, spostarsi, trovare interlocutori, quando è necessario vigilare e raccontare perché i cittadini sappiano cosa sta succedendo. I giornalisti hanno raccontato i focolai, le inefficienze, hanno denunciato reati, violazioni e trascuratezze, sono andati negli ospedali e nelle zone rosse, hanno raccontato cosa succedeva nel resto del mondo, hanno fatto domande a scienziati e politici, hanno riportato le storie di chi moriva. Hanno protetto e difeso anche quelle categorie che oggi si vaccinano giustamente per prime, gli anziani, i medici, gli infermieri, chi lavora nel pubblico. Hanno raccontato l’assenza di protezioni per questi lavoratori, i focolai in cui si sono trovati, le ingiustizie subite. Molte indagini sono nate dal lavoro dei giornalisti. Ci sono giornalisti che si sono ammalati, che hanno fatto ammalare le loro famiglie, che hanno lavorato giorno e notte. Eppure, quando si citano le categorie che hanno dato l’anima in quest’ultimo anno, quella dei giornalisti non è mai citata. I giornalisti sono degli stronzi, dei propagatori di fake news, dei servi, dei venduti, giornalai, pennivendoli. In più, si odiano tra di loro. Mi andava di ricordare l’utilità e l’importanza di questo lavoro, tutto qui (se fatto bene, certo, perché mica mi sfugge in quanti lo facciano male). Ho sbagliato. Dovevo ricordarmi cosa si rischia a parlar bene dei giornalisti. Si rischiano due cose: l’odio ormai insanabile degli odiatori dei giornalisti. E l’odio – facciamo il fastidio, quando va bene – dei giornalisti nei confronti dei giornalisti. Dunque scrivo che non voglio il vaccino ma che i giornalisti sono necessari e apriti cielo. Tra i commenti di dissenso, molti dei quali di colleghi, arriva quello di una giornalista che “prima le badanti ecc.. il vaccino non è una medaglia”. La giornalista è una collaboratrice di Focus (pochi articoli pubblicati in anni di collaborazione), dichiara di aver collaborato col Corriere e non c’è ragione di dubitare ma sul web non c’è traccia del suo lavoro per il Corriere. Dunque, più o meno nessuno ha letto i suoi articoli, né conosce la bravura. Dunque, non è esattamente una giornalista sul campo. Però lei decide che “noi giornalisti abbiamo questa tendenza stucchevole a sopravvalutare il nostro lavoro”. Che, detto da una scrivania, magari in smart working, in qualità di saltuaria collaboratrice, è, sì, un po’ stucchevole. Ma naturalmente, nonostante nessuno o quasi di chi commenta abbia mai letto quello che scrive, l’occasione per trasformare la vicenda in Focus/scienziata vs Ballando/sgallettata è troppo ghiotta. Improvvisamente si scopre che I GIORNALISTI VERI sono i collaboratori di Focus e sulla fiducia, senza manco aver mai letto nulla di quello che hanno scritto (lo saranno pure, eh, per carità, ma non si capisce perché loro più di chi scrive su La Stampa, per dire). Addirittura vengono promossi a “scienziati”. Gli altri, quelli che scrivono come me su due testate giornalistiche, che lavorano per una radio nazionale e così via, sono giornalisti finti. O comunque, un po’ meno giornalisti. Adesso sappiamo che è così. E quindi io divento quella sprezzante, non lei, quella che dalla sua sedia ci insegna che noi altri ci sopravvalutiamo, sottolineando inoltre che non dobbiamo avere la priorità per il vaccino, come se tra l’altro io l’avessi chiesta. Ma a quel punto, addio. La sgallettata esige il vaccino e tratta male “la scienziata” umile che invece cede il suo posto e ricorda che il giornalismo non deve prendersi troppo sul serio! Ma tu guarda. Io invece il mio lavoro lo prendo molto sul serio. Forse ho questa colpa. E lo ritengo molto serio anche perché c’è chi ci muore, per fare questo lavoro. É stucchevole, immagino, tenerlo bene a mente. É sopravvalutarne l’importanza, chiaro. E quindi i detrattori dei giornalisti si buttano a pesce, perché che goduria poter insultare, deridere, beffeggiare la giornalista seguita da un milione e mezzo di follower che si prende così sul serio mentre c’è la scienziata che boh, “non ho mai letto nulla di suo ma lei sì che è una giornalista, lo so e basta”. A quel punto arrivano altri giornalisti, i colleghi, che ci mettono il carico. Come perdere l’occasione di dare ragione a chi “ci sopravvalutiamo” (quelli che poi solidarizzano con chi prende 7 euro a pezzo, che voglio, dire, quello vale a ‘sto punto, che non si sopravvaluti). E quindi – da parte di colleghi – insulti, beffeggio, “spocchia”, “mitomane”, superiorità morale esibita (“Date il mio vaccino a chi ha più bisogno!” e anche le brioche, immagino). Bastava leggere la timeline su Twitter, era un corto circuito stupendo: odiatori di giornalisti e giornalisti finalmente compatti nel dire che i giornalisti non servono a una cazzo. Anzi no, che si sopravvalutano. In tutto questo, mi è capitato di vedere il like nel tweet “noi giornalisti, com’è stucchevole sopravvalutarsi” di un pezzo grosso di Repubblica, quella Repubblica che oggi titolava “Astazeneca, paura in Europa”. Ecco, se magari si prendesse un po’ più sul serio il proprio lavoro (e le conseguenze di un titolo del genere), non capiterebbe di fare titoli così. Ho visto Il Foglio, a firma del vicedirettore Salvatore Merlo, confezionare un “articoletto” immondo, sessista e denigratorio, con una mia foto scollata, riferimenti a Ballando con le stelle e il mio pensiero completamente manipolato (“la paragiornalista chiede per sé il vaccino”), roba da Libero. E infatti gli è andato prontamente dietro Libero, che “La Lucarelli vuole essere inoculata”. La finezza. Se solo l’1% di questo livore gratuito e rozzo, con tentativi di delegittimazione di colleghi, fosse caduto sulla testa di una, non so, Sardoni o Botteri o chiunque vi pare, oggi ci sarebbero state le barricate. Immaginate la Aprile definita da un vicedirettore “la gossippara di Oggi” con sue foto scollacciate o cazzate simili. Interverrebbe l’Ordine mondiale dei giornalisti. Ho visto così tanta merda buttata sui giornalisti (ben oltre me, proprio sulla categoria) e dai giornalisti sui giornalisti, ieri, che in effetti, a ben pensarci, avete ragione voi. Ha ragione la scienziata di cui avete libri e ritagli di articolo sul comodino: vi sopravvalutate.

PS – Per chi non comprendesse il perché un giorno a Il Foglio si sveglino e facciano quell’attacco contro una donna, svilendone la professione, è perché ultimamente sul Fatto ho commentato divertita alcuni loro titoli su “Renzi e il suo capolavoro”. Non potendo rispondere sul merito, perché poi mi avrebbero dato il ruolo di “interlocutore”, hanno aspettato l’occasione propizia per Ballando con le stelle contro la scienza. Ovviamente a loro della tizia non fregava un bel niente così come dell’argomento, ma entrambi servivano solo a delegittimare il nemico (Il Fatto). Una tecnica ben nota nel panorama maschilista delle redazioni. Mai entrare nel merito, mai considerarla collega e alla pari: una bella foto con le tette in vista e identificarla nel suo ruolo “più frivolo”, ignorando il resto. Insomma, Libero. O il Foglio, fate voi.

Francesca Galici per ilgiornale.it il 12 marzo 2021. Il mondo dei social, soprattutto quello di Twitter, è stato ieri investito da un'accesissima polemica che ha visto protagonista Selvaggia Lucarelli, giornalista del Fatto Quotidiano, e Margherita Fronte, firma di Focus. Tutto nasce dalla campagna a sostegno dell'ingresso dei giornalisti tra le categorie prioritarie per la ricezione del vaccino, in virtù del loro lavoro di informazione che, si presume, si svolga sul campo. Selvaggia Lucarelli si è detta fermamente favorevole a questa proposta, al contrario di molti altri giornalisti che, invece, ritengono di non avere motivi per godere di una priorità a discapito di altri lavoratori più esposti. Tra questi giornalisti si è schierata anche Margherita Fronte. "Non chiedo il vaccino, però questa cosa che i giornalisti siano nella lista delle categorie non utili a detta degli stessi giornalisti mi dispiace. In questo anno di paura, siamo stati noi a raccontare alla gente cosa succedeva, a denunciare, siamo stati non utili. Necessari", ha scritto Selvaggia Lucarelli. La firma de Il Fatto Quotidiano ha calcato la mano parlando di "categorie non utili", ma in molti, soprattutto colleghi, le hanno fatto notare che si tratta, piuttosto, di categorie prioritarie e non prioritarie. Tra questi anche Luca Sofri, direttore de Il Post. Tra chi ha voluto mettere l'accento su questo punto anche Margherita Fronte, che su Focus si occupa di informazione scientifica e che nell'ultimo anno ha trattato con frequenza argomenti inerenti il coronavirus. "È una richiesta inappropriata, tranne che per chi fa cronaca dai reparti di intensiva. Le badanti dovrebbero venire prima di noi. Anche chi guida i mezzi pubblici, i cassieri, i tassisti e tanti altri. Il vaccino non è la medaglietta per il lavoro svolto. Serve ad altro", ha scritto la Fronte, elencando una serie di lavoratori che, per tipologia di attività, hanno più possibilità di entrare a contatto con il virus. Escludendo, infatti, i giornalisti che operano in prima linea nei reparti ospedalieri e in tutti quei luoghi in cui esiste un'elevata possibilità di contagio, gli altri non hanno più possibilità di entrare in contatto con il coronavirus rispetto ad altre categorie di lavoratori. L'obiezione della Fronte, però, non è piaciuta a Selvaggia Lucarelli e da qui è nato un lungo botta e risposta tra le due, che ha visto la giornalista di Focus uscire vincente dal confronto, non fosse altro per il numero di like ricevuti dalle sue risposte rispetto a quelle della giornalista de Il Fatto Quotidiano. "Se lei, giornalista, ha capito "medaglietta" anziché "lavoro necessario" hanno ragione ad avere una considerazione così scarsa della nostra categoria", ha replicato stizzita la Lucarelli. Veloce la risposta della Fronte: "Tanti lavori sono necessari quanto il nostro. La nostra abitudine a sopravvalutarci è stucchevole". Sempre più nervosa, la giornalista del Fatto Quotidiano è caduta in una gaffe, insinuando che la sua collega di Focus non abbia mai scritto di coronavirus nell'ultimo anno e che, visto che Focus è un mensile, l'impegno della Fronte sarebbe meno importante del suo. "Non trovo neppure un suo articolo sul tema e focus è un mensile. Fa bene a non sopravvalutare il suo lavoro", ha scritto Selvaggia Lucarelli, ma di articoli relativi al coronavirus di Margherita Fronte ce ne sono diversi, facilmente rintracciabili con una rapida ricerca su Google. La giornalista di Focus ha provato a replicare ma la collega de Il Fatto, forse per orgoglio, non ha arretrato di un passo: "Ho cercato. Zero. Scriva tutti i giorni su un quotidiano, poi ne riparliamo". La polemica si chiude con la risposta di Margherita Fronte, che le ha fatto guadagnare una standing ovation social: "Capisco di cosa parla. Ho collaborato per 19 anni con il Corriere della Sera". La maggior parte degli interventi sono stati a favore di Margherita Fronte ma, soprattutto, contro quella sensazione di presunta superiorità che emerge dalle parole di Selvaggia Lucarelli, che l'ha portata a ricevere molti commenti indignati, più che per la sua presa di posizione, per le modalità di esposizione.

Vaccino ai giornalisti? Ottimo per i colleghi in strada e a rischio. Domenico Bonaventura, Giornalista, comunicatore, fondatore di Velocitamedia.it, su Il Riformista il 14 Marzo 2021. Voglio aprire questo pezzo con un “grazie” non di facciata. Ma serio, sentito e caloroso. Il mio “grazie” va al presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli (a cui ho scritto anche in privato), che ha saputo come sempre svolgere in maniera esemplare il suo ruolo: tutelare gli iscritti. Quale miglior tutela della garanzia di un vaccino in tempi brevi? In questo momento storico, forse, nessuna. Tuttavia, a mio parere, proprio il momento storico impone grande onestà e severità, verso sé stessi e verso gli altri. Da sempre – ed è inutile che ce lo nascondiamo -, la categoria dei giornalisti si divide in giornalisti che stanno in strada a cercare notizie, a parlare con le persone e a girare posti e giornalisti che invece non fanno tutto questo. Dal momento che – naturalmente – l’Odg non può fare distinzione all’interno dei suoi iscritti (ed è anche giusto così: paghiamo tutti la quota annuale), credo che questa distinzione debba farla il singolo professionista. Non biasimo né giudico – ci mancherebbe – i colleghi che scelgono di cogliere questa opportunità. Non conosco le singole storie e situazioni, ma se anche le conoscessi non mi verrebbe in mente di esprimere un’opinione. E poi sono stato tentato anch’io, mica posso negarlo. Né tantomeno ambisco a essere esempio per qualcuno. Voglio solo fare un ragionamento legato alle priorità del momento. Non sono uno di quei giornalisti che scende in strada la mattina alla ricerca di notizie, che va negli ospedali a visitare reparti per documentare la situazione all’opinione pubblica. Non affianco a quello di giornalista altri lavori (l’insegnante, ad esempio) che potranno di qui a poco mettermi a contatto con altre persone. Due volte al mese seguo un Master a Roma, ma siamo sottoposti a un regime piuttosto rigido di controlli e tamponi e ci rivedremo tra quattro settimane, a lockdown finito (si spera). Le mie collaborazioni da giornalista non mi costringono a lasciare il luogo dove vivo. Gestire la comunicazione per i miei clienti – come io faccio stando comodamente seduto a casa – non mi espone a tutti i rischi a cui sono esposti i miei colleghi che invece scendono, escono, parlano, visitano, documentano. Oltretutto, proprio ieri, mentre riflettevo su quest’aspetto, sul mio telefono è arrivato un messaggio su Wapp. Andrea è un amico e un collega, padre di famiglia. Ha scritto al presidente De Luca per comunicargli la propria rinuncia al vaccino e chiedergli che quello riservato a lui venga invece fatto a suo figlio, che rientra tra gli individui considerati estremamente vulnerabili e che però non ha ancora un vaccino in calendario. Anch’io ritengo più giusto che venga vaccinato chi ha maggiore necessità di me ed è più vulnerabile di me (non della categoria: di me). Auspico perciò che la dose che mi sarebbe stata riservata venga “dirottata” su chi ne ha più bisogno. Eppure, resto un giornalista. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Campania. Fieramente, aggiungo. Perché non so quanti colleghi in Italia potrebbero, al mio posto, chiudere questo pezzo ringraziando di cuore il loro presidente per l’opportunità che comunque gli ha concesso. Io c’ho riflettuto bene, mi sono preso tutte le 48 ore che la mail dell’Ordine concedeva. Mi sono confrontato con alcune persone – poche –, a cui ho parlato e a cui ho manifestato i miei dubbi di coscienza. E in coscienza, non ce la faccio.

Mentana replica al presidente dell’Odg che lo aveva etichettato “anima bella da salotto tv”. Il Corriere del Giorno il 17 Marzo 2021. Enrico Mentana: “Posso quindi con piena coscienza e cognizione di causa ribadire che mi vergognerei di ogni giornalista che pensasse di passare avanti agli ultrasettantenni, alle persone fragili, e a tante categorie più esposte, dagli operatori della nettezza urbana a quelli dei supermercati, che però non hanno il megafono di ordini professionali”. “Aggiungo qui, a scanso di equivoci e malizie, che mi vergognerei ancor di più di giornalisti che cercassero di evitare la vaccinazione”. Dopo il post del direttore del TgLa7, Enrico Mentana, che su Facebook aveva scritto: “Mi vergogno mentre leggo che c’è chi ha chiesto di inserire i giornalisti tra le categorie con precedenza vaccinale”, Il presidente dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, Carlo Verna,  ha commentato: “Anima bella da salotto televisivo, il tuo è commento da casta che non viene spedita in assembramenti se non in ospedali”. chiarendo nel programma “Fatti e misfatti” su Canale 5 il senso della sua lettera di qualche settimana fa indirizzata al ministro della Salute, Roberto Speranza. “Noi non siamo decisori. Quando si rappresenta la categoria si deve agire nei codici del buon padre di famiglia, che nel caso specifico sta nel diritto-dovere di rappresentare delle situazioni. È evidente che le situazioni non siano tutte uguali, è evidente che chi opera negli studi può usare certe precauzioni e diversa la situazione di chi opera negli ospedali, come chi ha seguito ad esempio la crisi di governo con tanti giornalisti assembrati nel palazzo. Abbiamo solo il dovere di rappresentare le situazioni. Se si tengono in considerazione le categorie io ho il dovere di rappresentare i rischi a cui sono esposti i colleghi. Nessuno di quelli che sono obbligati a fare a un lavoro dovrebbero essere messi nelle condizioni di rischiare. Io ho usato una formula molto sobria nella lettera al ministro Speranza, spiegando che sarebbe essenziale la collaborazione degli editori. Per il resto mi rimetto al decisore. Noi non siamo una casta non possiamo esserlo soprattutto per come sono trattati i colleghi più esposti che spesso vengono pagati con un compenso iniquo” ha scritto Verna. Immediatamente e sempre via Facebook, è arrivata la replica di Enrico Mentana: “Dopo aver letto il mio post di questa mattina, il presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti Italiani, Carlo Verna, ha scandito una risposta non molto conciliante, ripresa dall’agenzia Ansa: “Anima bella da salotto televisivo, il tuo è commento da casta che non viene spedita in assembramenti se non in ospedali”. La stessa agenzia Ansa mi ha chiesto una replica. Eccola: “Annebbiato forse dalla paura, mi deve aver scambiato per un’altra figura professionale. Sono a capo di una redazione impegnata a ogni ora di ogni giorno. Ho quotidianamente la responsabilità del lavoro in esterna, sul campo, di decine di giornalisti e delle troupe con cui svolgono il loro servizio. Posso quindi con piena coscienza e cognizione di causa ribadire che mi vergognerei di ogni giornalista che pensasse di passare avanti agli ultrasettantenni, alle persone fragili, e a tante categorie più esposte, dagli operatori della nettezza urbana a quelli dei supermercati, che però non hanno il megafono di ordini professionali”. “Aggiungo qui, a scanso di equivoci e malizie, che mi vergognerei ancor di più di giornalisti che cercassero di evitare la vaccinazione”, ha concluso Mentana.

IL FATTO (O FALSO?) QUOTIDIANO TACE SULLA VACCINAZIONE DI SCANZI. E LA PROCURA DI AREZZO APRE UN’INDAGINE. Il Corriere del Giorno il 23 Marzo 2021. L’apertura di un procedimento penale da parte della Procura di Arezzo è stato avviato dopo la relazione informativa dei Carabinieri della polizia giudiziaria, consegna in Procura nella mattinata di ieri, accertamenti finalizzati per verificare che nelle procedure seguite non si configuri appunto qualche reato. L’azienda sanitaria ha intanto intrapreso, con il direttore generale Antonio D’Urso ed Evaristo Giglio, direttore del distretto sanitario e responsabile del centro vaccinale, una verifica interna che non si è ancora conclusa. La procura di Arezzo ha aperto un fascicolo modello 45, cioè conoscitivo, sul “caso Scanzi” (per il quale al momento si procede senza ipotesi di reato ) ed anche Eugenio Giani presidente della Regione Toscana ha annunciato di voler aprire un’istruttoria sulle liste dei “riservisti”. Un caso che da lunedì fa discutere sui social , con commenti divisi tra chi giudica un abuso la vaccinazione del giornalista toscano del Fatto Quotidiano, senza prenotazione e necessità di urgenza, e quei pochi spacciano l’ abuso del giornalista come “trasparenza” ! Il giornalista aretino ha difeso la sua scelta con le unghie e con i denti sconfinando secondo noi nel ridicolo e nell’assurdo! Giletti citando la testata TPI che ha sollevato la questione, ha fatto presente che questa famosa lista di “riserve” era pressoché segreta, non era online e comunque i cittadini non ne erano a conoscenza. “Una lista scritta a mano”, ha ricordato Giletti. Lecito chiedersi quindi perché Scanzi è riuscito ad entrarci, ancor prima che i suoi genitori vengano vaccinati  ed altri, che ne avevano magari più necessità, invece no? Peraltro i genitori di Andrea Scanzi non sono ancora vaccinati ma il paradosso deriva dal fatto che per over 80 e persone fragili è utilizzabile soltanto il vaccino Pfizer o Moderna, e non AstraZeneca. Attualmente in una clinica, come lui stesso dichiara in un suo post Scanzi usa parole forti: “Totale rovesciamento della realtà fai un gesto (totalmente lecito e quel giorno non facilissimo emotivamente) per aiutare la campagna vaccinale del tuo Paese dentro una pandemia, e quello che ottieni in risposta è ferocia pura, livore scriteriato e auguri di morte“, aggiungendo “Dopo il mio post la Asl della mia zona ha finalmente messo anche online (era ora!) la lista dei panchinari del vaccino. E le prenotazioni sono esplose. Tutto questo è accaduto anche grazie a me. Non dico che per questo vorrei un encomio, per carità: mi basterebbe un “grazie” (e da moltissimi e’ arrivato)“. Andrea Scanzi in un video pubblicato sui suoi seguitissimi profili social il 25 febbraio 2020 derideva coloro i quali si preoccupava per le notizie sul coronavirus che arrivavano dalla Cina nei giorni in cui si diffondevano i primi contagi anche nel nostro Paese. “Il Coronavirus è qualcosa di leggermente, sottolineo leggermente, più insidiosa di un qualsiasi cazzo di influenza“, diceva Scanzi nella clip diffusa sui social, la stessa in cui criticava fortemente chi indossava la mascherina. Da lì a qualche giorno l’Italia sarebbe entrata in lockdown totale a causa del collasso del sistema sanitario a causa degli alti contagi nel nord Italia. Durante il lockdown, Andrea Scanzi ha scritto il libro “I cazzari del virus” nel quale il giornalista aretino raccontava in che modo è stata affrontata la prima ondata dell’epidemia soprattutto da parte dei politici. Nella descrizione si legge che “di errori così, compiuti non a febbraio quando la situazione ancora incerta sembrava sotto controllo ma in piena emergenza, si può stilare una lista infinita“. Quindi, le sue dichiarazioni di febbraio erano relative a una “situazione ancora incerta”? Successivamente la scorsa estate Andrea Scanzi in Sardegna partecipava a una foto scattata da Luigi Di Maio insieme a un gruppo di altre persone, nessuno delle quali indossava la mascherina pur essendo tutti vicini, creando un piccolo assembramento, in un momento in cui le norme già li vietavano e venivano imposte le mascherine. Scanzi viene criticato e smentito dall’on. Maria Elena Boschi, di Italia Viva che gli attribuisce “una volgare mediocrità che non merita commento”, dandogli del bugiardo mettendo in discussione il suo presunto ruolo di caregiver: “Ha detto che doveva fare il caregiver dei suoi genitori e vorrei capire quando, visto che è sempre in giro“. Secondo l’ On. Boschi il giornalista Scanzi sarebbe bugiardo anche nell’affermare che ha potuto iscriversi alla lista di “riservisti” in quanto le regole in Toscana lo permettono: “No, le regole non sono così – afferma la Boschi – Scanzi non poteva vaccinarsi. In Toscana una come me – che è avvocato – avrebbe potuto vaccinarsi un mese fa. E chi tra i miei colleghi lo ha fatto, ha rispettato le regole. Se non l’ho fatto io, nonostante abbia voglia come tutti di tornare ad abbracciare i miei nipotini, è stato per evitare polemiche dei moralisti contro di me“. “Trovo quanto accaduto irresponsabile — denuncia il parlamentare toscano Stefano Mugnai, vice capogruppo alla Camera di Forza Italia —. Uno scandalo che si è interrotto solo grazie al governo Draghi che ha imposto di procedere per fasce di età (fatti salvi i fragili e fragilissimi) partendo dai più anziani e smentendo clamorosamente quanto deciso in Toscana“. “Qui siamo invasi dai De Luca e da tutti gli altri variopinti furbetti se è vero che un terzo delle vaccinazioni sono toccate a gentaglia che non ne aveva diritto ma che è riuscita a imbucarsi al posto di quelli che ce l’avrebbero avuto. Ma non mi risulta che nei loro confronti siano stati presi provvedimenti di qualche tipo. Eppure è stato un abuso, per la mia legge un reato, che forse è costato, o costerà, la vita a qualcun altro”. si leggeva il 10 marzo scorso da Orso Grigio, il  blog del signor Luciano Scanzi da Arezzo, che era indignato perla pubblicazione della foto del presidente Sergio Mattarella che aspettava il suo turno per vaccinarsi, che aveva fatto notizia. Orso Grigio (alias il padre del giornalista Andrea Scanzi) accusava i giornalisti: “Ecco, invece di esaltarvi per la normalità, con le vostre quasi del tutto inutili testate e con i vostri queruli talk, datevi un senso: denunciate gli abusi, condannate i privilegi, le ruberie, gli evasori, e tutto quello che ammorba la nostra società facendo sentire le persone per bene come dei marziani, e riducendo l’onestà a una mania da pervertiti”. aggiungendo: “Intendiamoci, io non sono un fanatico dei vaccini, aspetto naturalmente il mio turno come è giusto che sia, ma se ci sono delle regole vanno rispettate, e se ci sono delle priorità vanno definite chiaramente e poi rispettate anche quelle. E non, come invece succede, lasciare che ognuno, in ogni regione, possa fare il cazzo che vuole”. Ma adesso papà Scanzi tace. Ed il suo blog è sparito dalla rete internet. Così come è sparita anche la sua pagina Facebook ! Pure coincidenze o solo paura di essere svergognati? Ma il papà di Scanzi deve essersi molto distratto al punto di aver chiuso gli occhi giustificando il figlio firma di punta del Fatto Quotidiano che ha saltato la fila : “Mi sono messo in lista perché ne avevo diritto come caregiver che assiste i suoi genitori anziani e fragili”. Come non ridere quando sentendo parlare di “caregiver” immaginava genitori molto anziani e provati nel fisico dalla malattia, bisognosi di assistenza continua che l’encomiabile… Andrea correva ad assistere fra un collegamento tv e una diretta sui socialnetwork. Luciano, il padre di Andrea Scanzi, è nato nel 1952, mentre la moglie, mamma Fiorella Rossi Scanzi, è del 1949, e va in giro tranquillamente da solo, qualche volta con il figlio, ma su una potente moto Guzzi che è la sua passione. Andrea Scanzi così definiva papà Luciano nel giorno del suo compleanno: “Ha una Guzzi, 18 chitarre, 87 macchine fotografiche e un caleidoscopio…”. La mamma di Andrea Scanzi, Fiorella ha un suo profilo Facebook dove esterna con la stessa arroganza di suo figlio, attaccando c on un post il nostro collega Massimo Giletti , conduttore di “Non è l’ Arena” su La7, responsabile ( secondo noi meritevole !) di avere sollevato il “caso Scanzi-vaccino” domenica sera in trasmissione, e persino Vauro per avervi partecipando, con una battuta sul virus-vanesio che si era impossessato di Scanzi. Mamma Fiorella attacca: “Lei Vauro ha assecondato il gioco denigratorio messo in piedi da Giletti (se va bene) come sciocco servile giullare …per un attimo vecchio vanesio tornato al centro della scena del programma tv”, povera mamma…. guai a toccarle il figliuolo, qualunque cosa abbia fatto! L’apertura di un procedimento penale da parte della Procura di Arezzo è stato avviato dopo la relazione informativa dei Carabinieri della polizia giudiziaria, consegna in Procura nella mattinata di ieri, accertamenti finalizzati per verificare che nelle procedure seguite non si configuri appunto qualche reato. L’azienda sanitaria ha intanto intrapreso, con il direttore generale Antonio D’Urso ed Evaristo Giglio, direttore del distretto sanitario e responsabile del centro vaccinale, una verifica interna che non si è ancora conclusa. Sabato scorso cioè soltanto il giorno dopo della vaccinazione di Scanzi, è stato pubblicato online dall’ASL di Arezzo il modulo per iscriversi all’elenco dei “panchinari” una lista con le segnalazioni verbali dei medici di base da utilizzare in caso di dosi avanzate a fine giornata, secondo la direttiva del generale Figliuolo risalente al 15 marzo scorso. L’azienda sanitaria ASL di Arezzo ha intrapreso una verifica interna con il direttore generale Antonio D’Urso ed Evaristo Giglio, direttore del distretto sanitario e responsabile del centro vaccinale, che al momento non si è ancora conclusa. Il direttore D’Urso ha dichiarato : “L’accertamento prosegue, dobbiamo incrociare i dati in nostro possesso con quelli dell’Inps. Il caregiver deve rientrare negli stessi requisiti propri della legge 104 che prevede tra l’altro un’assistenza continuativa. E per esaurire la pratica abbiamo bisogno della parte previdenziale”. Una vicenda quella del caso Scanzi che ha portato alla luce il problema dei “riservisti” o “panchinari” del vaccino anti-Covid per non sprecare le dosi a livello nazionale. Lecito chiedersi se debba esistere o meno, come vada organizzata chi ne ha diritto considerato che le regioni, come Toscana e la Lombardia ad esempio prevedono delle regole e modalità diverse. Mentre sul portale ( vedi QUI) della Regione Lazio non c’è alcuna traccia! Questo il post del giornalista Scanzi subito dopo l’esplosione del “caso” che lo riguarda: “Ieri ho raccontato di essermi vaccinato come "panchinaro del vaccino". Dopo l’ordinanza del generale Figliuolo di lunedì scorso, che ribadiva di dover usare a fine giornata tutte le dosi a qualsiasi costo e di non sprecarne neanche mezza, ho detto al mio medico di base la frase che ho ripetuto ieri: “Se avanza una dose a fine giornata, non la vuole nessuno e la buttate via, io ci sono. Nel rispetto della legge e senza scavalcare nessuno (ci mancherebbe!)”. “Sono stato così inserito nella lista dei panchinari – continuava Scanzi – Una lista che a dire il vero esisteva anche prima dell’ordinanza di Figliuolo, ma che era meramente verbale. Per meglio dire, tu lo dicevi al tuo medico di base che, se ti reputava idoneo, segnalava il tuo nome al responsabile del piano vaccinale” aggiungendo con sfacciataggine “Nel mio caso, essendo figlio unico e “caregiver familiare” avendo due genitori nella categoria “fragili”, avrei comunque potuto vaccinarmi grazie a un’ordinanza regionale fortemente voluta anche dall’ottimo Iacopo Melio. Ma mi sono comunque iscritto anche nella lista, fino a ieri “solo” verbale e non online, dei panchinari del vaccino”. Peccato però che i due genitori “fragili” non si siano ancora vaccinati. Andrea Scanzi in barba alle regole, invece si. La ciliegina sulla torta (marcia) arriva dal “sodale-giornalista sindacalista” Paolo Borrometi, proiettato da un sito siciliano alla vicedirezione dell’ AGI, agenzia di stampa del Gruppo ENI, che così scrive su Twitter: “prova ribrezzo per le polemiche sul vaccino di Andrea Scanzi”“. Noi al suo contrario invece proviamo ribrezzo per chi pratica un giornalismo, schierato e militante sinistrorso.

(ANSA il 28 giugno 2021) - La procura di Arezzo chiede l'archiviazione per il caso del vaccino somministrato al giornalista aretino Andrea Scanzi, vicenda di marzo per cui venne criticato per "aver saltato la fila". Stando alle conclusioni del pm Marco Dioni, Scanzi non rientrava in alcuna categoria vaccinale di quel momento e dunque non aveva diritto ad anticipare la somministrazione. Tuttavia, dal punto di vista giuridico-legale, per la procura non si configura alcun reato nella condotta del giornalista. In virtù, viene spiegato, della riforma del reato di abuso d'ufficio, ipotesi su cui lavorava la procura, tale fattispecie penale non si è configurata. Perché vi sia reato di abuso di ufficio nella condotta di Scanzi, è stato ancora spiegato alla procura di Arezzo, occorre che la violazione sia a una legge o a un regolamento, cosa che per il pm Dioni non è accaduta in questo episodio. Dunque, sottolineano dalla procura, anche se eticamente il gesto può da taluni essere considerato censurabile, dal punto di vista giuridico non è penalmente perseguibile. Il 22 marzo scorso Scanzi aveva raccontato sui social di aver ricevuto il vaccino come 'riservista' e in qualità di caregiver familiare dei genitori. "Ho fatto il panchinaro del vaccino", aveva affermato, suscitando immediate polemiche. La procura di Arezzo, città dove gli fu fatto il vaccino, aprì un fascicolo. In questi mesi sono stati ascoltati i principali responsabili del servizio della Asl. Ora la richiesta di archiviazione.

Filippo Facci per "Libero quotidiano" il 29 giugno 2021. Poco spettabile Andrea Scanzi, vorremmo chiudere il caso del vaccino che ti hanno fatto senza che tu ne avessi diritto, saltando la fila. Chiuderla qui è la cosa migliore, anche perché altri (tipo il tuo giornale) ti avrebbero viceversa bollato sine die. Noi no. La procura di Arezzo ha chiesto l’archiviazione: ha scritto che non rientravi in nessuna categoria particolare e che non avevi diritto ad anticipare il vaccino, ma questo, secondo il pm, non ha configurato reati in virtù della riforma dell’abuso d'ufficio, riforma che dalle tue parti è stata combattuta ferocemente. Meno male che avete perso anche questa. Noi non auguriamo a nessuno conseguenze giudiziarie (non per queste cose) e ci basta che i fatti siano stati messi nero su bianco, sperando che il gip accolga l’archiviazione. Preso da ego-bulimia, il 22 marzo avevi raccontato ai lemuri dei tuoi social che avevi ricevuto il vaccino come «riservista» in qualità di «caregiver familiare». Due balle, come è stato accertato ascoltando i responsabili della Asl. Hai fatto tutto da solo, e hai continuato a descriverti come er mejo fico der bigoncio, a dire che volevi fare da esempio (tu) e a dire che tutti ti criticavano per invidia, o perché vorrebbero essere come te. Eri un banale cagasotto che ha cercato una corsia privilegiata, ma la nostra opinione su di te resta immutata. Bastava una parola prima, ci basterà in futuro.

Salvatore Mannino per "La Nazione - Arezzo" il 29 giugno 2021. Non aveva il diritto di vaccinarsi, anche se non ha commesso alcun reato. E’ il giudizio, non esattamente l’ideale in termini di immagine, col quale il Pm Marco Dioni chiede l’archiviazione del fascicolo sulla dose di Astrazeneca somministrata il 21 marzo ad Andrea Scanzi, il più popolare dei giornalisti aretini, influencer e opinion leader di prima grandezza nel panorama mediatico nazionale, uno che spesso si autodefinisce come il più seguito in Italia sui social, forte del suo milione di follower che però per quella dose galeotta gli ri rivoltarono contro, a lui che si considera, ed è considerato, un maestro nel girare in proprio favore il vento che spira su Facebook, Twitter e gli altri social media. Caso chiuso, anche se Scanzi non è mai stato indagato: quello nei suoi confronti è sempre rimasto un modello 45, cioè un fascicolo senza ipotesi di reato. La bufera che ne è nata, quella che portò alla temporanea sparizione del giornalista dagli schermi di Rai Tre («Carta bianca» di Bianca Berlinguer) e la 7 (Otto e mezzo di Lilli Gruber), quella che l’ha portato a difendersi con le unghie e coi denti dalla stanza di un lussuoso relais trentino in cui era in cura, quella anche che gli è costato il rimprovero di Marco Travaglio, direttore del suo giornale, il «Fatto Quotidiano, è rimasta una tempesta mediatica, di cui qualcuno dei tanti nemici che si è fatto negli anni per la sua penna tagliente, ha approfittato per regolare qualche conto, ma senza conseguenze giudiziarie. L’unico reato astrattamente ipotizzabile, l’abuso d’ufficio a carico del dirigente Usl che lo indirizzò all’hub del Palaffari, avrebbe richiesto un’espressa violazione di legge o atto avente forza di legge. Ma tutte le norme che regolano la vaccinazione sono linee guida, al massimo regolamenti amministrativi. E poi, scrive Dioni, i comportamenti non si sono mai elevati al rango del dolo, rimanendo colposi, cioè imprudenti o negligenti. Conviene comunque riassumere. Scanzi, almeno questo è il suo racconto, contatta il suo medico di famiglia e si dichiara disponibile a ricevere una dose di Astrazeneca fra quante ne avanzano dopo la giornata di iniezioni. Il dottore lo indirizza alla Usl e il direttore del distretto Evaristo Giglio, dopo qualche settimana, lo avvia al Palaffari dove avviene la vaccinazione. A che titolo? Lo stesso giornalista avanzerà più di uno scenario: semplice volontario per le dosi in eccesso, caregiver di genitori malati, testimonial. In realtà, secondo Dioni, «sulla scorta delle linee guida e delle raccomandazioni non aveva alcun diritto di essere vaccinato, non rientrando in alcune delle categorie delle linee guida», anche se «in quel momento la situazione era particolarmente confusa». In effetti, era il marzo difficile in cui la campagna di massa stentava ancora a decollare, specie in Toscana, coi quarantenni come Scanzi spesso vaccinati prima degli over 80 ancora in mezzo al guado e dei settantenni e sessantenni fermi al palo. Fu per questo che la confessione social del giornalista scatenò il dagli al «furbetto». Giglio, sentito sia nell’indagine Usl che in quella della procura, riconosce di aver sbagliato, «ritenendo che appartenesse alla categoria dei caregiver», anche se la certificazione sulla quale si basò era quella di un’omonima della madre di Scanzi. Colpa non dolo. Il passato appunto, il presente è fatto di un’archiviazione imminente.

CASO VACCINO: LA PROCURA DI AREZZO SALVA ANDREA SCANZI, MA NON DEL TUTTO….Il Corriere del Giorno il 29 Giugno 2021. Scanzi aveva commentato lo scorso 22 marzo sui social , sostenendo di aver ricevuto il vaccino perché “riservista”, “panchinaro” e in qualità di caregiver familiare dei genitori scatenando critiche e offese, che lo portarono alla sospensione per tre settimane dai programmi tv Rai e La7 in cui veniva invitato. In realtà quanto sosteneva Scanzi in realtà non era vero ed ha mentito...La Procura di Arezzo ha chiesto l’archiviazione per il caso del vaccino somministrato il 19 marzo 2021 al giornalista Andrea Scanzi, accusato di aver “saltato la fila” nel tardo pomeriggio del 19 marzo scorso all’hub vaccinale allestito al Centro Affari e Fiere della città toscana. Il giornalista toscano, secondo il pubblico ministero Marco Diorni, all’epoca in cui avvenne la somministrazione, Scanzi non aveva alcun diritto di anticipare la propria vaccinazione non rientrando in alcuna categoria vaccinale e quindi non aveva diritto ad anticipare la dose, ma dal punto di vista legale, con la sua “furbata” Scanzi non ha commesso un reato. Conseguentemente il gesto di Scanzi, nonostante sia discutibile eticamente, non è perseguibile in ambito giuridico, data la mancata sussistenza del reato di abuso di ufficio. La richiesta del pubblico ministero adesso è stato trasmesso al giudice per le indagini preliminari e sarà quest’ultimo a decidere se accogliere la richiesta di archiviazione su Scanzi. Scanzi aveva commentato l’accaduto lo scorso 22 marzo sui social , sostenendo di aver ricevuto il vaccino perché “riservista”, “panchinaro” e in qualità di caregiver familiare dei genitori scatenando critiche e offese, che lo portarono alla sospensione per tre settimane dai programmi tv Rai e La7 in cui veniva invitato. In realtà quanto sosteneva Scanzi in realtà non era vero ed ha mentito...La probabile archiviazione non è una pietra tombale su questa vicenda: ieri infatti il deputato Massimiliano Capitanio, capogruppo della Lega in Commissione Parlamentare du Vigilanza Rai, ha ricordato che la tv pubblica “ha atteso la pronuncia del pm per convocare il Comitato Etico e prendere una decisione circa la condotta del giornalista”.“Scanzi ha fatto il furbetto”, ha commentato anche la leghista Elena Maccanti, componente della commissione di Vigilanza Rai. Secondo i deputati toscani leghisti Manuel Vescovi e Rosellina Sbrana, Scanzi si è comportato “come i peggiori raccomandati”. Sulla stessa posizione, il deputato Michele Anzaldi di Italia Viva, segretario della commissione di Vigilanza Rai, che si chiede se “è eticamente accettabile che una trasmissione Rai retribuisca chi si è macchiato di un comportamento riprovevole”. Dopo l’annuncio della richiesta di archiviazione, nè Scanzi nè il FATTO QUOTIDIANO giornale dove lavora e scrive hanno ancora rilasciato alcuna dichiarazione al riguardo.

La regione rossa che vaccina prima i vip degli ottantenni. Nel tritacarne finisce anche il giornalista e scrittore Andrea Scanzi, il quale è stato vaccinato perché assiste i genitori anziani. "Ho rispettato le regole", scrive sul suo profilo social. Ignazio Riccio - Lun, 22/03/2021 - su Il Giornale. L’Asl di Arezzo ha aperto un’inchiesta interna in merito alla lista dei cosiddetti caregiver, ossia quelle persone che si prendono cura dei familiari ammalati o disabili in attesa del vaccino anti Covid. È polemica in Toscana poiché, se è vero che molti non si sono iscritti all’elenco, pur avendone i requisiti, altri hanno usufruito del beneficio. Tra questi, come riporta il quotidiano Il Giorno, c’è il giornalista e scrittore Andrea Scanzi, il quale è stato vaccinato venerdì scorso al Palaffari di Arezzo. Lo avrebbe fatto saltando la fila delle quasi quindicimila persone che hanno aderito all’iniziativa sul sito della Regione Toscana e che, come lui, hanno i genitori anziani o con patologie specifiche. Scanzi sarebbe rientrato tra i “riservisti”, chiamati all’ultimo momento qualora avanzino delle dosi non inoculate, destinate ad essere buttate nel cestino. Nulla di irregolare sembrerebbe, anche se sarà l’Asl a verificare i fatti, ma il gesto ha provocato malumori e proteste. Lo stesso giornalista, che aveva postato sul sulla sua pagina Facebook un messaggio in cui informava della sua avvenuta vaccinazione, è ritornato sulla vicenda. Sempre sui social ha commentato: “Questa polemica sulla mia vaccinazione non mi diverte. Per niente. Mi offende, mi ferisce, mi fa incazz… e oltrepassa qualsiasi forma di disonestà intellettuale. Come si fa a definirmi ‘furbetto’ se sono stato io, con orgoglio e dopo aver rispettato le regole, a dare la notizia del mio vaccino?”. In Toscana, comunque, c’è già un’altra indagine della Procura su coloro che avrebbero saltato la fila per ottenere la vaccinazione. Circa mille persone si sarebbero iscritte nella lista del personale scolastico e universitario sotto la voce “altro”, poi eliminata. Si tratta di musicisti, modelle, maestri di tennis e di altre categorie non protette; su questi "privilegiati" si sta indagando.

In Toscana ora il caos è totale: vaccinato solo il 5% degli over 80. In regione sono state inoculate più di 500mila dosi dei vaccini anti Coronavirus, ma le polemiche non accennano a placarsi, soprattutto per gli over 80. Resta ancora da chiarire anche l’episodio dello scambio delle pettorine della protezione civile all’esterno del Mandela Forum di Firenze a fine turno, proprio quando vengono chiamati i riservisti. Lì, il caos è stato generato dalla voce che un medico avrebbe vaccinato il figlio facendogli saltare la fila. Anche in questo caso l’Asl ha aperto un’indagine interna. Non è facile evitare i furbetti, in un sistema elefantiaco, senza precedenti in Italia. e le polemiche sono continue. L’ultima ha riguardato anche gli avvocati e ha investito la vicepresidente della regione Stefania Saccardi, iscritta all’ordine, alla quale, come agli altri novemila legali, è stato somministrato il vaccino.

Dagospia il 21 marzo 2021.

L’ho ripetuto spesso in questi giorni, sia in tivù che durante le #ScanziLive: “Se a fine serata avanza una dose di...

Pubblicato da Andrea Scanzi su Venerdì 19 marzo 2021

Ieri ho raccontato di essermi vaccinato come “panchinaro del vaccino”. Dopo l’ordinanza del generale Figliuolo di...

Pubblicato da Andrea Scanzi su Sabato 20 marzo 2021

Da "Huffingtonpost.it" il 21 marzo 2021. Il giornalista e scrittore Andrea Scanzi ha annunciato sulla sua pagina Facebook di essersi vaccinato nella lista di riserva messa a disposizione dalla Regione Toscana, in quanto caregiver familiare con due genitori considerati “fragili”. Sui social però c’è stata più di una critica nei confronti di Scanzi. Innanzitutto perché proprio la Regione Toscana è penultima nella vaccinazione degli over 80, con solo il 5% che ha ricevuto le due dosi. E poi perché fino a oggi la lista di riserva a cui si è iscritto Scanzi non si trovava. Tra i commenti al post di Scanzi, c’è chi scrive: “Ho seguito le Tue indicazioni: ho fatto proprio come Lei. Vediamo se funziona per “i comuni mortali” o vale solo per “amici degli amici”. Mentre un altro dice: Ho chiamato oggi il numero verde e l’operatore mi ha detto che non esiste attualmente nessuna lista per la somministrazione delle dosi che andrebbero buttate e che attualmente chiamano solo quelli che hanno in lista di prenotazione a seconda dell’età e delle patologi”. Un altro ancora: “Io penso che i “panchinari dei vaccini” dovrebbero prima essere quelli che sono in attesa di essere chiamati direttamente dall’ausl, persone che hanno patologie...”. C’è poi chi commenta: “Guardi Scanzi, io la stimo molto come giornalista, ma che lei ora si presenti come un eroe che ha fatto da cavia, dato l’esempio e favorito addirittura la diffusione delle liste di attesa mi pare troppo”.

Scanzi si vaccina come “riservista”, sul caso indaga l’Asl: bufera sul giornalista del Fatto Quotidiano. Fabio Calcagni su Il Riformista il 21 Marzo 2021. Nella Regione penultima in Italia per somministrazione della doppia dose di vaccino agli over 80, Andrea Scanzi riesce a farsi inoculare la prima dose. A raccontarlo è stato lo stesso giornalista toscano del Fatto Quotidiano su Facebook, che in un post sui social ha spiegato di essere riuscito ad entrare nella lista dei cosiddetti “panchinari” o “riservisti”. A spiegare cosa è accaduto è lo stesso Scanzi, 47 anni, che scrive ai suoi followers di aver fatto venerdì 19 marzo il vaccino di AstraZeneca “nel pieno rispetto delle regole” essendo figlio unico di due genitori  fragili e dunque potendo essere considerato un “caregiver”. Un procedimento “regolare, tutto alla luce del sole. Con buona pace di qualche imbecille (compreso qualche finto amico e pseudo-politico) che ha provato a fare polemica”, ha polemizzato Scanzi. Dubbi però condivisibili, visto che effettivamente in Toscana non esisteva una vera e propria lista dei “panchinari”, con il percorso pubblico della Asl Toscana sud est venuto a galla sabato, a seguito delle polemiche nate dal post di Scanzi. Ad ammetterlo è lo stesso giornalista del Fatto, che sottolinea come la lista dei panchinari esisteva anche prima dell’ordinanza di Figliuolo, “ma che era meramente verbale. Per meglio dire, tu lo dicevi al tuo medico di base che, se ti reputava idoneo, segnalava il tuo nome al responsabile del piano vaccinale”. Le accuse nei confronti di Scanzi tra i commenti non sono mancate: “Ho chiamato oggi il numero verde e l’operatore mi ha detto che non esiste attualmente nessuna lista per la somministrazione delle dosi che andrebbero buttate e che attualmente chiamano solo quelli che hanno in lista di prenotazione a seconda dell’età e delle patologi”, scrive un utente. Altri invece ricordano invece la parole pronunciate ad inizio pandemia da Scanzi, che si riferiva così al Coronavirus: “Non è  una malattia mortale porca di una puttana troia ladra”. Ma che vi sia il rischio che Scanzi abbia effettivamente saltato la fila lo ammette la stessa Asl, che secondo Il Tirreno ha aperto un’inchiesta interna per capire se il giornalista e scrittore aretino non abbia ricevuto una dose che poteva essere destinata a qualcun altro. “Stiamo facendo alcune indagini – spiega al Tirreno Simona Dei, direttrice sanitaria – per capire se davvero ne avesse diritto“. Sempre Il Tirreno specifica che la Regione ha chiarito all’Asl che Scanzi “non risulta fra i 18.822 caregiver indicati dai 70.801 fragilissimi che si sono registrati sul portale in questi giorni”. Avendo po la Asl sud est annunciato solo ieri di aver aperto elenchi dei “panchinari”, resta il dubbio su come Scanzi sia riuscito a vaccinarsi: il giornalista è andato fra i box di Arezzo Fiere senza essere stato avvertito?

DAGONOTA il 22 marzo 2021. Sapete dove era ieri Andrea Scanzi a fare la sua diretta Facebook in cui dava dei poveri imbecilli a tutti? All’Hotel Palace di Merano, dove l’opinionista per mancanza di opinioni va ogni anno a fare una settimana di “detox rigoroso”. Il caregiver ha mollato i genitori fragili è se n’è andato in un’altra regione, naturalmente per motivi di salute (come no).

Da corriere.it il 22 marzo 2021. «Era una vaccinazione legale, autorizzata e che rifarei. Una vaccinazione per cui larga parte degli italiani avrebbe dovuto ringraziarmi. L’ho fatta in un momento storico in cui nessuno o pochi italiani avrebbero voluto fare AstraZeneca: io ho voluto accettare l’invito di vaccinarmi proprio per dare un segnale agli italiani. Io mi fido della scienza e ci vado.  Non era un boccone da ghiotti, sia perché nessuno voleva fare quella vaccinazione sia perché nessuno si era iscritto a quella lista che esisteva ed era solo verbale. E che grazie a me è diventata pubblica». Andrea Scanzi torna a parlare della polemica che lo ha coinvolto dopo essersi sottoposto venerdì al vaccino anti Covid-19 con AstraZeneca nel centro vaccinale dell’hub della Fiera di Arezzo. Scanzi spiega di aver avuto la possibilità di sottoporsi al vaccino grazie ad una lista dei riservisti di cui ha chiesto al suo medico curante e che fino a qualche giorno fa era solo verbale, mentre - grazie alla sua testimonianza - è diventata pubblica e a cui si può accedere attraverso la compilazione di un modulo online.

Da sr71.it il 22 marzo 2021. Vaccinazione con polemiche per Andrea Scanzi, dopo l’annuncio della sua iniziativa di «vaccinarsi da panchinaro», la Asl ha effettuato alcune verifiche interne. L’azienda sanitaria ieri pomeriggio ha aperto un sito provvisorio per formalizzare la lista d’attesa per i candidati agli «avanzi di AstraZeneca». Fino ad allora, come dichiarato dallo stesso giornalista aretino, la lista dei panchinari era solo verbale. Secondo quanto riferisce la direttrice sanitaria Asl Toscana Sud Est, Simona Dei, ad appena un giorno dall’apertura del sito per i panchinari, sono 2500 le persone già iscritte, segno di una grande attenzione al tema della vaccinazione contro Covid19, nonostante lo stop and go subito da AstraZeneca. Il sito resterà aperto fino a martedì, quando sarà incluso nella piattaforma regionale, quella che abitualmente viene utilizzata da tutti i vaccinandi. La direttrice Dei, a seguito delle polemiche sulla «vicenda Scanzi», ha effettuato una verifica con i responsabili Asl della vaccinazione ad Arezzo Fiere, luogo dove venerdì sera si è recato Scanzi per ricevere l’iniezione. Secondo quanto riferisce Dei, il personale Asl ha gestito correttamente la pratica della somministrazione. Come da protocollo a Scanzi sono state richieste le informazioni necessarie all’accettazione. Il giornalista aretino, come ha scritto venerdì sera sulla sua pagina Facebook, ha dichiarato agli operatori di essere «caregiver» (ovvero assistente) dei propri genitori e quindi è stato ammesso alla vaccinazione. Alla direttrice Simona Dei è sufficiente questo per chiudere la pratica «salvo ulteriori sviluppi domani – ci ha detto al telefono – per noi la questione è chiusa, non possiamo sollevare dubbi preventivi sulla veridicità delle dichiarazioni di Scanzi, come su quelle di tutti gli altri ‘panchinari’, si tratta infatti di autodichiarazioni». Ieri sera Scanzi ha scritto in un post «Nel mio caso, essendo figlio unico e “caregiver familiare” avendo due genitori nella categoria “fragili”, avrei comunque potuto vaccinarmi grazie a un’ordinanza regionale fortemente voluta anche dall’ottimo Iacopo Melio. Ma mi sono comunque iscritto anche nella lista, fino a ieri “solo” verbale e non online, dei panchinari del vaccino. Tutto regolare, tutto alla luce del sole». In altre parole adesso la vicenda diventa politica e sono già nell’aria delle interrogazioni alla giunta regionale toscana, è infatti alla Regione che sono conservati i registri delle persone fragili, bisognose di «caregiver».

Non è l'Arena, Andrea Scanzi vaccinato. "Un caso strano, i suoi genitori...". Massimo Giletti svela il caos italiano. Libero Quotidiano il 22 marzo 2021. Il caso Andrea Scanzi arriva a Non è l'Arena e Massimo Giletti va dritto ala fonte. In collegamento con La7 c'è Evaristo Giglio, direttore del Distretto sanitario di Arezzo dove la penna del Fatto quotidiano ha avuto accesso al vaccino anti-Covid in quanto compreso una "lista delle riserve". In sostanza, Scanzi ha usufruito del vaccino rimasto al termine della giornata, siero che altrimenti sarebbe stato buttato. Ma a che pro, si sono chiesti molti, considerata la giovane età e la buona salute del giornalista? E quella lista, era accessibile ai comuni mortali o Scanzi ha usufruito della sua posizione per accedervi? "Prima di fare una prenotazione online - spiega il dirigente sanitario -, abbiamo fatto in modo tale di avere una lista cartacea comprendente persone che non erano riuscite a farsi vaccinare per un qualche problema, forze dell'ordine che avevano saltato il loro turno, disabili segnalati dai direttori sanitari di centri diurni". E Scanzi? "Mi è stato segnalato verso il 20-22 febbraio dal medico curante. A che titolo, gli ho chiesto, ha delle patologie? Mi è stato detto che lui ha due genitori fragili con patologie ascrivibili alle classi di persone vulnerabili e vaccinate in Toscana con il vaccino Moderna, e Scanzi dunque rientrerebbe in questa tipologia anche con la iscrizione online. Scanzi è finito in coda alla lista, abbiamo chiamato persone con priorità più alta". "Ma questa lista è precedente al commissario Figliuolo, risale al periodo di Arcuri dunque? - chiede Giletti - Questa storia è strana, basta chiamare il medico della mutua per finire nella lista? I genitori di Scanzi sono vaccinati?". "No, i genitori sono in lista per venire vaccinati", risponde Giglio. "Quindi abbiamo un paradosso - conclude Sallusti -, i genitori di Scanzi che sono vulnerabili non sono stati vaccinati e Scanzi, che è sano, sì". 

Da iltempo.it il 22 marzo 2021. Fulmini sui furbetti dei vaccini. “Qui siamo invasi dai De Luca e da tutti gli altri variopinti furbetti se è vero che un terzo delle vaccinazioni sono toccate a gentaglia che non ne aveva diritto ma che è riuscita a imbucarsi al posto di quelli che ce l’avrebbero avuto. Ma non mi risulta che nei loro confronti siano stati presi provvedimenti di qualche tipo. Eppure è stato un abuso, per la mia legge un reato, che forse è costato, o costerà, la vita a qualcun altro”. Firmato il 10 marzo scorso da Orso Grigio, il  blog del signor Luciano Scanzi da Arezzo. Indignato perché aveva fatto notizia la pubblicazione della foto del presidente Sergio Mattarella che aspettava il suo turno per vaccinarsi. Orso Grigio ribolliva contro noi giornalisti: “Ecco, invece di esaltarvi per la normalità, con le vostre quasi del tutto inutili testate e con i vostri queruli talk, datevi un senso: denunciate gli abusi, condannate i privilegi, le ruberie, gli evasori, e tutto quello che ammorba la nostra società facendo sentire le persone per bene come dei marziani, e riducendo l’onestà a una mania da pervertiti”. E aggiungeva: “Intendiamoci, io non sono un fanatico dei vaccini, aspetto naturalmente il mio turno come è giusto che sia, ma se ci sono delle regole vanno rispettate, e se ci sono delle priorità vanno definite chiaramente e poi rispettate anche quelle. E non, come invece succede, lasciare che ognuno, in ogni regione, possa fare il cazzo che vuole”. Parole da sottoscrivere. Ma a cui non è seguito nulla il primo giorno di primavera quando si è saputo che il figlio di Orso Grigio- al secolo Andrea Scanzi- si era appena vaccinato alla veneranda età di 46 anni in quella Toscana dove chi aveva diritto a quelle fiale per non rischiare la vita- gli ultraottantenni- non ha ricevuto ancora protezione nel 95% dei casi. Orso Grigio deve avere chiuso un occhio per l'amato figlio Andrea che ha fatto più o meno la stessa cosa di Vincenzo De Luca. Ma ne ha dovuti chiudere due per la giustificazione che il figlio firma di punta del Fatto Quotidiano ha dato per avere saltato la fila con salto triplo carpiato: “Mi sono messo in lista perché ne avevo diritto come caregiver che assiste i suoi genitori anziani e fragili”. Ecco forse anziano non me lo farei dire da mio figlio essendo nato nel 1952, più giovane pure di mamma Fiorella Rossi Scanzi, che è del 1949. Poi quando uno ha sentito dire “caregiver” si immaginava genitori molto anziani e provati nel fisico dalla malattia, bisognosi di assistenza continua che il generoso Andrea correva a dare fra un collegamento tv e una diretta social. Papà Luciano invece in giro va da solo, e talvolta sì con il figlio, ma su una potente moto Guzzi che è la sua passione. Luciano così è stato descritto dal figlio il giorno del suo compleanno: “Ha una Guzzi, 18 chitarre, 87 macchine fotografiche e un caleidoscopio...” Mamma Fiorella ha invece un suo profilo Facebook dove cavalca una grinta non da poco. Tanto da avere fulminato nel suo ultimo post Massimo Giletti per avere sollevato il “caso Scanzi-vaccino” domenica sera a “Non è l'Arena e Vauro per avervi partecipando facendo una battuta sul virus-vanesio che si era impossessato di Scanzi. “Lei Vauro”, ha tuonato mamma Fiorella, “ ha assecondato il gioco denigratorio messo in piedi da Giletti (se va bene) come sciocco servile giullare ...per un attimo vecchio vanesio tornato al centro della scena del programma tv”. E mammà la si capisce: guai a toccarle il figliuolo, qualunque cosa abbia combinato. Ma tutti gli altri – a cominciare da medici condotti e dirigenti della Asl di Arezzo- protagonisti di questa commedia dell'arte sullo “Scanzi vaccinato”, che parte hanno?

Francesca Galici per ilgiornale.it il 22 marzo 2021. Ha destato clamore la vaccinazione di Andrea Scanzi, giornalista quarantenne, che ha ricevuto la sua dose in quanto inserito nelle liste di riserva della Regione Toscana in qualità di caregiver dei suoi genitori. La percezione del coronavirus da parte di Scanzi nel corso dell'ultimo anno è cambiata profondamente da quando non la considerava più di una semplice influenza, fino a oggi che non si è sottratto alla vaccinazione. Era il 25 febbraio e Andrea Scanzi in un video pubblicato sui suoi seguitissimi profili social derideva chi, in quel momento, si preoccupava per le notizie sul coronavirus che arrivavano dalla Cina nei giorni in cui si diffondevano i primi contagi anche nel nostro Paese. "Il Coronavirus è qualcosa di leggermente, sottolineo leggermente, più insidiosa di un qualsiasi cazzo di influenza", diceva Scanzi nella clip diffusa sui social, la stessa in cui criticava fortemente chi indossava la mascherina. Da lì a qualche giorno l'Italia sarebbe entrata in lockdown totale a causa del collasso del sistema sanitario a causa degli alti contagi nel nord Italia. Proprio durante il lockdown, Andrea Scanzi ha scritto il libro I cazzari del virus, un volume nel quale il giornalista racconta in che modo è stata affrontata la prima ondata dell'epidemia soprattutto da parte dei politici. Nella descrizione si legge che "di errori così, compiuti non a febbraio quando la situazione ancora incerta sembrava sotto controllo ma in piena emergenza, si può stilare una lista infinita". Quindi, le sue dichiarazioni di febbraio erano relative a una "situazione ancora incerta"? Era estate, invece, quando Andrea Scanzi in Sardegna partecipò a una foto scattata da Luigi Di Maio insieme a un gruppo di altre persone. Niente da rilevare su questo, se non che nessuno dei componenti dello scatto non indossava la mascherina. Erano tutti vicini, creando un piccolo assembramento, in un momento in cui le norme già li vietavano e venivano imposte le mascherine. Tutto questo per arrivare alla vaccinazione effettuata. Andrea Scanzi si è legittimamente sottoposto all'inoculazione della sua dose perché si occupa attivamente della cura dei suoi genitori anziani e, quindi, fragili ed esposti al virus. La Regione Toscana, pur di non buttare dosi di vaccino ha creato delle liste di riserva per utilizzare quelle non somministrate agli aventi diritto delle liste principali. La parabola informativa di Andrea Scanzi sul virus è stata molto particolare e non si può dire che non abbia cambiato idea nel corso del tempo. In queste ore, Andrea Scanzi ha commentato la polemica sorta attorno alla sua vaccinazione: "Era una vaccinazione legale, autorizzata e che rifarei. Una vaccinazione per cui larga parte degli italiani avrebbe dovuto ringraziarmi. L’ho fatta in un momento storico in cui nessuno o pochi italiani avrebbero voluto fare AstraZeneca: io ho voluto accettare l’invito di vaccinarmi proprio per dare un segnale agli italiani. Io mi fido della scienza e ci vado". Andrea Scanzi, poi, prosegue: "Non era un boccone da ghiotti, sia perché nessuno voleva fare quella vaccinazione sia perché nessuno si era iscritto a quella lista che esisteva ed era solo verbale. E che grazie a me è diventata pubblica". Andrea Scanzi ha rivendicato la vaccinazione con AstraZeneca effettuata non appena l'Aifa aveva dato nuovamente il via libera al preparato. Scanzi ha ammesso che nessuna delle persone a lui vicine, tranne la compagna Sara, lo incoraggiava in questa decisione.

Il vaccino a Scanzi:  adesso indaga la Procura  In Toscana il faro dei Nas sulle liste dei riservisti. Marco Gasperetti su Il Corriere della Sera il 23/3/2021.

Scanzi: «Qui a mie spese. Iscritto in lista e chiamato dopo 25 giorni». Il sito Dagospia intanto ha puntato il dito sul fatto che Scanzi avesse lasciato la casa dei genitori per un soggiorno di una settimana di relax all’Hotel Palace di Merano e proprio da qui, lontano da casa, avesse poi annunciato la sua decisione di vaccinarsi come persona che si prendeva cura del padre e della madre. Presenza confermata dallo stesso Scanzi che però ha replicato duramente: «E quale sarebbe il problema? Vengo in questa clinica a mie spese. Ho fatto il vaccino rispettando le regole, mi sono iscritto in lista e sono stato chiamato dopo 25 giorni».

Anzaldi: «Sospendere il contratto di Scanzi con la Rai». Per Michele Anzaldi, tuttavia, deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, il contratto che Scanzi ha con la Rai (il giornalista è collaboratore di «Cartabianca») ora dovrebbe essere sospeso. Mentre il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha annunciato che sul caso ci sarà un’istruttoria. Chi invece difende il giornalista è l’europarlamentare della Lega Susanna Ceccardi: «Se si è fatto fare un vaccino destinato a finire nella spazzatura ha fatto bene», scrive su Facebook, stigmatizzando il comportamento della Toscana che è tra le ultime regioni per vaccini agli over 80 anni.

Giani: «Abbiamo bisogno di dosi». Già, gli 80enni. La Toscana ha il primato per vaccinati sino a 59 anni ed è ultima nella fascia oltre gli 80 e adesso mancano i vaccini perché gli AstraZeneca non possono essere utilizzati sugli ottuagenari. «Trovo quanto accaduto irresponsabile — denuncia il toscano Stefano Mugnai, vice capogruppo alla Camera di Forza Italia —. Uno scandalo che si è interrotto solo grazie al governo Draghi che ha imposto di procedere per fasce di età (fatti salvi i fragili e fragilissimi) partendo dai più anziani e smentendo clamorosamente quanto deciso in Toscana». Il presidente della Regione Eugenio Giani parla di discorsi e chiacchiere. «Abbiamo bisogno di dosi. Al Palasport di Firenze si possono fare cinquemila vaccini al giorno e se ne somministrano mille, perché mancano sono le dosi».

I «furbetti del vaccino». Intanto proseguono a Firenze le indagini del Nas (ma in questo caso la procura per ora non ha aperto alcun fascicolo) per fare luce sui presunti furbetti che avrebbero ricevuto la vaccinazione senza averne diritto. Nel portale della Regione si sarebbero iscritti tra gli altri ballerine, modelle, professori d’orchestra, insegnanti di alcune discipline sportive, istruttori di scuola guida, cuochi e camerieri. I carabinieri starebbero verificando un elenco di 57 mila nomi per individuare chi si è spacciato per insegnante o altre categorie che avevano diritto alla vaccinazione. Un lavoro non facile, non solo per il numero di persone da controllare ma anche perché ci sono vaccinati che svolgono più professioni e dunque potrebbero essere in regola. Per capirlo occorreranno almeno un paio di mesi. E intanto si scopre che il sito di prenotazioni non controlla se gli iscritti abbiano diritto o meno alla vaccinazione.

Vaccini, il "caso Scanzi" finisce in procura: aperto un fascicolo ad Arezzo. Il fascicolo aperto è "a modello 45", ovvero senza indagati e senza ravvisare reati specifici e non sarebbe ancora stato affidato ad un pubblico ministero per avviare le indagini. Federico Giuliani - Lun, 22/03/2021 - su Il Giornale. La procura di Arezzo ha aperto un fascicolo conoscitivo sulla vicenda della vaccinazione di Andrea Scanzi. Il giornalista quarantenne era finito nell'occhio del ciclone per aver ricevuto, venerdì scorso, la sua dose poiché inserito nelle liste di riserva della Regione Toscana nei panni di caregiver dei suoi genitori.

Il fascicolo "a modello 45". Secondo quanto riportato dall'AdnKronos, il fascicolo aperto è "a modello 45", ovvero senza indagati e senza ravvisare reati specifici. Al suo interno, per adesso, sarebbero stati inseriti una serie di articoli di giornali che si sono occupati dell'intero caso. Tutto è nato da una segnalazione del nucleo di polizia giudiziaria dei carabinieri di Arezzo. I militari hanno raccolto tutto ciò che emerso sul caso: insieme alle notizie di stampa, anche le indicazioni dei programmi televisivi che si sono occupati del caso e le comunicazioni dello stesso Andrea Scanzi fatte attraverso i social. Il fascicolo conoscitivo non sarebbe ancora stato affidato ad un pubblico ministero per avviare le indagini. Nel frattempo, il presidente dell'Avis Toscana, Adelmo Agnolucci, ha provato a gettare acqua sul fuoco dichiarando, sempre all'agenzia AdnKronos, che "la vaccinazione di Andrea Scanzi è regolare". Agnolucci ha ricordato che è previsto nella normativa dei vaccini che "se si accudiscono persone fragili e a rischio, come lo sono i genitori anziani di Scanzi, si ha diritto al vaccino". Questo, tra l'altro, è previsto "anche per le badanti e per chi si prende cura in generale di soggetti fragili". Scanzi avrebbe quindi fatto ricorso a questa normativa e sarebbe "in regola"."Non ha fatto alcun intrallazzo per vaccinarsi prima", ha concluso il presidente parlando del giornalista.

Non si placano le polemiche. Eppure, considerando i ritardi sulle vaccinazioni agli anziani che affligono la Toscana, le polemiche faticano a placarsi. Nelle ultime ore, il diretto interessato ha così commentato la questione: "Era una vaccinazione legale, autorizzata e che rifarei. Una vaccinazione per cui larga parte degli italiani avrebbe dovuto ringraziarmi. L’ho fatta in un momento storico in cui nessuno o pochi italiani avrebbero voluto fare AstraZeneca". "Non era un boccone da ghiotti, sia perché nessuno voleva fare quella vaccinazione sia perché nessuno si era iscritto a quella lista che esisteva ed era solo verbale. E che grazie a me è diventata pubblica", ha quindi aggiunto Scanzi. Al giornalista è stata somministrata una dose del vaccino in quanto il suo nome era stato inserito nella lista della panchina vaccinale, occupandosi attivamente della cura dei genitori anziani, fragili e quindi esposti al virus. La Regione Toscana ha infatti creato liste di riserva per usare le dosi non somministrate agli aventi diritto inseriti nelle liste principali.

I ritardi della Regione Toscana. E qui si apre un altro fronte, strettamente collegato alla vicenda Scanzi. La Regione Toscana è accusata di essere in ritardo sulle vaccinazioni agli anziani. Agnolucci ha spiegato che "il capogruppo Pd in Consiglio regionale Vincenzo Ceccarelli e il presidente della Commissione sanità Enrico Sostegni hanno appena chiesto una verifica in Commissione Sanità all'assessore Simone Bezzini sull'andamento del piano vaccinale". Entrambi, ha proseguito Agnolucci, "chiederanno che le 120mila dosi di vaccini Pfizer e Moderna annunciate per le prossime due settimane vengano destinate agli ultraottantenni e ai portatori delle patologie più gravi, con l'obiettivo di completare la vaccinazione entro aprile grazie alla collaborazione dei medici di famiglia e, se questi non bastassero, attivando tutte le risorse necessarie per consentire il raggiungimento dell'obiettivo".

Anzaldi: "La Rai sospenda il contratto di Scanzi". Il deputato renziano Michele Anzaldi chiede che la Rai sospenda il contratto di collaborazione che il giornalista Andrea Scanzi ha per le sue ospitate nel programma Cartabianca. Francesco Curridori - Lun, 22/03/2021 - su Il Giornale. La vaccinazione di Andrea Scanzi, continua a far discutere. Ora il giornalista del Fatto Quotidiano, che ieri ha dato sui social una prima versione della vicenda, vorrebbe spiegare la sua posizione anche durante la trasmissione Cartabianca. Nel merito abbiamo sentito l'opinione del deputato renziano, Michele Anzaldi, segretario della commissione di vigilanza Rai.

Onorevole Anzaldi, crede sia positivo che il giornalista Scanzi esponga le sue ragione durante il talk show di Raitre?

"Credo che la vicenda Scanzi meriti chiarimenti ufficiali dalle istituzioni competenti, visto che il tema vaccini rappresenta una questione cruciale per tutti in questo momento. In attesa che la questione venga chiarita, anche a seguito dell’apertura di un fascicolo della Procura di Arezzo, la Rai dovrebbe sospendere il contratto che ha con Scanzi per le sue ospitate pagate a Cartabianca. Una sospensione in via cautelativa, anche per evitare eventuali violazioni del Codice Etico del servizio pubblico".

Quali violazioni si rischiano?

"Secondo il Codice Etico dell'azienda, i collaboratori devono adeguare le proprie azioni e i propri comportamenti agli impegni previsti dal codice stesso, primo fra tutti l’aderenza all’etica, 'approccio indispensabile per l’affidabilità Rai'. Tra i fondamenti del codice: 'astenersi dal compimento di atti illegali, illeciti, non conformi al comune senso di rettitudine e al comune senso dell’onore e della dignità'. Visto che ci sono verifiche in corso, annunciate dalla Asl e dalla Regione, credo sia doveroso attendere l'esito di queste verifiche prima di far tornare Scanzi a Rai3. Anche per evitare conflitti di interessi, oltre ad un potenziale danno d'immagine per la Rai".

A quale conflitto d'interessi si riferisce?

"Scanzi è un collaboratore fisso di Cartabianca, retribuito per scelta della trasmissione e della conduttrice. Quindi se gli venisse consentito in quella sede di difendersi avrebbe un evidente condizione di favore: difficile pensare che si troverebbe di fronte ad un contraddittorio duro e imparziale. Se vuole difendersi, vada come ospite in trasmissioni che non lo pagano. È opportuno evitare, quindi, che una trasmissione del servizio pubblico diventi un'occasione di servizio privato a Scanzi, che paradossalmente verrebbe non solo pagato trarrebbe anche un vantaggio d'immagine per vicende personali. La sospensione servirebbe anche a evitare imbarazzi alla Rai: chi può dire oggi che strascichi avrà questa storia, anche eventualmente in ambito giudiziario?".

Secondo il sito Dagospia, Scanzi ieri si trovava fuori dalla sua Regione dove ieri si era vaccinato in quanto "caregiver" dei suoi genitori.

Ecco, entrando nel merito della vicenda, lei cosa ne pensa?

"Anche su questo mi auguro che le autorità competenti facciano luce con celerità. Per come la vicenda è stata raccontata dal sito Dagospia alimenta molti dubbi e fa pensare che siamo di fronte ad un evidente caso di doppia morale, a cui alcune firme del Fatto Quotidiano non sono nuove. Sapere che tanti settantenni, cui spetta il vaccino astrazeneca e che sono tra i più a rischio mortalità per il covid, ancora non possono neanche prenotarsi, mentre un giornalista quarantenne si é già vaccinato lascia sbalorditi".

Dagospia il 22 marzo 2021. Dall’account facebook di Selvaggia Lucarelli. Per me Scanzi si può vaccinare, può andare da Chenot, può entrare in liste verbali accessibili solo a conoscenti/ amici/ amici di amici (grave errore della asl Toscana, che poi ha cercato di rimediare in tutta fretta il giorno dopo) ma su due cose non transigo: non ci si auto-definisce caregiver, per sostenere che si aveva il diritto a vaccinarsi. Bastava dire: avanzava un vaccino, ne ho approfittato e grazie a chi me lo ha permesso. Perchè i caregiver non sono figli premurosi come sicuramente sarà Andrea, ma persone che dedicano la loro vita all'assistenza e alla cura di persone con gravi disabilità e patologie.  Molte di queste persone sono costrette ad abbandonare il lavoro e convivono con la persona fragile. La differenza è importante, e non si deve fare confusione. Su questo non si può giocare, perchè anche in Toscana non sono ancora vaccinati nè (molti) caregiver nè (molti) soggetti fragili. E che Pierpaolo Sileri non ritenga questo passaggio fondamentale, ma si limiti a una difesa d'ufficio senza aggiungere altro,  fa parecchia impressione. La seconda cosa su cui non si può sbagliare, se ci si auto-promuove testimonial di Astrazeneca, è il continuare a dire "Ho fatto praticamente da cavia", "Mi sono preso il rischio", "Dovete ringraziare perchè tutti gli italiani terrorizzati non si volevano più fare il vaccino, io l'ho fatto", "La mia famiglia era in apprensione per me". Se c'è un modo sbagliato di rassicurare è dire che chi si vaccina fa da cavia, rischia, che paura. 12 milioni di persone solo nel Regno Unito e un milione in Italia si sono vaccinate con Astrazeneca, il vaccino è sicuro e non c'è alcun atto di eroismo, nel farselo. Gli eroi sono quelle persone fragili che attendono educatamente di vaccinarsi, rischiando di prendersi il virus ogni giorno. Spero che Scanzi ci rifletta. Per il resto, tirare fuori il suo vecchio video è una cazzata, questa polemica domani sarà nello sgabuzzino delle cose dimenticate e Andrea tornerà ad occuparsi di altro, per sua fortuna,  ma la questione caregiver e persone fragili non deve essere dimenticata. E non deve essere usata. Vaccinateli tutti e il prima possibile.

Filippo Facci per “Libero quotidiano” il 22 marzo 2021. Vabbeh, Scanzi, sei un cazzaro definitivo col timbro della Cassazione a sezioni riunite: hai ottenuto un primo risultato, sei riuscito a farmi telefonare e scovare proprio di domenica (inoltrata) dopo che altri quattro colleghi si erano dati per morti, introvabili o presi da impegni più seri (Cruciani, per esempio, era seduto sulla tazza del cesso). Io però sono dipendente di Libero e dopo quattro telefonate del direttore e una del vicedirettore (senza rispondere) ho dovuto richiamare, e arrendermi all' umiliazione: ed eccomi qui, a dover «scrivere» di un giornalista pubblicista (come la tua amica Lucarelli) che pur di farsi notare si darebbe fuoco, scrivere di un malato - voglio violare la privacy - affetto da disturbo narcisistico della personalità, il quale - parlo di te, bamboccio - di fronte al suo target di lemuri social è riuscito persino ad annunciare e a giustificare d' aver fatto il vaccino anti Covid a 47 anni: come se il dimostrarne almeno dieci di più fosse una giustificazione. Comunque bravo, bravo pirla, sei diventato uno spot istituzionale per la Toscana dei cazzari, regione già primatista di autentiche truffe da furbetti del vaccino, regione che sulla piattaforma per la prenotazione del personale scolastico, diviso in 24 categorie professionali più la generica voce «altro», ha visto infilarsi in migliaia sotto la voce «altro», con le scuse più fantasiose. Regione in cui la categoria degli avvocati era stata inserita tra il personale degli uffici giudiziari (ridicolo) col risultato che, su 8.600 vaccini fatti, oltre 7000 li hanno fatti loro, i fondamentali avvocati. Regione in cui, selezionando i vaccinandi in base alle esenzioni dal ticket previste per patologia, hanno tentato di convocare dei morti. Regione dove manca una piattaforma di prenotazione per i volontari del soccorso 118. Regione dove potrei farti nome e cognome di 93enni che sono lì che aspettano, perché hanno un sacco di malanni, chiaro, anche se difettano del disturbo narcisistico di personalità che invece domina te con sintomatologia crescente. Regione di Scanzi Andrea. Regione penultima nella vaccinazione degli over 80, con solo il 5 per cento che hanno ricevuto le due dosi. Il grave è questo, pezzo di aretino col vaccino: averlo raccontato, averlo declarato, averlo tronfiamente esibito lasciando scivolare un sottotesto tipo «vedete che fico che sono, io l' ho fatto e sono già salvo, è possibile, evidentemente voi siete imbranati». Vedi, è in questo che non capisci un cazzo, grande aretino. Credi che gli altri toscani non abbiano un medico di base da esortare. Credi che non ci avesse pensato nessuno, credi dunque che non abbiano fatto un favore specificamente a te. Se morivi dalla paura per il Covid, pace: potevi tenertelo per te, potevi evitare di raccontare d' esserti intrufolato come «panchinaro del vaccino» approfittando dell' ordinanza del generale Francesco Paolo Figliuolo, quella che raccomandava di esaurire a fine giornata tutte le dosi a qualsiasi costo. Allora - l' hai spiegato tu - hai telefonato al tuo medico di base (non è uno psichiatra, apprendiamo) e gli hai detto: «Se avanza una dose, se non la vuole nessuno e la buttate via, io ci sono». Era una prassi discrezionale: non c' era nessuna lista. Passi, quindi, che sia avanzata una dose (e non dovrebbe) e passi pure che possa esser capitato di doverla buttare (dovrebbe capitare ancora meno) ma non passa, vedi, quel tuo «non la vuole nessuno» riferito alla dose. Fa girare i coglioni che non hai: perché chi una dose la voglia - meglio: chi ne abbia davvero bisogno - io te lo troverei in due minuti, anche se sono un orso e vivo isolato, mentre tu evidentemente no, vivi come un criceto nella ruota dei social ma non l' hai trovato, disdetta. No, non credo che sia perché il tuo target medio è composto da minorati 13enni oppure, dal versante anziano, da Marco Travaglio e Selvaggia Lucarelli. Il fatto è un altro. Tu hai scritto di esserti mosso «nel rispetto della legge», ma forse dovevi scrivere «scavando nelle smagliature della legge», una circostanza che ti ha permesso di scavalcare un sacco di gente. Che poi quanto sia stata regolare, la tua procedura, è tutto da dimostrare: sì, perché il tremebondo Scanzi, che è un grande fico ma è anche l' unico cazzaro che non conosce nessuno che abbisogni del vaccino, si è auto-dichiarato un «caregiver familiare», ossia «colui che si prende cura e si riferisce a tutti i familiari che assistono un loro congiunto ammalato e/o disabile». Da qui la prima domanda non retorica, caro assistente di congiunti: i tuoi genitori sono stati vaccinati, vero? No, perché a noi non risulta, ma potremmo sbagliarci: illuminaci. Poi comunque c' è un' altra cosa: la Regione ha dichiarato che il cazzaro Scanzi «non risulta fra i 18.822 caregiver indicati dai 70.801 fragilissimi che si sono registrati sul portale». Potrebbero sbagliarsi anche loro.  Ma il cazzaro Scanzi avrebbe almeno potuto iscriversi - chiediamo - sulla piattaforma delle riserve? No, perché non c' era ancora nessuna piattaforma delle riserve: l' hanno fatta dopo il suo caso. Il cazzaro ha scritto che sarebbe stato «il responsabile di zona ad informarlo» di una dose a disposizione, ma «a noi non risulta» fanno sapere dalla Asl Sudest di Arezzo. Oh. Che confusione. Scanzi, forse qualcuno ce l' ha con te, saranno di sicuro degli invidiosi. Detto questo, girare le frittate non è difficile in sé: è difficile farlo davanti a gente capace di intendere, di volere e di ricordare. Ai lemuri tu hai spiegato che il tuo gesto voleva «esortare alla vaccinazione» e che grazie al tuo scrocco autorizzato, in Toscana, molti impareranno la prassi da «panchinaro dei vaccini». Eh sì, perché dopo l' esibizione della tua profilassi, altri lemuri ti hanno chiesto come fare, e tu gliel' hai spiegato: ma solo ora. Prima, per il loro bene, sei andato avanti tu. E per non sembrare che abbiano favorito uno pseudo-giornalista, ora, si inventeranno - vedrai - una lista d' iscrizione per panchinari: che poi sarà un elenco che quantifica delle inefficienze, a pensarci. Il punto, egregio cazzaro, è che non pensavano che avresti avuto il fegato di esibirti persino in questo, e raccontare tutto sbrodolandoti addosso. È che non resisti. Il disturbo narcisistico è una brutta bestia. Il semplice piacersi, e dare spettacolo di sé, sono un' altra cosa. L' unica cura per impedirti di sparare ogni cazzata che scorra nella tua parte destra del cervello, beh, sarebbe una martellata sul cranio: ma è una terapia ritenuta superata. Ma noi, come facciamo? Come facciamo, noi dotati di memoria, a non ricordare quando desti a tutti dei «deficienti» (25 febbraio 2020) perché giravano con la mascherina? Quando dicesti «è un semplice raffreddore, non una malattia mortale»? Quando insultasti i colleghi che giudicavi «allarmisti» per una «normale influenza»? Quando urlasti «Ma quale pandemia!... Mi stanno annullando le date teatrali!». Dopodiché, sdraiato a tappeto sotto Giuseppe Conte, sei passato a elogiare qualsiasi lockdown. «Scellerato far giocare Atalanta-Valencia», dicesti due mesi dopo, mentre cannoneggiavi quelli che in precedenza, con molta più moderazione, erano incappati nel tuo stesso svarione. Certo, hai ragione: tu problemi non ne hai, perché i tuoi seguaci non hanno memoria essendo animali (lemuri) e gli animali vivono solo il presente, beati loro. Ma chi invece ha memoria, maledetto te, è dannato due volte, perché finisce che lo chiamano anche di domenica per umiliarsi e scrivere questa cosa, che ti piacerà comunque, perché parla di te, di te, di te.

Dagospia il 23 marzo 2021. Riceviamo e pubblichiamo: Caro Dago, sulla vaccinazione di Scanzi si è già scritto tutto, credo che una riflessione in più andrebbe fatta. Il vaccino Pfizer subisce un processo per passare dai -80gradi in cui viene conservato alla forma iniettabile. Fatto questo processo se non viene iniettato si butta. Da qui il richiamo del Gen. Figliuolo a vaccinare chiunque passi per evitare di sprecare dosi preziose. Il vaccino AstraZeneca si conserva in un normale frigorifero ed è già pronto per essere iniettato. Quindi non va sprecato se qualcuno non si presenta. T.

LA PRECISAZIONE DI UN MEDICO DI FAMIGLIA. Sono un medico di famiglia e ho vaccinato la coorte degli insegnanti con Astra Devo smentire quanto pubblicato,il flacone da 11 dosi una volta aperto va finito entro 48 ore,si conserva si ma solo se non aperto. GP 

Dagospia il 23 marzo 2021. Dal profilo facebook di Andrea Scanzi. La cosa che più mi fa incazzare della vicenda vaccini è che abbiano messo in mezzo i miei genitori. Tutto avrei voluto fuorché questo. Io ci sono vaccinato a tutta ‘sta cloaca travestita da social. Ma loro no. Il tecnicismo sanitario li ritiene fragili, ma sono molto più forti di me. Non ho rubato il vaccino a nessuno e men che meno a loro, perché le persone fragili non possono fare Astrazeneca. Mi sono iscritto alla lista dei panchinari per rendermi disponibile a ricevere un’eventuale dose in casi estremi (dosi buttate via) e nel pieno rispetto delle regole. Ho le chat private che comprovano ogni cosa che dico. Non ho mai neanche lontanamente pensato di sfruttare le cartelle cliniche delle due persone a cui più sono legato. Ho solo detto al mio medico curante, ancor più dopo l’appello di Figliuolo otto giorni fa: “Se una dose la buttate via, io son qua. Nel pieno rispetto della legge. Altrimenti non chiamatemi”. Come ha spiegato il viceministro Sileri: “È doveroso che le Asl abbiano liste di riserva per non dover buttare dosi di vaccino in avanzo. Venerdì scorso, giorno in cui erano attese molte disdette, una di queste dosi è toccata ad Andrea Scanzi. Ne sono nate polemiche inutili: Scanzi ha dato il buon esempio”. Fine. Leggo persino ironie sul mio “ruolo” di figlio. Premesso che lascio il significato e i confini esatti (assai scivolosi) del “caregiver” ad altri, per una volta hanno ragione i latratori di professione: se caregiver è colui che dà la vita per assistere gli altri, allora sono mio padre e mia madre ad essere i caregiver del sottoscritto. Non viceversa. Entrambi hanno una cartella clinica che giustifica eccome la qualifica di fragili (e mi perdonerete se non andiamo oltre perché sono cazzi nostri), ma mia madre e mio padre sono molto più forti, giovani, dinamici, grintosi, generosi e caregiver di me. Per distacco. Un’ultima cosa. Mio padre, oggi, è stato travolto (nella sua pagina Orso Grigio) da uno shitstorm vergognoso di odiatori seriali. “Ti serve la badante”, “Sparati con tuo figlio”, “Vecchio rincoglionito”. Eccetera. Ora: premesso che mio padre, se vi trova per strada, fa come Tex e vi manda a spalare le miniere di carbone di messer Satanasso in persona, questi insulti ai miei genitori vi qualificano ulteriormente. Mi fate schifo, e la pagherete cara (in tribunale, eh. Per vostra fortuna son pacifista). Un abbraccio forte a mia madre e a mio padre, caregiver del sottoscritto e non viceversa. (La foto è di due anni fa. Lo dico per i sottosviluppati che erano già pronti a scrivere: “Ora fai pure assembramenti?”).

