Denuncio al mondo ed ai posteri con i miei libri tutte le illegalità tacitate ed impunite compiute dai poteri forti (tutte le mafie). Lo faccio con professionalità, senza pregiudizi od ideologie. Per non essere tacciato di mitomania, pazzia, calunnia, diffamazione, partigianeria, o di scrivere Fake News, riporto, in contraddittorio, la Cronaca e la faccio diventare storia. Quella Storia che nessun editore vuol pubblicare. Quelli editori che ormai nessuno più legge.

Gli editori ed i distributori censori si avvalgono dell'accusa di plagio, per cessare il rapporto. Plagio mai sollevato da alcuno in sede penale o civile, ma tanto basta per loro per censurarmi.

I miei contenuti non sono propalazioni o convinzioni personali. Mi avvalgo solo di fonti autorevoli e credibili, le quali sono doverosamente citate.

Io sono un sociologo storico: racconto la contemporaneità ad i posteri, senza censura od omertà, per uso di critica o di discussione, per ricerca e studio personale o a scopo culturale o didattico. A norma dell'art. 70, comma 1 della Legge sul diritto d'autore: "Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali."

L’autore ha il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo (art. 12 comma 2 Legge sul Diritto d’Autore). La legge stessa però fissa alcuni limiti al contenuto patrimoniale del diritto d’autore per esigenze di pubblica informazione, di libera discussione delle idee, di diffusione della cultura e di studio. Si tratta di limitazioni all’esercizio del diritto di autore, giustificate da un interesse generale che prevale sull’interesse personale dell’autore.

L'art. 10 della Convenzione di Unione di Berna (resa esecutiva con L. n. 399 del 1978) Atto di Parigi del 1971, ratificata o presa ad esempio dalla maggioranza degli ordinamenti internazionali, prevede il diritto di citazione con le seguenti regole: 1) Sono lecite le citazioni tratte da un'opera già resa lecitamente accessibile al pubblico, nonché le citazioni di articoli di giornali e riviste periodiche nella forma di rassegne di stampe, a condizione che dette citazioni siano fatte conformemente ai buoni usi e nella misura giustificata dallo scopo.

Ai sensi dell’art. 101 della legge 633/1941: La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte. Appare chiaro in quest'ipotesi che oltre alla violazione del diritto d'autore è apprezzabile un'ulteriore violazione e cioè quella della concorrenza (il cosiddetto parassitismo giornalistico). Quindi in questo caso non si fa concorrenza illecita al giornale e al testo ma anzi dà un valore aggiunto al brano originale inserito in un contesto più ampio di discussione e di critica.

Ed ancora: "La libertà ex art. 70 comma I, legge sul diritto di autore, di riassumere citare o anche riprodurre brani di opere, per scopi di critica, discussione o insegnamento è ammessa e si giustifica se l'opera di critica o didattica abbia finalità autonome e distinte da quelle dell'opera citata e perciò i frammenti riprodotti non creino neppure una potenziale concorrenza con i diritti di utilizzazione economica spettanti all'autore dell'opera parzialmente riprodotta" (Cassazione Civile 07/03/1997 nr. 2089).

Per questi motivi Dichiaro di essere l’esclusivo autore del libro in oggetto e di tutti i libri pubblicati sul mio portale e le opere citate ai sensi di legge contengono l’autore e la fonte. Ai sensi di legge non ho bisogno di autorizzazione alla pubblicazione essendo opere pubbliche.

Promuovo in video tutto il territorio nazionale ingiustamente maltrattato e censurato. Ascolto e Consiglio le vittime discriminate ed inascoltate. Ogni giorno da tutto il mondo sui miei siti istituzionali, sui miei blog d'informazione personali e sui miei canali video sono seguito ed apprezzato da centinaia di migliaia di navigatori web. Per quello che faccio, per quello che dico e per quello che scrivo i media mi censurano e le istituzioni mi perseguitano. Le letture e le visioni delle mie opere sono gratuite. Anche l'uso è gratuito, basta indicare la fonte. Nessuno mi sovvenziona per le spese che sostengo e mi impediscono di lavorare per potermi mantenere. Non vivo solo di aria: Sostienimi o mi faranno cessare e vinceranno loro. 

Dr Antonio Giangrande  

NOTA BENE

NESSUN EDITORE VUOL PUBBLICARE I  MIEI LIBRI, COMPRESO AMAZON, LULU E STREETLIB

SOSTIENI UNA VOCE VERAMENTE LIBERA CHE DELLA CRONACA, IN CONTRADDITTORIO, FA STORIA

NOTA BENE PER IL DIRITTO D'AUTORE

 

NOTA LEGALE: USO LEGITTIMO DI MATERIALE ALTRUI PER IL CONTRADDITTORIO

LA SOMMA, CON CAUSALE SOSTEGNO, VA VERSATA CON:

SCEGLI IL LIBRO

80x80 PRESENTAZIONE SU GOOGLE LIBRI

presidente@controtuttelemafie.it

workstation_office_chair_spinning_md_wht.gif (13581 bytes) Via Piave, 127, 74020 Avetrana (Ta)3289163996ne2.gif (8525 bytes)business_fax_machine_output_receiving_md_wht.gif (5668 bytes) 0999708396

INCHIESTE VIDEO YOUTUBE: CONTROTUTTELEMAFIE - MALAGIUSTIZIA  - TELEWEBITALIA

FACEBOOK: (personale) ANTONIO GIANGRANDE

(gruppi) ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE - TELE WEB ITALIA -

ABOLIZIONE DEI CONCORSI TRUCCATI E LIBERALIZZAZIONE DELLE PROFESSIONI

(pagine) GIANGRANDE LIBRI

WEB TV: TELE WEB ITALIA

108x36 NEWS: RASSEGNA STAMPA - CONTROVOCE - NOTIZIE VERE DAL POPOLO - NOTIZIE SENZA CENSURA

 

ANNO 2019

 

LO SPETTACOLO

 

E LO SPORT

 

TERZA PARTE

 

 

 

DI ANTONIO GIANGRANDE

 

 

 

 

 

 

ITALIA ALLO SPECCHIO IL DNA DEGLI ITALIANI

         

 

 

L’APOTEOSI

DI UN POPOLO DIFETTATO

Questo saggio è un aggiornamento temporale, pluritematico e pluriterritoriale, riferito al 2019, consequenziale a quello del 2018. Gli argomenti ed i territori trattati nei saggi periodici sono completati ed approfonditi in centinaia di saggi analitici specificatamente dedicati e già pubblicati negli stessi canali in forma Book o E-book, con raccolta di materiale riferito al periodo antecedente. Opere oggetto di studio e fonti propedeutiche a tesi di laurea ed inchieste giornalistiche.

Si troveranno delle recensioni deliranti e degradanti di queste opere. Il mio intento non è soggiogare l'assenso parlando del nulla, ma dimostrare che siamo un popolo difettato. In questo modo è ovvio che l'offeso si ribelli con la denigrazione del palesato.

 

INDICE PRIMA PARTE

LA POLITICA ED IL GOVERNO

 

UNA BALLATA PER L’ITALIA (di Antonio Giangrande). L’ITALIA CHE SIAMO.

UNA BALLATA PER AVETRANA (di Antonio Giangrande). L’AVETRANA CHE SIAMO.

PRESENTAZIONE DELL’AUTORE.

IL PARLAMENTO EUROPEO HA 40 ANNI.

L'EURO HA 20 ANNI. CERCANDO L’ITALEXIT.

LA SOLITA INVASIONE BARBARICA SABAUDA.

LA SOLITA ITALIOPOLI.

SOLITA LADRONIA.

SOLITO GOVERNOPOLI. MALGOVERNO ESEMPIO DI MORALITA’.

SOLITA APPALTOPOLI.

SOLITA CONCORSOPOLI ED ESAMOPOLI. I CONCORSI ED ESAMI DI STATO TRUCCATI.

SOLITO SPRECOPOLI.

SOLITA SPECULOPOLI. L’ITALIA DELLE SPECULAZIONI.

 

INDICE PRIMA PARTE

LA POLITICA E L’AMMINISTRAZIONE

 

SOLITO DISSERVIZIOPOLI. LA DITTATURA DEI BUROCRATI.

SOLITA UGUAGLIANZIOPOLI.

 

INDICE PRIMA PARTE

LA POLITICA E L’ACCOGLIENZA

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA.

SOLITI PROFUGHI E FOIBE.

SOLITO PROFUGOPOLI. VITTIME E CARNEFICI.

 

INDICE PRIMA PARTE

LA POLITICA E GLI STATISTI

 

IL SOLITO AFFAIRE ALDO MORO.

IL SOLITO GIULIO ANDREOTTI. IL DIVO RE.

SOLITA TANGENTOPOLI. DA CRAXI A BERLUSCONI. LE MANI SPORCHE DI MANI PULITE.

SOLITO BERLUSCONI. L'ITALIANO PER ANTONOMASIA.

IL SOLITO COMUNISTA BENITO MUSSOLINI.

 

INDICE PRIMA PARTE

LA POLITICA ED I PARTITI

 

SOLITI 5 STELLE… CADENTI.

SOLITA LEGOPOLI. LA LEGA DA LEGARE.

SOLITI COMUNISTI. CHI LI CONOSCE LI EVITA.

IL SOLITO AMICO TERRORISTA.

1968 TRAGICA ILLUSIONE IDEOLOGICA.

 

 

INDICE SECONDA PARTE

LA GIUSTIZIA

 

SOLITO STEFANO CUCCHI & COMPANY.

LA SOLITA SARAH SCAZZI. IL DELITTO DI AVETRANA.

LA SOLITA YARA GAMBIRASIO. IL DELITTO DI BREMBATE.

SOLITO DELITTO DI PERUGIA.

SOLITA ABUSOPOLI.

SOLITA MALAGIUSTIZIOPOLI.

SOLITA GIUSTIZIOPOLI.

SOLITA MANETTOPOLI.

SOLITA IMPUNITOPOLI. L’ITALIA DELL’IMPUNITA’.

I SOLITI MISTERI ITALIANI.

 

INDICE TERZA PARTE

LA MAFIOSITA’

 

SOLITA MAFIOPOLI.

SOLITE MAFIE IN ITALIA.

SOLITA MAFIA DELL’ANTIMAFIA.

SOLITO RIINA. LA COLPA DEI PADRI RICADE SUI FIGLI.

SOLITO CAPORALATO. IPOCRISIA E SPECULAZIONE.

LA SOLITA USUROPOLI E FALLIMENTOPOLI.

SOLITA CASTOPOLI.

LA SOLITA MASSONERIOPOLI.

CONTRO TUTTE LE MAFIE.

 

INDICE QUARTA PARTE

LA CULTURA ED I MEDIA

 

LA SCIENZA E’ UN’OPINIONE.

SOLITO CONTROLLO E MANIPOLAZIONE MENTALE.

SOLITA SCUOLOPOLI ED IGNORANTOPOLI.

SOLITA CULTUROPOLI. DISCULTURA ED OSCURANTISMO.

SOLITO MEDIOPOLI. CENSURA, DISINFORMAZIONE, OMERTA'.

 

INDICE QUARTA PARTE

LO SPETTACOLO E LO SPORT

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI.

SOLITO SANREMO.

SOLITO SPORTOPOLI. LO SPORT COL TRUCCO.

 

INDICE QUINTA PARTE

LA SOCIETA’

 

PAURE ANTICHE: CADERE IN UN POZZO E CHI CI E' GIA' CADUTO.

STORIA DEI BOTTI DI CAPODANNO.

GLI ANNIVERSARI DEL 2019.

I MORTI FAMOSI.

A CHI CREDERE? LE PARTI UTILI/INUTILI DEL CORPO UMANO.

 

INDICE SESTA PARTE

L’AMBIENTE

 

LA SOLITA AGROFRODOPOLI.

SOLITO ANIMALOPOLI.

IL SOLITO TERREMOTO E…

IL SOLITO AMBIENTOPOLI.

 

INDICE SESTA PARTE

IL TERRITORIO

 

SOLITO TRENTINO ALTO ADIGE.

SOLITO FRIULI VENEZIA GIULIA.

SOLITA VENEZIA ED IL VENETO.

SOLITA MILANO E LA LOMBARDIA.

SOLITO TORINO ED IL PIEMONTE.

SOLITA GENOVA E LA LIGURIA.

SOLITA BOLOGNA, PARMA ED EMILIA ROMAGNA.

SOLITA FIRENZE E LA TOSCANA.

SOLITA SIENA.

SOLITA PERUGIA E L’UMBRIA.

SOLITA ROMA ED IL LAZIO.

SOLITO ABRUZZO.

SOLITO MOLISE.

SOLITA NAPOLI E LA CAMPANIA.

SOLITA BARI.

SOLITA FOGGIA.

SOLITA TARANTO.

SOLITA BRINDISI.

SOLITA LECCE.

SOLITA POTENZA E LA BASILICATA.

SOLITA REGGIO E LA CALABRIA.

SOLITA PALERMO, MESSINA E LA SICILIA.

 

INDICE SETTIMA PARTE

CHI COMANDA IL MONDO:

LE RELIGIONI

 

SOLITO GESU’ CONTRO MAOMETTO.

 

INDICE SETTIMA PARTE

CHI COMANDA IL MONDO:

FEMMINE E LGBTI

 

SOLITO CHI COMANDA IL MONDO: FEMMINE E LGBTI.

 

 

 

 QUARTA PARTE

LO SPETTACOLO E LO SPORT

 

PRIMA PARTE

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI. (Ho scritto un saggio dedicato)

Scandali Stellari.

Demi Moore racconta: "Violentata a 15 anni".

Charlize Theron.

Brad Pitt e Angelina Jolie.

I Ritrovi delle Star.

Lorenzo Riva il super collezionista di Hollywood.

Benedetta Paravia.

Adelaide Manselli, ma tutti la conoscono con il nome di Anna Pannocchia.

Riconosciuti Figli d'arte. Camilli e gli altri.

Il maestro Riccardo Muti.

Plácido Domingo: l'highlander dell'opera.

Vittorio Grigolo: tenore rock.

Ezio Bosso ed “I Sani Cronici”.

Roberto Bolle ed i Ballerini.

L'inno più dissacrante dell'Italia cialtrona.

Canzoni stralunate.

Da Prince a Zucchero, le accuse di plagio più clamorose nella musica italiana.

Zucchero. Questa Italia non mi piace.

Nel nome di Mariele Ventre: gli eterni bambini dello Zecchino d’Oro.

I Tiromancino ed i Zampaglione.

Queste vuote teste di "Rap".

Chi decide cosa ascoltiamo?

Disco rotto. Meglio Live.

Ecco come funziona l'organizzazione dei concerti live in Italia.

Vercelli: sigilli a mille giostre in Italia autorizzate senza controlli in cambio di tangenti.

La storia non detta del Carnevale di Rio.

La Verità in tv è femmina. Roberta Petrelluzzi; Franca Leosini; Federica Sciarelli.

  I 30 anni di “Un giorno in pretura”.

“Tutta la verità” sui casi controversi. 

Blob Job di Marco Giusti.

La Claque non è Bue.

Se nei programmi passa quello che il pubblico vuole vedere.

La televisione si nutre del passato.

Televendita dell’arte.

Gli addetti stampa dello spettacolo: Enrico Lucherini.

Racconta Adriano Aragozzini.

Marracash.

Rino Barillari.

Giorgio Lotti.

Marcellino Radogna

Giovanni Ciacci.

Beppe Convertini.

Vieni avanti, Savoia: Emanuele Filiberto.

Gli influencer dello spettacolo & Company. Kim Kardashian, Chiara Biasi, Chiara Ferragni e Fedez, Giulia De Lellis, Greta Menchi, Valentina Pivati, Elisa Maino.

Maurizio Seymandi ed il telegattone.

I figli delle stelle.

Il bimbo di Benigni: Giorgio Cantarini.

Liam e Noel Gallagher. I fratelli coltelli degli Oasis.

Albertino.

Thegiornalisti.

I Cugini di Campagna.

Stefano De Martino e Belen Rodriguez.

Rocco Papaleo.

Rosanna Lambertucci.

Coez.

I Mogol.

Edoardo Bennato.

La vita normale del figlio di Bruce Springsteen.

Renato Zero.

Lino Capolicchio.

Non è la D'Urso.

Michele Cucuzza.

Luca Sardella.

Amadeus ricorda gli anni bui.

Ilaria D’Amico.

Alessia Marcuzzi, un impensabile aneddoto.

Isola dei Famosi 2019: Riccardo Fogli e la verità sul tradimento.

Antonio Zequila: Er Mutanda.

Miriam Leone.

Dj Ringo.

Luca Argentero.

Camila Raznovich.

Selvaggia Lucarelli.

Barbara Chiappini.

Alba Parietti: “Alla camomilla dei buoni preferisco l’adrenalina dei cattivi”.

Lorella Cuccarini e Heather Parisi. Nemiche amatissime.

Carolyn Smith.

Paola Ferrari.

Maurizio Costanzo e Maria De Filippi.

Maurizio Costanzo. Uno di Noi.

Pippo Baudo: «Non rimpiango niente (anzi, due cose)».

Smaila & Company. Le avventure dei Gatti di Vicolo Miracoli.

Enrico Vanzina.

I Montesano.

Lando Buzzanca.

Andrea Giordana.

Carlo Verdone.

Francesca Manzini.

La Super Simo.

Antonella Clerici, pop e imperfetta.

Fabio Volo.

Marisa Berenson.

Helmut Bergher: il diavolo.

Elisa Isoardi. 

Le Parodi e la cucina.

Mara Maionchi: “la starlette”.

Levante.

Il Watusso Edoardo Vianello.

Fabio Rovazzi contro i superficiali.

Tiziano Ferro e l'amore.

Ezio Greggio vs Vittorio Feltri.

Massimo Boldi.

Enrico Brignano.  

Stefano Accorsi.

Kasia Smutniak.

Francesca Barra.

Valeria Golino e le quote rosa.

Violante Placido.

Ornella Muti.

Silvio Berlusconi, la confessione di Carlo Freccero: "Perché devo tutto a lui".

Lucci tra Lele Mora e Emilio Fede.

Enrica Bonaccorti: "Perché mi hanno fatta fuori dalla tv”.

Gemma Galgani. Tina Cipollari. "Quanto prende al mese per fare la cafona".

L’irruenza di Magalli.

Caccia alla Volpe.

Nina Zilli.

Antonella Mosetti.

Art Attack Giovanni Muciaccia.

Antonio Lubrano: il difensore civico.

Manuela Blanchard: Manuela di Bim bum bam.

Simone Annicchiarico, l'astro nascente della tv scomparso.

Banfi e capelli.

Raffaella Carrà: "Se ho fatto delle cazzate è perché le avevo scelte io".

Marco Columbro: il templare.

Parla Carmen Russo ed Enzo Paolo Turchi.

Bertolino e il calcio per i bimbi delle favelas con la maglia dell’Inter.

Con Paolo Bonolis: addio “Libertà”.

Così diventai Carlo Conti.

Giorgio Panariello.

Parla Nek.

Ed Sheeran l'artista più ascoltato al mondo.

Alberto Camerini.

Marco Masini e la sfortuna.

L’ipocrisia su Mia Martini.

Loredana Bertè.

Grillo e Celentano. I Santoni della Tv. Ne parlano Michelle Hunziker, Antonio Ricci e Teo Teocoli.

Eros Ramazzotti.

Fiorello e il fastidio sui presunti compensi.

Rosalino Cellamare: detto Ron.

Parla il Pupo.

Sono Lory, non sono una santa.

Sabrina Paravicini: insultata perché malata.

Claudia Pandolfi. 

Sara Tommasi.

Piera Degli Esposti.

Justine Mattera ed i colpi di culo…

Valentina Ruggeri: “Così George Clooney mi ha scelto..” 

Dov’è la Vittoria (Risi)?

Le Donatella.

Viky Moore.

Sonia Eyes.

Franco Trentalance.

Davide Iovinella. Il calciatore porno.

Siffredi Family.

Amandha Fox a Pulsano.

Moana Conti.

Max Felicitas.

Valentine Demy.

LadyBlue – Angelica.

Veronica Rossi.

Sabrina Sabrok. Porno Satana.

Bridget the Midget - Cheryl Murphy: Porno sangue.

Malena. Filomena Mastromarino.

Valentina Nappi.

Carolina Abril.

Natalie Oliveros. Nome d'arte, Savanna Samson. Dal porno al Brunello.

Eva Henger.

Morena Capoccia.

Rossana Doll.

Omar Pedrini.

Ottavia Piccolo.

Miriana Trevisan.

Roberto Brunetti, “Er Patata”.

Tina Turner compie 80 anni.

Parla Stefania Casini.

Martina Smeraldi.

Milly D’Abbraccio.

Priscilla Salerno.

Giuseppe Povia.

Alanis Morissette.

Natalie Imbruglia.

Giordana Angi.

Piero Pelù.

Parla Giorgia.

Parla Luisa Corna.

Giorgio Mastrota.

Natalia Estrada senza rimpianti.

Parla Enrico Beruschi.

Parla Anna Maria Barbera.

Parla la cornuta Simona Izzo.

Parla il truffato Corrado Guzzanti.

Elena Santarelli e la guerra contro il tumore del figlio.

Si parla di Ambra Angiolini.

Francesco Renga.

Pamela Petrarolo.

Caterina Balivo.

Mara Venier.

Stella Manente. 

Che allegria, c'è Diaco.

Chi è Alessio Orsingher marito di Pierluigi Diaco.

Aldo Baglio confessa.

Franco Battiato: il ritorno del maestro.

Memo Remigi.

Quelli di Propaganda Live.

Milva ne fa 80.

Ornella Vanoni: ragazza irresistibile.

Peppino di Capri, 80 anni e non sentirli.

Gli ABBA: i giganti del Pop.

Rosalina Neri.

Giovanna Ralli.

Cucinotta: “51 anni di magia grazie a Massimo Troisi”.

Martina Colombari.

Paola Turci.

Sabrina Salerno.

Dramma per Valentina Persia. 

Si parla di Paola Barale.

Raz Degan.

Alena Seredova.

Eleonora Pedron.

La velina Mikaela Neaze Silva.

Lorena Bianchetti.

Bianca Guaccero.

Parla Rita Dalla Chiesa.

Ilary Blasi. Lady Totti.

Sylvie Lubamba riparte dalla moda.

Le Donatella tornano alla musica.

Ligabue tra Palco e realtà.

Le corna di Clizia Incorvaia a Francesco Sarcina.

Pippo Franco.

Christian De Sica.

Antonio Sorgentone.

Taylor Mega.

Giorgia Venturini.

Sara Manfuso.

Hoara Borselli.

Gigi Marzullo.

Vittoria Hyde: front woman dei Vittoria and the Hyde Park.

Alfonso Signorini.

Edwige Fenech.

Tony Sperandeo.

Gli Iglesias.

Michelle Pfeiffer.

Jennifer Aniston.

Benji & Fede.

Romina Mondello. 

Daria Bignardi.

Federico Paciotti.

Giorgio Poi. 

Michele Bravi e quell’incidente mortale.

Domenico Diele.

Sabrina Ferilli.

Mariana Rodriguez.

Giusy Ferreri.

Elodie: "Sexy come Rihanna? Magari..."

Francesco Gabbani.

Ermal Meta: «Così ho scoperto l’Italia».

Magari Mika.

Magari Moro.

Meglio Mora.

Fabio Concato.

Niccolò Fabi.

 

SECONDA PARTE

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI. (Ho scritto un saggio dedicato)

1999-2009-2019. Pamela Prati: ogni dieci anni annuncia un matrimonio.

Carlo Taormina: “Se sono un grande avvocato…lo devo a mia moglie!”. 

Il Matrimonio di Eva Grimaldi.

Ana Bettz, la cantante imprenditrice.

Gabriel Garko.

L’amore saffico delle Spice Girls.

I Porconi del Gangnam.

Corinne Clery.

Catherine Spaak. Quella sex symbol rivoluzionaria ed eterna.

Il Personaggio Platinette.

Guillermo Mariotto: “una gran mignotta”.

Malgioglio intervista Cristiano.

Comanda Vladimir Luxuria.

Asia Comanda, Morgan subisce.

Gianluca Grignani.

Benji e Fede bullizzati.

Diana Del Bufalo.

J-Ax insulta Matteo Salvini. 

Fermato per furto il cantante Marco Carta.

Gerry Scotti.

Caduta Libera, il campione Nicolò Scalfi.

Caduta Libera. Il Campione Christian Fregoni.

Caduta Libera: battuto il campione Gabriele.

Giuseppe Cruciani: “Le mie passioni? La radio e le donne”.

Abramo Orlandini il maggiordomo di Vittorio Sgarbi.

Pio e Amedeo. I filosofi trash della tv.

Simona Tagli.

Ramona Badescu.

Mauro Marin.

La Gatta morta Marina La Rosa.

Al Gf la figlia d’arte Serena Rutelli.

Martina Nasoni, vincitrice del GF 2019

I guai di Gianni Nazzaro.

Gigi D’Alessio.

Gérard Depardieu.

Franca Valeri: non mi annoio.

Parla Lina Wertmüller.

Giancarlo Giannini.

Franco Zeffirelli teme la morte.

Guai, amori e Oscar di Vittorio Cecchi Gori.

Luca Barbareschi e "La mafia dei froci".

Lucrezia Lante della Rovere.

Il J'Accuse di Roman Polanski parla molto di sé e della sua "persecuzione".

Umberto Orsini si racconta.

Pierfrancesco Favino e le donne.

Nicolas Vaporidis.

Giulio Scarpati, il medico in famiglia.

Pupi Avati.

Ferzan Ozpetek.

Maurizio Ferrini.

Ficarra e Picone.

Lizzo.

Mary Rider.

Rebecca Volpetti.

Gabriele Paolini.

Alex Britti.

Juliette Binoche.

Marta Flavi.

Le Rodriguez.

Mario Lavezzi.

Saverio Raimondo.

Gianna Nannini.

Creedence Clearwater Revival.

Red Hot Chili Peppers.

Andrea Scanzi.

Arturo Brachetti.

Roberto D’Agostino.

Mandy Jean Prince in arte Prince.

Luana Borgia.

Angela Gritti.

Francesca Conti Cortecchia.

Costantino Vitagliano.

Giuliano Fildigrano in arte Julius.

Maria Giovanna Ferrante diventata Mary Rider.

Viviana Bazzani.

La confessione di Ivana Spagna.

Monica Bellucci: «Non mi spaventa il corpo che cambia».

Giovanni Allevi.

Ronn Moss: il Ridge di “Beautiful”.

Keanu Reeves. Quello che non sapevate di lui.

Renzo Arbore.

Marisa Laurito ed i falli.

Sandra Milo ed il Fisco.

Claudia Gerini: ho detto tanti no.

Stefani Sandrelli apre il cuore.

Max Pezzali e gli 8-8-3.

Enrico Ruggeri.

Cesare Cremonini.

I Morandi.

Francesco Facchinetti: “Io, Jim Carrey e quel folle weekend…”. 

Daniele Bossari. 

Cristina Chiabotto.

Parla Gino Paoli.

Shel Shapiro.

Francis Ford Coppola: l’ultimo Re di Hollywood.

Essere Martin Scorsese.

Clint Eastwood.

Giorgio Tirabassi.

Quentin Tarantino.

Oliver Stone.

Parla Carla Signoris.

Parla Vasco.

Achille Lauro come l' armatore.

Salmo e i concerti sulla nave.

I Linea 77.

Una vita da Madonna.

Miles Davis.

Michael Stipe ed i Rem.

Elton John.

Lodovica Comello.

I Ricchi e Poveri.

Giorgio Moroder: Viva gli anni Ottanta!

Tatti Sanguineti. Patate, patacche e "fake".

Fonzie e la sua vita da dislessico.

Robert De Niro e la famiglia arcobaleno.

Al Pacino.

Jack Nicholson, il ghigno folle dell'antieroe di Hollywood.

Il segreto della longevità: Kirk e Anne Douglas.

Sofia Loren.

Gina Lollobrigida.

Claudia Cardinale.

Sharon Stone.

Olivia Newton-John: la guerriera.

Il 2 volte premio Oscar Jodie Foster.

Diane Keaton ed il suo funerale.

Buon compleanno Meryl Streep: l'attrice compie 70 anni.

Britney Spears, dramma senza fine.

Anna Mazzamauro.

Milena Vukotic: «Ero per tutti la Pina di Fantozzi.

Ilona Staller ed i suoi cimeli.

Barbara Bouchet.

Ludovica Frasca.

Angela Cavagna.

Paola Caruso: ci è o ci fa.

Debora Caprioglio.

Serena Grandi.

I Pentimenti di Claudia Koll.

Anna Falchi.

Tinto Brass, una grappa, un sigaro e i trastulli della provincia italiana.

Chi guida la Lamborghini?

Frankie Hi NRG.

Arisa

Annalisa

Emma Marrone.

Alessandra Amoroso.

I Boomdabash.

Antonella Ruggiero e la sua voce.

Marcella è Bella.

Rita Pavone.

Donatella Rettore.

Caterina Caselli: «Ho battuto il cancro, e sono tornata».

Gerardina Trovato.

Lo Stato Sociale.

Sara Wilma Milani.

I 50 anni di Jennifer Lopez.

Paolo Conte.

Lucio Dalla Genio senza tempo.

Bob Dylan: perché è il cantautore più influente del rock.

Nunzia De Girolamo: “Finalmente è esplosa la mia femminilità”.

Nathalie Caldonazzo.

Dilettatevi con Diletta.

Il produttore Valsecchi: «Con Zalone pescai il jolly. Ma che paura il messaggio di Riina».

Aida Yespica.

Loretta Goggi.

Danika Mori.

Alessandro Haber.

Tutto su Pedro Almodovar.

Antonio Banderas.

Brigitte Bardot: la prima vera animalista.

Delon, vittima di una cultura del linciaggio.

Il professor Jovanotti.

Pilar Fogliati.

Philippe Daverio.

Alberto Angela.

Giacobbo, misteri in tv e ossa rotte.

Federico Fazzuoli, storico conduttore di “Linea Verde”.

Daniela Martani.

Laura Chiatti.

Bella Hadid.

Patrizia De Black.

Massimo Giletti.

Claudio Cecchetto.

Maria Teresa Ruta.

Vinicio Capossela.

Marco Ferradini ed il suo Teorema.

Maddalena Corvaglia.

Lucia Sinigagliesi: la donna del del Guinness World Records.

Serena Enardu.

Gianluca Vacchi.

Alberto Dandolo.

Robbie Williams.

Bill Murray, l’outsider.

John Travolta.

Takagi & Ketra.

James Senese.

Paolo Brosio.

Giulia Calcaterra.

Guido Bagatta.

Claudio Lippi.

Trio Medusa.

Isabella Ferrari.

Giangiacomo Schiavi. Il regista che ha fondato la TV.

Milly Carlucci.

Lucia Bosé.

Mina.

Patty Pravo.

Serena Autieri.

I Bastards Sons of Dioniso.

Paolo Vallesi.

Stefano Zandri, in arte Den Harrow.

Ndg (acronimo del suo vero nome, Nicolò Di Girolamo).

Eleonora Giorgi.

Aiello.

William Shatner.

Gregoraci e Briatore.

Andrea Roncato.

Flavio Insinna: "Grazie a Fabrizio Frizzi sono un conduttore".

Stefania Nobile e Wanna Marchi.

Achille Bonito Oliva.

Da Vasco a Loren, storie (famose) dal carcere: quando attori e cantanti finiscono dietro le sbarre.

Amanda Lear: 80 anni d’arte tra Disco music, pittura e teatro.

Silvio Orlando.

Nina Moric.

Richard Gere.

Irina Shayk.

Paola Senatore.

Antonio Albanese Cetto La Qualunque.

I Ghini.

Alessandro Gassmann.

Silvio e Gabriele Muccino, fratelli-coltelli.

Mauro Pagani racconta Guccini.

Gianni Fantoni.

Emily Ratajkowski: "È difficile essere sexy".

Valentina Dallari.

Marco Mengoni.

I Negramaro.

Francesco Incandela.

Giulia Accardi, la modella curvy.

I Ristoratori Vip. Abbasso i cuochi d'artificio. Chef Rubio & compagni...

Oliviero Toscani.

Raoul Bova.

Malika Ayane.

Ricky Gianco.

Raf e D’Art.

Francesco Nuti.

Anna Galiena.

Claudio De Tommasi, vj storico.

Beatrice Venezi.

Susanna Torretta e il giallo della morte della contessa Vacca Agusta.

 

TERZA PARTE

 

SOLITO SANREMO. (Ho scritto un saggio dedicato)

La cupola dei conflitti d’interesse ignorati.

Claudio Bisio il comunista.

Al Bano nella lista nera di Kiev.

Toto Cutugno viene bandito in Ucraina.

Sanremo 2019: i cantanti che hanno vinto più volte il festival.

Michele Torpedine: il talent scout.

Festival di Sanremo: le 25 canzoni più belle di sempre.

Presentatori Sanremo: tutti i “condottieri” del Festival della Canzone Italiana.

Sanremo: tutte le vallette che hanno partecipato al Festival.

Aneddoti, curiosità e drammi, amori e scandali a Sanremo.

Johnny Dorelli: «Modugno arrivò secondo e mi prese a schiaffi al Festival.

I 12 big che non hanno mai partecipato al Festival di Sanremo.

La biellese Gilda, vinse un Festival (minore).

Guida minima ai conflitti d’interesse di Baglioni.

Mahmood. Il vincitore politicamente corretto.

Simone Cristicchi e la sua “Abbi cura di me”.

Sanremo, 30 fatti poco noti della serata finale.

Sanremo, il Festival dalla A alla Z.

Troppi compagnucci? Per la Rai si vive di "contiguità amicale".

Litigi e battute, Sanremo specchio d'Italia.

"Aiutini", code, bufale: tutto ciò che non vedete in tv.

Sanremo 2019, settant’anni di canzoni, non sempre lo specchio del Paese.

Sanremo solo a Sinistra.

Sanremo, Iva Zanicchi: "Ospite? Devi essere di sinistra".

Sandro Giacobbe: “Sanremo non ha voluto la mia canzone per Genova”.

SOLITO SPORTOPOLI. LO SPORT COL TRUCCO. (Ho scritto un saggio dedicato)

Gli italiani e lo sport? Ne parlano tanto... ma ne fanno poco.

Milano-Cortina, le olimpiadi ed il Movimento 5 cerchi.

Coni, i conti che non tornano.

Il Podista Fantozzi.

Great e quel record nazionale negato perché non ha cittadinanza.

Osvaldo ballerino, seconda vita: nel calcio ero solo un numero.

Berruti: «I miei inaspettati 80 anni Sono bi-bastone, non più bi-turbo».

Mi ritiro…e poi?

L'addio al campo. Paolo Silvio Mazzoleni.

Antonio Cassano.

Balotelli e le balotellate.

Roma. Edin Dzeko, Capitan passato e Capitan futuro.

Miralem Pjanic.

Messi è meglio di Cristiano Ronaldo.

Cristiano Ronaldo: il comunista.

Ronaldo (il Fenomeno).

Maradona nella casa del sonno.

Dino Zoff.

Albertosi. Nome ordinario, Enrico. Nome straordinario, Ricky.

Buffon: "Qui per aiutare dalla panca".

Gigi Riva.

Tardelli, dall’urlo al Mondiale: «Ho 65 anni, mi sento un ragazzino».

Non sa chi è Paolo Rossi?

Gianluca Pagliuca.

Claudio Marchisio saluta il mondo del calcio.

Samuel Eto'o lascia.

Genio e Sregolatezza: Paul Gascoigne.

Eric Cantona.

Zlatan Ibrahimovic: La Furia.

Maldini Family.

Fiorentina, ecco Ribery.

Gabriel Batistuta.

Icardi e le regole del Mobbing.

Sandro Mazzola.

Gianni Rivera.

Calcio Dotto (Emanuele).

Sandro Piccinini.

Che brutto il calcio moderno, ha tolto l’anima al pallone.

"Così ho fatto entrare Italia-Germania nel mito".

San Siro: la storia di un tempio del calcio (1926-2019).

Sla, ecco perché uccide i calciatori.

Davide Astori, la scoperta agghiacciante: tra il 1980 e il 2015 190 giovani atleti morti come lui.

Sport e demenza.

Beppe Marotta vs Fabio Paratici.

Pallonari. Figli di…

Il Calciomercato. Il Romanzo dell’Estate.

Calcio e business: ecco le plusvalenze delle squadre di Serie A.

Prestiti e panchine: così il calcio italiano brucia i suoi giovani talenti.

Calcio, quanto ci costa la sicurezza negli stadi.

Ladri di Sport e pure di Calcio.

Platini. Quei sospetti di corruzione sull’assegnazione al Qatar dei mondiali.

Quelli che…sono in fuorigioco.

Zdenek Zeman.

Non solo Allegri e Mihajlovic, guarda le sexy figlie dei mister.

Il Guerriero Mihajlovic.

Morta la bimba di Luis Enrique.

Silvio Baldini: l’anarchico.

Stiamo Allegri.

Giovanni Galeone.

Maurizio Sarri. Da bancario a banchiere.

Il Giramondo Stramaccioni.

Arrigo Sacchi: «Vendevo scarpe».

Antonio Conte e la stella in panchina.

Calcio: Ritiri ed Ammutinamenti.

Ancelotti 60.

Trapattoni ne fa 80.

Quando gli allenatori "marcano visita".

Quei grandi allenatori che a volte ritornano.

Calcio, da Simeone a Mazzone: quando l'esultanza degli allenatori è una provocazione.

Thohir lascia l'Inter con un capolavoro.

Palermo calcio, Zamparini ai domiciliari.

Razzismo: così il calcio italiano si sta ribellando.

Questo calcio "sessista" e la saggezza della Morace.

Violenza di genere: due pesi e due misure.

Il Calcio e l’ideologia.

Il marcio nascosto di Calciopoli.

Bruno Pizzul.

Ma Baggio è Baggio.

Il Calcetto è per vecchietti.

Roberto Mancini. Il Ct della Nazionale dei Record.

Gli Immortali del Calcio.

Francesca Schiavone ed il cancro.

Le Ombre sull'alpinismo.

Tania Cagnotto.

Valentino Rossi, i primi 40 anni del Dottore di Tavullia.

Formula Uno, Hamilton 6 volte campione del mondo.

La vita spericolata di Raikkonen.

Schumacher family.

Damiano Caruso e la mafia.

Vincenzo Nibali.

Mario Cipollini.

Saronni vs Moser.

La Maledizione del Tour.

Il Doping. Tutti dopati. Armostrog: anche senza si vince lo stesso.

L’affaire Marco Pantani.

Schwazer, una perizia dei Ris per provare la sua innocenza.

Marcello Fiasconaro il re degli 800.

Potenza della Fede.

Benedetta Pilato: non ho l’età.

Magnini si ribella dopo la squalifica.

Le memorie di Adriano Panatta.

Nicola Pietrangeli ed il funerale al Foro Italico.

Dino Meneghin.

Messner, il Re degli Ottomila a quota 75.

Messner…e gli altri.

La discesista Sofia Goggia.

Manfred Moelgg, le 300 gare del veterano dello sci.

Lorenzo Bernardi: Mister Secolo della pallavolo.

Chiude la palestra di Oliva. Salvava i bimbi dalla strada.

Ai Giochi 2020 la boxe data in appalto. La crisi nerissima dell’ex nobile arte.

Frankie Dettori.

Varenne va in pensione.

Gli Scacchi. Garry Kasparov.

I 70 anni del bigliardino.

 

 

LO SPETTACOLO E LO SPORT

TERZA PARTE E-BOOK

 

SOLITO SANREMO. (Ho scritto un saggio dedicato)

·         La cupola dei conflitti d’interesse ignorati.

Da "Striscia" nuove accuse su Sanremo. Con una nota ufficiale l'ad della Rai Salini chiede chiarimenti al suo portavoce. Laura Rio, Venerdì 22/11/2019, su Il Giornale. Si avvicina Sanremo e Striscia la notizia torna a fare le pulci al Festival. L'altra sera l'attenzione del tg satirico si è concentrata sulle agenzie di comunicazione che lavoreranno per fare da cassa di risonanza alla kermesse. In sostanza, fa notare l'inviato di Antonio Ricci, Pinuccio, sarebbe stato dato - o sarebbe in corso di assegnazione - un appalto all'agenzia Mn, la stessa nella quale lavorava fino allo scorso anno l'attuale direttore della comunicazione Rai, Marcello Giannotti. Insomma, si chiede Striscia, è una pura coincidenza che venga scelta una società di amici ed ex colleghi di quello che ora è in sostanza il portavoce dell'ad Fabrizio Salini? La stessa Mn si occupa anche della comunicazione per Fiorello e per l'operazione RaiPlay e, sempre secondo Pinuccio, anche del nuovo programma di Mara Venier intitolato La porta dei sogni. Una questione sollevata a Canale 5 che crea scompiglio in Rai tanto che a tarda sera una nota ufficiale dell'azienda recita che «L'amministratore delegato ha chiesto chiarimenti sull'utilizzo dei fornitori contrattualizzati nel campo della comunicazione». In sostanza Salini chiede a Giannotti perché è stata coinvolta Mn, ravvisando dunque sostanza nelle accuse di Striscia. Di certo la scelta è poco elegante. Chi conosce il mondo televisivo, sa che l'agenzia in questione è una delle più grandi e serie. E che ha seguito tutte le produzioni di Fiorello in Rai e sulle altre tv. Mentre su Sanremo negli ultimi anni ha lavorato un'altra grande agenzia, la Mignardi PromoPress. Si tratta di società che lavorano in appoggio all'ufficio stampa Rai, che mantiene sempre il ruolo centrale. Il nodo sta nel fatto, spiegano ufficiosamente in Rai, che si voleva sostituire quest'ultima, avendo già avuto incarichi per 5 anni. Mentre per il programma della Venier, l'incarico a Mn non sarebbe pagato dalla Rai, ma dalla società di produzione. In una nota del pomeriggio, la Rai sottolineava che «Il coinvolgimento di uffici stampa esterni non si attiva su indicazione della Direzione comunicazione la quale si limita a esprimere un nulla osta sulla scelta». In sostanza Giannotti dice che per Sanremo la scelta è stata del conduttore Amadeus. Sia come sia, la questione crea un problema tra l'ad e il suo portavoce.

Giuseppe Pietrobelli per ilfattoquotidiano.it il 15 dicembre 2019. Ci sono altri due persone coinvolte nell’inchiesta penale che riguarda la “guerra dei concerti” che vede contrapposti, come parte offesa, l’organizzatore veneto Zed Live e come indagato principale Ferdinando Salzano, il manager dei vip, l’uomo che controlla in buona parte la gestione degli eventi canori in Italia. Il sostituto procuratore Padovano Valeria Spinosa ha infatti iscritto nel registro degli indagati, nell’ipotesi di violenza privata, anche due collaboratori di Salzano. Si tratta di Ivana Coluccia, direttore dei concerti in Italia e all’estero, e di un altro componente dello staff, Fabio Maria Rhodio. Il magistrato sta verificando se esistano gli estremi della violenza privata nel comportamento aggressivo di TicketOne che controlla il mercato delle prevendite dei biglietti. Ormai è attraverso quel canale che passa la maggior parte degli acquisti dei biglietti di un evento. Sono state acquisite dalla polizia giudiziaria alcune mail, in cui viene posto in modo ultimativo il dilemma se accettare che i biglietti vengano venduti da TicketOne o se annullare il concerto. Ed è per questo che l’ipotesi di reato è stata estesa ad alcuni collaboratori di Salzano. “L’artista è mio, le condizioni e detto io. I biglietti li vende solo TicketOne” è ad esempio una delle frasi che ricorrono nei carteggi o nelle telefonate. In un caso l’artista in questione era il cantautore Caparezza, al secolo Michele Salvemini. Oppure: “I biglietti li vende TicketOne, altrimenti puoi già informare Sherwood che lo show non si fa. Punto. Di quello che fa Sherwood normalmente me ne sbatto. A svelare l’esistenza di questi dialoghi è stata a comunicazione dell’Antitrust di aprire un procedimento riguardante TicketOne e Cts Eventim. E’, invece, “Il Mattino di Padova” a dare la notizia dei due nuovi indagati. Il promoter padovano Zed ha come soci Diego Zabeo, Valeria Arzenton e Daniele Cristofoli. E’ da Zed che è partita la prima segnalazione, diretta all’Antitrust, che ha dato il via a una serie a cascata di inchieste. L’Antitrust ha infatti aperto un procedimento (ancora in corso) nei confronti di TicketOne e CTS Eventim per abuso di posizione dominante. Le interviste rilasciate da Valera Arzenton a “Striscia la notizia” la scorsa primavera hanno provocato le querele per diffamazione (a Milano) da parte di Salzano e delle società tirate in ballo, in cui la Arzenton è indagata. Successivamente la Procura di Padova ha autonomamente avviato un’indagine preliminare per violenza privata e questa volta l’indagato è Ferdinando Salzano.

Enrico Ferro e Claudio Malfitano per “la Stampa” il 12 dicembre 2019. «Benissimo, cancelliamo Padova». Detto, fatto. Quattordici concerti previsti a Nordest dissolti in un soffio. Non un soffio qualunque, a dire il vero. Il tocco è quello mortale del gigante degli spettacoli live in Italia, potente tycoon della televisione, "padrone" di Sanremo, Ferdinando Salzano, boss della F&P che fa parte del gruppo Cts Eventim-TicketOne. Questo "Golia" della musica italiana ha messo nel mirino Zed, società che a Nordest organizza e promuove spettacoli. Forte del quasi monopolio del sistema, avrebbe puntato l'impresa di Diego Zabeo, Valeria Arzenton e Daniele Cristofoli. La polizia indaga su presunte minacce, pressioni via mail e messaggi, ritorsioni. Per tutto questo Ferdinando Salzano, già condannato a 1 anno e 6 mesi per omicidio in seguito al crollo del palco della Pausini a Reggio Calabria, è formalmente indagato dalla Procura di Padova per il reato di violenza privata (che prevede fino a 4 anni di reclusione), insieme a due suoi collaboratori. I sequestri Il fascicolo è nelle mani del pubblico ministero Valeria Spinosa, che recentemente ha incaricato la Squadra mobile di sequestrare i nastri delle interviste registrate dal tg satirico Striscia la notizia e mai andate in onda per mancanza dell' autorizzazione degli intervistati. Quelle testimonianze, raccolte sentendo cantanti e imprenditori del mondo dello spettacolo, traccerebbero la figura egemone e dispotica di Salzano. Ma questa non è solo una disputa commerciale tra privati, in discussione c' è l' intero sistema dei concerti in Italia. Abuso di posizione Agcom, l'autorità garante della concorrenza e del mercato (l' antitrust), ha aperto un' istruttoria per abuso di posizione dominante, con l' aggravante di minacce, ritorsioni e boicottaggio. Oggetto dell' inchiesta sono TicketOne, Cts Eventim e i promoter nazionali che fanno parte del gruppo, tra cui la F&P di Salzano. «Così non andiamo da nessuna parte, togliamo Padova dall' annuncio». Ancora: «Adesso però mi arrabbio, non sto scrivendo in cinese. I C1 (l'intestazione fiscale dell' evento) sono nostri e di nessun circuito oltre a TicketOne». È il 3 ottobre 2018 quando intercorre uno scambio di mail tra F&P e Zed. Il casus belli è un concerto di Alessandra Amoroso. Le presunte minacce Zed gestisce il Gran Teatro Geox di Padova, il Morato di Brescia e l'Arena di Mantova, ma ha convenzioni anche con la Kioene Arena di Padova, la Zoppas di Conegliano, il Palageorge di Montichiari. Secondo quanto raccolto dagli inquirenti Salzano pretendeva di utilizzare la Kioene Arena intestandosi la fiscalità dell' evento, cioè obbligando gli imprenditori locali ad accettare le sue condizioni diventando ospiti in casa loro. Come? Con la minaccia di non pagare i debiti pregressi. Nel fascicolo istruito dalla polizia si fa riferimento a un saldo di 313 mila euro. Minacciando di non restituire quella cifra sarebbe riuscito a imporre data e condizioni del concerto della Amoroso. Un po' come entrare in casa di altri e pretendere di disporne a proprio uso e consumo.

La trattativa. Il 23 ottobre 2018 Zabeo e un collaboratore si recano a Milano nella sede di F&P, in via dei Sormani. Vogliono trovare un' intesa ma non c' è nulla da fare. Accettare subendo condizioni capestro o perdere i 313 mila euro. Una presa di posizione ai limiti dell' estorsione - secondo le carte d' accusa - quella del gigante milanese, sorta nel momento in cui Zed ha deciso di inserire tra i suoi sistemi di vendita biglietti anche il circuito Ticketmaster. Il 16 ottobre 2018 F&P è tassativa: «Nessun biglietto può essere venduto online. Solo TicketOne ha questo diritto per i nostri concerti». Stessi toni per altri concerti, messi in vendita senza l'autorizzazione dei proprietari delle strutture. In un regime equo dovrebbe funzionare così: il manager dell' artista vende il concerto a Zed, che paga anticipatamente e si assume il rischio d' impresa, ottenendo però il diritto di vendita dei biglietti e di tutti i servizi connessi. Salzano, sempre secondo l'accusa, avrebbe sovvertito questo regime, introducendo ulteriori balzelli fortemente penalizzanti dal punto di vista economico. Così è se vi pare, prendere o lasciare. "Sudditanza psicologica e commerciale", si profila nelle carte dell' inchiesta. La cancellazione delle quattordici date previste (tra cui Elisa, Gigi D' Alessio, Il Volo, Fiorella Mannoia, Nek, Modà, Ficarra e Picone, Panariello) è solo la punta dell' iceberg. Valeria Arzenton ha deciso di denunciare all' antitrust le angherie subite. Salzano respinge le accuse: «Sappiamo tutto, ci stanno lavorando i nostri legali. Abbiamo fiducia nella giustizia», dice Barbara Zaggia, la moglie. E il legale: «Ci sono procedimenti in corso, abbiamo l' obbligo del riserbo», dice l' avvocato Francesco Isolabella.

Da andreagiacobino.com il 16 dicembre 2019. Sarà anche il più potente tycoon della musica italiana, ma gli affari di Ferdinando Salzano, recentemente finito sotto inchiesta dalla procura di Padova per violenza privata, dopo essere stato condannato a un anno e sei mesi per omicidio in seguito al crollo del palco di Laura Pausini a Reggio Calabria, non brillano. Il principale business di Salzano, infatti, è quello che lo vede socio e tra l’altro di minoranza al 40% tramite la sua Habita srl, della Friends & Partners il cui controllo è invece col 60% della Cts Eventim. Questa è una società tedesca, quotata, attiva nel mercato degli eventi ricreativi, sia di biglietteria che di intrattenimento dal vivo, con sede a Brema: tramite le sue controllate offre servizi di biglietteria in numerosi paesi europei e in Italia gestisce la piattaforma TicketOne. La società è nata a fine del 2017, quindi quello dello scorso anno è il primo bilancio significativo chiuso sì con ricavi per 37,5 milioni ma co un rosso di un milione. L’attivo di 75,8 milioni è rappresentato da 35,2 milioni di avviamento, crediti per quasi 11 milioni e liquidità per 22 milioni. Nel dettaglio Friends & Partners è nata quando ha comprato la F&V, agenzia di promozione artistica di Salzano che a sua volta aveva rilevato la Vivoconcerti dell’altro noto promoter italiano Clemente Zard, poi soggetta a fusione inversa. Salzano è consigliere di Friends & Partners che è presieduta da Klaus Peter Schulenberg, ceo di Cts Eventim, mentre l’amministratore delegato è Barbara Zaggia. Tramite la sua Habita, Salzano poi detiene il 50% di Arena Campovolo la cui altra metà è di Claudio Maioli, manager del rocker Luciano Ligabue. Poche settimane fa, poi, Salzano ha girato a Habita, incassando 15,5 milioni, il 100% della Mercalli srl, che possiede il palazzo nell’omonima strada milanese ove ha sede la Friends & Partners.

SANREMO, COSA NOSTRA. Marco Molendini per Dagospia il 17 ottobre 2019. Gira la ruota di Sanremo. Al Festivalone torna Lucio Presta, dopo sette anni. Il suo cavallo di Troia è Amadeus, ragioniere della conduzione cerimoniosa, stile «signori e signori ecco a voi...». Torna Presta e non se ne andrà, almeno non del tutto, Ferdinando Salzano. E' la legge dello spettacolo made in Italy guidato, condotto e comandato da pochi tycoon che fanno il buono e cattivo tempo anche perché da viale Mazzini, al massimo, possono fornire la scorta. La Rai non sarebbe mai capace di reggere da sola la macchina festivaliera (non lo è più da anni) senza la presenza di chi è in grado di accendere le luci e farla girare. Salzano, con la sua F&P, è il monopolista del mercato musicale nazionale: si può fare un Festival della canzone italiana senza bussare alla sua porta? Tanto più che oggi la musica è dominata da artisti fatti in casa, in un andirivieni dove la data di scadenza del successo è sempre più ravvicinata. Certo, non sarà più come negli ultimi anni, con Salzano mano operativa del direttore artistico Baglioni, in un conflitto di interessi diretto ed esplicito. Anche Presta ha i suoi conti da fare: vuoi che al Sanremo del suo Amadeus non convochi gli altri suoi artisti? Ne ha bisogno, ne hanno bisogno loro, gli artisti, ne ha bisogno il Festival. Ci sono da celebrare i 70 anni del più folle appuntamento musicale mondiale: in quale altro paese ci si mobilita per una settimana ad ascoltare canzoni per lo più dimenticabili, ripetute in continuazione in una sorta di bombardamento a tappeto che poi dal lunedì viene sostituito da un immancabile oblio da saturazione (a parte piccole eccezioni: lo è stato un anno fa Mahmood)? Una vocazione televisiva al martirio tutta italiana: del resto succede ogni giorno coi talk politici e gli spettatori che seguono programmi dove si alternano sempre le stesse persone, che dicono le stesse cose. Una recita dalle repliche infinite. Tornando al Festival, anche Presta avrà da festeggiare, appena finito Sanremo farà 60 anni, sperando che ci sia da brindare anche per il successo. Intanto si è scaldato mettendo le mani su Castrocaro, la gara delle voci nuove (ormai è tutta una gara di voci nuove). Poi è passato al festival della Leopolda del suo ultimo artista, Matteo Renzi (si siederà in platea all'Ariston?). Qualche giorno fa è stato segnalato già in azione a Sanremo: c'è da dare una bella mano a Amadeus se non vuole farlo naufragare. E c'è da fare anche un po' di scongiuri. La storia insegna che il Festival è campato di alti e bassi, trionfi, cadute e resurrezioni. Ed è troppo tempo che le cose vanno bene: esattamente da cinque anni, tre di Conti, due di Baglioni. Comunque non resta che rimboccarsi le mani e fare appello a tutti i conflitti di interesse possibili. Quindi dentro gli artisti della sua Arcobaleno 3. Chissà che non ci sia spazio anche per Roberto Benigni, guardacaso attore nel ‘’Pinocchio’’ di Garrone, in cui l'ex regista (il suo, di Pinocchio, finì in lacrime e sangue) è Geppetto: il film, coprodotto dalla Rai, uscirà a Natale, chissà che a febbraio non abbia ancora bisogno di un rinfresco di promozione. Della partita potrebbe allora far parte anche la coppia di Castrocaro, De Martino-Belen (che stavolta dovrà usare una farfallona al posto della farfallina se, dopo otto anni da quell'exploit, vorrà alzare un clamore adeguato). Poi c'è Bonolis, già convocato alla Leopolda: farà la doppietta? Amadeus, che ha fatto sapere che vuole «un festival straordinario», che è già un bel proposito, ha già fatto un po' di telefonate ai vecchi amici. La prima, ma non c'era neanche bisogno di farla, a Fiorello: il cui nome viene evocato ogni volta che c'è da immaginare un ospite per l'Ariston. E sembra difficile che possa sottrarsi facendo l'anguilla, per vari motivi. Per amicizia, per colleganza (ai tempi di Cecchetto e di Radio Deejay), per contratto visto il nuovo rapporto con la Rai (debutta il 4 novembre con ‘’Viva Raiplay’’). Rosario ha già posto una condizione, un po' per gioco, un po' sul serio: ha detto che vuole il neopensionato Mollica sul balconcino dei collegamenti del Tg1. Al festival transiteranno, come sembra, anche gli altri amici dei vecchi tempi di Amadeus compreso Jovanotti, altro ragazzo fortunato della scuderia Cecchetto: e poi Sanremo è sul mare e uno scampolo di Jova beach party ci sta bene. Al resto ci penserà la Rai, con un po' di autopasserelle di programmi e qualche ospite a cachet, orizzontandosi anche con i tour promozionali: ci starebbero provando con Lady Gaga. Quanto al Festivalone, fra tocchi e ritocchi, la pappa sarà sempre la stessa anche se tornano le Nuove proposte, vale a dire i giovani con gara a sé separata dai big e l'età minima di partecipazione abbassata a 15 anni. La ruota della fortuna della caccia ai big, intanto, sta già girando: ci sono le canzoni da ascoltare, gli equilibri da centellinare, le pressioni da controllare, i tour da promuovere. Difficile escludere la scuderia Salzano e non credo che nessuno voglia farlo anche perché, insieme a Presta, a far ritorno a Sanremo c'è Giammarco Mazzi, suo sodale ma anche sodale di Salzano come regista e organizzatore di quel gigantesco giro musical-produttivo che si è stabilito da qualche anno attorno all'Arena di Verona, diventata il luogo delle grandi celebrazioni del pop nazionale, in un format di incontri e incroci con tanto di regolare ripresa televisiva da parte della Rai. Insomma, il cerchio si chiude. I conflitti di interesse sono il sale del successo. Sarebbe impossibile il contrario, il conflitto di interesse è il rubinetto attraverso il quale passa tutto il mondo dello spettacolo nazionale.

Da “la Stampa” il 17 ottobre 2019. Un primo vincitore per Sanremo c' è già. E a metterlo nero su bianco lo scorso settembre ci ha pensato il numero uno della Rai, Fabrizio Salini che ha affidato ad Antonio Marano, già vice direttore generale della Rai e presidente di Rai pubblicità il progetto "tra palco e città". Marano nei fatti coordinerà praticamente tutto del prossimo Festival: dalla logistica, alla valorizzazione editoriale alle strutture tecniche. Naturalmente - scrive l' Ad di viale Mazzini - in raccordo con tutte le direzioni competenti. Nella sostanza la prossima edizione del concorso canoro ligure sarà la prova generale del nuovo piano editoriale che l' amministratore delegato della Rai sta portando a compimento dove i direttori di rete avranno sempre minor peso rispetto alle nuove direzione sui generi che stanno per essere varate. Un modo, dicono i più maliziosi di viale Mazzini non solo per svuotare i capi dei tre canali senza rimuoverli - a cominciare proprio dalla Rete ammiraglia con l' evento clou - ma di riscrivere il perimetro editoriale della Tv pubblica anche sul fronte dei ricavi pubblicitari. Perché come dice un vecchio slogan Sanremo è sempre Sanremo ma oltre allo share deve portare a casa gli spot pubblicitari.

S. Can. per “il Messaggero” il 17 ottobre 2019. Sarà la prima Leopolda senza il Pd. E dunque la colonna sonora non potrà che non essere questa: Non avere paura, l'ultima canzone di un altro scissionista, Tommaso Paradiso, ex voce dei The Giornalisti. Quella che andrà in scena a partire da oggi fino a domenica è l'edizione numero 10 della kermesse di Matteo Renzi, pronto a battezzare nell'ex stazione ferroviaria di Firenze Italia Viva. «Abbiamo dovuto togliere i guardaroba: stiamo superando le 20mila iscrizioni», dicono dall'organizzazione. La regia dell'evento è nelle mani di Lucio Presta, il super agente televisivo ormai inseparabile braccio destro dell'ex premier (nonché allenatore nel duello tv dell'altro giorno con Matteo Salvini). Si parte oggi parlando di strategie green da mettere in manovra con il ministro Teresa Bellanova, domani poi toccherà a un piano per la famiglia con il titolare del relativo dicastero Elena Bonetti. E sarà anche svelato il nuovo logo (messo ai voti in rete). Domenica il finale: con la piantumazione («Per ogni tessera pianteremo un albero») e una serie di scosse ben assestate alla manovra. «Vedrete - racconta un parlamentare - torneremo all'assalto su Quota 100: non ci piace». Lo slogan di questa Leopolda è Italia VentiNove perché il nuovo partito guarda ai prossimi 10 anni. Ma dalle parti del leader aggiungono anche con una battuta Italia VentiNuovi. Arriveranno altri parlamentari a rinforzare la pattuglia di Iv? Renzi sta pensando ai tempi dell'annuncio. «Deciderà Matteo, ma è probabile che ci saranno sorprese in questo senso», raccontano dall'organizzazione. «E comunque sia non arriveranno dal Pd». E dunque dal Misto, ma forse anche da Forza Italia e, addirittura, dal M5S? Anche se la linea sembra essere questa: «I nuovi arrivi saranno ufficializzati dopo la Leopolda, d'altronde l'effetto confronto tv ha fatto aumentare le richieste», raccontano i renziani. Dunque si tratterà di aspettare. Anche Maria Elena Boschi conferma la notizia: «Non so se anche dal Pd, sicuramente ce ne sono di interessati che arriveranno nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Tra un anno saremo a parlare di tutt'altri numeri». L'unico addio al Nazareno sicuro che si paleserà sarà quello di Isabella Conti, sindaco di San Lazzaro di Savena (Bologna), paladina dei nidi gratis. Per il resto in quota Pd ci saranno il sindaco Dario Nardella, a portare i saluti di Firenze, e l'europarlamentare Simona Bonafè. La scenografia gioca molto sul numero 10 e sul palco è stato piazzato un albero, come segnale di quanto l'ambiente sarà centrale. Il convitato di pietra sarà il Pd (e il premier Conte). «Sto vedendo un po' di terrorismo in giro, credo che stiano mettendoci attorno un po' di filo spinato per evitare che arrivino dirigenti dem», dice il capogruppo di Iv al Senato Davide Faraone. In effetti, il governatore Enrico Rossi e il senatore Luigi Zanda hanno consigliato di non andare. Nardella ammette: «C'è curiosità da parte di tutti su questa Leopolda».

·         Claudio Bisio il comunista.

Claudio Bisio: "Mai più a Sanremo. Sui social mi danno del comunista". "Non parlerei di pressioni, né di censura: ma di clima pesante e faticoso: c'era paura per tutto". In un'intervista a Repubblica, Claudio Bisio dice che il Festival di Sanremo 2019 è stato il primo e l'ultimo della sua carriera. "Mai più all'Ariston", scrive Roberto Bordi, Lunedì 25/02/2019, su Il Giornale. Una seconda volta di Claudio Bisio al Festival di Sanremo dopo l'esperienza di quest'anno? Non ci sarà. A dirlo è il diretto interessato in un'intervista a Repubblica. "Non parlerei di pressioni o censura, ma proprio di clima Rai: pesante, faticoso. C'era timore per ogni cosa". Dovevo "spaccare tutto", alla fine l'unica cosa che ho fatto è stata dire: "Ecco a voi la canzone...". A due settimane dalla fine dell'evento nazional-popolare per eccellenza, lo storico presentatore di Zelig ha parlato della sua esperienza sul palco dell'Ariston a fianco di Claudio Baglioni e Virginia Raffaele. Una prima volta che, leggendo le parole di Bisio, sarà anche l'ultima. C'è stato "un clima Rai pesante e faticoso. Se rifarò il Festival? No, l'ho promesso a mia moglie", la battuta dell'attore piemontese ma milanese di adozione. "Ho scoperto che non si può essere di lotta e di governo". "Fare lo 'spacca tutto' e poi annunciare 'ecco a voi la canzone…'. Ho tenuto fede al compito che mi era stato dato: presentare. L'altra mia unica volta a Sanremo, da ospite della finale, sette anni fa, ed eravamo pure sotto elezioni, fu più facile: arrivai con un monologo forte, duro, che partiva anticasta e finiva con un pugno nello stomaco verso noi italiani. Stavolta era tutto più complicato", ammette Bisio. Il noto presentatore si è soffermato sulla sua prima volta, da ospite, sul palco più "difficile" d'Italia. Parlando delle polemiche per un testo troppo politico. "Con Michelle Hunziker abbiamo fatto 'La lega dell'amore', un pezzo di un mio spettacolo di 25 anni fa, inserito poi in un disco con Elio e le storie Tese. Il ritornello è 'gioia fratellanza cuore amore mamma t'amo e nulla più'... Beh, non sa i problemi. È stata sollevata perfino la par condicio, perché c'era 'lega'. Io in Rai c'ero stato 25 anni fa con "Cielito lindo", la Rai di Guglielmi, Frassa… È tutto cambiato, sospettoso. Certo, è cambiato anche il mondo, si è incattivito. Sui social mi dicono cose come 'sporco comunista'", racconta dispiaciuto. Infine, una battuta sulla questione del premio a Loredana Berté che per adesso è ancora a casa Bisio. "Ma le pare? Il premio c'è, è un piatto, e ci stiamo organizzando per darglielo proprio da Fazio. E con quello spero proprio che Sanremo sia archiviato. Ho un mucchio di cose in testa", la battuta finale del comico di Novi Ligure. Claudio Bisio, addio festival...

Marcia antirazzista, Claudio Bisio in piazza: "Orgoglioso della mia città, qui parte migliore del Paese", scrivono Andrea Lattanzi e Antonio Nasso il 2 marzo 2019 su Repubblica Tv. "Questa è l'Italia che mi piace, sono molto orgoglioso della mia città. Una manifestazione bellissima e pacifica". Come annunciato anche il comico e attore Claudio Bisio è sceso in piazza per 'People-Prima le persone' a Milano. "Siamo qui per dimostrare che non c'è da aver paura di nessuno - spiega - perché noi italiani siamo molto meglio di come spesso veniamo descritti".

Corteo a Milano, Claudio Bisio all'attacco di Matteo Salvini: in piazza contro il governo, scrive il 2 Marzo 2019 Libero Quotidiano. "Questa è l'Italia che mi piace prima di tutto la gente, c'è un po di paura ma siamo qui per dimostrare che non c'è da avere paura di nessuno". Lo ha detto Claudio Bisio durante People, la marcia a Milano contro le politiche del governo. La manifestazione di sinistra era capitanata, ovviamente, da Laura Boldrini. A Sanremo, Bisio si era lamentato che i vertici della Rai per le presunte pressioni riguardo i contenuti degli interventi. Non si poteva parlare di politica e la cosa ha infastidito il comico, che infatti durante tutto il Festival è apparso decisamente poco a proprio agio. 

Da I Lunatici Radio2 il 26 febbraio 2019.  Albano Carrisi è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici", condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta ogni notte dall'1.30 alle 6.00 del mattino. Albano ha parlato del suo prossimo progetto: "Sto preparando un nuovo album e presto partirò per un nuovo tour in giro per il mondo che mi vedrà in Giappone, Lituania, Polonia, Russia, Canada, Stati Uniti. Una troupe televisiva mi ha seguito negli ultimi mesi per girare un docufilm su di me che ora stanno montando e che dovrebbe andare in onda, penso, il 20 maggio, quando festeggerò i settantasei anni. La musica italiana? In Italia è sottovalutata. All'estero la amano, noi invece ci appropriamo delle musiche americanizzate. Sanremo? Mahmood ha fatto un brano simpatico. Ogni epoca ha il suo tipo di musica. Oggi il rap avanza, va per la maggiore. Negli anni '50 c'era il terzinato. Poi è arrivato il momento del rock, adesso tocca al rap. Piacenti o spiacenti è l'espressione di questo periodo". Albano ha confermato che sta per diventare di nuovo nonno: "E' in arrivo una nipotina che nascerà attorno al Ferragosto. Una grande emozione. Un discorso è diventare padre, come mi è accaduto sei volte, un altro diventare nonno. Vorrò dei video della bimba per vedere giorno dopo giorno come crescerà". Sulle difficoltà di Celentano con Adrian: "Non voglio entrare in un certo tipo di polemiche. Sono un grande ammiratore di Adriano, ho avuto la fortuna nel 1964 di stare nel clan con una etichetta secondaria, ho inciso nel clan un brano meraviglioso, è stata la mia prima esperienza canora, e chi se la dimentica. Fantastico quel periodo. Per me Adriano è stato, è e sarà un grandissimo. Anche se forse questo non è un bel momento per lui. Adriano è stato un grande rivoluzionario e lo resterà. Un periodo di difficoltà può capitare a tutti". Sulle difficoltà incontrate in carriera: "Ricordo il 1968, venivo da una estate incredibile. A Sanremo tutti mi davano per vincente e invece arrivai settimo. Vidi come da un momento all'altro chi ti porta alle stelle può gettarti nella sabbia. Iniziarono a chiedere di me in Spagna e andai in Spagna. Lì vidi che c'era la vera meritocrazia. Ci ho lavorato per 15 anni meravigliosi. Negli anni 70 l'Italia era invivibile. Gli anni '70 per l'Italia sono stati deleteri. In Spagna invece c'era una primavera artistica e umana straordinaria. Feci bene. L'istinto mi salvò in quel periodo. Uno come me che aveva partecipato alle Canzonissime e ai Sanremo, in quegli anni veniva vestito come un povero deficiente che aveva dato l'oppio ai popoli. L'espressione nazional-popolare è una espressione scema, creata da un coglione, almeno secondo me. Colui che coniò questo termine lo dedicò a Pippo Baudo e usava questa espressione in termini dispregiativi. SI chiamava Enrico Manca. Non mi manca per niente". Sulla fiction con Lino Banfi: "Stanno scrivendo, hanno trovato la chiave giusta per questa fiction, inizieremo a girare probabilmente nella prossima primavera". Su Salvini: "L'ho incontrato quando tre cinesi importanti mi hanno comunicato che in Cina la Francia ha il 50 percento di vendita dei vini francesi. L'Italia ha solo il 5%. Mi hanno chiesto di andare da Salvini. L'ho incontrato per questo, mi è stato simpatico. Un bell'incontro, normale. E' un uomo che ti mette a tuo agio. Tre giorni dopo il nostro incontro il Ministro Centinaio era già in Cina per trattare questa tematica. Io ho fatto del bene all'Italia. Io non mi sono mai venduto, ho fatto semplicemente un favore al vino italiano e all'Italia. Io non sono leghista. Ovviamente vado a votare, non dirò mai per chi. Voto sempre per quello che mi sembra l'uomo giusto in un certo momento". 

·         Al Bano nella lista nera di Kiev.

Al Bano nella lista nera di Kiev: «Nemico dell’Ucraina?  Io canto solo la pace». Pubblicato lunedì, 11 marzo 2019 da Corriere.it. Quando Al Bano ha saputo di essere «una minaccia per la sicurezza nazionale dell’Ucraina», aveva appena salutato il nipotino Kai, di nove mesi: «Avevo fatto due giorni da nonno, stavo tornando a casa e ho cominciato a essere tempestato di messaggi, scoprendo di essere considerato un terrorista internazionale», racconta al Corriere. «Ho pensato che fosse uno scherzo o che si era diffusa una fake news». Invece no. Era vero. Al Bano, il cantante, è entrato nella black list dei 147 indesiderati di Kiev. Cosa possa aver mai fatto per meritarselo è un mistero. Sempre che gli ucraini non credano alla vulgata che lo vuole «amico» di Vladimir Putin per il solo fatto di aver cantato per lui, il loro nemico numero uno da quando la Russia si è annessa la Crimea, nel 2014. La lista nera è compilata dal ministero della Cultura in base alle richieste del Consiglio di Sicurezza e Difesa nazionale, dei servizi di sicurezza, del Consiglio di Tv e Radio nazionali. A dicembre scorso, era stato aggiunto anche Michele Placido, forse reo d’aver detto, a una serata a Mosca su Dante, «Putin è il numero uno in Europa per politica estera».

Al Bano, appurato che non era una fake news, che ha pensato?

«Mi sono stupito che questa cosa arrivi dal ministero della Cultura, dato che tutti sanno che ho sempre cantato la pace. Ora chiederò chiarimenti all’ambasciata. Devono dirmi da cosa nasce questo mio essere bombarolo: non ho mai fatto del male all’Ucraina, ho cantato lì ed è andato sempre tutto bene, non ho mai parlato delle loro questioni politiche, le mie canzoni non hanno mai istigato a violenza e terrorismo». Quando ha cantato in Ucraina? «Sempre. L’ultima volta cinque anni fa e, da poco, un impresario mi ha proposto un nuovo tour, da fare fra ottobre e dicembre prossimi». Pensa anche lei, come scrivono le agenzie, che agli ucraini non piaccia la sua amicizia con Putin? «Magari fossi amico suo! Ho cantato per lui quattro volte, ma è una conoscenza da strette di mano. Non ci ho mai parlato. Zero». Lei ha forse amici, invece, nelle alte sfere russe? «Io conosco solo gli impresari che mi procurano i concerti. In Russia, ne faccio sette o otto l’anno, neanche tanti, considerando la vastità del Paese. Poi, certo, arrivo, mi presentano le autorità, ma posso dire che li conosco come conosco l’ex presidente ucraino, come si chiamava? Viktor Janukovyc. Me l’hanno presentato, gli ho stretto la mano. Fine». Quando ha cantato per Putin la prima volta? «Era il 1986, era ancora solo capo del Kgb. Venne a vedermi a Leningrado a un concerto con Romina. Il giorno dopo, passò in hotel, trovò solo me, mi strinse la mano e si complimentò. Questo è il contatto più intimo che abbiamo avuto. Le pare contro la sicurezza ucraina?». Le altre volte di Putin? «Al centesimo anniversario del Kgb, con tanti altri artisti. Tutti hanno cantato un brano, a me ne hanno chiesti due. Ho scelto Libertàe Felicità. Un’altra volta, mi sono esibito a un Capodanno al Cremlino, con l’orchestra sinfonica di Mosca, festa incredibile, stretta di mano a Putin. Ma non è che adesso una stretta di mano è un reato». 

La quarta e ultima volta?

«A Budapest. C’erano i Mondiali di judo, io ho inciso l’inno della Federazione internazionale di judo, di cui Putin è presidente onorario. Anche lì, indovini...». Stretta di mano e ciao? «Io non so neanche quali siano le sue canzoni preferite. Comunque, ha sempre attorno 50 guardie del corpo, non è che sei lì e diventi suo amico». Però, Putin le piace? «Apprezzo i suoi valori religiosi e il suo piglio forte, ma un uomo è libero di avere le sue opinioni?». Quando Bruno Vespa la intervistò a Mosca, il Cremlino le concesse di usare l’ascensore privato di Putin. Come mai? «Perché si fidano di me, non sono mai stato considerato pericoloso per la sicurezza di una nazione. Non lo sarei neppure se facessi un corso accelerato da sovversivo». Ora è offeso? «No, se è un errore o un cavillo burocratico. Per esempio: anni fa, dovevo cantare da Gheddafi e mi negarono il visto perché sul passaporto avevo il timbro di Israele. Dovetti rifare il passaporto». Se parla con l’ambasciatore ucraino, vi chiarite e fate pace, ci va a fare il tour a fine anno? «Io non ho fatto la guerra a nessuno. Voglio che loro siano in pace con me. Dopodiché, vado dove sono desiderato e grazie al cielo, di Paesi ce ne sono tanti».

Il Governo Ucraino mette il cantante Al Bano nella "black list", scrive Il Corriere del Giorno l'11 Marzo 2019. Il Ministero della Cultura ucraino considera il cantante di Cellino San Marco “minaccia a sicurezza nazionale”. Il ministero della Cultura ucraino ha inserito ha inserito anche il cantante Albano Carrisi (Al Bano) nella lista degli individui che considera una “minaccia alla sicurezza nazionale”. La lista nera è compilata e aggiornata dal ministero della Cultura in base alle richieste del Consiglio di Sicurezza e Difesa nazionale dell’Ucraina, dei servizi di sicurezza ucraini e del Consiglio della Tv e Radio nazionali. Nella black list ucraina ci sono ora 147 persone. Lo riferisce l’agenzia Interfax. Circa cinque anni fa il cantante pugliese si era schierato contro le sanzioni alla Russia e aveva apertamente difeso il presidente Vladimir Putin, dicendo: “Si dimentica cosa era la Russia e com’è cambiata. Da uomo libero voglio dire che ho visto questo cambiamento. Poi di certo se vuoi mantenere il potere, ogni tanto devi avere pugno di ferro in guanto di velluto. Putin – aveva aggiunto il cantante pugliese – ha fermato la guerra in Siria, quando il buon Obama aveva deciso di attaccarla”. Così aveva dichiarato Albano dopo essersi esibito sul palco del Crocus City Hall a Mosca, per il concerto “Felicità italiana”. Al Bano e Romina Power negli anni Ottanta e Novanta erano molto famosi anche in Unione Sovietica. Nel dicembre 2017, il cantante pugliese, come spiegò lui stesso, è stato l’unico cantante straniero ad esibirsi durante le celebrazioni per i 100 anni del Kgb (ora Fsb) il servizio segreto russo, alla presenza del presidente di Vladimir Putin, di cui è un noto sostenitore.  “Lo sostengo da tempi non sospetti. È un grande. Ha un senso religioso della vita. Ha il pugno di ferro e non ci vedo nulla di male”, aveva dichiarato Al Bano circa un anno fa in un’intervista parlando di Putin.  Dopo la decisione del ministero della Cultura ucraino, Al Bano è tornato a ribadire: “Non faccio politica, ma se Putin è bravo lo dico”.

“Se qualcuno merita di essere nominato in positivo io lo faccio, ma non ho mai fatto nessuna dichiarazione contro l’Ucraina. Io porto canzoni di pace e non di guerra – ha aggiunto il cantante pugliese -. Non a caso il brano ‘Libertà‘ è stato inserito tra quelli di maggior successo in Ucraina”. E sui viaggi in Russia Al Bano risponde “Ci vado perché mi chiamano per cantare, come è normale”.

Da I Lunatici Radio2 del 12 marzo 2019. Albano Carrisi è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici", condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta ogni notte dall'1.30 alle 6.00 del mattino. Albano è tornato sull'Ucraina che lo ha inserito tra i pericoli per la sicurezza nazionale: "Certo questo titolo mi mancava. Non sono preoccupato ma non so ancora a che cavolo si riferiscano. Vorrei avere una motivazione, non ho fatto mai niente contro nessuna nazione, tanto meno l'Ucraina. Ho cantato anche per il loro presidente, non riesco a capire da dove nasca questa cosa. Dicono che tutto dipenda dal mio apprezzamento per Putin e per la Russia? Ma se mi fanno una domanda avrò il mio diritto di rispondere come la penso. Ma questo non vuol dire che sono contro l'Ucraina. Non ho avuto ancora tempo di parlare con nessuno, nelle prossime ore mi metterò in moto per capire esattamente che cosa è accaduto e che cosa cercano. Io mi considero un uomo di pace, non vedo perché mi debbano far passare per terrorista. Addirittura potrei attentare alla sicurezza nazionale, ma stiamo dando i numeri? Appena mi hanno dato la notizia ho pensato a un pesce d'aprile anticipato, o a qualcosa del genere. La mia coscienza è a posto. Non ho mai detto mezza parola contro l'Ucraina. Mi aspetto anche delle scuse". Sulla Tav: "Farla o non farla? Secondo me usando un po' di buona coscienza, visto che è un'opera che sta lì a metà, visto che ci sono in ballo tutti questi soldi, e l'Italia ne ha bisogno, va fatta". Sul reddito di cittadinanza: "Può essere giusto un aiuto per chi ha davvero bisogno, su questo sono d'accordo, ma conoscendo l'Italia lo chiederanno solo quelli che ne hanno davvero bisogno o anche altri? C'è il rischio furbi, e i furbi crescono ogni giorno in maniera incredibile".

