Denuncio al mondo ed ai posteri con i miei libri tutte le illegalità tacitate ed impunite compiute dai poteri forti (tutte le mafie). Lo faccio con professionalità, senza pregiudizi od ideologie. Per non essere tacciato di mitomania, pazzia, calunnia, diffamazione, partigianeria, o di scrivere Fake News, riporto, in contraddittorio, la Cronaca e la faccio diventare storia. Quella Storia che nessun editore vuol pubblicare. Quelli editori che ormai nessuno più legge.

Gli editori ed i distributori censori si avvalgono dell'accusa di plagio, per cessare il rapporto. Plagio mai sollevato da alcuno in sede penale o civile, ma tanto basta per loro per censurarmi.

I miei contenuti non sono propalazioni o convinzioni personali. Mi avvalgo solo di fonti autorevoli e credibili, le quali sono doverosamente citate.

Io sono un sociologo storico: racconto la contemporaneità ad i posteri, senza censura od omertà, per uso di critica o di discussione, per ricerca e studio personale o a scopo culturale o didattico. A norma dell'art. 70, comma 1 della Legge sul diritto d'autore: "Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali."

L’autore ha il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo (art. 12 comma 2 Legge sul Diritto d’Autore). La legge stessa però fissa alcuni limiti al contenuto patrimoniale del diritto d’autore per esigenze di pubblica informazione, di libera discussione delle idee, di diffusione della cultura e di studio. Si tratta di limitazioni all’esercizio del diritto di autore, giustificate da un interesse generale che prevale sull’interesse personale dell’autore.

L'art. 10 della Convenzione di Unione di Berna (resa esecutiva con L. n. 399 del 1978) Atto di Parigi del 1971, ratificata o presa ad esempio dalla maggioranza degli ordinamenti internazionali, prevede il diritto di citazione con le seguenti regole: 1) Sono lecite le citazioni tratte da un'opera già resa lecitamente accessibile al pubblico, nonché le citazioni di articoli di giornali e riviste periodiche nella forma di rassegne di stampe, a condizione che dette citazioni siano fatte conformemente ai buoni usi e nella misura giustificata dallo scopo.

Ai sensi dell’art. 101 della legge 633/1941: La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte. Appare chiaro in quest'ipotesi che oltre alla violazione del diritto d'autore è apprezzabile un'ulteriore violazione e cioè quella della concorrenza (il cosiddetto parassitismo giornalistico). Quindi in questo caso non si fa concorrenza illecita al giornale e al testo ma anzi dà un valore aggiunto al brano originale inserito in un contesto più ampio di discussione e di critica.

Ed ancora: "La libertà ex art. 70 comma I, legge sul diritto di autore, di riassumere citare o anche riprodurre brani di opere, per scopi di critica, discussione o insegnamento è ammessa e si giustifica se l'opera di critica o didattica abbia finalità autonome e distinte da quelle dell'opera citata e perciò i frammenti riprodotti non creino neppure una potenziale concorrenza con i diritti di utilizzazione economica spettanti all'autore dell'opera parzialmente riprodotta" (Cassazione Civile 07/03/1997 nr. 2089).

Per questi motivi Dichiaro di essere l’esclusivo autore del libro in oggetto e di tutti i libri pubblicati sul mio portale e le opere citate ai sensi di legge contengono l’autore e la fonte. Ai sensi di legge non ho bisogno di autorizzazione alla pubblicazione essendo opere pubbliche.

Promuovo in video tutto il territorio nazionale ingiustamente maltrattato e censurato. Ascolto e Consiglio le vittime discriminate ed inascoltate. Ogni giorno da tutto il mondo sui miei siti istituzionali, sui miei blog d'informazione personali e sui miei canali video sono seguito ed apprezzato da centinaia di migliaia di navigatori web. Per quello che faccio, per quello che dico e per quello che scrivo i media mi censurano e le istituzioni mi perseguitano. Le letture e le visioni delle mie opere sono gratuite. Anche l'uso è gratuito, basta indicare la fonte. Nessuno mi sovvenziona per le spese che sostengo e mi impediscono di lavorare per potermi mantenere. Non vivo solo di aria: Sostienimi o mi faranno cessare e vinceranno loro. 

Dr Antonio Giangrande  

NOTA BENE

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L’ITALIA ALLO SPECCHIO

IL DNA DEGLI ITALIANI

 

ANNO 2023

LA SOCIETA’

QUARTA PARTE


 

DI ANTONIO GIANGRANDE

 

L’APOTEOSI

DI UN POPOLO DIFETTATO


 

Questo saggio è un aggiornamento temporale, pluritematico e pluriterritoriale, riferito al 2023, consequenziale a quello del 2022. Gli argomenti ed i territori trattati nei saggi periodici sono completati ed approfonditi in centinaia di saggi analitici specificatamente dedicati e già pubblicati negli stessi canali in forma Book o E-book, con raccolta di materiale riferito al periodo antecedente. Opere oggetto di studio e fonti propedeutiche a tesi di laurea ed inchieste giornalistiche.

Si troveranno delle recensioni deliranti e degradanti di queste opere. Il mio intento non è soggiogare l'assenso parlando del nulla, ma dimostrare che siamo un popolo difettato. In questo modo è ovvio che l'offeso si ribelli con la denigrazione del palesato.


 

IL GOVERNO


 

UNA BALLATA PER L’ITALIA (di Antonio Giangrande). L’ITALIA CHE SIAMO.

UNA BALLATA PER AVETRANA (di Antonio Giangrande). L’AVETRANA CHE SIAMO.

PRESENTAZIONE DELL’AUTORE.

LA SOLITA INVASIONE BARBARICA SABAUDA.

LA SOLITA ITALIOPOLI.

SOLITA LADRONIA.

SOLITO GOVERNOPOLI. MALGOVERNO ESEMPIO DI MORALITA’.

SOLITA APPALTOPOLI.

SOLITA CONCORSOPOLI ED ESAMOPOLI. I CONCORSI ED ESAMI DI STATO TRUCCATI.

ESAME DI AVVOCATO. LOBBY FORENSE, ABILITAZIONE TRUCCATA.

SOLITO SPRECOPOLI.

SOLITA SPECULOPOLI. L’ITALIA DELLE SPECULAZIONI.


 

L’AMMINISTRAZIONE


 

SOLITO DISSERVIZIOPOLI. LA DITTATURA DEI BUROCRATI.

SOLITA UGUAGLIANZIOPOLI.

IL COGLIONAVIRUS.

SANITA’: ROBA NOSTRA. UN’INCHIESTA DA NON FARE. I MARCUCCI.


 

L’ACCOGLIENZA


 

SOLITA ITALIA RAZZISTA.

SOLITI PROFUGHI E FOIBE.

SOLITO PROFUGOPOLI. VITTIME E CARNEFICI.


 

GLI STATISTI


 

IL SOLITO AFFAIRE ALDO MORO.

IL SOLITO GIULIO ANDREOTTI. IL DIVO RE.

SOLITA TANGENTOPOLI. DA CRAXI A BERLUSCONI. LE MANI SPORCHE DI MANI PULITE.

SOLITO BERLUSCONI. L'ITALIANO PER ANTONOMASIA.

IL SOLITO COMUNISTA BENITO MUSSOLINI.


 

I PARTITI


 

SOLITI 5 STELLE… CADENTI.

SOLITA LEGOPOLI. LA LEGA DA LEGARE.

SOLITI COMUNISTI. CHI LI CONOSCE LI EVITA.

IL SOLITO AMICO TERRORISTA.

1968 TRAGICA ILLUSIONE IDEOLOGICA.


 

LA GIUSTIZIA


 

SOLITO STEFANO CUCCHI & COMPANY.

LA SOLITA SARAH SCAZZI. IL DELITTO DI AVETRANA.

LA SOLITA YARA GAMBIRASIO. IL DELITTO DI BREMBATE.

SOLITO DELITTO DI PERUGIA.

SOLITA ABUSOPOLI.

SOLITA MALAGIUSTIZIOPOLI.

SOLITA GIUSTIZIOPOLI.

SOLITA MANETTOPOLI.

SOLITA IMPUNITOPOLI. L’ITALIA DELL’IMPUNITA’.

I SOLITI MISTERI ITALIANI.

BOLOGNA: UNA STRAGE PARTIGIANA.


 

LA MAFIOSITA’


 

SOLITA MAFIOPOLI.

SOLITE MAFIE IN ITALIA.

SOLITA MAFIA DELL’ANTIMAFIA.

SOLITO RIINA. LA COLPA DEI PADRI RICADE SUI FIGLI.

SOLITO CAPORALATO. IPOCRISIA E SPECULAZIONE.

LA SOLITA USUROPOLI E FALLIMENTOPOLI.

SOLITA CASTOPOLI.

LA SOLITA MASSONERIOPOLI.

CONTRO TUTTE LE MAFIE.


 

LA CULTURA ED I MEDIA


 

LA SCIENZA E’ UN’OPINIONE.

SOLITO CONTROLLO E MANIPOLAZIONE MENTALE.

SOLITA SCUOLOPOLI ED IGNORANTOPOLI.

SOLITA CULTUROPOLI. DISCULTURA ED OSCURANTISMO.

SOLITO MEDIOPOLI. CENSURA, DISINFORMAZIONE, OMERTA'.


 

LO SPETTACOLO E LO SPORT


 

SOLITO SPETTACOLOPOLI.

SOLITO SANREMO.

SOLITO SPORTOPOLI. LO SPORT COL TRUCCO.


 

LA SOCIETA’


 

AUSPICI, RICORDI ED ANNIVERSARI.

I MORTI FAMOSI.

ELISABETTA E LA CORTE DEGLI SCANDALI.

MEGLIO UN GIORNO DA LEONI O CENTO DA AGNELLI?


 

L’AMBIENTE


 

LA SOLITA AGROFRODOPOLI.

SOLITO ANIMALOPOLI.

IL SOLITO TERREMOTO E…

IL SOLITO AMBIENTOPOLI.


 

IL TERRITORIO


 

SOLITO TRENTINO ALTO ADIGE.

SOLITO FRIULI VENEZIA GIULIA.

SOLITA VENEZIA ED IL VENETO.

SOLITA MILANO E LA LOMBARDIA.

SOLITO TORINO ED IL PIEMONTE E LA VAL D’AOSTA.

SOLITA GENOVA E LA LIGURIA.

SOLITA BOLOGNA, PARMA ED EMILIA ROMAGNA.

SOLITA FIRENZE E LA TOSCANA.

SOLITA SIENA.

SOLITA SARDEGNA.

SOLITE MARCHE.

SOLITA PERUGIA E L’UMBRIA.

SOLITA ROMA ED IL LAZIO.

SOLITO ABRUZZO.

SOLITO MOLISE.

SOLITA NAPOLI E LA CAMPANIA.

SOLITA BARI.

SOLITA FOGGIA.

SOLITA TARANTO.

SOLITA BRINDISI.

SOLITA LECCE.

SOLITA POTENZA E LA BASILICATA.

SOLITA REGGIO E LA CALABRIA.

SOLITA PALERMO, MESSINA E LA SICILIA.


 

LE RELIGIONI


 

SOLITO GESU’ CONTRO MAOMETTO.


 

FEMMINE E LGBTI


 

SOLITO CHI COMANDA IL MONDO: FEMMINE E LGBTI.

 


 


 

LA SOCIETA’

INDICE PRIMA PARTE


 

AUSPICI, RICORDI E GLI ANNIVERSARI.

Controllare il tempo: Il Calendario.

La Fine del Mondo.

Le profezie per il 2023.

I festeggiamenti di capodanno.

Halloween.

I Mostri.

La Superstizione.

Il Carnevale.

Pesce d’Aprile.

Le Ricorrenze.

71 anni dalla morte di Eva (Evita) Peron.

63 anni dalla morte di Ferdinando Buscaglione, detto Fred.

60 anni dalla morte di Édith Piaf.

56 anni dalla morte di Otis Redding. 

53 anni dalla morte di Janis Joplin.

52 anni dalla morte di Jim Morrison.

50 anni dalla morte di Bruce Lee.

50 anni dalla morte di Anna Magnani.

48 anni dalla morte di Joséphine Baker.

46 anni dalla morte di Elvis Presley.

46 anni dalla morte di Maria Callas.

33 anni dalla morte di Greta Garbo.

33 anni dalla morte di Ugo Tognazzi.

32 anni dalla morte di Walter Chiari.

30 anni dalla morte di Federico Fellini.

30 anni dalla morte di Frank Zappa.

30 anni dalla morte di River Phoenix.

30 anni dalla morte di Sora Lella Elena Fabrizi. 

30 anni dalla morte di Audrey Hepburn.

30 anni dalla morte di Rudolf Nureyev.

29 anni dalla morte di Gustavo Adolfo Rol.

29 anni dalla morte di Mario Brega.

29 anni dalla morte di Gian Maria Volonté.

29 anni dalla morte di Massimo Troisi.

29 anni dalla morte di Moana Pozzi.

29 anni dalla morte di Domenico Modugno.

28 anni dalla morte di Ginger Rogers.

27 anni dalla morte di Tupac Shakur.

27 anni dalla morte di Mia Martini.

26 anni dalla morte di Giorgio Strehler.

25 anni dalla morte di Lucio Battisti.

24 anni dalla morte di Fabrizio De Andrè.

23 anni dalla morte di Vittorio Gassman.

22 anni dalla morte di Maurizio Arena.

22 anni dalla morte di Anthony Quinn.

21 anni dalla morte di Alex Baroni.

21 anni dalla morte di Carmelo Bene.

20 anni dalla morte di Charles Bronson.

20 anni dalla morte di Johnny Cash.

20 anni dalla morte di Leopoldo Trieste.

20 anni dalla morte di Giorgio Gaber.

20 anni dalla morte di Alberto Sordi.

20 anni dalla morte di Sandro Ciotti.

19 anni dalla morte di Nino Manfredi.

17 anni dalla morte Mario Merola.

16 anni dalla morte Anna Nicole Smith.

15 anni dalla morte di Gianfranco Funari.

14 anni dalla morte di Michael Jackson.

14 anni dalla morte di Dino Risi.

14 anni dalla morte di Mike Bongiorno.

14 anni dalla morte di Farrah Fawcett.

13 anni dalla morte di Mario Monicelli.

13 anni dalla morte di Lelio Luttazzi.

12 anni dalla morte di Amy Winehouse.

12 anni dalla morte di Elizabeth Taylor.

11 anni dalla morte di Lucio Dalla.

11 anni dalla morte di Whitney Houston.

10 anni dalla morte di Lou Reed.

10 anni dalla morte di Mariangela Melato.

10 anni dalla morte di Enzo Jannacci.

10 anni dalla morte di Franco Califano.

7 anni dalla morte di Marta Marzotto.

7 anni dalla morte di George Michael.

7 anni dalla morte di David Bowie.

7 anni dalla morte di Giorgio Albertazzi.

7 anni dalla morte di Paolo Poli.

6 anni dalla morte di Gianni Boncompagni.

6 anni dalla morte di Paolo Villaggio.

5 anni dalla morte di Sergio Marchionne.

5 anni dalla morte di Irina Sanpiter.

5 anni dalla morte di Fabrizio Frizzi.

4 anni dalla morte di Jeffrey Epstein.

4 anni dalla morte di Franzo Zeffirelli.

3 anni dalla morte di Little Richard.

3 anni dalla morte di Diego Armando Maradona.

3 anni dalla morte di Kobe Bryant.

3 anni dalla morte di Franca Valeri.

3 anni dalla morte di Ennio Morricone.

3 anni dalla morte di Ezio Bosso.

2 anni dalla morte di Carla Fracci.

2 anni dalla morte di Franco Battiato.

2 anni dalla morte di Raffaella Carrà.

2 anni dalla morte di Milva.

1 anno dalla morte di Mino Raiola.

1 anno dalla morte di Letizia Battaglia.

1 anno dalla morte di Eugenio Scalfari.

1 anno dalla morte di Pelè.

1 anno dalla morte di Barbara Walters.

I Queen.

I Lynyrd Skynyrd.

I Led Zeppelin.

I Kiss.

I Beatles.

I Lunapop.

MEGLIO UN GIORNO DA LEONI O CENTO DA AGNELLI? (Ho scritto un saggio dedicato)



 

INDICE SECONDA PARTE


 

I MORTI FAMOSI.

Il Lutto.

Vivi per sempre.

Morti del cazzo.

Diritto di Morire.

È morta l’attrice Itziar Castro.

Morto l’attore Ryan O’Neal.

Morto il principe Costantino del Liechtenstein.

E’ morto l’attore Benjamin Zephaniah.

E’ morto l’attore Norman Lear,

E’ morto il chitarrista Marco “Jimmy” Villotti.

E’ morto l’agente di cambio Attilio Ventura.

Addio al fotografo Ivo Saglietti.

Morto il pittore Carlo Guarienti.

E' morto il cantautore Shane MacGowan.

Addio al maestro della fotografia Elliott Erwitt.

Morto il regista Aldo Lado.

Morta l'attrice Anna Kanakis.

Se ne va uno l’attore Joss Ackland.

Morto il Senatore Nino Strano.

Morto l’astronauta Frank Borman.

E’ morto l’attore Evan Ellingson.

E’ morta l'attrice Sibilla Barbieri.

E’ morta l’attrice Micaela Cendali Pignatelli.

È morto l’attore Andrea Iovino.

E’ morta l’attrice Marina Cicogna.

E’ morto l’astronauta Thomas Kenneth Mattingly II.

È morto il giornalista Lanfranco Pace.

Morto lo sceneggiatore Peter Steven Fischer.

Morto l’ex Ministro Luigi Berlinguer.

Addio all’editore Ernesto Ferrero.

È morto l’attore Matthew Perry.

Se ne è andato l’attore Richard Roundtree.

Se ne va l’attore Jesús Guzmán.

Addio al vignettista Sergio Staino.

Addio all’attrice Marzia Ubaldi.

Addio all’attore Burt Young.

Morta la musicista Carla Bley.

È morta l’attrice Suzanne Somers.

È morto il giornalista Cesare Rimini.

Se ne va l’attrice Piper Laurie.

Morta la poetessa Louise Glück.

Addio a Charles Feeney, l'uomo più generoso d'America.

È morto il giornalista Ettore Mo.

È morto il giornalista Eugenio Palmieri.

È morto il banchiere Pierfrancesco Pacini Battaglia.

E’ morto il giornalista il Luca Goldoni.

Addio all’attore Keith Jefferson.

Morto l’attore-regista Franco Brocani.

È morto l’attore Tommasino Accardo.

È morta l’attrice Ketty Roselli.

Morto l’attore Michael Gambon.

Morto il giornalista Armando Sommajuolo.

Morto l’attore David McCallum.

Morto il giornalista Francesco Cevasco.

E’ morto il Presidente Giorgio Napolitano.

E’ morto l’autore Franco Migliacci.

È morto l’artista Fernando Botero.

Morto il sociologo Domenico De Masi.

Morto l’imprenditore Flavio Repetto.

È morto il regista Giuliano Montaldo.

Addio al cantante Steve Harwell.

È morto il chitarrista Jack Sonni.

E’ morto il cantautore Jimmy Buffett.

Addio all’imprenditore Mohamed al Fayed.

Addio all’imprenditore web Alessandro Vento.

È morta l’attrice Hersha Parady.

E' morto lo sceneggiatore e produttore David Jacobs.

E’ morto il cantante Salvatore Toto Cutugno.

Addio all’inventore John Warnock.

Addio all’attore Ron Cephas Jones.

Addio al manager Roberto Colaninno.

È morta il soprano Renata Scotto.

Morto il sociologo Francesco Alberoni.

Addio al Professore Marcello Gallo.

È morta l'attrice Antonella Lualdi.

E’ morto l’artista Jamie Reid.

Si è spento il cantante Peppino Gagliardi.

Addio al cantante Sixto Sugar Man Rodriguez.

Addio al cantante Robbie Roberston.

E’ morto il regista William Friedkin.

È morto il politico e filosofo Mario Tronti.

Addio all’industriale Lorenzo Ercole.

È morto il giornalista Idris Sanneh.

Morto l’attore Angus Cloud.

E’ morto l’attore Paul Reubens.

Morta la giornalista Daniela Mazzacane.

Morto lo scrittore Luca Di Meo.

Morto il cantante Randy Meisner.

Morta la cantante Sinead O'Connor.

E’ morto l’antropologo e filosofo Marc Augé.

E’ morto il pittore Emilio Leofreddi.

E’ morta l’attrice Josephine Chaplin.

E’ morto il cantante Tony Bennett.

E’ morto il giornalista Andrea Purgatori.

Muore l’attrice-cantante Jane Birkin.

E’ morto lo scrittore filosofo Milan Kundera.


 

INDICE TERZA PARTE


 

I MORTI FAMOSI.

E’ morto il giornalista Fabrizio Zampa.

E’ morto l’attore Alan Arkin.

E’ morto l’attore Julian Sands.

E’ morto il velocista olimpico e stuntman Dean Smith.

E’ morto l’attore Frederic Forrest.

E’ morto il fumettista Graziano Origa.

E’ morto il musicologo Adriano Mazzoletti.

E’ morta l’attrice Glenda Jackson.

Morto il biologo Roger Payne

È morto il manager e discografico Matteo Romagnoli.

E’ morto il fotografo Paolo Di Paolo.

Morto l’attore Treat Williams. 

È morto lo scrittore Cormac McCarthy.

E’ morto Francesco Nuti.

Addio all’attore Paul Geoffrey.

Morto il sociologo francese Alain Touraine. 

Morto lo storico Nuccio Ordine.

E’ morta la pittrice Françoise Gilot.

E’ morto il wrestler Hossein Khosrow Ali Vaziri, alias The Iron Sheik.

Addio al giornalista Pasolini Zanelli.

Morto l’attore Barry Newman.

Addio a Astrud Gilberto.

E’ morto l’imprenditore Emilio Rigamonti.

E’ morto l’Architetto Paolo Portoghesi.

Morta l’attrice Isa Barzizza.

E’ morta la fotografa Daniela Zedda.

E’ morto il chitarrista Sheldon Reynolds.

E’ morta la cantante Tina Turner.

È morta la giornalista Maria Giovanna Maglie.

E’ morto l’attore Ray Stevenson.

E’ morto lo scrittore Martin Amis.

E’ morto il bassista Andy Rourke.

E’ morto il regista e direttore artistico Giorgio Ferrara. 

E’ morto l’attore Helmut Berger.

È morta la ballerina Maria Miceli.

E’ morto il giornalista Carlo Nicotera.

E' morto l'imprenditore Giordano Riello.

E’ morto lo storico Gioacchino Lanza Tomasi.

È morto lo sceneggiatore e regista Enrico Oldoini.

Morto il vignettista Massimo Cavezzali.

Morta l’attrice Jacklyn Zeman.

Morto l’imprenditore Enzo Bonafè.

E’ morto lo scrittore Philippe Sollers (pseudonimo di Philippe Joyaux).

Morto il generale che catturò Che Guevara Gary Prado Salmón.

È morta ex concorrente del Grande Fratello Monica Sirianni.

Morto l’ex campione mondiale e allenatore di pattinaggio Michele Sica.

Addio al regista Alessandro D'Alatri.

È morto il conduttore Jerry Springer.

Si è spento l’ex magistrato Nicola Magrone.

E’ morto il Senatore Andrea Augello.

E’ morto il regista Angeles Mohamed Farouk Agrama detto Frank Agrama 

E’ morto l’attore Giovanni Lombardo Radice.

E’ morto il cantante Harry Belafonte.

E’ morto il giornalista Corrado Ruggeri.

E’ morto il cantautore e cabarettista Federico Salvatore.

Morto l’inventore-industriale Renato Caimi.

E’ morta Anna Marcacci Brosio.

E’ morto il pianista jazz Ahmad Jamal.

È morto il chitarrista Mark Sheehan.

Morto lo scrittore Meir Shalev.

E’ morto il chitarrista Lasse Wellander.

E’ morto il talent scout Seymour Stein.

E’ morto il regista Nico Cirasola.

E’ morto il musicista Ryuichi Sakamoto.

Morta la scrittrice Ada d’Adamo.

E’ morto il batterista Alfio Cantarella.

È morto il re dei viaggi organizzati Franco Rosso.

E’ morto il giornalista Gianni Minà.

È morto l’attore Ivano Marescotti.

Morto il batterista Luca Bergia.

E’ morto l'attore Paul Grant.

E’ morto il regista Francesco “Citto” Maselli.

E’ morto il giornalista Pier Attilio Trivulzio.

E’ morto l'attore Lance Reddick.

E' morta l’attrice Bice Biagi.

Morto il disegnatore Luigi Piccatto.

E’ morto l’autore televisivo Marco Zavattini.

E’ morta la speaker Clelia Bendandi.

È morto lo scrittore Kenzaburo Oe.

Muore il manager musicale Vincenzo Spera.

E’ morto il regista Bert I. Gordon, detto Mr B.I.G.

E’ morto l’attore Robert Blake.

E’ morto l’attore Ed Fury.

E’ morto il Giornalista Rino Icardi.

E’ morto il chitarrista Gary Rossington.

È morto l'attore Tom Sizemore.

È morto il musicista Steve Mackey.

È morto il musicista Wayne Shorter.

E’ morto il giornalista Curzio Maltese.

E’ morto il giornalista Maurizio Costanzo.

E’ morto il regista Michel Deville.

E’ morto l’attore Richard Belzer.

È morto il fumettista Leiji Matsumoto.

Morto il regista Maurizio Scaparro.

È morto il chitarrista Alberto Radius.

E’ morta l'attrice Raquel Welch.

È morto il cantante David Jolicoeur.

E’ morto l'attore Cody Longo.

È morto il regista Hugh Hudson.

E’ morto il regista Carlos Saura.

E’ morto il musicista compositore Burt Bacharach.

E' morto il critico letterario Nicolò Mineo.

E' morto il giornalista Pio D'Emilia.

È morto il fotografo Massimo Piersanti.

E’ morto l’ex presidente Pakistan Musharraf. 

E’ morto l’attore Sergio Solli.

Morta l’attrice Monica Carmen Comegna.

Addio allo stilista Paco Rabanne.

Morta la redattrice Josè Rinaldi Pellegrini.

È scomparso l’imprenditore Giuseppe Benanti.

Morta l’attrice Cindy Williams.

È morta l’attrice Lisa Loring.

E’ morto il giornalista Roberto Perrone.  

E’ morto il giornalista Ludovico Di Meo.  

Morto il telecronista Christian Scherpe.

È morto il chitarrista Tom Verlaine.

E’ morta l’attrice Sylvia Syms.

E’ morto il regista Eugenio Martín.

È morto lo scrittore Pino Roveredo.

Morta l'imprenditrice Daniela Gavio.

E’ morto il rocker David Crosby.

E’ morto il regista Giorgio Mariuzzo.

E’ morto il regista Paul Vecchiali.

È morto il coreografo e regista televisivo e teatrale Gino Landi.

E’ morta l’attrice Gina Lollobrigida.

E’ morto l’artista Gianfranco Barucchello.

E’ morto il Tiktoker Taylor LeJeune, noto con il nickname Waffler69.

E’ morta Lisa Marie Presley.

E’ morta Tatjana Patitz.

Morto l’avvocato Roberto Ruggiero.

Morto il criminologo Francesco Bruno.

Morto il chitarrista Jeff Beck.

Morto il poeta Charles Simic.

E’ morto il direttore di fotografia Owen Roizman.

E’ morto l’attore Adam Rich.

È morto lo speaker Roberto Gentile.

E’ morto Michael Snow.

Morta la scrittrice Fay Weldon.

È morto il disegnatore Gosaku Ota.

E’ morto l’astronauta Walter Cunningham.

E’ morto il batterista Fred White.

E’ morto il pilota Ken Block.


 

INDICE QUARTA PARTE


 

ELISABETTA E LA CORTE DEGLI SCANDALI. (Ho scritto un saggio dedicato)

Scandali Reali.

Gli scandali dei Windsor.

Elisabetta.

Carlo.

Diana.

Camilla.

Anna.

Andrea.

Sarah Ferguson.

Edoardo.

William e Kate.

Harry e Meghan.


 


 

LA SOCIETA’

QUARTA PARTE


 

ELISABETTA E LA CORTE DEGLI SCANDALI. (Ho scritto un saggio dedicato)

Caterina De’ Medici, la storia della "strega" alla corte di Francia. Caterina De’ Medici era davvero una donna malvagia e senza scrupoli, una strega dedita allo studio dei veleni? La sua leggenda nera ha attraversato il tempo, arrivando fino a noi, ma forse sarebbe ora di rivalutare una figura chiave della storia di Francia. Francesca Rossi il 14 Agosto 2023 su Il Giornale. 

Tabella dei contenuti

 Una giovinezza vissuta tra gli intrighi

 La Notte di San Bartolomeo

 La leggenda nera

Per secoli il nome di Caterina De’ Medici è stato avvolto da un’aura oscura di mistero e perfidia. A questa italianissima Regina di Francia sono stati imputati crimini terribili e una mente superstiziosa, malevola, contorta, machiavellica nel senso più negativo del termine. Caterina l’assassina, Caterina l’avvelenatrice, Caterina l’avida fattucchiera. Questi sono solo alcuni degli epiteti che la Storia ha associato a questa sovrana, costruendole intorno una leggenda nera che ancora oggi gli studiosi faticano a separare dalla sua biografia. Caterina De’ Medici fu davvero la despota dedita alla magia nera che molti hanno descritto, oppure fu una mente politica, molto colta, dotata di una personalità fortissima, in grado di imprimere un’impronta indelebile sulla Francia, ma anche di una spregiudicatezza che la portò a commettere errori madornali?

Una giovinezza vissuta tra gli intrighi

Caterina De’ Medici (1519-1589) fu, suo malgrado, protagonista delle peripezie politiche del suo tempo. Perse i genitori quando era ancora in fasce: la madre, Maddalena De La Tour D’Auvergne per una febbre puerperale il 28 aprile 1519, il padre, Lorenzo II De’ Medici forse per sifilide il 4 maggio dello stesso anno. Caterina era l’unica erede della potente famiglia Medici e venne allevata prima a Roma dalla nonna paterna e poi a Firenze dalle zie paterne. Nel 1525 papa Clemente VII, che era cugino del nonno di Caterina, si alleò con la Francia e contro Carlo V d’Asburgo (1500-1558). Andò molto male: la sconfitta francese nella Battaglia di Pavia aprì le porte ai lanzichenecchi e al Sacco di Roma del 1527.

Clemente VII e Carlo V stipularono un armistizio, ma nel 1529 Firenze, amministrata da un uomo del Vaticano, si sollevò contro il pontefice. L’imperatore, ora alleato di Clemente VII, fece assediare la città, che capitolò nel 1530. Quel periodo fu molto duro per Caterina. La sua parentela con il papa la espose più di una volta a pericoli mortali. Alla fine, però, riuscì a tornare a Roma. Clemente VII riuscì a combinare il matrimonio tra la nipote e il secondogenito del Re francese Francesco I di Valois, Enrico. Il matrimonio avvenne nel 1533.

Il pontefice, però, morì nel 1534 e il suo successore, Paolo III, si rifiutò di allearsi con i francesi e pagare la dote di Caterina. Uno scherzo del destino che avrebbe potuto mettere in serio pericolo l’intera esistenza della ragazza. Ma non fu così: sebbene a corte la giovane sposa fosse appena tollerata, chiamata con disprezzo “la figlia dei banchieri”, seppe farsi amare dalla famiglia reale, che ammirava la sua cultura, la sua vivacità intellettuale, il suo carattere tranquillo. Caterina parlava perfettamente francese, ma conosceva anche il latino, il greco, leggeva testi di ogni tipo, dalla matematica alla teologia, dall’alchimia all’astronomia. Era un portento e riuscì ad affascinare i suoi parenti acquisiti.

Sembra sia stata proprio lei a inventare la cavalcatura all’amazzone, che le consentiva di cavalcare velocemente, mantenendo una postura decorosa per l’epoca. Non fu l’unica novità introdotta a corte da questa intrepida italiana: Caterina avrebbe insegnato ai francesi l’uso della forchetta e portato in Francia molti piatti tipici della sua terra che oggi sono considerati francesi (i cugini d’Oltralpe non dovrebbero dimenticarlo).

Nel 1536 il Delfino di Francia Francesco di Valois morì all’improvviso. Enrico e Caterina divennero i nuovi eredi al trono. Proprio in questo frangente iniziò a nascere la leggenda nera della futura Regina. Qualcuno ipotizzò che Francesco fosse stato ucciso proprio dalla delfina perché l’avvelenamento sarebbe stato “un’arte”, diciamo così, tutta italiana. Caterina fu vittima del pregiudizio, un male trasversale. Il Re, molto affezionato a lei, non fece caso alle dicerie.

Alla giovane Delfina non interessavano i commenti malevoli. Il suo vero problema era un altro: non riusciva a dare un erede al marito. Enrico non l’amava: i suoi sentimenti erano per la cortigiana Diana di Poitiers, che aveva 20 anni più di lui (sembra addirittura che la relazione tra i due fosse iniziata quando lui aveva circa 15 anni e lei 35). Diana avrebbe spinto Enrico a dormire con la moglie (del resto Caterina era meno pericolosa di un’altra possibile amante più giovane che avrebbe potuto strappare il futuro sovrano all’influenza della cortigiana). Caterina ed Enrico ebbero 10 figli e salirono al trono di Francia nel 1547. Il nuovo monarca, però, morì dopo 10 giorni di agonia nel 1559, durante un torneo cavalleresco. Caterina prese il lutto a vita, ma non si vestì di bianco, colore tradizionale delle Regine vedove, bensì di nero, inaugurando una nuova tradizione.

La Notte di San Bartolomeo

Caterina divenne una Regina Madre e una reggente. Il trono passò al figlio Francesco II che, però, morì nel 1560 a causa della sua salute cagionevole. Il potere finì nelle mani dell’altro figlio, Carlo IX. Anche quest’ultimo, malato di tubercolosi, spirò nel 1574. Caterina, che non si era mai ritirata dalla vita politica, con gli anni accentrò su di sé sempre più potere e nel 1562 promulgò l’editto di Saint Germain, concedendo libertà di culto ai protestanti. Una misura basata sulla tolleranza e con cui la sovrana tentò, invano, di evitare le guerre di religione.

Il culmine della lotta venne raggiunto durante la tristemente famosa Notte di San Bartolomeo, tra il 23 e il 24 agosto 1572. Doveva essere un momento di festa, stava per sposarsi la figlia di Caterina, Margherita (la Regina Margot di Dumas), con il principe Enrico III di Navarra. Invece si trasformò in un massacro: doveva essere una vendetta contro i capi ugonotti e il loro crescente potere nella società, ma la situazione sfuggì di mano: gli storici stimano che vennero uccise tra le 5mila e le 30mila persone a Parigi. I contemporanei e i posteri, almeno fino alla Rivoluzione francese, diedero la colpa della strage alla sola Caterina. Lei avrebbe premeditato l’assalto, attirando gli ugonotti nella capitale. Non sarebbe andata proprio così: gli studi più recenti, che rivalutano la figura della sovrana, sottolineano che sarebbe stato Carlo IX il principale responsabile di quell’evento.

Ci sono diverse interpretazioni sul vero ruolo di Caterina De’ Medici, ma sembra proprio che non sia stata la mandante della repressione. Commise comunque diversi errori fatali, non ribellandosi all’idea degli omicidi mirati dei capi ugonotti che sarebbe partita dal Re (sembra anche che fosse, almeno in parte, d’accordo) e sottovalutando la portata di ciò che stava accadendo. Quando, insieme a Carlo IX, avrebbe tentato di fermare il massacro, era troppo tardi. La Notte di San Bartolomeo macchiò in modo indelebile il suo nome, contribuendo al consolidamento della sua leggenda nera.

La leggenda nera

Per secoli storici e scrittori (perfino Dumas nella già citata “Regina Margot”) hanno perpetuato l’immagine oscura di Caterina De’ Medici: assassina, strega dedita a pratiche occulte, avvelenatrice. La leggenda vuole che sia stata lei a far uccidere Giovanna d’Albret, Regina di Navarra (mamma di Enrico II di Navarra), inviandole dei guanti profumati e avvelenati dal suo profumiere personale, Renato Bianco. Molto romanzesco, ma falso. Giovanna morì per cause naturali. Per qualcuno Caterina avrebbe avvelenato pure il figlio, Carlo IX, ma abbiamo visto che in realtà il sovrano morì di tubercolosi.

Sono certi, invece, gli incontri tra la monarca e Nostradamus, il quale avrebbe predetto la fine della dinastia dei Valois in modo molto particolare: la Regina si sarebbe seduta in una stanza, di spalle alla porta, guardando in uno specchio “magico”. Da lì avrebbe visto entrare nella camera, a uno a uno, il riflesso dei suoi figli, ognuno dei quali avrebbe compiuto un numero di giri della stanza pari agli anni di regno che gli erano destinati.

Molto probabilmente il "veggente" non predisse proprio nulla: Caterina sapeva che il casato era al tramonto, era afflitta e stanca, soprattutto nell’ultima parte della sua vita, a causa delle guerre di religione. Forse interpretò le parole di Nostradamus e ciò che credeva di aver visto nel modo più funesto perché era consapevole della sorte che attendeva i suoi figli e il suo regno. Inutile dire che la fama sinistra della Regina Madre arrivò fino alla Rivoluzione francese, durante la quale venne accentuata proprio per dimostrare una presunta decadenza morale dei reali francesi.

Per la verità non esiste neanche una prova dei presunti omicidi di Caterina, né del fatto che fosse una donna sadica e sanguinaria. Ma allora perché tutto questo accanimento nei suoi confronti? La risposta potrebbe essere molto semplice, almeno in parte: la Regina era una donna, una straniera che raggiunse l’apice del potere, diventando Regina di un Paese che non era il suo. Non le venne perdonata l’ascendenza italiana. Per di più Caterina era intelligente, curiosa, molto più abile e istruita di tanti suoi contemporanei uomini.

Il fatto che la sovrana conoscesse alcuni tra i più importanti astrologi dell’epoca, non vuol dire che avesse la mania dell’occultismo. Per prima cosa va sottolineato che astrologia ed esoterismo sono due cose diverse. Poi va anche ricordato che nel Cinquecento non era strano ritenere che gli astri influissero nella vita degli uomini. Il confine tra l’astrologia e la scienza che oggi chiamiamo astronomia non esisteva: le conoscenze riguardanti i corpi celesti si mescolavano con quelle che oggi sono delle superstizioni. In questo Caterina era solo figlia del suo tempo.

Inoltre, già tra i contemporanei della sovrana, si rafforzò uno strano binomio: profumo/veleno. Ovvero, se una persona crea profumi o è interessata alla materia, deve sapere per forza creare anche veleni. Non era un pensiero originale e all’epoca neanche del tutto errato, ma rimaneva un pregiudizio che offrì un appiglio ai detrattori di Caterina.

A Firenze il profumiere Renato Bianco (per qualcuno anche alchimista, creatore di profumi e sostanze mortali), realizzò per la De’ Medici un’essenza a base di agrumi, unico esempio del suo lavoro giunto fino a noi: l’Acqua della Regina, da cui avrebbe avuto origine l’Acqua di Colonia. La Francia vanta una lunga tradizione profumiera, ma spesso dimentica che quella consuetudine nacque grazie all’italiana Caterina, poiché la quotidianità della Firenze dell’epoca e della famiglia Medici era normalmente impreziosita dalle essenze. Profumi, non veleni. Forse è ora di rivalutare seriamente la figura di Caterina De’ Medici, ammettendo anche i debiti di riconoscenza nei suoi confronti.

Lucrezia Borgia: femme fatale o pedina nelle mani della famiglia? Chi fu davvero Lucrezia Borgia, la donna dissoluta descritta in film e romanzi o una vittima dei giochi politici del padre? Francesca Rossi il 7 Novembre 2023 su Il Giornale.

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 La figlia del Papa

 Delitti e misteri

 Lucrezia prende in mano il suo destino

 Ombre sulla duchessa

Assassina, spietata, crudele: questi sono alcuni degli epiteti che la storia ha riservato a Lucrezia Borgia (1480-1519), definendola quasi l’incarnazione del male. Nacque in una famiglia e in un’epoca magnifiche eppure sinistre, grandiose e inquietanti allo stesso tempo, caratterizzate da luci abbaglianti e cupe ombre. Violenze, delitti, lotte per il potere, congiure non erano certo l’eccezione e si mescolavano senza soluzione di continuità alla raffinatezza e alla creatività di una cultura senza pari. Lucrezia, però, non sarebbe stata una complice delle efferatezze compiute dalla famiglia: gli storici hanno messo in discussione secoli di voci e misteri sul suo conto, rovesciando completamente l’immagine che ci è stata restituita dalla storia.

La figlia del Papa

Lucrezia nacque nella Rocca Abbaziale di Subiaco, vicino Roma, il 18 aprile 1480, terzogenita del potente cardinale spagnolo Rodrigo de Borja (1431-1503) e della sua amante ufficiale, la locandiera Vannozza Cattanei (che, come volevano le apparenze, doveva essere sposata e fu proprio il cardinale a combinare i suoi matrimoni). La coppia aveva già avuto Cesare, nel 1475, Giovanni nel 1476 (nato Juan, ma i nomi e il cognome spagnoli della famiglia vennero italianizzati da Rodrigo l’ascesa al soglio di Pietro) e, nel 1481, avrebbe avuto Goffredo (Joffré).

Il cardinale Borgia, abile politico e uomo ambizioso, dedito a tutti i piaceri della vita, ebbe numerose amanti e altri figli, ma riconobbe solo quelli di Vannozza. Il suo atteggiamento, dall’indole arrogante e senza scrupoli, non erano certo una rarità in Vaticano. I nemici di Rodrigo, in realtà, gli contestavano l’assoluta mancanza di discrezione, oltre alle origini straniere. Borgia, eletto papa nel 1492, non si curava affatto dell’opinione degli altri e costruì una famiglia che divenne la sua vera arma politica. Il Pontefice volle per la sua unica figlia Lucrezia un’educazione raffinatissima (la giovane parlava italiano, francese, spagnolo, ma anche latino e greco), forse pensando già a future, vantaggiose alleanze matrimoniali.

Quando la ragazzina aveva solo 11 anni si presentò il primo pretendente, l’aristocratico Juan Cherubin de Centelles. Il cardinale gli promise la mano di Lucrezia ma, dopo soli due mesi, ruppe l’accordo per organizzare il secondo fidanzamento della figlia con un altro nobile, Gasparo da Procida. Neanche questa alleanza andò a buon fine: Rodrigo era diventato papa Alessandro VI grazie alla sua astuzia e alla sua capacità di tessere trame politiche e tutte le famiglie nobiliari più in vista volevano imparentarsi con lui. Doveva solo selezionare il partito ideale non tanto per Lucrezia, quanto per gli interessi dei Borgia.

La scelta cadde sul nipote di Ludovico “il Moro”, ovvero Giovanni Sforza. Lucrezia aveva 13 anni e il futuro marito 26. Il matrimonio, celebrato il 12 giugno 1493, durò solo quattro anni, perché Alessandro VI aveva in mente per la figlia delle nozze ancora più vantaggiose, in linea con i cambiamenti politici che stavano avvenendo, primo fra tutti l’arrivo delle truppe di Carlo VIII in Italia. Prima, però, doveva liberarsi di Giovanni. I Borgia organizzarono una vera e propria campagna diffamatoria contro l’uomo, accusandolo di essere impotente. Giovanni Sforza si difese dalle accuse, invano. Il suocero era troppo potente e alla fine lo costrinse ad annullare il matrimonio con Lucrezia.

Delitti e misteri

È evidente che Alessandro VI si serviva di Lucrezia, manipolandone l’esistenza. La ragazza era uno strumento nelle mani dei Borgia e non aveva il potere di ribellarsi. Tuttavia la sua grande cultura, le sue apprezzate capacità diplomatiche la resero un tramite fra suo padre e chiunque volesse stringere alleanze con la sua famiglia. Lucrezia, però, aveva un “margine di movimento”, chiamiamolo così, molto limitato.

Il 1497 fu un anno emblematico in tal senso. Giovanni Sforza rinunciò a lei, ma pochi mesi dopo l’annullamento del matrimonio, il 14 marzo 1498, la figlia del papa diede alla luce un bambino, Giovanni, la cui paternità divenne un vero e proprio mistero: per molti era il frutto del rapporto incestuoso tra Lucrezia e Alessandro VI. Non era vero nulla: si trattava, quasi sicuramente, di chiacchiere messe in giro proprio Giovanni Sforza, per vendicarsi dell’umiliazione subìta dai Borgia. Queste storie, però, ebbero ampio seguito, danneggiando il nome di Lucrezia. In realtà sembra che il bimbo fosse figlio di uno dei collaboratori del Pontefice, un certo Pedro Calderòn. Per “ripulire” l’onore dei Borgia Cesare, il fratello di Lucrezia, lo avrebbe fatto uccidere. Il cadavere del povero Pedro venne rinvenuto nel Tevere il 14 febbraio 1498.

Non sarebbe stato il primo omicidio architettato da Cesare. Nemmeno un anno prima, il 15 giugno 1497, fu ritrovato il corpo di Juan, il secondogenito di Rodrigo e le accuse caddero proprio sul fratello. Cesare si proclamò sempre innocente per quest’ultima morte. Secondo gli storici, però, sarebbe stato molto geloso della sorella e della confidenza che lei aveva con Juan. Questo potrebbe essere uno dei motivi che lo avrebbero spinto a commettere l’assassinio, sebbene come movente risulti piuttosto debole. Non è da escludere che questa gelosia sia stata abilmente manipolata, ingigantita dai nemici dei Borgia e trasformata in un rapporto morboso, addirittura incestuoso, per realizzare il ritratto di una famiglia depravata.

Lucrezia prende in mano il suo destino

Per cercare di creare nuove alleanze e rendere più presentabile il nome ormai screditato dei Borgia, Alessandro VI usò di nuovo sua figlia, dandola in sposa, il 21 luglio 1498, ad Alfonso duca di Bisceglie, figlio illegittimo del Re di Napoli, Alfonso II. Purtroppo per Lucrezia si ripeté la stessa, tragica storia che aveva già vissuto: la coppia ebbe un figlio, Rodrigo, ma dopo soli due anni Alfonso divenne inviso ai Borgia, in particolar modo a Cesare, la cui politica era filofrancese, dunque opposta a quella condotta dall’aragonese Alfonso II. Il 18 luglio 1500, dopo un fallito tentativo di assassinio, il marito di Lucrezia venne ritrovato strangolato. Inutile dire che il mandate dell’omicidio fu il fratello di Lucrezia.

Vedova a soli vent’anni, la figlia del Papa decise di non accettare più il suo destino in modo passivo. Sapeva che il padre avrebbe organizzato un nuovo matrimonio, ma stavolta decise di collaborare alla scelta del futuro marito e agli accordi nuziali. Il 2 febbraio 1502 Lucrezia sposò il duca Alfonso I d’Este. Le nozze combinate col tempo divennero un’unione d’amore e inaugurarono il periodo più bello nella vita della giovane, ammirata nel nuovo ruolo di duchessa di Ferrara, mecenate, amante delle arti, attenta amministratrice dei possedimenti del marito.

Finalmente Lucrezia riuscì ad allontanarsi dall’orbita della sua famiglia, ormai in declino dopo la morte, nel 1503, di Alessandro VI. Il destino, però, non aveva in serbo nulla di buono per lei: il 24 giugno 1519, a 39 anni, Lucrezia Borgia morì di parto. Finì così, nel modo più triste e purtroppo comune all’epoca, l’esistenza intensa e drammatica di una delle donne più amate e odiate del suo tempo e iniziò la sua leggenda nera.

Ombre sulla duchessa

Subito dopo la morte di Lucrezia Borgia si intensificarono le voci malevole sul suo conto. Alla bellissima figura della figlia del Pontefice venne attaccata l’etichetta di avvelenatrice, donna dissoluta e immorale. Una fama arrivata fino al grande pubblico moderno grazie anche all’opera “Lucrezia Borgia” di Victor Hugo. In realtà Lucrezia non uccise mai nessuno. Per gran parte della sua vita dovette, al contrario, assistere quasi impotente alle manovre spregiudicate di Alessandro VI e di Cesare. Non è mai stata riportata neppure una prova dei presunti misfatti della giovane. A pilotare la macchina del fango sarebbe stato, tra gli altri, papa Giulio II (1443-1513), un successore di Rodrigo Borgia, deciso a devastare la memoria di questa famiglia.

Certo, i Borgia non furono mai anime candide, ma è altrettanto vero che su Lucrezia, probabilmente la più innocente di tutti, almeno per certi versi, vennero dette e scritte bugie infamanti. I nemici colpirono lei per arrivare al suo casato. Del resto era un bersaglio facile, in quanto donna. “La verità è che [Lucrezia] visse in un mondo in cui i dadi erano pesantemente truccati in favore dei maschi”, ha detto Sarah Bradford, autrice di un’eccellente biografia sulla duchessa di Ferrara.

La cultura, la classe della giovane Borgia passarono in secondo piano, quasi fagocitate dalla sua leggenda nera. Un destino ingiusto toccato a tante donne “scomode” del passato, da Cleopatra ad Anna Bolena, a cui non venne perdonata, tra le altre cose, l’intelligenza in un mondo maschilista e misogino. Con Lucrezia il “gioco al massacro” risultò anche più semplice, data la sua ascendenza di non proprio specchiata moralità. Gli storici moderni, però, hanno ricostruito la sua immagine più vera, che non fu quella di femme fatale, ma di giovane donna al centro, suo malgrado, degli intrighi di un tempo feroce.

Erzsébet Bàthory: la storia oscura di una "Dracula al femminile". Passata alla storia come la "contessa Dracula”, Erzsébet Bàthory avrebbe ucciso centinaia di donne, ma ancora oggi c’è chi mette in dubbio questa cupa versione dei fatti. Francesca Rossi il 17 Ottobre 2023 su Il Giornale.

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 La giovane Erzsébet

 Sadismo e magia

 Il castello degli orrori

 Rinchiusa a vita

Tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento la contessa Erzsébet Bàthory avrebbe assassinato tra le 100 e le 300 persone, diventando uno dei più feroci serial killer che la storia abbia mai conosciuto. Per alcuni, addirittura, le sue vittime sarebbero state più di 600, sebbene per gli storici questo numero non sia confermato. La vita della “contessa Sanguinaria” o “contessa Dracula”, come è passata alla Storia la Bàthory, è sempre stata in equilibrio tra realtà e leggenda nera e oggi c’è persino chi ritiene che la contessa possa essere finita al centro di un complotto studiato per screditare il suo nome e la sua famiglia.

La giovane Erzsébet

Un’aristocratica che fa il bagno nel sangue delle sue vittime: questa è una delle prime immagini che vengono in mente quando ci ritroviamo di fronte al nome della contessa ungherese Erzsébet Bàthory (1560-1614). Giovani donne uccise per garantire un folle ideale di eterna bellezza e giovinezza, terrore e torture che sarebbero cessati solo nel 1610, con l’arresto della nobildonna. I fatti, però, potrebbero essersi svolti in un altro modo. Erzsébet, erede di una delle dinastie protestanti più importanti e potenti della Transilvania, visse la sua giovinezza con i genitori, Anna e George Bàthory, nel castello di Čachtice, il luogo che ben presto sarebbe divenuto il teatro dei suoi presunti, efferati omicidi.

La contessa ricevette un’educazione eccellente, degna del suo rango e quando compì 11 anni il padre, come da tradizione all’epoca, la promise in matrimonio al conte Ferenc Nàdasdy, un cugino che aveva 5 più di lei. Erzsébet si trasferì nel castello del futuro sposo, dove sarebbe rimasta incinta di un servitore. Ferenc, però, avrebbe deciso di non punirla: troppo interessato alle ricchezze dei Bàthory, per nulla al mondo si sarebbe fatto sfuggire l’occasione di un matrimonio così vantaggioso. Così avrebbe riversato tutta la sua rabbia sul servitore, evirato e messo a morte.

L’8 maggio 1575 Ferenc ed Erzsébet si sposarono a Varanno (oggi in Slovacchia). Dettaglio interessante: fu il marito a prendere il cognome della moglie, data la fama dei Bàthory. La coppia andò a vivere nel castello di Čachtice ed ebbe 4 figli. Ferenc era spesso assente, impegnato nelle battaglie contro i turchi. La sua ferocia e la sua audacia gli valsero il soprannome di “Cavaliere Nero d’Ungheria”. Il 4 gennaio 1604, però, morì durante uno degli scontri con l’impero ottomano. La presunta leggenda nera di Erzsébet iniziò ufficialmente da questo momento.

Sadismo e magia

Gli storici non escludono che il re Mattia II d’Ungheria (1557-1619) fosse coinvolto nella morte di Ferenc, che in qualche modo l’avesse favorita per prendersi i possedimenti dei Bàthory. In fondo, potrebbe aver pensato il sovrano, morto il Cavaliere Nero ad amministrare le ricchezze della famiglia rimaneva solo sua moglie, una donna che non aveva né esperienza, né capacità. Se davvero era questa la sua opinione, si sbagliava. Erzsébet dimostrò di saper governare il suo feudo e si alleò persino con il nipote, il principe di Transilvania Gàbor I, per muovere guerra contro Mattia II d’Ungheria.

Era diventata un personaggio pericoloso, scomodo. Da eliminare. Nei fatti, però, non era così semplice, dato il potere di Erzsébet. Bisognava trovare o, se era il caso, addirittura inventare un appiglio, qualcosa che avrebbe distrutto per sempre sia lei, sia la sua dinastia. Dal 1604 iniziarono a circolare voci inquietanti su ciò che accadeva tra le mura del castello di Čachtice. Si diceva che la contessa Bàthory praticasse la stregoneria, a cui l’avrebbe iniziata una certa Dorothea Szentes, detta Dorka. Ma questo è niente. I servitori sarebbero stati puniti in modo atroce e sadico anche per delle piccole mancanze. Inoltre continuavano a scomparire misteriosamente le ragazze più belle e giovani del luogo. Mattia II volle vederci più chiaro e avviò un’indagine sulla Bàthory.

Stando alle ricostruzioni la contessa avrebbe iniziato a compiere le sue efferatezze molto prima del 1604, forse già dal 1585. Suo marito non solo sarebbe stato a conoscenza degli atti di sadismo e degli omicidi, ma avrebbe addirittura assecondato questo comportamento deviato. Sembra, infatti, che Ferenc non fosse tanto diverso da Erzsébet, visto che i due si scambiavano per lettera “consigli” sui modi più atroci per torturare le loro vittime. Non basta: la contessa avrebbe mostrato segni di squilibrio mentale già da ragazzina, insieme all’epilessia di cui soffriva, malattie che sarebbero state molto comuni nella sua famiglia.

Il castello degli orrori

Mattia II d’Ungheria ordinò al conte György Thurzo di organizzare una spedizione al castello di Čachtice per rendersi conto di persona quanto fossero veri i sinistri pettegolezzi sulla Bàthory. Quando varcò la soglia della residenza, il 30 dicembre 1610, Thurzo si sarebbe trovato di fronte uno spettacolo raccapricciante: una serva era distesa agonizzante in giardino, un’altra ragazza forse già morta era all’interno del castello, mentre decine di altre si trovavano, ferite o moribonde, nei sotterranei. Erzsébet avrebbe accolto il suo ospite con grande disinvoltura, come se fosse tutto normale e non vedesse lo scempio che aveva compiuto.

La contessa venne arrestata e condotta a Bytca (nel Nord della Slovacchia), dove venne processata. Dato il suo rango, rifiutò di essere giudicata da una corte, ma ciò non cambiò affatto la sua sorte. La sua piccola corte venne interrogata e confessò che la Bathory avrebbe attirato nel castello molte ragazze con la scusa di un lavoro oppure, nel caso di giovani nobildonne, della possibilità di entrare a far parte del suo seguito. Una volta chiuse nella residenza per le vittime sarebbe iniziato l’inferno: i complici della contessa le avrebbero picchiate, torturate con ferri incandescenti, frustate. I loro cadaveri sarebbero stati sepolti nel parco del castello.

Qui storia e leggenda, già fortemente intrecciate, si fondono senza soluzione di continuità. Questa pazzia cruenta, infatti, avrebbe avuto uno scopo altrettanto folle e terribile: assicurare a Erzsébet Bàthory l’eterna giovinezza. Alcuni testimoni raccontarono che un giorno, mentre picchiava una delle sue domestiche, la contessa si sarebbe sporcata la mano di sangue. Mentre si ripuliva avrebbe notato che nel punto esatto in cui erano cadute le gocce la pelle pareva ringiovanita, più morbida. Un delirio assoluto che l’avrebbe spinta a farsi il bagno nel sangue delle vittime e persino a berlo. Da questo aneddoto sarebbe nato l’appellativo di “contessa Dracula”.

Rinchiusa a vita

La Bàthory evitò il processo, ma non la condanna. Il tribunale stabilì che venisse rinchiusa a vita in una delle stanze del suo castello, senza la possibilità di vedere la luce del sole. L’unico contatto tra la contessa e il mondo esterno era una fessura da cui le veniva passato il cibo. Erzsébet morì il 21 agosto 1614. Nel testamento chiese di essere sepolta nella chiesa di Čachtice, ma gli abitanti del villaggio non vollero nemmeno sentir parlare di una sepoltura in terra consacrata. Così la “contessa Sanguinaria” finì nel cimitero di Ecsed, nella zona Nord Est dell’Ungheria.

I suoi complici vennero giustiziati e le loro ceneri disperse, in modo che, come suggeriva un’antica superstizione, le loro anime non potessero riposare in pace. Tutti i beni di Erzsébet Bàthory vennero incamerati dalla Corona ungherese. Ciò impone una riflessione: la leggenda nera della contessa è reale, oppure venne inventata da Mattia II come pretesto per impossessarsi dei beni dei Bàthory? È impossibile stabilirlo con certezza, ma forse ci troviamo di fronte a uno di quei casi per cui vale il detto secondo il quale “la verità sta nel mezzo”.

Forse la contessa non fu una serial killer e il numero di vittime attribuitole venne gonfiato da un’abile campagna diffamatoria. D’altro canto, però, Erzsébet sarebbe stata tutto fuorché un angelo. La violenza cruda, la profonda malvagità che avrebbero caratterizzato la sua personalità potrebbero aver avuto origine dai disturbi mentali di cui avrebbe sempre sofferto. La contessa, in un certo senso, avrebbe offerto il fianco a Mattia II, aiutandolo inconsapevolmente a tessere la tela che l’avrebbe imprigionata fino alla morte.

Emanuele Filiberto a "Belve". "Mio nonno omosessuale? Datemi le prove". Ospite nella seconda puntata del talk condotto da Francesca Fagnani, Emanuele Filiberto di Savoia ha svelato molti episodi inediti della sua vita. Roberta Damiata il 2 Ottobre 2023 su Il Giornale.

Ospite nella seconda puntata di Belve, il talk condotto da Francesca Fagnani in onda domani, martedì 3 ottobre, in prima serata su Rai 2, Emanuele Filiberto di Savoia ha parlato a ruota libera, spaziando dalla famiglia al rapporto con la moglie, l'attrice Clotilde Courau e dell'uso di droghe.

La verità nelle sue parole

Garbato e mai fuori le righe, Emanuele Filiberto ha risposto punto per punto alle taglienti domande della Fagnani. Il principe non si è sottratto a nessun argomento, a iniziare dalla spinosa dichiarazione di suo padre, su cui non ha usato mezze parole: "Avrei voluto che facesse quello che ho fatto io ben dopo: scusarsi per le leggi razziali. Però il rispetto per la sua famiglia e la sua storia, non potevano fargli dire queste cose. Questo è sbagliato", racconta.

Suon nonno nella lista degli omosessuali

Il discorso si è poi allargato anche al nonno che un editore aveva inserito nel Dizionario dei capi di Stato omosessuali e bisessuali, e a cui Emanuele Filiberto ha fatto causa: "Una stupidaggine, anzi una gran stronz... E poi non si parla dei morti. Mio nonno ha avuto una moglie, quattro figli. Datemi le prove". Ma gli argomenti spinosi non si sono limitati solo alla famiglia d'origine, ma anche alla sua, e al rapporto di cui si è molto parlato sui giornali di tutto il mondo con la moglie, l'attrice francese Clotilde Courau, fatto di frequenti separazioni e presunti tradimenti.

"Purtroppo è successo - dice - ci sono state poi spiegazioni e anche perdoni, ma non subito. Tra di noi però c'è un grandissimo amore e un grandissimo rispetto", ci tiene poi a sottolineare. E ancora la sua avventura sanremese: "È stata un'operazione marketing della Rai, è la Rai che aveva chiesto della mia partecipazione a Sanremo perché era un anno un po' debole per loro, serviva quel piccolo casino in più. Me lo hanno chiesto e a me è piaciuta l'idea. Ben venga che sono arrivato secondo".

L'uso di droghe

La Fagnani non fa sconti neanche quando si parla di un problema molto serio di cui si è spesso vociferato, il suo presunto uso di droghe: "È una cosa che ho sempre detto ed è legata al fatto di avere un carattere chiuso ed introverso - ha ammesso il principe - che non ti fa affrontare l'altro in una maniera normale e sana come oggi". Alla domanda specifica su quale uso di droghe avesse fatto uso, ha risposto in questo modo: "Ce ne son state parecchie, però a quell'epoca andava molto la cocaina purtroppo".

E vuole cedere il suo club. Emanuele Filiberto, la confessione a Belve: “Mio padre ha sbagliato a non chiedere scusa per le leggi razziali”. Redazione su L'Unità il 2 Ottobre 2023 

“Mio padre ha sbagliato a non chiedere scusa per le leggi razziali”. Parola di Emanuele Filiberto, il principe di Savoia protagonista martedì 3 ottobre a ‘Belve’, il programma condotto su Rai2 da Francesca Fagnani.  Quando la conduttrice chiede al principe-imprenditore in cosa la sua famiglia abbia sbagliato, Emanuele Filiberto risponde: “Mio padre è una persona che ha avuto per sua educazione un grandissimo rispetto della sua famiglia e del suo casato. Io avrei voluto quello che ho fatto io ben dopo: mi scuso per le leggi razziali, fosse stato fatto anche prima. Però qualcosa che lui ha avuto più di me, che è il rispetto per la sua famiglia e la sua storia, non poteva fargli dire queste cose. Questo è stato sbagliato”.

Nell’intervista Emanuele Filiberto tratta anche altri argomenti, a partire dalla decisione di fare causa ad un editore che, pubblicando il dizionario dei capi di Stato omosessuali e bisessuali, dichiarava che il nonno Umberto II, ultimo sovrano italiano, era omosessuale. “Era una stupidaggine – secondo Emanuele Filiberto – Prima di tutto non si parla dei morti, e soprattutto non si parla dei morti per dire una cosa che è una stupidaggine. Mio nonno ha avuto una moglie, ha avuto quattro figli, e tutt’un tratto fai uscire questa cosa. Si chiama una gran stronzata, scriverlo su un libro. Ma poi dammi delle prove, no? No, niente”.

Tradimenti e droghe

Quanto al matrimonio Clotilde Courau e le sue infedeltà, ammesse nelle scorse settimane in alcune interviste e articoli di giornale, l’erede di Casa Savoia ribadisce che “purtroppo sono successi, ci sono state delle spiegazioni, ci sono stati dei perdoni, non subito”. “Fate una vita per cui il tradimento è contemplato?“, chiede Fagnani. Ed Emanuele Filiberto: “È cosi, c’è un grandissimo amore e un grandissimo rispetto tra di noi, ed è andato oltre i tradimenti”.

Il figlio di Vittorio Emanuele di Savoia si apre anche sul suo periodo più ribelle, durante il quale non nasconde l’uso di droghe: “È una cosa che ho sempre detto. Va con il fatto di esser chiusi, introversi, di non poter affrontare l’altro in una maniera normale e sana come oggi potrei fare. Questi paradisi artificiali ti aprivano e ti facevano mostrare dei sentimenti che normalmente non avresti mai mostrato”. Quanto alla tipologia il principe rivela che “ce ne sono parecchie, però a quell’epoca andava molto la cocaina, purtroppo”.

La partecipazione a Sanremo

C’è spazio anche per parlare della sua partecipazione a Sanremo, su cui il principe racconta: “È stata un’operazione marketing della Rai, è la Rai che aveva chiesto della mia partecipazione a Sanremo perché era un anno un po’ debole per loro, serviva quel piccolo casino in più”. Quanto alla posizione in classifica finale, per Emanuele Filiberto “ben venga che sono arrivato secondo”.

L’addio alla Real Aversa

È di domenica invece l’addio di Filiberto al calcio ad Aversa. Il principe ha infatti lasciato la gestione della Real Aversa Normanna, formazione rilevata nei mesi scorsi e che disputa l’Eccellenza campana. Una scelta motivata dalle contestazioni di “dieci pseudo ultras che non sono neanche in grado di formulare in italiano una frase di senso compiuto”, è l’accusa di Filiberto dopo le contestazioni esplose al termine del match perso 4-1 contro la Puteolana.

La sua ‘Casa Reale Holding’ ha comunicato la decisione al sindaco, a cui ha rimesso il titolo sportivo. “Oggi termina il nostro progetto calcistico ad Aversa- si legge nella nota- non avendo alcuna intenzione di avere a che fare con quei 10 pseudo ultras che oggi hanno dato sfogo a tutta la loro frustrazione, senza tener conto di non essere neanche in grado di formulare in italiano una frase di senso compiuto. Quanto accaduto allo stadio Papa durante la sfida Aversa-Puteolana è qualcosa di inaudito, soprattutto alla luce dei sacrifici sostenuti l’anno scorso e che continuiamo a sostenere per mantenere il calcio ad Aversa. Avevamo chiarito che stavamo rivedendo tutto e che dal 10 ottobre saremmo ripartiti, anche in previsione dell’apertura del mercato di dicembre. Contestare andando nel personale, con frasi volgari ed ingiuriose, è inaccettabile e vergognoso”. Redazione - 2 Ottobre 2023 

La confusione Reale di Emanuele Filiberto. "Aversa in vendita? No, anzi raddoppio". Elia Pagnoni il 3 Ottobre 2023 su Il Giornale.

Il club: "Contestati da ultrà che non parlano in italiano". Poi la retromarcia

Una reale confusione. Ma bisognerebbe proprio parlare di confusione reale, visto quanto sta succedendo attorno al Real Aversa, formazione del campionato di Eccellenza campano, recentemente rilevato da sua altezza Emanuele Filiberto di Savoia. E certo non si sarebbero mai accesi i riflettori su una banale contestazione di una decina di ultrà ad una squadra della quinta categoria del calcio italiano, se questa non facesse parte del progetto ideato dal principe per rilanciare alcune società calcistiche del circondario napoletano, con il nobile intento di offrire un piano di sviluppo sportivo in aree sociali difficili. Peccato che l'aureo progetto principesco si sia scontrato velocemente con una realtà che di nobile ha assai poco, tanto che dopo la pesante sconfitta interna con la Puteolana (1-4), la dirigenza del Real Aversa è stata contestata da una decina di esagitati che sono bastati però a far scattare il formale disimpegno della Casa Reale Holding, la società che aveva rilevato il club ad aprile, dopo essere entrata in possesso del Savoia e prima di completare il trittico con l'acquisizione del Portici.

Ma a poche ore dal duro comunicato pubblicato sui social dell'Aversa, Emanuele Filiberto ha dovuto correre in retromarcia, prendendo la parola in prima persona, smentendo la nota dell'amministratore della società e tranquillizzando il pubblico aversano: «È d'obbligo da parte mia precisare che le dichiarazioni postate sulla pagina facebook del Real Aversa non sono né le mie, né di qualcuno dei miei soci. Anzi, siamo pronti a impegnarci a proseguire nel nostro progetto calcistico, aumentando gli investimenti in attesa della riapertura del mercato. Auspicando che eventi del genere (le contestazioni, ndr) non si verifichino più e che la città prenda le distanze da persone che non la rappresentano».

Insomma, retromarcia reale. Con l'obiettivo di consolidare un progetto che però, a chi lo guarda da lontano, appare un po' dispersivo. Perché, passi che Filiberto si impegni a rilanciare il Savoia, squadra nata proprio per inneggiare alla casa reale, ma poi perché allargarsi con l'Aversa? Solo perché l'hanno ribattezzato Real? Per non parlare dell'operazione Portici, che è l'ammiraglia del gruppo (giocando in serie D), ma che aveva scatenato addirittura i neoborbonici locali, insorti all'idea che la loro squadra passasse nelle mani dei Savoia usurpatori...

Forse il principe avrebbe fatto meglio a concentrarsi sul solo Savoia, che già avrebbe bisogno di forti investimenti per tornare almeno in serie C, se non nella B toccata una ventina d'anni fa. O meglio ancora, per non farsi insultare inutilmente da quattro scalmanati (che come recita il comunicato dell'Aversa «non sono neanche in grado di formulare in italiano una frase di senso compiuto»), potrebbe banalmente imitare suo nonno Umberto II e accomodarsi in tribuna a tifare Juve.

Filiberto di Savoia: «Vendiamo i mobili, i piatti, la mia moto. Ma libri e argenti del nonno re sono salvi». Storia di Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera lunedì 11 settembre 2023.

«Tutti i libri di Casa Savoia della collezione di mio nonno re Umberto II e di mio bisnonno, re Vittorio Emanuele III, come pure i quadri antichi e l’argenteria legata alla storia di casa Savoia è salva: la custodirò nelle mie residenze, non andrà all’asta», assicura al Corriere il principe Emanuele Filiberto di Savoia mentre a Ginevra in Svizzera — dove i Savoia hanno vissuto una vita in esilio — si prepara ad andare sotto il martello una collezione di oggetti, dai piatti ai candelabri, dalle statue a un tondo con il profilo di Vittorio Emanuele III, una pendola, una cassapanca, coppe, un vaso Venini.

Assieme a memorabilia e moto dalla casa sulla collina di Vesenaz abitata per una vita dal padre Vittorio Emanuele con la moglie Marina Doria. Piccoli e grandi tesori per un valore sui 100-150mila franchi svizzeri. Ricordo bene principe la villa di Vesenaz dove, aspettandola per una delle nostre interviste, mamma Marina Doria mi confessò tutta la sua quotidiana apprensione quando lei tornava ogni sera sulla moto da corsa, dal lavoro alla ginevrina Banque Syz. E’ quella moto che andra all’asta per Genève Enchères questo settembre, il 20? «Si proprio lei, la mia moto da corsa Agusta, una vera passione, meglio non averla a portata di mano oggi, non ho più l’età. E poi ormai i miei genitori abitano in montagna a Gstaad, la casa di Ginevra era diventata troppo grande… e loro possono dividersi tra la Corsica di Cavallo ma anche gli Stati Uniti e insomma piuttosto che far marcire in qualche scantinato tanti ricordi meglio che ne possa godere qualche appassionato. Bisogna avere il coraggio di disfarsi di quel che non serve più». Disegnata da sua madre Marina, la villa di Vesenaz catturava l’attenzione con il grande salone a gradinate discendenti, in moquette bianca, i mobili modernissimi, quasi futuristici, molto anni ’70. Anche quelli andranno in vendita? «Sì tutti i mobili disegnati da mia madre per la villa che è frutto della sua creatività, saranno oggetto di una vendita da Christie’s a fine anno: un curioso mobile bar, quadri di Lichtenstein, sedie e l’enorme tavolo di marmo che forse ricorda al centro della casa». La stessa casa d’aste venderà pure gioielli (un anello con acquamarina, un bracciale con piccoli smeraldi e anelli con smeraldi, rubini o perle), non della collezione Savoia però. A proposito di vendita di davvero regali tesori preziosi di Casa Savoia, negli anni , fece notizia la vendita all’asta a Londra nel 2007 di favolosi gioielli da parte di Maria Gabriella di Savoia, sorella di suo padre… E lei principe ha fatto notizia quando ha annunciato mesi fa al Corriere il piano per rivendicare i gioielli custoditi dall’esilio del “re di Maggio”, suo nonno Umberto II, nella sacrestia in Bankitalia. A che punto è la questione? «La causa va avanti, non mi fermerò per riavere i gioielli di famiglia di casa Savoia. Quanto alle vendite all’asta, la vita porta altrove bisogna avere il coraggio di guardare avanti. Con Prince of Venice la catena di ristoranti inaugurata prima della pandemia a fine anno aprirò anche a Riad e poi lanceremo una vera e propria catena di locali in licenza». Anche in Italia apriranno i ristoranti Prince of Venice?«Non abbiamo anche iniziato un vero piano ma perché no. Intanto mi sto occupando degli Ordini di Casa Savoia, non solo le delegazioni italiane ma anche le 17 estere e con Casa Reale Holding, lo stesso veicolo con il quale ho perfezionato l’acquisto delle tre squadre di calcio Savoia Torre Annunziata, Savoia Aversa e Savoia Portici, lanceremo anche la prima Carta Reale». Una Carta Reale, di che si tratta? «Una banca online, abbiamo già tutte le licenze la carta sarà emessa con il circuito Mastercard».

Estratto dell’articolo di Maria Novella De Luca per “la Repubblica” mercoledì 2 agosto 2023.

[…] «Ho lottato per 45 anni, ho gridato contro l'ingiustizia, ho perso nei tribunali, sono stata denunciata, calunniata, ero Davide contro Golia, oggi però il mondo intero conosce le colpe di Vittorio Emanuele di Savoia. Quella notte in cui Dirk iniziò a morire e la verità venne gettata nei fondali dell'isola di Cavallo, io ero lì, accanto a lui, nessuno è più riuscito a spegnere la mia voce». 

[…] Ogni attimo della notte tra il 17 e il 18 agosto del 1978, quando un proiettile partito incidentalmente dalla carabina di Vittorio Emanuele ferì a morte Dirk Hamer, 19 anni, giovane e bellissimo fratello di Birgit, è cristallizzato nella sua memoria.

[…] A quasi mezzo secolo da quella tragedia, da cui l'erede al trono d'Italia uscì assolto, un documentario su Netflix firmato da Beatrice Borromeo, e la pubblicazione, dopo anni di sequestro del libro di Birgit Hamer, entrambi dal titolo “Il principe ”, hanno riaperto una pagina di storia densa di ombre e segreti. 

Birgit, oggi lei dice che Dirk ha finalmente avuto giustizia. Perché?

«Il documentario […] ha per la prima volta svelato cosa accadde davvero la notte in cui mio fratello fu ferito a morte. I testimoni di allora, che mai avevano parlato, hanno raccontato ogni dettaglio, dagli spari alla vergogna dei soccorsi che non arrivavano. Mai così dettagliata è stata la descrizione dell'agonia di Dirk. E i depistaggi, l'occultamento delle prove, fino alla farsa del processo del 1991 in Corte d'Assise a Parigi che “in dubbio pro reo” ha assolto Vittorio Emanuele».

Assoluto, sempre. Anche nel 2006 quando fu arrestato dal procuratore Woodcock per associazione a delinquere.

«Però proprio in prigione a Potenza Vittorio Emanuele non sapendo di essere intercettato raccontò al suo compagno di cella di aver “fregato” i giudici francesi e di essere stato lui a sparare il colpo che ferì a morte Dirk. I suoi avvocati smentirono, ma trovammo un video di quella intercettazione. Tutto questo è pubblico […]». 

[…] Riannodiamo il filo dei ricordi. Roma, fine anni Settanta.

«Con mia madre Sigrid e i miei tre fratelli che vivevamo in via Margutta. I miei si erano separati, così ci siamo ricevuti da Heidelberg a Roma. Anni spensierati. […] Facevo la modella, Dirk e gli altri fratelli frequentavano la scuola tedesca». 

Suo padre Geerd Hamer è stato un medico discusso, radiato e poi arrestato per le sue teorie sulla cura del cancro.

«[…] La battaglia per Dirk ci ha divisi per sempre. Accettò dei soldi da Vittorio Emanuele per le cure di mio fratello, ero contraria, sapevo che sarebbero stati usati contro di noi. Ma ha assistito eroicamente Dirk senza mai allontanarsi dal suo letto. Diciannove operazioni e l'amputazione della gamba. E pensare che Dirk era un corridore, si allenava nei 400 metri con Pietro Mennea».

[…] «Nell'agosto del 1978 mia madre affittò una piccola casa a Porto Rotondo. […] Il maledetto 17 agosto un amico di Dirk ci propone una gita all'isola di Cavallo, in Corsica. Partimmo con tre barche, il Coke, Il Mapagià e il Master». […] «Il mare grosso ci aveva impedito di tornare in Sardegna. Decidemmo di accampare nelle barche per dormire a Cavallo. Molti di noi avevano soltanto il costume addosso. Qualcuno per andare a riva aveva preso in prestito un gommone legato a uno yacht vicino alle nostre barche. Peccato che quel canotto fosse di Vittorio Emanuele. Questo scatenò l'ira del Savoia». 

Nel libro scrive di aver sentito il principe gridare: “Italiani di merda, avete preso il mio Zodiac, vi ammazzo tutti”.

«Ci fu un primo sparo, poi un secondo durante una colluttazione con Nicky Pende, ex marito di Stefania Sandrelli che aveva provato a fermare Vittorio Emanuele. Uno di quei proiettili colpì Dirk che dormiva nella barca vicina e gli recise l'arteria femorale».

Morì il 7 dicembre del 1978. Dopo un'agonia di 111 giorni.

«Ricordo che corsi sul “Mapagià” e presi mio fratello tra le braccia. Mi fissava con i suoi grandi occhi blu, mentre faceva uno sforzo sovrumano per sopportare il dolore. Era eroica». 

È vero che nella prima fase Vittorio Emanuele riconobbe le sue responsabilità?

«Il Savoia viene arrestato e portato nel carcere di Ajaccio. Il 28 agosto 1978 scrive di suo pugno: “Riconosco la mia responsabilità civile per l'infortunio del 18 agosto 1978 accaduto al signor Hamer”. Documento poi scomparso, ma che i giornalisti fotografarono». 

Lei impiegò 13 anni per far celebrare il processo in Francia.

«Anni di rimpalli tra tribunali, nessuno voleva portare alla sbarra un Savoia. Ci riuscì la mia tenacissima avvocata Sabine Paugam. conoscevano montagne di prove, ma loro erano troppo potenti. Politica, aristocrazia e massoneria si mobilitarono per depistare il processo. Fu una farsa. Vittorio Emanuele è stato assolto. Si parlò di una seconda pistola, inesistente invece. […]». […]

Estratto dell’articolo di open.online.it domenica 9 luglio 2023.  

[…] nel documentario netflix “Il principe” […] c’è un fuorionda di Vittorio Emanuele che a distanza di anni rischia di inguaiare l’ex re di Spagna Juan Carlos, oggi 85enne. A proposito della morte di Alfonso di Borbone, fratello di Juan Carlos, Vittorio Emanuele si è fatto scappare davanti alle telecamere: «Fu Juan Carlos a ucciderlo, io c’ero». In difesa del padre è intervenuto Emanuele Filiberto, che ha provato a frenare le polemiche: «Re Juan Carlos coinvolto nell’incidente che costò la vita a suo fratello, quand’erano ragazzini? È una storia non nuova e poi non c’ero io durante il fuorionda del documentario. Certo, a mio padre e a me dispiace molto che sia uscito questo fuori onda che non ha nessuna ragione di esserci nel documentario che tratta di altro». 

[…] Emanuele Filiberto spiega di dover intervenire in a nome del padre «perché Vittorio Emanuele, uomo di 86 anni anziano e sofferente, purtroppo oggi non è più nelle condizioni di salute per potersi difendere in prima persona».

A proposito delle accuse accompagnate all’uscita della docuserie sulla morte di Dirk Hamer, Emanuele Filiberto spiega: «Non comprendo perché ancora oggi alcune persone continuino a permettersi di accusare uno dei più importanti organi giudiziari di uno Stato sovrano, ripetendo che il colpevole sia Vittorio Emanuele, quando 12 anni di indagini – e la balistica – hanno stabilito inequivocabilmente con una sentenza definitiva l’esatto contrario», prosegue.

 Il figlio di Vittorio Emanuele di Savoia conclude poi: «[…] avrei molte cose da dire, anche sulla famiglia Hamer. Ma ho troppo rispetto per tutta questa drammatica vicenda per spingermi su questo terreno. In queste ore, si è già andati troppo oltre».

Estratto dell'articolo di corriere.it venerdì 7 luglio 2023.

Emanuele Filiberto tra le braccia di una donna. E non è Clotilde Courau, con cui è sposato da 20 anni e da cui ha avuto le figlie Vittoria e Luisa. A Los Angeles Emanuele Filiberto è stato paparazzato da “Diva e Donna” con Nadia Lanfranconi, cantante di musica country che ha avuto in passato una relazione con Mel Gibson. 

[…] Nadia Lanfranconi, 46 anni, è originaria della provincia di Como e a legarla a Emanuele Filiberto, probabilmente, anche la passione comune per la musica.

[…]  Già in passato Emanuele Filiberto era stato pizzicato con un'altra donna: era Emilie-Sophie Pastor. Clotilde allora aveva solo detto: "Queste foto non metteranno in crisi il mio matrimonio". 

