Denuncio al mondo ed ai posteri con i miei libri tutte le illegalità tacitate ed impunite compiute dai poteri forti (tutte le mafie). Lo faccio con professionalità, senza pregiudizi od ideologie. Per non essere tacciato di mitomania, pazzia, calunnia, diffamazione, partigianeria, o di scrivere Fake News, riporto, in contraddittorio, la Cronaca e la faccio diventare storia. Quella Storia che nessun editore vuol pubblicare. Quelli editori che ormai nessuno più legge.

Gli editori ed i distributori censori si avvalgono dell'accusa di plagio, per cessare il rapporto. Plagio mai sollevato da alcuno in sede penale o civile, ma tanto basta per loro per censurarmi.

I miei contenuti non sono propalazioni o convinzioni personali. Mi avvalgo solo di fonti autorevoli e credibili, le quali sono doverosamente citate.

Io sono un sociologo storico: racconto la contemporaneità ad i posteri, senza censura od omertà, per uso di critica o di discussione, per ricerca e studio personale o a scopo culturale o didattico. A norma dell'art. 70, comma 1 della Legge sul diritto d'autore: "Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali."

L’autore ha il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo (art. 12 comma 2 Legge sul Diritto d’Autore). La legge stessa però fissa alcuni limiti al contenuto patrimoniale del diritto d’autore per esigenze di pubblica informazione, di libera discussione delle idee, di diffusione della cultura e di studio. Si tratta di limitazioni all’esercizio del diritto di autore, giustificate da un interesse generale che prevale sull’interesse personale dell’autore.

L'art. 10 della Convenzione di Unione di Berna (resa esecutiva con L. n. 399 del 1978) Atto di Parigi del 1971, ratificata o presa ad esempio dalla maggioranza degli ordinamenti internazionali, prevede il diritto di citazione con le seguenti regole: 1) Sono lecite le citazioni tratte da un'opera già resa lecitamente accessibile al pubblico, nonché le citazioni di articoli di giornali e riviste periodiche nella forma di rassegne di stampe, a condizione che dette citazioni siano fatte conformemente ai buoni usi e nella misura giustificata dallo scopo.

Ai sensi dell’art. 101 della legge 633/1941: La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte. Appare chiaro in quest'ipotesi che oltre alla violazione del diritto d'autore è apprezzabile un'ulteriore violazione e cioè quella della concorrenza (il cosiddetto parassitismo giornalistico). Quindi in questo caso non si fa concorrenza illecita al giornale e al testo ma anzi dà un valore aggiunto al brano originale inserito in un contesto più ampio di discussione e di critica.

Ed ancora: "La libertà ex art. 70 comma I, legge sul diritto di autore, di riassumere citare o anche riprodurre brani di opere, per scopi di critica, discussione o insegnamento è ammessa e si giustifica se l'opera di critica o didattica abbia finalità autonome e distinte da quelle dell'opera citata e perciò i frammenti riprodotti non creino neppure una potenziale concorrenza con i diritti di utilizzazione economica spettanti all'autore dell'opera parzialmente riprodotta" (Cassazione Civile 07/03/1997 nr. 2089).

Per questi motivi Dichiaro di essere l’esclusivo autore del libro in oggetto e di tutti i libri pubblicati sul mio portale e le opere citate ai sensi di legge contengono l’autore e la fonte. Ai sensi di legge non ho bisogno di autorizzazione alla pubblicazione essendo opere pubbliche.

Promuovo in video tutto il territorio nazionale ingiustamente maltrattato e censurato. Ascolto e Consiglio le vittime discriminate ed inascoltate. Ogni giorno da tutto il mondo sui miei siti istituzionali, sui miei blog d'informazione personali e sui miei canali video sono seguito ed apprezzato da centinaia di migliaia di navigatori web. Per quello che faccio, per quello che dico e per quello che scrivo i media mi censurano e le istituzioni mi perseguitano. Le letture e le visioni delle mie opere sono gratuite. Anche l'uso è gratuito, basta indicare la fonte. Nessuno mi sovvenziona per le spese che sostengo e mi impediscono di lavorare per potermi mantenere. Non vivo solo di aria: Sostienimi o mi faranno cessare e vinceranno loro. 

Dr Antonio Giangrande  

NOTA BENE

NESSUN EDITORE VUOL PUBBLICARE I  MIEI LIBRI, COMPRESO AMAZON, LULU E STREETLIB

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ANNO 2020

 

LO SPETTACOLO

 

E LO SPORT

 

QUARTA PARTE

 

 

 

 

DI ANTONIO GIANGRANDE

 

 

 

 

 

 L’ITALIA ALLO SPECCHIO

IL DNA DEGLI ITALIANI

 

     

 

L’APOTEOSI

DI UN POPOLO DIFETTATO

Questo saggio è un aggiornamento temporale, pluritematico e pluriterritoriale, riferito al 2020, consequenziale a quello del 2019. Gli argomenti ed i territori trattati nei saggi periodici sono completati ed approfonditi in centinaia di saggi analitici specificatamente dedicati e già pubblicati negli stessi canali in forma Book o E-book, con raccolta di materiale riferito al periodo antecedente. Opere oggetto di studio e fonti propedeutiche a tesi di laurea ed inchieste giornalistiche.

Si troveranno delle recensioni deliranti e degradanti di queste opere. Il mio intento non è soggiogare l'assenso parlando del nulla, ma dimostrare che siamo un popolo difettato. In questo modo è ovvio che l'offeso si ribelli con la denigrazione del palesato.

 

IL GOVERNO

 

UNA BALLATA PER L’ITALIA (di Antonio Giangrande). L’ITALIA CHE SIAMO.

UNA BALLATA PER AVETRANA (di Antonio Giangrande). L’AVETRANA CHE SIAMO.

PRESENTAZIONE DELL’AUTORE.

LA SOLITA INVASIONE BARBARICA SABAUDA.

LA SOLITA ITALIOPOLI.

SOLITA LADRONIA.

SOLITO GOVERNOPOLI. MALGOVERNO ESEMPIO DI MORALITA’.

SOLITA APPALTOPOLI.

SOLITA CONCORSOPOLI ED ESAMOPOLI. I CONCORSI ED ESAMI DI STATO TRUCCATI.

ESAME DI AVVOCATO. LOBBY FORENSE, ABILITAZIONE TRUCCATA.

SOLITO SPRECOPOLI.

SOLITA SPECULOPOLI. L’ITALIA DELLE SPECULAZIONI.

 

L’AMMINISTRAZIONE

 

SOLITO DISSERVIZIOPOLI. LA DITTATURA DEI BUROCRATI.

SOLITA UGUAGLIANZIOPOLI.

IL COGLIONAVIRUS.

 

L’ACCOGLIENZA

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA.

SOLITI PROFUGHI E FOIBE.

SOLITO PROFUGOPOLI. VITTIME E CARNEFICI.

 

GLI STATISTI

 

IL SOLITO AFFAIRE ALDO MORO.

IL SOLITO GIULIO ANDREOTTI. IL DIVO RE.

SOLITA TANGENTOPOLI. DA CRAXI A BERLUSCONI. LE MANI SPORCHE DI MANI PULITE.

SOLITO BERLUSCONI. L'ITALIANO PER ANTONOMASIA.

IL SOLITO COMUNISTA BENITO MUSSOLINI.

 

I PARTITI

 

SOLITI 5 STELLE… CADENTI.

SOLITA LEGOPOLI. LA LEGA DA LEGARE.

SOLITI COMUNISTI. CHI LI CONOSCE LI EVITA.

IL SOLITO AMICO TERRORISTA.

1968 TRAGICA ILLUSIONE IDEOLOGICA.

 

LA GIUSTIZIA

 

SOLITO STEFANO CUCCHI & COMPANY.

LA SOLITA SARAH SCAZZI. IL DELITTO DI AVETRANA.

LA SOLITA YARA GAMBIRASIO. IL DELITTO DI BREMBATE.

SOLITO DELITTO DI PERUGIA.

SOLITA ABUSOPOLI.

SOLITA MALAGIUSTIZIOPOLI.

SOLITA GIUSTIZIOPOLI.

SOLITA MANETTOPOLI.

SOLITA IMPUNITOPOLI. L’ITALIA DELL’IMPUNITA’.

I SOLITI MISTERI ITALIANI.

BOLOGNA: UNA STRAGE PARTIGIANA.

 

LA MAFIOSITA’

 

SOLITA MAFIOPOLI.

SOLITE MAFIE IN ITALIA.

SOLITA MAFIA DELL’ANTIMAFIA.

SOLITO RIINA. LA COLPA DEI PADRI RICADE SUI FIGLI.

SOLITO CAPORALATO. IPOCRISIA E SPECULAZIONE.

LA SOLITA USUROPOLI E FALLIMENTOPOLI.

SOLITA CASTOPOLI.

LA SOLITA MASSONERIOPOLI.

CONTRO TUTTE LE MAFIE.

 

LA CULTURA ED I MEDIA

 

LA SCIENZA E’ UN’OPINIONE.

SOLITO CONTROLLO E MANIPOLAZIONE MENTALE.

SOLITA SCUOLOPOLI ED IGNORANTOPOLI.

SOLITA CULTUROPOLI. DISCULTURA ED OSCURANTISMO.

SOLITO MEDIOPOLI. CENSURA, DISINFORMAZIONE, OMERTA'.

 

LO SPETTACOLO E LO SPORT

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI.

SOLITO SANREMO.

SOLITO SPORTOPOLI. LO SPORT COL TRUCCO.

 

LA SOCIETA’

 

GLI ANNIVERSARI DEL 2019.

I MORTI FAMOSI.

ELISABETTA E LA CORTE DEGLI SCANDALI.

MEGLIO UN GIORNO DA LEONI O CENTO DA AGNELLI?

 

L’AMBIENTE

 

LA SOLITA AGROFRODOPOLI.

SOLITO ANIMALOPOLI.

IL SOLITO TERREMOTO E…

IL SOLITO AMBIENTOPOLI.

 

IL TERRITORIO

 

SOLITO TRENTINO ALTO ADIGE.

SOLITO FRIULI VENEZIA GIULIA.

SOLITA VENEZIA ED IL VENETO.

SOLITA MILANO E LA LOMBARDIA.

SOLITO TORINO ED IL PIEMONTE E LA VAL D’AOSTA.

SOLITA GENOVA E LA LIGURIA.

SOLITA BOLOGNA, PARMA ED EMILIA ROMAGNA.

SOLITA FIRENZE E LA TOSCANA.

SOLITA SIENA.

SOLITA SARDEGNA.

SOLITE MARCHE.

SOLITA PERUGIA E L’UMBRIA.

SOLITA ROMA ED IL LAZIO.

SOLITO ABRUZZO.

SOLITO MOLISE.

SOLITA NAPOLI E LA CAMPANIA.

SOLITA BARI.

SOLITA FOGGIA.

SOLITA TARANTO.

SOLITA BRINDISI.

SOLITA LECCE.

SOLITA POTENZA E LA BASILICATA.

SOLITA REGGIO E LA CALABRIA.

SOLITA PALERMO, MESSINA E LA SICILIA.

 

LE RELIGIONI

 

SOLITO GESU’ CONTRO MAOMETTO.

 

FEMMINE E LGBTI

 

SOLITO CHI COMANDA IL MONDO: FEMMINE E LGBTI.

 

 

 

 

 

LO SPETTACOLO E LO SPORT

INDICE

PRIMA PARTE

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI. (Ho scritto un saggio dedicato)

Un Giro di …Giostra.

Nudi e crudi.

Il Cinema delle donne e dei Gay.

Coppie che scoppiano.

Le scazzottate dei divi.

Gli acciacchi della Star.

Hall of Fame 2020.

Cinema e Musica Italiana da Oscar.

Grande Fratello Vip, perché i Big si (s)vendono così?

AC/DC.

Achille Lauro.

Adele.

Adriana Chechik.

Adriana Volpe.

Adriano Celentano.

Adriano Pappalardo.

Agostina Belli.

Ai Weiwei.

Aida Yespica.

Al Bano.

Alba Parietti.

Alberto Fortis.

Aldo Savoldello, in arte Mago Silvan.

Aldo, Giovanni e Giacomo.

Alex Britti.

Al Pacino.

Alena Seredova.

Alessandra Amoroso.

Alessandra Cantini.

Alessandro Bergonzoni.

Alessandro Gassmann.

Alessandro Mahmoud in arte Mahmood.

Alessandro Preziosi.

Alessia Marcuzzi.

Alfonso Signorini.

Alvaro Vitali.

Amadeus.

Amandha Fox.

Amanda Lear.

Ambra Angiolini.

Andrea Delogu.

Andrea Roncato.

Andrea Sartoretti.

Andrea Vianello.

Andrew Garrido.

Andy Luotto.

Angelica Scent.

Annalisa.

Anna Galiena. 

Anna Pepe.

Anna Valle.

Anna Falchi.

Anne Moore.

Anna Tatangelo e Gigi D'Alessio.

Antonella Clerici.

Antonella Elia.

Antonio Ricci.

Antonello Venditti.

Antonio Zequila.

Arisa.

Asa Akira.

Asia Argento.

Asia Gianese.

Asia Valente.

Asmik Grigorian.

Autumn Falls.

Baby Marylin.

Bar Refaeli.

Barbara Alberti.

Barbara Bouchet.

Barbara Costa.

Barbara De Rossi.

Barbara D'Urso.

Beatrice Rana.

Beatrice Venezi.

Belen Rodriguez.

Bella Hadid.

Benedetta Porcaroli.

Benji & Fede.

Bianca Balti.

Bianca Guaccero.

Billie Eilish.

Billy Cobham.

Bobby Solo.

Brad Pitt.

Brigitte Bardot.

Brigitte Nielsen.

Brunori Sas.

Bugo.

 

SECONDA PARTE

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI. (Ho scritto un saggio dedicato)

Cameron Diaz.

Carla Bruni.

Carla Vistarini.

Carlo Conti.

Carlo Verdone.

Carol Alt.

Caterina Balivo.

Caterina Caselli.

Caterina Collovati.

Caterina Guzzanti.

Caterina Piretti: Katiuscia.

Catherine Spaak.

Cécile de France.

Charlie Sheen.

Checco Zalone.

Chiara Ferragni e Fedez.

Chrissie Hynde.

Christian De Sica.

Claudia Gerini.

Claudia Galanti.

Claudio Amendola.

Claudio Baglioni.

Claudio Bergamin.

Claudio Bisio.

Claudio Cecchetto.

Claudio Lippi.

Clementino.

Clint Eastwood.

Cochi e Renato.

Costantino della Gherardesca.

Cristina D'Avena.

Cristina Quaranta.

Daisy Taylor.

Dalila Di Lazzaro.

Dana Vespoli.

Daniela Martani.

Daniela Rosati.

Danika e Steve Mori.

Danny D.

Dante Ferretti.

Dario Argento.

Dario Brunori.

David Guetta.

Davide Livermore.

Davide Mengacci.

Davide Parenti.

Demi Moore.

Diego Abatantuono.

Diego «Zoro» Bianchi.

Diletta Leotta.

Domiziana Giordano.

Donatella Rettore.

Donnie Yen, l'erede di Bruce Lee.

Duffy.

Ed Sheeran.

Edoardo ed Eugenio Bennato.

Elena Sofia Ricci.

Elena Sonzogni.

Elenoire Casalegno.

Eleonora Abbagnato.

Eleonora Giorgi.

Eleonora Daniele.

Elettra Lamborghini.

Elio Germano.

Elisa Isoardi.

Elisabetta Canalis.

Elisabetta Gregoraci.

Elodie.

Elton John.

Ema Stockholma.

Emma Marrone.

Emis Killa.

Enrica Bonaccorti.

Enrico Bertolino.

Enrico Brignano.

Enrico Lucherini.

Enrico Montesano.

Enrico Nigiotti.

Enrico Remigio: il milionario.

Enrico Ruggeri.

Enrico Vanzina.

Enzo Iacchetti.

Enzo Ghinazzi-Pupo.

Enzo Salvi.

Erjona Sulejmani.

Eros Ramazzotti.

Eva Henger.

Eva Robin’s – Roberto Coatti.

Evan Seinfeld.

Eveline Dellai.

Ezio Bosso.

Ezio Greggio.

Fabio Canino.

Fabio Rovazzi.

Fabio Volo.

Fabri Fibra.

Fabrizio Corona.

Fasma.

Fausto Leali.

Federico Buffa.

Federico Zampaglione.

Ferdinando Salzano.

Ficarra e Picone.

Fiordaliso.

Fiorella Mannoia.

Fiorella Pierobon.

Fiorello Catena.

Fiorello Rosario.

Flavio Briatore.

Francesca Brambilla: "Bonas".

Francesca Calissoni.

Francesca Cipriani.

Francesca Sofia Novello.

Francesco Baccini.

Francesco Facchinetti.

Francesco Gabbani.

Francesco Guccini.

Francesco Sarcina e le Vibrazioni.

Franco Nero.

Franco Simone.

Franco Trentalance.

Fred De Palma.

Gabriel Garko.

Gabriele e Silvio Muccino.

Gegè Telesforo.

Gemma Galgani.

Gene Gnocchi.

Georgina Rodriguez.

Gerardina Trovato.

Gerry Scotti.

Ghali.

Gialappa’s Band.

Giancarlo Giannini.

Giancarlo Magalli.

Gianfranco D' Angelo.

Gianfranco Vissani.

Gianluca Grignani.

Gianluca Fubelli: in arte Scintilla.

Gianna Dior.

Gianna Nannini.

Gianni Morandi.

Gianni Sperti.

Gigi Proietti.

Gina Lollobrigida.

Gino Paoli.

Giobbe Covatta.

Giorgio J. Squarcia.

Giorgio Moroder.

Giorgio Panariello.

Giovanna Civitillo.

Giovanna Mezzogiorno.

Giovanna Ralli.

Giovanni Allevi.

Giovanni Benincasa.

Giovanni Muciaccia.

Giovanni Veronesi.

Giuliana De Sio.

Giulia Di Quilio.

Giulio Rapetti: Mogol.

Giuseppe Cionfoli.

Giuseppe Povia.

Giuseppe Vetrano.

Gue Pequeno.

Gwyneth Paltrow.

Heather Parisi.

Helen Mirren.

Hitomi Tanaka.

Hoara Borselli.

Ilona Staller, per tutti Cicciolina.

Imen Jane.

Imma Battaglia.

Ines Trocchia.

Irene Ferri.

Isabella De Bernardi.

Isabella Orsini.

Isabella Rossellini.

Iva Zanicchi.

Ivan Gonzalez.

 

TERZA PARTE

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI. (Ho scritto un saggio dedicato)

J-Ax.

Jacopo D’Emblema.

Jake Lloyd.

Jamie Lee Curtis.

Jane Birkin e Serge Gainsbourg.

Jason Momoa.

Jennifer Lopez.

Jerry Calà.

Jessica Rizzo, ovvero Eugenia Valentini.

Jim Carrey.

Joaquin Phoenix.

Joe Bastianich.

Johnny Depp.

Johnny Dorelli.

Jon Bon Jovi.

Jonas Kaufmann.

Jordan Jeffrey Baby, ossia Jordan Tinti.

Julija Majarcuk.

Julio Iglesias.

Junior Cally.

Justin Bieber.

Justin Timberlake.

Justine Mattera.

Katia Follesa.

Katia Ricciarelli.

Keanu Reeves.

Kevin Spacey.

Kim Kardashian.

Kristen Stewart.

Lacey Starr.

Lady Gaga.

Lando Buzzanca.

Laura Pausini.

Le Calippe: Debora Russo e Romina Olivi.

Le Donatella: Giulia e Silvia Provvedi.

Led Zeppelin.

Lele Mora.

Le Las Ketchup.

Le Lollipop.

Leo Gullotta.

Leonardo DiCaprio.

Levante.

Liana Orfei.

Ligabue.

Liliana Fiorelli.

Lillo&Greg.

Lino Banfi.

Lo Stato Sociale.

Loredana Bertè.

Lorella Cuccarini.

Lorenzo Battistello.

Lorenzo Cherubini: Jovanotti.

Lory Del Santo.

Luca Argentero.

Luca Barbareschi.

Luca Bizzarri e Paolo Paolo Kessisoglu.

Luca Ferrero.

Luca Guadagnino.

Luciana Turina.

Luigi Calagna e Sofia Scalia: Me contro Te.

Luigi Mario Favoloso.

Luisa Ranieri.

Lulu Chu.

Luna Star.

Macauley Culkin.

Maccio Capatonda: Marcello Macchia.

Madonna.

Maitland Ward.

Malcolm McDowell.

Malena Mastromarino.

Manila Nazzaro.

Manlio Dovì.

Manuela Arcuri.

Mara Maionchi.

Mara Venier.

Marcella Bella.

Marcia Sedoc.

Marco Bellocchio.

Marco Carta.

Marco Castoldi, in arte Morgan.

Marco Giallini.

Marco Giusti.

Marco Masini.

Marco Mazzoli.

Marco Milano.

Marco Predolin.

Margherita Sarfatti.

Maria Cristina Maccà: la Mariangela e Uga Fantozzi.

Maria De Filippi.

Maria Giovanna Elmi.

Maria Grazia Cucinotta.

Maria Teresa Ruta.

Marianna Pizzolato.

Mario Salieri.

Marilena Di Stilio.

Marina La Rosa.

Marina Mantero.

Marino Bartoletti.

Mario Biondi.

Marisa Bruni Tedeschi.

Marisa Laurito.

Marta Losito.

Martina Colombari.

Martina Smeraldi.

Mason.

Massimo Boldi.

Massimo Cannoletta de “L’Eredità”.

Massimo Ceccherini.

Massimo Ghini.

Massimo Giletti.

Matilda De Angelis.

Matt Dillon.

Matthew McConaughey.

Maurizia Paradiso.

Maurizio Battista.

Maurizio Costanzo.

Maurizio Ferrini.

Mauro Coruzzi, in arte Platinette.

Max Felicitas.

Max Giusti.

Max Pezzali e gli 883.

Mel Gibson.

Mia Khalifa.

Mia Malkova.

Michael Stefano.

Michela Miti.

Michele Bravi.

Michele Cucuzza.

Michele Duilio Rinaldi.

Michele Mirabella.

Michelle Hunziker.

Miguel Bosè.

Mika.

Mick Jagger.

Milly D’Abbraccio.

Milva.

Mina.

Mingo De Pasquale.

Mirko Scarcella.

Myss Keta.

Myrta Merlino.

Monica Bellucci.

Monica Leofreddi.

Monica Setta.

Monica Vitti.

Morena Capoccia.

Morgana Forcella.

Nadia Bengala.

Nancy Brilli.

Nanni Moretti.

Noemi Blonde.

Naomi Campbell.

Niccolò Fabi.

Nicola Di Bari.

Nicola Savino.

Nicole Grimaudo.

Nicoletta Mantovani.

Nicolò De Devitiis.

Niko Pandetta.

Nina Moric.

Ninetto Davoli.

Nino Formicola.

Nino Frassica.

Oasis. Liam e Noel Gallagher.

Oliver Stone.

Orietta Berti.

Orlando Bloom.

Ornella Muti.

Ornella Vanoni.

Ottaviano Dell'Acqua.

Pamela Anderson.

Paola Barale.

Paola e Chiara.

Paola Ferrari.

Paola Perego.

Paola Pitagora.

Paola Saulino.

Paola Turci.

Paolina Saulino.

Paolo Bonolis.

Paolo Conte.

Paolo Conticini.

Paolo Jannacci.

Paolo Ruffini e Diana Del Bufalo.

Paolo Sorrentino.

Paolo Virzì.

Pasquale Panella.

Patty Pravo: Nicoletta Strambelli.

Patrizia De Blanck.

Patrizia Mirigliani.

Patti Smith.

Paul McCartney.

Peppino Gagliardi.

Peppino di Capri.

Peter Gabriel.

Pierfrancesco Favino.

Pier Luigi Pizzi.

Piero Chiambretti.

Piero Pelù.

Pif.

Pilar Fogliati.

Pino Donaggio.

Pino Scotto.

Pino Strabioli.

Pio e Amedeo. Pio d’Antini e Amedeo Grieco.

Pippo Baudo.

Pippo Franco.

Placido Domingo.

Plinio Fernando.

Pooh.

Quentin Tarantino.

Raffaella Carrà.

Rancore.

Raoul Bova.

Red Ronnie.

Renato Zero.

Renzo Arbore.

Riccardo Cocciante.

Riccardo Muti.

Riccardo Scamarcio.

Ricchi e Poveri.

Righeira.

Ringo.

Ringo Starr.

Rita Dalla Chiesa.

Rita Pavone.

Rita Rusic.

Robert De Niro.

Roberta Beta.

Roberta Bruzzone.

Roberto Benigni.

Roberto Bolle.

Robbie Williams.

Rocco Papaleo.

Rocco Siffredi.

Rocco Steele.

Rodrigo Alves, il "Ken Umano".

Rockets.

Rosanna Lambertucci.

Roy Paci.

Sabina Ciuffini.

Sabrina Ferilli.

Sabrina Salerno.

Sally D’Angelo.

Salvo Veneziano.

Samantha De Grenet.

Sandra Milo.

Sara Croce: "Bonas".

Sara Tommasi.

Sarah Slave.

Sean Connery.

Selena Gomez.

Serena Grandi.

Serena Rossi.

Sergio e Pietro Castellitto.

Sergio Sylvestre.

Sergio Staino.

Sfera Ebbasta.

Shannen Doherty.

Shara: al secolo Sarah Ancarola.

Sharon Mitchell.

Sharon Stone.

Silvia Rocca.

Simona Izzo.

Simona Ventura.

Sinead O'Connor.

Skin.

Sofia Siena.

Sonia Bergamasco.

Sophie Turner.

Sylvie Lubamba.

Spice Girls.

Stefania Sandrelli.

Stefano Bollani.

Stefano Fresi.

Stella Usvardi: Kicca Martini.

Steve Holmes.

Susanna Messaggio.

Suzanne Somers.

Tazenda.

Taylor Mega.

Taylor Swift.

Tecla Insolia.

Teo Teocoli.

The Kolors.

Tinto Brass.

Tiromancino.

Tiziano Ferro.

Tom Hanks.

Tommaso Paradiso.

Tommaso Zorzi.

Tony Binarelli.

Tony Colombo e la moglie Tina Rispoli.

Tony Dallara.

Tony Sperandeo.

Tony Vilar.

Tosca Tiziana Donati.

Traci Lords.

Uccio De Santis.

Umberto Smaila.

Umberto Tozzi.

Ursula Andress.

Valentina Nappi.

Valentina Pegorer.

Valentina Sampaio.

Valentine Demy alias Marisa Parra.

Valeria Curtis.

Valeria Marini.

Vanessa Incontrada.

Vasco Rossi. 

Vera Gemma.

Verona van de Leur.

Veronica Maya.

Victor Quadrelli.

Victoria Cabello.

Vincenzo Mollica.

Viola Valentino.

Vittorio Brumotti.

Vittorio Cecchi Gori.

Vladimir Luxuria.

Wanda Nara.

Willie Garson.

Wilma Goich ed Edoardo Vianello: I Vianella.

Zaawaadi.

Zucchero.

 

QUARTA PARTE

 

SOLITO SANREMO. (Ho scritto un saggio dedicato)

70 anni di moda e glamour in mostra.

Sanremo 2020, le 10 canzoni più bizzarre mai presentate in gara.

I Comizi di Sanremo.

Sanremo in salsa Leopolda.

Finalmente Sanremo…oltre le polemiche.

Il Debutto.

La Seconda Serata.

La Terza Serata.

La Quarta Serata.

L’ultima Serata.

Pronti per Sanremo 2021.

 

QUINTA PARTE

 

SOLITO SPORTOPOLI. LO SPORT COL TRUCCO. (Ho scritto un saggio dedicato)

Le competizioni stravaganti.

Gli Spartani: i masochisti dello sport.

I Famelici.

Quelli che…Lottano.

Quelli che l’Atletica.

Quelli che…le Biciclette. 

Quelli che…il Calcio.

Quelli che…la Palla a Volo.

Quelli che…il Basket.

Quelli che…Il Rugby.

Quelli che…i Motori. 

Quelli che…il Tennis.

Quelli che…le Lame.

Quelli che…sulla Neve.

Quelli che…il Biathlon.

Quelli che …in Acqua.

Quelli che…lo Skate.

 

 

 

LO SPETTACOLO E LO SPORT

 

QUARTA PARTE

 

SOLITO SANREMO. (Ho scritto un saggio dedicato)

·        70 anni di moda e glamour in mostra.

Sanremo: 70 anni di moda e glamour in mostra, dal look di Zingara di Iva Zanicchi a quello di Mille bolle blu di Mina. Pubblicato martedì, 28 gennaio 2020 da Corriere.it. È un abito nero elegantissimo, confezionato ad hoc dalla couturière Gigliola Curiel, quello con cui Iva Zanicchi («era bellissima e simpatica», ricorda oggi la figlia della stilista, Lella) nel 1969, vince il festival di Sanremo con Zingara. L’Aquila di Ligonchio quattro volte sul podio del festival, racconta di aver sempre trattato i vestiti come amuleti e per l’esibizione del 1974 («Ciao cara come stai?») torna dalla sarta che già le aveva creato l’abito per «L’arca di Noè» (1970) convinta che le portasse bene. All’Ariston la gara con le altri grandi protagoniste, Mina e Milva, non si è giocata soltanto sul piano di voci e di canzoni, ma anche su quello dell’eleganza, che scatenava entusiasmi e dibatti nelle case degli italiani. Il festival della canzone compie 70 anni e rileggere i look di cantanti e presentatori delle 69 edizioni passate ci permette di comprendere l’evoluzione dei costumi, spiega Marvi de Angelis, consulente di moda con il suo studio Marver della mostra «Sanremo 70» (a cura di Rai Teche, con la direzione creativa di Andrea Di Consoli e Dario Salvatori) in scena al Forte Santa Tecla dal 2 a 15 febbraio. Dalla radio al televisore, dal bianco e nero alla Tv a colori, dal Casinò all’Ariston, l’esposizione racconta l’evoluzione della più longeva manifestazione canora attraverso memorabilia (c’è il primo microfono), immagini e abiti originali (solo tre le copie). «Con l’arrivo in Italia della tv, nel 1954, quattro anni dopo la nascita del festival, trasmesso fino ad allora solo in radio, le canzoni diventano un contorno allo show televisivo, dove la moda acquista un ruolo altrettanto importante». Ma lo stile della prima fase (che va dal debutto fino al 1970) è ancora decisamente naif. Il debutto (lo stile) è autogestito dai partecipanti in base al ceto, all’emancipazione. Era stata Nilla Pizzi, vincitrice nel 1951 con «Grazie dei fiori», a ricordare che per le tre serate indossò sempre lo stesso vestito di pizzo bianco. Tutt’altra musica nel 1959 per Jula De Palma: può osare abiti sensuali di sartoria milanese mentre canta la scandalosa «Tua». «Le altre si arrangiano come possono, spesso facendosi cucire l’abito in casa e truccandosi da sole — ricorda ancora Iva Zanicchi —. Io arrivai al festival con la maglietta di lana su cui avevo appuntato le immaginette votive». Le sorelle Fontana sono le prima a capire il potenziale del ritorno di immagine del festival. Come racconta la nipote Luisella nel libro di Fabiana Giacomotti La tv alla moda (Rai-Eri. 2014)» , alla fine degli Anni ‘50, Zoe e Micol caricavano su un furgone l’intera collezione e da Roma partivano alla volta della città dei fiori per allestire uno showroom al servizio di cantanti, con la sarta a disposizione, esattamente quello che oggi fanno le griffe in occasione di tutte le manifestazioni importanti, dai festival del Cinema agli Oscar. Un lavoro certosino, quello di Marvi, per recuperare i vestiti originali indossati sul palco, perché ai tempi i cantanti se li compravano, e non tutti sono stati diligenti come Marcella Bella o Orietta Berti che ha catalogato anno per anno tutti i suoi abiti nella maxi mansarda della sua casa di Montecchio Emilia («Mio marito ha paura che venga giù il soffitto, ma io ho chiesto al capo muratore, che mi ha rassicurato: qualche stendino ancora ci sta»). Per la mostra la cantante emiliana ha prestato il vestito turchese tempestato di Swarovski del 1986: «Era in pelle, me lo ha fatto Nicola Trussardi, l’ho pagato un milione e duecentomila lire. E ben due milioni e otto è costato quello a strisce giallo, bianco e nero di Mila Schön (che tra le altre vestì anche Milva nel ‘68), pure luminescente del 1969, deriso da Alighiero Noschese che lo definì poco indicato al suo fisico; ma Orietta Galimberti da Cavriago, proprio con le sue mise coraggiose, ha sempre dimostrato di essere una donna senza complessi («E alla fine fui premiata dalla moda per essere riuscita a far parlare di moda»), racconta oggi la cantante. È Renata Mauro, al festival 1967 con Mike Bongiorno, a sfoggiare la prima gonna che scopre le gambe. Gli Anni ‘80 sono quelli dell’ottimismo, l’Italia esce dagli anni di piombo. Se già nel ‘72 Marcella Bella cantava Montagne verdi (della sartoria Gulp molto in voga in quel periodo) con un romantico vestito bianco, nell’84 — due anni dopo Felicità — Albano e Romina vincono con Ci sarà e il festival fa sognare l’amore. Romina, anche lei premurosa con il suo guardaroba, è tornata a Cellino per recuperare il suo peplo bianco firmato Enrico Coveri indossato con un fiore nei capelli. Ormai la moda prende forza e crea glamour grazie a una sapiente regia che abbina e coordina i look. È proprio Marvi De Angelis, nel 1995, a suggellare il patto bionda-mora tra Claudia Koll (in Versace a scacchi rosso e bianco) e Anna Falchi (divisa tra Valentino e Lancetti), vallette di Pippo Baudo. «Gli stilisti offrono i loro vestiti ai concorrenti e ai presentatori, ma sempre con la loro supervisione», dice Marvi ricordando le telefonate di Giorgio Armani per impedire l’uso di scialli anti-spiffero. La regola poi è che il mistero alimenta il glamour. Gli abiti sono tenuti segreti fino all’ultimo, anche con depistaggi, se serve. Poi dal primo giorno scattano le pagelle dei look, che vanno di pari passo con quelle delle canzoni. Dal 10 tondo per l’abito nero di Armani di Ines Sastre nel 2000 (che sarà fatto rivivere dalla modella armaniana Greta Ferro nella serata dell’opening di lunedì 3 febbraio al Casinò a cura di Rai Pubblicità con Teche). Dall’Armani Privé creato per Michelle Hunziker e quello prugna di Rocio Munoz Morales (Alberta Ferretti), fino ai non classificabili per la torta di pizzo di Antonella Clerici e alla farfallina di Belén firmata da Fausto Puglisi. Ma questa è già storia, in attesa della nuova sfida.

·        Sanremo 2020, le 10 canzoni più bizzarre mai presentate in gara.

Sanremo 2020, le 10 canzoni più bizzarre mai presentate in gara. Pubblicato venerdì, 31 gennaio 2020 da Arianna Ascione su Corriere.it. «Una coppia di showgirls che ambisce a conquistare negli anni Novanta lo scettro che negli anni Sessanta fu delle sorelle Kessler»: Alice ed Ellen devono aver provato un brivido (di orrore) quando sentirono a Sanremo 1989 la presentazione delle sorelle Brigitta e Benedicta Boccoli. Anche se «Stella» aveva alle spalle una produzione di tutto rispetto - era stata scritta da Jovanotti e prodotta da Sandy Marton e Claudio Cecchetto - finì presto nel dimenticatoio.

Francesco Salvi, «Esatto!». Con le sue canzoni ironiche Francesco Salvi è passato sul palco dell'Ariston quattro volte: la prima con «Esatto!», un brano scritto per prendere in giro la qualità della musica di quel periodo (era il 1989 e si classificò al settimo posto). Nel 1990 invece è stata la volta di «A», nel 1993 è arrivata «Dammi 1 bacio» e nel 1994 l'attore e comico ha portato in gara «Statento!».  

Brigitta e Benedicta Boccoli, «Stella». Il 1989 è stata un'annata decisamente particolare per il Festival della canzone italiana: era l'edizione dei 'figli d'arte', passata alla storia soprattutto per la quantità di errori collezionati dai quattro conduttori. Anche nella categoria Nuovi si può ritrovare una chicca: l'esordio sanremese di Brigitta e Benedicta Boccoli con il brano «Stella». La canzone, nonostante la grossa produzione alle spalle - Claudio Cecchetto e Jovanotti -, venne presto dimenticata.

Danny Losito & Las Ketchup, «Single». Forse confidando in un nuovo effetto-tormentone Danny Losito nel 2004 si è presentato a Sanremo insieme alle Las Ketchup, regine dell'estate 2002 nonché interpreti della hit «Aserejé». Ma «Single» non ha avuto la stessa fortuna: si classificò terzultima. 

Maria Pia & SuperZoo, «3 fragole». Reduce dalla partecipazione alla prima edizione di «Amici di Maria de Filippi» (quando ancora si chiamava «Saranno Famosi») Maria Pia Pizzolla e i SuperZoo nel 2002 parteciparono alle selezioni per le Nuove Proposte del Festival di Sanremo. Riuscirono a calcare il palco dell'Ariston l'anno successivo con l'orientaleggiante «3 fragole».

Figli di Bubba, «Nella valle dei Timbales». Durò una manciata di mesi l'avventura musicale dei Figli di Bubba, gruppo che si formò esclusivamente per partecipare all'edizione 1988 con un brano provocatorio che prendeva di mira la tipica canzone sanremese («Nella valle dei Timbales»). Facevano parte del progetto Franz Di Cioccio, Roberto Manfredi, Mauro Pagani, i comici Enzo Braschi e Sergio Vastano e i giornalisti Roberto Gatti e Alberto Tonti.

Maria Grazia Impero, «Tu con la mia amica». Look da improbabile cowgirl per la meteora Maria Grazia Impero, tra le Novità del 1993, che con «Tu con la mia amica» portò una sferzata rock (o presunta tale) a suon di «hula hula hoop». Quell'anno, per la cronaca, il primo premio della categoria esordienti andò a «La solitudine» di Laura Pausini.

Jo Chiariello, «Che brutto affare». Il pezzo in questione, caratterizzato da un linguaggio molto sfrontato («Io ti consideravo un superman ma non sei neanche un man»), vanta una firma d'autore: quella di Franco Califano. Ma «Che brutto affare», portato da Maria Concetta Chiarello aka Jo Chiarello al Festival di Sanremo 1981, non riuscì nemmeno ad arrivare alla serata finale.

Sabina Guzzanti e la Riserva Indiana, «Troppo sole». Palco decisamente affollato nel 1995 per l'attrice Sabina Guzzanti, che si esibì a Sanremo insieme al supergruppo La Riserva Indiana composto da numerosi personaggi. Tra loro David Riondino, Milo Manara, Nichi Vendola, Daria Bignardi, Antonio Ricci, Sandro Curzi ed Ermete Realacci.

Elio e le Storie Tese, «La terra dei cachi». Tra tutti i brani 'strani' che gli Elio e le Storie Tese hanno portato in gara a Sanremo il più rappresentativo è «La terra dei cachi»: nel 1996 - anno della prima partecipazione alla kermesse - arrivò al secondo posto e vinse il premio della Critica 'Mia Martini'. Il successo del pezzo è dovuto anche alle performance della band: ogni sera infatti gli Elii misero in scena una esibizione bizzarra e la sera della finale apparvero travestiti da alieni (una citazione dei Rockets).

·        I Comizi di Sanremo.

Amadeus vittima di una talpa in Rai, clamoroso sospetto su Sanremo: così sono iniziati tutti i guai. Libero Quotidiano il 7 Gennaio 2020. C'è una talpa in Rai? Il sospetto che qualcuno stia sabotando il Festival di Sanremo è rilanciato dal Fatto quotidiano e si lega alle (incredibili) polemiche per l'intervista che il conduttore Amadeus è stato costretto a rilasciare a Repubblica alla vigilia di Capodanno per contrastare la gola profonda che aveva spifferato i nomi dei primi 22 big in gara (lunedì sera ne sono stati annunciati altri due, Rita Pavone e Tosca) ad Alfonso Signorini, direttore del settimanale Chi, che aveva spifferato tutto in anticipo. "Chi aveva passato la soffiata? - si chiede il Fatto -. Qualche discografico vicino al Cav? Un giornalista con la lista in tasca? O addirittura una talpa interna, magari uno spregiudicato autore dello stesso staff del direttore artistico?". La vittima di tutta questa situazione è lo stesso Amadeus, che ha messo la pezza al buco provocando la violentissima protesta di molti giornalisti musicali di testate rivali di Repubblica.  

Amadeus "incredulo e sorpreso" dal caso Rula Jebreal a Sanremo: cosa non torna sulle barricate Rai. Libero Quotidiano il 7 Gennaio 2020. I retroscena Rai sul caso Rula Jebreal descrivono Amadeus come "spiazzato". Le polemiche per la partecipazione a Sanremo annunciata, saltata e poi forse confermata nuovamente della giornalista palestinese, con cittadinanza israeliana e italiana, hanno buttato una brutta patina di polemica politica sul Festival. Esattamente quello che non voleva il conduttore simbolo degli show di viale Mazzini, che pensava a una kermesse con la musica al centro e l'impegno civile e sociale in chiave tutta femminile (da qui le 10 donne protagoniste, 2 per ogni serata) a fare da robusto contorno. La Jebreal, che certo professa un saldissimo credo progressista, avrebbe non a caso parlato di violenza di genere, con ospiti illustri (si parlava di Michelle Obama o in alternativa Oprah Winfrey), ma senza sfiorare tematiche di attualità politica interna. "Ieri - scrive il Corriere della Sera - Amadeus aveva altro a cui pensare (la diretta dei Soliti ignoti dedicata alla presentazione dei big in gara), ma le ultime 48 ore le ha vissute con un misto di incredulità e sorpresa". Il conduttore e Rula avevano già predisposto un punto del monologo della Jebreal, la lettura della poesia che Jacques Prévert ha dedicato alle donne, Sono quella che sono. L'intenzione era quella di dare "un tocco internazionale con la giornalista che è la perfetta summa della società globale in cui viviamo" e di certo non poteva immaginare "ci potessero essere controindicazioni di opportunità".

Daniela Santanchè contro Rula Jebreal: "Parlasse delle condizioni delle donne sotto i regimi islamici". Libero Quotidiano il 6 Gennaio 2020. L'invito, poi negato, della giornalista Rula Jebreal al Festival di Sanremo, ha scatenato non poche polemiche. La sua presenza, infatti, viene considerata troppo politica a discapito della musica. Lo pensa anche Daniela Santanchè che sul suo profilo Twitter scrive: "Rula Jebreal parlasse delle condizioni tragiche delle donne sotto i regimi islamici, invece di mistificare su 'censura' e 'italiani nuovi' (manie di persecuzione miste ego spropositato). Quelle sono donne censurate, violate". Poi l'appello della senatrice di Fratelli d'Italia: "Boicottate Sanremo 2020". Un parere, quello della Santanchè, che non va di pari passo con quello del direttore di Libero. Vittorio Feltri, infatti, aveva invitato tutti a non dare vita a "polemiche giornalistiche inutili".

Giorgia Meloni su Rula Jebreal a Non è l'Arena: "E se Mario Giordano fosse stato pagato per fare un monologo?" Libero Quotidiano il 13 Gennaio 2020. La polemica su Rula Jebreal al Festival di Sanremo tiene ancora banco. A parlarne Giorgia Meloni che, ospite a Non è l'Arena su La7, interviene: "Se Rula va lì a presentare il Festival, visto che è anche una bella ragazza, io non ho nulla in contrario, ma se va lì per fare un monologo di mezz'ora senza contraddittorio e a spese dei contribuenti non mi sta bene". Poi la precisazione su uno dei tanti personaggi presenti spesso e volentieri al festival della musica: "Roberto Benigni è un artista, andava al Festival di Sanremo a recitare Dante. Rula Jebreal non fa parte del mondo dello spettacolo". Per la leader di Fratelli d'Italia, se durante un governo di centrodestra Mario Giordano fosse stato pagato 30mila euro per fare un discorso, "sarebbero arrivati i caschi blu dell'Onu, quelli che Di Maio vuole spedire in Libia". 

Rula Jebreal, Augusto Minzolini: "Il veto della Rai è un'idiozia, ma è una doppia idiozia sentirsi eroi". Libero Quotidiano il 6 Gennaio 2020. Augusto Minzolini, sul caso di Rula Jebreal, attacca la Rai ma non risparmia una bordata anche alla giornalista israeliana: "Se qualcuno in Rai ha messo un veto sulla partecipazione di Jebreal a Sanremo", ha scritto su Twitter il giornalista ed ex senatore di Forza Italia sul suo profilo Twitter, "ha commesso l'ennesima idiozia. Ma dire come la Jebreal che la sua diversità fa paura, è un’idiozia doppia. Non se ne può più di questi simileroi,o eroine, fatti in casa". Amadeus aveva infatti invitato la Jebreal a partecipare al festival di Sanremo per accompagnarla nella conduzione, ma in Rai hanno preferito evitare polemiche. Quando Dagospia ha diffuso la notizia che il direttore artistico aveva incontrato la giornalista e che sarebbe stata una delle dieci donne ad affiancarlo una sera sul palco dell' Ariston, gli hater si erano scatenati: "È un insulto agli italiani". La polemica è montata, poi il silenzio. Quindi il no ufficiale.

L’inverosimile martirio di Rula. Max Del Papa, 7 gennaio 2020 su Nicolaporro.it. Fra tanti martiri presunti, una a denominazione di origine controllata: è Rula “Lula” Jebreal, estromessa dal Festival di Sanremo per colpa dell’intolleranza della stampa sovranista, fascista e razzista. Perché, si capisce, la Rai è cosa della sinistra e Sanremo è cosa della Rai. Il martirologio l’ha naturalmente aperto Repubblica, trasformando un’opzione, discutibile, in un diritto piovuto dal cielo: Rula Lula sull’Ariston ci doveva andare, perché la sua è la faccia dei diritti sociali. Ma quale politica, qui si resta umani e invece, per colpa del becero canaio sovranista, Sanremo sarà meno civile, meno colto, meno ricco, meno bello, meno informato, meno solidale, meno equo, meno presentabile, meno accogliente, meno europeista, meno democratico. Veramente, l’infame stampa sovranista si è limitata a porre un paio di questioni: che curriculum ha una che di spettacolo, di canzonette non si è mai occupata per finire al Festival delle canzonette? E davvero avremmo dovuto subire i suoi pistolotti monodimensionali, unidirezionali? La conferma è arrivata a stretto giro di posta: Rula Lula voleva invitare nientemeno che Michelle Obama per discutere di diritti delle donne. Una che usava selfarsi con il famigerato Weinstein, considerato un maiale d’oro, quello che abusava delle donne mentre ne costruiva le carriere. Una che, quando non trova un insulto abbastanza sanguinoso, ti definisce “maschio bianco”, come a dire il peggio della schiuma, della rogna. Una che, se la contraddici, parte con stridori ultrasonici e non ti fa più dir niente. Una che, pur con doppia o tripla matrice, palestinese israeliana naturalizzata italiana, su Israele nutre convinzioni lievemente preoccupanti. Ora, la becera informazione sovranista sa benissimo di essere in clamorosa minoranza, sbeffeggiata e attaccata da quelli che ben pensano, e che sono maggioranza ragliante nei media e soprattutto in Rai. Dunque, la infame informazione sovranista sa di non poter presumere più che tanto da se stessa; non è colpa – o virtù – sua se la Rai è ritornata sui suoi passi, una volta verificata l’insofferenza di sempre più spettatori che, sui social, promettevano: Sanremo a questo punto non lo guarderò più. Semplicemente, la Rai si è fatta due conti. E ha capito che il gioco propagandistico non valeva la candela. Ma non c’è stato, garantito, alcun lavaggio del cervello, quella se mai è roba da progressisti illuminati: trattavasi di opinioni in assoluta libertà, che se mai si sono trovate a posteriori rappresentate da commentatori apoti, cioè che non se la bevono. E nessuno dei luridi maschi bianchi si è permesso offese o volgarità di sorta sulla santina dem: domandarsi, ricordare, fa parte del gioco democratico, anche se per molti il gioco democratico ricorda un po’ il vecchio slogan di Michele Santoro (Michele chi? Ma sì, un teletribuno che ebbe le sue stagioni, anche se ormai il mar dell’olbio s’è sovra lui richiuso): “comunque la pensiate…” (purché d’accordo con me). Le prefiche Repubblicane sono scatenate. Ma, se a quanto pare non sapremo mai cosa ci siamo persi senza Rula Lula, in compenso possiamo immaginare cosa ci siamo risparmiati (anche in termini di cachet, visto che l’interessata, di solito così garrula, s’è guardata bene dal rivelarlo). Intanto, dal fronte piddino e italovivo, ma non troppo, è immediatamente partita la contraerea: perché quello di Rula Lula al Festival è Deus lo volt, è crociata progressista, diritto divino per loro e dovere terreno per tutti gli altri. Tra i paladini più frementi, l’ex ministra Fedeli, proveniente dal sindacalismo cigiellino duro e puro, e l’immancabile Faraone, uno dei marinaretti di Carola, che annuncia interrogazioni, trascinamenti del caso in Vigilanza e magari di far cadere il governo. A riprova che la questione era politica, e della specie peggiore: quella ideologica. Max Del Papa, 7 gennaio 2020

Salvini alla Jebreal: "Non si usa Sanremo per fare comizi". Salvini manda un messaggio chiaro alla Jebreal: "Chi vuol fare comizi vada in piazza o in Parlamento". Angelo Scarano, Lunedì 06/01/2020, su Il Giornale. Scontro a distanza tra Rula Jebreal. La sua intervista a Repubblica ha fatto parecchio discutere. La giornalista di fatto ha spiegato quali sono, a suo dire, i motivi che hanno interrotto la sua corsa verso il palco dell'Ariston per questo Sanremo 2020. La Jebreal la butta subito in politica: "Qualcuno si è spaventato che venisse offerta una ribalta a italiani nuovi, a persone diverse come me che appartengono a un'Italia inclusiva, tollerante, aperta al mondo, impegnata in missioni di dialogo e di pace". E ancora: "L'Italia che noi sogniamo per i nostri figli è un paese collegato al resto del mondo. È un'Italia in cui c'è posto per Salvini ma anche per Liliana Segre e, se permettete, per Rula Jebreal. Io ho solidarizzato con Giorgia Meloni quando ha subito insulti misogini. Non vorrei che donne prestigiose e testimoni di violenza si sentissero allontanate dalle nostre manifestazioni più importanti".

E di fatto questo sfogo potrebbe nuovamente riaprire il dibattito in Rai per un recupero in extremis della Jebreal sul palco del Festiva. Ma in questo fiume di parole della Jebreal va registrata la risposta chiara arrivata da Matteo Salvini che in queste ore si trova impegnato nella campagna elettorale per le Regionali in Emilia Romagna: "Di tutto mi occupo fuorché di conduttori e di vallette di Sanremo. Penso che sia il Festival della canzone italiana e che, se uno vuole fare i comizi, deve andare in piazza o in Parlamento, non a Sanremo". Poi lo stesso Salvini rincara la dose: "Possono invitare chi vogliono, non è un mio problema - ha aggiunto Salvini - e l'ultima delle mie preoccupazioni è dire sì o no a Tizia o Caia per andare a Sanremo. Poi ognuno fa quel che vuole, è il Festival della canzone italiana e se invitassero me direi no grazie, non ci azzecco nulla con Sanremo che è musica, arte, poesia, fiori, l'Italia nel mondo. Se qualcuno l'ha preso per il palco di un comizio, secondo me, ha sbagliato. Detto questo, se invitano questa signora o un'altra facessero come credono, tanto credo che gli italiani, sul controllo dell'immigrazione e la lotta agli scafisti, abbiano le idee chiare. A Sanremo possono fare anche un comizio di Renzi, Saviano e Bertinotti, non è che gli italiani cambiano idea". Insomma l'eventuale presenza della Jebreal a Sanremo continua ad alimentare polemiche che di certo non finiranno qui...

Dall'Ansa il 6 gennaio 2020: (…)   Se l'idea di portare all'Ariston l'ex first lady americana era già stata accarezzata in passato da Fabio Fazio e Carlo Conti (che per par condicio aveva pensato anche a Melania Trump), pur essendo rimasta nel cassetto anche per motivi di budget (il cachet di Michelle Obama si aggirerebbe sui 600mila dollari) (…) Dagonota: Oprah Winfrey per meno di 500.000 dollari (più jet privato) manco si alza dalla poltrona.

Dagospia il 6 gennaio 2020. Riceviamo e pubblichiamo: Caro Dago, “La mia diversità fa paura” dice la signora Rula Jebreal candidata a salire sul palco di San Remo. La signora ha un’altissima considerazione di se stessa e va bene... fatti suoi. Ma inquieta la discussione su questo personaggio regalatoci anni fa dal duo Santoro-Travaglio. La sua diversità fa paura? Manco fosse Rosa Luxembourg... ma andassero tutti a scopare il mare... favorevoli e contrari... lei compresa... ovvio. Frank Cimini

IO CENSURATA PERCHÉ RAPPRESENTO L'ITALIA INCLUSIVA E TOLLERANTE. Gad Lerner per ''la Repubblica'' il 6 gennaio 2020. Rula Jebreal ha una doppia cittadinanza: israeliana e italiana. Nata a Haifa nel 1973, arrivò a Bologna grazie a una borsa di studio, quando aveva 19 anni, per seguire un corso di laurea in fisioterapia. Il suicidio della madre l' aveva costretta a trascorrere l' infanzia in un orfanotrofio di Gerusalemme. Divenuta giornalista, esperta di Medio Oriente e impegnata contro la violenza sulle donne, da dieci anni vive negli Stati Uniti ma mantiene forti legami con l' Italia. L' ultima volta ci è tornata tre mesi fa, in ottobre, per la laurea della figlia Miral. È in quella occasione che l' ha contattata Amadeus, proponendole di partecipare il 4 febbraio alla prima serata del settantesimo Festival di Sanremo, e di collaborare anche alle altre puntate in cui voleva dare spazio alla voce delle donne.

Conoscevi già Amadeus?

«Mai visto prima. Super gentile, mi è piaciuto molto e gli auguro grande successo, nonostante quel che è accaduto, perché l' ho trovato sinceramente impegnato a mettere al centro del palco dell' Ariston, oltre alle canzoni, anche una questione drammatica come la violenza sulle donne. Gli ho raccontato del mio viaggio in Arabia Saudita dove ho incontrato Loujain Alhathloul, stuprata perché rivendicava il suo diritto di voto e di guidare l' automobile. Gli ho parlato della mia amica yazida Nadia Murad, premio Nobel, coinvolta insieme a me dal presidente francese Macron in un Comitato per l'uguaglianza. Abbiamo progettato di coinvolgere Michelle Obama o in alternativa Oprah Winfrey per parlare di questi temi».

E lui non si è spaventato?

«Al contrario. Era entusiasta, mi ha incoraggiato, felice di portare a Sanremo queste donne meravigliose. Con lo staff della direzione artistica ho cominciato a raccogliere i dati Onu e a preparare il monologo che avrei dovuto presentare nella serata inaugurale. Ho disdetto altri impegni e mi sono messa a lavorare sodo».

Ne hai parlato anche con la direttrice di Rai 1, Teresa De Santis?

«No. Ho capito che insorgevano delle difficoltà quando l' Ufficio scritture della Rai ha iniziato a tergiversare sul contratto e a rinviare le prenotazioni dei voli. Ma la direzione artistica mi tranquillizzava, andiamo avanti!».

Ed ecco che la notizia della tua partecipazione a Sanremo viene anticipata da Dagospia.

«Già. Sarebbe interessante sapere da dove gli è arrivata la notizia, con timing perfetto. Spiegherebbe tutto quel che è successo dopo. Gli attacchi, le insinuazioni, l' accusa di essere niente meno che una persona che odia e denigra il paese di cui sono cittadina. Mentre Sanremo sarebbe stata un' occasione ideale di apertura al mondo su tematiche che non sono né di destra né di sinistra».

Quando è arrivato il no definitivo della Rai?

«Sabato scorso mi hanno telefonato pregandomi di fare io il passo, di rinunciare spontaneamente. Mi sono rifiutata. Gli ho mandato un messaggio scritto: se volete censurarmi dovete essere voi ad assumervene la responsabilità. Ma, voglio ripeterlo, Amadeus non ha nessuna colpa. Mi auguro che riesca a portare avanti il suo bellissimo progetto».

Come ti spieghi la campagna ostile di cui sei stata oggetto?

«Evidentemente qualcuno si è spaventato che venisse offerta una ribalta a italiani nuovi, a persone diverse come me che appartengono a un' Italia inclusiva, tollerante, aperta al mondo, impegnata in missioni di dialogo e di pace».

Dipenderà dal fatto che sei araba, che hai la pelle scura? Ricordo quando il ministro Calderoli ti apostrofò come "signora abbronzata dal nome impronunciabile". E l' anno scorso Salvini protestò contro il voto della giuria in favore di Mahmood.

«Salvini? Non so, non posso dirlo, sono sotto choc. Certo in Rai c' è un brutto clima e gli attacchi sono partiti da persone a lui vicine. Trasmettono un' immagine chiusa, vecchia dell' Italia. Cosa vuol dire essere italiani? Avere tutti la pelle dello stesso colore e le stesse idee? L' Italia che noi sogniamo per i nostri figli è un paese collegato al resto del mondo. È un' Italia in cui c' è posto per Salvini ma anche per Liliana Segre e, se permettete, per Rula Jebreal. Io ho solidarizzato con Giorgia Meloni quando ha subito insulti misogini. Non vorrei che donne prestigiose e testimoni di violenza si sentissero allontanate dalle nostre manifestazioni più importanti. Mia madre si è suicidata dopo aver subito uno stupro. Penso sempre a lei quando visito i paesi in guerra. Sono stata la prima donna inviata dal New York Times in Siria dopo lo scoppio del conflitto».

So che collabori a testate giornalistiche importanti, che hai lavorato alla Cnn e ora alla Msnbc. Credo però che qui da noi ti vengano addebitati come una colpa il profilo glamour, la frequentazione del jet set.

«Chiedo solo di essere giudicata per il mio lavoro, è troppo? All' Università Americana di Roma per nove mesi ho seguito la borsa di studio assegnata a cinque giovani siriane vittime di guerra. All' Università di Miami ho l' incarico per un Phd intitolato "Persuasione, propaganda genocidio". È vero. In Italia ho avuto una figlia da un artista bolognese. Poi c' è stata la relazione con il regista Julian Schnabel e ho sposato il banchiere Arthur Altschul, tra parentesi, entrambi ebrei. Ma non mi sono mai rilassata, ho continuato a impegnarmi nel lavoro».

A proposito. Ricordo la tua partecipazione alle mie trasmissioni con Amos Oz e David Grossman. Come definiresti il tuo rapporto di donna araba con Israele?

«Ma io amo Israele, esattamente come loro! Vado a votare, credo in un Israele multiculturale, anche arabo, perché la democrazia è fatta di diversità. Sono cresciuta leggendo Haaretz, critico le politiche governative esattamente come i miei illustri concittadini che hai citato».

E di fronte all' accusa di denigrare l' Italia, descrivendola come un paese razzista, cosa rispondi?

«Resto allibita. Sono grata all' Italia, e dopo quel che è successo intensificherò le mie presenze qui, non solo per venire a trovare mia figlia. Impegnarsi contro la xenofobia e la violenza sulle donne non deve essere né di destra né di sinistra. Se qualcosa devo rimproverarmi, è di non avere spiegato meglio quel che stavo facendo all' estero anche per onorare la mia cittadinanza italiana».

Niente Sanremo. Ti aspettano altri impegni?

«Ero in vacanza. Ma oggi volo a New York perché Msnbc vuole che partecipi alle sue trasmissioni sulla crisi Usa-Iran. Con i miei migliori auguri a Amadeus».

Marco Molendini per Dagospia il 6 gennaio 2020. La frase più comica è quella con cui la Rai ha bocciato l’ospitata di Rula Jebreal a Sanremo: sarebbe «fonte di polemiche, di cui la manifestazione non ha certo bisogno». Tutti sanno che il Festival vive e ha vissuto di questo, la polemica è l’alimento che lo sostiene, il vento in poppa che lo fa lievitare. Non c’è edizione che non sia stata caratterizzata da sceneggiate vere, presunte, montate ad arte su cui tutti, Rai, organizzatori, direttori artistici, cantanti, giornali, giornalisti, televisioni, radio, social network, non montano felici rilanciandosi la palla. Questo non vuole dire che la storia di Rula Jebreal, mai tanti titoli in vita sua, sia paradossale, comica non solo per il contenuto ma per lo sproposito delle reazioni. Se Amadeus le aveva calcolate, vuol dire che lo avevamo sottovalutato. Ormai, comunque, il gioco si è innestato e tutti ci si attaccano. Ma la vicenda resta un mistero con molti interrogativi.

Il primo: perché la Rai ha bisogno di Rula Jebreal per invitare Michelle Obama o Oprah Winfrey? Sono due personaggi pubblici che hanno i loro agenti, basta telefonare, fare l’offerta e attendere la risposta. A cosa serve la mediazione di Rula Jebreal che, racconta, avrebbe in animo anche di lanciarsi in un monologo?

Il secondo: ma c’è bisogno che di una cosa del genere se ne occupi la Vigilanza Rai? Non è più semplice che direttrice di Rai 1, direttore artistico del Festival e altri responsabili si siedano attorno a un tavolo e decidano cosa fare? Altrimenti a che serve l’incarico che hanno?

Il terzo: siamo sicuri che l’Ariston sia il luogo adatto per discutere del tema delicato della violenza sulle donne? Un palco dove la carnevalata è sempre in agguato fra una canzone e l’altra?

Il quarto: leggiamo che il senatore Faraone ritiene l’esclusione di Rula Jebreal «una discriminazione di stato». Non ha esagerato leggermente?

Il quinto: si legge sui giornali che in casa Rai ci sarebbe un ripensamento sul niet alla giornalista. Uno stop and go classico.

Il sesto: non è un mistero ma una certezza: nel caso in cui ci si ripensasse, su Rula Jebreal si scatenerebbe un can can da qui al Festival con pro e contro, prese di posizioni, richieste di conoscere il cachet, il costo dei voli, se viaggia in prima o in economica, se viene ospitata in hotel e a quante stelle (cinque no perché sarebbe una scelta politica), se è da sola o accompagnata, se il suo monologo sarà letto prima dai funzionari Rai, eccetera, eccetera. Per il Festival una pacchia.

Estratti dall'intervista di Gad Lerner a Rula Jebreal per ''la Repubblica'' il 6 gennaio 2020. (…) «Salvini? Non so, non posso dirlo, sono sotto choc. Certo in Rai c' è un brutto clima e gli attacchi sono partiti da persone a lui vicine». (…)

Ed ecco che la notizia della tua partecipazione a Sanremo viene anticipata da Dagospia.

«Già. Sarebbe interessante sapere da dove gli è arrivata la notizia, con timing perfetto. Spiegherebbe tutto quel che è successo dopo. Gli attacchi, le insinuazioni, l' accusa di essere niente meno che una persona che odia e denigra il paese di cui sono cittadina. Mentre Sanremo sarebbe stata un' occasione ideale di apertura al mondo su tematiche che non sono né di destra né di sinistra. (…)

Niente Sanremo. Ti aspettano altri impegni?

«Ero in vacanza. Ma oggi volo a New York perché Msnbc vuole che partecipi alle sue trasmissioni sulla crisi Usa-Iran. Con i miei migliori auguri a Amadeus».

DAGO-RISPOSTA - Vorremmo chiedere alla grande reporter Rula, che ci tiene a sottolineare gli inviti da parte di Msnbc e CNN, come si fa il lavoro di giornalista. A noi ci pareva che un giornalista, quando le ha, dà le notizie. E ci pare che chiedere ''chissà da dove gli arriva la notizia?'' non lo fa nessun vero cronista: se lo scoop è confermato, può fare i complimenti al collega, o può rosicare per non averlo avuto lui per primo. Se il cronista è al centro dello scoop, sa che fa parte del gioco.

Ecco come l'abbiamo data: FLASH! CHI AFFIANCHERA' AMADEUS A SANREMO 2020? OGNI SERA CI SARANNO DONNE DIVERSE: AGGIUNGETE ALLA LISTA RULA JEBREAL. IL CONDUTTORE AVREBBE INCONTRATO LA SETTIMANA SCORSA IN UN FAMOSO HOTEL DI MILANO LA GIORNALISTA PER CHIEDERLE DI AFFIANCARLO PER UNA SERA SUL PALCO DELL'ARISTON. LEI AVREBBE DATO LA SUA DISPONIBILITA'. LA PARTECIPAZIONE ANDRA' IN PORTO?

Zero critiche, zero polemiche, quelle le hanno fatte gli altri (e hanno tutto il diritto di farlo, oppure Rula vorrebbe censurare coloro che lei accusa di censura?). Cosa avremmo dovuto fare? Non dare la notizia per non increspare il laghetto zen della sua trattativa? E poi, che vuol dire ''timing perfetto''? Lei stessa dice di essere da oltre tre mesi in contatto con Rai e Amadeus (un record di segretezza a viale Mazzini!), al Festival manca meno di un mese e nelle ultime settimane si è parlato ogni giorno di chi sarebbero state le donne sul palco dell'Ariston, da Diletta Leotta a Monica Bellucci. Crede forse che se la notizia fosse uscita tra una settimana o tre gli ''attacchi e le insinuazioni'' non ci sarebbero stati? Allora davvero non ha un gran pedigree da giornalista, perché dovrebbe sapere che il ''timing'' non avrebbe cambiato nulla. Se il suo intervento fosse stato imperdibile o inattaccabile, peraltro, avrebbe dovuto difenderlo e convincere la Rai a portarlo fino in fondo. Invece la poveretta, che con una certa spocchia ci rivela come debba correre negli studi delle all-news a parlare di crisi Iran-Stati Uniti, quindi di bombe, corpi smembrati, guerre sanguinarie, si dice ''sotto choc'' per il dibattito innescato dalla sua partecipazione a Sanremo. Come si dice in America, non ha certo una thick skin, la pelle dura, se può affrontare decine di morti ancora caldi, ma non le logiche politiche che da sempre regnano in Rai. Eppure lei la tv italiana la conosce bene, pur non frequentandola molto dalla partecipazione ad Annozero di Santoro (Rai2) e da quando il suo contratto con la7 non fu rinnovato dopo una stagione di conduzione a Omnibus (2006, quando la rete era ancora di Telecom Italia).

