Denuncio al mondo ed ai posteri con i miei libri tutte le illegalità tacitate ed impunite compiute dai poteri forti (tutte le mafie). Lo faccio con professionalità, senza pregiudizi od ideologie. Per non essere tacciato di mitomania, pazzia, calunnia, diffamazione, partigianeria, o di scrivere Fake News, riporto, in contraddittorio, la Cronaca e la faccio diventare storia. Quella Storia che nessun editore vuol pubblicare. Quelli editori che ormai nessuno più legge.

Gli editori ed i distributori censori si avvalgono dell'accusa di plagio, per cessare il rapporto. Plagio mai sollevato da alcuno in sede penale o civile, ma tanto basta per loro per censurarmi.

I miei contenuti non sono propalazioni o convinzioni personali. Mi avvalgo solo di fonti autorevoli e credibili, le quali sono doverosamente citate.

Io sono un sociologo storico: racconto la contemporaneità ad i posteri, senza censura od omertà, per uso di critica o di discussione, per ricerca e studio personale o a scopo culturale o didattico. A norma dell'art. 70, comma 1 della Legge sul diritto d'autore: "Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali."

L’autore ha il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo (art. 12 comma 2 Legge sul Diritto d’Autore). La legge stessa però fissa alcuni limiti al contenuto patrimoniale del diritto d’autore per esigenze di pubblica informazione, di libera discussione delle idee, di diffusione della cultura e di studio. Si tratta di limitazioni all’esercizio del diritto di autore, giustificate da un interesse generale che prevale sull’interesse personale dell’autore.

L'art. 10 della Convenzione di Unione di Berna (resa esecutiva con L. n. 399 del 1978) Atto di Parigi del 1971, ratificata o presa ad esempio dalla maggioranza degli ordinamenti internazionali, prevede il diritto di citazione con le seguenti regole: 1) Sono lecite le citazioni tratte da un'opera già resa lecitamente accessibile al pubblico, nonché le citazioni di articoli di giornali e riviste periodiche nella forma di rassegne di stampe, a condizione che dette citazioni siano fatte conformemente ai buoni usi e nella misura giustificata dallo scopo.

Ai sensi dell’art. 101 della legge 633/1941: La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte. Appare chiaro in quest'ipotesi che oltre alla violazione del diritto d'autore è apprezzabile un'ulteriore violazione e cioè quella della concorrenza (il cosiddetto parassitismo giornalistico). Quindi in questo caso non si fa concorrenza illecita al giornale e al testo ma anzi dà un valore aggiunto al brano originale inserito in un contesto più ampio di discussione e di critica.

Ed ancora: "La libertà ex art. 70 comma I, legge sul diritto di autore, di riassumere citare o anche riprodurre brani di opere, per scopi di critica, discussione o insegnamento è ammessa e si giustifica se l'opera di critica o didattica abbia finalità autonome e distinte da quelle dell'opera citata e perciò i frammenti riprodotti non creino neppure una potenziale concorrenza con i diritti di utilizzazione economica spettanti all'autore dell'opera parzialmente riprodotta" (Cassazione Civile 07/03/1997 nr. 2089).

Per questi motivi Dichiaro di essere l’esclusivo autore del libro in oggetto e di tutti i libri pubblicati sul mio portale e le opere citate ai sensi di legge contengono l’autore e la fonte. Ai sensi di legge non ho bisogno di autorizzazione alla pubblicazione essendo opere pubbliche.

Promuovo in video tutto il territorio nazionale ingiustamente maltrattato e censurato. Ascolto e Consiglio le vittime discriminate ed inascoltate. Ogni giorno da tutto il mondo sui miei siti istituzionali, sui miei blog d'informazione personali e sui miei canali video sono seguito ed apprezzato da centinaia di migliaia di navigatori web. Per quello che faccio, per quello che dico e per quello che scrivo i media mi censurano e le istituzioni mi perseguitano. Le letture e le visioni delle mie opere sono gratuite. Anche l'uso è gratuito, basta indicare la fonte. Nessuno mi sovvenziona per le spese che sostengo e mi impediscono di lavorare per potermi mantenere. Non vivo solo di aria: Sostienimi o mi faranno cessare e vinceranno loro. 

Dr Antonio Giangrande  

NOTA BENE

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ABOLIZIONE DEI CONCORSI TRUCCATI E LIBERALIZZAZIONE DELLE PROFESSIONI

(pagine) GIANGRANDE LIBRI

WEB TV: TELE WEB ITALIA

108x36 NEWS: RASSEGNA STAMPA - CONTROVOCE - NOTIZIE VERE DAL POPOLO - NOTIZIE SENZA CENSURA

 

  

 

L’ITALIA ALLO SPECCHIO

IL DNA DEGLI ITALIANI

 

ANNO 2022

LO SPETTACOLO

E LO SPORT

UNDICESIMA PARTE

 

 

DI ANTONIO GIANGRANDE

 

  

 

 

L’APOTEOSI

DI UN POPOLO DIFETTATO

Questo saggio è un aggiornamento temporale, pluritematico e pluriterritoriale, riferito al 2022, consequenziale a quello del 2021. Gli argomenti ed i territori trattati nei saggi periodici sono completati ed approfonditi in centinaia di saggi analitici specificatamente dedicati e già pubblicati negli stessi canali in forma Book o E-book, con raccolta di materiale riferito al periodo antecedente. Opere oggetto di studio e fonti propedeutiche a tesi di laurea ed inchieste giornalistiche.

Si troveranno delle recensioni deliranti e degradanti di queste opere. Il mio intento non è soggiogare l'assenso parlando del nulla, ma dimostrare che siamo un popolo difettato. In questo modo è ovvio che l'offeso si ribelli con la denigrazione del palesato.

 

IL GOVERNO

 

UNA BALLATA PER L’ITALIA (di Antonio Giangrande). L’ITALIA CHE SIAMO.

UNA BALLATA PER AVETRANA (di Antonio Giangrande). L’AVETRANA CHE SIAMO.

PRESENTAZIONE DELL’AUTORE.

LA SOLITA INVASIONE BARBARICA SABAUDA.

LA SOLITA ITALIOPOLI.

SOLITA LADRONIA.

SOLITO GOVERNOPOLI. MALGOVERNO ESEMPIO DI MORALITA’.

SOLITA APPALTOPOLI.

SOLITA CONCORSOPOLI ED ESAMOPOLI. I CONCORSI ED ESAMI DI STATO TRUCCATI.

ESAME DI AVVOCATO. LOBBY FORENSE, ABILITAZIONE TRUCCATA.

SOLITO SPRECOPOLI.

SOLITA SPECULOPOLI. L’ITALIA DELLE SPECULAZIONI.

 

L’AMMINISTRAZIONE

 

SOLITO DISSERVIZIOPOLI. LA DITTATURA DEI BUROCRATI.

SOLITA UGUAGLIANZIOPOLI.

IL COGLIONAVIRUS.

SANITA’: ROBA NOSTRA. UN’INCHIESTA DA NON FARE. I MARCUCCI.

 

L’ACCOGLIENZA

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA.

SOLITI PROFUGHI E FOIBE.

SOLITO PROFUGOPOLI. VITTIME E CARNEFICI.

 

GLI STATISTI

 

IL SOLITO AFFAIRE ALDO MORO.

IL SOLITO GIULIO ANDREOTTI. IL DIVO RE.

SOLITA TANGENTOPOLI. DA CRAXI A BERLUSCONI. LE MANI SPORCHE DI MANI PULITE.

SOLITO BERLUSCONI. L'ITALIANO PER ANTONOMASIA.

IL SOLITO COMUNISTA BENITO MUSSOLINI.

 

I PARTITI

 

SOLITI 5 STELLE… CADENTI.

SOLITA LEGOPOLI. LA LEGA DA LEGARE.

SOLITI COMUNISTI. CHI LI CONOSCE LI EVITA.

IL SOLITO AMICO TERRORISTA.

1968 TRAGICA ILLUSIONE IDEOLOGICA.

 

LA GIUSTIZIA

 

SOLITO STEFANO CUCCHI & COMPANY.

LA SOLITA SARAH SCAZZI. IL DELITTO DI AVETRANA.

LA SOLITA YARA GAMBIRASIO. IL DELITTO DI BREMBATE.

SOLITO DELITTO DI PERUGIA.

SOLITA ABUSOPOLI.

SOLITA MALAGIUSTIZIOPOLI.

SOLITA GIUSTIZIOPOLI.

SOLITA MANETTOPOLI.

SOLITA IMPUNITOPOLI. L’ITALIA DELL’IMPUNITA’.

I SOLITI MISTERI ITALIANI.

BOLOGNA: UNA STRAGE PARTIGIANA.

 

LA MAFIOSITA’

 

SOLITA MAFIOPOLI.

SOLITE MAFIE IN ITALIA.

SOLITA MAFIA DELL’ANTIMAFIA.

SOLITO RIINA. LA COLPA DEI PADRI RICADE SUI FIGLI.

SOLITO CAPORALATO. IPOCRISIA E SPECULAZIONE.

LA SOLITA USUROPOLI E FALLIMENTOPOLI.

SOLITA CASTOPOLI.

LA SOLITA MASSONERIOPOLI.

CONTRO TUTTE LE MAFIE.

 

LA CULTURA ED I MEDIA

 

LA SCIENZA E’ UN’OPINIONE.

SOLITO CONTROLLO E MANIPOLAZIONE MENTALE.

SOLITA SCUOLOPOLI ED IGNORANTOPOLI.

SOLITA CULTUROPOLI. DISCULTURA ED OSCURANTISMO.

SOLITO MEDIOPOLI. CENSURA, DISINFORMAZIONE, OMERTA'.

 

LO SPETTACOLO E LO SPORT

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI.

SOLITO SANREMO.

SOLITO SPORTOPOLI. LO SPORT COL TRUCCO.

 

LA SOCIETA’

 

AUSPICI, RICORDI ED ANNIVERSARI.

I MORTI FAMOSI.

ELISABETTA E LA CORTE DEGLI SCANDALI.

MEGLIO UN GIORNO DA LEONI O CENTO DA AGNELLI?

 

L’AMBIENTE

 

LA SOLITA AGROFRODOPOLI.

SOLITO ANIMALOPOLI.

IL SOLITO TERREMOTO E…

IL SOLITO AMBIENTOPOLI.

 

IL TERRITORIO

 

SOLITO TRENTINO ALTO ADIGE.

SOLITO FRIULI VENEZIA GIULIA.

SOLITA VENEZIA ED IL VENETO.

SOLITA MILANO E LA LOMBARDIA.

SOLITO TORINO ED IL PIEMONTE E LA VAL D’AOSTA.

SOLITA GENOVA E LA LIGURIA.

SOLITA BOLOGNA, PARMA ED EMILIA ROMAGNA.

SOLITA FIRENZE E LA TOSCANA.

SOLITA SIENA.

SOLITA SARDEGNA.

SOLITE MARCHE.

SOLITA PERUGIA E L’UMBRIA.

SOLITA ROMA ED IL LAZIO.

SOLITO ABRUZZO.

SOLITO MOLISE.

SOLITA NAPOLI E LA CAMPANIA.

SOLITA BARI.

SOLITA FOGGIA.

SOLITA TARANTO.

SOLITA BRINDISI.

SOLITA LECCE.

SOLITA POTENZA E LA BASILICATA.

SOLITA REGGIO E LA CALABRIA.

SOLITA PALERMO, MESSINA E LA SICILIA.

 

LE RELIGIONI

 

SOLITO GESU’ CONTRO MAOMETTO.

 

FEMMINE E LGBTI

 

SOLITO CHI COMANDA IL MONDO: FEMMINE E LGBTI.

 

 

 

 

 

 

LO SPETTACOLO E LO SPORT

INDICE PRIMA PARTE

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI. (Ho scritto un saggio dedicato)

Il Vintage.

Le prevendite.

I Televenditori.

I Balli.

Il Jazz.

La trap.

Il musical è nato a Napoli.

Morti di Fame.

I Laureati.

Poppe al vento.

Il lato eccentrico (folle) dei Vip.

La Tecno ed i Rave.

Alias: i veri nomi.

Woodstock.

Hollywood.

Spettacolo mafioso.

Il menù dei vip.

Il Duo è meglio di Uno.

Non è la Rai.

Abel Ferrara.

Achille Lauro.

Adele.

Adria Arjona.

Adriano Celentano.

Afef Jnifen.

Aida Yespica.

Alan Sorrenti.

Alba Parietti.

Al Bano Carrisi.

Al Pacino.

Alberto Radius.

Aldo, Giovanni e Giacomo.

Alec Baldwin.

Alessandra Amoroso.

Alessandra Celentano.

Alessandra Ferri.

Alessandra Mastronardi.

Alessandro Borghese.

Alessandro Cattelan.

Alessandro Gassman.

Alessandro Greco.

Alessandro Meluzzi.

Alessandro Preziosi.

Alessandro Esposito detto Alessandro Siani.

Alessio Boni.

Alessia Marcuzzi.

Alessia Merz.

Alessio Giannone: Pinuccio.

Alessandro Haber.

Alex Britti.

Alexia.

Alice.

Alfonso Signorini.

Alyson Borromeo.

Alyx Star.

Alvaro Vitali.

Amadeus.

Amanda Lear.

Ambra Angiolini.

Anastacia.

Andrea Bocelli.

Andrea Delogu.

Andrea Roncato e Gigi Sammarchi.

Andrea Sartoretti.

Andrea Zalone.

Andrée Ruth Shammah.

Angela Finocchiaro.

Angelina Jolie.

Angelina Mango.

Angelo Branduardi.

Anna Bettozzi, in arte Ana Bettz.

Anna Falchi.

Anna Galiena.

Anna Maria Barbera.

Anna Mazzamauro.

Ana Mena.

Anna Netrebko.

Anne Hathaway.

Annibale Giannarelli.

Antonella Clerici.

Antonella Elia.

Antonella Ruggiero.

Antonello Venditti e Francesco De Gregori.

Antonino Cannavacciuolo.

Antonio Banderas.

Antonio Capuano.

Antonio Cornacchione.

Antonio Ricci.

Antonio Vaglica.

Après La Classe.

Arisa.

Arnold Schwarzenegger.

Asia e Dario Argento.

 

INDICE SECONDA PARTE

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI. (Ho scritto un saggio dedicato)

Barbara Bouchet.

Barbara D'urso.

Barbra Streisand.

Beatrice Quinta.

Beatrice Rana.

Beatrice Segreti.

Beatrice Venezi.

Belen Rodriguez.

Bella Lexi.

Benedetta D'Anna.

Benedetta Porcaroli.

Benny Benassi.

Peppe Barra.

Beppe Caschetto.

Beppe Vessicchio.

Biagio Antonacci.

Bianca Guaccero.

BigTittyGothEgg o GothEgg.

Billie Eilish.

Blanco. 

Blake Blossom.

Bob Dylan.

Bono Vox.

Boomdabash.

Brad Pitt.

Brigitta Bulgari.

Britney Spears.

Bruce Springsteen.

Bruce Willis.

Bruno Barbieri.

Bruno Voglino.

Cameron Diaz.

Caparezza.

Carla Signoris.

Carlo Conti.

Carlo Freccero.

Carlo Verdone.

Carlos Santana.

Carmen Di Pietro.

Carmen Russo.

Carol Alt.

Carola Moccia, alias La Niña.

Carolina Crescentini.

Carolina Marconi.

Cate Blanchett.

Catherine Deneuve.

Catherine Zeta Jones.

Caterina Caselli.

Céline Dion.

Cesare Cremonini.

Cesare e Mia Bocci.

Chiara Francini.

Chloe Cherry.

Christian De Sica.

Christiane Filangieri.

Claudia Cardinale.

Claudia Gerini.

Claudia Pandolfi.

Claudio Amendola.

Claudio Baglioni.

Claudio Bisio.

Claudio Cecchetto.

Claudio Lippi.

Claudio Santamaria.

Claudio Simonetti.

Coez.

Coma Cose.

Corrado, Sabina e Caterina Guzzanti.

Corrado Tedeschi.

Costantino Della Gherardesca.

Cristiana Capotondi.

Cristiano De André.

Cristiano Donzelli.

Cristiano Malgioglio.

Cristina D'Avena.

Cristina Quaranta.

Dado.

Damion Dayski.

Dan Aykroyd.

Daniel Craig.

Daniela Ferolla.

Daniela Martani.

Daniele Bossari.

Daniele Quartapelle.

Daniele Silvestri.

Dargen D'Amico.

Dario Ballantini.

Dario Salvatori.

Dario Vergassola.

Davide Di Porto.

Davide Sanclimenti.

Diana Del Bufalo.

Dick Van Dyke.

Diego Abatantuono.

Diego Dalla Palma.

Diletta Leotta.

Diletta Leotta.

Diodato.

Dita von Teese.

Ditonellapiaga.

Dominique Sanda.

Don Backy.

Donatella Rettore.

Drusilla Foer.

Dua Lipa.

 

INDICE TERZA PARTE

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI. (Ho scritto un saggio dedicato)

Eden Ivy.

Edoardo Bennato.

Edoardo Leo.

Edoardo Vianello.

Eduardo De Crescenzo.

Edwige Fenech.

El Simba (Alex Simbala).

Elena Lietti.

Elena Sofia Ricci.

Elenoire Casalegno.

Elenoire Ferruzzi.

Eleonora Abbagnato.

Eleonora Giorgi.

Eleonora Pedron.

Elettra Lamborghini.

Elio e le Storie Tese.

Elio Germano.

Elisa Esposito.

Elisabetta Canalis.

Elisabetta Gregoraci.

Elodie.

Elton John.

Ema Stokholma.

Emanuela Fanelli.

Emanuela Folliero.

Emanuele Fasano.

Eminem.

Emma Marrone.

Emma Rose.

Emma Stone.

Emma Thompson.

Enrico Bertolino.

Enrica Bonaccorti.

Enrico Lucci.

Enrico Montesano.

Enrico Papi.

Enrico Ruggeri.

Enrico Vanzina.

Enzo Avitabile.

Enzo Braschi.

Enzo Garinei.

Enzo Ghinazzi in arte Pupo.

Enzo Iacchetti.

Erika Lust.

Ermal Meta.

Eros Ramazzotti.

Eugenio Finardi.

Eva Grimaldi.

Eva Henger.

Fabio Concato.

Fabio Rovazzi.

Fabio Testi.

Fabri Fibra.

Fabrizio Corona.

Fabrizio Moro.

Fanny Ardant.

Fausto Brizzi.

Fausto Leali.

Federica Panicucci.

Ficarra e Picone.

Filippo Neviani: Nek.

Filippo Timi.

Filomena Mastromarino, in arte Malena.

Fiorella Mannoia.

Flavio Briatore.

Flavio Insinna.

Forest Whitaker.

Francesca Cipriani.

Francesca Dellera.

Francesca Fagnani.

Francesca Michielin.

Francesca Manzini.

Francesca Reggiani.

Francesco Facchinetti.

Francesco Gabbani.

Francesco Guccini.

Francesco Sarcina e le Vibrazioni.

Franco Maresco.

Franco Nero.

Franco Trentalance.

Francis Ford Coppola.

Frank Matano.

Frida Bollani.

 

INDICE QUARTA PARTE

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI. (Ho scritto un saggio dedicato)

Gabriel Garko.

Gabriele Lavia.

Gabriele Salvatores.

Gabriele Sbattella.

Gabriele e Silvio Muccino.

Geena Davis.

Gegia.

Gene e Charlie Gnocchi.

Geppi Cucciari.

Gérard Depardieu.

Gerry Scotti.

Ghali.

Giancarlo Giannini.

Gianluca Cofone.

Gianluca Grignani.

Gianna Nannini.

Gianni Amelio.

Gianni Mazza.

Gianni Morandi.

Gianni Togni.

Gigi D’Agostino.

Gigi D’Alessio.

Gigi Marzullo.

Gigliola Cinquetti.

Gina Lollobrigida.

Gino Paoli.

Giorgia Palmas.

Giorgio Assumma.

Giorgio Lauro.

Giorgio Panariello.

Giovanna Mezzogiorno.

Giovanni Allevi.

Giovanni Damian, in arte Sangiovanni.

Giovanni Lindo Ferretti.

Giovanni Scialpi.

Giovanni Truppi.

Giovanni Veronesi.

Giulia Greco.

Giuliana De Sio.

Giulio Rapetti: Mogol.

Giuseppe Gibboni.

Giuseppe Tornatore.

Giusy Ferreri.

Gli Extraliscio.

Gli Stadio.

Guendalina Tavassi.

Guillermo Del Toro.

Guillermo Mariotto.

Guns N' Roses.

Gwen Adora.

Harrison Ford.

Hu.

I Baustelle.

I Cugini di Campagna.

I Depeche Mode.

I Ferragnez.

I Maneskin.

I Negramaro.

I Nomadi.

I Parodi.

I Pooh.

I Soliti Idioti. Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio.

Il Banco: Il Banco del Mutuo Soccorso.

Il Volo.

Ilary Blasi.

Ilona Staller: Cicciolina.

Irama.

Irene Grandi.

Irina Sanpiter.

Isabella Ferrari.

Isabella Ragonese.

Isabella Rossellini.

Iva Zanicchi.

Ivana Spagna.

Ivan Cattaneo.

Ivano Fossati.

Ivano Marescotti.

 

INDICE QUINTA PARTE

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI. (Ho scritto un saggio dedicato)

J-Ax.

Jacopo Tissi.

Jamie Lee Curtis.

Janet Jackson.

Jeff Goldblum.

Jenna Starr.

Jennifer Aniston.

Jennifer Lopez.

Jerry Calà.

Jessica Rizzo.

Jim Carrey.

Jo Squillo.

Joe Bastianich.

Jodie Foster.

Jon Bon Jovi.

John Landis.

John Travolta.

Johnny Depp.

Johnny Dorelli e Gloria Guida.

José Carreras.

Julia Ann.

Julia Roberts.

Julianne Moore.

Justin Bieber.

Kabir Bedi.

Kathy Valentine.

Katia Ricciarelli.

Kasia Smutniak.

Kate Moss.

Katia Noventa.

Kazumi.

Khadija Jaafari.

Kim Basinger.

Kim Rossi Stuart.

Kirk, Michael (e gli altri) Douglas.

Klaus Davi.

La Rappresentante di Lista.

Laetitia Casta.

Lando Buzzanca.

Laura Chiatti.

Laura Freddi.

Laura Morante.

Laura Pausini.

Le Donatella.

Lello Analfino.

Leonardo Pieraccioni e Laura Torrisi.

Levante.

Liam Neeson.

Liberato è Gennaro Nocerino.

Ligabue.

Liya Silver.

Lila Love.

Liliana Fiorelli.

Liliana Cavani.

Lillo Pasquale Petrolo e Greg Claudio Gregori.

Linda Evangelista.

Lino Banfi.

Linus.

Lizzo.

Lo Stato Sociale.

Loredana Bertè.

Lorella Cuccarini.

Lorenzo Cherubini: Jovanotti.

Lorenzo Zurzolo.

Loretta Goggi.

Lory Del Santo.

Luca Abete.

Luca Argentero.

Luca Barbareschi.

Luca Barbarossa.

Luca Carboni.

Luca e Paolo.

Luca Guadagnino.

Luca Imprudente detto Luchè.

Luca Pasquale Medici: Checco Zalone.

Luca Tommassini.

Luca Zingaretti.

Luce Caponegro in arte Selen.

Lucia Mascino.

Lucrezia Lante della Rovere.

Luigi “Gino” De Crescenzo: Pacifico.

Luigi Strangis.

Luisa Ranieri.

Maccio Capatonda.

Madonna Louise Veronica Ciccone: Madonna.

Mago Forest: Michele Foresta.

Mahmood.

Madame.

Mal.

Malcolm McDowell.

Malena…Milena Mastromarino.

Malika Ayane.

Manuel Agnelli.

Manuela Falorni. Nome d'arte Venere Bianca.

Mara Maionchi.

Mara Sattei.

Mara Venier.

Marcella Bella.

Marco Baldini.

Marco Bellavia.

Marco Castoldi: Morgan.

Marco Columbro.

Marco Giallini.

Marco Leonardi.

Marco Masini.

Marco Marzocca.

Marco Mengoni.

Marco Sasso è Lucrezia Borkia.

Margherita Buy e Caterina De Angelis.

Margherita Vicario.

Maria De Filippi.

Maria Giovanna Elmi.

Maria Grazia Cucinotta.

Marika Milani.

Marina La Rosa.

Marina Marfoglia.

Mario Luttazzo Fegiz.

Marilyn Manson.

Mary Jane.

Marracash.

Martina Colombari.

Massimo Bottura.

Massimo Ceccherini.

Massimo Lopez.

Massimo Ranieri.

Matilda De Angelis.

Matilde Gioli.

Maurizio Lastrico.

Maurizio Pisciottu: Salmo. 

Maurizio Umberto Egidio Coruzzi detto Mauro, detto Platinette.

Mauro Pagani.

Max Felicitas.

Max Gazzè.

Max Giusti.

Max Pezzali.

Max Tortora.

Melanie Griffith.

Melissa Satta.

Memo Remigi.

Michael Bublé.

Michael J. Fox.

Michael Radford.

Michela Giraud.

Michelangelo Vood.

Michele Bravi.

Michele Placido.

Michelle Hunziker.

Mickey Rourke.

Miku Kojima, anzi Saki Shinkai.

Miguel Bosè.

Milena Vukotic.

Miley Cyrus.

Mimmo Locasciulli.

Mira Sorvino.

Miriam Dalmazio.

Monica Bellucci.

Monica Guerritore.

 

INDICE SESTA PARTE

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI. (Ho scritto un saggio dedicato)

Nada.

Nancy Brilli.

Naomi De Crescenzo.

Natalia Estrada.

Natalie Portman.

Natasha Stefanenko.

Natassia Dreams.

Nathaly Caldonazzo.

Neri Parenti.

Nia Nacci.

Nicola Savino.

Nicola Vaporidis.

Nicolas Cage.

Nicole Kidman.

Nicoletta Manni e Timofej Andrijashenko.

Nicoletta Strambelli: Patty Pravo.

Niccolò Fabi.

Nina Moric.

Nino D'Angelo.

Nino Frassica.

Noemi.

Oasis.

Oliver Onions: Guido e Maurizio De Angelis.

Oliver Stone.

Olivia Rodrigo.

Olivia Wilde e Harry Styles.

Omar Pedrini.

Orietta Berti.

Orlando Bloom.

Ornella Muti.

Ornella Vanoni.

Pamela Anderson.

Pamela Prati.

Paola Barale.

Paola Cortellesi.

Paola e Chiara.

Paola Gassman e Ugo Pagliai.

Paola Quattrini.

Paola Turci.

Paolo Belli.

Paolo Bonolis e Sonia Bruganelli.

Paolo Calabresi.

Paolo Conte.

Paolo Crepet.

Paolo Rossi.

Paolo Ruffini.

Paolo Sorrentino.

Patrizia Rossetti.

Patti Smith.

Penélope Cruz.

Peppino Di Capri.

Peter Dinklage.

Phil Collins.

Pier Luigi Pizzi.

Pierfrancesco Diliberto: Pif.

Pietro Diomede.

Pietro Valsecchi.

Pierfrancesco Favino.

Pierluigi Diaco.

Piero Chiambretti.

Pierò Pelù.

Pinguini Tattici Nucleari.

Pino Donaggio.

Pino Insegno.

Pio e Amedeo.

Pippo (Santonastaso).

Peter Gabriel.

Placido Domingo.

Priscilla Salerno.

Pupi Avati.

 

INDICE SETTIMA PARTE

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI. (Ho scritto un saggio dedicato)

Quentin Tarantino.

Raffaele Riefoli: Raf.

Ramona Chorleau.

Raoul Bova e Rocio Munoz Morales.

Raul Cremona.

Raphael Gualazzi.

Red Canzian.

Red Ronnie.

Reya Sunshine.

Renato Pozzetto e Cochi Ponzoni.

Renato Zero.

Renzo Arbore.

Riccardo Chailly.

Riccardo Cocciante.

Riccardo Manera.

Riccardo Milani.

Riccardo Scamarcio.

Ricky Gianco.

Ricky Johnson.

Ricky Martin.

Ricky Portera.

Rihanna.

Ringo.

Rita Dalla Chiesa.

Rita Rusic.

Roberta Beta.

Roberto Bolle.

Roberto Da Crema.

Roberto De Simone.

Roberto Loreti, in arte e in musica Robertino.

Roberto Satti: Bobby Solo.

Roberto Vecchioni.

Robbie Williams.

Rocco Papaleo.

Rocco Siffredi.

Rolling Stones.

Roman Polanski.

Romina Power.

Romy Indy.

Ron: Rosalino Cellamare.

Ron Moss.

Rosanna Lambertucci.

Rosanna Vaudetti.

Rosario Fiorello.

Giuseppe Beppe Fiorello.

Rowan Atkinson.

Russel Crowe.

Rkomi.

Sabina Ciuffini.

Sabrina Ferilli.

Sabrina Impacciatore.

Sabrina Salerno.

Sally D’Angelo.

Salvatore (Totò) Cascio.

Sandra Bullock.

Santi Francesi.

Sara Ricci.

Sara Tommasi.

Scarlett Johansson.

Sebastiano Vitale: Revman.

Selena Gomez.

Serena Dandini.

Serena Grandi.

Serena Rossi.

Sergio e Pietro Castellitto.

Sex Pistols.

Sfera Ebbasta.

Sharon Stone.

Shel Shapiro.

Silvia Salemi.

Silvio Orlando.

Silvio Soldini.

Simona Izzo.

Simona Ventura.

Sinead O’Connor.

Sonia Bergamasco.

Sonia Faccio: Lea di Leo. 

Sonia Grey.

Sophia Loren.

Sophie Marceau.

Stefania Nobile e Wanna Marchi.

Stefania Rocca.

Stefania Sandrelli.

Stefano Accorsi e Fabio Volo.

Stefano Bollani.

Stefano De Martino.

Steve Copeland.

Steven Spielberg.

Stormy Daniels.

Sylvester Stallone.

Sylvie Renée Lubamba.

Tamara Baroni.

Tananai.

Teo Teocoli.

Teresa Saponangelo.

Tiberio Timperi.

Tim Burton.

Tina Cipollari.

Tina Turner.

Tinto Brass.

Tiziano Ferro.

Tom Cruise.

Tom Hanks.

Tommaso Paradiso e TheGiornalisti.

Tommaso Zanello alias Piotta.

Tommy Lee.

Toni Servillo.

Totò Cascio.

U2.

Umberto Smaila.

Umberto Tozzi.

Ultimo.

Uto Ughi.

Valentina Bellucci.

Valentina Cervi.

Valeria Bruni Tedeschi.

Valeria Graci.

Valeria Marini.

Valerio Mastandrea.

Valerio Scanu.

Vanessa Incontrada.

Vanessa Scalera.

Vasco Rossi.

Vera Gemma.

Veronica Pivetti.

Victoria Cabello.

Vincenzo Salemme.

Vinicio Marchioni.

Viola Davis.

Violet Myers.

Virginia Raffaele.

Vittoria Puccini.

Vittorio Brumotti.

Vittorio Cecchi Gori.

Vladimir Luxuria.

Woody Allen.

Yvonne Scio.

Zucchero.

 

INDICE OTTAVA PARTE

 

SOLITO SANREMO. (Ho scritto un saggio dedicato)

Solito pre Sanremo.

Prima Serata.

Terza Serata. 

Quarta Serata.

Quinta Serata.

Chi ha vinto?

Simil Sanremo: L’Eurovision Song Contest (ESC)

 

INDICE NONA PARTE

 

SOLITO SPORTOPOLI. LO SPORT COL TRUCCO. (Ho scritto un saggio dedicato)

I Superman.

Il Body Building.

Quelli che...lo Yoga.

Wags e Fads.

Il Coni.

Gli Arbitri.

Quelli che …il Calcio I Parte.

 

INDICE DECIMA PARTE

 

SOLITO SPORTOPOLI. LO SPORT COL TRUCCO. (Ho scritto un saggio dedicato)

Quelli che …il Calcio II Parte.

 

INDICE UNDICESIMA PARTE

 

SOLITO SPORTOPOLI. LO SPORT COL TRUCCO. (Ho scritto un saggio dedicato)

I Mondiali 2022.

I soldati di S-Ventura. Un manipolo di brocchi. Una squadra di Pippe.

 

INDICE DODICESIMA PARTE

 

SOLITO SPORTOPOLI. LO SPORT COL TRUCCO. (Ho scritto un saggio dedicato)

I personal trainer.

Quelli che …La Pallacanestro.

Quelli che …La Pallavolo.

Quelli che..la Palla Ovale.

Quelli che...la Pallina da Golf.

Quelli che …il Subbuteo.

Quelli che…ti picchiano.

Quelli che…i Motori.

La Danza.

Quelli che …l’Atletica.

Quelli che…la bicicletta.

Quelli che …il Tennis.

Quelli che …la Scherma.

I Giochi olimpici invernali.

Quelli che …gli Sci.

Quelli che… l’acqua.

Quelli che si danno …Dama e Scacchi.

Quelli che si danno …all’Ippica.

Il Doping.

 

 

 

LO SPETTACOLO E LO SPORT

UNDICESIMA PARTE

 

SOLITO SPORTOPOLI. LO SPORT COL TRUCCO. (Ho scritto un saggio dedicato)

·        I Mondiali 2022.

(ANSA l'8 luglio 2022) "In dubio pro reo". Si basa su uno dei cardini del diritto penale la decisione del Tribunale federale di Bellinzona che ha assolto Michel Platini e Sepp Blatter dall'accusa di frode ai danni della Fifa. Respinta per insufficienza di prove - se non certe, quanto meno plausibili - la tesi dell'accusa, sostenuta dal procuratore Thomas Hildbrand, che aveva chiesto per entrambi un anno ed 8 mesi di carcere con la condizionale. "I veri colpevoli non sono in aula, ci rivedremo", il minaccioso commento di 'Le Roi', escluso da ogni ambizione di presidenza Fifa dallo scandalo che lo aveva travolto.

La magistratura svizzera riteneva sospetto il pagamento, nel 2011, all'ex presidente Uefa di due milioni di Franchi svizzeri da parte della Fifa. Il Pm, seppur con cautela, aveva adombrato che in realtà fosse il compenso per il sostegno, assicurato da Platini in Consiglio federale, al quarto mandato di Blatter (a capo della Federcalcio mondiale dal 1998 al 2015). 

"La questione se questo pagamento sia collegato alle elezioni deve rimanere aperta, in assenza di prove convincenti", ha ammesso. I due imputati, in aula, hanno ascoltato in silenzio la lettura della sentenza. L'ex Pallone d'Oro ha parlato attraverso un breve comunicato stampa. Per dire che sente di aver "vinto una prima partita", pur alludendo ancora a manipolazioni politiche e giudiziarie volte a rimuoverlo dal potere calcistico. Nel 2015 l'accusa fermò infatti le sue ambizioni di guidare la Fifa "I colpevoli non si sono presentati durante il processo.

Contate su di me, ci ritroveremo" ha aggiunto. Platini sospetta in particolare un ruolo occulto di Gianni Infantino, suo ex braccio destro in Uefa, eletto nel 2016 presidente della Fifa. A sua volta dal 2020 oggetto di un'altra inchiesta per tre incontri segreti con l'ex capo della procura svizzera. Blatter, 86 anni, era accusato di frode, appropriazione indebita di fondi Fifa, cattiva gestione e falsificazione di un documento. Platini (66) di frode, appropriazione indebita, contraffazione e complicità della presunta cattiva gestione di Blatter. Secondo l'accusa il versamento di quei 2 milioni di Franchi non aveva una base legale, tanto che non compare in alcun documento. I due si sono difesi sostenendo che fosse frutto di un 'gentlemen's agreement', orale e senza testimoni, come compenso per il lavoro di consulente Fifa svolto da Platini nel periodo 1998-2002, per il quale però l'ex stella della Juventus era già stato retribuito con 300mila Franchi annui. Il denaro sarebbe stato versato solo nel 2011 perché nel 1999 le finanze della Fifa non lo consentivano. Tesi che Hildbrand ha cercato di smontare dimostrando che all'epoca nelle casse FIFA c'erano "oltre 21 milioni di Franchi in contanti". Ma il Tribunale ha ritenuto che la frode fosse "non accertata con una probabilità al limite della certezza". 

Innocenti. Platini e Blatter sono stati assolti dall’accusa di frode ai danni della Fifa. L'Inkiesta l'8 Luglio 2022.

Il Tribunale penale di Bellinzona non ha accolto le richieste del Pubblico ministero per l’ex presidente dell’Uefa e l’ex numero uno dell’organo di governo del calcio mondiale. Accuse crollate, ora l’ex campione farà causa.

L’ex presidente della Fifa, Sepp Blatter, e l’ex presidente dell’Uefa, Michel Platini, sono stati assolti dall’accusa di frode che riguardava un caso di presunte tangenti. La sentenza è arrivata questa mattina, alle 10, nell’aula magna del Tribunale penale federale svizzero (TPF) a Bellinzona, nel Canton Ticino.

Le richieste della pubblica accusa, che lo scorso 15 giugno aveva chiesto per entrambi un anno e otto mesi di reclusione (con sospensione della pena), sono crollate in pochissimo tempo. I due imputati si sono sempre dichiarati innocenti e il Tribunale ha dato loro ragione.

Le accuse di «cattiva gestione fraudolenta, violazione della fiducia e falsificazione di documenti» risalgono a fatti che sarebbero accaduti nel 2011, quando l’allora numero uno dell’organo di governo del calcio internazionale avrebbe pagato tangenti all’ex stella francese della Juventus e ex numero uno della confederazione del calcio europeo.

Platini non sarà obbligato a restituire i 2 milioni di franchi svizzeri alla Fifa: l’ex capo dell’Uefa era accusato di aver «percepito illegalmente, a spese della Fifa, il pagamento di 2 milioni di franchi svizzeri», cioè circa 1,8 milioni di euro. I due si sono difesi dicendo che quel pagamento era stato fatto sulla base di un accordo verbale stipulato anni prima, quando Platini aveva collaborato come consulente di Blatter. L’accusa sosteneva invece che i 2 milioni di franchi fossero una sorta di «assicurazione» che Blatter stava pagando per garantirsi la rielezione a presidente della Fifa.

L’ex stella della Juventus e della Francia è stato effettivamente consigliere di Blatter tra il 1998 e il 2002, durante il primo mandato del manager svizzero alla testa della Fifa: i due avevano concordato un contratto nel 1999 che attribuiva a Platini un compenso annuo di 300mila franchi svizzeri pagati dalla Fifa.

Nel gennaio 2011 Platini, ormai numero uno dell’Uefa, ha rivendicato il compenso di 2 milioni di franchi svizzeri, ingiustificato secondo l’accusa. Ma i due accusati si sono difesi ribadendo di aver deciso fin dall’inizio uno stipendio annuo di un milione di franchi svizzeri, con un «gentlemen’s agreement» orale.

Nella sua accusa, il Pubblico ministero Thomas Hildbrand ha detto che gli accusati avrebbero «ingannato l’ex direttore delle finanze della Fifa Markus Kattner, con una fattura fittizia che non corrispondeva a un debito esistente, per arricchire illegittimamente Platini prima della rielezione di Blatter, nel giugno 2011, per un quarto mandato, con il sostegno della Uefa». Il Tribunale ha ritenuto che non ci sono prove sufficienti a sostegno di questa tesi.

«Vorrei esprimere la mia felicità per tutti i miei cari e dire che giustizia è stata fatta, dopo sette anni di bugie e manipolazioni», ha detto Platini. «La verità è venuta alla luce durante questo processo e ringrazio profondamente i giudici del tribunale per l’indipendenza della loro decisione. L’ho sempre detto: la mia lotta è stata una lotta contro l’ingiustizia. Ho vinto una prima partita. In questo caso ci sono colpevoli che non sono comparsi durante questo processo. Ci rivedremo perché non mi arrenderò e andrò fino in fondo nella mia ricerca della verità. Passare dall’essere una leggenda del calcio mondiale a un diavolo è molto difficile, soprattutto quando lo si fa in modo totalmente ingiusto».

Da ilnapolista.it il 7 giugno 2022.

Titolo: “Come Gianni Infantino è diventato presidente della Fifa grazie alla magistratura svizzera“. Lo svolgimento non è inedito per la Süddeutsche Zeitung. L’autorevole giornale tedesco ha una passione per Infantino, e ha già pubblicato numerose inchieste sulla sua salita al potere del calcio mondiale. Finora le sue ricostruzioni non sono mai state smentite. 

Secondo la Süddeutsche è ormai acclarato che dietro l’inchiesta scattata ormai sette anni fa per mano della Procura federale svizzera (BA) contro Michel Platini ci sia lui. All’epoca, nel 2015, Platini era presidente dell’Uefa e stava per succedere a Blatter. L’inchiesta sul pagamento di due milioni intercorso tra Blatter e Platini mise fuorigioco Platini e lasciò campo libero a Infantino. Una manovra che “ha cambiato seriamente gli equilibri di potere nel calcio mondiale”, scrive il giornale. 

Ma questo processo è molto più di un procedimento penale contro due eminenti ex funzionari che sono passati alla storia da settembre 2015. E’ forse il più grande scandalo giudiziario svizzero di tutti i tempi”. 

Secondo una ricerca della SZ, “e-mail esplosive sono state cancellate dalle autorità bernesi. E conferma il sospetto che sia stata pagata una tangente presso la BA per avviare questa reazione a catena a favore di Infantino“. Mostra come tutti i tipi di manovre hanno funzionato nel suo interesse”. L’intera faccenda è motivata politicamente ed è il “risultato di una cospirazione”, afferma l’avvocato di Platini Dominique Nellen. 

Da ilnapolista.it l'8 giugno 2022.

Dopo sette anni di fase istruttoria si apre stamattina in Svizzera, presso il Tribunale penale federale di Bellinzona, il processo a Sepp Blatter e Michel Platini. Al centro del caso un presunto indebito pagamento di due milioni di franchi svizzeri dall’allora presidente della Fifa all’allora presidente dell’Uefa. 

Ma è ovviamente molto di più. Ieri la Süddeutsche Zeitung ha ricordato che è ormai acclarato che dietro l’inchiesta ci sia Gianni Infantino, che manovrò la procura svizzera per azzoppare Platini lasciandogli campo libero per la presidenza della Fifa. Un’operazione che “ha cambiato seriamente gli equilibri di potere nel calcio mondiale”, scrive il giornale tedesco.

L’Équipe ovviamente dedica al caso la prima pagina e altre quattro all’interno. Lì dove in Italia regna il calciomercato. Nel suo editoriale, Jean-Philippe Leclaire scrive che questo processo ha “un fantasma dal cranio liscio come una palla da biliardo”: Infantino, appunto. Colui che “è stato il grande beneficiario politico di questa vicenda. Infantino – si domanda L’Équipe – ha approfittato innocentemente di un perfetto ‘colpo’, o ha giocato un ruolo molto più oscuro nelle cadute combinate di Blatter e Platini? Mentre il 99% degli imputati che gridano alla cospirazione sono principalmente paranoici, svizzeri e francesi hanno motivo di credere che la loro caduta potrebbe essere stata accelerata da accordi tra amici, pubblici ministeri svizzeri e leader della nuova Fifa”.

Michael Lauber, l’ex capo della Procura svizzera responsabile delle indagini è stato costretto a dimettersi nel luglio 2020, accusato di aver “nascosto deliberatamente la verità” su tre incontri segreti (ma non tanto) con Infantino. E’ stato avviato anche un procedimento penale nei confronti di Infantino per “istigazione all’abuso di autorità, violazione del segreto d’ufficio e intralcio al procedimento penale”. 

Sulla panchina degli imputati, di fronte alla Corte Penale del TPF, ci sono oltre a Platini e Blatter, anche Nasser al-Khelaïfi, presidente del gruppo beIN e del PSG, e Jérôme Valcke, ex numero 2 dell’organismo mondiale nell’era Blatter.

La storia è ormai nota: avviato il 27 maggio 2015, a Zurigo, dalle autorità americane, il tornado giudiziario del “Fifa-gate” è stato fatale a Platini e Blatter. Il francese all’epoca voleva diventare presidente della Fifa, succedendo proprio al suo ex mentore, “con il quale aveva finito per litigare, sullo sfondo di crudeli giochi politici interni”. L’avvio di un procedimento penale da parte della Procura svizzera a fine settembre 2015, ha chiuso la porta in faccia alle sue ambizioni.

“A margine delle presunte accuse contro i due imputati, questo processo aiuterà a capire come questo pagamento di 2 milioni sia stato portato all’attenzione della Procura svizzera nell’estate del 2015?”, si chiede L’Equipe. Il giudizio è atteso per l’8 luglio.

Da gazzetta.it il 6 aprile 2022.  

Michel Platini, ex presidente dell’Uefa, con un comunicato ha annunciato di avere denunciato Gianni Infantino, attuale presidente della Fifa, con l'accusa di "traffico di influenze illecite". La denuncia è stata presentata lo scorso novembre alla Procura di Parigi e non riguarda soltanto Infantino, ma anche Marco Villiger, ex direttore dei servizi legali per conto della Fifa, come possibile "complice" di questo traffico.

A quanto si è saputo, la denuncia di Platini sarebbe legata all'indagine in corso in Svizzera per fare luce su tre incontri segreti che sarebbero avvenuti tra il 2016 e il 2017 tra Infantino e l'ex procuratore generale svizzero Michael Lauber, incaricato delle indagini sulla Fifa per il periodo tra il 2015 e il 2019. Il traffico di influenze illecite è il reato commesso da chi si fa promettere o dare denaro o altri vantaggi sfruttando le sue relazioni con un pubblico ufficiale o un incaricato di pubblico servizio. 

Da ilnapolista.it il 13 giugno 2022.

Domani è un giorno importante per il processo Blatter-Platini, in Svizzera. Perché potrebbe prendere una svolta e trasformarsi piano piano in un processo sulla Fifa di Infantino. La difesa ha ottenuto, con pochissimo preavviso, di poter ascoltare in udienza – domani, appunto – la testimonianza dell’ex capo dell’Ufficio economico della Fifa Markus Kattner. Testimonianza contro cui la Fifa si era battuta, appoggiata dalla Procura federale (BA). E’ un passaggio importante, scrive la Süddeutsche Zeitung, che sta seguendo quotidianamente il processo per una attenzione editoriale alle vicende di Gianni Infantino.

Il caso dei 2 milioni di franchi pagati più o meno sotto banco da Blatter e Platini è solo un innesco, e rischia di accendere la miccia di un caso ben più ampio che potrebbe scoppiare tra le mani di Infantino. La teoria è ormai nota: sarebbe proprio Infantino ad aver spinto la procura svizzera ad indagare e processare Platini per avere poi via libera nella scala alla Fifa. Il sospetto è che ci sia stato Infantino dietro l’inchiesta della procura che ha tagliato fuori Blatter e Platini. 

La Fifa e la Procura federale di Bellinzona si trovano davanti un dilemma strategico: la rapida indagine della Procura contro Blatter e Platini deve essere vista come il culmine dell’azione legale, ma al tempo stesso non deve portare davanti alla corte evidenze di “vicinanza” tra la BA di Lauber e la Fifa di Infantino.

Nei resoconti della Süddeutsche spunta Rinaldo Arnold, avvocato cantone del Vallese ed ex compagno di scuola dell’attuale presidente della Fifa. Già l’8 luglio 2015 Arnold collabora con Lauber organizzando persino due degli incontri segreti successivi tra Infantino e il capo della procura, e vi prese parte lui stesso. Una domanda chiave è, scrive il giornale tedesco: cosa aveva da discutere Lauber con gli intimi di Infantino nel luglio 2015? 

Il timore della Fifa è che Markus Kattner potrebbe smentire gran parte dell’impalcatura processuale allestita dall’accusa. Ed è strano perché Kattner è sempre stato vicino a Blatter. E fu avversario di Infantino. La procura e la Fifa dovrebbero essere interessati a farlo deporre, non il contrario… 

Da ilnapolista.it il 20 gennaio 2022.

Ogni volta che Gianni Infantino fa una mossa, c’è un giornale nel mondo che alza l’antenna, registra, analizza e pubblica: la Sueddeutsche Zeitung. L’autorevole quotidiano tedesco non gliene lascia passare una al Presidente della Fifa. Tiene traccia di tutto e unisce i puntini ogni volta che può. 

E così quando Infantino s’è trasferito in Qatar con tutta la famiglia alla Sueddeutsche si sono messi in moto. La teoria dell’inchiesta che ne è seguita è che Infantino abbia lasciato la Svizzera per sfuggire ai suoi guai con la giustizia. “Infantino si comporta come un rifugiato”, ha detto Sepp Blatter (uno che ovviamente ce l’ha con lui per molti motivi) alla SZ.

Le argomentazioni a giustificazione ufficiale del suo trasferimento con tutta la famiglia al seguito (ha anche iscritto due figlie a scuola, a Doha) nel paese che ospiterà la prossima Coppa del Mondo suonano vaghe – scrive la Sueddeutsche – Infantino, secondo Zurigo, lavorerà insieme ad altri dipendenti nell’ufficio Fifa lì se necessario. “Che cosa significhi esattamente nessuno può spiegarlo. 

Il boss ispezionerà personalmente gli ultimi cantieri, col casco in testa? Controllerà la pressione dei palloni? Finora nessun presidente sportivo mondiale si è mai trasferito personalmente in una location per l’evento, soprattutto non con la sua famiglia“.

“Gianni Infantino ora regna sotto il sole del deserto. Si stima che il suo entourage contenga fino a 20 persone, inclusi servi, guardie del corpo e la prole della nuova scuola. Sostiene lui stesso le spese di affitto, si dice a Zurigo. Tuttavia, la questione se Infantino possa utilizzare il jet privato dell’Emiro, ad esempio per i voli verso la Svizzera, rimane senza risposta. 

Circoli bene informati riferiscono che il boss vuole anche spostare dalla Svizzera la stessa associazione mondiale, almeno le parti essenziali. Il dipartimento della concorrenza della Fifa, composto da circa 100 persone, ha già dovuto lasciare la Svizzera. In autunno si trasferisce a Parigi, all’Hotel de la Marine. Il magnifico edificio del 18esimo secolo ospita non solo la squadra di calcio, ma anche la collezione d’arte privata della famiglia regnante di Doha, che contribuisce anche con milioni alla manutenzione dell’edificio. Tutte le strade portano in Qatar!”, continua il giornale.

L’area commerciale della Fifa – sponsorizzazioni e marketing – dovrebbe essere portata negli Stati dal 2023. In Delaware, considerato il paradiso fiscale degli Stati Uniti. I Mondiali del 2026 si svolgeranno lì, tra le altre cose. Il giornale tedesco è sarcastico: “Infantino, nella logica del suo recente trasferimento da Doha, non dovrebbe comunque spostare presto la sua famiglia e il suo entourage tra Messico, Canada e Stati Uniti?“.

“In Svizzera, Infantino è caduto notevolmente in disgrazia presso i politici e il pubblico. Perché tutto questo bizzarro attivismo?” Il motivo è semplice: “Le indagini penali contro Infantino, in corso in Svizzera da dicembre. Il patron Fifa è lontano. Anche solo citarlo in giudizio diventerà complicato”. 

Da corrieredellosport.it il 7 novembre 2022.  

L’allenatore del Liverpool Jürgen Klopp nell’ultima conferenza stampa non ha usato mezzi termini contro l’organizzazione dei Mondiali in Qatar. Il tecnico tedesco ha mostrato da sempre la sua ostilità nei confronti della manifestazione, e nell’ultimo incontro con la stampa ha rincarato la dose denunciando le molteplici difficoltà logistiche.

"Bisogna guardare le cose dal punto di vista dello sport - ha sottolineato Klopp - e dal punto di vista calcistico. La colpa è nostra: non va bene per i giocatori, ed è una cosa che va detta perché 12 anni fa, quando decisero che il Mondiale sarebbe stato organizzato in Qatar, nessuno ha fatto niente. La stampa non ha scritto alcun articolo per denunciare la criticità della scelta, ma le circostanze erano già chiare dodici anni fa. E ora, non possiamo nemmeno fare cambiamenti”.

Il tecnico tedesco è sempre stato molto critico nei confronti del Mondiale in Qatar e ancora una volta ha mostrato il suo disappunto. "Attenzione, in Qatar ci sono persone meravigliose, e il paese non è affatto male - ha precisato Klopp - ma il modo in cui sono andate le cose non è giusto. E tutti - chi più, chi meno - abbiamo lasciato che accadesse. Costruire gli stadi in estate, con 50 gradi è un qualcosa che non va bene per gli esseri umani. Anzi, è una cosa impossibile. Ci sono state molte vittime, ma nessuno ci ha pensato. Nessuno - pur sapendo - ha parlato dei rischi a quali si stava andando incontro in quel momento”.

Da lastampa.it il 6 novembre 2022. 

A pochi giorni dall'inizio del Mondiale di calcio di Qatar 2022 escono nuove rivelazioni dai media svizzeri, secondo i quali il Qatar avrebbe orchestrato un'operazione di intelligence su larga scala e di lunga durata contro l'organo di governo del calcio Fifa, secondo quanto riportato dalla svizzera Srf. L'obiettivo di questi sforzi era impedire al Qatar di essere privato della Coppa del Mondo dopo che la Fifa aveva assegnato il torneo al paese nel 2010, ha affermato Srf che afferma inoltre come l'operazione includeva una società gestita da un ex funzionario della Cia e si estendeva in diversi continenti.

I rappresentanti del Qatar non hanno commentato la questione interpellati dalla dpa. Joseph Blatter, il presidente della Fifa quando il Qatar è stato scelto per ospitare il Mondiale, si è detto «sorpreso» nel vedere queste indiscrezioni su un presunto affare di spionaggio. «Che ci fosse un affare di spionaggio organizzato in Fifa, questo mi ha sorpreso. Ed è allarmante», ha detto Blatter a Srf. Diversi documenti mostrano che Blatter, che è stato presidente della Fifa fino al 2015, era di grande interesse per le spie, afferma il rapporto. Tuttavia, non è chiaro se dopotutto sia stato spiato.

Un altro obiettivo di questa operazione era Theo Zwanziger, presidente della federazione calcistica tedesca (Dfb) fino al 2012, membro del comitato esecutivo della Fifa fino al 2015 e molto critico nei confronti del Qatar. Secondo l'indagine, il Qatar voleva fermare i suoi commenti, come quando ha definito il Paese il «cancro del calcio mondiale» e attorno a Zwanziger è stata costruita una rete, composta da persone che avrebbero dovuto influenzarlo a vantaggio del Qatar. «C'erano un certo numero di persone che mi hanno guidato in quella direzione.

Ovviamente, questo era nell'interesse del Qatar», ha detto Zwanziger a Srf, confrontando i metodi con il lavaggio del cervello. «Quello che hanno sottovalutato, tuttavia, è che non ho rinunciato alla mia opinione nel processo. Questo premio è stato -come ho già detto- un cancro del calcio mondiale», ha aggiunto invitando l'attuale presidente della Fifa Gianni Infantino ad agire, ma ha detto che «non lo farà, ovviamente, perché è un vassallo del Qatar». Infantino non ha commentato.

Il miraggio dello sceicco. Report Rai. PUNTATA DEL 14/11/2022 di Daniele Autieri

Collaborazione di Federico Marconi e Lorenzo Vendemiale 

Immagini di Dario D'India, Giovanni De Faveri, Carlos Dias, Fabio Martinelli e Marco Ronca

Il Qatar è pronto a salire sul palcoscenico internazionale.

A pochi giorni dal calcio d’inizio dei Mondiali Fifa 2022 che si terranno nel piccolo stato del Golfo Persico, un coro di polemiche si solleva da tutto il mondo. Persino diverse nazionali preparano atti eclatanti per denunciare gli abusi sui lavoratori e il mancato rispetto dei diritti civili. Report racconterà lo sfruttamento dei lavoratori, le ipotesi di corruzione, le infiltrazioni criminali, i giochi della grande finanza internazionale, la sfida geopolitica globale, partendo dalle indagini condotte dai giudici di Parigi e di New York che hanno ricostruito i metodi usati dal Qatar per assicurarsi il voto dei membri del Comitato esecutivo della Fifa necessario per ottenere l’assegnazione dei Mondiali 2022. Inchieste che coinvolgono anche l’ex-presidente francese Nicholas Sarkozy e l’ex-presidente della Uefa Michel Platini, indagati a vario titolo per corruzione e traffico di influenze. Report svelerà le attività internazionali di lobbying del piccolo stato del Golfo Persico guidato dallo Sceicco Al Thani, che coinvolgono anche alcuni parlamentari italiani, oltre a rivelare le pressioni esercitate presso la Uefa affinché fosse tenuto un atteggiamento di riguardo nei confronti del Paris Saint Germain, il club di Parigi acquistato dall’Emiro e oggi la casa delle più grandi stelle del calcio, da Mbappè a Messi a Neymar. Sarà ricostruito il metodo Qatar, le pressioni esercitate sui calciatori per rimanere al PSG, ma anche i milioni di euro assicurati ai campioni “amici” per parlare bene in pubblico del Qatar e del Mondiale. Un’inchiesta che è anche un viaggio in Qatar, e che per la prima volta conduce all’interno della grande città dei lavoratori, dove alloggiano milioni di persone, che ogni giorno vengono condotte in città per costruire il sogno dell’Emiro. Un sogno che ha un costo molto alto in termini di diritti umani ma che oggi trova nell’Europa il suo più grande alleato. Dietro al sogno del calcio si cela il business più ricco, quello dell’energia. Il Qatar è infatti uno dei più grandi produttori mondiali di gas liquefatto e si candida oggi a sostituire la Russia per diventare il termosifone d’Europa.

IL MIRAGGIO DELLO SCEICCO Di Daniele Autieri Collaborazione Federico Marconi E Lorenzo Vendemiale Immagini Di Dario D’india, Giovanni De Faveri, Carlos Dias, Fabio Martinelli, Marco Ronca Ricerca Immagini Eva Georganopoulou Montaggio Andrea Masella Grafiche Di Michele Ventrone

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Ancora poche ore e si aprirà una delle edizioni più controverse dei mondiali di calcio della storia. La prima a essere assegnata a un paese arabo, la prima che si gioca d’inverno con tutti i campionati, anche quelli più prestigiosi, fermi. Ma è un campionato che è stato organizzato da un Paese, il Qatar, che ha violato sistematicamente i diritti dell’uomo, quelli conquistati con decenni di battaglie civili, a partire da quelli dei lavoratori che hanno costruito gli stadi. Ma il Qatar ha anche violato i diritti delle donne e anche quelli della comunità LGBTQ. Le relazioni omosessuali sono vietate così come la convivenza. È un paese dove ancora oggi il matrimonio è combinato e dove è negato il diritto alla cittadinanza al figlio di una qatariota che si sposa con uno straniero, mentre invece viene concesso a quello del qatariota che si sposa con una straniera. Ma come ha fatto un paese che conta solo 300 mila qatarioti, cioè quelli che hanno diritto a tutto, a diventare il centro del mondo del calcio? Un paese che fino a pochi anni fa era accusato di finanziare il terrorismo. Ma è anche un paese che ha tra i più alti redditi pro-capite al mondo, vanta il più vasto giacimento di gas naturale della terra e soprattutto ha un fondo sovrano con dentro circa 400 miliardi di dollari, risorse a cui ha attinto per strizzare l’occhiolino alle istituzioni, alla finanza dell’occidente per piegare gli organi del calcio, la Fifa, la Uefa, per concertare con i capi di stato, per organizzare operazioni di spionaggio, per elargire benefit e favori a politici, alcuni anche italiani. Tutto questo per farsi assegnare il mondiale di calcio, il pallino dello sceicco Bin Khalifa e di suo figlio, l’emiro oggi del Qatar, Al Thani, che non ha solamente la passione del calcio, ma anche un obiettivo segreto. I nostri Daniele Autieri e Lorenzo Vendemiale.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Avevo un sogno, far crescere prati verdi nel mezzo del deserto. Inizia da qui la rivoluzione del Qatar, da questo luogo sacro, ostile a ogni forma di vita, che conserva ancora le tracce delle tribù dei beduini che per secoli l’hanno abitato. Le stesse famiglie nomadi che oggi guidano lo stato più ricco del mondo e alla loro testa lo sceicco Tamin bin Hamad Al Thani e suo padre bin Khalifa che prima di lui ha cullato l’ambizione di portare qui il più grande evento sportivo della storia: la coppa del mondo di calcio.

FATMA AL NUAIMI – DIRETTRICE DELLA COMUNICAZIONE - COMITATO SUPREMO QATAR 2022 Il Medio Oriente è stato sempre non capito e questo grande evento sportivo ci permette di instaurare un nuovo dialogo e di ridurre la distanza tra l’est e l’ovest. I visitatori che arriveranno qui potranno toccare con mano la nostra ospitalità e quanto siamo diversi da come veniamo descritti.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Quello che si aprirà il 20 novembre non sarà solo il primo Mondiale del Medio Oriente, ma anche il primo Mondiale d’inverno e il primo Mondiale ospitato in un’unica città, Doha, dove nel giro di sei anni sono stati costruiti otto stadi. Sette di questi dotati di impianti di aria condizionata che permettono di mantenere una temperatura di venti gradi nonostante il caldo torrido all’esterno. Un prodigio dell’ingegneria, ma anche un enorme spreco di risorse che abbiamo potuto toccare con mano all’interno del Lusail, lo stadio che ospiterà la finalissima.

DANIELE AUTIERI Quante persone hanno lavorato per costruire questo stadio?

TAMIN EL ABED – DIRETTORE STADIO LUSAIL Nel complesso circa 10mila persone nella vita dell’intero progetto.

DANIELE AUTIERI Immagino che abbiano dovuto lavorare giorno e notte…

TAMIN EL ABED – DIRETTORE STADIO LUSAIL Sì, è un’opera molto complessa e in particolare negli ultimi due anni è stato necessario lavorare 24 ore su 24.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO A differenza del Lusail, lo stadio 974 è stato pensato per essere interamente smantellato. 974 sono infatti i container navali che compongono il suo scheletro, che saranno smontati dopo l’ultimo match. È l’unico stadio senza aria condizionata perché – assicurano i progettisti – la sua struttura favorirà il ricambio d’aria all’interno tenendo le temperature sotto controllo.

 LORENZO VENDEMIALE Il Qatar è uno Stato così piccolo, il mondiale è un evento così grande. Cosa farete con tutti questi stadi dopo il mondiale?

MOHAMED AL ATWAAN - DIRETTORE STADIO 974 Tutti gli stadi costruiti per i mondiali sono stati progettati per avere strutture flessibili, che permettono di ridurre la loro capacità; in questo modo potranno essere usati per il campionato nazionale.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Il Qatar è pronto. La macchina organizzativa scalda i motori e con essa quella della sicurezza. Per la prima volta ci permettono di entrare nell’Aspire Command Centre, il blindato centro ipertecnologico dal quale è possibile controllare e comandare ogni singolo stadio.

LORENZO VENDEMIALE Quante telecamere avete negli stadi?

HAMAD AHMED ALMOHANNADI - DIRETTORE COMMAND AND CONTROL CENTRE QATAR 2022 15mila, quindi circa 2mila camere per ciascuno stadio; in questo modo non esistono angoli ciechi.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Dall’interno del Command Centre è possibile aprire o chiudere un cancello, sbloccare una porta, alzare o abbassare l’aria condizionata, ma soprattutto individuare i comportamenti anomali.

HAMAD AHMED ALMOHANNADI - DIRETTORE COMMAND AND CONTROL CENTRE QATAR 2022 Sì, ma se poi dobbiamo individuare anche il nome e l’identità della persona, a quel punto siamo in contatto con altre autorità dello Stato alle quali possiamo inoltrare una richiesta ufficiale per le informazioni che ci servono.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Il controllo assoluto rimane un imperativo per il Qatar. Nonostante l’autorizzazione del Supreme Commitee for Delivery and Legacy, il Comitato supremo che sta organizzando i Mondiali, ci è vietato riprendere molti luoghi e, in un’occasione, veniamo fermati dall’esercito.

ADDETTO MILITARE Avete fotografato questo edificio?

DANIELE AUTIERI No, no… stavamo solo camminando.

LORENZO VENDEMIALE Nessun edificio governativo, lo sappiamo che non si possono riprendere edifici governativi.

DANIELE AUTIERI Siamo qui con l’autorizzazione del Comitato Supremo della Coppa del Mondo.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Dopo un’ora di attesa in strada il suv nero ricompare, i quattro militari scendono e ci riconsegnano i nostri documenti. Un brutto segnale per un paese che si ispira ancora alla sharia, la legge islamica, un paese che vieta l’alcol così come l’omosessualità, considerata una malattia come dimostrano le sconvolgenti parole pronunciate alla tv tedesca Zdf da Khalid Salman, un ex-calciatore divenuto ambasciatore dei Mondiali del Qatar nel mondo.

GIORNALISTA ZDF Ma nella legge l’omosessualità è proibita

 KHALID SALMAN – AMBASCIATORE MONDIALI QATAR 2022 È “haram”. Sa cosa vuol dire?

GIORNALISTA ZDF Sì, lo so. Ma lei crede che l’omosessualità sia haram?

KHALID SALMAN Sì, è haram. Perché è haram? Non sono un musulmano severo. Ma è haram perché è un danno psicologico. DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO L’intervista a quel punto viene interrotta da uno degli addetti stampa del comitato organizzatore dei Mondiali, ma la frittata ormai è fatta e le parole di Khalid Salman sollevano dubbi enormi sul rispetto dei diritti in Qatar.

DANIELE AUTIERI I diritti della comunità LGBTQ saranno rispettati?

FATMA AL NUAIMI – DIRETTRICE DELLA COMUNICAZIONE - COMITATO SUPREMO QATAR 2022 Questa coppa del mondo non è differente da tutte le edizioni precedenti. Tutti sono benvenuti, indipendentemente dalla loro cultura, l’origine, la razza, il genere, e potranno conoscere la nostra cultura. Voglio dire, ognuno è accettato e rispettato purché non violi i diritti degli altri.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Doha è un cantiere a cielo aperto. Grattacieli, strade, marciapiedi, tutto è in costruzione. E naturalmente gli stadi che ospiteranno i Mondiali. Un miracolo edilizio che si regge sulle braccia di quasi due milioni di operai, provenienti dai paesi più poveri del Sud-Est asiatico.

LORENZO VENDEMIALE Da dove venite?

OPERAIO Bangladesh…

LORENZO VENDEMIALE Bangladesh e tu?

OPERAIO Io vengo dal Nepal.

LORENZO VENDEMIALE E vivete qui

OPERAIO Sì

LORENZO VENDEMIALE A che ora iniziate a lavorare?

OPERAIO Iniziamo la mattina alle cinque.

LORENZO VENDEMIALE E alle cinque del pomeriggio smettete…

OPERAIO Sì.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO L’International Labour Organization è un’agenzia delle Nazioni Unite che vigila sul rispetto dei diritti dei lavoratori. Si è insediata in Qatar nel 2017 per controllare che il paese realizzasse le riforme promesse, prima tra tutte la riforma della legge della Kafala, l’equivalente di una moderna schiavitù.

MAX TUNON – DIRETTORE ORGANIZZAZIONE INTERNATIONALE DEL LAVORO - DOHA È importante che la parte più problematica della legge, sia stata smantellata. Significa che i lavoratori possono lasciare il paese senza chiedere permesso ai datori di lavoro e soprattutto possono cambiare lavoro.

DANIELE AUTIERI Qual è lo stipendio medio di un lavoratore nelle costruzioni?

MAX TUNON – DIRETTORE ORGANIZZAZIONE INTERNATIONALE DEL LAVORO - DOHA 1000 rial al mese, l’equivalente di circa 275 dollari americani.

DANIELE AUTIERI Non è così alto…

MAX TUNON – DIRETTORE ORGANIZZAZIONE INTERNATIONALE DEL LAVORO - DOHA Oltre a questo, però i datori di lavoro devono assicurare cibo e alloggio, altrimenti il salario è più alto.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Dai 300 ai 500 dollari è la paga riconosciuta ai suoi operai da uno dei paesi più ricchi del mondo, dove il reddito medio di ciascuno dei 200mila qatarini che lo abitano supera i 100mila euro. Il direttore della ILO vede il bicchiere mezzo pieno, ma l’organizzazione è stata criticata perché il programma è finanziato dallo stesso governo del Qatar, con un budget di oltre 20 milioni di dollari negli ultimi quattro anni.

DANIELE AUTIERI È vero che una manager della ILO è stata allontanata per essere stata troppo dura con il Qatar?

MAX TUNON – DIRETTORE ORGANIZZAZIONE INTERNATIONALE DEL LAVORO - DOHA Non è vero, immagino che si riferisca alla direttrice dell’International Labour Standard.

DANIELE AUTIERI Secondo la stessa manager l’organizzazione ci andava un po’ leggera nei suoi giudizi per via dei soldi ricevuti dal Qatar. È così?

MAX TUNON – DIRETTORE ORGANIZZAZIONE INTERNATIONALE DEL LAVORO - DOHA Lei ha lasciato il lavoro dopo aver raggiunto l’età pensionistica. Il nostro programma qui è finanziato dallo stato del Qatar, ma siamo indipendenti, pubblichiamo rapporti che raccontano il buono, il brutto e il cattivo, ma lo facciamo in modo costruttivo.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Secondo il Guardian sarebbero più di 6.500 i lavoratori morti in Qatar nei cantieri degli stadi, migranti provenienti da India, Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka. La maggior parte di loro è stata alloggiata in una zona industriale a pochi chilometri da Doha. È qui che sorge la città degli invisibili che stanno costruendo il sogno qatarino.

DANIELE AUTIERI Buonasera. È possibile fare alcune immagini all’interno del campo?

ADDETTO SICUREZZA Dovete informare il supervisore del campo.

LORENZO VENDEMIALE Siamo solo fotografi, vorremmo fare qualche fotografia. È possibile?

ADDETTO SICUREZZA Non è permesso.

 DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO L’ingresso in questi campi è vietato. Soprattutto ai giornalisti. Sono blocchi di palazzine basse che si ripetono per chilometri.

DANIELE AUTIERI Ciao, Daniele, piacere di conoscerti. Vivi qui?

 AUTISTA Sì.

DANIELE AUTIERI Da dove vieni?

AUTISTA Pakistan.

LORENZO VENDEMIALE E lavori come autista?