Marco Gasperetti per il "Corriere della Sera" il 23 marzo 2021. Quella vaccinazione da caregiver, ovvero come lui stesso ha spiegato come persona che si occupa dei genitori anziani fragili, è stata come un boomerang. Che ha provocato un vespaio di polemiche travolgendo Andrea Scanzi, giornalista, opinionista e volto noto della tv. Non solo il web si è messo a ribollire dividendosi tra chi giudica un abuso la scelta di Scanzi (i genitori non sembrano così vecchi e disabili, ha scritto qualcuno con tanto di foto) e chi invece lo loda per coraggio e trasparenza, ma adesso sul caso c' è anche un'indagine della procura di Arezzo diretta da Roberto Rossi, lo stesso magistrato del caso Banca Etruria. Per ora c' è solo l' apertura di un fascicolo conoscitivo. Non sono stati ipotizzati reati e tantomeno inviati avvisi di garanzia. La decisione dei magistrati toscani è stata presa dopo un' informativa dei carabinieri e adesso si vuole capire se le procedure seguite nella vaccinazione del giornalista siano state corrette. Il sito Dagospia intanto ha puntato il dito sul fatto che Scanzi avesse lasciato la casa dei genitori per un soggiorno di una settimana di relax all' Hotel Palace di Merano e proprio da qui, lontano da casa, avesse poi annunciato la sua decisione di vaccinarsi come persona che si prendeva cura del padre e della madre. Presenza confermata dallo stesso Scanzi che però ha replicato duramente: «E quale sarebbe il problema? Vengo in questa clinica a mie spese. Ho fatto il vaccino rispettando le regole, mi sono iscritto in lista e sono stato chiamato dopo 25 giorni». Per Michele Anzaldi, tuttavia, deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, il contratto che Scanzi ha con la Rai (il giornalista è collaboratore di «Cartabianca») ora dovrebbe essere sospeso. Mentre il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha annunciato che sul caso ci sarà un' istruttoria. Chi invece difende il giornalista è l' europarlamentare della Lega Susanna Ceccardi: «Se si è fatto fare un vaccino destinato a finire nella spazzatura ha fatto bene», scrive su Facebook, stigmatizzando il comportamento della Toscana che è tra le ultime regioni per vaccini agli over 80 anni. Già, gli 80enni. La Toscana ha il primato per vaccinati sino a 59 anni ed è ultima nella fascia oltre gli 80 e adesso mancano i vaccini perché gli AstraZeneca non possono essere utilizzati sugli ottuagenari. «Trovo quanto accaduto irresponsabile - denuncia il toscano Stefano Mugnai, vice capogruppo alla Camera di Forza Italia -. Uno scandalo che si è interrotto solo grazie al governo Draghi che ha imposto di procedere per fasce di età partendo dai più anziani e smentendo clamorosamente quanto deciso in Toscana». Ma il presidente della Regione Giani replica. «Al Palasport di Firenze si possono fare cinquemila vaccini al giorno e se ne somministrano mille, perché mancano solo le dosi». Intanto proseguono a Firenze le indagini del Nas (ma in questo caso la procura per ora non ha aperto alcun fascicolo) per fare luce sui presunti furbetti che avrebbero ricevuto la vaccinazione senza averne diritto. Nel portale della Regione si sarebbero iscritti tra gli altri ballerine, modelle, professori d' orchestra, insegnanti di alcune discipline sportive, istruttori di scuola guida, cuochi e camerieri. I carabinieri starebbero verificando un elenco di 57 mila nomi per individuare chi si è spacciato per insegnante o altre categorie che avevano diritto alla vaccinazione. Un lavoro non facile, non solo per il numero di persone da controllare ma anche perché ci sono vaccinati che svolgono più professioni e dunque potrebbero essere in regola. Per capirlo occorreranno almeno un paio di mesi. E intanto si scopre che il sito di prenotazioni non controlla se gli iscritti abbiano diritto o meno alla vaccinazione.

DAGONOTA il 23 marzo 2021. L’apertura di un’indagine da parte della Procura di Arezzo fa tremare Andrea Scanzi. In una diretta Facebook ieri sera, in cui ha sclerato contro tutti, il giornalista (per mancanza di notizie) del “Fatto quotidiano” ha provato ad innestare a tutta forza una imbarazzante retromarcia: ora dice di non essersi mai definito “caregiver” dei suoi genitori! Peccato che ci sia la cronologia dei suoi post su Facebook a smentirlo. Ma sentiamo cosa ha detto ieri sera Scanzi. Ecco lo sproloquio al minuto 11.25 della sua diretta serale: “Se qualcuno in Procura mi vorrà chiamare, guarderà queste mie chat e scoprirà che io sono stato inserito nella lista dei panchinari in piena regola, su decisione del mio medico curante che l’ha poi sottoposta al direttore della Asl di Arezzo, senza mai, mai, mai tirare fuori il tema dei miei genitori. Io ho detto in ogni mio post, anzi in ogni mio commento whatsapp ai medici: se c’è la possibilità, alla luce di quello che ha detto Figliuolo, se dovete buttare via una dose, non rubo il posto a nessuno, e altrimenti la buttate via, chiamatemi. Non ho mai citato mio padre e mia madre, è stata la Asl, quando ho fatto il vaccino, a spiegarmi che, oltre ad essere nella lista dei vaccini e quindi a prescindere io avevo diritto al vaccino, ero anche uno dei rientrava nella categoria dei figli unici e avendo due genitori che, toccando ferro, stan da dio, ma hanno una cartella clinica che non è da dio per niente, alla luce di quell’aspetto c’era una motivazione ulteriore, suppletiva, per cui io ricevessi il vaccino. Quindi avevo due motivazioni. Non sono secondo alcuni un caregiver? Mai me ne sono vantato, me lo ha detto la Asl che sono un caregiver familiare”. Insomma, ora Scanzi sostiene di non aver tirato fuori lui la storia del caregiver dei suoi genitori. Peccato che basti andare a leggere il post che ha pubblicato la sera di venerdì 19 marzo, giorno in cui si è vaccinato, per verificare tutta un’altra versione. Basta andare nella cronologia delle modifiche per leggere la frase che quella sera Scanzi diffuse per giustificare la sua vaccinazione saltafila: “Così, nel pieno rispetto delle regole, mi sono messo garbatamente nella lista dei disponibili al vaccino a fine giornata, per non buttare via nessuna dose altrimenti gettata via. Categoria "caregiver", essendo figlio unico e avendo entrambi i genitori "fragili"”. Ieri sera, lunedì 22 marzo, alle ore 19.08, Scanzi ma modificato questa frase, cambiando versione, esattamente pochi minuti dopo che la Procura di Arezzo aveva fatto sapere dell’apertura di un’indagine giudiziaria sul caso. Ecco la nuova formulazione: “Così, nel pieno rispetto delle regole, mi sono messo garbatamente nella lista dei disponibili al vaccino a fine giornata, per non buttare via nessuna dose altrimenti gettata via. Categoria "panchinaro" e - come mi ha detto Asl - caregiver familiare, essendo figlio unico e avendo entrambi i genitori "fragili"”. E così, con una modifica postuma, Scanzi tenta di cancellare la bufala del caregiver e si traveste ora da “panchinaro”. Per i magistrati basterà? Staremo a vedere…

Dagospia il 23 marzo 2021. Dal profilo Facebook di Maria Elena Boschi. C’è un giornalista pagato dalla Rai, dal Fatto Quotidiano e da La7 per insultarci costantemente in TV. Si chiama Andrea Scanzi. La sua volgare mediocrità non merita commento. Ma ciò che io trovo vergognoso è che Andrea Scanzi, già sostenitore della tesi “il corona virus è solo un raffreddore”, si sia vaccinato in Toscana, non solo saltando la fila ma mettendo insieme una squallida lista di bugie. Ha detto che doveva fare il caregiver dei suoi genitori e vorrei capire quando, visto che è sempre in giro. Peraltro i suoi genitori fortunatamente stanno bene. Ha detto che si è iscritto a una lista “di riserva” e si è scoperto che la lista semplicemente non esisteva. Ha detto di aver rispettato le regole quando invece le ha violate in modo squallido, mentendo a tutti. Si dice: ma le regole in Toscana sono così. No, le regole non sono così. Scanzi non poteva vaccinarsi. In Toscana una come me - che è avvocato - avrebbe potuto vaccinarsi un mese fa. E chi tra i miei colleghi lo ha fatto, ha rispettato le regole. Se non l’ho fatto io, nonostante abbia voglia come tutti di tornare ad abbracciare i miei nipotini, è stato per evitare polemiche dei moralisti contro di me. Pensate che quando sono stata a Otto e Mezzo anziché parlare della crisi di governo mi hanno fatto il processo perché - in un parco pubblico - ho baciato il mio fidanzato abbassando la mascherina: chissà cosa avrebbero detto se mi fossi vaccinata, rispettando le regole ma prima di altri. Chissà se Lilli Gruber adesso incalzerà il suo opinionista prediletto Scanzi per il vaccino come ha fatto con me per un bacio con la mascherina abbassata. Scanzi infatti non aveva nessun titolo per saltare la fila: ha fatto prevalere la sua arroganza, le sue paure, le sue menzogne. E adesso dice addirittura che dovremmo ringraziarlo. Mi domando: ma perché gli italiani devono pagare con i soldi del canone Rai un uomo così? Perché ormai è chiaro che tipo di moralismo senza morale abita la redazione del Fatto Quotidiano: il loro odio contro di noi provoca due pesi e due misure, sempre. Ma la Rai? Chi ha deciso che dobbiamo pagare il canone per un bugiardo come Scanzi?

Da liberoquotidiano.it il 23 marzo 2021. Si è fregato da solo, Andrea Scanzi, e a dirlo è un suo prestigioso collega di Fatto quotidiano, il direttore del Fattoquotidiano.it Peter Gomez. In collegamento con Tiziana Panella a Tagadà, interviene commentando la vicenda di Scanzi, che si è vaccinato con il siero AstraZeneca inserendosi nella lista dei "riservisti". In altre parole, ha approfittato di dosi che altrimenti a fine giornata sarebbero state gettate. Il problema, però, è la modalità di iscrizione a quella lista, cartacea come spiegato dal direttore del Distretto sanitario di Arezzo e poco trasparente. In più, annunciando il vaccino Scanzi si era descritto come "caregiver" dei propri genitori, anziani e a rischio (loro, però, ancora in attesa della vaccinazione, paradosso tutto italiano). Dagospia dopo qualche ora lo ha beccato in un hotel-spa di Merano, fuori regione, e ben lontano dai genitori bisognosi del suo aiuto. Insomma, una serie di leggerezze clamorose. "Andrea credo avesse tutti i diritti di farlo - spiega Gomez -. Ma io sarei stato zitto, fossi stato in lui. Questa necessità che ha spesso Andrea, bravissimo collega, di essere notizia quando noi invece dobbiamo riportare le notizie, a mio parere è una cosa sbagliata. Non c'era nessun bisogno di comunicarlo sui social e dirlo al resto del mondo". "Tra l'altro - aggiunge la Panella - c'è un grosso punto interrogativo su come vengono fatte queste liste di riservisti, e quello apre tutto un terreno per chi vuole immaginare che ci sia dietro chissà quale raccomandazione. Regione e Asl che vai, soluzione che trovi". "Ti dirò di più - rincara Gomez - pur non apprezzando la polemica personale che ha fatto Maria Elena Boschi con Scanzi, perché ci sono delle ruggini personali, quando ha detto 'io sono avvocato e non mi sono vaccinata' ho apprezzato, perché è giovane. Esattamente come hanno fatto molti altri politici che pure avevano diritto di farlo, ed esattamente come hanno fatto persone che conosco che avevano diritto di farlo perché rientravano nelle categorie a rischio designate dalla Regione Lombardia e che hanno rinunciato perché, giovani, non volevano ritrovarsi fotografati e chiacchierati tra tanti anziani".

“IL BUON PETER HA DETTO UNA CAZZATA”. Dagospia il 24 marzo 2021. Trascrizione della diretta Facebook di Andrea Scanzi. Voglio ringraziare tantissimo, in questo mare magnum di merda che mi ha avvolto da quattro giorni, anche se soprattutto domenica e lunedì, già oggi un po’ meno, voglio ringraziare tra i tanti quelli che magari ancora non avevo ancora citato: ringrazio Paolo Mieli, è stato molto affettuoso e preciso in tv, Marco Damilano, Adriano Sofri, Luca Telese, Corrado Augias, Tomaso Montanari, Fabrizio Del Prete, Lorenzo Tosa, Iacopo Melio, Linus, Saverio Tommasi, il sottosegretario Sileri e mille mille mille altri. Voglio anche rispondere affettuosamente al mio amico Peter Gomez, che oggi a conferma del fatto che noi del “Fatto Quotidiano” siamo pazzi perché invece di difenderci tra di noi visto che molti ci odiano, ci facciamo anche le pulci a vicenda quando qualcuno di noi è in difficoltà, ma noi del Fatto Quotidiano siamo strampalati, perché siamo persino troppo liberi, tra virgolette. Peter ha detto “Scanzi ha agito nel giusto, è bravo ma ha un difetto, a volte crede di essere lui stesso la notizia” e questa è una critica che mi prendo e mi porto a casa perché ci può stare. Poi però il buon Peter ha detto una cazzata, caro il mio Peter, capita anche a te. Perché ha detto “Scanzi doveva vaccinarsi ma non doveva dirlo”. Mi sarei vergognato se l’avessi fatto Peter, perché se l’avessi fatto e non l’avessi detto intanto avrei dato la sensazione di uno che si vergognava e aveva qualcosa da nascondere e proprio non ho nulla da nascondere. Prima cosa. Seconda cosa se non l’avessi detto non avrei avuto l’effetto di invogliare tante persone a vaccinarsi, come è successo soprattutto nella mia città, perché c’è stato il boom di prenotazioni. A margine vi lascio anche immaginare quello che avrebbero potuto scrivere se tre giorni dopo fosse comparsa una foto del sottoscritto mentre si vaccinava: sarei stato ancora più coperto di merda rispetto a quanto già non lo sia. 

Da vigilanzatv.it il 24 marzo 2021. Gli ascolti Tv e i dati Auditel di martedì 23 marzo 2021 vedono, in prima serata, #Cartabianca con la difesa di Andrea Scanzi nel caso della vaccinazione che sta tenendo banco da giorni, e sulla quale ha aperto un fascicolo la procura di Arezzo (anche dopo le rivelazioni di Dagospia), sprofondare al 4.2% di share con soli 972.000 spettatori. Un risultato pericolosamente vicino alla soglia psicologica del 3%, che prefigura un flop colossale per la prima serata di Rai3. L'ospitata del giornalista del Fatto Quotidiano era finita nel mirino del Segretario della Commissione di Vigilanza Rai Michele Anzaldi, della Capogruppo di Italia Viva alla Camera Maria Elena Boschi e del Codacons. Ricordiamo che Scanzi è ospite fisso della trasmissione, pagato, ed è anche quello più assiduo con il maggior numero di presenze, come da dati rilevati dagli economisti Riccardo Puglisi e Tommaso Anastasia. Malgrado il putiferio mediatico, il programma di Bianca Berlinguer non ha decollato ed è stato di fatto doppiato da Stasera tutto è possibile (8.6% - 1.894.000 spettatori) su Rai2, dalle Iene su Italia1 (9.2% - 1.674.000) e anche dal rivale Giovanni Floris che, su La7 in una delle sue non esattamente più gratificanti performance, ha comunque racimolato il 4.9% di share con 1.156.000 spettatori. L'On. Anzaldi ha definito su Twitter la partecipazione di Scanzi a #Cartabianca "l'umiliazione del giornalismo", una "autoassoluzione senza contraddittorio", con l'aggravante di trasmettere un messaggio vergognoso, secondo il quale "fare di tutto per saltare la fila per il vaccino è giusto". 

Valentina Santarpia per corriere.it il 24 marzo 2021. «Tutto regolare, e il mio gesto ha anche dato un esempio a tanti altri». Così si difende Andrea Scanzi in tv, a Carta Bianca su Rai Tre, dalle accuse di aver approfittato della sua immagine pubblica per anticipare i tempi del vaccino, a cui è stato sottoposto il pomeriggio del venerdì 19 marzo, quando sono riprese le vaccinazioni con AstraZeneca. «Sono stato trattato come un serial killer. Mi aspettavo che molti mi attendessero al varco, anche se avevo fatto una cosa assolutamente lecita. Ma siamo andati ben oltre il diritto di critica. Quando io ci sono andato, era anche per dire: l'ho fatto io, fatelo anche voi. Da un bel gesto, ricevere così tanta melma, non me l'aspettavo». Scanzi, vaccinato attraverso una lista di riservisti, è stato preso di mira nei giorni scorsi sui social. Stasera ha provato a spiegare a Bianca Berlinguer come è andata. «Ho scritto al mio medico intorno al 26 febbraio, dicendogli che se fossero cambiate le regole o se fossero avanzate delle dosi, io ci sarei stato. Mi ha chiamato il 3 marzo, dicendomi che la Asl sud est Toscana aveva deciso di fare questa lista, perché molte dosi venivano buttate via», racconta Scanzi. «Gli ho risposto: se è tutto lecito, facciamolo. Lui mi ha solo detto che dovevo tenere conto di tre elementi: che poteva non chiamarmi nessuno, che dovevo essere ad Arezzo pronto in qualsiasi momento, e che dovevo essere disponibile a farmi qualsiasi vaccino». Poi c'è stata una «accelerazione»: «Il generale Figliuolo ha detto, il 14 marzo, che piuttosto che buttare le dosi sarebbe stato meglio darle a chi passava. Il 15 marzo ho confermato la mia disponibilità al medico e alla Asl. La Asl mi ha scritto venerdì pomeriggio alle 16, dicendomi che le dosi libere c'erano, e di tenermi pronto. Alle 18 mi hanno convocato per farmi vaccinare. Io ci sono andato, ma senza prevedere le conseguenze. Anzi, la notizia l'ho data io, davanti a due milioni e passa di persone, su Facebook. Mi sembrava anche una cosa bella: italiani, non abbiate paura, volevo dire. La lista dei riservisti di Arezzo online è stata creata infatti il giorno dopo la mia vaccinazione, e tanti prendendo il mio esempio si sono iscritti». Tra le accuse rivolte a Scanzi, quella di aver «rubato» un vaccino destinato ad altri, sfruttando la sua notorietà. Ma lui replica: «Non credo di essere stato il primo ad essere chiamato dalla Asl. Credo che ce ne fossero tanti. Io ero stato inserito il 3 marzo, e mi hanno chiamato il 19. La stessa Asl, la mattina successiva al mio vaccino, mi ha spiegato che ero già stato iscritto alla lista dei panchinari, e in più che il mio medico di famiglia mi aveva segnalato come figlio unico di genitori estremamente vulnerabili, e infatti il 17 marzo mia madre e mio padre si sono iscritti alla lista dei vulnerabili, ma non sono stati chiamati perché dovranno essere sottoposti a Moderna». Anche quest'aspetto, la definizione di caregiver data a Scanzi, ha scatenato le polemiche, con tanto di foto ripescata dagli archivi in cui si vede il conduttore in moto col papà. «Una foto di tre anni fa- spiega- La cartella clinica dei miei genitori è triste. Mio padre è cardiopatico e diabetico, e mia mamma è malata oncologica. Gli insulti se proprio dovete mandateli a me». La Procura di Arezzo intanto ha aperto un fascicolo e Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, ha annunciato un'istruttoria. Ma Scanzi dice di essere tranquillo, perché «era tutto lecito».

Caro Andrea, perché non avresti dovuto fare quel vaccino. Gianluigi Nuzzi su Notizie.it il 22/03/2021. È facile prendersela con te, Andrea, che sei un ragazzo intelligente, brillante e di successo, e con tutti i giornalisti, sempre scambiati per una categoria che vive nell'oro e nei privilegi. Andrea Scanzi sa benissimo che i giornalisti sono considerati una casta di privilegiati, gente che, se proprio non è accomunata ai politici, poco ci manca. Quindi forse, Andrea, era inopportuno che tu facessi quella dose di vaccino, seppur da riservista, sebbene fosse tutto regolare. Tanta gente è in lista d’attesa e non sa che lo Stato è in cortocircuito per quanto riguarda la somministrazione dei vaccini, quindi è facile prendersela con te, Andrea, che sei un bel ragazzo, bravo, intelligente, brillante e di successo. Così dai l’immagine di uno che prende una cosa riservata alle fasce più esposte, e sicuramente i giornalisti non sono tra queste. Senza dimenticare che proprio noi giornalisti siamo una categoria di persone un po’ odiate per le fake news e la scarsa attendibilità di alcuni e, soprattutto, perché sembra che viviamo nell’oro e nei privilegi.

Gianluigi Nuzzi. Giornalista, ha iniziato a scrivere a 12 anni per il settimanale per ragazzi Topolino. Ha, poi, collaborato per diversi quotidiani e riviste italiane tra cui Espansione, CorrierEconomia, L'Europeo, Gente Money, il Corriere della Sera. Ha lavorato per Il Giornale, Panorama e poi come inviato per Libero. Attualmente conduce Quarto Grado su Rete4 ed è vicedirettore della testata Videonews. È autore dei libri inchiesta "Vaticano S.p.A." (best seller nel 2009, tradotto in quattordici lingue), "Metastasi", "Sua Santità" (tradotto anche in inglese) e "Il libro nero del Vaticano".

Alessandro Sallusti per “il Giornale” il 23 marzo 2021. Come noto, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha aspettato pazientemente il suo turno di vaccinazione senza saltare la fila. Onore al presidente, anche se personalmente penso che il comandante in capo di un Paese debba essere messo in salvo prima degli ufficiali e dei soldati, non in quanto privilegiato, ma perché il destino di tutti i cittadini è nelle sue mani. E lo stesso direi per tutti quei politici e amministratori dai quali dipendono scelte decisive per il buon esito della guerra al Covid. Uno non vale uno, lo hanno capito anche i grillini che sulla bufala «uno vale uno» avevano costruito buona parte del loro successo elettorale del 2018. Detto questo, quasi ogni giorno siamo alle prese con casi di «furbetti del vaccino», persone cioè che attraverso vari stratagemmi ottengono la vaccinazione prima di altri aventi diritto. Anche qui non farei di tutta l' erba un fascio e provo a spiegarmi. Di «furbetti» ne esistono di varie categorie. La prima è quella dei «narcisisti compulsivi» tipo Andrea Scanzi, il giornalista del Fatto Quotidiano che pur di apparire sui giornali e fare parlare di sé ha ben pensato di rendere lui stesso nota con spiegazioni assai traballanti l' avvenuta furbata. Poi c' è la categoria del «lei non sa chi sono io» rappresentata da Nicola Morra, presidente Cinque Stelle della commissione Antimafia, che ha fatto irruzione con la sua scorta nell' ambulatorio di Cosenza insultando i medici (uno, spaventato, ha avuto anche avuto sintomi di infarto), che a suo dire erano incapaci di vaccinare gli anziani, suoi parenti compresi. Infine c' è il «furbetto per necessità», colui cioè che avrebbe diritto per età o patologie alla dose, ma che - non ottenendola - si arrangia per vie traverse in una sorta di legittima difesa dall' incapacità dello Stato. Morale: la prima categoria a mio avviso avrebbe semplicemente bisogno di un buon analista o, nei casi più gravi, di uno psichiatra; la seconda dovrebbe cercare un bravo avvocato, perché l' abuso di potere è tra i reati più odiosi; beati invece i rappresentanti della terza, che sono riusciti a mettere insieme il diavolo (il salto di fila) con l' acqua santa (il vaccino) e per questo andrebbero assolti. Ma vuoi vedere che, essendo in Italia, i Morra la faranno franca e il vecchietto sveglio, prima o poi, finirà nei guai e sottoposto alla pubblica gogna? Perché da sempre, per la nostra giustizia «uno non vale uno».

La polemica. Scanzi fa il caregiver, non lo sapevamo: ce lo rivela dirigente Usl di Arezzo. Aldo Torchiaro su Il Riformista il 25 Marzo 2021. Scanzi che passo io. L’opinion-maker più gradito dai populisti dalla doppia morale, Andrea Scanzi, si è fatto largo a gomitate per inserirsi quatto quatto col favore delle tenebre, tra i vaccinati della Usl di Arezzo, dove risiede. In tantissimi hanno puntato il dito contro un indebito privilegio. Per verificare l’accaduto abbiamo presentato una domanda di accesso agli atti con una Pec alla azienda sanitaria locale della Toscana Sud Est. La risposta proviene dal dr. Evaristo Giglio, Direttore Zona Distretto Arezzo, Casentino, Valtiberina ed è quella che segue, pubblicata integralmente: L’Asl Tse ha attivato sabato 20 marzo 2021 il portale sull’adesione delle dosi avanzate. Lo ha fatto in attesa della messa on line di quello regionale, atteso per i prossimi giorni. E nel rispetto dell’Ordinanza 2 del Generale Figiuolo del 16 marzo 2021. La panchina vaccinale è riservata alle persone che già adesso possono vaccinarsi con AstraZeneca. E cioè: personale docente e non docente; forze dell’ordine e forze armate; persone nate tra il 1941 ( che non abbiano ancora compiuto 80 anni) e il 1950; conviventi e caregivers delle persone estremamente vulnerabili individuate dal Piano Nazionale Vaccini del 10 Marzo 2021. Il Piano Vaccini individua alcune categorie di persone definendole “estremamente vulnerabili” in base a specifiche condizioni di malattia o a gravi condizioni di disabilità con handicap grave (articolo 3, comma 3 delle legge 104/92). Queste persone per potersi vaccinare devono avere già manifestato la loro volontà iscrivendosi al sito regionale nei giorni scorsi.  Per loro, il vaccino previsto è Pfizer Biontech o Moderna in funzione della disponibilità delle forniture. Inoltre, possono anche vaccinarsi i familiari conviventi ed i caregivers che forniscono assistenza continuativa in forma gratuita o a contratto alle persone con gravi condizioni di disabilità di cui sempre all’art. 3 comma 3 della Legge 104/92 (che appunto il Piano Vaccinale definisce come “estremamente vulnerabili”). Possono quindi accedere alla panchina vaccinale sia i conviventi delle persone affette dalle patologie sopra indicate sia i conviventi ed i caregivers delle persone con grave disabilità”. La specifica del dirigente medico va oltre: “Ultima precisazione: l’iscrizione nella lista della panchina non deve indurre il convivente o il caregiver a cancellarsi da liste nelle quali si è già iscritto in relazione alla sua attività professionale o alla sua età. Non solo: chi si iscrive nella panchina, qualora non abbia effettuato la prima dose al momento dell’apertura di future liste nelle quali rientra, è opportuno che si iscriva comunque a queste liste appena saranno aperte. Chi offre la sua disponibilità, dovrà garantire di essere in grado di raggiungere il centro vaccinale entro 20 minuti dalla telefonata che riceverà dal centro stesso. L’obiettivo è quello di evitare gli sprechi e consentire il totale utilizzo dei vaccini disponibili”. Fin qui tutto bene, ma le date non tornano. Torniamo a Andrea Scanzi? È lui ad aver scritto, sabato scorso, di essersi iscritto 25 giorni prima “alle liste”, che per ammissione del direttore della Usl, esistono solo da quattro giorni. Uno dei due non ce la racconta giusta, quindi. Ma andiamo avanti. Prosegue il documento di cui Il Riformista è in possesso: “L’Asl Tse ha avviata la campagna con il Pfizer il 30 dicembre 2020, con il Moderna il 7 gennaio 2021 e con AstraZeneca il 10 febbraio. Dalle prime settimane è emerso il problema delle dosi residue, quelle che qualora non somministrate avrebbero dovuto essere gettate. Nella logica di non sprecare nemmeno una dose, l’Asl ha sempre cercato di “recuperare” dalle liste di attesa soggetti aventi diritto e in “fila” per i giorni successivi. Nella prima fase con i sanitari, soprattutto ospedalieri: attività più semplice in quanto l’attività di vaccinazione veniva fatta direttamente in un’area dell’ospedale di Arezzo. Analoga procedura con i sanitari e i volontari del 118 ai quali era destinato Moderna. Con AstraZeneca la platea si è allargata. In attesa di disposizioni più precise da parte delle autorità centrali e regionali, è stato utilizzato il meccanismo di chiamare, in caso di dosi avanzate, soggetti aventi diritto e immediatamente disponibili. Per i familiari e i caregivers delle persone estremamente fragili, sono state accolte le segnalazioni pervenute da centri e istituti che ospitano soggetti fragili e, in alcuni casi, anche da medici di medicina generale. Ed è questo il caso di Andrea Scanzi, segnalato dal suo medico di medicina generale al Direttore della Zona distretto aretina, Evaristo Giglio, in qualità di caregiver di uno dei genitori in base alla legge 104. Lo logica costantemente applicata dalla Asl Tse di non sprecare dosi di vaccino e di destinarle agli eventi diritto immediatamente disponibili, ha trovato conferma nell’Ordinanza 2 del generale Figiuolo, pubblicata il 16 marzo 2021”. Qualcosa non quadra. Più di qualcosa. Tutti conosciamo gli impegni del celebre opinionista, sempre presente in tv, spesso su canali diversi nella stessa giornata. Scrivendo un libro dopo l’altro, gira l’Italia per presentarlo; una indiscrezione pubblicata da Dagospia lo ritrae in un grand hotel di Merano, negli scorsi giorni. Un soggiorno prolungato, dove non sappiamo se il Caregiver certificato dalla Usl aretina si trovasse per dedicarsi alla cura degli anziani genitori. Maria Elena Boschi non ha dubbi, nell’intemerata che gli ha dedicato su Facebook: “Trovo vergognoso che Andrea Scanzi, già sostenitore della tesi “il corona virus è solo un raffreddore”, si sia vaccinato in Toscana, non solo saltando la fila ma mettendo insieme una squallida lista di bugie. Ha detto che doveva fare il caregiver dei suoi genitori e vorrei capire quando, visto che è sempre in giro. Peraltro i suoi genitori fortunatamente stanno bene. Ha detto che si è iscritto a una lista “di riserva” e si è scoperto che la lista semplicemente non esisteva. Ha detto di aver rispettato le regole quando invece le ha violate in modo squallido, mentendo a tutti”. Aggiunge poi Maria Elena Boschi: “Si dice: ma le regole in Toscana sono così. No, le regole non sono così. Scanzi non poteva vaccinarsi”. Il ricordo di Boschi va a una puntata di Ottoemezzo rimasta negli annali, in cui la Gruber grondava fiele contro di lei. “Chissà se Lilli Gruber adesso incalzerà il suo opinionista prediletto Scanzi per il vaccino come ha fatto con me per un bacio con la mascherina abbassata. Scanzi infatti non aveva nessun titolo per saltare la fila: ha fatto prevalere la sua arroganza, le sue paure, le sue menzogne”. Certamente Scanzi potrà fugare ogni dubbio ed esibire il suo certificato di Caregiver, e quelli dei genitori malati. Oggi veniamo a sapere che se è un accompagnatore dedicato secondo la Legge 104, e noi gli crediamo. Sarà lui stesso, impegnandosi nell’attività di cura famigliare lontano dagli schermi, a darcene dimostrazione con i fatti.

Aldo Torchiaro per “Largomento.com” il 25 marzo 2021. L’Argomento ha deciso di andare a fondo e ha presentato una domanda di accesso agli atti con una Pec alla azienda sanitaria locale della Toscana Sud Est. La risposta proviene dal dr. Evaristo Giglio, Direttore Zona Distretto Arezzo, Casentino, Valtiberina ed è quella che segue, pubblicata integralmente: L’Asl Tse ha attivato sabato 20 marzo 2021 il portale uslsudest.toscana.it. Lo ha fatto in attesa della messa on line di quello regionale, atteso per i prossimi giorni. E nel rispetto dell’Ordinanza 2 del Generale Figiuolo del 16 marzo 2021. La panchina vaccinale è riservata alle persone che già adesso possono vaccinarsi con Astra Zeneca. E cioè: personale docente e non docente; forze dell’ordine e forze armate; persone nate tra il 1941 ( che non abbiano ancora compiuto 80 anni) e il 1950; conviventi e caregivers delle persone estremamente vulnerabili individuate dal Piano Nazionale Vaccini del 10 Marzo 2021. Il Piano Vaccini individua alcune categorie di persone definendole “estremamente vulnerabili” in base a specifiche condizioni di malattia o a gravi condizioni di disabilità con handicap grave (articolo 3, comma 3 delle legge 104/92). Queste persone per potersi vaccinare devono avere già manifestato la loro volontà iscrivendosi al sito regionale nei giorni scorsi. Per loro, il vaccino previsto è Pfizer Biontech o Moderna in funzione della disponibilità delle forniture. […] Inoltre, possono anche vaccinarsi i familiari conviventi ed i caregivers che forniscono assistenza continuativa in forma gratuita o a contratto alle persone con gravi condizioni di disabilità di cui sempre all’art. 3 comma 3 della Legge 104/92 (che appunto il Piano Vaccinale definisce come “estremamente vulnerabili”). Possono quindi accedere alla panchina vaccinale sia i conviventi delle persone affette dalle patologie sopra indicate sia i conviventi ed i caregivers delle persone con grave disabilità”. […] Torniamo a Andrea Scanzi? È lui ad aver scritto, sabato scorso, di essersi iscritto 25 giorni prima “alle liste”, che per ammissione del direttore della Usl, esistono solo da quattro giorni. Uno dei due non ce la racconta giusta, quindi. Ma andiamo avanti. Prosegue il documento di cui L’Argomento è in possesso: “L’Asl Tse ha avviata la campagna con il Pfizer il 30 dicembre 2020, con il Moderna il 7 gennaio 2021 e con AstraZeneca il 10 febbraio. Dalle prime settimane è emerso il problema delle dosi residue, quelle che qualora non somministrate avrebbero dovuto essere gettate. Nella logica di non sprecare nemmeno una dose, l’Asl ha sempre cercato di “recuperare” dalle liste di attesa soggetti aventi diritto e in “fila” per i giorni successivi. Nella prima fase con i sanitari, soprattutto ospedalieri: attività più semplice in quanto l’attività di vaccinazione veniva fatta direttamente in un’area dell’ospedale di Arezzo. Analoga procedura con i sanitari e i volontari del 118 ai quali era destinato Moderna. Con AstraZeneca la platea si è allargata. In attesa di disposizioni più precise da parte delle autorità centrali e regionali, è stato utilizzato il meccanismo di chiamare, in caso di dosi avanzate, soggetti aventi diritto e immediatamente disponibili. Per i familiari e i caregivers delle persone estremamente fragili, sono state accolte le segnalazioni pervenute da centri e istituti che ospitano soggetti fragili e, in alcuni casi, anche da medici di medicina generale. Ed è questo il caso di Andrea Scanzi, segnalato dal suo medico di medicina generale al Direttore della Zona distretto aretina, Evaristo Giglio, in qualità di caregiver di uno dei genitori in base alla legge 104, quella che può dare diritto all’assegno di accompagno. Lo logica costantemente applicata dalla Asl Tse di non sprecare dosi di vaccino e di destinarle agli eventi diritto immediatamente disponibili, ha trovato conferma nell’Ordinanza 2 del generale Figiuolo, pubblicata il 16 marzo 2021”. Molto si potrebbe obiettare: Scanzi sarebbe dunque un Caregiver, cioè una persona totalmente dedita alle cure assistenziali di un genitore malato, il quale genitore sarebbe tutelato dalla legge 104, quella che dà diritto all’assegno di accompagno. Benissimo. Ma come può un Caregiver girare l’Italia, trascorrere il tempo nelle dirette televisive, dedicarsi al lavoro per il Fatto o alla frenetica attività sui social, se nel contempo è Caregiver dedicato all’assistenza di un famigliare? Non vorremmo gettare sospetti sulla natura della dichiarazione di cui il direttore della Usl aretina si fa garante, ma a questo punto L’Argomento chiederà di acquisire i documenti del caso. Nel momento in cui ha avuto il via libera per il vaccino, a titolo di esempio, Scanzi era ospite dell’Hotel Palace di Merano, secondo informazioni non smentite pubblicate da Dagospia. Se è un Caregiver, è un pessimo Caregiver. Si può mentire a tutti, caro Scanzi. Ma non a un genitore malato. Indaga la magistratura, per fortuna. Chissà se indaga, nel silenzio, anche la sua coscienza.

Da "Il Tirreno" il 25 marzo 2021. Monica Bettoni, ex sottosegretaria alla Salute (quando ministra era Rosy Bindi) parla in fretta. Sta vaccinando nella grande sede del Centro Affari di Arezzo «dove non si sono mai buttate le dosi di AstraZeneca che, peraltro, può essere conservato per 48 ore fra 2 e -8 gradi in un frigorifero normale». La precisazione è rivolta al giornalista (toscano) Andrea Scanzi che su Facebook, qualche giorno fa, si era vantato di essersi fatto vaccinare come "caregiver" (persona che accudisce) dei suoi genitori, mettendosi in lista di attesa per le dosi d`avanzo. Quando poi è esplosa la polemica – non figura nella lista dei caregiver (perché non accudisce i genitori), non appartiene a categorie speciali, non si sa, insomma, perché sia stato chiamato e abbia saltato la lista – allora Scanzi si è fatto intervistare su Rai3 da Bianca Berlinguer a Cartabianca, programma di cui è collaboratore «per un compenso ignoto», polemizza Michele Anzaldi , deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza della Rai. «Mentre Scanzi sceglie da chi farsi intervistare, firmando una brutta pagina di giornalismo– insiste Anzaldi–il presidente del Consiglio, Mario Draghi viene in aula a scusarsi perché l`Italia ha abbandonato gli ultra 80enni in questa campagna vaccinale. E la Rai che cosa fa in questa vicenda? Invece di chiarire, manda in onda un`intervista a un proprio collaboratore, senza contraddittorio. Forse farebbe bene a ricordarsi che ha un Codice etico. E in base a questo Codice dovrebbe valutare se sospendere la collaborazione di questo giornalista, almeno fino a quando la magistratura non avrà chiarito la sua posizione». Del resto – aggiunge Anzaldi – oggi «per chiarire perché un giornalista possa vaccinarsi prima di un ultra ottantenne deve intervenire la magistratura che svolge il ruolo al quale hanno abdicato politica e istituzioni». Non tutte, precisa la dottoressa Bettoni, che ha anche ricevuto la croce di Cavaliere al merito per l`opera di volontariato prestata (con la protezione civile) per tre settimane in ospedale a Fidenza, nell`aprile 2020, in piena pandemia. «A quello che mi risulta – dice la dottoressa – nell`Asl Sud Est non è mai stata sprecata una dose di vaccino. E anche prima che venisse creata la lista d`attesa di chi è disponibile a una chiamata dell`ultimo minuto, nel caso fossero avanzate dosi veniva scorsa la lista dei pazienti compilata per priorità (di rischio). Perciò mi piacerebbe conoscere il medico di medicina generale che ha inserito Scanzi nella lista dei vaccinabili e quante segnalazioni analoghe ha presentato». Ad Anzaldi, invece, piacerebbe sapere perché il sindaco di Firenze difenda Scanzi «giornalista che ha inventato il sistema delle pagelle agli altri, ma quando scivola, rifiuta di farsi intervistare».

Claudia Guarino per "Il Tirreno" il 26 marzo 2021. Evaristo Giglio è il direttore della zona distretto di Arezzo. Non si fa intervistare. Affida a una nota dell’Asl di Arezzo l’assoluzione di Andrea Scanzi, il giornalista che è riuscito a farsi vaccinare come “familiare” e badante di genitori fragilissimi, anche se non lo è. La storia è nota: alcuni giorni fa Scanzi pubblica sul proprio profilo social la notizia di essere stato contattato dall’Asl Toscana Sud Est per essere vaccinato. Risultava inserito in una lista di “riservisti”, persone che avevano dato la disponibilità a essere chiamati anche all’ultimo momento per farsi vaccinare con le dosi avanzate di giornata. Quelle destinate a chi non si presenta all’appuntamento. Nella lista – racconta Scanzi – è stato inserito dal suo medico di famiglia perché, appunto, lui bada ai genitori anziani e malati. In questa ricostruzione ci sono, però, almeno tre elementi che non tornano: 1) Scanzi non è un badante (e neppure si è mai preso cura dei suoi genitori con quali non convive); 2) la lista dei riservisti nei quali sarebbe stato inserito è stata istituita venti giorno dopo di quando lui dichiara di essersi iscritto; 3) il giorno in cui dice di essere stato chiamato all’ultimo minuto non si trovava nell’Aretino ma (sembra) in un hotel a centinaia di chilometri. Malgrado questo, l’Asl Toscana Sud Est sostiene che la vaccinazione di Scanzi sia regolare. «Scanzi è stato segnalato dal suo medico di medicina generale al direttore della zona distretto aretina in qualità di “caregiver” di uno dei genitori in base alla legge 104 (sulla disabilità, ndr)». Ma Scanzi non risulta essere un caregiver. È un familiare. Ed è stato segnalato dal suo medico di famiglia. Perché ? In base a quale esigenza specifica? La disponibilità a non far sprecare una dose di vaccino? Se anche così fosse, probabilmente ci sarebbero stati altri assistiti più vicini di un giornalista alloggiato in un hotel in alta Italia. «Non escludo che una procedura del genere sia possibile e se l'Asl dice che è tutto regolare sicuramente lo è – commenta il dottor Lorenzo Droandi, presidente dell’ordine dei medici di Arezzo – sta di fatto che all’ordine dei medici non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale dall’Asl (di segalare pazienti). E posso dire lo stesso anche come medico di medicina generale. Ancora ieri non avevo ricevuto niente per iscritto in cui mi si comunicava che avrei potuto fare una segnalazione del genere al direttore della zona distretto o a chi per lui». Allora come ha fatto Scanzi a vaccinarsi? L’Asl scrive: «In attesa di disposizioni più precise da Stato e Regione è stato utilizzato il meccanismo di chiamare, in caso di dosi (di AstraZeneca) avanzate, soggetti aventi diritto e immediatamente disponibili. Per i familiari e i caregiver delle persone estremamente fragili, che rientrano nel piano vaccini, sono state accolte le segnalazioni di centri e istituti che ospitano soggetti fragili e, in alcune circostanze, anche di medici di base». Droandi non nega che la segnalazione diretta da parte del medico di famiglia sia lecita. Ma si chiede: «Che cosa succederebbe se ci mettiamo a telefonare per tutti i caregivers? Ai miei pazienti dico che se ne hanno diritto e vogliono figurare, per così dire, nella “panchina” dei riservisti devono iscriversi alle liste e poi, qualora ci fosse un posto libero, saranno contattati».

Lorenzo Zacchetti per affaritaliani.it il 26 marzo 2021. “Una tempesta di merda” è l'efficace sintesi con la quale Andrea Scanzi sintetizza quello che gli sta capitando negli ultimi giorni. Dopo aver rivelato di essersi fatto inoculare il vaccino di AstraZeneca, il popolarissimo giornalista de “Il Fatto Quotidiano” è davvero nell'occhio del ciclone. Probabilmente è proprio l'enorme visibilità di Scanzi, che da tempo surclassa chiunque nelle classifiche dei giornalisti più “social” d'Italia, ad alimentare questa polemica, ritorcendosi contro di lui in una sorta di contrappasso molto italiano. È tipica della nostra cultura l'abitudine a correre in soccorso del vincitore, per poi farne un bersaglio al suo primo inciampo. Eppure, nella vicenda specifica c'è probabilmente stata qualche leggerezza comunicativa, ma non certo un privilegio che sarebbe davvero odioso, se solo fosse vero. “Ricordati che la notizia l'ho data io”, spiega Andrea Scanzi ad affaritaliani.it. “Se avessi voluto fare il furbo, lo avrei fatto di nascosto e non l'avrebbe mai saputo nessuno! L'ho fatto alla luce del sole perchè non avevo nulla da nascondere e anzi volevo dare un messaggio positivo all'opinione pubblica. Ho sbagliato a vaccinarmi? Accetto la critica, ma da qui a trattarmi da merda e costringere mio padre a chiudere il suo profilo Facebook per gli insulti ce ne corre. Non me lo merito io e tantomeno i miei genitori, che sono stressatissimi per questa vicenda”.

Proviamo a ricostruire la vicenda, partendo dall'inizio?

Certo. D'altra parte è tutto ben conservato nel mio telefono e, se un giorno qualcuno lo volesse vedere, non avrei difficoltà. Tutto comincia il 26 febbraio, quando io scrivo a Roberto, il mio medico curante, per dirgli: “So che come giornalisti non siamo considerati categoria a rischio (cosa che peraltro condivido), ma se cambia qualcosa, avvertimi. Ma solo nel pieno rispetto delle regole, cioè senza rubare il posto a nessuno e solo se altrimenti la dose viene buttata via”. Mi risponde che al momento non ci sono disponibilità e che in caso di novità mi farà sapere. Per tutta la settimana seguente non ci sentiamo.

E poi che cosa succede?

Roberto mi richiama il 4 marzo e mi dice: “Andrea, l'ASL Sud-Est Toscana (quella di Arezzo- Siena-Grosseto, dove abito io) ha deciso di fare una lista di fare una lista di 'panchinari' o 'riservisti'”. Non so da quanto tempo ci fosse tale lista, ma io l'ho appreso in quel momento. Io gli rispondo: “Ok... e ovviamente dò per scontato che sia tutto regolare”. Roberto mi assicura che non solo è tutto regolare, ma anzi è una cosa da incentivare, perché purtroppo molte delle persone in lista non si presentano all'appuntamento. A quel punto mi chiede se io sia ancora interessato a entrare nella lista. Io confermo e lui specifica: “Sappi però che quando (e se) ti chiameranno, non ci sarà preavviso: dovrai prendere la macchina e correre a Grosseto, a Siena, a Monte San Savino o dove ti manderanno. E ovviamente non potrai scegliere il vaccino, ma dovrai prendere quello che ci sarà”. Ovviamente dico che va benissimo, perché appunto intendo usufruire di dosi che altrimenti verrebbero buttate via. Ma nessuno mi chiama per tutta la settimana seguente, come spiego al mio medico quando mi chiama per avere un aggiornamento. Quando glielo dico, lui commenta: “Accidenti, speravo che la questione fosse già risolta”. Ed io: “E’ giusto che io aspetti, non sono una priorità, poi se un posto si libera ci sarò”.

Come cambia lo scenario, in quei giorni?

Domenica 14 marzo, con i vaccini di AstraZeneca al centro del dibattito pubblico, il Gen. Figliuolo va ospite da Fazio a “Che tempo che fa” ad annunciare una svolta. Il giorno dopo fa un'ordinanza che va proprio nella direzione dei “panchinari”, dicendo che se avanzano delle dosi bisogna prendere “il primo che passa”, a prescindere dall'età, e inoculargli la dose, altrimenti la si butta via. Lette queste cose, io scrivo al mio medico curante e al Direttore dell'ASL Arezzo per dire: “Vedo che la problematica dei panchinari, già sollevata ad Arezzo, è diventata dirimente anche a livello nazionale: sappiate che io non ho nessuna paura di fare il vaccino AstraZeneca”. Già allora ho pensato che, se mi fossi vaccinato con una dose altrimenti gettata via come poi è stato, sarebbe stato un bel segnale contro la paura di AstraZeneca. Quindi ho ribadito a medico e responsabile della vaccinazione ASL la mia disponibilità, nel pieno rispetto delle regole. Specifico che io, il Direttore dell'ASL, non l’ho mai visto: altro che raccomandato, magari gli sto pure antipatico per motivi politici, chi può dirlo?!

Poi, però, le vaccinazioni con AstraZeneca vengono sospese in via cautelativa...

Esatto. L'interruzione avviene martedì 16 e lo stop dura per tre giorni, nel corso dei quali io vado in televisione a ripetere sempre la stessa cosa: “Se quando riparte la vaccinazione mi chiamano, io ci vado di corsa, sempre che si tratti di dosi che altrimenti verrebbero buttate”. Ci sono le registrazioni a confermarlo: l'ho detto martedì 16 a “Carta Bianca”, mercoledì 17 ad “Accordi & Disaccordi” e giovedì 18 a “Otto e Mezzo”.

E venerdì 19 le vaccinazioni ricominciano...

Sì, ma sia ad Arezzo che in diverse altre città molte persone non si presentano all'appuntamento, turbate dall'allarme suscitato dalla vicenda. Il giovedì sera “Piazza Pulita” aveva mostrato un sondaggio nel quale emergeva che più del 60% degli italiani non si sarebbero presentati il giorno dopo alla vaccinazione AstraZeneca, avendone paura! A quel punto, inizio a pensare che forse mi avrebbero chiamato, anche se dal 3 marzo in avanti non si era ancora fatto vivo nessuno. Questo significa che, prima di me, ad Arezzo ne hanno chiamati tanti. E questo, detto per inciso, è un'ottima cosa, perché non ho mai pensato né ho mai detto di essere una priorità.

Vero, ma tu allora quando ti sei vaccinato?

Proprio il 19 marzo, nel primo giorno in cui il vaccino AstraZeneca è stato reimmesso nella campagna italiana. Con due messaggi su Whatsapp, alle 12 e alle 16, il Direttore dell'ASL di Arezzo mi dice di tenermi pronto. Mentre sto facendo una diretta Twitch, ricevo l’indicazione di recarmi al Centro Affari di Arezzo alle 18. E lì vengo vaccinato, peraltro da un personale meraviglioso.

Conosci perfettamente la comunicazione: non hai pensato che, vista la tua notorietà, qualcuno poi ti avrebbe accusato di essertene approfittato?

In effetti quando mi ha chiamato l'ASL ci ho pensato un po' su. Avevo una piena autorizzazione da parte del mio medico curante e dell'ASL stessa, ma immaginavo che andando a vaccinarmi un po' di polemica sarebbe venuta fuori. Non pensavo a qualcosa di così forte, ma un po' me l'aspettavo, sì. Ho deciso di andarci comunque sia per coerenza con quello che avevo detto pubblicamente in tivù nei tre giorni precedenti, sia perché ingenuamente ho ritenuto che potesse essere un bel gesto. Molti italiani si sono spaventati per la vicenda-AstraZeneca e ho pensato che, avendo oltre due milioni di fan su Facebook, potessi dare un contributo: sono un bischero di 46 anni che di scienza non capisce nulla, ma che nutre fiducia in quello che la scienza dice! Per questo l'ho fatto alla luce del sole: non avendo nulla da nascondere, cosa che ribadisco, pensavo di dare un bel messaggio!

Un messaggio allora diamolo: che tipo di reazioni collaterali hai avuto?

Assolutamente nessuna. Mi hanno vaccinato intorno alle 18.30 e quando sono tornato a casa non avevo neanche una linea di febbre. Quindi già venerdì sera ho fatto il post nel quale annunciavo di essermi vaccinato. Le reazioni sui social hanno avuto un andamento strano: da venerdì sera fino a domenica mattina i commenti erano tutti positivi. Poi è cominciata una tempesta di merda che non so da chi sia partita. La mia frase sugli italiani che “dovrebbero ringraziarmi”, estrapolata dal contesto di una diretta Facebook di venti minuti effettata domenica 21 marzo, effettivamente presa a sé stante è senza senso. Me ne rendo conto. In realtà volevo solo dire che intendevo dare un segnale alle persone che avevano paura: credo di aver dato un impulso al piano vaccinale e, oltretutto, il mio post ha contributo a mettere online quella lista di “panchinari” che, pur essendo regolarissima, fino ad allora era scritta a mano. È chiaro che questo è un elemento critico, ma dovrà spiegarlo l'ASL, mica io! Una volta in Rete, la lista ha avuto migliaia di iscrizioni, al punto che il sito è andato in tilt! A questo mi riferivo con la frase contestata: al fatto di aver aperto una breccia della quale c'era bisogno.

Sei stato duramente attaccato sull'uso della parola “caregiver”: come commenti questa cosa?

Ci sono stati attacchi pretestuosi da parte di chi mi odia a prescindere. È una cosa che fa parte del gioco, anche se mi dispiace per i miei genitori. Chiariamo però una cosa: io non mi sono mai, mai, mai definito “caregiver” e nemmeno ho parlato della casistica sanitaria dei miei genitori per entrare nella lista dei “panchinari”! È stato il mio medico curante, autonomamente, a inserirmi in tale lista, non in quanto caregiver – parola che né io né il mio medico abbiamo mai usato fino al vaccino – bensì in quanto “figlio unico di genitori estremamente vulnerabili”. Questa è la dicitura tecnica e, purtroppo, ci rientro a pieno titolo. Quando ho fatto il post venerdì sera dopo la vaccinazione, non ho nemmeno citato i miei genitori. La cosa è venuta fuori dopo. La mattina di sabato 20, il direttore dell'ASL di Arezzo mi ha chiamato per dirmi che stava montando la polemica ed ha aggiunto: “Lei ha scritto di aver diritto alla vaccinazione in quanto "panchinaro", ed è vero, ma le faccio presente che lei ha anche due genitori con una situazione clinica non propriamente invidiabile”.

Cioè, quale?

“Mi dispiace dover mettere in piazza queste cose, ma a questo punto dobbiamo farlo. Mio padre è cardiopatico, ha due infarti, vari stent, il diabete e un glaucoma. Mia madre è malata oncologica. Quando l'ho detto al Direttore dell'ASL, lui ha risposto che io non solo rientravo a pieno titolo nella categoria “figlio unico di genitori estremamente vulnerabili”, ma anche in quella di “caregiver familiare”. In un successivo post ho specificato questa cosa, peraltro comunicatami dall'ASL, e forse si è trattato di un errore comunicativo, ma non di una cosa falsa: è l'indagine interna alla ASL ad avere confermato che, secondo loro, io rientravo non solo nella categoria del figlio unico di genitori estremamente vulnerabili, ma anche (secondo l’ASL) nella macrocategoria del caregiver. Detto questo, è ovvio che non mi sento minimamente un “caregiver familiare”: sono vent';anni che non vivo con i miei genitori, i quali (toccando ferro) nonostante tutto sono autosufficienti. È chiaro se uno mi definisce “caregiver” e poi mi vede il giorno dopo in una clinica detox a 5 stelle pensa che io stia prendendo per il culo il prossimo, ma è stata l'ASL a definirmi in quel modo, anche se non penso di meritarlo. Fare il “caregiver” è una cosa nobile, significa vivere in funzione dell'assistenza di chi ne ha bisogno. Io no: giro l’Italia per il mio lavoro di giornalista e per gli impegni in teatro, mi sarebbe impossibile. È ovvio che se un giorno i miei genitori dovessero averne bisogno diventerei il loro “caregiver”, ma sono stato vaccinato in quanto “figlio unico di genitori estremamente vulnerabili”, come emerge anche dalle dichiarazioni del mio medico nell'inchiesta dell'ASL.

Proprio perché i tuoi genitori sono pazienti fragili, c'è chi ti rimprovera di esserti vaccinato prima di loro. Come rispondi?

Beh, chi dice queste cose non conosce le regole: mio padre ha 69 anni e mia madre 72, non hanno potuto essere vaccinati perché non rientrano negli Over 80. Non solo: proprio perché vulnerabili, non possono fare il vaccino di AstraZeneca e quindi hanno dovuto aspettare l'apertura di una nuova lista online, lunedì 15 marzo, nella quale la Regione Toscana ha inserito anche i pazienti estremamente vulnerabili. Si sono iscritti entrambi al portale e sono stati accettati mercoledì 17, ovvero due giorni prima della mia vaccinazione. Stanno aspettando il vaccino di Moderna e due giorni fa hanno ricevuto il codice per la prenotazione. Purtroppo non sono ancora riusciti a prenotarsi, perché appena sono entrati nel sito, questo è andato subito a puttane. Stanno aspettando...

I giornalisti no, ma in Toscana si è scelto di inserire gli avvocati tra le categorie da vaccinare prioritariamente: anche questo ha fatto molto discutere, ma si tratta comunque di decisioni dell'autorità sanitaria...

E' esattamente così. Ci sono molti aspetti discutibili in questa vicenda, come questa storia degli avvocati che ha fatto ridere tutta Italia. Ma sono tutte decisioni della ASL e se le regole sono queste, talora non proprio condivisibilissime, occorre prenderne atto. E sperare di migliorarle.

Invece riguarda te una questione di opportunità: c'è chi ha detto che forse non era il caso di entrare nella lista, in quanto personaggio pubblico. Che ne pensi?

Questa è una critica che accetto. Il sottosegretario alla Salute Sileri, che di queste cose ne capisce più di chi mi sta sparando addosso, ha ribadito più volte come io abbia agito nel giusto e nella più piena legalità. Una posizione condivisa, tra i tanti, anche dal Ministro Speranza e dal Governatore Zaia. Ecco: proprio Zaia, e più ancora Sileri, lo hanno detto chiaramente a “Cartabianca”: “L'unico errore di Scanzi è stato quello di essere Scanzi”. Il fatto che mi sia vaccinato io alimenta il retropensiero che sia stato un privilegio dovuto al fatto di essere famoso, e posso garantirti che se lo avessi fatto mi sputerei in faccia da qui all’eternità. Un'altra critica che accetto è sull'uso della parola “caregiver”, infatti ho poi meglio articolato il pensiero su Facebook, anche se è stata l'ASL a qualificarmi in questo modo alla fine dell’inchiesta interna alla mia vaccinazione. Faccio però presente una cosa, che tra l'altro ha spiegato bene anche il sindaco di Firenze Nardella, che peraltro ho spesso criticato in passato e quindi non aveva motivo alcuno di difendermi. Lo ha fatto, aggiungendo come in quei giorni convulsi in Toscana c'era confusione sul termine “caregiver familiare”, perché se lo si usa per definire chi materialmente presta assistenza è evidente che io non lo sono, ma se i miei genitori dovessero averne bisogno, a chi altro dovrebbero rivolgersi se non a me, che sono il loro unico figlio? Sia come sia, ho senz’altro fatto due o tre errori di comunicazione, ma ho agito nel giusto e nella legalità. In totale buona fede. E questa settimana da serial killer proprio non me la meritavo".

Le tre balle sul caso Scanzi. Dalla bufala del caregiver dei genitori alla lista fantasma fino alla telefonata al giornalista: tutto quello che non torna. Francesca Galici - Ven, 26/03/2021 - su Il Giornale. Andrea Scanzi poteva vaccinarsi. Non lo dice il giornalista de Il Fatto Quotidiano ma il direttore della zona distretto di Arezzo. Evaristo Giglio, infatti, con una nota ha sollevato Scanzi da ogni responsabilità sulla polemica nata attorno all'incoluzione del vaccino AstraZeneca, effettuata in veste di riservista. Ma Il Tirreno, quotidiano toscano, ha pubblicato un articolo con il quale ha messo in evidenza tre punti oscuri, in parte chiariti dallo stesso Scanzi in una successiva intervista. Scrive Claudia Guarino per Il Tirreno: "Scanzi non è un badante (e neppure si è mai preso cura dei suoi genitori con quali non convive)". L'appunto della giornalista si basa sulla classificazione come caregiver che sarebbe stata data ad Andrea Scanzi dalla Asl, che come tale l'ha inserito nelle liste dei panchinari del vaccino in quanto i suoi genitori sono persone fragili a causa di patologie pregresse. La Guarino, poi, continua: "La lista dei riservisti nei quali sarebbe stato inserito è stata istituita venti giorno dopo di quando lui dichiara di essersi iscritto". La lista dei panchinari, come più volte asserito da Andrea Scanzi, sarebbe stata esclusivamente verbale o, al limite, compilata a penna. Solo successivamente, in concomitanza con la polemica, Regione Toscana avrebbe provveduto a ufficializzarla. Infatti, dopo il caos scoppiato su Andrea Scanzi e la pubblicità della lista dei riservisti, in poche ore sono stati circa 6mila gli iscritti per ottenere le dosi non somministrate. Infine, c'è il terzo appunto della giornalista de Il Tirreno: "Il giorno in cui dice di essere stato chiamato all’ultimo minuto non si trovava nell’Aretino ma (sembra) in un hotel a centinaia di chilometri". Claudia Guarino fa riferimento a un'indiscrezione trapelata nelle ore precedenti secondo la quale il giornalista si sarebbe trovato a Merano, sulla quale però non esistono conferme. "Non escludo che una procedura del genere sia possibile e se l'Asl dice che è tutto regolare sicuramente lo è. Sta di fatto che all’ordine dei medici non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale dall’Asl (di segalare pazienti). E posso dire lo stesso anche come medico di medicina generale", ha commentato a Il Tirreno il dottor Lorenzo Droandi, presidente dell’ordine dei medici di Arezzo. Droandi, poi, si chiede: "Che cosa succederebbe se ci mettiamo a telefonare per tutti i caregivers? Ai miei pazienti dico che se ne hanno diritto e vogliono figurare, per così dire, nella 'panchina' dei riservisti devono iscriversi alle liste e poi, qualora ci fosse un posto libero, saranno contattati".

Andrea Scanzi è tornato a dire la sua ai microfoni di Affaritaliani.it, rivendicando di aver dato lui stesso la notizia: "Ho sbagliato a vaccinarmi? Accetto la critica, ma da qui a trattarmi da merda e costringere mio padre a chiudere il suo profilo Facebook per gli insulti ce ne corre. Non me lo merito io e tantomeno i miei genitori, che sono stressatissimi per questa vicenda". Nella lunga intervista, quindi, Andrea Scanzi ha ricostruito l'andamento della sua vaccinazione, dai contatti con il medico curante fino a quelli con il direttore della Asl di Arezzo. Ha, quindi, rivelato quale sia il motivo dietro la sua priorità vaccinale in quanto "figlio unico di genitori estremamente vulnerabili". Ma non in veste di convivente, perché lui stesso ammette di non esserlo più: "Non mi sento minimamente un "caregiver familiare": sono vent';anni che non vivo con i miei genitori, i quali (toccando ferro) nonostante tutto sono autosufficienti. È chiaro se uno mi definisce “caregiver” e poi mi vede il giorno dopo in una clinica detox a 5 stelle pensa che io stia prendendo per il culo il prossimo, ma è stata l'ASL a definirmi in quel modo, anche se non penso di meritarlo".

Andrea Scanzi, "i colleghi del Fatto stanno godendo": indiscreto al veleno, occhio alla paginata sospetta. Libero Quotidiano il 26 marzo 2021. Ieri Dagospia si chiedeva come mai sull’edizione cartacea del Fatto Quotidiano non fosse stata spesa neanche mezza parola sul caso del salta-fila Andrea Scanzi. Oggi il quotidiano diretto da Marco Travaglio ha pubblicato un articolo a tutta pagina in cui viene massacrata la Toscana e quindi indirettamente anche il collega aretino che si è vaccinato da “riservista”: la cosa non sorprende, dato che sempre Dagospia aveva svelato che “la redazione non ha apprezzato l’ennesima ego-latrina del farfallone lampadato. Anzi, stanno tutti godendo”. “La Regione Toscana, in mano alla cosiddetta sinistra - si legge sul Fatto - quella che dovrebbe lavorare il più possibile per annullare le differenze sociali, è assolutamente deficitaria nel percorso dei vaccini”. In particolare sugli over 80: il Fatto cita l’esempio di una anziana con gravi patologie che richiedono una totale assistenza domiciliare; per lei non c’è ancora nessun vaccino. Questo perché AstraZeneca non si può usare e di Pfizer e Moderna non ce ne sono abbastanza. “Poi però c’è AstraZeneca e chi ottiene di farlo - si legge sempre sul Fatto - anche mettendosi in lista per evitare vengano buttate le dosi. Non mi fa scandalo ci siano le liste di chi si fa avanti, piuttosto chi non le sa gestire. La Regione Toscana ci ha fatto capire che tra le categorie fragili c’erano gli operatori dei tribunali e gli avvocati. Già dobbiamo assistere all’assurdità dei vaccini per tutti i docenti, anche quelli in Dad. Com’è possibile che un presidente di Regione possa decidere liberamente un’azione del genere, senza un diktat nazionale che possa sorpassare, di fronte a una tale emergenza e tragedia, le decisioni delle Regioni e impedire tali ingiustizie?”. 

Da lindro.it il 26 marzo 2021. Andrea Scanzi, giornalista de "Il Fatto Quotidiano" da qualche giorno agli onori della cronaca per via del vaccino fatto in lista di attesa sorpassando così gli altri, ha un’altra peculiarità per cui è noto: è un feticista (non) anonimo. «Quando ero single andavo alle feste fetish e le "mistress" mi camminavano sul corpo», raccontò in una intervista ad ‘Un giorno da pecora’. La sua perversione preferita è farsi camminare addosso da donne coi tacchi stellari e alla domanda se lo avesse mai fatto a quelle feste raccontò imperterrito: «Sì, non a quelle feste però ma con qualche mia ex. Ed in questi casi, meglio petto e schiena, che fanno meno male. D’altra parte in quel momento la tua compagna è la "mistress", la padrona». Inoltre, in altre interviste, ha dichiarato di prediligere i piedi femminili di cui è un attentissimo critico, un po’ come il professore di matematica Michele Apicella in ‘Bianca’ di Nanni Moretti. Scanzi Andrea è persona intelligente e se ha scelto di dichiarare tutto lo ha fatto da fine psicologo e sublime tattico, perché poi magari la cosa usciva fuori da sé e lo scandalo sarebbe stato bello pronto a sommergerlo. Resta il fatto che la tecnica è riuscita ed una volta auto rivelato che il Re –è il caso di dirlo- è nudo a nessuno gliene è fregato più di tanto ed, anzi, la sua carriera non solo non è stata inficiata da questo ‘vizietto’ ma è vieppiù decollata verticalmente essendo lo Scanzi presente è ubiquitario ovunque. Per lo Scanzi feticista è successo quello che avveniva con il marziano atterrato a Roma di Ennio Flaiano: dopo l’interesse iniziale, dopo un po’ nessuno se lo filava più. Misteri dei meccanismi della popolarità.

Caso Scanzi, Codacons denuncia la Berlinguer: "Risorse Rai utilizzate impropriamente". La conduttrice di Cartabianca è stata denunciata all'Ordine dei Giornalisti dal Codacons per aver consentito ad Andrea Scanzi "una difesa privata e senza contraddittorio" sui canali televisivi del servizio pubblico. Novella Toloni - Gio, 25/03/2021 - su Il Giornale.  "Mezzi e risorse della Rai, pagate dai cittadini, messe a disposizione di Andrea Scanzi per una difesa privata e senza contraddittorio". Con questa motivazione il Codacons ha denunciato Bianca Berlinguer all'Ordine dei Giornalisti. Nell'ultima puntata del format di Rai3 (in onda martedì 23 marzo) Bianca Berlinguer ha dato spazio al giornalista de Il Fatto Quotidiano per parlare della polemica scatenatasi in seguito alla sua vaccinazione come riservista della regione Toscana. Andrea Scanzi si è difeso dalle accuse di aver sfruttato un canale privilegiato per ottenere una dose di vaccino AstraZeneca al posto di soggetti fragili, in quanto caregiver che assiste i genitori anziani. Una difesa senza contraddittorio, quella andata in onda a Cartabianca, che ha scatenato la dura reazione del Codacons: "Grave il comportamento della Rai che ha ceduto il servizio pubblico ad un privato giornalista per farlo difendere. Denunciamo all'Ordine dei Giornalisti Bianca Berlinguer per aver messo il servizio pubblico e disposizione di Andrea Scanzi, consentendo al giornalista di utilizzare mezzi e risorse Rai - pagate dai cittadini - per una difesa senza contraddittorio". Bianca Berlinguer non è però l'unica ad essere finita nel mirino del Codacons. L'associazione dei consumatori ha pubblicato una nota ufficiale sul suo sito, nella quale annuncia di aver presentato un esposto alla procura di Arezzo contro la Asl Toscana Sud Est e contro la Regione Toscana. Il Codacons ha chiesto l'intervento delle autorità per verificare come Scanzi potesse rientrare nella "lista dei panchinari" in veste di caregiver - che si occupa dei genitori anziani - quando in realtà andava in tour con il suo spettacolo teatrale con oltre 150 repliche. "Le disposizioni del Ministero della salute - si legge nella nota ufficiale del Codacons - prevedono infatti il diritto alla vaccinazione solo per chi si prende cura in modo continuativo e costante di disabili o soggetti fragili: come può conciliarsi tale requisito con l'attività di Andrea Scanzi". Alla Procura l'associazione ha sollecitato, inoltre, una verifica sull'iniziale inesistenza della lista dei soggetti riservisti, il cui modulo di iscrizione sarebbe stato pubblicato on line dalla Asl Toscana Sud Est solo sabato scorso, ovvero il giorno dopo la vaccinazione di Scanzi. Dubbi sui quali dovrà ora pronunciarsi la Procura di Arezzo, per chiarire se Scanzi avesse realmente diritto alla vaccinazione prioritaria e se ci siano stati abusi da parte dell'Asl e della regione Toscana nella procedura seguita. Dalle dichiarazioni rilasciate proprio da Scanzi a Cartabianca, infatti, "sarebbe stata l'Asl a telefonare ripetutamente al giornalista per invitarlo al vaccino e non agli ultraottantenni aretini".

Aldo Grasso per il "Corriere della sera" il 25 marzo 2021. Bianca Berlinguer è sempre in lotta con l'audience e non si lascia sfuggire i «numeri» che possano aiutarla nell' impresa. Così #cartabianca ha aperto con Andrea Scanzi, nelle vesti provvisorie di Mauro Corona (Rai3, martedì). La vicenda che ha visto Scanzi esibirsi in video come panchinaro del vaccino è poco commendevole, meriterebbe soprattutto il silenzio. E invece no: Bianca ha voluto difendere a tutti i costi il suo ospite fisso, sapendo che la polemica avrebbe portato acqua al mulino degli ascolti. L'io della personalità di Scanzi è talmente strabordante da credere che l'intero universo ruoti attorno a sé, Bianca compresa: «Ho utilizzato la mia personalità, la mia popolarità, il mio seguito sui social e nel mondo reale» per portare il buon esempio. Forse la Berlinguer, tanto per equilibrare le parti, avrebbe potuto mostrare quel filmato di Scanzi di un anno fa in cui paragonava il Covid a un raffreddore e inveiva contro chi cercava misure restrittive con la stessa sfrontatezza compiaciuta, la stessa aggressività con cui ora chiede di essere ringraziato dal Paese per il motivo opposto. Finita la commedia all' italiana, non ci restano che Scanzi e # cartabianca , un programma ormai surreale. Abbiamo visto il «finanziere e scrittore» Guido Maria Brera difendere i driver, attaccare Bezos e il «capitalismo delle piattaforme», come se la finanza fosse qualcosa di simile al soccorrevole medico di base di Scanzi. Abbiamo visto Michela Murgia presentare il suo libro Stai zitta (si vende anche su Amazon) e non dire una sola parola su «Stai zitta, gallina!» di Corona. Abbiamo visto Luigi Sileri (il sottosegretario alla Salute che vive in tv) dare ragione a Scanzi e Simona Ventura spiegare agli italiani come devono curarsi contro il Covid. Adesso aspettiamo con ansia la puntata di Scanzi con Lilli Gruber. Cosa sarebbe successo se al posto di Scanzi ci fosse stato in panchina un Matteo Renzi?

DAGONOTA il 25 marzo 2021. Come mai sull'edizione cartacea del "Fattoquotidiano" non si proferisce parola sul caso del salta-fila e caregiver Andrea Scanzi? Peter Gomez lo ha randellato ma solo durante il programma “Tagadà” de La7, e sul sito che dirige è apparso questo articolo. Mentre dopo ben quattro giorni dal coming out vaccinale di Scanzi,  Marco Travaglio tace. Come mai?  Semplice, il cazzaro del vaccino è indifendibile, da una parte. Dall’altra, è il suo cocco. Mentre la redazione del ‘’Fatto’’ non ha apprezzato (eufemismo) l'ennesima ego-latrina del farfallone lampadato. Anzi, stanno tutti godendo per gli attacchi che sta ricevendo da quattro giorni.

Andrea Scanzi, la "risposta" di AstraZeneca: "Era così anche prima del vaccino". Libero Quotidiano il 25 marzo 2021. Da paladino del vaccino a "demente del vaccino", come si è auto-definito Andrea Scanzi. Il passo è brevissimo, soprattutto se di mezzo ci si mettono i social e i meme. Il caso è noto: la penna del Fatto quotidiano, 46 anni, si è fatto vaccinare con AstraZeneca ad Arezzo, essendosi iscritto, ha annunciato con orgoglio, alla lista dei riservisti. Coloro, cioè, che possono farsi vaccinare con le dosi rimaste inutilizzate alla fine della giornata e che altrimenti andrebbero buttate. Fin qui, tutto bene. Ma poi sono emersi dettagli controversi. Innanzitutto, la composizione "misteriosa" di questa lista, scritta a penna su un foglio. Quindi la qualifica di "caregiver" di Scanzi, vaccinato perché unico in grado di accudere i due genitori anziani e "fragili". Il paradosso è che loro, a differenza del figlio, sono ancora in attesa. Da quel momento, su Scanzi si è scatenata la classica  "shitstorm", una valanga di insulti, sberleffi e sospetti di essere un raccomandato o un privilegiato. Lui si è difeso, anche un po' goffamente, in tv e sui social. Pare che in redazione al Fatto non abbiano preso bene le sue uscite, e il direttore del Fattoquotidiano.it Peter Gomez lo ha pure dichiarato, ospite a La7 a Tagadà: "Lui crede di essere la notizia, quando invece il nostro compito è darle. Io l'avrei fatto e sarei stato zitto". E ora, su Twitter, ha preso a girare anche un godibilissimo meme con la (finta, ma verosimile e soprattutto credibile) risposta di AstraZeneca. Scanzi, posa piacionesca e sguardo killer, spiega. "Mi sono vaccinato con AstraZeneca e lo rifarei. Gli italiani dovrebbero ringraziarmi". Precisazione di AstraZeneca: Andrea Scanzi era così anche prima del vaccino!". Non ci resta che ridere. 

Contratto di Scanzi con Cartabianca sospeso, Anzaldi: “Serve trasparenza, la Rai faccia chiarezza”. Luigi Ragno su il Riformista il 27 Marzo 2021.

Onorevole Anzaldi, risulta anche a lei, come scrive Dagospia, che il contratto di Scanzi con la Rai e Cartabianca sarebbe stato sospeso?

“Trovo incredibile che a 24 ore da quando Dagospia, un sito sempre bene informato, ha lanciato l’indiscrezione sullo stop al contratto Rai di Scanzi, ancora non sia stata fatta alcuna chiarezza: la notizia è vera o no? Che aspetta la Rai, che può contare su un ampio ufficio stampa la cui responsabile è stata addirittura promossa a direttore con quadruplo scatto di carriera in 3 anni grazie a M5s, a smentire o confermare? Perché questa ennesima mancanza di trasparenza?”.

Dagospia sostiene che la notizia verrebbe dalla commissiome di Vigilanza: che ne pensa?

“Non so se qualcuno in commissione di Vigilanza sia informato di questa vicenda, di certo il presidente Barachini non ci ha detto nulla”.

Lei è stato il primo a chiedere la sospensione del contratto a Scanzi: lo ritiene ancora un provvedimento necessario?

“La sospensione doveva essere il minimo, dopo le prime notizie uscite, per tutelare la Rai da eventuali sviluppi. Invece a Scanzi è stata data addirittura la prima serata su Rai3, cosa che non ha fatto nemmeno la tv commerciale. Anche La7 ha avuto l’accortezza di non ospitare Scanzi questa settimana a Otto e mezzo, la Rai invece ha addirittura presentato come un modello chi salta la fila, mentre Mattarella e Draghi aspettano il loro turno come tutti gli italiani. Ennesima pagina nera di questi vertici del servizio pubblico, è sempre più urgente nominare un nuovo Cda”.

Vittorio Feltri sul vaccino di Andrea Scanzi: "Ha tutta la mia solidarietà. Anche se mi dà del consumatore accanito di gin". Libero Quotidiano il 28 marzo 2021. In questi giorni è stata alimentata la polemica contro il furbetti del vaccino, ossia coloro che aggirando i vincoli burocratici sono riusciti in qualche modo a ricevere l'iniezione salvifica. Il caso Scanzi poi è montato a dismisura diventando uno scandalo francamente eccessivo. Personalmente disapprovo chi si impossessa di qualcosa che non gli spetta di diritto, tuttavia nella fattispecie dell' immunizzazione bisogna compiere delle precisazioni, ovvero concedere agli astuti alcune attenuanti che sconfinano in esimenti. Infatti il cosiddetto piano vaccinale non si è rivelato all' altezza delle attese, per una semplice ragione: scarseggiavano e scarseggiano ancora le dosi necessarie a proteggere tutti dalla malattia. Sissignori. Il problema italiano non consiste nella organizzazione, per quanto imperfetta, bensì nella mancanza della materia prima: il siero in grado di sconfiggere il morbo. A causa di tale carenza è aumentata giorno per giorno nella gente di ogni ceto la paura di infettarsi e di fare una brutta fine. Il rischio di andare al cimitero dopo atroci sofferenze era ed è tale da costringere chiunque a trovare una soluzione pro vita.

E così è cominciata la caccia al vaccino. Una reazione del tutto giustificata. Il popolo è ricorso a ogni arma e ad ogni sotterfugio per garantirsi l'immunità. Qualcuno ce l' ha fatta, altri no. Ovvio che coloro che sono rimasti a secco siano irritati al punto da condannare coloro che al contrario sono riusciti di sfroso a farsi bucare il braccio. Non c' è nulla di più umano, ma è disumano attaccare con ferocia gli individui che hanno conquistato un brandello di salute. Ai quali, compreso Scanzi che mi dà del consumatore accanito di gin, liquido da me mai ingerito, va tutta la mia solidarietà. In assenza di vaccini per la massa è naturale: i cittadini si arrangiano per procurarseli con i mezzi di cui dispongono, inclusa la scaltrezza, giudicata di norma scorretta quando, invece, è l' ancora di salvezza dei disperati.

In sintesi, mi pare più opportuno prendersela con un governo incapace di assicurare la salute a chiunque piuttosto che con coloro i quali, abbandonati dalle istituzioni, se la sono assicurata per conto proprio. Con destrezza. Ossia un' arte indispensabile per sopravvivere in un Paese che se non fosse di merda sarebbe addirittura divertente.

Da liberoquotidiano.it il 27 marzo 2021. Ieri Dagospia si chiedeva come mai sull’edizione cartacea del Fatto Quotidiano non fosse stata spesa neanche mezza parola sul caso del salta-fila Andrea Scanzi. Oggi il quotidiano diretto da Marco Travaglio ha pubblicato un articolo a tutta pagina in cui viene massacrata la Toscana e quindi indirettamente anche il collega aretino che si è vaccinato da “riservista”: la cosa non sorprende, dato che sempre Dagospia aveva svelato che “la redazione non ha apprezzato l’ennesima ego-latrina del farfallone lampadato. Anzi, stanno tutti godendo”. “La Regione Toscana, in mano alla cosiddetta sinistra - si legge sul Fatto - quella che dovrebbe lavorare il più possibile per annullare le differenze sociali, è assolutamente deficitaria nel percorso dei vaccini”. In particolare sugli over 80: il Fatto cita l’esempio di una anziana con gravi patologie che richiedono una totale assistenza domiciliare; per lei non c’è ancora nessun vaccino. Questo perché AstraZeneca non si può usare e di Pfizer e Moderna non ce ne sono abbastanza. “Poi però c’è AstraZeneca e chi ottiene di farlo - si legge sempre sul Fatto - anche mettendosi in lista per evitare vengano buttate le dosi. Non mi fa scandalo ci siano le liste di chi si fa avanti, piuttosto chi non le sa gestire. La Regione Toscana ci ha fatto capire che tra le categorie fragili c’erano gli operatori dei tribunali e gli avvocati. Già dobbiamo assistere all’assurdità dei vaccini per tutti i docenti, anche quelli in Dad. Com’è possibile che un presidente di Regione possa decidere liberamente un’azione del genere, senza un diktat nazionale che possa sorpassare, di fronte a una tale emergenza e tragedia, le decisioni delle Regioni e impedire tali ingiustizie?”.

Da liberoquotidiano.it il 28 marzo 2021. "Il Paese dei furbetti" lo definisce Bruno Vespa dopo aver osservato i dati diffusi dal governo circa la vaccinazione. "Ci si può chiedere come possano dormire sereni i presidenti e gli assessori alla Sanità di Sardegna (6.3 %), Toscana (10.47 %) e delle altre sei regioni italiane che hanno vaccinato meno del venti per cento dei loro cittadini che hanno più di ottant’anni", si chiede l'editorialista del Giorno inorridito di fronte alle cifre dell'ennesimo flop. "Alla fine di dicembre - infatti - si è detto che subito dopo il personale autenticamente sanitario sarebbero stati vaccinati i 4 milioni 442 mila italiani che hanno più di ottant’anni". Risultato? "Tre mesi dopo un milione e mezzo di essi deve ancora ricevere la prima dose, mentre sono stati vaccinati 8 milioni 700 mila italiani". Chi siano stati i benefattori delle dosi contro il coronavirus non è dato sapersi, ma l'immaginazione non ha bisogno di grande sforzo. A elencare i furbetti, e senza alcuna pietà, ci pensa lo stesso Vespa: "Nel Belpaese delle raccomandazioni, stavolta si è superato il limite. Avvocati, magistrati, studenti, docenti universitari che fanno solo didattica a distanza spesso con contrattini di poche ore. E poi amici, parenti, giornalisti di grido che si camuffano da figli unici premurosi e si difendono mentre stanno cacciando via le loro nobili tossine in un albergo prestigioso", tuona il conduttore di Porta a Porta in chiaro riferimento al suo collega Andrea Scanzi. La firma del Fatto Quotidiano non ha mancato di farsi notare e, con la scusa del "caregiver", ha usufruito di una vaccinazione che non gli spettava. "Che vergogna e che tristezza -  sono gli unici commenti che possono uscire a Vespa -. Eppure questi nostri amministratori, leggendo dei 457 morti di ieri e delle migliaia delle ultime settimane, come fanno a non chiedersi se qualcuno avrebbero potuto salvarlo?".

Da video.corriere.it il 29 marzo 2021. «Prima non era mai stato preso in considerazione, perché per quanto mi riguarda si poteva aspettare anche un altro mese o forse un altro anno. Da parte mia non c’è stata assolutamente nessuna forzatura da questo punto di vista. Quando mi chiamò il suo medico io gli dissi che prima di Scanzi ce n’erano tanti altri. Quindi lui poteva aspettare. Ma il medico di base del giornalista gli ha detto che Scanzi avrebbe aspettato, l’importante è che prima o poi fosse stato chiamato al momento opportuno. Ho ricevuto altre telefonate anche dallo stesso Scanzi, evidentemente gli hanno dato il mio numero… Mi ha detto, guardi, non so se il medico le ha accennato la mia situazione, io sono sempre disponibile quando voi potete. E io gli ho risposto che sarebbe passato del tempo, perché abbiamo altre priorità», Così il direttore sanitario di Arezzo, Evaristo Giglio, in un intervista telefonica a «Non è l'Arena» in onda su La7.

Da iltempo.it il 29 marzo 2021. A non è l'Arena, Massimo Giletti torna sul caso di Andrea Scanzi che, pur non avendone i requisiti, ha fatto il vaccino AstraZeneca prima di tanti altri che ne avevano diritto. Il tutto sostenendo di averne fatto richiesta a febbraio, ma solo come “panchinaro”, cioè nel caso in cui una dose a fine giornata non fosse stata utilizzata e avesse rischiato di essere buttata (da un flaconcino di vaccino si estraggono più dosi e ogni dose va utilizzata entro sei ore dalla diluizione). In realtà, come ricorda anche Giletti, è conservabile in frigorifero anche per 48 ore. Innanzitutto, non tornano le date e le motivazioni: Scanzi, infatti, cambia versione più volte, nonostante ci siano i suoi stessi video e i suoi post a confermare ogni ricostruzione da lui fatta. Per fortuna c’è il dottor Evaristo Giglio, direttore dell’Asl di Arezzo, che conferma quello che dice Scanzi. Ma non la data: che è quella del 20/22 febbraio e non quella del 15 marzo. E quando Scanzi è stato vaccinato, spiega il direttore generale del distretto sanitario Antonio D'Urso, i caregiver non erano ancora stati inseriti dal governo nella lista dei possibili "panchinari". Anche se "le verifiche sul caso di Scanzi sono ancora in corso". Intervistato telefonicamente dall’inviata del programma Francesca Carrarini, il medico Giglio dà una “versione particolare” che però Giletti aveva deciso di non mandare in onda lo scorso 21 marzo. Nella telefonata, il dottor Giglio spiega: “Scanzi, da quello che lui e il suo medico di famiglia hanno detto, sarebbe un caregiver di questi famigliari ammalati che risultano nella lista dei vulnerabili”. Come verificarlo? “Non è uno stato di polizia - spiega il medico - così che io possa andare a vedere se è vero. Se a me il medico di famiglia fa una segnalazione del genere lo metto lì in attesa. Scanzi era l’ultimo di questa lista. Anzi, si è trovata una situazione convincente per cui, avanzando queste due dosi e con lui che da tempo aveva chiesto di essere chiamato come “panchinaro. Prima non era mai stato preso in considerazione, perché per quanto mi riguarda si poteva aspettare anche un altro mese o forse un altro anno. Da parte mia non c’è stata assolutamente nessuna forzatura da questo punto di vista. Quando mi chiamò il suo medico io gli dissi che prima di Scanzi ce n’erano tanti altri. Quindi lui poteva aspettare. Ma il medico di base del giornalista gli ha detto che Scanzi avrebbe aspettato, l’importante è che prima o poi fosse stato chiamato al momento opportuno”. E qui una novità. Spiega Giglio: “Ho ricevuto altre telefonate anche dallo stesso Scanzi, evidentemente gli hanno dato il mio numero…” E cosa gli avrà chiesto? E Giglio: “Mi ha detto, guardi, non so se il medico le ha accennato la mia situazione, io sono sempre disponibile quando voi potete. E io gli ho risposto che sarebbe passato del tempo, perché abbiamo altre priorità”.