PS: no comment su Gad Lerner che alla risposta della Jebreal non ha obiettato: ''No, scusa, che c'entra chi dà la notizia con quello che succede dopo?'', ma d'altronde per lui il giornalismo deve essere sempre la quinta colonna di qualche agenda politica, quindi ci rendiamo conto che applichi lo stesso metro anche agli altri.

Caso Rula Jebreal, nuova mossa della Rai: a Sanremo se parla solo di donne. Pubblicato martedì, 07 gennaio 2020 su Corriere.it da Antonella Baccaro e Renato Franco. A conti fatti, all’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, non conviene alimentare le polemiche sulla partecipazione a Sanremo della giornalista Rula Jebreal. Le accuse di censura piovute sulla Rai e la presa di distanza di Matteo Salvini, che figurava come mandante dell’esclusione, tramite la direttrice di Rai1, Teresa De Santis, lascerebbero spazio all’ad per riproporre l’invito all’ospite. Un invito, beninteso, a esserci con interventi sul tema della violenza contro le donne, senza divagazioni. Potrebbe essere dunque questo l’esito dell’incontro che si svolgerà martedì in Rai tra Salini, De Santis e Amadeus. Un vertice per fare il punto (anche) sugli ospiti, come ha spiegato l’ad: «Le proposte della direzione artistica, già discusse con la direzione di Rai1, saranno oggetto, come di prassi, di un confronto con l’amministratore delegato, con il solo obiettivo di realizzare un grande Festival». Dall’entourage della direttrice fanno sapere che non c’è stata nessuna censura sulla Jebreal. E che il problema semmai è la mancanza assoluta di condivisione sulla composizione di tutto il cast da parte di Amadeus. Al punto che De Santis l’ha dovuto convocare a fine anno e poi il 3 gennaio per verificare indiscrezioni uscite sui media. Resta sullo sfondo la richiesta di convocare sul caso la Vigilanza, avanzata da Davide Faraone (Italia Viva), anche perché i tempi sarebbero lunghi. Sulla polemica il Pd si è fatto sentire più per denunciare che l’azienda «è allo sbando», che per difendere Jebreal, le cui presenze alla Leopolda non sono passate inosservate. Al Pd interessa capire cosa succederà il 14 gennaio, quando si riunirà il cda. L’ipotesi che Salini rimescoli le poltrone delle reti appare ai zingarettiani improbabile, perché farebbe saltare la direzione di Rai1 proprio alla viglia della manifestazione più importante: Sanremo, appunto. Il leader della Lega ha di nuovo assicurato di non c’entrare nulla sul veto («non mi occupo di Sanremo»), però ha aggiunto un «però»: «Penso che sia il Festival della canzone italiana e che, se uno vuole fare i comizi, deve andare in piazza o in Parlamento, non a Sanremo». Amadeus ha vissuto le ultime 48 ore con un misto di incredulità e sorpresa. Quando aveva contattato Rula Jebreal non pensava che in Rai ci potesse essere qualcuno che si mettesse di traverso. L’idea era di parlare di violenza sulle donne, in mente c’era anche il proposito di leggere la poesia che Jacques Prévert ha dedicato alle donne (Sono quella che sono). Ma forse era troppo rivoluzionario Prévert, un uomo del ‘900, per questi anni 2000 che guardano all’800... Amadeus voleva dare un tocco internazionale con la giornalista che è la perfetta summa della società globale in cui viviamo (è palestinese con cittadinanza israeliana, naturalizzata italiana e ora vive a New York) e non immaginava ci potessero essere controindicazioni «di opportunità». La politica è lontana dal suo modo di fare televisione e l’uomo dei quiz non è uno da barricate. Vista la scarsa presenza di cantanti donne in gara, Amadeus voleva riequilibrare il loro numero con la suggestione delle 10 donne sul palco, due diverse a sera, «un modo per mettere la donna al centro della manifestazione, non per farne solo coreografia». Tra i tanti sguardi diversi, aveva pensato anche a quello di Rula Jebreal. Il conduttore intanto sta continuando a lavorare sulla ten list: a oggi le sicure sono Diletta Leotta (la prima ad aver siglato il contratto), Antonella Clerici, le due giornaliste Emma D’Aquino e Laura Chimenti, entrambe volti del Tg1 (venendo da casa, per loro nessun veto). Tra di loro dovrebbe esserci anche Georgina Rodríguez, la fidanzata di Ronaldo (manca solo la firma). Confermati gli ospiti che avranno maggior peso e spazio (Benigni, Fiorello, Tiziano Ferro), si lavora anche su altre presenze: se Carlo Conti e Gigi D’Alessio sembrano essere certi, Chiambretti e Pippo Baudo potrebbero non esserci nonostante l’invito ufficiale. Il problema sarebbe sempre quello che muove il mondo: il budget.

Vittorio Feltri per ''Libero Quotidiano'' il 7 gennaio 2020. Conosco Rula Jebreal e mi è simpatica. Parlo di lei perché è vittima di una ingiustizia commessa dalla Rai, anche se qualcuno tonto la attribuisce ai cittadini italiani, che non la vorrebbero tra i piedi, quando in realtà non sanno neppure chi ella sia. In sostanza la signora, giornalista, è stata richiesta al Festival di Sanremo per recitare in un ruolo mai specificato da Amadeus, il capo della manifestazione canora. Sta di fatto che la giornalista di origini palestinesi ha proposto di invitare, si ignora a quale prezzo, la moglie di Obama, ex presidente degli Usa. La cosa non è piaciuta a qualche dirigente dell' ex monopolio, il quale, pertanto, l' ha bocciata, esortando contemporaneamente Rula a rinunciare all' incarico. Figuriamoci le reazioni. Gad Lerner su Repubblica si è stizzito e ha giustamente difeso madame senza però approfondire la questione. Che è questa. Amadeus ha l' idea di ospitare a pagamento la collega palestinese, e fin qui nulla di male. Questa poi propone di far venire al Festival la consorte di Obama, e si scatena la fine del mondo. Allora, mi spiegate perché Rula debba essere cacciata? Prima la corteggiano, poi la scacciano. Ma siamo impazziti? Lei è lei e nel momento in cui viene incaricata di collaborare ad organizzare le trasmissioni ovvio che dica la sua. Se quello che vuole non va bene, basta puntualizzarlo. Invece le annullano il contratto, licenziandola come una cameriera a ore. Scorretto. Assurdo. Rula può piacere oppure no, tuttavia allorché la assumi te la tieni e amen. Invece no. L' hanno buttata fuori. Scusate, ma se vi stava sul gozzo per quale ragione l' avete ingaggiata? Non sono stati i nostri connazionali di destra a rifiutarla, semmai la colpa è di quelli che, pur sapendo con chi avessero a che fare, l' hanno voluta tra i protagonisti del Festival. La responsabilità dell' incidente è tutta dei progressisti, i quali prima corteggiano Rula e poi la scaricano come merce avariata. Se Amadeus ha sbagliato a convocarla, i vertici Rai hanno errato due volte: ad accettare in un primo tempo la sua partecipazione e a respingerla in un secondo tempo per motivi meschini. Infine mi domando che senso avesse la consorte dell' ex presidente degli Usa sul palco di Sanremo. Siamo di fronte ad un intreccio di fesserie e non a una topica di Jebreal.

Da vittoriosgarbi.it il 7 gennaio 2020.  Vittorio Sgarbi manifesta il suo imbarazzo per “il silenzio delle donne del centrodestra attorno alla presunta censura che vede coinvolta la giornalista Rula Jebreal”. Per il parlamentare di Forza Italia “la Jebreal va sostenuta con forza perché nessuno meglio di lei, da una ribalta autorevole quale è il festival di San Remo, può testimoniare quella che è oggi la condizione della donna nel mondo musulmano. Mi sorprende - attacca Sgarbi - che le tante donne impegnate in politica nel centrodestra non abbiano colto l’opportunità di questa testimonianza e quindi speso una sola parola in sua difesa. Dove sono la Gelmini, la Carfagna, la Prestigiacomo?”. Conclude Sgarbi: “Credo che il servizio pubblico le debba riconoscere il più ampio spazio di libertà di espressione perché proprio dalla Jebreal arrivi la testimonianza forte su quello che oggi è il ruolo della donna nelle società musulmane, e dunque sui loro diritti negati. Perché - si chiede dunque Sgarbi - censurare l’opinione della Jebreal su questi temi?”

“IL VERO TACITATO SONO IO”. Dagospia il 7 gennaio 2020. Comunicato stampa. Vittorio Sgarbi non sarà ospite questa sera a “La pupa e il secchione”: “Censurato - denuncia Sgarbi - per la par condicio. Altro che Rula Jebreal, che peraltro abbiamo scoperto non aver subito alcuna censura, il vero tacitato sono io”. La trasmissione diventata celebre grazie al litigio del critico d’arte con Alessandra Mussolini, ha dunque bloccato Sgarbi che aveva già fatto, peraltro, delle registrazioni. “Inaccettabile - attacca Sgarbi - perché avevo solo parlato di arte, di bellezza e di letteratura con i giovani ospiti della trasmissione. La mia colpa? Essere candidati alle prossime elezioni in Emilia Romagna . Non dirò per quale partito per non essere censurato anche dalle agenzie di stampa”.

Matteo Salvini su Sanremo: "Il nuovo nemico della sinistra è Rita Pavone. Non ci sono più i comunisti seri". Libero Quotidiano il 7 Gennaio 2020. "La sinistra ha scoperto un nuovo nemico del popolo: Rita Pavone". Lo ha affermato, martedì 7 gennaio, il segretario della Lega, Matteo Salvini, in un comizio a Modena nella campagna per le elezioni regionali in Emilia Romagna, commentando le reazioni negative che hanno accompagnato la possibile partecipazione della cantante che non ha nascosto le sue simpatie per il leader della Lega. "Mentre in Iran e in Libia sta succedendo quel che vediamo, il tema più dibattuto sui giornali italiani è il festival di Sanremo per il quale è stata assoldata anche la giornalista palestinese Rula Jebreal che in passato ha detto che gli italiani sono un popolo di fascisti e di razzisti. Tutti li prendiamo ma non Rita Pavone, perché è sovranista. Quando non sanno cosa dire ti appioppano l'etichetta di fascista, nazista, nazista o sovranista... Lasciamo che giochino con il Festival". Dopo il comizio Salvini ha poi ribadito su Twitter il suo pensiero sulla questione postando un ironico tweet: "Oggi il nuovo nemico della sinistra è... Rita Pavone. Non ci sono più i comunisti, seri, di una volta".

Rula Jebreal al Festival di Sanremo: qual è il valore aggiunto? Alice Penzavalli il 07/01/2020 su Notizie.it. Rula Jebreal ben si incastona a metà tra la personalità di peso e la bellissima che sul palco del Festival di Sanremo non guasta mai. Non c’è Festival di Sanremo che si rispetti senza polemiche e anche la settantesima edizione, in partenza il prossimo 4 febbraio con la conduzione di Amadeus, sta vivendo giorni non facili. Stavolta, le critiche si sono dapprima concentrate sui cantanti in gara e relativi spoiler a ridosso dell’annuncio ufficiale, per poi spostarsi sugli ospiti. Il nome, in queste ore, al centro della scena mediatica e politica è quello di Rula Jebrael. La giornalista israeliana è stata invitata dalla Rai, rectius da Amadeus, per far parte delle dieci donne che lo affiancheranno durante le cinque serate. Le trattative, però, sono state bruscamente interrotte in seguito alle polemiche che la sua presenza ha generato. La questione si è surriscaldata non poco e la ragione risiederebbe nelle idee politiche della Jebreal, non gradite al direttore di Rai1 Teresa De Santis. La Lega, però, tramite Matteo Salvini, ha smentito qualsiasi tipo di censura, per poi puntualizzare che il palco di Sanremo non è adatto a ospitare comizi. Nella giornata di martedì 7 gennaio, l’amministratore delegato Fabrizio Salini ha incontrato la De Santis e Amadeus, per riaprire le trattative con la Jebreal e allontanare, così, ogni sospetto di censura. Alla fine, Rula ci sarà. Al di là di come andrà, è forse opportuno chiedersi cosa rappresenti e cosa debba rappresentare il Festival e in base a quali criteri vengano scelti gli ospiti. Sanremo è il programma più nazional-popolare che ci sia, la festa di paese che, in quei cinque giorni, unisce l’Italia. Da Nord a Sud, passando per le isole, tutti ne parlano: programmi tv, radio, giornali, siti, avventori dei bar; chiunque se ne occupa perché appassiona, alimenta i dibattiti e ci fa sentire parte di qualcosa. Si potrebbe azzardare che, in fin dei conti, a Sanremo vale tutto, come in politica, purché se ne parli. Ed è proprio questo il punto. Rula Jebreal ben si incastona a metà tra la personalità di peso e la bellissima che non guasta. Bisogna, però, distinguere i piani. Se la si definisce giornalista politica, allora la sua presenza potrebbe non trovare nel Festival la giusta collocazione. È un’ottima professionista, la cui bravura è indubbia, ma pensare che possa smuovere le coscienze sul conflitto arabo-israeliano tra una canzone de Le Vibrazioni e una di Francesco Gabbani sembra un po’ eccessivo. Se, invece, la si definisce showgirl, allora non si capisce perché chiamare proprio lei, il cui curriculum è palesemente distante da quello di una Diletta Leotta. Potrebbe, invece, rientrare nella quota “bellissime”, che ogni anno fanno discutere più per l’abito che indossano che per quello che hanno da dire, ma anche questa ipotesi sembrerebbe assurda, proprio in virtù della sua caratura professionale. Forse l’intento di Amadeus è di unire l’alto e il basso, una formula che a Sanremo funziona sempre. La partita è ancora tutta da giocare e il valore aggiunto della Jebreal al Festival si scoprirà solo tra un mese. In queste ore su Twitter i più sarcastici commentano che, nonostante il suo arrivo, la quota sovranista è assicurata grazie alla presenza di Rita Pavone, al centro delle polemiche per aver difeso svariate volte il governo Salvini. Altri, difendono la sua presenza, specialmente in virtù della tematica su cui si concentrerà il suo intervento, ovvero la violenza sulle donne. In questo caso, il suo arrivo sarebbe in linea con la volontà di Amadeus di mettere al centro la donna. Al netto delle polemiche, sarebbe auspicabile che la politica non entrasse a gamba tesa nel merito di una gara canora, che è e dovrebbe rimanere tale; certo, è pur sempre uno show televisivo, intrattenimento condito di comicità, ironia, persino satira, ma ciò non autorizza a trasformare lo spettacolo in arena politica. Infine, se proprio si vuole muovere una critica e vedere il marcio anche dove forse non c’è, sarebbe opportuno concentrarsi sul ruolo delle presenze femminili. Saranno dieci, due per sera. Chapeau. Nonostante gli sforzi, però, resta il sospetto che il loro ruolo poco si discosti da quello delle tradizionali “vallette”. E allora, più che chiedersi se sia opportuno invitare Rula Jebreal, Chiara Ferragni o Diletta Leotta, sarebbe il caso di interrogarsi sul perché alle donne sia stato riservato un posto – almeno sulla carta – marginale.

La pazza idea di Jebreal: "Se a Sanremo intervistassi Michelle Obama?" In attesa della conferma della sua partecipazione al Festival, pare che Rula Jebreal abbia proposto ad Amadeus di portare sul palco di Sanremo niente meno che Michelle Obama. Per parlare con lei di attualità e violenza sulle donne. Roberto Bordi, Giovedì 02/01/2020, su Il Giornale. La sua partecipazione al Festival di Sanremo non è ancora confermata, ma ha già dato la stura a un mare di polemiche. Rula Jebreal, giornalista anti-sovranista che in passato ha preso parte a varie trasmissioni di Michele Santoro, a cavallo della fine dell'anno è stata oggetto di aspre critiche dopo l'uscita della notizia della sua possibile partecipazione alla manifestazione canora in programma tra il 4 e l'8 febbraio. Potrebbe essere lei, infatti, una delle vallette chiamate ad affiancare Amadeus nel corso delle varie serate. Tuttavia, come scrive il Corriere della Sera, pare che Jebreal non voglia limitarsi a co-condurre il Festival. L'idea della giornalista sarebbe ambiziosa: portare a Sanremo niente meno che la moglie dell'ex presidente Usa Barack Obama, Michelle, parlando con lei di alcuni temi di attualità, in particolare di violenza sulle donne. Jebreal conosce bene i coniugi Obama. Era stata lei, nel 2018, a presentare l'ex inquilino della Casa Bianca alla Fiera di Milano. La proposta risale ad ottobre, quando Jebreal avrebbe incontrato Amadeus a Milano a margine dell'intervista concessa a Fabio Fazio nel salotto di Che tempo che fa. Pare che l'incontro sia andato molto bene. Il noto presentatore Rai, infatti, sarebbe rimasto particolarmente colpito da quanto raccontato dalla giornalista (sua madre ha subìto uno stupro e si è suicidata). Non è un mistero che Amadeus voglia dare molto spazio alle donne durante la 70esima edizione del Festival. "Perchè no?", avrebbe risposto il conduttore alla proposta di Jebreal di invitare Michelle Obama e parlare con lei di violenza sulle donne, problematica che la giornalista di origini palestinesi conosce bene avendolo vissuto in famiglia. Senza contare che Jebreal fa parte di di un consiglio di 30 personalità di sesso femminile, nominato dal presidente francese Emmanuel Macron, che ha il compito di offrire consulenza al G7 sulla legislazione anti violenza. Ora, però, c'è un problema. Fino agli ultimi giorni del 2019, la partecipazione al Festival di Jebreal era data per scontata. Ora non più, a causa delle polemiche esplose sui social per la patente di "razzisti" data in passato dalla giornalista agli italiani. A cui aggiungere insulti assortiti nei confronti dei sovranisti, da lei accusati di "propaganda xenofoba" ("oggi attaccano me, domani ebrei e disabili"). Durante lo scorso dicembre, la struttura amministrativa della Rai ha contattato più volte la giornalista per affrettarsi a trovare un accordo. Tuttavia, dopo le rivelazioni degli ultimi giorni la trattativa pare essersi interrotta bruscamente. Jebreal, che vive a New York, sarebbe disponibile a mettere tutto nero su bianco. Ma viale Mazzini frena. Niente Jebreal, niente lady Obama?

Rita Pavone, sui social infuriano le polemiche: «No alla sovranista a Sanremo». Pubblicato martedì, 07 gennaio 2020 su Corriere.it da Andrea Laffranchi e Arianna Ascione. A distanza di 48 anni dalla sua ultima partecipazione sanremese Rita Pavone tornerà sul palco dell'Ariston: l'annuncio è stato dato da Amadeus nel corso della puntata speciale de I Soliti Ignoti legata alla Lotteria Italia, durante la quale il conduttore ha fatto il nome dei due cantanti in gara che andranno ad aggiungersi agli altri 22 già resi noti (oltre a Pavone parteciperà alla 70ma edizione del Festival della Canzone Italiana anche Tosca). Il ritorno dell'interprete del Geghegè però non è stato visto di buon occhio in rete: in molti infatti hanno ricordato gli scivoloni dell'artista su Twitter, dall'attacco contro i Pearl Jam nel giugno 2018, rei di aver dedicato Imagine ai migranti e aver supportato la campagna per l'apertura dei porti ("Della serie: ma farsi gli affari loro, no?"), al commento caustico contro l'attivista 16enne Greta Thunberg (aveva scritto "Quella bimba con le treccine che lotta per il cambio climatico, non so perché ma mi mette a disagio. Sembra un personaggio da film horror" salvo poi scusarsi). Nonostante le numerose voci contrarie c'è comunque chi si è esposto in difesa della collega come Fiordaliso: "Non capisco questo linciaggio di Rita Pavone. A volte (e sottolineo a volte), io non sono d'accordo con lei. Ma Sanremo non è politica, abbiate pazienza. Lei è una delle più grandi artiste italiane. O avete la memoria corta? Io sono contenta che partecipi". Intanto nel mirino dei social è finito anche il rapper Anastasio, anche lui nella rosa di Sanremo 2020: il vincitore della dodicesima edizione di X Factor all'indomani della vittoria era stato accusato di nutrire simpatie per Matteo Salvini e CasaPound («Io non sono nè comunista nè fascista, ancora parliamo di comunismo e fascismo? Io non so sulla base di cosa abbiano scritto quelle cose, sulla base dei like alle pagine? Io mi tengo informato, metto i like e vedo cosa dicono le persone», aveva replicato).

Pietro De Leo per “il Tempo” l'8 gennaio 2020. Il duello figurato tra Rula Jebreal e Rita Pavone? «È Totò contro Maciste». Roberto D'Agostino, direttore e fondatore di Dagospia, timbra con una battuta l'evoluzione del caso sanremese 2019. Chi è Totò «Ma no, era una metafora. Una fa la giornalista, l'altra fa la cantante, nessuna delle due fa ridere». Rula Jebreal è progressista. Rita Pavone, così dicono sui social quelli che protestano, sovranista.

Siamo al bipolarismo sul palco?

«No, questa è una sciocchezza. Sanremo è così, c'è dentro di tutto. C'era Albano che è putiniano, altri di sinistra, ognuno la pensa come vuole».

Andiamo al caso di questi giorni. La presenza di Rula Jebreal. Prima si, poi no e ora nuovamente si. Lei per primo ha dato la notizia su Dagospia.

«Si ho messo questa notiziola, senza nessun rilievo particolare. Poi si scatenato tutto quel bordello che abbiamo visto. Addirittura da Rula Jebreal stessa sono stato accusato di essere la quinta colonna di chissà cosa. Ma io dico: siccome faccio il giornalista e non il pizzicarolo, se ho una notizia che non la dovrei dare?»

Ne è uscito un pandemonio. Ne hanno parlato tutti i giornali e il mondo politico. «Sconcertante. Siamo in un momento molto difficile a livello internazionale, con una guerra alle porte, E questi stanno a rimpallarsi la storia di Sanremo? Hanno fatto una sorta di processo di Norimberga. Sono rimasto senza parole. E poi la stessa Rula...ha detto a Repubblica di essere sotto choc...dovrebbe rendersi conto di aver esagerato, ancor più perché è esperta di questioni internazionali. Detto questo, la Rai ha il sacrosanto diritto di invitare chi vuole».

I partiti della maggioranza, che non sono mai d'accordo su nulla, si sono schierati al suo fianco.

«Si hanno scambiato Rula per Madre Teresa di Calcutta. Però mancava la Boschi. Non ha detto nulla».

Quale potrebbe essere il motivo?

«E che ne so? Chiedilo a lei».

Comunque, non c'è Sanremo senza polemica.

«Ma si, è sempre stato così. Se la prendevano con Berlusconi, oggi se la prendono con Salvini. Un'altra volta c'era quello che voleva buttarsi giù dalla balconata dell'Ariston. Poi il bello qual è? Dopo due giorni dalla chiusura del Festival nessuno ne parlerà più».

Un rito laico?

«No, è la sostituzione dello struscio di paese, quando additavi la gente di passaggio. Allo stesso modo, oggi ci mettiamo davanti alla televisione per fare il tiro a segno. Io non vedo l'ora di guardare Sanremo con i miei amici per fare battutacce. "Guarda quello com' è vestito"... "guarda quest'altra com'è rifatta"... "senti questo come stona"... Per questo più c'è casino e più sono contento. Ne chiamassero pure 20, 30 di Rula. Anzi, per me possono invitare pure i Casamonica, mi diverto ancora di più!».

Lei dice che Sanremo serve per ridere. Però va anche detto che, negli ultimi anni, spesso sono stati lanciati messaggi sociali più o meno sempre nella stessa direzione. I nastrini arcobaleno Lgbt, l'accoglienza agli immigrati...

«E chi se ne frega! Ma lo vedi che effetto ha avuto tutto questo? Oggi mezzo paese sta a vota' a destra. Perché alla gente non frega niente. Basta che ascolta le canzonette e si fa quattro risate. Sanremo peggio meglio è. Più è brutto e più ci divertiamo».

Quindi, di fatto, addio Festival della canzone?

«Ma per carità. Non lo è più da minimo vent'anni, ed era pure un'altra Italia. Quando si sono chiusi gli anni '80 ha cominciato a finire tutto». 

Rula Jebreal la martire del Festival di Sanremo. La giornalista al centro di polemiche da giorni per la sua presenza al Festival accusa: "Non mi vogliono perché faccio paura". Francesco Borgonovo il 7 gennaio 2020 su Panorama. Rula Jebreal non vedeva l'ora di esibire le stimmate. «Qualcuno si è spaventato che venisse offerta una ribalta a italiani nuovi, a persone diverse come me che appartengono a un'Italia inclusiva, tollerante, aperta al mondo, impegnata in missioni di dialogo e di pace», ha detto ieri la giornalista, a cui Repubblica ha dedicato un'intera pagina di intervista a firma Gad Lerner. Il titolo era infuocato: «Io censurata perché rappresento l'Italia inclusiva e tollerante. E questo fa paura». In effetti, l'idea di Rula a Sanremo un po' di timore lo mette. Ma non per via della sua presunta «diversità». A spaventare sono piuttosto i risultati in termini di ascolti che la giornalista rimediò l'ultima volta che apparì in un programma di prima serata su Rai 1. Era il 2013 e Rula presentò (assieme a Michele Cucuzza) il «docu-reality» Mission, tutto dedicato ai rifugiati e realizzato con la collaborazione di Unhcr e Intersos. Le due puntate in prima serata sulla rete ammiraglia furono un bagno di sangue: 8,16% di share la prima; 8,85% la seconda. Nemmeno il clamoroso (in un certo senso eroico, e comunque memorabile) fiasco di Vittorio Sgarbi scese così in basso. A scagliarsi contro Mission, nel 2013, fu pure Michele Anzaldi, allora del Partito democratico. La Rai, disse, «è andata incontro a un flop clamoroso di ascolti. Ora chi paga?». È lo stesso Anzaldi che, ieri, da segretario della commissione di vigilanza (e da esponente di Italia viva), si chiedeva come la Rai potesse «censurare la presenza di Rula Jebreal». Si vede che il nostro ha la memoria corta. Anche Laura Boldrini non sembrò apprezzare troppo Mission. Ma pure lei, ieri, ha difeso Rula: «Il servizio pubblico deve valutare le competenze di una persona non piegarsi alla prepotenza di chi la insulta». Giusto. Infatti, a proposito di competenze, un flop come quello del 2013 consiglierebbe per lo meno un po' di cautela, mettiamola così. Certo, non si può attribuire alla Jebreal il potere di affossare Sanremo, ma nemmeno quello di trasformarlo in un successo. A Repubblica Rula ha spiegato: «Abbiamo progettato di coinvolgere Michelle Obama o in alternativa Oprah Winfrey» per parlare di diritti delle donne. Il senso è chiaro: senza di me, suggerisce la Jebreal, non ci saranno questa star. A parte il fatto che a personaggi di tale calibro la Rai potrebbe forse arrivare anche da sola, viene da pensare che di Oprah e Michelle sia decisamente più consigliabile fare a meno. Anche solo per via degli ingaggi monstre, nell'ordine delle centinaia di migliaia di euro. Ma a Rula importa poco. A lei interessa soprattutto passare per martire. E nel cucirsi addosso l'abito della censurata ne dice di ogni. Si definisce «italiana nuova», quando ormai è in giro da anni, e da anni ribadisce sempre le stesse posizioni, per lo più ostili alla destra. Sostiene di essere «sotto choc», e che in Rai ci sia «un brutto clima», ripete che gli attacchi nei suoi confronti sono partiti da persone vicine a Salvini. A un certo punto arriva a paragonarsi a Liliana Segre (che modestia, pensate...).

Alessandro Rico per “la Verità” il 9 gennaio 2020. Souad Sbai, origini marocchine ma nostra concittadina dal 1981, è una di quelle che Rula Jebreal definirebbe «nuove italiane». Laureata in lettere alla Sapienza di Roma, attivista per i diritti delle donne, da anni al fianco delle immigrate che subiscono abusi e infibulazioni da padri o mariti di fede musulmana, la Sbai è stata anche deputata, nelle file del Pdl, tra il 2008 e il 2013. In questi giorni, il suo nome è venuto fuori in relazione alla polemica sulla presenza di Rula Jebreal al Festival di Sanremo: la Sbai sarebbe un ottimo «contraltare» alle filippiche anti italiane della giornalista di origini palestinesi.

Se la invitassero, salirebbe sul palco dell' Ariston?

(Qualche secondo di silenzio) «Sinceramente?».

Eh sì...

«A Sanremo non ci andrei».

Perché no?

«Non è il mio mondo».

Cosa intende?

«Sanremo per me, "nuova italiana", è uno spettacolo della canzone. Un break».

La politica deve restarne fuori?

«Di politica si parla ovunque. Lascino che Sanremo sia una boccata d' aria».

Crede che la chiamerebbero mai?

«Guardi, io mi occupo da anni di donne vittime di violenza. Mi sono sporcata le mani, ci ho messo la faccia, ho rischiato pure la vita».

Però?

«Non ho mai ricevuto passerelle mediatiche».

Mai?

«Ma non mi lamento: non mi metto mica a recitare la parte dell' immigrata sfigata, come ha fatto la signora».

La «signora» è la Jebreal?

«Non la voglio nemmeno chiamare per nome».

Però si è appena definita «nuova italiana», la stessa formula che usa Rula.

«Io però sono italiana a tutti gli effetti. Mi prendo la parte buona e quella cattiva dell' Italia».

Qual è la parte cattiva?

«Dipende dai punti di vista. Ma non mi piace come la signora insulta questo Paese. E non capisco perché, solo per il fatto di essere nata in Marocco, dovrei essere di sinistra».

Non tutti gli immigrati sono di sinistra?

«È quello che vuol far credere chi pretende di dimostrare che essere stranieri qui è un handicap».

E non è così?

«Guardi me: sono stata la prima donna araba della storia repubblicana a entrare in Parlamento».

Anche la Jebreal ha fatto una bella carriera.

«Ma quelle che pontificano come lei, nei tribunali, a costituirsi parte civile per le donne ammazzate, io non le ho mai viste».

Lei cosa fa per le donne?

«Oggi gestisco un numero verde che si chiama "Mai più sola": rispondiamo alle donne in difficoltà 24 ore su 24. La sinistra radical chic non se n' è accorta, non ha mai speso una parola né offerto un aiuto».

Zero?

«Ho ricevuto premi all' estero. Ma qui...».

Qui?

«Be', non sono di sinistra...Come immigrata non valgo nulla. Altrimenti, chissà, mi avrebbero fatta ministro».

Poteva recitare anche lei la parte dell' immigrata sfigata!

«Sono arrivata in Italia di centrodestra e resterò tale».

Lei ha ricordato che la Jebreal ha espresso giudizi molto duri sull' Italia. Forse è per questo che non era il caso di concederle una passerella all' evento nazionalpopolare per eccellenza?

«Quello che io rimprovero alla signora sono proprio le sue offese a quella parte d' Italia che vota come a lei non piace: faccia opposizione, ma non insulti nessuno dandogli del razzista e dello xenofobo. E non pretenda di rappresentare lei la "vera" Italia».

Quella dei nuovi italiani?

«Ma i nuovi italiani siamo noi. Quelli che la sinistra non vede. Sa chi avrei visto bene a Sanremo?».

Chi?

«Afef. Lei sì che è un esempio d' integrazione e amore per l' Italia».

Sta circolando la foto della Jebreal abbracciata ad Harvey Weinstein, magnate del cinema alla sbarra per molestie, che produsse un film tratto da un suo romanzo. Non è un po' ipocrita che il suo discorso a Sanremo sia contro la violenza sulle donne?

«I radical chic sono tutti uguali».

In molti puntano il dito sugli insulti che ha ricevuto Rula sui social.

«Gli insulti sono da condannare».

Lei ne riceve?

«Dagli islamisti radicali. Anche minacce di morte. Ma non vado a lamentarmi in tv».

Non si è sentita sostenuta?

«Dalle signore radical chic non ho mai ricevuto solidarietà. Ne ho avuta molta di più dalle donne "normali", che neppure seguono la politica».

Due pesi e due misure?

«Se non la pensi come loro, quelli di sinistra ti lascerebbero morire. Perciò, se fossi al posto di quella signora...».

Sempre la Jebreal.

«Sì. Al suo posto, quest' Italia che lei dipinge come razzista e xenofoba, ma le garantisce un palcoscenico, la rivaluterei...».

Rula Jebreal, è scontro sul suo compenso per Sanremo fra Movimento 5 stelle e Forza Italia. Libero Quotidiano il 9 Gennaio 2020. Non si trova pace. Dopo le polemiche sulla presenza di Rula Jebreal al Festival di Sanremo con Amadeus, si accende quella sul cachet destinato alla giornalista: si tratterebbe di una cifra compresa tra 25mila e 30mila euro per una sola puntata, durante la quale parlerà di violenza sulle donne. In commissione di Vigilanza, riporta il Corriere della Sera, Giorgio Mulé, di Forza Italia, si è detto contrario: "Al di là della scelta del tema, sul quale non abbiamo nulla da obiettare, tale compenso è completamente sproporzionato". Di tutt'altro parere il senatore Alberto Airola, del Movimento 5 stelle: "Solo una polemica creata ad arte", la vigilanza "non può entrare più di tanto nel merito. Se le procedure sono trasparenti sarà la Rai poi ad assumersi le responsabilità in merito alle scelte prese e risponderà a eventuali critiche su questa operazione". La Jebreal ha annunciato che destinerà metà del compenso per le attività di Nadia Murad, premio Nobel per la Pace 2018, già vittima di uno stupro.

Fabrizio Biasin per Libero Quotidiano il 9 gennaio 2020. Ci sono tante di quelle polemiche sanremesi che sembra di essere tornati ai bei tempi di Pippo Baudo. Vi ricordate quando un tizio minacciò di buttarsi dalla galleria («Pippo, mi butto!». Ma poi non si buttò)? E quando Cavallo Pazzo fece invasione sul palco («Questo Festival è truccato! Lo vince Fausto Leali!». Ma poi vinse Barbarossa)? Che meraviglia. Il problema è che al momento all'Ariston è in programmazione Tolo Tolo di Zalone e c' è tempo prima che suoni la grancassa (4-8 febbraio, si salvi chi può). A guardar bene le tempistiche sballate sono il grande leitmotiv degli ultimi mesi: dalle polemiche preventive sul film dello stesso Checco-nazionale («razzista!»), a quelle sulla partecipazione al Festival della Jebreal (a proposito, Rula ci sarà e il compenso richiesto, secondo Dagospia, sarà di 25mila euro); dal Natale che ormai inizia a Ferragosto (possibili "pandorate" in spiaggia nel 2020), al titolo della nuova canzone di Achille Lauro. un anno dopo Ecco, Achille Lauro. Ve lo ricordate? L' anno passato fu la vera rivelazione del Festival con Rolls Royce. Il brano - fresco e certamente diverso dal solito «sole/cuore/amore» sanremese - fece incazzare abbastanza gli amici di Striscia, che attaccarono il soggetto perché «la canzone in realtà è dedicata alla droga». Lo stesso Matteo Salvini tuonò: «La canzone di Achille Lauro è penosa e pietosa come musica, testo, immagine, tutto». In soccorso dell'artista accorsero i "sinistri", ovvero i nemici dell' allora vicepremier, gli stessi che oggi se la prendono con il cantante per Me ne frego, il titolo "mussoliniano" della nuova canzone festivaliera. Sul web si sprecano i «quello lì è un fascista...» buttati là senza aver mai ascoltato due-note-due della canzone, né tantomeno aver letto il testo (e se cantasse «Me ne frego di chi dice "me ne frego"», per dire?). Ma ormai va così: tutto fa brodo per fare un po' di caciara. Prendete l'elenco dei 24 selezionatissimi artisti voluti dal conduttore e direttore artistico Amadeus: prima gli hanno rotto le balle per aver concesso l' esclusiva sui nomi a Repubblica, poi per aver annunciato nella diretta di lunedì scorso a I Soliti Ignoti la partecipazione di Rita Pavone (definita «sovranista» per antiche considerazioni sui Perl Jeam e Greta Thunberg), qualcuno ha rotto i santissimi persino al rapper Anastasio (altro presunto fascistone, mah...), ora invece è partita la rappresaglia per le esclusioni di questo e quel cantante. Si mormora che Amadeus abbia detto no, tra gli altri, a Marcella Bella, Paolo Vallesi, Stash e i The Kolors, Irama, Vito Shade, Michele Bravi, Bianca Atzei e Paolo Conte (no, Paolo Conte non è vero, ma serve per dare un senso all' ennesima polemica, ché lì in mezzo di maestri della musica non ce ne sono, suvvia...). I fan di Bravi, in particolare, si sono arrabbiati molto. Parlano di «esclusione a tavolino» per evitare di innescare polemiche legate all' incidente che nel novembre 2018 coinvolse l' artista (morì una signora di 58 anni). Pare una motivazione un filo machiavellica anche perché diciamolo, il Festival con le polemiche ci campa e fa campare un po' tutti quanti. Volete un esempio? Eccolo. Red Ronnie dice così in un video su Facebook: «Elettra Lamborghini, che è lì solo perché mostra il culo e perché si chiama Lamborghini, non suscita polemiche. Rita Pavone suscita polemiche perché è sovranista. Ma di che parliamo?». E sul culo della Lamborghini direi che possiamo chiudere.

Da 105.net il 9 gennaio 2020. Cristiano Malgioglio non le manda mai a dire... neanche ad Elettra Lamborghini. Intervistato da Adnkronos, ha detto la sua sui BIG che saranno al Festival di Sanremo 2020, ufficializzati da Amadeus in un'intervista il 31 dicembre e in televisione il 6 gennaio. Parlando dei titoli delle varie canzoni, ha dichiarato: "Tra i titoli dei brani che hanno annunciato ce ne sono appena quatto o cinque che mi hanno colpito tra cui quello delle Vibrazioni e di Michele Zarrillo. Mi piace molto anche il titolo della canzone dedicata alla madre di Giordana Angi." E poi ha avuto da ridire sul titolo del brano di Elettra Lamborghini, ma anche sulle doti della cantante: "Quello della canzone della Lamborghini. Le avrei scritto io un brano ma non so se sa cantare, sa cantare? Per cantare non bisogna avere le natiche di fuori ma il talento, la Pavone non ha mai avuto le natiche di fuori." Infatti, Malgioglio ha difeso a spada tratta l'amica Rita Pavone, spiegando di sapere che alla cantante le critiche non interessano e che lui la considera un'artista di serie A: "Le ho fatto le mie congratulazioni e lei ha detto che va a Sanremo con una bellissima canzone e che delle critiche non gliene frega niente anzi, la fanno solo sorridere." Cristiano, comunque, ha avuto da ridire anche sui altri giovani che saranno alla 70esima edizione del Festival: "Le uniche star tra i giovani che ho visto, parlo degli uomini, sono Achille Lauro e Riki, gli altri, con tutto il rispetto sembrano impiegati del catasto."

Pina Francone per il Giornale il 9 gennaio 2020. Tosca e Rita Pavone sono le ultime sorprese della Settantesima edizione del Festival di Sanremo, in programma nella città dei fiori dal 4 all'8 febbraio. Con la loro partecipazione, i cosiddetti "big" in gara al Teatro Ariston sono passati da ventidue a ventiquattro. Come noto, la scelta di Amadeus – conduttore e direttore artistico della tradizionale kermesse musicale – ha sollevato un mare di polemiche. Non tanto per la decisione di Amadeus fuori tempo massimo (o quasi), quanto, invece, per il profilo di Rita Pavone. I soliti benpensanti hanno voluto attaccare l'artista per le sue simpatie politiche di destra e c'è chi ha addirittura gridato al "Sanremo sovranista". Solo perché la Pavone non è allineata all'intellighenzia come molti altri…La diretta interessata, intervistata dal Corriere della Sera, ha così commentato il tutto: "Purtroppo siamo in mezzo a gente non sana. Forse si capirà perché sono mancata per ben quarantasette anni dal Festival di Sanremo. Sovranista io? Mi definisco liberale. Guardo le cose, non il partito cui appartiene chi le dice. Sono profondamente italiana: vivo in Svizzera, come Mina, De Benedetti o Tina Turner, e ho il doppio passaporto, ma le mie radici sono in Italia. Mi preoccupo del mio Paese anche se non ci vivo. Se questo è essere sovranisti, per me è tenerci al proprio Paese di nascita". Tosca, invece, di dichiara orgogliosamente di sinistra. Ospite a L'ora di punta su Radio Capital, Tosca è stata pungolata dai conduttori Andrea Lucatello e Benny: "Ma tu nei tuoi social, Twitter, Facebook, Instagram, non hai mai scritto una cosa contro qualcuno?! Dai, vogliamo fare un po’ di polemica…niente?". La cantante ha così risposto: "Guarda, facciamo così: par condicio! Rita (Pavone, ndr) ha detto delle cose e io le dico opposte. Se tu vai sui miei profili vedrai che io sono di sinistra. Ecco, resta da capire quale sinistra ormai...questo è un bel problema!". Quindi, in radio le chiedono: "A quale sinistra ti senti più vicina?". E replica così: "Diciamo…ecco, sono della Garbatella e sono cresciuta con una generazione di politici che vengono da lì, come Massimiliano Smeriglio e Amedeo Ciaccheri. Una sinistra arcobaleno, che forse ora non esiste più. Ma sono sicuro che adesso si ricompatterà". Prima dei saluti finali, c'è tempo e spazio per un ultimo tentativo dei conduttori: "Ora monitoriamo le anzie, perché Matteo Salvini ti darà contro sicuro...". Un tentativo che Tiziana Tosca Donati svicola così: "Ma io non ho parlato male di lui, ho parlato bene di altri…".

·        Sanremo in salsa Leopolda.

Sul Festival di Sanremo 2020 esplode l'ira dei giornalisti e degli addetti ai lavori, che lanciano accuse contro il conduttore e direttore artistico della kermesse, Amadeus, che ha appena fatto un gesto che a molti non è andato giù. A fare arrabbiare i professionisti del settore è stata la scelta di svelare la lista ufficiale dei big in gara in esclusiva a Repubblica.

SE NON SEI DI SINISTRA...Rita Pavone a Sanremo, Amadeus l'annuncia ed è linciaggio: "Sovranista, con Anastasio fascistelli contenti". Libero Quotidiano il 7 Gennaio 2020. "È sovranista, Rita Pavone non può partecipare". Vietato none essere di sinistra al Festival di Sanremo: appena Amadeus annuncia, durante la puntata dei I soliti ignoti, i nomi degli ultimi due big in gara all'Ariston sui social (specchio fedele del popolo delle sardine e affini) si scatena la gogna. Tutti contro la mitica cantante di Datemi un martello, che non ha mai nascosto proprio su Twitter le proprie opinioni spesso politicamente "scorrette". Nessuno, artisticamente, può discutere né Rita Pavone né Tosca, la 24esima cantante in gara. E così, si buttano in politica: "La vera domanda è chi beccherà il decisivissimo endorsement salviniano fra Anastasio e Rita Pavone", si chiede un utente. Altro giro, altra palata di fango: "Rita Pavone, Anastasio… mancano solo i Legnanesi, e potevamo fare il festival della Lega". E ancora: "Certo che tra Anastasio e Rita Pavone quest'anno i fascistelli saranno contenti". La musica non è ancora iniziata, ma a sinistra interessa poco.

Giorgio Gandola per “la Verità” il 9 gennaio 2020. Ha vinto il quarto uomo, il più potente, quello più defilato anche nelle cronache dei giornali. Ha vinto Lucio Presta, per questo Rula Jebreal sarà ospite al Festival di Sanremo. Due giorni fa alla riunione decisiva in Rai c' era anche lui, accanto all' ad Fabrizio Salini, al direttore di Raitre, Teresa De Santis, e al conduttore Amadeus. Un agente di attori, presentatori e ballerine seduto al tavolo con l'amministratore delegato a dire la sua sulla scaletta del più importante spettacolo dell' anno. Una novità assoluta. La scena ha qualcosa di surreale e ben fotografa lo scenario caotico nella gestione della più grande azienda culturale del Paese. Nel comunicato ufficiale l' ufficio stampa se l' era dimenticato, aveva citato solo i due dirigenti e il conduttore per salvare la forma. Ma l' intermediario era lì in carne ed ossa, rappresentava Amadeus, difendeva la presenza all' Ariston (allora in bilico) della Jebreal, si muoveva come se fosse a casa sua. Ed effettivamente lo era anche perché l'ospitata della giornalista era diventata un punto d' onore per il vero convitato di pietra di quella riunione: Matteo Renzi. Il senatore semplice di Scandicci è il punto chiave di tutta questa vicenda da mercato del pesce, con la Rai gestita come una derivazione della Leopolda. Prima l' uscita infelice di Amadeus, poi l' orgoglioso altolà di Salini («Decido io»), quindi la richiesta a Rula di fare un passo indietro nel mezzo della tempesta di proteste popolari (lei aveva leggiadramente definito gli italiani «razzisti in un paese fascista»), infine il ritorno sulle posizioni iniziali. Per la felicità di Renzi e dei suoi due fedelissimi in Commissione di Vigilanza, Michele Anzaldi e Davide Faraone, pronti alla battaglia ideologica. Faraone aveva già trovato in Matteo Salvini il responsabile del no alla Jebreal. «Nessuno spazio a una nuova italiana di successo, nella narrazione sovranista stona e anche parecchio», aveva tuonato fuori tempo. «La Rai, la tv pubblica, si piega al diktat di Salvini. Credo sia semplicemente vergognoso. Ho deciso di portare il caso in Vigilanza Rai e denuncio pubblicamente un' autentica discriminazione di Stato». Poiché nello storico santuario della sinistra televisiva la narrazione sovranista è una autentica barzelletta, quello era semplicemente uno show. Oppure un messaggio vocale per far sapere a Salini che il capo voleva la giornalista italo-israeliana di origine palestinese sul palco. E qui entra in scena Presta. L'agente dei divi (da Roberto Benigni a Paolo Bonolis, da Lorella Cuccarini a Belen Rodriguez) è molto legato a Renzi. Gli ha organizzato l' ultima Leopolda, lo ha voluto nella sua squadra di personaggi da conferenza. Soprattutto gli ha dato una dimostrazione di assoluta fiducia quando ha firmato 15 fatture per un totale di mezzo milione di euro servite all' ex presidente del Consiglio e leader di Italia viva a restituire il prestito dell' imprenditore Riccardo Maestrelli (attraverso la mamma) per pagare la nuova villa. Un altro tassello è rappresentato da una ricerca su YouTube: Leopolda numero nove, ottobre 2018, Renzi in cattedra a intervistare personaggi di passaggio. Fra questi anche Rula Jebreal, presentata come «giornalista, scrittrice, conduttrice televisiva in Cnn, docente universitaria». Allora l' unico problema dell' umile Renzi era linguistico: «Sono incerto se farla in inglese o in italiano, l' intervista. La farò in italiano». Come diceva Nanni Moretti: ve lo meritate Alberto Sordi. Renzi voleva Rula, Amadeus voleva Rula, Presta voleva Rula per conto di entrambi. Alla fine convincere Salini non è stato difficile che se l'ad, molto sensibile a non turbare i sottilissimi equilibri che lo mantengono ancora in quell'ufficio con quel ruolo, avrebbe preferito un ospite meno divisivo. Il delitto perfetto, a questo punto, prevedeva un colpevole sovranista. Così sfilatosi Salvini («Non mi occupo di vallette o conduttori»), alcuni media hanno additato il direttore di Raiuno, Teresa De Santis, che da parte sua ha promesso querele «perché non ho mai cercato la Jebreal prima e non l' ho mai censurata dopo». In realtà Rula Jebreal nella lista dei possibili ospiti c' era da tre mesi, e nessuno aveva mosso obiezioni. Solo quando il nome è uscito sui giornali e i social lo hanno rilanciato testimoniando pesanti effetti negativi sul pubblico (ci sono utenti che invitano a non comprare i prodotti degli sponsor del programma), Salini ha chiesto ad Amadeus (via Presta) un opportuno ripensamento. Proprio lui, arrivato in quota Movimento 5 stelle - ed era stato Gianluigi Paragone a presentarlo a Luigi Di Maio - ma da sempre vicino alle idee politiche di Renzi. Forse anche per questo nei giorni scorsi nessuna voce del Pd zingarettiano si è intromessa nella faccenda. Il cambiamento di rotta di Salini è testimoniato dagli ultimi due comunicati sul tema. Nel primo (6 gennaio) si diceva che «le proposte della direzione artistica saranno oggetto, come da prassi, di un confronto con l' amministratore delegato». Per sottolineare che l' ultima parola sarebbe stata la sua. Nel secondo (7 gennaio) si precisava che «è stato confermato il cast di ospiti proposto dal direttore artistico Amadeus». Tutto a posto, grazie a Presta lo spettacolo può andare avanti. O, come direbbe Renzi, the show must go on.

Giorgio Gandola per “la Verità” il 9 gennaio 2020. Il partito più critico nei confronti della Rai non è la Lega all' opposizione, ma il Pd. Il motivo è semplice: Nicola Zingaretti si è accorto che la Rai di sinistra è un feudo di Matteo Renzi. In tre anni di dominio a palazzo Chigi (più due con la fattiva collaborazione di Paolo Gentiloni), l'ex premier ha messo profonde radici nel servizio pubblico. E se oggi l' amministratore delegato Fabrizio Salini non riesce a mettere insieme uno straccio di nomina è perché propone renziani che il Pd boccia o butta lì nomi piddini che i renziani non vogliono. Lo stesso Salini, arrivato sulla tolda per rappresentare il Movimento 5 Stelle, ha capito in fretta la direzione della corrente del golfo e non ha potuto non dirsi renziano, entrando in ruvida sintonia (nel senso che loro lo prendono a schiaffi e lui abbozza) con i luogotenenti di Italia Viva in Commissione di Vigilanza Michele Anzaldi e Davide Faraone. Prima di Natale, quando Salini ha provato a smarcarsi lanciando l' allarme «i partiti paralizzano l' azienda, la politica resti fuori da queste stanze», fu proprio il pasdaran Anzaldi a replicare duramente: «Fa la vittima, lavori se ne è capace. Sostituisca i direttori sotto giudizio negativo». L'obiettivo principale della falange renziana è la sostituzione di Teresa De Santis (direttore di Raiuno in quota Lega) e di Giuseppe Carboni (direttore del Tg1 in quota pentastellata) con due uomini di provata fede. I candidati sono Mario Orfeo, l' eterno rientrante, ex direttore del Tg1, ex direttore generale dell' azienda parcheggiato a RaiWay, e Stefano Coletta, direttore di Raitre nominato da Gentiloni. Renziani di ferro sono anche Andrea Montanari, ex direttore del Tg1, oggi direttore dell' Ufficio Studi, di nuovo pronto per un ruolo da protagonista, e Andrea Sassano, direttore delle Risorse televisive e artistiche. È un ruolo chiave, i contratti dei vip dei programmi passano dalla sua scrivania. Molto in sintonia con il centrosinistra in doppiopetto è Angelo Teodoli, ex direttore di Raiuno, che Salini avrebbe voluto nominare prima di Natale a capo del Coordinamento Generi (una superdirezione nell' ambito del nuovo piano editoriale), ma il blitz è stato respinto in consiglio d' amministrazione perché il curriculum è arrivato fuori tempo massimo. Ci riproverà il 14 gennaio. In sintonia con l' area renziana sono Roberta Enni (direttrice di Rai Gold), Elena Capparelli (vicedirettore di Raitre), Tinny Andreatta (figlia dell' ex ministro, da sette anni a Rai Fiction), Paolo Del Brocco (da nove alla guida di Rai Cinema), Maria Pia Ammirati, responsabile delle Teche. Una pattuglia dura e pura nei ruoli chiave. Il 13 agosto 2019 il Tg1 ha subìto uno smacco storico, nell' edizione simbolo delle ore 20 è stato sorpassato dal Tg5 (3,1 milioni di telespettatori contro 2,9). Sulla tolda a dirigere l' edizione della sconfitta c' era Costanza Criscimbeni, uno dei vicedirettori di Carboni, di area renziana. Allora ci fu chi parlò senza un briciolo di autoironia di débâcle del Tg populista. Alla radio la tendenza politica non cambia, anche lì il 4% di Italia Viva affascina di più del ribollente magma piddino. Del clima si è accorta anche Rita Borioni, rappresentante del Pd nel Consiglio d' amministrazione dell' azienda. In realtà, dopo qualche scaramuccia iniziale, si è allineata totalmente alla narrazione renziana, è in simbiosi con Anzaldi, quasi sempre d' accordo con Salini. In quel parco giochi di agguati e doppie morali, non si muove foglia che Renzi non voglia.

Franco Bechis per tv.iltempo.it il 10 gennaio 2020. Italia viva ha fatto il diavolo a quattro per averla a Sanremo, ma lei disse cose terribili sul loro leader nel 2015. Matteo Renzi evidentemente ha perdonato con generosità Rula Jebreal, fino a garantirle con il suo pressing l'ospitata nella serata più vista della tv italiana. Perché sono stati proprio i renziani a lanciare la polemica sul presunto scandalo della sua esclusione dal Festival. Ma lei, da sempre in polemica con i leader politici nazionali e un po' con la maggioranza degli italiani, ridicolizzò Renzi qualche anno fa facendo la felicità di Michele Santoro. Arrivò a dire che aveva fatto una figuraccia internazionale a New York da premier portandosi dietro la claque e fulminandolo così: "è sembrato un dittatore egiziano...". Contento lui...

Sarà un Sanremo in salsa Leopolda.  Gian Paolo Serino, 3 gennaio 2020 su Nocopaporro.it. Più che il 70esimo Festival di Sanremo quello condotto da Amadeus si preannuncia come una nuova Leopolda. Gli indizi ci sono tutti. Il primo è l’autentico “direttore artistico” non è l’ex deejay diventato conduttore tivù ma Lucio Presta, ovvero il più potente degli agenti televisivi in Italia (rappresenta, tra gli altri, Paolo Bonolis, Paola Perego, Lorella Cuccarini, Antonella Clerici, Michele Santoro, Simona Ventura, Belèn Rodríguez) ma è anche l’agente dello stesso Amadeus. Presta, nato a Cosenza nel 1960, ha debuttato come ballerino per poi preferire il dietro le quinte. Non soltanto quelle dello spettacolo ma anche della politica: oltre che essersi candidato nel 2016 come sindaco della propria città per il Pd, con la sua società “Arcobaleno Tre” ha anche prodotto il docufilm “Firenze secondo me” condotto da Matteo Renzi. E di Matteo Renzi è anche diventato il manager della comunicazione del nuovo partito Italia Viva. Non stupisca quindi, che contro ogni logica giornalistica, Amadeus abbia svelato i nomi dei finalisti a Repubblica invece che, come era stato concordato con la Rai, il 6 Gennaio durante la trasmissione “I soliti ignoti” in prima serata e condotta dallo stesso Amadeus. Sanremo quindi non è più “Cosa Nostra” ma “Cosa Presta” che, come ci rivela un autorevole membro della giuria sanremese degli ultimi anni, agli inizi “si presentava alle riunioni mettendo una pistola sul tavolo”. Non è una roulette russa la nostra, tra gli addetti ai lavori è risaputo e in democrazia, almeno sino all’arrivo di Presta Renzi, il giornalismo può ancora tenere riservate le proprie fonti. Dal “canto nostro” quello che si prepara è più una kermesse televisiva che musicale: anche perché la maggior parte dei cantanti che Amadeus, ragioniere della conduzione cerimoniosa, provengono per la maggior parte dai talent show televisivi, per lo più da “Amici” e per lo più sconosciuti. A parte Paolo Jannacci (laureato in clonazione del padre Enzo, povera anima) e Morgan, sfrattato da casa ma non da Sanremo come in passato, c’è Irene Grandi che, con un testo firmato da Vasco Rossi, è la vincitrice più logica. Dal “canto nostro, SanRemo si preannuncia un fallimento: telespettatori abituati a Totò Cutugno e Albano e Romina difficilmente quest’anno rimarranno incollati al “tele-scherno” di rapper e trapper che Amadeus definisce “free style”. Anche il ritorno di Gabbani la dice lunga perché le sue due precedenti apparizioni al Festival, con la scimmia e la vecchia che ballano,  sono entrate nella storia del costume più che nella storia della canzone. I “super ospiti” sono tanti: il più accreditato sembra essere Roberto Benigni che a Febbraio avrà certamente bisogno di sponsorizzare nuovamente il suo “Pinocchio” dato che è un film coprodotto dalla Rai e, guarda caso, come si chiama il suo agente? Chiaramente è Lucio Presta. A proposito di agenti… agevolati sono anche quelli turistici perché, altra stranezza di questo Festival, se si vuole essere al Teatro Ariston si ha tempo soltanto cinque ore. Pochi lo sanno ma si può prenotare un posto soltanto dalle dalle 9 alle 14 di mercoledì 8 gennaio e solo attraverso il sito internet dedicato dal Teatro Ariston di Sanremo. I prezzi? la platea per le cinque serate costa 1.290 euro, mentre la per la galleria la richiesta è di 672 euro. Anche questo un mistero da “camera chiusa” che chiunque può risolvere ad “hotel aperto”. Perché la maggior parte dei biglietti, rivela sempre la nostra autorevole fonte, vengono acquistati dagli alberghi di Sanremo che poi rivendono il pacchetto completo di posto prenotato, soggiorno, gite e cene nei ristoranti dei “vip”. Un pochino come alla Leopolda. Peccato che la Boschi non ci sia più: come valletta avrebbe cantato alla perfezione “perché la Leopolda è la Leopolda”. Gian Paolo Serino, 3 gennaio 2020

·        Finalmente Sanremo…oltre le polemiche.

Amadeus, a Sanremo scoppia il caso Talpa in Rai: "Accanto a me avevo una spia, rivelava tutto". Libero Quotidiano il 14 Gennaio 2020. "C'era una spia che raccontava tutto". Amadeus apre il caso "talpa a Sanremo". Alla conferenza stampa del Festival, il direttore artistico e presentatore rivela dettagli clamorosi sui giorni della fuga di notizie su Rula Jebreal, Rita Pavone e compagnia. "Mi sono accorto che appena dicevo una cosa, il giorno dopo usciva sui giornali", ha ammesso Amadeus, che poi si scusa con i giornalisti in sala per aver consegnato la lista dei 22 big a Repubblica in esclusiva, dopo le anticipazioni di Alfonso Signorini sul settimanale Chi. Un gesto mal digerito dai cronisti musicali, con tanto di minacce via Twitter. "L'ho fatto con impulsività, sapendo che non vi avrebbe fatto piacere - sono le parole di Amadeus -. Ero arrabbiato. I nomi erano 24 da subito. Ho capito di avere vicino a me una spia". Tra quei 24, a sorpresa, c'è Rita Pavone: "Ho sentito il suo brano tante volte e sono sincero: non me ne frega niente per chi vota e non sapevo che fosse sovranista", è l'auto-difesa (non necessaria) del presentatore Rai dopo le grottesche polemiche contro la storica autrice di Datemi un martello. Nel frattempo, è ufficiale la lista degli ospiti. Oltre alle cinque presenti in conferenza stampa e a Rula Jebreal, le altre donne che affiancheranno Amadeus sul palco dell'Ariston al 70esimo Festival saranno Monica Bellucci, Sabrina Salerno, la presentatrice albanese Alketa Veisju, la compagna di Cristiano Ronaldo, Georgina Rodriguez e infine Mara Venier. 

Dagospia il 16 gennaio 2020. Elisabetta Gregoraci su Instagram: Cari amici e care amiche di Instagram, a malincuore, vi informo che ho appena saputo “a cose fatte”, che non farò parte del cast de “L’Altro festival” così come annunciato dai media e come da accordo che mi aveva ufficializzato la Rai. Il motivo? Ve lo spiego: il signor Nicola Savino con cui avrei dovuto co-condurre il format, ha imposto la sua volontà ed ottenuto con forza e prepotenza, la mia esclusione, adducendo motivi inesistenti, pretestuosi e strumentali, tra i quali (affermazione pronunciata nel corso di una nostra conversazione telefonica privata e che mi ha molto ferito) la presunta appartenenza politica alla Destra del mio ex marito, in quanto all’interno del format avrebbe già incluso comici sostenitori di Sinistra. Sono basita e profondamente scossa per quanto accaduto anche perché non ho avuto la possibilità di difendermi poiché è stato fatto tutto alla mie spalle e sono stata trattata come nessuno debba mai essere trattato, calpestando la mia dignità di donna e di professionista. Ho riflettuto bene se fosse il caso o meno di rendere pubblica questa vicenda; ma alla fine ha prevalso il desiderio di verità perché è giusto che il pubblico che mi segue da anni sappia tutto e, soprattutto, perché in questo momento più che mai ho bisogno del vostro sostegno…

Da liberoquotidiano.it il 16 gennaio 2020. Sanremo fa ancora parlare di sé. Questa volta il conduttore Amadeus ha inglobato, tra i vari cantanti, anche lui: Junior Cally, il giovane rapper romano. Il "No grazie" della canzone - spiega Il Corriere - è la sua risposta al populismo. "La politica ormai sta su internet e i populisti sono quelli che vorrebbero risolvere i grandi problemi con i video su Tik Tok e le soluzioni buttate lì. Le soluzioni si cercano studiando. In un passaggio parlo di razzismo e mojito e di qualcuno che da sconfitto ricrea un partito presentando cose vecchie sotto una nuova veste". Un chiaro riferimento a Matteo Salvini e Matteo Renzi: "È abbastanza chiaro. La politica ormai è attenzione ai social e voglia di apparire, assecondo i meme con le rime". Restano fuori dalla sua protesta canora 5 stelle e Sardine, che però assicura: "Non mi rappresenta nessuno ma non trovo giusto dire 'non me ne frega nulla della politica".

Rinunce, cachet e sessismo: è già Festival delle stonature. Alle «lady» sul palco dell'Ariston circa 25mila euro. Il rapper Salmo, annunciato da Amadeus, non ci sarà. Laura Rio, Domenica 19/01/2020, su Il Giornale. Sarà pure circondato da dieci donne belle, bellissime, sexy, ma perderà un maschio duro e puro. Mentre ancora infuriano le polemiche sulle frasi «sessiste» usate da Amadeus per descrivere le sue co-conduttrici sul palco, ieri è arrivato come un boomerang la decisione di Salmo di rinunciare al Festival, dove sarebbe stato super ospite il primo giorno. Il fuoriclasse del rap ha spiegato via Instagram: «Non sarò presente al Festival, non me la sento, mi sentirei a disagio. Tra i due santi, Sanremo e San Siro scelgo San Siro, quindi se volete sentirmi nel posto giusto con la gente giusta venite a San Siro il 14 giugno». Chiaro il discorso: lui - e la sua fanbase - non è tipo da canzonette, fiori, scaramucce ma questo lo sapeva di certo anche prima di accettare l'invito. Forse le polemiche di questi giorni, che sembrano vecchie di cent'anni mentre lui parla ai ragazzini, glielo hanno reso ancora più chiaro. Per Amadeus - secondo cui, invece, la scelta di Salmo è indipendente dai polveroni che si stanno sollevando sull'Ariston - si apre un altro problema. Trovare un super rapper in sostituzione, per attirare pubblico giovane. Si vocifera di Ghali. Ma, intanto, il presentatore deve continuare a difendersi dalle accuse che gli piovono addosso da tutte le parti. L'ultima riguarda la sua unica vera donna, la moglie Giovanna Civitillo, che sarà inviata del programma La vita in diretta proprio a Sanremo. Giusto «raccomandare» la moglie, ci si chiede sui social? Lei, che è stata spesso accanto al consorte nei suoi programmi, risponde sorridendo. «A volte un passo avanti, a volte uno indietro, ma sempre sempre felice». E sempre, in queste ore, a difenderlo Anche Sabrina Salerno si è schierata a suo favore: «È stato frainteso, lo ritengo gentile e rispettoso con tutti». Ma a parte le accuse - fin troppo esagerate - di sessismo che hanno travolto il presentatore, è lecito avanzare un po' di riflessioni, a freddo A cosa servono dieci presentatrici? Che ruolo avranno? Quanto saranno pagate? Amadeus ha spiegato che dovrebbero «rappresentare l'universo femminile in tutte le sue sfumature e sfaccettature». Per esempio Rula Jebreal, che è stata al centro della prima grande polemica di questo Festival, salirà sul palco in quanto giornalista per parlare contro la violenza sulle donne. È noto che lei percepirà un cachet di 20/25 mila euro (che devolverà in beneficenza). E le sue colleghe? Pare che avranno lo stesso compenso. Così dovrebbe essere - passando alla «sfaccettatura» avvenenza e moda - per Georgina Rodriguez, la fidanzata di Ronaldo, Alketa Vejsiu, star della tv albanese, Sabrina Salerno, Diletta Leotta e Francesca Sofia Novello, fidanzata «un passo indietro» di Valentino Rossi. Le ultime due saranno impegnate in una doppia apparizione (Diletta la prima serata e la finale, Francesca il venerdì e, pure lei, la finale). E, magari, si fa per dire, pure il compenso raddoppia. Antonella Clerici - passando alla «sfumatura» professionalità e intelligenza - pare che prenda 50.000 euro per una partecipazione, però magari l'intervento al Festival fa parte del contratto quadro con la Rai. Intendiamoci, nessuna di queste cifre è scandalosa o esagerata per un artista che calca il palco di Sanremo. Ma bisogna vedere se saranno adeguate alle loro performance (Amadeus non ha spiegato cosa faranno), perché avranno tempi e spazi limitati visto che, sono, appunto, in dieci. Difficile, invece, pensare che le due giornaliste del Tg1 Emma D'Aquino e Laura Chimenti riceveranno più di un rimborso spese. La Bellucci? Avrà un cachet da star. E il loro mentore, Amadeus? Probabilmente il compenso è in linea con quello dei suoi colleghi, già contrattualizzati Rai, delle ultime edizioni: tra i 500 e i 600 mila euro. In ogni caso, le casse del Festival sono più che al sicuro. I conti, alla fine, dovrebbero essere più o meno come l'anno scorso: a fronte di una spesa sui 18 milioni, un incasso sui 30-31 milioni.