Da open.online venerdì 7 luglio 2023.

«Questa cordata appartiene ad una casata, da noi disprezzata, la vostra presenza sarà sempre indesiderata». Lo striscione, in rima, è apparso ed è stato poi rimosso in via IV Novembre a Portici, nel napoletano. Gli ultras di casa non hanno apprezzato la proposta di acquisito della società di calcio Portici 1906 da parte di una cordata, la Casa Reale Holding spa, capeggiata da Emanuele Filiberto di Savoia che gestisce già il Savoia Calcio di Torre Annunziata e il Real Agro Aversa.

Fin qui le dispute sarebbero solo calcistiche se non fosse che la foto dello striscione è apparsa sulla pagina Facebook del Movimento Neoborbonico, seguita da commenti e critiche. Circostanza che fa pensare ad una rivalità storica che non finisce neanche sui campi di calcio. D’altronde i Borboni a Portici sono “di casa”. Lo scorso 25 giugno Portici ha intitolato il piazzale antistante la Reggia, oggi sede del Dipartimento di Agraria dell’Università ‘Federico II, proprio a Carlo di Borbone. Il re con la moglie Maria Amalia di Sassonia nel 1738 fece costruire lì la Reggia e la scelse come sua dimora estiva. 

Estratto dell’articolo di Francesca Angeleri per torino.corriere.it venerdì 7 luglio 2023. 

(…)

Che lei ne sia stato contornato non v’è dubbio, ma chi gliel’ha fatta amare la cultura? 

«Mia nonna, Maria José. Era straordinaria. Sempre mi offriva un libro da leggere e poi ne parlavamo. Mi raccontava dei grandi incontri che aveva avuto, da Charlie Chaplin a Einstein a D’Annunzio. Aveva un’anima rock&roll, era cresciuta alla corte del Belgio ed era molto aperta culturalmente. Sua madre, la Regina Elisabetta, era una grande violinista e riceveva moltissimo. La chiamavano la Regina Rossa perché era stata in Cina, in Russia. Mia nonna era al suo fianco e ha appreso molto da lei. Guidava, scriveva libri, amava contornarsi di geni».  

Le manca? 

«È sempre con me, la sento molto vicina. A mio avviso, saranno più le donne di Casa Savoia a rimanere nella Storia rispetto agli uomini».  

È femminista Principe? 

«Sì lo sono. Credo veramente a ciò che ho detto. Partiamo dalla Regina Margherita che aprì la corte di Casa Savoia, organizzando eventi molto belli ha mondanizzato la monarchia. La Regina Elena fu una donna di grande carità, quando ci fu il terribile terremoto di Messina si spese tantissimo aprendo un ospedale da campo dove lei per prima, come crocerossina, prestò servizio. 

Durante la Seconda Guerra Mondiale trasformò le stanze del Quirinale in un ospedale militare. Voglio ricordare anche la grande modernità di mia madre che è stata campionessa mondiale di sci d’acqua e che, quando eravamo in esilio, ci ha rappresentato in modo egregio».  

Nasce da qui l’idea di abdicare in favore della sua primogenita Vittoria di Savoia? 

«Mi metterò da parte e farò passare avanti ancora una volta una donna, sono certo che farà meglio di me. [...] Tra poco, in Europa, ci saranno più regine che re. [...] l’intelligenza e la sensibilità delle donne al comando può essere meravigliosa. La Legge Salica è anacronistica, è depassè. Gli uomini non hanno nulla di più, semmai di meno». 

Com’è sua figlia? 

«Studia in Inghilterra, Storia dell’Arte e Scienze Politiche. È sensibile e intelligente, aperta. Ama molto il contatto umano, si preoccupa di ciò che vede intorno a lei. Appena è scoppiata la Guerra in Ucraina è immediatamente partita con la Croce Rossa per portare aiuti».  

[...]

«Credo di essere stato il primo della famiglia a essere riuscito ad avvicinarsi molto agli italiani. Quando tornai in Italia, pensai che il modo migliore per farmi conoscere fosse la tv e quindi andai a Ballando con le stelle. Sdoganai forse un po’ la famiglia. Mia zia Maria Pia, nel suo libro, ha scritto: “Emanuele Filiberto è l’unico di Casa Savoia che è riuscito a farsi amare dai nostri concittadini”. E io lo vedo, quando cammino per strada, il grande affetto della gente».  

Non le dispiacerà fare un passo indietro? 

«Io ho aperto la strada. Ho tolto le erbacce. Tutto ciò che ho fatto, l’ho fatto perché lo volevo. È stato importante soprattutto per le mie figlie perché desideravo offrire loro l’opportunità di iniziare una vita, una carriera, in Italia. In quel mondo che io non ho avuto. [...]».  

Guardando all’Inghilterra: la monarchia piace alla gente? 

«La monarchia piace alla gente. Lo si è notato dai numeri astronomici dei telespettatori che hanno visto sia il funerale di Elisabetta che l’incoronazione di Carlo III. La monarchia ha qualcosa di affascinante che le persone amano guardare, anche da lontano».  

L’amerebbero anche in Italia? 

«L’Italia è una repubblica. In Europa la monarchia sta andando molto bene». 

Come mai? 

«Forse quando ci sono periodi di crisi, la gente scorge nei re e nelle regine una presenza forte, quasi spirituale». [...]

 “Non sono stato io”: la difesa del “Principe” nella morte di Dirk Hamer. Vittorio Emanuele è al centro di una serie tv che rievoca la morte del giovane Dirk Hamer, per cui "Il Principe" venne accusato e poi prosciolto. Angela Leucci il 4 Luglio 2023 su Il Giornale.

Tabella dei contenuti

 L’omicidio

 Il corso della giustizia

 Le teorie mediche del padre della vittima

A luglio 2023 esce il libro "Il Principe - La vera storia di Vittorio Emanuele". L’ha scritto Birgit Hamer, sorella del defunto Dirk Hamer, morto 4 mesi dopo essere stato colpito da un proiettile durante una rissa in cui fu coinvolto Vittorio Emanuele di Savoia. La prefazione è di Beatrice Borromeo Casiraghi, che ha curato la regia di una miniserie su Netflix, dedicata appunto alla vicenda umana e giudiziaria legata al fatto di cronaca. E nel trailer la voce di Vittorio Emanuele esordisce così: “Qualcuno ha sparato con la pistola a quel povero ragazzo. Non è stato il mio fucile”.

L’omicidio

Classe 1937, Vittorio Emanuele di Savoia è il figlio dell’ultimo re d’Italia, Umberto II. È sicuramente un personaggio che, suo malgrado, polarizza l’opinione pubblica. Suo malgrado per una serie di motivi: era un bambino quando la Seconda Guerra Mondiale finì, quando l’Italia scelse la Repubblica e l’esilio dei maschi Savoia, poi riammessi nel Belpaese nel 2002. Fra le polemiche, anche successive.

Perché è inevitabile per i Savoia: soprattutto quando una parte del Paese incolpa ancora il casato, a torto, per l’annessione al Piemonte del 1861 che portò all’Unità d’Italia. 1861, un’epoca lontana, in cui Vittorio Emanuele era ben lontano da essere perfino nei progetti dei suoi avi.

Ora, la vicenda della morte di Dirk Hamer sembra essere qualcosa che confonde storia e cronaca, troppo recente per essere cristallizzata e assimilata completamente senza generare reazioni. Cosa accadde? Il 18 agosto 1978 Vittorio Emanuele si trovava al largo dell’Isola di Cavallo, in Corsica, con il suo yacht. C’erano due altre imbarcazioni: il Coke di Nicky Pende, ex marito di Stefania Sandrelli, e il Mapagia, in cui soggiornavano alcuni turisti tedeschi.

A un certo punto gli ospiti di Pende avrebbero preso il gommone Zodiac di Emanuele Filiberto, figlio del “Principe”, per raggiungere il porticciolo: Vittorio Emanuele imbracciò la sua carabina e venne coinvolto in una rissa con lo stesso Pende. Partirono due colpi: secondo le accuse, uno di essi sarebbe penetrato nella carlinga della barca dei turisti tedeschi, colpendo così Dirk Hamer, 19enne figlio del medico Ryke Geerd Hamer. Il teenager tedesco dormiva nella stiva. Il proiettile gli recise l’arteria femorale, terminando il suo viaggio nel coccige.

Il giovane Hamer morì così il 7 dicembre 1978: l’avvenimento, come si può comprendere, gettò i suoi cari nella più nera disperazione e portò a un processo. Nel 2011 Pende dichiarò: “Ebbi costantemente l’impressione di un processo taroccato”. Pende infatti, in un’intervista al Fatto Quotidiano, raccontò le sue impressioni sulla rissa e sul processo, spiegando tra l’altro di aver visto, successivamente al ferimento, Dirk Hamer barcollare in piedi sull’imbarcazione e che a suo avviso la morte sarebbe stata legata ai ritardi nei soccorsi, perché “qualcuno, per vigliaccheria, ha fatto finta che non era successo nulla”.

Il caso fu posto nelle mani della giustizia francese, poiché il fatto avvenne in Corsica. La difesa sostenne che a essere armato, in quella circostanza, non era il solo Vittorio Emanuele, ma ci sarebbero state delle altre persone, poi scappate, che avrebbero sparato nel corso della lite. Dalla propria l’accusa aveva un fatto: il calibro e il rivestimento del proiettile che aveva colpito Hamer non sarebbe stato lo stesso dei proiettili della carabina di Vittorio Emanuele.

Quest’ultimo fu quindi prosciolto dalle accuse di omicidio nel 1991, ma fu condannato a 6 mesi con la condizionale per porto abusivo di arma da fuoco al di fuori della propria abitazione. Vittorio Emanuele avrebbe raccontato successivamente a Repubblica: “Quell'incidente mi ha rovinato la vita e distrutto al reputazione. La gente mi giudicò senza attendere la sentenza”. La vicenda, infatti, non finì qui e non solo perché le riviste di gossip rievocarono la vicenda per decenni.

Il 21 giugno 2006, Vittorio Emanuele era in custodia nel carcere di Potenza per un’altra vicenda giudiziaria - il pm John Woodcock stava indagando su un presunto giro di escort, tangenti e gioco d’azzardo, come riporta Repubblica - e il “Principe” venne intercettato e ripreso con una telecamera nascosta, mentre parlava con un altro detenuto: “Anche se io avevo torto... torto... nel processo devo dire che li ho fregati... eccezionale, poi ha... venti testimoni e si sono affacciate tante di quelle personalità pubbliche. Il Procuratore aveva chiesto 5 anni e 6 mesi. Ero sicuro di vincere”. Con questa intercettazione fu motivato dal gip Rocco Pavese il rigetto della revoca per il divieto di espatrio, anche se secondo la difesa l’intercettazione sarebbe stata manipolata con alcune omissioni. L'opinione pubblica si trovò comunque a chiedersi: quelle parole, sempre che non siano state manipolate come la difesa affermava, erano reali o frutto di un contesto come quello carcerario?

A febbraio 2011, come riporta il Fatto Quotidiano, Vittorio Emanuele parlò in prima persona di quelle intercettazioni: “Queste notizie sono talvolta manipolate o non sono vere. Ma ora è il momento di parlare, di far emergere la verità. Due tribunali francesi si sono pronunciati prosciogliendomi da ogni responsabilità. Lo hanno fatto perché ci sono prove chiare. La pallottola che ha colpito il ragazzo non poteva essere del mio fucile. Qualcuno ha sparato con una pistola a quel povero ragazzo, ecco la verità”. Birgit Hamer, che aveva abbandonato la carriera di modella per provare a trovare giustizia per il fratello, disse invece: “Guardare quel video è orrendo, ma dà anche un grandissimo sollievo. Ora quel signore non potrà mai più sostenere che non ha sparato a mio fratello: ho vinto la mia battaglia, anzi quella di Dirk”.

Ne seguì poi una lunga battaglia in Italia di Vittorio Emanuele sul diritto all’oblio, in cui fu condannato a 2 anni con la condizionale per calunnia ai danni della sorella dello scomparso. La giustizia italiana affermò che “si deve confrontare col diritto della collettività ad essere informata ed aggiornata sui fatti da cui dipende la formazione dei propri convincimenti, anche quando ne derivi discredito alla persona titolare di quel diritto, sicché non può dolersi Savoia della riesumazione di un fatto certamente idoneo alla formazione della pubblica opinione”.

In un’altra causa intentata da Vittorio Emanuele per diffamazione a mezzo stampa, la Cassazione nel 2017 d’altra parte aveva affermato che “gli elementi indiziari utilizzati nella sentenza dell'appello (gli accertamenti svolti dalla gendarmeria francese, la soluzione data al caso dalla Corte parigina e le intercettazioni effettuate nel carcere di Potenza) costituiscono, effettivamente, un compendio indiziario più che sufficiente a suffragare l'opinione che Savoia sia stato assolto dal reato di omicidio volontario, ma non che sia stata esclusa ogni sua responsabilità nel tragico evento di cui egli porta, invece, un carico di responsabilità”.

Dopo la morte del figlio Dirk, il medico Ryke Geerd Hamer elaborò nel 1981 una teoria medica molto controversa, secondo la quale le malattie sono causate da traumi e conflitti irrisolti: lo stesso medico fu affetto da carcinoma a un testicolo, che avrebbe collegata alla perdita del figlio e alla vicenda giudiziaria che ne seguì. Anche la moglie ebbe il cancro: morì di arresto cardiaco 7 anni dopo il figlio.

Le affermazioni di Hamer, talvolta accusate anche di antisemitismo, vennero confutate dalla medicina ufficiale, anche se alcune persone e organizzazioni nel mondo continuano a seguirle. Secondo la sua teoria, chiamata Nuova Medicina Germanica, i tumori si originerebbero appunto da conflitti irrisolti, le metastasi non esisterebbero, virus e batteri aiuterebbero a guarire, i traumi si potrebbero visualizzare anche attraverso una Tac, mentre il diabete nelle donne sarebbe causato da un conflitto di natura sessuale. Diversi tribunali di diversi Paesi si sono pronunciati su singoli casi in cui pazienti che avevano abbracciato le teorie di Hamer morirono, dopo aver abbandonato i percorsi della medicina ufficiale.

Il principe Serge di Jugoslavia: «Vi racconto mia nipote Vittoria, erede Savoia». Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 21 marzo 2023.

«Si è già calata nel ruolo. Il volontariato in Ucraina l’ha cambiata. La ricordo bambina sportivissima in acqua come nonna Marina Doria». Clotilde in tourné e la salute di Vittorio Emanuele: «Problemi alle anche ma la mente c’è e pure lo humour»

«Mia nipote Vittoria di Savoia? Come zio sono rimasto sorpreso di come abbia saputo calarsi nel ruolo di erede del Casato. Alla sua età, 18 anni, ero decisamente più scatenato, e invece lei era calma, gentile con tutti quanti erano arrivati da ogni parte d’Italia per il 40esimo della morte di re Umberto». Il principe Serge di Jugoslavia, figlio di Maria Pia sorella di Vittorio Emanuele, e cugino di Emanuele Filiberto, racconta al Corriere la nipote Vittoria. Nuova erede del Casato dei Re d’Italia, dopo la storica svolta del 2020 che ha aperto la strada alle donne. Mandando in soffitta la Legge Salica.

Adesso Vittoria è una ragazza, bellissima, un’influencer nata. Ma com’era da bambina?

«Molto sportiva, una passione per il mare e gli sport d’acqua. Beh la nonna Marina Doria campionessa di sci d’acqua prima di sposare zio Vittorio Emanuele deve averle trasmesso qualcosa. E poi sempre molto concentrata, riflessiva. Ad Altacomba si è sorpresa di vedere tante rappresentanze da varie parti d’Italia, non se lo aspettava. Credo l’abbia commossa».

Pochi mesi fa Vittoria ha raccontato al Corriere, con la voce ancora provata, l’italiano incerto velato di accento francese, la sua esperienza di volontaria al confine con l’Ucraina «sconvolta, il cuore e i pensieri sono rimasti là, fra quella gente in guerra». Lamentando anche «l’occidente poteva fare molto di più, ho visto la paura negli occhi dei bambini e delle mamme». Cosa ha detto a lei di quell’esperienza?

«E’ stata molto toccata dal viaggio in Ucraina, l’ha fatta maturare. Mi ha confessato che il viaggio con i volontari è stato difficile non se lo aspettava. Credo sia stato un buon modo per capire che cosa vuol dire guidare un casato. Ereditare il ruolo di guida, un domani, ma anche quello di capofila di tutte le attività degli Ordini di casa Savoia che hanno per missione di portare aiuto a chi è in difficoltà».

Intanto ad Altacomba Casa Savoia si è riunita per ricordare l’ultimo re, Umberto II. Mancava qualcuno però. Antiche ruggini?

«Da anni non c’era una riunione di famiglia così, e mi ha fatto piacere vedere che eravamo in tanti. Sì mancava Maria Beatrice che vive in Sudamerica e non c’era Maria Gabriella ma c’era sua figlia la principessa Elizabeth».

E c’era lei, principe, con suo fratello Michel e mamma Maria Pia. Mancavano però Clotilde e Luisa la sorella minore di Vittoria. Perché?

«Luisa studia per il Baccalaureat e aveva esami da preparare mentre Clotilde Courau è in tourné con una nuova piéce teatrale che sta avendo grande successo in Francia, stasera sarà a Montecarlo al Grimaldi Forum. Andremo ad applaudirla io, il marito Emanuele Filiberto e anche il principe Alberto di Monaco ha promesso che si unirà a noi».

Vittorio Emanuele di Savoia, il patriarca, il capofamiglia e guida del Casato, era in sedia a rotelle sotto le volte millenarie di Altacomba. Come sta il figlio dell’ultimo re d’Italia?

«Affaticato, con i guai di deambulazione per i problemi alle anche che ha avuto ma di mente c’è al cento per cento. Non gli sfugge nulla e non ha perso un grammo del suo humour tagliente. Poi ha sempre accanto Marina Doria, lei è stata una donna straordinaria di grande sostegno non solo per lui ma per tutto il casato. Abbiamo deciso tra noi cugini che è tempo di riprendere a vederci più di frequente tra di noi». Tra poco più di un mese l’incoronazione di Re Carlo III a Londra, chi andrà di Casa Savoia?

«Non abbiamo ancora deciso chi rappresenterà il casato».

Estratto dell’articolo di Giulio De Santis per il “Corriere della Sera – ed. Roma” il 10 maggio 2023.

Il giudice tutelare ha assegnato un amministratore di sostegno al principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa, 53 anni, per la gestione del patrimonio. A chiedere la nomina la Procura, che ha proposto l’istanza basandola sulla consulenza del professore Fabrizio Iecher, secondo cui il principe è affetto da «deficienza psichica»: un disturbo della personalità sfruttato dalla ex compagna Tanya Yashenko, 36 anni, bielorussa, indagata con l’accusa di circonvenzione di incapace, per sottrarre al nobile 875 mila euro tra regali e contanti.

[…] Bonanno dovrà sottoporre ogni decisione di carattere economico al via libera dell’amministratore di sostegno, che avrà il compito di conservare e gestire le risorse finanziare del principe. La nomina è a tempo: […] appena le ragioni del sostegno verranno meno, Bonanno potrà tornare a gestire in prima persona le sue finanze. 

La svolta è l’ultimo capitolo della relazione tempestosa tra il nobile e Yashenko, travel journalist. […] L’inchiesta nasce nel dicembre del 2020, quando Bonanno […] denuncia Yashenko accusandola di avergli sottratto un’ingente fetta del patrimonio facendo leva sulla sua fragilità caratteriale. Lunga la lista dei regali che la bielorussa […] avrebbe ottenuto dal principe: una Mercedes da 83 mila euro; la partecipazione all’acquisto di un b&b a piazza di Spagna con un esborso di 58 mila euro, infine tanti soldi.

I doni sarebbero sempre arrivati dopo che la 36enne aveva umiliato il nobile con la consapevolezza che lui avrebbe reagito per dimostrarle la falsità di quelle parole mortificanti. Per esempio, in un caso Yashenko l’avrebbe definito un «uomo senza cervello» che l’avrebbe costretta a subire uno «schifo» e lui, allora, le avrebbe regalato la Mercedes per scusarsi. 

In seguito alla denuncia, il pm Stefano Pizza indaga la bielorussa. Chiede persino i domiciliari: misura, però, respinta dal gip che dispone invece il divieto di avvicinamento al principe. A supportare ogni richiesta della Procura c’è il consulente Iecher, che riscontra in Bonanno «un quadro clinico caratterizzato (tra le altre cose) da ansia e autosvalutazione». Una condizione che «avrebbe spinto Bonanno a compiacere Yashenko nel terrore di perderla». Il nobile è indagato a sua volta per lesioni e stalking, anche se la Procura ha chiesto l’archiviazione. A cui Yashenko si è opposta attraverso l’avvocato Vincenzo Comi.

Il principe e la modella Tanya, la procura: «Interdire Giacomo Bonanno nella gestione del patrimonio». Giulio De Santis su Il Corriere della Sera il 20 marzo 2023

Alla base della richiesta, la relazione del consulente nominato dal pm secondo il quale il principe è affetto da un disturbo misto della personalità con tratti borderline.

La Procura ha chiesto l’interdizione per il principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa nella gestione del suo patrimonio. L’istanza è stata avanzata nell’ambito dell’inchiesta dove il nobile, 54 anni, sarebbe stato vittima della influencer Tanya Yashenko, 36 anni, indagata con l’accusa di circonvenzione di incapace perché, secondo l’accusa, avrebbe sottratto 875 mila euro sfruttando lo stato di «deficienza psichica» del principe durante la relazione. Alla base della richiesta, la relazione del consulente nominato dal pm Stefano Pizza, il professore Fabrizio Iecher, secondo il quale il principe è affetto da un disturbo misto della personalità con tratti borderline. Una condizione che avrebbe determinato una grave menomazione della facoltà di discernimento. Di conseguenza, sarebbe necessaria la nomina di un amministratore di sostegno. 

L’udienza si terrà ad aprile davanti al giudice tutelare, dove il principe sarà rappresentato dall’avvocato Armando Fergola. La scelta della Procura è l’ultimo, tra i tanti, colpi di scena della storia travagliata tra il principe e la influencer, dove amore e tribunali si sono intrecciati di continuo dal marzo del 2021. Bonanno di Linguaglossa e la Yashenko si conoscono in un locale nel centro di Roma nell’ottobre del 2019. Nei primi mesi, il rapporto va avanti tra momenti d’entusiasmo e difficoltà. Lui la riempie di regali e viaggi, lei lo segue ovunque. Si scambiano 110mila messaggi. Poi qualcosa nell’intesa si inclina. La Yashenko lo denuncia per stalking nel marzo 2021. Lui si mette sulla difensiva e decide di rivolgersi alla Procura attraverso l’avvocato Fergola a dicembre di quello stesso anno sostenendo che la donna avrebbe sfruttato la sua debolezza, dovuta al divorzio dalla moglie e ad altre faccende di natura personale, per ottenere soldi e regali. Lunga la lista dei doni che la (ex) fidanzata avrebbe ottenuto dal principe. Una Mercedes da 83mila euro e 58mila euro per aiutarla ad acquistare un B&B a piazza di Spagna. 

Talvolta, sostiene Bonanno di Linguaglossa, la influencer, in Italia da quasi vent’anni, sarebbe arrivata a umiliarlo, offendendolo con parole come barbone, per spingerlo a elargire somme di denaro o regali. In seguito alla denuncia, la Procura indaga la Yashenko e nomina un consulente che esamini le condizioni del principe. Intanto il gip dispone il divieto di avvicinamento della bielorussa a Bonanno di Linguaglossa. Il pm, nel frattempo, chiede l’archiviazione dall’accusa di stalking e lesioni per cui è indagato il principe. Richiesta cui la Yashenko, attraverso l’avvocato Vincenzo Comi, si è opposta. Ora l’ultima puntata dell’infinita telenovela giudiziaria: la richiesta di interdizione del principe da parte della Procura.

Da Kate a Charlene: chi sono le principesse più spendaccione d'Europa. Charlene sarebbe la reale più spendacciona d'Europa, mentre Kate Middleton le ruba lo scettro di icona fashion del 2022. Francesca Rossi il 17 Febbraio 2023 su il Giornale.

Tabella dei contenuti

 Negli armadi di regine e principesse

 Chi è la reale più spendacciona?

 Al secondo posto una principessa…senza corona

 Kate sul podio, Meghan solo sesta

 Il potere si misura anche in vestiti

 Meghan, icona della moda che rompe le regole

 Icone per sempre: Diana ed Elisabetta

Una ricerca recente ha “incoronato” Charlene reale più spendacciona d’Europa. Sul podio compare anche Kate Middleton, che da anni tenta di fondere il glamour con la sostenibilità. La principessa del Galles conquista anche la vetta della classifica delle donne più influenti nel mondo della moda, ma non può competere con due leggende dello stile: Lady Diana ed Elisabetta II.

Negli armadi di regine e principesse

Ogni anno il sito “Ufo No More”, che si occupa di famiglie reali, compie un’interessante indagine sui guardaroba royal più costosi. Puntuali anche quest’anno, gli osservatori reali del sito hanno analizzato tutti gli eventi pubblici a cui hanno partecipato 19 tra regine e principesse europee nel 2022, facendo una stima delle cifre spese per abiti e accessori. La ricerca, infatti, riguarda solo gli abiti “identificati e i cui costi possono essere trovati”. Non sono stati presi in considerazione “[gli abiti] in cui lo stilista è noto, ma il design è personalizzato o il prezzo è sconosciuto” e “pezzi che rimangono Ufo, oggetti di moda non identificati”. Il sito specifica che lo scopo dell’indagine non è “dire che questi calcoli rappresentano ciò che le reali hanno effettivamente speso, in quanto non possiamo verificarlo”. Se anche fosse possibile, entrerebbero in gioco troppe variabili, come eventuali regali dei brand o sconti. La cifra totale delle scelte “fashion” delle 19 regine e principesse rimane comunque da capogiro: 2.364.416, 75 euro calcolati in base a 1359 pezzi riconoscibili. Ufo No More ha scritto: “Quest’anno abbiamo visto debuttare 1804 nuovi pezzi e la…rete di osservatori reali è riuscita a identificarne l’88%”.

Chi è la reale più spendacciona?

Ad aggiudicarsi il primo posto nella classifica delle reali spendaccione secondo “Ufo No More” è la principessa Charlene di Monaco. Un risultato forse abbastanza scontato, poiché da quando Sua Altezza Serenissima è tornata a Palazzo Grimaldi, dopo la malattia, si è fatta notare in tutto il mondo per il suo stile elegante e glamour. Il sito stima che nel 2022 Charlene abbia speso 739.541,52 euro, mostrando 105 nuovi pezzi. Tra gli abiti più belli della principessa non possiamo non ricordare quello, favoloso, color champagne del designer Terrence Bray (che creò anche il vestito da sposa di Charlene), indossato lo scorso maggio alla Montecarlo Fashion Week, o il vestito verde di Lanvin scelto per il Montecarlo Tv Festival dello scorso giugno.

Al secondo posto una principessa…senza corona

È la principessa Maria-Olympia di Grecia la seconda reale europea più stilosa e spendacciona. Avrebbe speso, secondo “Ufo No More”, 228.930,52 euro e sfoggiato 37 nuovi pezzi. Ha 26 anni, è la figlia del principe ereditario Pavlos e nipote del re esiliato Costantino II, ma il suo ruolo non è ufficiale, poiché la Grecia non è più una monarchia dal 1973. Comunque Maria-Olimpia è una modella contesa dalle grandi maison di moda. È stata la testimonial di Louis Vuitton, per la campagna pubblicitaria dedicata alla borsa Capucines e testimonial del brand di scarpe Aquazzurra, solo per citare alcuni nomi. Nel gennaio 2023 ha detto a Vanity Fair: “Sono una principessa perché ho questo titolo, ma allo stesso tempo conduco una vita del tutto normale”.

Kate sul podio, Meghan solo sesta

Al terzo posto nella classifica di “Ufo No More” c’è Kate Middleton, con una spesa stimata in 217.310,46 euro, una media per pezzo di 1.293,51 euro e 204 nuovi capi scelti per il 2022. La principessa del Galles ci ha abituato a vestiti elegantissimi, nuovi, ma anche riciclati e nel segno di una moda più sostenibile. A proposito di scelte di moda ambientaliste, suscitò grande scalpore e approvazione, lo scorso anno, il vestito verde indossato da Kate all’Earthshot Prize (dicembre 2022), il premio indetto dal principe William e dedicato alle idee più innovative nell’ambito della difesa dell’ambiente. L’abito della principessa, firmato Solace London, venne noleggiato sul sito Hurr per 74 sterline. Il paragone tra lo stile di Kate Middleton e quello di Meghan Markle è sempre stato molto gettonato sui tabloid. Stavolta, però, non c’è storia: la duchessa di Sussex è solo sesta nella classifica di “Ufo No More”, con 106.938.29 euro, 97 nuovi capi e una media di 1.527.69 euro a pezzo.

Il potere si misura anche in vestiti

L’indagine sulle royal più spendaccione si ribalta completamente quando parliamo di eleganza e influenza nel mondo della moda. Stando a un’indagine condotta da “Boohoo” e citata dall’Express, nel 2022 è Kate Middleton la seconda donna al mondo (su una classifica di 25) con “più potere nell’industria della moda” (la prima è la modella Bella Hadid) e la prima royal. Lo studio è stato condotto analizzando le ricerche su Google, gli articoli della stampa e le visualizzazioni sui social. La principessa, dicono i risultati, è “conosciuta per la sua eleganza e la scelta di outfit classici”. Il suo stile è stato “googlato”, come si dice oggi, più di 18mila volte ogni mese nel corso dello scorso anno, i suoi abiti sono stati protagonisti di più di 700 articoli e su TikTok i video che raccontano le sue scelte in fatto di moda sono stati visualizzati più di 233,7 milioni di volte. Kate è un’icona fashion, emulata da migliaia di donne in tutto il mondo.

Meghan, icona della moda che rompe le regole

Nella top five delle donne più influenti nel mondo della moda secondo “Boohoo” troviamo anche Meghan Markle, “conosciuta per aver infranto le rigide regole fashion dei reali”. Nel 2022 sarebbero stati scritti più di 400 articoli sui suoi outfit. Secondo il Daily Mail la duchessa di Sussex avrebbe indossato, sempre lo scorso anno, abiti dal valore complessivo di 79mila sterline. Tra gli outfit più costosi c’è quello sfoggiato lo scorso aprile alla cerimonia degli Invictus Games, ovvero body bianco con la scollatura a barchetta, intrecciato davanti del brand Khaite (780 sterline), pantaloni scuri (potrebbero essere dello stesso marchio del body, 540 sterline), scarpe Manolo Blahnik (895 sterline) e collana d’oro e diamanti di Cartier (15.200 sterline).

Icone per sempre: Diana ed Elisabetta

Secondo la ricerca citata dall’Express Lady Diana è considerata “icona di stile per sempre”, una leggenda della storia della moda. Solo su Tiktok i video relativi al suo stile sono stati visti 39,5 milioni di volte e gli articoli scritti su di lei hanno ottenuto il 91% di reazioni positive. La regina Elisabetta, invece, è al 15esimo posto: “Il pubblico britannico ha sempre ammirato lo stile della defunta Regina”. Infatti nel 2022, anno della sua morte, c’è stato un incremento del 126% sulle ricerche Google riferite alle sue scelte di moda.

Non solo William e Harry: tutte le faide delle royal family europee. Dalla rivalità tra Charlene e Caroline di Monaco ai commenti giudicati sessisti del re di Svezia, dall'esclusione del principe Joachim di Danimarca ai guai dell'ex re Juan Carlos, tutte le guerre intestine e senza esclusione di colpi dei reali europei. Francesca Rossi il 10 Febbraio 2023 su Il Giornale.

Tabella dei contenuti

 Problemi con fisco e amanti per re Juan Carlos di Spagna

 Cognate in guerra a Montecarlo?

 Scandalo in Danimarca

 Uno sciamano a corte

 Dichiarazioni sessiste in Svezia?

Tutte le famiglie felici sono simili tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”, scrisse Tolstoj nel romanzo “Anna Karenina”. Vale anche per le famiglie reali d’Europa, spesso divise in fazioni in lotta tra loro per il potere e la popolarità. Non sono soltanto i Windsor a essere dilaniati da faide interne, benché i loro litigi abbiano eco planetaria, ma anche altri grandi casati, come quello di Spagna, o di Danimarca. Protagonisti, spesso, sono “spare”, “riserve”, secondogeniti che si sentono ostracizzati dalle famiglie in nome della ragion di Stato.

Problemi con fisco e amanti per re Juan Carlos di Spagna

Nel 2020 l’ex re Juan Carlos di Spagna è stato accusato di aver ricevuto una tangente da 6,7 miliardi di euro che avrebbe dovuto versare sui conti di alcune società spagnole per la costruzione di una linea ferroviaria in Arabia Saudita, tra Medina e La Mecca. Uno scandalo a cui si sono aggiunte altre presunte irregolarità fiscali, un debito, poi saldato, per aver utilizzato jet privati nell'arco di un decennio e un’accusa di molestie sull’ex amante Corinna Larsen, travolgendo la Corona spagnola. Il 3 agosto 2020 Juan Carlos ha deciso di auto-esiliarsi ad Abu Dhabi (benché qualcuno sostenga che la decisione non sarebbe stata volontaria). Nel marzo 2022 la giustizia spagnola ha archiviato le accuse contro l’ex sovrano per insufficienza di prove, per la caduta in prescrizione di alcuni presunti illeciti e per il fatto che i reati contestati, compreso quello di molestie, risalirebbero periodo in cui Juan Carlos era ancora re e, quindi, godeva dell’immunità. Sembra anche che in passato i rapporti tra la regina Letizia e la suocera Sofia di Spagna siano stati piuttosto burrascosi, innescando una faida culminata nel giorno di Pasqua del 2018, fuori dalla Cattedrale di Maiorca: dopo la messa Letizia avrebbe tentato di impedire a Sofia di fare delle foto con le nipoti. Le due si sarebbero scambiate occhiate incandescenti, riprese in un video diventato virale, mentre re Felipe cercava di calmare gli animi.

Cognate in guerra a Montecarlo?

Si è scritto molto su una possibile rivalità tra la principessa Charlene e la principessa Caroline. Le due sarebbero da sempre in lotta per il ruolo di primadonna del Principato. Pare che Caroline non abbia mai tollerato la presenza della cognata a corte e che abbia tentato di rubarle la scena nel periodo più buio della sua vita, quando Sua Altezza Serenissima si trovava in Sudafrica per curarsi da un’infezione otorinolaringoiatrica. Le origini della faida sarebbero relativamente lontane nel tempo: prima dell’arrivo di Charlene Caroline avrebbe regnato incontrastata nel cuore dei monegaschi, occupandosi degli affari del Principato con il fratello e presenziando a tutti gli eventi mondani. Inoltre, visto che Alberto non si decideva a prendere moglie, assicurando la discendenza al casato, Caroline avrebbe cullato il desiderio di veder salire al trono uno dei suoi figli. Sogni tramutatisi in illusioni dopo il royal wedding con Charlene, nel 2011 e la nascita dei gemelli Jacques e Gabriella nel 2014. L’ultima mossa della principessa Caroline per mettere in difficoltà la cognata sarebbe stata l’estromissione dai comitati per l’organizzazione dell’annuale Ballo della Rosa e delle celebrazioni, nel 2023, per i 100 anni dalla nascita di Ranieri III.

Scandalo in Danimarca

Dal primo gennaio 2023 i discendenti del ramo cadetto della famiglia reale danese non possono più fregiarsi dei loro titoli di principi. Ordine della regina Margrethe, che avrebbe intenzione, proprio come re Carlo III d’Inghilterra, di snellire la monarchia di Danimarca: “Sua Maestà la Regina vuole che i suoi quattro nipoti possano plasmare le proprie vite senza essere limitati dagli aspetti e dagli obblighi che una formale appartenenza alla Casa Reale di Danimarca comporta”. La clamorosa decisione, arrivata il 28 settembre 2022 e che ha scatenato un putiferio a Copenaghen, riguarda i quattro figli che il principe Joachim, secondogenito di Margrethe, ha avuto da Alexandra Manley e da Marie Cavallier: “Siamo tristi e sotto choc”, ha detto la Manley. “I ragazzi si sentono emarginati. Non riescono a capire perché venga loro sottratta l’identità”. Joachim ha replicato: “Non è mai divertente vedere i propri figli maltrattati in quel modo…”. La Regina, però, non si è lasciata intenerire: “Ho preso la mia decisione come regina, madre e nonna, ma come madre e nonna ho sottovalutato come si sentano mio figlio e la sua famiglia”. Il principe Joachim avrebbe intenzione di trasferirsi negli Stati Uniti, ufficialmente per un nuovo incarico diplomatico. I tabloid ipotizzano che il declassamento sarebbe stato una “punizione” per una presunta liaison tra lui e la principessa ereditaria Mary, sua cognata.

Uno sciamano a corte

In Norvegia ha suscitato scalpore il fidanzamento della principessa Martha Louise, sorella dell’erede al trono Haakon e il guru delle star Durek Verrett. Sui social l’uomo si definisce “sciamano”. I due hanno annunciato il loro matrimonio il 7 giugno 2022, benché non sia stata ancora precisata la data. La famiglia reale norvegese non avrebbe mai davvero accettato Verrett. Martha Louise, poi, sarebbe da anni un personaggio scomodo a corte: quando ha iniziato a recitare favole tradizionali norvegesi in televisione, pagando le tasse per il suo lavoro, la famiglia ha ritenuto che le sue iniziative fossero incompatibili con i doveri di un membro della Casa Reale. Così, nel 2002, il re l’ha privata del trattamento di altezza reale (ma non del diritto di successione al trono). Nel 2007 Martha Louise ha intrapreso l’attività di chiaroveggente, sostenendo di poter comunicare con gli angeli e ha aperto una scuola a loro dedicata. Nel 2019 ha chiarito che non avrebbe usato il titolo per scopi di marketing. Tuttavia i suoi progetti controversi nel campo della medicina alternativa avrebbero fatto storcere il naso a buona parte dei norvegesi. Anche per questo, nel novembre 2022, la principessa ha rinunciato ai doveri di rappresentanza, pur mantenendo il suo titolo.

Dichiarazioni sessiste in Svezia?

All’inizio del 2023 il re di Svezia Carlo Gustavo XVI ha espresso un’opinione, giudicata, sessista, sulle regole di successione al trono nel suo Paese. Nel 1980 venne abolita la legge salica che consentiva solo al primogenito maschio di regnare. La retroattività dell’emendamento rivoluzionò la corte svedese: se fino a quel momento l’erede al trono era stato Carl Philip, il secondogenito del re venuto al mondo nel 1979, con la modifica legislativa diventava futura sovrana di Svezia la primogenita principessa Victoria, nata nel 1977. In un documentario trasmesso in Svezia sul canale SVT Carl Gustav ha espresso il suo rammarico per questo cambiamento: “Mio figlio è nato e poi, all’improvviso, è cambiato tutto e lui ha perso questo diritto. È stata una cosa abbastanza strana…ingiusta. Le leggi che funzionano retroattivamente sono complicate. Sembra pazzesco. Lo penso ancora”. Frasi infelici e controverse. Tuttavia la principessa ereditaria avrebbe perdonato il padre, il quale si è giustificato sostenendo che il suo pensiero “non deve essere percepito come una critica alla successione femminile al trono o alla principessa ereditaria Vittoria”. Comunque nel 2019 Carl Gustav ha tolto ai figli di Carl Philip e a quelli della sua terzogenita Madeleine il trattamento di altezza reale (non il titolo di principi), estromettendoli dalla linea di successione al trono.

I Secondogeniti. Estratto dell’articolo di Daniele Castellani Perelli per “la Repubblica” il 15 Gennaio 2023.

A ciascuno il suo Harry. Come nel Regno Unito, la monarchia sta dando scandalo anche in Scandinavia, sempre per ragioni relative a quei figli che la corona, ahiloro, non la indosseranno mai. […] L'ultimo episodio è accaduto la settimana scorsa in Svezia, dove il re Carlo XVI Gustavo, che quest' anno festeggia i 50 anni sul trono, ha pensato bene di esprimere il proprio rammarico per il fatto che a succedergli sarà la figlia e non il figlio.

Apriti cielo scandinavo. […] Come ha potuto? In un'intervista si è lasciato sfuggire che Carlo Filippo è stato danneggiato dall'abrogazione della legge salica, decisa dal Parlamento nel 1980 - quando il maschietto aveva pochi mesi - per permettere a Vittoria, primogenita ma fino ad allora esclusa dalla successione in quanto femmina, di diventare regina.

«Non è saggio ci siano leggi retroattive. Mio figlio è nato e poi gli hanno tolto quel diritto. Come genitore penso sia terribile», ha dichiarato il re, improvvisamente dimentico di essere genitore pure di Vittoria, l'erede umiliata. Poi il re gaffeur si è detto «addolorato».

 A ottobre la regina di Danimarca Margrethe II […] si è invece detta «dispiaciuta» dopo aver privato i quattro figli del suo secondogenito Joachim dei titoli di principe, rendendoli nipotini di serie B. Sono più "liberi" di scegliere la propria strada, ha detto, ma in pratica, […] li ha tolti dalle spalle dei contribuenti.

Joachim, che già in passato aveva avuto il sentore di non essere il figlio preferito rispetto al fratello Frederik (l'erede al trono), non l'ha presa bene […] Margrethe […] ha ammesso in tv che il rapporto con Joachim e la moglie Marie «incontra difficoltà»: […] Parole amare, dietro cui si intravede il ruolo di Marie, nuora dal dente avvelenato proprio come la Meghan di Harry.

 Ma l'Harry scandinavo, secondo alcuni, è più propriamente la principessa Märtha Louise di Norvegia, che a novembre ha detto addio ai suoi impegni reali per concentrarsi sul business della medicina alternativa con il fidanzato sciamano, Durek Verrett, secondo il quale il cancro è una scelta e il Covid si può superare anche grazie a un medaglione (che opportunamente vende sul suo sito a 299 dollari). Anche in Norvegia una legge del 1990 privilegia il primogenito nella successione al trono, indipendentemente dal sesso. Però, a differenza che in Svezia, non è retroattiva. E quindi qui sì, il figlio maschio Haakon è l'erede di Harald V, invece della sorella Märtha Louise, più grande di lui di due anni.

Trovate e decifrate le lettere perdute di Maria Stuarda: la difesa del suo caso, i pettegolezzi e le malattie. Storia di Redazione Online su Il Corriere della Sera l’8 febbraio 2023.

Un team internazionale di studiosi e traduttori di codici antichi ha trovato e decifrato le lettere segrete a lungo considerate perdute di Maria Stuarda, regina di Scozia, una delle figure più discusse della storia britannica. Le lettere scomparse, di cui si vociferava da tempo e che sono state trovate mal etichettate nell’archivio digitale della Biblioteca nazionale francese (BnF), sono state accolte dagli storici come «la scoperta più significativa sulla sovrana scozzese da un secolo a questa parte».

Maria Stuarda, cattolica, scrisse le lettere in codice dal 1578 al 1584 mentre era imprigionata in Inghilterra a causa della minaccia che rappresentava per la regina Elisabetta I, sua cugina protestante. Maria fu decapitata nel 1587 dopo essere stata dichiarata colpevole di aver complottato per assassinare Elisabetta I. I tre studiosi che hanno fatto la scoperta — membri del progetto DECRYPT, un team internazionale e interdisciplinare che setaccia gli archivi del mondo per trovare documenti storici in codice da decifrare — hanno trovato 57 lettere contenenti circa 50.000 parole mai conosciute prima. Il team stava spulciando l’archivio digitalizzato della Biblioteca nazionale francese, quando si è imbattuto in documenti cifrati etichettati come provenienti dall’Italia nella prima metà del XVI secolo: «Se qualcuno volesse cercare materiale su Maria Stuarda la BnF sarebbe l’ultimo posto in cui andrebbe», ha spiegato l’informatico e crittografo francese George Lasry, uno dei tre esperti. Decifrare il codice — ha detto Lasry — «è stato come sbucciare una cipolla». Il trio comprende anche il professore di musica tedesco Norbert Biermann e il fisico giapponese Satoshi Tomokiyo.

I tre studiosi hanno subito notato che il testo non era in italiano, ma in francese. E che chi scriveva era una donna. Frasi come «la mia libertà» e «mio figlio» suggerivano poi che si trattava di una madre imprigionata. Poi la parola chiave che ha portato a Maria Stuarda: «Walsingham». Francis Walsingham era il principale segretario e «spymaster» di Elisabetta I. Alcuni storici ritengono che sia stato proprio Walsingham a «intrappolare» Maria Stuarda nel 1586 per farle sostenere lo sventato complotto di Babington per assassinare la regina Elisabetta I. Otto delle 57 lettere ritrovate erano già presenti negli archivi britannici perché Walsingham aveva una spia nell’ambasciata francese dalla metà del 1583, ha riferito Lasry. La maggior parte delle missive sono indirizzate a Michel de Castelnau Mauvissiere, ambasciatore francese in Inghilterra e sostenitore della monarca scozzese. Secondo Lasry, Maria Stuarda era «troppo intelligente» per menzionare per iscritto un complotto per un assassinio. Al contrario, le lettere la mostrano mentre perora diplomaticamente il suo caso, mentre spettegola, si lamenta delle malattie e dei presunti antagonisti ed esprime angoscia quando suo figlio, il re Giacomo VI di Scozia, viene rapito.

Lasry ha dichiarato di non aver potuto fare a meno di provare empatia per la regina «perché è una tragedia: si sa che verrà giustiziata». Gli storici hanno tributato il loro riconoscimento sia alla decifrazione del codice che alla ricerca storica del team: «Questa è una scoperta sensazionale, letteraria e storica. È la più importante scoperta su Maria, Regina di Scozia, da 100 anni a questa parte», ha commentato John Guy, storico britannico autore di una biografia di Maria Stuarda da cui è stato tratto il film del 2018 con Saoirse Ronan. Per Steven Reid, esperto di storia scozzese all’Università di Glasgow, si tratta della «più grande scoperta di nuove prove mariane nell’era moderna», che probabilmente modificherà le biografie esistenti sulla vita di Maria, aggiungendo che il cifrario potrebbe aiutare a produrre versioni più accurate delle altre lettere in codice. Nadine Akkerman, docente di Letteratura moderna all’Università di Leida, nei Paesi Bassi, ha dichiarato che per gli storici è «come scoprire un tesoro sepolto». Si ritiene che alcune lettere di Maria non siano ancora state ritrovate e i ricercatori affermano che il prossimo passo potrebbe essere l’ispezione fisica dello stock di documenti originali ancora non digitalizzati della Biblioteca nazionale francese.

Il giallo di Meghan e dei due reali razzisti, svelati dall’edizione olandese di «Endgame» (subito ritirato). Luigi Ippolito su Il Corriere della Sera giovedì 30 novembre 2023.

Nella versione inglese e in quelle di altri Paesi Scobie dice di aver censurato per ragioni legali le identità dei reali che avrebbero discusso del colore della pelle del figlio di Harry e Meghan. L’editore olandese è stato costretto a ritirare le copie dalle librerie

È il caso che in queste ore scuote la Gran Bretagna: uno dei più controversi giornalisti inglesi ha fatto in tv i nomi dei due reali accusati di razzismo da Meghan, dopo che le identità erano state misteriosamente rivelate nell’edizione olandese di Endgame, il libro appena pubblicato da Omid Scobie, considerato il «portavoce ufficioso» della duchessa di Sussex. Come quei nomi siano finiti nell’edizione del volume uscita in Olanda, resta un mistero. Nella versione inglese e in quelle di altri Paesi (in Italia il libro è pubblicato da Solferino), Scobie dice di aver censurato, per ragioni legali, le identità dei reali che avrebbero discusso del colore della pelle del figlio di Harry e Meghan: una conversazione che era stata rivelata due anni fa dalla duchessa durante la sua intervista-bomba con Oprah Winfrey, quando però i nomi erano stati taciuti.

L’editore olandese è stato costretto a ritirare in tutta fretta le copie dalle librerie e mandarle al macero: ora una edizione «purgata» uscirà l’8 dicembre. Scobie si è giustificato parlando di un «errore di traduzione», ma è una scusa che appare inverosimile: come possono due nomi spuntare dal nulla? Una ipotesi è che gli olandesi abbiano ricevuto una prima bozza del libro, contenente i due nomi incriminati, e si siano poi dimenticati di emendarla: cosa che contraddirebbe l’affermazione di Scobie, secondo cui lui non avrebbe mai messo nero su bianco le identità dei due reali. Ma ieri sera c’è stato il colpo di scena: Piers Morgan, il celebre e discusso giornalista che ora conduce il suo programma su Talk Tv, il canale della destra, ha rotto l’embargo che finora era stato rispettato da tutti i media britannici. «Non credo che alcun commento razzista sia mai stato fatto da nessuno nella famiglia reale – ha detto Morgan, che è un nemico giurato di Meghan -. Ma adesso possiamo cominciare a scoprire se siano mai stati veramente proferiti, qual era il contesto e se ci fosse alcun intento razziale. In non credo che ci fosse: i reali che sono nominati in questo libro sono…».

Morgan non si è limitato a rivelare i nomi in tv, li ha anche postati sui social media, dove ha un seguito di quasi 9 milioni di persone: e da ieri sera la polemica divampava online, anche perché si tratta di due personaggi che siedono al pinnacolo della famiglia reale. Buckingham Palace in questo momento sta «considerando tutte le opzioni», non escluse dunque quelle legali. In Endgame si riferisce che i presunti commenti razzisti siano stati discussi in uno scambio di lettere fra Meghan e Carlo ed è lì che vengono fatti i nomi: ma Scobie può avere avuto accesso a quella corrispondenza solo tramite la duchessa di Sussex. È per questo che stamattina i tabloid inglesi parlano di una «vendetta» di Meghan, che sarebbe all’origine di questo caso. C’è da dire però che, dopo l’intervista a Oprah Winfrey, Harry e Meghan non erano più tornati a sollevare la questione del presunto razzismo della famiglia reale: anzi il principe, durante la promozione del suo libro di memorie, aveva sostenuto che loro non avevano mai avuto intenzione di accusare i Windsor di razzismo. Come disse la regina Elisabetta reagendo alle accuse, «i ricordi possono variare».

Estratto dell’articolo di Emanuela Minucci per lastampa.it martedì 28 novembre 2023.

Già il primo sasso gettato nello stagno ha scatenato un piccolo tsunami. Harry che racconta al mondo di aver saputo dalla scomparsa di sua nonna, la regina Elisabetta II soltanto quando questa era morta.

Oggi però, lo tsunami sarà autentico perché è il giorno in cui esce «Endgame» di Omid Scobie, l’uomo vicinissimo ai Sussex che aveva già raccontato la Megxit nel bestseller Finding Freedom anche se lui, 42 anni, smentisce qualsiasi contatto con i Sussex. […] alcune delle più roventi anticipazioni […]

Il razzismo di Buckingham Palace

Secondo le lettere che si sono scambiati Meghan e re Carlo, ci sarebbero due persone che a Buckingham Palace hanno discusso del colore della pelle di Archie, primogenito di Harry. Meghan li ha nominati in una missiva al re, che però avrebbe minimizzato. Per ragioni legale, spiega Scobie, queste due persone non possono essere nominate. Chi saranno? Neppure i tabloid si azzardano a rivelarlo per timore di denunce.

Il docufilm su Harry e Meghan

Dopo il documentario «Harry e Meghan» su Netflix, re Carlo avrebbe esclamato: «Quel cretino!», attaccando un’altra volta il figlio […] Dopo quella volta, Carlo aveva emesso la sua sentenza: «Non fidatevi di Harry». 

Perché tutto quello che gli viene detto potrebbe essere spiattellato sui giornali o in tv. Ma a convincere il re a togliere Frogmore Cottage al figlio è stata la principessa Anna. Alla notizia, Harry ha chiesto al padre: «Ma non vuoi più rivedere i tuoi nipotini?».

William senza scrupoli

[…] William sarebbe affamato di potere, non andrebbe troppo d’accordo con il padre, il quale è geloso della popolarità del figlio e della nuora. L’erede, senza scrupoli secondo l’autore, avrebbe anche passato alla stampa notizie poco favorevoli per dipingere Harry come mentalmente fragile e vulnerabile. Insomma, sarebbe lui a bloccare il ritorno del duca di Sussex.

La guerra delle cognate

Kate Middleton e Meghan Markle non si parlano da quattro anni. E appena il nome della duchessa viene fuori, la futura regina si trasforma in una iena. Le due non sono mai andate d’accordo, ma sembra pure che non pensino più all’ipotesi-riconciliazione. Scobie ha detto che «Kate viene applaudita come una bambina che esegue bene i compiti. 

Qualsiasi cosa faccia, anche minima, la stampa la celebra. In realtà finora ha concluso poco, dice, ed è terrorizzata dal suo ruolo pubblico». D’altro canto Meghan è certa di non tornare mai più a Londra. […] Harry, invece, è arrivato alla conclusione opposta: «A questo punto inutile aspettarsi delle scuse. Ormai cosa importa?», avrebbe detto. Sarebbe dunque pronto a riappacificarsi. Anche se la Ditta pare non volerne sapere.

La tesi del libro è che la corona inglese sia in declino da quando è morta Elisabetta II e che William potrebbe essere l’ultimo re con una certa influenza anche culturale. Poi l’istituzione diventerà irrilevante, sostiene Scobie. I Sussex invece continuano la loro vita. Harry lancerà un progetto nel campo militare, in stile Invictus Games, mentre Meghan potrebbe presentare un brand di lifestyle.

[…]

Elisabetta I d’Inghilterra: un’assassina spietata?. Con il regno di Elisabetta Tudor inizia l’età dell’oro inglese, un periodo di fermento culturale segnato, però, dall’ombra della morte. Francesca Rossi il 12 Dicembre 2023 su Il Giornale.

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 Dalla prigione al trono

 La "Regina Vergine"

 La strana morte di Amy Robsart

Elisabetta I d’Inghilterra (1533-1603) ha segnato in maniera indelebile la storia inglese. Il suo regno ha spalancato le porte al Rinascimento, al fervore che accompagna le grandi evoluzioni in tutti i campi del sapere. Eppure tanto splendore nasconde un mistero rimasto irrisolto per secoli, un vero e proprio giallo che coinvolge direttamente la “Regina Vergine”, l’ultima sovrana Tudor, accusata di aver fatto uccidere la moglie di un suo presunto amante.

Dalla prigione al trono

Elisabetta è l’unica figlia sopravvissuta di Enrico VIII (1491-1547) e Anna Bolena (1501 circa-1536), sua seconda moglie accusata di tradimento, stregoneria, adulterio e giustiziata alla Torre di Londra per decapitazione. Quando Anna morì il Re tolse a Elisabetta il titolo di principessa, escludendola dalla linea di successione e mandandola in esilio a Hatfield con la sorellastra Maria (ovvero Maria la Sanguinaria, ma anche Maria la Cattolica, 1516-1558, figlia del sovrano e della prima moglie Caterina d’Aragona). Fu la sesta moglie di Enrico, Catherine Parr (1512-1548), a far riconciliare Enrico con Elisabetta e a ottenere che sia lei, sia Maria venissero incluse di nuovo nella successione al trono. La Regina fu una buona matrigna e prese a cuore l’educazione e il destino delle giovani principesse.

Enrico, ormai, aveva il suo tanto desiderato erede maschio, il futuro Edoardo VI Tudor (1537-1553, figlio della sua terza moglie, Jane Seymour), quindi non riteneva che Elisabetta e Maria potessero ambire al potere, o avere alcun tipo di influenza sul popolo e sulla corte. Si sbagliava. Edoardo morì di vaiolo e Maria ne approfittò per rivendicare il suo diritto al trono. Venne incoronata il 19 luglio 1553 ma, spaventata dalla possibilità che Elisabetta tentasse di detronizzarla, la fece imprigionare nella Torre di Londra.

I suoi consiglieri le chiesero di firmare anche la condanna a morte, ma Maria si rifiutò sempre di farlo, forse temendo una rivolta, poiché Elisabetta era pur sempre una Tudor. Questa situazione si sarebbe potuta protrarre per sempre se non si fosse messo di mezzo il destino: il 17 novembre 1558 Maria morì a causa di un tumore. Negli ultimi istanti di vita chiese alla sorellastra di mantenere il credo cattolico nel Paese, ma Elisabetta, cresciuta da fiera protestante, non aveva alcuna intenzione di assecondare quest’ultimo desiderio. Anzi, aveva già in mente la linea politica che avrebbe seguito da allora in avanti.

La "Regina Vergine"

Elisabetta venne incoronata il 15 gennaio 1559. La sua politica garantì una buona stabilità al regno, che consentì lo sviluppo delle arti, della letteratura, della scienza. Pensiamo che proprio nella prima era elisabettiana, non a caso ricordata come “The Golden Age” (“L’Età dell’Oro”) nacquero drammaturghi e poeti come William Shakespeare, Christopher Marlowe, ma anche filosofi e politici come Francis Bacon. Mancava solo un marito. Il matrimonio era ciò che tutta l’Inghilterra si aspettava, chiedendosi chi sarebbe stato il fortunato. La Regina scelse di non scegliere, diciamo così. Decise di non sposarsi. Per l’epoca si trattava di una stranezza, ma Elisabetta non tornò mai sui suoi passi.

Per quanto riguarda i motivi che l’avrebbero spinta in questa direzione vi sono molte ipotesi. Forse voleva conservare intatto il suo potere, la sua libertà d’azione (politica) che un consorte avrebbe potuto cercare di frenare con tutti i mezzi possibili. Non è escluso che Elisabetta temesse di essere detronizzata da un eventuale marito e magari persino condannata a morte. Non erano paranoie, bensì pericoli concreti. In più la morte della madre e una presunta storia di abusi che la sovrana avrebbe subìto quando aveva 13 anni da Thomas Seymour (fratello di Jane Seymour e quarto marito dell’ex Regina Catherina Parr) avrebbero influenzato la sua opinione sul genere maschile.

Secondo un’altra versione Elisabetta avrebbe temuto anche i rischi legati al parto, a quell’epoca per nulla rari (Jane Seymour e Catherine Parr morirono di febbre puerperale). La Regina, da brava stratega qual era, fece del suo status un’arma di propaganda, dichiarando di essere “sposata” con l’Inghilterra. A quanto pare, per dimostrare la sua totale fedeltà al Paese, indossava anche l’anello dell’incoronazione all’anulare sinistro. Per la Storia divenne “La Regina Vergine”.

In realtà Elisabetta avrebbe avuto diversi amanti. Tra questi vi sarebbe stato l’affascinante Robert Dudley (1532-1588), primo conte di Leicester, suo amico d’infanzia, che con lei condivise la prigionia nella Torre di Londra (il padre di Robert, infatti, aveva cospirato per favorire l’ascesa al trono di Jane Grey, pronipote di Enrico VIII, dopo la morte di Edoardo VI).

All’epoca della prigionia Dudley era già sposato con Amy Robsart (1532-1560), figlia di un nobile originario del Norfolk. Iniziarono a circolare molti pettegolezzi sulla Regina e il suo favorito (addirittura gli ambasciatori spagnoli sarebbero stati al corrente della liaison), finché il brusìo delle voci di Palazzo non venne interrotto da una drammatica notizia: l’8 settembre 1560 Amy era stata trovata senza vita nella sua dimora di Cumnor Hall (Oxford).

La strana morte di Amy Robsart

Il cadavere della moglie di Dudley era stato scoperto ai piedi delle scale e presentava le ossa del collo rotte. Il popolo e la corte inglese pensarono subito a un omicidio commissionato da Elisabetta oppure da Robert. Secondo le indiscrezioni dell’epoca, infatti, i due amanti avrebbero avuto intenzione di sposarsi e pare addirittura che la Regina fosse incinta di Dudley. Pare anche che il matrimonio del conte non fosse felice e che questi intravedesse nelle nozze regali la possibilità di riscattare se stesso e la sua famiglia, il cui nome era stato gettato nel fango con il complotto per la successione di Jane Grey.

Un’altra teoria sostiene che Robert avrebbe voluto, in realtà, sposare un’altra donna, la moglie del conte di Essex e per questo avrebbe avvelenato la povera Amy. In ogni caso la Robsart sarebbe stata il terzo incomodo. L’inchiesta successiva al decesso non portò a nulla e il caso venne chiuso come semplice morte accidentale, benché nessuno credesse a una simile ipotesi. I punti oscuri sono molti, ma a distanza di secoli nessuno è mai riuscito a ricostruire gli ultimi momenti di vita di Amy Robsart.

Diversi storici, però, hanno espresso delle perplessità in merito alla versione dell’assassinio commissionato dalla Regina o da Dudley. Tra l’altro Elisabetta sarebbe sempre rimasta ferma nel suo proposito di non sposarsi e pensare che abbia cambiato idea al punto di far uccidere la presunta rivale suonerebbe strano. Non impossibile, ma piuttosto incoerente con la sua personalità e la sua linea politica. C’è chi sostiene che Amy Robsart potrebbe essersi suicidata. Ad avvalorare questa tesi ci sarebbe la singolare decisione che la donna avrebbe preso proprio il giorno della sua morte: avrebbe chiesto ai valletti e alle parenti venute a farle visita di lasciarla sola per un po’. Avrebbero potuto impiegare il tempo visitando la fiera di Abington. Quando il gruppo tornò trovò Amy morta.

Dudley non partecipò ai funerali della moglie, ma saggiamente preferì rimanere nel Castello di Kew. Che si trattasse di omicidio o di suicidio, infatti, non faceva molta differenza per il popolo: la responsabilità di quella fine prematura era (anche) sua. Se l’uomo sperava davvero che la morte della moglie gli spianasse la strada verso il trono, aveva fatto male i suoi calcoli. Il “fantasma” di Amy lo perseguitò per sempre.

Le misteriose circostanze di questa dipartita ebbero ripercussioni anche sulla popolarità di Elisabetta la quale, sempre molto attenta all’immagine e all’umore dei sudditi, come pure al pensiero dell’opinione pubblica internazionale dell’epoca, avrebbe deciso di accantonare l’idea del presunto matrimonio. Altra ragione per cui appare piuttosto bizzarro che la Regina abbia fatto uccidere la moglie del suo amante. Astuta com’era, non poteva non prevedere la reazione dei sudditi di fronte a un gesto così eclatante. Potremmo ipotizzare che la decisione di organizzare un presunto omicidio fosse partita solo da Robert Dudley, ma allora sarebbe credibile ritenere che Elisabetta non ne fosse al corrente? Probabilmente non lo è e questo ci riporta al punto di partenza: se la sovrana sapeva, non poteva essere tanto ingenua da pensare che la tragedia di Amy passasse sotto silenzio.

C’è anche un’ultima possibilità: sembra che la Robsart fosse malata di cancro al seno. Nulla esclude, quindi, che possa aver avuto un malore ed essere caduta dalle scale, oppure, come sostengono alcuni, la patologia avrebbe avuto come conseguenza una sorta di assottigliamento delle ossa del collo, che non avrebbero retto all’urto (accidentale o meno, non lo sappiamo) con i gradini. La morte di Amy Robsart rimane un mistero che forse nessuno riuscirà a svelare.

La regina Vittoria e "l’amore" proibito per il suo servitore. Dopo la morte dell’amatissimo principe Alberto la regina Vittoria si sarebbe innamorata di nuovo di un suo servitore (che avrebbe addirittura sposato in segreto). Francesca Rossi il 13 Novembre 2023 su Il Giornale.

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 Vittoria e Alberto

 Per sempre in lutto

 Il servitore della Regina

 La verità su Vittoria e John

 La lettera

Vittoria (1819-1901) non era destinata a regnare. Era solo quinta in linea di successione, proprio come il principe Harry oggi. Fu il caso, nel 1837, a metterla sul trono del più grande impero del pianeta, che si estendeva su un quarto della sfera terrestre. Da Londra la Regina controllava le vite di milioni di esseri umani, dall’Europa fino agli angoli più remoti dell’Asia. Il suo dominio divenne sinonimo di splendore, ma anche rigore e sobrietà. Quello che molti non sanno, però, è che il marito di Vittoria, il principe Alberto (1819-1861), era molto più rigido e puritano di lei. Nonostante le divergenze caratteriali la coppia riuscì a dare forma alla monarchia vittoriana, celebre e studiata ancora oggi. Per molti Alberto fu l’unico amore della sovrana, che dopo la sua morte scelse di indossare il lutto perpetuo. Secondo un’altra versione dei fatti, invece, Vittoria si sarebbe innamorata di nuovo, ma di un uomo che non avrebbe mai potuto sposare.

Vittoria e Alberto

Fu la regina Vittoria a fare la proposta di matrimonio al suo cugino di primo grado, Alberto di Sassonia-Coburgo Gotha, di cui si era innamorata fin dal primo incontro. Era certa che il giovane non avrebbe mai osato chiedere in sposa la sovrana d’Inghilterra. Le nozze vennero celebrate il 10 febbraio 1840, tra lo scetticismo di buona parte dei sudditi e del Parlamento, a cui quel principe timido, di origini tedesche, proprio non piaceva.

Eppure Vittoria aveva ragione. Era stata più lungimirante dei politici scaltri ed esperti che governavano il suo regno. Il matrimonio con Alberto fu felice fino all’ultimo giorno. La coppia ebbe nove figli in diciassette anni e costruì un legame solido, che non fu solo sentimentale, ma anche intellettuale. Entrambi, infatti, amavano l’arte e avevano l’abitudine di regalarsi delle opere che li raffiguravano. Certo, la loro unione non fu solo rose e fiori. Sembra che la coppia reale litigasse in modo piuttosto acceso, tanto che la Regina non avrebbe mai avuto remore a lanciare addosso al marito gli oggetti che aveva a portata di mano.

In molte occasioni, poi, i doveri e il ruolo istituzionale di Vittoria minacciarono la serenità della famiglia. Il principe Alberto non accettò di rimanere un passo dietro la moglie in ogni circostanza. Diverse volte espresse dei suggerimenti rivolti all’esecutivo e puntualmente venne considerato da collaboratori e parlamentari alla stregua di un ficcanaso che si arrogava diritti che non aveva, pretendendo di occuparsi di politica.

In realtà la sua influenza fu molto positiva per la Corona britannica: riuscì a proiettare la monarchia nel futuro. Sfruttando la dote della pazienza, che non gli faceva difetto, Alberto riorganizzò l’amministrazione del casato e lo fece così bene che ancora oggi i Windsor seguono i suoi metodi. Il principe si dedicò, su incarico della moglie, a opere di beneficenza, sviluppando e rafforzando il carattere filantropico della famiglia reale britannica. In tal senso Alberto divenne un modello per generazioni di reali inglesi. Il moderno ruolo assistenziale, di servizio verso gli altri che la Corona svolge quotidianamente è stato forgiato dal marito di Vittoria.

Per sempre in lutto

Quando il principe Alberto morì, nel 1861, la regina Vittoria si chiuse nel lutto. Anzi, sarebbe più corretto dire che fece del lutto una prigione personale. Decise di indossare abiti neri per tutti i giorni che ancora le restavano da vivere. Avrebbe ordinato di portare ogni mattina i vestiti puliti nell’appartamento del defunto, quasi lui fosse ancora lì e di lasciare intatte, così come erano al momento della scomparsa di Alberto, le stanze private del Castello di Windsor. Per Vittoria il tempo pareva essersi fermato nell’istante in cui il marito se ne era andato per sempre.

La sovrana si ritirò dagli impegni pubblici, ma continuò a lavorare e a gestire le questioni politiche dal Palazzo. Il suo atteggiamento non piacque ai sudditi e tantomeno al suo governo. Gli inglesi cominciarono a chiamarla “la vedova di Windsor”. La Regina non reagì mai davvero alla sofferenza per la perdita di Alberto. Per gli studiosi questi fu l’unico amore della monarca. Tuttavia, già quando Vittoria era in vita, iniziò a circolare una storia strana, su un presunto amante della sovrana che sarebbe addirittura diventato suo marito.

Il servitore della Regina

Lo scozzese John Brown (1826-1883) entrò al servizio della regina Vittoria nel 1848 e ben presto, grazie alla sua lealtà, ottenne l’incarico di attendente personale. Era un uomo simpatico, affabile e conquistò la famiglia reale, in particolare proprio la sovrana, che ne fece un suo confidente. Quando il principe consorte Alberto morì, l’uomo assistette al dolore devastante che colpì Vittoria. Con discrezione le rimase accanto, accompagnandola a passeggiare a piedi o a cavallo e, pare, persino insegnandole a sparare e a pescare.

La loro vicinanza destò subito dei sospetti. Iniziarono a circolare voci su una presunta relazione tra i due e John Brown divenne inviso alla corte, soprattutto ai figli della Regina, che lo consideravano nulla di più di un usurpatore, un arrivista che stava approfittando della fragilità della madre. I pettegolezzi si intensificarono, un vero e proprio fiume in piena che sfociò in una notizia incredibile: Vittoria e John si sarebbero sposati in segreto e avrebbero anche avuto un figlio. Possibile che la Regina abbia compiuto un simile passo, che ricorda molto il presunto matrimonio morganatico tra Luigi XIV e la ex governante dei suoi figli, Madame de Maintenon?

La verità su Vittoria e John

La stampa britannica alimentò, per certi versi, il gossip sulla Regina e il suo servitore. Addirittura i giornali riportarono il pettegolezzo secondo cui John Brown avrebbe tenuto legata a sé Vittoria con la promessa di contattare, tramite una seduta spiritica, il principe Alberto nell’Aldilà. Tutte sciocchezze, naturalmente. Voci che veicolavano un’immagine negativa del servitore scozzese e del suo legame con la sovrana.

In realtà non c’è nessuna prova che confermi la liaison. Gli storici, anzi, sono certi che tra i due vi sia stata solo una relazione platonica (la stessa che la sovrana ebbe con un altro suo servitore, Muhammad Abdul Karim, la cui figura è stata immortalata nel romanzo e nel film “Victoria e Abdul”). Non vi era nulla di sconveniente. Gli inglesi, però, mal tolleravano questo rapporto, seppur di semplice amicizia per una ragione intuibile: John era un servitore e, secondo la mentalità dell’epoca, doveva rimanere al suo posto.

Il fatto che la Regina lo avesse scelto come suo confidente aveva creato un clima di invidie e gelosie. Nei confronti di John Brown sarebbe stata organizzata quella che noi oggi chiameremmo una campagna diffamatoria, che mirava a scalzarlo dal suo ruolo a corte. Se ci atteniamo ai fatti scopriamo che l’uomo non si è mai sposato e non ha mai avuto figli. In ogni caso i sudditi non avrebbero accettato neanche che Vittoria avesse un amante, figuriamoci un secondo marito: in un certo senso la monarca era intoccabile e, dopo la morte di Alberto, apparteneva esclusivamente al regno.

Probabilmente per la regina Vittoria John era un sostegno: Sua Maestà aveva perso il padre quando aveva pochi mesi, il marito quando era ancora giovane e questo servitore potrebbe essere stato la figura maschile affettuosa e protettiva che alla sovrana mancava tanto. La sovrana governava un regno enorme con piglio deciso, ma era un essere umano come tutti, con desideri, timori e fragilità. Forse la sua solitudine non intaccava l’aura di mistero e superiorità distaccata che una Regina doveva avere, anzi, per certi versi la esaltava, ma non faceva bene al suo cuore di donna e, in generale, di persona.

Non dimentichiamo che un Re o una Regina sono prima di tutto esseri umani e devono trovare un equilibrio tra il loro ruolo pubblico e la loro vita privata (Elisabetta II ci è riuscita, sovrapponendo alla sua umanità il carattere regale). Ciò non significa che Vittoria cercasse un amante. Con ogni probabilità cercava un vero amico e lo trovò in John Brown. Il loro rapporto non smise mai di suscitare speculazioni e pettegolezzi neppure dopo la morte dei diretti interessati. La figura del servitore divenne nota al grande pubblico moderno grazie anche al film “La Mia Regina” (1997, ancora una volta con Judi Dench nei panni della monarca), che mette in risalto proprio la profondità dell’affetto reciproco tra i due.

La lettera

Nel 2004 uno studente ritrovò per caso, negli archivi di uno dei ministri di Vittoria, Lord Cranbrook, una lettera che la sovrana scrisse quando morì John Brown, nel marzo 1883. In questa missiva, pubblicata su History Today e riportata dal Guardian, è evidente il dolore della Regina (che scriveva di sé sempre in terza persona) per la morte di un caro amico, non certo di un amante: “La Regina ha lasciato scorrere la penna…non è malata, ma terribilmente scossa…[poiché] le manca più che mai il braccio forte del suo caro, fedele amico…il più devoto dei servitori e il più sincero e caro degli amici…Forse nella Storia c’è stato un legame così forte e vero, un’amicizia così cordiale e affettuosa tra un sovrano e un servitore…”. Francesca Rossi

I principi rinchiusi nella Torre: un giallo che neppure Elisabetta II ha voluto risolvere. Il destino dei due figli di Edoardo IV, prigionieri nella Torre di Londra per volontà del loro zio rimane uno dei più grandi enigmi della Storia inglese. Francesca Rossi il 24 Settembre 2023 su Il Giornale.

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 La detronizzazione di Edoardo V

 La prigionia

 Un mistero che Elisabetta II non volle risolvere

 Fu Riccardo III a uccidere i nipoti?

 Un impostore?

Cosa accadde ai due piccoli discendenti di Edoardo IV dopo che lo zio Riccardo ne ordinò la reclusione nella Torre di Londra? Nessuno ha mai saputo dirlo con certezza. La loro sorte è avvolta in un fitto mistero che la regina Elisabetta, pur avendo a disposizione tutti i più moderni sistemi tecnologici e l’ausilio della scienza, avrebbe preferito non risolvere. Forse sarà Carlo III a svelare finalmente cosa accadde ai due bambini prigionieri, forse vittime di un intrigo mortale.

La detronizzazione di Edoardo V

Edoardo e Riccardo non erano bambini come tutti gli altri. Erano figli del Re d’Inghilterra, Edoardo IV (1442-1483). Alla morte del loro padre, il 9 aprile 1483, per loro iniziò un calvario. Il maggiore, di soli 12 anni, salì al trono con il nome di Edoardo V, ma vi rimase appena due mesi e mezzo, fino al 26 giugno 1483. Lo zio paterno Riccardo di Gloucester, infatti, ordinò che il nuovo sovrano e il suo fratellino Riccardo Plantageneto duca di York, di 9 anni, venissero fatti prigionieri e condotti negli appartamenti reali della Torre di Londra.

Fu proprio Edoardo IV, inconsapevolmente, a spinare la strada alla detronizzazione del figlio, poiché prima di morire aveva nominato Riccardo di Gloucester (1452-1485) Protettore del Regno mettendo, di fatto, il governo dell’Inghilterra nelle sue mani. Il defunto sovrano sperava di aiutare il suo giovane successore disponendo una reggenza forte, che potesse proteggerlo e consigliarlo. Purtroppo i suoi piani vennero sconvolti dalla sete di potere del fratello.

È facile immaginare quale fosse l’obiettivo di Riccardo. Tuttavia, per conquistare il trono non bastava nascondere agli occhi del mondo gli eredi del fratello. Era necessario delegittimarli pubblicamente. Così, il 26 giugno 1483, un’assemblea dei tre Stati che componevano il regno dichiarò Edoardo V e Riccardo Plantageneto figli illegittimi del sovrano defunto. Non si sarebbe trattato di una conclusione totalmente inventata: sembra che prima di sposare Elizabeth Woodville, madre dei suoi eredi, Edoardo IV abbia firmato un accordo prematrimoniale con Elizabeth Butler, figlia del conte di Shrewbury Lord Talbot.

Ciò significava, secondo la legge dell’epoca, che le nozze del Re con la Woodville erano nulle e la loro discendenza non aveva alcun diritto di successione al trono. L’assemblea chiese a Riccardo di Gloucester di diventare il nuovo Re d’Inghilterra. Il 6 luglio dello stesso anno venne incoronato con il nome di Riccardo III. Non si trattò di un colpo di Stato vero e proprio, non nella forma, almeno. Fu comunque un rovesciamento di potere piuttosto subdolo, reso ancora più drammatico dal fatto che a pagarne le spese furono due bambini.

La prigionia

Con l’incoronazione di Riccardo III iniziò il secondo e forse ultimo atto di questa tragedia. I testimoni dell’epoca videro Edoardo V e Riccardo Plantageneto giocare nei giardini della Torre di Londra fino all’agosto 1483. Poi i ragazzini scomparvero nel nulla e nessuno seppe darne una spiegazione convincente. Non vi alcun messaggio ufficiale, neanche un tentativo di mettere a tacere le voci che iniziarono a circolare a corte e tra il popolo.

Riccardo III era famoso per la sua smodata ambizione e la sua altrettanto illimitata mancanza di scrupoli. I suoi contemporanei non ci misero molto a sospettare che avesse fatto uccidere i nipoti, benché fossero dei bambini. Del resto, pur avendoli esclusi dalla linea di successione, la loro esistenza poteva rappresentare lo stesso una minaccia per il monarca. I dubbi, però, non divennero mai certezze. Trovare una prova, seppur minima, era quasi impossibile.

Le cronache del XVI secolo riportarono la presunta dinamica della fine dei piccoli Edoardo e Riccardo: una notte il Re avrebbe inviato un suo sicario, James Tyrell a uccidere i ragazzini soffocandoli con un cuscino. Una versione mai confermata, ma che ispirò il “Riccardo III” di Shakespeare. Del destino di Edoardo V e di suo fratello non sappiamo nulla ancora oggi: non conosciamo le cause, né la data della morte. Sappiamo di non sapere, per dirla con Socrate, ma è una magra consolazione.

Un mistero che Elisabetta II non volle risolvere

Nel 1674, durante dei lavori di ristrutturazione nella White Tower, vennero scoperta una cassa di metallo sepolta ai piedi di una scala. Dentro vi erano due piccoli scheletri. Re Carlo II (1630-1685), pensando potessero appartenere ai figli di Edoardo IV, li fece seppellire nell’Abbazia di Westminster. All’epoca sarebbe stato impossibile stabilire a chi appartenessero quei resti. Oggi, grazie al test del Dna, potremmo avere una risposta.

Alla defunta regina Elisabetta sarebbe arrivata una richiesta formale per l’esumazione e i relativi esami non solo dei due scheletri, ma anche delle spoglie di altri due bambini sconosciuti sepolti al Castello di Windsor nel Settecento. Un passo necessario, visto che questi resti sono nelle cripte reali. Secondo il Daily Mail, però, la monarca avrebbe rifiutato di concedere il permesso.

Tutto potrebbe cambiare con Carlo III. Tracy Borman, curatrice capo dell’Historic Royal Palaces, ha dichiarato che l’attuale Re “è di diverso avviso” e che “ha detto di volere che l’indagine vada avanti, in modo da poter determinare, una volta per tutte, come sono morti i giovani reali”. In fondo Carlo ha studiato Archeologia all’Università di Cambridge e questo suo interesse per la materia lo avrebbe portato a essere, come ha scritto il Mirror, “favorevole” alla risoluzione del mistero.

Fu Riccardo III a uccidere i nipoti?

Molti storici sono convinti che non sia stato Riccardo III a uccidere i nipoti. Non è da escludere che i bambini siano morti per cause naturali. Edoardo V, per esempio, sarebbe stato di salute cagionevole fin dalla nascita. Inoltre è strano che nessuno, neppure il Re, ne abbia annunciato la morte. Se davvero fosse stato lui a dare ordine di eliminarli, avrebbe dovuto almeno cercare di salvare le apparenze.

“Non vi è alcuna evidenza che i principi siano stati assassinati, non ci sono prove che le ossa appartengano ai due ragazzi. Potremmo non sapere mai cosa accadde”, ha affermato al Daily Mail l’Historic Royal Palaces. Dopo l’incoronazione, mentre Riccardo III era assente per un viaggio attraverso il suo regno, Henry Stafford, duca di Buckingham e connestabile d’Inghilterra, avrebbe tentato di liberare i bambini per restituire il trono a Edoardo V.

Nel luglio 1483 il sovrano avrebbe inviato a Londra il suo braccio destro, il duca di Norfolk, per una questione riguardante degli uomini che erano stati arrestati. Forse i ribelli che avevano cercato di entrare nella Torre. Purtroppo nessuno sa se il duca di Buckingham sia riuscito a incontrare i piccoli prigionieri e se in quel frangente possa essere accaduto qualcosa in grado di cambiare il loro destino. L’unica certezza è che il duca di Buckingham pagò con la vita la ribellione: venne accusato di tradimento e decapitato il 2 novembre 1483. Ma ancora una volta Riccardo III rimase in silenzio sulla sorte dei nipoti.

Un impostore?

Nel 1490, durante il regno di Enrico VII Tudor, un ragazzo osò contestare la legittimità del sovrano, sostenendo di essere Riccardo Plantageneto, vero erede al trono. Riuscì a dar vita a una rivolta che, però, perse nell’ottobre 1497. Sotto tortura sarebbe stato costretto a firmare un documento in cui negava di essere Riccardo e fu giustiziato il 23 novembre 1499. Molto probabilmente il giovane era un impostore.