Francesco Curridori per ilgiornale.it il 29 marzo 2021. "Dopo l'inchiesta di Non è l'arena e le interviste ai responsabili Asl di Arezzo che smentiscono Scanzi sul vaccino, si riunisca subito il Comitato per il Codice Etico Rai e risponda in modo netto e definitivo: è accettabile che l'opinionista continui ad essere pagato dalla Rai?". Il renziano Michele Anzaldi continua a chiedere chiarezza sulla vicenda che ha coinvolto il cronista del Fatto. "Mentre Cartabianca ha esaltato senza contraddittorio il modello saltafila di Scanzi, dalla tv commerciale e Giletti è arrivata una lezione di giornalismo e onestà intellettuale, con un'inchiesta che ha fatto chiarezza. E La7 ha sospeso la collaborazione. La Rai fa finta di nulla?", scrive ancora su Twitter il deputato di Italia Viva. Nella puntata di ieri del programma di Massimo Giletti, infatti, è andata in onda un'intervista al direttore sanitario di Arezzo Evaristo Giglio che ha spiegato perché Andrea Scanzi non aveva i requisiti per ricevere il vaccino come "panchinaro". Ma, oltretutto, ha mentito. Anzitutto il vaccino Astrazeneca, come ricorda anche Massimo Giletti, è conservabile in frigorifero anche per 48 ore e, pertanto, Scanzi mente quando sostiene che ci fosse il rischio che la dose che gli è stata somministrata venisse buttata. In secondo luogo, secondo Giglio, "si poteva aspettare anche un altro mese" prima di vaccinare il giornalista del Fatto. "Scanzi, da quello che lui e il suo medico di famiglia hanno detto, sarebbe un caregiver di questi famigliari ammalati che risultano nella lista dei vulnerabili”, ma spiega il medico: “Non è uno stato di polizia così che io possa andare a vedere se è vero. Se a me il medico di famiglia fa una segnalazione del genere lo metto lì in attesa". E aggiunge: "Quando mi chiamò il suo medico io gli dissi che prima di Scanzi ce n’erano tanti altri. Quindi lui poteva aspettare. Ma il medico di base del giornalista gli ha detto che Scanzi avrebbe aspettato, l’importante è che prima o poi fosse stato chiamato al momento opportuno”. Insomma, le pressioni sono tante sia da parte del medico di base sia da Scanzi che chiama personalmente il dottor Giglio per ribadirgli la sua disponibilità. E nel merito la sua ex collega Sandra Amurri attacca: "Non è che uno si sveglia la mattina ed è caregiver... ha cercato di mettere le pezze ma è andata male! Anche avesse avuto il diritto a vaccinarsi, avrebbe dovuto dire chiamate altri che ne hanno bisogno più di me".

Ora tutti scaricano Scanzi. Anche Antonio D'Urso, direttore generale della Asl Toscana sud est, mette in evidenza le incongruenze della versione data da Scanzi: "Ha dichiarato di essere un caregiver, come ha fatto anche in alcune interviste in televisione. Il piano nazionale vaccinazione indica come caregiver le persone che sono indicate dalla persona disabile. Gli uffici stanno verificando questo". Ma, Scanzi non avrebbe in ogni caso potuto vaccinarsi come caregiver: "La vaccinazione con Astrazeneca - spiega D'Urso - in questo momento è limitata ad alcune categorie: personale scolastico, personale delle forze armate e delle forze dell'ordine, persone tra i 70 anni compiuti e gli 80 da fare. Se Scanzi non aveva queste caratteristiche non poteva accedere alla vaccinazione". Infine, c'è il problema della data della somministrazione che inchioderebbe il cronista del Fatto: "Il decreto parla di conviventi e di caregiver e questi ultimi sono venuti fuori con il piano vaccino del 13 marzo. Fino ad allora i caregiver, come le persone fragili, non venivano vaccinati"...

Caso Scanzi, il giornalista sospeso da CartaBianca. "Ho scelto di sospendere la partecipazione di Andrea Scanzi a Cartabianca ma spero di riaverlo presto". Lo ha annunciato questa sera Bianca Berlinguer, in attesa della decisione del comitato etico della Rai. Roberto Vivaldelli - Mar, 30/03/2021 - su Inside Over il 30 marzo 2021. Niente Cartabianca per Andrea Scanzi. Il giornalista ed opinionista del Fatto Quotidiano, nonostante la sua presenza fosse stata confermata nel pomeriggio, non ha partecipato questa sera al programma di Rai3 condotto da Bianca Berlinguer: sulla vicenda della vaccinazione di Scanzi, infatti, è stata attivata la Commissione per il Codice Etico della Rai che in queste ore sta valutando se decidere sull'eventuale sospensione del suo contratto con il programma della terza rete. Il giornalista, al centro delle polemiche, aveva raccontato sui social di aver ricevuto una dose di Astrazeneca ad Arezzo come riservista e in qualità di caregiver familiare dei suoi genitori. "Permettetimi una precisazione - ha affermato Bianca Berlinguer, che questa sera ha condotto il programma da casa, dove si trova in isolamento -. A questo talk di Cartabianca avrebbe dovuto partecipare anche Andrea Scanzi, invitato da me in trasmissione e al centro di molte polemiche perché accusato di aver saltato la fila per il vaccino che ha ottenuto con il via libera e l'autorizzazione Asl di riferimento. Lo avevo invitato anche in questa puntata di Cartabianca ma qualche ora fa ho appreso dalle agenzie, qui in isolamento, che la Rai avrebbe investito il Comitato etico di questa scelta, se Scanzi avesse dovuto essere confermato o meno a Cartabianca. A questo punto, per mia responsabilità, per una scelta mia, ho deciso di sospendere la sua partecipazione e ne ho parlato anche con lui, ma io spero di riaverlo con noi presto". Nel frattempo, il "caso Scanzi" continua a far discutere. Secondo il deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, la decisione del Comitato etico della Rai è tardiva: "Dopo oltre 10 giorni dall'emergere del caso vaccino di Scanzi, l'apertura di un fascicolo in Procura, le verifiche della Asl, le inchieste di Non è l'arena e Il Tirreno che hanno smontato la versione data dal giornalista, le critiche trasversali arrivate da giornalisti come il direttore del Corriere Fontana e il direttore del sito del Fatto Gomez, insomma dopo tutto questo alla fine anche la Rai batte un colpo e annuncia l'attivazione del Comitato per il Codice Etico per decidere sul contratto che il giornalista ha con Cartabianca come opinionista a pagamento" sottolinea Anzaldi. "Un'attivazione davvero tardiva - incalza -che ho chiesto più di una settimana fa e che poteva essere effettuata prima di proporre Scanzi saltafila addirittura come modello in prima serata su Rai3, a Cartabianca". "Ora il Comitato Etico - prosegue Anzaldi -si riunisca subito e decida rapidamente, il danno di immagine che il servizio pubblico sta subendo da questa vicenda è gravissimo. Intanto, per rispetto del buonsenso e anche del lavoro del Comitato stesso, tutte le ospitate di Scanzi vengano immediatamente sospese".

Così la Asl ha "scaricato" Scanzi. A far "vacillare" e a porre seri dubbi sulla versione del giornalista del Fatto Quotidiano è stata - fra le altre - l'inchiesta condotta dal programma di La7, Non è l'Arena. Evaristo Giglio, direttore sanitario di Arezzo e intervistato dal programma condotto da Massimo Giletti, ha spiegato che Andrea Scanzi "prima non era mai stato preso in considerazione, perché per quanto mi riguarda si poteva aspettare anche un altro mese o forse un altro anno. Da parte mia non c’è stata assolutamente nessuna forzatura da questo punto di vista. Quando mi chiamò il suo medico io gli dissi che prima di Scanzi ce n’erano tanti altri. Quindi lui poteva aspettare. Ma il medico di base del giornalista gli ha detto che Scanzi avrebbe aspettato, l’importante è che prima o poi fosse stato chiamato al momento opportuno. Ho ricevuto altre telefonate anche dallo stesso Scanzi, evidentemente gli hanno dato il mio numero…Mi ha detto, guardi, non so se il medico le ha accennato la mia situazione, io sono sempre disponibile quando voi potete. E io gli ho risposto che sarebbe passato del tempo, perché abbiamo altre priorità". Anche Antonio D'Urso, direttore generale della Asl Toscana sud est, ha messo in evidenza alcune incongruenze della versione data da Scanzi: "Ha dichiarato di essere un caregiver, come ha fatto anche in alcune interviste in televisione. Il piano nazionale vaccinazione indica come caregiver le persone che sono indicate dalla persona disabile. Gli uffici stanno verificando questo". L'Asl Toscana sud est consegnerà alla procura di Arezzo i risultati di un'ispezione interna relativa alla vicenda. La procura di Arezzo, al momento, ha aperto un fascicolo a modello 45, quindi senza indagati e senza ipotesi di reato, per poter espletare una serie di accertamenti.

(ANSA il 30 marzo 2021) La procura di Arezzo riceverà nelle prossime ore dalla Asl Toscana Sud Est i risultati di un'ispezione interna riguardante la vicenda del vaccino Astrazeneca somministrato al giornalista aretino Andrea Scanzi, vicenda che ha assunto ulteriore rilievo dopo la trasmissione "Non è L'Arena" condotta su La 7 da Massimo Giletti in cui è stato intervistato il direttore generale della Asl Toscana Se, Antonio D'Urso. Il direttore D'Urso aveva ricordato come la procedura utilizzata per il vaccino anti Covid a Scanzi, iscrittosi nelle liste dei riservisti come 'caregiver' in una data in cui "la panchina" non era aperta questa categoria, fosse già sotto esame della Asl per un'attenta ispezione interna. Ora, secondo quanto si apprende, le conclusioni della Asl saranno consegnate alla procura di Arezzo che, al momento, ha aperto un fascicolo a modello 45 per espletare una serie di accertamenti ed eventualmente ipotizzare, qualora vi si profilasse, un possibile reato. La documentazione, si apprende ancora da fonti vicine all'inchiesta, sarà esaminata nei prossimi giorni.

Caregiver? Non poteva vaccinarsi. Un asterisco ora incastra Scanzi. Il piano vaccinale è chiaro: i caregiver vaccinati solo se assistono i disabili. Non basta avere genitori "vulnerabili" per ottenere la dose. Giuseppe De Lorenzo - Gio, 01/04/2021 - su Il Giornale. L’asterisco, piccolo piccolo, si trova nelle Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti Covid-19. Si tratta del documento con cui il Ministero della Salute ha aggiornato le priorità sulle categorie da vaccinare: dopo sanitari, Rsa e 80enni, spazio alle “elevate fragilità” e ai 70enni. Cosa c’entra tutto questo con Andrea Scanzi? Semplice: quell’asterisco alle Tabelle 3 e 4 demolisce definitivamente - se ancora ce n’era bisogno - la favola del giornalista caregiver dei genitori vulnerabili. Anche fosse davvero la persona che assiste diligentemente gli avi, infatti, Scanzi non avrebbe comunque diritto ad una dose perché non convive con babbo e mamma. Andiamo con ordine. Come noto il 20 marzo l’opinionista del Fatto annuncia urbi et orbi sulla sua pagina Facebook si essersi fatto iniettare AstraZeneca al Centro Affari di Arezzo. Beato lui. La gente si chiede: come diavolo ha fatto un 47enne cronista a trovare una dose? Sul momento lui la spiega così: a fine giornata, quando c’è il rischio di cestinare il vaccino, “si contattano quelle persone che hanno dato la loro disponibilità a essere vaccinati, laddove però facenti parti di determinate categorie”, nel suo caso “il caregiver familiare in quanto figlio unico di genitori facenti parte della categoria dei fragili”. Convinto di aver fatto del bene al Paese, forse inconsapevole - o forse no - della possibile polemica, Scanzi finisce in un putiferio. Ha scavalcato la fila? Per carità, dice lui: ero solo un “panchinaro”, anche se la lista era “solo verbale”, insomma “tu lo dicevi al tuo medico di base che, se ti reputava idoneo, segnalava il tuo nome al responsabile del piano vaccinale”. E così, mentre gli ottantenni devono ancora finire il giro (la Toscana procede al rallentatore) e i 70enni non hanno visto neppure l’ombra di una dose, lui se ne va nella clinica detox col siero in corpo. Che culo. Ma perché il medico di base l’avrebbe reputato “idoneo”? “Essendo figlio unico ed essendo ritenuto dalla Asl caregiver familiare” (aridaje) e “avendo due genitori nella categoria fragili, avrei comunque potuto vaccinarmi”. Chiaro? Tralasceremo qui la presunzione di essere “ringraziato” da “larga parte degli italiani”. Così come lo scontro con Maria Elena Boschi, la sospensione dai programmi e le robe tipo: “Io sono ricco e loro no”, “io sono caruccio e loro no”, “io ce l’ho fatta e loro no”. Lo stesso dicasi per le telefonate al povero responsabile dell’Usl di Arezzo, cui il nostrissimo ha telefonato direttamente (chi di noi non ha il numero del direttore del distretto?). E lasceremo da parte anche il fatto che la categoria di caregiver gli si addice pochino, come lui stesso alla fine ha ammesso (“sono mio padre e mia madre ad essere i caregiver del sottoscritto, non viceversa”). Concentriamoci invece sul fatto che il fustigatore (degli altri) ha pestato una cacca. E che la pezza è stata peggio del buco. Stando a quanto dichiarato dal direttore dell’Usl Evaristo Giglio, infatti, Scanzi gli è stato segnalato come possibile panchinaro dal medico di base giustificando il diritto con le patologie dei genitori. L’Usl ne ha preso atto e, senza verificare oltre, l’ha iscritto a piè di lista. Bene. Magari la forzatura l’ha fatta il medico curante, magari l’Usl ha sbagliato qualcosa, non lo sappiamo. Fatto sta che in base al piano vaccinale italiano - caregiver o meno - Scanzi non avrebbe dovuto avere diritto di accedere alla panchina. A Cartabianca, dopo aver detto che non avrebbe reso nota la cartella clinica dei genitori, Scanzi ha rivelato le patologie di cui sono affetti i suoi cari. Non le ripeteremo, per rispetto della privacy. Però abbiamo controllato: effettivamente babbo e mamma rientrano nella tabella delle “persone estremamente vulnerabili”, diventate con le ultime raccomandazioni la “categoria 1” cui dedicare gli sforzi vaccinali. Il 10 marzo infatti il ministero della Salute ha rivisto le priorità sulle vaccinazioni decidendo di dare la precedenza, nell’ordine, a: 1) elevate fragilità (persone estremamente vulnerabili e disabilità grave); 2) persone di età compresa tra i 70 e i 79 anni; 3) 60enni; 4) persone con comorbidità; 5) resto della popolazione. E i caregiver? Ecco il punto: per buona parte delle patologie che fanno rientrare tra i “vulnerabili”, il Piano (così come la Regione Toscana) prevede l’inoculazione solo ed esclusivamente per il malato. Altre malattie invece permettono di allargare la somministrazione, ma solo “ai conviventi”. L’asterisco si trova su 7 delle 30 patologie totali. Ci sono pure quelle dei genitori di Scanzi? Poco importa. Intanto perché Scanzi non convive più con loro (grazie a Dio). Secondo perché il caregiver in questa tabella non è proprio nominato. Appare solo poco più sotto, alla tabella 4, in cui si indicano le disabilità gravi (fisica, sensoriale, intellettiva e psichica): solo in questi casi, definiti ai sensi della legge 104/1992, occorre “vaccinare familiari conviventi e caregiver che forniscono assistenza continuativa in forma gratuita o a contratto”. Stando a quanto da lui detto a Cartabianca e scritto sui post, non pare i suoi genitori rientrino in questa categoria. E comunque visti i tanti impegni non sembra che lui fornisca assistenza "continuativa".

Ps: Scanzi poteva iscriversi alla panchina senza rientrare nella categoria di convivente o caregiver? No. Lo spiega una nota dell'Usl Toscana Sud Est consegnata al Riformista (leggi qui) e anche il portale della Regione: "Per iscriversi è necessario entrare sul portale di prenotazione nella categoria di appartenenza". Se non sei convivente di un "vulnerabile" o caregiver di un disabile non puoi farlo.

In Toscana è bufera sui vaccini. E ora il caso finisce in procura. Marco Curcio, consigliere comunale della Lega di Prato, ha fatto un esposto per far luce sulle 80mila dosi di vaccino "fantasma" al personale sanitario. Francesca Galici - Gio, 01/04/2021 - su Il Giornale. La campagna vaccinale in Toscana è nel caos. Dopo il caso di Andrea Scanzi e il servizio di Piazzapulita sulle vaccinazioni al personale del settore giudiziario, compresi i praticanti che per la maggior parte non raggiungono i 30 anni di età, e il ritardo sulle vaccinazioni agli over 80, potrebbe aggiungersi un'altra grana per l'amministrazione di Eugenio Giani. Il consigliere comunale di Prato in quota Lega, Marco Curcio, ha presentato un esposto presso la procura della Repubblica di Prato per fare luce sulle vaccinazioni al personale sanitario della regione, dopo la diffusione dei dati della campagna vaccinale. La questione dei "vaccini fantasma" per quanto riguarda il personale socio-sanitario è stata aperta da qualche giorno alla luce dei numeri che non corrisponderebbero. Come spiega Marco Curcio, infatti, dati Istat alla mano sono poco più di 70mila gli impiegati inquadrati come personale socio-sanitario. Eppure nei dati delle vaccinazioni risultano somministrate più di 230mila dosi a soggetti appartenenti a queste categorie. "Serve fare luce su una questione che riguarda oltre 80mila dosi di vaccino che non si sa perché sono andati ad alcuni cittadini e non invece a persone veramente fragili, come ad esempio agli over-80 per i quali la Toscana arranca nelle ultime posizioni in Italia", ha detto il leghista. Per il consigliere di Prato, i numeri in eccesso potrebbero riferirsi al personale amministrativo, "quindi non a contatto con i pazienti". Se così fosse, "si tratterebbe di assumersi la responsabilità di questa scelta che non ha messo i più fragili davanti a tutti". Marco Curcio, quindi, si rivolge al governatore della Regione Toscana: "Non si tratta di accusare qualcuno in particolare, ma nessuno meglio del presidente della Regione, Eugenio Giani, potrebbe dare una risposta ai cittadini toscani che stanno ancora aspettando". Proprio per questa ragione, il consigliere ha deciso di agire per fare luce: "Siccome a presentare interrogazioni e altri atti in Comune spesso rispondono che i dati non sono in loro possesso, che la competenza non è comunale e così via, vorrà dire che sarà la Procura a fare luce su questa vicenda". Il consigliere si è presentato nella locale caserma dei Carabinieri, "per illustrare i fatti di cui siamo stati informati a mezzo stampa senza alcuna contro-risposta della Regione". "Le persone anziane, o i fragilissimi, o i malati che stanno ancora aspettando hanno diritto di sapere non solo quando sarà il loro turno, ma anche perché qualcuno gli sarebbe passato avanti e perché questo sarebbe stato consentito da una scelta politica della Regione", ha concluso Marco Curcio.

Rai: caso Scanzi, attivato il Comitato per il Codice etico. (ANSA il 30 marzo 2021) La Rai - a quanto si apprende - ha attivato il Comitato per il Codice Etico per valutare il caso di Andrea Scanzi, dopo le polemiche sulla somministrazione del vaccino al giornalista del Fatto quotidiano, opinionista di Cartabianca su Rai3, che ha raccontato sui social di aver ricevuto una dose di Astrazeneca ad Arezzo come "riservista" e in qualità di "caregiver" familiare dei suoi genitori. Intanto la procura di Arezzo - che ha aperto un fascicolo conoscitivo, senza ipotesi di reato - ricevera' nelle prossime ore dalla Asl Toscana Sud Est i risultati di un'ispezione interna sulla vicenda.

(Adnkronos il 30 marzo 2021) - L'avvicinarsi del weekend di Pasqua, con l'Italia in zona rossa, gli spostamenti consentiti solo all'estero, i vaccini: saranno questi alcuni delgi argomenti della puntata di stasera di #cartabianca, in onda alle 21.20 su Rai3. Ospiti di Bianca Berlinguer Pier Luigi Bersani, Articolo uno, Massimo Galli, direttore Malattie infettive Ospedale Sacco di Milano, Matteo Bassetti, direttore Clinica Malattie infettive Ospedale San Martino di Genova, Simona Ventura, Paolo Mieli, giornalista e scrittore, Andrea Scanzi, Il Fatto Quotidiano, Maurizio Belpietro, direttore La Verità e Panorama, Roberta Villa, giornalista scientifica, Federico Rampini, La Repubblica, Silvia Avallone, scrittrice, Michele Mirabella, conduttore di Elisir, Mara Maionchi ed Enrico Lucci.

(Adnkronos il 30 marzo 2021) - La Asl Toscana Sud Est, tramite il direttore generale Antonio D'Urso, consegnerà nelle prossime ore alla procura di Arezzo i risultati dell'ispezione interna relativa alla vicenda del vaccino AstraZeneca somministrato al giornalista aretino Andrea Scanzi, avvenuta nel pomeriggio del 19 marzo all'hub vaccinale allestito al Centro Affari e Fiere di Arezzo. Il 22 marzo il procuratore Roberto Rossi ha aperto un fascicolo a modello 45, quindi senza indagati e senza ipotesi di reato, per poter espletare una serie di accertamenti sul caso Scanzi. Gli ultimi passi della verifica interna all'operato dell'azienda sanitaria hanno riguardato il ruolo di Scanzi come carigiver, ovvero come assistente designato della madre malata e bisognosa di cure in base alla legge 104. Intanto, il direttore dell'Asl Toscana sud est, Antonio D'Urso, intervistato per la trasmissione 'Non è l'Arena' su La 7, ha ricordato come la procedura utilizzata per il vaccino anti Covid a Scanzi, iscrittosi nelle liste dei riservisti come caregiver in una data in cui "la panchina" non era aperta per quella categoria, fosse già sotto esame della Asl per un'attenta ispezione interna.

Il direttore del Corriere fulmina Andrea Scanzi. Fontana lo stende con due parole. Da iltempo.it il 30 marzo 2021. Sempre più indifendibile. Nessuno è più dalla parte di Andrea Scanzi, il giornalista del Fatto quotidiano che è riuscito a ricevere i vaccino anti-Covid come "riservista" in una lista non ufficiale - lo sarebbe stato dopo qualche giorno - in Toscana affermando tra l'altro di averne diritto in quanto caregiver dei genitori. A fulminare il giornalista e opinionista tv arriva un pezzo da novanta del giornalismo made in Italy, ovvero il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana. "Cosa penso del 'caso Scanzi'? Non ho parole. Uno, per aver cercato di farlo; due per averlo usato come una sorta di arma mediatica da pubblicizzare". Due schioppettate da via Solferino sono quelle pronunciate da Fontana a Un giorno da pecora, il programma di Radio 1 Rai condotto da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro oggi lunedì 29 marzo. Ma cosa ha sbagliato Scanzi? "È una cosa che non fa bene alla professione” commenta Fontana. Scanzi però sostiene di essersi iscritto ad una sorta di lista di 'panchinari', precisano i conduttori. “Non lo so, questa panchina non la conosco. Non so come si fa e la stragrande maggioranza delle persone non lo sanno. Comunque era una panchina un po' strana, fatta su un foglio... lasciamo stare”.  Il direttore del Corriere stende così un velo pietoso. Poi Fontana ha rivelato di esser stato querelato da Matteo Renzi. Più precisamente "per un'inchiesta sulla fondazione Open, mi è arrivata a casa una richiesta di risarcimento danni di 200mila euro. Aspettiamo la causa, speriamo bene, io sono abbastanza sicuro di quanto abbiamo scritto, non ho molto da temere. Renzi però ha querelato a raffica”. Cosa intende dire? “Un giorno mi ha chiamato e gli ho detto che mi era appena arrivata la querela. E lui mi ha risposto: 'l'ho mandata anche a te? Evidentemente ne aveva fatte a tanti altri su quella inchiesta che non si ricordava”, ha spiegato il direttore a Un Giorno da Pecora.

Il Fatto garantista con Scanzi. La goffa difesa di Travaglio: "Ha solo parlato troppo". Francesco Maria Del Vigo - Mer, 31/03/2021 - su Il Giornale. Alla fine, dopo giorni e giorni di polemiche su tutti i quotidiani nazionali, i siti web, i social, le tv, le radio e qualunque mezzo di comunicazione possibile, anche il Fatto Quotidiano si è occupato di Andrea Scanzi nel suo ultimo ruolo di «panchinaro del vaccino». In realtà, indirettamente, il quotidiano di Travaglio se ne era già occupato. Ma senza fare nome e cognome. Perfidia massima. Perché, nel caso di Scanzi non è un favore, ma la maggior violenza che gli si possa infliggere. Cinzia Monteverdi, ad della società editrice del quotidiano, lo scorso 26 marzo aveva infatti firmato un lungo articolo nel quale denunciava il malfunzionamento delle vaccinazioni in Toscana: sua madre, ottantenne e disabile, senza siero mentre giovani quarantenni lo avevano già ricevuto. Non serviva un raffinato investigatore per capire a chi fosse indirizzata la pubblica reprimenda. Ieri si è mosso direttamente Travaglio, rispondendo alla mail di un lettore infastidito dal presunto scippo di vaccino. Il direttore del Fatto, facendo un insolito sforzo di garantismo, difende (stancamente) Scanzi. Certo, lui non lo avrebbe mai fatto, ma in fondo il giornalista - sostiene Travaglio - ha rispettato le famose linee guida di Figliuolo. Opinabile, ma se ne occuperà la Asl che sta indagando sul caso. Nel frattempo, dopo essere stato oscurato da La7 ora il giornalista è sotto la lente della Rai che ha attivato la Commissione per il codice etico. Ma per Travaglio è tutto normale: «Semmai Andrea ha poi esagerato con la profluvie di parole usate per difendersi sui social e in tv, arrivando a dire che tutti dovrebbero ringraziarlo come testimonial anti No Vax e che era il caregiver dei genitori. Ma non ha saltato alcuna fila e non rubato alcuna fiala. Insomma troppo rumore per troppo poco, anche se a quel rumore a contribuito anche lui». Quindi, per il neo garantista Travaglio, sbandierare ai quattro venti una scusa traballante (Scanzi si è autoproclamato caregiver dei genitori, non lo ha mai dimostrato) è un peccato veniale, aver tempestato di telefonate il suo medico e pure il direttore della Asl di Arezzo pietendo un vaccino prima degli altri è tollerabile, perché «Scanzi è un ipocondriaco terrorizzato dal Covid» e l'unica colpa del povero Andrea è «aver parlato troppo». Che, in sostanza, significa aver parlato: perché è stato il giornalista stesso, raggiungendo l'acme della tronfiaggine, ad aver raccontato in mondovisione la sua furbata. La morale è semplicissima: hai fatto un gran casino, almeno potevi stare zitto. Travaglio consiglia a Scanzi l'omertà. Il cortocircuito è perfetto.

La polemica sul vaccino. Per Travaglio e Gomez Scanzi non ha violato la legge, Anzaldi: “E allora perché la procura ha aperto un fascicolo?” Luigi Ragno su Il Riformista il 30 Marzo 2021. Non si placa la polemica sul vaccino di Andrea Scanzi. Il giornalista del Fatto Quotidiano, infatti, è stato criticato da Peter Gomez, mentre è stato difeso da Marco Travaglio. Se Gomez in una intervista a MowMag.it ha detto che “Ci sono cose che la legge consente di fare e Andrea mi pare abbia seguito la legge, fino a prova contraria, ma non per forza sei tenuto a farle“. Travaglio si è lanciato a spada tratta a difesa del suo editorialista con un post su Facebook: “Scanzi non ha saltato file né rubato fiale: ha solo parlato troppo“. Entrambi, partendo da punti di vista differenti, dicono che Scanzi non ha fatto nulla di illecito. E allora, si chiede il deputato di Italia Viva Michele Anzaldi, se era consentito dalla legge “perché la procura di Arezzo ha aperto un fascicolo? Evidentemente non è vero che la legge glielo permette…“. Inoltre Anzaldi sottolinea che “Se anche fosse consentito dalla legge, cosa vuol dire? Ad esempio anche per i furbetti dell’Inps la legge prevedeva che potevano richiedere il bonus, ma sono stati giustamente criticati dall’opinione pubblica e principalmente dal Fatto Quotidiano. Ed era una cosa stra-legale. Come mai ora il Fatto Quotidiano con Travaglio giustifica Scanzi?“. Anzaldi conclude: “La vera emergenza è tutelare le fasce deboli, cioè gli anziani e quindi i genitori di Scanzi, non Scanzi stesso“.

Caro Anzaldi, si è garantisti anche con i “nemici” come Scanzi. La campagna dei renziani è andata in porto: Andrea Scanzi è stato cancellato da tutte trasmissioni tv del "regno". Ma non si è garantisti a giorni alterni. Daniele Zaccaria su Il Dubbio il 31 marzo 2021. E così Andrea Scanzi è stato cancellato da tutti gli schermi del regno. Dopo La7 anche Rai3 ha infatti sospeso la collaborazione con il giornalista che avrebbe “saltato la fila” per ottenere di straforo la sua dose di vaccino AtraZeneca. Sarà contento Michele Anzaldi che fino a ieri invocava purghe e provvedimenti esemplari nei confronti del reprobo. E sarà contenta Maria Elena Boschi che si chiedeva indignata come mai gli italiani «dovrebbero pagare il canone per ascoltare un bugiardo come Scanzi?». Un bel capovolgimento, non c’è che dire: i renziani sul pulpito giustizialista e i nipotini di Marco Travaglio travolti dalla pubblica gogna. Fa impressione constatare con quanta naturalezza e con quanto zelo gli animatori di Italia Viva siano passati dal banco degli imputati a quello dell’accusa. Pensate alle parole dell’ex ministra Boschi che per anni ha subito le contumelie, l’ironia da caserma e le allusioni sessiste del Fatto Quotidiano e che ora si ritrova a scimmiottare gli stessi cliché populisti. E fanno ancora più impressione le frasi del segretario della Commissione di viglilanza Anzaldi, per il quale Scanzi non soltanto ha violato il codice etico della Rai ma ha senza dubbio infranto la legge «altrimenti la procura di Arezzo non avrebbe aperto un fascicolo » (sic). Ma non erano gli stessi Boschi e Anzaldi che, quando i grillini e i loro organi di informazione randellavano Matteo Renzi per l’inchiesta Consip o per le vicende giudiziarie del padre Tiziano, parlavano scandalizzati di presunzione di innocenza?Questa grottesca vicenda è rivelatrice della doppia morale e del garantismo straccione che alberga nella nostra vita politica. Basta un colpo di vento e ti ritrovi dall’altra parte della barricata a bullizzare il nemico. Proprio come farebbe uno Scanzi qualunque.

Salviamo il soldato Scanzi dai linciaggi alla…Scanzi. Daniele Zaccaria su Il Dubbio il 30 marzo 2021. Così l’influencer Andrea Scanzi avrebbe “saltato la fila”, aggiudicandosi la sua bella dose di vaccino AstraZenaca alla Asl di Arezzo. Lo ha fatto prima di altre persone che ne avevano diritto, dichiarandosi caregiver dei familiari anziani e vulnerabili. Una “paraculata”, come si dice sulle sponde del Tevere, che però ha scatenato un linciaggio mediatico ai limiti del ridicolo. La trasmissione Non è l’Arena dell’aspirante pm Massimo Giletti gli ha addirittura consacrato un’inchiesta giornalistica poche ore dopo che La7 aveva annunciato la sospensione della sua collaborazione. Incalzato da Giletti, il deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai Michele Anzaldi chiede che Scanzi venga cacciato anche dalla tv pubblica per indegnità. Sulla vicenda si stia muovendo anche la procura di Arezzo che ha aperto un fascicolo. Chissà per scoprire quali misteriosi risvolti. Sembra davvero un Paese di esaltati, una comunità che ha smarrito il senso della misura e che annega ogni opinione nel giustizialismo mitomane, un Paese in cui l’umore dei social detta l’agenda quotidiana dell’indignazione. E che adora sbattere nella polvere coloro che fino al giorno precedente esaltava come eroi. Scanzi, per impiegare il suo stesso petulante lessico, ha fatto il “furbetto”, proprio come fanno milioni di italiani che ogni giorno “saltano la fila”, perché se “uno vale uno” non si vede per quale motivo i vip di ogni risma dovrebbero comportarsi diversamente dal cittadino x. E per la prima volta si è ritrovato dall’altra parte della barricata subendo le valanghe di fango populista che normalmente, lui e il suo giornale da oltre un decennio riservano ai nemici politici. Persino il suo maestro e direttore Marco Travaglio lo ha difeso con la freddezza di una serpe, spiegando che “Andrea è un ipocondriaco terrorizzato dal Covid”, ma sottolineando poi che lui un gesto così inopportuno non lo avrebbe “mai fatto”. Auguriamo al buon Scanzi di tornare presto sugli schermi de La7 e di continuare le sue ospitate in Rai. Con un suggerimento: si preoccupi meno degli avversari e faccia più attenzione alle coltellate degli amici.

Andrea Minuz per “il Foglio” il 4 aprile 2021. Non ci piacciono i suoi pamphlet. Le copertine grossolane, troppo colorate, gli orrendi acronimi nel titolo: “Salvimaio”, “Renzusconi”. Peggio che “apericena”. Non ci piacciono i suoi articoli, i suoi editoriali, le sue dirette social, i collegamenti a “Otto e mezzo”, immortalato tra Mark Knopfler e Clint Eastwood, davanti al pannellone del Fatto Quotidiano. Non ci piacciono i suoi spettacoli teatrali tratti dai suoi libri, con Scanzi in penombra e in calzamaglia, lo sguardo ispirato e il microfono ad archetto. Di Scanzi, non ci piace quasi nulla. Soprattutto non ci piace e non ci è mai piaciuto il “Metodo Scanzi”. La denuncia facile, il fango gratuito, il moralismo becero, una visione della politica da rappresentate d’istituto col “chiodo” e la kefiah. Ma la “cancel culture” applicata a Scanzi, come fosse un Mozart o uno Shakespeare qualsiasi bandito dalle Università, non ci va proprio giù. Scanzi sospeso dalla tv italiana, in via del tutto precauzionale e temporanea, in attesa dei pronunciamenti dell’Ema, del Comitato per il Codice Etico della Rai (ma che cos’è?), della Asl Toscana Sud Est, del Tar del Lazio, della Procura di Arezzo e probabilmente di quella di Trani non è certo un bello spettacolo. Non c’è neanche motivo di scomodare il “garantismo”. Sarebbe bastato ospitarlo la volta scorsa con un minimo di contraddittorio, anziché mandarlo in onda in un monologo senza interruzioni, per poi cancellarlo nella puntata successiva, come hanno fatto a “CartaBianca”. Sarebbe bastato percularlo a dovere in quell’occasione. Mettersi a ridere di fronte quell’autodifesa scellerata e allo stesso tempo meravigliosa. Dargli una pacca sulla spalla. Ora ci toccano invece pure le “inchieste” di Giletti e gli editoriali complottisti sull’opinionista scomodo, al centro di un “Arezzogate” e un regolamento di conti tutto toscano. Che Scanzi torni subito in tv, quindi. Che sia da esempio e dia testimonianza, nel gran teatro dei talk-show, dello scarto tra Paese Reale e Paese Legale. Che si faccia difendere da Travaglio, che spiega come Scanzi sia stato vittima della sua ipocondria, e gli ipocondriaci, si sa, sono capaci di tutto. Anche di scrivere “ho le chat private che comprovano ogni cosa che dico”.  D’altro canto, considerate voi se questo è un “caregiver”. Che lavora nel Fatto. Che non conosce pace, che lotta per mezzo like ogni giorno sui social. Che si autoproclama testimonial per AstraZeneca e AstraZeneca cambia subito nome. Che si immola per la Patria nell’ora più buia e la Patria in tutta risposta gli scatena contro le Asl, le procure e il Comitato Etico della Rai, qualunque cosa esso sia. No, non può essere. Scanzi ce lo meritiamo eccome. E ce lo teniamo così.

Roberto Vivaldelli per ilgiornale.it il 31 marzo 2021. Niente Cartabianca per Andrea Scanzi. Il giornalista ed opinionista del Fatto Quotidiano, nonostante la sua presenza fosse stata confermata nel pomeriggio, non ha partecipato questa sera al programma di Rai3 condotto da Bianca Berlinguer: sulla vicenda della vaccinazione di Scanzi, infatti, è stata attivata la Commissione per il Codice Etico della Rai che in queste ore sta valutando se decidere sull'eventuale sospensione del suo contratto con il programma della terza rete. Il giornalista, al centro delle polemiche, aveva raccontato sui social di aver ricevuto una dose di Astrazeneca ad Arezzo come riservista e in qualità di caregiver familiare dei suoi genitori.  "Permettetimi una precisazione - ha affermato Bianca Berlinguer, che questa sera ha condotto il programma da casa, dove si trova in isolamento -. A questo talk di Cartabianca avrebbe dovuto partecipare anche Andrea Scanzi, invitato da me in trasmissione e al centro di molte polemiche perché accusato di aver saltato la fila per il vaccino che ha ottenuto con il via libera e l'autorizzazione Asl di riferimento. Lo avevo invitato anche in questa puntata di Cartabianca ma qualche ora fa ho appreso dalle agenzie, qui in isolamento, che la Rai avrebbe investito il Comitato etico di questa scelta, se Scanzi avesse dovuto essere confermato o meno a Cartabianca. A questo punto, per mia responsabilità, per una scelta mia, ho deciso di sospendere la sua partecipazione e ne ho parlato anche con lui, ma io spero di riaverlo con noi presto". Nel frattempo, il "caso Scanzi" continua a far discutere. Secondo il deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi, la decisione del Comitato etico della Rai è tardiva: "Dopo oltre 10 giorni dall'emergere del caso vaccino di Scanzi, l'apertura di un fascicolo in Procura, le verifiche della Asl, le inchieste di Non è l'arena e Il Tirreno che hanno smontato la versione data dal giornalista, le critiche trasversali arrivate da giornalisti come il direttore del Corriere Fontana e il direttore del sito del Fatto Gomez, insomma dopo tutto questo alla fine anche la Rai batte un colpo e annuncia l'attivazione del Comitato per il Codice Etico per decidere sul contratto che il giornalista ha con Cartabianca come opinionista a pagamento" sottolinea Anzaldi. "Un'attivazione davvero tardiva - incalza -che ho chiesto più di una settimana fa e che poteva essere effettuata prima di proporre Scanzi saltafila addirittura come modello in prima serata su Rai3, a Cartabianca". "Ora il Comitato Etico - prosegue Anzaldi -si riunisca subito e decida rapidamente, il danno di immagine che il servizio pubblico sta subendo da questa vicenda è gravissimo. Intanto, per rispetto del buonsenso e anche del lavoro del Comitato stesso, tutte le ospitate di Scanzi vengano immediatamente sospese".

Da leggo.it il 31 marzo 2021. Il caso Andrea Scanzi va avanti e si arricchisce anche di un botta e risposta tra Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, e il papà del giornalista Luciano Scanzi, conosciuto su Facebook col nome di "Orso Grigio". La vicenda è relativa al vaccino Astrazeneca somministrato al giornalista aretino iscritto a una presunta lista di "riservisti" che ha assunto ulteriore rilievo dopo la trasmissione "Non è L'Arena" condotta su La 7 da Massimo Giletti in cui è stato intervistato il direttore generale della Asl Toscana Se, Antonio D'Urso. «Grazie a indiscrezioni raccolte dalle agenzie di stampa abbiamo appreso che la Rai, dopo giorni di silenzio, sta effettuando approfondimenti sul caso Scanzi. Quanto durano? I cittadini che pagano il canone quanto devono ancora aspettare prima di veder rispettato il Codice Etico?». Sotto a questo post pubblicato da Michele Anzaldi sono arrivate le risposte polemiche del papà di Andrea Scanzi. «E dimmi, di quale codice etico parli, lo stesso di Renzi?», commenta Luciano Scanzi che poi insiste e aggiunge: «Davvero non hai di meglio da scrivere che la stessa cosa da una settimana, peraltro con un seguito in linea col partito che rappresenti?».

Da video.corriere.it il 31 marzo 2021. «Avevo invitato Andrea Scanzi in trasmissione. Come sapete, è finito al centro delle polemiche per aver ricevuto il vaccino saltando la fila, era una sua richiesta accolta dalla Asl di riferimento. Lo avevo invitato anche in questa puntata, è stato tutto l’anno con noi. Ma stando in isolamento, ho appreso che la Rai - non ne sapevo nulla - avrebbe investito il Comitato etico della scelta di vedere se poteva essere confermato o no nella trasmissione. Per mia responsabilità, per mia scelta, ho deciso di sospendere la sua partecipazione a questa puntata, ne ho parlato anche con lui. Ma spero di riaverlo con noi presto a Cartabianca»: così Berlinguer in diretta su Rai Tre. Il giornalista, lo scorso 19 marzo, si era recato all’hub vaccinale allestito al Centro Affari e Fiere di Arezzo, facendosi vaccinare con una dose AstraZeneca presentandosi come `riservista´ e in qualità di `caregiver´ familiare , prima di molte altre persone che ne avevano diritto. Da qui sono scaturite numerose polemiche.

Dagonews il 31 marzo 2021. Come mai la Rai ha impiegato così tanto tempo per sospendere il contratto di Andrea Scanzi dopo le infuocate polemiche sulla sua vaccinazione "anticipata"? Perché Raitre, dove il "caregiver di se stesso" pascola in zona "Cartabianca", è presidiata dal direttore para-grillino Franco Di Mare. Ma allora perché si è scomodato persino il misterioso e impalpabile "Comitato etico"? Perché qualcuno nel Pd, molto vicino a Enrico Letta, ha fatto presente a Di Mare che il comportamento di Scanzi, cordialmente detestato al Nazareno, è stato "inqualificabile". E' il remake, a parti politiche inverse, di quel che accadde con Mauro Corona dopo l'insulto ("Stai zitta, gallina!") rivolto a Bianca Berlinguer. Lo scrittore-montanaro fu sospeso dopo che una furibonda esponente apicale del Movimento Cinquestelle prese per le recchie Di Mare e lo sgrullo' da capo a piedi chiedendo la testa di Corona. E Bianca Berlinguer? Subisce e patisce. Ma da perfetta zarina quale è stata, si agita e smania, rivelando la mai sopita ambizione di spadroneggiare in casa sua (come ai tempi del Tg3). Per non fare la figura di palta di quella che tace e incassa, ha fatto credere ai telespettatori che ci fosse il suo zampino dietro lo stop a Scanzi ("Ho deciso di sospendere la sua partecipazione a 'Cartabianca'"). A proposito di Rai: che idee ha Enrico Letta per la tv pubblica? Non ha ancora preso il mano il dossier ma è molto convinto della necessità di valorizzare gli "interni" (come Andreatta e Del Brocco). per i ruoli di vertice.

Andrea Scanzi, bomba di Dagospia: "Chi ha spinto per cacciarlo da Rai e CartaBianca". Il nome: ferocissima vendetta politica? Libero Quotidiano il 31 marzo 2021. “Come mai la Rai ha impiegato così tanto tempo per sospendere il contratto di Andrea Scanzi dopo le infuocate polemiche sulla vaccinazione "anticipata"?”. Se lo chiede Dagospia, che si risponde anche da solo alla marzulliana maniera. “Perché Rai 3, dove il "caregiver di se stesso" pascola in zona Cartabianca, è presidiata dal direttore para-grillino Franco Di Mare”. Non a caso il giornalista del Fatto Quotidiano è stato un ospite fisso di Bianca Berlinguer per tutto l’anno, almeno fino a quando non è intervenuto il Comitato etico della Rai. Il quale in realtà ancora non aveva deciso se Scanzi poteva essere confermato o no nella trasmissione. A giocare d’anticipo è stata proprio la Berlinguer: “Per mia responsabilità, per mia scelta, ho deciso di sospendere la sua partecipazione a questa puntata, ne ho parlato anche con lui. Ma spero di riaverlo con noi presto”. Sempre secondo Dagospia il Comitato etico si è scomodato perché “qualcuno nel Pd, molto vicino a Enrico Letta, ha fatto presente a Di Mare che il comportamento di Scanzi, cordialmente detestato al Nazareno, è stato ‘inqualificabile’”. In pratica si tratterebbe del remake, a parti politiche inverse, di quel che è accaduto con Mauro Corona dopo l’insulto rivolto alla Berlinguer (“Stai zitta, gallina”): “Lo scrittore-montanaro - si legge su Dagospia - fu sospeso dopo che una furibonda esponente apicale del Movimento Cinquestelle prese per le recchie Di Mare e lo grullo da capo a piedi chiedendo la testa di Corona”. 

Andrea Scanzi, la peculiare difesa di Marco Travaglio: "Il vaccino? Ipocondriaco e terrorizzato. Ma ha sbagliato a parlare troppo". Libero Quotidiano il 31 marzo 2021. A correre in soccorso di Andrea Scanzi, silurato ormai da tutti i programmi televisivi, Marco Travaglio. Il Fatto Quotidiano dopo settimane di bufera si è deciso a parlare del giornalista che scrive proprio per le sue stesse colonne. Nonché l'uomo che indisturbato - fino a poco fa - si è fatto somministrare una dose di vaccino contro il Covid senza averne i requisiti. Questa è la cronaca raccontata dalla Asl di Arezzo, perché quella raccontata dal direttore del Fatto Quotidiano è ben diversa. "Semmai Andrea ha poi esagerato con la profluvie di parole usate per difendersi sui social e in tv, arrivando a dire che tutti dovrebbero ringraziarlo come testimonial anti No Vax e che era il caregiver dei genitori. Ma non ha saltato alcuna fila e non rubato alcuna fiala. Insomma troppo rumore per troppo poco, anche se a quel rumore a contribuito anche lui". è il commento di Travaglio che dimentica le linee guida imposte dal governo e ribadite dall'azienda sanitaria locale della Toscana Sud Est. "La panchina vaccinale è riservata alle persone che già adesso possono vaccinarsi con AstraZeneca - si legge nella nota firmata dal direttore Evaristo Giglio -. E cioè: personale docente e non docente; forze dell’ordine e forze armate; persone nate tra il 1941 ( che non abbiano ancora compiuto 80 anni) e il 1950; conviventi e caregivers delle persone estremamente vulnerabili individuate dal Piano Nazionale Vaccini del 10 Marzo 2021". Una "scusa traballante" la definisce il Giornale che su Travaglio non ci va per il leggero: "È un peccato veniale, aver tempestato di telefonate il suo medico e pure il direttore della Asl di Arezzo pietendo un vaccino prima degli altri è tollerabile, perché 'Scanzi è un ipocondriaco terrorizzato dal Covid' e l'unica colpa del povero Andrea è 'aver parlato troppo'". Il tutto si racchiude per il quotidiano di Sallusti in un semplice consiglio che Travaglio avrebbe dato al suo figliol prodigo: "Hai fatto un gran casino, almeno potevi stare zitto. Travaglio consiglia a Scanzi l'omertà. Il cortocircuito è perfetto". 

Dal "Fatto quotidiano" il 31 marzo 2021. Il Comitato Etico della Rai "valuta una sospensione" per Andrea Scanzi su Rai3. Con tutto quel che si vede in tv, la vera notizia è che la Rai ha un Comitato Etico.

Francesco Maria Del Vigo per "il Giornale" il 31 marzo 2021. Alla fine, dopo giorni e giorni di polemiche su tutti i quotidiani nazionali, i siti web, i social, le tv, le radio e qualunque mezzo di comunicazione possibile, anche il Fatto Quotidiano si è occupato di Andrea Scanzi nel suo ultimo ruolo di «panchinaro del vaccino». In realtà, indirettamente, il quotidiano di Travaglio se ne era già occupato. Ma senza fare nome e cognome. Perfidia massima. Perché, nel caso di Scanzi non è un favore, ma la maggior violenza che gli si possa infliggere. Cinzia Monteverdi, ad della società editrice del quotidiano, lo scorso 26 marzo aveva infatti firmato un lungo articolo nel quale denunciava il malfunzionamento delle vaccinazioni in Toscana: sua madre, ottantenne e disabile, senza siero mentre giovani quarantenni lo avevano già ricevuto. Non serviva un raffinato investigatore per capire a chi fosse indirizzata la pubblica reprimenda. Ieri si è mosso direttamente Travaglio, rispondendo alla mail di un lettore infastidito dal presunto scippo di vaccino. Il direttore del Fatto, facendo un insolito sforzo di garantismo, difende (stancamente) Scanzi. Certo, lui non lo avrebbe mai fatto, ma in fondo il giornalista - sostiene Travaglio - ha rispettato le famose linee guida di Figliuolo. Opinabile, ma se ne occuperà la Asl che sta indagando sul caso. Nel frattempo, dopo essere stato oscurato da La7 ora il giornalista è sotto la lente della Rai che ha attivato la Commissione per il codice etico. Ma per Travaglio è tutto normale: «Semmai Andrea ha poi esagerato con la profluvie di parole usate per difendersi sui social e in tv, arrivando a dire che tutti dovrebbero ringraziarlo come testimonial anti No Vax e che era il caregiver dei genitori. Ma non ha saltato alcuna fila e non rubato alcuna fiala. Insomma troppo rumore per troppo poco, anche se a quel rumore a contribuito anche lui». Quindi, per il neo garantista Travaglio, sbandierare ai quattro venti una scusa traballante (Scanzi si è autoproclamato caregiver dei genitori, non lo ha mai dimostrato) è un peccato veniale, aver tempestato di telefonate il suo medico e pure il direttore della Asl di Arezzo pietendo un vaccino prima degli altri è tollerabile, perché «Scanzi è un ipocondriaco terrorizzato dal Covid» e l'unica colpa del povero Andrea è «aver parlato troppo». Che, in sostanza, significa aver parlato: perché è stato il giornalista stesso, raggiungendo l'acme della tronfiaggine, ad aver raccontato in mondovisione la sua furbata. La morale è semplicissima: hai fatto un gran casino, almeno potevi stare zitto. Travaglio consiglia a Scanzi l'omertà. Il cortocircuito è perfetto.

Da "la Verità"  l'1 aprile 2021. Dopo la decisione di sospendere Andrea Scanzi dalla puntata di martedì sera di Cartabianca, la conduttrice Bianca Berlinguer ha spiegato durante la trasmissione: «Come sapete è finito al centro delle polemiche per aver ricevuto il vaccino saltando la fila; era una sua richiesta accolta dalla Asl di riferimento. Lo avevo invitato anche in questa puntata, è stato tutto l'anno con noi. Ma stando in isolamento (per un contatto con un positivo, tanto che la trasmissione è andata in onda dalla sua casa, ndr), ho appreso che la Rai, e io non ne sapevo nulla, avrebbe investito il comitato etico della scelta di vedere se poteva essere confermato o no nella trasmissione. Per mia responsabilità, per mia scelta, ho deciso di sospendere la sua partecipazione a questa puntata, ne ho parlato anche con lui. Ma spero di riaverlo con noi presto a Cartabianca». Sulla vicenda del vaccino a Scanzi in qualità di riservista e di cargiver dei suoi genitori, la Procura di Arezzo ha aperto un fascicolo. Sempre sul fronte delle vaccinazioni in Toscana, ieri il governatore Eugenio Giani riguardo ai pazienti fragili ha detto: «Attendiamo l'arrivo dei vaccini Moderna». «Se le persone non hanno ricevuto dalla Asl le telefonate è solo perché ancora siamo incerti sull'arrivo di Moderna, perché doveva arrivare stasera, ma allo stato attuale non ci sono notizie certe». Giani è al centro delle polemiche proprio perché tre dosi di Moderna su quattro sarebbero andate a «operatori non sanitari»: se impiegate in altro modo avrebbero potuto aumentare le coperture delle categorie a rischio.

Aldo Torchiaro per ilriformista.it il 2 aprile 2021. Camera e Senato hanno pubblicato i bandi: da oggi chiunque può far pervenire la propria candidatura per entrare nel Cda Rai. Ma uno non vale uno, a viale Mazzini. Soprattutto tra ospiti e opinionisti ce ne sono alcuni che hanno avuto più spazi di altri, nelle trasmissioni. E giornalisti che hanno ricevuto una regolare rendita da gettone, prelevati direttamente dal canone pagato dai telespettatori per favorire qualcuno in particolare. Il caso è emerso in corrispondenza del contestato vaccino di Andrea Scanzi: il volto più caro ad alcune trasmissioni è stato sospeso, e con questa sospensione decade il beneficio economico sulla cui entità si cerca adesso di fare luce. «Ho chiesto conto alla Rai delle decisioni sul contratto con l’opinionista a pagamento Andrea Scanzi», ci dice il deputato di Iv, Michele Anzaldi. La legge sulla trasparenza vale per tutti ma si infrange sugli scogli di viale Mazzini, da dove il porto delle nebbie impedisce di conoscere l’ammontare degli emolumenti. Del caso è stato investito il Comitato Etico del servizio pubblico. Le promozioni-lampo e le improvvise svolte di carriera di questo finale di partita impongono una presa di posizione forte del Governo, che in queste ore ha attivato un tavolo di crisi vero e proprio, coordinato dal capo di Gabinetto di Draghi, Antonio Funiciello. Le accuse sono gravi. Anzaldi ha presentato due interrogazioni parlamentari che rimbalzano contro il muro di omertà che sta dietro al celebre Cavallo. La Rai a trazione Cinque Stelle e centrodestra, figlia del primo governo Conte, avrebbe non solo promosso internamente i giornalisti amici (è ormai prassi consolidata) ma valorizzato economicamente alcune figure esterne, sponsorizzate e pagate in quanto firme di testate vicine alla governance. Altra prassi: gli ospiti ricevono un gettone in accordo con le trasmissioni. «Una corresponsione economica che dipende da quante puntate, dall’audience del programma, dalla fascia oraria. Ci sono accordi tra programmi e ospiti», ci dice una fonte riservata dagli uffici che contano. «Gli ospiti fissi concordano un gettone diverso da quelli estemporanei, è chiaro. Perché garantiscono una presenza costante». Ma il caso di Scanzi è diverso. «Non stiamo parlando di gettoni, ma di contratti. Hai un reddito annuale, una certezza. Non è un rimborso per essere passato una sera in tv», precisa Michele Anzaldi, che ha presentato due interrogazioni parlamentari rimaste inesitate. «Avere un contratto come opinionista Rai è la cosa più aleatoria del mondo. Con quale criterio hanno deciso che uno del Fatto Quotidiano, senza selezione alcuna, viene preso sotto contratto per fare le sue sparate pubbliche in prima serata?», si chiede il deputato, membro della Commissione di Vigilanza. Di quali cifre parliamo è il mistero cui nessuno, tantomeno la Vigilanza Rai stessa, riesce a venire a capo. «La mia idea è che si parli di 1500 euro a puntata. Almeno. Ma perché attribuire un contratto da 1500 euro al giorno a un giornalista piuttosto che a un altro? Perché i Cinque Stelle lo hanno indicato?», continua Anzaldi. «Scanzi va in tv a insultare, a dare del cazzaro a questo e a quello, e i contribuenti lo pagano 1500 euro al giorno? Perché il servizio pubblico usa il canone senza alcuna selezione per i giornalisti?». Le domande di Anzaldi finiscono in un buco nero. Facciamo insieme i conti: quattro sole ospitate a settimana valgono seimila euro. Fanno 24 mila euro al mese. Ma a chiederne conferma, nessuno risponde. E dire che un responsabile del procedimento ci sarebbe: gli ospiti vengono decisi dalle Reti, i contratti vengono fatti dalle direzioni, e dei contratti il responsabile si chiama Andrea Sassano, delle Risorse televisive. Ma le trattative sono riservate, negoziali. E vale per tutti i programmi, quando la produzione è interna. L’Azienda ha una crisi di ascolti, una raccolta pubblicitaria difficile, il piano industriale non è partito. Un quadro a tinte fosche, ma si fanno contratti esterni con opinionisti già pagati dalle proprie testate: un bonus extra su cui la declamata Trasparenza (una sezione del sito Rai si chiama così, ma è una vetrina senza niente dentro) fatica a fare luce. Il governo Draghi è al lavoro sul dossier Rai, in vista del cambio dei vertici. Della questione si starebbero occupando il sottosegretario Garofoli, il capo di gabinetto di Palazzo Chigi Funiciello, il direttore generale del Mef Rivera e il ministro Giorgetti. Ma la lottizzazione va avanti a tambur battente e proprio in queste ultime due settimane si sono succedute promozioni fulminee a dir poco singolari. Ci torna su Michele Anzaldi: «La vergogna della Mazzola, nominata direttore Ufficio Studi Rai quando neanche tre anni fa era redattore ordinario, offende non me ma tutti i giornalisti che aspettano anni per fare carriera. È una vergogna, come quella di aver avuto Scanzi sotto contratto solo per insultare i politici a lui avversi, rimarrà agli atti come un abominio della lottizzazione fatto sotto il governo Draghi. Glielo dico perché si sappia che nella storia della Rai, chi un giorno scriverà il libro riporterà come sotto il miglior presidente del Consiglio possibile ci si è fatti fregare da questi qua».

Lettera a Natalia Aspesi, pubblicata dal “Venerdì di Repubblica” il 5 aprile 2021. Mi scusi se le poniamo un quesito di cui un po' ci vergogniamo ma non sappiamo resistere. Secondo lei chi è più in torto tra quello Scanzi orgoglioso di essersi fatto vaccinare senza averne ancora il diritto o la folla di indignati che ha intasato il web per augurargli ogni male?

La risposta di Natalia Aspesi: Io vedevo Otto e mezzo per simpatia verso Lilli Gruber e ho smesso quando ho capito che questo giovanotto sarebbe stato un appuntamento fisso: mi ricordo ancora un suo giacchino di pelle nera piena di catene e le mani con anelli, antipatico anche solo da vedere. Devo avergli portato fortuna perché ormai è una star, un opinionista ricercato, i suoi libri vendono milioni, fondasse un suo partito anziché portar gramo ai poveri pentastellati, batterebbe anche Salvini. Forse questa volta ha osato troppo anche perché, come ha ricordato Aldo Grasso, era di quelli che ritenevano il Covid-19 meno di un raffreddore. Ma il martellare dei talk show ci ha cancellato la memoria e anche il senno. Ammesso che ne valga un pensiero, credo che questo Scanzi possa dire quel che vuole a suo danno, ma sarebbe una bella cosa, per ora impossibile, non tenerne affatto conto.

Dagospia l'8 aprile 2021. Dalla pagina facebook "Orso Grigio" di Luciano Scanzi. E allora: perché non è stata fatta, a livello di comuni, o di asl, di polisportiva o di chi cazzo volete voi, una graduatoria in base a età, categorie e patologie? Un programma così avrebbe potuto farlo e gestirlo chiunque, perfino io me la sarei cavata. E poi, in base a questo, convocare le persone, invece di permettere che ogni Regione mostrasse al mondo la propria incapacità. Come ha fatto la mia adorata Toscana, che ha creato una piattaforma di prenotazione assurda, fatta male e non funzionante che, dopo averti tenuto lì fino a notte inoltrata, a evocare tutti i santi conosciuti e anche quelli non ancora noti, ti buttava fuori con un laconico “la procedura non è andata a buon fine, ma non preoccuparti, non è colpa tua”. Lo so che non è colpa mia, cazzo, e non mi preoccupo per la mia incapacità, ma per la vostra, visto che decidete anche della mia vita. Quella procedura adesso è chiusa e ai pazienti ‘fragili’ è stato comunicato che verranno chiamati direttamente. Ci sono arrivati perfino loro. Dopo tre mesi. E tutta questa nassa, al di là delle motivazioni mediche, ci spiega anche l’etimologia del termine “pazienti”. E voglio dire una cosa anche sulle categorie e sulle priorità. I primi a essere vaccinati dovevano essere i vecchi, poi le categorie più a rischio e i più fragili per patologie o altro, e quindi procedere per età. Non sembrava così difficile, alla luce di quando detto sopra, anche dovendo districarsi fra le varie tipologie di vaccini da utilizzare e su come dovessero essere utilizzate, secondo indicazioni ormai più casuali e statistiche che mediche. Ora, si trattava di decidere chi fossero quelli più a rischio. Bene per gli addetti alle strutture sanitarie, bene per gli addetti alla sicurezza e le forze dell’ordine, e bene anche per gli insegnanti. Ci sarebbe qualche distinguo, ma va bene uguale. C’è però un’altra categoria che è stranamente sfuggita a tutte le classificazioni: gli operatori dei supermercati. Eppure sono quelli che anche nei periodi più rosso-restrittivi sono sempre stati a contatto con chiunque, e quasi sempre senza controlli adeguati. Hanno avuto, e hanno ancora, a che fare con qualsiasi tipo di soggetti, da quelli più ignoranti e strafottenti che facevano come gli pare, a quelli che la mascherina la usavano come sciarpa e comunque facendo bene attenzione che non coprisse il naso, a quelli che magari dovevano stare in quarantena ma non avevano nessuno che gli andasse al supermercato a fare la spesa. E senza mai poter fiatare ne’ lamentarsi, perché si sa, il cliente ha sempre ragione, anche quando è un po’ stronzo. Ma di loro non frega un cazzo a nessuno, a riprova che questo piccolo mondo antico fatto ancora di lavoratori, impiegati e operai, di gente che strappa a fatica il proprio diritto alla vita, è ormai dimenticato, sacrificato sull’altare del Nuovo Mondo di questa fava. Cosa? Chi? I sindacati?

Il papà di Scanzi adesso è una furia: "Vaccini? Graduatoria a livello di chi c... volete voi". Orso Grigio indignato per il sistema di prenotazione della Regione Toscana prende poi le difiese dei dipendenti dei supermercati, esclusi dalle categorie a rischio. Ancora silenzio, però, sul figlio vaccinato a 46 anni. Federico Garau - Gio, 08/04/2021 - su Il Giornale. Luciano Scanzi, alias Orso Grigio, torna a tuonare sulla propria pagina Facebook, lamentandosi questa volta dei ritardi accumulati dalla Regione Toscana nel programma di vaccinazione degli anziani e di tutti quei soggetti considerati categorie a rischio. Una lunga tirata in cui ad essere presi di mira sono il sistema di prenotazione ed il rispetto delle precedenze. "Perché non è stata fatta, a livello di comuni, o di asl, di polisportiva o di chi ca**o volete voi, una graduatoria in base a età, categorie e patologie? Un programma così avrebbe potuto farlo e gestirlo chiunque, perfino io me la sarei cavata", è il duro commento di Luciano Scanzi, che aggiunge: "E poi, in base a questo, convocare le persone, invece di permettere che ogni Regione mostrasse al mondo la propria incapacità". A deludere Orso Grigio è la sua "adorata Toscana", rea di aver creato una piattaforma di prenotazione definita dallo stesso "assurda". "Fatta male e non funzionante", sbotta Scanzi, "che, dopo averti tenuto lì fino a notte inoltrata, a evocare tutti i santi conosciuti e anche quelli non ancora noti, ti buttava fuori con un laconico 'La procedura non è andata a buon fine, ma non preoccuparti, non è colpa tua'". Insomma, Luciano Scanzi torna a lanciare strali, proprio come quando tempo addietro decise di scagliarsi contro i cosiddetti "furbetti del vaccino", andando direttamente a prendersela con il presidente della Regione Campania. "Qui siamo invasi dai De Luca e da tutti gli altri variopinti furbetti se è vero che un terzo delle vaccinazioni sono toccate a gentaglia che non ne aveva diritto ma che è riuscita a imbucarsi al posto di quelli che ce l’avrebbero avuto", aveva commentato Orso Grigio nel suo blog. E ancora: "Io non sono un fanatico dei vaccini, aspetto naturalmente il mio turno come è giusto che sia, ma se ci sono delle regole vanno rispettate, e se ci sono delle priorità vanno definite chiaramente e poi rispettate anche quelle". Eppure, persino questa volta, Luciano Scanzi non dice una parola sulla vicenda del figlio Andrea, riuscito ad aggiudicarsi il vaccino a soli 46 anni. Non proprio una categoria a rischio come quelle da lui menzionate, insomma. Adducendo la giustificazione di aver fatto richiesta di ricevere il siero in quanto "caregiver" dei genitori anziani, il giovane Scanzi era passato addirittura davanti agli 80enni. "I primi a essere vaccinati dovevano essere i vecchi, poi le categorie più a rischio e i più fragili per patologie o altro, e quindi procedere per età", scrive Orso Grigio nel suo sfogo."Non sembrava così difficile. Ora, si trattava di decidere chi fossero quelli più a rischio. Bene per gli addetti alle strutture sanitarie, bene per gli addetti alla sicurezza e le forze dell’ordine, e bene anche per gli insegnanti. Ci sarebbe qualche distinguo, ma va bene uguale. C’è però un’altra categoria che è stranamente sfuggita a tutte le classificazioni: gli operatori dei supermercati". Questi dipendenti, spiega l'uomo, sono costantemente a contatto con le persone, eppure non sono tutelati. "Hanno avuto, e hanno ancora, a che fare con qualsiasi tipo di soggetti, da quelli più ignoranti e strafottenti che facevano come gli pare, a quelli che la mascherina la usavano come sciarpa e comunque facendo bene attenzione che non coprisse il naso", ricorda indignato Orso Grigio. "Ma di loro non frega un ca**o a nessuno, a riprova che questo piccolo mondo antico fatto ancora di lavoratori, impiegati e operai, di gente che strappa a fatica il proprio diritto alla vita, è ormai dimenticato, sacrificato sull’altare del Nuovo Mondo di questa fava". Tutto giustissimo, ma sulla vicenda del figlio ancora nessuna parola.

I numeri dell'abuso di carcere in Italia. Costa più Scanzi in tv che un giorno di ingiusta detenzione. Tiziana Maiolo su Il Riformista il 10 Aprile 2021. Se nella stessa giornata capita di apprendere che persino nell’anno della pandemia lo Stato italiano ha dovuto risarcire con 46 milioni di euro i danni prodotti da ingiuste detenzioni ed errori giudiziari e nello stesso tempo che l’Italia è pari solo alla Turchia per sovraffollamento nelle carceri, almeno per un giorno sono un po’ tutti obbligati a occuparsene. La notizia c’è. E se si scopre che nel nostro Paese c’è un tasso pari al 120,3% (numero di reclusi ogni 100 posti letto) rispetto ai 115 della Francia piuttosto che ai 102 della Danimarca e che siamo anche primi in Europa per numero di prigionieri che hanno più di 50 anni, sicuramente saranno in molti a dire “poverini” e magari a proporre di costruire più carceri. Perché siamo di cuore grande, anche se dimentichiamo di domandarci come e perché più di 50.000 persone vivano la proprio vita, o una parte di essa, chiuse in una gabbia. Non vogliamo vedere né sapere. E ancor meno vogliamo trovare il bandolo della matassa, quel puntino rosso da cui, un giorno, tutto ha avuto inizio. Il giorno in cui hanno bussato alla tua porta alle sei del mattino e non era il lattaio. Al deputato di Azione, Enrico Costa e ai suoi collaboratori Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone di “errorigiudiziari.com” il merito di aver elaborato e diffuso i numeri della strage. Strage di carcere ingiusto, strage di errori giudiziari. È una piccola porzione del tutto, sono numeri che potremmo tranquillamente raddoppiare o anche decuplicare per avere davvero il polso della nostra quotidiana ingiustizia. Perché questi numeri ci dicono quanto denaro lo Stato ha sborsato per risarcire, tra le tante vittime, quelle che hanno chiesto il risarcimento e tra loro quelle che l’hanno ottenuto. Infatti molti non chiedono, a volte perché non sono informati del proprio diritto o perché, dopo magari dieci anni di tormenti e vessazioni, non hanno proprio più voglia di pensare all’ingiustizia subita, vogliono chiudere gli occhi e cercare di pensare ad altro. Poi ci sono quelli che la domanda la presentano, ma poi la richiesta viene loro respinta, spesso perché nei primi giorni di custodia cautelare, quando si è ancora un po’ stravolti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere al magistrato. Anche se in seguito vengono assolti, quel primo gesto di rifiuto viene considerato un’insubordinazione, come se uno avesse detto “mi dichiaro prigioniero politico”. Se sei contro lo Stato, lo Stato è contro di te e non riconosce più i tuoi diritti. Occhio per occhio, insomma. I numeri della strage sono spaventosi. Dal 1991 al 2020 lo Stato ha speso 870 milioni di euro per riparare 29.869 casi di detenzione ingiusta o errori giudiziari. Paga lo Stato, ma non i magistrati, perché siamo sempre in attesa dell’araba fenice, una decente legge sulla responsabilità civile delle toghe. Ma è orripilante il fatto che neanche le responsabilità disciplinari vengano mai riconosciute per le ingiuste detenzioni e gli errori giudiziari (ammesso che si tratti sempre di “errori”, ci sono accanimenti che urlano vendetta). Per questo motivo Enrico Costa ha proposto che, ogni volta che sarà riconosciuta l’esistenza di un’ingiusta detenzione, il provvedimento venga inviato automaticamente al titolare dell’azione disciplinare. Sempre se ci fidiamo del Csm “rinnovato” dopo le vicende di Luca Palamara e tutti gli altri. I numeri più agghiaccianti sono nelle Regioni del sud, dove non solo c’è la maggior presenza di criminalità organizzata e maggior esercizio della giurisdizione, ma anche dove si sparge con maggiore facilità l’uso e l’abuso dell’applicazione dei reati associativi, spesso fondati sul nulla, ma utili per arrestare, intercettare e fare conferenze stampa. Il record di risarcimenti è del distretto di Napoli, che da nove anni è nelle posizioni di testa per numero di risarcimenti, 101 soltanto nel 2020 per esempio. Ma la vera strage è quella calabrese, la terra dove invano il procuratore generale Otello Lupacchini, durante la cerimonia di apertura dell’anno del 2019 (la sua ultima, prima di essere “punito” proprio per questo) aveva lanciato l’allarme contro i troppi casi di ingiusta detenzione nel distretto di Catanzaro. Undici mesi dopo, nel dicembre dello stesso anno, partirà l’operazione “Rinascita Scott” del procuratore Gratteri, con centinaia di arresti poi dimezzati da diversi giudici. E proprio il distretto di Catanzaro negli ultimi nove anni ha il record italiano per l’entità dei risarcimenti versati, 51 milioni di euro. E chissà che cosa ci aspetta nei prossimi anni, visto che l’attuale procuratore capo è lì soltanto dal 2016. Il problema è dunque partire da quel puntino rosso che costituisce il bandolo della matassa: perché e come si finisce in carcere quando suonano la mattina e non è il lattaio? Perché tanti magistrati ritengono che la detenzione sia l’unica forma possibile di pena? E ancora: perché in nome di una inesistente obbligatorietà dell’azione penale, tanti pm vanno in cerca del “reo” per attribuirgli in seguito qualche reato? Oggi lo ammette persino Tonino Di Pietro, ma un tempo erano gli stessi magistrati di sinistra a denunciare il fenomeno del “tipo d’autore”. Oggi è silenzio. E dobbiamo accontentarci dei numeri sui risarcimenti. Se pensiamo però di metterci il cuore in pace, visto che comunque nessun magistrato paga mai né in termini di denaro né di sanzione disciplinare, ma comunque qualche risarcimento da parte dello Stato arriva, si sappia che in ogni caso a chi ha sofferto ingiustamente il carcere e lunghi anni di tormenti processuali arrivano solo gli spiccioli. Circa 235 euro per ogni giornata di cella, calcola chi sa fare i conti. Il che significa che la mia libertà vale duecento euro? Il tempo di una vittima innocente vale sei volte meno di una comparsata di Scanzi da 1.500 in un programma Rai? Perché non invertire le cifre, visto che questi spiccioli sono l’unica soddisfazione rimasta per chi è stato vittima?

Scanzi, in Rai tutto tace su vaccino e compenso: “Guadagna 24mila euro per insultare”. Aldo Torchiaro su Il Riformista l'1 Aprile 2021. Camera e Senato hanno pubblicato i bandi: da oggi chiunque può far pervenire la propria candidatura per entrare nel Cda Rai. Ma uno non vale uno, a viale Mazzini. Soprattutto tra ospiti e opinionisti ce ne sono alcuni che hanno avuto più spazi di altri, nelle trasmissioni. E giornalisti che hanno ricevuto una regolare rendita da gettone, prelevati direttamente dal canone pagato dai telespettatori per favorire qualcuno in particolare. Il caso è emerso in corrispondenza del contestato vaccino di Andrea Scanzi: il volto più caro ad alcune trasmissioni è stato sospeso, e con questa sospensione decade il beneficio economico sulla cui entità si cerca adesso di fare luce. «Ho chiesto conto alla Rai delle decisioni sul contratto con l’opinionista a pagamento Andrea Scanzi», ci dice il deputato di Iv, Michele Anzaldi. La legge sulla trasparenza vale per tutti ma si infrange sugli scogli di viale Mazzini, da dove il porto delle nebbie impedisce di conoscere l’ammontare degli emolumenti. Del caso è stato investito il Comitato Etico del servizio pubblico. Le promozioni-lampo e le improvvise svolte di carriera di questo finale di partita impongono una presa di posizione forte del Governo, che in queste ore ha attivato un tavolo di crisi vero e proprio, coordinato dal capo di Gabinetto di Draghi, Antonio Funiciello. Le accuse sono gravi. Anzaldi ha presentato due interrogazioni parlamentari che rimbalzano contro il muro di omertà che sta dietro al celebre Cavallo. La Rai a trazione Cinque Stelle e centrodestra, figlia del primo governo Conte, avrebbe non solo promosso internamente i giornalisti amici (è ormai prassi consolidata) ma valorizzato economicamente alcune figure esterne, sponsorizzate e pagate in quanto firme di testate vicine alla governance. Altra prassi: gli ospiti ricevono un gettone in accordo con le trasmissioni. «Una corresponsione economica che dipende da quante puntate, dall’audience del programma, dalla fascia oraria. Ci sono accordi tra programmi e ospiti», ci dice una fonte riservata dagli uffici che contano. «Gli ospiti fissi concordano un gettone diverso da quelli estemporanei, è chiaro. Perché garantiscono una presenza costante». Ma il caso di Scanzi è diverso. «Non stiamo parlando di gettoni, ma di contratti. Hai un reddito annuale, una certezza. Non è un rimborso per essere passato una sera in tv», precisa Michele Anzaldi, che ha presentato due interrogazioni parlamentari rimaste inesitate. «Avere un contratto come opinionista Rai è la cosa più aleatoria del mondo. Con quale criterio hanno deciso che uno del Fatto Quotidiano, senza selezione alcuna, viene preso sotto contratto per fare le sue sparate pubbliche in prima serata?», si chiede il deputato, membro della Commissione di Vigilanza. Di quali cifre parliamo è il mistero cui nessuno, tantomeno la Vigilanza Rai stessa, riesce a venire a capo. «La mia idea è che si parli di 1500 euro a puntata. Almeno. Ma perché attribuire un contratto da 1500 euro al giorno a un giornalista piuttosto che a un altro? Perché i Cinque Stelle lo hanno indicato?», continua Anzaldi. «Scanzi va in tv a insultare, a dare del cazzaro a questo e a quello, e i contribuenti lo pagano 1500 euro al giorno? Perché il servizio pubblico usa il canone senza alcuna selezione per i giornalisti?». Le domande di Anzaldi finiscono in un buco nero. Facciamo insieme i conti: quattro sole ospitate a settimana valgono seimila euro. Fanno 24 mila euro al mese. Ma a chiederne conferma, nessuno risponde. E dire che un responsabile del procedimento ci sarebbe: gli ospiti vengono decisi dalle Reti, i contratti vengono fatti dalle direzioni, e dei contratti il responsabile si chiama Andrea Sassano, delle Risorse televisive. Ma le trattative sono riservate, negoziali. E vale per tutti i programmi, quando la produzione è interna. L’Azienda ha una crisi di ascolti, una raccolta pubblicitaria difficile, il piano industriale non è partito. Un quadro a tinte fosche, ma si fanno contratti esterni con opinionisti già pagati dalle proprie testate: un bonus extra su cui la declamata Trasparenza (una sezione del sito Rai si chiama così, ma è una vetrina senza niente dentro) fatica a fare luce. Il governo Draghi è al lavoro sul dossier Rai, in vista del cambio dei vertici. Della questione si starebbero occupando il sottosegretario Garofoli, il capo di gabinetto di Palazzo Chigi Funiciello, il direttore generale del Mef Rivera e il ministro Giorgetti. Ma la lottizzazione va avanti a tambur battente e proprio in queste ultime due settimane si sono succedute promozioni fulminee a dir poco singolari. Ci torna su Michele Anzaldi: «La vergogna della Mazzola, nominata direttore Ufficio Studi Rai quando neanche tre anni fa era redattore ordinario, offende non me ma tutti i giornalisti che aspettano anni per fare carriera. È una vergogna, come quella di aver avuto Scanzi sotto contratto solo per insultare i politici a lui avversi, rimarrà agli atti come un abominio della lottizzazione fatto sotto il governo Draghi. Glielo dico perché si sappia che nella storia della Rai, chi un giorno scriverà il libro riporterà come sotto il miglior presidente del Consiglio possibile ci si è fatti fregare da questi qua».

Scanzi-Boldrini, la storia mai letta degli ipocriti rossi. Racconto semiserio sulle polemiche che hanno investito Andrea Scanzi e Laura Boldrini. Giuseppe De Lorenzo - Ven, 26/03/2021 - su Il Giornale. I riferimenti a fatti e persone non sono volutamente casuali, ma la ricostruzione è completamente inventata. All’interno della cucina che ha curato e pulito negli ultimi otto anni, Lilia, collaboratrice domestica moldava, guarda sconfortata il suo potente datore di lavoro. “Non posso venire a lavorare anche il sabato - dice - E poi per meno ore di quante ne faccio adesso. Parto ogni giorno da Nettuno per raggiungere Roma… così non converrebbe più”. Di fronte a lei, altezzosa come sempre, c’è Laura Boldrini, ex presidente della Camera, deputata della sinistra, una vita spesa a sostenere le cause degli stranieri e delle donne.

“Io ho bisogno di qualcuno anche il sabato”, ribatte lei.

“Mi dispiace signora. Così non posso accettare: venire da lì per sole tre ore di lavoro non ha senso”.

“Allora dovremo chiudere il nostro rapporto”, replica inflessibile la padrona di casa. “Ti pagherò il tfr e quando previsto dal contratto. Poi amici come prima”.

Sul volto di Lilia cade un velo di tristezza. Boldrini non dovrebbe comportarsi come un capitalista qualsiasi: da lei non si sarebbe aspettata così poca empatia. Decide allora di farsi coraggio: “Signora mi scusi… dovrebbe anche versarmi gli scatti di anzianità”.

“Quanti soldi sono?”

“Beh, direi circa tremila euro: sa, di questi tempi ogni soldino in più aiuta…”.

Boldrini fa una smorfia. Prende dalla borsetta il cellulare, digita il numero dal commercialista e attende la risposta. Dopo qualche minuto di silenzio passato in ascolto, rimette a posto il telefono e si rivolge alla colf: “La dottoressa mi conferma che la cifra è un po’ inferiore, cara Lilia. Avrai solo quanto ti spetta”.

“Non è vero, glielo giuro”.

“Facciamo così: tu parlane col Caf, io con la mia commercialista. Appena troviamo un accordo ti darò quanto previsto dalla legge”.

Passano pochi minuti di silenzio. Lilia è a pezzi. “Otto anni a sgobbare in silenzio e questa si impunta su 3mila euro?”. Il pensiero le martella in testa con così tanto ardore che teme di averlo urlato ad alta voce. La pancia ribolle rabbia, il cuore dolore. Improvvisamente le guance le rigano il viso, ma evita di singhiozzare. È in quel momento che si rende conto di aver perso il lavoro proprio adesso che trovarne uno è un terno al lotto. “Ci sarà un altro impiego così?”.

Fuori dalla finestra intanto il sole riscalda una Capitale al solito mite. Il coronavirus ha da poco allentato la presa su un’Italia ancora scossa dalla crisi pandemica: migliaia di morti, un Pil in calo dell’8,8%, il blocco dei licenziamenti, la cassa integrazione, i ristori che non arrivano. Entrambe guardano l’orizzonte. In cucina cala uno strano silenzio. Poi all’improvviso Laura guarda Lilia piangere e, come colpita da quel gesto dignitoso, si blocca. I pensieri le si accavallano in testa: “E se stessi sbagliando tutto?”. Lei, paladina dei diritti delle donne, madrina delle pari opportunità, in meno di un attimo afferra al volo: si rende conto che lasciare per strada la signora che per anni le ha fatto da colf, in un momento così drammatico per il mercato del lavoro, sarebbe un’ingiustizia. Soprattutto per colpa di un capriccio del sabato. Privare di un contratto una donna che in tanti anni non ha dato alcun problema, improvvisamente appare all’ex Presidente della Camera uno schiaffo a tutti i lavorator* in difficoltà. “In fondo in fondo, ho un reddito di 108mila euro all’anno”, pensa tra sé e sé la deputata, “e Montecitorio il mio stipendio non ha mancato di versarlo neppure nei momenti più drammatici della pandemia”.

Così si gira verso la collaboratrice e, sorridendo, le dà la buona notizia:
“Senti Lilia, fai finta di nulla. Continua pure a lavorare per me dal lunedì al venerdì. Per il sabato farò uno sforzo, cercherò qualcun altro cui fare un nuovo contratto. Mi costerà di più, ma in questo momento mi sembra più corretto”.

“Grazie signora”, singhiozza la colf.

“Ah, e ho deciso di darti anche un premio di produzione da 3mila euro: credo facciano più bene a te che a me”.

Il volto di Lilia si illumina di gioia: “Lei sì è una donna meravigliosa, una vera militante di sinistra e un politico coerente”.

Intanto nel silenzio del lussuoso Hotel Palace di Merano, Andrea Scanzi si sta guardando allo specchio. È da poco finita l’ultima puntata di Otto e Mezzo. “Quanto sono bello e quanto sono bravo”, sorride sottovoce.

“Anche oggi li ho stesi tutti: vedrai domani come cresco nelle interazioni social. Sarò ancora il giornalista italiano più potente di tutta la Rete”.

Improvvisamente squilla il telefono.

“Pronto?”, risponde Scanzi.

“Salve Andrea, sono il medico di base”.

“Dottore, mi dica”.

“Guarda che può darsi che ti chiamino per fare un vaccino: come avevi chiesto sei stato inserito nella lista dei riservisti”.

Scanzi, un po’ sorpreso, non sta più nella pelle: “Va bene, cosa devo fare?”

“Niente: devi aspettare che ti chiami il referente dell’Asl. Però ti avverto: non potrai scegliere quale vaccino farti inoculare e dovrai essere qui ad Arezzo, perché ti chiameranno all’ultimo”.

“Ottimo, non mancherò”.

Messo giù il cellulare, Scanzi torna a osservare il suo riflesso allo specchio. “Mi farò vaccinare e poi lo racconterò a tutti, così sai che figata: like a non finire, condivisioni che si sprecano. Potrei pure diventare il testimonial di AstraZeneca, mica ho paura dei trombi io”.

Qualche giorno dopo, arriva la chiamata dall’Asl. Scanzi carico a pallettoni si presenta al centro vaccinale aretino, tira giù la maglietta nera da simil rockettaro e protende il braccio con fare eroico. Passano 15 minuti, nessuna controindicazione. Scanzi torna verso casa in sella alla moto e già sulle dita sente prudere le parole del prossimo post. “Deve spaccare”, dice. “Anzi: faccio un video che è pure meglio e magari diventa virale come quello in cui dicevo che il coronavirus era poco più di una influenza”.

Appena parcheggia la moto davanti casa, squilla di nuovo il telefono. È Peter Gomez.

“Direttore, come ti butta?”

“Ciao Andrea, ho saputo che sei andato a fare il vaccino. È vero?”

“Sì Peter, una figata. Adesso lo sparo su Facebook, Youtube, Instagram, Twitch, e se riesco mi faccio intervistare pure da Lilly. Che te ne pare?”

“No fare cazzate, Andrea. Avrai anche fatto tutto nelle regole, ma non andare a sbandierarlo ai quattro venti. Qui ci sono 80enni che non hanno visto uno straccio di dose, persone che rischiano di crepare. Mica come te”.

“Ho capito ma io sono un caregaver, i miei genitori sono fragili”.

“Ecco appunto, e perché allora non hai inserito loro nelle liste dei riservisti?”

“Ehm…”

“Senti Andrea, tienitela per te questa cosa. Se poi esce vabbè, ma è meglio non fare gli spacconi. Pensa ai politici toscani, o agli avvocati, che avrebbero potuto vaccinarsi e hanno deciso di evitare. Quando sei un personaggio pubblico a queste cose devi pensare. Non fare il gradasso”.

Scanzi chiude la chiamata un po’ irritato. Ma pensieroso. “Forse Peter ha ragione. Meglio se evito: cosa avrei scritto io di Maria Elena Boschi se si fosse vaccinata saltando la fila? Anche se si fosse iscritta seguendo tutte le regole, avrei scritto: ‘E che cazzo, prima gli anziani e poi i privilegiati renziani’. Forse è meglio se me lo tengo per me”.

A quel punto mette il cavalletto alla moto, rientra in casa, poggia le chiavi sul bel piatto all’ingresso. E mentre sale le scale riflette: “Ora che ci penso, quando la scorsa estate uscì la notizia dei deputati che, in pieno lockdown, hanno chiesto e ottenuto il bonus partite iva da 600 euro, io mi incazzai come un riccio”.

Entrato in camera, si mette subito al pc per ripescare quel vecchio post. É datato 9 agosto. Scanzi lo rilegge rapidamente: “Direi il massimo dello schifo… Sarebbe bello conoscere questi sei nomi.… Non appena li saprò, li pubblicherò su questa pagina… Che bella gente esiste al mondo…”.

Quelle frasi hanno un effetto dirompente su Scanzi: “E che cazzo… a pensarci bene pure quei 5 parlamentari avevano rispettato tutte le regole, come me col vaccino. Se ho bacchettato loro, dovrei redarguire pure me stesso.

a davvero ragione Peter: per coerenza è meglio se me ne sto zitto e buono”.

Roma, palazzo Montecitorio. Squilla il cellulare di Laura Boldrini.
“Onorevole, sono Roberta da Lodi”.

“Salve Roberta, dimmi”.

“Senta mio figlio sta male. Non riesco più a venire da Lodi tre giorni alla settimana per farle da collaboratore parlamentare. Posso continuare a lavorare in smartworking?”

Boldrini, irritata, sbuffa senza timore di nascondere il disappunto: “No Roberta, mi dispiace. Ho bisogno di persone che stiano qui”.

“Ma scusi, in fondo le devo solo tenere l’agenda. Poi lei mi fa prenotare il parrucchiere, le visite mediche. Non mi dica che mi vuole lì perché devo andarle a ritirare le giacche dal sarto, i trucchi e i pantaloni. Sarei una collaboratrice parlamentare, non la sua schiava”.

“Ora non fare la vittima”, replica Boldrini, “ti pago anche per questo”.

Dopo un attimo di silenzio, Roberta si fa coraggio: “Ecco, a proposito di stipendio. Con 1.200/1.300 euro al mese non riesco a viverci. Da quei soldi devo togliere i costi di alloggio a Roma e i treni da Lodi. È troppo. Come do da mangiare ai miei figli?”

“Fai poco la spiritosa: col lockdown non sei mai venuta a Roma e hai risparmiato. E poi lavorare con me è un privilegio, mica uno lo fa per viverci. Se i problemi sono questi, è meglio se dividiamo le nostre strade”.

Roberta piange e riattacca la chiamata. Boldrini è soddisfatta: non si è fatta fregare. Cammina per i corridoi della Camera e pensa di fare un post su Facebook. Dopo una mezz’ora telefona all’addetto stampa: “Ciao Mario, scrivi qualcosa sulle mamme lavoratrici. Un bel post sule donne che sono costrette a doversi licenziare perché col coronavirus, le zone rosse e le scuole chiuse devono scegliere tra la famiglia e il lavoro. Il governo deve garantire bonus babysitter. E i datori di lavoro non possono costringerle a scegliere tra i figli e la carriera. È una battaglia di civiltà”.