Junior Cally, un nuovo caso a Sanremo. Pubblicato sabato, 18 gennaio 2020 su Corriere.it da Renato Franco. E meno male che doveva essere un Sanremo «all’insegna della donna». Dopo l’uscita infelice («il passo indietro») di Amadeus alla presentazione delle sue 10 compagne di palco, arriva chi lo supera a destra facendo di peggio, ovvero il rapper Junior Cally in gara tra i Big del Festival. Perché se nella canzone che presenterà all’Ariston (No grazie) si occuperà di politica (contro il populismo, contro Salvini e Renzi), è il suo passato a far rabbrividire per i testi in cui la donna viene vilipesa e umiliata. In Strega (brano del 2017) Junior Cally cantava: «Lei si chiama Gioia / balla mezza nuda, dopo te la dà / Si chiama Gioia perché fa la tro.. / L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa / c’ho rivestito la maschera». Il video aggiungeva immagini alle parole: Gioia legata a una sedia con un sacco in testa mentre cerca inutilmente di liberarsi. A denunciare il rapper è il blog di Marco Brusati, professore a contratto (di area cattolica) dell’Università degli Studi di Firenze. Che sottolinea, «qui abbiamo la rappresentazione di una costrizione violenta e il racconto di un femminicidio»Gli fa eco Laura Moschini, cofondatrice dell’Osservatorio di genere della Università Roma Tre. Moschini - come ha informato lei stessa sul suo profilo Facebook - ha inviato una segnalazione alla commissione di Vigilanza Rai, chiedendo di non far partecipare il cantante al prossimo Sanremo. Appello subito condiviso dalle donne del Pd: «Condividiamo totalmente questo giudizio e l’appello che giriamo al Presidente della Rai, all’Ad Salini, alla Commissione Parità Rai al Parlamento e alle Autorità preposte». Ma non si tratta di un unicum nel repertorio di Junior Cally perché «troviamo che la donna è rappresentata come oggetto di piacere o come trofeo tribale». Una donna verso cui rivolgere appetiti sessuali. Come in Regola 1 dove immagina di sottomettere Giusy Ferreri (la cantante), Greta Menchi (l’influencer), Elisabetta Canalis (l’ex velina). Altre frasi invece rientrano nel body shaming come quando canta «questa tipa, una balena» (in Cally Whale); oppure quando per insultare i rapper avversari li chiama «senza tette» (sempre da Regola 1), come se il valore di una donna si stabilisse in base alle sue misure. Junior Cally — all’anagrafe Antonio Signore, 28 anni, romano — replica alle accuse attraverso una nota stampa. Premette: «La posizione dell’artista è contro il sessismo, i passi avanti o indietro, e contro la violenza sulle donne». Poi riflette sullo stato dell’arte: «Lungi da Junior Cally scomodare i grandi nomi del cinema, della letteratura e della storia dell’arte, da Tarantino e Kubrick, da Gomorra a Caravaggio e scrittori come Nabokov e Bret Easton Ellis: l’arte può avere un linguaggio esplicito e il rap, da sempre, fa grande uso di elementi narrativi di finzione e immaginazione che non rappresentano il pensiero dell’artista». Quindi cita cantanti che sono saliti sul palco dell’Ariston come Vasco Rossi («è andata a casa con il negro la tro...») e gli Afterhours («sei più bella vestita di lividi»). E altri che ci saranno anche quest’anno come Marco Masini («bella stronza, mi verrebbe di strapparti quei vestiti da putt... e tenerti a gambe aperte»); e Achille Lauro («l’amore è un po’ ossessione, un po’ possesso, carichi la pistola e poi ti sparo in testa»). O, ancora, chi è stato scelto dalla Rai tra i conduttori dell’Altro Festival come Myss Keta («toccami la gamba, passami la bamba, Jo sono la tua tro...»). Le conclusioni a cui arriva sono due: «O si accetta l’arte del rap, e probabilmente l’arte in generale, che deve essere libera di esprimersi, e si ride delle polemiche. Oppure si faccia del Festival di Sanremo un’ ipocrita vetrina del buonismo, lontana dalla realtà e succursale del Parlamento italiano».

Amadeus e le donne, lettera di 29 deputate: "Chieda scusa". La Repubblica il 19 gennaio 2020. Arriva in parlamento la polemica sulla conferenza stampa di presentazione di Sanremo 2020: Boldrini, Madia e altre parlamentari di tutti gli schieramenti scrivono a Salini. Sotto accusa anche il rapper Junior Cally. Arriva in parlamento la polemica sulle parole di Amadeus durante la conferenza stampa di lancio di Sanremo 2020: nel presentare le donne che lo accompagneranno sul palco dell'Ariston, il direttore artistico e conduttore del prossimo festival aveva sottolineato con eccessiva frequenza la bellezza delle sue colleghe, dando l'impressione che questa fosse l'unica qualità presa in considerazione nella scelta del cast, relegando la presenza femminile a un ruolo ancillare. Un atteggiamento che, rilanciato sui social, ha scatenato una vera e propria sollevazione dell'opinione pubblica. Ora 29 deputate di tutti gli schieramenti firmano una lettera in cui chiedono ad Amadeus di scusarsi pubblicamente. Le firmatarie, tra cui Boldrini e Madia (Pd), Muroni (Leu), Vita Martinciglio (M5S), Giannone (Misto), Baldini (Fratelli D'Italia), Lisa Noja (Italia Viva), lamentano inoltre "la presenza del rapper per ragazzini Junior Cally, i cui testi - come già evidenziato alla Rai  da molte associazioni di donne - sono pieni di violenza, sessismo e misoginia". La lettera, indirizzata alla commissione di vigilanza sulla Rai, all'ad Salini, al cda di viale Mazzini e all'Usigrai, chiede al servizio pubblico radiotelevisivo di riaffermare il suo impegno "nella lotta alla violenza, alle discriminazioni e ai pregiudizi di genere".

Il testo della lettera. Le deputate dell'Intergruppo per le donne, i diritti e le pari opportunità stigmatizzano quanto affermato da Amadeus nel corso della conferenza stampa di presentazione del prossimo Festival di Sanremo. Risulta del tutto incomprensibile che - attraverso le parole del direttore artistico e conduttore della più importante manifestazione musicale del paese - il servizio televisivo pubblico promuova un modello diseducativo di donna bella e disposta a occupare ruoli di secondo piano per non fare ombra al proprio compagno famoso. È lo specchio di una cultura secondo cui la donna non deve avere meriti particolari, se non quello di essere di bell'aspetto e di saper stare "un passo indietro". E dispiace che, malgrado l'imbarazzo che immaginiamo - e speriamo - da loro stesse provato, le donne presenti alla conferenza stampa in qualità di co-conduttrici non abbiano preso le distanze, né durante né dopo. In aggiunta a tutto questo, poiché tra i cantanti in gara è prevista la presenza del rapper per ragazzini Junior Cally, i cui testi - come già evidenziato alla Rai  da molte associazioni di donne - sono pieni di violenza, sessismo e misoginia, appare evidente che la direzione artistica del Festival di Sanremo 2020 sia in palese contrasto con il contratto di servizio della Rai, i cui principî generali prevedono di "superare gli stereotipi di genere, al fine di promuovere la parità e di rispettare l'immagine e la dignità della donna anche secondo il principio di non discriminazione", nonché la promozione e valorizzazione "delle pari opportunità, del rispetto della persona, della convivenza civile, del contrasto a ogni forma di violenza". Si richiede pertanto che, all'esordio del Festival, il direttore artistico e conduttore Amadeus si scusi pubblicamente e riaffermi l'impegno della Rai nella lotta alla violenza, alle discriminazioni e ai pregiudizi di genere. 

Laura Boldrini, Veronica Giannone, Rossella Muroni, Flora Frate, Angela Schirò, Susanna Cenni, Silvia Benedetti, Lucia Ciampi, Fabiola Bologna, Vita Martinciglio, Valentina Barzotti, Paola Deiana, Giuseppina Occhionero, Vittoria Casa, Enza Bruno Bossio, Gilda Sportiello, Conny Giordano, Rosa Maria Di Giorgi, Yana Ehm, Marianna Madia, Paola Carinelli, Stefania Pezzopane, Lisa Noja, Marina Berlinghieri, Doriana Sarli, Chiara Gribaudo, Maria Teresa Baldini, Antonella Incerti, Carla Cantone

Junior Cally a Sanremo, Foa: «Scelta eticamente inaccettabile». Esplode la polemica per la canzone del 2017 contro le donne. Pubblicato domenica, 19 gennaio 2020 su Corriere.it da Renato Franco. Con riferimento all’annunciata partecipazione del rapper Junior Cally al Festival di Sanremo, il presidente della Rai, Marcello Foa, esprime «forte irritazione per scelte che vanno nella direzione opposta rispetto a quella auspicata». «Il Festival - dichiara il presidente della Rai -, tanto più in occasione del suo 70esimo anniversario, deve rappresentare un momento di condivisione di valori, di sano svago e di unione nazionale, nel rispetto del mandato di servizio pubblico. Scelte come quella di Junior Cally sono eticamente inaccettabili per la stragrande maggioranza degli italiani». E chiede che Amadeus sappia «riportare il festival nella sua giusta dimensione». In Strega (brano del 2017) Junior Cally cantava: «Lei si chiama Gioia / balla mezza nuda, dopo te la dà / Si chiama Gioia perché fa la tro.. / L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa / c’ho rivestito la maschera». Il video aggiungeva immagini alle parole: Gioia legata a una sedia con un sacco in testa mentre cerca inutilmente di liberarsi. A denunciare il rapper è il blog di Marco Brusati, professore a contratto (di area cattolica) dell’Università degli Studi di Firenze. «Junior Cally? Uno che incita all’odio e alla violenza contro le donne. Per un anno ho lavorato con Giulia Bongiorno per far approvare il codice rosso. Oggi leggo che la Rai e il più importante festival della canzone italiana, usando denaro pubblico, sdoganano femminicidio e stupro. Non ho parole: mi auguro che questo tizio non metta mai piede sul palco di Sanremo». Così il leader della Lega Matteo Salvini, in una nota. All’esordio del Festival, il direttore artistico e conduttore Amadeus si «scusi pubblicamente e riaffermi l’impegno della Rai nella lotta alla violenza, alle discriminazioni e ai pregiudizi di genere». Lo chiedono le deputate dell’Intergruppo per le donne, i diritti e le pari opportunità che stigmatizzano quanto affermato da Amadeus nel corso della conferenza stampa di presentazione del prossimo Festival di Sanremo sulle donne e sulla presenza tra i cantanti in gara del rapper Junior Cally, i cui testi «come già evidenziato alla Rai da molte associazioni di donne, sono pieni di violenza, sessismo e misoginia»...

Junior Cally diventa un caso, Foa: "Eticamente inaccettabile". Pioggia di proteste contro Junior Cally a Sanremo. Marcello Foa reputa la sua partecipazione "eticamente inaccettabile" e tutti gli schieramenti politici si ribellano. Francesca Galici, Domenica 19/01/2020 su Il Giornale. La presenza del rapper Junior Cally sul palco del festival di Sanremo si è trasformato in un caso politico. Dopo la lettera delle 29 deputate di diverso schieramento e il messaggio social di Lucia Borgonzoni, supportata da Matteo Salvini, adesso a esprimere la sua opinione è Marcello Foa, direttore della Rai. La levata di proteste delle ultime ore nei confronti del cantante in gara dal prossimo 4 febbraio ha smosso anche il direttore della tv pubblica, che ha espresso "forte irritazione per scelte che vanno nella direzione opposta rispetto a quella auspicata." Marcello Foa ha ricordato come il festival di Sanremo, specialmente nell'edizione del suo 70° anniversario, dovrebbe essere un momento di aggregazione e di unione nazionale "nel rispetto del mandato di servizio pubblico." Il direttore della Rai ha tuonato contro il conduttore e contro la sua selezione di artisti, con particolare riferimento proprio a Junior Cally: "Scelte come quella di Junior Cally sono eticamente inaccettabili per la stragrande maggioranza degli italiani." Foa auspica che Amadeus, in qualità di direttore artistico e conduttore, sia capace di "riportare il festival nella sua giusta dimensione." L'uomo più in vista del momento in Rai gode di grande stima in azienda, come sottolinea il direttore, proprio per il suo temperamento mite e il buon senso finora dimostrato ma le polemiche che stanno piovendo sul festival di Sanremo si stanno facendo sempre più pesanti. Con il suo comunicato, Marcello Foa ha risposto alla lettera delle 29 deputate ma loro non sono state le uniche a esporsi pubblicamente contro la presenza del rapper sul palco del Teatro Ariston. Sono molti gli esponenti politici che nelle ultime ore hanno fatto sentire la loro voce e molti di loro hanno invocato l'intervento della Vigilanza Rai, e non solo. "Chi predica in maniera esplicita e orgogliosa stupro e femminicidio non merita il palco dell'Ariston. Oggi presenteremo al presidente della commissione di Vigilanza Rai, Alberto Barachini, una richiesta formale di intervento", hanno scritto in una nota i componenti del gruppo Lega in Vigilanza Rai, che hanno fatto seguito alle parole di Matteo Salvini in merito alla questione: "Per un anno ho lavorato con Giulia Bongiorno per far approvare il Codice rosso. Oggi leggo che la Rai e il più importante festival della canzone italiana, usando denaro pubblico, sdoganano femminicidio e stupro. Non ho parole: mi auguro che questo tizio non metta mai piede sul palco di Sanremo." Anche Cinzia Leone, esponente in Senato del Movimento 5 Stelle, ha voluto dire la sua: "Ritengo che la RAI dovrebbe svolgere un ruolo importantissimo nel contrastare la violenza contro le donne. Ma quanto meno esigo possa evitare di fomentarla dando spazio a questi 'cantanti'. Ho ovviamente segnalato tutto con una comunicazione diretta alla Rai." Non ha risparmiato una critica nemmeno Lucio Malan, vice capogruppo di Forza Italia in Senato: "Coloro che si sono indignati per il presunto 'sessismo' di Amadeus dovrebbero dare un'occhiata ai messaggi che trasmette nei suoi brani Antonio Signore, in 'arte' Junior Cally, uno dei 22 big di Sanremo 2020." Dura anche la reazione dei capigruppo della Lega in Camera e Senato, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, che puntano il dito contro la gestione Amadeus – Salini, colpevoli di una "gestione superficiale" dell'evento. E se da un lato Giulia Bongiorno, senatrice della Lega e presentatrice dell'emendamento sul "codice rosso" auspica che la Rai "non si renda complice di questa barbarie", Silvia Costa del Partito Democratico ritiene "inaccettabile la partecipazione a Sanremo di un cantante che utilizza frasi che sono una vera e propria incitazione alla violenza." Biasimo e sconcerto arrivano anche da Lorenzo Cesa dell'Udc: "Non possono essere abdicate scelte così importanti che influenzano i teenager del nostro Paese. Forse bisognerebbe toglierlo dalla competizione canora." Le senatrici di Fratelli d'Italia Isabella Rauti e Daniela Santanchè, invece, sottolineano la presunta incoerenza della linea del Festival: "Che senso ha portare tante donne ospiti a Sanremo, e sottolinearlo come un 'primato', se poi si fa salire sullo stesso palco un rapper che incita alla violenza sulle donne, allo stupro e al femminicidio?" Anche Codacons si dice pronto ad agire nel caso in cui "Junior Cally lancerà messaggi sbagliati, diseducativi o pericolosi dal palco dell'Ariston." Francesco Pasquali, esponente del Partito Liberale, dà invece un'altra lettura alla polemica: "Ha già vinto Cally. La sua presenza o meno ormai sarà secondaria. È stato un errore della politica fare da cassa di risonanza. Alle spalle è palese che ci siano delle strategie comunicative e propagandistiche per aumentare gli ascolti del Festival. La cosa grave è che un'azienda di Stato come la Rai adotti simili metodi, strumentalizzando il dramma del femminicidio portando sul podio esempi poco edificanti." A seguito della lunga lista di esponenti politici chi hanno già espresso la loro opinione e che probabilmente la esporranno nelle prossime ore, l'ufficio stampa del cantante è intervenuto cpn una nota: "Non capiamo se la polemica sia di carattere musicale o politica." Lo staff delcantante afferma che della partecipazione di Junior Cally si ha notizia dal 31 dicembre "e tutti i suoi testi sono disponibili sul web. Mentre del testo di 'No grazie' selezionato al Festival di Sanremo e delle sue rime antipopuliste si è venuti a conoscenza solo il 16 gennaio da un'intervista al Corriere della Sera. Il giorno dopo, per pura coincidenza, si accendono polemiche legate a canzoni pubblicate da anni in un età in cui Junior Cally era più giovane e le sue rime erano su temi diversi da quelli di oggi." L'ufficio stampa ci tiene a sottolineare che il cantante è contro ogni forma di sessismo e di violenza.

Sanremo, il centrodestra contro la Rai: "Junior Cally è indegno". Ancora bufera su Sanremo a pochi giorni dalla partenza: Lucia Borgonzoni si scaglia con violenza contro Junior Cally per i contenuti delle vecchie canzoni. Francesca Galici, Domenica 19/01/2020, su Il Giornale. Festival di Sanremo fa rima con polemica. Ogni anno, la kermesse canora più importante del Paese scatena su di sé l'ira di qualcuno. Chi accetta di organizzare e condurre il Festival lo sa bene ed è preparato ma quest'anno Amadeus deve fare i conti con vibranti proteste che lo colpiscono da più parti, con accuse molto pesanti. L'ultima polemica riguarda uno dei cantanti in gara, il rapper Junior Cally. Amato dai più giovani e pressoché sconosciuto agli adulti, il cantante salirà sul palco dell'Ariston con il brano No Grazie, dove non mancheranno i riferimenti politici. Partecipando a Sanremo, Junior Cally ha accettato di mostrare definitivamente il suo volto, visto che fino a questo momento si era sempre esibito con una maschera che ne ha preservato l'anonimato. Tuttavia, la sua presenza non è gradita a causa di alcuni brani del passato violenti e sessisti. A scagliarsi (con decisione) contro il rapper ci sono anche Lucia Borgonzoni e Giulia Bongiorno. In un duro attacco su Facebook la candidata del centrodestra alle prossime elezioni in Emilia Romagna ha espresso con forza il proprio dissenso nei confronti del rapper e soprattutto nei confronti di chi gli ha concesso l'opportunità di calcare un palco così importante. "Non è Sanremo, è Sanschifo", ha titolato la candidata della Lega. Un lungo post che centra il punto sull'inadeguatezza dei messaggi trasmessi dal cantante con quelli che, invece, dovrebbe trasmettere un festival popolare come quello di Sanremo: "Uno schiaffo alle vittime e alle loro famiglie, al dolore, alle sofferenze inaudite delle donne sfregiate e violentate, un insulto senza precedenti a chi si è visto uccidere una figlia, una sorella, una compagna. Il 'cantante' Junior Cally sul palco di Sanremo è disgustoso. Uno che incita al femminicidio, allo stupro, alla violenza non può esibirsi tra i big del festival nazional popolare più famoso del Paese davanti a un pubblico di famiglie, giovani e bambini. È indegno." Nel suo lungo messaggio, Lucia Borgonzioni ha voluto denunciare il fatto come politico ma, prima di tutto, come donna, definendo "scempio" la presenza di Junior Cally a Sanremo. "Uno che canta 'l'ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C'ho rivestito la maschera' mentre si muove davanti a una giovane ragazza legata mani e piedi a una sedia e con un sacchetto sulla testa, mentre cerca, inutilmente, di liberarsi non è arte. È schifo, violenza, aberrazione", ha tuonato la candidata concludendo il suo post, nel quale ha allegato un frame del video incriminato. Lucia Borgonzoni non è però l'unica a essersi indignata. Il quotidiano Repubblica ha pubblicato oggi una lunga lettera firmata da 29 deputate di ogni schieramento, nella quale viene analizzata sia la frase di Amadeus e sia la presenza di Junior Cally. "Appare evidente che la direzione artistica del Festival di Sanremo 2020 sia in palese contrasto con il contratto di servizio della Rai", scrivono le deputate, che hanno chiesto le scuse di Amadeus nella missiva, che ha avuto come destinatari la Commissione di Vigilanza Rai, l'amministratore delegato Salini, il cda Rai e l'Usigrai. Durissimo anche l'intervento di Giulia Bongiorno, presentatrice del "Codice Rosso" contro la violenza sulle donne. "Mi piacerebbe che Junior Cally, dopo essersi difeso dalle polemiche sul suo squallido brano sostenendo che l'arte è libertà di espressione rispondesse a tre semplici domande". Ed elenca: "Sa da dove nasce la violenza nei confronti delle donne? La sua mente è mai stata attraversata dal dubbio che rappresentare la donna come un oggetto significa far sentire l'uomo legittimato a fare del corpo della donna quello che vuole? È consapevole del fatto che facendo un uso distorto della sua libertà di esprimersi si fa complice di chi uccide le donne?". Da parte di chi usa i mezzi di comunicazione, la senatrice della Lega si aspetterebbe "maggior consapevolezza" del fatto che "la televisione amplifica qualunque messaggio". Per la Bongiorno, tentare di camuffare l'incitamento all'odio verso le donne con la "libertà di espressione artistica" è "un atteggiamento scorretto, vigliacco e meschino". "Usare il corpo delle donne per fare scalpore - più o meno consapevolmente - è qualcosa che non avrei mai immaginato di vedere, nemmeno nei momenti di maggiore sfiducia", continua l'esponente del Carroccio secondo cui non si tratta nemmeno di "èpater le bourgeois". "Qui si offendono gravemente le vittime di violenza e le loro famiglie, si svilisce l'impegno di chi si batte contro la violenza sulle donne, si calpesta la civiltà". Per la senatrice e avvocato "non è una questione politica, è una questione di umanità - conclude - la Rai, senza indugi, faccia la giusta scelta a e non si renda complice di questa barbarie". Su Facebook non ha mancato di far sentire la sua voce anche Matteo Salvini: "Junior Cally? Uno che incita all'odio e alla violenza contro le donne. Per un anno ho lavorato con Giulia Bongiorno per far approvare il codice rosso. Oggi leggo che la Rai e il più importante festival della canzone italiana, usando denaro pubblico, sdoganano femminicidio e stupro." La speranza di Matteo Salvini è solo una: "Non ho parole: mi auguro che questo tizio non metta mai piede sul palco di Sanremo." Poche ore dopo è arrivato anche il commento di Mariastella Gelmini, che con un tweet si è unita alla polemica del giorno dando la sua opinione sulla presenza di Junior Cally sul palco di Sanremo. "Cosa c'entra Junior Cally, che nelle sue canzoni incita al femminicidio e alla violenza sulle donne, al Festival di Sanremo? Vergogna... La Rai e Amadeus intervengano immediatamente. Questo strambo personaggio non deve assolutamente salire sul palco dell'Ariston", ha scritto il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

Giuseppe Candela per Dagospia il 20 gennaio 2020. Pippo Baudo esci dal corpo di Amadeus! Quando mancano due settimane al debutto della 70° edizione del Festival di Sanremo le polemiche continuano a occupare la scena mediatica per la gioia degli indignati di professione. "Ma non sarà troppo? C'è dietro altro?", ci si chiede tra gli addetti ai lavori. Non è un caso che sui social siano comparsi negli ultimi giorni numerosi tweet a sostegno del Festival e del direttore artistico da parte dei giornalisti, sintomo che la puzza di bruciato è diventata più forte. Puzza di manovre politiche. L'ultima polemica riguarda il rapper Junior Cally e un testo nel suo passato che fa discutere, accusato di incitare alla violenza sulle donne. Parole evidentemente imbarazzanti e non condivisibili, una lista di episodi simili ha coinvolto negli anni tanti suoi colleghi. Salvini si arrabbia, fa lo stesso la Santanché, perfino il presidente della Rai Marcello Foa: "Forte irritazione per scelta eticamente inaccettabile. Amadeus riporti il Festival nella giusta dimensione." Frasi che pesano ma che spostano il dibattito, appunto, sul fronte politico. La presenza di Junior Cally tra i big in gara viene annunciata il 31 dicembre, la polemica esplode solo 18 giorni dopo. Per essere precisi il giorno successivo all'ascolto dei brani in anteprima dei giornalisti, quando viene svelato un riferimento a Salvini nel brano "No grazie":  "Spero che si capisca che odio il razzista che pensa al Paese ma è meglio il mojito". Perché Foa interviene solo dopo aver scoperto il riferimento a Salvini nella nuova canzone di Cally? Il rapper è assistito da Mn Comunicazioni, una società che gode della stima di Salini, finita nel mirino nelle scorse settimane quando era stata inizialmente scelta per l'ufficio stampa del Festival. Un modo dunque per colpire l'ad? I rapporti tra Salini e il presidente sono tesissimi da settimane ma c'è anche aggiunge un altro tassello. I maligni fanno sapere che il presidente Foa avrebbe molto apprezzato l'idea di avere in gara nomi  di diversa appartenenza politica. Politica, dunque. Anche gli attacchi del PD, numerosi e insistenti su Amadeus per la frase "sul passo indietro" pronunciata in sala stampa da Amadeus, avrebbero come principale obiettivo Fabrizio Salini. La sua colpa? Aver cacciato solo la De Santis e non aver concesso alla maggioranza le nomine dei telegiornali. Una mossa che il partito di Zingaretti non avrebbe affatto gradito dimostrandolo con l'astensione di Rita Borioni in Cda e probabilmente puntando alla sua rimozione dal ruolo di amministratore delegato dopo le prossime elezioni Regionali del 26 novembre. Non sono solo canzonette.

Junior Cally a Sanremo, Foa: «Scelta eticamente inaccettabile». Esplode la polemica per la canzone del 2017 contro le donne. Pubblicato domenica, 19 gennaio 2020 su Corriere.it da Renato Franco. Con riferimento all’annunciata partecipazione del rapper Junior Cally al Festival di Sanremo, il presidente della Rai, Marcello Foa, esprime «forte irritazione per scelte che vanno nella direzione opposta rispetto a quella auspicata». «Il Festival - dichiara il presidente della Rai -, tanto più in occasione del suo 70esimo anniversario, deve rappresentare un momento di condivisione di valori, di sano svago e di unione nazionale, nel rispetto del mandato di servizio pubblico. Scelte come quella di Junior Cally sono eticamente inaccettabili per la stragrande maggioranza degli italiani». E chiede che Amadeus sappia «riportare il festival nella sua giusta dimensione». In Strega (brano del 2017) Junior Cally cantava: «Lei si chiama Gioia / balla mezza nuda, dopo te la dà / Si chiama Gioia perché fa la tro.. / L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa / c’ho rivestito la maschera». Il video aggiungeva immagini alle parole: Gioia legata a una sedia con un sacco in testa mentre cerca inutilmente di liberarsi. A denunciare il rapper è il blog di Marco Brusati, professore a contratto (di area cattolica) dell’Università degli Studi di Firenze. «Junior Cally? Uno che incita all’odio e alla violenza contro le donne. Per un anno ho lavorato con Giulia Bongiorno per far approvare il codice rosso. Oggi leggo che la Rai e il più importante festival della canzone italiana, usando denaro pubblico, sdoganano femminicidio e stupro. Non ho parole: mi auguro che questo tizio non metta mai piede sul palco di Sanremo». Così il leader della Lega Matteo Salvini, in una nota. All’esordio del Festival, il direttore artistico e conduttore Amadeus si «scusi pubblicamente e riaffermi l’impegno della Rai nella lotta alla violenza, alle discriminazioni e ai pregiudizi di genere». Lo chiedono le deputate dell’Intergruppo per le donne, i diritti e le pari opportunità che stigmatizzano quanto affermato da Amadeus nel corso della conferenza stampa di presentazione del prossimo Festival di Sanremo sulle donne e sulla presenza tra i cantanti in gara del rapper Junior Cally, i cui testi «come già evidenziato alla Rai da molte associazioni di donne, sono pieni di violenza, sessismo e misoginia»...

Junior Cally diventa un caso, Foa: "Eticamente inaccettabile". Pioggia di proteste contro Junior Cally a Sanremo. Marcello Foa reputa la sua partecipazione "eticamente inaccettabile" e tutti gli schieramenti politici si ribellano. Francesca Galici, Domenica 19/01/2020 su Il Giornale. La presenza del rapper Junior Cally sul palco del festival di Sanremo si è trasformato in un caso politico. Dopo la lettera delle 29 deputate di diverso schieramento e il messaggio social di Lucia Borgonzoni, supportata da Matteo Salvini, adesso a esprimere la sua opinione è Marcello Foa, direttore della Rai. La levata di proteste delle ultime ore nei confronti del cantante in gara dal prossimo 4 febbraio ha smosso anche il direttore della tv pubblica, che ha espresso "forte irritazione per scelte che vanno nella direzione opposta rispetto a quella auspicata." Marcello Foa ha ricordato come il festival di Sanremo, specialmente nell'edizione del suo 70° anniversario, dovrebbe essere un momento di aggregazione e di unione nazionale "nel rispetto del mandato di servizio pubblico." Il direttore della Rai ha tuonato contro il conduttore e contro la sua selezione di artisti, con particolare riferimento proprio a Junior Cally: "Scelte come quella di Junior Cally sono eticamente inaccettabili per la stragrande maggioranza degli italiani." Foa auspica che Amadeus, in qualità di direttore artistico e conduttore, sia capace di "riportare il festival nella sua giusta dimensione." L'uomo più in vista del momento in Rai gode di grande stima in azienda, come sottolinea il direttore, proprio per il suo temperamento mite e il buon senso finora dimostrato ma le polemiche che stanno piovendo sul festival di Sanremo si stanno facendo sempre più pesanti. Con il suo comunicato, Marcello Foa ha risposto alla lettera delle 29 deputate ma loro non sono state le uniche a esporsi pubblicamente contro la presenza del rapper sul palco del Teatro Ariston. Sono molti gli esponenti politici che nelle ultime ore hanno fatto sentire la loro voce e molti di loro hanno invocato l'intervento della Vigilanza Rai, e non solo. "Chi predica in maniera esplicita e orgogliosa stupro e femminicidio non merita il palco dell'Ariston. Oggi presenteremo al presidente della commissione di Vigilanza Rai, Alberto Barachini, una richiesta formale di intervento", hanno scritto in una nota i componenti del gruppo Lega in Vigilanza Rai, che hanno fatto seguito alle parole di Matteo Salvini in merito alla questione: "Per un anno ho lavorato con Giulia Bongiorno per far approvare il Codice rosso. Oggi leggo che la Rai e il più importante festival della canzone italiana, usando denaro pubblico, sdoganano femminicidio e stupro. Non ho parole: mi auguro che questo tizio non metta mai piede sul palco di Sanremo." Anche Cinzia Leone, esponente in Senato del Movimento 5 Stelle, ha voluto dire la sua: "Ritengo che la RAI dovrebbe svolgere un ruolo importantissimo nel contrastare la violenza contro le donne. Ma quanto meno esigo possa evitare di fomentarla dando spazio a questi 'cantanti'. Ho ovviamente segnalato tutto con una comunicazione diretta alla Rai." Non ha risparmiato una critica nemmeno Lucio Malan, vice capogruppo di Forza Italia in Senato: "Coloro che si sono indignati per il presunto 'sessismo' di Amadeus dovrebbero dare un'occhiata ai messaggi che trasmette nei suoi brani Antonio Signore, in 'arte' Junior Cally, uno dei 22 big di Sanremo 2020." Dura anche la reazione dei capigruppo della Lega in Camera e Senato, Massimiliano Romeo e Riccardo Molinari, che puntano il dito contro la gestione Amadeus – Salini, colpevoli di una "gestione superficiale" dell'evento. E se da un lato Giulia Bongiorno, senatrice della Lega e presentatrice dell'emendamento sul "codice rosso" auspica che la Rai "non si renda complice di questa barbarie", Silvia Costa del Partito Democratico ritiene "inaccettabile la partecipazione a Sanremo di un cantante che utilizza frasi che sono una vera e propria incitazione alla violenza." Biasimo e sconcerto arrivano anche da Lorenzo Cesa dell'Udc: "Non possono essere abdicate scelte così importanti che influenzano i teenager del nostro Paese. Forse bisognerebbe toglierlo dalla competizione canora." Le senatrici di Fratelli d'Italia Isabella Rauti e Daniela Santanchè, invece, sottolineano la presunta incoerenza della linea del Festival: "Che senso ha portare tante donne ospiti a Sanremo, e sottolinearlo come un 'primato', se poi si fa salire sullo stesso palco un rapper che incita alla violenza sulle donne, allo stupro e al femminicidio?" Anche Codacons si dice pronto ad agire nel caso in cui "Junior Cally lancerà messaggi sbagliati, diseducativi o pericolosi dal palco dell'Ariston." Francesco Pasquali, esponente del Partito Liberale, dà invece un'altra lettura alla polemica: "Ha già vinto Cally. La sua presenza o meno ormai sarà secondaria. È stato un errore della politica fare da cassa di risonanza. Alle spalle è palese che ci siano delle strategie comunicative e propagandistiche per aumentare gli ascolti del Festival. La cosa grave è che un'azienda di Stato come la Rai adotti simili metodi, strumentalizzando il dramma del femminicidio portando sul podio esempi poco edificanti." A seguito della lunga lista di esponenti politici chi hanno già espresso la loro opinione e che probabilmente la esporranno nelle prossime ore, l'ufficio stampa del cantante è intervenuto cpn una nota: "Non capiamo se la polemica sia di carattere musicale o politica." Lo staff delcantante afferma che della partecipazione di Junior Cally si ha notizia dal 31 dicembre "e tutti i suoi testi sono disponibili sul web. Mentre del testo di 'No grazie' selezionato al Festival di Sanremo e delle sue rime antipopuliste si è venuti a conoscenza solo il 16 gennaio da un'intervista al Corriere della Sera. Il giorno dopo, per pura coincidenza, si accendono polemiche legate a canzoni pubblicate da anni in un età in cui Junior Cally era più giovane e le sue rime erano su temi diversi da quelli di oggi." L'ufficio stampa ci tiene a sottolineare che il cantante è contro ogni forma di sessismo e di violenza.

Sanremo, il centrodestra contro la Rai: "Junior Cally è indegno". Ancora bufera su Sanremo a pochi giorni dalla partenza: Lucia Borgonzoni si scaglia con violenza contro Junior Cally per i contenuti delle vecchie canzoni. Francesca Galici, Domenica 19/01/2020, su Il Giornale. Festival di Sanremo fa rima con polemica. Ogni anno, la kermesse canora più importante del Paese scatena su di sé l'ira di qualcuno. Chi accetta di organizzare e condurre il Festival lo sa bene ed è preparato ma quest'anno Amadeus deve fare i conti con vibranti proteste che lo colpiscono da più parti, con accuse molto pesanti. L'ultima polemica riguarda uno dei cantanti in gara, il rapper Junior Cally. Amato dai più giovani e pressoché sconosciuto agli adulti, il cantante salirà sul palco dell'Ariston con il brano No Grazie, dove non mancheranno i riferimenti politici. Partecipando a Sanremo, Junior Cally ha accettato di mostrare definitivamente il suo volto, visto che fino a questo momento si era sempre esibito con una maschera che ne ha preservato l'anonimato. Tuttavia, la sua presenza non è gradita a causa di alcuni brani del passato violenti e sessisti. A scagliarsi (con decisione) contro il rapper ci sono anche Lucia Borgonzoni e Giulia Bongiorno. In un duro attacco su Facebook la candidata del centrodestra alle prossime elezioni in Emilia Romagna ha espresso con forza il proprio dissenso nei confronti del rapper e soprattutto nei confronti di chi gli ha concesso l'opportunità di calcare un palco così importante. "Non è Sanremo, è Sanschifo", ha titolato la candidata della Lega. Un lungo post che centra il punto sull'inadeguatezza dei messaggi trasmessi dal cantante con quelli che, invece, dovrebbe trasmettere un festival popolare come quello di Sanremo: "Uno schiaffo alle vittime e alle loro famiglie, al dolore, alle sofferenze inaudite delle donne sfregiate e violentate, un insulto senza precedenti a chi si è visto uccidere una figlia, una sorella, una compagna. Il 'cantante' Junior Cally sul palco di Sanremo è disgustoso. Uno che incita al femminicidio, allo stupro, alla violenza non può esibirsi tra i big del festival nazional popolare più famoso del Paese davanti a un pubblico di famiglie, giovani e bambini. È indegno." Nel suo lungo messaggio, Lucia Borgonzioni ha voluto denunciare il fatto come politico ma, prima di tutto, come donna, definendo "scempio" la presenza di Junior Cally a Sanremo. "Uno che canta 'l'ho ammazzata, le ho strappato la borsa. C'ho rivestito la maschera' mentre si muove davanti a una giovane ragazza legata mani e piedi a una sedia e con un sacchetto sulla testa, mentre cerca, inutilmente, di liberarsi non è arte. È schifo, violenza, aberrazione", ha tuonato la candidata concludendo il suo post, nel quale ha allegato un frame del video incriminato. Lucia Borgonzoni non è però l'unica a essersi indignata. Il quotidiano Repubblica ha pubblicato oggi una lunga lettera firmata da 29 deputate di ogni schieramento, nella quale viene analizzata sia la frase di Amadeus e sia la presenza di Junior Cally. "Appare evidente che la direzione artistica del Festival di Sanremo 2020 sia in palese contrasto con il contratto di servizio della Rai", scrivono le deputate, che hanno chiesto le scuse di Amadeus nella missiva, che ha avuto come destinatari la Commissione di Vigilanza Rai, l'amministratore delegato Salini, il cda Rai e l'Usigrai. Durissimo anche l'intervento di Giulia Bongiorno, presentatrice del "Codice Rosso" contro la violenza sulle donne. "Mi piacerebbe che Junior Cally, dopo essersi difeso dalle polemiche sul suo squallido brano sostenendo che l'arte è libertà di espressione rispondesse a tre semplici domande". Ed elenca: "Sa da dove nasce la violenza nei confronti delle donne? La sua mente è mai stata attraversata dal dubbio che rappresentare la donna come un oggetto significa far sentire l'uomo legittimato a fare del corpo della donna quello che vuole? È consapevole del fatto che facendo un uso distorto della sua libertà di esprimersi si fa complice di chi uccide le donne?". Da parte di chi usa i mezzi di comunicazione, la senatrice della Lega si aspetterebbe "maggior consapevolezza" del fatto che "la televisione amplifica qualunque messaggio". Per la Bongiorno, tentare di camuffare l'incitamento all'odio verso le donne con la "libertà di espressione artistica" è "un atteggiamento scorretto, vigliacco e meschino". "Usare il corpo delle donne per fare scalpore - più o meno consapevolmente - è qualcosa che non avrei mai immaginato di vedere, nemmeno nei momenti di maggiore sfiducia", continua l'esponente del Carroccio secondo cui non si tratta nemmeno di "èpater le bourgeois". "Qui si offendono gravemente le vittime di violenza e le loro famiglie, si svilisce l'impegno di chi si batte contro la violenza sulle donne, si calpesta la civiltà". Per la senatrice e avvocato "non è una questione politica, è una questione di umanità - conclude - la Rai, senza indugi, faccia la giusta scelta a e non si renda complice di questa barbarie". Su Facebook non ha mancato di far sentire la sua voce anche Matteo Salvini: "Junior Cally? Uno che incita all'odio e alla violenza contro le donne. Per un anno ho lavorato con Giulia Bongiorno per far approvare il codice rosso. Oggi leggo che la Rai e il più importante festival della canzone italiana, usando denaro pubblico, sdoganano femminicidio e stupro." La speranza di Matteo Salvini è solo una: "Non ho parole: mi auguro che questo tizio non metta mai piede sul palco di Sanremo." Poche ore dopo è arrivato anche il commento di Mariastella Gelmini, che con un tweet si è unita alla polemica del giorno dando la sua opinione sulla presenza di Junior Cally sul palco di Sanremo. "Cosa c'entra Junior Cally, che nelle sue canzoni incita al femminicidio e alla violenza sulle donne, al Festival di Sanremo? Vergogna... La Rai e Amadeus intervengano immediatamente. Questo strambo personaggio non deve assolutamente salire sul palco dell'Ariston", ha scritto il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

Sanremo 2020, Michelle Hunziker stronca Amadeus: "Certe parole sulle donne diventano pesanti come macigni". Repubblica Tv il 20 gennaio 2020. Michelle Hunziker in un video su Instagram critica la conferenza stampa con cui Amadeus ha presentato il Festival di Sanremo 2020. "Sarebbe stato veramente bello vedere che un appuntamento mediatico così importante come il festival di Sanremo avesse una particolare sensibilità le donne. E invece no. Cioè, quello che dovrebbe essere naturale, per chi ha in mano il Festival della canzone italiana, non lo è. E proprio nel 70mo compleanno del festival di Sanremo non hanno prestato attenzione e sensibilità verso un tema così importante: il nostro futuro. Anche perché certe parole, dette con superficialità, possono diventare pesanti come macigni, soprattutto se dette in una conferenza stampa davanti a tutto il paese". Queste le parole della conduttrice tv, sul palco dell'Ariston nel 2018, che insieme a Giulia Bongiorno ha dato vita alla onlus Doppia Difesa in difesa delle donne.

(ANSA il 20 gennaio 2020) - Monica Bellucci dice no al festival di Sanremo. Attraverso il suo ufficio stampa l'attrice dichiara: "Il signor Amadeus ed io ci siamo incontrati mesi fa ipotizzando un progetto insieme. Purtroppo per cause maggiori non siamo riusciti nel nostro fine. Auguro un bel Festival a lui e al suo team e spero in un'altra possibilità nel futuro". Secondo quanto si apprende il forfait della Bellucci non sarebbe da collegare alle polemiche sul festival di questi giorni, né a incomprensioni sul suo cachet.

Michelle Hunziker. Ho pensato molto a quello che è successo in questi giorni... per fortuna siamo in tanti a cercare di invertire una cultura sbagliata rispetto alla percezione che hanno le donne in questo paese... ma evidentemente non basta. Avanti tutta!! #sanremo2020

Selvaggia Lucarelli. Hunziker fa la ramanzina ad Amadeus perché maschilista. Qui intanto sono 2 anni che ho chiesto i bilanci di Doppia Difesa e non se ne vede l’ombra. Sarebbe corretto continuare a parlare di questi temi avendo prima chiarito l’attività della sua fondazione.

Mattia Buonocore.  Michelle Hunziker si dissocia da Amadeus ma non da Muccino (che lei ha ospitato sul palco dell'Ariston). Quest'ultimo poteva essere pure innocente ma se tu sei a sostegno delle donne, conosci le loro storie di violenza, e c'è una donna che lo accusa quanto meno ne stai fuori.

Giuseppe Candela. Dai Michelle, tra colleghi è sgradevole. Il tono, il gobbo che legge mentre parla. Due riflessioni per cui mi potete dare del sessista: Hunziker ha fatto Zelig perché moglie di Ramazzotti, ha iniziato mostrando il culo nella pubblicità di Roberta. Prego.

Giuseppe Candela. Praticamente la Hunziker è stata una Novello, una Rodriguez e una Leotta. E oggi è la Hunziker anche per il suo passato da Hunziker.

BubinoBlog. Come mai Michelle Hunziker non ha fatto un video di indignazione anche durante la campagna tv della sua Striscia contro Alessia Marcuzzi? Un attacco per mesi ad una donna e ad una collega di rete, passato nel silenzio. Altro che il pretestuoso attacco ad Amadeus...! #Sanremo2020

Aladino. In risposta a Hunziker. Se il tuo impegno a invertire la cultura maschilista arriva soltanto quando scrivi un tweet per la frase (maldestra ma in buona fede) detta da Amadeus, vuol dire che non ti impegni abbastanza.

Niklaus. In risposta a Hunziker. Comunque questa gogna mediatica contro Amadeus ed il suo #Sanremo2020 è senza pari. Sembra che tutti aspettassero un suo passo falso per distruggerlo. BOH. Buone cose!

Dagospia il 21 gennaio 2020. Da Un Giorno da Pecora. Le polemiche su Sanremo? "Il Festival ha sempre portato polemiche. Mi pare esagerato l'attacco ad Amadeus per la frase sul ''passo indietro'', mi pare proprio esagerata. Ora se ne esce anche la Bellucci, stia in Francia, a Parigi, e non ci rompa le scatole...” Così Maurizio Costanzo oggi al programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotto da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Perché la Bellucci secondo lei ha deciso di non venire? “Ma non lo so, ora c'è questo andazzo. Claudia Gerini vuole fare un gruppo per boicottare Sanremo: ma cosa le dice la testa a queste, si sono impazzite? Mi dispiace perché lei è una donna intelligente”. Anche Michelle Hunziker ha criticato duramente le dichiarazioni di Amadeus. “Sapete qual è la verità? Che la Gerini, la Hunziker e quant'altri chiedono la grazia alla Madonna pur di fare Sanremo. Siccome la Madonna si è distratta e si è dimenticata di loro, si arrabbiano con Amadeus”. Michelle Hunziker ha già fatto Sanremo. “E come mai non l'hanno richiamata?” Quindi a lei piace la scelta di Amadeus di accompagnarsi a molte donne sul palco dell'Ariston.”Ci sono due bravissime giornaliste del Tg1 fra loro ma non le nominano. Ma mi facciano il piacere va”. Lei, insomma, 'sta' con Amadeus. “Amadeus ha fatto la notte di Capodanno, fa i Soliti Ignoti, ha fatto la Lotteria, ora fa Sanremo: fatelo lavorare in pace e basta”. Laura Boldrini, a Un Giorno da Pecora, ieri ha proposta una conduzione e una direzione artistica sempre composta da un uomo e una donna. “Questo può essere, perché no? Non è una brutta idea. Carlo Conti e Maria De Filippi fecero la coppia”. E' cosa ne pensa della bufera che ha colpito il rapper Junior Cally? "Quando si fa questo casino intorno al testo, si fa la fortuna del testo medesimo. Di conseguenza, questo rapper venderà l'anima sua..." E come vede la presenza di Rula Jebreal all'Ariston? "E' una giornalista molto in gamba, può benissimo fare Sanremo", ha concluso a Un Giorno da Pecora Costanzo.

Maurizio Costanzo sta con Amadeus e silura la Bellucci: "Se ne stia in Francia". Maurizio Costanzo appoggia le scelte di Amadeus per il Festival di Sanremo 2020 e si esprime in maniera negativa contro tutte le colleghe che si sono coalizzate contro il conduttore della kermesse. Luana Rosato, Mercoledì 22/01/2020, su Il Giornale. A pochi giorni dall’inizio del Festival di Sanremo 2020 Amadeus è al centro di numerose polemiche e, nonostante molte critiche da parte dei colleghi, Maurizio Costanzo ha voluto spezzare una lancia a favore del conduttore e direttore artistico della kermesse. Ritenendo “esagerato” l’attacco ad Amadeus, Costanzo ha sottolineato che ogni edizione del Festival è sempre stata accompagnata da una serie di polemiche che non fanno altro che aumentare l’interesse intorno alla manifestazione musicale. “Il Festival ha sempre portato polemiche. Mi pare esagerato l'attacco ad Amadeus per la frase sul 'passo indietro’, mi pare proprio esagerata – ha commentato il conduttore Mediaset ai microfoni di Un giorno da pecora, silurando anche Monica Bellucci, che ha dato forfait pochi giorni fa - . Ora se ne esce anche la Bellucci, stia in Francia, a Parigi, e non ci rompa le scatole...”. Sulle donne che si stanno coalizzando dopo le frasi di Amadeus ritenute sessiste, Maurizio Costanzo si è detto esterrefatto per questo tipo di atteggiamento e le sue considerazioni sulle colleghe che hanno preso la parola per denigrare il direttore artistico di Sanremo non è stato affatto benevolo. “Perché la Bellucci ha deciso di non venire al Festival? Ma non lo so, ora c'è questo andazzo – ha detto lui - . Claudia Gerini vuole fare un gruppo per boicottare Sanremo: ma cosa le dice la testa a queste, si sono impazzite? Mi dispiace perché lei è una donna intelligente”. Parole forti anche nei confronti di Michelle Hunziker, che attraverso un video pubblicato su Instagram ha espresso il suo parere sulle dichiarazioni di Amadeus dicendosi dispiaciuta perché si aspettava un atteggiamento differente verso una questione attuale e che le sta molto a cuore. “Anche Michelle Hunziker ha criticato duramente le dichiarazioni di Amadeus”, hanno sottolineato i conduttori di Radio 1 ai quali Costanzo ha replicato: “Sapete qual è la verità? Che la Gerini, la Hunziker e quant'altri chiedono la grazia alla Madonna pur di fare Sanremo. Siccome la Madonna si è distratta e si è dimenticata di loro, si arrabbiano con Amadeus”. E, nonostante Giorgio Lauro e Geppi Cucciari gli abbiano fatto notare che Michelle Hunziker, in realtà, è già stata sul palco del Teatro Ariston, ecco che Maurizio Costanzo lancia una sonora frecciata alla collega: “E come mai non l'hanno richiamata?”. Il volto di Canale 5, quindi, appoggia in toto Amadeus ed è certo che il suo Festival sarà di valore. “Ci sono due bravissime giornaliste del Tg1 fra loro, ma non le nominano – ha voluto precisare Costanzo - .Amadeus ha fatto la notte di Capodanno, fa i Soliti Ignoti, ha fatto la Lotteria, ora fa Sanremo: fatelo lavorare in pace e basta”. Infine, una battuta sulla polemica intorno a Junior Cally e ai suoi precedenti testi musicali in cui inneggia alla violenza contro donne – “Quando si fa questo casino intorno al testo, si fa la fortuna del testo medesimo. Di conseguenza, questo rapper venderà l'anima sua” – e su Rula Jebreal all'Ariston, che ha descritto come una “giornalista molto in gamba (che, ndr) può benissimo fare Sanremo”.

Da liberoquotidiano.it  il 22 gennaio 2020. Claudio Lippi lancia una frecciatina ad Amadeus, e lo fa dalla puntata di martedì 21 gennaio de La prova del cuoco. Si parla della capacità delle donne di "andare avanti", mentre la figlia Federica cucina insieme ad Elisa Isoardi. A quel punto il conduttore milanese dichiara che "a differenza del mio amico Amadeus, io le donne le faccio andare avanti, non indietro". Dallo studio partono applausi convinti, ma Lippi chiarisce subito che non vuole fare polemica contro il direttore artistico di Sanremo 2020, mentre la Isoardi rimane con gli occhi sbarrati, probabilmente sorpresa dal commento del collega. Il riferimento è chiaramente alla frase tanto contestata di Amadeus, che si è espresso nel seguente modo riguardo alla fidanzata di Valentino Rossi: "Sta accanto ad un grande uomo stando un passo indietro".

Il Messaggero.it il 20 gennaio 2020. Anche Fiorello interviene sul "caso Amadeus". E lo fa per sdrammatizzare dopo le polemiche degli ultimi giorni sulle donne che parteciperanno al Festival di Sanremo. «Amadeus, io, da anonimo, proporrò per te la pena di morte. Ci vuole la pena di morte per te, per quello che rappresenti. Sei l'uomo più cattivo d'Italia». Così Fiorello, con il volto semi-mascherato da una sciarpa, interviene scherzando sulle storie di Instagram. «Sono anonimo - esordisce Fiorello - voglio fare un appello ad Amadeus, conduttore del festival di Sanremo. Amadeus, ti sei messo contro tutti. Ti mancano solo gli anziani. Dì qualcosa contro gli anziani. E soprattutto dì qualcosa contro Fiorello. Perché è l'unico che è rimasto ancora con te, dì qualcosa su di lui, dammi del terrone. E così hai fatto bingo. Le donne ce l'hai tutte contro, la politica tutta, destra e sinistra, tutti quanti. Manca solo Fiorello. Attaccalo», ironizza Fiorello prima di invocare la 'pena capitale': «E io, da anonimo, proporrò per te la pena di morte. Ci vuole la pena di morte per te, per quello che rappresenti. Sei l'uomo più cattivo d'Italia. Da che eri un santo, sessista proprio». Poi più serio conclude: «Volevo dire una cosa alle 29 deputate che ti hanno accusato. Proprio nella politica cercate di fare un passo avanti, non state indietro: voglio vedere un presidente della Repubblica donna e un presidente del Consiglio donna. Non vi lamentate di Sanremo, lamentatevi del vostro settore. Allora sì che avremmo fatto un passo avanti». 

Dagospia il 20 gennaio 2020. Da “Un giorno da Pecora - Radio1”. Cosa farò sul palco dell'Ariston? “Ancora non so bene cosa farò. Fino a ieri ero in conduzione al Tg1, andrò a Sanremo la prossima settimana”. A parlare, ospite di Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, è Emma D'Aquino, giornalista del Tg1 e tra le donne che saliranno sul palco dell'Ariston con Amadeus. In quale giorno lei sarà a Sanremo? “Ci sarò mercoledì”. Se la definissimo una delle 'bellissime' di Amadeus lei si offenderebbe? “No. Dare del bello ad una donna non è un'offesa. Se mi dici che sono bella ti ringrazio, se mi dici che sono bella e brava mi hai conquistato”.

Lei è sposata o è single? “Non sono sposata ma sto con una persona, sono innamorata”. Lei sta 'un passo indietro' rispetto al suo uomo? “A volte stai un passo indietro, a volte stai un passo avanti, è normale. Si vive insieme, si cammina insieme”. Cosa ne pensa della polemica sulle parole di Amadeus a riguardo? “Amadeus ha chiesto scusa a chi si sentiva offeso e ha fatto un'ottima cosa. Ma diciamoci la verità: ha usato, forse, delle parole non proprio giuste ma voleva dire altro, su dai. Amadeus è una persona molto carina, io lo conosco”.

E su Junior Cally qual è il suo giudizio? “Non conosco la canzone che presenterà. La polemica è su un suo pezzo precedente, e un brano così è chiaro che non vorrei mai sentirlo”. Lei è una star di Instagram. Come molte sue colleghe riceve delle richieste di foto particolari dai follower, tipo immagine dei suoi piedi? “Si, me lo hanno chiesto ma io li blocco subito, immediatamente. Purtroppo mi è successo diverso volte, mi chiedono le foto dei piedi, che ci posso fare. Sembra brutto dirlo ma è così, io però chiaramente li blocco”.

Striscia la Notizia, bomba su Sanremo 2020: Junior Cally, solo una coincidenza? La scoperta clamorosa. Libero Quotidiano il 20 Gennaio 2020. Striscia la notizia, nella puntata trasmessa lunedì 20 gennaio su Canale 5, ha scoperto delle curiose analogie tra il caso Junior Cally, il rapper in gara tra i big al Festival di Sanremo 2020 al centro delle polemiche per via dei testi, violenti e contro le donne, di alcune sue vecchie canzoni, e il caso Achille Lauro, che l’anno scorso ha esordito al Festival con un inno ai morti per droga. I due cantanti, oltre a un passato burrascoso in comune, hanno entrambi pubblicato un libro autobiografico sul loro essere “cattivi ragazzi” di periferia (Sono io Amleto di Lauro e Il principe di Cally) con Rizzoli poco prima della partecipazione al Festival. Coincidenze o abile operazione di pulizia dell’immagine?, si chiedono quelli di Striscia. E che ruolo giocano la Friends & Partners di Ferdinando Salzano, la Mn, dove lavorava l’attuale direttore comunicazione Rai Marcello Giannotti e il vicedirettore di Rai 1 Claudio Fasulo? Un nuovo spunto per la polemica che il programma di Canale 5 ha intrapreso con l'organizzazione della kermesse canora e la rete ammiraglia della Rai. 

Sanremo, Zingaretti (Pd): politica stia fuori da beghe (11 febbraio 2019)

(askanews il 21 gennaio 2020.) – “Si tratta di eccezionali talenti italiani. La politica deve stare fuori da queste stupide beghe. Malgrado tutti gli impegni ho seguito i momenti più salienti del festival e su quel palco ci sono tanti talenti eccezionali. Questi due giovani Mahmood e Ultimo sono due talenti veramente incredibili e quindi noi dobbiamo essere contenti perché c’è un elemento di vitalità della nuova generazione che arricchirà lo straordinario patrimonio e la forza della musica italiana. Tutto il resto è noia come dice il testo di una grande canzone. E la noia, lasciamola si noiosi”. Così il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, commentando quanto avvenuto al Festival di Sanremo a margine di un evento a Roma.A chi gli chiedeva se il vincitore del festival rappresenti un simbolo, Zingaretti ha detto: “Anche Ultimo è un simbolo. Un simbolo di riscatto come lui ha spiegato ha iniziato a fare pianoforte perché glielo aveva consigliato la mamma per dargli una possibilità e lui non voleva. Vederlo protagonista a Sanremo, partendo da un bisogno, trionfare nella musica italiana, anche questo è un altro simbolo di riscatto che testimonia la forza di una nuova generazione come i Maneskin anch’essi romani, forza di una nuova generazione, sono tra i gruppi più originali della nostra musica. C’è un grande rinnovamento. Se la politica italiana di rinnovasse come la musica italiana l’80 per cento dei problemi sarebbe risolto. A loro – ha concluso – che si rinnovano almeno non rompiamo le scatole. Pensiamo a rinnovare la politica che è molto meglio”.

Marco Molendini per Dagospia il 20 gennaio 2020. Sono convinto di una cosa, che l'alzata di scudi contro Junior Cally, il cui nome non è stato mai gettonato come in questi giorni, sia stata prevista. Il meccanismo è questo, quando si prepara il minestrone sanremese e parte con una domanda come questa: se arruoliamo quel rapper che ne dice di tutti i colori, che alle donne da della troia e gli farebbe questo e quello (così sostengono i testi delle sue canzoni) e lo portiamo all'Ariston, dove basta uno stormir di fronde per gridare all'uragano, vuoi che non ci sia nessuno che protesti? Che ne chieda l'allontanamento e faccia baccano? Puntualmente siamo arrivati al capitolo del baccano. Operazione riuscita: per il festival e per il rapper che, comunque vada, ha già vinto la sua gara, quella della notorietà.  Il fatto è che, per allestire Sanremo, ci vogliono stomaci tosti, foderati di pelo, senza stare troppo a guardare per il sottile. Vedi la storia delle fidanzate arruolate con dichiarazione sconnessa del conduttore e scuse a seguire. Vedi Rita Pavone con la scorta delle sue improvvide e passate esposizioni sovraniste, così ci sarà chi le sparerà contro anche solo per passare il tempo. La regola è quella del tiro a bersaglio: più bersagli ci sono, più tiri si faranno, più titoli si riceveranno, più spettatori (si spera) ci saranno. E' sempre stato così. Quest'anno c'è qualcosa in meno e qualcosa in più. In meno il fatto che a menare le danze sul palco non c'è un personaggio dal carisma sicuro come Baglioni, e nel passato Fazio, Baudo, Bongiorno, Bonolis. Amadeus è il presentatore più trasparente a cui la Rai si affidi da molti anni a questa parte. Da questo fatto nasce la sensazione di una certa sprovvedutezza nell'andarsi a cercare le grane. Persona gentile, uno che non lesina i suoi buonasera, buonasera, può già vantare il credito di essere il direttore artistico-conduttore con il maggior numero di polemiche sulle spalle, ancora prima di cominciare: la prima è stata quella su Rula Jebreal, l'ultima il forfait di Monica Bellucci che qualcuno sospetta si sia saggiamente defilata da quell'allegra brigata femminile chiamata a tappezzare le cinque seratone del festival (a proposito, ma davvero il cachet si aggira attorno ai 20 mila euro a testa, comprese le due fidanzate che sanno stare un passo indietro rispetto ai loro celebri compagni? O Amadeus è un grande stratega o non sa dove mettere le mani. Lo vedremo fra non molto. Considerando che poi arriveranno le polemiche sui costi, sui cachet, sui plagi, nel caso sugli ascolti. E le canzoni? Finora sono state ascoltate solo una volta, in seduta pubblica riservata ai giornalisti. Il vero peso dei pezzi lo si saprà durante la settimana di febbraio.

Dagospia il 20 gennaio 2020.Da “Un giorno da Pecora - Radio1”. Laura Boldrini a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, oggi ha dato il suo giudizio sulla vicende legate alle accuse di sessismo che stanno animando il Festival di Sanremo, facendo anche alcune proposte per il futuro. Lei è tra le promotrici della lettera indirizzata ad Amadeus in cui gli si chiede di scusarsi per le affermazioni sulle donne. “Con delle colleghe facciamo parte dell'intergruppo della Camera per i diritti delle donne. Le donne si dovrebbero mettere in una posizione di condivisione della conduzione e delle scelte artistiche: non mi piace l'idea che ci sia sempre un uomo e le donne che poi lo accompagnano solo sul palco”. Ma Amadeus è il conduttore, oltre che il direttore artistico. Secondo lei dovrebbero esserci anche delle donne nello stesso ruolo? “Si. E secondo me - ha aggiunto a Un Giorno da Pecora -  dovrebbe esserci anche una conduzione condivisa. Vorrei che il servizio pubblico promuovesse le donne che hanno fatto un passo avanti, non quelle che fanno un passo indietro”. E cosa ne pensa della vicenda che coinvolge il rapper Junior Cally? “Ha scritto dei testi agghiaccianti in passato e uno si porta dietro sempre la sua biografia. Come si fa a metter sul palco di Sanremo uno che ha scritto dei testi così misogini e violenti? E poi la ciliegina su tutto questo ce l'ha messa Salvini”. Per quale motivo? “Lui ha detto che a casa sua questo Junior Cally può fare quello che vuole, ma a Sanremo no. E che vuol dire questo? La maggior parte della violenza sulle donne accadono in famiglia, che messaggio manda un leader politico?” In realtà anche Salvini non vuole il rapper sul palco di Sanremo. “Uno che in passato si è contraddistinto per portare bambole gonfiabili in un comizio mi pare non sia credibile quando parla di rispetto delle donne. Anche qui le biografie contano”, ha detto Boldrini a Rai Radio1.

Sanremo 2020, l'appello di Loredana Berté: «Niente premio Mia Martini a chi promuove la violenza contro le donne». Pubblicato venerdì, 24 gennaio 2020 su Corriere.it da Arianna Ascione. La sorella di Mia Martini, riferendosi senza fare nomi al caso Junior Cally, ha invitato a non assegnare il riconoscimento ad autori misogini. Quando era in vita Mia Martini fu vittima di voci infamanti, che puntavano ad affossare la sua carriera (oltre che la sua persona). Per questo il premio della Critica di Sanremo, a lei ancora intitolato - lo vinse nel 1989 con il brano «Almeno tu nell'universo» - non dovrà andare ad artisti che promuovono la violenza contro le donne, anche verbale. A lanciare l'appello è Loredana Bertè, vincitrice morale dell'edizione 2019 della kermesse e sorella dell'artista scomparsa nel 1995, che ha chiesto ai giornalisti della Sala Stampa dell'Ariston di «escludere, a priori, una possibile candidatura al "Premio della critica Mia Martini" di qualsiasi artista che promuova attraverso i suoi testi violenza fisica o verbale verso le donne o misoginia in generale». È facile dedurre dal suo messaggio, pubblicato su Facebook, un riferimento (senza fare nomi) a Junior Cally, il rapper in gara a Sanremo 2020 finito nella bufera nei giorni scorsi per i testi di alcuni suoi brani, che a suo avviso andrebbe escluso dalla competizione: «Mia sorella è stata per anni vittima di bullismo "verbale" e non credo che avrebbe mai voluto che il suo nome venisse associato a certi “soggetti” che andrebbero SQUALIFICATI (come avvenuto di recente e giustamente in un'altra trasmissione di successo) per istigazione alla violenza sulle donne e per il pessimo messaggio che arriva ai giovanissimi». Il dibattito insomma continua a tenere banco, in rete e non: Irene Grandi, come altri artisti di Sanremo 2020 prima di lei (Francesco Gabbani e Francesco Sarcina) si è schierata dalla parte di Junior Cally, contro ogni tipo di censura specie se retroattiva («Mi sembra assurdo andare a pescare nel repertorio di un cantante e fare il processo a una canzone di tre anni fa»). Di tutt'altro avviso invece è Ornella Vanoni, che ha affidato a Twitter il suo pensiero: «Sono i giovani sani di mente e ce ne sono tanti che devono bloccare la partecipazione di Junior Cally perché questa è la musica che li dovrebbe rappresentare, è terribile osceno».