AUTISTA Sì. Prendo i lavoratori qui e…

DANIELE AUTIERI Li prendi qui e li porti in città…

AUTISTA Sì.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO All’esterno i lavoratori vengono caricati su pullman dai vetri oscurati, trasportati in cantiere e riportati alla fine del turno. Pregano, sorridono e ogni mese spediscono la paga alle loro famiglie.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO 2 milioni di lavoratori dai paesi più poveri al mondo. Ma secondo Amnesty International, nonostante la riforma della Kafala, la legge della nuova schiavitù – definiamola così-, ancora oggi i lavoratori subirebbero degli abusi. Per quello che riguarda invece il rispetto dei diritti della comunità LGBTQ, abbiamo sentito come la pensa una delle organizzatrici del mondiale: siete tutti benaccetti, però, se volete vedere i mondiali dovete rispettare le tradizioni e le leggi del nostro paese. Il messaggio è chiaro: bisogna adeguarsi. Però proprio grazie ai lavoratori, il Qatar ha compiuto un prodigio dal punto di vista infrastrutturale: sono stati costruiti a tempo di record otto stadi, sette con l’aria condizionata, che avranno impatto zero, secondo i qatarioti, sull’ambiente. Però c’è chi dubita dei calcoli fatti dagli arabi; infatti, secondo uno studio Fifa, durante il mese del torneo verranno prodotte 3,6 milioni di tonnellate di biossido di carbonio. Il doppio di quante ne erano state emesse nell’ultima edizione del mondiale in Russia. Poi, insomma, siccome il Qatar non poteva gestire la sicurezza con mezzi propri, che cosa ha fatto? Ha comprato i servizi dell’Interpol; un contratto di dieci milioni di dollari. Progetto Stadia si chiama. Poi durante la durata della manifestazione sarà presente anche un contingente interforze, tra cui ci sono anche militari italiani, 560 tra Forze Armate e Carabinieri, con al seguito 46 mezzi terrestri, una nave e due aeromobili. Ecco avevamo detto all’interno di una missione interforze, però a guida Italia comandata del generale Figliuolo. Però nessuno fino a oggi si è posto una domanda: in caso di sommossa, di scontri per la violazione di diritti umani, con chi si schiererà il contingente italiano? Vicino ad Al Thani? E qui si torna alla domanda dell’inizio: come ha fatto il Qatar a ottenere l’assegnazione dei mondiali di calcio? Per capirlo, bisogna riavvolgere il nastro agli ultimi mesi del 2010, quando un pugno di uomini ha deciso le sorti della Coppa del Mondo.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Il 2 dicembre del 2010 il presidente della Fifa Sepp Blatter annuncia radioso che i Mondiali 2018 e 2022 saranno ospitati rispettivamente da Russia e Qatar. Ma fin dalle prime battute emergono dubbi e sospetti sul comportamento dei 24 membri del comitato esecutivo della Fifa, i custodi del calcio ai quali è stato affidato il compito di scrivere il futuro della Coppa del Mondo.

TARIQ PANJA – GIORNALISTA THE NEW YORK TIMES Ancor prima che Blatter aprisse le urne, c’erano già tante accuse nei confronti degli uomini che avevano partecipato alle votazioni.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Blatter risponde alle accuse aprendo un’indagine interna e affidandola al giudice statunitense Michael Garcia.

TARIQ PANJA – GIORNALISTA THE NEW YORK TIMES Alla fine, il Report Garcia viene pubblicato nel 2016, quello che emerge da subito è che in questi processi di assegnazione ogni cosa è possibile.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Nell’ambito delle sue indagini, Garcia chiede anche alla Russia copia dei documenti che avevano portato all’assegnazione dei Mondiali del 2018.

TARIQ PANJA – GIORNALISTA THE NEW YORK TIMES La Russia per esempio dice: vorremmo darvi i nostri computer, ma non possiamo perché non li abbiamo più. E perché? Abbiamo affittato questi computer da una compagnia e loro li hanno distrutti tutti … è incredibile perché la Russia non consegnò neanche un documento.

DANIELE AUTIERI Durante il processo di assegnazione ci sono state tantissime accuse di corruzione. Qual è oggi la posizione del Qatar rispetto a quelle accuse?

FATMA AL-NUAIMI – DIRETTRICE DELLA COMUNICAZIONE - COMITATO SUPREMO QATAR 2022 Se lei si riferisce al Report di Michael Garcia e alla sua investigazione può verificare quanto siamo stati trasparenti e cooperativi su ogni cosa che ci è stata chiesta.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Petros Mavroidis è stato il capo degli investigatori del comitato indipendente istituito dalla Uefa sul Financial Fair Play e oggi insegna alla Columbia University di New York. Lo incontriamo a Ginevra, a pochi chilometri dall’istituzione che governa il calcio europeo. E su come è stata gestita l’inchiesta della Fifa affidata al giudice Garcia storce il naso.

PETROS MAVROIDIS – COMMISSARIO UEFA SUL FINANCIAL FAIR PLAY 2008- 2019 Qatar, forse hanno vinto legalmente, che ne so io? Ma c’erano due tre persone importanti che hanno detto: io ho ricevuto soldi… E non guardiamo poi che cazzo è successo? Come è possibile, come è possibile?

DANIELE AUTIERI Cioè l’indagine della Fifa è stata superficiale…

PETROS MAVROIDIS – COMMISSARIO UEFA SUL FINANCIAL FAIR PLAY 2008- 2019 Superficialissima, non superficiale! E sappiamo che ci sono gente che hanno ricevuto soldi, ma nessuno ho indagato.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Alla fine il Report Garcia non trova prove di corruzione, ma arriva comunque parlare di un voto falsato perché non due o tre, ma numerosi membri del Comitato Esecutivo della Fifa «hanno mostrato un evidente disprezzo per il codice etico della Fifa». E hanno accettato benefit e favori, cedendo alle lusinghe del Qatar.

PETROS MAVROIDIS – COMMISSARIO UEFA SUL FINANCIAL FAIR PLAY 2008- 2019 C’era un greco. E mi ha detto: sai non è buono per Qatar perché abbiamo bisogno di fare la pubblicità che siamo innocenti, siamo puliti…

DANIELE AUTIERI Cioè lui lavorava per il Qatar?

PETROS MAVROIDIS – COMMISSARIO UEFA SUL FINANCIAL FAIR PLAY 2008- 2019 Per la federazione.

DANIELE AUTIERI E provava a dare soldi?

PETROS MAVROIDIS – COMMISSARIO UEFA SUL FINANCIAL FAIR PLAY 2008- 2019 Ha guardato…

DANIELE AUTIERI È venuto a sondare…

PETROS MAVROIDIS – COMMISSARIO UEFA SUL FINANCIAL FAIR PLAY 2008- 2019 A sondare, esattamente.

TARIQ PANJA – GIORNALISTA THE NEW YORK TIMES L’unico documento giudiziario ufficiale che dichiara che alcuni membri della Fifa hanno ricevuto regalie e soldi per votare il Qatar viene dal dipartimento di giustizia americano.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Oltre al Report Garcia anche la Corte Federale di New York apre un’inchiesta contro 17 dirigenti sportivi, tra i quali figurano alcuni membri del comitato esecutivo come il presidente della Federazione brasiliana Ricardo Texeira e il vicepresidente della Fifa Jack Warner. Nell’informativa del 18 marzo del 2020 firmata dal Grand Jury si legge che «numerosi membri del comitato esecutivo hanno ricevuto regalie in cambio del loro voto in favore del Qatar».

TARIQ PANJA – GIORNALISTA THE NEW YORK TIMES Quell’inchiesta si concentra su un caso specifico di corruzione nel calcio, ma all’interno di quell’informativa i giudici hanno inserito che alcuni membri sudamericani del comitato esecutivo della Fifa come Texeira e Grondona erano stati pagati per votare il Qatar.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Quando Gianni Infantino sostituisce Sepp Blatter alla guida della Fifa la Federazione prova a riformarsi all’interno, viene istituito un comitato di governance e alla sua guida viene chiamato il professore portoghese Miguel Maduro.

DANIELE AUTIERI Che tipo di istituzione trova quando lei arriva?

MIGUEL POIARES MADURO – PRESIDENTE COMITATO DI GOVERNANCE FIFA 2016-2017 Cambiano i personaggi, cambiano gli attori, ma l’argomento è lo stesso, la forma di comportamento è la stessa, lo stesso problema. E quella in realtà è stata una grande difficoltà.

DANIELE AUTIERI Le elezioni venivano sistematicamente influenzate?

MIGUEL POIARES MADURO – PRESIDENTE COMITATO DI GOVERNANCE FIFA 2016-2017 Io ho avuto un congresso dove le elezioni sono state cancellate in protesta contro di noi, dove il giorno prima delle elezioni il presidente del comitato elettorale ha rifiutato di cambiare le regole per permettere più partecipazione delle donne, come chiedevamo noi, e l’argomento che mi ha dato è: non posso farlo perché tutte le posizioni sono già state distribuite.

DANIELE AUTIERI Quando ha lasciato la Fifa, all’interno non erano preoccupati dei contraccolpi di immagine?

MIGUEL POIARES MADURO – PRESIDENTE COMITATO DI GOVERNANCE FIFA 2016-2017 A una persona molto importante nella Fifa ho detto: noi andiamo via ma voi dovrete spiegare alle persone come mai andiamo via dopo pochi mesi. Questa persona mi ha detto: sì, avremo una settimana di cattiva stampa e poi le cose continueranno come sempre.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Gianni Infantino assicura che le riforme sono state fatte e che la Fifa di oggi non ha nulla a che vedere con quella di allora. Difficile però cancellare le ombre di uno scandalo che è divenuto una questione di geopolitica mondiale. Tanto che in Francia la procura di Parigi ha aperto un’inchiesta che coinvolge l’ex-presidente Nicholas Sarkozy.

JEAN-BAPTISTE SOUFRON – AVVOCATO ASSOCIAZIONE ANTICOR È uno scandalo francese, ed è probabilmente uno dei più grandi scandali del secolo. Non è solo una storia di sport e corruzione, ma c’è molto di più in gioco.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO IL 23 novembre del 2010 Michel Platini viene invitato dall’ex-presidente francese Sarkozy all’Eliseo per un pranzo informale. Intorno al tavolo però c’è un ospite inatteso, l’allora figlio dell’Emiro del Qatar e oggi Emiro dello Stato: lo sceicco Sheikh Tamin Al Thani.

JEAN-BAPTISTE SOUFRON – AVVOCATO ASSOCIAZIONE ANTICOR Al centro dell’incontro c’erano le relazioni diplomatiche tra i due paesi, oltre naturalmente alla candidatura del Qatar a ospitare la Coppa del Mondo.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Il meeting si tiene appena una settimana prima del voto decisivo per l’assegnazione dei Mondiali. Proprio su quell’incontro è stato aperto un procedimento giudiziario per il quale l’ex-presidente francese Sarkozy e l’ex-presidente della Uefa Platini sono indagati a vario titolo per corruzione e traffico d’influenze.

JEAN-BAPTISTE SOUFRON – AVVOCATO ASSOCIAZIONE ANTICOR Dalle indagini è emerso che allo stesso meeting è stata discussa la vendita di armi al Qatar, una delle possibili monete di scambio per l’attribuzione del Mondiale.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO L’accordo si sarebbe chiuso in forza di uno scambio: il Qatar avrebbe acquistato armi dalla Francia e la Francia, nella persona di Platini, avrebbe votato per assegnare il Mondiale al Qatar.

TARIQ PANJA – GIORNALISTA THE NEW YORK TIMES Sepp Blatter aveva un patto con Platini per votare gli Stati Uniti, ma Platini lo ha chiamato all’ultimo minuto dicendogli che avrebbe cambiato il suo voto. Platini ha dichiarato che nessuno gli avesse chiesto apertamente di votare per il Qatar, ma di aver avuto comunque la sensazione che i due commensali lo spingessero a questo.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Dopo l’incontro all’Eliseo, Platini ci ripensa e sostiene il Qatar. L’8 luglio scorso lui e l’ex presidente della Fifa Sepp Blatter vengono assolti da un’accusa di frode nei confronti della Fifa per un pagamento di 2 milioni di franchi svizzeri in favore di Platini, non giustificato da nessun tipo di contratto. All’uscita dal tribunale svizzero di Bellizona nessuno dei due vuole parlare del Qatar

JOSEPH BLATTER – PRESIDENTE FIFA 1998-2015 44 anni passati a lavorare alla Fifa, era davvero importante che questo caso sia stato giudicato per quello che è e non per altro.

 DANIELE AUTIERI La sentenza è anche una risposta alle critiche sui procedimenti d’assegnazione dei mondiali?

MICHEL PLATINI – PRESIDENTE UEFA 2007-2015 No, questi sono dettagli. Non c’entra niente. Si tratta di un arretrato di pagamento pagato nel 2011 per un lavoro che avevo fatto in Francia, punto e basta. Il resto verrà di conseguenza.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO In realtà l’accordo tra il Presidente Sarkozy e il Qatar non avrebbe riguardato solo l’acquisto di armi.

DANIELE AUTIERI Pensa che ci sia stato un accordo anche sullo sport? Noi votiamo per il Qatar e voi comprate il Paris Saint Germain?

JEAN-BAPTISTE SOUFRON – AVVOCATO ASSOCIAZIONE ANTICOR C’erano molte cose che potevano essere scambiate, tra queste anche l’investimento del Qatar nel Paris Saint Germain.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Nel 2011 il fondo sovrano del Qatar acquista il club fino ad allora nelle mani di Sébastien Bazin, imprenditore e amico di Sarkozy. Secondo gli inquirenti di Parigi il presidente e suo figlio Pierre sarebbero intervenuti per convincere l’Emiro a pagare il doppio della cifra pattuita, da 30 a 64 milioni di euro. Una richiesta accettata proprio in virtù dell’accordo dell’Eliseo.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Messo alle strette dalle voci di corruzione, Blatter, che è Presidente della Fifa, l’organo che governa il calcio mondiale, incarica un giudice americano, Michael Garcia, di indagare. Però dopo sei anni, Garcia si arrende. Insomma, scopre che i documenti presentati per la candidatura della Russia ai mondiali erano spariti perché erano stati gettati insieme ai computer. Non riesce neppure a trovare le prove di corruzione per l’assegnazione dei mondiali al Qatar. Rivela tuttavia che ci sarebbero stati dei comportamenti anomali di alcuni membri del comitato esecutivo. Però nel 2020 la Corte Federale di New York, indagando su una corruzione nel calcio importante che coinvolge federazioni internazionali, compresa anche quella americana, scrive che «numerosi membri del comitato esecutivo della Fifa hanno ricevuto regalie in cambio del loro voto in favore del Qatar». Poi c’è da far luce sull’incontro che è avvenuto all’Eliseo il 23 novembre del 2010. Presenti il presidente Nicolas Sarkozy, il presidente della Francia, il presidente dell’Uefa, Michel Platini e quello che sarebbe diventato l’Emiro del Qatar, Al Thani. Ecco, è importante fare attenzione alle date perché Michel Platini aveva stretto un patto d’onore con Blatter, aveva detto io voto gli Stati Uniti. Poi, dopo quell’incontro, che attenzione, si svolge a una settimana dal voto decisivo per l’assegnazione dei Mondiali, chiama Blatter e dice ho cambiato idea, voto il Qatar. Ecco, che cosa è successo in quell’incontro? Insomma, se lo chiedono anche i magistrati, la Procura di Parigi ha aperto un’inchiesta. Indagato per corruzione e traffico di influenze, Sarkozy e Platini perché sospettano che ci sia stato dietro quell’incontro uno scambio: Al Thani avrebbe acquistato delle armi, dei jet in particolare, in cambio del voto di Platini per l’assegnazione al Qatar dei Mondiali. E in quello scambio si sarebbe finito anche l’acquisto del Paris Saint Germain, la squadra di calcio della capitale che era di proprietà di un imprenditore amico di Sarkozy, Sébastien Bazin. Il Paris Saint Germain viene acquistato a un prezzo doppio, 64 milioni di euro, rispetto ai 30 stabiliti. Perché? Si chiedono i magistrati. Inoltre, a un anno dopo viene assunto il figlio di Platini, Laurent Platini, all’interno della Qatar Sport Investment, che sarebbe il braccio sportivo del fondo sovrano che aveva acquistato la squadra parigina. Ma questo è solo un aspetto del soft power del Qatar. Dopo la pubblicità, un minuto solamente, vedremo il resto.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Rieccoci qui. Insomma, è un fatto che dall’ assegnazione dei mondiali, il Qatar abbia comunque aumentato la sua presenza in Europa. In Italia ha acquistato per esempio, la Maison Valentino, poi la Smeralda Holding, che possiede hotel e strutture di prestigio in Costa Smeralda, poi hotel di lusso a Milano come il Gallia e sempre a Milano è anche proprietaria di Coima, che possiede il famoso palazzo, il bosco verticale; e poi sta finanziando anche costruzione di complessi edilizi miliardari nella zona di Porta Nuova. In Gran Bretagna invece il Qatar è il più importante investitore immobiliare: possiede, tra l’altro, i grandi magazzini Harrod’s, l’aeroporto di Heathrow, il grattacielo iconico The Shard, mentre a New York ha acquistato una quota del trust che possiede l’Empire State Building. In Germania è tra gli azionisti di Volkswagen, della Deutsche Bank, della Siemens. In Francia oltre al Paris Saint Germain, ha acquistato quote del marchio Louis Vuitton e della compagnia petrolifera Total, dell'Airbus oltre ad alcuni palazzi storici e alcuni hotel dei più belli di Parigi. La Ville Lumière è diventata il centro degli interessi in Europa del Qatar. È proprio lì che Al Thani ha piazzato un suo amico e un suo uomo: Nasser Al-Khelaifi. Ex-tennista, è diventato l’ambasciatore dello sport del Qatar nel mondo. Ha accumulato intorno a sé un potere tale, da diventare un uomo ingombrante nello sport europeo. All’apparenza è un uomo elegante, anche pacato, ma insomma poi è altrettanto spregiudicato e spietato quando si tratta di far valere la sua volontà. E ne ha fatto le spese anche un campione della nazionale italiana e forse anche un suo uomo che minacciava di rivelare alcuni segreti inconfessabili.

 DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO E così Parigi, da sempre conosciuta come la capitale della cultura, dell’arte, perfino dell’eleganza, diventa anche la capitale del calcio. La Qatar Sports Investments, braccio sportivo del fondo sovrano Qatar Investment Authority, porta a termine l’acquisizione del Paris Saint-Germain, e nella Ville Lumiere sbarcano stelle come Messi, Neymar, Mbappè e l’italiano Marco Verratti. Un’operazione guidata da Nasser Al-Khelaifi, un extennista promosso ambasciatore dello sport qatarino nel mondo.

DANIELE AUTIERI Anche nel caso delle indagini sul financial fair-play è possibile chiedere informazioni a uno stato come il Qatar?

PETROS MAVROIDIS – COMMISSARIO UEFA SUL FINANCIAL FAIR PLAY 2008- 2019 Chiedere sì, puoi sempre chiedere a tutti. Vai in Qatar, ma con chi parli? Con chi? Non c’è nessuno.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO In pochi anni Al-Khelaifi concentra su di sé un enorme potere. Dopo essere stato presidente della Qatar Sports Investment, è oggi presidente del Paris Saint-Germain, membro del comitato di governo della Uefa, presidente dell’ECA, la potente Associazione che rappresenta i club europei, e presidente di BeIN Media Group, la società qatarina che detiene i diritti televisivi miliardari della Champions League, oltre che della Premier League.

PETROS MAVROIDIS – COMMISSARIO UEFA SUL FINANCIAL FAIR PLAY 2008- 2019 Io ho detto alla Uefa è impossibile lavorare con questa gente… però la Uefa aveva paura di dire a Nasser Al Khelaifi devi vendere il PSG a un francese, a un italiano, dove possiamo fare il controllo. Mi dicevano: devi andare in Qatar, parli con l’amministrazione, chiamavo e niente…

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Nel 2018 l’Organismo di controllo finanziario della Uefa, di cui Mavroidis è membro, apre un’indagine sul Paris Saint-Germain. Al termine dell’indagine viene chiesta l’esclusione della squadra dalla Champions League perché, secondo gli investigatori, il club non ha rispettato la regola del financial fair-play. Il Psg presenta ricorso al Tas, il tribunale arbitrale dello sport di Losanna, e il ricorso viene accolto per un vizio procedurale.

DANIELE AUTIERI Le posso chiedere perché lei ha lasciato la Uefa?

PETROS MAVROIDIS – COMMISSARIO UEFA SUL FINANCIAL FAIR PLAY 2008- 2019 Non ero d’accordo con due, tre cose, non ero d’accordo e sono partito. Non posso lavorare in un posto dove non mi sento al 100% ok.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO In realtà Mavroidis ha lasciato la Uefa per una ragione ben più grave rimasta fino ad oggi segreta, che chiama in causa proprio i rapporti tra la massima istituzione che governa il calcio europeo e il Paris Saint-Germain.

PETROS MAVROIDIS – COMMISSARIO UEFA SUL FINANCIAL FAIR PLAY 2008- 2019 Non c’era mai un documento. Mai, la Uefa non distribuisce mai documenti, mai.

DANIELE AUTIERI Ah non c’è il contenuto …

PETROS MAVROIDIS – COMMISSARIO UEFA SUL FINANCIAL FAIR PLAY 2008- 2019 Mai, non fanno mai, mai niente. Tutto è orale. Ho sentito due-tre ex-allievi, che lui andava a Parigi a parlare col Psg, e io non sapevo niente. E dopo mi hanno detto: non dobbiamo fare tantissime domande al PSG perché forse cambia… come lo sai tu? Eh, eh. Prossima discussione. Vaffanculo… e sono partito!

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Nasser Al-Khelaifi non è solo uno degli uomini più potenti del calcio europeo, è anche un intimo amico dello sceicco Tamin bin Hamad Al Thani. Secondo il giornale Liberation avrebbe fatto arrestare e torturare un suo collaboratore che minacciava di rivelare documenti segreti sull’assegnazione del Mondiale al Qatar. Al-Khelaifi nega ma intanto la procura di Parigi ha aperto un’indagine dopo la denuncia dell’uomo, tornato a casa solo dopo aver firmato un patto di segretezza.

JEAN-BAPTISTE SOUFRAN – ASSOCIAZIONE ANTICOR Quei documenti sono stati sequestrati dalla procura e adesso sono secretati. Bisogna vedere se saranno funzionali anche all’indagine parigina sulla Coppa del Mondo, ma soprattutto utili a capire cosa è accaduto tra Nasser, i qatarini, Sarkozy e Platini.

DANIELE AUTIERI È vero che un uomo molto vicino a Nasser Al-Khelaifi è stato arrestato e torturato qui in Qatar per aver trafugato documenti compromettenti sull’assegnazione dei Mondiali?

FATMA AL-NUAIMI – DIRETTRICE DELLA COMUNICAZIONE - COMITATO SUPREMO QATAR 2022 No, non è vero. E come ho già spiegato noi siamo fiduciosi che il nostro processo di assegnazione sia stato pulito e che abbiamo vinto perché eravamo i migliori, nonostante quello che dicono i media, noi non abbiamo nulla da nascondere.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Dalle istituzioni del calcio ai documenti compromettenti, fino agli stessi giocatori del Psg, il metodo è quello del controllo assoluto. Ne fa le spese anche il campione italiano Marco Verratti, fresco di rinnovo milionario. Nel 2017 il Barcellona lo vuole a tutti i costi e il suo agente prepara la cessione. Ma davanti a sé trova il muro di Nasser Al-Khelaifi.

DANIELE AUTIERI Lei è stato convocato da Nasser Al-Khelaifi in quell’occasione?

DONATO DI CAMPLI – EX AGENTE DI MARCO VERRATTI Il presidente mi disse molto chiaramente che se io non smettevo questa trattativa, Marco mi avrebbe lasciato.

DANIELE AUTIERI L’emiro viene mai evocato nei loro discorsi?

DONATO DI CAMPLI – EX AGENTE DI MARCO VERRATTI C’è sempre

DANIELE AUTIERI Questo l’ha detto l’emiro, questo lo vuole l’emiro

DONATO DI CAMPLI – EX AGENTE DI MARCO VERRATTI Al-Khelaifi è l’emiro, Al-Khelaifi parla in nome e per conto dell’emiro.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Il Psg fa pressioni non solo sul procuratore ma anche su Marco Verratti, come dimostra questo audio-messaggio che il giocatore invia al suo agente.

MARCO VERRATTI – CALCIATORE PSG Mi ha chiamato adesso il direttore sportivo con Nasser sopra, mi hanno obbligatoriamente detto che dopo l’allenamento devo fare per forza un’intervista dicendo che non ero d’accordo con le tue parole… hanno fatto un macello comunque…

DANIELE AUTIERI E poi che è successo?

DONATO DI CAMPLI – EX AGENTE DI MARCO VERRATTI E poi è successo che finita la vacanza a Ibiza, Marco decide di andare a Parigi per iniziare il ritiro e in quella circostanza viene obbligato a fare questa intervista che vediamo qua…

MARCO VERRATTI – CALCIATORE PSG Sono stati dei giorni difficili. Ho visto questa mattina un’altra dichiarazione del mio agente. Voglio dire a tutti che non è il mio pensiero, non sono mie parole. Io so che il club ha ancora fiducia in me, e vorrei ancora una volta chiedere scusa.

DANIELE AUTIERI Rettifica tutto…

DONATO DI CAMPLI – EX AGENTE DI MARCO VERRATTI Sì, praticamente smentisce completamente le sue ambizioni, chiaramente addossando le colpe soltanto alla mia iniziativa personale.

DANIELE AUTIERI Si può dire che Verratti è stato quasi obbligato a rimanere là

DONATO DI CAMPLI – EX AGENTE DI MARCO VERRATTI Ne ho certezza, prima di questa intervista Marco è stato chiuso dentro una stanza e obbligato a fare questa intervista. Si vede in maniera talmente chiara, io lo conosco perfettamente non avrebbe mai fatto una cosa del genere senza una pressione del genere.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO In realtà solo pochi giorni prima lo stesso Verratti aveva mandato questo messaggio a Nasser Al-Khelaifi e al direttore del Psg. “Buongiorno direttore, come va? Lo so che avete parlato con il Barcellona e che avete detto no al mio trasferimento. Oggi il mio desiderio è quello di provare nuove avventure e la squadra per cui voglio giocare è il Barcellona. Spero che possiamo trovare una soluzione”. Alla fine la soluzione non si trova. Al-Khelaifi vince, Verratti rimane a Parigi e licenzia il procuratore.

DONATO DI CAMPLI – EX AGENTE DI MARCO VERRATTI Si sono fatti convincere dicendo che avrebbero acquistato Neymar e tale è stato, hanno pagato la clausola di Neymar e hanno preso Neymar.

DANIELE AUTIERI Quando stava lì per Marco ha notato dei collegamenti tra il Paris Saint-Germain e il Qatar anche in relazione ai Mondiali?

DONATO DI CAMPLI – EX AGENTE DI MARCO VERRATTI Chiaramente io credo che sia lo sdoganamento del Qatar verso l’Europa, un modo di comunicare della loro potenza, perché di questo si tratta. In questo momento loro pensano di poter comprare assolutamente tutto.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Il potere si esercita con il controllo. Secondo il portale SwissInfo, dopo l’assegnazione dei Mondiali il Qatar ha avviato un’attività di spionaggio denominata “Project Merciless”, “Operazione Senza Pietà”. Il piano viene affidato a un ex-agente della Cia e alla sua società di consulenza con l’obiettivo di raccogliere informazioni riservate e compromettenti sui dirigenti della Fifa. Un’operazione che prevede un investimento iniziale di 38 milioni di dollari, destinati a lievitare fino a 387 milioni. I soldi, del resto, non sono un problema per il Qatar.

GIAN GAETANO BELLAVIA – ESPERTO DI RICICLAGGIO È chiaro che noi non possiamo conoscere l’origine dei denari del Qatar. Possiamo dire che mentre il fondo sovrano norvegese certamente raccoglie soldi derivanti dalle materie prime del territorio norvegese, quello del Qatar è un fondo sovrano anch’esso non democratico come la Norvegia… Lì c’è l’imperatore del Qatar che si chiamerà…

DANIELE AUTIERI Lo sceicco…

GIAN GAETANO BELLAVIA – ESPERTO DI RICICLAGGIO Lo sceicco non so cosa, il quale probabilmente prende i soldi dell’attività petrolifera che fanno in Qatar e li mette in questo fondo che dovrebbe servire per il sostegno e per il futuro del suo popolo… solo che mi sembra che siano pochini in Qatar…

DANIELE AUTIERI 200mila persone… per 400 miliardi di euro del fondo…

GIAN GAETANO BELLAVIA – ESPERTO DI RICICLAGGIO Ecco, se il mio quartiere che sarà nell’intorno di 200mila persone, avesse 400 miliardi faremmo le feste di quartiere…

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Invece festeggia il Qatar. Ma c’è un’ombra. L’ Operazione Senza Pietà”, in base alla quale, un documento prodotto dai colleghi svizzeri, il Qatar avrebbe incaricato un exagente della Cia di una grande operazione di spionaggio nei confronti di alcuni membri della Fifa, per raccogliere informazioni compromettenti dopo l’assegnazione dei mondiali. Il Qatar nega l'autenticità del documento, però è un fatto il soft power qatariota. Abbiamo visto l’agilità con cui Al Thani ha posto a capo di un club prestigioso come il Psg un suo uomo, Nasser Al-Khelaifi. Che ha raccolto intorno a sé un potere incredibile, ingombrante nell’ambito dello sport europeo: è anche presidente del Qatar Sports Investment, il fondo che ha acquistato il Psg, è presidente dell’associazione che racchiude i club sportivi, e poi è anche presidente del Bein Media Group, l’emittente televisiva mediorientale che ha acquisito i diritti della Champions League e della Premier League. Si tratta di diritti eccellenti, è un campo che determina la vita o la morte dei club e delle nazionali. Bein Media Group quando si è trattato di acquisire i diritti dei Mondiali del 2022 aveva offerto alla Fifa 300 milioni di dollari, poi ha detto: “Se i Mondiali andranno a finire in Qatar vi aggiungo altri 100 milioni di dollari”. Insomma, Al-Khelaifi abbiamo capito è una vera potenza. Ma alle spalle c’è un’ombra. Quella che ha denunciato il giornale in base alla quale secondo alcune testimonianze avrebbe fatto torturare un suo collaboratore che minacciava di rendere pubblici alcuni documenti sulle modalità con cui erano stati assegnati i Mondiali al Qatar. Ora questi documenti sono stati sequestrati e secretati. Al Khelaifi nega questo episodio ma chissà se dentro questi documenti ci sono delle prove che possono chiarire quell’incontro del 2010 all’Eliseo tra Sarkozy, Platini e al Thani dove si è decisa almeno in parte la sorte dell’assegnazione del mondiale. Insomma, si ha l’impressione che nulla debba turbare il soft power qatariota che non bada a spese. Il Comitato organizzatore dei Mondiali ha anche promesso viaggi e biglietti gratis ai tifosi influencer, a patto che non parlino male del Mondiale e del Paese. Si tratta di una grandiosa opera di lobbying condotta in tutto il mondo, che coinvolge anche dei parlamentari. Una delegazione italiana si è recata in Qatar poco tempo fa. Chi è che l’ha organizzata?

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Il 20 marzo scorso una delegazione di sette parlamentari italiani, sei del Movimento 5 Stelle e uno di Forza Italia, atterra a Doha. Ospiti dell’Emiro.

DANIELE AUTIERI Voi chi avete incontrato lì?

GIANLUCA FERRARA – SENATORE M5S 2018-2022 Incontrammo il ministro del lavoro… Comunque anche lì, il solito disco del salario minimo, che era stata superata la kafala, comunque che erano stati fatti passi avanti, poi richiede ancora del tempo il percorso, comunque loro erano proprio impegnati a fare passi avanti. Poi mi sembra che poi la delegazione rimase lì…

DANIELE AUTIERI Alcuni sono rimasti?

GIANLUCA FERRARA – SENATORE M5S 2018-2022 Qualche giorni dopo, sì…

GIANLUCA FERRARA – SENATORE M5S 2018-2022 Ci stava anche un esponente di Forza Italia…

DANIELE AUTIERI Non so magari se c’è questo legame tra loro e Forza Italia…

GIANLUCA FERRARA– SENATORE M5S 2018-2022 Non te lo so dire.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Il Qatar ha ospitato tutti. E lo ha fatto alla grande. Volo in business class e alloggio in un hotel a 5 stelle. Un viaggio “premio” organizzato da una giovanissima di Forza Italia che sul suo profilo Facebook si definisce una mediatrice tra il Qatar e il nostro Paese.

MICHELA COLUCCI – VICECORDINATRICE GIOVANI FORZA ITALIA AVELLINO Io sono stata appunto l’organizzatrice di queste delegazioni parlamentari per conto loro.

DANIELE AUTIERI Ma per conto di chi? C’erano altre persone dietro?

MICHELA COLUCCI – VICECORDINATRICE GIOVANI FORZA ITALIA AVELLINO È ovvio che poi ci sono altri interlocutori, nel senso che ovviamente ci sono anche altre persone di mezzo.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Michela Colucci non dice altro sui suoi interlocutori politici. Quel che è certo è che la giovane di Forza Italia è molto vicina al vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, con cui si è fatta fotografare più volte, e condivide le origini con Fulvio Martuscello, l’europarlamentare di Forza Italia che viene da Avellino ed è oggi membro del gruppo di amicizia tra Unione europea e Qatar.

DANIELE AUTIERI Come sono stati selezionati i parlamentari?

MICHELA COLUCCI – VICECORDINATRICE GIOVANI FORZA ITALIA AVELLINO Le modalità di selezione in realtà sono avvenute attraverso le commissioni di appartenenza loro e attraverso le tematiche che andavamo ad affrontare in Qatar quindi lavoro, diritti umani, occupazione e i mondiali

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Il Qatar è pronto a tutto per promuovere la sua immagine nel mondo. E mentre ospita politici europei, finanzia il Programma Ambassadors, pagando i campioni del calcio per tessere pubblicamente le lodi del Mondiale.

TESTIMONE PROGRAMMA AMBASSADOR Il governo ha istituito un programma di ambasciatori, calciatori conosciuti in tutto il mondo ai quali sono stati offerti soldi per promuovere il Mondiale e il Qatar.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Tra gli ambasciatori del Qatar figurano le stelle del calcio di sempre. David Beckham, al quale sarebbero stati promessi quasi 150 milioni di dollari spalmati in dieci anni, e Zinedine Zidane. Il fuoriclasse francese ha dichiarato di aver incassato circa un milione di euro, destinati alla sua fondazione, ma il nostro testimone ci racconta una storia ben diversa.

TESTIMONE PROGRAMMA AMBASSADOR C’è stato un incontro in Svizzera per chiedere una consulenza e capire come portare in Europa i soldi degli arabi.

DANIELE AUTIERI Di quanto stiamo parlando?

TESTIMONE PROGRAMMA AMBASSADOR Si parlava di più di 10 milioni di euro...

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Oltre dieci milioni di euro per sostenere il Qatar nelle iniziative pubbliche. Nulla di illegale, almeno all’apparenza. Verificare la movimentazione dei soldi è difficile per tutti, soprattutto per l’Unione europea che non ha mai assunto un ruolo di controllo nelle vicende del calcio.

PETROS MAVROIDIS – COMMISSARIO UEFA SUL FINANCIAL FAIR PLAY 2008- 2019 Legalmente dobbiamo chiedere perché …

DANIELE AUTIERI Qualcuno deve chiederlo…

PETROS MAVROIDIS – COMMISSARIO UEFA SUL FINANCIAL FAIR PLAY 2008- 2019 Naturalmente, secondo me quel qualcuno è l’Unione europea ma l’Unione europea non fa niente.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO La vicecoordinatrice dei giovani di Forza Italia di Avellino si fregia di essere una mediatrice tra l’Italia e il Qatar? In base a quali competenze? Dice “ma dietro ci sono altre persone”, non dice quali. E poi a cosa è servito questo viaggio? È una delle trame del soft power del Qatar che in questi anni è diventato partner dell’industria militare italiana. È stato sdoganato anche dall’ex ministro dell’interno, Matteo Salvini. Era il 2018. L’anno prima aveva detto che il Qatar finanziava gruppi terroristici, dopo il viaggio a Doha l’ha scoperto come una risorsa per le aziende italiane. La stessa preoccupazione l’aveva la Lega che aveva preparato un disegno di legge per stoppare, per limitare i finanziamenti del Qatar per costruire moschee, centri per tutelare l’identità musulmana nel nostro Paese. Poi i timori svaniscono quando arrivano le prime commesse di armi. Tra il 2018 e il 2019, primo governo Conte, l’Italia ha venduto a Doha 7 navi da guerra prodotte da Fincantieri per 4 miliardi di euro, 28 elicotteri del progetto europeo NH90 per 3 miliardi di euro, e concordato la commessa di 24 cacciabombardieri, fabbricati dal consorzio Eurofighter partecipato da LeonardoFinmeccanica. E a maggio scorso è anche trapelata la notizia di un accordo ItaliaQatar per costruire dei sommergibili nani strategici. Segno che in questi anni il Qatar si è mosso bene. Anche per smarcarsi dall’isolamento imposto dai Paesi arabi vicini, che temevano irritati dalla politica del Qatar che diventasse il punto di riferimento di molte comunità islamiche nel mondo. Fatto che emerge anche dai “Qatar Papers”, un dossier pubblicato da due giornalisti francesi, dal quale emerge che nel 2014 l’emirato ha sborsato 71 milioni di euro per la costruzione di circa 113 centri di preghiera islamica, di cui 47 sarebbero in Italia. Questo tramite la Qatar Charity Foundation, una fondazione che ha finanziato anche l’alto commissariato dei rifugiati dell’ONU e anche i Musulmani in Kosovo, per difenderli dai serbi spinti da Putin. Tutto questo attivismo ha allarmato i Paesi arabi vicini. Che si sono si preoccupati ancora di più quando il Qatar ha iniziato a investire nella finanza e invadere il campo dell’energia in occidente, anche con la sua campagna acquisti nello sport. Si capisce a questo punto perché Egitto, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia saudita accusino il Qatar di finanziare gruppi terroristici, infastiditi anche dal ruolo di Al Jazeera, accusata di fare propaganda per i qatarioti nel mondo. Nel 2017, Egitto, Arabia saudita, Emirati Arabi, Bahrein, e Yemen decretano l’embargo nei confronti del Qatar. Al Qatar non rimane altro che uscire dall’Opec, investire di più in Occidente, investire di più sulle risorse di gas naturali che possiede, fino al punto di diventare il terzo produttore mondiale dopo Russia e Iran. È a quel punto che i Paesi arabi capiscono che non conviene farsi la lotta fra di loro e nel gennaio del 2021 siglano una pace. Formalmente il Qatar riconosce la leadership all’Arabia Saudita ma mantiene le mani libere nella sostanza di poter continuare a fare affari con la finanza, con il calcio, con il gas. Ma questo conflitto fra Paesi arabi si estende anche all’interno della Premier League, il campionato più ricco del mondo.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Il 14 settembre milioni di inglesi scendono in strada e rendono omaggio al feretro della Regina Elisabetta che da Buckingham Palace raggiunge Westminster Hall. La sera stessa, nel catino di Stamford Bridge, il Chelsea gioca una partita di Champions. Il club saluta così Todd Boehly, il nuovo proprietario che ha acquistato la squadra da Roman Abramovich in un’operazione da 5 miliardi di euro.

DOUG HARMER – OAKWELL SPORTS ADVISORY Per l’acquisto del Chelsea ci sono state 200 manifestazioni di interesse, 20/30 delle quali molto interessanti, ma credo che questo sia inevitabile perché stiamo parlando di uno dei più grandi club nella Lega più importante al mondo.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Doug Harmer è uno dei soci fondatori della Oakwell Sports Advisory, la società di consulenza che offre servizi strategici a fondi e imprenditori che investono nello sport. Tra i suoi clienti, il Manchester City e il CVC Capital Partners, il fondo inglese che ha investito 3 miliardi di euro per acquistare i diritti della Liga spagnola e che da tempo guarda con interesse alla Serie A.

DOUG HARMER – OAKWELL SPORTS ADVISORY Circa l’80% dei club nella Premier League ha alle spalle proprietà straniere. Di questi, circa il 35% è controllato da investitori americani. E più o meno il 20% dei club da investitori o fondi arabi.

DANIELE AUTIERI Quali sono le regole e i controlli per acquistare un club della Premier?

DOUG HARMER – OAKWELL SPORTS ADVISORY Ci sono controlli per verificare il rischio di infiltrazioni criminali, se ci sono provvedimenti giudiziari nei confronti dei soggetti coinvolti.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO I grandi del passato osservano in silenzio. Il calcio è cambiato e i custodi dei suoi valori non sono più i tifosi ma i fondi che pompano miliardi nel sistema. Il 7 ottobre del 2021, poche settimane prima dell’arresto del presunto capo del commando saudita che nel 2018 ha ucciso il giornalista Jamal Khassoggi, il PIF, Public Investment Fund, il fondo sovrano di Riyadh, acquista il Newcastle.

TARIQ PANJA – THE NEW YORK TIMES Ci sono state sollevazioni e proteste, e in molti si sono chiesti come fosse possibile che un team inglese venisse venduto a uno stato che ha questi problemi aperti, come l’omicidio di Khassoggi, il trattamento delle donne, le discriminazioni verso la comunità LGBTQ. La campagna di Jamal Khassoggi ha scritto una lettera alla Premier League così come al governo, chiedendo di bloccare l’operazione, ma alla fine i soldi hanno vinto.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO Le presunte responsabilità del Principe regnante nell’omicidio del giornalista del Washington Post non hanno fermato l’arrivo dei dollari del Fondo Sovrano saudita nel calcio inglese.

TARIQ PANJA – THE NEW YORK TIMES Al top del PIF c’è Mohammed Bin Salman, il principe regnante dell’Arabia Saudita. E allora se ne sono usciti con questa soluzione abbastanza curiosa ma legale secondo cui hanno chiesto una rassicurazione che esista una vera separazione tra il governo saudita e le persone che guidano il Newcastle.

DANIELE AUTIERI C’è stata una reale separazione tra la proprietà e il regno saudita?

DOUG HARMER – OAKWELL SPORTS ADVISORY La Premier League ha verificato che ci fosse una separazione legale tra il PIF, la dirigenza del Newcastle e la famiglia reale, e i controlli sono stati molto accurati.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO In realtà, l’operazione di acquisto del Newcastle da parte dei sauditi – rimasta bloccata per oltre un anno – ottiene la luce verde solo quando il Qatar dà il suo via libera alla Premier League.

TARIQ PANJA – THE NEW YORK TIMES L’unica ragione per cui questa operazione si è sbloccata è perché c’è stata la pace tra l’Arabia Saudita e il Qatar.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO La pace è quella siglata all’inizio del 2021, e pone fine all’embargo imposto dall’Arabia Saudita e dagli altri Paesi vicini al Qatar. Ma questo fa capire l’importanza che hanno assunto gli arabi nello sport, così come nell’economia britannica. E così nel giorno in cui si chiude l’operazione del Newcastle, i tifosi inglesi del club festeggiano in strada sventolando le bandiere dell’Arabia Saudita, vestiti con gli abiti tradizionali arabi.

DOUG HARMER – OAKWELL SPORTS ADVISORY Ci sono sempre state persone che hanno utilizzato lo sport per ripulire la propria immagine. Quello che è certo è che investire nel calcio europeo è un buon modo di diversificare gli investimenti di quelle risorse che derivano dai petrodollari.

DANIELE AUTIERI FUORI CAMPO L’obiettivo del Qatar è prendere il posto della Russia in occidente. Il 28 febbraio la Uefa chiude tutti i rapporti con Gazprom, il colosso del gas russo e uno dei principali sponsor della Champions League. Le bombe cadono su Kyiv. La Russia invade l’Ucraina e inizia una guerra che dura ancora oggi. Il Qatar si affaccia alla finestra europea, nel calcio così come nel business strategico dell’energia.

DANIELE AUTIERI Qual è oggi il ruolo del Qatar nel mercato mondiale del gas liquido?

MASSIMO NICOLAZZI – ESPERTO ENERGIA ISPI Stiamo in realtà parlando del secondo produttore a livello mondiale, soprattutto quando sarà completato l’ampliamento che è in corso del 25% della loro capacità di liquefazione

DANIELE AUTIERI Quindi possiamo immaginare che il Qatar stia lavorando per sostituire la Russia come fornitore privilegiato del gas in Europa…

MASSIMO NICOLAZZI – ESPERTO ENERGIA ISPI Il Qatar è uno di coloro che si candidano alla sostituzione. Quando a dicembre, cioè prima della guerra, ci fu il primo spike di prezzo del gas in Europa e volò sopra i 130, nel giro di due tre settimane 21 gasiere destinate in Asia cambiarono rotta.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Il sogno dell’emiro Al Thani è quello di trasformare il Qatar nel termosifone d’Europa. Questo grazie al suo grande giacimento di gas naturale, il più grande al mondo, che sarà anche ampliato grazie a un accordo con Eni, un accordo storico. Il sogno dell’Emiro è quello di sostituirsi alla Russia. E come la Russia ha investito in occidente, ha acquistato squadre di calcio, ha sponsorizzato grandi eventi sportivi, ha praticato il cosiddetto sportswashing, cioè ha anestetizzato le coscienze per ripulirsi una reputazione. Che però è inquinata. Ma the show must go on. A prescindere dal fatto che siano stati schiacciati i diritti dei lavoratori di chi ha costruito quegli stadi, e siano stati violati i diritti delle donne e della comunità LGBTQ. La coscienza europea si è svegliata tardi. La ministra degli Interni tedesca ha criticato la scelta di assegnare i Mondiali al Qatar, la sindaca di Parigi Anne Hidalgo ha annunciato che le partite non saranno trasmesse in piazza. Mentre la Nazionale danese indosserà una terza maglia di colore nero, in segno di lutto per i lavoratori morti nella realizzazione degli stadi. Insomma, la comunità internazionale e le istituzioni hanno abdicato a quei valori sociali, a quei valori dei diritti dell’uomo che non hanno un prezzo. Tuttavia, sono stati venduti in nome del Dio calcio e del dio denaro. In una cultura che chissà perché preferisce, si sente più rassicurata nel vedere due uomini che imbracciano un’arma, un fucile, piuttosto che vedere due uomini che si tengono per mano.

Quegli stadi “usa e vendi” costruiti dai nuovi schiavi. Edoardo Sirignano su L’Identità il 12 Novembre 2022

Cosa c’è dietro gli stadi del Qatar? Il Paese dei mondiali di calcio non è solo grattacieli, sfarzo, salotti e bella vita. C’è un altro mondo, di cui non si parla o meglio ancora di cui non si vuole far sapere nulla. A parte una piccola casta di persone, che dopo aver studiato nei principali college americani, può dirsi al passo con il pianeta, dall’altra parte c’è una nazione fortemente legata a un passato, ricco di storia, tradizione e cultura, ma anche di contraddizioni, storture, arretratezza e soprattutto mancanza di libertà. Lo dice chi ha visitato quei luoghi e pur avendo visto diverse cose positive, si è dovuto ricredere su una realtà, che solo all’apparenza è all’avanguardia. Se ci sono organizzazioni, create ad hoc per parlare di lavoratori, orari e favolette varie che si utilizzano quando si parla di diritti umani, nei fatti esiste un altro mondo. Basta d’altronde visitare Doha, la capitale dei mondiali, per comprendere le due facce della perla del Medio Oriente. A diversi chilometri dagli alberghi di lusso, esistono vere e proprie cittadelle del lavoro, dove non si gira certamente con i Rolex o con le Bentley. Non bastano le visite, organizzate per le delegazioni parlamentari di tutta Europa, a cancellare dei “campi”, dove le parole sfruttamento e punizioni sono all’ordine del giorno. Più di qualcuno visitando gli alloggi, dove risiedono gli afghani, fuggiti dai talebani, dice di rivedere le immagini provenienti dalla Germania nazista. Qualsiasi visitatore di quel campo, inoltre, non può non essere importunato da padri di famiglia che chiedono aiuti per i documenti, indispensabili per tornare dal fratello o dalla moglie in America, Francia, Inghilterra e via dicendo. Se davvero quelle persone possono contare su asili nido, palestre e mense vegetariane, come dicono le associazioni nate per ingannare l’Europa e l’Occidente, certamente non chiedono al primo parlamentare che gli capita davanti di rendergli la vita migliore. Quell’ospitalità, data a chi fugge dagli orrori dei conflitti, sanguinosi non è affatto gratuita. Per vivere nei “casermoni” bisogna lavorare di notte, precisamente dalle sette di sera a quelle del mattino. In una metropoli di cantieri, che spuntano come funghi, non si trova neanche un operaio di giorno. Questo non significa che non piace a quelle persone stare al sole o c’è qualcuno che impedisce di esporsi a temperature troppo elevate. Tutto il contrario. Cinquanta gradi non spaventano chi innalza le nuove cattedrali del calcio. Il problema è che i cantieri sono ben isolati e nascosti dal cartongesso. Quando la sera capita di uscire dall’hotel, perché solo lì puoi bere, sbagliando strada, è facile imbattersi in veri e propri fossati. Questi canali, pieni di fango e detriti, delimitano il perimetro dello sfruttamento. Oltre confini le misure di sicurezza scarseggiano, né ci sono zone ristoro. Si intravedono solo tanti cavi e fili, di cui la maggior parte senza alcuna protezione. Particolarità, ad esempio, sono le imbragature con cui vengono calati dall’alto quei poveretti, che nel 99 per cento dei casi non provengono dal Golfo Persico e che quando alzi la serranda all’alba ti possono sembrare angeli. Stessa tecnica, d’altronde, viene utilizzata per i comuni lavavetri. Una cosa è certa, stiamo parlando di non arabi. Se il reddito medio dei discendenti delle varie tribù locali è pari ai 150mila euro all’anno, quello di un operaio medio non supera i cinquecento euro, almeno come dichiarano le fonti locali. Con questa cifra si deve vivere in un mondo dove la vita costa almeno il doppio di quella italiana. Come fare ad andare avanti? Facile. Indispensabile chiedere aiuto a chi indossa il “thobe”, che per nessuna ragione al mondo si può sporcare. Questi ultimi neanche ci vogliono parlare con i loro sottoposti. Non a caso vengono richiamati, soprattutto dall’Asia, autisti e pseudo-sindacalisti, più simili a Kapo. Una particolarità di questi luoghi sono appunto i pulmini, che nella maggior parte dei casi restano fermi per strada e che nulla hanno a che vedere con le auto blu, messe a disposizione di quelle delegazioni che dovrebbero controllare che tutto funzioni in modo perfetto. Particolarità di questi campi di lavoro, su cui l’occhio certamente si sofferma, sono le scarpe. Esiste un vero e proprio mercato di calzature nei fabbricati destinati a chi deve sporcarsi nella sabbia bollente. Nei dormitori si vive in ciabatte. Non si può certamente consumare una risorsa preziosa, che può essere scambiata solo con un vassoio della mensa. A proposito di alimentazione, nel prossimo capitolo parleremo del menù dei nuovi schiavi. Prima di parlare di morte per gli stadi, è necessario comprendere la vita di chi lascia le famiglie per costruirli. Una cosa è certa, la verità non è quella che ci propina qualche associazione che si occupa di diritti umani e che finanzia viaggi di “falsa conoscenza” in giro per l’Europa. Non si può parlare certamente di morti, senza averli visti. Gli incidenti, d’altronde, sono ovunque. Detto ciò, è lecito interrogarsi sul perché le commissioni d’inchiesta su quanto sta accadendo in vista dell’appuntamento calcistico più importante del pianeta vengano composte solo da chi appunto dovrebbe essere controllato. A dirlo, in qualche incontro istituzionale, sono gli stessi organizzatori della manifestazione, che sottolineano come tocchi a loro risolvere i problemi e quindi monitorare le imprese di cui sono titolari. 

La scalata dell’emiro. La storia degli impresentabili Mondiali in Qatar parte da lontano. Linkiesta il 15 Novembre 2022

L’organizzazione del torneo calcistico più importante di tutti è l’ultimo passo di un percorso lungo quasi sei decenni, che ha messo la piccola monarchia del Golfo sotto i riflettori dell’intero pianeta. Il Financial Times ne ha raccontato i passaggi più rilevanti

I Mondiali in Qatar in pieno autunno, nel cuore della stagione calcistica, sono un’anomalia. Sono un problema per i club, per la compressione dei calendari, per le conseguenze asimmetriche che l’impegno con le Nazionali avrà sulla salute fisica e psicologica dei calciatori da qui alla prossima primavera. E ovviamente negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere motivazioni più grandi e più importanti, dall’ambiente ai diritti umani, che spiegano perché sia un problema giocare tra Doha, Al-Khor e Lusail. Si può riassumere tutto nel mea culpa di Sepp Blatter – ex numero uno della Fifa – di qualche giorno fa, quando ha ammesso che all’epoca l’organo di governo del calcio mondiale commise un grave errore.

Era chiaro fin da subito che l’assegnazione della manifestazione sportiva più importante al piccolo emirato mediorientale avrebbe avuto conseguenze di un certo tipo sull’intera industria del calcio. Ma forse all’epoca nessuno era in grado di mettere tutto nella giusta prospettiva, anche perché in un primo momento era prevalso soprattutto il senso di stupore e sorpresa misto a mistero e curiosità per un evento che si sarebbe realizzato in condizioni inedite.

Lo stesso percorso che ha portato la Fifa ad assegnare i Mondiali al Qatar è una strada piena di curve e strettoie, una storia articolata, complessa, stratificata. L’ha raccontata Andrew England sul Financial Times, in un lungo articolo pieno di dettagli e retroscena, in cui la stessa candidatura del Qatar viene definita «donchisciottesca».

Perché ovviamente una città-stato con una popolazione di poco meno di tre milioni di abitanti non disponeva delle infrastrutture per ospitare centinaia di migliaia di visitatori contemporaneamente, e la cultura ultraconservatrice dell’emirato avrebbe offerto un ambiente molto diverso da quello a cui sono abituati gli spettatori europei, americani e asiatici.

Però il Qatar aveva disponibilità economica praticamente infinita, somme generate dalle riserve di idrocarburi, e la monarchia era determinata a ospitare la prima Coppa del Mondo in Medio Oriente.

«Il giovane avvocato Hassan al-Thawadi, figlio di un diplomatico eloquente e poliglotta, nominato un anno prima amministratore delegato della candidatura del suo Paese, ha passato mesi ad attraversare il mondo per raccogliere sostegno per l’offerta, in particolare tra quelli al di fuori dell’establishment calcistico tradizionale», si legge sul Financial Times, in un passaggio che vengono descritte le classiche dinamiche dell’assegnazione dei Mondiali: con una decina d’anni d’anticipo sull’edizione in questione, la Fifa invita i membri a presentare i loro nomi per l’organizzazione, e i Paesi hanno circa un anno per finalizzare le loro offerte. Sono mesi frenetici, in cui si mette in moto la macchina organizzativa della politica, fatta di pianificazione, lobbying e accordi dietro le quinte.

«Nel dicembre 2010 – racconta England nel suo articolo – la presentazione finale di Thawadi si è svolta al quartier generale della Fifa davanti a un pubblico che includeva primi ministri, reali e calciatori famosi, nonché delegazioni di Paesi rivali. Thawadi è salito sul podio e, in perfetto inglese americano, ha fatto la sua offerta un’ultima volta. Nella delegazione, seduto tra persone che stava cercando di convincere, e quelli che stava cercando di superare, c’era l’uomo responsabile dell’offerta del Qatar: lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani, allora l’emiro del Paese».

Thawadi si era preoccupato di toccare tutti i punti chiave, a partire dal caldo – che non sarebbe stato un problema «grazie a una tecnologia di raffreddamento in grado di regolare le temperature anche negli enormi stadi all’aperto» – fino alla geopolitica: «Svolgere il torneo in Medio Oriente» avrebbe fatto da ponte «tra il mondo arabo e l’Occidente». Sarebbe stata una scommessa audace, ma non c’erano rischi, diceva Thawadi.

Quando il giorno successivo Blatter aveva annunciato «Qatar», leggendo il bigliettino nella busta che conteneva il nome del prossimo Paese ospitante, tutto il mondo era rimasto a bocca aperta. Era la fine di un percorso lunghissimo, iniziato probabilmente negli anni Sessanta, in maniera del tutto inconsapevole.

«I semi di una Coppa del Mondo ospitata dal Qatar potrebbero essere stati piantati in Inghilterra nell’estate del 1966», si legge sul Financial Times. «Il futuro emiro, al-Thani, e il suo amico Abdullah bin Hamed al-Attiyah, erano adolescenti che frequentavano la scuola estiva nel Regno Unito. Tornati a casa a Doha, si divertivano a giocare a calcio ad al-Bidda, un quartiere del centro. Lo sceicco Hamad, la cui dinastia ha governato il Qatar dal 1850, era capitano della squadra».

Quando Hamad e Attiyah erano stati in Inghilterra, la Nazionale di Sua Maestà aveva vinto la Coppa del Mondo: guardando le strade colorate, la gioia dei tifosi e l’esaltazione dell’Inghilterra, la famiglia reale qatariota iniziava forse a maturare la consapevolezza della grande importanza sociale, economica, politica, rivestita da questo sport, e dai Mondiali in particolare.

In quegli anni il Qatar non aveva ancora le ricchezze di oggi. Per secoli il Paese aveva poggiato la sua economia sul commercio delle perle. Poi il crollo dell’industria negli anni Trenta si era rivelata disastrosa. Le cose erano cambiate di nuovo dopo la Seconda guerra mondiale, con una rinnovata domanda di idrocarburi proveniente da tutto il mondo.

Ma solo a partire dagli anni ’90 una serie di scommesse ad alto rischio aveva spinto la trasformazione del Paese. I governanti del Qatar, con Attiyah come ministro dell’Energia, avevano deciso di scommettere sul gas, in particolare sul gas naturale liquefatto (Gnl), nonostante l’abbondante scetticismo che li circondava.

La storia gli avrebbe dato ragione: «Un rapido e massiccio accumulo di ricchezza aveva messo Doha sulla cartina del mondo e dato fiducia alla famiglia al-Thani, in particolare allo sceicco Hamad, che dal 1995 ha iniziato a modernizzare lo Stato», con investimenti in ogni settore, in particolare con la nascita dell’emittente Al Jazeera, oggi riconosciuta in tutto il mondo.

Intorno alla metà degli anni Duemila, il Qatar è diventato il principale esportatore mondiale di Gnl e ha istituito un fondo sovrano che oggi gestisce asset per circa 450 miliardi di dollari. Solo da quando è stata assegnato il Mondiale del 2022, l’emirato ha investito più di duecento miliardi di dollari in infrastrutture e megaprogetti, inclusi 6,5 miliardi di dollari in stadi e altre strutture destinate alle squadre.

Tutta questa attenzione, però, ha posto lo Stato parecchio in vista, esponendolo a critiche e giudizi: «Nel giro di pochi mesi sono state avanzate accuse di corruzione contro i membri del comitato esecutivo della Fifa che ha assegnato i Mondiali 2018 e 2022 a Russia e Qatar. Il Sunday Times ha individuato due membri della Fifa che sarebbero stati pagati 1,5 milioni di dollari dal Qatar per i loro voti. Le autorità del Qatar hanno negato le accuse», ricorda il Financial Times.

E poi ovviamente ci sono gli enormi scandali sui diritti dei lavoratori impiegati, le inchieste che hanno rivelato migliaia di morti per condizioni di lavoro disumane, l’approccio illiberale con la stampa straniera. In generale, la nuova visibilità dello Stato ha comportato onori e oneri, dal momento che ha legato – anche se principalmente per motivi di business – il Qatar alle democrazie liberali dell’Occidente.

L’avvicinarsi del torneo ha intensificato e amplificato critiche e attenzioni verso le nefandezze del Qatar in materia di diritti umani. Alcune federazioni calcistiche, come quelle di Francia e Germania, hanno proposto alla Fifa di fornire un fondo di compensazione per i lavoratori migranti di 440 milioni di dollari, l’equivalente del montepremi della Coppa del Mondo. Gruppi di tifosi e altri stakeholder del calcio hanno annunciato boicottaggi. Doha negli ultimi mesi ha provato più volte a dimostrarsi un Paese in evoluzione, in una transizione verso un cambiamento, senza grossi risultati.

Al di là della credibilità degli annunci provenienti da Doha – che contrastano con altre dichiarazioni degli stessi organizzatori –, il rischio più grande è che dopo il primo calcio d’inizio si guardi solo al pallone che rotola, al calcio, al gioco. Durerà fino al 18 dicembre. E forse quella sarà anche la data in cui il mondo smetterà di interessarsi a ciò che avviene in Qatar.

Fiorello: «Il Qatar calpesta i diritti, si dovrebbero ritirare tutti da questi Mondiali». Redazione Online su Il Corriere della Sera il 15 Novembre 2022.

Lo showman durante «Aspettando Viva Rai2!»: «E la Rai ha speso 200 milioni per prendere i diritti?». Poi i complimenti all’Italrugby

«Noi abbiamo bloccato il nostro campionato, il campionato più bello del mondo, per dare spazio ai Mondiali in Qatar. Un Paese che non è tradizionalmente calcistico. Quando mai in Qatar hanno giocato a pallone? Quando mai lì c’è stato un campionato di calcio? Dove giocavano? Nei pozzi di petrolio? Non c’era lo spazio. C’erano le trivelle». Così Fiorello ironizza, nel suo stile inconfondibile, sui prossimi Mondiali di calcio durante «Aspettando Viva Rai2!», l’appuntamento quotidiano in diretta alle 7.15 sul suo profilo Instagram e a seguire su RaiPlay con contenuti esclusivi, in attesa della partenza ufficiale il 5 dicembre di «Viva Rai2!» su Rai 2.

«Si dovrebbero ritirare tutti da questo Mondiale - prosegue Fiorello -. Un Paese dove tutti gli abitanti, «i qataresi» (ride, ndr), sul loro zerbino hanno scritto «Diritti umani». E loro li calpestano ogni giorno. Avete sentito cosa hanno detto degli omosessuali? Tutti i tifosi e gli addetti ai lavori saranno chiusi in una Fan Zone, in uno spazio ristretto, e se poi escono da lì saranno arrestati. E noi chiudiamo il campionato per tutto questo? E la Rai ha speso 200 milioni per prendere i diritti di questi Mondiali?».

Estratto dell'articolo di Gianluca Roselli per “il Fatto quotidiano” il 17 novembre 2022.

(..) Domenica prossima iniziano i Mondiali di calcio in Qatar e, per la tv pubblica, sono in partenza un centinaio di persone. "Tra le 80 e le 100", ci viene fatto notare da una fonte. Ci saranno giornalisti, tecnici, maestranze e impiegati. Un numero che alcuni giudicano "spropositato" per una manifestazione sportiva dove non ci sarà la Nazionale italiana. 

Altri invece lo reputano "congruo" visto che comunque Mamma Rai trasmetterà in diretta tutte le 64 partite del Mondiale, per cui si è aggiudicata i diritti per circa 180 milioni di euro. "Si dovrebbero ritirare tutti da questo Mondiale, in Qatar si calpestano i diritti umani. Invece sono stati spesi 200 milioni", è stata l'intemerata (un po' a sorpresa) di Fiorello qualche giorno fa contro la kermesse sportiva che da domenica fino al 18 dicembre scompaginerà i palinsesti di Viale Mazzini. Parole che ricordano quelle recenti di Pier Silvio Berlusconi, patron di Mediaset: "Duecento milioni di investimenti tra tutto, più i costi di produzione: che senso ha? È servizio pubblico?".

Quando venne fatta la gara, nel 2021, ancora nella gestione di Fabrizio Salini, naturalmente non si poteva sapere che la Nazionale azzurra non si sarebbe qualificata. Ma quell'assegnazione scontò il precedente: i Mondiali di Russia 2018 che, anche senza Azzurri, per Mediaset furono un successo in termini di share, con i diritti pagati 'solo' 80 milioni. Quindi la Rai, per non restare di nuovo scottata, ha fatto di tutto per aggiudicarsi Qatar 2022. 

La critica che qualcuno rivolge a Carlo Fuortes, che si è trovato suo malgrado il macigno Qatar sul groppone, è che qualche partita si poteva cedere in subappalto, recuperando così un po' di soldi, cosa che invece non è accaduta. E ora ci si è messo anche Fiorello, con parole che in azienda sono state giudicate "fuori luogo".

La pratica dell'acquisto venne gestita all'epoca dal direttore dei diritti sportivi, Pierfrancesco Forleo, compagno della figlia di Mara Venier, Elisabetta. "Sul Qatar si svegliano tutti adesso: sui soldi spesi e sui diritti umani. Ma prima dov' erano?", si chiede un dirigente. 

Nel frattempo, sempre per il capitolo spese, qualcuno in Viale Mazzini ha alzato il sopracciglio anche per la trasferta di una ventina di persone alla Cop27 sull'ambiente a Sharm el Sheik, dove la tv pubblica era partner di un padiglione e dove alcuni giornalisti sono andati a moderare incontri, insieme al direttore Rai per la sostenibilità, Roberto Natale.

Infantino sui Mondiali in Qatar: «Oggi mi sento arabo, gay e migrante». Redazione Sport su Il Corriere della Sera il 19 novembre 2022.

Il presidente della Fifa ha aperto il torneo in Qatar esprimendo sostegno alle comunità Lgbtq+, discriminata nel Paese, e dei lavoratori migranti morti per costruire gli stadi.

«Oggi mi sento qatarino. Oggi mi sento arabo. Oggi mi sento africano. Oggi mi sento gay. Oggi mi sento disabile. Oggi mi sento un lavoratore migrante». Comincia con queste parole la conferenza stampa del presidente della Fifa Gianni Infantino alla vigilia della partenza del Mondiale di Qatar. Il numero uno del calcio mondiale esprime il proprio sostegno alle comunità Lgbtq+ (discriminata nel Paese) e dei lavoratori (si stima ne siano morti 6.500 nelle fasi di costruzione di stadi e infrastrutture) e difende a spada tratta la scelta della Fifa di giocare il Mondiale nella penisola araba.

Infantino: «Le critiche al Qatar sono ipocrite»

«Mi sento come loro — spiega il numero uno del calcio mondiale — e so cosa vuol dire essere vittima di bullismo perché lo sono stato. Ho pianto e ho cercato di reagire. Sono figlio di lavoratori migranti che hanno vissuto in condizioni molto difficili in Svizzera per come vivevano e i diritti che avevano. Ho visto come veniva trattato chi cercava di entrare nel paese, ma ora la Svizzera è un esempio di tolleranza. Il Qatar ha fatto progressi e ne parleremo, come spero che parleremo anche di calcio. La Fifa è orgogliosa di essere qui, questo sarà il Mondiale più bello per la gente che ama il calcio, ma sono stanco di leggere commenti su persone e su decisioni prese dodici anni fa». Infantino denuncia quindi le «lezioni morali» che sono solo «ipocrisia», alla vigilia dell’apertura dei Mondiali di calcio in Qatar. Il torneo da tempo è oggetto di forti critiche. «Quello che sta accadendo in questo momento è profondamente, ingiusto e le critiche al Mondiale sono ipocrite. Per quello che noi europei abbiamo fatto negli ultimi 3.000 anni dovremmo scusarci per i prossimi 3.000 anni, prima di dare lezioni morali agli altri. Queste lezioni morali sono solo ipocrisia».

Le leggi sul lavoro

Infantino rivendica il contributo della Fifa e accusa le aziende estere che lavorano in Qatar che non hanno fatto nulla per cambiare le leggi sul mondo del lavoro: «Siamo in un regno sovrano, la Fifa non può cambiare le leggi così come non può farlo nel Regno Unito o altrove, ma ha erogato un fondo di 350 milioni di dollari per i lavoratori negli ultimi quattro anni. Le aziende occidentali che sono qui, però, non vogliono aumentare i salari di questi lavoratori».

Comunità Lgbtq+ e lavoratori migranti

E poi ci sono le proteste delle comunità Lgbtq+: «Ho parlato molto con i leader di questi movimenti e tutti sono i benvenuti. L’opinione di uno o due non è quella di un intero Paese. Le regole esistono, per cambiarle bisogna passare attraverso un processo come è stato fatto anni fa in altri Paesi come la Svizzera. Le porte iniziano ad aprirsi, ma dobbiamo unirci senza guerre. Qui la gente è felice di avere il Mondiale. La tolleranza inizia con noi. Dobbiamo diffondere comprensione».

Niente birra negli stadi

Sulle polemiche degli ultimi giorni per la decisione di Qatar e Fifa di proibire la vendita di bevande alcoliche negli stadi, il presidente della Fifa dice che i tifosi possono «sopravvivere senza bere birra per tre ore. Ci sono molti punti in cui si possono bere alcolici eppure, siccome siamo in un paese arabo, anche questo sembra un grande problema. In Francia, Spagna e in alcuni altri paesi accade la stessa cosa. Budweiser è uno dei partner della Fifa e continueremo con loro fino al 2026, alla fine spero che tutti i problemi di questo Mondiale siano legati alla birra...», dice Infantino che resterà a guidare la Fifa, dal momento che è l’unico candidato per il prossimo quadriennio e che difende l’operato della Federcalcio mondiale: «Il mondo crede nella Fifa e in quello che abbiamo fatto per ripulire la Federazione. Adesso dobbiamo dare la possibilità alla gente di potersi godere questo Mondiale, cercando di unire e non di creare conflitti».

Il coming out del direttore della comunicazione della Fifa

Al termine della conferenza stampa il direttore della comunicazione della Fifa ed ex giornalista di Sky Sports, lo scozzese Bryan Swanson ha fatto coming out: «Sono seduto qui — ha detto — in una posizione privilegiata e su un palcoscenico globale, come uomo gay in Qatar. Ci hanno rassicurato sul fatto che tutti saranno i benvenuti in questo Mondiale. E, solo perché Infantino non è gay, non significa che non gli importi degli omosessuali. Gli importa eccome. Alla Fifa ci prendiamo cura di tutti. Siamo un’organizzazione inclusiva. Ho diversi colleghi gay, sono pienamente consapevole del dibattito e rispetto il diritto degli altri a pensarla diversamente, ma so anche per cosa stiamo combattendo. Siamo qui in Qatar per lavorare e non abbiamo avuto nessun problema».