“Onorevole mi scusi…”

“Dimmi Mario, che c’è?!”

“Ho parlato con Roberta poco fa, mi ha detto che non le ha permesso di restare in smartworking col figlio malato e che quindi si è dovuta dimettere. Non le sembra un po’ incoerente mettersi a pontificare sui diritti delle donne lavoratrici?”

“Ehm…”
“Io eviterei”.

Laura allora capisce l’errore. Vuole riparare. Richiama subito Roberta ma il telefono suona a vuoto. “Dai Roberta rispondi, ti prego”. Il telefono continua a squillare. Una, due, tre volte. Niente. “Tuut… Tuuut…

Tuut…”. Boldrini riprova. Uno, due, tre squilli. Nulla. Poi all’improvviso…. DRIIIN DRIIIN DRIIIN
In quell’istante suona la sveglia.

Sia Scanzi che Boldrini si svegliano di soprassalto, tutti sudati. Lui è nel letto col suo pigiama di lino, lei in camicia da notte tutta sola in casa. Fuori la luna è ancora alta. Dopo un attimo di smarrimento, i due capiscono: per fortuna era tutto solo un brutto sogno. La colf riassunta, il silenzio sul vaccino, la collaboratrice parlamentare lasciata in smartworking: tutto finto. E senza saperlo, a chilometri di distanza l’uno dall’altra, dicono all’unisono: “Che incubo. Nella vita mostrarsi coerenti va bene. Ma è sempre meglio non esagerare”. Così l’indomani lasceranno a casa Lilia, faranno dimettere Roberta e racconteranno al mondo di essersi vaccinati in barba agli ottantenni che muoiono di Covid. Facendo l'esatto contrario di quello che normalmente predicano. Alla faccia della coerenza dei bacchettoni radical chic.

Il giallo sul medico che ha vaccinato Scanzi. Federico Garau il 13 Aprile 2021 su Il Giornale. Neppure "Non è l'Arena" è riuscita a reperire il dottor Romizi, pubblicamente ringraziato proprio dal giornalista. Secondo Andrea Scanzi non ci sarebbe niente di esecrabile nella vaccinazione da lui ricevuta, anzi, come da lui dichiarato, gli italiani dovrebbero ringraziarlo per quanto fatto: ciò nonostante, al momento risulta impossibile estendere tali "ringraziamenti" anche al medico che ha reso possibile tutto questo. Ci ha provato, invano, anche Massimo Giletti, ma non risulta possibile davvero in nessun modo celebrare le gesta del dottor Romizi, che ha contribuito a renderci un po' tutti debitori nei confronti del giornalista. "Larga parte degli italiani avrebbe dovuto ringraziarmi perché mi sono vaccinato in un momento storico in cui nessuno avrebbe voluto fare il vaccino AstraZeneca. Io ho accettato proprio perché volevo dare un segnale agli italiani", aveva infatti dichiarato Scanzi dopo il polverone sollevato dalla vicenda. Oltre ad aver difeso quanto fatto, tra l'altro, il giornalista aveva giocato la carta "caregiver" per giustificare la liceità dell'inoculazione del siero AstraZeneca. "Mi sono messo in lista perché ne avevo diritto come caregiver che assiste i suoi genitori anziani e fragili", si era poi giustificato Scanzi. Per fortuna, tuttavia, nessuno dei suoi genitori si trova in condizioni tali da richiedere la costante assistenza di un caregiver da premiare con la somministrazione del vaccino anti-Covid. Luciano, alias Orso Grigio, classe '52, è anche solito cavalcare la sua moto Guzzi, un mezzo che ama alla follìa. Lo stesso "Orso Grigio" che sui social si è scagliato senza giri di parole contro i "furbetti" del vaccino, in primis il governatore della regione Campania. "Qui siamo invasi dai De Luca e da tutti gli altri variopinti furbetti se è vero che un terzo delle vaccinazioni sono toccate a gentaglia che non ne aveva diritto ma che è riuscita a imbucarsi al posto di quelli che ce l’avrebbero avuto", commentava infatti Luciano Scanzi dal suo blog."Ma non mi risulta che nei loro confronti siano stati presi provvedimenti di qualche tipo. Eppure è stato un abuso, per la mia legge un reato, che forse è costato, o costerà, la vita a qualcun altro". Nessuna parola, tuttavia, sulla vicenda del figlio, che aveva anche ringraziato pubblicamente il suo medico per la vaccinazione. Ecco perché "Non è l'Arena" si è dedicata alla ricerca del dottor Romizi. Inutili gli sforzi dell'inviata Francesca Carrarini: impossibile riuscire in alcun modo a reperirlo nè in studio nè tantomeno a casa per ottenere una sua dichiarazione in merito alla vicenda. La procura delle Repubblica di Arezzo ha aperto un fascicolo conoscitivo per indagare sulla vaccinazione di Scanzi, che in tv aveva così dichiarato: "Ho scritto al mio medico il 26 febbraio dicendogli che sapevo che non rientro in nessuna categoria. Se cambiassero le regole e nel pieno rispetto delle regole e per evitare che la dose venisse buttate via ho chiesto se potessero chiamarmi. Lui mi chiama il 3 marzo e mi dice al telefono: 'Andrea, l’Asl ha detto che ha scoperto che molte dosi vengono buttate via'. Io gli ho risposto di procedere se tutto fosse stato lecito". Sulla liceità della vaccinazione, avvenuta lo scorso 19 marzo, indagano ora gli inquirenti. Magari da loro il dottor Romizi si farà trovare.

Non è l'arena, Andrea Scanzi incastrato dal suo medico: "Mi ha chiesto lui di essere vaccinato, non conosco i suoi genitori". Libero Quotidiano il 19 aprile 2021. "Sono il medico di Andrea Scanzi, mi ha chiamato lui per chiedermi di fare il vaccino". A Non è l'arena su La7 l'inviata di Massimo Giletti riesce finalmente ad avere un confronto con il dottor Roberto Romizi, dopo settimane di tentativi andati a vuoto. In evidente imbarazzo, il medico accetta di rispondere ad alcune domande sul caso che ha scandalizzato mezza Italia. Il giornalista del Fatto quotidiano si era fatto vaccinare ad Arezzo, iscrivendosi alla lista dei cosiddetti "riservisti". "È stato lui a contattarmi per dirmi che voleva farsi il vaccino? Questo mi sembra scontato - esordisce il medico -. Mi ha scritto per chiedermi questo, senza voler passare avanti a nessuno". Una cosa però la vuole mettere in chiaro: "Non conosco i genitori", passaggio cruciale visto che Scanzi ha giustificato la sua vaccinazione con la motivazione di essere figlio unico di due genitori anziani e in fascia a rischio (e non ancora vaccinati, al momento in cui il giornalista si è fatto somministrare il siero di AstraZeneca) e dunque deputato ad accudirli. "Il termine "caregiver" non mi ricordo che lo abbia usato - precisa il dottor Romizi -. Ha detto di avere i genitori fragili, affetti da patologie importanti". "Neanche mi ha chiamato, mi ha scritto", puntualizza ancora il dottore ai microfoni di Non è l'Arena, prima di infilarsi nel suo studio e "sparire". Dopo qualche ora, manda un messaggio alla inviata di Giletti: "La stampa ha forse riportato involontariamente varie imprecisioni sul mio ruolo, che è stato solo quello di mettere in contatto Scanzi con la Asl". In sostanza, Scanzi è stato scaricato pure dal suo medico curante.

Il medico smonta così Scanzi: "Mi ha chiamato lui per farsi il vaccino". Luca Sablone il 18 Aprile 2021 su Il Giornale. Il medico di base del giornalista mette le cose in chiaro a Non è l'arena: "Mi ha scritto per farsi somministrare il vaccino per la presenza di genitori fragili, ma io non li conosco". Alla fine il medico di base ha deciso di parlare e di fare chiarezza sul caso che ha coinvolto Andrea Scanzi. Il dottor Roberto Romizi ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Non è l'arena destinate ad animare ulteriormente la vicenda nei prossimi giorni. Il programma condotto da Massimo Giletti su La7, dopo aver ricostruito le piroette compiute dal giornalista de Il Fatto Quotidiano sulle varie versioni fornite, ha mandato in onda il servizio in cui Romizi ha raccontato la sua versione dei fatti. "È stato lui a contattarmi per dirmi che voleva farsi il vaccino? Questo mi sembra scontato. Mi ha scritto per chiedermi questo, senza voler passare avanti a nessuno", ha dichiarato il medico di base. Che comunque ha precisato di non avere nulla a che fare con i genitori di Scanzi. Sarebbe stato proprio il giornalista a scrivere al suo medico, chiedendogli dunque di sottoporsi alla somministrazione dell'antidoto a causa della presenza dei genitori fragili. Il dottor Romizi però non ricorda di aver tirato in ballo la questione del caregiver: "Il termine 'caregiver' non mi ricordo che lo abbia usato. Ha detto di avere i genitori fragili, affetti da patologie importanti. Sono il medico solo di Scanzi, i genitori non li conosco". Va ricordato che Scanzi aveva chiesto di non mettere in mezzo la madre e il padre. Peccato però che lo stesso Scanzi, in una diretta sul proprio profilo Facebook, aveva messo le mani avanti: "Nel pieno rispetto delle regole, mi sono messo garbatamente nella lista dei disponibili al vaccino a fine giornata. Per non buttare via nessuna dose altrimenti gettata via. Categoria caregiver familiare, essendo figlio unico e avendo entrambi i genitori fragili". Infine il medico di base del giornalista ha mandato un messaggio su WhatsApp all'inviata di Non è l'arena. Romizi ha tenuto a specificare che il suo ruolo si sarebbe limitato solamente a mettere in contatto Scanzi con la Asl: "Una precisazione per esempio è che il medico di famiglia può solo vaccinare un suo paziente over 80 e non ha nessun potere decisionale sugli altri". Già a fine marzo Scanzi era stato messo all'angolo dal dottor Evaristo Giglio, direttore dell'Asl di Arezzo: "Si è trovata una situazione convincente per cui, avanzando queste due dosi e con lui che da tempo aveva chiesto di essere chiamato come ‘panchinaro’. Prima non era mai stato preso in considerazione, perché per quanto mi riguarda si poteva aspettare anche un altro mese o forse un altro anno".

"Ho ricevuto il vaccino per ultimo". Il fidanzato della Boschi rompe il silenzio. Novella Toloni il 13 Aprile 2021 su Il Giornale. L'attore, a tre giorni dallo scoppio della polemica, ha rotto il silenzio sulla sua vaccinazione, pubblicando su Instagram una serie di "prove". Ha atteso tre giorni Giulio Berruti prima di replicare alle critiche scatenatesi in seguito alla sua vaccinazione. Per farlo ha deciso di fare le cose per bene. Ha pubblicato il suo commento in risposta alla polemica di un follower. Poi ha condiviso lo screenshot dell'sms che l'Asl Roma 1 gli ha inviato per comunicargli la data della somministrazione e ha persino pubblicato la testimonianza di una collega medico, di 28 anni, che confermava di averlo ricevuto prima di lui. Insomma, ci ha messo proprio tutto, non sia mai che qualcuno pensi male. Come a dire: "altro che vaccinato perché fidanzato di" (Maria Elena Boschi, ndr). La somministrazione del vaccino AstraZeneca ricevuta tre giorni fa da Giulio Berruti avrebbe seguito, secondo quanto riferito dall'attore, l'iter regolare che coinvolge i medici della regione Lazio. "Nel Lazio si prevedeva di vaccinare, a detta dell'ordine dei medici, 'tutti gli odontoiatri entro il mese di febbraio'. Ho tantissimi colleghi medici e odontoiatri più giovani di me tutti vaccinati da tempo. Io a detta dell'Asl sono risultato tra gli ultimi". L'attore poteva scegliere di tacere ma invece ha replicato facendo delle prove (oltre che della somministrazione) un vanto e l'ondata di critiche lo ha travolto ancora di più. La pubblicazione su Instagram della foto in cui si mostrava mentre riceveva la prima dose di vaccino aveva infiammato il web sabato scorso. Tutti a chiedersi perché un attore così giovane potesse aver ricevuto già la sua dose di vaccino. L'attore non era intervenuto per chiarire i motivi, ma a farlo ci avevano pensato i suoi fan. "Lui è anche odontoiatra e quindi lo avrà ricevuto in quanto medico", avevano chiarito alcuni follower che lo seguono da tempo. Questo però non aveva placato le critiche, che sono continuate ad arrivare copiose sotto il post social di Giulio Berruti. "Non capisco questa smania di spettacolarizzare il fatto che lei si sia vaccinato. Prevale l'attore che è in Lei?", aveva chiesto sarcastico un follower. Un quesito che si sono posti in tanti, perché va bene vaccinarsi, ma "foto, video e quant'altro anche no", ha concluso un altro utente. Una domanda a cui Giulio Berruti ha deciso di dare finalmente risposta, a tre giorni dallo scoppio della polemica, e con tanto di "sermone": "Prevale la voglia di spiegare alle persone con l'esempio che la scienza e la medicina, per quanto inesatte, saranno sempre meglio di qualche blog complottista o di strampalate teorie da bar sulla pericolosità dei vaccini". E così si è giustificato pubblicamente con tanto di pubblicazione del messaggio ricevuto dall'Asl romana il 31 marzo (con la data della prima somministrazione) e testimonianza a suo favore di una dottoressa sua amica.

Morra e i giornali lanciano la crociata contro i “furbetti” del vaccino. Il presidente dell'antimafia chiede l'elenco dei vaccinati, quelli che in un modo o nell'altro sono riusciti ad aggirare la fila e anticipare la somministrazione. Paolo Delgado su Il Dubbio il 9 aprile 2021. L’ultima versione dell’untore 2.0 sono “i furbetti”, cioè tutti quelli che in un modo o nell’altro sono riusciti ad aggirare la fila e anticipare la vaccinazione. Sbattuti in prima pagina. Colpiti da avviso di garanzia, come è successo a Biella. Il presidente dell’Antimafia Nicola Morra vuole addirittura l’elenco dei vaccinati nelle Regioni dove la voce “Altri”, quella nella quale si anniderebbero i paraventi di turno, è più folta. Non è una novità assoluta. Un tempo, nelle guerre vere, campagne del genere prendevano di mira “gli speculatori” e “i sabotatori”. In questa pandemia l’ingrata parte è toccata ai giovinastri festaioli, poi agli incauti “negazionisti” spesso colpevoli di non tenere alta la mascherina in un viale semideserto.Sia chiaro: “i furbetti” ci sono davvero, in tutto il mondo e in Italia, come da tradizione, forse più che altrove. Il presidente Draghi ha fatto benissimo a denunciarne l’esistenza e fa anche meglio a cercare di rimettere in ordine un piano vaccinazione caotico e dunque esposto a ogni “furbata”. Ma la faccenda va vista nelle sue reali dimensioni e nella sua parabola, per evitare la solita campagna persecutoria, l’ennesima versione del “dagli all’untore”. I succitati “Altri” sono in effetti tanti: 2 mln e 300mila vaccinati che non rientrano nelle categorie considerate prioritarie nella vaccinazione. Ma in questa massa rientrano anche quelli che pur non essendo over 80 dovevano essere vaccinati appena possibile comunque, come gli over 70 e le persone particolarmente fragili. È anche vero che alcune Regioni hanno considerato in modo a dir poco molto estensivo i cosiddetti “servizi essenziali”, ma questa è una responsabilità delle Regioni non di chi, facendo parte di quelle categorie, si è legittimamente vaccinato. Ma soprattutto all’origine del caos, con relativi abusi a volte consapevoli ma spesso no, c’è l’errore commesso all’inizio su AstraZeneca. Conviene ricordare che in un primo momento il vaccino era stato vietato agli over 55: insomma era a disposizione solo di quelle fasce d’età più giovani che figurano oggi escluse da quelle alle quali “lo si consiglia”, secondo la grottesca formula in voga da qualche giorno, cioè agli over 65. Ci sono volute settimane prima che il Consiglio superiore di Sanità e il ministero della Salute alzassero il limite d’età ma solo fino ai 65 anni, dunque ancora con esclusione delle fasce di età più a rischio. Infine, l’8 marzo scorso, più o meno un mese fa, è arrivata la circolare che permetteva a tutti di vaccinarsi con AstraZeneca.Il problema è che l’Italia, avendo l’Unione europea comprato soprattutto quei vaccini in nome del risparmio, si è trovata con una quantità di fiale, pur se inferiore alle attese, che non potevano essere usate per mettere al riparo chi ne aveva più bisogno. Il limite di età ha anche impedito di impostare il piano vaccinale come logica avrebbe comandato, cioè dando la priorità alle fasce d’età più a rischio, alle persone più fragili e certo anche ai servizi essenziali, intesi però con qualche rigore e non estensivamente, limitati cioè ai soggetti effettivamente a rischio. Non essendo possibile affidarsi alla logica, e anzi al semplice buon senso, la vaccinazione ha dovuto puntare sulle “categorie più a rischio”, formula opaca sia perché non indicava con chiarezza rigida di quali categorie si trattasse ma soprattutto perché non operava distinzioni all’interno delle medesime categorie. Compito peraltro tutt’altro che semplice, la casistica essendo in questi casi spesso individuale. Draghi ha citato nella sua conferenza stampa gli psicologi solo per sentirsi rispondere da un furioso presidente dell’Ordine David Lazzari che gli psicologi non stanno affatto chiusi nei loro studi ma operano spesso a stretto contatto con le persone e dunque andavano considerati effettivamente “categoria a rischio”. Non significa che il caos istituzionale italiano non ci abbia messo del suo. La follia del Titolo V della Costituzione, la peggior riforma costituzionale che si potesse immaginare in termini di efficienza e operatività, ha ovviamente colpito. Ogni Regione si è mossa in disordine sparso. Le pressioni della categorie ci sono state eccome. Ma a spalancare i cancelli è stato quell’errore iniziale. Forse era inevitabile. Non si tratta di sostituire un capro espiatorio con un altro. Correggere le storture derivate da quell’errore è davvero fondamentale e urgente. Però evitando di inventarsi qualche colpevole da additare al pubblico ludibrio o alle corti di giustizia.

UN MEDICO PRESENTA ESPOSTO AI CARABINIERI CONTRO IL SENATORE MORRA (M5S) DOPO LA SUA IRRUZIONE A COSENZA. ECCO IL CONTENUTO. Il Corriere del Giorno il 30 Marzo 2021. In una diretta Facebook, mezzo prediletto di comunicazione degli esponenti del M5S, Morra ha segnato un clamoroso autogol, sostenendo le prerogative parlamentari per giustificare la sua arrogante incursione presso la Asp cosentina, ed anche sull’uso abbastanza spericolato di una scorta che è a sua disposizione per difenderlo dalla mafia e non dai medici, ammettendo lui stesso che i due militari che erano a sua protezione sono stati di fatto costretti a richiedere le generalità delle persone incontrate presso il presidio sanitario. Il dottor Mario Marino, direttore Igiene pubblica Direttore dipartimento di prevenzione dell’Asp di Cosenza ha presentato un esposto nei confronti del senatore Nicola Morra presidente della Commissione Antimafia, dopo la sua irruzione con la quale chiedeva spiegazione per la mancata vaccinazione di alcuni suoi familiari. Il medico ha messo tutto, nero su bianco: dall’ irruzione alla sfuriata, compresa la telefonata di Morra al sottosegretario alla salute Pierpaolo Sileri, anch’egli esponente del M5S. Morra lo scorso 18 febbraio è stato espulso insieme agli altri 14 dissidenti, dal reggente del movimento Vito Crimi , ha deciso di espellere lui per aver votato  in Senato, dopo che avevano votato No alla fiducia contro le decisioni politiche del Movimento, e ciò nonostante non ha lasciato come avrebbe dopvuto il suo incarico alla Commissione Antimafia. Secondo l’esposto presentato del dottor Marino ai Carabinieri, Morra si sarebbe presentato negli uffici dell’Asp di Cosenza con “un tono minaccioso e arrogante“, “incurante delle buone maniere“. Il presidente della Commissione Antimafia, secondo la versione del dirigente, si è scagliato contro Marino e i medici dello staff incolpando lo stesso dirigente dell’Asp perché due suoi parenti ottuagenari non erano ancora stati chiamati per la somministrazione del vaccino. Nell’esposto si legge testualmente: “in data 20/03/2021 tra le 09.30 e le 10:00 circa si presentava nei locali Asp di Serra Spiga un signore che ho riconosciuto essere Nicola Morra, Senatore della Repubblica, accompagnato da due persone che ho compreso essere personale di scorta. Irrompeva quindi nel mio ufficio di Direttore del Dipartimento, interrompendo le attività lavorative proferendo frasi concitate ed accusatorie nei confronti degli operatori sanitari (ad esempio, ‘siete inefficienti e disorganizzati’). All’interno dell’ufficio erano presenti insieme allo scrivente anche il Dott. Vincenzo Gaudio ed il Dott. Pierluigi Coscarelli, i quali erano intenti con me a discutere sulla pianificazione della settimana a venire del piano vaccinale”. Prosegue l’esposto del dottor Marino: “Il Senatore affermava di essersi personalmente presentato per chiedere le ragioni per le quali due suoi parenti non erano stati ancora chiamati per essere sottoposti alla somministrazione del vaccino. In particolare il Senatore Morra riferiva con tono minaccioso ed arrogante di essersi recato in precedenza presso gli Uffici di Via degli Alimena, n. 53, ex Sede della Uoc Igiene Pubblica, lamentando di non aver trovato nessun operatore della struttura operativa che dirigo. Intimidito dall’atteggiamento del Senatore, sommessamente riferivo che in via degli Alimena non vi è più la sede di Igiene Pubblica. Incurante di ciò che io avevo riferito e considerati i toni agitati del Senatore, lo invitavo a moderare i termini, chiedendogli di collaborare per porre rimedio alle problematiche collegate al piano vaccinale. Rimasi meravigliato in quanto nessuna domanda e nessuna richiesta veniva formulata dal Senatore Morra sull’andamento del piano vaccinale della provincia di Cosenza limitando il suo interesse unicamente ai suoi parenti“. Nello stesso esposto poi si evidenzia: “Incurante della mia proposta, il Senatore rimarcava il ruolo istituzionale da lui ricoperto e con tono agitato, utilizzando il cellulare, chiamava a suo dire il viceministro Sileri. Cosa realmente avvenuta in quanto attraverso il servizio viva voce del telefono portatile ha preteso che rispondessi alle domande del viceministro. Quest’ultimo era evidentemente imbarazzato anche perché la conversazione veniva continuamente interrotta dalle urla del senatore Morra. Spiegai al viceministro che da quattro giorni era attiva una piattaforma regionale per le prenotazioni on line, pertanto le stesse prenotazioni non avvenivano per il tramite dell’ufficio che dirigo ma attraverso la piattaforma regionale. Insoddisfatto evidentemente dal comportamento del viceministro, il Senatore contattava il commissario regionale alla sanità calabrese, Dr. Longo“. Secondo l’esposto del dirigente sanitario calabrese , “anche in questo caso si è ripetuta la stessa scena vissuta in precedenza con l’Onorevole Sileri. Telefono con modalità viva voce e tentativo di spiegare al Dr. Longo ciò che era accaduto con il viceministro. La conversazione veniva continuamente interrotta dal Senatore, il quale, ancora una volta incurante delle buone maniere e del ruolo da lui ricoperto, esprimeva delle riserve sulla circostanza che i suoi parenti ancora non erano stati chiamati per essere poi sottoposti a vaccinazioni. Spiegai al Senatore che erano stati compilati gli elenchi per l’area urbana di Cosenza e Rende. Il Senatore pretendeva di consultare il predetto elenco al fine di verificare se fossero presenti i nominativi dei suoi parenti. Entrammo nella stanza per la verifica dei nominativi e unitamente a due miei collaboratori il Senatore iniziava a consultare l’elenco“. L’esposto così prosegue: “Accertatosi che non vi fosse alcuna prenotazione delle persone che gli interessavano, decideva di abbandonare gli uffici Asp. Mentre lui sbraitava, una delle persone della scorta chiedeva al sottoscritto le generalità intimando al sottoscritto di fornire i documenti d’identità. Stesse richieste venivano avanzate nei confronti del Dott. Coscarelli e del Dott. Gaudio. A quale titolo l’uomo di scorta del Senatore procedeva alla identificazione del personale dell’ufficio di prevenzione, procedendo peraltro alla copia dei documenti d’identità attraverso le fotografie effettuate con il cellulare?“. Infine l’esposto, dopo aver dato “della presenza, al momento del verificarsi dei fatti”, oltre del Dott. Gaudio e del Dott. Coscarelli, di altri dieci dottori, conclude: “Pertanto si chiede a Codesto Spettabile Ufficio di Procura presso il Tribunale di Cosenza di voler indagare e conseguentemente accertare tutti i fatti che, sulla scorta di quanto narrato, si ritengono di pregio giudiziario, allo scopo di censurare la condotta, sotto un profilo squisitamente penale, del Senatore Morra e della sua scorta”. In una diretta Facebook, mezzo prediletto di comunicazione degli esponenti del M5S, Morra ha segnato un clamoroso autogol, sostenendo le prerogative parlamentari per giustificare la sua arrogante incursione presso la Asp cosentina, ed anche sull’uso abbastanza spericolato di una scorta che è a sua disposizione per difenderlo dalla mafia e non dai medici, ammettendo lui stesso che i due militari che erano a sua protezione sono stati di fatto costretti a richiedere le generalità delle persone incontrate presso il presidio sanitario. Una giornata ad alta tensione che oggi è diventata un dettagliato resoconto richiesto dai piani alti del Comando generale dell’ Arma dei Carabinieri a Roma. Il presidente della Commissione antimafia Nicola Morra, ha sostenuto che il suo blitz è legato alla sua attività di ispezione in quanto parlamentare eletto in Calabria, scrivendo: ” Questa ispezione è avvenuta a seguito di segnalazioni di cittadini che mi chiedevano d’intervenire vista la scarsità di vaccini ricevuti dai calabresi e, quindi, anche in provincia di Cosenza. Non vedo nulla di strano se il Presidente della Commissione parlamentare antimafia, parlamentare eletto in Calabria, si interessa ed interviene per cercare di aiutare il sistema delle vaccinazioni che in Calabria fa acqua da tutte le parti – lo dicono i numeri. L’ispezione eseguita sabato è una prerogativa di un parlamentare e penso sia dovere di qualunque rappresentante delle Istituzioni provvedere affinché il diritto alla salute venga rispettato anche in Calabria, anche in provincia di Cosenza“. Delle dichiarazioni che vengono smentiti dai medici e dal personale sanitario presente ai fatti. La parola adesso alla magistratura chiamata ad accertare fatti e responsabilità.

Carlo Macrì per il “Corriere della Sera” il 22 marzo 2021. Il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra sabato scorso, scortato, è stato protagonista di un' incursione negli uffici della centrale operativa territoriale dell' azienda sanitaria di Cosenza, in contrada Serra Spiga. Sino a qualche settimana fa il centro si occupava delle prenotazioni dei vaccini, oggi competenza della Regione Calabria che ha istituito una piattaforma informatica, in collaborazione con Poste Italiane. Con tono definito «furente», Morra si è scagliato contro il direttore Mario Marino e contro i cinque medici dello staff, tra cui due donne, indicandoli come «incapaci» perché «non in grado di gestire la somministrazione dei vaccini». Nel corso della discussione ha chiesto agli agenti di scorta di identificare tutti i medici presenti. «Il senatore Morra si è presentato in ufficio e ha chiesto chi fosse il responsabile. Subito dopo, ha iniziato ad inveire contro di me incolpandomi del fatto che due suoi parenti, ottuagenari, non erano stati ancora chiamati per la somministrazione del vaccino», dice il direttore Marino con voce flebile per via del malore avuto dopo il «blitz» di Morra. «Ho cercato di tranquillizzarlo, facendolo entrare nella mia stanza, ma non c' è stato verso. Il senatore ha continuato ad aggredirmi verbalmente dicendomi che non siamo all' altezza del nostro compito. Non contento, ha chiamato al telefonino il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri e Guido Longo, commissario ad acta della Regione Calabria, lamentandosi con loro che a Cosenza la campagna di vaccinazione andava a rilento e che non ci sono persone all' altezza per gestire questa emergenza». Il presidente dell' Antimafia contestava a Marino il fatto che da giorni al numero verde per le prenotazioni vaccinali nessuno rispondeva. A nulla sono valse le spiegazioni di Marino, il quale ha cercato di chiarire a Morra che quel numero non era più attivo e che bisognava prenotarsi utilizzando la piattaforma. Non pago della risposta, il presidente dell' Antimafia ha chiesto poi di consultare l' elenco delle persone che si erano prenotate. «Siccome noi non dovevamo nascondere nulla glielo abbiamo fatto vedere, anche perché continuava a sbraitare contro di me e contro gli altri dottori presenti». Neanche quest' apertura, non dovuta da parte dell' ufficio, ha tranquillizzato Morra. «Continuava ad essere rabbioso» dice ancora Marino. «Ad un certo punto se l' è presa pure con i medici di base che non avevano comunicato i nomi degli anziani da vaccinare». La discussione è durato circa un' ora. Poi il senatore, che ieri non è stato reperibile per fornire la propria versione, ha sbattuto la porta ed è andato via. Lasciando steso su un divano con dolori al petto il direttore. Per lui è stato necessario l' intervento di un cardiologo. «Noi lavoriamo da un anno senza sosta dalle 8 alle 20 e ci dobbiamo sentire offesi anche da chi dovrebbe tutelarci» ha concluso Marino, pronto a querelare il presidente dell' Antimafia.

Alessia Candito per repubblica.it il 22 marzo 2021. Il dirigente Asp che lamenta un blitz alla centrale operativa vaccinale di Cosenza e annuncia querele per abuso di potere e interruzione di pubblico servizio contro il senatore Nicola Morra e il parlamentare che rivendica il diritto a fare “ispezioni, che è prerogativa parlamentare, per verificare l’efficacia della campagna vaccinale”. In mezzo, la Calabria che con il 71% delle dosi somministrate è ancora agli ultimi posti per numero di vaccinazioni, in cui la piattaforma informatica di prenotazione è entrata in funzione con più di un mese di fuso orario rispetto al resto d'Italia e dove più volte è capitato che l'appuntamento per la somministrazione si trasformasse in un assembramento autorizzato di anziani e soggetti fragili. Sono versioni diametralmente opposte quelle del dottor Mario Marino, medico legale oggi direttore Igiene pubblica Direttore dipartimento di prevenzione dell'Asp di Cosenza, e del senatore e presidente della commissione parlamentare Antimafia, Nicola Morra, sulla visita del parlamentare alla centrale operativa territoriale per i vaccini. Stando al racconto del medico, Morra si sarebbe presentato urlando alla sede di Serra Spiga, chiedendo conto e ragione del mancato funzionamento del numero verde attivato per permettere agli anziani di prenotare il vaccino. "Spento" contestualmente all'entrata in funzione della piattaforma informatica secondo il dirigente Asp. “Indicato dall’unico dipendente Asp che abbia trovato in servizio”, ancora in funzione e con voce registrata che invita a lunghe quanto inutili attese, per il senatore. Lo avrebbe sperimentato lui stesso - dice - tentando di prenotare il vaccino per gli anziani zii della moglie, ultraottuagenari ma non ancora contattati dall'Asp. “Davvero non so perché l'ha fatto, cui prodest? Forse per via dei suoi due parenti, sicuramente indiretti perché parenti della moglie, che non erano stati vaccinati? – lamenta il medico - L'ha probabilmente interpretata come lesa maestà ma quei due parenti non erano neanche prenotati, perché chiamavano al numero sbagliato”. Nessun favoritismo o questione personale, ribatte Morra, che rivendica di aver agito "perchè il diritto alla salute venga rispettato anche in Calabria, anche in provincia di Cosenza” e già che c’è puntualizza “mi farebbe piacere che mi si spiegasse come avrei perorato la causa dei miei suoceri e secondo altri, dei miei genitori. Purtroppo i miei genitori e mio suocero sono venuti a mancare tempo fa, mentre mia suocera si è già vaccinata quindici giorni”. È vero, dice il senatore, una lunga chiacchierata con Marino c’è stata, ma senza urla o scontri. “Ci siamo anche salutati cordialmente sulla porta del reparto” sostiene Morra.  E la formale identificazione patita dal dirigente sanitario da parte dei due uomini di scorta che seguono il parlamentare? “Lui e un altro medico non avevano la mascherina” sostiene il presidente della commissione antimafia “era atto dovuto”. Non l’ha letta così il dottore Marino, che ai media denuncia una vera e propria aggressione da parte del senatore. Verbale, certo, ma così violenta da provocargli un malore. "Questo è sicuramente abuso di potere, ma credo che querelerò Morra anche per interruzione di pubblico servizio, perché la sua 'visita' ha interrotto il nostro lavoro" annuncia invece Marino, che si è affrettato a riferire l’episodio il commissario dell'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza Vincenzo La Regina. Morra invece, riferisce il dottore, "ha chiamato il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri e il commissario ad acta della sanità calabrese, Guido Longo, con i quali non credo abbia fatto una gran bella figura". Vero, conferma il parlamentare, le telefonate ci sono state ma solo per “migliorare il servizio prenotazione e tutto quanto riguardi la somministrazione vaccinale in Calabria”. Né il commissario regionale, né il numero due del ministero hanno - quanto meno per adesso - ritenuto di commentare alcunché, mentre il presidente facente funzioni di Regione Calabria, Nino Spirlì, si è limitato a un "Morra chi?". Il caso ha sollevato un polverone, ma Morra non sembra turbato. “Non vedo nulla di strano se il Presidente della Commissione parlamentare antimafia, parlamentare eletto in Calabria, si interessa ed interviene per cercare di aiutare il sistema delle vaccinazioni che in Calabria fa acqua da tutte le parti”. E poi fa notare “nonostante ad oggi la macchina di somministrazione del vaccino funzioni poco e male questi scarsi risultati non hanno in alcun modo scalfito le retribuzioni dei dirigenti, che dovrebbero garantirci ben altri numeri per le vaccinazioni e ben altri livelli d'assistenza sanitaria in un'azienda sanitaria provinciale con circa 1 miliardo di debiti". Un riferimento velato agli oltre 700mila euro di straordinari pagati al personale dell’Asp di Cosenza preposto alla prevenzione e al monitoraggio del Covid, finiti al centro di diverse interpellanze di un altro pentastellato, Francesco Sapia? Forse. 

Le reazioni. Nel frattempo, l'episodio è diventato un caso politico. "Morra si dimetta, da tutto. Solidarietà ai medici colpiti" dice il leader della Lega, Matteo Salvini. Interviene subito anche Giorgia Meloni per Fdi, che annuncia: "Andremo fino in fondo a questa vicenda e se tutto ciò corrispondesse al vero Morra farebbe bene a dimettersi immediatamente: un comportamento del genere è inaccettabile e indegno per qualsiasi rappresentante delle Istituzioni, figuriamoci per il Presidente della commissione Antimafia". E il capogruppo del Pd in Antimafia, Franco Mirabelli, sottolinea: "Usare il proprio ruolo, e addirittura la scorta, per sollecitare interventi che nulla hanno a che fare col proprio mandato è un abuso inaccettabile soprattutto per chi, come chi presiede la commissione Antimafia, dovrebbe fare della correttezza dei comportamenti e del rispetto delle regole la propria bussola".

Morra: «Non vedo nulla di strano nella mia ispezione all'Asp. E i miei genitori e mio suocero sono morti». Il Quotidiano del Sud il 22 marzo 2021. “Ho dovuto prendere atto che le modalità di prenotazione non sono efficaci soprattutto per chi, magari anziano, non ha dimestichezza con internet ed i siti-web”. Così Nicola Morra, in un comunicato, in cui chiarisce la sua posizione a seguito dell’ispezione nell’Asp di Cosenza in viale degli Alimena per fare un controllo (dal quale sono venute fuori molte polemiche, LEGGI), “esattamente come ho fatto ad ottobre scorso – ricorda Morra – sempre nei locali di Serra Spiga e nei sette giorni addietro quando ho incontrato il Commissario dell’Asp di Cosenza per offrire la mia disponibilità nel sostenere l’azione vaccinale”. “Mi farebbe piacere – scrive il senatore M5S e presidente della Commissione parlamentare Antimafia – che mi si spiegasse come avrei perorato la causa dei miei suoceri e secondo altri, dei miei genitori. Purtroppo i miei genitori e mio suocero sono venuti a mancare tempo fa, mentre mia suocera si è già vaccinata quindici giorni addietro poiché rientrante per ragioni anagrafiche nelle categorie a rischio”. Morra dice di essere andato nei locali dell’Asp di Serra Spiga e di aver incontrato il responsabile della centrale operativa territoriale Mario Marino “che ho messo telefonicamente in contatto con il sottosegretario Pierpaolo Sileri, con Giuseppe Longo, commissario regionale alla sanità, e con Vincenzo La Regina commissario dell’Asp cosentina al fine di migliorare il servizio prenotazione e tutto quanto riguardi la somministrazione vaccinale in Calabria”. Un’ispezione nata dopo “segnalazioni di cittadini che mi chiedevano d’intervenire vista la scarsità di vaccini ricevuti dai calabresi e, quindi, anche in provincia di Cosenza. Non vedo nulla di strano – specifica ancora Morra – se il presidente della Commissione parlamentare antimafia, parlamentare eletto in Calabria, si interessa ed interviene per cercare di aiutare il sistema delle vaccinazioni che in Calabria fa acqua da tutte le parti e lo dicono i numeri. Nonostante ad oggi la macchina di somministrazione del vaccino funzioni poco e male, questi scarsi risultati non hanno in alcun modo scalfito le retribuzioni dei dirigenti che dovrebbero garantirci ben altri numeri per le vaccinazioni e ben altri livelli d’assistenza sanitaria in un’azienda sanitaria provinciale con circa un miliardo di debiti”. “L’ispezione eseguita sabato – conclude Morra – è una prerogativa di un parlamentare e penso sia dovere di qualunque rappresentante delle Istituzioni provvedere affinché il diritto alla salute venga rispettato anche in Calabria, anche in provincia di Cosenza”.

Lei non sa chi è Morra…Se il capo dell’Antimafia si improvvisa ispettore. Nicola Morra colpisce ancora. E scopriamo che oltre a contrastare le cosche, il capo dell’Antimafia si sente in dovere anche di scendere in trincea contro il virus. Rocco Vazzana su Il Dubbio il 22 marzo 2021. Nicola Morra colpisce ancora. Però stavolta non si accanisce sugli elettori della defunta Jole Santelli, colpevoli di aver votato una malata oncologica, se la prende “solo” col dirigente dell’Asp di Cosenza per il malfunzionamento del piano vaccinale. O almeno di questo è convinto il senatore ex Movimento 5 Stelle dopo aver chiamato invano un numero verde per la prenotazione delle fiale. Morra non sa che quell’utenza non è più operativa – da quando per vaccinarsi bisogna iscriversi a una piattaforma online – e aspetta pazientemente oltre 17 minuti al telefono, ascoltando un messaggio preregistrato, poi perde le staffe e si reca fisicamente negli uffici dell’azienda sanitaria. Anche perché ad aspettare l’immunizzazione ci sarebbero anche degli zii ultraottuagenari di sua moglie. E con tanto di scorta al seguito incaricata di prendere le generalità di tutti i presenti, il senatore Morra irrompe nella sede di Serra Spiga (Cs) e chiede conto delle “inspiegabili” disfunzioni del sistema. Perché oltre a contrastare le cosche, scopriamo che il capo dell’Antimafia si sente in dovere anche di scendere in trincea contro il virus. È lui stesso a dirlo, in un video pubblicato su Facebook per smentire la versione del dirigente dell’Asp che ha già annunciato querela contro l’ex grillino per per abuso di potere e interruzione di pubblico servizio. L’ispezione, spiega Morra, nasce «al fine di governaere la pandemia nel miglior modo possibile». E per questo motivo, evidentemente, il politico si sarebbe fatto consegnare l’elenco delle prenotazioni, dopo aver contattato telefonicamente il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, e il commissario ad acta della sanità calabrese, Guido Longo. Nel frattempo per il dirigente dell’Asp spaventato dal blitz si è reso necessario l’intervento di un cardiologo.

Morra e i vaccini ai parenti, la rabbia del medico aggredito: «Dovrebbe combattere la mafia…» Lucio Meo martedì 23 Marzo 2021 su Il Secolo d'Italia. I vaccini “preferenziali” tengono banco in Italia, non solo quelli di Andrea Scanzi ma anche quello – che sarebbe stato chiesto per i suoceri – dal presidente dell’Antimafia, il grillino dissidente Nicola Morra. Il presidente dell’Ordine dei medici di Cosenza, Eugenio Corcioni, ha intenzione di andare fino in fondo sull’irruzione di Nicola Morra nella Asl per chiedere la vaccinazioni dei parenti della moglie: ha avviato un’indagine conoscitiva su quanto accaduto, chiedendo al dottor Marino una relazione su quello che è successo, firmata da tutti i medici che erano presenti, dunque attori della vicenda. “Quando mi arriverà la relazione, faremo le nostre valutazioni”, dice all’AdnKronos  commentando il blitz di Nicola Morra, senatore del M5S nel centro vaccinale dell’Asp di Cosenza. Un’indagine alla quale seguirà, con tutta probabilità, quella della magistratura, visto che il medico vittima dell’aggressione non ha, a sua volta, intenzione di accettare la versione data da Morra. “Il blitz rientrava tra le mie prerogative”. “Stasera vado dall’avvocato per mia tutela e valuteremo se ci sono gli estremi per querelare il senatore Morra. Ho già redatto la mia memoria”, dichiara all’AdnKronos il dottor Mario Marino, direttore Igiene pubblica Direttore dipartimento di prevenzione dell’Asp di Cosenza, che torna sulla vicenda e ribadisce la sua versione dei fatti sul blitz del senatore del M5S, Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia, che sabato scorso si è presentato negli uffici della centrale operativa territoriale dell’Asp aggredendo verbalmente, secondo quanto riferito dal dirigente, sia Marino sia i medici dello staff, definendoli “incapaci” di gestire le vaccinazioni e incolpando Marino perché due suoi parenti non erano ancora stati chiamati per la somministrazione del vaccino. Parla anche alla luce del video postato dallo steso Morra su Facebook. “La vicenda che si è verificata è grave – spiega Marino all’Adnkronos -, non ho inventato nulla, tutto ciò che ho raccontato è la pura verità. Morra si è presentato urlando e chiedendo informazioni per due suoi parenti di cui conosciamo i nomi ma non li comunichiamo per privacy. Mai fino ad ora abbiamo detto che tali nomi corrispondevano a suoceri e/o similari, perché non è compito nostro indagare”. Morra, aggiunge il dirigente dell’Asp, “non è venuto a chiedere come si sta sviluppando la vaccinazione degli ottuagenari a Cosenza, ma si è presentato per chiedere come mai questi parenti non erano stati vaccinati. E lo ha fatto aggredendo verbalmente i medici preposti alla gestione delle vaccinazioni in un momento di emergenza. Ma poi lui non è uno sceriffo che può entrare in un ufficio pubblico facendo chiedere alla sua scorta i documenti a tutti. Questa non è intimidazione?”. Subito dopo il dottor Marino sottolinea: “Io avevo la mascherina, non l’ho mai tolta. Quello che dice Morra per giustificare la richiesta di documenti da parte della scorta non è vero. Solo per un attimo il mio collega l’ha abbassata”. Infine, il dirigente dell’Asp conclude con l’AdnKronos: “Io sono in malattia dopo il malore avuto a seguito della vicenda. Mi hanno pregato di ritornare, ora domani vado nuovamente dal cardiologo, sicuramente questa settimana resterò a casa. Ma voglio pormi e porre una domanda: perché Morra invece di battersi contro la mafia si batte contro i medici dell’Asp?”.

  Massimiliano Panarari per "La Stampa" il 23 marzo 2021. Il triangolo no, non l' avevo considerato. E, invece, la polemica quella sì che (Nicola Morra) l' aveva considerata. Perché il senatore già pentastellato è un autentico magnete di polemiche, «piatto ricco mi ci ficco» - specie se si tratta di questioni che riguardano la Calabria, la sua regione d' elezione (e di elezioni), dove ha fatto il professore liceale di filosofia, conservando l' inclinazione per la citazione dotta. Morra, infatti, nelle controversie ci sguazza golosamente. Qualche volta, invece, vien da pensare che ne avrebbe fatto volentieri a meno, come nel caso dell' episodio salito ieri agli "onori" della cronaca. L' antefatto si è svolto sabato scorso, quando il presidente della commissione Antimafia si è presentato con la scorta al centro vaccinale dell' Asp di Cosenza per un sopralluogo improvvisato. Motivazione ufficiale: effettuare un'«ispezione, che è prerogativa parlamentare, per verificare l' efficacia della campagna vaccinale». Ma il blitz è finito tra le urla, e il dirigente Asp Mario Marino lo ha accusato di aggressione, minacce e «abuso di potere», dal momento che il vero intento della "spedizione punitiva" del senatore sarebbe stato quello di fare pressioni per ottenere la vaccinazione di alcuni parenti della moglie. Di qui il coro di proteste, con la richiesta immediata di dimissioni dal centrodestra, e toni poco teneri anche da parte degli ex compagni di partito. Sulla replica del senatore si tornerà tra poco, perché davvero esemplare della forma mentis e della narrativa - sofismi compresi - del grillismo. Antiberlusconiano integrale e anti-Pd intransigente, big di prima fila della fase iniziale del Movimento, Morra è un autentico custode della «cultura del sospetto» e del fondamentalismo originario dell' autoproclamata «rivoluzione grillina». Con un cursus honorum (assai accelerato, come per parecchi esponenti della generazione degli «antemarcia») che lo ha traghettato in poco tempo dal meetup all' ingresso, nel 2013, in Senato. Dove è stato vicepresidente della commissione Affari costituzionali, quindi capogruppo e, dopo le elezioni del 2018, ha assunto la presidenza di quella Antimafia. Commissione parlamentare delicata e importante per il Paese, come pure centrale a livello simbolico per quel M5S che sulle battaglie per la legalità (e, al medesimo tempo, sul populismo giudiziario usato come una clava contro gli avversari politici) ha edificato le proprie fortune. Una postazione dalla quale il pugnace uomo politico non si è appunto fatto mai mancare dispute e controversie. Tanto da incappare anche in alcune gaffe alquanto spiacevoli, di cui ha rivendicato spesso orgogliosamente la paternità sostenendo di non avere paura di apparire «politicamente scorretto». Come le sue dichiarazioni del novembre scorso a Radio Capital sulla malattia oncologica di Jole Santelli, e quelle sul voto in Calabria «irrecuperabile», «dimostrazione che ogni popolo ha la classe politica che si merita», seguite da una tale ondata di sconcerto da costringerlo a scusarsi. D' altronde, Morra il recidivo aveva già dato fuoco alle polveri sul tema poco tempo prima, quando aveva detto di non avere votato nelle regionali della Calabria il candidato presidente del M5S. Un gusto per la provocazione che, in qualche modo, però, si tiene con l' ortodossia pentastellata delle origini, a cui si considera nei secoli fedele. E nel nome della cui eredità ha contestato la recente espulsione da una formazione politica che, invece, è perennemente in Movimento e metamorfosi. Ma la maledizione (autoinflitta) della nemesi continua a collegare, peggio di una catena di Sant' Antonio, molti dei grillini e affini. Nati per dare un roboante sfratto alla casta, una volta entrati nel Palazzo si sono accorti che ci si sta niente affatto male, e hanno finito per adottarne costumi e malcostumi. Come quello di un certo nepotismo e clientelismo (termine che usiamo nell' accezione politologica, e non in quella giustizialista che tanto piaceva nei dintorni delle 5 Stelle), di cui la Parentopoli al Comune di Roma di queste ore è solo l' ultima manifestazione. E, difatti, la replica del senatore Morra alle accuse - contenuta in un video su Facebook perché, come da tradizione (e disintermediazione) pentastellata, «non mi fido più di tanti giornalisti» - suona un po' come un' arma di distrazione di massa. Altra peculiare specialità grillina.

Grazia Longo per "la Stampa" il 23 marzo 2021.

Dottor Marino, il senatore Morra dice che il suocero è morto e la suocera è già vaccinata.

«E che c' entra? Io non ho mai riferito di aver ricevuto proteste per i suoceri. Morra mi ha aggredito verbalmente perché nelle prenotazioni dei vaccini non risultavano due parenti della moglie. Forse degli zii. La verità è che si sta arrampicando sugli specchi».

Eppure Morra insiste di essere venuto a lamentarsi in difesa dei comuni cittadini.

«Ma quali comuni cittadini? Ci ha fornito i nomi e le date di nascita di questi parenti over 80, un uomo del 1933 e una donna del 1937. E quando non li ha trovati sulla lista ha fatto il pazzo».

Che cosa le ha detto?

«Che sono incompetente e inefficiente perché lui aveva provato a telefonare al numero verde per le prenotazioni ma non rispondeva nessuno. Ho provato a spiegargli che il numero non era più valido e che ora funziona la piattaforma in collaborazione con le Poste ma lui non voleva sentire».

Perché?

«Secondo lui gli ultra ottantenni non sanno usare Internet e a nulla sono valse le mie rassicurazioni sul fatto che si può anche prenotare telefonando al Cup o attraverso il postino. Ha pure chiamato al telefono il viceministro alla Sanità Sileri e il commissario alla Sanità calabrese Guido Longo».

Come hanno reagito?

«Li ha chiamati con il viva voce: Sileri è rimasto di stucco e ha provato a dire che le cose erano cambiate. Lo stesso ha fatto Longo».

E così Morra si è calmato?

«Macché, era ancora più infuriato, ha chiesto ai due suoi poliziotti di identificare me e i miei colleghi e ha continuato a inveire, tanto che ho cominciato ad avere fitte al cuore».

È stato costretto a rimanere a casa per il malessere?

«Proprio così, ho la pressione a 180. Domani (oggi per chi legge) vado dai carabinieri a denunciarlo per abuso di potere, interruzione di servizio e pure per falso».

Nicola Morra e la scorta in ospedale, quello che non si sapeva. Francesco Storace lo inchioda: "Perché l'hanno fatto?" Libero Quotidiano il 23 marzo 2021. Nicola Morra, presidente della commissione antimafia, continua a fare gaffe dopo l'enorme clamore politico che ha registrato il suo blitz in un centro vaccini calabrese. Stavolta, a sottolineare e a criticare l'errore del grillino, è Francesco Storace dalle colonne del Tempo. "Nella piazzata che si sarebbe svolta l'altroieri nella As1 di Cosenza, avrebbe ragione solo su un punto, quando si è parlato dei suoi suoceri, come riferivano le fonti giornalistiche locali. Ma le successive dichiarazioni del dottor Mario Marino, responsabile del centro visitato da Morra, continuano ad attribuirgli parenti da vaccinare. Se la vedranno loro in tribunale, se ci saranno le querele annunciate reciprocamente e una volta tanto non contro l'informazione", chiarisce Storace. Che evidenzia l'errore di Morra: "I due video, ciascuno a distanza di due ore e mezzo dall'altro, con cui il presidente della commissione antimafia ha tentato di chiarire la propria posizione. In entrambe le dirette facebook Morra non ha ovviamente risposto alle domande del caso. Non solo se è vero quel che dice il dottor Marino sui parenti da vaccinare, ma anche sull'uso abbastanza spericolato di una scorta che è a sua disposizione per difenderlo dalla mafia e non dai medici. Lo ha ammesso lui stesso: i due agenti che stanno a sua protezione si sono messi a chiedere le generalità delle persone incontrate presso il presidio sanitario". scrive l'ex senatore. Storace, infine, evidenzia l'inopportunità istituzionale di alcuni atteggiamenti di Morra che non sono piaciuti neanche alle forze dell'ordine. "La cosa grave è proprio l'identificazione dei presenti da parte dei due poliziotti, che ha suscitato le ire di qualche rappresentante sindacale. E la Federazione Sindacale della Polizia di Stato ad esprimere 'massima vicinanza ai colleghi coinvolti in questa triste vicenda, che auspichiamo non sia reale, immaginando lo stato di imbarazzo al quale sono stati costretti ad "operare", dopo le notizie trapelate in queste ore rispetto al blitz del presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, negli uffici dell'Azienda sanitaria provinciale di Cosenza''", conclude Storace.

La polemica. Morra archivia “l’honestà”: con l’irruzione all’Asl di Cosenza si macchia di un reato odiato dai grillini. Tiziana Maiolo su Il Riformista il 23 Marzo 2021. Quando il Presidente della Commissione bicamerale Antimafia ha saputo quel che era successo alla Asp di Cosenza, dove un energumeno di nome Nicola Morra aveva preso a male parole il dirigente fino a fargli perdere i sensi per un malore, al grido di “onestà onestà” ha immediatamente chiamato la Procura della repubblica e denunciato il fatto e l’autore. Per diversi motivi. Prima di tutto perché in terra di Calabria (regione che lui conosce bene perché sua moglie è di quelle parti) se c’è qualcuno che minaccia e intimidisce, è bene che se ne occupi subito il dottor Gratteri, che quanto meno un concorso esterno in associazione mafiosa non nega a nessuno. E poi, se è vero che l’energumeno si è presentato addirittura accompagnato da una scorta (si presume) armata, che avrebbe proceduto all’identificazione di tutti i presenti, il fatto sarebbe addirittura oltraggioso nei confronti di chi fa con abnegazione il proprio dovere quotidiano in difesa dei cittadini onesti. È chiaro infatti che l’energumeno avesse poco a che fare con il partito degli onesti, dal momento che, insieme ai reati di ingiuria e minaccia, si macchiava anche di uno dei delitti più odiati, perché anche immorali, dal Presidente dell’Antimafia, cioè il traffico di influenze. Infatti con la sua protesta il cittadino Nicola Morra esigeva un privilegio per la propria famiglia, con l’immediata vaccinazione di suoi due parenti, che, diceva, al contrario di tutti gli ottantenni di Cosenza e forse d’Italia non erano ancora stati punti all’avambraccio sinistro. Mentre i dipendenti dell’Asp, tra malori e svenimenti cercavano di spiegare all’energumeno che se voleva aiutare i suoi familiari doveva collegarsi con l’apposita piattaforma informatica, proprio come si faceva con quella intestata a Rousseau, il cittadino Nicola Morra afferrava il telefono e mostrava ai poveri incapaci come si fa per ottenere il bene agognato, il vaccino anti-covid. Prima si chiama il sottosegretario alla salute Sileri: Pierpaolo, ma lo sai che i mie parenti sono gli unici ottantenni di tutto il mondo a non esser stati ancora vaccinati? Poi si passa al Commissario straordinario della Calabria Guido Longo: ma lei lo sa che come l’ho messa lì la posso togliere? Ci metto Giuseppe Conte che adesso è disoccupato e lei va a casa. L’ultima legnata è per il commissario dell’Asp di Cosenza Vincenzo La Regina, anche se ormai è terminata la riserva di minacce. L’ultimo pensiero del cittadino Nicola Morra, prima di allontanarsi con la sua scorta, è di disprezzo per tutti questi calabresi che sicuramente (ne sono certo, pensa tra sé) avevano votato per la presidente della Regione Jole Santelli pur sapendola gravemente malata. «Se però -aveva detto – ai calabresi questo è piaciuto, è la democrazia, ognuno dev’essere responsabile delle proprie scelte». Così rimugina, mentre scattano ai suoi polsi le manette del procuratore Gratteri, mandato dal presidente della Commissione parlamentare antimafia. Concorso esterno in associazione mafiosa.

Da ilmattino.it il 16 marzo 2021. Gentile Direttore Monga, il maledetto Coronavirus ha portato via anche Raoul Casadei, il re del liscio, a 83 anni. Una persona splendida e con la musica nel suo Dna. Casadei è l’ultimo personaggio noto rapito alla vita. Ma penso, in precedenza, a Lucia Bosé, l’architetto Vittorio Gregotti, al giornalista Pino Scaccia, al vescovo di Caserta monsignor D’Alise, a Stefano D’Orazio dei Pooh, allo scrittore cileno Luis Sepulveda, al regista coreano Kim Ki-Duk. Insomma, il virus non fa differenze di casta, età, condizione. Gli oltre centomila decessi in Italia sono la dimostrazione della forza di questa pandemia, che si sta combattendo con il vaccino. È importante è non mollare e fare discriminazioni. Tutti insieme torneremo a sorridere. Franco Petraglia Cervinara

Risposta del direttore Federico Monga. Caro Franco, se, come ricorda lei, la letalità del Coronavirus è democratica, ovvero colpisce indipendentemente dallo stato sociale, economico o culturale altrettanto deve essere la campagna vaccinale per combattere l’epidemia. In questi giorni abbiamo assistito, invece, a una vergognosa e goffa corsa al privilegio da parte di alcuni rappresentanti delle corporazioni. Purtroppo tra questi si è distinto anche Ottavio Lucarelli, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania che ha provato, grazie al presidente De Luca invano, a far saltare la fila alla categoria in nome non si capisce di quale diritto o maggior rischio. Tanti lavoratori hanno contatti quotidiani e ravvicinati con altre persone. Non vedo una vera ragione, se non la difesa di casta, perché i giornalisti debbano venire prima delle cassiere dei supermercati o di un conducente di autobus o degli operai di un’industria metalmeccanica. Gli unici criteri da seguire, invece, sono la fragilità sanitaria e l’età. Solo per queste due variabili è dimostrato un legame con la letalità da Covid. Allora insistiamo, e battiamoci, perché si faccia in fretta ma aspettiamo tutti il nostro turno. In fila. Democraticamente. Come hanno fatto il virus e il presidente degli italiani Sergio Mattarella.

Alessandro Trocino per il “Corriere della Sera” il 12 marzo 2021. L'apripista è stato il presidente della Campania Vincenzo De Luca che si è fatto vaccinare il 27 dicembre: «L'ho fatto per dare l'esempio». Ora il numero di politici vaccinati aumenta: in Toscana a decine si sono immunizzati, approfittando della norma che consentiva agli avvocati di avere priorità. Tra loro ci sono due esponenti di Italia viva, il senatore Francesco Bonifazi e l'assessore regionale Stefania Saccardi. Ma anche sindaci e assessori di ogni colore. Saltare la fila non è un vizio solo nostrano: il governo greco del premier Kyriakos Mitsotakis si è vaccinato in massa. Così anche il premier della Repubblica Ceca Andrej Babis e la presidente della Slovacchia Zuzana Caputova. Buon esempio o privilegio? Il presidente Sergio Mattarella ha aspettato il suo turno e si è messo seduto in fila con gli altri. Joe Biden l'ha fatto subito, tra gli elogi. Come il sindaco di Corleone Nicolò Nicolosi, 78 anni, che però si è dovuto dimettere. I politici sono cittadini come gli altri oppure l'indignazione è il lascito della stagione dell'«uno vale uno»? Prendiamo la Toscana. Ha inserito avvocati, magistrati e cancellieri nelle categorie con priorità. Poi, travolta dalle polemiche, da lunedì ha cancellato la norma. Tre assessori/avvocati della giunta Nardella si sono vaccinati. Da Palazzo Vecchio si parla di «deriva populista». Bonifazi, che si è già fatto 36 giorni di Covid, preferisce non commentare, ma ricorda di esercitare quotidianamente la professione di avvocato. La Saccardi su Facebook è stata travolta dalle polemiche: è avvocato, ma non esercita da anni. Al Corriere spiega: «Il requisito dell'esercizio non è stato richiesto a nessuno degli 8.000 avvocati vaccinati. Anche medici in pensione si sono vaccinati. Per essere iscritti all'ordine, poi, bisogna avere delle cause patrocinate e un fatturato che consenta il pagamento della cassa di previdenza. Rispondo ai requisiti». E ancora: «Ricordo che il vaccino AstraZeneca non era consentito a anziani, cronici, oncologici o fragili in generale». Il sindaco di Avola Giovanni Luca Cannata (Fratelli d'Italia) si è difeso con più enfasi, troppa: «Perché un malato oncologico è più a rischio di me? Lui può stare a casa ed evitare contatti». Il primo cittadino di Massa Francesco Persiani, leghista, tiene famiglia: «Non ho chiesto favoritismi, la regola ce lo consentiva. Mi sono confrontato in famiglia e mi hanno detto: papà, e se ti contagi? Ho scelto con il buon senso del padre di famiglia, ma non ho scavalcato nessuno. Noi non dobbiamo essere trattati né peggio né meglio degli altri». Francesco Micheletti, assessore FdI a Siena: «Sono avvocato e, incidentalmente, politico. Forse la scelta di vaccinare i legali è stata discutibile, ma non l'ho fatta io. Mi sono adeguato». Avvocati, ma anche giornalisti. Il presidente dell'ordine nazionale Carlo Verna aveva chiesto «priorità per chi garantisce l'informazione in situazioni di rischio». In Campania dall'entourage di De Luca minimizzano: «Ma no, tutti ci hanno scritto, abbiamo risposto che quando sarà il momento, toccherà a loro. Ma prima ospedali e anziani». E il presidente dei giornalisti campani Ottavio Lucarelli dice: «La vaccinazione avverrà in parallelo con gli over 80. L'informazione è servizio pubblico essenziale».

Emanuele Lauria per “la Repubblica” il 28 marzo 2021. Il suo sfogo, in rete, è già diventato una hit: «Sono talmente incazzato per il fatto di essere stato preso per il culo quando ho detto che i politici avrebbero dovuto essere vaccinati, che oggi ammazzerei qualcuno. Perché noi siamo la casta, capito, e non ci spetta nulla. Agli altri, poveri, magistrati, avvocati, sì... E a noi niente». Così parlò, dal pulpito della presidenza dell'Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Micciché. Palazzo dei Normanni, Palermo, interno sera: il numero uno dell'Ars ha appena saputo di un caso di Covid che riguarda un collaboratore di un dirigente della Regione e che rischia di fare esplodere un focolaio. Perde la pazienza, si sbraccia, manda tutti i consiglieri a casa: «Ma io l'avevo detto, era scientifico che succedeva».

Cominciamo dall'inizio, un mese fa più o meno.

«Affermai che eravamo a rischio, noi deputati regionali, perché sapevo che durante la Finanziaria il Palazzo che ospita l'Assemblea quadruplica almeno i suoi frequentatori. Ma fui messo sotto tiro dagli odiatori seriali, la facile lettura fu quella di Micciché che difendeva i privilegi della casta. Ecco, è questa lettura che mi ha fatto incazzare».

Intendeva dire che i politici devono vaccinarsi prima degli altri?

«Quando dissi quelle cose si ragionava ancora, in diverse regioni, per categorie a rischio. E sinceramente credo che io e i miei colleghi rischiamo di più di un magistrato quando le aule di giustizia sono chiuse o di un prof universitario che da un anno fa lezioni a distanza. O no?»

Si rende conto che ci sono over 80 che ancora non sono riusciti a vaccinarsi?

«Me ne rendo conto eccome: hanno tutto il diritto di farlo subito. Io ritengo che l'ordine di priorità per categorie, in materia di vaccinazioni, è una cosa demenziale. Ha fatto benissimo Draghi, e non ringrazierò mai abbastanza Renzi per avere favorito il suo arrivo a Palazzo Chigi, a instaurare un ordine basato solo su età e patologie».

Quindi non reclamate più alcuna corsia preferenziale.

«Proprio per nulla. Io ho solo lanciato l'allarme di fronte a una sessione di lavoro del parlamento siciliano che minacciava di creare assembramenti. Non sono stato ascoltato ma dileggiato, in un Paese in cui ormai vince sempre la demagogia. Purtroppo avevo ragione io, e mi fa tristezza dirlo: l'autista del Ragioniere generale della Regione è stato contagiato, diverse persone sono state poste in quarantena fra cui lo stesso dirigente che in questi giorni ha fatto moltissimi incontri. Siamo in attesa dell'esito dei tamponi. Speriamo che non scoppi un focolaio, sennò gli infetti potrebbero essere centinaia».

Converrà che ci sono stati molti casi di Covid anche alla Camera e al Senato e nessuno ha chiesto di vaccinare prima i parlamentari.

«Però il problema i presidenti se lo sono posto, e hanno fatto bene. Montecitorio l'ho frequentato a lungo da deputato, il Senato lo conosco bene. Ci sono spazi che permettono di lavorare con maggiore serenità rispetto all'Ars».

Per il vaccino aspetterà il suo turno.

«Guardi, essendo cardiopatico potrei già vaccinarmi. Andrò appena possibile e mi metterò in fila. Ma anche su questo permettetemi di andare controcorrente: un Paese che applaude Mattarella perché ha aspettato il suo turno è un Paese eticamente fallito. Il Capo dello Stato, la massima figura del nostro ordinamento, il capo delle nostre forze armate, avrebbe dovuto fare per primo il vaccino. Senza polemiche e dibattiti. Ma ormai i demagoghi hanno vinto, sono rassegnato».

Vaccino, l'europarlamentare di Forza Italia Aldo Patriciello sotto accusa: "Ha saltato la fila". Carla Ferrante Libero Quotidiano il 12 marzo 2021. Stanno venendo a galla tutte le «vittime del privilegio» - per dirla alla Gandolfo Librizzi, il sindaco di Polizzi, in Sicilia, salito agli onori delle cronache per aver goduto del vaccino anti-Covid 19 insieme al suo vice sindaco, il medico in pensione, Angela Madonia, nonostante non ne avessero ancora diritto. Al contesto machiavellico, che non conosce limite alla spregiudicatezza di chi sogna il potere "divino" della salute, fa eco quello della vergogna che non conosce discolpa. Dopo i casi dei furbetti in Sardegna, in Toscana e in Sicilia, in un'altra regione, in Molise, già travolta dall'indagine in corso sul commissario ad acta della sanità accusato di omissione di atti d'ufficio e abuso di ufficio, i furbi vengono a galla uno ad uno. E non c'è pietà che regga. Non basta la toppa a coprire il buco, lo "scandalo" ha colpito. A finire nel registro dei furbetti l'eurodeputato Aldo Patriciello, di Forza Italia, che a sua discolpa in un post su facebook apparso qualche ora dopo le indiscrezioni, scrive: «Vaccinarmi non è stato solo un diritto, ma un vero e proprio obbligo che ho avvertito come forma di rispetto nei confronti delle centinaia di collaboratori, medici, infermieri, personale amministrativo, addetti alla manutenzione, con cui quotidianamente vengo a contatto per motivi di lavoro. Tutto ciò anche per aderire scrupolosamente alle disposizioni del Commissario all'emergenza Covid che raccomandano di vaccinare chiunque graviti stabilmente nelle strutture ospedaliere e sanitarie, a qualunque titolo». Qual è il titolo di Patriciello? Lo riferisce sempre lui nel post: «Imprenditore a capo di un gruppo sanitario che opera in sei regioni italiane». E quando tutto sembrava rientrato nella normalità, ecco che spuntano nuove indiscrezioni, che travolgono sempre l'europarlamentare. Questa volta tra gli imbucati spuntano i dipendenti del circuito tv che ruota intorno alla famiglia Patriciello. A vaccinarsi, saltando la fila, sono stati alcuni giornalisti e operatori video dell'emittente locale. A scatenare lo scandalo, pare sia stato proprio un selfie scattato da un giornalista e postato sui social network. A gettare acqua sul fuoco divampato in pochissimo tempo, le giustificazioni affidate da un altro giornalista dell'emittente a un quotidiano online «Nessun cattivo esempio, i giornalisti hanno continui rapporti con le cliniche del Neuromed, quindi soggetti a rischio contagio». Una bella gatta da pelare per l'europarlamentare. Intanto la Procura vuole vederci chiaro e manda i Nas a indagare. Requisiti negli uffici dell'Asrem faldoni di documenti e i registri delle vaccinazioni. L'Asrem, intanto, mette le mani avanti. Il dg dell'azienda sanitaria, Oreste Florenzano, spiega il procedimento di consegna delle dosi alle strutture sanitarie accreditate con il sistema sanitario regionale. In buona sostanza le strutture private hanno inviato il numero di dipendenti da vaccinare e l'Asrem senza battere ciglio ha inviato le dosi. «Asrem - spiega Florenzano - effettua i controlli analitici solo sui propri punti vaccinali. Sappiamo chi sono le persone che noi vacciniamo». Del chi, del come e del quando fuori dalle loro quattro mura all'Asrem poco importa. Il responsabile delle vaccinazioni e delle consegne per Florenzano ha un solo nome ed è il commissario ad acta Giustini, ad un passo dalla sostituzione.

Vaccino, non solo la Binetti: i nomi dei 34 politici che chiedono a Speranza subito una dose. Libero Quotidiano il 14 marzo 2021. 34 senatori hanno chiesto al ministro della Salute, Roberto Speranza, di vaccinare "con urgenza" tutti gli onorevoli che siedono sui banchi di Palazzo Madama. "Perché considerando sia l'età media che il ruolo che svolgiamo, non siamo meno a rischio di docenti, membri delle forze armate e altre categorie considerate prioritarie dal nuovo piano urgente per le vaccinazioni". Così c'è scritto in una interrogazione, del 4 marzo scorso, nata su iniziativa di Paola Binetti (Udc). La senatrice ha spiegato anche di "non voler saltare la fila, ma solo di considerare le circostanze". L'interrogazione ha trovato largo seguito a Palazzo Madama. Ma i firmatari dell'interrogazione non sono tutti over 80. L'età media, ha scoperto il Tempo, di questi parlamentari è di 60,5 anni. Il governo Draghi ha infatti deciso di vaccinare con il principio a scalare. Partendo da chi ha un'età più avanzata e scendendo progressivamente verso le fasce più giovani. I firmatari dell'interrogazione ritengono di lavorare in prima linea come poliziotti, carabinieri, insegnanti, medici ed infermieri. In Senato attualmente ci sono 15 senatori, che sono stati colpiti dal virus Covid-19, e nelle proiezioni che gli epidemiologi esperti fanno di questo indice, è realisticamente possibile supporre che entro la fine del mese potrebbero essere colpite almeno 50 persone, rendendo di fatto problematico lo svolgimento delle attività parlamentari. Situazione altamente probabile", si legge nell'interrogazione. I firmatari dell'interrogazione chiedono a Speranza inoltre se "non ritenga ormai utile, necessario e improcrastinabile procedere alla vaccinazione urgente dei senatori". Qualcuo prova a spiegare: "Non c'è alcun privilegio di casta è una retorica che non porta a nulla di buono. Il punto non è salvare dal contagio il singolo parlamentare, ma riconoscere la funzione pubblica della categoria. Io non ho particolari smanie di vaccinarmi subito, ma il Parlamento va rispettato, spiega Andrea Cangini, 52 anni, di Forza Italia. Silvia Vono di Italia Viva, 52 anni compiuti oggi domenica 14 marzo, parla di "ruolo del parlamentare a tutela dei cittadini: non è una questione di casta, ma di logica e di buon senso". Gabriella Giammanco, la più giovane dei firmatari con i suoi 43 anni è di Forza Italia: "Aspetterò il mio turno volentieri, ho sottoscritto l'interrogazione per solidarietà nei confronti della senatrice Binetti, una donna di 77 anni che viaggia, incontra persone e trascorre ore in un'Aula piena di gente", spiega sempre al Tempo. Ci sono anche i primi pentiti come Michelina Lunesu, 66 anni, della Lega. "Non avevo letto bene il testo, l'ho interpretato male. Pensavo che la Binetti volesse chiedere a Speranza solo quando noi senatori saremo vaccinati. Non appena mi sono resa conto dell'errore, ho ritirato la mia firma". 

Diodato Pirone per "il Messaggero" il 4 marzo 2021. Nel Paese delle corporazioni l' una contro l' altra armate e del lei non sa chi sono io non poteva non scoppiare una guerra civile a bassa frequenza anche sui vaccini. Al grido prima a me l' Italia sembra marciare unita come mai, dalla Lombardia alla Sicilia, per rivendicare una corsia preferenziale alla fiala. A Milano a far scoppiare il putiferio è stata una delle incredibili lentezze di una Regione che sembra aver smarrito lo smalto dell' efficienza meneghino. Pur conservando gelosamente nei suoi frigo ben 356.000 vaccini sul milione consegnato, Regione Lombardia ha deciso di dividere in figli e figliastri gli addetti all' istruzione iniziando a vaccinare il personale delle Università prima di quello dei licei e delle primarie. Non l' avesse mai fatto! I sindacati si sono subito inalberati, per non parlare dei bidelli e degli impiegati delle scuole primarie e secondarie. I giornali locali sono stati inondati da lettere di protesta: prof. di liceo contro baroni, presidi contro rettori. Risultato? Tutto fermo. A ieri sera in tutta la Lombardia risultavano vaccinati la bellezza di 516 professori (sempre di più dei 139 della Sardegna, ma è una magra consolazione) contro i risultati napoleonici raggiunti nel frattempo dalle Regioni terrone: 50.794 prof. somministratati in Campania, 31.358 in Puglia; 26.288 nel Lazio; 18.471 in Sicilia. Già, la Sicilia. Qui lo scontro fra categorie sulle vaccinazioni è una zuffa di tutti contro tutti. Gli avvocati hanno ufficialmente chiesto a Palazzo delle Aquile di essere considerati una categoria a forte rischio. E la Regione Sicilia (peraltro in compagnia di Toscana e Lombardia) ha accettato. «E allora noi che cosa siamo carne da macello?», è il senso di una piccatissima mail spedita alla Regione (e ai giornali) da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil a nome delle migliaia di commessi dei supermercati e dei negozi. Missiva letta anche dai consiglieri regionali siciliani che ovviamente hanno chiesto anche loro - nonostante la dura opposizione degli eletti 5Stelle - di essere inseriti negli elenchi dei servizi essenziali cui assicurare l' immediata vaccinazione. Che incauti, questi avvocati siciliani. Loro malgrado hanno finito per aprire un feroce conflitto all' interno della loro stessa categoria. Perché il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Roma ha scritto al ministero della Giustizia di «riportare un minimo di razionalità nella schizofrenia delle Regioni» per cui gli avvocati siciliani, toscani e lombardi sembrano aver acquisito un diritto in più rispetto ai loro colleghi delle altre 17 Regioni. Che tutto questo ambaradam sia incostituzionale? La domanda non sfiora i notai che hanno fatto ufficialmente presente al ministero della Sanità la pericolosità del loro delicato lavoro che li espone a molti incontri in luoghi chiusi. Ma anche i giornalisti pugliesi non sono da meno. Sono quasi tutti in smart working ma hanno chiesto alla loro Regione di essere vaccinati immediatamente in quanto servizio essenziale, al pari di forze dell'ordine, forze armate e insegnanti. Altre categorie che si distinguono nello sgomitìo corporativo? Un posto d' onore spetta ai magistrati. Sono già stati inseriti nella «corsia preferenziale della profilassi», traduzione burocratese del privilegio, ma anche qui le falangi della categoria hanno perso pezzi: chissà perché i magistrati tributari sono stati esclusi dalla corsa al vaccino a differenza dei loro colleghi ordinari, amministrativi, contabili e militari. E naturalmente i tributari strillano. Abbastanza inutilmente, però, perché i vaccini restano un miraggio irraggiungibile e quei pochi disponibili alcune Regioni se li tengono ben stretti nei loro frigoriferi. Per incapacità? O perché ai presidenti di Regione piace scegliere fior da fiore quale corporazione privilegiare?

F. Pac. per il "Corriere della Sera" il 3 marzo 2021. L'allarme è scattato a Padova, dove hanno dovuto anche bloccare il sistema informatico che gestisce gli appuntamenti per le somministrazioni. Tra dosi non consegnate, poco personale medico e molte fiale rimaste nel congelatore, la macchina dei vaccini deve fare i conti anche con i furbetti della doppia prenotazione. Cioè gente che non vuole aspettare il suo turno e le prova tutte pur di vedersi inoculato il farmaco prima del dovuto rispetto al calendario delle somministrazioni. Entrando nello specifico e stando all' ultimo caso che ha svelato il Gazzettino, parliamo di insegnanti padovani che dopo aver prenotato la loro dose, hanno provato a riservare (usando le proprie credenziali) un altro appuntamento anche per un parente, utilizzando il portale a loro dedicato. Secondo la locale azienda sanitaria locale (la Ulss 6 Euganea) i casi scoperti sarebbero una decina, ma è prematuro definire il perimetro del fenomeno. C' è chi parla di oltre una cinquantina di episodi. Al riguardo, anche al ministero della Salute vogliono capire se, a livello nazionale, truffe simili si siano verificate in altre parti d' Italia. Il meccanismo della truffa è abbastanza semplice. A Padova come in altre Regioni d' Italia, gli insegnanti - categoria che viene immunizzata in via prioritaria visto l' alto contatto con altre persone, in primis gli studenti - devono collegarsi a un portale apposito per prenotare la prima dose del vaccino AstraZeneca. Per farlo devono inserire nominativo e codice fiscale, prima di vedersi fissato un appuntamento. Si fa tutto online e anche velocemente. Qualcuno, confidando nella fortuna e in barba alle regole, ha pensato bene che il meccanismo fosse aggirabile: si è collegato una seconda volta alla pagina web della Regione, ha di nuovo inserito il proprio codice fiscale, ma stavolta ha cambiato il nome di battesimo, sostituendo al suo quello di un parente. Peccato per loro che all' Ulss Euganea un dipendente più attento e zelante del dovuto si sia accorto che qualcosa non andava. L' azienda locale, infatti, deve controllare che ci sia corrispondenza tra i dati inseriti online dai singoli e quelli presenti nei registri forniti dai provveditorati. Un funzionario dell' Ulss 6 ha scoperto che in alcuni casi a uno stesso codice fiscale corrispondevano più appuntamenti. Pensava a un errore, ma andando a fondo ha notato che cambiava il nome, non il cognome, del destinatario della fiala.

STOP AGLI APPUNTAMENTI. Da qui la decisione di bloccare il portale e ricontrollare tutta la lista. Il direttore generale dell' Azienda Ulss 6 Euganea, Paolo Fortuna, ora non esclude di informare la magistratura. «Ci siamo resi conto - spiega - dell' uso del codice fiscale per più prenotazioni, e abbiamo fatto una pulizia applicando ulteriori filtri al sistema».

Come detto, ora si vuole capire se nel resto d' Italia ci sono state truffe simili. Tenendo conto che chi attesta il falso con un' autocertificazione, stando all' articolo 76 dpr 445 2000, rischia fino a 2 anni di carcere. Nel Lazio, fanno sapere ambienti vicini alla Regione, che qualcuno avrebbe tentato lo stesso blitz, ma in maniera più rozza: fingendosi insegnante. Inutile dire che sarebbero stati subito scoperti, perché il portale pretende anche di conoscere la scuola di appartenenza. Sempre nel Veneto, un paio di settimane fa, si era venuto a conoscenza di cliniche private che, sfruttando il sistema della panchina - cioè fornire le dosi di chi non si è presentato a un altro soggetto per non buttarle - avevano inserito in lista medici, che non avevano diritto in via prioritaria al farmaco. In quest' ottica va ricordato che i Nas - dall' Emilia Romagna alla Sicilia - hanno passato ai raggi X le cartelle di 540 persone vaccinate in tutt' Italia, perché grazie ad amici medici compiacenti, avrebbero ottenuto l' immunizzazione prima del dovuto. Proprio in Sicilia la giunta Musumeci ha approvato un decreto che impedisce ai furbetti di ottenere la seconda dose, dopo aver in maniera proditoria ottenuto la prima. È stato presentato anche un ricorso al Tar di Catania, prontamente respinto dal locale tribunale amministrativo. A Napoli il pm Simone De Roxas, del pool reati che indaga contro la pubblica amministrazione, ha ipotizzato che alla prima maxi vaccinazione alla Mostra d' Oltremare circa 30 persone si siano intrufolate tra i medici e abbiano ottenuto il farmaco, pur non avendone diritto.

I NUMERI. A metà gennaio da più parti - e sottraendo le dosi conteggiate solo a livello nazionale e non in quello locale - si ipotizzò che circa 100mila persone avevano ottenuto l' inoculazione senza motivo. Un numero che poi è stato ridimensionato quasi della totalità, con gli inquirenti - le indagini non sono ancora chiuse - che sono arrivati alla conclusione che i furbetti fossero per lo più medici in pensione o non in prima linea, che avrebbero più semplicemente saltato la fila.

Lorenzo De Cicco per "Il Messaggero" il 10 marzo 2021. Arrivano i prof per il vaccino anti-Covid. Anzi no, sono matricole dell'università che hanno provato a saltare la fila della profilassi spacciandosi per insegnanti. Senza baffi finti e occhiali, i medici dell'Asl Roma 2 ci hanno messo poco a scoprire il trucco: «Sembravano davvero troppo giovani», raccontano. Cinque giorni fa hanno rispedito indietro un gruppo di 15 universitari, tutti arrivati all'hub vaccinale della Nuvola, inaugurato dal presidente Mattarella, muniti di certificato di prenotazione scaricato dal portale della Regione Lazio. Il certificato era vero, ma i ragazzi non avevano i requisiti: le vaccinazioni per il comparto scuola infatti, come la Regione ripete in loop da quasi un mese, riguardano soltanto prof, bidelli e impiegati. Non gli studenti, che devono mettersi in coda e aspettare il proprio turno, non essendo una categoria a rischio.

IN LISTA. Qualcuno ha tentato lo stesso di piazzarsi sulla corsia preferenziale, sfruttando il fatto che il sito web dove ci si prenota (prenotavaccino-covid.regione.lazio.it) chiede solo il codice fiscale e l'istituto o l'ateneo di appartenenza. Ecco allora la trovata: spacciarsi per professori, anche se si è solo studenti. L'imbroglio, almeno per i 15 universitari scoperti alla Nuvola, è sfumato a un passo dalla siringa di precisione con cui i sanitari iniettano il vaccino AstraZeneca. Medici e infermieri, insospettiti dalla giovane età dei vaccinandi che già scoprivano il braccio, hanno iniziato a indagare e le frasi di circostanza iniziali - un vago: «siamo dell'università» - si sono sbriciolate dopo un paio di domande ben poste. Fino all'ammissione, che sa molto di furbata: «Scusate, avevamo capito male, pensavamo che si potessero vaccinare anche gli studenti...».

LE VERIFICHE. Potrebbe non essere il primo episodio. Tanto che l'Asl Roma 2 ha avviato una serie di controlli per verificare se ci siano stati altri tentativi. Subodorando le possibili smargiassate (smargiassate gravi, in questo caso, perché ogni dose di vaccino che non arriva ai destinatari con priorità è sottratta a chi ne ha davvero bisogno) l'assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D'Amato, ha invitato gli esperti delle aziende sanitarie locali a tenere la guardia alta. Fin dal 18 febbraio, quando sono partite le prenotazioni per i professori e per il personale tecnico-amministrativo della scuola e degli atenei, tra i 18 e i 65 anni. «Le prenotazioni - ha spiegato D'Amato - sono per i docenti delle scuole e dell'università e non per gli studenti over 18 che potranno farlo dal loro medico di famiglia quando arriverà il proprio turno. Verranno effettuate verifiche a tappeto». Che hanno permesso di scoprire le 15 matricole in lista. Per i liceali il trucco non era di facilissima riuscita. «Abbiamo controllato: nei nostri elenchi abbiamo un solo docente con 19 anni», spiega Rocco Pinneri, il direttore dell'Ufficio scolastico regionale. Il discorso cambia per il mondo dell'università, popolato da prof a contratto e assistenti. Stavolta però la trufferia non è riuscita. E i controlli, assicurano dall'Asl, proseguiranno. Le prenotazioni per il comparto dell'Istruzione si sono chiuse domenica scorsa, 132 mila persone hanno fissato un appuntamento: oltre 50 mila hanno già ottenuto la prima dose, altre 80 mila aspettano. Ma la ricevuta della prenotazione non basterà per ottenere la puntura: tocca essere prof o bidelli sul serio.

Vittorio Feltri contro Mario Draghi: "Vaccino ai prof con le scuole chiuse? Gli si è chiuso il cervello". Libero Quotidiano il 15 marzo 2021. Il direttore Vittorio Feltri analizza la situazione del Paese nel primo giorno di lockdown mascherato: "Da questa mattina è stato chiuso tutto, siamo zona rossa. La solita storia come lo scorso anno. La mia impressione è che siano chiusi anche i cervelli dei nostri ministri, compreso quello del presidente del Consiglio, Mario Draghi. Non si capisce che senso abbiano certi provvedimenti così restrittivi quando è provato che nei Paesi dove non c'è stata una restrizione così rigida le cose non sono andate peggio che i Italia, tant'è che l'Italia ha il record dei morti, che sono 100 mila. In ogni caso vorrei segnalarvi un'altra assurdità che è stata pensata e portata avanti dai nostro governanti. Hanno pensato di vaccinare gli insegnanti: le scuole sono chiuse, ma i prof vengono vaccinati. Per quale motivo? La risposta che ti danno è che se si vogliono riaprire le scuole bisogna immunizzare i professori. E gli alunni? Allora gli alunni non devono essere protetti? Bisogna capire che o si vaccina tutta la popolazione oppure dare la dose alle persone in base alla professione con dei criteri che non sono logici è una grandissima sciocchezza che si aggiunge a tutte quelle che non vi ho neanche elencato perché le conoscete meglio di me. Intanto la nostra economia ovviamente sta andando in malora e per tutta risposta il governo chiude, chiude, chiude... peccato che abbia chiuso anche i cervelli dei ministri.    