Anche i vescovi contro Sanremo: ​"Nessun rispetto per le donne". Avvenire, il quotidiano della Cei, contro Junior Cally: "Canta le donne senza alcun rispetto". La Rai? "Ha dimenticato il suo ruolo". Francesca Bernasconi, Martedì 21/01/2020, su Il Giornale. Il Festival di Sanremo inizierà senza il pieno consenso dei vescovi. Sul quotidiano della Conferenza episcopale italiana (Cei), Avvenire, infatti, è netta la presa di posizione in difesa delle donne. In particolare, il giornale di proprietà dei vescovi si scaglia contro le dichiarazioni fatte da Amadeus, il direttore artistico della 70° edizione del Festival, in conferenza stampa, quando aveva presentato Francesca Sofia Novello, una delle donne che salirà sul palco dell'Ariston. Il presentatore, infatti, aveva definito la fidanzata di Valentino Rossi come una "ragazza molto bella anche per la sua capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro". E sul direttore artistico si era scatenata una bufera di polemiche. Ma a far storcere il naso ad Avvenire è anche la presenza a Sanremo di Junior Cally, il rapper famoso per i testi sessisti. "Ci sono momenti in cui pensi l'abbiano fatto apposta- si legge su Avvenire- Perché Sanremo, cioè il Festival, vale oro". Quindi, più se ne parla (e non importa se lo si fa positivamente o negativamente, purché se ne parli) più gli incassi aumentano. Quest'anno, riferisce il quotidiano, la previsione di incasso è di 33 milioni di euro. Dura la presa di posizione contro le parole di Amadeus: "Ci sono momenti in cui pensi che l’abbiano fatto apposta perché nemmeno un gaffeur di professione saprebbe fare certe figuracce e invece di scusarsi ripetere all’'nfinito 'sono stato frainteso'". Non piace nemmeno l'invito fatto a un trapper come Junior Cally, che "canta la donna senza alcun rispetto, inscenando in un video - lui dice 'per denunciare' - un femminicidio". Una presenza che stona, soprattutto dopo che il Festival è stato presentato come uno spettaccolo che "sarà incentrato sulle donne". E non bastano le dichiarazioni di chi sostiene che il rapper sia cambiato: "Lo speriamo tutti- scrive Avvenire- Ma servono fatti, non parole". E a chi sostiene che nessuna arte possa essere sottoposta a censura, il quotidiano dei vescovi replica: "In nome della libertà non tutto può e deve essere visto e ascoltato anche dai bambini". Inoltre, il giornale ricorda quando, nel 1993, Nek portò a Sanremo il brano In te, sul tema dell'aborto: "Lo distrussero. La sua colpa? Era pro vita. Perché vuoi mettere quanto fa tendenza essere dalla parte dei trapper, sempre e comunque, piuttosto che – insieme – della vita e dell’integrale dignità femminile?". Infine, il giornale si scaglia contro Sanremo e la Rai, che "sembrano avere dimenticato qual è il vero ruolo che ancor oggi hanno", in quanto "vetrina televisiva più importante del Paese". Per questo, "qualunque azione o parola andrebbe pesata e soprattutto pensata attentamente", perché non basta annunciare di voler promuovere le donne, ma servono poi i fatti. 

Lucia Bellaspiga per “Avvenire” il 10 febbraio 2020. La telefonata di Roberto Benigni arriva al cellulare di Amadeus in piena conferenza stampa, proprio mentre si sta parlando di lui. «È stato bellissimo averti vicino, sei tu che ispiri poesia, sei il più grande conduttore», esordisce rivolto al direttore artistico del Festival. «Io non ho dormito: ma ci rendiamo conto? Il Cantico dei Cantici a Sanremo! Ma è pazzesco, abbiamo osato la cosa più difficile, di impressionante bellezza, e la più scandalosa. Sanremo può fare anche questo, reggere il Cantico dei Cantici». A dispetto della reazione tiepida registrata in sala all' Ariston, i dati sciorinati dal direttore di Rai 1 Stefano Coletta gli danno ragione: non solo questo è «il Festival dei record» con un ulteriore rialzo di ascolti nella terza serata (share al 54.5%, solo nel 1997 fu più alto), ma è proprio nel momento in cui Benigni declamava il libro biblico che la percentuale ha sfiorato il 60%. «Nessuno può dire che non abbiamo osato», commenta felice Benigni. È la legge degli ascolti: ha puntato sulla sorpresa e ha ottenuto. Che il Cantico dei Cantici sia il libro erotico delle Sacre Scritture è cosa nota, dove eros significa amore fisico, quello che sublima l' unione tra i due spiriti di un uomo e di una donna, che attraverso i cinque sensi fonde in una le loro due anime. Ma Benigni, da "animale da palcoscenico" qual è, prima di declamare il testo ha avvertito più e più volte, con una introduzione più lunga della pièce, che proprio di amore fisico si tratta, ha preannunciato un testo ricco di erotismo fin nei minimi dettagli, che parlerà «di sapori e di odori». Per far questo, ha spiegato, si affiderà a una versione del Cantico «che non avete mai sentito perché è anteriore a tutte le revisioni e alle censure». È un' operazione di sicuro successo e insieme a rischio, ma Benigni sa come prevenire: «Non è facile trovare un testo che vada bene a tutti, mi sono fatto aiutare dai grandi studiosi come Ceronetti, Angelini e Ravasi. Questo è il testo primitivo, dopo sono stati attenuati tutti i termini erotici». L' attesa è creata. «Inizia con i baci, poi descrive il corpo di lei, poi lei fa un sogno erotico, si lanciano in un inno all' amore che non dimenticherete, che sale sempre di tono Una cosa indimenticabile». Di vero amore, ha provocato Benigni, «se ne fa troppo poco», persino tra i giovani che «parlano parlano » ma solo di sesso e trasgressione, mentre «l' amore è continua conquista». Soprattutto è atto creativo: «Noi siamo al mondo, ma ve ne rendete conto?», ha esclamato, celebrando così la meraviglia di questo evento irripetibile che siamo noi, «uno scherzo glorioso» dovuto al fatto che nostra madre e nostro padre si sono amati. Dopo la Divina Commedia il Cantico dei Cantici, dunque, e proprio nella serata dedicata ai duetti, cioè alle coppie. Un' idea da fuoriclasse e da uomo fuori dal coro. Se nel coro non ci fosse rientrato subito dopo quell' inno alla vita, con una forzatura a lui non necessaria, un atto dovuto di cui un Benigni non avrebbe bisogno: «Il Cantico è la canzone d' amore più antica del mondo tra un uomo e una donna», sì, ma «comprende ogni tipo di amore, anche tra donna e donna, tra uomo e uomo, l' amore per tutto». Si è presentato come l' esegeta attento che ha recuperato la versione filologica rispettosa dell' originale - ed è vero - ma per un solo attimo, fatale, ne travisa totalmente il senso. «Non è facile accontentare tutti», lo aveva detto lui stesso, eppure ha cercato di farlo, a costo di piegare l' ode più antica della dualità donna/uomo a ciò che proprio non voleva significare (anche se ieri Coletta, forte degli ascolti, tagliava corto: «Il Cantico è stato letto da tanti nomi illustri come la condensazione dell' amore tra un uomo e una donna, Benigni ha traslato questa possibilità amorosa parlando anche di amori tra uomo e uomo, donna e donna: nell' opera di un genio non è rintracciabile alcuna irriverenza ma un grande rispetto»). «Spero che rimaniate travolti dall' incanto», ha detto Benigni iniziando finalmente la lettura, e così poi è stato. «I baci della tua bocca sono il tuo amore che mi morde più del vino, fragranza soavissima è il tuo odore e il tuo nome è desiderio La sua mano sinistra è sotto la mia testa, con la destra mi stringi nell' amplesso». Poesia pura (che ieri mattina lo stesso cardinale Gianfranco Ravasi ha twittato, anche nell' originale ebraico), tant' è che 40 minuti di testo biblico hanno tenuto incollati al video milioni di persone nel cuore di un Festival della canzone, in tarda notte. Un' operazione praticamente perfetta. Se non fosse per quella tentazione in cui è caduto anche uno spirito ribelle come Benigni: pagare il pegno al politicamente corretto.

Aldo Grasso per il “Corriere della Sera” il 20 gennaio 2020. Inesperienza, faciloneria, superficialità, sessismo? Per ora, le scelte fatte da Amadeus, direttore artistico del 70° Festival di Sanremo, hanno suscitato solo polemiche. Non proprio il viatico migliore per una delle conduzioni più difficili dell' intera annata. Tutto è iniziato con l' invito di Rula Jebreal, la giornalista palestinese con doppio passaporto israeliano e italiano. L'allora direttrice di Rai1, Teresa De Santis, avrebbe esitato per le idee di sinistra della Jebreal e avrebbe richiesto una compensazione a destra. Come se la Jebreal fosse davvero così «scomoda». «La Rai mi ha chiesto di fare un passo indietro, ho rifiutato», ha dichiarato la Jebreal, così il passo indietro lo ha fatto la Rai e Rula ci sarà. Poi fra i big della canzone è stata invitata Rita Pavone, già da tempo ritiratasi dalle scene (i cantanti italiani non si ritirano mai): valanga di critiche sui social: «È sovranista». Poi, nel presentare le dieci donne che lo accompagneranno, Amadeus è incorso in una clamorosa gaffe. Riferendosi alla fidanzata di Valentino Rossi, Francesca Sofia Novello: «Ha la capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro». Parole che hanno suscitato un vespaio di polemiche e costretto il presentatore a invocare il fraintendimento. Poi è scoppiato il caso del rapper Junior Cally, che nelle sue canzoni inciterebbe all' odio e alla violenza contro le donne. È intervenuto persino il presidente della Rai, Marcello Foa, per esprimere «forte irritazione per scelte che vanno nella direzione opposta rispetto a quella auspicata». Qual è la direzione auspicata per il Festival di Sanremo? La responsabilità della scelta di Amadeus è della De Santis. Dietro ad Amadeus c' è Lucio Presta che nella direzione auspicata avrà pur detto la sua. E adesso tutti cascano dal pero, trovando in Amadeus l'anello debole della catena, un facile capro espiatorio. Responsabile di quello che ha fatto, ma anche di quello che non ha fatto.

Renato Franco per il “Corriere della Sera” il 20 gennaio 2020. Adesso il passo indietro lo deve fare il rapper Junior Cally. Almeno è quello che chiede il presidente della Rai, Marcello Foa, che esprime «forte irritazione per scelte che vanno nella direzione opposta rispetto a quella auspicata. Il Festival, tanto più in occasione del suo 70° anniversario, deve rappresentare un momento di condivisione di valori, di sano svago e di unione nazionale, nel rispetto del mandato di servizio pubblico. Scelte come quella di Junior Cally sono eticamente inaccettabili per la stragrande maggioranza degli italiani». Una presa di posizione chiara e netta quella del presidente all' indomani del nuovo caso che coinvolge il Festival. Nel mirino questa volta è finito il rapper mascherato Junior Cally per un brano di tre anni fa ( Strega ) in cui parlava di un femminicidio: «Lei si chiama Gioia / balla mezza nuda, dopo te la dà / Si chiama Gioia perché fa la tro../ L' ho ammazzata, le ho strappato la borsa / c' ho rivestito la maschera». Il cantante si è difeso spiegando che bisogna distinguere tra opinioni personali («sono contro il sessismo, i passi avanti o indietro e contro la violenza sulle donne») ed espressioni artistiche («l' arte può avere un linguaggio esplicito e il rap, da sempre, fa grande uso di elementi narrativi di finzione e immaginazione che non rappresentano il pensiero dell' artista»). Come dire che un conto è la fiction del testo di una canzone, un altro il pensiero nella vita di tutti i giorni. Una spiegazione che non è bastata al presidente Foa secondo cui invece il Festival dovrebbe «promuovere il rispetto della donna e la bellezza dell' amore. La credibilità di chi canta deve rientrare fra i criteri di selezione. Chi nelle canzoni esalta la denigrazione delle donne e persino la violenza omicida, e ancora oggi giustifica quei testi avanzando pretese artistiche, non dovrebbe beneficiare di una ribalta nazionale». Foa chiede dunque ad Amadeus di «riportare il Festival nella sua giusta dimensione». La politica sulla questione si è accesa come spesso accade quando di mezzo c' è Sanremo. Il coro questa volta però è sostanzialmente unanime e trasversale nel condannare Junior Cally, a partire dalla Lega (di cui il presidente Foa è espressione). Salvini è netto: «Mi auguro che questo tizio non metta mai piede sul palco di Sanremo». E aggiunge: «Leggo che io non gli piaccio, e se non piaccio a questo disadattato è un titolo di merito». Il riferimento è alla canzone che Junior Cally porterà (se la porterà...) a Sanremo: No grazie , un testo proprio contro il populismo e Salvini (ma anche contro Renzi). Il rapper non piace nemmeno al Pd (per Silvia Costa è «inaccettabile un "cantante" che utilizza frasi che sono una vera e propria incitazione alla violenza»), al Movimento 5 Stelle (Cinzia Leone parla di «frasi violente e che istigano alla violenza di genere»), a Forza Italia (Mariastella Gelmini chiede l' intervento della Rai), a Fratelli d' Italia (per Daniela Santanchè «Cally è un rapper che incita allo stupro»). La Rai, come spesso succede, mostra due anime. Se quella di Foa è particolarmente loquace, l' amministratore delegato Fabrizio Salini per ora preferisce il silenzio. Ieri è stata una giornata di lunghe triangolazioni telefoniche tra lui, Amadeus e il neo-direttore di Rai1 Stefano Coletta. La scelta finale è stata quella di aspettare, di prendere ancora un po' di tempo (al Festival mancano due settimane) e valutare con calma, non sulla spinta dell' impulsività. Quando c' era da intervenire Salini in passato lo ha fatto, escludendo Sfera Ebbasta dalla giuria di The Voice per questioni di opportunità, legate alla vicenda non ancora chiarita della tragedia nella discoteca di Corinaldo. Questa volta il caso sembra diverso e soprattutto se si escludesse Junior Cally per una vecchia canzone, la stessa sorte dovrebbe toccare anche a Marco Masini e Achille Lauro. Entrambi sono in gara tra i Big del Festival e due brani di qualche tempo fa allo stesso modo non dovrebbero rientrare nella sfera dell' eticamente corretto. Masini in Bella stronza (del 1995) cantava «mi verrebbe di strapparti quei vestiti da putt... e tenerti a gambe aperte finché viene domattina»; mentre Achille Lauro cinque anni fa in La bella e la bestia diceva che «l' amore è un po' ossessione, un po' possesso, carichi la pistola e poi ti sparo in testa». È fiction o no?

Amadeus al Festival di Santocchio. Augusto Bassi il il 20 gennaio 2020 su il Giornale. Dal palatino Sanremo dei sogni a quello tapino della cronaca. Ricapitoliamo. Amedeo Umberto Rita Sebastiani, in arte Amadeus, ha messo un pollice su per il sedere – e mi auguro si apprezzi il traslato unisex – all’orgoglio femminista e al mantra perbenista, dichiarando con candore adolescenziale che le sue “belle” lo affiancheranno durante la 70esima edizione del Festival perché sono molto belle. Anatema! Scomunica! Gogna mediatica! – anche se preferirei “gogno mediatico”, per non dare adito a ulteriori polemiche. Vi risparmio l’elenco di chi ha disapprovato, rimbrottato, rabbuffato, biasimato, bersagliato, ridicolizzato l’ingenuo presentatore. Addirittura una lettera di 29 deputate, ha ricevuto sul naso il malcapitato Ama. La voce più benevolente verso il Candido si è rivelata quella amica di Luciana Littizzetto, che gli ha discretamente suggerito pubblicamente: «Non dire delle donne che ti affiancheranno che sono molto belle perché essere bella è frutto di una botta di culo, non è una conquista». Mecojoni! La vicenda fomenta molte riflessioni nella testolina post-convenzionale di ogni sano sessista sovranista. Cerchiamo di sminestrarle senza troppa pedanteria sistematica. Se la galante sottolineatura della bellezza rappresenta – perché così è ufficialmente nel percepito – un’implicita ammissione di stupidità, ocaggine, incapacità generalizzata, della donna che la esibisce, io comincerei a parlar bene della ciospaggine e della ciospette. Come la Littizzetto, per esempio. Fossi in Amedeo Umberto, ringrazierei proprio Luciana, che ce l’ha fatta in tv malgrado sia cozzarella. «Tu sei un esempio di ciò che tutte le donne vorrebbero essere, cara Luciana: racchiette di ben meritato successo». A bene vedere neppure la sapida intelligenza della Littizzetto o il suo aspetto buffo e simpatico sono conquiste – in quanto talenti impreveduti e accidentali utili allo scopo precisamente come la bellezza – ma cerchiamo di non sottilizzare. Per il ruolo della cabarettista serve dimostrarsi briose, pimpanti, graffianti, per quello di Filippa, che partecipa alla stessa trasmissione, basta essere bellezze svedesi. Ma proseguiamo. Se sottolineare la discrezione di una donna come Sofia Novello, che non ha mai ostentato protagonismo, ben sapendo di essere riconoscibile solo come “la bella tipa che sta con Valentino Rossi”, è sessismo, inizierei con il non invitare una ragazza solo perché fidanzata di Valentino Rossi e bella tipa, prima di mettere al muro Amadeus per aver imperdonabilmente dichiarato come la giovane sappia stare “un passo indietro” rispetto al celebre compagno. I riflessi pavloviani del correttume sono sempre scemi, sempre ingiusti, ma soprattutto sempre uguali. Possiamo sapere prima chi dirà cosa e come. Potrei già profetizzare come verrà letto questo articolo da chi. L’ideologia progressista cospira affinché si realizzi nel pensiero ciò che si auspicherebbe nella società: l’uguaglianza; che nel pensiero è identicità, è equivalenza, intercambiabilità. Si inizia tutelando le differenze in posizione di fragilità e dopo aver dato loro coraggio le si butta nella centrifuga del livellatore cosmico, per tirarle fuori infeltrite e scolorite come ogni idea certificata dal mass market culturale. Così otteniamo il gay – cioè originariamente il diverso, l’essere umano libero dalle convenzioni, dalle sovrastrutture, dai retaggi medievali, dalle feste comandate – che pretende di sposarsi in chiesa o metter su famiglia. E le disparità che ancora si strombazzano – come quella di trattamento professionale fra uomini e donne – fanno velo sulla vera tirannia, che è quella della mediocrità asfaltatrice. Il problema non è tanto l’uomo circondato da donne, quanto che quell’uomo sia Amadeus e non Jimmy Carr o James Bond. Il problema non è tanto la Littizzetto, quanto Fazio. Il vulnus, come sempre direbbe chi legge l’augusto Augias, non è premiare ciò che si conquista, conquista integralmente arbitraria – chi stabilisce infatti dove inizia il merito in ciò che siamo e in ciò che abbiamo? – ma riconoscere il talento e permettere al talento di esprimersi. Il talento, che è mera adeguatezza a scopi, si rivela gender fluid. Oggi, per esempio, è stata la mia parte femminile a ispirare le illuminanti ponderazioni di cui sopra. Ponderazioni che la segretaria personale ha zelantemente digitato dopo avermi spronato con un’insufflante fellatio.

Dagospia il 22 gennaio 2020. Guia Soncini su Instagram. Quand’eravamo giovani, Sanremo andava così: due settimane prima dell’inizio, autori e maestranze si trasferivano in riviera, cominciavano le prove, e i Felici Pochi cominciavano a ricevere telefonate con retroscena non necessariamente succulenti. Tizio s’è fatto venire una crisi di nervi su un’entrata, Caio mangia fiorentine di nascosto dalla moglie vegana, Sempronio non vuole duettare con l’ospite che è meglio di lui. Poi il festival cominciava, ed era più o meno allora, magari un paio di giorni prima, che le polemiche sul festival diventavano pagine di giornali (era anche l’unica settimana dell’anno in cui i giornalisti delle pagine di spettacoli non erano i figli della serva). Adesso, che a Sanremo mancano due settimane, sono già mille giorni percepiti che ci tocca la dittatura delle pagine degli spettacoli. Moralisti che chiudono i bar, moraliste che un attimo fa si facevano fotografare col culo di fuori o raccontavano in tv le corna subite da un aspirante tronista, tutte unite nello spiegare ad Amadeus e a noi Infelici Molte quale debba essere il ruolo della donna. Che, per carità, non è essere figa (la fighezza, come l’interruzione di gravidanza, è quella roba che va bene solo finché è il nostro turno: quando ci casca la faccia o la fertilità, cominciamo a far la morale alle altre, che osino essere innanzitutto fighe o non voler innanzitutto figliare). Sogno che Amadeus apra la prima serata del festival precisando che, se lui avesse avuto l’aspetto del giovane Alain Delon, non si sarebbe mai preso il disturbo d'imparare a presentare un programma, certo come sarebbe stato d’esser notato anche se restava sullo sfondo. Io, fossi stata bella un terzo della fidanzata di Valentino Rossi, non mi sarei neanche incomodata a imparare a leggere, figuriamoci agitarmi per stare un passo avanti a qualcuno. Intanto, avrete notato quanti premi sta vincendo quel film coreano su come i parassiti d’un sistema si rivoltino contro quel sistema stesso quando non gli conviene più. Praticamente, un film sul MeToo.

La Rai resta in silenzio, le polemiche no. Nessuna decisione su Junior Cally e la fidanzata di CR7. E Salini rischia...Laura Rio,  - Giovedì 23/01/2020 su Il Giornale. Ogni giorno una polemica nuova. Stavolta a tenere banco sono i compensi dello stuolo di conduttori, conduttrici e ospiti del Festival. Ma, non preoccupatevi, anche le questioni sul «sessismo» di Amadeus e quelle sulla «misoginia» del rapper Cally non si placano (contro la sua partecipazione si stanno raccogliendo valanghe di firme). Ieri, addirittura, è intervenuto il premier Giuseppe Conte che ha chiesto di dare «a tutti la possibilità di parlare in piena serenità». Mentre Salvini a muso duro in diretta Facebook ha criticato conduttore e ad Rai Salini: «Si vergognino» e ha aggiunto: «C'è una sinistra che, siccome non vince le elezioni, prova a vincere Sanremo». Per calmare le acque, viale Mazzini in una nota alla Commissione Vigilanza Rai ribadisce che «le donne saranno al centro del Festival e non faranno solo coreografia», ma non ci sono ancora decisioni ufficiali su Cally. Sul fronte compensi a chiedere spiegazioni ai vertici Rai sono stati due esponenti della commissione Vigilanza Giorgio Mulè di Forza Italia e Michele Anzaldi di Italia Viva. Mulè si dice «sconcertato» dal compenso che riceverà Rula Jebreal, secondo indiscrezioni rivelate da Dagospia pari a 20-25mila euro, dal fatto che i vertici Rai giudichino tale cachet «nell'ordine dei valori di analoghe prestazioni» perché «essendo un'artista» dovrebbe ricevere al massimo un «rimborso spese» (pare comunque che il cachet verrà dato da Rula in beneficienza). Anzaldi, invece, sottolinea che la tv di Stato «si rifiuta di fare trasparenza sui compensi delle star ingaggiate per il Festival». Il deputato si riferisce alle indiscrezioni del Giornale, secondo cui il cachet delle co-conduttrici del Festival andrebbe dai 25 a 50.000 euro. Non si tratta di cifre da capogiro, comunque importanti se si pensa che appariranno una sola sera o due. Per Georgina Rodriguez, invece, si è parlato addirittura di 130.000 euro in caso venisse accompagnata da Ronaldo, che seduto in platea, attirerebbe orde di spettatori. Insomma, in Rai si continuano a vivere ore di fuoco. Con l'ad Salini trincerato in viale Mazzini ad assistere al fuoco di fila contro l'azienda. E Dagospia fa sapere che, dopo le elezioni regionali, sarebbero già pronte le valigie per lui, colpevole, tra le altre cose, di non aver soddisfatto i desideri del Pd di cambiare i direttori dei tg. Si vedrà Intanto c'è Sanremo.

Sanremo 2020, il vescovo sta con Amadeus: "È stato frainteso sulle donne, ma Junior Cally deve essere escluso". Libero Quotidiano il 22 Gennaio 2020. Il vescovo di Ventimiglia-Sanremo, monsignor Antonio Suetta, appoggia la linea di Avvenire e si dice d' accordo a escludere dall' Ariston del rapper Junior Cally che, in un suo brano, inneggia al femminicidio. "Contenuti di tale violenza, insulsaggine e volgarità - spiega in una intervista al Giornale - oscurano e cassano ogni pretesa o velleità artistica". E le critiche sulle dichiarazioni di Amadeus sulle donne? "Credo che le sue affermazioni siano state esasperate, forse alla ricerca spasmodica di una vena polemica, che ormai non può mancare al Festival di Sanremo. Certamente il dibattito che ne è scaturito può evidenziare qualcosa di giusto e di doveroso, richiamante una giusta valorizzazione della donna che, accanto al prezioso aspetto della bellezza e dell' eleganza, sappia metterne in luce altri valori ancor più determinanti come la professionalità, il pensiero e una significativa testimonianza di vita. Per dirla con la famosa canzone "donne, oltre le gambe c' è di più". Le donne custodiscono e promuovono tale consapevolezza ed è necessario che la cultura in generale, specialmente lo spettacolo, sia attento e deciso nel superare schemi superflui e logori incapaci di rendere giustizia a tanta dignità".

Andrea Laffranchi per il Corriere della Sera il 22 gennaio 2020. Il presidente Foa incalza, l' amministratore delegato Salini non si muove, Amadeus pensa al «suo» Festival a 24 voci. Junior Cally infatti è nella lista dei duetti - come dire: voglio assolutamente che ci sia - anche se fluttua tra coloro che sono sospesi. Il Festival di Sanremo continua a rimanere appeso in un polemico limbo. La politica - da Forza Italia alla Lega, dal Pd al Movimento 5 Stelle - è compatta nel voler defenestrare il rapper dall' Ariston per i testi del suo repertorio che raccontano di femminicidi e rendono un' immagine negativa delle donne. C' è pure una petizione online, lanciata dalle donne del Pd, che chiede la sua esclusione. Viale Mazzini per ora decide di non decidere, temporeggia in attesa di eventi (le elezioni di domenica?). Intanto Amadeus è a Sanremo (ci rimarrà ancora una settimana) perché sono giorni di prove per i cantanti e lui è tra il meravigliato e il frastornato per gli attacchi che arrivano. Qua e là però incassa anche solidarietà. Come quella di Maurizio Costanzo: «Mi pare esagerato l' attacco ad Amadeus per la frase sul "passo indietro". Ora se ne esce anche Monica Bellucci: stia in Francia, a Parigi, e non ci rompa le scatole...». Si schiera contro l' ipotetica censura Francesco Gabbani, uno dei cantanti in gara: «Sono un sostenitore della libertà degli artisti, indipendentemente dalla modalità di espressione anche quando, come in questo caso, non mi appartiene. E ricordiamoci anche che c' è la libertà dell' ascoltatore che può non ascoltare». Nella serata di giovedì gli artisti non eseguiranno il loro brano, ma una cover di una canzone che ha fatto la storia del Festival con un eventuale duetto e lui porterà, senza nessun ospite, «L' italiano» di Cutugno. «Come "Occidentali' s karma" è stata percepita più per la sua dimensione nazionalpopolare anche se nasconde una lettura più profonda legata ai retaggi dell' italianità». Per le cover, l' arco temporale delle 70 edizioni è ben rappresentato: dal 1958 di Nilla Pizzi con «L' edera» che vedrà impegnato il teenidol Riki con la spagnola Ana Mena al 2019 di «Rolls Royce» di Achille Lauro, inserita in un medley di brani di ogni epoca dai Pinguini Tattici Nucleari. I preferiti sono gli anni Ottanta con otto brani, quindi i Sessanta con sette. Mia Martini si sdoppia: Giordana Angi interpreterà «La nevicata del '56» e Achille Lauro ha chiamato Annalisa per «Gli uomini non cambiano». Piace anche Little Tony: Pelù rileggerà «Cuore matto» e Diodato «24 mila baci» che interpretò anche Celentano. Simone Cristicchi, chiamato da Enrico Nigiotti, è l' unico che rifà un proprio brano («Ti regalerò una rosa»). Paolo Jannacci porta «Se me lo dicevi prima» di suo padre Enzo con Francesco Mandelli. Bugo e Morgan faranno «Canzone per te». Fra i duetti annunciati: Masini e Arisa, il tenore Alberto Urso e Ornella Vanoni, Elodie e il pianista siriano Aeham Ahmad, Elettra Lamborghini e Myss Keta, Gualazzi con Simona Molinari, Zarrillo e Leali, Rita Pavone assieme a Minghi, Tosca con Silvia Perez Cruz, Irene Grandi in coppia con Bobo Rondelli, Le Vibrazioni invitano un' altra band, i Canova, Levante fa il triplete con Francesca Michielin e Maria Antonietta, gioca a quattro Rancore con Dardust e La rappresentante di lista. Gente che si sfila, gente che arriva: Al Bano e Romina - i nostri Brad Pitt e Jennifer Aniston - ci saranno: «Lo scoglio da superare - spiega pragmatico Al Bano - era il cachet». Ospiti della prima serata canteranno «i brani che hanno caratterizzato la nostra presenza al Festival e un inedito scritto da Malgioglio». Quanto a Junior Cally ammette candidamente: «Giuro su Dio, non so chi sia!». Il mondo della politica da una parte, quello della musica dall' altra. In difesa dell' arte o presunta tale: «Le polemiche ci stanno, la censura, magari preventiva, certamente no - riflette Enzo Mazza, ceo di Fimi, la Federazione delle case discografiche -. Il rap, e più in generale la musica urban, è costituito da forme di linguaggio spesso molto crude e dirette. È un genere musicale che non a caso, prima negli Stati Uniti, poi in Europa ed Italia, ha goduto di un crescente successo tra le nuove generazioni».

Ilaria Ravarino per il Messaggero il 22 gennaio 2020. Una canzone per prendere in giro chi lo aveva definito «drogato, alcolizzato e sbandato». Un brano contro i giornalisti, i critici, lo stesso Festival di Sanremo. Con questa idea in testa, nel 1982, Vasco Rossi portava in finale all'Ariston la sua celebre Vado al massimo: con la stessa idea in testa, molto probabilmente, quella stessa canzone sarà interpretata da Junior Cally giovedì 6 febbraio, in duetto con i Viito, duo prodigio di Spotify dai testi irrequieti («Non mi piace questa età, Instagram e Lexotan») e i look da eterni fuorisede. Mentre ancora si discuteva dell'opportunità di mantenere in gara il rapper, Sanremo ieri ha svelato in anticipo la composizione dei duetti previsti nella serata speciale del 6, pensata per celebrare i 70 anni del Festival. (…)  Quanto a Junior Cally, si moltiplicano le voci a favore di una sua eliminazione: contrari il Moige («Inadeguato per un pubblico di famiglie»), monsignor Giovanni D'Ercole, segretario della Commissione Episcopale per la cultura («Polemiche costruite per fare audience»), i Papa Boys con la lettera aperta ad Amadeus «per riportare luce in un'epoca buia». Una situazione «medievale» per Irma Conti, cavaliere della Repubblica per la lotta alla violenza sulle donne, «inaccettabile» per la senatrice Valeria Fedeli, il senatore di Forza Italia Lucio Malan e l'Associazione giuriste di Potenza («Disprezza le donne e parla di arte?»). La presenza di Cally risulterebbe «intollerabile» a 20 mila firmatari di una petizione online su change.org, oltre che all'intero Consiglio regionale della Liguria, impegnato a «chiedere alla Rai di ritirargli l'invito». Una bagarre che ha finito con l'attirare persino l'attenzione della contestata ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina («Attenzione alle parole violente nei testi») e che difficilmente lascerà Cally e il suo primo, addolorato scudiero Amadeus, indenni.

Da ilmessaggero.it il 22 gennaio 2020. Slitta la decisione su Junior Cally a Sanremo: in Rai sanno che il cantante è blindato da un regolamento che ne impedirebbe l'esclusione pena un maxirisarcimento danni. Dopo l'uscita a gamba tesa del presidente, Foa, l'ad Salini, però, vuole approfondire la questione e al momento da viale Mazzini trapela solo il fatto che nulla sia stato ancora deciso e che potrebbe essere quella di domani la giornata decisiva. Nel frattempo proprio ieri Junior Cally ha "debuttato" all'Ariston con le prime prove segretissime del brano sanremese. Il tutto mentre deflagrava la bomba legata ai testi e al video delle sua canzone sessista del 2017. La petizione dei dirigenti scolastici. Parte da Pollena Trocchia (Napoli), la crociata di dirigenti scolastici, insegnanti, collaboratori scolastici, genitori, contro la partecipazione al Festival di Sanremo del rapper Junior Cally, la cui presenza chiamerebbe in causa la Rai, secondo quanto sostengono i promotori della petizione avviata online, «con l'accusa infamante di complicità e favoreggiamento della violenza sulle donne». Per la dirigente dell'Istituto Comprensivo Gaetano Donizetti di Pollena Trocchia, Angela Rosauro, la presenza sul palco del rapper romano, infatti, non farebbe altro che «sdoganare all'Ariston la violenza sessuale e il femminicidio», ed è per questo che ieri ha avviato una petizione online , riuscendo ad ottenere in poche ore quasi 500 adesioni e più di 2500 condivisioni in varie zone d'Italia. «Inutile riempire le strade con le scarpette rosse e fare manifestazioni contro il femminicidio - ha sbottato la dirigente - se poi la tv pubblica, con il grande megafono dell'Ariston, consente di sdoganare la violenza sulle donne ed il femminicidio. Non possiamo dare questo esempio ai nostri ragazzi, ai giovani, ai quali cerchiamo di trasmettere i valori del rispetto dell'altro e della non violenza». Nella petizione, che ha fatto il giro d'Italia in meno di 24 ore, e indirizzata alla Commissione parlamentare di vigilanza Rai, i firmatari «a nome di tutti i bambini e le bambine e di tutti i ragazzi e le ragazze a cui ci rivolgiamo ogni giorno affinché costruiscano un armonico progetto di vita personale e sociale», scrivono che è «vergognoso nonché pericolosissimo, in termini educativi e formativi, che sia concessa la partecipazione al festival della canzone italiana di Sanremo, al rapper Junior Cally che non disdegna nelle sue canzoni di definire le donne e il rapporto con esse con versi discutibili».

Massimo Falcioni per tvblog.it il 22 gennaio 2020. A La Zanzara Giuseppe Cruciani cita una "fonte certa" che lega la sorte di Amadeus a quella di Junior Cally: "Finché c'è lui direttore artistico, il rapper resta su quel palco". Esibizione senza maschera? “Amadeus ha legato la sua sorte al Festival a quella di Junior Cally”. A lanciare il retroscena è Giuseppe Cruciani che, durante la puntata di martedì de La Zanzara, annuncia di aver appreso da fonti certe la difesa a spada tratta del conduttore nei confronti del rapper romano nel pieno nella bufera per il contenuto di alcuni suoi testi. Nel mirino non c’è certamente No, grazie, il brano che presenterà a Sanremo 2020, bensì sue vecchie canzoni che negli ultimi giorni sono finite improvvisamente sotto la lente d’ingrandimento. “Fonti molto vicine al festival mi riferiscono che ci sia stata una conversazione tra Amadeus e Junior Cally e Amadeus gli avrebbe detto ’finché ci sono io direttore artistico di Sanremo tu resti su quel palco’”. Si fa largo inoltre l’ipotesi che Antonio Signore – questo il suo vero nome – possa presentarsi sul palco dell’Ariston senza la maschera che copre il suo volto e con la quale si mostrò anche la sera dell’Epifania a I soliti ignoti, quando Amadeus lo ufficializzò in gara.

Junior Cally, è un errore chiedere di escluderlo da Sanremo. Angela Azzaro il 21 Gennaio 2020 su Il Riformista. La nuova polemica che ha investito Amadeus, direttore artistico e conduttore di Sanremo 2020, rischia di essere la più seria. Sotto accusa è la partecipazione del rapper Junior Cally che nella canzone Strega del 2017 esalta la violenza sulle donne. Contro di lui si è schierato un gruppo di donne parlamentari di destra e di sinistra, che ha scritto alla commissione Vigilanza Rai, e il presidente di viale Mazzini, Marcello Foa, infastidito probabilmente molto di più dal brano di quest’anno, No grazie, che attacca il sovranismo di Matteo Salvini (con una frecciata pure a Matteo Renzi). Le parole di Strega sono difficili da digerire: «Si chiama Gioia ma beve e poi ingoia/Balla mezza nuda e dopo te la dà/Si chiama Gioia perché fa la troia/Sì per la gioia di mamma e papà». Il rapper si è difeso dicendo che c’è una differenza tra l’artista e l’uomo e che lui personalmente è sempre stato contro la violenza sulle donne. È una posizione un po’ debole, perché non si assume fino in fondo la responsabilità di ciò che ha scritto e cantato, e perché non tiene conto dell’impatto che queste parole hanno sulle giovani generazioni. È difficile vederci uno scarto, la descrizione critica di un mondo. Il brano suona invece molto di più come il racconto quasi sentimentale di una realtà in cui la sessualità di una ragazza è connotata attraverso il pregiudizio sessista, lo stigma, la violenza. E non basta neanche dire che la musica rap è così: cattiva, politicamente scorretta, irritante, brutale. Con tutti e tutte. Non basta perché in questi testi, come in altri, si può leggere l’adesione a un mondo che andrebbe invece capovolto, buttato in aria, modificato. Ma più questa lettura è vera, più è difficile condividere la proposta che il cantante venga censurato, cacciato via dal festival. La canzone non è quella in gara, ma risale a tre anni fa. È come dire che d’ora in poi non si chiede solo di presentare testi corretti, non urticanti, ma di avere il curriculum intonso, una fedina penale senza macchie, insomma di corrispondere a un ideale di purezza che potremmo anche leggere come il ritorno di un nuovo puritanesimo. Vorrei fosse chiaro: la critica è legittima, dovuta. Altra questione è chiedere che chi la pensa diversamente da noi venga silenziato, buttato fuori, espulso, in quanto rappresentante del male assoluto. È sempre la stessa storia, da qualche anno a questa parte: la lotta delle donne per i diritti rischia, spesso, di prendere la strada della censura. Ma serve davvero a qualcosa, ci aiuta a cambiare il rapporto uomo donna, ci aiuta a parlare a quei milioni di ragazzi e di ragazze (sì, anche molte ragazze) che ascoltano i testi di Antonio Signore, in arte Junior Cally, artista ventinovenne che quando incideva Strega ne aveva 26?  Resto convinta di no. E a supporto di questo ragionamento si potrebbe leggere il tweet di Matteo Salvini contro la partecipazione del rapper a Sanremo. «Mi vergogno – scrive il leader della Lega – di quel cantante che paragona donne come troie, violentate, sequestrate e usate come oggetti. Lo fai a casa tua, non in diretta sulla Rai e a nome della musica italiana» (le sgrammaticature sono nel testo originale… ndr). Questo tweet è incredibile, a tal punto da chiedersi se sia vero. Purtroppo è vero. E racconta come Salvini abbia capito poco, se non nulla, della violenza contro le donne che avviene nel 90 per cento dei casi in famiglia. Se c’è qualcosa che va reso visibile e non nascosto è proprio la violenza domestica che si consuma dentro le mura, spesso senza trovare voce, sbocco, salvezza. Il leader della Lega critica il rapper ma lo fa con argomentazioni inquietanti: se la violenza non si vede è come se andasse bene, come se il problema fosse non raccontarla, non mostrarla. Salvini probabilmente non voleva dire questo, ma il (caro) lapsus freudiano svela un mondo, una cultura, una mentalità che va ancora sconfitta. Junior Cally, con la maschera che ha portato a lungo e che ha deciso ogni tanto di levare, è esattamente l’opposto. Esibisce un problema e non lo nasconde, lo racconta in un modo che, a mio parere, è pericoloso, ma mai come il voler mettere il silenziatore. Il rischio che vedo è questo. Si censura, si mette il bavaglio e si nasconde la polvere (in questo caso da sparo) sotto il tappeto. La violenza contro le donne non si risolve così, a colpi di un politicamente corretto che come dimostra il tweet di Salvini cela una grande ignoranza dei veri problemi. Molto meglio sentire che cosa ha da dire Junior Cally, affrontare la discussione, chiedergli conto delle cose che canta, invece di cacciarlo.  Sono tante le contraddizioni che ci sta consegnando questa edizione di Sanremo. L’insistenza di Amadeus sulla bellezza delle sue partner in scena, la frase sulla fidanzata di Valentino Rossi, Francesca Sofia Novello, secondo lui encomiabile perché «sa stare un passo indietro», ora la polemica sul rapper nato a Focene, alle porte di Roma. Attraverso il festival della canzone italiana si definisce un mondo ancora profondamente misogino, in cui sono tante, tantissime, le battaglie che si devono fare per i diritti e la libertà delle donne. Bisogna capire se sia meglio farle a colpi di censura o a colpi di cambiamento, con la punizione o con la cultura, con più libertà di espressione o meno libertà di espressione…

Federico Vacalebre per ''Il Messaggero'' il 21 gennaio 2020. Se lo chiedessimo a Mogol che cosa ne pensa di una «ipotesi di valutazione etica del repertorio» dei cantanti in gara a Sanremo? E se lo chiedessimo al presidente della Siae, che, per inciso, oltre all' autore dei successi di Battisti, e tanti altri, ha vinto per quattro volte (Al di là nel 61, Uno per tutte nel 63, Se piangi se ridi nel 65 e Se stiamo insieme nel 91) il Festival, piazzandosi al secondo posto (dopo Vito Pallavicini) come autore con il maggior numero di canzoni iscritte in gara (44)? «Non conosco Junior Cally, non so chi sia, non ho ascoltato il pezzo con cui Amadeus l' ha voluto in gara, No grazie, tantomeno quello sotto accusa, Gioia, e mi fa rabbrividire il solo fatto che il titolo faccia rima con troia», premette Giulio Rapetti, prima di entrare nella questione:  «Mi preoccupa sentir parlare di commissione etica per le canzoni. Un direttore artistico sceglie i cantanti in base ai brani che gli vengono proposti, tenendo in mente che cosa c' è alle spalle di ogni singolo artista, certo, ma senza commissioni speciali. Se ci sono frasi non potabili non ammette il pezzo, ma, certo, non lo esclude per quello che ha fatto, detto, addirittura cantato in passato l' aspirante concorrente. Sanremo dovrebbe essere il Festival della canzone, non del personaggio, o delle polemiche fine a se stesso, non dimentichiamolo».

Stefano Mannucci per ''il Fatto Quotidiano''  il 21 gennaio 2020. Tanto vale processare tutti. Con effetto retroattivo. Perché il crucifige nei confronti di Junior Cally, il trapper reo di aver inneggiato a una sorta di femminicidio narrativo, dovrebbe innescare una reazione a catena in cui in troppi finirebbero condannati in via definitiva, pure i semidei di rock, metal e soul. Jimi Hendrix che spara alla sua donna in Hey Joe, i misogini Stones e Led Zeppelin, il sultano Prince, l' intera scena rap Usa (che negli Ottanta Tipper Gore, moglie di Al, tentò di censurare con la sponda dell'establishment dem), il Vasco sessista e razzista di Colpa d' Alfredo o Piero Ciampi, che spaccava il naso alla partner e lo cantava. E come dichiarare prescritti i reati autorali di almeno tre dei partecipanti al prossimo Sanremo, il Masini di Bella stronza (1995), Achille Lauro o quegli innocui pazzerelli dei Pinguini Tattici Nucleari, che tre anni fa in Irene dedicavano a una ragazza versi come "questa sera la faccia te la strapperei via, così faresti paura al mondo ma resteresti sempre mia", e "le mie mani Brigate Rosse accarezzano te che sei Aldo Moro"? Si dirà: ma non sono brani scelti da Amadeus. Neppure quello di Junior Cally: gli incriminati Strega e Giada sono noti da tempo, mentre alla kermesse è approdato No, grazie. Qui l' artista rappa: "Spero si capisca che odio il razzista/ che pensa al Paese ma è meglio il mojito/ e pure il liberista di centro sinistra/ che perde partite e rifonda il partito". E viene il sospetto che l' occhio dell' uragano innescato da un blogger cattolico sia in queste barre, con Bongiorno e Salvini (a sua volta infilzato da un boomerang, "lo fai a casa tua", nel tweet anti-rapper) a raccogliere l' indignazione trasversale per spingere il presidente Rai Foa a chiedere la cacciata di Cally da un Festival che vive di polemiche incendiarie e summit convulsi. Il regolamento vieta l'espulsione in corsa di un artista, la priorità è afferrare il timone, mentre il cast perde un pezzo al giorno, vedi Salmo e Monica Bellucci. Cally si è già scusato: "Non sono un gangster". A questo punto, sarà comunque beatificato come un martire della libertà artistica, con enorme giovamento per download e tour. Lui, il 29enne pronto a togliersi all' Ariston la maschera da supereroe per mostrare il suo vero volto, "la mia faccia da cazzo", precisava nel video di Tutti con me, dove il rito era stato già compiuto. La "faccia da cazzo" è di Antonio Signore, 29enne di Focene, litorale a nord di Roma, il paesino ("dove ero l' unico a non drogarsi", giura) che soccombe nel clash sociale con la riccanza di Fregene. La storia del suo alter-ego, Antonio la racconta nell' autobiografia Il principe (Rizzoli). In cui si scopre che prima del successo (due album dirompenti come Ci entro dentro e Ricercato, roba da vetta delle classifiche) era stato un bambino con gli occhi pieni di terrore per gli anni trascorsi in un reparto di oncologia dove altri piccoli gli morivano intorno. Sentiva parlare di una diagnosi di sospetta leucemia causata da un vaccino e si chiedeva: "A che serve andare a scuola se devo morire?". Riconobbe in sé i segni del disturbo ossessivo compulsivo. Una notte, davanti al letto, vide materializzarsi una figura che voleva dialogare con lui: l' altra parte di se stesso, quella sicura e immune da dolori e sentimenti, che lo esortava ad accettarlo in "una stanza solitaria al centro del suo petto", come in una labirintica gestalt psicoanalitica dove le due identità si fondevano e si confrontavano incessantemente. Antonio che perseguiva il fallimento tra rabbia e rinuncia agli studi, succube di una ragazza, Livia, di quelle che da adolescente diresti irraggiungibili: lei lo avrebbe voluto "perbene" e disposto a rinunciare allo sfogo del rap. Antonio che quantificava la povertà della famiglia - il padre lavavetri, la madre donna delle pulizie - ma che sciupava i giorni tra risse, sale giochi, sesso rapido, alcol e tentazioni fuorilegge. Il fratello di un amico finisce dentro per omicidio, lui si becca sei mesi con la condizionale per furto d' auto: i genitori lo scoprono ascoltando Dedica. Antonio che si tatua sul braccio una bara con il numero 2727 per annullare la maledizione di chi gli aveva predetto la morte a 27 anni. Antonio che incontra un altro amore totalizzante, Viola, capelli rossi come la Strega che un personaggio da fumetto come Junior Cally fa a pezzi simbolicamente in quel brano scandaloso. Eccolo il bad boy, il pregiudicato a vita del rap che fa paura per il suo linguaggio inopportuno e scorretto. Politicamente scorretto.

Mattia Feltri per “la Stampa” il 21 gennaio 2020. Fino a un paio di giorni sia voi sia io eravamo all'oscuro dell' esistenza di un rapper di nome Junior Cally. Ora è la volpe cui tutti i cani, alcuni generosamente portatori della similitudine, danno la caccia per i testi violenti e sessisti (riferisco i giudizi dell' intero arco costituzionale, di colpo riconvertito alla grazia), soprattutto inadeguati a quella fioriera di animi gentili che vorrebbe essere il festival di Sanremo. Il presidente della Rai, Marcello Foa, l' ha giudicata una scelta «eticamente inaccettabile», come se l' arte dovesse avere a che fare con l' etica, classica superstizione di chi l' etica l' ha riposta in cantina. L' arte deve ricreare l' attimo, può salire al sublime o disvelare l' indecente, e vi risparmierò l' ozioso elenco degli artisti osceni e dunque grandiosi. Soltanto mi viene in mente che quand' ero ragazzo il ruolo dello scapestrato, drogato, sconcio, renitente ai sacri valori, cioè il Junior Cally del tempo, apparteneva a uno oggi consacrato padre della patria musicale: Vasco Rossi. Una sua canzone, Colpa d' Alfredo, trattava di una ragazza insignita del titolo di prostituta (con un termine più brusco, però) poiché l' aveva mollato per uno con la macchina più grossa, uno di Napoli sobriamente ribattezzato l' Africano. Non so se fosse poesia, se salisse al sublime o disvelasse l' indecente, ma so che la più grande opera d' arte di Vasco Rossi fu un atto di mutismo quando, trent' anni fa, a metà canzone mollò il palco del festival e, siccome c' era il playback, le strofe continuarono senza che ci fosse nessuno a cantarle. E in un sublime istante si disvelò l' indecente ipocrisia di Sanremo.

Antonella Baccaro per il “Corriere della Sera” il 21 gennaio 2020. Tutti (o quasi) contro Matteo Salvini per il tweet con cui domenica sera ha attaccato il rapper Junior Cally, finito nelle polemiche sanremesi per un vecchio pezzo, «Strega», dai toni violenti. «A proposito - ha scritto il leader della Lega -, mi vergogno di quel cantante che paragona donne come tr...., violentate, sequestrate, stuprate e usate come oggetti. Lo fai a casa tua, non in diretta sulla Rai e a nome della musica italiana». Il più veloce a scovare il punto debole nella frase di condanna di Salvini è stato il viceministro all' Economia, Stefano Buffagni (M5S), che ieri gli ha risposto sempre su Twitter. «Quindi insultare, sequestrare, violentare, stuprare, usare le donne come oggetti, per te va bene ma basta farlo con discrezione dentro casa? Vergogna! Le donne vanno rispettate e amate. Sempre!». A sorpresa, Gianfranco Librandi (Italia Viva) interviene a difesa del capo del Carroccio: «Sono normalmente contro le posizioni di Salvini, spesso pervase di odio. Questa volta però voglio vedere il bicchiere mezzo pieno anche perché mi rifiuto di pensare che il leader della Lega sia favorevole ai femminicidi, agli stupri e ai furti. Mi pare ovvio che, pur volendo esprimere un concetto giusto, il fatto che Cally non debba salire sul palco dell' Ariston, evidentemente non ha trovato le parole giuste per farlo. Forse lo ha fregato il suo linguaggio da bar sport?». Ma il deputato Matteo Orfini, come altri esponenti del Pd, non molla: «La condanna alla violenza sulle donne non è molto credibile quando viene da uno che portò su un palco una bambola gonfiabile per offendere Laura Boldrini - scrive Orfini -. Ma soprattutto, che diamine vuol dire lo fai a casa tua e non in diretta Rai? Caro Salvini, la maggior parte degli episodi di violenza sulle donne avvengono proprio tra le mura domestiche». Parole condivise dalla stessa Boldrini (Leu). Gianni Sammarco, responsabile comunicazione Forza Italia Lazio, tenta una difesa del leader leghista: «Trovo grottesco che adesso ci si scagli contro Salvini per una frase mal riuscita. Si dovrebbe andare alla sostanza è cioè che tutte le forze politiche e tutte le associazioni stanno stigmatizzando la presenza di Cally a Sanremo. E Salini (amministratore delegato della Rai, ndr ) dovrebbe impedire che ciò accada». Posizioni contrapposte che però diventano univoche su un punto: Junior Cally non deve cantare a Sanremo.

Fabio Fabbretti per davidemaggio.it il 23 gennaio 2020. “Sono contro le quote rosa perché se devo pensare che mi hanno presa al Festival solo perché si deve garantire una quota e non perché sono brava mi intristisce e mi arrabbio pure”. Levante, in gara tra i big del Festival di Sanremo 2020 con il brano Tiki Bom Bom, alza la voce per cercare di spazzare via le polemiche che in questi giorni hanno rimesso al centro concetti come i pari diritti e il rispetto verso il gentil sesso, macchiati però da un ingiustificato alone di ipocrisia. “Certo che mi sono fatta un’opinione e ricordo anche la polemica sul numero di donne al Festival che trovo sterile perché bisognerebbe parlare con i dati alla mano. Se alle selezioni si sono presentate meno donne che uomini è successo quello che doveva succedere” ha dichiarato la cantante a La Stampa. Entrando nello specifico dei casi che stanno scuotendo l’opinione pubblica, Levante ci tiene a difendere Amadeus dall’accusa di sessismo: “Amadeus l’ho conosciuto ed è una persona lontanissima dal sessismo. Il problema semmai sta nel linguaggio comune che deve cambiare. Ama ha detto una frase infelice? E’ vero, ma metterlo in croce non mi sembra il caso. Sono contraria al mettere le persone all’angolo e qui sta avvenendo questo, forse anche per altri motivi”. Per l’ex giudice di X Factor non è Amadeus a discriminare la donna, né Junior Cally, di cui prende le difese ricordando che al Festival c’è passato un collega ben più illustre – Eminem nel 2001 – che non scatenò alcuna rivolta come invece sta succedendo nei confronti del rapper romano: “Junior Cally ha un linguaggio molto esplicito e a tratti violento, ma il rap lo conosciamo dagli Anni 80 e nel 2001 Eminem fu invitato come super ospite con testi molto più forti di quello, andate a tradurvi Stan, il suo singolo più famoso e poi ne parliamo. Mi sembra che l’attenzione si stia focalizzando sulla questione femminile anche in maniera offensiva per chi viene veramente discriminata. Non sono i testi di Junior Cally a dover creare una polemica di questa portata. Dovremmo parlare con lo stesso vigore di problemi ben più importanti”. Annunciati, intanto, i duetti della terza serata, Levante canterà la cover Si può dare di più con Francesca Michielin e Maria Antonietta.

Alessandra Magliaro per l'ANSA il 23 gennaio 2020. Ha condotto il festival di Sanremo numero 60 e torna all'Ariston per il 70/o: Antonella Clerici si gode l'adrenalina tipica della vigilia e sulle polemiche che avvelenano queste giornate, in un'intervista all'ANSA, dice: "sono il sale del festival, fanno parte delle regole non scritte del gioco e ci sono sempre state. Sono inevitabili credo, poi però devono esaurirsi, specie se fondate sul nulla, c'è un limite a tutto. Per parole sbagliate, poi chiarite, si fanno discussioni infinite". La Clerici parte dalla sua esperienza: "nel mio Sanremo ci fu il caso Morgan ne vogliamo parlare?". La vicenda del 2010 fu clamorosa: annunciato tra i Big con il brano La sera Morgan fu eliminato 'a tavolino' dopo un'intervista nella quale parlava di uso di droga per fini terapeutici. Le polemiche, guidate dall'allora sottosegretario Carlo Giovanardi, furono infuocate, uno psicodramma nazionale (il caso vuole che Morgan torni in gara quest'anno con Bugo). Antonella Clerici, una delle numerose partner di Amadeus al festival, raggiunta nel backstage della sfilata di alta moda alla Parigi Fashion Week di Tony Ward, il couturier di origine libanese che la vestirà a Sanremo, si riferisce alla frase sessista del conduttore alla conferenza stampa del 14 gennaio che ha scatenato il dibattito (prima che si passasse ai testi del rapper Junior Cally). "Alla polemica in sé aggiungo il ruolo dei social che amplificano tutto sempre, figuriamoci un evento come il festival. Si facevano i gruppi d'ascolto discutendo di canzoni e look, ora il gruppo è trasferito online, ma bisogna dare il giusto peso alle cose e senza essere offensivi. Io stessa sono molto attiva ma guai a giudizi frettolosi, ad insulti, ad offese e se mi capita di ricevere critiche pesanti, come pure è accaduto, non le accetto e banno il profilo", aggiunge. Del prossimo festival dice: "Ama è un amico e io vivo questa cosa come un divertissement. Sarò nella serata del venerdì, quella abbinata ai giovani, e io la musica giovane l'ho sempre seguita da Ti lascio una canzone a Sanremo Young. L'idea insomma mi divertiva". Quindi un riavvicinamento in Rai dopo i problemi delle scorse stagioni ? "Non devo dimostrare niente e sarò all'Ariston senza obiettivi, ma per godermi l'esperienza. Sono in quella fase dell'età guidata dal 'Qui e Ora'". A Parigi per la sfilata di Tony Ward e per qualche ispirazione nel look sanremese? "Avrò abiti iper femminili, eleganti. Ho pensato subito a lui, mi conosce bene, apprezzo il suo lavoro di haute couture. La sfilata appena finita ne è una dimostrazione: ricami, tessuti opulenti, luccichii e finalmente tanto colore e poco nero".

"Ma quale sessismo... Ogni donna al Festival avrà un suo ruolo". La giornalista del Tg1 difende Amadeus: «Basta con il luogo comune belle e sceme». Laura Rio, Venerdì 24/01/2020, su Il Giornale. Anche con Laura Chimenti Amadeus è stato galante, nell'ormai famosa conferenza stampa di Sanremo. L'ha presentata come «uno dei volti storici più belli del Tg1», oltre ovviamente che come «giornalista stimata». E anche lei, anchorwoman dell'edizione delle 20, come le sue dieci (o forse meno, visto i forfait) colleghe prossime co-conduttrici del Festival, assicura di non esserci rimasta male, di non essersi sentita sminuita né tanto meno umiliata. Anzi, si dice sbalordita dal vortice di polemiche che si è scatenato attorno a Sanremo e che ha portato addirittura 29 parlamentari a firmare una lettera per invitare il conduttore a chiedere scusa pubblicamente durante la prima serata della kermesse canora.

Laura, secondo lei le polemiche di questi giorni sono esagerate?

«Sì, perché l'intento di Amadeus andava proprio in direzione opposta rispetto a ciò di cui lo si è accusato. Lui durante il Festival vorrebbe valorizzare l'aspetto intellettivo, interiore e culturale delle donne. Per questo ha pensato di convocarne dieci, per mettere in luce i diversi lati del mondo femminile, da quello della bellezza a quello della professione».

Però in conferenza stampa ha sottolineato soprattutto l'aspetto dell'avvenenza e ha usato quella frase infelice rivolta a Francesca Sofia Novello sulla sua «capacità di stare un passo indietro al suo uomo»...

«Ma è chiaro che è stato frainteso. Questo pensiero non rientra assolutamente nel modo di ragionare di Amadeus. Come ha spiegato, voleva dire che Francesca è una persona così specchiata da non voler approfittare del suo fidanzato famoso, Valentino Rossi. Lei fa la modella, ovviamente deve essere bella e poi è una persona così delicata... Può succedere che, per l'emozione, ci si esprima male. Ma non si può essere messi alla gogna per questo».

Se a lei dicono che è bella si offende?

«Assolutamente no. Lo ritengo un complimento. Se poi aggiungono che sono anche brava è ancora meglio. Però è ora di finirla di pensare che se una donna è brava è brutta e se è bella è scema».

In conferenza non le faceva impressione essere seduta al tavolo con cinque donne, tutte ai lati di un solo uomo?

«Ma perché? Quest'anno è stato scelto lui come direttore artistico e conduttore, per cui lui è al centro. Noi siamo la corolla. Ma non c'è nulla di male, perché ognuna rappresenta qualcosa di importante. In altre edizioni ci sono state presentatrici come Antonella Clerici o Michelle Hunziker».

Lei ed Emma D'Aquino, sua collega al Tg1, che cosa farete sul palco, come mostrerete la vostra «sfaccettatura» di giornaliste?

«Veramente non lo sappiamo ancora. Non ci è stato ancora detto. Mi spiace che nella nostra serata, quella del mercoledì, non sarà con noi Monica Bellucci, che ha scelto di non partecipare. Sarebbe stato un bell'incontro».

E dell'altra grande polemica di questi giorni sui testi misogini e violenti delle pregresse canzoni del rapper Cally cosa pensa?

«Il pericolo, secondo me, viene dall'amplificazione che i social possono dare ai messaggi dei cantanti. In certi casi è lecito avere una giusta preoccupazione nei confronti dei giovani che vedono nei rapper degli idoli da imitare. Detto questo bisogna valutare il testo della canzone presentata».

Avrete un compenso per la vostra partecipazione?

«Figuriamoci, noi siamo dipendenti Rai in trasferta».

Ma pensa che tutte queste polemiche scatenate attorno a una manifestazione così importante e popolare possano aiutare il dibattito sulla questione femminile?

«In Italia e nel mondo c'è ovviamente ancora molto da fare per raggiungere una maggiore parità di genere. Magari la nostra presenza potrà essere un esempio concreto di quanto una donna può valere da tutti i punti di vista».

Junior Cally è sessista? E allora censurate anche i Beatles…Daniele Zaccaria il 21 gennaio 2020 su Il Dubbio. Il festival di Sanremo e le (ipocrite) polemiche sul rapper romano. «Preferirei vederti morta piuttosto che con un altro uomo» cantava il diabolico John Lennon ( Run for your life) nel 1965. Non proprio un’ istigazione al femminicidio ma poco ci manca. Molto più risoluto Jimi Hendrix con il protagonista di Hey Joe ( 1967) che uccide la sua «vecchia signora» a colpi di revolver; un po’ come il Neil Young di Down by the river ( 1969) che fa fuori la fidanzata sul greto del fiume, a pistolettate. O il Johnny Cash di Cocaine Blues ( 1977) che spara alla moglie dopo essersi sparato una copiosa striscia di polvere bianca. Ancora più truculento lo scozzese Tom Jones: in Delilah ( 1967) l’arma del delitto è un gelido coltello che, quando affonda nelle carni, «la fa subito smettere di ridere». Non è necessario evocare l’omicidio per far sfoggio di sessismo si può ad esempio negare uno stupro come Bruce Springsteen in Fire ( 1987): « Mi avvicino a te tu dici di no, ma so che stai mentendo, quando ci baciamo tra noi è il fuoco ». Per non parlare di Frank Zappa, dei Black Sabbath, del machissimo metal, del violentissimo hip pop e via discorrendo. In tal senso il rapper romano Junior Cally, finito nel vortice delle polemiche perché i suoi testi inciterebbero alla violenza sulle donne, è un dilettante. La sua partecipazione alla settantesima edizione del Festival di Sanremo è però a rischio: il presidente della Rai Marcello Foa e un nugulo di parlamentari della repubblica chiedono che venga escluso dalla competizione per un testo – Strega- di tre anni fa che, ai loro occhi, sarebbe una compiaciuta apologia del femminicidio: l’io narrante racconta infatti di avere ucciso una tipa e poi di averle rubato la borsa. Cally non deve essere cacciato per la canzone che porta in concorso ( la solita innocua lagna “anti- sistema”), ma per un brano del 2017. Una censura retroattiva dunque. In fondo Sanremo è un “programma per famiglie”, dicono i censori, una zuppa nazional- popolare, uno show edificante dove trionfano i buoni sentimenti. E tutto deve essere costruito per far brillare la canzone italiana in tutto il suo splendore. Già, la canzone italiana. Chi ricorda per caso il testo di Via Broletto 34 ( 1962) in cui l’elegante Sergio Endrigo racconta come abbia mandato all’altro mondo la sua amata in un raptus di gelosia? « Potete anche gridare, fare quello che vi pare L’amore mio non si sveglierà Ora dorme e sul suo bel viso C’è l’ombra di un sorriso Ma proprio sotto il cuore C’è un forellino rosso Rosso come un fiore Sono stato io Mi perdoni Iddio». In Lella ( 1970), di Edoardo De Angelis il canovaccio è simile ma a fare una brutta fine è l’omonima amate del protagonista, nonché moglie di un noto usuraio romano. «Canzone pasoliniana» dissero i critici dell’epoca prima di spedirla trionfalmente al Cantagiro del 1971. Per venire a tempi più recenti si può citare il celebratissimo Vasco Rossi che In colpa d’Alfredo ( 1980) non uccide nessuna ragazza, ma non risparmia invettive alla sua lei, colpevole di averlo lasciato per un altro: « È andata a casa con il negro, la troia! ». Oltre le Alpi, tra gli chansonnier si può citare la Marinette (1958) di George Brassens (nume tutelare del nostro Fabrizio De André), una «piccola traditrice» che viene «uccisa da un raffreddore prima che io potessi farle saltare in aria le cervella». Oppure il meno conosciuto Michel Sardou che in Le ville de la grande solitude ( 1973) esclama senza vergogna: «Stasera ho voglia di violentare le donne, di forzarle ad ammirarmi e di bere tutte le loro lacrime». Ce n’è anche un mostro sacro del pop- rock come Johnny Halliday che in Requiem pour un fou  (1976) fa fuori la sua bella perché lui è semplicemnte un uomo «pazzo, pazzo d’amore». D’altra parte come diceva il belga Jacques Brel «gli uomini piangono, le donne piovono». In fondo quello della sottomissione femminile nella canzone popolare è un filone che viene da molto lontano, almeno dal 1787 quando il librettista Lorenzo Da Ponte termina la stesura del Don Giovanni di Mozart:

«Batti, batti o bel Masetto

la tua povera Zerlina.

Staro qui, agnellina

le tue botte ad aspettare ».

Ora, di fronte a questa galleria la bufera mediatica che si è abbattuta su Junior Cally sembra un venticello stantìo, ipocrita e stantìo, se non addirittura una polemica artificiosa. Creata ad arte per titillare il moralismo più o meno latente dell’opinione pubblica e per far cassa con i residui pavloviani del familismo italico. Con il solito vecchio schema: confondere il pensiero degli autori con le loro opere e assimilarli ai loro alter ego virtuali. Tenere ben distinte realtà e finzione è un esercizio salutare per la mente di ognuno di noi, a meno che non siamo convinti che Quentin Tarantino inciti davvero a bruciare vivi poliziotti legati a una sedia ( Le Iene), Stanley Kubrik a torturare i detenuti ( Arancia Meccanica). O che il Nabokov di Lolita sia veramente un predatore sessuale di ragazzine 13enni come il suo tormentato Humbert Humbert. Questa commistione di generi non è solo ipocrita ma del tutto fuorviante e schizoide. Per una crudele ironia della sorte l’unico femminicidio compiuto in tempi recenti da una rockstar è quello della povera Marie Trintignant, massacrata a suon di botte in una camera d’albergo lituana da Bernard Cantat, il frontman dei Noir Desir, uno dei gruppi europei più impegnati politicamente, schierato contro la guerra, contro lo sfruttamento capitalista, contro la violenza di genere.