Il Qatar, i diritti e il moralismo nel ... pallone. Santi Bailor su Il Tempo il 18 novembre 2022

Sono passati più di dieci anni da quando fu decisa l'assegnazione dei Mondiali di calcio al Qatar, era il dicembre 2010. Per questo colpisce che alla vigilia della partita inaugurale di domenica, fiocchino critiche, servizi e dichiarazioni indignate per la questione dei diritti umani in Qatar. Le critiche sono il sale della libertà, i diritti e il loro rispetto ancor di più ma accorgersene a scoppio ritardato non aiuta granché a migliorare la situazione, se non a consolarsi con il moralismo della serie: «Noi lo abbiamo detto però». Il calcio è spettacolo ed i Mondiali ne sono la sintesi più globale e forse romantica (con l'orgoglio delle nazionali in campo) ma pretendere che il pallone porti democrazia e libertà, quasi fosse una rivoluzione politica, è puro strabismo. Può sensibilizzare, in alcuni casi. Ma rivoluzionare no. 

In passato, del resto, lo sport ha incrociato grandi eventi organizzati da Paesi per nulla democratici che ci hanno costruito sopra propaganda e comunicazione. Basti pensare alla Coppa Davis di tennis in Cile nel 1976, all'epoca di Pinochet, ai Mondiali di calcio in Argentina del 1978, al tempo della dittatura della giunta militare o alle Olimpiadi del 1980 in Urss, con gli Usa che boicottarono l'evento per protesta contro l'invasione sovietica dell'Afghanistan. Diapositive dal passato che però, anni fa, al momento di assegnare i Mondiali non hanno innescato riflessioni particolari. Nel calcio si direbbe un'occasione mancata.

Spalle coperte, niente baci, alcol e sex toy: il Mondiale dei divieti in Qatar. La stampa britannica ha invitato i propri tifosi a prestare attenzione a oggetti e usanze che in Qatar sono proibiti e per i quali si rischia addirittura il carcere. Novella Toloni il 15 Novembre 2022 su Il Giornale.

Manca sempre meno all'inizio dei Mondiali di calcio in Qatar e l'attenzione è più per il Paese e le sue usanze che per l'evento sportivo, che richiamerà milioni di tifosi e squadre da tutto il mondo (eccetto l'Italia). Viste le polemiche che hanno interessato il Qatar sui diritti civili e sugli stringenti divieti, i tabloid inglesi hanno pensato bene di informare i propri tifosi su cosa è considerato illegale nel Paese, giusto per evitare l'incarcerazione dei propri connazionali, rei di non conoscere usi e costumi qatariani.

Nelle scorse ore il sito ufficiale del governo inglese - Gov.uk - ha pubblicato una sezione speciale dedicata ai Mondiali in Qatar 2022 e, tra le varie indicazioni, ha stilato una lunga lista dei divieti vigenti a partire dall'uso e dalla detenzione di droghe fino l'assunzione di alcol (prevista solo nei ristoranti e nei bar degli hotel) e vietata in pubblico (e non acquistabile in nessun negozio).

Dalle sigarette elettroniche ai libri religiosi, cosa è vietato in Qatar

L'elenco delle cose da non fare e degli oggetti da non mettere in valigia è lunga, lunghissima. E chi infrange le regole rischia non solo multe, ma anche l'arresto e l'incarcerazione. Oltre alle droghe, l'importazione di materiale pornografico (compresi sex toy e riviste), prodotti a base di carne di maiale e libri e materiale religioso in Qatar è illegale e anche le sigarette elettroniche, i liquidi e altri prodotti simili sono vietati.

"Non mi esibirò in Qatar". Dua Lipa dice "no" ai Mondiali

Non va meglio dal punto di vista delle usanze e dei costumi. Inveire e fare gesti maleducati sono considerati veri e propri atti osceni per i quali si può finire in carcere. Stessa cosa per i gesti di intimità in pubblico (un semplice bacio sulla bocca, per esempio) tra uomini e donne (anche tra adolescenti) può portare all'arresto. Avere un abbigliamento consono e decoroso è un altro aspetto a cui in Qatar prestano attenzione. Le donne devono coprirsi le spalle e evitare di indossare gonne corte, pantalonicini (anche gli uomini) e top senza maniche negli edifici governativi, nelle strutture sanitarie e nei centri commerciali. Anche se le autorità locali hanno dichiarato che "tutti sono i benvenuti" ai Mondiali del Qatar, l'omosessualità è illegale nel Paese e effusioni in pubblico possono portare all'incarcerazione.

Le lamentele di oggi contro i Mondiali Qatar 2022 sono inutili ed ipocrite. Giovanni Capuano su Panorama il 15 Novembre 2022.

 Chi giocherà con il fiocco nero contro le morti sui cantieri, chi attacca la mancanza di libertà nell'emirato, chi si indigna per l'acquisto dei diritti tv. Tutto inutile ed ipocrita perché in 12 anni c'era il tempo di revocare l'assegnazione e fare il torneo altrove. Ma tutti si sono nascosti

Che il Mondiale d'inverno in Qatar, nel mezzo del deserto, fosse una forzatura figlia di logiche molto politiche e ben poco sportive non lo scopriamo oggi. E nemmeno che il Paese ospitante, a suon di miliardi di dollari investiti a pioggia, non sia un modello ideale di rispetto dei diritti umani, delle minoranze e dell'eguaglianza. E' semplicemente ricco sfondato come lo era il 2 dicembre del 2010, il giorno in cui l'allora presidente della FIFA, Sepp Blatter, scelse di rompere ogni protocollo e tradizione assegnando in contemporanea sia l'edizione del 2018 alla Russia che quella del 2022 al Qatar. Beffando gli Stati Uniti e dando il via a un terremoto che ha travolto lo stesso Blatter e messo a dura prova la tenuta della FIFA.

Che il Mondiale in Qatar fosse una questione di soldi, soft power e geopolitica lo si sa da quel giorno e quello che è successo nei 4.380 (mal contati) successivi non ha fatto altro che confermarlo, tra inchieste, scandali e un fiume di denaro riversato sulla manifestazione che va a iniziare e sul mondo del calcio. Non esiste nessuno che non sia consapevole del link stretto che unisce Qatar 2022 alla parabola del PSG qatariota, ad esempio, nessuno che non sia sfiorato dal sospetto che proprio l'assegnazione dell'allora FIFA abbia segnato un punto di non ritorno nel processo di trasformazione del calcio da sport e intrattenimento a strumento di politica economica. La premessa è necessaria perché le manifestazioni di dissenso, ora che il momento del calcio d'inizio si avvicina, sono legittime ma appaiono un po' strumentali. Ed ipocrite. A meno che non siano pagate di tasca propria come stanno facendo alcuni artisti che declinano gli inviti a suon di compensi milionari per andare in Qatar a prestare la propria faccia. Un plauso a loro, meno a chi non ha esercitato in questi anni quella sottile ma potente arma di pressione rappresentata dalla minaccia di non partecipare e basta al Mondiale in Qatar. Cosa sarebbe accaduto se tanti si fossero opposti, invece di tentare oggi l'improbabile strada di presentarsi con scritte e maglie di denuncia per le violazioni dei diritti dei lavoratori e dei diritti umani in generale? Se il "no, grazie" fosse stato corale è difficile che la FIFA potesse non tenerne conto. Questa FIFA nata dalle ceneri di quella di Blatter e che cammina sul filo sottile dovendo tenere insieme la necessità di portare a termine il Mondiale, l'enorme business che ne deriva, la violenza sui calendari agonistici di mezzo mondo (quello che paga gli stipendi delle stelle del pallone) e il tentativo di dare un senso etico alla trasferta in Medio Oriente. E' possibile che qualche miglioramento nelle condizioni del popolo qatariota e di chi frequenta quelle latitudini sia avvenuto, come rivendica il numero uno di Zurigo, Gianni Infantino. E' tutto da verificare se si tratti di un maquillage di facciata o di riforme che resisteranno anche dopo il 18 dicembre, data della finale della Coppa del Mondo. In ogni caso scoprire oggi che giocarli, questi Mondiali, non sono altro che consentire all'emiro di chiudere il cerchio e presentarsi al mondo con un volto accettabile è ipocrita. Ipocrita come attaccare la Rai che si è presa i diritti tv pagandoli a prezzo di mercato, beffata poi dall'eliminazione della nostra nazionale. Ipocrita come farlo da dentro la stessa azienda (Fiorello) o da fuori, salvo poi attaccarla se questo non fosse accaduto. O minacciarne un boicottaggio diplomatico salvo poi annunciare di essere pronti ad andare per non perdersi l'eventuale finale della propria squadra (Macron). Meglio il silenzio. Oggi. Il tempo per alzare la voce e mettersi concretamente di traverso c'è stato, non breve, ma nessuno è andato fino in

Giulia Zonca per “la Stampa” il 19 novembre 2022. 

Tra il bianco dei palazzi e il grigio dell'asfalto all'improvviso ci sono colori mai visti perché il deserto lo puoi riprogettare, ma è difficile cambiarlo, riempirlo e ora succede. Il Qatar e gli Emirati, fino a poco fa vicini inconciliabili, si scatenano insieme e inseriscono il fattore umano nel panorama. Presto per dire come uno contaminerà l'altro, ma intanto la gente c'è. E fa rumore.  

Nelle fermate delle metropolitane che iniziano a sputare folla in superficie, sui marciapiedi che non vedono mai nessuno camminare e ora si popolano di passi, su tribune a lungo vuote che non hanno più spazio, in locali nati per imitazione che scoprono un'inedita naturalezza.

La domenica del golfo riunisce soldi, contraddizioni, ambizioni, sogni e riempie strade, poco abituate a essere occupate. Il Mondiale che parte in Qatar la Formula Uno che chiude la stagione ad Abu Dhabi, Global soccer che distribuisce premi a Dubai e il Medio Oriente che scintilla. Dovrebbe raccontarsi ma non ha voglia di giustificarsi e allora morde un passato recente per andare avanti.

Tenta un dialogo globale, anche se qui stare zitti è considerata una virtù. Infatti ci pensano i suoni a segnare lo strappo, il fischio che libera la prima partita, il motore sulla linea di partenza e dietro girano Stati freschi e cifre pesanti. Nel pieno della crisi energetica occidentale, questa è la risposta agli incubi e il calcio approfitta degli accordi politici per uscire dalla lavatrice. Da anni viene considerato un riciclatore, prende finanziamenti da luoghi che non assicurano i diritti e restituisce la nobiltà di eventi che coinvolgono, spostano la percezione.  

Lo hanno fatto le Olimpiadi in Cina, la Serie A in Arabia Saudita, le auto in Bahrein, il golf ovunque, lo hanno fatto le archistar i grandi testimonial, come Beckham che oggi a Doha parla di eredità difficili da immaginare. Però adesso c'è chiasso, umanità, calca e tutto quello che si presentava foderato di ordine e funzionalità inizia a vibrare. L'alta velocità di una rete sempre perfetta vacilla, l'ospitalità patinata con il volo del falcone e le jeep sulle dune si accompagna al bivacco, ai tamburi, ai viaggi deliranti, in bici, dietro una nazionale, al karaoke. 

Talmente tanto mondo in pochi chilometri quadrati che il Qatar ha deciso di ritrattare la concessione sugli alcolici e li ha riproibiti. In poche ore ha ritirato dal tavolo uno dei compromessi offerti agli sponsor del pallone: niente stadio, si beve birra solo nella Fan Fest e a 12 euro il bicchiere. Un gesto di controllo mentre tutto inizia a muoversi a un nuovo ritmo. C'è un Mondiale e non si lascia tenere al guinzaglio, il Qatar lo ha desiderato talmente tante da rischiare di perdere la faccia per averlo.

Oltre a distribuire denaro, ha inseguito il progresso, almeno per un po'. Era lo stato che proteggeva i terroristi, fama superata in mutazioni costanti. Era lo stato della kafala, la legge che permette al datore di lavoro di disporre della vita di chi impiega, quel legame brutale non è più permesso, ma regge ancora perché la cultura non cambia con le norme, si modifica con la pratica.  

Secondo qualcuno il buon proposito germoglierà, per altri marcirà però ora la sfida tra le due visioni ha un pubblico. Argentini che anche qui, a 35 gradi, dormiranno in macchina davanti al campo dove si allena Messi e canteranno che hanno visto Maradona e vogliono altro. 

Brasiliani decisi a impazzire per qualche altro idolo, il primo che mette il nome sopra i gol e quando il prescelto si rivelerà loro balleranno in strada, lì dove di solito passano solo limousine. Olandesi dipinti di arancione e arcobaleno, poco importa se non sarà gradito e inglesi che escono a comitive dagli alberghi e implorano il calcio di tornare a casa, almeno questa volta.

Un tempo qui era impero britannico, un protettorato abbandonato nel 1971, la disdicevole kafala è entrata in vigore sotto la loro giurisdizione, così come il Mondiale arrivato a spinte ha triangolato pure con le pressioni francesi. E ora tutti dubitano e hanno ragione perché l'omosessualità è illegale quando non è nascosta. Fa orrore e il disagio si appiccica a giorni concitati che svelano pure l'opposto: il sorriso di chi si vuole aprire davvero, la disponibilità degli immigrati (il 90 per cento della popolazione) che ora stanno in buona parte sgranati sui percorsi a indicare vie e trasporti, perle di vivacità.

Oggi, il bene supremo è il gas, il fondo di stato che controlla la Lng, la compagnia, in mano alla famiglia reale, muove un patrimonio da 450 miliardi. I Mondiali ne sono costati 220, dentro il conto c'è pure il prezzo di un'anima. 

A Doha c'è uno stadio pronto a salpare, porta il prefisso del Qatar, si chiama 974, come il numero che serve per chiamare il Paese e come la quantità di container che lo compongono. È letteralmente il carico di una nave e la prova di quanto lontano sia disposto a spingersi questo minuscolo stato arabo per farsi vedere. L'impianto sparirà dopo il torneo, ma non sarà affatto demolito: nasce in mezzo a un porto ed è pensato per viaggiare, per essere trapiantato altrove. Insieme con la storia che racconta.

Non serviva certo il pallone per avere la scusa di ridefinire un'area da anni terra di grandi cambiamenti, di immaginifiche costruzioni, di vere e proprie gare a concretizzare l'idea più strabiliante, però questa è la prima volta che miliardi di occhi fissano questo indirizzo. E un milione di persone spettina gli ultimi cinque decenni. 

Il desiderio di farsi riconoscere, toccare, ha scatenato la fantasia e gli investimenti oltre che lo sfruttamento e reso visibile, anzi indimenticabile, il lascito. Spesso la storia fonde insieme i sogni e i danni che sono costati, le grandi piramidi rendono evidente l'assurdità e la crudeltà dello sforzo che chiedono. In Qatar si è stravolto il paesaggio e ora promettono di fare lo stesso con il sistema sociale. Ci metteranno di più, molto più tempo di quanto è servito per vedere gli otto fascinosi impianti. Il Qatar è poco motivato ha tracciato i piani del futuro e lo sguardo puntato sull'orizzonte scavalca il presente.

In principio è stata Dubai, tutta in arrampicata sul desiderio di essere notata e frequentata. Diciannove edifici contro il cielo: il Burj Al-Arab, il palazzo a vela con l'hotel a sette stelle, la Cayan Tower, l'unico grattacielo la cui cima è girata di 90 gradi rispetto alla base, il Burj Khalifa, 828 metri superati, senza sorpresa, dalla Gedda Tower dell'Arabia Saudita. Il Golfo rincorre la maestosità, sfoggia il denaro e in qualche frenetico modo costruisce un'identità perché i petroldollari portano un Dna comune.

Lo stadio di Qatar-Ecuador, che domani apre il Mondiale, è una tenda berbera, fatta con materiali ed esperienza friulana, è la più grande al mondo. Al-Bayt, in arabo significa la casa. Così come l'Al-Janoub di Zaha Hadid, modellato su un dhow, l'imbarcazione usata per raccogliere perle ed è il loro colore che viene richiamato, ripescato, nel tentativo di creare un legame tra il passato nomade e il presente ambiguo che in queste ore si tinge pure di altro. Presenze, chiacchiere, maglie, punti interrogativi, mondo che sciama e chiede. L'occidente entra, guarda e inevitabilmente si riconosce, in tutto, anche nelle contraddizioni.

Jean Nouvel ha progettato sia il museo del Qatar, che ricorda la rosa del deserto, sia il Louvre di Abu Dhabi appoggiato sull'acqua, sia il Burj Doha, 238 metri mutuati dalla Torre Glòries di Barcelona e dal Gherkin di Norman Foster, a Londra: la West Bay declinata in ogni parte del mondo. L'ultima corsa è all'isola artificiale, ogni stato del Golfo ne ha una, ma i sauditi si sono spinti oltre e preparano Neom, città del futuro, 26.500 km quadri destinati al turismo da ricchi: polo d'attrazione affacciato sul mar Rosso. 

Sarà forse l'ultima frontiera, ma prima c'è il Mondiale del Qatar, sotto alla gahfiya, il copricapo arabo a cui si ispira lo stadio Al Thumana. Loro riempiono gli occhi, la gente riempie le strade, gli ospiti sparpagliano benessere, chi arriva si ritrova a pagare 600 euro a notte una stanza riesumata dagli anni Novanta, una di quelle dimenticate che ora tornano buone. Perché c'è ressa e non si può usare solo il servizio buono. I Mondiali non hanno classe sociale e il pallone in questo mese dovrà uscire dalla lavatrice e sporcarsi. Poi si vedrà chi ne esce diverso, lui che rotola ovunque o chi l'ha voluto qui.

(Monthly Report n.16) Nel fango del dio pallone: dietro le quinte dei Mondiali in Qatar. L'Indipendente il 19 Novembre 2022

È uscito il sedicesimo numero del Monthly Report, la rivista de L’Indipendente che ogni mese fa luce su un tema che riteniamo di particolare rilevanza e non sufficientemente trattato nella comunicazione mainstream. Nel fango del dio pallone: questo il titolo dell’edizione di questo mese, nella quale analizziamo con occhio critico i Mondiali di calcio che prenderanno il via domani in Qatar. Il numero, oltre che in formato digitale, è disponibile anche in formato cartaceo spedito in abbonamento (tutte le info su come riceverlo a questo link).

L’editoriale del nuovo numero: Sabbia, pallone e stereotipi 

«Il mondo del calcio è sempre più mafioso, al punto che chi rompe l’omertà viene considerato come i pentiti di Cosa nostra: un traditore, un infame, un vigliacco. Perché il carrozzone pallonaro dei miliardi e degli interessi deve essere protetto a tutti i costi così com’è». Spinti da una certa idea che il calcio da sport popolare e pulito si sia recentemente trasformato in un baraccone sporco senza etica, guidato da multimilionari senza scrupoli che muovono come marionette calciatori-automi riempiti di soldi, si potrebbe credere che la citazione sia di qualche coraggioso addetto ai lavori che racconta il mondo del pallone ai giorni nostri. Pagine social seguitissime quanto demenziali tipo “Serie A – Operazione Nostalgia” spingono in questa direzione, incensando una presunta età dell’oro da celebrare nel calcio di qualche decennio fa, contro il deserto di valori del presente. E invece no. Le parole citate in apertura le ha scritte Carlo Petrini, centravanti di serie A negli anni ‘60 e ‘70, in un libro molto importante quanto scomodo dal titolo Nel fango del dio pallone che racconta il dietro le quinte del mondo del calcio nei gloriosi anni Settanta, fatto di presidenti senza scrupoli, doping, partite vendute, interessi sporchi e mafie.

In quanto sport più popolare e ricco non deve stupire che il calcio sia settore di grande interesse per chi si occupa di consenso popolare e di ricchezza, ovvero politici e imprenditori, governi e multinazionali. In questo senso è un osservatorio importante per monitorare dinamiche e cambiamenti nella società, nell’economia e nel potere. Questo il motivo per il quale abbiamo deciso di dedicare il numero del Monthly Report a un tema solo apparentemente lontano dall’agenda de L’Indipendente. I mondiali che inizieranno il 20 novembre in Qatar, già a cominciare dalle peculiarità del Paese scelto come organizzatore, presentano interessanti spunti di riflessione e molti di questi li analizziamo in questo numero. Da come un piccolo pezzo di deserto come il Qatar sia divenuto potenza e a quale scopo abbia investito una fortuna per organizzare i mondiali, a come le monarchie del Golfo stiano assumendo una posizione fondamentale quanto poco dibattuta nei fragili equilibri globali, passando dalla questione dei diritti nel Paese arabo e nel mondo del calcio, al tema della cybersicurezza e della Coppa del Mondo come vetrina per le novità nell’ambito della digitalizzazione del controllo sociale. Raccontiamo poi della presenza dell’Italia ai mondiali qatarioti perché, se è vero che la nazionale azzurra non si è qualificata, ci sarà comunque una nutrita rappresentativa italiana a Doha, composta da 560 soldati che Roma ha cortesemente messo a disposizione dell’emiro: a quale scopo? E per finire, visto che anche l’aspetto ludico è importante e i mondiali di calcio ad ogni modo li guardiamo (quasi) tutti, presentiamo le squadre che parteciperanno chiedendoci chi vincerà sul campo questa ventiduesima edizione della coppa del mondo.

L’indice del nuovo numero:

Qatar: una landa desertica divenuta potenza

Metafore nel pallone

FIFA: “Il parco giochi dei corrotti”

L’importanza delle monarchie del Golfo negli equilibri geostrategici

La militarizzazione della FIFA World Cup 2022

Cybersicurezza e controllo: l’emiro fa scorta di tecnologia

Il Qatar è già campione del mondo dello sfruttamento

Lo sfruttamento nelle fabbriche del pallone

Senza un uomo non si va da nessuna parte

C’è chi dice no

Ma alla fine chi li vincerà questi mondiali?

Paolo Brusorio per “Tuttolibri – la Stampa” il 19 novembre 2022.

 Quattro stelle sul petto e non è il momento di lucidarle. Domani in Qatar cominciano i Mondiali di calcio e l'Italia resta a guardare per la seconda volta di fila. Un buon periodo allora per rifugiarsi nel tempo, c'è stata un'epoca in cui eravamo re, una recente e una che affonda le radici nel passato. L'Italia ha vinto quattro volte il titolo mondiale, solo il Brasile ha fatto meglio con cinque, e qui si parla delle prime due, quelle che fino al 1982 ci hanno tenuto nel gotha del pallone. Era il 1934 e poi il 1938.  

«Se si studiano bene i fatti si scopre che la metà dei titoli vantati dagli azzurri è però macchiata da pesantissime ombre. Da reati sportivi e politici, da vergogne - quelle davvero - mondiali e storiche». L'affermazione è pesante e seppur evidentemente non inedita mette i brividi: sta nel lungo incipit del libro di Giovanni Mari, Mondiali senza gloria il cui sottotitolo è la sentenza: la vittoria del 1934, comprata da Mussolini, e quella fascistissima del 1938. Una radiografia, questo libro, che non fa sconti: non al trionfalismo e neanche alle emozioni.

Dove si sta parlando di un regime che ha capito come il pallone avrebbe potuto divulgare l'idea e soprattutto l'ideologia, quello che oggi chiameremmo soft power e che allora di soft non aveva proprio nulla. Convincere gli italiani di essere una potenza sul campo di calcio li avrebbe convinti di poterlo essere anche al tavolo dei grandi, avrebbe offuscato la capacità di pensiero critico travolto da un'euforia collettiva malata e pericolosa. Scrive ancora Mari: «Per questo la vittoria doveva essere perseguita con ogni mezzo: quello lecito e sportivo, se possibile, quello della scorciatoia e del baro se fosse servito».

Mussolini non amava il calcio, lo considerava troppo poco elegante rispetto, per esempio, alla ginnastica o alla corsa, ma ne capì in fretta la forte penetrazione sociale. L'Italia vince il titolo Mondiale nel 1934 e poi nel 1938, saranno quei successi l'apogeo sportivo della potenza fascista, ma siamo nel 1927 quando si toccano con mano le prime evoluzioni di regime: sulla maglia della Nazionale compare lo stemma fascista accanto a quello dei Savoia ed è nell'anno successivo, Olimpiadi di Amsterdam, che viene reso obbligatorio per gli atleti il saluto con il braccio teso una volta saliti sul podio. Ed è un fedelissimo del duce, Arpinati, a fondare nel 1929 la serie A a girone unico.

Fertilizzato il terreno, era il momento di pensare in grande. Era il momento di costruire il Mondiale perfetto, estrema illusione di un paese perfetto. Anzi, di una Nazione perfetta. Non c'è mondiale senza stadi, come avremmo tristemente scoperto dopo Italia '90, e almeno qui il regime dimostrò di avere una marcia in più. Architettura fascista: ne avremmo sentito ancora parlare. Lo stadio Mussolini che oggi è lo stadio Olimpico Grande Torino ma che fino ai Giochi del 2006 rimase identico a quando fu costruito. E poi gli impianti in tutta Italia, il Littorio a Trieste, tanto per dire.

Tre milioni e mezzo costò il Mondiale del 1934. Lo vinciamo perché la squadra era forte: gli oriundi con tanti saluti all'italica razza, un centravanti come Meazza, tra i più forti giocatori della nostra storia. Già, Meazza. A scoprirlo Arpad Weisz, allenatore ungherese, vittima delle leggi razziali fino alla deportazione e alla morte ad Auschwitz. Weisz cui, a proposito di stadi costruiti dal fascismo, a Bologna hanno intitolato una curva. 

Poi certo, Monzeglio imposto perché amico della famiglia Mussolini. In panchina Vittorio Pozzo: il ct più vincente della storia del nostro calcio, accusato per una vita di essere funzionale alla macchina della propaganda. Alpino, amante della disciplina, nazionalista: Arpinati lo scelse per questo e per la sua competenza. Fino a che punto il regime fu motore e sponsor delle nostre vittorie? Vero gli arbitraggi ci strizzarono l'occhio e a volte, come in Italia-Spagna, gli occhi li chiusero proprio. 

Vero l'arbitro della finalissima salì fino al palco d'onore per salutare Mussolini con le squadre schierate in campo, e figuratevi, i pensieri dei giocatori dell'Ungheria. Ma quella Nazionale era di buon livello e in fondo la vittoria, spinta dalla propaganda dalle «convincenti» maniere di un regime che si stava allargando non fu così clamorosa. Tanto da ripetersi nel 1938 dove le condizioni ambientali non furono proprio le stesse. 

Per dire: l'esordio azzurro avvenne a Marsiglia, casa per molti esuli antifascisti. La Nazionale fu accolta malissimo, i giocatori insultati, il saluto romano in campo coperto dai fischi. E Pozzo? Ecco, il ct ordinò di rialzare il braccio che i giocatori avevano abbassato intimiditi dal pubblico, «l'Italia non doveva avere paura». Quasi nulla a confronto della scelta della maglia nera da indossare contro la Francia nel quarto di finale giocato a Colombes. 

Una scelta di marketing politico ideata, scrive Mari, da Starace e colta al volo da Mussolini. In nero contro la Francia antifascista. Poi battuta. Arriverà il secondo titolo mondiale consecutivo, il 1938 finisce in gloria per il calcio italiano. Mussolini celebra la «razza italica». Da lì a poco sarà l'inizio del periodo buio. E del terrore.

Aldo Grasso per corriere.it il 20 Novembre 2022. 

Siamo pronti ad accollarci tutti i mali del mondo, ma non quelli che ci addossa Gianni Infantino, presidente della Fifa, nell’inaugurare i Mondiali di calcio del Qatar, a Doha. Per parare le molte critiche che l’organizzazione sta ricevendo, a partire dai troppi «schiavi» morti (il quotidiano inglese «The Guardian» ha svolto un’indagine che avrebbe portato alla luce la morte di circa 6500 persone), Infantino ha denunciato «l’ipocrisia delle lezioni morali» dell’Occidente: «Quello che sta succedendo è profondamente ingiusto. 

Le critiche sono ipocrite e per quello che noi europei abbiamo fatto negli ultimi 3.000 anni dovremmo scusarci per i prossimi 3.000 anni prima di dare lezioni di morale agli altri». Si scusi lui, innanzi tutto, invece di darsi alla paraculaggine: «Oggi mi sento qatarino, oggi mi sento arabo, oggi mi sento africano, oggi mi sento gay, oggi mi sento disabile, oggi mi sento lavoratore migrante», ha impreziosito così il suo discorso introduttivo. 

E a proposito delle violente critiche sui diritti umani e la discriminazione, in particolare dal movimento LGBTQ, ha detto: «So cosa vuol dire essere discriminato, molestato, in quanto straniero. Da bambino sono stato discriminato (in Svizzera, ndr), perché avevo i capelli rossi e le lentiggini: io ero italiano e parlavo male il tedesco». 

Le «pesanti» discriminazioni subite in Svizzera (in Qatar l’omosessualità è considerata una malattia mentale e comporta pene fino a sette anni di carcere) non gli hanno impedito di diventare uno dei manager più pagati al mondo. Secondo CalcioeFinanza.it, il presidente della Fifa percepirebbe uno stipendio che si aggira intorno a 1,40 milioni di euro annui. A disposizione avrebbe anche benefit come auto e alloggio, con annesso un rimborso spese variabile riconducibile ai 1800 euro mensili. 

Convocati Mondiale Qatar 2022: la lista completa dei giocatori di tutte le squadre

In quanto a scandali e corruzioni, pensavamo che Sepp Blatter, il precedente presidente della FIFA, avesse raggiunto il peggio, come racconta la docu-serie «FIFA, tutte le rivelazioni» (Netflix). Si rimane impressionati nell’apprendere come il Qatar si sia «comprato» questi mondiali: nel 2009, quando è partita la corsa per l’assegnazione dei Mondiali, nel Paese non c’erano gli stadi e gli hotel per gli ospiti; le città avrebbero dovuto essere completamente riorganizzate. Ma con i soldi si compra tutto: dal Paris Saint Germain (i cui ingaggi dei calciatori hanno sconvolto l’economia mondiale del calcio) all’interruzione dei campionati europei, dai Mondiali nel deserto alla visibilità globale. 

L’auspicio era che la nuova presidenza segnasse una linea di discontinuità e invece Infantino ha trasformato la Fifa in una sorta di organismo politico internazionale, un generatore di deliri di onnipotenza. Chiamato dal Consiglio d’Europa (era il gennaio scorso) a riferire sulle violazioni dei diritti umani in Qatar, Infantino ha approfittato di quella sede per proporre il Mondiale ogni due anni! Diceva che era per il bene dell’Africa: «Per dare speranza agli africani, cosicché non debbano aver bisogno di attraversare il Mediterraneo per trovare forse una vita migliore, ma più probabilmente la morte in mare». Ecco la soluzione cui nessuno aveva mai pensato! Per il prestigio e la popolarità che il calcio ha nel mondo, il presidente è stato invitato a svolgere un ruolo di mediatore tra l’Europa e il controverso emirato arabo. Risultato? Infantino è uno dei politici occidentali maggiormente influenti a Doha, dove vive dall’ottobre 2021 (vive nel lusso, verrebbe da aggiungere, tanto da 3.000 anni la colpa è la nostra).

Nel suo discorso d’apertura ha aggiunto: «Quante di queste aziende europee o occidentali che guadagnano milioni dal Qatar, miliardi, quante di loro hanno affrontato i diritti dei lavoratori migranti con le autorità?». Il torto va sempre addebitato nel bilancio degli altri. Come ha scritto Valerio Moggia su «Linkiesta», Infantino «è il mediatore perfetto, uno dei pochi uomini capaci di intrattenere ottimi rapporti con Vladimir Putin e i Paesi occidentali, tra la monarchia del Qatar e quella dell’Arabia Saudita, tra gli Stati Uniti e la Cina. E la Fifa è il luogo ideale per portare avanti i suoi progetti: talvolta qualcuno, dalle vedute troppo ristrette, ha immaginato per lui un futuro politico in senso stretto, una volta lasciata Zurigo; ma la realtà che la Fifa è la sede ideale da cui esercitare il proprio potere indiretto, il soft power per eccellenza. Non c’è un gradino più alto nella scala del potere». Va bene, la Fifa è un potentissimo centro di potere, non solo finanziario, e non siamo così ingenui da invocare a suoi vertici delle «anime candide»: ci piacerebbe almeno che gli ipocriti non accusassero il mondo intero di ipocrisia.

Sport ateo, solo in teoria. Il calcio è uno strumento di soft power e le potenze del Golfo se ne sono impadronite. Rocco Bellantone su L’Inkiesta il 21 Novembre 2022.

Un libro inchiesta di Paesi edizioni sul rapporto tra pallone e mondo islamico: dalla tratta dei talenti africani agli stadi vietati alle donne, dai club comprati dagli sceicchi ai discussi Mondiali in Qatar

Il calcio non è solo un business multimiliardario ma anche una questione di fede. Quando incantava il mondo in campo, l’ex stella del Milan e del Real Madrid Ricardo Kaká non dimenticava di ringraziare il Signore dopo ogni goal. Da buon cristiano pentecostale della chiesa Renascer, l’Atleta di Cristo sfoggiava sotto la maglia ufficiale una t-shirt bianca con su scritto «I belong to Jesus», «Dio è fedele» e «Gesù ti ama».

Come lui, decine di altri calciatori sudamericani che per anni hanno militato nei principali campionati europei, compresa la nostra Serie A, non hanno fatto mistero della propria fede cristiana. Alcuni in maniera sobria, altri mettendo in mostra tutto il loro fervore. Come l’asso Neymar, brasiliano anche lui e oggi in forza al Paris Saint Germain, che nel 2015, ai tempi in cui formava un trio d’attacco da urlo con Messi e Suarez al Barcellona, per festeggiare la vittoria della finale di Champions League contro la Juventus si presentò sul podio con una bandana con su scritto «100% Jesus».

Un’uscita che fece discutere non poco, spingendo addirittura la Fifa, la Federazione internazionale di calcio, a censurare le immagini della sua esultanza in quanto avrebbero potuto urtare la sensibilità di atleti di altre confessioni. Perché in teoria, ma solo in teoria, il calcio è uno sport ateo.

La verità, però, è ben altra. I credi religiosi, infatti, si sono ormai posizionati da tempo in pianta stabile sui terreni di gioco. E se fino a qualche anno fa si trattava per lo più di un affare tutto cristiano, con il proverbiale segno della croce ad accompagnare puntualmente il fischio d’inizio di ogni partita, oggi anche i calciatori musulmani non fanno più mistero della loro fede. E l’aumento della loro esposizione mediatica sta andando di pari passo con la crescita del peso – politico e soprattutto economico – di sceicchi e businessman del Golfo Persico e dell’Asia sul calcio internazionale.

La Premier League, la lega più ricca e spettacolare del pianeta, non poteva che fare da apripista a questa tendenza. Negli ultimi anni calciatori del calibro di Mohamed Salah, stella del Liverpool, Sadio Mané, passato dai Reds ai tedeschi del Bayern Monaco, e Paul Pogba, tornato alla Juventus dopo un’esperienza poco esaltante al Manchester United, hanno trascinato nel rettangolo verde la loro fede in Allah. Il resto lo hanno fatto i loro profili social, seguiti in tutto il mondo da decine di milioni di follower. […]

E poi c’è il Dio denaro, lo stesso che nel 2010 ha indicato la strada che avrebbe condotto al piccolo ma agguerrito emirato del Qatar per l’organizzazione dei Mondiali di calcio del 2022. Una svolta storica e che di fatto, da allora, ha proiettato il mondo del calcio che conta – quello europeo per intenderci – in una nuova fase. […]

Da questo momento in avanti i Paesi del Golfo si impossessano sempre di più del mondo del calcio, facendone uno strumento di soft power. […] Se il cambio di passo del Qatar è apparso evidente specie dopo l’assegnazione dei Mondiali del 2022, e con la prima storica Coppa d’Asia conquistata nel 2019 in finale contro il Giappone grazie allo scouting forsennato della sua Aspire Academy e a una massiccia campagna di nazionalizzazione di talenti stranieri, adesso anche l’Arabia Saudita è intenzionata a salire ulteriormente di livello. […]

C’è chi nell’analizzare tutto ciò parla di sport washing, ovvero del calcio utilizzato come strumento di soft power da parte delle potenze del Golfo. E in questa dinamica l’Europa, che insieme al Sud America è la patria del calcio, si trova a dover gestire non semplici equilibrismi: tra la fede incondizionata in uno sport che nel Vecchio continente come in America Latina è un elemento portante della cultura e della società, la necessità di fare cassa e aprirsi a nuovi mercati per non «rompere il giocattolo» e, sullo sfondo, la questione della tutela dei diritti umani alla luce delle denunce di Amnesty International, Human Rights Watch e altre ong per gli oltre 6.500 lavoratori – in larga maggioranza provenienti da India, Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka – morti nei cantieri degli stadi costruiti in questi anni per i Mondiali in Qatar. […]

Al centro di tutte queste dinamiche restano, fortunatamente, un rettangolo di gioco, un pallone, 22 calciatori e 90 minuti in cui provare a fare un goal in più dell’avversario.

«Pallone entra quando Dio vuole» amava dire il maestro del calcio Vujadin Boškov. E aveva ragione. Perché il calcio, in fondo, è sì una questione di fede, ma ancor prima è un gioco. Il più bello del mondo.

Da “Il centravanti e la Mecca”, Paesi edizioni, 112 pagine, 12 euro

Perché non esiste un calcio «buono» o «cattivo» per definizione. Esiste il calcio per quello che è: forza primordiale, bellezza selvaggia, palio emotive. Lorenzo D'Alò su La Gazzetta del Mezzogiorno il 20 Novembre 2022.

«Lasciamo che il calcio si prenda la scena», dicono alla Fifa, cercando con una finta di smarcarsi dall’imbarazzo dilagante. Ed è esattamente quello che accadrà oggi. Perché arrivano le partite, unguento salvifico per qualsiasi tipo di ferita, comprese quelle più profonde (si gioca in autunno inoltrato, finale a ridosso dell’inverno: spostato il tempo classico dei Mondiali, mai successo prima) e infette (si gioca in un Paese in cui molti diritti civili non sono riconosciuti, in alcuni casi addirittura negati, e dove si considera l’omosessualità un danno mentale). Benvenuti in Qatar, lussuosa quanto improbabile sede del Campionato del Mondo 2022 di calcio. L’assegnazione, carica di sospetti e misteri, nonché disseminata di bonifici a conti cifrati, è del 2010, quando sul calcio regnava Joseph Blatter. Attesa al culmine, ci siamo. Finalmente si gioca, si potrebbe aggiungere con un velo d’ipocrisia. A parlare sarà solo il campo. E come per incanto, nulla sembrerà fuori posto. Tutto apparirà artatamente a norma e, dunque, accettabile, finanche nelle sue forme ed espressioni più astruse. Le partite fanno miracoli. Il pallone che rotola ristabilirà l’ordine naturale delle cose. L’assenza dell’Italia, che salta il suo secondo Mondiale di fila, si noterà appena. Del buco generazionale e dei ragazzini privati delle emozioni di un Mondiale tinto d’azzurro, si smetterà di discernere perché importerà a pochi. Il calcio è l’infanzia del mondo? Solo uno slogan, che per un mese può rimanere a prendere polvere in soffitta.

Su il sipario, ci sono le partite. Si parte con Qatar-Ecuador, capirai. E il calcio, come fa sapere la Fifa, impegnata in un’imponente operazione di distrazione di massa, si prenderà la scena. Occupandola per intero. E impedendo di volgere lo sguardo (e i pensieri) altrove. Per esempio, sui tanti operai morti sul lavoro mentre costruivano stadi che sembrano astronavi atterrate direttamente dal futuro. Manovalanza ammazzata dal caldo torrido e da turni massacranti. Per esempio, sulla speranza già sfiorita di favorire il «cambiamento» in un Paese che avrebbe dovuto cogliere l’occasione dei Mondiali per dare di sé un’immagine diversa. E che, invece, li utilizzerà per mostrare solo la sua opulenza, nel tentativo di accreditarsi agli occhi del mondo per ciò che ancora non è. E forse non sarà mai. Un Paese con una ricchezza senza pari con la quale potersi togliere qualsiasi sfizio. Ma se il calcio, come ha ricordato Gianni Infantino, presidente della Fifa, ha il potere straordinario di condizionare l’umore e lo stato d’animo di quasi 4 miliardi di persone, orientando scelte e spostando consensi, allora bisogna stare molto attenti all’uso che se ne fa. Perché non esiste un calcio «buono» o «cattivo» per definizione. Esiste il calcio per quello che è: forza primordiale, bellezza selvaggia, palio emotivo. Calcio per il quale vale ancora la pena palpitare. E guardare le partite. Anche in Qatar, senza l’Italia e all’ombra di interessi miliardari e baratti inconfessabili sottesi come una tela di ragno nel deserto.

L’altro Mondiale: cronache assurde da Qatar ’22 (prima puntata). Enrico Phelipon su L'Indipendente il 20 Novembre 2022.

Tra poche ore prenderanno il via i discussi mondiali di calcio in Qatar, e con questa rubrica settimanale noi de L’Indipendente abbiamo deciso di raccontarvi i lati apparentemente più leggeri, di costume, spesso assurdi che accompagneranno questo evento. D’altronde, di tutto quello d’importante che c’era da sapere, sia a livello politico che sportivo, su questi mondiali affidati ad un paese che ha un tradizione calcistica pari a quella di Tahiti nello sci alpino, ne abbiamo parlato nel nostro ultimo Monthly Report intitolato Nel fango del dio pallone.

Partiamo subito col dire che, nonostante gli Azzurri, non facciano parte della competizione, l’Italia ha già ottenuto un importante vittoria. Non saremo infatti ricordati per la peggiore mascotte nella storia dei mondiali. Il pupazzetto Ciao scelto per Italia ’90, che fino a Qatar 2022 era indubbiamente la più brutta mascotte nella storia della competizione, è stato nettamente soppiantato da La’eeb. Che in arabo significa “giocatore super esperto”. Resta aperta comunque la questione su cosa sia La’eeb? A primo acchito parrebbe un fazzolettino da naso, ma potrebbe anche essere un fantasma, insomma con tutti i trilioni di dollari a disposizione dell’organizzazione si poteva fare meglio.

È notizia di venerdì invece, che non verranno serviti alcolici all’interno degli impianti, per la gioia delle migliaia di tifosi che si dovranno accontentare di tè alla menta. Una nota marca di birra americana, sponsor dell’evento, ha commentato la decisione con un tweet, poi cancellato, che diceva: “scelta imbarazzate”. Dal punto di vista enogastronomico è andata male anche alla Spagna, a quanto pare i cugini iberici dovranno fare a meno del loro adorato jamon (prosciutto). Mentre gli scaltri argentini, hanno scelto di alloggiare nelle stanze degli studenti presso l’Università del Qatar invece che nel preventivato hotel a 5 stelle. Questo per consentirgli di fare i loro amati barbecue a base di asado. Messi e compagni ci credono, dato che hanno fatto arrivare in Qatar circa 2.600 chilogrammi di carne di manzo. Malissimo invece il Ghana che pare abbia dimenticato di portarsi dietro le maglie da gioco. Le divise per le Black Stars sono state spedite ma non è detto che riescano ad arrivare in tempo per la prima partita ufficiale, in soccorso pero è arrivata l’Università Statale di Milano che avrebbe invitato in Qatar 30 divise griffate “La Statale” per evitare che i giocatori ghanesi debbano scendere in campo con la classica maglia della salute bianca con il numero disegnato a penna, come nei peggiori campi di periferia.

Sempre in tema di maglie da gioco, importante sottolineare la scelta fatta dallo sponsor tecnico della nazionale danese che, in protesta con le violazioni ai diritti umani commesse in Qatar, ha deciso di nascondere il proprio logo dalle maglie della Danimarca. Sempre la nazionale danese si era resa protagonista anche di un altra importante iniziativa, prontamente bocciata dalla FIFA, quella di inserire la scritta “diritti umani per tutti” nelle divise da allenamento. La FIFA, il massimo organismo calcistico a livello mondiale, infatti non permette messaggi politici sulle magliette. Evidentemente per loro i diritti umani sono una scelta politica e non diritti universali che andrebbero riconosciuti a tutte le persone del pianeta. C’è’ del marcio in Danimarca…e nella FIFA.

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In compenso il presidente della FIFA, Gianni Infantino, avrebbe chiesto ai leader mondiali di fermare le guerre durante i mondiali in Qatar. Bellissima proposta senza dubbio, peccato che aver messo nello stesso girone della competizione Iran, Stati Uniti, Inghilterra e Galles ha tutto il potenziale per farne scoppiare una nuova di guerra. Si preannuncia comunque un mondiale non facile per la nazionale inglese, che dopo la batosta dell’Europeo, ora ne rischia un’altra in Qatar. I giocatori della nazionale starebbero infatti passando notti insonni a causa del rumore che fanno i cammelli nei pressi del loro hotel. Una lancia in favore di Infantino, va però spezzata, durante la conferenza stampa inaugurale del torneo ha infatti dichiarato: «Oggi mi sento qatarino, oggi mi sento arabo, mi sento africano, mi sento lavoratore migrante e mi sento gay», mentre raccontava la sua esperienza di vita da italiano cresciuto all’estero, vittima a sua volta discriminazioni e bullismo. Infantino ha inoltre aggiunto che: «Le critiche al mondiale sono ipocrite. Per quello che noi europei abbiamo fatto negli ultimi 3.000 anni dovremo scusarci per i prossimi 3.000 anni, prima di dare lezioni morali agli altri». C’è del buonsenso ma suona tutto decisamente opportunistico.

Domenica 20 novembre alle ore 16:00 ci sarà al Al Bayt Stadium di Al Khor la partita inaugurale del torneo, Qatar – Ecuador, arbitrata dall’italiano Orsato. Poco si conosce della nazionale padrona di casa, e infatti gli allibratori danno per favorita la nazionale sudamericana. Nonostante i pronostici probabilmente ci sarà da aspettarsi una partita combattuta, tra due squadre che almeno sulla carta secondo il ranking FIFA non sono troppo distanti in termini di valori. Inoltre il Qatar è campione d’Asia in carica. Bisogna poi considerare che i giocatori del Qatar sono in ritiro da giugno per preparare al meglio le partite. Non si può quindi mettere in discussione la loro professionalità, lo ha ribadito anche l’ex allenatore dell’Inter Andrea Stramaccioni che da un anno e mezzo allena in Qatar l’Al Gharafa. «Qualcosa di simpatico è successo sugli orari, che in Italia per noi sono sacri. Qui invece sono stato costretto ad adottare il pugno di ferro e fare tante multe. Poi mi sono accorto che qua tutti i calciatori sono ricchissimi e se ne fregano», ha dichiarato.

Shoomilah Shoomilah a quanto pare sarà la canzone non ufficiale della coppa del mondo, e probabilmente diverrà il tormentone prima delle partite della nazionale padrona di casa. Piccola consolazione, è comunque meno fastidiosa delle vuvuzela del mondiale in Sud Africa del 2010. Pronti al fischio d’inizio, che vinca il migliore…[di Enrico Phelipon]

Qatar 2022. Partiti i Mondiali di calcio tra polemiche e spese record. Redazione CdG 1947 su Il Corriere del Giorno il 20 Novembre 2022

La cerimonia inagurale nello stadio Al-Bayt con la mascotte La'eeb e l'emiro Tamm bin amad l Thn invita a superare le divisioni. "È bello che i popoli mettano da parte ciò che divide e celebrino le diversità e ciò che li unisce"

Si è svolta allo stadio Al-Bayt International di Al Kahwr la cerimonia di inaugurazione del mondiale Qatar 2022, in campo l’attore americano Morgan Freeman a rappresentare il mondo occidentale, oltre al corpo di ballo e musicisti qatarioti, la musica delle edizioni passate (Waka Waka, storica sigla del mondiale sudafricano del 2010), le mascotte di tutte le edizioni, tra cui ‘Ciao’, mascotte di Italia ’90 . In campo anche un po’ d’Italia con la partecipazione degli sbandieratori del Palio di Niballo, la rievocazione storica caratteristica della città di Faenza. 

Fa la sua entrata in campo, volando sul capo Kjalifa International, sulle note di ‘Dreamers‘ suonata dalla band sudcoerana Bts guidata dalla star del k-pop Jung Kook la mascotte della 22esima edizione della Coppa del Mondo, “La’eeb” (parola araba che significa “giocatore super esperto“) che è una sorta di fantasmino Casper o, volendo, una kefiah volante. 

Lo spettacolo ha avuto inizio con un filmato che ha illustrato la terra che ospita la Coppa del Mondo. Poi, a centro campo, è comparso l’attore statunitense Morgan Freeman, e con lui, un giovane qatariota, Ghanim Al-Muftah, affetto da una malattia che ha impedito la crescita degli arti inferiori. Il dialogo tra i due è sull’inclusione e comprende la recitazione di un versetto del Corano: “Oh uomo, in verità ti abbiamo creato da maschio e femmina e ti abbiamo creato popoli e tribù affinché tu possa conoscerti l’un l’altro “.

E’ stata poi la volta delle sagome con le maglie delle 32 nazionali che si contenderanno il trofeo. A seguire, le mascotte delle passate edizioni, sulle note di inni del passato. Con loro, anche gli sbandieratori del Palio di Faenza. Per ultima, calata dal soffitto dello stadio, la mascotte di questo Mondiale. Sul maxischermo, un filmato sgranato, una partita nel deserto di oltre 50 anni fa, tra i protagonisti quello che sarebbe poi diventato l’Emiro del Qatar, allora solo un bambino in pantaloni corti che rincorreva un pallone sulla sabbia. L’attuale Emiro, Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani, ha preso poi il microfono dando il benvenuto.

“Per 28 giorni ci sarà una festa del calcio: persone di paesi e razze diverse arriveranno in Qatar ed è bello che i popoli mettano da parte ciò che divide e celebrino le diversità e ciò che li unisce. Auguro di vivere un momento di sport e emozioni. Siano giorni che ispirano bontà e speranza” ha detto l’emiro del Qatar Tamm bin amad l Thn inaugurando la 22esima edizione della Coppa del mondo di calcio. Morgan Freeman, ha aperto la kermesse con le seguenti parole: “Quello che ci unisce, in questo momento, è più importante di quello che ci divide“. Si è così chiusa la cerimonia, in attesa del calcio d’inizio tra Qatar ed Ecuador. 

Mentre gli occhi dei tifosi e dei media di tutto il mondo erano puntati sull’Al Bayt Stadium di Al Khor per la cerimonia di inaugurazione dei Mondiali in Qatar, la rete inglese BBC ha scelto di non coprire l’evento preferendo trasmettere un servizio in cui si criticava la scelta della Fifa per il trattamento riservato ai lavoratori migranti nell’emirato, evidenziando anche come non vengano rispettati i diritti degli omosessuali.

“È la Coppa del Mondo più controversa della storia e un pallone non è stato nemmeno calciato – ha esordito l’ex calciatore inglese Gary Lineker, oggi conduttore del programma ‘Match of the Day’ –. Da quando la Fifa ha scelto il Qatar nel 2010, la nazione più piccola ad aver ospitato la più grande competizione calcistica, ha affrontato alcune grandi questioni, dalle accuse di corruzione nel processo di gara al trattamento dei lavoratori migranti che hanno costruito gli stadi perdendo la vita in molti. L’omosessualità è illegale qui. I diritti delle donne e la libertà di espressione sono sotto i riflettori. Inoltre, la decisione presa sei anni fa di spostare la Coppa del Mondo dall’estate all’inverno. In questo contesto, c’è un torneo da giocare, uno che sarà visto e goduto in tutto il mondo. Attaccatevi al calcio, dice la Fifa. Beh, lo faremo, almeno per qualche minuto”. Redazione CdG 1947

Chi è Ghanim al-Muftah e il dialogo con Morgan Freeman alla cerimonia d'apertura dei Mondiali.  Andrea Sereni su Il Corriere della Sera il 20 Novembre 2022.

Il giovane youtuber è nato con una malattia rara, la sindrome da regressione caudale, e non ha gli arti inferiori. Con Freeman ha condiviso un messaggio: «Con la tolleranza e il rispetto possiamo vivere sotto un unico tetto»

È stato il protagonista della cerimonia d’apertura dei Mondiali. Accanto a Morgan Freeman, uno di fronte all'altro, per lanciare un messaggio di tolleranza. Lui si chiama Ghanim al Muftah ed è uno youtuber, una giovane celebrità social. È nato con una rara sindrome, la Caudal Regression Syndrome (CDS), «sindrome da regressione caudale», e non ha gli arti inferiori, ma fin da bambino ha imparato a superare gli ostacoli che la sua condizione fisica gli metteva davanti. «Con il rispetto reciproco possiamo vivere insieme. Con la tolleranza e il rispetto possiamo vivere sotto un unico tetto», ha detto insieme a Morgan Freeman, la voce narrante dello show ideato da Marco Balich, gli occhi del mondo addosso mentre Qatar 2022 iniziava ufficialmente.

Chi è Ghanim

Il Mondiale come occasione di inclusione, ecco perché l'organizzazione qatariota ha scelto Ghanim come testimonial. Un ragazzo simbolo di tenacia e perseveranza per tanti. Sta conseguendo una laurea in Scienze Politiche, è appassionato di sport estremi (immersioni subacquee, skateboard e l'arrampicata su roccia), nonostante la sua disabilità. Una sorta di motivatore per un'intera generazione. Ghanim è impegnato nel sociale, l'Onu lo ha scelto come relatore, e a lui fanno capo diverse fondazioni che lavorano a sostegno di chi è affetto da malattie rare (Gharissa Ice Cream, Association of Ghanim e Ghanim AlMuftah Foundation). È anche ambasciatore per ROTA.

Perché Morgan Freeman aveva un guanto

Molte domande anche sul perché Morgan Freeman nel dialogo con Ghanim indossasse un guanto alla mano sinistra. Il motivo? L'attore americano è affetto da fibromialgia, sviluppata dopo un incidente automobilistico, che appunto maschera con un guanto compressivo. Nel 2012 era sofferente durante un'intervista, e il giornalista Tom Chiarella spiegò: «Fa male quando cammina, quando sta fermo, quando si alza dal divano e quando fa un passo falso in un prato umido. Più che fa male. Sembra una specie di agonia, anche se non ne parla mai».

Show in stile Olimpiadi. Ci sono i fischi, non i leader occidentali. Emozionanti le coreografie del nostro Balich. Fra il pubblico timidi accenni di contestazione. Nino Materi il 21 Novembre 2022 su Il Giornale.

C'è la fiction. Ma, soprattutto, c'è la realtà. Durante la cerimonia (spettacolare) dell'apertura del Mondiale in Qatar sono andati in scena entrambe: da una parte la dolcezza di luci, colori e ballerini coordinati dall'italiano Marco Balich; dall'altra parte l'amarezza di veleni, polemiche e accuse che ruotano attorno al regime dell'emiro Al Thani. Quando ieri dal palco d'onore (orfano di tutti i leader occidentali e con la Bbc che non ha trasmesso la cerimonia), lo sceicco ha preso la parola per ringraziare «la gente che ha lavorato duramente», il pubblico ha rumoreggiato, qualcuno ha sentito anche dei fischi al suo indirizzo. Fischi che invece certamente hanno fatto da corona all'intervento del presidente Fifa, Gianni Infantino. L'impressione è che nessuno abbia più voglia di rilanciare temi scomodi. Forse basta e avanza il brutto show dello stesso Infantino che, due giorni fa, si è guadagnato gli «onori» della ribalta, lanciandosi in un discutibile coming out mediatico («Oggi mi sento arabo, gay, migrante e disabile») dalla dubbia sincerità. All'elenco dei discriminati mancavano le «donne» che hanno trovato spazio nella cerimonia di apertura solo col volto velato. I disabili sono stati invece rappresentati in mondovisione da Ghanim Al-Muftah, 22 anni, celebre youtuber qatariota: intenso emotivamente il suo dialogo sull'«inclusione» con la star hollywoodiana, Morgan Freeman. Ghanim è nato con una rara malattia, la Caudal Regression Syndrome e in patria è considerato un simbolo di perseveranza. Per il resto una «festa» dai tempi giusti: 28 minuti di coreografie tra laser moderni e tocchi di tradizione che hanno entusiasmato i 60mila dello stadio Al Bayt e milioni di spettatori global. Un paio di cantanti (nulla a che fare con le rockstar delle precedenti edizioni) ed effetti optical mai pacchiani, eccetto per l'entrata in scena delle mascotte mondiali (compreso il nostro vituperato «Ciao» di Italia '90) riesumate dal passato: un esercito di pupazzoni gonfiati d'aria che evocavano certe scenografie un po' kitch dei «Giochi senza frontiere». Già, le «frontiere» europee. Il Qatar, dopo essersi aggiudicato i Mondiali (con parecchie zone d'ombra che hanno coinvolto, oltre alla coppia Infantino-Al Thani, anche il terzetto Blatter-Platini-Sarkozy), vorrebbe giocarsi pure la carta delle Olimpiadi 2032. Per ora ha presentato solo la sua candidatura, ma il Cio (Comitato olimpico internazionale) è scettico. Tante le controindicazioni: temperature estive torride, timori di uno scarso pubblico e la vecchia questione dei «diritti violati». Perché la fiction non può cancellare la realtà.

Da nextquotidiano.it il 22 Novembre 2022.

Un Mondiale assegnato al Qatar nel 2010. Un evento che si è sempre disputato nei primi mesi estivi ma che, viste le esigenze meteorologiche, quest’anno è stato programmato in autunno. Il tutto inserito all’interno di una cornice fatta di mancati diritti civili, di operai e lavoratori morti durante la costruzioni degli impianti e un micro-clima politico e sociale non in linea con il più basico spirito sportivo. Il tutto per volere della FIFA che ha deciso di dare il via libera a quelli che, in tanti, hanno definito il Mondiale della vergogna. Di tutto ciò ha parlato, nel suo editoriale d’esordio nella trasmissione “Il Circolo dei Mondiali”, la direttrice di RaiSport, Alessandra De Stefano. 

Alessandra De Stefano contro la FIFA per il Mondiale in Qatar

La giornalista ha esordito citando alcuni dati economici sul guadagno della FIFA dopo l’assegnazione dei Mondiali in Qatar, calpestando diritti umani:

“Questo Mondiale non si sarebbe dovuto giocare. O meglio, non si doveva assegnare al Qatar, che si è offerto lo sport più bello del mondo calpestando i diritti umani, corrompendo, imbrogliando, grazie alla complicità dei signori del football che glielo hanno venduto nel 2010. Gli stessi che all’inizio volevano che il Mondiale si giocasse d’estate nel deserto, una cosa impossibile. Eppure tutto ha un prezzo, a proposito di cifre: nelle casse della Fifa questo evento planetario porterà 5 miliardi e mezzo di dollari”.

E allora, perché trasmetterli sulla televisione pubblica? Ecco la risposta – per anticipare eventuali polemiche e contestazioni – della stessa Alessandra De Stefano: 

“Quando il sogno di andare ai Mondiali da campioni d’Europa noi ci siamo interrogati sul senso di questo Mondiale senza l’Italia. Aveva senso fare la trasmissione? Aveva senso continuare a raccontarlo? Aveva senso tenerlo tutto in esclusiva? Decidere non è stato facile, poi ci siamo detti che il Mondiale è di tutti e non di pochi privilegiati, come Olimpiadi, Paralimpiadi e la Nazionale stessa. Questa è la nobiltà del servizio pubblico e l’essenza della Rai. Noi saremo qui ogni sera, proveremo a sottrarre peso alle storture umane. Vi parleremo di calcio e di ogni altro aspetto di questo Mondiale che solo nel bel gioco potrà trovare un pizzico di salvezza agli occhi del mondo”.  

Da ilnapolista.it il 21 Novembre 2022. 

Andrea Sorrentino commenta, su Il Messaggero, la cerimonia di apertura del Mondiale. Tutti parlano di inclusione, ma il vero tema inclusivo è che tutti danno dell’ipocrita a qualcun altro.

“Mentre tutti continuano a dare dell’ipocrita a qualcun altro (questo sì che è il vero tema inclusivo del torneo), e intanto deflagra il caso delle fasce con la scritta “One love” che la Fifa vuole bandire, il Mondiale di calcio è iniziato come una piccola Olimpiade”. 

Il quotidiano romano racconta l’inaugurazione, con la cerimonia allestita dall’italiano Marco Balich.

“Show di gran gusto e di estetica raffinata, durato appena mezz’ora, molto meno rispetto a quelli monstre dei Giochi (meglio così), ma che ha ricalcato i temi di sempre: la celebrazione della nazione ospitante e in contro luce l’inclusione, e i valori universali che lo sport dovrebbe incarnare. E pazienza se il commento di sottofondo dell’evento è stato pressoché unanime: vergognatevi, ipocriti. Eppure quello dell’ipocrisia è tema assai spinoso: in realtà riguarda tutti i popoli dei paesi ricchi, ma qui si aprirebbe un discorso assai complesso”. 

Chi non si è piegato al costume dominante è stata la Bbc, che nel Regno Unito ha oscurato in tv il Mondiale, preferendo mandare in onda un servizio sui problemi dei lavoratori in Qatar, sulle discriminazioni verso i gay e sulla corruzione.

“Comunque la Bbc ha deciso di non trasmettere la cerimonia nel Regno Unito, e al suo posto ha diffuso un servizio sui problemi dei lavoratori in Qatar, sulle discriminazioni nei confronti dei gay e sulla corruzione”. 

L’emiro al Thani, ha parlato di inclusione. Ha detto: 

«Abbiamo lavorato in tanti e duramente per allestire un torneo di successo, abbiamo profuso tutti i nostri sforzi per il bene dell’umanità. Bello che i popoli mettano da parte ciò che li divide e mettano insieme ciò che li unisce. Il mondo è il benvenuto ai Mondiali di calcio. Le persone di tutte le nazionalità e credenze sono benvenute in Qatar.

Che questi giorni possano ispirare bontà e speranza».

Eppure, appena finita la cerimonia, è scoppiato il caso delle fasce arcobaleno One Love, che molti capitani delle Nazionali vorrebbero indossare. 

“Pare che la Fifa dirà agli arbitri di ammonire chi l’avrà al braccio, già prima della gara. Benvenuti al Mondiale vero, dunque, altro che inclusione, e le belle ciance da cerimonie inaugurali. Anche se è stato bello crederci, per quella mezz’oretta. Ma forse l’idea giusta l’hanno avuta alla Bbc“.

Silenzio degli obbedienti. Sulle fasce arcobaleno l'ultima ipocrisia Fifa. Il messaggio versione Lgbtq+ considerato eccessivo, meglio una formula edulcorata...Riccardo Signori su Il Giornale il 22 Novembre 2022.

Fascia o non fascia? Combattere o obbedire? Il mondo del calcio, in Qatar, ha deciso di obbedire fingendo di combattere per i diritti civili. Ed allora meglio il rude realismo di Hugo Lloris, portiere capitano della Francia, che ha detto ancor prima di partire: «Rispetto regole e cultura di questo Paese pur a malincuore», piuttosto che il balletto dei servitori di due padroni: ovvero i 7 capitani di 7 federazioni che sono finiti sull'attenti. È bastata una alzata di sopracciglio del presidente «acchiappa danari» (certo il muscoloso Infantino, un emigrato secondo i suoi racconti) perché tutti tornassero al più mite pensiero di una fascia «No Discrimination» anziché alla più «coraggiosa» fascia arcobaleno del «One love» in appoggio a chi lotta per i diritti Lgbtq+. Ovvero: tutti fermi e tutti zitti che, se vi vede il muscolo, siete tutti fritti, diceva un vecchio spot. Qui non si scherza: il Qatar sbatte in faccia l'importanza del godere di diritti civili spesso negati. E non sono sepolti, nella memoria, i tanti morti contati per costruire i suoi stadi. Peccato che il calcio se ne sia ricordato solo ora: una volta raccolto il malloppo nelle mani Fifa. Il pallone non esce bene da questo bagno nella retorica che finisce in bluff. La Fifa ancora meno, ma ci ha abituati: Infantino, inizialmente, non ha nemmeno risposto alle 10 federazioni, poi ridotte a 7, che avevano chiesto di far indossare la fascia arcobaleno ai capitani per segnalare critica e protesta. Definirla contestazione è ridicolo. E la Fifa ha agito seguendo l'insegnamento del muscolare presidente: guai a voi! Ieri ha spiegato: se lo fate, secondo regolamento arriveranno sanzioni disciplinari ai capitani, cioè multa e ammonizione. Niente di nuovo su quel fronte: cosa aspettarsi di diverso da un ente che bada al business ed ha sposato i soldi del Qatar? Non certo la carta dei diritti. Non scopriamo ora che la Fifa adocchia altri fini. Sarebbe stato meglio agire prima, magari 4-5 anni fa. Ma nessun si è mosso o indignato, più che nelle parole. Le federazioni potevano rifiutarsi e non lo hanno fatto. I giocatori urlare e non hanno urlato. In questi giorni è comparsa la foto di ragazze iraniane senza copricapo in uno spogliatoio: era un simbolo di reazione. Poi è stata trovata una scusa banale per evitar pene vere. Loro rischiano, non così i giocatori che si inginocchiano a salvare le coscienze. C'è differenza tra coraggio e coraggio.

Ed allora eccoli schierati a centrocampo gli intrepidi Kane (Inghilterra) e Van Dijk (Olanda) che avevano sventolato parole rivoluzionarie. Eccoli, nel silenzio degli obbedienti, con la più mite fascetta «No discrimination» che la Fifa aveva previsto dai quarti ed, invece, ha permesso di vestire fin dall'inizio per mostrare quel tanto di magnanimità ai ribelli. Poi, di questi bracciali «contestatori», ne sono stati preparati altri dai quarti in poi. Ecco perché Lloris, portiere pure del Tottenham, merita stima. Lo ha ripetuto ieri: «Quando diamo il benvenuto agli stranieri in Francia vogliamo che seguano le regole e rispettino la nostra cultura. Qui ci vien chiesto di rispettare il Paese». Non si chiama coraggio, solo onestà comportamentale magari spinta dalla federazione. Discorso crudamente realista, in attesa di veder colleghi che non protestino solo per lo stipendio.

Mario Ferri «il Falco» racconta l’invasione di campo ai Mondiali: «Infantino mi ha salvato». Storia di Salvatore Riggio su Il Corriere della Sera il 30 novembre 2022.

Mario Ferri «il Falco» racconta l’invasione di campo ai Mondiali: «Infantino mi ha salvato»© Fornito da Corriere della Sera

Mario Ferri, per tutti «il Falco», ha colpito anche al Mondiale in Qatar con l’invasione di campo durante Portogallo-Uruguay, poco prima del vantaggio firmato da Bruno Fernandes. È comparso improvvisamente sul terreno di gioco interrompendo la partita e spuntando alle spalle della panchina dei lusitani. Ed è entrato in campo mostrando la bandiera arcobaleno, simbolo bandito dal Mondiale in Qatar. Ferri indossava la sua maglia tipica blu di Superman: davanti compariva un messaggio «Save Ukraine» e sulla schiena «Respect for the Iranian woman».

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Dopo l’invasione, Ferri è stato intervistato da numerose tv di tutto il mondo e ha raccontato come è riuscito a superare i controlli: «Sono nato fortunato, sembrava impossibile farcela. Poi ho notato un piccolo varco sulla panchina del Portogallo, ho saltato sulla panchina e sono entrato in campo». La bandiera l’aveva nascosta negli slip: «L’ho messa arrotolata e li ho fregati. Sono arrivato intorno al 30′ e forse mi hanno controllato malissimo». Naturalmente, la preoccupazione era molta, soprattutto quando lo hanno bloccato e portato via: «Mi hanno portato nella sala della polizia fino a fine partita e ho parlato con gli addetti alla sicurezza» Dopo un primo interrogatorio, la sorpresa: «A un certo punto è entrato il presidente della Fifa, Gianni Infantino. Mi sono detto: "Stavolta l’ho fatta grossa". E lui: Dopo 12 anni ci rivediamo". L’avevo visto al Mondiale 2010 quando ho fatto un’altra invasione, ma lui non era ancora presidente. Poi ha aggiunto: "In questi 12 anni non sei riuscito a trovare una fidanzata" e mi ha spiegato quanto fossero arrabbiati».

Chi è «Il Falco» Mario Ferri, invasore di campo ai Mondiali in Qatar: è stato anche volontario in Ucraina per aiutare i profughi

A quel punto Ferri si è scusato direttamente con il presidente della Fifa: «Era un messaggio a cui tenevo tanto. E poi gli ho fatto una battuta: " Era come giocare a guardia e ladri. Ho vinto da solo contro 20mila steward"». E, stando al racconto di Ferri, sarebbe stato lo stesso Infantino ad aiutarlo: «Ho spiegato che volevo solo mandare solo un messaggio di pace. A quel punto lui ha detto che aveva avuto un’idea per salvarmi ed è uscito dalla stanza. Probabilmente ha pensato che se mi avessero arrestato, si sarebbe creato un caso diplomatico che avrebbe potuto rovinare il Mondiale. In quel momento, però, pensavo che mi avrebbero arrestato e che avrei dovuto chiedere a qualcuno di mediare per me. Avevo brutte sensazioni. Mai avrei pensato che sarebbe stato Infantino a salvarmi».

Mondiali in Qatar, chi è l’invasore che in campo ha portato la guerra in Ucraina e la rivoluzione in Iran. Il Domani il 29 novembre 2022

Già durante il mondiale 2014 in Brasile, Mario Ferri era sceso in campo durante Belgio-Stati Uniti con una maglietta con le scritte "Salva i bambini delle favelas" e "Ciro Vive". Dopo essere stato fermato dalla polizia qatariota Ferri è stato rilasciato

Prima della censura televisiva per una frazione di secondo le telecamere all’interno dello stadio Lusail hanno inquadrato Mario Ferri, il pescarese che ha invaso il campo durante la partita di Portogallo-Uruguay disputata nei mondiali in Qatar. Ferri è entrato in campo indossando una maglia di Superman e scritte contro la guerra in Ucraina e in solidarietà delle donne iraniane che da mesi protestano contro il regime in seguito alla morte di Mahsa Amini, uccisa in custodia dalla polizia religiosa che l’aveva fermata per strada perché non indossava correttamente il velo islamico.