Al Bano nella lista nera Ucraina: "Minaccia per la sicurezza nazionale". Il ministero della Cultura ha inserito il cantante pugliese nella lista nera in base alle richieste del consiglio di Sicurezza. Il ministero della Cultura ha inserito il cantante pugliese nella lista nera in base alle richieste del consiglio di Sicurezza, scrive Stefano Damiano, Lunedì 11/03/2019, su Il Giornale. Un tempo amato in tutta l’Unione sovietica ora Albano rappresenta, per la post comunista Ucraina, una “minaccia per la sicurezza nazionale”. Albano Carrisi, tra i cantanti italiani più amati all’estero, così è entrato nella lista nera redatta dal ministero della Cultura ucraino in base alle richieste provenienti dal consiglio di Sicurezza nazionale. “Galeotta”, probabilmente, l’ammirazione mai nascosta di Albano per il presidente russo Vladimir Putin; non a caso a dicembre 2017 è stato l’unico cantante straniero ad esibirsi durante le celebrazioni per i 100 anni del Kgb, alla presenza del presidente russo. Inoltre, nel 2004 cantò al Cremlino per festeggiare il Capodanno e allo stesso tavolo c' erano Putin con la famiglia e il precedente presidente russo Boris Eltsin e famiglia. Si tratta di un duro colpo per il cantante che in passato, nel duo con Romina Power, era amatissimo in tutto il mondo compreso l’Urss, con un gran numero di concerti nel blocco sovietico come quelli del tour del 1986, dove fede 18 concerti a Leningrado e altri 18 a Mosca. Comunque, arrivata la notizia il cantante ha detto "Non ho mai fatto politica, ma se Putin è bravo lo dico. Non ho mai detto una parola contro l’Ucraina. Mai fatto neanche un apprezzamento. È inaccettabile che proprio io che canto da sempre la pace ora venga trattato come un terrorista. Non ho mai posseduto armi, neanche quelle mentali. Chiamerò subito l’ambasciatore e quindi il ministero della Cultura ucraina. Voglio capire come il mio nome sia finito nella lista. Quando l’ho saputo questa mattina ho pensato a uno scherzo, o a uno scambio di persona", ha affermato all'Agi. Albano, dunque, secondo quanto riferito dall’agenzia Interfax, si trova in compagnia di altre 147 persone definite “una minaccia” per la sicurezza dell’Ucraina, nazione che, nel frattempo ha deciso di non partecipare all’ultima edizione dell’Eurovision, il prossimo maggio in Israele, perche parteciperà la cantante Maruv aveva, tra le più attese, si è rifiutata di cancella dei concerti previsti in Russia, così come successivamente hanno deciso di fare altri tre artisti presenti in classifica.

Giulia Cavaliere per Il Corriere della Sera il 12 luglio 2019. La storia tra Albano Carrisi (Al Bano) e Romina Power non finisce mai, come la cartolina di un'Italia lontana e perduta si disvela di continuo e regolarmente al grande pubblico attraverso speciali reunion che dalla piazza Rossa di Mosca raggiungono i salotti bianchi ricostruiti negli studi televisivi delle reti nazionali. Va in scena l'amore che fu, l'icona provinciale della love story mediatica italiana più famosa di sempre — anche oltre confine, va in scena riarrangiata però, come i pezzi della coppia: abbandonati il synth pop e le basi rarefatte anni '80 ne abbiamo una versione adulta, aggiornata, plastica, forse spoetizzata. Al Bano & Romina si conoscono sul set del musicarello Nel Sole nel 1967, è il primo musicarello di Al Bano, ancora agli inizi della sua carriera, la canzone dà il titolo al film — come da grande tradizione del genere cinematografico — e può essere considerata ancora oggi non solo il suo più grande successo discografico da solista ma pure uno dei suoi pezzi «classici», tra cui forse resta il migliore in assoluto. Il film racconta la storia d'amore impossibile tra la ricca Lorena Vivaldi e il giovane cameriere Carlo Carrera. Mai trama fu più fatale e profetica. Nato nella provincia di Brindisi, in quella famosa Cellino San Marco ora nota proprio per avergli dato i natali, Albano Carrisi è figlio di contadini, scrive canzoncine tradizionali su stornello fin da piccolino e scopre in età giovanissima una particolare predilezione per la musica, così abbandona gli studi (l'istituto magistrale) e si trasferisce giovanissimo a Milano in cerca di fortuna. Lavora al ristorante il Dollaro come cameriere e incontra attraverso il suo lavoro un gran numero di personaggi famosi, cantanti, donne e uomini che fanno parte del mondo dello spettacolo. Lì conosce Pino Massara ed entra a far parte della Celentano - Massara dopo un provino che lo porterà ad aprire i concerti di Adriano Celentano. Il suo primo successo mediatico arriva con l'applausometro del programma Settevoci, condotto da Pippo Baudo. Su chi fosse la pur giovanissima Romina Power prima di incontrare Al Bano bisognerebbe scriverci un libro, un libro lunghissimo che ne intreccia i dati biografici con la storia del mondo beat e controculturale degli anni '60. Romina nasce a Los Angeles all'inizio degli anni '50, è la figlia di due star di Hollywood, Tyrone Power e Linda Christian. Porta un nome poco noto, glielo dà il padre Tyrone innamorato di Roma e della cultura italian, e proprio grazie a lei, si diffonderà in tutto il Paese. Proprio Tyrone morirà alla fine degli anni ‘50 e spingerà Linda, il nuovo compagno e la famiglia a trasferirsi in Inghilterra e poi in Italia, dopo un periodo in cui la piccola Romina venne lasciata in Messico dalla nonna. Come una bambina prodigio debutta al cinema a soli 13 anni e lavora a 15 pellicole in meno di 5 anni — tra cui anche film erotici. La cosa che fa la differenza e che proietta Romina in uno scenario poetico certamente ancor più distante da quello del suo futuro marito e sodale è la sua partecipazione in giovanissima età alla scena artistica di Roma, Londra e Los Angeles: da Mario Schifano ai Rolling Stones, conosce McCartney e Jimi Hendrix. Firma un contratto discografico l'anno precedente al suo incontro con Al Bano. Quella tra Al Bano & Romina è una storia che fa sognare, insomma, le premesse ci sono tutte: lei figlia di personaggi famosi e protagonista di una vita rock'n'roll già in età giovanissima e lui figlio di contadini del Sud Italia venuto a Milano in cerca di fortuna. Sembra proprio Nel sole, il loro film galeotto. La famiglia di lei si oppone all'unione, ma non funziona: il 26 luglio del 1970 i due convolano a nozze nella cornice di Cellino San Marco. C'è qualcosa di fiabesco, agli occhi dell'Italia, in questa unione impossibile, entrambi parlano di segni del destino, lei è già incinta della loro primogenita ma questo, sottolineeranno sempre rispondendo alle illazioni dei giornalisti, «è un matrimonio d'amore». Dopo Ylenia, nascono Yari, Cristel e Romina Jr. A fine ’93 si consuma il dramma della scomparsa, a New Orleans, della prima figlia, Ylenia, una storia di cronaca che entrerà nelle case degli italiani con una prepotenza simile a quella Felicità di una decina d'anni prima. I due si separeranno, lui avrà altri due figli dalla nuova compagna Loredana Lecciso ma a fasi alterne i due vengono avvistati insieme, poi qualcuno dichiara che neppure si parlano e poi eccoli nella piazza Rossa, sulle Tv italiane, sui rotocalchi. E adesso la storia continua.

Al Bano, tutto risolto con l’Ucraina: verrà rimosso dalla «black list». Pubblicato giovedì, 12 settembre 2019 sa Corriere.it. Tra Al Bano e l’Ucraina torna il sereno: il cantante verrà presto rimosso dalla «black list» degli individui considerati una minaccia alla sicurezza nazionale di Kiev. Ad annunciarlo è Cristiano Magaletti, il legale che ha seguito la vicenda per conto dell’artista: «Tutto chiarito col nuovo governo - ha spiegato -. Ringrazio l’ambasciata, che ci ha aiutato nel dialogo per chiarire la posizione neutrale di Al Bano: le sue competenze sono artistiche, musicali e la sua visione è e sarà sempre pacificista». Il riferimento dell’avvocato è alle presunte dichiarazioni rilasciate negli anni dal suo assistito, conoscente di lunga data di Vladimir Putin, a favore dell’annessione russa della Crimea. Le stesse che, lo scorso marzo, avevano motivato la singolare decisione del locale Ministero della Cultura. Al Bano aveva immediatamente respinto ogni accusa. Oggi tira un sospiro di sollievo: «Essendo un cantante e non un politico - ha detto - non mi sono mai interessato della vicenda. I media italiani, senza andare in profondità e senza interessarsi al diritto internazionale su questo caso, mi hanno abbinato dichiarazioni riguardo a questioni che non sono di mia competenza. Essendo stato coinvolto, senza volerlo, nella questione, ho preso atto della posizione della comunità internazionale riguardante l’integrità territoriale dell’Ucraina inclusa la Crimea, così come affermano i documenti dell’Onu, dell’Ue, della Nato e di altre organizzazioni internazionali, nonché della posizione ufficiale del mio stesso governo italiano». Poi un auspicio: «Spero di essere invitato e accolto in Ucraina per un grande concerto di pace e musica».

Al Bano - Ucraina, pace fatta: sarà tolto dalla black-list. Il cantante di Cellino San Marco (Br) era finito nel mirino per alcune dichiarazioni sull'appartenenza della Crimea alla Russia. La Gazzetta del Mezzogiorno il 12 Settembre 2019. Niente più blacklist per Al Bano in Ucraina. «Tutto chiarito col nuovo Governo - dichiara l’Avvocato Cristiano Magaletti che ha seguito la vicenda -. Lo toglieranno dalla blacklist. La visione di Al Bano è e sarà sempre pacificista». L’Ucraina aveva contestato ad Al Bano alcune dichiarazione in merito all’appartenenza della Crimea alla Russia. «Non mi sono mai interessato della vicenda, essendo un cantante e non un politico. Spero di essere invitato ed accolto in Ucraina per un grande concerto di pace e musica», ha detto il cantante.

Al Bano - Ucraina: la pace è vicina? L'incontro con l'ambasciatore.

«Vorrei specificare e chiarire ciò che ho espresso nel 2014 in merito all’appartenenza della Crimea alla Russia. I media locali italiani di allora, senza andare in profondità e senza interessarsi al diritto internazionale su questo caso, mi hanno abbinato dichiarazioni riguardo a questioni che non sono di mia competenza - ha spiegato in una nota Al Bano -. Essendo stato coinvolto, senza volerlo, nella questione, mi sono interessato a questa complicata vicenda internazionale ed ho preso atto della posizione della comunità internazionale riguardante l’integrità territoriale dell’Ucraina inclusa la Crimea, così come lo affermano i documenti dell’ONU, dell’UE, della NATO ed altri organizzazioni internazionali, nonché della posizione ufficiale del mio stesso Governo italiano».

Albano è single, con Loredana e Romina c'è solo amicizia. Dopo diversi mesi di gossip sul presunto ritorno di fiamma con Romina, sulla presunta crisi e successivo matrimonio annunciato con Loredana Lecciso, Albano Carrisi spiazza tutti e si dichiara single. Francesca Galici, Domenica 14/07/2019, su Il Giornale. Albano Carrisi è single. Non c'è Romina e non c'è Loredana nella vita sentimentale del cantante di Cellino San Marco, che a dispetto del gossip ha ribadito di non essere più impegnato in una relazione con nessuna delle due donne. La saga dei Carrisi, come viene affettuosamente chiamata dal pubblico televisivo, ha appassionato migliaia di persone. D'altronde, fin dagli anni Sessanta, Albano Carrisi e Romina Power sono state una delle coppie più amate e invidiate del mondo dello spettacolo. Erano giovani, talentuosi e innamorati. La loro era la favola italiana per eccellenza, lui era il contadino con il dono della musica che non ha mai voluto lasciare la sua terra, lei una bellissima ragazza figlia di una grande star di Hollywood. Il destino non è stato generoso con loro e il corso della vita li ha portati ad allontanarsi dopo la tragedia di Ylenia, scomparsa negli Stati Uniti e mai ritrovata. La loro separazione colpì fortemente l'opinione pubblica anche per le successive discussioni tra i due, che si sono protratte per tanti anni. Romina Power non si è mai del tutto allontanata dalla residenza di Cellino San Marco, dove hanno sempre vissuto i figli della coppia assieme a quelli che Albano ha successivamente avuto da Loredana Lecciso. La relazione con la bionda showgirl leccese ha fatto molto parlare per la differenza di età tra i due, eppure la coppia ha resistito per tanto tempo, anche se non è mai arrivata al matrimonio per volontà di Albano. Negli ultimi tempi Romina e Albano hanno ritrovato un equilibrio e l'armonia tra loro li ha portati a cantare nuovamente insieme in giro per il mondo, scatenando la gelosia di Loredana e l'aumento delle acredini tra le due prime donne di Cellino San Marco. Tensioni crescenti e frecciatine mal celate tra le due si sono susseguite per tanti mesi, nonostante Albano Carrisi abbia sempre cercato di fare da pacere. Si erano susseguite varie voci, prima su un ritorno di fiamma con Romina al quale era seguita di conseguenza una crisi con Loredana, prima che venisse annunciato per l'ennesima volta il matrimonio con la bionda salentina. Non si contano le ospitate nei salotti televisivi Rai e Mediaset, dove ormai la famiglia Carrisi è di casa, sia come singoli che come coppie, spesso alternate. Anche per questo motivo stupiscono le parole che Albano ha rilasciato al settimanale Di Più dichiarandosi single ma spendendo aggettivi affettuosi per le sue donne. Sebbene nessuna delle due sia più la sua compagna, per entrambe Albano parla di rispetto, affetto e amicizia.

Loredana Lecciso e Al Bano: nessuna parola, solo immagini d’amore. Loredana ha postato una tenera foto di lei e di Al Bano, che spegne le polemiche degli ultimi giorni e mostra invece una coppia affiatata e felice. Roberta Damiata, Sabato 19/10/2019, su Il Giornale. “Quando il colore è un optional…” con queste parole, seguite da un cuoricino, Loredana Lecciso ha postato una bellissima foto di lei e di Al Bano, presa in un momento di vita quotidiana. Non una foto in posa, semplicemente uno scatto, magari fatto da uno dei loro figli, che racconta nella sua semplicità tutto l’amore che esiste tra di loro. Un amore che va al di là del gossip, delle chiacchiere fatte solo per farle, e mostra tutto l’affetto che da sempre c’è tra i due. Loredana, al contrario di altre persone, non parla molto della sua storia, nonostante sia stata richiesta e invitata spesso in molto trasmissioni, ma preferisce che a parlare siano le immagini. I due che si conoscono e sono insieme da tanti anni hanno dato vita e cresciuto due figli bellissimi. Uno scatto, questo, che conferma l’armonia della coppia, nonostante spesso venga attaccata per colpa di intromissioni. Ma quello che conta sono i fatti e che lo sguardo tra Loredana e Al Bano sia davvero di grande amore, affetto e complicità, non c’è davvero dubbio.

Loredana Lecciso, fucilata contro Romina Power: "Perché complicarsi la vita?". Rottura insanabile. Libero Quotidiano il 28 Luglio 2019. Torna ancora una volta a parlare del suo rapporto con Romina Power, ex moglie di Al Bano Carrisi. E a parlare è l'arci-rivale Loredana Lecciso. Questa volta le confidenze sono raccolte dal settimanale Vero, a cui racconta: "Amo condividere con le persone che vogliono condividere con me, ma rispetto chi ha un pensiero differente e resto un passo indietro se qualcuno non vuole. Vado verso i 50, non cerco attriti con nessuno, l’importante è che ci siano rispetto e serenità, perché ormai siamo adulti". Il tutto, ovviamente, riferendosi alla Power. Dunque la Lecciso aggiunge: "Con gli anni sto imparando a stare in pace con me stessa e con le persone che mi circondano. Mi piace circondarmi di serenità e condividerla perché nel mondo ci sono già tante cose brutte, perché complicarci ulteriormente la vita?". Insomma, Loredana e Romina non hanno alcuna intenzione di costruire un rapporto. Comunque sia, la Lecciso chiarisce che i suoi figli vanno d'accordo con Romina Power: "I miei figli sono stati educati a rispettare tutti e a stare bene con tutti. Trovo che sia giusto così", conclude.

Lecciso: "Rimasi incinta ma la storia con Al Bano era ancora segreta". In una lunga intervista al settimanale Chi, Loredana Lecciso parla della della sua storia con Al Bano, della nascita di Jasmine e del rapporto con Romina Power e con la madre di Al Bano. E sul Gf Vip rivela: "Con Signorini alla conduzione potrei anche partecipare". Gianni Nencini, Mercoledì 10/07/2019 su Il Giornale. La saga familiare di Cellino San Marco si aggiorna di nuovi particolari grazie a una lunga intervista di Loredana Lecciso al settimanale Chi. La Lecciso esordisce rivelando un particolare sul periodo precedente alla nascita di Jasmine: "Nessuno sapeva dalla relazione fra me e Al Bano, non potevo dire che ero rimasta incinta nemmeno ai miei genitori". Ma un problema costrinse la coppia a venire allo scoperto: "Ebbi una minaccia d’aborto e fui costretta a rivelarlo". La donna parla poi dei rapporti familiari e descrive Al Bano come un padre attento e - a dispetto dei luoghi comuni - "molto aperto mentalmente"; "va con Jasmine persino ai concerti dei rapper o di Justin Bieber", sostiene soddisfatta. Sul periodo della separazione, Loredana Lecciso rivendica orgogliosa: "I ragazzi non hanno mai sofferto le nostre scelte, anche perché con i figli siamo stati più bravi, Al Bano come papà merita un dieci pieno". La Lecciso chiarisce anche che - al momento - lei e il cantante non stanno insieme. "Sembra un paradosso, ma oggi gli voglio bene più di quanto gliene volessi prima, è una dimensione serena che non richiede alcun tipo di definizione: non voglio identificare i rapporti, li voglio vivere", aggiunge però sibillina. La bionda showgirl, inoltre, spiega che i problemi di salute dell'ex compagno li hanno uniti molto: "In mezzo a ostacoli più grossi è tutto più semplice da capire". Proprio questa nuova presa di coscienza fa dire alla Lecciso di essere pronta a passare sopra "persino" alle incomprensioni con Romina Power ma puntualizza ancora una volta di non essersi messa in mezzo alla loro storia. Più diplomatica la risposta di Loredana sui rapporti - forse deteriorati - con la signora Iolanda, la madre del cantante: "Ho sempre avuto grande rispetto per lei, sia come mamma che come nonna".

La Lecciso al Grande Fratello Vip? Nell'intervista a Chi c'è anche spazio per parlare degli impegni televisivi della Lecciso che promette: "Ci rivedremo nel salotto di Barbara d’Urso". Sull'eventualità di una sua partecipazione al Grande Fratello Vip, Loredana prima si mostra categorica: "Ho sempre rifiutato, si immagina la mattina senza trucco?". Ma poi sembra lasciar spazio alla possibilità di poter cambiare idea grazie alla nuova conduzione: "L’unica cosa che mi tenta è il fatto che lo conduca Alfonso Signorini perché ha un animo sensibile e riuscirebbe a tirare fuori il meglio di me [...] ma non so se avrei il coraggio di farlo". "È la prima volta che mi lascerei sfiorare dall’idea", aggiunge enigmatica la Lecciso.

Al Bano, morta la mamma 96enne. Pubblicato martedì, 10 dicembre 2019 da Corriere.it. La mamma di Al Bano Carrisi, «donna» Jolanda, è morta all’età di 96 anni nella sua casa di Cellino San Marco a Brindisi, dove è nato e vive il cantante. Che era molto legato alla mamma, spesso aveva coinvolta in interviste e servizi televisivi girati nella tenuta di famiglia. Per Albano la mamma era la colonna portante della sua vita, tanto da averla definita «la migliore donna e mamma del mondo». I funerali si terranno mercoledì alle 16.00 nella chiesa madre di Cellino San Marco.

Andrea Parrella per fanpage.it il 10 dicembre 2019. Lutto per il cantante Albano Carrisi: si è spenta a 96 anni a Cellino San Marco mamma Jolanda. A riportare la notizia del decesso della donna, legatissima al figlio e da sempre sua sostenitrice accanita, è il Quotidiano di Puglia. Il cantante di Cellino aveva più volte omaggiato pubblicamente la donna, descrivendola come un perno assoluto per la sua vita. Il cantante aveva dedicato alla madre un libro dal titolo "Madre mia, l'origine del mio mondo", piuttosto evocativo del tipo di rapporto che legava l'artista a sua madre.

I funerali l'11 dicembre a Cellino. L'annuncio della scomparsa della donna, che più volte Al Bano aveva portato in televisione, è stato dato anche a La Vita in Diretta. I conduttori del programma hanno inoltre aggiunto che il cantante, diretto in Albania per impegni di lavoro, è stato prontamente avvisato da suo fratello ed è diretto in questo momento in Puglia. I funerali si terranno domani, mercoledì 11 dicembre alle 16, naturalmente a Cellino.

Il forte legame tra Al Bano e sua madre Jolanda. Jolanda ha avuto grande influenza sulla vita di Al Bano. In un'intervista rilasciata nelle settimane di presentazione del libro dedicato alla madre, il cantante di Cellino aveva confidato anche un aneddoto sul primo litigio con lei: Il nostro primo scontro avvenne quando mollai la scuola e decisi di tentare la fortuna come cantante, al Nord. La capisco: mi sognava maestro, con un posto fisso, e io andavo lontano a fare non si sa cosa. Le dissi che lavoravo al Comune di Milano, invece facevo il cameriere. Quando un cellinese di passaggio fece la spia scoppiò un putiferio.

Le divergenze con Loredana Lecciso. Un'influenza, quella della madre Jolanda, che avrebbe avuto forte peso anche sulle vicende sentimentali di Al Bano. Fu proprio lui a raccontare che nella turbolenta relazione tra la Lecciso e Al Bano, Jolanda avesse sempre preso le parti del figlio. Negli anni 2000, dopo che Loredana lasciò il cantante in diretta tv, mentre lui era all'Isola dei Famosi, si scatenò un immenso fenomeno mediatico sulla coppia. Nonostante i due siano poi tornati insieme, il rapporto tra la Lecciso e la suocera nonera mai stato più recuperato: Dopo quell'intervista in cui Loredana dichiarò che voleva lasciarmi, mia madre non le ha più rivolto la parola. È una leonessa: chi ferisce suo figlio non ha scampo….

Mamma Jolanda adora invece Romina Power. Ben diverso il rapporto tra la signora e Romina Power, moglie di Al Bano dal 1970 al 1999 (il divorzio è stato ufficializzato nel 2012). Inizialmente faticò ad accettare l'amore tra l'adorato erede e l'americana figlia di Tyrone Power e Linda Christian. Poi, a detta di Al Bano, tra le due nacque uno splendido legame: Figuriamoci. Provi a immaginare una contadina, che non era mai stata più in là di Brindisi, di fronte alla figlia di due grandi attori di Hollywood. Divorziati, peraltro! “Questa avrà mille grilli per la testa”, pensava. Per cambiare idea le bastò incontrarla. Romina era una ragazza semplice, bisognosa di quella famiglia che non aveva mai avuto. Mia moglie si appoggiò a mia madre e Jolanda s’innamorò di lei.

Grave lutto per Al Bano: è morta la mamma. Il cantante ha appreso la notizia al telefono dal fratello, mentre si recava in Albania per lavoro e sta tornando precipitosamente in Puglia. Un dolore immenso per una donna a cui Al Bano aveva anche dedicato un libro. Roberta Damiata, Martedì 10/12/2019, su Il Giornale. Si è spenta a 96 anni nella sua casa di Cellino San Marco “mamma Jolanda”, Jolanda Ottino, il cui vero nome era Lolanda, mamma del cantante Al Bano e vero cardine della famiglia Carrisi. Una donna amatissima da tutti a cui il cantante era molto legato. Le condizioni di salute dell’anziana signora si erano aggravate negli ultimi giorni fino alla morte avvenuta nel pomeriggio. Una donna d’altri tempi la signora Jolanda che a gennaio avrebbe compiuto 97 anni. Era stata proprio lei a spingere il figlio a intraprendere la carriera di cantante e ad esserne poi fiera per il grande successo che lo ha fatto diventare uno dei cantanti italiani più amati nel mondo. Nella tenuta di Cellino San Marco dove si producono olio e vino delle “tenute Albano” dopo la morte di Don Carmelo, era diventata lei il vero punto di riferimento della famiglia. Con lei infatti sono cresciuti i figli di Al Bano avuto dal matrimonio con Romina Power, ma anche quelli avuti dalla seconda unione con Loredana Lecciso. Proprio alla mamma che adorava, il cantante aveva dedicato il libro: “Madre mia, l’origine del mio mondo”, e non c’era momento che Al Bano non ricordasse il grande valore che questa donna minuta ma fortissima aveva avuto nella sua vita. Uno dei capitoli più intensi del libro ricorda del loro primo scontro: “Avvenne quando mollai la scuola e decisi di tentare la fortuna come cantante, al Nord. La capisco: mi sognava maestro, con un posto fisso, e io andavo lontano a fare non si sa cosa. Le dissi che lavoravo al Comune di Milano, invece facevo il cameriere. Quando un cellinese di passaggio fece la spia scoppiò un putiferio”. Ma non solo, anche in vari speciali televisivi che ripercorrevano la lunga carriera artistica del cantante, si era spesso lasciato andare ad alcuni ricordi di: “Una donna che ha affrontato cose molto più grandi di lei”. La notizia del decesso è stata data oltre che da alcuni quotidiani locali anche dalla trasmissione “La Vita in Diretta”. Nelle poche notizie che si riesce ad avere al momento sembra che Al Bano in questo momento era diretto in Albania per impegni di lavoro, ma avvisato del fratello sta tornando a casa in Puglia. I funerali si svolgeranno domani pomeriggio nella chiesa madre di Cellino San Marco, in piazza Moro. In mattinata la camera ardente sarà allestita nella chiesetta delle "Tenute Carrisi".

Romina Power assente al funerale della mamma di Al Bano. Romina Power spiega perchè sarà assente ai funerali di donna Jolanda, l'amata suocera scomparsa nella giornata di ieri, 10 dicembre. Luana Rosato, Mercoledì 11/12/2019, su Il Giornale. Oggi si terranno i funerali di donna Jolanda, la mamma di Al Bano Carrisi scomparsa ieri, 10 dicembre, e grande assente sarà Romina Power. Ad anticipare la mancata partecipazione ai funerali della suocera è stata proprio la ex moglie del cantante di Cellino San Marco che, dopo aver condiviso con i suoi follower il dolore per la perdita di una persona che aveva tanto amato come donna Jolanda, ha espresso anche il suo grande rammarico per l’impossibilità di essere presente all’estremo saluto. Una scelta, quella di Romina, dovuta ad una serie di situazioni, fisiche e personali, che le hanno impedito di volare in Puglia per salutare per l’ultima volta l’amata suocera. Postando su Instagram uno scatto tenero che la ritrae abbracciata e sorridente a donna Jolanda, la Power ha spiegato che le due si sarebbero dovute incontrare in occasione del compleanno della mamma di Al Bano, l’1 gennaio prossimo, ma il destino ha voluto che venisse celebrato prima il funerale della signora. “Avevo programmato di passare il compleanno di mamma Yolanda insieme a lei, il 1 gennaio. Ma non il suo funerale oggi, no – ha esordito Romina Power, che con la suocera era sempre rimasta in ottimi rapporti nonostante la fine del matrimonio con Al Bano - .Sono vari i motivi per cui mi trovo impossibilitata a recarmi oggi a Cellino ed unirmi alla famiglia nella solenne funzione. Una delle quali il non poter camminare”. La Power, dunque, pare abbia dei problemi fisici che le impediscono di essere presente al funerale di donna Jolanda e, consapevole di come questa assenza possa essere spiegata e strumentalizzata dai media, ha preferito dare lei personalmente le motivazioni di ciò che è avvenuto. “Conoscendo quanto i mezzi di comunicazione siano, in altre occasioni, andati oltre i limiti del rispetto umano e fuori controllo, devo confessare che ne sono rimasta alquanto traumatizzata. E questo momento di grande dolore preferisco viverlo in privato. Ognuno vive il proprio dolore a modo suo – ha aggiunto ancora l’americana - .Ciò non significa che io la ami di meno, essendo lei una delle persone che ho amato di più nella mia vita! Mi unisco comunque spiritualmente agli abitanti di Cellino, alla famiglia, ai miei figli e soprattutto ad Albano che è stato un figlio amorevole ed esemplare. E passerò comunque con lei queste due date importanti pregando e meditando affinché abbia una favorevole reincarnazione”.

Il dolore di Romina Power per la suocera: "Mamma Jolanda mi ha accolto come una figlia". La scomparsa della madre di Albano ha colpito profondamente la cantante italo-americana, che sui social ha dedicato parole di stima e affetto all'ex suocera. Novella Toloni, Mercoledì 11/12/2019, su Il Giornale. Il recente lutto che ha colpito la famiglia Carrisi ha toccato profondamente Romina Power. La morte della madre di Albano Carrisi, mamma Jolanda, ha gettato nello sconforto l'intera famiglia del cantante che, sui social, ha dedicato parole d'affetto alla donna. Prima Cristel, poi Yari e infine Romina, tutti le hanno dedicato parole d'amore affidandole al web. Jolanda Ottimo si è spenta all'età di 96 anni nella sua casa di Cellino San Marco a causa di complicanze dovute all'età. Albano Carrisi ha appreso la notizia mentre si trovava all'estero ed è rientrato immediatamente, dopo la telefonata del fratello che lo avvertiva della morte dell'anziana madre. Personaggio forte e centrale della famiglia, la signora Jolanda aveva un ottimo rapporto con l'ex nuora, Romina Power, con la quale Al Bano è stato sposato dal 1970 al 1999. Proprio per ricordare questo forte legame che le univa, la cantante italo-americana ha voluto scrivere un messaggio sui social in suo onore. Nelle ultime ore la Power ha pubblicato sul suo account Instagram due vecchie fotografie che la ritraggono insieme alla suocera, dedicandole frasi struggenti: "Mamma Jolanda, mi hai accolta come una figlia ed io te ne sarò eternamente grata. Vivrai per sempre nel mio cuore". Romina Power ha ricordato come, negli anni '70, la mamma di Albano la accolse in famiglia. L'amore con il cantante di Cellino era appena sbocciato e la coppia viveva un momento d'oro, supportata anche dall'affetto incondizionato della donna. "Così per sempre. Non si muore mai quando si vive nel cuore di qualcuno", ha scritto Romina in un altro post sempre su Instagram. Anche se il matrimonio con Al Bano è naufragato e il loro rapporto è stato pieno di luci e ombre, tra Romina Power e Jolanda Ottimo l’affetto è sempre rimasto grande e immutato nel tempo, anche dopo il divorzio dei due cantanti. Lo testimoniano gli scatti recenti delle due donne che si abbracciano, segno di un legame profondo che le univa. La scomparsa della donna è un nuovo duro colpo per la cantante 68enne, che da mesi tiene alta l'attenzione mediatica sulla figlia Ylenia, che secondo lei potrebbe essere ancora viva.

Romina Power dice addio all'ex suocera: "Per sempre nel mio cuore". In due nuovi post pubblicati su Instagram, Romina Power ha detto addio a Jolanda Ottino. La madre di Al Bano Carrisi è venuta a mancare lo scorso 10 dicembre. Serena Granato, Mercoledì 11/12/2019, su Il Giornale. La famiglia Carrisi vive ore difficili. Lo scorso 29 novembre è ricorso il compleanno di Ylenia Carrisi, la figlia che Albano Carrisi ha avuto dalla sua unione con Romina Power e che, 25 anni fa, scompariva a New Orleans. E ora i Carrisi sono di nuovo al centro dell'attenzione mediatica, per via di un grave lutto subito dal cantante Al Bano, originario di Cellino San Marco. Nelle ultime ore giungono ovunque, specialmente sui social, messaggi di cordoglio da parte di chi si stringe al dolore provato da Al Bano e i suoi cari, per la morte della madre del cantante, la signora Jolanda Ottino. Oltre alle sentite condoglianze riportate in rete dai sostenitori della famiglia Carrisi, si leggono, intanto, anche le parole scritte su Instagram dall'ex moglie di Al Bano, Romina Power.“Mamma Jolanda, mi hai accolta come una figlia -si legge nello struggente messaggio pubblicato dalla cantante Power, che ha così parlato ai follower dell'ex suocera, spentasi il 10 dicembre all'età di 96 anni -. E io ne sarò eternamente grata. Vivrai per sempre nel mio cuore”. Al messaggio in questione, riportato dalla Power nella descrizione di una foto condivisa su Instagram - che ritrae la cantante mentre abbraccia teneramente l'ex suocera- è poi seguito un nuovo post di Romina, contenente un altro scatto che immortala la Power insieme alla compianta familiare. “Così per sempre -sono le parole, che la cantante ha scritto a corredo della seconda foto-ricordo condivisa con il web, per ricordare Jolanda -. Non si muore mai, quando si vive nel cuore di qualcuno“. E i due post pubblicati da Romina Power sul suo profilo Instagram hanno, in poco tempo, fatto incetta di cuori."Le mie più sentite condoglianze per te e per la tua famiglia", è la traduzione di un messaggio di cordoglio in inglese, che un utente ha riportato sotto il penultimo post della cantante statunitense.

La vita in diretta lancia la notizia della morte della mamma di Al Bano Carrisi. A lanciare in tv la notizia della scomparsa di Jolanda Ottino sono stati, per primi, i conduttori de La vita in diretta, Lorella Cuccarini e Alberto Matano. “Purtroppo è morta la madre di Al Bano Carrisi -hanno fatto sapere nella giornata di ieri, i due noti volti televisivi-. Sapete, la signora Jolanda, che è stata una grande donna ed ha accompagnato Al Bano in tutta la sua vita”. Nell'ultima puntata de La vita in diretta, i due conduttori Rai hanno fornito alcune indiscrezioni circa il lutto che ha colpito la famiglia Carrisi, in un collegamento con il giornalista Vincenzo Sparviero della Gazzetta del Mezzogiorno. Quest'ultimo, ieri, dichiarava: “Al Bano è stato informato dal fratello Franco e sta tornando da Roma, dove doveva imbarcarsi per l’Albania, per un impegno professionale. Jolanda Ottino, la moglie di don Carmelo e madre di Al Bano e Franco, si è spenta nella tenuta di Cellino, proprio sotto la casa di Al Bano. I funerali si svolgeranno mercoledì 11 dicembre alle ore 16, nella chiesa di Cellino e ovviamente la notizia si è subito diffusa nel paese, tra le persone più vicine alla famiglia Carrisi”.

Da ilmessaggero.it" il 12 dicembre 2019. Al Bano, dolore ai funerali della mamma Jolanda, morta martedì 10 dicembre all'età di 96 anni. Presenti centinaia di persone tra i concittadini e tanti altri accorsi dalle città vicine. Addoloratissimo Al Bano. In una chiesa gremita e vietata ai fotografi, Al Bano ha cantato per l'ultimo addio alla mamma Jolanda Ottino. Un'esibizione struggente, accompagnata dalle lacrime di molti amici e parenti. Il rito funebre è stato celebrato da monsignor Renna nella chiesa dei Santissimi Marco e Caterina a Cellino alla presenza di tutti i componenti della famiglia Carrisi. Romina Power assente. Romina Power scrive così su Instagram: «Avevo programmato di passare il compleanno di mamma Yolanda insieme a lei, il 1 gennaio. Ma il suo funerale oggi, no. Sono vari i motivi per cui mi trovo impossibilitata a recarmi oggi a Cellino ed unirmi alla famiglia nella solenne funzione. Una delle quali il non poter camminare. Conoscendo quanto i mezzi di comunicazione siano, in altre occasioni, andati oltre i limiti del rispetto umano e fuori controllo, devo confessare che ne sono rimasta alquanto traumatizzata. E questo momento di grande dolore preferisco viverlo in privato. Ognuno vive il proprio dolore a modo suo. Più nella mia vita ! Mi unisco comunque spiritualmente agli abitanti di Cellino, alla famiglia, ai miei figli e sopratutto ad Albano che è  stato un figlio amorevole ed esemplare. E passerò comunque con lei queste due date importanti pregando e meditando affinchè abbia una favorevole reincarnazione». Jolanda Ottino, Yari: per tutti noi un grande esempio. «Penso che lei sia stata un bell'esempio. Una persona dalla grande dignità che con la sua semplicità ha rispettato la sacralità della sua terra. Negli anni '80 quando mio padre e mia madre erano in giro per il mondo, è stata anche genitore per me e i miei fratelli. Devo ringraziare tutti per i tanti messaggi di affetto che stiamo ricevendo, significa che la nonna, con la sua semplicità ha lasciato veramente un segno». A dirlo è Yari, uno dei figli di Albano Carrisi, parlando con i giornalisti dinanzi alla camera ardente della nonna paterna, Jolanda Ottino, scomparsa ieri all'età di 96 anni. Jolanda Ottino, il ricordo di Loredana Lecciso. «Nonna speciale!» e un cuore rosso accanto. Così Loredana Lecciso su instragram rompe il silenzio sul lutto che ha colpito Al Bano e pubblica una foto presa dall'album di famiglia che la ritrae con la mamma e il padre del cantante, Jolanda Ottino, scomparsa ieri a 96 anni, e Carmelo Carrisi. Nella foto i due tengono in braccio uno dei due figli della coppia. I funerali della mamma di Al Bano si terranno oggi pomeriggio a Cellino San Marco. Mentre ieri Romina Power aveva subito pubblicato un omaggio alla mamma di Al Bano, l'assenza di un ricordo da parte della Lecciso aveva suscitato ieri diverse critiche sui social.

Cellino, tutta la città stretta intorno alla famiglia Carrisi dopo la scomparsa di «donna Iolanda». L'ultimo saluto alla mamma di Al Bano nella chiesa Madre. Federica Marangio su La Gazzetta del Mezzogiorno il 12 Dicembre 2019. Tanta gente, in quella chiesa, non si vedeva dal 26 luglio 1970. Allora, però, dominavano applausi e sorrisi per il matrimonio dell’anno: quello tra il cantante del Sud e la figlia dei divi americani. Ieri, solo lacrime per Iolanda, la mamma di Al Bano, che nei suoi 96 anni di vita ha avuto modo di farsi apprezzare e amare non solo perché madre di uno dei cantanti più popolari e apprezzati del mondo ma anche perché con la sua semplicità aveva conquistato tutti: vip e gente comune. È questa solo una delle ragioni per cui ieri la chiesa matrice di Cellino era stracolma, nonostante il cattivo tempo (non c’era però Romina Power, bloccata da un guaio fisico, né Loredana Lecciso che aveva salutato la salma nella cappella di famiglia). Tutti a manifestare vicinanza ad Albano, al fratello Franco e ai nipoti ma anche a tributare il giusto saluto ad una donna che ha avuto un ruolo fondamentale nella vita del cantante. Ed è a lei che pochi attimi prima della benedizione Al Bano ha rivolto un saluto speciale, dedicando nella Chiesa di colpo muta, sebbene le centinaia di presenze, una canzone. «Amica mia di sempre, madre mia, stasera voglio restare solo con te che mi hai scolpito uomo sulla terra, con te che hai coltivato il seme della vita, con te che nutri i giorni miei con il tuo sorriso, con te il mio domani è sempre acceso. E se tu vuoi stasera andremo insieme verso il mare, tu chiamerei le stelle ad una ad una e poi noi pregheremo insieme sotto la luna e poi la ninna nanna che cantavi tu…». Tra l’emozione e le lacrime sono esplosi ripetuti applausi quando il celebrante, Monsignor Luigi Renna che ha fatto le veci di don Luca, parroco della chiesa madre momentaneamente a Roma per una missione, ha così commentato «eravamo già commossi, adesso ci uniamo al dolore della famiglia Carrisi anche attraverso il canto, un dono che, caro Al Bano, utilizzi egregiamente anche in questa circostanza». A volte, concludendosi un funerale, c’è chi legge una poesia, chi racconta della vita di chi ci ha lasciato con parole e discorsi. Ieri, Al Bano, ha come per un attimo sospeso la celebrazione in un’altra dimensione e, cantando con lui, al ritmo di quella dolce ninna nanna per Iolanda, ci si è stretti attorno ad un dolore inimmaginabile. È accorsa tutta Cellino e non solo. Oltre ai parenti più stretti, agli amici, ai curiosi accorsi a fare due foto, ai giornalisti di testate locali e tv anche nazionali, c’era tantissima gente che schivava i riflettori, ma era giunta a porgere l’estremo saluto a Iolanda, donna «sempre laboriosa, che con semplicità di tratto e di parole, è stata sposa, madre, nonna attenta, sempre disponibile, solerte, vigile, garbata e mai sopra le righe» come definita dal sacerdote durante l’omelia. «Una donna che ha amato immensamente i suoi figli e ha ricevuto da loro lo stesso amore» ha sottolineato l’imprenditore Massimo Ferrarese, tra le prime file in chiesa, il quale ha precisato che «scavare nei cassetti della memoria alla ricerca di un ricordo particolare è difficile. Ne ho tanti, che conservo con affetto. A me che frequento assiduamente la sua casa ha preparato il pranzo tante volte, gesto che si riserva alle persone di cui ci si prende cura. E lei cucinava sempre per tutta la famiglia, aggiungendo con disinvoltura un posto a tavola».

I funerali di mamma Jolanda, Al Bano le dedica una canzone in chiesa. In chiesa, vietata ai fotografi, Al Bano ha cantato una canzone dedicata alla madre. Romina aveva spiegato di essere impossibilitata a recarsi a Cellino San Marco, sottolineando il suo dolore. La Voce di Manduria mercoledì 11 dicembre 2019. Si sono svolti oggi pomeriggio, mercoledì 11 dicembre, a Cellino San Marco, i funerali di Jolanda Ottino, la madre di Al Bano. Aveva 96 anni. Il rito funebre celebrato da monsignor Renna, si è svolto nella chiesa madre dei Santissimi Marco e Caterina a Cellino alla presenza di tuti i componenti della grande famiglia Carrisi, di artisti e di una folla numerosissima di amici e conoscenti cellinesi e da ogni parte d'Italia (se ne contano più di tremila). In chiesa, vietata ai fotografi, Al Bano ha cantato una canzone dedicata alla madre. Tra i parenti era assente Romina Power. La cantante ieri aveva spiegato di essere impossibilitata a recarsi a Cellino San Marco, sottolineando il suo dolore per la scomparsa della donna a cui è stata sempre molto legata. Inoltre ha speso parole di stima per l’ex Albano, con il quale, nell’ultimo periodo, ha ricucito i rapporti sia professionali sia umani. Nelle scorse ore, sui social, anche l’altra ex celebre di Albano, Loredana Lecciso, ha dedicato un pensiero a mamma Carrisi, solo due parole scritte sui social nel giorno dell’addio: “Nonna speciale” aggiungendo un cuore rosso.

Al Bano in tv dopo il lutto: il duetto con Simona Ventura in diretta. Laura Pellegrini il 15/12/2019 su Notizie.it.  Dopo la morte di mamma Jolanda, Al Bano torna in televisione e si esibisce in un duetto in diretta con Simona Ventura. A pochi giorni dalla morte della mamma Jolanda Carrisi, Al Bano torna in televisione e si esibisce in un duetto in diretta con Simona Ventura. Negli studi di Settimana Ventura, infatti, il cantante ha ripercorso la sua carriera guidato dalle domande dell’amica e conduttrice. Poi, in diretta ha deciso di duettare con Simona, lasciandosi alle spalle il dolore dei giorni precedenti. L’esibizione ha fatto emozionare il pubblico ed è balzata sui social a ritmo crescente.

Al Bano e Simona Ventura. “Se alla terra dai, la terra ti darà” ha esordito co queste parole Al Bano ai microfoni del programma condotto da Simona Ventura su Rai2. Dopo l’ingresso in studio a Settimana Ventura, la conduttrice e amica del cantante ha iniziato a ripercorrere il suo passato e la sua carriera costellata da enormi successi. La giornalista Maria Barresi ha raccontato dei primi lavoretti di Al Bano nel capoluogo milanese: da cameriere a imbianchino, fino ad essere uno dei cantanti più apprezzati in Italia. Al Bano è arrivato a Milano a 17 anni, “senza alcun sostegno”. “Non fu facile – ha spiegato il 76enne -, ma non mi lasciai prendere dallo sconforto nei quattro anni in cui tirai avanti facendo tanti lavori e cominciando comunque a pensare e a scrivere canzoni ispirandomi ai canti tradizionali delle campagne pugliesi”. Le sue prime esibizioni gli fruttavano appena 25mila lire al mese. Ma poi è arrivato il successo grazie alle case discografiche. Tra le tante offerte di lavoro, però, Al Bano ricorda di aver rifiutato quella di spacciatore (“Papà mi aveva messo in guardia” ha spiegato).

La morte di mamma Jolanda. Mamma Jolanda lo ha lasciato all’età di 96 anni il 10 dicembre scorso, ma a breve ne avrebbe compiuti 97. Al funerale il cantante si è commosso quando il figlio ha proposto alcune delle sue canzoni. Inoltre, alla madre aveva dedicato un documentario e un libro: “Madre mia, l’origine del mio mondo“. Non è esclusa la possibile partecipazione del cantante a Sanremo, stavolta però senza Romina.

Al Bano di nuovo in tv, è la prima volta da quando è morta la mamma: ma c'è qualcosa che non torna. Libero Quotidiano il 15 Dicembre 2019. Al Bano Carrisi è stato ospite a Settimana Ventura di Simona Ventura. Il cantante di Cellino San Marco è tornato per la prima volta in televisione dopo la morte di mamma Jolanda. Molti si sarebbero aspettati le parole di Al Bano sulla mamma nella sua prima apparizione in televisione dopo la grave perdita, invece così non è stato. Simona ha parlato di tutto, dall’arrivo a Milano al tifo per il calcio fino a Sanremo e l’avventura all’Isola dei famosi. Nessun accenno all'adorata mamma Jolanda, venuta a mancare pochi giorni fa. Questa è apparsa come una chiara scelta da parte del cantante, ovvero non parlare del lutto durante questa intervista a Settimana Ventura. Oppure è stata proprio la conduttrice ad assicurare al suo ospite che non avrebbe fatto domande sulla madre. 

Oppure, spunta un'altra spiegazione: forse l'intervista è stata registrata e risale a prima che la mamma morisse. La cosa sarebbe plausibile. 

Giuseppe Candela per ilfattoquotidiano.it il 17 dicembre 2019. Dopo la morte di mamma Jolanda a 96 anni, Albano ha deciso di tornare in tv come ospite di Simona Ventura. Alla “Settimana Ventura“, la trasmissione in onda la domenica mattina su Rai2, si è scelto però di dare spazio alla sua vita, al suo lavoro ma anche ad aneddoti mai raccontato che hanno strappato un sorriso: “Quando facevo il cameriere certa gente mi diceva "Potresti dare delle bustine a chi ti dico io e potresti guadagnare molto di più". Ma risposi che io con 25 mila lire al mese stavo benissimo, non avevo bisogno d’altro”, ha rivelato il cantante di Cellino San Marco. “Mi proponevano droga da portare ai loro clienti cosa che non ho accettato. E’ la fortuna di avere una famiglia solida alle spalle. Ho sempre scelto la strada della positività”, ha aggiunto l’artista pugliese che fin da giovanissimo aveva come mito Domenico Modugno: “Quando vidi Domenico Modugno che vinceva a Sanremo con ‘Nel blu dipinto di blu’ dissi anche io un giorno sarò lì. Leggevo tutto ciò che riguardava Modugno, ho copiato alla lettera il suo fare. E mi è andata bene”. Anche il suo nome è finito da settimane nel totonomi di Sanremo 2020, addirittura in coppia con Romina Power. Il rapporto con l’ex moglie e con Loredana Lecciso alla ricerca di un equilibrio per la serenità dei figli: “Sono due donne belle e anche intelligenti. Bisogna stare attento che non ti innamori solo della bellezza ma anche dalla forza dell’intelligenza. Essendo un uomo di pace, io vorrei sempre e solo serenità non solo intorno a te, ma nella società, in giro per il mondo. Lavoro affinché ci sia serenità attorno a me”, ha concluso Carrisi.

I fusilli a casa Carrisi. «Mio papà Al Bano? In cucina lui è meglio di mamma». Pubblicato venerdì, 19 luglio 2019 da Elvira Serra, inviata a Cellino San Marco, su Corriere.it. Per telefono chiede al giardiniere Nocita di portargli su pomodori, basilico e prezzemolo. Riempie una pentola d’acqua, aggiunge foglie di alloro e olio, e mette a bollire. Intanto sminuzza l’aglio direttamente sul ripiano di ulivo. Nocita arriva con gli ortaggi, il padrone di casa affetta pure quelli, senza lavarli: viene tutto dall’orto, l’unico fertilizzante è il Sole. Chiede all’ospite di scegliere la pasta: fusilli integrali fatti a Napoli. Affida a «Bido» il compito di apparecchiare. Albano senior e Albano junior sono come non te li aspetti. Quasi timidi, ospitali, attenti a cercare il registro adatto a questa conversazione intorno al tavolo con vista sulle Tenute di famiglia, a Cellino San Marco, 12 chilometri dall’Adriatico e 24 dallo Ionio, 150 ettari di terra con 3.500 alberi di ulivo, boschi e vigne da cui si ricavano, tra gli altri, il Felicità con cui il padrone di casa, con borsalino di paglia sempre in testa, ha condito il sugo, e il Platone con cui pasteggiamo (è un Primitivo e Negroamaro premiato nel 2009 come «Miglior vino del mondo» tra quelli prodotti dai «vip»). Jasmine, l’altra figlia avuta come Bido da Loredana Lecciso, diserta la tavola: sta dormendo. «A che ora è tornata?», sonda il padre. «Non tardi», evade il figlio. Cominciamo dal soprannome: perché Bido? «Mia sorella da piccola non riusciva a dire bimbo. E così è rimasto, anche per gli amici». Albano Junior ha sedici anni e mezzo, a settembre comincia il quarto anno del liceo linguistico di Lecce, è appena stato promosso con la media del 7. «Minimo sforzo, massimo risultato», chiosa e precisa: «Non ho mai preso debiti». Il papà abbozza: «Potrebbe studiare di più...». Ma sull’università non transige. Il figlio: «Dopo la maturità lavorerei subito: voglio fare il manager delle nostre tenute, seguire il vino, l’accoglienza...». Il padre: «Non se ne parla, tu farai Economia, non voglio fare con te lo stesso errore di Yari...». I toni però restano affettuosi. E Bido va avanti: «D’estate lavoro qui, affianco il manager». Al comando, senza gavetta... «Ma no, l’anno scorso ho imbottigliato il vino per un mese», replica. «Non erano due giorni?», rimbecca il padre. Approfittiamo di quando il più anziano si alza per il bis (o il tris?) della pasta squisita e chiediamo a Bido se è difficile avere un papà così esposto. «Non so come sia essere figlio di un altro. Il lavoro di mio padre è sempre stato questo, in mezzo alle persone. Quando usciamo, anche qui nella tenuta, vedo come si rapporta con gli altri: mi piace la sua semplicità, l’umiltà, la gentilezza. Ecco, forse non vorrei essere disponibile come lui, perché a volte è troppo... Quando gli sconosciuti lo cercano per chiedergli aiuto, non si tira mai indietro». Guarda caso, ricorda come uno dei momenti più belli spesi insieme quel viaggio di una settimana ad Abu Dhabi. «Non era proprio una vacanza, perché doveva lavorare. Ma eravamo solo io e lui, lo avevo tutto per me, ogni giorno facevamo qualcosa, siamo andati a Dubai, in spiaggia, sul Burj Khalifa...». Il papà, invece, ricorda quella volta a Malibu, Bido piccolino, che avevano dormito nello stesso letto in tre, anche con Jasmine. «Lui mi ha tirato così tanti calci che sono dovuto scendere al piano di sotto e sdraiarmi per terra!». Junior ha fatto conoscere a Senior le canzoni del rapper Ghali. E lo ha trascinato a un concerto del deejay Martin Garrix. «Certi artisti mi sembrano blasfemi...», commenta il padre. «Ma no, sei tu che non li capisci...», dice il figlio. E ancora non si sono intesi su Instagram. «Che belli i miei tempi quando non c’era nemmeno il telefonino», sospira uno. E l’altro: «Ma papà, oggi anche le notizie passano dai social!». Le due generazioni si riavvicinano quando si parla del guardaroba. Spiega Bido: «Ogni tanto mi metto qualche vestito che lui non usa più: magari una bella camicia, una giacca...». Il papà guarda e sorride. E quando il figlio si alza per sparecchiare ammette: «È bello essere padre di un adolescente così coscienzioso e maturo. Da piccolo aveva un carattere più aperto: una volta fece così tante battute che il maestro Alterisio Paoletti se le volle scrivere tutte!». Bido è troppo educato per dirlo, ma si capisce che frigge. Prima di liberarlo gli chiediamo un voto alla pasta del padre: «Otto. Cucina meglio di mamma». La sera gli dà sempre il bacio della buonanotte. Il papà è felice.

Anticipazione stampa da “Oggi” il 16 ottobre 2019. Il settimanale OGGI, in edicola da domani, rivela alcuni retroscena della tournèe di Al Bano e Romina in Australia. Davanti a quasi 4 mila persone, alla Margaret Court Arena di Melbourne, la coppia si è esibita introdotta dal figlio Yari, alla chitarra, e con la figlia Romina jr come improvvisata corista: «Di norma ho quattro coriste», commenta Al Bano, «ma tre purtroppo hanno dato forfait per vari motivi personali, e Romina Jr. è arrivata in supporto debuttando come cantante e cavandosela egregiamente. Questo lo dico da spettatore, non da papà». A una fan che li ha invitati a tornare insieme anche nella vita, Al Bano ha risposto: «Ma fosse stato per me non l’avrei mai lasciata, Romina: è stata lei ad andarsene…». E sulla possibilità di una loro partecipazione a Sanremo aggiunge: «Esistono effettivamente due canzoni che giacciono in un cassetto da tempo... Nessuna delle due però è stata presentata ufficialmente al Festival. Dove io in gara fra l’altro non voglio più tornare. Al limite potrei anche presentarmi all’Ariston, ma solo se mi inviteranno fra gli ospiti d’onore».

Marina Lanzone per ilgiornale.it il 16 ottobre 2019. "Al Bano e Romina? Insieme non li rivedrete mai più". Questa affermazione rischia di spazzare via secoli di ipotesi e speranze riguardo una delle coppie più amate e seguite della televisione italiana. E chi è stata a pronunciarla? Proprio Loredana Lecciso. A riferilo nel corso della puntata di martedì 15 ottobre di Mattino 5 è stato il direttore di Nuovo, Riccardo Signoretti. Ospite di Federica Panicucci, Riccardo Signoretti ha parlato del numero del suo giornale già in edicola e ha svelato questo piccolo retroscena. Loredana Lecciso, infatti, ha deciso di aprire il suo cuore e di "raccontarsi" a Nuovo. "Loredana Lecciso di solito si arrampica sugli specchi rispondendo con altre domande, ora invece si è aperta", ha detto il giornalista, soddisfatto del suo lavoro. E puoò dirlo forte. La Lecciso, infatti, ha speso parole per Al Bano e Romina mai dette prima. In questa lunga chiacchierata, quindi, Loredana Lecciso è tornata a parlare di Al Bano. I due, nonostante si siano lasciati ormai da qualche tempo, sono in ottimi rapporti. Tra loro la stima e l'affetto è davvero invidiabile e tutto questo non può che fare bene ai loro figli. Ma ora arrivano queste parole di Loredana. Parole inaspettate. Questo pezzo è stato aggiornato alle 12.35 del 16 ottobre in quanto pubblicato erroneamente attribuendo le frasi a Romina Power.

Loredana Lecciso e la figlia Jasmine Carrisi, foto dietro le quinte di Live - Non è la D'Urso: tsunami social. Francesco Fredella su Libero Quotidiano il 21 Novembre 2019. La foto fa il pieno di like in poco tempo. Loredana Lecciso e sua figlia Jasmine Carrisi sono belle come il sole. Sembrano sorelle. Lo scatto, realizzato dietro le quinte di Domenica Live, diventa subito virale. Loredana, che il pubblico ha apprezzato qualche settimana fa al “Live non è la d’Urso”, sta vivendo un momento di forte popolarità in televisione. Tra l’altro, ai follower non sono sfuggite le foto con Al Bano (alcune scattate in auto) dove si nota una certa complicità. A tratti sospetta. E’ bastato questo particolare ai fan per riaccendere la miccia di un gossip mai sepolto. Anzi, mai spento. Al Bano e Loredana sono tornati insieme? E’ questa la domanda da “cento milioni di dollari”. Loredana, proprio nello show del lunedì sera della d’Urso, si è raccontata senza filtri parlando di un rapporto di grande complicità, stima e affetto con Carrisi. Insomma, un rapporto invidiabile che piace a tutti. Tra l’altro Al Bano e Loredana hanno due figli (Jasmine e Bido) e la loro storia d’amore, durata circa 20 anni, ha fatto sognare il pubblico. Adesso il loro sembrerebbe un rapporto di vera e pura simbiosi. Almeno questo è quello che giunge alle nostre orecchie indiscrete. E pare che Loredana sembra sia diventata la regina di Cellino, da sempre quartier generale di Al Bano.

Mattino 5, Romina Power e la pietra tombale su Al Bano Carrisi: "Non ci vedrete mai più insieme". Libero Quotidiano il 15 Ottobre 2019. Fine dei giochi. Cala il sipario. Si spegne per sempre la luce su Al Bano Carrisi e Romina Power. L'ultima roboante conferma arriva direttamente da Romina, le cui anticipazioni al settimanale Nuovo sono state anticipate dal direttore, Riccardo Signoretti, nel corso dell'ultima puntata di Mattino 5: "Al Bano e Romina insieme non li vederete più". Questa l'anticipazione di un'intervista data dalla cantante al rotocalco. Signoretti ha dunque aggiunto: "Romina di solito si arrampica sugli specchi, rispondendo con altre domande, ora invece si è aperta". E avrebbe messo una pietra tombale sul suo rapporto con Carrisi. Non è chiaro, però, se il riferimento della Power sia al rapporto sentimentale o a quello lavorativo, oppure a tutti e due. Eppure, da tempo si sussurra che i due potrebbero presentarsi assieme al Festival di Sanremo 2020: come stanno le cose, dunque?

Romina Power smentisce la notizia sulla rottura con Al Bano: “Tutte palle”. Romina Power, dopo aver letto la notizia riguardante una sua presunta rottura definitiva con Al Bano, smentisce via social e sbotta: "Non credete ad una sola parola". Luana Rosato, Mercoledì 16/10/2019, su Il Giornale. Solo qualche ora fa, ha iniziato a circolare in rete la notizia riguardante una presunta rottura tra Romina Power e Al Bano. Stando a quanto dichiarato da Riccardo Signoretti, direttore del settimanale Nuovo, a Mattino Cinque, Romina avrebbe rilasciato una intervista nella quale annunciava che i fan non l’avrebbero mai più vista accanto all’ugola di Cellino San Marco. “Romina di solito si arrampica sugli specchi, rispondendo con altre domande, ora invece si è aperta”, aveva dichiarato il direttore del settimanale di cronaca rosa ai microfoni di Federica Panicucci, lasciando di stucco i fan della coppia, ancora speranzosi di rivederli uno accanto all’altra e non solo per motivi di lavoro. A distanza di qualche ora dalla notizia che ha fatto da subito il giro della rete, Romina Power ha deciso di intervenire sui social per smentire categoricamente qualunque annuncio infondato che riguarda lei e l’ex marito. “Cosa mi tocca leggere sul web. Tutte palle!!! – ha sbottato la cantante, aggiungendo - . Non credete ad una sola parola!”. Per Romina e Al Bano, dunque, nessuna rottura in vista, anzi iniziano a diventare sempre più insistenti le voci secondo cui la coppia sarebbe pronta per un ritorno in grande stile alla 70esima edizione del Festival della Musica Italiana. Pare, infatti, che Amadeus stia lavorando per averli a Sanremo 2020, forte anche del fatto che Cristiano Malgioglio abbia scritto per loro una importante canzone.

Al Bano e Romina Power, la confessione choc sulla fine del loro matrimonio: di chi è stata la colpa. Libero Quotidiano il 10 Agosto 2019. La fine del matrimonio tra Al Bano e Romina Power è ancora un mistero. I due si sono allontanati dopo qualche mese la scomparsa della loro primogenita Ylenia Carrisi. Quest'ultima nel 1993 ha fatto perdere le sue tracce mentre si trovava in vacanza a New Orleans gettando nello sconforto i suoi genitori. Fino a qualche tempo fa si pensava che la causa della separazione fosse dovuta a questo. Ma in realtà le motivazioni sarebbero diverse. "È Romina che ha portato il germe della separazione nella famiglia Carrisi. Prima di allora nella mia famiglia non si sapeva cosa significasse la parola divorzio. È lì che è uscita l'americana che è in lei. Forse anche l'amata Cellino a lei stava stretta", ha dichiarato il 76enne. Nonostante l'allontanamento e la relazione del cantante con Loredana Lecciso, la ex coppia  è tornata a cantare insieme. Infatti dopo un periodo di stop, la storica coppia si è esibita in Estonia.

Al Bano Carrisi, confessione straziante su Ylenia: "Perché ho dovuto chiedere scusa a Dio". Libero Quotidiano il 6 Novembre 2019. Ylenia Carrisi è scomparsa da 25 anni, ma i genitori non si vogliono ancora rassegnare. L'ultimo a parlare è stato Al Bano Carrisi, che racconta il suo strazio in un'intervista esclusiva pubblicata su Oggi. Il cantante di Cellino San Marco spiega: "Quando perdi una figlia in quella maniera, anzi in qualunque altra maniera succeda, ti chiedi perché proprio a me che sono un credente, che sono un cristiano?. In quei momenti di pazzia mentale non puoi evitare quei pensieri perché sono loro che ti aggrediscono", spiega Al Bano. E ancora: "Poi, improvvisamente, mi sono reso conto che stavo male due volte: la prima perché mi sentivo contro Dio, l’altra perché avevo perso mia figlia. Ancora quando ne parlo c’è qualcosa dentro di me che va in subbuglio. La cosa bella - rimarca - è quando ho chiesto scusa al Signore, quando ho chiesto scusa a Dio per questa mia reazione. Ho passato veramente un periodo nero. Poi proprio la fede, insieme alla musica, mi ha salvato da questo buio profondo", conclude un commosso Al Bano Carrisi.

Romina Power e l’appello per la figlia scomparsa, 25 anni dopo. Pubblicato domenica, 03 novembre 2019 su Corriere.it da Valentina Santarpia. La cantante e showgirl, dopo 25 anni, ancora spera di riabbracciare la figlia Ylenia. Commovente l’appello su Instagram. Una mamma non dimentica mai. Romina Power, dopo 25 anni dalla scomparsa della figlia Ylenia, torna a lanciare un appello su Instagram, pubblicando una foto della ragazza e chiedendo a chiunque possa ravvisare le sue fattezze in un donna, che sarebbe ormai adulta, di contattarla. «Novembre è il mese in cui è nata Ylenia- scrive la showgirl e cantante- È scomparsa negli Stati Uniti nel gennaio 1994. Aveva 23 anni. Non ho mai perso la speranza di abbracciarla di nuovo. So che da allora deve essere cambiata, ma se qualcuno riconosce una donna che assomiglia a questa ragazza, per favore mi contatti». Ylenia, la primogenita di Romina Power di Al Bano Carrisi, si trovava a New Orleans nell’inverno del ‘94 per scrivere un libro che raccontare la vita e la carriera di un musicista del luogo, ma poco dopo è svanita nel nulla. Era con Alexander Masakela, un cornettista di 54 anni che aveva conosciuto con la famiglia Carrisi e di cui qualcuno ipotizza che la ragazza si fosse invaghita. Ylenia tornò a New Orleans il 30 dicembre e i suoi genitori la sentirono per l’ultima volta al telefono il 1 gennaio. Da quel momento sono state tantissime le ipotesi. Una testimonianza tra le più accreditate sosteneva che Ylenia Carrisi, drogata, si sarebbe suicidata lanciandosi nel Mississipi. Addirittura si è ipotizzato che fosse entrata in un programma di protezione testimoni e avesse quindi cambiato aspetto e nome, oppure che fosse stata ricoverata in una clinica svizzera in stato confusionale. Negli anni sono state fatte molte indagini e ipotesi ma della sua sorte non si è saputo più nulla. La morte presunta della giovane è stata dichiarata nel 2014 su istanza del padre. Nel 2018 la trasmissione «Chi l’ha visto» ha pubblicato la foto di lei come sarebbe a 48 anni.

Le figlie di Al Bano e Romina: "Per colpa della mamma non abbiamo più una casa". Romina e Cristel Carrisi hanno rivelato in diretta di vivere un disagio quando arrivano a Roma per colpa della loro madre, scrive Anna Rossi, Martedì 19/03/2019, su Il Giornale. Ospiti di Mara Venier a Domenica In, Romina e Cristel Carrisi hanno parlato della loro vita privata, della carriera e hanno fatto una rivelazione inaspettata. In particolare, le due figli di Al Bano hanno confessato che "per colpa della mamma non abbiamo più una casa a Roma". In che senso? "C'è gente che fa meditazione nella mia stanza da letto - ha sbottato seppur ridendo Cristel -. Ormai non abbiamo più una casa a Roma e quando veniamo in città siamo costrette ad andare in hotel. Questa è nostra madre: doveva ripulirsi il Karma". Una rivelazione inaspettata e mai confessata prima né da Al Bano né da Romina Power. Le due belle sorelle parlano del loro disagio sorridendo, ma sempre un problema rimane. Tanto che con "zia Mara" si lamentano. La casa non ce l'hanno più perché la madre l'ha donata a un gruppo di buddisti.

Da Il Messaggero il 21 giugno 2019. Romina Power ha pubblicato una foto su Instagram che ha fatto preoccupare immediatamente tutti i fan. La cantante appare ricoverata in ospedale, subito dopo un'operazione. «Tutto bene quel che finisce bene! Grazie a tutti i dottori , infermieri e anestesisti» questo il messaggio che accompagna il post. Ma cosa è successo alla ex moglie di Al Bano e quali sono le sue attuali condizioni di salute? La frase scritta da Romina Power lascia presupporre che la donna si sia sottoposta a un intervento chirurgico (visto il coinvolgimento degli anestesisti), ma non si conosce il motivo dell'operazione né se sia trattato di un intervento d'urgenza o di qualcosa già in programma. Quello che è certo è che al suo fianco c'erano le figlie Cristel Carrisi e Romina Jr Carrisi. Quest'ultima ha commentato il post scrivendo: «Love you mommy, solo per te e i voli internazionali mi sveglio alle 6 del mattino»; Romina Jr ha poi postato la foto nelle sue stories con la scritta "Strong woman". Proprio ieri è circolata la notizia riguardo alla volontà di Loredana Lecciso di riappacificarsi con Romina Power. Lo stesso Al Bano aveva espresso il desiderio che tra le donne più importanti della sua vita ci fosse un clima sereno. «Se lei mi tendesse la mano, io gliele tenderei tutte e due. E di tutto ciò non potrebbero che gioirne i nostri figli, ma soprattutto Al Bano», ha dichiarato la Lecciso al settimanale "Oggi".

Simonetta Sciandivasci per “la Verità” il 21 giugno 2019. Come sono belle le battaglie donchisciottesche. Chi di noi non ne ha combattuta almeno una in passato, e non ne sta combattendo almeno dieci nel presente, e non ne combatterà almeno altre cento finché campa. Quella di Loredana Lecciso sembra proprio che lo sia, una fallimentare, romantica, appassionante guerra contro i mulini a vento. E invece è una furbata, anzi: vorrebbe esserlo, e non lo sarà mai, quindi è soltanto un disastro assoluto, con l' aggravante del patetismo e della noia. «Mi piacerebbe che tutti insieme tornassimo a condividere dei bei momenti, da vera famiglia allargata», ha detto a Oggi, in un' intervista che è quella che è, e fa il mestiere che deve fare, e cioè gossip progresso, e nella quale per l' ennesima volta è tornata a farci sapere che brava persona è, quanto sani e mediterranei sono i suoi valori, e quanto è in pace con sé stessa, gli ulivi, la maternità e Romina Power. Niente di vero, specie l' ultimo file, quello su Romina, che per Lecciso dovrebbe tenderle la mano, così che lei gliene tenderebbe due (ovvero: la strega è lei, mica io - e che fine fa quel sacro valore mediterraneo dell' andare incontro alle signore più grandi?). Tanto è in pace con la prima moglie dell' uomo che definisce il suo «passato, presente e futuro», che nelle due pagine che concede a Oggi non tralascia nessun particolare su quanto lui l' abbia amata («mi diceva che ero la sua primavera», ovvero: l' ho fatto rinascere io, dopo l' inverno del suo scontento, cioè quella prima di me); sottolinea che lei è arrivata quando «tra Romina e Al Bano erano state prese decisioni. Per meglio dire, quando Al Bano aveva subìto delle decisioni» (il diavolo è nel «per meglio dire»); specifica che la pace tra lei e Power farebbe «gioire i nostri figli, ma soprattutto lui» (ovvero: la strega se ne fotte di quanto fa soffrire tutti, e guardate invece quanto son tranquilla io); rivela che «ci siamo baciati accanto a una chiesetta abbandonata» (ovvero: come potete dirmi che sono una sfasciafamiglie, io bacio nelle case del Signore!). E così, nel chiedere addirittura «una nostra domenica delle Palme», Lory Lecciso indossa l' elmetto di Don Chisciotte per dirci che lei combatte per la pace, ma Romina Power le impedisce di raggiungerla. In verità, e in tutta evidenza, prepara la guerra. L' ennesima.

 Da ilmessaggero.it il 20 novembre 2019. Polemiche per la foto pubblicata da Romina Carrisi, figlia di Al Bano e Romina Power. L'immagine su Instagram che la ritrae in posa sulla tomba del nonno Tyrone Power ha scatenato l'ira dei fan, indignati per quella che considerano una «mancanza di rispetto». «Raccontano che eri un tipo cool, avrei voluto conoscerti..», scrive Romina Carrisi nel post sui social. Ma non sono le sue parole a indispettire i follower. È la posa, a piedi nudi con una rosa bianca in mano, che ha provocato la reazione dei suoi seguaci. «Almeno potresti non sederti sulla tomba... Un po' di rispetto e buon senso non guastano mai», scrive un utente. E ancora: «Fare foto con la tomba di un defunto, per di più in posa perché il parente era famoso lo trovo di indubbio gusto... l’esibizionismo è un conto, pregare nella spiritualità dell’atmosfera di un cimitero è altra cosa». Ma c'è anche chi non ha trovato nulla di male nell'iniziativa della figlia di Al Bano e Romina. «Sei bellissima, tuo nonno sarebbe stato orgoglioso di te», commentano. E anche: «Ciao Romina buon sangue non mente anche tu sei bellissima - tuo nonno è stato grande sia come attore che come padre».

Romina Carrisi in posa di fronte alla tomba di nonno Tyrone. E si scatena la polemica: «Irrispettosa». Pubblicato mercoledì, 20 novembre 2019 da Corriere.it. Romina Carrisi, una delle figlie di Romina Power e Albano Carrisi, non ha resistito a manifestare i propri sentimenti agli oltre 80mila follower che la seguono su Instagram. Si trova ora in viaggio negli Stati Uniti e si è fatta scattare una foto in cui è comodamente seduta, a piedi scalzi e con un fiore bianco in mano, sulla tomba del nonno materno Tyrone Power all’Hollywood Forever Cemetery di Los Angeles. In inglese ha scritto: «Ho sentito che eri un uomo affascinante... Avrei voluto conoscerti» con un cuoricino a fianco. L’immagine è diventata virale in brevissimo tempo scatenando la solita diatriba che si verifica in questi casi: da un lato i detrattori che hanno ritenuto poco rispettosa un’immagine alquanto disinibita pur trattandosi di un luogo dedicato ai defunti. Dall’altra, invece, molti si sono espressi in maniera positiva ritenendo che fosse un atteggiamento poetico fatto da una nipote che non ha mai conosciuto il proprio nonno. Tyrone Power è stato un grande divo della Golden Age di Hollywood. Dal suo matrimonio con Linda Christian (celebrato in Italia) nacque Romina Power. Morì prematuramente a Madrid a causa di un infarto.

Romina Power operata per un problema al ginocchio. La cantante ha pubblicato sui social una nuova foto dove spiega il motivo del ricovero ospedaliero avvenuto nei giorni scorsi. "Grazie ai medici e ai miei figli che mi hanno sostenuto", scrive la Power su Instagram. Novella Toloni, Venerdì 21/06/2019, su Il Giornale. Svelato il mistero del ricovero in ospedale di Romina Power. La popolare cantante italiana nelle scorse ore aveva pubblicato una fotografia sui social dove si mostrava in un letto di ospedale con l'ago della flebo nella mano. Poche parole per dire che tutto era andato bene e per i ringraziamenti a medici, infermieri e anestesisti. Ma nessun dettaglio in più sul ricovero. Fan e follower si erano, così, preoccupati per le sue condizioni di salute incerte. Oggi l'ex moglie di Al Bano Carrisi ha pubblicato sul suo account Instagram un nuovo post dove spiega cosa è successo: "Lasciando la clinica Villa Margherita dopo l'intervento in Artoscopia al ginocchio, ringrazio di cuore il prof Petrucci, il prof Cauti , il prof Alicicco, la caposala Gabriella D'Angelo e tutto lo staff estremamente gentile della clinica . Più, naturalmente i miei figli Romina e Yari ,che mi hanno sostenuta e tenuta compagnia con sottofondo anche musicale". La cantate si è sottoposta a un intervento di routine al ginocchio, un'operazione programmata da tempo ma che comunque l'ha costretta al ricovero ospedaliero. Ora la cantante dovrà osservare un periodo di riabilitazione di poche settimane prima di poter tornare a camminare bene. Intanto al suo fianco, come lei stessa ha confermato, c'è la sua famiglia, in primis i figli Yari e Romina Carrisi che l'hanno spronata e supportata in questi giorni.

 “I MIGRANTI? BISOGNA AIUTARLI NEL LORO TERRITORIO”. Filippo M. Capra per “Libero quotidiano” l'1 aprile 2019. Lo stato su WhatsApp di Al Bano Carrisi recita: «Ciao! Ti auguro un bel carico di Felicità!!!», e al telefono risponde con «Hello?», accompagnato da un tono di voce allegro che non tradisce la delusione per essere finito nella black-list di coloro che non possono entrare nel Paese ucraino. La speciale lista, compilata dal ministero della Cultura in base alle richieste del Consiglio di Sicurezza e Difesa nazionale, dei servizi di sicurezza e del Consiglio della Tv e Radio nazionali dell' Ucraina, è una condanna «insensata. Mai fatto politica». Il caso, che ha avuto risonanza mediatica mondiale, non è ancora prossimo a una soluzione.

Al Bano, si è dato una spiegazione del perché? State lavorando per risolvere la situazione?

«Sì, ci sta pensando il mio avvocato. Speriamo torni tutto com' era, altrimenti peggio per loro che non mi avranno più lì in concerto».

Dopo lei, anche Cutugno è finito sotto accusa. A Kiev (città con un folto elettorato di destra, ndr) un uomo gli ha mostrato fiero il saluto romano. Crede che se il concerto si fosse tenuto a Donetsk (storicamente di sinistra, ndr) sarebbe stato diverso?

«Ho sentito di Toto. Io non lo so, ma non ho mai giudicato la politica interna altrui perché sono rappresentanti voluti da un popolo che ha votato. Delle differenze di destra e sinistra dell' Ucraina non mi sono mai interessato e non sono additabile come "pericolo per la Nazione" perché io non faccio politica. Io faccio musica».

Ha ricevuto messaggi di solidarietà?

«Sì, moltissimi, specie dai politici. Mi ha fatto molto piacere».

È soddisfatto dalle politiche del governo Lega-Cinquestelle?

«Io sono apartitico, il mio partito è quello del Papa che grazie al cielo risiede in Italia. A me piacciono le persone che si danno da fare per migliorare il nostro Paese, che ho come l' impressione sia ormai agli sgoccioli».

Quale tipo di persone le piacciono?

«Matteo Salvini. Ho avuto modo di tastare l'odio che viene provato nei suoi confronti, ma lavora per il bene dell'Italia. Io mi detti da fare per l' esportazione in Cina dei vini italiani, che al tempo copriva solo il 4.7% del mercato mentre quelli francesi sfioravano il 50% e sono meno buoni dei nostri».

Dunque la "via della seta" è un accordo che la convince?

«Sì, è importantissimo. Possiamo imparare molto dalla Cina così come dal Giappone, realtà che conosco molto bene».

Ad esempio?

«La cultura del lavoro: in Cina sono degli stakanovisti, in Giappone si rifiutano di scioperare per continuare a lavorare. Qui ormai ci si è abituati a fare sempre e comunque il meno possibile, non si ha più voglia di lavorare».

Quindi il suo giudizio sul reddito di cittadinanza...

«È negativo. Aiutare i poveri è fortemente cristiano, aiutare i fannulloni non lo è per niente».

Molti pensano che l' Italia sia stata svenduta alla Cina.

«Questi accordi devono essere regolamentati a dovere, ma possono portare grandi cose».

Cosa ne pensa della questione migranti?

«Quello che sta accadendo in Siria, con tutti quei bambini che sembrano non potere avere un futuro, è disarmante. C'è un senso di violenza contro l' umanità di questi tempi».

Anche lei è stato un migrante, molto tempo fa.

«Sì, fui costretto a lasciare la mia terra per trovare fortuna altrove, dunque conosco la condizione psicologica di queste persone. Io sento spesso la mancanza della mia terra, ma ho opportunità di ritrovarla. Mentre loro sono costretti a lasciarla e non vederla più».

Sono ormai celebri alle cronache i casi "Diciotti" e "SeaWatch". Sarebbero dovuti sbarcare prima?

«Io sono dell' idea di aiutarli nel loro territorio, perché il problema è lì. Le persone possono essere accolte, ma è il ciclo delle partenze che deve trovare una soluzione: la loro realtà è devastata e bisogna aiutarli a trovare una normalità affinché possano continuare a vivere lì».

Molti problemi, però, nascono dalle razzie precedenti che hanno costretto alla povertà questi Paesi, sfruttandoli per i propri interessi. È d' accordo?

«In parte. Credo che sia una delle cause di questa situazione, ma certamente non l'unica: ora servono azioni vere di pace. Bisogna arrivare lì con un ramoscello d'ulivo e aiutarli».

Come vede la scena politica di oggi?

«Quando guardo i cosiddetti salotti televisivi fatico a capire, come chiunque. Tutti si attaccano, tutti si insultano in continuazione. Lo spettatore è disorientato, non c' è più l'eleganza dialettica di una volta. C' è una perdita costante di valori nella politica attuale».

Tour a parte, sta lavorando a nuovi progetti?

«Sì, un paio di album. Uno mio personale, e un con Romina».

Un anno denso di impegni.

«Sì per il progetto con Romina ci serve ancora del tempo: voglio che siamo totalmente d'accordo sui brani da proporre, ma l' intenzione di lavorare ancora insieme c'è».

Con la signora Power, quindi, è tutto ok?

«Assolutamente sì. Stiamo per diventare ancora una volta nonni, la nostra famiglia è unita. Non c' è motivo per non andare d' accordo».

·         Toto Cutugno viene bandito in Ucraina.

Ucraina, dopo Al Bano i deputati chiedono il divieto di ingresso a Toto Cutugno. Pubblicato venerdì, 15 marzo 2019 da Corriere.it. Dopo Al Bano, tocca a Toto Cutugno. Un gruppo di deputati ucraini ha chiesto al capo dei servizi di sicurezza (Sbu) Vasily Gritsak di precludere l’ingresso nel Paese al cantautore: il motivo sarebbero le sue presunte posizioni filorusse. La notizia confermata da uno dei parlamentari che hanno avanzato la richiesta, Viktor Romanyuk. Cutugno ha in programma un concerto a Kiev il 23 di marzo, e nel documento viene definito «un agente di appoggio della guerra della Russia in Ucraina». E ancora, secondo i deputati che hanno avanzato la richiesta «Cutugno fa parte dell’associazione Amici di Putin e ha sostenuto l’annessione della Crimea». La notizia arriva a pochi giorni da quando proprio Kiev ha inserito Al Banonella «lista nera» del ministero della Cultura, indicandolo come una «minaccia alla sicurezza».