Enzo Boldi per giornalettismo.com il 20 gennaio 2020. «Mi verrebbe di strapparti quei vestiti da puttana e tenerti a gambe aperte finché viene domattina». Non è uno dei testi del tanto criticato (anche giustamente) Junior Cally. L’autore di questo famosissimo verso è Marco Masini, anche lui prossimo cantante in gara a Sanremo 2020. Nel Festival delle polemiche, infatti, viene chiamato in causa anche il cantautore toscano che, nella sua nota ‘Bella stronza’, si è reso protagonista di questo passaggio controverso in cui si parla di una reazione istintiva che avrebbe voluto avere – nei confronti di una donna -, ma che non avrà. Come in ogni Sanremo che si rispetti, dunque, non possono mancare le polemiche. E il web ha sollevato la questione Marco Masini dopo aver scatenato – con tanto di richiesta di esclusione dal concorso – quelle che ora mettono a rischio la presenza del Junior Cally sul palco dell’Ariston. I due casi sono diversi: il rapper romano – come già accaduto in passato con Sfera Ebbasta, tra gli altri – ha scritto diverse strofe in cui la donna viene insultata e rappresentata come un oggetto sessuale.

Masini come Junior Cally? Però occorre sottolineare come anche Marco Masini, se si segue questa linea, non è esente da colpe. Il verso incriminato è l’ultimo prima del ritornello finale di Bella Stronza, famossissima canzone scritta con Giancarlo Bigazzi e pubblicata nel 1995. Anche in questo caso, seppur in modo diverso (e meno scanzonato), compare una citazione molto discutibile sulle reazioni di un uomo nei confronti di un rifiuto di una donna.

Il testo di Bella Stronza. «Mi verrebbe di strapparti quei vestiti da puttana e tenerti a gambe aperte finché viene domattina. Ma di questo nostro amore così tenero e pulito non mi resterebbe altro che un lunghissimo minuto di violenza e allora ti saluto… bella stronza». Un testo, quello di Masini, che indica un’intenzione stoppata solamente dalla voglia di non rovinare il ricordo di una storia finita male. Poche parole, a differenza delle numerose ‘dediche’ fatte da Junior Cally nei suoi testi, ma da sottolineare.

Testi controversi, non solo Junior Cally: 10 canzoni, da Sfera Ebbasta a Vasco Rossi. Pubblicato lunedì, 20 gennaio 2020 su Corriere.it da Arianna Ascione. Il caso del rapper, finito sotto accusa per alcuni brani considerati violenti e sessisti, è solo l'ultimo in ordine di tempo. «L'arte può avere un linguaggio esplicito e il rap, da sempre, fa grande uso di elementi narrativi di finzione e immaginazione che non rappresentano il pensiero dell'artista»: così si è difeso Junior Cally, al centro dell'ultima polemica pre-Sanremo 2020 a causa di vecchi testi considerati violenti e sessisti. Il rapper non è il solo nel panorama musicale italiano ad aver scritto in passato liriche controverse: Sfera Ebbasta ad esempio è stato ripetutamente accusato di misoginia (in «Hey tipa» ad esempio rappava «vogliono un cazzo che non ride, sono scorcia-troie, siete facili, vi finisco subito»).

Vasco Rossi - Colpa d'Alfredo. In «Colpa d'Alfredo» di Vasco Rossi, scritta nel 1980, compaiono diversi passaggi spinosi, da «È andata a casa con il negro la troia» a «io prima o poi lo uccido» (riferito al suddetto Alfredo). In «Ti taglio la gola» del 1985 invece il rocker di Zocca cantava «appena ti prendo da sola ti taglio la gola».

 Afterhours - Lasciami leccare l'adrenalina. «Lasciami leccare l'adrenalina», contenuta nell'album più famoso degli Afterhours di Manuel Agnelli («Hai paura del buio?» del 1997), contiene il verso «sei più bella vestita di lividi».

 Marco Masini - Bella stronza. Nella nota di Junior Cally inviata alla stampa per difendersi dalle accuse di violenza e sessismo il rapper ha citato un altro degli artisti in gara a Sanremo 2020, Marco Masini, che in un suo celebre brano del 1995 diceva: «Bella stronza, che hai chiamato la volante quella notte [...] Mi verrebbe di strapparti, quei vestiti da puttana e tenerti a gambe aperte, finché viene domattina».

 Achille Lauro - La bella e la bestia. Non è la prima volta che Achille Lauro finisce nel mirino: lo scorso anno (quando portò a Sanremo «Rolls Royce») fu accusato di aver inserito nel testo riferimenti all'uso di droga. Ora invece è tornato alla luce un passaggio de «La bella e la bestia» del 2015: «L'amore è un po' ossessione, un po' possesso, carichi la pistola e poi ti sparo in testa».

 Myss Keta - Milano sushi & coca. «Toccami la gamba, Passami la bamba, Kyto, Poporoya. Jo sono la tua troia, Milano, coca, sushi, moda»: è nota per essere molto esplicita nelle sue canzoni (come questa citata, «Milano sushi & coca») anche Myss Keta, nel cast de L'Altro Festival condotto da Nicola Savino.

 Fabri Fibra - Venerdì 17. Per colpa di «Venerdì 17», in cui descrive lo stupro e l'assassinio di una bambina, e di altri suoi testi considerati crudi e sessisti Fabri Fibra nel 2013 venne escluso dal cast del Concertone del Primo Maggio: «Il rapper non prende una posizione sulla canzone che scrive - aveva scritto in una lettera aperta pubblicata dall'Huffington Post - è l'ascoltatore che è costretto a riflettere e a prendere una posizione. Nel 2013 sono stanco di essere descritto ancora come il rapper violento: in passato mi accusavano di non rispettare le donne nelle rime, ma io scrivevo quello che vedevo non quello che pensavo».

Emis Killa - Tre messaggi in segreteria. «Preferisco vederti morta che con un altro»: in «Tre messaggi in segreteria» del 2016 Emis Killa ha provato a raccontare la storia di uno stalker ossessionato da una ragazza dal suo punto di vista, e proprio per questo è stato accusato di istigare al femminicidio. «Nelle canzoni racconto la realtà, che a volte è orribile, a volte è sbagliata, ma mai possiamo far finta che non esista. Ho corso di proposito il rischio di essere frainteso perché il mio richiamo alla riflessione e alla consapevolezza non passasse inosservato, e l'ho fatto coi modi e le parole che sono mie» spiegò in risposta alle critiche.

Modà - Meschina. «Devi dirmi scusami e feriscimi, e implorarmi di non ucciderti»: è un verso contenuto in «Meschina», canzone dell'album «Sala d'attesa» del 2008 che parla del tradimento di una donna. In «Vittima» invece Kekko Silvestre cantava «Godo nel vederti persa, vittima della mia rabbia».

Dark Polo Gang - DM. Anche la Dark Polo Gang è stata più volte accusata di sessismo (da «Metti un guinzaglio alla tua ragazza, ci vede e si comporta come una troia», frase inserita in «DM», a «Mi vede e dopo apre le gambe , la scopo e poi si mette a piangere», presente in «Magazine»).

Sanremo 2020, il no di Salmo: «Rinuncio al Festival, non me la sento». Pubblicato sabato, 18 gennaio 2020 su Corriere.it da Arianna Ascione. Il palco di Sanremo 2020 non fa proprio per lui, molto meglio SanSiro. Il rapper Salmo, invitato alla kermesse da Amadeus che lo avrebbe voluto tra gli ospiti della prima serata, a poco più di due settimane dall'inizio del Festival della Canzone Italiana ha deciso di declinare il prestigioso invito. La presenza dell'artista sardo, all'anagrafe Maurizio Pisciottu, era già stata messa in forse dal direttore artistico durante l'ascolto in anteprima delle canzoni in gara. La conferma della rinuncia è arrivata a distanza di qualche ora via Instagram. «Allora prima di farmi venire un aneurisma: io vorrei ringraziare di cuore Amadeus e tutto lo staff di Sanremo che mi aveva invitato come super ospite della prima serata del festival ma non sarò presente, non me la sento, mi sentirei a disagio. Vi ringrazio di cuore», ha spiegato il rapper in una Storia pubblicata sul suo profilo. Nessuna scelta politica dietro la decisione, soltanto una questione di coerenza: «Tra i due santi, Sanremo e San Siro scelgo San Siro. Quindi se volete venire a sentirmi nel posto giusto con la gente giusta venite a San Siro il 14 giugno».

Nanni Delbecchi per “il Fatto quotidiano” il 21 gennaio 2020. Un nuovo caso politico scuote la vera capitale d' Italia, Sanremo. Elisabetta Gregoraci ha lanciato il suo J' accuse su Instagram: "Sono stata estromessa dalla co-conduzione dell' Altro Festival da Nicola Savino per la presunta appartenenza alla destra del mio ex marito Flavio Briatore". Tanta roba, come si vede. Si paga caro il coraggio delle proprie idee: la Gregoraci come Rosa Luxemburg, Briatore come Karl Liebknecht, sia pure di segno capovolto. Ebbene: siamo in grado di ricostruire la riunione top secret che ha portato all' esclusione di Elisabetta Luxemburg. Amadeus: "Bella, è bella". Savino: "Sì, ma non possiamo continuare a ignorare la par condicio". "Ma come? Abbiamo più bionde che more". "Parlo della politica, Ama. In quota sovranista abbiamo già Rita Pavone". "Ah, ok. Però lei è diversa da Rita. Sta un passo indietro a Briatore". "Non indietro, Amadeus. Un passo alla destra. L' ha detto lei". "Ah, scusa. Non avevo capito". Fabrizio Salini: "E se la mettessimo in panchina all' Ariston? Metti che una delle dieci co-conduttrici dà forfait, come la Bellucci". Lucio Presta: "Ma no, non accetterebbe mai. Stiamo parlando della co-conduttrice di Celebrity Bisturi e di Made in Sud, della vincitrice di Baila!". "È vero, Lucio, come non detto. Ma ora quella chi la sente?". "Non preoccupatevi. La convinco a mettere una pietra sopra Sanremo e in cambio la porto alla prossima Leopolda insieme a Briatore". "Ottimo. Ma la prossima Leopolda non volevi farla a Sanremo?" "Appunto".

Elisabetta Gregoraci fuori da “L’altro Festival”: «Io esclusa da Nicola Savino con prepotenza». Pubblicato giovedì, 16 gennaio 2020 su Corriere.it da Federica Bandirali. Elisabetta Gregoraci esclusa dalla conduzione de «L'altro Festival», il programma che prenderà il posto del «Dopo Festival» nella 70 esima edizione della kermesse sanremese. La motivazione arriva in un lungo post su Instagram, pubblicato nel primo pomeriggio di giovedì 16 gennaio, in cui la showgirl e conduttrice fornisce la motivazione con alcuni retroscena. Il nome dell'ex moglie di Flavio Briatore, 39 anni, già alla conduzione di alcuni programmi sia sulla Rai sia su Mediaset, come conduttrice de «L'Altro Festival» accanto a Nicola Savino circolava da settimane e sembrava tutto fatto tanto che anche sui social fioccavano per lei congratulazioni e complimenti da parte di amici e follower. Poi la doccia fredda:«Non farò parte del cast de “L’Altro festival” così come annunciato dai media e come da accordo che mi aveva ufficializzato la Rai— scrive la Gregoraci a corredo di una foto di Nicola Savino — Il motivo? Ve lo spiego: il signor Nicola Savino, con cui avrei dovuto co-condurre il format, ha imposto la sua volontà ed ottenuto con forza e prepotenza, la mia esclusione. E nel farlo ha addotto motivi inesistenti, pretestuosi e strumentali, tra i quali (affermazione pronunciata nel corso di una nostra conversazione telefonica privata e che mi ha molto ferito) la presunta appartenenza politica alla Destra del mio ex marito, in quanto all'interno del format avrebbe già incluso comici sostenitori di Sinistra». Parole di rabbia, sconforto e delusione quelle della Gregoraci che lancia una chiara e diretta accusa al conduttore. Tanti i commenti di sostegno lasciati dai seguaci della Gregoraci e immediata è stata anche la risposta, sotto al post di Elisabetta, dell'ex marito Flavio Briatore che si schiera dalla parte della moglie, attaccando e insultando Nicola Savino. Intanto lei si sfoga in una intervista a Oggi: «Sono basita, sconcertata e amareggiata per quanto mi ha detto Nicola. Non mi aspettavo che un conduttore televisivo potesse parlarmi di politica. Ma così è andata. Se mi avesse detto che non mi voleva perché sono incapace di ballare e cantare, avrebbe fatto meno male». Secondo Gregoraci Savino avrebbe imposto l'out-out: «O me o lei» e spiega: «Lui mi ha chiamato ed è stato irremovibile nel giudicare le scelte politiche di Flavio: “Nel format abbiamo gente di sinistra, non c’è spazio per chi è di destra nel mio programma”». E alla domanda: «Ma lei è di destra?», Elisabetta ha affermato: «Io sono una professionista che si impegna per far bene il suo mestiere, non mi occupo di politica, tanto meno delle visioni politiche del mio ex marito».

Laura Rio per ''il Giornale'' il 17 gennaio 2020. Una donna, Elisabetta Gregoraci, non voluta in quanto «di destra». Una donna, Francesca Sofia Novello, voluta in quanto capace di stare «un passo indietro» rispetto al suo uomo. A Sanremo ogni anno scoppia un caso. Quest' anno le polemiche, infuocatissime, hanno tutte al centro il genere femminile. Dopo Rula Jebreal e Patty Pravo, ieri altre due donne hanno provocato un delirio social. A sentire le denunce, pare di essere tornati alla Rai degli anni '60. Partiamo dal caso Gregoraci. La soubrette ha pesantemente accusato Nicola Savino - che sarà il conduttore del dopo Festival (in onda su Raiplay) - di averla esclusa per il legame con l' ex Briatore: «Mi ha detto che non potevo esserci in quanto all' interno del format sarebbero intervenuti comici sostenitori di sinistra». È stata lei stessa a sollevare la querelle via Instagram: «A malincuore, vi informo che ho appena saputo a cose fatte che non farò parte del cast de L' Altro festival come da accordo che mi aveva ufficializzato la Rai». Il motivo? «Il signor Nicola Savino con cui avrei dovuto co-condurre il format, ha imposto la sua volontà ed ottenuto con forza e prepotenza, la mia esclusione, adducendo motivi inesistenti, pretestuosi e strumentali, tra i quali (affermazione pronunciata nel corso di una nostra conversazione telefonica privata e che mi ha molto ferito) la presunta appartenenza politica a destra del mio ex marito (Flavio Briatore, ndr), in quanto all' interno del format avrebbe già incluso comici sostenitori di sinistra». «Sono basita e profondamente scossa per quanto accaduto - sottolinea ancora - anche perché non ho avuto la possibilità di difendermi poiché è stato fatto tutto alla mie spalle e sono stata trattata come nessuno debba mai essere trattato, calpestando la mia dignità di donna e di professionista». Denuncia che ha fatto indignare molti esponenti della destra, da Giorgio Mulè che ha chiesto l' intervento dell' ad Salini a Daniela Santanché di Fratelli d' Italia che ha detto di voler sollevare la questione in Vigilanza. Alla Gregoraci ha risposto via agenzie il conduttore del Festival Amadeus: «Nicola ha piena autonomia nella scelta del cast dell' Altro Festival. Mi fido e so che farà un lavoro fatto bene. A tutti quelli che non ci saranno ricordo che la vita è fatta anche di no. E con tutto il rispetto per Elisabetta, il fatto che oggi si sia tutto urlato sui social non aiuta». Lo stesso Amadeus ha dovuto affrontare un fuoco di fila per la frase pronunciata martedì in conferenza stampa su Francesca Sofia Novello, la fidanzata di Valentino Rossi, una delle undici donne che lo affiancheranno sul palco. Presentandola ha detto di «averla scelta per la bellezza, ma anche per la capacità di stare accanto a un grande uomo, stando un passo indietro». Una frase certamente infelice che ha sottoposto il presentatore ad accuse di sessismo e superficialità. Tra i tanti che hanno stigmatizzato le sue parole la senatrice del Pd Monica Cirinnà e il ministro della Infrastrutture Paola De Micheli. Anche in questo caso, Amadeus ha cercato di calmare le acque. «Mi dispiace che sia stata interpretata malevolmente la mia frase, sono stato frainteso. Quel passo indietro si riferiva alla scelta di Francesca di stare fuori, di non approfittare dei riflettori che inevitabilmente sono puntati su un campione come Valentino». La modella, raggiunta dall' Ansa, lo difende: «Mi fa ridere tutto questo tam tam, però fa parte del gioco, il Sanremo che ha immaginato Amadeus è incentrato sulla valorizzazione delle donne in tutte le sue sfaccettature». Come ribadisce il direttore artistico, sottolineando che le 11 donne da lui scelte, da Diletta Leotta ad Antonella Clerici a Monica Bellucci, non avranno il ruolo di vallette. Peccato, però, che in conferenza stampa a Sanremo abbia messo molto più in luce la loro avvenenza, usando in continuazione aggettivi come «bella» e «sexy», rispetto alla loro professionalità. Di certo, Amadeus, deve imparare a pesare meglio le parole.

Sanremo, Nicola Savino si difende dalle accuse di Elisabetta Gregoraci: "Non discrimino tra destra e sinistra". Libero Quotidiano il 17 Gennaio 2020. Nicola Savino si difende dalle accuse di Elisabetta Gregoraci che in un post pubblicato sul suo profilo Instagram denunciava la sua esclusione da L'altro festival, il dopofestival di Sanremo, per "volontà di Savino", appunto. "Non ho mai parlato di destra e sinistra perché io non discrimino" ha detto il conduttore a Deejay Chiama Italia, la trasmissione che lo vede protagonista con Linus su Radio Deejay. "Apro e chiudo parentesi - dice Savino - : ho parlato al telefono con Elisabetta per rincuorarla di un malinteso che mi riguarda, ma non ho mai parlato di destra e sinistra perché io non discrimino. Prima di tutto io non associo Flavio Briatore alla destra. Anzi...: è amico di Matteo Renzi. Però questa cosa di destra e sinistra mi ha proprio avvilito". La showgirl aveva dichiarato che questo fosse il "motivo" della sua esclusione: "Il signor Nicola Savino con cui avrei dovuto co-condurre il format, ha imposto la sua volontà e ottenuto con forza e prepotenza, la mia esclusione, adducendo motivi inesistenti, pretestuosi e strumentali, tra i quali (affermazione pronunciata nel corso di una nostra conversazione telefonica privata e che mi ha molto ferito) la presunta appartenenza politica alla destra del mio ex marito, in quanto all'interno del format avrebbe già incluso comici sostenitori di sinistra".

Sanremo 2020, Amadeus su Elisabetta Gregoraci: “Deve rispettare i no”. Linda il 17/01/2020 su Notizie.it. Dopo le accuse di Elisabetta Gregoraci su Nicola Savino, Amadeus ha deciso di dire la sua: "Voglio ricordare che la vita è fatta anche di no”. Le roventi polemiche sul Festival di Sanremo 2020 sembrano farsi sempre più focose di ora in ora. Dopo la bufera scatenatasi in seguito alle dichiarazioni di Amadeus su Francesca Sofia Novello, ecco che ora è giunto anche il pesante attacco da parte di Elisabetta Gregoraci. La nota conduttrice calabrese, nonché ex moglie di Flavio Briatore, ha di fatto sostenuto di essere stata esclusa dall’Altro Festival per decisione di Nicola Savino. Quest’ultimo avrebbe mostrato poco gradimento verso la sua presenza per questioni politiche, riconducibili a quanto pare alle simpatie di destra dell’ex merito della donna. Se Savino non ha per ora replicato a tali accuse, a commentare la faccenda è invece intervenuto lo stesso padrone di casa della kermesse canora.

Sanremo 2020: Amadeus risponde. “Non ho mai sentito in questi mesi Elisabetta Gregoraci“, ha dunque iniziato il direttore artistico di Sanremo 2020, smentendo di fatto anche una possibile presenza di trattative con la showgirl. “Nicola Savino ha piena autonomia sulla scelta del cast all’interno dell’Altro Festival“, ha quindi proseguito il presentatore di Casa Rai. Il programma in questione andrà in onda dopo la kermesse su Raiplay, in sostituzione di quello che per anni era noto come il dopofestival. Amadeus ha dunque liquidato la bagarre senza entrare nel merito della questione politica. Inoltre il riminese ha invitato Elisabetta Gregoraci ad accettare i rifiuti. “Voglio ricordare che la vita è fatta anche di no. Con tutto il rispetto per Elisabetta, il fatto che oggi sia tutto urlato sui social non aiuta”. Così si è dunque espresso il popolare showman ed ex Dj, a sua volta non scevro da polemiche per via delle sue affermazioni sulla fidanzata di Valentino Rossi, giudicate sessiste da molti.

Da La presse il 17 gennaio 2020. "Avvilito? Savino? No guardi, avvilita sono io per quanto è successo!!!". Elisabetta Gregoraci, 'evaporata' all'improvviso da “Altro Festival”, ribadisce parlando a LaPresse, la circostanza della sua esclusione, proprio quando aveva ricevuto l'ok per un affiancamento nella conduzione. In una giornata convulsa, di smentite da parte di Savino e di mezze risposte incomplete, a mezzo stampa da parte di Amadeus, la Gregoraci vuole fare chiarezza. A cominciare proprio dal conduttore: "Mi lascia basita il fatto che Amadeus, direttore artistico del festival di Sanremo, fosse totalmente all’oscuro della mia trattativa con la Rai quale co-conduttrice dell’altro festival, notizia che peraltro circolava anche sui media da diversi giorni....inoltre, vorrei far presente allo stesso, che i no vanno accettati, ci mancherebbe, ma solo qualora adeguatamente motivati e supportati da valide argomentazioni. Un punto è certo e cioè che Il mio manager, Durante, aveva ricevuto dai vertici Rai la conferma della mia partecipazione al Festival e che l’ultimo giorno sono stata liquidata, senza un se e senza un ma.” Questo, l'incipit piuttosto duro della show girl. Il vero nodo dunque è stata la questione politica, l'essere di destra in un programma di sinistra. Una versione che Savino ha smentito ma che la Gregoraci ribadisce con insistenza: "Il no di Savino è incommentabile. Sono stata esclusa per motivi che esulano da me e dalla mia professionalità” e continua “Lo ripeto, se lui si sente avvilito per cosa ha dovuto leggere, figuratevi come mi sia sentita io ad apprendere via cavo, certe illazioni. Io, ribadisco, ho sempre fatto il mio lavoro e la politica non mi interessa".

Sanremo, Savino prima discrimina poi piange: ​"Non parlo di destra e sinistra". Il conduttore replica alla showgirl, che lo ha accusato di averla esclusa da L'Altro Festival per le idee politiche del suo ex marito. Pina Francone, Venerdì 17/01/2020, su Il Giornale. Dopo le pesanti accuse mosse da Elisabetta Gregoraci a Nicola Savino, "reo" di averla esclusa dalla co-conduzione de L'Altro Festival per le idee politiche (di destra) del suo ex marito Flavio Briatore, è arrivata la puntualizzazione del diretto interessato. Durante la messa in onda in diretta di Deejay Chiama Italia, su Radio Deejay, parlando del caso di Sanremo con Linus, il conduttore ha precisato: "Apro e chiudo parentesi.

L'accusa della showgirl. Ho parlato al telefono con Elisabetta Gregoraci per rincuorarla di un malinteso che mi riguarda, ma non ho mai parlato di destra e sinistra perché io non discrimino". Dunque, l’artista 52enne ha aggiunto: "Prima di tutto io non associo Flavio Briatore alla destra, anzi è amico di Renzi. Però questa cosa di destra e sinistra mi ha proprio avvilito…". Nella giornata di ieri, via social, era arrivato l'amaro e frontale attacco della showgirl: "Cari amici e care amiche, a malincuore, vi informo che ho appena saputo 'a cose fatte', che non farò parte del cast de 'L'Altro festival' così come annunciato dai media e come da accordo che mi aveva ufficializzato la Rai". Ed ecco spiegato il motivo: "Il signor Nicola Savino con cui avrei dovuto co-condurre il format, ha imposto la sua volontà ed ottenuto con forza e prepotenza, la mia esclusione, adducendo motivi inesistenti, pretestuosi e strumentali, tra i quali (affermazione pronunciata nel corso di una nostra conversazione telefonica privata e che mi ha molto ferito) la presunta appartenenza politica alla destra del mio ex marito, in quanto all’interno del format avrebbe già incluso comici sostenitori di snistra". Ora Savino smentisce tutto, ma la verità – a prescindere dalla versione delle due parti in causa – non è ancora venuta fuori definitivamente. Peraltro, sempre ieri, le forti dichiarazioni dell’ex compagnia del manager di Formula Uno erano state commentate da Amadeus, che di questo Festival è conduttore e direttore artistico. Queste le sue parole riportate dall'Adnkronos: "Io non ho mai sentito in questi mesi Elisabetta Gregoraci. E Nicola Savino ha piena autonomia sulla scelta del cast all’interno dell’Altro Festival. Io ho scelto lui e gli ho consegnato in qualche modo le chiavi di casa. Mi fido e so che farà un lavoro fatto bene. A tutti quelli che non ci saranno, voglio ricordare che la vita è fatta anche di no. E con tutto il rispetto per Elisabetta, il fatto che oggi sia tutto urlato sui social non aiuta. Andrebbero rispettati i no come i sì…".

Sanremo, Elisabetta Gregoraci non ci sta: "Savino avvilito? Io liquidata, senza un se e senza un ma". Nuovo capitolo nello scontro tra Elisabetta Gregoraci e Nicola Savino per la conduzione de L'altro festival: la showgirl ha ribattuto con forza alle parole di Nicola Savino e Amadeus. Francesca Galici, venerdì 17/01/2020, su Il Giornale. Non si placa la polemica sul festival di Sanremo, che a meno di 20 giorni dall'inizio sta già movimentando l'opinione pubblica. Dopo la bufera mediatica che si è generata per le parole di Amadeus su Francesca Sofia Novello, a tenere banco è la querelle tra Nicola Savino ed Elisabetta Gregoraci. Dopo le accuse della showgirl, che ha pubblicamente dichiarato di essere stata esclusa dalla conduzione de L'altro festival, Nicola Savino ha replicato negando qualsiasi motivazione politica dietro il no a Elisabetta Gregoraci. Anche Amadeus, in qualità di direttore artistico del Festival, si è espresso sulla questione dichiarando di non essere a conoscenza delle manovre dietro L'altro festival. Dopo aver consegnato "le chiavi di casa" a Nicola Savino, Amadeus ha deciso di lasciare carta bianca al conduttore. Una giornata di polemiche, quindi, che si è conclusa con un'altra dichiarazione di Elisabetta Gregoraci. "Mi lascia basita il fatto che Amadeus, direttore artistico del festival di Sanremo, fosse totalmente all’oscuro della mia trattativa con la Rai quale co-conduttrice", ha dichiarato l'ex moglie di Flavio Briatore all'agenzia LaPresse, sottolineando che i media parlavano della sua partecipazione già da alcuni giorni. La showgirl è stata raggiunta per un commento finale in merito alle parole dei due conduttori. Elisabetta Gregoraci non ha digerito la risposta data da Amaedus, secondo il quale "i no vanno accettati" e ha ribattuto con forza a queste parole: "Vorrei far presente allo stesso, che i no vanno accettati, ci mancherebbe, ma solo qualora adeguatamente motivati e supportati da valide argomentazioni. Il mio manager, Durante, aveva ricevuto dai vertici Rai la conferma della mia partecipazione al Festival e l’ultimo giorno sono stata liquidata, senza un se e senza un ma." Stando alle parole di Elisabetta Gregoraci non ci sarebbero motivi concreti dietro alla mancata fumata bianca sul suo contratto per Sanremo. Resterebbe solo la motivazione politica, che è stata però fortemente respinta da Nicola Savino. Per Elisabetta Gregoraci il rifiuto alla sua presenza da parte di Nicola Savino è incommentabile e sul presunto avvilimento per la polemica innescata dalle sue parole, la showgirl ha le idee molto chiare: "Se lui si sente avvilito per cosa ha dovuto leggere, figuratevi come mi sia sentita io ad apprendere via cavo, certe illazioni. Io, ribadisco, ho sempre fatto il mio lavoro e la politica non mi interessa." Elisabetta Gregoraci non le manda certo a dire e non si sottrae al confronto con Savino e Amadeus, in attesa di altre (eventuali) dichiarazioni.

Elisabetta Gregoraci: «Una scelta politica escludermi da Sanremo». Pubblicato sabato, 18 gennaio 2020 su Corriere.it da Giovanna Cavalli. Lui sperava di essersela cavata così: «Ho parlato al telefono con Elisabetta per rincuorarla, è stato un malinteso, non ho mai parlato di destra e sinistra perché non discrimino mai nessuno e questa discussione mi ha avvilito profondamente, oltretutto non associo Flavio Briatore alla destra, anzi, è amico di Renzi», ragionava in diretta da Radio Deejay Nicola Savino, conduttore designato de «L’Altro Festival», ovvero il dopo Sanremo. Contando di placare l’ira funesta della Gregoraci che, con un post su Instagram, l’aveva accusato di averla estromessa per motivi pretestuosi «tra cui la presunta appartenenza alla destra del mio ex marito», a cui Briatore di corredo aveva aggiunto un’insolenza contro Savino. La linea telefonica sarà stata disturbata, perché Gregoraci è più furiosa di prima: «Avvilito Savino? No, avvilita sono io per quanto è successo», si indigna la showgirl, che già si vedeva co-conduttrice, benché nemmeno Amadeus, il presentatore della kermesse canora, ne sapesse nulla, o almeno così ha spiegato. Ce n’è pure per lui: «Mi lascia basita il fatto che fosse all’oscuro della mia trattativa con la Rai, notizia che circolava da giorni. I no vanno accettati, ci mancherebbe, ma solo qualora adeguatamente motivati. Invece io sono stata liquidata senza un se e un ma, per motivi che esulano da me e dalla mia professionalità, ho sempre fatto il mio lavoro e la politica non mi interessa».

Giuseppe Candela per ilfattoquotidiano.it il 17 gennaio 2020. Apro e chiudo parentesi. Ho parlato al telefono con Elisabetta Gregoraci per rincuorarla di un malinteso che mi riguarda, ma non ho mai parlato di destra e sinistra perché io non discrimino. Prima di tutto io non associo Flavio Briatore alla destra, anzi è amico di Renzi. Però questa cosa di destra e sinistra mi ha proprio avvilito”, a Deejay Chiama Italia arriva la replica di Nicola Savino. La polemica l’aveva scatenata con un post su Instagram la conduttrice calabrese che aveva accusato Savino di averla esclusa per motivi politici dall’AltroFestival, il nuovo DopoFestival che quest’anno andrà in onda su RaiPlay. Queste le sue parole: “Cari amici e care amiche di Instagram, a malincuore, vi informo che ho appena saputo ‘a cose fatte’, che non farò parte del cast de ‘L’Altro festival’ così come annunciato dai media e come da accordo che mi aveva ufficializzato la Rai. Il motivo? Ve lo spiego: il signor Nicola Savino con cui avrei dovuto co-condurre il format, ha imposto la sua volontà ed ottenuto con forza e prepotenza, la mia esclusione, adducendo motivi inesistenti, pretestuosi e strumentali, tra i quali (affermazione pronunciata nel corso di una nostra conversazione telefonica privata e che mi ha molto ferito) la presunta appartenenza politica alla Destra del mio ex marito, in quanto all’interno del format avrebbe già incluso comici sostenitori di Sinistra. Sono basita e profondamente scossa per quanto accaduto anche perché non ho avuto la possibilità di difendermi poiché è stato fatto tutto alla mie spalle e sono stata trattata come nessuno debba mai essere trattato, calpestando la mia dignità di donna e di professionista. Ho riflettuto bene se fosse il caso o meno di rendere pubblica questa vicenda; ma alla fine ha prevalso il desiderio di verità perché è giusto che il pubblico che mi segue da anni sappia tutto e, soprattutto, perché in questo momento più che mai ho bisogno del vostro sostegno… la vostra Eli”. A peggiorare il clima il commento al vetriolo dell’ex marito Flavio Briatore: “Cogline arrogante brava”. Poche ore dopo era arrivato anche il commento del direttore artistico Amadeus: “Io non ho mai sentito in questi mesi Elisabetta Gregoraci. E Nicola Savino ha piena autonomia sulla scelta del cast all’interno dell’Altro Festival. Io ho scelto lui e gli ho consegnato in qualche modo le chiavi di casa. Mi fido e so che farà un lavoro fatto bene. A tutti quelli che non ci saranno, voglio ricordare che la vita è fatta anche di no. E con tutto il rispetto per Elisabetta, il fatto che oggi sia tutto urlato sui social non aiuta. Andrebbero rispettati i no come i sì”, ha dichiarato all’Adnkronos. Il padrone di casa ha poi continuato il suo intervento: “Io de L’Altro Festival non mi occupo direttamente. Ho chiesto a Nicola Savino che fosse un luogo dedicato al racconto del festival fatto sul web, sui social, con un linguaggio nuovo. Credo abbia scelto un cast funzionale a questo tipo di racconto. Nicola sta facendo il suo programma e ha il diritto di scegliere chi vuole. Gli ho consegnato le chiavi e so che ne farà buon uso.” Fiorello, amico storico di Savino, punta tutto sull’ironia rilanciando un refuso presente nel titolo di un quotidiano dove il conduttore viene scambiato per l’attore Favino: “Favino su queste cose non transige e silura! Se hai un ex marito di destra e non vai a vedere Hammamet sei fuori!“.

Sanremo 2020: da Amadeus alla Gregoraci, il punto sulle polemiche. Il conduttore, accusato di sessismo, replica: "Sono stato frainteso". La showgirl invece attacca Savino: "Ha ottenuto la mia esclusione da L'Altro Festival". Panorama il 17 gennaio 2020. Se c'è un grande classico che scandisce la vigilia del Festival di Sanremo, sono le polemiche, diventate ormai sono un format nel format: passano gli anni, cadono i governi, ma lo scivolone è sempre in agguato. L'anno scorso toccò a Claudio Baglioni, con la questione migranti, quest'anno invece ad Amadeus, accusato di sessismo per le parole con cui alla conferenza stampa di presentazione del Festival, in onda del 4 all'8 febbraio prossimo, ha presentato una delle dieci co-conduttrici, Francesca Sofia Novello, la modella fidanzata con Valentino Rossi. E come se non bastasse, al calderone sanremese si sono aggiunte le stoccate di Elisabetta Gregoraci contro Nicola Savino per l'esclusione da L'Altro Festival.

Sanremo 2020, le polemiche contro Amadeus. Partiamo dalla frase incriminata. "Questa ragazza molto bella, che ovviamente sapevamo essere la fidanzata di un grande Valentino Rossi, è stata scelta da me perché vedevo, intanto la bellezza, ma la capacità di stare vicino a un grande uomo stando un passo indietro malgrado la sua giovane età". Amadeus lo ha detto durante la conferenza stampa di presentazione di Sanremo 2020, martedì 15 gennaio, ma le polemiche sono scoppiate con 72 ore di ritardo (e il perché del timing resta un mistero), con un effetto valanga divampato sui social dove il conduttore è stato bollato hic et nunc come sessista. Sul fuoco della polemica hanno soffiato un po' tutti, dalle femministe arriabbiate alle truppe anti-Amadeus, da Michela Murgia (che in radio ha tuonato contro il conduttore: "Dici stronzate") all'economista Imen Boulahrajane, passando per Claudia Gerini (con un post su Instagram poi misteriosamente cancellato) e pure la ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli. Insomma, una polemica trasversale che ha coinvolto un po' tutti, persino quelli e quelle che fino al giorno prima insultavano Ruja Jebreal ("restituisci il cachet!") e Rita Pavone (in quando sovranista ma soprattutto in quanto rifatta, come hanno scritto senza lesinare gli improperi). Tutto bello, tutte opinioni legittime, per carità, ma davanti all'hashtag #boycottSanremo tocca alzare le mani e arrendersi all'evidenza: come sempre quando Sanremo incrocia argomenti seri e complessi - quello della parità di genere, anche in tv, lo è - è un attimo scivolare nella farsa surreale. 

La replica di Amadeus e della Novello. Non andavano bene le vallette mute, non andavano bene la bionda e la mora di baudiana memoria e adesso non vanno bene nemmeno dieci co-conduttrici belle e pensanti. Amadeus scivola su una frase infelice ma trasformarlo nell'orco sessista è davvero un'esagerazione clamorosa, soprattutto se si guarda all'operazione complessiva che il direttore artistico ha in mente per il Festival numero 70, ovvero quella di portare sul palco dell'Ariston tante donne diverse, con storie, ruoli, mestieri, esperienze diversi. Quanto alle parole su Francesca Sofia Novello, la fidanzata di Valentino Rossi, Amadeus precisa di essere stato frainteso: "Quel 'passo indietro' - si riferiva alla scelta di Francesca di stare fuori da riflettori che inevitabilmente sono puntati su un campione come Valentino. Un'altra ragazza avrebbe forse potuto 'cavalcare' tanta popolarità e invece Francesca ha scelto di essere più discreta, di rimanere più defilata", spiega respingendo le accuse di sessismo. E la diretta interessa? Si schiera al suo fianco: "Purtroppo non credo che sia il passo avanti o indietro ad assicurare e a garantire il ruolo della donna. Mi fa ridere tutto questo tam tam, però fa parte del gioco. Il Sanremo che ha immaginato Amadeus è incentrato sulla valorizzazione delle donne in tutte le diverse sfumature e sfaccettature". 

Elisabetta Gregoraci contro Nicola Savino. Ma per la Rai sono ore intense sul fronte Sanremo. A gettare altra benzina sul fuoco ci ha pensato Elisabetta Gregoraci, che via Instagram se l'è presa con Nicola Savino, il conduttore de L'Altro Festival (ovvero la nuova versione del Dopo Festival, che andrà in onda solo su Rai Play). "Il signor Savino con cui avrei dovuto co-condurre il format, ha imposto la sua volontà e ottenuto con forza e prepotenza, la mia esclusione, adducendo motivi inesistenti, pretestuosi e strumentali", ha scritto la showgirl calabrese. "Tra i quali (affermazione pronunciata nel corso di una nostra conversazione telefonica privata e che mi ha molto ferito) la presunta appartenenza politica alla destra del mio ex marito, in quanto all'interno del format avrebbe già incluso comici sostenitori di sinistra", ha aggiunto l'ex moglie di Flavio Briatore. La replica di Savino è arrivata poche ore dopo, durante la diretta di Deejay Chiama Italia, che conduce in coppia con Linus su Radio Deejay: "Ho parlato al telefono con Elisabetta per rincuorarla di un malinteso che mi riguarda, ma non ho mai parlato di destra e sinistra perché io non discrimino. Prima di tutto io non associo Flavio Briatore alla destra. Anzi, è amico di Matteo Renzi. Però questa cosa di destra e sinistra mi ha proprio avvilito", ha chiosato Savino. Polemica chiusa? Vedremo quale sarà il prossimo terreno di scontro. 

Da liberoquotidiano.it il 17 gennaio 2020. Heather Parisi, con un post pubblicato sul suo profilo Twitter, attacca Amadeus dopo le frasi che ha pronunciato in conferenza stampa su Francesca Sofia Novello, fidanzata di Valentino Rossi. Il conduttore del Festival di Sanremo, presentandola come una delle donne che lo accompagneranno sul palco dell'Ariston aveva detto di "averla scelta per la bellezza, ma anche per la capacità di stare accanto a un grande uomo, stando un passo indietro". Frasi che avevano scatenato i social e pure la Parisi che ha pubblicato un video di Freeda in cui ad Amadeus si rivolge la seguente frase: "razza di idiota, siamo nel 2020. Basta parlare delle donne in questo modo".

Sanremo 2020, Amadeus e il polverone sul «passo indietro»: attacchi anche da Heather Parisi e Claudia Gerini. Pubblicato sabato, 18 gennaio 2020 su Corriere.it da Arianna Ascione. Ha spiegato di essere stato frainteso in merito allo stare «un passo indietro» ed è anche scomparsa dal profilo Instagram condiviso con la moglie Giovanna Civitillo la citazione attribuita a Massimo Troisi «Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci» pubblicata ieri nel bel mezzo delle polemiche. Ma il polverone sollevato dalla frase di Amadeus pronunciata in riferimento alla compagna di Valentino Rossi, Francesca Sofia Novello, non si è ancora placato. Al coro di critiche social si è aggiunta la showgirl Heather Parisi, sempre molto attiva su Twitter, che ha condiviso un video-commento ironico realizzato dal portale Freeda. L'attrice Claudia Gerini invece in un post su Instagram - poi rimosso - ha segnalato come le donne ancora oggi vengano ancora utilizzate come «belle statuine, degne di stare lì sedute perché bellissime»: «Come si fa nel 2020 a dire in una conferenza stampa di un evento così popolare e seguito - mainstream - una frase cosi sessista, così retrograda, così sbagliata? Ancora stiamo così?». E ancora, aggiungendo l'hashtag #boycottsanremo: «Tutto ciò è inaccettabile. Ancora le donne che fanno paura ed è meglio che stiano un passo indietro! Spero che seguiranno delle sentite scuse e rettifiche. Ma poi perché 10? Vogliamo 10 conduttori. Due ogni sera. Non ci importa che siano belli. Dateceli dotati di intelligenza e sensibilità. Sicuramente Amadeus non voleva essere offensivo, ma lo è sembrato. Sotto gli occhi di tutti forse avrebbe dovuto pesare di più i concetti e le parole». E ancora, aggiungendo l'hashtag #boycottsanremo: «Tutto ciò è inaccettabile. Ancora le donne che fanno paura ed è meglio che stiano un passo indietro! Spero che seguiranno delle sentite scuse e rettifiche. Ma poi perché 10? Vogliamo 10 conduttori. Due ogni sera. Non ci importa che siano belli. Dateceli dotati di intelligenza e sensibilità. Sicuramente Amadeus non voleva essere offensivo, ma lo è sembrato. Sotto gli occhi di tutti forse avrebbe dovuto pesare di più i concetti e le parole».

A darle manforte è arrivata Ambra Angiolini, che ha commentato: «Ma sono proprio d'accordo! Sono indiscutibilmente brutti quasi tutti e noi sempre giudicate se invecchiamo, se ingrassiamo, se cellulitichiamo...ma basta! E per notare tutto questo mi sono dovuta girare perché davanti a me di questi uomini non ho visto nessuno». In difesa di Amadeus invece, sempre su Instagram, si è schierata ancora una volta la moglie, reclutata come inviata speciale de «La Vita In Diretta»: «Io, a volte "un passo avanti", a volte "un passo indietro", spesso accanto, ma soprattutto la cosa più importante sempre felice».

Da liberoquotidiano.it il 17 gennaio 2020. "Boicottiamo Sanremo". Al Festival la situazione precipita: è l'attrice romana Claudia Gerini a lanciare la campagna mediatica contro Amadeus dopo le (presunte) dichiarazioni "sessiste" pronunciate dal conduttore Rai riguardo alle 10 figure femminili che lo affiancheranno sul palco dell'Ariston. Amadeus si è già difeso, sostenendo di essere stato frainteso, ma alle femministe vip non basta. "Come si fa nel 2020 ... a dire in una conferenza stampa di un evento così popolare e seguito - mainstream - una frase cosi sessista, così retrograda, così sbagliata? Ancora stiamo così....?", si chiede la Gerini. Al centro delle critiche la presentazione di Amadeus relativa a Francesca Sofia Novello, fidanzata di Valentino Rossi, giudicata "bellissima" e brava perché rimasta "un passo indietro" rispetto al più famoso partner. Amadeus si riferiva alla volontà di "restare fuori dai riflettori" e non sfruttare la fama riflessa del più famoso motociclista italiano: parole cadute nel vuoto. "Un uomo al centro, che parla, e ha diritto di parola..... le donne come contorno di belle statuine.... degne di stare lì sedute perché bellissime (all'uomo non è richiesta la bellezza incredibile.... nonostante i 50 anni", prosegue la Gerini sui social. "Tutto ciò è inaccettabile. Ancora le donne che fanno paura ed è meglio che stiano un passo indietro! Spero che seguiranno delle sentite scuse e rettifiche. Ma poi perché 10? Vogliamo 10 conduttori. Due ogni sera. Non ci importa che siano belli. Dateceli dotati di intelligenza e sensibilità", con hashtag bellicoso #boycottsanremo. Ironia della sorte, la Gerini era stata ospite di Amadeus lo scorso 6 gennaio alla puntata speciale dei Soliti Ignoti, su Raiuno, in cui furono presentate le ultime due concorrenti del Festival, Tosca e Rita Pavone. Alla Gerini, ricorda TvBlog, si è accodata Ambra Angiolini: "Ma sono proprio d’accordo!!! Sono indiscutibilmente brutti quasi tutti e noi sempre giudicate se invecchiamo, se ingrassiamo, se cellulitichiamo..... ma basta!!!! E per notare tutto questo mi sono dovuta girare perché davanti a me di questi uomini non ho visto nessuno".

Delirio "sessismo", ora cantano tutti. Gerini chiede addirittura il boicottaggio, Gregoraci spiega l'esclusione. Laura Rio, Sabato 18/01/2020, su Il Giornale. Siamo ai limiti del delirio. Forse neppure l'anno scorso le dichiarazioni di Baglioni sui migranti avevano scatenato così tanto la reazione del popolo dei social come sta avvenendo sui due casi sanremesi con al centro le donne. Addirittura attrici famose come Claudia Gerini inneggiano al boicottaggio del Festival e sulla piattaforma change.org è stata lanciata una petizione per cambiare il conduttore. Partiamo dal caso Gregoraci, la soubrette che ha accusato Nicola Savino di averla esclusa dall'«Altro Festival» in quanto di destra e aver preferito comici di sinistra. Ieri il presentatore ha replicato durante «Deejay Chiama Italia», su Radio Deejay: « Ho parlato al telefono con Elisabetta Gregoraci per rincuorarla di un malinteso che mi riguarda, ma non ho mai parlato di destra e sinistra perché io non discrimino. Prima di tutto io non associo Flavio Briatore alla destra, anzi è amico di Renzi. Però questa cosa di destra e sinistra mi ha proprio avvilito». La Gregoraci ribatte tramite LaPresse: «Avvilito? Savino? No guardi, avvilita sono io per quanto è successo!!! Mi lascia basita il fatto che Amadeus (che aveva difeso Savino) fosse totalmente all'oscuro della mia trattativa con la Rai. Un punto è certo: e cioè che il mio manager, Durante, aveva ricevuto dai vertici Rai la conferma della mia partecipazione al Festival e che l'ultimo giorno sono stata liquidata». L'altro caso che tiene banco riguarda le frasi «sessiste» pronunciate da Amadeus durante la conferenza stampa di martedì su Francesca Sofia Novello, la fidanzata di Valentino Rossi: «L'ho scelta per la sua capacità di stare un passo indietro al suo uomo». Già l'altro ieri il conduttore aveva spiegato di essere stato frainteso, che si riferiva alla volontà della modella di non sfruttare la fama riflessa del più famoso motociclista italiano. Ma non è bastato. Ieri è scesa in campo l'attrice Claudia Gerini addirittura lanciando l'hashtag «Boicottiamo Sanremo». Anche se poi deve aver cambiato idea e cancellato il post su Instagram. «Come si fa nel 2020 - aveva scritto - a dire in una conferenza stampa di un evento così popolare una frase cosi sessista, così retrograda, così sbagliata? Un uomo al centro, che parla..... le donne come contorno di belle statuine.... degne di stare lì sedute perché bellissime (all'uomo non è richiesta la bellezza incredibile)». Alla Gerini si è accodata, tra le tante, Ambra Angiolini: «Ma sono proprio d'accordo!!! Sono indiscutibilmente brutti quasi tutti e noi sempre giudicate se invecchiamo, se ingrassiamo, se cellulitichiamo..... ma basta!!». Ieri Amadeus è stato difeso dal neo direttore di Raiuno Stefano Coletta («È chiaro che non aveva intenzione di offendere nessuno») e ha ribadito di «essere la persona meno sessista della terra». Ma certo non finisce qui.

Amadeus, tempesta a Sanremo. Rivolta per il "sessismo", Claudia Gerini lancia il boicottaggio del Festival. Libero Quotidiano il 17 Gennaio 2020. "Boicottiamo Sanremo". Al Festival la situazione precipita: è l'attrice romana Claudia Gerini a lanciare la campagna mediatica contro Amadeus dopo le (presunte) dichiarazioni "sessiste" pronunciate dal conduttore Rai riguardo alle 10 figure femminili che lo affiancheranno sul palco dell'Ariston. Amadeus si è già difeso, sostenendo di essere stato frainteso, ma alle femministe vip non basta. "Come si fa nel 2020 ... a dire in una conferenza stampa di un evento così popolare e seguito - mainstream - una frase cosi sessista, così retrograda, così sbagliata? Ancora stiamo così....?", si chiede la Gerini. Al centro delle critiche la presentazione di Amadeus relativa a Francesca Sofia Novello, fidanzata di Valentino Rossi, giudicata "bellissima" e brava perché rimasta "un passo indietro" rispetto al più famoso partner. Amadeus si riferiva alla volontà di "restare fuori dai riflettori" e non sfruttare la fama riflessa del più famoso motociclista italiano: parole cadute nel vuoto. "Un uomo al centro, che parla, e ha diritto di parola..... le donne come contorno di belle statuine.... degne di stare lì sedute perché bellissime (all'uomo non è richiesta la bellezza incredibile.... nonostante i 50 anni", prosegue la Gerini sui social. "Tutto ciò è inaccettabile. Ancora le donne che fanno paura ed è meglio che stiano un passo indietro! Spero che seguiranno delle sentite scuse e rettifiche. Ma poi perché 10? Vogliamo 10 conduttori. Due ogni sera. Non ci importa che siano belli. Dateceli dotati di intelligenza e sensibilità", con hashtag bellicoso #boycottsanremo. Ironia della sorte, la Gerini era stata ospite di Amadeus lo scorso 6 gennaio alla puntata speciale dei Soliti Ignoti, su Raiuno, in cui furono presentate le ultime due concorrenti del Festival, Tosca e Rita Pavone. Alla Gerini, ricorda TvBlog, si è accodata Ambra Angiolini: "Ma sono proprio d’accordo!!! Sono indiscutibilmente brutti quasi tutti e noi sempre giudicate se invecchiamo, se ingrassiamo, se cellulitichiamo..... ma basta!!!! E per notare tutto questo mi sono dovuta girare perché davanti a me di questi uomini non ho visto nessuno".

 (ANSA il 16 gennaio 2020) - "Mi dispiace che sia stata interpretata malevolmente la mia frase, sono stato frainteso". Amadeus all'ANSA prova a gettare acqua sul fuoco della polemica sollevata dalle parole che ha rivolto - durante la conferenza stampa di Sanremo - a Francesca Sofia Novello, fidanzata di Valentino Rossi, una delle donne che condivideranno con lui il palco. Presentandola ha detto di "averla scelta per la bellezza, ma anche per la capacità di stare accanto a un grande uomo, stando un passo indietro". Affermazioni che hanno incendiato i social, con il moltiplicarsi di accuse di superficialità e di sessismo. "Quel passo indietro - spiega Amadeus - si riferiva alla scelta di Francesca di stare fuori da riflettori che inevitabilmente sono puntati su un campione come Valentino".

Maurizio Crosetti per “la Repubblica” il 16 gennaio 2020. Confermata la presenza di Diletta Leotta e Georgina Rodriguez al prossimo Festival di Sanremo, rispettivamente come esperte di niente e di niente.

Nanni Delbecchi per il “Fatto quotidiano” il 16 gennaio 2020. Chissà se Rula Jebreal nel suo intervento sulle donne parlerà anche della Nazionale Rosa selezionata da Amadeus per Sanremo. Dalla formazione si possono ricavare indizi interessanti, e forse qualche prova. Basta con le vallette, viva la parità. Non ci sono più la Destra e la Sinistra, dunque non ci sono più la Bionda e la Mora, e invece dieci ragazze co-conduttrici, da non confondersi con le ragazze coccodè, a cui un' adolescente dovrà ispirarsi per poter salire sul palco dell' Ariston. Essere Vip è una precondizione necessaria, ma non sufficiente: c'è Vip e Vip. Porte dell' Ariston aperte alle co-conduttrici in proprio, non importa se co-conducono di cuochi come Antonella Clerici o di sport come Diletta Leotta (Leotta dura senza paura). Prima le italiane come la Venier, ma c' è posto anche per le co-conduttrici albanesi come Alketa Vjesu, per splendide Vip vintage come Sabrina Salerno, per le giornaliste dei tg (in ogni mezzobusto dorme un conduttore, e purtroppo qualche volta si sveglia). Ma la vera categoria emergente, in linea con lo spirito dei tempi, è quella delle fidanzate Vip. Non importa se stai con Ronaldo o con Valentino Rossi, per la proprietà transitiva diventi Vip anche tu: ed è subito Sanremo. Bella conquista, non c' è che dire. Ma allora aveva ragione quel protofemminista di Silvio quando diceva: "Cercatevi un ragazzo ricco". Ricco e famoso. Non sappiamo cosa ne pensi Rula, ma se questi sono i magnifici modelli e progressivi della donna, be', aridatece le vallette.

«Donne bellissime» Gaffe del conduttore. Pubblicato mercoledì, 15 gennaio 2020 su Corriere.it da Nino Luca. «Un ventaglio di donne con tante sfaccettature diverse». Questa l’idea di Amadeus, il risultato però sembra lontano dalle aspettative, perché quasi tutte le 10 donne che saranno sul palco dell’Ariston sembrano corrispondere al canone unico del codice estetico di Instagram, patinato, photoshoppato, sostanzialmente non aderente alla realtà che, quella sì, ha tante sfaccettature diverse e racconta un ventaglio di archetipi femminili contemporanei che non si fanno rinchiudere nella gabbia dello scontato. Prima l’estetica, il contenuto viene dopo e anche se non c’è pazienza: è questo il messaggio che arriva sottotraccia dall’evento più seguito dell’«azienda culturale più importante del Paese» (come la Rai definisce sempre, pomposamente, se stessa). Di tutte le «sue» donne Amadeus ha sottolineato, insistentemente, «la bellezza», ovviamente fisica. Sabrina Salerno «icona sexy anni 80, ma bellissima anche oggi che è una donna di 50»; Francesca Sofia Novello, la fidanzata di Valentino Rossi, «scelta per la sua capacità di stare di fianco a un grande uomo pur rimanendo un passo indietro». Le due giornaliste del Tg1? Ovviamente bellissime. Rula Jebreal sul palco a parlare, ma di donne, come fosse la riserva dei panda. Difficile credere che Georgina Rodriguez arrivi a Sanremo se non per la patente con cui è conosciuta nel mondo: la fidanzata di (in questo caso Cristiano Ronaldo). Amadeus voleva evitare il cliché delle due donne che fanno da contorno al conduttore, ma quegli stessi cliché ha finito per moltiplicarli a senso unico: si è infilato in una strada senza uscita a farsi aria con un ventaglio non di sfaccettature, ma di luoghi comuni.

Giuseppe Candela per ilfattoquotidiano.it il 14 gennaio 2020. Quando il 2 d’agosto ho ricevuto le telefonate di tutta l’azienda per Sanremo 2020 è stata una grandissima emozione. Sono tranquillo perché è il sogno di quando ero bambino. Ho voluto lavorare al Festival come l’ho sempre pensato, un occhio al passato ma che guarda al presente e al futuro”, ha esordito così Amadeus in conferenza stampa a Sanremo. Un lungo incontro con i giornalisti tra novità e notizie sulla 70° edizione del Festival. “Sanremo è anche una festa e nelle feste chiami gli amici. Il primo è Fiorello, è stato il primo a chiamarmi e ci siamo ricordati di una promessa fatta 35 anni fa, ai tempi di Deejay Tv. Ho già prenotato la camera per lui di fronte alla mia. E’ un fratello che è con me in questa avventura”, ha dichiarato il padrone di casa. Il mattatore siciliano è intervenuto con un filmato “Io non avrei proprio deciso”, ha scherzato e sul finale ha fatto il bis con una nota vocale: “Mi hai messo già ansia. Io non so ancora una minchia di niente di cosa farò? Ma non perché non te lo voglio dire, perché non lo so! Cu’ m’u fici fare.” La notizia è che, a sorpresa, Fiorello sarà sul palco dell’Ariston tutte le sere, proprio come Tiziano Ferro. “Quando ho chiesto a Tiziano di esserci tutte le sere è stato felicissimo: Ma veramente tutte le sere? E’ bellissimo”, ha raccontato il conduttore con Ferro che non ha nascosto, anche lui con un filmato, la sua emozione: “Amadeus chiamandomi ha realizzato un sogno, sarà fantastico per me far parte del cast di questo Festival. Sanremo mi ha fatto diventare un sognatore perché quando ero ragazzino lo guardavo e speravo di fare quello, esserci per cinque sere è un privilegio A 40 anni è essere felice come un bambino di 8 è una fortuna. Grazie per quella telefonata.” Saranno undici le donne di Sanremo 2020, si alterneranno nel corso delle cinque serate. “Si parlava di due donne all’inizio e tutti a dirmi ‘solo due donne?’, poi ne ho portate dieci e via a dire “eh, ma sono troppe”, ha scherzato il direttore artistico. Ad aprire la 70° edizione del Festival la conduttrice, molto amata sui social, Diletta Leotta e la discussa giornalista Rula Jebreal. Nella seconda serata spazio Monica Belucci, un colpo chiuso probabilmente nelle ultime ore. Per l’attrice un ruolo più vicino all’ospitata che alla coconduzione, sul palco al mercoledì anche le giornaliste del Tg1 Emma D’Aquino e Laura Chimenti con la showgirl Sabrina Salerno. Il giovedì sera sul palco la signora Ronaldo Georgina Rodriguez e la conduttrice albanese, sconosciuta al pubblico italiano, Alketa Vejsiu. Al venerdì Antonella Clerici e Francesca Sofia Novello, compagna di Valentino Rossi. L’ultima sera Mara Venier con il ritorno di Diletta Leotta, Sabrina Salerno e Francesca Sofia Novello. Roberto Benigni aveva annunciato la sua presenza a Che tempo che fa: “Mi chiama anche lui come il sindaco, Amedeus. Non chiedo mai cosa faranno, perché sarà sicuramente indimenticabile e imprevedibile. Come per Fiorello, come per Tiziano. Benigni sta preparando qualcosa di particolare“, ha spiegato Amadeus annunciando che il premio Oscar salirà sul palco dell’Ariston il giovedì sera. Non solo Benigni, ma come immaginabile non ci sarà Michelle Obama, cachet fuori portata. Massimo Ranieri duetterà con Tiziano Ferro, arriveranno Dua Lipa, Salmo, Mika, Johnny Dorelli, Lewis Capaldi. Trattative in corso con Ultimo e Zucchero, stesso discorso per Albano e Romina che potrebbero cantare anche l’inedito scritto da Cristiano Malgioglio. Altre sorprese previste ma non svelate. “Non sapevo che fosse sovranista e davvero non m’importa. Non c’entra nulla“, dice Amadeus in merito alla polemica sulla presenza in gara di Rita Pavone. Da settimane si discute anche di Rula Jebreal: “Volevo una giornalista internazionale che mi parlasse di donne. Nel mio Sanremo la sensibilità delle persone che deve prevalere: voleva una persona dall’esperienza internazionale per parlare di donne e la donna va rispettata a prescindere da tutto. Non c’è nessun’appartenenza politica, non immaginavo tutte queste polemiche. Dichiaro per chi faccio il tifo calcistico ma non per chi voto, io faccio televisione per le famiglie. Quando ho pensato a Rula era perché avevo visto questa giornalista alla Cnn, avevo letto la sua storia e le ho detto che volevo incontrarla perché in apertura del Festival si parlasse delle donne. Il mio invito è legato a qualcosa a tutela delle donne, non avrei mai immaginato uno scontro politico.” In difesa della Jebreal anche Laura Chimenti: “Certe polemiche non dovrebbero arrivare sul palco di Sanremo” e Emma D’Aquino: “Parlare di lotta alla violenza contro le donne dovrebbe essere un impegno quotidiano, siamo contenti che venga fatto a Sanremo”. E per restare in tema polemiche il conduttore non si sottrae nemmeno sul lista gate: “Non era mai accaduto che i 24 big fossero presenti il 6 gennaio, volevo dare una vetrina già illuminata ai big e i risultati si sono visti. Sull’annuncio l’ho fatto d’impulso, non ingenuamente. Mi sono arrabbiato il 30 sera, perché non volevo che i nomi fossero usciti su un solo giornale. I nomi sono sempre stati 24 e non l’ho mai detto a nessuno. Volevo dirne 20. perché mi ero reso conto che come pensavo a un nome lo vedevo in giro pubblicato da qualche parte. Quando li ho visti sul giornale mi sono arrabbiato e ho scelto, non ingenuamente, sapendo di fare una cosa non corretta, di darlo a un quotidiano. Di questo chiedo scusa: non volevo che un solo cartaceo che potesse fare la parte del direttore artistico e spoilerare la notizia. Che poi tra colleghi non si fa, è una questione di rispetto”. Amadeus ringrazia la direttrice: “Ringrazio Teresa De Santis, perché è stata tra le persone che mi hanno voluto al Festival. Noi dobbiamo portare a casa un Festival e so che siamo tutti uniti per questo, al di là di quello che sta accadendo”. La dirigente non ha infatti presenziato alla conferenza stampa dopo la sua uscita da Rai1 per fare spazio a Stefano Coletta. Il vicedirettore Fasulo non nega la novità della situazione: “Diciamo che a questo punto del Festival è una novità assoluta ma l’azienda ha gli anticorpi e le procedure per andare avanti. Si mettono in campo dei by-pass, ma si va avanti.” Commenta anche Antonio Marano: “La Rai ha le panchine lunghe, quel che conta è il progetto. La cosa bella della Rai è che non la ferma nessuno e porta a casa ascolti e cambiamento”. Il DopoFestival com’è noto andrà in onda su RaiPlay con un titolo differente, L’AltroFestival, e la conduzione di Nicola Savino. Al suo fianco Myss Keta, i Gemelli di Guidonia, Valerio Lundini da Battute, Eddy Anselmi. Prima Festival, i dieci minuti che precedono le puntate della kermesse, sarà affidato a Gigi e Ross e Ema Stockolma.

A Sanremo vengo anch’io? No tu no. Breve storia della guerra dei politici agli ospiti. Il ritornello del Festival è la protesta a prescindere. Contro Elton John, Rufus, Tiziano Ferro, Virginia Raffaele. Fino a Rula Jebreal. Beatrice Dondi il 13 gennaio 2020 su L'Espresso. «È ora di dire basta a questa gente pagata coi soldi pubblici» è il vero tormentone della storia di Sanremo. I parolieri? L’allegra combriccola dei politici di turno che si svegliano appena si rendono conto che manca solo un mese all’inizio dello spettacolo. In genere le stampelle alla Enrico Toti si gettano con furia contro l’annunciato ospite processato nelle intenzioni di voler sciorinare sul palco pericolosissimi discorsi di apertura umana. Quest’anno, come sanno anche i sassi, la terribile minaccia arrivava dal nome di Rula Jebreal, che ha acceso scintille di vivacità furibonda in occhi generalmente vacui. Ma la polemica avrebbe potuto serenamente essere traslata in un anno a caso. Daniele Capezzone, per fare un esempio volutamente calzante, ha volantinato la sua opinione con una sorta di slogan: «E la signora Rula Jebreal con il canone pagato dai contribuenti dovrebbe fare a Sanremo fervorini anti occidentali di questo tenore? No a monologhi nei programmi di intrattenimento». Ma qualche edizione fa l’ex radicale, ex berlusconiano, oggi collaboratore della Verità e presenzialista televisivo, si scagliò contro la partecipazione di Maurizio Crozza più o meno con gli stessi termini: «Un clamoroso autogol! Farebbero bene a scusarsi tutti e a rispettare gli italiani che non vogliono comizi faziosi». Quindi no monologhi, no opinioni, no soldi pubblici. Ma l’ospite si sa, ha il vizio di essere una persona a volte parlante. Per questo Maurizio Gasparri, di cui si ricorda la recente battaglia contro la presenza dei Pooh considerati troppo vecchi e bisognosi di badanti, aveva espresso la sua moderata preoccupazione alla partecipazione di Elton John definendolo con eleganza «È uno schifo umano, con l’utero in affitto si arriva facilmente al nazismo». Sparata a zero di tono similare fu fatta da Mario Adinolfi: «Il supercachet come famiglie italiane dobbiamo pagarlo a Tiziano Ferro che deve comprarsi un figlio, a Ricky Martin che se ne è già comprati un paio». Mentre Daniela Santanchè rincarava la dose con «Questa propaganda da regime deve finire. Elton John l’abbiamo pagato tutti». Matteo Salvini condivise le preoccupazioni di don Buonaiuto contro l’ospitata di Virginia Raffaele accusata di satanismo, problema come ebbe a dire l’ex vicepremier «da non sottovalutare», alla ministra Fornero non piacque la farfallina di Belén, il Codacons si indignò per l’annuncio dell’intervista a Mike Tyson e Famiglia Cristiana sui costi della presenza di Celentano. Orrore e raccapriccio per Conchita Wurst e la sua splendida barba dell’epoca, guai al rapper Eminem, preghiera collettiva dei Papaboys contro Rufus. E così via, contro i turbatori del pensiero italico. Che è il vero motivetto che ci piace tanto.