Nel 1502 venne giustiziato, con l’accusa di tradimento, anche James Tyrell. Il governo lasciò che si diffondesse la voce secondo cui James, in punto di morte, avrebbe confessato di essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio di Edoardo V e del fratellino. Una tesi non verificabile, forse creata ad arte dalle autorità inglesi per nascondere la verità su ciò che davvero accadde nella Torre di Londra.

Piena di fazioni”. La verità sulla royal family: è davvero così unita come sembra? Francesca Rossi il 14 Luglio 2023 su Il Giornale.

L’immagine di unità della royal family potrebbe essere messa in pericolo dall’idea di monarchia snella di Re Carlo III

Tabella dei contenuti

 Una famiglia unita, almeno contro Harry

 Sul balcone di Buckingham Palace

 “Fazioni” in guerra?

 Vuoti incolmabili

 “Sopravvissuti”

 “Working Royals Only”

La royal family non sarebbe il gruppo coeso che vediamo nelle occasioni ufficiali. La morte della regina Elisabetta, le dimissioni di Harry e Meghan ma, soprattutto, la realizzazione della “monarchia snella” voluta da Carlo III, avrebbero ridotto quello che prima era un grande gruppo familiare a una piccola formazione nostalgica che, però, saprebbe dimostrarsi compatta quando si tratta di garantire la sopravvivenza della monarchia britannica.

Una famiglia unita, almeno contro Harry

I Windsor sarebbero un po’ più soli e isolati, mancherebbe una reale, affettuosa interazione tra di loro, quella vicinanza tipica delle famiglie. Lo scandalo Epstein che ha tagliato fuori dalla royal family il principe Andrea, le dimissioni di Harry e Meghan, la morte della regina Elisabetta e del principe Filippo, i piani di “monarchia snella” di Re Carlo III hanno ridisegnato il volto della famiglia. Per certi versi lo avrebbero addirittura impoverito. La “Firm”, però, ci tiene a mostrarsi compatta agli occhi del mondo. Per esempio è stata capace di fare quadrato intorno alla Corona di fronte agli assalti mediatici dei duchi di Sussex. La strategia di coesione messa in atto, prima con la regina Elisabetta, ora con Re Carlo III, ha nel dignitoso riserbo la sua regola principale. Questo “muro di silenzio”, come lo ha definito l’Express, ha evitato che le polemiche diventassero incontrollabili, ma se lo guardiamo da vicino potremmo scorgere delle crepe. Al fronte comune contro il duca di Sussex e il duca di York, al velo di dolore che abbiamo visto sulle espressioni di tutti i membri della royal family dopo la morte di Filippo e di Elisabetta II, potrebbe non corrispondere un’effettiva unità familiare. In altre parole i Windsor sembrerebbero uniti solo in pubblico e quando si tratta di lottare per preservare il potere.

Sul balcone di Buckingham Palace

Alle celebrazioni per il Trooping The Colour dello scorso 17 giugno abbiamo visto la royal family (quasi) al completo, tutti vicini a Carlo III e alla regina Camilla sul balcone di Buckingham Palace. L’esperta di linguaggio del corpo Judi James, però, ci invita a non scambiare quella vicinanza per una vera coesione, una sorta di armonia perenne da cui Harry sarebbe stato escluso. Le cose sarebbero ben più complicate. All’Express l’esperta ha fatto notare dei dettagli importanti: “La composizione di questa rappresentazione di [monarchia] snella sul balcone sembra uno di quei sorrisi a cui mancano molti denti”. Re Carlo III ha permesso solo ai “working members” della royal family di affacciarsi con lui e Camilla per ricevere il saluto dei cittadini britannici. Di conseguenza sul balcone mancavano personaggi non di spicco, ma comunque di un certo rilievo come le principesse Beatrice ed Eugenia e Zara Tindall, figlia della principessa Anna. Un vero peccato per quanti ricordano e sperano ancora di vedere le grandi riunioni familiari del tempo di Elisabetta II.

Fazioni” in guerra?

Le assenze non sarebbero nemmeno il problema principale secondo la James: “Invece di un gruppo più piccolo, più ristretto e leale, sembra [di vedere] cinque fazioni in apparente conflitto. Anna e Tim [Laurence, suo marito] stanno da una parte, goffi, William e Kate posano in un gruppo di famiglia scintillante ma un po’ isolato, Carlo e Camilla godono del favore della folla [stando] in mezzo, Edoardo e Sophie si sforzano di essere socievoli con i Gloucester dall’altra parte. Sembra mancare totalmente l’atmosfera di ‘gruppo familiare unito’”. Secondo Judi James ai tempi della regina Elisabetta, quando sul balcone venivano ammessi anche i Windsor che non lavorano al servizio della Corona, i parenti apparivano più “vivaci e ed entusiasti e, con la Regina al centro della scena, c’era sempre l’idea di orgoglio nella realizzazione di un grande famiglia che cresceva ogni anno di più fino al punto in cui Carlo ha deciso di reciderla”. Un paragone impietoso per Carlo III. L’esperta ha rammentato che “nelle precedenti apparizioni sul balcone, durante il regno della Regina c’erano numerosi reali che stavano vicini e chiacchieravano, come fossero a un matrimonio, o a un Natale in famiglia”. Tutto questo non esisterebbe più. Al suo posto vi sarebbe solo una grande nostalgia per il passato.

Vuoti incolmabili

Adesso, riguardando le immagini del Trooping The Colour 2023, lo spettatore che osserva questa sorta di ritratto di famiglia sul balcone di Buckingham Palace non nota solo i presenti ma, paradossalmente (e forse soprattutto), anche gli assenti. Tutti quelli che non ci sono più perché vivono altrove, come Harry e Meghan, oppure hanno terminato il loro tempo in questo mondo, come la regina Elisabetta e il principe Filippo, o non sono stati invitati, perché non sono senior members: “Le distanze richiamano alle mente le persone che mancano. Carlo una volta aveva una madre, un padre, un fratello, un figlio e la famiglia del figlio con cui interagire”, ha ricordato Judi James. “Ognuno di questi spazi vuoti sembra ora raccontare la sua tragica e oscura storia”. Queste distanze incolmabili ed evidenti quando la royal family è riunita in occasioni pubbliche sono molto “eloquenti”, diciamo così. Ogni assenza porta un nome, rievoca fatti, sentimenti. Forse con il tempo non sarà più così ovvio fare paragoni, in questo senso, tra l’epoca di Elisabetta II e quella di Carlo III. Ci abitueremo a vedere un ritratto di famiglia più piccolo, scarno. Adesso è troppo presto, il ricordo della defunta Regina è ancora vivo in tutto il mondo, così come la memoria dei suoi 70 lunghi anni di regno.

Sopravvissuti”

Non è escluso che per tornare ad ammirare un nutrito gruppo di reali sul balcone di Buckingham Palace dovremo aspettare il regno del principe William, quando i suoi figli saranno grandi e avranno le loro famiglie. Nella speranza che per quel momento la royal family abbia recuperato la coesione che Judi James non riuscirebbe a trovare nelle immagini del Trooping The Colour 2023. L’esperta si spinta a dire che “la dinastia pare essere stata liquidata, dispersa, lasciando questo gruppo provvisorio che assomiglia a sopravvissuti inquieti da una selezione aziendale”. Dalla dura descrizione di Judi James emerge l’immagine di una specie di gruppo improvvisato, che non avrebbe ben chiare le prossime mosse per preservare e accrescere il potere della monarchia. “Nessuno pare sapere dove stare ora e non c’è grande spazio per interagire”.

Working Royals Only”

Secondo Judi James l’esclusività voluta da Carlo III con la sua idea di “monarchia snella” sarebbe controproducente: “Il messaggio ‘solo reali che lavorano per la Corona’ potrebbe essere saggio in tempi di tagli, ma i fan amano la royal family tanto quanto, se non più di quanto amano la royal firm”. Gli ammiratori vorrebbero vedere i Windsor, non solo i rappresentanti della Corona. Vorrebbero leggere le storie di Carlo, Camilla, William, Kate, non solo del Re, della Regina e dei principi di Galles. Ci sarebbe “bisogno dei figli di Anna e di Edoardo, dei nipoti di Anna, come delle famiglie…di Beatrice ed Eugenia” per restituire all’immagine della royal family il calore di una vera famiglia anche in pubblico. “Negli anni precedenti il grande gruppo familiare della Regina somigliava a una festa che si era spostata sul balcone prima di tornare dentro e continuare con il divertimento. Ora il gruppo di Carlo sembra molto più serio e molto meno allegro”.

Dal fantasma di Diana allo spettro di Elisabetta I: le storie più inquietanti alla corte dei Windsor. I più inquietanti racconti di fantasmi “royal” che si aggirerebbero tra i saloni dei Palazzi reali, disturbando la quiete della famiglia reale britannica. Francesca Rossi il 7 Luglio 2023 su Il Giornale.

Tabella dei contenuti

 Quella volta in cui Elisabetta II "vide" il fantasma di Elisabetta I

 I cadaveri di Carlo I e di Enrico VIII

 Il fantasma “senza testa” di Anna Bolena

 Un mistero di 540 anni fa: i piccoli principi prigionieri nella Torre di Londra

 L’esorcismo contro il fantasma di Lady Diana

Mia madre approva tutto ciò che faccio, ci appoggia in tutto”, avrebbe detto il principe Harry a un amico, specificando che il fantasma di Lady Diana avrebbe “comunicato” le sue opinioni a Meghan Markle. La duchessa di Sussex sarebbe in contatto con la suocera defunta. Delirio? Bugia detta per riguadagnare la popolarità perduta? Impossibile dirlo. Questo aneddoto molto bizzarro e del tutto inverosimile, però, non è originale. La storia della royal family britannica è piena di inquietanti, ma affascinanti leggende e superstizioni su Re e Regine il cui spirito non si sarebbe arreso alla morte del corpo e continuerebbe a vagare per le stanze dei Palazzi reali.

Quella volta in cui Elisabetta II "vide" il fantasma di Elisabetta I

La leggenda vuole che il Castello di Windsor sia la dimora preferita dai fantasmi royal. La più infestata, insomma, con 25 presunti episodi di avvistamenti in più di 900 anni dalla costruzione dell’edificio. Le anime di Elisabetta I, Enrico VIII, Giorgio III si aggirerebbero ancora tra le sue sale, alla ricerca di cosa non è ben chiaro. Il Mirror riporta un aneddoto curioso: la regina Elisabetta e la principessa Margaret avrebbero percepito lo “spirito” della loro antenata, Elisabetta I, nella biblioteca. A tal proposito il sito Visit Britain ha riportato: “I passi della [Regina] possono essere uditi sulle assi del pavimento, prima che la straordinaria presenza appaia”. A quanto pare la libreria sarebbe il luogo preferito dall’anima della celebre sovrana. La stanza sotto a questa, invece, sarebbe infestata dal fantasma di Giorgio III, il Re pazzo. Non sarebbe un caso: negli ultimi anni della sua vita, infatti, il monarca venne confinato proprio in questa camera. Chi sostiene di averne visto lo spirito, lo descrive mentre “guarda fuori dalla finestra con nostalgia”. Nel castello di Windsor qualcuno avrebbe visto addirittura il fantasma Enrico VIII, che zoppicava a causa della gotta e delle ulcere sulla gamba di cui soffrì in vita.

I cadaveri di Carlo I e di Enrico VIII

Il Mirror ricorda un aneddoto in cui non sono protagonisti i fantasmi, ma che è lo stesso molto sinistro, lugubre ed esprime la curiosità dei vivi nei confronti di un evento tanto ignoto quanto spaventoso come la morte, il regno dell’oltretomba a cui apparterrebbero gli spiriti: un giorno Re Giorgio IV e il suo medico Sir Henry Halford si sarebbero recati nella Cappella di San Giorgio (a Windsor) per aprire le tombe di Carlo I e di Enrico VIII e vedere in che stato fossero i corpi. Halford, con il permesso di Giorgio IV, ha persino fatto un ritratto del volto di Re Carlo I, oggi esposto alla National Portrait Gallery. Non è finita: sembra che dopo l’apertura delle bare, il povero Carlo avrebbe “spalancato” gli occhi. Niente di paranormale, la causa è solo il repentino cambiamento di pressione. Il risultato, però, è comunque un brivido di terrore. Giorgio IV avrebbe pure consentito al dottore di prelevare la vertebra cervicale del sovrano. Sarebbe stata la regina Vittoria, disgustata e impaurita, a dare ordine di seppellire di nuovo quel macabro souvenir.

Il fantasma “senza testa” di Anna Bolena

La storia di Anna Bolena è famosissima. Venne accusata di alto tradimento e condannata all’esecuzione capitale. Il popolo la riteneva un’usurpatrice, una donna corrotta e una strega. Anna, naturalmente, non era nulla di tutto ciò. Anzi, forse la sua morte fu orchestrata dal Re, che non l’amava più e voleva liberarsi di quella moglie sposata come atto di ribellione contro la Chiesa cattolica (all’origine dello scisma da cui nacque la Chiesa anglicana) e che non era stata in grado di dargli il tanto sospirato erede maschio (la Bolena, però, partorì Elisabetta I: prova vivente che Enrico VIII aveva un’opinione errata sulle capacità e sul potere femminili). Anna, secondo la legge, doveva finire al rogo, ma il sovrano commutò la pena in decapitazione e ordinò che non venisse usata una scure, bensì la spada, arma considerata più nobile, quindi “adeguata” a dare la morte a una regina consorte. La Bolena morì nella Torre di Londra il 19 maggio 1536. Da allora, a ogni anniversario della sua decapitazione, il fantasma di Anna apparirebbe a Blickling Hall, il luogo della sua nascita. Sul sito della National Trust possiamo leggere: “Quando scende la notte il fantasma di Anna Bolena, con il capo [adagiato] sul grembo, corre per la proprietà su una carrozza guidata da un cavaliere senza testa. Nel momento in cui la carrozza arriva di fronte alla residenza, scompare nel nulla. Secondo la tradizione quando la notizia della morte di Anna raggiunse Blickling Hall, nel 1536, quattro cavalli senza testa furono visti trascinare il corpo di un uomo senza testa per il Norfolk”.

Un mistero di 540 anni fa: i piccoli principi prigionieri nella Torre di Londra

Che fine fecero i piccoli Edoardo V (13 anni) e il fratello Riccardo Plantageneto I duca di York (9 anni) dopo la morte del loro padre, Edoardo IV, nel 1483? Sappiamo che il loro zio, Riccardo III, duca di Gloucester, li fece rinchiudere nella Torre di Londra per eliminare l’unico ostacolo che si frapponeva tra lui e il trono. Poco si sa, invece, di ciò che accadde subito dopo. Nessuno vide più i bambini. Impossibile dire quando e per quale causa morirono. L’ipotesi più accreditata sostiene che i fratellini siano deceduti nella Torre di Londra e i sospetti convergono tutti su Riccardo. Nel 1674 vennero ritrovati due scheletri sepolti sotto una scala della torre, forse appartenenti ai fratellini. La regina Elisabetta, grazie al Dna, avrebbe potuto dare una soluzione a questo enigma secolare, ma si rifiutò di concedere il permesso per aprire le cripte reali contenenti i resti. Re Carlo III, invece, avrebbe “un diverso punto di vista” sulla questione e vorrebbe dare il suo assenso alle analisi. In attesa della verità, sembra che gli spettri dei fratelli continuino a vagare nel luogo della loro prigionia. Nel 2017 fece scalpore una foto fatta da una donna, Mary Ryan, proprio nella Torre di Londra: dietro di lei c’era il viso di un bambino. Secondo la giovane si tratterebbe del fantasma di Edoardo V. Non vi sono prove concrete di nessuna apparizione riportata nel corso della Storia. Immagini di quel tipo, invece, si possono ottenere in molti modi, anche per errore (in passato qualcuno ha fatto una cosa molto banale: sovrapporre due immagini. In qualche caso, però, la sovrapposizione è stata involontaria, uno sbaglio. Ma nulla di soprannaturale).

L’esorcismo contro il fantasma di Lady Diana

Neppure l’anima di Lady Diana troverebbe pace, ma preferirebbe vagare tra i saloni della residenza di famiglia ad Althorp, dove è cresciuta ed è stata sepolta. Alcuni, invece, sostengono l’ipotesi, senza alcun fondamento concreto, che la vera tomba di Diana si troverebbe nella chiesa di St. Mary The Virgin, dove il suo spettro continuerebbe ad apparire. Secondo le leggende il fantasma della principessa avrebbe infastidito perfino la regina Elisabetta a Sandringham, nel 2001. Stando al secondo volume dei diari del giornalista Kenneth Rose Sua Maestà avrebbe perfino chiesto di fare un “rito”, una specie di esorcismo per “riportare la tranquillità” a Palazzo, alla presenza della Regina Madre e della dama di compagnia Prudence Penn. Lo strano evento viene descritto così: “La dama di compagnia della sovrana mi disse che era stata invitata dalla Regina a Sandringham per assistere a una funzione condotta dal parroco locale in una delle stanze della residenza reale, quella in cui morì Re Giorgio VI nel 1952”. La camera sarebbe stata “infestata da uno spirito che rendeva impossibile il lavoro”. A quanto sembra “il parroco affermò che l’atmosfera potesse essere dovuta alla principessa Diana: cose simili potevano accadere quando qualcuno moriva di morte violenta”.

Estratto dell’articolo di Vittorio Sabadin per “il Messaggero” il 7 marzo 2023 

[…] Ci si domanda se il regno di Carlo apra una nuova era o semplicemente chiuda quella vecchia. C'è chi pensa che il Re, per tanti anni un riformatore frustrato che non riusciva a imporre le sue idee per l'opposizione dei genitori e del sistema, si faccia promotore di un'ondata di riforme anche a rischio di mettersi in rotta di collisione con il Parlamento […]

Nel 1953, l'anno dell'incoronazione di Elisabetta, nessuno si faceva domande sulle cose che erano state fatte per conquistare l'impero, ci si chiedeva piuttosto come si fosse riusciti a perderlo. L'idea che un re dovesse un giorno scusarsi per il passato del suo paese era ai suoi tempi inconcepibile. Carlo oggi deve affrontare richieste di risarcimento per il colonialismo, indagini sullo schiavismo, pretese di restituzione di gioielli e reperti archeologici provenienti da altri paesi.

Carlo è capo della Chiesa anglicana, ma nella città di Leicester l'Islam è già la prima religione e solo il 2% della popolazione frequenta regolarmente i templi cristiani. È sovrano o capo di stato di 14 nazioni del Commonwealth, ma Canada, Australia, Nuova Zelanda e Giamaica già pensano di diventare repubbliche e di non riconoscere più l'autorità del re britannico sul loro territorio.

La «grande famiglia imperiale» che sua madre aveva giurato di servire «per lunga o breve» che fosse stata la sua vita si sta dissolvendo. Il cambiamento è profondo, le nuove generazioni faticano a comprendere i rituali che abbiamo visto all'incoronazione, che sembrano medioevali e anacronistici. Nessuno oggi crede più che Carlo III regni per volere di Dio, ma ai tempi di sua madre lo pensava il 34% dei britannici. Il regno di Elisabetta si è basato sulla distanza e sul mistero: non si poteva toccarla, né farle domande, né rivolgerle la parola per primi. Carlo lo si può toccare, gli si urla una domanda e lui risponde, si può chiedergli un selfie.

È il re più anziano mai incoronato nella storia inglese, e pensa che facendo così risulterà più giovanile e moderno. Ma alla sua incoronazione è andato su una carrozza trainata da sei cavalli condotti da palafrenieri in antiche uniformi dorate: una carrozza che però aveva l'aria condizionata e le sospensioni idropneumatiche. Un anacronistico incrocio tra tradizione e modernità, che forse sarà la cifra del suo regno: tenersi ancorati al passato vivendo nell'era contemporanea, ma lasciando giorno dopo giorno un pezzo del vecchio mondo per strada.  

Quanto costano Carlo III e la famiglia reale ai britannici? Il confronto con le altre corone europee: i dati. Danilo Supino su Il Corriere della sera il 3 Maggio 2023

Nonostante la famiglia Windsor sia quella con il patrimonio più alto d'Europa, sono i reali di Lussemburgo a pesare di più sui cittadini. I reali del Liechtestein sono gli unici a vivere solo del proprio «stipendio»

Il 6 maggio, all'età di 76 anni, Carlo III viene incoronato Re d'Inghilterra e guiderà ufficialmente la monarchia più famosa al mondo. La cerimonia, composta da gioielli e «regalie» si terrà nella basilica di Westminster, poi un corteo attraverserà le strade di una Londra blindata e Buckingham Palace verrà circondata da curiosi e giornalisti. Sarà senza dubbio uno degli eventi più seguiti del 2023. La corte dei Windsor è la più celebre tra le case reali europee. Ma, nonostante tutto lo sfarzo che li circonda, non è però la famiglia nobiliare che più pesa sulle finanze dello Stato e sui cittadini. Siamo andati a controllare i conti di tutte le famiglie reali e le relazioni finanziarie, incrociandole con i report dei ministeri del tesoro.

Carlo III è il re più ricco d'Europa

I Windsor ricevono annualmente il Sovereign Grant, un compenso elargito da parte del Ministero del Tesoro inglese che cambia di anno in anno e serve per la manutenzione di Buckingham Palace, la retribuzione dello staff, la cura del patrimonio immobiliare. Secondo il report finanziario della casa reale inglese, per l’anno 2021/22 la dote è stata di 86,3 milioni di sterline pari a 98.143.446 euro, in aumento rispetto al 2020-21 quando la cifra è stata di 97.688.552 di euro. La cifra è composta da una parte per il sovvenzionamento dei viaggi di Stato che ammonta a 58,9 milioni di euro e la restante parte per reddito personale. Tuttavia, non si può dire che Carlo III sia ricco grazie allo «stipendio mensile» pagato con le tasse dei cittadini del Regno Unito perché ogni inglese tira fuori a testa 0,69 euro (ne sono esclusi i cittadini del Commonwealth). Oltre il contributo pubblico, nelle entrate dei Windsor ci sono in conto 11,26 milioni provenienti da alcune proprietà escluse da The Crown Estate, ma non sono sufficienti a coprire le spese di famiglia e di Buckingham Palace perché tutto il reame è costato 116,5 milioni di euro, in aumento del 17% rispetto all’anno precedente.

Nell’ultimo bilancio a pesare sono stati i costi di manutenzione che sono saliti a 72,7 milioni per la restaurazione di un’ala del Palazzo reale. In aggiunta, si prevede che il deficit per l’anno finanziario 2022/23 sarà superiore perché verrà contabilizzato il funerale della Regina Elisabetta II che si è tenuto il 19 ottobre 2022 (l’anno finanziario termina il 31 marzo e il bilancio è pubblicato a giugno).

Come funziona il Sovereign Grant

La rendita finanziaria che il Regno Unito dà ai Windsor così come la conosciamo oggi è entrata in vigore il 1° aprile 2012 dopo l’approvazione del Sovereign Grant Act 2011. Le spese di Carlo III vengono coperte da fondi pubblici in cambio dei ricavi de The Crown Estate, la società di corte che gestisce le proprietà reali e gli incassi di queste. La dote che annualmente viene data ai reali è calcolata sulla base del 15% dei guadagni de The Crown Estate nei due anni precedenti.

Quanto costano le altre monarchie d’Europa ai cittadini

I Windsor sono la famiglia reale più chiacchierata ma non sono l’unica in Europa. Tutt’oggi esistono altre dieci monarchie con nove regnanti ereditari. Le monarchie europee, però, non sono più quelle dell’Ancient regime e del Congresso di Vienna e sia i governi ma anche le stesse famiglie reali hanno ridimensionato legislativamente il peso economico che hanno sui conti dello Stato.

Al secondo posto, i reali dei Paesi Bassi

Uno Stato che ha provato a limitare l’impatto economico della famiglia reale sui cittadini sono i Paesi Bassi. Più volte l’opposizione di Mark Rutte ha avanzato la proposta di far pagare le tasse alla famiglia reale, ma puntualmente il primo ministro di centro-destra ha respinto la proposta. Quindi, i van Orange-Nassau sono la seconda famiglia reale d’Europa che riceve più soldi dallo stato: 50.169.000 euro. Una volta tolte le spese di gestione restano 11 milioni per pagare lo stipendio alla famiglia: il re Guglielmo Alessandro ha una dote di 1.035.000 euro (e altri 5 milioni per la gestione del personale); la regina madre Beatrice riceve 1,73 milioni di euro; alla regina Maxima 411.000 euro; la regina madre Beatrice riceve 1,73 milioni. Nonostante i tentativi del governo di limitare l’impatto sulle casse dello stato, ogni cittadino olandese paga 2,86 euro a testa per mantenere Guglielmo Alessandro e famiglia. 

Poca trasparenza nei conti di Norvegia e Lussemburgo

I reali di Norvegia, invece, ricevono dai cittadini 4,88 euro a testa che vale alla famiglia reale Gluksburg una rendita di 26.405.287 euro. Come viene erogata e in base a cosa non è ben specificato nelle relazioni di stato, l’unica cosa certa secondo un rapporto del parlamento è che l’intera famiglia reale riceve una somma per la gestione del patrimonio immobiliare e per le spese private di famiglia. Un altro governo che ha tentato di intervenire sui rapporti economici con la famiglia reale è quello di Xavier Battel in Lussemburgo. La Famiglia ha giocato sulla poca trasparenza di alcune operazioni finanziarie che hanno attirato l’attenzione delle autorità di controllo e del parlamento il Granduca Henri e la sua famiglia, tanto da provocare il placido esecutivo del granducato. In attesa della completa trasparenza della famiglia granducale, dal bilancio del governo si sa che lo Stato versa ad Henri e la sua famiglia 19.257.155 euro. Questa somma oltre a coprire le spese di gestione, assegna 523.103 euro ad Henri e 217.985 euro al principe ereditario Guglielmo. C’è da pensare che la trasparenza dei Granduchi sia un atto dovuto. I soldi in Lussemburgo non sono un problema visto che il reddito pro-capite è il più alto dell’area Ocse con circa 130 mila euro. Tuttavia, i cittadini del granducato pagano a testa 30 euro per la dote che viene versata alla famiglia reale. 

Lo «stipendio» dei reali svedesi

Tornando in area scandinava, i Bernadotte di Svezia ricevono annualmente 12.951.410 di euro. Il re Carlo XVI Gustaf, che quest’anno festeggia il giubileo, da buon capo di Stato ha privato cinque suoi nipoti del titolo nobiliare per non gravare ulteriormente sul bilancio statale. Dalla cifra totale di 12,9 milioni c’è la rendita che viene assegnata ad ogni coppia reale: a Carl Gustaf e Silvia sua moglie vanno 710.000 euro, alla principessa ereditaria Victoria e marito vanno 400.000 euro (dal 1980 la successione è per primogenitura agnatica, sia maschi che femmine), a Carl Philip e sua moglie 97.000 euro. 

E quelli dei Gluksburgs di Danimarca

Qualche migliaio di euro in meno per i vicini Gluksburgs di Danimarca. La regina Margrethe II, divenuta la più longeva, ha escluso alcuni nipoti dal titolo nobiliare per «portare la monarchia al passo con i tempi». Tuttavia, la famiglia reale costa ad ogni danese 2 euro e nel 2022 il governo ha assegnato una rendita di 12.191.022 euro. 

In Belgio, invece, secondo l’articolo 2 della legge del 27 novembre 2013 viene specificato che la somma base da versare alla famiglia del re Filippo del Belgio è di 11.554.000 euro e che ogni anno va adattata all’inflazione. Per fiamminghi e valloni il costo della monarchia è di solo 1 euro a persona. 

I Borboni di Spagna, la famiglia reale più «economica»

La famiglia reale che riceve meno dallo Stato sono i Borboni di Spagna e inoltre costa ai cittadini solo 18 centesimi di euro a testa. Attualmente il re è Felipe VI, figlio di Juan Carlos che nel 2014 abdicò dopo le accuse di reati finanziari salvo essere poi salvato dalla legge sull’immunità. A parte i vizi di papà Juan Carlo a Felipe, sua moglie Letizia e tutta la famiglia Borbone lo stato assegna una rendita di 8.431.150 euro. 

Il caso del Liechtenstein

Solo una casa reale lavora, ha uno stipendio proprio e non grava sui cittadini, nonostante si tratti di un piccolo stato che basa tutto su terziario è finanza: il Liechtenstein. Lo stato molto spesso è stato additato come paradiso fiscale (non a torto) e alla riforma di trasparenza per riabilitare l’immagine finanziaria del Paese si è unita anche la famiglia reale. Il principe regnante è Luigi del Liechtenstein e suo fratello Massimiliano è il Ceo e presidente della LGT, il gruppo che gestisce la private bank, gli asset e il patrimonio di famiglia. 

Abbiamo detto che le monarchie sono dodici ma ne abbiamo trattate dieci. Le restanti due sono il Principato di Andorra dove i reggenti sono il vescovo della diocesi catalana di Urgell, Joan Enric Vives i Sicilia, e il Presidente della Repubblica francese di turno, attualmente Emmanuel Macron. L’altra monarchia è la Città del Vaticano, tecnicamente una monarchia assoluta a carica elettiva dove i grandi elettori sono i cardinali, una specie di Sacro Romano Impero Germanico ma composto da soli ecclesiastici.

Ma i reali inglesi lavorano?

Relativamente a quello che potrebbe essere il lavoro di un nobile, la risposta è sì: si tratta di inaugurazioni, cerimonie, eventi di stato e mondanità simili. Nel 2019 l’agenzia di stampa britannica ha raccolto i giorni in cui i reali inglesi sono stati impegnati per eventi ufficiali.

A Flourish data visualization

In questa insolita classifica ci sono ancora Elisabetta II; il principe Andrea, allontanato da corte dopo il coinvolgimento nello scandalo Epstein e #metoo; il principe Harry, che oggi vive a Los Angeles con la moglie Meghan Markle. E sorprendentemente, Anna d’Inghilterra è la Windsor che lavora più di tutti. Nel 2019 è stata impegnata per 195 giorni e stando ad un sondaggio di YouGov di maggio 2022, lei è la reale più amata dopo la compianta Regina Elisabetta, William, Kate e prima del futuro re Carlo. Proprio lui è il secondo alle spalle della sorella e prima del fratello Andrea.

Estratto dell'articolo di Massimo Sideri per il “Corriere della Sera” il 24 marzo 2023.

La più grande lezione di marketing del Novecento arriva non da una multinazionale ma dalla famiglia reale inglese. Non tutti ricordano che i Windsor nella storia non esistono: non ce n’è traccia fino alla Prima guerra mondiale. Nel 1917 a causa dei sentimenti antitedeschi la famiglia reale inglese dei Sassonia-Coburgo-Gotha decise di cambiare nome, a tavolino.

 Peraltro Gotha era il nome della località dove da secoli si produceva un annuario sulle famiglie nobili europee (non a caso, ancora oggi, si usa come espressione il gotha della finanza...), ma anche dove si producevano i temibili bombardieri tedeschi che erano chiamati, appunto, sempre Gotha. Quando bombardarono una scuola a Londra i giornali titolarono «Gotha assassini». Con un pragmatismo che li ha sempre caratterizzati i reali inglesi decisero di prendere il nome di un castello, quello di Windsor.

[…] La lezione dei Windsor sembrava essere stata appresa anche da Facebook che dopo la cattiva nomea […] aveva cambiato nome in Meta approfittando del fenomeno del metaverso. Con un caveat: proprio in questi giorni la società ha comunicato di aver cambiato strategia, abbandonando il credo del metaverso a vantaggio della […] intelligenza artificiale. Creando un’incoerenza nel nome. La lezione di Meta è stata appresa a metà: i cambi quando avvengono devono essere se non per sempre, almeno secolari. Come insegnano i Windsor.

Estratto dell'articolo di Paolo Valentino per corriere.it il 30 marzo 2023.

«È importante per me e mia moglie essere qui e rinnovare l’amicizia speciale fra i nostri due Paesi, che ha significato moltissimo anche per mia madre». Ha cominciato così, in perfetto tedesco, Re Carlo III, il suo discorso al Bundestag, il primo di un monarca britannico davanti al Parlamento tedesco.

 Al suo debutto sulla scena internazionale, Carlo si è mostrato all’altezza del compito affidatogli dal governo di Sua Maestà, quello di cementare il riavvicinamento del Regno Unito alla Germania e all’Europa, dopo lo straniamento seguito alla Brexit. «I nostri Paesi sono fianco a fianco di fronte alle grandi sfide del nostro tempo», ha detto.

Alternando il tedesco all’inglese, il sovrano ha evocato la Storia e l’attualità, i legami culturali e quelli economici, che vedono Londra e Berlino all’avanguardia nel mondo. Si è detto «orgoglioso» di questi rapporti, parlando anche delle «amate relazioni familiari», i Windsor avendo le loro radici ad Hannover.

Ma non ha dimenticato le pagine buie del passato, come il drammatico salvataggio nel 1938 di 10 mila bambini ebrei tedeschi, trasportati in Gran Bretagna e salvati dal nazismo. Ed ha anche aggiunto un pizzico di humor britannico, ricordando la rivalità calcistica fra le due nazioni, per una volta potendo citare una vittoria, quella della nazionale femminile inglese contro la squadra tedesca per 2-1 agli Europei dell’estate scorsa.

Re Carlo e i cugini tedeschi, il viaggio di stato è anche riunione di famiglia. Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 29 Marzo 2023

Re Carlo e Camilla da oggi in Germania dovrebbero incontrare anche i nipoti del Duca di Edimburgo. E come papà Filippo, Carlo parlerà in tedesco. Davanti al Bundestag

Parlerà in tedesco, non fluente però come il padre Filippo. E vedrà i cugini che vivono in Germania. La prima visita estera da nuovo monarca del Re è anche questo. Un affare di famiglia.

Era la primavera del 1965 quando la madre, la regina Elisabetta arrivava in Germania per la sua prima visita sul suolo tedesco, la prima di un capo di stato britannico, dal Royal wedding della principessa Vittoria di Prussia alla quale prese parte re Giorgio V nel 1913. E accanto a Elisabetta c’era Filippo, che tornava «a casa». Dove erano sposate le sorelle.

Oggi a Berlino il presidente Frank-Walter Steinmeier con il quale Carlo ha un ottimo rapporto, riserverà al sovrano in visita la possibilità di parlare davanti alla Porta di Brandeburgo (primo re ad averne il privilegio) e Carlo sarà anche il primo a potersi rivolgere al parlamento federale con un discorso al Bundestag. Prima volta in cui parlerà anche in tedesco. Papà Filippo, duca di Edimburgo, cresciuto alla Schule Schloss Salem in Germania (poi a Gordonstoun) parlava fluentemente tedesco. Era nato Philippos Schleswig-Holstein-SonderburgGlücksburg,venuto alla luce nella residenza aristocratica di Mon Repos in Grecia.

E alla cena di gala per 120 ospiti, al Bellevue Palace, il presidente della Germania con la moglie Elke Büdenbender, faranno accomodare Carlo accanto ad alcuni dei parenti tedeschi del padre, il principe Filippo. Attesi il principe Bernhard, principe ereditario di Baden, nipote di Theodora una delle sorelle dello scomparso Filippo. E il principe Philipp di Hohenlohe-Langenburg, nipote di un’altra sorella di Filippo, la principessa Margarita. L’ultima volta che il Re li ha incontrati era stato al funerale di stato della regina Elisabetta a settembre 2022.

Senza dimenticare i natali germanici dell’avo di Carlo, per parte della madre Elisabetta: il principe Alberto di Saxe Coburg Gotha. In viaggio in Germania nel 2019, l’allora principe Carlo aveva ricordato infatti con parole affettuose l’avo Alberto (marito della regina Vittoria). «Un uomo straordinario che nella sua vita troppo breve ebbe una tale influenza nell’arte, nella scienza e anche nel commercio e industria britannica – disse Carlo -. Che alla mia famiglia ha portato non solo legami famigliari con l’attuale Germania, che ancora oggi ci sono cari, ma un’infinità di tradizioni e cultura germanica».

La dinastia Windsor venne così ribattezzata nel 1917 da re Giorgio V, prendendo a prestito il nome quintessentially English del maniero reale, per far dimenticare il vero nome tedesco: Saxe Coburgo Gotha.

Fu proprio per allontanare dal casato ogni reminiscenza tedesca che il 17 luglio 1917, re Giorgio V si espresse con un atto ufficiale per cambiare il cognome del casato: «Il nome di Windsor verrà assunto dalla Casa e dalla Famiglia Reale rinunciando a ogni titolo e carica tedeschi». La decisione dopo che, nei raid tedeschi su Londra della prima guerra mondiale, una scuola nell’East Side, la Upper North Street School di Poplar, era stata colpita mietendo diciotto piccole vittime.

La prima indiscrezione sul desiderio del re di cambiare, «inglesizzandolo», il nome della dinastia germanica emerse da una notizia pubblicata sul «Manchester Guardian». Poche settimane dopo, la decisione fu resa ufficiale da Buckingham Palace con un vero e proprio piano di sostituzione di vecchi titoli dal suono troppo germanico, con nuovi titoli dal suono famigliare e decisamente British.

«Un viaggio in Germania senza particolari controversie per Carlo III: per la regina vissuta durante la guerra mondiale poteva essere diverso, ma il Re è nato dopo il secondo conflitto mondiale», ha spiegato al Corriere il diplomatico Laurence Bristow-Smith. Ma il valore simbolico del sovrano – davanti alla Porta di Brandeburgo prima e poi ad Amburgo per una cerimonia commemorativa dei bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, sarà un momento di grande valenza emotiva. Alla luce anche della guerra poco lontana, in Europa, in Ucraina, per la quale il Re si espresse con toni forti e netti sin dalle prime mosse dell’attacco russo.

Dunque, niente Parigi, niente passaggio fra i vigneti organici di Bordeaux, il Re ha fatto rotta su Berlino per completare la sua prima missione all’estero, con destinazione Europa. E anche Berlino, prima volta nella storia, il Re che dovrebbe parlare davanti al Bundestag, dopo aver salutato la folla alla Porta di Brandeburgo: scelta altamente simbolica, prima volta di una visita di stato che inizia da un luogo tanto emblematico del passato post bellico del Paese. Ma se in Francia la sua passione sostenibile avrebbe trovato risposta nella visita al maniero green, il protocollo in Germania ha preparato per il Re un percorso non meno intenso di esperienze nel segno della sostenibilità. La passione e la battaglia, da sempre, del Re.

Mentre a Londra lunedì è atterrato dalla California, a sorpresa, il principe Harry. Per presentarsi all’Alta Corte nel cuore della capitale britannica in merito a un caso che lo vede contrapposto all’editore del Daily Mail (la Associated Newspapers Limited), assieme ad altri personaggi come le attrici Sadie Frost ed Elizabeth Hurley, il cantante Sir Elton John (in tutto sette personalità pubbliche di alto profilo). Sono contestate violazioni della privacy e interferenze nella vita privata. Temi che il principe ha ben raccontato nel suo memoir in cui rivive anche gli anni in cui le sue fidanzate furono seguite e pedinate con tanto di device per segnalarne la localizzazione dalla stampa tabloid d‘Oltremanica. E procedono i preparativi in vista dell’incoronazione del 6 maggio. Con il Re che accoglierà con un ricevimento a Buckingham Palace i leader del Commonwealth secondo lo schema dei grandi eventi reali che sono in genere preceduti da un momento di accoglienza ufficiale di principi, re e capi di stato a Londra. Ma questa volta il Re avrebbe chiesto al suo staff di non prevedere impegni ufficiali oltre le 6 del pomeriggio prima dell’Incoronazione.

Dopo Elisabetta, un lungo (e brutto) royal show. Harry ha trasformato i Windsor negli Addams. Scomparsa la regina e, prima di lei, il suo consorte, c'è gran ballo a corte. Tony Damascelli il 10 Gennaio 2023 su Il Giornale

Scomparsa la regina e, prima di lei, il suo consorte, c'è gran ballo a corte. I Windsor offrono il peggior royal show del secolo, Henry-Harry, duca di Sussex, è il protagonista assoluto, va in nomination quotidiana, scrive libri, interpreta ruoli filmici, concede interviste, vive la sua Buckinghexit con ripetute fibrillazioni, è un pentito che rivela i segreti di famiglia, soffre lo stato di figlio dimenticato, sente vittima anche la propria moglie americana, stando alle sue varie parole i Windsor sono gli Addams del regno unito, un gruppo che vive di rendita e nel quale Gomez è il re Carlo, Morticia la regina consorte Camilla, il resto è spettacolo macabro e irriverente, razzista, irriconoscente: «Io voglio una famiglia, non una istituzione» ha spiegato con la barba rossa e ispida il giocane Enrico che per onomastica porta anche i nomi di Carlo, Alberto e Davide, uso apposta la traduzione per renderlo più vicino alla gente comune, quella alla quale lui e Meghan fanno riferimento o, aggiungo io, gli abbonati di Netflix o gli acquirenti dell'ultimo libro, Spare, in uscita oggi, a parte l'edizione clandestina En la Sombra, apparso in Spagna già il 5 di gennaio.

La copertina mostra il volto severo del nobile decaduto o decadente, potrebbe sembrare una foto segnaletica, manca l'immagine di profilo e il numero di registro relativo, l'ego monta pagina per pagina, Enrico cerca di convincere il mondo che quella inglese è una recita continua, intossicata da comportamenti e mentalità che nulla hanno a che fare con la genuinità di una sana, non dico sacra, famiglia. Un dinastia che ha superato guerre e tragedie, pubbliche e private, c'era Elisabetta II, ok, ma la forza della Firm, dell'azienda, perché tale sono i Windsor, dovrebbe riuscire a superare anche l'ostacolo di questo quinto in linea dinastica, un bambino non ancora diventato uomo eppure padre, un ragazzo non ancora diventato marito, perché, come malignano a corte, l'uomo è lei, l'attricetta americana che, come nel caso di John Lennon-Yoko Ono, ha plagiato il consorte al punto di farlo uscire dai fab four, Charles-Camilla-William-Kate; strano che lady M non abbia ancora svelato di essere stata abusata da giovane, è bastato insinuare che qualcuno abbia sospettato sul colore della pelle del pupo Archie o della Lilibet (una furbata il nome di battesimo) per sollevare il polverone nelle varie dimore reali

Ma c'è chi sostiene che ormai il casato scricchiola, il re non ha il carisma e la calma necessarie per affrontare l'emergenza, gli è bastata una stilografica difettosa per smascherarne l'indole, immagino come avrà digrignato dinanzi alla lettura delle memorie del secondogenito. Voci di corte mormorano che Henry Harry non parteciperà all'incoronazione del padre, eppure il giovin signore potrebbe cogliere l'occasione al volo, presentarsi in abiti casual, allestire un banchetto dinanzi all'abbazia e autografare ogni singola copia di Spare, la vendita andrebbe a ruba, l'introito finirebbe in beneficenza e dentro la chiesa si udirebbe un God Save the King mai così adatto come in quei momenti. Un film comico? Beh, che altro è diventata la AddamsWindsor?

Roberto De Mattei per “Libero Quotidiano” l’8 gennaio 2023.

Gli scandali che incombono sulla Corte reale inglese riportano alla mente lo scandalo che investì i Windsor nel XX secolo, minacciando di distruggere la monarchia: la crisi avvenuta nel 1936 per l'abdicazione del re Edoardo VIII, che rinunciò al trono per sposare Wallis Simpson, una americana due volte divorziata e dalla discussa moralità.

 Il problema però non era solo religioso e morale, ma politico, come viene ben ricostruito dal recente libro, Il Re traditore (Neri Pozza, Vicenza 2022, pp. 400, euro 22) di Andrew Lownie, un giornalista noto per l'accuratezza delle biografie di cui è autore. Anche questa è meticolosa, fino alla pedanteria e documenta in maniera ineccepibile uno dei periodi più controversi della storia inglese.

 Edoardo, principe di Galles, era il figlio primogenito del Re Giorgio V ed era noto negli ambienti mondani per i suoi gusti sofisticati, ma anche per la simpatia che nutriva verso il regime hitleriano e la British Union of Fascists di Oswald Mosley. Wallis Simpson gli era stata presentata a una festa nel gennaio 1931. La donna, che aveva divorziato dal pilota della marina Earl Winfield Spencer jr., aveva fama di essere una persona ambigua e molto venale.

 Nei tre anni seguenti il principe la frequentò in società e dal gennaio 1934 ne fece la sua amante. Quando Giorgio V morì, il 20 gennaio 1936, il principe salì al trono con il nome di Edoardo VIII e Wallis divenne una presenza fissa nel palazzo reale. Nella seconda settimana di agosto del 1936 il sovrano intraprese una crociera nel Mediterraneo con Wallis, senza che il signor Simpson, suo secondo marito, fosse invitato.

 Quando i giornali americani diedero la notizia che aveva l'intenzione di sposare Wallis Simpson, il Re fece pressione, su Lord Beaverbrook, proprietario del Daily Express, dell'Evening Standard e del Sunday Express, perché i suoi giornali ignorassero la notizia, ma poi chiese al magnate britannico il suo appoggio mediatico per mantenere il trono. Lo stesso Lord Beaverbrook, nel suo libro Un nazista sul trono d'Inghilterra.

 L'abdicazione di Re Edoardo VIII, (Oaks, Roma 2017, pp, 186, euro 18) ci offre un accurato resoconto del gioco delle parti di quelle settimane. Edoardo VIII voleva sposarsi senza rinunziare al trono; il primo ministro Stanley Baldwin era disinteressato al matrimonio del Re, ma, voleva la sua abdicazione; l'arcivescovo di Canterbury Cosmo Lang, non voleva il matrimonio, e nemmeno il Re, che preferiva frequentare i nights club alla chiesa anglicana di cui era capo. 

Il 16 novembre 1936 Edoardo VIII comunicò ufficialmente al premier Baldwin la propria intenzione di sposare la signora Simpson. Baldwin fece presente al sovrano che il popolo non avrebbe approvato il matrimonio. La chiesa d'Inghilterra non riconosceva le nozze tra divorziati e la famiglia reale non poteva ignorarne gli insegnamenti. Inoltre, i servizi segreti avevano fornito a Downing Street rapporti secondo i quali Wallis manteneva "una affettuosa amicizia" con l'ambasciatore di Germania a Londra Joachim von Ribbentrop, futuro ministro degli Esteri del Terzo Reich, dal quale ricevette per un anno 17 rose rosse al giorno. 

Il sovrano, posto di fronte al bivio, il 10 dicembre 1936, dopo 326 giorni di regno, abdicò in favore del fratello Alberto, che prese il nome di Giorgio VI. Il 3 giugno 1937 Edoardo, divenuto duca di Windsor, sposò Wallis Simpson, che aveva ottenuto il divorzio dal secondo marito, ma alla quale Giorgio VI rifiutò di estendere il grado di "Altezza reale".

 L'imprenditore francese Charles Bedeaux, che collaborava con i nazisti, mise a disposizione dei duchi di Windsor la sua dimora parigina e organizzò un viaggio in Germania in cui il duca di Windsor ebbe un colloquio con Adolf Hitler a Berchtesgaden.

 Quando scoppiò la guerra il duca lasciò la Francia per il Portogallo, dove diventò un problema politico per il Regno. C'era il fondato timore che attorno a lui si potesse costituire una quinta colonna pacifista, per attribuirgli un ruolo analogo a quello del maresciallo Petain in Francia. Ribbentrop affidò al migliore degli agenti segreti tedeschi, Walter Schellen berg, il compito di catturare i duchi di Windsor, proponendo loro il ritorno sul trono, a condizione di un appoggio pub blico alla Germania. 

La missione fu sventata dai servizi segreti inglesi e Churchill convinse il duca a lasciare il Portogallo, nominandolo governatore delle isole Bahamas. Questa soluzione permise al governo britannico di tener lo lontano dall'Europa per il resto della guerra, ma nelle conversazioni private e anche in qualche intervista, Edoardo continuava a dichiarare che la Gran Bretagna non poteva sconfiggere la Germania e che avrebbe dovuto raggiungere un accordo negoziato con Hitler. 

 Alle Bahamas la coppia si trovò al centro di scandali, intrighi e persino di un misterioso delitto. Il 15 aprile 1945 il duca rassegnò le dimissioni da governatore delle Bahamas. Un mese più tardi il capitano David Silverberg dell'armata americana trovò a Marburg una serie di esplosivi documenti sulle relazioni tedesco-britanniche, tra cui un volume sui Windsor che documentava l'ambigua posizione dell'ex-sovrano e della moglie. 

Lownie è convinto che per i tedeschi Edoardo VIII era un potenziale alleato e che lui e Wallis, non furono ingenue pedine, ma strumenti ben consci dei piani nazisti. Tutti, da Churchill alla casa reale, credevano che il duca fosse un traditore piuttosto che uno sciocco. Nel dopoguerra i Windsor condussero una vita di feste e di viaggi. Edoardo VIII era un uomo fatuo, noioso e annoia to, Wallis una donna fredda e dominatrice. Lui rimase invaghito fino all'ultimo di lei, mentre è dubbio che lei lo sia mai stata di lui.

Da lastampa.it il 24 dicembre 2022.

Il 2022 della famiglia reale britannica si è aperto con la complessa organizzazione del Giubileo di Platino della Regina Elisabetta, che celebrava i 70 anni di regno: mostre per celebrare The Queen, concorsi per realizzare il dessert a lei dedicato, gadget di ogni genere (inclusa una Barbie a tema). Ma come tutti sanno, a imperitura memoria di questo anno royal rimarranno soprattutto la dipartita e il funerale di Sua Maestà, scomparsa a settembre. Un evento che ha catalizzato l’attenzione del mondo intero, e che rimarrà congelato nel tempo grazie ad una serie di immagini destinate a diventare storia: ecco i momenti più emblematici del 2022 della famiglia reale britannica racchiusi in dieci fotografie.

Il 2022 della famiglia reale in dieci scatti

La regina Elisabetta, l'allora principe Charles e la Duchessa di Cambridge Kate Middleton affacciati al bacone di Buckingham Palace in occasione della parata Trooping the Colour. Indimenticabili le smorfie  del principino Louis accanto alla divertita (ma sempre composta) sorellina Charlotte. 2 Giugno 2022 

La regina Elisabetta nell'ultimo scatto che la ritrae in vita: presso il suo amato Castello di Balmoral, in Scozia, stava aspettando l'arrivo della Prime Minister Liz Truss, nuova leader del partito conservatore, per quella che doveva essere la loro prima udienza. 6 settembre 2022

Il personale di Buckingham Palace appende ai cancelli del palazzo l'annuncio della morte della Regina, la sovrana più longeva del Regno Unito. 8 settembre 2022

Kate, William, Harry e Meghan vestiti a lutto e straordinariamente insieme al Castello di Windsor: un evento che non promette di ripetersi presto. 10 settembre 2022

Il feretro della Regina viene portato fuori dall'Abbazia di Westminster dove si sono tenuti i funerali. Al suo fianco, Re Charles. 19 Settembre 2022 

Meghan Markle in lacrime durante il funerale della Regina Elisabetta, accanto al principe Harry e alle spalle di Carlo e Camilla Parker Bowles.

Kate Middleton arriva al funerale della Regina Elisabetta indossando una collana che apparteneva alla collezione di gioielli personali di Elisabetta II. 19 settembre 2022

Re Carlo e il principe William, prossimo erede al trono, salutano il feretro della sovrana.

La principessina Charlotte, che si è lasciata andare ad un momento di grande tristezza durante i funerali dell'amata bisnonna.

I diari privati, la lettera, il profumo Chanel: tutti i segreti della regina Elisabetta. Una lettera ritrovata, un profumo famosissimo, i diari di un lungo regno: ecco tre elementi che potrebbero svelarci lati ancora inediti della regina Elisabetta. Francesca Rossi il 29 Settembre 2023 su Il Giornale.

Tabella dei contenuti

 I diari della Regina

 In una valigetta di pelle nera

 Pubblicazione e autocensura

 I profumi preferiti

 Chanel n.5

Sulla regina Elisabetta sono stati versati i classici fiumi d’inchiostro, ma è quasi impossibile racchiudere in poche pagine una vita e un regno lunghissimi, pieni di eventi, incontri, pensieri, azioni. C’è ancora molto da dire sulla defunta sovrana e persino oggetti comunissimi come un profumo, una lettera e dei diari potrebbero svelarci dei segreti, dei dettagli finora sconosciuti su questa monarca ormai entrata nella storia.

Una vita da Regina: il ricordo dei 70 anni di regno di Elisabetta II

I diari della Regina

Tenere un diario è una delle abitudini di molti sovrani di ogni epoca. Non è esattamente un obbligo, ma spesso è stato ed è ancora consigliato a re e regine di scrivere i loro pensieri, la loro quotidianità, in modo da lasciare una traccia per le generazioni future, ma anche una testimonianza personale e di un’epoca intera che gli studiosi potranno esaminare. Anche la regina Elisabetta ha tenuto dei diari, documentando la sua vita privata e il suo ruolo.

Li avrebbe aggiornati scrivendo a mano per 15 minuti ogni sera. Sembra che nessuno avesse il permesso di leggerli, tranne una persona: il principe Filippo. Ora, ha rivelato il Telegraph, quei diari potrebbero essere pubblicati in tutto il mondo. L’ex valletto della sovrana, Paul Whybrew (detto Tall Paul, che ha lavorato al servizio di Sua Maestà per 44 anni), starebbe “vagliando i documenti per decidere quali possono essere idonei per gli archivi nazionali”, ha scritto l’Express. Perché proprio Whybrew? Perché, ha dichiarato un insider, sarebbe lui il vero “custode dei segreti della Regina”.

I principi rinchiusi nella Torre: un giallo che neppure Elisabetta II ha voluto risolvere

In una valigetta di pelle nera

La regina Elisabetta voleva essere lasciata sola durante la scrittura e i suoi collaboratori potevano disturbarla solo se vi fosse stato “qualcosa di enorme importanza”, ha detto un insider. Qualcosa come “una guerra nucleare”, ha aggiunto l’Express. Un’altra fonte ha spiegato: “Come tampone usava della carta assorbente… e ogni mattina uno dei primi doveri del suo valletto personale era quello di distruggere la carta assorbente, così nessuno avrebbe mai avuto la tentazione di provare a leggere ciò che lei aveva scritto ed era rimasto impresso sulla carta”.

La Regina portava “con sé il diario ovunque andasse, a Windsor, a Sandringham o a Balmoral ed era tenuto in una valigetta di pelle nera…”, chiusa a chiave (per la precisione le chiavi erano due e una di queste era stata affidata al segretario privato della sovrana). I diari di Sua Maestà erano alla stregua di documenti di Stato riservatissimi, che andavano protetti a ogni costo. Una delle fonti dell’Express ha commentato: “I suoi diari non sono mai andati smarriti, forse perché per lei erano preziosi quanto i Gioielli della Corona. Se, diciamo, uno sventurato valletto li avesse persi, sarebbe finito nella Torre!”.

“Voleva uccidere la regina Elisabetta”. L’Fbi rivela l’attentato sventato nel 1983

Pubblicazione e autocensura

Sir Michael Palin ha raccontato che una sera, durante una cena al Castello di Windsor a cui partecipava la regina Elisabetta, il discorso cadde proprio sui diari privati. L’ospite disse di averne uno su cui scriveva ciò che aveva fatto durante la giornata e le persone che aveva incontrato. Anche la sovrana ammise di avere un diario ma, “lei disse…che la differenza stava nel fatto che i miei potevano essere pubblicati, i suoi assolutamente no”.

Sua Maestà, sembra di capire, avrebbe sperato che le sue memorie rimanessero chiuse tra le mura del Palazzo. In realtà spesso lo scopo di questo tipo di diari è proprio la pubblicazione, poiché hanno un valore storico. Elisabetta II non poteva ignorarlo e ciò potrebbe averla spinta a non scrivere esattamente tutto ciò che pensava, come accade di frequente in casi simili. Una sorta di autocensura che l’autore applica, talvolta anche in modo inconsapevole, per dare una precisa immagine di sé e degli eventi che ha vissuto e, in un certo senso, proteggersi dal giudizio degli altri. Non c’è niente di strano. Ciò non va a toccare la validità di quanto scritto, perché in moltissimi casi gli storici, studiando i fatti, le testimonianze e anche il carattere dell’autore del diario, riescono a discernere un’impressione genuina da una costruita per il pubblico. Inoltre abbiamo visto che il valletto Whybrew starebbe “passando al setaccio” i documenti relativi ai diari: ciò farebbe pensare che ci sarà un’ulteriore selezione del materiale da pubblicare.

La regina Elisabetta nel 2020. 

I profumi preferiti

Secondo i tabloid uno dei profumi preferiti di Elisabetta II sarebbe stato il White Rose di Floris, fragranza con note di rosa, gelsomino, iris e violetta. La sovrana lo avrebbe indossato anche il giorno del suo matrimonio, il 20 novembre 1947. Un’altra essenza molto amata da Sua Maestà sarebbe stata l’Heure Bleue di Guerlain, creato nel 1912 e dal costo piuttosto accessibile. Elisabetta, però, ha voluto anche un profumo personalizzato, creato solo per lei dal “naso” italiano Laura Bosetti Tonatto. La creatrice di fragranze venne contatta da Buckingham Palace, come ricorda Harper’s Bazaar, in occasione della ventesima edizione di Pitti Fragranze, a Firenze.

Bosetti Tonatto, infatti, è famosa, oltre che per la lunga carriera di successo, anche per aver realizzato l’essenza dedicata alla mostra “Caravaggio. Un quadro, un profumo”, del museo Ermitage di San Pietroburgo (2005). La regina Elisabetta le chiese un profumo che esprimesse gioia, vivacità, proprio i tratti distintivi del suo carattere. Laura Bosetti Tonatto consegnò la fragranza l’11 settembre 2008, dopo uno studio molto accurato, durato due anni e raccontato a Harper’s Bazaar: “Ho inviato tre fragranze per stagione. La Regina ne sentiva una al giorno nella sua tenuta di Balmoral. Il percorso è stato scegliere una fragranza per la primavera, una per l’autunno, una per l’inverno e una per l’estate: da lì ho creato il profumo definitivo. A base di note di rosa, gelsomino, lavanda e ambra. Note che raccontano da sempre di donne di potere”.

Chanel n.5

La lunga storia che legava la regina Elisabetta ai profumi, però, non è finita qui. Si è arricchita di un capitolo nuovo e sorprendente proprio nel settembre 2023, a un anno dalla sua morte. Alla mostra dedicata a Chanel, tenutasi al Victoria & Albert Museum e in cui l’ospite d’onore era la principessa Beatrice, è stata esposta una lettera molto particolare di Elisabetta II. La defunta sovrana, ha rivelato il Daily Mail, la scrisse per ringraziare il capo dello staff del principe Filippo, Sir Frederick Browning, (chiamato amichevolmente “Boy” nella lettera), per averle donato il profumo el n.5 in occasione del suo compleanno.

Proprio la celebre fragranza lanciata da Gabrielle Chanel il 5 maggio 1921. Elisabetta era felice di quel regalo e colpita dall’acume di Browning, che aveva “scoperto proprio ciò che volevo particolarmente”. La lettera è datata 26 aprile 1955. Piccola curiosità: Browning era il marito della scrittrice Daphne Du Maurier, una delle amanti attribuite a Filippo. È interessante scoprire che anche la regina Elisabetta era stata catturata dal fascino immortale di Chanel n.5. Questo ci dice qualcosa in più sulla sua personalità attenta, portata per la moda nel senso più ampio del termine. La monarca non disdegnava affatto i profumi realizzati per la grande produzione e questo dettaglio ci racconta una donna amante della bellezza in ogni sua forma, dotata del grande pregio della curiosità. Francesca Rossi

Estratto dell’articolo di Vittorio Sabadin per “il Messaggero” venerdì 8 settembre 2023.

 Un anno fa il dottor Douglas Glass, farmacista in Scozia della Casa Reale, ha firmato alle 15,10 al castello di Balmoral il certificato di morte di Elizabeth Alexandra Mary Wilson, deceduta l'8 settembre «per vecchiaia» all'età di 96 anni. Più di tre ore dopo, alle 18,30, la notizia sarebbe stata data al mondo: la regina Elisabetta II, la sovrana più amata e più longeva della storia britannica, era morta, e suo figlio Carlo era il nuovo re. Per la legge del Regno Unito, l'ora della morte è quella nella quale il certificato viene firmato, e non conosciamo dunque il reale momento, e neppure la causa, della sua improvvisa scomparsa.

[…] La Regina era malata da tempo: stava perdendo la vista e l'udito, si confondeva spesso, provava un continuo dolore e passava la maggior parte del tempo sulla sedia a rotelle. Secondo alcune voci, che il biografo Gyles Brandreth ha confermato, era affetta da una grave malattia alle ossa e assumeva potenti antidolorifici […]

Nessuno dei familiari sembrava preoccupato. La sera del 7 settembre la principessa Anna era a Balmoral, ma non aveva sentito la necessità di rinunciare a un impegno con una charity per la mattina dopo. Carlo era a Dumfries House, una villa palladiana che gli è molto cara nell'Ayrshire. Stava ospitando a cena Jenna Bush, figlia dell'ex presidente americano, che avrebbe dovuto intervistare l'allora duchessa Camilla per la NBC. La cena, raccontarono poi lei e il marito Henry Hager, si svolse in un'atmosfera serena e gioiosa, che non lasciava presagire alcunché di nefasto.

La mattina dopo, secondo quanto raccontato dai coniugi Hager, Carlo ricevette verso le 12,20 una telefonata nel suo studio, e fu chiesto a tutti di restare in silenzio. Subito dopo uscì, e si sentì il rumore di un elicottero che atterrava per prelevare lui e Camilla. All'aeroporto militare di Northolt, non lontano da Windsor, era in attesa di partire un jet con a bordo il principe William, il principe Andrea e Edoardo e Sofia di Wessex. Il volo era previsto alle 13,30, ma l'aereo restò sulla pista fino alle 14,40, bloccato dall'ennesima lite familiare.

Il principe Harry, che era a Londra con Meghan per suoi impegni, aveva chiesto un passaggio a William per lui e per la moglie e aveva fatto annunciare pubblicamente che entrambi sarebbero andati a Balmoral. William aveva chiamato suo padre, che aveva telefonato a Harry dicendogli che lui era il benvenuto, ma che la presenza di Meghan non era gradita. Furibondo, Harry aveva alla fine noleggiato un aereo privato, partito da Luton alle 17,30 e ancora in volo quando venne annunciata al mondo la morte della Regina.

Nel momento del trapasso, gli unici familiari vicini a Elisabetta erano Carlo e Anna, i due figli delle foto felici scattate da Cecil Beaton alla famiglia prima che lei salisse al trono. Non sappiamo se si siano scambiati qualche parola, né lo sapremo mai. L'ipotesi più plausibile è che nella tarda mattinata dell'8 settembre sia avvenuto un fatto traumatico, forse una caduta, come dicono alcune fonti, che ha posto fine alle sue sofferenze e alla stanchezza di una vita passata a servire la nazione.

William arrivò con gli altri alle 17,06. Harry solo alle 19,52: nessuno lo salutò e più tardi in camera si prenotò un volo di linea con il telefonino. […]

Regina Elisabetta, il suo confessore rivela le ultime ore in Scozia: ecco com'è morta. Alessandra Zavatta su Il Tempo il 06 settembre 2023

“La regina Elisabetta non aveva rimpianti. Era in pace prima di morire e i suoi pensieri si concentravano sulla fede, su suo padre, re Giorgio VI, e sulla bellezza di Balmoral”. A raccontare gli ultimi momenti della sovrana, scomparsa l’8 settembre 2022 all’età di 96 anni, è il reverendo Iain Greenshields, allora moderatore dell'Assemblea generale della Chiesa di Scozia. Un anno fa, negli ultimi giorni di vita regina, ha trascorso qualche tempo come ospite della Famiglia Reale.

“Sua Maestà era fragile - racconta - ma la mente era ancora acuta. Era molto preoccupata della Fede. Era l'anno del Giubileo di Platino e quindi stava guardando indietro. Aveva una memoria notevole. Non aveva rimpianti”. Greenshields spiega di essere rimasto sorpreso dal fatto che la sua visita non fosse stata cancellata poiché ha trovato la regina d’Inghilterra in condizioni fisiche non molto buone.  Fu uno dei pochissimi visitatori ammessi a Balmoral perché il numero era stato ridotto per paura di stancare la regina.

“C'erano solo sei persone a cena durante le tre notti in cui fu lì, tra cui Sophie Wessex (ora Duchessa di Edimburgo), la Principessa Reale Anna e suo marito, il Comandante Sir Timothy Laurence, John Warren, l'addestratore di cavalli della regina e la sovrana stessa”, ricorda il religioso. “Durante quegli ultimi pasti, la Regina parlò dell’amore per la Scozia. A un certo punto è andata alla finestra e ha detto “chi non vorrebbe essere qui?” Era in pace con il mondo e si percepiva. Quando morì ho pensato a mia madre e a come anche lei avesse parlato della fede in Dio poco prima di lasciarci. Quindi, mi chiedo se le persone, anche inconsciamente, si stiano preparando per la fine. È anche molto comune quando le persone stanno per morire la voglia di riflettere sui propri genitori, come fece la regina. Aveva sempre considerato la vita e i suoi doveri di capo di Stato attraverso il prisma della fede cristiana e sembra che la fede sia rimasta intatta e salda”.

Greenshields ha pronunciato l'omelia al servizio di ringraziamento per Elisabetta II presso la cattedrale di Saint Giles, a Edimburgo, l'11 settembre dello scorso anno e ha partecipato al funerale nell'Abbazia di Westminster.

Gli ultimi giorni di Elisabetta II: "Non ho rimpianti". Un anno fa, l'8 settembre del 2022, moriva Elisabetta II. Il suo Regno è stato il più lungo della storia d'Inghilterra e la sua biografia copre quasi un secolo. Eleonora Barbieri il 7 Settembre 2023 su Il Giornale.

Un anno fa, l'8 settembre del 2022, moriva Elisabetta II. Il suo Regno è stato il più lungo della storia d'Inghilterra e la sua biografia copre quasi un secolo: novantasei anni, di cui 70 abbondanti passati sul trono. Questi anni straordinari, in mezzo ai giganti del Novecento (su tutti Winston Churchill, il «suo» primo Premier), agli amati cavalli e ai cani, all'aristocrazia e agli scandali, sono raccontati magistralmente da Andrew Morton nel suo bestseller The Queen (Rizzoli Bur, pagg. 444, euro 14), ora aggiornato con un nuovo capitolo: l'«Epilogo». Gli ultimi giorni di Elisabetta II e del suo Regno da un lato, la preparazione del terreno al futuro Re Carlo III dall'altro.

Morton mostra bene come proprio questo secondo aspetto sia stato curato attentamente dalla Regina. Le sue mancate apparizioni e il suo «delegare» non sono mai stati casuali: «Il suo ritiro progressivo ha permesso agli altri membri del cast Windsor ... di uscire alla ribalta». Per esempio, quando Carlo fu incaricato di partecipare alla cerimonia di apertura del Parlamento, nel maggio del 2022, fu necessario espletare una serie di procedure costituzionali e legali; Buckingham Palace cominciò a rivedere il protocollo e a non definire più gli appuntamenti fissi di Sua Maestà come «obblighi». Elisabetta stessa scelse i suoi «sostituti»: Carlo e William ovviamente, e poi i principi Andrea e Harry. Il figlio e il nipote prediletti (si era sempre vociferato), entrambi però caduti in disgrazia: una situazione «imbarazzante», scrive Morton, che toccò risolvere occasione per occasione. Il punto è che, al di là delle apparenze, la via scelta da Sua Maestà è stata quella di un «ritiro senza rinuncia». Senza mai derogare alla propria essenza regale... Per esempio, quando Megan e Harry tentarono di convincerla a posare per una (mediaticamente attraente) sessione fotografica presentandole la nipotina Lilibet, lei si sottrasse dicendo di essere «troppo stanca» e di avere «gli occhi troppo arrossati per un ritratto». E ancora, negli ultimi giorni, trascorsi a Balmoral, la sua adorata residenza in Scozia, incontrò il reverendo Ian Greenshields, lo portò in tour per i giardini del castello, lo intrattenne con humour e parlò con lui della fede cristiana. E gli confessò di non avere «alcun rimpianto». Poi, siccome il reverendo dormiva nelle Tower Rooms, una sera scherzò: «La sovrana ti manda nella Torre». Una Regina inimitabile, fino all'ultimo.

Estratto dell’articolo di Vittorio Sabadin per “Il Messaggero” mercoledì 30 agosto 2023.

La regina Elisabetta II moriva a 96 anni l'8 settembre di un anno fa, e in Gran Bretagna non si farà niente per commemorarla. Non ci saranno cerimonie pubbliche, e neppure private. Re Carlo III e la regina Camilla passeranno la giornata insieme a Balmoral, gli altri Windsor se ne staranno per i fatti loro. Il principe Harry sarà a Londra per una sua charity, ma non vedrà nessuno dei parenti.

Può sembrare strano che il primo anniversario della morte di una personalità tanto amata e tanto rispettata passi nel silenzio più totale, senza discorsi e commemorazioni. Ma dal punto di vista britannico è giusto che sia così: morto un re se ne fa un altro, la monarchia prosegue senza interruzioni il suo percorso nella storia, e ricordare con nostalgia il passato sminuisce il valore del presente e del sovrano che sta sul trono.

E poi, fanno sapere a Buckingham Palace, Carlo non fa altro che imitare sua madre, che aveva sempre ricordato l'anniversario della morte del padre Giorgio VI da sola nella tenuta di Sandringham, dove quel coraggioso sovrano era nato e morto.

 Meglio così. Dopo un regno tanto lungo e meritevole, non si sente il bisogno di discorsi gonfi di retorica. 

[…] È il tipico understatement inglese, che cela i sentimenti e detesta le ostentazioni, ma che rivela allo stesso tempo una realtà: Elisabetta viene dimenticata più in fretta di quanto si pensasse anche perché suo figlio sta facendo molto bene il suo nuovo lavoro. […] Non avrà il tempo di passare alla storia come un grande re, ma ne avrà abbastanza per sgomberare gli ostacoli sulla strada del figlio William. Lo sta già facendo, risolvendo problemi che la madre aveva lasciato in sospeso. 

La famiglia, ad esempio. Andrea è fuori, e per sempre. Harry può tornare quando vuole, ma senza Meghan, considerata inaffidabile e troppo concentrata su sé stessa. I royal che non lavorano per l'istituzione non riceveranno più l'appannaggio e dovranno trovarsi un lavoro e una casa. I Windsor in servizio sono oggi troppo pochi per occuparsi delle migliaia di impegni previsti, ma Carlo dà l'esempio lavorando fino a notte fonda e addormentandosi alla scrivania.

Il Re sa che per fare accettare la monarchia quando toccherà a William bisogna non solo lavorare sodo, ma anche ridurre le spese. Ha rinunciato ai profitti di sei nuovi parchi eolici del Crown Estate chiedendo che i proventi siano utilizzati per il bene pubblico e ha accettato una riduzione dal 25 al 12% della quota sui guadagni del ducato di Lancaster che il governo gli versa per le spese. Chiuderà molte residenze reali, e licenzierà un manager ogni cinque. Dicono che non sopporti più che per fare una cosa a palazzo occorrano tre persone: una per farla e due per controllarla. Non sopporta nemmeno che gli si dica: «Ma la Regina voleva così». Lo accuseranno di non rispettare i diritti dei lavoratori, ma chi lascia il servizio reale trova sempre un nuovo impiego in cinque minuti.

[…] deve far sopravvivere la monarchia, fondata sul diritto di nascita e sul privilegio, in un mondo nel quale queste due condizioni non sono più ritenute sufficienti a diventare capo di uno stato. Ma il caotico sistema parlamentare e di governo della Gran Bretagna è stato costruito così perché c'era anche un sovrano, e forse non può farne a meno: «La monarchia fornisce, con la costituzione, - ha detto la saggia principessa Anna -, un grado di stabilità a lungo termine che è in realtà piuttosto difficile da ottenere in qualsiasi altro modo». Anche Carlo dovrà dunque cambiare tutto, perché nulla cambi.

Elisabetta II rischiò la vita: i dossier Fbi mentre Carlo è in Irlanda del Nord. Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 26 maggio 2023.

Carlo e Camilla hanno visitato Belfast e Armagh, e l’FBI rende noti 103 documenti segreti che svelano i rischi corsi dalla sovrana britannica nei suoi viaggi Oltreoceano

La regina Elisabetta sfuggì a un attentato mortale, quarant’anni fa, in viaggio negli Stati Uniti. Un tentato assassinio nato dal dolore di un padre che aveva perso la figlia nei Troubles, la guerra civile in Irlanda del Nord (la stessa che costò la vita a Lord Mountbatten, morto nell’attentato dell’Ira nel 1979). Un padre dal cuore spezzato, deciso a vendicarsi uccidendo la sovrana britannica «o lanciando dall’alto di un ponte un oggetto sul Royal Yacht Britannia sul quale viaggiava la regina o attentando alla sua vita durante la visita allo Yosemite Park», secondo quando emerge ora da 103 pagine di documenti segreti resi noti dall’FBI americano sul suo canale online The Vault.

Anni Ottanta. I file danno un resoconto del lavoro di bonifica e monitoraggio di sicurezza negli Usa in vista di diversi viaggi Oltreoceano della sovrana britannica accompagnata dal principe Filippo. Il primo nel 1983 sulla Costa Ovest. E si capisce allora il perché della sicurezza a livelli altissimi che indispettì il principe Filippo durante quel viaggio americano.

Quando nel 1983 Filippo visitò con Elisabetta la Costa Ovest degli Usa, accolto dal presidente Reagan e dalla First Lady Nancy nel loro ranch di Santa Barbara, il duca di Edimburgo se la prese infatti con i servizi segreti che imponevano di procedere a fari spenti all’auto che li portava da una meta all’altra: «Manco per sogno spengo le luci, la folla è qui per vederci!», come racconto nella biografia «Filippo and the Queen» (Cairo).

Ma poi anche nel 1989, per una visita privata in Kentucky emersero preoccupazioni dei servizi segreti. E l’FBI annota in merito che «la possibilità di minacce nei confronti della sovrana britannica è sempre presente da parte della Irish Republican Army». Minaccia presente chiaramente ancora nel 1991 quando si temono manifestazioni e proteste violente lungo il percorso della visita a Philadelphia. Rivelazioni emerse proprio mentre Re Carlo con Camilla sono in viaggio in Irlanda del Nord. La regina Elisabetta dovette rinunciare nel 2021 a un viaggio programmato in Irlanda del Nord per motivi di salute. «Non avrebbe cancellato la sua partenza per l’Irlanda del Nord, come per la Cop26, a cuor leggero. Ma non dimentichiamo che ha 95 anni... e dunque se non si sente bene, o se semplicemente si sente stanca, deve stare attenta», disse lo storico Hugo Vickers al Corriere. Era l’inizio della grande preoccupazione per la salute della regina scomparsa poi a settembre 2022.

Così Tra Belfast e Armagh, in questi giorni Carlo e Camilla hanno rimediato a quel forfait reale. Accolti anche da una coppia di bambini con il loro stesso nome, in visita a Enniskillen Castle per poi prendere parte a una celebrazione religiosa che ha riunito l’arcivescovo della Church of Ireland John McDowell e il cattolico Eamon Martin alla cattedrale di St Patrick. A Belfast, nel giardino di Hillsborough Castle residenza ufficiale dei Windsor, hanno accolto anche gli ospiti di un Garden party reale.

Proprio al culmine delle tensioni tra Unionisti e Cattolici in Irlanda del Nord, sul finire degli anni ’70 Carlo soffrì molto alla notizia dell’attentato dell’Ira che tolse la vita a Lord Mountbatten, suo mèntore, guida morale, spirituale e persino «consigliere sentimentale».

Deciso ad affrontare subito i problemi l’indomani della morte della regina, Carlo era partito subito per l’operazione Spring Tide, visitando tutte le anime del Regno Unito: dalla Scozia tentata dall’indipendenza già al referendum del 2014 e che a novembre 2022 si è vista rifiutare un nuovo voto, all’Irlanda del Nord con il retaggio di lutti e dolore al tempo dei Troubles. Carlo III e Camilla erano arrivati così a Belfast, Irlanda del Nord, al castello di Hillsborough e poi alla cattedrale di St Anne. «Certo non basta un viaggio per risolvere questioni antiche e complesse, sarà un processo lungo e faticoso», ci ha detto John Kampfner, di Chatham House, il più famoso think tank di Londra. Le divisioni storiche restano, nonostante il grande lavoro di ricucitura tessuto per l’intera vita dalla regina Elisabetta, che incontrò la prima presidente donna irlandese, Mary Robinson.

«La regina ha fatto così tanto a livello personale per costruire pace e riconciliazione tra Irlanda e Regno Unito. Mi invitò a incontrarla a maggio 1993, il primo incontro di un presidente irlandese con un sovrano britannico. E la sua visita di Stato nel 2011 fu una gioiosa occasione che ha aiutato a migliorare le relazioni tra i nostri Paesi. Lei personificava l’empatia, la comprensione e il perdono», ricorderà in morte di Elisabetta II, Robinson che è stata anche Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani.

 Così l'Fbi salvò Elisabetta: "L'Ira voleva uccidere la Regina".  Storia di Valeria Robecco su Il Giornale il 28 maggio 2023.

New York. La regina Elisabetta d'Inghilterra nel mirino dei separatisti irlandesi. È quanto rivela l'Fbi in alcuni file divulgati solo oggi ma che parlano di un pericolo per la sovrana inglese scomparsa l'anno scorso risalente a oltre quarant'anni fa, in occasione di una sua visita negli Stati Uniti. Nel rapporto di 102 pagine del Bureau sono contenuti i protocolli messi in atto per i vari viaggi di Elisabetta II negli Usa, da cui si evince che gli agenti si sono costantemente preparati a potenziali minacce da parte dei simpatizzanti dell'esercito repubblicano irlandese. In particolare come riportano i media americani, che hanno ottenuto i documenti in base al Freedom of Information Act, prima della visita della regina a San Francisco nel 1983, un poliziotto che frequentava regolarmente un pub irlandese avvertì gli agenti federali di una potenziale minaccia contro Elisabetta II da parte di un simpatizzante dell'Ira che era deciso a vendicarsi per la morte di sua figlia, appena nata. Il file in oggetto parla di una soffiata raccolta circa un mese prima del suo arrivo insieme al duca di Edimburgo dalla polizia della città californiana, riguardante la telefonata di «un uomo che affermava che sua figlia era stata uccisa in Irlanda del Nord da un proiettile di gomma». «Questo individuo ha inoltre affermato che avrebbe tentato di colpire la regina e lo avrebbe fatto facendo cadere qualche oggetto dal Golden Gate Bridge mentre il Royal Yacht Britannia vi passava sotto, oppure avrebbe tentato di ucciderla durante la tappa al parco nazionale di Yosemite». «È intenzione dei servizi segreti chiudere le passerelle sul Golden Gate Bridge quando lo yacht si avvicina», si legge ancora. Un altro episodio risale al 1989, prima della visita di Elisabetta II sulla costa orientale e in parti del sud degli Stati Uniti: un promemoria interno dell'Fbi osserva che, pur non essendo a conoscenza di pericoli specifici, «la possibilità di minacce contro la monarchia britannica è sempre presente da parte dell'Ira». «Boston e New York sono invitate a rimanere all'erta per qualsiasi minaccia contro la regina da parte dei membri dell'Ira e lo stesso a Louisville», si precisa nel promemoria. Mentre un file del 1991 in preparazione del viaggio di stato della sovrana delinea la preoccupazione per i gruppi irlandesi che organizzavano proteste in diversi degli impegni in agenda, tra cui una partita di baseball a cui avrebbe dovuto partecipare e un evento alla Casa Bianca. Il memo cita informazioni diffuse da un giornale irlandese di Filadelfia intitolato Irish Edition e spiega come «nell'articolo si affermi che i sentimenti anti-britannici sono in aumento a causa delle ingiustizie inflitte ai Sei di Birmingham dal sistema giudiziario inglese corrotto e dalla recente ondata di brutali omicidi di nazionalisti irlandesi disarmati da parte di squadroni della morte lealisti». Le preoccupazioni dell'agenzia sulle potenziali violenze contro i membri della famiglia reale non erano infondate: nel 1979, infatti, il cugino di secondo grado di Elisabetta, Lord «Dickie» Mountbatten, fu ucciso in un attentato dell'Ira in Irlanda con una bomba piazzata sul suo peschereccio.

Il funerale di Elisabetta II è costato quasi 162 milioni di sterline. Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 18 Maggio 2023

Il segretario al Tesoro ha comunicato alla Camera dei Comuni a Westminster il costo sostenuto dal governo per le esequie della regina. Anche la Scozia (indipendentista) ha sostenuto quasi 19 milioni di spese

Il funerale di stato della regina Elisabetta, nel settembre scorso a Londra, è costato 161,7 milioni di sterline. Lo rivela adesso il governo britannico che ha sostenuto il peso della spesa dividendolo tra il ministero degli Interni e quello della cultura, media e sport: 74 milioni il primo, 57 il secondo.