Nella sua breve corsa in campo, Mario Ferri, soprannominato il falco, aveva con se anche una bandiera della pace che richiama i colori della comunità Lgbt, fortemente discriminata in Qatar.

Dopo 30 secondi dal suo ingresso sul terreno di gioco Ferri è stato placcato dagli steward e dalla sicurezza presente nello stadio. A fine partita il calciatore portoghese ha detto: «Sappiamo cosa sta succedendo intorno a questa coppa del Mondo. Certo, siamo con loro, anche con l’Iran, le donne iraniane. Spero che non accada nulla a questo ragazzo perché capiamo il suo messaggio, e penso che anche il mondo lo capisca». Dopo qualche ora secondo quanto riporta l’Ansa, Ferri è stato rilasciato. Le telecamere televisive però hanno censurato tutto, come accade di consueto per non lasciare spazio e notorietà a chi decide di eseguire delle invasioni di campo e dalla televisione si sono visti soltanto pochi secondi, compresi quelli in cui l’arbitro raccoglie da terra la bandiera della pace.

I PRECEDENTI

Per Ferri non è la prima volta. Già durante il mondiale 2014 in Brasile, era sceso in campo durante Belgio-Stati Uniti con una maglietta con le scritte "Salva i bambini delle favelas" e "Ciro Vive", in onore di Ciro Esposito il tifoso del Napoli ucciso qualche settimana prima a Roma.

Giulia Zonca per "La Stampa" il 30 novembre 2022.

All'improvviso, quasi alla fine della fase a gironi, tra un'Olanda-Qatar e un Ecuador-Senegal il numero dei morti ufficiali per colpa di questo Mondiale sale a 500.

Così, di colpo: una cifra arrotondata al ribasso, dopo mesi di negazionismo assoluto. Un numero buttato lì come fosse stato pescato in una tombola macabra.

Saltano fuori centinaia di vittime: dalle 40 dichiarate fino a qui, solo 3 per la costruzione degli stadi, a questo numero che non ha parametri o spiegazioni, salta fuori per calmare le critiche e insieme esasperare un conto che non torna mai. Siamo lontani dalle migliaia di deceduti usciti dalle ricerche delle associazioni umanitaria e sempre rifiutati dagli organizzatori della Coppa del mondo. Siamo lontanissimi dai 6.500 fotografati dall'inchiesta di «The Guardian» che ha incluso tutti gli immigrati morti dal 2010, anno di assegnazione del torneo, alla chiusura dei cantieri. Distanti però pure da tutti i rifiuti mostrati fino a qui.

In un'intervista, Al-Thawadi, il segretario generale del Comitato Supremo, estrae da non si sa dove una cifra che suona insieme riparatoria e casuale: potrebbe essere un tentativo di ammissione, così come una concessione misera, quasi un insulto. Non si capisce e lui stesso dice: «Non abbiano dati più precisi». Diventa assai difficile comprendere come si sia passati da 40 a 500 e che mondo esiste tra i 500 percepiti oggi dal Qatar e i 6.500 reali, contati nei decessi, per qualsiasi causa, tra i migranti arruolati. Le persone che hanno perso la vita mentre cambiavano la faccia di una nazione altrui.

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty Italia, in prima linea nella richiesta di dati certi e responsabilità precise, preferisce vedere il nuovo approccio come un punto di partenza: «Sono le prime ammissioni, anche se parziali e tardive.

È importante insistere perché ci siano indagini trasparenti e a tutto tondo, altrimenti il numero dei morti non si conoscerà mai esattamente». Ad Amnesty interessa insistere e confrontarsi su ogni minima apertura perché loro hanno chiesto alla Fifa 440 milioni di dollari come risarcimento da dividere tra le famiglie delle vittime: «Si devono dare verità giustizia e fondi ai parenti dei lavoratori morti in Qatar». Non ci sono spiragli su questo.

All'apertura dei Mondiali, il capo della Fifa Infantino ha chiesto perché non si pretendono gli stessi fondi per rispondere delle morti dei migranti in Europa.

Il Qatar cambia atteggiamento, dal silenzio su un argomento trattato sempre come fastidio a frasi retoriche che per lo meno si fanno carico del problema: «Anche un solo morto sarebbe troppo, quello che possiamo dire è che le condizioni degli operai qui sono molto diverse da come erano 12 anni fa». Si torna alle modifiche di una legge che, nell'interpretazione, resta in mano a chi comanda. I toni sono i soliti, il pressapochismo è irritante eppure esiste un fatto.

Per il Qatar sono morte centinaia di persone ed è successo per il Mondiale, per tutti gli sforzi richiesti senza dare tutele a quel 90 per cento della popolazione che arriva dal Nepal, dall'India, da Bangladesh, da Singapore. Gente che si ritrova tra la disperazione e un'esistenza in solitaria, in case vuote condivise con estranei, in stanze che non ospitano mai meno di cinque persone, se ti va bene e guidi il taxi.

Altrimenti dormitori e giornate tutte uguali che iniziano in piena notte per evitare il caldo e finiscono con file di gente sedute sui marciapiedi ad aspettare il fresco. Spesso ci mangiano su quel marciapiedi e ci socializzano. In un settore dello stadio di Lusail, quello della finale, c'era un murales di facce: un omaggio a chi ha speso fatica per costruire le grandi opere.

Tutti vivi, per fortuna, e sorridenti e con il pollice alzato. Era il tentativo di mostrare che esisteva anche soddisfazione e partecipazione nei cantieri indagati per vergogna, però pur sempre un tributo. È sparito e anche su quello ci sono più versioni. Dal silenzio stizzito a una spiegazione relativa alla consegna degli stadi mondiali con grafiche e disegni Fifa. Il murales era parte dell'architettura, non un orpello, pare tornerà dopo il 18 dicembre, a Mondiali consumati. Quando forse le centinaia di morti non meglio definiti diventeranno le migliaia di esseri umani che hanno perso la vita. Con un nome, un cognome e un perché.

Da gazzetta.it il 21 novembre 2022.

Muti, mani sulle spalle dei compagni, mentre le note del loro inno riecheggiano nello stadio. I giocatori dell'Iran non hanno cantato, un gesto molto significativo. Non sarà il pugno di Tommy Smith e John Carlos a Città del Messico, ma potrebbe comunque passare alla storia. Sono rimasti lì, immobili, la sfida lanciata, senza paura. Sugli spalti qualcuno piange, in panchina solo un assistente di Queiroz muove le labbra. E il pubblico fischia, fa capire agli ayatollah da che parte sta.

 La protesta era iniziata fuori dallo stadio, con i tifosi iraniani che inneggiavano a Masha Amini, la giovane uccisa dalla polizia iraniana dopo l'arresto da parte dei paramilitari Basij con l'accusa di non aver indossato l'hijab, morte che ha scatenato proteste in tutto il Paese, represse con violenza (oltre 400 morti) da parte del regime degli ayatollah. Non è stato il solo nome cantato dai supporter persiani, che hanno anche invocato Ali Karimi, l'ex giocatore che si è schierato a favore della rivolta. 

 Ancora più rumore avevano fatto le parole del capitano di Team Melli (il soprannome della nazionale di Teheran), Ehsan Hajsafi, che alla vigilia aveva così commentato la situazione nel suo Paese: "Noi giocatori stiamo dalla parte di chi ha perso la vita, dobbiamo accettare il fatto che le condizioni attuali in Iran non sono giuste e il nostro popolo non è contento. Innanzitutto voglio esprimere le mie condoglianze a tutte le famiglie che hanno avuto un lutto, voglio che sappiano che siamo con loro, che li sosteniamo e sposiamo la loro causa".

Fabrizio Piccolo per sport.virgilio.it il 30 novembre 2022.

Che fosse una gara ad alta tensione, e non per motivi calcistici, lo si sapeva: Iran-Usa ai Mondiali in Qatar era una potenziale bomba ad orologeria per le implicazioni politiche tra i due paesi. Alla fine poteva andare peggio ma non sono mancati episodi da dimenticare. Un tifoso Usa con la fascia arcobaleno, ad esempio, è stato cacciato dallo stadio. Prima della gara i giocatori dell’Iran, alcuni non molto convinti, hanno cantato l’inno, a differenza della prima giornata quando rimasero tutti muti. Secondo la stampa Usa le famiglie dei giocatori sarebbero state minacciate se non lo avessero fatto. Tanti i fischi dagli spalti ma i problemi più gravi ci sono stati dopo l’incontro.

Una violenta rissa è scoppiata infatti dopo la partita. A denunciare l’accaduto è Michele Criscitiello che con un tweet riporta il video in cui c’è parte dell’aggressione, in cui è rimasto coinvolto anche l’inviato di Sportitalia Tancredi Palmeri insieme ad altri tifosi iraniani.

Il cronista è stato aggredito e fermato dagli steward che lo hanno minacciato, intimandogli di non registrare alcun filmato: ad alcuni tifosi hanno obbligato di nascondere bandiere e magliette, ad una donna hanno requisito il cellulare. Tre ragazzi iraniani residenti in Svezia che indossavano la maglietta "Woman, Life, Freedom" sono stati circondati da una trentina di addetti alla sicurezza filo-iraniani e aggrediti.

Ecco il suo racconto: "All’uscita dallo stadio escono questi tre ragazzi. Avevano una maglietta sui diritti sulle donne e avevano il volto truccato con lacrime di sangue. Li fermo, li noto, era una cosa grossissima. Gli ho chiesto – ‘Vi va bene venire in diretta?’ – uno dei tre che parla in italiano ha accettato. Preparo tutto per la diretta, ma poi si raggruppa un gruppo di 20-30 tifosi iraniani con tuniche e simboli islamici".

"Pochi secondi dopo la ragazza caccia il telefono per fare un selfie e uno dei tifosi la colpisce. Il telefono vola, loro accerchiano i ragazzi e mi allontano per salvare la videocamera. Mentre i ragazzi provano a recuperare il telefono si crea un principio di rissa. La polizia interviene e porta con sé i ragazzi, chiudendosi nella struttura dello stadio e non ci hanno permesso di accedere. Ho comunicato poi con uno dei ragazzi che ha ammesso di avere paura di uscire ma anche di rimanere lì con i poliziotti".

Pippo Russo per “Domani” il 21 novembre 2022.

C’è una vicenda nel passato di Aleksander Ceferin che si ostina a non inabissarsi. Risale al tempo in cui il presidente dell’Uefa non aveva ancora scalato il vertice del calcio europeo ma da presidente della federazione calcistica slovena, nonché avvocato appartenente a una potente dinastia forense nel paese, era in piena ascesa. 

È una storia che a un certo punto pareva finita su un binario morto, e come si vedrà l’uso della metafora non è casuale. Invece la vicenda non è rimasta ferma lì. Anzi, nei mesi scorsi la stampa slovena ha ripreso a parlarne. Provocando nel capo del calcio europeo, che nei prossimi mesi andrà a giocarsi la rielezione, lo stesso disagio provato in quei lunghi mesi del 2016 che lo hanno visto impegnato nella corsa per la prima elezione alla presidenza dell’Uefa. A volte ritornano. Altre volte non se ne sono mai andati. E rischiano di farti deragliare quando pensavi di non avere più intoppi nella corsa.

Kocevo è una splendida località della Slovenia meridionale, una cittadina da 17mila abitanti posta al centro del comprensorio amministrativo più vasto del paese. Bagnata dai due fiumi, circondata da una foresta fra le più lussureggianti d’Europa, la cittadina è stata oggetto di un’opera di ammodernamento della linea ferroviaria nel periodo a cavallo fra gli anni Zero e gli anni Dieci.

L’opera riguarda 26 chilometri della tratta fra Kocevo e Grosuplje. Un intervento finanziato con 42 milioni di euro, la cui gestione è affidata dalle ferrovie slovene (SZ) al loro braccio specializzato in materia di costruzioni ferroviarie (SZ-ZGP). Il direttore di quest’ultima, Leon Kostiov, nel contesto delle operazioni legate all’opera, procede ad assegnare nel 2008 un subappalto alla società NB Inzeniring. 

La somma impegnata per questo cespite è di 390mila euro, non particolarmente significativa rispetto alla portata complessiva dell’affare. Ma a suonare immediatamente strano è che NB inzeniring è una società priva di dipendenti, che non ha mai pubblicato informazioni sulle sue attività e verrà cancellata dal registro delle imprese subito dopo avere ricevuto il subappalto e il denaro.

Si fa immediatamente largo il sospetto che si sia trattato di un’operazione fittizia. E a proiettare toni ulteriormente oscuri sulla transazione è il fatto che la “one business company” risulti controllata da un personaggio non proprio limpido. Si tratta di Nihad Bešic, soggetto che nel corso degli anni ha dovuto far fronte a diversi infortuni giudiziari.

E poi c’è un terzo personaggio, quello che più degli altri evita di fare inabissare la vicenda iniziata ormai quattordici anni fa. Il personaggio in questione si chiama Miloš Njegoslav Milovic. E fra i tre è quello che presenta il profilo più complesso. Ex componente dei corpi speciali della polizia, Milovic è stato capo della sicurezza personale di Janez Drnovšek, il secondo presidente della repubblica di Slovenia dopo la secessione dall’ex Jugoslavia. 

Successivamente diventa l’uomo di fiducia di Zoran Jankovic, che formalmente sarebbe il sindaco di Lubiana ma di fatto ne è il monarca poiché la governa quasi ininterrottamente dal 2006 (un solo anno di interruzione, fra il 2011 e il 2012, quando prova senza successo a formare un governo nazionale dopo aver vinto le elezioni a capo della lista Slovenia Positiva).

In quegli anni Milovic consolida un profilo da lobbista che lo vede muoversi costantemente sottotraccia per risolvere problemi di amici del mondo politico e imprenditoriale. E proprio grazie a questo profilo egli viene arruolato da uno dei più prestigiosi studi legali del paese: lo studio della famiglia Ceferin, fondato dal patriarca Peter, cui è stata data continuità dai due figli. Uno è Rok, attualmente giudice della Corte costituzionale slovena da settembre 2019, l’altro è Aleksander, presidente dell’Uefa dal 2016. 

Milovic prende a prestare i propri servizi allo studio legale Ceferinnel 2008, cioè nel periodo in cui la compagnia ferroviaria slovena assegna il subappalto che attirerà i sospetti degli inquirenti. E lo è ancora nel 2016, quando il procedimento giudiziario prende il via. Per due dei tre soggetti coinvolti, Kostiov e Bešic, la vicenda processuale si conclude con un patteggiamento: i due se la cavano con 480 ore di servizio sociale. Invece Milovic decide di andare avanti. Viene assolto nei primi due gradi di giudizio, ma il pubblico ministero insiste e trascina il procedimento fino alla Corte suprema slovena.

Per ottenere questo esito la pubblica accusa cambia ben quattro volte il capo d’imputazione nei confronti di Milovic. Che però nel frattempo decide di raccontare la propria versione dei fatti. E tira in ballo lo studio Ceferin con particolare riferimento al presidente dell’Uefa. Raccontando la sua verità sui fatti.

Per il momento Milovic preferisce non parlare coi giornalisti. Rimane in attesa che la Corte suprema di Slovenia emetta il verdetto e per questo evita circostanze che possano influenzarlo negativamente. Ma un suo documento difensivo presentato ai magistrati circola già e ampi stralci ne sono stati pubblicati sul web. 

Vi si racconta che quei 390mila euro sarebbero la parcella pagata allo studio Ceferin per una consulenza prestata alla società ferroviaria statale. Ma secondo la versione tratteggiata nel documento di Milovic, quei soldi dovevano rimanere non dichiarati. Per questo motivo sarebbe stato architettato un marchingegno pasticciato come quello di far transitare il denaro attraverso la società di Bešic.

Ovviamente questa è la versione di un imputato che prova a difendersi e rispetto a questa rappresentazione dei fatti Ceferin ha smentito. Ma al di là della singola questione relativa alla somma che la società ferroviaria slovena ha ufficialmente pagato per finanziare un subappalto, le carte prodotte da Milovic contengono molte altre informazioni a proposito del presidente Uefa e dello studio legale di famiglia. 

Anche queste informazioni sono tutte da verificare, ma se infine dovessero corrispondere a verità sarebbero parecchio imbarazzanti. Vi si trovano molti riferimenti al modo di lavorare all’interno dello studio Ceferin. Ma soprattutto viene esposta la tesi secondo cui l’esplosione del caso giudiziario nei primi mesi del 2016 avrebbe provocato una mobilitazione per proteggere Aleksander Ceferin, impegnato in quei mesi nella corsa alla presidenza dell’Uefa. 

Accuse molto pesanti che coinvolgono anche il procuratore Bostian Jeglic, colui che ha cambiato quattro volte il capo d’imputazione nei confronti di Milovic. Jeglic è anche uno dei giudici in forza alla giustizia sportiva della federcalcio slovena, organismo di cui Ceferin è stato presidente dal 2011 al 2016 (cioè fino al momento in cui è stato eletto alla presidenza dell’Uefa) e che comunque rimane pienamente nella sua sfera d’influenza. 

Per rispondere a quelle che considera illazioni sorte intorno a questo intreccio fra controllori e controllati, ma soprattutto all’ipotesi che Aleksander Ceferin sia stato messo al riparo dall’inchiesta giudiziaria mentre si trovava nel pieno della corsa per la presidenza dell’Uefa, la procura di stato slovena è scesa in campo a difesa di Jeglic scrivendo una lunga replica a un articolo pubblicato nello scorso mese di aprile dalla testata slovena Demokracija.

Nel testo della replica si eccepisce sul fatto che l’articolo abbia assunto, come unica versione dei fatti, quella della parte finita sotto processo, diffondendo così una rappresentazione unilaterale. E da lì in poi viene aggiunto che la ricostruzione dei fatti proposta nel documento difensivo di Milovic sarebbe infarcita di menzogne o versioni parziali. Un intervento inusuale, che sposta sul terreno della rissa mediatica argomenti dell’accusa che avrebbero dovuto rimanere in ambito processuale.

Ma al di là di queste considerazioni non resta che attendere l’esito dell’ultimo grado di giudizio. Senza che ciò significhi cessare di analizzare meglio la figura di Ceferin, uno fra i leader politici del calcio mondiale di cui però poco si conosce al di là della pubblica esibizione di virtù. E invece ce ne sarebbe da raccontare, e anche parecchio. Sia sul personaggio che sul modo con cui sta governando l’Uefa. Se ne riparlerà.

Maurizio Crippa per “il Foglio” il 22 novembre 2022.

Ci sono stati migliaia di lavoratori morti (cosa accadde a Pechino o Sochi non lo sapremo mai) ed è ovviamente terribile e ingiusto; ma i 6.500 nel decennio indicati dal Guardian sono lo stesso tragico numero delle morti sul lavoro in Italia. “C’è molta meno libertà sessuale che nei paesi occidentali”, scrive l’Economist, che però annota come la situazione sia identica “in gran parte del mondo in via di sviluppo e in quasi tutti i paesi musulmani”. 

Il Qatar non è una democrazia, ma in occasione dei Mondiali in Russia del 2018 Amnesty International allestì una Nazionale “Squadra Coraggio” fatta di 11 campioni dei diritti umani detenuti dal regime di Putin: tutti andarono lo stesso a festeggiare. I Mondiali a Doha non andavano fatti, troppo caldo e niente birra: giusto, ma hanno avuto 12 anni per accorgersene.

Sono stati il frutto del malaffare di Sarkozy & Soci: sì, ma France Football fece scoppiare il Qatargate nel 2013, c’era tempo per rimediare. Del resto, anche su Germania 2006 erano girati sospetti, per non dire di Sudafrica 2010. C’erano motivi per non farli, questi Mondiali? Francamente no, e non lo dice solo l’Economist. Ma anche volendo dire di sì: a parte l’imbarazzante wokismo da salone dell’estetista di Infantino, basterebbe ricordare che tutti quelli che oggi si risciacquano nel puritanesimo calcistico sono andati a giocare in Russia, e alle Olimpiadi in Cina.

Siamo andati ai Mondiali nell’Argentina dei desaparecidos (tranne Cruijff: ma perché aveva paura per la famiglia). E lo scorso anno noi italiani ci siamo sbomballati mesi di retorica per i 45 anni della Coppa Davis vinta in Cile, quando giocarono una partita con la maglietta rossa, con metà dell’Italia che non voleva la spedizione nello stadio di Pinochet e l’altra metà invece sì, compresi Gianni Clerici e Berlinguer: per la sana autonomia dello sport e una briciola di realismo politico. 

(…) 

Si può ovviamente dire di tutto contro il Qatar, che dopo alcuni anni di controverso gran pavese geopolitico-sportivo pare ora avviato al ruolo del prossimo Cattivo da mettere in quarantena. Ma le crisi di “infantinismo”, anche no.

Fifa Uncovered. Il più grande scandalo di corruzione nella storia dello sport. Alessandro Cappelli su L’Inkiesta il 24 Novembre 2022.

Una docuserie Netflix in quattro episodi racconta l’evoluzione della federazione calcistica mondiale del calcio, da «Ong del pallone» a impero in cui la corruzione è sistemica. La stessa assegnazione dei Mondiali in Qatar è legata al pagamento di tangenti milionarie

Il principio della salsiccia dice che se c’è qualcosa di buono o di bello è meglio non sapere com’è fatto. Di solito si applica alle leggi e alla politica: meglio non investigare cosa c’è dietro accordi, compromessi e strette di mano. Vale anche per il mondo del calcio, per la Fifa, le triangolazioni tra i suoi funzionari.

A lungo tifosi e semplici spettatori hanno fatto finta di niente, hanno scelto di non dare peso agli scandali che riguardavano il governo del pallone – cioè di uno sport seguito con trasporto trascendentale, mistico, religioso – anche quando erano al centro delle cronache e delle indagini giudiziarie. In fondo, se il piatto è buono meglio non fare troppe domande.

L’inizio dei Mondiali in Qatar però ha cambiato ogni prospettiva. Le oscenità in serie girate sui social e poi sui giornali hanno ridimensionato l’interesse per l’evento calcistico più importante di tutti, seppellendo sotto una montagna di marciume, corruzione e morti impunite la bellezza sportiva della competizione.

Il Qatar ha programmato questi Mondiali per quasi due decenni, e comunque non è riuscita a offrire un’organizzazione paragonabile alle edizioni precedenti. La Fifa invece sembra arrivata alla chiusura di un cerchio, al termine di un percorso e un declino – politico, ma anche morale e umano – decisamente più antico.

«Se vuoi gestire la Fifa con un codice etico, allora buona fortuna», suggerisce Jérôme Valcke, ex segretario generale Fifa, nelle scene finali della docuserie Netflix “Fifa: Tutte le rivelazioni”. In quattro episodi, la serie pubblicata poco prima dell’inizio dei Mondiali dipinge un quadro affascinante e scoraggiante: quattro ore di interviste a giornalisti, ex funzionari Fifa, agenti sportivi, forze dell’ordine e persone coinvolte nelle indagini sono una miscela di trasgressione e ripugnanza che rendono il racconto di una storia calcistica una serie sulla perversione criminale del potere, sull’inevitabilità del male. «Non sono sicuro che sia possibile seguire un codice etico», dice Valcke in un misto di sicumera e inconsolabile accettazione.

Per decenni la Fifa era stata solo un’ente dedito all’organizzazione dei tornei, con una visione puramente idealistica di un calcio senza scopo di lucro e l’obiettivo ultimo di portare in tutto il mondo the beautiful game.

Nel 1974 João Havelange diventa presidente. È l’anno in cui sbiadisce l’idea romantica dietro l’organo di governo del calcio mondiale: la campagna elettorale dell’ex nuotatore brasiliano è ambiziosa, parla di un calcio globale diffuso in maniera capillare, una bandierina in ogni centimetro del planisfero.

Politicamente è una strategia geniale. In un sistema in cui ogni federazione nazionale vale uno, le organizzazioni continentali del Nord America (Concacaf) e dell’Africa (Caf) hanno un peso elettorale enorme pur avendo mercati marginali rispetto al movimento calcistico mondiale: bisogna convincere i vertici di quelle federazioni per garantirsi la continuità al trono.

Il successo di Havelange inizia proprio con le buste di contanti da distribuire ai presidenti delle federazioni a cui deve chiedere voti: è il momento della storia in cui la corruzione nella Fifa si trasforma in un elemento sistemico, il pilastro su cui poggia l’architrave del potere.

Una visione che non può concretizzarsi con le scarse risorse di un’organizzazione che fino a quel momento era paragonabile a una Onu del calcio: il calcio fine a se stesso deve morire, sostituito da una visione del gioco come prodotto, merce da vendere al miglior offerente.

Il volto e la mente dietro questa trasformazione sono di uno svizzero nativo di Visp, settemila anime tra le valli del Canton Vallese, un uomo innamorato del calcio che non vede l’ora di avere un ruolo in questa storia. Sono i primi passi nella costruzione di un impero che poi Sepp Blatter avrebbe governato per molti anni.

L’idea è rivoluzionaria eppure semplicissima: servono sponsor. Il primo è Coca Cola, che nel 1976 diventa partner nei progetti calcistici destinati ai giovani. «Due grandi organizzazioni potevano e dovevano lavorare insieme», pensa Blatter. Serve un fornitore di attrezzature sportive e il secondo brand a stringere mani e firmare contratti è adidas. Ne seguiranno altri, Phillips, Canon, Gillette. Se c’è una ricompensa, i Mondiali li può organizzare chiunque: Havelange appoggia la candidatura dell’Argentina per la Coppa del Mondo del 1978; significa fare il gioco di Videla e di tutta la giunta militare, ma nell’ottica del calcio come prodotto passa tutto in secondo piano.

Possono sembrare storie di un passato più cupo del presente, in realtà è tutto ancora in piedi, come se certi principi fossero scolpiti nella pietra: domenica scorsa l’attuale presidente della Fifa, Gianni Infatino – purtroppo rimasto fuori dalla docuserie Netflix, ma è uno che in questi anni ha stretto la mano di Vladimir Putin e degli sceicchi qatarioti – ha detto che tutti possono ospitare i Mondiali, anche la Corea del Nord.

La chiave di volta di “Fifa: Tutte le rivelazioni” è nel terzo episodio, quello che racconta sia le accuse di corruzione dei membri della Fifa per mano del Qatar, sia l’intersezione tra interessi del calcio e della geopolitica che ha portato Blatter ad annunciare con un po’ di scoramento l’assegnazione dei Mondiali al piccolo emirato del Golfo.

L’informatore Phaedra Almajid, responsabile capo delle relazioni con i media internazionali della Fifa, rivela di aver assistito al pagamento di tangenti in cambio del voto per assegnare i Mondiali al Qatar. Hassan Al Thawadi, segretario generale del Comitato Supremo incaricato della Coppa del Mondo 2022, avrebbe offerto denaro ai delegati del Camerun (Issa Hayatou), della Costa d’Avorio (Jacques Anouma) e della Nigeria (Amos Adamu) per assicurarsi il loro voto.

Lo scandalo sembra così più vero e più crudele in questi giorni in cui i migliori giocatori del mondo vanno in campo negli stadi in mezzo al deserto, tra tifosi finti e una generale sensazione «che sia tutto finto, molto, molto finto», come ha detto a Linkiesta un agente di calciatori – che preferisce rimanere anonimo – sbarcato in Qatar due giorni prima della partita inaugurale.

L’inchiesta dell’Fbi ha portato, nel 2015, a quarantasette capi d’accusa tra cui associazione a delinquere, frode telematica e riciclaggio di denaro; all’arresto di sette massimi dirigenti; quattro membri del Comitato esecutivo indagati; le dimissioni di Sepp Blatter. Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti – che ha coordinato le indagini con l’Fbi – l’aveva definita come una fitta rete di corruzioni concatenate che avrebbe influenzato accordi di marketing, diritti tv e appunto l’assegnazione dei Mondiali, per cifre che si contano nell’ordine delle centinaia di milioni di dollari, in un periodo lungo circa due decenni.

Da fanpage.it il 9 dicembre 2022.

La magistratura Belga ha lanciato un'ondata di perquisizioni a Bruxelles nella mattinata di oggi nell'ambito di una inchiesta su presunte corruzioni al Parlamento Ue e l'esistenza di una organizzazione infiltrata nel cuore dell'Europarlamento, sospettata di ingerenza nella politica dell'Ue e corruzione da parte del Qatar. Lo rendono noto in esclusiva i quotidiani locali Le Soir e Knack rivelando che tra gli indagati vi sarebbero anche quattro italiani. 

Secondo le ipotesi degli inquirenti della procura federale belga, riportate dai due giornali, si sospetta che il Paese del Golfo dove si stanno svolgendo i mondiali di calcio abbia tentato di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo corrompendo politici ed europarlamentari

"La polizia giudiziaria federale ha effettuato 16 perquisizioni (in 14 diversi indirizzi) in diversi comuni di Bruxelles. In particolare a Ixelles, Schaerbeek, Crainhem, Forest e Bruxelles-Ville. Queste perquisizioni sono state effettuate nell'ambito di un'ampia indagine per presunti atti di organizzazione criminale, corruzione e riciclaggio di denaro" confermano dalla procura belga senza però indicare i nomi dei coinvolti né quello del Paese del Golfo che, attraverso il pagamento di "ingenti somme di denaro o offrendo doni significativi a terzi che rivestono una posizione politica e/o strategica significativa all'interno del Parlamento europeo", avrebbe interferito sulle politiche Ue.

Secondo le informazioni della stampa belga, tra gli indagati figurerebbero l'ex deputato democratico Pier Antonio Panzeri, il neoeletto segretario generale della Confederazione internazionale dei sindacati (Ituc) Luca Visentini, nonché un direttore di una ong e un assistente parlamentare europeo – tutti italiani. Per loro sarebbero scattati fermi e perquisizioni. 

Panzeri è stato eurodeputato per tre mandati, dal 2004 al 2019. Panzeri è stato eletto all'Eurocamera nella lista Uniti nell'Ulivo ed è stato riconfermato a Strasburgo alle Europee del 2009. Nel 2014 è stato eletto eurodeputato una terza volta, nelle liste del Pd ma nel 2017 ha lasciato i Dem per aderire ad Articolo I. All'Eurocamera ha ricoperto diversi incarichi ed è stato, tra l'altro, presidente della sottocommissione dei diritti umani. Luca Visentini è stato per diversi anni il punto di riferimento dei sindacati europei. Nel 2015 è stato eletto segretario generale della Etuc, ovvero la confederazione dei sindacati europei, e nel 2019 è stato riconfermato. Infine è stato nominato come segretario generale della Ituc (International Trade Uniion Confederation), la più grande confederazione sindacale del mondo.

Da iltempo.it il 9 dicembre 2022.  

Terremoto in Europa. La vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili è stata arrestata per una sospetta corruzione con soldi arrivati dal Qatar. 

A riferire la notizia è il quotidiano belga Le Soir, che spiega come l'abitazione della rappresentante socialdemocratica greca sia stata perquisita e che anche il compagno sia indagato per corruzione. Il partito socialista greco, Pasok, ha espulso l’eurodeputata: “A seguito degli ultimi sviluppi e delle indagini delle autorità belghe sulla corruzione di funzionari europei, l’eurodeputata Eva Kaili viene espulsa dal Pasok - Movimento per il cambiamento per decisione del presidente Nikos Androulakis”. L'unico modo per arrestare un parlamentare protetto dall'immunità è coglierlo in flagrante. 

Il 1 novembre, su Twitter, è stato riportato che Kaili ha incontrato il ministro del Lavoro del Qatar, Al Marri. L’eurodeputata era inoltre intervenuta il 21 novembre nella plenaria a Strasburgo, nel dibattito sulla ‘Situazione dei diritti umani nel contesto della Coppa del Mondo Fifa in Qatar’, con parole positive nei confronti del paese del Golfo: “Oggi i Mondiali in Qatar sono la prova, in realtà, di come la diplomazia sportiva possa realizzare una trasformazione storica di un Paese con riforme che hanno ispirato il mondo arabo. Il Qatar è all’avanguardia nei diritti dei lavoratori, si sono aperti al mondo. Tuttavia, alcuni qui stanno chiedendo di discriminarli. Maltrattano e accusano di corruzione chiunque parli con loro. Ma comunque, prendono il loro gas. E hanno le loro aziende che guadagnano miliardi lì”.

Tangenti del Qatar, è coinvolta la Ong fondata da Emma Bonino: “Non so niente, non ricordo”. Guido Liberati su Il Secolo d’Italia l’11 Dicembre 2022. 

Nessun tg lo ha detto, nessun quotidiano lo ha pubblicato in prima pagina, ma nello scandalo delle tangenti del Qatar al Parlamento europeo, figura anche la Ong«No Peace Without Justice» (“Non c’è pace senza giustizia”), fondata da Emma Bonino. Al momento, una delle persone in stato di fermo in Belgio è il segretario generale della Ong, Niccolò Figà Talamanca, considerato da sempre un fedelissimo della leader di Più Europa.

Al Corriere della Sera, l’esponente radicale ha risposto con delle risposte molto vaghe, costellate da “Non so” e “non ricordo”. La giornalista che la interpella telefonicamente riesce a strapparle pochissime ammissioni. Chiede Alessandra Arachi: Lei ha fondato a Bruxelles la Ong “Non c’è pace senza giustizia”? «Sì,è successo nel 1994 se non ricordo male. Forse era il 1993». L’Ong è finita nell’inchiesta sul presunto tentativo da parte del Qatar di corrompere alcune autorità europee. Sa niente di questo? «No, non so niente, aspetto la magistratura che si deve esprimere, credo che lo farà nel giro di pochi giorni».

Niccolò Figà -Talamanca, il segretario generale della sua Ong, è implicato direttamente in questa inchiesta. «Ho letto, ma non ho potuto parlare con Niccolò, lui adesso è in stato di fermo. Immagino che gli abbiano dato un avvocato d’ufficio». Ancora più vaga la risposta su Antonio Panzeri, uno dei principali indagati di questa inchiesta. «Non mi ricordo di lui – dice la Bonino al Corriere – può essere che l’abbia incontrato qualche volta quando ero al Parlamento europeo».

Chi è il fedelissimo della Bonino fermato per le tangenti del Qatar

Niccolò Figà Talamanca, nato a Genova nel 1971 è uno degli indagati ed è considerato un fedelissimo di Emma Bonino. Ha un curriculum accademico che passa dal Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia dell’Aia alla Comitato degli avvocati per i diritti umani di New York City.

Nello stesso edificio dove ha sede la sua Ong, a Bruxelles hanno sede anche i Radicali Italiani, Più Europa, l’Associazione Luca Coscioni, l’Euro-Syrian Democratic Forum, Al Wefaq (un partito di opposizione del Bahrein) e altre realtà. Più, appunto, Fight Impunity di Panzeri, che ha una targa separata, probabilmente perché è di costituzione più recente.

L’associazione “Non c’è pace senza giustizia” è una presenza fissa su Radio Radicale. Sulla home page dell’associazione campeggia una foto di Emma Bonino e un suo messaggio di benvenuto.  Non è improprio quindi definire l’organizzazione umanitaria la Ong della Bonino. Eppure pochissimi la tirano in ballo, almeno per avere una dichiarazione ufficiale. Fosse capitato uno scandalo del genere con un politico di centrodestra i media sarebbero stati così delicatamente cauti?

Da open.online il 10 dicembre 2022.

Eva Kaili, vicepresidente del Parlamento Europeo, è una degli europarlamentari arrestati nell’inchiesta sulla corruzione dal Qatar. L’arresto ha seguito segue il fermo di altri quattro sospetti avvenuto nella mattinata. Tra questi l’ex eurodeputato socialista Antonio Panzeri e il segretario generale della Confederazione internazionale dei sindacati Luca Visentini. Kaili è stata espulsa dal partito per decisione del presidente Nikos Androulakis. Il gruppo dei Socialisti e Democratici l’ha sospesa. La polizia ha apposto i sigilli ai suoi uffici, così come a quelli di Tarabella. Il suo compagno, Francesco Giorgi, è stato fermato nello stesso filone d’indagine.

Le accuse

Secondo la procura di Bruxelles un paese del Golfo avrebbe tentato di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo. «Versando ingenti somme di denaro o offrendo regali di grande entità a terzi che ricoprono posizioni politiche o strategiche di rilievo all’interno del Parlamento europeo», ha spiegato la procura senza fornire né il nome del Paese coinvolto né quello di indagati e persone fermati. Le accuse per tutti sono corruzione, criminalità organizzata e riciclaggio di denaro.

Le 16 perquisizioni condotte in sei delle municipalità che costituiscono la regione di Bruxelles capitale – Ixelles, Schaerbeek, Crainhem, Forest e Bruxelles città – hanno permesso il recupero di circa 600 mila euro in contanti. Sono stati inoltre sequestrati computer portatili e telefoni cellulari. Kaili, nata a Salonicco il 26 ottobre 1978, fa parte del Movimento Socialista Panellenico. È entrata all’Europarlamento nel 2014. Dal 2004 al 2007 era stata giornalista per Mega Channel. È stata la più giovane deputata del Pasok eletta nel 2007. 

Eva Kaili e il discorso sul Qatar

L’agenzia di stampa Agi ha riportato un intervento di Kaili nella plenaria di novembre in cui difendeva in aula i progressi del Qatar nell’ambito dei diritti. «Oggi i Mondiali in Qatar sono la prova, in realtà, di come la diplomazia sportiva possa realizzare una trasformazione storica di un paese con riforme che hanno ispirato il mondo arabo. Io da sola ho detto che il Qatar è all’avanguardia nei diritti dei lavoratori. Nonostante le sfide che persino le aziende europee stanno negando per far rispettare queste leggi, si sono impegnati in una visione per scelta e si sono aperti al mondo. 

Tuttavia, alcuni qui stanno invitando per discriminarli. Li maltrattano e li accusano di corruzione chiunque parli con loro o si impegni nel confronto. Ma comunque, prendono il loro gas. Tuttavia, hanno le loro aziende che guadagnano miliardi lì», aveva detto a Strasburgo.

Il compagno Francesco Giorgi

E ancora: «Ho ricevuto lezioni come greca e ricordo a tutti noi che abbiamo migliaia di morti a causa del nostro fallimento per le vie legali di migrazione in Europa. Possiamo promuovere i nostri valori ma non abbiamo il diritto morale di dare lezioni per avere un’attenzione mediatica a basso costo. E non imponiamo mai la nostra via, noi li rispettiamo». Il Corriere della Sera specifica che la sua elezione a vicepresidente è stata favorita anche dal sostegno dei socialisti rimasti vicini a Panzeri.

Kaili ha deleghe dalla responsabilità sociale d’impresa all’informatica e alle telecomunicazioni. E sostituisce la presidente Roberta Metsola nei contatti con le associazioni imprenditoriali europee, anche con il Medio Oriente. Repubblica fornisce oggi altri dettagli sul compagno di Kaili, Francesco Giorgi. L’assistente parlamentare è costantemente “eletto” come il più bello tra le deputate e le funzionarie di Bruxelles. Nella scorsa legislatura era l’assistente di Panzeri, fermato nella stessa inchiesta. Poi è diventato il collaboratore di Andrea Cozzolino.

Da repubblica.it il 10 dicembre 2022.

Eva Kaili, vicepresidente del Parlamento europeo arrestata in Belgio, ha trascorso la notte in stato di detenzione, poiché a casa sua sono stati trovati "sacchi di banconote". 

Lo riferisce il quotidiano belga L'Echo. Secondo l'agenzia di stampa greca Ana-Mpa anche il compagno di Kaili, Francesco Giorgi, è stato arrestato. Giorgi in passato è stato assistente parlamentare di Antonio Panzeri, anch'esso arrestato. Fino a pochi giorni fa la vice presidente del Parlamento europeo Kaili ha difeso in aula i progressi del Paese del Golfo nell'ambito dei diritti in vista dei Mondiali di calcio in corso. 

"Oggi i Mondiali in Qatar sono la prova, in realtà, di come la diplomazia sportiva possa realizzare una trasformazione storica di un Paese con riforme che hanno ispirato il mondo arabo. Io da sola ho detto che il Qatar è all'avanguardia nei diritti dei lavoratori, abolendo la kafala e riducendo il salario minimo. Nonostante le sfide che persino le aziende europee stanno negando per far rispettare queste leggi, si sono impegnati in una visione per scelta e si sono aperti al mondo. Tuttavia, alcuni qui stanno invitando per discriminarli. Li maltrattano e accusano di corruzione chiunque parli con loro o si impegni nel confronto. Ma comunque, prendono il loro gas. Tuttavia, hanno le loro aziende che guadagnano miliardi lì", ha detto nel suo intervento a Strasburgo.

"Ho ricevuto lezioni come greca e ricordo a tutti noi che abbiamo migliaia di morti a causa del nostro fallimento per le vie legali di migrazione in Europa. Possiamo promuovere i nostri valori ma non abbiamo il diritto morale di dare lezioni per avere un'attenzione mediatica a basso costo. E non imponiamo mai la nostra via, noi li rispettitamo, anche senza Gnl", ha aggiunto. Sono una nuova generazione di persone intelligenti e altamente istruite. Ci hanno aiutato a ridurre la tensione con la Turchia. Ci hanno aiutato con l'Afghanistan a salvare attivisti, bambini, donne. Ci hanno aiutati. E sono negoziatori di pace. Sono buoni vicini e partner. Possiamo aiutarci a vicenda per superare le carenze. Hanno già raggiunto l'impossibile", ha concluso.

Kaili, come le altre quattro persone arrestate, sarà ascoltata entro 48 ore da un giudice che deciderà su eventuali mandati di cattura. La procura federale belga non ha confermato i nomi degli arrestati, ma sottolinea che si tratta di "personalità con posizioni strategiche".

Claudio Tito per la Repubblica l’11 Dicembre 2022.

 «Il Qatar è sulla strada giusta per le riforme in diversi settori, il Paese può essere considerato un riferimento per i diritti umani. Si tratta di sforzi encomiabili. Il Qatar ha avviato uno sviluppo positivo». Era il 2019. Ormai tre anni fa. Ma l'organizzazione dei mondiali di calcio era in pieno svolgimento. E Antonio Panzeri, che aveva da poco lasciato la presidenza della sottocommissione del Parlamento europeo per i diritti umani, usava proprio queste parole per descrivere la situazione nel Paese del Golfo Persico.

La lunga marcia di avvicinamento a Doha, dunque, parte da quel momento. E da quel momento la "conversione" di molti esponenti del gruppo S&D, i socialisti europei, diventa quasi un segno distintivo. Almeno di quelli del "circolo" più stretto organizzato dall'ex eurodeputato e che fa perno su italiani o di origine italiana. 

E così di conversioni ce ne sono diverse. E tutte pubbliche. Perché l'esigenza è soprattutto comunicativa. Basti pensare a Luca Visentini, capo del sindacato europeo e di recente "promosso" alla guida di quello mondiale. «Il Qatar - ha detto in una intervista di pochi mesi fa - dovrebbe essere visto come una storia di successo. La Coppa del Mondo è stata un'opportunità per accelerare il cambiamento e queste riforme possono costituire un buon esempio da estendere ad altri Paesi che ospitano grandi eventi sportivi». Nell'inchiesta dei magistrati belgi, del resto, il ruolo di Visentini emerge con chiarezza: l'obiettivo qatarino era dimostrare che anche i sindacati apprezzavano i presunti passi avanti sulla tutela dei lavoratori.

Ma è il 22 novembre il giorno in cui si illuminano le luci sul palco e chi deve, si presenta. A Strasburgo, nella seduta plenaria del Parlamento europeo, si discute e si vota una risoluzione sul Qatar. Il testo unico Ppe-Pse viene bloccato. I socialisti si dividono. Durante la riunione del gruppo vengono presentati diversi emendamenti. Alcuni di loro si astengono, in dissenso con i colleghi (ad esempio l'italiano Cozzolino il cui assistente è Francesco Giorgi, uno dei fermati). Il dibattito pubblico mostra chi tra il gruppo S&D ha cambiato opinione sul Qatar. 

La più clamorosa è Eva Kaili, vicepresidente greca del Parlamento: «Il Qatar è all'avanguardia nei diritti dei lavoratori, nell'abolizione della kafala (un sistema per cui il datore di lavoro è anche il tutore legale del lavoratore straniero). Alcuni qui chiedono di discriminarli. Li bullizzano e accusano di corruzione chiunque parli con loro o si impegni. Ma ancora, prendono il loro gas. Sono buoni vicini e partner. Hanno già raggiunto l’impossibile».

È il turno di Mark Tarabella (al momento non coinvolto nell'inchiesta ma molto vicino a Panzeri), deputato belga di origini italiane. «Restano ancora molti progressi da fare - spiega - ma è un Paese che ha intrapreso la via delle riforme. E l'organizzazione della Coppa del Mondo è stata probabilmente la molla che ha accelerato queste riforme. Bisogna riconoscere oggi, l'abbandono della kafala, questo sistema di dipendenza dei lavoratori. Così oggi, il discorso unilateralmente negativo mi sembra dannoso per l'evoluzione dei diritti in futuro in Qatar. 

Perché ciò che è importante è che, quando le luci della Coppa del Mondo si spengono, lo sviluppo positivo continui non solo in Qatar, ma in tutta la penisola arabica». Un'altra parlamentare belga di origini italiane e in buoni rapporti con Panzeri, Maria Arena (coinvolto nelle indagini un suo collaboratore, non lei), senza i toni entusiastici degli altri due colleghi ha cercato di fissare un punto di equilibrio. «Sì, come lei ha detto signor Commissario, il Qatar ha compiuto progressi. Oggi non c'è la kafala». Arena sottolinea però che «in alcuni settori, la kafala esiste ancora in un modo piuttosto speciale. E ci sono state violazioni, morti e il risarcimento è necessario. Dobbiamo lavorare con il Qatar per garantire che queste compensazioni abbiano luogo». La nemesi del "circolo" di Panzeri è fatta.

Da ilfattoquotidiano.it il 9 dicembre 2022.

Mazzette e regali dal Qatar per influenzare le decisioni del Parlamento europeo e della più importante federazione sindacale del mondo, la Confederazione sindacale internazionale (Ituc). È quanto emerge da un’inchiesta svolta dalle autorità belghe e citata da un articolo pubblicato dal quotidiano Le Soir e dal settimanale Knack, secondo cui tra i vertici di quella che i media definiscono una “organizzazione criminale infiltrata nel cuore del Parlamento” c’erano due personaggi italiani di spicco a Bruxelles: 

l’ex deputato dei Socialisti per Articolo 1, Antonio Panzeri, al quale sono stati anche trovati 500mila euro in contanti all’interno della residenza brussellese, e Luca Visentini, segretario generale di Ituc che rappresenta più di 200 milioni di lavoratori. Entrambi risultano essere stati fermati nel blitz delle forze dell’ordine belghe che hanno svolto 14 perquisizioni. I vertici dei Socialisti&Democratici, di cui Panzeri ha fatto parte fino ad alcuni anni fa, si riuniranno d’urgenza nelle prossime ore.

Quella iniziata a luglio 2022 dalle autorità belghe e coordinata dalla procura federale è un’inchiesta che potrebbe provocare un terremoto senza precedenti all’interno dei palazzi delle istituzioni europee. Un caso di corruzione e riciclaggio di denaro che, se venissero dimostrati legami ben più ramificati con altri esponenti politici seduti tra gli scranni dell’Eurocamera, rischierebbe di minare la credibilità delle istituzioni stesse. Secondo quanto si legge, “la polizia giudiziaria federale ha effettuato 14 perquisizioni in diversi comuni di Bruxelles. In particolare a Ixelles, Schaerbeek, Crainhem, Forest e Brussels-City. Queste perquisizioni sono state effettuate nell’ambito di un’ampia indagine con le accuse di organizzazione criminale, corruzione e riciclaggio di denaro”. 

Gli inquirenti “sospettano che un Paese del Golfo stia cercando di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo pagando ingenti somme di denaro o offrendo doni significativi a terzi che rivestono una posizione politica e/o strategica significativa all’interno del Parlamento europeo. L’accusa, precisano i giornali, non menziona il Qatar, ma diverse fonti ben informate hanno riferito che a pagare le mazzette sia stata proprio Doha. Il loro obiettivo, mentre sono ancora in corso le partite della Coppa del Mondo, sarebbe stato proprio quello di difendere la legittimità della competizione dalle accuse di violazione di diritti umani e dei diritti dei lavoratori, sottolineando i presunti progressi della monarchia qatariota. 

Tra gli arrestati, oltre a Panzeri e Visentini, i media riferiscono esserci anche il direttore di una ong e un assistente parlamentare, anch’essi di origine italiana. Si tratta di personalità molto attive nelle associazioni per i diritti umani. Panzeri è anche presidente di Fight Impunity che promuove “la lotta all’impunità per gravi violazioni dei diritti umani” e la giustizia internazionale. Tra le sedi perquisite ci sarebbe infatti anche quella dell’associazione. 

Maggiori informazioni sull’architettura dell’organizzazione potrebbero emergere dalle analisi delle apparecchiature informatiche e dei telefoni sequestrati dagli inquirenti nel corso dei blitz che hanno riguardato soprattutto gli assistenti parlamentari legati al gruppo Socialisti e Democratici e, in un caso, al Partito Popolare Europeo.

Inchiesta a Bruxelles, sequestrati 600 mila euro in contanti. Le accuse all’ex eurodeputato del Pd Antonio Panzeri. Francesca Basso su Il Corriere della Sera il 10 Dicembre 2022.  

Coinvolta anche la vicepresidente dell’Europarlamento Eva Kaili. Le perquisizioni in casa dell’ex esponente del Pd: sono stati trovati 600 mila euro in contanti

Bufera al Parlamento europeo e sgomento per un affare di corruzione legato al Qatar, che sta scuotendo il gruppo socialista. Sono stati fermati ieri mattina dalla polizia belga l’ex eurodeputato del Pd Antonio Panzeri, poi passato ad Articolo Uno, il suo assistente nella passata legislatura Francesco Giorgi, Luca Visentini che è da poco stato eletto segretario generale della Confederazione internazionale dei sindacati (Ituc) e Niccolò Figà-Talamanca direttore della Ong No Peace Without Justice che opera a Bruxelles. La notizia è stata anticipata dai giornali belgi Le Soir e Knack, che in serata hanno allungato la lista dei fermati aggiungendo Eva Kaili, compagna di Giorgi, socialista greca e una dei quattordici vicepresidenti del Parlamento europeo.

Un parlamentare per essere arrestato deve essere colto in flagranza di reato, l’abitazione di Kaili è stata perquisita come i suoi uffici al Parlamento Ue. In un comunicato stampa la procura federale belga ha spiegato che la polizia giudiziaria ha condotto 16 perquisizioni in 14 indirizzi in diversi quartieri di Bruxelles nell’ambito di un’indagine di ampio respiro su una presunta organizzazione criminale, casi di corruzione e riciclaggio di denaro.«Da diversi mesi gli inquirenti della polizia giudiziaria sospettano che uno Stato del Golfo abbia cercato di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo», spiega il comunicato aggiungendo che sono stati sequestrati contanti per 600 mila euro oltre a materiale informatico e telefoni cellulari. I giornali belgi riferiscono che il Paese del Golfo sarebbe il Qatar, dove sono in corso i tanto discussi mondiali di calcio e il contante sarebbe stato sequestrato a casa di Panzeri.

Secondo altre fonti i quattro sono stati fermati per corruzione di funzionari e membri degli organi delle comunità europee e di Stati esteri, riciclaggio e associazione a delinquere. Da alcune intercettazioni sarebbero emersi anche riferimenti a fondi europei destinati al nord Africa. Sono stati perquisiti anche gli uffici al Parlamento europeo degli assistenti dei deputati belgi Marie Arena e Marc Tarabella. Il comunicato della procura belga, che non indica i nomi dei fermati ma solo le date di nascita (1955, 1969, 1971 e 1987) , spiega che «l’operazione ha riguardato in particolare gli assistenti parlamentari» e cita anche un ex eurodeputato che sarebbe appunto Panzeri. Sempre ieri è stato eseguito il MAE, mandato di arresto europeo, nei confronti della moglie di Panzeri Maria Colleoni, che abita a Carlusco (Bergamo) e della figlia Silvia, residente invece nel Milanese. Tra le 16 perquisizioni c’è anche Fight Impunity, la ong fondata nel settembre 2019 da Antonio Panzeri, una volta terminata la sua esperienza al Parlamento Ue, per combattere le violazioni dei diritti umani. Alla ong era legato anche Visentini.

L’ex segretario della Camera del Lavoro di Milano ha comunque sempre mantenuto i legami e una certa influenza soprattutto nella componente più a sinistra del gruppo S&D. Il gruppo dei socialisti è «sconvolto dalle accuse» e fa sapere di avere chiesto «la sospensione dei lavori su eventuali fascicoli e votazioni in plenaria riguardanti gli Stati del Golfo, in particolare la liberalizzazione dei visti e le visite programmate». A Strasburgo, alla Plenaria dello scorso novembre, si è tenuto un dibattito sulla situazione dei diritti umani e dei lavoratori in Qatar dopo le polemiche sul trattamento dei dipendenti stranieri che hanno contribuito alla costruzione degli stadi per il Mondiale e per diversi parlamentari avrebbe potuto essere più severa. La Lega va all’attacco: «Dopo anni di accuse ai rivali, il Pd che deve chiarire immediatamente agli italiani».

L’ex giornalista Kaili e il velista Giorgi, i «belli» di Bruxelles. Storia di Francesca Basso, da Bruxelles su Il Corriere della Sera il 10 dicembre 2022.

È una di quelle coppie che non passa inosservata perché sono entrambi molto belli. Lei è di Salonicco e ha 44 anni. Lui viene dall’hinterland di Milano e ha 35 anni . Eva Kaili e Francesco Giorgi sono stati fermati (lei in flagranza di reato) nell’ambito dell’inchiesta belga su una presunta corruzione al Parlamento Ue legata al Qatar che sta scuotendo il gruppo socialista . Lei è uno dei 14 vicepresidenti del Parlamento Ue (ma gli S&D dopo averla espulsa ne hanno chiesto e ottenuto la destituzione), lui è attualmente assistente parlamentare dell’eurodeputato Andrea Cozzolino (non coinvolto nell’inchiesta) ed è stato nella passata legislatura assistente di Antonio Panzeri, a sua volta fermato.

A casa della coppia, che ha una bambina di due anni che ogni tanto si portavano al Parlamento Ue, sono state trovate borse con del denaro e venerdì sarebbe stato fermato anche il padre di Kaili. La famiglia fa parte della buona borghesia di Salonicco, il padre è ingegnere e si è sempre mosso con successo nell’ambito del pubblico. Eva ha una laurea in architettura messa da parte per diventare giornalista. Per un breve periodo ha presentato il tg e poi è entrata in politica. È stata molto vicina al primo ministro socialista George Papandreou, che ha guidato la Grecia dal 2009 al 2011 (fu lui nell’ottobre del 2009 ad annunciare che i bilanci di Atene erano stati truccati per entrare nell’euro). Poi l’esperienza europea dal 2014. I rapporti con il Pasok si erano però deteriorati da un po’ di tempo. Fonti greche riferiscono che il presidente del Movimento socialista panellenico Nikos Androulakis avesse detto a Kaili già nel settembre scorso, con largo anticipo, che non sarebbe stata ricandidata nel 2024. E venerdì sera, appena apparsa la notizia del fermo, l’ha espulsa.

Francesco Giorgi gode di fama di bello al Parlamento Ue ma anche con un carattere un po’ arrogante. Chi lo conosce dice che facesse pesare la sua esperienza di assistente parlamentare di lungo corso, iniziata nel febbraio del 2009. È anche istruttore di vela a Caprera dal 2007. In quel contesto chi lo ha incrociato lo descrive come una persona disponibile. Dai sui profili social è evidente che la vela sia la sua passione ma c’è anche chi aggiunge la pesca. L’ambiente degli assistenti parlamentari è altamente competitivo, il confronto è tra persone molto preparate che ad ogni legislatura rischiano il proprio posto. E questo può scatenare degli odi. Alle ultime Europee la delegazione del Pd ha quasi dimezzato i parlamentari, che hanno diritto a tre assistenti a testa, quindi circa una quarantina si è trovata a spasso. Giorgi, specializzato nel Maghreb, era assistente di Panzeri e nella nuova legislatura lo è diventato di Cozzolino per la sua specializzazione, perché l’eurodeputato napoletano è il presidente della Delegazione per le relazioni con i Paesi del Maghreb del Parlamento europeo. Questo «cadere in piedi senza troppa fatica» ha creato però qualche malumore nel mondo degli assistenti. Per il resto chi li conosce li descrive come una coppia dalla grande bellezza ma normale. È generale lo stupore per l’inchiesta e i suoi contenuti.

Eva Kaili arrestata e sospesa da vicepresidente: per europarlamentari niente immunità se colti in flagranza. Storia di Giuseppe Guastella Bruxelles su Il Corriere della Sera il 10 dicembre 2022.

È una Bruxelles attonita che, stordita dallo schiaffo dell’arresto per reati pesantissimi di uno dei 16 vice presidenti del Parlamento europeo, Eva Kaili si chiede cosa succede all’ombra del palazzo dell’Unione. In serata la presidente Metsola ha deciso sospendere Kaili dal ruolo di vicepresidente. A casa della parlamentare socialista greca, la 44 enne ex presentatrice televisiva, gli agenti della polizia giudiziaria avrebbero trovato «borse di banconote», scrive il giornale belga L’Echo: è l’elemento decisivo che ha fatto scattare il fermo della Kaili. Un europarlamentare, infatti, non gode di immunità se viene sorpreso in , se viene, come letteralmente è accaduto con la Kaili, preso con le mani nel sacco.

Per evitare che il reato si protragga, la polizia deve fermare il sospettato, salvo poi l’avvio delle procedure di autorizzazione a procedere da parte della magistratura. Con la Kaili, nell’ambito dell’, sarebbe stato fermato anche il padre, anche lui sorpreso in flagranza di reato mentre maneggiava le banconote. L’arresto della parlamentare è stato ordinato dal giudice istruttore (Magistrato di prima istanza) di Bruxelles Michel Claise. I reati contestati sarebbero gli stessi di cui è accusato l’ex parlamentare europeo del Pd Panzeri, anche lui arrestato con la moglie e la figlia, ma in questo caso su richiesta di arresto europeo al termine della prima fase delle indagini preliminari: associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al riciclaggio connessi all’ intensa attività di lobbing compiuta a favore dello stato del Qatar e di quello del Marocco che, a leggere la scarna documentazione notificata, avrebbero evidentemente pagato tangenti per ottenere corsie preferenziali a loro favore nei rapporti con la Unione Europea. Panzeri, la moglie e la figlia rischiano un massimo di 5 anni di carcere, il primo per «essere intervenuto politicamente su membri del parlamento europeo a favore del Qatar e del Marocco dietro pagamento».

Dalla documentazione emerge che la famiglia sta organizzando una vacanza per Natale. Alla moglie che, però, non vuole che sul suo conto siano addebitati 35 mila euro, Panzeri risponde «che lui sarebbe andato in vacanza il primo gennaio usando “l’altra soluzione” e che avrebbe addebitato 10 mila euro nel conto bancario “qui”», riferendosi al Belgio. Quindi la donna aggiunge che non può «permettersi di spendere 100 mila euro per le vacanze come l’anno scorso». Panzeri, moglie e figlia avrebbero partecipato anche ad un «trasporto dei “regali” ricevuti in Marocco attraverso Abderrahim Atmoun», il 67 enne «ambasciatore del Marocco in Polonia» ed avrebbero beneficiato di una «carta di credito intestata ad una terza persona che loro chiamavano in francese “géant”, il “gigante”». Emergerebbe anche che Panzeri aveva intenzione di aprire in Belgio una “nuova attività”, ma che la moglie lo avrebbe rimproverato perché «non voleva che lui facesse cose e operazioni di ogni genere» senza il suo controllo, che lei pare voler esercitare, suggerendogli di «aprire un conto con l’Iva», cosa che per il magistrato suggerisce che Panzeri intenda «aprire una nova attività commerciale». La donna, infine, avrebbe usato in una telefonata la parola «intrallazzi in riferimento ai viaggi e agli affari» usando la parola francese «combines» «che suggerisce che il marito usa ingegnosi e spesso scorretti mezzi per ottenere i suoi scopi», chiosa il giudice.

Maddalena Berbenni per corriere.it il 10 dicembre 2022.

Si muoveva con «metodi ingegnosi e spesso scorretti per raggiungere i suoi scopi», Antonio Panzeri . Così scrivono di lui gli inquirenti di Bruxelles, che lo hanno arrestato per associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al riciclaggio. Tra doni e vacanze da 100 mila euro, emersi nelle intercettazione delle indagini e citati nelle accuse, di mezzo ci sono andate anche la moglie Maria Dolores Colleoni e la figlia Silvia Panzeri , portate in carcere in esecuzione di un mandato di arresto europeo disposto dalle autorità belga. 

Nella tarda mattina di oggi (sabato 10 dicembre 2022), sono comparse davanti alla Corte d’Appello di Brescia per l’udienza di convalida dell’arresto. Secondo le accuse, sapevano dei favori che l’ex eurodeputato del Pd ed ex sindacalista, 67 anni, avrebbe ricevuto da Qatar e Marocco in cambio di pressioni politiche.

L’arresto nella casa di Calusco

Le due donne rispondono di favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta di Bruxelles per corruzione e riciclaggio , con vincolo di associazione per delinquere che ha portato agli arresti lo stesso Panzeri e altre persone. I carabinieri le hanno accompagnate in carcere, a Bergamo, nel primo pomeriggio del 9 dicembre, la moglie raggiunta nella casa di Calusco d’Adda (Bergamo) e la figlia, che vive nel Milanese ed è avvocatessa, rintracciata in un secondo momento. Sono assistite da due legali, uno è l’avvocato Nicola Colli del Foro di Bergamo.

Nelle intercettazioni si parla di doni

L’ex eurodeputato del Pd, passato ad Articolo Uno (che lo ha sospeso dopo l’arresto), è sospettato di essere intervenuto politicamente, «dietro pagamento», presso alcune persone che lavorano al Parlamento Europeo, a beneficio non solo del Qatar, ma anche del Marocco. Emergerebbe da uno degli atti trasmessi dalle autorità belghe all’Italia, in relazione alla richiesta di arresto della figlia. Ufficialmente le autorità belghe non hanno confermato neppure che le pressioni riguardavano il Qatar: il Parquet si è limitato a parlare di un «Paese del Golfo».

Nel documento viene precisato che vige comunque la «presunzione di innocenza». La figlia e la moglie di Panzeri apparirebbero agli occhi degli inquirenti «pienamente consapevoli» delle attività di Panzeri, persino «del trasporto di doni». Le due sono menzionate «nella trascrizione di intercettazioni telefoniche» durante le quali il capofamiglia «ha commentato la consegna dei doni» di cui sarebbe stato «a quanto pare» il beneficiario. 

Le vacanze da 100 mila euro

Nelle carte dell’inchiesta si farebbe riferimento anche a vacanze da 100 mila euro per Panzeri e la moglie. Colleoni, riferiscono gli inquirenti belgi, «ha detto» al marito «che non poteva permettersi di spendere 100 mila euro per le vacanze come l’anno scorso e che pensava che l’attuale proposta, 9 mila euro a persona solo per l’alloggio, era troppo costosa».

Panzeri, i regali dell’ambasciatore e il viaggio della figlia Silvia a Doha. Storia di Fabio Paravisi Bruxelles su Il Corriere della Sera il 10 dicembre 2022.

Il dubbio era venuto anche alla moglie: «Non possiamo permetterci di spendere 100mila euro per le vacanze come l’anno scorso», ha detto Maria Dolores Colleoni ad Antonio Panzeri. E anche quando ha visto il progetto del marito per le vacanze di Natale aveva obiettato che il preventivo di 9 mila euro a persona solo per l’alloggio «era troppo costoso».

I partono, spendono, si fotografano e postano tutto sui social, incuranti del fatto che a qualcuno potesse avere sospetti. Basta guardare i profili della figlia dell’ex europarlamentare. Silvia Panzeri, 38 anni, avvocato da undici, casa e ufficio nel Milanese, da un lato sfoggia sul curriculum attività legate alla violenza di genere, la tutela delle donne vittime di violenza e il cyberbullismo (oltre a una fresca specializzazione in diritto dell’Unione Europea). Ma, insieme, si mostra con gli amici sui bordi di una piscina di Miami Beach lamentandosi che la vacanza era ormai finita, solo per andare due settimane dopo a spasso per Montreal. E lo scorso 27 novembre, a proposito di diritti delle donne, ha postato immagini del Souq Waqif di Doha. Cioè la capitale del Qatar, il Paese che sta ospitando i Mondiali di calcio, coinvolto nelle accuse di corruzione con denaro versato a suo padre. Con quelle che la madre definisce al telefono «combines». E per chiamare «intrallazzi» i viaggi e gli affari del marito, secondo gli inquirenti, significa che la donna fosse al corrente di «mezzi ingegnosi e spesso scorretti».

Mezzi di cui peraltro le due donne, per le autorità belghe, «sembrano essere pienamente consapevoli», tanto da avere «persino partecipato nel trasporto dei “regali” dell’ambasciatore del Marocco in Polonia». Nonostante il curriculum del marito, pare che Maria Colleoni non fosse poi molto convinta delle sue competenze finanziarie, tanto che avrebbe più volte sottolineato di non volere che lui facesse «operazioni senza che lei fosse in grado di controllarlo». Anzi, a volte è lei che gli suggeriva come usare il denaro, per esempio spiegando che per pagare la vacanza di Capodanno si poteva usare una non meglio chiarita «altra soluzione», addebitando poi le spese su un conto belga. O usando la carta di credito, insieme al marito, di una terza persona, soprannominata «The Giant», non identificata negli atti.

«Noi leggiamo queste cose e siamo sconvolti», dicevano ieri i vicini di casa della coppia a Calusco d’Adda (Bergamo). Dove sono pochi ad avere rapporti stretti con Antonio Panzeri. Chi lo conosce bene, come l’ex sindaco Alfredino Cattaneo, che aveva avuto il fratello di Panzeri come vice, si dice «incredulo: non corrisponde all’uomo che conosco». E gli esponenti storici della sinistra e del sindacato anche di più: «Per noi Antonio era un bravo sindacalista e un riferimento in Europa — dice l’ex segretario provinciale della Cgil Luigi Bresciani —. Queste cose sono un fulmine a ciel sereno, mi fanno sentire tradito e deluso, e mi fanno venire una grande rabbia».

L’ex eurodeputato Antonio Panzeri indagato a Bruxelles per corruzione. Fermate anche sua moglie e la figlia. Redazione CdG 1947 su Il Corriere del Giorno il 9 Dicembre 2022.

L’uomo politico sospettato di aver agito per conto di autorità del Qatar al fine di «influenzare le politiche del Parlamento Europeo» dice una nota della procura federale belga. Con lui sotto indagine altri tre italiani

L’ex eurodeputato della sinistra italiana Pier Antonio Panzeri e altri tre cittadini italiani sono stati indagati ed arrestati dalla magistratura di Bruxelles in una inchiesta internazionale per corruzione che vede coinvolte anche le autorità del Qatar. Panzeri, terminato il mandato di europarlamentare ha continuato a lavorare a Bruxelles come lobbista. Fermato ed interrogato anche Francesco Giorgi, ex assistente parlamentare di Panzeri. L’indagine riguarderebbe anche Luca Visentini , eletto a novembre segretario generale dell’Ituc l’organizzazione internazionale dei sindacati e in passato dirigente della Uil. L’ Ituc è una confederazione di sindacati di tutto il mondo, comprese le organizzazioni belghe, che rappresentano in totale più di 200 milioni di lavoratori.

Lo rivelano le testate belghe Le Soir e Knack secondo i quali Panzeri e gli altri tre sono stati “trattenuti per un interrogatorio” e sono stati sottoposti a perquisizioni domiciliari. Nel corso di questi controlli sono stati sequestrati 600.000 euro in contanti scoperti nella residenza di Bruxelles dell’ex eurodeputato. Il fascicolo è stato aperto nel luglio scorso dal pubblico ministero Michel Claise, specializzato in reati finanziari. Il giudice belga deciderà entro 48 ore se emettere un mandato di arresto.

Tra le persone interessate dalle perquisizioni, i media belgi Le Soir e Knack individuano quattro assistenti parlamentari, persone “nate nel 1955, 1969, 1971 e 1987” vicini al gruppo S&D. Uno di questi assistenti è legato anche al gruppo PPE (a destra). Gli inquirenti hanno nuovamente “perquisito” le abitazioni di due consiglieri e di un funzionario del Parlamento europeo. Per non parlare dei direttori dei gruppi di lobbisti attivi nell’Ue.

Panzeri, è stato componente anche della direzione dei Ds nel 2004 era stato eletto a Bruxelles nelle liste degli allora «Uniti per l’Ulivo» ; in passato aveva rivestito a lungo il ruolo di sindacalista ed era stato segretario della Camera del Lavoro di Milano. Nel 2014 Pier Antonio Panzeri  è stato rieletto all’assemblea Ue in quota Pd, partito che ha lasciato nel 2017 aderendo ad Articolo Uno. Nel 2019 ha fondato nella capitale belga una Ong denominata “Fight Impunity” di cui è attualmente presidente, che promuove “la lotta all’impunità per gravi violazioni dei diritti umani” e la giustizia internazionale. Stamattina , secondo le nostre informazioni, è stata perquisita la sede di Fight Impunity situata in Rue Ducale nel cuore di Bruxelles . Fino al 2019, Panzeri ha guidato la sottocommissione del Parlamento europeo sui diritti umani, che si è occupata anche delle condizioni dei lavoratori e più in generale dei diritti umani nel Qatar. 

La procura federale, che nella sua nota non cita nomi, avrebbe fatto luce su un flusso di denaro che avrebbe raggiunto alcuni assistenti parlamentari al lavoro nei palazzi della Ue: “La polizia giudiziaria federale ha effettuato 16 perquisizioni (a 14 diversi indirizzi ) in diversi comuni di Bruxelles. In particolare a Ixelles, Schaerbeek, Crainhem, Forest e Brussels-City. Queste perquisizioni sono state effettuate nell’ambito di un’ampia indagine per presunti atti di organizzazione criminale, corruzione e riciclaggio di denaro“. Dell’indagine sono state informate anche le autorità italiane. Nel pomeriggio, a Bergamo sono state fermate anche la moglie e la figlia di Panzeri. sono state fermate Maria Colleoni, di 67 anni moglie di Panzeri, e la figlia Silvia Panzeri, 38anni.