La terapia anti-Covid per il personale giudiziario. Ecco il vaccino per giudici e cancellieri, ma non per gli avvocati…Viviana Lanza su Il Riformista il 9 Marzo 2021. Magistrati e personale amministrativo del comparto giustizia. Nel piano vaccinale stabilito dalla regione Campania i prossimi a essere vaccinati contro il Covid saranno loro. La notizia è stata data dal presidente della Corte d’Appello Giuseppe De Carolis e dal procuratore generale Luigi Riello, d’intesa con l’avvocato generale Antonio Gialanella. La decisione di procedere alla somministrazione del vaccino alle categorie del comparto giustizia è stata presa  dopo un confronto tra i vertici degli uffici giudiziari napoletani e il governatore Vincenzo De Luca. Che sia un modo per accelerare un po’ i ritmi della giustizia? Se lo augurano in tanti, soprattutto gli avvocati che in quanto liberi professionisti non sono contemplati in queste direttive che sono invece rivolte al personale della magistratura, quindi giudici e pm, e al personale amministrativo, quindi cancellieri, funzionari, assistenti. Anche l’Ordine degli avvocati ha chiesto di avere una priorità nel piano vaccinale in considerazione del fatto che i legali sono parte integrante della giustizia intesa come servizio essenziale. Si vedrà. Intanto il prossimo step riguarderà magistrati e dipendenti della cittadella giudiziaria. Napoli come Milano, quindi. Circa un mese fa le organizzazioni sindacali del personale amministrativo avevano scritto ai vertici degli uffici giudiziari di essere ammessi tra le categorie da vaccinare con una certa priorità in questa fase 2 del piano vaccinale proprio portando l’esempio della Corte d’Appello di Milano che in questo senso si era già pronunciata ottenendo il via libera dalla Regione Lombardia. Ora c’è la decisione anche su Napoli. Per i tempi bisognerà attendere la disponibilità delle dosi. Quindi, dopo le forze dell’ordine, si procederà a vaccinare gli altri operatori dei servizi pubblici essenziali, tra i quali quelli del comparto giustizia. «L’accoglimento della richiesta è motivo di soddisfazione tenuto conto della importante ed essenziale funzione che tutti noi svolgiamo», si legge nella nota di De Carolis e Riello. In attesa della data per cominciare, è stato nominato un referente distrettuale che provvederà a raccogliere i dati di tutti i magistrati e il personale amministrativo che intendevano vaccinarsi contro il Covid. E c’è da sperare che presto toccherà anche agli avvocati visto che il presidente dell’Ordine Antonio Tafuri aveva già avanzato la richiesta di inserire la categoria nel piano vaccinale della Regione e dalla Regione era arrivato, se non ancora un formale provvedimento, comunque una promessa che aveva acceso le speranze. Il vaccino, quindi, è la chiave non solo per contestare la pandemia, ma anche per riportare la giustizia ai suoi ritmi ordinari. Da ieri la Campania è in zona rossa, la curva dei contagi indica che il Covid è ancora una minaccia, gli spostamenti sono limitati, le misure di sicurezza devono essere al massimo. E tutto questo ha delle inevitabili ripercussioni, per il momento, sui tempi della giustizia, sul numero di udienze che è possibile fissare ogni giorno, sul numero di magistrati, cancellieri, avvocati e utenti che possono frequentare le aule. 

L’ultimo “agguato” di Travaglio ai diritti: non vaccinate gli avvocati. «Pure Campania e Sicilia danno la precedenza agli avvocati, mentre anziani e vulnerabili restano in lista d’attesa», scrive il Fatto Quotidiano, a cui fa eco il Domani. Ma quella dei vaccini agli avvocati è questione troppo seria per “buttarla” in polemica. Davide Varì su Il Dubbio il 12 marzo 2021. «Pure Campania e Sicilia danno la precedenza agli avvocati, mentre anziani e vulnerabili restano in lista d’attesa». È la nuova campagna del Fatto Quotidiano – chi altri sennò? – che proprio non riesce ad uscire dalla logica manichea dall’amico-nemico (Carl Schmitt ricorda qualcosa?) cercando ogni volta di aprire nuovi fronti di scontro. E non per amore marxista del “conflitto” ma solo per manganellare virtualmente chi si ostina a rivendicare diritti per tutti, ma proprio tutti, gli operatori della giurisdizione. L’altra perla di giornata arriva dal Domani il quale, imbracciato il fucile del populismo pauperista, si chiede il motivo per cui un avvocato dovrebbe essere vaccinato prima di un operaio. «Perché un operaio non ha un Ordine che lo protegge», risponde retoricamente il commentatore del Domani con la tessera dell’ordine dei giornalisti in tasca. Il quale, evidentemente, non ha una causa pendente da anni e non è in attesa di giudizio nelle patrie galere. Altrimenti, ne siamo certi, cambierebbe idea e capirebbe all’istante che avvocati e magistrati sono fondamentali per la tenuta del nostro Stato di diritto e per il rispetto del giusto processo. E qui non stiamo citando né Schmitt né Marx, ma l’articolo 111 della nostra Costituzione. Ma quella dei vaccini agli avvocati è questione troppo seria per “buttarla” in polemica. Per quel che ci riguarda abbiamo cercato di affrontarla evitando il più possibile posizioni troppo rigide o corporative e così abbiamo ospitato anche il parere di chi pensa, o teme, che dare la precedenza agli avvocati – oltre che ai medici, agli infermieri e ai magistrati – possa essere vissuto come una sorta di ingiustificato privilegio. L’impressione, però, è che questa lettura sconti la cattiva coscienza di chi, in questi anni, ha lavorato per raccontare l’avvocatura come un mondo composto da professionisti che aiutano i disonesti (presunti) a farla franca. Un modello caricaturale e inaccettabile che è servito per dividere il mondo della giustizia in buoni e cattivi. Una pratica manichea e fasulla che ha fatto la fortuna di un “club” politico-mediatico-giudiziario che ha cercato di smantellare o indebolire il nostro Stato di diritto. Ed è proprio questo il punto: non v’è dubbio che buona parte della difesa dello Stato di diritto passi per la toga degli avvocati italiani. E tutti, anche i più scettici, non potranno non ammettere che la difesa delle garanzie e delle libertà dei cittadini è fondamentale per il bene e la salute della nostra fragile democrazia. E allora, una volta messi al sicuro medici, infermieri, operatori sanitari e tutti coloro che in questo anno di pandemia hanno lottato come leoni contro questo virus subdolo e terribile, ecco, dopo aver fatto tutto questo, dobbiamo mettere al sicuro anche chi difende i nostri diritti e manda avanti la giurisdizione. E per capire che i vaccini agli avvocati non sono un privilegio ma un diritto di cui beneficiano tutti gli italiani, soprattutto quelli che hanno subito durezze e lentezze della giustizia italiana, bisognerebbe rovesciare quel racconto caricaturale e ingiusto che ha diffamato i nostri avvocati.  Ma del resto questo è uno dei motivi per cui ogni giorno mandiamo in stampa questo giornale.

Vaccini e giustizia. Avvocati “casta”: una leggenda populista. Gian Domenico Caiazza su Il Riformista il 14 Marzo 2021. Due regioni italiane – Toscana e Sicilia – ritengono di individuare, tra le categorie a rischio Covid meritevoli di essere vaccinate con criteri di priorità, anche – e sottolineo: anche – gli avvocati. I quali, come è noto, vivono quotidianamente da protagonisti le attività di un servizio pubblico essenziale, quello della Giustizia. Frequentano i Tribunali, trascorrono a volte molte ore in aule di norma male areate e prevalentemente anguste, insieme a giudici, pubblici ministeri, cancellieri, testimoni ed imputati, oltre a frequentare le carceri per incontrare i propri assistiti. Puntualmente, scoppia la polemica. La “casta” degli avvocati viene iscritta di ufficio nella categoria dei tracotanti furbetti che scavalcano la fila. Ecco i soliti potenti, i soliti odiosi privilegiati. Chiariamo subito che trovo io per primo inconcepibile che la scelta delle priorità di vaccinazione, in un contesto epidemico così drammatico, sia affidato a scelte discrezionali di questa o quella Regione. La scelta deve essere unica sul piano nazionale, affidata alle ponderate valutazioni degli esperti di epidemie e di profilassi sanitarie, ovviamente con adeguate e trasparenti motivazioni pubbliche. Aggiungo che non ho gli elementi sufficienti per valutare, in termini comparativi con altre categorie, la razionalità della scelta operata da quelle due Regioni. Fatte queste premesse, la reazione mediatica e social di indignazione verso questo presunto privilegio è straordinariamente indicativa della idea becera, populista e qualunquista che si ha, in larghissima parte della pubblica opinione, della figura sociale e professionale dell’avvocato. Se andate sul portale della Regione Toscana dove si prenotano le vaccinazioni, non troverete ovviamente – tra le categorie prioritarie – quella degli avvocati, bensì quella del “personale degli uffici giudiziari”, ovviamente in attività. Lo stesso vale per la Regione Sicilia. Vengono dunque vaccinati magistrati, personale di cancelleria di ogni ordine e grado, e ovviamente anche gli avvocati. Forse dovrei cancellare quell’“ovviamente”? Ho l’impressione di sì, ed è questo il punto. Leggo articoli e assisto a servizi televisivi sulla odiosa casta degli avvocati. Io stesso sono stato garbatamente invitato a rendere ragione di questo privilegio (del quale purtroppo personalmente non fruisco, come la stragrande maggioranza degli avvocati italiani). Come mai nessun articolo sulla casta dei cancellieri, o su quella dei magistrati, o su quella degli ufficiali giudiziari? Sono questi riflessi pavloviani che dobbiamo analizzare, per comprendere con chiarezza in quale Paese viviamo. E cioè in un Paese con una cultura illiberale profondamente e radicalmente diffusa, che ha da sempre nella denigrazione della figura dell’avvocato una delle sue più inconfondibili manifestazioni. Dall’azzeccagarbugli manzoniano all’”avvocatone” (scrivono proprio così, certi analfabeti) dei ricchi e dei potenti, non c’è verso di vedere semplicemente riconosciuto nell’avvocato un libero professionista che – con particolare riguardo alla figura dell’avvocato penalista – assolve ad una funzione di garanzia indispensabile in qualunque società umana, in ogni epoca della storia: la difesa dei diritti di libertà della persona di fronte alla micidiale potestà punitiva dello Stato. Niente da fare, siamo una “casta”, facciamo parte degli uomini e delle donne potenti e privilegiate di questo Paese. Ci sarebbe da sganasciarsi dalle risate, se non fosse una questione troppo seria. Penso alle decine di migliaia di colleghi, giovani e meno giovani, che portano avanti con dignità ma spesso con difficoltà una vita professionale dispendiosa e non adeguatamente remunerativa; penso ai tanti colleghi durissimamente provati da questo anno di pandemia, quando non travolti e costretti a reinventare la propria dimensione professionale. Penso al nostro trattamento sanitario e previdenziale, semplicemente ridicolo. Penso alla presunta casta degli avvocati in Parlamento, sempre evocata ma non si comprende in relazione a quali successi lobbistici, che attendiamo di conoscere con ansia. Può darsi, allora, che la scelta della Toscana e della Sicilia possa essere discutibile. Ma se giornali, tv e social tacciono su magistrati e cancellieri, che ne beneficiano nella medesima misura, mentre il simbolo odioso di quella scelta diventa automaticamente l’avvocato, magari subito raffigurato – nell’immaginario collettivo – con il suo doppiopetto di alta sartoria, l’orologio di pregio al braccio e la fuoriserie in attesa, beh allora lasciatemelo dire: vergogna, vergogna, vergogna!

La Giustizia fuori dal piano vaccinale. Ma è polemica sugli avvocati: «I furbetti si mettano in fila…» La polemica deflagra proprio nel giorno in cui alcuni lotti di vaccino anti-Covid AstraZeneca sono stati sospesi in diversi Paesi europei, Italia compresa. Simona Musco su Il Dubbio il 12 marzo 2021. Furbetti che saltano la fila. Nuovi privilegiati. Caste che si autoproteggono. Così vengono definiti gli avvocati, colpevoli di aver chiesto parità di trattamento rispetto agli altri componenti del comparto giustizia – magistrati e personale amministrativo – nell’ambito della campagna vaccinale. Una richiesta che si fonda su un unico, incontestabile, motivo: la Giustizia è un servizio pubblico essenziale. Un’affermazione che trova il suo fondamento nella Costituzione, che all’articolo 24 stabilisce l’inviolabilità del diritto alla difesa e della tutela dei propri interessi per via giudiziaria, ma anche nell’articolo 1 del decreto legislativo 146/1990. Nulla di inventato, dunque. Anche perché pure nel pieno della pandemia, sostengono i Coa di tutta Italia che da settimane si rivolgono alle istituzioni per dirimere la questione, avvocati, magistrati e personale amministrativo non si sono mai sottratti al loro dovere, «proprio perché la Giustizia non va in quarantena e tanto meno può essere posta in quarantena la tutela dei diritti». La polemica deflagra proprio nel giorno in cui alcuni lotti di vaccino anti-Covid AstraZeneca sono stati sospesi in diversi Paesi europei, Italia compresa, anche a seguito della morte di un militare a Siracusa, 24 ore dopo la somministrazione del vaccino. A imbracciare le armi sono anche i politici. Matteo Salvini, leader della Lega, dice no agli avvocati tra le categorie prioritarie. «Ho parlato con il commissario Figliuolo per arrivare ai 500mila vaccini quotidiani a partire dai più fragili. Per quanto mi riguarda i politici e le altre categorie possono essere vaccinate alla fine». Non è da meno il ministro per gli Affari regionali Mariastella Gelmini: «Basta con le furberie. Ognuno rispetti il suo turno». La novità è che il nuovo piano nazionale dei vaccini, definito anti-furbetti, elimina dalle categorie prioritarie proprio quella della Giustizia. E ciò anche a seguito delle polemiche sorte in Toscana, dove a usufruire del vaccino destinato agli avvocati sono stati anche alcuni politici, o in Sardegna, dove la campagna vaccinale era iniziata solo per i magistrati e poi interrotta senza alcuna spiegazione. Il fatto ha destato non poco scalpore. Così come in altre regioni, gli avvocati – nello specifico il Coa di Cagliari – si erano fatti promotori di un appello, assieme alla presidente della Corte d’Appello e al procuratore generale, affinché tutti gli operatori della giustizia – avvocati, magistrati e personale – fossero inseriti tra le categorie prioritarie dalla Regione. «Nel farlo – spiega Aldo Luchi, presidente del Coa di Cagliari – abbiamo inteso che la cosa riguardasse tutti, non solo noi avvocati. Invece abbiamo saputo che a Sassari avrebbero vaccinato solo magistrati e cancellieri». Una scelta che, secondo Luchi, rischiava di essere intesa come un privilegio. Da qui la protesta social: «La priorità nella somministrazione dei vaccini (come avvenuto in altre Regioni) può essere giustificata unicamente dalla circostanza inconfutabile che la Giustizia sia un servizio essenziale, ma in questo caso deve riguardare tutti gli operatori, e certamente gli avvocati che, tra tutti, sono i più esposti al rischio di contagio. La vaccinazione dei soli magistrati e personale è del tutto inutile e non trova alcuna giustificazione, se non la disparità di trattamento tra lavoratori di pari dignità e parimenti indispensabili, e l’evidente disinteresse della politica per il funzionamento della Giustizia – aveva sottolineato -. La vaccinazione dei soli magistrati e personale non farà altro che alimentare la percezione, già molto diffusa, di costoro come una casta, immagine che auspico la magistratura organizzata saprà smentire, dissociandosi apertamente da questa iniziativa settaria, come spero che faranno le istituzioni e le associazioni forensi locali, allo stato silenti». La campagna vaccinale, mercoledì, è stata interrotta, ma al momento non è dato sapere perché. E ora, con il nuovo piano vaccinale, le cose per gli operatori della Giustizia potrebbero complicarsi. Il piano suggerisce cinque categorie prioritarie: le persone ad elevata fragilità, quelle di età compresa tra 70 e 79 anni, quelli tra i 60 e i 69 anni, persone con comorbidità di età inferiore ai 60 anni e il resto della popolazione. Rimangono tra le categorie prioritarie il personale docente e non docente, scolastico e universitario, le Forze armate, di Polizia e del soccorso pubblico, servizi penitenziari e altre comunità residenziali. La strada è in salita, ma le Regioni, così come già hanno fatto Sicilia e Toscana, potrebbero, sulla base della loro autonomia organizzativa, decidere di inserire anche gli operatori della Giustizia tra coloro da vaccinare in via prioritaria. A recapitare l’appello alla ministra della Giustizia Marta Cartabia, mercoledì, erano stati il Consiglio nazionale forense e l’Organismo congressuale forense, che con due distinte note avevano evidenziato la necessità di evitare disparità, non solo tra i diversi protagonisti del settore, ma anche a livello territoriale. E ieri, al termine di una giornata convulsa, è arrivato anche l’appello dell’Unione delle Camere penali. «Penso che gli avvocati siano una delle categorie sicuramente più esposte al contagio, perché operano quotidianamente, per molte ore al giorno, negli spazi chiusi dei tribunali. Quindi se si ragiona in termini di esposizione al rischio e di essenzialità del servizio, a meno che non si voglia mettere in discussione il servizio giustizia, credo che fare una polemica su questo sia veramente privo di senso», ha sottolineato il leader dei penalisti Giandomenico Caiazza.

Sicilia, la Giustizia “espulsa” dal piano vaccinale. La Regione decide di adeguarsi al piano nazionale, escludendo i servizi essenziali. Il presidente del Coa di Palermo: «Scelta inaccettabile». Simona Musco su Il Dubbio il 13 marzo 2021. Caos. Forse l’unica parola per descrivere la situazione è questa. Perché dopo la pubblicazione del nuovo piano vaccinale, la Regione Sicilia, tra le poche che aveva deciso di inserire gli avvocati, assieme al resto del comparto Giustizia, tra le categorie prioritarie per il vaccino, ha deciso di fare dietrofront. Tutto, dunque, bloccato, con buona pace di chi stava aspettando il proprio turno. «In linea con il nuovo piano vaccinale varato dal governo nazionale, prosegue la vaccinazione dei siciliani over 80, della fascia 70-79 anni, del personale scolastico e universitario docente e non docente, delle forze armate di polizia e del soccorso pubblico, dei servizi penitenziari italiani, delle comunità residenziali», si legge in una nota della Regione siciliana, spiegando che «seguendo le disposizioni del nuovo piano nazionale che ha bloccato di fatto la somministrazione del vaccino sul target dei cosiddetti “servizi essenziali”, anche in Sicilia si proseguirà con le vaccinazioni programmate per età anagrafica e non per categoria». «Scelta inaccettabile», commenta il presidente dell’Ordine di Palermo, Giovanni Immordino. «Non è possibile essere stati riconosciuti fra i soggetti che svolgono un servizio pubblico essenziale e ora tornare sui propri passi e ci viene detto che non ci vaccineremo. È inaccettabile, soprattutto dopo che molti di noi hanno già effettuato le prenotazioni fino a metà aprile – ha dichiarato -. Non entro nel merito delle scelte del Governo, ma è ovvio che gran parte del nostro lavoro si effettua in presenza e quindi il rischio di contagio è alto. Sono state avviate interlocuzioni con la Regione per garantire almeno il rispetto della prenotazione effettuate». Il nuovo piano suggerisce cinque categorie prioritarie: le persone ad elevata fragilità, quelle di età compresa tra 70 e 79 anni, quelli tra i 60 e i 69 anni, persone con comorbilità di età inferiore ai 60 anni e il resto della popolazione. Rimangono tra le categorie prioritarie il personale docente e non docente, scolastico e universitario, le Forze armate, di Polizia e del soccorso pubblico, servizi penitenziari e altre comunità residenziali. La strada è in salita, ma le Regioni potrebbero, sulla base della loro autonomia organizzativa, decidere di inserire anche gli operatori della Giustizia tra coloro da vaccinare in via prioritaria. A recapitare l’appello alla ministra della Giustizia Marta Cartabia, mercoledì, erano stati il Consiglio nazionale forense e l’Organismo congressuale forense, che con due distinte note avevano evidenziato la necessità di evitare disparità, non solo tra i diversi protagonisti del settore, ma anche a livello territoriale. E nei giorni scorsi è arrivato anche l’appello dell’Unione delle Camere penali. «Penso che gli avvocati siano una delle categorie sicuramente più esposte al contagio, perché operano quotidianamente, per molte ore al giorno, negli spazi chiusi dei tribunali. Quindi se si ragiona in termini di esposizione al rischio e di essenzialità del servizio, a meno che non si voglia mettere in discussione il servizio giustizia, credo che fare una polemica su questo sia veramente privo di senso», ha sottolineato il leader dei penalisti Giandomenico Caiazza. Nel frattempo, l’Ordine degli avvocati di Palermo ha avviato un’interlocuzione con Roma per «garantire le prenotazioni già effettuate».

Vaccini, la giustizia è servizio essenziale e noi avvocati ne facciamo parte come gli altri. La vaccinazione di una sola parte degli attori della giurisdizione non avrebbe alcuna utilità al fine di far ripartire la Giustizia, oggi gravemente limitata. Il commento del presidente del Coa di Cagliari Aldo Luchi. Aldo Luchi su Il Dubbio il 14 marzo 2021. Ho scoperto di avere superpoteri. Ho scoperto di avere il potere di indurre il Governo ad escludere il comparto Giustizia dall’elenco delle categorie aventi diritto alla vaccinazione prioritaria.  Io non ci credo, ma c’è chi lo afferma con sicurezza.  E non avrei alcun motivo di non credere a tanta attestazione di stima, se non fosse che suona più come un’excusatio non petita. Accade che si attribuisca ad un mio post, che riaffermava il principio – scontato, a modo di vedere mio e di tanti altri, tra i quali alcuni illustri magistrati – che tutti gli operatori della giustizia hanno pari dignità, la (presunta) mancata vaccinazione dell’intero comparto Giustizia sardo.  E per farlo si afferma che la programmata e poi annullata vaccinazione dei magistrati di Sassari sarebbe stata diretta attuazione della richiesta formulata contestualmente dai tre vertici distrettuali della Giustizia (magistratura giudicante, magistratura requirente ed avvocatura) alla Azienda Sanitaria Regionale, a favore di tutti gli operatori del Distretto. Chiariamoci, non metto in dubbio che un’Azienda pubblica, ricevuta una richiesta da tre autorità, decida di rispondere ad una diversa autorità e di programmare soltanto con quest’ultima (su sei ricadenti nello stesso Distretto) l’attività richiesta dalle prime. È certamente andata così. Però mi restano alcuni dubbi.  Se l’iniziativa era, come si afferma, nel “solco tracciato dal documento a firma del Presidente della Corte d’Appello, del Procuratore Generale e del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Cagliari, con il quale si auspicava l’inserimento di tutti gli operatori nel piano vaccinale, avvocati compresi” perché annullarla?  Ed in quel caso non sarebbe stato semplicissimo smentire “una polemica strumentale, sterile e fuorviante“, semplicemente pubblicando i documenti che comprovavano la programmazione delle somministrazioni?  Ma soprattutto, se le cose stessero così, che senso avrebbe ricorrere all’iperbole argomentativa di tentare di attribuire a quella “polemica” una situazione che è conseguenza di una decisione del Governo?  Una decisione, ancorché si ometta di dirlo, che avrebbe determinato che oggi soltanto i magistrati ed il personale di Sassari sarebbero vaccinati, perché l’avvocatura era tanto “appresso” che, alla luce delle modifiche al Piano Nazionale, sarebbe rimasta comunque esclusa.  Allora sì che, come paventato, i cittadini avrebbero potuto percepire come privilegio la vaccinazione.  E rimane il fatto, anch’esso omesso, che la vaccinazione di una sola parte degli attori della giurisdizione non avrebbe, in ogni caso, alcuna utilità al fine di far ripartire la Giustizia, oggi gravemente limitata.  Lo hanno affermato chiaramente e coralmente anche l’OCF, il CNF e l’ANM: il comparto Giustizia costituisce un servizio essenziale e gli avvocati ne sono parte imprescindibile. Chi pensa o accetta che vengano “appresso” alle altre figure sbaglia. Sono certo che questo sia chiaro a tutti, come sono certo di non avere superpoteri.

 «Nessun favoritismo a Sassari, ma ora né avvocati né magistrati sono vaccinati». L'intervento del presidente del Coa di Sassari dopo la polemica sulle vaccinazioni. Giuseppe Conti, *Presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Sassari, su Il Dubbio il 13 marzo 2021. Ho seguito con stupore crescente i commenti che hanno accompagnato la vicenda legata alla somministrazione dei vaccini a magistrati e personale amministrativo del foro sassarese e ne ricavo l’idea che si tratti di una polemica strumentale, sterile e fuorviante che dai social è rimbalzata su alcuni mezzi di informazione. Si è gridato allo scandalo ritenendo improvvida l’iniziativa mirata alla somministrazione del vaccino agli operatori del locale comparto Giustizia, con priorità rispetto a non si sa bene chi. Va detto che alcune affermazioni riprodotte appaiono immediatamente condivisibili, come quella che ritiene ingiusto favorire una categoria a scapito di altre maggiormente a rischio o accettare di essere vaccinati prima dei più fragili così come auspicare il riconoscimento del diritto alla vaccinazione dei magistrati e del personale amministrativo soltanto nell’ambito di un piano vaccinale o ancora, valutare come essenziale ricomprendere gli avvocati nel novero degli operatori del settore giustizia. È il trionfo dell’ovvio. Non si tratta di ingiustificati privilegi riconosciuti alla “casta” come avventatamente sostenuto da taluno, ma della ineludibile necessità di garantire l’esercizio di un servizio pubblico essenziale per la vita democratica di un paese. Il Palazzo di Giustizia, per naturale vocazione, costituisce uno dei principali luoghi dove necessariamente si realizzano quotidiane concentrazioni di persone, dal magistrato al personale amministrativo, dagli addetti alla vigilanza che sottopongono a controllo un flusso continuo di visitatori all’avvocato come alla Polizia Giudiziaria e buon ultimo al cittadino che deve poter accedere per esercitare i suoi sacrosanti diritti. Tutto questo avviene regolarmente da oltre un anno pur in condizioni estremamente difficili, grazie alla migliore organizzazione possibile e al senso di responsabilità di tutti gli operatori appena menzionati. Fatta questa lunga ma necessaria premessa, per evitare il frutto avvelenato delle insinuazioni, giova ricordare come il nostro “comparto Giustizia” si è mosso lungo il solco tracciato dal documento a firma del Presidente della Corte d’Appello, del Procuratore Generale e del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Cagliari, con il quale si auspicava l’inserimento di tutti gli operatori nel piano vaccinale, avvocati compresi. Informati dai Capi dei nostri Uffici Giudiziari in occasione della periodica Conferenza permanente, il 26 febbraio abbiamo appreso che la campagna vaccinale sarebbe iniziata da lì a poco. Quando l’Autorità sanitaria locale richiese l’invio degli elenchi dei magistrati, del personale e appresso degli avvocati, non c’era ragione di diffidare della correttezza dell’operato da parte dell’autorità sanitaria che aveva preso in seria considerazione quanto autorevolmente auspicato dai firmatari summenzionati. Allora come oggi non si aveva ragione di dubitare della congruità del piano vaccinazioni varato dall’Azienda Sanitaria locale sicuramente concordato a livello regionale, così come è ragionevole escludere che dietro questa operazione si celasse alcun intento prevaricatore a scapito di ultraottantenni o altre categorie di aventi maggior diritto. La magistratura come l’Ordine Forense di Sassari, ben consapevoli delle difficoltà e dello sforzo organizzativo che i grandi numeri impongono sia in riferimento alla disponibilità dei vaccini in quantità sufficiente, sia in relazione alla tempistica che avrebbe impegnato gli operatori dell’Azienda Sanitaria, hanno fornito il loro contributo mettendosi a disposizione e trasmettendo i rispettivi elenchi. Sappiamo come è andata a finire. Ufficialmente per ragioni legate a difficoltà organizzative – ipotesi tutt’altro che fantasiosa per chi non ama la semplificazione e ha la minima conoscenza dei problemi – la somministrazione nel comparto Giustizia è stata sospesa e i vaccini disponibili sono tornati in frigorifero. Resta inspiegabile l’esultanza di chi si compiace del blocco delle vaccinazioni gratuitamente affermando che avrebbe prevalso “il senso di responsabilità di quella parte della magistratura” che si sarebbe dissociata dall’iniziativa per due semplici ragioni: la prima perché non è dato sapere quale sia “quella parte della magistratura” e la seconda perché la sostenuta dissociazione non risulta da nessuna parte. Pensar male, si sa, è peccato ma visti gli interventi polemici che si sono susseguiti a proposito di vaghe disparità di trattamento, presunti privilegi e della fantasiosa idea che l’Avvocatura sassarese sarebbe stata esclusa dal piano vaccinale a vantaggio dei magistrati e del personale amministrativo, viene da domandarsi quali siano i motivi di tante gratuite insinuazioni. L’Avvocatura sassarese ha sempre tenuto i contatti con l’Autorità Giudiziaria locale sotto il segno della massima collaborazione nell’interesse collettivo. Non si comprende per quale misteriosa ragione il nord Sardegna avrebbe dovuto rifiutare la somministrazione e attendere il via libera da parte dell’Autorità Giudiziaria o dell’Avvocatura cagliaritana. Si sostiene che avrebbe prevalso il buon senso ma, in realtà, il comparto Giustizia e gli avvocati sassaresi, per il momento, non saranno vaccinati. Se davvero la ragione della retromarcia dell’Azienda Sanitaria fosse conseguenza delle citate prese di posizione, non resta che domandarsi chi dobbiamo ringraziare.

Tra i furbetti del vaccino anticipato ci sono gli avvocati e perfino i magistrati. Le otto toghe della Dna che sono riuscite a farsi vaccinare all’aeroporto di Fiumicino. Francesco Viviano su Il Quotidiano del Sud il 17 marzo 2021. In  tutte le aule di giustizia dei tribunali italiani campeggia la scritta “La Legge è Uguale per Tutti”. Ma spesso non è così. Negli ultimi giorni, in questo grave momento di pandemia con il Covid che ci minaccia, abbiamo assistito ad episodi veramente squallidi, per non usare altri termini più appropriati ma a rischio di querela. Mentre c’è gente che muore, novantenni che non sono stati ancora vaccinati,  persone veramente a rischio che non riescono ad ottenere il vaccino, di qualunque tipo esso sia, ci sono stati tentativi, a volte riusciti dei “furbetti” del vaccino, che scavalcano con vari stratagemmi la fila per essere vaccinati prima degli altri, prima di quelli che ne avevano e ne hanno diritto. E tra i vari tentativi di “scavalcare” gli aventi diritto ci sono stati anche quelli delle cosiddette “categorie” privilegiate. Non stiamo parlando di medici, infermieri, personale ospedaliero, delle forze dell’ordine, che ne hanno il sacrosanto diritto, ma di magistrati, avvocati ed anche giornalisti. Che hanno invocato e preteso di essere vaccinati prima degli altri perché si ritengono categorie “a rischio”. Ma a rischio di che?  Non solo ma quando si è paventato il rischio che questo privilegio già avviato potesse essere revocato (molti avvocati e parecchi  magistrati sono già  riusciti a vaccinarsi) s’è scatenato il putiferio perché loro (magistrati ed avvocati ai quali si è poi aggiunta la categoria dei giornalisti) e quindi hanno convocato assemblee, hanno fatto intervenire i vertici delle loro categorie che con documenti ed appelli ufficiali, hanno rivendicato il diritto di vaccinarsi prima degli altri, di quelli veramente a rischio. Addirittura l’Anm, l’Associazione nazionale magistrati, che in passato è stata presieduta dal noto pm Luca Palamara, quando la regione siciliana aveva bloccato, con ritardo, la vaccinazione già avviata per i magistrati e gli avvocati, ha fatto un comunicato ufficiale, diffuso a tutte le agenzie di stampa, di questo incredibile tenore. La giunta esecutiva dell’Associazione nazionale magistrati di Palermo critica lo stop alla somministrazione del vaccino, comunicata dall’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, sulla base di una disposizione del governo nazionale che ha ordinato di proseguire solo sulla base dell’età e non per categorie. La campagna di vaccinazione, già partita in Sicilia per magistrati e avvocati, rimane così a metà, anche se chi ha già ricevuto la prima dose AstraZeneca avrà regolarmente la seconda, fra tre mesi. L’Anm «esprime sorpresa e rammarico per l’inattesa sospensione dell’avviata campagna di vaccinazione, che nel settore giustizia, per magistrati, personale amministrativo e avvocati, rischia di vanificare, con differenziazioni tanto casuali quanto disfunzionali, lo stesso obiettivo che la campagna correttamente si prefiggeva, ossia la dovuta attenzione a un servizio essenziale che oggi risulta invece escluso dal piano strategico nazionale». L’Anm aggiunge: «Siamo convinti che sia indispensabile un ripensamento da parte delle autorità preposte e che si debba procedere a un immediato ripristino della campagna di vaccinazione già avviata nell’esclusivo interesse di tutti i cittadini che ogni giorno affollano le aule di giustizia, anche in tempi di pandemia». Sic! E, sulla stessa lunghezza d’onda, anche gli avvocati con qualcuno ha addirittura paventato un ricorso al Tar (Tribunale amministrativo regionale) per far revocare il blocco della vaccinazione per la loro categoria. Incredibile, ma tutto vero. Vero anche il fatto che ben otto magistrati della Dna (Direzione Nazionale Antimafia) sono riusciti a farsi vaccinare all’aeroporto di Fiumicino, provocando una polemica che non si è ancora risolta, tra la Dna, e la Croce Rossa Italiana. Intanto diciamo chi sono questi otto magistrati della Dna che sono riusciti a vaccinarsi pur non avendone diritto: Marco Del Gaudio, Antonio Laudati, Roberto Pennisi, Domenico Gozzo e Maria Vittoria De Simone. Quest’ultima è una dei vice del procuratore Federico Cafiero De Raho che presiede la struttura Antimafia. I pm hanno tra i 53 e i 67 anni e hanno ricevuto la dose nell’hub di Fiumicino divenuto il simbolo della campagna vaccinale in Italia dopo la visita del premier Draghi di alcuni giorni fa. Ma come hanno fatto? E da qui la polemica tra Dna e Cri. «Questa è una vicenda alla luce del sole. Non c’è stato nessun tipo di furbizia o sotterfugio», ha affermato il procuratore Cafiero De Raho.  Che ha aggiunto: «Oltre a quelli con diritto legato a situazioni personali – dice Cafiero De Raho — , altri magistrati della Dna, che provengono da regioni dove le vaccinazioni per i magistrati erano già previste, come la Puglia, Sicilia e altre regioni del nord, hanno proceduto con la vaccinazione in accordo con le Aziende sanitarie del loro territorio».  Insomma De Raho ha qualche difficoltà a chiarire questa vicenda dalla quale in qualche modo ha preso le distanze. «È stata offerta questa possibilità ad alcuni colleghi – ha affermato De Raho – che viaggiano ripetutamente tra Roma e altre. Hanno avuto l’indicazione di poter godere della vaccinazione. La Asl ha ritenuto che i magistrati potessero vaccinarsi in quanto svolgono un servizio essenziale». Ma le Asl romane e la Cri smentiscono di avere autorizzato la vaccinazione dei magistrati della Dna e chiariscono che possa essersi trattato di un errore perché in quel giorno venivano vaccinati gli investigatori della Dia (direzione investigativa antimafia) e questo avrebbe potuto provocare una confusione con la Dna (Direzione Nazionale Antimafia). Insomma un vero e proprio squallore dal quale non è rimasto fuori l’Ordine dei Giornalisti che per bocca del suo presidente, Verna, ha appoggiato la richiesta di magistrati ed avvocati invocando anche la vaccinazione per i giornalisti. «Chiediamo che sia valutato con attenzione il momento di quando tocchi a chi fa informazione, in particolar modo a chi svolge servizio esterno».

(ANSA il 29 marzo 2021) - L'Anm già sapeva che sarebbe stato prorogato lo stato di emergenza per l'attività giudiziaria (domani per decreto il termine sarà portato al 31 luglio), così come conosceva la scelta del governo di procedere alle vaccinazioni per classi di età . Temi che erano stati al centro del colloquio con la ministra Marta Cartabia del 18 marzo scorso. E' quanto si apprende da fonti di via Arenula. In quella occasione l'Anm aveva chiesto l'inserimento dei magistrati tra i soggetti da vaccinare con priorità, ma Cartabia aveva ribadito la linea del governo, in nome del principio di uguaglianza e per evitare la competizione tra le categorie.

I magistrati "minacciano" il governo Draghi: “Vaccinateci o blocchiamo l’attività nei tribunali”. Carmine Di Niro su Il Riformista il 29 Marzo 2021. Prime scintille tra magistrati e governo Draghi. In un documento dell’Associazione Nazionale Magistrati infatti le toghe a “rallentare immediatamente tutte le attività dei rispettivi uffici”, arrivando a non escludere “nei casi più estremi, anche la sospensione dell’attività giudiziaria non urgente”. Ma da dove arriva arriva questo aut-aut all’esecutivo? I magistrati chiedono a gran voce di essere vaccinati prima degli altri, dimenticando che nel nuovo piano predisposto dal generale Figliuolo, nuovo commissario per l’emergenza, non ci sono più riferimenti a categorie professionale ma solo a fasce d’età. Lo stesso presidente del Consiglio Mario Draghi pochi giorni fa in Parlamento aveva bacchettato le Regioni per aver trascurato o rallentato la vaccinazione degli anziani, i più a rischio di contrarre forme gravi di Covid-19, in favore di “gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale”. Ed ecco uscire fuori pubblicamente i gruppi di cui parlava il premier, con il sindacato delle toghe che accusa il governo che “considera il servizio giustizia con carattere di minore priorità rispetto ad altri servizi essenziali già sottoposti a vaccinazione, tanto da non ritenere doveroso rafforzare le condizioni che ne consentano la prosecuzione senza l’esposizione a pericolo per gli operatori”. Una mossa che passa pubblicamente come l’ennesima difesa corporativa: da febbraio 2020 i più esposti al virus sono i lavoratori dei supermercati e della logistica, che a differenza delle toghe hanno mostrato maggiore responsabilità nel non sottoporre a ricatti l’esecutivo con minacce di sciopero. Un tema, quello della vaccinazione delle toghe, già discusso nei giorni scorsi tra la ministra della Giustizia Marta Cartabia e i vertici dell’Anm: la titolare del dicastero di via Arenula già all’epoca aveva sottolineato che, seppur la giustizia rappresenti un servizio essenziale per il Paese, andavano rispettati i criteri di uguaglianza presenti nel piano vaccinale e quindi non procedere per categorie ma per classi di età. Un messaggio evidentemente non arrivato all’Anm, che minaccia di scioperare se non vi sarà un vaccino per i magistrati…

Mariateresa Conti per “il Giornale” il 29 marzo 2021. I giudici italiani lanciano l' aut-aut al governo Draghi. Non per la riforma della giustizia, non per la lunghezza dei processi. No, l' ultimatum che sa quasi di ricatto, con tanto di minaccia di interrompere o rallentare l' attività fino a fermarla, è per reclamare quello che le toghe ritengono un diritto: essere vaccinate in via prioritaria. Con buona pace di chi non fa parte della casta magistratura eppure corre, lavorando col pubblico, analoghi rischi. Scende in campo la giunta esecutiva dell' Associazione nazionale magistrati. Dopo un primo documento votato all' unanimità da tutte le correnti qualche settimana fa dopo che la riorganizzazione del piano ha escluso i giudici dalle categorie da vaccinare in via prioritaria (alcuni, prima del contrordine, ce l' hanno fatta, in varie regioni), adesso si passa alla dichiarazione di guerra: «L' Amn - si legge nella nota della giunta - invita i dirigenti degli uffici giudiziari, con la sollecitudine che la gravità del momento richiede, ad adottare, a tutela della salute, energiche misure organizzative al fine di rallentare immediatamente tutte le attività dei rispettivi uffici, senza escludere, nei casi più estremi, anche la sospensione dell' attività giudiziaria non urgente». La nota del sindacato delle toghe sembra quasi una requisitoria: «Il nuovo piano strategico vaccinale - si legge - modificando le linee guida approvate dal Parlamento nel dicembre 2020, non prevede più, tra i gruppi target di popolazione cui offrire il vaccino in via prioritaria, i lavoratori del comparto giustizia. Il Governo considera dunque il servizio giustizia con carattere di minore priorità rispetto ad altri servizi essenziali già sottoposti a vaccinazione. Tale decisione, oltre a destare disagio e sconcerto per la totale sottovalutazione dell' essenziale e improcrastinabile servizio giustizia, appare in assoluta antitesi con gli obiettivi di riduzione dei tempi dei processi imposti dall' Ue e richiamati dalla ministra Cartabia». Per l' Anm «l' esclusione del comparto giustizia dalla programmazione vaccinale, specie in un momento di grave recrudescenza dell' emergenza pandemica, imporrà sin da subito il sensibile rallentamento di tutte le attività giudiziarie che devono essere necessariamente svolte in presenza, donde l' inevitabile allungamento dei tempi di definizione dei processi». Il sindacato dei giudici ricorda che «un anno fa era stata disposta la temporanea sospensione dell' attività giudiziaria (ad eccezione di poche tipologie di procedimenti urgenti)», mentre adesso «negli uffici giudiziari di tutta Italia si continua a lavorare con le stesse modalità del periodo antecedente la pandemia, con l' unico precario e insoddisfacente meccanismo di cautela costituito dalla disciplina emergenziale». In coda l' ordine ai dirigenti di rallentare l' attività «ove dovessero inspiegabilmente mancare interventi normativi - che l' elevato e prevedibile numero di contagi e di vittime tra gli operatori di giustizia impongono - volti alla limitazione dell' attività giudiziaria». Il ministero della Giusizia ha fatto sapere che la proroga dell' emergenza processi sino a fine luglio è nel dl Covid che arriverà domani. Pronta la replica del sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto: «La preoccupazione è comprensibile e legittima. In questa scia, non posso che assicurare e confermare che il servizio giustizia certamente non è da meno rispetto ad altri servizi essenziali».

I MAGISTRATI CONTRO IL GOVERNO: “LA GIUSTIZIA NON E’ TRA LE PRIORITA’ PER IL COVID”. Il Corriere del Giorno il 29 Marzo 2021. Per i vertici dell’ Anm, il “nuovo piano strategico vaccinale, modificando le linee guida approvate dal Parlamento nel dicembre 2020, non prevede più, tra i gruppi target di popolazione cui offrire il vaccino in via prioritaria, i lavoratori del comparto giustizia”. Dunque secondo l’Associazione magistrati, “il Governo considera il servizio giustizia con carattere di minore priorità rispetto ad altri servizi essenziali già sottoposti a vaccinazione, tanto da non ritenere doveroso rafforzare le condizioni che ne consentano la prosecuzione senza l’esposizione a pericolo per gli operatori”. L’Anm, l’associazione nazionale dei magistrati ancora una volta si contrappone allo Stato invitato “i dirigenti degli uffici giudiziari ad adottare, a tutela della salute, energiche misure organizzative al fine di rallentare immediatamente tutte le attività dei rispettivi uffici, senza escludere, nei casi più estremi, anche la sospensione dell’attività giudiziaria non urgente“. Il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) ha espresso comprensione per le ragioni delle toghe. “La preoccupazione espressa da magistrati, avvocati e personale rispetto ai rischi di contagio negli uffici giudiziari è comprensibile e legittima”, ha affermato, “in questa scia, non posso che assicurare e confermare che il servizio giustizia certamente non è da meno rispetto ad altri servizi essenziali“. “La situazione di chi lavora nel settore giudiziario – aggiunge Sisto – merita un urgente e utile approfondimento, che mi impegno a sollecitare, affinché l’emergenza pandemica, che già si è trasformata in emergenza economica, non diventi anche una catastrofe per l’amministrazione della giustizia“. Da qui l’invito dell’ Anm a rallentare le attività “ove dovessero inspiegabilmente mancare interventi normativi, che l’elevato e prevedibile numero di contagi e di vittime tra gli operatori di giustizia impongono, volti alla limitazione dell’attività giudiziaria sull’intero territorio nazionale“. Nel documento, il sindacato delle toghe sottolinea che “è notizia di questi giorni che il Governo prorogherà le misure più rigide di contenimento del rischio del contagio, mantenendo la chiusura degli esercizi commerciali sulla quasi totalità del territorio nazionale e la vigenza di forti restrizioni alla libertà di circolazione dei cittadini”. “L’attuale situazione epidemica – rilevano i magistrati – non differisce molto da quella di un anno fa ed è semmai aggravata dal fatto che la diffusione del virus ed il livello di saturazione degli ospedali colpiscono oggi drammaticamente tutto il territorio italiano. Tuttavia, mentre un anno fa era stata disposta la temporanea sospensione dell’attività giudiziaria (ad eccezione di poche tipologie di procedimenti urgenti), attualmente negli uffici giudiziari di tutta Italia si continua a lavorare con le stesse modalità e con gli stessi ritmi del periodo antecedente la pandemia, con l’unico precario e insoddisfacente meccanismo di cautela costituito dalla disciplina emergenziale, che peraltro, seppure limitata ad alcune attività processuali e sostanzialmente insufficiente soprattutto per il settore penale, non risulta neppure prorogata benché ne sia prossima la scadenza“. Inoltre, aggiungono ancora i vertici dell’ Anm, il “nuovo piano strategico vaccinale, modificando le linee guida approvate dal Parlamento nel dicembre 2020, non prevede più, tra i gruppi target di popolazione cui offrire il vaccino in via prioritaria, i lavoratori del comparto giustizia“. Dunque secondo l’Associazione magistrati, “il Governo considera il servizio giustizia con carattere di minore priorità rispetto ad altri servizi essenziali già sottoposti a vaccinazione, tanto da non ritenere doveroso rafforzare le condizioni che ne consentano la prosecuzione senza l’esposizione a pericolo per gli operatori”: una decisione, questa, che “oltre a destare disagio e sconcerto per la totale sottovalutazione dell’essenziale ed improcrastinabile servizio giustizia – si legge ancora nel documento – appare in assoluta antitesi con gli obiettivi di riduzione dei tempi dei processi imposti dall’Unione Europea e richiamati dalla ministra Cartabia nelle linee programmatiche esposte recentemente al Parlamento”. Questo perché – conclude l’Anm – “l’esclusione del comparto giustizia dalla programmazione vaccinale, specie in un momento di grave recrudescenza dell’emergenza pandemica, imporrà fin da subito il sensibile rallentamento di tutte le attività giudiziarie che devono essere necessariamente svolte in presenza, donde l’inevitabile allungamento dei tempi di definizione dei processi“. 

VACCINI O PROCESSI. LA REALTA’ CANCELLATA DALL’EGO DEI MAGISTRATI. Il Corriere del Giorno il 29 Marzo 2021. Alessandro Barbaro, editoriale tratto dall’ Huffington Post. Rivendicare in questo clima una priorità assistenziale come un diritto sindacale vuol dire vivere sulla luna e tradire il ruolo che l’emergenza assegna alle élite. Le quali mai come oggi sono utili al Paese, se condividono responsabilità, non se estraggono e distribuiscono dividendi sull’economia di guerra di una pandemia. La magistratura scelga finalmente di farsi rappresentare dai più degni. Si fa fatica a crederci: i magistrati criticano il governo che non li ha inseriti nelle categorie da vaccinare con priorità, e minacciano di sospendere l’attività giudiziaria. Sembra una “fake news”, e invece è un reality, uno show dove la realtà è sfigurata dall’Ego dei partecipanti, chiusi in una stanza senza finestre da cui guardano il mondo convinti di starne al centro. Il comunicato porta la firma dell’Anm e alle 19.12 di ieri irrompe sulla rete dell’Ansa con il suo consueto lessico sindacalese: “Il nuovo piano strategico vaccinale, oltre a destare disagio e sconcerto per la totale sottovalutazione dell’essenziale e improcrastinabile servizio giustizia, appare in assoluta antitesi con gli obiettivi di riduzione dei tempi dei processi, imposti dall’Unione Europea e richiamati dalla ministra Cartabia nelle linee programmatiche esposte recentemente al Parlamento”. Tanto appare improcrastinabile la funzione giudiziaria che se ne raccomanda l’immediato “rallentamento e, nei casi più estremi, la sospensione”. Si fa fatica a crederci: i magistrati non sanno che il nostro Paese ha lasciato scoperti dall’immunità i più fragili per proteggere le categorie? Non sanno quale prezzo di morti e di dolore paghi l’Italia al suo inguaribile corporativismo? Allora sarà il caso di rinfrescar loro la memoria con qualche dato. La scorsa settimana, quando il premier Mario Draghi ha censurato in Parlamento il ritardo nella vaccinazione degli anziani, gli “over 80” immunizzati rappresentavano meno del 40 per cento. Un milione 800 su 4 milioni e mezzo. Eppure in questa fascia di età si conta il 62 per cento di tutti i decessi per Covid. Che vuol dire? Che nella settimana tra il 15 e il 22 marzo 1.700 dei 2.800 pazienti morti si sarebbero potuti salvare, se solo tutti gli anziani avessero ricevuto almeno una dose di siero. Ce n’era la possibilità, poiché 8 milioni di fiale erano state già somministrate. Ma, come si legge sul sito del Ministero della Salute, due milioni e mezzo erano state destinate al personale sanitario, stimato per eccesso in un milione 400 mila unità, 700mila al personale scolastico, e un milione a una categoria definita genericamente “Altro”, nella quale alcune Regioni hanno infilato di tutto, e tra questo tutto c’erano anche i magistrati.  Tant’è vero che il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, preoccupato di smentire chi lo dipinge come un no-vax, assicura che i pm del suo ufficio sono tutti vaccinati. Com’è accaduto? Tu dici “personale sanitario” e il vaccino finisce ai diciottenni iscritti al primo anno di medicina o ostetricia. Tu dici “personale scolastico”, e a immunizzarsi sono i docenti a contratto di sociologia dei pesci rossi all’Università di Vattelappesca, in smart working da un anno. Tu dici “caregiver”, e chi non ha un genitore anziano da assistere, anche se abita a centinaia di chilometri di distanza e magari lo si va a trovare una volta all’anno? Così gli anziani sono finiti in coda. Ancor meno protetti erano e sono tutt’ora gli “over 70”. Che in Italia sfiorano i 10 milioni e mezzo e rappresentano l’86 per cento delle morti per Covid. La percentuale di vaccinati una settimana fa era sotto il 20 per cento. Se invece di distribuire vaccini secondo le pressioni delle categorie sulle istituzioni, si fosse scelto il solo criterio anagrafico, i morti per Covid sarebbero stati già da tempo quasi azzerati. Come del resto è accaduto in Gran Bretagna, dove prima hanno vaccinato gli “over 90” al 95 per cento, poi con gradualità anagrafica hanno coperto l’intera popolazione sopra i 65 anni. Dopo l’intervento di Draghi in Parlamento qualcosa è cambiato. Gli “over 80” immunizzati con almeno una dose sono oggi tre milioni, circa due su tre. Ma resta ancora un milione e mezzo di loro senza alcuna copertura. Per risparmiare altre morti si dovrebbe sospendere la vaccinazione di tutte le categorie, e procedere unicamente per diritto di anzianità e di accertata vulnerabilità. Se Draghi avesse potuto disporlo, lo avrebbe certamente fatto. Ma il rispetto dell’autonomia delle Regioni e le difficoltà organizzative di riprogrammare l’intero piano lo hanno indotto a una mera raccomandazione. Un Paese che ha pagato al Covid un tributo di 108mila morti deve interrogarsi se le sue inefficienze e i suoi egoismi non siano complici della strage. Non per aprire inutili inchieste, che pretendano di risolvere con il diritto penale ciò che invece spetta alla responsabilità politica e civile di una comunità. Ma per comprendere senza ambiguità che il corporativismo è stato in Italia il primo alleato della pandemia. Fin da quando il virus è dilagato nei nostri confini grazie a una medicina di base inesistente. A tutt’oggi la partecipazione dei medici di famiglia alla lotta al Covid è marginale. Ma la rigidità delle categorie ha impedito anche di aprire le scuole in estate, di rafforzare i trasporti pubblici, di adeguare molte strutture dell’economia e della società all’emergenza. E, da ultimo, di evitare che la campagna dei vaccini fosse sporcata e ridimensionata dai privilegi. Nessuno perciò può provare “disagio” e neanche “sconcerto” se la macchina della Salute rimette gli anziani nel suo radar. I tribunali civili sono in smart working da tempo. Nel penale alcune Corti d’appello svolgono le loro cause da remoto. Ciò non ha impedito rallentamenti e ritardi che i cittadini già pagano duramente. Rivendicare in questo clima una priorità assistenziale come un diritto sindacale vuol dire vivere sulla luna e tradire il ruolo che l’emergenza assegna alle élite. Le quali mai come oggi sono utili al Paese, se condividono responsabilità, non se estraggono e distribuiscono dividendi sull’economia di guerra di una pandemia. La magistratura scelga finalmente di farsi rappresentare dai più degni.

Che gaffe i magistrati! Ma i diritti non possono restare in lockdown. La nota stonata dell’Anm ha avuto un effetto clamoroso: riunire il campo populista e quello antipopulista sotto il vessillo dell’anticasta giudiziaria. Ma qui si tratta di tutelare la giustizia. Davide Varì su Il Dubbio il 30 marzo 2021. La nota stonata dell’Anm ha avuto un effetto clamoroso: ha messo d’accordo tutti. E, dato ancora più sorprendente, ha messo d’accordo tutti sulla Giustizia: il campo di battaglia politico più virulento degli ultimi trent’anni. La richiesta dei magistrati (richiesta con allegata la minaccia di bloccare tutto) di una via preferenziale per i vaccini ha infatti unito amici e nemici delle procure. I primi, di salda formazione anticasta, hanno immediatamente sentito puzza di bruciato e denunciato il tentativo dei magistrati di reclamare privilegi corporativi; i secondi – che invece aborrono da sempre qualsiasi deriva populista – stavolta non hanno resistito al richiamo viscerale della battaglia contro le procure invocando l’indignazione generale. Insomma, l’Anm è riuscita nel miracolo di riunire il campo populista e quello antipopulista sotto il vessillo dell’anticasta giudiziaria. Ma siamo certi che la nota dell’Anm possa essere liquidata come richiesta di un insopportabile privilegio? Prima di tutto chiariamo un punto: il comunicato del sindacato dei magistrati ha un “sapore” sgradevole e deve essere sfuggito di mano a qualcuno che non ha colto la temperatura di un Paese che in questi anni è stato concimato con manciate di odio e populismo. Ed è singolare che questo errore di valutazione arrivi proprio dalle procure, da chi, cioè, ha partecipato a quella semina. Ma accanto alla sacrosanta indignazione per un comunicato inopportuno – inopportuno nei toni, nei tempi e nella forma – va detto che alcune delle preoccupazioni delle toghe hanno alcuni elementi di verità. E l’incomprensione nasce da una messa a fuoco sbagliata. Qui non si tratta (solo) di tutelare la salute dei magistrati e degli avvocati, né di reclamarne un incomprensibile “privilegio” o una indebita priorità; qui si tratta di tutelare la giustizia. Che altro non è se non le migliaia di persone in attesa di giudizio, spesso in galera, che attendono un’udienza, un permesso o una carta bollata che tarda sempre più ad arrivare ma che per molti di loro può voler dire la libertà: vedi il caso di Napoli, dove i penalisti denunciano ritardi drammatici da parte del Tribunale della libertà che ricadono sui loro assistiti. Un paragone calzante, seppure con i dovuti distinguo e le dovute proporzioni, potrebbe essere quello con la categoria dei medici. La salute dei nostri operatori sanitari è stata giustamente considerata fondamentale e prioritaria perché si tratta di persone che da mesi sono impegnate in prima linea a combattere contro questo virus. Dunque la loro salute è la premessa per la nostra salute; e la tutela del singolo va a vantaggio di tutta la comunità. Poi ci sono i nostri anziani: sono le persone più fragili ed esposte e per questo vanno protette immediatamente. Infine le persone con malattie croniche o tutti coloro che in qualche modo sono più esposti di noi. Ma una volta messa al sicuro la tenuta del nostro sistema sanitario, è plausibile pensare a come mettere al sicuro la nostra giustizia. Perché lì ci stiamo giocando una partita altrettanto importante per la nostra comunità: quella dei diritti, delle garanzie e delle nostre libertà. E allora speriamo di poter tornare a parlare di giustizia con serenità perché, come detto, a pagarne le spese sono soprattutto le migliaia di italiani che sono da mesi e da anni in attesa di giudizio. Che non è grave quanto una malattia, ma poco ci manca.

Vaccini, bufera sui magistrati. L’Anm fa un passo un indietro. Reazioni (di sdegno) compatte dopo la nota dell'Anm che "minaccia" di sospendere le attività giudiziarie se il governo non estende alle toghe l'accesso prioritario al vaccino. Via Arenula ribadisce la linea: «Le regole non si cambiano». Simona Musco su Il Dubbio il 29 marzo 2021. Prima l’invito ai dirigenti degli uffici giudiziari ad «rallentare immediatamente tutte le attività» senza escludere, nei casi più estremi, «anche la sospensione». Poi il passo indietro di Giuseppe Santalucia, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, per chiarire che le toghe non hanno minacciato alcuna sospensione, bensì posto il problema della sicurezza nei luoghi della giustizia. In mezzo ci sta il chiarimento al vetriolo di via Arenula, che con poche parole ha ribadito il proprio niet ai magistrati: il piano vaccinale non sarà rivisto. E, dunque, il comparto giustizia, comprensivo di tutti i suoi attori, non rientrerà in alcuna categoria prioritaria. Storia chiusa, se non fosse che per tutta la giornata di ieri la questione ha tenuto banco, sollevando un vespaio di polemiche, interne anche al mondo stesso della magistratura. Perché se, da un lato, il sindacato delle toghe, parlando a nome dell’intera categoria, ha lamentato una mancata proroga (poi smentita dalla ministra Marta Cartabia) della normativa emergenziale, denunciando i rischi per il comparto giustizia, a causa di udienze che procedono a ritmi frenetici e luoghi poco sicuri, dall’altro Magistratura Democratica, corrente di sinistra delle toghe, ha bollato come «errore» lo scatto in avanti di Anm.

Le richieste dei magistrati e la replica di via Arenula. «Attualmente negli uffici giudiziari di tutta Italia si continua a lavorare con le stesse modalità e con gli stessi ritmi del periodo antecedente la pandemia, con l’unico precario e insoddisfacente meccanismo di cautela costituito dalla disciplina emergenziale, che peraltro, seppure limitata ad alcune attività processuali e sostanzialmente insufficiente soprattutto per il settore penale, non risulta neppure prorogata benché ne sia prossima la scadenza», si leggeva nella prima nota di Anm. Che lamentava, appunto, il depennamento dei lavoratori del comparto giustizia dal nuovo piano strategico. Per il sindacato delle toghe questa scelta avrebbe un unico significato: «Il Governo considera il servizio giustizia con carattere di minore priorità rispetto ad altri servizi essenziali già sottoposti a vaccinazione». Scarsa tutela, dunque, a fronte della richiesta europea di velocizzare i processi. Le conseguenze, per Anm, sono presto dette: «Il sensibile rallentamento di tutte le attività giudiziarie che devono essere necessariamente svolte in presenza, donde l’inevitabile allungamento dei tempi di definizione dei processi». Da qui l’invito ai capi degli uffici, in assenza di interventi normativi, «ad adottare, a tutela della salute, energiche misure organizzative al fine di rallentare immediatamente tutte le attività dei rispettivi uffici, senza escludere, nei casi più estremi, anche la sospensione dell’attività giudiziaria non urgente». Ma la replica di via Arenula non si è fatta attendere. L’Anm, infatti, aveva discusso del tema con la ministra Cartabia lo scorso 18 marzo, incontro dal quale i magistrati erano usciti con la consapevolezza non solo della proroga dello stato d’emergenza per l’attività giudiziaria, prevista per oggi, fino al 31 luglio, ma anche la scelta di proseguire con le vaccinazioni per classi di età. Già allora l’Anm aveva chiesto di ripercorrere le orme del ministro Alfonso Bonafede, che aveva chiesto l’inserimento del comparto giustizia nel piano vaccinale. Ma Cartabia ha ribadito la linea del governo, «in nome del principio di uguaglianza e per evitare la competizione tra le categorie». Posizioni che, ha fatto sapere via Arenula, «i magistrati sembravano aver compreso». Da qui la replica di Santalucia, che negando qualsiasi tipo di «minaccia» («non ne abbiamo il potere») di sospensione ha ribadito la possibilità, in caso di udienze affollate, di «rallentare» l’attività. Cosa che, di fatto, già avviene: sono diversi gli uffici in Italia che hanno già rimandato ad altra data i processi meno urgenti, organizzando le udienze in modo da evitare il più possibile gli assembramenti. Ma ciò, a causa di tribunali a volte fatiscenti, non sempre è possibile. «I magistrati sono l’unica categoria che in caso di malattia non può essere sostituita. Tutti gli altri, i cancellieri, i carabinieri, i poliziotti, gli avvocati, possono essere sostituiti ma i magistrati no. Se l’attività di un magistrato, in funzione requirente ma ancor più in funzione giudicante, salta questo ha un effetto a catena su tutto il sistema giudiziario che si blocca», ha ribadito a LaPresse Luca Poniz, ex presidente dell’Anm. Un «grido d’allarme» raccolto dal sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, che si è detto preoccupato per i casi in continua crescita nelle aule dei Tribunali (è di pochi giorni fa la notizia della morte del procuratore aggiunto di Napoli Luigi Frunzio). «Credo sia opportuno provare ad aiutare i capi degli uffici con indicazioni tali da consentire che il diritto alla salute venga tutelato al meglio anche nei luoghi della giustizia», ha dunque affermato. Ma contro le toghe si sono schierati diversi politici: da Matteo Salvini a Maurizio Gasparri, passando per Davide Faraone, il dissenso è stato trasversale, rispolverando la vecchia etichetta dei «furbetti del vaccino».

I distinguo di Md. Ma non tutte le anime della magistratura sono d’accordo. Tant’è che Md, pur chiedendo interventi per garantire a magistrati, avvocati, personale amministrativo e cittadini condizioni di sicurezza, ha invocato «tutele prioritarie per le persone più fragili, per età e condizioni personali, e per le categorie più esposte, come i sanitari». E criticando, così, la prospettazione di una possibile sospensione dell’attività giudiziaria. «Abbiamo commesso un errore – si legge in una nota a firma della segretaria generale Mariarosaria Guglielmi -. Abbiamo trasmesso, come magistratura, un messaggio sbagliato, e dobbiamo prenderne atto: non quello della richiesta di interventi urgenti a tutela di tutti coloro che lavorano ed entrano nei palazzi di giustizia, ma voler porre “condizioni” rispetto allo svolgimento del servizio e considerarci come “categoria” che rivendica una tutela prioritaria».

La reazione dell’avvocatura. Non si è fatta attendere la replica del Consiglio nazionale forense, che sin dal principio, assieme all’Anm, ha sottoposto al ministero i rischi interni ai tribunali per i lavoratori del comparto giustizia. E chiedendo norme certe, ma non a patto di frenare ulteriormente la macchina giudiziaria. Il Cnf ha espresso «preoccupazione e stupore» per «l’invito» dell’Anm a rallentare l’attività giudiziaria. «Rispetto alle considerazioni sulla funzione essenziale della giustizia non possiamo che aderire, ma se l’Anm, così come scrive nel suo documento, considera la giustizia un servizio essenziale non è allora verosimile una richiesta di un ulteriore rallentamento o addirittura una rinnovata sospensione dei processi che arrecherebbe danni come sempre in primo luogo ai cittadini, privati così del loro diritto di tutela, e rischia di apparire come una mera rivendicazione di privilegio – afferma l’organo politico dell’avvocatura -. Senza dimenticare che l’attività dei tribunali è già rallentata da oltre un anno per la pandemia ed è certo che lo stato di emergenza sullo svolgimento in sicurezza delle udienze sarà prorogato al 31 luglio 2021». Sia, dunque, il ministero a stabilire come risolvere le difficoltà del settore. A patto, però, che non accada come nelle scorse settimane, durante le quali la campagna vaccinale è andata avanti con «disparità territoriali», ma facendo sì «che la priorità sia da riconoscere alle situazioni di oggettiva fragilità». Stessa linea quella dell’Organismo congressuale forense, che ha invocato dialogo e non ultimatum. «Il tema della vaccinazione degli operatori della Giustizia è un tema che ci unisce – ha spiegato il coordinatore Giovanni Malinconico – ma un conto è porre il tema, un altro è proporsi in termini così perentori e minacciare di rallentare le udienze, aggiungendo ulteriori ritardi a una Giustizia che invece avrebbe bisogno non di correre ma di volare, per recuperare tutto il tempo perso». Tra i primi a reagire anche i giovani avvocati, che hanno subito espresso «sconcerto» per la posizione dell’Anm. «L’Anm dovrebbe prodigarsi per cercare di garantire lo svolgimento di tutte le attività giudiziarie in sicurezza – si legge in una nota di Antoni De Angelis, presidente dell’Aiga – a partire dalla fissazione delle udienze per fasce orarie, anche pomeridiane. Oggi chi rischia di più il contagio nei Tribunali sono proprio gli avvocati, costretti a lunghe attese per lo svolgimento delle udienze».Magistrati già vaccinati in molte regioni. E non manca nemmeno la replica di Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere penali. Che prendendo spunto dalle recenti dichiarazioni del procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha posto la questione sotto un altro punto di vista. «La determinazione dei criteri di priorità nelle vaccinazioni deve essere unica a livello nazionale», ha dichiarato, considerando ovvio che, dopo le categorie più fragili, la giustizia rientri tra quelle prioritarie. «Ovviamente, e sono lieto che Anm lo sottolinei con chiarezza, senza distinzioni al proprio interno, come purtroppo avviene in alcune regioni dove si vaccinano magistrati e personale di cancelleria, ma non gli avvocati. Per esempio: il Procuratore di Catanzaro dott Gratteri ha dichiarato che nel suo ufficio “sono tutti vaccinati”. Possiamo conoscerne le ragioni?». Ma non accade solo in Calabria. Sono diverse le regioni dove la vaccinazione dei magistrati (e in alcuni casi degli avvocati) era già stata avviata. Una situazione a macchia di leopardo fortemente denunciata da Antonino Galletti, presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma. Che oggi dice no allo «sciopero bianco» proposto da Anm. «Gli avvocati italiani hanno continuato a lavorare a tutela dei diritti e delle libertà dei propri assistiti durante la prima, la seconda e la terza ondata e continueranno a farlo – ha sottolineato -. E invitano le forze politiche e le parti sociali a discutere senza pregiudizi sulle reciproche posizioni, ma pure senza dettare pericolosi aut aut che non fanno il bene di nessuno».

Il sottosegretario Sisto sta con le toghe: “Vaccino a magistrati e avvocati è richiesta responsabile”. Il sottosegretario Sisto difende la scelta dell'Anm di chiedere il vaccino. Dura l'Aiga: "Oggi chi rischia di più il contagio nei Tribunali sono gli Avvocati". Il Dubbio il 30 marzo 2021. “Non vedo nell’allarme lanciato dall’Anm un tentativo di condizionamento quanto, piuttosto, la richiesta responsabile di un approfondimento sui rischi che si corrono nei tribunali italiani: questo vale per i magistrati, per gli avvocati, per il personale di cancelleria cosi’ come per i cittadini che si avvalgono del servizio giustizia. D’altra parte, la nostra edilizia giudiziaria molto spesso rende impossibile evitare gli assembramenti”. Cosi’ a Radio24 il Sottosegretario alla giustizia Francesco Paolo Sisto. “Il piano vaccinale non e’ in discussione – ha proseguito -, ma pretendere che non si segnalino criticita’ mi sembra troppo. Solo ieri, a Bari, ho notizia di due magistrati contagiati, di cui uno membro di un collegio, con conseguenze evidenti su tutti i soggetti che hanno avuto contatti diretti. Situazioni come questa, moltiplicate per i vari uffici sul territorio, non possono non generare preoccupazioni di rallentamenti nell’amministrazione della giustizia, servizio primario con un ruolo nevralgico anche ai fini del Recovery Fund. In tale linea credo sia opportuno provare ad aiutare i capi degli uffici con indicazioni tali da consentire che il diritto alla salute venga tutelato al meglio anche nei luoghi della giustizia”, ha concluso. L’Aiga, Associazione Italiana Giovani Avvocati, esprime “sconcerto per il comunicato dell’Associazione Italiana Magistrati, in cui si afferma che la mancata vaccinazione in via prioritaria dei lavoratori del comparto giustizia comporterà un sensibile rallentamento di tutte le attività giudiziarie”. E “non comprende la ragione per cui i magistrati dovrebbero comunque ricevere il vaccino in via prioritaria”, vista la decisione del governo di procedere alle vaccinazioni seguendo esclusivamente il criterio anagrafico. “L’Anm, anziché invitare i Capi degli Uffici Giudiziari ad adottare ‘energiche misure organizzative al fine di rallentare immediatamente tutte le attività dei rispettivi uffici’, dovrebbe prodigarsi per cercare di garantire lo svolgimento di tutte le attività giudiziarie in sicurezza, a partire dalla fissazione delle udienze per fasce orarie, anche pomeridiane” afferma il presidente dell’Aiga Antonio De Angelis. “Oggi chi rischia di più il contagio nei Tribunali sono proprio gli Avvocati, costretti a lunghe attese per lo svolgimento delle udienze in luoghi ove non è possibile rispettare il distanziamento sociale” osservano la vice presidente Simona Tarantino e la responsabile della Conferenza degli Eletti Mariella Sottile.

Dagospia il 29 marzo 2021. Dal profilo facebook di Enrico Mentana. Quindi il sindacato dei magistrati, Anm, chiede una corsia privilegiata nella fila ai vaccini in nome della priorità giustizia. Ovviamente è l'ennesima categoria che mette avanti l'interesse generale per nascondere quello corporativo (ci hanno provato anche i vertici dei giornalisti). Si dà però il caso che del sistema giustizia facciano parte anche altre categorie, come ad esempio gli indagati e gli imputati, oltre a tutte le altre figure che ruotano attorno al settore: è da loro che hanno paura di essere contagiate le toghe? E non vale il principio di reciprocità? E comunque tutti i magistrati, avvocati, giornalisti e aspiranti saltafila vari sono meno a rischio di un addetto alla cassa di un supermercato. Mettiamoci in fila tutti, dietro agli anziani e ai più fragili.

LA PRETESA DELLE TOGHE. Carlo Nordio per il Messaggero il 29 marzo 2021. Come se non bastassero il colossale pasticcio combinato dall' Europa nella contrattazione e nella distribuzione dei vaccini, e quello dello Stato nell' omettere, fino all' intervento di Draghi, un criterio omogeneo e razionale della loro somministrazione. Come se non bastassero gli incomprensibili e scandalosi privilegi concessi da varie Regioni nella concessione di un farmaco salvavita a chi in pericolo di vita non versava. Come se non bastassero il crollo della fiducia dei cittadini nell' Europa, dimostratasi inetta, e nello Stato, dimostratosi fino a ieri disattento e confusionario. Come insomma se non bastasse l' ondata di sospetto che si è abbattuta sulle varie istituzioni preposte a gestire questa aggressione del Covid che da guerra lampo si è trasformata in drole de guerre, cioè in una strana guerra gestita da ciascuno come meglio gli pare, ecco l' ultima notizia: l' Anm, l' Associazione nazionale magistrati, non solo lamenta che «le linee guida del Parlamento non prevedono più, tra i gruppi target di popolazione cui offrire il vaccino in via prioritaria, i lavoratori del comparto giustizia», ma adombra addirittura, pur nel velato linguaggio burocratese, «la sospensione dell' attività giudiziaria non urgente». Credo che il cittadino, a cominciare dagli anziani magistrati come chi scrive, ne abbia tratto una sensazione di sorpresa, di disgusto e di ribellione. Sorpresa per un atteggiamento che farà precipitare - ammesso che ci sia ancora lo spazio per precipitare dopo le rivelazioni di Palamara - la credibilità delle toghe nella considerazione generale. Disgusto per una manifestazione di presunzione che sconfina nell' arroganza. E ribellione perché la larvata minaccia di sospensione è tanto più grave in quanto proveniente da chi dovrebbe garantire la legalità e, vorremmo dire, anche la Giustizia e il buon senso. Perché questo nostro sgomento? Perché il raziocinio e la solidarietà civile indicano, come prioritarie, due sole categorie. La prima è quella degli operatori sanitari, per la semplice ragione che se scoppia un incendio le prime maschere antigas le devi dare ai pompieri incaricati di spegnerlo. E la seconda è quella dei soggetti fragili, equamente divisi secondo le fasce di età e la sofferenza di patologie che ne aumentano il rischio. Tutte le altre possono accampare, e magari lo fanno, criteri diversi: la scuola, la produzione industriale, il commercio, la cultura, il rito religioso ecc. Ma solo dopo l' esaurimento delle altre due, come finalmente pare abbia deciso questo governo. Quanto ai magistrati, la loro professione non è più a rischio di tante altre. Al contrario. L' autorità, e anche la forza, di cui dispongono, consentono controlli rigorosissimi agli accesi alle aule di giustizia. E, sia detto a onore di moltissimi presidenti, queste precauzioni sono state rispettate senza alcuna conseguenza negativa, dimostrando che, con un' adeguata organizzazione l' inevitabile rallentamento dei processi non aumenta più di tanto la crisi della Giustizia. Per questo chiedere, o addirittura pretendere, una corsia preferenziale, è ingiustificato dal punto di vista razionale, e odioso sotto quello etico. E comunque, tanto per citare il solito Fouché, se non è un crimine è anche peggio, è un errore. Un' ultima considerazione. Il governo sta apprestando, pare, un decreto legge che conferisca uno scudo penale ai medici impegnati nella vaccinazione. Per piacere, faccia presto. La notizia che alcuni di loro sono stati indagati per aver inoculato un vaccino approvato dall' autorità, disciplinato dalla legge e imposto dalla deontologia, credo abbia fatto il giro del mondo, esponendoci al ridicolo. Se i camici bianchi, che per fortuna si sono dimostrati assai più responsabili delle toghe, minacciassero di sospendere le vaccinazioni, come l' Anm minaccia di fare con i processi, i cittadini potrebbero essere tentati di rivolgersi al generale Figliuolo per chiedergli di suonare, se non la tromba del Giudizio, forse quella dell' Adunata.

Vaccini e magistratura: la polemica. Articolo 101 contro l’Anm. Redazione su Il Riformista il 31 Marzo 2021. Dopo la presa di posizione dell’Anm, è ancora polemica su vaccinazioni antiCovid e operatori della giustizia. Ieri sono intervenuti i magistrati della lista Articolo 101 a sottolineare come l’invito a vaccinare prima i magistrati sia «inaccettabile» e «molto pericoloso perché riflette e alimenta una concezione della magistratura, gerarchizzata e verticistica, con caratteri antitetici a quelli scolpiti dalla Costituzione a garanzia del legale, indipendente e imparziale esercizio della giurisdizione». La “stella polare”, continuano gli esponenti di Articolo 101, va trovato nel “principio di uguaglianza”, mentre il documento dell’Anm, «rischia di far sì che la magistratura sia vista dall’opinione pubblica, non solo a causa degli scandali ai quali non si è ancora iniziato a porre rimedio, come “magistropoli” ma persino come “castopoli”». E, tra le toghe, c’è anche chi ha deciso di revocare la sua adesione all’Anm: è il caso della pm di Roma Antonia Giammaria, «a seguito dell’ennesima prova di incapacità della dirigenza dell’Anm di tutelare l’intera categoria dei magistrati, magari proponendo soluzioni sensate e utili per l’esercizio della giurisdizione in questa fase».

Alfonso Bonafede, quando da ministro chiese il vaccino ai magistrati: la lettera del grillino. Libero Quotidiano il 31 marzo 2021. L'ex guardasigilli Alfonso Bonafede una settimana prima di lasciare il Ministero di Grazia e Giustizia ha scritto una lettera, inviata l'8 febbraio e protocollata l'11, al dipartimento Protezione civile. "Si chiede di includere tutti gli operatori del comparto giustizia, attività essenziale e di rilievo costituzionale, tra quelli cui assegnare priorità nella distribuzione del vaccino anti-Covid 19", il testo della missiva. "Tra l'altro il normale funzionamento dell'attività giudiziaria nel suo complesso deve essere vieppiù assicurato ai fini della piena e fattiva ripresa dell'intero sistema economico e sociale del Paese in linea con gli obiettivi individuati nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza", un altro passaggio della richiesta del Guardasigilli dimissionario in quei giorni. Quello di Bonafede è stato solo "l'ultimo gentile cadeau al Potere che nel suo ministero per tre anni ha fatto il bello e il cattivo tempo, cioè la magistratura. Del resto, l'ex ministro non aveva mai nascosto la sua propensione per gli ideali giustizialisti, in linea con la filosofia del suo movimento, né tantomeno aveva negato che nella singolare gerarchia dei Poteri del suo ideale di Stato, quello giudiziario è sempre venuto prima di tutti gli altri", scrive Augusto Minzolini sul Giornale. Chiarendo così il significato politico dietro la lettera inviata alla Protezione civile. Ma Bonafede con questa sua iniziativa alla fine, "ha messo nei guai la sua categoria prediletta. Perché l'arrivo delle varianti e della terza ondata, l'aumento dei contagi e dei decessi, le terapie intensive, hanno fatto accendere i riflettori sulla campagna di vaccinazione nazionale". Difatti il governo Draghi, stretto dall'emergenza, ha ignorato quella lettera-richiesta, mandando su tutte le furie l'Anm, che ha criticato la modifica delle linee guida del piano vaccinale e ha poi minacciato un rallentamento dell'attività giudiziaria. Nel vecchio piano non si fa menzione della magistratura tra le categorie privilegiate a cui è riconosciuta una priorità nella vaccinazione.  

IO SO' IO. Mattia Feltri per "la Stampa" il 30 marzo 2021. Raffrontate le due scene. Scena numero uno, la protesta dei ristoratori. Sono scesi in strada a Milano con le mascherine e i cartelli, e nei prossimi giorni replicheranno a Bologna, a Napoli, a Roma. Protestano perché non lavorano da un anno, o lavorano a metà servizio, o soltanto con la consegna a domicilio e, dicono, non è questione di irresponsabilità ma di sopravvivenza (i primi a pagare, questa è un' aggiunta mia, sono stati sguatteri e lavapiatti, spesso stranieri, spesso assunti in nero). Non chiedono né sostegni né vaccini, chiedono di lavorare. Scena numero due, la protesta dei magistrati. Il loro sindacato ha diffuso una nota per esprimere «disagio e sconcerto» poiché l' illustre corporazione non è stata inserita fra quelle da vaccinare prioritariamente (sacrilegio!), e pertanto saranno costretti a rallentare lo svolgimento delle mansioni, o in casi estremi a sospenderle. Per dirla meglio, i ristoratori sono alla canna del gas e chiedono di lavorare di più, anche senza vaccino; i magistrati continuano a ricevere lo stipendio e, senza vaccino, vogliono lavorare di meno. Era difficile descrivere meglio il concetto di diseguaglianza fra i garantiti e i non garantiti, fra chi non mangia se non si rimbocca le maniche e chi mangia comunque, in prossimità della crapula, ma lo stesso si lagna e con accenti di protervia. Era difficile immaginare - rubo il lampo a Carlo Nordio - un' esemplificazione più spettacolare della Giustizia che non sa che cosa sia la giustizia. Era difficile trovare due immagini così simili e così distanti a rappresentare la tragedia nella tragedia del nostro povero Paese.

VACCINAZIONE AI MAGISTRATI CARTABIA SBUGIARDA L'ANM E GLI AVVOCATI PROTESTANO. Michela Allegri per "il Messaggero" il 30 marzo 2021. Il giorno dopo la bufera, il tentativo è quello di correggere il tiro. «Nessuna minaccia di sospensione dell' attività giudiziaria - dice il presidente Giuseppe Santalucia - L' Anm non sospende nulla, non ha mai pensato di farlo. Abbiamo rappresentato a chi ha compiti organizzativi di valutare se ruoli stracarichi e udienze affollate possano convivere con la recrudescenza del virus. Quella nota non era una richiesta di vaccinazione prioritaria». Sul banco degli imputati, questa volta, almeno in astratto, finiscono i magistrati. Dopo la diffusione della nota, con la quale il sindacato delle toghe invitava i dirigenti degli uffici a sospendere l' attività giudiziaria non urgente, in risposta alla decisione del Governo di procedere con la campagna vaccinale seguendo il criterio dell' età anagrafica, arriva anche una bacchettata da parte del ministero della Giustizia. Nessuna replica ufficiale da parte della Guardasigilli, ma da via Arenula mettono le cose in chiaro: la presa di posizione dell' Anm è difficile da comprendere, visto che, durante un colloquio con la ministra Marta Cartabia, oltre a parlare della proroga delle misure emergenziali fino al 31 luglio - c' è uno specifico punto nel decreto che arriverà oggi in Cdm -, si era discusso anche dei vaccini. L'Anm conosceva da allora la scelta del Governo di procedere per classi di età. Una linea condivisa dalla Cartabia e considerata fondamentale per evitare competizioni tra categorie. Tanto che, di fronte alla richiesta avanzata dal sindacato delle toghe di inserire i magistrati tra i soggetti da vaccinare con priorità, la Guardasigilli aveva risposto negativamente. A Roma, a piazzale Clodio, nel più grande tribunale d' Europa, la presa di posizione dell' Anm suscita opinioni differenti. Negli uffici della Procura alcuni pensano che il ragionamento del sindacato delle toghe dovrebbe valere unicamente per il personale giudiziario maggiormente a contatto con il pubblico e, soprattutto, che deve affrontare diverse ore di udienza in aule piccole, scarsamente arieggiate, con un viavai continuo di persone. Il vaccino prioritario, però, non può valere per tutti: «In molti svolgono soprattutto mansioni di ufficio, incontrano poche persone, hanno la possibilità di organizzare gli appuntamenti. Non avrebbe senso vaccinarli prima degli anziani». Dall' altro lato, l' ex presidente dell' Anm, Eugenio Albamonte, sottolinea che, in realtà, «nessuno vuole privilegi. Ci sono solo persone che lavorano a pieno ritmo, come se non ci fosse l' emergenza sanitaria, e che pongono un problema: se non è possibile vaccinarsi, allora è necessario ridurre gli afflussi ai tribunali, senza arrivare allo stallo dello scorso anno». Non sono d' accordo con l' Anm, invece, gli avvocati. Il presidente della Camera penale di Roma, Vincenzo Comi, sottolinea che «È necessario rispettare le priorità vaccinali delineate. Non ha senso cercare di difendere o tutelare una sola categoria, le battaglie devono essere per i cittadini e una Giustizia rapida ed efficiente è un diritto». In questi giorni, inoltre, a Roma è in corso un' astensione degli avvocati per protestare sulle disfunzioni del processo penale telematico. «Imporre il proprio punto di vista, minacciando l' interruzione delle udienze è un metodo che non possiamo condividere - dice invece il presidente del consiglio dell' ordine di Roma, Antonino Galletti - Il fatto di essere inclusi nell' elenco delle categorie, che secondo Anm dovrebbero essere vaccinate in via prioritaria, non può indurci ad accettare come soluzione quella di proporre uno sciopero bianco che rallenti ulteriormente la Giustizia». Ma la polemica rimbalza da Nord al Sud. «La campagna vaccinale deve proseguire rapidamente con regole uniformi, dando priorità agli anziani e ai soggetti fragili», dice Ezia Maccora, vicepresidente dell' ufficio Gip di Milano, che si è ammalata di Covid l' anno scorso. «Sono stata ricoverata e ho visto tante persone care ammalarsi e alcune perdere la vita. Ma non voglio passare avanti a nessuno e aspetto il mio turno come è giusto che sia», aggiunge, sottolineando però che «in alcuni settori della giustizia le condizioni di lavoro non sono adeguate». I rischi più alti sono per gli operatori del settore penale: in molti tribunali - Roma compresa - le aule sono inadeguate ad ospitare in sicurezza i processi. A preoccupare il Governo, comunque, sono anche le decisioni autonome delle Regioni. In Abruzzo, per esempio, è stata avviata la vaccinazione di magistrati e personale giudiziario di cancelleria. A disporlo è una delibera approvata dalla Giunta abruzzese il 22 marzo, che inserisce tra la «popolazione target» per il vaccino anche gli «operatori a vario titolo qualificati Ufficiali di Polizia Giudiziaria, compreso il personale operante presso le Procure della Repubblica ed i Tribunali». Una decisione che ha suscitato molte polemiche. I primi a insorgere sono stati ancora una volta gli avvocati. «La determinazione dei criteri di priorità nelle vaccinazioni deve essere unica a livello nazionale», dice Gian Domenico Caiazza, presidente dell' Unione nazionale camere penali italiane.

La legge è uguale per tutti dicono le toghe, ma davanti ai vaccini non vale. Corporazioni e sindacati insieme con le amministrazioni regionali trasformate in piccoli regni e repubbliche autonome. Paolo Guzzanti su Il Quotidiano del Sud il 30 marzo 2021. È incredibile? No, purtroppo è credibilissimo il tentativo di alcuni magistrati – non osiamo pensare che siamo tutti e neppure la maggioranza – i quali di fatto minacciano di bloccare ancor più di quanto già non sia bloccata la macchina giudiziaria, se ai cittadini togati non verrà assicurata la priorità nelle vaccinazioni. Non è una cosa nuova. Anche gli avvocati hanno avanzato la stessa richiesta sostenendo che coloro che svolgono un servizio pubblico in mezzo al pubblico meritano una protezione speciale contro il Covid. Sarebbe una richiesta ragionevole se di vaccini ne esistessero in quantità sufficienti per tutti, mentre così non è. E lo sappiano tutti, probabilmente anche quegli encomiabili servitori dello Stato. Il punto qual è? Che nella fase in cui non ci sono vaccini per tutti, si devono – dovrebbero – vaccinarsi per primi coloro che appartengono alle fasce d’età su cui si accanisce la mortalità, non la morbilità. Chi rischia la pelle – statistiche alla mano – ha un’età compresa fra i sessantacinque e gli ottantacinque anni. Naturalmente si registrano purtroppo anche migliaia. Di casi di persone che muoiono di Covid in età più giovani, ma si tratta di eccezioni e statisticamente non sono di più di quelli che ogni anno muoiono di influenza. Anzi, neppure: per uno straordinario caso epidemiologico, da un anno nessuno muore più di influenza perché le misure anti-Covid – distanziamento, mascherina e igienizzazione – hanno stroncato l’influenza normale. Tuttavia, in Italia per ora abbiamo soltanto una previsione per una decina di milioni di vaccini fino all’inizio dell’estate, in un Paese di oltre sessanta milioni di abitanti. Ciò dovrebbe avere come conseguenza quella di dare l’assoluta precedenza secondo fasce d’età. Come si sta facendo a macchia di leopardo in alcune regioni e città. Ma l’Italia è anche il Paese delle corporazioni: noi giornalisti siamo una corporazione (e c’è chi reclama il vaccino del cronista), lo sono medici ed avvocati, magistrati e farmacisti, falegnami e musicisti, attori ed autisti, tassisti e ferrovieri, ciascuno col suo specialissimo rapporto col pubblico, con le sue esigenze e naturalmente un forte spirito di corporazione. Corporazioni e sindacati, insieme alle amministrazioni regionali trasformate in piccoli regni e repubbliche autonome. Questa situazione arlecchinesca e paradossale è in buona parte responsabile dei disastri sanitari che ancora accompagnano l’epidemia del Covid e le risposte sbagliate o carenti o fuorviate per contenerlo. Una di queste consiste nel cedimento alle pressioni corporative a tutte le categorie che minacciano di incrociare le braccia o ridurre il lavoro sotto la soglia minima mai raggiunta, facendo valere il principio secondo cui nessuno può essere tenuto a lavorare in condizioni di salute minacciate da un morbo. Ed è qui che dovrebbe intervenire, insieme al buon senso e allo spirito di servizi durante un evento mostruoso come una pandemia che ha già causato circa centoventimila morti (così dice l’Istat, al di là delle valutazioni sanitarie: dal 2020 mancano all’appello 380 mila persone fra morti e non nati) di cui oltre il novanta per cento appartenenti alla fascia d’età degli over settanta. Noi troveremmo anche comprensibile che i magistrati ultrasettantenni (ma ce ne sono?) chiedessero una corsia privilegiata insieme a tutti gli statali e i lavoratori che per dovere d’ufficio hanno ogni giorno a che fare con il pubblico. Ma davvero l’età dei magistrati che chiedono la corsia privilegiata superano i settanta? Coloro che hanno dai venticinque ai sessantacinque anni, statistiche alla mano, sono anch’essi soggetti all’infezione – la quale dipende sua volta soltanto dalla imperfetta osservanza delle norme di distanziamento e dalle altre misure obbligatorie –   ma non alla mortalità. Naturalmente nessuno è contento se prende un Covid sintomatico pericoloso quanto o meno una normale influenza e tutti vorremmo – vogliamo – essere tutelati. Ma nel momento attuale, assegnare le fiale disponibili a chi non ha l’età in cui si muore significa sottrarle a coloro che invece quell’età ce l’hanno. E dunque la sottrazione di un farmaco che salva vite ad una specifica quantità di persone per assegnarlo a chi non corre rischio di morire, ci sembra una cosa veramente inconcepibile. Naturalmente vale sempre, per tutte le categorie specialmente del pubblico impiego, il potere della minaccia: se non mi dai quel che chiedo, io interrompo o rallento il servizio. Trattandosi poi del servizio della giustizia, già così carente, zoppicante, spesso sulle cronache per vicende non tutte edificanti (cosa che accade anche a tante altre categorie, giornalisti compresi), la richiesta perentoria di dirottare un certo numero di fiale destinante ai settanta-ottantenni a persone molto più giovani che non rischiano la pelle (sempre statistiche alla mano), ci sembra una richiesta che difficilmente potrebbe portare maggior prestigio a chi la richiede, o addirittura la impone. La qualità dell'informazione è un bene assoluto, che richiede impegno, dedizione, sacrificio. 