Dopo il caso Al Bano ora anche Toto Cutugno viene bandito in Ucraina. Cutugno, come Al Bano, rappresenterebbe una minaccia per la sicurezza nazionale, motivo per il quale i loro nomi sono stati inseriti nella black list delle persone sgradite nel Paese, scrive Pina Francone, Venerdì 15/03/2019, su Il Giornale. Dopo Al Bano, l'Ucraina mette al bando anche Toto Cutugno. Già, perché alcuni deputati hanno chiesto al capo dei servizi di sicurezza del Paese, Vasily Gritsak, di non permettere al cantante75enne di mettere piede in territorio ucraino. Il motivo? Lo stesso valido per Albano Carrisi, ovvero le presunte posizioni filorusse dell'artista. Lo ha reso noto uno dei parlamentari che hanno avanzato la richiesta, Viktor Romanyuk, confermando così di fatto il contenuto di un articolo apparso ieri su Economistua. La testata online ha pubblicato anche una copia di quello che dovrebbe essere il documento inviato dai parlamentari all'Sbu. Insomma, Cutugno come Al Bano rappresenterebbe una minaccia per la sicurezza nazionale, motivo per il quale i loro nomi sono stati inseriti nella black list delle persone sgradite nel Paese. Toto Cutugno, che aveva un concerto in programma a Kiev il 23 marzo, viene definito "un agente di appoggio della guerra della Russia in Ucraina". Romanyuk ha dichiarato all'Ansa che la richiesta è stata lanciata "perché Cutugno fa parte dell'associazione 'Amici di Putin' e ha sostenuto l'annessione della Crimea".

"AL BANO MI HA SALVATO LA VITA". Da “I Lunatici – Radio 2” l'11 maggio 2019. Toto Cutugno è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici", condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta ogni notte dall'1.30 alle 6.00 del mattino. Toto Cutugno ha svelato: "Albano Carrisi mi ha salvato la vita. Mi rivolgo agli uomini: fate prevenzione, cazzo. Io mi sentivo una roccia dieci anni fa, mi sentivo di spaccare tutto il mondo, invece mi alzavo di notte, tre quattro volte, per andare a fare la pipì. Mi sono confidato con Albano e mi ha consigliato un medico. Quel medico che si è accorto, alla prima visita, che non avevo una prostata, ma un melone. Non mi ha fatto uscire dall'ospedale, ha detto subito che era una cosa grave, avevo le metastasi del cancro che arrivavano quasi ai reni. Se non mi facevo operare subito le metastasi del cancro mi arrivavano ai reni ed ero finito. Il professor Rigatti, il medico che Albano mi ha consigliato, mi ha salvato la vita. Io sono, grazie ad Albano Carrisi, un miracolato. Ora sto bene, ogni mese vado a fare i controlli, faccio un po' fatica a camminare, mi stanco facilmente, però sto da Dio". Sulla canzone L'Italiano, che lo ha reso celebre in tutto il mondo: "Ero a Toronto, stavo facendo un concerto in un grandissimo teatro. Alla fine della mia esibizione ho fatto accendere le luci e ho visto la gente che era in sala. 3500 persone con la faccia da italiano. Li ho guardati, mi sono emozionato, e mi sono detto che avrei detto una canzone per loro, una canzone dedicata a tutti quegli italiani che erano in giro per il mondo. Sono andato al ristorante dopo il concerto e con la chitarra in mano mi è venuta fuori la canzone, naturalmente. Volevo farla cantare a Celentano, ha sentito la canzone due volte e poi ha detto che non poteva cantarla. Sono rimasto sbigottito, ma lui ha detto che non voleva farla. E' stata la mia fortuna. Nell'ultimo cd di Adriano e Mina c'è una mia canzone, siamo sempre in contatto, anche con Claudia Mori. Per me Celentano è il massimo, conoscerlo è un prestigio. E' un grande artista. Per lui ho scritto tredici canzoni, tra cui 'Soli' e 'Il tempo se ne va'". Sulla musica italiana: "Intesa come melodia, la musica italiana è un po' dimenticata. Oggi ci sono i rapper, i trapper. Poi sono anche bravi questi ragazzi, raccontano storie originali. Ma manca, secondo me, la melodia che ci invidia il mondo intero". Sull'Ucraina, che per iniziativa di qualche deputato avrebbe voluto bandirlo dal Paese: "Sono andato a Kiev e ho fatto uno dei concerti più belli della mia carriera. C'è stato un uomo che è salito sul palco, io gli avrei dato un calcio in faccia, ero pronto, ma non si è capito se voleva farmi del male o stringermi la mano. Proprio in questi tempi comunque hanno eletto il nuovo presidente dell'Ucraina: è un mio carissimo amico, ho fatto una trasmissione televisiva a Kiev e il presentatore dell'epoca oggi è diventato presidente".

UN SOVRANISTA VERO. Gianluca Veneziani per “Libero Quotidiano” l'1 aprile 2019. Fortuna che da noi non c' è la sinistra al potere, perché altrimenti stilerebbe una black-list simile a quella dell' Ucraina nei confronti degli artisti filo-putiniani. Alla pari tutti i personaggi dello spettacolo che hanno dichiarato la propria preferenza per Salvini rischierebbero di essere considerati dei traditori dagli esponenti dei salotti radical chic che da sempre si ritengono unici depositari della cultura in Italia. Ma tant' è: ormai il leader della Lega non fa solo breccia tra gli elettori comuni ma acquista credito tra i vip del cinema, della tv e della musica forse perché è diventato lui stesso una rockstar. Tra i personaggi che hanno fatto un endorsement a suo favore alcuni appartengono a quel filone musicale che, più che nazional-popolare, sarebbe corretto definire nazional-populista. In primis Al Bano che, prima ancora che fan di Putin, è un cantore di Salvini il quale «ha trasformato la Lega in un partito nazionale» e «mi sembra stia mantenendo il programma annunciato in campagna elettorale», soprattutto sulla questione immigrazione: «Ci vuole un po' d' ordine con questa ondata di migranti», ha spiegato l' artista. Ad aggiungersi al coro, è il caso di dire, c' è un altro cantante "italiano vero" come Toto Cutugno che ammette: «C' è un personaggio della politica attuale che mi piace: Salvini. Perché quando lo sento parlare è un uomo con i coglioni». Oltre che con le idee chiare sull' immigrazione: «Sarei favorevole a ospitare queste persone, ma credo che prima, noi italiani, abbiamo problemi da risolvere», continua Cutugno. L' eterno secondo convertito sulla via del «Prima gli italiani». Una che ormai pare verde-blu leghista pur essendo rossa di capelli è Rita Pavone che lo scorso anno, commentando alcune dichiarazioni dei Pearl Jam contro la chiusura dei porti, aveva detto: «Ma farsi gli affari loro, no?», guadagnandosi l' apprezzamento del leader leghista che l' aveva tributata con un «Onore a Rita Pavone, che non si inchina al pensiero unico!». Se c' è chi le canta, con tanto di sviolinate, a Salvini, c' è anche chi gli esprime sostegno a partire dal mondo forse a lui più ostico: il cinema. Da questo punto di vista hanno destato stupore le affermazioni di Riccardo Scamarcio, secondo cui «Salvini non è razzista. Il suo governo ingloba una larga parte del pensiero nazionalista, nel senso più nobile del termine». E ancora di più hanno suscitato polemiche le prese di posizione di due attori che, di certo, non possono dirsi di destra: Claudio Amendola ha definito il leader leghista «il miglior politico degli ultimi vent' anni, anzi degli ultimi trenta», e Claudia Gerini ha plaudito al governo gialloverde in quanto «fa delle mosse giuste per gli italiani», giudicando «ottima» l' idea di un censimento dei rom (poi entrambi hanno fatto una piccola retromarcia, forse perché il cinema certe cose non le perdona...). tutti sul carro Chi ha tenuto il punto sono stati due personaggi del piccolo schermo come Giancarlo Magalli e Lorella Cuccarini, abituati a condurre e capaci di apprezzare il conduttore del Paese Italia, Matteo Salvini. Il primo ha ricordato che il ministro dell' Interno «non è razzista, è protezionista», e ha elogiato il sovranismo che «si fonda sull' amore e il rispetto dell' identità nazionale»; la seconda ha sostenuto che «bloccare l' immigrazione non è di destra, è sacrosanto». Insomma, il numero degli artisti #iostoconsalvini, quasi in risposta al manifesto vip dell' anno scorso su Rolling Stone «Noi non stiamo con Salvini», cresce più va avanti il governo. La speranza è che tutti costoro non stiano soltanto salendo sul Carroccio del vincitore.

·         Sanremo 2019: i cantanti che hanno vinto più volte il festival.

Sanremo 2019: i cantanti che hanno vinto più volte il festival. Tra i 24 partecipanti in gara quest’anno, solo Renga, Cristicchi, Arisa e Il Volo hanno già vinto la kermesse canora, scrive Gabriele Antonucci il 4 febbraio 2019 su Panorama. Le ultime edizioni del Festival di Sanremo hanno lasciato poche tracce nella memoria collettiva, mentre alcune canzoni, soprattutto del passato meno recente, sono entrate di diritto nella storia del costume e dello spettacolo del nostro Paese. Una vittoria a Sanremo non è più, oggi, garanzia di successo e di vendite milionarie, ma è certamente un ottimo trampolino di lancio, soprattutto per i giovani artisti in gara in questa 69esima edizione del festival. Tra i 24 partecipanti di quest'anno, che non prevede distinzione tra big e giovani, hanno già vinto il festival Francesco Renga nel 2005 con Angelo, Simone Cristicchi nel 2007 con Ti regalerò una rosa, Arisa nel 2014 con Controvento e Il Volo nel 2015 con Grande Amore. Ma chi sono gli artisti che hanno vinto più volte il festival della canzone italiana?

Claudio Villa è il recordman di Sanremo, vinto in quattro edizioni: nel 1955 con Buongiorno tristezza insieme a Tullio Pane, nel 1957 con Corde della mia chitarra in coppia con Nunzio Gallo, nel 1963 con Addio…addio accompagnato da Domenico Modugno e nel 1967 con Iva Zanicchi cantando Non pensare a me.

Secondo posto per Domenico Modugno, che ha vinto tre volte la kermesse: nel 1958 con Johnny Dorelli con l’iconica Nel blu dipinto di blu, l’anno successivo sempre con Dorelli con Piove e nel 1966 insieme a Gigliola Cinquetti quando interpretò Dio come ti amo.

Iva Zanicchi è la donna con il maggior numero di vittorie a Sanremo, ben tre: nel 1967 con Non pensare a me, nel 1969 con Zingarainsieme a Bobby Solo e nel 1974 con Ciao cara come stai?.

Sono nove gli artisti ad aver vinto due edizioni del Festival: Nilla Pizzi (Grazie dei fiori nel 1951 e Vola colomba nel 1952), Johnny Dorelli (Nel blu dipinto di blu nel 1958 e Piove nel 1959); Bobby Solo (Se piangi se ridi nel 1965, Zingara nel 1969); Gigliola Cinquetti (Non ho l'etànel 1964, Dio come ti amo nel 1966); Peppino Di Capri (Un grande amore e niente più nel 1973, Non lo faccio più nel 1976); Nicola Di Bari (Il cuore è uno zingaro nel 1971, I giorni dell'arcobaleno nel 1972); Matia Bazar (…E dirsi ciao nel 1978,Messaggio d'amore nel 2002); Anna Oxa (Ti lascerò nel 1989, Senza pietà nel 1999); Enrico Ruggeri (Si può dare di più nel 1987, Mistero nel 1993). Chi vincerà, quest’anno, il Festival più amato d’Italia?

·         Michele Torpedine: il talent scout.

Michele Torpedine: “Ho scoperto Bocelli in un pianobar di Pontedera”, scrive Giulia Cherchi il 14/02/2019 su Il Giornale Off.

Giorni fa ha ricevuto il premio “Dietro le Quinte” assegnato a chi ha contribuito a rendere più prestigioso il Festival di Sanremo e la musica italiana nel mondo. Per il resto, qual è il bilancio di questo Festival?

«Rispetto agli artisti che c’erano (un rinnovo totale di rapper), eravamo un po’ distanti da questo festival, e quindi già l’essere rientrati sul podio vuol dire che è andata bene. Fino a venerdì avremmo anche vinto ma siamo stati penalizzati dalla Commissione Qualità, sostantivo che andrebbe tolto da quella commissione, perché di qualità non ha niente. Hanno le loro professioni personali, ma non dovrebbero parlare di musica. Dovrebbero essere eliminate sia la votazione dei giornalisti che la commissione qualità. Non ha senso tenere questi personaggi e penalizzare artisti che lavorano tutto l’anno per quel progetto. Poi è emerso quell’episodio di Bastianich, che mandava i messaggi affinché tutti votassero quel suo amico. Credo che non si farà più vedere in Italia!»

Lei in passato è stato anche batterista. Oltre a suonare con tanti artisti italiani, ha addirittura fatto da supporter a Jimi Hendrix e si è esibito con Ray Charles. Che ricordo ha di questi due miti? 

«Con Jimi Hendrix per me è stato come andare in chiesa. Lui ha stravolto la musica, la chitarra, e vederlo di persona è stato molto emozionante, come un miracolo. Con Ray Charles invece è stata una pura casualità. Era stata organizzata una grande serata a Rimini, all’Altro Mondo, un locale che negli anni ‘60/ ‘70 andava di moda e portava i più grandi artisti. Lui e il suo gruppo una sera sono andati ad esibirsi nel locale in cui suonavo io. La fortuna ha voluto che mancasse il batterista e così abbiamo suonato una mezz’ora insieme. Una cosa del genere può capitare massimo due volte nella vita!» 

Poi ha intrapreso la carriera come manager di cantanti divenuti poi celebri nel panorama musicale. Come è avvenuto questo passaggio? 

«A differenza di altri miei colleghi, io ero musicista. Ho finito di suonare con Gino Paoli. Ero il suo batterista e insieme inventammo la tournée Vanoni-Paoli anche per un’esigenza particolare: eravamo tutti e due rovinati. Così in un locale di Bologna una sera gli ho dato questa idea che ha cambiato la vita un po’ a tutti e due. Quando ho intrapreso la carriera da manager la prima cantante in assoluto è stata Gianna Nannini, era il 1980. Io lavoravo in una agenzia dove si produceva Pino Daniele. Andavo sempre con lui nei vari tour in giro e lì ho imparato a conoscere il più grande artista che l’Italia abbia mai prodotto. E da lì ho cominciato a seguire Gino Paoli, sono tornato a suonare con lui: è stato il primo a darmi la possibilità di fare questo lavoro, aveva capito per primo certe mie intuizioni, certe idee. Poi sono arrivati Zucchero, Giorgia, Bocelli, Biagio Antonacci e tutto il resto»

Dei molti cantanti con cui ha lavorato chi le ha lasciato un po’ di amarezza? 

«Quasi tutti, tranne IlVolo. Ormai sono dieci anni con loro. Mi hanno dato un respiro nuovo, mi hanno dato la voglia di rimettermi ancora in gioco. Loro sono diversi, magari anche perché quando li ho conosciuti erano molto giovani, ma adesso c’è un bellissimo rapporto, anche con i genitori. Sono gli unici genitori che non si intromettono nel lavoro e guardano con molta intelligenza quello che facciamo. I tre ragazzi sono giovani e spero che la mia salute regga così da fare anche il ventennale con loro»

Che cosa hanno questi ragazzi di diverso rispetto agli altri artisti con cui ha lavorato?

«IlVolo insieme ad artisti come Laura Pausini, Eros e Bocelli, sono i quattro veri artisti del panorama musicale italiano che fanno successo in tutto il mondo. E nonostante il successo sono persone molto umili che si preoccupano ancora di chiedere scusa se un giornalista scrive male di loro. Dicono: scusa mi fai leggere quella cosa orribile che hai scritto su di me? Sono persone ancora molto umili».

A loro ha anche dedicato il titolo del suo libro Ricomincio dai Tre. Come è nata l’idea di scriverlo? 

«Avevo voglia di mettere un po’ di chiarezza nell’ambiente, volevo che non venissero raccontate più bugie. Ho voluto mettere dopo tanti anni di musica un po’ di verità nell’ambiente. Ho sperato molto che i miei colleghi prendessero la palla al balzo per affiancarmi e fare chiarezza, ma vedo che c’è molta diplomazia (chiamiamola “diplomazia”) nel mio ambiente. Nessuno ha voglia di mettersi in gioco, di rischiare, di parlare, di mettere a posto le cose, di mettere a posto Sanremo e la musica. È un popolo che si adatta quello italiano, basta che non gli togli il campionato di calcio»

Nel libro racconta tante curiosità…c’è stata anche una reazione di Zucchero… 

«Sono anni che racconta bugie. Lui è stato uno dei motivi per cui ho fatto questo libro. Racconta episodi dove al posto mio con Pavarotti in America c’era lui. Oppure racconta che Joe Cocker è rimasto ammaliato dalla sua voce…E i soldi che ho speso io, non se li ricorda più? Allora il problema è che tutti possono anche far finta di non ricordare una cosa, ma così è impossibile. Tutti i duetti pagati senza mai ricevere un grazie. Una volta ti può anche sfuggire per sbaglio un ringraziamento, ma non puoi tutta la vita raccontare che i grandi artisti sono arrivati perché sentivano questa voce meravigliosa. Va bene Sinatra, Tony Bennett o Pavarotti, ma non credo che per una voce normale soul impazzisca qualcuno».

Quindi mi sta dicendo che è stato Zucchero il cantante che le è stato più ingrato? 

«Sì, Zucchero è stato il peggiore. Su Andrea (Bocelli n.d.r.) non posso dire niente. Magari diciamo che nelle risposte successive non è stato molto corretto. Ha fatto un film in cui la mia figura di manager risultava molto più simile a quella di un impresario di feste di piazza. Diciamo che c’è stato poco rispetto dopo»

Invece i ragazzi de IlVolo mi pare la ringrazino sempre… 

«Anche in maniera esagerata. Poi anche Luca Carboni con cui ho lavorato, in un disco fortunato (Ci vuole un fisico bestiale), è una persona meravigliosa, e anche Ron. Non ultimo ho visto in un programma di Bonolis, Jovanotti che ringraziava Cecchetto per avergli cambiato la vita. Tanto di cappello a personaggi così! Tutti gli artisti che ho trovato partivano da zero, io non ho mai preso un artista già avviato, tranne Paoli (ma all’epoca era rovinato perché non faceva più niente, erano sette anni che non faceva un disco perché nessuno lo voleva più): Giorgia la vidi in un locale di Roma che si chiamava Il Classico, era in una balera che si esibiva con suo padre. Biagio Antonacci era a zero punti, Zucchero era in un locale di Forte dei Marmi, Bocelli in un pianobar di Pontedera. Io li ho presi tutti da zero e sono diventati ciò che sono diventati. Non ho mai preso un artista già formato».

Vuole dirmi che è stato lei la loro fortuna? 

«No, magari sarebbe arrivato anche qualcun altro ma non so se avrebbe fatto il lavoro che ho fatto io. Può darsi che non sarebbe riuscito o anche che avrebbe fatto meglio… però io ho fatto delle cose come uniche in Italia: ho inventato il Pavarotti International, insieme a Zucchero chiaramente, per dodici anni e non c’è stata più una rassegna così. I miei artisti sono ancora da trenta anni al primo posto quando escono. Noi vediamo abitualmente gli artisti che durano sei mesi, un anno, poi spariscono. Però nessuno si vuole convincere di questo. Dicono sempre che sono molto fortunato»

Dopo i tanti successi della sua carriera quale aneddoto OFF è ancora inciso nella sua memoria? 

«Venivo da una famiglia povera emigrante a Bologna. Ricordo che scappavo sempre in parrocchia a suonare e quando tornavo a casa prendevo tante botte da mio padre: eravamo una famiglia povera e io invece di studiare andavo a suonare, che non era certo un lavoro. Ero talmente convinto di fare qualcosa nella musica che non sentivo nulla. Era del tutto stabilito forse»

Attualmente a quali progetti sta lavorando?

«Con IlVolo ne ho tanti. Adesso abbiamo il Giappone, Matera per la televisione americana e il tour mondiale. I ragazzi, insieme ad artisti come Bocelli, sono gli unici che girano tutto il mondo e che hanno successo ovunque. Sanremo è stato un episodio promozionale, anche se venerdì sera avremmo vinto noi il festival, poi succedono delle cose strane. Ma tutti gli anni succedono cose strane al festival, finché la canzone è in mezzo alla politica, agli affari, in mezzo al business. L’arte non dovrebbe essere così. C’erano altre canzoni belle, ma è naturale che le cose vadano come sono andate se poi si confonde il festival di Sanremo con IL Club Tenco, con Il Primo Maggio. Se tu vuoi dare un taglio particolare della tua carriera poi non puoi venire a Sanremo. Infatti anni fa fecero Il Club Tenco, la Musicultura a Macerata e Il Primo Maggio. Se vuoi fare comunicazione politica vai al Primo Maggio. Non c’è più la canzone italiana e quindi Sanremo non si può più chiamare il Festival della canzone italiana. Molti poi hanno paura di non andare in radio, è tutto condizionato al risultato successivo. Ad esempio con la voce di Arisa non si può fare un pezzo del genere! Quando venne fuori con La notte era un pezzo meraviglioso, la sua voce è quella! Cosa si mette a fare Jennifer Lopez adesso!»

·         Festival di Sanremo: le 25 canzoni più belle di sempre.

Festival di Sanremo: le 25 canzoni più belle di sempre. I brani dell'Ariston che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica italiana, scrive Gianni Poglio il 4 febbraio 2019 su Panorama. Sul palco dell'Ariston in oltre sessant'anni di Festival si è sentito proprio di tutto: canzoni straordinarie, brani improponibili, veri e propri orrori musicali, e decine di pezzi insignificanti. La stessa cosa si può dire per gli artisti, un mix eterogeneo, tra geni della musica, dilettanti allo sbaraglio, finti cantanti, vecchie glorie alla frutta, giovani talenti e giovani bidoni. Di tutto questo, quel che rimane, per fortuna, sono una manciata di canzoni che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della musica italiana. Questa è la nostra TOP 25:

1) Luce (tramonti a Est) - Elisa

2) Vita spericolata - Vasco Rossi

3) Nel blu dipinto di blu - Domenico Modugno

4) Lucio Battisti - Un'avventura

5) La terra dei cachi - Elio e le Storie Tese

6) Chi non lavora non fa l'amore - Adriano Celentano e Claudia Mori

7) Spalle al muro - Renato Zero

8) Per Elisa  - Alice

9) Ricomincio da qui - Malika Ayane 

10) Gli uomini non cambiano - Mia Martini

11) Il cuore è uno zingaro - Nada e Nicola Di Bari

12) 4.3.1943 - Lucio Dalla

13) Gianna - Rino Gaetano

14) Un'emozione da poco - Anna Oxa

15) Mina - Le mille bolle blu

16) Controvento - Arisa

17) Jesahel - Delirium

18) Lontano dagli occhi - Sergio Endrigo

19) Una lacrima sul viso - Bobby Solo

20) Salirò - Daniele Silvestri

21) Una storia importante - Eros Ramazzotti

21) Chiamami ancora amore - Roberto Vecchioni

22) Il solito sesso Max Gazzè

23) Come saprei - Giorgia

24) E dimmi che non vuoi morire - Patty Pravo

25) Ti regalerò una rosa - Simone Cristicchi

·         Presentatori Sanremo: tutti i “condottieri” del Festival della Canzone Italiana.

Presentatori Sanremo: tutti i “condottieri” del Festival della Canzone Italiana, scrive il 31 gennaio 2019 la Redazione di junglam.com. 38 presentatori per 69 anni: ecco i “numeri ” del Festival di Sanremo. Scoprite qui tutti i “condottieri” che si sono succeduti alla guida della kermesse canora più famosa di Italia! Si può amare o odiare, ma il Festival di Sanremo è una pietra miliare della televisione italiana. Non a caso, in 68 anni di vita ha visto alternarsi alla conduzione alcuni tra i più importanti presentatori del piccolo schermo, tra cui Enzo Tortora, Corrado, Mike Bongiorno e Pippo Baudo, oltre che celebrità e e nomi noti dello showbiz. In attesa di vedere all’opera nell’edizione 2019 Claudio Baglioni, alla sua seconda presenza come conduttore e direttore artistico, affiancato dai bravissimi Virginia Raffaele e Claudio Bisio, vi proponiamo un tuffo nel passato, con l’elenco completo di tutti i “condottieri” della kermesse musicale italiana più famosa nel mondo. E se volete conoscere le donne bellissime, affascinanti e ironiche che li hanno “spalleggiati” e aiutati nell’ardua impresa, non perdetevi l’articolo dedicato alle vallette della storia del Festival. Festival di Sanremo conduttori: tutti i nomi dal 1951 al 2016:

1951 – 1954: Nunzio Filogamo. Nato a Palermo nel 1902, Nunzio Filogamo è stato un conduttore radiofonico e televisivo e il “papà” dei presentatori del piccolo schermo. La frase con cui tiene a battesimo il primo Festival di Sanremo – “Miei cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate!” – è entrata nella storia.

1955: Armando Pizzo. Alla guida del Festival di Sanremo per un solo anno, Armando Pizzo è stato un giornalista italiano e il “presentatore” di un giovanissimo Mike Bongiorno, con cui poi ha condotto alcuni programmi in stile talk show.

1956: Fausto Tommei. Originario di Venezia, Fausto Tommei è stato un attore di teatro, radio e cinema e ha lavorato come doppiatore.

1957: Nunzio Filogamo.

1958: Gianni Agus. Noto al grande pubblico per la parte del capufficio di Fracchia, nell’omonima serie di film interpretati da Paolo Villaggio, è stato un conduttore televisivo e un apprezzato attore cinematografico e teatrale.

1959: Enzo Tortora. Il papà di Portobello, trasmissione cult della televisione italiana, conduce il Festival di Sanremo per un solo anno. Presentatore, giornalista e politico, è stato il protagonista di un caso di malagiustizia che ha fatto scalpore in Italia e all’estero.

1960: Paolo Ferrari. Tifosissimo della squadra di calcio della Lazio, Paolo Ferrari è un attore, doppiatore e conduttore tv. Negli anni ’60 conosce una enorme popolarità come interprete delle pubblicità del detersivo Dash.

1961: Lilli Lembo, Giuliana Calandra, Alberto Lionello. La decima edizione del Festival di Sanremo è caratterizzata da una conduzione multipla con “staffetta”. Lilli Lembo e Giuliana Calandra, rispettivamente attrice, annunciatrice e presentatrice e attrice di teatro e cinema (con una parte anche nel film cult di Dario Argento Profondo Rosso), presentano le prime serate della kermesse per lasciare poi la gestione dell’ultima ad Alberto Lionello, attore, doppiatore, conduttore televisivo e cantante, mancato nel 1994.

1962: Renato Tagliani. Milanese di origine, Renato Tagliani conduce una sola edizione del Festival di Sanremo, dopo essere stato alla guida di Canzonissima nel 1958 insieme a “mostri sacri” del cinema e del teatro come Walter Chiari, Ugo Tognazzi, Gianni Agus ed Enza Soldi.

1963 – 1967: Mike Bongiorno. Il Festival di Sanremo del 1963 segna il debutto sul palco dell’Ariston di uno dei più grandi presentatori del piccolo schermo: Mike Bongiorno. Padre fondatore della televisione italiana con Corrado, Enzo Tortora, Pippo Baudo e Raimondo Vianello, vanta la carriera tv più lunga al mondo.

1968: Pippo Baudo. In un simbolico quanto suggestivo passaggio di testimone, il presentatore della diciassettesima edizione del Festival di Sanremo è Pippo Baudo. Il conduttore televisivo catanese è il “recordman” della kermesse canora con 13 presenze.

1969-1970: Nuccio Costa. Nuccio Costa è stato un conduttore televisivo italiano molto noto negli anni ’60. Dopo il Festival di Sanremo presenta anche alcune edizione de Il Cantagiro.

1971: Carlo Giuffré. Attore di teatro insieme al fratello Aldo, con il quale ha recitato nella maggior parte delle commedie di Eduardo De Filippo, Carlo Giuffré conduce una sola edizione del Festival di Sanremo.

1972-1973: Mike Bongiorno.

1974: Corrado. Corrado Mantoni, in arte semplicemente Corrado, è stato uno dei più importanti conduttori e autori televisivi, oltre che conduttore radiofonico, attore, doppiatore, cantante e paroliere, ed è considerato uno dei padri della tv italiana. Ironico ed elegante, tra le sue trasmissioni cult si ricordano Il pranzo è servito e La corrida.

1975: Mike Bongiorno.

1976: Giancarlo Guardabassi. Di nobili origini, è figlio del conte Alberto Guardabassi e della baronessa Orietta Danzetta, Giancarlo Guardabassi è un cantante, disc-jockey, autore di spettacoli e tv, paroliere e conduttore radiofonico.

1977: Mike Bongiorno.

1978: Stefania Casini. Attrice, doppiatrice e regista, Stefania Casini è ufficialmente la prima donna a condurre il Festival di Sanremo, anche se l’ingerenza di Vittorio Salvetti durante tutte le serate spinge molti a considerare la prima vera conduttrice al femminile Loretta Goggi, al timone della manifestazione nel 1986.

1979: Mike Bongiorno.

1980-1982: Claudio Cecchetto. Claudio Cecchetto, celebre produttore discografico e talent-scout (tra le sue “scoperte” ci sono tra gli altri Gerry Scotti, Jovanotti, Fiorello, Amadeus e Leonardo Pieraccioni), conduce tre edizioni del Festival di Sanremo.

1983: Andrea Giordana. Andrea Giordana conduce la ventiduesima edizione del Festival di Sanremo, ma è principalmente un attore e cantante.

1984-1985: Pippo Baudo.

1986: Loretta Goggi.

Artista poliedrica, Loretta Goggi contende a Stefania Casini il primato di prima presentatrice donna del Festival di Sanremo. La sua edizione ha un grandissimo successo di critica e pubblico e la canzone che canta in apertura – Io nascerò, scritta per lei da Mango – ottiene il disco d’oro, surclassando (ironia della sorte) quelle dei partecipanti al Festival.

1987: Pippo Baudo.

1988: Miguel Bosé. Figlio dell’attrice italiana Lucia Bosè e del torero spagnolo Luis Miguel Dominguín, il cantante, attore, presentatore ed ex ballerino spagnolo naturalizzato italiano Miguel Bosé (al secolo Luis Miguel González Dominguín) è recentemente apparso in tv ad Amici.

1989: Rosita Celentano, Paola Dominguin, Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi. Rosita Celentano, Paola Dominguin, Danny Quinn e Gianmarco Tognazzi, ovvero i “figli d’arte”, conducono la ventottesima edizione del Festival di Sanremo in un tentativo di contaminazione tra generi che ottiene scarso successo.

1990: Johnny Dorelli. Attore di teatro, cinema e tv, cantante e conduttore televisivo, Johnny Dorelli partecipa a nove edizione del Festival di Sanremo arrivando otto volte in finale e nel 1990 – forte della sua “esperienza” – ne diventa il mattatore.

1991: Andrea Occhipinti. Con un passato da attore, Andrea Occhipinti è oggi l’amministratore unico di Lucky Red, società indipendente di produzione e distribuzione cinematografica.

1992 – 1996: Pippo Baudo.

1997: Mike Bongiorno.

1998: Raimondo Vianello. Considerato uno dei padri fondatori della televisione italiana con Mike Bongiorno e Corrado, Raimondo Vianello è stato un attore, conduttore e sceneggiatore. La grande intesa con la moglie Sandra Mondaini e la loro comicità di coppia brillante e garbata hanno fatto storia.

1999 – 2000: Fabio Fazio. Forte del grande successo di Quelli che il calcio e Anima mia, Fabio Fazio approda a Sanremo con la “missione” di rinnovarne la formula. Impresa riuscita il primo anno, ma non il secondo. Tuttavia, il suo modo di fare tv gli vale una seconda doppia chance nel 2013 e 2014.

2001: Raffaella Carrà. La signora della televisione italiana è la terza donna a condurre il Festival di Sanremo, ma non riesce a bissare il successo ottenuto da Loretta Goggi nel 1986. L’edizione che la vede al timone, inoltre, è aspramente criticata dall’allora first lady Franca Ciampi per l’eccessiva volgarità dei valletti: Enrico Papi e Massimo Ceccherini.

2002 – 2003: Pippo Baudo.

2004: Simona Ventura. La showgirl, conduttrice e attrice conduce la cinquantreesima edizione del Festival di Sanremo “spalleggiata” da un trio comico di tutto rispetto: Paola Cortellesi, Maurizio Crozza e Gene Gnocchi. Nonostante la forza sulla carta, tuttavia, la kermesse canora ottiene scarsi ascolti e viene battuta anche dal Grande Fratello.

2005: Paolo Bonolis. Iscritto dal 2010 nel libro del Guinness dei primati per il record di numero di parole pronunciate in un minuto (332), Paolo Bonolis con la sua parlantina conquista anche l’Ariston. Il ritorno quattro anni dopo – affiancato da Luca Laurentis – non è però altrettanto fortunato.

2006: Giorgio Panariello. Di origini campane ma fiorentino d’adozione, Giorgio Panariello è uno dei “ragazzacci toscani” insieme a Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni, con i quali furoreggia nei teatri locali nella formazione comica Fratelli d’Italia. La sua conduzione del Festival, tuttavia, non ottiene il successo sperato.

2007 – 2008: Pippo Baudo.

2009: Paolo Bonolis.

2010: Antonella Clerici. Forte del successo de La prova del cuoco, Antonella Clerici approda a Sanremo nel 2010 ed è la quarta donna a condurre il Festival. La sua edizione vede trionfare Valerio Scanu e ottiene un ottimo successo di pubblico.

2011 – 2012: Gianni Morandi. L’eterno ragazzo Gianni Morandi è il conduttore di due edizioni del Festival di Sanremo, la prima delle quali è ricordata per il famoso “scandalo della farfallina”. Belen Rodriguez, valletta insieme a Elisabetta Canalis, si presenta infatti sul palco dell’Ariston con un vestito sgambatissimo che scatena la fantasia degli italiani…

2013 – 2014: Fabio Fazio.

2015 – 2016: Carlo Conti. Dopo una lunga gavetta, Carlo Conti raggiunge il successo con L’eredità, i Migliori anni e Tale e Quale Show, che fanno da trampolino di lancio per la definitiva consacrazione di Sanremo. Dopo i buoni riscontri ottenuti con l’edizione 2015, condotta con Arisa, Emma e Rocio Munoz Morales, Conti punta al bis affiancato da Madalina Ghenea, Virginia Raffaele e Gabriel Garko.

2017: Carlo Conti e Maria De Filippi. Alla guida della kermesse sanremese per la terza volta consecutiva, nel 2017 Carlo Conti è affiancato da “Nostra Signora della TV” Maria De Filippi.

2018-2019: Claudio Baglioni. Per tentare di ripetere il successo delle edizioni guidate da Carlo Conti, nel 2018 sale sul palco del Festival di Sanremo nelle vesti di conduttore e direttore artistico Claudio Baglioni. Il cantautore ha avuto al suo fianco Michelle Hunziker, continuando la combinazione Rai-Mediaset inaugurata durante la precedente edizione, e Pierfrancesco Favino, alla sua prima esperienza come presentatore. Claudio Baglioni torna al comando anche nel 2019 affiancato da Virginia Raffaele, che con le sue imitazioni e parodie ha già divertito il pubblico dell’Ariston nel 2016 accanto a Carlo Conti, e Claudio Bisio, per la prima volta al Festival come co-conduttore ma non novellino assoluto sul palco della kermesse: è stato infatti ospite di Fabio Fazio durante l’edizione del 2013.

·         Sanremo: tutte le vallette che hanno partecipato al Festival.

Sanremo: tutte le vallette che hanno partecipato al Festival, scrive il 31 gennaio 2019 361magazine.com. La prima edizione si è tenuta nel 1951. Sanremo 2019 è ormai alla porte. Quest’anno Claudio Baglioni ha scelto al suo fianco Claudio Bisio e Virginia Raffaele. Ormai da anni la figura della valletta, concepita come donna di bella presenza e non parlante è stata superata e sradicata. La comica con le sue imitazioni farà sicuramente discutere (e arrabbiare qualcuno), ma di certo la Raffaele non starà in disparte così come l’anno scorso non ha fatto Michelle Hunziker. Tante le figure femminili che hanno calcato il palco dell’Ariston, ci sono state modelle, attrici, cantanti, show girl. La prima edizione nel 1951, non aveva delle vallette ma c’era solo il conduttore Nunzio Filogamo che avrebbe premiato Nilla Pizzi, così come nel 1987 quando ci fu solo Pippo Baudo.

Chi è stata la prima?

1955 (e nel 1956) c’è Maria Teresa Ruta, zia dell’omonima conduttrice Rai.

1957: Fiorella Mari, Marisa Allasio e Nicoletta Orsomando.

Le prime due sono due attrici e la Allasio ha recitato in film di Zeffirelli e Dino Risi mentre la Orsomando è stata un’annunciatrice della televisione italiana.

1958: Fulvia Colombo: considerata la prima annunciatrice della storia della televisione italiana.

1959: Adriana Serra: vincitrice di Miss Italia 1941.

1960: Enza Sampò: è giornalista e conduttrice.

1961: Lilli Lembo e Giuliana Calandra, attrici. La Calanda ha recitato in “Profondo Rosso” di Dario Argento.

1962: Vicky Ludovisi e Laura Efrikian: la prima è un attrice e annunciatrice trevisana; la Ludovisi ha recitato in “L’audace colpo dei soliti ignoti” di Nanni Loy.

1963: Edy Campagnoli, Rossana Armani, Maria Giovannini e Giuliana Copreni. La Campagnoli è stata una delle vallette più celebri della tv; Rossana Armani è la sorella dello stilista italiano Giorgio ed è stata anche presentatrice televisiva; la Giovannini è stata valletta in “Lascia o raddoppia”, modella e interprete di fotoromanzi; la Copreni era una delle vallette di Mike Bongiorno.

1964: Giuliana Lojodice: attrice teatrale e televisiva, è in alcuni film come “La dolce vita” (Fellini), “La vita è bella” (Benigni) e nell’ultimo film di Aldo, Giovanni e Giacomo “Il ricco, il povero e il maggiordomo”.

1965: Grazia Maria Spina: attrice di teatro e cinema.

1966: Carla Maria Puccini e Paola Penni. La prima è stata attrice e conduttrice, la Penni è stata anche cantante.

1967: Renata Mauro: soubrette, attrice e conduttrice degli anni ’50-’60.

1968: Luisa Rivelli: attrice e poi giornalista degli anni ’50-’70.

1969: Gabriella Farinon: attrice e conduttrice della televisione italiana.

1970: Ira Furstenberg: figlia di un principe, è stata attrice e designer italiana.

1971: Elsa Martinelli: modella e attrice toscana.

1972: Sylva Koscina: nata a Zagabria nel ’33, è stata un’attrice in Italia.

1973 – 1974: Gabruella Farinon.

1975: Sabina Ciuffini: showgirl italiana.

1976: Serena Albano, Tiziana Pini, Maddalena Galliani, Karla Strano Pavese, Lorena Rosetta Nardulli e Stella Luna: le soubrette di questa edizione del Festival sono state conduttrici sul piccolo schermo.

1977: Maria Giovanna Elmi: soubrette, conduttrice e cantante italiana.

1978: Maria Giovanna Elimi e Stefania Casini: Lla Casini è attrice e regista.

1979: Anna Maria Rizzoli: attrice e modella romana famosa negli anni ’70-’80.

1980: Olimpia Carlisi: attrice di teatro e cinema.

1981: Nilla Pizzi ed Eleonora Vallone: la Pizzi vinse la prima edizione del Festival, la Vallone è attrice e giornalista romana.

1982: Patrizia Rossetti: conduttrice e attrice.

1983: Anna Pettinelli, Emanuela Falcetti e Isabel Russinova: le prime due sono conduttrici mentre la Russinova è stata modella cantante e conduttrice.

1984: Iris Peynado, Edy Angelillo, Elisabetta Gardini e Tiziana Pini: la Gardini è stata attrice e conduttrice, oggi è in politica, la Angelillo è un’attrice veneta, Tiziana Pini è cantante e attrice, la Peynado è una modella e attrice dominicana.

1985: Patty Brard: showgirl e giornalista olandese.

1986: Loretta Goggi e Anna Pettinelli: la Goggi celebre show girl e anche conduttrice.

1988: Gabriella Carlucci: conduttrice.

1989: Rosita Celentano e Paola Bosè Dominguin: la figlia di Adriano Celentano, conduttrice e cantante; la Dominguin è nipote del cantante Miguel Bosè.

1990: Gabriella Carlucci.

1991: Edwige Fenech: Attrice francese naturalizzata italiana.

1992: Alba Parietti, Milly Carlucci e Brigitte Nielsen: Showgirl italiane le prime due, la Nielsen è nata in Danimarca.

1993: Lorella Cuccarini: showgirl cantante e ballerina.

1994: Cannelle e Anna Oxa: Cannelle è Helena Viranin nata a Guadalupe e conosciuta in Italia per lo spot delle caramelle Morositas, la Oxa è una cantante.

 1995: Claudia Koll e Anna Falchi: la prima è una attrice la seconda una conduttrice.

1996: Valeria Mazza e Sabrina Ferilli: la Mazza è stata una top model argentina mentre la seconda è una celebre attrice romana.

1997: Valeria Marini: nota showgirl.

1998: Eva Herzigova e Veronica Pivetti: la prima è una delle più famose top model mentre la Pivetti è attrice.

1999: Laetitia Casta: modella e attrice francese ex di Stefano Accorsi.

2000: Ines Sastre: modella e attrice nata in Spagna.

2001: Megan Gale e Raffaella Carrà: la Gale ottenne il successo per gli spot della Vodafone. La Carrà è una delle figure più celebri della tv italiana.

2002: Manuela Arcuri e Vittoria Belvedere: la prima è un’attrice la Belvedere si è dedicata anche al teatro.

2003: Claudia Gerini e Serena Autieri: due attrici italiane.

2004: Simona Ventura e Paola Cortellesi: la Ventura è una conduttrice e la Cortellesi è una comica.

2005: Federica Felini e Antonella Clerici: la conduttrice celebre per “La Prova del Cuoco” scelse la modella e cantante lodigiana.

2006: Victoria Cabello e Ilary Blasi: conduttrici della tv italiana.

2007: Michelle Hunziker: conduttrice svizzera ex moglie di Ramazzotti.

2008: Bianca Guaccero e Andrea Osvàrt: la prima è oggi alla conduzione di “Detto Fatto” due modelle, la seconda è una modella ungherese.

2009: Eleonora Abbagnato, Alessia Piovan e Gabriella Pession: la ballerina dell’Opera di Roma affiancata da due attrice.

2010: Antonella Clerici.

2011: Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez: l’ex velina di Striscia La notizia con l’argentina.

2012 Ivana vana Mrazova, Elisabetta Canalis e Belen Rodriguez: la modella ceca, concorrente del Grande Fratello Vip affianca le due show girl.

2013: Bianca Balti, Luciana Littizzetto e Bar Rafaeli: due top model internazionali con la celebre comica torinese.

2015: Arisa ed Emma, affiancate da Rocio Munoz Morales: la compagna di Raoul Bova affiancata dalle due cantanti.

2016: Madalina Ghenea e Virginia Raffaele: l’attrice rumena con la comica.

2017: Maria De Filippi: volto dei programmi Mediaset.

2018: Michelle Hunziker.

·         Aneddoti, curiosità e drammi, amori e scandali a Sanremo.

 I pugni di Modugno, il bacio di Benigni, la farfallina di Belen: amori e scandali a Sanremo. Il Festival in sette momenti: dai pugni di Domenico Modugno a Johnny Dorelli, al finto pancione di Loredana Bertè alla dichiarazione d’amore di Raoul Bova, scrive il 31 gennaio 2019 Annalisa Grandi su "Il Corriere della Sera".

Rino Gaetano sdogana la parola «sesso». Nel 1978 sul palco dell'Ariston Rino Gaetano canta «Gianna» e sdogana (fra le polemiche), la parola «sesso» a Sanremo.

Il bacio di Benigni. Nel 1980 sul palco di Sanremo va in scena il plateale bacio di Roberto Benigni, preceduto da una lunga dichiarazione d'amore, a Olimpia Carlisi, sua compagna dell'epoca. Un bacio durato ben 45 secondi.

La pancia di Loredana. Il 1986 passa alla storia come l'edizione del Festival in cui Loredana Bertè fa scandalo perché si esibisce sul palco con un pancione clamorosamente finto.

La caduta di Michelle. Sanremo 2007 è l'anno di una caduta eccellente. E d'altronde le scale di Sanremo sono un po' per tutti un grande spauracchio: a finire per terra tocca a Michelle Hunziker, che però la prende con ironia.

La farfallina di Belen. In tema di momenti sanremesi che hanno fatto discutere, non si può non citare la «farfallina» di Belen Rodriguez. Anno 2012, la showgirl insieme ad Elisabetta Canalis affianca Gianni Morandi al Festival, e sfodera uno spacco a mostrare il tatuaggio sull'inguine. Le immagini, naturalmente, rimbalzano in Rete e lo «scandalo sexy» è servito.

L’amore di Rocío e Raoul. Il palo dell’Ariston fa da cornice anche a una grande dichiarazione d’amore in diretta tv. Protagonisti Rocío Muñoz Morales e Raoul Bova. L’attore italiano e la compagna (che nel 2015 aveva fatto da valletta al Festival), si presentano come ospiti nel 2017. E lui si rivolge a lei così: «Rocìo, hai una stella sul vestito. E io lo so perché. Perché tu sei il mio cielo».

Cantanti, conduttori, ospiti: ecco come si sono avvicendati aneddoti, curiosità e drammi nella storia del Festival più popolare del mondo, scrive lamialiguria.it. Sanremo non è solo un festival della canzone. È un fenomeno pop e culturale, di moda e di costume. Musica, scandali e gossip si sono sempre alternati nella storia del festival. Non sono solo canzonette: sul palco spesso finisce anche la vita privata degli artisti. Da sempre il Festival di Sanremo fa parlare di sé e suscita polemiche. In 67 edizioni, quella del 2018 è la 68°, molti sono stati gli scandali sul palco dell'Ariston, eventi che poco hanno a che fare con i brani in gara. Amori, liti, look audaci, provocazioni e contestazioni, il festival è sempre stato animato da aneddoti e scandali. Sanremo ha ispirato e anticipato tendenze grazie a eventi destinati a segnare, nel bene o nel male, la storia della tv, della musica, del costume.

1958. Pugni tra Dorelli e Modugno. Domenico Modugno prese a pugni il collega Johnny Dorelli per convincerlo a salire sul palco. E aveva proprio ragione: la coppia vinse quell’edizione di Sanremo con “Nel blu dipinto di blu”.

1964. Una lacrima sul… trucco. È il 1964 quando Bobby Solo, per cantare Una lacrima sul viso, si presenta sul palco con gli occhi truccati. Non fa in tempo a partire il gossip che viene superato da un'altra polemica: Bobby Solo canta in playback per una (finta) laringite. Ottimo effetto: un milione e 700mila copie vendute.

1966. Svenimento in diretta. Oggi forse è un espediente televisivo usato per catturare qualche minuto di fama, ma nel 1966 era una novità, una mossa di marketing e un colpo di scena eclatante. L’anno in cui Mike Bongiorno condusse il Festival con Paola Penni e Carla Maria Puccini si accorse che quest’ultima, insieme con Renzo Arbore, aveva pensato di attuare un finto svenimento sul palco per ottenere un po’ di popolarità. Quando la cosa venne messa in atto, Mike, contrariato, fece spostare l’inquadratura delle telecamere.

1967. Il dramma di Luigi Tenco. Si tratta del fatto più tragico accaduto a Sanremo. Era il 1967, Luigi Tenco cantava Ciao amore ciao in coppia con Dalida. Nella notte tra il 26 e il 27 gennaio il grande cantautore si tolse la vita puntandosi una pistola alla tempia nella sua camera d’albergo come protesta al verdetto della giuria che lo aveva escluso. Dal 1974 il festival lo celebra ogni anno con il Premio Tenco, autorevole riconoscimento musicale per la musica d’autore.

1973. Le spalle di Celentano. Provocatorio come sempre. Prima con il rock&roll e le spalle date al pubblico, poi per aver annunciato la sua mancata partecipazione al Festival. Adriano Celentano nel 1973 decise di lasciare il Festival per l’esclusione di artisti come Ivano Fossati, Lucio Dalla e Antonello Venditti.

1978. Rino Gaetano proibito. Nel 1978 Rino Gaetano pronuncia per la prima volta la parola "sesso" nella sua canzone Gianna. Fu clamore e scandalo. Quanto sono cambiati i tempi!

1986. Il pancione della Bertè. Loredana Bertè è incline a scandalizzare. Nel 1986 sale sul palco con un costume in latex nero che racchiude un vistoso pancione. “Voglio mostrare tutte le sfaccettature della donna: da femme fatal a mamma” dichiara lei. La provocazione riesce bene, ma la casa discografica la allontana. Trenta anni dopo, una grande star internazionale l’ha imitata: Lady Gaga.

1987: Patsy Kensit e la spallina galeotta. È il festival del 1987 e, mentre si esibisce come ospite, Patsy Kensit casualmente “perde” una spallina del vestito. Gli occhi dei telespettatori ne seguono, ipnotizzati, la traiettoria. E fu uno scandalo di bellezza.

1995: Pippo Baudo finto eroe. Nel corso delle varie edizioni sanremesi sono stati compiuti gesti estremi per farsi notare. Il più famoso è quello di Pino Pagano, disoccupato bolognese che nel 1995 minacciò di buttarsi dalla balconata dell’Ariston. Pippo Baudo convinse l'uomo a scendere. Il conduttore è stato osannato come un eroe ma, qualche anno dopo, Pagano stesso ha ammesso la finzione.

1999: Il perizoma di Anna Oxa. Nel 1999 Anna Oxa ha fatto scalpore non tanto per la canzone Senza pietà ma per il perizoma che fa capolino dai pantaloni. La Oxa non è certo famosa per i suoi look sobri ma quell’anno la cantante ha superato se stessa facendo clamore grazie al perizoma che le portò fortuna: vinse il Festival!

2007. La caduta di Michelle Hunzicher. Una caduta tra le più memorabili sul palco dell’Ariston. In diretta Michelle inciampa e cade rovinosamente a terra, subito assistita dal conduttore dell'edizione, Pippo Baudo. Nell’edizione 2018 starà più attenta?

2007. “Wojtilaccio” Benigni. È l'anno di Roberto Benigni e del suo "Wojtilaccio" rivolto a Papa Giovanni Paolo. È un modo troppo friendly di rivolgersi a un Pontefice. L'Italia si scandalizza e per ore il centralino dell'Ariston è bersagliato di telefonate con le critiche più feroci per il provocatorio comico toscano.

2010: Spartiti in volo. L'orchestra di Sanremo, per la prima volta nella storia del festival, protesta per il risultato finale della competizione. Quando Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici si sono aggiudicati il secondo posto con Italia amore mio, l’orchestra ha deciso di protestare lanciando in aria gli spartiti.

2012. La farfallina di Belen. Il festival 2012 è rimasto famoso per la farfallina di Belen Rodriguez. Il tatuaggio audace nell'interno coscia della soubrette continua ancora a far parlare la gente. E così è diventato fenomeno social.

2017. Leotta: cyber-attacchi sexy. La giornalista di Sky Sport Diletta Leotta appare a Sanremo con uno spacco sensuale, bersaglio di molte polemiche. Si presenta con un abito rosso molto sexy e invita a "denunciare le violazioni della privacy" e a "non aver paura". Non è mancato il disappunto di Caterina Balivo in un feroce tweet. Con un severo tubino nero il messaggio della Leotta sarebbe stato più autorevole?

·         Johnny Dorelli: «Modugno arrivò secondo e mi prese a schiaffi al Festival.

Johnny Dorelli: «Modugno arrivò secondo e mi prese a schiaffi al Festival», scrive sabato, 09 marzo 2019 Il Corriere.it.

Giorgio Guidi, in arte Johnny Dorelli: già, allora andava di moda «fare l’americano»...

«Mezzo americano lo sono. Nato a Milano e sfollato a Meda, dopo la guerra papà, tenore, venne scritturato a New York: nome d’arte Nino D’Aurelio, storpiato dagli americani in D’Orelli. Così il cognome mi rimase appiccicato, anche perché divenni una star dei concorsi canori tv: vinsi per otto puntate di fila nella trasmissione condotta da Robert Alda, l’attore che interpretava George Gershwin nel film Rapsodia in blu. Cominciavo così: “Oj Marì, oj Marì...”. Prima in napoletano, poi a swing. Accadde tutto per caso. Un giorno arrivò a New York un amico di papà invitato in una trasmissione. “Nino, fammi accompagnare da tuo figlio”. Dietro al palco c’era uno Steinway a coda. Io studiavo il contrabbasso alla High School of Music and Art e prendevo lezioni di pianoforte. Nell’intervallo cominciai ad accarezzare i tasti di quella magnifica preda. Due note e mi venne un colpo: dietro di me c’era Percy Faith, il compositore della colonna sonora di Scandalo al sole. “Perdoni...”. “No, vai avanti: te la senti di partecipare a una trasmissione?”».

Da Meda a New York: che botta...

«Io e mamma giravamo con il naso in su mangiando spesso per strada. I musicisti vivevano nel loro mondo. Presto, però, ne conoscemmo un altro. Morì l’impresario di papà e il suo contratto passò al proprietario del ristorante Zi Teresa. Gente simpatica, italiani, gentilissimi. Poi capimmo che non erano proprio dei bonaccioni. Degli ingaggi si occupava don Paolino Palmieri e ogni tanto apparivano altri “don”: Joe Barbara, Vito Genovese... Non bastasse, allo scadere dei cinque anni in America ci obbligarono a uscire dal Paese per non darci la residenza. Tornammo in Italia lo stretto necessario e mamma rivide una vecchia amica, Igea, conosciuta quando studiava ballo alla Scala. “Venite a cena da noi, così vi presento mio marito”. Ci mandarono a prendere con un macchinone, salutammo Igea e, poco dopo, arrivò il marito. “Mama, mi ch’el lì ‘l cunusi”, lo conosco. “Tas”, disse mamma. Mamma diceva sempre “tas”, taci. “Mama, l’è minga el Luchi Luciano?”. “Sì l’è lü, ma tas”. Lucky Luciano parlava di persone che avevamo conosciuto in America e di boxe. Io raccontai di quando Jack La Motta mi mise ko. Di ritorno dal Madison Square Garden mi portò un paio di guantoni. Li indossai e lo sfidai. Gli bastò sfiorarmi per stendermi come una pelle di fico. Mamma prese il mattarello e glielo picchiò in testa».

In Italia ebbe subito vita facile, vero?

«Tornammo a Meda nel 1955. Feci la gavetta nell’avanspettacolo e cantando per la casa editrice musicale napoletana Bideri. Guadagnavo 7 mila lire al giorno: 4 a casa, 3 per vivere. Finalmente venni scritturato dalla Rai per Il Musichiere, ma feci solo tre puntate perché Ladislao Sugar mi spedì a Sanremo in coppia con Domenico Modugno. Avevo 20 anni, cantammo Nel blu dipinto di blue arrivammo primi».

E cominciò a «volare».

«Non proprio. A Meda mi accolsero in piazza 5 mila persone, le stesse che una settimana dopo parteciparono ai funerali di papà. Si sentì male in piazzale Cadorna, a Milano, dove aspettava il treno per Meda. Lo ricoverarono all’ospedale di Seregno, dove arrivò subito mio cugino Ventura, medico. Scosse la testa: “L’è mei ch’el vaga”, non c’era più niente da fare. È morto sull’ambulanza mentre lo portavamo a casa. Rimasi solo con tre donne: nonna, mamma e Ivana, mia sorella di 6 anni. Lo zio mi prestò i soldi per il funerale. L’anno successivo vinsi ancora il Festival con Modugno cantando Piove. Ma il terzo anno rifiutai l’accoppiata: dovevo capire cosa potevo fare da solo. Arrivai decimo. Modugno secondo. Venne nel camerino e mi mollò un ceffone: “Così impari!”. Nel frattempo erano cominciati i problemi di salute: ho avuto più noie fisiche che successo. Mi ero già infilato la punta di un pugnale delle SS in un occhio nel ’45. Dopo la morte di papà, per lo stress, persi la voce. Dovetti subire un intervento alle corde vocali senza anestesia. Dopo un mese di silenzio dissi: “Mamma”, e mi uscì una voce che neanche un evirato cantore... Per fortuna recuperai. Ma non era finita lì: a Londra, dove recitavo in Aggiungi un posto a tavola, uscii dal Savoy per andare a teatro dimenticando che le auto circolano al contrario. Un taxi mi spiaccicò contro a un palo e andai in coma. Però è vero, cominciai a girare i primi film e ad avere successo. La grande notorietà la devo all’Italia dei buoni sentimenti: la canzone Carissimo Pinocchioe lo sceneggiatoCuore».

Sui palcoscenici sono sbocciati i suoi grandi amori, tutte donne bellissime: come accadde con la prima, Laura Masiero?

«Aveva dieci anni più di me. Eravamo sul set di Tipi da spiaggia. Dormivamo all’Hotel San Domenico Palace di Taormina e avevamo i balconi comunicanti. Una sera scavalcai l’inferriata ed entrai nella sua camera. Due parole e la baciai. Ero così impacciato che le strappai la camicia da notte. Dalla vergogna, fuggii. L’indomani, domenica, tutti i negozi erano chiusi. Tornato in albergo, bussai alla sua porta: “Che c’è?”. “Non ho trovato una camicia da notte da comprarti”. Lei scoppiò a ridere e, dopo un po’, nacque nostro figlio Gianluca. Conobbi invece la mamma di Gabriele, Catherine Spaak, mentre interpretavamo La Vedova allegra. Donna difficile e bellissima. Per due mesi quasi non mi salutò poi, due giorni prima della fine, prese l’iniziativa. Mi invitò nella sua camera proprio il giorno che stavo malissimo per colpa degli stivali realizzati dal costumista per alzarmi un po’. Mi si gonfiarono i piedi e avevo dei mancamenti. Le risposi: “Ti spiace se facciamo domani?”». 

Poi tutto finì in Gloria.

«Con Gloria Guida siamo insieme da 39 anni. Ovviamente il primo passo l’ha fatto lei. Recitavamo nella commedia musicale Accendiamo la lampada e fingevamo di darci un bacio. Il pubblico non vedeva e non era necessario appoggiare le labbra. Una sera, però, mi mollò un bacione vero e io cominciai a frequentare il suo camerino. Con una certa eleganza. Ma se ne accorsero tutti. Trentanove anni: abbiamo litigato tanto facendo sempre pace. Il segreto? Rigare dritto. L’ho sposata due volte, prima civilmente, poi in chiesa, ed è nata Guendalina».

Una fama di sciupafemmine usurpata!

«Sciupafemmine? Sono l’uomo più timido che conosca, talmente imbranato che nelle donne scatta il meccanismo di protezione. Quando girai Il Cappotto di Astrakan dovevo infilarmi a letto, entrambi nudi, con Carole Bouquet. Ce l’ha presente? Poi mutava la scena e dovevamo aspettare che cambiassero le luci. Ero così contratto che mi addormentai. Mi svegliò un elettricista: “A’froscio, svéjate!”».

Un rapporto complicato?

«Con Monica Vitti in Amori miei. Un caratterino... L’ho fatta piangere. In una scena ero di spalle e inquadravano lei mentre parlava, poi toccava a me. Mentre io recitavo lei ruotava la spalla e toglieva l’attenzione dalle mie parole. Anche il regista glielo fece notare. Per tutta risposta scoppiò a piangere, mi mandò a quel paese e scappò via. Allora presi la bicicletta, la rincorsi, la caricai sulla canna e la riportai indietro. Ma niente da fare, litigi tutto il giorno».

Lavorò in Rai fino a quando arrivò la sirena Berlusconi. Non deve essere stato facile?

«Con il mio carattere in Rai non c’erano problemi. Lasciavo fare, come quando Modugno mi diede lo schiaffone. Poi un giorno mi chiamò Mike Bongiorno. In America mi metteva la sedia sotto per farmi arrivare al microfono e nascondeva la Gazzetta dello Sport per non farsela rubare da papà. “Ti chiamerà Silvio, non puoi dire di no”. Quando lo incontrai, si mise al pianoforte e cantò qualcosa in francese, poi toccò a me. Dopo i primi anni, però, cominciò a chiedermi di fare le trasmissioni della mattina, come Corrado. Non era per me».

Grandi amici?

«Giuseppe Di Stefano. Mi portava ovunque, alla Scala, al Metropolitan. A New York passava l’ultimo dell’anno da noi ma alle dieci spariva. Raggiungeva una villa sul fiume, dove abitava Arturo Toscanini. Si sedevano uno di fronte all’altro e a mezzanotte brindavano. Il suocero di Di Stefano lavorava nel teatro dove provava Toscanini. Mi faceva entrare di nascosto e accucciare per terra nella terza fila: “Non fiatare”. Ascoltavo le prove, condite di feroci incazzature, del maestro. L’unico che si poteva prendere delle libertà era Di Stefano. Pippo strascicava le vocali (“...questa o quellaaa per me pari sono...”) e durante le prove lo faceva ancora di più per provocare lo sguardo iniettato d’odio di Toscanini. Una volta tirò la corda più del dovuto: disse al maestro di andare più veloce perché non ce la faceva con la voce. Toscanini cedette, accelerò, poi lanciò la bacchetta e se ne andò imprecando. Allora Di Stefano fece rifare il pezzo più lento del dovuto e con la voce ce la fece benissimo. Poi alzò il braccio destro e, nel gesto dell’ombrello, si diede una pacca sull’avambraccio con la mano sinistra: “tiè!”».

Gloria Guida: “Potevo fare qualche doccia in meno, ma..” Gustavo Marco Cipolla. Il Giornale Off il 07/12/2019. “Mi chiamo Gloria Guida e sono una ragazza degli anni ‘70”. Non poteva che iniziare così il racconto dell’attrice e conduttrice, icona della commedia sexy all’italiana, già impegnata in tivù con il format di successo “Le ragazze” su Rai 3. Storie di donne comuni e celebri in un intreccio narrativo confezionato con cura per il piccolo schermo e in cui la presentatrice ha dimostrato di riuscire in una nuova sfida professionale dopo le tante ospitate. I 40 anni d’amore con Johnny Dorelli, la pausa dalle scene, il debutto come cantante ed Edwige Fenech, il suo alter ego cinematografico. Poi, la prossima conduzione di due speciali natalizi dello “Zecchino d’Oro” con Paolo Belli su Rai 1, il sogno di Sanremo e di interpretare i ruoli che furono dell’immensa Virna Lisi, un mito per lei.

Ai Weiwei sul suo documentario sui migranti: cosa potevo fare? Nel ’79 conosce Johnny Dorelli, un incontro che le ha cambiato la vita?

«Sì, perché poi è nata nostra figlia Guendalina. Stiamo insieme da 40 anni. Quando l’ho conosciuto era nel pieno della sua attività artistica e stargli dietro non è stato facile nonostante la differenza ventennale di età. Un periodo frenetico, abbiamo fatto teatro, prosa. Per un po’ ho continuato anche io, poi mi sono dedicata alla famiglia perché non mi piaceva l’idea di delegare a qualcuno l’educazione di Guendalina, che ho seguito fino alla scuole medie. Ho rifiutato diverse opportunità, ma dopo qualche anno sono stata contattata da Patrizia de Santis, la mia agente, che ha cercato di convincermi a ritornare sul palcoscenico, ma in modo felpato».

Il suo debutto nella commedia sexy all’italiana è avvenuto con “La ragazzina”, a cui sono seguiti film cult, ancora molto apprezzati dal pubblico, come “La minorenne”, “La novizia”, fino a “Sesso e volentieri” di Dino Risi. Che effetto le fa quando le ricordano di essere stata un’icona di quel genere di pellicole?

«Mi diverte tanto. Icona sexy di un tipo di commedia ridanciana in cui non c’è mai stato niente di sporco e tutto veniva realizzato in maniera leggera. Quando mi rivedo ho nostalgia di quella giovinezza e mi dico che, forse, avrei potuto fare qualche “doccia” in meno davanti alla cinepresa. Non rinnego nulla e sono felice della mia carriera».

Negli anni ‘70 le sue interpretazioni hanno suscitato non poche reazioni negative da parte delle femministe. Come ha reagito?

«All’inizio mi arrabbiavo, ma poi ho imparato a farmi scivolare tutto addosso. Per me si trattava di film adatti a tutti. E, al contrario, proprio perché la protagonista era una donna, avrei voluto che le prime spettatrici, orgogliose per la femminilità e il femminismo portati sullo schermo, fossero loro».

Le scene di nudo sul set non erano un problema per lei?

«Sono sempre state scene velate. La donna in doccia era un classico, così come l’inquadratura dal buco della serratura. Faceva tutto parte di quei racconti in cui non c’erano situazioni volgari. Ma siamo in un’altra epoca, allora c’era più pudore, era tutto diverso. Però è un’esperienza che mi è servita e fa parte dello zainetto che mi porto sempre dietro».

Edwige Fenech: siete state un po’ le Coppi e Bartali di quel periodo per il Cinema?

«Assolutamente no, non c’è mai stata competizione fra noi due. Lei era la professoressa, io la liceale. Lei mora, io bionda. Ruoli sempre molto differenti. Inoltre, il produttore di quelle commedie era il suo compagno, Luciano Martino, sempre contento per i nostri trionfi al botteghino. Purtroppo io ed Edwige non abbiamo mai lavorato insieme, avrebbero potuto pensare ad una storia in cui coinvolgere entrambe. Poi però il tempo è passato e non c’è stata la possibilità».

Un episodio off e divertente che le è accaduto agli inizi della sua carriera?

«Avevo 11 anni, papà lavorava come barman in un locale di Riccione e nel ’71 vinse addirittura un premio come campione del mondo. Frequentavo dei corsi di canto e ricordo che mi spinse sul palco dove suonava una piccola orchestra, chiedendo di farmi intonare “A chi” di Fausto Leali perché ero davvero brava secondo lui. Con una faccia tosta come poche ho iniziato a cantare e il risultato fu una standing ovation. Mio padre mi ha sempre supportato, probabilmente avrebbe voluto fare spettacolo nella sua vita».

“Le ragazze”, un format di grande successo, prodotto da “Pesci Combattenti”, che ha condotto in prima serata su Rai 3. Storie di donne comuni e famose che appartengono un po’ a tutti…

«Questa trasmissione mi è arrivata dal cielo all’improvviso, proprio quando avevo deciso di dire basta alla varie partecipazioni televisive in qualità di ospite. Sono stata chiamata dal direttore di Rai 3 Stefano Coletta per un incontro ed ero abbastanza spaventata perché non avevo mai condotto un programma prima di allora. Coletta mi ha seguito e ammirato, prefiggendosi di propormi qualcosa che fosse adatto a me. Un’avventura che mi ha dato sicurezza, mi ha inorgoglita facendomi apprezzare quello che sono. “Le ragazze” è il mio gioiellino che mi ha regalato una nuova “Gloria”. Ed è grazie al suo successo che sono stata scelta accanto a Paolo Belli per presentare due speciali dello “Zecchino d’Oro” dall’Antoniano di Bologna, in onda su Rai 1 la vigilia e il giorno di Natale. Mi piace l’idea di avere come riferimento i bambini. Sono mamma, nonna, spero di diventare bisnonna. Me lo merito».

Che ragazza è, adesso, Gloria Guida?

«Una ragazza nonna. Non voglio fare la giovane a tutti i costi, sembrerei  ridicola, ma dentro di me sento di avere 30 anni. Vado in palestra e non sto ferma un attimo».

Ha esordito come cantante, dimostrando in diverse occasioni di conoscere la musica, ad esempio nel programma “Tale e quale show”. Le dispiace di non aver mai calcato il palco dell’Ariston? 

«Ho partecipato al “Cantagiro”, alla manifestazione “Un disco per l’estate” e al Festival di Venezia. Mi spiace non aver partecipato al Festival di Sanremo, ma so che sarebbe stato anche parecchio impegnativo e, di certo, bisognava avere la canzone giusta. Magari un giorno, chissà, come co-conduttrice o come ospite».

È sempre bellissima, tant’è che, nel gennaio 2018, ha sfilato per la maison Gattinoni Couture alle Terme di Diocleziano a Roma con donne di tutte le età e Gessica Notaro, ex Miss sfregiata con l’acido dal compagno. Le piacerebbe ritornare sul grande schermo o preferisce la tivù?

«Sono abituata a muovermi in diversi ambiti e settori. Vorrei ritornare al Cinema ma gli spazi da protagonista per le donne sono sempre meno. Se ci fosse una parte perfetta per me, accetterei volentieri. Anzi, c’è una proposta nell’aria da parte di un importante regista italiano per un cammeo, ma si saprà nell’arco di due mesi. Potrei interpretare la mamma, la nonna o la zia. Sarei anche lieta di vestire quei ruoli femminili della grande Virna Lisi, che ho adorato, e che da quando è scomparsa nessuno fa più. Non mi dispiacerebbe riempire quel vuoto che ha lasciato nel mondo della recitazione».

Alessandro Ferrucci per il “Fatto quotidiano” il 23 novembre 2019. Voce: profondissima, invariabilmente profondissima; modi: garbati, attenti, borghesi; stile: garbato, attento, borghese. Aspetto: a 52 anni la forbice tra un atteggiamento adulto - troppo adulto al tempo dei suoi venticinque e passa anni - e l' età reale si è riequilibrata e "magari finirò con secchiello e paletta. Ma forse quella di allora era solo una forma di difesa". Quella difesa, in Gianluca Guidi, è rimasta sotto altre forme: "Sto sempre sul chi va là, temo perennemente la fregatura e spesso ci colgo"; così quando parla, di frequente, non guarda negli occhi, e non è una forma di scortesia, monitora tutto ciò che avviene attorno, tra una sigaretta accesa e una attesa, e un autocontrollo che lo porta a lottare contro se stesso, la gola, e i dolci più volte offerti dal barman. In questa stagione Guidi è nuovamente in scena con Aggiungi un posto a tavola, sold out ovunque, applausi da diverse stagioni teatrali, "per uno spettacolo che ho ammirato sin dal giorno del suo debutto del 1974, e a forza di vederlo l'ho imparato a memoria". Con un però: "La prima domanda che mi pongono i giornalisti quando vado nelle varie città è sempre la stessa: non teme il paragone con suo padre? “Il paragone con Johnny Dorelli non lo teme, e anche qui il tempo sta riequilibrando le prospettive: "Con le ultime generazioni non si pone la questione".

Quindi da ragazzo recitava a memoria "Aggiungi un posto a tavola".

«Oltre alla prima, poi sono andato a Londra con papà, ho visto in video la versione messicana, argentina, cilena, tedesca».

Aveva già deciso il suo futuro.

«No, o meglio: in parte lo speravo. Poi è capitato nell' età giusta, non tanto per il personaggio, più giovane di me, ma l' età scenica mi consente di evitare paragoni».

La preoccupano?

«In realtà me ne sono sempre fottuto, magari parte del pubblico credeva imitassi mio padre».

Invece.

«È proprio Dna».

Il paragone scema con gli anni.

«Ogni volta che mi pongono la domanda su mio padre, dentro di me penso: che due palle».

Insomma, sta scemando.

«Per le ultime generazioni è così, poi tra me e mio padre c'è stata un'edizione con Giulio Scarpati, e una volta con lui mi uscì una battuta: "Anche George Lazenby interpretò uno 007" (Agente 007 - Al servizio segreto di Sua Maestà del 1969 )».

Feroce.

«Era solo una battuta, e poi stimo molto Giulio, forse quello non era il suo ruolo ottimale in quanto a indole scenica e canto; comunque per il mio senso dell'umorismo ho perso molti amici».

A sua madre chiedeva dei film in cui ha recitato?

«Qualcosina mi raccontava, come quando ha girato con Totò Sua eccellenza si ferma a mangiare, e secondo mamma il principe manifestava un debole per lei, ma lei era una donna molto fedele, con le sue storie, però fedele; "Giangio", mi chiamava così, "lui era molto più anziano di me e non era mica Sean Connery"».

Com'era sua mamma?

«Una donna moderna, simpatica, grande humour, buona di carattere, e come tutti i buoni molto fessa: in tanti se la sono fatta fritta, compresa la vita, visti i dieci anni di Alzheimer».

Un dramma.

«È una malattia che toglie dignità».

Si è mai controllato sul piano genetico?

«Non voglio sapere un cazzo: se per caso un giorno me lo diagnosticano, allora mi chiudo in un ristorante, ostriche e champagne, per poi dirigermi in Svizzera e addio».

La Svizzera la conosce bene.

«Da ragazzo suonavo il piano e le maracas in un night, giusto per guadagnare due soldi mentre frequentavo l' università, dopo essere fuggito alle superiori dal Classico di Milano».

Un liceo "bene".

«Talmente bene da tramutarmi prima in una sorta di Renato Curcio, e poi diventare ateo come reazione ai "fratelli delle scuole cristiane", e alla loro manfrina cattolica».

Troppo.

«Un giorno il preside, evidentemente disperato, convoca mia madre: "Signora, se mi assicura che lo porta via, noi lo promuoviamo"».

Addirittura. Cosa combinava?

«Tra le mie varie imprese, ricordo un professore che mentre parlava sistematicamente sputava. Io per punizione ero perennemente al primo banco. Un giorno porto in classe l'ombrello e durante la sua spiegazione l'apro come forma di protezione; e questa è probabilmente la più sobria delle mie».

Quindi.

«Mamma decise che dovevo trasmigrare al collegio dei Gesuiti a Lodi, ma lì avrei rischiato di tramutarmi in Giusva Fioravanti; papà risolse la questione proponendomi l' Istituto internazionale di Ginevra: dopo mezz' ora ero già sul treno per la Svizzera».

Suonava.

«Durante i due anni di università con un repertorio vasto, ma principalmente concentrato su Frank Sinatra, poi un giorno papà lo scoprì, venne, e dovetti smettere».

Rimorchiava.

«Non andava male, però nella vita sono sempre stato un uomo abbastanza fedele».

Abbastanza.

«Non potrebbe essere altrimenti: sono sbadato, dimentico sempre tutto, e soprattutto non so dire le bugie».

Basta recitare.

«Non è la stessa cosa; l'unica volta che ho fatto sega a scuola, per andare a baciare la fidanzata di allora, i miei se ne sono accorti».

Le controllavano i compiti?

«Fino a una certa età, poi la situazione in casa è mutata, anche per i dissapori tra i miei, e mamma doveva lavorare: ero lasciato a me stesso, e non tanto sotto il profilo della forma, ma per quanto riguarda l' aiuto a crescere. E l' ho capito dopo essere diventato genitore».

E suo padre?

«Presente, ma di fatto viveva a Roma, io a Milano, e il mondo, per un periodo, è stato Dorelli-centrico, un po' come allora era anche Gassman-centrico, Tognazzi-centrico; alla fine le storie dei "figli di" sono tutte simili».

Cambia la reazione.

«A un certo punto ho iniziato a farmi scivolare addosso molte situazioni; negli anni ho compreso la necessità di tornare indietro e affrontare le questioni centrali, i classici "conti con la vita"».

Non si scappa.

«No, se vuoi diventare un uomo».

Prima di diventare uomo, ha presidiato un albergo solo per vedere Patsy Kensit.

«Come lo sa?

Succede.

«Avevo un gruppo di amici ed eravamo tutti pazzi di lei, sogno erotico assoluto; un giorno scopriamo in quale albergo di Milano avrebbe dormito, ci presentiamo lì ma era impossibile entrare e prendere una stanza; alla fine abbiamo affittato l' intero piano, quello sotto a lei».

Obiettivo raggiunto?

«No, l' ascensore era presidiato da tre gorilla e noi tutta sera a giocare a briscola. (Ci pensa). Ora la mia passione è Emily Blunt, per me il nuovo Mary Poppins è paragonabile a un porno, visto quattro volte. (Arrivano altri dolci, soffre ma non cede)».

L' attore è disciplina.

«Soprattutto quando hai in scena una spettacolo di tre ore».

Gioca sempre al Superenalotto?

«Tutte le settimane e a ogni concorso; una volta ho vinto 17 euro e ho chiesto ai miei figli come li dovevamo impiegare, e loro: "Investiamoli in mozzarella di bufala". Così è andata».

Com' è da padre?

«Il più presente possibile».

Scaramanzie?

«Nessuna».

Riti prima del sipario?

«Mica sono matto, tutte cazzate».

I suoi colleghi li hanno.

«Problemi loro».

Mondanità?

«Ho avuto la fortuna di potermene fregare di salotti, feste e sorrisi forzati».

Per contrapposizione alla vita da bambino?

«No, e da piccolo arrivavano a casa Marcello Mastroianni, Nino Manfredi, Paolo Villaggio, Alberto Lupo e Paolo Ferrari: ho vissuto situazioni meravigliose, spettatore-partecipe di una scuola inconsapevole di arte (ride), magari aprivo la porta e mi trovavo davanti Rossella Falk, donna della quale ero perdutamente innamorato».

Una lezione che ha ancora nella testa?

«In assoluto, la più importante, è quella ricevuta da Gigi Proietti, maestro enorme soprattutto per l' apertura mentale rispetto a questo mestiere; professionalmente parlando è stato un secondo padre, gli devo la carriera, grazie a lui ho ottenuto il ruolo da primo attore (gli brillano gli occhi). Con lui era un classico restare a tavola, post-spettacolo, fino alle cinque del mattino».

Questa lezione.

«Una sera, proprio alle cinque, entrambi avvolti dagli effetti del vino, mi fissa e con voce bassa, labbra serrate, mi lancia la perla: "Ricorda, in questo mestiere devi essere maniacale, altrimenti non andrai da nessuna parte"».

E...

«Lo sono diventato, mentre non trovo lo stesso atteggiamento nelle nuove generazioni: i ragazzi sono ossessionati da se stessi, passano la vita ad affrontare i loro cazzi».

L' attore è una professione di autoanalisi?

«Questa storia ha rotto, come i vari metodi di recitazione che ultimamente sono emersi: è un mestiere di tecnica, e come ho sentito recentemente "la tecnica preserva dai guru e dalla mode"».

Quando ha scoperto Proietti?

«Nel 1992 andai con mia mamma a vederlo recitare il Kean, ne rimasi folgorato e ci sono tornato trenta volte; dopo lo spettacolo Gigi voleva andare a mangiare, poi suonare, bere vino e grappa; finivamo sempre in orari improbabili; il giorno dopo mi svegliavo rintronato, lui andava a teatro e non sbagliava una virgola».

Fenomeno.

«Lì realizzi chi è un fuoriclasse, e simile a Proietti è Massimo Popolizio».

È fondamentale il dopoteatro?

«Fino a qualche anno fa partecipavo, ora mangio e subito a letto».

Niente liturgia.

«Ne ho condivise troppe, molte delle quali sbagliate: si finisce a parlare delle stesse cose, e a un certo punto si straparla; un tempo non comprendevo mio padre che cenava da solo in camera d' albergo, oggi lo capisco».

A 25 anni sembrava un uomo con un viso da ragazzo.

«Sono diventato grande troppo presto, magari è stata una difesa; c' è un commediografo inglese che sostiene: "Non vado in analisi perché ho il terrore di scoprire che a quattro anni ero innamorato del mio cavallo a dondolo". Oggi sono una persona centrata».

Da bambino la seducevano in quanto figlio di Dorelli?

«Credo di no, mai avuta la sensazione, o forse non me ne sono accorto. E il carattere di mio padre non prevedeva alcuna forma di seduzione traslata da me; papà con il suo carattere ha lasciato parecchi cadaveri in carriera».

Secondo Antonio Ricci lei "è il padre di Dorelli".