Totò Rizzo per leggo.it il 7 gennaio 2020. C'è chi ha ballato una sola estate e chi ha cantato un solo Sanremo. Prendete i Jalisse che sono diventati, con inclemenza, il paradigma di quale croce, oltre che delizia, possa essere per un artista il festival. Dopo la controversa vittoria con Fiumi di parole (che pure dal quel lontano 1997 è entrata nella memoria della maggioranza canterina) all'Ariston non hanno più gareggiato. Anzi, subito dopo erano addirittura scomparsi, innescando tormentoni a catena. Invece i Jalisse sono vivi e lottano insieme a noi, fanno concerti, lui, Fabio Ricci, insegna musica, lei, Alessandra Drusian, voce portentosa, di tanto in tanto calca le scene per un musical. Vero, si sono anche sottoposti, come tanti, all'ormai tradizionale carosello nelle porte girevoli televisive, quegli hangar, quei parcheggi multirete, quelle Betty Ford Clinic messi a disposizione dei cantanti in cerca di nuova notorietà. Ma tant'è: se vuoi visibilità da lì devi passare. Su quelle porte sta scritto Music Farm (format ormai caduto in disuso), Tale e Quale Show, Ora o mai più ma anche Domenica in, reality psicosociologici e naturisti, ospitate seriali da Barbara D'Urso. Chi si ricorda di Alessandro Safina, di Jenny B, di Jessica Morlacchi, di Linda, di Mario Rosini, di Antonio Maggio, di Karima? Eppure sono saliti su quel palcoscenico e alcuni di loro ne sono scesi addirittura con un trofeo in mano. Molti premiati anche dalla critica oltre che dal consenso popolare. Se i riflettori andavano in cortocircuito venivano spediti, come per una terapia, a Music Farm oppure in assortiti gruppi corali nei pomeriggi della Venier. Alcuni apparivano negli affollati San Silvestro in piazza come Paolo Vallesi che s'affannava fino a pochi giorni fa a Potenza nel farsi seguire da un pubblico di ventenni incappottati che quasi sconosceva le parole de La forza della vita. Gerardina Trovato, pupilla della Caselli all'alba degli anni 90, ha ritrovato un minimo di luce nelle accorate interviste di questi giorni sul suo ritrovato stato di salute mentale e su quello di necessità economica per la sopravvivenza. Sanremo può essere il miele dei talentosi, dal Volo a Mengoni, da Emma a Noemi. Ma può anche trasformarsi nel fiele della dimenticanza: che fine hanno fatto Alessandro Casillo, trionfatore nel 2012, o Lele, giovane vincitore solo due anni fa?

Sanremo 2020: come acquistare i biglietti e quanto costano. Linda su Notizie.it l'08/01/2020. Rimangono ancora poche ore per poter acquistare i biglietti di Sanremo 2020: ecco quanto costano e come è possibile procurarseli. A disposizione ci sono solamente cinque ore, e precisamente dalle 9 alle 14 di mercoledì 8 gennaio 2020, per poter acquistare i biglietti del Festival di Sanremo 2020. Sul sito internet del Teatro Ariston sono dunque disponibili gli abbonamenti in platea e galleria per le cinque serate della 70a kermesse canora nazionale. La gara di canto, in programma dal 4 all’8 febbraio, si prospetta già molto ricca di novità e succulenti notizie di gossip. Per quanto riguarda i prezzi, l’abbonamento in platea per le cinque serate costa 1290 euro. La galleria cost invece circa la metà, ossia 672 euro. L’unica modalità per effettuare gli acquisti è pertanto quella di collegarsi al sito sanremo2020. aristonsanremo.com esclusivamente il giorno 8 gennaio dalle 9 alle 14. L’annuncio è stato emanato pochi minuti fa dal medesimo Teatro Ariston, che presenterà la popolare rassegna canora nel suo settantesimo anniversario. Nel contempo, a meno di un mese dall’inizio dello show, la città è già in grande fermento. Sei ticket sono inoltre già stati assegnati, infatti tre coppie di biglietti sono destinate ai vincitori di una lotteria benefica a favore del Centro Aiuto alla Vita. Si attende poi il collocamento della targa in bronzo della canzone vincitrice della passata edizione. Quest’ultima, ordinata a novembre, non è ancora arrivata, ma assicurano che ne sarà presto sollecitata la fonderia. Si tratta, come tutti ricorderanno, della fortunata “Soldi” di Mahmood, che lanciò ufficialmente il giovane cantante milanese nel panorama musicale italiano. 

Gino Castaldo per repubblica.it il 18 gennaio 2020.

Achille Lauro. Me ne frego. È rimasto sulla sua vecchia Rolls Royce, spudoratamente menefreghista

Alberto Urso. Il sole ad est. "Per te ho nel cuore il sole ad est" canta il giovane tenorino ed è minaccioso perché potrebbe anche funzionare

Bugo e Morgan. Sincero. Un trattatello giocoso e magistrale sull'arte del verseggiare, tra Bluevertigo e Battiato

Anastasio. Rosso di rabbia. Potentissimo e inquietante, tra panico e terrorismo. Sarà un forte picco nella temperatura dello show

Diodato. Fai rumore. Una canzone che fila dritta, da cantare, e con un certo gusto

Elodie. Andromeda. Sorprendente. Ritmo, autotune a palla e citazioni di Nina Simone. Firmato Mahmood

Enrico Nigiotti. Baciami adesso. In questa edizione dà l'impressione di arrivare dal paleozoico

Elettra Lamborghini. Musica (e il resto scompare). Quota del divertimento assicurata, lei innamorata di un altro cabron, con reggaeton da manuale e tutti a ballare

Francesco Gabbani. Viceversa. Questa volta il tormentone è affidato a un fischio molto astuto e una melodia circolare. Tempo medio e piacevole

Giordana Angi. Come mia madre. Ai limiti dell'illegalità. Parlare di mamme a Sanremo dovrebbe essere proibito dal regolamento

Michele Zarrillo. Nell'estasi o nel fango. Come se si fosse trovato per sbaglio in una discoteca e avesse improvvisato un ritornello in falsetto tipo Sylvester

Junior Cally. No grazie. Sarà una delle sorprese del festival, irriverente, sboccato, antipolitico con una menzione speciale per il verso "ogni mattina avrà l'oro in bocca"

Paolo Jannacci. Voglio parlarti adesso. Anche scrivere di figli dovrebbe essere proibito ma a quel cognome si perdona tutto

Irene Grandi. Finalmente io. Firmata dalla premiata ditta Curreri/Vasco (più Casini e Righi), abilissima a creare pezzi per voci femminili. Trascinante

Le Vibrazioni. Dov'è. Piena, robusta come si conviene allo stile del gruppo, quasi un melodramma rock

Rancore. Eden. Intenso e dilagante su immagini del nostro mondo, un eden perduto tutto da riconquistare

Piero Pelù. Gigante. Il protagonista non è un figlio, è addirittura un nipotino. Ma nonno Pelù arriva con una tonnellata di classe rock

Pinguini tattici nucleari. Ringo Starr. Verso memorabile: "In un mondo di Paul e John, sono Ringo Starr". Come non condividere?

Levante. Tikibombom. Sempre stralunata, ellittica, da riascoltare per capire il fascino perverso del Tikibombom inteso come ritmo da evitare

Marco Masini. Il confronto. Si guarda allo specchio e si da anche coraggiosamente dello stronzo, ma è sincero e toccante.

Rita Pavone. Niente (resilienza 74). Non sembrerebbe neanche lei, non evolve il suo stile classico e non si capisce bene come prendere un pezzo del genere, perfino un po' rabbioso. Ma rabbioso perché?

Riki. Lo sappiamo entrambi. Rappresenta la quota giovanil-televisiva. Vorrebbe superare il pregiudizio da cantante soprattutto bellino. Ma con questo pezzo farà fatica

Tosca. Ho amato tutto. Un pezzo magistrale, senza ritornello, con sfumature di voce che renderanno l'Ariston un palco elegante

Raphael Gualazzi. Carioca. Titolo ingannevole. Invece che a Rio siamo tra Cuba e svariate capitali europee, ma porta divertimento e swing

Cosa ci dice di Sanremo la lista dei 22 big in gara. Gabriele Fazio su Agi l'1 gennaio 2020. La scelta di mescolarsi con i talent snatura un po' la kermesse dell'Ariston. Pare che la lista dei Big che parteciperanno alla 70esima edizione del Festival di Sanremo sia effettivamente vera. Lo conferma anche l’attacco di un articolo de’ La Stampa che cita una fonte Rai che preferisce rimanere anonima: “La Rai è rimasta spiazzata dallo scoop del settimanale Chi”. Non si tratta dunque di voci, ma di una serie di nomi che, come scrive sui social anche il critico musicale Michele Monina, in tanti nell’ambiente avevano già in mano ma che nessuno aveva osato diffondere. A un certo punto del passaparola però la cosa deve essere sfuggita di mano (procediamo a intuito) e zac! 'Chi' esce con un bello scoop e la serata del 6 gennaio, quando Amadeus, conduttore e direttore artistico del Festival, aveva intenzione di rilasciare ufficialmente la lista durante una speciale puntata de’ “I Soliti Ignoti”. Ecco dunque la lista dei 22 big che vedremo a febbraio sul palco dell’Ariston. 

La lista dei Big a Sanremo.

Marco Masini - Il suo ritorno non può che far bene alla musica italiana: è uno dei più sottovalutati cantautori della sua generazione. La sfortuna di Masini è quella di essere emerso in un periodo in cui l’introspezione profonda che proponeva con la sua bellissima musica (e potremmo citarne di perle offerte da quest’uomo) era considerata una roba da sfigati. Masini, oggi che un’intera generazione di ragazzi si è arresa all’ineluttabile, riempirebbe gli stadi come Calcutta. Solo che è decisamente più bravo. Promosso.

Alberto Urso - vincitore dell’ultima edizione di Amici, Alberto Urso è il tipico artista che dovremmo tenere lontano anni luce dal Festival di Sanremo. Non che in questa affermazione ci sia alcun giudizio artistico o men che meno umano, ma il punto è che in un meccanismo dove buona parte del risultato arriva dal televoto (la più grossa sciocchezza mai pensata per l’assegnazione di un premio) non si può mandare in gara un ragazzo che ha già vinto al televoto un’altra competizione. Chi partecipa a un talent si presenta al pubblico non attraverso un live o un ascolto, ma tramite la televisione, a prescindere dal talento o meno, è percepito dal pubblico, anche inconsciamente, come un personaggio televisivo. E questa è una gara tra artisti. Bocciato.

Elettra Lamborghini – La Lamborghini è la cosa peggiore avvenuta alla musica italiana dai tempi di…scusate, al momento non ci sovvengono paragoni azzeccati. Dopo essere stata messa, con 10 canzoni incise in vita sua, a fare da giudice a The Voice, la sua presenza trasforma l’ultima istituzione televisiva rimasta nel nostro Paese in un capodanno in piazza. Una piazza sfigata però. Bocciata.

Achille Lauro – La presenza di Achille Lauro per la seconda volta consecutiva al Festival di Sanremo non la capiamo. E non per il Festival, che comunque inserisce nel cast un artista tutto sommato accattivante, ma per lo stesso Lauro. Le opzioni sono tre: o ha proposto qualcosa di particolarmente intrigante, o a prescindere dal clamore di “Rolls Royce” le cose non stanno andando bene come si pensa, o vuole diventare una sorta di Anna Tatangelo che campa quasi esclusivamente di Sanremo. Probabilmente la verità è che fanno gli alternativi, i duri e puri, confessano apertamente l’utilizzo di stupefacenti come se fosse una roba da poeti fighi e maledetti, ma quando poi chiama mamma Rai ci si mette sugli attenti e ci si svende per un briciolo di visibilità in più. Si prova a spacciarsi per il Bowie italiano e poi si finisce accanto a Orietta Berti nel salotto di Fazio. Noi comunque siamo curiosi. Promosso.

Anastasio – Altro vincitore di un talent, stavolta lato XFactor, che ha una credibilità decisamente maggiore. La speranza è che il giovane rapper approfitti dell’occasione per andare a dire su quel palco qualcosa che ha senso dire da quel palco, qualcosa che risuoni nelle case degli italiani in maniera dirompente, come lui sa fare. Che faccia il rapper vero insomma, che vada lì a rompere le scatole. Promosso.

Bugo e Morgan – Inutile prenderci in giro, sono loro quelli che aspettiamo al varco. Bugo e Morgan sono due tra i personaggi più eccentrici della musica italiana, la loro miscela potrebbe risultare esplosiva. Promossi.

Diodato – Diodato canta bene, è un ottimo interprete. Nel Festival che avremmo voluto noi non ci sarebbe spazio per i Diodato, per le voci pulite, anche se ottimamente pulite. La speranza (per lui) è che esca un po' da questa sorta di anonimato che lo avvolge. Promosso.

Elodie – La sua presenza, anche alla luce del ritorno di fiamma con i personaggi da talent, era scontata, specie dopo il successo di “Margarita” in coppia col compagno di vita Marracash. Come nel caso di Urso, ripetiamo, il nostro giudizio non cela niente di personale, ognuno può scegliere nella vita cosa fare, però quando la strada di chi scrive di musica incrocia quella di un personaggio televisivo, il corto circuito è inevitabile. Diamo una risposta definitiva alla domanda che in tanti ragazzi si staranno ponendo: chi partecipa a un talent perde di credibilità artistica? Si. Può riuscire a togliersi quell’etichetta? Certamente. È difficile? Quasi impossibile, per questo quelli che ci sono riusciti si contano larghi sulle dita di una mano. Passare dalla tv ti propone ad un certo tipo di pubblico. Si, fai i soldi, si incidi un album, si, se sei fortunato riesci pure a far diventare la musica il tuo mestiere. Ma alla fine, gira che ti rigira, ti troverai sempre ingabbiato. E più passano gli anni, più passano i talent, più il tuo nome sbiadisce. E, vi prego, considerate Marco Mengoni l’eccezione che conferma la regola. Bocciata.

Enrico Nigiotti – probabilmente sta ancora lì dallo scorso anno. Avanzava un posto nel palinsesto, lui stava già lì, allora lo hanno fatto restare. Non c’è davvero altra spiegazione. Bocciato.

Francesco Gabbani – Gabbani torna sul luogo del delitto, dove nel 2017 si portò a casa la vittoria con il tormentone “Occidentali’s Karma”. Svela a La Stampa di avere il pezzo giusto per tornare, speriamo sia vero, perché a parte il suddetto tormentone e “Amen”, con il quale vinse nel 2016 Sanremo Giovani, non abbiamo più avuto sue notizie. Bocciato.

Giordana Angi – Pensavamo che la Angi avesse trovato una dimensione come autrice. È lei infatti ad aver scritto ben quattro canzoni per il nuovo album di Tiziano Ferro, che quest’anno sarà al Festival tutte e cinque le serate (toh!). Ci speravamo più che altro, anche perché il suo album uscito quest’anno è una roba praticamente inutile. E invece ecco che ti riciccia fuori sul palco dell’Ariston…mah. Bocciata.

Irene Grandi – Ci fa piacere ritrovare Irene Grandi sul palco del Festival, specie in occasione del suo venticinquesimo anno di carriera, è un onore che le spetta. Non si può dire che siano stati venticinque anni vissuti tutti al top, anzi, l’avevamo persa di vista già da un po'. L’anno scorso c’era a Sanremo, ospite di Loredana Bertè per la serata duetti. Piccolo aneddoto: la Rai ha scelto di aprire ai giornalisti le prove dell’Ariston proprio durante le prove della suddetta serata dei duetti. Quando sarebbe dovuto toccare alla Bertè e alla Grandi, la prima decise di non presentarsi sul palco, lasciando le prove, quindi il brano, in mano alla seconda, che cantò così bene, fu opinione comune, che se avesse gareggiato lei la vittoria non gliela avrebbe potuta togliere nessuno. Ci sta. Promossa.

Le Vibrazioni – Le Vibrazioni sono un’ottima band, ma vivono attaccati a Sanremo, che non è di certo la scelta più rock del mondo. Bocciati.

Levante – Il passaggio della cantautrice siciliana dal palco del Festival era a questo punto obbligato. Dismessi i panni della “indie”, offre ufficialmente la sua musica al al pubblico italiano più vasto possibile. Se ha la canzone giusta potrebbe rivelarsi una sorpresa. È artista che ha un senso compiuto, a prescindere dai gusti personali. Promossa.

Junior Cally – è un rapper. Prima indossava una maschera. Poi si è tolto la maschera. Non è cambiato granché. Bocciato.

Michele Zarrillo – con “Cinque giorni” Zarrillo è stato accanto in maniera così intima e solenne nei tristi giorni dei primi disastri amorosi di un’intera generazione, che parlarne poi male ci risulta davvero complicato. Però, obiettivamente, ma cosa rappresenta Michele Zarrillo in questo determinato momento musicale? In classifica ci stanno solo rapper e trapper, la musica leggera è stata squarciata da una generazione di cantautori indie che ormai riempiono gli stadi. Che c’entra in tutto ciò Michele Zarrillo? Spiace molto. Bocciato.

Paolo Jannacci – il figlio d’arte è un ragazzo simpatico e un musicista molto preparato. Naturalmente del padre, a parte una straordinaria somiglianza, non ha nulla. Su Spotify raccoglie 840 ascoltatori al mese, che non è che sono pochini, rappresentano proprio l’inesistenza artistica. Ma è bravo davvero e ci aspettiamo che possa risultare una sorta di rottura, come quel centrocampista che hai visto giocare in Serie B una volta per sbaglio e un anno dopo ti compri al fantacalcio. Durante l’asta precampionato i fantallenatori la chiamano “la scommessa”; ecco questa è quella di Amadeus. Vincerà? Noi intanto ci crediamo. Promosso.

Piero Pelù – Si, ok, da solo o con i Litfiba, la carriera di Piero Pelù non sta ultimamente andando col vento in poppa, ma lui resta pur sempre Piero Pelù, colui che c’ha iniziato al rock da piccoli, anzi, di più, uno dei pochissimi che ha davvero fatto rock in Italia, ben più e meglio di Vasco Rossi, (“Uh, l’ha detto sul serio??!”, si l’ho detto) e da quel rock è riuscito ad imporsi ad un pubblico ben più vasto. Certamente siamo curiosi di vederlo per la prima volta in gara al Festival, anzi non vediamo proprio l’ora. Promosso.

Pinguini Tattici Nucleari – Sono in molti in queste ore a definirli dentro il cast “a sorpresa”, noi che li conosciamo bene vi diciamo che sono gli unici in gara che hanno pieno diritto di starci. Saliranno sul palco dell’Ariston a inizio febbraio con un sold out già prenotato al Forum d’Assago di Milano il 29 dello stesso mese, una cosa che nessuno degli altri ospiti del Festival al momento sta nemmeno lontanamente sfiorando. Sono la quota indie di Sanremo, e tra tutti gli indie possibili sono quelli che meglio si adattano al Sanremo style, all’orchestrazione della propria musica; sono quelli che hanno il suono più completo, più pieno, che in un clima di minimalismo stonato si portano dietro una struttura musicale più complessa. Bravo Amadeus a prenderli. Malissimo Amadeus a prendere solo loro. Promossi.

Rancore – è uno dei rapper più talentuosi del panorama italiano. L’anno scorso ha duettato con Daniele Silvestri, portandosi quindi anche lui a casa un pezzettino di premio della critica dedicato a Mia Martini. Come nel caso di Anastasio, vogliamo sperare che per lui Sanremo non rappresenti semplicemente una vetrina per il disco presumibilmente in uscita, che dica qualcosa di scorretto, di politico, di rap insomma. Rancore, rapper di gran lunga più serioso e credibile rispetto agli altri in gara, porta con sé sul palco dell’Ariston una responsabilità enorme, quella di continuare a rendere il rap più cantautoriale possibile, elevandolo così a genere aperto a tutti, musica impegnata. Ma per sdoganare questo concetto serve, oltre al talento, anche una certa dose di spregiudicatezza, quella che chiediamo di tirar fuori a Rancore al momento giusto. Digliene quattro e digliele forte. Promosso.

Raphael Gualazzi – Sentirlo suonare dal vivo è un piacere. Il festival gli è servito per farsi conoscere al grande pubblico, salvo poi rientrare nella sua nicchia jazzata dove, evidentemente, e possiamo capirlo, si trova molto più a suo agio. Che Sanremo lo faccia rinascere agli occhi del grande pubblico non crediamo gli interessi, non interessa a noi e crediamo non interessi nemmeno al grande pubblico, che fa comodamente a meno di lui. A noi fa semplicemente piacere rivederlo. Promosso.

Riki – altro esponente del clan di Amici di Maria De Filippi, abbiamo riascoltato qualcosa su Spotify per accertarci che fosse davvero quel Riki. Brutte notizie: è proprio quel Riki, ma noi fino alla fine speriamo che spunti fuori un giovane Cunningham, avrebbe più senso. Bocciato.  

Festival di Sanremo 2020, i duetti e le cover che celebrano i 70 anni. Rita Celi su La Repubblica il 21 gennaio 2020. Durante la terza serata i 24 big in cara canteranno con ospiti italiani o stranieri un brano che ha segnato la storia del festival. Al Bano conferma: "Ci sarò con Romina". Petizioni online per escludere Junior Cally. Quest'anno a Sanremo la terza serata, giovedì 6 febbraio, sarà dedicata ai 70 anni del festival di Sanremo. Una celebrazione affidata ai 24 campioni che quella sera canteranno un brano che ha fatto la storia delle 69 edizioni del festival: da Papaperi e papere del 1952 a Rolls Royce del 2019 tra successi, tormentoni, canzoni d'autore e premi della critica. Una sola la canzone che non ha partecipato in gara (Non succederà più di Claudia Mori che è stata ospite nel 1982), tutte le altre hanno affrontato le varie giurie dell'Ariston, compresa Piazza grande di Lucio Dalla (arrivata ottava nel 1972), Gianna di Rino Gaetano (terza nel 1978) e Vado al massimo di Vasco Rossi scelta da Junior Cally, il rapper mascherato bersagliato dalle polemiche per alcuni suoi testi di qualche anno fa. I 24 artisti in gara possono scegliere di esibirsi insieme a ospiti italiani o stranieri: per ora sono state svelati i titoli delle cover di ogni big anche se per alcuni non è stato ancora definito il partner del duetto che sarà comunicato in seguito. Il 6 febbraio le loro interpretazioni saranno votate dai musicisti e dai coristi dell'Orchestra del Festival. Sanremo 2020, gli artisti e le cover del giovedì.

Anastasio. Spalle al muro (Renato Zero, Sanremo 1991)

Piero Pelù. Cuore matto (Little Tony e Mario Zelinotti, Sanremo 1967)

Elodie con Aeham Ahmad. Adesso tu (Eros Ramazzotti, Sanremo 1986)

Elettra Lamborghini con Myss Keta. Non succederà più (Claudia Mori, ospite a Sanremo 1982)

Giordana Angi. La nevicata del '56 (Mia Martini, Sanremo 1990)

Diodato. 24mila baci (Adriano Celentano e Little Tony, Sanremo 1961)

Raphael Gualazzi con Simona Molinari. E se domani (Fausto Cigliano e Gene Pitney, Sanremo 1964)

Francesco Gabbani. L'italiano (Toto Cutugno, Sanremo 1983)

Alberto Urso con Ornella Vanoni. La voce del silenzio (Tony Del Monaco e Dionne Warwick, Sanremo 1968)

Marco Masini con Arisa. Vacanze romane (Matia Bazar, Sanremo 1983)

Enrico Nigiotti con Simone Cristicchi. Ti regalerò una rosa (Simone Cristicchi, Sanremo 2007)

Michele Zarrillo con Fausto Leali. Deborah (Fausto Leali, Sanremo 1968)

Rita Pavone con Amedeo Minghi. 1950 (Amedeo Minghi, Sanremo 1983)

Tosca con Silvia Perez Cruz. Piazza grande (Lucio Dalla, Sanremo 1972)

Achille Lauro con Annalisa. Gli uomini non cambiano (Mia Martini, Sanremo 1992)

Bugo e Morgan. Canzone per te (Sergio Endrigo e Roberto Carlos, Sanremo 1968)

Irene Grandi con Bobo Rondelli. La musica è finita (Ornella Vanoni e Mario Guarnera, Sanremo 1967)

Le vibrazioni con Canova. Un'emozione da poco (Anna Oxa, Sanremo 1978)

Levante con Francesca Michielin e Maria Antonietta. Si può dare di più (Umberto Tozzi, Enrico Ruggeri, Gianni Morandi,Sanremo 1987)

Junior Cally con i Viito. Vado al massimo (Vasco Rossi, Sanremo 1982)

Paolo Jannacci con Francesco Mandelli. Se me lo dicevi prima (Enzo Jannacci,Sanremo 1989)

Pinguini tattici nucleari. Papaveri e papere (Nilla Pizzi, Sanremo 1952), Nessuno mi può giudicare (Caterina Caselli e Gene Pitney, Sanremo 1966), Gianna (Rino Gaetano, Sanremo 1978), Sarà perché ti amo (Ricchi e Poveri, Sanremo 1981), Una musica può fare (Max Gazzè, Sanremo 1999), Salirò (Daniele Silvestri, Sanremo 2002), Sono solo parole (Noemi, Sanremo 2012), Rolls Royce (Achille Lauro, Sanremo 2019)

Rancore con Dardust e La rappresentante di lista. Luce (tramonti a nord est) (Elisa, Sanremo 2001)

Riki con Ana Mena. L'edera (Nilla Pizzi e Tonina Torrielli,Sanremo 1958)

Al Bano: "Ci sarò con Romina". Accordo raggiunto con la Rai per Al Bano e Romina, ospiti della prima serata del festival. "Lo scoglio da superare" spiega il cantante, "era il cachet. Ieri mi hanno chiamato dalla Rai e la mia richiesta è stata accolta. Quella di Romina invece si chiuderà oggi". I due artisti sanno già cosa faranno sul palco: "Canteremo i brani che hanno caratterizzato la nostra presenza al festival di Sanremo, quei brani che sono diventati anche internazionali", aggiunge, e un inedito scritto da Cristiano Malgioglio e rivisitato da Romina Power dal titolo Raccogli l'attimo. Sulle polemiche che si stanno abbattendo su questa 70esima edizione, Al Bano sottolinea: "A Sanremo ci stanno sempre. Amadeus ha fatto un quadro straordinario di quella ragazza (Francesca Sofia Novello, ndr), per 'passo indietro' intendeva dire che questa ragazza non vuole approfittare della fama di quell'uomo (Valentino Rossi, ndr) per farsi pubblicità. Amadeus è lontano dal sessismo e dall'idea che la donna debba stare a casa a cucinare". Quanto a Junior Cally Al Bano ammette: "Giuro su Dio non so chi sia".

Junior Cally, online le petizioni contro di lui. La Conferenza Donne democratiche ma anche i docenti di un liceo di Termini Imerese: tutti a raccogliere firme su change.org per chiedere alla Rai di non far esibire sul palco di Sanremo il rapper Junior Cally per il testo e il videoclip di Strega, brano pubblicato due anni fa. I professori siciliani contestano la presenza del rapper in gara, "conosciuto per i suoi videoclip nei quali insulta le donne attraverso un linguaggio sessista becero, oltraggioso e pericoloso" scrivono nella petizione Stop televisione contro le donne che ha raccolto oltre 22mila firme in due giorni. Poco più di 2500 firme in due giorni per la petizione lanciata dalle donne del Pd Sanremo 2020, contro il sessismo, chiediamo un #passoindietro in cui esprimono preoccupazione e indignazione per alcune "scelte redazionali dell'edizione 2020 del festival". Innanzitutto "la scelta di alcune donne ospiti basata, principalmente sulla bellezza fisica e, per alcune di loro, sul 'merito' che hanno di occupare un ruolo di secondo piano rispetto al loro compagno famoso". Poi quella di "un cantante rapper, Junior Cally, che ha nel suo repertorio canzoni con testi che incitano alla violenza sulle donne e le insultano sessualmente. Riteniamo siano scelte indegne di un servizio pubblico di un paese civile".

Marco Leardi per davidemaggio.it  il 22 gennaio 2020. Il Festival di Sanremo 2020 ha una calamita per le polemiche. Non passa giorno che all’elenco se ne aggiunga una. Stavolta a muovergli una critica saremo noi. Nell’elenco dei duetti che caratterizzeranno la serata del giovedì notiamo infatti che Elettra Lamborghini si esibirà con Myss Keta, la quale tuttavia sarà anche co-conduttrice de L’Altro Festival con Nicola Savino. Il doppio incarico (con doppia esposizione della performer) cozza con il buon senso e, potenzialmente, con l’equità della gara. Il nome di Myss Keta, già ora, sta suscitando curiosità: la partecipazione della rapper al programma notturno di Rai Play è infatti uno degli elementi di novità che non mancheranno di far discutere. Il fatto poi che l’artista affiancherà nei duetti Elettra Lamborghini – altra outsider in grado di attirare l’attenzione – rischia quantomeno di creare un impasse tutto interno al concorso. I duetti stessi, lo ricordiamo, incideranno infatti sul posizionamento degli artisti in gara: nella serata del giovedì, verranno votati dai musicisti e dai coristi componenti l’Orchestra del Festival. La media tra le percentuali di voto, unite a quelle delle serate precedenti, determinerà una nuova classifica dei 24 Big. Il duetto con un brano che non ha gareggiato al Festival. Ma questo non è l’unico appunto legato alla coppia Lamborghini-Keta. E’ stato annunciato infatti che le due donne eseguiranno Non succederà più, di Claudia Mori. Il brano in questione fu presentato nel 1982 dalla moglie di Adriano Celentano al Festival, ma non in gara. Scelta insolita, quindi, visto che il regolamento delle kermesse richiede che vengano riproposti brani del “repertorio della storia del Festival“, che nella sua lunga storia vanta più di duemila inediti presentati in concorso. C’era l’imbarazzo della scelta.

Giallo sui compensi Rai per Sanremo, Anzaldi: “50mila euro alla Clerici, sarà pagate due volte?” Redazione de Il Riformista il 22 Gennaio 2020. “La Rai si rifiuta di fare trasparenza sul compenso a Rula Jebreal e alle altre donne ingaggiate per Sanremo. Le indiscrezioni parlano di 25mila euro. Perché non fare chiarezza?”. È la domanda che si pone in un post su Facebook il deputato di Italia Viva e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi.

Il caso è nato per “l’imbarazzate note elusiva” della Rai, così la definisce Anzaldi, alla richiesta di trasparenza arrivata dall’interrogazione in Vigilanza firmata dai rappresentanti di Fratelli d’Italia. “Arroganza senza fine – accusa Anzaldi -. Sono comportamenti come questo che spingono a dire sì alla Risoluzione Mulé per la pubblicazione di tutti gli stipendi e i compensi in Rai, compresi quelli dei conduttori e degli artisti”. “Si parla addirittura di 140mila euro – prosegue il deputato di Italia Viva – per la fidanzata di Cristiano Ronaldo e di 50mila euro per Antonella Clerici, già titolare di contratto milionario senza che Rai Uno le abbia affidato un programma per un intero anno. Ora verrà pagata due volte?”.

Sanremo, anche Roberto Benigni punta in alto: "Ha chiesto 300mila euro per una serata". Dagospia avrebbe scoperto a quanto ammonterebbe la richiesta di cachet da parte di Roberto Benigni per una serata al festival di Sanremo e sarebbe una cifra molto elevata, vicina a 300mila euro. Francesca Galici, Giovedì 23/01/2020, su Il Giornale. Il contratto di Georgina Rodriguez è ancora sul tavolo dei direttori in attesa di approvazione. La richiesta economica dell'influencer da milioni di follower, compagna di Cristiano Ronaldo, sarebbe eccessiva per il budget del festival di Sanremo ma ci sarebbe un'altra richiesta che potrebbe mettere a rischio la partecipazione un altro grande nome, Roberto Benigni. Georgina Rodriguez vorrebbe una cifra vicina ai 140mila euro per partecipare a una serata del festival di Sanremo, circa tre volte tanto quello che percepisce la seconda donna più pagata, ossia Antonella Clerici. La bionda conduttrice, però, avrebbe un cachet circa doppio rispetto a quello di tutte le altre donne che nei cinque giorni di Festival si alterneranno al fianco di Amadeus. Il chachet così elevato di Georgina Rodriguez sarebbe stato giustificato anche dalla presenza di Cristiano Ronaldo, che dovrebbe accompagnare la sua compagna. Ovviamente, il campione della Juventus non salirebbe sul palco ma resterebbe in platea e si garantirebbe qualche inquadratura. L'idea che CR7 possa presenziare al Teatro Ariston creerebbe grandissima attesa da parte dei tifosi e dei tantissimi fan del calciatore svedese, che in molti casi guarderebbero la serata solo per le poche immagini del campione. La situazione sta creando ben più di qualche imbarazzo nei corridoi di Viale Mazzini, dove in queste ore dovranno decidere se concedere il via libera a fronte del possibile ritorno pubblicitario o se, invece, cassare la presenza di Georgina Rodriguez. Al contratto di Georgina Rodriguez ancora da approvare si sarebbe aggiunto quello di Roberto Benigni. Come riferisce Dagospia, l'attore comico toscano pare che abbia avanzato una richiesta di 300mila euro per partecipare a una serata del festival di Sanremo. Se così fosse, l'ad Rai Fabrizio Salini sarebbe anche in questo caso nella scomoda posizione di dover valutare se firmare o meno l'autorizzazione a erogare un compenso così elevato. Nel caso in cui dovesse firmare per approvare la presunta richiesta di Roberto Benigni, esporrebbe l'azienda a una nuova polemica infuocata, che difficilmente si spegnerebbe rapidamente. L'esibizione di Roberto Benigni è molto attesa, solitamente i suoi monologhi sono in grado di catturare l'attenzione di una vastissima platea, come dimostrano i numeri dell'ultimo Festival al quale ha partecipato. Anche la sua partecipazione all'edizione del 2014 di Sanremo destò polemica per il cachet, che all'epoca si mormorò fosse di 350 mila euro. Quelle sui compensi troppo elevati sono polemiche che da sempre si accompagnano a qualunque edizione del festival di Sanremo. Quella che deve ancora iniziare, però, pare sia una di quelle con il maggior numero di polemiche ancor prima della partenza, prevista per il prossimo 4 febbraio. E dopo l'indiscrezione di Dagospia, una fonte vicina alla kermesse fa notare all'Adnkronos che se questo cahcet venisse confermato "sarebbe in linea con le sue precedenti apparizioni al Festival (dove manca dal 2011) e con il contenimento dei costi imposto quest'anno al festival di Sanremo".

Benigni a Sanremo, polemica sul cachet: "La Rai spieghi". La Repubblica 23 gennaio 2020. Sebbene la cifra di 300.000 euro non sia confermata dalla Rai, il Codacons chiede all'azienda spiegazioni. La cifra di 300.000 euro non è confermata dalla Rai eppure la polemica si sta sollevando sul cachet presunto per Roberto Benigni come ospite del festival di Sanremo. Il dato pubblicato sul sito Dagospia ha fatto intervenire prima il senatore Gasparri ("Che orrore i soliti comunisti con Rolex (a casse). Sperpero ignobile") e poi il Codacons che ha chiesto spiegazioni alla Rai sui cachet. "Sui compensi di conduttori e ospiti del prossimo Festival di Sanremo la Rai deve dare spiegazioni ai cittadini, rendendo pubblici i contratti firmati con gli artisti - afferma il Codacons in una nota - Le cifre che circolano nelle ultime ore appaiono decisamente esagerate. Ci chiediamo infatti in base a quale parametro sia stato definito il (presunto) compenso da 140mila per Georgina Rodriguez e quello da 50mila euro per Antonella Clerici, mentre le giornaliste Rai Emma D'Aquino e Laura Chimenti dovrebbero partecipare a titolo gratuito. Per non parlare dei 300mila euro a Benigni, cifra spropositata se si considera il ridimensionamento dei costi dell'azienda. I cachet astronomici riconosciuti durante il Festival rappresentano un danno sul fronte erariale, perché la Rai è finanziata dai cittadini che pagano il canone - prosegue l'associazione - Per tale motivo invitiamo l'azienda a rendere pubblici i compensi di ospiti e conduttori di Sanremo e valuteremo se presentare un esposto alla Corte dei Conti". In realtà le trattative con il premio Oscar sarebbero ancora in corso e comunque un simile compenso - se confermato - sarebbe in linea, anzi leggermente ritoccato al ribasso, rispetto alle precedenti apparizioni del premio Oscar all'Ariston (l'ultima volta fu nel 2011) e con l'impegno alla razionalizzazione e al contenimento dei costi.

Junior Cally: mi scuso, non volevo ferire nessuno. Pubblicato sabato, 25 gennaio 2020 da Corriere.it. Junior Cally, il rapper in gara a Sanremo di cui politici di destra e sinistra hanno chiesto l’eliminazione perché in alcune sue canzoni del passato c’erano immagini di violenza su donne e femminicidio, rompe il silenzio. Il cantante si è scusato via Instagram con le «persone che si sono sentite ferite» e ha aggiunto che trova «insopportabile la sola idea della violenza contro le donne». Amadeus, che si era schierato a difesa della sua scelta, gli ha subito risposto: «Apprezzo le tue parole, non avevo dubbi sul tuo pensiero». L’autodifesa del rapper in maschera viaggia sulle stories di Instagram. In forma scritta per evitare fraintendimenti. «Ho provato a spiegare che era un altro periodo della mia vita e che il rap ha un linguaggio descrittivo nel bene e nel male e rappresenta la cruda realtà come fosse un film. Purtroppo moltissime persone forse si sono sentite ferite. Me ne dispiaccio profondamente, non era mia intenzione». Antonio Signore, questo il vero nome sotto la maschera, ha provato anche a spiegare quale sia per lui il valore della musica. «Mi ha dato una speranza e mi ha salvato la vita in un momento in cui avevo una marea di problemi ed è solo la musica che voglio portare a Sanremo. Per questo ho proposto un brano che non ha quei testi e quelle immagini, che non avrà accanto la parola “explicit”». La canzone si chiama «No grazie» e critica il populismo, con qualche frecciata anche a Salvini e Renzi. Quindi ha chiarito la sua posizione sul tema al centro del dibattito: «Trovo insopportabile la sola idea della violenza contro le donne, in ogni sua forma. Sono un ragazzo, un uomo, che fa del rispetto non solo delle donne ma degli esseri umani uno dei due valori cardine. Mia mamma Flora è la persona più importante della mia vita e da qualche mese c’è Valentina al mio fianco: siamo complici, amici, ci amiamo e rispettiamo. Questa è la mia vita e questo spero sarà il mio Sanremo».

Al festival il caso è Benigni. Pubblicato giovedì, 23 gennaio 2020 su Corriere.it da Renato Franco. Altro giro, altra polemica. Il nuovo scontro sanremese si accende sui compensi. In questo senso nulla di nuovo nella storia del Festival perché ogni anno arriva il momento in cui escono le cifre e c’è chi ha da eccepire. Intanto i numeri. Secondo Dagospia in Rai è giunta la richiesta economica di Benigni per Sanremo: «All’ufficio risorse artistiche mormorano che il comico toscano vorrebbe 300mila euro». Georgina Rodriguez — (non ancora) coniugata in Ronaldo — pretenderebbe invece 140mila euro per salire sul palco dell’Ariston. La partita è ancora aperta, le trattative sono in corso, ma dalle parti del Festival sono fiduciosi: Benigni è nella stessa scuderia di Amadeus, il manager è sempre Lucio Presta, quindi difficile che la sua presenza salti. Così come quella di Georgina Rodriguez, che non ha mai frequentato la tv italiana e dunque è tanto ambita quanto attesa. Le logiche televisive non interessano al Codacons che si dice «pronto a rivolgersi alla Corte dei Conti contro qualsiasi spreco di denaro pubblico». A Maurizio Gasparri non pare vero poter armare il suo tweet: «Vergogna Rai. Che orrore i soliti comunisti con Rolex. Sperpero ignobile». Il cast dei compensi è praticamente fatto. Rula Jebreal salirà sul palco per sensibilizzare il pubblico sul tema della violenza contro le donne per un cachet di 20/25mila euro (la giornalista si è impegnata a destinare metà del compenso in beneficenza). Molte delle sue compagne di scena avranno lo stesso compenso: così dovrebbe essere per Sabrina Salerno, Alketa Vejsiu (star della tv albanese), Diletta Leotta e Francesca Sofia Novello (la fidanzata «un passo indietro» di Valentino Rossi). Le ultime due saranno impegnate in una doppia apparizione perché saranno sul palco per due serate e il compenso potrebbe se non raddoppiare, certo salire. Antonella Clerici dovrebbe prendere 50mila euro, ma l’intervento farebbe parte del contratto quadro con la Rai. Le due giornaliste del Tg1 Emma D’Aquino e Laura Chimenti riceveranno qualcosa in più di un rimborso spese. Infine per Amadeus — come riferisce il Giornale — si parla di 500mila euro. Al netto della busta paga di un dipendente medio italiano, le cifre rientrano nel listino del mercato televisivo di cui Sanremo è la punta. È quello che sottolinea informalmente la Rai: lo scorso anno Rai2 pagò circa 160mila euro i diritti sul materiale di repertorio per la serata C’è Benigni. Con la differenza che a Sanremo il premio Oscar sarà presente in diretta (su Rai1) con un monologo inedito. E ancora: nel 2019 la Rai diede 450mila euro a Bisio e 350mila a Virginia Raffaele; l’anno prima furono 400mila per Michelle Hunziker e 300mila per Favino. Amadeus prende un po’ meno di quello che era stato riconosciuto a Baglioni: 600mila euro poi saliti a 700mila visto il successo della prima edizione firmata dal cantante. Per dare il quadro definitivo dei costi un altro aspetto: negli ultimi anni il Festival di Sanremo è sempre stato in attivo. Un comportamento virtuoso cominciato con l’allora direttore di Rai1 Giancarlo Leone e che nel corso degli anni è sempre migliorato, allargando la forbice — in positivo — tra spese e ricavi. Le proiezioni sul Sanremo 2020 dicono che a fronte di una spesa di 17 milioni di euro, i ricavi pubblicitari puntano a superare i 31 milioni. Sullo sfondo intanto rimane ancora la questione Junior Cally, le valutazioni sulla sua presenza sono ancora in corso. Una risposta potrebbe arrivare dalle elezioni regionali e dal cda in programma il 30 gennaio.

Renato Franco per il “Corriere della Sera” il 24 gennaio 2020. Altro giro, altra polemica. Il nuovo scontro sanremese si accende sui compensi. In questo senso nulla di nuovo nella storia del Festival perché ogni anno arriva il momento in cui escono le cifre e c' è chi ha da eccepire. Intanto i numeri. Secondo Dagospia in Rai è giunta la richiesta economica di Benigni per Sanremo: «All' ufficio risorse artistiche mormorano che il comico toscano vorrebbe 300 mila euro». Georgina Rodriguez - (non ancora) coniugata in Ronaldo - pretenderebbe invece 140 mila euro per salire sul palco dell' Ariston. La partita è ancora aperta, le trattative sono in corso, ma dalle parti del Festival sono fiduciosi: Benigni è nella stessa scuderia di Amadeus, il manager è sempre Lucio Presta, quindi difficile che la sua presenza salti. Così come quella di Georgina Rodriguez, che non ha mai frequentato la tv italiana e dunque è tanto ambita quanto attesa. Le logiche televisive non interessano al Codacons che si dice «pronto a rivolgersi alla Corte dei Conti contro qualsiasi spreco di denaro pubblico». A Maurizio Gasparri non pare vero poter armare il suo tweet: «Vergogna Rai. Che orrore i soliti comunisti con Rolex. Sperpero ignobile». Il cast dei compensi è praticamente fatto. Rula Jebreal salirà sul palco per sensibilizzare il pubblico sul tema della violenza contro le donne per un cachet di 20/25 mila euro (la giornalista si è impegnata a destinare metà del compenso in beneficenza). Molte delle sue compagne di scena avranno lo stesso compenso: così dovrebbe essere per Sabrina Salerno, Alketa Vejsiu (star della tv albanese), Diletta Leotta e Francesca Sofia Novello (la fidanzata «un passo indietro» di Valentino Rossi). Le ultime due saranno impegnate in una doppia apparizione perché saranno sul palco per due serate e il compenso potrebbe se non raddoppiare, certo salire. Antonella Clerici dovrebbe prendere 50 mila euro, ma l' intervento farebbe parte del contratto quadro con la Rai. Le due giornaliste del Tg1 Emma D' Aquino e Laura Chimenti riceveranno qualcosa in più di un rimborso spese. Infine per Amadeus - come riferisce il Giornale - si parla di 500 mila euro. Al netto della busta paga di un dipendente medio italiano, le cifre rientrano nel listino del mercato televisivo di cui Sanremo è la punta. È quello che sottolinea informalmente la Rai: lo scorso anno Rai2 pagò circa 160 mila euro i diritti sul materiale di repertorio per la serata C' è Benigni. Con la differenza che a Sanremo il premio Oscar sarà presente in diretta (su Rai1) con un monologo inedito. E ancora: nel 2019 la Rai diede 450 mila euro a Bisio e 350 mila a Virginia Raffaele; l' anno prima furono 400 mila per Michelle Hunziker e 300 mila per Favino. Amadeus prende un po' meno di quello che era stato riconosciuto a Baglioni: 600 mila euro poi saliti a 700 mila visto il successo della prima edizione firmata dal cantante. Per dare il quadro definitivo dei costi un altro aspetto: negli ultimi anni il Festival di Sanremo è sempre stato in attivo. Un comportamento virtuoso cominciato con l' allora direttore di Rai1 Giancarlo Leone e che nel corso degli anni è sempre migliorato, allargando la forbice - in positivo - tra spese e ricavi. Le proiezioni sul Sanremo 2020 dicono che a fronte di una spesa di 17 milioni di euro, i ricavi pubblicitari puntano a superare i 31 milioni. Sullo sfondo intanto rimane ancora la questione Junior Cally, le valutazioni sulla sua presenza sono ancora in corso. Una risposta potrebbe arrivare dalle elezioni regionali e dal cda in programma il 30 gennaio.

Valerio Palmieri per “Chi” il 28 gennaio 2020. Era partita con la polemica sul “ruolo della donna”, adesso l’edizione numero 70 di Sanremo sta virando sulla rotta della nostalgia canaglia, dell’estetica “camp” e dei discorsi impegnati. Amadeus ha dovuto capire chi sta con lui (Fiorello, encomiabile stopper delle polemiche) e chi no (leggere sotto). Amedeo Sebastiani, in arte Amadeus, aspettava 35 anni di poter condurre il suo Sanremo, ma è partito con il piede sbagliato per una frase uscita male: volendo elogiare Francesca Sofia Novello, fidanzata di Valentino Rossi, per la sua discrezione, ha detto: “Una donna che ha saputo rimanere un passo indietro rispetto a un grande uomo”. Ma la sua delusione più forte è stata il duro attacco che gli ha rivolto, per questa frase, Michelle Hunziker. Chi conosce Amadeus sa che non è maschilista e si è solo espresso male (in casa sua comanda la moglie Giovanna). Da Michelle non se lo aspettava proprio. Una delusione cocente che si aggiunge a quella per il forfait di Jovanotti, amico storico di Amadeus, che, con Fiorello e Nicola Savino, avrebbe riunito la squadra storica di Radio Deejay. Jovanotti ha detto che non ci potrà essere perché vuole dedicare il 2020 «all’ascolto e alla scrittura». Ma un amico come Amadeus, che si trova di fronte all’occasione della sua vita, valeva uno sforzo in più. L’ufficio legale Rai ha studiato giorno e notte se ci fossero gli estremi per squalificare Junior Cally per le parole violente espresse in alcune sue vecchie canzoni, ma non ha trovato alcun cavillo. In compenso a Sanremo si parlerà di donne sia nel monologo di Rula Jebreal che in altri interventi che la squadra di autori sta preparando. Sarà un Sanremo pieno di canzoni, celebrazioni (vedi fra gli ospiti Ricchi e Poveri nella formazione originale, Al Bano e Romina, Massimo Ranieri), ma anche di “parole”. In queste settimane di polemiche, a tenere alto il morale del gruppo di lavoro di Sanremo ci ha pensato Lucio Presta, il potente manager di Amadeus. L’uomo, che ha visto ben altre battaglie, è felice perché quest’anno con lui c’è anche il figlio, Niccolò Presta (manager e produttore del programma rivelazione di Real Time Rivelo, condotto da sua moglie, Lorella Boccia). Presta senior e junior sono inseparabili. Mentre l’ex moglie (anche se legalmente sono ancora sposati) Clizia Incorvaia parla spesso di lui al GfVip, a volte con amore ferito a volte con rabbia, Francesco Sarcina, leader delle Vibrazioni, sarà a Sanremo con una donna speciale: Nina, 4 anni, figlia del cantante e di Clizia. Altro che sesso, droga e rock&roll: coccole, latte e a letto presto. D’altronde è un Festival dei sentimenti: Paolo Jannacci scrive un brano toccante per la figlia, Piero Pelù per il figlio della figlia, Giordana Angi per la mamma. Nicola Savino ha fatto di tutto per avere Miss Keta, la cantante mascherata, al Dopofestival (rifiutando, pare, Elisabetta Gregoraci). La passione di Savino per Miss Keta parte da lontano: da mesi, infatti, la imita in radio e il suo “pazzessssco” è un tormentone che ha ispirato anche la brava Brenda Lodigiani nella sua imitazione a Quelli che il calcio. Fra le donne che affiancheranno Amadeus, come abbiamo visto, ci sarà anche la mora Emma D’Aquino, che non vuole rivelare nulla sulla propria vita privata. Ma ci dice con un sorriso: «Non sono fidanzata con Alberto Matano (conduttore de La vita in diretta, ndr) come molti pensano! Siamo stati ospiti in tv insieme e tra l’altro abbiamo diviso l’ufficio per anni, ma siamo solo amici». Matano fu “scoperto” da Luciana Littizzetto proprio a Sanremo mentre era ospite di Vincenzo Mollica, durante un collegamento con il Tg1: «Ma chi è quel gran tronco di pino?», l’endorsement di Lucianina. Dopo il “caso Ultimo”, favorito l’anno scorso e poi giunto secondo, nessuno dei cantanti vuole l’etichetta del “vincitore annunciato”, che stava per essere messa sulle spalle di Alberto Urso, vincitore di Amici ed esponente del bel canto che piace al pubblico sanremese. Salgono, infatti, le quotazioni di Giordana Angi, migliore amica di Alberto. Fra le canzoni più belle in assoluto figurano quella di Diodato, ex di Levante, voce potente e musica trascinante, mentre Elodie ha un pezzo firmato dal campione in carica Mahmood che è una bomba, così come saranno ballatissimi Elettra Lamborghini, Achille Lauro e i Pinguini Tattici Nucleari (Lo Stato Sociale di questa edizione anche se il ritmo ricorda piuttosto gli 883). Ma 24 canzoni in gara sono troppe.

Davide Desario per leggo.it il 28 Gennaio 2020.

Amadeus, partiamo dall’inizio o dalla fine?

«Partiamo dall’inizio. Così, riusciamo a dare una visione di insieme di questo Festival, del mio progetto, senza ricadere nella dinamica del botta e risposta polemico».

Allora dobbiamo cominciare proprio dalle prime polemiche: quelle sulla modalità di ufficializzazione dei cantanti in gara.

«Quando ad agosto abbiamo scritto il regolamento ho voluto fin da subito dividere la serata dei giovani da quella dei big. Volevo dare il giusto risalto a tutte e due le cose. Così, a differenza del passato, quando i nomi dei cantanti in gara venivano svelati durante Sanremo Giovani, quest’anno abbiamo deciso di farlo il 6 gennaio durante la trasmissione abbinata alla lotteria Italia con l’incredibile partecipazione di tutti gli artisti. Una cosa bellissima, innovativa. Ma ho scoperto che a Sanremo anche i muri hanno le orecchie».

I muri hanno le orecchie?

«Sì, i primi giorni bastava che ipotizzassi la partecipazione di un ospite o la scelta di un cantante che il giorno dopo me la ritrovavo sui giornali. Per carità, ci sta. Così, ho deciso che due nomi - all’inizio dovevano essere quattro - non li avrei detti proprio a nessuno. Nemmeno ai parenti (ride ndr). E per fortuna ho fatto così».

Perché?

«Perché i nomi circolavano, è normale. E tutta la stampa correttamente evitava di scriverli. Poi, però, qualcuno ha deciso di farlo. Io, se avessi saputo la scaletta o gli ospiti di una trasmissione di qualcun’altro, non mi sarei mai sognato di spoilerarli. Il rispetto del lavoro altrui viene al primo posto».

E, invece, le polemiche sul “passo indietro”?

«Si è innescata una strana combinazione in cui alcune persone hanno deciso di attaccarmi. Ho già chiesto scusa a tutti e ribadisco che mi dispiace che qualcuno possa essersi sentito offeso da quelle parole».

Chi l’ha ferita di più?

«Chi mi ha ferito non merita di essere citato».

Ok, allora qual è la cosa che l’ha ferita di più?

«Sentirmi accusare di sessismo da persone che mi conoscono bene e che sanno che non è vero. Mi è servito a capire chi sono gli amici e chi no».

Ci sono stati anche messaggi belli?

«Tanti, tantissimi. Per fortuna. E non solo di colleghi e amici. A darmi la carica in questi giorni sono proprio le donne che incontro: giovani e meno giovani che mi fanno i complimenti, che mi dicono che sono con me. Certe signore anziane mi fermano per strada e mi parlano con dolcezza, mi danno una carezza, come fossi il nipote. Quasi si volessero scusare loro. E io invece ripeto loro che, forse, mi sono espresso male».

A proposito di donne, in questo Sanremo sono tante o sono poche?

«Quelle che partecipano sono in linea con la proporzione di quelle che hanno proposto canzoni. Ma non mi sembra ci sia differenza con il passato. Anzi. Se proprio vogliamo dirlo, questo Sanremo è più rosa di tanti altri. E lo è per una questione di merito e non di un calcolo a tavolino. Ho scelto canzoni e ospiti per il loro valore, per quel che rappresentano e non con un algoritmo. Altrimenti lo facevamo fare al computer».

Il criterio del valore è valso anche per la scelta di tutte le canzoni in gara? O ha voluto comunque che ci fosse almeno un brano per ogni genere?

«Non scherziamo. Non ho riempito delle caselle. Ho fatto delle scelte dettate dalla mia esperienza: lavoro in radio dagli anni Settanta. Posso dire di conoscere i gusti della gente. I 24 brani sono una bella playlist che può essere suonata in radio per intero dal giorno dopo Sanremo. Una playlist che piacerebbe a mio padre che ha 82 anni e a mio figlio che ne ha 11. Io credo che sia un grande Festival. Un rocker come Piero Pelù per la prima volta in gara, Rita Pavone che ci torna dopo 48 anni, Irene Grandi porta una canzone di Vasco. Queste cose non possono passare in secondo piano».

Forse, rispetto allo scorso anno dove c’erano Ex Otago, Motta, Zen Circus, c’è poco Indie?

«Non è vero. Ci sono I pinguini Tattici Nucleari e poi c’è Bugo che ne è un esponente molto importante e il suo pezzo con Morgan è fortissimo».

E Junior Cally? Vogliamo dire una volta per tutte perché lo ha scelto e perché ritiene le accuse ingiuste?

«Per la canzone, innanzitutto. Ho sentito il pezzo e l’ho trovato molto forte. Come gli altri 23 d’altronde. Solo chi non si informa può dire che sia uno sconosciuto. È un brano di quelli che ascoltano i giovani. E trovo ingiusto criticarlo senza averlo ascoltato. E anche metterlo al bando per una canzone, che non conoscevo, di tre anni fa. Anche perché, diciamoci la verità, non è tenendo Junior Cally fuori da Sanremo che si tutelano i giovani: oggi i ragazzini, puoi controllarli quanto vuoi, ma ci mettono un secondo con internet ad ascoltare tutto quello che vogliono. Prima di criticare guardiamo e ascoltiamo. È come se si giudicasse un film solo dalla locandina».

E guardando Amadeus fino ad oggi che critica si fa?

«Sono troppo istintivo. Troppo spontaneo. Nel bene e nel male. Ma io non ce la faccio a farmi scrivere tutto quello che devo dire. Certo, forse dovrei prepararmi un po’ meglio per le conferenze stampa».

Ma Claudio Baglioni, non lo ha sentito? Non gli ha dato qualche consiglio?

«Certo che mi sono sentito con Claudio. Più volte a settembre. Ma anche con Carlo Conti e Baudo che ho incontrato in trasmissione da Fiorello. Pippo mi ha detto di curare soprattutto la musica, di metterla al centro. E io ho seguito il suo consiglio. Tutti mi hanno detto che tanto le polemiche ci saranno sempre e comunque».

E non le hanno detto: Ma chi te lo ha fatto fare?

«No. Assolutamente no. Chi ha fatto Sanremo lo conosce bene. Sa quanto è bello e importante».

Ma tra tutti i presentatori qual è quello a cui si ispira?

«A nessuno. Siamo tutti diversi. Ed è giusto così altrimenti sai che noia. Tra tutti però il mio idolo è Baudo. È un professionista completo: ha la classe, l’ironia, e sceglieva le canzoni belle che rimanevano nel tempo. Quello di Pippo è il Sanremo per eccellenza».

Già, le canzoni... qual è la sua preferita di Sanremo?

«Quella che Sergio Cammariere ha portato nel 2003 al Festival. Si intitolava “Tutto quello che un uomo”. Io ero a Sanremo nella giuria di qualità insieme a Carlo Verdone. E mi ero da poco fidanzato con Giovanna, la mia attuale moglie. Quella canzone mi entrò nel cuore, e tutte le volte che Cammariere la eseguiva io la chiamavo al cellulare per fargliela ascoltare in diretta e gliela dedicavo».

È un Festival internazionale?

«Gli ospiti internazionali sono i nostri ospiti nazionali. Certe volte in questo Paese ci dimentichiamo che abbiamo dei grandissimi cantanti, apprezzati in tutta Europa. Questo Festival ce lo invidia il mondo, solo da noi c’è una kermesse di questo valore e soprattutto con questa storia. Settanta anni di grande musica. Ben vengano gli ospiti stranieri, ma se dobbiamo parlare di artisti internazionali beh, allora, sono fiero di avere i Ricchi e Poveri che ora avranno le date piene per due anni in tutto il mondo, Al Bano e Romina che sono richiestissimi. Il grande ritorno di Johnny Dorelli. E poi Massimo Ranieri e Tiziano Ferro che...»

Che? Vada avanti.

«Massimo e Tiziano faranno un bellissimo duetto insieme. Lo abbiamo deciso ora. Ecco. Mi è scappato. Sono il solito istintivo».

È soddisfatto dell’appoggio del suo amico Fiorello?

«Con Fiorello ho un rapporto costante nel tempo, mi relaziono con lui da ormai 35 anni. Per me lui è importante. È un vulcano. Si è messo d’accordo con Tony Renis che dirigerà l’orchestra e Fiore canterà Quando, quando quando».

In questi giorni sta più dall’avvocato o alle prove all’Ariston?

«Sto solo all’Ariston, non leggo niente, mi isolo e penso solo ai cantanti e alla musica. Voglio solamente concentrarmi sul Festival di Sanremo. Le parole intorno a me è giusto che ci siano e va bene così, fa parte del Festival, ma io non vedo l’ora che arrivi il 4 febbraio. Penso positivo».

Francesca D'Angelo per “Libero quotidiano” il 29 gennaio 2020. Finalmente parliamo di qualcosa di reale: le canzoni di Sanremo. Ieri Tv Sorrisi e Canzoni ha anticipato, in esclusiva, i testi. L' anticipazione ci permette comunque di fare qualche considerazione sensata, e di sostanza, sul festival. Perché poi, alla fine, chi guarda Sanremo è questo che dovrà sciropparsi: cinque serate di canzoni, fino a mezzanotte inoltrata. Dunque, cosa dobbiamo aspettarci? Se le precedenti edizioni erano un tripudio di amorazzi e strofe sognanti alla Sole/Cuore/Amore, quest' anno sono invece tutti incazzati. Usiamo la versione scurrile dell' aggettivo "arrabbiati", ossia "incazzati", volutamente visto che l' ira che attanaglia gli artisti li ha spinti a disseminare parolacce nei testi. Niente di così scandaloso se si considera che siamo nel 2020. Tuttavia rappresenta una novità per quel carrozzone vintage che è Sanremo. In fondo l' Ariston è (o era?) la culla della canzone italiana: quella popolare ma che si dà un tono. Su quel palco di parolacce se ne sono sentite poche. Ecco, da quest' anno si recuperano tutti gli arretrati. I più scurrili sono Bugo e Morgan, che dicono addirittura «figlio di puttana» (citiamo testualmente), l' ex volto di Amici Eloide si dà della «stronza» da sola («Dici che sono una grande/ stronza che non ci sa fare/una donna poco elegante»), seguita a ruota da Masini («E sei stato uno stronzo quando lei ci credeva/l' hai lasciata morire lì con te alla deriva»); Elettra Lamborghini fa «casino» e «gira nuda per casa»; in Rosso di rabbia Anastasio lancia addirittura maledizioni («Chi vuole che mi fermi, Dio lo maledica»). Ma dicevamo: tecnicismi linguistici a parte, sono tutti arrabbiati. E mica poco. A far infuriare gli artisti è praticamente la qualunque: non più solo l' amato che ti cornifica ma persino la società, i social network e pure la politica. Junior Cally ce l' ha per esempio con Salvini: «Spero si capisca che odio il razzista/Che pensa al Paese ma è meglio il mojito» canta nell' eloquente singolo E polemica sia!. Non pago, Junior Cally dà anche una spallata a sinistra aggiungendo che, oltre al razzista, odia «pure il liberista di centro sinistra che perde/partite e rifonda il partito». Più generici, ma altrettanto sul piede di guerra, Le Vibrazioni che si lamentano per la durezza della vita: «Il cielo rosso/E l' odio arreso al bene/Dov' è/mi chiedo dov' è», per poi ribadire nel ritornello: «Dov' è dov' è dovè dov' è la gioia dov' è». Irene Grandi ci fa sapere che è «da sempre arrabbiata/da sempre sbagliata/e ancora così». In fase contestatrice anche Zarrillo e Rita Pavone ma, più che lagnarsi, i due fanno l' elogio del concetto di resilienza. «Non mi importa/ quanta forza mi servirà/navigherò in mare aperto», canta Zarrillo; «Non hai mai saputo spezzarmi, travolgermi/Resto qui nel fitto del bosco/e il tuo vento non mi piegherà», gli fa eco Pavone. I più simpatici sono però i Pinguini tattici nucleari che, pur dandosi degli sfigati da soli («Gli amici ormai si sposano alla mia età e io mi incazzo se non indovino all' Eredità»), ci ricordano che «i migliori alla fine se ne vanno sempre e cosa rimane?Ringo» ossia lo sfigato di cui sopra. Per noi hanno vinto loro. A questo punto, però, vi chiederete: e l' amore? Qualcosa c' è ma scordatevi il grande idillio romantico: non va più di moda o, forse, nessuno ci crede più. Meglio i rapporti di sangue. Amore di zio Così ci ritroviamo Piero Pelù cantare l' affetto per il proprio nipotino. La canzone di Paolo Jannacci ha i toni della ninna nanna, mentre è struggente il singolo che Giordana dedica alla madre («E se un giorno sarò mamma/vorrei essere come mia madre/nel tuo sorriso mi sentivo apposto/e non serviva più stare male»). Non manca, invece, la canzone arcobaleno: a difendere i diversi, di ogni ordine e rango, sale sul palco Levante («Ciao tu, freak della classe/"femminuccia" vestito con quegli strass/prova a fare il maschio/ti prego insisto/fatti il segno della croce e poi rinuncia a Mefisto»). Chissà cosa ne penseranno le femministe di Raphael Gualazzi, che ammette: «Non me ne importa di quel che pensi/non me ne importa di quel che senti/Non mi ricordo neanche chi sei tu». Si è fatto polemica per molto meno

Alessandra Menzani per “Libero quotidiano” il 29 gennaio 2020. L' attesissima copertina è stata data alle stampe. Inevitabile come il panettone a Natale, Tv Sorrisi e Canzoni ha sfornato la foto di gruppo dei 24 «Big» che partecipano a Sanremo, lo fa ogni anno ed è un piacere giocare al «chi c' è» e «chi non c' è». Tra meno di una settimana anche i cantanti che ora ci sembrano sconosciuti diventerà famigliari come una suocera, visto che la Rai ce li rifilerà per cinque serate. Non bisogna giudicare dalle apparenze, però sulla copertina della Bibbia dello spettacolo italiano il colpo d' occhio non è dei migliori. Diciamo che taluni di loro potevano impegnarsi di più nel look. Si salva praticamente solo Amadeus, che grazie allo smoking gioca.

Piero Pelù. In basso a sinistra, è inconfondibile. Sempre uguale da trent' anni. Anche il gesto delle corna, se un tempo era trasgressivo, oggi è soporifero. Voto 5.

Junior Cally. È il migliore: non si vede in faccia. Indossa sempre un involucro in testa, una specie di condom scintillante. Il vero «cantante mascherato» è lui, il protagonista delle polemiche più infuocate di Sanremo: per colpa di un vecchio brano nel cui video c' era un femminicidio, il giovane rischiava di essere eliminato. Ma Amadeus ha calmato gli animi e ha confermato la sua presenza. Siamo più sereni. Voto 3.

Rita Pavone. Mano nella mano con Cally e con Paolo Iannacci, la mitica «Pel Di Carota» è la meglio vestita e pettinata. Ha 74 anni ma quando è sul palco ne dimostra trenta. Voto 8.

Achille Lauro. In primo a sinistra in seconda fila. Ora, capiamo tutto. Ma il trapper con i tatuaggi in faccia, perché si è vestito come Kabir Bedi in Sandokan? Camicia con maniche a sbuffo color crema, pantaloni alla zuava turchesi, gli mancano solo gli orecchini di lapislazzuli. Voto 1.

Giordana Angi. La star di Amici, nella foto di fianco ad Achille Lauro, è cool e sobria. Semplice: maglietta bianca e giacca di pelle. Tanto con quella voce... Voto 9.