Panzeri è originario di Calusco d’Adda, in provincia di Bergamo dove ha ancora la casa. È lì, secondo le poche informazioni che è stato possibile raccogliere, che si trovava la donna quando i Carabinieri hanno consegnato il Mae, che dispone il carcere. La figlia, invece, è stata rintracciata. Le due donne sono state associate al carcere di Bergamo.

Fermata ed interrogata anche la vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili socialdemocratica greca , una dei 14 vicepresidenti dell’emiciclo europeo, che è stata perquisita. L’unico modo per arrestare un parlamentare protetto dalla sua immunità è coglierlo in flagrante, la vicepresidente Kaili è stata sospesa dal gruppo dei Socialisti e Democratici ed espulsa dal partito greco Pasok. Il suo compagno Francesco Giorgi, 44 ​​anni, ex assistente parlamentare di Panzeri, ed attuale collaboratore legato al gruppo S&D era stato intercettato in mattinata. Entrambi sono indagati per corruzione. Indagato anche Niccolò Figà-Talamanca, segretario generale della ong “No Peace Without Justice“.

Il gruppo dei Socialisti al Parlamento europeo si è detto “sconcertato dalle accuse di corruzione nelle istituzioni europee”. “Data la gravità delle accuse, fino a quando le autorità competenti non forniranno informazioni e chiarimenti pertinenti, chiediamo la sospensione dei lavori su tutti i dossier e delle votazioni in plenaria riguardanti gli Stati del Golfo, in particolare la liberalizzazione dei visti e le visite previste”.

L’accusa, precisano i giornali belgi, non menziona il Qatar, ma fonti ben informate hanno riferito che a pagare le mazzette sia stata proprio Doha. Il loro obiettivo, mentre sono ancora in corso le partite dei Mondiali di calcio, sarebbe stato proprio quello di difendere la legittimità della competizione dalle accuse di violazione di diritti umani e dei diritti dei lavoratori, sottolineando i presunti progressi della monarchia qatariota. Maggiori informazioni sull’architettura dell’organizzazione potrebbero emergere dalle operazioni di “criminal forensics” sulle apparecchiature informatiche e telefoniche sequestrate dagli inquirenti nel corso dei blitz che hanno riguardato soprattutto gli assistenti parlamentari. Redazione CdG 1947

Mazzette dal Qatar al Parlamento Ue: arrestata anche la vicepresidente. Valeria Casolaro su L'Indipendente il 10 Dicembre 2022.

È in corso una maxi operazione della polizia belga, eseguita nell’ambito di un’indagine aperta a metà luglio 2022 su presunti casi di corruzione all’interno del Parlamento europeo, che sta portando in queste ore alla perquisizione delle abitazioni di diversi eurodeputati e all’arresto di alcuni di questi, tra i quali l’ex europarlamentare italiano Antonio Panzeri la deputata greca, nonché vicepresidente del Parlamento Ue, Eva Kaili. Le accuse, a vario titolo, sono di corruzione e riciclaggio di denaro: i soggetti coinvolti avrebbero infatti ricevuto ingenti somme dalla monarchia qatarina per promuovere i supposti miglioramenti in materia di diritti umani messi in campo da Doha e ripulirne l’immagine di fronte al mondo, mentre nei cantieri dei Mondiali gli operai morivano a centinaia per le pessime condizioni lavorative.

Le perquisizioni fino ad ora condotte dalla polizia federale belga sono almeno 17: a muovere le indagini il sospetto “che un Paese del Golfo stia cercando di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo“, secondo quanto confermato dalla Procura federale al quotidiano belga Le Soir, che ha condotto l’inchiesta insieme ad un’altro quotidiano belga, Knack. Il tentativo di corruzione avrebbe avuto luogo “versando somme di denaro consistenti o offrendo regali importanti a terzi con una posizione politica e/o strategica significativa all’interno del Parlamento europeo”. Non viene menzionato esplicitamente il Qatar, ma entrambe i giornali citano fonti che avrebbero confermato come dietro al versamento di mazzette vi sarebbe proprio il Paese arabo. Tutti i soggetti fermati afferiscono al gruppo socialista europeo, primo tra tutti l’ex deputato Antonio Panzeri e il suo ex assistente parlamentare Francesco Giorgi, e, ad eccezione di Eva Kaili, sono di nazionalità italiana e molto attivi nel mondo delle ONG a tutela dei diritti umani e dei sindacati.

A quanto risulta, Panzeri è stato fermato e indagato a seguito di una perquisizione del suo appartamento di Bruxelles, dove sono stati trovati tra i 500 e i 600 mila euro in contanti. Confermato anche l’arresto in Italia, in esecuzione di un Mae (Mandato di arresto europeo), di Maria Colleoni, moglie dell’ex eurodeputato, e della figlia Silvia Panzeri, le quali si trovano ora in carcere a Bergamo. Nella mattina di venerdì 9 sono stati perquisiti anche i locali di Fight Impunity, la ONG presieduta da Panzeri dedita a promuovere “la lotta all’impunità per gravi violazioni dei diritti umani” e la giustizia internazionale. Risulta inoltre indagato a seguito della perquisizione del suo appartamento anche Francesco Giorgi, ex assistente parlamentare di Panzeri e compagno di Eva Kaili.

Il nome della Kaili è quello che forse ha suscitato il maggior scalpore, dato il ruolo di estremo rilievo ricoperto (vice presidente del Parlamento europeo). Il Movimento socialista panellenico, per il quale la Kaili era eurodeputata, ne ha annunciato l’espulsione poco dopo l’annuncio di un suo possibile coinvolgimento. Era stata proprio la Kaili a schierarsi a favore della decisione della FIFA di far ospitare i mondiali in Qatar, in quanto questi «testimoniano come la diplomazia sportiva possa realizzare la trasformazione storica di un Paese, con riforme che hanno ispirato il mondo arabo. Si sono impegnati e si sono aperti al mondo» e definendo il Paese «pioniere nei diritti dei lavoratori». Kaili si era persino recata a Doha per incontrare i funzionari del Paese ed elogiare i tentativi di miglioramento in materia di diritti umani, facendo anche uno sforzo verso l’abolizione delle restrizioni sui visti Schengen per i cittadini quatarini.

Le sue dichiarazioni erano state rilasciate in vista della risoluzione presentata il 21 novembre dal Gruppo della Sinistra al Parlamento europeo per chiedere una presa di posizione in merito alla vicenda dei Mondiali, poi approvata con 182 voti a favore, 165 contrari e 32 astenuti e osteggiata dalla pressoché totalità dei deputati socialisti. Contrari alla risoluzione erano anche alcuni esponenti del Pd quali Andrea Cozzolino, secondo quanto riporta ilFattoQuotidiano, che aveva dichiarato come «il Parlamento europeo non dovrebbe accusare un Paese senza prove emerse da indagini delle competenti autorità giudiziarie». Guardacaso, tra i nomi degli assistenti di Cozzolino figurava proprio quello di Francesco Giorgi.

Tra i fermati vi sono inoltre Luca Visentini, per undici anni a capo della Confederazione dei sindacati europei (ETUC) ed eletto lo scorso novembre segretario generale della International Trade Union Confederation (confederazione mondiale dei sindacati), e Niccolò Figà-Talamanca, segretario generale della ONG fondata da Emma Bonino No Peace Without Justice. Nè il Parlamento europeo né l’ambasciata del Qatar in Belgio, riporta Le Soir, hanno per ora risposto alle richieste di commento.

Di quale sia la realtà dietro allo sfarzo dei Mondiali che si stanno svolgendo nel Paese arabo abbiamo ampiamente discusso all’interno dell’ultimo numero del Monthly Report. E non si può non cogliere una certa amara ironia nel constatare che le operazioni della polizia belga hanno avuto luogo nella giornata di venerdì 9 e sabato 10 dicembre, rispettivamente la Giornata internazionale contro la corruzione e quella per i diritti umani. Concetti dei quali, evidentemente, le istituzioni si riempiono la bocca in modo sfacciatamente strumentale. [di Valeria Casolaro]

Lobby ingolfata. Cosa sappiamo dell’indagine sulla presunta corruzione del Qatar al Parlamento europeo. Linkiesta il 9 Dicembre 2022.

Gli inquirenti della procura di Bruxelles hanno sequestrato cinquecentomila euro dalla abitazione dell’ex eurodeputato di Articolo 1 Antonio Panzer, fermato assieme al sindacalista Luca Visentini. Tra gli indagati c'è anche la vicepresidente dell’Eurocamera, la socialdemocratica greca Eva Kaili

L’ex eurodeputato di Articolo 1 Antonio Panzeri e il segretario generale dell’organizzazione internazionale dei sindacati (Ituc) Luca Visentini sono stati fermati venerdì dalla polizia di Bruxelles nell’ambito dell’indagine sul presunto tentativo di uno Stato del Golfo di influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo. Entro 48 ore un giudice deciderà se convalidare o meno il loro arresto e quello di altri due italiani, un direttore di una organizzazione non governativa e un assistente parlamentare europeo. Secondo il quotidiano belga Le Soir il Paese del Golfo in questione sarebbe il Qatar, dove si sta svolgendo in questi giorni la seconda fase del Campionato mondiale di calcio e già al centro di indagini sulla presunta corruzione per la assegnazione del torneo.

La tesi degli inquirenti dell’Ufficio Centrale per la Repressione della Corruzione belga (OCRC) è che delle ingenti somme di denaro e doni significativi sarebbero stati regalati a persone che rivestono un ruolo strategico all’interno del Parlamento europeo. Con questa motivazione la procura di Bruxelles ha ordinato perquisizioni in diverse zone della capitale belga tra cui Bruxelles-Ville, Crainhem, Forest, Ixelles e Schaerbeek.

Tra le sedici abitazioni perquisite c’è anche quella della vicepresidente del Parlamento europeo, la socialdemocratica greca Eva Kaili che come riportato su Twitter dal giornalista David Carretta, il 21 novembre aveva dichiarato in un dibattito all’Eurocamera sulla situazione dei diritti umani nel contesto della Coppa del mondo FIFA nel Paese del Golfo: «Il Qatar è all’avanguardia nei diritti dei lavoratori, abolendo la kafala e riducendo il salario minimo. Nonostante le sfide che anche le aziende europee stanno negando per far rispettare queste leggi, (i qatarioti) si sono aperti al mondo. Tuttavia, alcuni qui li stanno discriminando, li maltrattano accusando di corruzione chiunque parli con loro o si impegni».

Un’altra delle abitazioni perquisite è la sede di Fight Impunity una organizzazione che lotta contro la violazione dei diritti umani, il cui presidente è Panzeri. Anche nella casa a Bruxelles dell’ex deputato del Parlamento europeo per tre legislature (dal 2004 al 2019, le prime due con l’Ulivo, la seconda nelle liste del Partito democratico che lasciò nel 2017 per aderire ad Articolo 1) gli inquirenti hanno sequestrato cinquecentomila euro in contanti. 

Visentini è stato dal 2011 al 2022 membro della Confederazione dei sindacati europei (Etuc), prima come segretario confederale e poi come segretario generale. A novembre aveva lasciato l’Etuc per diventare segretario dell’International Trade Union Confederation, la più grande confederazione sindacale del mondo che rappresenta oltre 200 milioni di lavoratori. 

Nella stessa indagine, con un mandato d’arresto europeo sono state fermate a Calusco d’Adda, in provincia di Bergamo, la moglie e la figlia dell’ex eurodeputato. Secondo i giornali locali, le due si troverebbero ora nel carcere di Bergamo.

"Corruzione dal Qatar". Fermati la numero due dell'Europarlamento, un ex deputato Pd e un sindacalista Uil. Due arresti, 5 fermi e 600mila euro in casa: l'ipotesi di tangenti per ammorbidire l'UE verso il Paese del Golfo. Luca Fazzo il 10 Dicembre 2022 su Il Giornale.

«La questione dei lavoratori morti durante la costruzione delle infrastrutture che ospiteranno i Mondiali di calcio va guardata in controluce e statisticamente relativizzata»: così Antonio Panzeri, ex segretario della Cgil di Milano ed ex eurodeputato del Pd, nel febbraio di quest'anno difendeva il governo del Qatar in un lungo, imbarazzante intervento sulla home page di Fight Impunity, la Ong di cui è presidente. Un report che oltre a minimizzare i morti nei cantieri dei Mondiali indicava il Qatar come l'unico paese dell'area ad avere fatto «passi avanti» anche sul terreno dei diritti umani.

Non era disinteressato, a quanto pare, l'appoggio dell'ex sindacalista alla dittatura di Doha nei corridoi e nelle aule dell'Europarlamento. Ieri mattina la gendarmeria belga arresta quattro cittadini italiani: insieme a Panzeri c'è Luca Visentin, ex segretario lombardo della Uil del commercio, oggi segretario mondiale della potente confederazione sindacale Ituc; insieme a loro vengono arrestati il direttore di una Ong e un assistente parlamentare dei Socialisti. I quattro sono tutti accusati di corruzione, avrebbero ricevuto ingenti finanziamenti dal Qatar per condizionare l'atteggiamento dell'Unione Europea nei confronti del paese del Golfo, prima e dopo i Mondiali di calcio. Vengono perquisite le abitazioni degli arrestati e la sede Fight Impunity, nella centralissima rue Ducale; in una cassaforte a casa di Panzeri saltano fuori 600mila euro in contanti. E nella Bergamasca è stato eseguito un mandato di arresto europeo anche nei confronti della moglie e della figlia di Panzeri, che risulta avere ancora casa a Calusco d'Adda, paese di cui è originario dove sono state rintracciate la moglie Maria Colleoni, 67 anni, e la figlia Silvia. Ora si trovano in carcere a Bergamo.

Il caso Panzeri si abbatte come una tempesta su Strasburgo, dove l'attività delle lobby è una presenza costante: ma in questo caso, secondo la magistratura belga, si è andati ben aldilà. Scattano sedici perquisizioni, quattro a carico di altri tre assistenti parlamentari cui vengono sequestrati computer e telefoni: due lavorano per il gruppo dei Socialisti e democratici, il quarto per i Popolari. Secondo Le Soir, il quotidiano che ha reso noti gli arresti e le indagini, sono stati perquisiti anche due consiglieri e un funzionario. Ma il colpo più eclatante è l'interrogatorio con perquisizione di Eva Kailli, vicepresidente socialista del Parlamento, il cui compagno Francesco Giorgi è l'ex assistente parlamentare.

Panzeri e gli altri arrestati verranno interrogati entro oggi da un giudice che deciderà se confermare il loro arresto o rimetterli in libertà. Di sicuro c'è che sulla loro strada gli italiani hanno incontrato un mastino: il giudice istruttore Michel Claise, uno specialista in criminalità economica e finanziaria. É stato lui a raccogliere le prime notizie di reato sulla attività della Ong di Panzeri e a scavare per quattro mesi sui rapporti occulti col Qatar, arrivando a ricostruire nei dettagli l'attività di quella che Le Soir definisce «una organizzazione criminale infiltrata nel cuore del Parlamento europeo». Braccio operativo di Claise è l'Ocrc, l'ufficio centrale per la repressione della corruzione.

«Siamo sconvolti dalle accuse di corruzione nelle istituzioni dell'Ue», è il primo commento dell'eurogruppo dei Socialisti, mentre il Pd si dichiara «sconcertato in particolar modo a fronte delle persone coinvolte». Il problema è che se Fight Immunity poteva presentare nel suo board personaggi di tutto rispetto - da Emma Bonino al premio Nobel per la pace Denis Mukwege - la sua attività di lobbying a favore del Qatar avveniva in modo tanto scoperto quanto disinvolto, e avrebbe potuto spingere gli eurocompagni di Panzeri a interrogarsi sui veri motivi che portavano uno stimato rappresentante dei lavoratori a trasformarsi nel cantore di una dittatura dove i diritti sindacali non esistono. Eppure nel suo lungo intervento del febbraio scorso Panzeri affermava che «dalla prospettiva dei diritti umani» il Qatar è l'unico paese dell'area a «imprimere un movimento e una direzione evolutiva», oltre a indicare il regime come «il più affidabile alleato» della Nato nell'area, elogiandone «la disponibilità» nella crisi del gas. Ma a Bruxelles queste cose non le leggevano?

(Adnkronos il 10 dicembre 2022) - Fight Impunity, la ong perquisita dalla polizia belga nell'ambito dell'inchiesta che ha portato al fermo di quattro persone per presunta corruzione, è stata fondata nel settembre 2019 da Antonio Panzeri, già eurodeputato del gruppo S&D ed ex presidente della sottocommissione Diritti umani del Parlamento Europeo. 

Il consiglio dei membri onorari della Ong, impegnata "contro l'impunità" per le violazioni dei diritti umani che ha sede in Rue Ducale, è composto da personalità di assoluto rilievo. Tra loro Federica Mogherini, ex ministro degli Esteri e Alto Rappresentante dell'Ue, che oggi ha annunciato di essersi dimessa dal board, oltre a Dimitris Avramopoulos, già commissario europeo agli Affari Interni, candidato all'incarico di inviato speciale dell'Ue per il Golfo. 

L'oro del Qatargate: ferie da 100mila euro e sacchi di banconote. Panzeri si prodigava pure per il Marocco. Luca Fazzo l’11 Dicembre 2022 su Il Giornale.

Una specie di Soumahoro in giacca e cravatta, un alfiere dei diritti dei poveri che garantiva a sé e alla famiglia un invidiabile tenore di vita.

Una specie di Soumahoro in giacca e cravatta, un alfiere dei diritti dei poveri che garantiva a sé e alla famiglia un invidiabile tenore di vita. Nelle carte delle indagini della magistratura belga su Antonio Panzeri, ex leader della Cgil milanese e già eurodeputato del Pd, emergono col passare delle ore dettagli sempre più sconcertanti. Se i meccanismi attraverso i quali Panzeri conquistava adesioni a Bruxelles agli interessi del regime del Qatar e - si scopre ieri - anche del Marocco rimangono ancora un po' indefiniti, a emergere con chiarezza disarmante sono i benefit che l'esponente piddino ritagliava per sé dall'attività di Fight Impunity, la Ong con sede nel centro della capitale belga, protagonista di nobili battaglie - dal caso Regeni ai morti sul lavoro - ma anche sponsor prezzolata degli interessi del regime di Doha, a partire dai Mondiali di calcio.

L'udienza di convalida dell'arresto per favoreggiamento di Maria Colleoni e Silvia Panzeri, moglie e figlia dell'ex sindacalista, catturate vicino Bergamo su richiesta delle autorità belghe, si è svolta ieri. Ed è dalla carte trasmesse in Italia da Bruxelles che emergono gli aspetti più incresciosi del lato familiare dello scandalo che ha messo a rumore l'Europarlamento. Le due donne erano «pienamente consapevoli» dei retroscena dell'attività svolta da Panzeri, e «persino del trasporto di doni» che l'uomo riceveva dal Qatar. Del trasporto di altri regali, provenienti dal governo del Marocco attraverso l'ambasciata a Varsavia, si occuparono direttamente le due. In una intercettazione la Colleoni brontola perché «non poteva permettersi di spendere centomila euro per le vacanze come l'anno scorso e che pensava che l'attuale proposta, 9mila euro a persona solo per l'alloggio, era troppo costosa». La Corte d'appello di Brescia ieri sera ha confermato il mandato di cattura per le due donne e ha concesso loro gli arresti domiciliari.

Panzeri, intanto, viene scaricato praticamente da tutti. Articolo 1, il partito dove era approdato dal Pd, lo espelle. L'ex ministra Federica Mogherini si dimette da Fight Impunity, seguita dall'intero board. Eppure anche prima degli arresti, di ombre sulla Ong per il suo appoggio al governo del Qatar ne erano emerse. Ma ora Panzeri viene ufficialmente accusato di avere utilizzato «metodi ingegnosi e spesso scorretti per raggiungere i suoi scopi». Il tesoretto di seicentomila euro in contanti trovato durante la perquisizione in casa sua ne è la prova tangibile. E ora l'arresto di Panzeri rischia di essere solo l'innesco di un terremoto pronto a investire l'intero Parlamento europeo, finora restato pressocché incolume dalle inchieste giudiziarie, in quella che i giornali belgi definiscono una Mani Pulite in versione comunitaria.

Accuse simili a quelle mosse a Fight Community vengono contestate anche a un'altra Ong gestita da un italiano ma operante da Bruxelles, la No Peace without Justice fondata da Emma Bonino, con sede allo stesso indirizzo della Figh Impunity e stesso programma di lotta alle ingiustizia su scala globale: il suo segretario Niccolò Figà Talamanca sarebbe, secondo alcune agenzie, tra gli arrestati. E soprattutto desta scalpore il coinvolgimento della socialista greca Eva Kaili, vicepresidente del Parlamento europeo, a casa della quale secondo la stampa belga sarebbero stati trovati «sacchi di banconote». Il collegamento tra la Kaili e Panzeri è il compagno della donna, Francesco Giorgi, assistente parlamentare di Panzeri a Bruxelles. Quella che si intravede in controluce è insomma una rete di politici-affaristi insediata nel cuore delle istituzioni europee, in grado di condizionarne le scelte grazie ai fondi quasi illimitati messi a disposizione dai paesi-clienti. E ora forse qualcosa verrà alla luce.

Le accuse per Panzeri e gli altri arrestati, tra cui il sindacalista Luca Visentini, sono «corruzione e riciclaggio, con vincolo di associazione per delinquere». Oggi il giudice preliminare di Bruxelles, che li ha interrogati dopo l'arresto, deciderà sulla convalida del provvedimento del giudice istruttore Mchel Claise che accusa i cinque di avere condizionato le decisioni della Ue «versando somme di denaro o offrendo regali importanti a terzi avendo una posizione politica e/o strategica rilevante in seno al parlamento». Le Soir, il quotidiano belga che ha dato per primo la notizia degli arresti, ha già segnalato una anomalia: il 9 dicembre in un intervento a Strasburgo Eva Kaili si è dissociata dal coro di critiche al Qatar. «La coppa del Mondo - disse - è la prova di come la diplomazia può realizzare la trasformazione storica di un paese». Anche questa farina del sacco di Panzeri?

Giordano Stabile per la Stampa l’11 Dicembre 2022. 

I nostri cari emiri. Il titolo di un saggio di qualche anno fa, 2016, ora di bruciante attualità. Autori due giornalisti francesi, Georges Malbrunot e Christian Chesnot. La guerra in Siria era all'apice, Bashar al-Assad usava tutte le armi, anche proibite, per massacrare i ribelli. Le accuse contro le monarchie del Golfo, in quel momento i principali sostenitori della rivoluzione siriana, valgono agli autori anche accuse di "assadismo". 

Ma l'inchiesta guardava lontano e lo scandalo nel cuore della democrazia europea conferma tutte le loro preoccupazioni. L'alleanza tra Occidente e Paesi del Golfo, che vede la Francia fra i principali protagonisti, ha il suo lato oscuro, fatto soprattutto di corruzione. «Da una parte c'è lo scambio irrinunciabile - conferma Malbrunot - tra forniture energetiche e sicurezza, con gli Stati Uniti come garante supremo dell'esistenza stessa dei ricchissimi ma piccoli emirati, minacciati dall'Iran. Dall'altra un flusso di investimenti gigantesco verso l'Europa, sempre più spesso opaco».

È il Qatar, il Paese con il reddito pro capite più alto al mondo, 70 mila dollari all'anno, a esserne la fonte. Con la Francia il rapporto è simbiotico. 

Sboccia negli anni Novanta, ma è nel 2009, dopo la mediazione qatarina per la liberazione delle infermiere bulgare prigioniere di Gheddafi, che il presidente Nicolas Sarkozy impone una convenzione fiscale a misura dell'allora emiro Hamad bin Khalifa al-Thani, compresi famigliari e amici, senza ritenute alla fonte. 

In pratica, la Francia diviene un paradiso fiscale per i ricchi qatarini. Lo shopping è gigantesco. L'Hôtel Lambert sull'Ile Saint-Louis, nel cuore di Parigi, il casinò di Cannes, quote nei principali gruppi del lusso, fino alla perla, la squadra di calcio del Psg, che sarà una delle porte d'ingresso per arrivare all'assegnazione dei Mondiali di Calcio.

Ma il trattamento privilegiato si accompagna a «innaffiatura» di uomini politici. «La maggior parte dei francesi sono stati "innaffiati" dal Qatar durante la presidenza Sarkozy - precisa Chesnot -. Doha però ha anche finanziato le campagne sia dei laburisti che dei conservatori britannici nel 2015. Mentre negli Stati Uniti la penetrazione è soprattutto emiratina e saudita: Mohammed bin Salman si è vantato si aver contribuito per il 20 per cento della campagna di Hillary Clinton nel 2016», salvo poi diventare uno dei più stretti alleati di Donald Trump. Un altro esempio di come non ci siano «preferenze di campo». 

L'importate è l'obiettivo, cioè influenzare le società occidentali. Con tutti i mezzi.

Ne hanno in abbondanza.

Qatar ed Emirati hanno sviluppato una strategia di soft power, che ha come pilastri «l'educazione, la cultura e lo sport», conferma Malbrunot: «Hanno i mezzi per comprarsi tutto o quasi: i quadri più preziosi, i club più prestigiosi, come il Manchester City, ma anche i politici. Quando c'è un problema, un ostacolo, la loro reazione può essere riassunta in una frase: "Compralo". Il risultato è che la classe politica europea ha spesso difficoltà a resistere a queste sirene». E se noi vediamo i miliardari in turbante ancora come «beduini ignoranti», loro ci percepiscono come gente che si vende facilmente «per un libretto degli assegni o un Rolex». O soldi in contanti in una valigia. Lo scandalo che ha coinvolto il patron del Psg, Nasser al-Khelaïfi, ne è un esempio. Che seguono quelli sulle mazzette alla Fifa o il finanziamento a moschee estremiste.

È dal fronte culturale che forse arrivano le minacce più insidiose. Come ancora Malbrunot ha documentato in un altro saggio, Qatar Papers, Doha è anche la principale finanziatrice di imam vicini alla Fratellanza musulmana, che diffondono una visione integralista dell'islam nelle diaspore dei Paesi arabi in Europa. L'altro volto scuro dell'Emirato. L'alleanza con i Fratelli musulmani è suggellata dall'accoglienza al loro leader Yusuf al-Qaradawi, condannato a morte in Egitto, e rifugiato a Doha fin dal 1977, dove fonda la facoltà di Studi islamici all'Università e diventa dagli anni Novanta in poi uno dei volti di Al-Jazeera in arabo. L'Emirato ha protetto il controverso imam jihadista fino alla sua morte, il 26 settembre scorso. «La soluzione è il Corano», era il suo motto. Soprattutto se oliato di petrodollari, si potrebbe aggiungere.

Antonio Bravetti per la Stampa l’11 Dicembre 2022.

A fine giornata, a rompere il silenzio imbarazzato di Articolo Uno, arriva Arturo Scotto, netto: «Il Qatar è un Paese dove i diritti umani non sono rispettati. Prima ancora che sul piano giudiziario - dice a La Stampa il coordinatore del partito - il punto è politico. Noi siamo con i lavoratori, non con gli emiri miliardari». 

L'arresto di Antonio Panzeri, l'ex eurodeputato di Pd e Articolo 1 accusato di corruzione, riciclaggio e associazione per delinquere, scuote il partito di Roberto Speranza.

Il segretario tace, così come Pier Luigi Bersani e Sergio Cofferati. Anche nel Pd c'è poca voglia di commentare. Sbotta Andrea Orlando su Twitter: «Diciamola tutta, garantismo a parte, se fosse vera anche la metà dell'affaire Qatar-Europarlamento, saremmo già allo schifo assoluto. Scambiare i diritti fondamentali dei lavoratori con soldi e regali dei signori feudali del Qatar è tradimento totale dei valori democratici».

Eppure Panzeri, racconta un suo ex collega all'Europarlamento, era un uomo potente: «Tra i 10-15 deputati che contavano davvero. Aveva rapporti fortissimi con l'Africa, stava più lì che a Bruxelles. 

Soprattutto il Maghreb: in Marocco e Tunisia era di casa. Le pareti del suo ufficio erano piene di foto con re e principi». 

Articolo Uno intanto lo sospende. In una nota il partito esterna «sconcerto per quanto sta emergendo» in «una vicenda del tutto incompatibile con la sua storia e il suo impegno politico». Scotto ricorda che l'ex eurodeputato «da tempo non ricopre ruoli operativi» e sospenderlo è «una decisione a tutela della nostra organizzazione politica». Poi, sottolinea: «Noi viviamo con i soldi degli iscritti, con il contributo del 2 per mille e con i versamenti degli eletti a tutti i livelli. Questa è la nostra garanzia di libertà da qualsiasi condizionamento». Il centrodestra, ovviamente, affonda il colpo: la Lega chiede una commissione d'inchiesta all'Europarlamento e Susanna Ceccardi parla di «vergognosa ipocrisia della sinistra».

Caso vuole che l'arresto di Panzeri coincida con il lavoro che in questi giorni sta portando avanti Massimo D'Alema come consulente privato. 

L'ex premier sarebbe il tramite tra il governo italiano e un gruppo di investitori del Qatar pronti a rilevare la raffineria della russa Lukoil a Priolo. Una coincidenza temporale che spinge Giuseppe Provenzano, vicesegretario del Pd, a una critica amara: «A proposito di Qatar, una nota a margine. Non c'entra con la vicenda a dir poco orribile dell'Europarlamento, ma vedere ex leader della sinistra fare i lobbisti in grandi affari internazionali non è solo triste, dice molto sul perché le persone non si fidano, non ci credono più». Chi ha condiviso gli anni di Bruxelles con Panzeri ne parla dietro anonimato come di «un parlamentare potente, non uno sprovveduto».

Mai sopra le righe: «Un taccagno esagerato, non buttava soldi, né per vestiti né per locali». Lo ricordano amico di Gianni Pittella e Andrea Cozzolino. Raccontano di un rapporto con Massimo D'Alema che si è molto affievolito negli anni «e poi Antonio non ha bisogno di una casacca per girare, ha la sua. Non è "dalemiano", è sempre stato un "panzeriano"».

Da open.online l’11 Dicembre 2022.

Lo scandalo esploso con le gravi accuse all’ex europarlamentare Pd ora Articolo 1 Panzeri di essere stato corrotto dal regime del Qatar, con tanto di mazzette da centinaia di migliaia di euro scoperte nella sua casa di Bruxelles, agita la sinistra italiana.  

Per una fatale coincidenza lo scandalo è esploso all’indomani della notizia che l’ex premier Massimo D’Alema, ora impegnato sul versante delle grandi consulenze internazionali, ha propiziato l’interessamento di un ricchissimo imprenditore proprio del Qatar ad acquisire la raffineria Lukoil di Priolo in Sicilia, in difficoltà dopo l’embargo alla Russia. Su questo D’Alema viene duramente attaccato dal vice segretario del Pd Giuseppe Provenzano, citato da La Stampa: «Vedere ex leader della sinistra fare i lobbisti in grandi affari internazionali non è solo triste, dice molto sul perché le persone non si fidano, non ci credono più».

Alessandro Da Rold per “la Verità” l’11 Dicembre 2022.

Quando ai socialisti milanesi rimasti si fa il nome di Antonio Panzeri, in tanti mettono subito le mani avanti: «In Europa sarà stato anche nel gruppo socialista, ma è sempre stato del Pci, un comunista!». La precisazione è doverosa per chi faceva parte del Psi, che fu spazzato via dopo Mani Pulite, nel 1992. Anche perché alla fine degli anni Novanta furono proprio i «comunisti» come Panzeri, oggi accusato di corruzione e sospeso dal suo partito Articolo 1, a diventare i protagonisti della politica italiana. 

Nato nel 1955 in provincia di Bergamo, a Riviera D'Adda, ex ala amendoliana (di Giorgio Amendola) e migliorista del Pci (quella dell'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), la fortuna politica di Panzeri si è consumata proprio alla fine del secolo scorso, a cavallo del nuovo millennio, quando Dc e Psi erano stati spazzati via dalle indagini della magistratura.

All'epoca Massimo D'Alema era un ruspante segretario del Pds, capace di diventare anche presidente del Consiglio nel 1998. In quegli anni teneva banco la polemica sulla riforma del mercato del lavoro e dell'articolo 18. Ogni giorno si accendeva una polemica tra D'Alema e l'allora segretario generale della Cgil, Sergio Cofferati. Panzeri, da segretario della Camera del Lavoro di Milano (lo è stato dal 1995 al 2003), avrebbe dovuto in teoria parteggiare per Cofferati.

Invece scelse un'altra strada, decidendo di appoggiare D'Alema e schierando tutta la Camera del Lavoro contro il «cinese». La decisione lo premiò, perché grazie a quella battaglia, Panzeri entrò dalla porta principale del potere politico dalemiano. Non è un caso, come ricordano le cronache di allora, che a metà del 2000 Panzeri fosse uno degli invitati di punta a casa di Inge Feltrinelli a Milano, tra i salotti più rinomati in quegli anni nel capoluogo lombardo. La vedova di Giangiacomo, infatti, era solita ospitare pezzi della sinistra milanese, filosofi e anche banchieri, per discutere e immaginare gli scenari politici futuri.  

Nel luglio di quell'anno, D'Alema, appena uscito da Palazzo Chigi, puntava a rafforzare la sua Fondazione Italianieuropei. E per farlo aveva deciso di invitare a casa dei Feltrinelli lo stesso Panzeri, ma anche l'economista Pietro Modiano (ex Sea e Carige) o un altro politico all'epoca in ascesa come Luca Bernareggi (già Ds e poi in Legacoop).

Nasce e si afferma in quegli anni il potere di D'Alema, a livello economico e politico, che passa chiaramente anche dalla stanza dei bottoni di Bruxelles. Panzeri nel 2004 sarà eletto in Europarlamento proprio con i Ds, negli anni d'oro della provincia di Milano di Filippo Penati, poi passerà al Pd; quindi, nel 2017 seguirà ancora il compagno Max nella formazione di Articolo 1.  

In tre legislature, quasi 15 anni da burocrate europeo che gli hanno assicurato una buona pensione al compimento dei 63 anni, aveva stretto rapporti soprattutto con i Paesi del Maghreb, in particolare il Marocco. Infatti, tra gli atti di accusa da parte delle autorità belghe, oltre al Qatar, c'è anche il Paese nordafricano, per cui si sarebbe speso in cambio di tangenti. 

Chi conosce bene il mondo dalemiano sostiene, però, che l'europarlamentare preferito dall'ex premier sia sempre stato Massimo Paolucci. Anche per questo motivo, quando Paolucci e Panzeri rimasero senza un seggio a Bruxelles, fu il primo a diventare capo della segreteria del ministero della Salute di Roberto Speranza. Il secondo, invece, fu costretto a reinventarsi. Su Internet si sprecano le foto che ritraggono Speranza e Panzeri, futuro e passato del comunismo. Ma è anche per questo, perché ormai senza un seggio e senza posti nel governo, che l'ex segretario della Camera del Lavoro aveva deciso di fondare nel settembre 2019 la Ong Fight Impunity per «contribuire a promuovere la lotta contro l'impunità».

A giudicare dalle intercettazioni tra Panzeri e la moglie, Maria Dolores Colleoni, di soldi ne giravano molti, con vacanze da 100.000 euro. Eppure, nella visura della Ong c'è scritto che Panzeri aveva anche le funzioni di chauffeur: cosa non si fa quando si perde un posto in Europarlamento

Da ansa.it il 12 dicembre 2022.

E' nell'ordine delle centinaia di migliaia di euro l'importo in contanti sequestrato nell'abitazione della vicepresidente dell'Eurocamera Eva Kaili e nelle borse che suo padre trasportava quando è stato fermato dalle autorità.

Il denaro non è stato ancora contato ma, secondo il quotidiano belga L'Echo le prime stime parlano di oltre 750mila euro in tagli da 20 e 50 euro: seicentomila euro erano nella valigia portata dal padre di Kaili e il resto nell'abitazione dell'eurodeputata greca. 

L'autorità ellenica per l'antiriciclaggio, nel frattempo, ha congelato gli averi della vicepresidente dell'Eurocamera. 

Atene ha congelato tutti i beni di Eva Kaili: lo ha reso noto il governo greco. Il provvedimento dell'Autorità greca antiriciclaggio riguarda "conti bancari, casseforti, aziende e qualsiasi altro bene finanziario", riporta Le Soir citando il presidente dell'organismo Haralambos Vourliotis. Il congelamento dei beni, secondo la stessa fonte, colpisce anche i familiari stretti di Kaili, come i suoi genitori. Nel mirino dell'Autorità c'è anche una società immobiliare di recente costituzione nel quartiere chic ateniese di Kolonaki, che sarebbe stata creata dall'eurodeputata 44enne e dal suo compagno italiano, aggiunge il giornale belga. La procura federale belga ha annunciato una perquisizione negli uffici del Parlamento europeo nell'ambito dell'inchiesta sul Qatar

Alcune perquisizioni sono state effettuate fra ieri sera e oggi in abitazioni a Milano e in provincia riconducibili ad Antonio Panzeri e alla sua famiglia dalla Guardia di Finanzia in esecuzione di un ordine di investigazione europea nell'inchiesta di Bruxelles per associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio per favorire Qatar e Marocco, che hanno portato all'arresto fra gli altri dell'ex europarlamentare, della figlia, della moglie e della vicepresidente del Parlamento Europeo Eva Kaili. Da quanto si è saputo, sono stati sequestrati supporti informatici, documenti e una somma in contanti in euro non significativa. 

Intanto la procura federale belga ha annunciato una perquisizione negli uffici del Parlamento europeo nell'ambito dell'inchiesta sul Qatar. "Non appaiono sussistere cause ostative alla consegna" al Belgio. Lo ha scritto il giudice della Corte d'appello di Brescia Anna Dalla Libera nel provvedimento di convalida dell'arresto di Maria Dolores Colleoni e Silvia Panzeri, moglie e figlia dell'ex eurodeputato Antonio Panzeri, fermate venerdì nell'abitazione di famiglia a Calusco d'Adda (Bergamo) in esecuzione di un mandato di arresto europeo e poi poste ai domiciliari. Le due donne sono accusate di corruzione, riciclaggio e associazione per delinquere per fatti commessi dal 1 gennaio 2021 all'8 dicembre 2022.

Estratto dell’articolo di Gad Lerner per “il Fatto quotidiano” il 12 dicembre 2022.

[…] Cosa gli è preso? Difficile trovare una risposta. Ma certo non aiuta il silenzio dei dirigenti di Articolo 1 che, dopo aver sospeso Panzeri (ci mancherebbe), non hanno proferito verbo. Forse perché fa loro male riconoscere che la corruzione spesso è il passo successivo della spregiudicatezza, così come l'affarismo della intermediazione negli scambi commerciali è un corollario della realpolitik. 

So che in quel partito ha suscitato imbarazzo l'attività professionale di advisor del militante semplice D'Alema in favore della Colombia o del Qatar. Nessuna relazione, per carità, con lo scandalo dell'Europarlamento in cui è coinvolto Panzeri. Ma, parafrasando il vecchio Lenin, possiamo ben dirlo: l'affarismo è la malattia senile del dalemismo.

Corruzione al Parlamento Europeo, per il Tribunale di Brescia: “Moglie e figlia di Panzeri si possono consegnare al Belgio”. Redazione CdG 1947 su Il Corriere del Giorno il 13 Dicembre 2022

Dall'inizio dell'operazione della magistratura belga che ha portato all'arresto di 6 persone e a 20 perquisizioni, a partire da venerdì scorso, "i mezzi informatici di dieci assistenti parlamentari sono stati congelati per evitare che i dati necessari all'inchiesta non sparissero". È quanto si legge in un comunicato della Procura belga

La Corte d’appello di Brescia ha dato semaforo verde alla consegna della moglie Maria Dolores Colleonie e di Silvia Panzeri, figlia di Antonio Panzeri all’ Autorità Giudiziaria del Belgio che ha emesso un mandato di arresto internazionale su di loro. Il giudice della Corte d’appello di Brescia Anna Dalla Libera scrive nel provvedimento di convalida dell’arresto “Non appaiono sussistere cause ostative alla consegna” al Belgio, delle due donne di casa Panzeri fermate venerdì nell’abitazione di famiglia a Calusco d’Adda (Bergamo) e poi poste ai domiciliari.

Le due donne rispondono delle accuse di corruzione, riciclaggio e associazione per delinquere per fatti commessi dal 1 gennaio 2021 all’8 dicembre 2022. Il giudice di Brescia, disponendo gli arresti domiciliari delle due donne, nel suo provvedimento ha scritto che “la misura è idonea a garantire la consegna alle autorità del Belgio“.  Nel corso dell’udienza, come riportato dall’ordinanza , la moglie e la figlia di Panzeri “non hanno espresso il consenso ad essere consegnate e non hanno rinunciato al principio di specialità“. La Corte d’Appello di Brescia, in composizione collegiale, ha fissato l’udienza per discutere della consegna, il 19 dicembre per la Colleoni e il giorno dopo per sua figlia Silvia Panzeri.

Tra ieri sera e oggi sono state effettuate dalla Guardia di Finanza delle perquisizioni nelle abitazioni a Milano e nella Bergamasca riconducibili ad Antonio Panzeri e alla sua famiglia in esecuzione di un ordine di investigazione europea nell’ambito dell’inchiesta di Bruxelles per presunte tangenti da parte di Qatar e Marocco, in cambio di un appoggio politico all’Europarlamento. Le Fiamme Gialle hanno rinvenuto e sequestrato nell’abitazione della famiglia Panzeri a Calusco d’Adda, in provincia di Bergamo contanti per una somma di 17mila euro. Al momento nella casa si trova agli arresti domiciliari Maria Dolores Colleoni, la moglie di Panzeri, destinataria insieme alla figlia Silvia Panzeri di un mandato di arresto europeo.

Le perquisizioni sono state disposte dalla magistratura belga nell’inchiesta di Bruxelles per associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio per favorire Qatar e Marocco, che hanno portato all’arresto fra gli altri dell’ex europarlamentare Panzeri , della figlia, della moglie e della vicepresidente del Parlamento Europeo Eva Kaili e del suo compagno Francesco Giorgi. Da quanto si è appreso, sono stati sequestrati anche supporti informatici e documenti che potrebbero rivelarsi utili nel corso delle indagini.

Eseguiti anche degli accertamenti bancari su diversi conti bancari riconducibili all’ex europarlamentare Panzeri: il decreto di perquisizione è stato firmato dal procuratore aggiunto di Milano Fabio De Pasquale, a capo del dipartimento Affari internazionali, che sta operando in collaborazione con Eurojust, riguarda in particolare l’abitazione della famiglia Panzeri a Calusco D’Adda (Bergamo), ma anche un ufficio a Milano e l’abitazione milanese dell’arrestato Francesco Giorgi, ex collaboratore dell’ex europarlamentare dem Panzeri. Da quanto emerge sono stati sequestrati anche degli orologi di lusso (ma non si sa al momento a chi), oltre a supporti informatici e documenti.

Perquisita ieri dalla Guardia di Finanza anche l’abitazione milanese di Francesco Giorgi, assistente europarlamentare e compagno della vice presidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, sulla base di un’ordine di investigazione europeo legato all’inchiesta Qatargate della Procura federale di Bruxelles.

La Camera del Lavoro di Milano, di cui Antonio Panzeri è stato segretario generale dal 1995 al 2003, ha espresso “sdegno per la gravità dei fatti denunciati” nell’inchiesta di Bruxelles sulle tangenti in Qatar. Lo si apprende da una nota in cui la Cgil milanese sottolinea che “sarà compito della magistratura e dei tribunali accertare le responsabilità” degli indagati, tra cui lo stesso Panzeri. “Siamo convinti che i diritti dei lavoratori e le battaglie per la difesa, la dignità e promozione del lavoro non possono essere oggetto di scambi di qualsivoglia natura. La Camera del Lavoro di Milano e tutta la Cgil – conclude il sindacato – continueranno nel loro impegno a favore delle lavoratrici e dei lavoratori per la difesa dei loro diritti e per il miglioramento delle loro condizioni“.

Erano già stati posti i sigilli in nel settore G, di Palazzo Spinelli, dove al quindicesimo piano si trovano gli uffici – tra gli altri – degli eurodeputati Maria Arena, Alessandra Moretti e Marc Tarabella, mentre al decimo piano sono stati sigillati almeno altri tre uffici, tra cui quello della vice presidente Eva Kaili (Socialisti & Democratici). Gli agenti della Polizia federale belga, in borghese con la fascia della polizia al braccio, si sono spostati verso il settore Q, dove si sono trattenuti per un’altra mezz’ora almeno.

A quanto constatato dall’Ansa, gli uffici sigillati negli edifici dell’Eurocamera a Strasburgo sarebbero legati ad almeno due eurodeputati: Cozzolino ed Alessandra Moretti, entrambi eletti e militanti nelle file del Pd che non risultano indagati dalla Procura belga. Si tratta delle stanze dove lavorano gli assistenti parlamentari dei due esponenti socialisti e i sigilli fanno seguito alle perquisizioni avvenute negli edifici del Parlamento Europeo a Bruxelles. Nelle scorse ore, nella capitale belga, è stato perquisito l’ufficio di una delle assistenti parlamentari di Moretti, Francesca Garbagnati, che al momento non risulta tra gli indagati.

Procura del Belgio: “congelati” computer di 10 assistenti. Dall’inizio dell’operazione della magistratura belga che ha portato all’arresto di 6 persone e a 20 perquisizioni, a partire da venerdì scorso, “i mezzi informatici di dieci assistenti parlamentari sono stati congelati per evitare che i dati necessari all’inchiesta non sparissero”. È quanto si legge in un comunicato della Procura belga. Il dossier della procura, “gestito da un giudice istruttore di Bruxelles, è stato aperto da più di quattro mesi per corruzione, riciclaggio e organizzazione criminale”, spiega la nota.

“Da venerdì, con il sostegno dei servizi di sicurezza del Parlamento Europeo, i mezzi informatici di 10 assistenti parlamentari erano stati congelati” affinchè i dati che contenevano non sparissero. La perquisizione di oggi al Parlamento europeo “aveva quindi come obiettivo quello di ottenere questi dati”. “Altre perquisizioni – continua la Procura federale – sono avvenute ieri in Italia. In tutto, dall’inizio delle operazioni, ci sono state 20 perquisizioni: 19 in residenze e uffici oltre a quella di oggi nei locali del Parlamento europeo. Sono stati sequestrati, in tre diversi luoghi, diverse centinaia di migliaia di euro: 600 mila al domicilio di uno dei sospetti, diverse centinaia di migliaia in una valigia che si trovava in una camera di albergo a Bruxelles e circa 150 mila circa in un appartamento di proprietà di un deputato europeo. Ad oggi, in questo dossier, sono state arrestate 6 persone. Per quattro, fra cui un parlamentare europeo, è stato confermato lo stato di arresto“. Nella nota si conferma senza citarla che l’arresto della vicepresidente Eva Kaili è stato possibile nonostante l’immunità parlamentare perché ci si trovava dinanzi a un caso di flagranza di reato.

“L’Italia è un grande Paese e, se ci sono dei parlamentari o degli assistenti che hanno commesso dei reati, è una questione che riguarda le singole persone e non il sistema Italia“. ha commentato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al termine del Consiglio Affari esteri. “Noi non dobbiamo permettere che la supposta corruzione di alcuni nella violazione di regole con comportamenti inaccettabili da parte di alcuni danneggi il ruolo del Parlamento europeo, l’unica istituzione democratica eletta dai cittadini, e dell’Ue”, ha aggiunto Tajani. “Fa benissimo la presidente Metsola, che ha tutto il nostro sostegno, a difendere il ruolo del Parlamento e a insistere sulla trasparenza. Condividiamo tutte le iniziative che ha annunciato questo pomeriggio a Strasburgo”, ha concluso il vice premier e ministro degli esteri del Governo Meloni. Redazione CdG 1947

Arrestata l’ eurodeputata Eva Kaili che difendeva il Qatar: in casa trovati “sacchi di banconote”. Redazione CdG 1947 su Il Corriere del Giorno il 12 Dicembre 2022

L'eurodeputata socialista espulsa dal gruppo dopo l'inchiesta per corruzione con tangenti qatarine per 'ammorbidire' le critiche sui diritti umani. Panzeri, ex eurodeputato del Pd, successivamente passato ad Articolo Uno, ritenuto un "fedelissimo" di Roberto Speranza, che dopo l’arresto lo ha sospeso

Eva Kaili, vicepresidente del Parlamento europeo dopo che nella perquisizione della sua abitazione sono stati trovati “sacchi di banconote” è stata arrestata in Belgio ed ha trascorso la notte in stato di detenzione. Sarebbe stato fermato anche il padre della politica greca, che stava cercando di partire con una borsa piena di banconote. Lo rende noto il quotidiano belga L’Echo.  La circostanza del rinvenimento dei soldi spiegherebbe come mai nonostante l’immunità parlamentare la Kaili sia stata arrestata . Infatti sulla base il regolamento interno del Parlamento Europeo l’immunità decade in caso di flagranza di reato. L’agenzia di stampa greca Ana-Mpa ha oggi confermato quanto il CORRIERE DEL GIORNO aveva reso noto sin da ieri sera, anche il compagno della Kaili, cioè che è stato tratto in arrestato anche il suo compagno Francesco Giorgi, con il quale ha avuto una figlia, il quale in passato è stato assistente parlamentare di Antonio Panzeri, . L’indagine, aperta lo scorso luglio, è stata coordinata dall’Ufficio centrale per la repressione della corruzione del Tribunale di Bruxelles.

La vice presidente greca del Parlamento europeo Kaili aveva difeso in aula, sino a qualche giorno fa i progressi del Paese del Golfo nell’ambito dei diritti in vista dei Mondiali di calcio in corso. Nel suo intervento a Strasburgo ha detto: “Oggi i Mondiali in Qatar sono la prova, in realtà, di come la diplomazia sportiva possa realizzare una trasformazione storica di un Paese con riforme che hanno ispirato il mondo arabo. Io da sola ho detto che il Qatar è all’avanguardia nei diritti dei lavoratori, abolendo la kafala e riducendo il salario minimo. Nonostante le sfide che persino le aziende europee stanno negando per far rispettare queste leggi, si sono impegnati in una visione per scelta e si sono aperti al mondo. Tuttavia, alcuni qui stanno invitando per discriminarli. Li maltrattano e accusano di corruzione chiunque parli con loro o si impegni nel confronto. Ma comunque, prendono il loro gas. Tuttavia, hanno le loro aziende che guadagnano miliardi lì” aggiungendo “Ho ricevuto lezioni come greca e ricordo a tutti noi che abbiamo migliaia di morti a causa del nostro fallimento per le vie legali di migrazione in Europa. Possiamo promuovere i nostri valori ma non abbiamo il diritto morale di dare lezioni per avere un’attenzione mediatica a basso costo. E non imponiamo mai la nostra via, noi li rispettitamo, anche senza Gnl“.

Scandalo all’Europarlamento, quando Eva Kaili diceva: “Il Qatar è all’avanguardia nei diritti dei lavoratori”

“Sono una nuova generazione di persone intelligenti e altamente istruite. Ci hanno aiutato a ridurre la tensione con la Turchia. Ci hanno aiutato con l’Afghanistan a salvare attivisti, bambini, donne. Ci hanno aiutati. E sono negoziatori di pace. Sono buoni vicini e partner. Possiamo aiutarci a vicenda per superare le carenze. Hanno già raggiunto l’impossibile” ha concluso la Kaili.

Da alcune intercettazioni sarebbero emersi anche riferimenti a fondi europei destinati al nord Africa. Sono stati perquisiti anche gli uffici al Parlamento europeo degli assistenti dei deputati belgi Marie Arena (molto “vicina” alle attività lobbistiche di Panzeri) e Marc Tarabella.   Sarebbe stato perquisito anche l’ufficio di una funzionaria dell’Europarlamento, anche lei italiana. Un’ assistente che è stata perquisita è anche lei italiana, si chiama Donatella Rostagno e lavora da circa un anno con l’eurodeputata Arena. Un’altra assistente coinvolta nelle indagini (come rivela il Fatto Quotidiano) sarebbe Francesca Garbagnati, 30 anni, la quale in passato ha lavorato per Panzeri mentre adesso lavora per l’eurodeputata del Pd Alessandra Moretti (che non è indagata in questa inchiesta) la quale  smentisce ad Affaritaliani, che la sua assistente sia stata interrogata. Ma non smentisce che la procura stia indagando sulla Garbagnati per i suoi precedenti rapporti con Panzieri . Il collega Vincenzo Bisbiglia del Fatto rivela infatti che l’ufficio della Garbagnati all’ Europarlamento sarebbe stato sigillato dalla Polizia Federale che le avrebbe sequestrato il pc e lo smartphone. Sarà forse per questo che la Garbagnati ieri pomeriggio ci ha fatto scrivere minacciando querele attraverso un account di post di una terza persona che è un attivista del Pd.

L’eurodeputata del Pd Moretti, che abbiamo provato a contattare telefonicamente anche questa mattina ai suoi recapiti telefonici Bruxelles e Strasburgo dove i telefoni squillano a vuoto (nonostante abbia ben 7 assistenti retribuiti con denaro pubblico, senza mai ricevere alcuna risposta, era stata a Doha nel 2020 per un convegno sui diritti delle donne ed aveva pubblicato un post su Facebook sul tema. “Qui in Qatar stanno facendo passi in avanti nella tutela dei diritti anche delle donne e dei lavoratori. Siamo infatti andati a visitare uno degli 8 stadi che stanno costruendo in vista dei Mondiali di calcio 2022 e abbiamo verificato le condizioni di vita di chi sta offrendo manodopera per la realizzazione degli impianti”, si leggeva nel post.

Il comunicato della procura belga, spiega che “l’operazione ha riguardato in particolare gli assistenti parlamentari” e cita anche un ex eurodeputato che sarebbe appunto Panzeri, ex eurodeputato del Pd, successivamente passato ad Articolo Uno, dove era il “responsabile delle Politiche Europee Internazionali “ ritenuto un “fedelissimo” di Roberto Speranza, ma che dopo l’arresto lo ha sospeso.  Imbarazzante la nota: “”La commissione di garanzia di Articolo Uno Lombardia ha sospeso Antonio Panzeri dall’anagrafe degli iscritti. Nell’esprimere sconcerto per quanto sta emergendo, Articolo Uno esprime fiducia nell’autorità giudiziaria e auspica che Panzeri possa dimostrare la sua estraneità a una vicenda del tutto incompatibile con la sua storia e il suo impegno politico“. Della serie: alla vergogna “rossa” non c’ è mai limite !

A Strasburgo, alla Plenaria dello scorso novembre, si era tenuto un dibattito sulla situazione dei diritti umani e dei lavoratori in Qatar dopo le polemiche sul trattamento dei dipendenti stranieri che hanno contribuito alla costruzione degli stadi per il Mondiale e per diversi parlamentari avrebbe potuto essere più severa. La Lega va all’attacco: “Dopo anni di accuse ai rivali, il Pd che deve chiarire immediatamente agli italiani”.

Nel 2019, quando Panzeri aveva scelto di non ricandidarsi, Roberto Speranza su Twitter aveva commentato: “Ringrazio Antonio Panzeri per l’impegno prezioso di questi anni al Parlamento Europeo. La scelta autonoma di non ricandidarsi merita rispetto. Sono sicuro che faremo ancora insieme molte battaglie per ricostruire la Sinistra nel nostro Paese”.

Maria Dolores Colleoni e Silvia Panzeri, rispettivamente la moglie e la figlia (che peraltro fa l’avvocato) dell’ex eurodeputato del gruppo Socialisti & Democratici Antonio Panzeri, scrivono gli inquirenti belgi, nei documenti trasmessi alle autorità italiane per chiedere l’arresto delle due donne “sembrano essere pienamente consapevoli delle attività del marito/padre” e sembrano “persino partecipare nel trasporto dei “regali” dati al Marocco da A.A. (Abdesselam Alem n.d.r.) ambasciatore del Marocco in Polonia”. I reati, spiegano gli inquirenti, sono menzionati nelle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche, “durante le quali la signora Panzeri ha fatto commenti circa i “regali”, dei quali ha apparentemente beneficiato“.

La moglie di Panzeri Maria Dolores Colleoni avrebbe anche detto a al marito “di aprire un conto bancario in Belgio e aveva apparentemente insistito che non voleva che lui facesse operazioni senza che lei potesse controllarle. Gli ha detto di aprire un conto con Iva, cosa che suggerisce che Panzeri potrebbe avviare una nuova attività commerciale, soggetta a Iva. Questo indica che Maria Colleoni esercita un qualche tipo di controllo sulle attività del marito o che perlomeno cerca di mantenere un qualche controllo“. Gli inquirenti belgi evidenziano che Colleoni  “ha usato la parola “combines” per riferirsi ai viaggi e agli affari del marito. La parola francese “combines” è peggiorativa e suggerisce che suo marito usa mezzi ingegnosi e spesso scorretti per ottenere i suoi scopi”. Da quanto emerge dalle carte, la coppia Panzeri-Colleoni usava anche carte di credito intestate ad altre persone, in particolare ad un prestanome , indicato con il nome “gèant” (il gigante) per evitare le loro spese con tanti “zero” potessero essere rintracciate.

Nei documenti trasmessi all’ Autorità Giudiziaria italiana, con i quali è stato richiesto ed ottenuto l’arretso delle due donne si ricostruirebbero persino le vacanze della famiglia Panzeri: apparentemente l’ex eurodeputato italiano della sinistra italiana poteva permettersi di fare con la moglie, Maria Dolores Colleoni, vacanze per un costo che “arrivava fino a 100mila euro“. La Colleoni, riferiscono gli inquirenti belgi, “ha detto al marito che non poteva permettersi di spendere 100mila euro per le vacanze come l’anno scorso e che pensava che l’attuale proposta, 9mila euro a persona solo per l’alloggio, era troppo costosa“. Le due donne sono state prelevate ieri sera dai Carabinieri nelle loro case di Calusco d’Adda (Bergamo) ed in quella di Milano dove risiede la figlia, la quale esercita nel foro ambrosiano la professione di avvocato nello Studio legale Panzeri Ventarola a Locate di Triulzi, (MI)

Maria Dolores Colleoni e la figlia Silvia Panzeri sono state convocate questa mattina presso la Corte d’appello di Brescia per l’udienza di identificazione che è iniziata alle ore 14: entrambe risponderebbero di favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta di Bruxelles per la presunta corruzione messa in piedi dal Qatar. Il Gip Anna Dalla Libera ha convalidato l’arresto e concesso la detenzione domiciliare. “Le mie assistite hanno riferito in aula di non essere a conoscenza di quanto viene loro contestato“, ha commentato l’avvocato Angelo De Riso difensore con il collega Nicola Colli, delle due donne. “Siamo soddisfatti e confidiamo che non venga accolta la richiesta di consegna alle autorità del Belgio”, hanno affermato i legali. Si ritorna in aula il  19 dicembre.

L’eurodeputata Kaili, come anche le altre quattro persone arrestate, verrà ascoltata fra 48 ore da un giudice belga il quale deciderà se confermare i mandati di cattura. La procura federale belga non ha confermato i nomi degli arrestati, che ormai sono quasi tutti noti, sottolineando però che si tratta di “personalità con posizioni strategiche“.

“Il nostro Parlamento europeo è fermamente contrario alla corruzione. In questa fase, non possiamo commentare alcuna indagine in corso se non per confermare che stiamo cooperando e coopereremo pienamente con tutte le forze dell’ordine e le autorità giudiziarie pertinenti. Faremo tutto il possibile per favorire il corso della giustizia“. Con questo il tweet la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha commentato l’inchiesta per corruzione che ha portato all’arresto della vicepresidente dell’Eurocamera, la greca Eva Kaili, e di quattro cittadini italiani, tra cui Antonio Panzeri, ex eurodeputato del Pd e poi passato con Articolo 1, Luca Visentini, segretario generale dell’Ituc, organizzazione internazionale dei sindacati, e Francesco Giorgi, assistente di Panzeri e compagno della Kaili. Redazione CdG 1947

Qatargate, Panzeri per i giudici era il «manovratore». A Kaili sequestrati 750 mila euro in contanti. Storia di Giuseppe Guastella, inviato a Bruxelles, su Il Corriere della Sera il 12 dicembre 2022.

Un «paravento» dietro il quale Antonio Panzeri si muoveva «manovrando» come un «capo» in modo criminale e spregiudicato: secondo la magistratura belga era questa la reale funzione di Fight impunity, la Ong per la difesa dei diritti umani fondata nel 2019 da Panzeri il quale avrebbe influenzato il Parlamento europeo elargendo, attraverso la sua nobile creatura, grosse somme di denaro e regali principeschi provenienti dal Qatar. Cadeaux che avrebbe elargito a coloro che, politici o no, potevano orientare le decisioni dell’assemblea a favore del Paese del Golfo a ridosso del Mondiale di calcio, quando emergeva con evidenza che l’emirato proprio non era in prima linea nei diritti umani e dei lavoratori. E le indagini si estendono a Milano, alla rete italiana legata a Panzeri e al suo patrimonio definito «molto consistente».

Le indagini

Gli sviluppi dell’ inchiesta della procura federale belga puntano in modo marcato al ruolo dell’ex politico di Pd e poi di Articolo 1 e della sua ong che annoverava nel consiglio onorario personaggi del calibro degli ex commissari europei Emma Bonino e Dimitris Avramopoulos e della ex rappresentante Ue per gli affari esteri Federica Mogherini, tutti dimessisi per lo scandalo che ha portato in carcere per associazione a delinquere, corruzione e riciclaggio Panzeri, uno dei 14 vice presidenti del Parlamento europeo, la greca del Pasok Eva Kaili, il padre e il compagno di questa, il milanese Francesco Giorgi, la moglie e la figlia di Panzeri, il segretario dell’ong No peace without justice Niccolò Figà Talamanca. Un ambiente in cui l’italianità crea cameratismo e complicità e che, ma solo per una questione di assonanza tricolore, si estende al cognome dell’europarlamentare Marc Tarabella, perquisito sabato scorso davanti al presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola che è dovuta appositamente rientrare di corsa da Malta.

Le indagini si muovono spedite anche sull’asse Bruxelles-Milano per individuare la rete dei rapporti di Panzeri. Usufruendo di Eurojust, il giudice istruttore Michel Claise sta ricevendo assistenza giudiziaria dall’aggiunto Fabio De Pasquale che guida il dipartimento «affari internazionali» della Procura di Milano. È stato lui ad ordinare la perquisizione dell’abitazione di Panzeri a Calusco D’Adda (Bergamo) dove moglie e figlia sono ai domiciliari e dove la Gdf ha trovato 17 mila euro in contanti, che si sommano ai 600mila sequestrati all’uomo al momento dell’arresto in un residence di Bruxelles. Tanti, troppi sono i soldi che girano in questa storia. Oltre alle banconote, Panzeri e i suoi familiari sembrano possedere un patrimonio importante fatto di conti correnti, che sono stati acquisiti insieme, e di immobili che difficilmente può essere giustificato solo con il pur ricco appannaggio incassato in 10 anni di mandato parlamentare europeo. Le indagini di De Pasquale (perquisita anche la casa di Giorgi e sequestrato il suo conto) dovranno contribuire a chiarire flussi di denaro arrivato dal Marocco e dal Qatar in contanti e bonifici. E poi ci sono i 100 mila euro che sarebbero stati spesi per una vacanza di Natale e i regali trasferiti in Marocco.

Un trolley di banconote

Banconote fruscianti tornano anche nell’arresto di Eva Kaili «causato» dal fermo precedente del padre. Quando venerdì la polizia lo ha visto lasciare in fretta e furia il lussuoso albergo nel quartiere «Europeo» di Bruxelles dove era arrivato qualche giorno prima con la moglie, è bastato un attimo agli agenti per saltargli addosso e scoprire che nel trolley che si trascinava dietro c’erano la bellezza di 600 mila euro in banconote da 50 euro. Perché aveva tanta premura? Forse sapeva che gli investigatori erano sulle tracce dei soldi accumulati dalla figlia con le tangenti, dicono a Bruxelles, ai quali si aggiungeranno i 150 mila euro trovati in banconote da 20 e 50 euro nell’abitazione della Kaili assieme a molti regali di valore, oggetti e medaglie, ricevuti dal Qatar. La scoperta dei soldi e dei regali è stata considerata la «flagranza di reato» che, facendo decadere l’immunità parlamentare, ha permesso alla magistratura di arrestare Kaili. Sono 19 le abitazioni perquisite e 10 gli uffici di collaboratori sigillati al Parlamento per «congelare» e «prevenire» la manomissione dei dati dei telefonini e dei pc sequestrati, come spiegano i pm. Sigilli anche negli uffici di Strasburgo degli assistenti dei parlamentari Pd, non indagati, Alessandra Moretti e Andrea Cozzolino, l’arrestato Giorgi assiste il secondo e lavora in uno dei due.

Fermato venerdì e rimesso in libertà il giorno dopo, Luca Visentini, capo della Confederazione sindacale internazionale, è ancora scosso dalla esperienza del carcere. «Sono stato liberato senza accuse formali e con condizioni minime che permettono di muovermi liberamente» afferma, e aggiunge: «Sono estraneo a qualsiasi forma di corruzione. Se fossi stato corrotto o se fossi un corruttore le mie posizioni politiche sarebbero state molto favorevoli al Qatar, invece nei giorni precedenti avevo dichiarato che le riforme fatte in quel Paese erano del tutto insufficienti».

Eva Kaili, ascesa e caduta: da ribelle del Pasok a «musa» degli emiri. Il Corriere della Sera il 12 dicembre 2022.

Raccontano che Eva Kaili debba l’inizio della sua carriera politica alla somiglianza con Eleni Rapti, deputata di Salonicco per Néa Dimokratia, il partito conservatore. Fu infatti nella disperata ricerca di un volto nuovo da contrapporre a quest’ultima, fiammeggiante candidata alle elezioni greche del 2004, che i dirigenti locali del Pasok appuntarono la loro attenzione sulla giovane giornalista, popolare anchorwoman di Mega Channel, studi in architettura, relazioni internazionali ed economia, bionda e telegenica proprio come la Rapti.

Ma non andò bene, perché Kaili fu la prima dei non eletti nella seconda città della Grecia. E lì forse iniziò anche la sua ostilità verso Georgios Papandreou, il quale eletto sia a Salonicco che a Patrasso optò per la prima, lasciando fuori proprio lei, Eva Kaili.

Probabilmente gliela giurò, se è vero che quando tre anni dopo, nel 2007, i greci tornarono al voto e lei questa volta entrò nel Parlamento ellenico sull’onda di oltre centomila preferenze, sempre per il Pasok, Kaili diventò una specie di bastian contrario del leader socialista, il quale ha sempre diffidato di lei.

Con qualche ragione, se è vero che fu proprio Kaili la causa ultima della caduta di Papandreou. Successe nel 2011, quando al culmine della crisi greca, il premier socialista decise di accettare le misure dell’austerità imposte dalla Ue, sotto la spinta di Merkel e Sarkozy, ma annunciò di volerle prima sottoporle a referendum. Convocatolo al vertice di Nizza, Sarkozy lo prese a male parole, ma soprattutto il presidente della Commissione José Manuel Barroso giocò sporco, convincendo il ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, a ribellarsi e organizzare la rivolta dentro il partito. Così fu. Papandreou aveva solo 2 voti di maggioranza in Parlamento, ma prima che il voto per indire il referendum avesse luogo, gli arrivò la lettera di una deputata: «Al di sopra dell’interesse personale o di partito devo mettere quello nazionale. Io voterò contro di te». La firma era quella di Eva Kaili, subito imitata da altre due colleghe. Papandreou rinunziò al referendum e pochi giorni dopo si dimise.

Di tutte le prese di posizione di Kaili in contrasto con il suo partito, rimane celebre quella ultranazionalista contro l’accordo che mise fine all’annosa battaglia tra Grecia e Macedonia del Nord, con cui Atene riconobbe il diritto di quest’ultima a definirsi tale: «Un danno irreparabile per la storia della Macedonia (nel senso della regione greca n.d.r) e per i greci», disse allora la deputata socialista sposando in pieno la linea di Néa Dimokratia.

Nikos Androulakis, leader di quel poco che resta del Pasok, che nel frattempo ha espulso l’eurodeputata sotto accusa a Bruxelles, ha definito Kaili «il cavallo di Troia» del governo conservatore dentro il partito socialista, una quinta colonna che non ha mai perso occasione di sparare fuoco amico. E cita il recente episodio dello scandalo delle intercettazioni, commissionate dal governo ai danni dell’opposizione, autentico Watergate greco. Kaili, invece di condannarle, ha detto che non erano nulla di nuovo o di strano, derubricandole come poco rilevanti.

Il salto verso la politica europea era avvenuto nel 2014 con l’elezione all’Europarlamento, seguita dalla riconferma nel 2019 con l’ascesa alla vicepresidenza dell’Assemblea, proclamata al primo scrutinio con 454 voti fra i 14 sostituti di Roberta Metsola, della quale fa le veci nei rapporti con il Medio Oriente. A Bruxelles e Strasburgo Kaili sembrava ubiqua, attiva in commissioni, organismi di valutazione, delegazioni parlamentari, intergruppi, missioni speciali, di tutto di più. Sempre pronta nei suoi discorsi a sostenere cause nobili, come i diritti umani o la lotta alla corruzione. Il suo forte erano i temi digitali e l’high-tech, ancora qualche giorno fa aveva spiegato che la Ue deve fare molto di più per aiutare i cittadini ad acquisire certe competenze digitali».

Poi, o forse prima, è venuto il Qatar, l’irresistibile leggerezza dell’essere. Un po’ alla volta, Kaili è diventata il capo riconosciuto del «collegio di difesa» dell’Emirato nel Parlamento di Strasburgo. Surreale il discorso del 21 novembre scorso, quando la plenaria ha votato una risoluzione che «deplora la morte di migliaia di lavoratori migranti». Kaili, contraria, si è fatta aedo del Qatar, che ha definito «Paese all’avanguardia nei diritti dei lavoratori», forse confondendo questi ultimi con i morti sul lavoro. Poi, dieci giorni fa, letteralmente si è intrufolata nella Commissione Giustizia, di cui non fa parte, per votare a favore della liberalizzazione di visti d’ingresso nello spazio Schengen per i cittadini qatarioti. Ancora, quando il Qatar aveva rinviato all’ultimo momento il viaggio della Delegazione parlamentare per i rapporti con la Penisola araba, che voleva visitare le strutture dei Mondiali e verificare i cambiamenti alla legislazione sul lavoro sbandierati dai dirigenti di Doha, Kaili era partita da sola alla volta dell’Emirato dove, accolta in gran fanfara, aveva lodato le riforme del regime, dicendo di rappresentare 500 milioni di europei. Come ha commentato la deputata verde Hannah Neumann, che guida la delegazione, «ho avvertito che qualcosa stesse succedendo alle mie spalle. I qatarioti hanno disinvitato i parlamentari, sapendo che avrebbero avuto una posizione più equilibrata, e invitato lei sapendo cosa avrebbe detto».