La cifra del costo dell’addio alla regina — mentre per l’incoronazione di Carlo III ad oggi ci sono le stime governative di 100-120 milioni di sterline — è emersa da una comunicazione scritta alla Camera dei Comuni a Westminster da parte di John Glen, segretario al Tesoro.

Glen ha motivato l’elevata spesa con la lunghezza temporale dell’evento: non solo il funerale di stato il 19 settembre scorso ma giorni di lutto e cerimonie iniziate in Scozia e conclusesi a Westminster Abbey e a Windsor dove la sovrana dei record (unica ad arrivare al Giubileo di Platino, 70 anni sul trono è stata sepolta). Ma anche con l’eccezionale folla che ha preso parte al cordoglio nazionale mettendo alla prova Londra per non parlare degli oltre 50 Capi di stato e sovrani internazionali intervenuti alle esequie reali.

A proposito di Scozia – la regina è spirata nella sua dimora scozzese a Balmoral e una prima camera ardente era stata allestita nella cattedrale di St Gyles a Edimburgo – la nazione del Regno Unito tentata sempre dalle spinte autonomiste si è fatta carico di poco meno di 19 milioni di sterline di costi (18,8).

Donne straordinarie. “Non conosco il segreto del successo”: chi era la Regina Elisabetta II. La Regina Elisabetta II è stato forse il personaggio che ha maggiormente incarnato i cambiamenti del Novecento: è stata una pacifista, un'apparente conservatrice, ma sicuramente una donna forte e ostinata. Angela Leucci il 4 Maggio 2023 su Il Giornale.

Tabella dei contenuti

 La sua storia personale

 Il ruolo politico

 Perché Elisabetta II è un esempio

Una regina, una donna che ha vissuto nel privilegio per diritto di nascita, può essere una donna straordinaria? Nel caso della Regina Elisabetta II la risposta è sì. Una garante della democrazia nel Regno Unito, una pacifista e al tempo stesso una sostenitrice delle forze armate, una figura enigmatica e rassicurante sul fronte politico, sebbene esprimersi pubblicamente sulla politica sia stato per lei sempre un tabù.

Il retaggio di Elisabetta è enorme e c’è chi solleva il sopracciglio per il successore, il figlio Re Carlo III: il sovrano non se ne abbia a male, sarebbe stato difficile per chiunque confrontarsi con oltre 70 anni di regno, oltre 70 anni in cui la madre ha dovuto fronteggiare crisi e guerre, scandali e attacchi della stampa britannica. Ed è possibile che Carlo, nonostante la sua forte personalità, potrebbe prendere decisioni sulla scia dell’operato della madre.

La sua storia personale

Elisabetta II nacque a Mayfair, nella casa dei nonni materni, alle 2.40 del 21 aprile 1926: il suo nome completo di battesimo era Elizabeth Alexandra Mary, rispettivamente come sua madre, e le sue antenate la Regina Alexandra e la Regina Maria di Teck.

L’evento che la travolse e le cambiò la vita fu l’abdicazione nel 1937 di Re Edoardo VIII, che aprì la linea di successione al trono del padre, divenuto quindi in quell’anno Re Giorgio VI: in questo modo, Elisabetta divenne prima nella linea di successione, mentre la sorella Margaret, nata nel 1930, divenne Royal Princess. All’inizio della Seconda Guerra Mondiale, Elisabetta era poco più che una bambina, ma non lasciò, nonostante i consigli, il Regno Unito insieme alla sorella e alla madre Elizabeth Bowes-Lyon. 

Invece nel 1945 si arruolò per dare il suo apporto, tra le linee dell’Auxiliary Territorial Service. Il suo numero di riconoscimento era 230873, e operò con le mansioni di autista e meccanica. Durante la sua infanzia e la sua adolescenza, compì studi privati e sviluppò le sue passioni: i cani, e i cavalli, che continuò a montare fino all’età di 90 anni.

Nel 1947 sposò Filippo Mountbatten, che divenne, una volta che lei fu salita al trono, il Principe Filippo di Edimburgo, con cui avrebbe dato vita alla casata Mountbatten-Windsor insieme ai figli Carlo (nato nel ’48), Anna (nata nel ’50), Andrea (nato nel ’60) e Edoardo (nato nel ’64). I figli sono tutti principi, da quando nel 1952 Re Giorgio morì, lasciando sul trono la figlia, che venne incoronata l’anno successivo con la prima cerimonia d’incoronazione televisiva. Fu quello il primo segno di grande cambiamento portato dal regno di Elisabetta. “Mi sono sinceramente impegnata al vostro servizio, come molti di voi sono impegnati al mio. Per tutta la mia vita e con tutto il mio cuore cercherò di essere degna della vostra fiducia”, disse alla sua cerimonia d’incoronazione.

Il ruolo politico

Quando Sua Maestà salì al trono a soli 25 anni - si legge sul sito ufficiale della famiglia reale britannica - la sua vita cambiò dall'oggi al domani da quella di una giovane moglie e madre a un indaffarato Capo di Stato. Sarebbe diventata famosa per il suo senso del dovere e la sua devozione a una vita di servizio, ed è stata un'importante figura di spicco per il Regno Unito e il Commonwealth durante i periodi di crisi e di festa”. 

Una donna con una grande etica lavorativa, ha instaurato sempre un rapporto molto stretto con i suoi primi ministri, in primis Winston Churchill. E lo ha fatto mai intromettendosi nelle decisioni politiche: in questo modo ha lasciato al popolo la possibilità di esprimersi attraverso i propri rappresentanti eletti. Al tempo stesso ha operato con patronati benefici per oltre 500 tra enti di beneficenza e organizzazioni di servizio pubblico. Ha inoltre avuto, in qualità di capo delle Forze Armate, un rapporto molto stretto con la Marina.

Ma forse il tratto politico più importante per Elisabetta fu la sua aspirazione alla pace. Nel 2004 ricordò gli orrori della Seconda Guerra Mondiale: “Nel ricordare le spaventose sofferenze della guerra da entrambe le parti, riconosciamo quanto sia preziosa la pace che abbiamo costruito in Europa dal 1945”. Nessuno sconto nei confronti del terrorismo, tanto che in occasione degli attentati dell’11 settembre 2001, affermò: “Il dolore è il prezzo che paghiamo per l’amore”.

Non è facile per un italiano o un’italiana comprendere il funzionamento del Regno Unito dal punto di vista politico. La storia delle due nazioni è differente, così come lo è il sistema costituzionale e partitico. La figura del sovrano o della sovrana è una figura rappresentativa, che però non può essere paragonata al nostrano Presidente della Repubblica.

Il Regno Unito incarna la monarchia costituzionale più longeva d’Europa, ma nonostante nel Medioevo questa forma di governo fosse considerata quasi futuristica, la monarchia britannica è da sempre associata a un certo conservatorismo. Tanto che la Regina fu oggetto degli strali dei gruppi punk della fine degli anni Settanta. Come i Sex Pistols che scrissero, in una parodia dell’inno nazionale: “Dio salvi la regina / Lei non è un essere umano / Non c’è futuro / Nel sogno dell’Inghilterra”. Per chi si sentiva come “i fiori nella pattumiera”, la sovrana non era altro che un simbolo consunto.

71 anni fa nasceva il Regno di Elisabetta II: le foto dal primo all'ultimo Giubileo di Platino

Eppure Elisabetta II non solo è stata una grande regina, è stata un grande essere umano. Non è stata resistente al cambiamento della società Novecentesca, ma l’ha assecondato: molti artisti musicali, oltre che esponenti di tutte le arti, furono nominati infatti baronetti durante il suo regno, dai Beatles a Mick Jagger, passando per Elton John, Olivia Newton Jones, Tom Jones, Van Morrison e Dusty Springfield. 

Ma c’è qualcosa di più importante: Elisabetta II riuscì a resistere alle scelte sbagliate dei primi ministri che si avvicendarono - restano alla storia le crisi di Suez e delle Falkland - e al tempo stesso rafforzò i legami all’interno del Commonwealth, un passaggio obbligato in un’era e in una nazione che smetteva di essere colonialista e si affiancava, in un’ottica terzomondista (secondo la definizione data dalla Conferenza di Bandung), alle nazioni in via di sviluppo che sono ancora parte di quel gruppo, nonostante molte resistenze nel tempo.

Per capirne appieno il ruolo, è consigliabile vedere documentari come The Royal House of Windsor o The Majestic Life of Queen Elizabeth. Molto suggestiva anche la premiatissima serie The Crown, ma va presa per quello che è, ovvero un’opera fictional, bellissima ma romanzata e in molte parti per nulla aderente alla realtà.

Non conosco un'unica formula per il successo - spiegò in un discorso all’Onu nel 2010 - Ma nel corso degli anni ho osservato che alcuni attributi della leadership sono universali e spesso riguardano la ricerca di modi per incoraggiare le persone a unire i loro sforzi, i loro talenti, le loro intuizioni, il loro entusiasmo e la loro ispirazione per lavorare insieme”.

L’ultimo saluto della regina Elisabetta: il gesto d’affetto alla folla e la sedia a rotelle nascosta. Marco Bruna su Il Corriere della Sera l’08 aprile 2023

L’apparizione a Buckingham Palace lo scorso 5 giugno durante il Giubileo di Platino e la supplica di Carlo perché salutasse i sudditi, nonostante le precarie condizioni di salute: le nuove rivelazioni in un libro del giornalista Robert Jobson

L’ultimo saluto della regina Elisabetta ai sudditi britannici è nato su volontà del figlio, l’allora erede al trono Carlo.

Fu una supplica alla madre: Carlo le chiese di apparire sul balcone di Buckingham Palace , nonostante le precarie condizioni di salute, per fare felici le decine di migliaia di persone arrivate a Londra per renderle omaggio.

Era il 5 giugno dell’anno scorso, era il culmine «gioioso» delle celebrazioni del Giubileo di Platino - dedicato alla prima sovrana in grado di tagliare il traguardo di 70 anni di regno - ed Elisabetta apparì sul balcone di Buckingham Palace con un vestito verde smeraldo. La regina sarebbe morta l’8 settembre successivo, a 96 anni, nella sua residenza di Balmoral, in Scozia.

La rivelazione è contenuta in un libro del giornalista Robert Jobson, intitolato Our King, in uscita il 13 aprile. Jobson, reporter informatissimo, ha seguito le vicende della famiglia reale per anni e ha già pubblicato stralci del volume sul «Daily Mail».

Nonostante Carlo fosse vicino alla madre e comprendesse la gravità del suo stato di salute, spiega Jobson, ritenne importante che Elisabetta facesse «uno sforzo enorme», un gesto significativo rivolto alla folla.

D’accordo con la regina, fu deciso di farla volare in elicottero dal Castello di Windsor a Buckingham Palace, trasportandola con una sedia a rotelle, che venne nascosta: fu messo in atto un piano, meticolosamente orchestrato, per garantire che non fosse vista mentre la usava in pubblico. Piano che andò a buon fine perché nessuno, al di fuori della cerchia dei reali, sospettò nulla.

Il precedente 2 giugno la regina era apparsa sul balcone vestita con un abito azzurro con una rifinitura color crema, in piedi accanto al cugino, Duca di Kent, mentre guardava l’enorme folla di persone che si erano presentate per celebrarla. Quella stessa uno spettacolo di luci illuminò 3.000 fari in tutto il Paese e nel Commonwealth.

Estratto dell'articolo di Vittorio Sabadin per “il Messaggero” il 27 marzo 2023.

[…] re Carlo III ha voluto premiare con un'onorificenza tutte quelle persone che in qualche modo sono state vicine a sua madre e l'hanno servita fino al giorno della sua morte. Decine di collaboratori hanno ricevuto un riconoscimento da ostentare sui biglietti da visita e sono tornate a casa felici. Una sola ha masticato amaro: la sarta personale e più grande amica di Elisabetta, Angela Kelly. Carlo non le ha infatti concesso una delle onorificenze più ambite, come quella di Dame Commander of the Royal Victorian Order (DCVO), ma solo un titolo minore, quello di semplice Commander.

[…] Tanto era amata dalla Regina, tanto Angela Kelly era infatti odiata dal personale del palazzo, forse geloso della grande familiarità che lei aveva con Elisabetta. Dava ordini come se fosse la sua portavoce, aveva accesso a tutte le stanze, era stata autorizzata dalla Sovrana a scrivere un libro su di lei, e ne indossava persino le scarpe quando erano nuove per ammorbidirle e dare loro un aspetto più familiare. […]Gli altri collaboratori della Sovrana l'avevano soprannominata "AK-47", la sigla che identifica il fucile d'assalto Kalashnikov, per i suoi modi rudi e la sua schiettezza. […]

Che il regno di Angela Kelly fosse finito insieme a quello della Regina lo si era capito subito dopo la morte della Sovrana, quando tutte le serrature delle stanze erano state cambiate per impedirle di entrarvi.

 A Palazzo si pensa, e forse si teme, che Kelly voglia scrivere un altro libro e sia stata autorizzata da Elisabetta a farlo. È anche possibile che compaia in qualche trasmissione televisiva americana sullo stile dei Sussex e se sarà così non lo farà certo esibendo onorificenze troppo importanti.

[…] Angela Kelly rosica amaro, anche perché le dame di compagnia di Elisabetta, Philippa de Pass e Jenny Gordon Lennox, sono state insignite dell'onorificenza di Dame del Royal Victorian Order, mentre lei condivide il titolo di Commander con lo stalliere della Sovrana, che reggeva le briglie del suo cavallo al funerale, e con il paggio Paul Whybrew, che era comparso dietro a James Bond nel famoso filmato delle Olimpiadi del 2012. Un clamoroso schiaffo che forse non meritava.

Il “Ritratto della Regina Elisabetta II” di Annigoni è arrivato nella mostra “I Pittori della realtà” a Fermo. Carlo Franza il 15 Febbraio 2023 su Il Giornale.

Immagine ‘iconica’ del Novecento, il ritratto fu commissionato all’artista italiano Pietro Annigoni tra il 1954 e 1955. La giovane Regina, da poco salita al trono, è raffigurata di tre quarti con la tenuta blu scuro dell’Ordine della Giarrettiera. Il dipinto si aggiunge alle 80 opere esposte a Palazzo dei Priori di Fermo fino all’1 maggio 2023. La mostra “I Pittori della realtà” a Palazzo dei Priori di Fermo continua a produrre meraviglia, dopo il successo di visitatori durante il periodo natalizio. Ad impreziosire ulteriormente il progetto espositivo, curato da Vittorio Sgarbi con Beatrice Avanzi e Daniela Ferrari, arriva un ospite illustre, immagine ‘iconica’ del Novecento: la replica ufficiale del “Ritratto della Regina Elisabetta II”, realizzato a Buckingham Palace da Pietro Annigoni tra il 1954 e il 1955. La replica fu eseguita dall’artista Romano Stefanelli nel 1960 e proviene da una collezione privata di Firenze; è una delle tre repliche dipinte dai principali allievi di Annigoni. Il celeberrimo capolavoro originale è esposto oggi nella Fishmongers’ Hall, sede del committente. La replica è pressoché identica all’originale, per qualità e dimensioni, e porta oltre alla firma di Stefanelli anche la sigla di Annigoni.

Il capolavoro presenta Sua Maestà in un momento molto particolare della storia del Regno Unito. La prematura scomparsa di Giorgio VI nel 1952 aveva innalzato sul trono una giovane ventiseienne, Elisabetta, figlia maggiore del sovrano. L’opera fu affidata ad Annigoni dalla Worshipful Company of Fishmongers di Londra, con il permesso della Corona, a seguito di importanti riconoscimenti di critica e pubblico che l’artista italiano aveva ricevuto nel Regno Unito. Era consuetudine, infatti, che i ritratti reali non fossero commissionati direttamente dalla Corte, ma da istituzioni accreditate presso la famiglia regnante. Pietro Annigoni, raffinato interprete della natura umana e delle dinamiche psicologiche, con questa opera riuscì a realizzare qualcosa che sarebbe rimasto scolpito nella storia del ritratto contemporaneo.

Nel dipinto è raffigurata la Regina di tre quarti con la tenuta blu scuro dell’Ordine della Giarrettiera, il più antico ed elevato ordine cavalleresco del Regno Unito di diretta pertinenza della Corona. Preferì un’inquadratura di taglio alto, come a zumare sulla figura per portarla su un piano più ravvicinato che ne esaltasse il profilo, inserendolo su un sfondo radioso di cielo e terra colto in una angolazione prospettica a volo d’uccello. Nel paesaggio retrostante si riconosce in lontananza, sulla destra, il Castello di Windsor. L’espressione nel volto di Elisabetta, che Annigoni esprime in maniera sublime, è quella di una persona dai tratti gentili e ben curati ma dotata di un temperamento forte e determinato nell’assolvimento dei propri doveri istituzionali, senza ostentare i simboli consueti della regalità. La prorompente vitalità di questa immagine è capace di trasmettere un messaggio di fiducia e speranza ad un’intera Nazione nella prospettiva di un futuro glorioso e prospero.

Come evidenzia Emanuele Barletti nel suo saggio dal catalogo di mostra: “Lo stesso Annigoni ricorda come nel suo primo approccio a Buckingham Palace con la Regina ne avesse idealmente trasporto il volto dalla luce autunnale della sera all’interno del palazzo all’ «aria aperta di una luminosa giornata primaverile», non mancando di sorprendersi del fatto che la prima impostazione del ritratto, fissata di getto con uno schizzo grossolano su un foglio di carta, fosse risultata quella vincente espressa nell’opera finita”.

Il ritratto della Regina Elisabetta II dipinto da Annigoni ebbe un successo straordinario e un’eco vastissima su giornali e riviste patinate in Gran Bretagna e all’estero, continuando a far parlare di sé fino ad oggi. Questo capolavoro fu impiegato in un’ampia gamma di applicazioni istituzionali e commerciali, comprese banconote e francobolli, soprattutto nei Paesi del Commonwealth che hanno adottato ampiamente il format annigoniano.

 L’artista Pietro Annigoni fu tra i quattro firmatari del manifesto de “I Pittori moderni della realtà”, insieme con Gregorio Sciltian e i fratelli Xavier e Antonio Bueno, tutti protagonisti della mostra di Fermo. Le loro opere sono affiancate a quelle di Alfredo Serri, Giovanni Acci e Carlo Guarnieri, che si aggiunsero successivamente al gruppo, e a due capolavori di Giorgio de Chirico che nutrì stima per tutti loro. A dialogo con le pitture del Novecento, una selezione di dipinti del Seicento e Settecento di ispirazione caravaggesca, tra cui l’opera principe della Pinacoteca Civica di Fermo, “L’adorazione dei pastori” di Rubens, dallo scenografico e teatrale impianto barocco. La mostra “I pittori della realtà” è visitabile dal martedì alla domenica (orario 10.30-13/15.30-18). Il biglietto include l’ingresso al circuito museale di Fermo. L’esposizione si inserisce tra i principali eventi culturali del progetto regionale “Il Seicento nelle Marche”. È promossa dalla Regione Marche e dal Comune di Fermo, con la preziosa collaborazione del Mart di Rovereto e il contributo di Carifermo e della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo. Carlo Franza

Colpevole di tradimento il giovane che voleva uccide la regina a Windsor. Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 3 Febbraio 2023.

In base al Treason Act, il 21enne Jaswant Singh Chail è stato ritenuto colpevole. Fu arrestato con una balestra vicino al castello a Natale 2021. Il 31 marzo la condanna

«Colpevole secondo il 1841 Treason Act», colpevole di tradimento. Alla vigilia dell’incoronazione di un nuovo re, Carlo III – il prossimo 6 maggio a Westminster Abbey, Londra - Jaswant Singh Chail, dell’Hampshire ha ammesso davanti all’Old Bailey di aver voluto attentare alla vita della sovrana.

Era stato arrestato il giorno di Natale del 2021 al castello di Windsor , con una balestra. A Windsor, dove Elisabetta II si trovava in isolamento per il covid, anziché come per tradizione a Sandringham.

In base al Treason Act il ventunenne è stato dunque accusato per «discharging or aiming firearms, or throwing or using any offensive matter or weapon, with intent to injure or alarm Her Majesty». In altre parole, per aver usato armi da fuoco o lanciato o impiegato altra arma con l’intento di ferire Sua Maestà.

Il 31 marzo prossimo - a poco più di un mese dalla solenne incoronazione del nuovo re Carlo III - il giovane che era stato fermato davanti agli appartamenti reali del castello con il volto coperto e la balestra, sarà quindi condannato.

Il caso più famoso di Alto tradimento, con l’accusa secondo il più severo 1351 Treason Act, fu «Lord Haw-Haw», ovvero William Joyce colpevole di collaborazionismo con la Germania di Hitler durante la seconda guerra mondiale. Artefice di un piano di propaganda radio «Germany Calling», che dal settembre 1939 cercò di propagandare il Reich e demoralizzare le forze alleate e la popolazione britannica.

Joyce, condannato nel 1945 a Londra, fu impiccato nel 1946: ultima persona giustiziata per Alto tradimento nel Regno Unito.

Negli anni ’80 poi Marcus Sarjeant verrà imprigionato per 5 anni dopo aver fatto fuoco (con sei cartucce vuote) in direzione della regina mentre cavalcava in groppa al suo destriero durante la solenne parata del 1981 per celebrare il suo compleanno ufficiale (ogni anno a giugno): il Trooping the colour. La regina continuò a cavalcare senza scomporsi, con sangue freddo e concentrazione.

Un mese dopo Carlo e Diana si diranno sì con il Royal wedding del secolo a St Paul Cathedral e i servizi di sicurezza dovranno mettere in conto misure straordinarie alla luce dell’attentato alla vita della regina.

Un anno dopo, un uomo entrerà a Buckingham Palace presentandosi ai piedi del letto della sovrana e mostrando le falle del sistema di sicurezza attorno a Elisabetta II.

Adesso, la nuova condanna quella del giovane arrestato a Natale 2021, riporta alla mente anche i ben sette tentativi di assassinio ai quali sopravvisse la regina Vittoria, oltreché il ruolo pubblico di ogni sovrano.

Carlo, per parte sua, quand’era principe, durante il viaggio in Australia del 1994, fu aggredito da David Kang a Sidney che sparò due colpi a salve prima di essere fermato. Sconterà una pena di 500 ore di lavoro in comunità.

Omaggio a Lilibet The Queen. Redazione L'Identità 21 Gennaio 2023

di Benedetta Basile

A pochi mesi dalla morte della Regina Elisabetta molti sono i paesi che vogliono omaggiarla: la Gran Bretagna, prima tra tutte, dove i negozi per turisti hanno messo in vendita le tazze, i piattini, le magliette e i poster che la ritraggono felice e sorridente.

Anche l’Italia non è da meno e una delle manifestazioni in suo ricordo è la mostra “ Lilibet. The Queen”, che si trova all’Agostino Art Gallery di Milano, dove è stata inaugurata giovedì. Fino al 20 febbraio sarà quindi possibile visitare l’esposizione curata da Cinzia Lampariello Ranzi, in cui si possono trovare alcuni pezzi unici realizzati da veri maestri e grandi protagonisti della pop art e della street art internazionale, come Endless, Marco Lodola, Mr. Brainwash, Raptuz, Jamie Reid e TV Boy, che hanno come protagonista la monarca dei record.

I lavori che si trovano in “Lilibet. The Queen” sono l’esito di una ricerca condotta tra il 2021 e il 2022 proprio dai fondatori della Agostino Art Gallery, Giacomo Christian Giulio Ranzi e Cinzia Lampariello Ranzi, che erano fortemente interessati a celebrare il forte valore iconico, politico e culturale che rappresenta Elisabetta II, attraverso il linguaggio dell’arte e il confronto tra opere realizzate da artisti di generazioni diverse.

Sono nato a Shaftesbury nella contea del Dorset”, racconta Giacomo Christian Giulio Ranzi, “Il mio nonno materno era un ufficiale della Royal Air Force, che dopo i trasferimenti in India, Africa, Persia ha scelto di ritirarsi nel Dorset. Ho vissuto in Inghilterra fino alla prima adolescenza e la mia educazione è stata assolutamente inglese. Il mio legame sentimentale con la Royal Family si è intrecciato con le ricerche di Cinzia Lampariello, mia moglie, interessata per formazione ai linguaggi della grafica, della pop e della street art. Ne è nata una collezione d’arte che abbiamo costruito, anche attraverso alcune commissioni, in primo luogo per noi e che con questa mostra abbiamo il piacere di condividere con tutti. Art takes care of the earth”.

Tra le opere in esposizione è possibile trovare una grande tela dell’artista londinese Endless, noto per essere in grado di mischiare arte di strada e arte contemporanea. Il lavoro è stato anche tra quelli esposti alla 59° Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia.

La Regina è anche rappresentata in una magnifica scultura di Marco Lodola che è noto per rappresentare icone mondiali come Marilyn Monroe e Mao Tse Tung e per aver realizzato delle installazioni di luce per vari eventi e spettacoli.

Inoltre sono presenti tre ritratti di Sua Maestà di Mr. Brainwash, un artista francese con alle spalle una carriera tra pop e street art ventennale.

Procedendo è possibile trovare “God Save The Queen” di Luigi Maria Muratore, un artista italiano nato nell’hinterland milanese, classe 1968, fondatore della “TDK crew” e della storica “Spaghetti Funk” insieme a J-Ax.

Sui muri e sulle tele scompone forme e colori con una tecnica inventata da lui, chiamata la broken window futurism, che prevede l’utilizzo di bisturi, scotch di carta e spray. Ispirate da una famosa fotografia della regina Elisabetta scattata da Cecil Beaton, si possono trovare alcune litografie di Jamie Reid, un artista inglese noto per aver seguito l’immagine punk dei Sex Pistols.

TVboy, invece, rappresenta la sovrana in abiti punk, con alle sue spalle rappresentata la bandiera del Regno Unito con graffiti e colature di colore.

All’interno dell’esposizione è possibile anche trovare alcune opere di Alberto Petrivelli, Walter Davanzo e Gumm. Il primo è originario di Orvieto, ma vive a Londra e non ha mai esposto in una galleria italiana, Davanzo è un pittore, fotografo, designer e art director e Gumm è il nome di un artista veneziano che veicola le opere pop nella tridimensionalità.

Il ruolo del curatore” afferma Cinzia Lampariello Ranzi “è quella di guida nell’orizzontalità della proposta, attraverso opere e ricerche non necessariamente vicine dal punto di vista linguistico e formale, ma accomunate da qualità, serietà e profondità di pensiero. Proprio per questo insieme agli artisti che, nonostante la breve apertura della Galleria, ci hanno contattato da diversi Paesi stiamo lavorando al “Manifesto dell’Arte Liquida”.

L’Incoronazione.

Il Re.

L’Incoronazione.

I Precedenti.

Il Programma.

La Cerimonia.

Il Dress Code.

I Simboli.

Il Gioielli.

Gli Invitati.

I Regali.

I Precedenti.

Dalle regine di Olanda ad Alberto di Monaco e Felipe VI di Spagna: le incoronazioni che hanno fatto la storia. Dal Regno Unito alla Spagna, passando per il Principato di Monaco: un viaggio fotografico attraverso le cerimonie che hanno caratterizzato l’investitura di re e regine. Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 5 maggio 2023.

L’incoronazione di re Carlo III (senza eguali)

L’incoronazione di Re Carlo e della Regina Camilla sarà il trionfo della solennità, anacronistica quanto seducente. Il Liber Regalis che distilla le regole di una perfetta incoronazione a Londra sono custodite da secoli nella biblioteca dell’abbazia di Westminster. I gioielli della Corona, la St Edward Crown e la Imperial Crown, assieme a bracciali, speroni, anelli e scettri rituali, sono tramandati di dinastia in dinastia, e custoditi alla Torre di Londra. Il 6 maggio, Carlo III sarà unto con l’olio consacrato a Gerusalemme, sfilerà con la croce del Galles con le reliquie della Crocifissione donate da papa Francesco al Re. Ma non sempre un sovrano viene incoronato con un rito tanto elaborato e sacrale. L’incoronazione di Londra non ha eguali in Europa. In Svezia una cerimonia d’incoronazione vera e propria non c’è. E Re Carlo XVI Gustavo di Svezia, dopo due anni dalla sua ascesa al trono, con la nuova Costituzione di Stoccolma dovette trasferire quel poco che restava delle prerogative reali allo speaker del Parlamento. Nel Principato di Monaco si parla piuttosto di «intronizzazione». In Olanda? La regina Beatrice prima e il figlio Guglielmo Alessandro poi, non sono mai stati incoronati bensì investiti come capo di stato sotto le volte di una chiesa sì, ma sconsacrata. Di più, in Spagna negli anni ‘70 Re Juan Carlos dovette chiedere il viatico popolare al suo regno nel 1978 con un referendum – dopo esser salito al trono nel 1975. Qui di seguito ripercorriamo dalla storia delle incoronazioni più scenografiche.

Lo Shah di Persia e Farah Diba - 1967

Il 26 ottobre 1967, nello splendore della Grand Hall del Golestan Palace, sul Trono del Pavone, Mohammad Reza, si incoronò Shah di Persia. Con una cerimonia intrisa di ricchezza, sfarzo e lusso: il cocchio fu ordinato a Vienna a Josef Klickmann e spedito a Teheran. Un’incoronazione con una prima assoluta per l’Iran: una corona anche per la Shahbanou, l’imperatrice Farah Diba che lo Shah volle potesse diventare reggente in caso di sua morte prematura, con l’erede al trono ancora piccolo. Così fu commissionata una corona, la prima in 2500 anni di storia del Paese, anche per l’imperatrice. A realizzarla Van Cleef & Arpels. «Studiavo architettura a Parigi e abitavo nella Cité universitaire a Sud della capitale, ci fu un ricevimento e ricordo che avevo imparato a fare l’inchino. Lui, lo Shah, mi chiese: “Che cosa studi a Parigi?” — ci ha raccontato per il Corriere, Farah Diba —. Era sorpreso quando dissi che frequentavo architettura. Allora c’erano davvero poche donne architetto, non solo a Teheran; non erano studi molto comuni per una ragazza». Dopo la fuga, il 16 gennaio 1979, condivideranno l’esilio in Egitto, Marocco, Bahamas, Messico, Usa, inseguiti da una condanna a morte in contumacia. 

Margrethe di Danimarca - 1972

«Frederick IX è morto. Lunga vita alla regina Margrethe II ! Hurrah, Hurrah». Era il 15 gennaio 1972 quando il premier Jens Otto Krag si affacciò al balcone del palazzo reale di Copenaghen per proclamare la trentunenne Margrethe, prima sovrana danese in 600 anni di storia. Oggi è l’unica Regina al vertice di un Paese al mondo, e la nuova decana dalla morte di Elisabetta II. Dopo la guerra, l’impegno in difesa del Paese dalla Germania nazista, aiutò la popolarità della monarchia danese. Nel 1953 il referendum aveva poi cambiato la legge e aprire alle donne. Così quando il 14 gennaio 1971 il Re era morto, si spianò la strada alla seconda regina Margrethe della storia: la prima aveva regnato su un regno molto più vasto sul finire del Duecento. L’annuncio dal balcone del palazzo reale. Al suo fianco da un alto un esponente della corte reale, dall’altro uno del governo. In pochi istanti Margrethe divenne così regina e parlò per la prima volta al suo popolo.

Carlo XVI Gustavo di Svezia - 1973

Il 19 settembre 1973, vestito della divisa, Carlo XVI Gustavo di Svezia entrò nella sala del trono al palazzo di Stoccolma per sedersi sullo scranno d’argento che risale al tempo della regina Christina nel Seicento, ammantato di ermellino e sovrastato da un grande corona simbolica. Pochi minuti in tutto, il tempo di leggere il discorso col quale diventò nuovo sovrano. E nessuna corona calata sul suo capo. Solo l’affaccio al balcone del palazzo, in solitaria. Rito essenziale, i gioielli della Corona «osservatori silenziosi del momento», poggiati su due cuscini. In fondo scegliendo il suo motto Re Carlo XVI Gustavo indicò subito la strada della semplicità: «Per la Svezia, con i tempi».

Juan Carlos di Spagna - 1975

Quando un giorno di giugno del 1969 Juan Carlos stava lasciando Madrid per andare a far visita ai genitori in esilio in Portogallo, il generale Franco (che pur avendo rovesciato i Borbone dal trono aveva preso in simpatia il giovane principe) gli annunciò che l’avrebbe nominato suo successore con prerogative reali. E il 22 novembre 1975 Juan Carlos salì così al trono di Spagna. Dopo Alfonso XIII, l’ultimo re prima del Franchismo, i Borbone tornavano a rappresentare il Paese: l’inizio della stagione del «Juancarlismo», della corsa economica di Madrid, una stagione il cui ricordo storico oggi è appannato da scandali e love affair del Re emerito.

Beatrice d’Olanda – 1980

Beatrice d’Olanda divenne regina il 30 aprile 1980 quando la madre Juliana decise di abdicare. Scelta ben meditata dalla regina che aprì molte porte alle novità e alla modernità. E in fin di vita confessò: «Se non fossi stata regina sarei stata un repubblicana». Anche quel gesto di abdicazione era stato pensato per consentire alla figlia Beatrice di raccogliere il testimone nel fiore delle energie. Beatrice? Non fu incoronata, ma giurò davanti a una sessione pubblica e congiunta delle due Camere del Parlamento.

Harald di Norvegia - 1991

Studi a Oxford e all’accademia militare di Oslo, Re Harald di Norvegia divenne sovrano nel giugno 1991 alla morte del padre Olav V. Seduto sul trono, accanto la moglie la commoner Sonja Sommerlat sposata sfidando le convenzioni, Re Harald divenne ufficialmente sovrano alla Cattedrale di Nidaros a Trodheim, dal 1449 con l’incoronazione di re Carlo I la storica cattedrale delle incoronazioni in Norvegia. Un’incoronazione dal valore sacrale, per Harald, come quella di Carlo a Londra, la loro. Per espresso desiderio del Re. Accolti dentro la chiesa dagli arcivescovi Finn Wagle e Andreas Aarflot, si inginocchiarono davanti all’altare per ricevere la benedizione dell’arcivescovo che pose sul loro capo la mano destra. Un rito religioso e un momento istituzionale assieme. Molto più scarno però di quello di Londra.

Alberto del Belgio – 1993

Nel 1993, al funerale di stato di Re Baldovino era arrivata a Bruxelles persino la regina Elisabetta II non solita a muoversi per funerali del Gotha. E mentre Royals e a capi di stato rendevano omaggio alla scomparsa del Re si preparava la staffetta con Alberto II e la regina italiana, Paola nata Ruffo di Calabria. Il loro matrimonio da favola il 2 luglio 1959 fece sognare l’Italia della Dolce vita. Dopo la morte del fratello maggiore Baldovino, toccò dunque al più piccolo Alberto fino ad allora principe di Liegi, raccogliere il testimone, giurando davanti alle camere riunite del Parlamento il 9 agosto 1993. Sesto sovrano dei Belgi.

Alberto di Monaco - 2005

Un principato in cui «virtù e denaro dovranno coniugarsi in permanenza», una «città-Stato modello»: Alberto, il figlio di Grace e Ranieri, diventava Principe sovrano, pronunciando queste parole nel luglio del 2005, a 47 anni. Tre mesi dopo i funerali di Ranieri III, una messa solenne nella cattedrale dell’Immacolata Concezione officiata dall’arcivescovo di Monaco, Bernard Barsi, consacrava il secondogenito di Ranieri, nuovo sovrano del piccolo Stato. Non un’incoronazione, ma un’intronizzazione. Il sindaco gli consegnò simbolicamente le chiavi della città davanti ai suoi concittadini che acclamarono Alberto II con un «lunga vita al principe Alberto ». E lui per risposta ha voluto regalare una grande festa durata fino a sera con musica e fuochi d’ artificio «per i monegaschi, i loro congiunti e i loro bambini: una specie di comunione con la popolazione». Il momento dell’emozione quando nella cattedrale dove si dissero sì Grace e Ranieri, il principe in mezzo alle sorelle, Carolina e Stephanie, ascoltò la benedizione dell’ arcivescovo: «Abbiamo il dovere di riunirci attorno a colui che da oggi guida il Principato». La ribelle e adorata Stephanie prese quindi la mano del fratello e lui strinse anche quella di Caroline, che non è riuscita a trattenere né a nascondere le lacrime. Soltanto la prima parte dell’intronizzazione: il 19 novembre successivo in occasione della festa di San Ranieri, il momento istituzionale con capi di stato e reali invitati al Rocher.

Guglielmo Alessandro d’Olanda - 2013

Quando il figlio di Beatrice, Guglielmo Alessandro raccolse il testimone dalla madre che arrivata all’età di 75 anni (quella ormai del nuovo Re Carlo a Londra) decise di farsi da parte, il 30 aprile 2013 il nuovo re giurò nella Nieuwe Kerk, una chiesa sconsacrata. Giurò non su Dio, ma davanti al Parlamento promettendo di rispettarlo. Sulla spalle il manto regale di velluto ed ermellino, ma nessuna corona sul capo. Al suo fianco l’argentina Maxima con la tiara. Tra gli ospiti Kofi Annan e gli allori principi Carlo e Camilla, i reali di Spagna, Norvegia e Svezia, Alberto di Monaco e Naruhito allora erede del trono del Crisantemo. Una processione sull’acqua di 200 imbarcazioni reali vestite del colore degli Orange Nassau, l’arancio e l’affaccio al balcone - senza corone, tiare e gioielli reali. Solo l’abbraccio della folla, e delle tre figlie, tra le quali la piccola Catharina Amalia da quel giorno erede al trono e che adesso debutterà a Londra (al fianco della nonna Beatrice) al ricevimento d’incoronazione di Re Carlo. Ecco il rito molto poco sacro e molto pragmatico dei reali d’Olanda.

Filippo del Belgio – 2013

Dopo una messa di ringraziamento per il regno ventennale del padre, Alberto II (che decise di abdicare complice lo scandalo della figlia illegittima), il nuovo Re Filippo affiancato dalla moglie Mathilde nel 2013 era apparso al balcone del palazzo reale a Bruxelles. Tra salve di cannone, fanfare di tromba e un rito solenne ma veloce. Nessun capo di stato o reale straniero invitato. Al cuore del giorno d’incoronazione il discorso nelle tre lingue ufficiali del Paese: olandese, francese e tedesco, tra fiamminghi e valloni, memento dell’anima divisa del Paese. Tant’è che per il costituzionalista Vernon Bogdanor, il Re è l’unico elemento unificante del Paese. Non a caso è Re dei Belgi, non del Belgio. 

Felipe VI di Spagna - 2014

«Viva il Rey Viva el Rey!». L’acclamazione accolse il nuovo Re il 19 giugno 2014. «Eccomi davanti alle Cortes Generales per pronunciare il giuramento previsto dalla nostra Costituzione ed essere proclamato Re di Spagna». Così prese la parola Felipe VI, figlio di Juan Carlos, quel giugno 2014 nel momento del passaggio ufficiale dei poteri. «Inizio il mio regno con una profonda emozione per l’onore che presuppone il prendere la Corona», disse Felipe, ma nessuna corona si posò sul suo capo. Rimase su un cuscino rosso davanti a lui. In Parlamento era arrivato con la moglie Letizia e le due figlie bambine. Re Juan Carlos che aveva abdicato alla mezzanotte precedente, passando poi a Felipe la fascia rossa di Comandante in capo.

Il Programma.

Estratto dell’articolo di Vittorio Feltri per “Libero Quotidiano” il 5 maggio 2023.

[…] sabato il piccolo schermo ci ammorberà proiettando filmati riguardanti la incoronazione del re che noi pensavamo fosse già tale. Invece no. Ci attende una nuova e infinita rottura di scatole che Raiuno si accinge a infliggerci trascurando il fatto che paghiamo il canone non per scoppiare di noia ma per essere informati in modo sobrio e possibilmente non ripetitivo. 

Vabbè, rassegniamoci, esercitando la santa pazienza di cui siamo armati. Aggiungiamo soltanto che a noi le vicende del primo Palazzo inglese suscitano lo stesso interesse, pari a zero, che ci stimola il comportamento sessuale degli scarafaggi. Noi italiani ci siamo liberati dei Savoia mediante un referendum notoriamente taroccato, e non abbiamo alcuna nostalgia sia del trono sia dei glutei che lo occuparono.

Il festival della retorica che si svolgerà domani a Londra sappiamo già che sarà disgustoso e non riusciamo a capire come sia possibile apprezzarlo e seguirlo quasi si trattasse di un evento importante. […] I casini che hanno creato fratelli e figli di Carlo ci lasciano indifferenti, figurate se ci premono le giravolte d’amore che hanno turbato il clima della intera casa.

Le fregole di Camilla nominata regina consorte sono importanti, per noi, quanto le previsioni del tempo nel Senegal. Non ce ne importa un tubo. Per non parlare del libro scritto dal giornalista Antonio Caprarica, ospite fisso di vari talk show nazionali, dedicato a Carlo III, le cui opere sono ignote. Un uomo che non ha inciso e probabilmente non inciderà nella vita dei britannici, essendo egli pieno di vuoto.

Sorvoliamo sulla sua prima moglie, Diana, il cui matrimonio col nuovo re allorché era soltanto principe ha segnato un capitolo importante nella storia delle corna. Il che non mi scandalizza, dato che i tradimenti coniugali sono i soli elementi in cui ci riconosciamo anche noi poveri plebei. […]domani non accenderò il televisore. A meno che non vi sia una partita di calcio, perfino di serie B.

Estratto dell’articolo di Vittorio Sabadin per “Il Messaggero” il 5 maggio 2023

Centinaia di migliaia di persone assisteranno domattina al passaggio del corteo che porterà re Carlo III e la regina Camilla da Buckingham Palace all'Abbazia di Westminster per l'incoronazione, e di nuovo al palazzo una volta conclusa la cerimonia. La polizia britannica è abituata a tenere sotto controllo la folla che si ammassa per vedere i Royals, ma questa occasione è diversa: contro Carlo hanno già tirato delle uova, uno squilibrato armato di coltello ha gettato martedì scorso delle cartucce oltre le grate del palazzo reale e i movimenti repubblicani annunciano manifestazioni e cartelli con scritto "Not My King".

Molti sudditi, in più, sono arrabbiati per la richiesta che tutti i cittadini giurino fedeltà al Sovrano nel corso della cerimonia. Pare sia stata un'iniziativa dell'Arcivescovo di Canterbury Justin Welby, ma è stata un'idea bislacca e ai giornali arrivano messaggi sdegnati. 

La polizia sa che questa non sarà la solita sfilata […] e si è preparata per l'operazione "Golden Orb", come è stata definita più grande mobilitazione di sicurezza mai vista a Londra. Giusto in tempo, il 2 maggio scorso, è stata approvata la nuova legge "Protect Duty", che è mirata a proteggere i luoghi storici ma consente anche agli agenti di intervenire prima che eventuali manifestanti comincino a danneggiare vetrine ed edifici, a rallentare il traffico o a fare qualunque cosa possa disturbare le normali occupazioni dei cittadini.

Per tenere sotto controllo la situazione saranno impiegati 11.000 agenti […] e saranno utilizzate centinaia di telecamere in grado di riconoscere i volti dei sospetti tra la folla.

Sono così sofisticate che possono distinguere tra due gemelli, o identificare qualcuno solo sulla base di vecchie foto. 

Le telecamere confrontano in tempo reale i volti che inquadrano con le immagini di 9.000 potenziali attentatori o disturbatori, selezionati dalla polizia tra i ricercati per qualche reato, tra i rapinatori più noti, tra i sospetti di terrorismo, tra gli eco-guerriglieri e tra chi ha precedenti per disturbo della quiete pubblica.

[…] A Trafalgar Square si raduneranno i manifestanti di Republic con i loro cartelli, ma la polizia ha ora, grazie alla nuova legge, il potere di farli sloggiare prima […]

 Tutto in famiglia. Massimo Gramellini su Il Corriere della Sera il 6  maggio 2023.

Se oggi milioni, ma forse miliardi di persone butteranno un occhio alla tv per seguire l’incoronazione di un re che conta poco, in un regno che nel mondo conta sempre meno, non sarà soltanto per commentare la foggia di certi orribili cappellini. La Royal Family è l’ultimo racconto veramente globale che ci rimane, l’unico in cui bastano i nomi di battesimo dei personaggi per capire di chi si sta parlando. Più ancora della saga, anch’essa inglese, di Harry Potter: se dico solo Harry, nessuno pensa al maghetto, ma al cadetto, il principe di scorta atteso da una giornata dagli echi shakespeariani.

Il secondo figlio di Diana assisterà al trionfo del padre seduto in disparte e ignorato da uno stuolo di parenti, incluso il fratello maggiore che ha maltrattato nella sua biografia. E vedrà la corona di regina destinata alla sua povera mamma posarsi sulla testa dell’odiata matrigna, prima di traslocare un giorno su quella di Kate, la non amatissima cognata. Il tutto sotto lo sguardo curioso e giudicante di mezzo mondo, che avrà occhi più per lui e per William che per Carlo, condannato dal destino a non essere al centro dell’attenzione nemmeno nel giorno della sua incoronazione. Più che una persona, il nuovo re mi è sempre sembrato una metafora della condizione umana: ha passato la gioventù e l’età adulta a mettersi in coda, nell’attesa di qualcosa che gli viene dato solo adesso, a settantatré anni. Quando forse non lo desidera nemmeno più.

Ho visto un Re. Gli inglesi credono in un costoso anacronismo perché ne hanno bisogno. Luciana Grosso su L'Inkiesta il 6 Maggio 2023

In un’epoca che non tollera più «sudditi», i britannici proclamano loro sovrano un signore azzimato con l’hobby del giardinaggio. Per il Regno Unito, la famiglia reale è ciò che Maradona rappresenta per Napoli, o il destino manifesto per l’America: la loro Storia, da cui non si scappa

Londra. Questo pezzo, secondo gli accordi con la redazione, avrebbe potuto chiamarsi «Dieci cose che ho imparato sull’incoronazione». La verità, però, è che ne ho imparata solo una.

Forse perché sono un po’ tarda io. O forse perché, davvero, la lezione di tutta questa Londra vestita a festa, che guarda con rassegnazione il cielo carico di pioggia, è solo una.

Ed è la stessa di Tyrion Lannister alla fine di Games of Thrones. «Cosa unisce le persone? Le armate? L’oro? Le bandiere? No. Le storie. Non c’è nulla al mondo più forte di una buona storia. Niente può fermarla, nessun nemico può sconfiggerla».

E così, quello che ho imparato, mentre schivavo la pioggia e compravo bandierine made in China a tre sterline, mentre provavo a districarmi nel dedalo di strade sbarrate da transenne o da muri umani di turisti, è solo una cosa: perché. Perché nel 2023 gli inglesi, popolo parecchio progredito e illuminista, sono ancora qui? Perché perdono tempo appresso a un costoso anacronismo come la monarchia? Perché non dicono ad alta voce quello che sanno benissimo, ossia che non esiste nessun sangue blu e nessun lignaggio; perché fingono di sapere che Carlo non è più re di quanto Babbo Natale non si cali dal camino dicendo «oh oh oh»?

Ecco io questa cosa, misteriosa, forse l’ho capita. Lo fanno perché gli serve. Dire che non è vero, invece, non servirebbe a niente. Lo fanno perché nella vita devi credere a qualcosa. E loro credono che quel signore azzimato e con l’hobby del giardinaggio sia il loro Re. E come tutte le cose che si fanno per tradizione, non lo hanno scelto.

Lo fanno e basta. Perché questa qui, di corone e stendardi, è la loro storia. E puoi essere progressista e illuminista quanto vuoi, ma dalla tua storia non ci scappi. E non ci scappi perché è quello che sei. È quello a cui aggrapparti quando tutti il resto crolla o svanisce. È quello che ti fa sentire parte di qualcosa di grande, di un solo destino comune.

Napoli ha Maradona. L’America ha se stessa e la sua convinzione di destino manifesto. Il Regno Unito ha la famiglia reale. Noi abbiamo i caroselli in auto per lo scudetto, loro hanno Buckingham Palace.

E così, nel 2023, un’epoca storica in cui a nessuno piacerebbe sentirsi chiamare «suddito» di qualcuno o qualcosa che non sia uno smartphone, nel Regno Unito c’è orgoglio, anzi: di più, affetto, per questa condizione.

Perché quella famiglia scalcagnata, piena di sanguinari, infedeli, incapaci è la loro famiglia reale.  E queste frescacce medievali, di corone e scettri, sono le loro frescacce medievali. Non è una cosa che scegli e che vuoi. È una cosa di cui non puoi fare a meno.

È una specie di richiamo di Saint James Park, cui non si può fare altro che rispondere, magari vestendosi un po’ da pirla, con la bombetta e i pantaloni con la Union Jack, oppure accampandosi per giorni sotto la pioggia.

Perché, ehi, loro sono inglesi. E gli inglesi sono tante cose, incluso i sudditi del loro Re. È la loro storia. È quello che sono. E da quello che sei non ci scappi nemmeno se sei Edoardo VII.

Estratto dell’articolo di Veronica Cursi per ilmessaggero.it il 4 maggio 2023.

Oro, gemme, velluto rosso e pelliccia di ermellino. La corona di Sant'Edoardo, che verrà posta sabato in capo a re Carlo III, è un potente simbolo della monarchia britannica. Alta più di 30 centimetri, realizzata in oro a 22 carati, è però anche molto pesante - ben 2,28 kg- e per questo il sovrano la indosserà per meno di un'ora. Poi verrà riposta nella Torre di Londra, in attesa della prossima incoronazione.

La corona fu realizzata nel 1661 per l'incoronazione di Carlo II, prendendo a modello quella di Edoardo il confessore (sovrano fra il 1042 e il 1066), ritratta nel famoso arazzo di Bayeux, in Francia. Considerata una reliquia, la corona del re canonizzato come santo era stata usata per secoli, fino a quando fu fatta fondere durante la rivoluzione guidata da Oliver Cromwell, quando re Carlo I fu decapitato.

La nuova corona di Sant'Edoardo fu poi usata per sole altre due incoronazioni (Giacomo II nel 1685 e Guglielmo III nel 1689). Poi passò di moda e rimase inutilizzata per oltre 200 anni. Re Edoardo VII la scelse per la sua incoronazione nel 1902, ma poi si ammalò e dovette ripiegare su una corona più leggera per la cerimonia. Fu Giorgio V il primo ad usarla nuovamente e per l'occasione la corona assunse l'attuale aspetto, con l'inserimento permanente delle gemme. Anticamente le pietre preziose erano rimovibili e alcune venivano affittate per la cerimonia.

La corona è stata modificata affinché possa andare bene per la testa di Re Carlo. E' stata messa in lavorazione per modificarne il diametro. Lo ha fatto sapere Buckingham Palace, citato dalla Bbc.  La corona dovrà essere pronta entro il 6 maggio 2023, quando il sovrano verrà incoronato presso l’Abbazia di Westminster.

[…] Pesantissima e simbolica, la corona di Sant'Edoardo è stata posta sul capo anche di Giorgio VI ed Elisabetta II. Con humour britannico, la sovrana aveva chiesto «é ancora così pesante?», quando la riprese in mano per un documentario nel 2018, confermando poi: «pesa una tonnellata». Suo padre aveva invece ironizzato sul fatto che non è facile capire quale sia il davanti e il didietro. […]

Data, programma e ospiti: tutto quello che c’è da sapere sull'incoronazione di Carlo. Si svolgerà il prossimo 6 maggio l’incoronazione di re Carlo III e della moglie Camilla all’Abbazia di Westminster. Di seguito tutti i dettagli. Cristina Balbo il 4 Maggio 2023 su Il Giornale.

Tabella dei contenuti

 Il giorno dell’incoronazione

 I festeggiamenti

 Gli invitati alla cerimonia

 Il concerto per l’incoronazione

Manca sempre meno ad uno degli eventi più attesi di sempre, la cerimonia di incoronazione di Carlo III e della moglie, la regina Camilla, che si svolgerà il prossimo 6 maggio presso l’Abbazia di Westminster, al centro di Londra. L’ultima volta che si verificò un tale evento risale al 1953, quando la madre di Carlo, la regina Elisabetta, morta 8 mesi fa al Castello di Balmoral, fu incoronata.

Il giorno dell’incoronazione

La cerimonia ufficiale di incoronazione di re Carlo III d’Inghilterra e della regina Camilla avverrà la mattina di sabato 6 maggio (proprio lo stesso giorno del compleanno di Archie Mountbatten Windsor, il figlio del principe Harry e di Meghan Markle, che per motivi ormai noti non prenderà parte alla cerimonia) all’’Abbazia di Westminster. Infatti, è sin dall’incoronazione di Guglielmo I nel 1066 che l’Abbazia ospita le cerimonie di incoronazione dei 39 monarchi che hanno preceduto Carlo III nella storia della monarchia britannica.

La cerimonia inizierà alle ore 11 (ora locale) e verrà preceduta dalla "Processione del Re" che, invece, inizierà alle ore 10.20. Per l’occasione, Carlo e Camilla hanno scelto di viaggiare a bordo della Diamond Jubilee State Carriage di Elisabetta II. A presiedere la cerimonia di incoronazione sarà l’arcivescovo di Canterbury, che ungerà con olio sacro re Carlo e poi gli porrà sul capo la corona di Sant'Edoardo, incoronandolo ufficialmente re Carlo III. Quest’ultimo, occuperà la "sedia dell'incoronazione" con il simbolo del suo potere sulla nazione britannica, lo scettro e il bastone del monarca.

A seguito della cerimonia, vi sarà la "Processione dell'Incoronazione" in cui il re, la regina e la famiglia reale sfileranno per le strade di Londra fino a Buckingham Palace, dove daranno il tradizionale saluto ai sudditi dal balcone del palazzo reale.

I festeggiamenti

I festeggiamenti per il grande evento, però, proseguiranno almeno fino all'8 maggio. Infatti, nella giornata di domenica 7 maggio, al Castello di Windsor ci sarà un concerto aperto al pubblico e trasmesso in diretta dalla BBC, "The Coronation Concert". Uno spettacolo a cui prenderanno parte artisti internazionali tra cui Katy Perry e Andrea Bocelli.

Per l’ultimo giorno di festa, lunedì 8 maggio, invece, ci sarà una giornata di incoraggiamento ai cittadini a partecipare a programmi di volontariato. Per l’occasione del "The Big Help Out" è stato chiesto ai britannici di festeggiare facendo una donazione a un ente di beneficenza locale.

Gli invitati alla cerimonia

Saranno circa in 2000 le persone che prenderanno parte al grande evento e potremmo quasi dire “poche” se consideriamo che alla cerimonia della regina Elisabetta II, nel lontano 1953, gli invitati superavano gli 8.000. Naturalmente all’incoronazione parteciperà tutta la famiglia reale inglese: William, primogenito di re Carlo ed erede al trono, insieme alla moglie Kate Middleton e ai figli George, Charlotte e Louis. Sarà presente anche Harry, secondogenito di Carlo e Lady Diana, ma senza la moglie Meghan Markle e senza i figli Archie Harrison e Lilibet Diana. Dovrebbero esserci anche la principessa Anna, sorella di Carlo, e il marito, il viceammiraglio Sir Timothy Laurence; i neo duca e duchessa di Edimburgo, nonché il principe Edoardo (il più giovane dei figli della regina Elisabetta) insieme alla moglie Sophie. E ancora, la principessa Eugenia e la principessa Beatrice con i rispettivi coniugi; Zara e Mike Tindall, probabilmente accompagnati dai figli maggiori; Peter Phillips e le sue figlie. Tuttavia, regna ancora l'incertezza sulla presenza del principe Andrea. Inoltre, presenzierà anche l’ex marito della regina Camilla, Andrew Parker Bowles e i loro nipoti, peraltro, saranno i paggi d’onore di Camilla: il figlio del primogenito Tom, Freddie, e i gemelli figli di Laura, Gus e Louis.

La novità è che la famiglia reale tra le 2.000 persone che ha deciso di invitare alla cerimonia ha chiamato in causa anche i reali stranieri. Infatti, non potevano mancare il principe Alberto e la principessa Charlène di Monaco (i primi reali stranieri a confermare la propria presenza). Re Felipe VI e la regina Letizia, re Guglielmo e la regina Maxima dei Paesi Bassi, il re Haakon e la regina Mette Marit di Norvegia, il re Federico e la regina Maria di Danimarca, i reali di Lussemburgo, il re Filippo I e la regina Mathilde del Belgio, Anna Maria di Grecia e Paolo e Maria Chantal di Grecia, il re Carl Gustaf e la principessa Vittoria di Svezia, il principe Fumihito e il principe Kiko del Giappone e il re Abdullah II e la regina Rania di Giordania.

Presenti anche molti leader internazionali come il nostro presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la first lady Jill Biden e Emmanuel Macron con la moglie Brigitte. E ancora, il primo ministro australiano Anthony Albanese e il presidente della Repubblica polacca, Andrzej Duda. Per la Germania, invece, il presidente della Repubblica federale, Frank-Walter Steinmeier e infine, il primo ministro del Pakistan, Shehbaz Sharif. Anche l’Unione Europea sarà rappresentata alla cerimonia da: Ursula von der Leyen, presidente della Commissione; Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, e Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo.

Il concerto per l’incoronazione

Tra gli eventi più attesi dell’incoronazione del sovrano c’è il concerto della giornata di domenica 7 maggio al Castello di Windsor. Un evento aperto al pubblico organizzato e trasmesso dalla BBC. Confermati per il Coronation Concert ci sono Paloma Faith, Tiwa Savage, Steve Winwood, Olly Murs e il DJ del club Pete Tong, che suonerà i suoi classici di Ibiza. E ancora, il pianista di fama mondiale Lang Lang e la recente vincitrice di The Piano Lucy e la star di Bollywood Sonam Kapoor. Già annunciati all’inizio di aprile Katy Perry e Lionel Richie. Ma non è finita qui; infatti, proprio pochi giorni fa, sono stati confermati anche Tom Cruise, Nicole Scherzinger e Winnie The Pooh. “Condividere il palco con Lang Lang sarà un sogno che si avvera: una performance irripetibile”, ha rivelato la star delle Pussycat Dolls. Tra le celebrità internazionali anche l’orgoglio italiano Andrea Bocelli che duetterà con il baritono inglese Sir Bryn Terfel. Insomma, saranno giorni davvero intensi e di grande festa per la capitale inglese.

Scettri, cerimoniale e giuramenti: guida all’incoronazione di Re Carlo III. I momenti più importanti della cerimonia del prossimo 6 maggio, i protagonisti e le novità introdotte da re Carlo III. Francesca Rossi il 4 Maggio 2023 su Il Giornale.

Tabella dei contenuti

 The King’s Procession

 A Westminster Abbey

 Scettro e Corona

 Gli abiti e la spada

 “L’omaggio del sangue reale”

 “Il Coro di milioni di voci”

 Una cerimonia multietnica

 The Coronation Procession

Tra poche ore Re Carlo III verrà incoronato nell’Abbazia di Westminster. Il rito, che durerà circa un’ora e mezza, farà rivivere le antiche tradizioni della monarchia inglese e, nello stesso tempo, le innoverà per consegnarle ai futuri sovrani. Un ruolo speciale verrà affidato a tre donne di colore e al principe William.

The King’s Procession

Re Carlo III e la Regina consorte Camilla viaggeranno sulla Diamond Jubilee State Coach da Buckingham Palace verso l’Abbazia di Westminster, scortati dalla principessa Anna nel ruolo di Gold Stick in Waiting, dal Sovereign’s Escort e della Household Cavalry. Attraverseranno il Mall, l’Admiralty Arch fino a Trafalgar Square, per poi giungere a Whitehall e Parliament Street, passare per Parliament Square e Broad Sanctuary fino ad arrivare alla Great West Door dell’Abbazia di Westminster verso le 11 del mattino (ora locale). Il tragitto è di 1,3 miglia (2,1 chilometri), più breve di quello che fece la regina Elisabetta nel 1953. La defunta sovrana, infatti, passò per il Victoria Embankment, costeggiando la riva Nord del Tamigi, per un totale di 1,6 miglia (2,6 chilometri).

A Westminster Abbey

I sovrani, seguiti dai paggi, tra cui spiccano il principe George e i nipoti di Camilla, faranno il loro ingresso con le insegne regali nell’Abbazia, sotto gli occhi dei 2mila ospiti. Carlo indosserà la divisa della Royal Navy, Camilla l’abito di Bruce Oldfield e la Corona della regina Mary. La cerimonia procederà al ritmo delle 12 musiche selezionate dal monarca, tra cui spiccano quella di Andrew Lloyd Webber e le melodie greco-ortodosse in omaggio alle origini del principe Filippo. Carlo siederà sulla Coronation Chair (o St. Edward’s Chair, voluta da Edoardo I nel 1296 per contenere la Pietra del Destino) al momento dell’incoronazione. I reali però, useranno anche le Chairs of Estate e le Throne Chairs provenienti dalla Royal Collection e restaurate per l’occasione. Le Chairs of Estate, realizzate per l’incoronazione della regina Elisabetta, nel 1953, sono parte integrante della fase iniziale della cerimonia e dell’incoronazione della Regina consorte. The Throne Chairs, create per l’incoronazione di Re Giorgio VI nel 1937, compaiono durante l’intronizzazione e l’omaggio ai nuovi sovrani.

Scettro e Corona

Durante il momento centrale del rito Carlo III prenderà lo scettro di Sant’Edoardo con la mano destra (che verrà coperta dal Coronation Glove, o Coronation Gauntlet, cioè dal guanto di pelle bianca con gli emblemi nazionali) e lo “Scettro della Colomba”, con la mano sinistra. I due gioielli sono stati realizzati per l’incoronazione di Carlo II nel 1661 e rappresentano, rispettivamente, il potere temporale e quello spirituale. L’Arcivescovo porrà sul capo del Re la Corona di Sant’Edoardo, creata per Carlo II nel 1661. Alla fine della cerimonia Carlo continuerà a tenere con la mano destra lo scettro di Sant’Edoardo e prenderà con la sinistra il Sovereign’s Orb, consegnato dall’Arcivescovo di Canterbury, che simboleggia il ruolo di Difensore della fede assunto dal nuovo re. All’uscita dall’Abbazia e per il saluto dal balcone di Buckingham Palace il monarca indosserà, invece, la Imperial State Crown.

Gli abiti e la spada

Sua Maestà riutilizzerà gli abiti cerimoniali già portati dai suoi predecessori. Entrerà nell’Abbazia portando la Robe of State (o Parliament Robe, indossata da Giorgio VI durante l’incoronazione del 1937) di velluto cremisi. Camilla porterà, invece, la Robe of State di Elisabetta II. Dopo l’unzione Carlo III indosserà il Colobium Sindonis e la Supertunica. Il primo è l’emblema della purezza di fronte a Dio, realizzato per la cerimonia di Giorgio VI. La seconda è stata creata per l’incoronazione di Giorgio V nel 1911. Sopra alla Supertunica Carlo avrà anche il privilegio di mettere la Robe Royal (o Imperial Mantle) e la Stole Royal, ovvero il mantello dorato realizzato per l’incoronazione di re Giorgio IV nel 1821 e la fascia stretta di seta d’oro creata per la regina Elisabetta nel 1953. La Stole Royal è impreziosita dai ricami dei simboli religiosi, del Commonwealth e della nazione. La King’s Sword Belt (o Coronation Girdle), altro accessorio usato da Giorgio VI, verrà sistemata in vita, sopra la Supertunica del Re. Dopo l’unzione l’Arcivescovo benedirà e offrirà a Carlo la Sword of Offering, la spada di diamanti, turchesi, zaffiri, rubini e smeraldi, emblema del ruolo del sovrano, il quale deve essere in grado di discernere il bene dal male. La spada, voluta da Giorgio IV, sarà in seguito posta sull’altare. Alla fine della cerimonia il Re toglierà la Robe Royal e la Stole Royal per indossare l’Imperial Robe (o Robe of Estate) di velluto porpora, portata da Giorgio VI, mentre la Regina consorte vestirà la Robe of Estate realizzata dalla Royal School of Needlework.

“L’omaggio del sangue reale”

Come il principe Filippo 70 anni fa, durante l’incoronazione di Elisabetta II, anche il principe William porterà il suo omaggio al nuovo sovrano. Si inginocchierà di fronte a lui e pronuncerà queste parole: “Io, William, principe del Galles, ti giuro la mia fedeltà, lealtà e dedizione e ti servirò come fedele vassallo. Dunque aiutami Dio”. Questo giuramento è conosciuto come “L’omaggio del sangue reale”. Nel 1953 il principe Filippo promise anche di essere “servitore sulla Terra” della regina Elisabetta, ma sembra che Carlo III abbia eliminato questo passaggio, giudicandolo superfluo, non in linea con i tempi.

“Il Coro di milioni di voci”

Durante l’incoronazione l’Arcivescovo di Canterbury si rivolgerà ai presenti nell’Abbazia e a tutti quelli che stanno guardando la cerimonia, anche attraverso la televisione dai maxischermi in strada, invitandoli a giurare fedeltà al nuovo Re. “Tutti coloro che lo desiderano, nell’Abbazia e altrove, dicano insieme: giuro vera fedeltà a Vostra Maestà, ai vostri eredi e successori secondo la legge. E che Dio mi aiuti”. Il “Coro di milioni di voci” è una novità introdotta da Buckingham Palace. In passato, infatti, solo l’aristocrazia britannica era tenuta a compiere questo giuramento. Inutile dire che il gruppo antimonarchico “Republic”, che promette manifestazioni contro Carlo III il prossimo 6 maggio, ha protestato contro l’iniziativa. Il suo leader, Graham Smith, ha puntualizzato: “In una democrazia è il capo di Stato che dovrebbe giurare fedeltà al popolo, non il contrario”.

Una cerimonia multietnica

I giornali hanno sottolineato più volte il carattere multietnico e inclusivo dell’incoronazione di Re Carlo III. A Westminster Abbey vedremo non solo i rappresentati di diverse religioni, ma anche tre donne di colore che avranno un ruolo centrale. La baronessa Floella Benjamin consegnerà al sovrano lo Scettro con la Colomba. Dame Elizabeth Anionwu, ex infermiera, porgerà a Carlo l’orbe del potere temporale. La baronessa Valerie Amos, prima donna di colore a essere insignita con l’onorificenza dell’Ordine della Giarrettiera, compirà l’Atto di Riconoscimento di fronte alla congregazione insieme all’Arcivescovo di Canterbury. Floella Benjamin è un personaggio molto interessante: di origini caraibiche, ha lavorato per la Bbc, dal 2010 è membro della Camera dei Lord e da anni è impegnata nella lotta contro il razzismo.

The Coronation Procession

Dopo il rito Carlo III e Camilla torneranno a Buckingham Palace viaggiando sulla scomoda Gold State Coach, costruita nel 1762, scortati dalle Forze Armate provenienti da tutto il Commonwealth e, di nuovo, dalla principessa Anna. Una volta arrivati a Palazzo il Re e la Regina saluteranno il popolo dal balcone insieme alla royal family (escluso Harry). Il Comitato dell’Operazione Golden Orb (che ha organizzato la cerimonia) ha stimato che l’incoronazione costerà ai contribuenti 100 milioni di sterline (è un evento di Stato, non privato, dunque non lo pagano i Windsor). Quella della regina Elisabetta costò un milione e mezzo di sterline (ma al cambio di oggi sarebbero circa 50 milioni). Ma non è una tragedia, visto che l’intero fine settimana di festeggiamenti, tra turismo e souvenir, dovrebbe portare al regno un guadagno di 665 milioni.

Estratto dell’articolo di Veronica Cursi per ilmessaggero.it il 2 maggio 2023.

Segnatevi data e orario: 6 maggio 2023, 10.20 (11.20 ora italiana). Sarà quello il momento in cui Re Carlo e la Regina Camilla partiranno per l'Abbazia di Westminster. […] 

Il mantello di Carlo

Buckingham Palace ha svelato gli abiti che indosseranno re Carlo e la regina Camilla il giorno della loro incoronazione. I sovrani hanno scelto di seguire la tradizione. Li vedremo quindi entrambi con indosso due “vesti”: la Robe of State, per l'arrivo all'abbazia di Westminster, e la Robe of Estate, con i ricami personalizzati, per il ritorno a palazzo. 

L'"abito di stato" di Carlo III è realizzato in velluto cremisi ed è stato indossato dal nonno, re Giorgio VI, per la sua incoronazione nel 1937. E' stato conservato dalla Royal School of Needlework, di cui Camilla è patrono dal 2017. Carlo indosserà il mantello in seta porpora ricamato in oro che fu di Giorgio VI.

L'abito di Camilla

La Robe of State della regina è quella originariamente realizzata per Elisabetta II. E' stato disegnato e ricamato a mano dalla Royal School of Needlework e realizzato dalla sartoria Ede & Ravenscroft, la più antica di Londra, fondata nel 1689. […] 

Quanto costerà l'incoronazione

Di cifre ufficiali ancora non c’è traccia, ma la commissione Operation Golden Orb a cui è affidata l’organizzazione – “Operazione sfera d’oro” è il nome in codice scelto anni fa per l’avvenimento – ha fornito una stima di quanto potrebbe costare la cerimonia: intorno a 100 milioni di sterline.

Azzardando un paragone, nel 1953 il governo di Winston Churchill, con il razionamento del cibo ancora in vigore dopo la Seconda guerra mondiale, spese un milione e mezzo di sterline per l’incoronazione della regina Elisabetta: in valore attuale poco meno di 50 milioni (benché i costi per la sicurezza non fossero in alcun modo comparabili).

Chi pagherà

A pagare, come per tutti gli eventi di stato, sarà il governo britannico, alias i contribuenti (mentre per i matrimoni reali paga la famiglia Windsor). Contribuenti che peraltro subiranno un’ulteriore perdita in termini di mancato guadagno: per tre giorni, da sabato a lunedì, il Regno Unito e le sue attività produttive chiuderanno i battenti […] 

Difficile calcolarne precisamente il costo, ma in occasione del Giubileo di platino della regina Elisabetta la società di consulenza Pricewaterhouse Cooper aveva fatto i conti: ogni giorno di vacanza in più, tenendo conto dell’impatto delle chiusure e dei premi al personale che lavora nelle festività, ha un costo vicino agli 850 milioni di sterline. Secondo gli esperti, tuttavia, la perdita sarà più che compensata dagli introiti del turismo. 

Sicurezza, musica e fotografie

Nei 100 milioni di sterline previsti, a parte il costo della cerimonia vera e propria, una delle voci più corpose è certamente la sicurezza.

[…] al matrimonio del principe Harry e di Meghan Markle nel 2018: la spesa in sicurezza è stata stimata in 30 milioni di sterline […]

Fiori e decorazioni costeranno cari […]

Non mancherà la musica, altra componente salata del conto: il re ha commissionato personalmente i brani per la cerimonia, tra cui un inno del compositore del musical “Cats”, Sir Andrew Lloyd Webber. Buckingham Palace ha poi annunciato vari eventi per il fine settimana, il più vistoso dei quali è un concerto al Castello di Windsor domenica con Katy Perry, i Take That e Lionel Richie. E a proposito di stravaganze, è stata anche lanciata una campagna per reclutare e istruire migliaia di suonatori di campane per celebrare l’incoronazione, che risuoneranno nelle chiese di tutto il Regno Unito.

Chi officerà l'incoronazione

Come in quasi tutte le incoronazioni dal 1066, sarà l'arcivescovo di Canterbury a officiare la cerimonia di incoronazione di Carlo III.

[…] 

Dove vederla in tv

Rai 1 seguirà in diretta la Coronation Ceremony con uno Speciale Tg1 in diretta dalle 11.45 che proseguirà fino alle 15.30 […] Mediaset seguirà l’incoronazione di Carlo con uno speciale Verissimo in onda dalle 11 e fino al pomeriggio inoltrato […] 

Non manca all’appello neanche La7, in campo con una Maratona Mentana e con un palinsesto praticamente a tema. Lo Speciale TgLa7 partirà alle 9.40 – prima di tutti, dunque – e proseguirà fino al Tg delle 13.30. A seguire è previsto il doc Carlo […]

Estratto dell’articolo di Antonello Guerrera per “la Repubblica” il 2 maggio 2023. 

[…] Un evento storico, sabato 6 maggio, perché non se ne vede uno così da 70 anni, quando 27 milioni di britannici si collegarono per la prima incoronazione trasmessa in tv, quella di Elisabetta II. Stavolta saranno almeno 300 milioni gli spettatori nel mondo.

Ma il parsimonioso re Carlo ha promesso una monarchia “più snella”, anche all’incoronazione: solo 2mila invitati a Westminster Abbey […] Ottomila furono invece i presenti per mamma Elisabetta. E se la Queen aveva 27 anni, Carlo ne ha 74: il più vecchio monarca incoronato di sempre. 

Poi il percorso. Il viaggio di andata di Carlo sarà di 2,1 chilometri, e da Buckingham Palace il corteo scorrerà tra migliaia di bandiere Union Jack lungo il Mall, l’Admiralty Arch, Whitehall e infine Parliament Square, fino all’abbazia di Westminster. Ma se il re per tornare al palazzo sulla gloriosa carrozza d’oro “Gold State Church” del 1762 percorrerà lo stesso tragitto dell’andata per “praticità” e sicurezza, Elisabetta II scelse un bagno di folla di addirittura 8 chilometri […] 

Ma il vero spettacolo sarà dentro Westminster Abbey […] Il sovrano si rivolgerà al popolo - «Sono qui per servire, non per essere servito»- e 150 milioni di cittadini britannici e dei 14 paesi Commonwealth dove Carlo è capo di Stato - dunque non solo l’aristocrazia - saranno invitati dall’arcivescovo Justin Welby a giurare fedeltà al re, tra centinaia di capi di Stato stranieri come il presidente italiano Mattarella.

Ma la tradizione sarà granitica. Questa è l’unica delle monarchie europee ancora strettamente legata alla religione. E così Carlo, dopo la Chiesa di Scozia giurerà fedeltà a quella d’Inghilterra e di essere un vero protestante. Seguiranno quattro momenti solenni. Innanzitutto, la benedizione con l’olio sacro, l’unico momento non trasmesso in tv, come nel 1953: qui il re si ricongiunge con Dio, e Carlo sarà protetto da una paratia “ambientalista”. 

Poi l’investitura ufficiale con i preziosissimi Globo e Scettro del sovrano che l’arcivescovo poggerà sull’altare. L’incoronazione con la corona di San Edoardo da 2,23 chili, d’oro e con 444 gemme e diamanti, utilizzata dal 1661. Allora Carlo siederà sulla leggendaria sedia “Coronation Chair” delle incoronazioni dal XIV secolo. Sotto il sedile, la sacra Pietra del Destino in arenaria rossa rubata da Edoardo I durante l’invasione inglese della Scozia nel 1296. Infine, il citato “omaggio al popolo”, e ovviamente Camilla, che Carlo ha strenuamente voluto regina a pieno titolo (senza “consorte”): la 75enne indosserà la corona di Queen Mary (Maria di Teck) e sarà benedetta anche lei, per la prima volta in pubblico.

Per le polemiche avremo tempo. Ieri ilMirror ha scritto come i costi dell’evento siano schizzati a 250 milioni di sterline - dai 100 previsti - a causa delle misure di sicurezza per proteggere sovrano e vip da eventuali proteste di ambientalisti e antimonarchici. […]

Estratto dell'articolo di Luigi Ippolito per corriere.it l'1 maggio 2023.

Una incoronazione multietnica e multiconfessionale, per riflettere la Gran Bretagna contemporanea: la cerimonia di sabato prossimo nell’abbazia di Westminster sarà scandita da una serie di «prime volte» storiche, che marcheranno la distanza tra l’ascesa al trono di Carlo III e quella di sua madre Elisabetta, 70 anni fa. Un ruolo chiave lo avranno le donne, e in particolare le donne nere: sarà infatti la baronessa Floella Benjamin, che siede alla Camera dei Lord, a consegnare al nuovo sovrano lo scettro sormontato dalla colomba, uno dei simboli del potere regale mentre un’altra donna di colore, la dama Elizabeth Anionwu, che è una ex infermiera, consegnerà l’orbe che rappresenta l’autorità sulla Terra; così come la baronessa Valerie Amos — prima donna nera a essere insignita dell’Ordine della Giarrettiera, la massima onorificenza cavalleresca — si unirà all’arcivescovo di Canterbury nell’Atto di Riconoscimento, quando il re viene presentato alla congregazione.

Il paragone con mamma Elisabetta

È uno scarto radicale rispetto alla incoronazione di Elisabetta, quando tutte le funzioni della cerimonia vennero condotte da maschi bianchi, in larga parte esponenti dell’aristocrazia. […] 

Allo stesso modo, rappresentanti dell’islam, dell’induismo, dell’ebraismo e della religione sikh prenderanno parte a una «processione di fede» e a loro volta consegneranno a Carlo accessori regali […]

È la prima volta nella storia che esponenti non cristiani sono parte integrante di una cerimonia che è radicata nella liturgia della Chiesa anglicana, della quale il sovrano britannico resta il capo […] 

Liturgia anche in gaelico

Un’altra innovazione riguarda la lingua, che finora era stata esclusivamente l’inglese: parte della liturgia sarà in gaelico, per riconoscere scozzesi, gallesi e irlandesi. E alla fine tutta la nazione, tramite la televisione, sarà invitata a unirsi al giuramento di fedeltà al nuovo re: un atto che finora era riservato agli aristocratici, ma che sabato suggellerà quella che vuole essere una «Incoronazione del Popolo».

La Cerimonia.

Scandalo a corte: Carlo e Camilla hanno censurato i media all’incoronazione? La royal family avrebbe selezionato i video dell’incoronazione da mostrare al pubblico, ponendo il veto su quelli giudicati non adeguati. Una forma di censura che sta facendo discutere e che solleverebbe dei dubbi sull’imparzialità della Bbc. Francesca Rossi il 22 Settembre 2023 su Il Giornale.

Tabella dei contenuti

 “Straordinarie restrizioni”

 Un accordo “privato”

 L’abitudine al controllo

 Un esame più accurato

 Il potere degli addetti alla comunicazione

 Camilla contro la censura

Carlo e Camilla avrebbero censurato video e immagini della loro incoronazione, attraverso un accordo segreto con le emittenti televisive. Se questa storia venisse confermata, si tratterebbe di un enorme scandalo per la royal family, una bomba mediatica molto più forte e pericolosa delle rivelazioni del principe Harry, perché va a toccare un concetto per cui l’umanità ha lottato per secoli: la libertà in ogni sua declinazione.

“Straordinarie restrizioni”

La Bbc, che si è occupata della copertura mediatica dell’incoronazione di Carlo III, avvenuta lo scorso 6 maggio, avrebbe permesso a Buckingham Palace di applicare una forma di censura preventiva dei video della cerimonia. Noi avremmo visto solo ciò che il Palazzo avrebbe voluto farci vedere. A fare queste rivelazioni clamorose, citate dal Guardian, è stato John Ryley, ex capo di Sky News dimessosi dal suo incarico lo scorso maggio, dopo 17 anni di servizio. In un discorso allo Steve Hewlett Memorial Lecture Ryley ha dichiarato addirittura che Buckingham Palace avrebbe imposto delle “restrizioni straordinarie”, incluso un veto retroattivo, definito “orwelliano”, sui filmati trasmessi da tutte le emittenti britanniche. La questione ha sollevato molte polemiche, poiché ci chiediamo se ancora oggi sia possibile sentir parlare di censura. Parola, questa, che evoca tempi difficili, limitazioni alla libertà d’espressione (ma verrebbe da dire, stando dalla parte del pubblico, anche alla libertà “di conoscenza”) che, almeno nel mondo occidentale, credevamo superate. Questo concetto porta a ulteriori riflessioni sull’imparzialità delle reti britanniche, ma anche della royal family.

Un accordo “privato”

Ryley ha rivelato che tra il Palazzo e le reti televisive vi sarebbe un accordo “privato e confidenziale”. Non solo: “Gli addetti reali alla comunicazione avevano l’opportunità di censurare qualunque immagine dell’incoronazione prima che potesse essere riprodotta…e gli addetti reali alla comunicazione hanno imposto quali clip potessero essere mostrate nei programmi futuri, in quello che hanno chiamato, con una frase orwelliana, 'un montaggio perpetuo'”. Il fatto che Carlo III e la royal family esigessero la perfezione per il giorno dell’incoronazione non giustifica questa presunta censura. Certo, i video, le fotografie di quella giornata sono entrate nella Storia ed è normale che Re Carlo III, la regina Camilla e tutta Buckingham Palace desiderino far ricordare quei momenti ed essere ricordati al meglio, potendo contare su materiale ineccepibile. Del resto i video e le immagini sopravvivranno a loro. Eppure non basta neanche questo per applicare delle restrizioni simili, poiché significherebbe orientare, persino manipolare la memoria di quell’evento.