Elettra Lamborghini. Di fianco ad Amadeus, sembra una di quelle invitate alle feste di Carnevale a cui gli amici si sono dimenticati di dire che il dress code prevede l' assenza di maschere. Sono tutti casual, tranne lei, che sembra apparecchiata da primadonna del Bagaglino. O forse è l' unica che si è vestita correttamente. Dopotutto Sanremo è Sanremo. Non lo sapremo mai. Voto 6.

Marco Masini. Tra Elettra Lamborghini e Levante, sembra un hipster del quartiere isola di Milano. Gli manca solo il toast con salmone e avocado. Ogni Sanremo il cantante toscano è più giovane e ha più capelli. Quest' anno ci ha dato dentro anche in fatto di barba e tatuaggi. Voto 5. 

Levante. Camicia azzurra, pantaloni scozzesi. Che tristezza, potrebbe osare di più. Voto 6.

Morgan. Lo riconosci dalla messa in piega modello-schiaffo della Pina di Fantozzi, ma anche un po' Regina Elisabetta. Questo è l' anno del ritorno di Morgan a Sanremo dopo un periodo di quarantena e ha voluto mettersi in tiro per la foto di rito. Sicuramente dal parrucchiere ci è passato. Pure troppo. Voto 1.

Alberto Urso. Il cantante ha lo sguardo allucinato di chi ha ha appena visto Rocco Siffredi nudo. La maglietta nera alla Giorgio Armani è per mostrare meglio il tatuaggio. Voto 6.

Anastasio. Sembra ancora vesito per il serale di Amici. Ah, no, è vero, lui è uscito da X Factor. Voto 7.

Enrico Nigiotti. Anche lui viene dai talent ma ricorda nel look il Gianluca Grignani degli anni Novanta. Quell' amuleto al collo, l' abbronzatura, la coda di cavallo... non ci siamo. Voto 4.

Michele Zarrillo. Il veterano del Festival è l' usato sicuro. Che mette traquillità. Voto 8-.

Striscia la Notizia, bomba su Sanremo 2020: "Riki ha violato il regolamento, deve essere cacciato". Libero Quotidiano il 29 Gennaio 2020. Altra bomba sul Festival di Sanremo 2020 condotto da Amadeus. La bomba la sgancia Striscia la Notizia, nella puntata del tg satirico in onda su Canale 5 mercoledì 29 gennaio. Nel mirino c'è Riki: il cantante infatti rischia la squalifica dalla kermesse per una presunta violazione del regolamento del Festival. Riccardo Marcuzzo, in arte Riki, avrebbe spoilerato un pezzo del brano che dovrà presentare giovedì 6 febbraio nella serata dedicata alle cover: lo ha rivelato Pinuccio, l'inviato di Striscia la Notizia. Riki sui suoi canali social ha infatti parlato di alcuni pezzi de L'edera, la cover del brano di Nilla Pizzi: "Ho riscritto la strofa pensando a qualcosa che fosse un po' retrò, ma allo stesso tempo mantenesse il mio stile", ha spiegato sui social. Parole che potrebbero, secondo Striscia, portarlo all'esclusione: "Il regolamento del Festival parla chiaro. Ogni cantante è obbligato a non diffondere i brani partecipanti, incluse le cover, sino alla loro prima esecuzione nel Festival stesso, pena l’esclusione dal concorso", ha ricordato Pinucci. Riki, addio Sanremo?

I Testi delle canzoni di Sanremo 2020. Repubblica il 29 gennaio 2020.

Achille Lauro: Me ne frego di L. De Marinis - D. Petrella - E. Manozzi - M. Ciceroni - L. De Marinis - D. Dezi - D. Mungai

Noi sì

Noi che qui

Siamo soli qui

Noi sì

Soli qui

Fai di me quel che vuoi sono qui

Faccia d’angelo

David di Michelangelo

Occhi ghiacciolo

Dannate cose che mi piacciono

Ci son cascato di nuovo

Ci son cascato di nuovo

Pensi sia un gioco

Vedermi prendere fuoco

Ci son cascato di nuovo

Tu sei mia

Tu sei tu

Tu sei più

Già lo so

Che poi lì

Che non so più

Poi chi trovo

Chi trovo.

Sono qui

Fai di me quel che vuoi

Fallo davvero

Sono qui

Fai di me quel che vuoi

Non mi sfiora nemmeno

Me ne frego

Me ne frego

Dimmi una bugia me la bevo

Sì sono ubriaco ed annego

O sì me ne frego davvero

Sì me ne frego

Prenditi gioco di me che ci credo

St’amore è panna montata al veleno

È instabile

Fragile

È una strega

Solo favole

Favole

A far la scema

È abile

Agile

Quel modo

Insospettabile

O mio Dio sì

Lei

Che dice a me

Voglio te

Ma vuole

Quello che non sa di sé

Dai

Vorresti che buttassi tutto quanto all’aria per te

Si perché

Per un capriccio

Lo sai

Che è cosi

Non si può non si può

Come no

Non mi sfiora nemmeno

Me ne frego

Me ne frego

Dimmi una bugia me la bevo

Sì sono ubriaco ed annego

O sì me ne frego davvero

Sì me ne frego

Prenditi gioco di me che ci credo

St’amore è panna montata al veleno

È una vipera in cerca

Di un bacio

Che poi

Le darò

Io sempre in cerca

Di quello che ho perso

Perdendo
Le cose che ho

Amore dimmi qualcosa

Qualcosa di te

Che non so

Cosi mi prendo anche un piccolo pezzo

Di te

Anche se non si può

Fai quel che vuoi

Me ne frego

Me ne frego

Dimmi una bugia me la bevo

Sì sono ubriaco ed annego

O sì me ne frego davvero

Sì me ne frego

Prenditi gioco di me che ci credo

St’amore è panna montata al veleno

Ne voglio ancora

Alberto Urso: Il sole ad est di P. Romitelli - G. Pulli

Le onde che portano navi per mare

E lontano lo sguardo di un faro

Tra noi e il divenire

È un lento fuggire

Le luci di casa mi sembrano stelle

Su terre che han voci materne

Nel mio scomparire

Se ne vanno a dormire

Per te

Ho nel cuore il sole ad est

E nel mondo ovunque vada

Mi ricorderà la strada

Che porta fino a te

Sei come il sole ad est

Io lo so comunque vada

In questa vita complicata

Ritornerò da te

Sarò navigante tra nuvole e vento

Vedrò all’orizzonte i confini del mondo

In cui tu sei il mio tempo

Guardi nel blu mentre vola un pensiero

Per te

Ho nel cuore il sole ad est

E nel mondo ovunque vada

Mi ricorderà la strada

Che porta fino a te

Sei come il sole ad est

Io lo so comunque vada

In questa vita complicata

Ritornerò da te

Io ritornerò da te

Per te

Ho nel cuore il sole ad est

E nel mondo ovunque vada

Mi ricorderà la strada

Che porta fino a te

Sei come il sole ad est

Io lo so comunque vada

In questa vita complicata

Ritornerò da te

Io ritornerò da te

Anastasio: Rosso di rabbia di M. Anastasio - Stabber - M. A. Azara - L. Serventi

E voi volete sapere dei miei fantasmi

C’ho 21 anni posso ancora permettermi di incazzarmi

Le parole sono le mie sole armi

E fino al sole voglio sollevarmi

Ma non so levarmi sta melma di dosso

Io vorrei farlo e non posso

Non è roba da poco

Strillare mentre questi mi fanno le foto

Come ti senti?

Disinnescato

Come ti senti?

Disinnescato

Ma dimmi come posso io

Che sono una bomba a orologeria

Sentire fermarsi quel ticchettio

Se muore la minaccia, muore pure la magia

E non conviene mica

Chi vuole che mi fermi, Dio lo maledica

Aspetto sto momento da un’intera vita

Sono nato per esplodere

Comincia a correre

Se non sento la paura, cosa vuoi che dica?

Non volevo sprecarla così

La mia rabbia

Non volevo sprecarla così (no)

Non volevo sprecarla così

La mia rabbia

Non volevo sprecarla così

Panico panico

Sto dando di matto

Qualcuno mi fermi

Fate presto

Per favore

Per pietà

Panico panico

Sto dando di matto

Qualcuno mi fermi

Fate presto

Per favore

Per pietà

Non l’avresti detto tu

Che questo attentato sarebbe fallito

Soffocato dagli scrosci degli applausi

Prigioniero tra le fauci delle foto e dei video

Ma ciò che mi rattrista è il terrorista

Esposto al pubblico ludibrio

La sua bomba era una farsa dal principio

Amico, non ti invidio

Dispiace, ma è la prassi

Il sabotatore sai che deve sabotarsi

E allora, allora giù le mani

La condanna è la mia

Nessuno di voi umani può portarmela via

Voi scrocconi di emozioni

Sempre in cerca di attenzioni

Prosciugate le canzoni della loro magia

Perfetto, sono un rivoluzionario provetto, corretto

Ma se davvero hai capito cos’ho detto

Allora hai visto un paralitico che si alza dal letto

Non volevo sprecarla così

La mia rabbia

Non volevo sprecarla così (no)

Non volevo sprecarla così

La mia rabbia

Non volevo sprecarla così

Panico panico

Sto dando di matto

Qualcuno mi fermi

Fate presto

Per favore

Per pietà

Panico panico

Sto dando di matto

Qualcuno mi fermi

Fate presto

Per favore

Per pietà

Panico panico

Sto dando di matto

Qualcuno mi fermi

Fate presto

Per favore

Per pietà

Panico panico

Sto dando di matto

Qualcuno mi fermi

Fate presto

Per favore

Per pietà

Bugo e Morgan: Sincero di A. Bonomo - M. Castoldi - C. Bugatti - A. Bonomo - S. Bertolotti

Le buone intenzioni, l’educazione 

La tua foto profilo, buongiorno e buonasera 

E la gratitudine, le circostanze 

Bevi se vuoi ma fallo responsabilmente 

Rimetti in ordine tutte le cose 

Lavati i denti e non provare invidia 

Non lamentarti che c’è sempre peggio

Ricorda che devi fare benzina 

Ma sono solo io 

E mica lo sapevo 

Volevo fare il cantante 

Delle canzoni inglesi 

Così nessuno capiva che dicevo 

Vestirmi male e andare sempre in crisi 

E invece faccio sorrisi ad ogni scemo 

Sono sincero me l’hai chiesto tu 

Ma non ti piace più 

Scegli il vestito migliore per il matrimonio 

Del tuo amico con gli occhi tristi  

Vai in palestra a sudare la colpa 

Chiedi un parere anonimo e alcolista

Trovati un bar che sarà la tua chiesa

Odia qualcuno per stare un po’ meglio 

Odia qualcuno che sembra stia meglio 

E un figlio di puttana chiamalo fratello  

Ma sono solo io 

Non so chi mi credevo 

Volevo fare il cantante 

Delle canzoni inglesi 

Così nessuno capiva che dicevo 

Vestirmi male e andare sempre in crisi 

E invece faccio sorrisi ad ogni scemo 

Sono sincero me l’hai chiesto tu 

Ma non ti piace più 

Abbassa la testa, lavora duro 

Paga le tasse buono buono 

Mangia bio nei piatti in piombo 

Vivi al paese col passaporto 

Ascolta la musica dei cantautori 

Fatti un tatoo, esprimi opinioni 

Anche se affoghi rispondi sempre 

Tutto alla grande 

Però di te m’importa veramente 

Aldilà di queste stupide ambizioni 

Il tuo colore preferito è il verde 

Saremo vecchi indubbiamente ma forse meno soli 

Volevo fare il cantante 

Delle canzoni inglesi 

Così nessuno capiva che dicevo 

Essere alcolizzato spaccare i camerini 

E invece batto il cinque come uno scemo 

Sono sincero me l’hai chiesto tu 

Sono sincero me l’hai chiesto tu

Ma non ti piace più 

Ma non ti piace più

Ma non ti piace

Diodato: Fai rumore di A. Diodato - E. Roberts - A. Diodato

Sai che cosa penso,

Che non dovrei pensare,

Che se poi penso sono un animale

E se ti penso tu sei un’anima,

Ma forse è questo temporale

Che mi porta da te,

E lo so non dovrei farmi trovare

Senza un ombrello anche se

Ho capito che

Per quanto io fugga

Torno sempre a te

Che fai rumore qui,

E non lo so se mi fa bene,

Se il tuo rumore mi conviene,

Ma fai rumore sì,

Che non lo posso sopportare

Questo silenzio innaturale

Tra me e te.

E me ne vado in giro senza parlare,

Senza un posto a cui arrivare,

Consumo le mie scarpe

E forse le mie scarpe

Sanno bene dove andare,

Che mi ritrovo negli stessi posti,

Proprio quei posti che dovevo evitare,

E faccio finta di non ricordare,

E faccio finta di dimenticare,

Ma capisco che,

Per quanto io fugga,

Torno sempre a te

Che fai rumore qui,

E non lo so se mi fa bene,

Se il tuo rumore mi conviene,

Ma fai rumore sì,

Che non lo posso sopportare

Questo silenzio innaturale tra me e te.

Ma fai rumore sì,

Che non lo posso sopportare

Questo silenzio innaturale,

E non ne voglio fare a meno oramai

Di quel bellissimo rumore che fai.

Elettra Lamborghini: Musica (e il resto scompare) di D. Petrella - M. "Canova" Iorfida - D. Petrella

Elettra, Elettra Lamborghini

Mi piace la musica fino al mattino

Faccio casino lo stesso ma non bevo vino

Ridi cretino

La vita è corta per l’aperitivo

Innamorata di un altro cabrón

Esta es la historia de un amor

Non mi portare a Parigi o ad Hong Kong

Tanto lo sai che poi faccio così (faccio così)

Cado cado, per la strada parla piano piano

Questa notte dormo sul divano

Altro che pensare a te

Tanto qui resta la

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

E anche se non mi hai detto mai “quanto sei bella”

Io non ho mai smesso di sorridere

E anche se non mi hai detto mai “amore aspetta”

Tutto quello che resta quando penso a te è

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Mi piace guardare le luci dell’alba

Girare nuda per casa e nessuno mi guarda

Quanto ti manca

Sì, mi hai chiamato col nome di un’altra

Innamorata di un altro cabrón

Esta es la historia de un amor

Ci stavo male per te e ora no

Tanto lo sai che io faccio così (faccio così)

Sola sola, ti ho dato tutto e ancora ancora

Resto qui e non dico una parola

Altro che pensare a te

Tanto qui resta la

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

E anche se non mi hai detto mai “quanto sei bella”

Io non ho mai smesso di sorridere

E anche se non mi hai detto mai “amore aspetta”

Tutto quello che resta quando penso a te è

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Innamorata di un altro cabrón

Esta es la historia de un amor (de un amor)

E anche se non mi hai detto mai “quanto sei bella”

Io non ho mai smesso di sorridere

E anche se non mi hai detto mai “amore aspetta”

Tutto quello che resta quando penso a te è

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Musica e il resto scompare

Elodie: Andromeda di A. Mahmood - D. Faini

Dici sono una grande

Stronza che non ci sa fare

Una donna poco elegante

Tu non lo sai non lo saprai cosa per me è il vero dolore

Confondere il tuo ridere per vero amore

Una volta 100 volte chiedimi perché

Esser grandi ma immaturi è più facile ma perché

Forse non era ciò che avevi in mente

Ti vedrò come un punto tra la gente

Come un punto tra la gente

Non sai cosa dire se litighiamo è la fine

La mia fragilità e la catena che ho dentro ma

Se ti sembrerò piccola non sarò la tua Andromeda Andromeda

Andromeda Andromeda

Andromeda Andromeda

Forse ho solo bisogno di tempo forse è una moda

Quella di sentirsi un po’ sbagliati

Ci penso qua sul letto mentre ascolto da ore

La solita canzone di Nina Simone

Una volta 100 volte chiedimi perché

Esser grandi ma immaturi è più facile ma perché

Forse non era ciò che avevi in mente

Ti vedrò come un punto tra la gente

Non sai cosa dire se litighiamo è la fine

La mia fragilità e la catena che ho dentro ma

Se ti sembrerò piccola non sarò la tua Andromeda Andromeda

Andromeda Andromeda

Andromeda Andromeda

Andromeda Andromeda

Andromeda Andromeda

Non sarai mio marito mio marito no

Me ne vado a Paris vado a Paris però

Ti prego giurami tu giurami che non

Mi dirai mon ami mon ami ti prego

La mia fragilità e la catena che ho dentro ma

Se ti sembrerò piccola non sarò la tua Andromeda Andromeda

Andromeda Andromeda

Andromeda Andromeda

Non sai cosa dire se litighiamo è la fine

Enrico Nigiotti: Baciami adesso di E. Nigiotti

Sembra sempre inverno

Oggi è un mese che non so… non riconosco

Ci ringhiamo da lontano come i cani,

E ci pensiamo ancora più vicini

È così

È così… è così… è così

Che se ti tiro come un sasso poi ritorni qui

È così

È così

Tu sei quello che proteggo dentro me

Ancora adesso che ti leggo senza scrivere

Sei in ogni volta che non penso e penso a te

Sei l’unica stanza che mi salva dal disordine

Baciami, baciami… baciami adesso

Sembra sempre inverno

Questo cielo che fa buio troppo presto

Questo senso di buttarci troppo sale

Questa voglia... voglia di sapore

È così… è così

Tu sei quello che proteggo dentro me

Ancora adesso che ti leggo senza scrivere

Sei in ogni volta che non penso e penso a te

Sei l’unica stanza che mi salva dal disordine

Baciami, baciami… baciami adesso

Fermarmi qui, in mezzo a tutta questa gente

E senza dire niente baciami adesso

Baciami, baciami… baciami adesso

Che poi fa buio presto

Francesco Gabbani: Viceversa di F. Gabbani - Pacifico - F.

Tu non lo dici ed io non lo vedo

L’amore è cieco o siamo noi di sbieco?

Un battibecco nato su un letto

Un diluvio universale

Un giudizio sotto il tetto

Up con un po’ di down

Silenzio rotto per un grande sound

Semplici eppure complessi

Libri aperti in equilibrio tra segreti e compromessi

Facili occasioni per difficili concetti

Anime purissime in sporchissimi difetti

Fragili combinazioni tra ragione ed emozioni

Solitudini e condivisioni

Se dovessimo spiegare in pochissime parole

Il complesso meccanismo che governa l’armonia del nostro amore

Basterebbe solamente dire senza starci troppo a ragionare

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

E detto questo che cosa ci resta

Dopo una vita al centro della festa?

Protagonisti e numero uno

Invidiabili da tutti e indispensabili a nessuno

Madre che dice del padre:

“Avrei voluto solo realizzare

Il mio ideale, una vita normale”

Ma l’amore di normale non ha neanche le parole

Parlano di pace e fanno la rivoluzione

Dittatori in testa e partigiani dentro al cuore

Non c’è soluzione che non sia l’accettazione

Di lasciarsi abbandonati all’emozione

Se dovessimo spiegare in pochissime parole

Il complesso meccanismo che governa l’armonia del nostro amore

Basterebbe solamente dire senza starci troppo a ragionare

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

È la paura dietro all’arroganza

È tutto l’universo chiuso in una stanza

È l’abbondanza dentro alla mancanza

Ti amo e basta!

È l’abitudine nella sorpresa

È una vittoria poco prima dell’arresa

È solamente tutto quello che ci manca e che cerchiamo per poterti dire che “ti amo!”

Se dovessimo spiegare in pochissime parole

Il complesso meccanismo che governa l’armonia del nostro amore

Basterebbe solamente dire senza starci troppo a ragionare

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

Che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa

Giordana Angi: Come mia madre di G. Angi - M. Finotti

Dammi la borsa che è troppo pesante

Non puoi fare sempre tutto da sola

Che di persone ce ne sono tante

Ma col tuo cuore c’è n’è una sola

Hai custodito le mie insicurezze

Saresti pronta per rifarlo ancora

Che di stazioni ce ne sono tante

Ma poi torniamo sempre ad una sola

Ti scriverò un messaggio

Appena uscita dalla stazione

Ci vediamo poi per pranzo

Non vedo l’ora di parlarti

Per ritornare a respirare

Ti chiedo scusa se non ti ho mai detto

Quanto ti voglio bene

Tu che hai trovato sempre un posto

Dove nascondere le mie paure

È che l’orgoglio a volte è un mostro

Che ci fa solo allontanare

E se un giorno sarò una mamma

Vorrei essere come mia madre

Nel tuo sorriso mi sentivo apposto

E non serviva più stare male

Ma l’amore non è solo un posto,

è il tuo modo di fare.

Ti chiedo scusa se non ti ho mai detto

Quanto ti voglio bene

Tu che hai trovato sempre un posto

Dove nascondere le mie paure

È che l’orgoglio a volte è un mostro

Che ci fa solo allontanare

E se un giorno sarò una mamma

Vorrei essere come mia madre

Sei tu il regalo dei miei compleanni

La luce accesa quando torno tardi

Il cuore più grande dove ripararmi

Stringimi forte a te

Stringimi forte a te

Stringimi forte a te

Irene Grandi: Finalmente io di V. Rossi - R. Casini - A. Righi - V. Rossi - G. Curreri - R. Casini - A. Righi

Perdo le chiavi di casa

E perdo quasi ogni partita

Gli amori miei buttati alla rinfusa

Non mi ricordo mai dove li metto

Gettati con la lista della spesa nell’ultimo cassetto

Disordinata come una risata

E anche più viva della vita

Innamorata della libertà

Ho perso ogni pazienza e ogni fragilità

Da sempre arrabbiata da sempre sbagliata

E ancora così

Perdonami adesso oppure è lo stesso

Io son fatta così

Ma quando canto... sto da Dio

Lo sai che quando canto... finalmente io!

Mi sento d’incanto... e il mondo è mio

E se ti manco…

Allora non dirlo adesso che questo è il posto mio

E finalmente io!

Ok… ok! Se vuoi ti chiedo scusa

Anche se non mi va

Innamorata della libertà

Ho perso ogni pazienza e ogni fragilità… ogni fragilità

Se sono nervosa se sono confusa

Se non ti ho mai detto di sì

Se vuoi fare sesso

Facciamolo adesso

Qui
Da sempre arrabbiata da sempre sbagliata

E ancora così

Facciamolo adesso… oppure è lo stesso

Io sono fatta così

Ma quando canto... sto da Dio

Lo sai che quando canto... finalmente io!

Mi sento uno schianto... e il mondo è mio

E se ti manco…

Allora non dirlo adesso che questo è il posto mio

Ma quando canto... sto da Dio

Lo sai che quando canto... finalmente io!

Mi sento d’incanto... e il mondo è mio

E se ti manco…

Allora non dirlo adesso che questo è il posto mio

E finalmente io!

Junior Cally: No grazie di Callyjunior - J. Ettorre - F. Mercuri - G. Cremona - E. D. Maimone - L. Grillotti - J. Ettorre

Non ho i superpoteri

Ma tra tutti riconosco

Chi fa la voce grossa

Sempre e solo di nascosto

Dovrei puntare il dito contro

E fare il populista

Non fare niente tutto il giorno

E proclamarmi artista

No no

No no

No - no grazie

No no

No no

No - no grazie

No no

No no

No - no grazie

No no

No no

No - no grazie

Ogni mattina

Avrà l'oro in bocca

Finché ho i soldi nascosti nel letto

Con la resistenza

Alla dittatura

Del politicamente corretto

Il mio sogno è quello di arrivare in alto

Senza spendere i soldi di un altro

Faccio cattivo viso

A buon gioco

E anche se sono bello

Non piaccio

Non ho i superpoteri

Ma tra tutti riconosco

Chi fa la voce grossa

Sempre e solo di nascosto

Dovrei puntare il dito contro

E fare il populista

Non fare niente tutto il giorno

E proclamarmi artista

No no

No no

No - no grazie

No no

No no

No - no grazie

No no

No no

No - no grazie

No no

No no

No - no grazie

Spero si capisca che odio il razzista

Che pensa al Paese ma è meglio il mojito

E pure il liberista di centro sinistra che perde partite e rifonda il partito

Si chiedono "questo da dov'è uscito?"

Dal terzo millennio col terzo dito

Parlare di eccesso non è eccessivo

Sono il fuori programma televisivo

Non ho i superpoteri

Ma tra tutti riconosco

Chi fa la voce grossa

Sempre e solo di nascosto

Dovrei puntare il dito contro

E fare il populista

Non fare niente tutto il giorno

E proclamarmi artista

No no

No no

No - no grazie

No no

No no

No - no grazie

No no

No no

No - no grazie

No no

No no

No - no grazie

Giuro la smetto con sta storia del rap

Voglio scrivere canzoni d'amore per la mia ex

Trovarmi un lavoro serio e diventare yes man

Insultare tutti sì ma solamente sul web

No grazie

No no

No no

No - no grazie

No no

No no

No - no grazie

No no

No no

No - no grazie

No no

No no

No - no grazie

Le Vibrazioni: Dov'è di R. Casalino - D. Simonetta - F. Sarcina - R. Casalino

Cerco di capire quello

Che non so capire

Fuori vola polline

E ho creduto fosse neve

E non mi sento contento

Chissà se poi sono io

Quello allo specchio.

Cerco dai vicini

La mia dose giornaliera

Di sorrisi ricambiati

Per potermi poi sentire

Socialmente in pace

Con il mondo e con il mio quartiere.

Chiedimi se dove sto

Sto bene

Se sono felice

Chiedimi qualsiasi cosa

Basta che mi dici

Dov'è dov'è dov'è dov'è dov'è

Dov'è dov'è

La gioia dov'è dov'è dov'è dov'è

Dov'è dov'è dov'è

Mi chiedo dov'è quel giorno che non sprecherai

Il cielo rosso, l'orizzonte

E l'odio arreso al bene

Dov'è

Mi chiedo dov'è.

Cerco di sentire quello

Che non so vedere

La mia solitudine

È sul fondo di un bicchiere

D'acqua che m'inviti a bere

Ho sete di stupore

Mi puoi accontentare?

Chiedimi se sono fuori posto

In questo posto

Chiedi tutto basta che qualcuno

Mi risponda adesso

Dov'è dov'è dov'è dov'è dov'è

Dov'è dov'è

La gioia dov'è dov'è dov'è dov'è

Dov'è dov'è dov'è

Mi chiedo dov'è quel giorno che non sprecherai

Il cielo rosso, l'orizzonte

E l'odio arreso al bene

Dov'è
Mi chiedo dov'è.

E rimango già qui, rimango così e

E non ci penso più

Ho una clessidra ferma al posto del cuore

E un piano alto dove puoi vedere tutto

Rimango così, rimango così e

E non ci penso più

E allora chiedimi se sono fuori posto

In questo posto

Chiedi tutto basta che qualcuno

Mi risponda adesso

Dov'è dov'è dov'è dov'è dov'è

Dov'è dov'è

La gioia dov'è dov'è dov'è dov'è

Dov'è dov'è dov'è

Mi chiedo dov'è quel giorno che non sprecherai

Il cielo rosso, l'orizzonte

E l'odio arreso al bene

Dov'è

Mi chiedo dov'è.

Cerco di capire quello

Che non so capire

Fuori vola polline

Eppure sembra neve

Levante: Tikibombom di Levante

Ciao tu, animale stanco

Sei rimasto da solo

Non segui il branco

Balli il tango mentre tutto il mondo

Muove il fianco sopra un tempo che fa

Tikibombombom

Hey tu, anima indifesa

Conti tutte le volte in cui ti sei arresa

Stesa al filo teso delle altre opinioni

Ti agiti nel vento

Di chi non ha emozioni

Mai più, è meglio soli che accompagnati

Da anime senza sogni pronte a portarti con sé, giù con sé.

Laggiù, tra cani e porci,

Figli di un Dio minore pronti a colpirci

Per portarci giù con sé, giù con sé.

Noi, siamo luci di un'altra città

Siamo il vento e non la bandiera, siamo noi.

Noi, siamo gli ultimi della fila

Siamo terre mai viste prima, solo noi

Ciao tu, freak della classe

"Femminuccia" vestito con quegli strass

Prova a fare il maschio

Ti prego insisto

Fatti il segno della croce e poi

Rinuncia a Mefisto

Hey tu, anima in rivolta

Questa vita di te non si è mai accorta

Colta di sorpresa, troppo colta

Troppo assorta, quella gonna è corta

Mai più, è meglio soli che accompagnati

Da anime senza sogni pronte a portarti con sé, giù con sé.

Noi, siamo luci di un'altra città

Siamo il vento e non la bandiera, siamo noi.

Noi, siamo gli ultimi della fila

Siamo terre mai viste prima, solo noi

Noi siamo angeli rotti a metà

Siamo chiese aperte a tarda sera, siamo noi.

Noi, siamo luci di un'altra città

Siamo il vento e non la bandiera, siamo noi.

Noi, siamo gli ultimi della fila

Siamo terre mai viste prima, solo noi

Noi siamo l'ancora e non la vela

Siamo l'amen di una preghiera, siamo noi.

Ciao tu, animale stanco

Sei rimasto da solo

Non segui il branco

Balli il tango mentre tutto il mondo

Muove il fianco sopra un tempo che fa

Tikibombombom

Marco Masini: Il confronto di M. Masini - F. Camba - D. Coro

E sei stato un bugiardo non hai avuto coraggio

Quasi sempre imperfetto ma qualche volta saggio

E sei stato per qualcuno un marito mancato

E sei diventato padre ma non è capitato

E sei stato sul campo sempre dietro a un pallone

E ora sei qui sulla porta a tirarti un rigore

Come un eterno bambino dentro gli anni di un uomo

E sei stato importante e in lampo nessuno

Hai un cuore diesel che ci vai piano

La vita è un flipper e infatti ci giochiamo

Ma cosa aspetti a dire basta

E in quello specchio a urlare "cambia faccia"

Non sei arrivato qui per sbaglio

Hai dato tutto il peggio

Ma hai fatto del tuo meglio

E no la vita non è giusta

È che il passato ci esce dalla testa

Come canzoni dalla radio

Amori nell'armadio

Un po' ti odio un po' ti amo

Ma oltre la paura del confronto

Hai vinto tutto

E sei stato uno stronzo quando lei ci credeva

L'hai lasciata morire lì con te alla deriva

Ma sei stato un signore quando non hai risposto

E ti bastavano due parole, due parole, per rimetterla a posto

Il cuore è un killer preso alle spalle

Il mondo è open sopra miliardi di stelle

Ma cosa aspetti a dire basta

E in quello specchio a urlare "cambia faccia"

Non sei arrivato qui per sbaglio

Hai dato tutto il peggio

Ma hai fatto del tuo meglio

E no la vita non è giusta

È che il passato ci esce dalla testa

Come canzoni dalla radio

Amori nell'armadio

Un po' ti odio un po' ti amo

Ma oltre la paura del confronto

Hai vinto tutto

Hai vinto tutto

Ma oltre la paura del confronto

Hai vinto tutto

E no la vita non è

E no la vita non è giusta

È che il passato ci esce dalla testa

Come notizie sul giornale

Impronte su un pugnale

Non vuoi cadere non puoi volare

Ma oltre la paura del confronto

Ma oltre la paura del confronto

Il confronto

Forse adesso ti è chiaro mi son dato il permesso

Di parlarti davvero e accettare me stesso

Michele Zarrillo: Nell'estasi o nel fango di V. Parisse - M. Zarrillo

Non basta una promessa

E nemmeno una risposta

Alle parole ormai non credo quasi più

Ho voglia di spezzare il mio silenzio

Ritrovare un po' di pace

E il coraggio che non c'è

Amico ti capisco

Questo sguardo lo conosco

Anche tu sei stanco proprio come me

Sei stanco di cercare una ragione

Ed immagini un abbraccio

Che non ti ferisca più, mai più

Vorrei fosse vero

Vorrei ora è chiaro

Sto qui come vedi

Io resto ancora in piedi

Sia nell'estasi o nel fango

Non mi importa

Quanta forza servirà

Navigherò in mare aperto

In capo al mondo

Fino a quando lo vorrai anche tu

Confuso tra la gente

C'è chi prega e c'è chi mente

E chi parla anche di cose che non sa

Vicini ma a distanza

Da uno schermo in una stanza

Ma non cambia

Quanta poca umanità

Ho voglia di guardarti dritto in faccia

Dirti tutto e di parlarti come non ho fatto mai

E vivere ogni istante con chi adesso è più importante

Farmi avanti non tornare indietro più

Vorrei fosse vero

Vorrei ora è chiaro

Sto qui come vedi

Io resto ancora in piedi

Sia nell'estasi o nel fango

Non mi importa

Quanta forza servirà

Anche nel buio più profondo

Della notte io lo so non mi perderò

Il mio pensiero vaga verso nuove stelle

Arriva fino all'infinito e non si ferma da quassù

E mi ritrovo più distante e più leggero

Dove tutto è differente e la paura non c'è più

E tutto il tempo che ci resta non ci basta

Non ci basta

Vorrei fosse vero

Ma resto ancora in piedi

Sia nell'estasi o nel fango

Non mi importa

Quanta forza servirà

Faccio un respiro più profondo

Sono pronto

A rischiare un po' di più, un po' di più

Di più

Paolo Jannacci: Voglio parlarti adesso di A. Bonomo - P. M. Jannacci - E. Bassi - M. Bassi

Là fuori c'è la guerra e dormi

Ma qui ci penso io a te

Vorrei che non tremassi come me

Ho visto piangere un gigante

Figurati se non piango io

Che sono nato adesso amore mio

Confesso che non so, non so

Come si può, afferrare il vento

E il tempo che non ti do, è tempo perso

Voglio parlarti adesso

Solo per dirti che

Nessuno può da questo cielo in giù volerti bene più di me

Voglio parlarti adesso

Prima che un giorno il mondo porti via

I tuoi sorrisi grandi i giochi tra le porte

E quell'idea che tu resti un po' mia

Non sarò mai pronto a dirti sì

Ma quando vai sai che mi trovi qui

E quando il modo di aiutarti

Sarà non aiutarti più

Sorridi in faccia all'odio e manda giù

Potrei svegliarti poi ma poi non so, se poi, sarà lo stesso

Ora è sempre il mio miglior momento

Voglio parlarti adesso

Solo per dirti che

Nessuno può da questo cielo in giù volerti bene più di me

Voglio parlarti adesso

Prima che un giorno il mondo porti via

I tuoi sorrisi grandi i giochi tra le porte

E quell'idea che tu resti un po' mia

Non sarò mai pronto a dirti sì

Ma quando vai sai che mi trovi qui

Le stelle appese poi cadranno giù

E un giorno ci diremo addio

Ma se una notte sentirai carezze sarò io

Voglio parlarti adesso

Prima che un bel tramonto porti via

Le corse senza fine, addormentarsi insieme

E quell'idea che tu resti un po' mia

Non sarò mai pronto a dirti sì

Ma tuo padre sarà sempre qui

Si è fatto tardi... adesso dormi

Piero Pelù: Gigante di P. Pelù - L. Chiaravalli - P. Pelù

Spingi forte spingi forte salta fuori da quel buio

Crescerai aprendo porte tutti i giorni stare pronti

Tu sei molto di più di quello che credi di quello che vedi

Tu sei il mio Gesù la luce sul nulla, un piccolo Buddha

Niente di proibito tu sei benvenuto al mondo mondo

È come una giostra la mente

Tu sei il re di tutto e di niente gigante

Niente di proibito sei pronto a cavalcare il mondo? Mondo

Fatti il tuo castello volante

Con la fantasia di un bambino... gigante

Cavalcare draghi e mostri già ti penso dacci dentro

È un mestiere che conosco tutti i giorni stare pronti

Tu sei molto di più di quello che credi di quello che vedi

Tu sei il mio Gesù la luce sul nulla mio piccolo Buddha

Niente di proibito tu sei benvenuto al mondo, mondo

È come una giostra la mente

Tu sei il re di tutto e di niente... gigante

Niente di proibito sei pronto a cavalcare il mondo, mondo

Fatti il tuo castello volante

Con la fantasia di un bambino... gigante

Tu sei molto di più di quello che vedi di quello che credi

Sei il mio asso

Tu sei il mio Gesù la luce sul nulla mio piccolo Buddha

Il tuo non è un pianto è il tuo primo canto ehi!

Oh eh oh eh

Niente di proibito tu sei benvenuto al mondo, mondo

È come una giostra la mente

Tu sei il re di tutto e di niente... gigante

Spacca l'infinito e rubagli un minuto al mondo, mondo

Per fare un castello volante

Con la fantasia di un bambino... gigante

Gigante

Pinguini Tattici Nucleari: Ringo Starr di R. Zanotti

A volte penso che a quelli come me il mondo non abbia mai voluto bene

Il cerchio della vita impone che per un re leone vivano almeno tre iene

Gli amici ormai si sposano alla mia età e io mi incazzo se non indovino all'eredità

Forse dovrei partire, andarmene via di qua, e cambiare la mia vita in toto tipo andando in Africa

Ma questa sera ho solo voglia di ballare, di perdere la testa e non pensare più

Che la mia vita non è niente di speciale e forse alla fine c'hai ragione tu

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

Uooh oooh

Tu eri Robin poi hai trovato me, pensavi che fossi il tuo Batman ma ero solo il tuo Ted eh eh

E quando dico che spero che trovi un ragazzo migliore di me fingo,

Che i migliori alla fine se ne vanno sempre e che cosa rimane? Ringo.

Ma questa sera ho solo voglia di ballare, di perdere la testa e non pensare più

Che la mia vita non è niente di speciale e forse alla fine c'hai ragione tu

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

Uooh oooh

Ringo, Ringo, Ringo, Ringo

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr

Ma questa sera ho solo voglia di ballare, di perdere la testa e non pensare più

Che la mia vita non è niente di speciale e forse alla fine c'hai ragione tu

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr (Ringo)

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr (Ringo)

In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr (Ringo)

Uooh oooh

Rancore: Eden di T. Iurcich - D. Faini

Questo è un codice, codice

Senti alla fine è solo un codice, codice

Senti le rime è solo un codice, codice

Su queste linee solo un codice

L'11 settembre ti ho riconosciuto

Tu quando dici, grande mela è un codice muto

Tu vuoi nemici, sempre, se la strega è in Iraq

Biancaneve è con i sette nani e dorme in Siria

Passo ma non chiudo!

Cosa ci hai venduto?

Quella mela che è caduta in testa a Isaac Newton

Rotolando sopra un iPad oro

Per la nuova era

Giù nel sottosuolo o dopo l'atmosfera

Stacca, mordi, spacca, separa

Amati, copriti, carica, spara

Stacca, mordi, spacca, separa

Amati

Carica
Noi stacchiamo la coscienza e mordiamo la terra

Tanto siamo sempre ospiti in qualunque nazione

Chi si limita alla logica è vero che dopo libera la vipera alla base del melo

Che vuole...

Quante favole racconti che sappiamo già tutti

Ogni mela che regali porta un'intuizione

Nonostante questa mela è in mezzo ai falsi frutti è una finzione

E ora il pianeta terra chiama destinazione

Nuovo aggiornamento, nuova simulazione

Nuovo aggiornamento, nuova simulazione

Come l'Eden

Come l'Eden

Come l'Eden, prima del 'ta ta ta'

Come prima quando tutto era unito

Mentre ora cammino in questo mondo proibito

Come l'Eden

Come l'Eden

Come l'Eden, prima del 'ta ta ta'

Quando il cielo era infinito

Quando c'era la festa e non serviva l'invito

Dov'è lei? Ora, dov'è lei?

Se ogni scelta crea ciò che siamo

Che faremo della mela attaccata al ramo?

Dimmi chi è la più bella allora dai, giù il nome

Mentre Paride si aggira tra gli dei ansiosi

Quante mele d'oro nei giardini di Giunone

Le parole in bocca come mele dei mafiosi

E per mia nonna ti giuro

Che ha conosciuto il digiuno

È il rimedio più sicuro

E toglierà il dottore in futuro

Il calcolatore si è evoluto

Il muro è caduto

Un inventore muore nella mela che morde c'era il cianuro

Questo è un codice, codice

Senti alla fine è solo un codice, codice

Senti le rime

E dopo

Stacca, mordi, spacca, separa

Amati, copriti, carica

Ancora

L'uomo è dipinto nella tela

Ma non vedi il suo volto è coperto da una mela

Si, solo di favole ora mi meraviglio

Vola

La freccia vola

Ma la mela è la stessa

Che resta in equilibrio

In testa a ogni figlio

Come l'Eden

Come l'Eden

Come l'Eden, prima del 'ta ta ta'

Come prima quando tutto era unito

Mentre ora cammino in questo mondo proibito

Come l'Eden

Come l'Eden

Come l'Eden, prima del 'ta ta ta'

Quando il cielo era infinito

Quando c'era la festa e non serviva l'invito

E se potessi parlare con lei da solo cosa le direi

Di dimenticare quel frastuono

Tra gli errori suoi

E gli errori miei

E guardare avanti senza l'ansia di una gara

Camminare insieme sotto questa luce chiara

Mentre gridano

Guarda, stacca, mordi, spacca, separa

Amati, copriti, carica, spara

Amati, copriti, carica

'Ta ta ta'

Come prima quando tutto era unito

Mentre ora cammino in questo mondo proibito

Come l'Eden

Come l'Eden

Come l'Eden, prima del 'ta ta ta'

Quando il cielo era infinito

Quando c'era la festa e non serviva l'invito

Dov'è lei?

Se ogni scelta crea ciò che siamo

Che faremo della mela attaccata al ramo?

Se tu fossi qui

Cosa ti direi

C'è una regola

Sola
Nel regno umano

Non guardare mai giù se precipitiamo

Se precipitiamo

Raphael Gualazzi: Carioca di R. Gualazzi - D. Petrella - R. Gualazzi - D. Pavanello

L'ultimo bacio è un apostrofo

Che mi hai lasciato

Non ci sei più e sono in un angolo

Tirando il fiato

Io che con te ho sorriso e pianto

Fino a non vedere

La nostra storia è stata un salto

E io non so cadere

Vedo

Nel buio

Luci
Di un locale a due passi da me

Nel fumo

Una voce

Mi sospira dai balla con me

Occhi scuri

E pelle carioca

Carioca

Ma chi l'avrebbe detto

Sento solo la musica

Forse sei il diavolo

Ma sembri magica

Quanto tempo ho perso

La vita quasi mi supera

Resto qui adesso

Che si spegne la città

Bastava un sogno carioca

Puoi cancellare ogni momento

In una volta sola

Meglio spazzati via dal vento

Che ogni tua parola

Ora

Vedo

Nel buio

Il tuo viso a due passi da me

Non hai

Scuse

Per tenermi lontano da te

Occhi scuri

E pelle carioca

Carioca

Che io sia maledetto

Dai non fare la stupida

Fammi un sorriso

Che la noche se ne va

Ma chi l'avrebbe detto

Sento solo la musica

Forse sei il diavolo

Ma sembri magica

Quanto tempo ho perso

La vita quasi mi supera

Resto qui adesso

Che si spegne la città

Bastava un sogno carioca

Non me ne importa di quel che pensi

Non me ne importa di quel che senti

Non mi ricordo neanche chi sei tu

Voglio sorridere dei miei sbagli

Voglio rivivere sogni immensi

Voglio una vita che non finisce più

Ma chi l'avrebbe detto (Non me ne importa di quel che pensi)

Sento solo la musica (Non me ne importa di quel che senti)

Carioca (Non mi ricordo neanche chi sei tu)

Carioca

Ma chi l'avrebbe detto (Voglio sorridere dei miei sbagli)

Sento solo la musica (Voglio rivivere sogni immensi)

Carioca (Voglio una vita che non finisce più)

Carioca

Carioca

Riki: Lo sappiamo entrambi di R. Marcuzzo - R. Scirè - R. Marcuzzo

Le luci si spengono

Mentre il tempo sbiadisce nascosto in disparte

E ascolta fissandoci

Tra storie che scorrono

Le osserviamo cambiare e troviamo cambiati solo noi

Restiamo distanti restandoci accanto

Non lo noti anche tu?

Nei nostri sguardi che si sfiorano per strada e per sbaglio

A mezz'aria e senza alzarsi di più

Però qualcosa non torna

Tralasciando i ricordi che ho di te

Ti scrivo e dopo cancello

Non ti scrivo che tanto è inutile

Io fisso il vuoto che è a pezzi e tu

Ti addormenti guardando la tivù

Chissenefrega di noi se non so

Quello che vuoi se non parli

Se ci diciamo di sì ma fingiamo

E lo sappiamo entrambi

Parole che inciampano

Le sprechiamo in silenzi sfogandole addosso

E poi sul telefono

Trattieni i respiri e li aggiusti in un fiato

Ti diverti e ti annoi

Da adesso in poi non darmi mai e non darlo mai per scontato

Non rispondi se ti chiedo di noi

Però qualcosa non torna

Tralasciando i ricordi che ho di te

Ti scrivo e dopo cancello

Non ti scrivo che tanto è inutile

Io fisso il vuoto che è a pezzi e tu

Ti addormenti guardando la tivù

Chissenefrega di noi se non so

Quello che vuoi se non parli

Ci riproviamo ma la voce singhiozza

Urlami in faccia rinfaccia e vai

Silenzio in mezzo e dopo un po'

Il frastuono e poi il silenzio ancora

Però qualcosa non torna

Tralasciando i ricordi che hai di me

Mi scrivi e dopo cancelli

Non mi scrivi che tanto è inutile

Io fisso il vuoto che è a pezzi e tu

Ti addormenti guardando la tivù

Chissenefrega di noi se non so

Quello che vuoi se non parli

Se ci diciamo di sì ma fingiamo

E lo sappiamo entrambi

Rita Pavone: Niente (resilienza 74) di G. Merk

Niente, qui non succede proprio niente

E intanto il tempo passa e se ne va

Meglio cadere sopra un'isola o un reality che qualche stronzo voterà

Niente, adesso non ricordo niente

Fammi sentire che sapore ha

E la mia testa sul cuscino certe notti vuoi sapere quanto male fa

Male fa, male fa (and I like it, I like it)

Male fa, male fa (yes I like it, I like it)

Non hai mai saputo spezzarmi, travolgermi

Resto qui nel fitto di un bosco

E il tuo vento non mi piegherà

Qui non succede proprio niente

Pensavo

Che a ogni seme piantato corrispondesse un frutto

Dopo ogni fiato spezzato ricominciasse tutto

Che la parola di un uomo valesse oro e invece

Trova un amico ma non toccargli il tesoro

Niente, non ci ho capito proprio niente

Ma anche l'orgoglio si rimargina

Picchia più forte, non lo vedi che sto in piedi

Non ti accorgi che non servirà

Non hai mai saputo spezzarmi, travolgermi

Resto qui nel fitto di un bosco

E il tuo vento non mi piegherà

I love you, I love you, I love you, I love you, I love you

I love you.

Non hai mai saputo spezzarmi, travolgermi

Resto qui nel fitto di un bosco

E il tuo vento non mi piegherà

Mai più

Il vento non mi piegherà mai più

Il vento non mi piegherà

Qui non succede proprio niente

Tosca: Ho amato tutto di P. Cantarelli

Tre passi e dentro la finestra

Il cielo si fa muto

Resto lì a guardare

Io so cantare so suonare so reagire a un addio

Ma stasera non mi riesce niente

Stasera se volesse Dio

Faccio pace coi tuoi occhi

Finalmente

Con te ho riscritto l'alfabeto

Di ogni parola stanca il significato

Perfettamente inutile cercare di fermare l'onda che

Ci annega e ci lascia senza fiato

Ed è una musica che va

In un istante è primavera

Che ritorna

E come un pesce che non può più respirare

Come un palazzo intero che sta per cadere

Tu sei l'unica messa a cui io sono andata

Un volo che è partito

Svanito in fondo al blu

E io adesso farei qualsiasi cosa

Per sfiorare le tue labbra

Per rivederti

Se è vero che il tempo ci rincorre

Oggi sono questa faccia questa carne e queste ossa

Le sento ancora addosso le tue mani che mi spostano più in là

Dove si vive solo di uno sguardo

È tardi, si spegne la candela

È sempre troppo tardi

Per chi non tornerà

E come un pesce che non può più respirare

Come un palazzo intero che sta per cadere

Tu sei l'unica messa a cui io sono andata

Un treno che è partito

Sparito in mezzo al blu

E io adesso farei qualsiasi cosa

Per averti fra le braccia

Per rivederti

Perché se manchi tu manchi da morire

Perché amarsi è respirare i tuoi respiri

Stracciarsi via la pelle e volersela scambiare

È l'attimo fatale in cui mi sono arresa

Perché tu vieni con questo amore tra le mani

E come sempre nei tuoi occhi

La mia casa

Se tu mi chiedi in questa vita cosa ho fatto

Io ti rispondo ho amato

Ho amato tutto

Marco Molendini per Dagospia l'1 febbraio 2020. Meno cinque: il grande bluff annuale sta per cominciare. L'Italia si sposta a Sanremo per una settimana unica al mondo, dove tutti hanno voglia di fingere. Il Festival, che si spaccia come il più grande spettacolo dopo il big bang, come direbbe Jovanotti. I cantanti, anche quelli che non vuole più nessuno, che in quei sette giorni riassaporano il gusto del successo. I promoter, che poi venderanno la loro merce a prezzi gonfiati dall'esposizione televisiva, anche se è solo un’illusione. La Rai, che torna a vivere il gusto del monopolio e si ritrova al centro dell'attenzione. Mediaset, che fa finta di restare accesa, non calcola neppure gli ascolti e manda in onda gli avanzi di magazzino. Il pubblico, che mostra di appassionarsi e poi, il lunedì, ha già dimenticato tutto. I giornali, che pompano, pompano anche quando non c’è da pompare sperando di rianimare le vendite di copie, il cui encefalogramma precipita sempre più giù. I giornalisti che si chiudono dentro uno stanzone e non ne escono più. E' li, nel roof del teatro Ariston, che si svolge il festival che la gente legge sui giornali. Non si esce per una settimana, tutti stipati come sardine (non quelle che scendono in piazza) e Sanremo si guarda su uno schermo gigante e due monitor. Che senso ha? Non lo so. Anzi lo so, è la forza della consuetudine, più forte della ragione. Ci sono giornali che mandano tre, quattro inviati, quando quasi tutto si potrebbe tranquillamente fare da casa: le serate, appunto da vedere in tv, le conferenze stampa che possono serenamente andare in streaming, le interviste che all'80 per cento sono condotte al telefono perché tutti hanno da fare, le polemiche che tanto sono costruite a tavolino, la gara che non cambia di una virgola il corso della musica. Il Festival fuori dal bunker dell'Ariston non esiste, ad agitarsi è solo un popolo di curiosi di Sanremo e dintorni armati di telefonino che si stringono alle transenne, un manipolo di disadattati che si vestono come i cantanti di una volta pur di farsi notare: c'è un Pavarotti malandato, una Elizabeth Taylor spennacchiata, un Vasco Rossi da fiera paesana, un Al Bano difficile da riconoscere e via dicendo. E poi c'è una piccola selva di telecamere e microfoni delle reti locali alle prese con quel circo. Quest'anno per la prima volta dopo decenni non ci vado. Ho lasciato il Messaggero e ho libertà di scelta. Non ci vado e non mi manca. Per tutto quello che ho scritto sopra. Non mi manca per la qualità della musica, non mi manca per le polemiche, sempre uguali: i cachet degli artisti, gli scioperi, il testo che scandalizza, le farfalline, il solito cattivo da mettere alla berlina, quest'anno Junior Cally, l'anno scorso Achille Lauro (la polemica sulla droga e la sua Rolls Royce), i plagi immancabili, le stonature, le canzoni deprimenti. Non mi manca il festival per quello che si scrive e per quello che si fa. Non mi manca quel vano senso di importanza che ti dà essere al centro della scena, con quei disperati in strada che in mancanza d'altro chiedono autografi e selfie anche a noi giornalisti, solo perché andiamo ogni tanto in tv e entriamo nel bunker canoro. A mancare semmai è il resto, quello che comunque non c'è più, i vecchi amici come Aldo De Luca e Paolo Zaccagnini, insieme per anni abbiamo passato quelle settimane ridendo e scherzando (oltre a lavorare), i Dopofestival con Piero Chiambretti, la barba di Beppe Vessicchio, che quest'anno, lo so, ci sarà, le barzellette dei tempi di Alfredo Cerruti, l'ultimo Lucio Dalla stanco e appoggiato al suo bastoncino, le chiacchierate della notte al bar dell'albergo, gli scherzi ai tempi di Antonio Ricci. L'amico Pippo, imbattibile uomo festival.

Sanremo 2020, le 10 esclusioni più chiacchierate della storia del Festival. Pubblicato sabato, 01 febbraio 2020 su su Corriere.it da Arianna Ascione.

Marco Castoldi in arte Morgan sta scaldando i motori per tornare all'Ariston. Lo farà insieme a Bugo con la canzone «Sincero», dopo essere passato per Sanremo nel 2015 con i suoi Bluvertigo. In passato però il cantautore è stato protagonista di una clamorosa esclusione: si sarebbe dovuto presentare al Festival del 2010 con il brano «La sera», ma a causa di un'intervista-scandalo rilasciata al settimanale Max (in cui affermava di fare uso di crack) la sua partecipazione fu cancellata.

Pierdavide Carone e i Dear Jack: una presunta censura. Lo scorso anno Claudio Baglioni non reclutò per Sanremo Pierdavide Carone e i Dear Jack, autori del brano «Caramelle». Si parlò di censura preventiva (dato che la canzone toccava un argomento scottante, la pedofilia). In occasione della conferenza stampa di presentazione dell'evento però il direttore artistico rigettò ogni accusa: «Non c'era nessuna intenzione censoria. La nostra è una graduatoria e come tale è opinabile».

Syria e la frecciatina a Carlo Conti. Nel 2019 ha duettato con Anna Tatangelo nella serata dedicata alle cover, ma in gara a Sanremo Syria, vincitrice nel 1996 della categoria Nuove Proposte con «Non ci sto», non si vede da parecchi anni. Quando nel 2015 non riuscì ad entrare nella rosa finale dei partecipanti alla kermesse lanciò sui social una frecciatina al conduttore Carlo Conti, pubblicando l'immagine del singolo «It's okay it's all right» registrato dal presentatore nel 1984.

Loredana Bertè: quando disse no. Loredana Bertè nel 2018 ha regolarmente presentato, tramite i canali ufficiali, un brano a cui teneva molto. Poi però è successo qualcosa di inaspettato: «Il giorno prima della comunicazione dei nomi dei big in gara arriva la doccia fredda: sono stata contattata dal portavoce del direttore artistico, il quale mi ha proposto una canzone di Biagio (Antonacci ndr) che era pervenuta alla commissione». Per non andare al Festival con una canzone lontana dal suo mondo e per restare fedele alla sua proposta musicale l'artista (che ha poi partecipato a Sanremo 2019) ha declinato l'offerta.

Annalisa Minetti, la protesta. Commentando la sua mancata convocazione Annalisa Minetti nel 2013 aveva paragonato, in un'intervista rilasciata a Diva e Donna, Sanremo al Concertone del Primo Maggio. In precedenza, nel 2006, la cantante vincitrice dell'edizione 1998 del Festival aveva attaccato l'allora conduttore Giorgio Panariello - che non l'aveva scelta tra i Big - denunciando una presunta discriminazione legata alla sua cecità (circostanza poi smentita dal diretto interessato e da Gianmarco Mazzi).

Jos Squillo e il brano non inedito. Il caso Jo Squillo nel 1992 tenne banco per giorni: la cantautrice doveva presentare «Me gusta il movimento» ma si scoprì che il brano era già stato proposto in pubblico durante alcuni concerti. Non risultando un vero e proprio inedito Jo fu squalificata e al suo posto fu chiamato Pupo.

Marcella Bella, #quandosanremoERAsanremo. Marcella Bella non ha preso bene il fatto di non essere riuscita ad entrare a far parte del cast di Sanremo 2020: «Subire un'ingiustizia fa sempre male, soprattutto quando arriva da chi non te l'aspetti», aveva scritto il 27 dicembre scorso sul suo profilo Facebook. Qualche giorno dopo l'interprete di «Montagne verdi» ha pubblicato su Instagram una foto che la ritraeva durante un vecchio Festival, inserendo come didascalia l'eloquente hashtag #quandosanremoERAsanremo.

Anna Oxa e il Sanremo «politico». La vincitrice di Sanremo 1989 e Sanremo 1999 Anna Oxa nel 2013 accusò l'allora conduttore Fabio Fazio di averla esclusa dal Festival per ragioni politiche: «Ero nei 14 finalisti a mezz'ora dall'annuncio dei nomi. E poi sono stata tolta, dopo una litigata pazzesca [...] Sanremo è uno specchio del degrado del Paese, dove la creatività non viene premiata».

Domenico Modugno e l'esclusione di «Meraviglioso». «Meraviglioso» è uno dei brani più conosciuti e amati di Domenico Modugno, ma nel 1968 fu scartato dalla commissione esaminatrice in quanto «non adatto alla manifestazione» (perché racconta di un tentativo di suicidio, e l'anno prima a Sanremo Luigi Tenco si era tolto la vita). Il cantautore partecipò comunque al Festival ma con una canzone non sua, «Il posto mio», abbinato a Tony Renis.

I La Rua e il premio di consolazione. Eliminati da Sarà Sanremo nel 2016 tra mille polemiche i La Rua hanno comunque ottenuto un piccolo «premio di consolazione»: il loro brano «Tutta la vita questa vita» fu scelto come sigla del Dopofestival 2017. La band in seguito ha tentato la carta di Sanremo Giovani nel 2018, ma non è riuscita a qualificarsi per la gara.

Sanremo 2020: quando le canzoni vengono premiate dal pubblico, da Zucchero a Mia Martini. Pubblicato domenica, 02 febbraio 2020 su Corriere.it da Arianna Ascione. Non sempre il brano vincitore di Sanremo riesce a superare la prova del tempo: in molti casi, spente le luci dell'Ariston, è il pubblico a regalare l'agognato successo a canzoni ampiamente fuori dal podio o eliminate nel corso della gara. È difficile da credere, ma nel 1985 «Donne» di Zucchero si piazzò al 21mo posto (quell'anno vinsero i Ricchi e Poveri con «Se m'innamoro»).

Vasco Rossi - Vita spericolata. Vasco Rossi non è mai stato fortunato con Sanremo: quando esordì con «Vado al massimo» nel 1982 la canzone finì a pari merito con le altre finaliste rimaste fuori dal podio mentre l'anno successivo «Vita spericolata» arrivò penultima.

Raf - Cosa resterà degli anni 80. Nel 1989, anno in cui Sanremo fu guidato dai figli d'arte Rosita Celentano, Paola Dominguin, Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi, sul gradino più alto del podio salirono Anna Oxa e Fausto Leali («Ti lascerò»). Ma la canzone che arrivò al quindicesimo posto sarebbe presto diventata uno dei brani simbolo di Raf: «Cosa resterà degli anni 80».

Mia Martini - Almeno tu nell'universo». Il 1989 fu l'anno del grande ritorno di Mia Martini dopo anni di ostracismo: l'interprete scelse un brano scritto da Bruno Lauzi e Maurizio Fabrizio nel 1972, «Almeno tu nell'universo». Ottenne il Premio della critica (oggi a lei intitolato), ma in classifica si fermò alla nona posizione.

Lucio Battisti - Un'avventura. Nono posto anche per Lucio Battisti nel 1969: salì sul palco dell'Ariston con quello che oggi è un suo grande classico, «Un'avventura», ma la sua interpretazione fu fortemente criticata.

Fiorella Mannoia - Quello che le donne non dicono. «Quello che le donne non dicono», scritta nel 1987 da Enrico Ruggeri (che quell'anno vinse insieme a Umberto Tozzi e Gianni Morandi con «Si può dare di più») e portata al successo da Fiorella Mannoia, vinse il Premio della critica ma si classificò soltanto ottava.

Carmen Consoli - Confusa e felice. Il brano che nel 1997 regalò a Carmen Consoli la sua popolarità («Confusa e felice») fu eliminato dopo la prima serata. Nell'anno in cui vinsero i Jalisse era in gara anche Patty Pravo con «E dimmi che non vuoi morire», arrivata ottava.

Nek - Laura non c'è. Altra vittima illustre di Sanremo 1997: Nek. Archiviato il Festival «Laura non c'è», arrivata al settimo posto nella classifica finale, ebbe un grandissimo successo in tutta Europa e fu persino tradotta in altre lingue (si va da «Laura no está» interpretata dal cantautore in spagnolo alla versione tedesca «Laura ist fort» cantata da Oliver Lukas).

Negramaro - Mentre tutto scorre. Oggi riempiono gli stadi ma i Negramaro nel 2005, in gara con «Mentre tutto scorre» (che sarebbe poi diventata una hit), non arrivarono nemmeno alla serata finale. Riuscirono però a vincere il Premio della sala stampa radio & tv.

Daniele Silvestri - Salirò. Incompresa: non si può definire in altro modo la canzone «Salirò» di Daniele Silvestri, presentata a Sanremo 2002, che vinse il Premio della critica ma arrivò al 14mo posto in classifica. Sarebbe poi diventata un tormentone anche grazie al balletto dell'attore Fabio Ferri, protagonista del videoclip.

Sanremo 2020, chi sono i cantanti più cercati in rete? Alice il 05/02/2020 su Notizie.it. Oltre alle classifiche di Sanremo c'è anche la classifica di quelli che sono gli artisti di Sanremo più "cercati" in rete. Il Festival di Sanremo 2020 ha preso il via e con la kermesse si sono scatenate anche le ricerche online da parte dei telespettatori nei confronti dei loro artisti preferiti e dei beniamini che saranno alla kermesse. Ma quali sono quelli più cliccati?

Sanremo: i cantanti più cercati. Sembra che tra i cantanti che prenderanno parte al Festival di Sanremo Elettra Lamborghini sia sul podio degli artisti “più cercati in rete”, e del resto che l’ereditiera e reginetta del reggeton fosse tra le artiste più seguite d’Italia era facilmente intuibile. I programmi a lei dedicati su Mtv sono stati più d’uno e su Instagram i suoi scatti bollenti continuano a mietere vittime. Al secondo e al terzo posto nella classifica degli artisti più “cliccati” ci sarebbero invece Achille Lauro ed Elodie. Achille Lauro ha preso parte alla prima serata del Festival di Sanremo con un look che, nel bene o nel male, resterà con tutte le probabilità nella storia dello show. Il cantante ha tolto un lungo mantello sul palco ed è rimasto con una tuta semitrasparente della maison Gucci. Anche Elodie però non ha nulla da invidiare ai due colleghi: l’ex concorrente di Amici, oggi fidanzata con Marracash, sarebbe al terzo posto sul podio degli artisti maggiormente ricercati dai fan di Sanremo. All’Ariston si è presentata con un abito della casa di moda Versace, e sui social ha fatto il pieno di like. Elodie ha un rapporto molto diretto con i propri fan e, proprio in occasione del festival, ha aperto un profilo su Telegram per poter dialogare direttamente con loro da Sanremo.

Junior Cally e Marco Masini, al centro delle polemiche al Festival di Sanremo. Il Festival di Sanremo non sarebbe tale se non suscitasse, ogni anno, una montagna di polemiche. E di ipocrisie. Anche stavolta, per fortuna, non ci delude. Tra i protagonisti di quest’anno c’è un certo Junior Cally, il cantante mascherato. E si è scatenata la bufera su di lui. Perché, tre anni fa, nella sua canzone semisconosciuta intitolata “La strega” ha scritto: “L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa/C’ho rivestito la maschera”. Non mi piace la musica di questo rapper, così come non mi piace la musica della maggior parte dei rapper e trapper: la trovo noiosa, ripetitiva. Una gran rottura di balle. E non mi piacciono i loro testi, zeppi di parolacce, sessismo, inni alla droga e a trattare le donne come donnacce. Tant’è vero che “bitch”, cagna, è un intercalare di questo genere musicale. Assolutamente intollerabile, per me. Ma dietro lo scandalo suscitato da questo vecchio testo ho trovato molta ipocrisia. Perché se inviti un rapper, sai che i contenuti delle sue canzoni non sono esattamente come quelli di Lucio Battisti. Lucio Battisti? Anche lui è finito sotto accusa, perbacco! Per la sua (secondo me bellissima) canzone Emozioni: “Guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire”. E’ un’istigazione all’omicidio stradale, che diamine! Non parliamo di Marco Masini. Avrai letto anche tu le polemiche, quest’anno, per la sua presenza a Sanremo, dopo trent’anni di presenza assidua al Festival. C’è chi gli rimprovera le parole della sua “Bella stronza” (1995) e gli chiede di rinnegarla. Perché canta “Mi verrebbe da strapparti quei vestiti da puttana e tenerti a gambe aperte finché viene domattina”. Un inno allo stupro? Sulla scia delle degenerazioni del sacrosanto #MeToo si contesta Vasco Rossi per la sua “Colpa d’Alfredo”: “Se n’è andata con il negro, la troia! Colpa d’Alfredo… prima o poi lo uccido!” Sessista, razzista e omicida! E si punta l’indice anche contro Marco Ferradini per la sua famosa Teorema: “Prendi una donna, trattala male…” Ma il colmo, secondo me, è stato lo scandalo suscitato dall’ignaro Amadeus quando si è permesso di dire che le donne che calcano il Festival con lui sono belle. Perché, secondo questa teoria, se dici che una donna è bella significa che la prendi per scema. Quindi o esalti il suo intelletto, o è meglio che tu stia zitto. Oggi siamo molto più suscettibili di venti, trenta o quarant’anni fa. Per fortuna, in alcuni contesti. Purtroppo, in altri. Ve lo immaginate, oggi, un Charles Bukowski che pubblica i suoi libri? Verrebbe messo all’indice per sessismo. Così come fa, in parte, l’università di Cambridge con Shakespeare: avverte gli studenti, prima delle letture sul Bardo, che contengono “violenza sessuale”. La violenza, fisica o psicologica, nei confronti di una donna – o di chicchessia – è un crimine. Chi uccide, stupra o molesta, o incita a farlo, va punito. Molto severamente. E’ lapalissiano, su questo non ci piove. E aggiungo che sarei molto severo nel punire i commenti sessisti, razzisti, omofobi e antisemiti sui social. Ma da qui a vedere assassini, stupratori, molestatori e mostri dappertutto ce ne passa. E voglio proprio vedere se i benpensanti che si scandalizzano a ogni piè sospinto, sono davvero così politicamente corretti nella loro vita privata. Se non gli scappa mai un “porca put…”, un “che gran pezzo di fi…”, identificando una donna con il suo organo genitale, o di fare commenti pesanti su una signora per come si veste o si sveste. Ma, si sa, impancarsi a moralisti è un modo facile per fare bella figura. Per apparire moralmente superiori, giudici implacabili delle magagne altrui. A forza di gridare al lupo, e di vedere il male dappertutto, perdiamo la capacità di identificarlo dove esiste davvero. E’ lo stesso discorso del razzismo, o del fascismo: se basta un nonnulla per essere censurati come razzisti o fascisti, finisce che lo siamo tutti. Con grande gioia di quelli che lo sono davvero. Come scrisse il filosofo Norberto Bobbio, “Non c’è nulla di peggio del moralismo a buon mercato. Perché in genere quando è a buon mercato, è anche ipocrita.”