«Sì, e ha aggiunto: "Quando canta sembra perdere il catetere"; su di me hanno inventato due battute geniali, una è questa di Antonio, poi c' è Fiorello che in radio ha dichiarato: "Gianluca è entrato in un negozio di antiquariato e per sbaglio è stato venduto"».

Lei ha definito Fiorello "un talento inarginabile anche da se stesso".

«Ora è diventato adulto ed è più cosciente».

Per lei molto teatro, poco cinema e tv.

«Non mi chiamano, magari assomiglio troppo a mio padre».

Con Sorrentino è in "The young pope".

«Dopo un provino.

Teso?

«Per niente, mi fumo una sigaretta e via».

Lei da attore: giudizio.

«Non lo so».

Come regista?

«Mi piace, e credo di realizzare spettacoli che raccontano delle storie, senza tanti ghirigori, più dalla parte del pubblico».

Durante la recita è mai squillato un cellulare?

«Lì mi incazzo proprio, a volte ho interrotto lo spettacolo».

Chi è lei?

«Senz' altro un soldato che si è smazzato da solo gran parte delle questioni».

Da piccolo leggeva le favole?

«Poche, ho recuperato da adulto».

Pregio.

«Non ho rimpianti né invidie».

Proprio nessun rimpianto?

«Forse l' unico è di non aver dedicato maggior tempo al mare, il mio sogno era di vivere in barca con i miei figli e accompagnarli a studiare a Londra entrando in città attraverso il Tamigi».

Ateo o agnostico?

«Entrambi, per questo interpreto bene il ruolo del prete».

I figli li ha battezzati?

«Sì, almeno quello. Poi sceglieranno loro».

Jacopo Fo ha pubblicato una biografia della sua famiglia.

«Davvero? Certe situazioni vanno tenute per se stessi, non scriverò mai un libro su di noi, meglio di no».

·         I 12 big che non hanno mai partecipato al Festival di Sanremo.

I 12 big che non hanno mai partecipato al Festival di Sanremo, scrive Marco Rimmaudo il 7 febbraio 2016 su 2duerighe.com. Il Festival di Sanremo è sicuramente una delle tappe più importanti ed ambite per la carriera di un artista, sia emergente che già affermato. C’è però chi, nonostante la fama e il successo, non ha mai calcato il palco della kermesse. Tutti vogliono andare a Sanremo, la grande vetrina della musica italiana, sono tanti i motivi che possono spingere un artista a partecipare al Festival della Canzone Italiana ed ogni anno, per la case discografiche è una corsa all’ultimo posto. Ma c’è chi, tra i big, non ha mai voluto o non si è mai ritrovato in gara sul palco del Teatro Ariston, e sono pure tanti! Abbiamo fatto una ricerca e composto una lista degli artisti che non hanno mai partecipato al Festival di Sanremo come concorrenti. Non contano le ospitate e la collaborazione come autori ovviamente, noi li vogliamo a gareggiare insieme agli altri! Fin dai grandi cantautori ai volti noti degli ultimi anni, ecco chi non ha mai partecipato in gara al Festival di Sanremo.

EDOARDO BENNATO. Per il cantante del rock di Capitano Uncino, il Festival di Sanremo sta diventando sempre più un’incombenza, tanto da aver dichiarato l’anno scorso “Ho un disco pronto ma le major non me lo pubblicano se non vado a Sanremo”. Per il momento nessuna partecipazione. E neanche l’album.

CLAUDIO BAGLIONI. E’ il nome a cui nemmeno noi avremmo mai pensato, eppure non è mai stato in gara a Sanremo. E’ stato ospite nel 1985 con “Questo piccolo grande amore”, anno in cui venne nominata “Canzone del secolo”. Più tempo passa, più impatto mediatico farà un suo ritorno.

FRANCESCO DE GREGORI. Poco si sa sul perchè non abbia mai partecipato, l’unica sua apparizione la troviamo in veste di autore con il brano “Mariù” presentato nel 1980 da Gianni Morandi. Più volte è stato omaggiato con le sue canzoni nella serata delle cover ma non ha mai partecipato nella categoria.

FRANCESCO GUCCINI. Al cantautore de “L’avvelenata”, solo una volta gli fu proposto di partecipare al festival come autore per Caterina Caselli e Gigliola Cinquetti, il brano però non passò le selezioni preliminari. La casa discografia chiese così ad altri due autori di modificare il testo e questo non fece piacere a Guccini tanto da fargli rifiutare altre collaborazioni future.

ANTONELLO VENDITTI. Nemmeno lui hai mai partecipato in gara a Sanremo. L’unica sua apparizione sul palco è stata nel 2000 come superospite nell’edizione condotta da Fabio Fazio. Si esibì con due brani tratti dall’album Goodbye Novecento: “Che tesoro che sei” e “Su questa nave chiamata musica”.

LIGABUE. Unica volta a Sanremo come ospite nel 2014, si esibì con la cover di Crêuza de mä di Fabrizio de Andrè e con quattro brani del suo repertorio (Certe notti, Il giorno di dolore che uno ha, Il sale della terra e Per sempre). Di una partecipazione in gara ancora nessuna novità.

GIANNA NANNINI. Pure lei, tante ospitate, autrice, ma niente gara. La Nannini partecipa nel 2007 in qualità di superospite, autrice nel 2008 del brano vincitore “Colpo di fulmine” interpretato da Giò di Tonno e Lola Ponce, nel 2015 torna come superospite esibendosi con L’immensità di Don Backy e Sei nell’anima.

PIERO PELU’. Il leader dei Litfiba è stato solo una volta, da solista, ospite speciale del Festival di Sanremo nel 2001, affrontò il tema delle mine antiuomo. Oltre a quel momento, non si è più presentato a Sanremo nè come ospite, nè tanto meno in gara.

TIZIANO FERRO. Di lui ormai lo sappiamo, a Sanremo, almeno per il momento, non vuole andarci. La sua prima canzone in assoluto “Quando ritornerai” la presentò alle selezioni per accedere alla categoria giovani nel 1999 ma non fu preso. Ha partecipato più volte come ospite, nel 2006 ha cantato con Michele Zarrillo, nel 2007 ha presentato “Ti scatterò una foto” e nel 2015 ci ricordiamo la sua gloriosa esibizione con il medley delle sue canzoni più belle. Ma in gara, proprio non se ne parla.

J-Ax. il Rap è iniziato ad essere più diffuso dai grandi media solo da pochi anni, non si può non pensare a J-Ax, una grande carriera nel settore. Mai stato ospite del Festival e nemmeno in gara. Tempo fa dichiarò “A Sanremo? Ci andrò per prendere il sole”.

CESARE CREMONINI. Sì, anche lui non lo abbiamo visto sul palco del Festival di Sanremo, nemmeno in qualità di ospite, nel 2014 quando si vociferava di una sua partecipazione lo stesso Cremonini dichiarò di aver rifiutato: “Non penso che Sanremo abbia bisogno di me, ma lo guarderò per imparare”. Cremonini dopo il successo nel 2015 con il PiùCheLogico Tour tornerà sulle scene fra qualche anno, che sia la volta giusta?

FEDEZ. Ancora non è arrivato al Festival, ma la sua carriera potrebbe riservarci qualche sorpresa. Fino ad oggi è soltanto co-autore di “Siamo uguali”, brano sanremese di Lorenzo Fragola nel 2015.

·         La biellese Gilda, vinse un Festival (minore).

Sanremo 2019. La biellese Gilda, vinse un Festival (minore) ma poi venne accusata di usura. Una biellese a San Remo, scrive il 31 Gennaio 2019 laprovinciadibiella.it. Rosangela Scalabrino, in arte Gilda, iniziò a 14 anni a esibirsi nelle feste di paese, grazie ad alcuni concittadini ebbe l’opportunità di farsi conoscere anche fuori dall’ambito locale. Scoperta da Mina debuttò nel 1969 con “Nu ferru de calzetta”. Nel 1975 inviò alla commissione del Festival di San Remo il brano “Ragazza del sud” con il quale vinse. Da lì seguì il primo album “Bolle di sapone”. Gilda incise in seguito altri dischi e partecipò ad alcuni eventi musicali. Alla fine preferì la famiglia alla carriera dedicandosi anche alla gestione di un albergo a Torino, città dove andò a vivere. Diverse le sue esibizioni negli anni ottanta. Nel 2013, con altri artisti, ha contribuito alla realizzazione di un album, Omaggio a Umberto Bindi, realizzato e distribuito da “La voce delle donne”, riproponendo il brano il brano “Arrivederci”. La vita di Gilda è stata sconvolta in anni recenti: accusata di usura, nel 2011 viene condannata dal Tribunale di Torino insieme a un complice per aver prestato delle somme di denaro con interessi fino al 120% annuo. La condanna, di un anno e quattro mesi, viene poi sospesa. Le notizie più recenti della cantante la danno di nuovo sul palco nel 2017, durante una manifestazione nella sua città, Masserano.

Incidente per la cantante “Gilda” Scalabrino. La mitica “Gilda”, al secolo Rosangela Scalabrino, è stata la sfortunata protagonista di uno spiacevole incidente avvenuto in via Cernaia a Torino, città nella quale ormai vive da parecchi anni, scrive l'1 Dicembre 2016 su laprovinciadibiella.it. La mitica “Gilda”, al secolo Rosangela Scalabrino, è stata la sfortunata protagonista di uno spiacevole incidente avvenuto in via Cernaia a Torino, città nella quale ormai vive da parecchi anni. La mitica “Gilda”, al secolo Rosangela Scalabrino, è stata la sfortunata protagonista di uno spiacevole incidente avvenuto in via Cernaia a Torino, città nella quale ormai vive da parecchi anni. La scorsa settimana la cantante originaria di Masserano, divenuta famosa negli anni ‘70 con la canzone “Ragazza del sud” che le valse la vittoria al Festival di Sanremo, ha riportato numerose ferite in una caduta tanto banale quanto pericolosa. «Ho fatto tutto da sola – racconta -. Non ho visto una buca sul marciapiede e ci ho infilato il piede dentro. Mi hanno subito soccorsa e accompagnata all’ospedale, ma purtroppo mi sono fatta parecchio male, in particolare a un ginocchio, alle labbra e al naso. Sembra quello di un pugile adesso. La cosa peggiore è che mi si è rotta la capsula articolare di una spalla, quindi dovrò tenerla ferma e a riposo per parecchi giorni». Gilda ormai da tempo ha in parte reciso i legami con la nostra terra, ma qualche volta torna comunque nel Biellese: «Non capita spesso – spiega – perché la casa dei miei genitori, a Masserano, l’abbiamo venduta. Tuttavia mio fratello ed io abbiamo ancora diversi amici, soprattutto nel Cossatese».

·         Guida minima ai conflitti d’interesse di Baglioni.

Guida minima ai conflitti d’interesse di Claudio Baglioni a Sanremo, scrive Francesco Prisco il 7 febbraio 2018 su Il Sole 24 ore. L’Italia non è Paese da conflitti d’interesse. Precisiamo: l’Italia non è Paese cui facciano più specie i conflitti d’interesse ché, gratta gratta, trovi sempre lo zio decisore pubblico che compra il pane per la cittadinanza dal nipote fornaio. Ma perché il pane è buono e costa il giusto, mica perché il fornaio è il nipote, sia chiaro. Se tuttavia volessimo metterci a ragionare alla brandeburghese - popolo curioso, quello del giudice a Berlino - non ci sarebbe in tutta probabilità ambito completamente al riparo da conflitti d’interesse. Sanremo compreso. Non ci credete? Facciamo un esercizio facile facile: prendiamo il «dittatore artistico» Claudio Baglioni e sottoponiamolo al giudice a Berlino con il metro brandeburghese. Ebbene, abbiamo ragione di credere che quest’ultimo ravviserà almeno quattro potenziali conflitti d’interesse nella di lui gestione del Festival della canzone italiana. Eccoli.

La sigla. L’avrete sentita: «Un giorno qualunque/ un suono soltanto/ che nasce dovunque/ e dura chissà quanto». E vai col rif: «Po, popopopo...». È Un giorno qualunque, la nuova, nuovissima sigla della kermesse musicale cantata da tutti e 20 i Big in gara a inizio di ogni puntata, come fossero i giovani concorrenti dell’ultimo talent show. E l’ha scritta Baglioni. Non intendiamo entrare nel merito della qualità della composizione: non sta certo a noi dare lezioni di songwriting all’autore di Poster. Ci limitiamo a segnalare che l’esecuzione della sigla consente al cantautore romano, già sotto contratto con la Rai per un cachet da 600mila euro, di arrotondare con le royalties.

Gli omaggi (a se stesso). Eggià, l’esecuzione di un brano in un contesto come quello del Festival di Sanremo porta a chi l’ha scritto ricavi in termini di diritto d’autore per ciascuna esecuzione: non è affatto un mistero. Ma è opportuno che il direttore artistico di una manifestazione del genere, che è anche autore di innumerevoli pezzi celebri del canzoniere italico degli ultimi cinquant’anni, assegni a ciascun ospite della manifestazione una propria composizione, aggiungendo gettone ai gettoni? È giusto che Fiorello debba cantare E tu? È etico che Biagio Antonacci gorgheggi sui Mille giorni di te e di me? È opportuno che i tre tenorini de Il Volo intonino La vita è adesso? Mettiamola così: se non è per forza inopportuno, di sicuro non è elegante.

Al via Sanremo. Sul palco dell’Ariston la sfida è tra case discografiche. Un festival «a maggioranza» Sony Music. Baglioni è il direttore artistico e, come tale, ha l’ultima parola su canzoni e artisti da ammettere al Festival. Qual è la casa discografica di Baglioni? Sony Music Italy. Qual è la casa discografica che ha più artisti in gara? Sony Music Italy: otto iscritti al concorso dei Big e uno a quello dei Giovani. Molto più diluita la partecipazione delle altre due major del mercato discografico Universal e Warner, ciascuna a tre concorrenti. Certo, non è la prima volta che Sony fa la parte del leone: ha nel proprio Dna pezzi imprescindibili della storia della musica popolare tricolore, quali furono Rca italiana e Ricordi, ha ricordato al Sole 24 Ore il presidente Andrea Rosi, quel segmento di mercato le interessa e lo presidia con convinzione. Ma vallo a spiegare al giudice che sta a Berlino...

Se Sanremo diventa «F&Pstival». Baglioni è direttore artistico, ha l’ultima parola su concorrenti e ospiti. Baglioni, per la parte live della propria attività musicale, è artista di punta della scuderia F&P Group, agenzia di promoting guidata dal suo manager Ferdinando Salzano in procinto di essere rilevata dalla multinazionale tedesca Cts Eventim. Ebbene, a guardare la lista di concorrenti e ospiti di Sanremo ti accorgi piuttosto facilmente che ci sono 21 nomi del roster di Salzano. Tra gli ospiti, Laura Pausini, Gianni Morandi, lo stesso Antonacci. Tra i Big, Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, Red Canzian, Mario Biondi, The Kolors, Elio e le Storie Tese (per i quali F&P è diventata anche etichetta discografica). Si può fare? Certo che si può fare, pure il giudice a Berlino dovrà convenire su questo. Ma siccome ha il metro brandeburghese, siamo sicuri che chioserà: si può fare ma è meglio non fare, perché pare brutto. Non gliene vogliate, il crucco è un po’ così: da Kant in poi ha la fissa della bellezza, pure quando si parla di etica. Noi ci ispiriamo a ben altri filosofi: «Le canzoni sono coriandoli d’infinito, istanti di eternità, sono mare, sono cielo, sono neve di sogni, sembrano cadere da un altro pianeta e nessuno sa da dove possono provenire, in pochi secondi fanno piccoli miracoli». Also Sprach Herr Baglioni.

Sanremo, infornata di cantanti “vicini”: Baglioni accusato di conflitto d’interessi, scrive giovedì 10 gennaio 2019 Eleonora Guerra su Secolo d’Italia. Non c’è solo la questione migranti. A mettere Claudio Baglioni sulla graticola, all’indomani della presentazione del 69esimo Festival di Sanremo, è anche il conflitto d’interessi che il cantante avrebbe rispetto alla kermesse. A lui, in quanto direttore artistico, spetta l’ultima parola sulla scelta degli artisti in gara e degli ospiti, la maggior parte dei quali afferiscono alla sua stessa etichetta discografica e alla sua stessa agenzia di promoting: la Sony Music Italy e la F&P Group, controllata dalla multinazionale tedesca Cts eventim.

Baglioni in conflitto di interessi? Non si tratta di una questione del tutto nuova: già lo scorso anno vi furono polemiche in questo senso. Oggi a rilanciarla, mentre la maggior parte degli osservatori si concentrava sulle prese di posizione sui migranti, è stato Il Sole 24 ore, sottolineando che «la casa discografica meglio rappresentata», con 7 artisti in gara «è proprio Sony Music» (Achille Lauro, Simone Cristicchi, Einar, Il Volo, Enrico Nigiotti, Francesco Renga e Daniele Silvestri), mentre sono 8 «i concorrenti i cui concerti sono organizzati da agenzie del gruppo Cts Eventim» (Achille Lauro, Ex-Otago, Il Volo, Irama, Nek, Francesco Renga, Paola Turci e Ultimo) e quasi una mezza dozzina gli ospiti, tra confermati e potenziali, che hanno gli stessi promoter (Elisa, Giorgia, Ligabue, Biagio Antonacci e Laura Pausini).

Rossi: «Porterò il caso in CdA». «Il cittadino Baglioni ha diritto di manifestare tutte le opinioni che vuole, naturalmente. Parlare di immigrazione, però, mentre si presenta il Festival della canzone italiana è del tutto fuori contesto, anche quando lo si fa in risposta a domande specifiche poste dai giornalisti», ha commentato il consigliere Rai, Giampaolo Rossi, spiegando che «la questione più seria che, invece, io porrò sul Festival di Sanremo nel prossimo consiglio di amministrazione è un’altra: chiederò che la Rai verifichi se ci sono conflitti di interesse generati dal rapporto che il direttore artistico del Festival di Sanremo ha con la sua casa discografica, che è la stessa cui appartiene una buona parte degli artisti selezionati».

Di Nicola: «Se ne occuperà il nuovo management». Un tema affrontato anche dal vicepresidente grillino della commissione di Vigilanza, Primo Di Nicola. Ricordando che il Festival di Sanremo «è uno degli eventi più importanti dell’anno sotto il profilo dello spettacolo e del business per l’azienda pubblica» e «un appuntamento irrinunciabile per molti italiani», Di Nicola si è augurato che la kermesse «possa essere, quest’anno, uno spettacolo intelligente all’insegna della musica senza ridursi al solito inno al nazionalpopolare. Condito dalle usuali polemiche e dai soliti conflitti di interesse». «Quello descritto stamattina dal Sole 24 ore porta il nome di Claudio Baglioni. Se è vero, non mi piace. E sono sicuro che il nuovo management saprà porvi rimedio», ha concluso l’esponente del M5S.

REPETITA IUVANT, scrive Michele Monina l'11 gennaio 2019 su L’Inkiesta. Baglioni a Sanremo, sette domande alla Rai su un conflitto d’interessi che non ha precedenti. Riguardo la questione del conflitto di interessi di Baglioni a Sanremo si parla di deroga culturale consensuale. Siete sicuri che un artista legato a una casa discografica e a una agenzia di booking sia la migliore garanzia di trasparenza?

Gentili dott. dott.Salini, Amministratore Delegato della RAI e dott. Foa, Presidente della RAI. Ho letto ieri su un lancio di Adnkronos a firma Veronica Marino, che riguardo la questione del conflitto di interessi del Direttore Artistico Claudio Baglioni riguardo il Festival della Canzone Italiana di Sanremo, si parla di deroga culturale consensuale, tirando in ballo la precedente esperienza di Gianni Morandi. Approfitto di questo mio tornavi a porre le medesime domande cui non avete ancora risposto, per farvi sommessamente notare che in quel caso non era Gianni Morandi a ricoprire il ruolo di Direttore Artistico, ma Gianmarco Mazzi. Quindi di deroga cultule consensuale, nel 2011 e 2012 non si è dovuto parlare. Precisato questo torno a porgervi le sette domande:

-Che fine ha fatto la salvaguardia di questo principio che dovrebbe essere un baluardo invalicabile per la tv pubblica?

-Nello stipulare il contratto con Claudio Baglioni è stata mantenuta detta clausola?

-Se sì, pensate sia stata rispettata?

-Siete sicuri che un artista legato da contratto a una casa discografica e a una agenzia di booking alle quali sono legati una buona porzione degli artisti da lui selezionati rappresenti la migliore garanzia di trasparenza?

-È vero che per conferire con il direttore artistico è stato necessario ed è tuttora necessario passare dal suo impresario, immancabile a qualsiasi riunione inerente il Festival?

-Potrebbero in futuro i dirigenti Rai essere chiamati a rispondere personalmente delle conseguenze di decisioni prese da incaricati in aperto conflitto d’interesse? Ultima domanda, piuttosto centrale in un momento storico come questo, scosso dal vento di cambiamento: -La RAI, televisione del servizio pubblico, sta dando al Paese un bell’esempio di trasparenza?

In attesa di vostre cortesi risposte porgo i miei saluti, Michele Monina.

Sanremo, ci risiamo: il problema non è il compenso di Baglioni, ma il suo conflitto d’interessi, scrive Michele Monina il 17 gennaio 2019 su L’Inkiesta. Una lettera aperta di Michele Monina a Renato Franco del Corriere della Sera sulle polemiche relative ai compensi dei conduttori di Sanremo. Peccato non sia lì il problema, ma in chi conduce le trattative. Che per la Rai è la madre del braccio destro di Baglioni.

Caro Renato Franco, ho letto con interesse il suo articolo di oggi sul Corriere riguardo le presunte polemiche sui compensi del Festival di Sanremo. Mi permetto però di farti notare che altro è il vero punto della questione. Che sono e rimangono le sette domande che continuiamo a porre alla Rai relativamente al potenziale conflitto d'interesse di Claudio Baglioni. Piccolo riassunto: ti sembra normale che l'impresario di Claudio Baglioni, direttore artistico del Festival debba trattare il proprio compenso con la madre del suo braccio destro, dirigente Rai responsabile dei contratti delle risorse artistiche? Potrà mai essere quella una trattativa a vantaggio del servizio pubblico? Idem per quel che riguarda i contratti dei vari ospiti che sempre a quella agenzia fanno capo. Ecco, forse sarebbe il caso di fare chiarezza su questo. Ne ho chiesto ai dirigenti Rai, ma per ora senza risposta. Con stima, Michele Monina.

Striscia la Notizia, bomba su Claudio Baglioni: "La mamma di...", clamoroso conflitto d'interessi a Sanremo, scrive il 28 Gennaio 2019 Libero Quotidiano. Il Festival di Sanremo di Claudio Baglioni sta per iniziare e Striscia la Notiziari prende a bombardare. Al direttore artistico della kermesse, infatti, riserva un velenosissimo servizio in cui si denuncia un presunto conflitto d'interessi che lo riguarderebbe. "Abbiamo scoperto una clausola di trasparenza nei contratti Rai – spiega l’inviato Pinuccio -. Non abbiamo capito se viene applicata o no a Claudio Baglioni". Il caso viene sollevato da Michele Monina de Linkiesta, che spiega: È una clausola che fa parte di tutti i contratti che riguardano il servizio pubblico e prevede che non ci siano relazioni (etichette, management, edizioni e booking) tra coloro che devono selezionare gli artisti che finiranno all’interno del concorso canoro. Baglioni si trova ad aver selezionato artisti che fanno parte della sua stessa agenzia". Claudio Baglioni però è legato alla Friends & Partners (F&P) di Ferdinando Salzano e questa, a sua volta, collabora con una serie di cantanti selezionati al Festival (Paola Turci, Nek, Achille Lauro, Renga, Il Volo e Nino D’Angelo). Da poco, inoltre, l’agenzia di Salzano è stata acquisita in parte dalla Cts, una multinazionale, che ha acquisito la Vivo Concerti e la Magellano Concerti. Di queste fanno parte altri concorrenti di Sanremo: Irama, Ultimo, Federica Carta, Shade ed Ex Otago. L’inviato di Striscia spiega: "L’anno scorso tra gli invitati al matrimonio di Salzano c’erano tanti cantanti. Sembrava quasi una preselezione per il Festival, perché chi ha cantato alla cerimonia, ora è a Sanremo". Alla festa, inoltre, era presente anche Baglioni. In chiusura di servizio, Pinuccio aggiunge: "La Rai ha un ufficio che fa i contratti per gli artisti. E chi ci lavora? La mamma di una collaboratrice di Salzano". L’inviato di Striscia allora domanda: "Chiediamo alla Rai se è opportuno scegliere un direttore artistico legato a un’agenzia che rappresenta e collabora con tanti cantanti che poi si ritrovano al Festival, ricordando pure che tra Baglioni e Salzano c’è evidentemente un’amicizia".

Sanremo, seconda bomba di Striscia la notizia: "Sapete che Fiorella Mannoia...", altro guaio per Baglioni, scrive il 29 Gennaio 2019 Libero Quotidiano. Questa sera, martedì 29 gennaio, a Striscia la notizia (Canale 5, ore 20.35), Pinuccio torna sulle strane “coincidenze” del Festival di Sanremo e sull’edizione Giovani. L’inviato rivela che anche i cantanti confermati, che prenderanno parte al Festival come ospiti, ruotano intorno alla Friends & Partners (F&P), la società che gestisce anche Claudio Baglioni. Infatti Antonello Venditti, Elisa, Ligabue e Alessandra Amoroso sono legati alle F&P e Giorgia alla Vivo Concerti, società acquisita da una multinazionale che in parte ha acquisito anche la società di Ferdinando Salzano. "Alcuni di questi cantanti erano presenti al matrimonio di Salzano", sottolinea Pinuccio. Il caso è stato sollevato da Linkiesta e Dagospia. Le indiscrezioni su eventuali altri ospiti parlano di Umberto Tozzi, Raf, Fiorella Mannoia e Pio e Amedeo. Tutti quanti della F&P e molti di loro presenti alle nozze di Salzano, di cui Baglioni è stato testimone. Ma strane “coincidenze” sono presenti anche a Sanremo Giovani, che "aveva una giuria composta da 5 persone - spiega l’inviato – 3 con collaborazioni Rai e 2 esterni, Fiorella Mannoia e Annalisa. Queste due ruotano attorno alla Friends & Partners". Ma è non tutto: "I due vincitori che sono entrati di diritto nel Festival vero e proprio, da regolamento, sono stati votati per il 40% da una commissione musicale guidata da Baglioni, quindi riferibile al suo agente Salzano. Per il 30% dalla giuria di esperti - tra cui Fiorella Mannoia e Annalisa - artiste brave e competenti ma pur sempre in quota Salzano. E per il restante 30% dal televoto. Un semplice calcolo – sottolinea Pinuccio - mostra dunque che il primo 40% più il 12% della giuria di esperti fa 52%. Perciò più della maggioranza dei voti è astrattamente riconducibile a Salzano". Inoltre, l’inviato ricorda che "per la F&P lavora Veronica Corno: sua madre è Chiara Galvagni, capo struttura Rai responsabile delle risorse artistiche, che fa i contratti agli artisti di Sanremo". Pinuccio chiude il servizio con un appello alla Rai: "Ma per voi è tutto normale? Oppure c’è un conflitto?".

Striscia la Notizia, bomba atomica su Claudio Baglioni: "Come ha scelto i cantanti di Sanremo", scrive il 5 Febbraio 2019 Libero Quotidiano. A poche ore dal via del Festival di Sanremo di Claudio Baglioni, da Striscia la Notizia arrivano nuove pesantissime accuse al direttore artistico della kermesse. Nel mirino di Pinuccio, in un servizio trasmesso lunedì 4 febbraio, ancora il conflitto di interessi. A parlare è il manager discografico Claudio Ferrante, che racconta come avvenivano le valutazioni degli artisti da parte di Baglioni: "Sono state fatte in un hotel davanti al Forum di Assago durante il tour di Baglioni. Nell'albergo era stato fatto allestire anche uno stereo perché si potesse sentire bene tutto. Non era un posto di fortuna, ma un posto organizzato per ricevere noi discografici, e questo ci poneva nella condizione di poter parlare direttamente con Baglioni. Ci sono i testimoni. Io penso che Ferdinando Salzano fosse lì in qualità di manager di Baglioni. Lui non esprimeva dei pareri, ma se poi quando una persona andava via, lui influenzasse le cose, questo non lo posso sapere. C'era anche Veronica Corno, c'erano tutti". Una testimonianza pesantissima, perché Salzano non è consulente né fornitore della Rai. Si collega a Viale Mazzini solo perché la sua per la sua Friends e partners Group Srl lavora la Corno (responsabile della comunicazione e del coordinamento artisti), figlia di Chiara Galvagni, la capostruttura Rai che firma i contratti, compresi quelli di Sanremo. Ma non è finita. Perché Pinuccio ha intervistato anche il giornalista Michele Monina, che ha aggiunto: "Le fonti dicono che Ferdinando Salzano fosse sempre presente durante la selezione dei cantanti. Io ho parlato con diversi di loro. Baglioni da settembre a novembre è stato in tour e ha fatto oltre 30 date in giro per l'Italia e le sale dove avvenivano le audizioni per Sanremo erano diventate i camerini dei palasport o le stanze di alberghi di fronte, tutto alla presenza costante di Ferdinando Salzano e Veronica Corno. (...) Alcuni tra i cantanti non selezionati mi hanno anche detto che i passaggi venivano fatti esclusivamente dalla Fep, non direttamente da Baglioni". Salzano, insomma, sembra sempre più essere l'eminenza grigia di questo Festival di Sanremo. E l'ombra del conflitto di interessi si fa sempre più pesante.

BAGLIONI E DINTORNI. Finché Sanremo va, lascialo andare: il Festival del Cambiamento è come gli altri (con un conflitto d’interessi in più), scrive il 5 febbraio 2019 Michele Monina su L’Inkiesta. Parte il sessantanovesimo festival della canzone italiana, all’insegna della querelle sulla direzione artistica di Claudio Baglioni, che di fronte alle domande fa spallucce. Da domani saranno in scena le canzoni. Chissà se arriveranno le risposte.

Finché la barca va lasciala andare. So che se qualcuno associa la canzone politica a una “Contessa” di Paolo Pietrangeli o, più recentemente, a “L'uomo col megafono” di Daniele Silvestri pensare a questa canzone di Orietta Berti come a un brano politico sembrerà una cosa incredibile. Ma tant'è. E la faccenda è così da praticamente quando esiste il Festival della Canzone Italiana, giunto alla sessantanovesima edizione. Conoscete il refrain, la canzonetta come termometro del paese. “Finché la barca va”, in passato, le canzoni di Motta, Negrita e Zen Circus, oggi. Questo a dare uno sguardo banalotto al tutto. Perché in realtà, forse non vi sarà sfuggito, quest'anno il vento di cambiamento, quello dell'era giallo-verde a Sanremo sembra esserci già arrivato, e non certo passando dalle canzoni. Provo a fare un breve riassunto delle puntate precedenti, sicuro che sarete già persone informate dei fatti, o che lo diventerete più approfonditamente andandovi a leggere il dossier che trovate qui. Claudio Baglioni si trova per il secondo anno di fila a ricoprire il ruolo di direttore artistico del Festival, e per il secondo anno, ahilui, e soprattutto ahinoi, contribuenti, si trova a incarnare un conflitto di interessi piuttosto palese.

Quale? Semplice, il suo manager e promoter, Ferdinando Salzano della Friends and Partners, si trova costantemente al suo fianco, a prendere decisioni importanti, comprese quelle di scegliere i cantanti in gara, e anche quelli che andranno ospiti. Buona parte dei quali, guarda un po', sono suoi artisti. Suoi nel senso che ne cura i live, che come sapete oggi è il vero e solo business della musica, e in alcuni casi anche il management.

Ieri alla conferenza di inaugurazione del Festival, il direttore di Rai 1, Teresa De Santis ci ha tenuto a fare una supercazzola degna di Amici miei, parlando proprio dI connessioni amicali, e finendo per dire sempre la stessa roba, Baglioni è Baglioni, mica vorremo dubitare della sua buonafede.

Non basta. Nel palese conflitto di interessi, ce n'è uno ancora più stridente, specie in epoca di conflitti di interessi, vento del cambiamento, etc etc. Al fianco di Ferdinando Salzano, l'uomo con le Hogan, c'è sempre il suo braccio destro Veronica Corno, la cui mamma è la dirigente Rai Chiara Galvagni, dirigente alle risorse artistiche. Cioè, per capirsi, quando Salzano è andato, si suppone con la Corno, a discutere il cachet di Baglioni, come quello di un Ligabue, superospite, aveva di fronte la mamma della Corno stessa. La cosa la abbiamo scritta. Lo avevamo già fatto l'anno scorso, ma il vieni del cambiamento era lì da venire. Stavolta se n'è accorto Dagospia, che ci ha a più riprese rilanciato, e poi se n'è accorto Pinuccio, inviato di Striscia La Notizia, che proprio a partire da una intervista a me ha cominciato a raccontare tutto questo. Così, di colpo, tutti, ma proprio tutti tutti hanno scoperto chi fosse Ferdinando Salzano, e anche le sue attività.

Io, sommessamente, avevo posto ormai un mese fa sette domande a Salini e Foa, direttore generale e presidente della Rai, ma risposte non ne sono mai arrivate. Voci, si, rumors, ma non risposte. Ieri, però, alla conferenza di inaugurazione del Festival, il direttore di Rai 1, Teresa De Santis ci ha tenuto a fare una supercazzola degna di Amici miei, parlando proprio dI connessioni amicali, e finendo per dire sempre la stessa roba, Baglioni è Baglioni, mica vorremo dubitare della sua buonafede. Baglioni ci ha pure scherzato, col sorriso di chi ha avuto una emiparesi facciale: l'unico conflitto di interessi che ha è che la mamma della sua spalla Virginia Raffaele è una sua grande fan. Nel mentre l'inchiesta di Striscia continua, e un Tapiro gigante aspetta Baglioni davanti all'Ariston, e io aspetto ancora le risposte alle sette domane. Da stasera partiranno le canzoni, ma nessuna saprà raccontare bene l'oggi come questo grande inghippo, come il silenzio stridente di Rai, Baglioni e di tutti i colleghi della Sala Stampa, e soprattutto dei commenti al sangue che si trovano sotto i miei articoli e i link dei servizi di Striscia. Commenti che parlano di cambiamento, signora mia. Perché se la barca non va, la faremo andare noi.

Paola Pellai per “Libero quotidiano” il 5 febbraio 2019. Non chiamatelo giornalista. Michele Monina è un narratore che non conosce neutri e che ama talmente la musica da volerla libera ed accessibile a chiunque se lo meriti. Per molti è un rompicoglioni, ora per tutti è l'uomo che ha scoperchiato il presunto conflitto d' interessi che sta facendo tremare il Festival di Sanremo.

Alla vigilia della manifestazione, la Rai non ha ancora risposto alle tue domande. È il Festival di Sanremo o di Salzano?

«Le mie domande sono diventate virali grazie a Striscia la notizia e ad un'interrogazione parlamentare. La Rai si è limitata ad un anonimo virgolettato senza rispondere a nulla. Ho chiesto se è normale che un direttore artistico possa essere legato a doppio filo con case discografiche ed impresari che scelgono gli artisti e gli ospiti del Festival. Già perché Fernando Salzano, promoter e manager di Claudio Baglioni, con la sua Friends&Partners è legato ad una parte consistente degli artisti ed ospiti, selezionati dallo stesso direttore artistico. Artisti che, in molti casi, condividono con Baglioni anche l'etichetta discografica, la Sony Music Italia. Inoltre Veronica Corno, la collaboratrice più stretta di F&P, è figlia di Chiara Galvagni, la dirigente Rai che ha fatto tutti i contratti agli artisti di Sanremo, Baglioni ed ospiti compresi. Incongruenze sbalorditive».

Oltretutto, come in ogni contratto pubblico, c' è una clausola di trasparenza che vieta qualsiasi tipo di legame professionale tra Baglioni e le aziende dei concorrenti.

«Ovvio. È lo stesso principio che vieta ad un rettore d' università di assegnare, tramite concorso, una cattedra ordinaria a un figlio o un parente. Sanremo è un concorso pubblico organizzato da un servizio pubblico, la Rai. Non è Amici, per intenderci...».

Gianni Morandi nel 2012 presentò il Festival rifiutandone la direzione artistica...

«Morandi ha semplicemente letto e rispettato il contratto. Nel virgolettato delle fantomatiche fonti Rai c' è scritto che per Baglioni vale una specie di deroga per la sua caratura professionale ed artistica. Come dire che Morandi non l'aveva».

Baglioni ha violato un contratto e la Rai sta muta.

«Un contratto violato può essere rescisso in qualsiasi momento, mi chiedo perché non sia stato fatto. Chi ci guadagna? Baglioni il suo ingaggio lo ha preso, ora il botto lo fa la F&P che ha molti cantanti in gara e quasi tutti gli ospiti. Faccio un esempio. Da martedì a sabato Nek in gara entra nella tv di tutti gli italiani, un megaspot a costo zero per le prevendite del suo tour. In genere le promozioni si pagano, qui no.

Idem per Ligabue, sempre della F&P, al via con un tour negli stadi: è stato scelto come ospite da Baglioni che, ripetiamolo, ha proprio Salzano come promoter e manager. Oltre allo spot gratuito, Ligabue verrà pure pagato e una percentuale finirà nelle tasche della sua agenzia. È vero che F&P ha moltissimi artisti pop in Italia, ma allora bastava evitare Baglioni».

Senza il rompicoglioni Monina nessuno si sarebbe accorto di nulla.

«Il mio è un ragionamento più ampio sul mondo della musica. Mi piacerebbe che ci fosse una possibilità anche per chi non fa parte del cosiddetto cerchio magico. Mi aspettavo che qualche big in gara s' incazzasse e spiegasse che era lì non per appartenenza al cerchio magico, ma per meriti. Tutti zitti. Io per scelta non sono un giornalista, mai preso il tesserino. Essere collaterale al circo mi ha aiutato. Non appartengo a nessun conclave e quindi racconto verità scomode perché non ho nulla da perdere né optional da rincorrere. Intorno a me, invece, vedo un gregge di pecore che ha una grande paura di perdere diritti acquisiti».

Se scrivi in modo petaloso hai un pacchetto di optional assicurati?

«Gente esperta di buffet abituata all' accredito, all' autista che li preleva e li porta al concerto, al biglietto aereo pagato... Tutto ciò non fa per me. Io sono un critico musicale libero, evito persino le conferenze stampa per non abboccare alla sagra della tartina. Li vedi i grandi nomi seduti in prima fila agli eventi, sempre compiacenti e coccolosi. Temono di perdere un ruolo e non si rendono conto che quel ruolo lo hanno già perso perché gliel' ho tolto io. Sono l'unico che sta trattando il tema del momento, il loro silenzio è una scelta strategica sbagliata. Io non devasto, non inquino e non affosso la musica. Io la musica la racconto, studiandola e curandone la scrittura. Sono un uomo di parole, campo con quelle».

Una scrittura non proprio vicina all' Accademia della Crusca.

«Ho uno stile veemente e virulento. So di disturbare scrivendo che una canzone fa cagare. Ma lo faccio consapevolmente, non giudicando mai le persone. Non a caso in oltre 20 anni non ho mai preso una querela, pur sdoganando termini scomodi nei titoli. Ho recensito un disco della Pausini titolando "A cazzo di cane". Non ne vado fiero, ma bisogna fare i conti con la rete che usa un linguaggio parlato e ha cambiato il modo di scrivere. Puoi attaccare la forma, ma non la sostanza del messaggio che vuoi veicolare».

Attacchi il Festival anche perché è misogino.

«Sì, 24 big in gara per un totale di 36 artisti, di cui solo 6 donne. Io rispondo portando in riviera il Festivalino di Anatomia Femminile, 25 cantautrici si esibiranno dal vivo in un mio spazio, cercando di pareggiare i conti con quello maschilista di Baglioni-Salzano. Già l'anno scorso mi ero ribellato allo strapotere degli uomini con un hashtag urticante, #LaFigaLaPortoIo, chiedevo alle donne dello spettacolo d' invadere i social con foto di tette e culi. Un flashmob virtuale che funzionò molto nei consensi, poco nella pratica».

Chi vince Sanremo?

«La canzone che mi piace di più è quella di Daniele Silvestri col rapper Rancore. Tutti dicono che vincerà Ultimo, ma occhio ad Irama e Achille Lauro»

La musica italiana fa cagare?

«Di musica buona ce n' è tanta, è il mercato italiano invaso da cagate. Fedez, per esempio, non è un artista, non ha prodotto nulla che esuli dal marketing spicciolo. Musica brutta ed immeritevole? Pausini, Antonacci, la maggior parte di chi esce dai talent.... Ma nel sottobosco ci sono i creativi, quelli interessanti che hanno capito che devono perdere di vista il mercato perché tanto il mercato non li guarderà mai».

Giacomo Amadori per “la Verità” il 5 febbraio 2019. Il Festival di Sanremo parte all' insegna dei sospetti sul presunto conflitto d' interesse del suo direttore artistico e conduttore Claudio Baglioni. A creare imbarazzo è il ruolo di Ferdinando Salzano, agente di Baglioni e di molti dei cantanti che sfileranno sul palco della kermesse canora a partire da stasera. Ieri Striscia la notizia ha riportato alcune frasi di Claudio Ferrante, manager discografico del cantante Pierdavide Carone, che ha raccontato come siano avvenute le audizioni per Sanremo 2019: «Sono state fatte in un hotel davanti al Forum di Assago durante il tour di Baglioni. Nell' albergo era stato fatto allestire anche uno stereo perché si potesse sentire bene tutto. Non era un posto di fortuna, ma un posto organizzato per ricevere noi discografici, e questo ci poneva nella condizione di poter parlare direttamente con Baglioni. Ci sono i testimoni. Io penso che Salzano fosse lì in qualità di manager di Baglioni. Lui non esprimeva dei pareri, ma se poi quando una persona andava via, lui influenzasse le cose, questo non lo posso sapere. C'era anche Veronica Corno, c' erano tutti». Il punto è questo: Salzano non è consulente né fornitore della Rai. L' unico labile collegamento è che per la sua Friends e partners Group Srl lavora la Corno (responsabile della comunicazione e del coordinamento artisti), figlia di Chiara Galvagni, la capostruttura Rai che firma i contratti, pure quelli di Sanremo. L' inviato della trasmissione di Canale 5, Pinuccio, ha intervistato anche il giornalista Michele Monina, il quale ha aggiunto: «Le fonti dicono che Ferdinando Salzano fosse sempre presente durante la selezione dei cantanti. Io ho parlato con diversi di loro. Baglioni da settembre a novembre è stato in tour e ha fatto oltre 30 date in giro per l'Italia e le sale dove avvenivano le audizioni per Sanremo erano diventate i camerini dei palasport o le stanze di alberghi di fronte, tutto alla presenza costante di Ferdinando Salzano e Veronica Corno. () Alcuni tra i cantanti non selezionati mi hanno anche detto che i passaggi venivano fatti esclusivamente dalla Fep, non direttamente da Baglioni». Dunque Salzano è la presunta eminenza grigia di questo Festival con la sua Fep, anche se sarebbe meglio dire la sua Habita Srl. Infatti la Fep è stata da poco messa in liquidazione, dopo che lo stesso Salzano il 21 gennaio scorso ha rilevato le quote di proprietà della Warner Music Group Italy. Nello studio del notaio Luciano Quaggia, Salzano, in qualità di amministratore unico della Habita Srl, ha rilevato il 60% delle quote della Fep (valore nominale 600.000 euro) di proprietà della Warner, rappresentata per l'occasione dal presidente Marco Alboni. Insomma Salzano, alla vigilia del secondo Festival targato Baglioni, si è messo in proprio e, forse, punta ad allargare i suoi affari, magari diventando produttore anche di cd e altri supporti oltre che organizzatore di concerti. Se la sinergia con Sanremo sia fruttuosa per lui e la sua scuderia lo scopriremo a giugno quando la società presenterà il bilancio del 2018. Di certo la pagina Internet degli artisti della Fep sembra un po' il cartellone di Sanremo. Ci sono Baglioni, Nino D' Angelo, Achille Lauro, Nek, Francesco Renga, Paola Turci, Il Volo. A questo bisogna aggiungere la sinergia tra la Fep e la Cts, la multinazionale che ha acquisito la Vivo concerti e la Magellano concerti che rappresentano ulteriori concorrenti come Federica Carta, Irama, Ex Otago, Shade e Ultimo. Ci sono pure i super ospiti della manifestazione rivierasca: Biagio Antonacci, Alessandra Amoroso, Elisa, Ligabue, Fiorella Mannoia, Laura Pausini e Antonello Venditti. La maggior parte di loro era presente anche alle nozze di Salzano con la manager della Fep Barbara Zaggia, festeggiate a Formentera lo scorso ottobre. I video con i karaoke della serata sembrano un'anticipazione dei duetti del Sanremo che sta per iniziare. Teresa De Santis, direttrice di Rai 1, ieri ha cercato di smorzare le polemiche sul possibile conflitto di interessi di Baglioni in modo un po' fumoso: «La nostra produzione musicale e culturale vive anche di contiguità». Secondo la manager si deve «fare tesoro» di questo. Come? «Attraverso rapporti amicali si possono ottenere artisti che altrimenti non si sarebbero avuti () Nel caso di Baglioni quando si fa un contratto ad un artista vivente e operante è normale che abbia rapporti anche con l'industria della produzione musicale e dunque sta alla sua coscienza, che credo sia molto forte, portare avanti i risultati». Il vicedirettore di Rai 1, Claudio Fasulo, è stato meno criptico: «La clausola di trasparenza c' è ed è stata rispettata, il contratto di Claudio Baglioni è in linea con quello firmato dai direttori artistici precedenti. Le nostre scelte sono inattaccabili dal punto di vista della qualità. Questa situazione è figlia di un mercato molto concentrato, ma nella assoluta trasparenza» ha detto. Quindi ha aggiunto: «La commissione selezionatrice, di cui anche io faccio parte, ha lavorato nell' assoluta assenza di pressioni». L' inviato di Striscia ha provato a smentire questa versione: «C' è un'altra clausola, un obbrobrio giuridico, secondo cui il fatto che Baglioni abbia dichiarato di avere un rapporto con un'etichetta discografica (la Sony, ndr) e con la Friends e Partners di Salzano annulla la clausola di conflitto. Quindi non rappresenta conflitto solo perché l'ha dichiarato?». Pinuccio ha proseguito il suo attacco: «Come hanno detto le "fonti Rai", il contratto ha passato cinque step, tante persone, ma è stato firmato da un'unica persona: Mario Orfeo, l'ex direttore generale della Rai, che era al matrimonio di Salzano. E allora sono super "coincidenze"». Pinuccio ha concluso il servizio sottolineando: «La direttrice di Rai 1 Teresa De Santis ha detto che Baglioni è una brava persona, che la sua moralità garantisce tutto A questo punto è tutto a posto, solo che se è tutto a posto perché hanno inserito una seconda clausola in cui devono dire che i rapporti con la Fep e le etichette musicali non c' entrano niente?». Per evitare nuove polemiche c' è da scommettere che in Rai si augurino che a vincere la gara non sia un artista della premiata ditta Salzano&friends.

Striscia la notizia, il presunto conflitto di interessi di Baglioni e le strane coincidenze di Sanremo 2019. Striscia la notizia | il presunto conflitto di interessi di Baglioni e le strane coincidenze di Sanremo 2019. L'inviato Pinuccio si occupa di molte stranezze presenti nell'edizione in arrivo del Festival, scrive Mercoledì, 30 Gennaio 2019 maridacaterini.it. Striscia la notizia si sta occupando, attraverso l’inviato Pinuccio, di alcune strane “coincidenze” del Festival di Sanremo che interessano anche l’edizione Giovani e sul conflitto di interessi che Claudio Baglioni potrebbe avere come direttore artistico dello show. Gli argomenti sono stati affrontati in due puntate differenti del Tg satirico di Canale 5 in onda dal lunedì al venerdì alle 20.40. Nell’ultimo appuntamento del 29 gennaio, l’inviato rivela che anche i cantanti confermati, che prenderanno parte al Festival come ospiti, ruotano intorno alla Friends & Partners (F&P), la società che gestisce anche Claudio Baglioni. Infatti Antonello Venditti, Elisa, Ligabue e Alessandra Amoroso sono legati alle F&P e Giorgia alla Vivo Concerti, società acquisita da una multinazionale che in parte ha acquisito anche la società di Ferdinando Salzano. «Alcuni di questi cantanti erano presenti al matrimonio di Salzano», sottolinea Pinuccio. Le indiscrezioni su eventuali altri ospiti parlano di Umberto Tozzi, Raf, Fiorella Mannoia e Pio e Amedeo. Tutti quanti della F&P e molti di loro presenti alle nozze di Salzano, di cui Baglioni è stato testimone. Ma strane “coincidenze” sono presenti anche a Sanremo Giovani, che «aveva una giuria composta da 5 persone – spiegava l’inviato – 3 con collaborazioni Rai e 2 esterni, Fiorella Mannoia e Annalisa. Queste due ruotano attorno alla Friends & Partners». Ma è non tutto: «I due vincitori che sono entrati di diritto nel Festival vero e proprio, da regolamento, sono stati votati per il 40% da una commissione musicale guidata da Baglioni, quindi riferibile al suo agente Salzano. Per il 30% dalla giuria di esperti – tra cui Fiorella Mannoia e Annalisa – artiste brave e competenti ma pur sempre in quota Salzano. E per il restante 30% dal televoto. Un semplice calcolo – sottolineava Pinuccio – mostra dunque che il primo 40% più il 12% della giuria di esperti fa 52%. Perciò più della maggioranza dei voti è astrattamente riconducibile a Salzano». Inoltre, l’inviato ricorda che «per la F&P lavora Veronica Corno: sua madre è Chiara Galvagni, capo struttura Rai responsabile delle risorse artistiche, che fa i contratti agli artisti di Sanremo». Pinuccio chiude il servizio con un appello alla Rai: «Ma per voi è tutto normale? Oppure c’è un conflitto?». Nella puntata precedente, Pinuccio si occupava del conflitto di interessi che Claudio Baglioni potrebbe avere come direttore artistico dello   show: «Abbiamo scoperto una clausola di trasparenza nei contratti Rai – spiegava l’inviato – Non abbiamo capito se viene applicata o no a Claudio Baglioni». Si tratta di una clausola che fa parte di tutti i contratti che riguardano il servizio pubblico e prevede che non ci siano relazioni (etichette, management, edizioni e booking) tra coloro che devono selezionare gli artisti che finiranno all’interno del concorso canoro. Baglioni si trova ad aver selezionato artisti che fanno parte della sua stessa agenzia. Claudio Baglioni infatti è legato alla Friends & Partners (F&P) di Ferdinando Salzano e questa, a sua volta, collabora con una serie di cantanti selezionati al Festival (Paola Turci, Nek, Achille Lauro, Renga, Il Volo e Nino D’Angelo). Da poco, inoltre, l’agenzia di Salzano è stata acquisita in parte dalla Cts, una multinazionale, che ha acquisito la Vivo Concerti e la Magellano Concerti. Di queste fanno parte altri concorrenti di Sanremo: Irama, Ultimo, Federica Carta, Shade ed Ex Otago. L’inviato raccontava: «L’anno scorso tra gli invitati al matrimonio di Salzano c’erano tanti cantanti. Sembrava quasi una preselezione per il Festival, perché chi ha cantato alla cerimonia, ora è a Sanremo». Alla festa, inoltre, era presente anche Baglioni. In chiusura di servizio, Pinuccio rivelava: «La Rai ha un ufficio che fa i contratti per gli artisti. E chi ci lavora? La mamma di una collaboratrice di Salzano».  L’inviato di Striscia allora domanda: «Chiediamo alla Rai se è opportuno scegliere un direttore artistico legato a un’agenzia che rappresenta e collabora con tanti cantanti che poi si ritrovano al Festival, ricordando pure che tra Baglioni e Salzano c’è evidentemente un’amicizia».

Striscia ribatte alla Rai sul presunto conflitto di interessi di Baglioni per Sanremo 2019. Striscia la notizia ribatte alla risposta della Rai sul presunto conflitto di interessi di Baglioni per Sanremo 2019. L'azienda di viale Mazzini risponde al Tg satirico che, a sua volta, ribatte, scrive Joele Germani Mercoledì, 30 Gennaio 2019 su maridacaterini.it. Questa sera, mercoledì 30 gennaio, Striscia la notizia torna su Sanremo 2019. In particolare, l’inviato Pinuccio si occupa della risposta data dalla Rai, subito dopo la messa in onda dei servizi del Tg satirico di Antonio Ricci, a proposito del presunto conflitto di interessi Baglioni-Salzano-Sanremo. Pinuccio ha così esordito: «Attraverso alcune agenzie di stampa la Rai ha emanato un comunicato. Solo che non si capisce chi l’ha emanato, perché si parla di “fonti Rai”. E cosa sono? A me sembra fasullo. Se uno deve dire una cosa mette nome e cognome. Noi ci mettiamo la faccia». L’inviato ha poi precisato: «Abbiamo sentito Marcello Foa, presidente della Rai, che ha detto che al momento non vuole esprimersi sulla questione. Così abbiamo provato a sentire la direttrice di Rai Uno, Teresa De Santis». Ma la nuova responsabile di Rai 1 non ha risposto. Nel comunicato si dice che «Baglioni non può avere conflitto di interessi perché la caratura artistica e professionale» è al di sopra di qualsiasi dubbio e sospetto. «Ma è una caratteristica soggettiva» ha insistito Pinuccio. «Le fonti Rai – prosegue l’inviato – dicono anche che la F&P di Salzano non gestisce gli artisti, ma per molti di loro gestisce solo i concerti. Ma questi sono il nucleo di interesse degli artisti e quindi qui ci può essere il conflitto». L’azienda di viale Mazzini risponde anche all’ipotesi di conflitto per la figlia della dirigente Rai che lavora per Salzano. «La Rai dice che non ci sono conflitti perché i contratti passano diversi step. Ma questi contratti, anche quello di Baglioni, chi li va a fare? Anche perché Baglioni oltre al Festival fa altre cose in Rai. Noi vorremmo sapere chi gestisce i contratti di questi altri impegni». Pinuccio ha chiuso il servizio ricordando alla Rai che «in passato ha affidato la conduzione di Sanremo ad altri cantanti che, proprio per evitare conflitto di interessi, non erano anche direttori artistici. Il che vuol dire che questi cantanti non erano così integerrimi?».

Sanremo 2019 le rivelazioni di Striscia la notizia sul Festival. Sanremo 2019. Il Tg satirico di Canale 5 ha iniziato una serie di servizi finalizzati a far luce su alcuni aspetti contrattuali della manifestazione canora, scrive Camila Rossetti, Venerdì, 1 Febbraio 2019 su maridacaterini.it. Il Festival di Sanremo 2019 entra nel vivo. Mancano pochi giorni e le indiscrezioni su quanto sta accadendo occupano oramai tutti i programmi tv. Il Tg satirico di Antonio Ricci, in onda ogni giorno dal lunedì al sabato in access prime time, sta realizzando una serie di servizi sul Festival di Sanremo 2019. Non vi abbiamo già documentato i reportage di Pinuccio che, nel suo ruolo di inviato, si sta lentamente ma inesorabilmente avvicinando alla cittadina ligure dove si tiene la kermesse canora dal 5 al 9 febbraio. Non è la prima volta che il Tg satirico di Antonio Ricci si occupa della manifestazione che ha come palcoscenico il teatro Ariston. Nel corso degli anni i servizi dei vari inviati hanno rappresentato una sorta di cult per gli amanti della satira di costume. E fino alla data fatidica del 5 febbraio che segna l’esordio della 69esima edizione del festival, sono previste altre incursioni nella realizzazione del Festival e sui presunti “conflitti di interesse” di cui ha già parlato Pinuccio nel corso dei servizi precedenti. Insomma, il Tg satirico di Antonio Ricci si interroga sulla legalità di quanto sta accadendo sul palcoscenico del teatro Ariston. E non è ancora finita. Certamente ci saranno altri sviluppi.

Sanremo 2019. D’Agostino a Striscia: ecco il conflitto d’interessi di Baglioni. Sanremo 2019. D'Agostino a Striscia: ecco il conflitto d'interessi di Baglioni. Altre dichiarazioni sul direttore artistico della kermesse canora. Questa volta a intervenire è Roberto D'Agostino, scrive Venerdì, 1 Febbraio 2019, maridacaterini.it. Questa sera, venerdì 1 febbraio, Jimmy Ghione ha intervistato Roberto D’Agostino, fondatore del sito Dagospia.com, che ripercorre le tappe dell’affaire Baglioni-Salzano-Sanremo. Il Tg satirico di Antonio Ricci che va in onda dal lunedì al sabato alle 20.40 nella fascia dell’access prime time, torna a puntate i riflettori sul Festival di Sanremo. D’Agostino ha spiegato: «Il conflitto d’interessi c’è ed è lampante, tant’è vero che nel 2011 Gianni Morandi rifiutò di fare il direttore artistico dicendo che c’era una clausola sul contratto che diceva in maniera esplicita che chi sceglieva le canzoni, cioè il direttore artistico, non poteva appartenere a una casa discografica. Questa clausola improvvisamente scompare nell’anno 2017 quando si appalesa la silhouette di Claudio Baglioni. E quindi si ha il via libera e il conflitto di interessi non esiste più». Ed ha continuato: «Il peccato originale di tutta questa faccenda è che la più grande trasmissione Rai, cioè il Festival di Sanremo, sia stata appaltata dal 2000 in poi a estranei. Il Festival di Sanremo Rai non esiste più perché prima era il Festival di Ballandi, poi diventa il Festival di Gianmarco Mazzi con Lucio Presta e infine abbiamo l’epoca del Festival di Salzano. Salzano ha creato una holding legata al prodotto musicale con discografia, concerti, management, tv, radio, ecc. Tutto questo è sotto il grande cappello chiamato Friends & Partners. A quel punto c’è un monopolio totale».

D’Agostino sull’esclusione di Caramelle. A proposito dell’esclusione di Pierdavide Carone e dei Dear Jack da Sanremo il fondatore di Dagospia ha dichiarato: «Il vero motivo dell’esclusione di questo brano dicono sia il fatto che appartenga alla scuderia di Lorenzo Suraci, presidente di RTL 102.5. Suraci e Salzano erano soci, poi con la nascita del polo radiofonico di Mediaset c’è stata la rottura, pare abbastanza cruenta, tra i due. Salzano ha portato via a Suraci i Modà e i The Kolors. A quel punto anche i poveri Carone e Dear Jack finiscono fuori».

D’Agostino, infine, ha sottolineato anche l’importante ruolo politico di Salzano: «Quando Baglioni in conferenza stampa attacca Salvini sulla questione dei migranti, Salzano si precipita da lui e gli dice: chiamalo subito e rimettiamo le cose in pace perché se andiamo avanti con questa polemica cos’avremo in futuro? Addio Sanremo, torneremo ai concertini…».

Sanremo 2019, nuove rivelazioni di Striscia la notizia su Baglioni e Sanremo giovani. Sanremo 2019 | nuove rivelazioni di Striscia su Baglioni e Sanremo giovani. Il Tg satirico continua a indagare sulla manifestazione canora, scrive Lunedì, 4 Febbraio 2019, maridacaterini.it. Come aveva anticipato la scorsa settimana, Striscia la notizia è tornata ad occuparsi di Sanremo 2019 e dei presunti conflitti di interesse del direttore artistico Claudio Baglioni. E’ accaduto nella puntata del Tg satirico di Antonio Ricci andata in onda su Canale 5 alle ore 20.35. Pinuccio torna a occuparsi anche di Sanremo Giovani e rivela nuove “coincidenze” sulla vittoria di Einar. Rivelazioni su Sanremo Giovani: «Einar ha partecipato ad Amici e ha duettato con la Mannoia», ha spiegato l’inviato di Striscia, che ha aggiunto: «Durante Amici, Einar aveva un coach musicale che era il compagno della Mannoia, Carlo Di Francesco». Pinuccio sottolinea: «Possiamo dire che la Mannoia, giurato di Sanremo Giovani, evidentemente conosceva già Einar». Ma le “coincidenze” non finiscono. «Un altro elemento della giuria di Sanremo Giovani aveva già conosciuto Einar. E chi è? Annalisa – rivela Pinuccio – in quanto era coach esterno di Amici e proprio di Einar». L’inviato ha ricordato anche che al matrimonio di Ferdinando Salzano erano presenti Annalisa e Mannoia. Entrambe in orbita F&P ed entrambe giurati di Sanremo Giovani. La Mannoia è anche super ospite a Sanremo. Pinuccio chiude il servizio con una riflessione: «Gli altri ragazzi che hanno partecipato a Sanremo Giovani avevano pure loro delle “coincidenze” con qualche giurato?».

Rivelazioni sul contratto di Baglioni con la Rai. Nella stessa puntata Pinuccio torna a occuparsi del contratto che Claudio Baglioni ha firmato con la Rai per la conduzione e la direzione artistica del Festival di Sanremo. Durante la conferenza stampa di oggi al Teatro Ariston, Claudio Fasulo, Responsabile Intrattenimento di Raiuno, ha dichiarato: «La clausola di trasparenza c’è ed è stata rispettata, il contratto di Claudio Baglioni è in linea con quello firmato dai direttori artistici precedenti». L’inviato di Striscia precisa: «C’è un’altra clausola, un obbrobrio giuridico, secondo cui il fatto che Baglioni abbia dichiarato di avere un rapporto con un’etichetta discografica e con la Friends & Partners di Salzano annulla la clausola di conflitto. Quindi non rappresenta conflitto solo perché l’ha dichiarato?». E continua: «Come hanno detto le “fonti Rai”, il contratto ha passato cinque step, tante persone, ma è stato firmato da un’unica persona: Mario Orfeo, l’ex direttore generale della Rai, che era al matrimonio di Salzano. E allora sono super “coincidenze”». Pinuccio conclude il servizio sottolineando: «La direttrice di Raiuno Teresa De Santis ha detto che Baglioni è una brava persona, che la sua moralità garantisce tutto… A questo punto è tutto a posto, solo che se è tutto a posto perché hanno inserito una seconda clausola in cui devono dire che i rapporti con F&P e le etichette musicali non c’entrano niente?».

Rivelazioni sul conflitto di interessi di Baglioni. Infine: Striscia è tornata a occuparsi dell’affaire Salzano/Sanremo e riporta alcune frasi di Claudio Ferrante, manager discografico di Pierdavide Carone, che racconta come sono avvenute le audizioni per Sanremo 2019. «Le audizioni per il Festival sono state fatte in un hotel davanti al Forum di Assago durante il tour di Baglioni. Nell’albergo era stato fatto allestire anche uno stereo perché si potesse sentire bene tutto. Non era un posto di fortuna, ma un posto organizzato per ricevere noi discografici, e questo ci poneva nella condizione di poter parlare direttamente con Baglioni. Ci sono i testimoni. Io penso che Salzano fosse lì in qualità di manager di Baglioni. Lui non esprimeva dei pareri, ma se poi quando una persona andava via, lui influenzasse le cose, questo non lo posso sapere. C’era anche Veronica Corno, c’erano tutti».

Il giornalista Michele Monina aggiunge: «Le fonti dicono che Ferdinando Salzano fosse sempre presente durante la selezione dei cantanti. Io ho parlato con diversi di loro. Baglioni da settembre a novembre è stato in tour e ha fatto oltre 30 date in giro per l’Italia e le sale dove avvenivano le audizioni per Sanremo erano diventate i camerini dei palasport o le stanze di alberghi di fronte, tutto alla presenza costante di Ferdinando Salzano e Veronica Corno: l’entourage F&P. È vero che sono il suo entourage, ma in teoria nel ruolo di direttore artistico non doveva essere così. Alcuni tra i cantanti non selezionati mi hanno anche detto che i passaggi venivano fatti esclusivamente da F&P, non direttamente da Baglioni».

Sanremo Giovani: chi ha avuto successo, chi ha cambiato mestiere e chi è riapparso con un altro nome. Il Festival di Sanremo ha lanciato artisti come Eros Ramazzotti e Laura Pausini, ma molti altri cantanti in gara tra le Nuove Proposte non possono dire di aver avuto la stessa fortuna. Arianna Ascione il 17 dicembre 2019.

Laura Pausini. La partecipazione al Festival di Sanremo, dopo aver essersi fatti le ossa in concorsi dedicati ai talenti emergenti come Sanremo Giovani (o, prima del 1993, l'accesso al palco dell'Ariston tra le Nuove Proposte), può rappresentare un grande trampolino di lancio per gli artisti alle prime armi. Ad esempio grazie alla sua vittoria nel 1993 con «La solitudine», all'interno della sezione che allora si chiamava Novità, Laura Pausini è riuscita a lanciare la sua carriera. Ma se da un lato c'è chi ce la fa ad ottenere l'agognata svolta — che poi è quello che si augurano i 10 finalisti di Sanremo Giovani 2019, di scena giovedì 19 dicembre in prima serata su Rai 1, RaiPlay e Rai Radio 2 — dall'altro c'è chi è scomparso dai radar e persino chi ha ritentato l'avventura discografica da solista utilizzando un altro nome.

Nek. Anche Nek è tra gli artisti che devono molto a Sanremo: al suo debutto - nello stesso anno della vittoria di Laura Pausini, nella stessa categoria - l'autore di «Laura non c'è» e «Fatti avanti amore» presentò «In te» e si classificò terzo. Ma il brano a causa del suo contenuto (parlava di aborto) scatenò un nugolo di polemiche.

Cinzia Corrado. Cinzia Corrado ha vinto il Festival di Sanremo 1985 nella categoria Nuove Proposte con il brano «Niente di più» ma nel 1986, a causa di controversie discografiche, non potè esibirsi tra i Big come le sarebbe spettato ed è rapidamente scomparsa dai radar.

Eros Ramazzotti. Lo scorso febbraio, durante la 69ma edizione del Festival di Sanremo, Eros Ramazzotti è tornato sul palco dell'Ariston per celebrare i 35 anni dal suo trionfo con «Terra promessa»: all'epoca concorreva tra le Nuove Proposte e il brano gli regalò una grande popolarità, in Italia ma anche all'estero.

Mikimix. Che fine ha fatto il cantante Mikimix, originario di Molfetta, che partecipò a Sanremo Giovani (e poi al Festival nel 1997)? Dietro a quello pseudonimo si celava un certo Michele Salvemini, che qualche anno dopo sarebbe ricomparso con un nuovo nome: Caparezza.

Annalisa Minetti. Ben prima di Mahmood (che tra la fine dell'anno scorso e febbraio di quest'anno ha vinto sia Sanremo Giovani sia il Festival vero e proprio) la doppietta sanremese era riuscita ad Annalisa Minetti, che nel 1998 con «Senza te o con te» trionfò contemporaneamente tra i Giovani e tra i Campioni: quell'anno infatti il regolamento permetteva ai primi 3 classificati della sezione Giovani di giocarsi la vittoria finale nel corso dell'ultima serata, gareggiando accanto ai Campioni. La sua carriera - discograficamente parlando - negli anni successivi ha attraversato alti e bassi, anche se Annalisa non ha mai abbandonato la musica (in anni recenti ad esempio ha partecipato a «Tale e quale show» e «Ora o mai più»).

Alina. Nel 2003 l'edizione del Festival fu investita dalle polemiche a causa della presenza tra le Nuove Proposte di Alina, in gara con «Un piccolo amore»: all'epoca la cantante aveva soltanto 12 anni, e a partire dall'anno successivo nel regolamento l'età minima per la partecipazione alla kermesse fu alzata a 14 anni.

Future. I Future, che vinsero tra le Nuove Proposte nel 1988 con «Canta con noi», nel 1989 non furono ammessi al Festival perché cambiò il direttore artistico (e con lui il regolamento): la disavventura ispirò loro il brano «La legge». Riprovarono a salire sul palco dell'Ariston nel 1990 con «Ti dirò», sempre nella sezione Novità, e riuscirono ad accedere alla serata finale. Ma poco dopo si sciolsero definitivamente.

Gazosa. Sono stati i primi minorenni nella storia di Sanremo a vincere tra le Nuove Proposte (nel 2001), ma nel 2003 tutti i componenti dei Gazosa hanno deciso di prendere strade diverse. La cantante e bassista Jessica Morlacchi è tornata di recente alla ribalta grazie alla sua partecipazione ad «Ora o mai più» e «Tale e quale show», mentre il chitarrista Federico Paciotti è riuscito a tornare al Festival solo come ospite, per eseguire una versione rock della celebre aria della Tosca «E lucevan le stelle». Valentina Paciotti, tastierista e sorella di Federico, oggi è una make up artist invece il batterista Vincenzo Siani ha rimesso in piedi la band insieme ad altri componenti.

Arisa. Prima di approdare al Festival di Sanremo con il brano «Sincerità» (il tormentone dell'edizione con cui vinse tra le Nuove Proposte nel 2009) Arisa si era classificata al primo posto nell'edizione 2008 di SanremoLab. Nel 2019 ha festeggiato i suoi primi 10 anni di carriera tornando all'Ariston con «Mi sento bene».

Pinuccio e l’inchiesta sul Sanremo di Baglioni: coincidenze, contratto, testimonianze, scrive Rossella Smiraglia il 5 Febbraio 2019. Puntata al vetriolo quella del 4 febbraio, a Striscia la Notizia. L’inviato di Striscia, Pinuccio, torna ad occuparsi della questione Sanremo e il presunto conflitto di interessi. Parlando delle coincidenze a Sanremo Giovani; della clausola del contratto e delle modalità di selezione. Le inchieste di Striscia sono davvero pungenti, peccato che da Sanremo Baglioni non gli dia peso (stando alle diciarazioni nel corso della prima conferenza stampa di Sanremo), sottolineando che l’armonia è il vero spirito della musica, una conquista che forse raggiungerà solo alla fine di questa 69ma, tormentata, edizione del Festival della Canzone Italiana. Sanremo Giovani, LE COINCIDENZE: Pinuccio torna a occuparsi di Sanremo Giovani e rivela nuove “coincidenze” sulla vittoria di Einar. «Einar ha partecipato ad Amici e ha duettato con la Mannoia», spiega l’inviato di Striscia, che aggiunge: «Durante Amici, Einar aveva un coach musicale che era il compagno della Mannoia, Carlo Di Francesco». Pinuccio sottolinea: «Possiamo dire che la Mannoia, giurato di Sanremo Giovani, evidentemente conosceva già Einar». Ma le “coincidenze” non finiscono. «Un altro elemento della giuria di Sanremo Giovani aveva già conosciuto Einar. E chi è? Annalisa – rivela Pinuccio – in quanto era coach esterno di Amici e proprio di Einar». L’inviato ricorda anche che al matrimonio di Ferdinando Salzano erano presenti Annalisa e Mannoia. Entrambe in orbita F&P ed entrambe giurati di Sanremo Giovani. La Mannoia è anche super ospite a Sanremo. Pinuccio chiude il servizio con una riflessione: «Gli altri ragazzi che hanno partecipato a Sanremo Giovani avevano pure loro delle “coincidenze” con qualche giurato?».

IL CONTRATTO DI CLAUDIO BAGLIONI Pinuccio torna a occuparsi del contratto che Claudio Baglioni ha firmato con la Rai per la conduzione e la direzione artistica del Festival di Sanremo. Durante la conferenza stampa di oggi al Teatro Ariston, Claudio Fasulo, Responsabile Intrattenimento 2 di Raiuno, ha dichiarato: «La clausola di trasparenza c’è ed è stata rispettata, il contratto di Claudio Baglioni è in linea con quello firmato dai direttori artistici precedenti». L’inviato di Striscia precisa: «C’è un’altra clausola, un obbrobrio giuridico, secondo cui il fatto che Baglioni abbia dichiarato di avere un rapporto con un’etichetta discografica e con la Friends & Partners di Salzano annulla la clausola di conflitto. Quindi non rappresenta conflitto solo perché l’ha dichiarato?». E continua: «Come hanno detto le “fonti Rai”, il contratto ha passato cinque step, tante persone, ma è stato firmato da un’unica persona: Mario Orfeo, l’ex direttore generale della Rai, che era al matrimonio di Salzano. E allora sono super “coincidenze”». Pinuccio conclude il servizio sottolineando: «La direttrice di Raiuno Teresa De Santis ha detto che Baglioni è una brava persona, che la sua moralità garantisce tutto… A questo punto è tutto a posto, solo che se è tutto a posto perché hanno inserito una seconda clausola in cui devono dire che i rapporti con F&P e le etichette musicali non c’entrano niente?».

CLAUDIO FERRANTE, MANAGER DI PIERDAVIDE CARONE, RIVELA: «LE AUDIZIONI PER IL FESTIVAL AVVENIVANO IN UN HOTEL DURANTE IL TOUR DI BAGLIONI. ERA PRESENTE SALZANO CON IL SUO ENTOURAGE» E IL GIORNALISTA MICHELE MONINA CONFERMA: «SALZANO ERA SEMPRE PRESENTE DURANTE LA SELEZIONE DEI CANTANTI»: L’affaire Salzano/Sanremo e riporta alcune frasi di Claudio Ferrante, manager discografico di Pierdavide Carone, che racconta come sono avvenute le audizioni per Sanremo 2019. «Le audizioni per il Festival sono state fatte in un hotel davanti al Forum di Assago durante il tour di Baglioni. Nell’albergo era stato fatto allestire anche uno stereo perché si potesse sentire bene tutto. Non era un posto di fortuna, ma un posto organizzato per ricevere noi discografici, e questo ci poneva nella condizione di poter parlare direttamente con Baglioni. Ci sono i testimoni. Io penso che Salzano fosse lì in qualità di manager di Baglioni. Lui non esprimeva dei pareri, ma se poi quando una persona andava via, lui influenzasse le cose, questo non lo posso sapere. C’era anche Veronica Corno, c’erano tutti». Il giornalista Michele Monina aggiunge: «Le fonti dicono che Ferdinando Salzano fosse sempre presente durante la selezione dei cantanti. Io ho parlato con diversi di loro. Baglioni da settembre a novembre è stato in tour e ha fatto oltre 30 date in giro per l’Italia e le sale dove avvenivano le audizioni per Sanremo erano diventate i camerini dei palasport o le stanze di alberghi di fronte, tutto alla presenza costante di Ferdinando Salzano e Veronica Corno: l’entourage F&P. È vero che sono il suo entourage, ma in teoria nel ruolo di direttore artistico non doveva essere così. Alcuni tra i cantanti non selezionati mi hanno anche detto che i passaggi venivano fatti esclusivamente da F&P, non direttamente da Baglioni».

Il re è nudo. Sanremo, adesso il re è davvero nudo: anche “Striscia la notizia” si occupa del conflitto d’interessi di Baglioni. Il tg satirico entra a piedi uniti sulla vicenda sollevata da Linkiesta: perché nessuno si è accorto che buona parte dei cantanti del festival sono legati alla medesima agenzia e alla medesima etichetta di Baglioni? I vertici Rai non hanno mai risposto alle nostre domande. Risponderanno a Pinuccio? Scrive il 29 gennaio 2019 L’Inkiesta. Il re è nudo. Uno prova a raccontarlo, mettendo una dietro l'altra le informazioni che, prestando un po' di attenzione e non lasciandosi sopraffare né dalle pressioni né dalle paure, riesce a raccogliere. Il re è nudo. Lo scrive così, senza neanche troppi fronzoli. Non servono. Perché il fatto che il re sia nudo, in effetti, è lì, sotto gli occhi di tutti. Almeno di quanti col re hanno a che fare. E infatti, la corte, non potendo negare l'evidenza si appiglia a quello, al fatto che in fondo che il re sia nudo non è una gran novità. È sempre stato così, e nessuno ha mai avuto niente da ridire, abbozzano. È l'Italia, dicono. È il sistema, aggiungono. Di che ti sorprendi?, chiosano. Del fatto che il re è nudo, mi sorprendo. E soprattutto del fatto che nessuno fino a oggi si sia preso la briga di raccontarlo. E allora eccoci a dire che il sistema musica, in Italia, ha un serio problema. E questo problema è legato al suo momento più imporante, il Festival della Canzone Italiana di Sanremo. E al fatto che a organizzarlo sia un cantante legato a doppio filo a un'agenzia, la Friends and Partners di Ferdinando Salzano, che a sua volta è legata a una parte consistente degli artisti selezionati dallo stesso Baglioni. Artisti, in molti casi, che condividono con lui anche la medesima etichetta discografica, la Sony Music Italia. Non basta, al fianco di Ferdinando Salzano, in Friends and Partners e di conseguenza nell'organizzazione del Festival, c'è una giovane donna, Veronica Corno, figlia di Chiara Galvagni, la dirigente che in Rai si occupa di contrattualizzare le risorse artistiche, tipo il direttore artistico del Festival, gli ospiti del Festival, insomma, ci siamo capiti. E allora eccoci a dire che il sistema musica, in Italia, ha un serio problema. E questo problema è legato al suo momento più imporante, il Festival della Canzone Italiana di Sanremo. E al fatto che a organizzarlo sia un cantante legato a doppio filo a un'agenzia, la Friends and Partners di Ferdinando Salzano, che a sua volta è legata a una parte consistente degli artisti selezionati dallo stesso Baglioni. Artisti, in molti casi, che condividono con lui anche la medesima etichetta discografica, la Sony Music Italia. Un filotto di confiltti di interessi che ci ha portato a porre sette domande, sette, ai massimi dirigenti della Rai, il direttore generale Fabrizio Salini, e il presidente, Marcello Foa. Domande che non hanno avuto risposta, succede. Del resto sempre ai medesimi dirigenti avevamo chiesto conto anche di una strana metodologia adottata per selezionare l'azienda incaricata di organizzare votazioni e giurie del Festival, anche qui senza risposte. Da ieri, però, a dire che il re è nudo si è aggiunta una nuova voce, e forse adesso sarà più difficile non rispondere. Perché da che mondo è mondo sono i giullari che si ritrovano a dire questa verità: il re è nudo. E il giullare stavolta è Pinuccio, inviato pugliese di Striscia la notizia, che proprio a partire dai nostri articoli e anche attraverso la mia viva voce ha deciso di raccontare a tutti, e trattandosi di Striscia la notizia quando si dice tutti vuol dire proprio tutti, come stanno le cose.

Con ironia, questo fanno i giullari, ma non per questo con meno precisione chirurgica. Quitrovate il link del servizio.

I critici musicali e gli inviati di Striscia la Notizia, nello specifico un tizio coi codini e gli occhiali rosa e un altro che parla con un lucertolone pupazzo, io e Pinuccio, al momento, sembrano i soli interessati a perseguire la verità, andando a fare il lavoro che in genere dovrebbero fare i giornalisti. Sarà che questi ultimi, almeno quelli che si occupano di musica, sono troppo distratti a farsi i selfie coi cantanti o a abbuffarsi ai brunch alla fine delle conferenze stampa. ​Facce ride, aò, si dice in questi casi. E mai come questa volta si ride per non piangere.