L'Anm finisce al capolinea «Che errore, siamo Castopoli». Il sindacato delle toghe esplode sui vaccini, gli iscritti dicono no ai privilegi. Pm di Roma straccia la tessera. Luca Fazzo - Mer, 31/03/2021 - su Inside Over il 30 marzo 2021. Il documento è ancora lì, intonso, sulla home page dell'Associazione nazionale magistrati, l'onnipotente sindacato delle toghe, in tutta la sua chiarezza. È la risoluzione che il gruppo ristretto dei capi dell'Anm ha diffuso per pretendere la corsia preferenziale per il vaccino anti Covid: e di cui ora, di fronte al putiferio che ne è seguito, nessuno si assume più la paternità. Nemmeno Magistratura democratica, la corrente di sinistra che non solo tre giorni fa ha votato il documento, ma ha in Peppe Santalucia, presidente dell'Anm, un suo uomo di punta. E tra chi proprio non può nascondere la mano fioccano i distinguo, le interpretazioni ardite; si invoca il fraintendimento, la forzatura, la macchina del fango, il livore. Invece il documento è fin troppo chiaro, con il messaggio mandato dalle toghe al paese: se non ci vaccinate il servizio giustizia rallenterà. Il problema è che il surreale diktat dell'Anm non arriva solo nel pieno della peggior pandemia dell'ultimo secolo. Arriva nel pieno del ciclone che poco prima ha colto in pieno la magistratura italiana, svelandone (almeno in parte) le trame occulte del potere. L'Anm, il cui ex presidente Luca Palamara è diventato eroe eponimo dello scandalo, era da mesi alla ricerca disperata di una ripresa di credibilità. Beh, se avessero voluto farsi del male a tutti i costi, non avrebbero potuto essere più efficienti. Infatti ieri sull'Anm piomba addosso di tutto. I più duri sono i magistrati di Articolo 101, la non-corrente che le sigle storiche della Magistratura vedono come il fumo negli occhi e accusano di populismo e fanatismo, ma che sta vedendo crescere i suoi consensi in modo esponenziale tra i giudici di base, quelli da sempre tagliati fuori dai giochi di potere. Articolo 101 parla di «Castopoli» e accusa i vertici dell'associazione di stare «perdendo ogni contatto con la realtà». «Non vogliamo pensare che si volesse istigare alla interruzione di un pubblico servizio». Ma il disastro è tale che a ripudiare il comunicato sono anche magistrati che all'Anm sono iscritti da anni. Il capo della Procura di Cremona, Roberto Pellicano, per anni pm a Milano, accusa i vertici di avere avanzato «una rivendicazione corporativa di cui proprio non si sentiva il bisogno»; la pm romana Antonia Giammaria va ancora più in là e restituisce la tessera dell'Anm in segno di dissenso per «assurde soluzioni saltafila che hanno solo l'effetto di gettare ulteriore discredito sulla categoria, salvo poi fare ancor più dannose marce indietro, peraltro peggiori del danno ormai arrecato». Insomma, una giornataccia in cui fa quasi tenerezza l'unico che si prende l'onere di difendere l'Anm, il procuratore di Lodi Domenico Chiaro che si domanda perché il «livore» della stampa non sia stato riservato anche alla corsia privilegiata concessa ai prof universitari. Per il resto, una catastrofe, di cui l'eco agita anche le chat interne alla categoria, il tradizionale sfogatoio contro le malefatte dei politici dove stavolta a venire presi di mira sono invece i vertici della categoria. Su tutto, la sensazione che davvero una stagione della magistratura italiana stia volgendo alla fine, e come accade in momenti simili viene meno anche quel po' di lucidità che serve almeno a limitare i danni. (Alle 22,05 di ieri sera il comunicato saltafila continua ad essere ancora lì, sul sito dell'Associazione, senza che nessuno si sia preso cura di toglierlo o almeno di spiegarlo)

Potenza della casta. Magistrati privilegiati, chiedono il vaccino e vengono accontentati: corsia di sorpasso per la casta. Aldo Torchiaro su Il Riformista il 27 Febbraio 2021. Un vaccino, subito, per tutti i magistrati. Perché una Casta che si rispetti la distanza dagli altri la deve porre a partire dalle questioni essenziali. La salute è un diritto per tutti, ma per dirla con Orwell, alcuni ne hanno più diritto di altri. Ed ecco pronta una corsia preferenziale per dare il vaccino AstraZeneca subito alle toghe under-54 con vaccinazioni prioritarie prenotabili immediatamente tramite il portale delle prime regioni che hanno aderito. Toscana, prima di tutte. Poi Emilia-Romagna, Piemonte e Puglia. In assenza di una direttiva nazionale, sono le Regioni a decidere. E a macchia d’olio tante stanno valutando in questi giorni di concedere la corsia di sorpasso ai giudici. Peccato che la coperta sia corta: se si dà priorità ai magistrati, ad altre categorie arriverà più tardi. I diabetici protestano: per loro contrarre il Covid-19 sarebbe mortale, ma nella piramide purtroppo vengono dopo alle toghe. Il ministro della Salute Roberto Speranza aveva presentato lo scorso 2 dicembre al Parlamento le linee guida del Piano strategico per la vaccinazione Covid-19, integrato poi nel Decreto 2 gennaio 2021, tenendo i magistrati fuori dalle categorie prioritarie: i Palazzi di Giustizia a rilento, i servizi erogati con il contagocce, scongiurato qualsiasi contatto con il pubblico, al Ministero non era sembrato il caso di inserire le toghe tra le categorie a maggior rischio. La scala delle priorità è stata poi elaborata dagli uffici del ministero della Salute, del Commissario Straordinario per l’Emergenza, dell’Istituto Superiore di Sanità, di Agenas e Aifa. Come previsto dal Piano stesso, l’8 febbraio 2021 è stato pubblicato il documento che aggiorna le categorie e l’ordine di priorità per la seconda fase della campagna vaccinale contro il Covid-19 in base all’evoluzione delle conoscenze e alle informazioni sui vaccini disponibili. L’alea si fa largo tra le pieghe delle “Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2/Covid-19”. Alla Categoria 6 si parla di soggetti di età inferiore a 55 anni senza condizioni che aumentano il rischio clinico. Alla luce dell’approvazione del vaccino di AstraZeneca e delle indicazioni fornite da AIFA, durante la seconda fase di vaccinazione, le Raccomandazioni prevedono che «si procederà a vaccinare soggetti (…) con priorità di somministrazione per il personale scolastico e universitario docente e non docente, per le Forze armate e di Polizia, per i setting a rischio quali penitenziari e luoghi di comunità e per il personale di altri servizi essenziali». L’Anm vede l’opportunità di inserirsi. Ma è sul piano locale che si muovono le Procure. Il Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Firenze, Marcello Viola, è stato il primo a rivolgersi al Presidente della Toscana, Eugenio Giani. E ha chiesto di integrare l’ammissione al sospirato antidoto anti-Covid per chi svolge un servizio essenziale. «Ho fatto presente che esercitiamo un servizio pubblico essenziale, costituzionalmente garantito», sottolinea il dr. Viola. «L’ho chiesto – insieme al Presidente della Corte d’Appello – per tutto il comparto giustizia. Voglio che tutti coloro che lavorano nei palazzi della giustizia siano tutelati». Anche la Regione Piemonte ha varato una campagna vaccinale ad hoc per i magistrati e gli avvocati chiedono di essere coinvolti. E protesta di non essere stato coinvolto Domenico Palmas, presidente dell’Unione degli ordini forensi di Piemonte e Valle d’Aosta. «Per far ripartire e operare in piena sicurezza il pianeta giustizia – scrive – riteniamo che la vaccinazione debba essere estesa anche agli avvocati, oltre che ai lavoratori delle pubbliche amministrazioni per il fatto di intendere come Servizio Pubblico quello collettivamente svolto da tutti». Le stesse proteste si registrano a Bologna e a Napoli, dove a macchia d’olio fanno presa, trovando ascolto più sensibile che altrove, le richieste dei magistrati di essere messi in corsia di sorpasso. Ed ecco il caso della Puglia, Regione governata da un magistrato in congedo, chiamato a dare priorità alla sua categoria. L’Assessore alla Sanità della Puglia fissa addirittura il calendario delle priorità, rovesciato rispetto alla frequentazione con il pubblico: i magistrati verranno vaccinati a marzo, annuncia, mentre gli avvocati a partire da aprile. Ricevere il vaccino prima degli altri, con l’arrivo della terza ondata, il propagarsi delle varianti e la riduzione della disponibilità dei vaccini forniti, è la più grande dimostrazione di potenza, e forse di prepotenza. «È il modo con cui la casta si comporta da sempre», taglia corto Marco Taradash, PiùEuropa, che segue da vicino il caso dei vaccini nella sua Toscana. «I magistrati hanno ridotto l’attività e non la aumenteranno dopo aver fatto il vaccino; che ora pretendano di avere la priorità sugli altri, fa ridere. All’interno dei tribunali sono quelli che hanno meno contatti con gli altri. Conducono vite isolate e servite. È un privilegio senza ragione, di casta e basta”. Il senatore Franco Dal Mas, Forza Italia, ha rivolto una richiesta di chiarimento al Ministro della salute, Speranza, e alla titolare della Giustizia, Cartabia: «Si consideri semmai tutto insieme il comparto giustizia, vaccinando gli avvocati prima o insieme». Il presidente della commissione Giustizia al Senato, Andrea Ostellari, Lega, si spinge oltre: ha chiesto di conoscere lo stato della campagna vaccinale nelle carceri. Perché in questa piramide rovesciata si pensa troppo ai privilegi del vertice e quasi mai ai diritti degli ultimi, i più colpiti.

Giuseppe Scarpa per “il Messaggero” il 14 marzo 2021. Un tentativo di equiparare i magistrati della Direzione nazionale Antimafia alle forze dell'ordine. Un escamotage per permettergli di ottenere la somministrazione del vaccino anti-Covid 19 nel Lazio. Anche se la Regione Lazio non ha inserito le toghe tra le categorie a rischio e quindi prioritarie, al contrario di quanto avvenuto altrove, come in Sicilia. E così alcuni dei 20 magistrati della Dna avrebbero ottenuto ugualmente la somministrazione del prezioso farmaco.

LA VICENDA. Una vicenda estremamente delicata, almeno secondo una nota scritta dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho ai primi di marzo che, di suo pugno spiegava che la «Croce Rossa aveva dichiarato la disponibilità a vaccinare i soli magistrati che riteneva assimilabili alle forze dell' ordine». Tuttavia la Cri fa sapere che le liste dei soggetti da vaccinare le stilano le Asl e non di certo la Croce Rossa. Insomma una secca smentita che pone un primo interrogativo: chi ha cercato di equiparare le toghe della Dna alle forze dell' ordine per permettergli la somministrazione del farmaco?

LA POLEMICA. È opportuno precisare che nel prosieguo della nota Cafiero De Raho sottolinea che non è certo l' equiparazione alle forze dell' ordine la strada da percorrere per essere vaccinati e che chiunque, all' interno della Dna, decida di farlo, lo farà fuori dalle scelte dell' ufficio. Una presa di posizione autorevole che tuttavia nulla dice su chi, e secondo quale criterio, abbia scelto di assimilare le sole toghe della Dna alle forze dell' ordine mentre il resto della categoria - almeno nel Lazio - ne resterebbe per adesso esclusa. Tra l' altro, ed è questo un altro aspetto rilevante, alcuni magistrati della direzione nazionale antimafia sarebbero stati appunto vaccinati nel Lazio. Una questione che avrebbe suscitato alcune reazioni proprio tra le toghe. Anche perché la vicenda investirebbe quello che è considerato il gotha della magistratura italiana, ovvero la direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, la Dna. E in questo scenario da furbetti del vaccino che riguarda alcuni magistrati eccellenti, potrebbero essere chiamati altri magistrati per fare chiarezza.

Il caso dei magistrati che hanno già la dose. La reazione di De Raho. Venti giudici appartenenti alla Dna sarebbero riusciti a ottenere la somministrazione della dose dell’antidoto contro il Covid. Scoppia la polemica. Ignazio Riccio - Dom, 14/03/2021 - su Il Giornale.  La Regione Lazio, a differenza della Sicilia, non ha inserito i magistrati tra le categorie a rischio, le quali, in maniera prioritaria, hanno diritto a ricevere la vaccinazione anti Covid-19. Eppure, come riporta il quotidiano Il Messaggero, venti giudici appartenenti alla Direzione nazionale antimafia sarebbero riusciti a ottenere la somministrazione della dose di vaccino equiparando la loro struttura a quella delle forze dell’ordine, che rientrano di diritto tra le categorie protette. L’episodio non è passato inosservato e rischia di avere importanti strascichi, dato che il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, all’inizio del mese, ha diramato una nota in cui evidenziava come la Croce Rossa italiana si era detta disponibile a vaccinare solo i magistrati che riteneva equiparabili alle forze dell’ordine. L’organizzazione di volontariato, dal canto suo, ha spiegato che le persone da vaccinare sono scelte dalle Asl e che loro non c’entrano nulla nella decisione riguardante i magistrati laziali. Una presa di posizione che alimenta le incertezze su chi ha cercato di equiparare i giudici della Direzione nazionale antimafia alle forze dell’ordine. Cafiero De Raho, in ogni caso, ha specificato che non è questa la strada da seguire per essere vaccinati, aggiungendo: “Chiunque all’interno della Dna decidesse di vaccinarsi lo dovrà fare fuori dalle scelte dell’ufficio”. Resta, però, il mistero su chi abbia deciso di inserire tra le categorie a rischio i venti magistrati della Direzione nazionale antimafia e su quale metodo sia stato utilizzato per escludere le altre toghe nel Lazio. La vicenda sicuramente non verrà accantonata, dato che, a quanto pare, ci sarebbero state reazioni tra i giudici laziali, che vogliono vederci chiaro su questo presunto favoritismo. Un’indagine potrebbe essere avviata a tal proposito, per approfondire e fugare ogni dubbio sugli eventuali furbetti del vaccino. Saranno certamente ascoltate le altre toghe, per fare chiarezza su un episodio che coinvolgerebbe esponenti di rilievo della magistratura, appartenenti all’importante struttura della Direzione nazionale antimafia.

Vaccini, il caso dei magistrati: ecco chi sono i 5 accusati di avere saltato la fila. Fulvio Fiano il 15 marzo 2021 su Il Corriere della Sera. Sono otto i pm della Direzione nazionale antimafia che hanno approfittato dell’occasione di rientrare nella lista degli aventi diritti al vaccino anti Covid, attirando sulla Dna i sospetti di aver goduto di favoritismi. Si tratta di Marco Del Gaudio, Antonio Laudati, Roberto Pennisi, Domenico Gozzo e Maria Vittoria De Simone. Quest’ultima è una dei vice del procuratore Federico Cafiero De Raho che dirige la struttura. I pm hanno tra i 53 e i 67 anni e hanno ricevuto la dose nell’hub di Fiumicino divenuto il simbolo della campagna vaccinale in Italia dopo la visita del premer Draghi tre giorni fa. A questi nomi si aggiungono quelli di tre colleghi che per pregresse “fragilità” hanno priorità diverse rispetto a quella della categoria di appartenenza. Come i primi siano arrivati a farsi iniettare il vaccino non è ancora chiaro: «Questa è una vicenda alla luce del sole. Non c’è stato nessun tipo di furbizia o sotterfugio», assicura il procuratore Cafiero De Raho. Ma l’imbarazzo sulla vicenda è percepibile anche dale spiegazioni, in parte diverse tra loro, via via fornite. L’ultima è quella che avanza l’ipotesi per la quale i magistrati abbiano avuto accesso alla somministrazione in base alla loro regione di provenienza: «Oltre a quelli con diritto legato a situazioni personali — dice Cafiero De Raho — , altri magistrati della Dna, che provengono da regioni dove le vaccinazioni per i magistrati erano già previste, come la Puglia, Sicilia e altre regioni del nord, hanno proceduto con la vaccinazione in accordo con le Aziende sanitarie del loro territorio». Sono state quindi le Asl locali ad assistere i pm nelle procedure da seguire e far ottenere loro il farmaco già dieci giorni fa quando la lista di categorie era ancora in discussione? Gozzo e Pennisi sono siciliani, Del Gaudio e De Simone campani, Laudati pugliese. La presa di distanza del capo della Dna è in un’altra considerazione: «Io, che ho quasi 70 anni, ho deciso di attendere assieme a tutti gli altri magistrati». L’altra spiegazione, precedente a questa, l’ha fornita il direttore generale della Asl Roma 4, responsabile dell’hub di Fiumicino, Giuseppe Quintavalle. Si sarebbe trattato di un errore materiale di una funzionaria, che ha confuso la sigla Dia, la direzione investigativa antimafia della polizia, con Dna, estendendo agli appartenenti a questa ultima la possibilità di vaccinarsi. Lo stesso Quintavalle, che ha avviato un’indagine interna, oggi preferisce non commentare: «una storia chiusa». Già ieri, però, aveva escluso che la convocazione ai magistrati fosse partita dai suoi uffici, come invece sostiene Cafiero De Raho: «Ci hanno contattati via mail, ho chiesto se l’iniziativa includeva tutti gli amministrativi, mi hanno detto di no e quindi ci siamo fermati e attendiamo di essere inseriti insieme a tutti gli altri magistrati». Di fatto, nessuno dei pm beneficiari del vaccino ha dubitato di averne diritto finché questa finestra è rimasta aperta. Negli stessi giorni c’era stato uno scambio di mail tra la Dna e la Croce Rossa, che secondo Cafiero De Raho si offriva di vaccinare «i magistrati assimilabili alle forze dell’ordine». La Cri, dal canto suo, puntualizza di avere un ruolo solo operativo nella somministrazione dei vaccini e di non aver formulato liste.

Covid, l'Anm a Draghi: "Non siamo furbetti, ma il vaccino è indispensabile. Priorità per il mondo della giustizia". Liana Milella su La Repubblica il 13 marzo 2021. In assenza di una tutela sanitaria, secondo le toghe, il rischio è quello di rallentare o addirittura interrompere un servizio essenziale se, soprattutto negli uffici piccoli, dovessero aumentare i positivi. Subito una proroga delle misure emergenziali per i processi penali e civili. Subito la vaccinazione per i magistrati, per il personale del mondo della giustizia, per gli avvocati. E subito anche un incontro con Draghi e Speranza. A chiederlo sono i magistrati dell'Anm. Che in un'angosciata assemblea oggi dicono: "Faremo e garantiamo il nostro lavoro con la passione di sempre, ma dobbiamo essere messi nelle condizioni di poterlo fare senza diventare noi stessi un veicolo del Covid". E, con un riferimento alla sentenza della Corte costituzionale pubblicata appena ieri e redatta dal giudice Augusto Barbera - che boccia il tentativo di legislazione autonoma della Valle D'Aosta - le toghe denunciano il rischio che si vada a misure differenti tra Regione e Regione, proprio in dissenso con quella sentenza che invece incardina, nel solo Stato centrale, le misure necessarie per affrontare la pandemia, escludendo quindi scelte autonome dei poteri periferici. È netto il messaggio che i giudici, dalla tribuna dell'Anm, rivolgono al premier Mario Draghi e al ministro della Salute Roberto Speranza. "Non siamo né vogliamo essere dei furbetti, né tantomeno presentarci come una categoria privilegiata  - dicono i magistrati che intervengono uno dopo l'altro all'assemblea dell'Anm - ma bisogna garantire alla collettività un servizio sicuro, assicurando a tutti gli operatori, magistrati, personale, avvocati, le garanzie contro il virus. Il nostro è un servizio essenziale, non si può interrompere, ma deve essere reso anche con senso di responsabilità". A lanciare il segnale dell'emergenza è il segretario dell'Anm, Salvatore Casciaro, toga di Magistratura indipendente, per il quale l'esclusione, tra i servizi cui non viene garantita la vaccinazione, anche dei  magistrati, rappresenta un vulnus. Perché la decisione "non mostra la dovuta attenzione per il nostro mondo e per i possibili contraccolpi, derivanti da eventuali focolai di contagio, sulla continuità del servizio reso ai cittadini". "Dall'altro - dice ancora Casciaro - la decisione sembra non tenere in debito conto le reali condizioni di lavoro degli operatori costretti a lavorare, con frequenti contatti con un notevole numero di persone, in uffici giudiziari privi di adeguati sistemi di areazione e di spazi idonei ad assicurare il rispetto delle misure di distanziamento sociale". Nasce da qui un dibattito con molte voci - tra cui tante toghe al femminile, Lilli Arbore, Paola Cervo, Paola Maddalena, Silvia Albano, Ida Moretti e altre - che confermano l'analisi di Casciaro. E dicono: la vaccinazione prioritaria non è "un privilegio per una casta, ma una misura giusta e necessaria". Ancora "l'esclusione è un paradosso ingiusto". E poi: "Non siamo furbetti, ma bisogna garantire alla collettività un servizio sicuro, garantendo a tutti gli operatori le garanzie anti virus. Perché il nostro è un servizio essenziale, e deve essere reso con senso di responsabilità".  Ovviamente le toghe chiedono anche a Draghi e alla ministra della Giustizia Marta Cartabia la proroga immediata delle misure speciali per i processi, vista la nuova ondata pandemica.

Da Santalucia netto no al sorteggio per l'Anm. Altro tema in discussione è, ancora una volta, quello del futuro sistema con cui eleggere le toghe del Csm. Il presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia boccia nettamente l'ipotesi del sorteggio. "Non ritengo accettabile - dice Santalucia - che l'unica riforma possibile debba consistere nella compressione del diritto di elettorato (attivo e passivo) dei magistrati, anche di tutti quelli, e sono la gran parte, che non hanno colpe da emendare. Non penso che si possa restituire libertà al Csm privando i magistrati di diritti di cui dalla Costituzione repubblicana in poi hanno goduto. Considero un progetto di retroguardia culturale quello che muove dall'implicita premessa dell'inadeguatezza etica dei magistrati, sin dal loro ingresso in carriera, della loro debolezza di fronte alle lusinghe del potere e alle pressioni dei gruppi di potere". Una posizione molto netta, che contrasta con quella, favorevole invece al sorteggio, di Magistratura indipendente che fa parte della giunta Anm ed esprime anche il segretario generale Casciaro. Ma Santalucia è contrarissimo e pone in sequenza una serie di interrogativi da cui, secondo lui, si evidenzia la negatività del sorteggio: "Un magistrato a cui si dice, e che supino accetta, che non può praticare la libertà di associazione nel modo più trasparente, democratico e apartitico possibile, che non può scegliere coloro a cui la Costituzione affida il compito di preservare le precondizioni di una giurisdizione all'altezza del ruolo sarà più forte o più debole di fronte al potere?". E ancora: "Il Csm, strappato all'orizzonte di un'ancora possibile legame ideale con la platea dei magistrati amministrati, sarà più autorevole o ne verrà fuori fiaccato e indebolito nel confronto tra gli attori della sfera pubblica?".  Secondo Santalucia queste sono "domande necessarie, che non eludono e non celano la drammatica realtà di una vistosa crisi dell'associazionismo e dell'autogoverno della magistratura". Infine, conclude Santalucia, "non si può e non si deve smarrire la strada di una ricostruzione fedele a un disegno costituzionale di cui siamo tra i custodi e non i proprietari, liberi come tali, di concorrere al suo sfascio in nome dei più nobili ideali di moralità e indifferenza ai vantaggi personali. Il sistema elettorale va cambiato, nel senso di restituire al magistrato elettore la più ampia libertà di scelta, di fare arretrare - e fortemente - i gruppi associativi nel momento della espressione del voto, di consentire al Csm d'essere rappresentativo delle varie sensibilità. E le possibilità tecniche ci sono, penso tra i possibili, al sistema del voto singolo trasferibile, o a quello uninominale per plurimi collegi con candidature individuali con collegamento extracollegio".

Vaccino, Antonio Socci racconta lo scandalo: in Toscana prima i magistrati dei disabili. Antonio Socci su Libero Quotidiano il 14 marzo 2021. Due terzi degli oltre 100mila decessi per il Covid-19, in Italia, sono avvenuti da ottobre in poi (il 30 settembre infatti i morti erano circa 35mila). Questo dato mostra il fallimento del governo Conte, come ha spiegato il sociologo Luca Ricolfi nel libro «La notte delle ninfee (come si malgoverna un'epidemia)». Infatti sugli errori fatti da giugno in poi non c'è nessuna attenuante, perché il ritorno autunnale del contagio era stato ampiamente previsto dagli esperti. Accanto a questo bilancio devastante del governo nazionale c'è il colossale fallimento dell'Unione Europea nell'operazione di acquisto dei vaccini. Sommando i due disastri (e la passività del governo Conte anche sulla possibile produzione di vaccini in Italia) abbiamo il triste risultato che ci sta oggi di fronte. L'attuale governo Draghi sta meritoriamente cercando di correggere gli errori del precedente esecutivo e della Ue, ma mettere in sicurezza il Paese in tempi brevi non è facile, sembra un compito immane. Dicevo dei vaccini. È stato assurdo puntare, per un anno, tutto e solo sul futuro arrivo dei vaccini, senza occuparsi delle cure precoci domiciliari che erano possibili subito e che hanno dimostrato di essere importanti per evitare aggravamenti della malattia, conseguenti ricoveri e possibili decessi. Tuttavia è chiaro che prevenire è sempre meglio che curare e i vaccini sono decisivi per eludere la malattia e debellare la pandemia. Sui vaccini è stata fatta una narrazione propagandistica sconcertante a Natale, all'arrivo scortato del furgone con le prime dosi. Che si sia trattato di una sceneggiata lo dimostra il fatto che, dopo quello strombazzato primo arrivo, i vaccini in Italia restano tuttora un miraggio: la campagna vaccinale non è partita o è partita malissimo e si è subito arenata (a differenza di piccoli paesi come la Serbia). Un fallimento epocale. È chiaro che pure i vaccini hanno i loro limiti e potrebbero avere anche conseguenze indesiderate in rari casi. Ma questo è vero per tutti i farmaci. In generale il bilancio fra possibili rischi e benefici certi è assolutamente favorevole al vaccino perciò - ha detto Draghi - ora dobbiamo mettere velocemente in piedi una campagna vaccinale di massa se vogliamo uscire dal tunnel, ferme restando le altre necessarie precauzioni e la necessità di seri protocolli di cura come quello predisposto dalla Regione Piemonte. A proposito di Regioni, la narrazione prevalente tende a sottolineare gli errori delle amministrazioni di Centrodestra. Ma le Regioni rosse come sono messe? Consideriamo la Toscana che ho potuto osservare da vicino. A sollevare il velo sul suo operato è stato un autogol di Stefania Saccardi, nella passata giunta assessore Pd alla sanità e al welfare e oggi vicepresidente della Regione e assessore all'agricoltura di Iv. La Saccardi il 5 marzo sulla sua pagina Facebook annunciava trionfalmente di essersi vaccinata in quanto iscritta all'Ordine degli avvocati (come lei altri politici-avvocati che però hanno evitato di suonare le trombe per farlo sapere). Naturalmente è subito scoppiato il finimondo. Cosa era accaduto? Lo ha sintetizzato il Corriere della sera: «La Toscana ha inserito avvocati, magistrati e cancellieri nelle categorie con priorità. Poi, travolta dalle polemiche, da lunedì ha cancellato la norma». Qualcuno ha parlato di «deriva populista» perché è stato osservato che sono ben più a rischio le cassiere del supermercato e gli autisti del tram. Ma è vero. Poi ci sono i soggetti più fragili. Perfino un quotidiano «antipopulista» come Repubblica, parlando delle polemiche scoppiate in varie parti d'Italia, ha scritto: «Passi per gli insegnanti (per provare a tenere aperte le scuole), per le forze dell'ordine e i militari, ma a vedersi passare avanti magistrati, avvocati, personale amministrativo, studenti di medicina, ausiliari del traffico e magari anche gli "onorevoli", i più fragili, le persone con gravi patologie, i disabili non ci stanno». In effetti il governo Draghi ha subito disposto di rimettere al centro le categorie più deboli. Tuttavia alle parole poi non seguono i fatti. Almeno per ora. Posso dirlo - se è permessa una testimonianza personale - per esperienza diretta: ad oggi in Toscana ci sono novantenni non vaccinati e quel che è peggio disabili gravi, estremamente vulnerabili, non vaccinati e senza informazioni su vaccinazioni future. Giovedì scorso ho scritto direttamente all'indirizzo mail predisposto per segnalazioni dalla Giunta regionale toscana. Mi hanno risposto quel giorno stesso che «da domani dovrebbero essere aperte le prenotazioni per pazienti fragili attraverso il portale». Ovviamente l'indomani non è stata aperta nessuna prenotazione su quel portale. Inoltre al numero verde che in quella mail di risposta mi avevano indicato («il numero regionale dedicato ai vaccini»), a cui mi sono rivolto per chiarimenti, mi hanno gentilmente risposto che «sarete contattati dall'Ausl». Informazione che è esattamente opposta a quella contenuta nella mail, dove si diceva che bisognava prenotarsi sul portale. In ogni caso, al momento in cui scrivo, tutto è fermo. La questione dei disabili non riguarda solo la fragilità delle loro condizioni di salute che li mette fortemente a rischio. C'è molto di più e le persone che se ne prendono cura sanno quello che può accadere. Ne ha scritto sulla Stampa Gianluca Nicoletti, a proposito del suo ragazzo: «Non potrei nemmeno immaginare l'inferno che si aprirebbe per lui se fosse colpito da Covid». Parlava dell'autismo: «Qualcuno riesce a immaginare un ricovero per queste persone? Il loro isolamento in una struttura Covid? O peggio che mai in terapia intensiva? Riuscireste a immaginare cosa possa significare per un autistico infilarsi in un casco? O avere dei tubi in gola per respirare?». Personalmente ci penso con angoscia per persone a me vicine, che ben conosco e che non possono muoversi, parlare e vedere, ma che sono del tutto coscienti e hanno bisogno di una continua presenza. Se la prospettiva del ricovero e della terapia intensiva è un incubo per tutti noi, per queste persone è molto, molto peggio. Perciò potevano e dovevano essere protette per prime. Invece nulla. Nonostante le mie ripetute richieste di date certe la Regione Toscana non si degna di dare risposte. Intanto però ha vaccinato avvocati giovani e sani. Si dirà che il vaccino AstraZeneca non era adatto per persone con gravi patologie. Sì, ma (evitando qui di polemizzare sulla mancanza di vaccini Pfizer e Moderna) l'AstraZeneca poteva almeno essere usato per coloro che si prendono cura quotidianamente dei soggetti fragili e che potrebbero involontariamente infettarli. Proprio ieri, inoltre, le Misericordie di Firenze hanno protestato con la Regione Toscana («meno proclami, più concretezza») perché i loro duemila volontari, in prima fila nell'emergenza Covid, non hanno avuto il vaccino. D'altra parte anche gli insegnanti, a cui era stata data la precedenza per AstraZeneca, in Toscana sono stati vaccinati solo in parte. In compenso nei giorni scorsi è scoppiata una polemica e, secondo il Corriere della sera (edizione fiorentina), i Nas avrebbero scoperto che ci sarebbero «centinaia di casi» con «profili di irregolarità» sui vaccini che erano destinati al «personale docente». Perché quei vaccini sarebbero andati - scrive il Corriere - anche a «maestri di tennis, studenti, istruttori del Coni, insegnante di trombone, modella in accademia e istruttore di autoscuola». Vedremo. Non bisogna buttar la croce addosso a nessuno senza prima capire. Magari alla fine tutti dimostreranno che era loro diritto fare quel vaccino. Lo spero. Resta il fatto che i vaccini sono maledettamente rari e chi più ne avrebbe bisogno è ancora senza.

Da adnkronos.com il 9 marzo 2021. Vaccino contro il Coronavirus per il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il capo dello Stato è arrivato in mattinata, poco prima delle 12, all'ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma per sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid. Al Presidente della Repubblica è stata somministrata la dose di vaccino anti-Covid Moderna, come previsto per i pazienti della sua età. Dopo la somministrazione, il Presidente ha lasciato l'ospedale romano dove era giunto all'ora prevista per la vaccinazione come da prenotazione, secondo la procedura seguita dal Capo dello Stato, così come aveva annunciato nel messaggio di fine anno. "Io mi vaccinerò appena possibile, dopo le categorie che, essendo a rischio maggiore, debbono avere la precedenza". "Era vicino a me e mi ha salutato, gran bella persona", ha detto Wilma, appena uscita dallo Spallanzani dopo aver ricevuto la prima dose di Moderna. "Ero vicino al presidente ma sinceramente ero troppo nervoso per salutarlo", ha confessato Mario, 80 anni, anche lui vaccinato con il presidente. Ad accogliere Mattatella il direttore sanitario dello Spallanzani Francesco Vaia e l'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato. Il presidente della Repubblica ha seguito la tempistica prevista dalla Regione Lazio, visto che compirà 80 anni il prossimo 23 luglio. "La scienza - aveva sempre affermato rivolgendosi agli italiani il 31 dicembre scorso - ci offre l’arma più forte, prevalendo su ignoranza e pregiudizi. Ora a tutti e ovunque, senza distinzioni, dovrà essere consentito di vaccinarsi gratuitamente: perché è giusto e perché necessario per la sicurezza comune". "Vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere. Tanto più per chi opera a contatto con i malati e le persone più fragili. Di fronte a una malattia così fortemente contagiosa, che provoca tante morti, è necessario tutelare la propria salute ed è doveroso proteggere quella degli altri, familiari, amici, colleghi".

Nicola Zingaretti, la gaffe sulla foto di Sergio Mattarella vaccinato: chi spunta, ex segretario in confusione totale. Libero Quotidiano il 09 marzo 2021. Sergio Mattarella che si vaccina contro il Covid allo Spallanzani di Roma è la notizia del giorno. Tanto che diversi esponenti della politica italiana hanno voluto celebrare lo storico momento con un post sui social. Tra loro anche Nicola Zingaretti, il segretario dimissionario del Partito democratico. “Una potente immagine di voglia di normalità, di vita, di riscatto per l’Italia. Vaccinare, vaccinare, vaccinare. Lavoriamo per la speranza. Grazie Presidente!”, ha scritto Zingaretti sia su Instagram che su Facebook. Peccato, però, che alla bella didascalia sia stata allegata un’immagine fotoscioppata. La foto originale, infatti, ritrae Mattarella seduto all’interno del centro vaccinale in attesa della dose di Moderna. Ma dopo la diffusione dello scatto, sono stati creati numerosi meme per la postura del presidente, che ricorda un po’ quella di Bernie Sanders durante il giuramento del presidente Usa Joe Biden. Una delle tante creazioni del web, come riporta il sito Open, è finita proprio nel post celebrativo di Zingaretti, che deve aver fatto un po’ di confusione tra le foto. Nel post iniziale di Zingaretti, insomma, proprio dietro Mattarella compariva Sanders. A seguito di una segnalazione la foto è stata prontamente rimossa da Instagram, anche se non si riscontrano archivi o salvataggi che riportino il fatto. Mentre su Facebook, come verificato e riportato da Open, nella cronologia delle modifiche del post pubblicato alle ore 14:35 si nota la sostituzione dell’immagine intorno alle ore 15:02 di questo pomeriggio. 

Felice Manti per "il Giornale" il 9 marzo 2021. Fiale di vaccino buttate (anche 30 a sera) e amici degli amici vaccinati con appuntamenti carbonari al calar delle tenebre. Basta indossare una pettorina gialla, fingersi un volontario e infilarsi dentro l' hub. Succede nella rossa Firenze, e sicuramente succederà altrove. Ma quello che l' altra sera hanno documentato le Iene (stasera in onda su Italia 1) fa rabbia comunque. L' ha scoperto un consigliere regionale di Fratelli d' Italia, che complice la sua carica istituzionale è riuscito a infilarsi nel Mandela Forum di Firenze. «Alcuni volontari della misericordia, della Protezione civile, mi hanno contattato per raccontarmi che al ogni giorno siccome all' orario di chiusura intorno alle 18 avanzano diversi vaccini, già preparati nelle siringhe che non possono essere ricongelati, succede che gli operatori che stanno all' interno a somministrarli chiamano gli amici, i parenti, altri soccorritori, altri volontari di altre associazioni e vengono portati dopo l' orario di chiusura del Mandela all' interno e ricevono il vaccino», dice l' esponente Fdi alle telecamere delle Iene. Il dramma è un altro, che quando sono finiti gli amici degli amici, i vaccini che avanzano vengono buttati via. Ironia della sorte proprio ieri il sindaco di Firenze Dario Nardella su Facebook si beava dell' esatto contrario: «Proseguono le vaccinazioni al Mandela Forum, il sistema funziona e nessuna fiala viene sprecata». All' inviato delle Iene Filippo Roma uno dei «furbetti» ammette: «Ho approfittato di una corsia preferenziale, pur avendone tutti i diritti in quanto soccorritore. Sono stato chiamato intorno alle 18-18:30 dal Mandela Forum, un amico mi ha detto guarda sono avanzate delle dosi del vaccino se ce la fai ad arrivare qui in venti minuti, te la facciamo. Ho visto che c' erano una ventina di fiale. Quelli non somministrati li buttavano, ci hanno detto, perché erano praticamente aperti dalla mattina e dice che hanno una validità intorno alle 12 ore e di conseguenza purtroppo venivano smaltiti nei rifiuti speciali». Insomma, un bel pasticcio. Anche perché secondo quello che riferiscono alle Iene gli «scrocconi» del vaccino, lo spreco di preziose fiale è una scena che si ripete tutte le sere. Venti, trenta fiale alla volta gettate nell' immondizia. A confermare l' orribile spreco sono gli stessi volontari, ripresi a loro insaputa da una telecamera indossata dal consigliere regionale Fdi, a cui un' infermiera ha proposto un vaccino di straforo: «Se vuole glielo fo, piange il cuore anche a me sentir dire che vengono buttati via i vaccini».

"Ti faccio il vaccino o lo butto". Così le dosi vanno ai furbetti. Nel più grande hub vaccinale della Toscana spuntano i furbetti del vaccino: dosi ad amici, parenti e politici. Le fiale avanzate vengono smaltite. Francesca Galici - Mar, 09/03/2021 - su Il Giornale. Le aziende farmaceutiche non hanno finora adempiuto agli obblighi sul quantitativo di dosi previsto da contratto, hanno ridotto in maniera arbitraria le forniture e, comunque, milioni di dosi giacciono nei frigo del nostro Paese in attesa di essere somministrate. Le vaccinazioni vanno a rilento e l'immunità di gregge è sempre più lontana. Non tutti gli anziani e i soggetti fragili hanno ricevuto la dose spettante ma ci sono i furbetti che, invece, vengono vaccinati in modo più o meno spedito. È quanto accade, per esempio, in Toscana nel più grande hub vaccinale di Firenze. Il Tempo ha riportato un'indagine condotta da Le Iene hanno scoperto e denunciato pratiche fuori protocollo per la somministrazione dei vaccini, che favoriscono spesso soggetti ai quali attualmente non spetterebbe la dose. "Avanzano delle dosi, vieni che ti facciamo il vaccino", sarebbe questa la frase che viene ripetuta più spesso alla sera al Mandela Forum di Firenze al telefono. I destinatari delle chiamate sono amici, parenti, volontari delle associazioni ma anche amici di amici. E se nemmeno con amici e parenti si riescono a coprire le dosi? Sì buttano, come documentato da Le Iene nella puntata che andrà in onda questa sera: "Anche una trentina al giorno". Nel servizio, la iena Filippo Roma viene accompagnata nell'hub di Firenze da Francesco Torselli, consigliere regionale di FdI in Toscana. A rivelare quanto accade al Mandela Forum sono stati alcuni operatori della Protezione civile, che venuti a sapere delle pratiche scorrette hanno informato l'esponente del consiglio regionale. "Ogni giorno all'orario di chiusura avanzano diversi vaccini, già preparati nelle siringhe. Non possono essere ricongelati, così gli operatori chiamano gli amici, i parenti, altri soccorritori, altri volontari di altre associazioni e vengono portati tutti all'interno. E lì ricevono il vaccino. Il dramma è un altro, che quando sono finiti gli amici degli amici, i vaccini che avanzano vengono buttati via", hanno detto i volontari. L'indagine de Le Iene ha portato a individuare uno dei "furbetti", che ai microfoni di Filippo Roma ha confessato: "Sono stato chiamato intorno alle 18-18:30 e mi hanno detto: 'Guarda sono avanzate delle dosi del vaccino, se ce la fai ad arrivare qui in 20 minuti, te la facciamo'. Sono andato e me lo hanno fatto". Un altro furbetto ha poi aggiunto: "In una bacinellina c'erano diverse siringhe. Sicuramente più di una decina. E c'erano diversi vaccini avanzati. Ci hanno detto che li buttavano, perché erano aperti dalla mattina e hanno una validità di 12 ore". Il piano de Le Iene prosegue ed è Torselli a entrare nell'hub con una telecamera nascosta. Si qualifica e gli viene proposto ricevere la dose. Il consigliere rifiuta ponendo la questione etia ma il medico insiste: "Il problema dei vaccini è che questi qui non vengono rimessi in frigorifero. Quindi, se lo volete fare, io ve lo fo. E me la piglio io la responsabilità. Il mio collega ha chiamato la moglie per farglielo, quindi se vuole glielo faccio". Messo alle strette dall'inviato, un medico del centro ha ammesso: "Se uno si trova in emergenza, un vaccino prima di buttarlo è meglio farlo a qualcuno" Informato da Le Iene, il sindaco Dario Nardella si è detto sorpreso di quando scoperto grazie a Filippo Roma e si è mostrato rigoroso. "Se sarà confermato, è un fatto gravissimo", ha detto il sindaco, invitando a non generalizzare.

Firenze: dosi buttate via e vaccini ad amici, mogli e figli? Le Iene News il 09 marzo 2021. A fine giornata al Mandela Forum di Firenze, il centro vaccinale più importante della Toscana, le dosi avanzate verrebbero date a parenti e amici degli operatori o addirittura buttate via perché scadono 12 ore dopo essere state preparate nelle siringhe. Le denunce e le testimonianze, compreso un uomo che ammette e fugge. Il sindaco Nardella: “Se viene confermato, è gravissimo”. Stasera a Le Iene con Filippo Roma e Marco Occhipinti dalle 21.10 su Italia1. Dosi avanzate di vaccino anti Covid somministrate agli “amici degli amici” oppure buttate via quando i conoscenti sono finiti. Alcune testimonianze raccontano che succederebbe al Mandela Forum di Firenze, il centro vaccinale più importante della Toscana, mentre nel paese mancano i vaccini. Ne parliamo con il servizio di Filippo Roma e Marco Occhipinti stasera a Le Iene dalle 21.10 su Italia1. Tra le testimonianze raccolte, la prima è di Francesco Torselli, un consigliere Regionale FdI che sostiene: “Alcuni volontari mi hanno contattato per raccontarmi che al Mandela Forum ogni giorno, siccome all’orario di chiusura avanzano diversi vaccini già preparati nelle siringhe che non possono essere ricongelati, succede che gli operatori che stanno all’interno a somministrarli chiamano gli amici, i parenti, altri volontari di altre associazioni e vengono portati dopo l’orario di chiusura del Mandela all’interno e ricevono il vaccino. Il dramma è un altro, che quando sono finiti gli amici degli amici, i vaccini che avanzano vengono buttati via!”. Ma possibile che si somministrino vaccini agli amici degli amici dopo l'orario di chiusura e addirittura si buttino dosi di vaccino avanzate? La Iena incontra il primo cosiddetto “furbetto dei vaccini” che in realtà ha solo saltato la fila. Però riferisce che quel giorno sarebbero avanzate una trentina di dosi di vaccini e che a fine giornata sarebbero stati buttati. Il motivo dello spreco sembra essere questo: una volta preparata la dose del vaccino nella siringa, dopo un certo numero di ore, se non viene inoculato il farmaco non è più valido per la somministrazione. Un secondo “furbetto” racconta: “All’inizio della scorsa settimana sono andato a fare il vaccino AstraZeneca perché contattato da uno dei nostri referenti che era all’interno perché stavano avanzando le dosi e quindi se non l’avessimo fatte le avrebbero buttate via”. “Hai visto tante dosi di vaccino che stavano avanzando?”, gli chiede la Iena. “Sì, nella bacinellina ce ne era diverse siringhe. Sicuramente più di una decina, tieni conto che c’erano 19 box, quindi, se la matematica non è un’opinione ovviamente c’erano diversi vaccini avanzati”, risponde. “E i vaccini che alla fine non vengono somministrati a nessuno che fine fanno?”, continua Filippo Roma “A noi hanno detto che li buttavano, perché erano praticamente aperti dalla mattina e hanno una validità intorno alle 12 ore e di conseguenza purtroppo venivano smaltiti nei rifiuti speciali. Basterebbe un minimo di organizzazione in più, prevedere delle liste diciamo di overbooking per poter non buttare via questi vaccini”, conclude il ragazzo. Un terzo furbetto ammette di essersi vaccinato, poi scappa a gambe levate. A questo punto è il consigliere regionale Torselli a entrare nel centro vaccinale per capire se anche i medici confermano quanto sembra stia succedendo: “Sono un consigliere regionale, sono venuto a vedere come funziona tutto”, dice Torselli, “se vuole la vacciniamo”, esclama un medico rivolgendosi a lui, “se mi vaccina guardi qualsiasi scelga lei la marca, il modello”, continua Torselli, “no, no, ma lei è matto, domani vado in copertina sul Fatto Quotidiano!”. “No, non va in copertina perché purtroppo stanno avanzando, quindi se vuole vaccinarsi io lo vaccino volentieri”, gli risponde il medico. Ma Torselli conclude: “Non lo posso fare per un’etica, cioè vengo qui come consigliere regionale sarebbe orribile”. Da questa testimonianza sembrerebbe proprio emergere che in quel centro vaccinale non solo vengano proposti vaccini a categorie che non ne avrebbero bisogno, ma che all’atto del rifiuto i medici insistano. E mentre il consigliere parla con un medico che conferma sia lo spreco che il malcostume, Filippo Roma assiste a questa scena: si vede un uomo sulla quarantina, appena arrivato in moto, avviarsi a piedi verso l’entrata del centro vaccinale, dove ad attenderlo c’è quello che sembra un volontario, che gli va incontro, gli sussurra qualcosa all’orecchio e lo aiuta anche a infilarsi il gilet giallo, di quelli utilizzati dai volontari. Poco dopo è la volta di una ragazza, anche questa volta il volontario l’aiuta a mettersi la pettorina gialla e poi l’accompagna verso l’entrata. Eppure il sindaco di Firenze Dario Nardella fa un'ottima propaganda delle vaccinazioni al Mandela Forum: “Le vaccinazioni al Mandela Forum. È il centro più efficiente della Regione: nonostante gli scarsi rifornimenti, il sistema funziona e nessuna fiala viene sprecata”, scriveva solo poche ore fa attraverso un post sulla sua pagina Facebook. Ecco cosa ha detto a Filippo Roma che, per capire meglio come stanno le cose, l’ha incontrato.

Filippo Roma: Sindaco, volevamo informarla di una cosa.

Dario Nardella: Sì.

Filippo Roma: Lei ha scritto su un post…

Dario Nardella: Sì.

Filippo Roma: …Nessuna fiala viene sprecata.

Dario Nardella: Esatto.

Filippo Roma: Lei è sicurissimo che vada proprio così esattamente, 100%?

Dario Nardella: Beh, un sindaco si deve anche fidare di quello che i propri collaboratori responsabili gli dicono.

Filippo Roma: Perché sa che abbiamo scoperto?

Dario Nardella: Sì.

Filippo Roma: Che lì al Mandela Forum a fine turno i vaccini che avanzano vengono somministrati a volte ad amici degli amici che vengono chiamati all’ultimo, e i vaccini che proprio invece avanzano e basta vengono addirittura buttati.

Dario Nardella: Guardi, se questa cosa è confermata è un fatto gravissimo, inaccettabile, e io ne parlerò oggi stesso con Prefetto, Questore, perché una cosa del genere in un periodo in cui le persone sono preoccupate, i vaccini non arrivano, perché è evidente che un fatto del genere se confermato sarebbe anche un grave illecito.

Filippo Roma: Un altro medico addirittura con il vaccino avanzato ha vaccinato la moglie.

Dario Nardella: Il modo peggiore per celebrare la “festa della donna” direi.

Filippo Roma: Ci dispiace avergliela un po’ rovinata.

Dario Nardella: Queste sono pratiche che non vanno bene, chiamare il parente, la moglie o il coso è assolutamente sbagliato, quindi io vi ringrazio perché quello che voi state facendo è un servizio alla comunità che ci permette di intervenire tempestivamente perché questo non avvenga più una pratica del genere è inaccettabile.

Filippo Roma: Sindaco, mi sa che gli tocca modificare il post a questo punto!

Dario Nardella: Ehhhh sì, ehhh bravo! Infatti oggi che avrò una diretta Facebook alle 17.30 lo dirò pubblicamente, proprio su Facebook dove ho messo quel post!

Filippo Roma: Grazie ancora!

Dario Nardella: Salve.

Vaccini: Nas acquisiscono liste vaccinati in Toscana. (ANSA il 12 marzo 2021) - FIRENZE, 12 MAR - I carabinieri del Nas di Firenze hanno acquisito le liste dei vaccinati di tutta la Toscana per verificare eventuali irregolarita' nelle somministrazioni, dopo il servizio girato dalla troupe della trasmissione 'Le Iene', e al momento non ancora andato in onda, all'hub del Mandela Forum nel capoluogo toscano, da cui emergerebbe che diverse dosi sarebbero state buttate via o somministrate a parenti e amici. Sotto le lente d'ingrandimento, secondo quanto riportato oggi dal Corriere Fiorentino, ci sarebbero quasi 60mila dosi. Le verifiche, condotte d'iniziativa dai carabinieri che hanno acquisito documentazione negli uffici della Regione Toscana, riguarderebbero i vaccini iniettati nel mese di febbraio alle persone rientranti nella categoria "personale scolastico universitario docente e non". I primi accertamenti dei Nas inviati in un report al ministero della Sanità, si spiega sempre sulle pagine del Corriere Fiorentino, avrebbero fatto emergere centinaia di casi che presentano profili di irregolarità. Tra i vaccinati infatti risulterebbero tra l'altro anche figure come maestro di tennis, studenti, istruttore di autoscuola, modella in accademia. I militari hanno anche inviato un'annotazione di polizia giudiziaria alla procura per informare i magistrati.

Vaccini in Toscana, aperte 2 inchieste «Trovate centinaia di irregolarità» Simone Innocenti per il “Corriere Fiorentino” il 12 marzo 2021. C’è un mese di vaccinazione che non torna, sostengono i carabinieri del Nas di Firenze che nei giorni scorsi hanno fatto un controllo negli uffici della Regione Toscana e più precisamente a quelli della «sanità digitale e innovazione».  È un periodo particolare ed è relativa al mese dello scorso febbraio: le dosi finite sotto la lente sono quasi sessantamila. Esattamente: 57.887. Tutte le pratiche sono state acquisite dal Nas e sono relative alla categoria del «Personale scolastico universitario docente e non». L’accertamento del Nas non rientra, almeno per il momento, in alcun fascicolo di indagine. Ma rientra nell’ambito delle competenze dei militari del Nucleo antisofisticazioni che, pochi giorni dopo, hanno mandato un report al Ministero della Sanità. Per dire questo: i primi accertamenti avrebbero portato a una «certificazione di centinaia di casi che dai primi riscontri presentano profili di irregolarità». Il perché viene spiegato subito dopo: la somministrazione di quei vaccini del febbraio scorso sarebbe stata fatta in diversi casi «a soggetti non rientranti nella categoria del ‘Personale docente universitario e non’”». A chi sarebbero stati somministrati anche quei vaccini? La lista compilata dai carabinieri del Nas è questa: «Maestri di tennis, studenti, istruttori del Coni, insegnante di trombone, modella in accademia e istruttore di autoscuola». I carabinieri hanno inviato un’annotazione di polizia giudiziaria alla Procura per informare di quanto accaduto. E la magistratura ha aperto un fascicolo «esplorativo», senza alcuna ipotesi di reato. I carabinieri dovranno dunque stabilire diverse cose, a partire dal tipo di registrazione che avviene sul sito internet della Regione: può essere che qualcuno sia riuscito a prenotare usando uno stratagemma. Magari sfruttando nella piattaforma regionale — divisa in 24 categorie professionali — registrandosi sulla voce «altro». E, con scuse bislacche, a farsi vaccinare al posto di colui al quale il vaccino sarebbe stato destinato: il «Personale scolastico universitario e non». Una categoria ben diversa dalla modella in Accademia e dall’istruttore di autoscuola. Capire se — nel corso delle indagini — tutto questo sia avvenuto e stabilire di chi siano le eventuali responsabilità è il lavoro che in questi giorni i carabinieri del Nas stanno facendo. Questi accertamenti viaggiano in parallelo con quelli nati dopo le anticipazioni di presunte irregolarità che sono state denunciate nel servizio delle Iene forse in onda stasera su Italia 1. Subito dopo il reportage, il Nas è andato — senza alcuna delega formale — ad acquisire le liste delle persone che si dovevano vaccinare. La procura aveva poi aperto un fascicolo conoscitivo «modello 45», senza ipotesi di reato né indagati, per effettuare accertamenti preliminari sulle presunte irregolarità nella somministrazione dei vaccini al Mandela forum di Firenze. Dosi avanzate, non somministrate, «gettate oppure date agli amici»: è quello che sarebbe accaduto al Mandela, hub vaccinale, secondo quanto documentato dal servizio andato in onda lo scorso 9 marzo in serata su Canale 5. I carabinieri, prima che la Procura aprisse l’indagine, avevano acquisito negli uffici dell’Asl documentazione. Asl che aveva poi spiegato: «Dal giorno di inizio delle vaccinazioni fino all’8 marzo, presso l’hub sono state somministrate 17 dosi di vaccino in più rispetto a quelle ricevute: in alcuni casi, dell’undicesima dose estratta dalle fiale multidose del vaccino, possibilità esplicitata dall’Aifa solo pochi giorni fa». La Procura però ha formalmente delegato la polizia giudiziaria a fare luce su tutto questo. Nelle prossime ore si farà un punto nell’ufficio del procuratore aggiunto Luca Turco. Intanto il governatore Eugenio Giani è intervenuto sulla questione dei vaccini al Mandela: «È un processo fisiologico, in tutte le cose della vita: se qualcuno cerca di avvantaggiarsi senza rispettare le regole sarà punito secondo le regole di questo Stato, e noi saremo inflessibili». «Ritengo che sia importante — ha aggiunto — fare, operare, dare più possibile velocità al processo vaccinale. Vedo che la Asl questo lo sta facendo, e io li sto incoraggiando, e sto ringraziando tutti gli operatori per lo sforzo che stanno facendo per poter vaccinare. Il vaccino va dato a quelle che sono le categorie essenziali in una comunità, la sanità, la scuola, la giustizia, poi devi passare per forza di cose all’età».

Vaccini, il Nas indaga su 540 dosi somministrate abusivamente a parenti e amici. Giuliano Foschini e Fabio Tonacci su La Repubblica il 23/1/2021. All'ospedale Madonna dell'Alto di Petralia Sottana, nel Palermitano, su 1.121 vaccinazioni effettuate (dati aggiornati al 21 gennaio) ce ne sono 333 sotto inchiesta. Una su quattro, arrotondando per difetto. I carabinieri del Nas, delegati dalla procura di Termini Imerese, stanno facendo accertamenti perché a prima vista risultano essere somministrazioni sospette fatte a chi non rientra nelle categorie previste dalle direttive del governo. Non sono anziani delle Rsa, non è personale sanitario, non sono amministrativi né lavoratori delle Asl. Sono invece veterinari, dipendenti pubblici, commercialisti, braccianti agricoli, insegnanti, poliziotti, politici, sindaci, amici degli amici. I cosiddetti "furbetti del vaccino", per dirla con una definizione assai abusata ma indubbiamente efficace. Gli investigatori hanno capito che a Petralia Sottana c'era qualcosa che non andava da un post su Facebook scritto il 5 gennaio da una dottoressa in pensione, soddisfatta per aver ricevuto la dose. "Sarebbe stato più corretto vaccinare chi è in prima linea", le risponde un amico in un commento. Che poi è il punto della questione. E non riguarda certo solo l'ospedale palermitano.

Ad oggi i carabinieri del Nucleo Antisofisticazione guidati dal generale Paolo Carra stanno facendo approfondimenti su 540 dosi arbitrariamente erogate in alcuni centri del territorio nazionale. Le procure di Modena, Ragusa, Reggio Emilia, Forlì, Trapani e Palermo hanno disposto indagini per valutare se, oltre all'inopportunità di scavalcare in lista chi è più esposto al Covid-19, si possa ravvisare il reato di abuso di ufficio. Non è escluso infatti che qualcuno abbia fatto pesare il nome o la carica. Ha fatto molto discutere, al riguardo, la pretesa del governatore della Campania Vincenzo De Luca di farsi vaccinare al Cotugno di Napoli durante il V-Day del 27 gennaio. A Scicli è saltato il responsabile del punto somministrazioni dell'ospedale Busacca per 24 dosi finite a chi non era nella lista, deferito per peculato e interruzione di pubblico servizio. Tra i destinatari: sua moglie, i parenti della dottoressa che lo ha sostituito. l'ex direttrice sanitaria, cinque ex sindaci, un preside in pensione, la figlia di una dirigente dell'azienda sanitaria provinciale di Ragusa. E ancora: la figlia, il marito e la madre di un'altra dirigente apicale dell'Asp di Ragusa. "Una organizzazione premeditata", sibila il direttore generale dell'Asp di Ragusa, Angelo Aliquò, dopo aver letto il resoconto dell'istruttoria interna. "Quando un intero nucleo familiare che non ne ha diritto riesce a ottenere la vaccinazione vuol dire che dietro c'è una organizzazione. Non è stato un fatto estemporaneo legato alla necessità di non sciupare le fiale ormai scongelate, ma un vero e proprio atto di arroganza".

Rimanendo in Sicilia ma spostandoci a Salemi (Trapani), il Nas ha scoperto 140 vaccinazioni sospette su 546 al presidio "Vittorio Emanuele II": le dosi Pfizer sono state fatte a insegnanti e dipendenti del comune di Gibellina, ai vigili urbani di Gibellina e Calatafimi Segesta. Siamo ad almeno 540 furbetti, dunque. Su questi stanno indagando. Ma non è detto che siano gli unici. 

Medici a quota 300 morti "Almeno immunizzateci". Luca Fazzo, Domenica 24/01/2021 su Il Giornale. Da Gallarate, vicino Varese, a Grumo Appula in provincia di Bari. Da Bologna a Terrazzo, duemila anime tra Verona e Rovigo. Non conosce zone bianche o zone rosse, il sacrificio silenzioso dei medici italiani sul fronte del coronavirus. Ieri si supera quota trecento morti: e forse non sarebbe eccessivo paragonarli ai trecento delle Termopili, immaginarli come guerrieri in camice bianco che si sono battuti per fermare l'avanzata del nemico. Ma questi, a combattere sono stati mandati senza armi. Fin dall'inizio, dottori di ogni settore - dai medici di famiglia agli specialisti dei reparti di rianimazione - hanno denunciato la carenza dei più banali dispositivi di protezione, dai guanti monouso alle mascherine. Ma ieri dalla federazione nazionale degli Ordini dei medici arrivano i dati più disarmanti: anche adesso, nelle settimane cruciali della prima campagna vaccinale, i sanitari sono stati lasciati in seconda fila. Dovevano essere loro i primi a ricevere la profilassi, in realtà solo una parte delle dosi disponibili è stata iniettata a loro, o agli infermieri o agli anziani delle Rsa: su un milione e 300mila dosi, quasi quattrocentomila sono finite a chi non ne avrebbe avuto diritto. Centinaia di migliaia di medici continuano a restare al loro posto senza lo scudo del vaccino. Sono due, ieri, i decessi che fanno raggiungere la triste vetta dei trecento medici caduti. A Reggio Calabria muore Bartolo Tarsia, medico di medicina generale, ovvero medico di base: aveva sessantanove anni, si era ammalato visitando un paziente, a fine anno era risultato positivo al tampone molecolare, per le prime settimane era riuscito a restare a casa; il 7 gennaio fa il peggioramento delle sue condizioni aveva costretto a ricoverarlo in ospedale, poi il passaggio in terapia intensiva. Tutto inutile. Poche ore prima di lui, a Gallarate era spirato Agostino Consolaro: era in pensione, ma in tutti questi mesi aveva continuato a visitare i pazienti bisognosi. Una dedizione che gli è stata fatale. I dati raccolti dall'Ordine documentano come la seconda ondata del Covid, arrivata a metà autunno, abbia investito la categoria con la stessa violenza della prima: centoventi morti solo dall'1 ottobre. É la prova, secondo il presidente della federazione nazionale, Filippo Anelli, che solo la vaccinazione di massa dei medici può permettere alla categoria di affrontare l'emergenza senza venire travolta dai contagi. Per questo Anelli trova scandaloso il dato delle 400mila dosi inoculate fuori dalle categorie previste: «È inaccettabile vedere persone che non svolgono un'attività così rischiosa essere sottoposte al vaccino e osservare una larga parte della professione medica non ancora vaccinata». I dati cono inequivocabili, «il 25 per cento dei decessi è nel comparto sanità», vuol dire che in Italia un morto su quattro è un medico o un infermiere. E questo dato «vanno sommati i medici di medicina generale che costituiscono oltre la metà dei caduti nella seconda fase della pandemia». La Federazione denuncia anche come la campagna vaccinale abbia discriminato una parte importante della categoria: «In molte regioni i colleghi che operano nelle strutture private accreditate non sono stati ancora ricompresi nella campagna vaccinale. Come si fa a escludere una parte così importante della professione dalla possibilità di proteggersi?». E Anelli ricorda anche una categoria particolare, i dentisti, che per ovvi motivi non possono imporre la mascherina ai loro pazienti, e quindi sono esposti particolarmente al rischio: ma spesso anche loro vengono esclusi dalla vaccinazione.

Caos vaccini, 400mila dosi agli amministrativi: “Non chiamateli furbetti ma trascurati i medici”. Antonio Lamorte su Il Riformista il 24 Gennaio 2021. Il caso è esploso con le parole di Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Fnomceo: “Solamente 790.251 le dosi di vaccino somministrate agli operatori sanitari, su un totale di 1.312.275. Ben 397.583 dosi sono state invece iniettate a personale non sanitario e non appartenente alle altre aree a rischio come ad esempio quelle degli ospiti delle Rsa e degli over 80. È inaccettabile vedere persone che non svolgono un’attività così rischiosa essere sottoposte al vaccino e osservare una larga parte della professione medica non ancora vaccinata”. Un’accusa lanciata ieri, nel giorno in cui il numero dei medici morti a causa del coronavirus ha toccato quota 300. Quasi 400mila vaccini non sono andati dunque a personale sanitario. E quindi Anelli non le manda a dire. “Il personale medico non è solo quello del Servizio sanitario nazionale, che pure è duramente colpito: solo tra le denunce all’Inail – ha spiegato – il 68,8%, e il 25% dei decessi, è nel comparto sanità. E, per i medici, tali denunce riguardano esclusivamente i dipendenti (di ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili). Ai quali, per avere un quadro della situazione, vanno sommati i medici di medicina generale, che costituiscono oltre la metà dei caduti nella seconda fase della pandemia”. “Ci sono poi i liberi professionisti, tra i quali gli Odontoiatri, che, per la peculiarità degli interventi che svolgono, sono particolarmente esposti al rischio d’infezione – ha continuato Anelli – ci sono i colleghi che operano nelle strutture private accreditate: questi professionisti, in molte Regioni, non sono ancora stati ricompresi nella campagna vaccinale”. E quindi Anelli si è chiesto come fosse possibile escludere “una parte così importante della professione dalla possibilità di proteggersi? A tutti i medici va garantita la vaccinazione, senza distinguo inutili e ingiusti”. L’invito e l’appello al Governo, agli amministratori regionali, aveva chiosato, ”è quello di rispettare i medici. Di avere rispetto per tutti coloro che sono deceduti oggi per salvaguardare i cittadini”. Parole, quelle del Presidente Fnomceo, che hanno aperto un caso. E sul quale è tornato lo stesso Anelli in un’intervista a Open. Non ha negato episodi inaccettabili (parla di “furbetti”) di dosi distribuite a parenti e amici. Il punto è però quello degli amministrativi: addetti delle imprese di pulizia e alla sicurezza che rientrano nella categoria di massima priorità. “Il punto è che è stato dimenticato una parte del mondo sanitario, che fuori dagli ospedali rischia e muore”, come per esempio pneumologi che lavorano fuori dall’ospedale, odontoiatri, esperti in malattie infettive, internisti, farmacisti. “Sugli amministrativi non dico che non abbiano il diritto di essere vaccinati e capisco che un ospedale vada avanti anche grazie a loro, ma se il programma vaccinale procede per valori di rischio, allora è inaccettabile che medici e operatori sanitari siano stati esclusi”. Anelli sollecita una risposta tempestiva e una revisione di priorità da parte del commissario straordinario all’emergenza e alla campagna vaccinale Domenico Arcuri. “Un sistema che ha fallito completamente”, aggiunge Anelli, considerando che tra i 300 medici morti (la lista è costantemente aggiornata sul sito della federazione) ci sono molti professionisti al momento non coinvolti nella campagna. 

Centomila vaccinati fuori lista: la beffa a sanitari e anziani delle Rsa. La Repubblica l'11 gennaio 2021. Furbetti ma anche molti amministrativi delle Asl autorizzati nella mappa aggiornata dei 700 mila protetti. I carabinieri del Nas acquisiscono le liste degli vaccinandi. Il caso Emilia Romagna. Prima i più deboli e i più a rischio, si diceva così all'inizio della campagna vaccinale. I più deboli, cioè gli ospiti delle residenze per anziani, e i più a rischio, ossia medici e infermieri a contatto con i malati Covid. E non lo si diceva per caso: proteggerli significava salvar loro la vita e, dunque, ridurre la pressione sul sistema sanitario. Le cose, invece, stanno andando troppo spesso al contrario. Il prete, il manager, la zia. Il popolo dei salta fila nella corsa all'immunità. Don Umberto, parroco di Modica, 81 anni tra due settimane, la racconta candidamente così: «Mi ha chiamato un amico che lavora come amministrativo nel pool di vaccinazione a Scicli, mi ha detto che c’erano dei vaccini in più che bisognava utilizzare entro due giorni e sono andato. Sono ultraottantenne, ho altre patologie e ho capito che alla Asl non avevano una lista di persone da chiamare».

Fabio Tonacci per "la Repubblica" il 12 gennaio 2021. Prima i più deboli e i più a rischio, si diceva così all'inizio della campagna vaccinale. I più deboli, cioè gli ospiti delle residenze per anziani, e i più a rischio, ossia medici e infermieri a contatto con i malati Covid. E non lo si diceva per caso: proteggerli significava salvar loro la vita e, dunque, ridurre la pressione sul sistema sanitario. Le cose, invece, stanno andando troppo spesso al contrario. Per questo i carabinieri del Nas stanno acquisendo in diverse Regioni l' elenco dei vaccinandi, per verificare se, nella compilazione, ci sono stati abusi tali da configurare ipotesi di reato. L'ultimo aggiornamento indica che, sul totale di 701.623 vaccinati, abbiamo 558.155 operatori sanitari e sociosanitari, 47.488 ospiti delle strutture residenziali (Rsa) e ben 95.980 soggetti classificati «personale non sanitario». Categoria sufficientemente generica per inglobare tutti coloro che, indipendentemente dall' età, gravitano nell' universo delle Asl e degli ospedali: gli amministrativi che lavorano in ufficio, gli addetti alla manutenzione e alle pulizie, i manager, i cuochi e i camerieri delle mense, i centralinisti, gli uscieri, gli specialisti che non lavorano direttamente con i contagiati. Oltre ovviamente ai furbi: gli amici degli amici, le mogli dei dottori, politici locali, qualche fortunato dell' ultimo minuto. Una parata di saltafila che raccontiamo in questa pagina. Nelle intenzioni di chi l' ha pensata e progettata, la Fase 1 della campagna doveva avere un altro andamento, privilegiare i più vulnerabili e riservare una quota minore ai «non sanitari». Che invece oggi sono il doppio degli anziani delle Rsa. Intendiamoci, ogni persona vaccinata in più è in sé una buona notizia. Ma visto che le fiale sono contingentate e i produttori (Pfizer- BionTech e, da oggi, anche Moderna) fanno fatica a distribuire milioni di dosi in tutta Europa con la velocità che la crisi pandemica necessiterebbe, governo e struttura commissariale avevano indicato alle regioni delle priorità. Che sono state ribaltate. Repubblica ha avuto accesso ai dati scorporati regione per regione, aggiornati alle 19 di ieri sera, che non compaiono nel cruscotto pubblicato dalla struttura del commissario Arcuri. Andiamo con gli esempi: in Campania, su 68.138 vaccinati ci sono 1.262 anziani delle Rsa e 10.583 di personale non sanitario; in Calabria 10.940 vaccinati di cui 1.190 non sanitari e zero Rsa; in Sicilia 61.694 vaccinati di cui 1.328 ospiti delle case di riposo e 8.719 non sanitari; nelle Marche hanno vaccinato appena 145 ospiti Rsa e 1.834 non sanitari; nel Lazio su 66.773 vaccinati 6.019 sono non sanitari e 4.356 gli anziani; in Lombardia 69.712 vaccinati, 10.397 personale non sanitario, appena 1.631 anziani delle case di riposo; infine il caso limite dell' Emilia Romagna, dove a fronte di 71.293 somministrazioni, 4.765 sono state dedicate alle Rsa e 21.341, quattro volte di più, ad amministrativi, dipendenti, pulitori, impiegati. Il risultato è che la fascia di età più coperta è quella 50-59 anni (195 mila somministrazioni), contro i 16 mila della 70-79, i 20 mila della 80-89 anni, i 15 mila della over 90. Poiché vaccinare tutti gli ultraottantenni può diminuire, secondo alcune stime, il tasso di morti per Covid del 50 per cento, al governo si fa strada l' ipotesi di includerli nella prima fase della campagna (adesso il loro inserimento negli elenchi è a fine febbraio). Si valuta anche di anticipare la somministrazione agli insegnanti, per accelerare la riapertura delle scuole. L' inversione delle priorità, messa in evidenza dai dati scorporati per regione, preoccupa il ministero della Salute, anche perché nelle prossime settimane il sistema dovrà gestire un numero sempre maggiore di fiale. Tra ieri e oggi i camion della Pfizer consegneranno altre 470 mila dosi e per le 12 di stamani è atteso presso la sede dell' Istituto superiore di sanità il primo furgone col vaccino di Moderna: 47 mila dosi, a cui se ne aggiungeranno altre 47 mila la prossima settimana.

Non chiamiamo furbetti quelli che “rubano” il vaccino a chi ne ha più diritto.  Alessio Lasta su Notizie.it il 03/02/2021. Me li immagino questi imbucati nei mesi duri della prima ondata a chiamare eroi quei medici e infermieri a cui oggi hanno tolto il vaccino per impossessarsene. Le parole sono importanti. Appunto. Per questo nella vicenda degli imbucati dei vaccini dobbiamo dare alle parole il loro valore. Si tratta di circa 350mila persone in tutta Italia che non rientrano nel target cui spetta la priorità, come prevedono le linee guida del Ministero della Salute per questa prima fase. Vi prego, non chiamateli – non chiamiamoli – furbetti, con questo uso tutto italiano del vezzeggiativo o del diminutivo, buoni quando alla sanzione morale si sostituisce un grosso “massì” collettivo. Son furbetti, son furbini. Qualcosa insomma per cui vadano bene un’alzata di spalle, mezzo sorriso a denti stretti o un assolutorio “c’è di peggio”. Ma che cosa c’è di peggio che togliere il vaccino a medici, infermieri, personale sanitario, operatori socio sanitari che lavorano nella prima linea dei nostri ospedali, e che si mettono quotidianamente a rischio per salvare vite umane, magari sulla linea del fronte delle nostre terapie intensive o dei reparti Covid? Me li immagino, questi imbucati, a marzo o aprile, nei mesi duri della prima ondata. A condividere sui social l’hashtag #andràtuttobene. Oppure a spellarsi le mani negli applausi dai balconi (pure di questa assurda retorica siamo rimasti vittime, allora). O ancora, che ne so, a chiamare “eroi” medici e infermieri i cui occhi segnati dalla fatica e i cui visi rigati dal segno delle mascherine abbiamo visto tutti. E di cui (quasi) tutti ormai ci siamo dimenticati. Ho realizzato per “Piazzapulita”, su La7, un’inchiesta nel ragusano. A Scicli il 6 gennaio erano state scongelate 40 dosi in più di vaccino. Così hanno chiamato tutti. Per non sprecarlo, avevano detto. E in centinaia – complice anche il prete del paese che lo aveva annunciato dal pulpito – si sono accalcati pretendendolo fino a quasi arrivare alla zuffa, quando le dosi in più erano finite. “Ma come – li si è sentiti urlare – “sono da due ore in fila e non me lo fate? Non è giusto”, come se la pretesa di qualcosa che non ci spetta diventasse essa stessa diritto. Come se nessuno di quelli in coda si fosse passato una mano sulla coscienza e avesse anche solo pensato di non mettersi in coda, per far sì che quelle dosi in più andassero magari agli anziani ricoverati nelle Rsa, al personale infermieristico che ancora il vaccino non l’aveva visto, agli operatori socio sanitari che ogni giorno varcano le porte dei nostri ospedali. Macché. Sono qui e lo pretendo. È l’arroganza che fotte questo benedetto Paese. E l’arroganza non contempla il bene comune, ma solo il proprio particolare, la propria roba, per dirla con Verga. Anche quando la roba non è propria, ma di tutti. Perché, mettiamocelo in testa, il vaccino è un bene comune a cui tutti hanno diritto gratuitamente. Ma tant’è. Quello che mi fa più incazzare però non è l’errore umano di chi ha scongelato troppe dosi di vaccino il 6 gennaio a Scicli. Ché uno dice ok, c’è stato un errore, erano i primi giorni della vaccinazione. No. Perché di imbucati ce ne sono stati a Ragusa, Comiso, Pozzallo, Modica anche nei giorni successivi, fino all’11 o 12 gennaio, quando poi il caso è scoppiato, i Nas hanno iniziato le indagini, la Regione s’è svegliata dal torpore e tutti sono venuti a conoscenza di questa autentica vergogna. Cui si aggiunge una clientela da far spavento. Perché si sono vaccinati il marito e la figlia trentunenne della responsabile dell’ufficio risorse umane dell’Asp di Ragusa, cinque ex sindaci di Scicli, due di loro di professione preside e ingegnere, non proprio la prima linea dell’emergenza sanitaria. Così come una giornalista, che di giorno fa l’insegnante precaria, da sette anni l’addetta stampa di una parlamentare Cinque Stelle e poi, a tempo perso, aiuta pure il marito, medico, nel proprio studio. Una multitasking di tutto rispetto, non c’è che dire. Né possiamo poi stupirci se nell’elenco dei vaccinati a sgamo ci sia anche un ventiseienne. “Soffro di bronchite e ho catarro d’inverno – mi ha detto – mio padre, che è medico, mi ha messo in lista e io l’ho fatto. Ma non ritengo di averlo sottratto a nessuno”. Certo, come no. La lista ha altri nomi e novità sono attese nei prossimi giorni. Quello che mi ha colpito è che nemmeno una volta, nemmeno per sbaglio ho sentito pronunciare una parola sempre più rara: scusa, ho sbagliato. Nemmeno per l’anticamera del cervello è passato per la mente a queste persone che il loro comportamento, pur non rappresentando allo stato attuale un illecito penale, potesse essere considerato, almeno sul piano morale, indecente. Zero. Mai un’assunzione di responsabilità. Piuttosto il contrario: una meschina difesa della propria posizione, un’adduzione di giustificazioni da far impallidire, come se si fossero dimenticati delle categorie a rischio, dei cinquecento morti al giorno che ancora oggi ci sono. Come se tutto questo non contasse nulla di fronte al proprio tornaconto. Ora l’assessore alla Salute della Regione siciliana ha annunciato che per queste persone non ci sarà la seconda dose di vaccino. Che un po’, mi viene da dire, rappresenta uno spreco ulteriore, visto che queste stesse persone prima o poi verranno vaccinate. Caro assessore, il segnale è ottimo, ma adesso arrecherebbe un ulteriore danno, sprecando una dose a cranio. Ci ripensi. Altrimenti assisteremmo al trionfo della solita logica: il recinto si chiude quando i buoi sono ormai scappati.

Alessandra Ziniti per "la Repubblica" il 12 gennaio 2021. Don Umberto, parroco di Modica, 81 anni tra due settimane, la racconta candidamente così: «Mi ha chiamato un amico che lavora come amministrativo nel pool di vaccinazione a Scicli, mi ha detto che c' erano dei vaccini in più che bisognava utilizzare entro due giorni e sono andato. Sono ultraottantenne, ho altre patologie e ho capito che alla Asl non avevano una lista di persone da chiamare ». Il giorno dopo, dietro la porta del centro di vaccinazione della Rsa della vicina Scicli, c' era una calca di 150 persone, molte delle quali arrivate da Modica a caccia di qualche dose "avanzata". A far partire involontariamente il passaparola proprio don Umberto: «Sì, l' ho detto io nella messa dell' Epifania che c' era questa opportunità. Non mi pareva che fosse una cosa sbagliata, ho incontrato anche due ragazzi quella sera che si vaccinavano». Dalla Sicilia alla Puglia, dalla Campania all' Emilia Romagna, si scopre che nelle fila delle categorie con massima priorità (operatori della sanità e ospiti delle Rsa), ma anche nella falla dei residui inutilizzati delle fiale, si sono già inserite diverse migliaia di persone, persino più di 1.400 giovanissimi tra i 16 e i 19 anni, che non avrebbero avuto alcun diritto a essere immunizzati prima delle persone più fragili o esposte. «Operatori sanitari e sociosanitari in prima linea» e «personale e ospiti dei presìdi residenziali per anziani », recitano vagamente le linee guida del ministero della Salute per le categorie che hanno diritto alla somministrazione prioritaria. Ma le Regioni hanno fatto ognuna come gli pare. A Bologna, ad esempio, hanno già vaccinato i lavoratori multiservizi delle ditte che hanno in appalto alcuni servizi sanitari ospedalieri, a Bari gli addetti alle pulizie e persino i loro familiari che poi hanno comunicato l' avvenuta vaccinazione al loro medico di famiglia, allibito perché lui, invece, ancora non è neanche in lista. Conquistare una dose di Pfizer è una medaglia da esibire. Le foto sui social con il bollino "Fatto vaccino anticovid 19" si sprecano. E non sono certo tutti «operatori sanitari e sociosanitaria in prima linea» quelli che dichiarano apertamente di aver saltato la fila. Professori universitari e manager, dirigenti amministrativi e impiegati, segretari e collaboratori di studi. Basta avere in qualche modo a che fare con la parola sanità e avere un medico in famiglia per andare a bussare alla porta dei centri di vaccinazione alla ricerca di un amico. A Brindisi, spulciando nei registri dei vaccinati, sono venuti fuori i nomi di una decina di mogli di medici in pensione, come ha dichiarato lo stesso direttore generale della Asl, Giuseppe Pasqualone. Lo scongelamento "per errore" di tutta la scorta dell' ospedale avrebbe costretto i vaccinatori ad allargare la platea dei fortunati per non sprecare le fiale. Davanti all' evidenza dei fatti, rispondono tutti così i vaccinatori colti in castagna: «Avanzavano dosi, piuttosto che buttarle...». Perché, ovviamente, sono loro a contattare gli amici che non possono inserirsi nella regolare compilazione dei moduli online riservati alle categorie con alta priorità. Ed ecco, ad esempio, dai registri degli ospedali di Bari e della Bat venire fuori i nomi di operatori scolastici, poliziotti (la questura ha aperto un' inchiesta interna), soggetti istituzionali. Ancora a Bari, ecco le fiale per cento giovanissimi studenti del corso di laurea in scienze infermieristiche, e così a Catania sei studenti universitari, scelti come simbolo (ma di che?) dal rettore dell' Università, sono stati tra i primi vaccinati. E poi rettori, manager di aziende sanitarie, dirigenti amministrativi, informatori scientifici. Nei piccoli centri, come Polizzi sulle Madonie, più di un amministratore non ha resistito alla tentazione di imitare il governatore campano De Luca e saltare la fila. A Napoli, nelle lunghissime file di medici sotto la pioggia ad attendere il vaccino, decine di infiltrati. Alla Mostra d' Oltremare ne hanno smascherati 41: tra loro, un noto avvocato e mogli, fidanzate, figli di medici spacciati come collaboratori di studi medici. A quelli veri, prima di iniettare la dose, è stato persino chiesto di esibire la busta paga.

Vaccino e tamponi agli amici, indagato un dirigente medico dell'Asp di Cosenza. Il Quotidiano del Sud il 14 gennaio 2021. Un medico dell’Azienda sanitaria di Cosenza in servizio, direttore sanitario dello Spoke Ospedaliero di Cetraro-Paola, è indagato dalla Procura di Paola per avere somministrato indebitamente il vaccino anti Covid 19 a suoi amici e per aver sottoposto illegittimamente soggetti a lui vicini a tamponi per l’individuazione del virus nelle strutture che dirige. L’indagato – che secondo le indagini dei carabinieri del Nas di Cosenza si è anche appropriato di presidi medici ospedalieri che poi dispensava a conoscenti – è stato anche raggiunto da una interdizione dal lavoro per 12 mesi perché usava a fini personali l’auto di servizio. Il provvedimento, emesso dal gip su richiesta del procuratore di Paola Pierpaolo Bruni, è stato notificato al medico dai carabinieri del Gruppo Tutela Salute di Napoli ed è giunto nell’ambito di un’indagine svolta dal Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Cosenza. Sono in corso perquisizioni domiciliari oltre che acquisizioni documentali negli uffici della Pubblica Amministrazione. Il provvedimento è stato adottato in quanto il medico è accusato di peculato. Inoltre è indagato per truffa, falso in atti pubblici e turbata libertà nella scelta del contraente, oltre che per ulteriori ipotesi di peculato aventi ad oggetto farmaci ed altri presidi medici ospedalieri. Le indagini, andate avanti per 10 mesi con intercettazioni telefoniche ed ambientali, oltre che a servizi di osservazione e pedinamento, hanno consentito agli investigatori di accertare una serie di condotte di peculato dell’auto aziendale con la quale, secondo l’accusa, il professionista avrebbe, tra l’altro, accompagnato amici e parenti in aeroporto, si è recato a fare acquisti al centro commerciale Ikea di Salerno, avrebbe portato a pranzi e cene, anche fuori regione, i propri familiari ed altri soggetti a lui legati da vincoli personali. Nel corso delle indagini è anche emerso che il medico avrebbe effettuato indebitamente, sin da giugno 2020, tamponi molecolari per la ricerca del Covid19 a beneficio di numerosi soggetti a lui vicini. Infine avrebbe anche effettuato l’indebita vaccinazione contro il virus su persone a lui legate da rapporti amicali.

Sindaco di Noicattaro si vaccina contro il Covid, scoppia la polemica: «Avrebbero buttato la dose». «Era il giorno dell’Epifania ed erano venute meno delle persone in lista» ha spiegato Innamorato. La Gazzetta del Mezzogiorno il 12 Gennaio 2021. Rischia di finire in polemica in Puglia la vaccinazione contro il Covid del sindaco di Noicattaro (Bari), Raimondo Innamorato (M5S), che non apparterrebbe ad alcuna delle categorie interessate dal vaccino in questa prima fase. La notizia è riportata da alcune testate web locali. «Era il giorno dell’Epifania ed erano venute meno delle persone in lista - ha spiegato il sindaco in tv - una dose di vaccino era avanzata. Ho chiesto alla Asl di contattare altri soggetti, ma mi hanno ribadito che avevano già provato invano. Mi hanno fatto comprendere che diversamente quella dose sarebbe stata gettata».

IL CHIARIMENTO DEL SINDACO - «Si vuol far passare un messaggio distorto. Non ho ricevuto alcun privilegio per il mio ruolo. C'era una dose di vaccino avanzata che sarebbe andata buttata e la Asl ha proposto a me di farla». Chiarisce così il sindaco di Noicattaro, Raimondo Innamorato, la vicenda che lo ha visto al centro di polemiche nelle ultime ore per aver ottenuto il vaccino Covid, pur non essendo inserito negli elenchi delle categorie per le quali è prevista la vaccinazione in questa prima fase. "I miei avversari politici, che sono in campagna elettorale, stanno distorcendo l’episodio accomunandolo a quello di De Luca, quando non è assolutamente così - dice Innamorato - . Non è stata sottratta la possibilità ad un altro. La dose sarebbe stata inutilizzata». «Era il 6 gennaio, il giorno dell’Epifania - ricostruisce il sindaco - e io ero al Comune a lavorare, facendo la solita ricognizione dei contagiati. In mattinata ho sentito telefonicamente il Dipartimento di prevenzione della Asl che stava somministrando i vaccini. Alle 15 del pomeriggio mi hanno richiamato chiedendomi se volessi fare il vaccino, perché rispetto alle dosi, che si preparano scongelando il quantitativo necessario per le fiale da inoculare, avevano avuto due defezioni all’ultimo momento, hanno cercato tra le categorie prioritarie ma nessuno era disponibile. Così me lo hanno proposto. Ho fatto notare più volte che sarebbe stato opportuno contattare altri, ma mi hanno detto di averlo fatto senza esito». Per ovviare a questo «sarebbe opportuno - ipotizza Innamorato - fare una lista di persone di riserva da vaccinare che si rendano disponibili».