L’abitudine al controllo

Il Guardian aveva già parlato di possibile censura, da parte della royal family, del funerale della regina Elisabetta, avvenuto il 19 settembre 2022. In quell’occasione sarebbe stato attivato “un gruppo Whatsapp dove i cortigiani reali potevano dire ai senior editor di Bbc, Itn e Sky News, in tempo reale, se la royal family voleva che alcuni filmati specifici venissero rimossi dalla circolazione”. Ryley ha confermato che “la royal family si sottraeva regolarmente alla verifica reale delle emittenti”. Questa forma di censura sarebbe un’abitudine. A tal proposito Ryley ha ammesso di essere dispiaciuto del fatto che nel 2017 Sky News avrebbe preso “la cattiva decisione” di fornire all’allora principe Carlo l’elenco di domande a cui avrebbe dovuto rispondere in un’intervista: “Se uno spettatore ci avesse interrogato su quanto ciò fosse in linea con i nostri valori fondamentali di onestà nei confronti del nostro pubblico, sarebbe stato difficile costruire una difesa solida. Immaginate di sottoporre una lista di domande a un leader politico o a un capo d’azienda. Forse accadrebbe in uno Stato fantoccio”.

Un esame più accurato

John Ryley è convinto che la royal family, a partire da Re Carlo III, dovrebbe essere sottoposta a uno scrutinio più serio e puntuale, senza timori, né censure di sorta. Il rapporto tra i Windsor e le emittenti televisive, ma anche i giornalisti, dovrebbe essere più limpido, dominato dall’onestà intellettuale: “[Le emittenti sono] troppo supine…troppo indifferenti…troppo compiacenti” quando si tratta della Corona britannica. A questo proposito l’ex capo di Sky News ha sollevato anche una questione piuttosto controversa, ovvero le tasse: “Argomenti come il motivo per cui Re Carlo non ha pagato alcuna tassa di successione sulla fortuna ereditata da sua madre, o il fatto che il Ducato di Cornovaglia non paga l’imposta sulle plusvalenze dovrebbe essere esaminata in maniera adeguata. La rendicontazione dovrebbe essere più rigorosa”. Nel settembre 2022 tutti i giornali si occuparono proprio del tema delle tasse di successione dopo la morte di Elisabetta II. Re Carlo III ha avuto il privilegio di non pagarle grazie a un accordo stipulato nel 1993 tra l’allora premier britannico John Major e la Corona. Secondo tale patto, studiato per garantire “un certo grado di indipendenza finanziaria” della Corona dal governo, al patrimonio che passa “da sovrano a sovrano” non viene applicato il prelievo del 40%, come da prassi sui beni che superano le 325mila sterline.

Il potere degli addetti alla comunicazione

John Ryley, un fiume in piena, non si è fermato, tirando ancora in ballo gli “spin doctors”: “Forse già sapete, o forse no, che gli addetti alla comunicazione dei palazzi reali perdono la testa quando un giornalista di un’emittente si presenta direttamente a un membro della royal family. Possono seguire immediatamente email sprezzanti, chiamate e anche convocazioni dal direttore del notiziario. Ho sperimentato questo trattamento”. Stando alle parole di Ryley sarebbe quasi impossibile avvicinarsi alla famiglia reale, protetta dal muro del loro staff e, in particolare, dagli addetti alla comunicazione. La questione può essere interpretata da due punti di vista: il primo è quello proposto dall’ex capo di Sky News e sembrerebbe una sorta di difesa preventiva, di censura anticipata per mantenere una cortina di silenzio intorno alla Corona, evitando che la royal family possa dire qualcosa che non è stato già concordato, sollevando dubbi e ambiguità, o che qualcuno possa scoprire chissà quale scomoda verità. Tuttavia questo rischio è palesemente in contrasto con il concetto di onestà intellettuale nei confronti degli spettatori. D’altra parte, però, se fosse troppo facile avvicinarsi a un Windsor o al suo entourage, l’istituzione stessa potrebbe essere in pericolo, poiché diventerebbe incredibilmente semplice ottenere informazioni in grado di destabilizzare la monarchia. Bisognerebbe trovare un equilibrio tra la correttezza dovuta al pubblico e la sicurezza della Corona, un punto di incontro che non sacrifichi l’una a scapito dell’altra.

Camilla contro la censura

Questa presunta manipolazione compiuta dalla royal family appare ancora più contraddittoria se pensiamo che, nel febbraio 2023, la regina Camilla si era giustamente, seppur in modo indiretto, scagliata contro la censura delle opere dello scrittore Roald Dahl. Durante le celebrazioni per il secondo anniversario della “Reading Room”, iniziativa Instagram da lei fortemente voluta per promuovere la lettura e poi diventata un sito web e un festival, Camilla aveva dichiarato: “Vi prego, rimanete fedeli alla vostra vocazione, non lasciatevi ostacolare da coloro che vogliono frenare la vostra libertà d’espressione o porre limiti alla vostra immaginazione. Ho detto abbastanza”.

Da ansa.it il 6 marzo 2023

Re Carlo III è stato formalmente incoronato nell'abbazia di Westminster con la deposizione sul suo capo della Corona di Sant'Edoardo il Confessore.

L'atto si è compiuto dopo l'unzione religiosa con l'olio santo del sovrano (inginocchiato dietro un paravento) e il solenne giuramento nella mani dell'arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, di fedeltà alla leggi del Regno, alla Chiesa d'Inghilterra " e alla sua "fede protestante".

Ma anche di rispetto delle credenze di tutti i suoi sudditi. Prima del giuramento il monarca era stato "presentato" da vari araldi all'assemblea, da cui s'è levata l'invocazione "God Save the King Charles". 

L'entrata solenne dei sovrani nell'abbazia è stata preceduta dalla parata delle insegne reali e delle 'regalia', i simboli della cerimonia: le due corone (in particolare quella di Sant'Edoardo usata solo in quest'occasione), i due scettri, il globo, e la spada rituale retta per la prima volta da una donna, la ministra Penny Mordaunt, in veste di Lord President of Council in seno al governo Tory in carica. La regina Camilla è avanzata nella navata coi paggi che le reggevano le code del lungo mantello, seguita da re Carlo III. La loro processione è stata accompagnata dal canto in latino del 'vivat' insieme ad altri inni religiosi.

"Sono qui per servire non per essere servito": è la formula rituale con cui re Carlo, ha risposto, invocando l'esempio "del Re dei Re", Gesù Cristo, ha risposto al bambino del coro dell'abbazia di Westminster che lo ha accolto per la solenne liturgia dell'incoronazione. E' stato quindi l'arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, primate della Chiesa anglicana e officiante chiamato a presiedere il rito, a introdurre la cerimonia religiosa con una breve preghiera accompagnato a un appello alla fraternità cristiana, al sostegno reciproco tra i fedeli e tra tutte le persone di buona volontà.

 Da ansa.it il 6 marzo 2023

Re Carlo III e la regina Camilla hanno lasciato l'Abbazia di Westminster, a Londra, per fare ritorno a Buckingham Palace dopo il solenne rito dell'incoronazione.

La liturgia è durata in tutto circa 2 ore, più breve dell'ultimo precedente: l'incoronazione nel 1953, 70 anni fa, della regina Elisabetta II, madre di Carlo, morta 96enne dopo un regno da record l'8 settembre scorso.

I sovrani sono stati accompagnati all'uscita dal canto corale dell'inno nazionale (God Save the King) , oltre che del suono dell'inno celebrativo composto ad hoc per l'evento odierno da sir Andrew Lloyd Webber, leggendario autore di musical di fama mondiale, dopo i diversi inni sacri che hanno punteggiato il rito religioso: di tradizione sia anglicana, sia latina, sia greco-ortodossa in memoria delle origini del principe Filippo, defunto padre del re.

All'ingresso Carlo - il più anziano monarca mai incoronato sull'isola britannica - ha ricevuto l'augurio e la benedizione, per la prima volta nella storia nazionale, anche da leader religiosi di fedi non cristiane praticate nel Regno: uno musulmano, uno ebreo, uno indù, uno buddista, uno sikh. Il re e la regina hanno poi preso posto sulla Gold State Coach, antica carrozza dorata costruita nel 1762 e usata in tutte le incoronazioni britanniche dal 1831 in avanti.

Dietro di loro una seconda carrozza con a bordo l'erede al trono William, principe di Galles, la sua consorte Kate e i tre figli. La processione del corteo, affiancata fra echi di campane e di marce militari dalla scorta d'onore di migliaia di guardie in alta uniforme, si è così avviata - salutata da ali di folla schierate lungo l'intero percorso con grida e bandierine sventolanti - sulla strada del rientro a palazzo. Dove nel primo pomeriggio è prevista la tradizionale uscita sul balcone della Royal Family, per il saluto ai sudditi, sullo sfondo di salve di cannone, parate di reparti d'onore e del previsto passaggio sul cielo (grigio) di Londra delle Red Arrows, la pattuglia aerea acrobatica della Raf.

Il principe di Galles William ha compiuto il rito della genuflessione e sottomissione davanti a re Carlo III dopo la formale incoronazione del sovrano nel rito all'abbazia di Westminster. Il momento conclusivo della proclamazione in passato prevedeva la genuflessione dei presenti davanti al monarca entrante ma è stato snellito. L'erede al trono si è inginocchiato e ha pronunciato il giuramento promettendo "lealtà, fede e verità" al sovrano per poi compiere il rituale bacio sulla guancia.

Estratto dell’articolo di Luigi Ippolito per il “Corriere della Sera” il 7 marzo 2023 

[…] «Vengo non per essere servito, ma per servire», sono le prime parole che il re pronuncia. Dopo di che, si svolge la presentazione del sovrano: e tra chi la officia c’è una donna nera, la baronessa Valerie Amos, così come è una donna, Penny Mordaunt, nel suo ruolo di Lord Presidente del Consiglio Privato del re, a portare la Spada di Stato, mentre è un’altra donna nera, la Baronessa Floella Benjamin, a portare lo scettro.

Sono le più eclatanti «prime volte» storiche di una cerimonia che intesse di contemporaneità una tradizione medievale: a officiare l’incoronazione di Elisabetta c’erano infatti solo maschi bianchi, ora abbiamo anche un premier induista e di colore come Sunak che legge la Lettera ai Colossesi e una donna vescovo che legge il Vangelo.

E a sorpresa arriva addirittura una «citazione» dal matrimonio di Harry e Megan, con un coro gospel di cantanti neri che ballano ondeggianti.

È l’estremo tocco innovativo in uno sforzo per parlare alla Gran Bretagna contemporanea, a un pubblico che mostra sempre più disaffezione verso la monarchia, soprattutto nelle sue fasce più giovani. Ma poi il punto centrale della cerimonia riporta subito alla tradizione millenaria nella quale è radicata l’incoronazione: l’unzione del re, il passaggio in cui l’uomo si trasforma in sovrano. È un momento mistico, che avviene dietro un paravento, perché gli occhi dei comuni mortali non possono esserne testimoni.

Carlo viene spogliato del mantello di Stato e resta in tunica bianca, nudo davanti a Dio: dalle fessure del paravento si intravedono le mani dell’arcivescovo di Canterbury che lo consacra, mentre attorno risuona solenne la musica di Handel. 

Quindi, rimosso il paravento, Carlo viene rivestito di una sovratunica dorata e si siede sul trono, visibilmente commosso (avrà pianto?). Lì riceve le offerte — i braccialetti, il mantello, l’anello, il guanto — portati da musulmani, ebrei, indù, sikh: ed è la prima volta che fedi non cristiane diventano parte integrale della cerimonia. Infine il momento più atteso, a mezzogiorno in punto, quando l’arcivescovo aggiusta sul capo di Carlo — con qualche incertezza — la corona di Sant’Edoardo.

Lui sembra quasi piegarsi in avanti per il peso, ma non si può fare a meno di emozionarsi, quando viene finalmente accompagnato sul trono, investito di tutte le insegne regali. E il momento più toccante è l’omaggio di William che lo bacia: perché il volto di Carlo si illumina di emozione. […]

God save the King Charles”. Incoronato il nuovo re di Inghilterra. Numerosi capi di Stato e regnanti alla cerimonia nell’abbazia di Westminster. Per la prima volta dopo 500 anni c'è anche una delegazione del Vaticano con il segretario di Stato, Pietro Parolin su Il Dubbio il 6 maggio 2023

Il grande giorno è arrivato per Carlo d’Inghilterra. Oggi è stato ufficialmente incoronato sovrano britannico nell’abbazia di Westminster. La cerimonia iniziata alle 11, ora locale, è durata due ore, dopo l’arrivo dei reali in processione da Buckingham Palace. È stata una cerimonia, come prevede il protocollo, scandita da cinque momenti principali: il riconoscimento, il giuramento, l’unzione, l’investitura e l’incoronazione.

Re Carlo e la regina Camilla sono arrivati a bordo della “Diamond Jubilee State Coach” tirata da sei cavalli. È entrato dalla Porta Occidentale nell’abbazia di Westiminster, preceduto dai cortei rituali di dignitari e religiosi previsti dal cerimoniale. Il sovrano indossava un mantello di ermellino. Al’interno dell’abbazia c’è stata un processione con in testa Carlo e Camilla. Presenti anche William e Kate, il principe e la principessa del Galles, e il loro figlio maggiore, il principe George, che riveste il ruolo di uno dei quattro paggi d’onore del re e i nipotini di Camilla: Lola, Eliza, Gus, Louis e Freddy. La processione è stata accompagnata dalla musica, basata sul Salmo 122 e composta per l’incoronazione di Edoardo VII nel 1902, che include un grido latino di lunga vita a Carlo e lunga vita a Camilla.

«Sono qui per servire non per essere servito»: così re Carlo, ha risposto, secondo rituale, a un bambino del coro che si è rivolto a lui dicendo: «Vostra Maestà, come bambino del Regno di Dio la accogliamo nel nome del Re dei Re» (riferimento a Gesù Cristo). È stato quindi l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, officiante del rito, a introdurre la cerimonia religiosa con una breve preghiera in cui ha citato la fraternità cristiana e il sostegno reciproco tra i fedeli.

Il rito è stato presieduto dall'arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, primate della Chiesa anglicana, che ha introdotto la cerimonia religiosa con una breve preghiera accompagnato a un appello alla fraternità cristiana, al sostegno reciproco tra i fedeli e tra tutte le persone di buona volontà: “Sua maestà, come figlio del Regno di Dio, vi accogliamo in nome del Re dei Re”

Alla cerimonia ha partecipato, per la prima volta dopo la Riforma della Chiesa anglicana di 500 anni fa, una delegazione vaticana guidata dal segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin. Con lui il nuovo nunzio apostolico in Gran Bretagna, l'arcivescovo Miguel Maury Buendìa. 

Il secondogenito di re Carlo III, il principe Harry senza la moglie Megan, e il fratello minore Andrea erano presenti, ma defilati. 

In chiesa c’erano i capi di Stato e di governo, oltre al gotha dell'aristocrazia mondiale. Per l'Italia il presidente Sergio Mattarella, con la figlia Laura, mentre gli Stati Uniti sono rappresentati dalla First Lady Jill Biden, insieme a Emmanuel Macron e sua moglie Brigitte e al presidente tedesco Franz-Walter Steinmeier. La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola si è detta onorata di rappresentare l'Unione Europea con Ursula von der Leyen e con Charles Michel. Dal Principato di Monaco, Alberto e Charlène, Frederik di Danimarca con la moglie Mary, Willem-Alexander d'Olanda con la regina Máxima, Felipe e Letizia di Spagna. Dal Giappone, invece, sono arrivati a Londra il principe Akihino, fratello dell'imperatore Naruhito ed erede al trono, con la moglie Kiko. Non mancano, inoltre, le famiglie reali di Bhutan, della Giordania, di Tonga e Thailandia, il re Maori della Nuova Zelanda e i rappresentanti delle ex case reali di Bulgaria, Romania e Grecia. Con loro i primi ministri degli attuali 15 regni del Commonwealth, tra cui il premier australiano, Anthony Albanese, il premier della Nuova Zelanda, Chris Hipkins, e quello canadese, Justin Trudeau. L’Iran non è stato invitato, così come Russia, Bielorussia, Myanmar, Afghanistan, Siria e Venezuela.

Tante le celebrity accomodatesi all'interno dell'Abbazia di Westminster: fra queste Katy Perry, Lionel Richie e Nick Cave, e l'attrice britannica Emma Thompson.

In mattinata a Trafalgar Square è stato arrestato Graham Smith, capo di Republic che protestava contro la monarchia. Stessa sorte è toccata a una ventina di ambientalisti del gruppo “Just Stop Oil”. Gli attivisti hanno accusato le forze dell'ordine di averli fermati solo perché "indossavano delle magliette" del gruppo.

Chi incorona re Carlo terzo: sconcerto a Westminster, cosa succede. Valentina Bertoli su Il Tempo il 06 maggio 2023

Una nuova pagina della storia del Regno Unito è stata scritta questa mattina nell’abbazia di Westminster. Un’attesa lunga settant’anni e una cerimonia breve ma intensa: il mondo omaggia Re Carlo III e la città di Londra esplode tra suoni e colori.  

Dopo aver sfilato su una carrozza dorata e moderna, il futuro sovrano è stato protagonista di un solenne rito religioso. L’unzione e il giuramento hanno preceduto il momento più atteso, quello in cui la corona è stata posta sul capo del monarca. Il destino, però, ha giocato brutti scherzi. L’ornamento, risalente al 1661 e riadattato per l’occasione, non ha aderito alla perfezione. Il sovrano, emozionato, ha lasciato trapelare incertezza e timore per l’imprevisto. Il video, virale, spopola sui social.

Il grande giorno è finalmente arrivato. Una cerimonia meno sontuosa e una monarchia più snella: Re Carlo III è ufficialmente il 40esimo sovrano d’Inghilterra. Questa mattina, nell’abbazia di Westminster, in equilibrio tra tradizione e modernità, l’Arcivescovo di Canterbury ha condotto il rito solenne dell’incoronazione del nuovo monarca e della regina consorte Camilla.

La liturgia, durata circa due ore, è iniziata con l’unzione religiosa con l’olio santo e il solenne giuramento di fedeltà alle leggi del Regno, alla Chiesa d’Inghilterra e alla fede protestante e si è conclusa con la deposizione sul capo del sovrano della Corona di Sant’Edoardo il Confessore. Proprio nel momento in cui tutto era pronto per suggellare l’inizio di un nuovo, importante capitolo della storia del Regno Unito, qualcosa è andato storto. L’ornamento, lucente più che mai, non ha aderito perfettamente alla testa del monarca che, emozionato, non ha nascosto uno sguardo di delusione per l’imprevisto. L’inatteso inconveniente, presto mascherato con disinvoltura e forse dovuto ai tre Kg di oro massiccio e pietre preziose, è stato prontamente immortalato dai telespettatori.

Il video, diffusissimo in rete, è piena dimostrazione dell’umanità del nuovo sovrano che, tra tanta forma, non è riuscito a celare un piccolo, fugace dispiacere. Sui social network non manca l’ironia degli utenti: “Ci voleva una botta sopra, come quando bisogna far rientrare il tappo dello spumante”.  È il caso di dire: “God save the King”. Anche dagli intoppi della diretta. 

Tutte le strade di re Carlo che portano a Roma. C'era una volta il Regno Unito antipapista. Con il nuovo monarca è sempre più forte il legame al cattolicesimo e la presenza dell'inviato del Papa all'incoronazione lo dimostra. Nico Spuntoni il 7 Maggio 2023 su Il Giornale.

Per la prima volta dallo scisma anglicano un vescovo cattolico ha partecipato attivamente ad una cerimonia di incoronazione di un monarca britannico. L'onore è toccato all'arcivescovo di Westminster, il cardinale Vincent Nichols. Il primate di Inghilterra e Galles, insieme ai ministri di altre confessioni cristiane, ha invocato la benedizione divina su Carlo III. Ma Nichols non era l'unico vescovo cattolico presente a Westminster, ex monastero da cui furono cacciati i benedettini nel XVI secolo.

L'inviato di Francesco

Oltre a Nichols che ha preso parte alla funzione con la benedizione e all'arcivescovo di Cardiff Mark O'Toole, il vescovo di Aberdeen Hugh Gilbert di Aberdeen e l'arcivescovo di Armagh Eamon Martin, hanno assistito all'incoronazione anche il nunzio apostolico in Gran Bretagna da poco nominato, monsignor Miguel Maury Buendía e soprattutto il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin. Se il primo ha presenziato come rappresentante diplomatico della Santa Sede, il secondo è atterrato a Londra per rappresentare il Papa. Inviando il suo numero due, Francesco ha voluto dare un altro attestato di grande importanza nei confronti del regno di Carlo III.

I due hanno avuto modo di incontrarsi a Roma in occasione della canonizzazione del cardinale John Henry Newman nel 2019 quando l'allora principe ereditario aveva scelto di rappresentare il Regno Unito nel giorno in cui era stato elevato agli altari il primo inglese dal 1976. L'ultimo, prima del famoso convertito, era stato il missionario gesuita John Ogilvie canonizzato da Paolo VI due anni prima della fine del suo pontificato.

Carlo e i Papi

Nei giorni della sua visita in Vaticano per la canonizzazione di Newman, l'allora principe Carlo aveva potuto stringere la mano a Francesco all'interno della basilica di San Pietro e si era complimentato con lui per il "grande successo" nella sua "battaglia per l'ambiente". La questione ecologica è infatti il tema che più lega il Pontefice argentino al monarca britannico, ora capo della chiesa anglicana. Ma Carlo aveva avuto modo di conoscere di persona anche Benedetto XVI nel 2009 in una visita privata in Vaticano con l'attuale regina consorte Camilla. Dopo la morte di Ratzinger, il re ha voluto rendere omaggio alla sua memoria ricordando i suoi "costanti sforzi per promuovere la pace e la buona volontà verso tutte le persone e per rafforzare il rapporto tra la comunione anglicana globale e la Chiesa cattolica romana". Nel 1985, invece, l'allora principe di Galles fu ricevuto in compagnia dell'allora moglie Diana da Giovanni Paolo II per un'udienza privata nella biblioteca del Palazzo Apostolico. In quell'occasione, lo Windsor regalò al Pontefice polacco del monaco anglosassone Beda il Venerabile vissuto prima dello scisma.

All'epoca si parlò anche di un'iniziale disponibilità dei due coniugi a partecipare ad una messa celebrata dal Papa che sarebbe stata ritirata in un secondo momento da Buckingham Palace. Una circostanza che però non trovò conferma ufficiale.

Il precedente

Se il cardinale Nichols è il primo dopo secoli a partecipare attivamente alla cerimonia, alla processione verso Westminster per l'incoronazione della regina Elisabetta II nel 1953 non era mancato un vescovo. Pio XII, infatti, scelse l'allora nunzio apostolico in Belgio (e poi in Portogallo), monsignor Fernando Cento, come inviato papale straordinario all'evento che si svolse il 2 giugno 1953. Il diplomatico venne poi creato cardinale nel 1958 da Giovanni XXIII. L'allora arcivescovo di Westminster, il cardinale Bernard Griffin, fu invitato a presenziare ma declinò l'offerta. Tuttavia, l'allora primate cattolico scrisse un messaggio ai fedeli accolse la richiesta di preghiere per lei pronunciata da Elisabetta II nel messaggio di Natale del 1952, informandoli che "la gerarchia di Inghilterra e Galles ha ordinato che i tre giorni prima dell'incoronazione siano osservati dai cattolici come un triduo di preghiera affinché Dio possa benedire Sua Maestà e il suo regno". Non solo: Griffin, d'accordo con gli altri vescovi cattolici locali, dispose che la comunità cattolica in Inghilterra e Galles si unisse in preghiera per la regina nella vigilia dell'incoronazione. A tal fine, furono celebrate in tutte le chiese del Paese messe segali come culmine del triduo. "Sarà il momento supremo in cui i cattolici di Inghilterra e Galles chiederanno la benedizione di Dio sulla regina", osservò il cardinale.

L'ex principe e il cardinale di Sua Maestà

Nel lungo regno di Elisabetta c'è stato un vescovo cattolico su tutti capace di guadagnarsi le simpatie della famiglia reale. Il suo nome era Basil Hume, arcivescovo di Westminster dal 1976 al 1999 creato cardinale da Paolo VI. Negli ultimi mesi di Montini, quando sui giornali già si parlava di Conclave, il porporato britannico veniva persino dato come papabile da una fonte autorevole come il New York Times per la sua forte sensibilità ecumenica. In realtà, poi, tutte le ricostruzioni sui due Conclavi del 1978 lo danno fuori dai giochi. In ogni caso, il benedettino Hume era talmente entrato nelle grazie degli Windsor che la regina era solito chiamarlo con affetto "il mio cardinale". Prima di morire di cancro, Hume ricevette da Elisabetta l'ordine al merito, una delle più alte onorificenze conferite dalla monarchia britannica. Come ha scritto The Guardian in occasione della morte avvenuta nel 1999, "la sua permanenza a Westminster ha visto il cattolicesimo accettato nell'establishment britannico a un livello raramente visto dai tempi della Riforma". Ed è vero. Anche l'attuale monarca stimava molto Hume e, non a caso, nel giorno del royal wedding del 1981 con Diana volle che il cardinale recitasse una preghiera ecumenica al termine del servizio religioso. In un certo senso, dunque, un'anticipazione di quanto poi è avvenuto ieri a Westminster con il cardinale Nichols.

Da ansa.it il 6 marzo 2023

Il leader del gruppo antimonarchico britannico Republic, Graham Smith, è stato arrestato nel centro di Londra, dove aveva inscenato una protesta lungo il tragitto della processione per l'incoronazione di Carlo III.

Con lui sono stati arrestati altri cinque manifestanti, che si sono presentati in tuta gialla con un bandierone giallo con la scritta "Not My King" (non il mio re).

Republic aveva espresso l'intenzione di manifestare comunque nel centro di Londra, malgrado l'avvertimento che Scotland Yard oggi avrebbe avuto una "bassa tolleranza" nei confronti delle proteste contro l'incoronazione.

Il Re è vestito: l’incoronazione di Carlo III. Eleonora Ciaffoloni su L'Identità il 7 Maggio 2023 

Una Londra blindata e tipicamente uggiosa ha fatto da teatro ieri al gran giorno di Re Carlo III. Un’incoronazione moderna, ma dalle tradizioni antiche che ha tenuto incollati – i londinesi alle transenne e il resto del mondo alla televisione – centinaia di migliaia di persone da ogni continente. Un’incoronazione che rientrerà tra le date importanti della storia e che, in questo 2023 è stata la prima per quasi quattro generazioni. Infatti, prima di Carlo III, l’incoronazione era stata quella di Elisabetta II, il 2 giugno del 1953, esattamente settant’anni prima del Re, che di anni ne ha pochi di più, 74. La cerimonia, ridotta – per tempistiche e dimensioni – ha visto dalla mattina, il re e la regina consorte – che da ieri è diventata “Sua Maestà la Regina” – fare la prima tappa a Buckingham Palace, da dove è partita la processione verso Westminster Abbey luogo dell’incoronazione. Il corteo fino all’Abbazia di Londra è stato circondato da due ali di folla, da grida, da saluti, ma anche bandiere dell’Union Jack e del Commonwealth sventolate da tutti nonostante la pioggia. Pochi minuti prima delle 11, Carlo III e Regina sono arrivato a Westminster dove, a riceverli all’ingresso c’erano i principi di Galles: l’erede al trono William e la moglie Kate, insieme al figlio primogenito George (in foto) e i più piccoli Charlotte e Louis. Attesa finita: il suono delle trombe segna l’ingresso dei reali e l’inizio della cerimonia solenne, guidata e presieduta dal Vescovo di Canterbury Justin Welby. L’officiante e primate della Chiesa Anglicana ha introdotto l’onoranza religiosa con una breve preghiera e ha accompagnato il Re nel suo momento più importante. La prima frase di Carlo III “Sono qui per servire non per essere servito” ha presieduto il momento del cosiddetto riconoscimento del Re, quando Carlo è stato presentato al popolo. Una tradizione che risale all’epoca anglosassone che vede il re, in piedi, accanto alla sedia dell’incoronazione di 700 anni, girarsi verso i quattro lati (che rappresentano i quattro punti cardinali) dell’abbazia e la congregazione rispondere “God Save the King!”. Riconoscimento e, poi, il giuramento: Carlo III con la Bibbia tra le mani, ha pronunciato il suo giuramento: “Io Carlo, professo solennemente e sinceramente alla presenza di Dio, attesto e dichiaro di essere un fedele protestante e che, secondo il vero intento delle leggi che assicurano la successione protestante al trono, sosterrò e mantenere le suddette disposizioni al meglio delle mie forze secondo la legge”. Un momento di massima solennità, che è stato intervallato da due letture durante la liturgia, affidate a due figure chiave – ma anche con caratteristiche di novità. La prima lettura è toccata al primo ministro britannico Rishi Sunak, di origini hindu, e la seconda (per la prima volta) è stata affidata a una vescovo anglicano donna. Gli occhi poi, sono tornati su Carlo, per i momenti più importanti della cerimonia. Dopo la consegna al re degli antichissimi oggetti simboli del potere regale (spade, bracciali, anello, scettro e bastone), Carlo III si è seduto sulla “Coronation Chair”, la sedia dell’incoronazione, per il momento dell’unzione. Questa parte della cerimonia è sacra e per questo il re non è stato mostrato alla folla presente all’interno dell’Abbazia: l’unzione è avvenuta dietro un paravento protetto. Infine, il momento più atteso: l’arcivescovo di Canterbury ha posato la Corona di Sant’Edoardo sulla testa di Carlo III e ha gridato “God Save The King!”, a cui tutto il regno ha risposto sparando a salve dai cannoni e suonando le trombe nell’abbazia. Dopo Carlo III è stata la volta di Camilla, che ha ricevuto la corona della regina Mery, e proclamata Regina. Rito breve, che si è chiuso con il rientro a palazzo dei due sovrani incoronati, che si sono affacciati da Buckingham Palace salutando la folla festante. Alla cerimonia, durata circa due ore, hanno partecipato non solo tutti i reali britannici – anche il principe William, da solo e in terza fila – ma anche tutti i principali rappresentanti di Stati e Istituzioni d’Europa e del mondo. Per l’Italia era presente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la figlia Laura. Fra gli ospiti anche il presidente francese Macron, il presidente tedesco Franz-Walter Steinmeier, nonché due first lady, l’americana Jill Biden e l’ucraina Olena Zelenska e infine i rappresentanti delle istituzioni europee: Roberta Metsola, Ursula von der Leyen e Charles Michel. Capi di Stato e reali: erano infatti presenti per Carlo anche Re Felipe VI e Letizia di Spagna, i principi di Monaco, i reali di Giordania Abdallah e Rania, i principi del Giappone Akishino e Kiko, i reali Guglielmo e Maxima d’Olanda, ma anche rappresentanti delle corone di Norvegia, Danimarca, Svezia, Belgio e Grecia. Giornata di festa che ha visto tra bandiere e inni al re anche delle proteste. Già dal mattino un gruppo di antimonarchici (“Republic”) si era radunato a Trafalgar Square, per esprimere la propria idea di contrarietà alla monarchia: tra questi ne sono stati arrestati cinque. Proteste che sono continuate per tutta la mattina, intervallate dallo slogan “Not my King”, ripetuto per ongi inno al Re. Proteste previste, ma che non intaccano una giornata storica. Del resto, una così grande forza emotiva della monarchia non si vedeva da oltre settant’anni.

Gli si leggeva in faccia dalla balconata: “E anche questa incoronazione…” Nicola Santini su L'Identità il 7 Maggio 2023

Si è rilassato soltanto quando i giochi stavano per finire, passate le Frecce Tricolore, il primo cenno di sorriso di un Re che nella balconata reale ha finalmente sciolto le briglie ritrovando un briciolo di quello humor per cui tanto lui quanto la consorte (opps, da oggi va chiamata Regina senza annessi) sono conosciuti da sempre.

Beh, bene non gli ha fatto- si è pensato notando il grugno al di là dei vetri appannati delle carrozze reali nella giornata più uggiosa che si potesse, attesa per decenni, quando si è visto passare in direzione Westminster Abbey ieri mattina. E pure durante la cerimonia, la tensione si tagliava col coltello. Più tensione che emozione, ma ci sta. Ha avuto una settantina d’anni per abituarsi all’idea, rischiando anche di dover abdicare per sopraggiunti limiti d’età a favore del figlio William, molto amato, c’è da dire, dalla society del Commonwealth e ritenuto anche già pronto a regnare. Ma in casa si tende a campare a lungo, quindi, se tutto gli va bene e se i geni sono quelli di mammà, una ventina d’anni per riformare in chiave ecologica il Regno più iconico del Pianeta Terra gli toccano tutti. E forse per questo ieri si è reso conto che la gatta da pelare è roba da non poco e l’energia è quella che è. Il peso della corona lustrata ad arte solo per l’occasione non è un gioco da ragazzi. Quello che rappresenta, men che meno. E poi in casa non si abdica. Lo avrebbe voluto Lady Diana, fantasma ingombrante su tutta la giornata,non lo avrebbe voluto Elisabetta II che ha fatto i suoi compiti fino agli ultimi giorni. Non lo ha voluto Camilla, regista occulta di tutte le sue scelte, comprese quelle ex matrimoniali, che oggi è stata incoronata non come moglie del re, ma come regina lei stessa. La corona della ex signora Parker Bowles, ex amante dell’erede al trono, è una corona da regina, non da consorte. Quindi tutti quelli del team Diana si devono mettere l’anima in pace. A palazzo da oggi (ufficialmente) comanda lei. E si è capito dalla considerazione che il parentado di lei, tra figli, sorella in balconata, nipoti vari ha ricevuto durante la cerimonia. Nessuna disparità rispetto ai nipoti del Re, solo qualche scivoletto di etichetta nel contegno, ma che le telecamere si son guardate bene dall’esaltare.

Di questa cerimonia ricorderemo che Carlo ha tagliato tutto ciò che poteva: la durata, il numero degli invitati, i costi. Non ha tagliato le sopracciglia. E si è notato. Erano enormi, lunghissime, scomposte. E ogni volta che aggrottava la fronte (frequentemente in Chiesa, meno una volta cambiato corona e rilassatosi)si è temuto che si spostasse l’asse terrestre.

Harry in decima fila è stato trattato come meritava: indifferenza regale. A un certo punto non si è semplicemente più visto. Si è ipotizzato che fosse stato mandato a risistemare le transenne o a riporre le panche in eccesso in sagrestia. Oggi sapremo se è giunto in tempo a casa Markle per spegnere le candeline con il figlioletto, scusa ufficiale a giustificare l’assenza della consorte fresca di botox e di follower su Instagram.

La foto con le mani sulla Bibbia resterà nella storia. La telecamera che riprendeva tutto nei dettagli si è soffermata più di quanto abbia fatto per qualsiasi altro momento, e questo ha dato enfasi alla solennità del momento. O celato qualche sbadiglio. Camilla, la regina, lascerà il segno ma non sappiamo se è quello che vorrebbe lei. Una seconda moglie incoronata sul trono porrà fine a ciò che tutte le mamme hanno sempre ripetuto alle loro bambine, belle o brutte che fossero: adesso quando diranno “sei bella come una regina”, dovranno pensare a lei. Lei che di diventare regina non lo ha mai sognato, sulla balconata si è affacciata con tutta la famiglia, la prima famiglia allargata in un’occasione ufficiale nella storia della monarchia inglese.

Occhi puntati su Kate Middleton, che non ha tradito emozioni manco per un secondo, nemmeno quando padre e figlio si sono stretti in un abbraccio tenero quanto inatteso. Vestita come la versione aristocratica di Wonder Woman non ha perso solo un momento il suo ormai scontato aplomb. Stesso mantello anche per Sophie di Wessex. Sotto, alla faccia di chi era certo sarebbe stata vestita di blu, un look total white, con qualche ricamo floreale silver sull’orlo. La firma è Alexander McQueen e si vede. Nessuna corona, una tiara di fiori in argento e pailettes uguale a quella della figlia Charlotte fatta da Jess Collett per Alexander McQueen. Il minimalismo sta comunque altrove, ma una corona di famiglia avrebbe spostato tutte le attenzioni su di lei, decretandone la fine. Alle orecchie le perle di Lady D e ai piedi tacchi vertiginosi.

A un certo punto ci si è chiesti anche che fine avesse fatto la principessa Anna, braccio destro, negli ultimi tempi, del monarca, che però per un po’ non si è vista, fin che non è spuntata con un cenno di fiatone. Per ora rimane un mistero. Si sa invece che fine ha fatto il principe Andrea. La cerimonia, da un certo momento in avanti, se la deve esser vista da casa.

Carlo III addolorato per la partenza di Harry brinda ad Archie. Il marito (italiano) di Beatrice di York il più gentile con lui. Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 7 Maggio 2023

Nessun gesto o parola con William, né col padre durante il rito. Ma gesti di distensione con Edo Mapelli Mozzi marito di Beatrice e Jack Brooksbank sposo di Eugenie

È l’ultimo ingresso nella Royal family, grazie al matrimonio con la figlia del principe Andrew, Beatrice di York , e Edoardo Mapelli Mozzi è stato l’invitato reale ieri più affettuoso con il principe Harry all’incoronazione. Dopo le accuse scagliate sulla Royal family dal figlio cadetto di Carlo. Il Duca di Sussex è arrivato in abbazia a Londra per seguire il rito solenne del padre Carlo. E poi è subito volato via, infilandosi in un’auto nera che l’attendeva fuori dall’abbazia, di corsa Oltreoceano dove lo attendeva la Duchessa di Sussex per il compleanno del piccolo Archie.

Nessun posto in prima fila, ma neppure nella prima linea dei Windsor, Harry si è dovuto accontentare di sedere in terza fila, oscurato tra l’altro dalla piuma (chissà quanto involontaria) del copricapo rituale della zia Anna che ieri aveva il ruolo di Gold stick in waiting, scorta personale a cavallo del re lungo il corteo reale. Anche se in realtà Harry e la zia Anna si sono scambiati prima del rito un sorriso di distensione.

E il giorno precedente la cerimonia Harry avrebbe incontrato anche il Re, suo padre. Impensabile invece un gesto di affetto in abbazia col padre, blindato da un cerimoniale storico che permetteva divagazioni di famiglia.

Neppure una parola per Harry dal fratello William sotto i riflettori che rimandavano in mondovisione le immagini di una giornata storica per Londra e per i Windsor, con Edoardo Mapelli Mozzi c’è stato invece uno scambio di battute al momento di entrare a Westminster Abbey quando anzi il marito di Beatrice l’ha accompagnato affettuosamente con il braccio verso l’ingresso. Lui è il marito anche un po’ italiano di Beatrice di York ma figlio di un’inglese e che vive da sempre a Londra.

Poi Harry si è accomodato in terza fila sedendosi vicino a un altro genero del re, suo padre: Jack Brooksbank e anche con Brooksbank che lavora nel mondo del beverage con un brand di liquori in società con George Clooney, Harry ha scambiato qualche parola. Accanto c’era la sorella di Beatrice, la principessa Eugenie di York.

Edoardo Mapelli, «Edo» per i suoi amici e in famiglia, è figlio di Nikki Williams-Ellis e del conte Mapelli che ha gareggiato sugli sci ai Giochi olimpici del 1972 che quando fu annunciato il fidanzamento con Beatrice si dissero «assolutamente estasiati del fidanzamento tra Edoardo e Beatrice. La nostra famiglia conosce Beatrice da quasi tutta la sua vita ed Edo e Beatrice sono fatti l’uno per l’altra».

Ceo di uno studio di design e architettura nel Regno Unito, il Banda Property Studio, il marito di Beatrice di York ha una passione per il cricket e impegni nel sociale con una charity in Rwanda, oltre a molta attenzione alla sostenibilità. Per lui, l’amore di Beatrice viene dopo altre esperienze sentimentali che gli hanno regalato anche un figlio, il piccolo Christopher, in famiglia chiamato «Wolfie», avuto da una relazione con l’architetto e designer di natali sino-americani Dara Huang. Per amore di «Wolfie» la coppia aveva scelto di vivere a Londra.

Quanto a Beatrice il suo cuore prima di «Edo», è stato legato all’americano Dave Clark per dieci anni. Mamma Sarah Ferguson, ieri esclusa dal rito in abbazia (al contrario del marito divorziato di Camilla, Andrew Parker Bowles) intervistata alla vigilia del sì della sorella minore di Beatrice, Eugenie, aveva confessato al Corriere i suoi timori di mamma per la figlia maggiore ancora da accasare: «Quando mia figlia Beatrice era piccola tornava a volte da scuola con le lacrime agli occhi e avrei potuto far finta di niente, dirle “smetti di piangere se dici che non c’è motivo” ma ho insistito per capire che cosa vi fosse che non andava, scoprii così che era molto dislessica... e adesso lavora a New York, ha un posto di responsabilità nel mondo della finanza: sono così orgogliosa di lei. Certo però... Beatrice ha più di 30 anni, si sposa la sorella minore Eugenie …».

Beatrice non ha deluso i sogni di mamma Sarah e ha detto sì due anni fa. Il matrimonio della primogenita del principe Andrea era stato celebrato in piena pandemia – a Windsor presenti solo i genitori e la regina e il principe Filippo. Lei con look sostenibile, abito e tiara prestati dalla regina, per assecondare anche in questo le nuove sensibilità — e la regina con Filippo. Meno di trenta persone.

Per il sì della sorella Eugenie c’erano state molte polemiche per i costi di sicurezza e quel sì davvero Royal in tempi in cui la monarchia cerca di serrare le file dei working royals intitolati a privilegi, per il sì di Beatrice, al contrario era stato riconosciuto tatto e sensibilità per il momento storico: nel rispetto di tutte le norme di distanziamento e prudenza della Post Covid Britain . Tanto che adesso se c’è una figlia del principe Andrea, tenuto in disparte dopo le disavventure dello scandalo Epstein/Giuffre, che può sperare in un ruolo di working Royal è proprio lei.

Carlo deluso dalla partenza di Harry

Sperava che rimanesse più delle 28 ore che il duca di Sussex si è concesso a Londra e che si unisse al pranzo di famiglia a Buckingham Palace. Qualcuno della famiglia reale ha tirato un sospiro di sollievo per la partenza affrettata di Harry, ma Carlo III no. Il Re è rimasto deluso e addolorato e ha voluto brindare a quel nipotino, Archie, che quasi non conosce e che proprio ieri compiva quattro anni. L'appena incoronato Carlo però ha voluto brindare comunque «a quelli che non sono qui» e ha augurato al nipotino un felice compleanno «ovunque egli sia». Dopo la cerimonia era stato organizzato un buffet in piedi a palazzo a cui hanno partecipato, oltre ai membri della famiglia reale, anche i familiari di Camilla: sua sorella Annabel, la migliore amica, Lady Landsdowne, che erano state le sue "dame" alla cerimonia, insieme ai figli, Tom Parker Bowles e Laura Lopes, insieme a tutti i nipoti, Lola, Freddy, Eliza, Louis e Gus. C'era anche la famiglia della principessa del Galles: i genitori Michael e Carole Middleton insieme ai fratelli, Pippa e James.

 Il principe William al concertone: «Papà il regno è orgoglioso di te». Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 7 Maggio 2023

Il tributo delle star a Carlo: Bocelli e Katy Perry, ballerini e attori per inscenare Shakespeare

La long walk che porta al maniero di Windsor si affolla dal mattino, come Green Park attorno a Buckingham Palace, sotto un sole che ha preso il posto del diluvio di sabato. Turisti festeggiano il re con pic nic mentre al numero 10 di Downing Street i l premier Sunak con la moglie Akshata Murty apparecchia il suo Coronation street party per la First Lady Usa Jill Biden e la nipote Finnegan Biden. A sorpresa fra la folla di Windsor ecco nel pomeriggio i principi di Galles e la gente impazzisce, chiede un selfie.

Cala la sera, sul prato del castello inizia il concerto. «Urrah, Urrah, Urrah», all’arrivo del Re mentre la voce registrata di Carlo ripete la sua promessa in abbazia: «Vi servirò con lealtà». L’attore di Downton Abbey, Hugh Bonneville scherza: «Grazie Maestà, siamo qui nel suo giardino di casa». Dalla solennità medievale dell’abbazia di Westminster, al palcoscenico sotto le stelle. Dal silenzio del rito al rumore della folla, alla musica. C’è Andrea Bocelli, e Camilla si lascia cullare dalla sua voce. Poi il pianista Lang Lang, Katy Perry, Take That, un Community Choir e la designer Stella McCartney, la star di Top Gun, Tom Cruise, Pierce Brosnan e l’attrice di Dynasty Dame Joan Collins con Sir Tom Jones. Pure la magia di Romeo e Giulietta, messa in scena da Royal Ballet e Royal Shakespeare Company: Carlo ha un debole per Shakespeare e in quell’ amore assoluto chissà c’è forse un pensiero al suo per Camilla.

«Pa, siamo tutti così orgogliosi di te... e la nonna che ci guarda da lassù sarebbe una mamma molto orgogliosa», sale sul palco accolto da un’ola di entusiasmo il principe William. «Tranquilli non andrò avanti All night long», scherza citando Lionel Richie che ha appena fatto ballare i principini Charlotte,George e persino Edoardo. «La prima parola di papà in abbazia è stata servizio e lo ha fatto da una vita quando nessuno credeva nell’ambiente, aiutando 1 milione di giovani con il Prince’s Trust». E se in abbazia aveva promesso «servizio» papà Carlo, sotto le stelle della notte di Windsor lo fa William: «Questa serata è per voi e prometto di servire il re, il Paese e il Commonwealth».

I rapporti tra William e il padre Carlo non sono sempre stati idilliaci. «Negli anni addietro non era così — dice al Corriere la storica Penny Junor che conosce bene la Royal family —. Pesava sul loro rapporto la questione Diana e poi il secondo matrimonio di Carlo ma... l’uscita di Harry ha molto avvicinato padre e figlio, e all’incoronazione si leggeva nei loro occhi, nei gesti un legame intimo». William ma anche Kate, sempre perfetta: sono loro due la garanzia del regno di Carlo III? «Loro sono loro il futuro, e lo sono con il principino George: nel figlio di William che reggeva il manto del nonno come paggio c’era un simbolismo forte in abbazia: tre generazioni Carlo, William e il piccolo George che servono la Corona».

Re Carlo III, l’incoronazione rovinata dalle parole dei telecronisti. Aldo Grasso su Il Corriere della Sera il 7 Maggio 2023 

Nonostante l’eccesso di parole, la tv ci ha mostrato come il protocollo da solo non basti. Come l’origine sacramentale del potere sia ormai un lontano ricordo 

Una puntata kolossal di «The Crown», «Coronation», guastata dai telecronisti. Ogni volta, mi chiedo perché i telecronisti parlino così tanto, non conoscano più il valore del silenzio di fronte a manifestazioni straripanti di cose da sentire e da vedere: investitura, unzione, riti antichi musiche, carrozze e balconi. Rai1, tanto per fare un esempio, aveva uno studio affollato di persone e ben quattro inviati a Londra, quando sarebbe bastato il solo Marco Varvello, che questi avvenimenti li sa raccontare bene.

Ma forse una ragione c’è, inconfessata ma c’è. Che non è quella di sovrapporsi alla cerimonia per apparire più importanti della cerimonia stessa o di essere testimoni oculari dell’uso di abiti riciclati. No, queste sono bagatelle psicologiche o sociologiche. No, si parla di tutto per superare l’interdetto: i due attori principali di questo finale di serie non erano all’Altezza. Il re Carlo e la regina Camilla sono totalmente privi di carisma, quella grazia inconquistabile, che permette con impersonalità liturgica, di esercitare un forte ascendente sugli altri. I reali inglesi, senza Elisabetta, sono mondani, possono fare i conti soltanto con il fascino o la popolarità («vicini alla gente»), come aveva già dimostrato il convitato di pietra della solennità, Lady Diana.

Nonostante l’eccesso di parole, la tv ci ha mostrato come il protocollo da solo non basti, come l’origine sacramentale del potere sia ormai un lontano ricordo. Se, nell’esercizio del potere, la sacralità deve diventare finzione, ebbene allora la recita dev’essere di altissimo livello, la recitazione deve superare «The Crown». Forse bisognava puntare subito su William e Kate, avere il coraggio di adeguare la monarchia ai rituali finzionali del nostro tempo, scegliere una regia meno ossequiosa di quella della Bbc (staccava sui momenti che avrebbero potuto causare qualche goffaggine, come la discesa dalla carrozza).

Come sempre, la convenzione non si preoccupa né di essenze né di sostanze, ma di funzionamenti ed è pronta a barattare (essa, che è l’anima stessa della sostituzione) una forma con l’altra. Così, alla fine, il più contemporaneo di tutti è parso Harry, il reietto, il ripudiato, un lembo di «Bridgerton».

"Sempre in ritardo", così Re Carlo bacchetta William e Kate. In un incoronazione perfetta, qualche "inciampo" ha rischiato di far saltare i nervi a Re Carlo, come il ritardo di Kate e William che ha modificato il protocollo organizzato da mesi. Roberta Damiata il 7 maggio 2023 su Il Giornale.

Una "normale" famiglia reale. Questo il commento di molti inglesi, quando la stampa scandalistica ha pubblicato un video, con tanto di lettura del labiale, di un infastidito Re Carlo, mentre attende di entrare all'Abazia di Westmister per essere incoronato. Proprio come succede in ogni famiglia c'è chi è puntualissimo e chi fa tutto all'ultimo momento, come William, Kate e i loro figli in ritardo per la partenza del corteo reale.

A rivelare il tutto a Sky News, il lettore di labiale Jeremy Freeman, che ha analizzato un video del re in attesa, mentre, molto infastidito, parlava a Camilla dicendole "Non possiamo mai essere puntuali, succede sempre qualcosa". Quella che è sembrata una cerimonia perfetta, sotto tutti i punti di vista, ha invece avuto qualche piccolo inciampo, tanto che per il ritardo di William e Kate è stato modificato l'ordine di servizio.

Questo, secondo la scaletta provata maniacalmente per tutta la settimana in orario notturno, prevedeva che: "Le loro altezze reali il principe e la principessa del Galles, la principessa Charlotte del Galles e il principe Louis del Galles arrivano alla Great West Door e vengono condotti ai loro posti all'interno dell'Abazia. Tutti restano seduti fino a che le loro Maestà il Re e la Regina arrivano dalla Porta Ovest, suona la fanfara e tutti si alzano in piedi".

Ma così non è stato, e Kate e William hanno "obbligato" Carlo e Camilla e circa 4 miliardi di persone collegate in tutto il mondo, ad un fuori programma inaspettato. Alla fine tutto si è risolto e se non fosse stato per l'esperto di lettura labiale, nessuno si sarebbe reso conto di nulla, anche se un membro del clero ha ammesso che "due o tre problemi" durante l'incoronazione ci sono stati.

Ma questo forse, oltre al principino Louis letteramente un meme vivente, ce li rende ancora più simpatici e li avvicina a tante famiglie normali che vivono le stesse cose. Al contrario invece chi si è "sbrigato" è stato Harry, rimasto a Londra solo per il tempo necessario dell'incoronazione e già dopo un'ora era in volo per Los Angeles dove, grazie al fuso orario, è riuscito ad essere presente al compleanno del figlio. Secondo alcuni insider, Carlo era molto dispiaciuto di questa decisione, e durante il pranzo privato di famiglia dopo l'incoronazione, ha alzato il calice facendo gli auguri ad Archie. Harry era stato invitato, ma ha preferito non essere presente per "più di una ragione", che tutti ben conoscono.

Estratto dell'articolo di Nicola Bambini per vanityfair.it l'8 maggio 2023.

«Ventotto ore e quarantadue minuti». È il tempo che, stando alla ricostruzione del MailOnline, il principe Harry sarebbe rimasto sul suolo britannico per l’incoronazione di papà Carlo. Dei suoi spostamenti a Londra, si sa davvero poco: c’è chi sostiene che abbia dormito per l’ultima volta a Frogmore Cottage, chi pensa che abbia incontrato il padre la sera prima della cerimonia, chi è convinto che non abbia scambiato neanche una parola con il fratello William.

[...] 

Al termine della cerimonia è salito su un’auto bianca, direzione Heathrow, dov’è stato immortalato ancora, in attesa di prendere il volo per la California. Sicuramente, quindi, ha saltato il pranzo a Buckingham Palace, un buffet in piedi al quale erano invitati anche i familiari di Camilla e di Kate Middleton. Un momento gioviale, ma il re sarebbe comunque «rimasto deluso dalla partenza di Harry», riporta il Mirror, rientrando nell’universo dei condizionali. 

Sì, perché nonostante l’evento fosse chiuso a fotografi e telecamere, i tabloid hanno provato a ricostruire quei minuti attraverso fonti di palazzo. Ed è emerso un particolare interessante: Carlo, infatti, si mormora abbia voluto brindare ai suoi nipotini presenti - George, Charlotte e Louis - ma ricordando anche «coloro che non c’erano», ossia Lilibet e Archie. Poi avrebbe rivolto un augurio di compleanno proprio al primogenito di casa Sussex, «ovunque egli sia». [...] 

Estratto dell'articolo di Alessandra De Tommasi per vanityfair.it l'8 maggio 2023.

Il concerto dell’incoronazione di re Carlo III ha trasformato il castello di Windsor in una cornice straordinaria per ospitare un palco gigante […]

È questo l’evento, davanti a 20 mila spettatori, che chiude il weekend, ma non certo le celebrazioni per il nuovo sovrano. 

Il presentatore Hugh Bonneville (Downton Abbey) fa da raccordo all’esibizione dei vari artisti. Sono moltissimi i contributi video degli artisti che hanno raccontato piccoli aneddoti legati al sovrano, dalla passione per la pittura a quella per la scrittura.

In attesa di esibirsi, Katy Perry intrattiene i follower con video dal backstage con Stella McCartney, mentre tra i primi artisti a esibirsi in un pezzo teatrale è Ncuti Gatwa, l’attuale Doctor Who televisivo.

La tribuna d’onore vede re Carlo e la regina Camilla sorridenti e divertiti: deposte a palazzo le rispettive corone, sono in prima fila con l’erede al trono William, la moglie Kate e i due figli maggiori, George e Charlotte, che sventolano le bandierine britanniche a ritmo di musica. 

Intanto Miss Piggy dei Muppets si lamenta di non essere una lady e vuole un castello, così flirta con Bonneville, siparietto che il re Carlo trova esilarante, a giudicare dalle sue espressioni facciali.

Da Pierce Brosnan a Hugh Jackman, da tutto il mondo gli artisti raccontano le imprese e le passioni di re Carlo, attingendo a immagini di repertorio. Tom Cruise manda gli auguri pilotando un aereo e invitandolo a contare su di lui qualunque avesse bisogno. 

Lionel Richie ha infiammato il pubblico […] Dopo l’esibizione di Andrea Bocelli, unico artista italiano sul palco, il principe di Galles tiene un breve discorso sul padre e cita la nonna. Parla di servizio, delle associazioni benefiche patrocinate dal re e dell’ecumenismo che Carlo ha sempre dimostrato. «Sono orgoglioso di te», dice, prima della performance dell’inno God Save the King. 

Uno spettacolo di droni si libra nel cielo londinese per celebrare la natura, dopo il discorso ambientalista di Stella McCartney.

Quando arriva sul palco Katy Perry cantando Roar l’atmosfera s’infiamma, anche perché si sente nella sua voce un accenno di emozione. […] Dopo quattro di assenza dalle scene (ma senza Robbie Williams) concludono l’evento i Take That, che si accompagnano anche con banda e coro di voci bianche. Sulle loro note la regina Camilla si alza in piedi e si mette a ballare, mentre re Carlo le sorride. […]

Molte ex colonie britanniche vogliono liberarsi di Carlo III. Giorgia Audiello su L'Indipendente l'08 maggio 2023  

Nonostante lo sfarzo della celebrazione per l’incoronazione di re Carlo III e della regina Camilla, avvenuta sabato scorso a Londra, e il clamore mediatico e istituzionale che ne è derivato, l’impero britannico appare sempre più decadente e proprio l’incoronazione del nuovo monarca ha accelerato i piani delle ex colonie appartenenti al Reame del Commonwealth per liberarsi della monarchia inglese. Il sovrano d’Inghilterra, infatti, non è solo re del Regno Unito e capo della Chiesa anglicana, ma anche capo di Stato di 15 nazioni del Commonwealth. Quest’ultima è un’organizzazione intergovernativa fondata nel 1921, composta da 56 stati indipendenti, accomunati dalla passata appartenenza all’impero britannico. L’adesione all’organizzazione è volontaria e la maggior parte dei Paesi membri non riconosce l’obbedienza alla corona inglese, ad eccezione di 15 stati che, invece, hanno scelto di riconoscere la sovranità, più che altro simbolica, dei reali d’Inghilterra. Tuttavia, con l’incoronazione di Carlo III, anche queste nazioni stanno mostrando un’insofferenza sempre più accentuata verso la monarchia britannica, spinti dal risentimento verso il passato colonialista dei reali inglesi, accusati di aver oppresso i popoli indigeni e saccheggiato le loro risorse. A riguardo, i capi indigeni di tutto il Commonwealth hanno scritto una lettera per chiedere al re Carlo III di presentare scuse formali per gli effetti della colonizzazione britannica. Un fatto quasi completamente trascurato dai media occidentali, troppo intenti ad esaltare la sontuosità della cerimonia d’incoronazione e i pettegolezzi di palazzo.

Per l’attività diplomatica della monarchia, avere buone relazioni con gli Stati del Commonwealth è fondamentale, anche perché si tratta di un contesto che permette di avere influenza su uno scenario globale. Per questo il nuovo sovrano ha accolto con tutti gli onori a Londra i rappresentanti degli Stati dell’organizzazione, mettendo a disposizione degli invitati addirittura una nave da guerra, il cacciatorpediniere Hms Diamond, ormeggiato a Greenwich. Il tutto però non è bastato a contenere le “spinte indipendentiste” delle ex colonie: secondo un sondaggio svolto da Lord Ashcroft e riportato dal Times, infatti, almeno sei dei quindici Stati del Commonwealth – Canada, Australia, Bahamas, Giamaica, Isole Salomone e Antigua e Barbadua – voterebbero a favore della trasformazione in repubblica qualora si svolgesse un referendum. La minuscola isola del Pacifico di Tuvalu è quella più propensa a mantenere il re: secondo quanto rilevato, il 71% degli abitanti voterebbe a favore della permanenza della monarchia costituzionale. Sul fronte opposto, invece, si trovano le Isole Salomone, sempre nel Pacifico, con il 59% degli abitanti che si dichiara favorevole ad abolire la monarchia.

Oltra al sondaggio in questione, a re Carlo III è giunta una missiva direttamente dai rappresentanti delle ex colonie in cui si chiedono le scuse ufficiali della corona per la «terribile atrocità» della schiavitù, ma soprattutto di impegnarsi immediatamente a discutere di risarcimenti per «l’oppressione dei nostri popoli, il saccheggio delle nostre risorse, la denigrazione della nostra cultura e di ridistribuire la ricchezza su cui si basa la corona ai popoli a cui è stata rubata». «Noi sottoscritti chiediamo al monarca britannico, re Carlo III, nella data della sua incoronazione di riconoscere l’orribile impatto e l’eredità del genocidio e della colonizzazione dei popoli indigeni schiavizzati», si legge nella lettera sottoscritta dai vertici di Antigua e Barbuda, Aotearoa (Nuova Zelanda), Australia, Bahamas, Belize, Canada, Grenada, Giamaica, Papua Nuova Guinea, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia e Saint Vincent e Grenadine. Allo stesso tempo, l’idea di cambiare la forma di governo e recidere il residuo vincolo istituzionale con la casata inglese si sta affermando anche in Canada e in Australia. Quest’ultima, in particolare, ha di recente deciso di eliminare l’effige del sovrano britannico dalle nuove banconote da cinque sterline preferendo una raffigurazione in onore della cultura aborigena.

Le esternazioni più esplicite sulla volontà di modificare la forma di governo sono arrivate dalla Giamaica: il ministro per gli affari legali e costituzionali dell’isola caraibica, Marlene Malahoo Forte, infatti, ha dichiarato alla stampa internazionale che l’incoronazione di re Carlo ha accelerato i piani dell’isola per diventare una Repubblica. «È giunto il momento che la Giamaica torni ai giamaicani», ha affermato Forte alla rete britannica Sky News, precisando che il paese intende presentare, il mese prossimo, un disegno di legge per recidere definitivamente i legami con la monarchia britannica, rimuovendo re Carlo dalla poltrona di Capo di Stato entro il 2024.

La grandezza e lo sfarzo delle celebrazioni della corona inglese appaiono, dunque, come il residuo di un “glorioso” passato a cui ormai si sovrappone la decadenza di un impero che, dietro lo stendardo dello sviluppo, della pace e della democrazia, ha più di uno scheletro nell’armadio da nascondere e a cui le ex colonie hanno ormai deciso di presentare il redde rationem. [di Giorgia Audiello]

Sir Richard: «In abbazia, per l’incoronazione di Re Carlo». Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 5 Maggio 2023

Sir Richard Needham, conte di Kilmorey, apre la porta al Corriere mentre si prepara per l’abbazia di Westminster: «E’ la mia seconda incoronazione, molto diversa dal ‘53» 

«Ecco l’invito del Re, ed ecco qui il transetto Nord dell’abbazia dov’è il mio posto e …qui dove si svolge l’incoronazione: proprio davanti ai miei occhi». Nella sua casa londinese a un passo da Buckingham Palace, Sir Richard Needham, sesto conte di Kilmorey, apre la porta al Corriere.

Sir Richard sta ultimando i preparativi per l’incoronazione. Ex ministro al Commercio, una vita vicino ai Windsor e in politica, fa parte del Privy Council, il Consiglio della Corona. E ha ricevuto uno degli ambiti inviti all’incoronazione. Conservatore, famoso per aver inveito contro la Thatcher negli ’80 (per lo stesso motivo per il quale non la amava neppure la regina: le politiche troppo dure vero la popolazione), «Tutto vero, dissi proprio così della Thatcher», annuisce con un sorriso. Pronto al grande giorno del Re? «Solo 80 i parlamentari tra membri del parlamento e Lord e alcuni Privy Councillors e io sono uno di questi consiglieri invitati. Per la verità sono un po’ nervoso per arrivare, con un malanno al ginocchio, a Westminster, entrare alle 7.45 nel Palace of Westminster e prendere posto per le 8.20 come invita a fare l’indicazione di Buckingham Palace nel Transetto Nord dove c’è il mio posto. Mi accompagnerà mio nipote Jack».

E come ci si veste per l’incoronazione? «Il mio avo, terzo conte di Kilmorey andò all’incoronazione di Edoardo VII nel 1902 e con sua moglie Nellie andarono poi anche a quella di Giorgio V nel 1911 e ho ancora i Coronation Robes (gli abiti dei Pari del Regno con strascico in velluto ed ermellino) del mio bisnonno ma… troppo pesanti per un rito che alla fine durerà cinque ore, fino alla fine della cerimonia alle 13.30. A proposito, quando Edoardo il VII fu incoronato aveva assegnato a tutte le sue amanti uno stesso banco nell’abbazia. Andrò in morning suit ma metterò le mie onorificenze, il mio knighthood, il titolo di Sir, Baronetto e quelle straniere».

Che incoronazione è quella di oggi di Re Carlo? «Nella forma molto tradizionale, ma per un’audience molto più ampia, non più i Pari come al tempo dei miei nonni: più diverso e questo è importante. Perché Carlo ha molta attenzione verso la gente, specie i giovani. Molto diversa dal tempo della regina Elisabetta, io avevo 11 anni allora e ricordo di aver visto l’enorme regina di Tonga con il suo figlioletto sfilare con la sua carrozza e, malizioso, qualcuno disse che era il suo lunch box», sorride il conte. E poi oggi il Regno Uniti è un Paese ridimensionato rispetto al 1953, anche i militari schierati saranno molti meno».

La famiglia reale oggi sotto i riflettori: come sarà con il nuovo Re Carlo? «Il Re sta tagliando la Royal family e la principessa Anna si è lamentata… ma va detto che il ruolo oggi della famiglia reale è proprio quello di essere Patron delle charity che hanno un’azione enorme nel Paese sono una vera risorsa. E non sarebbe così se ci fosse un presidente, perché sarebbe un politico, e poi non ci sarebbe una vera e propria famiglia reale al servizio. Dunque senza un re sarebbe una grande perdita per il Regno Unito». Dunque nulla da temere da proteste, e pro repubblicani? In ogni caso Carlo deve essere cauto».

E l’idea del giuramento di fedeltà del popolo in abbazia introdotto in questa incoronazione? «Questa idea dell’arcivescovo di Canterbury che la gente si alzi in piedi davanti alla tv e prometta fedeltà al Re è ridicola, e non è stata una idea del Re, ma lui deve stare attento. Deve stare attento Carlo, a non essere troppo stravagante. Lui è un uomo piuttosto originale, ma viviamo in tempi difficili per la gente britannica e deve stare attento a come si muove alla scelte che fa. Quei 100 milioni di pound che costa l’incoronazione sono tanto, al tempo quella della regina 46 milioni calcolando l’inflazione. Poi Carlo sarà un buon re perché si prende cura, la madre poteva essere piuttosto dura, lui è molto più gentile, rilassato di quanto fosse la regina».

Queen Camilla? «Il problema non è lei è Andrew Parker Bowles, io non lo sopporto … lei Camilla ha vissuto una vita molto coccolata, i cavalli, i balli, insomma tutti i privilegio della classe alta diciamo che non ha conosciuto le difficoltà di tanti. Era proprio nella mia circoscrizione elettorale e devo ammettere che è vivace, brillante, e soprattutto è stata un miracolo per lui. Ricordo, con mia moglie siamo stati due giorni a Siviglia quando Carlo era sposato con Diana, e fu terribile, erano l’uno stanco dell’altro. Un giorno lei sparì e lui dovette giustificarsi…».

Quanto piace il Re incoronato a Westminster alla Gran Bretagna di oggi? «E’ molto popolare con i più anziani, ma con le generazioni più giovani no e questo è sorprendente perché gran parte del suo lavoro l’ha dedicato proprio ai giovani. Poi ha dei problemi con gli scozzesi, il leader dello scottish party che arriva all’incoronazione, Hamza Yousouf ripete che con lui la Scozia sarà una repubblica. Situazione simile in Irlanda del Nord».

Harry, la monarchia è a rischio per gli scandali in famiglia? «Ora va bene ma se succede un altro scandalo, tutto è a rischio. Ma penso sia difficile. Perché la famiglia reale che abbiamo oggi è totalmente dedicata a servire la causa dell’istituzione. Certo, come ripeteva Sir Martin Charteris “Basta sbagliare una cosa una volta, e sono finiti”. William sarà molto bravo, qualcuno dice sia irascibile ma in ogni caso ha un carattere diverso da Harry».

Che idee ha il Re del mondo? «Penso che la regina e Filippo erano Brexiteers e Carlo è un Remainer, contrario all’uscita dall’Europa. Non saprei dire di Camilla…di certo Andrew Parker Bowles è un pro Brexit». E piace per ora di più del governo. «Non è difficile fare meglio del governo in questo momento». 

Lady Fiona: «Noi aristocratici a casa? Giusto così, è la vera sfida di Carlo». Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 5 Maggio 2023

La contessa di Carnarvon, amica dei Windsor: «Con Camilla è un partnership, che con Diana non riuscì. Mi piace di Carlo il senso di custodia dell’istituzione come del pianeta»

«Penso sia davvero una sfida per Carlo, mi chiedo sempre se lui e Camilla si sentano nervosi con tutti gli occhi del mondo su di loro. Penso proprio lo siano, perché c’è uno straordinario senso di attesa a Londra per il 6 maggio. La sfida è quella di incapsulare nella solennità del rito alcuni dei valori che sono stati tramandati loro e a tutti noi, da Elisabetta, e ricordare il mondo contemporaneo con i suoi problemi. La scommessa è cercare un modo di riflettere la pageantry e lo storico simbolismo ma anche i challenges che la gente del Paese sta affrontando in questo momento».

Lady Fiona Carnarvon, accoglie il Corriere nel maniero di famiglia dove i Windsor sono sempre stati di casa: «La madre di mio marito George, era americana, Jeanie cresciuta in un ranch e quando arrivò a Londra sposando il settimo conte di Carnarvon fu proprio la regina Elisabetta la persona più gentile con lei, l’inizio di una lunga amicizia… ecco qui c’è il principe Carlo bambino in braccio a mio suocero, settimo conte fu scattata proprio qui ad Highclere», dice indicando una foto sulla scrivania. «E ci sono foto sue con Lord Carnarvon e sua moglie. La regina era molto amica di mio suocero, il suo racing manager».

Lady e Lord Carnarvon, George Reginald Oliver Molyneux Herbert castellani del maniero costruito dallo stesso architetto delle Houses of Parliament, Charles Barry, circondato da un parco secolare e dal giardino disegnato da Capability Brown, erano con la famiglia reale al funerale privato di Elisabetta nella cappella del castello di Windsor: «E’ stato un momento intensamente emotivo, la regina era straordinaria, passata attraverso la guerra mondiale, con dei valori modellati dal servizio e da quel suo senso del dovere. Non diceva molto ma era quella piccola voce capace di incidere sul mondo. E’ stata una grande perdita per mio marito che la conosceva da quand’era piccolo e deve essere molto duro anche per lui, Re Carlo perché il Paese, il mondo è stato davvero colpito».

Ce la farà Carlo a conquistare i cuori come la madre Elisabetta? «E’ davvero difficile replicare quell’amore, e poi ogni Re deve servire il suo tempo. Non sarà facile per lui essere così amato subito. Ma sono sicura sarà più apprezzato e amato man mano che il tempo procede. E la cosa che mi colpisce è l’energia che ci mettono lui e la regina Camilla a 74 e 75 anni! Con quale entusiasmo si avventurano in queste lunghissime giornate di impegni ufficiali, con cui si accingono adesso ad assumere questo nuovo ruolo …e vedere come siano di grande supporto l’uno per l’altro».

Che donna è Camilla? «Camilla è una donna con i piedi molto ben piantati, saldi a terra. Ama la campagna come il marito e svolge molti ruoli anche umili andando a visitare comunità e insomma non tanto gli appuntamenti glitzy e glamorous che si immagina per qualcuno che vive nella famiglia reale sempre su un red carpet. Invece tra loro c’è una vera partnership. Così lei perlopiù in questi anni ha seguito e aiutato Carlo proprio nelle visite di tutti i giorni, negli incontri con la gente». E’ per questo che questo matrimonio funziona, rispetto a quello con Diana? Diana è sempre stata di casa nella famiglia Carnarvon… «La verita? Penso che anche la principessa Diana sognasse una partnership nel suo matrimonio ma come sappiamo non tutti i matrimoni funzionano. E questo non ha funzionato davanti al mondo che guardava e questo ha reso le cose ancora peggiori per le persone coinvolte, Carlo e Diana. Tutti cerchiamo una partnership vera: con mio marito distrutto dalla morte della regina ho cercato di sostenerlo, di nuovo è stata una partnership». Carlo e Harry. «Carlo ama entrambi i suoi figli e in questo momento straordinario per la sua vita, sono certa che sia felicissimo all’idea di averli entrambi accanto. Capisco che non ci sarà Meghan che credo impegnata con il compleanno del figlio Archie, beh l’incoronazione non ha a che fare con Harry o con la duchessa di Sussex ha a che fare con Carlo, è il suo giorno. E’ questo che conta. E Carlo avrà attorno a sé i suoi figli».

Andrà all’incoronazione? «Non andrò all’incoronazione. Ogni incoronazione è diversa. Carlo deve cercare di rendere la coronation attuale nel tempo che viviamo. Insomma noi aristocratici non dobbiamo aspettarci i riflettori. Deve dare spazio alla vasta società, invitando gente da ogni parte della società. Non mi aspettavo di essere invitata. E’ un approccio completamente diverso da quello degli inviti del tempo di Elisabetta II nel 1953, perché il mondo è cambiato». Alcuni aristocratici si sono lamentati però. «Non è una mia decisione. E ‘ la sua decisione di rendere la Coronation attuale. E in questo tempo, in questo mondo in cui ci sono i social media, Twitter, Facebook etc è un’operazione molto difficile e delicata. La pageantry e la tradizione devono combinarsi con il mondo contemporaneo».

Brexit, pensa che Carlo sia pro-europeo? «Re Carlo è molto attento al tema europeo, non a caso ha scelto la Francia beh poi ha dovuto rinunciarvi per i disordini, e la Germania per le sue prime visite di stato all’estero. Non è un isolazionista. L’isolazionismo che è stato forzato su di noi dal Covid è stato terribilmente negativo per la nostra salute ma anche per la nostra economia. E anche la Brexit è isolazionismo, e allo stesso modo è pericolosa per la nostra vita, la nostra economia, per le nostre relazioni con l’Europa continentale e quel senso di cercare di sedersi a uno stesso tavolo… sono d’accordo che ci sia troppa interferenza europea nei nostri Paesi e credo lo pensino anche in Italia e siamo d’accordo ma questo non vuol dire che sia giusta la Brexit… Svizzera e Norvegia per esempio hanno raggiunto dei compromessi. Spero sempre, anche per l’Europa, che ci sia ancora spazio per stare uniti. E’ il viatico per un mondo più pacifico».

Che cosa le piace di Re Carlo? «C’è in lui un forte senso di stewardship che come suggerisce la parola stessa è accountability non solo verso la gente ma verso la natura. Mi piace la parola. E quando si hanno delle grandi proprietà e la famiglia reale ha molte proprietà è proprio questo prendersene cura, per tramandarle alle nuove generazioni… ecco questo è uno dei temi che gli stanno a cuore ed e’ quanto mai attuale». Il nuovo Re è sempre stato accusato di immischiarsi troppo delle faccende d’attualità. Meglio lasciare che se ne occupi il governo? «Penso che ci sia una mancanza di strategia nel nostro governo, incapacità di definire una serie di valori ai quali tutti dovremmo mirare per i prossimi 5-15 anni, valori che vanno oltre la politica, perlopiù sono la transizione verso un’economia meno industriale e più attenta alla natura. Cercare di capire come bilanciamo i bisogni della gente (le pensioni in Francia, il sistema sanitario nazionale qui o l’educazione) con quanto entra nelle casse dello stato. Penso ci sia l’esigenza di un nuovo equilibrio. La Royal family è sempre stata capace invece di usare il suo soft power per far avanzare alcuni dei valori che interessano a tutti. E Re Carlo già come principe l’ha sempre fatto e continuerà a farlo».

Lady Anne, che fu Damigella all'incoronazione di Elisabetta (70 anni fa): «Re Carlo? Lo conosco da che era bambino». Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 4 Maggio 2023

Lady Anne Glenconner (90 anni) all’incoronazione del ‘53: «Carlo desiderava tanto i Sussex il 6 maggio. Camilla? Ha già dimostrato d’essere una brava regina. E i repubblicani con le proteste non riusciranno a rovinare il gran giorno del Re»

«Quand’era piccolo, il principe Carlo era un bimbo gentile — e, in una parola, adorabile. Adesso è già un meraviglioso Re…e anche se ci saranno un po’ di Repubblicani il giorno dell’incoronazione, beh saranno tenuti alla larga e non riusciranno a rovinargli il grande giorno». 

Lady Anne Glenconner, 90 anni, figlia del quinto conte di Leicester, entrata nella storia del Novecento col suo abito candido di Damigella d’onore all’incoronazione della regina Elisabetta II nel 1953, parla con il Corriere mentre a Londra sale l’attesa per l’incoronazione. E gli ultimi sondaggi di YouGov a tre giorni dal 6 maggio dicono che il 62% dei britannici è sicuro che il Re sarà un buon sovrano. 

Gli occhi azzurri sono brillanti come ieri quando la macchina fotografica la ritrasse accanto alla regina a Westminster Abbey. Soave Vestale del rito di incoronazione. Adesso, come 70 anni fa, tutto è pronto per una nuova incoronazione. Ma sono pronti anche «mille repubblicani», decisi a cogliere l’occasione della grande «festa reale» per far sentire la loro voce. Almeno così spera la sparuta fronda (80 mila soltanto i sostenitori) anti-monarchica di Republic. Pronta a manifestare in t-shirt e cartelli gialli #NotMyKing. Eppure Lady Anne - alla sua seconda vigilia d’incoronazione a Westminster, rara superstite di quel giorno del ‘53 sotto riflettori del mondo, con Winston Churchill che arrivò negli abiti di Cavaliere dell’Ordine della Giarrettiera, Jacqueline Bouvier futura First Lady, come inviata del Washington Times Herald - è sicura che la magia della Corona non abbia da temere. «Non riusciranno a rovinare al Re la sua incoronazione», ripete Lady Anne che ha ricevuto uno degli ambiti inviti in abbazia dal Re. 

Il messaggio via telegrafo, 70 anni fa

«Anna devi rientrare da New York. Ti è stato chiesto di essere Damigella d’onore all’incoronazione della regina stop». Una delle sei Damigelle di Elisabetta, scelte tra le English Roses della créme dell’aristocrazia, figlie nubili di conti, duchi o marchesi. Un paggio arrivò a casa sua da Buckingham Palace per consegnarle una spilla di diamanti a forma delle lettere ER, con una piccola lettera della regina che invitava a indossarla quel giorno. Così Lady Anne, in viaggio Oltreoceano, seppe dalla madre via telegrafo che era stata scelta nel 1953.

Lady Anne, ricorda com’era la regina Elisabetta alla sua incoronazione?

«La regina era calma. Ed era così calma il giorno della sua incoronazione forse perché aveva seguito nel 1937 nell’abbazia di Westminster l’incoronazione del padre Giorgio VI e aveva studiato tutto con molta attenzione». 

E nessuno è stato vicino quanto lei a Carlo bambino quel giorno. Tanto che a lei il piccolo che aveva solo 4 anni confidò di aver visto la madre alla sua scrivania a palazzo, con la corona sul capo che stava facendo pratica, cercando di abituarcisi in vista dell’incoronazione.

 «Quand’ero una ragazzina, il principe Carlo divenne come un fratellino più giovane per me, passava settimane con noi ad Holkham, mio padre gli insegnò a pescare, e quando divenne più grande mamma gli lasciava guidare la sua Mini Minor nel parco», ricorda la nobildonna. Sedici anni più grande di Carlo, Lady Anne Glenconner non ha dubbi adesso sul nuovo sovrano: «È già un grande Re, tutta la sua vita l’ha dedicata all’ambiente ma anche a giovani senza dimenticare gli anziani. E questo si spiega perché è una persona che si prende davvero a cuore le persone». 

E Camilla invece, che regina sarà? «E’ una donna che assicura un grandissimo sostegno al Re. Sono una coppia così innamorata, meravigliosi da vedere. Camilla credo abbia già dimostrato di essere una brava Regina. Poi lei ha tre nipoti e tre nipotine…». Che all’incoronazione saranno i piccoli Paggi d’onore della Regina. 

Elisabetta II, chiamando attorno a sé delle Damigelle anziché dei Paggi, ruppe la consuetudine dei Paggi all’incoronazione del padre Giorgio VI nel 1937 e pure all’incoronazione di Giorgio V nel 1911 per farsi affiancare da giovani fanciulle aristocratiche come nell’Ottocento la regina Vittoria. Tra i Paggi di Carlo e Camilla ci sarà anche il piccolo principino George, destinato un giorno a regnare. 

Che famiglia è quella del nuovo principe di Galles, Lady Anne? «La principessa del Galles è sempre perfetta e come genitori trovo siano straordinari. Sono parte attiva della famiglia reale, dedicano molte energie al loro ruolo, e sono anche molto popolari». Già, i bambini. All’incoronazione della regina, quando il corteo tornò a Buckingham Palace dopo il rito solenne come ricorda la damigella «il principe Carlo e la principessa Anna furono portati dalla Regina e subito s’infilarono sotto il suo vestito. Ma la regina fece finta di nulla». Anche Harry, dopo i veleni lasciati scorrere fra le pagine del suo memoir, ha risposto che andrà all’incoronazione.

Harry, i Windsor: cosa pensa succederà all’incoronazione?

«Aspettiamo e vediamo, ciò di cui sono certa è che nel suo cuore il Re desiderasse davvero vederli (Harry e Meghan) all’incoronazione». Eppure i Duchi di Sussex non hanno amato lavorare per la famiglia reale, spendersi ogni giorno con i Royal engagements. Un servizio alla Corona che richiede indubbiamente molta dedizione, abnegazione. Lei è stata a lungo al servizio della famiglia reale, come dama di compagnia, Lady in waiting della sorella di Elisabetta, la principessa Margaret.

Com’è lavorare con i Windsor? «Con la principessa Margaret eravamo amiche del cuore sin dall’infanzia. E ho amato lavorare per la famiglia reale». Principessa innamorata che dovette rinunciare al cuore per la Ragion di stato, e si consolò diventando la stella più affascinante e mondana della Londra degli anni ’60 quando con il marito fotografo Tony Armstrong-Jones componeva la coppia più ambiata del celebrity set. Nel suo libro «Lady in waiting» (Hodder & Stoughton Zuleika) racconta come nei giorni a Mustique lei e la principessa passavate dal vestirvi in abiti stravaganti a girare il mondo per Royal engagements: per tre decadi ha vissuto accanto a Margaret.