Striscia la Notizia, nuovo servizio su Sanremo: “A giugno su Rai Uno…”, scrive la Redazione di Blitz il 7 febbraio 2019. “Striscia la Notizia” da giorni sta cercando di fare chiarezza su quelle che definisce “coincidenze” del “Festival di Sanremo” e su quelli che qualcuno ha definito presunti conflitti di interesse di Claudio Baglioni: “Abbiamo notato – racconta l’inviato “Pinuccio” nel servizio andato in onda ieri, mercoledì 6 febbraio – che c’è stato un altro Festival di Sanremo, andato in onda su Rai Uno. Questa volta proprio di produzione Salzano. Si chiama Pino c’è, era una trasmissione, andata in onda a giugno, che ricordava il grande Pino Daniele”. E ancora: “Molti dei cantanti di questa trasmissione li troviamo a Sanremo tra i super-ospiti o tra i cantanti in gara”. Si tratta, spiega “Pinuccio”, di Claudio Baglioni, Fiorella Mannoia, Alessandra Amoroso, Antonello Venditti, Elisa, Il Volo, Francesco Renga e Paola Turci. Inoltre, continua, c’è Eros Ramazzotti, che non è F&P ma che era presente a “Pino c’è” e che sarà super-ospite al Festival, e infine Giorgia, super-ospite a Sanremo e presente a Pino c’è. “Siccome il direttore di Rai Uno – spiega “Pinuccio” – ha detto che grazie a Baglioni si hanno le amicizie per far arrivare i cantanti, in realtà bastava vedere a giugno quella trasmissione e portarli a Sanremo”. Su Giorgia, “Pinuccio” apre un altro capitolo: “Nella puntata, insieme a Baglioni ha fatto praticamente una pubblicità al suo nuovo tour”. E aggiunge: “I super-ospiti F&P che saranno a Sanremo hanno tour nel 2019 da pubblicizzare. Sul sito F&P ci sono già i biglietti in vendita. E noi ci facciamo due domande: i cantanti che devono pubblicizzare il proprio tour o disco, come Fiorella Mannoia, è normale che vengano pagati dalla Rai per andare sul palco di Sanremo, che in realtà è una pubblicità delle loro attività gestite da F&P? La Rai è sempre convinta che non ci sia un conflitto di interessi con un’azienda privata che rappresenta Baglioni e che fa affari con i concerti?”. “Pinuccio” prosegue: “Un’altra ‘coincidenza’ che ci hanno segnalato è che durante la prima serata molti artisti, che ruotano attorno a Salzano, hanno cantato nella prima parte del Festival, quella che fa più ascolti”. E sottolinea: “Renga, Nek, Il Volo, Ultimo, Achille Lauro e altri si sono esibiti davanti a oltre il doppio degli spettatori rispetto a quelli capitati nella seconda parte della gara”.

"Striscia" e le strane coincidenze sulla giuria demoscopica di Sanremo, scrive Tgcom24 il 6 febbraio 2019. Le date sul bando dʼappalto per la gestione del sistema elettronico di voto non quadrano: il lavoro doveva iniziare il 14 gennaio, ma la gara dʼappalto si è conclusa il 15. Alcuni giudici al Festival di Sanremo votano i cantanti in gara tramite un sistema elettronico la cui gestione sembra non essere del tutto trasparente. "Striscia la notizia" ha scoperto che la gara indetta dalla Rai per l'appalto di questo servizio è stata vinta dalla Noto Sondaggi. L'azienda, però, ha gli stessi soci della IPR Marketing, una impresa già nota per aver gestito il sistema elettronico di voto nel 2012 quando l'intero meccanismo si inceppò e i giudici dovettero aspettare il giorno successivo alle esibizioni per poter esprimere il proprio giudizio. L'inviato di "Striscia la notizia" Pinuccio dopo aver consultato il bando ha trovato una stranezza: "Se la gara aveva come data di scadenza il 15 gennaio, ma loro chiedono che il lavoro cominci il 14 gennaio. Chi ha lavorato il 14 gennaio se non si sapeva ancora chi doveva vincere?". Un dubbio che rimarrà senza risposta, almeno per ora.

Striscia la Notizia contro Sanremo 2019: "Ecco quali cantanti si esibiscono per primi, tutto truccato?" Scrive il 7 Febbraio 2019 Libero Quotidiano. Striscia la notizia fa notare un particolare, evidenziato durante la seconda serata anche dai social. L'inviato Pinuccio, che in questi giorni si sta occupando di Sanremo, spiega: molti artisti che ruotano attorno a Salzano, il manager di Claudio Baglioni, hanno cantato nella prima parte del Festival, quella che fa più ascolti. E sottolinea: "Renga, Nek, Il Volo, Ultimo, Achille Lauro e altri si sono esibiti davanti a oltre il doppio degli spettatori rispetto a quelli capitati nella seconda parte della gara". Come è noto, in prima serata il bacino dei telespettatori è maggiori, quindi la propria canzone risulta più ascoltata. La cosa favorisce ovviamente il televoto. Il particolare, non irrilevante, era stato evidenziato sui social da diversi utenti. Addirittura, c'è stato chi ha parlato di un complotto. 

Striscia la Notizia, il nuovo servizio su Sanremo: “Anche Cocciante…”, scrive la Redazione di Blitz l' 8 febbraio 2019. “Striscia la Notizia” con un nuovo servizio torna a parlare delle “coincidenze” e dei presunti conflitti di interesse al “Festival di Sanremo” targato Baglioni. “Ci sono altri cantanti che non appartengono direttamente al circuito di F&P, ma che hanno comunque interessi con le società di Salzano – spiega “Pinuccio” – Un nome su tutti è Riccardo Cocciante”. E prosegue: “Una persona del settore ci ha spiegato che il musical Giulietta e Romeo di Cocciante è stato co-prodotto da F&P. E un altro famosissimo spettacolo di Cocciante, Notre Dame de Paris, di cui hanno cantato proprio ieri il pezzo al Festival, è in giro con la Vivo Concerti, società vicina a Salzano e acquisita, insieme a F&P, da una multinazionale”. L’inviato ricorda anche che “Vivo Concerti e F&P, stanno nello stesso palazzo”. Inoltre, racconta Pinuccio: “La persona contattata da Striscia (un impresario del settore musicale, ndr) e che ha collaborato anche con Salzano, ci ha parlato dei due super-ospiti di ieri, Pio e Amedeo”. L’impresario spiega al telefono: “A Pio e Amedeo, gli ha firmato il contratto ad agosto (riferendosi a Salzano, ndr) e ci ha messo che sarebbero stati ospiti a Sanremo”. Nel servizio si evidenzia che anche gli ospiti di ieri sera sono in orbita F&P e addirittura due di questi, Raf e Tozzi, spiega Pinuccio: “Hanno dichiarato che andranno come ospiti al Festival per promuovere il loro tour, prodotto da F&P”. Pinuccio rivela inoltre che nel contratto di Baglioni si legge: “L’approvazione della linea autorale e editoriale, del Dopo Festival e dell’Anteprima Festival, nonché dei relativi autori e conduttori, li decide Claudio Baglioni”. Il Pre-Festival è presentato da Anna Ferzetti, moglie di Pierfrancesco Favino. Anche lei presente al matrimonio di Salzano. Pinuccio sottolinea: “Favino ha condotto pure l’anno scorso e ha fatto anche la partecipazione al programma di Salzano, Pino c’é”. Pinuccio sente nuovamente l’impresario, che questa volta riferisce: “Ho visto dietro le quinte la sicurezza di Salzano e Baglioni, una società che lavora prevalentemente con loro. Fanno i bodyguard per gli artisti”. E spiega anche dei pagamenti fatti a Salzano: “Su 100 mila euro ne davamo 20/30 in contanti”. Pinuccio domanda: “Ma era un pagamento in nero a tutti gli effetti?”. E l’uomo replica: “Diciamo. È una prassi che si fa in Italia, non è la prima volta”. L’inviato chiude il servizio: “Io su tutte queste cose vorrei chiedere delucidazioni alla Rai o a Salzano stesso, per capire come sta la situazione”. 

Cocciante, ospiti e tante coincidenze a Sanremo 2019, scrive Striscia la Notizia il 7 febbraio 2019. Questa sera, giovedì 7 febbraio, a Striscia la notizia (Canale 5, ore 20.35), Pinuccio scopre e rivela ancora nuove “coincidenze” tra Salzano-Baglioni-Rai. «Ci sono altri cantanti che non appartengono direttamente al circuito di F&P, ma che hanno comunque interessi con le società di Salzano – spiega Pinuccio – Un nome su tutti è Riccardo Cocciante». E prosegue: «Una persona del settore ci ha spiegato che il musical Giulietta e Romeo di Cocciante è stato co-prodotto da F&P. E un altro famosissimo spettacolo di Cocciante, Notre Dame de Paris, di cui hanno cantato proprio ieri il pezzo al Festival, è in giro con la Vivo Concerti, società vicina a Salzano e acquisita, insieme a F&P, da una multinazionale». L’inviato ricorda anche che «Vivo Concerti e F&P, stanno nello stesso palazzo». Inoltre, racconta Pinuccio: «La persona contattata da Striscia (un impresario del settore musicale, ndr) e che ha collaborato anche con Salzano, ci ha parlato dei due super-ospiti di ieri, Pio e Amedeo». L’impresario spiega al telefono: «A Pio e Amedeo, gli ha firmato il contratto ad agosto (riferendosi a Salzano, ndr) e ci ha messo che sarebbero stati ospiti a Sanremo». Nel servizio si evidenzia che anche gli ospiti di questa sera sono in orbita F&P e addirittura due di questi, Raf e Tozzi, spiega Pinuccio: «Hanno dichiarato che andranno come ospiti al Festival per promuovere il loro tour, prodotto da F&P». Pinuccio rivela inoltre che nel contratto di Baglioni si legge: «L’approvazione della linea autorale e editoriale, del Dopo Festival e dell’Anteprima Festival, nonché dei relativi autori e conduttori, li decide Claudio Baglioni». Il Pre-Festival è presentato da Anna Ferzetti, moglie di Pierfrancesco Favino. Anche lei presente al matrimonio di Salzano. Pinuccio sottolinea: «Favino ha condotto pure l’anno scorso e ha fatto anche la partecipazione al programma di Salzano, Pino c’é». Pinuccio sente nuovamente l’impresario, che questa volta riferisce: «Ho visto dietro le quinte la sicurezza di Salzano e Baglioni, una società che lavora prevalentemente con loro. Fanno i bodyguard per gli artisti». E spiega anche dei pagamenti fatti a Salzano: «Su 100 mila euro ne davamo 20/30 in contanti». Pinuccio domanda: «Ma era un pagamento in nero a tutti gli effetti?». E l’uomo replica: «Diciamo. È una prassi che si fa in Italia, non è la prima volta». L’inviato chiude il servizio: «Io su tutte queste cose vorrei chiedere delucidazioni alla Rai o a Salzano stesso, per capire come sta la situazione».

Striscia la Notizia, altra bomba su Sanremo 2019: il bacio di Mario Orfeo che inguaia Claudio Baglioni, scrive il 9 Febbraio 2019 Libero Quotidiano. Dopo le polemiche circa il presunto conflitto d'interessi di Claudio Baglioni al Festival di Sanremo a causa del ruolo di Ferdinando Salzano, da Striscia la Notizia arriva il video "del bacio" tra quest'ultimo e Mario Orfeo, ex direttore generale della Rai: i sospetti si infittiscono. Venerdì sera l'inviato del tg satirico Pinuccio, ha mostrato altre strane coincidenze. Infatti, tornando al contratto del direttore artistico Baglioni, la redazione di Striscia ha scoperto che l'unico firmatario era proprio Orfeo, ai tempi dg della rete pubblica. In particolare, nel servizio andata in onda su Canale 5, sono state mostrate delle foto esclusive, che ritraevano l'ex direttore Rai calorosamente accolto a Formentera tra i baci e gli abbracci di Salzano, in occasione del matrimonio tra questo e Barbara Zaggia. Come ha detto ironicamente l'inviato di Striscia Salvino, si trattava di "un bacio o di una clausola contrattuale"? Il dubbio è più che lecito. 

·         Mahmood. Il vincitore politicamente corretto.

Fenomeno Mahmood. Pubblicato martedì, 06 agosto 2019, da  Andrea Laffranchi su Corriere.it. Mahmood armeggia con lo smartphone. Per una volta non sta andando a caccia di Pokémon («La giornata sembrava partita bene ma ne trovo pochi»). È nel van che lo sta portando verso l’aeroporto, dopo due giorni di interviste con i media tedeschi, e sta preparando una storia su Instagram per annunciare che Soldi ha conquistato il disco d’oro in Olanda. Ultimo di una serie di riconoscimenti che arrivano da tutta Europa. La canzone che ha trionfato all’ultimo Sanremo, triplo disco di platino in Italia, grazie al passaporto dell’Eurovision è arrivata al disco di platino in Svizzera, Spagna e Grecia. In Israele è stata al numero 1 della classifica. È la canzone italiana più streammata di sempre, alla faccia di chi al Festival ha voluto parlare di popolo contro élite: più di 100 milioni su Spotify (e 120 milioni di views su YouTube). Un successo da esportazione: il 57% degli ascolti proviene dall’estero. Un interesse verso la musica italiana che, escluso il belcanto di Bocelli e di Il Volo, mancava da un bel po’ di tempo. «È un esempio cool per i giovani. Ha una canzone personale, che dice cose profonde. L’abbiamo messa nella nostra playlist anche se non è né in inglese né in tedesco. Puoi anche non capirne il testo, ma senti che trasporta emozioni e informazioni», dice Karen Scholz, deejay di Energy che lo ha intervistato per il suo programma serale. La giornata promozionale per Mahmood inizia presto. La sera prima una veloce presenza negli studi di Mtv, quindi un sushi e un drink con la discografica italiana che lo segue all’estero, la sua assistente che si occupa di pubbliche relazioni e lo staff tedesco di Universal. Il mattino sveglia attorno alle 10, colazione in hotel (caffèlatte e delusione per l’assenza di croissant, ma quello arriverà a rompere la fame di mezza mattina) e un’intervista per Leute/Heute, programma del pomeriggio della Zdf con circa 3 milioni spettatori. A fare da sfondo l’Oberbaumbrücke, ponte sulla Sprea che congiunge i quartieri di Friedrichshain e Kreuzberg, e la East Side Gallery, l’ultimo pezzo di muro rimasto in piedi. Il giornalista Sebastian Gorski gli chiede delle sue origini, del significato della canzone («Parla di come i soldi possano cambiare le relazioni fra le persone»), del suo punto di vista sui confini («Non credo alle differenze basate su nazionalità, sesso o altro. Quello che conta è il singolo individuo»). Una coppia di turisti italo-maltesi lo ferma per un selfie. Il pranzo è un delivery con insalatone e wrap. C’è un altro set pronto. Alessandro (nome di battesimo di Mahmood) estrae una spazzola e sistema i capelli. «Non può mancare in valigia: sono cortissimi ma indisciplinati. E non viaggio mai senza la Nintendo Switch per i rari momenti di svago. Dimentico spesso il deodorante e purtroppo chi viaggia con me usa lo stick mentre io preferisco lo spray», sorride Alessandro. Arriva Susanne Klehn, conduttrice di Brisant, un rotocalco quotidiano su ARD, il primo canale pubblico tedesco. «Ero a Tel Aviv per la finale dell’Eurovision. Avevo già sentito la canzone e mi era piaciuta, in sala ho notato qualcosa di speciale che arrivava dal pubblico. Ho pensato: è un ragazzo speciale e di successo, è una storia da raccontare». Il prossimo capitolo? A ottobre partirà un tour europeo. Il via il 23 a Lugano, quindi Zurigo, Londra, Parigi, Lussemburgo, Bruxelles, Berlino e Barcellona. «L’anno scorso ero sconosciuto perfino in Italia, il Paese in cui sono nato. Ora oltre al successo da noi è arrivato anche quello all’estero. E adesso mi diverto a vedere le reazioni del pubblico nei diversi Paesi».

Sanremo, Matteo Salvini boccia il vincitore: "Io avrei scelto Ultimo". Il vice premier Matteo Salvini commenta il vincitore di Sanremo 2019 e così cala il sipario sul Baglioni bis, scrive Carlo Lanna, Domenica 10/02/2019 su Il Giornale. Politica e intrattenimento si fondono nell’ultima serata di Sanremo 2019. Nel Festival di Baglioni, Mahmood ha trionfato con “Soldi”, stupendo il pubblico e in barba ai pronostici che davano Ultimo e Loredana Bertè tra i papabili vincitori. Anche il vice-premier Matteo Salvini, che ha seguito l’ultima puntata della kermesse, ha commentato la vittoria del cantante italo-egiziano. In un tweet, quindi, esprime un po' disappunto: "La canzone italiana più bella? Io avrei scelto Ultimo, voi che dite?". La critica da parte del ministro non è passata inosservata. Tanto è vero che lo stesso Mahmood, consapevole del suo status, in conferenza stampa ha risposto. “No, non voglio entrare in nessuna polemica. Io sono un ragazzo italiano al 100%. Sono figlio di madre sarda e papà egiziano”. Sulla questione è intervenuta anche Elisa Isoardi, ex di Salvini, la quale secondo un tweet che ha pubblicato poche ore fa, ha apprezzato la vittoria del giovane cantante a Sanremo 2019. Resta comunque un’Italia divisa in due su questo Baglioni bis.

Sanremo 2019, Mariagiovanna Maglie silura la giuria d'onore: "Hanno fatto vincere Maometto", scrive il 10 Febbraio 2019 Libero Quotidiano. Dopo il trionfo di Mahmood al Festival di Sanremo cresce la polemica sulla scelta soprattutto delle giurie di esperti e giornalisti di affidare il primo posto al rapper italo-egiziano. Il dubbio è che Mahmood abbia potuto vincere non tanto per la qualità della sua canzone, quanto per la sua storia personale, come scrive la giornalista Mariagiovanna Maglie su Twitter. Madre italiana della Sardegna, padre egiziano, Mahmood è nato a Milano ed è rapidamente diventato la nuova bandierina della sinistra contrapposta a Matteo Salvini. La Maglie, possibile conduttrice di una striscia informativa su Raiuno, scrive chiaro e tondo su Twitter: "Un vincitore molto annunciato. Si chiama Maometto, la frasetta in arabo c'è, c'è anche il Ramadan e il narghilè, e il meticciato è assicurato. La canzone importa poco. Avete guardato le facce della giuria d'onore?". C'è chi accusa la giornalista di aver fatto un commento razzista, ma a stretto giro è lei stessa a dover spiegare il significato delle parole: "Meticciato: combinazione di elementi linguistici o culturali di diversa provenienza o natura. In questo caso privilegiato sulla qualità di una canzone. Per il resto, il razzismo è nella testa di chi legge e vorrebbe impedire il pensiero critico".

Sanremo, il giallo sul televoto dietro il trionfo di Mahmood: il golpe della giuria, il ribaltone, scrive il 10 Febbraio 2019 Libero Quotidiano. Dopo la vittoria di Mahmood al Festival di Sanremo è scoppiata la polemica sulle procedure di voto che hanno portato il rapper italo-egiziano a trionfare nella 69esima edizione in finale contro Ultimo e il Volo. Nell'ultima parte della trasmissione ci sono stati pochi e fondamentali minuti per dare la possibilità ai telespettatori di esprimere il televoto, con nuovi codici assegnati da un notaio ai tre finalisti. Un elemento di novità che ha in parte disorientato il pubblico, qualcuno si è lamentato sui social, ma le operazioni comunque procedono e sul palco dell'Ariston arriva il momento della proclamazione del vincitore. Quando Claudio Baglioni, Virginia Raffaele e Claudio Bisio svelano che a vincere il Festival è stato Mahmood però nasce un giallo, che per tutta la notte scatenerà grandi polemiche per un possibile equivoco. La regia Rai ha mostrato le percentuali di voti incassati dai finalisti: Mahmood al 14%, Ultimo il 47% e Il Volo il 39%. Poco dopo però i numeri cambiano: Mahmood vince con il 38,9%, Ultimo arriva secondo con il 35,6% e il Volo terzi con il 25,5%. Il sospetto che qualcuno abbia ribaltato il risultato per ottenerne uno più gradito serpeggia sui social. Finché non vengono svelate le percentuali di voto arrivate dalla Giuria d'onore e dalla giuria della sala stampa: Mahmooh ha trionfato con il 63,7%, Ultimo ha ottenuto appena il 24,7% e il Volo l'11,6%. A spingere alla vittoria il rapper italo-egiziano è stata quindi non solo la stampa, ma anche la giuria seduta in platea all'Ariston, piena zeppa di personaggi dello spettacolo ben noti al pubblico. Ben noti soprattutto per il proprio orientamento politico, dal regista Ferzan Ozpetek alla conduttrice Serena Dandini, passando per il giornalista Beppe Severgnini, Camila Raznovic, Claudia Pandolfi e Joe Bastianich e infine il presidente Mauro Pagani. Una manina in fondo c'era, ed era mancina.

Sanremo 2019, la reazione di Salvini per la vittoria di Mahmood: il sospetto, chi l'ha fatto vincere, scrive il 10 Febbraio 2019 Libero Quotidiano. La vittoria dell'italo-egiziano Mahmood con Soldi al 69esimo Festival di Sanremo ha ribaltato ogni pronostico, cogliendo di sorpresa non solo lo stesso cantante, incredulo alla consegna del trofeo sul palco dell'Ariston, ma anche chi meno si aspettava che a vincere il festival della canzone italiana fosse un ragazzo del 1992 con un papà egiziano. Come per esempio il vicepremier Matteo Salvini, che dalla sua pagina Facebook non ha nascosto una certa perplessità per l'esito della votazione incrociata, tra televoto, giudizi della sala stampa sanremese e naturalmente la giuria. Il ministro leghista ha commentato la vittoria di Mahmood con un eloquente: "Mahmood..... mah.... La canzone italiana più bella?!? Io avrei scelto Ultimo, voi che dite??". Il favorito sin dall'inizio della gara canora è stato infatti Ultimo, che in sala stampa ha incassato solo fischi quando ha accusato i giornalisti di "avergliela tirata". Ma si sa, chi entra papa in conclave, ne esce cardinale, e poi in fondo bastava guardare come fosse composta la giura d'onore per farsi venire qualche sospetto che il risultato sarebbe stato quanto più antipatico per il convitato di pietra di questo Sanremo, cioè proprio Salvini. Oltre alla giuria demoscopica e quella dei giornalisti, a decidere il vincitore di Sanremo sono stati i giurati presieduti dal critico musicale Mauro Pagani: Ferzan Ozpetek, Camila Raznovic, Claudia Pandolfi, Elena Sofia Ricci, Beppe Severgnini, Serena Dandini e Joe Bastianich. Il quadretto che ne esce è da Festa dell'Unità, una giuria orientata in modo plateale a sinistra, che quando si è vista arrivare in finale il terzetto con Ultimo, il Volo e Mahmood probabilmente non credeva ai suoi occhi. Non ci sarebbe stata occasione migliore per far torto al ministro dell'Interno, regalando la vittoria a un giovane italiano di Milano, ma figlio di un uomo immigrato in Italia. Una storia personale che ha mandato in brodo di giuggiole i compagni giurati, ridotti ormai il potere di decidere qualcosa in Italia soltanto al Festival di Sanremo.

Sanremo, quel coming out di Mahmood: "Ognuno deve dichiararsi quando meglio crede". Mahmood con la sua vittoria accende i riflettori su di sé e sulla sua vita privata, scrive Anna Rossi, Domenica 10/02/2019 su Il Giornale. Mahmood è il vincitore della 69esima edizione del Festival di Sanremo e dietro di sé ha lasciato Ultimo e Il Volo. Neanche il rapper si aspettava questa vittoria, tanto che quando è stato fatto il suo nome era incredulo. E Ultimo non l'ha presa troppo bene, forse si aspettava qualcosa in più. Tanto che durante la conferenza stampa ha sbroccato: "Voi siete così perché avete una settimana di gloria - ha detto ai giornalisti - e mi attaccate gratuitamente. Ma io non ho bisogno di alcun velo, non mi sento ipocrita. Non sono incazzato, sono soltanto amareggiato perché io punto all’eccellenza e non alla normalità". Ma ora andiamo a conoscere meglio Mahmood che ieri si è detto "un ragazzo italiano al cento per cento" nonostante sia figlio di madre sarda e papa egiziano. Il rapper è approdato sul palco dell'Ariston grazie alla vittoria della seconda serata di Sanremo Giovani 2018, aggiudicandosi il Premio della Critica. E nel 2016 aveva partecipato alla sezione Giovani del Festival di Sanremo con il brano Dimentica. I social si sono scatenati con la sua vittoria. E come in tutte le situazioni, c'è chi tifa per lui e chi proprio non apprezza la sua canzone. Poi, sono arrivati anche gli insulti e le offese, ma purtroppo questo fa parte del gioco al massacro della rete. Ma andando a conoscere meglio Mahmood, si scopre che nel lontano 2 agosto del 2016 aveva rilasciato una lunga intervista al sito gay.it. Il rapper parlava della sua musica, della sua carriera e della sua vita privata. Ma fra le domande, ne spunta anche qualcuna riferita alla comunità Lgbt e alla condizione "dei gay in Egitto". E proprio qui, Mahmood aveva forse fatto il suo primo coming out. Forse. "Apprezzo molto gli artisti che hanno avuto il coraggio di dichiararsi in pubblico, ma non giudico minimamente chi ancora non ha avuto la forza - diceva al sito gay.it -. Penso ognuno debba dichiararsi quando meglio crede. Quando pensa che sia il momento più opportuno. Come tutti. I gay in Egitto? A dire il vero qualsiasi disparità la vivo in maniera negativa e, in questo caso, ancor di più. Sono molto legato a quelle terre, pur non essendoci andato moltissime volte. Mi sento così impotente. Posso solo sperare che la situazione migliori, sia in Egitto che in tutti quei Paesi in cui vi è una disparità". Questa intervista del 2016 aveva acceso i riflettori sul rapper che incalzato sul tema poco fa - solo il 1° febbraio scorso - spiegava a Vanityfair: "Ho fatto coming out? No, ho rilasciato un'intervista a un sito gay oriented. Tutto qui. Dichiarare 'sono gay' non porta da nessuna parte, se non a far parlare di sé. Se continuiamo con questi distinguo, l’omosessualità non sarà mai percepita come una cosa normale, quale è".

Da “Chi” il 13 marzo 2019. Gli occhi azzurri, il neo sulla guancia destra, la barba sempre curata: per il cantante Mahmood, timido e introverso, i lineamenti del fidanzato sono le coordinate di un porto dove trovare pace e conforto. Chi ha conquistato il cuore del 26enne vincitore del Festival di Sanremo è un ragazzo dell’89: Lorenzo Tobia Marcucci. Toscano (originario di Lucca, poi ha frequentato l’università a Firenze), tifoso della Fiorentina, Lorenzo lavora nella moda per il brand Guidi 1896. Elegante, con una bellezza un po’ antica, ha gusti raffinati e qualche vezzo intellettual-chic (si veda su Instagram il selfie mentre legge La cantatrice calva di Eugène Ionesco). Gli amici comuni raccontano che un sentimento autentico lo lega a Mahmood: i due sono una coppia solida, che non si è lasciata destabilizzare dallo tsunami del successo. Nelle foto che “Chi” vi mostra in esclusiva il cantante, dopo essere stato a Radio Italia Live, raggiunge il fidanzato in un locale vicino a Porta Venezia, zona della movida gay, con una coppia di altri amici. Lorenzo lo guarda insistentemente, forse si sente un po’ trascurato, mentre Mahmood rimane sulle sue, preoccupato dalla presenza di occhi indiscreti. Poi, la coppia prende una macchina a noleggio. Si fermano sotto casa di Lorenzo. Si baciano: non solo il bacio della passione, ma quello tenero della coppia collaudata. Per più di un’ora, tra un bacio e l’altro, i due parlano: del presente e dei progetti futuri. Tra le sfide che si avvicinano, infatti, c’è l’Eurovision Song Contest, a Tel Aviv dal 14 al 18maggio, dove il cantante rappresenterà l’Italia. Mahmood non deve aver paura: Lorenzo sarà al suo fianco.

Sanremo, un problema tecnico durante esibizione di Mahmood. Bisio prova a stemperare la tensione. Ecco cosa è successo, scrive Luisa De Montis, Sabato 09/02/2019, su Il Giornale. Problema tecnico durante l'esibizione di Mahmood al Festival di Sanremo. Il microfono non funziona, quindi è costretto a interrompere e ripartire. "E' il bello della diretta...", ha detto Claudio Bisio intervenendo sul palco dell'Ariston per allentare la tensione e le proteste del pubblico perché un problema tenico aveva costretto Mahmood a interrompere subito l'esecuzione del proprio brano. Era infatti regolarmente partita l'orchestra ma il microfono a disposizione dell'artista non andava. Di qui l'interruzione e poi la ripartenza, questa volta senza intoppi fino alla fine.

Ultimo contro stampa e giuria: "Da casa erano il quadruplo". Sanremo si chiude tra fischi (in sala), sfoghi in conferenza e tweet al veleno. Il cantante: "Salvini? Non mi interessa". E spunta un video in cui manda a quel paese i giornalisti, scrive Chiara Sarra, Domenica 10/02/2019, su Il Giornale. Prima i fischi in sala all'annuncio della classifica finale e dei tre cantanti sul podio, poi gli sfoghi in conferenza stampa, infine tweet al veleno. Il Festival di Sanremo si chiude tra le polemiche. A infiammarle è soprattutto Ultimo, secondo classificato dietro Mahmood, che in sala stampa se l'è presa coi giornalisti: "Io non ho mai avuto la pretesa di venire qui e vincere, a differenza di quello che avete detto voi, tirandomela", ha sbottato, "Voi avete questa settimana per sentirvi importanti e rompete il cazzo. La mia vittoria sarà dopo il Festival di Sanremo, i live, la gente che si riconosce in quello che scrivo. Sono contento di aver partecipato al Festival". E non manca di rispondere a Matteo Salvini e al suo endorsement sui social: "Io nel momento in cui scrivo le mie canzoni e poi escono, non m'interessa se piacciono a Salvini o al fornaio o al muratore..", taglia corto, "Io punto all'eccellenza, non al buono". Oggi poi rincara la dose con un tweet al veleno (ora non più online): "La gente è la mia vittoria", cinguetta, "Da casa eravamo il quadruplo rispetto agli altri. Dalla parte vostra per sempre. Ci vediamo al tour e allo Stadio Olimpico". Ma c'è anche un video che svela il carattere non proprio accomodante di Ultimo - al secolo Niccolò Moriconi -. Lo ha pubblicato Alberto Dandolo, giornalista di Dagospia sul suo account Instagram e mostra il cantante mentre attraversa la folla di reporter e operatori accompagnato da un bodyguard. Una giornalista prova a fargli una domanda, lui passa oltre. "Grazie Ultimo", "Ma chi cazzo sei? ", "Simpatico", "Ciao Gesù", urla qualcuno ironizzando evidentemente su quello che viene considerato un atteggiamento un po' arrogante. E lui replica stizzito: "Ma vaff...". "Ultimo sì, ma in quanto a buona educazione", scrive Dandolo. Sottolineando come la scena ripresa fosse l'apice di un rapporto burrascoso tra stampa e cantate: "Ecco come il giovane artista è stato solito rivolgersi ai giornalisti per tutta la kermesse sanremese. La neuro please!".

Ultimo sbotta con i giornalisti: "Per sentirvi importanti, mi rompete il cazzo". Il secondo classificato al 69° Festival di Sanremo, durante la conferenza stampa, ha discusso con un giornalista. Prima su Mahmoud, che lui ha definito "un ragazzo", e poi, tra il serio e il faceto, sulla mancata vittoria: "Me l'avete tirata e anche se mi sono grattato non è bastato", scrive Luisa De Montis, Domenica 10/02/2019, su Il Giornale. In conferenza stampa, subito dopo la proclamazione di Mahmoud, come vincitore del 69° Festival di Sanremo, Ultimo è sembrato un po' risentito. Ad accoglierlo, in sala stampa, l'applauso dei giornalisti, al quale, però, il giovane cantante romano ha risposto con un gelido "grazie, troppo buoni, troppo buoni".

Ultimo: "Me l'avete tirata". La frecciata, infatti, è arrivata dopo poco: "Io non ho mai avuto la pretesa di venire qui e vincere, al contrario di quello che tutti voi e tutti i siti hanno sempre fatto, tirandomela. Io mi sono sempre grattato ma non è servito, non è servito a niente". Poche risate, infatti, e qualche momento di imbarazzo. "La mia vittoria, se posso dirlo", ha continuato il giovane cantante romano, "così come quella di tanti artisti che, magari, non sono arrivati neanche in fondo al Festival, sarà sicuramente dopo il Festival di Sanremo. La mia vittoria sono i live, la gente che mi vuole bene e che si riconosce in quello che scrivo".

La discussione con i giornalisti. Ma la vera polemica si è accesa subito dopo, quando Ultimo ha dichiarato di essere stato contento di aver partecipato alla kermesse e di essere stato felice per il primo classificato, Mahmoud. Che lui ha definito "ragazzo", poco più grande di lui, tra l'altro. La frase ha colpito la sala stampa, provocando la reazione del cantante: "Ragazzo, quanti anni c'ha? Come lo devo chiamare? L'uomo, il ragazzo? È un ragazzo, lo chiamo ragazzo. Lo sai perché non mi va bene e parlo con te (indicando un giornalista in particolare, ndr), perché voi, in questa settimana, per sentirvi importanti, voi dovete sempre rompere il cazzo. È questo che non mi va bene, a me non interessa, qualsiasi cosa io dica, voi troverete qualcosa da dire". La lite è proseguita tra imbarazzo e qualche fischio. Ultimo ha poi concluso dicendo: "Non sono assolutamente rancoroso, sono contento di aver partecipato, punto".

Mahmood vince Sanremo, ma il preferito del televoto era Ultimo che twitta: "Da casa eravamo il quadruplo", scrive il 10 febbraio 2019 La Repubblica. Sulla vittoria di "Soldi" ha avuto un grande peso il giudizio di sala stampa e giuria d'onore. Il pubblico a casa, che influenzava il giudizio al 50%, avrebbe premiato "I tuoi particolari". Mahmood vince la sessantanovesima edizione del festival di Sanremo ma per il televoto la vittoria doveva andare a Ultimo. Analizzando i dati scorporati delle votazioni si riscontra che Soldi del rapper italoegiziano ha ottenuto il 38,9 % sommando televoto, sala stampa e giuria d'onore seguito da Ultimo con il 35,6% e da Il Volo con il 25,5%. Ma la classifica del televoto dà un risultato molto diverso, segno che il pubblico a casa la pensa diversamente rispetto ai giurati capitanati da Mauro Pagani e ai critici e cronisti. Per il televoto infatti Ultimo sarebbe stato il vincitore con 46,5% di voti rispetto a 39,4% de Il Volo e solo 14,1% per Mahmood. Il sistema di votazione è composto dal televoto (50% sulla classifica di fine serata), dal voto della sala stampa (30%) e dal voto della giuria d’onore (20%). La classifica totale è la media di tutte le serate del Festival: i tre artisti più votati accedono alla finalissima e si esibiscono di nuovo. Le nuove votazioni (sempre televoto, sala stampa e giuria) si sommano a quelle precedenti e la canzone più votata è la vincitrice. Intanto nella notte Ultimo aveva twittato: "La gente è la mia vittoria. Da casa eravamo il quadruplo rispetto agli altri. Dalla parte vostra per sempre. Ci vediamo al tour e allo Stadio Olimpico". In sala stampa era stato chiara la delusione del musicista romano che in sala stampa si era sfogato con i cronisti: "Io non ho mai avuto la pretesa di venire qui e vincere, a differenza di quello che avete detto voi, tirandomela". Poi aveva attaccato la sala stampa dicendosi infine amareggiato.

Sanremo 2019, lo sfogo di Ultimo con i cronisti: ''Vi sentite importanti e rompete il cazzo'', scrive il 10 febbraio 2019 Repubblica tv. Sotto pressione, probabilmente deluso per la mancata vittoria, Ultimo incontra i cronisti e si lascia andare. ''Io non ho mai avuto la pretesa di venire qui e vincere, a differenza di quello che avete detto voi, tirandomela – dice – Mi sono grattato ma non è servito a niente. La mia vittoria e quella di tanti altri artisti è sicuramente dopo il festival. La mia vittoria sono i live, la gente che mi vuole, che si riconosce in quello che scrivo''. Poi, dice ''sono contento che abbia vinto il ragazzo Mahmood'', e di fronte al rumoreggiare della sala stampa per l’uso di quell’espressione, ''il ragazzo Mahmood'', Ultimo esplode: ''Sapete perché non mi sta bene? – dice rivolto ai giornalisti – Perché voi avete solo questa settimana per sentirvi importanti, e rompete il c…''. Salvo aggiungere: “Non ce l’ho con voi, ce l’ho con me stesso, sono amareggiato''.

Sanremo 2019, Ultimo e il tifo di Salvini: "Non mi interessa, le canzoni non sono più mie", scrive il 10 Febbraio 2019 Libero Quotidiano. Ultimo era arrivato a Sanremo come grande favorito, lo ha finito piazzandosi secondo, ma incassando almeno il tifo di Matteo Salvini, che ha confessato di aver sperato nella sua vittoria fino all'ultimo. Il vincitore di X-Factor però arriva in conferenza stampa fin troppo nervoso, la pressione subita sin dall'inizio della kermesse vissuta da favorito lo ha esasperato e l'idea di andare a parlare con i giornalisti, seduto accanto al rapper Mahmood che gli ha sfilato il primo posto, proprio non lo entusiasma. Per tutto il tempo Ultimo cerca di ignorare Mahmood, in un passaggio lo chiama anche "il ragazzo", tenendosi idealmente il più lontano possibile. Inevitabile la domanda sul sostegno di Salvini, Ultimo taglia corto e si scrolla di dosso potenziali etichette politiche: "Le canzoni che scrivo non sono piu' mie. Se piacciono a Salvini, a un dentista, a un muratore, non mi cambia nulla".

Sanremo 2019, trionfa Mahmood con Soldi. Ma è rivolta all'Ariston: il pubblico incorona Loredana Bertè, scrive il 10 Febbraio 2019 Libero Quotidiano. Per l'Ariston il Festival di Sanremo lo ha vinto Loredana Bertè: quando viene relegata al quarto posto la platea impazzisce, protesta, grida "Loredana, Loredana". Tanto che Claudio Bisio è costretto ad ammettere: "Per l'Ariston vince Loredena Bertè". Dunque Claudio Baglioni, che chiede con volto contrito "rispetto per i cantanti in gara, che sono 24". Tutto l'Ariston per la Bertè, ma alla fine questo 69esimo Festival di Sanremo lo vince Mahmood, con il brano Soldi: trionfa il cantante con padre egiziano, vittoria accolta dai brusii insistenti della paltea. Terzi classificati i tenorini de Il Volo con Musica che Resta; seconda piazza per Ultimo, il favorito della vigilia, con Il ballo delle Incertezze. Mahmood accoglie la vittoria con voce rotta: "Incredibile, non ci sto credendo". Fischi e contestazione del pubblico anche per gli ultimi posti, con Nek al 19esimo posto e Paola Turci al sedicesimo. Fischi ancora più forti per Achille Lauro al nono posto con la contestatissima Rolls Royce: ma in questo caso la platea punta il dito contro l'artista, al centro di mille polemiche, e non contro la posizione in classifica. Da sottolineare anche i riconoscimenti ottenuti da Daniele Silvestri, che con il suo brano Argento Vivo ottiene sia il premio della critica sia il premio della sala stampa Lucio Dalla, e poi incassa anche il premio per il miglior testo "Sergio Bardotti". Il premio Sergio Endrigo per la migliore interpretazione va invece a Simone Cristicchi con Abbi Cura di Me, che incassa anche il premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale, assegnato dall'orchestra dell'Ariston. E ancora, Ultimo si consola con il premio Tim Music per il brano più ascoltato in streaming.

Barbara Visentin per corriere.it il 10 febbraio 2019. Primo classificato al Festival di Sanremo, ma terzo nelle preferenze espresse al televoto. La vittoria di Mahmood ha messo in luce il divario fra i voti espressi dal pubblico a casa e quelli delle due giurie «di qualità», cioè i giornalisti della sala stampa e la giuria d’onore, che hanno letteralmente ribaltato i risultati. Secondo i primi dati che emergono dalla finalissima di sabato 9 febbraio, il cantautore italo-egiziano, vincitore a sorpresa della 69esima edizione della kermesse, si è aggiudicato il gradino più alto del podio con il 38,9% dei voti complessivi, staccando per soli tre punti il secondo classificato Ultimo (35,6%) e lasciando terzi Il Volo con il 25,5% dei voti. Questi risultati sono ottenuti combinando le preferenze espresse dal pubblico a casa, che hanno un peso del 50%, insieme al voto della sala stampa che conta per il 30% e quello della giuria d’onore (20%). Andando però a vedere che cosa aveva scelto il pubblico tramite il televoto, il podio è ribaltato e vede nettamente in testa Ultimo con il 46,5% delle preferenze, seguito da Il Volo con il 39,4% e da Mahmood con soltanto il 14,1% dei televoti. La scelta delle giurie interne è stata quindi determinante nella vittoria di Mahmood, lasciando deluso il cantautore romano che ha subito twittato: «La gente è la mia vittoria. Da casa eravamo il quadruplo rispetto agli altri. Dalla parte vostra per sempre. Ci vediamo al tour e allo Stadio Olimpico».

·         Simone Cristicchi e la sua “Abbi cura di me”.

Cespugliopensatore. Pubblicato venerdì, 18 ottobre 2019 su Corriere.it da Renato Franco. Il cantautore pubblica la sua biografia: «Io che odio i tormentoni sono diventato famoso grazie a un tormentone». La stroncatura di Jacovitti.

Simone Cristicchi, 42 anni: non è un po’ presto per una biografia?

«Ero diffidente pure io, non mi piace l’attitudine al santino, oltre al fatto che per lo più la biografia è dedicata a un artista deceduto... Però mi piace l’idea di qualcosa che ti ricorda che hai vissuto, in questa società iper-tecnologica che consuma tutto in un attimo. Tutti dovrebbero avere un libro che racconta la propria vita, un tascabile con le proprie esperienze».

Cantautore, anche autore e attore di tanti monologhi, in «Abbi cura di me» (scritto con Massimo Orlandi, Edizioni San Paolo, esce il 25 ottobre) racconta che da adolescente la sua passione era il disegno e riuscì a sottoporre i suoi lavori a Jacovitti.

«Era il mio idolo, ma il primo incontro fu traumatico, mi disse che non aveva bisogno di una fotocopiatrice umana. Fu burbero e schietto, avevo 16 anni e mi ferì ma aveva ragione: i maestri devono anche essere bruschi».

Da Jacovitti tornò più avanti con uno stile finalmente personale e fu accolto. Ma nel frattempo la musica stava vincendo sul disegno. L’occasione fu un concerto a scuola: lei, chitarrista, sul palco al posto del cantante.

«Quando fai il chitarrista sei protetto, stai un passo indietro. La responsabilità è tutta sulle spalle del frontman. Fu anche un modo per vincere la mia timidezza di fronte a tutta la scuola».

Un timido che sta sul palco è come un camaleonte esibizionista, non è una contraddizione?

«Vivevo il combattimento interiore tra nascondersi ed espandersi. Ho avuto bisogno di dire a tutti che esistevo, ma sempre spinto dall’idea di condividere qualcosa con gli altri, non per narcisismo».

Da dove è arrivata la fascinazione per il racconto?

«Mio nonno Rinaldo era un grandissimo narratore, aveva una capacità unica di raccontare storie. Ma lo spartiacque arrivò con uno spettacolo di Gigi Proietti a 13 anni, uscii dal teatro completamente scombussolato: avevo assistito a qualcosa di straordinario».

Il primo requisito dell’ispirazione fu una tessera di abbonamento all’Atac?

«Non avevo la patente, l’unico modo per spostarsi a Roma erano i mezzi pubblici, ma quello che per molti è un dramma per me era una risorsa perché l’autobus è un punto di osservazione particolare per chi cerca storie; da una posizione defilata si osserva meglio e si immagina di più. Ho affinato il gusto di cercare il particolare, come un rigattiere dell’anima. Da piccolo mi chiamavano Cento Lire perché avevo sempre la testa china, come se cercassi qualcosa... guardavo i dettagli».

La sua vita da «cespuglio pensatore» è cambiata all’improvviso grazie a «Vorrei cantare come Biagio», inteso Antonacci. Era un modo per esorcizzare la sua frustrazione artistica?

«Era 10 anni che facevo tentativi con la musica, stavo vivendo il mio momento più triste e drammatico, ero in fondo alla fossa. Quella che doveva essere una gag teatrale ebbe un risvolto paradossale: diventavo famoso con un tormentone, io che sono sempre stato contro i tormentoni e i fabbricanti di canzoni. Fu una gioia e un dramma al tempo stesso, provai anche un po’ di delusione per chi non aveva capito il brano per quello che era, una canzone quasi triste, malinconica con un retrogusto alla Charlie Chaplin che parlava dell’impotenza dei giovani che non hanno visibilità... Prima suonavo nei pub davanti a 15 persone, ora mi fermavano per strada».

Con «Ti regalerò una rosa» vinse nel 2007 a Sanremo. Cosa fu per lei?

«Il Festival fu una rivincita, dimostrò che non ero solo un cantante da un’estate e via. Quando ho vinto sono svenuto per davvero, Baudo mi aspettava, Michelle Hunziker aveva un sorriso a oltranza, ci fu un buco televisivo durato il tempo per rimettermi in piedi. Mi davano 30 a 1, fu una vittoria totalmente inaspettata. E fu un bel segnale vincere grazie al televoto».

Arrivarono i concerti a ripetizione: «era diventato un impiegato della musica»?

«Il successo ti porta a essere bulimico, la musica va veloce, se non pubblichi un album ogni due anni rimani indietro. Ma per me il teatro è diventato un altro modo per esprimersi: il pubblico teatrale è più solido di quello musicale, se lo conquisti poi difficilmente ti abbandona. È il mio habitat perfetto».

SIMONE CRISTICCHI. “Abbi cura di me”: una poesia che parla di fragilità e amore (Sanremo 2019). Simone Cristicchi, vincitore del festival nel 2007, torna dopo undici anni di assenza sul palco di Sanremo 2019. Presenta il brano “Abbi cura di te” che parla della fiducia nell’altro, scrive il 05.02.2019 Paolo Vites su Il Sussidiario. Un grido di speranza quello lanciato da Simone Cristicchi dal palcoscenico della 69esima edizione del Festival di Sanremo 2019 con il brano “Abbi cura di me”. Una preghiera universale che arriva al cuore e che ha coinvolto tutto il pubblico dell’Ariston che sul finale ha urlato “bravo, bravo, bravo”. A distanza di dodici anni dalla prima vittoria con “Ti regalerò una rosa”, Cristicchi è tornato in gara con una canzone d’autore, una poesia in cui parla di “fragilità, di debolezza” ma che al tempo stesso ha una grande forza emotiva. “E’ leggera come una piuma e potente come una tempesta” – ha raccontato l’autore sul brano – “credo che sia il frutto di una serie di domande importanti che mi sono posto, ho 42 anni e ho iniziato da qualche anno a farmi delle domande sul senso di essere su questa terra ed è uscita fuori questa canzone che si interroga sulla felicità, sulla bellezza, sul senso dell’esserci e anche sul dolore sulla sofferenza”. (aggiornamento di Emanuele Ambrosio)

SIMONE CRISTICCHI A SANREMO 2019. Simone Cristicchi, che ha trionfato al festival di Sanremo nel 2007 con il brano Ti regalerò una rosa e ci torna per la quarta volta, è artista poliedrico. Si dedica infatti anche al teatro dove ha portato in scena opere di denuncia coraggiose come quella dedicata agli italiani profughi dell’Istria, ma soprattutto sulla malattia mentale. Ha infatti lavorato da giovane diverso tempo come volontario in un centro di igiene mentale, la cui problematica conosce molto bene. Il brano con cui vinse Sanremo infatti parlava proprio di un ospedale psichiatrico, visto con gli occhi di un paziente. E’ felicemente sposato con Sara, di professione archeologa, da cui ha avuto due figli, della sua famiglia ha detto: “Le mie note preferite? Mia moglie Sara e i miei due figli Tommaso e Stella”.

CRISTICCHI E IL DRAMMA DEI PROFUGHI ISTRIANI. “Magazzino 18” è il titolo dello spettacolo messo in scena da Simone Cristicchi, ispirato al libro di un giornalista di origine polacca, Jan Bernas, “Ci chiamavano fascisti eravamo italiani”. L’opera è incentrata sul dramma delle centinaia di migliaia di italiani costretti dagli jugoslavi ad abbandonare la loro terra, l’Istria, quando alla fine della seconda guerra mondiale quella regione venne ceduta come ripagamento dei danni di guerra. Moltissimi di loro vennero anche uccisi dai partigiani comunisti italiani, gettati nelle foibe, fosse carsiche della regione, perché accusati di essere fascisti. Magazzino 18 è un deposito tutt’ora esistente nel vecchio porto di Trieste dove furono ammassate le masserizie di quella povera gente, italiani  di Capodistria, di Fiume, di Pola, di Albona, di Orsera, di Parenzo, di Rovigno, di Zara, di Spalato, di Ragusa; italiani sfuggiti alle foibe e alla  ferocia dei partigiani comunisti di Tito e costretti a lasciare le loro case dopo quel 10 febbraio 1947 quando tutte quelle terre furono assegnate all’allora Jugoslavia. Per questo spettacolo Cristicchi fu criticato e accusato dagli ex comunisti italiani che ancora non vogliono riconoscere le colpe dei partigiani.

“ABBI CURA DI TE”, IL TITOLO DELLA CANZONE DI SIMONE CRISTICCHI A SANREMO 2019. A sei anni di distanza dal suo ultimo disco, Simone Critichi pubblica l’8 febbraio una raccolta in cui appaiono due inediti, uno dei quali il brano presentato a Sanremo 2019, Abbi cura di me. Così lo spiega il cantautore: “Nei versi della canzone, ricorre il tema millenario dell’accettazione, della fiducia, dell’abbandonarsi all’altro da sé, che sia esso un compagno, un padre, una madre, un figlio o Dio. Nelle mie intenzioni, questo brano vuole essere una preghiera d’Amore universale, una dichiarazione di fragilità, una disarmante richiesta d’aiuto”. Il brano è stato scritto da Cristicchi insieme a Nicola Brunialti e Gabriele Ortenzi con la produzione artistica di Francesco Musacco ed esecutiva di Francesco Migliacci. L’album “Abbi cura di te”, oltre ai successi presentati negli anni al Festival di Sanremo, ripercorrerà tutta la carriera di Cristicchi partendo dai giorni nostri fino ad arrivare agli esordi nel 2005 con il tormentone “Vorrei cantare come Biagio”. 

VITA, DOLORI E FOLLIE DI SIMONE CRISTICCHI. Estratto dell’articolo di Antonello Piroso per “la Verità” il 14 aprile 2019. L'uomo che non puntava a essere John Malkovich, bensì Biagio Antonacci - nella canzone che gli ha regalato popolarità voleva «cantare, pesare, firmare autografi alle fan e riempire i palasport» proprio come lui - ha centrato un obiettivo ben più appagante: è diventato sé stesso. Simone Cristicchi. Cantante, autore di testi teatrali, attore in proprio. Niente brani nel suo ultimo spettacolo, Manuale di volo per uomo (in questo momento alla Sala Umberto di Roma fino al 20 aprile), in cui l'artista romano, 42 anni, fornisce un' ulteriore prova della sua versatilità e della sua «crescita».

[…] “La vicenda della prematura morte di mio padre a 40 anni, quando io ne avevo 12, ha pesato nella mia vita. Chi non rimarrebbe segnato da una perdita così? Io mi rinchiusi in me stesso, cominciai a passare le giornate a disegnare, con la testa china sui fogli, in silenzio, fino a danneggiarmi la vista tanto da dovermi mettere gli occhiali. E visto che tutti mi assicuravano che mio padre era volato in cielo, mi misi in testa di realizzare un paio di ali per spiccare il volo, ispirandomi ai bozzetti delle macchine di Leonardo Da Vinci. Imparai perfino a scrivere come lui, nella forma bustrofedica, da destra a sinistra, come se le lettere fossero riflesse da uno specchio».

[…] È vero che andò a bottega dal grande Jacovitti?

«I suoi fumetti mi avevano suggestionato. Cercai il nome sull' elenco del telefono. C'era: Jacovitti Benito Franco. Lo chiamai e lui mi convocò. Gli portai i miei elaborati, lui li studiò e poi guardò me: "Belli, sembrano miei, ma proprio per questo: Simone in questi disegni dov'è?". Fu il primo stimolo a cercare la mia strada. Quando tornai con i nuovi bozzetti, più originali lui commentò: "Ora sì che si ragiona". Alla fine volevo fare una graphic novel da Il Bar sotto il mare di Stefano Benni, che andai a trovare mostrandogli perfino un po' di tavole che avevo realizzato. Poi però a 16 anni fui rimandato in matematica e fisica».

E che c'entra?

«Fui costretto a passare l'estate in città a studiare, e trovai una chitarra in soffitta: mi misi a strimpellare aiutato dal manuale Millenote, scoprii i cantautori italiani, anche se in quella fase mi appassionavano i Doors e la complessa figura di Jim Morrison, nonché il grunge dei Nirvana e Kurt Cobain».

Non hanno fatto una bella fine entrambi, a ben guardare. Jim Morrison è citato nel brano-tormentone Vorrei cantare come Biagio Antonacci.

«Tormentone involontario, per cui sono stato scambiato per suo fan, quando in realtà nasceva dalla frustrazione di non riuscire a emergere, nascondeva una grande amarezza, e voleva denunciare i meccanismi dell' industria discografica».

Chissà com' è stato contento Antonacci.

«Oh, ma lui ha sempre saputo tutto: fu avvertito, prestò il suo consenso, cofirmò il brano, e mi invitò a eseguirlo nei suoi concerti al Forum di Assago e al Palalottomatica di Roma».

L'hit è del 2005, quanto è durata la gavetta?

«Vinsi il festival di Lanciano, il cui premio era l'iscrizione alla Siae, del valore di un milione e mezzo, nel 1998. Vuole sapere cosa ho fatto in quei sette anni? Mi arrabattavo, vendevo i gelati e le bomboniere al cinema, Notting Hill lo conoscevo a memoria, e mi esibivo nei locali romani dove facevo anche 300-400 spettatori paganti. Per questo, anche se spesso mi dicevo: "Forse farei meglio a mollare", andavo avanti».

Le sue canzoni hanno da sempre una forte impronta spiritualistica, ma le sue relazioni con la religione sono state a tratti turbolente.

«Volevano consolarmi: "Tuo papà è in un altrove che è un mondo migliore". Abbandonai catechismo, e se l' adolescenza è l' età dell' insofferenza, io la portai all' ennesima potenza: un giorno esasperai così tanto l' insegnante di religione con le mie provocazioni che mi rifilò un ceffone davanti a tutta la classe. Ed era pure un francescano (ride)».

Per questo scrisse Prete, diventata l'inno degli anticlericali, e che le è costato anche l'ostracismo del Vaticano?

«Era un testo duro che oggi non riscriverei più così, ricorrerei piuttosto all' arma dell' ironia alla Giorgio Gaber o alla Rino Gaetano».

Accusava i preti di curiosità morbose ("quante volte ti sei masturbato il pistolino?"), la Chiesa di opulenza, in difesa della «bugia più grande della storia», e i politici di servilismo nei suoi confronti.

«Per fortuna poi ci siamo riappacificati. Oggi ci sono in piedi i contatti con papa Francesco per una sua intervista per il documentario Happy Next-Alla ricerca della felicità. Un mio amico monaco dice che sono un cristiano inconsapevole».

È credente?

«Credo nella spiritualità sperimentata, terrena, quella delle suore di clausura e dei monaci che ho avuto la fortuna di conoscere, lontani dal mondo non per fuga ma per ricerca, con una grande forza d' animo. L' incontro con le clarisse è stato molto emozionante, con una sono rimasto in contatto per via epistolare, quando le ho fatto sentire Abbi cura di me eseguita all' ultimo Festival mi ha detto: potrebbe essere una preghiera di Dio all' uomo, perché anche Dio ha le sue fragilità». […]

·         Sanremo, 30 fatti poco noti della serata finale.

Sanremo, 30 fatti poco noti della serata finale, scrive il 10 febbraio 2019 La Repubblica Luca Bottura.

1.    La canzone di Cristicchi è uguale alla colonna sonora di Risvegli. Pronta la risposta del cantautore: “Sì, e le foibe invece?”.

2.    Nella pubblicità Nivea che precedeva il festival, c’era un truccatore che si definisce Glam Artist. Dev’essere una roba tipo Navigator, ma vestiti peggio.

3.    Bisio ha interrotto la Tatangelo prima che finisse perché ha fatto una pausa troppo lunga. Praticamente quel che è successo al programma di Celentano su Canale 5.

4.    Migliorano le condizioni di Jovanotti, che si era lanciato nel vuoto dopo aver visto “L’ombelico del mondo” usato per lo spot di Sanremo Giovani.

5.    Il ministro Buzzetti su Anna Tatangelo: “È del sud: prima di ripresentarsi deve fare sacrifici e mettersi a lavorare”.

6.    La vittoria era quasi certa per Renga, purtroppo molti si sono confusi con l’icona grafica che lo rappresentava e hanno votato Paolo Vallesi.

7.    Stasera (giuro che è vero) Salvini ha postato su Twitter un video in cui cantava “Io vagabondo”. Poi, appreso che è un pezzo dei Nomadi, ha tentato di darsi fuoco da solo.

8.    La nuova canzone presentata da Eros Ramazzotti è stata scritta dicendo “Alexa, scrivi un pezzo di Ramazzotti” all’assistente elettronico di Amazon.

9.    Accuse di plagio anche per Loredana Bertè: sarebbe in realtà Tina Turner con la parrucca della Fata Turchina.

10.    Raggi su Twitter: “Il fatto che i tram non andassero avanti più già nelle vecchie canzoni di Ramazzotti testimonia che è tutta colpa dei governi precedenti”.

11.    A un certo punto durante il pezzo con Fonsi, Ramazzotti si è tolto gli auricolari perché non ne poteva più neanche lui di ascoltare un pezzo di Fonsi e Ramazzotti.

12.    Conte: “È vero, il Pil è allo 0,2 per cento. Ma prima aspettiamo il voto della giuria di qualità”.

13.    Accuse di plagio anche per Achille Lauro. La sua “Rolls Royce” sarebbe copiata da un vecchio pezzo di Memo Remigi: “Fiat Duna”.

14.    In realtà il microfono di Mahmood non è partito perché i tecnici a Sanremo servivano #primagliitaliani.

15.    I Negrita sono comunque arrivati 17esimi. “A ‘sto punto tanto valeva che l’endorsement ce lo facesse Cannavacciuolo”.

16.    Buone notizie per Enrico Nigiotti: Nonno Hollywood è arrivato solo decimo ma proprio ieri sera ha raggiunto quota 100.

17.    Bella idea degli Zen Circus, che hanno ingaggiato alcuni black bloc come figuranti, evitando che raggiungessero gli altri nella distruzione del centro di Torino.

18.    Dopo la gaffe al Dopofestival, Renga precisa: “Non ho niente contro le donne che cantano, ho amiche donne, basta che lo facciano a casa loro”.

19.    Brutto episodio per Patty Pravo prima di andare in scena: quelle robe che aveva sul vestito nero non erano decorazioni, ma i resti dello stormo di piccioni che l’aveva sorvolata nel parcheggio dell’Ariston.

20.    Per l’ultima serata era previsto anche l’uso di effetto fumo sul palco, ma il presidente Rai Foa si è opposto sostenendo fossero scie chimiche.

21.    Clamoroso caso di conflitto d’interessi di Elisa. Il verso “con le battute non mi sconcentrare” è stato chiaramente scritto da Luigi Di Maio.

22.    Motta sarebbe in realtà Asia Argento con la permanente.

23.    Dopo i successi di Morandi e Baglioni, anche l’anno prossimo la conduzione potrebbe essere affidata a un anziano cantante a suo agio con la comicità: Silvio Berlusconi.

24.    Crescono i sospetti che il televoto fosse ospitato sulla piattaforma Rousseau: a un certo punto era in testa Toninelli.

25.    Proteste del pubblico in sala per il quarto posto di Loredana Bertè: oggi è prevista una manifestazione dei gilet azzurri.

26.    A un certo punto Matteo Orfini del Pd ha twittato (giuro che è vero) la sua classifica ideale, dando come vincitori gli Zen Circus. Voleva essere sicuro di perdere anche lì.

27.    Cristicchi ha dedicato il premio “Sergio Endrigo” alle due persone che più hanno influenzato il suo pezzo: Robert De Niro e Robin Williams.

28.    Salvini: “Impossibile che uno straniero abbia vinto con un pezzo che si chiama ‘Soldi’. Devono essere i 35 euro che gli regalavano i buonisti prima di noi”.

29.    Un cantante di origini egiziane ha vinto il Festival: ormai fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare.

30.    Alla fine di Sanremo, finalmente svelato da Tim chi sarà il primo italiano in orbita: lo spread.

·         Sanremo, il Festival dalla A alla Z.

Sanremo, il Festival dalla A alla Z, scrive il 26.01.2019 Beppe Donadio su La Regione. Tutto (o quasi) quello che c'è da sapere sull’immarcescibile gara canora al via martedì 5 febbraio. Auguri...

Appignani, Mario [o Cavallo Pazzo] Irrompe a sorpresa (?) durante l’edizione 1992 per gridare “Questo Festival è truccato, lo vince Fausto Leali” (vincerà Luca Barbarossa).

Ariston, Teatro [edificio] Dal Salone delle Feste del Casinò, dove si è svolto sin dal 1951, il Festival trasloca qui nel 1977.

Armstrong, Louis [trombettista] Chiamato nel 1968 ad eseguire in italiano traballante ‘Mi va di cantare’, il grande musicista vuole dilatare l’esecuzione improvvisando alla tromba, ma viene interrotto da Pippo Baudo (vedi poco sotto).

Bano, Al [cantante e viticoltore] Detentore di 15 partecipazioni, nel 2015 si riunisce con Power Romina per la gioia dei fan sovietici e per quella di Checco Zalone, che in 'Quo vado' celebra la saudade italiana.

Baudo Pippo [imperatore] Spalmate su 40 anni, detiene il record di conduzioni.

Benigni, Roberto [Premio Oscar] Nel 1980 bacia alla francese la compagna Olimpia Carlisi per 45 secondi di diretta tv, chiama il presidente della Repubblica Cossiga “Kossigaccio” e Papa Giovanni II “Wojtilaccio”. E la Democrazia Cristiana insorge.

Berté, Loredana [rocker] Nel 1986, molto prima di Lady Gaga, canta il brano ‘Re’ indossando un vestito in latex nero con finto pancione da donna incinta. È scandalo, l’etichetta la molla.

Bloodvessel, Buster [striker] Leader della band inglese ska Bad Manners, nel 1981 si toglie i pantaloni durante Lorraine, abbassa le mutande e mostra il deretano seminudo alle prime file.

Bongiorno, Mike [padre della tv] Tra le gaffe sanremesi spicca “Sono state votate 5 canzoni ieri e 5 stasera. In tutto fanno 12”. Sanremo gli ha dedicato una statua bronzea in via Escoffier.

Cutugno, Toto [un italiano vero] Manifesto dell’emigrante, nel 1983 L’italiano si piazza soltanto al 5° posto. La canzone, che ha venduto milioni di copie nel mondo (qui con il Coro dell'Armata Rossa), fu rifiutata da Adriano Celentano. A proposito...

Celentano, Adriano [Il molleggiato] Ospite nel 2012, dichiara: “Giornali come ‘Avvenire’ e ‘Famiglia Cristiana’ andrebbero chiusi definitivamente. Parlano di politica anziché di Dio”. La politica si scalda ancor più di quando, nel 1961, diede le spalle alla telecamera cantando 24mila baci.

Dalla, Lucio [genio] Intitolata Gesù Bambino, nel 1971 la censura pretende il cambio in ‘4 marzo 1943’. “Tra i ladri e le puttane” diventa “Per la gente del porto”.

Di Sanremo, Orchestra [musicisti, lanciatori di spartiti] Nel 2010, in disaccordo con giuria e televoto che escludono Malika Ayane e premiano il trio Pupo-Emanuele Filiberto-Luca Canonici, gli orchestrali stracciano le partiture e le gettano orgogliosamente sul palco.

Dulbecco, Renato [biologo] Premio Nobel per la medicina nel 1975, presenta l’edizione 1999 con Fabio Fazio (ebbene sì, a Sanremo succede anche questo).

E le Storie Tese, Elio [Il Complessino] Nel 1996 vince Ron, ma i voti avrebbero premiato ‘La Terra dei Cachi’, seconda. In una settimana, la band cult “Come i Cult” (cit. Elio) sfoggia braccia di gomma, parrucche e travestimento da Rockets (band francese con le facce argentate). Vent’anni più tardi, vestiti da Kiss, torneranno con ‘Vincere l’odio’, canzone di soli ritornelli.

Faletti, Giorgio [fu attore e fu giallista] Signor Tenente, ispirata alle stragi mafiose di Capaci e via D’Amelio, giunge seconda nel 1994.

Filogamo, Nunzio [presentatore] Con la frase “Cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate” inaugura nel 1951 il 1° Festival. Dopo avere condotto 3 edizioni, non può presentare la quarta: nel 1954, la sua presunta omosessualità avrebbe costretto la Rai cattolica a revocargli l’incarico.

Gabriel, Peter [innovatore] Nella 2ª serata del Sanremo 1983 esegue Shock the monkey. Volando sopra la platea aggrappato a una fune, l’ex Genesis si schianta di schiena contro il palco. Vista l’esistenza di ‘So’ e dei capolavori successivi, è chiaro che sopravvive (35 anni dopo, simbolicamente, sulla platea dell’Ariston volerà anche Mangoni vestito da Supergiovane).

Ghinazzi, Enzo [in arte Pupo] “Nel 1984 c’era il Totip e ricordo che comprammo le schedine, spendendo io 25 milioni, 25 milioni il mio impresario e altri 25 milioni la casa discografica. Questo è Sanremo”, disse Ghinazzi una mattina del 1992, prima di smentire tutto la sera stessa.

Gorbaciov, Mikhail [politico] Nel febbraio del 1999, il padre della perestrojka volò dal Cremlino sul palco dell’Ariston. E come Nostradamus: “I comunisti veri sono quelli di Rifondazione? Li compatisco, se non vedono cosa accade fuori dalla finestra sono condannati”.

Grandi, Irene [interprete toscana] ‘Bruci la città’ non è ammessa a Sanremo 2007. Uscita come singolo, sarà la canzone più ascoltata dell’anno.

Grillo, Beppe [rivoluzionario] Nel 1989 dichiara che “il Festival fa schifo” e si produce in un affondo alla categoria: “Giornalisti con tre lauree che andavano a Kabul, ora girano chiedendo Dov’è Peppino Di Capri, che sono rovinato?”.

Houston, Whitney [divina] Ospite a Sanremo nel 1986, la cantante scomparsa nel 2012 esegue due volte il brano All at once, accogliendo la richiesta di bis.

Kensit, Patsy [non epocale cantante del non epocale gruppo Eight Wonder] Nel 1987, durante l’esecuzione della non epocale I’m not scared, la spallina del vestito le si abbassa dando vita a un epocale topless immortalato dalle telecamere.

Jalisse, I [coniugi] Vincono a sorpresa nel 1997 con Fiumi di parole, che ricorda Listen to your heart dei Roxette (“ricorda” è un eufemismo). Il brano è quarto a Eurosong, ma per alcuni poteva vincere. Da cui il presunto boicottaggio per evitare che la Rai debba organizzare, l’anno successivo, un evento costosissimo.

John, Elton [rocket man] Vedi “Luzzatto Fegiz”.

La Notizia, Striscia [format] Marzo 1990: il programma rivela in anticipo i nomi dei primi 3 classificati. “Si disse che avevamo usato delle microspie. E invece chi fece la soffiata era un uomo di statura normale” scrive il creatore Antonio Ricci (la previsione si avvererà anche nel 1996).

Le Bon, Simon [sciupafemmine] Fratturatosi un piede in un locale durante la settimana, nella serata finale del Sanremo 1985 esegue con i suoi Duran Duran Wild boys con il gesso.

Luzzatto Fegiz, Mario [critico musicale] Oggi lo si chiamerebbe influencer (ma il critico musicale, oggi, non influenza più un bel niente). Nel 1995 spedisce alla sua redazione la dettagliata esibizione di Elton John prima che questi si esibisca. Sir Elton, in viaggio da Montecarlo verso Sanremo, litiga con il fidanzato e fa inversione a U. Il pezzo è già in stampa ed esce il giorno dopo sul Corriere della Sera.

Martini, Mia [unica] Nel 1982 i giornalisti fondano il Premio della Critica appositamente per premiare la sua interpretazione di ‘E non finisce mica il cielo’ di Ivano Fossati. Dal 1996, un anno dopo la sua morte, il premio porta il suo nome.

Mercury, Freddie [rockstar] I Queen a Sanremo nel 1984 cantano ‘Radio Gaga’. Da un’intervista tv: “Cerco di cantare in modo naturale. Ci sono molti cantanti che la voce la usano meglio di me. Aretha Franklin, Rod Stewart. Mi piacerebbe tanto cantare come quelli veri”.

Modugno, Domenico [Mister Volare] Nel 1958 Nel blu dipinto di blu viene bocciata perché scritta e cantata dalla stessa persona (cosa mai successa prima). Riammessa, vince. Nel 1968, complice il suicidio di Luigi Tenco l’anno prima, ‘Meraviglioso’ – storia di un aspirante suicida – è esclusa dalla competizione perché “fuori luogo”.

Molko, Brian [frontman alterato dei Placebo]. Nel 2001 si prende del “buffone” e del “cretino” dalle prime file dopo aver sfasciato chitarra e amplificatore alla fine di ‘Special K’. “Con quella faccia può andare allo Zecchino d'Oro”, commenta Piero Chiambretti.

Nazzaro, Gianni [interprete] Nel 1987 presenta alle selezioni Perdere l’amore e viene scartato. Affidata a Massimo Ranieri, la canzone vinceràl’edizione 1988.

Nek [all’anagrafe Filippo Neviani] Nel 1993, il brano anti-abortista In te (Il figlio che non vuoi), cantato in giacchetta elegante, scuote per motivi opposti femministe e mondo cattolico.

Occhiena, Marina [ex dei Ricchi e Poveri] Nel 1983 Angela la brunetta chiede che Marina la biondina sia allontanata poiché amante del compagno. Previo accordo economico, il trio può cantare a Sanremo Sarà perché ti amo.

Pagano, Giuseppe [aspirante suicida] Nel 1995 un disoccupato minaccia di lanciarsi dalla galleria dell’Ariston in piena diretta tv. Lo salva Pippo Baudo. “Cercava lavoro”, dirà il presentatore a Festival concluso. “Era tutta una messinscena”, dirà Pagano a Striscia la notizia.

Pizzi, Nilla [regina] Vincitrice del 1° Festival con Grazie dei fior. Diceva nel 1951: “Non sapevamo cosa fosse un festival. Capimmo che era importante quando ci dissero di vestirci eleganti”.

Povia [Giuseppe, cantante] Nel 2009, con ‘Luca era gay’, certifica che dall’omosessualità si può guarire. Il caso arriva sino a Strasburgo, per sospetta violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.

Power, Romina [cantante?] Vedi alla voce Bano.

Queen, The [miti] Vedi alla voce Mercury

Rossi, Vasco [rocker] Penultimo nel 1983 con Vita spericolata, l’anno prima aveva fatto di meglio (ultimo con Vado al massimo).

Rubino, Renzo [cantautore dichiarato] Nel 2014, in barba a Povia e a Luca, il calabrese canta ‘Amami uomo’ (“Con le mani da uomo”), esplicita dichiarazione d’amore gay.

Salerno, Sabrina e Squillo, Jo [cantanti?] Eseguita nel 1991, la canzone ‘Siamo donne’ potrebbe essere oggi l’inno del movimento #metoo, non fosse che Julia Roberts su Hollywood Boulevard in ‘Pretty Woman’, quanto a look trasgressivo, pare un’educanda.

Solo, Bobby [Elvis d’Italia] A Sanremo ’64 canta in playback Una lacrima sul viso per via di una forte laringite. Grazie a quello che oggi si chiamerebbe lip-sync, nessuno se ne accorge.

Straits, Dire [sultani dello swing] Nel 1981 gli 8 minuti della versione integrale di ‘Tunnel of love’ provocano mugugni in quanto playback.

Tatangelo, Anna [ragazza di periferia] Nel 2008 dedica il secondo posto al compagno D’Alessio. Il suo ‘Gigi ti amo’ è accolto da una selva di fischi.

Tenco, Luigi [cantautore] Si uccide nel 1967 a soli 29 anni in una stanza d'albergo, dopo l'esclusione della sua ‘Ciao amore ciao’ (qui cantata da Dalida in prova). Lo fa con un colpo di pistola che nessuno, nemmeno Lucio Dalla che stava nello stesso hotel, ha udito. Oggi, la sua morte sarebbe un Cold case irrisolto. Times, Financial [giornale britannico] La rispettabilissima rivista economica definisce Sanremo 1998 “Una sagra del kitsch”.

Tognazzi, Ugo [attore] Nel 1962 l’annunciata scenetta con Raimondo Vianello sul presidente del Consiglio, il democristiano Amintore Fanfani, viene censurata dalla Rai.

Troisi, Massimo [comico] “Mi hanno detto che posso parlare di tutto tranne che di religione, politica, terrorismo e terremoto. E allora sono indeciso tra una poesia di Giovanni Pascoli e una di Carducci”. Nel 1981 la Rai chiede il copione in anticipo e il comico napoletano rinuncia.

U2 [rock band] Nel 2000, sceso in platea per cantare The ground beneath your feet, Bono Vox risponde con un inchino all’applauso di Mario Merola. Il re della sceneggiata napoletana se ne fa un vanto personale (ma i due non si conoscono).

Vianello, Raimondo [principe del black humor] Presentatore nel 1998, per problemi al traduttore in cuffia liquida Madonna in fretta e furia (vedi anche alla voce Tognazzi Ugo).

Villa, Claudio [Reuccio]. Nel ’64 il Festival vuole aprire agli stranieri; lui s’impunta e Sanremo chiude le frontiere prima di Salvini. Nel ’72 guiderà lo sciopero dei cantanti; nell’86 protesterà contro la puzza di fritto del McDonald’s di Roma.

Zero, Renato [Non dimenticatemi!] Secondo nel ’91, si dice scippato da Riccardo Cocciante e giura di non mettere più piede su di un palco.

Zen Circus [band] Vincono il Festival 2019 (da intendersi come pronostico).

·         Troppi compagnucci? Per la Rai si vive di "contiguità amicale".

Troppi compagnucci? Per la Rai si vive di "contiguità amicale". Stasera si parte. E la direttrice del primo canale elogia il conflitto d'interessi: un metodo di lavoro, scrive Laura Rio, Martedì 05/02/2019, su Il Giornale. Dunque, per la neo direttrice di Raiuno Teresa De Santis la «contiguità» è un valore, anzi un «tesoro», anzi un buon modo per realizzare grandi eventi. Finora questa parola evocava qualcosa di oscuro, di poco chiaro, una mancanza di trasparenza. Invece, da ieri mattina, è diventata un modello di cui vantarsi. Con queste argomentazioni, tra lo stupore generale della sala stampa nella prima conferenza del Festival, la responsabile del primo canale ha voluto infatti chiarire la questione del conflitto di interessi di Baglioni. In poche parole: gran parte dei cantanti in gara e degli ospiti fanno riferimento alla stessa scuderia di promoter cui appartiene anche il presentatore, e cioè la F&P di Ferdinando Salzano e alla medesima etichetta discografica, la Sony. Una situazione identica all'anno scorso, che fotografa il monopolio dell'imprenditoria musicale italiana e su cui in questa edizione sono tornate le polemiche soprattutto per la battaglia che sta portando avanti Striscia la notizia. Bene, la De Santis invece di escludere che esista qualsiasi tipo di conflitto di interessi, ne ha fatto un elogio. «La nostra produzione musicale - ha detto fuori dai denti - vive anche di contiguità, anzi spesso ne deve fare tesoro: attraverso rapporti amicali si possono ottenere artisti che altrimenti non si sarebbero avuti. Il Live Aid non si sarebbe potuto fare, per esempio, senza le amicizie di Bob Geldof». E, poi, ovviamente specifica: «Questo non vuol dire che non ci debba essere una coscienza tale da far sì che venga favorita la qualità. E Baglioni ha una coscienza molto forte e non ha certo bisogno di sovvenzioni economiche né di giochi di potere». In sostanza la direttrice ammette che si lascia all'artista il compito di essere moralmente trasparente, di non favorire gli amici o gli amici degli amici, ma di scegliere in base al valore artistico. Il che, nel caso di Baglioni, è probabile, ma ammettere che un'azienda come la Rai si affidi completamente alla buona volontà è francamente discutibile. E, anche quando si fa notare che esiste una clausola di trasparenza, la direttrice scarica sulle altre direzioni competenti (affari legali e risorse artistiche) il compito di verifica, dicendosi comunque certa che l'azienda vigila e controlla...Comunque stasera il Festival comincia. Si avrà un primo assaggio dei 24 brani in gara. Per la parte spettacolo, oltre al debutto del trio di conduzione Baglioni-Bisio-Raffaella, farà una comparsata anche Pierfrancesco Favino, mattatore dello scorso anno e Claudio Santamaria che sarà protagonista di una gag in ricordo del Quartetto Cetra insieme ai tre conduttori principali. Ospiti musicali Andrea Bocelli, con il figlio Matteo, e Giorgia. Nessun intervento politico. Almeno stasera. Perché, dopo le affermazioni esternate da Baglioni che hanno sollevato una bufera politica, la consegna è quella di tenersi lontano da qualsiasi polemica. Anzi, la conferenza stampa è quasi militarizzata per evitare domande fuori dai temi prettamente festivalieri. Pure Baglioni si trattiene. «Non fatemi domande come quella sui migranti. Tanto mi sono imposto di non rispondere. In effetti, ho capito che devo tenere da parte la mia persona e i miei pensieri perché la cosa più importante è il Festival, che non deve essere oscurato da altri temi. Io devo fare solo il sacerdote». E, visto che Salvini gli aveva twittato: «Canta che ti passa», il presentatore «ubbidisce»: le serate verranno infatti aperte da un suo brano con coreografia annessa come aveva proposto nell'ultimo tour. Tutto questo però «a meno che non accadano cose a mia insaputa». Pure Claudio Bisio si allinea: «Non parlerò di migranti, di Venezuela, di Tav... neppure della Juve - scherza - però farò me stesso e chi mi conosce sa di quali temi tratto». Comunque il mandato è sopire le polemiche, mostrare armonia e amicizia tra il direttore artistico e i vertici Rai, dopo che via stampa sia era consumata una frattura poi ricomposta. Chissà se questa costruzione artificiosa reggerà alla prova del Festival.

·         Litigi e battute, Sanremo specchio d'Italia.

Litigi e battute, Sanremo specchio d'Italia. Dopo giorni di polemiche politiche arrivano le canzoni, scrive Alessandro Gnocchi, Mercoledì 06/02/2019, su Il Giornale.  Sanremo, Italia. Nel bene e nel male. Nel bene, il cast. Al di là della qualità, ce n'è per tutti i gusti, dal dodicenne che ascolta il rap al sessantenne che preferisce canzoni più tradizionali; dal brano tutto amore e bacetti a quello «impegnato» anche se è difficile stabilire se sia più banale presentare un testo coccoloso o un testo (...) (...) sull'immigrazione (Motta e soprattutto Negrita, con riferimento diretto a Matteo Salvini) e sulle questioni sociali (incesti, carcere, varie ed eventuali). Sanremo, Italia. Nel bene e nel male. Nel bene, la folla fuori dall'Ariston e lo struscio pomeridiano per «rubare» un selfie con gli artisti, magari con il conduttore Claudio Baglioni, che però dorme nell'albergo che fa corpo con il teatro Ariston, così passa direttamente dalla camera al palco. Sanremo, Italia. Nel bene e nel male. Nel bene, l'attesa di qualcosa fuori dalle righe: un'esecuzione grandiosa, il monologo (forse giovedì) di Claudio Bisio, le imitazioni di Virginia Raffaele. Sanremo, Italia. Nel bene e nel male. Nel bene, Andrea Bocelli, ieri ospite con il figlio Matteo della serata d'inaugurazione. La voce italiana più internazionale, il nostro biglietto da visita all'estero. Nel male, la mancanza di ospiti stranieri, è il Festival della canzone italiana ma sul palco del teatro Ariston si sono esibiti anche i Queen o Peter Gabriel. Le star costano e quindi si fa di necessità virtù. Sanremo, Italia. Nel bene e nel male. Nel male, cosa c'è di più italiano della polemica sul conflitto d'interessi di Baglioni, che avrebbe selezionato troppi artisti rappresentati dal suo stesso agente, Ferdinando Salzano? L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla «contiguità amicale» elogiata dalla direttrice di Raiuno, Teresa De Santis, nel goffo tentativo di sgonfiare il caso, e il giorno seguente rinfacciata dalla stessa De Santis alla cronista (solo per caso del Giornale) che pone domande. Neanche scomode: solo domande. A proposito, c'è una cosa italiana almeno quanto la «contiguità amicale». Sì, è proprio Teresa De Santis, passata dal Manifesto, quotidiano orgogliosamente comunista, alle simpatie leghiste. Ora che è al comando, a Sanremo inanella una o più gaffe al giorno. Da incorniciare la dichiarazione che questo governo è così intelligente da non sentirsi toccato da certe canzoni. L'intelligenza al potere? Be', insomma, a vedere certi ministri non si direbbe. Sanremo, Italia. Baglioni è passato dai pistolotti pro immigrazione al «per carità, noi non facciamo politica, siamo al servizio delle canzoni». Bisio conferma, ma la nuova linea lo indispettisce almeno un po' perché limita il suo raggio d'azione. In teoria, perché qualche battuta scomoda comunque gli scapperà. In ogni caso non è un buon segno che si attenda con timore e tremore politico l'esibizione di un comico, neanche fosse Kissinger. Le tifoserie sono già pronte sul web a commentare negativamente qualunque cosa Bisio dica o faccia. Parlerà di immigrazione? Sarebbe completamente fuori luogo. Non parlerà di immigrazione? Che noia, quel Bisio. Il dibattito comunque è iniziato all'annuncio del cast. Sarà un Festival sovranista, identitario, autarchico? Oppure immigrazionista, politicamente corretto, buonista? E se non fosse niente di tutto ciò? Se fosse «soltanto» un Festival della canzone, una settimana fuori dalla realtà, almeno per alcune ore, ieri troppe? Un modo di dimenticarsi la politica che ha un ruolo così invadente nella vita quotidiana? Anche l'evasione è un atteggiamento italianissimo. Nel bene o nel male? Questa volta decidete voi.