Vaccino a De Luca, il chirurgo del Cotugno: «La sua fiala doveva essere la mia. Ma non è l'unico». Da leggo.it Martedì 29 Dicembre 2020. Continuano le polemiche sul vaccino anti coronavirus al Governatore della Campania Vincenzo De Luca, che non rientrava tra coloro da vaccinare nei primi giorni, ma che ha deciso lo stesso di farsi iniettare la prima dose del vaccino Pfizer appena arrivato. In un'intervista al quotidiano Il Mattino, il chirurgo dell'ospedale Cotugno Luigi Ricciardelli, 51 anni, da 13 in servizio nella stessa azienda, ha dato la sua opinione sul caso, da "primo degli esclusi" del vaccino. La dose di De Luca, dice Ricciardelli, doveva essere sua «o di un altro collega in fila o di un infermiere. Non ne faccio una questione personale». «Sono stato il primo a operare un paziente colpito dal coronavirus al Cto, durante la prima ondata della pandemia, e assicuro consulenze mediche anche al pronto soccorso del Cotugno e dello stesso Cto. Ma non perché più bravo, solo per dovere: fanno lo stesso altri professionisti. Io sono uno dei tanti, non un eroe», ha aggiunto nell'intervista a Maria Pirro del Mattino. «De Luca ha una personalità forte, qualsiasi sua decisione credo avrebbe scatenato reazioni», ha specificato. Ma oltre a De Luca, anche altri sono stati inseriti con criteri diversi dalla 'prima linea', spiega Ricciardelli: «Secondo le raccomandazioni del ministero della salute, pubblicate sul sito istituzionale, il vaccino avrebbe dovuto essere somministrato esclusivamente a medici e infermieri e ospiti delle residenze sanitarie assistenziali e, io ritengo, in particolare agli operatori in servizio nei Covid Center, in rianimazione, in chirurgia, in pneumologia, al pronto soccorso e in infettivologia, e non anche a dipendenti o dirigenti amministrativi». «Sia chiaro: anche loro hanno diritto alla fiala, al secondo giro a mio avviso, in quanto non hanno contatti diretti con gli ammalati».

Lorenzo De Cicco per “il Messaggero” il 6 gennaio 2021. In almeno quattro ospedali romani si sono già visti i carabinieri del Nas. I militari del Nucleo Antisofisticazione e Sanità dell'Arma hanno chiesto a medici e dirigenti di controllare gli scarti delle dosi del vaccino anti-Covid, per vedere se le quantità annotate nei registri delle somministrazioni corrispondono a quanto prelevato dalle boccette Pfizer. Il sospetto è che qualcuno, prosciugando il fondo delle prime, preziose fiale dell'antidoto al coronavirus, possa poi rivendere il siero sfruttando canali paralleli. E naturalmente illegali. Manovre sottobanco, che oltraggerebbero l'intera categoria dei camici bianchi. Un battaglione di medici e infermieri che proprio nel Lazio sta producendo uno sforzo che non ha pari in Italia, macinando iniezioni al ritmo più spedito di tutte le altre regioni. «I Nas fanno bene a indagare - dice il presidente dell'Ordine dei medici di Roma, Antonio Magi - chi fa giochetti nascosti con le fiale del vaccino Covid danneggia tutti, perché ogni goccia che non va ai pazienti in lista è una goccia sprecata». Proprio dopo le segnalazioni di alcuni dottori sono partiti i controlli dell'Arma, che hanno già ispezionato alcuni ospedali convertiti dal vaccine-day del 27 dicembre in centri per la profilassi. Anche se sull'operazione nulla trapela dal Nas di Roma, ai responsabili delle strutture sono stati chiesti i registri dove vengono annotati i nomi delle persone sottoposte alla vaccinazione e, in parallelo, sono stati controllati gli scarti. A caccia di discrepanze, appunto, tra le quantità formalmente inoculate e quelle presenti o non presenti nei flaconi. L'obiettivo è verificare se le segnalazioni arrivate siano fondate. Col sospetto che esista un traffico sotterraneo, che sfrutterebbe i residui delle fiale somministrate, le ultime gocce in sostanza, per poi sommarle tra loro e immetterle sul mercato nero. Il monitoraggio sta avvenendo a livello nazionale, non solo a Roma. La procedura dell'Aifa per somministrare il vaccino Pfizer-BioNTech prevede l'uso di una siringa da 3 millilitri, con cui si preleva il liquido di diluizione, che si inietta poi nel flacone multidose. A quel punto ogni persona dovrebbe ricevere 0,3 millilitri di vaccino. Ma qualche goccia nel fondo può rimanere. I residui. Che messi insieme, stilla dopo stilla, possono fare gola. Del resto nel dark web c'è chi è stato disposto a spendere tra i 300 e i mille euro per una singola dose. Quasi sicuramente farlocca. La stessa Agenzia del Farmaco, nelle faq sul nuovo vaccino, sconsiglia qualunque operazione online, anche perché il prodotto potrebbe essere «oltre che inefficace, pericoloso per la salute». E il Ministero della Sanità il 19 dicembre è intervenuto per condannare «la presenza di offerte sul web di farmaci non autorizzati o di dubbia provenienza», invitando «ad attenersi solo alle indicazioni fornite dagli organi ufficiali». Il cybercrime farmaceutico da inizio pandemia è tenuto sotto stretta osservazione dal Ministero, proprio attraverso gli esperti del Nas. Pochi giorni prima di Natale (e del vaccine-day), i carabinieri della sezione Analisi del Reparto operativo hanno oscurato due siti che smerciavano presunti vaccini anti-Covid e sieri contro l'influenza, vendibili, questi ultimi, solo su ricetta del medico. Entrambi gli indirizzi erano agganciati a server stranieri, con riferimenti a gestori schermati. Di fatto, non individuabili. In uno dei due portali, all'apparenza una piattaforma di e-commerce simile in tutto ai colossi del settore, i carabinieri hanno scoperto addirittura una tendina con una sezione «Sars-Cov-2», dove venivano reclamizzati 3 presunti vaccini contro il coronavirus, ordinabili anche dall'Italia. Ora non più. L'altro sito prometteva l'immunità contro l'influenza, in un momento in cui il vaccino contro il virus stagionale era faticosamente reperibile in tante regioni, per problemi di produzione delle case farmaceutiche. Due operazioni, gli oscuramenti realizzati dai Nas, che confermano ancora una volta l'esistenza di truffe e speculazioni sulle paure che vorticano attorno al Covid. Speculazioni che anche le gocce di una fiala possono fertilizzare. Lorenzo De Cicco.

Scicli, avanzano 30 dosi di vaccino: pazienti scelti col passaparola e scoppia il caso. La Repubblica l'8/1/2021. Erano avanzate circa 30 dosi di vaccino anti Covid dal programma predisposto dal distretto sanitario che aveva previsto 120 somministrazioni da completare in una giornata. Ma alcune persone non si sono presentate per motivi vari ed allora è scattato il "reclutamento" con il passaparola per non essere costretti a gettare le dosi nella spazzatura, vaccinando così anche pazienti non appartenenti alle categorie previste. Una volta appresa la notizia, decine di persone si sono recate presso la sede della Rsa dell'Ospedale di Scicli protestando per la scarsa trasparenza circa le modalità di somministrazione del vaccino. A sollevare formalmente la questione è stato il sindaco Enzo Giannone, che si è rivolto con una nota al direttore generale dell'Asp di Ragusa, Angelo Aliquò, per conoscere i tempi e le modalità di somministrazione del vaccino presso i presidi sanitari del territorio.

Alessia Candito per repubblica.it il 15 gennaio 2021. L'ultima accusa è di aver somministrato tamponi e vaccini non secondo necessità e priorità, ma in nome dei rapporti di amicizia e parentela. Per i magistrati della Procura di Paola guidata da Pierpaolo Bruni, il dottore Vincenzo Cesareo, interdetto per 12 mesi dalla professione e indagato per truffa, falso in atti pubblici e turbata libertà nella scelta del contraente, da tempo avrebbe usato mezzi e bilanci degli ospedali di Cetraro e Paola di cui era direttore sanitario per scopi molto personali. Dall’auto dell'ospedale a visite, esami e tamponi fatti avere ad amici e parenti, nella sua attività professionale Cesareo – emerge dalle oltre 600 pagine di ordinanza – si sarebbe sempre fatto guidare da interessi privati piuttosto che da regolamenti e protocolli pubblici. Lo hanno scoperto i carabinieri dei Nas di Cosenza che per circa dieci mesi hanno seguito e intercettato il dottore, che neanche nei mesi più duri della pandemia ha smesso di utilizzare mezzi e servizi dell’ospedale come sue esclusive proprietà. O di subordinare le proprie mansioni a interessi e impegni privati. Alla riunione per l’attivazione di posti Covid non si presenta, accampando una scusa, ma in realtà ha solo in programma una giornata con l’amante. Quando si scopre un focolaio in una Rsa che fa temere un’impennata di ricoveri e lui viene sollecitato ad attivarsi, opta per dedicarsi allo shopping. “Trovate i letti. Trovate, se è il caso, i ventilatori. Preparate tutto perché potrebbero arrivare pazienti, se non arrivano da Cosenza, arrivano dal territorio” lo incalza al telefono la commissaria straordinaria dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, Cinzia Bettellini. Ma a lui quell’allarme non sembra fare né caldo né freddo. “Che me ne fotte di via Alimena (sede dell’Asp) – dice ridendo ad un altro interlocutore – vado per corso Mazzini, in quel negozio nostro che ci sono belle svendite”. In almeno un paio di occasioni, lo “disturbano” per riunioni o problemi in ospedale mentre è al mare o al ristorante, ma lui è rapidissimo ad inventare incontri in corso con l’allora commissario ad acta, Saverio Cotticelli, o da quella dell’Asp, Bettellini, scaricando oneri e compiti sulle spalle di altri colleghi. Quando però c’è da far lavorare i reparti per scopi strettamente personali, il dottore è prontissimo. Fin troppo. “Come regola qui tamponi non se ne possono fare sempre. Come regola qua possono fare i tamponi a quelli che devono operare o ricoverare. Cesareo adesso sta esagerando – si lamenta un dipendente dell’ospedale, ascoltato dalla microspia che gli investigatori hanno piazzato sulla macchina di servizio dell’ospedale – L’ha fatto fare a tutti quelli della squadra di pallone di Fuscaldo”. Non è l’unico caso. Per gli inquirenti, si contano per decine le occasioni in cui ha permesso l’esecuzione di tamponi “totalmente avulsa da qualsiasi urgenza” e rendono “lapalissiano che il comportamento del Cesareo appaia come un favore personale”. A chiunque glielo chieda, il dottore nei mesi in cui in Calabria si mendicavano test e reagenti, permetteva di sottoporsi all’esame. Lo hanno fatto gli operai in arrivo da fuori regione impiegati nel cantiere di un amico, un ragazzo che doveva fare l’esame da bagnino e un altro che doveva presentare il test per lavorare fuori regione, le badanti reclutate da conoscenti per assistere anziane, gli amici degli amici. Cesareo dice di sì a tutti, che il tampone si fa a “tutti, tutti anche i gatti”. Per i magistrati, sono tutti elementi che mostrano “la chiara attitudine a piegare con spregiudicatezza e disinvoltura la gestione di posizioni e utilità di rilievo pubblico a fini privati” e la concreta possibilità che tali comportamenti si ripetano all’infinito. Anche per visite ed esami – è emerso dalle indagini - amici e parenti di Cesareo non sono mai stati tenuti a rispettare le infinite liste di prenotazione. Bastava una telefonata e nel giro di un paio di giorni ottenevano le prestazioni richieste. O venivano istruiti dal dottore sugli escamotage necessari per dribblare le procedure. Ad un uomo che aveva necessità di una Tac al gomito da portare a Bologna dove da tempo aveva in programma un intervento, Cesareo suggerisce: “Vai al pronto soccorso, dici che sei caduto, ti fa male e te la fai fare. Ci sono io. Eventualmente mi chiami tanto io alle otto meno un quarto sono qua”. Ed in effetti quando la dottoressa di turno si mette di traverso perché “c’è un iter medico che va seguito” è Cesareo a contattarla personalmente per obbligarla a prescrivere l’esame richiesto. Insomma, per il dottore l’ospedale era una sua proprietà. Come del resto succedeva persino con l’auto dell’azienda. Il dottore ci faceva di tutto. La usava per scarrozzare parenti e amici, per andare a fare la spesa spostandosi in tutta la zona per raggiungere caseifici, macellerie e negozi, per lo shopping nei centri commerciali, o per esplorare località di mare e di montagna alla ricerca di ristoranti e agriturismi e persino per gite fuori regione. È con la Panda in dotazione all’ospedale, insieme ai familiari che il 4 settembre va a Napoli per una passeggiata in centro, per poi fare tappa all’Ikea per fare acquisti sulla via del ritorno. Ma gli episodi si contano a decine. “La prassi di utilizzare l’auto dell’ufficio per ragioni private e personali – si legge nelle carte -  lungi dall’essere trascorsa o risalente, è pienamente attuale, collaudata e sistematica”. Uno “spregiudicato uso della cosa pubblica” lo definiscono i magistrati. Ragioni buone, si legge nel provvedimento, perché in attesa che l’inchiesta si concluda, Cesareo il camice  bianco non lo porti più per almeno 12 mesi.

Avanzano dosi di vaccino e lo danno ai parenti: polemica sugli operatori sanitari a Modena. Alla fine della seduta vaccinale, con alcune dosi di vaccino avanzate e in scadenza, alcuni operatori hanno chiamato i loro parenti, tra le quali una minore: l'Ausl di Modena ha aperto un'istruttoria. Francesca Galici, Giovedì 07/01/2021 su Il Giornale. In Italia il piano vaccinale prosegue più o meno secondo i piani in questa prima fase nella quale vengono vaccinati gli operatori sanitari. A ieri erano 318mila i vaccini somministrati nel nostro Paese, che sta procedendo a ritmo incalzante. Tuttavia non mancano le polemiche e una tra le più spinose arriva da Modena, dove l'Ausl locale ha aperto un'istruttoria per verificare le procedure adottate da alcuni sanitari che, a fine giornata, hanno somministrato le dosi di vaccino avanzate ai loro congiunti. A denunciare i fatti è stata la Gazzetta di Modena. La procedura standard nel caso in cui avanzino dosi di vaccino già ricomposte è quella di contattare altri operatori sanitari che hanno dato il loro consenso alla vaccinazione, soggetti presenti in ospedale oppure prenotati per i giorni successivi. Non dev'essere sprecata nemmeno una dose: è questa la parola d'ordine negli ospedali italiani. Siccome le dosi già pronte hanno una durata massima di 6 ore è necessario che vengano inoculate il prima possibile. "Quanto avvenuto ieri, dunque, non risponde ad alcuna direttiva o indicazione fornita dall’Azienda", scrive l'Ausl di Modena in merito alla polemica che sta scuotendo la città e avendo ampia risonanza nazionale. L'azienda sanitaria lo definisce "un errore grave" ed è pronta ad andare a fondo nella vicenda. Il caso più eclatante è quello di un volontario di pubblica assistenza, che opera sotto l'insegna dell'AVAP, che a fine giornata ha chiesto (e ottenuto) di somministrare le dosi anche alle sue figlie, tra le quali una minore, che non erano nella lista degli operatori da vaccinare. L'uomo ha poi pubblicato tutto sui social network e a quel punto è esplosa la polemica. A segnalare quanto accaduto all'ospedale di Baggiovara, nei pressi di Modena, sono stati proprio alcuni medici e operatori che sono venuti a conoscenza del post condiviso dall'uomo. Con la presunzione della buona fede, nell'intento di non far scadere le dosi del vaccino già pronte, si sarebbe violato il rigidissimo protocollo nazionale. È l'Ausl a ricostruire la dinamica di quanto accaduto: "A fine seduta vaccinale pomeridiana, avendo espletato la procedura prevista e avanzando ancora alcune dosi inutilizzate, alcuni operatori al lavoro nel punto vaccinale, in totale autonomia, hanno pensato di contattare alcuni propri congiunti, con l’idea di non sprecare dosi che non avrebbero potute essere utilizzate il giorno successivo. Appena venuti a conoscenza di ciò, gli altri professionisti presenti hanno subito informato il responsabile del Punto vaccinale e la Direzione aziendale, che hanno dato perentorie indicazioni di bloccare immediatamente qualsiasi iniziativa in tal senso. Purtroppo però i vaccinatori, assolutamente non al corrente di quanto stava accadendo, avevano già somministrato alcuni vaccini. Dunque si è venuti a conoscenza che le persone contattate non erano tra gli aventi diritto soltanto a vaccinazione già avvenuta". Pare che l'idea di convocare i congiunti sia nata alla luce dell'impossibilità di non riuscire a contattare altri sanitari per la somministrazione. Tuttavia, l'Ausl ha ribadito che darà un memorandum del protocollo e si è scusata con la popolazione, impegnandosi "a garantire la massima trasparenza, così come è stato fatto fin dall’inizio, nelle procedure di somministrazione e utilizzo del vaccino". Intanto, anche i Nas di Parma hanno avviato gli accertamenti preliminari per verificare l'accaduto. Solo successivamente si valuterà un eventuale rilievo penale.

Micol Lavinia Lundari per repubblica.it l'8 gennaio 2021. L'Ausl si scusa e teme un'ombra sulla campagna vaccinale, mentre il commissario per l'Emergenza Domenico Arcuri parla di "reato contro la Salute" per le dosi di vaccino che alcuni operatori hanno inoculato su propri pazienti, a fine giornata, nell'ospedale modenese di Baggiovara. E' successo il 5 gennaio: alcune dosi (sei, per la precisione) del vaccino anti-Covid, che non era state somministrate perché chi era in lista non si era presentato, erano state a quel punto somministrate a figli e parenti dagli operatori che martedì sera erano di turno al centro unico vaccinale, dopo che gli stessi avevano tentato invano di contattare professionisti della sanità che ne avrebbero avuto diritto. Dosi che erano destinate ad essere buttate via se non fossero state somministrate entro fine giornata. Un episodio che l'Ausl modenese definisce senza giri di parole "un errore grave", annunciando un'istruttoria e promettendo la massima trasparenza. I Nas hanno avviato un'indagine e oggi pomeriggio si sono presentati all'ospedale di Baggiovara, mentre il commissario per l'Emergenza Domenico Arcuri commenta durissimo: "Per quanto ne so, le persone coinvolte in questa vicenda sono state preposte ad assolvere altre funzioni e a non somministrare più. C'è un reato supremo del quale non per forza deve occuparsi il codice penale: è il reato contro la Salute, che va contro la morale". Per Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia-Romagna, quelli attuati sono "comportamenti inaccettabili".

Sui social le foto del vaccino alle figlie. Secondo la ricostruzione dell'accaduto, è stato proprio per evitare che le dosi andassero buttate che gli operatori hanno deciso di 'convocare' i congiunti, non riuscendo a mettersi in contatto con altri sanitari. In particolare un volontario di un'associazione di pubblica assistenza che prestava servizio al centro vaccinale ha contattato le figlie, di cui una minore, per vaccinarle con le dosi avanzate, condividendo poi le foto sui social.

Ausl: "Non è quello che prevede la direttiva". "Quando alla fine della giornata di vaccinazione rimangono alcune dosi già ricomposte, poiché la loro durata è di sole sei ore e non possono dunque essere utilizzate il giorno successivo, vengono contattati operatori sanitari che hanno dato la disponibilità ad essere vaccinati (persone già presenti in ospedale oppure già prenotate in altre giornate) al fine di non sprecare nessuna dose", spiega l'Ausl di Modena in una nota, chiarendo cosa prevede il protocollo in merito alle dosi rimaste perché qualcuno non si è presentato all'appuntamento per il vaccino, o non è stato ritenuto idoneo. "Una procedura", puntualizza l'Ausl, "stabilita nell’ambito del gruppo di lavoro per un utilizzo efficiente delle dosi, nel rispetto delle indicazioni ministeriali: non sprecarne nessuna invitando alla somministrazione persone aventi diritto al vaccino. Quanto avvenuto ieri, dunque, non risponde ad alcuna direttiva o indicazione fornita dall’Azienda". Dopo l'episodio è stato ribadito "l’assoluto divieto di iniziative autonome che escano da quelle previste per l’erogazione dei vaccini". L'Ausl "si scusa con tutti i cittadini e si impegna a garantire la massima trasparenza, così come è stato fatto fin dall’inizio, nelle procedure di somministrazione e utilizzo del vaccino".

"Episodio getta ombra su campagna vaccinale". Silvana Borsari, referente unica a livello provinciale della cabina di regia sul vaccino, chiede "davvero scusa a tutti, anche ai professionisti che stanno lavorando, per questa cosa che non doveva succedere e che sta creando abbastanza disagio per la risonanza che ha avuto, piu' che per il fatto in sé". "Dispiace moltissimo, anche personalmente - aggiunge - che questo episodio comunque spiacevole, e in assoluta buona fede, abbia gettato una luce non trasparente su questa campagna vaccinale, che invece qui e in tutta l'Emilia-Romagna sta andando molto bene".

Bonaccini: "Comportamenti inaccettabili". In serata interviene anche il presidente della Regione Stefano Bonaccini. "Può essere che chi coinvolto abbia agito in buona fede", scrive, "ma non ci possono essere deroghe di alcun tipo rispetto alle procedure definite e a comportamenti inadeguati, che diventano inaccettabili. Bene ha fatto la Asl ad avviare subito una verifica interna e a prendere i dovuti provvedimenti. Qui se ci sono degli errori non passano sotto silenzio e chi ne ha responsabilità paga".

Insorge l'opposizione. "Casi anche a Bologna". Sulla vicenda modenese insorge l'opposizione a viale Aldo Moro. "L'Ausl di Modena e la Regione facciano chiarezza su quanto accaduto e individuino al più presto i responsabili di questa vergogna", attacca il consigliere della Lega Stefano Bargi. "La giunta prenda posizione e spieghi ai cittadini come sia potuto accadere che, mentre buona parte del personale medico e sanitario è ancora in attesa di una chiamata, a Baggiovara siano state vaccinate persone senza alcun grado di priorità". Per la pentastellata Silvia Piccinini il caso "dimostra come ad oggi sulla programmazione degli interventi ci sia ancora molto da fare". E a quanto risulta, continua Piccinini, "anche in altre realtà dell'Emilia-Romagna, come per esempio Bologna, il caso delle dosi di vaccino in eccesso a fine giornata sembra essere una costante quasi quotidiana. Per questo non è accettabile che la gestione di questi casi venga portata avanti così come fatto a Modena.

Brindisi, presidente Ordine dei Medici scrive alla Asl: «Vaccinate persone fuori lista». Avviate verifiche. La lettera dopo alcune segnalazioni. La Gazzetta del Mezzogiorno il 09 Gennaio 2021. «Nella giornata di lunedì 4 gennaio risulterebbero effettuate vaccinazioni a soggetti che non facevano parte dell’ordine di priorità». Lo scrive il presidente dell’Ordine dei medici di Brindisi, Arturo Oliva, in una nota indirizzata al direttore generale della Asl, Giuseppe Pasqualone. Dopo le segnalazioni giunte da «diversi iscritti» in questi primi giorni di profilassi, il presidente dell’Ordine sollecita la puntuale identificazione delle persone prima della somministrazione, «ricordando che in questa prima fase la vaccinazione è riservata agli operatori sanitari in attività nel Servizio sanitario nazionale». Il presidente dell’Ordine dei medici chiede inoltre alla Asl di Brindisi di rendere pubblico il cronoprogramma di massima delle vaccinazioni degli operatori sanitari, per «evitare - sottolinea - incomprensioni e disorientamento». La nota è stata inviata «nell’ambito della collaborazione tra istituzioni che contraddistingue i rapporti tra questo ordine e la direzione generale dell’Asl».

ASL BRINDISI AVVIA VERIFICHE - «Il cronoprogramma delle vaccinazioni con l’indicazione delle categorie interessate da questa prima fase è stato trasmesso anche all’ordine dei Medici della provincia di Brindisi per operare nella massima trasparenza. Abbiamo voluto rispondere in maniera concreta alla segnalazione che ci è giunta dal presidente Arturo Oliva su presunte vaccinazioni ad alcune persone che non rientravano nell’ordine di priorità: su questo punto stiamo effettuando una specifica attività di verifica». Lo specifica in una nota il direttore del Servizio di Igiene e Sanità pubblica della Asl, Stefano Termite, aggiungendo che «lo stesso dottor Oliva ha accolto con favore la nostra proposta di collaborazione in questo percorso con l’obiettivo di informare e reclutare medici e odontoiatri della provincia di Brindisi». Il presidente Oliva, in una nota indirizzata al dg dell’Asl di Brindisi, aveva evidenziato che «lunedì 4 gennaio risulterebbero effettuate vaccinazioni a soggetti che non facevano parte dell’ordine di priorità». Secondo quanto viene riferito dall’Asl, tra ieri e oggi sono state vaccinate oltre 700 persone: operatori e ospiti della residenza sociosanitaria assistenziale San Francesco d’Assisi di Brindisi, operatori sanitari della Asl al Di Summa, negli ospedali Perrino e Camberlingo di Francavilla Fontana e nel Pta di Fasano. Tra l’altro, entro martedì 12 gennaio è previsto l'arrivo di altre 2mila 300 dosi del vaccino Pfizer da destinare alla provincia di Brindisi. Il numero complessivo delle persone da vaccinare nella prima fase è pari a 7mila persone, tra "operatori sanitari e territorio e personale e degenti delle residenze assistenziali». Il 18 gennaio è programmato l’avvio delle operazioni di richiamo per quanti si sono vaccinati il 27 dicembre, nel «vaccine day».

Puglia a quota 35mila vaccini, ma non mancano i furbetti: tra loro prof e forze dell'ordine. Tra i vaccinati anche personale scolastico e appartenenti alle forze dell'ordine. «Non è consentito». Massimiliano Scagliarini su La Gazzetta del Mezzogiorno l'11 Gennaio 2021. La Puglia ha superato quota 35mila vaccinazioni, pari a oltre il 70% delle 48mila dosi finora consegnate dalla Protezione civile. Nei giorni di piena operatività, quelli in cui le scorte lo permettono, i 40 ospedali attivi sono riusciti a garantire 5mila somministrazioni. Un buon risultato anche se le polemiche non mancano: perché, oltre ai medici e alle altre categorie che ne hanno diritto, negli ambulatori è riuscito a infilarsi anche qualcuno che avrebbe dovuto attendere. Sabato a Brindisi è scoppiata la denuncia del presidente dell’Ordine: ha puntato il dito contro le mogli dei medici in pensione («Una decina», secondo il direttore generale della Asl, Giuseppe Pasqualone) che avrebbero ricevuto la vaccinazione. «Un errore», conferma la Asl. Ma non sarebbe stato l’unico. Almeno scorrendo l’elenco per categorie che il Dipartimento Salute ha compilato sulla base delle comunicazioni delle Asl. Elenco che, adesso, dovrà essere sottoposto a controlli. Tra Bari e la Bat, ad esempio, risulterebbero vaccinati una decina di «operatori scolastici». Sempre nella Bat è stato censito un appartenente alle forze dell’ordine oltre che un «soggetto di interesse istituzionale». In numerosi ospedali (da Bari al Salento) la vaccinazione è stata somministrata anche al personale delle Sanitaservice (gli addetti alle pulizie e al facchinaggio), già previsto nel piano per la prima fase insieme ai dipendenti amministrativi delle Asl. E altri ospedali hanno censito tra i vaccinati anche «studenti», senza specificare: potrebbe trattarsi di studenti di medicina come di studenti delle scuole superiori. «Non possiamo vaccinare nessuno che non sia incluso all’interno delle categorie identificate - dice il capo dipartimento salute, Vito Montanaro -, e cioè personale sanitario, ospiti delle Rsa e personale delle funzioni di supporto, rigorosamente in ordine di priorità secondo quanto stabilito». Ovvero prima i medici e il personale sanitario degli ospedali, preferibilmente dei reparti covid. Poi le funzioni di supporto, cioè tutti quegli operatori (anche esterni) che per vari motivi risultano a contatto con i pazienti. Infine tutti i dipendenti delle aziende sanitarie. «Più corriamo - dice Montanaro - più siamo sicuri che tra un mese o un mese e mezzo non correremo più rischio di contagi negli ospedali e nelle Rsa». La Puglia ha ottenuto una disponibilità di 95mila dosi a fronte di una richiesta di 106mila. Ma con l’ok dell’Aifa per estrarre 6 dosi anziché 5 da ciascuna fiala, si è saliti a 113mila persone potenzialmente vaccinabili. Nel totale - spiegano dalla Regione - rientra tutto il mondo del 118, ma anche tutte le associazioni di volontariato che garantiscono l’assistenza domiciliare, oltre che i medici di medicina generale e i pediatri (compresi i collaboratori di studio), e tutta la sanità privata accreditata. «Quando avremo vaccinato tutti - dice Montanaro - dovrebbe esserci anche un piccolo residuo che consentirà di vaccinare odontoiatri, farmacisti e specialisti privati. Ma sempre con il via libera del ministero e sempre mantenendo la scorta del 30% necessaria a garantire il richiamo. Gli errori? Possono capitare, ma speriamo che non siano state utilizzate dosi al di fuori di quanto autorizzato». Nel caso di Brindisi denunciato dall’Ordine dei medici è ad esempio emerso che l’ospedale aveva «scongelato» tutta la scorta di dosi, che a quel punto doveva necessariamente essere utilizzata entro poche ore. La Asl dovrà accertare se si sia trattato di un errore oppure di una scelta finalizzata a favorire qualche amico. A ogni vaccinazione corrisponde un modulo anagrafico (il consenso informato) che consente di tenere traccia di chi la riceve, e il totale delle dosi consegnate deve coincidere con quelle somministrate: ecco perché dagli elenchi emergono anche categorie non previste. Oggi intanto dovrebbero essere consegnati altri 25 «vassoi» della Pfizer (195 fiale ciascuno) per un totale di circa 29mila dosi. In settimana potrebbero arrivare anche le prime dosi del vaccino americano Moderna, leggermente più semplici da gestire dal punto di vista logistico. Dalla prossima settimana diventerà fondamentale la gestione delle scorte, perché sarà necessario tenere da parte la quota per la seconda dose: da lunedì 18 nei laboratori partirà una sorta di doppio turno. E dal 25 gennaio quelli del «vax day» di dicembre dovrebbero essere immuni al covid.

Francesco Bonazzi per "La Verità" il 9 gennaio 2021. Si fa presto a sentenziare «reato contro la Salute», come ha fatto prontamente il commissario all'emergenza Domenico Arcuri, ma più passano le ore e più lo scandalo dei vaccini anti-Covid somministrati ai parenti rischia di sgonfiarsi. Un po' perché parrebbe un caso isolato a Modena e dintorni (e relativo a sole sei dosi), un po' perché a fine giornata i vaccini non iniettati e scongelati andrebbero comunque buttati e poi perché se c'è un alto numero di disdette o rifiuti è dura trovare nuovi pazienti in poche ore. In ogni caso, i carabinieri del Nas dell'Emilia-Romagna stanno indagando, dopo la folle bravata di alcuni parenti di sanitari di Modena che si sono vantati su Facebook di aver fatto il vaccino prima degli altri. Il giorno dopo il clamore per quello che sarebbe il tipico caso di «familismo amorale» all'Italiana, il presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini ha preso il tema alla lontana, ma certo non a caso a parlato di «straordinari» per vaccinare tutti i cittadini. Intervistato da Mattino5, il governatore dem ha annunciato: «Noi come Emilia-Romagna vogliamo essere pronti a raddoppiare o triplicare il numero di dosi somministrate». Per poi aggiungere di aver già allertato «i direttori delle Asl per tenerci pronti anche per aperture notturne, se serve». E forse, con le aperture notturne delle quali ragionava ieri Bonaccini, non ci sarebbero stati alibi per i sanitari modenesi che martedì hanno dato ai parenti i vaccini avanzati. La loro linea difensiva, sia con gl'ispettori dell'Asl sia con i carabinieri, è facile immaginare che sarà proprio quella del «se no, li avremmo dovuti buttare». Al di là dello scandalo nazionale, colpisce che invece le cronache locali riportino una versione dei fatti che indurrebbe a qualche cautela. Ieri, per esempio, l'edizione bolognese del Corriere della sera iniziava la sua cronaca da Modena così: «Alcune dosi di vaccino avanzate a fine giornata sarebbero state buttate». Alcuni operatori sanitari dell'Usl di Baggiovara hanno quindi chiamato i propri familiari per somministrarli a loro, «anche se non appartenevano alle fasce aventi diritto al vaccino nella prima fase». Stesso registro per Repubblica, che sulle pagine nazionali cavalcava la vicenda («I vaccini in eccesso iniettati ai parenti. Arcuri: Immorale», questo il titolo), ma su quelle locali faceva un resoconto più articolato, con un finale a sorpresa, in cui la consigliera regionale dei 5 stelle, Silvia Piccinini, sganciava una piccola bomba: «Anche in altre realtà dell'Emilia-Romagna, come per esempio Bologna, il caso delle dosi di vaccino in eccesso a fine giornata sembra essere una costante quasi quotidiana». Per questo, concludeva la pentastellata, «non è accettabile che la gestione di questi casi venga portata avanti così come fatto a Modena». Che non sia accettabile chiamare i parenti, in barba a tutte le graduatorie e a tutte le liste, è evidente e nessuno può metterlo in discussione. Tuttavia ieri è intervenuta con buon senso e misura anche Silvana Borsani, direttrice sanitaria dell'Ausl di Modena, per la quale si tratta di «un episodio spiacevole», ma «fatto in buona fede da parte delle persone coinvolte». L'idiozia delle foto postate su Facebook proverebbe che si è trattata di una leggerezza, ancorché decisamente antipatica. Diversamente, ci sarebbe stata la più completa omertà. In ogni caso, ben più utile dello stracciarsi le vesti sarebbe che la macchina commissariale e regionale delle vaccinazioni evitasse che il caso delle dosi «da buttare» a fine giornata legittimasse le soluzioni più creative che, in Italia, si sa, non mancano mai. Al momento, da varie Asl, risulta che le fiale stiano in frigo mediamente due giorni, contro i cinque giorni del massimo possibile, come hanno spiegato anche dalla regione di Bonaccini dopo il caso di Modena. Però si tratta di una spiegazione parziale, in quanto bisognerebbe capire che succede quando si arriva vicino alla scadenza. In particolare, visto che nei primi giorni c'è stato un tasso di «obiezione di coscienza» al vaccino ben superiore al previsto, e del quale però le autorità non parlano volentieri per ovvi motivi e perché non hanno ancora deciso una risposta al problema che sia minimamente costituzionale, la gestione delle liste è sicuramente complicata. Se si fa l'esempio di una struttura media, come quella della provincia emiliana, con meno di 300 somministrazioni al giorno, è chiaro che a fine giornata una ventina di «buche» è difficile da gestire, senza sprecare fiale. Insomma, per evitare che vaccini scongelati (e pagati) finiscano nei cassonetti, bisogna azzeccare le stime e avere una struttura capace di rintracciare rapidamente le persone che sarebbero in lista per il giorno dopo. Solo che il vaccino contro il Covid-19 non è esattamente un rene da trapiantare e non tutti hanno la reperibilità di un paziente in lista d'attesa per un organo vitale. Ma per Arcuri, un uomo impermeabile a ogni scandalo, il caso modenese delle chiamate ai parenti è gravissimo: «C'è un reato supremo del quale non per forza deve occuparsi il codice penale: è il reato contro la salute, che va contro la morale». Ci voleva lui, l'eroe delle mascherine e degli appalti acrobatici raccontati dalla Verità per spiegarci finalmente che cosa s'intende con l'espressione «facili moralismi».

·        Il Vaccino ideologico.

Bergamo: virus, spie e vaccini. Un'operazione di intelligence. Non per spiare le basi Nato ma per ottenere tutti i segreti sul Covid e sul modo di contrastarlo. Ecco come la missione "Dalla Russia con Amore" ha permesso al Cremlino di difendersi dal virus e realizzare di corsa Sputnik-V. Ingannando il governo italiano. Gianluca di Feo e Floriana Bulfon. Coordinamento multimediale di Laura Pertici. Grafiche e video a cura di Gedi Visual su La Repubblica il 17 giugno 2021. Quando nella tarda serata di domenica 22 marzo 2020 sulla pista di Pratica di Mare si sono aperti i portelloni dei grandi Ilyushin decollati da Mosca, nessuno degli ufficiali italiani mandati ad accoglierli aveva la minima idea di cosa stessero scaricando. Ventiquattr'ore prima, l'arrivo del contingente militare era stato concordato in un colloquio telefonico tra il presidente Putin e il premier Conte, che aveva spiazzato sia la Farnesina sia i generali tagliandoli fuori dall'organizzazione di quella spedizione senza precedenti: una missione dell'esercito russo nel territorio di un Paese della Nato.

Russia, Vladimir Putin alla guerra del vaccino. Messaggio all'Oms: "Inspiegabile ostracismo, liberate Sputnik". Francesco Storace su Il Tempo l'8 dicembre 2021. Vladimir Putin non intende stare a guardare nella lotta globale alla pandemia e vuole che cessi l'ostracismo contro il vaccino russo Sputnik. Di più: chiede che se ne occupi l'Oms e affida il messaggio al presidente della Croce ROssa internazionale, l'italiano Francesco Rocca. E promette cooperazione. È lo scenario che si apre dopo i colloqui delle ultime ore in call da Mosca. Nella capitale russa c'era proprio Rocca, il presidente era invece a Sochi, dalla dacia da cui si è collegato anche col suo omologo americano, Biden, con il quale invece di vaccini e pandemia non avrebbe parlato. Di ritorno dalla missione, Rocca ricava che Putin voglia far capire all'Occidente che il vaccino russo conviene a tutti. E se si vuole contrastare la pandemia con la cooperazione a livello globale, l'Oms deve pretendere la fine del contrasto al siero di Mosca. La federazione russa non vuole certo aprire un fronte di belligeranza, ma stando a quanto viene a sapere il presidente della Croce Rossa, il tema è anche rappresentato da soli 50 Paesi in cui lo Sputnik ha accesso e non si capisce perché. Anche Putin si è vaccinato come decine di milioni di cittadini del suo grande Paese e possono farlo in tutto il mondo, dice con particolare orgoglio. La sostanza è la richiesta di un trattamento equo, perché non si spiegano altrimenti i ritardi dell'organizzazione mondiale della sanità. 

A Rocca Putin non lo dice, nei 45 minuti di colloquio, ma chissà se pensa a grinfie degli States dietro quelle che appaiono perdite di tempo. E alla Croce Rossa internazionale il presidente russo affida un mandato di rappresentanza delle sue istanze. «Noi comunque saremo disponibili a farci parte attiva per l'equità della distribuzione dei vaccini», assicura nella sostanza del colloquio. «Questo è il cuore del problema - dice Rocca - perché il Covax (ovvero la distribuzione dei sieri nei paesi più poveri) non basta più. Anche qui troppi ritardi». Ma che farà Putin sulla pandemia rispetto alle richieste della Croce Rossa dopo Covax? «Si è impegnato a lavorare per l'equità nella distribuzione del vaccino. Covax doveva vaccinare tutti i sanitari delle aree più povere, ma non è stato neppure finanziato». Insomma, c'è bisogno di un cambio di strategia a livello globale. E Putin ha scelto la giornata mondiale del volontariato per interloquire con la Croce Rossa, il che rappresenta anche una novità nelle politiche negoziali della federazione russa. Colloqui su temi umanitari che solitamente erano affidati a delegati del Presidente, ora vengono gestiti in prima persona. L'occasione dell'incontro è stato il cambio della guardia al vertice della Croce Rossa russa, dove un giovane medico 27enne ha preso il posto della presidente in carica, anziana d'età. Sviluppando un'azione di solidarietà, finalmente anche a livello internazionale e non solo interno.

È la partita della diplomazia sotterranea che si rivela più utile agli obiettivi perseguiti. Putin ha colto il ruolo delle Croci Rosse nazionali, essenziali per la vita all'interno dei paesi dove operano. Le popolazioni locali non vedono i volontari come truppe straniere di occupazione. «L'esempio viene dall'Afghanistan - racconta Rocca - i contatti ci sono anche con i talebani grazie al riconoscimento della nostra indipendenza e della neutralità della nostra missione». Adesso, il tavolo decisivo torna a Ginevra, dove la stessa Croce Rossa e l'Oms hanno sede. E la discussione servirà a comprendere finalmente che il contrasto alla pandemia che ha decimato il mondo ha necessità dell'impegno solidale (e finanziario e scientifico) ha bisogno di tutti i Grandi della terra.

Dall’efficacia alla protezione: le ultime verità sul vaccino Sputnik. Federico Giuliani su Inside Over il 16 settembre 2021. Dove eravamo rimasti con lo Sputnik V? Lo scorso inverno, quando la comunità scientifica e gli enti regolatori occidentali stavano ragionando su quali vaccini anti Covid approvare, il prodotto russo e i suoi omologhi cinesi finirono nell’occhio del ciclone. Nonostante la necessità di accelerare le campagne vaccinali appena iniziate, c’erano troppe poche informazioni per concedere il semaforo verde ai vari Sinopharm, Sinovac e Spunik. L’Unione europea e gli Stati Uniti preferirono puntare sui propri vaccini. Anche se sarebbe più corretto dire sui vaccini americani, visto che AstraZeneca, l’unico realizzato nel Vecchio Continente, finì presto cannibalizzato da Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson, e che i tanto attesi vaccini francesi e tedeschi non riuscirono a vedere la luce in tempo per far fronte alle fasi più acute dell’emergenza (li stiamo aspettando ancora oggi). In quelle settimane convulse, lo Sputnik venne approvato da un numero via via crescente di Paesi, tra cui San Marino e l’Ungheria. Nel marzo 2021, l’Ema iniziava la revisione ciclica dello Sputnik per valutarne la conformità agli standard dell’Unione europea “in materia di efficienza, sicurezza e qualità”, mentre il 20 dello stesso mese l’Istituto Spallanzani di Roma ne annuncia la sperimentazione al fine di constatare la sua efficacia sulle varianti e sull’uso come richiamo per chi ha ricevuto la dose di un altro vaccino. La strada sembrava in discesa.

Il primo studio. Lo Sputnik uscì tuttavia gradualmente dai radar. Del resto, la carenza di vaccini non era più una spada di Damocle, e i governi potevano pur sempre contare sul trio Pfizer-Moderna-Johnson & Johnson. La Russia cercò quindi di spingere lo Sputnik in altri scenari, come in America Latina, Africa e Sud Est Asiatico. Nel frattempo, a maggio, le autorità russe registravano il vaccino monodose Sputnik Light. Come ebbe modo di spiegare il Fondo per gli investimenti diretti, mentre Sputnik V era formato da due dosi di altrettanti adenovirus, la versione Sputnik Light impiegava come dose unica la prima dose di Sputnik V. La nota che accompagnava l’uscita di quel vaccino spiegava che il prodotto aveva dimostrato “un livello di efficacia di quasi l’80%” e altrettanto efficace “contro tutti i nuovi ceppi di coronavirus”. Niente da fare: lo Sputnik (entrambe le versioni) continuava ad essere un vaccino esotico, destinato ad altri Paesi e ad altre latitudini. Adesso sono stati diffusi un paio di studi che confermano le buone capacità del vaccino russo, molte delle quali, in parte, già annunciate illo tempore dagli stessi russi. Partiamo dal primo, intitolato Vaccine Effectiveness against Referral to Hospital and Severe Lung Injury Associated with COVID-19: A Population-Based Case-Control Study in St. Petersburg, Russia, e pubblicato come documento preprint. In seguito a uno studio realizzato da un gruppo indipendente di ricercatori in quel di San Pietroburgo, è emerso che l’efficacia dello Sputnik contro l’ospedalizzazione su 13,893 individui (1,291 vaccinati; 495 ospedalizzati) è risultata pari all’81%. La stessa, sarebbe compresa tra il 68% e l’88% con probabilità del 95%.

Il secondo studio. Arriviamo così al secondo paper, intitolato Effectiveness of the first component of Gam-COVID-Vac (Sputnik V) on reduction of SARS-CoV-2 confirmed infections, hospitalisations and mortality in patients aged 60-79: a retrospective cohort study in Argentina, pubblicato da EclinicalMedicine di The Lancet. In uno studio effettuato in Argentina su 40mila anziani, Sputnik Light ha mostrato un’efficacia compresa nella fascia 78,6-83,7%, cioè un intervallo superiore a quello dei vaccini a due iniezioni. In particolare, l’efficacia del vaccino per prevenire le infezioni confermate in laboratorio è stata del 78,6%, mentre per la riduzione dei ricoveri e dei decessi, rispettivamente dell’87,6% e dell’84,8%. Ricordiamo che Sputnik Light è registrato in molti Paesi come vaccino autonomo, ma può anche essere impiegato come richiamo. Vari studi clinici hanno dimostrato che un mix tra Sputnik Light e vaccini come AstraZeneca e Moderna, fornisca ottimi risultati nella lotta contro il coronavirus. Non sappiamo se in futuro ci saranno altre ondate consistenti di Covid ma, in relazione al passato, sappiamo che Sputnik era ed è un vaccino sul quale sarebbe servito e servirebbe fare maggiore chiarezza. Tanto da Mosca che dagli enti regolatori occidentali.

Perché i vaccini di Russia e Cina hanno (in parte) fallito la loro missione geopolitica? Federico Giuliani su Inside Over l'8 agosto 2021. Sono stati i primi a infondere un barlume di speranza all’umanità nel momento più delicato della pandemia di Sars-CoV-2. I vaccini anti Covid realizzati da Russia e Cina hanno trovato spazio su tutti i media tra l’estate e l’autunno del 2020. Lo scorso agosto, proprio in questo periodo, le agenzie battevano una notizia sensazionale: l’istituto Gamaleya di Mosca era riuscita a sviluppare “il primo vaccino contro il coronavirus”. A dire il vero l’annuncio arrivò direttamente da Vladimir Putin che, da abile comunicatore e leader politico, si prese il centro della scena. “Stamattina è stato registrato il vaccino contro il coronavirus per la prima volta al mondo. Funziona in modo abbastanza efficace, garantisce un’immunità stabile e ha superato tutti i controlli necessari”, spiegò il presidente russo l’11 agosto 2020. Lo Sputnik V era diventato realtà. A salvare il mondo dal virus, pensarono in molti, non sarebbe stata una potenza occidentale, bensì la tanto bistrattata Russia, accusata da una buona parte della comunità internazionale di non essere una democrazia e via dicendo. Nel giro di poche settimane, Mosca iniziò a esportare il proprio vaccino in giro per il mondo, registrando ogni progresso diplomatico su un sito appositamente creato per celebrare i traguardi tagliati dallo Sputnik. Nello stesso momento che il vaccino russo stava muovendo i suoi primi passi, oltre la Muraglia, anche la Cina era pronta a lanciare i suoi vaccini. Prima della fumata bianca ufficiale, nel periodo compreso tra ottobre e novembre, alcune amministrazioni locali cinesi avevano iniziato a somministrare il prodotto a categorie di lavoratori a rischio.

Una vittoria a metà. Le aspettative geopolitiche riposte da Russia e Cina sui loro vaccini erano altissime. Aver bruciato gli Stati Uniti, e più in particolare le potenze occidentali, su un tema tanto caldo quanto strategicamente rilevante avrebbe potuto consentire a entrambe le nazioni di guadagnare terreno fertile a scapito dei rispettivi rivali. Soprattutto agli occhi dei Paesi in via di sviluppo e di quei governi attratti dai modelli politico-economici guidati da Vladimir Putin e Xi Jinping. Se in un primo momento la cosiddetta guerra dei vaccini aveva consentito sia a Mosca che a Pechino di ripulire le loro immagini a livello internazionale, in un secondo momento la contesa iniziò a prendere una direzione ben precisa. Complice una struttura non adeguata ai sogni di gloria riposti nello Sputnik, i russi hanno ben presto assistito al ritorno di fiamma dal Dragone, padrone assoluto della scena in quanto a numero di dosi esportate nei cinque continenti. C’è però una terza fase da considerare, la fase iniziata in concomitanza con la comparsa delle varianti del Covid. Vari esperti hanno sottolineato un aspetto non da poco: molti dei Paesi che avevano fatto affidamento sui vaccini cinesi – è il caso di Thailandia e Malesia, giusto per citarne un paio – hanno assistito a un’impennata dei contagi. E questo, sempre secondo tale ipotesi, confermerebbe che i vaccini non occidentali sarebbero meno efficaci. Come se non bastasse, né lo Sputnik (che in Russia non avrebbe convinto più di tanto la popolazione) né i vaccini cinesi sono fin qui stati autorizzati dagli enti regolatori europei o americani (potrebbe invece accadere il contrario). Detto in altre parole, Russia e Cina sono state in grado di attirare l’attenzione della comunità internazionale, ed entrambe potranno senza ombra dubbio continuare a giocare il jolly rappresentato dai loro vaccini; allo stesso tempo è però probabile che Putin e Xi non si aspettavano di dover fare i conti con la terza fase, coincidente con la rimonta dei vaccini occidentali.

Ombre e successi parziali. Come ha scritto il settimanale Time, Cina e Russia pensavano (e speravano) che la pandemia avrebbe consentito loro di dimostrare al mondo di essere scientificamente innovativi e più generosi rispetto ai Paesi occidentali, più lenti a lanciare i vaccini e accusati di essere egoisti nei confronti dei Paesi in via di sviluppo. I vaccini cinesi sono stati utilizzati in oltre 80 Stati, potendo godere di vantaggi economici (meno cari rispetto alla concorrenza) e tecnici (conservazione più semplice, in normali frigoriferi e non a temperature glaciali). Il punto è che, mentre i prodotti Pfizer-BioNTech e Moderna vantano tassi di efficacia superiori al 90%, il cinese Sinovac, ad esempio, sarebbe in grado di prevenire la malattia sintomatica nel 51% dei vaccinati e le forme più gravi della stessa nel 100% dei casi. Inoltre, gli studi hanno testato i vaccini cinesi solo contro la versione del Covid emersa alla fine del 2019 in quel di Wuhan, senza tener conto del peso delle varianti. Lo Sputnik russo, invece, pur essendo definito “sicuro ed efficace” dagli studi internazionali, risulta controverso per altre ragioni. Intanto è stato approvato dal Ministero della Sanità russo nell’agosto 2020, cioè un mese prima della pubblicazione dei risultati degli studi di fase 1 e 2, e prima ancora che fosse iniziato il suo studio di fase 3. C’è poi un problema a livello di produzione e non mancano diversi gialli, come quello sollevato dai funzionari slovacchi, secondo i quali le dosi di Sputnik ricevute dalla Russia “non avevano le stesse caratteristiche e proprietà” delle dosi di Sputnik fornite dalla Russia per la valutazione negli studi internazionali. Certo, anche se i vaccini Pfizer e Moderna risulterebbero (il condizionale è d’obbligo) più efficaci contro la variante Delta, i vaccini cinesi e russi, come ripetono vari scienziati, fanno comunque la loro parte.

Dagotraduzione dal DailyMail l'8 giugno 2021. Gli scienziati russi hanno sviluppato, primi al mondo, un vaccino contro il Covid per gli animali domestici. Si chiama Carnivac-Cov, è stato registrato a marzo e secondo i ricercatori protegge dal virus al 100%. Anche se non ci sono prove che il Covid passi dagli animali all’uomo, i casi di animali infettati sono stati numerosi in tutto il mondo.  In cani militari sono stati i primi ad essere vaccinati in Russia, prima della loro partecipazione alla parata della piazza Rossa il 9 maggio. Il Covid è stato un problema serio specialmente per i visoni. In Danimarca l’epidemia ha costretto il paese ad abbattere milioni di esemplari e a chiudere l’industria delle pellicce fino al 2022. «Questi animali possono ammalarsi di coronavirus in massa. Quindi il vaccino è davvero necessario» ha detto Nadezhda Rakhmanina, virologa russa. «È il primo e attualmente l’unico vaccino contro il coronavirus per gli animali» ha aggiunto Konstantin Savenkov, del Servizio federale russo per la sorveglianza veterinaria e fitosanitaria. «Questo particolare vaccino è necessario, prima di tutto, nell'allevamento di animali da pelliccia». «L'anno scorso sono stati descritti casi di morte di massa di animali da pelliccia all'estero, inclusa la Danimarca. In generale, gli animali da pelliccia sono suscettibili a molte malattie infettive dell'uomo, hanno persino una suscettibilità all'influenza... Nell'ultimo anno, non è stato dimostrato che gli animali domestici possano essere una fonte di infezione da Covid-19 per l'uomo. Ci sono casi isolati di infezione nei gatti, che sono stati descritti e provati. Ma non ci sono ancora [prove] di massa».

Matteo Bassetti contro l'Oms: "Ok al vaccino cinese? Molto perplesso: non esistono studi che ne dimostrino l'efficacia". Libero Quotidiano il 02 giugno 2021. Sputnik no, ma Sinovac sì. L'Organizzazione mondiale della sanità è ancora ferma sul via libera al vaccino anti-Covid russo, ma ha concesso l'ok a quello cinese. Una notizia che ha fatto saltare sulla sedia Matteo Bassetti. L'infettivologo del San Martino di Genova, attraverso un post su Facebook, esprime tutto il suo dissenso definendo quella dell'Oms una scelta fin troppo celere. "Sono molto perplesso", mette le mani avanti aggiungendo che al momento non ha ancora letto "alcuno studio scientifico che supporti l’efficacia di questo vaccino". Da qui il più duro degli attacchi a chi di sanità dovrebbe occuparsi: "Che l’Oms torni ad occuparsi di sorvegliare sulla salute nel mondo e lasci alle società scientifiche e agli enti regolari il compito di valutare farmaci e vaccini. Eviterebbe altre brutte figure e di perdere ulteriore credibilità". Non a caso l'organizzazione ha concesso il benestare a Sinovac d'urgenza, assicurando comunque che rispetta tutti gli standard internazionali di sicurezza, efficacia e anche di fabbricazione. Quello di Bassetti è uno sfogo che viene da lontano, da quando l'Oms si è scagliata contro l’uso del Remdesivir nel trattamento del Covid. Il tutto - è l'accusa - "basandosi su un unico studio fatto da loro molto criticato. Remdesivir ha dimostrato, in numerosi altri studi randomizzati controllati, di funzionare nella terapia del Covid meglio del placebo e di altri farmaci, tanto che quasi tutte le società scientifiche internazionali ne raccomandano l’utilizzo". Per l'esperto impegnato a combattere il Covid in prima linea quello del vaccino di Pechino "è una ulteriore possibilità" nella lotta al virus "ma i dati di efficacia non mi sembrano straordinari. Al momento mi interessa più Curevac e gli altri vaccini occidentali". Accantonati i dubbi, Bassetti resta fermo sulle sue posizioni: il vaccino va fatto. "Tra i 60 e i 69 anni hanno la sindrome di Superman e dicono no al vaccino. Il problema è che si sentono super forti e non si vaccinano, non è un problema della struttura commissariale", aveva già detto a L'Aria Che Tira su La7 lasciandosi andare a un appello ai più restii. 

Sputnik, informazioni false dal Brasile contro il vaccino: la Russia accusa gli Usa di boicottaggio. Lorenzo Mottola su Libero Quotidiano il 30 aprile 2021.

Lorenzo Mottola. Milanese sulla quarantina, storico bocconiano, nel senso che la Bocconi l'avevo cominciata, ma poi mi sono laureato in storia (altrimenti mica sarei qui a fare il giornalista). Caporedattore centrale di Libero da parecchi anni, mi occupo principalmente di politica. Ma anche di pandemie, quando qualche genio decide che è giunto il momento di scoprire di cosa sa un pipistrello alla piastra. Su questo blog cercheremo di trattare di tutto. La questione dello Sputnik sta degenerando in un’incredibile spy-story. Nelle ultime ore le autorità che gestiscono gli accordi di fornitura del vaccino russo hanno pubblicamente accusato gli Stati Uniti di boicottare la diffusione nel mondo del loro farmaco. Per sostenere la tesi, sui social network gestiti dall’istituto che produce l’antivirus – il Gamaleya di Mosca - è stato diffuso un documento del dipartimento della salute di Washington, nel quale gli americani spiegano di essere riusciti a convincere il Brasile a non firmare contratti di fornitura con l’amministrazione di Vladimir Putin. "Hanno confermato di aver convinto loro i sudamericani, ma simili iniziative non sono etiche e mettono a rischio la vita della gente”, si legge in un post su Twitter. Dietro lo scontro c’è la bocciatura rifilata al siero russo da parte delle autorità sanitarie brasiliane. Tutta la vicenda in effetti ha degli aspetti molto curiosi. Gli scienziati sudamericani nei giorni scorsi hanno diffuso un documento nel quale si affermava che lo Sputnik potrebbe potenzialmente nocivo, perché conterrebbe virus in grado di replicarsi. La notizia ha rapidamente fatto il giro del pianeta. Molti virologi italiani hanno dichiarato che si trattava della dimostrazione dell’inefficacia del vaccino, oggi distribuito in mezzo mondo. Nel giro di poche ore, tuttavia, sono emersi alcuni “dettagli” che hanno rimesso in discussione tutta la storia. A quanto pare, in Brasile non è stato effettuato alcun test sul farmaco. Gli scienziati dell’Anvisa (equivalente locale dell’agenzia del farmaco italiana) hanno spiegato di aver elaborato il loro studio “sulla base dei dati arrivati dalla Russia”. I dirigenti dell’istituto Gamaleya hanno citato le parole di Gustavo Mendes, un alto funzionario dell'Anvisa che avrebbe affermato che l'agenzia brasiliana "non ha ricevuto campioni del vaccino da testare" e non "non ha eseguito un test per un adenovirus replicato". I russi, di conseguenza, hanno annunciato di essere pronti a citare in giudizio l’Anvisa, con l'accusa di "aver diffuso consapevolmente informazioni imprecise". Ieri mattina i brasiliani hanno quindi spiegato di essere pronti a rivedere le loro posizioni e il loro no all’utilizzo dell’antivirus realizzato nell’Europa dell’est. "I dati forniti possono essere rivisti, corretti e inviati di nuovo”, ha detto, Antonio Barra Torres, il capo dell'agenzia. Nel frattempo la Turchia si è aggiunta alla lunga lista dei Paesi dove l’utilizzo dello Sputnik è stato legalizzato. Tra questi, c’è anche San Marino, che da questa estate offrirà ai turisti una dose di siero russo, purché si soggiorni per almeno sei notti nella Repubblica. Unico problema: la regola prevede che i cittadini italiani non possano accedere all’iniziativa, almeno finché l’agenzia europea del farmaco non avrà autorizzato l’uso dell’antivirus di Mosca.

Vaccini e pandemia: la scommessa del Cile. Federico Giuliani su Inside Over il 3 aprile 2021. Il Cile conta circa 19 milioni di abitanti. All’inizio di aprile, il 36.3% della sua popolazione aveva ricevuto almeno una dose di vaccino. L’obiettivo del governo cileno è ambizioso: raggiungere la fantomatica immunità di gregge entro la metà del 2021. Di questo passo, visto e considerando che il Paese si trova quasi a metà strada, gli esperti ritengono che il traguardo prefissato potrà essere tagliato senza troppi problemi. Ma come ha fatto una piccola – e spesso dimenticata – nazione dell’America Latina ad allestire un modello di vaccinazione efficace ed efficiente, anche più di quello organizzato dall’Europa? Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, la chiave del successo cileno è aver scommesso sul vaccino cinese Sinovac. Il CoronaVac, da somministrare attraverso l’iniezione intramuscolare di due dosi, ricevute a distanza di un paio di settimane l’una dall’altra, avrebbe avuto un ruolo primario nel trionfo vaccinale del Cile. E questo, nonostante Sinovac non abbia ancora rilasciato i dati della fase finale dei suoi test.

Il segreto del Cile. Tutto è iniziato nel maggio di un anno fa, quando il Cile doveva fare i conti con una delle situazioni epidemiologiche più complesse della regione, se non del mondo. Il suo sistema sanitario era descritto dai media come prossimo al collasso. In quel preciso momento, le autorità decisero di intavolare le prime discussioni con i produttori di potenziali vaccini, indipendentemente dalla loro provenienza geografica. Il Cile ha quindi prima acconsentito alla conduzione di studi clinici sui vaccini sul proprio territorio, e poi ha aperto le porte agli antidoti per un loro successivo lancio a livello nazionale. Risultato: oggi c’è chi parla di “modello Cile” per indicare l’ottimo piano d’azione precoce allestito dal governo. Il segreto del Cile – se così vogliamo chiamarlo – è stato quello di procurarsi dosi da più fonti (e fronti), in particolare dalle case farmaceutiche cinesi. Oltre 6.6 milioni di persone hanno ricevuto almeno un vaccino, mentre più di 3.5 milioni – cioè quasi un quinto del totale – entrambe le dosi.

Il ruolo di Sinovac. C’è un aspetto da sottolineare con particolare attenzione. In Cile, la maggior parte delle dosi inoculate sono targate Sinovac. Il viceministro del Commercio cileno, Rodrigo Yanez, ha spiegato che il Paese ha fatto una scommessa sul vaccino cinese in questione. Allo stesso tempo, le autorità si sono mosse rapidamente per acquistare anche il Pfizer-BioNTech. “Direi che la strategia è stata quella di mettere le uova in cestini diversi e di avviare i colloqui con le aziende farmaceutiche molto presto. Sbbiamo iniziato a maggio dello scorso anno”, ha detto Yanez, aggiungendo di aver ricevuto 12 milioni di CoronaVac e 1.3 milioni di Pfizer. Soffermiamoci sulla casa farmaceutica cinese. Ha condotto gli studi clinici di fase 3 in Cile, e questo ha permesso allo Stato sudamericano di avere una sorta di accesso anticipato alle dosi. Al netto dell’indifferenza generale mostrata da una parte dell’opinione pubblica nei confronti dei vaccini cinesi, l’80% della popolazione anziana cilena ha fin qui ricevuto dosi principalmente dal prodotto realizzato da Sinovac. Un vaccino, questo, che a detta dello stesso Yanes ha mostrato un “profilo di sicurezza e una generazione di anticorpi estremamente buoni”. Gli scienziati cileni sono al lavoro per condurre ulteriori analisi sul vaccino Sinovac. Una volta completate, tutte le ricerche saranno rilasciate per poter essere liberamente consultate.

Sputnik, il vaccino che viene dal freddo. Report Rai PUNTATA DEL 12/04/2021 di Manuele Bonaccorsi, Lorenzo Vendemiale, collaborazione di Edoardo Garibaldi, immagini di Alessandro Spinnato, grafica di Giorgio Vallati, montaggio di Andrea Masella e Riccardo Zoffoli. Efficacia dichiarata altissima (92%), prezzo contenuto (10 dollari a dose), scarsi effetti collaterali: mentre in Europa mancano i vaccini e le dosi arrivano con il contagocce, tutti parlano di Sputnik V. Il siero russo però in Europa non arriva e la sua autorizzazione si sta trasformando in un giallo. Per Ema il dossier sarebbe ancora incompleto, i russi invece dicono che è tutto pronto e aprono le porte dei loro stabilimenti. Gli inviati di Report sono stati a Mosca, nelle fabbriche che producono il vaccino, dove nemmeno gli ispettori europei sono ancora ancora riusciti a entrare. E hanno scoperto che l’ispezione avverrà soltanto a metà maggio, quindi per vedere Sputnik in Europa dovremo aspettare almeno due mesi. Attraverso le interviste esclusive ad Alexander Gintsburg, capo dell'Istituto Gamaleya che ha scoperto la formula, e ai più alti responsabili del progetto, Report mostrerà perché lo sbarco di Sputnik in Europa non è solo una questione scientifica, ma anche una complessa partita geopolitica, e svelerà la reale capacità produttiva delle fabbriche russe, per rispondere alla domanda che tutti si pongono: Sputnik è davvero la soluzione ai problemi dell’Europa? Con immagini e testimonianze inedite l’inchiesta racconterà anche come sta andando la campagna vaccinale in Russia, un Paese che oggi vive come se il Coronavirus non esistesse.

IL VACCINO CHE VIENE DAL FREDDO di Manuele Bonaccorsi e Lorenzo Vendemiale collaborazione di Edoardo Garibaldi immagini di Alessandro Spinnato montaggio di Andrea Masella e Riccardo Zoffoli.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Tutti parlano di Sputnik, tutti vorrebbero Sputnik. Ma cosa sappiamo del vaccino russo? Intanto che è stato il primo vaccino al mondo ad essere registrato: agosto del 2020; poi che è basato su un meccanismo simile a quello di Astrazeneca, con gli adenovirus. Sappiamo anche che la prima dose è composta in maniera diversa dalla seconda dose - unico vaccino anche in questo -; che la sua efficacia, scrive la prestigiosa rivista scientifica Lancet, è vicino al 92%; che ci sarebbero pochi effetti collaterali. aTutto questo si basa sulle poche informazioni che hanno dato i russi. Però la pochezza delle informazioni, ha fatto sì che si creasse intorno a questo vaccino un alone di mistero. Proprio per dipanarlo, noi siamo andati in Russia. Però, fatemelo dire, è stato più facile per noi avere le porte aperte in Russia – per questo ringraziamo le autorità di governo – che parlare con l’EMA. Siamo andati laddove Sputnik viene fabbricato, abbiamo parlato con chi Sputnik l’ha scoperto, e anche con chi detiene la cassaforte: il capo, il responsabile del fondo sovrano russo che è il proprietario del vaccino. E, in tutto questo che cosa abbiamo scoperto? Che noi italiani abbiamo avuto anche un ruolo: abbiamo avuto il merito di esportare il virus in Russia. Questo, almeno secondo loro. I nostri Manuele Bonaccorsi, Lorenzo Vendemiale e Alessandro Spinnato

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO Partiamo da Mosca alle 4 del mattino, quando è ancora buio. Direzione, Yaroslavl, 300 chilometri a nord est della capitale russa. Le strade dissestate dal disgelo rendono il viaggio molto lungo, oltre 4 ore. Qui sorge la fabbrica R-Pharm, uno dei 7 centri industriali dove si produce lo Sputnik V.

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO All’ingresso ci chiedono di fare un tampone. Per motivi di sicurezza potremo filmare solo alcuni locali. Abbiamo due ore di tempo, poi si avvierà un nuovo ciclo di produzione e dovremo uscire. La fabbrica è blindata, si accede solo con una speciale autorizzazione del governo russo.

OLEG GONTAREV – DIRETTORE DELLA PRODUZIONE R-PHARM Le cellule vengono coltivate e qui vengono infettate con il coronavirus. Il risultato è la sostanza farmaceutica attiva. Qui la sostanza viene diluita in un liquido sterile, che permette al nostro vaccino di essere stabile

MANUELE BONACCORSI Cosa stanno facendo questi tecnici, in questo momento?

OLEG GONTAREV – DIRETTORE DELLA PRODUZIONE R-PHARM Qui i flaconi vengono sterilizzati a 320 gradi e lì dietro avviene il riempimento

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO Qui a Yaroslavl fabbricano tutti i componenti del vaccino dalla A alla Z. Questo permette di accorciare i tempi. Nella fabbrica stanno producendo anche una versione secca del vaccino, che potrebbe risolvere i problemi di trasporto e stoccaggio.

OLEG GONTAREV – DIRETTORE DELLA PRODUZIONE R-PHARM Attualmente il nostro vaccino può essere trasportato solo a -18 gradi. Con la forma liofilizzata riteniamo che possa resistere a temperature tra i 2 e i 6 gradi, e forse più alte

MANUELE BONACCORSI è già autorizzata questa forma?

OLEG GONTAREV – DIRETTORE DELLA PRODUZIONE R-PHARM è in procinto di essere registrata.

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO Sputnik, però, non può essere utilizzato in tutta Europa fino a quando Ema, l’agenzia del farmaco, non lo avrà approvato. Prima dovrà verificare la validità dei dati scientifici ma anche il rispetto dei protocolli di qualità nei siti di produzione. Molti temevano che la Russia non avrebbe permesso l’ingresso degli ispettori in siti strategici per la sicurezza nazionale. E invece entreranno

TATIANA NAVOIČIK – CAPO DEL LABORATORIO STERILE R-PHARM È scritto qui, nel calendario... ecco, dal 17 al 21 maggio. Sarà un evento storico, perché per noi l'audit europeo è qualcosa di nuovo e sentiamo una grande responsabilità. Perché ci sono standard diversi tra Ue e Russia.

MANUELE BONACCORSI Gli ispettori dell’EMA vedranno proprio la linea produttiva?

TATIANA NAVOIČIK – CAPO DEL LABORATORIO STERILE R-PHARM Per cinque giorni guarderanno solo la produzione sterile. E in cinque giorni si può vedere tutto.

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO Questo però significa anche che per avere Sputnik in Europa bisognerà aspettare almeno due mesi. La pandemia ha avvicinato due mondi diversi, che fino ad oggi non si erano praticamente mai parlati.

ALEXANDER GINTSBURG – DIRETTORE ISTITUTO GAMALEYA Prima di ora non avevamo mai avuto contatti con l’Ema né con l’americana FDA. Abbiamo sempre lavorato sul mercato dell’Urss e della Russia, senza esportare

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO Alexander Gintsburg oggi è uno degli uomini più famosi e rispettati di Russia. È lui che ha scoperto Sputnik V, all’interno dell’istituto pubblico Gamaleya. Oggi sullo Sputnik c’è il sigillo di una prestigiosa rivista come Lancet, da cui si evince un’efficacia del 92%. Ma i risultati provengono da un’unica sperimentazione, effettuata in una sola città, Mosca. Alcuni scienziati hanno messo in luce delle incongruenze nello studio Lancet. E i dati grezzi non sono mai stati resi pubblici.

MANUELE BONACCORSI Noi, in Europa, siamo abituati ad avere molti dati e molte informazioni pubbliche. possiamo sperare che il vostro Istituto renda pubblica una più ampia quantità di informazioni sul vostro vaccino?

ALEXANDER GINTSBURG – DIRETTORE ISTITUTO GAMALEYA Daremo tutto a EMA, e quando disporrà di queste informazioni potrete chiederle a loro. Io vado in vacanza da 15 anni a Montecatini e per quanto ne so dai miei numerosi conoscenti e amici, in Italia sono tutti ansiosi di venire qui e farsi vaccinare con lo Sputnik V.

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO A far storcere la bocca agli esperti europei è stata anche la velocità del lancio dello Sputnik V, il primo vaccino registrato al mondo, ad agosto 2020. E somministrato ancora prima, a marzo, senza nemmeno aspettare i test.

VLADIMIR GOUSCHIN – CAPO DEL LABORATORIO ISTITUTO GAMALEYA In questa stanza abbiamo elaborato il primo prototipo dell’adenovirus per lo Sputnik

MANUELE BONACCORSI Che periodo era esattamente?

VLADIMIR GOUSCHIN – CAPO DEL LABORATORIO ISTITUTO GAMALEYA Era febbraio 2020.

MANUELE BONACCORSI Praticamente la Russia ha avuto prima il vaccino anti-Covid del Covid stesso

VLADIMIR GOUSCHIN – CAPO DEL LABORATORIO ISTITUTO GAMALEYA Esatto. Ci mancava il virus. Perché tu puoi anche avere il vaccino, ma finché non hai la malattia vera non capisci se funziona. Ma ci ha dato una mano proprio l’Italia. Perché il virus l’ha portato qui un cittadino italiano

MANUELE BONACCORSI Avete testato il vaccino su voi stessi, come cavie.

ALEXANDER SEMIKHIN – CAPO DELLE TECNOLOGIE ISTITUTO GAMALEYA Semplicemente sapevamo che il vaccino avrebbe funzionato, perché abbiamo grande esperienza con questa piattaforma. MANUELE BONACCORSI Questo in Europa non sarebbe stato possibile.

ALEXANDER SEMIKHIN – CAPO DELLE TECNOLOGIE ISTITUTO GAMALEYA non potevamo permetterci di perdere persone per i contagi. Così il 90% dei dipendenti dell’istituto ha deciso di vaccinarsi, ancora prima dei test. Come vedete, siamo tutti ancora qui e stiamo bene

ALEXANDER GINTSBURG – DIRETTORE ISTITUTO GAMALEYA Nessun vaccino al momento della registrazione, sia in America che in Europa, aveva superato completamente la terza fase delle sperimentazioni cliniche. Chi ci accusa di mancanza di etica su questo, lo fa con furbizia. Provate a chiedere ai parenti dei tre milioni di morti di Covid-19, se avrebbero accettato di iniettare ai loro cari un vaccino che ha mostrato brillanti risultati nella prima e seconda fase

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO Questo è uno dei tanti temi sul tavolo di Bruxelles, che vuole capire meglio come si sono svolti i trials clinici. Proprio in queste ore gli uomini Ema sono a Mosca per una prima analisi dei documenti

ALEXANDER GINTSBURG – DIRETTORE ISTITUTO GAMALEYA La Federazione Russa è aperta e fornirà tutte le informazioni. Se poi queste informazioni soddisferanno gli standard formali dell'EMA, questo non lo so. La mia opinione è che per fornire Sputnik alla popolazione europea siano più utili contatti bilaterali con singoli stati rispetto a quelli con organismi burocratici come l’Ema. Perché penso che, al di là della valutazione scientifica, ci sarà quella economica e politica che purtroppo inciderà molto sulla decisione finale.

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO non è un caso che nell’Ue il vaccino russo sia già stato comprato dall’Ungheria di Orban e dalla Slovacchia, due paesi critici con Bruxelles L’approvazione di Sputnik V non è più solo una questione scientifica. è al centro di uno scontro politico. Sputnik oggi è stato approvato in quasi 60 Paesi, dall’Argentina alla Corea del Sud, passando per l’Algeria e la Turchia.

ALEXANDER SEMIKHIN – CAPO DELLE TECNOLOGIE ISTITUTO GAMALEYA Al momento, in Russia dovremmo essere in grado di produrre 60-70 milioni di dosi entro l’estate

MANUELE BONACCORSI Non sono molte, bastano a coprire sì e no il 20% della popolazione russa

ALEXANDER SEMIKHIN – CAPO DELLE TECNOLOGIE ISTITUTO GAMALEYA Speriamo di aumentare

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO Il Fondo sovrano del governo Russo, che gestisce la commercializzazione dello Sputnik, ha proposto a molti Paesi esteri accordi che prevedono di produrre in loco le dosi, garantendo il trasferimento delle loro conoscenze, senza diritti legati ai brevetti.

ALEXANDER SEMIKHIN – CAPO DELLE TECNOLOGIE ISTITUTO GAMALEYA Stiamo lavorando perché inizi la produzione all’estero, stiamo facendo delle visite in diverse fabbriche per condividere la nostra tecnologia e far sì che altri Paesi producano lo Sputnik. Dopo aver visto quello che sta succedendo nel mondo, abbiamo deciso che non faremo del nostro vaccino un segreto.

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO Ma non è solo altruismo, o diplomazia. Il problema è che a Mosca hanno scoperto il vaccino, ma non riescono a fabbricarlo in grandi quantità.

LORENZO VENDEMIALE Quante dosi sareste in grado di consegnare all’Ue e quando?

KIRILL DMITRIEV – CEO FONDO SOVRANO RUSSO A partire da giugno, siamo pronti a consegnare 50 milioni di dosi all’Europa. Non sono tantissime, lo sappiamo, però potrebbero essere d’aiuto. Invece il responsabile degli acquisti in Europa dice di non aver bisogno di Sputnik. Non abbiamo ricevuto questo trattamento in nessun’altra parte del mondo.

MANUELE BONACCORSI FUORICAMPO Kirill Dmitriev è l’uomo del vaccino russo. Ritenuto uno dei più stretti e fidati collaboratori del presidente Putin, è a capo del Fondo sovrano russo. Tutta la delicata partita di Sputnik è nelle sue mani, a partire dai rapporti con l’Europa. Con cui i rapporti sono piuttosto difficili, specialmente dopo il niet del commissario europeo Breton, che ha dichiarato: non avremo bisogno dello Sputnik.

LORENZO VENDEMIALE a noi però è stato detto che la vostra capacità produttiva totale è piuttosto limitata. Difficilmente basterà anche per l’Ue.

KIRILL DMITRIEV – CEO FONDO SOVRANO RUSSO La nostra capacità raddoppia ogni mese. è l’Ue che non vuole. Vi rivelo una cosa. Un mese fa abbiamo inviato una lettera ufficiale alla Commissione europea, per dire che eravamo pronti a cominciare le negoziazioni per la vendita dello Sputnik. Non ci hanno nemmeno risposto. Se non siamo già in Europa, è per una questione politica e per gli interessi dei big pharma occidentali. La Commissione europea ha parlato praticamente con tutti i produttori, tranne che con noi. Questo non è più nazionalismo del vaccino, questo è razzismo del vaccino.

MANUELE BONACCORSI FUORICAMPO Ma mentre l’Ue tiene la porta di Sputnik più chiusa che aperta, il telefono di Dmitriev squilla senza sosta.

KIRILL DMITRIEV – CEO FONDO SOVRANO RUSSO abbiamo iniziato una trattativa col governo tedesco, Abbiamo alcuni accordi con delle Regioni italiane.

LORENZO VENDEMIALE Con chi state parlando esattamente in Italia?

KIRILL DMITRIEV – CEO FONDO SOVRANO RUSSO Posso solo dire che ricevo chiamate dall’Italia ogni giorno, dai massimi vertici del governo e da diverse regioni. Abbiamo anche un accordo con un’azienda italiana, l’Adienne, per produrre Sputnik. Vi posso anticipare che nel giro di due, tre settimane, potremmo avere già i primi lotti di Sputnik prodotti in Italia pronti per la validazione. Se poi l’Ema non approverà il nostro vaccino, vuol dire che queste dosi le esporteremo fuori dall’Europa

MANUELE BONACCORSI Avete parlato anche col primo ministro Draghi?

KIRILL DMITRIEV – CEO FONDO SOVRANO RUSSO Non ho intenzione di rivelarlo.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Da una parte l’Unione Europea "non risponde neppure alle mie lettere", dice Dmitrev, che è capo del fondo sovrano russo. "Dall’altra ho il telefono bollente perché mi chiamano tanti stati che hanno bisogno del vaccino". Ora, qual è il retropensiero? "Voi avete paura della Russia e per questo non vi vaccinate con Sputnik. Se da una parte è vero che la Russia vende il suo per fare politica, è anche vero il contrario: i paesi occidentali, la comunità europea, non acquista Sputnik per questioni politiche, perché fa politica. Se il problema è invece di trasparenza come dice Gintsburg, che il vaccino lo ha inventato, ‘potete stare tranquilli perché noi a Ema daremo tutte le carte possibili". "E siamo anche pronti" continua Dmitriev "a fornire tutte le dosi di cui avete bisogno. Entro giugno, 50 milioni di dosi". Però poi noi abbiamo anche capito che poi questa grande capacità produttiva forse non c’è. E infatti qual è la strategia che hanno adottato in Russia? Prendono accordi con gli stati e poi dicono "prendetevi la nostra tecnologia, il nostro segreto del vaccino producetelo da soli". Ha firmato contratti per produrre all’estero oltre un miliardo di dosi. Con questo metodo hanno in qualche modo stipulato per un miliardo di dosi. È un po’ il contrario di quella che è la politica strategia dell’occidente e delle big pharma che invece i brevetti e la tecnologia se la vogliono tenere stretti. Insomma. Abbiamo capito che è in atto in questo momento un braccio di ferro geopolitico, ma anche industriale, economico e strategico. Ma dello Sputnik forse c’è bisogno e c’è desiderio di avere più vaccini. Il mistero è la contraddizione che abbiamo in Russia qual è? Che proprio loro che ce l’hanno, tanto desiderio di farsi i vaccini non ne hanno.

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO La vaccinazione di massa in Russia è iniziata lo scorso 5 dicembre, prima che in Occidente. E non ci sono categorie che abbiano la precedenza. Basta prenotarsi in un poliambulatorio come questo.

MANUELE BONACCORSI Posso chiederle quanti anni ha signora?

SIGNORA 87 anni Mi raccomando, vaccinate tutti gli italiani col nostro vaccino russo... Spuntik v è sicuro ed è il miglior vaccino del mondo

MANUELE BONACCORSI quante dosi riuscite a somministrare ogni giorno?

NATALIA SCHINDRYAEVA – CAPO CLINICA DI STATO MOSCA N.2 facciamo un lavoro di informazione attivo su tutta la popolazione grazie all’aiuto dei media

MANUELE BONACCORSI ma il numero, non so se anche lui ci può aiutare. Il numero nazionale delle vaccinazioni in russia

NATALIA SCHINDRYAEVA – CAPO CLINICA DI STATO MOSCA N.2 Fate questa domanda al ministero della salute

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO Neppure il responsabile della comunicazione che ci segue sa darci il dato che cerchiamo e forse non è felicissimo della nostra domanda

MANUELE BONACCORSI Quanti vaccini avete fatto in questo ambulatorio?

NATALIA SCHINDRYAEVA – CAPO CLINICA DI STATO MOSCA N.2 ogni giorno circa 50 persone.

MANUELE BONACCORSI 50 vaccini al giorno in questo ambulatorio, sono pochi?

NATALIA SCHINDRYAEVA – CAPO CLINICA DI STATO MOSCA N.2 poi ci sono i punti di vaccinazione senza prenotazione, nei centri commerciali, e lì c'è più gente.

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO finita la nostra intervista, il centro vaccinale è così: deserto. Stessa storia si ripete al Depo, uno dei luoghi della movida moscovita, nel pieno centro della Capitale. Al piano superiore è stato allestito un ambulatorio fornito di tutto. Qui non ci sono liste d’attesa: chiunque vuole, senza prenotazione, può venire a vaccinarsi. Quando arriviamo il centro è vuoto. Poi si riempie, per mezz’ora. Contiamo una decina di pazienti. Tutti desiderosi di parlare.

RAGAZZO ho 34 anni, e voglio rimanere sano a lungo, per questo mi vaccino. Il 95% dei miei amici si è già vaccinato, tutti pensiamo che questo vaccino sia il più efficace del mondo

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO Ma le nostre riprese si prolungano più del previsto e il centro si svuota nuovamente. Per mezz’ora, neppure una persona viene a farsi vaccinare. E non siamo autorizzati a chiedere informazioni ai responsabili del centro. La sera torniamo di nuovo al Depo, insieme alla nostra traduttrice, moscovita doc. Sembra di prendere una macchina del tempo e tornare al 2019. Qui si vive come se non esistesse il Coronavirus. Non ci sono restrizioni, chiusure, coprifuoco. Nessun obbligo di mascherina. Ma non è merito dei vaccini

MANUELE BONACCORSI Non siete preoccupati?

RAGAZZA 1 A dire il vero non abbiamo paura del virus. E cosa devo fare? Chiudermi in casa? ma io non voglio perdere i miei anni, perché nessuno mi restituisce questi anni

MANUELE BONACCORSI Ma allora chi di voi è vaccinato con lo Sputnik?

RAGAZZA 1 Nessuna. Nessuno di noi no

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO In Russia Solo il 6% del totale ha ricevuto una dose. Non è un caso. Secondo una ricerca del Levada Center, il più importante centro indipendente moscovita che realizza sondaggi non controllati dal governo, solo un russo su 3 è pronto a vaccinarsi.

DENIS VOLKOV – VICEDIRETTORE LEVADA CENTER il 60% della popolazione non crede che il Coronavirus sia una malattia pericolosa. L’altra ragione è che pensano che il vaccino non sia stato testato a sufficienza.

LORENZO VENDEMIALE Ma come sta andando la campagna vaccinale in Russia?

DENIS VOLKOV – VICEDIRETTORE LEVADA CENTER Direi che semplicemente non esiste una campagna vaccinale in Russia. A Mosca ci si può vaccinare facilmente, ma pochi lo fanno. Putin sa bene come convincere il suo popolo a fare qualcosa, quando vuole. Ma non è questo il caso.

LORENZO VENDEMIALE Come ve lo spiegate?

DENIS VOLKOV – VICEDIRETTORE LEVADA CENTER Questo è anno di elezioni: il governo preferisce non irritare le persone.

MANUELE BONACCORSI FUORI CAMPO E in effetti il presidente Putin, che ha sempre amato farsi riprendere “in azione” questa volta ha deciso di vaccinarsi senza telecamere

DENIS VOLKOV – VICEDIRETTORE LEVADA CENTER lo ha fatto quasi di nascosto. Sullo Sputnik l’attenzione è tutta rivolta verso l’esterno, Sputnik è uno strumento di geopolitica. Probabilmente è il più grande risultato raggiunto dai tempi della fine dell’Unione Sovietica.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Il paradosso è che a noi farebbe comodo Sputnik, ma non l’abbiamo; loro che ce l’hanno, invece, non hanno tanta fantasia di vaccinarsi. Quello che più sorprende però è che sembra che in Russia non ci sia un problema Covid: zero mascherine, zero distanziamento sociale, tutto aperto. Eppure, viaggiano con una media di 10mila contagi ogni giorno e circa 400 morti. Se non hanno però tanta fantasia di vaccinarsi, c’è bisogno in tante zone del mondo di vaccini. Ci sono delle zone dove si vaccina solo l’1% della popolazione il virus cammina, corre e si muta. E, in tema di varianti, per quello che riguarda la resistenza di Sputnik alle varianti del coronavirus, sappiamo che hanno preso direttamente un accordo con lo Spallanzani di Roma e Gintsburg che quel vaccino lo ha scoperto, ci ha detto in maniera riservata che lo Sputnik è efficace con la variante inglese, lo è un po’ meno con la sudafricana.

Sputnik V, sì o no? Ecco tutto quello che c’è da sapere. Emanuel Pietrobon su Inside Over il 3 aprile 2021. Lo Sputnik V, il vaccino contro il Covid19 realizzato dall’Istituto Gamaleya di Mosca con il contributo determinante del Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF, Russian Direct Investment Fund), ha provocato discordia, divisione e inquietudine nel mondo occidentale sin dall’11 agosto dell’anno scorso, giorno in cui il presidente russo Vladimir Putin ne ha svelato al pubblico l’avvenuta registrazione. Neanche la recensione positiva di The Lancet, una delle riviste mediche più prestigiose del globo, ha potuto nulla contro la campagna di denigrazione e demonizzazione messa in moto da politici e mezzi di informazione occidentali, che hanno semplicemente alterato la narrativa: non è pericoloso perché inefficace – un’accusa insostenibile dopo il verdetto inequivocabile di Lancet –, ma perché si tratterebbe di un’arma geopolitica utile al Cremlino per seminare caos all’interno della Comunità euroatlantica. Naturalmente, come spesso accade in questi casi, una verità limpida è stata offuscata, prima resa caliginosa e dopo distorta, da un’accorta opera di disorientante e polarizzante guerra informativa. Insieme, in questo lavoro di verifica dei fatti, cercheremo di combattere la disinformazione nell’unica maniera possibile, ovverosia rispondendo in maniera neutra ed imparziale ai quesiti più urgenti sullo Sputnik V: È efficace? Se sì, quanto? È vero che i russi hanno un’opinione negativa sul vaccino? È vero che la Russia starebbe vendendo più dosi di quante ne abbia inoculate? È realmente una leva geopolitica? E, non meno importante, perché l’Unione Europea tarda a sanzionarne l’ingresso nel mercato comunitario?