Che donna era davvero, Margaret, la sorella della regina? Anche lei, come Harry, in fondo la minore, cadetta? «Margaret ed io andavamo così d’accordo e ci siamo sempre divertite molto e abbiamo sempre amato i nostri viaggi Oltreoceano assieme. Io ero molto affezionata a lei e… sono insomma orgogliosa di esser stata parte della Royal Household. E dopo il funerale della Principessa Margaret, la regina ringraziò Colin (il marito Colin Tennant, Lord Glenconner) e me per aver regalato alla sorella dei giorni tanto spensierati a Mustique». 

«Il corteo reale vestito dalle nostre livree, anche per cocchieri donna». Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 4 Maggio 2023

Simon Cundey, fornitore reale: «Con Re Carlo recuperiamo tutto: i bottoni delle marsine sono quelli di 150 anni fa. Molte richieste in sartoria anche per l’abito per presentarsi al Re, all’incoronazione e alla stagione dei party reali 

Fuori, lungo Savile Row, sventolano le bandierine nei colori della Union Jack britannica, realizzate in lana, come vuole la Campaign for Wool del principe Carlo fautore delle fibre naturali. Dentro alla sartoria di fornitori reali il lavoro è iniziato a Natale perché «abbiamo avuto molte nuove livree da confezionare e anche le vecchie andavano comunque adattate con il nuovo Cypher, al posto dell’EII di Elisabetta in orizzontale, abbiamo applicato le nuove cifre, in verticale, quelle di Re Carlo III. Adesso in attesa del 6 maggio le nostre livree già sfilano per le vie di Londra di notte come sarà il giorno dell’Incoronazione, per le prove generale, perché tutto a Londra è provato e riprovato per un risultato senza imperfezioni», spiega Simon Cundey, settima generazione del fornitore reale Henry Poole & Co aprendo al Corriere le porte della bottega di famiglia in Savile Row vicino a Piccadilly: dal tempo della regina Vittoria ha un Royal warrant (fornitrice della casa reale).

Da qui escono infatti le livree sgargianti indossate da lacché, paggi, cocchieri al giorno dell’incoronazione. «Confezioniamo anche gli abiti solenni della cerimonia dell’Ordine della Giarrettiera della Casa Reale. E con Carlo Re l’incoronazione sarà magari leggermente diversa quanto a protocollo ma senza nulla togliere al senso istituzionale, alla solennità storica del rito, all’importanza degli abiti», fa notare Cundey che ricorda il bisnonno raccontare di Sir Winston altro storico cliente, alla vigilia dell’incoronazione della regina nel 1953: «Churchill era molto anziano,gli abiti per l’incoronazione della regina avevano bisogno di molti aggiustamenti. Sir Winston che considerava la giovane Elisabetta come una figlia, per rassicurarla nel nuovo ruolo diceva che tutto doveva essere perfetto, anche i suoi abiti».

Quante divise e livree avete mess a punto adesso per il corteo d’incoronazione 2023? «Diciamo poco meno di un centinaio e ne produciamo sempre un paio in più per ogni evenienza… poi il numero di livree necessarie è legato al numero di carrozze che condurranno i Windsor nel corteo reale per l’Incoronazione ». Un’incoronazione nel segno della sostenibilità, con le Chair of Estate del Re e della Regina durante il rito saranno “recuperate”, insomma quelle di Elisabetta e Filippo. Anche le livree che sfilano nella processione dell’incoronazione sono sostenibili. I bottoni dorati delle marsine sono ancora quelli di 150 anni fa, li ripuliamo, lucidiamo, e riutilizziamo per vestire nuovi lacché e cocchieri delle carrozze reali e... negli ultimi anni spesso sono donne. Poi tutte le nostre livree sono 100% made in Britain con materie prime locali, e riutilizziamo tutto. Dai bottoni a... anche l’oro delle fasce delle divise, quando le giacche vengono dismesse è fuso e restituito alla Royal Household che lo riutilizza».

E’ la Royal Household il committente di queste livree, ogni nuovo assunto a palazzo «viene presentato dalla Royal household, noi prendiamo le misure e procediamo con diverse prove. Poi esteticamente l’uniforme è la stessa, tecnicamente però è diversa nei tagli per le donne. Quanto alle materie prime restano lana inglese, velluto e argento con oro a 9 carati. Tutti i nostri fornitori di materie prime sono qui, non abbiamo problemi di import, piuttosto sta crescendo molto, post Brexit, il costo della manodopera». Da qui nel 1865 uscì il primo smoking confezionato per re Edoardo VII, amico personale dell’avo di Cundey, Henry Poole. «Il principe e futuro re voleva una giacca comoda per le cene tra amici: Henry immaginò così per lui una giacca stondata in un colore che definì Celestial blue: e di giacche così ne stiamo confezionando diverse in vista dei festeggiamenti a corte per l’Incoronazione e poi… per la stagione estiva dei party a Buckingham Palace che con Re Carlo tornerà con grande splendore», svela Cundey.

Il Garden Party di ieri dato da Re Carlo sarà solo l’inizio di una primavera intensa di feste. «L’incoronazione sarà solo l’inizio di una grande stagione di eventi a Londra: dopo l’incoronazione ci saranno nell’estate di Londra molte occasioni per vestirsi a festa — dice Cundey —. Il Re ama intrattenere i suoi ospiti e in più ha una genuina passione per il giardino, i fiori del palazzo reale tra l’altro appena ristrutturato in questi anni di pandemia, come della sua tenuta Highgrove. Dunque ci aspettano mesi in cui i Royal Garden Parties a Buckingham Palace ma anche a Holyrood House in Scozia torneranno in gran spolvero». Un’incoronazione, molti party estivi – un vero e proprio ritorno in grande stile della Season mondana di Londra com’è chiamata, dei tempi andati. E molte commissioni per abiti da cerimonia. Risultato: si può dire che il nuovo Re “sosterrà” anche l’economia del Paese? «Ascot e tutti gli appuntamenti della Season in questa primavera di incoronazione avranno un’importanza speciale a Londra. Perché per Re Carlo la Pomp and circumstance dei grandi eventi reali sono in effetti anche un volano di sostenibilità sociale. Mantengono il lavoro di generazioni di artigiani, come nel nostro caso», osserva Cundey.

Avete ricevuto ordini da clienti per il dress code di ricevimenti e feste reali? «Beh sì, clienti britannici ma anche internazionali che si sono rivolti a noi per l’abito e il dress code giusto per presentarsi al cospetto del Re». Quindi? «Per i banchetti, i ricevimenti serve una giacca a code (Tail coat), tenuta White Tie. Mentre per i lunch parties si arriva in morning coat, con i pantaloni a righe. La sera è perfetto un dinner Suit, divenuto celebre come smoking o tuxedo, la nostra specialità». E quanto costa vestirsi per un appuntamento Royal? «Un completo da sera, dinner suit, intorno alle 6 mila sterline, un tail coat 7 mila e il morning coast circa 6.500. Poi se serve aggiungere un cappello a cilindro, Top hat, beh sono almeno mille sterline ma per quelli più belli in seta si arriva a 3 mila. Soldi ben spesi, considerato che un capo così dura una vita». Un abito che dura una vita, come piace a Carlo.

Marchetti, l’altro italiano all’incoronazione di Re Carlo (oltre al presidente Mattarella). Enrica Roddolo, inviata a Londra su Il Corriere della Sera il 6 Maggio 2023

Il fondatore di Yoox, che ora lavora col Re per la Sustainable Initiative, dice al Corriere: «Emozionato e toccato dal coro gospel che riassume lo sforzo di Carlo di rendere contemporaneo il rito. Camilla? Calma, sicura, come l’ho conosciuta» 

«Emozionato? E’ dire poco, è stata un’esperienza straordinaria oggi in abbazia a Westminster al rito di incoronazione del Re» racconta ancora con la voce emozionata, al Corriere Federico Marchetti che con il nuovo Re Carlo lavora al progetto della Sustainable Markets Initiative. E l’unico italiano oltre al presidente Mattarella entrato con i 2.300 invitati tra i quali 100 capi di stato, in abbazia. «E domani ho l’invito del Re anche al concerto d’incoronazione al castello di Windsor». Dove era seduto, fra principi re e regine in abbazia? «Il mio posto era nel transetto centrale, bellissima posizione, nelle prime file, ho visto tutto molto bene e ho trovato anche diversi amici attorno a me: Ozwald Boateng, il designer e Edward Enninful il direttore di Vogue UK, oltre a molti trustees del Princes’ Trust».

Lei è anche nel board della Prince’s Foundation e dei giardini di Highgrove, la tenuta del cuore di Carlo. «E c’erano tanti trustees della Prince’s Foundation fra i banchi a Westminster. Qui sta la grande sfida del Re che ha davvero tenuto fede al suo progetto di un’incoronazione nuova, aperta al sociale come alle diverse fedi. Proprio come dice sempre il Re: «Le persone per lui non sono importanti per quello che rappresentano (aristocrazia, potere) ma per quello che sono».

Cosa ha catturato la sua attenzione del lungo rito? «Il coro gospel, meraviglioso vedere per la prima volta in un rito di incoronazione a Westminster un gospel… e riflette tutta l’attenzione di Carlo all’apertura a un mondo fatto di tante culture. Direi che è stato proprio l’indizio più chiaro dell’imprinting a tutta la cerimonia dato dal nuovo Re» La regina Camilla? «Credo sia stata la protagonista, serena, tranquilla, proprio come è lei che ho conosciuto con Carlo». E quando è entrato in chiesa? «Sono entrato alle 8.30, così diceva l’invito quello con la miniatura ispirata alla natura che è stata mandata da Carlo, o meglio dall’Earl Marshal che ha invitato per conto del Re alla cerimonia di oggi».

Già il Re, con il quale lavorate assieme al progetto della Sustainable Markets Initiative: lei è l’uomo al quale Carlo ha affidato il suo piano d’azione per un’industry della moda green: la guida della task force fashion del progetto Sustainable Markets Initiative (Smi). L’idea dietro alla SMI di Carlo è che il mondo del business, il settore privato, si impegni non solo ad adottare pratiche più eco-friendly. Un piano d’azione presentato al G7 in Cornovaglia nel 2021 quando l’allora principe riunì i ceo delle principali corporation globali, dalla designer Stella McCartney all’inviato Usa per il clima, John Kerry.

Curiosità, il Re questo invito glielo aveva preannunciato prima, l’invito? «No è stato una sorpresa quando ho ricevuto l’invito e con l’invito il dress code della giornata: morning coat, lounge suit o uniforme oppure abito tradizionale del Paese e in effetti accanto a me c’era un amico con il suo kilt scozzese. Per le donne invece abito da giorno con cappello optional oppure l’abito tradizionale del proprio Paese. Mia moglie è inglese può immaginare l’emozione quando ho ricevuto l’invito, e ricordo che quando mesi fa sono stato invitato a Buckingham palace dal re per prendere il tè e fare il punto sul progetto della Sustainable Markets Initative, ho chiamato mia madre: “indovina dove sono stato?”». Anche oggi può ripetere quella telefonata.

Il Dress Code.

Estratto dell'articolo di Chiara Da Col per grazia.it il 6 marzo 2023

[…] l'incoronazione di Re Carlo d'Inghilterra è andata in scena con il suo consueto corteo di ospiti illustri. […]

Gli elementi tipici del dress code ideale per un evento di così alto prestigio li abbiamo visti tutti: fascinator e cappelli a tesa larga o mini, in stile Jackie 'O, ma anche deliziosi cerchietti floreali. C'erano i guanti, indossati o portati a mano, stretti insieme a piccole clutch da cerimonia. 

Quanto agli abiti c'è chi ha scelto il pezzo unico, spesso a maniche corte, chi ha optato per il tailleur giacca e gonna, ma una costante in quasi tutti gli outfit è stato il colore. Dal bianco ai toni del nude fino ai rosa più accesi, dal giallo tenue (che è piaciuto parecchio) al rosso, il blu elettrico e il viola.

Tutti gli occhi erano ovviamente puntati sulla famiglia reale. In abito bianco Camilla, la nuova regina, che ha indossato un abito realizzato da Bruce Oldfield, con maniche lunghe, in seta dal finish opaco, decorato con fili d'oro e d'argento a comporre un insieme floreale di margherite che dovrebbe rappresentare il legame con il re. Sull'orlo della sottogonna e dei polsini sono presenti gli emblemi floreali delle quattro nazioni del Regno Unito, tra cui una rosa, un cardo, un narciso e un trifoglio. 

Al collo della nuova regina, un collier appartenuto alla regina Elisabetta II, proveniente dalla collezione di gioielli della regina Vittoria. Per l'ingresso all'abbazia di Westminster, Camilla ha indossato i tradizionali mantelli, in particolare quello realizzato per Elisabetta II nel 1953, riadattato per lei per l'occasione.

Dall'attuale regina a quella che un giorno siederà al suo posto: Kate Middleton ha indossato un abito bianco firmato Alexander McQueen al quale è stato sovrapposto un mantello blu, simbolo dell'ordine di San Patrizio, che lasciava intravedere i ricami floreali realizzati sul fondo dell'abito. 

Come gioielli e accessori, la principessa del Galles ha scelto un paio di orecchini appartenuti a Lady Diana e, al posto delle classiche tiare facenti parte del corredo della famiglia reale, un diadema realizzato da Jess Collett x Alexander McQueen in filo d'argento e cristalli, a formare uno splendido disegno floreale tridimensionale. Abbinato al suo, anche il cerchietto della principessa Charlotte, vestita di bianco con una regale e delicata cappa.

I duchi di Edinburgo Edoardo e Sophie, che indossa il mantello dell'ordine di San Patrizio visto anche su Kate Middleton.

Tutti i look all'incoronazione di Re Carlo III. Mariella Baroli su Panorama il 6 Maggio 2023

Dalla regina Camilla alla principessa Kate, entrambe in avorio, al completo confetto di Katy Perry, firmato Vivienne Westwood

Una cerimonia più moderna, con un dress code più rilassato ed essenziale. L’incoronazione di Re Carlo III si è tenuta in una piovosa giornata londinese, ma non sono certo mancati cappelli, gioielli e abiti color pastello. L'essenza della monarchia inglese.

La regina consorte Camilla ha scelto un abito firmato Bruce Oldeld - una delle case di moda preferite dalla ex signora Parker Bowles - per l’incoronazione. Un abito in seta opaca color avorio con ricami argento e oro, «catene di margherite, nontiscordardimé, celidonia e pimpernel scarlatto, che rappresentano l’affetto del re e della regina consorte per la natura e la campagna britannica» come pubblicato in una nota dal Palazzo. Due i mantelli indossati da Camilla. Il primo, in velluto cremisi ed ermellino, era stato originalmente realizzato per l’incoronazione della regina Elisabetta, per poi essere aggiustato dai più antichi sarti londinesi, Ede & Ravenscroft per l’occasione. Il secondo, sempre creato dal duo di sarti, è stato invece creato appositamente per la regina consorte in un ricco velluto viola e ricamato a mano dalla Royal School of Needlework, una scuola di ricamo a mano con sede a Hampton Court Palace nella zona ovest di Londra, di cui Camilla è patrona. Tra i ricami, cuciti con lo oro, spiccano 24 piante tra cui: il mughetto, parte del bouquet nuziale di Sua Maestà (e ore preferito di Elisabetta II), il mirto, il capelvenere, i fiordalisi e il delphinium (uno dei i ori preferiti del re e il ore del mese di luglio, mese di nascita della regina consorte), la rosa, il cardo e il trifoglio (gli emblemi nazionali). Per la prima volta, la veste contiene anche ricami di insetti, in linea con il tema sartoriale dell’apprezzamento pastorale. Infine, la collana della regina consorte, di Garrard, è la stessa indossata dalla regina Elisabetta II durante la sua incoronazione nel 1953.

La principessa Katherine, al anco di William in alta uniforme, ha scelto un abito in crepe di sete color avorio ricamato e disegnato da Sarah Burton, direttore creativo di Alexander McQueen. La stilista, che ha già vestito Kate in molte occasioni ufficiali, tra cui il suo matrimonio, ha disegnato anche l’abito della principessa Charlotte. Entrambi i vestiti presentano ricami con rose, cardi, narcisi e trifogli, gli emblemi che rappresentano le quattro nazioni. Invece di una tiara, Kate ha poi scelto un copricapo con ricami di foglie tridimensionali in argento e cristalli di Jess Collett e Alexander McQueen. Gli orecchini sono invece un omaggio alla principessa del Galles, creati con pezzi di perle e diamanti appartenenti a Diana. Per concludere, la scintillante collana a tre li scelta da Kate era stata commissionata da Giorgio VI per la glia Elisabetta nel 1950 e si compone di 105 diamanti incastonati a castone. L’abito era coperto da un mantello blu scuro. La principessa è infatti stata nominata Dama di Gran Croce del Royal Victorian Order (GCVO) dalla defunta Regina nel 2019, quindi ora ha il diritto di indossare i Mantelli di Gran Croce del Royal Victorian Order. La veste che indossa sopra l'abito è realizzata in raso di seta blu scuro. Il mantello lungo no al pavimento è bordato di scarlatto e foderato di taetà di seta bianca, con stemma ricamato a mano e cappuccio attaccato alla spalla destra.

I Simboli.

Dal cucchiaio alle spade, i simboli medievali dell’incoronazione di Carlo III. Luigi Ippolito su Il Corriere della Sera il 5 maggio 2023.   

Il vero scopo di alcune di quelle antiche reliquie è in realtà sconosciuto come la Staffa di Sant’Edoardo che viene portata in processione.

Al centro della cerimonia dell’incoronazione di domani c’è un armamentario di misteriosi oggetti medievali, dalle spade alle corone: ma il vero scopo di alcune di quelle antiche reliquie è in realtà sconosciuto. È il caso della Staffa di Sant’Edoardo, associata con Edoardo il Confessore, morto nel 1066: l’oggetto in questione, che viene portato in processione, è una replica seicentesca dell’originale, che venne distrutto durante la rivoluzione inglese di Oliver Cromwell, ma nessuno è certo di quale fosse il suo uso. Lo stesso di può dire del cucchiaio dell’incoronazione, che viene adoperato durante l’unzione del sovrano, il momento più sacro della cerimonia: è l’unico oggetto sopravvissuto delle originali reliquie medievali, registrato per la prima volta nel 1349, ma gli storici ammettono di non sapere bene a cosa servisse.

Durante la processione di domani verranno usate cinque spade. La prima è la Spada di Stato, simbolo dell’autorità reale: durante il regno di Carlo II ne vennero fabbricate due, la prima nel 1660 e la seconda nel 1678, ma della prima non si sa che fine abbia fatto, dunque viene usata la seconda, adoperata pure da Elisabetta per l’investitura di Carlo a principe di Galles nel 1969.

Altre tre spade sguainate vengono condotte di fronte al sovrano, secondo una tradizione che risale all’incoronazione di Riccardo I nel 1189: quelle adoperate domani vennero fabbricate nel 1626 per l’incoronazione di Carlo I. Si tratta della Spada della Giustizia Temporale, che simboleggia il ruolo del re quale comandante delle forze armate, della Spada della Giustizia Spirituale, che indica il ruolo di capo della Chiesa, e della Spada della Misericordia, che ha l’estremità spuntata. La quinta spada è quella delle Offerte, fatta nel 1820 e ricoperta di gioielli, che simboleggia la protezione del bene e la punizione del male.

Durante l’investitura vengono poi consegnati al re una serie di oggetti che indicano i suoi poteri e le sue responsabilità. Innanzitutto ci sono gli speroni fatti per Carlo II nel 1661 e che rappresentano i valori e le virtù cavalleresche. Poi ci sono i braccialetti d’oro, segno di sincerità e saggezza, che vengono cinti attorno ai polsi del re. Quindi c’è l’Orbe, che rappresenta il potere del sovrano sulla Terra e che viene posto nella mano destra del re: è decorato con 9 smeraldi, 18 rubini, 9 zaffiri, 365 diamanti, 375 perle, un ametista e una pietra di vetro. Invece l’anello del sovrano, fabbricato per Guglielmo IV nel 1831, è simbolo della dignità, della fede e dell’impegno verso il popolo e la Chiesa. Infine vengono consegnati al re due scettri, quello con la croce e quello con la colomba, che indicano il potere temporale e quello spirituale del sovrano: il primo è retto nella mano destra e il secondo nella sinistra.

Carlo verrà incoronato con la corona di Sant’Edoardo, che viene usata solo per le incoronazioni: quella attuale è stata fatta per Carlo II nel 1661 e modellata sull’originale appartenuto a Edoardo il Confessore.

Il Gioielli.

Incoronazione Carlo III: i gioielli della cerimonia. Il prossimo 6 maggio Carlo III verrà incoronato re insieme alla regina Camilla. Sarà una cerimonia più breve rispetto a quella di Elisabetta II e con "solo" duemila ospiti. Ma la magia del "pomp and circumstance", della pompa magna, è garantita. MICHAELA K. BELLISARIO su Iodonna.it su l'1 Maggio 2023

La corona troppo pesante e la carrozza scomoda. Nel 2018, nell’unica intervista mai concessa, la regina Elisabetta confessò alla Bbc che il viaggio in carrozza verso l’abbazia di Westminster il giorno dell’incoronazione era stato “orribile”e che con la corona imperiale in testa temeva di “spezzarsi il collo”. 

Non esagerava: la corona di Sant’Edoardo pesa due chili e 200 grammi.Ha 444 pietre dure,tra cui 277 perle,18 zaffiri, 11 smeraldi e 5 rubini. Per abituarsi, Elisabetta si era allenata a tenerla per giorni, nel chiuso delle stanze di Buckingham Palace. Stavolta, il 6 maggio, la indosserà Carlo III, il sovrano più anziano mai salito sul trono d’Inghilterra (ha 74 anni).

La sua incoronazione cade a meno di un mese dal settantesimo anniversario da quella della regina Elisabetta II (salì al trono il 6 febbraio 1952,ma la cerimonia fu celebrata il 2 giugno 1953). E segnerà anche il passaggio a una monarchia più “snella”: sono “appena”duemila gli invitati contro gli ottomila di Elisabetta II.

Buckingham Palace in una nota ha dichiarato che la cerimonia seguirà la tradizione, ma esprimerà “lo spirito del nostro tempi” e “il ruolo del monarca di oggi, guardando al futuro”. Tutta l’operazione è stata chiamata in codice Golden Orb (“globo dorato”), un riferimento a uno dei gioielli della Corona che saranno messi nelle mani di Carlo in quel giorno così solenne.

Quel che è certo è che a non mancare per l’incoronazione di Carlo III sarà proprio quella “pomp and circumstances”, la pompa magna, di cui gli inglesi sono maestri assoluti, come si è visto lo scorso 19 settembre con la regia del funerale della regina Elisabetta.

D’altra parte questa cerimonia – che si ripete dal Medioevo – nei secoli ha sempre avuto come unico scopo quello di mostrare ai sudditi la magnificenza dell’impero. E quindi corone, scettri, gioielli. I simboli della monarchia. 

E pazienza se un cronista francese definì l’incoronazione di Elisabetta II un evento da “operetta”: il 6 maggio gli occhi del mondo si fermeranno comunque in diretta tv sulla coppia che negli anni 90 fece parlare più per la propria scandalosa storia d’amore clandestina, che per altro.

«Lo sfarzo è proprio quello che mi aspetto da un evento del genere, anche perché in definitiva ne definisce la magia» commenta Enrica Roddolo, giornalista del Corriere della Sera e autrice di Carlo III. Il cuore e il dovere del re (Cairo).

«Saranno tirati fuori tutti i gioielli della Corona e sarà davvero un assoluto spettacolo vedere cosa indosseranno i Windsor.Ogni prezioso brillerà di luce propria e racconterà una storia particolare».

Solo corone e scettro, custoditi nella Torre di Londra, valgono da soli 3,8 miliardi di dollari. «Sono oggetti unici che rappresentano i poteri e le responsabilità del monarca» prosegue Roddolo.

«Così solenni che nessuno ha mai pensato neppure per un attimo di rubarli. Non si è mai assistito a un furto di preziosi “royal”. Neppure quando Elisabetta II “perse” per qualche ora il suo tre giri di perle – dono del padre, re Giorgio VI – poco prima di sposarsi. Un valletto scrupoloso l’aveva riposta al sicuro».

Il gioiello più solenne è proprio la corona di Sant’Edoardo che sarà posta sulla testa di Carlo III nel momento in cui verrà incoronato nell’Abbazia di Westminster, come da tradizione.

Fu realizzata nel 1661 per Carlo II ed è una copia di quella che venne usata in epoca medievale. È formata da una base in ermellino sormontata da quattro croci alternate a quattro gigli su cui svettano gli archi che sostengono un globo con una Croce Patente.

È considerata una reliquia tanto che dopo l’investitura, prima di uscire da Westminster, Carlo III dovrà togliersela per infilare la Corona Imperiale di Stato, il secondo gioiello più importante del Tesoro della Corona, perché i sovrani la indossano durante la cerimonia di apertura del Parlamento e per i saluti alla folla dal balcone di Buckingham Palace.

Perché alla cerimonia Carlo III indosserà due corone?

La Imperial State Crown è composta da 2868 diamanti, 273 perle, 17 zaffiri, 11 smeraldi e 5 rubini. Non meno preziosa la Croce del Galles che sarà portata in processione: contiene due frammenti della reliquia della Vera Croce, donati da Papa Francesco come segno ecumenico all’Inghilterra.

Carlo III terrà tra le mani anche due scettri, quello di Sant’Edoardo e il Sovereign’s Sceptre, cioè lo “Scettro della Colomba”, realizzati per l’incoronazione di Carlo II nel 1661. L’Arcivescovo di Canterbury gli consegnerà infine il Sovereign’s Orb.

Il Globo è una sfera composta da 375 perle,365 diamanti, 18 rubini, 9 smeraldi, 9 zaffiri 1 ametista e 1 pietra di vetro.

Rappresenta il ruolo di difensore della religione attribuito al sovrano. Un trionfo. La corona “riciclata” di Camilla «Ma la vera novità sarà la corona di Camilla. Com’è noto non indosserà più il famoso e controverso diamante Koh-iNoor conteso tra India e Regno Unito» spiega la storica Marina Minelli, autrice del libro di prossima uscita, I gioielli della regina, content creator e royal influencer.

La corona di Camilla

Per non creare attriti, Buckingham Palace ha annunciato che la regina Camilla “riciclerà”quella ricevuta nel 1911 dalla regina Mary alla sua incoronazione, modificata con l’aggiunta di diamanti della collezione di Elisabetta II.

Sottolineando che «è la prima volta nella storia recente che non viene creata una corona nuova per l’incornazione, una scelta fatta in nome della sostenibilità e l’efficienza».

«Diciamo che è stata una scelta furba, coerente e “low cost” anche perché, sinceramente, non era pensabile dal punto di vista economico di crearne un’altra.

La corona sarà decorata con diamanti Cullinan, pietre particolarmente care a Elisabetta II che amava indossarle spesso come spille.Sono curiosa di vedere come sarà modificata per Camilla. Così come sono curiosa di vedere se indosserà la Diamond Diadem all’uscita da Westminster» sottolinea Minelli.

Contempla da sola ben 1333 diamanti.

Nei corridoi di Buckingham Palace si racconta intanto che anche Camilla – come Elisabetta II – abbia trascorso gli ultimi mesi a fare prove continue con la corona in stile Art Déco per assicurarsi di poterla portare con disinvoltura nel corso della processione (e garantire la tenuta dei capelli).

In particolare ha fatto prove incessanti con la sua hair stylist di fiducia.A preoccupare la sovrana è anche la quantità d’olio che l’arcivescovo di Canterbury Justin Welby, che officerà il rito, le applicherà sulla fronte durante la sacra cerimonia dell’unzione.

Una miscela segreta a base di olio di sesamo ed essenze profumate,che costituisce un altro potenziale rischio per la sua acconciatura, anche se in una fase del cerimoniale che rimarrà nascosta al pubblico.

Intanto Londra si prepara con street party e souvenir (a Bletchley Park chi si chiama Carlo e Camilla entrerà gratis) al grande giorno.La sensazione, però, è che non ci sia, in fondo, un grande interesse.

«Lo dicono i sondaggi pubblicati qualche giorno fa. I due terzi degli inglesi, cioè due su tre, non trova l’incoronazione un evento particolarmente significativo. Tra i giovani l’euforia è addirittura scarsa» racconta Luigi Ippolito, corrispondente da Londra del Corriere della Sera.

Se non altro è previsto un giorno festivo in più per gli inglesi.

«L’incoronazione capita in un momento di difficoltà economica per la Gran Bretagna. La stessa cerimonia è stata ricondotta a una misura più sobria rispetto a settant’anni fa. All’epoca c’erano stati 45mila militari, stavolta solo seimila.

La processione per Elisabetta era stata di sette chilometri e mezzo, adesso sarà meno di due chilometri per non disturbare il sabato dei londinesi. Durante il Giubileo di Platino di Elisabetta II erano stati organizzati 16mila picnic di strada, a oggi ne risultano ufficialmente poche centinaia» prosegue.

«Poi c’è il fatto che rispetto all’incoronazione di Elisabetta II c’era una ragazza di 27 anni che saliva al trono nel dopoguerra, l’atmosfera era di speranza, una pagina bianca su cui proiettare sogni. Ora abbiamo davanti un signore di 74 anni che non ispira entusiamo, divisivo e polarizzante, non a caso dove va trova contestatori che urlano “Not my King”, non il mio re.

Il 35 per cento degli inglesi non vuole più la monarchia. E poi, non ultimo, Carlo III ha fatto arrabbiare parecchi “pari” aristocratici non invitandoli alla cerimonia» conclude Ippolito.

Tra gli eccellenti esclusi ci sono Charles Spencer, fratello di Lady Diana, e Lady Pamela Hicks, cugina del re (il padre, il primo conte Mountbatten di Birmania, era zio del principe Filippo).

La Hicks non solo è una delle uniche due damigelle sopravvissute dal matrimonio della regina Elisabetta e del principe Filippo nel 1947, ma ha visto incoronare sia Giorgio VI che Elisabetta II. Pare che il re le abbia chiesto scusa.

Charles Spencer si è “sfogato”invece nel podcast Rabbit Hole Detectives che conduce con lo storico Cat Jarman.

Ha tirato fuori aneddoti sull’incoronazione della regina Vittoria nel 1838 che allora fu definita una “catastrofe”.

La sovrana non solo fu svegliata dai cannoni alle quattro del mattino, ma dovette sorbirsi quarantacinque minuti di traffico per l’arrivo dei sudditi da tutto il Paese.  

Il cerimoniale durò quattro ore e quando tentò di rifugiarsi in una stanza, la scelse sbagliata: era quella del catering, dei camerieri che servivano sandwich e tè. God Save the King, allora, lunga vita a Carlo III, come si dice in questi casi. Di problemi da risolvere ne ha.  

Gli Invitati.

Estratto dell’articolo di Luigi Ippolito per il "Corriere della Sera" il 4 maggio 2023.

Avanti popolo, c’è posto. Quella di re Carlo sarà una incoronazione «meritocratica, non aristocratica»: e dunque schiere di nobili sono finiti ghigliottinati, ossia non hanno ricevuto l’invito per la cerimonia nell’Abbazia di Westminster. Al loro posto, saranno presenti centinaia di rappresentanti della società civile, che si sono distinti per servizio pubblico e attività di beneficenza. 

In queste settimane il sangue blu d’Inghilterra ribolliva di indignazione. […] Anche esponenti di casa Savoia come Aimone d’Aosta ed Emanuele Filiberto non figurano tra i poco più di duemila invitati (rispetto agli ottomila per l’incoronazione di Elisabetta).

Ma lo schiaffo forse più clamoroso è quello ricevuto da Lady Pamela Hicks, la figlia di Lord Mountbatten, lo zio di Filippo che aveva orchestrato il matrimonio fra suo nipote ed Elisabetta. I Mountbatten sono la dinastia più intrecciata a quella reale: il padre di Lady Pamela era stato per anni il mentore di Filippo e poi di Carlo, che aveva provato perfino a far sposare con sua nipote, Amanda Knatchbull. 

E quando Lord Mountbatten venne assassinato dall’Ira nel 1979, ai suoi funerali presero parte sia la regina che Carlo.

Allo stesso modo, Lady Pamela era stata damigella d’onore alle nozze del 1947 fra Filippo ed Elisabetta: e sarebbe stata una delle poche persone a presenziare a tre incoronazioni, visto che a otto anni figurava tra gli ospiti della cerimonia per Giorgio VI, nel 1937, e poi aveva assistito nel 1953 a quella di Elisabetta.

Ma non c’è stato nulla da fare: due settimane fa, nel giorno del suo 94esimo compleanno, Lady Pamela ha ricevuto una telefonata da Buckingham Palace che la informava che la sua presenza non era gradita […] Ma a quanto pare Lady Pamela «non si è affatto offesa», stando alla figlia India: anzi avrebbe commentato, con estrema nonchalance aristocratica, «che cosa molto, molto sensata. Seguirò con grande interesse gli eventi di questo nuovo regno».

Meno diplomatici molti esponenti della destra conservatrice, che hanno gridato allo scandalo di fronte al fatto che, a cospetto dell’esclusione di tanti Pari del Regno, siederanno nell’Abbazia di Westminster personaggi come Michelle O’Neill, la leader a Belfast del Sinn Fein, il partito repubblicano irlandese che non riconosce la sovranità britannica, e Han Zheng, il vicepresidente cinese bollato come «il macellaio di Hong Kong» per aver orchestrato la repressione di Pechino nell’ex colonia.

Ma a fare da contrasto all’assenza dei nobili c’è soprattutto la nutrita schiera di «popolani», se così vogliamo chiamarli: innanzitutto 450 persone che hanno ricevuto la Medaglia dell’Impero Britannico, che viene assegnata per meriti civili, poi 200 giovani impegnati nella beneficenza e infine altri 200 giovani scelti fra scout e servizio civile.

 In questa folla si annoverano pure cuoche e pompieri in pensione

[…] Fra i personaggi noti ci sono il «ragazzo della tenda», un bambino che ha dormito per tre anni in una tenda nel suo giardino e ha così raccolto 700 mila sterline a favore di un ospizio […] i super-tatuati proprietari di un caffè per bikers nell’Est di Londra, che durante la pandemia hanno trasformato il loro locale in un servizio di consegne. La riscossa del popolo è completa.

Vip e teste coronate: chi sono gli invitati all’incoronazione di Re Carlo. Per la sua incoronazione Carlo III ha modificato la tradizione relativa agli ospiti, invitando vip, leader politici, principi, re e granduchi da tutto il mondo. Francesca Rossi il 5 Maggio 2023 su Il Giornale.

Tabella dei contenuti

 Carlo inaugura una nuova tradizione: politici e reali a Westminster Abbey

 Tutti i vip da Andrea Bocelli a Katy Perry

Una delle parole chiave dell’incoronazione di Re Carlo III è “inclusione”. Sua Maestà vuole che la cerimonia all’Abbazia di Westminster e gli eventi a essa collegati siano una festa per tutti, un momento da vivere non solo tra le mura del Palazzo, ma anche con il popolo britannico e con personalità di spicco da tutto il mondo. Il sovrano spera, così, di realizzare un’occasione storica che valichi i confini nazionali e resti nella memoria di tutti.

Operazione "Tower of London": così vengono difesi i gioielli della Corona

Carlo inaugura una nuova tradizione: politici e reali a Westminster Abbey

Nel 1953, all’incoronazione della regina Elisabetta, parteciparono 8mila invitati e l’evento venne trasmesso in televisione per la prima volta. Fu un momento di partecipazione collettiva che riuscì a coinvolgere buona parte delle nazioni del mondo. All’epoca, però, la diffusione dei mezzi di comunicazione era più limitata, così come la velocità con cui le notizie viaggiavano da una parte all’altra del globo. Problemi che oggi non esistono più. Poco importa che Carlo III abbia invitato solo 2mila persone nell’Abbazia: la copertura mediatica della sua incoronazione non ha, per forza di cose, alcun precedente. Inoltre Sua Maestà può contare su “un’arma” comunicativa altrettanto potente e capillare rispetto alla televisione: i social network.

Questa esposizione mediatica senza eguali ha indotto il sovrano a studiare una cerimonia che fosse più inclusiva possibile. Questa è la grande occasione per far conoscere Carlo a tutto il mondo, per togliergli di dosso l’etichetta sbiadita di eterno erede al trono, all’ombra della sfolgorante Elisabetta II, per rendere più affascinante e raggiungibile la Corona britannica.

Per raggiungere tutto il pianeta, però non basta lo sfarzo e un rito che, per quanto secolare, fa parte della Storia di un regno ben delimitato. Occorre rinnovare la tradizione, aprire le porte a diverse culture e fedi. Il modo più immediato per farlo è invitare all’incoronazione esponenti politici e royal, ovvero i rappresentati di diversi Paesi da tutto il globo. Non si tratta solo di diplomazia, ma anche di ritorno d’immagine.

Dalle assenze al dress code: l'incoronazione (poco vip) di Carlo III

Così Carlo III ha voluto accanto a sé i reali di Giordania Abdallah e Rania, i principi di Monaco Alberto e Charlene, i principi del Giappone Akishino e Kiko (poiché l’imperatore Naruhito non presenzia a celebrazioni di questo tipo) Felipe e Letizia di Spagna, i reali Guglielmo e Maxima d’Olanda, il re dei Maori Tuheitia Paki, il principe Haakon e la principessa Mette Marit di Norvegia, i principi Frederik e Mary di Danimarca, il re Carlo Gustavo XVI di Svezia e della principessa Vittoria di Svezia, Filippo e Matilde del Belgio, Anna Maria di Grecia, Paolo e Marie Chantal di Grecia.

Per quanto riguarda i capi di Stato, invece, Buckingham Palace ha invitato il presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, il presidente francese Emmanuel Macron con la moglie Brigitte Macron, la First Lady statunitense Jill Biden (in rappresentanza del presidente Joe Biden), il premier australiano Anthony Albanese e il presidente polacco Andrzej Duda, il primo ministro della scozia Humza Yousaf, il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier e il primo ministro del Pakistan Shehbaz Sharif.

Questo elenco è una novità per le incoronazioni dei sovrani britannici. Di solito, infatti, i reali e i politici di altri Paesi non venivano invitati, poiché il rito a Westminster Abbey era considerato un evento che riguardava gli inglesi e una sorta di patto tra il re e Dio. Naturalmente Carlo III non poteva dimenticare la storia politica della Gran Bretagna: non mancheranno all’incoronazione tutti i premier ancora in vita come John Major. Vedremo anche Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, Charles Michel, presidente del Consiglio europeo e Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo.

Nell’Abbazia di Westminster, in totale, 850 posti saranno riservati ai rappresentati delle charity, 450 a coloro che sono stati premiati con la British Empire Medal e 700 a principi, sovrani e politici.

"Oltre mezzo miliardo". Il giro d’affari per l’incoronazione di Carlo III

Tutti i vip da Andrea Bocelli a Katy Perry

L’incoronazione di re Carlo III sarà anche un evento pop, diciamo così. Per il concerto al Castello di Windsor del 7 maggio 2023 sono attesi Andrea Bocelli, che si esibirà con il basso-baritono Bryn Terfel, Katy Perry, che si è definita “super entusiasta” dell’invito e anche al pensiero di “rimanere a dormire al Castello di Windsor”. La presenza della cantante è motivata non solo dalle sue doti artistiche, ma anche perché nel 2020 re Carlo III la nominò ambasciatrice del British Asian Trust, fondo creato nel 2007 per aiutare i poveri di India, Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka.

Potremo vedere anche Lionel Richie, Andrew Lloyd Webber, la star di Bollywood Sonam Kapoor, i Take That, Paloma Faith, Olly Murs, Steve Winwood, Nicole Scherzinger e, a sorpresa, un ospite d’eccezione, cioè l’orsetto Winnie The Pooh. Al concerto, ha confermato la Bbc, ci saranno anche star mondiali del calibro di Tom Cruise, Joan Collins e Tom Jones.

 Carlo III "fa fuori" i Savoia: per loro niente invito all'incoronazione. Manca sempre meno all'incoronazione di re Carlo e della moglie, la regina Camilla. Tra gli assenti, i Savoia e molti altri esponenti della nobiltà. Cristina Balbo il 4 Maggio 2023 su Il Giornale.

Tabella dei contenuti

 I grandi assenti

 L’esclusione di Lady Pamela Hicks

 Gli “imprevedibili” presenti all’incoronazione

È sempre più vicino uno degli eventi più attesi dell’anno, l’incoronazione di Carlo d’Inghilterra e della moglie Camilla, che il prossimo 6 maggio, diventeranno ufficialmente il re Carlo III e la regina Camilla della monarchia britannica. Naturalmente – come tutti i grandi eventi su cui sono puntati i riflettori - non sono mai mancate le polemiche. In particolar modo, negli ultimi giorni a far parecchio discutere è l’assenza di molti nobili che re Carlo ha deciso di non invitare alla cerimonia nell’Abbazia di Westminster. Al loro posto, infatti, saranno presenti centinaia di rappresentanti della società civile che, tra tutti, si sono distinti per servizio pubblico e attività di beneficienza. Anche esponenti di casa Savoia - come Emanuele Filiberto e Aimone d’Aosta - non hanno ricevuto l’invito e quindi, non figurano tra i duemila invitati del grande evento che, comunque, sono meno rispetto agli ottomila presenti per l’incoronazione di Elisabetta II, risalente al 1953.

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I grandi assenti

Casa Savoia non sarebbe l’unica ad essere stata “fatta fuori” dai reali d’Inghilterra; anche altri esponenti della nobiltà sono stati esclusi dal grande evento. Molti tra loro, infatti, hanno espresso la loro opinione (e rabbia) a riguardo. Il duca di Rutland - uno tra i 24 duchi non-reali che non sono stati invitati – nei giorni scorsi ha tuonato: “Sono famiglie come la mia che hanno sostenuto la monarchia suppergiù per 1000 anni”. Anche il finanziere Ben Goldsmith, il nipote del marchese di Londonderry ha fatto conoscere il suo disappunto sostenendo che Carlo stia rischiando di arrendersi a “babbei e nullità”.

L’esclusione di Lady Pamela Hicks

Forse l’assenza più clamorosa è quella di Lady Pamela Hicks, la figlia di Lord Mountbatten, proprio lo zio di Filippo che aveva organizzato il matrimonio tra sua nipote ed Elisabetta. La dinastia dei Mountbatten è quella più intrecciata a quella reale: il padre di Lady Pamela, infatti, era stato per anni il mentore di Filippo e poi di Carlo tanto che alla morte di Lord Mountbatten ai funerali presero parte sia la regina Elisabetta che Carlo. Ma non è finita qui; la stessa Lady Pamela era stata damigella d’onore alle nozze tra Filippo ed Elisabetta risalente al 1947. Inoltre, qualora fosse stata invitata sarebbe stata una delle poche a presenziare a tre incoronazioni (la prima quella di Giorgio Vi nel 1937, la seconda quella di Elisabetta nel 1953 e ipoteticamente la terza, quella di Carlo). Tuttavia, proprio nel giorno del suo 94esimo compleanno, Lady Pamela è stata avvisata, con una telefonata arrivata direttamente da Buckingham Palace, del fatto che la sua presenza non fosse gradita. A rendere noto l’accaduto è stata la figlia, India Hicks (peraltro di cui Carlo è stato padrino di battesimo) direttamente su Instagram: “Uno dei segretari personali del re ha riferito questo messaggio da parte del re. Hanno spiegato che questa incoronazione sarà molto diversa da quella della regina. Il re manifestava il suo grande amore e le sue scuse, per il fatto di offendere tante famiglie e amici con una lista ridotta”. Lady Pamela, stando a quanto riferito dalla figlia, non ci sarebbe rimasta male, ma al contrario, avrebbe commentato: “Che cosa molto, molto sensata. Seguirò con grande interesse gli eventi di questo nuovo regno”.

Gli “imprevedibili” presenti all’incoronazione

Per “soccombere” all’assenza dei tanti reali, re Carlo ha deciso di invitare molti esponenti della società civile: 200 giovani impegnati nella beneficenza, 200 giovani scelti fra Scout e servizio civile, 450 persone onorate con la medaglia dell’impero britannico e, addirittura, cuochi e pompieri in pensione. Tra i presenti, anche "il ragazzo della tenda", un bimbo che ha dormito per tre anni in una tenda nel suo giardino raccogliendo 700.000 sterline a favore di un ospizio locale. Inoltre, anche una poliziotta che ha attraversato a remi da sola l’Oceano Atlantico con il fine di scuotere le coscienze dinanzi all’inquinamento dei mari. Infine, anche i proprietari di un caffè per bikers che durante la pandemia hanno trasformato il loro locale in un servizio di consegne.

I Regali.

DAGONEWS il 19 aprile 2023.

La processione per l'incoronazione del re sarà guidata da una croce in cui sono state incastonate alcune reliquie religiose donate a Carlo dal Papa.

Due frammenti del legno della croce di Gesù Cristo sono stati donati da Papa Francesco al sovrano per celebrare la sua intronizzazione. 

I piccoli frammenti sono stati incorporati nella Croce del Galles, che sarà vista da milioni di persone quando verrà portata nell'Abbazia di Westminster il 6 maggio.

Entrambi i pezzi, una delle dimensioni di 1 cm e l'altra di 5 mm, sono stati disposti a forma di croce e sono incastonati nel crocifisso d'argento, sopra a una gemma di cristallo rosa, in modo che possano essere visti solo da vicino.

La Croce del Galles, che è un dono del Re alla Chiesa del Galles per celebrare il suo centenario, sarà benedetta dall'Arcivescovo del Galles, Andrew John, in una funzione alla Chiesa della Santissima Trinità, a Llandudno, nel Galles del Nord. Al suo ritorno, la croce sarà condivisa tra le chiese anglicana e cattolica del Galles.

Francesco regala la vera croce, ma gli anglicani gli "rubano" la cattedra. La Santa Sede punta a migliorare i rapporti con gli anglicani dall'incoronazione del nuovo monarca. Ma spunta un incidente imbarazzante. Nico Spuntoni il 23 Aprile 2023 su Il Giornale.

C'è grande attesa per la cerimonia di incoronazione di re Carlo III che avrà luogo il 6 maggio nell'abbazia di Westminster, a Londra. Tra i regali arrivati in casa Windsor per la storica occasione, probabilmente il più prezioso è quello inviato da Roma. A farlo è stato Papa Francesco che, come confermato dalla Sala Stampa della Santa Sede, ha spedito a Londra ad inizio di aprile alcuni frammenti della reliquia di quella che viene ritenuta la vera croce di Gesù fino a oggi custodita in Vaticano.

Finalità ecumenica

Nella dichiarazione, il dono del Papa è stato definito un "gesto ecumenico in occasione del centenario della chiesa anglicana in Galles". I frammenti sono già stati incastonati nella croce del Galles che guiderà la cerimonia per l'incoronazione officiata dal leader della comunità anglicana, Justin Welby. Essa riporta le parole in lingua gallese dell'ultimo sermone di san Davide: "Sii gioioso. Abbi fede. Fai le piccole cose".

Il regalo è stato apprezzato dall'arcivescovo cattolico locale, titolare di Cardiff e di Menevia, monsignor Mark O'Toole per il quale la croce del Galles "non è solo un segno delle profonde radici cristiane della nostra nazione ma, ne sono certo, incoraggerà tutti noi a modellare la nostra vita sull'amore dato dal nostro Salvatore, Gesù Cristo".

La consegna

La Sala Stampa della Santa Sede ha fatto sapere che il dono è stato recapito a re Carlo III tramite la nunziatura apostolica in Gran Bretagna. Proprio questa settimana, Francesco ha nominato suo nuovo "ambasciatore" a Londra monsignor Miguel Maury Buendía, che ha preso il posto lasciato vacante a metà gennaio da monsignor Claudio Gugerotti, approdato a Roma come prefetto del dicastero per le Chiese Orientali.

I frammenti

La nota del direttore della Sala Stampa non specifica dove fossero conservati in Vaticano i frammenti donati dal Papa al re, che è anche capo della chiesa anglicana. Secondo la leggenda, la vera croce del Golgota fu ritrovata intatta da Elena, madre dell'imperatore Costantino, tre secoli dopo la morte di Cristo.

Il Vaticano non è l'unico posto che ha ospitato e ospita presunti frammenti della croce di Gesù: sempre a Roma, nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme c'è una cappella delle reliquie che ne custodisce tre insieme oltre ad un chiodo della crocifissione e due spine della corona. Stesso privilegio viene rivendicato anche dal Duomo di Pisa, di Firenze, da Notre Dame di Parigi, nel tesoro della Hofburg a Vienna.

La diffusione di questi frammenti in tutta Europa, iniziata nel Medioevo, suscitò un commento sprezzante di Giovanni Calvino secondo cui "se si volesse radunare tutto quanto si è trovato, ce ne sarebbe da caricare una grossa nave" mentre "il Vangelo testimonia che la croce poteva essere portata da un uomo solo".

I precedenti

Non è la prima volta che un Papa fa dono di un frammento di quella che viene considerata la vera croce: sul monte Križevac, a Medjugorje, dal 1933 sorge un'enorme croce che fu costruita dai parrocchiani nel 1933 per l'anno santo della redenzione. Per l'occasione Pio XI inviò una reliquia contenente frammenti provenienti dalla basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Pio XII, invece, regalò due piccoli frammenti al monastero di Santo Toribio de Liébana, in Spagna.

Il canale con gli anglicani e l'incidente

Il dono a Carlo III è un gesto di attenzione di Francesco nell'ambito dei rapporti ecumenici tra la Chiesa di Roma e la comunità anglicana.

Rapporti che nell'ultima settimana hanno visto un clamoroso incidente, dopo che martedì proprio nell'arcibasilica papale di San Giovanni in Laterano una cinquantina di appartenenti alla diocesi anglicana di Fulham - guidati dal loro vescovo - hanno celebrato la propria liturgia sull’altare della cattedra. Il Capitolo Lateranense, con una dichiarazione del vicario capitolare, monsignor Guerino Di Tora, ha redatto una nota nella quale si esprimeva "profondo rammarico per quanto avvenuto" spiegando che "l'increscioso episodio è stato causato da un difetto di comunicazione" .

 Papa Francesco dona due frammenti della “Vera Croce” a re Carlo III. Bergoglio ha donato a re Carlo III due preziose reliquie che sono state incastonate nella croce d’argento che guiderà la processione verso l’Abbazia di Westminster il 6 maggio 2023. Francesca Rossi il 19 aprile 2023 su Il Giornale.

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 Un dono di Papa Francesco

 La “Vera Croce”

Papa Francesco ha voluto fare un “dono personale” a re Carlo III, due frammenti della “Vera Croce” finora custoditi nella sala della Lipsanoteca vaticana. Un gesto importante, di coesione e amicizia tra la Chiesa cattolica e quella anglicana.

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Un dono di Papa Francesco

La reliquia, descritta come un ‘regalo personale’ di Papa Francesco, è stata formalmente presentata alla Casa reale dai rappresentanti vaticani presso la Cappella reale di St. James’s Palace la scorsa settimana”, ha scritto il Telegraph, rivelando che Papa Francesco ha donato a re Carlo III due reliquie, una di 1 centimetro, l’altra di 5 millimetri provenienti da quella che viene ritenuta la “Vera Croce” su cui morì Gesù Cristo. “Un significativo gesto ecumenico”, ha riportato ancora il giornale, emblema dei buoni rapporti che intercorrono tra la Chiesa cattolica e quella anglicana. Per Carlo III questo regalo eccezionale rappresenta anche una sorta di riconoscimento del suo ruolo di difensore della fede cristiana, che verrà ufficializzato proprio durante l’incoronazione.

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Sua Maestà ha chiesto che le due reliquie fossero incastonate nella nuova croce astile d’argento che è stata commissionata per “celebrare il centenario della Chiesa in Galles”. Proprio questa croce è stata scelta per guidare, come da tradizione, la processione del Re e della Regina consorte verso l'Abbazia di Westminster, decisione che rifletterebbe proprio “il profondo e antico affetto di re Carlo nei confronti del Galles”. Sulla nuova croce processionale, che sarà benedetta dall’Arcivescovo di Canterbury, sono anche state incise, in lingua gallese, le parole dell’ultimo discorso di San Davide: “Rallegrati. Conserva la fede. Fai le piccole cose”.

L’Arcivescovo di Cardiff e Vescovo di Menevia, Mark O’Toole, ha dichiarato: “Con un senso di profonda gioia abbracciamo questa croce, gentilmente donata da Re Carlo e contenente una reliquia della Vera Croce, generosamente donata dalla Santa Sede”. L’Arcivescovo ha poi evidenziato che questa croce rappresenta “un segno delle profonde radici cristiane della nostra nazione” e “incoraggerà tutti noi a modellare la nostra vita sull’amore dato dal nostro Salvatore, Gesù Cristo”. Dopo l’incoronazione la croce processuale diventerà una comproprietà della Chiesa cattolica d’Inghilterra e Galles e della Chiesa anglicana.

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La “Vera Croce”

Secondo la tradizione cristiana sarebbe stata Sant’Elena, ovvero Flavia Giulia Elena, madre dell’imperatore Costantino I, a ritrovare a Gerusalemme la reliquia della “Vera Croce” fra il 327 e il 328. Un frammento della croce sarebbe rimasto proprio a Gerusalemme, un altro sarebbe stato conservato a Roma e un terzo a Costantinopoli. Della reliquia custodita a Gerusalemme si sarebbe persa ogni traccia dopo la vittoria di Saladino contro i Crociati nella battaglia di Hattin (1187).

Secondo una delle ipotesi formulate sul destino della “Vera Croce”, sarebbe stato proprio il fondatore della dinastia Ayyubide, Saladino appunto, a prendere la reliquia, rifiutandosi di renderla ai Crociati poiché rappresentava la testimonianza verra vita terrena del Cristo, venerato come profeta nella religione islamica. Molti altri frammenti attribuiti alla “Vera Croce” sono tuttora sparsi per il mondo, conservati in reliquiari chiamati “stauroteche”.

Il Ricevimento.

Il banchetto del re. Tutte le curiosità gastronomiche sui gusti di re Carlo e sulla sua incoronazione. Daniela Guaiti su L'Inkiesta il 5 Maggio 2023.

Cosa si mangerà il giorno dell’incoronazione? E cosa piace mangiare a Carlo nella vita di tutti i giorni? Lo abbiamo chiesto a Luisa Ciuni, grande esperta di tutto quello che riguarda i Windsor

Alzi la mano chi non sarebbe curioso di assistere, da ospite o anche solo da spettatore, al banchetto per l’incoronazione di re Carlo III. Non possiamo certo essere lì, ma possiamo raccontare i risvolti gastronomici della giornata, tenendo presente in primo luogo che si tratterà di un «banchetto di Stato, dove vigeranno le norme stabilite da Elisabetta: no a crostacei e aragoste, dunque, no ad aglio e soffritti, per consentire a tutti di godere il menu senza rischi per la digestione». A guidarci in questo viaggio tra i sapori di una tavola da favola è Luisa Ciuni, giornalista e scrittrice, vera e propria autorità in materia di Windsor, tema cui ha dedicato diversi libri.

Lamprede come draghi

È lei a spiegarci come Carlo dovrà affrontare un assaggio a dir poco insolito: «La lamprey pie, torta di lamprede, verrà servita a Carlo, e lui dovrà mangiarla. Se i cuochi di corte non riusciranno a trovare le lamprede, dovranno trovare qualche pesce simile per sostituirle». Le lamprede sono infatti ormai rarissime: solo impropriamente considerate pesci, sono in realtà dei vertebrati primitivi, parassiti dalla bocca circolare irta di denti. Proprio il loro aspetto spaventoso le rende protagoniste della insolita torta salata che Carlo si troverà nel piatto: «Mangiare la lamprey pie è un segno di forza e potere, un simbolo di vittoria: il re deve trionfare su qualcosa di oscuro, un po’ come San Giorgio che uccide il drago. È una tradizione che risale al Medioevo: Elisabetta l’ha mangiata, tutti i re d’Inghilterra l’hanno mangiata».

Il big lunch

Da una torta salata all’altra, da una tradizione antichissima a una moderna: «Il big lunch – spiega Ciuni – è un grande picnic esteso a tutti i sudditi. Nei giardini di Buckingham Palace, e contemporaneamente nei giardini, nelle terrazze, ma anche nelle strade, di tutto il Paese si allestirà un picnic, così che tutti festeggino idealmente insieme. Protagonista sarà la Coronation Quiche, torta di verdure molto semplice, scelta da Camilla e proposta con un servizio più informale, semplificato rispetto a quanto previsto dal cerimoniale di un classico tè inglese. Fave e spinaci sono i protagonisti del piatto. La ricetta è stata fornita ai sudditi insieme alle foto, in modo che chi vuole cimentarsi ai fornelli la possa riprodurre». 

Verdure e gusti semplici

Del resto, si sa, Carlo è un appassionato degli ortaggi: «Non è vegetariano, ma ama molto le verdure, che devono provenire dalla sua tenuta di Highrove. È attentissimo al cibo: vuole avere frutta e verdura fresca, miele delle sue api. Teniamo presente che avere ortaggi freschi e “a chilometro zero” in Inghilterra non è qualcosa di semplice, quasi scontato, come lo è da noi, anche per un fatto banalmente climatico. Ovviamente Carlo ha sempre dovuto viaggiare, e in viaggio ha sempre mangiato in base alle diverse situazioni, e ovviamente nei banchetti ci sono cibi internazionali. Ma quando è a casa sua mangia in modo molto salutare, tanto che si vanta di non aver preso neanche un chilo di peso in trent’anni. Beve poco, anche perché tende spesso a lavorare anche di notte. È molto austero. Non è incline alle golosità, ma è molto preciso su quello che trova in tavola, i suoi lussi sono lussi da principe. Un esempio? Carlo ama molto le uova, che vuole bollite per 2-3 minuti, a un punto di cotture difficilissimo da indovinare anche per gli chef: per questo gliene portano sei, in sei diversi punti di cottura, in modo che almeno un uovo incontri il suo gusto. Mangia cacciagione, e i salmoni che lui stesso ha pescato: in questo senso si rivela molto moderno, perché quello che viene cacciato o pescato deve essere consumato». Niente sprechi, insomma, soprattutto se si parla di uccidere un animale. E pochissime concessioni alla gola: «Ama l’Italia e la cucina italiana lo ingolosisce, anche se, ha detto, in Italia non si riesce mai a capire quando finirà un pranzo».

Incoronazione di Carlo III, c’è vermouth torinese nei cocktail del brindisi. Piera Genta, Rosalba Graglia su Il Corriere della Sera il 5 maggio 2023.

In questi giorni sono tante le varianti della ricetta preferita da Carlo (50/50 gin and vermouth) che i bartender londinesi stanno preparando per l’incoronazione 

Sarà per via di James Bond, che con la Royal Family ha sempre avuto un rapporto privilegiato e aveva una passione per il Martini cocktail «shaken not stirred». Certo fa una bella impressione sentir raccontare ai tg nazionali la ricetta del cocktail dell’incoronazione di Carlo III a base di inglesissimo gin e vermouth. Sì, proprio la nostra gloria piemontese. Il divieto di far pubblicità della Rai ha evitato il nome del produttore — Martini, ormai assai poco italico vista la proprietà di Bacardi — e ha fatto emergere il nome vero della magica pozione creata da Antonio Benedetto Carpano nel 1786, nome che indica l’artemisia, pianta essenziale, e in tedesco, perché Carpano aveva una passione per Goethe.  

Chissà se gli inglesi sanno qualcosa di A.B.Carpano: in ogni caso, il vermouth è nel cocktail ufficiale dell’incoronazione e tanto ci basta. Con il solito understatement che ci contraddistingue, nessuno ha fatto un plissè a Torino e dintorni, ma si sa, siamo fatti così, esageruma mai. I bene informati raccontano che l’aperitivo preferito da King Charles sia il Martini cocktail, che il re si goda questo aperitivo ogni giorno e non viaggi mai senza la sua scorta personale di gin, vermouth e persino il suo bicchiere da Martini. 

In questi giorni sono tante le varianti della ricetta preferita da Carlo (50/50 gin and vermouth) che i bartender londinesi stanno preparando per l’incoronazione. La ricetta più accreditata sarebbe quella che utilizza come decorazione lamponi freschi e forse anche il Royal Windsor Gin, con i lamponi raccolti nella tenuta reale di Windsor e infusi nel liquido per dare sia sapore di frutta che colore. Ed è un fatto che i nostri vermouth in terra inglese fanno la loro figura: il Savoy Dry Vermouth è frutto di un’importante collaborazione fra il più iconico dei grandi hotel londinesi, il leggendario Savoy, e la storica casa produttrice piemontese di vermouth Giulio Cocchi. Visto che ormai anche i gin piemontesi vincono concorsi Oltremanica va a finire che alla prossima incoronazione con il nostro vermouth ci sarà pure il nostro gin. Ma non esageriamo. 

Il Re.

I media sfidano il re: Carlo trae profitti dai morti senza testamento. Storia di Angela Napoletano, Londra, su Avvenire sabato 25 novembre 2023.

L’ultima inchiesta antimonarchica del Guardian, quotidiano britannico di ispirazione progressista, riguarda una prerogativa reale di retaggio medievale chiamata “bona vacantia”. I giornalisti della redazione di Kings Place, a Londra, hanno passato al setaccio i proventi incassati dalla Corona nel ducato di Lancaster, possedimento privato dei reali d’Inghilterra dal 1399, attraverso un codice del diritto inglese che assegna al re la proprietà dei beni appartenuti a sudditi morti senza eredi o testamento. Negli ultimi dieci anni, questo è l’esito delle verifiche, questa trovata sopravvissuta ai secoli ha fruttato ai Windsor circa 60 milioni di sterline. Di questi, tuttavia, solo una piccola parte è andata in beneficenza come previsto dalle consuetudini. Tre fonti a conoscenza della gestione finanziaria del patrimonio hanno confermato che il grosso è stato segretamente utilizzato per la ristrutturazione degli immobili della famiglia reale.

Un portavoce del ducato a nord-ovest dell’Inghilterra ha affermato che, dopo la morte della regina Elisabetta, Carlo III, incoronato re a maggio scorso, ha confermato la politica di utilizzo del denaro derivante dai “bona vacantia” per la manutenzione degli edifici «al fine di proteggerli e preservarli per le generazioni future». La rivelazione, che ha messo in agitazione i sindaci delle città più grandi del ducato, come Liverpool e Manchester, deve aver causato a Buckingham Palace un certo imbarazzo. Venerdì, il giorno dopo la pubblicazione dell’inchiesta, il Palazzo ha disposto il trasferimento di più di cento milioni di sterline, compresi fondi raccolti proprio a Lancaster attraverso il sistema dei “bona vacantia”, in un fondo di investimento etico.

Mossa interpretata come un tentativo di riparazione. L’inchiesta non è però finita. Altre rilevazioni sulle «bizzarrie medievali» su cui si regge il trono d’Inghilterra sono attese nei mesi a venire ad alimentare quella disaffezione nei confronti della monarchia che ha cominciato a venire allo scoperto con l’ascesa al trono di Carlo. Il movimento Republic non ha perso l’occasione per gridare a una riforma istituzione che, per lo meno, tagli i privilegi della Corona magari partendo proprio dalla “bona vacantia” che per i repubblicani non è altro che una “tassa sulla morte”.

Re Carlo, compleanno triste: Harry non è nemmeno invitato. Luigi Ippolito su Il Corriere della Sera sabato 11 novembre 2023.

Il 75esimo anniversario del sovrano britannico è stato annunciato da una foto ufficiale scattata da Rankin che aveva già immortalato Elisabetta, ma mentre la regina rideva di cuore, il figlio appare pensoso. Non c’è stato alcun invito a Harry: tra i due non c’è quasi più alcuna comunicazione

E’ un compleanno triste per re Carlo: il 75esimo anniversario del sovrano britannico – che cade il prossimo martedì - è stato annunciato oggi da una foto ufficiale scattata da Rankin, il ritrattista delle celebrities che aveva già immortalato Elisabetta. Ma quale contrasto con la madre: nell’immagine presa per il suo 75esimo compleanno, la regina rideva di cuore; oggi il suo erede e figlio appare pensoso, con lo sguardo quasi velato di malinconia. E il re ne ha ben motivo: al suo fianco, per questa celebrazione, avrà solo William, non il «caro» Harry, col quale la frattura è lungi dall’essere sanata.

Carlo non ha voluto enfatizzare troppo questo compleanno: sarà una ricorrenza tenuta al «minimo», con solo una cena intima a Londra per qualche familiare e un ristretto gruppo di amici. E quando era stato chiesto se il re avrebbe rilasciato un’intervista per l’occasione, da Buckingham Palace hanno risposto che «questa non è Netflix», con una frecciata neanche troppo nascosta verso i duchi di Sussex. Nelle scorse settimane si era parlato di un invito a Harry a unirsi al padre per il compleanno e del fatto che i Sussex avrebbero snobbato il re, perché Meghan non sarebbe stata inclusa. Ma in realtà non c’è stato alcun invito: anzi, da tempo fra Carlo e il figlio minore non c’è quasi più alcuna comunicazione, cosa che tuttora provoca nel re «grande dolore».

Anche se, quando a ottobre Harry ha compiuto 39 anni, non c’è stato alcun riconoscimento ufficiale della ricorrenza, né Carlo o William si sono scomodati a fargli gli auguri. Sono ormai 18 mesi, dai giorni del Giubileo di Platino di Elisabetta, che Carlo quasi non vede Harry né i nipotini avuti da lui e Meghan. A maggio, all’incoronazione, il duca di Sussex si è fermato a Londra solo per poche ore e a settembre è andato da solo a Windsor a rendere omaggio alla regina, un anno dopo la sua morte, ed è stato costretto ad alloggiare in un hotel, perché a quanto pare non aveva comunicato con sufficiente preavviso la sua visita. Carlo, come padre, non ha chiuso del tutto la porta nei confronti del figlio ribelle: ma è rimasto particolarmente adombrato dagli insulti lanciati da Harry, nel suo libro, contro Camilla, definita come la «matrigna cattiva» che tramava contro di lui.

E anche William non ha preso affatto bene gli attacchi a Kate, dipinta come fredda e calcolatrice. E non aiuta il fatto che Harry non paia in grado di schiodarsi dalle sue ossessioni: mentre Meghan è impegnata in California a ridisegnare il suo brand, reinventandosi come mega-influencer, il principe continua a trascinare in tribunale i giornali inglesi, in processi che rischiano di rivelarsi imbarazzanti per la famiglia reale. Carlo e William, invece, sono sempre più vicini: il re vede spesso i tre nipotini (George, Charlotte e Louis), ma soprattutto il re e il suo erede sono sempre più concentrati sul lavoro, impegnati a delineare il futuro della monarchia. Ma quale posto potrà avere in essa Harry? Carlo ha deciso per il momento di mettere la questione da parte per concentrarsi sugli affari di Stato e sulle cause che gli stanno a cuore: per il 75esimo compleanno ha lanciato il Coronation Food Project, un’iniziativa per combattere gli sprechi alimentari. Solo il tempo sarà in grado di sanare le ferite di casa Windsor.

Carlo, il Re dei bullizzati. Storia di Massimo Gramellini su Il Corriere della Sera l'8 novembre 2023.

Una delle peggiori torture intellettuali che si possano infliggere a un essere umano è costringerlo a leggere in pubblico un testo scritto da altri e in cui non crede. Guardando Re Carlo scandire il suo primo Discorso della Corona dettatogli dal premier Sunak, con quel passaggio sulle trivellazioni del Mare del Nord che al sovrano ambientalista avrà fatto venire il voltastomaco, pensavo che nemmeno l’opulenza dei vestiti e del conto in banca giustificassero l’esperimento di bullismo in atto contro di lui.

Nessuno sa essere perfido come gli inglesi e nessun inglese è mai stato più perfido di colui che inventò il bagno di umiltà (o di umiliazione?) a cui si deve sottoporre una volta all’anno il monarca, prestando la voce e la faccia al programma politico del primo ministro in carica. Finché a farlo era una professionista del calibro di Elisabetta, in grado di pronunciare le frasi di Churchill e quelle di Boris Johnson con la stessa impassibilità di un doppiatore che legge i testi di un documentario sulla fauna del Borneo, nessuno ci prestava attenzione.

Però stavolta il compito di lettore toccava a Carlo, che per tutta la vita ha espresso opinioni appassionate e divisive. Certo, il destino non lo ha aiutato, dandogli in sorte un primo ministro che almeno sull’ambiente la pensa all’opposto da lui. Ma il suo imbarazzo di capo dello Stato sotto tutela, espresso da un tic intermittente alla spalla, resta la migliore pubblicità possibile contro il premierato forte. 

Primo discorso (a 70 anni) di Re Carlo. Sì alle trivelle e stretta sui clandestini. Storia di Davide Zamberlan su Il Giornale l'8 novembre 2023.

«È in memoria dello spirito di servizio e di devozione lasciati in eredità a questo Paese dalla mia amata madre, la defunta regina, che pronuncio il primo discorso del re da oltre 70 anni». Con queste parole re Carlo ha ieri mattina inaugurato il nuovo anno parlamentare, rendendo omaggio allo straordinario regno di Elisabetta II. Le cui orme il figlio ha deciso di seguire, nel rispetto di una tradizione ultrasecolare che affonda le proprie origini almeno a partire dal '300. Giunto a Westminster su una carrozza reale con la regina Camilla, entrato nel palazzo del parlamento attraverso una porta dedicata, accolto dal Lord Great Chamberlain e dal Earl Marshal che camminano all'indietro lungo la scalinata reale per non volgere le spalle al sovrano, la liturgia pubblica è un trionfo di tradizione e di simbolismi.

In abiti cerimoniali, il re entra nella Camera dei Lord accompagnato dalla Grande Spada di Stato, a rappresentarne il potere, e da un cappello di velluto rosso ed ermellino, a indicare il favore papale (prima dello scisma anglicano). Siede sul trono, più in alto rispetto agli altri Pari del regno e attende che un funzionario della Camera dei Lord, il Black Rod, si rechi alla Camera dei Comuni per convocarne i rappresentanti. I quali, a sottolineare l'autonomia degli eletti del popolo, chiudono la porta in faccia all'emissario del sovrano, obbligandolo a battere il bastone contro la porta per chiedere di essere ammesso nell'aula. Entrato, il Black Rod ordina ai rappresentanti dei Comuni di seguirlo nella Camera dei Lord. Per assicurare l'incolumità del sovrano gli Yeomen della Guardia hanno nel frattempo verificato che nelle cantine qualcuno non stia perpetrando un attentato, come i cattolici di Guy Fawkes che nel 1605 cercarono di far saltare tutto in aria con una montagna di polvere da sparo. Mentre un parlamentare viene tenuto ostaggio a Buckingham Palace, a garantire che il sovrano possa lasciare il parlamento in sicurezza. Un concentrato di formalità che definisce la sostanza di una costituzione non scritta ma radicata nella storia. Il discorso di ieri (a denti stretti, tra tic e sospiri sarà che ha dovuto pronunciare parole che stridono con tutte le sue convinzioni) contiene una quindicina di elementi su cui si concentrerà il governo, alcuni dei quali puntano ad accentuare le differenze politiche tra conservatori e labouristi. Su tutti, licenze annuali per nuovi campi estrattivi di idrocarburi nel mar del Nord (con buona pace dell'ecologismo di Carlo), l'impegno a contrastare l'immigrazione illegale e la promessa di un giro di vite antidelinquenza. Non molto per recuperare 20 punti percentuali all'opposizione.

Denti stretti, qualche sospiro (e un tic): il primo «discorso del Re» di Carlo, così diverso da Elisabetta. Luigi Ippolito su Il Corriere della Sera martedì 7 novembre 2023.

Carlo ha pronunciato oggi il King’s Speech, il primo Discorso del Re da più di settant’anni. Ha letto il testo, scritto dal premier, tentando di mantenere un tono impersonale. Ma i temi per cui si è battuto per una vita erano contraddetti nelle parole scritte da Sunak

Un discorso a denti stretti: Re Carlo ha pronunciato il suo primo King’s Speech, l’allocuzione del sovrano di fonte al Parlamento riunito, e solo il cielo sa cosa gli passava davvero per la testa. Perché le parole che il governo gli ha messo in bocca cozzavano con tutto ciò per cui lui si batte da una vita.

È stata una giornata storica, a Westminster: il primo Discorso del Re da più di settant’anni. Era infatti il 1950 quando Giorgio VI prese per l’ultima volta la parola in Parlamento: da allora è sempre stato il Discorso della Regina. E anche l’anno scorso, quando Elisabetta era ormai incapacitata e a pronunciarlo in sua vece fu Carlo, la Corona adagiata su un cuscino era lì a ricordare la presenza della Sovrana.

Oggi quella Corona è saldamente sul capo di Carlo, che ha fatto ingresso a Westminster conducendo per mano la regina Camilla, anche questa una «prima» storica che non si vedeva da decenni. Come è noto, il Discorso del Re è in realtà scritto dal primo ministro e serve a illustrare l’agenda legislativa del governo per la nuova sessione parlamentare: il sovrano è solo uno «speaker», tenuto a essere imparziale e impassibile.

A questo ci aveva abituato Elisabetta, che negli anni ha letto quei fogli con voce sempre ferma e uguale, senza mai tradire la minima emozione, che si trattasse di un governo conservatore o laburista, dei programmi di Winston Churchill o di Tony Blair. Ma se della defunta regina non si è mai saputo cosa veramente pensasse – e mai lei ha lasciato trapelare le sue opinioni - al contrario le vedute di Carlo sono risapute da tutti: da principe di Galles è intervenuto su ogni argomento, dall’architettura ai cibi geneticamente modificati, fino a indirizzare lettere ai ministri per cercare di influenzarli.

Il tema che gli è più caro, si sa, è però l’ambiente: ma un passaggio-chiave del programma di Rishi Sunak, che il re è stato costretto a leggere, era il via libera a nuove trivellazioni di gas e petrolio nel Mare del Nord, qualcosa che Carlo ha sempre avversato. Tutti gli occhi erano puntati sul sovrano, per vedere se con una smorfia, una alzata di sopracciglio, una pausa studiata, avrebbe tradito i suoi pensieri: e quando ha letto il brano sulla politica energetica, ha lanciato un’occhiata verso Lord e deputati che poteva anche apparire come velata di scetticismo.

Durante tutto il discorso, Carlo si è chiaramente sforzato di sembrare il più impersonale possibile: ma nel suo tono si avvertiva la fatica di chi deve recitare una parte in cui non sta davvero credendo. Un tic delle spalle arrivava a sottolineare certi passaggi, mentre altre volte la voce suonava come velata da un sospiro.

Eppure il compito è stato portato a termine, perché questa è la forza della monarchia costituzionale britannica: il re è l’apice dell’edificio istituzionale, la Corona è parte del processo legislativo, assieme ai Comuni e ai Lord, ma allo stesso tempo non interferisce con la politica, non scende in campo. È «la Corona in Parlamento», un binomio indissolubile. E Carlo, quando era asceso al trono l’anno scorso, avevo subito promesso solennemente di «rispettare i principi costituzionali». Nel cui nome, chissà quanti altri rospi dovrà ingoiare.

Il primo discorso del re di Carlo III Corona imperiale e rito secolare. Storia di Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera lunedì 6 novembre 2023.

E’ il King’s speech più atteso. Perché il primo di re CarloIII da quando è stato incoronato a maggio e da quando ha raccolto il testimone in morte della madre Elisabetta II a settembre 2022. Ed è anche il primo King’s Speech del premier Rishi Sunak, e in verità il discorso del re è in realtà il programma del suo primo ministro.

Abbastanza per fare dell’appuntamento con la State opening of Parliament il 7 novembre alle Houses of Parliament di Londra, un momento già nella storia. E’ anche il primo King’s speech dopo 70 anni di Queen’s speech.

Impossibile non andare con la mente a quel primo Queen’s speech della regina Elisabetta, in uno splendore di diamanti ad incorniciarne il fresco viso. Da quel primo discorso della regina il 4 novembre del 1952, quando era sovrana da pochi mesi, dal febbraio di quell’anno quando morì Giorgio VI. E la folla si accalcò lungo il Mall per catturare un suo saluto e sorriso mentre si avviava al Parlamento sulla carrozza. Il primo di 67 discorsi della regina in un regno mai così lungo a Londra: 70 anni, unica sovrana ad aver raggiunto il Platinum Jubilee. Mancò l’appuntamento dell’apertura solenne del Parlamento solo per le gravidanze di Andrea ed Edoardo, i due figli più giovani.

Carlo, in veste di principe di Galles, nel 2022 anno del Giubileo di Pl atino della regina , si era già sostituito alla madre sul trono che l’attende nella House of Lords per la lettura del discorso, incastonato nella fine architettura neogotica rivestita in oro immaginata quando fu costruito da Charles Barry il complesso del Parlamento sul Tamigi.

Ma il 10 maggio di un anno fa quando Carlo prese il posto della madre che già stava sperimentando problemi di deambulazione che avrebbero poi portato la regina a disertare alcuni momenti del Giubileo, Carlo non indossò la corona. La Imperial State Crown delle State Opening of Parliament vigilò però per tutta la durata del rito sulle parole di Carlo pronunciata in nome della madre.

Ora re Carlo III entra in Parlamento come sovrano. Legge per la prima volta il discorso del re non per conto della madre, ma come sovrano. Ora è per lui la Co Imperiale con le sue 2.901 gemme, il favoloso diamante Cullinam II, lo zaffiro di Sant’Edoardo e quello Stuart, e il favoloso spinello, creduto per secoli un rubino, il Black Prince’s Ruby.

E’ la corona indossata da Carlo all’affaccio al balcone di Buckingham Palace dopo l’incoronazione con la corona di St Edoardo.

Al Parlamento lo attende anche l’antico cerimoniale, con la storica ispezione dei sotterranei per scongiurare un attentato al Parlamento, memori del Gunpowder plot di Guy Fawkes nel 1605 per travolgere la monarchia Stuart.

Non solo, ci sarà anche il rito del rifiuto al Black Rod che bussa alla porta della Camera dei Comuni prima del discorso. L’alto inviato della Camera dei Lords bussa ben tre volte ai Comuni prima che le porte si schiudano e i deputati accettino di trasferirsi nella House of Lords per ascoltare il re. Rito che simboleggia l’indipendenza dal potere regale.

Chiamato anche Gracious Address, il discorso del re è l’occasione in cui il governo delinea i suoi progetti di legge per i 12-18 mesi a venire (il precedente discorso nel 2022 comprendeva 31 progetti di legge). E per Sunak, succeduto a Liz Truss — il più breve premierato di sempre a Londra di appena 44 giorni — sarà anche l’ultimo King’s speech visto che entro fine 2024 al più tardi inizio 2025, dovrà indire nuove elezioni.

Il prossimo discorso realmente del re, scritto dal sovrano, bisognerà attendere il prossimo Christmas speech. Un anno fa il primo di re Carlo dalla morte della madre.

Intanto tra una settimana il re compie 75 anni, e festeggia con il varo di un maxi piano anti-spreco alimentare anticipato dal . Due tea party a Dumfries House e Highgrove per suoi coetanei e una cena ristretta di compleanno alla quale ha invitato anche il figlio Harry, ma il figlio cadetto arriverà?

Estratto dell’articolo di Emanuela Minucci per lastampa.it mercoledì 1 novembre 2023.

Sarà che manca poco al suo 75° compleanno (il 14 novembre) sarà che era tanto tempo che padre e figlio non si incontravano a quattr’occhi a Buckingham Palace, ma alla fine Carlo III con il primogenito William è sbottato. «Io sono stato costretto a sposare tua madre, tu hai portato all’altare la donna che ami». E questa frase, scaturita dai rapporti non proprio idilliaci che ci sono fra William e la matrigna Camilla, proprio nel giorno di Halloween campeggia sinistra sui tabloid inglesi.

Dolcetto o scherzetto si sono chiesti con il solito mezzo sorriso ironico i sudditi. Diciamo che non era uno scherzo, ma nemmeno un dolcetto. Diciamo un amaretto che il re non digeriva da troppo tempo. 

[…] Sempre secondo la più accreditata stampa britannica pare che William e papà Carlo non abbiamo mai smesso di litigare per via di Camilla, attuale regina d’Inghilterra. E quindi che durante questo incontro segreto tra padre e figlio a Buckingham Palace il sovrano sfogandosi col figlio avrebbe gridato: «Sai bene che io sono stato costretto a sposare tua madre, mentre tu hai portato all'altare la donna che amavi. Tu e Kate sarete presto sul trono, ma adesso devi smettere di giudicarmi».

Le parole di Carlo sono piuttosto fondate. Che un tempo William non potesse vedere Camilla è una certezza. Fin da bambino è stato testimone della liti tra papà Carlo e mamma Diana, che spesso piangeva davanti a lui, sempre dalla sua parte. 

Come racconta Vanity Fair una volta, quando aveva appena otto anni, fu proprio William a passare i kleenex alla mamma che […] non smetteva di singhiozzare. Il piccolo William, all'epoca, non poteva sapere che dietro l'infelice unione dei genitori ci fosse un'altra donna.