Sanremo, Rocco Papaleo: "Belen mi rivolse la parola perché nel copione". Rocco Papaleo si lascia andare ad una rivelazione davvero inedita sul Festival di Sanremo. Scatta la frecciatina per Belen, scrive Luca Romano, Martedì 05/02/2019, su Il Giornale. Rocco Papaleo si lascia andare ad una rivelazione davvero inedita sul Festival di Sanremo. Il conduttore del dopo-Festival di fatto ha raccontato, nel corso della presentazione della kermesse che parte questa sera, un retroscena particolare e che riguarda l'edizione del 2012. In quell'anno sul palco dell'Ariston, Papaleo era affiancato da Belen Rodriguez e da Elisabetta Canalis. Ed è proprio alla showgirl argentina che ha deciso di mandare una frecciatina: "Belen mi rivolse la parola sul palco perché era da copione". Nella sala stampa, dopo queste parole, è calato il gelo. Anna Foglietta, a fatica con una risata, ha provato a celare l'imbarazzo. Poi lo stesso Papaleo ha parlato del dopoFestival: "Avere Anna Foglietta qui con me è un privilegio: lavoriamo insieme in questo cinema italiano in crisi, la sua presenza mi dà un senso di beatitudine, mi sento a casa". Poi è il turno di Anna Foglietta, anche lei al timone del dopoFestival: "Vorremmo creare un risultato quantomeno sorprendente, e cercheremo di dire delle cose, non solo di farvele ascoltare, e questo mi sta particolarmente a cuore". Infine l'attrice conclude: "Il ritmo è alto e incalzante - chiude Foglietta - siamo il luogo delle promesse mantenute".

·         "Aiutini", code, bufale: tutto ciò che non vedete in tv.

"Aiutini", code, bufale: tutto ciò che non vedete in tv. In teatro il movimento è continuo tra le file, il palco, gli ingressi. Soprattutto in sala stampa..., scrive Alessandro Gnocchi, Giovedì 07/02/2019, su Il Giornale. È tutto un brulicare. Nella galleria del teatro Ariston di Sanremo il pubblico del Festival è in continuo movimento. File di bellissime ragazze (entrate col pass, subito nascosto all'ingresso in sala) sono spostate da destra a sinistra e da sopra a sotto: per esigenze di riprese televisive? In galleria c'è una specie di regista, che distribuisce i posti alle bellissime ragazze in abito da sera e trascina il pubblico negli applausi. Fatto sta che è un continuo alzarsi, scusi, permesso, dopo non passo più, sedersi. A ogni pubblicità ripartono gli spostamenti di massa anche in direzione bar. Dopo quindici canzoni, e ancora nove da ascoltare, in effetti ci vuole qualcosa di forte. Tipo l'equivalente di una scarica di corrente elettrica. Sul palco, un cerimoniere Rai è costantemente nel panico e fa il conto alla rovescia. Mancano tre minuti. Vi prego sedetevi. Mancano due minuti. Rientrare per favore. Manca un minuto. Vi prego sedetevi. Nel frattempo Bisio offre qualche battuta destinata a restare in teatro. A un certo punto fa cantare alla platea Fiori di rosa fiori di pesco e poi: «Alle falde del Kilimangiaro! Paraponziponzipò». Il cerimoniere (mancano trenta secondi) allontana Bisio. È tutto un brulicare. Lassù in galleria si scatena l'entusiasmo (a comando). Uomini col pass fanno partire gli applausi e riempiono i momenti di attesa prolungata con urla. Brava Giorgia. Brava Patty. Bravo Claudio. È un «aiutino», nel gergo del linguaggio televisivo. Niente di strano. È tutto un brulicare. Soprattutto nella sala stampa Ariston Roof. Un antro enorme in cui nascono, crescono e talvolta muoiono le notizie. Le bufale si diffondono come un virus. Passano di bocca in bocca. Si ingigantiscono. Si sgonfiano. Dopo la conferenza stampa, Claudio Baglioni infuriato ha rotto una porta. Anzi. Ha deciso di mollare. Anzi. Non c'è persona più tranquilla di Baglioni. Un fondo di verità, c'è (quasi) sempre. Al Festival dell'Armonia non è nato un piccolo, grande amore tra la direttrice di Raiuno Teresa De Santis e il direttore artistico Claudio Baglioni. Il cantante-conduttore si è sentito scaricato ancora prima di cominciare: il passerotto andrà via. Silenziato in conferenza stampa fino a ieri, Baglioni si è preso la sua rivincita strada facendo, soprattutto nella prima serata. Molte frecciatine erano chiaramente rivolte alla dirigenza Rai. Anche questa notizia ha una sua evoluzione. C'è il massimo accordo tra Rai e Baglioni. C'è qualche screzio tra Rai e Baglioni. La Rai e Baglioni sono ai ferri corti. Dopo gli ascolti di ieri la Rai e Baglioni si amano appassionatamente. I veleni si diffondono nell'aria e atterrano sulle tastiere dei giornalisti. Ma il Festival come è andato? Grande successo per la prima serata. Un successo ma peggio dell'anno scorso. Hanno perso due punti di share, si comincia male. A un certo punto, scorporando di qua e di là, i punti persi diventano addirittura quattro, è una Caporetto. Vero? Falso? La verità sta nel mezzo. Il risultato è buono ma ieri sera si tremava dietro le quinte. Tenere alto lo share è un imperativo categorico. È tutto un brulicare. Nei ristoranti, non è difficile incontrare vecchie volpi del Festival. In sala non ci vanno. Seguono alla tv dalle sale da pranzo. Forte rumore di astici spezzati. Tra i tavoli il tema è unico: il famoso, presunto conflitto d'interessi di Claudio Baglioni, che avrebbe chiamato troppi artisti legati al suo stesso agente Ferdinando Salzano. Si sentono le rosicate fin dalla strada. Qualche brulichio alla rinfusa. Pino Daniele, premio alla carriera. Avrà fatto carriera per non aver mai voluto partecipare al Festival come concorrente? Prima serata, Claudio Bisio nervoso fa un ciaone con la mano per salutare l'ospite Andrea Bocelli; Virginia Raffaele invece ringrazia seriamente la famiglia Casamonica, citata per ridere da Bisio. L'Ariston è presidiato come la Casa Bianca. All'ingresso A ti mandano al varco B, al varco B insinuano che dovresti tornare all'ingresso A, poi la security chiama il passaggio C, una volta arrivati al passaggio C, ti mandano dritti all'ingresso A. Nella prima serata Patty Pravo e Briga sono rimasti quattro minuti in silenzio sul palco perché il pianista ha avuto un bisogno impellente. Abbiamo perso un padre Ralph. Claudio Baglioni si confida: da ragazzo «volevo farmi prete». Adesso invece lavora alla «tramandazione» del Festival: neologismo che la Crusca dovrà valutare. Comunque, quanto è bella Virginia Raffaele? Tantissimo, infatti a Baglioni cade l'occhio nella spaccatura del vestito. E lei glielo fa notare. 

·         Sanremo 2019, settant’anni di canzoni, non sempre lo specchio del Paese.

SANREMO E LO SPECCHIO DEL PAESE.

Sanremo 2019, settant’anni di canzoni, non sempre lo specchio del Paese. Le analisi di Jacopo Tomatis in «Storia culturale della canzone italiana», un libro più che mai indispensabile, non solo per capire cosa succede ogni anno all’Ariston, scrive Aldo Grasso il 9 febbraio 2019 su Il Corriere della Sera. «Nel seguire i cambiamenti (o l’immobilismo) della società italiana in rapporto alle canzoni di Sanremo, gli studiosi hanno sovente usato come termine di paragone un’idea di «canzone italiana assoluta», stabile, essenzializzata. Ma è lo stesso Festival di Sanremo che ha «inventato» quell’idea di canzone, ne ha cristallizzato gli elementi formali e tematici e la ha associata stabilmente a una rete di significati, primo fra tutti proprio la sua italianità, l’idea che la canzone possa contenere lo spirito nazionale e che possa quindi “rispecchiare” qualcosa che succede nella società». Così Jacopo Tomatis in Storia culturale della canzone italiana (è appena uscito da il Saggiatore), un libro più che mai indispensabile di questi tempi: non solo per capire cosa succede ogni anno sul palco di Sanremo, ma soprattutto per ripercorre le vicissitudini della musica del nostro Paese negli ultimi settant’anni. Tomatis ci offre un’analisi inedita e necessaria della canzone italiana, in tutti i suoi aspetti (interpreti, manifestazioni, politiche editoriali…). Parlare di musica significa aggiungere un tassello molto importante alla storia culturale. Per esempio, dovremmo smetterla di dire che Sanremo è lo specchio del Paese: la canzone non «rispecchia» la società in cui esiste. Casomai, esiste in stretto rapporto con la cultura in cui viene creata e fruita, e contribuisce essa stessa a modificare quella cultura. «L’incapacità di immaginare il futuro — scrive Tomatis — è anche l’incapacità di superare i vecchi paradigmi. Alla fine, anche nel nostro approcciarci alla musica pop, tendiamo a leggere i fenomeni che ci paiono “nuovi” attraverso lenti già abbondantemente usurate: la non commercialità come forma di valore artistico, l’autenticità, l’autorialità, persino il panico morale e la convinzione che la nuova musica non potrà mai essere meglio della vecchia musica».

Sanremo 2019 è davvero lo specchio del nostro Paese. Gli insulti a Bisio ce lo confermano, scrive su Il Fatto Quotidiano l'8 Febbraio 2019 Giorgio Simonelli, Docente di Storia della televisione e di Giornalismo televisivo. Tutto bello (o quasi) ieri sera a Sanremo. Bello, degno di un musical il balletto iniziale sulle note di Viva l’Inghilterra; bella l’idea di far mimare a Bisio le norme del regolamento; bello il gioco di errori e conflitti generati dal “fiore” della canzone di Endrigo. Persino il rischiosissimo duetto verbale e canoro tra Virginia e Ornella Vanoni è filato abbastanza liscio. Ma se devo scegliere il meglio, voto una piccola cosa, spersa tra le righe del festival: la lettura da parte di Bisio di alcuni messaggi che gli sono arrivati dai social. Qualcuno ingenuo e tenero, come quello del sacerdote che lo invitava ad andare a messa, altri, la maggioranza, aggressivi, violenti che lo accusano delle più grandi turpitudini come di essere interista (proprio lui, notoriamente milanista) o di non denunciare il commercio di organi. Ecco! Se, come molti hanno sempre sostenuto, Sanremo è uno specchio del Paese per i testi delle sue canzoni, per il look dei cantanti, per il clima che crea sul palco, la lettura di questi messaggi ne fa uno specchio ancor più fedele. Senza interpretazioni e mediazioni, queste parole in libertà, sgrammaticate, prive di ogni logica e di ogni relazione con il contesto, rendono lo spirito del nostro tempo meglio dei testi dei comici invitati a fare satira. Visto che la serata ha tante note positive, ci permettiamo di farle le pulci, di cercare il pelo nell’uovo. Che si trova nell’illuminazione. Tutte quelle luci sparate dall’alto sul palco, quei fari che disegnano un grande occhio e che lanciano getti luminosi potenti, invadenti finiscono per oscurare invece che illuminare la scena e non valorizzano affatto il lavoro di un bravo regista come Duccio Forzano.

Sanremo specchio del Paese? Con l’aria che tira forse c’è da allarmarsi, scrive il 4 Febbraio 2019 su Articolo 21 Carlo Muscatello. Un tempo si diceva che il Festival di Sanremo è lo specchio del Paese. Con l’aria che tira forse c’è allora da allarmarsi, alla vigilia dell’edizione di quest’anno. La sessantanovesima, dal 5 al 9 febbraio al Teatro Ariston della città dei fiori, diretta televisiva su Raiuno, debordante su tutte le altre reti, e le radio, e i giornali, e il web…È cominciata con le minacce sovraniste a Claudio Baglioni, confermato patron dopo il successo dell’anno scorso, reo di aver speso parole di umanità e buon senso sulla tragedia dei migranti. Lui, che per anni ha organizzato il festival O’Scià in quella Lampedusa che all’inizio era solo l’isola delle sue vacanze, si è visto attaccare dalla direttrice di Raiuno Teresa De Santis, nominata in quota Lega, dopo una presentazione del Festival nella quale aveva risposto alle domande dei giornalisti. Paradosso dei paradossi, la signora che l’ha redarguito e minacciato di epurazione tanti anni fa seguiva il Festival di Sanremo per il Manifesto, quotidiano comunista. Evidentemente ha cambiato idea. Capita. Altra polemica della vigilia, sempre sul divo Claudio. Considerato che oltre a presentare la rassegna, quest’anno assieme a Virginia Raffaele e Claudio Bisio, è anche il direttore artistico, cioè quello che alla fine, magari assieme al suo staff, sceglie cantanti e canzoni in gara, gli è piovuta addosso l’infamante accusa di essere portatore (sano) di conflitto d’interessi. Perché? Perché la società che cura i suoi tour, la Friends&Partners, è la stessa a cui fanno capo diversi artisti in gara: Il Volo, Nek, Achille Lauro, Renga, Nino D’Angelo. E qualora non bastasse, alla stessa società sono legati vari ospiti annunciati al Festival. “Striscia la notizia” nei giorni scorsi ha aggiunto un altro carico da novanta, intervistando Gianni Morandi, amico e collega di Baglioni, con cui ha condiviso anni fa anche un tour: l’eterno ragazzo, quand’era stato a sua volta chiamato a presentare Sanremo, aveva declinato l’offerta di essere pure direttore artistico, proprio per “evitare imbarazzi” nella scelta o nell’esclusione di questo o quel collega. Al netto delle inevitabili polemiche, senza le quali Sanremo non è mai stato Sanremo, va riconosciuto a Baglioni il merito di aver messo assieme anche quest’anno un cast rappresentativo della musica italiana contemporanea. Pescando dalla tradizione e dal rap, dalla canzone d’autore e dal rock, senza dimenticare i nuovi idoli emersi dai “talent”. E magari azzardando coraggiosi e inediti duetti fra vecchio e nuovo. I nomi ormai si sanno da qualche settimana. Alcuni non sono noti al grande pubblico. Federica Carta e Shade, Patty Pravo e Briga, Negrita, Daniele Silvestri, Ex Otago, Achille Lauro, Arisa, Francesco Renga, Boomdabash, Enrico Nigiotti, Nino D’Angelo e Livio Cori, Paola Turci, Simone Cristicchi, Zen Circus, Anna Tatangelo, Loredana Bertè, Irama, Ultimo, Nek, Motta, Il Volo, Ghemon. Completano la lista Mahmood e Einar, entrambi “nuovi italiani”, vincitori di Sanremo Giovani che per la prima volta è stato anticipato e staccato rispetto al Festival. C’è già un favorito: Ultimo, vincitore proprio del Sanremo Giovani dello scorso anno. Ma c’è sempre tempo per ribaltare i pronostici. Tutta roba che, fra l’altro, lascia sempre il tempo che trova. Meglio aspettare la prossima polemica, che di certo deflagrerà nei giorni sanremesi. Basta aspettare.

·         Sanremo solo a Sinistra.

Marcella Bella vuota il sacco: "Il Festival di Sanremo? Nel 2007 mi hanno umiliato perché mi ero candidata con An", scrive il 21 Luglio 2017 Libero Quotidiano. Marcella Bella attacca Sanremo. "Al Festival del 2007, quando andai con Gianni e presentammo Forever, la giuria mi trattò malissimo… L’anno prima mi ero candidata alle Europee per An nella mia Sicilia e me la fecero pagare. Era una giuria di sinistroidi, per modo di dire, tutti comunisti con il Rolex". La cantante, tornata al successo con un singolo scritto da Mario Biondi, in un'intervista al settimanale Oggi, in edicola da domani. Alla domanda se tornerà a Sanremo dice: "Ho tenuto fuori dall’album una canzone per proporla, chissà. Certo, dipende dagli orientamenti che avrà il direttore artistico: se è uno che vuole solo giovani dai talent, sono fritta". A Oggi Marcella Bella parla anche della rivalità con la Rettore: "Lei mi punzecchiò a Sanremo nel 1986, io le risposi per le rime») e con la Berté («Le ho sempre voluto bene, lei a volte mi ama, a volte mi odia, non sa nemmeno lei il perché".

Festival Sanremo, Gorbaciov vent’anni fa la cantò alla politica, scrive il 7 Febbraio 2019 Tonino Manzi su First on line. A conferma che Sanremo non è solo canzonette, nel 1999 sul palco del teatro Ariston salì il Premio Nobel per la pace Mikhail Gorbaciov che il giorno dopo tenne una conferenza stampa: ecco come andarono le cose nel racconto di chi condusse l’incontro. Dalla prima battuta del Premio Nobel per la pace Mikhail Gorbaciov, appena entrato per la conferenza nel Roof Ariston, il giorno dopo la sua partecipazione alla terza serata del Festival condotto da Fabio Fazio, ci rendemmo subito conto che tutto sarebbe stato molto informale. Nella breve sosta nell’area del “photocall”, l’ex Presidente dell’Urss salutò i quasi cento fotografi con una battuta “Quando continuate con tutti questi flash sembra che stiate sparando con dei kalashnikov”. Rivolto alla platea dei giornalisti, gremita come non mai, aggiunse: “Siete così tanti e mi viene da pensare cosa vorranno chiedermi” (agli accreditati degli Spettacoli e del Costume si erano aggiunti, per l’occasione, diverse decine di inviati delle pagine Esteri dei principali quotidiani). Dopo la risposta al saluto iniziale della Rai, portato dallo storico Capo Ufficio Stampa, Bepi Nava, Gorbaciov passò a commentare la serata del festival. Sottolineò di avere molto gradito che durante la serata avesse cantato anche la gente comune e definì impressionante il brano dell’opera pop “Notre Dame de Paris”, proposto da Riccardo Cocciante (che è tornato quest’anno al Festival). A proposito della sua presenza sul palco, insieme con la moglie Raissa, Gorbaciov tenne subito a sottolineare di avere parlato, in definitiva, della sua passione, la politica, pur avendo preso parte ad un festival di canzoni. “Questa –specificò – è un’allusione per indirizzare le vostre domande”. A proposito di Sanremo, che non aveva ancora avuto modo di visitare, disse di avere trovato una città molto verde, con un mare invitante “nel quale forse è possibile fare il bagno adesso, anche se nessuno ha saputo dirmi i gradi di temperatura dell’acqua. Una persona mi ha risposto: mica siamo tedeschi, perché dovremmo fare il bagno adesso? È che voi italiani – commentò – siete viziati dal sole e dal caldo”. Si passò quindi alle domande (si era convenuto che l’incontro sarebbe dovuto durare 45-50 minuti). La prima di queste riguardò l’affondo sui politici della sera prima, “che lavorano –aveva detto sul palco- solo per farsi eleggere”. “Non ho voluto dire via i politici, ma ho messo l’accento – chiarì – su un problema più ampio. La politica, e anche i giornalisti, bada più ai congressi, alle discussioni di linea. Bisogna trovare un modo per cui la gente possa decidere del proprio destino. Creiamo occasioni di maggiore partecipazione della gente alla politica. Permettetemi un gioco di parole: c’è bisogno della democratizzazione della democrazia”. E per restare al Festival gli fu chiesto del suo rapporto con la musica. “È una passione trasmessa da mia madre, però canto meglio quando bevo un poco. Sono molto legato alla lirica sovietica, alle canzoni patriottiche della guerra per averla vissuta. Preferisco le romanze russe ed ucraine e le canzoni della Moldavia per la loro delicatezza. Non mi piace il rumore, specie quando fa perdere la musicalità e le parole. Questo non significa, però, il rifiuto della musica moderna”. Si tornò, quindi, alla politica. Gli fu chiesto se avesse rimpianti: “Le cose che avrei voluto fare e non ho fatto sono moltissime. Non ho rimpianti. Ho avuto modo di fare – aggiunse Gorbaciov- tante riforme. Come sapete, non esiste un riformatore felice. Mi resta il dispiacere di non aver potuto vedere una Urss moderna e vedere i popoli che la comprendevano vivere una perestrojka realizzata. Uno dei rimpianti più diffusi tra la gente è quello –aggiunse- di non avere trovato una persona con cui condividere la vita. Io, invece, sono fortunato con mia moglie e sono felice”. Purtroppo, Raissa Gorbaciova sarebbe morta sette mesi dopo. Erano già trascorsi trentacinque minuti di conferenza stampa e si arrivò alla sesta domanda: “Dove ha sbagliato il comunismo, dove hanno sbagliato i comunisti e dove stanno sbagliando coloro che governano, oggi, da una parte e dall’altra?”. Con il Capo Ufficio Stampa della Rai ci guardammo preoccupati per il poco tempo, ancora, a disposizione. Ma l’ex Presidente dell’Urss, dopo avere ringraziato il collega della domanda, in poco più di sette minuti (compresa la traduzione) tenne una lezione di storia contemporanea. Citando un suo libro che aveva appena pubblicato, dal titolo “A proposito del passato e del futuro”, affermò di essersi posto la stessa domanda del perché fosse stato sconfitto quel modello socialista di comunismo dell’Urss. “Paradossalmente – dichiarò Gorbaciov – la prima risposta l’aveva data addirittura Lenin, appena quattro anni dopo la rivoluzione, quando ebbe a scrivere che avevano commesso un errore, non avendo considerato il problema di come coniugare l’interesse personale dell’individuo con la costruzione socialista di una società. E arrivò alla conclusione che si dovesse trovare il modo di conciliare questi due principi. Questa – aggiunse l’ex Presidente dell’Urss – passò alla storia come la Nuova teoria economica. Lenin poi morì e la successiva lotta per il potere portò Stalin, un capo malato. E diventammo uno stato totalitario con tutto quello che ne consegue, con le vittime e il controllo delle menti umane. I regimi totalitari, però, anche quando risolvono i problemi interni, non riescono a sopravvivere. L’economia totalitaria di fronte alle sfide del progresso tecnico-scientifico non ha retto la sfida ed è stata sconfitta. Il disfacimento dell’Urss – proseguì – è stato visto come la vittoria del liberalismo dell’occidente nella guerra fredda. Si è trattato di propaganda! Il problema del momento attuale non è la vittoria di una ideologia rispetto ad un’altra. Tutti stiamo cercando risposte a domande importanti. E mi chiedo cosa ci si può aspettare da una situazione che vede il 20% del mondo sviluppato attingere all’80 % delle risorse globali? E per questo che mi sono permesso, ieri dal palco del Teatro Ariston, di affermare di essere d’accordo con Giovanni Paolo II che auspica un mondo completamente diverso”. La politica e i rapporti internazionali avevano preso, ormai, il sopravvento e l’incontro stampa, nonostante gli impegni del Premio Nobel, poteva continuare. Le domande successive riguardarono il futuro e le prospettive per la Russia di allora; le dure reazioni di Rifondazione comunista alla presenza dell’ex Segretario generale del PCUS al Festival; i rapporti con l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, Massimo D’Alema; l’appello promosso dall’Unità per la liberazione del leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan, Abdullah Ocalan; il ventilato intervento della Nato nel Kossovo. E si parlò, anche, del tentativo di golpe in Unione Sovietica, di tre anni prima, nell’agosto del 1991. Mentre Gorbaciov e la sua famiglia si trovavano in Crimea, una parte del suo governo e dei suoi più stretti collaboratori tentarono un putsch per prendere il controllo della nazione. L’ex Presidente dell’Urss, prese l’occasione per raccontare, ai giornalisti presenti al Roof Ariston, di quando, nei giorni immediatamente successivi al tentato golpe, l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri, Giulio Andreotti, di ritorno in Italia dalla visita in Cina, decise di invertire la rotta per incontrarlo a Mosca. “Eravamo solo noi con le rispettive consorti e non c’era nessun altro, quando la signora Andreotti – raccontò Gorbaciov- rivolta a mia moglie chiese come fosse stato possibile non vedere il traditore vicino. E Raissa rispose: mi risulta che sia lei, sia suo marito siate credenti e allora le chiedo come abbia fatto Cristo a non vedere Giuda al suo fianco?”. In una precedente domanda riguardante la sua successiva sconfitta politica, Gorbaciov aveva sottolineato di ritenerla, comunque, una vittoria “perché – affermò – non mi sono discostato dalla democrazia, non ho permesso la guerra civile e il trionfo della violenza”. Dopo dodici domande (ad altre quindici non fu possibile rispondere per mancanza di tempo) e trascorsa più di un’ora e mezza, a fronte dei quarantacinque minuti concordati, si chiudeva un incontro che nulla avrebbe avuto a che fare con una manifestazione se fosse stata fatta di “solo canzonette”. Perché Sanremo è Sanremo.

Sanremo, esclusa la canzone "sovranista" degli ex New Trolls. Claudio Baglioni è sempre più nella bufera per le sue parole sull'immigrazione e sulle scelte del governo per contrastarla. Spunta il caso degli ex New Trolls, scrive Luca Romano, Sabato 12/01/2019, su Il Giornale. Claudio Baglioni è sempre più nella bufera per le sue parole sull'immigrazione e sulle scelte del governo per contrastarla. Il direttore artistico del Festival di fatto ha posizionato questo suo secondo Sanremo sul binario buonista. A fargli da sponda anche le parole di Claudio Bisio che di fatto ha sottolineato la sua intenzione di recitare un monologo proprio sull'accoglienza. Ma c'è da fare un passo indietro rispetto a questa vicenda. Come sottolinea la Verità, qualche mese fa lo stesso Baglioni ha di fatto escluso dalla competizione della kermesse una canzone di Nico Di Palo e Gianni Belleno, gli ex New Trolls. Una canzone dal titolo "Porte aperte" che nel testo però segnala la paura degli italiani: "Noi siamo qui a ricordare / queste verità di un’unione fatta di parole e di ipocrisie le nostre porte aperte al mondo / e il terremoto che le spazza via. E la paura poi ci assale / nelle vie delle città, non ci permette più di camminare / con l’amata libertà / sono troppi gli occhi sconosciuti". Parole queste che di fatto andrebbero contro la linea buonista del direttore artistico. E così la canzone di fatto è stata esclusa dalla kermesse. Solo un caso oppure è stata ritenuta "fuori linea" rispetto alla predica dell'accoglienza che sarà protagonista sul palco dell'Ariston?

Ecco Baglioni, il nuovo leader morale della sinistra, scrive Alessandro Gnocchi l'11 gennaio su Nicola Porro. La Rai è sempre al centro di grandissime polemiche. Claudio Baglioni, conduttore del prossimo Sanremo, l’evento degli eventi, ha detto, nel corso della conferenza stampa di presentazione, le consuete parole sugli immigrati, che possiamo riassumere così: viva l’immigrazione, accoglienza a tutto spiano, Salvini cattivone. Baglioni è intelligente, difficile imbastisca un comizio anche sul palco dell’Ariston. Le canzonette avranno il massimo dello spazio. Ma qualche frecciatina al governo possiamo aspettarcela, soprattutto dal co-conduttore Claudio Bisio, che ha già annunciato di voler parlare di attualità. E qui si apre la solita, inevitabile polemica. La tv di Stato non dovrebbe produrre trasmissioni a senso unico e prive di contraddittorio. Ma lo fa, eccome. E lo farà finché sarà un carrozzone pubblico dominato dai partiti. Ogni volta la stessa storia: programma sbilanciato o volto sgradito; mancato rinnovo della trasmissione; epurazione; indignazione; polemica. E poi si riparte da capo. Avete mai visto un talk di destra? No. Solo Virus di Nicola Porro, che ci ospita gentilmente sul suo sito. Abbiamo visto la fine che ha fatto: chiuso, senza troppe spiegazioni. La sinistra considera la Rai di sua proprietà e l’ha così riempita di amici e di amici degli amici che Viale Mazzini riesce a essere di sinistra anche quando governa la destra. Vedremo cosa accadrà con i giallo-verdi, alle loro prime nomine. La privatizzazione tanto auspicata da numerosi abbonati (obbligatoriamente) non la vedremo fino a quando viale Mazzini sarà la dependance dei partiti. Quindi non la vedremo mai. Infine un’ultima osservazione. Dalla lettura dei giornali di oggi (Repubblica, Corriere, Fatto) emerge chiaramente che Baglioni, l’autore di Questo piccolo grande amore, è… il nuovo leader morale della sinistra. Proprio lui, accusato un tempo di essere fascista solo perché disimpegnato. Anche Matteo Renzi e Maria Elena Boschi hanno esaltato le parole di Baglioni. C’è da restare basiti di fronte a chi non riesce a capire che in Italia può entrare solo chi ha le carte in regola. Altrimenti si incentivano le partenze, e anche il rischio di una tragedia nel mezzo del Mediterraneo.

Non è tutto qui. «Importare» manodopera senza tutele è disastroso. Per la manodopera senza tutele, cioè per i migranti al soldo dei caporali. E anche per la manodopera che le tutele le avrebbe ma viene lasciata a casa perché non conviene più chiamarla. E voilà. A colpi di buonismo, i sostenitori dell’accoglienza indiscriminata hanno ottenuto un «grande» traguardo: reintrodurre di fatto la schiavitù. Ottimo risultato, bravi. Naturalmente è impossibile (o quasi) che questa posizione trovi spazio sul palco di Sanremo. Alessandro Gnocchi, 11 gennaio 2019

Baglioni, la sinistra un tempo si vergognava di ascoltarlo. Oggi gli farebbe un monumento, scrive sabato 12 gennaio Francesco Severini su Secolo d’Italia. Claudio Baglioni e i migranti. Claudio Baglioni capitano dei “buonisti”. Claudio Baglioni aedo degli anti-Salvini. Idolo e icona di una sinistra che si attacca ad ogni respiro, ad ogni sillaba disillusa pur di fare “ammuina” contro il governo. Baglioni è oggi una star progressista. E’, anche, il potenziale perseguitato dalla Rai gialloverde che (forse) vorrebbe cacciarlo (Teresa De Santis, direttrice di Rai1, ci avrebbe almeno pensato) . Oggi o si sta con Baglioni o si sta contro. Ma non è stato sempre così. C’è stato un tempo in cui la sinistra Claudio Baglioni non lo sopportava. Un anno fa, dopo lo strepitoso successo di Sanremo, il primo a conduzione del cantautore romano, fu la ex moglie, Paola Massari, a ricordarlo in un post di fuoco su Facebook al grido di “lasciate stare Baglioni”: “Eh no – scriveva – cari polverosi pennaioli, coevi ingloriosi dei gloriosi anni 70. Portabandiera dei detrattori, d’un colpo folgorati e redenti. Quelli per i quali la dignità del sentimento si riduceva a banale sentimentalismo. Quelli che, o si trombava nelle stanze fumose delle aule occupate, o si era mentecatti romantici. Quelli per cui interpretare la vita senza l’ausilio di uno slogan preso in prestito dalla eco della piazza, relegava la reputazione al marchio di una mosceria giuggiolona e disimpegnata.  Non se la caveranno così quei campioni dell’impegno politico confuso con la materia inclassificabile dell’arte che vi fece ridurre Baglioni ad un cazzone inadeguato al suo tempo e alla sua stessa intelligenza. Non è con un’autoassoluzione improvvisata che si possono buttare in caciara anni di ostilità estesa a buona parte della stampa, che tradì e offese, osteggiandola, un’anima di raro spessore”.

Baglioni e gli eskimi in redazione. La signora Massari ce l’aveva con il conformismo politico degli eskimi in redazione: “Non è con questo tono pacificatore spolverato di paraculaggine – scrive ancora su Fb – che tutto si archivia in barba alla memoria. Fu puro bullismo ideologico. L’esercizio di un vizio atavico e asservito alla pochezza. Estraneo al pensiero libero. Li ricordo tutti, uno per uno, i giornalisti che infierivano impietosi, mentre nel contempo esibivano uno spudorato pregiudizio favorevole riservato agli eletti sdoganati da un battesimo politico, quando affermavano serenamente e pubblicamente cose del tipo: “Del disco di De Gregori parlerò bene pur senza averlo ascoltato”, mentre quello di Baglioni veniva stroncato a scatola chiusa”. Sempre un anno fa fu Il Dubbio, in un articolo a firma di Daniele Zaccvaria, a ricordare l’ostilità della sinistra nei confronti di Baglioni: “Gli altri parlavano di rivoluzioni, di liberazioni, di pace e di locomotive, di giustizia e di libertà, e lui cantava soave «passerotto non andare via». Non ci mise molto a finire nella lista nera: vacuo, commerciale, inconsistente come una “maglietta fina”, quasi certamente di destra, magari anche fascista, di sicuro sospetto. Comunque impresentabile nelle consorterie della canzone d’autore: erano gli anni 70 e bastava poco per diventare un nemico del popolo”.

E se fosse solo un gioco per alzare l’audience? Oggi è tutto archiviato, tutto dimenticato. Baglioni è supervezzeggiato sulle bacheche social degli antisalviniani. A meno che – il dubbio è avanzato da Marco Molendini sul Messaggero – dietro tutta questa polemica sui migranti e l’Italia incattivita non sia tutto un gioco per aumentare l’audience.  “Un siparietto così ben congegnato da alimentare il sospetto di premeditazione. Adesso (Baglioni, ndr) può starne sicuro, qualsiasi starnuto potrà trasformarsi in un tuono, grazie anche all’imminenza delle elezioni europee (del resto, il Festival ha una posizione strategica in un mese, febbraio, che cade ogni volta in campagna elettorale, per di più in un Paese dove si vota con alta frequenza). Una bella polizza di assicurazione i cui benefici andranno anche a casa Rai, sotto forma di Auditel”. Intanto Matteo Salvini ha fatto sapere che a Sanremo non andrà: “A me Baglioni piace, ma a Sanremo quest’anno non ci andrò. Mio figlio -ironizza Salvini- mi dice che ascolto musica vecchia, Battisti, De André, Vasco e Baglioni. A me piace quando cantano, poi ogni cantante ha diritto di pensarla come vuole”. Tuttavia “siccome è pagato dai cittadini italiani, da una rete pubblica, per una iniziativa pubblica, se evitasse di usare il microfono e il palco di Sanremo per fare comizi, gli italiani gliene saranno grati”.

·         Sanremo, Iva Zanicchi: "Ospite? Devi essere di sinistra".

Lorenzo Mottola per “Libero quotidiano” il 20 dicembre 2019. «Il fatto è che le donne piccoline e un po' rifatte a me sono simpatiche, quindi le posso dare un bel 4 in pagella». Lo Zanicchi show termina così. L' aquila di Ligonchio mercoledì sera nel salotto di Piero Chiambretti (la Repubblica delle Donne, Rete4) ha scelto di passare nel tritacarne Lilli Gruber. Poco più di quattro minuti di monologo nei quali ha giocato su tutti i cliché più cari alla conduttrice, femminista ostentatamente di sinistra. Un discorsetto velenoso e divertentissimo, se l' avesse scritto un redattore di Libero sarebbe già stato flagellato sui social network, garrotato, infilzato come un pollo e poi scuoiato per essere usato come bandierina da appendere alle finestre dell' Ordine dei Giornalisti di Roma. Per fortuna, però, ci sono donne di grande spirito come Iva, quindi possiamo limitarci a raccontare. «Quando la Gruber è arrivata al TG1 ha conquistato tutti, perché fino ad allora i mezzibusti si vestivano a lutto con le facce tristissime», ha ricordato. «Invece lei è arrivata, bella, si è stesa leggermente sulla scrivania e sempre di tre quarti, con le ciglia finte (forse) e ha sconvolto con leggerezza. È diventata il sogno erotico degli italiani». Cosa vorrà dire? Che la giornalista Rai faceva leva sul suo aspetto fisico? Molto sessista, offensivo, gravissimo. Non ci permettiamo di commentare per non rischiare censure. La Zanicchi tuttavia ha insistito molto sul tema del rapporto tra maschi e femmine, che la presentatrice di La7 affronta in continuazione, rigirandolo a seconda delle proprie convenienze. «Di Salvini ha detto che è un rozzo, di Feltri ha detto che è un vecchio in andropausa. Allora io ho detto "bene, vuol dire che se è contro gli uomini, quando arrivano le donne lei le innalza". Alla prima donna che è andata e che lei ha intervistato cosa ha detto? "Lei, signora Meloni, è fascista?". Eh no dai... Questa si è incavolata e allora le ha spento il microfono». Difficile contestare. Dalle quote rosa, si passa ai trascorsi politici. E qui la Zanicchi continua a sfottere, visto che entrambe le signore sono state elette eurodeputate nella stessa legislatura (anno 2004) ovviamente in opposte fazioni: «Ha preso quasi un milione di voti, tutta la sinistra l' ha votata. È andata in Europa ma non è riuscita a fare un granché ma non perché non sia capace è proprio che non l' ho mai vista a Bruxelles, forse mi è passata sotto le gambe». Un fantasma a Bruxelles, molto meglio tornare al giornalismo. Il curriculum della Gruber non si può davvero discutere, da inviata ha lavorato in mezzo mondo. Conosce una valanga di idiomi. «Ne ha di lingue in bocca quella lì», sentenzia Iva. E infine un ultimo regalo a Lilli con dedica: «Cara, visto che è Natale, io ti vedo che naufraghi in un' isola deserta con Salvini. Perché poi tra Otto e mezzo e Nove settimane e mezzo il passo e breve». Rapporto contro natura.

Sanremo, Iva Zanicchi: "Ospite? Devi essere di sinistra". Iva Zanicchi si sfoga ai microfoni di "Un giorno da pecora". Al centro dell'intervista su Radio Uno c'è il Festival di Sanremo. Ha il sogno di tornare all'Ariston, scrive Franco Grilli, Giovedì 01/02/2018, su "Il Giornale".  Iva Zanicchi si sfoga ai microfoni di "Un giorno da pecora". Al centro dell'intervista su Radio Uno c'è il Festival di Sanremo. La cantante di fatto sa che non verrà chiamata come ospite e di fatto punta alla partecipazione alla kermesse del 2019. Ma nel suo intervento c'è un tono polemico proprio sul mancato invito come ospite all'Ariston: "No, ma che ospite, non ho questa presunzione. Per esser ospiti a Sanremo bisogna esser un po' di sinistra, io non lo sono e non sarò mai ospite. Vado come concorrente". La Zanicchi di fatto è sempre stata una protagonista della musica italiana e di certo ha il sogno di tornare ancora una volta a Sanremo. "Ho una canzone già pronta, bellissima. Se ci va la Vanoni...io sono nata a Sanremo, lì ho avuto dei grandi successi e sono riconoscente a questa manifestazione". Il suo ritorno potrebbe coincidere, come lei stessa ha affermato con i 50 anni di "Zingara" nel 2019. Infine sui giurati afferma: "La Maionchi mi diverte, Gigi D'Alessio è popolarissimo e poi Morgan: sicuramente ci litigherò". Poi su Morgan corregge il tiro: "Scherzo, mi piace, è un creativo, un poeta, mi piace molto".

Iva Zanicchi a Fuori dal coro canta Bandiera rossa: "Sono nata comunista ma io bado alle persone". Libero Quotidiano il 13 Novembre 2019. Iva Zanicchi, ospite di Mario Giordano a Fuori dal coro, su Rete quattro, canta "Bandiera Rossa". "Avanti o popolo, bandiera rossa. Alla riscossa, trionferà. Bandiera rossa la trionferà", intona la cantante. Poi, rispondendo a una domanda del conduttore, dice: "Io ho il coraggio di cantare Bandiera rossa, cosa me ne frega? Io sono nata comunista e lo sanno tutti", sottolinea la cantante: "Io poi sono emiliana, tutti i miei amici sono di sinistra ma io bado alle persone. Ma che cos'è 'sta roba?", conclude la Zanicchi dando in questo modo una bella lezione ai "sinistri" che al contrario sembrano disinteressarsi della gente. 

Da “Un Giorno da Pecora - Radio1”  il 12 novembre 2019. “Il mio compagno? Ha dieci anni meno di me, è un uomo sessualmente molto potente”. A parlare è Iva Zanicchi, che oggi è stata ospite della trasmissione di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora. Lei che rapporto ha col sesso? “Io sono sana e sono 'olimpionica': ne faccio una ogni quattro anni...” E come fa suo marito? “Io lo spingo quasi a cercarle fuori, tanto non sono gelosa, visto che lui è giovane e forte. E come se io fossi una mamma, diciamo...”

Da “Un Giorno da Pecora - Radio1”  il 12 novembre 2019. Alle prossime elezioni voterà per Giorgia Meloni. La pensa così Iva Zanicchi, la celebre cantante italiana, che oggi è stata ospite della trasmissione di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotta da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. Partiamo dalla sinistra: oggi chi apprezza di più? “Mi è molto simpatico Andrea Orlando, l'ex Ministro della Giustizia. Lo amo quel ragazzo, lo vorrei vedere premier”. E a destra chi le piace? “Giorgia Meloni mi piace, la ammiro tantissimo, più di Salvini, di Berlusconi e di tutti gli altri”. Perché le piace? “E' brava, capace preparata, è un leader importante, ecco perché è arrivata al 10%. La ammiro e la stimo”. Alle prossime elezioni voterebbe Giorgia Meloni dunque? “Si, non l'ho votata in passato ma la voterò alle prossime elezioni”. Cosa consiglierebbe di fare a Mara Carfagna, che, pare, sta meditando di passare a Forza Italia? “Non credo che passerà con Renzi. Io le consiglierei di smettere di far politica: è una donna bellissima, potrebbe fare televisione e spettacolo, ma se fossi in lei resterei con Berlusconi”, ha concluso la Zanicchi a Un Giorno da Pecora.

Da “Un Giorno da Pecora - Radio1”  il 12 novembre 2019. “A Sanremo? Non ci vado, non ci posso andare, non mi vogliono”. A parlare è Iva Zanicchi, che oggi è stata ospite della trasmissione di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora, condotta da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro. E' Amadeus che non la vuole? “No, macché, Amadeus è un angelo, se lo merita Sanremo, è bravissimo, conosce la musica, lavora in Rai da mille anni: merita di fare Sanremo. Non parlo assolutamente di lui”. E a chi si riferisce? “Ad una persona, la quale ha detto chiaramente che per andare a Sanremo dovrei passare sul suo cadavere. Io auguro bene a tutti - ha detto la Zanicchi a Un Giorno da Pecora - e quindi non vado a Sanremo”. E' uno che ha potere? “Certo che si, è uno che ha potere a Sanremo. Lui se è all'ascolto lo sa, e si dovrebbe vergognare...”

Antonello Piroso per La Verità il 14 Novembre 2019. Vulcanica. Irriverente. Sanguigna. Soprattutto una grande interprete musicale «dalla voce quasi tenorile» (così Wikipedia). Iva Zanicchi, 79 anni, ha scritto per Rizzoli Nata di luna buona. Avvertenza: i giudizi abrasivi qui riportati vanno letti immaginando di sentire in sottofondo le sue risate. Perché può scherzare su gli altri solo chi è capace di non prendere troppo sul serio se stesso.

Questo non è il suo debutto letterario.

«No. Sono al terzo libro, dopo Polenta di castagne del 2002 e I prati di Sara del 2005».

Il primo fu un libro di ricette?

«Macché. C' è chi all' epoca lo pensò e lo scrisse, senza evidentemente averlo neppure sfogliato. È che dove sono nata io, sulle montagne a Vaglie di Ligonchio (Reggio Emilia), per la miseria c' era solo quello da mangiare, il piatto più semplice, che ha sfamato generazioni. Era un libro autobiografico, che arrivava fino al 1974, quest' ultimo ne è la ripresa e la prosecuzione arrivando ai giorni nostri».

Dinastia contadina e umile, la sua.

«Ma dignitosa. Sempre. Mio nonno con la famiglia emigrò in America. Si fecero la quarantena a New York: li tenevano ammassati come bestie per vedere se portavano qualche malattia. Poi finirono in Montana. Peggio che a Ligonchio! Perché qui giravano i lupi, di notte. Lì anche gli orsi. Di giorno».

Ricorda che per un breve periodo fui tra i suoi autori a Iva Show, trasmesso da Rete 4 nel biennio 1996-1998?

«Sinceramente no. E perché se ne andò?».

Non mi trovavo bene nella squadra, mi sembrò giusto levare il disturbo. Era un tipo di approfondimento nazionalpopolare, ma lavorandoci si poteva farne la versione nostrana di Oprah Winfrey.

«Piroso, con lei non si capisce mai dove inizi lo sfottò. Sa come finì, vero? Un giorno accendo la tv per rivedere la puntata (registravamo sempre) e scopro che c' era un altro programma. Solo che il mio faceva il 20% di share, il rimpiazzo il 3».

Se ne saranno pentiti, allora.

«Se ne sono fatti una ragione, invece. Il mio posto era stato preso dalla moglie di Adriano Galliani, quindi intoccabile».

Daniela Rosati.

«Poi si è fatta suora. Ha sempre scelto di godere di altissime protezioni: prima Galliani, poi il Padreterno».

Bella indelicatezza, comunque.

«Manco l' unica. All' epoca di Ok! Il prezzo è giusto, per cui il contratto si rinnovava di anno in anno, stavo aspettando che mi chiamassero per la nuova stagione. Parlo con la costumista e lei: "Ma come, non sai che sei stata sostituita da Gigi Sabani?". Rimasi di stucco. Fu il mio compagno (Fausto Pinna: stanno insieme da 33 anni, nda) a telefonare alla direzione di Canale 5, che confermò: avevano pensato di cambiare senza neanche dirmi "crepa, cane".

Che mancanza di tatto e di rispetto. Ma sa il colmo quale fu?

Mi telefona il giorno dopo Carlo Momigliano, direttore del marketing: "Peccato Iva che tu voglia lasciare la trasmissione"».

È uno sport molto praticato, quello delle voci maligne fatte circolare ad arte alle spalle altrui. In tutte le aziende.

«Gli risposi che ero stata accantonata d' ufficio. Lui rimase in silenzio, poi mi invitò ad aspettare, ché si sarebbe fatto risentire. Commissionò un sondaggio presso gli inserzionisti pubblicitari, risultato? Un plebiscito per me: 90 a 10. Morale: contratto rinnovato per altri due anni, i dirigenti dovettero ingoiare il rospo, tiè».

Ok, il prezzo della vendetta è quello giusto!

«Nessuna vendetta, non sono il tipo. Ho il gusto della battuta, questo sì, ma non porto rancore».

Neppure a quel personaggio che giorni fa avrebbe giurato: «La Zanicchi di nuovo al Festival? Deve passare sul mio cadavere»? E dire che lei è la cantante che ha vinto più edizioni: tre.

«Vuol farmi fare polemica a tutti i costi, ho capito. Ma lasciamo perdere, voliamo alti».

Aspetti, all' Aquila di Ligonchio arriviamo dopo. Conferma che non si tratta di Amadeus?

«Sì. Faccio con tutto il cuore il tifo per lui, si merita il più sfavillante dei successi. Guardi, io non auguro il male neppure al mio peggior nemico, e questo "signore" che se la tira da molto potente spero davvero sia sempre in salute e che possa campare fino a 100 anni, o oltre...».

Non so perché, ma ho come l' impressione stia per arrivare un ma...

«Nessun ma. Diciamo che se però la sorte non fosse così favorevole, mi farei trovare pronta con un bel paio di scarponi chiodati».

Eccallà, commenterebbe alla romana Maurizio Costanzo. Io credo che se due sue rivali, Ornella Vanoni (classe 1934) e Patty Pravo (classe 1948) hanno gareggiato nel 2018 e nel 2019, potrebbe tornare a Sanremo tranquillamente pure lei. Anche solo come ospite.

«Patty Pravo non è mai stata una rivale, perché è arrivata dopo. Quanto alla Vanoni, nei concerti volevano sempre eseguissi una canzone di Ornella, Un' ora sola ti vorrei, convinti fosse mia. Lei un giorno mi ferma arrabbiata: "Sai che tutti pensano che la mia canzone sia tua?".

"Guarda che me la richiede il pubblico". E lei: "Ah be', del resto hanno l' impudenza di domandare Un fiume amaro a me". E io: "Astieniti. Perché tu Un fiume amaro non la sai cantare".

Quando si dice «la solidarietà femminile».

«Non fraintenda: è per la timbrica e per la voce, non perché non sia all' altezza. Quindi io le sue posso farle, lei le mie no. Del Festival che dire? Ho già dato. Ho partecipato 10 volte, l' ultima 10 anni fa, con quell' intervento offensivo di Roberto Benigni, pieno di doppi sensi sulla mia canzone Ti voglio senza amore, e gli ammiccamenti del conduttore (Paolo Bonolis, nda)».

Vabbè, Benigni è il solito Benignaccio, e poi le battute sul sesso strappano sempre facili risate.

«Se non altro, lui si è reso conto e dopo una settimana mi ha telefonato per scusarsi con me e con la mia famiglia, visto che sono una madre e una nonna. Quell' altro invece non l' ho mai sentito. Solidarietà dei politici? Nessuna, il #metoo non era ancora di moda. L' unico a scrivermi una bellissima lettera fu il presidente emerito Francesco Cossiga».

Silente anche Silvio Berlusconi?

«Sì, ma la mia stima e l' affetto per lui ci saranno sempre, anche se poi, quando sono stata eletta in Europa con Forza Italia, il partito mi ha lasciata totalmente sola. La politica è un ambiente ancora più carogna di quello dello spettacolo».

Be', nel 2011 fu invitata in un talk de La7 in cui il Cavaliere fu attaccato duramente per il bunga bunga, lui telefonò in diretta invitandola «cordialmente» ad abbandonare quell'«incredibile postribolo televisivo», ma lei non lo fece.

«Non volevo imitare Daniela Santanchè che faceva sempre 'ste sceneggiate. È vero, rimasi lì ma mi arrabbiai tantissimo, difesi con le unghie Berlusconi, sostenendo che se la sinistra pensava di abbatterlo così poteva stare fresca. Non mi pare di essermi sbagliata di tanto».

In effetti, fu una bella macumba.

«Del resto, demonizzando Matteo Salvini (come hanno fatto per decenni con Berlusconi) cosa stanno ottenendo? Che fra poco nei sondaggi la Lega arriverà al 50%».

Però in futuro lei voterà Giorgia Meloni...

«Se continua così, sì».

Mi scusi: ma è vero che ha partecipato alle primarie del Pd e ha votato per Andrea Orlando?

«Sì, perché è credibile, serio, e si presenta bene. Ormai guardo più alle persone che agli schieramenti».

Vabbè, come diceva Maurizio Ferrini a Quelli della notte: «Non capisco ma mi adeguo».

Invece da La gabbia di Gianluigi Paragone (senatore del M5s: aveva annunciato le dimissioni se fosse nato il governo con il Pd, ma nisba: è avanzato rinculando) se ne andò con un triplice "vaffa" e anche un "va' a cagare.", simpaticamente detto in emiliano.

«Mi accusavano di essere corresponsabile della crisi economica perché ero stata al governo, ma quando mai?

Esasperata, feci l' errore (perché la beneficenza si fa senza sbandierarla, me lo ripeteva sempre mia madre) di dire che avevo adottato una famiglia di quattro persone. Mi insultarono a sangue, urlandomene di ogni, perché secondo loro ero a caccia di pubblicità. Allora ce li ho mandati, e ho lasciato lo studio».

Torniamo allo zoo della canzone italiana degli anni 60 e 70: Mina, Milva e lei. Ovvero...

«La Tigre di Cremona, la Pantera di Goro (in quel di Ferrara) e poi l' Aquila di Ligonchio».

Tre pesi massimi.

«Ah, una di sicuro. Così massimo che sta spiaggiata sul divano, rintanata in casa all' estero, mentre come vede io sono ancora qui, a metterci la faccia».

Ma ci sarebbe anche l' usignolo di Cavriago, la reggioemiliana Orietta Berti.

«Orietta è bravissima e fa bene a rivendicare l' esistenza di un quartetto e non di un trio. Lo dico perché spero che per Natale mandi i suoi mitici tortellini anche a me, non solo a Mara Venier. Del resto, è vero che con Orietta abbiamo iniziato insieme, partecipando allo stesso concorso nel '61: lei però è andata a casa con una medaglietta, io con una coppa alta tre metri. Lei giura che siamo arrivate prime tutte e due. Magari ha ragione lei, chissà».

Una delle sue canzoni più celebri, con cui ha vinto un Festival, è Zingara. Finita in seguito al centro di una querelle giudiziaria di anni. Con Francesco De Gregori denunciato dagli autori per plagio.

«Ma che poeta, De Gregori.E che bel tipo di uomo. Lo dico senza far ingelosire Fausto, perché lui è un fan sfegatato del Principe (e, ma a distanza e solo dopo, di Fabrizio De Andrè). Ma sa che ci rimasi male io per prima per quella accusa? Ma come: De Gregori fa una citazione, e voi lo portate in tribunale invece di ringraziarlo?».

La Cassazione ha confermato l' assoluzione già intervenuta in appello.

«E per fortuna. Le regalo un particolare: quando espressi il mio sconcerto, De Gregori lo venne a sapere. Una sera, tornata a casa, me la ritrovai inondata di fiori. Nel biglietto di accompagnamento, oltre alla firma, c' erano solo queste parole: "Grazie, Zingara!". Un gran signore».

Gianluca Veneziani per “Libero Quotidiano” il 4 febbraio 2019. «Mi può richiamare tra tre minuti, ché sto preparando le inalazioni a mio marito con 40 di febbre?». In questa richiesta sta tutta la cifra umana di Iva Zanicchi, l'anti-diva per eccellenza, che si muove con disinvoltura tra i salotti tv e la cucina di casa. Viene quasi naturale intervistarla ora, a ridosso dell'inizio del Festival di Sanremo, dato che lei è l' artista vivente che ne ha vinti di più, ben 3.

Iva Zanicchi, ci tiene a difendere questo record di vittorie?

«Fino a un certo punto. Alcune cantanti mi tallonano, tipo la Oxa e la Cinquetti, con 2 vittorie. Ma è dura che arrivi un altro successo per loro. Comunque conservo solo i ricordi, non i premi, dal momento che mi sono stati tutti rubati. Peccato, avevano un grosso valore sentimentale».

50 anni fa lei vinceva a Sanremo, insieme a Bobby Solo, con Zingara. Oggi, per via del politicamente corretto, sarebbe ancora possibile vincere il Festival con una canzone intitolata così?

«Spero di sì, ma magari la sinistra cambierebbe titolo e attacco del pezzo in un "Prendi questa mano, rom". Che poi, metricamente, suona anche male. Io preferisco non ascoltare questi buonisti, che si ritengono gli unici duri e puri. L' idea che, se non sei di sinistra, sei contro gli immigrati o le altre culture, a me dà molto fastidio. E infatti sto portando avanti uno spettacolo chiamato Una vita da zingara. D' altronde, quando incisi Zingara, visitai anche dei campi di zingari e rimasi affascinata dalla loro ospitalità. Certo, conosciamo tutti i problemi legati a quel mondo: sono nomadi, non hanno una residenza, ma se si comportassero anche bene».

I suoi ultimi Sanremo le hanno portato qualche amarezza. Nel 2003 arrivò ultima con Fossi un tango, nel 2009 Ti voglio senza amore fu eliminata. Da allora ha scelto di non partecipare più?

«Nel 2003 la canzone era bellissima, mi presentai sul palco col caschetto, le unghie laccate di rosso, ero così perfetta che la gente non mi riconobbe (ride). Il Festival di 10 anni fa è stato invece per me dolorosissimo. Prima della mia esibizione, andò sul palco Benigni che fece un monologo in cui calcò la mano contro di me dandomi di fatto della donna di strada. Quel siparietto fu architettato dall' allora direttore artistico e dal di lui impresario, e accettato anche dall' allora direttore di Rai 1. Poi Benigni mi chiamò per chiedere scusa a me e alla famiglia. Ma evidentemente pagai il fatto di essere diventata europarlamentare con Forza Italia. Fossi stata di sinistra, magari quel Festival lo avrei vinto. In ogni caso a Sanremo, dopo quell' esperienza scioccante, non mi sono più riproposta, anche se mi piacerebbe tornarci».

Potevano chiamarla quest' anno per festeggiare i 50 anni di Zingara...

«Se Baglioni mi avesse chiamato, sarebbe stata una cosa carina. Ma non ci avrà pensato e non avrà ritenuto fosse il caso».

Le frasi sui migranti le sono piaciute? Si rischia un Sanremo politicizzato...

«Guardi, il Festival è politicizzato ormai da anni, forse solo ai tempi di Baudo non lo era. Ma la cultura è da sempre in mano alla sinistra. Detto questo, ognuno è libero di esprimersi come vuole. Anche se, in una conferenza stampa in cui bisogna parlare di canzone italiana, io avrei evitato di fare riferimento alla politica».

A breve si voterà in Europa. Se glielo chiedessero, si candiderebbe ancora?

«I partiti non fanno altro che chiedermelo. Ma io ho già dato in politica (come europarlamentare dal 2008 al 2014, ndr). È stata un'esperienza molto formativa di cui rivendico un'intuizione. Nel 2009 lanciai in aula l'allarme che l'Italia fosse stata lasciata sola a gestire la questione immigrazione. Ci avevo visto lungo. Non a caso mi chiamavano l'Aquila di Ligonchio.».

Come giudica le ultime dichiarazioni filo-immigrazione di Berlusconi?

«Di Silvio ho sempre apprezzato l'umanità. È naturale provare pietà per dei bambini su una nave in alto mare. Ma allo stesso tempo do ragione a Salvini che vuole regolarizzare il fenomeno e pretende che l'Europa se ne faccia carico».

Matteo le piace come politico e come uomo?

«È un lavoratore indefesso che parla in modo semplice e schietto. Magari non è un grande affabulatore come Berlusconi, ma la gente lo capisce subito. Quanto al fascino, l'uomo legato al potere piace a prescindere. Piaceva anche Andreotti...».

Striscia la accusa di essersi rifatta...

«Mi sono rifatta solo il naso 40 anni fa, come ho detto più volte. Il resto no. In tv il miracolo lo fanno le luci: con le luci sbagliate sembri un cesso, con quelle giuste pari una 40enne».

A proposito di età, quanto è importante per lei il sesso a quasi 80 anni?

«A quest' età più che altro è importante andare a letto con la borsa dell'acqua calda (ride). A 80 anni il sesso non lo si fa quasi più, però io me ne sento 60 e quindi ho ancora delle cartucce da sparare...».

Iva Zanicchi: “Quella poesia che Ungaretti recitò nel bosco per me….” Edoardo Sylos Labini il 05/11/2019 su Il Giornale Off. Bella, affascinante, genuina e tagliente: quando pronunci il suo nome è come se dicessi “L’Italia”. Cantava nell’osteria della nonna, faceva il contralto con gli Alpini. Ha vinto tre Festival di Sanremo, ha incantato milioni di persone dall’Italia al Cile, dalla Spagna al Madison Square Garden di New York. Al Mondadori OFF un mito: Iva Zanicchi. Benvenuta iva nell’unico salotto non radical chic d’Italia.

Siamo onorati di avere nostra ospite un mito dello spettacolo italiano come te. Questo libro autobiografico, Nata di luna buona (Rizzoli), uscito da pochi giorni, sta andando alla grande. C’é tutta la tua straordinaria carriera e la tua vita “inimitabile”, per dirla alla d’Annunzio. Cosa significa essere nata di luna buona?

«E’ una frase del mio bisnonno Lorenzo: sono nata per terza e il mio papà voleva un maschio per via dell’eredità – sai che eredità! E così non mi volle vedere per tre giorni. Sono nata in in stalla, nevicava e l’ostetrica si era rifiutata di aiutare mia mamma Elsa: lei era nella stalla per mungere la vacca Nerina e io sono nata proprio lì! La mamma mi avvolse nel foulard e mi mise nella mangiatoia: era disperata perché ero femmina!, ma il bisnonno Lorenzo mi guardò e disse: “E’ nata di giovedì e di luna buona!“»

Cantavi già quando eri nella pancia di tua madre: é vero che tuo padre ti costruì una casetta di legno su un albero affinché potessi dare sfogo alle tue doti canore?

«Mio papà aveva una grande manualità e siccome non voleva sentirmi cantare, mi costruì questa casetta: io salivo e cantavo. Avevo una voce che mi sentivano a distanza nella valle. Cantavo con gli Alpini nell’osteria della nonna ed ero l’unica donna che potesse entrare. Anche la maestra diceva che cantavo bene e quando fui mandata in colonia (ero magrissima!) la direttrice mi disse: “canta per tutti i bambini!”. Ero timida e non sapevo cosa cantare: attaccai con la montanara, poi con la smortina, ma siccome a fine canzone morivano tutti, non mi fece più cantare!»

Ligonchio, questo puntino isolato sull’Appennino tosco-emiliano, quanto ha segnato la tua vita e la tua carriera?

«Piccolissimo il mio paesino: a Vaglie, dove sono nata, d’inverno non c’è nessuno e lo “chiudono”, lo riaprono in estate con i gerani sui balconi. Quando sono nata io non c’era neanche la strada, c’era solo la chiesa con un prete bellissimo, messo “in castigo” perché andava con le donne. I vagliesi si autogestivano, organizzavano i matrimoni, c’era l’ostetrica e tutte le cose utili per un paese. Erano tutti poveri, ma avevano ognuno un orticello e quando morivano lasciavano tutto al prete, perché altrimenti sarebbero finiti all’inferno. Ma mio nonno li convinse a non lasciare nulla al prete sporcaccione!»

Sei cresciuta in piena guerra, tra l’occupazione nazista e le prepotenze di alcuni partigiani: nel libro parli del partigiano “Lupo”, un farabutto uscito dalle galere di Modena…

«Io lo dico sempre: grande merito alla Resistenza, però questo Lupo era un delinquente; in Emilia sono passati settant’anni e alcune cose non si possono dire, però questo qua aveva fatto del male a tanti, l’ho scritto nel libro (anche se il mio non è un libro politico). Avevamo più paura di lui e del suo gruppo che dei nazisti, ha fatto tante atrocità e si deve sapere».

Con le tue sorelle tenevi il quaderno degli attori e cantanti preferiti: su questo quaderno c’era una foto autografata di Achille Togliani, che qualche anno dopo divenne il padrino del Concorso di Castrocaro, che lanciò la tua straordinaria carriera: come fu il tuo inizio?

«Finita la serata del concorso arriva Gigi Vesigna e mi dice: “oh bambina, ci vediamo a Sanremo! Ravera ha detto che vinci tu!“. Io perdo la voce e la sera anzichè cantare “abbaio” e  arrivo quarta. Andai a Milano per fare un disco: presi il treno da sola, all’epoca era come andare sulla Luna! Mio papà mi preparò una bellissima valigia di cartone e feci tutto il viaggio con la testa fuori dal finestrino, così persi la voce un’altra volta: arrivai dal discografico senza voce!»

La tua voce “nera” colpì i discografici della nuova etichetta, con cui hai inciso la tua prima canzone di successo, Come ti vorrei.

«La casa discografica si chiamava Rifi:  c’era Mina e..sì, ero gelosa! Quando arrivai, lei era una star».

La canzone con la quale vinci il tuo primo Festival di Sanremo nel 1967 in coppia con Claudio Villa è Non pensare a me . Hai partecipato a dieci festival e ne hai vinti tre: qual è il ricordo più bello di Sanremo? E quello più brutto?

«Il più bello è Zingara con Bobby Solo: ero giovane e i discografici ci avevano applaudito subito. Il ricordo più brutto è invece è proprio nel 1967, in quell’anno in cui morì Tenco. Pensavo che chiudessero il Festival, mi sembrava inconcepibile continuare il festival ero dietro le quinte e singhiozzavo, mi sembrava talmente atroce gioire per la vittoria in un momento così».

Per te hanno scritto in tanti, da Battisti e Paolo Conte a Umberto Bindi e Shel Shapiro e Cristiano Malgioglio: ma chi é l’autore al quale devi di più?

«Un giorno Battisti chiama il mio discografico: vuole fare una canzone con me. Stiamo insieme una settimana: bene, l’unica brutta canzone scritta da Mogol e Battisti è quella! Anche Paolo Conte me ne scrisse una, un blues, ma era una cagata pazzesca! Theodorakis invece ha scritto Fiume amaro, il mio più grande successo. Ho fatto un anche un disco di canzoni ebraiche nel ‘68 e per poco non mi hanno arrestata! Però mi sono divertita, ho fatto quello che ho voluto».

Il successo ha mai tolto qualcosa alla tua vita privata?

«Qualcosa ho dovuto lasciare: avevo paura a portare mia figlia in aereo e pensavo di far bene, ma poi quando gliene parlai mi disse che in realtà lei piangeva perché io non c’ero. Mia figlia è una donna meravigliosa».

Se negli anni ‘60 abbiamo visto una Iva sanguigna, negli anni ‘70 la tua carriera é caratterizzata dall’impegno e dall’incontro con grandi intellettuali come Giuseppe Ungaretti…

«Un uomo dal cuore candido, puro. E’ stato un incontro meraviglioso! Lo incontrai a Salso Maggiore, mi disse che avrebbe voluto recitare per me nel bosco una poesia. Amava Leopardi e mi diceva che io dovevo amare quel poeta e non lui, ma per me era unico».

Un ricordo della tournee teatrale con un altro gigante: Walter Chiari.

«Ho fatto sei mesi in tournè e gli devo molto. Un giorno sua mamma mi dice di non andarci a letto. Dopo un po’ di tempo lui ci prova con me e io, che sono ancora una ragazzina, gli dico di no. “Ma mica te lo avrà detto mia mamma!?”,mi  fa lui…»

Nel 1978 Playboy ti dedica un servizio molto sexy che fa infuriare tua madre…

«Con Playboy ho fatto una cavolata. Erano foto un pò osè e così sequestrai tutte le copie del mio paesino! Mio papà venne a sapere del servizio per Playboy grazie a un amico: per non spaventare la mamma le disse che il servizio fotografico era per Famiglia Cristiana!»

Cosa bisogna fare per corteggiarti? E se Daniele Stefani improvvisasse un tango?…

«Il tango è la musica più sexy, l’espressione verticale di un desiderio orizzontale. E’ un po’ disdicevole alla mia età, ma mi chiedono se a questa età si fa sesso: certo!  Io sono olimpionica, faccio sesso una volta ogni quattro anni!»

Ti senti una donna senza età?

«Mi sento anziana, però sono in salute e mi metto il rossetto!»

Gli anni ‘90 per te hanno coinciso con una svolta televisiva cominciata con quel Premiatissima, programma di Canale 5, presentato da Johnny Dorelli del 1984.

«Dorelli mi disse: “Intrattieni il pubblico!”. Ero uscita senza sapere che stavano registrando. Poi un giorno mi chiama Berlusconi: prima dell’appuntamento in villa a Macherio Johnny Dorelli mi consiglia di “sparare” una cifra esagerata. Una volta entrata, Berlusconi si avvicina al pianoforte e canta La vie en rose: io non so più cosa dirgli e alla fine accetto tutto quello che mi propone!»

Cosa ti ha spinto a fare politica? Sei stata tra gli europarlamentari con più presenze: 97% nella legislatura 2009-2014.

«Mi sono messa in politica per vendicare mio padre. Quando mio padre si candidò nel nostro paese prese solo un voto, il suo! Neanche mia mamma lo aveva votato! Io credo nelle persone, quando mi piaceva Berlusconi ero con lui. Anche lui mi aveva sconsigliato di entrare in politica».

Mi dicono che sei una grande cuoca...

«Io sono un’ottima cuoca, ce l’ho nel dna! Però il mio compagno è bravissimo e cucina lui, solo che mi fa sempre la cucina sarda e io non ne posso più!»

QUANDO ALBERTO SORDI SI FIONDÒ SU IVA ZANICCHI. Bruna Magi per ''Libero Quotidiano'' il 22 ottobre 2019. Iva Zanicchi è una delle icone senza tempo della nostra canzone: sta a Mina, Ornella Vanoni, Milva e Patty Pravo. Ha conservato la genuinità ruspante delle origini, ma è andata oltre la melassa rosa di Orietta Berti, mantenendo un linguaggio tosto. Durante la lunga, fortunata carriera le ha cantate a tutti, e continua, imperterrita, come ci racconta lei stessa in un' autobiografia corposa (forse meglio definirla autoritratto) Iva Zanicchi, nata di Luna buona (Mondadori editore, pag.319, euro 18, in libreria da oggi), in una full immersion che ti fa navigare fra il gossip e la storia senza peli sulla lingua (non risparmia neppure i "partigiani sbagliati" del triangolo rosso). Puntigliosa, inizia a raccontarsi proprio da principio, cioè dal parto della mamma (Elsa detta E, perché da quelle parti usa chiamarsi con le iniziali), avvenuto a Vaglie di Ligonchio, provincia di Reggio Emilia, in un "puntino isolato sull' Appennino tosco-emiliano, lontano da tutto e da tutti, il 18 gennaio del 19.Oh mio Dio, ho perso la memoria!». Eh no, cara Iva, così ci induci alla rivelazione (piacevole, dai) che saranno ottanta il 18 gennaio 2020. Nacque nella stalla. Tutti delusi perché non era un maschio, la definirono anche bruttina, ed ebbe plausi solo dal nonno, l' unico a trovarla carina, pronosticandole viaggi in America e tanta fortuna perché era nata con la «Luna Buona». Però, il nonno, che fiuto. Iva, infatti, cantava, di continuo. La mamma apprezzava, suo padre no. Purtroppo tutto sembrava dovesse restare confinato lì, sino a quando si palesò il destino attraverso la radio e nelle vesti di Silvio Gigli che conduceva il programma i I due campanili, sfida tra paesini e città su base canora. La squadra di Iva vinse, andarono in finale a Bologna, e la replica fu ascoltata a Roma, da Gianni Ravera, il patron di Castrocaro e Sanremo, mentre si faceva la barba. La fece cercare dal sindaco, era cominciata la corsa al successo. Avrebbe conosciuto il produttore Tonino Ansoldi, che sarebbe diventato suo marito (finì con un divorzio), e poi si spalancò il palcoscenico di Sanremo. Unica fra le donne, avrebbe partecipato a tre edizioni, incancellabile restò il 1967, l' anno in cui vinse in coppia con Claudio Villa, cantando Non pensare a me, mentre Luigi Tenco si era appena suicidato. Lo spettacolo andò avanti, in quella notte tragica. Scrive Iva: «La sera, sul palco, avrei voluto urlare il mio disprezzo. Ma l' unica cosa che riuscii a fare era piangere. Anche se ero appena stata proclamata vincitrice». Un aneddoto tira l'altro, tra musica, televisione e politica, in questa sostanziosa biografia, tra i più divertenti quello in cui narra di Alberto Sordi. Si ritrovarono per la prima de Il presidente del Borgorosso Football Club, lei bevve troppo, ubriaca si ritrovò in camera con lui, e racconta «Mi sbattè sul letto, le sue mani cominciarono a palparmi dappertutto. Era in difficoltà col mio vestito, talmente stretto da sembrare una seconda pelle, di lì non si passava...». Lui ansimò «Te lo strappo», e lei fuggì, letteralmente. Alberto la chiamò anni dopo, per il suo compleanno, dicendo: «Zanicchina, non sai che te sei persa! Peggio per te!». Iva afferma di sentire ancora nell' orecchio la sua fragorosa risata.

Alessandro Ferrucci per il Fatto Quotidiano il 30 ottobre 2019. Più che l'aquila di Ligonchio, Iva Zanicchi sembra l' aquila dei quattro continenti: partita dal paesino emiliano, zitta zitta, cheta cheta, ha suonato in Unione Sovietica ("la prima italiana in assoluto"), in Iran davanti allo Scià ("E siamo scappati poco prima della rivoluzione"), in Sudamerica ("In Cile pure insieme alla Lollobrigida") e al Madison Square Garden ("con la famiglia dei Gambino che alla fine mi ha regalato un rotolo di carta igienica"). Nel frattempo ha vinto tre Sanremo ("sempre con la tremarella"), venduto milioni di dischi, vissuto qualche amore ("fino a 26 anni vergine, eh"), scampato qualche assalto maschile (Alberto Sordi e Walter Chiari protagonisti), ha scoperto i grigi della politica (con Berlusconi); però nel "menu" oltre la musica, c' è una presenza costante, un richiamo atavico: il cibo ("Mi piace, è una colpa?"). Il tutto è narrato in un' autobiografia sincera, Nata di luna buona, scritta da lei, non vezzosa, non artefatta, diretta, un po' come del buon lambrusco abbinato allo gnocco fritto, da degustare con il sorriso sulle labbra e l' adeguata leggerezza nel rispetto della storia e della tradizione.

I suoi primi ricordi sono legati alla guerra.

«Di quando mio padre è tornato dal campo di prigionia: ero piccola, ma ho nitida la sensazione di terrore e delusione quando l' ho rivisto».

Come mai?

«Era alto 1.85 eppure pesava 40 chili, gli occhi infossati e vuoti, la pelle distrutta, non si reggeva in piedi e non parlava; io mi ero immaginata un genitore biondo, alto, forte e sorridente, e invece mi trovavo davanti a un essere distrutto. Per giorni rimase a letto, in posizione fetale, con mamma che lo accudiva, mentre io piangevo perché mi aveva tolto il posto nel lettone; giorni dopo venne da me e di nascosto mi allungò una cartina con dello zucchero, allora una rarità. Da quel momento è diventato il mio papà».

Pansa ha raccontato delle lotte partigiane nel triangolo emiliano.

«La lotta con i tedeschi è stata terribile: un giorno le SS hanno piazzato al muro l' intero paese, me compresa; ma a volte abbiamo temuto pure alcune bande di presunti partigiani composte da ex carcerati di Modena, persone senza scrupoli, e uno di loro, nome di battaglia "Lupo", era il peggiore».

Non è mai stata comunista.

«In paese le donne votavano Dc perché altrimenti il prete le minacciava di scomunica, mentre gli uomini se ne fregavano e preferivano il Pci».

Suo padre socialdemocratico.

«Una volta lo hanno convinto a candidarsi, lui certo di poter ottenere almeno quindici voti, e invece il giorno delle elezioni ne ha ottenuto solo uno. Il suo».

Neanche la moglie.

«Tornò a casa avvelenato, e mamma: "Non voglio mica andare all'inferno per te"».

Cantava alle feste de l'Unità?

«Credo di aver battuto tutti i record di presenza, e una sera ho convinto l' allora segretario della Cgil, Luciano Lama, a intonare con me Fiume amaro, però andavo pure alle feste dell' Amicizia e in un caso mi sono confusa».

In che senso?

«Pensavo di stare in mezzo ai democristiani, e mi sono lanciata in un sentito Bianco fiore; all' improvviso ho sentito delle urla: ero a una festa de l' Unità. Quindi ho sorriso: "Era uno scherzo, sciocchi!"».

Però è andata in Unione Sovietica.

«Prima di partire il prete del paese mi convoca: "Attenta, lì mangiano i bambini"».

Un classico.

«Appena arrivata a Mosca chiedo di visitare la Piazza Rossa, e scatto una foto ad alcuni ragazzini paffutelli; al ritorno la mostro allo stesso prete: "Lo vede padre, ci sono e pure cicciottelli". E lui: "Li ingrassano per avere più carne"».

In Urss veniva controllata?

«Sempre, perennemente e comunque: in quelle settimane avevo delle persone con me, e una di loro, in teoria la più disponibile e tranquilla, l' ho ritrovata il giorno della partenza in aeroporto che mi apriva pure le creme del viso».

Lì si è innamorata.

«Dopo un corteggiamento in stile Dottor Zivago, una sera mi decido e dico al tipo "ci vediamo in camera", peccato che entro nella hall dell' albergo e trovo mio marito».

Altro viaggio: Iran.

«Vissuto insieme a Lando Buzzanca, a quel tempo talmente famoso da non poter camminare per strada; alla fine di uno spettacolo vedo una delle nostre guide sputare sulla foto dello Scià».

Pericolosissimo.

«E infatti stupita lo racconto ai nostri referenti: "Impossibile, sarai confusa". Invece il giorno dopo assisto con altri alla medesima scena; lì ho capito che era il caso di tornare in Italia, e due mesi dopo è scoppiata la rivoluzione e Moira Orfei, ancora lì, perse il circo».

Nel libro parla spesso di cibo.

«È una questione genetica, ci sono nata: a due mesi piangevo sempre, mamma disperata non capiva il motivo, fino a quando è arrivata una zia e ha preparato un pancotto con aglio e olio: mangiato tutto. Con me le diete non funzionano».

Di fame ha sofferto.

«Quando sono andata via di casa e non volevo aiuti perché eravamo poveri: sono cresciuta con gli abiti dismessi dalle mie sorelle, il primo cappotto l' ho conquistato a 18 anni e ci nutrivamo dei "frutti" del bosco; ho mangiato talmente tanti porcini da diventare allergica».

Amiche nel mondo della musica?

«Era complicato, lavoravamo veramente tanto, e ci ritrovavamo giusto agli appuntamenti comuni, come Sanremo».

Con Mina?

«Altro livello, di lei potevi avvertire giusto la scia; nei primissimi anni Settanta la Rai aveva previsto un programma per me, lei era fuori dall' Italia; secondo Corrado Pani tornò appositamente per non lasciare spazio a un'altra cantante».

Ornella Vanoni.

«Ho sempre subito il suo fascino, ma è complicato mantenerci un rapporto: una volta ti butta le braccia al collo, quella successiva neanche ti saluta; un giorno mi disse: "Tu a Sanremo porti canzoni brutte e vinci, io bellissime ma niente"».

Simpatica.

«Durante un Sanremo, come forma di protezione, me l' hanno tenuta lontana».

Perché?

«Soffrivo la ribalta, ogni volta mi agitavo, e lei apposta veniva nei camerini e magari mi smontava: "Questo vestito non è messo bene"».

Una delizia.

«(scoppia a ridere) A una Canzonissima non si presenta alle prove, il regista incazzato decide di non dedicarle neanche un primo piano durante la diretta; finita la sua esibizione, per protesta, inizia a passare davanti alla telecamera, più e più volte e urla. Peccato che sul palco c' ero io, e dietro lo schermo venti milioni di spettatori. L' aquila si agitava Tremavo! Ero timida e ansiosa; a un Sanremo, per tranquillizzarmi, il mio maestro tentò un' ardua strada: "Pensa ai ragazzi morti in Vietnam". Scoppiai a piangere».

Soluzione?

«Un' iniezione del medico».

Di cosa?

«Mai saputo; però non ero l' unica agitata».

Chi altro?