Sputnik V è un vaccino inefficace: Falso. Lo Sputnik V è efficace, sicuro e privo di effetti collaterali indesiderati. Questa è la sentenza di The Lancet, una delle riviste scientifiche più prestigiose del settore, che lo scorso 2 febbraio ha analizzato i dati relativi alla seconda fase di sperimentazione e concluso che il vaccino presenti un’efficacia del 91,6%. Nel mese di novembre, un’analisi dei dati commissionata dal Fondo russo per gli investimenti diretti aveva raggiunto una simile conclusione: efficacia del 92%. L’elevato tasso di efficacia dello Sputnik V, corroborato sia in patria sia all’estero, lo rende uno dei vaccini più affidabili e prestanti tra quelli attualmente in circolazione e commercializzazione, superiore, ad esempio, al Sinopharm (86%), al Johnson & Johnson (85%) e all’AstraZeneca (82,4%),

La Russia non sta vaccinando la propria popolazione: Falso. La Russia ha avviato una campagna di immunizzazione della popolazione, sebbene presenti un tasso di vaccinazione piuttosto basso – 8,1 immunizzati ogni 100 abitanti, cioè poco meno del 5% della popolazione totale –, ma urgono delle precisazioni a scopo esplicativo. In Russia, innanzitutto, la vaccinazione è una scelta libera e volontaria – perciò i numeri sono ovviamente inferiori a quelli che mostrano nazioni in cui l’immunizzazione è stata resa obbligatoria – e, inoltre, come ha sottolineato Federico Giuliani sulle nostre colonne, “la Russia non ha problemi di carenza vaccinale e la situazione epidemiologica non sembrerebbe essere grave quanto quella registrata nella maggior parte dei Paesi europei […] [perché] dai 28mila contagi giornalieri rilevati alla metà di dicembre, la Russia è passata oggi a fare i conti con poco meno di 10mila nuovi casi quotidiani”. Esplicato in altri termini: la campagna di immunizzazione sta andando a rilento perché la scelta di vaccinarsi è su base volontaria e l’emergenza sanitaria è momentaneamente sotto controllo – tanto che quasi tutte le misure di contenimento sono state rimosse –, non per l’esistenza di problemi di fiducia alla base – gode dell’approvazione del 69% del personale medico – e neanche per un disinteresse da parte governativa, poiché punti vaccinali sono stati eretti anche nei luoghi più impensabili, dai ristoranti ai centri commerciali.

La Russia presenta delle problematiche in termini di capacità produttiva: Vero. La Russia ha un deficit in termini di capacità produttiva: è tanto limitata – 33 milioni di dosi di Sputnik V fabbricate nel mese di marzo – che neanche degli investimenti massicci nell’incremento dei livelli di output per unità permetterebbero di soddisfare in tempi brevi, o comunque adeguati, le commesse ottenute dal Fondo russo per gli investimenti diretti in ogni continente: accordi con oltre cinquanta Paesi per un totale di un miliardo e 400 milioni di dosi da inviare.

I deficit di produttività impediranno alla Russia di tenere fede agli accordi: Falso. Il Cremlino ha trovato la soluzione al problema: delocalizzare all’estero la produzione dello Sputnik V, più nello specifico in quei Paesi muniti di impianti all’avanguardia e con elevate capacità produttive. La strategia della delocalizzazione ha condotto il Fondo russo per gli investimenti diretti a siglare accordi di produzione in loco con venti entità in dieci nazioni, tra le quali India, Cina e Corea del Sud. I numeri della strategia della produzione appaltata ad esterni sono indicativi della volizione del Cremlino di rispettare gli impegni presi sino ad oggi con oltre cinquanta nazioni del globo: l’indiana Virchow Biotech dovrebbe produrre duecento milioni di dosi, la sudcoreana GI Rapha dovrebbe fabbricarne centocinquanta milioni e la cinese Yuanxing dovrebbe realizzarne sessanta milioni.

Il Cremlino ha mentito sulla richiesta di registrazione presso l’Ema: Falso. Il Fondo russo per gli investimenti diretti ha presentato ufficialmente la domanda di registrazione dello Sputnik V all’Agenzia europea per i medicinali (EMA, European Medicines Agency) nella giornata del 29 gennaio. Le autorità europee, inizialmente silenti sul fatto, in seguito hanno accusato il Cremlino di aver mentito sull’effettivo inoltro della richiesta, salvo poi essere smentite il 19 febbraio, quando i principali media russi hanno pubblicato su Twitter i documenti comprovanti gli avvenuti contatti tra il Fondo e l’Ema.

Il processo di approvazione è iniziato tardivamente: Vero. Il processo di rolling review, ovverosia la fase di valutazione propedeutica all’approvazione (e alla commercializzazione), ha avuto inizio soltanto il 4 marzo, cioè a distanza di oltre un mese dalla presentazione della domanda di registrazione.

Il prolungamento delle tempistiche è un ostacolo inaggirabile: Falso. Le lentezze dell’Ema, imputabili a ragioni squisitamente politiche, hanno incoraggiato un numero crescente di stati membri dell’Ue ad avviare trattative parallele con il Fondo russo per gli investimenti diretti in maniera tale da aggirare il processo di approvazione – volutamente ritardato, sembrerebbe –; tra questi l’Ungheria, la Slovacchia e l’Austria.

Il Cremlino ha avviato trattative soltanto con gli stati membri dell’Ue: Falso. Il Fondo russo per gli investimenti diretti sta cercando di scavalcare l’ostacolo Ema anche in un altro modo: apertura di canali di dialogo con i grandi privati. Risaltano, a questo proposito, gli accordi per la produzione in loco siglati con la svizzera Adienne Pharma & Biotech e i negoziati con la tedesca R-Pharm Germany GmbH, l’azienda alla quale si deve l’apertura della procedura di rolling review da parte dell’Ema.

Valeria Robecco per “il Giornale” il 26 marzo 2021. Joe Biden gioca al rialzo sulla campagna vaccinale negli Usa, e promette che nei suoi primi cento giorni alla Casa Bianca verranno somministrate 200 milioni di dosi, il doppio di quando previsto inizialmente. Poco prima dell' atteso collegamento video al Consiglio europeo riunito a Bruxelles, il presidente americano ha tenuto la sua prima conferenza stampa da quando si è insediato a Pennsylvania Avenue, annunciando quello che lui stesso ha definito un «target ambizioso». Ai leader dell' Unione, invece, ha ribadito come gli Stati Uniti siano determinati a rivitalizzare l' alleanza con il Vecchio Continente e a lavorare insieme sul fronte della distribuzione globale di vaccini anti-Covid efficaci e sicuri, deludendo così chi si aspettava l' annuncio di una fornitura diretta di dosi ai Ventisette. Un collegamento breve quello di Biden, una mezz' ora in tutto: niente di operativo, ma un segnale importante, con un totale cambio dei toni rispetto al suo predecessore Donald Trump. «È ora di ricostruire la nostra alleanza transatlantica», ha dichiarato da parte sua il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, il quale lavora all'incontro con Biden fin dai primi giorni del suo arrivo alla Casa Bianca. Oltre a puntare a un' alleanza tra l'Unione Europea e gli Stati Uniti sui vaccini come strumento di diplomazia a livello globale per promuovere i valori della democrazia occidentale, scalzando Cina e Russia. Dopo la partecipazione del segretario di Stato Usa Antony Blinken alla due giorni di ministeriale Nato a Bruxelles e l' incontro con la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen per parlare della «collaborazione» nella lotta al Covid, Biden è il primo presidente americano a parlare ai 27 dal 2009, quando a intervenire era stato Barack Obama in occasione del summit Usa-Ue di Praga, che si era svolto in concomitanza con la riunione informale del Consiglio europeo. Per il premier Mario Draghi, la partecipazione dell' inquilino della Casa Bianca all' Eurosummit «conferma la reciproca volontà di imprimere, dopo un lungo periodo, nuovo slancio alle relazioni tra l' Unione e gli Stati Uniti». Nel corso della conferenza stampa, Biden ha anticipato di voler costruire «un' alleanza di democrazie per discutere del futuro», con in cima all' agenda le sfide poste dalla Cina, che punta alla leadership mondiale. «Finché ci sono io non succederà», ha avvertito: «L' America tiene in alta considerazione il concetto di libertà e tiene ai diritti umani. Fino a quando Pechino continuerà a violare così brutalmente i diritti umani, noi continueremo senza sosta a richiamare l' attenzione del mondo per far sapere quello che succede». «Conosco Xi Jinping da tempo, è una persona intelligente - ha proseguito -. Abbiamo parlato per due ore, gli ho detto chiaramente che non vogliamo un scontro, ma una competizione, e una concorrenza leale». Tuttavia, il presidente ha insistito che il Dragone deve rispettare le regole internazionali. Mentre sulla Corea del Nord gli Usa si stanno confrontando con gli alleati: «Se sceglierà un' escalation ci sarà una risposta - ha sottolineato -. Ma sono pronto anche a qualche forma di diplomazia, a condizione di una denuclearizzazione». E sul ritiro delle truppe Usa dall' Afghanistan, Biden ha spiegato che «non resteranno a lungo», ma sarà difficile rispettare il termine del primo maggio.

Fabrizio Dragosei per il "Corriere della Sera" il 31 marzo 2021. La Russia offre il suo Sputnik V a tutto il mondo e finora lo ha già esportato in parecchi Paesi, dal Venezuela a San Marino. Una campagna di propaganda politica ben orchestrata, sostengono Stati Uniti e diversi critici europei del Cremlino, visto che in patria le persone inoculate sono ancora pochissime e visto anche che per far fronte alle sue necessità Mosca è costretta a importare dosi dall'estero. Proprio così. Lo Sputnik vola verso La Paz e viene offerto all'Unione Europea. Ma poi a Mosca le dosi arrivano, ad esempio, dalla Corea del Sud: «I vaccini sono Sputnik V sviluppati in Russia e prodotti dalla compagnia farmaceutica coreana Hankook Korus Pharm». Altre dosi potranno provenire dall'India con la quale la Russia ha raggiunto importanti accordi di produzione. E anche quelle promesse a decine di Paesi in tutto il globo saranno quasi certamente inserite nelle fiale in stabilimenti esteri. Qualche giorno fa il Fondo russo che si occupa della commercializzazione del siero aveva promesso oltre 310 milioni di dosi. Contemporaneamente sono state strette intese di produzione con parecchi Paesi, compresi alcuni europei: Italia, Spagna, Francia, Germania. Il maggior produttore al mondo sarà sicuramente l'India dove sono state siglate intese con la Virchow Biotech (200 milioni di dosi), la Stelis Biopharma (200 milioni) e la Gland Pharma (252 milioni). Dalla Corea del Sud saranno complessivamente sfornate 150 milioni di dosi e 63 milioni arriveranno dalla cinese Shenzhen Yuanxing Gene-tech Co. Uno dei maggiori problemi dello Sputnik è la mancanza di un via libera da parte dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) che ha iniziato il processo di controllo e revisione ma si sta muovendo con i piedi di piombo (anche troppo, per alcuni). Ma la questione non è solo questa e le preoccupazioni espresse anche dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen appaiono più che giustificate: «Ci chiediamo come mai la Russia stia offrendo teoricamente milioni e milioni di dosi mentre non fa sufficienti progressi nel vaccinare la sua popolazione». Effettivamente in patria le cose continuano ad andare a rilento, nonostante i ricorrenti annunci trionfalistici delle autorità. Vladimir Putin, che è stato immunizzato solo pochi giorni fa, ha fatto sapere che 4,3 milioni di persone hanno ricevuto entrambe le dosi (6,3 se si considera solo la prima iniezione). Numeri assai bassi visto che la popolazione russa è di 146 milioni e gli adulti (i vaccinabili) sono 110 milioni. I piani sono di coinvolgere 68 milioni di persone entro luglio o agosto. Ma forse anche prima «se la produzione aumenterà e la campagna proseguirà», ha detto la vicepremier Tatiana Golokova. Ai ritmi attuali, sarà assai difficile. La Commissione europea, secondo quanto ha affermato Draghi, avrebbe accertato che al massimo i vari stabilimenti in patria e all'estero possono produrre 55 milioni di dosi dello Sputnik. Decisamente troppo poche. In Russia la gente non si fida molto, e questo è stato rilevato anche da sondaggi indipendenti: quasi il 60 per cento degli interpellati ha detto di non avere intenzione di ricorrere al vaccino. Tra l'altro, il Paese è totalmente «aperto» (tutto funziona, mascherine solo sui trasporti e nei negozi) e la gente non ha la sensazione del pericolo, nonostante i dati poco rassicuranti. Quasi novemila casi al giorno, con 300 morti e un totale di quattro milioni e mezzo di infettati con oltre duecentomila decessi. Tutti i dati relativi a produzione, distribuzione, export, eccetera appaiono coperti dal più stretto riserbo, per non dire vero e proprio segreto di Stato. Due volte il Corriere ha chiesto cifre precise al Fondo e in entrambi i casi non ha ricevuto alcuna risposta. In base a quanto ha ricostruito il New York Times, lo Sputnik viene prodotto in sette aziende private che agiscono su licenza. Ma sarebbero scarsamente incentivate a incrementare il lavoro visto che vengono pagate molto poco (addirittura al di sotto dei costi, secondo una fonte). Poi hanno seri problemi tecnologici. «Sfortunatamente la Russia non produce affatto macchinari biotech e quindi dobbiamo aspettare che arrivino pezzi dall'estero», ha dichiarato un consulente delle società farmaceutiche private. E questo, al di là degli effetti propagandistici degli accordi, è probabilmente uno dei motivi per i quali il Fondo russo sta spingendo tanto per raggiungere intese di produzione all'estero. Lì le aziende hanno il know-how e i meccanismi per mettere veramente in orbita lo Sputnik.

"Produciamo Sputnik in Italia. Vi racconto perché è efficace". La Adienne di Monza entro 15 giorni richiederà il primo via libera dell’Aifa per la commercializzazione del vaccino russo. Se l’Ema non approva in tempo, lo Sputnik "italiano" andrà all’estero. Martina Piumatti - Gio, 01/04/2021 - su Il Giornale. Mentre Ema e istituzioni Ue ancora tentennano, il vaccino russo conquista il mondo dell’impresa. Che si sta muovendo in proprio. E la prima azienda europea selezionata dal fondo sovrano di Mosca per la produzione dello Sputnik V, la Adienne Pharma e Biotech, è italiana. Si trova a Caponago, nel cuore del distretto farmaceutico della Brianza, e sarà in grado di coprire l’intero processo produttivo del siero russo. Antonio Di Naro, presidente e fondatore di Adienne, ha spiegato a IlGiornale.it, perché la reticenza delle istituzioni europee è priva di fondamento scientifico. “Non ci sono dubbi su efficacia e sicurezza anche rispetto agli altri vaccini. Poi - avverte Di Naro - se l’Ue dice di non averne bisogno ci sono altri 47 paesi che già lo usano e che sono pronti ad acquistarlo”.

Come l’Adienne è arrivata a siglare un accordo di produzione dello Sputnik V?

Inizialmente siamo stati contattati dalla Camera di Commercio Italia-Russia di Mosca, che stava raccogliendo nominativi di aziende italiane che avessero esperienza nella produzione di prodotti biologici. Aziende da presentare poi al fondo sovrano russo. Noi abbiamo partecipato a questa selezione e siamo stati scelti come prima azienda europea. E un mese e mezzo fa abbiamo siglato l’accordo per produrre il vaccino.

Dal punto di vista giuridico c’è una cessione del brevetto o l’acquisto della licenza?

Dal punto di vista giuridico non abbiamo acquistato nessun brevetto. Noi siamo produttori per conto del fondo sovrano russo che gestisce gli accordi di produzione dello Sputnik V. Per cui nessuna cessione di licenza, ma un contratto tra privati. Loro ci garantiscono un tech transfer che è attualmente in corso e che consiste nel trasferimento di cellule, virus e di tutte le informazioni necessarie per la produzione.

Le istituzioni nazionali e regionali che ruolo hanno avuto nell’operazione? Vi hanno contattato?

Per questa trattativa non hanno avuto alcun ruolo perché si tratta di un accordo commerciale tra privati. Il governo non è stato coinvolto nell’operazione tra il fondo sovrano russo e Adienne. In seguito ci hanno contattato e devo dire che sul fronte regolatorio c’è una buona collaborazione. C’è un interesse da parte loro, ma logicamente tutto si concretizzerà quando il vaccino sarà validato da parte dell’Ema. Non ho ancora nessun contatto con il ministero dello Sviluppo economico ma penso che lo avrò presto. Per ora, dal punto di vista pratico ci confrontiamo solo con solo con il ministero della Salute, proprio perché maneggiamo cellule e virus. E poi ci sono già dei contatti con Regione Lombardia che si è interessata e con Confindustria, specifico Confindustria e non Farmindustria.

Tecnicamente che ruolo avrà la sede di Caponago nel processo produttivo del vaccino?

L’azienda è in grado di coprire l’intero ciclo produttivo, dalla materia prima fino al flacone confezionato. Dalla Russia ci arrivano le cellule e il virus. Poi noi infettiamo le cellule, le facciamo crescere, le carichiamo con dei terreni di coltura all’interno dei bioreattori dove si moltiplicano. C’è una fase di upstream e poi una di downstream, dove avviene la purificazione con delle apparecchiature specifiche. E infine c’è il confezionamento in flaconi.

Quali sono le prossime tappe della tabella di marcia verso la commercializzazione dello Sputnik "italiano"?

Ora siamo veramente agli sgoccioli del processo di technology transfer, che consiste nell’importare il know how di produzione dall’istituto Gamaleya di Mosca che ha messo a punto il vaccino a noi. Penso terminerà in un paio di settimane e dopo inizieremo a fare il primo lotto di validazione su piccola scala. Per poi farne successivamente altri che dovranno essere tutti approvati dall’Aifa, indipendentemente dalla validazione dello Sputnik da parte dell’Ema, l’ente regolatore europeo. L’agenzia italiana del farmaco dovrà uscire a ispezionare Adienne in entrambi casi. Nel caso in cui lo Sputnik venga approvato dall’Ema e anche nel caso in cui non venga approvato. Perché è sempre l’Aifa che deve autorizzare l’esportazione verso altri paesi al di fuori dell’Europa dove il farmaco è stato registrato. Quindi noi dipendiamo dall’ispezione dell’Aifa. Dopo possiamo partire con la commercializzazione del vaccino dove verrà richiesto. Il nostro obiettivo è fare tutto al più presto possibile. Stiamo lavorando tantissimo con la pressione dei media addosso, che per fortuna è un po’ diminuita, e altre linee produttive da portare avanti. Però abbiamo dato priorità ai vaccini. E una volta ottenuta l’autorizzazione alla commercializzazione noi avremo un impianto, quello di Caponago, dedicato esclusivamente alla produzione del vaccino 24 ore su 24. Questo per quanto riguarda la produzione e il rilascio in commercio. Per quanto riguarda, invece, la distribuzione in Europa, subordinata all’approvazione dell’Ema, saranno i governi a mettersi d’accordo con il fondo sovrano russo.

L’approvazione da parte di Ema è ancora in corso e da parte delle istituzioni Ue pare esserci una certa cautela, se non diffidenza verso lo Sputnik. Perché?

Io ho in mano dei dati che parlano di un vaccino efficace al 91,6%. Non solo secondo quanto riportato nei documenti presentati all’Ema, ma anche come documentato da un articolo pubblicato su una rivista autorevole e di prim’ordine come The Lancet. Secondo punto, è un vaccino che si conserva in frigorifero e dunque ha una stabilità buona. Terzo, non bisogna dimenticarsi che arriva da un centro di ricerca, il Gamaleya, che scoprì il vaccino contro l’ebola. La piattaforma è uguale tra l’anti ebola e lo Sputnik. Quindi ecco perché ci hanno messo poco a tirar fuori il vaccino. Poi se le loro metodiche non rientrano nelle specifiche europee questo non lo so. So solo che si parla di un buon, anzi di un ottimo vaccino. E lo giudico nel confronto con gli altri, considerando gli eventi avversi e i gradi di efficacia.

Cosa c’è allora dietro la reticenza di Bruxelles? Forse il peso di pressioni geopolitiche?

Le dichiarazioni in merito della Commissione europea probabilmente sono dettate più da altre motivazioni. Non scientifiche, perché non ci sono dubbi sull’efficacia. Poi, c’è da ricordare una cosa: lo Sputnik V è composto da due vaccini diversi. È fatto da un adenovirus 26 e da un adenovirus 5. Ecco perché i tempi di produzione dello Sputnik non sono i tempi di produzione degli altri vaccini. Per arrivare a una confezione di Sputnik V, dobbiamo produrre due vaccini diversi. Ed è una differenziazione che garantisce un’efficacia maggiore.

Il commissario Ue responsabile del piano vaccini comunitario Henry Breton ha dichiarato: “Priorità ai vaccini prodotti sul territorio europeo. Non abbiamo assolutamente bisogno dello Sputnik V”. Lei, che in Europa lo Sputnik lo produrrà, cosa risponde?

Rispondo che ci sono tanti altri paesi fuori dall’Europa che hanno bisogno dello Sputnik. Non solo San Marino, ma altri 46 Paesi in cui viene attualmente usato. Poi, quando abbiamo firmato l’accordo, non l’abbiamo firmato solo per l’Europa. È una produzione che facciamo a livello mondiale. Quindi, una volta ottenuta l’autorizzazione per la commercializzazione e l’export, io posso produrre e poi mandare il prodotto in Argentina, in Brasile e in qualsiasi altro Paese che ha stipulato un contratto di acquisto.

Fabio Di Todaro per “La Stampa” il 26 marzo 2021. Il convitato di pietra della «scalata» ai vaccini dell'Unione Europea ha un nome e un Paese di riferimento: Sputnik e la Russia. Per ragioni politiche, prima che scientifiche, in pochi menzionano il vaccino sviluppato dall'Istituto di Ricerca Gamaleya di Mosca. Ma parlando ai deputati della commissione salute, la direttrice dell'Agenzia del Farmaco Emer Cooke ha ribadito che l'Europa è ormai pronta a ispezionare i siti di produzione del vaccino anti Covid-19 annunciato da Vladimir Putin lo scorso 11 agosto e ormai utilizzato in oltre 50 Stati nel mondo. A fare da apripista, nel Vecchio Continente, al momento sono stati soltanto l'Ungheria, la Slovacchia e San Marino. Nel frattempo, la comunità scientifica rimane divisa. Aldilà dell'efficacia, rimangono i dubbi legati alla capacità produttiva della Russia. Potrebbe essere sufficiente al punto da permettere all'Europa di imprimere un'accelerata decisa alla campagna vaccinale? Dopo settimane di schermaglie verbali sulle autorizzazioni, da Bruxelles sembra esserci un'apertura. E anche i singoli Stati, nell'ultima settimana sia Angela Merkel sia Mario Draghi, stanno guardando al farmaco che proviene dall'Est. La frase del premier «Se non lo fa l'Europa, si procederà in un altro modo», con riferimento alla vicenda Sputnik - sembra aver incassato un sostegno bipartisan. Da qui anche l'interesse mostrato nei confronti dell'iniziativa dello Spallanzani, pronto a stringere un'intesa con i colleghi dell'istituto Gamaleya (che lo ha sviluppato) per avviare una sperimentazione clinica in Italia. L'efficacia di Sputnik è stata documentata in uno studio pubblicato sulla rivista «The Lancet» il 2 febbraio. Il lavoro ha riassunto le conclusioni di una sperimentazione di fase 3 condotta su oltre ventimila individui. Il vaccino russo è risultato efficace nel prevenire lo sviluppo della malattia nel 91% dei casi. Un dato simile a quello registrato dai farmaci messi a punto da Pfizer-Biontech e Moderna: i primi a essere utilizzati anche in Italia. Rispetto ai due vaccini a mRna, Sputnik V usa però un approccio differente: la tecnologia a vettore virale, la stessa impiegata nei farmaci sviluppata da AstraZeneca e Johnson&Johnson. L'obbiettivo è comunque sempre il medesimo: far produrre al sistema immunitario gli anticorpi diretti contro la proteina spike di Sars-Cov-2. Ma più che all'efficacia, i dubbi su Sputnik appaiono però legati alla sicurezza e alla capacità produttiva della Russia. Perché, a fronte di un farmaco potenzialmente così valido, la Russia non ha ancora presentato un dossier completo all'Agenzia Europea del Farmaco? È questa la domanda principale che, legittimamente, aleggia tra gli scettici. Molti dei quali sono convinti che i Paesi che ne hanno approvato l'uso ricorrono a standard molto meno stringenti per valutare la sicurezza dei nuovi principi attivi. Quanto ai numeri, quelli della campagna vaccinale russa sono molto vaghi. Sembra che a essere state vaccinate siano all'incirca 4 milioni di persone: su un totale di 144 milioni di abitanti. Se questi numeri fossero veri, come potrebbe la Russia aiutare un'Europa in difficoltà a dare impulso alla sua campagna vaccinale? Aprile sembra essere il mese giusto per provare a risolvere questo rebus.

Così lo Sputnik V ha spaccato il governo slovacco. Emanuel Pietrobon su Inside Over il 30 marzo 2021. In Slovacchia all’emergenza sanitaria è subentrata la crisi politica. È accaduto, infatti, che la decisione del governo Matovic di dare semaforo verde ad un accordo con il Fondo sovrano russo per l’acquisto di un ingente carico di Sputnik V – due milioni di dosi – abbia comportato il collasso del già fragile esecutivo multicolore. L’evento potrebbe sorprendere i più, ma sulle nostre colonne avevamo pronosticato lo scenario instabilità quando i negoziati tra le parti erano ancora in corso e il carico era in attesa di essere spedito a Bratislava. Perché in Slovacchia, come nel resto d’Europa, in questi mesi si sta scrivendo uno dei capitoli più importanti del braccio di ferro tra Stati Uniti e Russia, ovverosia quello della “dominanza vaccinale“.

Il vaccino della discordia. Igor Matovic, primo ministro slovacco, nella giornata del 28 marzo ha posto fine al ciclo di polemiche innescato da una parte del proprio esecutivo e dai partiti di opposizione annunciando le proprie dimissioni nell’ambito del “caso Sputnik”. L’annuncio è giunto al culmine di un mese di intenso dibattito, poi sfociato in crisi, che ha visto sei ministri rassegnare le dimissioni in segno di protesta. Le consultazioni tra i partiti di maggioranza per il rimpasto di governo sono cominciate informalmente il giorno successivo, cioè con l’inizio della nuova settimana, e stanno vedendo la partecipazione del presidente, Zuzana Caputova, in qualità di intermediario e negoziatore. Fonti slovacche asseriscono che la carica potrebbe essere assunta da Eduard Heger, attuale titolare del ministero delle Finanze e membro dello stesso partito di Matovic, Gente Comune. Heger, secondo le stesse indiscrezioni, avrebbe già accettato il posto e starebbe sondando il terreno per capire cosa come distribuire i ministeri.

Le origini della crisi. Le dimissioni di Matovic erano inevitabili: l’esecutivo era nato già fragile – in quanto composto da ben quattro partiti solo in parziale sintonia tra loro – e la questione Sputnik ha accentuato le divisioni esistenti. Due le forze politiche che, in particolare, hanno strumentalizzato l’affare concluso tra Matovic e il Fondo sovrano russo per provocare una crisi: Libertà e Solidarietà – in possesso di tre ministeri – e Per il popolo – a capo di un dicastero. Gli esponenti dei suddetti avevano chiesto le dimissioni di Matovic dopo che questi aveva autorizzato l’arrivo in patria di una prima partita di 200mila dosi di Sputnik V, parte di una più ampia commessa di due milioni, nonostante la loro contrarietà e, soprattutto, senza il loro consenso. Il primo ministro, infatti, aveva aggirato astutamente il veto posto da Per il popolo facendo asse con Marek Krajci, titolare del ministero della Salute e membro di Gente Comune,  chiedendogli di avvalersi dei propri poteri straordinari per varare un decreto emergenziale dettato da ragioni di salute pubblica. Krajci aveva acconsentito alla richiesta del primo ministro, permettendo l’arrivo all’aeroporto di Kosice della prima partita il primo marzo scorso. A partire da quel momento, materializzatosi l’accordo della discordia, avrebbe avuto inizio la caduta libera di Matovic, pressato dai piccoli ma fondamentali partitini della coalizione, dall’opposizione e dai sondaggi. La partita, peraltro, è rimasta in magazzino perché nessuno ha avuto il “coraggio” di avviarne la somministrazione negli ospedali in assenza del via libera dell’Agenzia europea per i medicinali.

Una crisi prevedibile. Noi, ad ogni modo, avevamo previsto che “acconsentire alla richiesta–ordine di Matovic” avrebbe comportato inevitabilmente il rischio “di indebolire la solidità di un governo sfaccettato, ed eterogeneo, tenuto in piedi esclusivamente dal concerto”. Nulla di sorprendente, comunque, perché lo Sputnik V è stato prima demonizzato a priori e dopo, una volta comprovata la sua efficacia, trattato alla stregua di un'”arma geopolitica” da evitare ad ogni costo. Ne consegue, alla luce dell’inquadramento dell’intera questione nel contesto della nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Russia, con riferimento al paragrafo della “dominanza vaccinale”, che “in assenza di maggioranze di governo schiaccianti e composite, portare a compimento l’acquisto di un vaccino geopoliticamente divisivo quale è lo Sputnik V può risultare più arduo del previsto”. La Slovacchia è l’evidenza lapalissiana del punto di cui sopra: non ha importanza che sia in corso la pandemia più grave della storia recente dell’umanità, gli eventi mostrano e dimostrano come il calcolo politico prevalga (spesso) sull’interesse collettivo. Poche nazioni appartenenti al blocco occidentale hanno avuto la forza e trovato il coraggio di sfidare l’alt imposto da Washington, come la piccola (ma coesa) Ungheria, mentre la stragrande maggioranza si è autocondannata all’eterna attesa di una panacea che tarda ad arrivare.

Salvini fa il centralista: disco rosso alle Regioni nell'acquisto di Sputnik. Il segretario in soccorso a Draghi. Domani sarà a Budapest con Orbàn e Moraviecki. Sabrina Cottone - Mer, 31/03/2021 - su Il Giornale. Dire che Matteo Salvini ha riscoperto il centralismo potrebbe suonare strano solo se il controllo dall'alto sul partito non facesse parte della natura della Lega. Altrimenti come spiegarsi gli appellativi «capo» e «capitano»? Oggi l'esigenza del leader leghista di mostrarsi autorevole, affidabile e indiscusso interlocutore del premier Mario Draghi per conto dei suoi, riporta d'attualità il tema. Promette di comportarsi bene: «Non faremo l'opposizione di noi stessi». Debutta tentando di mettere ordine nel caos delle iniziative regionali per i vaccini che minaccia Draghi: «Stiamo lavorando come governo per una produzione vaccinale italiana, bene fanno i Paesi europei che si stanno rivolgendo altrove», ma le iniziative e le richieste di autorizzazione toccano, appunto, al governo. Il segretario sceglie l'appuntamento con la stampa estera per mettere in mostra che detta la linea, dallo Sputnik per il quale le Regioni (anche leghiste) devono «aspettare il via libera dell'Ue», fino ai più ampi temi di politica internazionale. Si ripete senza sorprendere sul no allo ius soli («Siamo il Paese d'Europa che concede più cittadinanze, non vedo motivo di modificare la legge, la cittadinanza non è una giostra, meglio scegliere a 18 anni»), ma sul tema non risultano divergenze nella Lega. Sfoggia la sua ininterrotta amicizia con i Paesi del gruppo di Visegrad (giovedì l'incontro a Budapest con i premier ungherese e polacco), attacca la Turchia e la Cina (sulla vendita Iveco), mentre il responsabile del dipartimento Esteri sia il vice della Lega e ministro del governo Draghi, Giancarlo Giorgetti, che proprio ieri ricordava «l'ambizione» per l'Italia «di costituire con Francia e Germania il triangolo portante dell'impalcatura europea». Da quando lavora a un nuovo gruppo al Parlamento europeo per uscire dall'isolamento di Id, Salvini ipotizza di affidare il settore Esteri all'ex ministro e a lungo europarlamentare Lorenzo Fontana, «quello che conosce meglio i meccanismi». Il passaggio di consegne in ogni caso non è ancora avvenuto. Salvini assicura che sul Piano vaccinale la geopolitica non conta, nemmeno se è in discussione l'approvvigionamento del vaccino russo Sputnik. Così, mentre Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania, autonomista del Sud, si è lanciato in un aspro testa a testa con Draghi per difendere il diritto di «prenotare» il vaccino per conto proprio, portando dietro di sé il governatore della Sicilia, Nello Musumeci, Salvini si allinea obbediente a Draghi: «Spero che l'Ue si esprima sullo Sputnik, se funziona allora dico perché no? Ma dobbiamo aspettare l'ok Ue, non possono essere le singole regioni a approvvigionarsi». Uno stop che vorrebbe rimettere ordine tra i desideri di fuga in avanti nelle regioni leghiste e non solo. Se è vero che Giovanni Toti, Liguria, Stefano Bonaccini, Emilia Romagna, e Massimiliano Fedriga, Friuli Venezia Giulia, il governatore leghista più vicino a Salvini, si erano già espressi per attendere il via libera delle autorità sanitarie per l'acquisto da Roma, il presidente del Veneto, Luca Zaia, si era mostrato possibilista: «So che le regioni possono acquistarlo direttamente». Le parole di Salvini suonano come una risposta diretta anche a lui. Ieri la proposta di unire i gruppi Id e i Conservatori europei è stata nuovamente accolta con scetticismo dagli interessati, ma il segretario progetta di andare avanti con i premier. La sfida è con la Spagna sulle Baleari: «Con la Sardegna non c'è partita».

Zaia provoca Draghi: "Avevo ragione io". Il Premier: "Ema deciderà tra 3-4 mesi". De Luca sposa Sputnik e attacca il Governo: “Un disastro, in Campania faremo da soli”. Redazione su Il Riformista il 26 Marzo 2021. Per immunizzare tutta la Campania entro autunno “dobbiamo fare 60mila somministrazioni al giorno e ad oggi non abbiamo i quantitativi necessari”. Parte da questo presupposto il governatore Vincenzo De Luca per annunciare la stipula di un contratto di fornitura, a spese della regione, “con un’azienda che produce Sputnik, un vaccino aggiuntivo perché non è tra quelli trattati dall’Unione europea. Lo abbiamo prenotato per avere i vaccini necessari per immunizzare 4,5 milioni di cittadini con doppia dose”. Il contratto diventerà operativo “immediatamente dopo l’approvazione di Ema o di Aifa. Ci stiamo muovendo sulla linea indicata da Draghi: se non abbiamo risposte dall’Unione Europea andremo avanti anche da soli per la parte aggiuntiva“. Da qui l’appello di De Luca alle autorità sanitarie di seguire tempi di verifica rapidi, ricordando che Sputnik “è già usato a San Marino e in altri 60 Paesi del Mondo, ha una copertura del 92% ed è stato valutato positivamente da una delle riviste scientifiche più autorevoli del mondo. Credo che lo Spallanzani stia facendo con i ricercatori russi un lavoro di verifica. Se chiudiamo questa partita nell’arco di un mese – osserva il governatore – avremo la possibilità noi e tutti i cittadini italiani di poter contare su una quantità di vaccini davvero importante in una condizione di sicurezza. Quindi sollecitiamo Governo e Aifa a muoversi, perché sono tempi di guerra, non di ordinaria amministrazione”. De Luca annuncia poi che “una volta coperte le esigenze dei nostri concittadini, metteremo a disposizione di tutto il Paese la quantità restante. Intendiamo muoverci in un contesto di solidarietà nazionale e di aiuto reciproco se la disponibilità sarà importante”. In precedenza, nel corso della diretta, l’attacco al Governo: “La mia opinione è questa: se c’è una critica vera da fare è al Governo nazionale, non alle Regioni che hanno solo due responsabilità: alcune, soprattutto del Centro-Nord, hanno premuto troppo per aprire tutto prima del tempo, e alcune Regioni hanno delle criticità evidenti. Ma sono criticità che vanno individuate con precisione nella Regione chiamata in causa, non il sistema delle Regioni. Per il resto, se non ci fossero state le Regioni e avessimo avuto il Governo italiano con i livelli di efficienza che ha mostrato, l’Italia sarebbe andata al disastro“. L’attacco al Governo è tutto nei numeri: “Ad oggi abbiamo 190mila vaccini in meno rispetto al Lazio con gli stessi abitanti, 30mila rispetto all’Emilia Romagna con 1,3 milioni di abitanti in meno, uguali rispetto al Piemonte con 1,5 milioni di abitanti in meno, 20mila in meno rispetto a Veneto con 900mila abitanti in meno. Lombardia ha più del doppio con il 40 per cento della popolazione in più. Un altro disastro“. “Abbiamo mandato una sollecitazione al nuovo commissario di governo, il generale Figliuolo, perché entro il mese di aprile sia ripristinata l’equità nella distribuzione di vaccini”. Lo ha annunciato il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, durante la consueta diretta di Facebook del venerdì. “Il commissario ha introdotto il criterio 1 vaccino per ogni persona, e abbiamo detto che va bene, è passo in avanti – aggiunge De Luca – a condizione che recuperiamo ciò che non abbiamo avuto nei tre mesi che abbiamo alle spalle”.

LA REAZIONE DI ZAIA – “Ogni governatore decide cosa fare. Non ho nulla contro la Campania, ma se comprano lo Sputnik e il Governo non dice niente, significa che avevo ragione io”. Lo ha detto Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, nel punto stampa di aggiornamento sulla situazione sanitaria. “Significa che le Regioni possono comprare vaccini – ha affermato – a me è stata raccontata la storiella che le Regioni non potevano rifornirsi in maniera autonoma. E’ falso”. “Mi hanno rotto le scatole per nulla”, ha aggiunto.

DRAGHI: “EMA SI PRONUNCERA’ TRA 3-4 MESI” – “Qui c’è in gioco la salute, la vita, la morte, e noi dobbiamo sempre cercare il coordinamento europeo, far di tutto per rafforzarlo” ha ricordato il premier Mario Draghi in conferenza stampa. “Poi se non si vede una soluzione, è chiaro che dovremo cercare altre strade. Però starei attento a fare questi contratti perché ieri la presidente della Commissione ha messo in luce il fatto che, parlando col fondo di investimenti che ha in mano la proprietà della produzione del vaccino Sputnik, loro possono produrre un massimo di 55 milioni di dosi, di cui il 40% in Russia e il 60% in vari siti internazionali. E non è stata ancora presentata formale domanda all’Ema, che non si prevede si pronunci prima di 3-4 mesi. Quindi se va bene il vaccino sarebbe disponibile nella seconda parte dell’anno”.

"Nessuno compra lo Sputnik": è lite tra Bonaccini e De Luca. Stefano Bonaccini silura Vincenzo De Luca, che ha acquistato il vaccino Sputnik prima dell'autorizzazione dell'Ema e dell'Aifa. Francesca Galici - Dom, 28/03/2021 - su Il Giornale. Scontro tra Stefano Bonaccini e Vincenzo De Luca sul vaccino Sputnik. Il governatore della Campania e quello dell'Emilia Romagna sono compagni di partito nel Pd ma questo non ha impedito a Bonaccini di aprire la polemica con il suo collega. De Luca, infatti, pare già acquistato le dosi di vaccino Sputnik senza aspettare l'ok dell'Ema, tanto meno quello dell'Aifa. "Nessuna Regione italiana può acquistare i vaccini per conto proprio, per come stanno le regole oggi, se le regole cambieranno vedremo. Sicuramente nessuna Regione può acquistare vaccini senza l'autorizzazione degli enti regolatori che vigilano su sicurezza ed efficacia", ha detto il governatore dell'Emilia Romagna a Mezz'ora in più, il programma di Rai3 di Lucia Annunziata. La polemica di Stefano Bonaccini non è sul merito del vaccino russo, per il governatore dell'Emilia Romagna già in passato ha sollecitato l'acquisto per incrementare il potenziale vaccinale del nostro Paese. Ma Stefano Bonaccini non ha mai preteso l'arrivo dello Sputnik senza l'autorizzazione delle autorità di controllo. Ma è l'atteggiamento di Vincenzo De Luca, che ha anticipato le mosse dell'Ema e dell'Aifa ad aver innervosito il governatore dell'Emilia Romagna. Con Lucia Annunziata, Stefano Bonaccini ha fatto il punto sulla situazione vaccinale in Italia e ha difeso le modalità di lavoro del governo. "Finora non è mancata l'organizzazione, sono mancate le dosi", ha accusato Stefano Bonaccini. "Tra aprile e giugno arriveranno 52 milioni di dosi, altri 80 milioni entro settembre. Nella seconda metà di aprile arriverà Johnson&Johnson, l'unico vaccino monodose. Se si fa un calcolo, abbiamo il numero sufficiente per vaccinare tutti gli italiani che lo vorranno", ha sottolineato il governatore dell'Emilia Romagna facendo il punto sull'immediato futuro. Domani, per altro, Stefano Bonaccini partecipaerà all'incontro con Mariastella Gelmini, Francesco Paolo Figliuolo e Fabrizio Curcio: "Domani non ci sarà Draghi. Quello che diremo è che ci sarà da stringere i bulloni". Il governatore dell'Emilia Romagna ha rivelato che nei prossimi giorni ci saranno anche altri incontri con le alte autorità dello Stato per pianificare la campagna vaccinale: "Avremo un altro incontro anche con Franco sul Recovery Plan e la prossima settimana avremo un'altra riunione anche con Draghi". Stefano Bonaccini, poi, si è scagliato anche contro gli operatori no vax: "Condivido che infermieri e medici siano vaccinati. È scandaloso che chi deve tutelare la propria vita e quella degli altri rimanga al proprio posto se non si vuole vaccinare".

Per il Governo l'approvazione arriverà non prima di 3 o 4 mesi. Sputnik in Campania, De Luca attacca il governo: “Invece di dare numeri a vanvera, faccia le verifiche: basta un mese”. Rossella Grasso su Il Riformista il 28 Marzo 2021. Il caso Sputnik infiamma la polemica. Continuano gli attacchi a distanza del presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca al Governo. Il Governatore ha infatti stipulato un contratto di fornitura, a spese della regione, con un’azienda che produce Sputnik, un vaccino aggiuntivo perché non è tra quelli trattati dall’Unione europea. “Lo abbiamo prenotato per avere i vaccini necessari per immunizzare 4,5 milioni di cittadini con doppia dose”, ha detto durante la diretta del venerdì.

Rincarando: “Il contratto diventerà operativo immediatamente dopo l’approvazione di Ema o di Aifa. Ci stiamo muovendo sulla linea indicata da Draghi: se non abbiamo risposte dall’Unione Europea andremo avanti anche da soli per la parte aggiuntiva“. Ma la replica del premier Mario Draghi non ha tardato ad arrivare: “Non si prevede che l’Ema si pronunci su Sputnik prima di tre, quattro mesi – spiega Draghi – Non si prevede che quel vaccino sia disponibile prima della seconda parte dell’anno” .

E soprattutto sulla Campania: “Mi riservo di esaminare la parte giuridica di questi ultimi contratti – avverte il premier – ma ricordo che qui c’è in gioco la salute, la vita e la morte degli individui. Dobbiamo sempre cercare il coordinamento europeo, cercare di rafforzarlo. Poi se non si vede una soluzione, è chiaro che dovremo cercare altre strade. Starei attento a fare questi contratti”. E durante una visita domenicale a Camposano (Napoli), dove la Asl Na 3 Sud ha inaugurato Centri di vaccinazione pubblico-privati per pazienti in dialisi, non ha perso l’occasione di attaccare ancora il governo sul tema: “Mi auguro che il Governo, anziché raccontare numeri a vanvera, si impegni affinché l’Alfa verifichi i vaccini Sputnik in tempi rapidi, non nell’arco di mesi”. “Non siamo nell’ordinaria amministrazione, ma in guerra – ha aggiunto – e poiché sono vaccini già somministrati a milioni di cittadini, si può tranquillamente testarne l’efficacia in un mese, non in 6. È quello che chiediamo a Governo e Aifa”. Ancora: “Se avremo la disponibilità aggiuntiva di vaccini pensiamo di procedere per categorie economiche”. Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, visitando a Camposano uno dei 10 punti vaccinali allestiti dall’Asl Napoli3 per vaccinare i dializzati, anticipa le priorità che saranno seguite dopo aver messo in sicurezza le categorie più fragili, dopo ultraottantenni, fragili e over 70. “La categoria più in sofferenza – rileva De Luca – in questo momento è quella del turismo in Italia, in Campania in particolare. Se noi avessimo 500 mila dosi disponibili, potremmo somministrare il vaccino a tutta la popolazione di Ischia, Capri, Procida, Costiera Sorrentina e Amalfitana e il Cilento”. Per il governatore da qui partirebbe il rilancio dell’economia “perchè in Campania dobbiamo sempre muoverci su due piani: la sanità, che è la priorità la vita della gente, ma anche il pane, il lavoro”.

Cristina Zagaria e Paolo De Luca per repubblica.it il 26 marzo 2021. Si apre il "caso Campania". Vincenzo De Luca ringrazia l'ambasciata a Mosca e intanto arrivano le prime reazioni all'annuncio che la Campania ha comprato il vaccino Sputnik. La mossa della Campania, viene commentata anche dal premier Mario Draghi. Che, durante la sua conferenza stampa, afferma che su Sputinik "non è stata ancora presentata una formale domanda all'Ema: ma l'Ema sta facendo una review e non si prevede si pronunci prima di tre, quattro mesi". Poi l'avvertimento: "Mi riservo di esaminare la parte giuridica di questi ultimi contratti" per l'acquisto di Sputnik, "ma ricordo che qui c'è in gioco la salute, la vita e la morte degli individui. Dobbiamo sempre cercare il coordinamento europeo, cercare di rafforzarlo. Poi se non si vede una soluzione, è chiaro che dovremo cercare altre strade. Starei attento a fare questi contratti". E dopo le anticipazioni di Repubblica, era stato lo stesso governatore della Campania, Vincenzo De Luca, a "ringraziare l'ambasciata italiana a Mosca per il supporto fornito nel contratto per la fornitura del vaccino Sputnik", confermando così la strategia della regione per approvvigionarsi dei vaccini in modo "autonomo". Strategia messa sotto accusa dal governatore del Veneto, Luca Zaia: "Non è grappa barricata direi...". Cosi' Zaia ha commentato l'acquisto di dosi di vaccino Sputnik da parte della Regione Campania. "Prendo atto che il Governo italiano, non dicendo nulla, conferma che le Regioni possono comprare i vaccini. E allora la storiella che ci hanno raccontato che si puo' rifornire solo l'Europa, che poi distribuisce agli Stati membri che poi distribuiscono alle Regioni è una farsa. Io non ho nulla contro la Campania, ma se non c'è nulla da dire allora hanno rotto le palle a me per niente... Sto ancora aspettando che mi dicano se hanno verificato se i vaccini che ci avevano proposto c'erano o meno".

Il contratto della Campania. Ma in realtà cosa ha fatto la Campania? La Regione, attraverso la società in house So.re.sa, che gestisce servizi per la sanità , ha chiuso un accordo per avere vaccino anti-Covid 19 Sputnik, dopo negoziazioni con l'operatore economico Humana vaccine rappresentato dalla Rdif Corporate Centre Limited liability Company per la fornitura del vaccino. L'efficacia del contratto, però, è condizionata all'autorizzazione di Ema e Aifa. Humana vaccine è stato l'unico operatore economico degli 11 contattati dalla Regione a manifestare disponibilità a fornire alla Campania un vaccino. Già nella delibera di giunta del 2 marzo scorso, la Regione aveva stabilito di attivare ogni canale per verificare la possibilità di acquisire sul mercato, nel rispetto delle disposizioni di legge, in conformità agli standard di sicurezza, dosi vaccinali ulteriori rispetto a quelle disponibili per il territorio regionali, e aveva demandato alla So.re.sa ogni adempimento di questo indirizzo. La diretta Facebook del governatore E oggi in diretta Facebook il governatore De Luca parla di numeri dei vaccini ( "La Regione darà sul suo sito tutti i numeri delle persone vaccinate, ogni giorno verso le 12, per evitare fraintendimenti" ) e di priorità: "Vorremmo vaccinare tutto il personale sanitario, le forze dell'ordine, il personale scolastico, ma anche, se sarà possibile, gli studenti delle scuole superiori, per riaprire le scuole". E De Luca pensa anche a una "campagna di vaccinazione per il comparto turistico. Ischia, procida, la Costiera sorrentina". L'obiettivo di De Luca è di fare "ogni giorno 60.000 vaccini, vuol dire un milione e ottocentomila somministrazioni al mese se tutto va bene e ci sono i vaccini". La Campania "vuole vaccinare più di nove milioni di persone entro l'autunno". Su Sputnik, De Luca spiega in diretta Facebook la posizione della Campania: "questo vaccino ci serve e lo abbiamo prenotato, contro ogni tipo di ricatto delle case farmaceutiche" e sollecita l'Aifa e il governo a "muoversi perchè siamo in tempi di guerra". De Luca parla di "mobilitazione straordinaria per tornare alla vita normale" e mostra in diretta il passaporto vaccinale della Campania: "L'Europa discute del Green Pass, noi lo abbiamo fatto". La diretta di De Luca si chiude con un ammonimento ("Non servono manifestazioni, sappiamo quali sono i problemi" )e una raccomandazione ("A Pasqua state attenti, non rischiamo. Rispettiamo le regole, per riaprire e riaprire per sempre, senza soluzioni a metà").

Vaccino Sputnik, i "dubbi"  di Galli e Crisanti. Adnkronos.com il 25 marzo 2021. Il vaccino Sputnik è “intelligente, innovativo”. Ma i dubbi non mancano. Il professor Massimo Galli e il professor Andrea Crisanti rispondono alle domande sul vaccino russo, da più parti indicato come possibile ‘rinforzo’ per la campagna di vaccinazione in Europa e, in particolare, in Italia. "Inizialmente non c'erano elementi di giudizio. Poi è arrivato un lavoro su Lancet, il vaccino utilizza 2 vettori virali diversi che probabilmente ne aumentano l'efficacia. E' un vaccino intelligente, stimolante anche dal punto di vista scientifico”, dice Galli, responsabile del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, alla trasmissione Accordi & Disaccordi. L’impiego del vaccino Sputnik passa per la valutazione e per l’approvazione da parte dell’agenzia europea del farmaco, che esaminerà i dati quando verranno presentati. “Mi auguro che i dati arrivino dove devono arrivare. Dai dati a disposizione, in Russia e anche in Cina la gente vaccinata non è molta. La domanda è: non c'è una potenzialità produttiva in Russia? Non so quanto vaccino 'pronto' ci sarebbe se venisse chiesto", dice Galli sollevando il proprio principale dubbio sull’utilizzo del farmaco russo. Per Crisanti, invece, il punto interrogativo -se c’è- è legato ad un altro aspetto. "Sputnik è un vaccino innovativo, ma i vaccini a vettori virali hanno una ripetibilità limitata: difficilmente lo stesso vettore può essere usato contro le varianti. I vaccini a vettori hanno limiti contro le varianti", dice il direttore del Laboratorio di Microbiologia e Virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia dell'ateneo cittadino. "Arrivare a 500mila vaccini al giorno è una scalata. In Inghilterra hanno mobilitato infermieri, medici di famiglia, pediatri. Serve lo sforzo corale di un popolo", dice. Per impiegare Sputnik, serve il semaforo verde dell’Ema. “L'agenzia Ema non agisce per moto proprio, ma per proposte che vengono presentate. Se non c'è nessuno che dimostra all'Ema la documentazione necessaria, questa non fa nulla perché non agisce per iniziativa". 

Dagoreport il 24 marzo 2021. Chi lo conosce sa che Mario Draghi è un uomo misurato, prudente e abile nel trafiggere solo in punta di fioretto. Eppure l'esasperazione per una pandemia apparentemente ingovernabile, il caos vaccini e gli egoismi dei suoi interlocutori lo hanno caricato a molla. Oggi in Senato ha preso a scudisciate le regioni per le "differenze inaccettabili" nell'attuazione del piano vaccinale. Ha preso a ceffoni i governatori che "trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale". SuperMario ne ha anche per Bruxelles: "In sede europea, dobbiamo esigere dalle case farmaceutiche il pieno rispetto degli impegni contrattuali. L’Unione Europea deve fare pieno uso di tutti gli strumenti disponibili, incluso il Regolamento UE per l’esportazione dei vaccini, approvato il 30 gennaio. Questo regolamento fa chiarezza sulla distribuzione dei vaccini al di fuori dell’Ue". L'ex governatore della Bce ha avuto modo di recapitare a Bruxelles un messaggio di inusuale durezza: ha chiesto a Ursula Von der Leyen (e alla sua dante-causa Angela Merkel) di non usare i vaccini come arma di pressione politica verso Londra o Mosca. Ha fatto capire, senza giri di parole, che se l'Unione europea non sarà in grado di fornire al nostro paese le scorte necessarie a una campagna vaccinale massiva, l'Italia farà ricorso al vaccino russo, rompendo la "conventio ad excludendum" verso lo Sputnik che aleggia in Europa. Che sia proprio "l'americano" Draghi ad aprire a Mosca per risolvere i problemi sanitari rivela quanto inefficiente sia stata la gestione dell'approvvigionamento di vaccini da parte della Commissione europea. Il suo messaggio a Ursula è stato: "Il vaccino non ha nazionalità". Dunque, meno chiacchiere e formalismi e più senso pratico. Senza una larga copertura vaccinale non sarà possibile rimettere in moto l'economia e anche lo stesso Recovery plan, con i suoi 209 miliardi, diventerà inutile.  

G.P. per "Il Messaggero" il 24 marzo 2021. Corrono veloci le vaccinazioni nel Regno Unito e in Israele, e molti tra gli addetti ai lavori, spiegano che «ciò è possibile perché non hanno l'Ema, l'European medicine agency». Del resto, in fase di approvazione del vaccino AstraZeneca, quando doveva arrivare l'ok per l'utilizzo, l'autorità sanitaria centrale della Ue ci ha messo un mese in più rispetto alla Gran Bretagna che, grazie a questo ritardo, è riuscita ad acquisire lo straordinario vantaggio sulla campagna vaccinale rispetto agli altri Paesi dell'Unione.

LE LITI. A gennaio scorso, poi, mentre l'Ema continuava a posticipare l'autorizzazione per le dosi anglo-svedesi, in una sorta di commedia del ridicolo, le autorità della Commissione litigavano con l'azienda per gli impegni non mantenuti nelle consegne. Ora il nuovo fronte è quello che riguarda il vaccino russo Sputnik. Verrà sperimentato allo Spallanzani di Roma, anche se l'European medicine non ha ancora dato l'ok e ha deciso di inviare gli ispettori in Russia il 10 aprile prossimo. Tutto questo mentre Covid e varianti continuano a tenere sotto scacco praticamente l'Europa intera. Lo scontro tra il commissario Ue per il Mercato interno, Thierry Breton, e il presidente Vladimir Putin, che si è vaccinato ieri con uno dei tre composti sviluppati in Russia, sembra aver innescato una reazione a catena dagli effetti indecifrabili. Anche se l'iter di valutazione europeo proseguirà e il composto verrà testato in Italia sulle tre varianti del coronavirus più temibili in questo momento: inglese, brasiliana e sudafricana. A questo scenario, già parecchio complicato, si sta aggiungendo la campagna velenosa dei no vax sulla Rete. Con l'effetto di ritardare ulteriormente le vaccinazioni tra defezioni e paure. Nel frattempo, in attesa di una approvazione che si annuncia già molto lunga, la Russia si aspetta che, dopo l'Ungheria, altri Paesi dell'Ue approvino il vaccino a prescindere dalla valutazione dell'Ema.

IL CHIARIMENTO. L'ad del fondo sovrano russo, Kirill Dmitriev, responsabile della distribuzione internazionale del siero, ha chiarito che negli Stati che daranno via libera al vaccino, le prime dosi potrebbero arrivare già il mese prossimo. «Se sarà approvato probabilmente dopo giugno potremo consegnare 100 milioni di dosi a 50 milioni di persone nell'Ue entro tre, quattro mesi - ha dichiarato -. Aspettiamo una delegazione dell'Ema a metà aprile e speriamo che la decisione sullo Sputnik V sia puramente scientifica, e non politica».

Vladimir Putin attacca l'Ue che snobba il vaccino Sputnik: "Difendono le case farmaceutiche o i cittadini europei?" Libero Quotidiano il 22 marzo 2021. Vladimir Putin si è vaccinato e nello stesso giorno è tornato ad attaccare l’Europa sullo Sputnik V. In particolare il leader del Cremlino ha definito “strane” le dichiarazioni di Thierry Breton, commissario europeo per il mercato interno e incaricato per la campagna di vaccinazione anti-Covid, che in un’intervista ha incautamente e illogicamente affermato che l’Ue “non ha assolutamente bisogno dello Sputnik V”. Breton è stato accusato di essere fazioso dal Russian Direct Investment Fund, dopodiché si è beccato pure la replica di Putin: “Non costringiamo nessuno a fare nulla. Ma ci interroghiamo sugli interessi difesi da queste persone, quelli delle case farmaceutiche o quelli dei cittadini europei?”. Nonostante ciò, il dialogo tra la Russia e l’Ue sullo Sputnik V sta andando avanti: pare infatti che nella giornata di oggi, lunedì 22 marzo, ci sia stato un colloquio telefonico tra Charles Michel - presidente del Consiglio europeo - e lo stesso Putin. Tema di discussione la revisione a blocchi dei dati del vaccino russo da parte dell’Ema. Marco Cavaleri, responsabile vaccini e prodotti terapeutici per Covid-19 dell’Agenzia europea del farmaco, ha rilasciato alcune dichiarazioni all’Adnkronos sullo Sputnik V: “Noi andiamo avanti con la valutazione dei dati disponibili e con le ispezioni ai siti produttivi, che sono in programma il mese prossimo. A fine aprile faremo il punto della situazione e capiremo meglio la tempistica di una potenziale autorizzazione, qualora i dati la supportassero”.

Cosa c'è dietro il no della Ue a Sputnik? Perché la richiesta all'Ema è stata bloccata per un mese e mezzo? Perché l'Ue dice di non aver bisogno del siero russo? Che partita è in gioco? Andrea Indini - Mar, 23/03/2021 - su Il Giornale. Fra tre settimane gli esperti dell'Agenzia europea per i medicinali (Ema) si recheranno in Russia. La data è stata fissata: il 10 aprile. È il primo passo per la procedura di autorizzazione dello Sputnik V. Una procedura che arriva piuttosto avanti nel tempo nonostante il vaccino prodotto dal Centro Gameleya sia stato il primo ad essere registrato. Da allora (era l'agosto dello scorso anno) ha ricevuto il via libera da una cinquantina di Stati e in diciotto viene già somministrato. Non nell'Unione europea, però, dove trova resistenze sia negli uffici dell'Ema sia nelle altre sedi di Bruxelles. Giusto oggi il commissario europeo incaricato della campagna dei vaccini, Thierry Breton, parlando al tiggì della francese TF1, ha definitivamente chiuso le porte allo Sputnik V. "Non ne avremo assolutamente bisogno", ha sentenziato. "Daremo priorità ai vaccini fabbricati sul territorio europeo". Una chiusura che non sembra motivata da basi scientifiche. Secondo un nuovo studio su oltre 20mila volontari pubblicato dalla rivista scientifica The Lancet, l'efficacia del ritrovato russo sarebbe infatti del 91,6%, in linea con gli altri vaccini già approvati dall'Ema.

I ritardi dell'Europa. Non più di una settimana fa il presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, aveva minacciato il blocco delle dosi prodotte nel Vecchio Continente. Non producendo abbastanza vaccini per soddisfare il fabbisogno degli Stati membri, Bruxelles non si può infatti permettere che ne escano più di quelli che entrano. Ad oggi sono in vigore accordi con quattro società farmaceutiche (Pfizer-BioNTech, AstraZeneca, Moderna e, da pochi giorni, Johnson & Johnson) ma, se si vuole arrivare a coprire il 70% dei cittadini europei entro l'estate, è necessario ampliare (e non poco) il raggio d'azione. Ad oggi l'Ema sta guardando ad altri tre preparati. Uno è Curevac, altro vaccino a Rna messaggero. "Speriamo di poter approvare intorno a giugno", ha spiegato a Che tempo che fa il responsabile della strategia per le minacce alla salute e i vaccini dell'Ema, Marco Cavaleri. Poi c'è Novavax che si basa sull'azione della proteina Spike e sul sistema che ne potenzia la risposta immunitaria. "Probabilmente slitterà a giugno o poco dopo - ha spiegato Cavaleri - c'è qualche problema con la produzione". Il terzo vaccino è il russo Sputnik V. Ha già iniziato la revisione a cicli e all'Ema stanno guardando tutti i dati per essere, dicono, "più veloci per autorizzarlo quando il dossier sarà completato". Il 10 aprile voleranno a Mosca per le prime ispezioni. "Poi - ha concluso Cavaleri - cercheremo di capire per quando avremo tutti i dati che saranno necessari per potere eventualmente approvare questo vaccino".

Lo stop a Sputnik V. Nonostante le difficoltà incontrate negli ultimi mesi, l'Unione europea è ferma nello sbarrare la strada al vaccino di Vladimir Putin. Sebbene Breton abbia assicurato di non aver bisogno del siero russo, è più probabile che dietro alla scelta europea ci sia il timore che un eventuale accordo possa rafforzare economicamente e politicamente il leader del Cremlino. Non è stata, infatti, presa bene la decisione dell'Italia di rompere il fronte europeo e andare per la propria strada decidendo di produrre autonomamente il siero. Come riporta l'agenzia Agi, l'accordo, siglato la scorsa settimana dal fondo sovrano statale russo che detiene il brevetto, il Russian Direct Investment Fund (Rdif), e dall'azienda farmaceutica italo-svizzera Adienne Pharma&Biotech, "produrrà il vaccino in due stabilimenti, in Lombardia e nel Centro Italia", arrivando a "fornire 10 milioni di dosi tra luglio 2021 e gennaio 2022". Per allora l'Ema già avrà dato l'autorizzazione? Difficile pronosticarlo. Intanto, scrive il Moscow Times, Mosca avrebbe trovato l'intesa con aziende di altri Paesi Ue, come Francia, Spagna e Germania. Secondo i vertici dell'Rdif, dietro ai ritardi di Bruxelles ci sarebbero "pregiudizi politici". Altrimenti non si riuscirebbe a spiegare perché, pur avendo presentato all'Ema la domanda di registrazione il 21 gennaio, la decisione di iniziare la valutazione è arrivata soltanto il 4 marzo. Anche Putin è rimasto ovviamente perplesso dalle dichiarazioni di Breton. "Queste persone rappresentano e difendono gli interessi di chi? - si è chiesto - quelli di alcune aziende farmaceutiche o dei cittadini dei Paesi europei?".

Il precedente di AstraZeneca. Sputnik V non è certo il primo vaccino su cui si scontrano i diversi interessi dell'Unione europea. Anche la sospensione di AstraZeneca ha gettato diverse ombre sul piano vaccinale di Bruxelles. Come ha fatto notare Gian Micalessin sul Giornale, all'indomani del blocco reso inevitabile dal blitz tedesco, che ha obbligato il resto d'Europa a fare altrettanto, sono iniziate le pressioni per sostituire l'azienda inglese a favore del tandem tedesco-americano di Pfizer-BioNTech, assicurando a Berlino un maggior numero di dosi. Nel giro di tre giorni l'Ema ha chiuso la pratica assicurando l'efficacia e la sicurezza del vaccino di Oxford. Capitolo chiuso, ma non troppo. La partita resta aperta e rischia di giocarsi sulla pelle delle persone.

All’Europa serve Sputnik: Draghi e Merkel rilanciano sul vaccino russo. Andrea Muratore su Inside Over il 20 marzo 2021. Mario Draghi e Angela Merkel si sono trovati per due volte in poche settimane su fronti opposti nella partita vaccinale europea: dapprima, a fine febbraio, il premier italiano ha stoppato la mossa della Cancelliera tedesca e di Emmanuel Macron, che volevano inviare 13 milioni di dosi dell’Unione Europea in Africa; più recentemente, Draghi e Macron hanno invece fatto asse ritenendo precipitosa la mossa della Germania di sospendere per motivi cautelari AstraZeneca, seguita a cascata da tutta Europa. Le dinamiche politiche europee però, di questi tempi, evolvono velocemente, spinte anche dalla necessità pragmatica di contrastare con l’arma vaccinale l’incedere della pandemia. L’Italia sta mettendo a terra il piano studiato dal generale Figliuolo per accelerare la campagna vaccinale, in Germania la Cancelliera è sommersa di critiche e pressioni per una svolta analoga. Roma e Berlino guardano dunque con sempre maggiore interesse a un altro vaccino, il russo Sputnik, che con pragmatismo entra con crescente insistenza nei calcoli politici dei due governi.

Le aperture parallele a Sputnik. La Merkel, sottoposta alla pressione dei governatori regionali, soprattutto dell’Est, che chiedono di aumentare l’arnamentario di vaccini a disposizione, alle prese con i tempi lunghi che richiederà l’entrata a regime del maxi-polo di Marburgo per la produzione delle dosi e in una fase di acuta incertezza politica, recentemente dopo essersi confrontata con i Lander non ha escluso l’ipotesi di andare in solitaria su Sputnik, dichiarando: “La Germania utilizza tutti i vaccini autorizzati dall’Ema. Io preferirei un’ordinazione europea. Se questa non dovesse arrivare, cosa di cui non ho indicazioni, dovremmo percorrere una via tedesca, questo sarebbe possibile. E lo faremmo anche”. Parole molto simili a quelle pronunciate da Mario Draghi nella prima conferenza stampa, a seguito della presentazione del Decreto Sostegni, nella serata del 19 marzo: “Se l’Ue prosegue su Sputnik bene, sennò si procedere in un altro modo. Con pragmatismo si deve cercare il coordinamento europeo, se non si riesce a mantenerlo si possono vedere altre strade”.

Perché Sputnik conviene. Interessante eterogenesi dei fini: partendo da una posizione di distanza, Merkel e Draghi individuano in Sputnik un possibile game-changer della campagna vaccinale. Questo per un’ampia serie di ragioni. In primo luogo, la necessità di mettere a sistema la crescente capacità produttiva che l’Unione Europea e i Paesi membri vogliono mobilitare. L’Italia, in particolare, è stata già indicata dal Russian Direct Investment Fund (Rdif) che finanzia Sputnik come uno dei Paesi chiave per aumentare la produzione del siero nel prossimo futuro; Thierry Breton e Giancarlo Giorgetti hanno dialogato da tempo sul tema e anche un uomo attento a fiutare gli umori del Cremlino come il banchiere Antonio Fallico, di recente, ha aperto alla possibilità di una crescente produzione di Sputnik nella Penisola. Non basato sull’Rna messaggero come Pfizer, Sputnik è un vaccino ad adenovirus che va incontro alle capacità produttive nazionali. Per la Germania, invece, si tratterebbe di rafforzare la saldatura economica con la Russia che in questi anni si sta sostanziando in una partnership a tutto campo. In secondo luogo, per la volontà comune che, di fatto, Germania e Italia hanno di dare una scossa alle strategie europee. La Merkel ha pagato lo scotto di aver condizionato l’intera Europa in maniera fuorviante su AstraZeneca, mentre Draghi chiede un cambio di passo alla Commissione: entrambi hanno dunque l’interesse a vedere un’accelerazione nella responsabilità di una Commissione von der Leyen a lungo titubante nell’assumersi impegni strategici sul fronte dell’autorizzazione al vaccino russo. Il pungolo di una possibile via autonoma nazionale da parte di Berlino e Roma può fungere da stimolo.

Uno schiaffo agli Usa? Niente affatto. Terzo punto è la questione del rapporto con la strategia vaccinale degli Stati Uniti. Anche dopo aver doppiato in anticipo la soglia dei cento milioni di vaccinati, nota l’Huffington Post, “Washington non rinuncia al suo protezionismo sui vaccini: Biden ha detto di volerli esportare verso Messico e Canada, territori considerati di diretta influenza statunitense. Ma non in Europa”. Questo ha spinto Angela Merkel a non rinnegare l’asse economico con Vladimir Putin, anche dopo la buriana scoppiata tra Washington e Mosca negli ultimi giorni, ma ha reso meno titubante sul fronte Sputnik anche il governo Draghi. Inizialmente, il premier ha provato a smarcarsi assieme alla Farnesina e alla Regione Lombardia dall’accordo siglato dal Rdif e dalla società svizzera Adienne Pharma & Biotech, che ha uno stabilimento a Caponago in Brianza, per produrre il siero russo presso Mosca. Troppo forti le pressioni in tal senso di Washington, che ha imposto sanzioni a diversi laboratori coinvolti nella ricerca su Sputnik, ancora incerte le linee di comunicazione tra Mosca e Roma dopo la nascita del nuovo governo, in continua evoluzione le dinamiche della pandemia. Poi è subentrato un doveroso pragmatismo: il governo Draghi non è sospettabile di scarsa adesione ai principi-guida dell’atlantismo, nel Recovery Fund “tecnologico” ha imposto una forte discontinuità con il governo Conte II e di fatto ridotto le possibilità di inserimento cinesi, a suo modo rappresenta per Washington un interlocutore di maggiore affidabilità rispetto a Merkel e Macron, ma alleanza con gli Usa non vuol dire necessariamente appiattimento su ogni dossier. Il “sovranismo” vaccinale degli Usa dà, in un certo senso, libertà d’azione anche all’Italia sul fronte Sputnik, vaccino che peraltro è prodotto in Russia sfruttando la tecnologia di infilamento italiana e i macchinari del Gruppo Marchesini, azienda parmense leader della “packaging valley” emiliana. Segno di una sinergia industriale che l’Italia avrebbe tutto l’interesse a replicare sul suolo nazionale.

Orban aveva visto giusto? La questione vaccinale è fortemente “politica”, questo è chiaro da tempo, ma la politica è per definizione l’arte del compromesso. Le convergenze parallele di Draghi e Merkel li hanno portati, dopo diversi screzi, alla comune scelta di non escludere dal calcolo della campagna vaccinale il siero russo. E questa è a suo modo una decisione dal grande peso politico. Su cui è possibile pensare alla strutturazione di un dialogo a livello comunitario. E che porta, col senno di poi, a definire tutt’altro che irresponsabile la scelta di chi, come il premier ungherese Viktor Orban, si era smarcato in anticipo dalla demonizzazione più “geopolitica” che scientifica del siero russo. Perché preservare la vita dei propri cittadini deve essere, per ogni governo, la priorità assoluta in questa fase pandemica. Indipendentemente dalla bandiera dei vaccini che si sceglie di adottare.

Da “la Repubblica” il 13 marzo 2021. C' è un «primo contratto tra un' azienda italiana e un' azienda titolare di un brevetto. Continueremo a sviluppare la capacità produttiva di vaccini in Italia». A dare l' annuncio dell' avvio della fase due del piano vaccini - dopo la somministrazione, la produzione - è stato ieri il premier Mario Draghi, a valle di un lavoro che da settimane, prima l'ormai ex commissario Domenico Arcuri e ora il Ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, hanno compiuto. La prima azienda a partire sarà la Patheon Thermo Fisher, multinazionale del farmaco che ieri ha firmato una lettera di intenti per la produzione di un vaccino nel nostro Paese. È una multinazionale con sedi in tutto il mondo - la principale negli Stati Uniti mentre in Europa base ad Amsterdam - e che in Italia ha due stabilimenti, a Ferentino, nel frusinate, e a Monza. In questi anni, anche grazie a contributi pubblici, hanno investito molto in ricerca e sviluppo. Al momento non vogliono rivelare che tipo di vaccino sarà prodotto: è un fatto però che l' azienda collabori negli Stati Uniti stabilmente con la Pfizer e che, nei giorni scorsi, nel tavolo organizzato al Mise era detto fosse l' azienda con il miglior knowhow per la produzione di vaccini a mRna, il principio su cui si basano Pfizer e Moderna. Patheon Thermo Fisher sarà la prima. Ma non sarà l' unica azienda italiana a produrre vaccini. Ci sono almeno quattro aziende in grado di poter partire con la produzione a fronte di investimenti di non meno di 20 milioni euro. Il problema sono i tempi: non si può partire prima di otto mesi da oggi. Sul tavolo del governo c' è per esempio la proposta dell' azienda pugliese Lachifarma che si è detta pronta a «una capacità produttiva complessiva di 250 milioni di dosi». In questi giorni alcune delle aziende italiane sono state contattate anche da emissari russi che vorrebbero produrre in Italia il vaccino Sputnik. A giugno, invece, potrebbe andare in produzione il vaccino tutto italiano di ReiThera: le sperimentazioni partiranno in questi giorni ma i dati fino a oggi disponibili sono assolutamente incoraggianti.

ESCLUSIVO. Vaccini offshore: fuga dal fisco per l’azienda dello Sputnik made in Italy. Vittorio Malagutti su L'Espresso il 12 marzo 2021. L’imprenditore Antonio Di Naro, bergamasco con domicilio svizzero, ha trasferito in Lussemburgo la quota di controllo della sua Adienne, la società che ha siglato un accordo con il fondo sovrano di Mosca. Risultato: tasse per poche migliaia di euro su 90 milioni di profitti e un’indagine dell’Agenzia delle entrate. La fabbrica in Brianza, gli uffici a Lugano e i soldi nel paradiso fiscale. Si trova in Lussemburgo e non in Svizzera, come è stato scritto nei giorni scorsi, la cassaforte finanziaria della Adienne, l’azienda che produrrà in Italia il vaccino russo contro il Covid, lo Sputnik. L’accordo con Mosca è stato siglato mesi fa e pare impossibile che 10 milioni di dosi saranno davvero disponibili entro fine anno, al contrario di quanto ha di recente annunciato il presidente della camera di commercio italo russa, Vincenzo Trani. Di certo però gli eventuali profitti dell’operazione potranno godere dello scudo garantito dal fisco del Granducato, che, come noto, ha la mano leggera sulle holding che spostano la propria sede da quelle parti. Si spiega così la scelta di Antonio Di Naro, l’imprenditore che insieme alla moglie Alessandra Berardi ha fondato e controlla la società con sede a Caponago, non lontano da Monza, finita in questi giorni sotto i riflettori per via dell’accordo siglato con il fondo sovrano russo. Sette anni fa, Di Naro ha costituito in Lussemburgo la holding Ondina a cui ha trasferito il controllo del gruppo di famiglia. Una mossa azzeccata, almeno a giudicare dai bilanci. Tra il 2015 e il 2016, Ondina ha pagato circa 6 mila euro di imposte su quasi 90 milioni di profitti. Adienne, valutata oltre 130 milioni di euro, è l’unica partecipazione di rilievo nel portafoglio della holding, a cui fanno capo anche altre piccole aziende in Italia in Svizzera. Strada facendo, però, l’imprenditore lombardo, 54 anni, una lunga carriera alle spalle da manager di imprese farmaceutiche, ha inciampato nel fisco di Roma. L’Agenzia delle entrate gli ha contestato l’elusione delle norme sulla tassazione di 25 milioni di dividendi versati da Adienne alla holding lussemburghese. La controversia si è chiusa nel 2019 con il pagamento di un milione circa tra interessi e sanzioni, oltre alle imposte dovute. Va detto che l’azienda italiana macina da anni profitti in gran quantità grazie alla Tepadina, un farmaco oncologico che però a fine 2020 è diventato generico. Di Naro ha quindi preferito vendere la licenza, puntando su nuovi prodotti e quindi adesso si trova nella situazione ideale per mettersi al lavoro per conto dei russi. Le competenze scientifiche non mancano davvero, visto che, come Di Naro ha dichiarato in un’intervista a Repubblica, Adienne «ha lavorato nel settore dei salvavita oncologici sviluppandoli dalla ricerca fino alla produzione». Anche i soldi non sono un problema. A fine 2019, a cui si riferisce l’ultimo bilancio approvato, l’azienda lombarda aveva in cassa liquidità per oltre 10 milioni. Nello stabilimento brianzolo, dove lavorano una cinquantina di dipendenti, è concentrata tutta l’attività produttiva, mentre ricerca e amministrazione sono a Lugano, in un palazzo poco distante dal centro città. Di Naro, originario di Bergamo, risulta domiciliato in Canton Ticino. La holding lussemburghese Ondina controlla la Adienne elvetica che a sua volta possiede l’omonima ditta lombarda. Tutto in famiglia: Di Naro e la moglie sono gli unici amministratori della società lombarda. In Svizzera invece siede nel board di Adienne anche la manager Silvana Minoretti, meglio conosciuta a Lugano come ex deputata del locale Gran Consiglio (il Parlamento). Minoretti è una militante della Lega dei Ticinesi, la versione svizzera del partito di Matteo Salvini, da sempre in prima linea nella propaganda contro gli immigrati italiani.

LE FAKE NEWS SUL VACCINO RUSSO. In Lombardia tutti pazzi per lo Sputnik ma chissà se, quando e per chi verrà prodotto. Il presidente Fontana esulta, la Regione prende le distanze e l’opposizione infierisce: non ci state a capire niente. Michelangelo Bonessa su Il Quotidiano del Sud l11 marzo 2021. Tutti pazzi per lo Sputnik. C’è, non c’è, lo vendono qui, lo vendono lì. La notizia dell’avvio della produzione su suolo lombardo ha fatto impazzire la stampa italiana e non solo: siamo in un periodo di carenza di dosi, tanto che il premier Draghi ha bloccato pochi giorni fa le esportazioni fuori dall’Europa, dunque l’idea che ce ne sia un altro pronto a essere sfornato a ripetizione ha scaldato gli animi. Tanto più che la Lega di Matteo Salvini spinge da settimane per comprare il vaccino russo nonostante non sia stato approvato dalle autorità sanitarie europee. Le notizie su milioni di dosi pronte a essere sfornate in Italia e per l’Italia si sono rincorse, fino alla stroncatura della stessa azienda che le ha bollate come fake news. Perché nel caos mediatico si sono pure confuse l’Agenzia italiana del farmaco e l’Agenzia europea per i medicinali, in un’infodemia su cui è scivolata anche Regione Lombardia. Appena si è saputo dell’accordo per mettere in cantiere lo Sputnik nella sede di Caponago (piccolo comune brianzolo) della Adienne Pharma&Biotech, Attilio Fontana ha esultato su Twitter, riuscendo a creare un mezzo caso diplomatico: mentre lui festeggiava, l’assessorato al Welfare diffondeva una nota in cui sottolineava di non aver alcun collegamento con gli accordi per la produzione del vaccino. Ecco dunque che l’opposizione ha avuto buon gioco nel chiedere quale fosse la posizione reale di Palazzo Pirelli: “Il presidente Fontana dovrebbe chiarire se il pensiero di chi guida la Regione Lombardia corrisponde al post di giubilo per la produzione del vaccino russo Sputnik in Lombardia o, invece, alla fredda dichiarazione con cui la stessa Regione ha preso le distanze dalla vicenda. Ormai Regione Lombardia parla a due voci, sempre più spesso contrastanti, e non si capisce da che parte voglia andare – ha dichiarato il capogruppo del Pd in Regione Fabio Pizzul -. Quanto a Sputnik sono settimane che la Lega tifa per il vaccino prodotto in Russia e sono settimane che la Regione insiste perché i vaccini vengano prodotti anche dalle nostre aziende. Pare di capire che la Regione non abbia avuto alcun ruolo nell’accordo per la produzione locale di Sputnik che non è ancora autorizzato da Ema e da Aifa. Tra l’altro, se il vaccino russo fosse prodotto qui sarebbe una beffa, perché sarebbe destinato interamente all’esportazione e non ai cittadini lombardi, a meno che non intervenga nel frattempo l’autorizzazione. Regione dovrebbe almeno chiarire se si limita a fare il tifo per la Russia di Putin e a sostenere la sua politica estera tramite il vaccino o se lavora per garantire che i cittadini lombardi siano vaccinati nel minor tempo possibile: al momento le risposte ci paiono contraddittorie”. L’equivoco ha preso dimensioni tali da indurre Letizia Moratti, vicepresidente e assessore al Welfare, a precisare la situazione: “Non c’è stato nessun coinvolgimento da parte di Regione. Sono accordi definiti a livelli diversi. Dichiarare che è una bella notizia non significa dire che la Regione è stata coinvolta. Non c’è stata nessuna differenza di prese di posizione”. Ennesimo inciampo nella comunicazione di un Fontana forse sempre più stanco. Ma il tema dello Sputnik resta aperto e in un certo senso riecheggiano le parole dell’ex presidente Barack Obama sulla “generazione dello Sputnik”. Perché si riferiva a una generazione che doveva lavorare sul riscatto. E così è anche se in questo caso i russi non sembrano nemici, ma alleati: come ha spiegato lo stesso titolare della Adienne Pharma&Biotech Antonio Francesco Di Naro è stata la Camera di Commercio Italo-Russa a metterli in contatto con il fondo sovrano russo che stava cercando un’azienda europea che potesse produrre lo Sputnik ne aveva contattate anche altre e siamo stati selezionati noi. Ma i lavori sono appena agli inizi: “Non abbiamo né tempi né dosi, quanto si dice oggi sui media è completamento falso, è un accordo di produzione per il vaccino e attualmente non posso dirle quando inizieremo a produrlo perché siamo ancora in una fase di trasferimento tecnologico – ha affermato – è la prassi: ci sono i processi di autorizzazione, di validazione, si chiede all’authority di uscire, in questo caso l’Aifa. Non produciamo caramelle quindi occorrono i tempi giusti prima di metterli in commercio. Noi aspetteremo l’Aifa, perché l’Ema serve solo se si vuole vendere all’interno dell’Europa – ha precisato – Non abbiamo avuto nessun contatto con le autorità ministeriali e non sappiamo dove saranno destinate le dosi, la produzione viene fatta perché è propedeutica a generare dei dati, poi efficacia ed efficienza vengono validate della autorità competenti”. Tra una fake news e un caso mediatico di Regione Lombardia arriva anche la notizia  che altre due aziende su suolo italiano sono pronte a produrre il vaccino russo dopo l’accordo firmato con il Fondo Russo per gli Investimenti Diretti (RDIF). Lo avrebbe confermato Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia, a un’agenzia. Tutti pazzi per lo Sputnik. 

Lorenzo Bagnoli Gianluca Paolucci per "La Stampa" l'11 marzo 2021. I fondi del Vaticano, i flussi di denaro da Mosca verso l'Italia «attenzionati» da Bankitalia, il microcredito in Russia fatto però dal Lussemburgo. Fino all'annuncio, martedì, dell'accordo per produrre in Italia il vaccino russo Sputnik. A tenere insieme storie così distanti, come hanno ricostruito La Stampa e IrpiMedia, è Vincenzo Trani, avvocato, finanziere e presidente della Camera di commercio italo-russa. Vincenzo Trani è stato tra i primi italiani a testare lo Sputnik V sulla propria pelle. Abita in Russia da oltre un decennio e ha fondato nel 2008 il gruppo Mikro Kapital, che per quanto operi principalmente in Russia ha il cuore in Lussemburgo. Tra i suoi finanziatori non mancano nomi illustri. Sei milioni di euro arrivarono ad esempio al fondo di Trani dalla Segreteria di Stato vaticana, tramite il fondo Centurion di Enrico Crasso. A chiedere di valutare l'investimento, dice oggi Crasso, è il Segretario di Stato Pietro Parolin. Per 27 anni gestore del patrimonio della Segreteria, Crasso è uno degli indagati nello scandalo del palazzo londinese di Sloane Avenue. I soldi però fanno anche il percorso inverso e dal fondo di Trani vanno in quello di Crasso: nel gennaio 2020 è proprio Mikro a investire nel fondo Centurion. Che poco c'entra con la Russia e niente con il microcredito. Nella stessa inchiesta sui fondi del Vaticano un nome chiave è quello di Gianluigi Torzi. Broker residente a Londra, Torzi è indagato anche nella vicenda che riguarda la mutua assistenza "Cesare Pozzo". Al centro dell'ipotesi di truffa, obbligazioni ad alto rischio emesse dal veicolo Csi Healthcare, parte della società lussemburghese B Securitization, per poi confluire in altri bond emessi dalla SPV Project 1513. Proprietario di B Securitization è Enrico Danieletto, a capo di numerose società in Lussemburgo, Regno Unito, Irlanda e Svizzera. A Londra i destini di Enrico Danieletto tra il 2014 e il 2017 sono stati strettamente legati a quelli di Vincenzo Trani. Hanno fondato insieme General Invest Ltd, di cui inizialmente Trani e Danieletto erano entrambi soci e azionisti. I due finanzieri hanno poi preso la propria strada, ma il rapporto d'affare sembra continuare anche oggi. Sul sito di Aleph Group sono numerose le pubblicazioni che promuovono le attività di Mikro Kapital e una fonte sentita da La Stampa sostiene di aver ricevuto l'offerta di un investimento nel fondo lussemburghese da Danieletto. Trani, interpellato, dice di non avere più alcun rapporto con Danieletto. Per comprendere l'origine dei successi di Vincenzo Trani e Mikrocapital bisogna riavvolgere il nastro al 2016. È allora che il finanziere si affaccia sui tavoli che contano. Il teatro è quello dello Spief di San Pietroburgo, l'annuale forum del gotha politico-economico russo. L'evento più atteso è il bilaterale tra l'allora premier Matteo Renzi e Vladimir Putin. L'organizzazione è affidata come sempre a Conoscere Eurasia, l'associazione guidata da Antonio Fallico. Mikro Kapital compare tra i main sponsor dell'evento, insieme a nomi del calibro di Banca Intesa, Leonardo, Pirelli. Da allora non ha più smesso. A giugno 2016 un pagamento all'associazione Conoscere Eurasia del valore di 125 mila euro è finito sotto i radar dell'Unità d'informazione finanziaria di Bankitalia come possibile attività sospetta. Il valore della transazione è compatibile con quanto era richiesto per diventare uno degli sponsor principali.

Giuliano Foschini, Fabio Tonacci e Rosalba Castelletti per "la Repubblica" l'11 marzo 2021. «Sì, i russi hanno contattato la mia azienda e mi hanno chiesto di produrre lo Sputnik V». Chi parla è un industriale che lavora nel campo della biomedicina. Nel suo laboratorio, di medie dimensioni, sono installati macchinari necessari per realizzare vaccini basati su adenovirus. Come quello russo e come quello di AstraZeneca. L' industriale, con cui Repubblica ha interloquito a condizione di non pubblicarne il nome, figura nella lista dei possibili interessati all' appello del ministro Giorgetti, che punta entro il 2021 a sviluppare una filiera autoctona con l' investimento pubblico di 200 milioni di euro. «Per un' azienda che ha già il know-how, servono in media 20-30 milioni per la conversione degli impianti. Gli emissari dei russi mettono sul tavolo risorse quattro volte superiori ». La nuova corsa alla Luna Siamo ancora alla corsa alla Luna. Che nel 2021 non è più un satellite bucherellato dove poggiare il piede per primi, ma il predominio del mercato mondiale dei vaccini anti-Covid. I contendenti sono aumentati, la log