Ma il 20 novembre 1995, nella famigerata intervista alla Bbc, la principessa Diana parlò davanti a oltre 20 milioni di telespettatori del suo «matrimonio un po' troppo affollato» (causa Camilla). Parole che fecero tremare la Corona e che trasformarono la Parker Bowles […] nella donna più odiata d'Inghilterra. L'allora tredicenne William era abbastanza grande per capire. All'epoca mamma Diana chiamava Camilla «rottweiler», e la nonna regina, Elisabetta II, non era più tenera: «Quella donna malvagia», diceva riferendosi all'amante del figlio. Parole che non potevano non segnare l’adolescente William.

[…] Le cose peggiorarono quando Diana, nel 1997, morì. William, allora quindicenne, oltre allo choc per la scomparsa della madre, si ritrovò ad affrontare le velenose critiche del popolo e dei media contro l’amante del padre. E quando Carlo nel 2005 sposò Camilla, sia per William che per suo fratello Harry fu un secondo choc accettare la seconda moglie di Carlo come matrigna. 

[….] Oggi, invece, pregustando la loro ascesa al trono, durante gli eventi pubblici William e Kate Middleton si mostrano in perfetta sintonia con Camilla. Ma forse le cose […] non sono come sembrano: William continuerebbe a detestare Camilla e sua moglie pure. Un’ipotesi avvalorata dal fatto che la principessa del Galles, all'incoronazione di Carlo III, si è rifiutata di fare la riverenza alla nuova regina.

Da leggo.it sabato 28 ottobre 2023.

Nella tenuta di Balmoral di Re Carlo c'è una piramide, simile a quelle presenti in Egitto, ma questa è grigia, di granito e si erge in Scozia. “Tumulo del Principe Alberto” è così che hanno chiamato questa struttura particolare, ed è infatti un luogo commemorativo dedicato al marito della regina Vittoria.

Il monumento è in granito e fu eretto nel 1862 dalla regina Vittoria in seguito alla morte prematura di suo marito all'età di 42 anni, dopo aver contratto una malattia. La regina da allora ha pianto la scomparsa dell'amato indossando abiti neri fino alla fine del suo regno. La piramide nella tenuta di Balmoral è un simbolo per commemorare Principe Alberto e l'amore provato nei suoi confronti dalla regina Vittoria.

Estratto dell'articolo di Francesca Rossi per ilgiornale.it il 5 Luglio 2023.

Il 5 luglio 2023 Re Carlo III e la regina Camilla sono stati incoronati in Scozia, come vuole la tradizione. Il Paese non proverebbe affatto un amore incondizionato nei confronti della monarchia, soprattutto dopo il rifiuto, da parte di Londra, di un secondo referendum per l’indipendenza scozzese. 

Di fronte alla cattedrale di St. Gyles si sono riuniti anche gruppi antimonarchici, ma la loro presenza non è stata un pericolo per l'evento. Lo scorso 3 luglio anche il primo ministro Humza Yousaf, repubblicano, ha accolto la coppia reale a Edimburgo con tutti gli onori.

Regalia scozzesi

L’incoronazione di Carlo e Camilla in Scozia, nella cattedrale di St. Gyles e alla presenza dei principi di Galles William e Kate, è stata una versione più piccola della cerimonia che abbiamo visto lo scorso 6 maggio a Westminster Abbey. Abbiamo rivisto la Pietra del Destino e ammirato i Gioielli della Corona scozzese (Honours of Scotland), usati dalla regina Mary nel 1543. La loro origine, però, è più antica, risale all’epoca di Giacomo IV, tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento.

Si tratta di uno scettro (regalo di Papa Alessandro VI a Giacomo IV), una spada di Stato (dono di Papa Giulio II a Giacomo IV) e della corona di Scozia (dell’epoca di Giacomo IV). Regalia che vennero nascoste e, quindi, salvate, dalla furia di Oliver Cromwell il quale, durante la Guerra Civile inglese, decise di distruggere tutte le insegne del potere monarchico. Nel 1707, quando nacque il Regno di Gran Bretagna, i gioielli della Corona scozzese vennero riposti in un baule nel Castello di Edimburgo. Fu il celebre scrittore Sir Walter Scott a ritrovarli il 4 febbraio 1818.

Holyrood Week

L’incoronazione a Edimburgo è stata inserita nella Holyrood Week (Royal Week), cioè la settimana in cui il monarca visita la Scozia e partecipa alla celebre Cerimonia della Chiavi a Holyroodhouse, durante la quale il Lord Provost offre a Sua Maestà le chiavi della città di Edimburgo.

Carlo e Camilla hanno iniziato il loro viaggio lo scorso 3 luglio, con una visita allo yacht Britannia, tanto amato da Elisabetta II e ormai trasformato in un museo […] Lo scorso 4 luglio Il Re, la Regina e la principessa Anna hanno accolto il corpo diplomatico e gli altri selezionati durante il Garden Party a Holyroodhouse, una sorta di preludio all’incoronazione scozzese. […]

Estratto dell'articolo di Luigi Ippolito per corriere.it il 9 maggio 2023.

Boris e Carlo sfiorarono la rissa sulla questione dell’immigrazione. Il robusto scontro avvenne l’anno scorso al vertice del Commonwealth in Ruanda, quando Johnson era ancora premier e l’attuale re era ancora principe di Galles: secondo quanto raccontato ai giornali da Guto Harri, l’ex direttore della comunicazione di Downing Street, Boris «affrontò» fisicamente Carlo dopo che il principe aveva definito «spaventoso» il piano del governo britannico per deportare in Ruanda gli immigrati illegali .

L’incontro, che durò 15 minuti, fu «molto meno amichevole» di come era stato descritto all’epoca: Johnson «ci andò giù duro», rinfacciando al principe di essere un reale non eletto che criticava le azioni di un governo democratico. Carlo cercò di smorzare i toni, ma Boris ribatté che «se tu non hai detto quelle cose, allora i tuoi uomini potevano telefonare ai giornali e mettere tutto a tacere: il fatto che non è avvenuto dice tutto».

Secondo Guto Harri fra i due non correva buon sangue da anni, da quando Johnson, da sindaco di Londra, si era presentato in ritardo a un incontro col principe […] 

Durante quell’incontro al vertice del Commonwealth, Johnson cercò anche di dissuadere l’allora principe di Galles dal pronunciare un discorso sulla schiavitù, nel timore che potesse aprire la strada a richieste di riparazioni: «Non parlerei di schiavitù – disse Boris a Carlo – o finirai per essere costretto a vendere il tuo ducato di Cornovaglia per pagare le riparazioni». Ma il principe ignorò l’avvertimento […]

William e i tre figli precedono il secondogenito. Chi sono gli eredi di Carlo III: la linea di successione al trono, Harry quinto. Redazione su Il Riformista il 6 Maggio 2023 

A 73 anni Carlo diventa, finalmente, Re. Sarà il 40esimo monarca regnante incoronato a Westminster dal 1066. Carlo sarà incoronato nell’abbazia di Westminster a Londra dopo aver raccolto negli ultimi anni le eredità di una royal family da primato se si considera che il padre, il principe Filippo, ha conservato il ruolo di duca di Edimburgo prima che passasse a Carlo sino al 2021, quando è morto all’età di 99 anni, mentre la madre Elisabetta II ha regnato per oltre 70 anni, più di ogni altro monarca in Gran Bretagna, spegnendosi l’8 settembre del 2022.

Dopo decenni di attesa, con la sua ascesa al trono, i suoi figli e nipoti sono i prossimi in linea di successione.

Ecco le prime 15 persone in ordine:

1. Il principe William, figlio maggiore di Carlo e della defunta principessa Diana. È sposato con Kate, la duchessa di Cambridge. I loro tre figli lo seguono nella linea di successione.

2. Il principe George di Cambridge, nato nel luglio 2013.

3. La principessa Charlotte di Cambridge, nata a maggio 2015.

4. Il principe Louis di Cambridge, nato nell’aprile 2018.

5. Il principe Harry, figlio minore di Carlo e Diana.

6. Archie Mountbatten-Windsor, figlio di Harry e Meghan, duchessa del Sussex, nato nel maggio 2019.

7. Lilibet Mountbatten-Windsor, figlia di Harry e Meghan, nata a giugno 2021.

8. Il principe Andrea, secondo figlio della regina Elisabetta II e del principe Filippo.

9. La principessa Beatrice, figlia maggiore di Andrea e della sua ex moglie, Sarah Ferguson.

10. Sienna Elizabeth, figlia della principessa Beatrice e di Edoardo Mapelli Mozzi, nata a settembre 2021.

11. La principessa Eugenia, figlia minore di Andrea e Sarah.12. August Brooksbank, figlio della principessa Eugenia e di James Brooksbank, nato nel febbraio 2021.

13. Il principe Edoardo, figlio più giovane della regina e del principe Filippo.

14. James, visconte Severn, secondogenito del principe Edoardo e della moglie Sophie, contessa di Wessex.

15. Lady Louise Mountbatten-Windsor, figlia del principe Edoardo e della moglie Sophie.

Antonello Guerrera per repubblica.it il 7 marzo 2023

Su re Carlo III, che sarà ufficialmente incoronato a Londra sabato prossimo, sono stati scritti centinaia di libri, biografie e ritratti […] 

Su di lui sappiamo molte cose: il rovinoso matrimonio con Diana, l’affaire e la nuova vita con la regina Camilla, il rapporto complicato con la madre e quello ancora più difficile con il secondogenito Harry. Ora però il Guardian ha messo in fila decine curiosità meno note, talvolta esilaranti, altre bizzarre o semplicemente curiose. 

1) La nascita, l’assenza di Filippo e la “prugna"

Carlo nasce a Buckingham Palace, a Londra, il 14 novembre 1948 alle 21.14, dopo un travaglio di 30 ore e un parto cesareo per la madre Elisabetta. […] Ma il padre Filippo non c'è: preferisce andarsene a giocare a squash e, quando lo vede per la prima volta, pare che dica al primogenito: “Hai la faccia come un dolce alla prugna”.

2) Il battesimo con l’acqua del Giordano

Come tradizione per i royal babies, Carlo viene battezzato con l’acqua del fiume Giordano, dove si pensa venne battezzato Gesù da Giovanni Battista. Nel 2021 torna sulla sponda del fiume e porta a casa decine di fialette per successivi battesimi in famiglia. 

3) La crescita “solitaria"

Elisabetta e Filippo non vedono Carlo fare i primi passi da bambino e neanche spuntargli il primo dentino […] la prima parola del bambino fu “nana”, ossia la “nanny” (governante) Mabel Anderson.

4) Il più giovane e il più vecchio

Quando suo nonno Giorgio VI muore e sua madre Elisabetta diviene regina, Carlo ha solo 3 anni: il più giovane erede al trono di sempre in Inghilterra. Oggi, a 74 anni, è però anche il più vecchio della storia oltremanica ad essere incoronato. 

5) Quel primo incontro con Churchill

Quando l’ex primo ministro britannico lo incontra nel 1951, poco prima che Carlo compia quattro anni, osserva: “Questo bambino pensa troppo per l’età che ha”.

6) Timido e ipersensibile

Secondo un’altra governante di Carlo, Catherine Peebles, Carlo è sempre stato un bambino “ipersensibile, solitario, eccessivamente timido, con svaghi molto tranquilli come la lettura e la pittura”. 

7) Un disastro a calcio

Poco interessato allo sport, nel suo ultimo anno di scuola viene comunque fatto capitano della squadra di calcio. È un disastro: 82 gol subiti e soltanto 4 segnati. 

8) Il bullismo

In ogni caso, Carlo è stato il primo futuro monarca a essere istruito in una scuola e non da tutori privati. Nel college scozzese (una sorta di scuola superiore) di Gordonstoun […] raccontò del bullismo subito, in una lettera spedita ai genitori: “[…] I ragazzi nel dormitorio sono disgustosi: mi picchiano con le ciabatte o i cuscini fino all’alba… per me è una prigione”.

9) Il brandy a 14 anni

Sempre da studente 14enne a Gordonstoun, durante una gita sull’isola di Lewis, Carlo e altri compagni di scuola entrano in un pub.[…] il poliziotto che controllava/scortava l’erede al trono viene licenziato da Scotland Yard. 

10) L’onnipresente peluche

Stando a quanto racconta il figlio Harry nella sua biografia bestseller “Spare, il minore”, Carlo conserverebbe ancora un orsetto risalente proprio al difficile periodo di Gordonstoun, un peluche “tutto sbrindellato e senza braccia. La solitudine che papà ha sofferto da ragazzino non potrebbe essere spiegata meglio”.

11) I risultati mediocri a scuola

Agli A-Level (una sorta di maturità in Regno Unito) Carlo prende soltanto un B in Storia e C in Francese. Ciononostante, viene ammesso a Cambridge senza un esame preliminare, […] Carlo è il primo erede al trono britannico ad essere laureato (in storia). 

12) Le umiliazioni dal padre Filippo

Carlo ha 17 anni, recita il Macbeth a scuola ma dalla platea il principe Filippo si mette a ridere a crepapelle. Non solo: al figlio il lacrime poi gli dice anche che ha "la voce di uno sciocchino…”. […] 

13) Camilla e il sesso “diffidente”

[…] Secondo Tina Brown, ricorda il Guardian, a un certo punto l’attuale regina esorta Carlo a smetterla di essere “sessualmente diffidente” e a cercare di essere “uno stallone”. Sempre stando all’ex direttrice di Vanity Fair e autrice dell’esplosivo libro “The Palace Papers”, nel 1980, un anno prima che l’attuale sovrano sposi Diana Spencer, Carlo e Camilla si baciano insistentemente e senza alcuna malizia davanti al marito di quest’ultima, Andrew Parker Bowles, pure lui adultero seriale.

14) Le lacrime di Carlo per William

Quando nasce il suo primogenito ed erede al trono, nel 1982, lo stesso Buckingham Palace comunica che papà Carlo “ha pianto fortissimo”. 

15) Le cure alternative e i discorsi con le piante

Oltre ad essere stato un coraggioso ambientalista della prima ora, tra le eccentricità di Carlo va registrata anche una controversa credenza nella medicina alternativa.[…] Si dice che Carlo fosse influenzato da un oscuro mentore spirituale, Laurens van der Post, che tra le altre cose a 46 anni ha una figlia con una ragazzina di 14 anni. Lo stesso Van Der Post avrebbe convinto Carlo a parlare alle piante e il primogenito di Elisabetta e Filippo dice pubblicamente nel 1986 che “le piante mi rispondono”. 

16) Il confronto Diana-Camilla

Secondo il biografo Andrew Morton, Diana affronta Camilla nel 1989. Nel suo resoconto, l’attuale regina le avrebbe detto: “Tutti gli uomini del mondo sono innamorati di te, e hai anche due figli bellissimi, che cosa vuoi di più dalla vita?”. E Lady D: “Mio marito”. 

17) Le valigie, il letto e il copriwater

Quando muore la nonna Regina Madre, nel 2002, Carlo vola in Grecia e soggiorna in un monastero sul Monte Athos per tre giorni. Al seguito con lui, un maggiordomo e 43 valigie. Secondo lo storico reale Tom Bower, Carlo indosserebbe cinque vestiti al giorno, e in viaggio porterebbe con sé il letto ortopedico e la sua tavoletta del water. 

18) Quel regalo bizzarro a Ozzy Osbourne

Dopo un infortunio della rockstar nel 2003 (clavicola fratturata) l’allora principe gli regala una bottiglia di scotch. Peccato che Osbourne, proprio in quel periodo, si stia disintossicando dall’alcol. 

19) Il matrimonio inopportuno per la Regina

Come è noto, Elisabetta II adorava i cavalli. Carlo e Camilla, nel 2005, decidono di sposarsi proprio in concomitanza con la celebre gara equestre Grand National. Subito dopo la cerimonia del figlio a Windsor, la regina scappa e si rifugia in una stanza per guardare la corsa. Farà lo stesso durante la reception. E il suo regalo di nozze per figlio e nuora? Una giumenta. 

20) Quello scambio mancato con Lucian Freud

Carlo negli anni si è spesso dilettato a realizzare acquarelli e, secondo il biografo reale Tom Bower, nel 1994 prova a scambiare un suo quadro con uno del leggendario artista inglese Lucian Freud. Che però gli avrebbe risposto: “Non le voglio, le tue opere marce”.

Estratto dell’articolo di Vittorio Sabatin per “Il Messaggero” il 7 marzo 2023 

 Carlo non cambierà il suo carattere anche se ora è diventato re, dice la sorella Anna. Ma ci sono in realtà molte cose che non potrà più fare o dire, se non vorrà essere al centro di critiche, polemiche e satire feroci. Non dovrà più ad esempio far sapere che parla con le piante. […]

Carlo ama i trucchi della magia, ogni tanto si esibiva anche in pubblico ed era socio del Magic Circle. Non potrà più farlo. È stato sul Monte Athos in Grecia, dove ha passato la notte in un dormitorio con i monaci, leggendo alla luce di una lampada a olio. Alcuni suoi amici pensano che avrebbe preferito una vita da filosofo, ritirandosi dal mondo per leggere, fare giardinaggio e dipingere. Sul Monte Athos andò in polemica con il "razionalismo scientifico", al quale riconosce molti meriti, ma anche la colpa di avere guastato il rapporto tra gli esseri umani e la Natura.

Ne ha parlato in molti discorsi che ora non potrà più fare, criticando la moderna società razionalista che ha soffocato «il sacro rapporto di fiducia tra l'Umanità e il Creatore» il quale ha dato agli uomini «il dovere di amministrare la terra». 

Ora che è Re, è capo anche della Chiesa Anglicana. Va a messa tutte le domeniche, ma non ha mai nascosto di pensare che il Cristianesimo e l'umanesimo britannici abbiano perso terreno rispetto a religioni più "tradizionaliste" come l'Islam, il Buddismo, l'Induismo e il Giainismo.

[…] Carlo non è contro la scienza, ma solo contro l'atteggiamento arrogante di certi scienziati, che rifiutano di prendere in considerazione lo stretto rapporto che esiste tra tutte le cose del mondo, animali ed umani compresi. Carlo se l'è presa spesso anche con i medici che rifiutavano di accettare l'idea che le medicine omeopatiche e l'erboristeria possano curare le malattie. Lui da tempo cura il mal di schiena con le erbe. […]

Anticipazione da "Oggi" il 7 marzo 2023

Grant Harrold, ex maggiordomo di fiducia di Carlo e consorte, per sette anni al fianco di Sua Maestà in tutte le residenze reali, dove è «arrivato a conoscerlo meglio dei miei famigliari e dei miei amici», racconta in esclusiva a OGGI, in edicola da giovedì 4 maggio, le vere caratteristiche del sovrano che verrà incoronato il 6 maggio.

«Sa delegare, ma vuole essere coinvolto in ogni dettaglio. Non lascia nulla al caso». Anche per questo si infuriò dopo la morte di Elisabetta, per colpa di due penne stilografiche che perdevano inchiostro: «Un evento rarissimo. Sua Maestà è molto calmo, cortese, in sette anni non l’ho mai sentito alzare la voce… Solo una volta a Klosters, mentre era a sciare con i figli, si è sentito mentre diceva una cosa poco piacevole a uno dei giornalisti che lo seguivano. Ma nulla in confronto al padre Filippo che perdeva le staffe regolarmente. Carlo assomiglia più alla madre».

Anche quanto a senso dell’umorismo: «Confermo. Ha cospirato con alcuni miei colleghi per farmi uno scherzo a Balmoral. Mi avevano nascosto nella stanza un manichino vestito di tutto punto. Sembrava vivo. Mi sono spaventato a morte». Poi conferma una indiscrezione: «Sì, per rilassarsi gli piace lavorare in campagna e piantare le siepi». E nega quello che definisce «uno dei tanti miti che lo riguardano: nessun valletto gli spreme il dentifricio».

Re Carlo, la laurea col minimo e il «no» della prima promessa sposa: 10 cose che (forse) non sapete. Luigi Ippolito su Il Corriere della Sera il 6  maggio 2023.  

La laurea, Camilla, la verticale in mutande, gli scatti d’ira, il sarcasmo del padre: ritratto in dieci «chicche» di Carlo III, re malinconico ma determinato

Determinato, iperattivo, ma anche malinconico e incline all’autocommiserazione. Tradizionalista ma all’avanguardia. Gentile, generoso, ma anche petulante e suscettibile. Una figura tragica con abbondante fascino: re Carlo è stato descritto in questo e molti altri modi. Per comprenderlo meglio, si può dare uno sguardo ad alcuni tratti meno noti della sua figura.

1. Il commento di Filippo: «Una torta di prugne»

La nascita di Carlo venne salutata da 41 salve di cannone, mentre le fontane di Trafalgar Square si illuminarono di blu: ma quando suo padre Filippo lo vide, commentò con la solita delicatezza che il bambino sembrava una torta di prugne. L’erede al trono venne cresciuto dalle bambinaie: Elisabetta lo vedeva solo alle 9 di mattina in punto, per un rapido saluto, e qualche volta la sera per la buonanotte.

2. Il primo re laureato (ma con un voto scarso)

Carlo è il primo re a essere andato a scuola, invece di venir educato da istitutori privati, e il primo a essersi laureato: frequentò il prestigioso Trinity College di Cambridge, dove studiò prima archeologia e antropologia, per passare poi a storia. Ma ottenne la laurea col secondo voto più basso possibile. In compenso, era appassionato di teatro, tanto da interpretare la parte di Macbeth.

3. Il primo amore che gli presentò Camilla

Il primo amore fu Lucia Santa Cruz, la bellissima figlia dell’ambasciatore cileno che pure studiava a Cambridge: a Lucia vennero date le chiavi del college, così che potesse passare la notte col principe. E fu lei a presentare a Carlo una sua amica: Camilla.

4. La proposta di matrimonio rifiutata

Lord Mountbatten, suo zio e mentore, provò a farlo sposare con sua nipote, Amanda Knatchbull: Carlo obbedì e chiese la sua mano quando lei aveva 21 anni, ma Amanda lo respinse senza tanti complimenti, dicendo che non voleva intrusioni nella sua vita privata e pubblicità non richiesta.

5. La festa per Camilla, la «dancing queen»

Nel 1997, dopo aver divorziato da Diana, diede una festa per i 50 anni di Camilla nella sua tenuta di Highgrove e la condusse sulla pista da ballo sulle note di Dancing Queen degli Abba.

6. Sveglia alle 7 e verticale in mutande

Carlo si alza prima delle 7, pratica la verticale in mutande per alleviare la spina dorsale, fa colazione con frutta e yogurt, comincia a lavorare alle carte ufficiali alle 8, svolge impegni pubblici dalle 10 alle 5, salta il pranzo, prende il tè nel pomeriggio con un sandwich e un pezzo di torta, poi lavora fino alle 8.30, quando è servita la cena, quindi continua a lavorare dalle 10 a mezzanotte.

7. Gli scatti di rabbia e i calci ai mobili

Il suo staff lo ha descritto come un capo molto esigente, perché è molto esigente con se stesso. Non è interessato ad ascoltare critiche e si infastidisce quando viene messo in questione. Può essere indeciso così come ostinato: e ha scatti di rabbia durante i quali è capace di prendere a calci i mobili.

8. Lo scambio di quadri con Lucien Freud

Una volta propose in tutta serietà a Lucien Freud di scambiare uno dei suoi acquerelli con uno dei quadri del genio della pittura contemporanea.

9. I mobili al seguito e il Martini personale

Quando va a stare dagli amici — si intende in manieri stile Downton Abbey — si fa precedere da un camion che porta i suoi mobili, il suo letto e i suoi quadri, che vengono disposti dal suo maggiordomo. A cena si fa servire il suo royal martini personale, che il suo ufficiale della scorta consegna al cameriere della casa.

10. L’Aston Martin alimentata a vino e formaggio

Ambientalista della prima ora, Carlo ha fatto installare pannelli solari su tutte le sue residenze e possiede una Aston Martin alimentata da biocarburante ricavato dagli scarti della lavorazione del vino e del formaggio.

Carlo il verde. Diventa re un principe ecologista da cinquant’anni. Luigi Ippolito su Il Corriere della Sera il 28 aprile 2023. 

Ha un’Aston Martin che funziona con scarti di vino e formaggio. Da mezzo secolo il re è un ambientalista convinto. E avverte: «Noi, sonnambuli in cammino verso la catastrofe» 

Re Carlo III d’Inghilterra appoggiato a una quercia centenaria nel parco di Windsor: l’albero è uno dei più antichi del Nord Europa. Carlo è stato Ranger del parco a novembre dello scorso anno (foto Chris Jackson/Getty images)

Prima di Greta, c’era Carlo: «Forse il più significativo ambientalista della storia», lo ha definito di recente alla Bbc Toni Juniper, presidente di Natural England, l’ente inglese per la conservazione dell’ambiente. Perché l’impegno dell’attuale sovrano britannico per la tutela della natura si è snodato attraverso più di 50 anni, che lo hanno visto adoperare la sua posizione privilegiata per instillare nelle coscienze dei potenti e della gente comune la necessità di un approccio sostenibile al mondo che ci circonda. Un “re verde”, insomma, un precursore, che ha preso a cuore questi temi quando ancora erano visti come un eccentrico passatempo: e che oggi può dire di aver visto giusto. Il giovane principe di Galles aveva infatti cominciato a occuparsi di ambiente ben prima che lo stesso concetto di “riscaldamento globale” venisse coniato.

A 22 ANNI ACCOMPAGNÒ IL PADRE FILIPPO A UNA CONFERENZA EUROPEA SULLA “CONSERVAZIONE”: COMINCIÒ COSÌ IL SUO INTERESSE PER L’AMBIENTE

Nel febbraio del 1970 un 22enne Carlo seguì a Strasburgo suo padre, il principe Filippo, a una conferenza sulla tutela della fauna: lì rappresentanti governativi e attivisti lanciarono l’Anno Europeo della Conservazione. Ma in realtà l’erede al trono era stato già impegnato per due anni nella preparazione dell’iniziativa: nello sforzo di avvicinarsi di più al Galles, di cui era diventato principe, Carlo aveva presieduto il comitato della regione incaricato di pianificare la partecipazione all’Anno Europeo. E una settimana dopo il viaggio a Strasburgo, inaugurò a Cardiff la conferenza sulla Campagna nel Galles, dove pronunciò il suo primo discorso sull’ambiente.

«SIAMO DI FRONTE AGLI ORRIBILI EFFETTI DELL’INQUINAMENTO IN TUTTE LE SUE FORME CANCEROSE. C’È UNA CRESCENTE MINACCIA DI INQUINAMENTO DA PETROLIO NEL MARE, CHE QUASI DISTRUGGE LE SPIAGGE E CERTAMENTE DISTRUGGE CENTINAIA DI UCCELLI MARINI», LO DICEVA CARLO GIÀ NEL 1970

A leggerle oggi, quelle parole appaiono profetiche: «In questo momento siamo di fronte agli orribili effetti dell’inquinamento in tutte le sue forme cancerose», diceva Carlo già nel 1970. «C’è una crescente minaccia di inquinamento da petrolio nel mare, che quasi distrugge le spiagge e certamente distrugge centinaia di uccelli marini. C’è l’inquinamento chimico scaricato nei fiumi da fabbriche e impianti chimici, che intasa i fiumi con sostanze tossiche e aumenta la sporcizia nei mari. C’è l’inquinamento dell’aria da parte di fumi ed esalazioni emanati dalle fabbriche e da parte dei gas pompati da infinite automobili e aeroplani»: un catalogo di orrori che oggi appare quanto mai attuale e che colpisce per i toni adoperati, inusuali sulla bocca di un principe. Ma alle parole Carlo ha fatto seguire i fatti.

HA INCARICATO UNA SOCIETÀ DI VERIFICARE LA SUA PRODUZIONE PERSONALE DI ANIDRIDE CARBONICA PER POTERLA “COMPENSARE”

Il coordinamento con Al Gore

Nel 1987 il principe prestò la sua opera come patrono per la Gran Bretagna nell’Anno Europeo per l’Ambiente, mentre nel 1989 apparve come ospite in un documentario sul riscaldamento globale, un tema sul quale aveva cominciato a coordinarsi con Al Gore — l’ex vicepresidente americano e paladino dell’ecologismo — già dalla metà degli Anni 80: i due si erano incontrati una prima volta a Washington e si sono scambiati idee per decenni (nel 1990 Carlo realizzò un altro documentario, La Terra in Bilico , e due anni dopo Gore pubblicò un libro con lo stesso titolo). In quello stesso periodo il principe ospitò sul Britannia, lo yacht reale, una conferenza nel delta del Rio delle Amazzoni che preparò il terreno per il Summit sulla Terra di Rio nel 1992, momento di nascita delle Cop, le Conferenze internazionali sull’ambiente che si tengono ogni anno.

Glasgow e il progetto Rainforest

Vent’anni più tardi Carlo si rivolse alla Cop Rio+20, ammonendo che «come un sonnambulo, sembriamo incapaci di svegliarci al fatto che tante conseguenze catastrofiche, se continuiamo come se niente fosse, ricadranno su di noi più velocemente di quanto pensiamo». E quando nel 2021 la Cop26 si è svolta in Gran Bretagna, a Glasgow, Carlo tenne il discorso inaugurale, avvertendo i partecipanti che «il tempo è scaduto» ed esortandoli a mettersi «sul piede di guerra». Non è insolito per Carlo organizzare tavole rotonde e occasioni di incontro ora con capi di Stato e di governo, ora con leader di aziende e banche, ora con agenzie internazionali e organizzazioni non governative, per diffondere le sue idee in un pubblico in grado di massimizzarne l’influenza. Un’attività di lobbying che ha dato frutti: Carlo, per esempio, ha avuto un ruolo significativo nell’accordo del 2009 che vede la Norvegia compensare la Guyana perché mantenga intatte le sue foreste tropicali. Al Progetto Rainforests è succeduta poi l’Unità Internazionale per la Sostenibilità, che ha svolto un’intensa azione con i leader mondiali per costruire un consenso attorno ai temi della deforestazione, della sicurezza alimentare, del cambiamento climatico, dell’economia circolare e della salute dell’ambiente marino.

A Davos la sua Iniziativa per i Mercati Sostenibili

Il più recente intervento su larga scala è l’Iniziativa per i Mercati Sostenibili, lanciata al summit di Davos del 2020, che intende aiutare le aziende nella transizione verso un futuro sostenibile: a oggi ne fanno parte oltre 500 Ceo, fra cui i leader di alcune delle più grandi istituzioni finanziarie mondiali, che hanno sottoscritto gli impegni della “Terra Carta”, la Magna Carta sull’ambiente promossa da Carlo. Tutto questo impegno civile potrebbe apparire in contrasto con l’immagine ufficiale del figlio di Elisabetta, personaggio da sempre ingessato nei suoi abiti di sartoria e che parla con un accento d’altri tempi: ma in realtà il suo ecologismo ha una radice filosofica e religiosa di tipo conservatore che si sposa con una visione “olistica” del mondo, che punta ad armonizzare l’uomo e la natura. È un approccio che spesso è stato ridicolizzato dalla stampa, che ne ha messo in risalto i risvolti più bizzarri, come la confessata abitudine di Carlo di parlare alle piante.

Il principe che parlava alle piante

«Sono stato descritto come vecchio stile, fuori dalla realtà, antiscientifico, un sognatore in un mondo moderno», ha scritto lo stesso Carlo nel suo libro Armonia , nel quale identifica una crisi nel modo in cui l’umanità vede il suo posto nel mondo, avendo reciso se stessa dalla natura: e proprio riconnettere gli uomini alla natura in questa «era della disconnessione» è stata la costante delle campagne di Carlo. Si tratta, secondo lui, di recuperare un elemento filosofico nel nostro rapporto con la natura e ritrovare «il delicato equilibrio e la sacra armonia dell’Universo». Un afflato religioso che fa tutt’uno con la polemica contro una visione meccanicistica della realtà: «Nessuno scanner del cervello è riuscito mai a fotografare un pensiero, o un frammento d’amore, e mai ci riuscirà. Siamo arrivati a funzionare sulla base di un approccio materialistico e unilaterale che è definito non dalla sua inclusività, ma dal rigetto di quelle cose che non possono essere misurate in termini materiali».

Ora è a capo della Chiesa anglicana

Nella sua ispirazione religiosa Carlo, pur uomo di fede e ora capo della Chiesa anglicana, si è sempre mostrato più che ecumenico, arrivando a citare il Corano per auspicare un mondo in cui non c’è separazione fra umanità e natura «precisamente perché non c’è separazione fa il mondo naturale e Dio» ed esaltando il credo dei popoli indigeni che considerano il mondo naturale quale espressione di una presenza sacra. «Mi ricordo anni fa» ha detto, ripercorrendo i decenni del suo impegno «negli Anni 60, quando ero un ragazzo, mi preoccupavo così tanto di tutto ciò che succedeva, la distruzione di tutto. Lo sradicamento degli alberi e delle siepi... questa sorta di calor bianco del progresso e della tecnologia, a esclusione della natura. Questa completa determinazione a sconfiggere in qualche modo la natura». Ma l’ecologismo di Carlo non si smarrisce in arcane fumisterie: lui fin dall’inizio ha messo in pratica anche a livello personale le sue convinzioni.

Le colture organiche di Highgrove

Già nel 1985 aveva trasformato le coltivazioni della sua tenuta di Highgrove, nel Gloucestershire, in colture organiche: inizialmente gli agricoltori della zona erano scettici, ma l’iniziativa si è poi sviluppata fino a diventare Duchy Organic, un grande business agro-alimentare che vende i suoi prodotti - dalle uova alle marmellate alle verdure - nei supermercati Waitrose in tutta la Gran Bretagna. Carlo ha sempre considerato Highgrove la sua vera casa, il luogo dove poteva far diventare realtà le sue visioni utopistiche: ed è lì che è sbocciata all’inizio la storia d’amore con Camilla, che è dopotutto una gentildonna di campagna più a suo agio con gli stivaloni infangati che con i tacchi a spillo e che condivide la sua passione per la natura. Carlo ha installato pannelli solari anche sulla sua residenza ufficiale a Londra, Clarence House, che assieme a quelli di Highgrove e della Duchy Home Farm generano 80 mila kilowatt l’anno.

Quello strano mix di biocarburanti

Pure la sua macchina personale, una Aston Martin del 1960, viene alimentata da un mix di bio-carburanti ottenuti - incredibilmente - da vini inglesi e scarti del formaggio. Per ottemperare all’impegno verso le emissioni zero, Carlo acquista crediti da progetti sostenibili per compensare l’anidride carbonica prodotta dai suoi possedimenti e dai suoi viaggi: e ha addirittura incaricato una società di consulenza per la sostenibilità, l’Anthesis Group, di verificare in modo indipendente la sua “impronta carbonica”. L’ultimo rapporto attesta che l’89% dell’energia delle attività di Carlo deriva da fonti rinnovabili e quasi la metà da pannelli solari, boiler a biomasse e pompe di calore. Ma il nuovo re non è stato finora esente da critiche. Lui si è rifiutato, per esempio, di far installare turbine eoliche nel suo Ducato di Cornovaglia perché rovinano il paesaggio: ed è qui che l’afflato tradizionalista del suo ambientalismo si scontra col fatto che la transizione ecologica ha bisogno di far ricorso alle tecnologie più avanzate, che lui spesso ha criticato.

IL SUO IMPEGNO ORA DOVRÀ CAMBIARE: GRANDE IL DISAPPUNTO QUANDO GLI È STATO IMPEDITO DI ANDARE ALLA COP SUL CLIMA DI SHARM

Il problema dei viaggi con jet privati

Ma una attenzione ancora maggiore hanno suscitato i suoi viaggi e quelli della famiglia reale, che si svolgono a bordo di jet privati: un mezzo di trasporto che emette anidride carbonica per passeggero 20 volte di più di un volo commerciale. Ancora più controverse sono le sue vedute, espresse in più occasioni, sulla questione della sovrappopolazione mondiale e il suo impatto sulla Terra, un tema che stava molto a cuore a suo padre Filippo. Ancora nel 2010, in un discorso all’università di Oxford, Carlo aveva sottolineato l’esplosione del numero di abitanti di una città come Lagos, in Nigeria: ma come è stato da tempo fatto notare, nei Paesi sviluppati, dietro l’idea che ci sono troppe persone, si cela spesso l’idea razzista che sono “certi popoli” a essere troppi. E non a caso nel 2020, quando Carlo ha ripreso quel suo primo discorso del 1970 in un video pubblicato sul canale YouTube della famiglia reale, ha omesso i passaggi dedicati alla sovrappopolazione, probabilmente consapevole di quanto il tema sia diventato scivoloso.

La battaglia dopo l’incoronazione

Ma ora che Carlo è diventato re e il 6 maggio cingerà finalmente attorno al capo quella corona agognata per tutta la vita, continuerà a essere in prima fila nella battaglia per l’ambiente? È un terreno delicato, perché da sempre sono stati forti i timori che lui potesse diventare un “sovrano impiccione”, a differenza di sua madre, che si è sempre tenuta al di sopra delle contese politiche e non ha mai espresso una posizione. Da principe di Galles, Carlo non aveva esitato a immischiarsi nell’attività di governo: celebri sono le sue lettere, scritte con la famosa “grafia da ragno”, indirizzate ai ministri per dire la sua su temi che andavano dalle coltivazioni geneticamente modificate all’architettura. Ma lui stesso è sempre stato conscio della differenza dei ruoli: una cosa è essere l’erede al trono, un’altra è starci seduto sopra. «Se diventi il sovrano allora svolgi il ruolo nella maniera in cui ci si aspetta. Chiaramente non sarò in grado di fare le stesse cose che ho fatto come erede», aveva detto in un documentario della Bbc in occasione dei suoi 70 anni; e nel suo primo discorso da re, lo scorso settembre, aveva ribadito che «non sarà più possibile per me dedicare così tanto tempo ed energie alle questioni che mi stanno così profondamente a cuore».

L’esclusione (imposta) da Sharm el-Sheik

Un assaggio lo si è avuto subito, nel novembre scorso, quando avrebbe voluto partecipare alla Cop27 a Sharm el-Sheik: ma il governo di Londra — timoroso di politicizzare la Corona - glielo ha vietato, con suo grande disappunto. Eppure la “promozione” a re non significa che Carlo abbia mutato le sue convinzioni: dovrà solo esercitare la sua influenza in modo diverso, più discreto. E nel discorso di insediamento ha aggiunto di sapere che «questo lavoro importante continuerà nelle mani fidate di altri»: a raccogliere il testimone, infatti, c’è suo figlio William, il nuovo principe di Galles, che non a caso ha adoperato il suo discorso al Giubileo di Platino per parlare di cambiamento climatico e deforestazione. Con i Windsor, la “monarchia verde” va avanti.

Re Carlo più ricco di Elisabetta. La gran fortuna del sovrano tra eredità e fiuto per gli affari. Luigi Ippolito su Il Corriere della Sera il 4 maggio 2023. 

Patrimonio da 600 milioni di sterline (secondo il «Guardian» è invece di due miliardi). Nessuna tassa di successione sui beni lasciati dalla madre

Quanto è ricco re Carlo ? Dipende. Secondo il Sunday Times, che pubblica ogni anno una autorevole «Rich List», ossia l’elenco delle persone più doviziose di Gran Bretagna, il nuovo sovrano siede su un gruzzoletto personale di 600 milioni di sterline (equivalente a quasi 700 milioni di euro). Ma stando al Guardian — giornale radicalmente di sinistra e ferocemente anti-monarchico — la fortuna del re si aggira invece attorno ai due miliardi: anche se i portavoce di Carlo hanno definito questa cifra «una miscela altamente creativa di speculazione, ipotesi e inesattezze».

Come che sia, il monarca non è un poverello e soprattutto è molto più agiato di sua madre, la regina Elisabetta, la cui ricchezza il Sunday Times fissava a soli 370 milioni di sterline (poco più di 400 milioni di euro): anche se va sottolineato che quei 600 milioni non consentono a Carlo di entrare neppure nell’elenco dei 250 più ricchi Paperoni britannici, spesso multimiliardari.

Infatti è noto che Carlo, da principe di Galles, si lamentasse di essere uno straccione a confronto degli sceicchi arabi che a volte doveva incontrare: e se può consolarsi con l’essere al di sopra di personaggi come Elton John o i Beckham, perfino il premier Rishi Sunak e sua moglie Akshata Murty lo battono, dall’alto dei loro 700 milioni di sterline.

Ma da dove viene la ricchezza di Carlo? È un misto di eredità e di oculate scelte di business: perché Carlo è un astuto uomo d’affari, che negli anni ha trasformato il suo ducato di Cornovaglia in una gallina dalle uova d’oro. Oltretutto, il nuovo re è uomo frugale: indossa da decenni gli stessi vestiti — chiaramente di ottima fattura — ed è sempre attento a spegnere le luci quando esce da una stanza. Soprattutto, si è dato a ricostituire il suo patrimonio dopo la mazzata del divorzio da Diana, che a metà degli anni Novanta gli aveva portato via circa 20 milioni di euro.

Al cuore della fortuna del nuovo re ci sono i castelli di Sandringham e di Balmoral: a differenza di Buckingham Palace e di altre residenze reali, che sono di proprietà pubblica, quelle due tenute sono private. La prima è stata nelle mani dei sovrani britannici per più di 160 anni ed è valutata a 245 milioni di sterline (circa 280 milioni di euro), mentre la seconda, acquistata dal principe Alberto per la regina Vittoria, vale 210 milioni di sterline (quasi 250 milioni di euro). Carlo ha ereditato dalla madre quei due castelli, assieme al portafoglio di investimenti della regina in azioni e obbligazioni, valutato in circa 100 milioni di sterline. Su tutto ciò il re non ha pagato un centesimo di tassa di successione (che sarebbe stata di quasi 150 milioni di sterline) perché una legge speciale, voluta dal premier conservatore John Major, stabilisce che i passaggi «da sovrano a sovrano» sono esentasse.

I possedimenti della Corona, che valgono oltre 15 miliardi di sterline (circa 18 miliardi di euro), sono considerati cosa pubblica, ma da principe di Galles Carlo godeva dei profitti del ducato di Cornovaglia (ora passato a William): e da bravo amministratore in dieci anni aveva fatto lievitare la rendita del 42%, portandola a oltre 25 milioni l’anno.

Adesso il nuovo re ha ereditato dalla madre il ducato di Lancaster, che possiede terreni super-pregiati in tutta l’Inghilterra, Londra inclusa. E qui sta l’inghippo del Guardian: il re riceve i profitti del ducato, ma non ne è il proprietario ultimo, in quanto non può venderne i beni; ma il quotidiano attribuisce comunque a Carlo gli oltre 650 milioni di sterline del suo valore complessivo.

Allo stesso modo, il Guardian ritiene che il valore dei gioielli posseduti da Carlo sia almeno dieci volte il loro prezzo intrinseco, per il fatto che appartengono a un re: e dunque ne fissa la stima in oltre mezzo miliardo di sterline. A ciò vanno aggiunti i cavalli e le opere d’arte ereditate da Elisabetta, che porterebbero la cifra totale a quei discussi due miliardi.

Secondo la classifica del Sunday Times supera i Beckham e Elton John. Re Carlo è più ricco della regina Elisabetta, con un patrimonio di 700milioni supera le classifiche. Elena Del Mastro su L'Inchiesta il 16 Aprile 2023 

Spirito imprenditoriale o inclinazione al risparmio? Re Carlo III, che sarà incoronato sabato 6 maggio avrebbe messo insieme un patrimonio superiore a quello della sua leggendaria madre, la regina Elisabetta. Ne è convinto il Suday Times che lo pone in pole position della sua classifica dei paperoni. Il patrimonio di Carlo si aggirerebbe intorno a 600 milioni di sterline, circa 700 milioni di euro. Mentre, secondo i dati della stessa classifica dell’anno scorso, la sovrana si sarebbe fermata a 370 milioni di sterline, poco meno di 415 milioni di euro. Qual è il segreto del suo successo?

Come riportato da Repubblica, re Carlo è famoso per la sua parsimonia: spesso è stato visto con le scarpe acquistate anche 10 anni fa. Ma anche per la sua frugalità e spirito imprenditoriale. E secondo il Sunday Times sarebbe oggi più ricco dei Beckham e di Elton John. Il nuovo sovrano negli anni avrebbe puntato tutto sull’imprenditoria. Sin dagli anni ’90 ha lanciato continuamente prodotti a chilometro zero, alimenti organici, biscotti, birra, persino attrezzi da giardino, tutti con marchi inventati da lui e riconducibili per esempio alla sua tenuta di Highgrove House e, più in generale, al ducato di Cornovaglia.

Poi ci sono le tenute da oltre 50mila ettari magioni, edifici, e persino il campo da cricket Oval a Londra. Ha anche lanciato la costruzione di complessi edilizi come quello della città utopica di Poundbury, in Dorset, realizzata “a sua immagine e somiglianza” nei primi anni Novanta. E ora re Carlo inizierebbe a raccogliere i frutti di tutto questo. Basti pensare che nell’anno fiscale scorso (2021-2022) il valore del Ducato di Cornovaglia, che ora è passato al principe William in quanto nuovo erede al trono, è balzato da 696 milioni di sterline ad addirittura un miliardo in soli 12 mesi. Di questa cifra 212,7 milioni di sterline sono finite nelle casse di Carlo che ha deciso di pagare anche le tasse all’erario.

Oltre a questo Carlo gestisce anche il Ducato di Lancaster, tutte le tenute, i gioielli e gli oggetti preziosi in qualità di sovrano per un valore di circa 730 milioni di euro. Da qui arrivano pparte degli introiti di Carlo. Il resto delle propietà della Royal Family invece fa riferimento al “Crown Estate” un gigantesco portfolio da quasi 20 miliardi di euro incluso il castello di Windsor che in realtà fanno parte del patrimonio pubblico. Carlo vanta anche di patrimoni personali ereditati dalla madre come un fondo di investimenti da circa 100 milioni e i castelli e le immense tenute di Sandringham, nonché l’amata scozzese Balmoral, dove è morta la regina. La prima varrebbe circa oltre 270 milioni di euro, la seconda almeno 230 milioni. Il sovrano non ha dovuto pagare l’odiata dagli inglesi tassa di successione che si aggira intorno al 40%.

Vero è che Carlo non ha a disposizione proprio tutti i suoi fondi, non può gestire tutto come vuole. Per il momento ha potuto spendere soltanto i profitti del Ducato di Cornovaglia, deve chiedere il permesso al Tesoro britannico per vendere qualsiasi asset che superi le 500mila sterline di valore, non può cedere nulla dell’immenso portfolio del Crown Estate e comunque ogni suo profitto di quest’ultimo fondo se lo intesta lo Stato britannico, che a sua volta ne concede il 25% alla Royal Family.

Elena Del Mastro. Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.

Il rito per Carlo III rivela chi è il re: dieci cose da sapere sul monarca. Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 12 Aprile 2023

Il prossimo 6 maggio si terrà l’incoronazione del figlio di Elisabetta, ricevendo la corona di St Edoardo. La carrozza, il trono, l’altra corona per Camilla, l’inno e il logo: tutti i particolari (e le novità) di un rituale codificato dal 1382

Un rituale radicato nella notte dei tempi, almeno all’incoronazione di Re Edgar nell’Abbazia di Bath nel 973, modellata su quella di Carlo Magno il giorno di Natale dell’800. La prima incoronazione a Westminster Abbey dove il 6 maggio Carlo III riceverà la corona di St Edoardo? Quella di Guglielmo il Conquistatore, Anno di grazia 1066. Secondo un rituale codificato poi nel Liber Regalis del 1382. «Ma ogni incoronazione rispecchia il Paese del suo tempo. A maggior ragione questa volta: nel ‘53 il Regno Unito era al vertice di un impero, non è più così», spiega a 7 David Torrance, ricercatore all’Università di Westminster e autore di un report storico per la House of Commons Library del Parlamento britannico, The coronation: history and ceremonial.

Così, la regina Camilla indosserà la Queen Mary’s Crown del 1911 e non la Queen Mother’s Crown del 1937 con incastonato il diamante della discordia, il Koh-i-Noor conteso dall’India: re Carlo si è sempre definito «a peacemaker», un pacificatore che mette i buoni rapporti internazionali davanti al rituale. Ma la corona della regina Mary (moglie di re Giorgio V), sarà arricchita con preziosi diamanti che Elisabetta II indossava come spille, prima di essere deposta sul capo di Queen Camilla: un omaggio alla sovrana dei record. «E sarà diverso il Giuramento della Corona del re, che pare voglia aggiungere una dichiarazione per abbracciare anche altre fedi e religioni: il giuramento del re è di fatto una promessa davanti alla Chiesa Anglicana. Solo il figlio ed erede al trono William renderà omaggio al re», nota Torrance. Tradizionalmente invece l’omaggio, con l’inchino e persino il bacio che mise in difficoltà la giovane regina Vittoria, era dovuto da tutti i Pari del Regno.

A proposito di Parlamento britannico, c’è malumore tra i Lords perché tutti avrebbero voluto essere invitati all’incoronazione. Come fino al 1953 per Elisabetta. Invece ci sarà posto solo per 25 esponenti di ciascuna Camera, estratti a sorte. «Non c’è un diritto assoluto a entrare in abbazia, piuttosto è una Royal Prerogative dire quali e quanti possano entrare», dice Torrance. Alla tre giorni reale (dal 6 all’8 maggio), Carlo vuole con sé, oltre alla famiglia Windsor - Harry e Meghan compresi, invitati alla cerimonia - la famiglia “allargata” di Camilla con i 5 nipotini come paggi. Mentre i tre figli dei principi di Galles, William e Kate, cattureranno i riflettori nella grande sfilata in carrozza che porterà i Windsor poi a Buckingham Palace.

Oltre alla famiglia, rappresentanze del Commonwealth, esponenti delle sue charity. In tutto, poco più di 2 mila gli invitati. Per Elisabetta II furono 8.251, per Giorgio VI 8.000, per Giorgio V 7.139 e solo 5.873 per Edoardo VII. Attesi principi, re, capi di Stato e governo. Ancora: il logo dell’incoronazione 2023 disegnato per re Carlo dal mago del design di Apple, Sir Jony Ive: «Un emblema che parla la lingua dell’ottimismo gioioso della primavera e celebra l’inizio della nuova Età Carolingia».

Oltre al rito in abbazia il 6 maggio, Carlo ha voluto un giorno dedicato alla forza del volontariato col progetto The Big Help Out. «Tributo su misura per il lungo background di impegno in iniziative sociali e di volontariato dei nuovi re e regina», spiega Stuart Andrew, responsabile governativo per la Civil Society. In effetti Carlo nei ‘70 decise di utilizzare la buonuscita dopo il servizio in Marina, 7.400 sterline, per progetti benefici. L’inizio del suo impegno sociale. Come al Giubileo di Platino, poi, dopo l’incoronazione ci sarà un grande concerto rock nel parco del castello di Windsor. In fondo è la prima incoronazione da 70 anni, a Londra. Con un’idea di fondo da sfatare: «Incoronazione low cost? Sarà invece un evento glorious, magnificente, altro che di basso profilo. Royal Household e governo sanno che la monarchia se non è in qualche modo eccitante, perde il suo fascino» spiega a 7 Johnny Dymond, Royal Editor della Bbc. Già, ma chi paga? A differenza di un Royal Wedding, un’incoronazione è un’occasione istituzionale e i costi (stimati 100-120 milioni di sterline) li sostiene il governo. Lo ha ribadito anche il Cabinet Office minister Oliver Dowden assicurando che «re e governo sono attenti a far sì che sia value for money per i contribuenti».

Da “il Giornale” il 7 aprile 2023.

Per la prima volta, re Carlo III, che il 6 maggio sarà incoronato a Londra, ha dato il suo «via libera» a un’inchiesta sui legami nella Storia tra la monarchia britannica e la tratta degli schiavi. Il consenso, annunciato da Buckingham Palace, arriva dopo che è emerso sul Guardian un documento inedito che mostra il trasferimento, nel 1689, di mille sterline in azioni della Royal African, una società per la tratta, a uno dei suoi antenati, Guglielmo III, da parte di Edward Colston, commerciante di schiavi. Buckingham Palace non ha commentato il documento, ma ha detto di sostenere un progetto di ricerca, tra l’altro co-sponsorizzato dalla Historic Royal Palaces, la fondazione che gestisce diversi palazzi reali. […]

Il re aiuterà le ricerche dando l’accesso agli Archivi Reali. L’anno scorso, alla riunione dei leader del Commonwealth, Carlo III aveva detto che andavano riconosciuti gli errori «che hanno plasmato il nostro passato» e che aveva intrapreso un viaggio personale di scoperta sull’argomento. Per secoli, i vari monarchi e gli altri membri dell’aristocrazia parteciparono alla tratta degli schiavi, sostenendo e facilitando l’attività o ricavandone denaro; e solo nel 1807, re Giorgio III firmò la legge che aboliva la tratta degli schiavi in tutto l’impero britannico.

[…]

The Cost of the Crown”, il dossier che inchioda Re Carlo III: i punti oscuri della monarchia. Il Tempo il 7 aprile 2023

A ormai un mese dall’incoronazione di Carlo III, mentre i quotidiani britannici dedicano pagine e pagine all’evento che, a maggio, farà fermare per tre giorni il Paese, c’è anche una contro narrazione dell’evento. La fa il Guardian, quotidiano progressista sempre molto ben informato, che ha deciso di fare luce su aspetti che Buckingham Palace tende a nascondere in modo da fare un racconto meno agiografico della famiglia reale. Si chiama ‘The Cost of the Crown’ ed è un poderoso dossier che, attraverso diversi approfondimenti, scandaglia vari aspetti, a cominciare dalle fonti di reddito e la ricchezza privata della famiglia, aspetti che il Palazzo tende a tenere accuratamente riservati. “Quanti soldi costerà l’incoronazione di re Carlo III al Regno Unito? Quale aliquota fiscale pagherà il nostro nuovo re sui suoi redditi privati? E a quanti impegni di lavoro hanno partecipato ‘working member’ della famiglia come i duchi di Gloucester e Kent (cugini del re, ndr) negli ultimi cinque anni? E quanto sono stati pagati? Quanto sborsano le principesse Beatrice ed Eugenia, le figlie del principe Andrea, che non lavorano nella Firm, per le loro residenze nei palazzi reali?”. Nelle ultime settimane, il Guardian ha posto tutte queste domande a Buckingham Palace. Le risposte sono state fredde: “‘Chiedi a qualcun altro’, ‘Risolvitelo da solo’ o semplicemente ‘Non hai il diritto di sapere’”. 

Ci permettiamo di dissentire”, prosegue il quotidiano che poi insiste: “Quando la regina Elisabetta II è morta tutti hanno applaudito al modo calmo con cui ha gestito il regno, o alla sua presunta non interferenza nella politica britannica. Nessuno ha fatto cenno a un altro tratto distintivo del suo regno: il velo di segretezza oscurante, che ha dato origine a un modo di pensare per cui il popolo britannico è privato delle informazioni più elementari sulla monarchia”. Il Guardian finora ha già scoperto, tra l’altro, che Elisabetta II e Carlo III hanno incassato oltre 1,2 miliardi di sterline da due proprietà ereditarie, i ducati di Lancaster e Cornovaglia, su cui non pagano una sterlina di tasse. Il reddito dai ducati è cresciuto di sedici volte durante il regno di Elisabetta. E i due ducati operano sostanzialmente come imperi immobiliari, gestendo professionalmente sterminati terreni agricoli, ma anche hotel, castelli medievali, uffici, negozi e alcuni dei migliori immobili di lusso a Londra. Nel 2022, Elisabetta II e Carlo hanno ricevuto 21 milioni di sterline ciascuno dai ducati di Lancaster e Cornovaglia rispettivamente, nonostante non sia affatto certo (sul tema c’è un dibattito secolare...) che i redditi delle due proprietà non spettino in realtà al Paese. Un impero che ha anche sostanziali portafogli di investimento, ma su cui Carlo non paga alcuna tassa.

Denaro che si aggiunge ovviamente ai milioni che il re e la famiglia ricevono annualmente come finanziamenti pubblico in cambio dei loro impegni ufficiali. Il monarca riceve infatti circa 86 milioni di sterline all’anno dalle casse dello Stato. E teoricamente potrebbe rivendicare un extra di 250 milioni di sterline, sempre denaro dei contribuenti, perché così decise generosamente David Cameron quando era primo ministro nel 2011. Il re ha deciso che non vuole quei soldi in più. Un altro tema caldo è quello dei legami della monarchia con la schiavitù. E poi c’è la storia di Kensington Palace, dove hanno abitato anche vari monarchi. Nel palazzo nel cuore di Londra visse Diana con i due figli. Ma ora è la residenza in città, tra gli altri, del principe e della principessa del Galles: ebbene la sua storia è scomodamente intrecciata con il tema dei rapporti tra monarchia e schiavitù. Perché nel corso di quasi tre secoli, 12 monarchi britannici hanno sostenuto se non tratto profitto dal coinvolgimento della Gran Bretagna nella schiavitù. Infine, il tema forse più pruriginoso, quello dei tesori inestimabili saccheggiati all’India e finiti nelle collezioni reali: neanche a dirlo c’è un leggendario rubino e una cintura d’oro intarsiata con 19 smeraldi, utilizzata dal marajah di Lahore. Una serie di grane per il monarca.

Un re che si può toccare”. Carlo III riuscirà a salvare la monarchia? Re Carlo III sta traghettando la monarchia verso il futuro usando il potere dell’immagine, ma non è detto che ciò riesca a salvare il declino della Corona. Francesca Rossi l’8 Aprile 2023 su Il Giornale.

Tabella dei contenuti

 Un bacio al nuovo re

 L’impassibilità della regina Elisabetta

 Monete e ritratti

 Infrangere la tradizione

 Basterà a salvare la Corona?

Re Carlo III non si sottrae all’abbraccio della folla, si fa persino baciare, permettendo alle persone che incontra di infrangere il protocollo, di avvicinarsi a quello che un tempo era un mondo distante anni luce dalla quotidianità dei “commoner”. Non sembra che Sua Maestà voglia osservare il suo regno rimanendo seduto sul trono, (sebbene questo rimanga un simbolo imprescindibile del potere monarchico), da una prospettiva che lo pone al di sopra degli altri. Preferirebbe, invece, il contatto con gli altri, stare in mezzo alla gente. Essere un re e un uomo allo stesso tempo. Questo è il messaggio che comunicherebbe anche la sua immagine, dalle nuove monete al primo ritratto ufficiale come monarca. Non si tratta solo di basso profilo, o di monarchia “snella”, ma di una precisa linea politica che ha come scopo la sopravvivenza della Corona. Anche a costo di perdere il fascino della regalità.

Un bacio al nuovo re

Suscitò sorpresa e anche tenerezza il bacio che una donna, Jenny Assiminios, diede a re Carlo III poche ore dopo la morte della regina Elisabetta, avvenuta lo scorso 8 settembre. Il sovrano si trovava di fronte a Buckingham Palace per salutare le persone accorse a rendere omaggio alla regina scomparsa, quando la signora Assiminios si sporse dalle transenne per abbracciarlo e baciarlo. Gesti impensabili nella seconda era elisabettiana. Ma Carlo non si negò a quella dimostrazione d’affetto e solidarietà. In quel momento non era solo il nuovo re, ma un uomo che affrontava la perdita di una persona cara. La Assiminios, infatti, spiegò ai tabloid: “Non avrei mai pensato di baciare un re, ma lui sembrava triste e ho provato l’impulso di confortarlo per la morte della madre. Gli ho chiesto: ‘Posso baciarla?’ e lui mi ha risposto di sì…”.

Carlo III ha mostrato il suo lato umano, quello che di solito i sovrani dovevano nascondere, soprattutto in passato, per obbedire alla ragion di Stato che li voleva forti, risoluti per difendere il trono e il regno. I tempi, per fortuna, sono cambiati: in linea generale non ci sarebbero rischi di detronizzazioni (anche sanguinose), come accadeva secoli fa. Carlo III può permettersi di mostrare la sua fragilità, la sofferenza per la perdita della madre. In realtà questa non è una debolezza (non più, almeno), ma una grande libertà su cui il re può costruire un nuovo tipo di monarchia.

L’impassibilità della regina Elisabetta

La regina Elisabetta è sempre stata piuttosto restia a mostrare i suoi sentimenti in pubblico (tranne in rare occasioni), ma non certo per paura delle insurrezioni. La sua apparente impassibilità era un dovere e un segno di rispetto e devozione verso la Corona. Naturalmente ciò non significa che Carlo III non senta il peso della responsabilità. Sua Maestà, però, ha compreso che, ormai, la maschera dell’indifferenza può (e forse deve) essere tolta in molte più occasioni, poiché la gente non vuole più un monarca rinchiuso nello splendido isolamento del suo Palazzo. Oggi, poi, i re non sono più figure lontane, quasi idealizzate e mitiche, di fronte alle quali si provava un timore reverenziale (nei secoli passati era frequente incontrare persone che non sapevano neppure che faccia avessero i loro regnanti). I moderni mezzi di comunicazione li hanno “umanizzati”, resi più “veri”, calati nel mondo. Buona parte del loro mistero è stata svelata dalla radio, dalla televisione, da Internet. Insomma, i royal non possono (quasi) più nascondersi e, forse, non desiderano neanche farlo.

Monete e ritratti

Ci sono due elementi, molto potenti, su cui re Carlo III può intervenire per rendere la sua immagine più amichevole e vicina al popolo, creando un precedente per i futuri sovrani: le monete e i ritratti. Le prime passano di mano in mano tutti i giorni e sono ben visibili, qualcosa di cui non si può fare a meno. I secondi sono, invece, la rappresentazione ufficiale del re, il modo in cui lui vuole farsi vedere e, quindi, essere ricordato. Teniamo anche conto del fatto che oggi i ritratti non sono solo opere d’arte appese nei palazzi e nei musei: sono virtualmente ovunque in ogni momento, basta accedere a Instagram, per esempio. La loro risonanza mediatica non ha confini.

Sua Maestà britannica non ignora questo potere e, infatti, ha studiato molto bene la sua immagine regale: sulle monete e nel ritratto ufficiale realizzato da Alastair Barford per Illustrated Coronation Edition, numero speciale di Illustrated London News, Carlo III non indossa la corona e nel dipinto non porta neppure abiti ufficiali, però ha al polso il braccialetto regalato dal leader dell’Amazzonia Domingo Peas. Il re non ha bisogno degli emblemi del potere e non solo perché tutti lo riconoscono al primo sguardo: attraverso l’abbigliamento borghese il monarca ci vuole ricordare che è prima di tutto un essere umano e, come tale, sente il dovere di lottare per il bene del pianeta. La sua corona è ben poca cosa di fronte al destino dell’umanità intera. Con un solo ritratto e senza usare parole Carlo III ha rinnovato l’immagine dei re inglesi, dell’istituzione ed espresso ancora una volta la sua posizione sul delicato tema dell’ambiente, che promette di essere centrale nel suo regno.

Infrangere la tradizione

Re Carlo ha infranto la tradizione per crearne una nuova. Una specie di ciclo di morte e rinascita che coinvolge la monarchia con una fondamentale accortezza: nessuna modifica o eliminazione di ciò che è diventato anacronistico deve intaccare l’identità, il senso dell’istituzione. Nel suo primo viaggio da sovrano d’Inghilterra in Germania Sua Maestà ha ribadito i cambiamenti apportati al concetto di regalità, stringendo mani, parlando in tedesco, lasciandosi fotografare con i cellulari, rifiutando di guardare la folla da un piedistallo. Il Bild, riporta l’Ansa, ha addirittura titolato: “Un re che si può toccare”.

Il significato nascosto dietro al primo ritratto ufficiale di Carlo III

Basterà a salvare la Corona?

Carlo III ha voluto e dovuto apportare modifiche al modo in cui il suo ruolo e la sua immagine vengono percepiti. La Gran Bretagna sta affrontando un periodo complicato dal punto di vista economico e sociale e gli inglesi hanno bisogno di un re attento, presente. A tal proposito, dopo la morte di Elisabetta II, lo storico Paul Kennedy disse al Corriere.it: “Perdiamo una regina amata dal popolo e che era un faro di stabilità in un momento molto difficile per la Gran Bretagna…Ma io ho fiducia in re Carlo III…Dovrà lavorare per costruirsi un’immagine di imparzialità simile a quella di sua madre”, tuttavia “credo che la monarchia, pur perdendo peso, possa ancora essere un collante…Non è immaginabile che venga sostituita a breve termine da un’altra struttura istituzionale”.

Magari la Corona perderà ciò che rimane del suo mistero, forse il suo fascino verrà offuscato dalla nuova aura borghese, come messo in luce da Vittorio Sabadin su FanPage, ma potrà continuare a esistere. Forse non ne leggeremo più le storie come fossero favole, ma potremmo ancora rispecchiarci in esse. “Carlo sarà diverso”, dichiara Kennedy, “la monarchia conterà di meno. Ma credo che possa avere comunque successo”.

Estratto dell'articolo di rainews.it il 2 marzo 2023.

[…] Mentre i preparativi per la grande cerimonia di incoronazione del 6 maggio procedono alacremente, solo una cosa sembra ancora in alto mare: l'organizzazione del grande concerto che si terrà al Castello di Windsor, il 7 maggio.

Il pubblico, almeno quello, c'è: diecimila fortunati ai quali sarà regalato il biglietto. Quello che ancora scarseggia è il cast. Nonostante tutto lo sfarzo e lo splendore dell'evento, le celebrità di serie A non sembrano essere particolarmente interessate a cantare per il Re.

Secondo il Daily Mail, che cita fonti di palazzo, sia Adele che Ed Sheeran, due icone della musica britannica, avrebbero declinato l'invito. Una grande delusione vista la fama mondiale dei due artisti.

Elton John, amico personale della principessa Diana, era in cima alla lista del Re, ma sembra che anche lui non partecipi. Anche Harry Styles ha rifiutato e nemmeno le Spice Girls si riuniranno sul palco del Castello di Windsor dove forse potrebbero tornare insieme i Take That, ma, pare, senza Robbie Williams.

Chi ci sarà?

Mentre si rincorrono indiscrezioni sulla presenza di Rolling Stones, Paul McCartney e Coldplay, che, da soli, potrebbero far dimenticare il forfait degli altri artisti, dovrebbero partecipare allo spettacolo con effetti speciali, musica di generi diversi e brani recitati da star del teatro e del grande schermo, Kylie e Dannii Minogue, Andrew Lloyd Webber e Lionel Richie.

Per la cerimonia a Westminster Abbey il 6 maggio è prevista l'esibizione di un’orchestra speciale diretta da Sir Antonio Pappano.

[…]

Emanuela Minucci per lastampa.it il 12 febbraio 2023.

Il calzino del Re. Chissà se prima o poi ci faranno un episodio di «The Crown» sulla figuraccia che ha fatto qualche giorno fa Carlo III nella moschea di Brick Lane di Londra quando, dopo essersi tolto le scarpe in segno di rispetto, ha esibito un bell’alluce desnudo che spuntava dall’usuratissimo calzino. Una gioia per i fotografi presenti (in poche ore l’immagine del regal piede ha fatto il giro del mondo) e un bel po’ di imbarazzo per il re e per la regina Camilla.

 Sulle prime Buckingham Palace ha provato a virare la figuraccia in esercizio di virtù: Re Carlo non butta via niente va in giro con lo stesso cappotto cammello da vent’anni perché anche così si contribuisce a raffreddare un po’ il pianeta e vai con l’apologia dell’eco-wardrobe. D’altronde lui si è sempre vantato di far curare e riparare i suoi capi per assicurare loro lunga vita.

Coerente con la sua passione green che l’ha portato negli anni a seppellire maglioni in fibre sintetiche per dimostrarne la non biodegradabilità e a sostenere la lana con la sua «Campaign for Wool» come fibra naturale da prediligere. Perché la lana vuol dire intere comunità che vivono attorno alla lana. Insomma basta sprechi, a cominciare dall’armadio, Vade retro lusso, benvenga il riciclo.

 Il calzino però, soprattutto se bucato, rappresenta di per sé qualcosa di ben poco regale. Insomma è quella sottile linea che un aristocratico regnante, capo della chiesa anglicana eccetera eccetera, non può oltrepassare: quella fra virtù antispreco e cattivo gusto. Anzi, quella fra eco-solidarietà e indecenza.

Deve essere passata questa seconda linea sui tabloid inglesi (che come una spugna assorbono il comune sentire dei sudditi), se dopo qualche giorno a Buckingham Palace due delle responsabili dell’armadio regale sono state messe alla porta. «Perché va bene la giacca ventennale e la regola aurea che il cachemire non si butta mai, ma si rammenda con la delicatezza con cui si lucida uno Stradivari, ma il buco nel calzino proprio no» si legge oggi sui giornali d’Oltremanica.

E, sempre secondo i bene informati vicini alla casa regnante,  pare sia stata proprio la consorte Camilla (che da tempo pensava di dare una rinfrescata al personale) a licenziare due persone due esperte – nonché anzianotte e fidatissime di Elisabetta II – house-keeper di Buckingham Palace.

 Così quel buco nel calzino del re che in prima battuta si pensava lo avvicinasse a milioni di sudditi, alle prese con l’inverno economico della Gran Bretagna, è costato il posto a due dipendenti. Vittime innocenti del sock-gate? Forse per scoprirlo dovremo aspettare un episodio di «The Crown 6».

Estratto dell'articolo di Vittorio Sabadin per “il Messaggero” l’8 febbraio 2023.

Re Carlo III sarà incoronato il 6 maggio, la cerimonia è già decisa e i conservatori britannici cominciano a mugugnare: troppe novità, troppe concessioni alle mode del momento e troppe rinunce alle solenni tradizioni della monarchia, che sono poi quelle che tengono incollate ai televisori miliardi di persone ogni volta che a Londra si celebra un evento reale, che sia un matrimonio, un funerale o, appunto, un'incoronazione.

[…]

Il re avrà al suo fianco la moglie Camilla, che sarà incoronata Regina consorte nella stessa cerimonia. […]

 Un gruppo di artigiani inglesi è al lavoro da settimane per intagliare i due troni sui quali siederanno Carlo e Camilla. […] Tutti i re e le regine inglesi hanno avuto il loro trono personale e anche Carlo ne avrà uno, ma non vuole che sia troppo sfarzoso. Camilla ha accettato comunque che il suo sia un po' più basso, così come lo era quello di Filippo quando presenziava con Elisabetta allo State Opening of Parliament.

La cerimonia dell'incoronazione di Elisabetta durò tre ore e Carlo vuole ridurla a 90 minuti. Nel 1953 nell'Abbazia trovarono posto 8.000 invitati, ora saranno solo 2.000. Anche il momento più sacro della cerimonia, l'unzione delle mani, del petto e della fronte del sovrano da parte dell'Arcivescovo di Canterbury, sarà per la prima volta svelato ai profani occhi del pubblico.

 Anche l'unzione di Elisabetta era stata nascosta da un baldacchino solennemente portato da quattro cavalieri dell'Ordine della Giarrettiera, ma Carlo ha deciso che la copertura sia trasparente e che sia sorretta dagli studenti del Christ's Hospital, una scuola del West Sussex fondata nel 1552 che offre educazione gratuita ai ragazzi poveri. L'olio dell'unzione era prodotto da Savory e Moore, l'antica farmacia che si trovava al 143 di New Bond Street e che ha chiuso nel 1963. Si spera che la formula sia ancora conservata da qualche parte.

Carlo sarà incoronato con la cosiddetta corona di Edoardo I, che pesa 2,2 chili ed è stata realizzata nel 1661 con oro, 400 gemme, sei zaffiri e 12 rubini per sostituire l'originale andato perduto negli anni della rivoluzione di Cromwell

[…]

Tutti i gioielli dell’incoronazione di re Carlo III. Dalla Imperial State Crown alla Corona di Sant'Edoardo fino al Globo del Sovrano, tutti i gioielli simbolo del potere temporale e di quello spirituale che vedremo all'incoronazione di re Carlo III. Francesca Rossi il 9 Febbraio 2023 su Il Giornale.

Tabella dei contenuti

 La Corona di Sant’Edoardo

 La Imperial State Crown

 Diamanti e rubini

 Gli scettri e il Globo

Il giorno dell’incoronazione re Carlo III indosserà la divisa e non i tradizionali abiti da cerimonia, ormai fuori moda. Tutt’altro discorso, invece, per quel che concerne i gioielli della Corona. Si tratta di “oggetti unici che rappresentano i poteri e le responsabilità del monarca”, scrive il sito della Torre di Londra. La loro bellezza unica e l’ineguagliabile valore, 3,8 miliardi di dollari circa, si fondono con la loro storia antica e il valore simbolico che hanno per la monarchia e il popolo inglesi. Carlo li sfoggerà come vuole la consuetudine, ma anche in onore dei re e delle regine che lo hanno preceduto.

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La Corona di Sant’Edoardo

Il 3 dicembre 2022 la Corona di Sant’Edoardo è stata spostata dalla Torre di Londra per permettere le modifiche necessarie in vista dell’incoronazione di re Carlo III, il prossimo 6 maggio. Questo è il pezzo principale dei Gioielli della Corona, ammantato di un’aura di solennità. Il sovrano, infatti, lo indosserà nel momento in cui verrà incoronato nell’Abbazia di Westminster, come da tradizione. La Corona venne realizzata nel 1661 per Carlo II (in carica dal 1660 al 1685) ed è una copia (non precisa) di quella che venne usata in epoca medievale da Edoardo il Confessore (in carica dal 1042 al 1066), penultimo re degli anglosassoni e santo (venne canonizzato nel 1161 ed è il patrono della famiglia reale).

Il gioiello portato da Edoardo venne distrutto nel 1649 da Cromwell, durante la guerra civile inglese (1642-1651). La Corona di Sant’Edoardo è pesante e abbastanza scomoda da portare: pesa 2,23 chilogrammi ed è composta da 444 gemme: 345 pietre di acquamarina, 37 topazi, 27 tormaline, 12 rubini, 7 ametiste, 6 zaffiri, due zirconi, 1 granato, 1 spinello (tipo di gemma che somiglia al rubino) e 1 almandino (un tipo di granato). È costituita da una base in ermellino sormontata da quattro croci alternate a quattro gigli su cui svettano gli archi che sostengono un globo con una Croce Patente.

È il simbolo del potere monarchico e del Commonwealth. Piccola curiosità: Anna Bolena (regina consorte dal 1533 al 1536), moglie di Enrico VIII (in carica dal 1509 al 1547) venne incoronata con la Corona di Sant’Edoardo, precedente unico nella Storia inglese, visto che il gioiello è destinato ai sovrani regnanti.

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La Imperial State Crown

La Corona Imperiale di Stato è il secondo gioiello più importante del Tesoro della Corona, poiché i sovrani la indossano durante la cerimonia di apertura del Parlamento e dopo l’incoronazione, ovvero all’uscita dall’Abbazia di Westminster e per i saluti alla folla dal balcone di Buckingham Palace. Per consuetudine questa corona viene anche posizionata sul feretro dei monarchi, come abbiamo visto di recente per i funerali della regina Elisabetta. La Imperial State Crown pesa 1,03 chilogrammi e, come la Corona di Sant’Edoardo, è composta da una base in ermellino sormontata da quattro gigli e quattro Croci Patenti su cui svetta il globo e un’altra Croce Patente. Impreziosiscono il gioiello 2868 diamanti, 273 perle, 17 zaffiri, 11 smeraldi e 5 rubini.

Diamanti e rubini

Tra le meravigliose gemme incastonate nella Imperial State Crown ne spiccano alcune con storie particolari: oltre alle due perle appartenute alla regina Elisabetta I, c’è lo zaffiro di Sant’Edoardo, che si trova sulla croce in cima alla Corona. In origine era incastonato nell’anello di Edoardo il Confessore. La pietra andò perduta durante la guerra civile inglese, ma venne ritrovata nell’epoca di Carlo II. Fu la regina Vittoria (in carica dal 1837 al 1901) a ordinare che lo zaffiro venisse incastonato sulla Corona. Sulla croce frontale alla base della Imperial State Crown si trova, invece, il rubino del Principe Nero, da 170 carati.

In origine la gemma apparteneva al Sultano nasride di Granada Muhammad VI (1332-1362). Quest’ultimo si trovò invischiato in una faida familiare in cui si intromisero anche il regno di Castiglia di Pietro I e il regno d’Aragona. Dopo un fallito tentativo di accordo Pietro I uccise il sultano e si impossessò del rubino. Ma anche il re castigliano dovette affrontare una guerra interna al suo casato e chiese aiuto a Edoardo il Principe Nero (principe di Galles dal 1343 al 1376), il quale ottenne la gemma come bottino di guerra. Nel 1415 Enrico V (in carica dal 1413 al 1422) lo avrebbe indossato nella battaglia di Agincourt, durante la Guerra dei Cent’Anni (1337-1453). Giacomo I (in carica dal 1603 al 1625) fece incastonare il rubino nella Imperial State Crown, ma con la guerra civile Cromwell decise di venderlo insieme alle altre pietre preziose del Tesoro.

Fu Carlo II a recuperarlo e la regina Vittoria a ordinare di incastonarlo nella nuova Corona Imperiale di Stato, realizzata per la sua incoronazione, nel 1838. L’ultima tappa del lungo viaggio della gemma avvenne nel 1937: in occasione dell’incoronazione di Giorgio VI (re dal 1936 al 1952) il rubino venne definitivamente sistemato nell’ultima versione della Corona, usata ancora oggi. Sotto al rubino del Principe Nero si trova il diamante Cullinan II, da 317 carati, proveniente dal diamante grezzo più grande mai trovato, cioè la Stella d’Africa. La gemma venne rinvenuta in Sudafrica nel 1905 e donata, nel 1907 a Edoardo VII (1901-1910) per il suo 66esimo compleanno. Nel 1909 il Cullinan venne incastonato nella Imperial State Crown al posto dello zaffiro Stuart, una pietra blu da 104 carati che venne spostata nella parte posteriore (ordine mantenuto anche nella nuova Corona del 1937).

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Gli scettri e il Globo

Durante la cerimonia d’incoronazione re Carlo III terrà tra le mani due scettri, quello di Sant’Edoardo e il Sovereign’s Sceptre, cioè lo “Scettro della Colomba”, entrambi realizzati per l’incoronazione di Carlo II nel 1661. Il primo, simbolo del potere temporale, nel 1905 fu impreziosito con il diamante Cullinan I, conosciuto anche con il nome di Grande Stella d’Africa. Il secondo, invece, è sormontato da una colomba d’oro smaltata di bianco, emblema dello Spirito Santo e del potere spirituale del re.

Come da tradizione durante la cerimonia del 6 maggio 2023 Carlo III impugnerà lo scettro di Sant’Edoardo con la mano destra e lo scettro della Colomba con la mano sinistra nel momento in cui l’Arcivescovo di Canterbury poserà la corona sul suo capo. Alla fine dell’incoronazione ci sarà un importante cambiamento: il sovrano terrà con la mano destra lo scettro di Sant’Edoardo e con la sinistra il Sovereign’s Orb, che gli verrà consegnato dall’Arcivescovo.

Il Globo è una sfera di 16,5 centimetri di diametro composta da 375 perle, 365 diamanti, 18 rubini, 9 smeraldi, 9 zaffiri 1 ametista e 1 pietra di vetro. Pesa 1,32 chilogrammi. Fu realizzata sempre per Carlo II e rappresenta il ruolo di difensore della religione attribuito al sovrano, rappresentante di Dio sulla Terra.

Estratto dell'articolo di Enrica Roddolo per corriere.it il 30 gennaio 2023.

L’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, che officerà il solenne rito di incoronazione del Re il 6 maggio a Westminster Abbey, avrebbe in mano la responsabilità di trovare un difficilissimo accordo tra Harry e William , figli di re Carlo III e Diana, per permettere a Harry e alla moglie Meghan Markle di presenziare allo storico momento.

 Secondo fonti vicine a Lambeth Palace (quartier generale della Chiesa Anglicana, posto al di là del Tamigi, a Londra), il Re — da sempre propenso a riaccogliere il figlio Harry come un figliol prodigo anche dopo il pesante j’accuse del memoir del principe, Spare — starebbe infatti cercando l’aiuto dell’alto prelato per riuscire nella missione quasi impossibile di trovare un punto d’incontro tra William e Harry.

 […]

L’ultimo sondaggio commissionato a Ipsos dall’Evening Standard dice comunque che al momento il 60% vorrebbe vedere Harry a maggio all’incoronazione. Con quasi il 74% dei giovanissimi (da sempre più simpatetici verso il principe «ribelle») favorevoli, e con invece poco più degli over 55enni d’accordo alla sua partecipazione all’incoronazione.

Incoronazione del 6-8 maggio che secondo indiscrezioni che iniziano a emergere potrebbe far riunire (dopo anni) al concerto finale al castello di Windsor il mito pop rock del panorama British anni ’90 come le Spice Girls. […]

"Ecco perché ho lanciato un uovo contro Re Carlo III". Storia di Francesca Rossi su Il Giornale il 13 gennaio 2023.