I titoli di coda vedono una valigia piena di banconote, 750 mila euro, portata goffamente via da un padre trafelato e protettivo dall’appartamento, in cui l’onorevole deputata abitava con il compagno italiano, Francesco Giorgi, ex assistente parlamentare dell’indagato principale, Pier Antonio Panzeri. Anche Giorgi appassionato di diritti umani e anche lui ora agli arresti. Belli e dannati? La presunzione d’innocenza è d’obbligo, ma l’eurodeputata socialista Eva Kaili deve più di qualche spiegazione.

Da corriere.it il 12 dicembre 2022.

Contanti per una somma di 17 mila euro sono stati sequestrati ieri sera dalla Guardia di Finanza nell’abitazione della famiglia Panzeri a Calusco d’Adda La somma è stata trovata nel corso delle perquisizioni effettuate in esecuzione di un ordine di investigazione europea nell’ambito dell’inchiesta di Bruxelles per presunte tangenti da parte di Qatar e Marocco, in cambio di una sponda politica all’Europarlamento.

Nella casa al momento si trova agli arresti domiciliare la moglie di Panzeri, Maria Dolores Colleoni, destinataria insieme alla figlia Silvia di un mandato di arresto europeo. Anche la figlia Silvia è ai domiciliari ma nella sua casa nel Milanese.

Giuseppe Guastella per corriere.it il 12 dicembre 2022.

Quando la polizia lo ha visto lasciare in fretta e furia il lussuoso albergo nel quartiere «Europeo» di Bruxelles con in mano una valigia, è bastato un attimo agli agenti per saltare addosso e bloccare il padre della vice presidente del Parlamento europeo Eva Kaili e trovare nel trolley che si trascinava dietro la bellezza di 600 mila euro in banconote da 50 euro. Perché l’uomo, che era arrivato nell’albergo qualche giorno prima con la moglie, aveva tanta premura? Forse sospettava che gli investigatori erano sulle tracce del denaro accumulato dalla figlia con le tangenti, dicono i magistrati belgi. 

A questi soldi si aggiungeranno in serata altri 150 mila euro trovati in banconote da 20 e 50 euro nell’abitazione della Kaili assieme a più regali di valore, come medaglie e altri oggetti, ricevuti in regalo dal Qatar. 

La scoperta dei soldi e dei regali è stata considerata la «flagranza di reato» che, facendo decadere l’immunità parlamentare, ha permesso alla magistratura di arrestare Kaili. Il contante è la caratteristica dell’inchiesta che riguarda un giro di corruzione per favorire un atteggiamento morbido della politica continentale a favore del Marocco e del Qatar, il secondo paese al mondo per l’insufficiente rispetto dei diritti umani. 

Un’indagine che sta colpendo al cuore la massima istituzione rappresentativa europea con l’arresto della ex giornalista tv greca Kaili al quale venerdì 9 dicembre si è aggiunto quello di altre 7 persone, tra cui l’ex parlamentare a Bruxelles Pd Antonio Panzeri, sua moglie e sua figlia (fermate e mandate ai domiciliari in Italia), oltre a quelli del compagno della Kaili Francesco Giorgio e del segretario dell’ong No peace without justice, l’italiano Niccolò Figà Talamanca. E infatti, anche nel residence in cui Panzeri vive a Bruxelles la polizia giudiziaria ha trovato in due sacchi banconote da 20 e 50 euro per un totale di circa 600 mila euro. In tutto sono state eseguite 10 perquisizioni in uffici di parlamentari europei e 19 in abitazioni private.

Soldi, ancora soldi son stati trovati oggi dalla Guardia di finanza nell’abitazione di Panzeri e famiglia a Calusco d’Adda, in provincia di Bergamo, dove sono ai domiciliari la moglie Maria Dolores Colleoni e la figlia Silvia. Le Fiamme gialle hanno trovato 17 mila euro eseguendo un ordine di investigazione europea partito da Bruxelles in abitazioni a Milano e in provincia riconducibili a Panzeri e alla sua famiglia. Nelle carte dell’indagine, il giudice istruttore federale Michel Claise scrive che per «diversi mesi gli investigatori della polizia giudiziaria federale hanno sospettato che un paese del Golfo, per influenzare le decisioni economiche e politiche del Parlamento europeo, ha pagato forti somme di denaro o offerto importanti regali» e a soggetti che avevano una «significativa posizione politico e/o strategica nel Parlamento europeo». 

Sulla vicenda è intervenuta la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola durante una plenaria: «Non ci sarà impunità. Nessuno. I responsabili troveranno questo Parlamento dalla parte della legge. Sono orgogliosa del nostro ruolo e della nostra assistenza in questa indagine. Non ci sarà da nascondere la polvere sotto il tappeto». E ha aggiunto che verrà avviata «un’indagine interna per esaminare tutti i fatti relativi al Parlamento e per vedere come i nostri sistemi possono diventare ancora più impermeabili».

Ha poi espresso la sua delusione al riguardo e si è rivolta al resto dell’assemblea: «So che condividete tutti lo stesso sentimento. A quegli attori maligni, nei Paesi terzi, che pensano di poter comprare la loro strada. Che pensano che l’Europa sia in vendita. Che pensano di poter rilevare le nostre Ong. Lasciatemi dire che troverete questo Parlamento fermamente sulla vostra strada. Siamo europei». «Dovevo anche annunciare l’apertura del mandato negoziale per la relazione sull’esenzione dal visto con il Qatar e il Kuwait. Alla luce delle indagini, tale relazione dovrà essere rinviata in commissione», ha concluso.

Estratto dell’articolo di Francesca Basso per il “Corriere della Sera” il 12 dicembre 2022.

È forse il peggiore scandalo di corruzione che si ricordi nella storia del Parlamento europeo. Ed è una corsa a prenderne le distanze dai protagonisti dell'inchiesta belga sulla presunta corruzione da parte del Qatar nei confronti di eurodeputati e funzionari del Parlamento Ue: sono finiti in carcere la vicepresidente greca Eva Kaili, il suo compagno Francesco Giorgi, l'ex eurodeputato Antonio Panzeri e il lobbista Niccolò Figà-Talamanca.

L'ex commissario Ue all'Immigrazione, il greco Dimitris Avramopoulos di Nea Demokratia (Ppe), che figurava nel board onorario della Ong Fight impunity , fondata da Panzeri, ha reso pubblico con un tweet le sue dimissioni: «Dopo aver letto dell'indagine in corso contro Panzeri venerdì sera - ha scritto - ho immediatamente rassegnato le dimissioni, per principio, dal comitato consultivo onorario di Fight impunity ».

Avramopoulos è con Luigi Di Maio uno dei quattro candidati sul tavolo dell'Alto rappresentante Ue Josep Borrell per l'incarico di inviato Ue nel Golfo Persico e le sue chance sembravano in salita dopo le polemiche in Italia sull'ex ministro degli Esteri. 

Pure il Qatar si è chiamato fuori con una dichiarazione ufficiale del ministero degli Esteri: «Qualsiasi associazione del governo qatarino con le accuse riportate è senza fondamento e gravemente male informata. Lo Stato del Qatar lavora sulla base di un rapporto da istituzione a istituzione e opera in piena conformità con il diritto internazionale». […]

Maddalena Berbenni per il “Corriere della Sera” il 12 dicembre 2022.  

A maggio 2019, Antonio Panzeri lascia il Parlamento europeo dopo tre mandati, nel 2004 eletto con la lista Uniti nell'Ulivo, poi con il Pd, l'ultimo paio d'anni trascorso tra le fila del partito che ora lo ha sospeso in fretta e furia, Articolo Uno. Non abbandona, però, Bruxelles. 

Nel giro di un'estate, in rue Ducale 41, tra il parco principale della città e i palazzi che contano, fonda l'organizzazione no profit Fight impunity , «combatti l'impunità». Un nome che certo stride di fronte alle accuse che hanno portato al suo arresto e a quello della moglie Maria Dolores Colleoni e della figlia Silvia - quest' ultima avvocato con un curriculum che indica, come ultimo corso di perfezionamento, una specializzazione in diritto dell'Unione Europea - mentre la bacheca Facebook è una galleria di cartoline dalle vacanze, anche in Qatar.

Proprio dal Paese dei Mondiali di calcio e delle accese polemiche sui diritti violati, insieme al Marocco, sarebbero arrivate le tangenti in soldi e regali al centro dell'inchiesta per corruzione e riciclaggio, nell'ambito di quella che gli inquirenti belgi ritengono fosse un'associazione per delinquere. 

Delle due donne hanno chiesto la consegna, che la Corte d'Appello di Brescia valuterà fra una settimana. Ora, sono ai domiciliari, la figlia nel Milanese, la moglie nella casa di famiglia a Calusco d'Adda, dove lo stesso Panzeri ha mantenuto la residenza. 

La base in provincia di Bergamo, la carriera nella Cgil a Milano e la nuova vita da paladino dei diritti principalmente a Bruxelles, ma poi ovunque lo conducessero gli eventi promossi da Fight impunity . 

Dunque, ad esempio, il 29 marzo è al Collegio d'Europa a Bruges, nelle Fiandre, per illustrare il rapporto annuale «sull'impunità e la giustizia transizionale», steso dall'organizzazione e poi discusso anche al Parlamento europeo: «Sono giorni difficili quelli che stiamo attraversando - dice Panzeri in un video -. La guerra in Ucraina, l'invasione russa sta producendo enormi drammi non solo sotto il profilo umanitario, ma ci sta proponendo con forza le questioni legate all'impunità e ai diritti umani. Noi siamo fortemente impegnati in questa direzione». 

 Il 6 aprile è in Grecia al Delphi economic forum, il 21 dello stesso mese presenta alla Camera del lavoro di Milano un libro sulle vittime sul lavoro nel mondo, il 28 giugno interviene a un convegno internazionale sull'Africa subsahariana a Nouakchott, la capitale della Mauritania. L'ultimo appuntamento del 2022 segnalato sui canali social della Ong è un seminario, il 2 e 3 dicembre, nella casa di Jean Monnet, fuori Parigi, dedicato alla libertà dei media e alla lotta contro gli attacchi nei confronti di giornali e giornalisti nel mondo.

Dall'articolo di Giuliano Foschini e Claudio Tito per "la Repubblica" il 12 dicembre 2022.

I magistrati belgi ormai parlano di una "Italian Connection" dentro il "Qatargate". E lo fanno da venerdì scorso. Da quando cioè sono entrati negli edifici del Parlamento europeo per mettere i sigilli agli uffici di una serie di collaboratori e assistenti. Tutti italiani. Un lungo corridoio al gruppo S&D - ma non solo - con una sfilza di stanze incerottate e chiuse a chiave. (...) Infine c'è un quarto nome. Davide Zoggia.

Un pezzo da "novanta" della sinistra italiana di un quindicennio fa. Ex deputato italiano, un fedelissimo di Pierluigi Bersani e responsabile organizzativo del Pd durante la segreteria Epifani. A lui hanno sequestrato il telefonino. Perché? Perché viveva a Bruxelles in una casa di proprietà di Giuseppe Meroni. 

Anzi, con lui ha condiviso fino a qualche settimana anche l'ufficio. Zoggia è nello staff di Pietro Bartolo ma anche - spesso gli assistenti sono condivisi - in quello del capogruppo Dem, Brando Benifei. Tutti questi parlamentari non sono stati assolutamente toccati dalle indagini.

Tonia Mastrobuoni per repubblica.it il 12 dicembre 2022.  

Poco fa il leader del Pasok Nikos Androulakis l'ha definita un "cavallo di Troia" del governo, in sostanza un'agente all'Avana dei conservatori di Nea Dimokratia e del premier Mitsotakis. Al di là degli imbarazzanti dettagli che stanno emergendo dalla protagonista del Qatargate, Eva Kaili - a cominciare dai sacchi pieni di banconote rinvenuti nel suo appartamento brussellese - non è la prima volta che sulla politica socialista appena sospesa dal ruolo di vicepresidente del Parlamento Ue si addensano sospetti di intelligenza con il nemico.

Oggi le autorità brussellesi hanno confermato l'arresto di Kaili. Persino suo padre era stato sorpreso con una valigia piena di soldi. E tra gli arrestati figura anche il suo compagno, Francesco Giorgi, con cui ha una figlia. Dall'entourage di Androulakis trapela enorme irritazione per lo scandalo che ha travolto i socialisti: "Non tollereremo azioni del genere e ci comporteremo di conseguenza". Da tempo i rapporti tra i due si erano raffreddati, dopo otto anni di sodalizio di ferro. 

Quarantaquattrenne, originaria di Salonicco, Kaili era considerata da tempo una sorta di Lady Macbeth dei socialisti greci, un'ambiziosa e popolare ex giornalista della tv Mega che, in virtù delle sue oltre centomila preferenze incassate nella città natale aveva fatto una carriera rapidissima nel partito. Nel 2007 era già deputata, nel 2014 è stata eletta al Parlamento Ue.

Ma negli ultimi tempi, l'ex numero due dell'Europarlamento si era inimicata l'attuale dirigenza attorno ad Androulakis. E da dieci anni l'ex premier greco e leader del Pasok, George Papandreou aveva imparato in modo traumatico a non fidarsi di lei. Nella fase più drammatica del suo governo e della crisi greca, Kaili gli girò clamorosamente le spalle. Stava già tramando con il successore di Papandreou, Evangelos Venizelos. 

Ai microfoni della tv greca, l'attuale leader del Pasok, Androulakis ha ricordato poco fa l'ultimo, enorme scandalo che ha travolto la Grecia: quello delle intercettazioni ai suoi danni commissionate dall'attuale governo Mitsotakis. Ebbene, Kaili aveva minimizzato sull'incidente che aveva messo in grave imbarazzo Mitsotakis a fine luglio e colpito i vertici del suo stesso partito. E Androulakis aveva "preso le distanze" già allora dalla sua collega di partito, ha ribadito in tv. 

Anche nel 2011 Kaili si è fatta notare per la sua disinvoltura tattica. Quando George Papandreou propose di fare un referendum sulla permanenza della Grecia nell'euro, il presidente francese Nicolas Sarkozy si infuriò e il presidente conservatore della Commissione Ue José Manuel Durão Barroso convinse segretamente il ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, a bloccare il referendum e costringere Papandreou alle dimissioni. Così fu: alla vigilia del voto in Parlamento che avrebbe dovuto approvare il referendum, tre deputate del Pasok gli dissero che avrebbero votato contro, e che non avrebbe più avuto la maggioranza. Una era Eva Kaili.

Giuliano Foschini e Claudio Tito per “la Repubblica” il 12 dicembre 2022.

[…] I sigilli sono stati così posti all'ufficio di Federica Garbagnati. Al momento è l'assistente dell'eurodeputata Alessandra Moretti. Che, pur avendo compiuto un viaggio a Dohaper incontrare il ministro del Lavoro, ha precisato di aver sempre votato sul Qatar secondo le indicazioni del suo gruppo. Garbagnati, però, in passato collaborava proprio con il fulcro dell'indagine: Antonio Panzeri. […]

Alessandro Gonzato per “Libero quotidiano” il 12 dicembre 2022.

Minaccia querele a raffica l'europarlamentare Dem Alessandra Moretti: non vuole che il suo nome venga accostato al Qatar, non ora almeno. Dal Belgio arriva anche la notizia che gli inquirenti hanno sequestrato il pc e il telefono di una delle sue assistenti accreditate, Francesca Garbagnati, che era stata assistente dell'allora europarlamentare del Pd Antonio Panzeri- fulcro dell'inchiesta sul "Qatargate" - ma la Moretti non è inquisita. 

Tra gli emiri e Bruxelles è transitato un mare di denaro sporco - stando alla mega inchiesta fatta di arresti, valigie colme di banconote, sequestri e tentate fughe - e dunque quando Il Fatto Quotidiano accenna che l'eurodeputata vicentina «a Bruxelles ha sempre votato nel blocco della Kaili (la vicepresidente greca dell'Ue arrestata per i sacchi di soldi in casa, ndr)» la Moretti diffonde un comunicato di fuoco. 

Non «comprende il significato» delle «presunte votazioni nel blocco della Kaili» e diffida ogni mezzo d'informazione dall'accostare il suo nome «a ogni illazione sull'indagine sui presunti casi di corruzione dal Qatar al parlamento europeo». Moretti aggiunge di aver «dato mandato ai propri legali di procedere» per l'articolo «altamente diffamatorio» e farà lo stesso con chi «rilancerà simili notizie destituite di ogni fondamento». 

La Dem tiene a precisare che «riguardo alla risoluzione contro il Qatar» ha sempre votato «in linea col proprio gruppo politico», i socialdemocratici (S&D), «in qualche caso votando a favore di alcuni emendamenti presentati dalla sinistra, molto duri sul Qatar».

Nessuna illazione, e però se prendiamo la votazione agli emendamenti della sessione plenaria dello scorso 24 novembre, nella sinistra c'è chi è a favore, chi contro, chi s' è astenuto: ci arriviamo tra poco. 

La Moretti il Qatar lo conosce, e dalla capitale il 17 febbraio 2020 ha pubblicato un lungo post su Facebook in cui con gli emiri è stata piuttosto benevola. Eccolo: «Sono di rientro da Doha dove sono stata relatrice al convegno "Social Media, challenges and ways to promote freedom". Ho parlato di hate speech e fake news. Ho incontrato tante giovani che si battono per la parità di genere. Qui in Qatar», ecco, «stanno facendo passi in avanti nella tutela dei diritti anche delle donne e dei lavoratori. Siamo andati a visitare uno degli 8 stadi che stanno costruendo in vista dei Mondiali di calcio 2022 e abbiamo verificato le condizioni di vita di chi sta offrendo manodopera per la realizzazione degli impianti (...)».

Il quotidiano britannico The Guardian, oltre a diverse associazioni umanitarie, hanno denunciato che durante la realizzazione delle infrastrutture sono morte quasi 7 mila persone, e dunque vien da chiedersi quali condizioni abbia «verificato» la Moretti. 

Anzi, in un'intervista, Affaritaliani.it glielo chiede direttamente: possibile che i visitatori occidentali non si siano resi conto della situazione? «Noi questa cosa l'abbiamo sempre denunciata. 

Non trovo correlazione tra la partecipazione a un'iniziativa sui diritti delle donne con la tragedia dei lavoratori». Nel post c'era scritto anche di questo tema... «Sì, al tema dei diritti. Perché me ne occupo e quindi anche relativamente a quello della tutela dei diritti dei lavoratori».

Quindi non c'erano segnali dei numerosi deceduti? «Sì certo, eravamo lì proprio per verificare le condizioni di lavoro e la fine del sistema della Kafala (istituzione che regola il mondo del lavoro in molti Paesi arabi, ndr). Io mi sono concentrata di più sui diritti delle donne». Dicevamo degli emendamenti alla plenaria del 24 novembre: se è vero che il voto finale non era nominale e quindi, come sta accadendo, chiunque può dire di aver condannato il trattamento degli immigrati che hanno lavorato in Qatarcome ha fatto il Dem Andrea Cozzolino il cui principale collaboratore, Francesco Giorgi, il compagno della Kaili, è stato arrestato nell'indagine per corruzione e riciclaggio- lo è altrettanto che in diversi emendamenti i Dem si sono divisi, e qui il voto era nominale.

Ad esempio, pagina 134 del documento, punto 65 "Situazione dei diritti umani nel contesto della Coppa del Mondo in Qatar": la Moretti ha votato contro, Cozzolino e Marie Arena (l'ufficio della sua assistente, Donatella Rostagno, pure lei ex collaboratrice di Panzeri, è sotto sequestro), Majorino, Picerno e Variati (di cui la Moretti è stata vicesindaco) a favore.

Proprio il 24 novembre Cozzolino ha inviato una mail ai colleghi socialdemocratici: «In vista del voto di oggi sulla situazione dei diritti umani relativi ai Mondiali in Qatar vorrei ribadire la mia posizione di votare contro la seconda parte che sostiene che la Coppa del Mondo sia stata assegnata dalla Fifa attraverso concussione e corruzione. Il parlamento Ue non dovrebbe accusare un Paese senza evidenze che non siano segnalate dalle autorità giudiziarie. In ogni caso se vogliamo discutere di corruzione negli eventi sportivi, allora bisognerebbe riflettere su tutto, compresi i Mondiali in Germania del 2006». Dunque a posto così?

Da milano.repubblica.it il 12 dicembre 2022.

La Corte d'appello di Brescia dà il via libera alla consegna della moglie e della figlia di Antonio Panzeri al Belgio. "Non appaiono sussistere cause ostative alla consegna" al Belgio, scrive infatti il giudice della Corte d'appello di Brescia Anna Dalla Libera nel provvedimento di convalida dell'arresto di Maria Dolores Colleoni e Silvia Panzeri, moglie e figlia dell'ex eurodeputato Antonio Panzeri, fermate venerdì nell'abitazione di famiglia a Calusco d'Adda (Bergamo) in esecuzione di un mandato di arresto europeo e poi poste ai domiciliari. Le due donne sono accusate di corruzione, riciclaggio e associazione per delinquere per fatti commessi dal 1 gennaio 2021 all'8 dicembre 2022. 

Alcune perquisizioni sono state effettuate fra ieri sera e oggi in abitazioni a Milano e nella Bergamasca riconducibili ad Antonio Panzeri e alla sua famiglia dalla guardia di finanzia in esecuzione di un ordine di investigazione europea nell'ambito dell'inchiesta di Bruxelles per presunte tangenti da parte di Qatar e Marocco, in cambio di una sponda politica all'Europarlamento. Contanti per una somma di 17mila euro sono stati sequestrati ieri sera dalla Guardia di Finanza nell'abitazione della famiglia Panzeri a Calusco d'Adda, in provincia di Bergamo. Nella casa al momento si trova agli arresti domiciliare la moglie di Panzeri, Maria Dolores Colleoni, destinataria insieme alla figlia Silvia di un mandato di arresto europeo. Le perquisizioni sono avvenute nell'inchiesta di Bruxelles per associazione per delinquere, corruzione e riciclaggio per favorire Qatar e Marocco, che hanno portato all'arresto fra gli altri dell'ex europarlamentare, della figlia, della moglie e della vicepresidente del Parlamento Europeo Eva Kaili. Da quanto si è saputo, sono stati sequestrati anche supporti informatici e documenti.

Sono stati anche eseguiti accertamenti bancari su diversi conti riconducibili all'ex europarlamentare: il decreto di perquisizione firmato dal procuratore aggiunto di Milano Fabio De Pasquale, a capo del dipartimento Affari internazionali, che sta lavorando in collaborazione con Eurojust, riguarda in particolare l'abitazione della famiglia Panzeri a Calusco D'Adda (Bergamo), ma anche un ufficio a Milano e l'abitazione milanese dell'arrestato Francesco Giorgi, ex collaboratore dell'ex europarlamentare dem Panzeri. Da quanto emerge sono stati sequestrati 17mila euro nell'abitazione in provincia di Bergamo, ma anche (non si sa a chi) degli orologi di lusso, oltre a supporti informatici e documenti.

Qatargate, il più grande scandalo della storia dell’Europarlamento. La procura federale belga sventa una lobby criminale in seno al gruppo socialista. Puntava a influenzare le decisioni dell’organo democraticamente eletto a favore del Qatar. In cambio di montagne di denaro. Federica Bianchi su L’Espresso il 12 Dicembre 2022.

La parola Qatar è diventata tossica a Bruxelles. Tutto ciò che la riguarda è ormai visto con paura. Perché è proprio intorno al Qatar e a questi campionati mondiali che da venerdì sera si sta svolgendo la matassa del più grande scandalo che abbia mai riguardato l'Europarlamento. Il quotidiano belga "Le Soir" l'aveva definito sabato "uno scandalo italiano" visto che il perno di questa storia di corruzione parlamentare è l'ex europarlamentare del PD Pier Antonio Panzeri, che a Bruxelles continuava a vivere e lavorare, aiutato nei suoi affari dalla famiglia. Ma giorno dopo giorno la realtà si dimostra molto più complessa, coinvolge anche cittadini belgi, e non escluderà ulteriori colpi di scena.

I risultato di mesi di lavoro e intercettazioni da parte della polizia belga hanno portato alla scoperta di un'organizzazione criminale volta a influenzare il voto del parlamento europeo a vantaggio degli stati committenti – il Qatar, appunto, e il Marocco - in cambio di ingenti somme di denaro e regali.

Il cervello dell'operazione è Panzeri, europarlamentare dal 2004 al 2019, attivista per i diritti umani, e oggi leader di "Fight impunity", una ong che sembra sempre  più una copertura per attività a scopi personali. «Sì facevo parte dell'advisory board», dice al telefono Emma Bonino, «ma non sono mai stata consultata. Il board non è mai stato convocato». Solo bei nomi su un sito web. E la conferma viene anche dall’ex Alta Rappresentante Federica Mogherini e dall'ex commissario greco Dimiotris Avramolopoulos, che si sono entrambi immediatamente dimessi dal board.

Come assistente parlamentare di Panzeri ha a lungo lavorato Francesco Giorgio, compagno della vice presidente del parlamento europeo (ce ne sono 14) Eva Kaili, ex giornalista televisiva. Dopo che il padre di Kaili è stato fermato con un trolley con dentro 600mila euro in banconote da 50, entrambi sono stati arrestati (l'impunità parlamentare non è più valida in flagranza di reato). A casa della coppia (che ha una bambina di due anni) sono poi stati trovati altri 150mila euro oltre a oggetti di valore offerti dal Qatar. «Abbiamo avuto grande fortuna ad arrestare Kaili in flagranza di reato», hanno detto fonti della polizia a Le Soir. Il fermo dovrà essere convalidato entro cinque giorni. Kaili è stata immediatamente dimessa dalla sua carica dalla presidente dell'Eurocamera Roberta Metsola, che apparentemente sapeva dell'inchiesta da tempo, ed è stata sospesa sia dal partito socialista greco sia dal gruppo socialista europeo.

Già sabato mattina però lo scandalo si è allargato: ad essere coinvolti sono anche l'eurodeputato belga di origine italiana Marc Tarabella, che si proclama innocente, ma il cui ufficio è stato ispezionato e messo sotto sequestro durante la partita Francia-Inghilterra, dopo che la polizia belga ha fatto tornare di corsa da Malta la presidente Metsola per poter eseguire la perquisizione (la sua presenza era necessaria in assenza di flagranza di reato). 

Nel cercare le complicità in questa storia aiuta seguire gli interventi parlamentari degli eurodeputati: se inizialmente Tarabella era stato molto critico con l'assegnazione della coppa in Qatar, le sue posizioni si sono addolcite di pari passo al moltiplicarsi dei suoi viaggi nello stato del Golfo durante la costruzione dei cantieri del mondiale. Ultimamente aveva più volte ripetuto che non era di nessun aiuto continuare a parlare male del Qatar quando il Paese stava facendo sforzi per migliorare sul piano dei diritti umani e aveva votato contro una risoluzione sulla risoluzione dei diritti umani in Qatar.

Come Tarabella così anche Maria Arena, un'altra parlamentare belga di origine italiana, ha adesso il suo ufficio sotto sequestro: lo scorso 11 ottobre aveva incontrato il ministro del lavoro del Qatar e il 14 novembre, come presidente della sotto-commissione dei diritti dell'Uomo, ha organizzato un dibattito in parlamento a cui ha partecipato anche il ministro qatarino. Entrambi -Tarabella e Arena - avevano contribuito a l'edizione 2021 del rapporto sullo "stato dell'impunità nel mondo". «Una situazione ripugnante», commenta al telefono sgomenta l'eurodeputata e vicepresidente socialista Pina Picerno.

Della stessa "tossica" commissione fa parte anche l'eurodeputato socialista Andrea Cozzolino («oh poveretto coinvolto anche lui? I nostri figli sono a scuola insieme, commenta una funzionaria della Commissione»), di cui Francesco Giorgi era attuale assistente. Anche lui recentemente aveva inviato agli altri membri del partito socialista una email chiedendo di moderare la posizione verso il Qatar e la Coppa del Mondo perché «il parlamento europeo non dovrebbe accusare un Paese senza prove da parte dell'autorità giudiziaria». Una seria di atteggiamenti positivi verso il Qatar che Philippe Lamberts, co-presidente dei Verdi, aveva notato da tempo e di cui non riusciva a capire il motivo. «Ci sembrava stranissima questa posizione dei socialisti che sul Qatar hanno cercato di smorzare ogni tono fino all'ultimo», ha detto al telefono. Parole simili provengono anche da Manon Aubry, la leader francese del gruppo dell'estrema sinistra che aveva cercato senza successo di convincere i socialisti a votare una risoluzione sui diritti umani in Qatar, e che ora chiede una nuova votazione. Sicuramente non arriverà in plenaria il voto sulla liberalizzazione dei visti del Qatar, dopo la proposta avanzata in aprile dalla Commissione europea e caldeggiata dal commissario greco Margaritis Schinas che il 20 novembre aveva incontrato a Doha i ministri qatarini degli affari esteri e del Lavoro, dopo avere parlato con Kaili. I socialisti (in testa il tedesco Erik Marquardt) verdi e liberali adesso vogliono mettere la proposta in ghiacciaia.

Non sarà l'unica cosa a cambiare. In questa seduta di Strasburgo - gli ultimi quattro giorni di lavoro dell'Eurocamera prima della pausa natalizia - potrebbero portare novità anche legislative: è chiaro che lo status quo sul livello di trasparenza dell'Europarlamento non funziona. In particolare sotto accusa è la scarsa regolamentazione dell'attività di lobbying. «Anche chi lavora per le ambasciate dovrebbe essere considerato lobbista», sottolinea tra le altre cose Lamberts.

«Abbiamo sempre pensato che le decisioni del parlamento non fossero determinanti e invece scopriamo adesso quanto influenzino l'opinione mondiali nei confronti di certi argomenti o certi stati», commenta un funzionario dell'Eurocamera. Da più parti si indica nell'ambiente degli assistenti parlamentari, un lavoro faticoso e precario in seno all'Europarlamento, la nascita dello scandalo: «Qualcuno deve avere perso il posto e si è vendicato». Dando inizio al più grande terremoto della storia delle istituzioni europee.

Tra gli assistenti coinvolti c'è innanzitutto Giuseppe Meroni, collaboratire di Panzeri, passato poi con Arena e Tarabella, che lavorava ultimamente con Lara Comi, appena sbarcata a Bruxelles col ripescaggio dopo le elezioni nazionali, e Federica Garbagnati, oggi assistente di Alessandra Moretti, ieri di Panzeri. Sempre con Panzeri aveva lavorato anche Donatella Rostagno, esperta di Medio Oriente, oggi con Arena, e componente del direttivo della ong "Fight Impunity" di Panzeri. Con Meroni vive invece Davide Zoggia, ex sindaco di Jesolo, adesso assistente di Pietro Bartolo, a cui hanno sequestrato l'ufficio.

Al di fuori del Parlamento, tra gli arrestati, c'è poi Niccolò Figa-Talamanca, segretario della ong "No peace Without Justice", romano, esperto di politica nord africana e mediorientale, che ha lo stesso indirizzo in 41 rue Ducale, proprio nel quartiere delle istituzioni, della ong di Panzeri Fight impunity. Sarebbe stato avvicinato dalle autorità del Qatar per promuoverne l'immagine dei progressi nel campo della tutela dei diritti umani.

Marco Bresolin per “La Stampa” il 12 dicembre 2022.

«Dobbiamo perquisire l'abitazione di un membro del Parlamento europeo e la legge belga prevede la presenza del Presidente dell'Aula». Quando Roberta Metsola ha ricevuto questo messaggio si trovava a Malta. La presidente ha subito preso un aereo per Bruxelles e una volta atterrata ha dovuto percorrere più di cento chilometri. Destinazione Anthisnes, un paesino di quattromila abitanti a sud di Liegi. Gli inquirenti sono entrati in azione poco prima delle 21, giusto in tempo prima del termine massimo oltre il quale la legge belga non consente di fare le perquisizioni (sì: dalle 21 alle 5 del mattino sono vietate).

La casa in questione era quella del sindaco del paese, l'onorevole Marc Tarabella, eurodeputato del partito socialista. Anche lui finito nel tritacarne dell'inchiesta sul «pagamento di ingenti somme di denaro» da parte del Qatar a persone «aventi una posizione politica e/o strategica in seno al Parlamento europeo» al fine di «influenzarne le decisioni». 

Il Qatar ha respinto le accuse, definendole «prive di fondamento», mentre sullo sfondo resta l'ipotesi che ci siano altri Paesi coinvolti, tra cui il Marocco. Tarabella è il secondo eurodeputato dell'attuale legislatura a entrare ufficialmente nell'inchiesta, anche se nei suoi confronti non è stato disposto un provvedimento di fermo. L'altra è la greca Eva Kaili, compagna di gruppo di Tarabella, il cui arresto è stato convalidato ieri.

Ma l'indagine sembra destinata ad estendersi ulteriormente: secondo quanto risulta a La Stampa da fonti parlamentari, ci sarebbero altri tre eurodeputati coinvolti nell'inchiesta, anche se nessuno di loro è stato oggetto di provvedimenti giudiziari. In assenza di flagranza, infatti, i membri dell'eurocamera godono dell'immunità, che può essere revocata solo dall'Aula. Se le informazioni fossero confermate, l'autorità giudiziaria dovrà chiedere l'autorizzazione al Parlamento. Al momento non risulta che siano arrivate richieste in tal senso all'istituzione presieduta da Roberta Metsola. «Il Parlamento europeo e la presidente stanno collaborando attiva- mente e pienamente con le autorità giudiziarie per favorire il corso della giustizia» si è limitato a far sapere il portavoce della presidente, Juri Laas.. Intanto ieri il giudice Michel Claise ha convalidato quattro dei sei provvedimento di fermo.

Oltre a Eva Kaili, fermata venerdì sera dopo che il padre era stato bloccato mentre cercava di dirigersi verso l'aeroporto con una valigia piena di soldi, restano in carcere anche l'italiano Antonio Panzeri, ex eurodeputato di Articolo Uno (eletto nelle fila del Pd) e oggi presidente dell'associazione "Fight Impunity", l'assistente parlamentare Francesco Giorgi, compagno della Kaili, e Niccolò Figà-Talamanca, segretario generale dell'associazione "No peace without justice" . 

Tutti sono accusati di associazione a delinquere, corruzione e riciclaggio. È stato invece deciso di concedere la libertà condizionale a Luca Visentini, segretario generale della confederazione internazionale dei sindacati, e al padre di Eva Kaili. Gi eventuali sviluppi dell'inchiesta arriveranno nel bel mezzo dell'ultima seduta plenaria di quest'anno, che da stasera si riunisce a Strasburgo. Al di là degli aspetti giudiziari ci saranno sicuramente ripercussioni di tipo istituzionale, politico e legislativo. La prima è che il gruppo dei socialisti-democratici chiederà di destituire dall'incarico di vicepresidente l'eurodeputata Kaili, alla quale Metsola ha già tolto tutte le deleghe.

Poi ci saranno inevitabilmente conseguenze politiche perché l'Aula intende chiedere un dibattito sulla vicenda, con i gruppi di destra che sono già sul piede di guerra, pronti a scatenarsi contro i socialisti-democratici. Infine verranno congelati tutti i dossier legislativi legati al Qatar, in particolare quello che prevede la liberalizzazione dei visti per i cittadini. 

La plenaria avrebbe dovuto dare il via libera al mandato negoziale approvato dalla commissione Libe e invece rimanderà il file in commissione, con la richiesta di tenere in stand by la parte relativa a Doha e di andare avanti invece con l'iter per Oman, Kuwait ed Ecuador. «Ripugnante, aberrante e riprovevole»: così ha definito lo scandalo corruzione la vicepresidente del Parlamento Pina Picierno. E sugli sviluppi dell'inchiesta è intervenuto anche il commissario all'Economia, Paolo Gentiloni che l'ha definita «una vicenda vergognosa e intollerabile». Parlando alla trasmissione "Mezz'ora in più" in onda su Rai, l'ex premier ha sottolineato che questa potrebbe diventare «una delle più drammatiche storie di corruzione degli ultimi anni».

Monica Serra per “la Stampa” il 12 dicembre 2022.

Dietro a tante operazioni o meglio, per usare le sue parole, «intrallazzi» di Pier Antonio Panzeri c'era la moglie, Maria Dolores Colleoni. A metterlo nero su bianco nella scheda allegata al mandato di arresto europeo (Mae) con cui lei e la figlia, l'avvocata Silvia Panzeri, sono finite in carcere e, dopo la convalida, ai domiciliari, sono stati i magistrati belgi. Che hanno annotato come la donna, 67 anni, sempre al fianco dell'ex eurodeputato del Pd, già segretario della Camera del lavoro di Milano, fosse contraria al fatto che lui potesse gestire attività «fuori dal suo controllo». In che modo?

È solo accennato al momento nelle quattro pagine trasmesse all'Italia, in attesa che i fascicoli relativi a madre e figlia arrivino alla procura generale e alla corte d'Appello di Brescia che, nelle udienze del 19 e 20 dicembre, dovranno valutare se concedere l'estradizione delle due donne, mentre la difesa annuncia battaglia: «Ci opporremo in ogni modo alla richiesta. Da quel che sappiamo, le accuse appaiono troppo fumose - spiega l'avvocato Angelo De Riso -. Non è neanche chiaro se le donne siano indagate per concorso o favoreggiamento della presunta organizzazione criminale». 

Nella scheda allegata al Mae si parla dei consigli di Colleoni, che suggeriva al marito di aprire un nuovo conto corrente bancario in Belgio, dove la coppia di fatto si era trasferita dal 2004, quando Panzeri era stato per la prima volta eletto nel Parlamento europeo.

Intercettata, Colleoni diceva al marito di aprire un «account con l'Iva» per avviare una «nuova attività commerciale» su cui lei potesse esercitare il «controllo», insistono gli inquirenti. 

Che accennano anche a come la coppia gestisse i propri conti bancari. Quello della donna, che non accettava le venissero addebitate spese per 35 mila euro. Tanto che Panzeri, in una conversazione riassunta dagli investigatori, diceva alla moglie che per andare in vacanza il primo gennaio avrebbero potuto usare «un'altra soluzione» e addebitare 10 mila euro sul conto corrente «qui», che per gli inquirenti significa in Belgio. Certo, non si parla di una «vacanza da 100 mila euro» come quella dello scorso anno che preoccupava la donna: «Troppo costosa». 

A incuriosire gli investigatori è anche la carta di credito di una non meglio precisata terza persona, il «Giant», il «Gigante» nel vortice degli affari della famiglia Panzeri sull'asse Italia - Belgio -Qatar - Marocco. Tra viaggi pazzeschi in giro per il mondo e «doni», il tenore di vita della famiglia era alto. E proprio sul denaro si concentrano ora le attenzioni degli investigatori che stanno analizzando, una per una, tutte le operazioni sui conti correnti a disposizione della famiglia.

E non è escluso che qualche stralcio di indagine finisca sulla scrivania dei magistrati italiani, se dovessero emergere eventuali irregolarità commesse su conti aperti in Italia. A Calusco sull'Adda, 8 mila abitanti nella Bergamasca, l'intera famiglia aveva mantenuto la residenza, «anche se qui oramai si vedevano poco, soprattutto in occasione delle elezioni e neanche per le ultime del 25 settembre», precisa l'assessore Massimo Cocchi. «Mi capitava ogni tanto di incrociare Panzeri sull'aereo per Bruxelles nei miei viaggi di lavoro - spiega il sindaco Michele Pellegrini - In paese è successo di rado. Niente di più».

Vacanze da Miami a Doha. Ma la figlia di Panzeri "cancella" il lusso dai social. Da Miami Beach a Montreal, fino a Doha: la trentottenne, professione avvocato, ha documentato tutto su Facebook, ma ora ha sbianchettato tutto. Massimo Balsamo il 12 Dicembre 2022 su Il Giornale.

Sapevano dei regali ricevuti da Qatar e Marocco in cambio di pressioni politiche. Questo il giudizio degli inquirenti belgi circa le presunte responsabilità di Maria Dolores Colleoni e Silvia Panzeri, rispettivamente moglie e figlia dell’ex europarlamentare e sindacalista Antonio. Dopo l’arresto di sabato - rispondono di favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta di Bruxelles per corruzione e riciclaggio - le due donne sono ai domiciliari: la prima nella casa di famiglia a Calusco d’Adda, la seconda nel milanese.

I “doni” legati allo scandalo Qatar erano ben presenti al centro della vita familiare, secondo gli investigatori. Entrambe al corrente dei “mezzi ingegnosi e spesso scorretti” del politico. Tanto da aver addirittura partecipato “nel trasporto dei ‘regali’ dell’ambasciatore del Marocco in Polonia”. Un tenore di vita alto, confermato anche dagli scatti pubblicati sui social network (ma ora rimossi).

Social network “sbianchettati”

Dal tanto discusso Qatar agli Stati Uniti, passando per il Canada: mete di vacanza da sogno, luoghi straordinari da immortalare e condividere sul web. Silvia Panzeri sui social network ha spesso documentato le sue giornate di svago e relax, tra piscine di lusso e spiagge incantevoli. L’ultima visita a Doha risale al 27 novembre, anche in quel caso non manca lo scatto per Facebook dal Souq Waqif, il mercato più antico della città qatariota oggi teatro dei Mondiali di calcio.

I doni, le vacanze, i conti: così si muovevano la moglie e la figlia di Panzeri

Come anticipato, il Qatar non è l’unica destinazione della 38enne. Non mancano post sulle vacanze con gli amici in quel di Miami Beach o sulle giornate trascorse a spasso per Montreal. Foto e pensieri ora svaniti: la figlia dell’ex europarlamentare dem ha rapidamente rimosso tutto dai social network, consapevole del rischio strumentalizzazione. O più semplicemente per evitare ulteriori polemiche sulla bufera che ha coinvolto la famiglia.

Silvia Panzeri tra lusso e battaglie sociali

Oltre alle già citate foto delle ammalianti vacanze, Silvia Panzeri ha utilizzato i social network anche per portare avanti battaglie sociali degne di nota. Avvocato da undici anni con fresca specializzazione in diritto dell’Unione europea, la trentottenne ha utilizzato Facebook per manifestare il suo impegno contro la violenza di genere, la tutela delle donne vittime di violenza e il cyberbullismo. Ora il coinvolgimento nel Qatargate: insieme alla madre, l’avvocato è menzionata “nella trascrizione di intercettazioni telefoniche”.

Qatargate, blitz nella villa di Panzeri a Bergamo: trovati altri 17mila euro. Proseguono le perquisizioni disposte dalla procura di Bruxelles nell'ambito del Qatargate: 17mila euro e documenti sequestrati a Panzeri. Francesca Galici il 12 Dicembre 2022 su Il Giornale.

La procura belga non si ferma nell'indagine sulla corruzione che ha coinvolto il parlamento europeo e ha annunciato nuove perquisizioni negli uffici di Bruxelles e non solo. Altre perquisizioni quest'oggi sono state effettuate anche in Italia, a Milano e Calusco D'Adda, in provincia di Bergamo, a carico di Antonio Panzeri. Le nuove perquisizioni hanno portato al sequestro di supporti informatici e documenti, oltre alla somma di 17 mila euro in contanti trovati nell'abitazione in provincia di Bergamo.

Mazzette dal Qatar, lo strano pass con cui Panzeri aggirava le norme Ue

La procura ha spiegato che "da venerdì, con il supporto dei servizi di sicurezza del Parlamento europeo, le risorse informatiche di dieci collaboratori parlamentari sono state congelate". Una misura presa "per evitare la scomparsa di dati necessari alle indagini. La perquisizione di oggi al parlamento europeo aveva lo scopo di sequestrare questi dati". Il dossier della procura, "gestito da un giudice istruttore di Bruxelles", è stato "aperto da più di quattro mesi per corruzione, riciclaggio e organizzazione criminale".

Viaggi, convegni, meeting: tutti gli "affari" della Ong di Panzeri

Le quattro persone in carcere, delle sei arrestate sabato, compariranno mercoledì davanti al giudice. "In tutto, dall'inizio delle operazioni, ci sono state 20 perquisizioni: 19 in residenze e uffici oltre a quella di oggi nei locali del parlamento europeo. Sono stati sequestrati, in tre diversi luoghi, diverse centinaia di migliaia di euro: 600 mila al domicilio di uno dei sospetti, diverse centinaia di migliaia in una valigia che si trovava in una camera di albergo a Bruxelles e circa 150 mila circa in un appartamento di proprietà di un deputato europeo", spiega la procura belga nella nota.

Intanto arrivano anche le prime conseguenze politiche, che fanno seguito alla sospensione e destituzione di Eva Kaili dalla carica di vicepresidente del parlamento europeo disposta da Roberta Metsola, che ha attivato anche la procedura per la decadenza, che escluderà per sempre la greca dal suo ruolo. In queste ore, Marc Tarabella si è autospeso dal gruppo dei Socialisti e Democratici dopo le perquisizioni condotte dalla polizia belga nel suo ufficio e nella sua abitazione di Bruxelles in presenza di Roberta Metsola nella giornata di ieri.

Nella stessa sede, Andrea Cozzolino ha reso noto di rinunciare all'incarico di coordinatore del gruppo per le emergenze. In più, Maria Arena, eurodeputata italo-belga dei socialisti europei, ha annunciato le dimissioni dalla presidenza della Commissione Diritti del parlamento europeo: "A seguito delle rivelazioni di sospetti di corruzione legati al Qatar ed al Parlamento europeo, ed alla perquisizione di uno dei miei assistenti nel contesto di questo caso, ho deciso che non presiederò più temporaneamente le riunioni del sottocomitato peri Diritti Umani del Parlamento europeo".

In conferenza stampa, Roberta Metsola ha ribadito il totale impegno della sua carica e del Parlamento europeo nel risolvere questa situazione, eliminando gli elementi che l'hanno causata. "Non ci sarà impunità. Nessuno. I responsabili troveranno questo Parlamento dalla parte della legge. Sono orgogliosa del nostro ruolo e della nostra assistenza in questa indagine. Non ci sarà da nascondere la polvere sotto il tappeto. Avvieremo un'indagine interna per esaminare tutti i fatti relativi al Parlamento e per vedere come i nostri sistemi possono diventare ancora più impermeabili", ha dichiarato il presidente del parlamento europeo.

"Questi sono tempi difficili per tutti noi, ma so, ne sono convinto, che se lavoriamo insieme possiamo uscirne più forti. A voi, colleghi che avete vissuto con me questi giorni, lasciatemi dire ancora una volta quanto sono profondamente delusa: so che condividete tutti lo stesso sentimento. A quegli attori maligni, nei Paesi terzi, che pensano di poter comprare la loro strada. Che pensano che l'Europa sia in vendita. Che pensano di poter rilevare le nostre Ong. Lasciatemi dire che troverete questo Parlamento fermamente sulla vostra strada. Siamo europei", ha concluso Roberta Metsola.

Ammoniva l'Italia ma elogiava il Qatar. Il caso che imbarazza la Commissione Ue. Oggi in tanti chiedono conto, anche alla luce delle inchieste giudiziarie su presunti casi di corruzione in Qatar, delle posizioni giudicate "morbide" di Schinas sull'emirato. Mauro Indelicato il 12 Dicembre 2022 su Il Giornale.

Fino ad oggi l'inchiesta di Bruxelles sui presunti casi di corruzione di Qatar e Marocco ha coinvolto il parlamento europeo. L'arresto della vice presidente dell'europarlamento, Eva Kaili, e il coinvolgimento di altri deputati o ex deputati ha lasciato il segno. Ma il sospetto è che il lavoro della magistratura belga sia solo all'inizio. E che, soprattutto, in qualche modo il raggio d'azione degli emissari di Doha e Rabat sia in realtà esteso anche ad altre istituzioni europee.

"Corruzione dal Qatar". Indagini su 4 italiani, fermato ex eurodeputato dem 

Per questo nelle ultime ore, come sottolineato dall'Agi, a Bruxelles sta aumentando la pressione sulla Commissione europea affinché venga spiegata la posizione del vice presidente Margaritis Schinas. Quest'ultimo, stando alle ricostruzioni trapelate dalla capitale belga, negli ultimi mesi avrebbe ammorbidito la sua posizione nei confronti del Qatar. Circostanza non passata inosservata.

La linea di Schinas su Doha

È bene precisare che Schinas non risulta tra gli indagati e non è coinvolto al momento nella vicenda che ha portato all'arresto della connazionale Eva Kaili. Nel mirino però sono finite le sue considerazioni politiche sul Qatar alla vigilia dei mondiali di calcio, evento per il quale Doha non ha badato a spese. E forse qualche soldo, se le accuse degli investigatori dovessero rivelarsi fondate, lo ha speso per “ammorbidire” la posizione di alcuni rappresentanti europei nei confronti del piccolo Stato del Golfo.

Anche dopo il fischio d'inizio dei mondiali, su una parte della stampa si è infatti continuato a parlare delle condizioni dei lavoratori in Qatar e degli standard poco democratici del Paese. Le tangenti potrebbero essere servite proprio per far parlare in chiave positiva dei progressi fatti da Doha in vista del torneo iridato.

Cosa ha comprato il Qatar con i soldi ai deputati corrotti

Ecco perché quindi alcune recenti dichiarazioni di Schinas sono adesso nel mirino di diversi europarlamentari. “Il commissario europeo greco di destra Margaritis Schinas – ha scritto su Twitter Manon Aubry, presidente del gruppo La Sinistra a Strasburgo – ha moltiplicato riunioni e lodi dall'emirato”.

Un'allusione quindi al fatto che dal vice presidente della Commissione europea sono arrivate considerazioni positive sul lavoro fatto dal Qatar. In effetti, scorrendo la cronologia delle dichiarazioni, più volte Schinas si è soffermato sull'importanza del ruolo di Doha nella regione, così come sui passi in avanti compiuti grazie alle riforme del mercato del lavoro.

C'è anche un Tweet del vice presidente della Commissione europea, datato 11 maggio 2022, in cui è stata annunciata l'esenzione dai visti per i qatarini. “La nostra proposta di concedere l'esenzione dal visto per i qatarini – si legge in quel post – è un riflesso della nostra partnership sempre più profonda. L'imminente Coppa del mondo è una ragione obiettiva per progredire rapidamente con la sua adozione”.

Eppure Schinas si diceva preoccupato per le scelte italiane

Come detto, Schinas non è indagato. Né obbligatoriamente occorre ricondurre le sue dichiarazioni e le sue posizioni alle vicende di corruzione che hanno interessato l'europarlamento. Inoltre, andando a vedere le ultime dichiarazioni di gran parte dei leader politici europei, la ricerca di gas ha spesso condotto molti politici negli ultimi mesi a ricercare importanti relazioni con Doha.

Tuttavia, sotto il profilo prettamente politico, stridono e non poco le parole pronunciate da Schinas sul Qatar con quelle invece pronunciate sull'Italia. Se Doha è stata presentata come un Paese in grado di fare passi in avanti, nonostante l'inesistenza di alcuni basilari diritti e l'esistenza di un codice penale ispirato alla Sharia, l'Italia invece dallo stesso Schinas è stata più volte criticata per la gestione dei flussi migratori.

“Secondo il diritto internazionale, la responsabilità è del Paese nelle cui acque territoriali si trova la nave – scriveva Schinas in un'intervista al Corriere della Sera rilasciata a novembre, all'indomani del caso Ocean Viking – L'Italia si è rifiutata di ottemperare pienamente e ha mandato la nave in Francia creando questa situazione per avere una soluzione europea”.

Sbarchi, nuovo monito Ue all'Italia: "Niente ritardi" 

Desta una certa sensazione leggere simili dichiarazioni, improntante sul rispetto del diritto internazionale, dallo stesso esponente politico non così scrupoloso invece quando si parla di rispetto dei diritti umani in Qatar. Di questa doppia visione del suo vice presidente la commissione, in primis sotto il profilo politico, potrebbe essere ben presto chiamata a rispondere. E l'imbarazzo a Bruxelles viene tenuto faticosamente confinato nelle stanze di Palazzo Berlaymont.

Da globalist.it il 12 dicembre 2022.

Panzeri arrestato, grande sconcerto per ciò che è accaduto all’europarlamentare che da sempre si è distinto per il suo impegno. 

Fight Impunity, la ong perquisita oggi dalla polizia belga nell’ambito dell’inchiesta che ha portato al fermo di quattro persone per presunta corruzione, è stata fondata nel settembre 2019 da Antonio Panzeri, già eurodeputato del gruppo S&D ed ex presidente della sottocommissione Diritti umani del Parlamento Europeo. Dopo essere stato a lungo segretario della Camera del Lavoro di Milano, dal 1995 al 2003, Panzeri è diventato eurodeputato nel 2004 e lo è stato fino al 2019.

Una volta lasciata l’Aula, dove si è distinto tra l’altro per l’impegno in favore dei diritti umani e in particolare per la ricerca della verità sull’uccisione in Egitto del ricercatore Giulio Regeni, Panzeri ha fondato a Bruxelles Fight Impunity, organizzazione non profit impegnata «contro l’impunità» per le violazioni dei diritti umani. 

Il consiglio dei membri onorari della Ong, che ha sede in Rue Ducale, non lontano dall’Ambasciata americana, dalla missione permanente a Bruxelles della Federazione Russa e dal Parlamento federale belga, è composto da personalità di assoluto rilievo. 

Tra queste, secondo il sito della Ong, figurano anche Emma Bonino, ex ministra e commissaria europea, e Federica Mogherini, già ministra degli Esteri e Alto Rappresentante dell’Ue, oltre a Dimitris Avramopoulos, già commissario europeo agli Affari Interni, e all’ex primo ministro francese Bernard Cazeneuve. E’ membro onorario di Fight Impunity anche Denis Mukwege, ginecologo congolese premio Nobel per la Pace nel 2018.

Terremoto tra i socialisti, dimissioni di massa. Paolo Bracalini il 13 Dicembre 2022 su Il Giornale.

Dopo la sospensione dalla carica di vicepresidente del Parlamento Ue per la greca Eva Kaili, la deputata socialista al centro del Qatargate, arriverà a breve il siluramento formale dal mandato

Dopo la sospensione dalla carica di vicepresidente del Parlamento Ue per la greca Eva Kaili, la deputata socialista al centro del Qatargate, arriverà a breve il siluramento formale dal mandato. La conferenza dei capigruppo è convocata stamattina con appunto questo unico ordine del giorno: la cessazione del mandato di vicepresidente Ue. «Provo furia, rabbia e dolore. La democrazia europea è sotto attacco» ha detto la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, aprendo la plenaria a Bruxelles.

«I nemici della democrazia non si fermeranno. Questi attori maligni, legati a Paesi terzi autocratici, hanno presumibilmente armato Ong, sindacati, individui, assistenti ed eurodeputati nel tentativo di sottomettere i nostri processi. Ma i loro piani maligni sono falliti», ha spiegato Metsola, annunciando l'avvio di «un'indagine interna» all'Europarlamento. L'unico procedimento formale riguarda finora la vicepresidente Kaili, trovata con qualcosa come 750mila euro in contanti, mentre continuano le perquisizioni a carico degli altri indagati, in primis l'ex eurodeputato di sinistra Antonio Panzeri, altro protagonista dello scandalo con la sua ong «Fight Impunity».

Si parla di altri parlamentari coinvolti, nomi non ancora usciti, mentre altri vengono coinvolti pur non essendo sotto indagine. É il caso del deputato belga, sempre del gruppo dei socialisti) Marc Tarabella, la cui casa è stata perquisita, mentre è sotto sequestro l'ufficio del suo assistente Giuseppe Meroni, trait d'union con Panzeri, di cui è stato collaboratore, come anche ha lavorato con Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa eletto con il Pd alle europee del 2019. Ieri, all'unisono, si sono tutti fatti da parte. Tarabella si è autosospeso dal gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D), Bartolo ha rimesso il mandato da relatore di S&D del testo sulla liberalizzazione dei visti a Kuwait e Qatar.

Altra assistente al centro della presunta «Italian connection» è Donatella Rostagno, ex collaboratrice di Panzeri e ora dell'europarlamentare belga di origine italiana, Maria Arena, anche lei socialista, che ieri si è appunto dimessa dalla presidenza del «Sottocommissione per i diritti dell'uomo» del Pe. Il deputato Pd Andrea Cozzolino, che si era dato da fare nei mesi scorsi per invitare i colleghi a votare contro le mozioni di accusa al Qatar sui diritti umani, si è sentito in imbarazzo e si è dimesso da coordinatore di S&D per le urgenze. Emma Bonino si dimette dall'Advisory board di Fight Impunity. Una sfilza di autodimissioni (spinte anche dal gruppo che ha promesso tolleranza zero) che fa capire il clima rovente, soprattutto a sinistra, di questo dicembre nella uggiosa Bruxelles.

Si passano al setaccio le dichiarazioni pubbliche sospette degli esponenti delle istituzioni europee. Come quelle di Margaritis Schinas, vicepresidente della Commissione Ue, che in occasione di un bilaterale con Hassan Al Thawadi, segretario generale del comitato organizzatore dei Mondiali, ha elogiato «i progressi sulla riforma dei diritti del lavoro e le misure per garantire l'inclusione e la tolleranza per tutti i partecipanti e i visitatori».

In Italia è evidente l'imbarazzo del centrosinistra, già reduce dal caso Soumahoro. Il centrodestra resta garantista, dice Stefania Craxi, «ma pensare che questi ci facevamo la morale a noi.. Mia nonna diceva anche il più pulito dei moralisti c'ha la rogna». Monsignor Crociata, delegato della Cei, è contrito: «Il problema più grave della vita pubblica è la qualità morale delle persone»

Pietro De Leo per “Libero quotidiano” il 12 dicembre 2022.

Siccome il garantismo è un esercizio sì culturale, ma anche scientifico, la premessa è che la responsabilità morale è personale e che, in sede di inchiesta, anche quando scattano misure cautelari, ogni addebito è sempre presunto. 

Dunque la (non) presa di posizione di Emma Bonino sull’inchiesta che riguarda le presunte (appunto) pressioni del Qatar su alcuni esponenti politici e di Ong europei vanno lette in un’ottica espressamente politica. Null’altro. Ed è pacifico che la senatrice, storica attivista dei diritti umani, in una battuta volante con l’Ansa ieri pomeriggio abbia detto che per ora, «ad indagine in corso», non vuole rilasciare dichiarazioni. 

Però allora risulta un bel po’ rovinosa, ribadiamo sempre sul piano del confronto pubblico, l’intervista rilasciata al Corriere della Sera di ieri. Rileva il fatto che nel calderone dell’inchiesta sia finita anche la Ong No peace without justice, da lei fondata nel 1993.

La giornalista del Corriere le fa notare il coinvolgimento dell’ente. E a domanda se sappia niente di questo, la risposta è: «No, non so niente. Aspetto la magistratura che si deve esprimere, credo che lo farà nel giro di pochi giorni». Quanto all’arresto del segretario generale della Ong, Niccolò Figà-Talamanca, risponde: «Ho letto, ma non ho potuto parlare con Niccolò, lui adesso è in stato di fermo». 

Peraltro, la senatrice neanche ricorda bene quando ha fondato la Ong: «È successo nel 1994. Forse era il 1993». Certamente, con una storia come la sua, così ricca di iniziative politiche e di incarichi, qualche mese può scappare. E però, allora, questo evidente distacco rispetto all’essenza della Ong (in un’altra domanda afferma di sapere ben poco anche sulle altre organizzazioni ospitate nella sede di Npwj a Bruxelles) stride con quanto c’è scritto sul sito.

Sotto la sezione “The Team”, la squadra, il primo nome che compare è proprio quello dell’ex ministro degli esteri. E nel profilo l’attacco è piuttosto eloquente: «Emma Bonino è la fondatrice di No peace without justice, ed è ancora molto impegnata nelle attività e nelle campagne» della Ong. Allora, forse, alla luce dei “non so” sarebbe opportuno aggiornare la pagina. Così come, sempre nella breve intervista al Corriere, è alquanto singolare la risposta che Bonino dà alla domanda su Antonio Panzeri. 

Ex eurodeputato Pd, in stato di fermo sempre per la stessa inchiesta. Anche la sua Ong, Fight Impunity (Combattiamo l’impunità) è al centro dell’indagine. Alla domanda se lo conosca o meno, Bonino risponde: «Non mi ricordo di lui, può essere che l’abbia incontrato qualche volta quando ero al Parlamento europeo».

E però se si clicca sul sito della Ong, Emma Bonino compare nel board dei “membri onorari”. Appena un paio di schede sotto di Panzeri, che è presidente. Chissà, magari davvero l’avrà incontrato «qualche volta», ma di certo questi «non so» e «non ricordo» stridono rispetto al tenore dell’impegno pubblico di Emma Bonino, ancora oggi molto attiva e partecipe al dibattito su molti dossier. Specie considerando il fatto che il presunto scandalo riguarda un tema che ne ha animato l’attivismo per una vita, il rispetto dei diritti umani. Un gioco di rimessa che sorprende assai.

"Potrebbe essere il caso più significativo di potenziale corruzione dentro al Parlamento". Scandalo Qatar, cosa è successo: l’indagine e le accuse di corruzione sul Parlamento europeo. Elena Del Mastro su Il Riformista il 12 Dicembre 2022

Del Qatar non si parla più soltanto per via dei Mondiali, ma anche per il caso di sospetta corruzione che aleggia nel Parlamento europeo che sarebbe stato proprio da parte del ricchissimo paese del Medio Oriente. Stata avviata un’indagine che coinvolge diversi parlamentari europei e persone che lavorano nel Parlamento Europeo alcuni dei quali italiani.

La Procura Federale Belga sta conducendo l’indagine da luglio. Sabato 10 dicembre ha fatto sapere che sono state arrestate quattro persone, fra cui una delle attuali vicepresidenti del Parlamento Europeo, la greca Eva Kaili, e l’ex parlamentare europeo italiano Antonio Panzeri, entrambi espressione di partiti del centrosinistra. Alcune persone a loro vicine sono state interrogate e alcuni uffici sono stati perquisiti dalle autorità belghe. Le accuse formali sono di associazione a delinquere, riciclaggio e corruzione. La procura sospetta che a “persone dentro al Parlamento Europeo siano state pagate grosse quantità di soldi o abbiano ricevuto regali significativi per influenzare le decisioni del Parlamento Europeo” riguardo al Qatar. Ma le indagini sono ancora in corso.

Negli ultimi mesi il Qatar è stato al centro del dibattito per i mondiali e soprattutto per le violazioni dei diritti umani relativi ai lavoratori impegnati nella costruzione di grattacieli e stadi per i Mondiali. La Procura sospetta che il Qatar abbia coinvolto diverse persone del parlamento Europeo per migliorare la propria immagine nell’Occidente e nelle istituzioni europee. Nessuna delle persone coinvolte ha commentato le accuse e il Qatar con un breve comunicato ha respinto “ogni tentativo di associare lo stato ad accuse di irregolarità”.

Nella mattinata di venerdì sono stati fermati l’ex eurodeputato del Pd Antonio Panzeri, poi passato ad Articolo Uno, il suo assistente nella passata legislatura Francesco Giorgi, e Niccolò Figà-Talamanca, direttore della Ong No Peace Without Justice che opera a Bruxelles.

In questo elenco si aggiunge l’ europarlamentare socialista greca Eva Kaili, compagna dell’italiano Giorgi e soprattutto una dei 14 vicepresidenti del Parlamento europeo. Kaili è stata sospesa sia dal gruppo socialista europeo che dal Pasok greco. Ma a causa delle indagini, come comunicato dal portavoce della presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola, quest’ultima “ha deciso di sospendere con effetto immediato tutti i poteri, compiti e le deleghe di Eva Kaili nella sua qualità di vicepresidente del Parlamento europeo”

Soltanto due settimane fa, nel corso di un dibattito parlamentare nell’aula di Strasburgo, era stata votata una risoluzione di censura del Qatar e in difesa dei diritti civili in quel Paese. Nel suo discorso Eva Kaili, per essendo il gruppo socialista S&D a favore della risoluzione, si era espressa a favore del Paese: “Il Qatar è all’avanguardia nei diritti dei lavoratori”, aveva detto la eurodeputata greca, sottolineando che “la Coppa del Mondo in Qatar è la prova di come la diplomazia sportiva possa realizzare una trasformazione storica di un Paese con riforme che hanno ispirato il mondo arabo”.

Nel corso della perquisizione presso l’abitazione della vice presidente dell’Eurocamera Eva Kaili, scrive il quotidiano belga L’Echo, sarebbero stati trovati addirittura “sacchi di banconote”. Il dato chiarirebbe anche il perché Kaili sia stata arrestata nonostante l’immunità parlamentare. Secondo il regolamento interno del Parlamento europeo l’immunità, infatti, decade in caso di flagranza di reato. Anche il padre di Kaili è stato arrestato: stava cercando di fuggire portando con sé una valigia piena di banconote. L’operazione condotta dalla polizia ha portato a 16 perquisizioni in 14 indirizzi in diversi quartieri di Bruxelles, oltre al sequestro di 600mila euro in contanti, smartphone e altro materiale informatica. Il denaro sarebbe stato sequestrato a casa di Panzeri, l’ex eurodeputato Dem.

Tra gli uffici perquisiti anche quelli degli assistenti di due deputati belgi, Marie Arena e Marc Tarabella, così come la sede di Fight Impunity, ong fondata nel settembre 2019 da Panzeri e che si occupa di violazione dei diritti umani. Panzeri “è sospettato” di essere intervenuto “politicamente con i membri” che lavorano al Parlamento Europeo “a beneficio di Qatar e Marocco, contro il pagamento”. Lo si legge in uno degli atti dell’indagine di Bruxelles per “corruzione di funzionari e membri degli organi delle Comunità europee e di Stati esteri, riciclaggio e associazione per delinquere”.

Indagini sono ancora in corso per stabilire cosa sia successo. Certo è che il caso ha riaperto il dibattito sulla permeabilità del parlamento Europeo ai tentativi di influenza esterna di lobby e paesi stranieri. “Sebbene questo possa essere il caso più significativo di potenziale corruzione dentro al Parlamento da molti anni a questa parte, non è un incidente isolato”, ha detto al Financial Times Michiel van Hulten, capo dell’ufficio di Bruxelles della ong Transparency International, come cita Il Post. Da tempo circola la proposta di rendere più stringenti le norme del Parlamento Europeo sulla trasparenza e i rapporti con le lobby. Proposta che viene sempre bocciata da una maggioranza trasversale di parlamentari europei.

Elena Del Mastro. Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.

Corruzione dal Qatar. Una persona coinvolta nell’indagine sta collaborando con la procura belga. Linkiesta su L’Inkiesta il 13 Dicembre 2022

C’è un «pentito» che si è fatto avanti per raccontare ai magistrati la «rete Panzeri» e le attività della ong “Fight Impunity”. Il giudice istruttore Michel Claise sta ricevendo assistenza giudiziaria anche dal pm di Milano Fabio De Pasquale

C’è un «pentito» nell’indagine sulla presunta corruzione dal Qatar al Parlamento europeo, scrive Repubblica. Dopo quattro giorni, sei interrogatori e una sfilza di sequestri e uffici sigillati, una delle persone toccate dall’indagine – di cui non si conosce il nome – si è fatta avanti con la procura belga e sta collaborando con gli inquirenti. Sarebbe una testimonianza decisiva per illustrare la rete di Antonio Panzeri, spiegare le attività della sua ong “Fight Impunity” e stilare un elenco di tutto quelli che hanno collaborato con l’ex parlamentare in quella che ormai chiamano “Italian Connection”.

Nella casa di Panzeri a Calusco D’Adda, ieri la Guardia di Finanza ha trovato 17mila euro in contanti e alcuni orologi di valore. E sulla base delle indicazioni del «pentito», la polizia belga ha fatto partire nuove perquisizioni, inviando un gruppo di gendarmi anche a Strasburgo durante la sessione plenaria del Parlamento. Dove sono stati apposti i sigilli ai computer del collaboratore di Antonio Cozzolino e dell’assistente di Alessandra Moretti. E a quello di una funzionaria del parlamento: Mychelle Rieu, responsabile di unità della sottocommissione Diritti Umani.

I deputati con un coinvolgimento più evidente e con incarichi di rilievo alla fine hanno deciso di autosospendersi: Andrea Cozzolino da coordinatore delle urgenze, Pietro Bartolo (“Se le accuse sono vere devono rinchiuderli e buttare le chiavi nella fossa delle Marianne”) da relatore ombra per il dossier della commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (Libe), la belga Maria Arena si è dimessa da presidente della commissione per i diritti umani, il suio connazionale Marc Tarabella dal gruppo stesso. Ma certo non sono mancate lo scambio di accuse. E il dito finiva sempre contro la delegazione italiana. Oggi l’Assemblea discuterà il caso e entro giovedì voterà anche sulla destituzione di Eva Kaili dalla vicepresidenza.

Luca Visentini, il segretario generale della Confederazione europea dei sindacati (Etuc) fermato con tutto il gruppo la settimana scorsa, è il solo a essere stato rilasciato dopo gli interrogatori. A Repubblica, Visentini dice che «il punto erano proprio le mie collaborazioni con Fight Impunity che sono state equivocate. L’associazione era riconosciuta dal Parlamento europeo, aveva nel board personaggi influentissimi, si occupava di difesa dei diritti umani. A quanto pare, in base alle indagini in corso, sembrerebbe una organizzazione criminale finanziata dal governo del Qatar per corrompere in particolare i membri dell’Europarlamento e per indurli a prendere posizioni più favorevoli nei confronti del governo del Qatar. Ma io nulla potevo sapere».