«Una sera ho trovato Domenico Modugno mentre dava delle testate al muro, quando mi ha vista si è giustificato: "È anche per queste emozioni se siamo qui"».

Nel 1967 era presente alla morte di Tenco.

«Per me, allora, dovevano stoppare il Festival».

Impossibile.

«Appena capii cosa era accaduto, iniziai a preparare i bagagli; una volta nella hall mi spiegarono che Claudio Villa e la commissione avevano deciso di proseguire».

Lei lo vinse.

«Alla fine dell' esibizione ero sotto choc, altre lacrime, e non riuscivo a urlare quanto tutto fosse mostruoso; chi era intorno a me non capiva».

Quelli sono anni di contestazione: l' hanno mai fischiata?

«Solo una sera a Torino: volavano pomodori e uova, io per fortuna solo sfiorata, altri non sono riusciti a salire sul palco; un' altra volta a momenti menavo».

Chi?

«Dei manifestanti! Per la prima volta mia nonna arriva a Milano: la vado a prendere in auto e le davo sempre del "voi". Poco dopo finiamo in mezzo al bordello, dei ragazzi ci circondano e prendono a mazzate la macchina, per loro lussuosa».

Marca?

«Mercedes; allora scendo, mi si chiude il collo dalla rabbia, e grido di tutto; alla fine siamo passate, ma il giorno dopo ho annullato il concerto per assenza di voce (cambia tono). Una volta ho inseguito dei ladri con in mano la refurtiva di casa».

Spasimanti: Alberto Sordi.

«Lì forse ho sbagliato.

A non cedere?

«Temevo di rappresentare solo un trofeo: un amico comune ci aveva già provato, senza risultato».

Corteggiata a lungo.

«Da Alberto? Abbastanza, poi l'ultima sera capisco che è "La" sera e mi agito, bevo troppo, tanto da sentirmi male e correre nel giardino per rimettere; torno in stanza e arriva la sua telefonata: "Ci vediamo?", mi dice. "Va bene, vengo da te". E lì Neanche entro che mi salta addosso, prova a togliermi il vestito ma era una guaina: "Aspetta, vado in camera, mi spoglio e torno da te". E invece poi ci ho ripensato; mesi dopo squilla il telefono, era Alberto: "Che te sei persa", e giù una delle sue risate».

Stessa sorte per Walter Chiari.

«Genio assoluto: i sei mesi di tournée con lui sono stati magnifici, ogni sera improvvisava, non ho mai più incontrato nessuno di quel livello. E Mi diceva "dobbiamo andare a letto insieme" con la stessa enfasi di quando ordinava la cena: per lui era normale, scontato, ma non ci sono stata; un pomeriggio arriva sua madre, allarmata: "Resisti, fa sempre così, l' amicizia è più importante"».

Altro continente: il Sudamerica con la Lollobrigida.

«Diva come nessun'altra: per raggiungere il Cile ci volevano più di 32 ore; io distrutta, temevo l' aereo quindi bevevo per stordirmi, e sono arrivata a buttarmi a terra pur di dormire. Lei no. La ricordo impegnata per due ore con la manicure, e una volta atterrati scese la scaletta perfettamente truccata, parrucca in ordine, vestito e tacchi intonati; non solo: saranno stati 40 e passa gradi eppure indossava una pelliccia di visone. A differenza sua io ero ancora distrutta».

Diventate amiche?

«Solo di notte».

Che vuol dire?

«Il giorno non considerava nessuno, poi a tarda sera bussava alla mia porta, entrava e raccontava in lacrime dei problemi personali, in particolare con il figlio; il giorno successivo mi trattava con fastidio».

Quindi?

«Alla terza sera non le ho aperto, dentro di me le ho dedicato un bel "vaffanculo" e mi sono messa a dormire».

Beve ancora per volare?

«I sei anni in Europa mi hanno abituata: non lo amo, ma volo».

Eletta con Forza Italia.

«La politica è un ambiente difficile, molto peggio del mondo dello spettacolo».

Addirittura.

«Partecipai a delle missioni in Africa per conto della commissione Sviluppo: al mio ritorno spiegai ai colleghi la situazione, e loro: "Abbiamo già tanti problemi in Italia"».

Primo incontro con Berlusconi.

«Anni Ottanta mi convoca ad Arcore. Accetto. E mi presento in bicicletta, tanto abitavo e abito a 500 metri di distanza; entro nella villa, lui cordiale e affascinante, mi mostra le varie bellezze compreso il teatro con il pianoforte piazzato sul palco».

Ha cantato?

«Non io, lui! E per mezz' ora il suo repertorio francese».

Ancora viaggi: Madison Square Garden a New York.

«Ventimila spettatori; terminata l'esibizione si presentano i tre organizzatori: i signori Galate, Genovese e Gambino».

Cognomi "importanti".

«Appunto. Comunque entusiasti, e alla fine dello show un loro parente si presenta e mi consegna un pacchetto, per lui prezioso: "È per voi, lo dovete aprire in Italia con tutta la famiglia: è una cosa nuova che da voi non ci sta". Era carta igienica. "Sembra fragile, ma potete utilizzarla tranquillamente"».

Il suo ultimo Sanremo non è stato felicissimo.

«Direi pessimo: prima di salire sul palco, Paolo Bonolis e Roberto Benigni mi hanno insultata anche con allusioni sessuali; se me ne fossi accorta non avrei cantato».

Si sono scusati?

«Benigni sì, ha chiesto perdono: "Ho sentito le risate e mi è scappata la mano"; Bonolis mai pervenuto».

Alla fine, chi è lei?

«Una donna nata in tempi duri, che ha lottato e avuto la fortuna di soddisfare molte delle sue curiosità. Non tutte. Solo molte».

IVA AL CENTO PER CENTO. Massimo Castelli per “la Verità” l'1 aprile 2019. Estensione vocale: 2 ottave e 5 semitoni. Soprannome: «L'aquila di Ligonchio». Iva Zanicchi calca il palcoscenico dal 1960, e oggi che di anni ne ha 79 si può ben dire che ha vissuto mille vite: cantante tra le più popolari d' Italia, star televisiva, parlamentare europea, attrice, nonna, e Dio sa che altro. Una turbo-artista inossidabile.

Tranne che in questi giorni.

«Non ho mai preso un' influenza, però stavolta il virus me lo sono beccato bello forte. Ma io gli ho detto: "O muori tu o muoio io!". Adesso ne sto uscendo».

Per le sue fan è una «cyber girl».

(ride) «Sono una bestia forte, ce l' ho nel dna. Le donne della mia famiglia erano guerriere».

Cioè?

«Nonostante il mio soprannome io non sono di Ligonchio ma di un paese ancora più piccolo, lontano da tutto e da tutti, Vaglie di Ligonchio. Fino alla fine degli anni 50 ci si arrivava solo con una mulattiera. La mia bisnonna era detta "La pisana" perché sua mamma morì di parto dandola alla luce su un carro, di passaggio a Pisa. Per anni finì in convento, poi il padre l'andò a prendere e la portò su in montagna, in Emilia. Aveva una forza sovrumana. È vissuta in una miseria nera mangiando tante castagne, ma se n'è andata a cent'anni. Sono grata di essere nata in una famiglia così».

È ancora legata al suo paese?

«Come non potrei. Ci sono cresciuta. Lì le donne della mia famiglia, che avevano voci bellissime, cantavano la domenica a messa e scendevano da tutti i monti per ascoltarle. Lì nel 1944 i nazisti mi misero al muro con gli altri abitanti, e per fortuna non spararono. Di quel luogo conosco ogni sasso. In agosto faccio finta di andare ai Caraibi ma le vacanze le passo a Ligonchio».

Le radici delle famiglie italiane... che ci portano bruscamente al presente: cosa pensa del congresso di Verona?

«Io ho la mente molto aperta ma per me la famiglia è sacra. Sono cattolica osservante, per quanto grande peccatrice, ma per me famiglia è il papà, con la mamma e i figli. A due uomini o due donne devono avere riconosciuti i diritti per stare insieme. Ma sui figli ho una chiusura totale».

La famiglia tradizionale è sotto assedio, come qualcuno lamenta?

«Le voci contrarie sono più forti di quelle che la difendono. Chi tace magari teme di andare controcorrente. Di apparire antico. O anziano. Ma dove andremo a finire...».

L'anzianità non sembra un suo problema. Hanno appena comunicato che sarà opinionista del Grande Fratello 16 A quasi ottant' anni è fresca come una rosa.

«Diciamo come un crisantemo» (ride).

Diciamo come una prezzemolina televisiva. Selvaggia Lucarelli di lei ha scritto che si è «riciclata nel ruolo della vaiassa naïf dei salotti tv». Cosa risponde?

(Silenzio). «Posso dire in francese? È una stronzata. Peccato perché è una donna acuta. Poteva trovare di meglio. Ma poi di che salotti parla».

Non so, forse di Chiambretti.

«Aaah. Da lui mi sono divertita come una pazza. Ma forse la Lucarelli rosica perché non è stata invitata, c' erano altre giornaliste».

La vecchia guardia è attivissima. Tutti vogliono la Vanoni, Patty Pravo, Orietta Berti, Al Bano... Hanno rispolverato anche Memo Remigi. Come se lo spiega?

«Occhio eh, la Vanoni è più vecchia di me! Me lo spiego così: noi abbiamo fatto la gavetta vera. E poi per la gente siamo rassicuranti. Come un caffellatte al mattino. Oggi cantano in inglese».

Cosa pensa della proposta di legge della Lega sull' obbligatorietà delle canzoni italiane in radio?

«L'avrei fatta prima e con più severità: 7 canzoni su 10 italiane».

Ma la musica italiana riesce ancora a inventare?

«Mi chiedo cosa sia successo nel nostro Paese Eravamo i re delle melodie - i re! - e le abbiamo lasciate morire. Perdendo questo dove vai? C'è la ritmica, sì, anche qualcosa di carino vien fuori. Ma i nuovi testi "Mia mamma vaffanculo" bom bom bom. Tutto così».

Com' era invece cantare ai tempi della Dc: si sentiva il controllo della censura?

«In Rai era eccessiva, ingombrante. Ricordo quando nel 1966, alla trasmissione Un disco per l' estate, presentai una canzone bellissima: Accarezzami amore».

Ahi.

«Fu censurata, eliminata dal programma e mai più trasmessa per radio e in televisione. (Canta) "Non parlare piùùù, accarezzamiiii". Ma non diceva mica dove eh! Ha capito come eravamo».

Invece oggi.

«È l'opposto. Non c'è controllo. Qualsiasi schifezza si può dire. Ma non ci lamentiamo troppo dei nostri giovani, la colpa è anche nostra se non sanno niente. Pensi che l' altro giorno ero accanto a un ventenne molto simpatico, in tivù, e parlando gli faccio: "Sai, il grande Walter Chiari". E lui: "Chi?". E io: "Va' che ti spacco la testa!"».

Ci ricordi lei Walter Chiari.

«Ne ho una venerazione. Se a teatro so far sorridere e ridere le persone, con quel senso del ritmo, lo devo a lui. Ci ho lavorato sei mesi».

Rientrava nella categoria umana che lei definisce "provoloni"?

«Le racconto un segreto. Una sera viene da me e fa: "Iva, sai, io con tutte quelle che lavorano con me ci vado a letto. Anche per simpatia, perché poi si lavora meglio Quindi ecco, dobbiamo fare l' amore". E io: "Ma Walter, che cacchio dici?"». Sua mamma, con cui avevo anche un rapporto d' amicizia, mi aveva messa in guardia: "Senta cara, mi permetta, non ci vada a letto col mio Walter. Lui è birichino. Ma sa, l' amicizia è più importante"».

Come reagì Chiari al suo "no"?

«Rispose: "Vabbè, però non andare a dire in giro che non te l'ho chiesto eh!" (ride)».

Parlando di ricordi: un' immagine della lunga tournée in Unione sovietica, nel 1981? È stata anche la prima cantante europea a farlo.

«Ho impresso nella mente quel che vidi affacciandomi dalla finestra del mio albergo, all'alba di un mattino d' inverno: una fila interminabile di persone sotto la neve, al gelo. Aspettavano di comprare il biglietto per il mio spettacolo serale».

Era controllata?

«Di più».

Spiata?

«La ragazza che mi aiutava, Ludmilla, per me alla fine era come una figlia. Ci volevamo bene. Condividevamo risate e pasti. Beh, era una spia. Ogni cosa dicessi o facessi veniva riferito a Mosca. Tutto! Ma era l' Unione sovietica».

Oggi noi abbiamo l'Unione europea. Dal 2008 al 2014 è stata eurodeputata di Forza Italia... Non è che ci fa la sorpresa e si ricandida?

«Neanche morta! L' ho fatto col cuore ma in cambio ho sofferto molto. Dai politici ero denigrata, derisa, perché venivo dallo spettacolo. E reinserirmi, dopo, è stato davvero difficile».

Ha fatto anche la vicepresidente della commissione Sviluppo.

«Sono stata molto in giro, anche nei Paesi più poveri del mondo. Burkino Faso, Congo, Angola».

E cosa pensa del problema migratorio, del sogno africano di migrare in Europa?

«Dato che sono una veggente - in casa dicono strega - già dieci anni fa ogni volta che parlavo al Parlamento europeo ripetevo sempre la stessa cosa: "L'Italia è lasciata sola". Me ne vanto. E mi deridevano pure: "Dici sempre le stesse cose!", mi rimbrottavano».

Oggi ci danno dei razzisti.

«In Italia si parla di razzismo, ma un po' razzisti lo sono tutti. Io abitavo in una casa a 5 chilometri da Ligonchio, dove con le mie sorelle andavo a scuola. Beh, ci picchiavano ogni giorno perché non eravamo di lì. Eravamo straniere. Capisce cosa c' è nell' animo delle persone?».

Come si risolse?

«Mio papà andò dal capo branco, gli diede due sberle e gli allungò 5 lire raccomandandosi: difendi tu le mie figlie. La mattina dopo quello mi disse: "Ti picchio per l'ultima volta, poi più". Mi prese la testa e la infilò nella neve, quasi soffocai».

Morale europea?

«Troppo facile per Germania e Francia lasciare a noi il problema e puntare il dito accusandoci di razzismo. Un' azione è necessaria. L' Europa deve aiutarli là. Si può fare. Si può!».

Nel 2014 fu la prima dei non eletti con 30.454 preferenze. Oggi le stenderebbero tappeti rossi.

«E senza avere il minimo aiuto del partito, che era contro di me. Avevano proibito di farmi fare campagna elettorale. Portavano in giro altre persone, molto più degne evidentemente. Si doveva votare quelle. Licia Ronzulli prese 3.000 voti in meno di me nonostante una campagna hollywoodiana».

Nel 2014 disse che Berlusconi trattava meglio il cagnolino Dudù di lei Qual è il vostro rapporto oggi?

«Inesistente. Dico sempre che il mio Berlusconi è Piersilvio, visto che lavoro tanto a Mediaset».

Come vede il presente di Forza Italia?

«Cercano in tutti i modi di sollevare la testa ma non è facile. Berlusconi è sempre stato un uomo capace. Non so se lo sia ancora. Diamo all'età quel che l' età richiede».

E cosa pensa del governo gialloblù?

«Gli italiani sono famosi perché come va al governo chicchessia, lo massacrano. È nella nostra natura. Prima ti eleviamo e poi non ti permettiamo di fare. Adesso, non è che di errori non ne facciano, però Salvini in questo momento - c' è poco da dire - è uno che sa parlare alla gente. È uno che "arriva" davvero. Dice cose che, puoi essere d' accordo o no, ma le dice in modo chiaro. E sta mantenendo quanto promesso in campagna elettorale. L'hanno votato e continueranno a votarlo. Sta facendo bene».

Uno degli ultimi provvedimenti è la legge sulla legittima difesa. Lei che ha subito diversi furti nella sua casa in Brianza che cosa ne pensa?

«Sono stata molto bersagliata. Con il maresciallo di Arcore a forza di rapine siamo diventati amici. Ma quando gli ho confidato che volevo prendere il porto d' armi, mi ha sconsigliato: "Loro sono più veloci di lei. È pericolosissimo". Infatti in casa non ho armi. Certo che se ti entrano in casa e minacciano tua figlia o tua nipote Beh, se trovo un coltello, io ti taglio la gola! Nessuno tocchi la mia famiglia».

Guardare Sanremo mi è servito a capire la sinistra, scrive il 12 Febbraio 2018 Francescomaria Tedesco, Filosofo del diritto e della politica, su "Il Fatto Quotidiano". Essere di sinistra significa illudersi che su certi temi ci sia un consenso universale e puntualmente scoprire di essere in minoranza. Tipo Diodato/Roy Paci tu pensi che vincano e arrivano ottavi. L’amara scoperta della minoranza diventa via via però consapevolezza, e a un certo punto persino accettazione e poi compiacimento. Fino al grado zero della minoranza: uno solo. Ma lì scatta l’accusa di tafazzismo. Forse non molti ricordano che Tafazzi non è solo colui che si dà da solo le bottigliate sui testicoli ma, dentro uno schema di comicità a tempi progressivamente ridotti, rappresenta di questa il momento archetipico, basico: dallo sketch ai pochi secondi di un Totò Merumeni che si flagella i cosiddetti. Naturalmente ci sono poi i temi scolastici di Meta e Moro. Ermal Meta l’anno scorso ha presentato una canzone contro la violenza verso le donne, quest’anno una sul terrorismo, l’anno prossimo concorrerà con una cosa sulla fame nel mondo? Il lato wild della coppia è Fabrizio Moro, che aveva dimostrato simpatie grilline e antipatie napolitane (nel senso che aveva inveito contro l’allora presidente della Repubblica a una kermesse dei Cinque Stelle). La canzone è bella ma un po’ scontata, per non dire che il titolo (e il ritornello) è una tipica preterizione: “Non mi avete fatto niente” lo dici solo quando in realtà ti hanno fatto davvero male e devi fare training autogeno. Il terrorismo ha colpito fortemente l’Europa e il suo immaginario, ha contribuito a rafforzare il senso di insicurezza (la cosiddetta, a ragione vituperata insicurezza ‘percepita’), e soprattutto ha rotto definitivamente la flebilissima diga che a sinistra impediva ancora di fare apertamente certe cose, come vantarsi di aver fermato gli sbarchi dimenticandosi di dire che ciò ha fatto sì che la gente muoia non in mare ma a terra, o che sia detenuta in condizioni disumane nei lager libici. “Non ci avete fatto niente”? Insomma. Se Minniti ha potuto fare quello che ha fatto, è anche perché ha potuto giustificarlo in nome della sicurezza e della difesa dal terrorismo e, versione inedita delle ragioni per erigere i nuovi muri della fortezza Europa, perché aveva previsto che l’immigrazione avrebbe esasperato gli animi e prodotto qualche Traini. “Era già tutto previsto/fino al punto che sapevo/che oggi tu mi avresti detto/quelle cose che mi dici/che non siamo più felici/che io sono troppo buono/che per te ci vuole un uomo”, cantava Cocciante. Un uomo vero, un ministro tutto d’un pezzo, uno che va a dire a politico.eu che lui, calabrese, ha trattato coi capi libici dicendogli che dalle sue parti i patti e gli affari si siglano con il sangue. E poi gli operai durante l’esibizione dei ragazzi di Sanremo Young. Da qualche tempo la forza lavoro si può solo mettere in scena, parodiare, perché – si dice – gli sfruttati non ci sono più, stanno tutti bene, e i partiti che hanno atterrato il lavoro intitolano le kermesse officine, fabbriche. Piena post-Storia, mentre là fuori la Storia infuria tragicamente e mio fratello è figlio unico “perché è convinto che esistono ancora/gli sfruttati malpagati e frustrati”. E così Lo Stato sociale diventa il nome di un gruppo. Divertenti, scanzonati, piacciono tanto ai post-operaisti. Sinisteritas come jouissance e desiderio, liberazione dal lavoro: “Per un mondo diverso/Libertà e tempo perso”. “Perché lo fai?” Già, perché? Sarà che mi diverto? Però poi va a finire che questo post-modernismo snobistico (molotov e salotti aristocratici, come racconta Toni Negri) finisce che rievoca di nuovo, ancora, la Storia, quella con la faccia truce, la peggiore Realpolitik, Gentiloni e la Merkel. Acheronta movebo. Il prossimo singolo dello Stato sociale si intitolerà “Ci salveranno i poteri forti”?

·         Sandro Giacobbe: “Sanremo non ha voluto la mia canzone per Genova”.

Sandro Giacobbe: “Sanremo non ha voluto la mia canzone per Genova”, scrive Angela Lonardo il 15/02/2019 su Il Giornale OFF. L’intenso dolore provato per la tragedia del ponte Morandi è stato per Sandro Giacobbe, da tutti ricordato per brani come Signora Mia e Gli occhi di tua madre, il motore per scrivere un singolo da dedicare alla sua Genova. “Verso fine settembre ero nella mia saletta di incisione e, quasi in modo naturale, è venuta fuori Solo un bacio” racconta il cantante.

Non ha nascosto che avrebbe voluto presentare questo brano a Sanremo: che risposta ha avuto?

«Sì, avrei voluto presentarlo a Sanremo soprattutto per promuovere il fine benefico del brano, ma Baglioni mi ha subito messo al corrente della sua decisione di dare un taglio giovane alla manifestazione. Anche alla richiesta di dedicarmi cinque minuti come ospite – sarei andato gratuitamente –, aprendo una finestra sui fatti di Genova e parlare così della raccolta fondi che sto portando avanti con l’iniziativa Noi per voi dedicata ai minori, figli delle vittime del ponte Morandi, mi è stato risposto che non c’era spazio e che gli autori avevano già previsto altre situazioni che parlavano di Genova».

Qual è il legame con la sua città: cosa ama e cosa non ama di Genova?

«A Genova ci sono nato e cresciuto e ho mosso i miei primi passi nella musica. Non c’è niente che non ami di questa città, tranne, a volte, un po’ di superficialità da parte di chi dovrebbe mettersi a disposizione quando c’è da unirsi per lo stesso unico obiettivo»

In questo brano si racconta di come il destino, a volte, possa cambiare completamente i piani. E’ accaduto anche a lei?

«E’ successo per la mia carriera. Al mio produttore discografico si ruppe la macchina e per tornare a casa, di sera, prese la metropolitana a Milano. In quell’occasione incontrò casualmente il direttore generale della Sugar, che gli chiese se per caso tra i suoi artisti ci fosse qualche giovane cantautore. Lui rispose chiaramente di sì e la settimana successiva, dopo un provino alla Sugar mi fecero un contratto di 5 anni. Un mese dopo ero in sala di incisione a preparare il mio primo lp Signora mia. Probabilmente se non gli si fosse rotta la macchina e non avesse preso la metropolitana, non sarebbe mai andato a propormi alla Sugar. Quel fatto ha cambiato totalmente la mia vita»

Ha debuttato discograficamente nel 1971. La passione e il talento per la musica quando li ha scoperti?

«Fin da bambino mi piaceva cantare, imparavo le canzoni ascoltando cantare mia mamma o i nonni, che poi mi chiedevano di cantarle in casa nelle tradizionali riunioni di famiglia. Un pochino più grande, intorno ai 15 anni circa, riuscii a vedere un concerto dei Beatles dal vivo a Genova. Lì capii che dovevo almeno provarci!»

Il grande successo come l’ha vissuto?

«L’ho vissuto come un dono dal cielo che ho sempre benedetto, fin dal primo successo di Signora mia ad oggi, perché scrivere canzoni emozionandomi e ritrovare la stessa emozione nei concerti live con i fans, è una gioia grandissima. Considerato poi che il mio successo è in buona parte del mondo, è ancora più gratificante!»

Ricorda un episodio off legato ai suoi esordi?

«Sì, nel ’72, alla mostra della Gondola d’argento a Venezia, presentai la canzone Scusa se t’amo, scritta con Alberto Salerno e arrangiata da Bill Conti, arrangiatore delle musiche di Rocky. Era, quindi, un brano con tutte le carte in regola per passare il turno, ma alla prima serata del festival ci hanno letteralmente cacciato e al mio posto passò un gruppo di ragazzini. Si chiamavano “Pane burro e marmellata”».

Della scena musicale italiana c’è qualche giovane che le piace ascoltare?

«Mah, sicuramente Mengoni è uno tra gli artisti più interessanti»

Dei talent musicali che idea ha?

«Non molto positiva! Ho conosciuto troppi giovani che nonostante siano arrivati in cima ai primi posti e abbiano conosciuto il successo, altrettanto velocemente sono ritornati nell’anonimato. E questo, secondo me, crea anche una sorta di frustrazione che poi è difficile da dimenticare. Tutto questo a beneficio di pochi che invece sono riusciti a emergere».

Nella sua vita ha sempre trovato spazio anche la passione per il calcio. Se non avesse fatto il cantante, sarebbe stata quella la sua strada?

«Non lo so, se avessi cominciato presto come ho iniziato con la musica, forse sì. Non mi sono mai mancate né l’agonismo né la forza di volontà per crescere»

C’è un sogno nel cassetto ancora da realizzare?

«In questo momento il mio unico desiderio, più che un sogno, è portare avanti quanto ho intrapreso con Solo un bacio e aiutare il più possibile i bambini».

SOLITO SPORTOPOLI. LO SPORT COL TRUCCO. (Ho scritto un saggio dedicato)

·         Gli italiani e lo sport? Ne parlano tanto... ma ne fanno poco.

Gli italiani e lo sport? Ne parlano tanto... ma ne fanno poco. Pubblicato sabato, 14 settembre 2019 su Corriere.it da Paola D’Amico. Nel nostro Paese fa attività fisica una persona su quattro, nel Nord Europa fa attività il 70 per cento degli abitanti. Dello sport sanno tutto o quasi. Lo amano. Ne parlano tanto, ma ne fanno poco. Gli italiani, insomma, tengono stretta la maglia nera che spetta a uno tra i popoli più sedentari d’Europa. Le ultime rilevazioni dell’Eurobarometro ci danno in miglioramento. Negli ultimi 25 anni la percentuale di chi pratica un’attività sportiva è cresciuta del 10 per cento. Oggi, registra l’Istat, fa sport un italiano su quattro. E sono cresciute di numero le società sportive. Ma resta grande la distanza con i Paesi del Nord dove - è il caso di Finlandia, Svezia e Danimarca – il rapporto tra persone attive e sedentarie è ribaltato: fa sport il 70 per cento della popolazione. Tanta inattività, però, non è dovuta (solo) alla genetica. In parte dipende dal fatto di non avere a portata di mano impianti dove praticare sport e soprattutto a costi accessibili. Secondo l’ultimo report di OpenPolis, che ha esaminato i bilanci delle città italiane con più di 200mila abitanti, i Comuni investono poco e male. Ai due estremi della classifica troviamo Trieste, che con 49,52 euro pro capite all’anno, è al primo posto per livello di spesa, e Roma che è all’ultimo con 1, 96 euro. Una spesa infinitesimale, tenuto conto che tra l’altro - sottolinea lo studio - «nella Capitale diversi impianti sportivi sono di proprietà del Coni, che verosimilmente si occupa delle relative spese». Seconda a Trieste è Firenze che nel 2018 ha investito 35,24 euro per abitante, seguita da Padova (28,81), Torino (24,31), Verona (18,11) e Milano (16,34). Le grandi città del Sud occupano, invece, la seconda metà della classifica. Tranne Catania - che è quella messa meglio (15,51) - le grandi città del Mezzogiorno hanno tutte una spesa pro capite inferiore ai 15 euro/anno: Napoli è al penultimo posto (3,33). Può sembrare ingiusto puntare il dito contro i Comuni. Ma se lo Stato sborsa direttamente il 27 per cento (di cui il 19 è destinato al contributo Coni) e le Regioni l’11 per cento, è vero che più della metà dei soldi destinati allo sport (54 per cento) arriva proprio dai Comuni. Il report consegna qualche paradosso. Curiosa la storia di Viggiano (Pz), per esempio, il Comune lucano che nel 2014 risultò avere speso più di tutti nello sport, con 701,22 euro pro capite. La somma allora portò la «capitale del petrolio», nota per i suoi abbondanti giacimenti, in vetta alle classifiche. Ma non si può escludere possa essere stato l’effetto royalties. Fatto sta che il centro più attento allo sport in quegli anni aveva uno stadio rinnovato con campo di calcio ma non la squadra, perché il club locale era fallito. «Servono linee guida - dice Vittorio Bosio, presidente del Centro Sportivo Italiano (Csi), la prima nata tra le associazioni polisportive in Italia - e le Regioni devono avere un maggior ruolo, contribuire per esempio a evitare doppioni o impianti che rischiano alla lunga di essere ingestibili». Un impianto, chiarisce Bosio, deve essere «sostenibile, si deve auto-mantenere». E cita poi esempi virtuosi come quello di «venti piccoli Comuni, cominciando da Casnigo nella Bergamasca, che si sono consorziati, hanno costruito insieme la piscina e l’hanno poi affidata a una società sportiva da gestire e che quando fa utile lo reinveste in manutenzione». Nella Bergamasca c’è però anche l’esempio negativo: la piscina di Cologno al Serio incompiuta, a tre chilometri da quella di Ghisalba. Va oltre Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, sottolineando che è necessario innanzitutto un cambio culturale: «Quante possono essere le palestre a cielo aperto? Quanti luoghi pubblici ci sono da mettere solo in sicurezza per consentire agli italiani di superare la sedentarietà? Spazi pubblici - spiega - su modello scandinavo. Penso a Copenaghen dove lungo le banchine trovi i tappetini per fare ginnastica e playground per giocare a basket, luoghi protetti ma pubblici. Questa visione semplifica il ruolo dei Comuni. Forse - aggiunge - non servono maxi impianti ma tanti mini impianti diffusi. E penso ancora a Madrid, dove nel Parco del Buen Retiro ti siedi su una panchina e pedali». Una svolta in tal senso sembra poter arrivare «dal collegato sport alla Finanziaria - conclude Manco - con cui questa estate è stato istituito un nuovo soggetto, Sport e Salute, che sostituirà il Coni Servizi, cui competerà solo l’organizzazione olimpica». Liberando risorse per lo sport di base, che non è solo strumento per l’inclusione e l’integrazione ma ha ripercussioni sulla riduzione della spesa sanitaria. Si è stimato, infatti, che a fronte di 3,8 miliardi di euro spesi, il valore salvavita dettato dagli attuali livelli di pratica sportiva nel Paese è di oltre 16 miliardi di euro all’anno. «Stiamo lavorando per la promozione dello sport - aggiunge Roberto Pella, sindaco di Valdengo (Bl) e vicepresidente Anci con delega allo sport - che coinvolga la popolazione a 360 gradi».

·         Milano-Cortina, le olimpiadi ed il Movimento 5 cerchi.

"THE WINNER TAKES IT ALL" (IL VINCITORE PRENDE TUTTO). Marco Cremonesi per il “Corriere della sera” il 25 giugno 2019. «Working togetheeer...». Un paio d' ore dopo l' assegnazione a Milano e Cortina dell' Olimpiade 2026, a Losanna l' euforia non è rientrata. E Giancarlo Giorgetti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, canta una canzone di sua invenzione, «working together», lavorare insieme. Un' interpretazione personale del motto ufficiale, «Dreaming together».

Insieme a chi? Insieme anche ai 5 stelle?

«Insieme a tutti. È il nuovo motto, si lavora tutti per l' obiettivo, alla lombarda e alla veneta».

Quale è stato il momento più complicato?

«La cosa più difficile è stata il declinare il principio secondo cui lo Stato italiano garantiva l' Olimpiade, ma senza oneri diretti. La formula è stata messa nero su bianco da uno studio costi-benefici dell' università La Sapienza. A quel punto siamo riusciti a tenere insieme le esigenze dei 5 Stelle con la nostra volontà di andare avanti».

Ma il governo...

«Alt. Fermo lì. Non risponderò a domande sul governo. Oggi è il giorno della vittoria dei Giochi. Unica cosa, spero di aver fatto contento Matteo Salvini e spero che mi abbia perdonato l' uscita sui minibot».

Resta il fatto che Torino oggi avrebbe potuto festeggiare...

«Con Torino in corsa con Milano e Cortina, la partita sarebbe stata ancora più facile.

Peccato, ma con Torino è andata così... Quella dei 5 stelle è una posizione politicamente legittima che peraltro hanno sempre sostenuto».

Ha capito chi ha votato per noi e chi per Stoccolma?

«Mah, ci sono i famosi blocchi. I sudamericani, l' Oceania e alcuni altri hanno tendenzialmente votato per noi. I nordici per la Svezia. Ma la Finlandia credo per noi: la Svezia ha mandato un video in cui la sua nazionale di hockey continuava a segnare alla Finlandia. Io l' ho prontamente fatto notare. È andata bene... L' altra sera la colonna sonora era "Dancing queen" (per la Svezia c' era la principessa Vittoria, futura regina, ndr), quella di oggi è "The winner takes it all" (il vincitore prende tutto)».

Lei ha parlato in inglese e francese. Come mai?

«Credo sia stata una buona idea. Una metà almeno dei delegati parla in francese. Io, parlando la loro lingua, mi sono rivolto a loro. Con una pronuncia discreta, dicono...» (ride).

E la Francia con cui ogni tanto l' Italia ha a che dire?

«I francesi mi sono sembrati soddisfatti. Almeno il membro Cio che conosco io, spero proprio di sì. Quando mi sono messo a parlare in francese l' ho guardato come dire: "Parlo la tua lingua..."».

Lei però domenica è arrivato in ritardo. Pare che al Cio ci guardino...

«Ero andato a Messa. Mi hanno chiesto se ero stato via per concordare tutto, ho risposto che avevo un incontro molto più importante. Diversi delegati mi hanno detto va bene così».

Il prossimo passaggio difficile?

«Dovremo mettere in piedi una governance trasparente ed efficace. Servirà un top manager riconosciuto che mandi avanti la macchina e lo faccia nel modo giusto».

Per esempio, chi?

«Qualche idea ce l' abbiamo, vedremo di concretizzare nei prossimi giorni».

Il fatto che il sindaco di Milano, Beppe Sala, abbia organizzato Expo 2015 è stato un valore aggiunto?

«Il valore aggiunto è stato il brand Milano».

Milano che non è proprio una città di montagna. Non è stato un problema?

«Macché. Per gran parte del mondo una distanza come quella tra Milano e la Valtellina è uno scherzo».

Estratto dell'articolo di Alda Vanzan per il Messaggero il 25 giugno 2019.

Dove ha sbagliato Torino?

«Si è fatto probabilmente dei pregiudizi politici che poi sono stati superati. Non ho capito perché non volesse partecipare a questa avventura».

Il M5s era contro.

«Infatti la candidatura era tecnicamente morta ed è risorta per iniziativa dei governi locali e municipali. Poi, via via, con un lavoro molto faticoso, di cui non umilmente mi prendo il merito, siamo riusciti a chiudere positivamente con le garanzie del governo».

Il Consiglio dei ministri quante volte si è espresso sull'argomento?

«Due volte. La prima per dire di no, la seconda per trovare la formula esatta con cui il Governo si impegnava per sicurezza, dogane, infrastrutture, dando la possibilità a Comuni e Regioni di andare avanti».

E' stato faticoso convincere Giuseppe Conte a venire a Losanna?

«Dieci mesi fa c'erano delle perplessità, via via ha capito che si lavorava su basi serie. Lo ringrazio perché ha trovato il tempo per venire qua e dare una mano anche lui».

Il governo cosa ha firmato?

«Le garanzie promesse in base al protocollo del Cio: dogane, sicurezza, sanità, eccetera. L'altra cosa riguarda il fondo investimenti, 70-80 milioni di euro per opere infrastrutturali, in particolare la messa a norma e il superamento delle barriere architettoniche degli impianti previsti. Su queste iniziative che sono opportune e necessarie lo Stato ci sarà. E poi ci sono i Comuni e le Regioni. Al Cio ho fatto presente che Lombardia e Veneto sono tra le Regioni più ricche d'Europa, mettendo insieme il loro Pil, altri che Svezia».

Dove ha sbagliato la Svezia?

«Non ha rispettato le scadenze previste dal Cio. E poi la sua presentazione pareva tesa a mettere in dubbio la nostra credibilità. Non mi è sembrata una cosa molto felice».

Daniele Dallera per “il Corriere della sera” il 25 giugno 2019. La ricerca del voto, una missione delicata, che ha dato i suoi bei risultati. Arriva da lontano, giorno dopo giorno si è fatta sempre più intensa. Giovanni Malagò, presidente del Coni e anche membro Cio, è stato maestro in questa azione: ogni cena, ogni incontro, negli ultimi sei mesi, sono stati dedicati alla «caccia al voto». Il membro Cio va seguito, adulato, cercato, convinto. E tutto questo mentre fronteggiava una improvvida riforma dello sport che si è rivelata un' autentica rivoluzione del governo Lega-Cinque Stelle. Non è stato facile ingoiare l' attacco politico al Coni, è riuscito a pensare solo alla candidatura di Milano-Cortina, rendendola sempre più forte e facendo squadra: e non è un caso il ringraziamento di Malagò, dal presidente Mattarella, «il nostro capitano», e a «tutto lo staff» che non ha mai guardato l' orologio consumando giorni e notti. Senza dimenticare Carraro e Pescante, grandi maestri del Cio, insieme a Di Centa. Malagò ha convocato riunioni, organizzato viaggi lampo, inviti, regalato sorrisi anche a chi non sta simpatico, in nome del voto. A Losanna la squadra di Malagò si è scatenata. La ricerca del voto Cio è diventata sempre più strategica. Gabriele Galateri di Genola, presidente delle Generali, non era lì per caso: doveva convincere un membro Cio, molto vicino a Generali, a fare il suo dovere. Impegnatissima nella missione voto Evelina Christillin, moglie di Galateri, e signora del calcio internazionale da consigliere Fifa. Il pallone con Marcello Lippi, ct della Cina, il presidente dell' Inter Steven Zhang, Paolo Scaroni presidente del Milan e un passato potentissimo all' Eni, si sono rivelati preziosissimi. Carlo Clavarino, presidente Aon, ha contrastato l' espansione reale attraendo e soffiando voti alla monarchia svedese. Peppino Abbagnale, un monumento del canottaggio, ha lavorato ai fianchi quei membri Cio riconducibili al suo mondo. Anna Riccardi, l'atletica leggera è il suo pianeta, ha conquistato dai 7 ai 9 voti. Luca di Montezemolo ci sa fare, membri Cio suoi amici, uno di loro di vecchia data, proprietario di un circuito. Funzionale la presenza di Aldo Montano, ex campione di scherma, presidente degli atleti della Federazione internazionale, sempre al telefono con la moglie, la russa Olga Plachina: no, nessun problema familiare, Olga è amica intima di Elena Isinbayeva, un mito del salto con l' asta e ora delegata Cio. Bisogna dimostrare amicizia anche davanti all' urna.

MOVIMENTO CINQUE CERCHI.  (LaPresse il 25 giugno 2019) - Le "Olimpiadi invernali del 2026 si faranno in Italia. Complimenti a tutti coloro che hanno lavorato per questo risultato. Congratulazioni ai colleghi sindaci Sala e Ghedina, buon lavoro". Lo scrive in un tweet la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

(LaPresse il 26 giugno 2019) - "Congratulazioni a tutte le persone coinvolte e, i particolare, ai colleghi sindaci Sala e Ghedina". Così la sindaca di Torino Chiara Appendino commenta su Twitter l'assegnazione delle Olimpiadi invernali 2026 a Milano-Cortina.

Claudio Del Frate per Corriere.it il 26 giugno 2019. Si fa presto a dire Olimpiadi. Si fa ancora più in fretta a salire sul carro del vincitore, specialità non ancora inclusa nel programma a cinque cerchi e per la quale l’Italia farebbe man bassa di medaglie. Oggi tutti esultano per l’attribizione a Milano e Cortina dei giochi invernali 2026 ma siccome la rete ha una memoria da elefante, molti neoentusiasti della vittoria in queste ore si vedono presentare il conto delle loro affermazioni del passato. Di segno diametralmente opposto. Figuraccia da podio per il Movimento Cinquestelle della Lombardia, costretto a rimuovere in tutta fretta dal suo sito e dal profilo facebook una dichiarazione di hurrà per le olimpiadi di Milano e Cortina; ma il «vizio delle memoria» colpisce anche Salvini e il Pd che in passato avevano dimostrato di essere assai meno sensibili al sacro fuoco di Olimpia.

Contrordine, grillini! «Olimpiadi invernali Milano-Cortina, vittoria del M5S, dei lombardi e degli italiani»: in molti hanno pensato di avere il computer preda di un virus quando stamane hanno letto questo slogan. E invece era tutto vero. I grillini lombardi si sono fatti contagiare dalla febbre a cinque cerchi e così hanno attaccano il peana: «La nostra montagna torna protagonista...il nostro paese è tornato protagonista in ambito internazionale grazie a un governo capace di convincere». La rete non ha tardato a sommergere i malcapitati di improperi e sfottò. Tutti memori di quando i grillini consideravano le olimpiadi una «mangiatoia» e Di Maio dichiarava solenne a proposito della candidatura lombardo-veneta: «Come governo non ci metteremo un euro, nè per i costi diretti nè indiretti , chi vuole le olimpiadi se le paga da solo». A metà mattina (dunque a buoi lontani ormai chilometri dalla stalla) il post è stato rimosso.

Il no di Salvini (ma per Roma). Ce n’è anche per Matteo Salvini, che a botta calda, dopo l’annuncio del Cio a Losanna aveva twittato: «Vince l’Italia! Vince lo sport! Viva i giochi che significano almeno 20.000 posti di lavoro e 5 miliardi di valore aggiunto per l’Italia!». Qualche archeologo del web è andato però a ripescare un cinguettìo del ministro datato 21 dicembre 2014 che così recitava: «Gente che in tutta Italia aspetta una casa e un lavoro da anni. E Renzi pensa di fare le Olimpiadi. Ricoverateloooo». Per quel che vale, il messaggio è autentico ma faceva riferimento alla possibile candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024, candidatura mai nata anche per la ferrea opposizione della giunta capitolina di Virginia Raggi. Anche il Pd ha avuto umori alterni a proposito della kermesse sportiva. Anche l’allora segretario Pierluigi Bersani non appoggiò la candidatura di Roma per il 2024 ma si era ai tempi del governo Monti, dell’austerity e del rischio default per i conti italiani.

Marco Travaglio per il “Fatto quotidiano” il 26 giugno 2019. Ma le avete viste le facce dei cosiddetti vincitori delle Olimpiadi nella foto di gruppo? E le fauci già spalancate dei Malagò, Montezemolo, Carraro, Pescante e Sala? Fauci già sperimentate sugli stadi di Italia 90 (spese lievitate dell' 85%, ultima rata dicembre 2015), le Olimpiadi invernali di Torino 2006 (3,1 miliardi di debito, il 225% delle entrate, cattedrali nel deserto e trampolini nella neve), i Mondiali di nuoto 2009 (700 milioni di euro per il palazzo di Calatrava con le vele a pinna a Tor Vergata, mai finito; piscine sequestrate e/o di dimensioni sballate; scheletri in cemento armato abbandonati ai tossici e alle sterpaglie), l'Expo di Milano 2015 (retate di tangentisti e 'ndranghetisti, 1,5 miliardi di buco, mega-aree abbandonate). Magari ci sbagliamo e gli stessi personaggi, che hanno sempre fallito, al seguito di Giorgetti e Zaia si trasformeranno in tanti Quintino Sella e faranno tutto per bene, per tempo e al risparmio. Ma, nell' attesa, solo un pazzo smemorato può unirsi all' esultanza di lorsignori per avere "vinto" un evento che negli ultimi 50 anni - dati dell' Università di Oxford - ha regolarmente sforato i preventivi per una media del 257% (796% Montréal, 417 per Barcellona, 321 Lake Placid, 287 Londra, 277 Lillehammer, 201 Grenoble, 173 Sarajevo, 147 Atlanta, 135 Albertville, 90 Sydney, 82 Torino, 51 Rio). Lasciando ai Paesi e alle città ospitanti un conto salatissimo da pagare, che ha portato al default Atene e Rio, al debito-record Torino e le altre all' aumento vertiginoso delle imposte locali. Anche al netto delle eventuali tangenti. Infatti le città più avvedute - Sion, Calgary, Innsbruck e Graz - si sono ritirate, terrorizzate da quella che Oxford chiama la "maledizione del vincitore" (le Olimpiadi le vince chi le perde e le perde chi le vince: l' unico che ci guadagna è il Cio). Il Giornale Unico degli Affari suona le grancasse e le trombette a reti ed edicole unificate, come se l'Italia avesse vinto la guerra mondiale e non un "evento" che dura 15 giorni. Ma è tutta propaganda per pompare Lega&Pd che si sono spartiti queste strane Olimpiadi invernali in una città senza montagne, Milano, e in un' altra che rischia di tracollare sotto il peso dei visitatori, Cortina, distante 409 km. L'alternativa era Torino che, oltre al dettaglio delle Alpi, aveva il pregio di costare poco grazie alle strutture del 2006. Ma tutti raccontano la fake news della sindaca M5S Chiara Appendino che avrebbe detto "no". Balle: si era candidata, ma era stata respinta dal duo Giorgetti-Malagò che voleva relegare Torino al rango di ruota di scorta di Milano-Cortina, con un paio di gare secondarie tutte da ridere. Non contenti, i trombettieri tirano in ballo pure Virginia Raggi per il no alle Olimpiadi 2024, che non c' entrano nulla con quelle invernali (costano il quintuplo). Senza contare che Milano, Cortina, Lombardia e Veneto sono ricchi, mentre Roma ha un buco di 13 miliardi dal 2008. Infatti nessuno lo ricorda, ma Roma ha rinunciato pure ai Giochi del 2020. E per mano di Mario Monti, non proprio un grillino nemico del Pil. Il 13 febbraio 2012 Monti revocò la candidatura lanciata dal duo B.-Alemanno perché "non sarebbe responsabile prendere un impegno finanziario che potrebbe gravare in misura imprevedibile sull' Italia per i prossimi anni". Anziché vomitargli addosso anatemi e improperi, come accadde quattro anni dopo alla Raggi, e inneggiare alle Olimpiadi che portano sviluppo, lavoro e letizia, come fanno oggi, tutti beatificarono Monti come il nuovo Cavour. Applausi scroscianti dal Pd (Rosato, Bonaccini, Melandri, Bersani, Gentiloni, Sassoli e Letta) e dai giornaloni al seguito. Oggi Repubblica titola "Miracolo a Milano (e a Cortina)". Ma il 14.2.2012 plaudiva al ritiro della candidatura olimpica addirittura in tre articoli. Francesco Bei flautava: "Le 'cricche' d' affari romane, lo spettro del default greco, la vaghezza del piano, il rischio di una guerra diplomatica al termine dalla quale, alla fine, l' Italia sarebbe finita distrutta come un vaso di coccio. Sono molte le ragioni che hanno spinto Monti a pronunciare il suo no". Gli faceva eco Tito Boeri: "La tragedia greca era iniziata proprio lì, con la candidatura ad ospitare le Olimpiadi. I sovracosti incorsi nella preparazione di Atene 2004 hanno contribuito a quella spirale di deficit pubblici crescenti, mascherati in vario modo per non pregiudicare l' ingresso nell' unione monetaria, che hanno portato alla crisi del debito". Seguiva un' impietosa analisi finanziaria di Walter Galbiati: "Non esiste una formula matematica certa che possa valutare il ritorno economico che giustifichi lo spendere 5, 10 o 15 miliardi per realizzare i Giochi. Il ritorno di immagine e gli introiti aggiuntivi, che si trasformano in Pil, sono frutto di stime difficilmente ponderabili. I costi invece sono certi". Oggi il Corriere esalta "La vittoria di Milano e Cortina", "immagine di un Paese giovane che sa sorridere" (le fauci della Banda dei Quattro). Sette anni fa tripudiava per lo scampato pericolo: "Tra il 2014 e il 2018 lo Stato avrebbe dovuto trovare una copertura di 800 milioni l' anno. Con buona pace di chi aveva parlato di Olimpiadi a costo zero". E Sergio Rizzo irrideva ai "musi lunghi delle nostre alte gerarchie sportive" (i soliti Malagò, Montezemolo, Carraro e Pescante): "Si è arrivati a sostenere che sarebbe stata un' operazione 'a costo zero' con le spese coperte da introiti fiscali e incassi dei biglietti. Spese astronomiche già in partenza. Otto miliardi? Dieci? Quanti davvero? Il partito dei Giochi avrebbe dovuto ricordare che da troppi anni sbagliamo, e per difetto, ogni preventivo. Di soldi e di tempi". E giù botte alle solite cricche: "Un impasto mostruoso di burocrazia, interessi politici e lobbistici che spesso alimenta la corruzione e ci fa pagare un chilometro di strada il triplo che nel resto d' Europa. E in due decenni non è cambiato proprio nulla. Anzi. Per rifare gli stadi di Italia 90 abbiamo speso l' equivalente di un miliardo e 160 milioni di euro, l' 84% più di quanto era previsto? Nel 2009 ci siamo superati, arrivando ai Mondiali di nuoto senza le piscine, ma con una bella dose di inchieste". Quattro anni dopo, Rizzo passò a Repubblica e massacrò la Raggi per aver ribadito il no montiano per il 2024. E ora magnifica "l' occasione per Milano per fare un altro salto nella graduatoria delle metropoli europee. E scavare ancora più in profondità l' abisso che già la separa dalla capitale". Tutto fa brodo. La Stampa è tutto un peana all' "Italia che vince", a "Mr Wolf Giorgetti missione compiuta", mentre lacrima per "Torino beffata" e l' Appendino che "non si pente". Quando invece era Monti a ritirarsi dai Giochi, elogiava "la coerenza di un no responsabile", in sintonia con "le attese dei cittadini". E persino il Sole 24 Ore, organo di Confindustria, oggi entusiasta perché "vince lo sprint dell' Italia", nel 2012 definiva "l' avventura delle Olimpiadi un rischio il cui costo avrebbe creato un effetto sui conti pubblici difficilmente calcolabile". Un po' come Salvini, che quando Renzi candidò Roma per il 2026 twittava furibondo: "Gente che in tutta Italia aspetta una casa e un lavoro da anni. E Renzi pensa di fare le Olimpiadi. Ricoverateloooo". E nel 2016 ribadiva: "Renzi propone le Olimpiadi a Roma nel 2024. Per me è una follia, sarebbe l' Olimpiade dello Spreco. Il fenomeno di Firenze pensi alle migliaia di società sportive dilettantistiche italiane, che fanno fare sport a tantissimi bambini e che rischiano di chiudere per colpa dello Stato, invece di fantasticare su improbabili Olimpiadi. Senza contare tutti i debiti e gli sprechi del passato e del presente. Tirino fuori i soldi per sistemare strade, scuole e ospedali". Oggi lapida la Raggi per aver salvato Roma dal default, seguendo saggiamente i suoi consigli. E racconta la balla dell'Appendino contraria alle Olimpiadi, all'unisono con politici e giornaloni. I quali dimenticano un dettaglio: esclusa dai Giochi, la Appendino s'è rimboccata le maniche e ha battuto 40 città concorrenti (pure Londra e Tokyo) aggiudicando a Torino un evento sportivo molto meno costoso per lo Stato (78 milioni contro il mezzo miliardo, se basta, dei Giochi invernali) e più vantaggioso: le finali Atp di tennis, che portano alla città ospitante centinaia di migliaia di turisti e centinaia di milioni di introiti. E non durano 15 giorni, ma 5 anni. Però nessuno lo dice. C' è poco da rubare.

Marco Travaglio per il “Fatto quotidiano” il 27 giugno 2019. Ci sono momenti in cui, sopraffatti dalla commozione, si fatica a trattenere le lacrime. A me è accaduto ieri, leggendo il nuovo inno olimpico, purtroppo ancora senza accompagnamento musicale, scritto da un paroliere d' eccezione: Francesco Merlo. Meglio delle "notti magiche inseguendo un gol" di Bennato e Nannini. Il Mogol di Repubblica ci ricorda che "le Olimpiadi, come i mondiali di calcio e gli Expo, sono opportunità di sviluppo offerte alle città che da sole non ce la fanno". Infatti, per dire, Atene e Rio non ce la facevano proprio, da sole, a fallire: poi arrivarono le Olimpiadi e fallirono all' istante. Ma ecco i versi più lirici del Cantore Pentacerchiato: ah, quei "salti di gioia" di Carraro, Pescante, Montezemolo e Malagò che "esprimono il ritorno alla vita dell' Italia che crede nella grazia e nella sapienza edificatoria combinata con l'intelligenza urbana", "l'Italia degli architetti e degli ingegneri", ma anche dei fuochisti e macchinisti, frenatori e uomini di fatica! Ah la bella "edilizia verde, antisismica, sostenibile, energetica e a volume zero" (qualunque cosa voglia dire)! E il tenero "abbraccio tra il sindaco Pd Beppe Sala, i governatori leghisti del veneto Luca Zaia e della Lombardia Attilio Fontana, e il tedoforo (sic, ndr) di un Coni tramortito e resuscitato, Giovanni Malagò"! "Ecco perché Sala, che di solito ride a labbra chiuse, si abbandona al riso liberatorio che sempre, diceva Umberto Eco, "è il punto della ripartenza". È una risata "sblocca-Italia", un abbraccio che taglia il nastro non solo alle Olimpiadi, ma all'alta velocità, ai tunnel, ai sottopassi, ai ponti, a strade e autostrade, aeroporti, gasdotti, inceneritori". Una leccornia via l'altra, da delibare a pieni polmoni e farci l'aerosol. Poi tutti in marcia con Greta per salvare l'ambiente. L'Aedo del Laterizio ricorda un altro caldo abbraccio cementifero "tra Romano Prodi e Letizia Moratti quando a Milano fu assegnato l'Expo": già, perché "nell' euforia si abbraccia anche il nemico". E - tenetevi forte - "battono insieme i cuori che vanno in direzioni diverse". Anche quelli che si avviano verso San Vittore. Ma non sarà questo il caso perché - zufola garrulo il Merlo - "il Comune di Sala non ha subìto processi, non ha la cattiva fama della Regione, non ci sono scandali giudiziari". C'è solo un processo al sindaco Sala per falso in atto pubblico sull'appalto più grande di Expo, ma che sarà mai. Infatti "Sala ha già ricordato che l'Expo ancora prima di cominciare fu sconvolto dagli scandali e dalle tangenti e che lui si trovò circondato da inquisiti, arrestati, condannati, gente con il quid di troppo del mascalzone, una imponderabile nuvola di corruzione". Ecco: Sala era circondato di mascalzoni, e fra l'altro li aveva scelti tutti lui, ma come fargliene una colpa? Per il Vate del Bitume, quelle sono "nuvole imponderabili", come quella di Fantozzi, che ti si posa sul capo quando meno te l' aspetti, per pura sfiga. Un po' come quando ti capita di retrodatare le gare d'appalto a tua insaputa. Infatti ora Sala non sente ragioni e, pur ridendo sempre a labbra chiuse, apre un pertugio per annunciare: "Per le Olimpiadi niente procedure d'urgenza". E chi adottò le procedure d'urgenza da commissario di Expo 2015, riuscendo ad assegnare centinaia di appalti senza un bando di gara? Lui. E non basta: "Per le Olimpiadi niente amici degli amici". Giusto, anche perché i suoi glieli hanno arrestati tutti. "Devono essere chiamati i più bravi, bisogna essere trasparenti nella selezione". Non è meraviglioso? Sala diffida chiunque a fare come fece Sala da capo dell' Expo e poi da sindaco di Milano. Il suo braccio destro Angelo Paris glielo arrestarono subito con tutta la cupola degli appalti Expo. Il suo subcommissario Antonio Acerbo, responsabile del Padiglione Italia e delle vie d' acqua, glielo ingabbiarono. Il facility manager di Palazzo Italia, Andrea Castellotti, glielo carcerarono. Antonio Rognoni, capo di Infrastrutture Lombarde, glielo ammanettarono. Ma solo perché erano i più bravi, selezionati nella più assoluta trasparenza. Come pure Pietro Galli, promosso da Sala a direttore generale Vendite e marketing malgrado una condanna per bancarotta. "Il talento va premiato", diceva Totò. Infatti Sala passò da destra (era il braccio destro della Moratti) a sinistra (si fa per dire: il Pd di Renzi) e divenne sindaco di Milano per le sue doti da talent scout e il suo fiuto da rabdomante: sempre per evitare gli "amici degli amici" (orrore), nominò assessore al Bilancio e Demanio il suo socio in affari, Roberto Tasca; promosse segretario generale Antonella Petrocelli, imputata per turbativa d'asta, poi in cinque giorni fu costretto a furor di stampa a revocarla. Ora, nell' ultima Tangentopoli lombarda che per Merlo riguarda la Regione ma non il Comune, per carità, sono indagati il dirigente comunale dell' Urbanistica Franco Zinna e la geometra Maria Rosaria Coccia, con l'accusa di far parte del sistema tangentizio di Daniele D'Alfonso, socio e prestanome del boss calabrese Giuseppe Molluso. Ed è finito dentro Mauro De Cillis, capo operativo di Amsa, l'azienda comunale dei rifiuti, per aver truccato le gare d'appalto per lo sgombero della neve, la raccolta dei rifiuti pericolosi, perfino per la pulizia delle aree per cani e bambini, in combutta con un imprenditore vicino alle cosche. Ora, per le "Olimpiadi a costo zero", arriva una cascata di dobloni: 1 miliardo dal Cio, 211 milioni dalla Regione Lombardia, 130 milioni dalla Regione Veneto, 400 milioni dallo Stato, e siamo soltanto ai preventivi (Giorgetti l' aveva detto: "Chi vuol fare le Olimpiadi se le paga da solo"). Basta solo aspettare. Le forze dell' ordine preparano i Trojan, le Procure lustrano le manette. Intanto il maestro Merlo Scannagatti compone le musiche.

AVETE VOLUTO I GIOCHI? ORA PREPARATEVI A PAGARE. Lorenzo Vendemiale per il “Fatto quotidiano” il 25 giugno 2019. Giovanni Malagò esulta in prima fila a braccia alzate, Beppe Sala urla sguaiatamente, Giancarlo Giorgetti applaude, Luca Zaia fa partire il coro, Matteo Salvini twitta a tempo di record da casa. L' Italia ce l' ha fatta, loro ce l' hanno fatta: Milano-Cortina avrà le Olimpiadi invernali 2026. Il grande evento che volevano e che porterà al Nord tanto caro alla Lega 400 milioni di investimenti, oltre un miliardo di euro da spendere per organizzare due settimane di gare, non tutte propriamente esaltanti. Nel conclave olimpico di Losanna, l'Italia ha battuto la Svezia con margine: 47 voti a 34. I delegati del Cio non ci hanno pensato troppo: vuoi mettere le montagne del Belpaese alle cupe giornate di Aare e Stoccolma (che nemmeno aveva firmato il contratto di città ospitante)? Senza contare che il dossier italiano era più solido (lo avevano messo nero su bianco gli stessi ispettori del Cio), presentava garanzie statali e un bel pacco di soldi pubblici, ben più convincenti dei finanziamenti privati promessi dagli scandinavi. La Svezia continua a essere il più importante Paese per tradizione invernale che non ha mai ospitato le Olimpiadi invernali: è l'ottava candidatura bocciata dal 1984 a oggi. La vera sfida però comincia adesso: far sì che le Olimpiadi invernali 2026 siano davvero un' occasione, come ripetono in coro i protagonisti, e non una sconfitta per il Paese che i Giochi dovrà organizzarli (e pagarli). Il precedente italiano non è incoraggiante. Torino 2006 viene ricordata come un' edizione di successo, ben organizzata, emozionante, ma la sua eredità è controversa: il Comune ancora oggi ne paga i debiti e svariati impianti (dal Villaggio olimpico occupato dagli immigrati alla pista da bob abbandonata) si sono rivelati vere e proprie cattedrali nel deserto. Il recupero di quelle strutture era il punto saliente della candidatura piemontese guidata da Chiara Appendino. Torino ieri invece non c'era, esclusa dalla strana creatura Milano-Cortina, stritolata dalla manovra a tenaglia del sindaco Beppe Sala con l'aiuto del leghista Zaia, affossata dai veti interni al Movimento. Proprio i 5 stelle erano i grandi assenti della festa di Losanna: il premier Conte se n'era andato prima dell' annuncio, è rimasto solo il sottosegretario Valente. Saranno altri a godersi questi Giochi: a partire da Malagò, che finalmente ha coronato il suo sogno olimpico. Era diventato quasi un'ossessione, dopo il gran rifiuto di Virginia Raggi a Roma 2024. Lui non si è arreso, ha mollato Roma e puntato su Milano, non ha smesso di crederci nemmeno quando la politica sembrava fargli un altro sgambetto (in autunno le fibrillazioni interne al governo hanno rischiato seriamente di far saltare il progetto). Ora, annuncia, si ricandiderà al Coni: "Questo è il mio mondo e non lo lascio". Soprattutto non lascia le Olimpiadi: Palazzo Chigi potrebbe concedergli la presidenza del Comitato organizzatore. Senza però toccare i fondi: spese e lavori saranno affidati a un amministratore delegato indicato dalla Lega ("abbiamo già in mente il nome di un top manager", dice Giorgetti). Qui lo spirito olimpico c'entra poco. Molti accademici promettono un mirabolante indotto da tre miliardi (tutti ovviamente al Nord), l'analisi costi-benefici assicura un saldo positivo di 185 milioni. Di sicuro secondo il dossier l'evento costerà 1,3 miliardi, di cui 390 milioni per gli impianti. Non è una cifra esorbitante, ma la storia è piena di budget sforati e spese pazze. Uno studio di due economisti dell' Università di Oxford ha ricostruito la spesa storica di 11 edizioni dal 1968 al 2012, riscontrando un aumento medio del 185% rispetto alle previsioni. Come a dire: la manifestazione costerà più del doppio di quanto dichiarato in partenza. Certo, i Giochi invernali sono in scala ridotta rispetto a quelli estivi: comportano meno spese, ma generano anche meno interesse. Non a caso tante candidate autorevoli, da Sion a Calgary, da Innsbruck a Graz, si sono tirate indietro da sole prima dell'assegnazione, quasi tutte per l' esito negativo di un referendum o spaventate dai costi. Era rimasta solo l'Italia, oltre alla povera Svezia. Milano-Cortina vincono, il Paese chissà: i Giochi varranno la candela a patto di rispettare il budget e contenere i costi. Messa su questo piano si può dire che la sfida è persa in partenza: per placare le proteste del M5S e dare il via libera alla candidatura, in autunno la Lega aveva giurato e spergiurato che l'evento sarebbe stato a costo zero per lo Stato. In primavera, al momento di firmare la lettera di garanzia governativa, il premier Conte si è impegnato a pagare gli oneri per la sicurezza. Così rispetto al costo zero iniziale siamo già a quota 400 milioni, mentre il sottosegretario Giorgetti ha aperto a finanziare "progetti specifici sul territorio". E alle Olimpiadi mancano ancora sette anni.

IL PARAGONE NON REGGE. Da Circo Massimo - Radio Capital il 25 giugno 2019. Le Olimpiadi invernali del 2026 sono state assegnate a Milano e Cortina. Dalla cordata qualche mese fa si è ritirata Torino, mentre Roma ha rinunciato alla candidatura per i giochi estivi del 2024: c'è rammarico per le due città amministrate dal Movimento 5 Stelle? "Su Roma sono assolutamente d'accordo con Virginia Raggi. Oltre al carico del turismo, dell'essere Capitale, dell'avere i ministeri, della burocrazia, temo ulteriori eventi speciali di così intenso tenore", risponde a Circo Massimo, su Radio Capital, il senatore 5 stelle Gianluigi Paragone, "Per quanto riguarda Torino, evidentemente non sentivano nelle corde di avere smaltito le tossine delle Olimpiadi invernali passate. So ad esempio che il Villaggio Olimpico di Torino è fonte di molti disagi: è un quartiere di edilizia popolare impopolare e gestito da non si sa chi". L'ex conduttore de "La Gabbia" si dice comunque "felice" per la vittoria italiana: "La cosa incredibile di questi eventi è che devi sempre aspettare che muoia un parente per accaparrarti l'eredità: dobbiamo aspettare modalità straordinarie per fare spesa pubblica ordinaria. Vale per Expo, Olimpiadi, Mondiali, qualsiasi cosa che ti possa permettere di fare infrastrutture pubbliche che portano PIL e non puoi fare nei soliti parametri", dice. Parlando di Roma, non si può non toccare il tema dell'emergenza rifiuti: "Io abito a Varese, ho degli standard più rigidi. Ma è un discorso culturale. So benissimo che qui la gestione dei rifiuti ha per forza di cose disordini e disfunzioni, ma non credo che prima della Raggi si festeggiasse". Per il vicepremier Di Maio, capo politico 5 stelle, chi vuole la crisi ci porta al governo tecnico: "È vero che oggi chi vuole la crisi porta a un governo tecnico, in cui si torna sempre sulle solite ricette che io contesto da una vita", conferma Paragone, "Ma dico anche che gli artigiani e i piccoli imprenditori non chiedono di andare al voto. Penso che il governo vada avanti, non vedo elezioni anticipate, la logica mi impone di dire questo. Ma a volte la politica è illogica...". A proposito della procedura d'infrazione, il senatore dice che "stiamo mitizzando una procedura che è un fatto meramente burocratico e tecnico, i risvolti politici rischiano di essere punitivi solo nella grammatica politica, non in quella finanziaria. Non penso che avrà effetti sui mercati. Negli ultimi venti giorni lo spread si è abbassato sempre di più. E non è stato l'effetto Draghi: abbiamo emesso i ventennali prima dell'annuncio del presidente della BCE, nella stessa ora in cui la Spagna emetteva i decennali: il mercato se li è spazzati, ha comprato tutto", ribatte, "Non abbiamo un problema di mercati. Lo spread, prima ancora dell'annuncio di Draghi, ha avuto un range tra il 220 e il 250, e tenderà sempre di più ad abbassarsi. Abbiamo un problema di tassi negativi, questo è il vero problema. Oggi i mercati paradossalmente non sono un nemico dell'Italia". La proposta di legge per riformare le nomine in Bankitalia passerà? "Penso di sì, poi vedremo la risposta che darà l'Europa, a cui questo modello non piacerà". Nel Movimento, intanto, sembra che i rapporti fra Di Maio e Di Battista si incrinino sempre di più: "Saranno fatti personali. Ma in nessun bar d'Italia si parla di Di Maio e Di Battista". E la flat tax? "Chiamala anche Pippo: io ci sto. Però ci mettiamo anche la galera per gli evasori".

I Lunatici Radio2 il 25 giugno 2019. Luca Zaia è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici", condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, in diretta ogni notte dall'1.30 alle 6.00 del mattino. Il governatore del Veneto ha commentato la vittoria di Cortina e Milano nella corsa alle Olimpiadi del 2026:"Questa è una notte di festa. Lo dice uno che è partito per primo e da solo con queste olimpiadi. Con la candidatura di Cortina, mettendoci dentro delle località sportive del Trentino Alto Adige. Poi c'è stato un grande dibattito a livello nazionale, con il Torino, il Piemonte, la Lombardia. Poi Torino si è defilata e abbiamo fatto l'accordo con Milano. Oggi è una giornata strepitosa. La mia Cortina, il mio Veneto e Milano saranno sede delle Olimpiadi 2026. Abbiamo firmato il contratto e il CIO ci ha annunciato che ci bonificherà 925 milioni di dollari". Sulle rinunce di Roma e Torino: "Roma e Torino si mangiano le mani? Ci sono cinque dita per mano, ne hanno da mangiare. A me spiace. Roma ha perso una grande occasione, aveva le Olimpiadi estive, sarebbero state una cosa strepitosa. Torino non ha voluto partecipare, si è chiamata fuori, quindi oggi le Olimpiadi sono Milano-Cortina. E intanto chiariamo una cosa: i soldi li mettono il Veneto e la Lombardia. C'è una piena collaborazione col Governo. Oggi c'erano Conte, Giorgetti, 200 televisioni e il mondo intero che guardava quella sala che è l'Onu dello sport. Bisogna rivalutare i grandi eventi sportivi per l'Italia e non pensare che siano solo fonti di malaffare e cose cattive". In tanti stanno già salendo sul carro del vincitore: "Ora sono tutti per le Olimpiadi, ma potrei girarvi una rassegna stampa su tutti gli insulti che ho preso quando ho lanciato l'idea dell'Olimpiade a Cortina. E invece oggi ce la portiamo a casa. La forza di Milano era quella di avere Cortina nella candidatura. Lo sport non conosce ideologia politica, mi ha fatto piacere duettare con Sala oggi nella presentazione".

A.R. per “la Stampa” il 25 giugno 2019. Le Olimpiadi targate Lega nascono (almeno per ora) senza l' ultima arrivata tra le regioni governate da Matteo Salvini: il Piemonte. Di sicuro nascono senza Torino, l' unica città governata dal Movimento 5 Stelle che, sfidando la storica ostilità dei grillini ai grandi eventi, si era candidata per tentare il bis del 2006. Ora la situazione si è capovolta e per Chiara Appendino somiglia tanto a una beffa: lei che voleva le Olimpiadi è l' unica tagliata fuori; il Movimento, che non le ha mai volute, adesso sale sul carro del Coni ed esulta insieme con il presidente del Consiglio Conte. La sindaca di Torino si ritrova un po' isolata: fuori da un grande evento internazionale e sorpresa dalla giravolta del suo partito. Eppure tiene il punto: «Ho fatto i complimenti ai sindaci di Milano e Cortina ma non mi pento. Non ho rimpianti: non sarebbe stata una riedizione del 2006 ma qualcosa di molto più ridotto; volevano darci due discipline in un quadro di grande incertezza sulla ripartizione degli oneri finanziari». Torino è fuori da questa avventura per sua scelta (e colpa), per non aver creduto nella candidatura delle Alpi e in un progetto che - in nome di una logica molto più politica che sportiva - cercava di mettere tutti d' accordo: Milano, che doveva essere candidata da sola, la Torino del Movimento 5 Stelle, e soprattutto Veneto e Lombardia, i due colossi leghisti. Appendino non ha voluto accettare questo spezzatino che considerava una riedizione stantia del 2006: poche gare, molta incertezza sulla gestione, troppi rischi (anche economici) per una città molto indebitata. Ora è lei la grande accusata. I suoi avversari l' attaccano, il presidente della Regione Cirio anche, le categorie produttive esprimono rammarico. Matteo Salvini punge perfido: «Mi spiace che qualcuno si sia sfilato perché avrebbero potuto essere le Olimpiadi di tutto l' arco alpino». La sindaca non sembra accusare il colpo, almeno per ora. Guarda avanti: «Abbiamo impiegato tutte le nostre energie in un qualcosa di molto ambizioso e assolutamente nuovo: ospitare le Atp Finals per cinque anni, un evento che ci permette di non generare nuovo debito e, soprattutto, di riutilizzare impianti già esistenti». Gli stessi che il Piemonte ora vorrebbe mettere a disposizione di Milano e Cortina: «L' ho già detto mesi fa: sarebbe naturale valutare l' opportunità di riutilizzarli». Il Cio ha sollevato dubbi su alcuni siti di gara veneti, in particolare la pista da bob di Cortina e Baselga di Pinè, sede del pattinaggio di velocità. Il Piemonte con una spesa di 40 milioni può mettere a disposizione i suoi. Appendino non si metterà di traverso. Ma non si farà nemmeno avanti.

SUICIDIO CAPITALE. Simone Canettieri per “il Messaggero” il 26 giugno 2019. I conti non tornano. Fatto sta che dal breviario della propaganda del M5S viene riesumato anche il «no» a Roma 2024. Scelta rivendicata da Luigi Di Maio, vicepremier e capo politico dei grillini, con questa affermazione: «Nessun giornalista ha evidenziato la profonda differenza tra quello che era il progetto di Roma, a spese dei romani, e quello di Milano, che non prevede un solo euro da parte della città». I fatti però hanno la testa dura. E basta fare una semplice ricerca per ricostruire altro. Il costo dei Giochi nella Capitale venne quantificato in 4 miliardi di euro. Di questi 1,7 miliardi di dollari sarebbero stati messi sul tavolo dal Cio come contributo (in poche parole a fondo perduto). Il Governo (all'epoca era premier Matteo Renzi) avrebbe coperto la parte restante: 2,1 miliardi di euro in sette anni. Cioè dal 2017 al 2024. Ovvero: 300 milioni all'anno. Dunque l'affermazione di queste ore - «progetto a spese dei romani» - è falsa. Nemmeno un centesimo di questo stanziamento sarebbe stato a carico del Comune di Roma. Discorso diverso per i benefici: 70mila posti di lavoro, di cui 17mila definitivi. E proprio l'Università di Tor Vergata, insieme a OpenEconomics, era stata incaricata di provare a valutare non solo i costi dei Giochi di Roma 2024, ma anche i possibili benefici. Per farlo era stato utilizzato un modello messo a punto dalla Banca Mondiale, il «Vane», un acronimo che sta per valore attuale netto economico, una misura che indica la ricchezza finale prodotta dall'investimento nelle Olimpiadi. Nel caso di Roma 2024, il Vane sarebbe stato positivo per quasi 3 miliardi di euro. A fronte di un investimento di 4,2 miliardi, il totale dei benefici economici sarebbe stato di 7,1 miliardi. Per intendersi sarebbe stato come prestare dei soldi ad un tasso del 31,1%. Altra fake news rilanciata ieri sul Blog delle stelle riguarda i debiti storici che Roma ancora paga per i Giochi del 60 per via dei contenziosi degli espropri. È vero che la voce espropri nel debito pregresso è iscritta per 975 milioni di euro, ma il debito residuo che riguarda i giochi del Sessanta, secondo i dati della gestione commissariale, non arriverebbe a 100 mila euro. Una cifra fisiologica, legata ai lunghissimi contenziosi che si legano alle pratiche di esproprio. Infine, sempre per onor di verità, Raggi all'epoca incentrò il suo ragionamento citando uno studio dell'Università di Oxford nel quale sono stati calcolati gli extra-costi sostenuti dai Paesi che hanno ospitato i Giochi. In realtà oggi, con l'Agenda 2020, le cose sono ancora cambiate. Il Cio non premia più i mega progetti, ma quelle città che hanno bisogno di pochi investimenti perché hanno la possibilità di sfruttare strutture già esistenti, magari soltanto da rimettere a nuovo. Il presidente del Coni Giovanni Malagò pensando a quella ferita che ancora brucia spiega sempre: «Raggi nemmeno mi ricevette e non guardò il dossier». Infatti, quel 22 settembre del 2016 la sindaca fece attendere invano il presidente del Coni in una stanza del Campidoglio: lei non c'era si trovava a pranzo con i collaboratori in una trattoria nei pressi di Termini. E, dopo aver gustato un piatto di minestrone, andò in conferenza stampa: «Dire sì ai Giochi sarebbe da irresponsabili».

QUANDO LA RAGGI RINUNCIO' ALLE OLIMPIADI. Davide Desario per leggo.it il 25 giugno 2019. L'Italia si è aggiudicata i Giochi invernali del 2026. L'Italia tutta gioisce, quasi incredula. Perché ormai, bisogna ammetterlo, ci eravamo disabituati a vincere. Anzi, ci eravamo addirittura abituati a non partecipare. Come è accaduto con la rinuncia voluta dai Cinque Stelle alla candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024. Due anni fa, infatti, la sindaca Virginia Raggi e i suoi sodali dissero «No» perché temevano che poi i fondi sarebbero stati sperperati o magari avrebbero dato la stura a nuove ondate di corruzione e illegalità. Ma non solo: la sindaca disse che prima di occuparsi dello straordinario, come le Olimpiadi, era doveroso far funzionare l'ordinario. Ora, tutti coloro che vivono o transitano per la Capitale possono verificare con i loro occhi come la Giunta Raggi si sia occupata dell'ordinaria amministrazione. La raccolta dei rifiuti funziona? Bus e Metro sono efficienti? Il verde pubblico è curato? E quanti sono gli uomini di fiducia M5s finiti sotto inchiesta o in carcere pur senza appalti Olimpici? Ieri, non contenta, la Raggi ha twittato: «Complimenti a tutti coloro che hanno lavorato per questo risultato. Congratulazioni ai colleghi sindaci Sala e Ghedina, buon lavoro». L'ha scritto. Giuro che l'ha scritto. La beffa, dopo il danno. Un danno a Roma ma a tutta Italia. Perché se vince Milano siamo tutti contenti. Se perde Roma, e cresce il divario tra Nord e Sud, dobbiamo essere tutti delusi e preoccupati.

SMACCO CAPITALE. Da repubblica.it il 25 giugno 2019. La sindaca di Roma Virginia Raggi ha commentato all'agenzia Dire l'assegnazione a Milano-Cortina delle Olimpiadi e paralimpiadi invernali del 2026: "I miei complimenti a Milano e Cortina. In tema di coerenza ribadisco che le due condizioni sono assolutamente diverse e quindi Roma non poteva e non può ancora permettersi un evento del genere, avendo 13 miliardi di debiti".

Giorgia Baroncini per il Giornale il 25 giugno 2019. "Noi siamo i perdenti perché non abbiamo mai voluto le Olimpiadi a Roma per il 2024 e alla Lega sono dei vincenti perché hanno ottenuto quelle invernali del 2026 a Milano e Cortina". È quanto si legge sul Blog del MoVimento 5 Stelle all'indomani dell'assegnazione dei giochi olimpici 2026 a Milano-Cortina. I grillini non ci stanno a passare per quelli sconfitti e così tirano fuori un post pubblicato da Matteo Salvini, in cui il leader della Lega critica la proposta delle Olimpiadi 2024 a Roma. "Bene, ecco le parole di Salvini in un post del 2016 - continua lo spiegone stellato -: 'Renzi propone le OLIMPIADI A ROMA nel 2024. Per me è una FOLLIA, sarebbe l'Olimpiade dello Spreco. Sarebbe utile che il fenomeno di Firenze pensasse alle migliaia di società sportive dilettantistiche italiane, che fanno fare sport a tantissimi bambini e che rischiano di chiudere per colpa dello Stato, invece di fantasticare su improbabili Olimpiadi. Senza contare tutti i debiti e gli sprechi del passato e del presente. Tirino fuori i soldi per sistemare strade, scuole e ospedali. E poi ripensino alle Olimpiadi.... Siete d'accordo con me o con Renzi?'". "Nel progetto romano del Coni - prosegue il post - la stima dei costi da sostenere era di circa 5,3 miliardi di euro. Di questi investimenti tra CIO, sponsor e merchandising sapete quanto sarebbe stato recuperato secondo il prospetto finanziario realizzato? Solamente 3,2 miliardi. In pratica c'erano altri 2 miliardi di euro che sarebbero stati pagati dai romani! A questi, inoltre, andavano aggiunte altre spese non conteggiate che doveva sostenere sempre il Comune". "Per quale fine? - continuano i pentastellati - Parliamo di un comune, quello di Roma, che si ritrovava sulle spalle già 11 miliardi di debito lasciato in eredità dalle precedenti amministrazioni. Insomma, agli 11 miliardi ne sarebbero stati aggiunti almeno altri 2 di scoperto. Ribadiamo: soldi a carico degli italiani. Vi sembra normale? A noi no! Saremmo dovuti essere davvero dei folli ad accettare la candidatura per il 2024". "Anche la Lega si scagliò, contro l’idea dell’allora presidente del consiglio Matteo Renzi. Ma oggi i giornali si dimenticano di questo piccolo particolare e attaccano solo il MoVimento", sottolineano dal blog. Mentre, come ricorda Repubblica, il Blog delle Stelle rivendicava la bontà del suo "no" alle olimpiadi di Roma, la pagina ufficiale del movimento della Lombardia inneggiava a quelle di Milano-Cortina. Il post esaltava l'assegnazione dei giochi invernali, etichettandola come una vittoria del M5S. Ma qualcosa deve essere andato storto visto che il messaggio è stato subito dopo rimosso dai social.