Sanremo 2020, Fiorello pass "amico del conduttore" e mascherina intervista Amadeus con l'orzaiolo. La Repubblica l'1 febbraio 2020. Lo showman debutta all'Ariston tramite social: ironia sul coronoravirus e sul suo ruolo al festival e un video in cui prende in giro l'amico: "L'orzaiolo? Qualcuno te la sta tirando". Un pass che 'istituzionalizza' il suo ruolo di 'Amico del conduttore' (così recita la scritta sotto al nome) e una mascherina antibatterica 'regale', con una corona disegnata sopra, che allude chiaramente al corona virus. Così Fiorello si è ritratto stamattina sui suoi profili social per dare il via ufficialmente alla sua trasferta sanremese e al lavoro al fianco di Amadeus. Poi posta un video in cui intervista scherzosamente l'amico "Siamo qui con il conduttore Amedeo Sebastiani, in arte Amadeus. Com'è andata questa notte?", chiede lo showman. "Tutto bene a parte questo piccolo orzaiolo", replica Amadeus mostrando un occhio un pò gonfio. "Secondo lei qualcuno gliela sta tirando?", incalza Fiorello. "No, non ne vedo il motivo. Non lo vedo anche perché ho l'orzaiolo", scherza il conduttore. "Vuoi sapere chi sono? Se vuoi ti faccio i nomi. Tanti te la stanno tirando", ironizza Fiorello. Amadeus ride e Fiorello annota: "Non ho mai visto una persona tanto serena. Io al posto suo starei ricoverato da qualche parte". "Cosa ti fa stare tanto sereno?", chiede Fiorello. "La tua presenza", è la risposta di Amadeus. Fiorello allora propone un paragone con Baglioni: "A quest'ora Baglioni era lì a provare il suo repertorio, perché cominciava a provare alle sei del mattino e lo provava fino alla sera. Tu che repertorio hai? Che provi?". "Io niente, sto qui a tavola con te. Però non raccontiamo tutto quello che faremo", frena Amadeus. "Io ti sto vicino ma non è detto che io faccia qualcosa, diciamolo!", si defila Fiorello. Poi Fiorello apre il capitolo conferenze stampa, scherzando sulla gaffe di Amadeus sul 'passo indietro' che gli è costata settimane di polemiche: "Quando è la prima conferenza stampa? Cosa diremo?" E Amadeus gioca: "Io vado con la mascherina così non parlo. Meno parlo, meglio è". Infine la proposta di 'tutoraggio' di Fiorello "Sarà una conferenza bellissima. Posso venire? Voglio mettermi vicino a te, dietro di te. Appena tu stai per dire qualcosa di... io ti infilo qualcosa", conclude lo showman tra le risate di Amadeus. Il siparietto si chiude con la presentazione di altri due personaggi presenti: Gianmarco Mazzi (ex direttore artistico di diversi Sanremo, che Fiorello presenta come "padre spirituale di Adriano Celentano") e il direttore di Rai1, Stefano Coletta. "Ex direttore di Rai3, uno del Pd - dice Fiorello - come si trova su Rai1, abituato alla nicchia?" "Benissimo", risponde Coletta nel finale del video.

Sanremo, ritorna Beppe Vessicchio: attesa per le 70esima edizione del Festival. Redazione de Il Riformista il 3 Febbraio 2020. Dopo le polemiche che hanno investito il conduttore Amadeus, sembra essere tornato il sereno a Sanremo in occasione del debutto di domani per la 70esima edizione del Festival. Tra gli ospiti e le novità di quest’anno c’è sicuramente un nome che fa più rumore degli altri, ed è quello del ritorno del direttore d’orchestra Beppe Vessicchio. Ad annunciare la notizia è stato lo stesso direttore artistico nel corso del programma “Che tempo che fa”, dove ha snocciolato qualche anticipazione del suo Festival. Grazie ad Amadeus, dunque, la frase che il popolo dei social attendeva da qualche anno tornerà a essere pronunciata sul palco dell’Ariston: “Dirige l’orchestra, il Maestro Beppe Vessicchio”. Non appena il messaggio si è diffuso, i social sono andati in visibilio per il ritorno più atteso. Infatti nelle scorse edizioni del Festival gli utenti della rete lamentavano l’assenza del Maestro. Quest’anno la loro voce è stata ascoltata scatenando grandi preparativi per il ‘debutto’. Intanto anche il sistema sicurezza della 70esima edizione del Festival si prepara. Come ogni anno sono molti i curiosi che si appostano prendendo d’assalto l’Ariston in attesa dei grandi ospiti. Barriere antisfondamento, tornelli, metal detector e polizia in ogni angolo sono solo il primo passo per dare il via ad un’edizione scoppiettante. I BIG IN GARA – A prepararsi per l’uscita sul palco dell’Ariston sono anche i 22 big in gara e le 8 ‘Nuove proposte’. Tra i big ci sono Marco Masini, Alberto Urso, Elettra Lamborghini, Achille Lauro, Anastasio, Bugo e Morgan, Diodato, Elodie, Enrico Nigiotti, Francesco Gabbani, Giordana Angi, Irene Grandi, Le Vibrazioni, Levanteì, Junior Cally, Michele Zarrillo, Paolo Jannacci, Piero Pelù, Pinguini Tattici Nucleari, Rancore, Raphael Gualazzi, Riki. Torna a Sanremo con la medaglia da vincitore Francesco Gabbani, che porta un brano irriverente con il quale si dice potrà arrivare ai primi posti. Ci sono anche i volti nati o transitati da ‘Amici’ di Maria De Filippi: la seconda classificata della 18esima edizione Giordana Angi e Riccardo ‘Riki’ Marcuzzo (non ci sarà invece Irama), poi Elodie Di Patrizi e infine Enrico Nigiotti (che aveva partecipato nel 2017 anche a X-Factor). Un ritorno che farà rumore è quello di Morgan in coppia con il collega Bugo delle Vibrazioni. Da X-Factor arriva invece il vincitore della 12esima edizione Anastasio con un brano potentissimo. Poi c’è anche il grande ritorno di Marco Masini. Tra i big inaspettati ci sono le presenze di Irene Grandi, Piero Pelù ed Elettra Lamborghini. A sorpresa confermato il gruppo indie rock de I pinguini tattici nucleari. Dopo le polemiche dello scorso anno con la canzone Rolls Royce, torna Achille Lauro. Ci sarà anche Diodato, presente due anni fa, ma soprattutto ex fidanzato storico di Levante anche lei scelta da Amadeus. Gli altri nomi in gara sarebbero Paolo Jannacci, figlio del noto cantautore Enzo, Michele Zarrillo, Raphael Gualazzi, l’ex cantante mascherato Junior Kelly e il rapper Rancore (già a Sanremo con Daniele Silvestri).

LE DONNE AL FESTIVAL – Grande attesa anche per le presenze femminili che affiancheranno Amadeus sul palco dell’Ariston per il 70esimo Festival, dal 4 all’8 febbraio. Saranno Diletta Leotta, Antonella Clerici, Francesca Sofia Novello e le due conduttrici del Tg1 Emma D’Aquino e Laura Chimenti. Oltre alle cinque ospiti presenti alla conferenza e a Rula Jebreal, annunciata nei giorni scorsi e protagonista di una infuocata polemica lanciata dai media sovranisti, Amadeus ha annunciato altre presenze femminili. Saranno Monica Bellucci, Sabrina Salerno, la presentatrice albanese Alketa Veisju, la compagna di Cristiano Ronaldo, Georgina Rodriguez e infine Mara Venier, che scenderà la scala presentando la sua Domenica In.

Sanremo 2020, la conferenza stampa  Amadeus: «Le polemiche? Ho la coscienza a posto». Pubblicato lunedì, 03 febbraio 2020 su Corriere.it da Renato Franco, inviato a Sanremo , Arianna Ascione e Mario Luzzatto Fegiz. Dopo la tradizionale conferenza stampa della vigilia, il conduttore ritorna sulle varie querelle che hanno animato le scorse settimane: «Ho il sostegno incondizionato della Rai». E di Fiorello, vero mattatore dell’incontro. Dopo le polemiche, il dibattito sul «passo indietro», il Festival di Sanremo targato Amadeus entra nel vivo. Il conduttore si è presentato nella tradizionale conferenza stampa. Dopo i convenevoli di rito ( l’emozione di essere lì, il sogno realizzato da bambino), la comunicazione della scaletta ( il contestato Junior Cally per esempio si esibirà mercoledi) e una lunga incursione di Fiorello, ad Amadeus viene subito chiesto quale querelle delle tante che hanno animato il pre Festival gli abbia dato più fastidio. «Sapevo che le polemiche fanno parte di Sanremo, ma io ho la coscienza a posto. Vado avanti per la mia strada». Si tira poi in ballo il Superbowl, una manifestazione che «osa» e può anche dividere. Quale scommessa vuole fare Amadeus?: «Scegliere le composizioni giuste, senza logiche distributive di genere. E fa niente se anche qui ci sono polemiche, vedi Junior Cally e pure Achille Lauro o Morgan». E ritorna sul tema delle donne che lo accompagneranno: «È una cosa che ho pensato a settembre, perché ho ritenuto che il femminicidio e il tema della disparità fossero centrali. E ci sta che anche Sanremo possa dividere». Si passa a un altro tema caldo, quello della giuria di qualità, al centro dell duello Mahmood-Ultimo, abolita quest’anno: «C’è stata una sparatoria contro la giuria anche se poi i successi di Mahmood le hanno dato ragione. Quest’anno abbiamo reintrodotto l’orchestra per valutare gli artisti , una formula che avevamo già sperimentato in passato». Viene paventato il boicottaggio di alcuni ospiti che dovrebbero esibirsi fuori sul palco targato Nutella, contrari a farsi sponsorizzare. La Rai ammette criticità, ma sostiene di non sapere di eventuali forfait.

Fiorello irrompe in sala stampa: "Sanremo ti ha trasformato in un mostro, il nemico pubblico n.1, ora devi far cambiare idea con un festival pazzesco". È Fiorello a dare la carica di prima mattina ad Amadeus alla vigilia dell'apertura di Sanremo 2020 in una città transennata e il teatro Ariston blindato. E dopo aver dato la sveglia al conduttore di buonora, Fiorello accende anche il primo incontro con i giornalisti irrompendo in sala stampa. “Io non sono un vero e proprio ospite, mi ha scelto per l’aspetto fisico” spiega, “io tra tre mesi compio 60 anni e lui mi ha detto: stai benissimo, ti voglio al mio fianco, né avanti né dietro”. Annuncia poi un possibile duetto con Tiziano Ferro: “Vorrei celebrare con lui i 25 anni di Finalmente tu, la canzone scritta da Max Pezzali con cui partecipai al festival”. Con Benigni nessun incontro previsto: “Non ha bisogno di me o di nessuno, mi godrò lo spettacolo”. Quindi una battuta su Junior Cally (“L’ho invitato alla cresima di mia figlia”) e poi torna poi sulle polemiche che hanno travolto il conduttore: “Sanremo ti ha trasformato in un mostro, il nemico pubblico n.1, ora devi far cambiare idea con un festival pazzesco”. E conclude: “Ti sveglierò tutte le mattine perché hai bisogno di essere spronato”. “Le polemiche fanno parte del festival, ma quando hai la coscienza a posto non ti possono ferire o colpire. Vado avanti per la mia strada”, precisa Amadeus che comunque si presenta alla stampa senza nessuna delle dieci donne che lo accompagneranno sul palco. “Avverto la responsabilità di questa 70esima edizione” prosegue, “sin dall’inizio ho voluto che fosse un intreccio di emozioni che appartengono al passato, alla storia dei suoi 69 anni, e al presente, sperando che possa diventare una scommessa per il futuro”. “Ho parlato sempre di un Sanremo imprevedibile” ribadisce il conduttore e direttore artistico, “ma finalmente da domani sera tutto questo accadrà grazie agli amici che ho con me a cominciare da Fiorello, e realmente non so cosa farà, Tiziano Ferro che porterà emozioni, e Roberto Benigni. Persone che renderanno questo festival imprevedibile, e non vedo l’ora che si arrivi domani per cominciare”. Dopo essersi presentato come "una specie di badante 2.0" del conduttore, Fiorello di buon'ora ha bussato alla camera e un assonnatissimo Amadeus gli ha aperto in pigiama: "Lo sai che più tardi c'è la conferenza stampa?" lo esorta Fiorello. "Tutti i giorni c'è la conferenza stampa. Ti rendi conto?", insiste lo showman riprendendo tutto in un video pubblicato su Instagram, e Amadeus preoccupato replica: "E tu tutti i giorni mi vieni a svegliare?". "Ti rendi conto in cinque conferenze stampa cosa puoi combinare?", conclude Fiorello. Intanto il "sistema sicurezza" della 70esima edizione del festival stringe le sue maglie, dando quest'anno un ulteriore giro di vite all'intenso viavai di curiosi, lavoratori e visitatori che ogni anno prendono d'assalto il corso davanti al teatro Ariston e nelle vie limitrofe della cittadina ligure. Barriere antisfondamento, tornelli ovunque (dove è necessario mostrare un pass speciale per poter passare), metal detector per controllare borse e zaini e polizia sguinzagliata in ogni angolo.

Sanremo 2020, secondo i bookmakers Anastasio potrebbe vincere. Ma chi arriva ultimo? Ecco gli sfavoriti, da Rita Pavone alle Vibrazioni. Pubblicato lunedì, 03 febbraio 2020 su Corriere.it da Arianna Ascione. Per gli scommettitori quello di Rita Pavone, Piero Pelù e Riki non sarà un Sanremo fortunato. Sanremo 2020 non è ancora iniziato ma i bookmakers, basandosi sulle opinioni dei giornalisti che hanno già ascoltato le canzoni in gara e sui rumors della vigilia, lo danno già per favorito all'unanimità: a detta degli scommettitori sarà Anastasio il trionfatore della 70ma edizione del Festival (Snai e Sisal lo danno a 4.50, 5.00 Eurobet). Già ospite dell'edizione 2019 della kermesse il rapper, vincitore della dodicesima edizione di X Factor, sarà in gara per la prima volta tra i Campioni con il brano «Rosso di Rabbia». Condivide il suo podio virtuale con i possibili primi classificati della categoria Nuove Proposte, gli Eugenio in Via di Gioia dati a 2.75 (Snai ed Eurobet) e Fasma (2.75 per Sisal).Più varietà invece per quanto riguarda le ultime posizioni: secondo Sisal, Eurobet e Snai, che lo danno rispettivamente a 50.00, 51.00 e 50.00, l'esordio sul palco dell'Ariston non sarà memorabile per Piero Pelù, che finirà in fondo alla classifica insieme all'ex Amici Riki (50 Snai e Sisal, 51 Eurobet). Anche il ritorno di Rita Pavone sul palco di Sanremo potrebbe non essere fortunato: i bookmakers la danno come ultima classificata (50.00 Sisal, 75 Snai). Stnaleybet addirittura indica la quota per l’ultimo: è sempre la Pavone a 4,00. A 6,50 invece Piero Pelù, Riki, Le Vibrazioni e Paolo Jannacci. Sarà comunque in buona compagnia anche per altri bookmaker: tra i fanalini di coda di Sanremo 2020 compaiono Paolo Jannacci (50 per Sisal e Snai) insieme ad Enrico Nigiotti, il duo Morgan&Bugo e Le Vibrazioni (tutti e tre a 51.00 su Eurobet). Elettra Lamborghini invece, se per Eurobet arriverà inesorabilmente ultima (51.00), per Sisal e Snai potrebbe riservare delle sorprese (33.00). Stesso discorso per il rapper della discordia Junior Cally: Sisal lo dà a 50.00 mentre Eurobet e Snai sono più ottimisti (36 e 33).

·        Il Debutto.

Un evento social con Amadeus (per ora invisibile). Pubblicato mercoledì, 05 febbraio 2020 su Corriere.it da Aldo Grasso. Il Festival non ci lascia mai senza i grandi perché: sarà il Sanremo di Amadeus o il Sanremo con Amadeus? Sarà il Sanremo di Amadeus o il Sanremo di Fiorello? Sanremo resta una festa patronale. Un veglione mediale (la gioiosa cagnara dei media), una lenta celebrazione nazional-popolare, la commemorazione della canzone italiana, ma pure sempre una festa patronale. L’impressione che si ha dall’incipit festivaliero (ma anche dai giorni precedenti di «accensione dei motori») è quella di un Amadeus «trasparente»: a lui si può chiedere solo una conduzione «di servizio», di smistamento, infatti ha dovuto circondarsi di ospiti molto più di peso rispetto a lui per dare un senso premium alle serate. Forse per evitare nuovi scivoloni in zona #MeToo, si è scelto di de-vallettizzare il festival. Lo studio è tentacolare, con molti effetti di grafica come usa oggi. La regia senza guizzi, con le immancabili inquadrature alla dirigenza (Stefano Coletta si è già raiunizzato). In tanti anni non abbiamo mai usato l’espressione «Sanremo specchio del Paese» perché Sanremo rispecchia solo sé stesso e chi lo guarda. Nel tempo, l’evoluzione tv ha sapientemente rotto i confini tra festival e dopofestival, tra teatro e sala stampa, per toglierci il dubbio che le cose più forti accadano fuori scena. Sanremo è fermo immagine, mentre la cosa più significativa di questi ultimi anni è che con i social si sono creati migliaia e migliaia di Backstage Domestici: ognuno ci racconta come vede la manifestazione dal salotto di casa sua (così, invece di scoprire the dark side of Sanremo scopriamo the dark side di chi guarda la tv, tipo i commenti ad Achille Lauro). Nonostante l’immobilità, Sanremo resta l’evento social dell’anno. Ogni ospite (Rula Jebreal, con quel decantato curriculum, umiliata a velina prima del monologo), ogni intervento, ogni polemica, ogni scelta artistica sono pensati per alimentare la parola, in un circuito senza sosta che ridisegna i confini tra vecchi e nuovi media. Viene allora da chiedersi per quale ragione il programma simbolo della tradizione Rai, l’evento (ex) paludato, il regno del generalismo, si sia trasformato nel successo social più ambito da brand e star. C’entra, naturalmente, il lavoro fatto sul ringiovanimento del pubblico attraverso il ricorso a cantanti e icone dei ragazzini (dai talent alla trap); ma c’entra, forse, anche quest’epoca di narcisismo mediale in cui ciascuno di noi si trasforma in medium per acchiappare like, menzioni e retweets da rigiocare nel grande mare aperto della rete. Si prova un piacere perverso a sezionare il Festival in tutte le sue componenti (le canzoni, la conduzione, i look, le battute, la politica strisciante), pagella dopo pagella, post dopo post, sentendosi parte di un rituale collettivo che rimanda al fascino di quelle tradizioni che cambiano rimanendo sempre uguali a sé stesse. Per tutta la sera Amadeus ha cantato «Grazie del Fiore».

Sanremo 2020, la conferenza stampa della prima serata. Rula Jebreal: «Dirò cose che non avevo mai avuto coraggio di dire». Pubblicato martedì, 04 febbraio 2020 da Corriere.it. I motori del Festival sono accesi e, in attesa del debutto, sono arrivate all’Ariston Diletta Leotta e Rula Jebreal. La giornalista non ci ha girato attorno: «Dirò cose che non avevo mai avuto coraggio di dire». La sua partecipazione ha dunque un preciso obiettivo: «Sono davvero felice di essere qui, vorrei parlare di un’emergenza nazionale e internazionale. Mentre parlo ci sono molte donne che vengono imprigionate perché chiedono il diritto al voto, come in Arabia Saudita. E’ un tema apartitico, culturale e importante». Quindi, i ringraziamenti. «Voglio ringraziare Amadeus perché ha subito abbracciato il tema: sono felice di parlare anche davanti a mia figlia perché dirò cose che non ho mai avuto il coraggio di dire nemmeno a me stessa fino a che non ho compiuto 40 anni». Parole che il direttore artistico non ha perso l’occasione per esprimere la sua gioia: «Sono fiero e onorato di iniziare con Diletta Leotta e Rula Jebreal. Desideravo una 70esima edizione con una presenza femminile altissima, all’insegna delle donne e delle storie».

Francesco Canino per panorama.it il 4 febbraio 2020. Si gioca subito due assi da novanta Amadeus, che apre Sanremo 2020 portando subito sul palco due delle donne più attese e discusse di questo Festival: si accendono le luci dello show e all’Ariston arrivano la giornalista Rula Jebreal e Diletta Leotta, complici del conduttore nella prima puntata dell’evento musicale al via martedì 4 febbraio. Insomma, mischiare alto e basso, spiazzare e rendere “imprevedibile” (la parola mantra del direttore artistico della settantesima edizione) lo spettacolo è la sua mission. Ecco tutto quello che accadrà nella serata del debutto.

Sanremo 2020, che cosa farà Rula Jebreal. «Vorrei sorprendere tutti, compresa me stessa. Mi sono messa a nudo quando ho scritto il mio intervento». Gli occhi di tutti sono puntati su Rula Jebreal, la giornalista e conduttrice che sbarca in Riviera sull’onda lunga delle polemiche (anche politiche, con tanto di attacco frontale di Giorgia Meloni). Dopo tante indiscrezioni, è arrivato il momento di vederla all’opera. Cosa farà? A svelarlo è lei stessa: «Parlerò di un’emergenza italiana e internazionale. Ci sono donne che vanno in prigione solo perché chiedono di guidare una macchina o di poter votare. È un tema apartitico e culturale e per questo ringrazio molto Amadeus: ammiro il suo coraggio». E davanti alla platea dei giornalisti, durante la conferenza stampa pre-debutto, svela: «Dirò delle cose che non ho detto nemmeno a mia figlia e a me stessa fino a quando avevo 40 anni». Forse anche della storia di sua mamma, morta suicida dopo un’infanzia da vittima di violenze. Quanto alle critiche, non si scompone. «Senza di loro non sarei stata qui e lo dico con sincerità». Il compenso? «Lo dirà la Rai, ma non ho preso 25 mila euro. Il 50% del mio cachet andrà in beneficenza e in ogni caso la domanda è un’altra: le donne prendono il 25% meno di un uomo, la domanda vera è questa». Quanto all’arrivo di Michelle Obama, poi sfumato, ne chiarisce i contorni: «Mi sarebbe piaciuta averla con un collegamento. Ha una storia straordinaria, lancia un messaggio di speranza e uguaglianza, ma non è stato possibile».

La scaletta e gli ospiti prima puntata del Festival. La prima sorpresa della serata sarà un video messaggio di Roger Waters dei Pink Floyd - arrivato grazie a Rula Jebreal – mentre sul fronte gara, toccherà a Irene Grandi aprire il Festival, seguita in ordine d’uscita Marco Masini, Rita Pavone, Achille Lauro, Diodato, Le Vibrazioni, Anastasio, Elodie, Bugo e Morgan, Alberto Urso, Riki e Raphael Gualazzi. Insomma, una partenza “rassicurante”, ad alto tasso di volti amati anche dal pubblico più agée. Ed è subito sfida invece tra i Giovani: Eugenio in via di Gioia si scontreranno con Tecla, Fadi invece con Leo Gassmann, e da qui usciranno i primi due semifinalisti. In arrivo un tris di esibizioni invece per Tiziano Ferro, ospite fisso di questa edizione, che canterà nel Blu dipinto di blu, Almeno tu nell’universo e Accetto miracoli. Nella prima puntata sul palco salirà anche Gessica Notaro, la modella e addestratrice di delfini, vittima di un’aggressione con l’acido da parte del suo ex fidanzato: assieme ad Antonio Maggio, canterà fuori gara una canzone scritta da Ermal Meta. «Sarà un manifesto per tutti noi, racconterà la sua storia». Gli altri ospiti sono Emma Marrone e Al Bano e Romina.

Amadeus e la “rivalità” con Fiorello. È un Amadeus clamorosamente rilassato quello che parla con i giornalisti a poche ore dall’esordio. «Ho dormito benissimo, sono dieci giorni che non leggo nulla, né commenti positivi né negativi e non ne ho il tempo», svela. Poi respinge al mittente i tentativi di costruire a tavolino un’inesistente rivalità con Fiorello. «Con lui c’è amicizia fraterna e reciprocamente disinteressata. Niente e nessuno potrà intaccarla. Io quando giocavo a calcio ero un’ala destra e la libidine maggiore era fare il passaggio all’attaccante. Se Fiorello è il nostro attaccante sono l’uomo più felice del mondo». Sipario, sigla.

Diletta Leotta e le critiche di Paola Ferrari. Ha i riflettori puntati addosso, e non potrebbe essere diversamente, Diletta Leotta che abusa di metafore calcistiche ma si misurerà per la prima volta con uno show così mastodontico (Miss Italia nel 2020 era proprio un’altra cosa). «Non vedo l’ora di scendere in campo: prima stavo a bordo campo, ora sarò protagonista di una partita importante. Le critiche a Paola Ferrari? Non la conosco, la invito a prendere in caffè così se mi conoscerà cambierà idea. In generale, vorrei più solidarietà femminile». Che cosa farà? Anche lei parlerà di donne «e sarà emozionante anche per me».

Da corriere.it il 5 febbraio 2020. Achille Lauro nella foto postata su Instagram si spoglia come San Francesco. La didascalia dice: « San Francesco. La celebre scena attribuita a Giotto in una delle storie di San Francesco della basilica superiore di Assisi. Il momento più rivoluzionario della sua storia in cui il Santo si è spogliato dei propri abiti e di ogni bene materiale per votare la sua vita alla religione e alla solidarietà». Ma il cantante ha una tutina di Gucci da 5700 euro.

Sanremo, Rula Jebreal devolve metà del suo compenso a una donna stuprata dall'Isis. Amadeus ha tenuto la prima conferenza stampa con Rula Jebreal e Diletta Leotta e con loro ha ribattuto alle polemiche e raccontato la prima puntata tra nuovi ospiti e sorprese. Francesca Galici, Martedì 04/02/2020, su Il Giornale. All'arrivo della prima conferenza stampa del 70esimo festival di Sanremo, i flash sono stati tutti per le due donne della giornata, Diletta Leotta e Rula Jebreal. Le co-conduttrici della prima serata del Festival sono arrivate insieme ad Amadeus all'Ariston Roof per rispondere alle domande della sala stampa. C'è grande curiosità attorno alla figura di Rula Jebreal, chiamata da Amadeus per dare voce al tema della violenza contro le donne, uno degli argomenti ai quali il conduttori sembra tenere maggiormente in questo suo primo festival di Sanremo. "È un tema apartitico, culturale, importante. Ammiro il coraggio di Amadeus per aver voluto questo tema al Festival di Sanremo. E sono felice di essere qui e parlare di questo a tutti. Anche a mia figlia", ha affermato la donna. Sua figlia sarà in teatro per assistere alla perfomance della madre, che non ha voluto rivelare con esattezza quali saranno i contenuti del suo discorso: "Dirò delle cose che non ho mai detto nemmeno a me stessa finché non ho compiuto 40 anni." Il ruolo di Rula Jebreal a questo festival di Sanremo sembra essere ben definito nonostante le polemiche che hanno accompagnato la firma del suo contratto. "A fine settembre ho subito pensato a Diletta Leotta e Rula Jebreal perché volevo che il festival fosse all'insegna delle donne, leggerezza ma anche storie importanti. Sono fiero e onorato di avere tante donne", ha detto con orgoglio Amadeus. A proposito delle polemiche, Rula Jebreal ha dichiarato di non essere stata colpita da tutto ciò che è stato detto di lei alla vigilia, anzi: "Ringrazio i critici perché ci hanno costretto a fare uno sforzo in più, senza di voi non sarei stata qui, lo dico con sincerità." Uno dei nodi della polemica che ha riguardato la giornalista alla vigilia è stato il suo compenso. Non c'è l'ufficialità sull'ammontare del cachet percepito dalla Jebreal. "È questione riservata" , ha detto in conferenza stampa, dove ha espresso le sue perplessità sulle presunte differenze di trattamento tra uomini e donne: "Non ho preso la cifra che gira, ma la domanda vera dovrebbe essere perché le donne prendono sempre meno degli uomini? Perché nel 2020 le donne prendono il 25% in meno?" Se da un lato non ha voluto rivelare quanto ha percepito per il Festival, dall'altro ha dichiarato cosa intende fare del suo cachet: "Ho promesso che la metà del mio compenso sarà dato a Nadia Murad, una donna stuprata dall'Isis. Ma comunque, il lavoro va pagato, perché ci permette di mantenerci e di portare avanti i nostri principi." Uno dei protagonisti della 70esima edizione del festival di Sanremo sarà Fiorello. Lo showman è stato chiamato da Amadeus e il suo compito sarà quello di intrattenere il pubblico con la sua naturale vena ironica e accattivante. Tuttavia, c'è già chi è pronto a scommettere che la verve di Fiorello oscurerà Amadeus, molto più pacato. "C'è una tale amicizia fraterna tra me e Rosario, assolutamente disinteressata da 35 anni, che niente e nessuno può intaccarla. Quando giocavo a pallone ero ala destra, la libidine maggiore era passare all'attaccante perché potesse segnare, quindi se Fiore è il nostro attaccante io sono felicissimo di farlo segnare", ha detto Amadeus spegnendo ogni polemica. Le metafore calcistiche si sprecano nel corso della conferenza stampa e a usarle è anche Diletta Leotta, che commenta così la sua tensione prima dell'inizio: "Sono pronta, carica, non vedo l'ora di scendere in campo con il mio mister. Di solito sono a bordo campo, ora posso essere protagonista di una bella partita che posso giocare al fianco di una donna come Rula, che ho avuto l'onore di conoscere, non vedo l'ora che ci sia il fischio d'inizio." Diletta Leotta, come tantissime donne che hanno calcato il palcoscenico dell'Ariston, si dice in ansia per la tradizionale scalinata, che la donna ha già provato per evitare di cadere in prima serata. La giornalista ha rivelato che indosserà per primo un abito molto ampio, che renderà ancor più complicata la sua discesa. Non è mancato un commento su Paola Ferrari, una delle donne che pubblicamente ha maggiormente osteggiato la sua presenza all'Ariston. "Quando vuole la invito per un caffè", ha scherzato la Leotta, rispondendo così alle tante polemiche sollevate dalla collega. Diletta Leotta e Rula Jebreal non saranno le uniche presenze femminili della prima serata, durante la quale si esibirà anche Gessica Notaro. L'ex miss è ospite del festival di Sanremo, dove porterà una canzone sulle donne scritta da Ermal Meta. A proposito di donne al Festival, sarà proprio una rappresentante del sesso femminile ad aprire la kermesse. L'onere di dare il via alla gara, infatti, è di Irene Grandi. Tiziano Ferro, un altro dei grandi protagonisti della 70esima edizione, onorerà una delle più belle voci femminili del festival di Sanremo, riportando sul palco dell'Ariston Almeno tu nell'universo di Mia Martini, oltre a Nel blu dipinto di blu di Modugno e alla sua Si accettano miracoli. Nella conferenza stampa di Sanremo c'è anche spazio per rispondere alla polemica sollevata da Fimi nelle scorse ore, immediatamente smorzata da Claudio Fasulo. Il vicedirettore di Rai1 ha voluto così spiegare le modifiche al regolamento: "Il meccanismo di mandare i due finalisti al televoto facendo vedere gli higlights dell'ultima loro esibizione è lo stesso meccanismo con cui da molti anni viene eletto il vincitore di Sanremo. I tre finalisti tra i Big si sfidano al televoto sulla base degli highlights. Quindi trovo l'attacco di questa mattina, con parole come 'schifezza' e 'pagliacciata', assolutamente gratuito e fuori luogo."

Dagospia il 5 febbraio 2020. Da Circo Massimo - Radio Capital. Più di Amadeus, più di Fiorello, più delle canzoni, la protagonista della prima serata del Festival di Sanremo 2020 è stata Rula Jebreal, con un commovente monologo contro la violenza sulle donne in cui ha parlato anche della madre, morta suicida dopo le violenze. "Prima di entrare c'era un momento di suspense, tutti sentivamo la responsabilità per quello che era stato detto prima del monologo. Quando sono entrata, ammetto che facevo fatica a guardare davanti a me, c'era mia figlia", racconta la giornalista a Circo Massimo, su Radio Capital, "L'energia nella sala era bellissima, ma dire quelle parole è stata dura, perché sapevo che mentre le dicevo qualcuna subiva quelle cose, sapevo che mentre facevano polemiche su Sanremo le donne venivano ancora picchiate, molestate, uccise. In questo paese solo la scorsa settimana sono state uccise sei donne. Sta diventando un'emergenza nazionale", continua, "Dobbiamo rispondere, continuare a combattere. Ho cercato di dire all'inizio di fare tutti un passo avanti, guardando al di là delle opportunità politiche e cercando di affrontare i temi veri". Fare un passo avanti vuol dire anche andare oltre i dati: "C'è una parte che non viene raccontata, ad esempio secondo la maggioranza delle statistiche il 70% delle donne non denuncia molestie, abusi o stupri, perché hanno paura delle domande insinuanti, dei sorrisi sotto i baffi... non ci dimentichiamo che quando è scoppiato il metoo negli Stati Uniti, pur nell'ampia solidarietà della società, in delle trasmissioni alcuni uomini mettevano in dubbio e discutevano le storie delle vittime senza sapere tutti i fatti. Sono rimasta agghiacciata. Per venire avanti ci vuole un coraggio immenso. Anche mia madre ha avuto paura delle domande e delle insinuazioni". La madre, appunto, di cui è riuscita per la prima volta a parlare apertamente: "Quando vivi una cosa così scioccante, sei anche tu vittima indiretta di quello stupro", racconta Jebreal a Massimo Giannini e Oscar Giannino, "Ho vissuto nel terrore che questo accadesse a me o a mia figlia. E ho vissuto la vergogna di non sapere come raccontarlo, fino a poco fa non sapevo come dirlo. Ho deciso che c'era un'opportunità, adesso che ho 46 anni e ho una figlia grande, ho sentito l'esigenza di dirlo quando ho visto i dati. E stamattina io spero che questo monologo faccia riflettere. Non solo c'è la responsabilità della politica e delle forze dell'ordine, ma anche la nostra responsabilità civile, di come parliamo. La violenza vera inizia con le parole". Parole che, ricorda la giornalista, hanno colpito lei e anche chi ha partecipato alla scrittura del monologo: "Selvaggia Lucarelli mi ha aiutato, quando ho avuto bisogno di colleghe donne per dire le parole giuste mi sono rivolto anche a lei, oltre che ad autori come Sergio Rubino. Ho letto da qualche parte che c'è chi dice che lei è esperta in zoccolaggine, una parola di una violenza totale. Io sono stata chiamata talebana qualche anno fa su un giornale... queste parole violente mettono a rischio la nostra sicurezza. Gli uomini devono essere responsabili di come usano le parole, perché le donne poi pagano un prezzo alto". Il monologo di Rula Jebreal è stato accompagnato da polemiche politiche: "C'è stato un momento in cui abbiamo detto che avrei fatto una cosa contro la violenza sulle donne. Ho letto da qualche parte che qualcuno chiedeva di avere un contraddittorio, e lì sono rimasta scioccata. C'è un problema logico? Volete che salga su quel palco un uomo che picchia le donne, uno stupratore? Quello sarebbe stato un contraddittorio". Jebreal, poi, ringrazia: "Amadeus è stato straordinario. Dalla Rai ho avuto la libertà totale, non hanno detto neanche una parola quando gli abbiamo dato il monologo. Anzi, il direttore di Rai1 si è molto commosso: mi ha vista anche nell'ultima prova, mi ha sostenuta fino in fondo". Infine, un appello alle donne: "Vorrei dire alle colleghe che bisogna essere solidali tra di noi. Chi ha una piattaforma deve aprirla alle voci femminili. Se si ha un po' di potere, bisogna condividerlo con altre donne. Se si ha un minimo di libertà, bisogna liberare altre donne".

Sanremo 2020, Rula Jebreal rivela: "Selvaggia Lucarelli mi ha aiutato a scrivere il monologo". Libero Quotidiano il 5 Febbraio 2020. Chi c'è dietro il monologo di Rula Jebreal? È la stessa giornalista israelo-palestinese, protagonista della prima serata del Festival di Sanremo, a svelare un nome impensabile: Selvaggia Lucarelli. "Mi ha aiutato, quando ho avuto bisogno di colleghe donne per dire le parole giuste mi sono rivolto anche a lei, oltre che ad autori come Sergio Rubino", ha spiegato Rula ospite di Massimo Giannini a Circo Masimo su Radio Capital. Ho letto da qualche parte che c'è chi dice che lei è esperta in zoccolaggine, una parola di una violenza totale. Io sono stata chiamata talebana qualche anno fa su un giornale... queste parole violente mettono a rischio la nostra sicurezza. Gli uomini devono essere responsabili di come usano le parole, perché le donne poi pagano un prezzo alto". E la Lucarelli commenta con affetto: "Rula appare battagliera, ieri è uscita la sua parte vera e fragile".

Ilaria Del Prete e Rita Vecchio per leggo.it il 5 febbraio 2020. Dietro l'emozionante monologo della giornalista Rula Jebreal c'è Selvaggia Lucarelli. La ex giornalista del Fatto Quotidiano - come apprende Leggo - ha aiutato la collega israeliana nella stesura del testo andato in onda ieri durante la prima serata del Festival di Sanremo. Le due si sono incontrate nei giorni scorsi e insieme hanno trovato le parole giuste per affrontare i temi di cui entrambi sono paladine. Il testo integrale:

«Lei aveva la biancheria intima quella sera?»

«Si ricorda di aver cercato su internet il nome di un anticoncezionale quella mattina?»

«Lei trova sexy gli uomini che indossano i jeans?»

«Se le donne non vogliono essere sfruttare devono smetterla di vestirsi da poco di buono».

Queste sono solo alcune delle domande poste in un’aula di tribunale a due ragazze che in Italia, non molto tempo fa, hanno denunciato una violenza sessuale. Domande insinuanti, melliflue, che sottintendono una verità amara, crudele: noi donne non siamo mai innocenti. Non lo siamo perché abbiamo denunciato troppo tardi, perché abbiamo denunciato troppo presto, perché siamo tropo belle o troppo brutto perché eravamo troppo disinibite e ce la siamo voluta.

“Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie

Dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via

Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo.

Perché sei un essere speciale

Ed io, avrò cura di te.”

Sono cresciuta in un orfanotrofio, insieme a centinaia di bambine. La sera, una per volta, noi bambine raccontavamo una storia, le nostre storie. Erano una specie di favole tristi. Non favole di mamme che conciliano il sonno, ma favole di figlie sfortunate, che il sonno lo toglievano. Ci raccontavamo delle nostre madri: torturate, uccise, violentate. Ogni sera, prima di dormire, ci liberavamo tutte insieme di quelle parole di dolore. Io amo le parole. Ho imparato, venendo da luoghi di guerra, a credere nelle parole e non ai fucili, per cercare di rendere il mondo un posto migliore. Anche e soprattutto per le donne. Ma poi ci sono i numeri. E in Italia, in questo magnifico Paese che mi ha accolto, i numeri sono spietati: ogni 3 giorni viene uccisa una donna, 6 donne sono state uccise la scorsa settimana. E nell’85% dei casi, il carnefice non ha bisogno di bussare alla porta per un motivo molto semplice: ha le chiavi di casa. Ci sono le sue impronte sullo zerbino, l’ombra delle sue labbra sul bicchiere in cucina.

“Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno

Giuro che lo farò

E oltre l’azzurro della tenda nell’azzurro io volerò

Quando la donna cannone

D’oro e d’argento diventerà

Senza passare dalla stazione

L’ultimo treno prenderà”.

Mia madre Zakia, che tutti chiamavano Nadia, ha preso il suo ultimo treno quando io avevo 5 anni. Si è suicidata, dandosi fuoco. Ma il dolore era una fiamma lenta che aveva cominciato a salire e ad annerirle i vestiti quando era solo un’adolescente. Il suo corpo era qualcosa di cui voleva liberarsi, era stato la sua tortura.  Perché mia madre Nadia fu stuprata e brutalizzata due volte: a 13 anni da un uomo e poi dal sistema che l’ha costretta al silenzio, che non le ha consentito di denunciare. Le ferite sanguinano di più quando non si è creduti. L’uomo che l’ha violentata per anni, il cui ricordo incancellabile era con lei, mentre le fiamme mangiavano il suo corpo, aveva le chiavi di casa.

“Sally ha patito troppo

Sally ha già visto che cosa

Ti può crollare addosso

Sally è già stata punita

Per ogni sua distrazione o debolezza

Per ogni candida carezza

Data per non sentire l’amarezza”

Quante volte siamo state Sally? Mentre Franca Rame veniva violentata il 9 marzo del 1973, cercò salvezza nella musica. “Devo stare calma. Devo stare calma. Mi attacco ai rumori della città, alle parole delle canzoni, devo stare calma”, recitava nel suo potente monologo “Lo stupro”, in cui ripercorreva quel fatto drammatico. Le parole delle canzoni possono essere messaggi d’amore e di salvezza. Io sono diventata la donna che sono perché lo dovevo a mia madre, lo devo a mia figlia che è seduta in mezzo a voi. Lo dobbiamo tutte, tutti, a una madre, una figlia, una sorella, al nostro paese, anche agli uomini, all’idea stessa di civiltà e uguaglianza. All’idea più grande di tutte: quella di libertà. Parlo agli uomini, adesso. Lasciateci libere di essere ciò che vogliamo essere: madri di dieci figli e madri di nessuno, casalinghe e carrieriste, madonne e puttane, lasciateci fare quello che vogliamo del nostro corpo e ribellatevi insieme a noi, quando qualcuno ci dice cosa dobbiamo farne. Siate nostri complici. E quando qualcuno ci chiede “Lei cosa ha fatto per meritare ciò che è accaduto?”

“C’è un tempo bellissimo, tutto sudato

Una stagione ribelle

L’istante in cui scocca l’unica freccia

Che arriva alla volta celeste

E trafigge le stelle

È un giorno che tutta la gente

Si tende la mano

È il medesimo istante per tutti

Che sarà benedetto, io credo”

Da liberoquotidiano.it il 9 febbraio 2020. Rula Jebreal dalla Annunziata rivela il dramma della madre: "Ecco chi l'ha stuprata". Rula Jebreal con il suo monologo al Festival di Sanremo, ha portato il tema della violenza sulle donne sul palco dell’Ariston, raccontando della madre Nadia, morta suicida quando lei aveva 5 anni dandosi fuoco, dopo essere stata brutalizzata e stuprata. In collegamento da Parigi, è intervenuta al programma Mezz’ora in più di Lucia Annunziata su Rai Tre, domenica 9 febbraio. “È stato il secondo marito della madre a stuprarla, ha fatto lo stesso con le altre figlie. Lui trattava le donne come fossero schiave, proprietà. In un confronto con mia madre avvenuto prima della sua fuga da casa, le disse una frase che mi fa venire ancora adesso la pelle d’oca: ‘Se hai un frutto in casa, non hai il diritto di assaggiarlo?’. Questi criminali pensano che le donne siano una loro proprietà privata, da usare e abusare come credono”.

Da huffingtonpost.it il 9 febbraio 2020. Rula Jebreal è uno dei personaggi della settimana. Con il suo straziante monologo ha fermato il Festival di Sanremo, portando il tema della violenza sulle donne sul palco dell’Ariston. Ha raccontato della madre Nadia, morta suicida quando lei aveva 5 anni: si è data fuoco, dopo essere stata brutalizzata e stuprata. In collegamento da Parigi, interviene al programma Mezz’ora in più di Lucia Annunziata. “Mia madre non ha avuto le mie opportunità”, racconta su Rai 3 Jebreal, docente della Facoltà di Scienze Politiche all’Università di Miami, “Era una donna semplice. È stato il secondo marito della madre a stuprarla, ha fatto lo stesso con le altre figlie. Lui trattava le donne come fossero schiave, proprietà. In un confronto con mia madre avvenuto prima della sua fuga da casa, le disse una frase che mi fa venire ancora adesso la pelle d’oca: Se hai un frutto in casa, non hai il diritto di assaggiarlo?. Questi criminali pensano che le donne siano una loro proprietà privata, da usare e abusare come credono”.  Per lungo tempo ha deciso di non parlare di quanto accaduto a sua madre: “In orfanotrofio, noi bambine ci raccontavamo queste storie per esorcizzarle. Ho trascorso lì tutta l’adolescenza e l’infanzia. Quando ho sceso le scale dell’aereo che mi ha portato in Italia, un paese libero che mi ha accolto, ho voluto nascondere questa verità. Poi ho lavorato nel consiglio di Macron e ho conosciuto Nadia Murad, attivista yazida stuprata dall’Isis. Lei ha avuto il coraggio di parlare, di denunciare le migliaia di donne yazide vendute come schiave, come se non fossero essere umani. Lei mi ha dato il coraggio. L’unica mia richiesta per la partecipazione a Sanremo era poter parlare di questo tema di cui mi occupo”. Per questo spera che il suo monologo sia servito a qualcosa: “Se è valsa la pena andare al Festival? Dipende se il prossimo anno le donne saranno protagoniste, guidando il Festival, occupando ruoli decisionali, magari come direttore artistico. Vorrei vedere dieci donne a Sanremo, ma vorrei vederle nei posti di potere vero. Sarà valsa la pena se la conversazione non è limitata a Sanremo ma continua nel paese, se le donne stuprate o molestate hanno la possibilità di parlare chiaramente. Ma soprattutto se iniziamo a cambiare il linguaggio, smettendo di dare la colpa alle donne”. Le donne, ribadisce Rula, devono poter occupare “il tavolo delle trattative”: “Spero di vederle nei posti di potere. Femministe di destra e sinistra, alleatevi su questo tema. Se una di noi ha un minimo di libertà, deve aiutare le altre”, dice citando la poetessa afroamericana Maya Angelou. In questo percorso, gli uomini devono essere complici delle donne: “Mio padre era un guardiano della moschea. Devo moltissimo a lui. Ci ha messo in un orfanotrofio perché stava morendo, aveva un cancro. Credeva nell’istruzione delle donne, per lui era un biglietto verso la libertà. Ci sono stati momenti in cui ha dovuto scegliere se pagare i medicinali o la nostra istruzione. Sono qui per il suo sacrificio. Lui mi ha fatto credere che gli uomini possono essere nostri complici”. 

Giampiero Mughini per Dagospia il 5 febbraio 2020. Caro Dago, ieri sera stavo leggendo un vecchio libro di Arthur Koestler – un gigante del tempo aureo della mia giovinezza – e non ho acceso il televisore ad illuminare il noto teatro sanremese. Ho poi letto sui giornali di oggi le paginate e paginate su fesserie varie e qualcosa di interessante accaduta ieri sera in quel di Sanremo. Su tutte il monologo di Rula Jebreal sulla fenomenologia della violenza di mille e mille uomini sulle donne, monologo che ho poi ascoltato con grandissimo interesse nel video che poco fa hai offerto tu, Dago. C’è però una cosa che è del tutto preliminare al mio ragionamento di essere umano di sesso maschile. Ossia che le cose dette dalla Jebreal sono per me l’abc di ogni ragionamento possibile sulla materia. Nessuno ma proprio nessuno deve insegnarmi che cosa pensare sul modo in cui erano vestite delle donne che hanno subito violenza. Nessuno ma proprio nessuno mi deve insegnare alcunché su come e quanto rispettare le donne sempre e comunque. Nessuno ma proprio nessuno mi deve fare prediche antimaschiliste perché io del maschilismo in ogni suo aspetto mi pulisco le suole delle scarpe. Nessuno deve insegnarmi nulla da uomo che si guarda tutte le mattine allo specchio e non vuole essere turbato da quello che vede. Tutto ciò energicamente premesso, comincia il gran romanzo dei rapporti possibili e dei rapporti reali tra uomini e donne. Rapporti complessi, ricchi di sfumature e mezze tinte, dove i buoni e i cattivi non sono sempre gli stessi e le stesse. Sfumature e mezze tinte di cui straborda la letteratura di ogni tempo, altro che i commenti idiotissimi di qualche idiota al cubo su come vestivano delle donne che sono state aggredite e abusate. Ecco, su tutta la realtà di questo romanzo fatto di mille colori e mille suoni e mille parole mi piacerebbe molto ascoltare qualche monologo, fregandomene un beatissimo se a pronunciarlo fosse un uomo o una donna. Dato che la distinzione essenziale non è tra uomini e donne e bensì tra esseri umani e bestie.

Sanremo2020, Rula Jebreal e il videomessaggio di Roger Waters saltato all'ultimo: "Scelta editoriale". Libero Quotidiano il 5 Febbraio 2020. Il trionfo di Rula Jebreal al Festival di Sanremo è stato turbato da un imprevisto. È saltato all'ultimo, per "problemi di scaletta", spiega Raiuno, il videomessaggio di Roger Waters, co-fondatore dei Pink Floyd, mito del rock mondiale e molto attivo sul fronte politico (è noto, per esempio, per il suo rifiuto di suonare in Israele per protesta contro le politiche del governo locale). L'intervento era stato annunciato nella conferenza stampa della vigilia da Amadeus, che lo aveva presentato come "un regalo di Rula Jebreal" sempre riguardo all'impegno contro la violenza sulle donne. Previsto in scaletta nella prima parte della serata, in prime time, ma è saltato. "Nessuna censura", ha spiegato l'indomani Stefano Coletta, direttore di Raiuno. Il videomessaggio di Waters era stato "direttamente via WhatsApp a Rula Jebreal, come sapete è dovuta ripartire, rifletteremo nei prossimi giorni". Forse verrà caricato prossimamente sulla piattaforma online RaiPlay: "Ne parleremo con Rula e verificheremo se è possibile farlo". Riguardo alle accuse di censura "io sono estremamente chiaro - ha sottolineato Coletta -, quando sono arrivato non era un contenuto che mi è stato raccontato, Claudio Fasulo me lo ha mostrato domenica sera tardi, quando ho visto in scena il monologo di Rula Jebreal ho detto che si bastava da sola, non solo per un discorso editoriale e di ascolto ma perché la libertà autoriale è possibile, se Roger Waters fosse stato collegato in diretta, se il monologo di Rula non fosse stato esaustivo e avesse avuto bisogno di una narrazione poetica sarebbe stato diverso. Era un benvenuto a Sanremo per Rula e un sottolineare quanto bene avesse fatto il direttore artistico a includere tante donne. È stata una valutazione editoriale".

Da tvblog.it il 5 febbraio 2020. Che fine ha fatto Roger Waters, definito da Tortarolo "un artista scomodo". Amadeus: "Sono in diretta. Ho chiesto di poterlo mandare avanti ma mi hanno detto di andare avanti. Non potevo fare una riunione in diretta. Sono andato avanti con quello che sapevo pronto".

Domanda di Stefano Mannucci del Fatto. Si torna sul caso Roger Waters. "Trovo impensabile tagliare Waters per 3 minuti. Tu Amadeus l'hai annunciato. O il contenuto o la qualità ha fatto sì non di censurare ma di cestinare un uomo così. Che cosa è accaduto? Non ci raccontate di problemi di scaletta perché sarebbe tristi per tutti. E' possibile vedere il testo di questo messaggi?". Risponde Coletta: "Amadeus era in diretta. Le scalette che vi vengono consegnate nel pomeriggio ammettono sempre una possibilità di variazione. Alcuna censura ma un dato vero. Quando abbiamo rivisto la scaletta, proprio io come direttore di Rai1, ho pensato che il preludio di... non mi viene neanche il nome, Roger Waters fosse un preludio alla performance di Rula davvero ritardante rispetto a questo padre che si bastava da solo. Penso che non avesse bisogno di alcuna introduzione, né televisiva e né narrativa. Non parlavamo di fiction".

Domanda di Paolo Giordano, che insiste su Roger Waters. Coletta: "Rula vi ha mandato a quel paese?". Coletta: "Rula è assoluta pacifica, era contenta di quello che è riuscita a trasmettere. La decisione era stata condivisa con lei. Non c'è stata alcuna tensione".

"Il messaggio di Roger Waters lo caricherete su RaiPlay?". Coletta: "Il materiale arrivato è arrivato personalmente alla signora Jebreal. E' un materiale che è arrivato via Whatsapp sul cellulare privato di Rula Jebreal. Ce lo siamo chiesti anche noi. Rula è già dovuta ripartire. Le posso ripondere nei prossimi giorni".

Da leggo.it il 5 febbraio 2020. In sala stampa a Sanremo ci si guardava gli uni con gli altri. Con un pizzico di stupore. Infatti, l'annunciato videomessaggio di Roger Waters, leader dei Pink Floyd, che avrebbe dovuto introdurre il monologo di Rula Jebreal contro la violenza sulle donne, non è mai apparso. Puff, sparito. Senza nessun preavviso, senza nessuna spiegazione. Anzi, a chi una spiegazione ha provato a chiederla, non è arrivata alcuna risposta ufficiale, almeno per ora. Dunque, il mistero, che ptrebbe essere risolto durante la conferenza stampa di mercoledì mattina, resta. Inoltre secondo alcune fonti il video messaggio sarebbe saltato per «problemi di scaletta» che saranno spiegati mercoledì in conferenza stampa, per altri, invece, ci sarebbe stato un problema tecnico.

Sanremo 2020, Chef Rubio: "Cacasotto alla Rai, hanno censurato l'unica cosa che dovevano mandare in onda". Libero Quotidiano il 5 Febbraio 2020. Chef Rubio dopo Matteo Salvini se la prende con la Rai e con il Festival di Sanremo. "Sanremo: discorsi retorici scritti da zappe e dove trovarli", scrive il cuoco in un post pubblicato sulla sua pagina Twitter, commentando la prima serata del Festival durante la quale ci sono stati i discorsi di Diletta Leotta sulla bellezza e di Rula Jebreal sulla violenza sulle donne. "L'unico che avrebbe potuto alzare il livello dell'infimo palinsesto italiano, manco l'avete mandato in onda", aggiunge riferendosi alla mancata trasmissione del video-messaggio di Roger Waters. "La riprova", sottolinea Chef Rubio, "che i sionisti sono dei cacasotto". E conclude con l'hashtag: "#Radiotelevisioneisraeliana".

Da liberoquotidiano.it il 6 febbraio 2020. Chef Rubio dopo Matteo Salvini se la prende con la Rai e con il Festival di Sanremo. "Sanremo: discorsi retorici scritti da zappe e dove trovarli", scrive il cuoco in un post pubblicato sulla sua pagina Twitter, commentando la prima serata del Festival durante la quale ci sono stati i discorsi di Diletta Leotta sulla bellezza e di Rula Jebreal sulla violenza sulle donne. "L'unico che avrebbe potuto alzare il livello dell'infimo palinsesto italiano, manco l'avete mandato in onda", aggiunge riferendosi alla mancata trasmissione del video-messaggio di Roger Waters. "La riprova", sottolinea Chef Rubio, "che i sionisti sono dei cacasotto". E conclude con l'hashtag: "#Radiotelevisioneisraeliana".

Renato Franco per corriere.it. Prima annunciato, poi improvvisamente sparito. Il video-messaggio che Roger Waters aveva preparato per Sanremo (doveva introdurre l’intervento di Rula Jebreal) è diventato un caso politico. Perché al di la della versione della Rai («la decisione è stata presa per motivi di scaletta») i motivi sarebbero altri. E sarebbero legati alle posizioni dell’ex Pink Floyd da sempre considerato un nemico di Israele, arrivato fino a negare la stessa possibilità di esistenza dello Stato. Non è un segreto nemmeno la sua adesione ormai pluriennale al Bds, il movimento che promuove «la libertà, la giustizia e l’uguaglianza per la Palestina». In tante occasioni Waters ha espresso la sua durissima opinione, su tutte un suo mantra: «Ciò che gli israeliani fanno ai palestinesi è simile a quello che gli ebrei dovettero subire nella Germania degli anni ‘30». Parole naturalmente intollerabili per gli israeliani. La profonda contrarietà sarebbe arrivata alla dirigenza Rai — e anche all’amministratore delegato Salini. Il rocker, che nega i diritti di Israele, e considerato antisemita, non sarebbe stato gradito per la grande visibilità che avrebbe avuto nell’evento televisivo più seguito d’Italia. Così la Rai per evitare l’incidente diplomatico — sarebbe diventato un vero casus belli — ha optato per la scelta di oscurare l’intervento di Roger Waters. Per la tv pubblica l’unico a esporsi è il direttore di Rai1 Stefano Coletta: «Le scalette ammettono possibilità di variazione. E quando l’abbiamo rivista, proprio io ho pensato che il preludio di Roger Waters fosse uno start ritardante al monologo di Rula. Questo quadro si bastava da solo. Ho pensato che non avesse bisogno di alcuna introduzione». Il contenuto poi non era «sensibile»: «Era un benvenuto a Sanremo per Rula e un sottolineare quanto bene avesse fatto il direttore artistico a includere tante donne».

Sanremo 2020, Maria Giovanna Maglie contro Rula Jebreal: "Il suo monologo? Solo femminismo peloso". Libero Quotidiano il 5 Febbraio 2020. Maria Giovanna Maglie picchia duro, anzi durissimo sulla prima serata di Sanremo. "Politically correct sparato col cannone - cinguetta sul suo profilo Twitter in merito al Festival della musica -. Il femminismo peloso della Jebreal, la Leotta che fa "specchio delle mie brame" con la nonna, la canzoncina ai sordi agitando le manine, e una si ritrova ad aspettare lieta le stecche di Tiziano Ferro". La giornalista pare non aver apprezzato i monologhi delle due donne: uno incentrato sulla tragedia vissuta dalla mamma morta suicida dopo aver subito violenze, l'altro sulla bellezza e l'impegno nel nascere fisicamente di bell'aspetto. Un discorso, quest'ultimo, che ha indignato molti. Tra questi anche Monica Leofreddi, giornalista e conduttrice Rai, che ha replicato così: "Con tutto il rispetto per Diletta Leotta ma che la bellezza come valore debba essere rappresentata da una che a 28 anni si è rifatta tutta, non mi sembra il massimo", scrive sul suo profilo Twitter tra gli applausi di tutti.  Politicallycorrect sparato col cannone #Sanremo2020.Il femminismo peloso della Jebreal,la Leotta che fa "specchio delle mie brame" con la nonna,la canzoncina ai sordi agitando le manine,e una si ritrova ad aspettare lieta.

Dagospia il 6 febbraio 2020. Maria Giovanna Maglie. Politically correct sparato col cannone #Sanremo2020. Il femminismo peloso della Jebreal, la Leotta che fa "specchio delle mie brame" con la nonna,la canzoncina ai sordi agitando le manine, e una si ritrova ad aspettare lieta le stecche di Tiziano Ferro. Scusa #Mia.

Guia Soncini. forse ormai il varietà è questo: una roba che devi sentirti in colpa un tanto al chilo, però poi si canta. Amadeus, io non so quanto ti paghino per fare la faccia contrita mentre Rula dice che ha imparato a credere alle parole e non ai fucili, ma te li meriti tutti. (Comunque un giorno dovremo chiedere conto a chi so io del format “momento dolente”). Citazioni di canzonette così a cazzo in mezzo alla dolenza non ne sentivo dall’ultima volta che ho letto un articolo di [omissis] Rula ceto medio riflessivo che si meraviglia che De Gregori, Vasco Rossi, Flaubert, Mattia Torre sappiano scrivere le donne (giuro, ne conosco, sono donne apparentemente d’intelletto normale, e si meravigliano assai, specie per Torre sul mestruo) non so come dirvelo, ma “noi donne vogliamo essere musica” è una frase che non vuol dire un cazzo di niente. D’altra parte in chiusura le hanno messo “potenza della lirica, dove ogni dramma è un falso”, perché poi a un certo punto della scaletta la tenda di Oz qualcuno la scosta.

Fulvio Abbate. Il popolo semplice ai piedi di Diletta Leotta, le anime belle di #sinistra (e le #sardine di ritorno dalla visita a Benetton) inginocchiate davanti a Rula Jebreal, fino a farne una propria testimonial. Simone Weil, ti scongiuro, torna da noi. #RulaJebreal.

Franco Bechis. #sanremo2020 nel suo monologo Rula Jebreal ha detto che in Italia sono state violentate negli ultimi 3 anni sul posto di lavoro 3 milioni di donne. Non conoscevo il dato, ma so che le donne al lavoro sono 9 milioni, quindi in ufficio ne avrebbero violentata una su tre. Sicura?

iltransalpino. #RulaJebreal con il suo diploma in fisioterapia è diventata improvvisamente "giornalista" a discapito di altre donne che ne avevano il titolo, come mai? È l'ultima a poter parlare di emancipazione femminile, in quanto illustrazione che se la Donna non è bella, non ha successo.

Maurizio Caverzan per “la Verità” il 6 febbraio 2020. «Noi donne vogliamo essere questo: musica». Si è concluso così, l' altra sera, al culmine di un notevole crescendo, il monologo di Rula Jebreal sul palco dell' Ariston di Sanremo. Il pubblico era in piedi ad applaudire. Una bella performance, senza dubbio, che avrebbe potuto essere bellissima se solo fosse stata corretta e completa. Corretta nelle cifre delle violenze alle donne, senza usare come sinonimi - ciò che non sono - molestie, abusi, brutalità, stupri, violenze. E completa nel citare anche il trattamento che il sesso debole (si può ancora dire?) subisce dentro e fuori dall' Italia, in tante comunità islamiche. Sul quale, invece, diversamente da come speravano gli osservatori più ottimisti, non è stata pronunciata parola alcuna. Il giorno dopo l' attesa esibizione della bella giornalista palestinese alla prima serata del 70° Festival di Sanremo le opposte tifoserie hanno ribadito i loro punti di vista, Laura Boldrini da una parte, Maria Giovanna Maglie dall' altra, per capirci. Inutile rifare la storia delle polemiche, innescate fin dall' invito all' ex moglie del banchiere Arthur Altschul jr. all' evento più popolare del Paese nel quale è a lungo vissuta e che, pure, ha ripetutamente accusato di razzismo e xenofobia. Ripartiamo dalla performance di martedì sera che ha registrato la sparizione del video di Roger Waters, il fondatore dei Pink Floyd, protagonista di campagne anti Israele oltre che di un chiacchierato flirt proprio con Jebreal, annunciato come introduzione al monologo di lei. Un bel pezzo di televisione, si diceva. Commovente, vissuto e carico di pathos. In grado di far ricredere anche chi, accingendosi alla visione di un festival della canzone, poteva, comprensibilmente, avvertire un certo fastidio di fronte all' iniezione intramuscolare d' impegno morale. L'idea però conteneva una trovata scenica semplice e diretta, qualcosa di ancora non visto in tv. Un libro nero «della realtà e della sofferenza» da un lato e un libro bianco del mondo che vorremmo, dall' altro, raccontato dalle parole di amore, protezione, rispetto, tenerezza di alcune canzoni «scritte tutte da uomini» (La cura di Franco Battiato, La donna cannone di Francesco De Gregori, Sally di Vasco Rossi, C' è tempo di Ivano Fossati). Ieri, poi, dalle parole della stessa giornalista, abbiamo scoperto che l' esibizione è frutto della collaborazione con gli autori Rai, ma soprattutto con Selvaggia Lucarelli, che ha corretto e riscritto il testo del monologo introdotto dalla tragica esperienza personale. «Sono cresciuta in un orfanotrofio con tanti altri bambini Tutte le sere prima di dormire ci raccontavano le storie delle nostre mamme, spesso stuprate, torturate e uccise». La madre di Rula, brutalizzata per anni dal compagno, non è più riuscita a convivere con il proprio corpo, «luogo della tortura», e con il senso di colpa, pur non avendone. Una ferita atroce e acuita dall' incredulità dell' ambiente circostante, che l' ha portata suicidarsi, dandosi fuoco. Di fronte a una storia tanto drammatica è difficile parlare di retorica o di predicozzo come qualcuno ha fatto. Tuttavia, qualche eccesso c' è stato. Nulla attenua la condanna di violenze, stupri e torture. Ma non è che le donne in quanto tali e in tutto ciò che fanno, com' è sembrato, siano dogmaticamente prive di qualsiasi responsabilità e le colpe risiedano sempre e in modo esclusivo dalla parte degli uomini. A loro, comunque, si è rivolta Jebreal nel toccante appello finale: «Lasciateci essere quello che siamo, quello che vogliamo essere». Celebrando il trionfo della prima serata sanremese (52,2% di share medio, al terzo posto per ascolti dal 2000 a oggi), il neodirettore di Rai 1 Stefano Coletta, ha detto che, «senza nulla togliere a Diletta Leotta», il Festival «è stato vinto da Rula Jebreal». Nulla da obiettare: Leotta è parsa scolastica nel suo elogio della bellezza e del tempo