Il Corriere della Sera spiega che il giudice istruttore Michel Claise sta ricevendo assistenza giudiziaria dal pm di Milano Fabio De Pasquale. Secondo le prime risultanze investigative, a Panzeri sarebbero intestati alcuni conti correnti con liquidità importanti. Oltre che immobili difficilmente acquistabili soltanto con il lavoro di europarlamentare.

Niccolò Figà-Talamanca e Francesco Giorgi sono gli altri due nomi collegati a Panzeri nell’inchiesta. E ieri altri quattro italiani hanno visto sigillarsi gli uffici o sequestrare i telefoni. Tra questi c’è Davide Zoggia, ex sindaco di Jesolo e fedelissimo di Pier Luigi Bersani. Poi c’è Giuseppe Meroni, ex assistente di Panzeri. Infine ci sono Donatella Rostagno e Federica Garbagnati. La prima è un’esperta di Medio Oriente. Collaborava con Panzeri, ora con l’europarlamentare Maria Arena. Ma soprattutto, è componente del board della Ong “Fight Impunity”. Garbagnati invece è collaboratrice di Alessandra Moretti.

Ma da Strasburgo è partito anche un attacco a una parte della Commissione, in particolare a al vicepresidente greco, Margaritis Schinas. Tutto nasce da un suo viaggio istituzionale nella scorsa primavera a Doha e di una foto postata su Twitter con la connazionale Kaili. Verdi e Sinistra hanno chiesto chiarimenti. Il commissario ha risposto sottolineando che si tratta di una missione istituzionale con il segretario generale dell’Onu. E anche che la foto con Kaili non era stata preventivata.

Da ansa.it il 13 dicembre 2022.

Ammonta ad oltre un milione e mezzo di euro il totale delle banconote trovate dalla polizia belga nel corso delle perquisizioni alle abitazioni di Antonio Panzeri e dell'ex vicepresidente dell'Eurocamera Eva Kaili, entrambi agli arresti per il Qatargate. 

Nel domicilio di Kaili viveva anche Francesco Giorgi, anche lui agli arresti. 

E' quanto riportano i media belgi citando la polizia federale. Il computo comprende anche i contanti trovati nella valigia che il padre di Kaili aveva con sé mentre stava lasciando un albergo di Bruxelles. (ANSA).

Giuseppe Guastella per il “Corriere della Sera” il 13 dicembre 2022.

Un «paravento» dietro il quale Antonio Panzeri si muoveva «manovrando» come un «capo» in modo criminale e spregiudicato: secondo la magistratura belga era questa la reale funzione di Fight impunity, la Ong per la difesa dei diritti umani fondata nel 2019 da Panzeri il quale avrebbe influenzato il Parlamento europeo elargendo, attraverso la sua nobile creatura, grosse somme di denaro e regali principeschi provenienti dal Qatar. 

Cadeaux che avrebbe elargito a coloro che, politici o no, potevano orientare le decisioni dell'assemblea a favore del Paese del Golfo a ridosso del Mondiale di calcio, quando emergeva con evidenza che l'emirato proprio non era in prima linea nei diritti umani e dei lavoratori. E le indagini si estendono a Milano, alla rete italiana legata a Panzeri e al suo patrimonio definito «molto consistente». 

Le indagini

Gli sviluppi dell'inchiesta della Procura federale belga puntano in modo marcato al ruolo dell'ex politico di Pd e poi di Articolo 1 e della sua Ong che annoverava nel consiglio onorario personaggi del calibro degli ex commissari europei Emma Bonino e Dimitris Avramopoulos e della ex rappresentante Ue per gli affari esteri Federica Mogherini, tutti dimessisi per lo scandalo che ha portato in carcere per associazione a delinquere, corruzione e riciclaggio Panzeri, uno dei 14 vice presidenti del Parlamento europeo, la greca del Pasok Eva Kaili, il padre e il compagno di questa, il milanese Francesco Giorgi, la moglie e la figlia di Panzeri, il segretario dell'ong No peace without justice Niccolò Figà Talamanca. 

Un ambiente in cui l'italianità crea cameratismo e complicità e che, ma solo per una questione di assonanza tricolore, si estende al cognome dell'europarlamentare Marc Tarabella, perquisito sabato scorso davanti al presidente dell'Europarlamento Roberta Metsola che è dovuta appositamente rientrare di corsa da Malta.

Bruxelles-Milano

Le indagini si muovono spedite anche sull'asse Bruxelles-Milano per individuare la rete dei rapporti di Panzeri. Usufruendo di Eurojust, il giudice istruttore Michel Claise sta ricevendo assistenza giudiziaria dall'aggiunto Fabio De Pasquale che guida il dipartimento «affari internazionali» della Procura di Milano. 

È stato lui ad ordinare la perquisizione dell'abitazione di Panzeri a Calusco D'Adda (Bergamo) dove moglie e figlia sono ai domiciliari e dove la Gdf ha trovato 17 mila euro in contanti, che si sommano ai 600mila sequestrati all'uomo al momento dell'arresto in un residence di Bruxelles. Tanti, troppi sono i soldi che girano in questa storia.

Oltre alle banconote, Panzeri e i suoi familiari sembrano possedere un patrimonio importante fatto di conti correnti, che sono stati acquisiti insieme, e di immobili che difficilmente può essere giustificato solo con il pur ricco appannaggio incassato in 10 anni di mandato parlamentare europeo. 

Le indagini di De Pasquale (perquisita anche la casa di Giorgi e sequestrato il suo conto) dovranno contribuire a chiarire flussi di denaro arrivato dal Marocco e dal Qatar in contanti e bonifici. E poi ci sono i 100 mila euro che sarebbero stati spesi per una vacanza di Natale e i regali trasferiti in Marocco. 

Un trolley di banconote

Banconote fruscianti tornano anche nell'arresto di Eva Kaili «causato» dal fermo precedente del padre. Quando venerdì la polizia lo ha visto lasciare in fretta e furia il lussuoso albergo nel quartiere «Europeo» di Bruxelles dove era arrivato qualche giorno prima con la moglie, è bastato un attimo agli agenti per saltargli addosso e scoprire che nel trolley che si trascinava dietro c'erano la bellezza di 600 mila euro in banconote da 50 euro. 

Perché aveva tanta premura? Forse sapeva che gli investigatori erano sulle tracce dei soldi accumulati dalla figlia con le tangenti, dicono a Bruxelles, ai quali si aggiungeranno i 150 mila euro trovati in banconote da 20 e 50 euro nell'abitazione della Kaili assieme a molti regali di valore, oggetti e medaglie, ricevuti dal Qatar. 

La scoperta dei soldi e dei regali è stata considerata la «flagranza di reato» che, facendo decadere l'immunità parlamentare, ha permesso alla magistratura di arrestare Kaili. Sono 19 le abitazioni perquisite e 10 gli uffici di collaboratori sigillati al Parlamento per «congelare» e «prevenire» la manomissione dei dati dei telefonini e dei pc sequestrati, come spiegano i pm.

Sigilli anche negli uffici di Strasburgo degli assistenti dei parlamentari Pd, non indagati, Alessandra Moretti e Andrea Cozzolino, l'arrestato Giorgi assiste il secondo e lavora in uno dei due. Fermato venerdì e rimesso in libertà il giorno dopo, Luca Visentini, capo della Confederazione sindacale internazionale, è ancora scosso dalla esperienza del carcere. «Sono stato liberato senza accuse formali e con condizioni minime che permettono di muovermi liberamente» afferma, e aggiunge: «Sono estraneo a qualsiasi forma di corruzione. Se fossi stato corrotto o se fossi un corruttore le mie posizioni politiche sarebbero state molto favorevoli al Qatar, invece nei giorni precedenti avevo dichiarato che le riforme fatte in quel Paese erano del tutto insufficienti».

Estratto dell’articolo di G.F e C.T. per “la Repubblica” il 13 dicembre 2022.

Il Qatargate è a una svolta. Dopo quattro giorni, sei interrogatori e una sfilza di sequestri e uffici sigillati, un "pentito" si è fatto avanti con la procura belga. Uno dei "toccati" dall'inchiesta ha iniziato dunque a collaborare con gli inquirenti. 

A illustrare la rete di Panzeri, a spiegare le attività della sua Ong "Fight Impunity" e a stilare un elenco di tutti quelli che hanno collaborato con l'ex parlamentare. La "Italian Connection" è ora qualcosa di più di un semplice teorema giudiziario. Adesso c'è una geografia delle mazzette.

E ovviamente è scattato il terrore, soprattutto nel gruppo S&D dell'Europarlamento. Lo psicodramma è così arrivato anche a Strasburgo. In occasione della riunione Plenaria. I socialisti hanno fatto autocoscienza. Ma nel frattempo, sulla base delle indicazioni del "pentito", la polizia belga ha fatto partire nuove perquisizioni nella sede del Parlamento a Bruxelles e ha inviato un gruppo di gendarmi anche a Strasburgo.

Hanno ricevuto l'autorizzazione delle autorità francesi e hanno prima fatto visita in alcuni uffici, controllato i computer utilizzati dalla "Rete Panzeri" e poi hanno posto i sigilli.

In particolare alla stanza di Cozzolino e del suo collaboratore e in quella dell'assistente di Alessandra Moretti. Sono stati sigillati gli uffici di una funzionaria del Parlamento, la responsabile di unità della sottocommissione Diritti umani, Mychelle Rieu. Il passaggio segna un'escalation dell'inchiesta, che irrompe così nei piani alti della burocrazia. Il tutto, appunto, mentre i socialisti cercano di mettere riparo all'immagine colpita da uno scandalo senza precedenti. […]

Scandalo Qatargate. Un pentito (italiano ?) ha iniziato a collaborare con la magistratura belga. Redazione CdG 1947 su Il Corriere del Giorno il 13 Dicembre 2022

Durante la sessione plenaria di Strasburgo, gli eurodeputati hanno espresso il desiderio di creare una commissione parlamentare d'inchiesta per far luce sullo scandalo della corruzione.

E’ di oltre un milione e mezzo di euro il totale delle banconote rinvenite e sequestrate dalla Polizia belga nel corso delle perquisizioni effettuate nelle abitazioni dell’ ex-eurodeputato del Pd-SI Antonio Panzeri e dell’ex vicepresidente (oggi destituita) dell’EuroParlamento Eva Kaili, entrambi agli arresti per il Qatargate. Nell’abitazione della Kaili dove l’ eurodeputata greca viveva appunto anche l’italiano Francesco Giorgi, anche lui agli arresti. Giorgi è stato assistente parlamentare di Panzeri ed ora lo è dell’europarlamentare Pd Andrea Cozzolino (non coinvolto nell’inchiesta) che ieri si è visto sigillare l’ufficio dei suoi collaboratori dalla polizia belga.

E’ stato proprio l ’arresto “in flagranza” del padre della Kaili che ha permesso agli investigatori di perquisire l’abitazione dell’ormai ex vicepresidente, senza dover rispettare la sua immunità parlamentare. All’interno dai verbali sono stati riportati ed elencati i costosi regali dal Qatar ed altri somme di contanti per circa 150 mila euro. Giorgi sicuramente potrebbe avere ancora non poche cose da raccontare, e molte deve averle raccontate nel suo lungo interrogatorio di sabato scorso, che hanno costretto il giudice istruttore Michel Classe a ritardate gli altri interrogatori per raccogliere tutte le sue dichiarazioni.

Il conteggio dei soldi sequestrati sinora dalla polizia federale comprende anche i 600 mila euro in contanti trovati nella valigia che il padre di Kaili aveva con sé mentre stava lasciando insieme a sua moglie  l’hotel Sofitel di Bruxelles di Bruxelles. Probabilmente deve essere stata avvisato in anticipo dell’operazione della polizia e c’è chi sospetta che potrebbe essere stato lo stesso Giorgi che aveva saputo qualcosa. Probabilmente una sua telefonata (era intercettato) ha condotto gli agenti ad appostarsi davanti all’hotel per sorprendere il signor Kaili che tentava la fuga.

Martedì, l’avvocato della signora Kaili ha dichiarato di non aver ricevuto tangenti dal Qatar: “La sua posizione è che è innocente. Non ha nulla a che fare con le tangenti del Qatar”, ha detto l’avvocato Michalis Dimitrakopoulos al canale privato greco Open TV. L’avvocato, però, ha assicurato ai nostri colleghi di non sapere se il denaro fosse stato effettivamente ritrovato presso il suo assistito e nelle mani del padre, venuto a trovarlo in Belgio.

Al centro dell’ interrogatorio sicuramente chiarimenti sul movimento di soldi che dalla Ong Fight Immunity di Panzeri potrebbero essere arrivati alla Kaili e ad altre persone, ma anche anche il ruolo della Ong fondata nel 2019 da Panzeri, e le sue attività all’indomani che non era rientrato come deputato nel Parlamento Europeo. L’inchiesta ha una “tranche” che arriva in Italia, dove in provincia di Bergamo si trovano ai domiciliari la moglie e la figlia di Panzeri, (che fa l’avvocato) ed a Milano dove è stata perquisita l’abitazione di Giorgi. Quindi due distinte Procure competenti in Italia.

Giorgi immediatamente dopo l’arresto di venerdì scorso quando è finito in carcere è stato un fiume in piena ed  ha parlato per ore, e le sue dichiarazioni stanno contribuendo ad aprire una voragine che consentirebbe agli investigatori belgi di ampliare le indagini o, comunque allo stato attuale trovare riscontri fondamentali su quanto hanno scovato dopo mesi di indagini  segretissime avviate nella scorsa estate e conclusesi per ora nel blitz di venerdì scorso .

Al momento sono stati perquisiti 19 abitazioni e 10 uffici parlamentari a Bruxelles. I controlli hanno riguardato anche gli europarlamentari belgi Marc Tarabella e Maria Arena. Lo scandalo “QuatarGate” ha interessato degli appartenenti al gruppo dei Socialisti e Semocratici, dove nonostante al momento non siano indagati si sono autosospesi anche i deputati Andrea Cozzolino e Pietro Bartolo.  L’ eurodeputata greca Eva Kaili, è stata trasferita nelle scorse ore nel carcere di Haren, alla periferia nord-orientale di Bruxelles, nelle vicinanze dall’aeroporto internazionale di Zaventem, che è stato completato nei mesi scorsi ed è stato costruito per alleggerire il peso agli altri carceri della città, in particolare quello di St. Gilles e quello di Forest.

Il Parlamento europeo oggi ha revocato la carica di Vicepresidente all’europarlamentare greca Eva Kaili, approvando la destituzione dalla carica di vicepresidente del Pe dell’eurodeputata L’aula ha votato sì con la maggioranza di oltre due terzi (625 voti), come previsto dal Parlamento. Il nome del l’eurodeputato socialista Marc Tarabella è stato tra quelli emersi nei primi interrogatori alle quattro persone fermate per il Qatargate. Secondo il quotidiano belga L’Echo, che cita fonti ben informate, il suo nome “è stato fatto da due persone, tra cui uno dei quattro imputati, durante gli interrogatori effettuati dall’Ufficio Centrale per la repressione della corruzione“, scrive il quotidiano. L’eurodeputato belga non risulta indagato e tra l’altro dell’immunità parlamentare, che viene rimossa solo in caso di flagranza di reato. Contattato dalla stampa belga, Tarabella ha dichiarato di “non avere assolutamente nulla da nascondere”.

Ora dopo ora si sta facendo delicata ed imbarazzante (dal punto di vista politico) dell’ eurodeputato greco Margheritis Schinas, commissario ed attuale vice di Ursula von der Leyen. L’uomo politico, esponente del partito di centrodestra Nea Demokratia ha più volte esternato pubblicamente non pochi elogi al Qatar, esaltandone “i progressi in materia di diritti del lavoro e gli sforzi per garantire l’inclusione e la tolleranza”. È stata Manon Aubry la capogruppo socialista a denunciare pubblicamente l’ atteggiamento morbido manifestato da Schinas verso gli emiri del Golfo usando parole molto morbide ed in linea a quelle pronunciate da Eva Kaili. Ieri in conferenza stampa la von der Leyen si è rifiutata di rispondere a domande riguardanti il suo vice. Schinas dal canto suo ha detto : “Dal Qatar ho ricevuto solo un pallone e una scatola di cioccolatini . Dopo 32 anni di politica la mia carriera è limpida“. Dicono tutti così…Redazione CdG 1947

Manon Aubry: «Il Qatargate è solo all’inizio, spunteranno altri nomi di corrotti in Parlamento». Parla la leader della sinistra che pubblicamente aveva avanzato dubbi su possibili infiltrazioni straniere. E da mesi vedeva bloccate le sue risoluzioni di denuncia sulle violazioni di diritti umani in Qatar. Federica Bianchi su L’Espresso il 13 Dicembre 2022.

Manon Aubry è l'eurodeputata francese, leader del gruppo di estrema sinistra “The Left", che per mesi ha cercato di portare in Parlamento una risoluzione di condanna della violazione dei diritti dell’uomo da parte del Qatar: durante i lavori di costruzione delle infrastrutture dei mondiali sono morti migliaia di lavoratori, secondo una denuncia del Guardian. Ma Aubry si è vista a ogni sessione bloccare nella sua risoluzione e nei suoi emendamenti dai deputati socialisti e dai popolari al punto da dire pubblicamente «Sono venduti!» in tempi non sospetti, adesso non ha dubbi: «Questa è solo la punta dell'iceberg». E poi aggiunge al telefono. «Andremo avanti a vedere cosa c'è sotto l'iceberg».

La sua certezza è che nei prossimi giorni verranno alla luce i nomi di altre persone coinvolte nello scandalo che ha visto un gruppo di parlamentari e assistenti socialisti oltre a membri di ong legati all'ex eurodeputato Panzeri vendere il proprio sostegno alla propaganda del Qatar, colpevole di gravi abusi dei diritti umani durante l'organizzazione del Mondiale di calcio, in cambio di ingenti somme di denaro. L'11 dicembre ha pubblicato su Twitter un lungo post riepilogativo di come ha vissuto le influenze del Qatar fin dall'inizio, con tanto di voti degli europarlamentari sui suoi emendamenti contro il Qatar.

«Era da tempo che avevo dei chiari sospetti nei confronti dei socialisti e del Ppe perché si opponevano con una durezza che non avevo mai visto prima a ogni risoluzione contro il Qatar, usando spesso le stessi tesi dell'ambasciata qatarina», ha spiegato al telefono da Strasburgo: «Ho visto in prima persona all'opera i contatti di influenza del Qatar e la maniera in cui socialisti e popolari hanno difeso gli interessi del Qatar, usando un linguaggio che non condanna mai la violazione dei diritti dell'uomo e che invece esalta dei presunti miglioramenti fatti dal Qatar ma di cui non esiste prova, e che sottolinea l’importanza delle relazioni energetiche tra Europa e Qatar».

Lo ha fatto in tempi non sospetti…

«Il mese scorso nel video in cui denunciavo una situazione che non tornava mi sono infatti chiesta se il Qatar non avesse infiltrato il Parlamento».

Si aspettava l'estensione della rete qatarina?

«Che fosse stata addirittura costituita una banda a delinquere con il coinvolgimento della vicepresidente no. Oltre i miei peggiori sospetti».

Per il momento le indagini sono concentrate in campo socialista: si aspetta un allargamento ad altri gruppi?

«Mi aspetto che sia coinvolto il Ppe sulla base delle votazioni fatte in aula sul Qatar. D'altronde il vice presidente greco della Commissione europea Margaritis Schinas da mesi porta avanti la promozione del Qatar e dunque non è scorretto oggi nutrire sospetti».

E in Parlamento?

«Usciranno altri nomi, ma a causa dell'immunità parlamentare non sarà facile procedere se non sono colti in flagrante come nel caso di Eva Kaili. Adesso tutti stanno attenti però. Non escludo che prima o poi le autorità chiederanno al Parlamento di toglierla su qualche deputato e noi lo faremo».

Altri stati potrebbero essere coinvolti in questa compravendita delle influenze esterne?

«A fare lobbying pesante oltre al Qatar finora sono stati il Marocco e la Russia, ma non ho prove».

Cosa dovrebbe cambiare in futuro perché queste situazioni non si ripetano?

«Ovviamente dobbiamo cambiare le regole. Esiste già un registro della trasparenza in Parlamento ma non è obbligatorio registrare i propri contati, né per i parlamentari, né per i lobbisti (ndr: Fight impunity non era registrata). Le regole esistenti non sono applicate perché manca un'Authority che monitori e possa applicare sanzioni. È dall'inizio del mandato che chiediamo un'autorità indipendente che abbia i mezzi per investigare, la Commissione l'aveva appoggiata ma fino ad oggi non se ne è fatto nulla. Adesso è diventata una necessità. Dobbiamo uscirne dicendo che giammai i Paesi terzi compreranno i nostri Mep come fossero squadre di calcio. Le regole dovranno essere molto rigide perché al democrazia non è in vendita».

Lo scandalo. Perché Eva Kaili è stata arrestata e cosa è il Qatargate. Salvatore Curreri su Il Riformista il  13 Dicembre 2022

Lo scandalo che ha colpito il Parlamento europeo, con l’arresto in flagranza di reato della sua vicepresidente socialista Eva Kaili, pone – tra gli altri – il problema della perseguibilità in sede giudiziaria delle opinioni da questa espresse in difesa del Qatar dalle accuse di violazione dei diritti fondamentali della persona, specie dei lavoratori che sono stati impegnati nella costruzione degli stadi.

In altri termini, può un giudice incriminare la deputata europea sulla base dell’ipotesi di accusa che le parole da lei espresse siano frutto di corruzione? Oppure quelle opinioni da lei espresse sono coperte dalla prerogativa parlamentare della insindacabilità, in base a cui ogni parlamentare non può essere chiamato a rispondere in nessuna sede, penale inclusa, delle opinioni espresse nell’esercizio delle sue funzioni, cosicché sia sempre tutelata la sua libertà di parola e, con essa, l’autonomia del Parlamento cui appartiene da indebite interferenze giudiziarie?

Si tratta di una questione, com’è evidente, che induce a riflettere, sotto un punto di vista del tutto particolare, sul tema della rappresentanza politica del parlamentare e del suo rapporto con la rappresentanza di interessi. Questione peraltro non nuova, se è vero che già il 31 gennaio 1893 la Camera dei deputati concesse l’autorizzazione a procedere contro il deputato De Zerbi, imputato di peculato, corruzione millantato credito per avere ricevuto somme offerte in cambio della sua interferenza nell’iter di approvazione di un disegno di legge che ad una banca interessava vedere approvato. Il tema si è riproposto nelle Camere repubblicane, dove si è registrato nel tempo un significativo mutamento d’indirizzo.

Inizialmente, infatti, la Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, chiamata a pronunciarsi sull’accettazione di una promessa di denaro per presentare e sostenere due disegni di legge da parte di un deputato per questo accusato di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, ritenne che l’attività parlamentare fosse sempre oggettivamente insindacabile, a prescindere dagli intenti soggettivi, e coprisse anche quella antecedente rispetto ad essa inscindibilmente collegata e strumentale. Se così non fosse, concluse allora la Giunta, il giudice potrebbe sindacare l’attività politica del parlamentare, e precisamente il processo di formazione della sua volontà, vanificando in tal modo la prerogativa dell’insindacabilità nelle sue motivazioni. In questo modo, quindi, si volle evitare un controllo esterno sulla volontà del deputato, a costo però di rendere possibile il mercimonio dell’attività parlamentare.

Per evitare però tale indesiderato epilogo, l’indirizzo della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera mutò in seguito radicalmente. Nel 1972 la Giunta ritenne che la prerogativa della insindacabilità non poteva essere sempre e comunque astrattamente e intrinsecamente data per scontata; piuttosto occorreva verificarla nei fatti, onde escludere che essa potesse estendersi all’accettazione di denaro o di altri beni materiali o alla loro relativa promessa in grado di interferire e/o condizionare il compimento di un atto tipicamente parlamentare. La stessa Corte costituzionale, nella sua sentenza n. 81/1975 del 27 marzo, ha collegato la irresponsabilità dei parlamentari al “fine di rendere pienamente libere le discussioni che si svolgono nelle Camere, per il soddisfacimento del superiore interesse pubblico connessovi”. È in vista di questo fine che “siffatte eccezionali deroghe all’attuazione della funzione giurisdizionale, considerate necessarie a salvaguardia dell’esercizio delle funzioni sovrane spettanti al Parlamento, risultano legittime in quanto sancite dalla Costituzione”.

La prerogativa dell’insindacabilità è dunque funzionalmente connessa alla rappresentanza “nazionale” del singolo parlamentare, chiamato ad esercitare le sue funzioni “senza vincolo di mandato”. Pertanto essa non può coprire quanto non strumentalmente funzionale al corretto esercizio del mandato parlamentare ed al corretto funzionamento dell’istituzione parlamentare nel suo complesso. Ciò giustifica quindi l’applicazione anche al parlamentare del reato di “corruzione per l’esercizio della funzione”, previsto dall’art. 318 c.p., come riformato dalla legge n. 190/2012 (c.d. Severino), che punisce con la reclusione da tre a otto anni “il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa”. Tale reato fu applicato nei confronti dell’ex deputato dell’Udc Luca Volonté, accusato di aver ricevuto da politici azeri una tangente di 2 milioni e 390 mila euro per orientare il proprio voto come membro dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

In quell’occasione, infatti, la Cassazione (sentenza n. 36769/2017) accolse il ricorso del pubblico ministero contro la decisione del giudice per l’udienza preliminare di non procedere nei confronti del suddetto deputato perché riteneva insindacabili le sue attività. Per la Cassazione, infatti, la garanzia della insindacabilità a tutela dell’autodeterminazione del singolo parlamentare ne copre gli atti purché connessi alla funzione parlamentare. Altrimenti prevale la “grande regola” dello stato di diritto e la parola deve passare alla giurisdizione. L’utilità percepita, infatti, va qualificata “indebita” quando l’attività parlamentare, che per sua natura tende alla costante composizione di interessi di parte, viene condizionata da interessi estranei alla sua natura politica.

Per questo, nell’ambito dell’attività politico-parlamentare “non può ritenersi rientrare la ricezione di utilità, anche estremamente rilevante, come ad esempio cospicue somme di denaro a titolo personale”. In conclusione, quanto dalle ipotesi di reato si presume sia accaduto nel Parlamento europeo ci richiama ancora una volta in modo esigente alla nobiltà della funzione parlamentare, marcando il confine oltre cui si è fuori dai compiti di rappresentanza e anche di “compromesso” politico e si entra nella logica di uno sfruttamento privato dell’altissimo ufficio ricoperto. Salvatore Curreri

Documenti sospetti. A Bruxelles, il Qatar cercava soprattutto l’esenzione dei visti per entrare in Europa. Vincenzo Genovese su L’Inkiesta il 14 Dicembre 2022

Nell’inchiesta sulla corruzione all’Europarlamento, il dossier più importante riguarda una questione piuttosto tecnica ma molto significativa, che tocca le persone con passaporto del Paese mediorientale

La difesa del Qatar come «Paese all’avanguardia nei diritti dei lavoratori» pronunciata da Eva Kaili, ex vice-presidente del Parlamento europeo ora arrestata per presunta corruzione e destituita dalla carica, sembra il prodotto più esplicito dell’influenza indebita sui processi della democrazia comunitaria di cui è accusato lo Stato mediorientale. Ma non è il più significativo.

Il dibattito in cui questo intervento si inserisce ha generato una risoluzione non legislativa sulla situazione dei diritti umani in Qatar: uno dei tanti «messaggi politici», dalla discutibile efficacia, che l’Eurocamera manda al resto del mondo durante le sue sessioni plenarie.

Il file della discordia

Al governo di Doha interessava probabilmente di più un’altra procedura, quella riguardante la liberalizzazione dei visti per i propri connazionali.

Si tratta di una questione piuttosto tecnica, ma molto significativa. Ad aprile 2022 la Commissione europea propose un’esenzione dall’obbligo del visto per i cittadini di Qatar e Kuwait, subordinata a determinate condizioni che i due Paesi avrebbero dovuto soddisfare.

Trattandosi della modifica di un regolamento europeo, quello sui visti, il processo legislativo prevede che Parlamento e Consiglio adottino ognuno una propria posizione sul tema, prima di negoziarla tra loro.

«Onestamente mi sarei sorpreso se il Qatar non avesse cercato di influenzare questa decisione», dice a Linkiesta l’eurodeputato tedesco dei Verdi/Ale Erik Marquardt, relatore del file nella commissione parlamentare Libe (Libertà civili, giustizia e affari interni).

A decidere se la pressione esercitata rientra nella normale attività di lobbying che esercitano i funzionari dei Paesi stranieri o se è sfociata nella corruzione sarà un’inchiesta della magistratura belga ancora in corso, che al momento conta quattro persone in carcere e circa un milione di euro di contanti sequestrati.

Di certo Marquardt sottolinea un interesse molto sospetto da parte di Eva Kaili, che nemmeno fa parte della commissione Libe, ma come sostituta ha partecipato alla votazione finale sul testo. «Mi ha chiamato più volte, spingendo per accelerare il processo. A un certo punto ha proposto di procedere con il Qatar senza il Kuwait, perché in quel Paese la situazione era più problematica».

La relazione si vota in commissione Libe il primo dicembre e il risultato è una relazione che propone l’esenzione dal visto per i cittadini di Qatar e Kuwait, Ecuador e Oman, approvata con quarantadue pareri favorevoli e sedici contrari. Scorrendo la lista di voto, si nota un appoggio trasversale: Partito popolare europeo, Socialisti e democratici, Verdi/Ale e persino Conservatori e riformisti europei.

Votano contro solo Renew Europe, il gruppo della Sinistra e gli esponenti di Identità e democrazia, oltre a un non iscritto. La posizione favorevole dei Verdi è spiegata a Linkiesta da Marquardt: «Un accordo sull’esenzione dei visti rappresenta una leva politica, perché se si inseriscono determinate clausole lo si può sospendere in caso di arretramenti democratici del Paese in questione. Ad esempio l’accordo con il Kuwait prevedeva una moratoria sull’applicazione della pena di morte».

Potrebbero essere le stesse motivazioni del gruppo S&D, il cui comportamento è ora sotto esame perché è quello più toccato dallo scandalo: tra gli arrestati ci sono una sua componente (Eva Kaili), un suo ex deputato (Pier Antonio Panzeri) e un assistente parlamentare alle sue dipendenze (Francesco Giorgi).

In questi casi è il «relatore ombra» di ogni gruppo politico a lavorare sul dossier e a dare poi l’indicazione di voto ai propri colleghi. Sul file in questione, per i Socialisti e democratici, il ruolo era ricoperto da Pietro Bartolo, che al momento non intende parlare con la stampa. L’eurodeputato siciliano, conferma la direzione di S&D, si è dimesso dal ruolo dopo gli arresti che hanno dato il via al cosiddetto Qatargate.

Che tra le sue conseguenze politiche annovera anche il rinvio in commissione Libe del dossier sulla liberalizzazione dei visti per i cittadini qatarioti. Avrebbe dovuto essere votato in questa sessione plenaria dall’aula di Strasburgo, che vista la situazione ha invece deciso di rimandarla indietro per «approfondire la discussione».

Relazioni con il Qatar

Come dice a Linkiesta una fonte parlamentare a Strasburgo, «la tensione si taglia con il coltello», ed è opinione diffusa che altri eurodeputati appartengano alle rete su cui la polizia belga sta indagando per «corruzione, riciclaggio di denaro e partecipazione a un’organizzazione criminale».

Qualcuno lo ha detto in modo esplicito, come l’eurodeputato finlandese Petri Sarvamaa, in un’intervista a Euronews: «Dobbiamo cercare ogni singolo deputato che c’entra qualcosa con quello che sta succedendo. Purtroppo sono sicuro che non è finita: ci saranno altri casi».

Osservati speciali, secondo la fonte consultata da Linkiesta, sarebbero i tredici deputati che appartengono al «Gruppo di amicizia con il Qatar», appena sospeso dal suo presidente, il liberale spagnolo José Ramón Bauzá Díaz.

Ne fanno parte, tra gli altri, gli italiani Dino Giarrusso, Luisa Regimenti e Fulvio Martusciello. Quest’ultimo ha presentato nel giugno 2021 un’interrogazione parlamentare per denunciare «i tentativi degli Emirati arabi uniti di manipolare le organizzazioni di giornalisti per boicottare la Coppa del Mondo in Qatar».

Ovviamente si tratta di una posizione legittima come, fino a prova contraria, tutte le altre espresse in favore dello Stato mediorientale dai rappresentanti del Parlamento. Ma oggi chiunque ha intrattenuto buoni rapporti con il governo qatariota è guardato con sospetto all’interno del Parlamento.

Le minacce via mail dell’ assistente dell’ Europarlamentare del PD Alessandra Moretti al nostro giornale. Redazione CdG 1947 su Il Corriere del Giorno il 12 Dicembre 2022

Sono almeno altri quattro italiani, pur non essendo indagati, finiti tra le maglie dell'inchiesta ritrovandosi il posto di lavoro inaccessibile e subendo il sequestro di computer e smartphone.

Ondate di fango mediatico sulla politica italiana nello scandalo del Quatar che ha visto coinvolto l’ex-eurodeputato Panzieri ed una serie di lobbisti sotto mentite spoglie di politici, lobbisti e partaborse. I media ed i magistrati belgi ormai parlano di una “Italian Connection” presente nell’inchiesta sul “Qatargate“. E lo fanno dalla scorsa settimana quando la Polizia Federale belga è entrata negli edifici del Parlamento europeo per mettere i sigilli agli uffici di una serie di collaboratori e assistenti, tutti “rigorosamente” italiani. Un lungo corridoio di stanze nel gruppo Socialisti & Democratici sigillate e chiuse a doppia mandata su disposizione della magistratura belga.  il giudice Michel Claise ha confermato ieri gli arresti per Antonio Panzeri, Eva Kaili, Niccolò Figà-Talamanca e Francesco Giorgi. La procura ha perquisito la casa dell’eurodeputato socialista Marc Tarabella, che oggi dovrà fornire le sue spiegazioni alla commissione di vigilanza del Partito Socialista belga. 

Inizialmente c’era Francesco Giorgi, fermato prima e confermato ieri agli arresti, attuale assistente dell’eurodeputato Andrea Cozzolino, e fidanzato dell’eurodeputata greca  Eva Kaili nella cui abitazione sono stati trovati borsoni pieni di centinaia di migliaia di euro in contanti . La procura belga ha deciso di avviare una sorta di pesca a strascico per scovare e raccogliendo quante più prove possibile. In queste ore il Partito Democratico ha annunciato di aver “disposto la sospensione cautelare di Giorgi con effetto immediato“. Nato ad  Abbiategrasso si segnala appena ventenne come “attivista” dei Democratici di Sinistra, all’epilogo del loro percorso, prima di spiccare il volo con una laurea in Scienze Politiche ottenuta alla Statale di Milano.

Giorgi si faceva fa notare nel centrosinistra lombardo ma la sua ambizione superava i confini regionali puntando all’Europa, destinazione Bruxelles. Collabora con il Parlamento Europeo e intreccia la sua carriera con quella di Antonio Panzeri di cui diventa assistente. Un legame che ha portato entrambi agli arresti con l’accusa di aver ricevuto laute mazzette dal Qatar per ripulire l’immagine del paese ospitante i mondiali di calcio 2022.

Al momento dell’arresto Giorgi lavora però per un altro europarlamentare Pd, Andrea Cozzolino, (che come la Moretti non è coinvolto nell’indagine), come consulente per i i rapporti dell’Ue con i Paesi del Maghreb (Marocco, Tunisia, Algeria). Cozzolino, si è dichiarato sopreso per l’arresto del suo assistente, sostenendo che lo avrebbe scelto perché già lo conosceva come esperto dei Paesi nordafricani al Parlamento Europeo, nella sua attività precedente. Nessun “contatto” sospetto quindi fra Cozzolino e Panzeri.

Sono almeno altri quattro italiani, pur non essendo indagati, finiti tra le maglie dell’inchiesta ritrovandosi il posto di lavoro inaccessibile e subendo il sequestro di computer e smartphone.

I sigilli sono stati così posti all’ufficio di Federica Garbagnati, in passato lavorava all’ Europarlamento con Panzieri, intorno al quale ruota una vera e propria rete di collocamento e alle conoscenze dell’ex europarlamentare del Pd, passato ad Articolo Uno, che ieri lo ha sospeso. La Garbagnati che è attualmente assistente dell’eurodeputata Alessandra Moretti ieri pomeriggio utilizzando un account di posta di tale “Matteo Cavallo” alle h. 17:04, ci scriveva testualmente:

“Mi chiamo Francesca Garbagnati e ho appena notato che un vostro impreciso articolo mi ha appena definita INDAGATA nell’inchiesta che vede al centro l’ex eurodeputato Pier Antonio Panzeri. Essendo ciò assolutamente falso, vi chiedo di provvedere a cancellare immediatamente il mio nome da ogni vostro articolo dal momento che non sono indagata, non sono una personalità pubblica e che il mio nome non è essenziale nella descrizione della cronaca. Provvederò immediatamente a sporgere querela nei confronti del vostro giornale e del vostro giornalista.Mi auguro correggiate immediatamente il vostro errore. Cordialmente, Francesca Garbagnati” 

Non avendo timore delle minacce di querela ricevute, nella consapevolezza di aver pubblicato la verità. le abbiamo così risposto:

Dopodichè la Garbagnati si è affrettata a far sparire da Internet e dai socialnetwork tutti i suoi profili (ha dimenticato Facebook….) e le sue foto, e persino qualche piccola pseudo-intervista dove raccontava la sua esperienza lavorativa all’ Europarlamento . Un comportamento singolare e sicuramente poco “trasparente”, che si è allineato con le bugie dalle gambe corte della Moretti, come quelle dichiarate al sito Affari Italiani che sabato scorso scriveva: “in mezzo a tanti nomi, qualcuno ha tirato fuori anche quello di un assistente parlamentare dell’eurodeputata Pd Alessandra Moretti. Ma l’assistente, che non risulta essere indagata, sarebbe coinvolta nell’inchiesta in quanto ex assistente di Panzeri (così come gli altri suoi ex colleghi). Dato il clamore della notizia è facile che il “fango” finisca un po’ dovunque, anche se alcune voci raccontano addirittura di uffici sigillati e telefoni sequestrati.” Sentita sempre da Affaritaliani, la Moretti ha smentito “che la sua assistente sia stata interrogata” (circostanza che nessuno, tantomeno il nostro giornale ha mai scritto !).

Peccato che oggi sempre la Moretti, parlando con l’ ADN-Kronos , ha ammesso che la sua assistente Francesca Garbagnati, “ha subito una perquisizione ma non è stata interrogata”. Probabilmente la Moretti non ha molta esperienza di indagini di polizia giudiziaria.

Dopo aver chiamato inutilmente per tutta la mattinata la segreteria dell’ on. Moretti all’ Europarlamento (che conta ben 7 addetti tutti stipendiati con denaro “pubblico” ) dove non rispondeva nessuno, siamo riusciti nel primo pomeriggio a contattarla via Whatsapp. La Moretti ci ha rilasciato questa dichiarazione “Tutti gli ex collaboratori di Panzeri hanno subito i sigilli dei propri uffici. Massima collaborazione con la magistratura su questa vicenda che ci lascia sgomenti”, di fatto confermando quello che il CORRIERE DEL GIORNO ed il FATTO QUOTIDIANO avevano rivelato per primi così di fatto smentendo la sua assistente che ci minaccia legalmente via mail attraverso il suo “cavaliere bianco” Matteo Cavallo, minaccia che si è trasformata in una denuncia penale per “tentata estorsione” che il nostro avvocato sta già preparando. Altro che le querele preannunciate dalla Moretti contro chiunque “pubblichi o diffonda notizie false e tendenziose o che puntino a minare la propria onorabilità” !

L’ assistente della Moretti non è l’unica “portaborse” a ritrovarsi senza un ufficio. Sigilli sono stati apposti anche anche all’ufficio di Giuseppe Meroni, esponente di Articolo Uno, anche lui con un passato da assistente di Panzeri e attualmente alle dipendenze dell’ eurodeputata Lara Comi (Forza Italia) che nonostante la distanza politica hanno sempre avuto una amicizia generata dalla passione comune per il calcio. La Comi tifosa del Milan e Panzeri dell’Inter, partecipavano spesso e volentieri in Lombardia a trasmissioni tv dedicate al derby della Madonnina.

Sigilli sono stati posti anche all’ufficio di Donatella Rostagno, altra ex collaboratrice di Panzeri ritenuta un esperta di Medio Oriente e mondo arabo, attualmente alle dipendenze dell’europarlamentare belga Maria Arena che era componente del Board dell’Ong Fight Impunity, fondata nel 2019 dall’ex eurodeputato S&D Panzieri.

Il quarto ed ultimo assistente parlamentare europeo coinvolto è Davide Zoggia, un ex deputato considerato “vicino” agli amici di Pierluigi Bersani, con un passato di amministratore pubblico come ex sindaco di Jesolo e presidente della provincia di Venezia, al quale gli investigatori belgi hanno sequestrato il suo cellulare. Zoggia è il responsabile degli Enti Locali del PD durante la “segreteria” Bersani, diventando il capo dell’ organizzazione del partito con Guglielmo Epifani. Attualmente fa parte dello staff di Pietro Bartolo e Brando Benifei (nessuno dei due è sotto indagine).

“I Mondiali al Qatar sono un insulto all’etica, bisogna ritirare l’assegnazione”. E ancora, con una punta di sarcasmo: “Platini, i parenti di 1.200 operai morti nei cantieri per la costruzione degli stadi si scusano per aver rovinato i Mondiali“. Poi, a un certo punto, la posizione è cambiata. Ed allora il boicottaggio si è trasformato in “un gesto ipocrita” e “chi abbandona i maxi-schermi è un idiota perché la Coppa del mondo è una festa che bisogna vivere insieme” aggiungendo che in Qatar i lavoratori “hanno un salario minimo, che viene versato sul loro conto corrente» e all’interno delle aziende c’è persino «una concertazione sindacale». Per questo gli altri Paesi del Golfo dovrebbero seguire il modello-Qatar”.

Le prime dichiarazioni che avete letto sono di Marc Tarabella, eurodeputato belga di origini italiane con alle spalle quattro mandati al Parlamento Ue. Le ultime anche. E questa giravolta è tra i motivi che hanno spinto sabato sera gli investigatori belgi a perquisire la casa del politico socialista folgorato sulla via di Doha. E’ durata un paio d’anni, dal 2014 fino al gennaio del 2016 la sua campagna politico-mediatica per annullare l’assegnazione dei campionati di calcio al Qatar . Interventi in Parlamento, dichiarazioni sui media, manifestazioni. Poi all’improvviso un lungo silenzio, interrotto a partire dallo scorso anno, quando la linea dell’esponente socialista ha preso tutt’altra direzione. Tarabella ha continuato a occuparsi di Qatar, ma questa volta con toni e dichiarazioni molto più istituzionali. Che coincidenza…

Tarabella è nato in Belgio nel 1963, figlio di un emigrante italiano originario di Seravezza (Lucca), dal 1994 è sindaco di Anthisnes , un comune di 4000 abitanti alle porte di Liegi. Parla perfettamente italiano ed è considerato molto vicino a Panzeri, al punto tale che un anno fa ha preso la tessera di Articolo Uno.

Le mazzette e le risultanze investigative che usciranno dai telefoni e computer sequestrati potrebbero portino altrove: per il governo del Qatar il ruolo dell’ ormai ex-vicepresidente del Parlamento Europeo, la greca Eva Kaili era un “”badge” strategico per accedere alle porte dell’istituzione europea. La parlamentare greca è stata recentemente fotografata ad Abu Dhabi in un weekend con il suo connazionale, il vice presidente della Commissione, Margaritis Schinas, esponente del Ppe che guarda caso in un tweet dello scorso 20 novembre aveva elogiato il mondiale del Qatar, definendolo un “paese che ha attuato riforme e che merita questo successo mondiale“.

Ecco perché, al momento, l’indagine belga è soltanto al primo livello. La Polizia ha voluto accelerare con le perquisizioni temendo che, con la fine del Mondiale, e lo stop ai lavori del Parlamento Europeo per la pausa natalizia, molto (cioè le valige di denaro) potesse scomparire. E probabilmente non hanno torto.

Redazione CdG 1947

Le bugie delle mazzette contro le inchieste libere. Cristiana Flaminio su L’Identità il 13 Dicembre 2022

Autocitarsi non è bello. Ma la cronaca ci costringe a farlo. Per un motivo molto semplice: forse, ma forse, abbiamo capito perché, mentre tutto il mondo urlava allo scandalo, c’era qualcuno in Italia e in Europa che tentava di far passare il Qatar come un Paese proiettato verso le magnifiche sorti e progressive della libertà e della democrazia. Qualcuno, come la vicepresidente del Parlamento Europeo Eva Kaili, addirittura cercava di fare di Doha una sorta di enclave dei diritti del lavoro (sic!) nel Medio Oriente.

L’Identità ha già dato, ai suoi lettori, conto e ragione dei dubbi, troppi, che gravavano su certe ricostruzioni della way of life, o sarebbe meglio dire della way of business, del Paese del Golfo. Abbiamo scritto, riprendendo inchieste giornalistiche internazionali e atti del Parlamento europeo stesso, che gli stadi, quelle meravigliose e autentiche cattedrali nel deserto allestite a tempo di record tra le dune, grondavano il sangue di migliaia e migliaia di lavoratori migranti, di stranieri, provenienti dai Paesi più poveri dell’Asia, con il miraggio di guadagnare un tozzo di pane. Troppi ne sono morti. Ancora di più sono stati trattati, secondo quanto emerso dai report delle associazioni internazionali e degli osservatori internazionali, come dei veri e propri schiavi moderni.

Eppure, c’era chi continuava a predicare calma. A intravedere chissà che gloriose innovazioni che sarebbero presto arrivate dal Paese qatarino. C’era chi, solitamente ipersensibile ai diritti, ha fatto orecchie da mercante sulle tante, troppe, aporie e vere e proprie discriminazioni, sociali e non, dei lavoratori e non solo loro (ricordate, quella “malattia mentale” dell’essere gay?). Il Parlamento europeo, ora, deve fare chiarezza al suo interno. Spazzare via la corruzione che si sarebbe verificata tra le stanze dei vertici, non dei semplici peones, del luogo principe della democrazia comunitaria. Di un’Europa che si picca di averla inventata la democrazia, di averla insegnata al mondo. E che oggi, invece, fa ridere, di gusto, tutti gli avversari geopolitici e internazionali. L’offesa subita dalle istituzioni è gravissima. E va sanata. Senza la retorica di Metsola che chiama alle armi contro i “nemici della democrazia” che assedierebbero l’europarlamento. Ma con il coraggio di scacciare i lobbisti (o presunti tali) dal parlamento come qualcun altro, ben più grande di ogni istituzione umana, fece coi mercanti nel Tempio.

Lo scandalo Qatargate.“Premesso che siamo garantisti”, la nuova moda per linciare gli altri. Iuri Maria Prado su Il Riformista il 13 Dicembre 2022

È la solita storia del “premesso che”. Premesso che siamo garantisti, quello è un ladro. Premesso che siamo garantisti, è una vergogna. Premesso che siamo garantisti, è evidente che quella è una famiglia di farabutti. Premesso che siamo garantisti, insomma, garantiamoci il diritto di fare a pezzi un indagato, e la moglie, e la figlia, arrestate non si sa in base a quali imprescindibili esigenze cautelari, perché d’accordo che la giustizia deve fare il suo corso ma intanto ci pensiamo noi. Per il dovere di informare la gente. Per la difesa dell’onestà. Per la democrazia.

E come Soumahoro va strattonato tanto più fortemente perché faceva le mostre di difendere i deboli mentre la moglie si faceva il guardaroba di lusso alle loro spalle, così Panzeri, l’ex deputato del Pd, l’ex sindacalista, va castigato a reti unificate e a prime pagine scandalizzate perché il suo profilo progressista nascondeva in realtà le chat sulle vacanze da centomila euro. Con lo strepito misurato non sulla ipotetica provenienza illecita dei soldi destinati a quel lusso, che ancora ancora ci potrebbe stare, ma sulla intrinseca portata oltraggiosa di tanta spesa. La settimanella nella pensioncina in riviera, evidentemente, non avrebbe revocato la sua perfetta presentabilità democratica.

Ovviamente la sua parte politica scaricherà prima del processo, solo sulla base di quel chiasso mediatico e unicamente sull’onda della retata, questo suo eminente (fino a ieri) rappresentante, ed è desolante assistere ai gesti vigliacchi di quelli che rinnegano persino, ora che è finito in disgrazia, di averlo conosciuto (qualcuno, come Andrea Orlando, è arrivato a rimuovere un proprio messaggio con il quale si congratulava con Panzeri per non si sa più quale incarico o iniziativa). Ovviamente non si dice che la notizia dovesse scomparire, o che il milieu politico e amicale di Panzeri dovesse limitarsi, nell’apprenderla, a fare spallucce. Ma anche qui, e per l’ennesima volta pur dopo oltre trent’anni di giustizia giornalistica, il protocollo continua a svilupparsi nel solco tradizionale della condanna già confezionata: e con quella premessa (“premesso che siamo garantisti”) chiamata a un ruolo anche più bastardo, cioè a legittimare i pregiudizi e il verdetto popolar-televisivo che invece dovrebbe sorvegliare e possibilmente inibire.

Ti sbattiamo in prima pagina e pubblichiamo le tue chat di famiglia, d’accordo, ma di che cosa ti lamenti? Non sai che siamo garantisti? La premessa garantista è insomma il lasciapassare di cui gode ogni nefandezza giustizialista. Il cosiddetto sistema dell’informazione dovrebbe comportarsi diversamente anche solo in omaggio a una regola statistica, se non già per un minimo di decenza e rispetto dei diritti delle persone: e cioè perché troppe volte, troppe, e con il sacrificio della reputazione, e a volte della vita, di tanti, i presunti scandali avevano di scandaloso soltanto l’inconsistenza su cui si basavano. Può darsi che questo non sia il caso, ma tante volte il caso è stato proprio questo. Non basta a suggerire un po’ di prudenza? E quella premessa farlocca (“premesso che siamo garantisti”), non dovrebbe supporre il dovere di ascoltare anche, forse prima, quel che ha da dire a propria difesa l’indagato? O “premesso che siamo garantisti” significa fare gli equanimi ripetitori dell’accusa? Iuri Maria Prado

Media scatenati contro "Eurotangentopoli". Caso Qatar, giornalisti scatenati si ‘travaglizzano’ e linciano tutti Panzeri. Piero Sansonetti su Il Riformista il 13 Dicembre 2022

Prendevano un nero (loro dicevano nigger) che immaginavano fosse colpevole di qualcosa di grave, magari di infame – forse lo era, forse no – lo bastonavano a sangue, gli sputavano addosso, gli tiravano sacchetti di piscio in faccia, lo ferivano coi coltelli e con le asce, e poi, mentre agonizzava lo impiccavano a un albero. Si chiamava linciaggio.

Era frequente negli stati meridionali degli Stati Uniti. Era una forma primordiale di giustizia, generalmente esercitata a maggioranza. Nel senso che la maggioranza o la quasi unanimità della popolazione bianca del borgo, o della cittadina – ma anche di qualche città più grande – riteneva giusta la condanna e la punizione. E questo legittimava il linciaggio. Se leggete i giornali italiani, e scorrete le dichiarazioni dei politici – quelli di ieri e dell’altro ieri, dico – avete la sensazione netta, quasi visuale del linciaggio. E potete immaginare il rogo preparato per bruciare vivi i rei. Cioè Antonio Panzeri con tutta la sua famiglia (anche coi neri, spesso si faceva così: tutta la famiglia sulla forca), e poi Eva Kaili, la deputata greca, suo padre e qualche altro funzionario, in genere socialista. Anche in questo caso il linciaggio, che è scattato pochi minuti dopo la cattura, è giustificato dal consenso dell’opinione pubblica.

Un altissimo dirigente del Pd, intervistato, ha detto semplicemente: “Mi fa schifo”. Chi gli fa schifo? Panzeri? A me no. Considero Panzeri un essere umano come tutti gli altri esseri umani; perciò non provo schifo per lui ma affetto. Che casomai cresce, e non decresce, nel momento più difficile della sua vita. Dalle notizie che leggo (e che sono abituato a non prendere per oro colato) capisco che esiste la concreta possibilità che abbia commesso un reato. Non so bene quale, bisognerà indagare e esaminare i codici prima di stabilirlo e prima di gridare al mostro. Cosa che in genere quasi nessuno fa. Se davvero hanno trovato nella sua abitazione denaro contante per circa mezzo milione di euro, a occhio qualcosa non va.

Quantomeno c’è evasione fiscale, direi. Se poi dalle intercettazioni risulti o no un rapporto illegale con le autorità del Qatar, e se risulti che questo rapporto serviva a influenzare il Parlamento europeo sul tema dei diritti umani, o addirittura a nascondere alcuni orrori commessi dallo Stato del Qatar nei confronti di cittadini qatarioti o di immigrati, questo credo che ancora non si possa dire. Ignoro i metodi della polizia e dei magistrati belgi, so che l’interpretazione delle intercettazioni è sempre una questione molto opinabile, e che è difficilissimo che dalle intercettazioni esca con chiarezza la colpevolezza di una persona. Più spesso risulta la sua innocenza, ma in questo caso di rado vengono adoperate.

Se Antonio Panzeri risulterà colpevole subirà una condanna penale. Punto. Se risulterà colpevole risulterà colpevole lui, non il socialismo. Perché l’arresto di Panzeri ha scatenato, in particolare nella destra, questo riflesso: se Panzeri trafficava con il Qatar, se Panzeri era esponente di alcune ong per i diritti umani, se Panzeri era socialista, questo vuol dire che i socialisti e le ong per i diritti umani sono formazioni di farabutti venduti. Ecco, questa non è battaglia politica, questa è malafede. Vorrei fare tre osservazioni.

La furia della destra non solo contro Panzeri e i suoi coimputati ma contro qualunque organizzazione o esponente di sinistra è davvero impressionante e temibile. Dico temibile perché travolge ogni regola della lotta politica. E quando le regole della lotta sono stracciate è difficile tornare indietro. C’è un giornale – non isolato – che ha messo sullo stesso piano il possibile delitto di Panzeri con il caso Soumahoro e addirittura con la vicenda di Luca Casarini e della ong Mediterranea. Possibile che chi scrive queste cose non sappia che Soumahoro non è presunto innocente ma è del tutto innocente nel senso che nessuno mai lo ha accusato di niente? Addirittura, quello stesso giornale, ha tirato in ballo la storia della Mediterranea. Di cosa è accusata? Di aver salvato circa 500 migranti, in condizioni di salute terribili, che da un mese giacevano sul ponte di una petroliera che li aveva salvati dalla morte e che non riusciva a riportarli a terra.

Cosa c’entra questo atto, sicuramente onesto e nobile, con i favori al Qatar? Dice il giornale del quale vi parlo che però su Casarini c’è un’inchiesta aperta per favoreggiamento dell’immigrazione (reato folle: come favoreggiamento di soccorso…): vero, va avanti da due anni questa inchiesta. I termini sono scaduti da tempo ma resta lì, perché gli inquirenti, evidentemente, non riescono a capire come possano inventarsi una richiesta di rinvio a giudizio. Mi chiedo fino a quando e dove (quo usque tandem…) possa arrivare l’amore per la strumentalizzazione politica. L’idea che lotta delle idee si possa fare solo dopo aver eliminato tutte le idee e averle sostituite con dei bastoni è terrificante. ma sta prevalendo.

La sinistra deve smetterla di accettare la subalternità a qualsiasi alito di destra soffi sulla ribalta. È troppo tempo che fa così. È dal giorno che cadde il muro di Berlino e la sinistra immaginò che l’errore non fosse stato il bolscevismo e la dittatura, ma il pensiero socialista, cioè il pensiero politico di gran lunga più completo, ricco e avanzato della storia dell’umanità. La sinistra si farà demolire dai suoi sensi di colpa e dalla sua voglia di subalternità alla destra. È da quando decise che il suo compito fosse quello di dare gruppi dirigenti alle idee liberiste, è da allora che la sinistra si muove così. Si muove per non farsi notare, per nascondersi, per negare di essere sinistra. Cosa c’entra l’eventuale reato di Panzeri con la storia del socialismo? Zero virgola zero.

Il giornalismo italiano in questi giorni sembrava interamente nelle mani di Travaglio. Il forcaiolismo che trasuda dagli editoriali di tutti i giornali, i titoli gridati ad effetto, la voglia di gogna, di linciaggio, supera le migliori performance del “Fatto”. È chiaro che su questo piano Grillo e Travaglio hanno stravinto. Scorrere i giornali della destra, in origine tradizionalmente garantisti, è stato qualcosa di impressionante. Guardavi le firme e non ci credevi. Sembravano tutti Scanzi, tutti Travaglio, tutti Grillo, tutti Di Battista. Hanno vinto loro. Non c’è dubbio, hanno stravinto: hanno in mano l’anima e il cuore del giornalismo italiano.

Piero Sansonetti. Giornalista professionista dal 1979, ha lavorato per quasi 30 anni all'Unità di cui è stato vicedirettore e poi condirettore. Direttore di Liberazione dal 2004 al 2009, poi di Calabria Ora dal 2010 al 2013, nel 2016 passa a Il Dubbio per poi approdare alla direzione de Il Riformista tornato in edicola il 29 ottobre 2019.

Parla il difensore di Panzeri. “Panzeri e famiglia già condannati dalla stampa”, intervista all’avvocato Daniele Colli. Aldo Torchiaro su Il Riformista il  14 Dicembre 2022

Il 9 dicembre 2022 Antonio Panzeri viene arrestato a Bruxelles nell’ambito di un’inchiesta delle autorità inquirenti belghe su casi di corruzione presso il Parlamento europeo volti a favorire gli interessi qatarioti. Al contempo vengono arrestate a Bergamo anche sua moglie Maria Colleoni, 67 anni, e la loro figlia Silvia, 38 anni, in base ad un mandato di arresto europeo emesso appunto dall’autorità giudiziaria belga. Le accuse sono tanto fumose quanto stiracchiate, se allargate alla cerchia dei famigliari. L’avvocato Daniele Colli rappresenta la famiglia Panzeri, insieme al collega Angelo De Riso.

Di quali accuse parliamo?

Non abbiamo ancora visto gli atti. Sui documenti belgi si parla di un insieme di condotte illecite che vanno dalla corruzione al riciclaggio con vincolo di associazione per delinquere. Tutto da provare.

In casa delle sue assistite la Guardia di Finanza ha trovato 17 mila euro in contante…

È una somma che non ritengo considerevole per una famiglia benestante.

Come si dichiarano i suoi assistititi?

La moglie e la figlia di Panzeri si sono dichiarate innocenti, non a conoscenza delle accuse rivolte loro dalla magistratura belga che adesso ne chiede anche la consegna.

La consegna, cioè l’estradizione. In un carcere di Bruxelles?

Il procedimento incardinato in Italia è volto a valutare quello. Teoricamente, se la magistratura italiana la concede, sì. La decisione è rimandata all’udienza del 19 dicembre.

Perché scusi, se sono attinte da misure cautelari c’è il rischio che scappino o che occultino le prove?

Appunto. Confidiamo che la richiesta di Bruxelles così com’è non venga accolta.

La moglie di Antonio Panzeri che cosa fa?

Nulla, è una pensionata. Vive a Calusco D’Adda, in provincia di Bergamo. E non mi risulta che abbia mai fatto attività politica o che abbia avuto un ruolo nel lavoro del marito.

E la figlia?

È una collega, avvocato civilista attiva qui nella zona. Del tutto sconvolta da queste accuse, incredula.

Che idea si è fatto su questa indagine?

Una attenzione a orologeria, perché curiosamente proprio nella settimana in cui tutto il mondo guarda al Qatar per le semifinali e la finale del campionato del mondo, ecco spuntare la pista della corruzione qatarina.

Quando avrà le carte? Sui giornali le condanne ci sono già tutte.

Questa è la domanda che rivolgiamo alla magistratura del Belgio, sotto la cui giurisdizione ricade il Parlamento europeo. Ci faccia avere gli atti, che vanno poi tradotti e analizzati, altrimenti viene meno il diritto alla difesa. 

Aldo Torchiaro. Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.

Estratto dell’articolo di David Carretta per “il Foglio” il 13 dicembre 2022.

 Per gli assetati di dettagli da buco della serratura, il modo con cui la procura federale belga comunica sullo scandalo del “Qatar gate” si sta rivelando deludente. Contrariamente a quanto avviene in Italia, dove gli atti giudiziari e le intercettazioni finiscono regolarmente sui giornali, il Belgio ha un’ossessione per la riservatezza a tutela delle indagini e delle persone indagate. 

Nei comunicati stampa pubblicati finora sul più grave scandalo di corruzione che ha colpito il Parlamento europeo, la procura non ha mai menzionato il Qatar o le persone coinvolte. Impossibile lanciarsi nel gioco di requisitorie, processi e condanne sui media: occorrerà aspettare una sentenza di un tribunale, o almeno le udienze, per capire tutto quel che è successo.

Il Qatar gate non ha ricevuto un trattamento diverso da altre grandi o piccole inchieste giudiziarie condotte in Belgio. Che sia sugli attentati di Bruxelles del 2016, la cattura di terroristi o un accoltellamento, la comunicazione si limita a scarni comunicati molto generali che contengono una sintesi di perquisizioni, numero di persone arrestate e reati ipotizzati. Ma niente nomi o dettagli. Nel primo comunicato sul Qatar gate di venerdì e nel secondo di domenica il nome del Qatar non compare.

[…] In Belgio le fonti giudiziarie ci sono e parlano con i giornalisti, ma solo fino a un certo punto. “Nell’interesse dell’inchiesta, nessun’altra informazione sarà data per il momento. La stampa sarà informata da eventuali nuovi sviluppi attraverso un comunicato”, ha spiegato la procura. Le uniche intercettazioni del Qatar gate che sono finite sui giornali sono quelle contenute negli atti trasmessi alla Corte d’appello di Brescia per chiedere l’esecuzione del mandato d’arresto contro la moglie e la figlia di Panzeri. Così i media da buco della serratura hanno finalmente avuto il loro romanzo su un Gigante, le vacanze e le carte di credito.

Marcello Sorgi per “la Stampa” il 13 dicembre 2022.

È davvero singolare che il solo nel Pd a condannare seriamente il Qatargate sia il commissario per gli Affari economici Gentiloni, mentre ai vertici del partito si fa strada una strana teoria: gli scandali e la corruzione prosperano per mancanza di regole severe. E chi non ha voluto le regole finora è stata la destra. Uno strano modo di affrontare gli eventi sui quali, alla vigilia del congresso, c'è ben poco da sorvolare. 

Invece è tutto un voltarsi dall'altra parte, mentre le forze di polizia a Bruxelles sequestrano valigioni pieni di soldi. Sotto sotto si tratta anche di non infierire sui "compagni separati" di Articolo 1, i bersaniani-dalemiani a cui apparteneva Panzeri, il principale arrestato italiano, che stanno per rientrare nella casa da cui erano usciti per protestare contro Renzi (e hanno continuato a farlo anche in tempi più recenti, attaccando l'attività di conferenziere dell'ex premier negli Emirati Arabi).

Com' è stato fino a qualche giorno fa per il caso Soumahoro, che ha investito Sinistra Italiana e Europa Verde, alleati della striminzita coalizione che ha perso le elezioni il 25 settembre. È pura illusione sperare di far volare sulla destra qualche schizzo del fango che al momento sommerge la componente italiana del gruppo Socialisti e Democratici dell'Europarlamento (oltre alla vicepresidente greca Kaili). E fermarsi alla questione delle regole, come ha fatto la candidata alla segreteria Schlein, è quasi un parlar d'altro. Sentiremo Bonaccini.

Ma la domanda da farsi è semplice: ce li vogliono davvero nel partito che sta entrando in una fase costituente i lobbisti del Qatar, pagati con centinaia di migliaia di euro per addolcire le prese di posizione del Parlamento di Strasburgo sul mancato rispetto dei diritti civili da parte del governo di Doha? Ci saranno o no un paio di righe, almeno un paio, nella nuova carta dei valori del Pd, per segnare un confine tra il rispetto e l'assenza di democrazia che riguarda la maggioranza dei Paesi del mondo arabo? Oltre ai candidati alla segreteria, evidentemente preoccupati di urtare parte degli iscritti che dovrebbero poi votarli alle primarie, a parlare, a dire parole chiare, dovrebbe essere il vertice del Pd. Che al momento invece preferisce prenderla molto alla larga.

Panzeri, l'indagato è di sinistra? Ecco cosa sparisce dai titoli. Iuri Maria Prado su Libero Quotidiano il 13 dicembre 2022.

Non è propriamente per resipiscenza garantista che la stampa coi fiocchi fatica a mettere in prima pagina che il presunto colpevole, questo Panzeri, appartiene ai ranghi illustri della Repubblica Bella Ciao. Sarebbe nobilissimo se si trattasse della doverosa cautela con cui si tiene basso il profilo dell'indagato, senza indugiare sui particolari del suo curriculum, fino a che le cose non sono più chiare: ma la vaghissima impressione è che si tratti di tutt'altro e cioè del ricorso al bianchetto sulla notizia che imbarazza non per i pacchi di soldi di cui si parla, ma per il fatto che se ne ipotizzi il maneggio da parte di un plenipotenziario progressista.

Che non si tratti di quella cautela è evidentissimo guardando certi titoli: “Choc in Europa”, “Eurocorruzione”, “La Tangentopoli in Europa”, che sembrano misurati meno sull’esigenza di descrivere uno scandalo generale, che è tutto da dimostrare, e ben più sull’urgenza di rendere trascurabile l’identità politica di chi pare esservi coinvolto. Che andrebbe benissimo un’altra volta, se non fosse che altre volte l’affiliazione è vigorosamente sottolineata e non è neppure la guarnizione della notizia, ma la notizia punto e basta. Ora a sinistra faranno il solito, e cioè lo scaricheranno a prescindere, prima del processo, ma nel frattempo verrà fuori che sotto le spoglie di comunista sindacalista era in realtà un ordoliberista.

La morale di Eva. Storia di Massimo Gramellini su Il Corriere della Sera il 12 dicembre 2022.

Se ti riempiono un sacco di banconote fino all’orlo per parlare bene del Qatar e tu parli bene del Qatar, sei una politica corrotta, ma lineare. Invece l’eurosocialista (nel senso di socialista sensibile agli euro) Eva Kaili ha scelto una strada più contorta, non limitandosi a tessere l’elogio dei suoi corruttori, ma usandolo per sputare sull’Europa che le passa lo stipendio, quello regolare. Forse avrete visto anche voi le immagini del memorabile intervento al Parlamento di Bruxelles in cui la vicepresidente Kaili proponeva il Qatar come modello sindacale per il nostro Continente: «Impariamo da loro, lì c’è il salario minimo!». Di sicuro c’è quello massimo, riservato a lei e ai suoi compari.

Nell’area socialista è partita la solita corsa a prendere le distanze , come se l’avidità e il lobbismo a favore dei mostruosamente ricchi fossero incompatibili con la loro parte politica, che ne ha invece sempre fornito amplissime testimonianze. L’aggravante di sinistra, se così si può dire, sta in quel non accontentarsi di adulare il finanziatore, ma nel volere trasformare persino l’adulazione a pagamento in una caricatura di battaglia progressista. Che consistano in questo i vantaggi del famoso «multipolarismo» decantato dagli esegeti del modello arabo, russo, indiano, cinese? Definire bieco e corrotto il capitalismo occidentale mentre si prendono le mazzette da quello degli altri.

Paolo Bracalini per ilgiornale.it il 12 dicembre 2022.  

Dalle sardine ai cavallini rampanti, il passo è breve e transita dalla politica. Si tratta di una battuta sbagliata, ma la foto (e il commento) pubblicata sui social da Mattia Santori, leader delle Sardine, non è stata particolarmente apprezzata. «Non ho fatto in tempo a mettermi la camicia che subito Stefano Bonaccini mi ha preso l'auto aziendale» scrive Santori pensando di essere ironico e postando una foto di lui, in abito e camicia visto il clima estivo di Dubai, con a fianco il governatore Stefano Bonaccini e dietro una fiammeggiante Ferrari gialla.

Un simbolo di lusso che non ci si aspetta dai rivoluzionari alla bolognese, dichiaratamente ispirati a ideali «di stampo gramsciano» (cit). Ora, a parte il fatto di essere a Dubai per l'Expo2020 in qualità di consigliere comunale Pd «con delega al turismo», a parte il fatto di essere a braccetto con il governatore, a parte il fatto di farsi la foto tamarra con le auto di lusso sullo sfondo, è tutto il quadretto che stona. I commenti al post glielo fanno notare in massa. «E brava la sardina! Questo ha capito tutto della vita. Vedrai che presto arriverà pure per te una poltroncina ben retribuita», «Passare dalle sardine al caviale è un attimo....», «Ma come è caduta in basso la sinistra», «Ma non avevi detto che non volevi entrare in politica?

Ti stai preparando per accomodarti, giusto? Tra sardine e tonno il posto è già bello che pronto», e via così. Al netto di alcuni che penseranno davvero che Santori avrà come auto di servizio una Ferrari, le altre critiche riguardano l'evoluzione (tipica) della sardina, da movimentisti a politici (ormai organici al Pd emiliano), una parabola già vista. Già un'altra volta Santori era inciampato in uno scatto infelice, quando si era fatto fotografare insieme a Luciano Benetton e Oliviero Toscani, un'immagine che scatenò un mare di polemiche e portò alla scissione di un gruppo romano di Sardine («Un errore politico ingiustificabile»).

Il movimento nel frattempo si è sgonfiato, qualche giorno fa all'anniversario del primo famoso raduno a Bologna, quando riempirono piazza Maggiore, non c'erano migliaia di persone, ma solo poche decine. «Non saremo mai un partito» ha detto Santori. Al massimo una corrente del Pd.

I rivoluzionari che pretendono il diritto al lusso. L'odiosa ipocrisia di chi predica l'inclusione facendo parte di un mondo esclusivo. Francesco Maria Del Vigo il 13 Dicembre 2022 su Il Giornale.