Lo scorso dicembre re Carlo III fu protagonista di una piccola disavventura durante una visita ufficiale a Luton. Un ragazzo lanciò un uovo sul sovrano, per fortuna mancando il bersaglio. Il responsabile venne subito bloccato e arrestato dalla polizia e ora, di fronte alla Corte di Londra, si dichiara colpevole, chiarendo i motivi che lo avrebbero spinto a un gesto del genere.

Il 6 dicembre scorso Re Carlo III si recò a Luton, a Nord di Londra, per incontrare i rappresentanti della Royal British Legion, del Ghana Society, del Luton Town’s Football Academy e visitare il tempio sikh Guru Nanak Gurdwara. Durante la passeggiata tra la folla, davanti municipio della città, Sua Maestà divenne il bersaglio di un lancio di uova compiuto dal 21enne Harry May. Il servizio di sicurezza allontanò Carlo dai presenti per qualche secondo, ma poco dopo la visita riprese nell’atmosfera serena in cui era iniziata e il re poté continuare a salutare le persone accorse per stringergli la mano.

Harry May ha dovuto affrontare un processo alla Westminster Magistrates’ Court di Londra, di fronte alla quale si è dichiarato “colpevole” di aver lanciato un uovo contro il monarca. Durante il procedimento il 21enne ha chiarito le ragioni del suo comportamento, affermando che la visita del re “in un’area povera” sarebbe stata una scelta “di cattivo gusto”. May è stato incriminato per violazione dell’ordine pubblico.

Un uovo contro i sovrani

Un episodio molto simile accadde anche il 9 novembre 2022, quando Carlo e Camilla si recarono a York per svelare la prima statua dedicata alla regina Elisabetta. L’opera, creata dall’artista Richard Bossons, ritrae la defunta sovrana con gli emblemi dell’Ordine della Giarrettiera e un diadema di Giorgio IV. Doveva essere una giornata solenne, ma venne turbata dal gesto sorprendente di uno sconosciuto, che lanciò tre uova al passaggio dei sovrani gridando: “Questo Paese è stato costruito sul sangue degli schiavi”. La folla presente criticò il giovane, rispondendo “Dio salvi il Re” e “Vergogna”. Il responsabile venne arrestato, mentre Re Carlo e la consorte Camilla continuavano la loro visita come se niente fosse accaduto, mostrando di non dar peso all’imprevisto. A tal proposito il Mirror scrisse che il sovrano avrebbe mantenuto un’espressione “impassibile”.

L’autore del gesto si chiama Patrick Thelwell, ha 23 anni e, subito dopo il rilascio, disse sempre al Mirror di essere stato “aggredito dalla folla”. Il giovane ha spiegato la sua versione dei fatti: “Dopo che sono stato arrestato ho visto quella folla che letteralmente urlava e schiumava pura rabbia, dicendo che la mia testa sarebbe dovuta finire su una picca, che dovevo essere assassinato sul posto. La gente mi strappava ciocche di capelli, mi sputava addosso. Hanno perso la testa”. Thelwell raccontò anche le circostanze del suo rilascio: “Sono stato rilasciato alle 22:00, quindi non è andata così male. I miei amici mi stavano aspettando. Il mio avvocato è stato molto bravo”. Thelwell dovrà tenersi a 500 metri di distanza da Carlo III e non potrebbe portare con sé uova in pubblico. Quest'ultima imposizione, però, sarebbe stata modificata per consentirgli di acquistare uova nei supermercati. Una simile condanna potrebbe dunque spettare anche a May.

Il primo a non essere presentato dalla sovrana. Il discorso di Natale di Re Carlo III, dal ricordo di Elisabetta alla ‘svolta green’ della dinastia Windsor. Redazione su Il Riformista il 25 Dicembre 2022

Per il primo discorso di Natale Re Carlo III ha scelto come luogo simbolico della registrazione (si perché non è stato fatto in diretta ma filmato il 13 dicembre) la Cappella di San Giorgio a Windsor. Una scelta di forte carattere simbolico per dare continuità politica alla dinastia, infatti proprio lì sono sepolti la regina Elisabetta, il principe Filippo, re Giorgio VI (padre della defunta sovrana), la Regina Madre e la principessa Margaret, le radici insomma di Carlo e della storia della monarchia inglese.

Un omaggio quindi a Elisabetta II, al duca di Edimburgo e alle passate generazioni della royal family che manifesta la volontà di Carlo III di raccogliere l’eredità e proseguire lungo la linea politica tracciata dalla defunta regina. In molti si aspettavano che il sovrano registrasse il suo primo discorso natalizio seduto alla scrivania, a Sandringham, o magari a Buckingham Palace, come faceva la regina Elisabetta. Il Re ha invece registrato il discorso restando in piedi, accanto a un albero di Natale addobbato secondo i dettami della sostenibilità, con decorazioni riciclabili in vetro e carta e prodotti naturali.

Re Carlo è riuscito a ricreare un’atmosfera “green” nella Cappella di San Giorgio, lanciando un messaggio importante su uno dei temi che gli stanno più a cuore, ovvero la difesa dell’ambiente. Per l’occasione Sua Maestà ha indossato un abito blu e una cravatta a pois. Chissà se, durante la selezione dell’outfit, re Carlo ha tenuto conto del fatto che questa tonalità fosse una delle preferite di Elisabetta II.

Il 25 dicembre 2022 è una data destinata a entrare nella Storia dei Windsor, collocandosi, per quel che concerne i discorsi natalizi, accanto ad altri giorni memorabili: nel Natale del 1932 fu re Giorgio V a inaugurare la tradizione di rivolgersi alla nazione per gli auguri e per un bilancio dell’anno appena trascorso. Il suo primo discorso festivo venne scritto da un autore d’eccezione, il grande Rudyard Kipling. Nel 1937 toccò a Giorgio VI portare avanti la consuetudine. Il 25 dicembre 1952, dieci mesi dopo la sua ascesa al trono, fu la regina Elisabetta a parlare agli inglesi dal suo studio di Sandringham. Nel 1957 il suo discorso venne trasmesso, per la prima volta, in televisione.

Il sito ufficiale della royal family definisce così questa irrinunciabile tradizione festiva: “Negli anni i discorsi hanno raccontato la vita della nazione e della monarchia. I discorsi sono una delle rare occasioni in cui la Regina non parla su suggerimento del Governo. Invece Sua Maestà ha dato il suo punto di vista sugli eventi…”. Ora tocca a re Carlo III scrivere una nuova pagina della storia del Paese e darci la sua opinione sul mondo, portando avanti la lunga consuetudine dei discorsi di Natale.

Re Carlo III, l’indifferenza degli scozzesi e l’ascesa dal partito laburista di Starmer. Alex Marchi su Il Riformista il 13 Maggio 2023 

Il Regno Unito ha festeggiato l’incoronazione del nuovo sovrano Carlo III, ma la figura di Elisabetta ha incarnato una costante nella vita dei britannici per 70 anni. Il mondo è cambiato molto da quando fu incoronata la Regina; Uk è stato un faro per la cultura multietnica, l’inclusività e l’accoglienza, ma oggi ci sono segni di insofferenza nei confronti del sovrano capo di stato in molti paesi del Commonwealth, tra cui Australia, Canada e Nuova Zelanda.

E c’è un tema-Scozia ha accolto il nuovo sovrano con indifferenza e ostilità, alimentando il dibattito sull’indipendenza dal Regno Unito. Mentre in Inghilterra tantissimi cittadini hanno organizzato feste nei loro quartieri, gli scozzesi hanno accolto il nuovo Re con indifferenza e qualcuno con ostilità. Addirittura l’ex primo ministro scozzese Alex Salmond si è fortemente battuto per evitare che la “Pietra del Destino”, una grande pietra medievale usata da secoli per l’incoronazione dei sovrani scozzesi, non fosse trasferita da Edimburgo a Londra per l’incoronazione di Carlo III. I simboli contano.

La Brexit ha creato rassegnazione, ma anche l’opportunità di affrontare problemi come il divario fra sud ricco e nord povero. Sul piano politico qualcosa si muove: la rottamazione imposta nel Partito Laburista da Sir Keir Starmer della vecchia sinistra perdente di Jeremy Corbyn ha prodotto un gran balzo nei sondaggi, un vantaggio di 15% sui Conservatori, ma soprattutto ha portato alla vittoria dei Laburisti alle ultime elezioni comunali lo scorso 4 maggio.

I grandi perdenti sono stati i Conservatori, nonostante il Primo Ministro Sunak provi a essere più prudente rispetto alla disastrosa Truss. Dopo 13 anni di governo Tory, l’instabilità politica con 5 primi ministri, la Brexit, una pandemia e una gestione economica fallimentare, si apre la strada per una vittoria di Starmer e dei Laburisti alle prossime politiche, probabilmente nel 2024. Ma esisterà ancora il Regno Unito? Alex Marchi

ESTERI E GEOPOLITICA. Le impressionanti fortune (spesso rubate) ereditate da re Carlo III d’Inghilterra. Michele Manfrin su L'Indipendente il 15 maggio 2023.

La scomparsa della regina Elisabetta II ha comportato non solo il trasferimento della corona al suo primo figlio, Carlo, adesso con il nome reale di Carlo III, ma anche uno spostamento della sua ricchezza personale e di tutto quanto ricade sotto il controllo e la gestione della Corona inglese. Le ricchezze della famiglia reale britannica sono enormi e comprendono beni tangibili, immobili e mobili, così come le rendite dei ducati ma anche il valore intangibile generato dal marchio della Corona. Molti di questi sono tra l’altro beni a tutti gli effetti rubati alle ex colonie, che da tempo ne reclamano la restituzione. Fare un censimento completo dei beni a disposizione della famiglia reale inglese è impossibile, ma ogni stima disponibile porta a cifre impressionanti.

La fortuna personale della scomparsa regina, composta gioielli, opere d’arte, investimenti e immobili – tra cui il castello di Balmoral in Scozia, dove si è spenta – per un valore totale di circa 500 milioni di dollari, secondo le stime di Forbes. Carlo III potrà godere dell’intera ricchezza della madre poiché la famiglia reale è esente da tasse di successione che, nel caso specifico, avrebbero sottratto circa 200 milioni di dollari al nuovo sovrano. Prima di diventare re, Carlo ha ricoperto il ruolo di duca di Cornovaglia – sempre detenuto dalla persona che è erede al trono, quindi adesso passato al principe William – e questo gli ha permesso di guadagnare circa 25 milioni di dollari all’anno.

Oltre alle ricchezze personali di ogni membro della famiglia reale, vi è poi quella ricchezza che appartiene alla Corona ma che non è interamente nella sua disponibilità in quanto impossibilitata ad alienarla. Le stime variano molto ma comunque si parla sempre di decine di miliardi di dollari. Sempre Forbes stima in 28 miliardi di dollari il valore della fortuna reale britannica, gestita tramite Monarchy PLC, o Crown Estate, società che controlla tutte le terre e le proprietà del monarca britannico, chiunque esso sia. Infatti, la famiglia reale ha solo una quantità limitata di controllo sulla Crown Estate, da cui riceve però lauti dividendi, gestita da un consiglio indipendente per conto della monarchia. Crown Estate è un portafoglio finanziario di proprietà della Corona britannica ma al contempo non è una proprietà privata personale del monarca regnante; né gli immobili né le entrate da questi derivanti appartengono al monarca. La Crown Estate Commissioners gestisce la società e deve rispondere al Parlamento, oltre a versare ogni anno le entrate al Tesoro inglese. Crown Estate, Monarchy PLC, versa comunque alla famiglia reale una quota delle entrate. In altre parole, la Crown Estate è una società che appartiene all’istituzione monarchica senza però essere una proprietà personale del monarca regnate e/o della sua famiglia, seppur percepisca una quota delle entrate. La Crown Estate è proprietaria di castelli, terreni, tenute, ducati, foreste, parchi e fondali marini in vaste zone della Gran Bretagna.

Nel 2017, la società Brand Finance aveva condotto uno studio il cui risultato quantificava in circa 84 miliardi di dollari il valore della monarchia inglese. I beni tangibili della monarchia, come la Crown Estate, i ducati di Lancaster e Cornovaglia e la Royal Collection, compresi i gioielli della corona, ammontano ad un valore di 32 miliardi di dollari mentre il valore intangibile, inteso come il valore attuale dei benefici che la monarchia dovrebbe portare all’economia britannica nel corso degli anni, costituisce i restanti 52 miliardi di dollari. Nel suo studio, Brand Finance ha calcolato che nel 2017 la monarchia ha “generato un aumento lordo di 1,766 miliardi di sterline per l’economia del Regno Unito. Il contributo include il surplus della Crown Estate e l’effetto indiretto della monarchia su varie industrie. Il rispetto per l’istituzione aumenta il prezzo e il premio di volume dei marchi che vantano un Royal Warrant o uno stemma; il fascino dello sfarzo e delle circostanze ambientato nelle residenze reali viventi attira milioni di turisti; la mistica che circonda la monarchia si aggiunge alla popolarità di spettacoli come The Crown e Victoria che offrono uno scorcio della vita privata della famiglia reale”.

Comunque si voglia calcolare la ricchezza e il valore della monarchia, la famiglia reale dispone certamente di una vastissima fortuna costruita in punta di spada grazie a secoli di imperialismo, con vaste parti del mondo che certamente non sentono il bisogno di celebrare lo sfarzo di riti che, in buona parte, si nutrono di oggetti sottratti e derubati alle ex colonie. Una protesta che si è rinvigorita dopo la morte di Elisabetta II, con diversi Paesi del vecchio dominio inglese che hanno chiesto la restituzione dei gioielli nazionali, come l’India – che reclama il Koh-i-Noor, diamante da 105 carati sottratto dopo la conquista del Punjab – o il Sudafrica, che chiede la restituzione del Great Star of Africa, una gemma da 500 carati che si ritiene valga circa 400 milioni di dollari. [di Michele Manfrin]

La lettera scritta da Assange a re Carlo III contiene probabili messaggi in codice. L'Indipendente il 22 maggio 2023.

La lettera che Julian Assange ha scritto il 5 maggio 2023 al re Carlo III per la sua incoronazione solleva molteplici domande.   

Formalmente, la lettera, oltre ad essere un invito al re a visitare la prigione di Belmarsh, costituisce una richiesta di grazia. Bisogna precisare che Julian non può adoperare la parola “grazia” (in inglese, “pardon”) in quanto è un termine giuridico usato per indicare l’annullamento di una condanna passata in giudicato, mentre non pende su Julian nessuna sentenza di condanna. Quindi per aggirare l’impasse, Julian ricorre alla parola comune “mercy”, che possiamo tradurre con “clemenza”.  Purtroppo nelle traduzioni italiane della lettera di Julian diffuse su tutti i mass media e prodotte dagli inaffidabili traduttori automatici come Google Translate, DeepL o ChatGPT, appare la parola “misericordia”, termine religioso che dà un fuorviante tono pietistico ad un discorso che, in inglese, è tutt’altro che pietistico.  

In sostanza, dunque, Julian sta semplicemente chiedendo, com’è nel suo diritto, un atto di clemenza reale in concomitanza con l’ascesa di Carlo al trono: “Vi supplico…, mentre salite sul trono, di ricordare le parole riportate da Matteo (5:7): «Beati i clementi, perché troveranno clemenza». E possa la clemenza essere la stella polare del Vostro Regno, sia all’interno che all’esterno delle mura di Belmarsh.”

“Clemenza” significa, in concreto, che Julian sta chiedendo al re di liberarlo dal carcere e, contestualmente, di revocare l’ordine di estradizione negli Stati Uniti già firmato il 17 giugno 2022 dall’allora Ministra degli Interni Pritti Patel. 

A pensarci bene, poi, re Carlo avrebbe anche due buoni motivi per concedere la grazia a Julian. Anzitutto, toglierebbe in tal modo le proverbiali castagne dal fuoco ai giudici dell’Alta Corte britannica.  Infatti, se l’ordine di estradare Julian non è stato ancora eseguito, è perché i suoi avvocati l’hanno impugnato per ben 16 vizi formali e sostanziali – per esempio, la natura politica della richiesta statunitense di sottoporre Julian a processo, in barba al relativo trattato UK/USA che invece proibisce le estradizioni politiche. La grazia concessa dal re,  dunque, dispenserebbe l’Alta Corte dal dover riaprire il processo di primo grado ed affrontare le imbarazzanti e spinose questioni giuridiche sulle quali, a suo tempo, la giudice di primo grado, Vanessa Baraitser, aveva sorvolato.

In secondo luogo, il re avrebbe anche un interesse personale a fare un “gesto regale” di clemenza in quanto, per via dei suoi molteplici scandali in passato, Carlo ha molto da fare per crescere in statura presso la popolazione sulla quale vuole regnare. Ed è proprio per ribadire la necessità di riabilitarsi che Julian cita alcuni versi del dramma shakespeariano Il Mercante di Venezia, laddove la protagonista Porzia cerca di convincere l’usuraio Shylock – come Julian cerca di convincere re Carlo – che, “con un atto di clemenza, ti farai grande; quindi non stare a calcolare i presunti torti subiti in passato o i risarcimenti dovuti; non si è clementi per calcolo o costrizione; fa’ un atto generoso e sarai compensato anche tu perché il popolo considererà nobile quel gesto e te un uomo (sovrano) da rispettare”. 

Ecco i versi:

“Non s’è clementi per calcolo o costrizione:

la clemenza è una dolce pioggia spontanea

che si sparge su ogni terreno, e, dandosi,

valorizza sia quel terreno che se stessa.”

NOTA: Julian cita soltanto due versi del testo shakespeariano ma un buon traduttore umano sa che, per un italiano anche colto, occorrerebbe citarli tutti e quattro. Infatti, un lettore inglese sente in testa il terzo e il quarto verso non appena legge i primi due. Ma non un lettore italiano – il quale, tuttavia, non appena legge “Nel mezzo del cammin di nostra vita…”, sente subito in testa “mi ritrovai per una selva oscura”. Tutto questo, gli inaffidabili traduttori automatici non possono saperlo e quindi si limitano a riprodurre i primi due versi e basta. Versi che essi traducono, poi, atrocemente: “La qualità della misericordia non è tesa; cade come una dolce pioggia dal cielo sul luogo sottostante” (Google Translate, DeepL, ChatGPT). Che vuol dire? Non granché.

Perciò, nel chiedere al re la clemenza, Julian non doveva far altro che scrivere una richiesta di poche righe, fare le sue belle citazioni bibliche e shakespeariane e, tutt’al più, ricordare al re che, oltre ai quattro anni passati a Belmarsh in una alienante cella di isolamento, egli era già stato privato della sua libertà dalle autorità britanniche nei sette anni precedenti, confinato com’era in una stanza dell’ambasciata ecuadoriana a Londra con un cordone di poliziotti intorno 24/7 pronti ad arrestarlo qualora mettesse piede fuori. Pertanto anche se, a giudizio del re, Assange dovrebbe comunque scontare una pena detentiva per aver rivelato documenti segretati, egli l’ha già scontata – da ben undici anni!  “Enough is enough!”, come ama ripetere il primo ministro australiano Anthony Albanese, ovvero “Ora basta!”, il momento è venuto per un atto di clemenza. Atto che Julian aveva ogni interesse a chiedere nei termini appena indicati.

Ma non è questa la lettera che Julian ha scritto al re.  

Inspiegabilmente Julian ha colto l’occasione per scrivere, non una semplice richiesta di clemenza, ma una lunga tirata che racconta peste e corna del sistema carcerario di Sua Maestà. In faccia a Sua Maestà stessa! Nelle 44 frasi che compongono la lettera di Julian, ritroviamo ben 35 (sic) battute sarcastiche contro la prigione di Belmarsh, con qualche frecciata ironica indirizzata persino contro la persona di Carlo – cioè contro la persona alla quale Julian stava chiedendo un favore!

Che senso ha un comportamento del genere?

Ma ancora più incredibile è il permesso concesso dalle autorità carcerarie per la diffusione di quella lettera, per loro chiaramente infamante. È noto, infatti, che Belmarsh esercita un rigoroso controllo su ogni comunicazione che entra e che esce; pertanto, aver lasciato trapelare la lettera di Julian al re non poteva essere un “errore”.  Del resto, sin dall’inizio, la scelta di gettare Julian in una cella di isolamento di un carcere di massima sicurezza – ovvero, di sottoporlo ad un regime equivalente al 41bis italiano – aveva e ha presumibilmente lo scopo principale di impedire ogni comunicazione tra Julian e il mondo esterno. Solo i suoi avvocati (poche volte in quattro anni) e la moglie e i bambini (in teoria una volta alla settimana, in pratica una o due volte al mese) possono avvicinarsi a Julian. Non solo, ma per potersi incontrare con lui, tutti i visitatori devono subire umilianti ispezioni anche nelle parti intime, ispezioni inflitte persino ai due figli di Julian, di 4 e di 6 anni. Ma da Belmarsh, sembrano dire le autorità, non deve uscire nessuna comunicazione da parte di un detenuto. E nemmeno per il tramite di un’intervista giornalistica. Lo scorso 4 aprile, ai capi dell’ONG Reporters senza Frontiere è stato impedito di entrare nella prigione per avere un colloquio con Julian proprio in quanto… giornalisti! Perché tanta severità?

Possiamo ipotizzare che le autorità abbiano paura che Julian possa far uscire dalla prigione certi codici da lui memorizzati che diano accesso ad (ipotetiche) cartelle ancora nascoste sul sito WikiLeaks e così far emergere altre rivelazioni imbarazzanti per il Potere. Inoltre, le autorità presumibilmente non vogliono che Julian possa “aizzare” i suoi sostenitori attraverso messaggi d’incoraggiamento, scritti o registrati – come quelli da lui pronunciati regolarmente dal balcone dell’ambasciata ecuadoriana. Signornò, niente deve trapelare da dietro i grigi muri della prigione di Belmarsh! E allora perché le autorità hanno permesso a Stella Moris Assange di portare via e di pubblicare sul sito declassifieduk.org una copia della lettera di Julian al re? In un tweet dell’8 maggio, la partner di Julian ha addirittura chiesto esplicitamente a tutti gli attivisti pro-Assange nel mondo di fornirle traduzioni della lettera di Julian nelle loro lingue madre, ed è stata inondata di risposte, tutte visibili in rete. 

Cosa sta succedendo?

Per quanto restii alle teorie complottiste e, in genere, alla dietrologia, riteniamo che una possibile spiegazione di tutte queste anomalie sia la seguente: la lettera di Julian a Carlo sarebbe in realtà un messaggio in codice per iniziare una trattativa per la sua liberazione. Una trattativa in cui le richieste e le concessioni fatte da entrambe le parti in questa trattativa vanno messe per iscritto, seppure in codice, e rese pubbliche per essere moralmente vincolanti in quanto di pubblico dominio.  

Le parole chiave, secondo questa ipotesi, nella lettera di Julian a Carlo del 5 maggio 2023, potrebbero essere “my liege” (“mio Sire, Signore, Sovrano”, appellativo usato da un vassallo), nonché termini come “your noble government” (“il Vostro nobile governo”), non importa se l’attuale compagine governativa non è affatto composto dai soli nobili o Lord.  

In pratica, dire “my liege” significherebbe riconoscere la supremazia della Monarchia e dichiararvi la propria sottomissione. Durante l’incoronazione di Carlo a Westminster, persino suo figlio William gli ha dovuto giurare fedeltà promettendo di essere “Your liege man of life and limb”, il “Vostro fedele suddito, pronto a morire per Voi”. Con la sua lettera, dunque, Julian starebbe promettendo sottomissione totale alla Corona e alle future decisioni del re – e anche del suo governo, in quanto come lui “nobile”.

Come mai questo fustigatore dei Potenti avrebbe voluto abbassarsi così davanti alla Monarchia?  

Da una parte, essendo australiano (e quindi facendo parte della Commonwealth che ha, a capo, il monarca inglese) Julian è stato abituato sin dalla scuola a ripetere frasi come our liege; quindi, in un certo senso, dirlo è per lui una cosa normale. Anche se – bisogna riconoscerlo – frasi come my liege vengono usate sempre meno oggi come oggi, persino da molti alti funzionari della Corona. Lo dice l’autorevole Economist (9 maggio 2023), commentando il comportamento di molti alti funzionari britannici durante l’incoronazione avvenuta il 6 giugno: “imbarazzati, hanno discretamente (e giustamente) eliminato le parti dei loro discorsi pubblici in cui avrebbero dovuto esprimere fedeltà al re” [corsivo nostro].

Perché Julian ha dichiarato esplicitamente quella fedeltà, allora? 

Ritengo del tutto possibile che:

le autorità carcerarie abbiano permesso a Julian di scrivere la sua lettera e di trasmetterla al re, proprio a condizione che essa contenesse frasi che, in occasione della incoronazione di Carlo III, esprimessero sottomissione al volere del sovrano.

fare ciò costituisca l’apertura formale di un negoziato per chiudere il caso. Anzi, il negoziato è probabilmente già iniziato. 

Sappiamo, infatti, che lo scorso 4 aprile, l’Alto Rappresentante del governo australiano ha fatto visita a Julian – la prima visita a Belmarsh di un funzionario di alto rango da quando Julian è stato incarcerato quattro anni fa. Inoltre, sappiamo, dalle indiscrezioni dell’Alto Rappresentante prima del suo lungo colloquio con Julian, che egli auspica un serie di visite. Ora, parlare di “serie” fa pensare, appunto, ad una trattativa, per esempio sulle condizioni di rilascio. E al centro di questa trattativa non potrebbe non esserci la spinosa questione di base, apparentemente irrisolvibile, ovverosia: una volta liberato, Julian ricomincerà a far funzionare il sito WikiLeaks e a rilasciare documenti scottanti ottenuti attraverso quel canale ingegnoso? O accetterà invece di fare il padre di famiglia e basta? O vorrà invece cercare una via di mezzo: fare il giornalista, sì, ma scrivendo articoli che si basano solo su documenti già rivelati, senza sollecitare o pubblicare nuove rivelazioni?

Ora, trattare le condizioni per il rilascio di Julian significa stabilire delle regole. Significa anche riconoscere un’autorità, accettata da entrambi le parti, abilitata a far osservare quelle regole. Perciò la parte britannica potrebbe aver suggerito all’Alto Rappresentante australiano di far scrivere a Julian una lettera di sottomissione alla Corona come riconoscimento dei propri limiti e pertanto come apertura delle trattative. Dal canto suo, Julian potrebbe essere riuscito a far accettare dalle autorità britanniche la stesura di una lettera – da diffondere pubblicamente – che contenga critiche impietose sulle condizioni di vita a Belmarsh. In tal modo, la parte britannica, anche se detiene l’ultima parola, riconosce anch’essa i propri limiti. Così, Julian avrebbe pareggiato i conti e le trattative potranno proseguire su un piano di parità.  

Ma attenzione: le critiche impietose che Julian fa, riguardano soltanto le sue scandalose condizioni di vita in carcere. Non riguardano il fatto, ancora più scandaloso, che egli sia ancora in carcere dal momento che la sua detenzione è stata giudicata arbitraria dall’ONU, l’approvazione della richiesta di estradarlo risulta stra-viziata e l’extraterritorialità pretesa dalla giustizia statunitense è un chiaro abuso di potere. Le critiche impietose che Julian fa nella sua lettera non riguardano nemmeno i suoi ben noti cavalli di battaglia: i crimini di guerra USA/UK ancora impuniti o l’illecito spionaggio di massa della CIA/NSA o le devastazioni ambientali da parte delle multinazionali petrolifere, per esempio. Evidentemente questi cavalli sono stati messi al pascolo mentre Julian componeva la sua lettera al re. In fondo, se si vuole davvero negoziare, bisogna accettare di interrompere le ostilità: l’Ucraina insegna. E questa sembra essere stata la scelta del co-fondatore di WikiLeaks – una scelta saggia che non si può non approvare:

“Per tutto c’è il suo tempo… 

un tempo per strappare e un tempo per cucire,

un tempo per parlare e un tempo per tacere…”  (Ecclesiaste 3, 7)

Che dire, infine, dello strano paragrafo in cui Julian cita i versi di Proverbi 22:6 – in verità, poco attinenti al suo discorso – e accenna al “big day out” (letteralmente, “grande giorno fuori” ma il riferimento potrebbe essere ai concerti rock “Big Day Out” che si tenevano in molte città australiane). Chissà cosa potrebbero veicolare le cifre 22:6 e quei riferimenti al mondo di fuori downunder? Ma, a questo punto, siamo a due passi dalla divinazione. Perciò, dal momento che divini non siamo, tronchiamo le speculazioni e attendiamo altri indizi.

Rimane ferma, però, la possibilità che la lettera al re Carlo rappresenti il primo passo concreto e documentale verso la liberazione di Julian Assange. Per ora, una ipotesi soltanto. Dita incrociate.

[di Patrick Boylan – docente di teoria e pratica della traduzione all’Università Roma Tre, autore del libro Free Assange e co-fondatore del gruppo “Free Assange Italia”]

Carlo III a Balmoral: le prime vacanze da Re senza Elisabetta. Per i reali britannici l’estate del 2023 sarà la prima senza la regina Elisabetta, ma le tradizioni vacanziere dei Windsor potrebbero rimanere quasi intatte. Francesca Rossi l'11 Agosto 2023 su Il Giornale. 

Tabella dei contenuti

 Prima e dopo Elisabetta II

 La tradizione continua, ma solo in parte

 La residenza di Birkhall

 Vacanze “commoventi”

 William e Kate

 Harry e Meghan rimangono a Montecito?

 Barbecue e piccole abitudini

Per la prima volta in circa 70 anni non ci saranno articoli di giornale sulle tradizionali vacanze della regina Elisabetta. I media non documenteranno la sua partenza, non parleranno di eventuali, brevi impegni pubblici. La grande personalità della defunta sovrana è stata in grado di dar vita addirittura a degli “appuntamenti estivi”, delle “consuetudini vacanziere”, chiamiamole così, molto attese dai tabloid e dal pubblico. Ora che non c’è più il vuoto e il senso di assenza hanno preso il loro posto, ma inevitabilmente saranno riempiti dalle nuove o dalle consolidate abitudini estive di Re Carlo III, William e Kate, il presente e l’avvenire della Corona britannica.

Prima e dopo Elisabetta II

Il regno di Elisabetta II è stato uno spartiacque nella Storia moderna e contemporanea del Regno Unito e nella vita privata della royal family, anche per quel che concerne una cosa apparentemente banale come le vacanze estive. La monarca è riuscita a modellare il tempo libero della sua famiglia attorno al fulcro di Balmoral, l’amatissima residenza estiva dei Windsor da 20mila ettari nell’Aberdeenshire, Highlands scozzesi. È vero, la tradizione di recarsi nel Castello scozzese in estate venne inaugurata dalla regina Vittoria nel 1848 e da allora tutti i sovrani britannici hanno rispettato questa consuetudine. Ma per la regina Elisabetta Balmoral era, forse, qualcosa di più. Il suo rifugio, il luogo tranquillo e amatissimo in cui ha trascorso gli anni più belli con il principe Filippo, ma anche quelli più tristi della separazione e del divorzio di Carlo e Lady Diana (la quale non amava per niente la residenza estiva). Elisabetta era a Balmoral quando la principessa del popolo morì in un terribile incidente nel Tunnel dell’Alma, il 31 agosto 1997. Subito dopo la scomparsa del duca di Edimburgo, rammenta Ansa.it, vennero diffuse delle immagini di Elisabetta e Filippo nella tenuta. Lì Sua Maestà decise di trascorrere gli ultimi giorni della sua vita. Grazie alla Regina Balmoral è diventato il Castello della memoria, la “casa” nel senso di focolare, seppur per una sola stagione all’anno. Da ora in poi sarà anche il posto in cui verranno creati nuovi ricordi, quelli legati al regno di Carlo III.

La tradizione continua, ma solo in parte

Carlo III e Camilla hanno deciso di continuare la consuetudine estiva di Balmoral, ma ci saranno alcuni cambiamenti sostanziali. I sovrani, sostiene il Mirror in un articolo del primo agosto scorso, dovrebbero rimanere nella tenuta da agosto 2023 fino all’inizio dell’autunno, ma non sarebbe nei loro piani soggiornare nel Castello di Balmoral. A quanto sembra la coppia reale vorrebbe starsene tranquilla nella residenza di Birkhall, situata sempre nella tenuta di Balmoral e tornare nel Castello solo per occasioni ufficiali come le attese visite del primo ministro britannico Rishi Sunak e del primo ministro scozzese Humza Yousaf. Se così fosse, per la prima volta dal XIX° secolo il Castello di Balmoral rimarrebbe “vacante”, diciamo così, senza un sovrano che vi trascorra l’estate. Non è un caso che Carlo e Camilla abbiano scelto Birkhall. Prima di salire al trono i due passavano le loro vacanze in questa residenza da 53mila acri, che è stata anche meta della loro luna di miele nel 2005 (piccola curiosità: anche Elisabetta II vi trascorse parte del viaggio di nozze) e del decisamente meno romantico periodo del lockdown durante la pandemia, nel 2020.

La residenza di Birkhall

La residenza di Birkhall, costruita nel 1715, rappresenta per Carlo ciò che il Castello di Balmoral rappresentava per la regina Elisabetta. Tuttavia lo scorso 3 luglio, a Vanity Fair.com, una fonte di Palazzo, mettendo a confronto il valore sentimentale della tenuta per Elisabetta II e per Carlo III, ha dichiarato: “La Regina [Elisabetta] amava le estati a Balmoral ed era una meravigliosa padrona di casa. La casa era sempre piena di ospiti che andavano e venivano e Carlo continuerà la tradizione. È molto importante per lui. Sia Carlo sia Camilla amano Birkhall, per loro è casa e la Regina preferirebbe stare a Birkhall perché è tranquillo ed è un rifugio adeguato, ma il Re desidera seguire le orme della madre risiedendo a Balmoral. Era la residenza preferita della regina Elisabetta, il luogo in cui amava divertirsi ogni estate. Carlo e Camilla si stanno preparando a un’estate impegnativa con molte visite dalla famiglia”. Stando alle parole dell’insider Carlo sembrerebbe di fronte a un bivio: privilegiare totalmente il senso di continuità con il regno di sua madre, oppure dare spazio ai suoi gusti personali e a quelli di Camilla. Un dubbio che non esisterebbe secondo il Mirror, certo che i monarchi prediligano il silenzio di Birkhall.

Vacanze “commoventi”

In ogni caso, ha detto al Mirror il maggiordomo reale Grant Harrold, il ritorno nella tenuta di Balmoral sarà “commovente” per Carlo III, perché “il Castello di Balmoral è il posto in cui ha detto addio a sua madre, la Regina. È il luogo in cui è morta…[Carlo] è consapevole che è il luogo in cui la madre ha trascorso i suoi ultimi giorni di vita. Passeranno molte emozioni per la mente [del Re]…”. Harrold però ha anche sottolineato: “[Balmoral] è il posto in cui la royal family può allontanarsi da tutto”. Anche quest’anno, come d’abitudine, quasi tutti i Windsor sono attesi nel Castello. Ci saranno William, Kate e i loro bambini, sono attesi la principessa Anna e suo marito, Sir Timothy Laurence, con i figli e i nipoti, ma anche i duchi di Edimburgo, ovvero il principe Edoardo e la moglie Sophie con i figli Louise e James. Secondo il Daily Mail non mancherà neppure il principe Andrea con figlie e nipoti, benché pare che i rapporti tra il duca di York e Carlo siano piuttosto tesi. Il Re, furioso per lo scandalo Epstein, vorrebbe togliere al fratello la residenza del Royal Lodge, ma questi non avrebbe alcuna intenzione di fare i bagagli. Una riunione di famiglia, insomma, sebbene non vi sia la certezza assoluta che tutti i membri della royal family arriveranno in Scozia nello stesso periodo.

William e Kate

I principi di Galles divideranno le loro vacanze tra la Scozia e l’isola di Mustique, un’isola privata delle piccole Antille nell’arcipelago di St. Vincent e Grenadier. Sull’isola sarebbe stata imposta la no-fly zone per garantire la privacy a tutti gli ospiti, compresi William e Kate. Mustique è un luogo molto famoso non solo come attrazione turistica per molte celebrità internazionali dagli anni Sessanta, ma anche perché molto amato dalla principessa Margaret, sorella della regina Elisabetta. Margaret arrivò sull’isola per la prima volta nel 1960, durante la luna di miele a bordo dello Yacht Britannia. Sull’atollo visse alcuni dei momenti più belli, ma anche più scandalosi della sua vita (come la liaison con il giardiniere di 17 anni più giovane Roddy Llewellyn). Mustique è, nel bene e nel male, legato alla royal family. Molto probabilmente, però, William e Kate non penseranno al passato durante la loro vacanza. Si ipotizza, inoltre, i principi e i loro tre figli possano trascorrere un breve periodo di vacanza ad Anmer Hall, la tenuta di campagna nel Norfolk (accanto alla quale vive Rose Hanbury, la presunta amante di William).

Harry e Meghan rimangono a Montecito?

I tabloid non conoscono le mete vacanziere dei duchi di Sussex, ma è quasi certo che la coppia non si recherà a Balmoral. Ci sarebbe “un invito aperto”, ha precisato l’esperto reale Robert Jobson, ma Harry e Meghan avrebbero snobbato gli ultimi inviti della regina Elisabetta e nulla fa pensare che possano accettare quello di Carlo III. Il Re, in un certo senso, avrebbe lasciato aperta la porta della tenuta, ma non avrebbe offerto a Harry alcun“ramoscello d’ulivo” vero e proprio, sostiene ancora il Mirror. “Non c’è molto dialogo tra il Re e il suo secondogenito”, ha detto un insider all’Express.

Barbecue e piccole abitudini

L’assenza di Harry e Meghan non influenzerà minimamente il periodo di riposo di Carlo e Camilla a Balmoral. Sua Maestà avrebbe intenzione di ricreare la stessa atmosfera accogliente che c’era quando era viva sua madre. Del resto “Balmoral non sarebbe la stessa senza i suoi barbecue”, ha detto un insider a Rebecca English del Daily Mail e c’è la concreta possibilità che il Re porti avanti anche questa tradizione a cui il principe Filippo teneva in particolar modo: "È una delle tante cose che rimarranno uguali ma diverse con il nuovo capo”. La regina Elisabetta, racconta Vanity Fair.com, riservava anche una piccola accortezza ai nipoti e ai bisnipoti, un gesto affettuoso diventato un’abitudine: disponeva sui loro letti dei dolcetti e dei regali che i bambini avrebbero trovato al loro arrivo. Nessuno sa se Carlo porterà avanti anche questa piccola tradizione ma sarebbe un altro piccolo segno di continuità, stavolta familiare e privato, con Elisabetta II. Sally Bedell Smith ha raccontato al People: “Balmoral è sempre stato il luogo della rigenerazione e della riflessione”. Lo è stato per la regina Elisabetta e di sicuro lo sarà anche per Re Carlo III.

Estratto dell’articolo di Enrica Roddolo per corriere.it lunedì 11 dicembre 2023.

La Bbc dovrà rendere pubbliche 3.200 email relative al caso Diana, per l’intervista al programma «Panorama» del 1995 , quando la principessa parlò di un «matrimonio troppo affollato». Un’intervista tornata sotto i riflettori tre anni fa quando dopo l’inchiesta di Lord Dyson, resa pubblica a giugno 2021, venne a galla il ruolo dubbio svolto dall’intervistatore, Martin Bashir. 

Il rapporto di Lord Dyson appurò infatti che Bashir aveva usato l’inganno per assicurarsi le dure confessioni di Diana e che aveva anche mentito alla Bbc. «Ora che sappiamo i modi choccanti con i quali (l’intervista) è stata ottenuta, ho deciso che la Bbc non mostrerà mai più al pubblico quell’intervista», aveva promesso il direttore generale della tv pubblica britannica, Tim Davie.

[…] 

Il conte Spencer, fratello di Diana, da anni continua però la sua battaglia per andare a fondo della questione dell’ultima stagione della sorella. E parlando alla Bbc radio 4 aveva denunciato i suoi timori che ci fosse un «Cover-up about a cover-up», in altre parole che la Bbc avesse «cercato di rendere Bashir irraggiungibile in un momento di particolare interesse per Diana quello del 25mo anniversario dalla morte». 

Adesso l’ordine alla tv pubblica britannica, da parte del tribunale, di rendere pubbliche le email. Una decisione che un portavoce della tv britannica ha accolto accettando il fatto che degli errori sono stati fatti nella gestione del caso Panorama, ma aggiungendo di riservarsi di prendere in considerazione la decisione.

Resta il fatto che l’intervista sottratta con l’inganno alla principessa, incollò al televisore nel 1995 ben 23 milioni di spettatori e generò un’onda d’urto con le dichiarazioni carpite a Diana, che portarono poi al naufragio del legame con Carlo. […]

Quando Lady Diana giocò a tennis contro Steffi Graf. Il 10 giugno 1988 per l'inaugurazione del Vanderbilt Raquet Club a Londra venne fuori un doppio speciale. Ne nacque un'amicizia formidabile. Paolo Lazzari il 12 Novembre 2023 su Il Giornale.

Tamburella nervosamente con i polpastrelli contro il manico della racchetta. L'altra proprio non si vede. Sta accumulando un ritardo mostruoso. Più agitata di lei, c'è soltanto la stampa internazionale accalcata a bordo campo: che sfacelo, se dovesse saltare un match del genere.

Il posto è il Vanderbilt Raquet Club, nel cuore di Londra: lo inaugurano proprio quel giorno, il 10 giugno 1988. La donna che sta aspettando con trepidazione la rivale non è una tennista professionista, ma si diletta a infilare qualche rovescio una volta a settimana. Altri segni particolari: tappezza puntualmente le copertine di tutti i tabloid del regno. La seguono torme di paparazzi. A questo punto l'identikit è svelato. Una Spencer divenuta altezza reale. La principessa del Galles. Lady Diana.

Non che l'altra, imbottigliata nel traffico, sia esattamente una sconosciuta. A diciannove anni, Steffi Graf ha già assaporato l'empireo del tennis e si appresta a laurearsi campionessa del Golden Slam. Siamo ad un'incollatura da Wimbledon, il torneo più atteso dell'anno. L'appuntamento che Diana adora e la regina Elisabetta snobba puntualmente, per nulla attratta dai vezzi dei racchettari.

Così corrono le lancette, provocando i sudori freddi degli organizzatori. Si accavallano le telefonate. Poi, d'un tratto, la Graf sopraggiunge. La prima cosa che fa, contrita per il surreale ritardo, è sfilarsi dalla spalla una racchetta e farne dono a Lady D, che accetta volentieri. Ancora non lo sanno, ma quel gesto stapperà un'amicizia destinata a diventare formidabile, tanto quanto il singolare incrocio tennistico tra una principessa abituata ad insorgere contro l'etichetta e una sportiva prodigiosa.

Dunque si gioca. L'impensabile match, selezionato con cura per varare il nuovo club, sarà un doppio misto. Diana gioca assieme al direttore del Vanderbilt Charlie Swallow. Steffi Graf con David Verney, Lord Willoughby de Broke. Al termine di quegli scambi la principessa, avvolta in un completino bianco come l'avversaria, si intrattiene ancora con la tennista. Parlano negli spogliatoi, lontane dai mille rivoli mediatici, sottratte alla foga dei riflettori. E in quel placido giorno di un giugno londinese capiscono entrambe una cosa: si piacciono. Molto.

Ne nascerà un'amicizia solida, di quelle destinate ad infrangere le potenziali barriere semantiche che intercorrono tra due donne che sono icone pop, ma per motivazioni alquanto differenti. Il rifugio che coltiverà questo sentimento di stima reciproca sarà l'Harbour Club di Chelsea, riservatissimo e impenetrabile, anche per i giornalisti gossippari più ostinati.

Dopo ogni match al quale riuscirà ad assistere, Diana discenderà gli scalini che la separano dall'amica per andare a complimentarsi o a confortarla negli spogliatoi, sempre sfuggendo alle ugole spianate dei giornalisti che le assediano in cerca di una foto. Il tennis diventerà, da allora, uno dei più ricorrenti pretesti che la Principessa, utilizzerà per le sue cause benefiche.

Finché potrà, si sorprenderà a tamburellare sul manico di quella racchetta donatale da Steffi, ripensando al loro legame. Un rovescio straordinariamente umano. Uno smash in faccia alle formalità. Roba di cui, in fondo, l'amicizia se ne infischia sonoramente.

Estratto dell'articolo di Giorgio Dell’Arti per il “Fatto quotidiano” martedì 31 ottobre 2023. 

Notizie tratte da: Vittorio Sabadin, “Carlo III. La lunga attesa di un re”, Utet, pagg. 300, euro 15,20.

Storielle. Christopher Wilson sul Daily Telegraph ha calcolato che le avventure del Principe Carlo, tra il 1973 e il 1980, sono state più di una ventina. Ma dall’elenco mancano le donne sposate, che Carlo frequentava volentieri perché non avevano aspettative e non rappresentavano una complicazione e perché i giornali, a quei tempi ancora rispettosi, delle sposate non parlavano mai.

[...]

nel 1979 [...] Camilla, che era sempre stata fedele al marito fedifrago, [...] si gettò tra le braccia di Carlo. All’ottantesimo compleanno della regina madre, Carlo ballò per tutta la sera con Camilla ignorando la sua ragazza di turno, Anna Wallace. 

Baci. Quella volta che al ballo del Cirencester Polo Club, Carlo e Camilla non smettevano di ballare e baciarsi davanti a Andrew Parker Bowles, non imbarazzato, che ripeteva agli altri ospiti, loro sì scioccati: “Sua Altezza Reale è molto affezionato a mia moglie”. 

Triste. Carlo aveva visto per la prima volta Diana nel 1961, quando lui aveva 12 anni e lei era appena nata. Si erano poi intravisti spesso a Sandringham, ma un contatto diretto vero e proprio c’era stato solo nel 1977, quando il Principe, che aveva all’epoca una storia con sua sorella Sarah, fu invitato a casa sua. Diana ha ricordato di avere pensato: “Mio Dio, che persona triste”.

Ingenua. La prima volta che Diana fu invitata dai reali fu a Balmoral. Era l’estate del 1980 e tutti i membri della famiglia presenti giudicarono positivamente quella ragazzina: era divertente, raccontava barzellette; non aveva portato abbastanza vestiti e usava senza imbarazzo quelli degli altri, non sapeva nulla di nulla, poneva domande ingenue e faceva morire dal ridere. 

Proposta. Castello di Windsor, 6 febbraio 1981, cinque del pomeriggio. Carlo: “Vorresti sposarmi?”. Diana scoppia a ridere: “Yeah, ok!”.

Lui: “Sei consapevole che un giorno diventerai regina?”. Lei: “.Ti amo tanto, ti amo tanto”. Ancora lui: “Qualunque cosa significhi amore”.

Cuscino. Sul cuscino del suo letto a Clarence House, un biglietto. Non di Carlo ma di Camilla: “Che emozionante notizia quella del fidanzamento. Incontriamoci presto a pranzo quando il Principe andrà in Australia e Nuova Zelanda.

Starà via per tre settimane. Mi piacerebbe vedere l’anello. Con molto amore, Camilla”.

Battute. A pranzo “Camilla mi domandò se pensavo di andare alle battute di caccia a Highgrove. Risposi di no e lei ne sembrò sollevata.

Stava marcando il territorio, il suo e il mio”.

Estratto dell'articolo di tgcom24.mediaset.it domenica 10 settembre 2023.

La voce di Lady Diana, in una registrazione risalente agli anni Novanta, lancia una nuova bomba su Buckingham Palace e potrebbe minare ancora di più il rapporto già pericolante di Re Carlo con il suo secondogenito. 

"Al battesimo di Harry, Carlo è andato da mia madre e le ha detto che eravamo molto delusi perché pensavamo fosse una femmina" si sente raccontare alla Principessa durante una telefonata con il giornalista Andrew Morton. I nastri sono stati resi pubblici a Good Morning America.

Le registrazioni delle telefonate tra la Lady Diana e il giornalista Andrew Morton andranno a comporre il documentario Diana: The Rest of Her Story in uscita nel 2024. Quella sulla delusione di Carlo per non aver avuto una femmina non è l'unica testimonianza controversa. Pare che l'attuale Re abbia detto anche: "Oddio, è un maschio. E ha i capelli rossi". 

Con l'amico, Lady D ha aggiunto: "Mia mamma lo rimproverò dicendogli che doveva capire quanto era fortunato ad aver avuto un figlio sano". Pare che proprio questa sia stata la prima crepa nel loro rapporto, finito poi nel burrascoso divorzio. 

[…]

Allenò” Diana per dare risposte sensazionalistiche. Nuove ombre sull’intervista del 1995. Spunta un nuovo retroscena sull’intervista di Lady Diana alla Bbc, nel 1995: un nuovo colpo per la Corona ora che Carlo III ha in programma un nuovo, complicato viaggio ufficiale, stavolta in Kenya e Harry tenta di riavvicinarsi alla famiglia. Francesca Rossi il 20 Ottobre 2023 su Il Giornale.

Tabella dei contenuti

 “Allenata” per l’intervista

 “The Interview”

 Viaggio in Kenya

 Scuse ufficiali

 Un legame mai reciso

Martin Bashir non avrebbe solo ingannato Lady Diana per ottenere la famosa intervista a Panorama del 1995. Avrebbe addirittura preparato la principessa su ciò che doveva dire e sul modo in cui era più opportuno che si esprimesse per raccogliere consensi ed emozionare il pubblico. Un’indiscrezione che ci riporta indietro nel tempo, ai fantasmi del passato, proprio ora che Re Carlo III sta organizzando il suo viaggio ufficiale in Kenya, dove dovrebbe affrontare di nuovo il tema del colonialismo. Nello stesso momento in cui il principe Harry starebbe tentando di riavvicinarsi alla royal family partendo dalla principessa Eugenia che, in realtà, non gli avrebbe mai davvero voltato le spalle.

“Allenata” per l’intervista

La tragica storia dell’intervista che Lady Diana concesse alla Bbc il 20 novembre 1995 non si è mai veramente chiusa. Quindici milioni di spettatori britannici videro la principessa confessare i suoi tradimenti, ma anche quelli del marito, ammettere di soffrire a causa di disturbi alimentari e pronunciare la famosa frase sul suo matrimonio “un po’ affollato”. Oggi sappiamo che Diana sarebbe stata manipolata, spinta con l’inganno a rivelare dettagli intimi della sua vita. La Bbc si è scusata e ha risarcito la royal family con una donazione da 1,75 milioni di euro. L’intervista ebbe conseguenze devastanti sulla vita di Diana e dei suoi figli, ma la cosa peggiore è che non si tratterebbe ancora di un capitolo chiuso. Il Telegraph scrive che Martin Bashir avrebbe “trascorso ore ad allenare la principessa Diana per aiutarla a fornire risposte brevi e sintetiche”. La rivelazione sarebbe arrivata da un membro anonimo del team che lavorò all’intervista. Diana e Bashir si sarebbero incontrati diverse volte nell’appartamento della principessa a Kensington Palace, ma avrebbero anche fatto dei viaggi in auto insieme.

“The Interview”

Non è chiaro fin dove si sia spinto Martin Bashir in questa preparazione all’intervista. Sembra che sia stato lui a suggerire alla principessa di dire la celebre frase sul maggiore Hewitt, “sì, lo adoravo. Sì, ero innamorata di lui”. Nessuno sa, però, se abbia collaborato anche alla costruzione della frase riguardante il “matrimonio affollato”. Non basta: alla fine dell’ottobre 2023, a Londra, debutterà l’opera teatrale “The Interview”, che racconta proprio i retroscena legati a quest’intervista che ha fatto la Storia. Compreso quello sul presunto “addestramento”. A interpretare Diana sarà Yolanda Kettle (già vista in The Crown), mentre Tibu Fortes impersonerà Martin Bashir. A proposito di questo lavoro lo sceneggiatore Jonathan Maitland ha dichiarato: “Sono assolutamente soddisfatto per aver parlato con i membri del team e quelli che sapevano che Bashir aiutò Diana allenandola”. Mailtand ha lavorato trent’anni come giornalista per la Bbc e Itv ed è stato un collega di Bashir. A tal proposito il Telegraph ha scritto: "I due hanno un buon rapporto". Benché si presenti come un modo per conoscere dettagli finora inediti di un evento rimasto nella memoria collettiva, non è escluso che la commedia teatrale risvegli antiche sofferenze nel cuore di William e Harry, che vissero quei momenti quando erano ancora dei bambini.

Viaggio in Kenya

Alla fine dell’ottobre 2023 Carlo III e la regina Camilla partiranno per un nuovo viaggio ufficiale di quattro giorni, destinazione Kenya. Buckingham Palace, citato dal Guardian e dalla Bbc, ha confermato che il Re coglierà l’occasione di questa visita di Stato per riconoscere “gli aspetti dolorosi” delle relazioni tra Regno Unito e Kenya durante l’epoca coloniale. La Bbc scrive anche che il sovrano userà questa visita di Stato per “approfondire la conoscenza delle ingiustizie sofferte” dai kenyoti. Il tempismo è perfetto: proprio quest’anno lo Stato africano celebrerà il 60esimo anniversario della sua indipendenza dal Regno Unito, avvenuta esattamente il 12 dicembre 1963. L’arrivo di Carlo, però, potrebbe risvegliare memorie dolorose, come la rivolta dei Mau Mau. All’inizio degli anni Cinquanta, infatti, il gruppo etnico più importante nel Paese, i Kikuyu, si ribellò all’occupazione britannica. Al suo interno nacque, nel 1944, il movimento clandestino dei Mau Mau, che intraprese azioni di guerriglia contro gli inglesi. È rimasto tristemente famoso l’attacco al villaggio di Lari, dove i ribelli uccisero più di 70 persone, soprattutto donne e bambini, come ricorda la Bbc. I britannici si vendicarono, rinchiudendo gli oppositori in campi di detenzione. La Kenyan Human Rights Commission ha stimato che più di 90mila kenyoti sarebbero stati torturati e giustiziati durante la fase di repressione.

Scuse ufficiali

Nel 2013 il governo britannico ha risarcito 5228 kenyoti per gli abusi subiti, esprimendo “sincero rammarico” per quanto accaduto in passato. La compensazione, però, non avrebbe chiuso questa storia così dolorosa. Evelyn Wanjugu Kimathi, figlia di uno dei leader della rivolta dei Mau Mau, ha detto alla Afp Agency di sperare che la visita porti “un riavvicinamento”, ma ha anche sottolineato: “Speriamo che porti a scuse di Stato. Non appena avremo la buona volontà del governo del Regno Unito, tutto il resto sarà ok”. È la quarta volta che Carlo visita il Kenya, la prima da sovrano. Il suo viaggio non si preannuncia semplice, ma ci sono ancora possibilità che diventi un successo. Questo Paese ha anche un significato affettivo per Sua Maestà: proprio durante il soggiorno al Treetops Hotel, nell’Aberdare National Park, la regina Elisabetta ricevette la notizia della morte del padre, Giorgio VI e della sua conseguente ascesa al trono. Nell’agenda di Re Carlo III, però, non è prevista una visita al luogo in cui sua madre divenne sovrana d’Inghilterra.
Un legame mai reciso

I rapporti tra il principe Harry e la royal family avrebbero toccato il loro punto più basso. Il duca non parlerebbe né con il padre, Re Carlo III, né con il fratello, il principe William. Il sovrano, poi, preferirebbe servirsi del suo staff per qualunque contatto con il secondogenito, temendo che ogni sua parola possa finire in un libro o in un documentario. Harry, però, non sarebbe stato completamente isolato dalla famiglia. Anthony Wallersteiner, amico degli York e presidente della charity di Sarah Ferguson “Street Child” e preside della scuola frequentata da Jack Brooksbank (marito di Eugenia), ha dichiarato al magazine Hello: “Penso che per Harry Eugenia sia il punto di riferimento nella famiglia reale. Penso che quei cugini siano molto vicini, il che è un bene e credo che Eugenia faccia da tramite tra Harry e il resto della famiglia, cosa davvero utile”. In effetti pare proprio che la principessa Eugenia e il marito abbiano mantenuto i contatti con Harry e Meghan. Le coppie si vedrebbero abbastanza di frequente negli Stati Uniti, ma lontano dagli obiettivi dei fotografi. Nell’ottobre 2023 l’esperto Mark Boardman aveva ipotizzato, durante un’intervista al magazine Ok! che Harry e Meghan si fossero riavvicinati anche al principe Edoardo e alla moglie Sophie, ovvero i nuovi duchi di Edimburgo. Una fonte di Page Six, però, ha negato categoricamente questa possibilità, sostenendo che si tratti solo di “speculazioni”.

Autore Francesca Rossi

Diana Spencer. “Morte mito e misteri” di Annalisa Angelone. Redazione su L'Identità il 31 Agosto 2023

di ANGELA ARENA

Ufficialmente, fu in un ‘banale’ incidente d’auto causato dai flash dei ‘paparazzi’ e da un autista ‘ubriaco come una spugna’ che Lady Diana ed il suo compagno Dodi Al Fayed persero la vita, nell’agosto del 1997.

Tuttavia a 26 anni da quel tragico schianto contro il tredicesimo pilone nel Tunnel dell’Almà a Parigi, la drammatica e prematura morte della ‘principessa triste’ resta ancora un enigma, racchiuso, come nel Macbeth shakespeariano, tra due verità contrapposte: quella ufficiale dei processi e quella delle numerose inchieste giornalistiche.

Un vero e proprio giallo, le cui ombre, la giornalista Rai Annalisa Angelone, attraverso il suo nuovo libro – Diana Spencer, Morte, Mito e Misteri – in libreria dallo scorso 29 agosto, si propone di svelare attraverso un’approfondita e mai scontata analisi, suffragata da anni di ricerche sul caso che tiene incollati dalla prima all’ultima pagina.

Già nell’introduzione del suo certosino lavoro, l’autrice pone in evidenza le inesattezze emerse nell’ambito delle varie inchieste, soffermandosi sulla figura dei cosiddetti ‘paparazzi’ e sottolineando come nel processo del 2008 la giuria inglese scelse di sostituire questo termine con veicoli che seguivano affermando “Non occorre essere conoscitori della lingua di Shakespeare per intuire che ‘paparazzi’ e ‘following vehicles’ non indicano la stessa cosa”.

Ed ancora, ospite della 44^ edizione della rassegna ‘Benevento città Spettacolo’, Angelone alla vigilia dell’anniversario della morte di Lady D, rispondendo alle domande del suo interlocutore, ha parlato di un incidente ‘in apparenza’ affermando “vengo dal giornalismo politico e ho visto come si proteggono premier e grandi personalità, immaginiamo la donna più fotografata inseguita da sciami di paparazzi, viaggiare in un auto senza vetri oscurati, senza auto e moto né avanti né dietro a farle da scudo, e nemmeno strade chiuse per premettere il passaggio”.

Secondo la giornalista, infatti, durante il processo, la giuria popolare inglese, composta in prevalenza da donne e persone appartenenti a minoanze etniche, cambiò le carte in tavola parlando di ‘omicidio colposo’, attribuendolo alla negligenza nella guida da parte dell’autista ubriaco, ma anche dei conducenti e dei veicoli che seguivano, ed inoltre, sempre nell’ambito della kermesse sannita Angelone sottolinea “Perchè la giuria popolare sceglie di non usare il termine paparazzo, ma di sostituirlo con ‘veicoli che seguivano’, si è preferito soprassedere sull’identità degli inseguitori dell’incidente più famoso del secolo”.

Tuttavia, la contronarrazione di Angelone, non si limita a confrontare le sole carte processuali, ma indaga anche su quelle che nel libro vengono indicate come le premonizioni della principessa Diana, che come afferma la giornalista sannita “temeva l’establishment, in particolare i servizi segreti, il SIS, ed è singolare l’accuratezza della sua previsione – proveranno ad uccidermi in un incidente di elicottero o in automobile, quando i miei figli non saranno con me”.

Angelone svela un particolare sicuramente poco noto che coinvolge anche l’attuale regina d’Inghilterra, ovvero colei che ha preso il suo posto: Camilla Parker Bowles.

Diana già nel 95′ aveva avvertito Camilla di essere in pericolo ed invero, la sua rivale nel 97, cioè 2 mesi prima della morte di Diana ebbe anch’ella un incidente stradale, tuttavia, come sottolinea la giornalista “Le due donne di Carlo avevano in comune l’essere provette guidatrici”; in quell’occasione Camilla dopo essersi accertata delle condizioni fisiche dell’altro conducente, corse a perdifiato su una collina per chiamare l’ambulanza, la polizia e il principe, sebbene in Inghilterra allontanarsi dalla scena di un incidente costituisse reato a condizione che non si fosse trattato di ragioni di sicurezza personale.

L’esito delle indagini non è mai stato reso noto ai giornalisti.

Il testo analizza in modo particolare il ruolo umanitario che la stessa Diana ha più volte ribadito di voler ricoprire dopo la sua separazione dal Principe, oggi Re Carlo. L’opera mette in risalto il coraggio con cui la principessa si è battuta nella campagna contro le mine antiuomo, producendo anche un copioso dossier, mai ritrovato sul tema dal titolo ‘Profiting out of misery’ (far soldi sulla miseria), sfidando i poteri forti e dichiarando “I will name the names” (Farò i nomi). Come afferma Angelone “Diana inizia a diventare scomoda quell’estate perché moltiplica questo impegno con coraggio spendendo la sua popolarità immensa. Lei diceva “la mina è un assassinio silenzioso perché continua ad uccidere anche dopo che la guerra è finita, ma non uccide i militari che sanno più o meno dove sono dislocate, uccide i bambini che vanno a prendere l’acqua ecc.”.

Anche il Guardian il giornale d’inchiesta britannico più importante ebbe delle carte riservate di provenienza americana, e titolò “Gli Stati Uniti temevano la campagna di Diana contro le armi”. Come spiega la giornalista sannita “Dopo il divorzio lei voleva fondare ospedali e voleva creare degli ospice come li aveva creati Madre Teresa in India; lei credeva nella dignità umana nel rispetto delle diseguaglianze”.

Il libro infatti, tocca anche l’aspetto spirituale parlando della devozione della principessa per Padre Pio Pio da Pietrelcina, come afferma la giornalista “Un anno prima di morire nel 96, decide di andare a San Giovanni Rotondo a visitare la tomba di San Pio”: argomento molto sentito dalla stessa giornalista, perchè, così come il Santo con le stigmate, la Angelone ha origini sannite, essendo nata a Ponte in provincia di Benevento.

Questo libro, in maniera decisa rispecchia l’animo di colei che sposò un principe ma non divenne mai regina e che tuttavia, ha lasciato un ricordo indelebile grazie alla sua forza d’animo in cui molte donne, così come afferma la stessa giornalista si sono sempre identificate e come la stessa Diana affermò, facendo tremare i potenti “Non mene andrò in silenzio”

Che fine ha fatto l’anello di fidanzamento che Dodi regalò a Diana? La storia del misterioso anello di fidanzamento che Dodi al-Fayed avrebbe donato a Lady Diana poco prima del terribile incidente sotto il Tunnel dell’Alma. Francesca Rossi l'1 Settembre 2023 su Il Giornale.

Tabella dei contenuti

 “Dis-Moi Oui”

 Il mistero dei due anelli

 Solo una brochure

 L’incidente

 La testimonianza

 Che fine ha fatto il “Dis-Moi Oui”?

Per alcuni l’ultimo amore di Lady Diana sarebbe stato il cardiochirurgo pakistano Hasnat Khan. Per altri, invece, la principessa sarebbe stata sul punto di annunciare il suo fidanzamento con il miliardario egiziano Dodi al-Fayed. Talmente convinta da aver perfino scelto un anello di fidanzamento nel famoso negozio Repossi. Un gioiello che sarebbe misteriosamente scomparso dopo la sua morte, tanto da far dubitare persino della sua esistenza, se non fosse per una testimonianza decisiva. L’anello non è solo un vero e proprio cimelio, emblema della vita travagliata della principessa, ma è soprattutto la prova di una storia d’amore mai confermata né smentita, un tassello nel mosaico purtroppo incompleto del destino di Lady Diana.

“Dis-Moi Oui”

Tra il luglio e l’agosto 1997 si consumò l’ultima vacanza di Lady Diana e la sua ultima liaison con Dodi al-Fayed, rampollo della celebre famiglia di imprenditori egiziani. Tutto era cominciato con un semplice invito, almeno all’apparenza: Mohammed al-Fayed, padre di Dodi, aveva chiesto alla principessa di unirsi alla sua famiglia per trascorrere alcuni giorni nel Sud della Francia. In realtà sembra che l’anziano al-Fayed avesse studiato un piano per far conoscere e innamorare Dodi e Diana.

Se diamo retta alle ricostruzioni di quella vacanza, in particolare dell’ultimo giorno di vita della principessa e del giovane miliardario, forse Mohammed al-Fayed andò molto vicino alla realizzazione del suo obiettivo, fin quasi a sfiorarlo. Come ricorda Usa Today il 30 agosto 1997, tra le 17:40 e le 18:30, Dodi si sarebbe recato nella gioielleria Repossi, situata in Place Vendôme, a pochi passi dall’Hotel Ritz (di proprietà degli al-Fayed), in cui la principessa e il presunto fidanzato alloggiavano.

La gioielleria, chiusa quel pomeriggio, avrebbe eccezionalmente riaperto per il suo facoltoso cliente. Dodi avrebbe acquistato due anelli che sarebbero stati consegnati poco dopo nell’Imperial Suite, occupata proprio dalla coppia. Quest’ultimo dettaglio è molto importante perché è uno dei nodi controversi e fondamentali della storia, importante sia per chi sostiene l’esistenza dell’anello, sia per chi la nega. Dopo questa consegna, però, del presunto anello di fidanzamento si perdono le tracce. Diana lo ha mai ricevuto? Ha avuto modo di metterlo quella sera?

Il mistero dei due anelli

Abbiamo detto che Dodi avrebbe acquistato da Repossi due anelli: uno sarebbe stato il famoso “Dis-Moi Oui” (del valore 11mila euro nel 1997, oggi circa 20mila), l’altro un anello d’oro e diamanti di Bulgari da 3mila sterline (oggi, però, varrebbe più di 5mila). Il primo sarebbe stato per il fidanzamento, il secondo un semplice regalo. Infatti la principessa avrebbe messo il gioiello Bulgari alla mano destra, rivela l’Express, non alla sinistra. Questo particolare potrebbe ricollegarsi a una frase, riportata da Vanity Fair.com, che Diana avrebbe all’amica Rosa Monckton dopo la loro vacanza insieme, svoltasi dal 15 al 20 agosto 1997: la principessa assicurò che la storia con il cardiochirurgo pakistano fosse finita e che Dodi stava per regalarle un anello che sarebbe stato “saldamente sulla mia mano destra”. Si riferiva al gioiello Bulgari? O forse aveva pensato di infrangere la tradizione e non mettere l’anello di fidanzamento all’anulare sinistro? Impossibile dirlo, ma una cosa sembrerebbe certa: Diana si aspettava un anello da al-Fayed. Forse la loro storia era più seria di quanto pensassero i tabloid. O, magari, il diamante faceva parte di una presunta messinscena per far ingelosire Hasnat Khan? Purtroppo anche in questo caso nessuno può dare una risposta precisa.

Solo una brochure

Esaminando i filmati di quel pomeriggio del 30 agosto il Mirror ha notato che Dodi al-Fayed, dopo la visita al negozio Repossi, esce portando con sé solo una brochure. Non ha pacchetti con sé, a quanto pare. Per alcuni questa sarebbe la prova che il miliardario non acquistò nessun anello. Sbagliato, almeno se diamo retta alle ricostruzioni: l’anello venne consegnato in albergo quello stesso giorno, come abbiamo già detto. I video mostrerebbero uno degli assistenti del Ritz, Claude Roulet, che si dirige verso la gioielleria Repossi, prende una pacchetto e lo porta alla suite prima del ritorno di Diana e Dodi. Durante l’inchiesta sulla morte della principessa l’ispettore capo Paul Carpenter, del Metropolitan Police, dichiarò che un anello “Dis-Moi Oui” sarebbe stato trovato nell’appartamento di Dodi agli Champs Elysees. Non sarebbe strano se fosse andata così, visto che alle 19 circa del 30 agosto la coppia lasciò il Ritz per andare nella residenza del giovane al-Fayed. Rimane comunque da chiarire se Diana avesse visto l’anello in quel lasso di tempo, se Dodi le avesse davvero fatto una proposta di matrimonio.

L’incidente

I tabloid hanno ipotizzato che l’anello “Dis-Moi Oui” possa essere stato riconsegnato alle sorelle di Lady D., arrivate in Francia con l’allora principe Carlo per l’ultimo saluto alla principessa. Si tratta di una possibilità da non scartare: la polizia potrebbe aver preso il gioiello dall’appartamento di Dodi per poi consegnarlo alla famiglia Spencer. Ciò significherebbe che Lady D. non avrebbe indossato l’anello per il suo ultimo viaggio in auto. Per qualcuno ciò presuppone che il gioiello non sia mai esistito, tuttavia il fatto che Diana non lo sfoggiasse al dito non garantisce che Dodi non glielo avesse mostrato in precedenza, accompagnandolo con una dichiarazione d’amore. Certo, di solito un anello di fidanzamento si mette subito dopo averlo ricevuto, ma non possiamo conoscere i pensieri di Diana in quel momento. Però possiamo fare un’ipotesi abbastanza concreta: la coppia voleva mostrare l’anello "Dis-Moi Oui" solo dopo aver comunicato ufficialmente il fidanzamento.

La testimonianza

Nell’agosto 2020 il gioielliere Repossi rilasciò un’intervista che chiarisce alcuni dei punti oscuri sulla sorte dell’anello. Scoprimmo, per esempio, che il “Dis-Moi Oui” non venne scelto da Dodi il 30 agosto 1997: “Sono passati 23 anni, ma non riesco a dimenticare quell’incontro con Diana e Dodi a Saint Tropez, di mattina presto, per l’anello di Dodi al-Fayed…Erano in crociera nel Mediterraneo, attraccarono a Monaco e la principessa arrivò alla vetrina della nostra boutique accanto all’Hotel Hermitage. Senza entrare indicò un anello che l’aveva catturata, della collezione Dis-moi Oui. Poi mi chiamarono per fissare un incontro a Saint Tropez dove erano diretti, per definire la scelta e la misura dell’anello”. Breve appuntamento, non più di 20 minuti, avvenuto in un hotel il 22 agosto 1997. La coppia non sarebbe stata scortata dai bodyguard: “Ero arrivato all’appuntamento con altri esempi di montature preziose…ma lei mi fermò subito. Disse: ‘Va bene questo’, confermando la scelta fatta a Monaco…Mi chiesero di poter ritirare l’anello messo a misura dell’anulare della principessa per il 30 agosto, perché l’1 settembre dissero ci sarebbe stato un annuncio importante, un fidanzamento. L’anello andava ristretto e non era un modello facile, avrei dovuto rimandarlo in fabbrica che ad agosto era chiusa. Ma…davanti alla donna del momento tutto era possibile. Riaprimmo il laboratorio il 30 agosto”.

Che fine ha fatto il “Dis-Moi Oui”?

Repossi disse anche altre cose importanti: “…Il bodyguard rimasto senza memoria dopo lo schianto, [Trevor Rees-Jones] ricordava che Dodi non aveva mai ritirato alcun anello. Impossibile, l’avevo consegnato io stesso a Dodi. Chiamai il vecchio al-Fayed, gli dissi che era tempo di mettere al sicuro le prove dell’effettivo ritiro dell’anello il 30 agosto…la visita del figlio alla boutique era…stata registrata dalle telecamere, mettemmo…quella registrazione in cassaforte…”. Il gioielliere pensò che l’interesse nei confronti dell’anello avesse una ragione precisa: “Iniziava il lavoro dell’establishment per preparare la futura unione di Carlo e…credo per una questione mediatica si preferisse far passare quell’ultima estate di Diana come l’estate leggera di una principessa, non come la stagione che precede un fidanzamento”. A proposito del destino dell’anello dopo la morte della principessa, del luogo in cui potrebbe trovarsi oggi, Repossi commentò: “Non si sa. La Police francese mi disse che gli oggetti personali di Lady D. furono dati alla sorella. Non so se c’era l’anello”. Nessuno può assicurare che vi fosse.

Lo yacht di Lady Diana è affondato: la storia della sua ultima estate. Lo yacht su cui Lady Diana e Dodi al-Fayed si sarebbero innamorati giace a 2500 metri sotto il mare, vicino a Nizza. Francesca Rossi il 18 Agosto 2023 su Il Giornale.

Tabella dei contenuti

 Colpito e affondato

 Lo yacht dei vip

 L’ultima estate di Diana

 Dalla partita di polo a St. Tropez

 Su invito di Mohammed al-Fayed

 Le ultime ore di Diana

 Hasnat o Dodi?

Il mare si è portato via un pezzo della vita di Lady Diana. Lo yacht Cujo, su cui la principessa trascorse parte della sua ultima vacanza, è naufragato lo scorso 29 luglio. L’imbarcazione è rimasta di proprietà degli al-Fayed per circa 20 anni dopo la morte della principessa e del suo presunto ultimo amore, il miliardario Dodi al-Fayed. Ora che non esiste più l’impressione è che il destino abbia voluto scrivere la parola fine su uno dei capitoli più tormentati e dolorosi della storia della royal family britannica.

Colpito e affondato

Lo yacht Cujo su cui Diana visse alcuni degli ultimi momenti più spensierati della sua vita è affondato a 35 chilometri dalla costa di Beaulieu-sur-Mer, poco distante da Nizza. Lo scafo di 19 metri, violentemente colpito da qualcosa di non meglio identificato, ha iniziato a imbarcare acqua. Le 7 persone che erano a bordo sono state tutte soccorse. Su Facebook la gendarmeria ha spiegato che lo yacht stava per “affondare a prua e i 7 naufraghi erano su una scialuppa di salvataggio” a causa di “un considerevole ingresso d’acqua al livello dei motori”. La situazione è stata definita “grave e urgente”. Lo yacht è affondato portandosi dietro “circa 7mila litri di gasolio nei serbatoi”, per questo, ha affermato Capital, la Brigata Nautica d’Antibes “rimane… nella zona per monitorare l’inquinamento”.

Lo yacht dei vip

Il Cujo venne costruito in Italia nel 1972 dal cantiere navale Baglietto di La Spezia. A commissionarlo fu il celebre imprenditore John von Neumann, barone austriaco che fece fortuna vendendo negli Usa le automobili tedesche Porsche e Volkswagen. Lo yacht, dice il New York Post, fu poi comprato da un membro della famiglia Khashoggi, sembra proprio da uno dei figli maschi del miliardario Adnan Khashoggi, il quale lo rivendette a Mohammed al-Fayed. Dodi spese 1 milione di dollari per rimetterlo a nuovo con uno scopo preciso: ospitare e stupire le star di Hollywood. Il giovane al-Fayed, infatti, sognava di diventare un produttore cinematografico. Sul Cujo salirono grandi nomi come Tony Curtis, Brice Willis, Brooke Shields e Clint Eastwood. Dopo la morte di Dodi suo cugino Moody fece restaurare il Cujo dall’architetto Tommaso Spadolini. Lo yacht sarebbe passato di mano due volte prima di essere acquistato dall’italiano, il cui nome rimane sconosciuto, che secondo le ricostruzioni lo guidava al momento del naufragio.

L’ultima estate di Diana

Prima di salire sullo yacht e godersi la sua ultima vacanza Lady Diana trascorse dei mesi intensi, spesso in viaggio. Come se non riuscisse a stare ferma in un posto, a mettere radici, ma continuasse comunque a cercare il suo posto nel mondo. Con il senno di poi potremmo dire addirittura che la principessa avesse quasi presagito che non le rimaneva più molto tempo. Ma sarebbe solo un’impressione romantica. In realtà Diana spese ogni momento di quell’estate per realizzare la sua carriera di filantropa e uscire definitivamente dall’ombra della royal family. Il 22 maggio 1997 si recò in Pakistan per raccogliere fondi in favore di una clinica per malati di cancro, il 3 giugno incontrò il cast del Lago dei Cigni al Royal Albert Hall di Londra e continuò a supportare, da appassionata di danza qual era, l’English National Ballet. Il 18 di quel mese vide Madre Teresa di Calcutta per l’ultima volta nel Bronx, a New York e insieme trascorsero 40 minuti. Poco dopo fece visita a Hillary Clinton alla Casa Bianca. Il 22 giugno partecipò a un’asta di Christie’s dei suoi vestiti più iconici a New York. Il 30 giugno comparve sulla copertina di Vanity Fair con una delle sue foto più belle, scattata da Mario Testino. Il primo luglio 1997, giorno del suo 36esimo compleanno, fu l’ospite d’onore del gala per i 100 anni dalla nascita della Tate Gallery e, ricorda Tina Brown, ricevette “90 bouquet di fiori”. Il 22 luglio prese parte ai funerali di Gianni Versace e il 10 agosto si recò a Sarajevo per proseguire la sua battaglia contro le mine antiuomo. Tra queste ultime due date ce n’è una che cambiò per sempre il suo destino: il 17 luglio 1997 Lady Diana iniziò la vacanza con Dodi.

Dalla partita di polo a St. Tropez

Il luglio 1997 segna, in un certo senso, l’inizio della fine per Diana. I fotografi scoprirono che era in vacanza a St. Tropez, nel Castle St. Therese, una villa del 1860 da 30 stanze con palestra, sauna, nightclub, cinema e bar all’epoca di proprietà della famiglia al-Fayed. La principessa portò nella dimora anche i piccoli William e Harry, per passare un po’ di tempo insieme prima della partenza dei ragazzi per Balmoral. L’Express riporta che proprio a St. Therese Dodi e la principessa avrebbero trasformato la loro amicizia appena nata in qualcosa di più. I due, però, non si conobbero nell’estate del 1997, come molti credono. Un primo incontro, ricorda l’Independent, era avvenuto nel 1986, quando Dodi aveva giocato una partita di polo contro l’allora principe Carlo. Purtroppo sui tabloid non è rimasta una traccia profonda di quella giornata, poiché naturalmente nessuno poteva sapere che Dodi sarebbe rientrato nella vita di Diana e insieme avrebbero trascorso gli ultimi istanti delle loro vite. Inoltre, molto probabilmente, la principessa e il miliardario si erano solo incrociati di sfuggita, senza prestare molta attenzione l’una all’altro. I tempi non erano maturi, come si dice.

Su invito di Mohammed al-Fayed

Nel luglio del 1997 tutto era cambiato. Lady Diana aveva divorziato da Carlo ed era la protagonista indiscussa dei tabloid. Secondo le ricostruzioni sarebbe stato Mohammed al-Fayed a invitarla con i figli a St. Tropez con uno scopo preciso: favorire un vero incontro tra Dodi e Diana per farli conoscere e magari innamorare: “Voleva interpretare il ruolo del Cupido tra la principessa e il suo figlio maggiore”, ha scritto Katie Nicholl nel libro “William and Harry: Behind The Palace Walls”. A quanto pare ci riuscì benché all’epoca Dodi avesse una liaison con la modella Kelly Fisher. Lady Diana e il giovane miliardario egiziano furono avvistati sia sullo yacht Cujo, sia sullo Jonikal (poi ribattezzato Sokar). Questa seconda, lussuosa imbarcazione degli al-Fayed è rimasta impressa nella memoria dell’opinione pubblica perché lì Diana e Dodi si scambiarono il famoso bacio pubblicato dal Mirror in prima pagina con il titolo “The Kiss”.

Le ultime ore di Diana

Quella tra Diana e Dodi sembrava una favola moderna e nessuno poteva immaginare che sarebbe finita tragicamente di lì a pochi giorni. Alle 21:50 del 30 agosto la coppia si recò nel ristorante l’Espadon del Ritz Hotel, ma per timore dei paparazzi il giovane al-Fayed diede ordine di far consegnare la cena in camera. Alle 12:20 la Mercedes nera S280 con a bordo la principessa, il miliardario, la guardia del corpo Trevor Rees-Jones e l’autista Henri Paul lasciò l’hotel per dirigersi verso l’appartamento di Dodi, situato vicino all’Arco di Trionfo. Alle 12:25 l’auto, inseguita dai paparazzi, si schiantò contro il tredicesimo pilone del Tunnel dell’’Alma. Alle 2:01 Lady Diana arrivò al Pitié-Salpétrière Hospital, ma l’operazione a cui venne sottoposta d’urgenza non servì a salvarle la vita. Venne dichiarata morta alle 4 del mattino.

Hasnat o Dodi?

Tra i tanti misteri che circondano la morte di Lady Diana ce ne è uno che riguarda i suoi sentimenti: la principessa del Galles era davvero innamorata di Dodi, oppure la sua relazione con questi aveva come unico scopo far ingelosire il cardiochirurgo pakistano Hasnat Khan? La liaison con il medico aveva avuto alti e bassi, ma c’è chi ha giurato che quello fosse il vero amore di Diana. Nel documentario “Diana. Her Last Love” perfino Imran Khan, amico della principessa del popolo ed ex primo ministro del Pakistan, ha assicurato: “Avevano una storia da due anni e lei voleva sposarlo. Era chiaro che [Diana] fosse profondamente innamorata del