C'è una grande confusione sotto l'altra metà del cielo. E più che quella delle donne, intendiamo quella delle professioniste del femminismo. Sono successe troppe cose, tutte insieme e in poco tempo. Troppe cose complicate da decodificare, digerire e poi spiegare a se stessi e agli altri, siano lettori o elettori. Per amor di sintesi elenchiamo i tre eventi principali di questa crisi: la vittoria del centrodestra e quindi l'ascesa di Giorgia Meloni a palazzo Chigi; lo scandalo che ha coinvolto l'onorevole Aboubakar Soumahoro e la moglie Liliane Murekatete, trascinando con loro tutto il mondo dell'accoglienza e del suo apparato ideologico; il Qatar-gate con il coinvolgimento, tra gli altri, della vice presidente del Parlamento Ue, la socialista greca Eva Kaili. Tre colpi che hanno fatto tremare anche le più solide certezze della sinistra più convinta della propria superiorità morale e, appunto, di genere.

Ieri, su Repubblica, si è esibita Concita De Gregorio, firma di punta della galassia politica che fonde il progressismo più chic con la difesa più radicale dei diritti delle donne. L'ex direttrice dell'Unità non si nasconde dietro una borsa di Louis Vuitton e, con coerenza, ammette subito la sua missione: difendere Liliane Murekatete. Tentativo più che legittimo, a patto di non sconquassare tutto il sistema di valori con il quale la sinistra per anni ci ha sconquassato le scatole. Cosa che puntualmente avviene. I due pilastri del pensiero della De Gregorio sono le basi della nuova sinistra dei diritti: cioè il diritto al lusso e il diritto all'esibizione del proprio corpo. Il primo teorizzato - con invidiabile coraggio - in diretta televisiva dall'onorevole Soumahoro e il secondo addebitato dalla giornalista a Chiara Ferragni. E potremmo anche fermarci già qui: perché se parlando di diritti siamo passati da Rousseau e Locke ai due sopraccitati, beh, qualche problema c'è, ci è sfuggita almeno una via di mezzo.

E ora, la De Gregorio, per difendere la passione di lady Soumahoro per borse griffate e foto sexy, la paragona proprio alla Ferragni, perché anche lei pubblica foto su Instagram con marchi di lusso e mutande bene in vista. Da queste colonne siamo sempre stati piuttosto severi con la regina delle influencer, ma cosa c'entra con Liliane Murekatete? Al netto di un certo insipido buonismo e uno spiccato qualunquismo vagamente di sinistra, la Ferragni non si è mai occupata di accoglienza e ha fatto i suoi (tanti) soldi nel nome del più spudorato capitalismo, senza nascondersi dietro il paravento dell'umanitarismo e soprattutto senza finire in torbide inchieste su milioni dispensati dallo Stato. Ma è diventata l'ultimo scudo dietro al quale i dem tentano di occultare le loro magagne. Un vizio antico, quello del doppiopesismo rosso. Sinistra al caviale, sinistra da ztl e comunisti col Rolex - per citare solo i più diffusi - non sono solo modi di dire e luoghi comuni. O meglio, nel tempo lo sono diventati, ma si basano su solide realtà fattuali. Per capire geograficamente dove vince la sinistra ormai non serve più consultare gli esperti di flussi elettorali, basta aprire immobiliare.it e cercare dove costano di più le case al metro quadrato. Il Pd, e i suoi cespugli sinistri, sono animali che abitano la fauna dei centri storici. Si sbracciano, dai loro salotti, per il proletariato, ma hanno l'orrore per le periferie proletarie, veleggiano su comode barche a vela - come il famoso Ikarus di D'Alema - lontano dai marosi del populismo e sopratutto del popolo. D'altronde l'ultimo comunista di successo di cui si abbia memoria è Fausto Bertinotti, uno che somigliava molto di più a un lord inglese che a un operaio di Mirafiori. E anche Olivia Palladino, compagna di Giuseppe Conte, neo avvocato degli ultimi, è già finita nel mirino del web per aver sfoggiato borse firmatissime: perfetta per essere la first lady della gauche.

Tra la sinistra e il lusso c'è sempre stato un grande feeling. E non ci sarebbe nulla di male, se non predicassero pauperismo per poi vivere come nababbi, se non detestassero il capitalismo salvo poi esserne ingranaggi oliatissimi, se non predicassero inclusività facendo parte di una della caste più esclusive. Il problema è solo uno: l'ipocrisia. Ultimo vero comune denominatore rimasto alla sinistra.

Alessandro De Angelis per “La Stampa” il 12 dicembre 2022.

In questa storiaccia, che annuncia uno scandalo gigantesco, di corruzione gozzovigliante - soldi nei borsoni che evocano la mazzetta gettata da Mario Chiesa nel water, padri in fuga col malloppo, mogli e figlie che prenotano vacanze faraoniche - peggio del denaro c'è solo la reazione balbettante della sinistra. Ed è proprio questa reazione, che col garantismo non c'entra nulla, a configurare il caso come un elemento di strutturale collasso politico e morale. Non il mariuolo o la classica mela marcia in un corpo sano.

Soumahoro e Panzeri, mutatis mutandis, ognuno con le sue signore, sono due volti dello stesso cinico modello: la disinvoltura, propria o familiare, agita dietro e grazie all'immagine pubblica di difesa dei diritti umani. Circostanza tale da rendere ancora più intollerabili quei comportamenti. 

A meno che il cronista non sia così limitato da non comprendere che non di cedimento morale si tratta, ma di diabolica e raffinata strategia posta in essere da chi, impegnato a criticare il capitalismo, quando si discute il Manifesto dei valori, adesso tace, da Articolo 1 al Pd: chissà, magari sembra corruzione ma è un modo per dissanguare i ricchi della terra, versione aggiornata al terzo millennio dell'esproprio proletario di cui Bruxelles è l'avamposto più avanzato.

Scherzi a parte, in questo assurdo dei principi, c'è chi arriva a consumare il reato senza neanche l'alibi ipocrita del "rubare per il partito", ma l'assenza di una messa a tema della questione morale, da parte dei vertici della sinistra, rivela un meccanismo omertoso generalizzato. Le cui radici sono nel fatto che "può capitare" a tutti, di ritrovarsi tra colleghi o famiglie altri Soumahoro o Panzeri, in un partito schiacciato sul governismo affaristico o dove il tesseramento è affidato ai capibastone.

E dunque, in un clima di appartenenza allo stesso consorzio politico-morale, nessuno ha la forza di difendere i valori, parola ridotta solo a chiacchiera nell'ammuina congressuale sui Manifesti. Accadde lo stesso con Nicola Oddati, responsabile delle Agorà di Enrico Letta, beccato a gennaio a Termini con 14mila euro in tasca, controllo non casuale perché da tempo la procura stava indagando per un presunto giro di favori con imprenditori: si dimise e finì lì. Come finì con la relazione Barca lo sforzo di rinnovamento del marcio partito romano, dopo Mafia Capitale.

In questo quadro si spiega la reazione della destra, tutto sommato misurata. Da un lato, da questa vicenda incassa il terreno ideale per una campagna contro le Ong; dall'altra preferisce (a sinistra) un gruppo dirigente condizionabile a una "piazza pulita" da cui nasca qualcosa di nuovo e insidioso. E non a caso il governo incontra D'Alema, gran consigliere di Conte e della sinistra Pd, nei panni di consulente di un gruppo di investitori qatarini pronti a competere per rilevare la raffineria di Lukoil a Priolo. La destra sa che questi dirigenti sono la sua polizza a vita.

(ANSA il 13 dicembre 2022) - Gli uffici dell'assistente dell'eurodeputato Pietro Bartolo all'Eurocamera di Strasburgo sono stati posti sotto sigillo, ha constatato l''ANSA. I sigilli sono stati apposti questa mattina, ha confermato una persona del suo staff.

Sandro Iacometti per “Libero quotidiano” il 13 dicembre 2022.

Da una parte c'è lo sgretolamento totale e definitivo, sulla scia di Mafia Capitale e dei casi Mimmo Lucano e Aboubakar Soumahoro, del grande castello di ipocrisia creato dalla sinistra oltre quarant' anni or sono con la famosa "questione morale" di Berlinguer. Una roba che, va detto, per essere vista fin dall'inizio con diffidenza non richiedeva grandi sforzi. 

Bastava leggersi non il libro, ma l'ultima pagina della Fattoria degli animali di Orwell per avere le idee chiare: «Le creature volgevano lo sguardo dal maiale all'uomo, e dall'uomo al maiale, e ancora dal maiale all'uomo: ma era già impossibile distinguere l'uno dall'altro». Dove l'uomo era ovviamente lo spietato oppressore e il maiale l'intrepido rivoluzionario.

Ma gli effetti del Qatar gate non si abbatteranno, purtroppo, solo su quel mondo dei buoni e degli onesti a prescindere in cui la corruzione, il mercimonio e lo sfruttamento dei più deboli dietro lo scudo della presunta superiorità morale si sono alimentati e diffusi. 

Tra i molti danni collaterali del clamoroso traffico di mazzette finito nel mirino della giustizia belga tra lobbisti e parlamentari europei di area socialista, molti dei quali legati a doppio filo al nostro Pd (e ai suoi cespugli) sta iniziando a materializzarsi anche quello di una colossale colata di fango sull'intero Paese. 

Per carità, con il passar delle ore si moltiplicano gli appelli a circoscrivere l'accaduto alle persone coinvolte, per evitare che il discredito si allarghi a macchio d'olio. Anche la presidente dell'europarlamento Roberto Metsola ha provato, aprendo la plenaria di ieri tra le urla e le proteste, a spiegare che «questo scandalo non è una questione di destra o sinistra, non è questione di nord o sud».

Epperò nei corridoi dell'europarlamento iniziano a circolare con insistenza espressioni come "italian connection" o "italian job". Ad alimentare la convinzione che si sia trattato di «un colpo all'italiana», del resto, ci sono anche le indagini che, allargandosi, vedono sempre più connazionali coinvolti.

Illazioni e accuse sicuramente velate e dette a mezza bocca, ma non così trascurabili. Al punto che ieri sera persino Antonio Tajani ha sentito il bisogno di respingere pubblicamente l'attribuzione geografica ed antropologica della responsabilità dello scandalo.

«L'Italia», ha detto il ministro degli Esteri in un punto stampa al termine del consiglio degli Affari esteri a Bruxelles, «è un grande Paese: se ci sono dei parlamentari o degli assistenti che hanno commesso dei reati, sono questioni che riguardano le singole persone, non il sistema Italia, come non riguardano il sistema Parlamento». 

Insomma, la frittata è fatta. Dopo il mandolino, la pizza e la mafia ora gli italiani nel mondo dovranno anche giustificarsi di non andare in giro con borsoni zeppi di banconote ricevute da Paesi arabi per ripulirgli un po' il pedigree in materia di rispetto dei diritti civili e sindacali.

E, per ironia della sorte o, come dicono quelli che parlano bene, per eterogenesi dei fini, a svergognare l'Italia in Europa alla fine ci hanno pensato proprio gli amici di quelli che hanno passato gli ultimi mesi a raccontare che a fare figuracce oltreconfine, mettendo in imbarazzo tutto il Paese, sarebbe stato il nuovo governo. 

Le vicende sono troppo recenti per essere dimenticate anche da un popolo con la memoria corta come la nostra. «Questa destra ci porterebbe molto lontano dai valori europei»; «Meloni lavora per sfasciare l'Europa»; «Noi vogliamo un'Italia che conti in Europa». Solo per citare alcune dichiarazioni fatte dal segretario dimissionario del Pd, Enrico Letta, durante la campagna elettorale. Che poi sono le frasi più innocue.

Già, perché tra intellettuali, politici e media di area le accuse che volavano erano ben più pe santi. Comprese quelle sulla imminente demolizione dei diritti civili, a cui alcuni alti esponenti delle istituzioni Ue hanno persi no abboccato, sostenendo che avrebbero vigilato sulle azioni del nuovo governo.

E mentre gli occhi di Strasburgo e Bruxelles erano tutti puntati sul centrodestra postfascista, nemico degli immigrati, omofobo, anti immigrati, anti Pnrr, anti patto di stabilità e anti tutto, gli eurodeputati del Pd si riempivano tranquillamente le tasche di tangenti per difendere il Qatar.

La beffa delle beffe è degli ultimi giorni, con tutte le opposizioni impegnate a descrivere un governo amico degli evasori, dei riciclatori di denaro e di chi gira coi contanti in tasca intenzionato a commettere reati di ogni tipo. 

Salvo poi scoprire che il tetto a 5mila euro inserito in manovra non solo è la metà di quello proposto dalla Ue, ma anche infinitamente più basso della quantità di contante con cui circolano normalmente i "sinistri" finiti sotto indagine nell'inchiesta sul la Tangentopoli Ue. 

Ma non è finita. Della serie il lupo perde il pelo ma non il vi zio, nelle ultime ore i due contendenti per la segreteria del Pd, Elly Schlein e Stefano Bonaccini, hanno fatto a gara a prendere le distanze dallo scandalo Qatar.

«La vicenda è gravissima e ripugnante», ha detto la prima. «Se confermato sarebbe uno scandalo clamoroso», ha detto il secondo. Il sottinteso è che quella ro ba appartiene al vecchio e marcio Pd, non al nuovo che si apprestano a guidare e rifondare. In altre parole, la superiorità morale vale ancora, ma solo per chi li vota.

Mozione Qatar. Il grande imbarazzo sulla nuova questione morale della sinistra. Mario Lavia su L’Inkiesta il 14 Dicembre 2022

Prima di trarre conclusioni bisogna aspettare le sentenze, ma la storia dei politici progressisti di Bruxelles merita comunque un chiarimento da parte dei leader vecchi e futuri del Pd e di Articolo 1

Nel tardo 1989, in una drammatica riunione del Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana, Oscar Luigi Scalfaro, all’epoca uno degli esponenti più autorevoli di quel partito, intervenne senza giri di parole: «Ligato è un uomo nostro, non possiamo tacerne». Ludovico Ligato era il presidente del Ferrovie, democristiano, ucciso nell’agosto di quell’anno per motivi mai chiariti.

Scalfaro contestava il silenzio dei suoi amici democristiani perché «è un uomo nostro» ma non ebbe successo e il silenzio perdurò. Ecco, la cosa che certe volte fa più paura è questo, il silenzio. Che può significare due cose: o è vergogna o è instupidimento.

Enrico Letta ha chiesto doverosamente chiarezza e annunciato che il Partito democratico si costituirà come parte lesa. Bene. Ma non ci ha detto minimamente come sia stato possibile uno schifo del genere nella sua famiglia politica. Qualcuno anzi si scoccia pure e si dice «incazzato».

Se sono incazzati loro figuriamoci gli elettori. Ci fosse uno che abbia chiesto scusa (premettendo alle scuse l’estenuante ma giusto richiamo al garantismo), che abbia detto una cosa tipo «non ce ne siamo accorti, era una così brava persona», come dicono quelli del piano di sotto quando arrestano l’inquilino del piano di sopra.

E allora: Antonio Panzeri è stato un esponente del Pci-Pds-Ds-Partito democratico e infine Articolo Uno per decenni. «È un uomo nostro»: la frase di Scalfaro non l’ha detta nessun dirigente. È possibile, per quanto inquietante, che nemmeno uno si sia accorto della personalità di costui, forse di un probabile cambio del suo tenore di vita, che so, di un qualche cosa che non quadrasse con il cliché di ex sindacalista votato alla causa dei lavoratori di tutto il mondo, segnatamente, da ultimo, del mondo arabo.

I vari europarlamentari del Partito democratico di questi anni non lo hanno frequentato? Gli assistenti, che a Bruxelles lavorano ora per uno ora per l’altro, non hanno notato nulla? Così come è possibile, anche se allucinante, che i socialisti europei, e in particolare greci, non si siano mai accorti di che tipetto fosse Eva Kaili, una compagna talmente capace da essere eletta vicepresidente dell’Europarlamento su designazione dei socialisti. È possibile, anzi è probabile, che nessuno avesse sospettato alcunché. Ma allora sono tutti degli sprovveduti, dei tontoloni, degli addormentati.

Tra tante persone intelligenti e oneste non uno che avesse rizzato le antenne: un tempo, dispiace dirlo, a sinistra non funzionava così. C’erano gli anticorpi. A partire dalla sensibilità dei dirigenti.

Si dice: le mele marce ci sono sempre. Sì, ma qui sta emergendo un sistema, una rete che probabilmente è stata pazientemente intessuta per anni. Al di là dei luoghi comuni, che dice Pier Luigi Bersani, ex segretario del Partito democratico e leader morale di Articolo Uno che si appresta a rientrare nel Partito democratico? L’arrestato non era un uomo suo? Ha parlato Matteo Renzi, come al solito polemico: Panzeri «se ne andò dal Partito democratico perché diceva che io ero contro i valori della sinistra. Ma quali erano questi valori?».

Renzi era segretario del Partito democratico quando nel 2014 Panzeri venne ricandidato, ma giova ricordare che le liste elettorali sono lottizzate tra le correnti ed è difficile che una corrente metta il becco sulle scelte delle altre: e anche questo nel Partito democratico ci sarebbe da correggere. E Articolo Uno, un partito così piccolo, non si accorge che c’è del marcio a Bruxelles che origina da un suo esponente? Nessuno se n’è accorto ma è proprio questo che sotto il profilo politico preoccupa.

Si aspettano i risultati delle indagini, com’è giusto, e poi dei processi, ma pare veramente difficile a questo punto pensare che si tratti di un errore giudiziario, visto che ci sono personaggi, come il padre della ex vicepresidente greca, che scappano con il bottino; e va sempre ricordato che le responsabilità penali sono personali.

Le responsabilità politiche però no, sono collettive. Sono dei partiti, Partito democratico e Articolo Uno che ormai è nel Partito democratico. Stefano Bonaccini ha ricordato Enrico Berlinguer e la questione morale: solo che ora la questione morale è un problema della sinistra. Quella sinistra che ha il dovere di capire e di spiegare come sia stata possibile questa roba soprattutto per rispetto dei suoi elettori, già frastornati dalla crisi di questi mesi a cui si aggiunge adesso la vergogna di «un uomo nostro» al centro di uno scandalo internazionale. Il grande silenzio è la risposta peggiore.

È fin troppo facile, vista l'implicazione di una parlamentare greca nel cosiddetto affare Qatar, evocare la figura della nemesi. Marco Gervasoni il 14 Dicembre 2022 su Il Giornale.

È fin troppo facile, vista l'implicazione di una parlamentare greca nel cosiddetto affare Qatar, evocare la figura della nemesi. Ma così è. Pensiamoci: l'area politica socialista che, dal crollo del Muro di Berlino in poi, per sostituire una nuova utopia con quella appena morta, è stata la più fanatica sul piano dell'europeismo, sposato con i diritti e il secolarismo multiculturalista, è anche quella che sta danneggiando maggiormente non solo il sogno europeo, come tale irrealizzabile, ma anche la Unione Europea reale. Le banconote di decine di migliaia di euro in casa di parlamentari, ex parlamentari, loro collaboratori; le ong, le sacre ong, utilizzate come organizzazioni di raccolta fondi per spese sembra personali, le vacanze a 9 mila euro, paiono uno scenario che neppure i brexiters più scatenati, i Nigel Farage, le Le Pen e i Salvini di un tempo, avrebbero potuto costruire, nella loro propaganda per l'uscita dalla Ue e dall'euro. E oggi ancora, a gongolare è Orban, che può accusare di ipocrisia il Parlamento europeo, promotore, non senza ragione, di mozioni per condannare la corruzione e la violazione dello stato di diritto in Ungheria. Violazioni certo presenti, ma se poi paragoniamo Budapest a Doha, Orban ne esce come un seguace di Soros.

Non ultimo, l'effetto negativo è anche nei confronti della Russia, la cui propaganda ora afferma di non voler prendere lezioni da un'entità corrotta come la Ue - benché un europarlamentare Pd, non indagato, ma lambito, sia anche uno di quelli che vota regolarmente pro Putin da quando è iniziata la guerra.

Come scriveva nell'editoriale di ieri il Financial Times, «che regalo agli anti europeisti», tanto più che il parlamento si presenta come «la coscienza morale dell'Europa». Certo, siamo tutti garantisti, anzi lo siamo più noi degli esponenti del Pd, che fingono di non conoscere figure elette per diverse legislature e prestigiosi esponenti del loro gruppo, il Pse. Ma certo, i socialisti dovrebbero chiedersi perché i paesi arabi abbiano puntato soprattutto su di loro: la risposta, tra le tante, è che mai nessuno, come loro, ha sviluppato un rapporto cosi forte con l'Islam, con tutto il correlato di tolleranza verso l'immigrazione clandestina e legami con le ong. E chi ha fatto crescere maggiormente l'Islam nelle società europee, se non sindaci e premier di partiti del Pse? Insomma, come nell'antica tragedia, la nemesi non è cieca e finisce sempre per colpire laddove deve.

La superiorità morale del Pci, storia di un tragico equivoco. Giovanni Vasso su L’Identità il 15 Dicembre 2022

“I partiti di oggi sono soprattutto macchina di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero”. No, non è un post social di uno dei tanti populisti del web che si scagliano contro ciò che è diventata la sinistra. No, questa frase, che oggi farebbe suonare le sirene democratiche, è stata pronunciata da Enrico Berlinguer e raccolta da Eugenio Scalfari in quell’intervista, ormai mitologica, sulla “questione morale” nella politica italiana. Era il 28 luglio del 1981. “La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un boss e dei sotto-boss”. Forse sono parole troppo dure, eppure la descrizione che Berlinguer fece quarantadue anni fa della Dc e (soprattutto) del Psi, che stava erodendo consensi ai comunisti, non è molto lontana dalla percezione che gli italiani hanno del (fu?) maggior partito della sinistra italiana che oggi sprofonda, letteralmente, nei sondaggi. La superiorità morale dei comunisti, più che un fatto politico è stato un dogma, una verità di fede, un preciso schema strategico. Tutti rubano, tranne il Pci. Tangentopoli avrebbe dovuto dimostrarlo, la sinistra italiana venne soltanto lambita dall’ondata di avvisi di garanzia che, invece, travolse il Psi di Bettino Craxi. “Ora legale, panico tra i socialisti”, fu il titolo non solo di un giornale ma di una stagione politica. Di Primo Greganti si parlò poco, così come del dossier Mitrokhin e dei rubli da Mosca, mentre infuriava, sulla parte avversa, la polemica Gladio. Achille Occhetto per un attimo ci aveva creduto: i Progressisti avrebbero portato, finalmente, l’onestà al potere. Arrivò Berlusconi nel ‘94, e vinse lui. Aprendo una nuova stagione in cui la sinistra, con il pio e dimesso Romano Prodi, si poneva come argine morale alla decadenza tele-bizantina di cui il Cav sarebbe stato simbolo e causa insieme. Finì anche quella stagione. E gli ex comunisti col santino di Berlinguer in tasca e la Santa alleanza con i democristiani (“buoni”, come scrive Paolo Cirino Pomicino) della Base, si scordarono di badare alla profezia di un grande socialista, Pietro Nenni: “A fare i puri, prima o poi, si trova uno più puro che ti epura”. Arrivò Beppe Grillo e il Vaffa day nel 2008. Fu respinto. Nacque il M5s su gentile (e auto-jettatorio) invito di Piero Fassino. Raccolse l’eredità dei puri, degli onesti, appropriandosi, nel 2018, di tutte le roccheforti che furono rosse. Cinque anni dopo, la parabola era già finita. Ma Giuseppe Conte, piuttosto che rintanarsi sulla questione morale, è sceso in campo agitando le ragioni dei ceti più poveri e del Sud. Gli fecero il funerale, ridacchiando di lui. Oggi si ritrova la possibilità di diventare lui il maggior partito di sinistra in Italia. Enrico Letta, puntando tutto sull’antifascismo, vecchio richiamo della foresta e insieme tentativo di aggiornare la questione morale inquadrandola su base ideologica, ha fallito. Il Pd deve cambiare ma con Bonaccini e la sua vice Schlein già è sotto il 15% dei sondaggi. 

BONIFEI: “Il Pd ha la schiena dritta da Soumahoro a Panzeri serve pulizia e trasparenza”. Edoardo Sirignano su L’Identità il 15 Dicembre 2022

“Siamo i primi a pretendere chiarezza e trasparenza”. A dirlo Brando Benifei, capodelegazione del Partito Democratico al Parlamento Europeo.

La vicenda del Qatar tocca più di qualcuno del Pd. Non Benifei, ma diversi suoi colleghi hanno avuto rapporti con queste persone. Lei non sapeva nulla di tutto ciò…

No, e non vedo come avrei potuto saperlo. Come Partito Democratico ci costituiremo parte lesa nel processo che ora si terrà in Belgio, ed esigiamo la massima chiarezza su una vicenda dai contorni che appaiono assolutamente vergognosi.

Se i parlamentari del vostro gruppo non c’entrano niente, è mai possibile che non sapessero cosa facessero i loro collaboratori?

Gli assistenti parlamentari sono figure di altissima professionalità, che hanno competenze sul fronte legislativo e fanno un lavoro di studio e approfondimento sui dossier. Come potevano alcuni eurodeputati pensare che tra queste figure vi fosse qualcuno che agiva per interessi particolari o corruttivi?

Tutta questa vicenda rischia di penalizzare il vostro partito?

Il Partito Democratico ha dimostrato con i fatti di aver tenuto la schiena dritta sulla questione dei diritti umani in Qatar. Su questo non possono esserci ambiguità di giudizio, parlano i nostri voti e le nostre interrogazioni.

De Magistris dice che non si tratta di qualche mela marcia, ma di un vero e proprio sistema…

Non accetto che passi l’idea che il Parlamento Europeo si sia lasciato corrompere. Se ci sono state influenze su qualcuno si faccia luce rapidamente. Proprio noi abbiamo voluto che il Parlamento Europeo aprisse, anche con una apposita Commissione Speciale, che ha lavorato in questo anno, una vera riflessione sulle influenze e gli attacchi alla democrazia europea da parte di Stati esteri, come la Russia di Putin.

A più riprese ha detto che è solo colpa delle destre. Perché?

Non ho detto che è “solo” colpa delle destre, ma è un fatto che i Socialisti e Democratici siano la forza politica che ha sempre voluto e votato per istituire un organismo indipendente sulle questioni di etica pubblica nelle istituzioni europee e maggiori restrizioni per i lobbisti, mentre i gruppi politici di destra si sono opposti. Ora cambino idea e supportino con noi la richiesta per una commissione d’inchiesta sui fatti di questi giorni.

Cosa vi distingue dalle destre?

Oltre a quanto già detto, ricordo che la destra italiana ed europea non ha votato gli emendamenti di maggiore condanna al Qatar sostenuti dal Partito Democratico e presentati dal gruppo della Sinistra. In questi anni quante volte siamo stati solo noi a spingere per vincolare gli accordi commerciali, a migliori risultati sul tema della tutela dei diritti umani.

Quanto è importante la questione morale nella vicenda e soprattutto che idea avete oggi su Doha, i mondiali e quanto accade a quelle latitudini?

La nostra posizione è sempre stata la stessa: la delegazione che guido al Parlamento Europeo ha tenuto, sin dall’inizio, una linea molto dura nelle votazioni sul Qatar, supportando anche emendamenti fuori dall’accordo principale fra i gruppi politici per essere ancora più netti sulla condanna delle violazioni dei diritti dei lavoratori e della comunità LGBTQ, tema su cui ho anche presentato una successiva interrogazione chiedendo a Borrell di richiamare il nostro Ambasciatore Ue presso il Qatar.

Non ritiene che il Pd, così come le altre forze, debba prestare più attenzione quando sceglie collaboratori e staff?

Mi preoccuperei piuttosto di regolare in modo più stringente le attività degli ex parlamentari, di qualsiasi colore essi siano. Dobbiamo mettere fine al fenomeno delle porte girevoli o di attività usate come paravento. L’ex Presidente della Commissione Barroso è andato a lavorare dopo pochissimo tempo dal termine del suo mandato per la Goldman Sachs, su queste storie c’è stato sempre troppo lassismo. E in questo specifico caso, l’idea stessa che si possa lucrare sulla lotta per i diritti umani mi suscita un profondissimo sdegno.

Come pensate, intanto, di interagire con chi ha come unico fine quello di fare chiarezza su tutto ciò?

Rispondendo nel merito e con i fatti. Siamo i primi a pretendere chiarezza e trasparenza, è il nostro lavoro che viene danneggiato da queste vicende.

In politica può capitare di sbagliare. Occorre, però, determinazione nel prendere le distanze da certi atteggiamenti. Basti pensare al caso Soumahoro, dove c’è molta ambiguità. Questa volta sarà tracciata una linea netta?

L’abbiamo già tracciata e continueremo a farlo, penso che questo scandalo sia l’occasione per migliorare e rendere molto più forte la nostra democrazia europea, non c’è alternativa.

Il Pd fiaccato dagli scandali ora rivuole il finanziamento pubblico. Carlantonio Solimene su Il Tempo il 16 dicembre 2022

La teoria ha un certo fascino: se oggi il finanziamento pubblico ai partiti non c'è più; se i giornali di partito sono rimasti senza soldi e hanno abbassato le serrande; se la figura dei funzionari di partito- nell'impossibilità di pagar loro gli stipendi- si è praticamente estinta; se, in sintesi, per chi fa politica la poltrona di parlamentare è l'unica possibile fonte di reddito, allora è da ipocriti scandalizzarsi se c'è qualcuno che, per mettersi in sicurezza, si mette a fare il lobbista, nella migliore delle ipotesi. O incassa tangenti, nella peggiore.

Il naturale corollario della tesi è il seguente: ritorniamo ai contributi statali e non avremo più scandali come il «Qatargate» che sta facendo tremare la sinistra. Ragionamento suggestivo, come detto, e finanche condivisibile. Se non fosse per due particolari. Il primo è che la corruzione c'era anche prima, quando i partiti erano generosamente foraggiati dal bilancio pubblico. E, d'altronde, il referendum del 1993 sull'abolizione del finanziamento ottenne un sì plebiscitario (90%) proprio sull'onda del più celebre di quegli scandali, Tangentopoli.

La seconda obiezione, invece, sta nel fatto che fu la medesima sinistra a schierarsi per lo stop ai fondi statali. Prima cavalcando il referendum del 1993, poi abolendo - con il governo Letta nel 2013 - anche i rimborsi elettorali che ne avevano preso il posto.

Eppure sono stati due esponenti del Pd non certo di secondo piano- il vicesegretario Giuseppe Provenzano e Gianni Cuperlo, in procinto di candidarsi alla segreteria- a indicare nella fine del finanziamento pubblico il padre di tutti i mali. Ed è stato incardinato al Senato un ddl per reintrodurlo firmato dal senatore Dem Andrea Giorgis. «Se sopprimi ogni forma di finanziamento della politica argomenta Cuperlo - rimanere nelle istituzioni diventa il traguardo a cui non puoi rinunciare. I soldi gli strumenti per conservare lo status. Le responsabilità sono sempre personali, ma paghiamo anche gli errori di questi anni, a partire dalla selezione dei gruppi dirigenti.

C'è il ritorno a un accesso patrimoniale alle cariche elettive. Chi non è nelle istituzioni non esiste». «Se negli anni passati - aggiunge Provenzano all'Huffington Post un'intera classe dirigente non ha avuto le palle, scusi il termine, per opporsi al vento populista, se siamo stati noi ad abolire il finanziamento pubblico ai partiti, allora vuol dire essere pronti a rinunciare al "professionismo della politica". È un errore, a mio avviso».

Dai rimborsi ai rimorsi il passo è breve. Male obiezioni restano. La prima: la battaglia culturale sul finanziamento pubblico non era il caso di farla quando la decisione di abolirlo fu presa? Ora che i buoi sono scappati non è tardi per chiudere il recinto? E ancora: come conciliano Cuperlo e Provenzano l'improvvisa sterzata anti -populista con l'auspicio a riallacciare i ponti col M5S, il «partito» più populista e anti -casta di tutti? E, infine, dopo giorni di imbarazzato silenzio, davvero l'unica riflessione arrivata da sinistra sul «Qatargate» (e sul caso Soumahoro) è sulla necessità di reintrodurre il finanziamento pubblico? Che fine ha fatto la questione morale? E il tradimento ideale di chi ha sfruttato il «bene» (le coop e le ong) per fare il «male» (corruzioni e tangenti)? E il fatto che lo scandalo abbia colpito solo la sinistra e non la destra? Davvero si può ridurre tutto questo all'assenza di contributi statali? Davvero si rimetterà tutto a posto con quello che Provenzano chiama «l'elogio del funzionario di partito»? Per il Pd, evidentemente, sì. Caso chiuso, compagni.

Da iltempo.it il 15 Dicembre 2022.

Maria Giovanna Maglie umilia il capo delegazione Pd in Ue Brando Benifei. Rilanciando un post dell'account non ufficiale della Lega esteri che riporta l'intervista di Benifei a La Stampa, Maglie esprime il suo parere sulle dichiarazioni rilasciate dal dem europeo. 

"Ridicolo". Il big Pd finisce nel mirino di Maglie, fucilato con una parola

Nell'intervista al quotidiano torinese Benifei prova ad accusare la destra sullo scandalo Qatargate. "Se il Parlamento europeo rischia dei casi di corruzione è colpa della destra che ha sempre bloccato norme più rigide sul tema" dice l'eurodeputato nell'attacco dell'articolo. Non solo. Benifei non esprime una forte condanna nei confronti dell'ex eurodeputato Antonio Panzeri, arrestato con l'accusa di aver preso soldi dal Qatar per influenzare il Parlamento Ue, e punta invece il dito sulla destra perché "hanno un numero di persone inquisite e condannate veramente elevato, anche in Italia". Poi Benifei si lancia in un surreale attacco frontale alla Lega: "Questa vicenda ci scandalizza, ci poniamo il problema di risolvere queste cose, mentre a destra non capisco quanto ad esempio è stata presa con serietà la vicenda dei 49 milioni della Lega o altre gravi vicende giudiziarie". E di fronte a questo tripudio di assurdità Maglie risponde a tono, in modo conciso e calzante come è nel suo stile fare: "Che faccia di..."

Qatargate, "dire che tutta la sinistra è di mazzettari..." Bocchino sbotta e zittisce Padellaro. Giada Oricchio su Il Tempo il 15 dicembre 2022

Il Qatargate scuote il Parlamento europeo e la sinistra. Lo scandalo su un vorticoso giro internazionale di tangenti, con cui il Paese qatariota ha corrotto esponenti del Parlamento UE allo scopo di ottenere appalti, interferire e condizionare le scelte europee, si preannuncia una valanga giudiziaria (sarebbero almeno 60 i deputati coinvolti, nda). Se ne parla a “Otto e Mezzo”, il talk preserale condotto da Lilli Gruber su La7, giovedì 15 dicembre.

Il direttore del Secolo d’Italia, Italo Bocchino, ha condannato senza se e senza ma. “Tutto questo mi fa schifo tre volte. Mi schifo e basta. Mi fa schifo perché queste persone sono state trovate con pacchi di soldi a casa in un modo ignobile e mi schifo perché si sono venduti sui diritti umani, un valore che la sinistra rivendica”.

Al momento, i magistrati belgi hanno fatto arrestare per corruzione Antonio Panzeri, ex parlamentare Pd e Articolo Uno, l'ex vicepresidente dell’Europarlamento, Eva Kaili, eletta nelle liste del Movimento socialista panellenico e il compagno. E questo dà modo a Bocchino di affondare il colpo: “E’ la pietra tombale sulla superiorità della sinistra”.

L’affermazione ha indispettito l’ex direttore de “Il Fatto Quotidiano”, Antonio Padellaro: “La storia della superiorità è una fesseria che non so chi ha inventato… siamo di fronte a una serie di personaggi presi con le mani nella marmellata, ma da qui a coinvolgere un’intera classe dirigente della sinistra no! I dirigenti sono onesti e perbene, è inaccettabile dire che a sinistra sono tutti mazzettari”.

L’ex deputato di Forza Italia ha insistito: “Io non ho detto che sono tutti mazzettari, ho detto che ci sono mazzettari di sinistra con 600mila euro nei trolley che volevano spiegare all’Europa che i diritti umani in Qatar erano perfetti. Questo fa schifo. Ci sarà almeno una ‘culpa in vigilando’? Una sbagliata selezione della classe dirigente? Almirante e Berlinguer non avrebbero mai permesso a personaggi simili di varcare la soglia del loro partito”.   

Francesca Basso per il “Corriere della Sera” il 15 Dicembre 2022.

Le risoluzioni d'urgenza del Parlamento Ue sui diritti umani diventano un caso e si accende un faro sull'accordo sull'aviazione del 2021 tra Ue e Qatar. Tutte le iniziative del Parlamento Ue che riguardano i Paesi del Golfo suscitano ormai sospetto. 

Il Ppe ha deciso «di non partecipare a nessuna preparazione, negoziazione, discussione o votazione in plenaria nel contesto delle risoluzioni d'urgenza» alla luce delle indagini penali in corso «estremamente preoccupato per l'integrità delle posizioni di politica estera del Parlamento Ue espresse nelle risoluzioni d'urgenza».

La decisione del Ppe ha effetto immediato e sarà annunciata in plenaria domani. La decisione non è stata apprezzata da Renew Europe che su Twitter ha spiegato che «il silenzio del Parlamento Ue sulle violazioni dei diritti umani è esattamente ciò che le tangenti del Qatar miravano a ottenere. Noi a Renew Europe siamo determinati a continuare a gridare le atrocità». La replica sempre via social del Ppe è stata che «nulla impedisce al Parlamento di denunciare le violazioni dei diritti umani attraverso la commissione per gli Affari esteri». 

Il Ppe è finito ieri al centro della polemica per il suo eurodeputato ceco Tomá Zdechovský, presidente del gruppo Friends of Bahrain al Parlamento Ue, che il 13 dicembre ha presentato una mozione per una risoluzione sul caso del difensore dei diritti umani Abdulhadi Al-Khawaja in Bahrein.

Su Twitter Maryam Al-Khawaja, figlia dell'attivista condannato all'ergastolo nel 2011 durante la repressione delle proteste, ha contestato a Zdechovský «la sua relazione e i viaggi pagati in Bahrain con il governo». E la danese Karen Melchior ha chiesto a Zdechovský di farsi da parte. 

Nella conferenza dei presidenti di lunedì il Ppe aveva proposto di non presentare la risoluzione sul Bahrain, come elemento di garanzia ma dopo un acceso dibattito, dietro pressione di liberali, socialisti e Left, i gruppi hanno deciso di procedere. C'è chi ha osservato che la mozione non chiedeva nemmeno la scarcerazione di Al-Khawaja. 

Faro acceso anche sull'accordo firmato nel 2021 tra Ue e Qatar per aggiornare le regole per i voli tra il Paese del Golfo e l'Unione, che è già applicato ma deve essere ratificato dagli Stati membri, quindi dall'Ue ma con il consenso del Parlamento Ue (per completare il processo ci vorranno dai 5 ai dieci anni).

L'intesa prevede per le compagnie aeree del Qatar la possibilità di operare voli diretti in qualsiasi aeroporto dell'Ue e viceversa. Ieri l'eurodeputata della Left Leïla Chaibi ha presentato un emendamento che aggiunge la sospensione dell'accordo Ue-Qatar al punto 14 della risoluzione che vota oggi il Parlamento in cui si chiede la sospensione di «tutti i lavori sui fascicoli legislativi relativi al Qatar, specie per quanto riguarda la liberalizzazione dei visti e visite programmate, fino a quando i sospetti non saranno confermati o respinti».

Eurotangenti, il ruggito del Ppe: «Non è un Qatargate, ma uno scandalo socialista». Valerio Falerni su Il Secolo d’Italia il 15 Dicembre 2022.

Lo scandalo delle eurotangenti fa scricchiolare la cosiddetta “maggioranza Ursula” in auge a Strasburgo e a Bruxelles. A rompere la tregua è un ruggente tweet con cui il Ppe ha deciso di parlare il linguaggio della chiarezza. «Dobbiamo affrontare questa ipocrisia – vi si legge -: il gruppo dei socialisti, “il più santo dei santi” è l’epicentro del Qatargate ed è ora che siano ritenuti responsabili. Le loro lezioni sullo stato di diritto si sono ora dimostrate ipocrite». Della serie: pane al pane e vino al vino. Il tutto a poche ore dal voto dell’Eurocamera sul testo unitario di condanna dell’eurocorruzione. Probabilmente, a consigliare al Ppe di rompere la tregua con i socialisti è stato il timore di un giudizio forfettario sull’accaduto.

Tweet dei Popolari incrina la “maggioranza Ursula”

Da qui la decisione di passare all’attacco. «C’è stato uno sforzo costante per trasformare il Qatargate in una questione esclusivamente istituzionale – si legge ancora nel tweet -. Ma questo scandalo non è orfano. Non è apparso dal nulla. Non è successo da solo. Ha un nome. Ha un indirizzo. E questo è il gruppo S&D». E a beneficio di chi eventualmente non avesse capito, il Ppe ha allegato una foto che riporta la scritta «non è il Qatargate ma uno scandalo S&D». La sortita dei Popolari europei interessa moltissimo anche il nostro Paese, che rischia di veder classificato come italian job lo scandalo qatariota.

Ma il Qatargate non è neanche un italian job

Inutile rimarcare che a tanto contribuisce anche parte della nostra stampa mainstream. Ma è uno scandalo socialista. Del resto, tutto ruota intorno alle ong. Le stesse che, come ha spiegato agli inquirenti uno degli arrestati, Francesco Giorgi, «servono a far girare i soldi». I soldi della corruzione, per l’appunto. Vale per i diritti umani in Qatar, vale per l’accoglienza dei migranti (vedi suocera di Soumahoro), vale per le coop (vedi il Buzzi di Mafia Capitale: «Rendono più della droga»). Un sistema, insomma, da sempre incarnato nella sinistra. Ecco perché ha ragione il Ppe a dire che il pasticciaccio brutto di Bruxelles «non è un Qatargate». Né, aggiungiamo noi, un italian job.

Estratto dell’articolo di Gianni Barbacetto per il “Fatto quotidiano” il 15 Dicembre 2022.

[…] L'arresto di Antonio Panzeri ha scoperchiato uno scandalo che ha per protagonisti sindacalisti, politici e persone di sinistra che avrebbero dovuto difendere i diritti dei lavoratori e invece accettavano (tanti) soldi (dal Qatar e non solo) per convincere l'Europarlamento che i 6 mila operai morti nei cantieri dei Mondiali (fonte The Guardian) erano uno scherzo […]

[…] temo che questa storia di corruzione sia una conseguenza patologica dell'affarismo praticato da anni da una parte della sinistra italiana. 

Panzeri è cresciuto nel Pci come fedelissimo di Massimo D'Alema ed è politicamente figlio di quel Filippo Penati che era stato sindaco Pci di Sesto San Giovanni e poi, da presidente della Provincia di Milano, decise di comprare (con soldi pubblici, e a caro prezzo) dal costruttore e re delle autostrade Marcellino Gavio la maggioranza della Milano-Serravalle. Gavio incassò 238 milioni, vendendo a 8,93 euro azioni che solo diciotto mesi prima aveva pagato 2,9 euro e realizzò una plusvalenza di 176 milioni.

Penati dissanguò le casse della Provincia per acquistare una autostrada che […] era già a maggioranza pubblica. […] Gavio utilizzò una parte di quelle plusvalenze (50 milioni) per appoggiare le scalate dei "furbetti del quartierino", sostenendo Giovanni Consorte, il presidente di Unipol (la compagnia d'assicurazioni delle coop rosse, legata al vecchio Pci), nella sua scalata alla Banca nazionale del lavoro.

E Penati fu premiato da Pier Luigi Bersani che lo chiamò a diventare il capo della sua segreteria politica. In quella stessa, cruciale estate del 2005, Piero Fassino, allora segretario dei Ds, telefonò a Consorte (intercettato) e gli pose la domanda destinata a entrare nella storia politica italiana: "Allora, abbiamo una banca?". Era la Bnl, che Consorte credeva di aver conquistato.

[…] Bersani chiama "la Ditta" quel gruppo politico proveniente dal Pci […] "La Ditta" […] connota un gruppo in cui la lunga pratica del potere e la consolidata abitudine a governare hanno avuto l'effetto di saldare la politica con gli affari. Con il rischio di far via via prevalere gli affari sulla politica. […]

Superiorità morale, così crolla la bugia. L'opera di corruzione del Qatar nel Parlamento europeo per favorire una sorta di amnesia collettiva - e istituzionale - su come i diritti umani vengono calpestati in quel Paese, ha avuto un unico interlocutore e protagonista: la sinistra. Augusto Minzolini il 12 Dicembre 2022 su Il Giornale.

A volte si rimuovono il passato e le proprie convinzioni ideologiche ed etiche in un batter d'occhio. Con un colpo di spugna si cancella dalla memoria ciò che si è predicato per mezzo secolo. L'opera di corruzione del Qatar nel Parlamento europeo per favorire una sorta di amnesia collettiva - e istituzionale - su come i diritti umani vengono calpestati in quel Paese, ha avuto un unico interlocutore e protagonista: la sinistra. Questo, almeno per adesso, è un dato di fatto. E solo ora, in assenza di una linea di difesa credibile, il commissario europeo Paolo Gentiloni, ex premier del Pd, ammette: «Penso che la sinistra abbia riconosciuto che comportamenti di corruzione non sono appannaggio della destra o della stessa sinistra. I corrotti sono di destra e di sinistra».

Ragionamento che non fa una piega, perché l'onestà, come la corruzione, non ha colore. Purtroppo, però, la sinistra, in tutte le sigle cangianti con cui si è presentata negli anni, ha sempre teorizzato il contrario. È sempre vissuta, da Enrico Berlinguer in poi, nel mito della propria diversità, pardon della propria superiorità morale. Un totem che ora viene drasticamente meno. Ciò che è avvenuto a Strasburgo, infatti, mette fine ad una rendita di posizione di cui per decenni ex-comunisti, cattocomunisti, sinistra democristiana, ds, margherite, ulivi e partiti democratici o articoli uno, hanno sempre beneficiato, coltivando un'illusione - o una maleodorante bugia: quella che gli schieramenti politici non si formano sulle idee, ma sull'etica.

Ora è rimasto solo qualche Savonarola da strapazzo a teorizzarlo. Anche perché accettare mazzette da chi considera nel proprio Paese la vita e la libertà delle persone meno di niente mentre si mettono in piedi Ong per la difesa dei diritti umani, dimostra che tutto è in vendita: ideologia, coscienza e anima. Qualcuno ha fatto il paragone con Tangentopoli, ma neppure questo calza, perché la maggior parte degli indagati e dei condannati di allora fu mandato al «patibolo morale» per finanziamento illecito ai partiti, cioè le mazzette nella maggior parte dei casi - non tutti, perché i mascalzoni ci sono sempre stati - servivano a tenere in piedi un'attività politica, cioè coltivare nella società idee, appunto, di centro, di destra o di sinistra. Qui, invece, il paravento degli ideali di libertà e di rispetto della vita umana servono solo a consegnare le vittime che, sulla carta, si difendono ai carnefici. Appunto, si vende l'anima al diavolo.

Per cui non c'è alibi, motivazione, ragione che in questo caso possa coprire il marcio. Questa vicenda è la pietra tombale sulla diversità della sinistra perché la corruzione investe l'ultima bandiera di quel mondo, cioè la difesa dei diritti umani, delle libertà e del rispetto dei lavoratori, le battaglie su cui partiti e sindacati si sono concentrati, dall'immigrazione alla lotta contro le autocrazie. Ma c'è anche un elemento simbolico da non trascurare. La storiaccia è ambientata in un posto che la sinistra ormai da anni ha eletto a luogo sacro contro il populismo e il sovranismo: il Parlamento europeo. E, invece, grazie ai nuovi farisei che oggi si alimentano di «retorica europeista» come ieri di «questione morale», i mercanti hanno violato il tempio.

Il bianco e il nero. "Qatar? A sinistra finalmente sono 'normali'.." "Una vicenda ininfluente" Il caso Qatar e il caso Somahoro hanno sconvolto la sinistra. Ecco le opinioni dei sondaggisti Nicola Piepoli e Antonio Noto. Francesco Curridori il 13 Dicembre 2022 su Il Giornale.

Il caso Qatar e il caso Somahoro hanno sconvolto la sinistra. Per la rubrica il bianco e il nero abbiamo raccolto le opinioni dei sondaggisti Nicola Piepoli e Antonio Noto.

La vicenda delle mazzette arrivate dal Qatar quanto danneggia il Pd e la sinistra?

Piepoli: “Il danno lo hanno ricevuto dalle elezioni, non dal Qatar. Si sono disfatti, hanno lottato per perdere e hanno perso. Di questa vicenda mi vien da dire solo questo: ‘Finalmente sono normali, rubano anche loro’. Che, poi, è ciò che pensa anche l’opinione pubblica. Pensa che sono normali filibustieri, altro che ‘sacre ruote del carro della vita’. E, in effetti, personalmente, ritengo questa una vicenda normale e priva di qualsiasi rilevanza politica”.

Noto: “Il Pd è in calo da mesi. Dalle elezioni a oggi è passato dal 19 al 16%. Non è detto che subirà un’ulteriore flessione dovuta a questa vicenda. Il vantaggio è che i parlamentari europei coinvolti sono poco noti. Il problema che si pone in vista del congresso Pd, casomai, è quello relativo alle regole da darsi per non incorrere in questi rischi?”

Il caso Somahoro com’è stato percepito dall’opinione pubblica?

Piepoli: “Non abbiamo fatto rilevazioni in merito a questo caso, ma posso dire ciò che ho percepito io. Anche in questo caso si tratta di una normale vicenda che non appassiona l’opinione pubblica che, in realtà, è molto più interessata all’esito dei Mondiali di calcio. ‘Panem et circenses’ dell’imperatore Claudio è valido ora come nel 53 a.C.”.

Noto: “C’è stata una forte delusione perché Somahoro era diventato un personaggio pubblico. Non sono i singoli fatti che spostano il consenso però, anche se c’è stata una forte delusione, non è detto che qualcuno cambi la propria intenzione di voto”.

Minacce alla Meloni. Il premier passa come vittima oppure ha sfruttato mediaticamente le intimidazioni ricevute?

Piepoli: “No, la Meloni è una donna che si fa rispettare. È l’unica donna post-fascista in Italia ed è riuscita a imporsi in un partito di maschi. Sono convinto che governerà bene e per cinque anni”.

Noto: “Questi eventi, invece, colpiscono molto gli italiani che sono molto attenti a queste cose. Gli italiani si sentono sicuramente vicini al premier e la Meloni ne esce ‘vittima’ in termini politici”.

Alla Meloni converrebbe elettoralmente ritirare la querela nei confronti di Saviano?

Piepoli: “Ritirare una querela è sempre un atto d’onore e, se lo facesse, avrebbe la mia ammirazione. Ma, se non la ritira, fatti suoi. Non è un qualcosa che tocca l’opinione pubblica. È solo un problema personale. Al Paese interessa che ci siano più posti di lavoro, non Saviano. Chi è Saviano? Che cosa ha prodotto per il Paese?”.

Noto: “Il consenso a un partito politico non cambia come noi cambiamo i programmi televisivi. Il consenso è più duraturo che cambia in base a più fattori. Dovendo pensare al proprio elettorato, non dovrebbe ritirare la querela. Se, invece, volesse rendersi più attraente verso l’elettorato di sinistra che non l’ha votato, allora dovrebbe ritirarla. Fare una scelta o l’altra non sposta consenso nell’immediato”.

Regionali nel Lazio e nella Lombardia. Chi è il favorito?

Piepoli: “I tre candidati della Lombardia sono tutte persone degne e preparate per governare una Regione che ha il Pil della Svizzera. Sul Lazio non abbiamo ancora dati. Al momento, però, posso dire che non c’è alcun favorito certo”.

Noto: “Nel Lazio è difficile dirlo perché mancano ancora i candidati. Il centrodestra, è avanti, ma senza il candidato si può dire poco, ma non è certamente un buon segnale. In Lombardia è avanti Fontana e subito dopo Majorino e la Moratti si contendono il secondo posto. Secondo i nostri sondaggi il candidato del Pd è un po’ più avanti, ma per il momento Fontana è avanti in maniera significativa”.

Majorino: "Chi è Antonio Panzeri", come suicidarsi con una sola frase. Fabio Rubini su Libero Quotidiano 15 dicembre 2022

Da quando è scoppiata "Sinistropoli" è partita la corsa a scaricare le amicizie scomode. Solo che nell'era della tecnologia sfrenata cancellare foto e video imbarazzanti è sempre più difficile. Tra queste "riscoperte" c'è anche quella che riguarda una videoconferenza che ha come organizzatore Pierfrancesco Majorino eurodeputato del Pd e attuale candidato alla presidenza di Regione Lombardia - e tra i relatori quell'Antonio Panzeri arrestato nell'ambito del Quatar-gate, insieme a moglie e figlia. Uno scandalo - e siamo appena all'inizio - sul quale lo stesso Majorino ha usato parole quasi profetiche: «È un episodio che riguarda anche noi, non possiamo far finta di nulla».

I fatti. Siamo nel luglio del 2020, la conferenza è dedicata alla storia di Giulio Regeni e infatti s' inititola "Giulio fa cose". Nell'ambito della chiacchierata ovviamente si tocca il nodo dei diritti umani. E proprio in quest' ottica viene introdotto l'intervento di Panzeri. A presentarlo, anche con una certa enfasi, financo con un po' di emozione, è Majorino, del quale trascriviamo fedelmente le parole: «La violazione dei diritti o la capacità di tollerare la violazione dei diritti non possono in alcun modo non mobilitare al massimo le energie europee. Sono il contrario dei valori che stanno alla base del progetto politico europeo - prosegue l'eponente Pd che deve avere al centro la questione dei diritti umani. Ed è il motivo per cui partiamo con questa nostra chiacchierata chiedendo un contributo a chi è stato presidente della Sottocommissione dei diritti dell'uomo al Parlamento Europeo. Innanzitutto chiedendo all'ex presidente ed esperto- e qui Majorino quasi si entusiasma... mi vien da dire se posso, anche militante in relazione al grande tema dei diritti umani a livello italiano e non solo, Antonio Panzeri, di portarci il primo contributo».

È chiaro, lo diciamo a scanso di equivoci, che Majorino con le mazzette del Quatar non c'entra e che lo svarione sul «militante dei diritti umani» si può derubricare alla voce "errore di valutazione". Nulla però ci toglie dalla testa che se al posto di Panzeri ci fosse stato un esponente di centrodestra, oggi il prode Majorino sarebbe impegnato nell'organizzazione di una bella manifestazione per chiedere di fare piazza pulita. Ad oggi, parole a parte, non ci risultano sforzi del Nostro in tal senso... 

Il percorso della sinistra, da operaia a lobbista. Federico Novella su Panorama il 12 Dicembre 2022.

La vicenda Panzeri, come quelle degli ultimi mesi di altri big italiani del Pd, racconta come sono sempre più i comunisti che non difendono gli interessi degli ultimi ma soprattutto i loro stessi Il percorso della sinistra, da operaia a lobbista

Per quanto sia obbligatorio considerare tutti innocenti fino a prova contraria, lo spaccato che esce dall’eurotangentopoli in salsa Qatar è desolante per diversi motivi. Il primo è che tutti i protagonisti politici sono affiliati alla sinistra europea. A dar retta alle accuse della procura sono loro, i paladini degli ultimi, i primi a tentare di arricchirsi personalmente. Dal fulcro dell’indagine, Antonio Panzeri, fino alla vicepresidente del parlamento Kaili, sacchi di denaro volano sui bei propositi umanitari di chi dice di lottare per i diritti dei più sfortunati. Attendiamo i dettagli dell’inchiesta, e soprattutto aspettiamo di vedere se ci sia qualcosa di più grande sotto la punta dell’iceberg. In particolare dietro quest’ennesima Ong dal nome che è tutto un programma, “Fight Impunity” , creatura di Panzeri dal quale si sono dimesse in blocco le eccellenze italiane ed estere che fino a ieri ne abitavano il board: dalla Bonino al greco Avramoupolos.

In Italia abbiamo appena finito di indignarci per il caso Soumahoro, ed ecco arrivare la tempesta di Bruxelles: vicende diverse, ma equivalenti su un punto: occorre prestare attenzione a chi si professa buono e pio. La bontà può diventare spesso un paravento per nascondere traffici quantomeno oscuri. L’altra certezza, mentre la procura indaga, è che il Parlamento Europeo non sembra esattamente quel palazzo di vetro che vorrebbero raccontarci. Stando a quanto si legge in queste ore, somiglia più ai corridoi bui delle Nazioni Unite, dove transita gente di ogni risma, senza controlli e senza grandi slanci morali. Non poteva che essere così, dal momento che le istituzioni europee , così congegnate, non hanno mai avuto reale legittimità democratica. E laddove non c’è trasparenza, prima o poi arrivano soldi e lobbisti. Il quotidiano “Il Giorno” ha ricordato che 485 deputati hanno lasciato l’europarlamento nel 2019: di questi, il 30% lavora oggi per gruppi di pressione. Panzeri era uno di questi. La politica delle porte girevoli spesso non è illegale, ma si sviluppa selvaggiamente all’ombra di regole deboli e oscure. Come si diceva in principio, sulla materia dei diritti umani sembra essere la sinistra quella più propensa a coltivare rapporti di alto livello. Sul secondo lavoro di Massimo D’Alema, cioè quello della consulenza finanziaria, si è detto molto: ultimamente pare abbia fatto da tramite tra una cordata di sceicchi del Qatar e il governo, per l’acquisizione della raffineria Lukoil di Priolo. Nulla di male, per quanto ne sappiamo. Ma quest’abitudine ha fatto dire al vicesegretario del Pd Provenzano che “vedere grandi leader della sinistra fare i lobbisti la dice lunga sul perché la gente non si fida più”. E qui arriviamo all’ultima certezza di questa storia, a prescindere dagli esiti delle indagini: ad essere morta e sepolta è la cosiddetta “superiorità morale” della sinistra. La sindrome per cui da quella parte politica ci si arroga il diritto di distribuire agli avversari patenti di onestà e limpidezza morale. Una sindrome nata con Tangentopoli, e morta con Qataropoli. Nata con la presunta difesa dei diritti degli sfortunati, e morta con la difesa dei diritti degli Emirati.

Dall'intervista di Brando Benifei ad Andrea Bulleri su "Il Messaggero" il 12 dicembre 2022.  

L`immagine dell`Eurocamera esce molto danneggiata da questa storia.

"Per questo bisogna agire subito con la massima severità, a tutela di chi ogni giorno in quelle aule si fa il mazzo per ottenere dei risultati. Bisogna irrobustire le difese democratiche. A cominciare da una stretta sulle cosiddette "porte girevoli": basta con gli ex parlamentari che il giorno dopo si mettono a fare i lobbisti"

Professione indignati. Il Qatargate e l’eterno ritorno dello scoop populista e giudiziario. Cataldo Intrieri su L’Inkiesta il 16 Dicembre 2022.

Ad alcuni bastano le foto delle banconote sequestrate per gridare alla corruzione. Ma a un tribunale serve molto di più: capire chi ha dato i soldi a quale funzionario e soprattutto per fare che cosa. Senza queste risposte può essere una normale attività di lobbying o al massimo un traffico di influenze

Ogni volta che esplode un qualsiasi straccio di scandalo, fioriscono articoli densi di sdegno, reprimende e autodafé. Lo stesso vale anche per l’ultimo arrivato: il Qatargate. Pensate: un paese semidesertico di poco più di due milioni di abitanti che vuole papparsi il Parlamento europeo, 705 membri, senza contare assistenti e personale amministrativo, in rappresentanza di oltre quattrocento milioni di cittadini.

L’indignato speciale che dorme in ogni animo di benpensante “de sinistra” non va mai in vacanza, al massimo si appisola in attesa di potersi risvegliare al primo refolo. E che sollievo, vuoi mettere, liberarsi di certo estenuante garantismo per far sfogare il forcaiolo dentro di noi, per gridare vergogna (sempre agli altri) e per minacciare di costituirsi parte civile in un processo che ancora deve iniziare?

E poi diciamo la verità: cosa vuoi difendere di fronte alle foto di mazzette, debitamente impilate, alle intercettazioni dove il sapiente dispensatore di verbali si è preso la briga pure di tradurre il termine combine in intrallazzo, che suona meglio? Ma anche di fronte alle prime notizie di confessioni come si può reagire? In fondo sono tutte “voci di dentro”, beninteso, ma sono anche le uniche che abbiamo finora, e ci si arrangia con quelle.

Vogliamo mettere l’antropologia criminale che i volti, il tenore di vita, il sito Instagram degli inquisiti  suggeriscono come assolutamente sovrapponibile a quello di un qualsiasi elettore di destra? E invece è gente “de sinistra”. E addirittura, come nel caso di Antonio Panzeri, a sinistra della sinistra.

Il can can è sempre lo stesso, lo abbiamo visto già in altre inchieste, alcune coronate da successo, altre no, ma tutte accomunate dagli stessi iniziali toni trionfalistici. Il che dovrebbe far pensare che il garantismo, ancorché vigorosamente sputtanato (è il caso di dirlo) dal berlusconismo e dalla parentela di una prosperosa ragazza marocchina (guarda un po’ la coincidenza) col rais Mubarak, altro non è che un sano smagato scetticismo verso l’eterno ritorno del sempre uguale scoop giudiziario, uno dei pochi pilastri su cui si regge l’esangue stampa di casa nostra (sui giornali stranieri come il Financial Times e il Guardian di Qatar e Marocco non se ne trova traccia se non nelle pagine dedicate al mondiale).

Non si tratta di negare la realtà quanto di porsi allo stato delle cose qualche domanda e almeno un preoccupante interrogativo.

Innanzitutto, ferme restando le vivide immagini delle mazzette impilate, non è dato sapere a che cosa concretamente servissero i soldi in questione oltre ad arricchire gli indagati che li percepivano come mediatori di ulteriori illeciti favori che sarebbero dovuti essere concessi da parlamentari europei. al comprensibile e nobile moto d’indignazione, le foto dei pacchi di soldi servono a ben poco se non si individua il pubblico ufficiale quale utilizzatore finale e soprattutto la specifica attività legata alla sua funzione e oggetto della corruzione.

In Italia si tratterebbe si è no di “traffico di influenze illecite” (articolo 346 bis del codice penale) punito con pene assai modeste (fino a quattro anni e sei mesi). 

Un reato che non consentirebbe neanche le intercettazioni e che punisce l’intermediazione tra un privato che chiede e un pubblico ufficiale che dispone. Inoltre si tratta di un reato di difficile applicazione perché a mezza strada tra quello più grave di corruzione (i soldi dati al pubblico ufficiale) e una normale e lecita attività di lobbying

Qui subentra il secondo quesito: a chi erano destinati quei soldi e cosa si doveva ottenere dalle istituzioni europee? Ebbene, un altro mistero allo stato delle cose. Il Parlamento europeo è un’assemblea che non ha iniziativa legislativa (che è della assai più potente Commissione), ma è responsabile dell’adozione della legislazione dell’Unione insieme al Consiglio, l’organo che riunisce i ministri dei governi dei 27 Stati membro. Cioè può agire in concerto con il Consiglio e modificare norme europee, ma non può presentarle da sola.

Se, come leggiamo, con quei soldi così ben impilati, si doveva “modificare una percezione” verso un qualche illiberale paese arabo, piaccia o meno siamo nell’ambito di un’attività di lobby, opaca ed eticamente censurabile, ma nulla più di questo. Roba da indignati in servizio attivo, appunto.

Meriterebbe invece una più attenta riflessione la singolare modalità dell’indagine originata, a quanto leggiamo, da un’iniziativa dei servizi segreti belgi, che hanno agito senza dare notizia all’autorità giudiziaria, intercettando e perquisendo le abitazioni degli indagati senza alcuna preventiva autorizzazione prima di investire la magistratura ordinaria.

Il Belgio ha un’efficiente e dedicata agenzia specificamente destinata alla lotta contro la corruzione, l’OCRC (l’Ufficio centrale per la repressione della corruzione, una branca della polizia giudiziaria federale) sicché non è ozioso chiedersi come mai siano intervenuti i servizi e cosa cercassero per potere giustificare delle eccezioni così eclatanti allo Stato di diritto (capirei atti di terrorismo ma avrei difficoltà ad accettarlo, confesso, per una storia di lobbying prezzolato).

Appartengo a una generazione abituata a diffidare dei servizi segreti (per capirne i motivi suggerisco di rivedere su RaiPlay le puntate straordinarie de La Notte della repubblica di un giornalista vero, Sergio Zavoli). Il segreto non va bene con la trasparenza della democrazia. Soprattutto rilevo che un’indagine come questa, condotta da un giudice che è una via di mezzo tra Di Pietro e Carofiglio (e già questo…) ancor prima di individuare possibili colpevoli singoli, ha già buttato discredito sulle istituzioni europee, le stesse che hanno mantenuto salda l’Unione europea negli anni terribili della pandemia e oggi della guerra.

Si cerchino, ci mancherebbe, le responsabilità singole, si eviti cortesemente, per amore di scoop, vieto moralismo e rancore politico di fare l’ennesimo favore ai sovranismi nemici della democrazia. Non ce n’è bisogno, se non per i nemici dell’Europa libera. Si cessi di alimentare, una buona volta, il populismo demolitorio che poi ipocritamente si condanna quando ormai è troppo tardi.

Qatargate, tutte le falle del Parlamento Ue: pochi controlli, molti conflitti d’interesse, tenui sanzioni.  Franco Stefanoni su Il Corriere della Sera il 15 Dicembre 2022.

Problemi e rimedi secondo Federico Anghelè di The good lobby. «A fronte di tanta burocrazia preventiva, le verifiche ex post risultano lasche»

Rendere obbligatorio il Registro della trasparenza per Parlamento europeo e Consiglio europeo come già accade per la Commissione europea; poter monitorare l’agenda degli incontri di lavoro dei parlamentari di Strasburgo; autorizzare controlli indipendenti su tutte e tre le istituzioni cardine della Ue; regolare il fenomeno delle «porte girevoli» che consente agli ex eurodeputati di accedere agli uffici delle istituzioni; bloccare il cortocircuito causato da quel 30% e passa di parlamentari che, una volta eletti, non lasciano la propria attività professionale. Sono i suggerimenti di Federico Anghelè, direttore di The good lobby (Ong impegnata a difendere la cultura partecipativa dei cittadini), per evitare altri inciampi alle istituzioni Ue alla luce dell’inchiesta belga su presunte tangenti da parte di Qatar e Marocco in favore di parlamentari disposti a parlar bene di quei governi. Milioni di euro in cambio di «favori d’immagine».

«Double check»

Frotte di lobbysti puntano quotidianamente sulle istituzioni Ue poiché per loro è spesso vitale ottenerne l’ascolto. Tutto fisiologico e consentito, a patto di muoversi nel rispetto della legge e di essere trasparenti. A Bruxelles e Strasburgo le regole in tal senso valgono tuttavia solo per alcuni. «La Ue, con oltre 30 mila lobbysti a Bruxelles (capitale dei gruppi di pressione seconda solo a Washington, ndr), è considerata un faro della trasparenza», racconta Anghelè, «ma in realtà esistono ampie falle, specialmente in Parlamento». Il Registro della trasparenza, a cui sono iscritti oggi oltre 13 mila soggetti (aziende, società di lobbying, Ong, associazioni di categoria, sindacati, studi legali, confessioni religiose) e la cui inclusione consente di operare con le istituzioni, è ritenuto poco efficace. Infatti, da un lato i dati dei soggetti (fatturati, personale, storia ecc) non sono omogenei rendendoli poco affidabili. Dall’altro solo la Commissione europea (commissari e alti funzionari), ovvero l’organo esecutivo, ha l’obbligo di dichiarare le attività e gli incontri avuti con le lobby. Qui il controllo è a cosiddetto «double check»: quanto verbalizzato dal lobbysta e quanto dalla Commissione deve coincidere.

Le scelte dei gruppi

Non funziona così però con i 705 parlamentari che legiferano e votano risoluzioni. Nessun obbligo: gli incontri restano discrezionali, autonomi e privati. «La mancanza di vincoli (eccetto la denuncia dei regali ricevuti, ndr) è rivendicata dagli eurodeputati in base al principio della libertà di azione per chi è eletto», spiega il direttore di The good lobby, «una indisponibilità tuttora inscalfibile». Anche se va detto che obblighi sussistono in Parlamento per i relatori dei dossier seguiti, per i presidenti di commissione e per i cosiddetti «relatori ombra», ovvero delle minoranze politiche. Inoltre, per quanto i singoli eurodeputati siano svincolati dal rendere conto di ciò che fanno, i gruppi parlamentari a cui appartengono possono decidere diversamente fissando regole autonome. Come segnala Transparency international Ue, primi nel collaborare sono i Verdi, meno accade invece con S&D e Ppe, molto meno con le destre.

Porte girevoli

Tra il giugno 2019 e il luglio 2022 a Bruxelles e Strasburgo gli incontri di lobbysti con il Parlamento sono stati circa 28 mila, ma solo metà resi pubblici secondo le regole del registro. I Paesi più virtuosi risultano il Lussemburgo (100%), la Svezia (95%) e la Danimarca (93%), mentre in fondo alla classifica si trovano Lettonia (25%), Cipro (17%) e Grecia (10%). Un conto però sono le autorizzazioni e le dichiarazioni ex ante, un altro le verifiche ex post. «Il punto», conferma Anghelè, «è che a fronte di una grande mole di burocrazia preventiva, spesso esagerata, i controlli successivi scarseggiano, sono laschi». Non esistono organi indipendenti che verifichino il rispetto delle regole da parte di Consiglio, Commissione e Parlamento europeo. La sola sanzione in caso di violazione da parte del lobbysta (che dal 2022 può incorrere in verifiche amministrative) è il ritiro della tessera del registro. In più, mentre per la Commissione è previsto un «periodo di raffreddamento» da uno a tre anni durante il quale commissari e alti funzionari che lasciano l’ente non possono operare su ciò di cui si occupavano - trasformandosi in lobbysti -, questo per i parlamentari non è previsto. Avviene così il fenomeno delle «porti girevoli», come sarebbe accaduto con Antonio Panzeri, ex eurodeputato e poi fondatore della Ong Fight impunity (cosa che gli permetteva di avere accesso facile alle istituzioni). «Oggi chi termina con la presenza di un seggio in Parlamento ha diritto a un’indennità, per ricollocarsi», ricorda il direttore di The good lobby, «ma io credo che sia necessario, anche per loro, un periodo di raffreddamento di almeno un anno».<