I tedofori. Report Rai PUNTATA DEL 25/11/2019 Claudia Di Pasquale, collaborazione di Giulia Sabella e Lorenzo Vendemiale. Lo scorso 24 giugno il sogno olimpico è diventato realtà, le Olimpiadi invernali del 2026 sono state assegnate alla coppia vincente Milano-Cortina, che ha sbaragliato la Svezia grazie al suo dossier di candidatura. Quelle di Milano-Cortina promettono infatti di essere delle Olimpiadi low cost, in grado di portare enormi benefici sul territorio. Si prevedono 400 milioni di euro di investimenti per realizzare gli impianti e i villaggi olimpici, 1 miliardo e 400 milioni di euro per l'organizzazione dell'evento sportivo, e un indotto superiore ai 2 miliardi. Ma possiamo fidarci di queste previsioni? Quali sono gli obblighi richiesti all'Italia dal Comitato Olimpico Internazionale? Se i conti alla fine non dovessero tornare chi paga?

I TEDOFORI di Claudia Di Pasquale collaborazione Giulia Sabella – Lorenzo Vendemiale. SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO È un po’ come nelle Olimpiadi. Ecco, quella invernale del 2026 l’abbiamo vinta noi, se l’è aggiudicata il duo Milano-Cortina. E anche qui c’è chi partecipa e vince sempre a prescindere dalle medaglie. C’è stimato un investimento intorno ai 350 milioni di euro, un costo per la gestione, per l’organizzazione di oltre 1 miliardo di euro, un indotto di circa 2 miliardi di euro. Ecco, ma come funziona l’assegnazione di una olimpiade? Il CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, un ente privato con sede in Svizzera a Losanna, chiede: chi è che vuole partecipare alle mie Olimpiadi? E i Paesi interessati preparano un dossier. Dentro ci infilano i luoghi, lo stato degli impianti, i costi e i benefici e, se sono convincenti, portano le Olimpiadi a casa. A quel punto si mettono in moto due enti: un’agenzia pubblica che con denaro pubblico deve occuparsi di realizzare le infrastrutture, le opere per lo svolgimento regolare delle Olimpiadi; l’altro è un ente privato, il Comitato Organizzatore Olimpico. A capo c’è il Presidente del Coni Giovanni Malagò, l’amministratore delegato designato Vincenzo Novari. Ecco, sono i manager di una fondazione privata che vive di denaro privato, quindi quello degli sponsor, della biglietteria, dei diritti televisivi. Ma se poi le cose vanno male chi paga? La nostra Claudia Di Pasquale ha incontrato i protagonisti, quelli che hanno portato la fiamma olimpica qui in Italia.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Losanna, 24 giugno 2019. Sede del Comitato Olimpico Internazionale. La coppia MilanoCortina vince le Olimpiadi invernali del 2026.

GIOVANNI MALAGÒ (CONFERENZA STAMPA) Sono veramente emozionato, questo è un risultato molto importante.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO A festeggiare quel giorno a Losanna c'era anche tutta la vecchia guardia, come Evelina Christillin, amica di famiglia degli Agnelli. In passato si è occupata anche delle Olimpiadi di Torino 2006.

CLAUDIA DI PASQUALE Cosa fa di bello oggi invece?

EVELINA CHRISTILLIN – EX VICEPRESIDENTE COMITATO ORGANIZZATORE TORINO 2006 Faccio il Presidente del museo egizio, sono consigliere di Crédit Agricole Italia, di una banca, faccio parte del board della Ryder Cup per rimanere nello sport e del board della FIFA.

CLAUDIA DI PASQUALE Suo marito è il Presidente di Generali. Era anche lui presente a Losanna?

EVELINA CHRISTILLIN – EX VICEPRESIDENTE COMITATO ORGANIZZATORE TORINO 2006 Sì.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO A Losanna non poteva mancare Mario Pescante, membro onorario del Comitato Olimpico Internazionale, ex politico di Forza Italia e da sempre ai vertici dello sport italiano.

MARIO PESCANTE - MEMBRO ONORIARIO COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE Ex presidente del Coni, vicepresidente del CIO. Sono stato parlamentare per 12, 13, 14 anni, ma soprattutto ex atleta modestissimo.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Anche Franco Carraro, in qualità di membro del CIO, ha seguito la candidatura di Milano - Cortina.

CLAUDIA DI PASQUALE Lei ha avuto un ruolo anche per le Olimpiadi di Torino 2006.

FRANCO CARRARO – MEMBRO COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE Io ho avuto lo stesso ruolo che ho avuto questa volta e cioè dare una mano a mettere in piedi la candidatura e poi fare la lobby necessaria per cercare di favorire.

CLAUDIA DI PASQUALE Lei è da 50 anni ai vertici dello sport italiano.

FRANCO CARRARO - MEMBRO COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE Presidente del Milan, presidente della Lega Calcio, presidente del settore tecnico, presidente della Federcalcio, poi sono stato presidente del CONI, poi ho fatto il Ministro del Turismo e dello Spettacolo, poi ho fatto il sindaco di Roma, poi ho fatto il presidente di Impregilo, poi ho fatto il presidente di Medio Credito Centrale, sono stato vice presidente dell’Alitalia.

CLAUDIA DI PASQUALE Per tutti questi suoi incarichi è stato definito “il poltronissimo”. Le dà fastidio questo soprannome?

FRANCO CARRARO - MEMBRO COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE È la verità e ognuno lo definisce come gli pare.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Giovanni Malagò nasce come commerciante di auto di lusso. È stato Presidente del Circolo Canottieri Aniene – ritrovo di politici, imprenditori e banchieri – e socio del figlio di Susanna Agnelli. A Roma lo ricordano per avere presieduto il comitato organizzatore dei mondiali di nuoto del 2009, simbolo di inefficienze e sprechi, come la Vela di Calatrava, rimasta incompiuta e abbandonata o il polo natatorio di Valco San Paolo, oggi ridotto così.

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Scusi se glielo dico. È stato in assoluto il più grande successo sportivo da quando sono stati…

CLAUDIA DI PASQUALE …i Mondiali di nuoto?

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Eh sì. A livello sportivo… Ne parli con un nuotatore, parli con un giudice, parli con un tecnico, parli con uno sponsor.

CLAUDIA DI PASQUALE Mi risulta che il Comitato dei Mondiali di nuoto ha chiuso con un passivo di 8 milioni e 6. GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Se lei vuole investire e fare qualcosa di più e di diverso rispetto a quello che lei inizialmente voleva fare, è una scelta degli azionisti che rappresentavano al 100% tutto il consiglio di amministrazione.

CLAUDIA DI PASQUALE Chi ha pagato poi quei soldi?

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI La Federazione Italiana Nuoto e il Comune.

CLAUDIA DI PASQUALE Quindi i soldi poi li ha messi il Comune?

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Non so se ancora li ha finiti di mettere, questo lo devo andare ancora a controllare.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Oggi Malagò è il Presidente del Comitato organizzatore delle Olimpiadi di Milano-Cortina del 2026. L'amministratore del Comitato invece è stato designato pochi giorni fa al Ministero dello Sport.

VINCENZO SPADAFORA – MINISTRO PER LO SPORT Siamo tutti unanimi, presidenti di Regione, sindaci, presidenti delle Province, Presidente Malagò, nel designare al comitato organizzatore, la fondazione che sarà costituita a breve, il nome di Vincenzo Novari come CEO delle Olimpiadi.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Vincenzo Novari è un top manager. Per sedici anni ha amministrato la Tre, la compagnia telefonica finanziata dai cinesi. Negli anni della sua gestione il gruppo ha accumulato complessivamente anno per anno perdite per 9 miliardi. Nel 2016 ha fondato una società di consulenza per i cinesi che investono in Italia.

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Non le nascondo che i cinesi sicuramente sono molto interessati a investire sulle Olimpiadi in casa nostra.

CLAUDIA DI PASQUALE Va be’, allora non è casuale il ruolo di Novari, scusi. Cioè, è lui che porta i cinesi in Italia.

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Mah, guardi, lei dice che non è casuale. È sicuramente uno, diciamo, dei valori aggiunti che aveva la candidatura di Novari, questo sì.

CLAUDIA DI PASQUALE Vincenzo Novari è la stessa persona – non so se lo sa – che ha fatto causa a Report.

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Veramente?

CLAUDIA DI PASQUALE Per soli 137 milioni di euro, però l'ha persa.

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI 137 milioni?

CLAUDIA DI PASQUALE Alla Gabanelli.

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Ma sarà stato in lire.

CLAUDIA DI PASQUALE No. Per un'inchiesta del 2006 sulla Tre.

GIOVANNI MALAGO’ PRESIDENTE CONI Porca miseria.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Porca miseria. Ha detto bene perché altrimenti poveri noi. Insomma, è andata bene però anche al manager del comitato organizzatore, Vincenzo Novari. Prenderà un compenso di circa 400 mila euro. Chissà se ha avuto anche un peso quel valore aggiunto che gli viene riconosciuto anche da Malagò per il fatto che ha dei rapporti con gli investitori cinesi, quelli che vogliono investire sulle Olimpiadi Milano-Cortina. Ecco, quello che è certo è che comunque i nostri organizzatori sono stati bravi e tra gli elementi persuasivi hanno anche infilato nel dossier il fatto che si plasmeranno, si ispireranno a un modello da seguire, quello delle Olimpiadi invernali Torino 2006. Modello da seguire…

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO I XX Giochi Olimpici invernali di Torino 2006 sono durati 16 giorni e in totale sono costati circa 4 miliardi di euro.

EVELINA CHRISTILLIN – EX VICEPRESIDENTE COMITATO ORGANIZZATORE TORINO 2006 Sono stata Presidente del Comitato di candidatura delle Olimpiadi di Torino 2006 e poi Vice Presidente vicario del Comitato organizzatore, quindi nove anni di vita olimpica.

CLAUDIA DI PASQUALE Nel dossier di candidatura per Milano-Cortina è proprio scritto nero su bianco che la governance che sarà decisa ricalcherà quella di Torino.

EVELINA CHRISTILLIN – EX VICEPRESIDENTE COMITATO ORGANIZZATORE TORINO 2006 Beh, mi fa piacere perché allora vuol dire che non abbiamo proprio lavorato male.

 CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Il Comitato organizzatore di Torino si chiamava Toroc ed era un ente di natura privatistica che in base alla legge olimpica non poteva ricevere fondi pubblici.

EVELINA CHRISTILLIN – EX VICEPRESIDENTE COMITATO ORGANIZZATORE TORINO 2006 Il Comitato organizzatore è stato finanziato completamente da denari privati, quindi da diritti televisivi, sponsorizzazioni, merchandising e biglietteria.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Due anni prima però dei giochi il Toroc, cioè il Comitato, si ritrova con un presunto buco di bilancio di 160-180 milioni di euro. È così che allora il governo nomina come commissario Mario Pescante.

CLAUDIA DI PASQUALE Come è riuscito a coprire il buco, di fatto?

MARIO PESCANTE – MEMBRO ONORARIO COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE Adesso mi chiede atti contabili di 13 anni fa! Io ho fatto il mio dovere da commissario, sono andato al governo. E il governo ha trovato la soluzione di far amministrare certi servizi dallo Stato.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO La soluzione trovata allora dal governo Berlusconi fu quella di trasferire alcune attività del Comitato organizzatore alla società Italia Evolution, finanziata con 112 milioni di euro di soldi pubblici e controllata dalla società Sviluppo Italia, a sua volta partecipata dal Ministero dell’Economia.

TOMMASO PORTALURI – PRESIDENTE CENTRO RICERCA CEST Ci sono fondi statali che vengono dati a un ente privato, ma a partecipazione statale per via indiretta. In questo modo non c’è formalmente un passaggio dal Ministero che sarebbe stato contra legem.

CLAUDIA DI PASQUALE Io ho compreso che allora fu costituita una società da parte di Sviluppo Italia: Italia Evolution. Però fu il governo a dare i soldi a questa società.

FRANCO FRATTINI – EX MINISTRO ESTERI CON DELEGA ALLE OLIMPIADI TORINO 2006 Sicuramente, ma non ricordo, ripeto, come il meccanismo funzionò perché queste cose, ripeto, le fanno anche molto a livello tecnico.

MARIO PESCANTE – MEMBRO ONORARIO COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE Guardi, vorrei essere sincero. Io di questa Italia Evolution, da sottosegretario e da sovraintendente, forse esisteva, ma devo dire…

CLAUDIA DI PASQUALE Non se la ricorda.

MARIO PESCANTE – MEMBRO ONORARIO COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE No, non solo, ma io mi occupavo della parte tecnica.

CLAUDIA DI PASQUALE A Torino si trova, diciamo, un escamotage per evitare che i conti del comitato organizzatore…

FRANCO CARRARO – MEMBRO COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE Lei fa delle affermazioni che io non sono in grado di controllare se sono veritiere, pertanto non rispondo.

CLAUDIA DI PASQUALE No, aspetti, non si ricorda che il comitato organizzatore ebbe dei problemi?

FRANCO CARRARO – MEMBRO COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE Io so che ha avuto dei problemi, ma lei mi fa delle cifre nel dettaglio che io non sono stato in grado, che non sono in grado di controllare, pertanto non rispondo.

EVELINA CHRISTILLIN – EX VICEPRESIDENTE COMITATO ORGANIZZATORE TORINO 2006 Il ruolo di Sviluppo Italia fu quello di garantire una parte di denari che attraverso le sponsorizzazioni non erano arrivati.

CLAUDIA DI PASQUALE Cioè queste esternalizzazioni sono state l’escamotage utilizzato per far sì che il comitato organizzatore non ricevesse direttamente dei soldi pubblici, visto che non li poteva ricevere. EVELINA CHRISTILLIN – EX VICEPRESIDENTE COMITATO ORGANIZZATORE TORINO 2006 Sì, esatto.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Allora anche il comune di Torino fece la sua parte per garantire al comitato organizzatore di non avere nessun buco di bilancio.

SERGIO CHIAMPARINO – EX SINDACO TORINO Per fare questo la città di Torino si fece carico di una parte dei costi che teoricamente avrebbero dovuti essersi fatti, diciamo essere compresi nel bilancio Toroc di all’incirca 250 milioni per l’organizzazione dei trasporti, per l’organizzazione di una serie di attività strettamente legate allo svolgimento dei giochi.

CLAUDIA DI PASQUALE Ufficialmente il Toroc non poteva avere dei finanziamenti pubblici.

SERGIO CHIAMPARINO – EX SINDACO TORINO Esatto. Di fatto li ha ricevuti anche se, ripeto, sotto forma di attività che sono state trasferite.

CLAUDIA DI PASQUALE Quindi se il comitato organizzatore ha un deficit è il pubblico che deve pagarlo, giusto?

FRANCO CARRARO – MEMBRO COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE È L’Italia che lo deve pagare.

MARIO PESCANTE – MEMBRO ONORARIO COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE Lo trova nel contratto di Milano e di Cortina.

Il CIO chiede: chi è che paga questo? In genere quando c’è la firma dello Stato, la garanzia è lo Stato.

CLAUDIA DI PASQUALE Il comitato organizzatore è un ente di diritto privato.

GIOVANNI MALAGÒ – PRESIDENTE CONI Sì, una fondazione, sì. Di diritto privato, esattamente. CLAUDIA DI PASQUALE Può ricevere fondi pubblici?

GIOVANNI MALAGÒ – PRESIDENTE CONI No, non può, no.

CLAUDIA DI PASQUALE Nel caso in cui il comitato organizzatore dovesse avere un disavanzo, chi paga?

GIOVANNI MALAGÒ – PRESIDENTE CONI C'è la garanzia delle due regioni.

CLAUDIA DI PASQUALE Lombardia e Veneto?

GIOVANNI MALAGÒ – PRESIDENTE CONI Sì, assolutamente.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Pagheranno i cittadini cioè di Veneto e Lombardia. Saranno felici di saperlo. Però che cosa è successo? Che il comitato organizzatore delle Olimpiadi Torino 2006 ad un certo punto stima un possibile buco di bilancio di 180 milioni di euro. Solo è un ente privato, non può contare sul supporto pubblico. Che cosa fanno? Trovano l’escamotage. Istituiscono una società ad hoc che si accolla alcuni servizi e la istituisce “Sviluppo Italia”, società partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che ci mette i soldi. Altri 250 milioni invece se li accolla il comune di Torino in servizi ed è per questo che la povera sindaca Appendino sta ancora facendo i conti, sta passando ancora i guai. Carraro e Pescante invece dicono “guardate che è normale che se vanno male le cose paghino i cittadini, è scritto nel contratto con il CIO, con il Comitato Olimpico Internazionale. Ecco, e per questo è importante sapere come sono andate le cose: per prevenire. Intanto dobbiamo sapere che, per quello che riguarda le Olimpiadi MilanoCortina, ci sarà un’agenzia che si occuperà di costruire le infrastrutture. Quelle di Torino 2006 come sono state realizzate? Per questo si era pensato anche di istituire un ente, “Agenzia Torino 2006”. Solo che, se le Olimpiadi durano 16 giorni, invece le rogne olimpiche sono come un diamante.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Andiamo allora a vedere come stanno messi a distanza di 13 anni gli impianti di Torino 2006. Qui per esempio siamo a Sauze d'Oulx e questa è l'area dove è stata realizzata la pista di freestyle. L'impianto è costato allora 9 milioni di euro, ma oggi non c’è più nulla.

MAURO MENEGUZZI – SINDACO DI SAUZE D’OULX (TO) Il Comune si è fatto carico degli smantellamenti delle opere più grosse, perché stavano oggettivamente crollando.

CLAUDIA DI PASQUALE Questo comunque è un buon sito per fare attività sportive invernali?

MAURO MENEGUZZI – SINDACO DI SAUZE D’OULX (TO) No, assolutamente. È esposto completamente a sud-ovest, per cui la neve tende a sciogliere molto molto in fretta. Coprire questo sito di neve artificiale ha dei costi che sono insostenibili.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO A Bardonecchia si trova invece l'impianto olimpico di Half Pipe. Oggi viene usato solo d'estate come scivolo per bambini. Alle olimpiadi di Torino 2006 appariva così.

FRANCESCO AVATO – SINDACO BARDONECCHIA (TO) – FONDAZIONE XX MARZO 2006 Non è stato più utilizzato. Le ultime gare di Coppa del Mondo sono state fatte nel 2011 a marzo. Anche perché oggi si scia su impianti più grandi.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Anche l’impianto olimpico per le gare di biathlon è rimasto per anni inutilizzato. Si trova a Cesana Torinese e oggi si presenta così.

ROBERTO SERRA – EX SINDACO CESANA TORINESE (TO) Esattamente siamo al centro del poligono di tiro, che lo vede che è stato un po’ trasformato. È diventato, sono diventati campi da tennis.

CLAUDIA DI PASQUALE Quanto è costato il campo di biathlon?

ROBERTO SERRA – EX SINDACO CESANA TORINESE (TO) 24 milioni di euro.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO A Pragelato invece l’impianto olimpico per il salto è costato 34 milioni di euro. Per realizzarlo sono stati abbattuti centinaia di larici e sbancate 70mila tonnellate di roccia. Oggi però i trampolini appaiono vandalizzati.

CLAUDIO SALVAI – ASSESSORE TURISMO E SPORT COMUNE DI PRAGELATO (TO) Per manutenere questi impianti ci vanno 250mila euro all’anno circa e quindi è stato deciso di chiuderli.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Eppure per garantire la gestione post-olimpica dell'impianto, erano stati costruiti accanto ai due trampolini olimpici altri tre trampolini più piccoli allo scopo di creare una scuola di salto. Anche questi però oggi sono fermi.

CLAUDIA DI PASQUALE Che costo avrebbe smantellarli?

CLAUDIO SALVAI – ASSESSORE TURISMO E SPORT COMUNE DI PRAGELATO (TO) Sotto questo tappeto verde che noi vediamo ci sono tonnellate di cemento, quindi i costi secondo me potrebbero aggirarsi tra i 5 e i 7 milioni di euro.

ALBERTO CIRIO – PRESIDENTE REGIONE PIEMONTE Guardi, noi stiamo facendo una verifica dello stato dell’arte di questi impianti. Noi da quando ci siamo insediati abbiamo un assessore che ha una delega che si chiama “post olimpico”, specificatamente. CLAUDIA DI PASQUALE Ancora oggi, nel 2019?

ALBERTO CIRIO – PRESIDENTE REGIONE PIEMONTE Eh, per forza.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Non solo la Regione Piemonte ha un assessore con delega al post olimpico. Ma ancora oggi esiste la cosiddetta “Agenzia Torino 2006”, l’ente creato nel lontano 2000 con una legge dello Stato per realizzare gli impianti olimpici. A dirigerla c'è l'ingegnere Domenico Arcidiacono.

DOMENICO ARCIDIACONO – EX PRESIDENTE E COMMISSARIO LIQUIDATORE AGENZIA TORINO 2006 L’agenzia ha chiuso alla fine del 2007.

CLAUDIA DI PASQUALE Ok, noi siamo però dentro la sede dell’Agenzia oggi.

DOMENICO ARCIDIACONO – EX PRESIDENTE E COMMISSARIO LIQUIDATORE AGENZIA TORINO 2006 Sì, siamo dal liquidatore dell’agenzia.

CLAUDIA DI PASQUALE L’agenzia è ancora oggi in liquidazione.

DOMENICO ARCIDIACONO – EX PRESIDENTE E COMMISSARIO LIQUIDATORE AGENZIA TORINO 2006 È ancora oggi in liquidazione.

CLAUDIA DI PASQUALE In sostanza se uno volesse dire da quanti anni lei si occupa dell’agenzia?

DOMENICO ARCIDIACONO – EX PRESIDENTE E COMMISSARIO LIQUIDATORE AGENZIA TORINO 2006 Se le faccio vedere la fotografia si spaventa. Avevo vent’anni meno.

CLAUDIA DI PASQUALE È infinita quest’agenzia di Torino 2006.

DOMENICO ARCIDIACONO – EX PRESIDENTE E COMMISSARIO LIQUIDATORE AGENZIA TORINO 2006 Noi stiamo andando avanti per anni, anni e anni, ma non bruciamo soldi.

CLAUDIA DI PASQUALE Quanto costa ogni anno l’agenzia ora che è in liquidazione ed è stato ridotto il personale?

DOMENICO ARCIDIACONO – EX PRESIDENTE E COMMISSARIO LIQUIDATORE AGENZIA TORINO 2006 Intorno ai 600mila euro.

CLAUDIA DI PASQUALE Posso chiederle lei quanto prende come stipendio?

DOMENICO ARCIDIACONO – EX PRESIDENTE E COMMISSARIO LIQUIDATORE AGENZIA TORINO 2006 Come liquidatore ho 100mila lordi.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Finite le Olimpiadi, l'Agenzia Torino 2006 ha seguito i contenziosi lasciati dai giochi. Prima si è occupata delle gare d'appalto per costruire le opere olimpiche e ha speso 1 miliardo e 600 milioni di euro. Il budget iniziale previsto però dal governo era la metà: 843 milioni. DOMENICO ARCIDIACONO – EX PRESIDENTE E COMMISSARIO LIQUIDATORE AGENZIA TORINO 2006 È costato di più rispetto a cosa?

CLAUDIA DI PASQUALE Rispetto alle stime iniziali.

DOMENICO ARCIDIACONO – EX PRESIDENTE E COMMISSARIO LIQUIDATORE AGENZIA TORINO 2006 Succede dappertutto, è normale. Ma una cosa è giocare a prendere le Olimpiadi, l’altra cosa è poi realizzare le opere.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Una delle principali opere realizzate dall'Agenzia è la pista di bob a Cesana Torinese, è lunga 1400 metri ed è esposta a sud. Per realizzarla sono stati disboscati ettari. Per creare il ghiaccio, sotto al cemento scorrevano 48mila litri di ammoniaca.

CLAUDIA DI PASQUALE Quanto è costato questo impianto?

ROBERTO SERRA – EX SINDACO DI CESANA TORINESE (TO) A consuntivo siamo a 107-110 Milioni di euro, da un preventivo iniziale di 60.

CLAUDIA DI PASQUALE Quanto è stata usata dopo le Olimpiadi questa pista?

ROBERTO SERRA – EX SINDACO DI CESANA TORINESE (TO) Abbiamo fatto due gare di bob e mi pare una o due, un paio di slittino.

CLAUDIA DI PASQUALE L’ultima gara a quando risale?

ROBERTO SERRA – EX SINDACO DI CESANA TORINESE (TO) 2011.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO In questi anni la pista è stata più volte vandalizzata. Per ripristinarla oggi servirebbero 34 milioni di euro, per smantellarla invece ce ne vogliono 16. Sembrano lontani i tempi in cui qui vinceva il campione italiano di slittino Armin Zoeggeler.

ROBERTO SERRA – EX SINDACO DI CESANA TORINESE (TO) Sono spariti tutti. Comincio da dire dai politici, che sono venuti e mi hanno convinto e questo anche io ho dovuto convincere i miei concittadini sulla validità del bob. Ho avuto gente che si è incatenata alle colonne del Comune.

CLAUDIA DI PASQUALE Cioè lei ha dovuto convincere i suoi cittadini che la pista di bob era una cosa buona?

ROBERTO SERRA – EX SINDACO DI CESANA TORINESE (TO) Che avrebbe sviluppato ulteriormente il turismo, perché avrebbe generato posti di lavoro e quant’altro. Io questo me lo hanno detto e hanno nome e cognome questi politici.

CLAUDIA DI PASQUALE Chi sono questi politici?

ROBERTO SERRA – EX SINDACO DI CESANA TORINESE (TO) Allora. Frattini: era allora ministro incaricato per le Olimpiadi; Chiamparino, che era il sindaco di Torino che ha sottoscritto l’impegno col CIO.

SERGIO CHIAMPARINO – EX SINDACO TORINO Eravamo tutti a favore dell’impianto di bob perché siamo stati obbligati a farlo. Io mi ricordo sempre l’incontro che facemmo con l’allora ministro Frattini che era il responsabile delle Olimpiadi per il governo Berlusconi, in cui noi cercammo di sostenere l’utilizzo dell’impianto di Albertville in Francia. Ci fu detto che essendo Olimpiadi fatte in Italia non si poteva utilizzare un impianto in Francia.

FRANCO FRATTINI – EX MINISTRO DEGLI ESTERI CON DELEGA ALLE OLIMPIADI TORINO 2006 Io lì francamente dissi: “signori, un’Olimpiade italiana non può essere un’Olimpiade italo-francese”.

CLAUDIA DI PASQUALE Fu proprio lei a decidere che la pista di bob fosse realizzata a Cesana Torinese?

FRANCO FRATTINI – EX MINISTRO DEGLI ESTERI CON DELEGA ALLE OLIMPIADI TORINO 2006 Io facevo il coordinamento del Governo. Lì è il comitato organizzatore che decide in questi casi.

EVELINA CHRISTILLIN – EX VICEPRESIDENTE COMITATO ORGANIZZATORE TORINO 2006 Ma io non ero l’unica che decidesse, ovviamente eravamo in sei nel comitato.

CLAUDIA DI PASQUALE Fu favorevole poi alla sua realizzazione a Cesana Torinese o no?

EVELINA CHRISTILLIN – EX VICEPRESIDENTE COMITATO ORGANIZZATORE TORINO 2006 Era una scelta obbligata. Non la più felice, anche perché quel versante è completamente esposto a sud, quindi...

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Quindi la neve si scioglie facilmente. Tuttavia, le federazioni sportive avevano promesso che la pista di bob di Cesana sarebbe stata trasformata nella Coverciano della neve.

FRANCO CARRARO – MEMBRO COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE Erano impegni impossibili da realizzare. Perché? Perché i praticanti del bob, dello slittino e dello skeleton sono pochi, per cui non puoi fare la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

CLAUDIA DI PASQUALE Quindi anche prima di costruire questi impianti si sapeva già che non avrebbero funzionato.

FRANCO CARRARO – MEMBRO COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE Sì, brava, brava.

CLAUDIA DI PASQUALE Sì, insomma, i politici di allora hanno preso un po’ in giro le persone, mi sta dicendo.

FRANCO CARRARO – MEMBRO COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE No, diciamo, si è indorata la pillola.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Simpatico Carraro. Solo che viene da pensare che, più che la pillola, qua si è cercato di indorare una supposta, almeno per il pubblico. Oggi che il prezzo lo abbiamo pagato, i politici fanno “coming out”. Lo fanno perché su quella pista di bob si sono svolte solo quattro gare. Lo sa anche un bambino che se metti il giaccio a sud si scioglie più velocemente. Potevamo scegliere una pista in Francia, solo che sembrava un affronto perdere l’italianità. Abbiamo preferito invece perdere denaro pubblico. Ecco, “una cosa è gareggiare per vincere le Olimpiadi, un’altra cosa è realizzarle”. Questa è la perla di saggezza del capo dell’ente pubblico, dell’Agenzia Torino 2006. Aveva i pantaloni corti quando l’ha inaugurata, è in liquidazione da circa 12 anni e ci costa, solo per dirimere le questioni legali, circa 600 mila euro ogni anno. E pensare che per gestire il post Olimpiadi si era anche costituita una fondazione: “20 marzo 2006”. I partecipanti erano Comune, Regione, Provincia e Coni. Solo che ha partorito un’altra società misto pubblico-privata chiamata “Parcolimpico”. Ha preso10 impianti, chiavi in mano glieli ha consegnati per una gestione trentennale. Ecco, chi sono i privati?

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO All’indomani delle Olimpiadi è stato persino creato un ente per garantire la gestione manutenzione degli impianti, la cosiddetta “Fondazione 20 marzo 2006”, oggi presieduta dal sindaco di Bardonecchia.

CLAUDIA DI PASQUALE L’impianto di bob, lo stadio del salto di Pragelato, sono comunque un po’ delle cattedrali nel deserto, in stato di abbandono.

FRANCESCO AVATO – SINDACO BARDONECCHIA (TO) - FONDAZIONE XX MARZO Non è corretto dire che siano in stato di abbandono, perché sono custodite entrambe.

CLAUDIA DI PASQUALE Ma non c’è un custode. Cioè, non c’è nessuno lì.

FRANCESCO AVATO – SINDACO BARDONECCHIA (TO) - FONDAZIONE XX MARZO No, no, no. Esistono, certo, esistono dei servizi di custodia, certo, in particolar modo sul bob lei non può non vederli se ci va. CLAUDIA DI PASQUALE Io ho visto delle capre davanti.

FRANCESCO AVATO – SINDACO BARDONECCHIA (TO) - FONDAZIONE XX MARZO Vuol dire che l’economia montana funziona.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Quello che funziona veramente è il Pala Alpitour di Torino, costruito per ospitare le gare olimpiche di hockey; è costato 109 milioni di euro. Oggi ospita eventi e concerti ed è gestito dalla società Parcolimpico. Dentro ci sono la stessa “Fondazione 20 marzo 2006”, la multinazionale americana Live Nation e la torinese Set Up.

CLAUDIA DI PASQUALE Set Up, la conosce?

FRANCESCO AVATO – SINDACO BARDONECCHIA (TO) - FONDAZIONE XX MARZO Sì, certo, è una società torinese.

CLAUDIA DI PASQUALE Che però è stata raggiunta in anni diversi da più interdittive antimafia. L’ultima risale al febbraio del 2018.

FRANCESCO AVATO – SINDACO BARDONECCHIA (TO) - FONDAZIONE XX MARZO Sì, ma io ho letto qualcosa in proposito.

CLAUDIA DI PASQUALE Cioè, di fatto sono vostri soci.

FRANCESCO AVATO – SINDACO BARDONECCHIA (TO) - FONDAZIONE XX MARZO Sono soci della Fondazione, certamente.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Il fondatore della Set Up è Giulio Muttoni, amico dell'ex senatore Stefano Esposito, primo firmatario della legge che consente di usare i soldi avanzati dalle olimpiadi per riqualificare gli impianti.

CLAUDIA DI PASQUALE Giulio Muttoni è un suo fraterno e storico amico.

STEFANO ESPOSITO – EX SENATORE Non solo fraterno: di più. È addirittura padrino di mia figlia, dell’ultima figlia, padrino di battesimo. Quindi se mi vuole far dire che Giulio Muttoni è un mafioso non me lo sentirà dire. Giulio Muttoni non risulta neanche mai essere stato indagato per mafia, però gli è stata data un’interdittiva anti mafia, non a lui.

CLAUDIA DI PASQUALE Alla società.

STEFANO ESPOSITO – EX SENATORE Alla società.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Al centro dell'interdittiva antimafia c'è la figura dell'ex socio di Muttoni, tale Lorenzo La Rosa, ritenuto il punto di contatto con le famiglie dei boss che pretendevano biglietti dei concerti per mantenere le mogli dei detenuti. La società di La Rosa oggi si chiama Crew Service e ha la sua sede proprio al Pala Alpitour insieme alla società Parcolimpico e Set Up.

STEFANO ESPOSITO – EX SENATORE Non la conosco la Crew Service.

CLAUDIA DI PASQUALE E Muttoni è indagato oggi però.

STEFANO ESPOSITO – EX SENATORE Indagato per che cosa, per mafia?

CLAUDIA DI PASQUALE No, per turbativa d’asta e corruzione. Insieme a lei, però.

STEFANO ESPOSITO – EX SENATORE No guardi, purtroppo questa è bellissima…

CLAUDIA DI PASQUALE Mi spieghi questa storia, che è apparsa sui giornali.

STEFANO ESPOSITO – EX SENATORE Infatti, la vorrei sapere anche io perché non ho mai ricevuto niente.

CLAUDIA DI PASQUALE Si parla di uno scambio di denaro tra lei e Muttoni, in realtà.

STEFANO ESPOSITO – EX SENATORE Quando mi accuseranno di qualcosa formalmente e avrò un documento sul quale poter leggere di che cosa sono accusato, volentieri, ma prima di allora non posso farlo.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Le Olimpiadi di Torino sono andate così. Ora però non bisogna essere diabolici nel perseverare. Aspettiamo la legge olimpica, il ministro Spadafora l’ha annunciata più volte, ha promesso che verrà approvata entro la fine dell’anno. Ecco, quello che è certo è che però queste Olimpiadi sono state presentate come low cost ed è grazie a questo che il CIO – il Comitato Olimpico Internazionale – ha accettato un compromesso, cioè che le Olimpiadi potevano essere svolte in tre località diverse: Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, anche in luoghi distanti tra loro. Perché? Perché si potevano utilizzare impianti già esistenti come quelli di Cortina, Olimpiadi 1956. Si potranno utilizzare?

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO A distanza di 70 anni le Olimpiadi del 2026 rappresentano il ritorno di un sogno.

GIANPIETRO GHEDINA - SINDACO DI CORTINA D’AMPEZZO (BL) Ricordo che il 92% delle infrastrutture sono già esistenti e quindi, per quanto riguarda il mio territorio, si parla solamente di strutture eventualmente provvisorie o comunque di un rinnovamento di quelle esistenti.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO A Cortina per esempio c'è già la pista di bob realizzata per le Olimpiadi del 1956. É stata poi rimodernata negli anni Settanta, ma dal 2008 è chiusa.

CLAUDIA DI PASQUALE Cioè di fatto questa pista potrebbe essere utilizzata per le Olimpiadi del 2026?

GIANFRANCO REZZADORE - PRESIDENTE BOB CLUB CORTINA Deve essere modificata o rifatta perché non funziona; è come lasciare una macchina 30 anni ferma e poi pensare di andare ad accendere il motore che riparta.

CLAUDIA DI PASQUALE Ma va rifatto l’impianto o va proprio rifatta la pista?

GIANFRANCO REZZADORE - PRESIDENTE BOB CLUB CORTINA Tutte e due. È un impianto studiato per l’epoca, dove i bob erano un po’ più lenti, dove non si scendeva con lo slittino e le skeleton e perciò va adeguata sicuramente agli attuali canoni.

CLAUDIA DI PASQUALE Quanto costerà ristrutturare la pista di bob?

 GIANPIETRO GHEDINA - SINDACO DI CORTINA D’AMPEZZO (BL) L’intervento è un intervento certamente molto importante, sono circa 46 milioni di euro.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Intanto il presidente della federazione italiana sport invernali Flavio Roda ha già dichiarato che per la nuova pista di bob serviranno più soldi. Certo è che a Innsbruck, in Austria, a circa 150 chilometri, c'è già un'altra pista di bob.

GIANPIETRO GHEDINA - SINDACO DI CORTINA D’AMPEZZO (BL) Qualcuno ha detto: “perché non utilizzate l’impianto di Innsbruck?”, “Perché non utilizzate l’impianto di Saint Moritz?”, perché anche Saint Moritz ha una pista, noi crediamo riteniamo come ho già detto che l’Olimpiade è un’Olimpiade italiana.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Purché non faccia la fine della pista di Cesana, delle olimpiadi torinesi del 2006. Comunque a Cortina ci sono già i cantieri aperti. Non per le olimpiadi, ma per le finali di Coppa del Mondo di sci del 2020 e i mondiali di sci alpino del 2021, che faranno arrivare altri 350 milioni di euro.

CLAUDIA DI PASQUALE Che interventi sono previsti per i mondiali, visto che sono propedeutici, di fatto, alle Olimpiadi?

GIANPIETRO GHEDINA - SINDACO DI CORTINA D’AMPEZZO (BL) La sistemazione e allargamento delle piste e alcuni interventi che riguardano l’antivalanghivo, con tutte le tutele del caso perché ovviamente al centro della nostra politica sportiva e turistica ci sta soprattutto l’ambiente.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Le Dolomiti sono patrimonio dell’Umanità. Vanno tutelate. Intanto per allargare le piste da sci e realizzare gli impianti di risalita è necessario abbattere numerosi alberi e scavare in zone vincolate. CLAUDIA DI PASQUALE Ci sono già state delle polemiche sul fatto che si sventreranno le Dolomiti che sono patrimonio dell’Unesco per realizzare…

LUCA ZAIA – PRESIDENTE REGIONE VENETO Ma sei di Legambiente? Ma chi sei?

CLAUDIA DI PASQUALE No, sono già emerse queste polemiche. LUCA ZAIA – PRESIDENTE REGIONE VENETO Ma no, ma sì, ovvio cioè…

CLAUDIA DI PASQUALE Sappiamo che le Dolomiti sono patrimonio dell’Unesco.

LUCA ZAIA – PRESIDENTE REGIONE VENETO A Friedman hanno chiesto se ha più bisogno uno che ha, o uno che non ha e Friedman che è un premio Nobel dell’economia ha risposto che ha più bisogno uno che ha avuto e non ha più, per cui ogni cambiamento crea un bisogno. C’è l’ansia, ma noi non siamo un popolo di devastatori.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Il comitato organizzatore dei Mondiali di sci è la fondazione Cortina 2021; il presidente è Alessandro Benetton. L'amministratore delegato è invece Valerio Giacobbi.

CLAUDIA DI PASQUALE Le opere vanno consegnate entro il 31 dicembre 2019. Ce la farete?

VALERIO GIACOBBI – AMMINISTRATORE DELEGATO FONDAZIONE CORTINA 2021 Gran parte delle opere sulle piste saranno sicuramente terminate entro quest’anno, rimangono degli interventi minori sulla viabilità. CLAUDIA DI PASQUALE E sono tutti però a zero?

VALERIO GIACOBBI – AMMINISTRATORE DELEGATO FONDAZIONE CORTINA 2021 Sono tutti, sono a zero.

CLAUDIA DI PASQUALE A parte l’area di Rumerlo e le due piste, per il resto comunque tutti gli interventi mi sembrano abbastanza indietro.

GIANPIETRO GHEDINA - SINDACO DI CORTINA D’AMPEZZO (BL) C’è il periodo degli amori dell’uccellagione e quindi bisogna tenere in considerazione… sembra una cosa… però si devono tenere in considerazione dei periodi molto ristretti.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Per esempio, la nuova area di arrivo di Rumerlo è al 90%, mentre la strada per arrivarci sta ancora messa così. Per alcuni lavori ancora in fase di stallo la stazione appaltante è la provincia di Belluno.

CLAUDIA DI PASQUALE La finish area di drusciè è al 20%

ROBERTO PADRIN - PRESIDENTE PROVINCIA DI BELLUNO La piscina giustamente non siamo ancora pronti.

CLAUDIA DI PASQUALE Questo non è iniziato, quest’altra nuova cabinovia non sono iniziati i lavori…

ROBERTO PADRIN - PRESIDENTE PROVINCIA DI BELLUNO Mancano queste qua, ha ragione.

CLAUDIA DI PASQUALE Questi interventi che dipendono da voi di fatto sono allo zero percento.

ROBERTO PADRIN - PRESIDENTE PROVINCIA DI BELLUNO Ma per i mondiali saranno pronti.

CLAUDIA DI PASQUALE Però la legge specificava che i lavori, le opere dovevano essere consegnate entro il 31 dicembre 2019.

ROBERTO PADRIN - PRESIDENTE PROVINCIA DI BELLUNO Eh, cara mia.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Eppure per semplificare la burocrazia, sono stati nominati ben due commissari straordinari per i Mondiali di sci. Hanno preferito non rilasciare interviste. Uno è Luigi Valerio Sant’Andrea, già capo dipartimento allo sport con ministro il renziano Luca Lotti. L’altro è Claudio Gemme, presidente dell’Anas, a lui tocca occuparsi della viabilità.

GIANPIETRO GHEDINA - SINDACO DI CORTINA D’AMPEZZO (BL) Sulla viabilità sono previsti interventi sulla tratta di strada da Longarone fino a Cimabanche di 230 milioni di euro.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO La maggior parte di questi fondi pari a 172 milioni di euro sarà investita nella statale 51, la cosiddetta Alemagna, che collega Ponte nelle Alpi con Cortina. Una delle strade più pericolose e trafficate d'Italia, intervallata da frane e deviazioni; 60 chilometri di curve e strettoie che passano in mezzo ai paesi. Per evitarli è prevista la realizzazione di ben quattro varianti.

CLAUDIA DI PASQUALE E saranno pronte queste quattro varianti?

GIANPIETRO GHEDINA - SINDACO DI CORTINA D’AMPEZZO (BL) Non saranno pronte per il 2021. CLAUDIA DI PASQUALE È un dato acclarato questo. Non saranno pronte.

GIANPIETRO GHEDINA - SINDACO DI CORTINA D’AMPEZZO (BL) Siamo sicuramente fuori termine. CLAUDIA DI PASQUALE Si parla di queste famose quattro varianti che dovranno essere realizzate entro i mondiali di sci in realtà di Cortina 2021, già si sa che però non saranno realizzate nei tempi corretti. Ci sono già dei ritardi.

LUCA ZAIA – PRESIDENTE REGIONE VENETO Ma guardi, la realtà che segue questi lavori è l’Anas, non sono cantieri nostri.

CLAUDIA DI PASQUALE A me risulta che comunque la Regione Veneto voleva saltare la procedura, cioè tutta l’istruttoria per la valutazione dell’impatto ambientale e questo ha fatto poi perdere del tempo perché il Ministero ve l’ha chiesta comunque.

LUCA ZAIA – PRESIDENTE REGIONE VENETO Ma no, guardi, la Regione Veneto rispetta le leggi, se qualche nostra struttura operativa ha chiesto procedure semplificate è perché servivano procedure semplificate.

CLAUDIA DI PASQUALE Ma la regione Veneto sperava di non fare la valutazione di impatto ambientale per queste opere?

ROBERTO PADRIN – PRESIDENTE PROVINCIA DI BELLUNO Sì, quella speranza era di tutti.

CLAUDIA DI PASQUALE Se la valutazione di impatto ambientale fosse stata fatta subito non si sarebbero persi 2 anni.

ROBERTO PADRIN – PRESIDENTE PROVINCIA DI BELLUNO Questa è una domanda sinceramente a cui io non so rispondere.

CLAUDIA DI PASQUALE Credo che la regione Veneto abbia però delle responsabilità, eh.

ROBERTO PADRIN – PRESIDENTE PROVINCIA DI BELLUNO C’è una giornalista d’assalto, Tiziana… C’è una giornalista d’assalto che mi sta assaltando.

SIGFRIDO RANUCCIO IN STUDIO Lei è fatta così: assale. Comunque, ricapitolando: a Cortina ci sono già degli impianti esistenti, ma risalgono alle Olimpiadi del 1956. Le piste da sci le stanno adeguando, ma non per le Olimpiadi, ci vorranno altri soldi per i mondiali di sci, che si svolgeranno nel 2021. Per questo però sono importanti le infrastrutture. Ecco, il Governo aveva nominato due commissari ad hoc, avrebbero dovuto consegnare tutte le opere nel 2019. Non faranno in tempo, hanno prorogato al 2021. Però anche qua non basterà, perché le strade almeno non saranno consegnate in tempo. Speriamo per le Olimpiadi del 2026, anche perché da Milano a Cortina ci vogliono 4 ore e 40 minuti. Ecco, e poi ci sarà anche da costruire la casa degli atleti, il villaggio olimpico a Milano. E torniamo al modello, quello vincente, di Torino. Com’è andata.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Torino, periferia sud: questo è il villaggio olimpico costruito per le olimpiadi del 2006. Costo: 168 milioni di euro. Dal 2013 quattro palazzine sono state occupate dai migranti. Lo scorso agosto le forze dell'ordine li hanno fatti sgomberare.

CLAUDIA DI PASQUALE Le palazzine che invece sono state occupate, sono del Comune?

SERGIO CHIAMPARINO – EX SINDACO TORINO Sono di un fondo che avevamo, che era stato costituito dal Comune e, attraverso un’opportuna gara, da una società finanziaria, che avrebbe dovuto…

CLAUDIA DI PASQUALE Che si chiama?

SERGIO CHIAMPARINO – EX SINDACO TORINO Se non ricordo male, Prelios.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Che avrebbe dovuto venderle. A causa della crisi, Prelios però non è riuscita a piazzare sul mercato le palazzine dell'ex villaggio olimpico.

GIAN GAETANO BELLAVIA – ANALISTA FINANZIARIO ESPERTO DI RICICLAGGIO Chi parla di Prelios pensa a Pirelli Real Estate, a Tronchetti Provera, non è più così.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Questo è lo schema delle società e dei fondi che stanno dietro Prelios.

GIAN GAETANO BELLAVIA – ANALISTA FINANZIARIO ESPERTO DI RICICLAGGIO Sembra un quadro di Picasso; fondi offshore, partnership offshore, offshore master, charities, come se fossero dei fondi caritatevoli.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Il quadro di Picasso rimanda alla fine alla società americana Davidson Kempner Capital Management che ha sede nello stato del Delaware.

GIAN GAETANO BELLAVIA – ANALISTA FINANZIARIO ESPERTO DI RICICLAGGIO Nel momento in cui arriviamo nel Delaware non parliamo più di niente perché il Delaware è il paradiso dell’anonimato societario assoluto.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO La sede di Prelios si trova a Milano. Qui la società ha preso in mano la gestione dello sviluppo urbanistico dell'ex scalo di Porta Vittoria, rimasto in stato di abbandono dopo il fallimento dell'immobiliarista Danilo Coppola.

DAVID GENTILI – PRESIDENTE COMMISSIONE ANTIMAFIA CONSIGLIO COMUNALE MILANO Prelios è chi gestisce il fondo Niche che è in realtà il fondo che detiene i diritti edificatori. Il problema è chi sia il proprietario effettivo del fondo Niche.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO David Gentili è il presidente della Commissione antimafia del comune di Milano. Ha chiesto all'urbanistica chi sia il titolare effettivo del fondo Niche. Gli è stato risposto che dietro c'è il fondo York di tale James Dinan.

GIAN GAETANO BELLAVIA – ANALISTA FINANZIARIO ESPERTO DI RICICLAGGIO Allora, dire che James Dinan è il titolare effettivo di Porta Vittoria mi sembra un pochino azzardato perché James Dinan è il socio fondatore di una società di consulenza che gestisce una società offshore del Delaware la quale gestisce un’altra società offshore del Delaware, la quale possiede giuridicamente non so cos’è il fondo Niche, comunque possiede questo fondo Niche, il quale interviene nella operazione a Porta Vittoria.

CLAUDIA DI PASQUALE Cioè di fatto quindi i soci del fondo Niche, i soldi…

GIAN GAETANO BELLAVIA – ANALISTA FINANZIARIO ESPERTO DI RICICLAGGIO Ma nessuno potrà mai sapere niente, non solo chi sono i soci, ma tanto meno da dove arrivano i soldi.

DAVID GENTILI – PRESIDENTE COMMISSIONE ANTIMAFIA CONSIGLIO COMUNALE MILANO Quando si va in banca le aziende devono dichiarare il titolare effettivo, quando invece si fa uno sviluppo urbanistico non c’è alcun obbligo da parte di chi sviluppa da un punto di vista urbanistico un’area della città di dichiarare chi è il titolare effettivo alla controparte, che è l’amministrazione comunale, con cui si stende una convenzione.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Il fondo Niche gestito da Prelios è solo uno dei tanti fondi immobiliari che a partire dal 2015, cioè da Expo, hanno investito nel territorio milanese.

FRANCESCA ZIRNSTEIN – DIRETTORE GENERALE CENTRO STUDI SCENARI IMMOBILIARI A cavallo del 2026, potrebbero arrivare a Milano investimenti diretti e naturalmente indiretti, quantificabili in circa 13 miliardi.

CLAUDIA DI PASQUALE Ovviamente Milano in questo momento è oggetto di grandi investimenti immobiliari da parte di fondi immobiliari di cui però non sappiamo bene chi siano né i titolari effettivi, né da dove provengano i soldi.

GIUSEPPE SALA – SINDACO DI MILANO E questo è un punto. CLAUDIA DI PASQUALE E questo secondo me è un problema.

GIUSEPPE SALA – SINDACO DI MILANO No no, ci sono 12, 13 miliardi di investimenti immobiliari pronti su Milano, good news o bad news per noi? È una good news con molta attenzione.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Uno dei principali investimenti sarà quello per il villaggio olimpico. Sarà costruito nell'ex scalo ferroviario di Porta Romana. Costo: 90 milioni. A breve dovrebbe uscire il bando di ferrovie per selezionare uno sviluppatore privato.

GIUSEPPE SALA – SINDACO DI MILANO Il punto è: perché un imprenditore privato deve realizzare il villaggio olimpico? Perché poi gli rimane e nel nostro accordo poi lo può utilizzare come residenze universitarie.

FRANCESCA ZIRNSTEIN – DIRETTORE GENERALE CENTRO STUDI SCENARI IMMOBILIARI Gli studentati sono davvero un buon investimento, sono circa 90mila ogni anno gli studenti fuori sede che cercano casa a Milano.

CLAUDIA DI PASQUALE E quanto può costare un posto letto in un posto simile?

FRANCESCA ZIRNSTEIN – DIRETTORE GENERALE CENTRO STUDI SCENARI IMMOBILIARI Dai 600 euro a posto letto mensile a salire.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Lo scalo di Porta Romana rientra in un accordo di programma del 2017, che ha cambiato la destinazione urbanistica di 7 ex scali ferroviari. Estesi in totale ben un milione e 200mila metri quadri.

ROBERTO CAMAGNI – PROFESSORE ECONOMIA URBANA - POLITECNICO DI MILANO Quei terreni erano assegnati a servizi ferroviari, il valore di mercato era zero, anzi, forse negativo perché erano inquinati.

EMILIO BATTISTI – DOCENTE PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA – POLITECNICO DI MILANO Quelle aree non erano edificabili.

CLAUDIA DI PASQUALE Oggi invece, grazie all’Accordo di Programma?

EMILIO BATTISTI – DOCENTE PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA – POLITECNICO DI MILANO L’operazione complessiva degli scali vale 2 miliardi e 250 milioni. Quindi è un’operazione speculativa di enorme entità.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO In base alla legge nazionale, il Comune avrebbe diritto al 50 % delle plusvalenze. Il professore Camagni ha calcolato quanto spetterebbe al comune di Milano per gli ex scali ferroviari.

ROBERTO CAMAGNI – PROFESSORE ECONOMIA URBANA - POLITECNICO DI MILANO La plusvalenza realizzabile da Ferrovie potrebbe, avrebbe potuto essere pari a 700 milioni. Quindi almeno 350 milioni avrebbero dovuto essere assegnati come extra oneri al Comune. Invece nell’accordo si dice: questi extra oneri potrebbero ammontare a 50 milioni.

CLAUDIA DI PASQUALE Secondo voi il Comune non vi ha fatto un bel regalo?

CARLO DE VITO – PRESIDENTE FS SISTEMI URBANI No, il Comune non ha fatto un bel regalo perché dobbiamo trasformare delle aree che sono al centro della città non utilizzabili in questo momento e costituiscono un problema. CLAUDIA DI PASQUALE Voi non ci pensate proprio a dare 350 milioni di euro al Comune?

CARLO DE VITO – PRESIDENTE FS SISTEMI URBANI No.

CLAUDIA DI PASQUALE Ferrovie dovrebbe comunque dare quei soldi? ROBERTO CAMAGNI – PROFESSORE DI ECONOMIA URBANA - POLITECNICO DI MILANO Li avrebbe dovuti già dare. Quindi si è infranta una legge nazionale e configura un danno erariale.

CLAUDIA DI PASQUALE L’impegno rispetto alle plusvalenze sono 50 milioni da parte di Ferrovie. GIUSEPPE SALA – SINDACO DI MILANO Mmm.

CLAUDIA DI PASQUALE Un po’ poco rispetto ai potenziali 350 che avreste già dovuto incassare.

GIUSEPPE SALA – SINDACO DI MILANO Possibile, possibile. Tema complesso che probabilmente può anche essere rianalizzato, ma non ho una risposta per dire perché, per come.

CLAUDIA DI PASQUALE C’è chi ipotizza un possibile danno erariale su questa storia.

GIUSEPPE SALA – SINDACO DI MILANO I danni erariali sono possibili su tantissime cose obiettivamente, è uno dei rischi del nostro mestiere.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Ricapitolando. Allora. Il villaggio olimpico verrà costruito sui terreni di un ex scalo ferroviario, quello di Porta Romana, è uno dei sette resi edificabili grazie a un accordo di programma del 2017. Solo che secondo la legge, lo “Sblocca Italia”, Ferrovie dovrebbe riconoscere al Comune di Milano, oltre agli oneri di urbanizzazione, anche il 50% delle plusvalenze, che ammonterebbero secondo il professor Camagni del Politecnico di Milano a 350 milioni di euro, a 50 invece secondo Ferrovie. Che dici? Io adesso posso garantirvi questa cifra, 50 milioni, poi si vedrà. E Camagni ipotizza anche un danno erariale. Certo è che la cifra è risibile se si pensa che l’intero valore dell’operazione immobiliare potrebbe superare i 2 miliardi di euro. Il 30% di questa operazione immobiliare è destinata all’edilizia convenzionata, all’edilizia sociale. Chi la costruirà? Vedremo. Intanto a quell’accordo di programma hanno partecipato il Comune di Milano, la Regione, Ferrovie dello Stato. Questo per il pubblico. Poi c’era anche il privato, il fondo immobiliare Olimpia, che era legittimato a sedere a quel tavolo perché aveva comprato anni prima un immobile di pregio che era proprio su uno dei terreni degli ex scali. Poi che cosa fa il fondo Olimpia? Vende l’immobile ad un altro fondo immobiliare, Mistral, e Mistral, grazie a questo acquisto, subentra nell’accordo di programma. È gestito da Coima. Di chi è il fondo Mistral? Insomma, vediamo.

CLAUDIA DI PASQUALE Chi c’è dietro il Fondo Olimpia? Visto che ha aderito all’accordo.

CARLO DE VITO – PRESIDENTE FS SISTEMI URBANI Non lo so.

CLAUDIA DI PASQUALE Il Fondo Olimpia poi, l’anno successivo, vende ad un altro fondo: Mistral. Lei sa chi c’è dietro il Fondo Mistral? CARLO DE VITO – PRESIDENTE FS SISTEMI URBANI No. Non so.

CLAUDIA DI PASQUALE Il Fondo Mistral, visto che ha acquistato dal Fondo Olimpia, di fatto prende il posto del Fondo Olimpia nell’accordo?

CARLO DE VITO – PRESIDENTE FS SISTEMI URBANI Di fatto sì, tutte le obbligazioni che erano a carico del Fondo Olimpia sono traferiti all’acquirente che è il Fondo Mistral.

 CLAUDIA DI PASQUALE Non si può non sapere con chi si ha a che fare; questo dico, no?

CARLO DE VITO – PRESIDENTE FS SISTEMI URBANI No, non conosco la natura degli investitori del Fondo Mistral, c’è la società Coima…

CLAUDIA DI PASQUALE Ma voi ve lo siete posto come problema?

CARLO DE VITO – PRESIDENTE FS SISTEMI URBANI Non ce lo siamo posti ma…

CLAUDIA DI PASQUALE Noi sappiamo oggi chi è il titolare effettivo del Coima Mistral Fund? Cioè di questo fondo immobiliare?

GIUSEPPE SALA – SINDACO DI MILANO Non lo so.

CLAUDIA DI PASQUALE Anche sul fondo Olimpia: chi c’è dietro il Fondo Olimpia?

GIUSEPPE SALA – SINDACO DI MILANO … CLAUDIA DI PASQUALE Bene.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO In pratica, un fondo di cui si sa poco, ha venduto a un altro fondo di cui non si conoscono gli investitori, questo immobile all’interno di uno degli ex scali oggi locato all’agenzia del Demanio. Dentro ci stanno Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane. Anche a volerlo sapere, però la legge non aiuta a capire chi c’è dietro a un fondo come quello gestito da Coima.

MICHELE RICCARDI – SENIOR RESEARCHER TRANSCRIME - UNIVERSITÀ LA CATTOLICA La risposta formale, corretta, è che i titolari effettivi del fondo sono i titolari della società che gestisce il fondo. Ma è come dire: io ho un cavallo, ho un bel cavallo da corsa, e chiedo: chi è il proprietario? E qualcuno mi dice: non ti posso dare il nome del proprietario, ti do il nome dello stalliere che gli dà la biada e pulisce la stalla. È sufficiente sapere il nome dello stalliere?

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Quello che sappiamo è che a guidare la società di gestione del risparmio Coima Sgr è Manfredi Catella, in passato in affari con Ligresti, ritenuto vicino a Matteo Renzi e noto per avere gestito lo sviluppo dell'area di Porta Nuova, la più costosa e chic di Milano, comprata dal fondo sovrano del Qatar. Oggi Coima è uno dei soggetti interessati a sviluppare l’area dell’ex scalo di Porta Romana, dove si realizzerà il villaggio olimpico.

CLAUDIA DI PASQUALE Nell’ex scalo di Porta Romana si realizzeranno anche degli interventi di housing sociale?

CARLO DE VITO – PRESIDENTE FS SISTEMI URBANI Sì, non soltanto, ma anche di edilizia convenzionata.

CLAUDIA DI PASQUALE Se io penso all’edilizia convenzionata a Milano penso a Investire SGR.

CARLO DE VITO – PRESIDENTE FS SISTEMI URBANI È il più grosso soggetto che realizza edilizia convenzionata, può essere uno dei soggetti che parteciperanno al bando.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO In base all'accordo, il 30% delle volumetrie realizzabili negli ex scali deve essere destinato alla residenza sociale e convenzionata. Investire SGR ha già vinto il bando per un progetto di housing sociale in uno degli ex scali.

CLAUDIA DI PASQUALE Investire SGR lei la conosce?

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI No, assolutamente no. Che c’è, un mio parente che è socio di Investire?

CLAUDIA DI PASQUALE Non sa cos’è Investire SGR?

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI No, non so chi c’è dietro Investire, chi c’è?

CLAUDIA DI PASQUALE Banca Finnat.

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Ah, Banca Finnat, bene.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Dentro il consiglio di amministrazione di Banca Finnat c'è anche Lupo Rattazzi, figlio di Susanna Agnelli e socio storico di Malagò.

CLAUDIA DI PASQUALE Lei ha degli interessi in Banca Finnat con la sua GL Investimenti?

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Io ho comperato delle azioni di questa banca così come ho comprato di tantissime altre società, è una cosa assolutamente pubblica da anni.

CLAUDIA DI PASQUALE Il suo socio che è Lupo Rattazzi addirittura è consigliere di Banca Finnat.

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Lupo è consigliere di Banca Finnat... è il mio socio.

CLAUDIA DI PASQUALE Perché mi dice che non sa cosa è Investire mi scusi?

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Perché io le dò la mia parola che non so cosa è Investire... glielo dico con franchezza.

CLAUDIA DI PASQUALE Secondo Scenari Immobiliari, Investire potrebbe essere interessata anche al villaggio olimpico

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Sì?

CLAUDIA DI PASQUALE Però mi conferma che comunque voi avete 7 milioni e 300mila azioni di Banca Finnat?

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Adesso se lei me lo dice a memoria quanto abbiamo non lo so.

CLAUDIA DI PASQUALE Ce l'ho qua

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Comunque è tutto pubblico quello che c'è scritto li è vero.

CLAUDIA DI PASQUALE In che rapporti è con la famiglia Nattino che è proprietaria della Banca Finnat?

GIOVANNI MALAGÒ - PRESIDENTE CONI Sono degli amici, persone che conosco molto bene, ma non ci ho nessun rapporto di gestione su nulla.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO Proprio in questi giorni il Presidente Malagò ha dichiarato che "le Olimpiadi sono la strada che facilita la realizzazione delle opere". Ecco, un ruolo potrebbe averlo, nella costruzione dell’edilizia sociale, la società “Investire SGR”, al 50% di Banca Finnat, quella banca di cui Malagò e il suo socio possiedono alcune azioni. Ecco, se Banca Finnat avrà un ruolo nella costruzione dell’edilizia sociale, sugli ex scali ferroviari e in particolare su quello di Porta Romana, dove verrà costruito il villaggio olimpico, siamo certi, conoscendo la sensibilità del Presidente Malagò, che sgombrerà il campo da ogni equivoco. Questo perché lui è il garante, ci mette la faccia, cosa che invece non fanno i fondi immobiliari. Nei prossimi anni su Milano pioveranno investimenti, secondo scenari immobiliari per 13 miliardi di euro. “È una good news” secondo il sindaco Sala, “ma con attenzione”. Ma come fai a metterci l’attenzione se non c’è una legge che obbliga chi compra pezzi della città a rivelare la propria identità? I ricercatori del gruppo “Transcrime" dell’Università Cattolica di Milano hanno analizzato un campione delle società immobiliari della città e che cosa hanno scoperto? Che il 20% finisce in paradisi fiscali. Ecco, avrebbero voluto scoprire di più, capirne di più, ma è stato impossibile perché acquisire informazioni dal catasto di una città come Milano significa spendere centinaia di milioni di euro. Chi l’ha fatto invece sono i giornalisti investigativi del gruppo Private Eye a Londra. Che cosa hanno scoperto? Che questi immobili segnati in arancione e quelli viola finiscono in proprietà che sono nei paradisi fiscali. Ecco quello che succede se non hai il polso della situazione, se non sai a chi vendi. Anche Londra ha avuto il suo imponente sviluppo immobiliare, la sua Olimpiade, è stata la seconda più costosa della storia dopo la Russia e anche là il mantra era “riqualifichiamo le zone degradate”. Come a Milano. Chi ha riqualificato e a quale prezzo?

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Le Olimpiadi di Londra del 2012 sono costate oltre 9 miliardi di sterline, il 76% in più del budget inziale. La cerimonia si è svolta all'Olympic Stadium che dopo i giochi è stato dato in concessione alla squadra di calcio del West Ham.

PENNY BERNSTOCK – DOCENTE DI SOCIOLOGIA - UNIVERSITÀ WEST LONDON Per poterlo riutilizzare è stato completamente riadattato. Questa riconversione è costata al pubblico altri 323 milioni di sterline.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Penny Bernstock è una docente di sociologia, da anni studia gli effetti della trasformazione urbanistica della zona est di Londra.

PENNY BERNSTOCK – DOCENTE DI SOCIOLOGIA - UNIVERSITÀ WEST LONDON Londra ha vinto le Olimpiadi anche grazie anche alla promessa di riqualificare il quartiere povero e degradato di Stratford, a beneficio delle persone che già vivevano nella zona. Le cose però sono andate diversamente.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO In questo quartiere per le olimpiadi sono stati costruiti i principali impianti sportivi, come le piscine, l’arena per la pallamano o il polo per il ciclismo. Qui è stato realizzato anche il Villaggio Olimpico costituito da ben 2818 alloggi per atleti.

PENNY BERNSTOCK – DOCENTE DI SOCIOLOGIA - UNIVERSITÀ WEST LONDON In origine il villaggio olimpico doveva essere sviluppato da una società privata, Lendlease. Poi però a causa della crisi finanziaria del 2007, la società ha avuto delle difficoltà economiche e così il villaggio olimpico è stato interamente finanziato dallo Stato, che ha dovuto sborsare oltre un miliardo di sterline.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO Per recuperare i soldi spesi il Governo ha venduto il villaggio olimpico a due società una è la Get Living, dentro c'è anche il fondo del Qatar. Alla fine però è rimasto un buco di circa 275 milioni di euro a carico dei contribuenti.

PENNY BERNSTOCK – DOCENTE DI SOCIOLOGIA - UNIVERSITÀ WEST LONDON L’idea era quella di destinare circa il 50% degli alloggi dell'ex villaggio olimpico all'housing sociale. Però l’affitto di una casa economica costa in media 1550 sterline al mese, davvero troppo per chi ha un reddito basso.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO In questi anni intorno al villaggio olimpico sono sorti nuovi grattacieli e residenze di lusso, che arrivano a costare anche 2 milioni di sterline. La stessa Lendlease ha costruito nuovi appartamenti, costo 10mila sterline al metro quadro. Basta però attraversare la strada per ritrovare la vecchia Stratford, quella povera e degradata. Ancora oggi in questa zona di Londra c'è il più alto numero di senza tetto della città.

CLAUDIA DI PASQUALE Quanto costeranno le Olimpiadi di Milano-Cortina?

GIUSEPPE SALA – SINDACO DI MILANO Non costeranno molto perché stiamo parlando di circa 400 milioni. Il 60% lo mette il pubblico, il 40% privati. Quando dico privati intendo per esempio il nuovo palazzetto dello sport a Santa Giulia. CLAUDIA DI PASQUALE E chi sono i privati che lo realizzeranno? GIUSEPPE SALA – SINDACO DI MILANO I proprietari dell’area, Lendlease e gli altri che stanno urbanizzando quella parte.

CLAUDIA DI PASQUALE FUORI CAMPO verificare Lendlease, la stessa società che doveva finanziare il villaggio olimpico di Londra, poi pagato dai contribuenti inglesi. A Milano Lendlease ha preso in mano il progetto di urbanizzazione del quartiere di Santa Giulia che prevede lo sviluppo di ben 400mila metri quadri. Grazie alle Olimpiadi potrebbe sbloccarsi la variante per realizzare il Pala Italia, dove si svolgeranno le gare olimpiche di hockey. Costo 63 milioni di euro.

CLAUDIA DI PASQUALE Lendlease doveva realizzare anche il villaggio olimpico di Londra per le Olimpiadi del 2012, poi si è ritirata e ha pagato lo Stato.

GIUSEPPE SALA – SINDACO DI MILANO Sì, possibile. Nel nostro rapporto con Lendlease a Santa Giulia siamo soddisfatti.

CLAUDIA DI PASQUALE So che loro hanno già stretto un accordo con Live Nation.

GIUSEPPE SALA – SINDACO DI MILANO Live Nation è la società che avrà la gestione, non so per quanti anni, ma avrà la gestione dell’impianto.

CLAUDIA DI PASQUALE Che poi Live Nation, non so se lo sa, è la stessa società che gestisce tutto il post olimpico di Torino 2006.

GIUSEPPE SALA – SINDACO DI MILANO Non non lo so.

CLAUDIA DI PASQUALE Cioè loro gestiscono proprio il Pala Alpitour di Torino che sarebbe il corrispettivo del PalaItalia.

GIUSEPPE SALA – SINDACO DI MILANO Quindi dobbiamo preoccuparci?

CLAUDIA DI PASQUALE Eh? GIUSEPPE SALA – SINDACO DI MILANO Dobbiamo preoccuparci, quindi?

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO La preoccupazione qual è? Secondo il professore Bent Flyvbjerg dell’Università di Oxford, chi organizza un’olimpiade firma un assegno in bianco. Ecco, lui ha studiato tutti i bilanci di tutte le olimpiadi nella storia dal 1960 a oggi e che cosa ha scoperto? Che si è speso il 156% in più di quanto preventivato. Visto che i tedofori sono sempre gli stessi, una volta tanto sorprendeteci, ma non per gli effetti speciali dell’inaugurazione: dopo, quando la fiamma olimpica si è spenta. Le olimpiadi sono una grande opportunità: utilizziamole per migliorare un Paese, non per renderlo più povero. Gli esempi su dove si è sbagliato li abbiamo visti, giusto per non trovarci a piangere sul latte versato.

·         Coni, i conti che non tornano.

Coni, i conti che non tornano. Scarsi controlli, consulenti infedeli, ricavi commerciali in picchiata. Il Coni fa acqua da tutte le parti e Malagò è in difficoltà. Fabio Amendolara il 21 giugno 2019 su Panorama. Poca trasparenza, assenza di controlli interni, spese per la gestione degli uffici dei vertici che superano quelle per il funzionamento della giustizia sportiva, truffe in alcuni comitati regionali e persino consulenti infedeli finiti in manette stanno mettendo a dura prova la reputazione del Coni, il Comitato olimpico nazionale italiano. L’allarme rosso, però, è quello legato alla contrazione dei ricavi commerciali. Il marchio Coni non attira più e, nell’ultimo bilancio, quello depositato a dicembre 2017, il segno meno rispetto all’anno precedente pesa come un macigno sui conti: 9.399.005 di euro non sono entrati dall’attività commerciale. È pur vero che il 2016 è stato l’anno olimpico e che, quindi, c’è stata una visibilità maggiore dell’ente, ma l’incasso certificato nel bilancio non raggiunge neanche lontanamente l’ammanco. I proventi commerciali, infatti, ammontano solo a 6.102.783 euro, costituiti dalla quota proveniente dallo sfruttamento commerciale del marchio Coni e dal corrispettivo riconosciuto dal Comitato olimpico internazionale per gli accordi sul marketing estero. La previsione per il 2019, invece, è di poco più di 5 milioni di euro, con cinque contratti commerciali già sottoscritti e altri sette clienti in fase di trattativa. Sulla questione brand si sono soffermati a lungo i giudici della Sezione di controllo della Corte dei conti, che a fine aprile hanno depositato una dettagliata relazione sul bilancio 2017. Alla diminuzione dei ricavi è corrisposta anche una riduzione delle spese di funzionamento, soprattutto dell’ufficio di presidenza che, comunque, continua a mantenere costi da carrozzone della Prima Repubblica. Per far funzionare presidenza, vicepresidenza e segreteria generale servono 416.603 euro annui. Nella compagine siedono Giovanni Malagò, i vicepresidenti Franco Chimenti e Alessandra Sensini, il segretario Carlo Mornati e gli altri uomini del team del presidente. Rispetto al 2016 sono stati spesi 100 mila euro in meno, ma restano invariate, invece, le voci sul funzionamento della giunta e del consiglio nazionale: 707.046 euro, cioè solo 4 mila euro in meno rispetto all’anno precedente. Anche qui siede Malagò, assieme ai presidenti delle federazioni sportive, ai rappresentati degli organi periferici del Coni e agli altri membri. Il costo supera quello per il funzionamento degli organi di giustizia e delle altre commissioni: 629.483 euro (in crescita rispetto al 2016 di 30 mila euro). L’ambito gettone da 162 euro a seduta è stato versato 14 volte per le riunioni della giunta e sette volte per quelle del consiglio. A fronte di queste spese, la Corte dei conti non ha potuto valutare gli indicatori sulle performance, perché il Coni è rimasto del tutto sprovvisto di dipendenti, patrimonio, uffici e mezzi strumentali, in quanto, a seguito della istituzione di Coni Servizi Società per azioni con una legge del 2002, è passato tutto alla Spa. E neanche il Coni ci ha pensato: «L’ente», sottolineano i giudici contabili, «non ha predisposto un piano degli indicatori e dei risultati attesi di bilancio». In più, continua a pianificare di tre anni in tre anni, un metodo che, secondo le toghe, «mal si concilia con la programmazione delle attività che hanno carattere quadriennale, il cosiddetto quadriennio olimpico». E, così, un anno resta fuori. Come la trasparenza. Che sembra proprio non essere di casa nell’ente sportivo. «In ordine agli obblighi di pubblicazione dei dati relativi ai controlli sull’organizzazione e sull’attività dell’amministrazione», sottolineano i giudici, «il Coni ha finora pubblicato esclusivamente le relazioni del collegio dei revisori dei conti, ma non anche quelle di questa Corte. Si raccomanda pertanto, per il futuro, di inserire nell’apposita sezione del sito web istituzionale, anche i referti di questa Corte dei conti in versione integrale». Ma è il sistema dei controlli sui contributi la vera nota dolente. Le indicazioni sono ferree: «Si raccomanda all’ente di rafforzare le misure e gli strumenti di monitoraggio e di controllo sull’utilizzo dei contributi annualmente a disposizione, in modo da assicurare un più rigoroso ed efficiente uso delle risorse (...) in particolare con riferimento alla gestione delle singole Federazioni sportive, che invero, per il 2017, hanno presentato un risultato economico nel complesso negativo». Che sui controlli qualcosa sia andato storto, e non solo sui disavanzi creati dalle federazioni, lo mette in evidenza la cronaca. È del 24 maggio scorso la sentenza della Corte dei conti siciliana con la quale sono stati condannati l’ex delegato del Coni a Ragusa Rosario Cintolo e il direttore della Scuola regionale dello sport Silvio Piazza al pagamento in favore della Regione siciliana di 592 mila euro, di 6.900 euro in favore del Coni nazionale e di 10 mila euro in favore dell’ex Provincia di Ragusa. I due avevano creato conti correnti paralleli a quello ufficiale del Coni per dirottare contributi senza alcuna rendicontazione. Sempre in Sicilia, ma ad Acireale, è andata anche peggio con una consulente del Coni, Anna Maria Sapienza, che aveva il compito di fornire un parere vincolante ai progetti che le venivano presentati dagli enti territoriali, per poi inviarli alla sede romana del comitato ai fini del finanziamento. Un anno fa è stata arrestata per turbativa d’asta legata alla riqualificazione dell’impianto sportivo e del campetto di calcio a cinque del Comune montano di Malvagna. Ora è sotto processo a Messina. Ma la professionista, ricostruì l’accusa, imperversava su tutta l’area orientale della Sicilia (una delle più finanziate dal fondo Sport e periferie voluto dal governo guidato dal rottamatore Matteo Renzi). E al telefono si esprimeva così: «Lo vuoi un incarico per un progetto esecutivo di una pista di atletica leggera? Cinquemila euro». Eloquente. Con questa tattica avrebbe incassato incarichi professionali da tanti municipi. Senza che nessuno se ne accorgesse. È stato proprio il numero uno del Coni in Sicilia, Sergio D’Antoni, ad ammettere: «Non abbiamo gli strumenti per controllare, a meno che qualcuno non venga a segnalarcelo». E di questo Malagò è informato.

Marco Mensurati per la Repubblica il 10 ottobre 2019. Dopo lo scandalo delle lettere con cui il presidente del Coni Giovanni Malagò invocava presso il Cio pesanti sanzioni contro l' Italia, dopo lo scoop del sito businessinsider.it sulle presunte irregolarità nell' elezione del presidente Gaetano Micciché alla guida della Lega di A (ieri la Figc ha aperto un fascicolo sul caso), un altro pasticcio sta agitando in queste ore lo sport italiano, acuendo l' ormai patente conflitto tra Malagò e il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. Al centro di tutto c' è la nomina a Ceo del comitato organizzatore dell' Olimpiade invernale Milano-Cortina 2026. Il candidato del Coni è sempre stato il presidente e ad di Lamborghini, Stefano Domenicali (ex Ferrari). Il problema era convincere, oltre allo stesso Domenicali, anche gli altri stakeholders dei Giochi, il sindaco di Milano, Beppe Sala, il governatore del Veneto Luca Zaia e quello della Lombardia, Attilio Fontana, nonché il ministro Spadafora. Il punto non era tanto il nome (il manager è apprezzato da tutti) quanto la sua "candidatura" a trazione romana (Malagò), nonché la trasparenza del processo decisionale. Appena arrivato al Governo, Spadafora aveva chiesto notizie sullo stato della procedura in questione, scoprendo che il reclutamento era stato affidato all' head hunter Spencer Stuart. Ha chiesto dunque alla neonata società Sport e Salute, che dopo la riforma Giorgetti controlla il Coni, di vedere la lettera di incarico, scoprendo non senza una certa sorpresa (eufemismo) che questa non c' era, che l' incarico era stato affidato a Spencer Stuart, già fornitore del Coni dal 2013, non si sa da chi ("pare dal Coni", ma il Coni dice da Sport e Salute), non si sa come ("verbalmente"), né quando ("non si sa") e in cambio di quanto ("diecimila euro, forse"). Insomma, un disastro burocratico. Che ha fatto da preludio al suddetto pasticcio: lunedì, in una decisiva riunione a Verona, al ministro è stata sottoposta una lista di sei manager, poi ridotta a tre, nella quale non era presente il nome di Domenicali che fino a quel momento non aveva dato la sua disponibilità. Alla fine della riunione, durante i saluti finali, Malagò aveva alluso a un ultimo tentativo con Domenicali, le cui chance di successo erano state dichiarate minime dagli stessi cacciatori di teste. La riunione si era dunque chiusa così, con i tre nomi sul taccuino e con il ministro che aveva raccomandato trasparenza. Ieri mattina, la rottura: con il nome di Domenicali di colpo rientrato in lizza (anche se lui continua a dire di non aver mai dato il proprio consenso) e il ministro spiazzato. Il Coni finito sotto i riflettori, si è chiamato fuori, dicendosi "disinteressato" alla scelta del manager. Parole che hanno innescato la reazione del ministro che, sentitosi preso in giro e lamentando ormai una cronica carenza di chiarezza nei rapporti col Coni, ha deciso di emettere una nota formale in cui si è detto "sorpreso" visto che la scelta dell' head hunter «risulterebbe sia stata inizialmente indicata dal Coni ».

COSA CAMBIERÀ CON SPADAFORA MINISTRO DELLO SPORT? Valerio Piccioni per la Gazzetta dello Sport il 5 settembre 2019. Sarà Vincenzo Spadafora il nuovo ministro delle politiche giovanili e dello sport. L' esponente pentastellato, uno dei «trattativisti» della prima ora sull' asse con il Pd, sarà dunque il titolare della delega fino a ieri nelle mani di Giorgetti. Si torna dunque al ministero dello sport, anche se senza portafogli. Spadafora, 44 anni, sottosegretario nel precedente governo Conte con la delega a giovani e pari opportunità, è nato ad Afragola (Napoli). È stato il primo garante per l' infanzia d' Italia e il più giovane presidente dell' Unicef. Politicamente, dopo Udeur e Verdi, è stato capo di gabinetto di Rutelli ai Beni Culturali e ha partecipato a Italia Futura con Montezemolo. Premesso che la parola sport non figura nel programma «ufficioso» di governo (dove c' è anche come ministro delle infrastrutture Paola De Micheli, presidente della lega volley femminile), che cosa significa la nomina di Spadafora? Assegnare al Pd la delega sarebbe stato dire: qui si cambia parecchio. Ma la mancata scelta di Simone Valente, papà della riforma con Giorgetti, da diversi anni plenipotenziario «sportivo» 5 Stelle, potrebbe rappresentare comunque una parziale discontinuità. La riforma, rivendicata da Conte come un successo anche nella prolusione antisalviniana al Senato, non è in discussione, si possono però immaginare correzioni nella sua messa a terra. Spadafora, che conosce da anni il presidente del Coni Giovanni Malagò, è un «tifoso» del professionismo femminile. Su facebook, ha salutato con entusiasmo la prima volta di un arbitro donna in una finale calcistica europea: «Segnale importante in uno sport da sempre maschio-centrico».

Matteo Pinci per la Repubblica il 5 settembre 2019. Dalla lite al divorzio, fino alle vendette. Lo sport è in guerra con se stesso: da una parte c' è Giovanni Malagò, presidente del Coni, dall' altra Rocco Sabelli, ad di Sporte e Salute, la nuova società voluta dall' ex sottosegreatrio Giorgetti che al Coni ha prima tolto un portafoglio da oltre 400 milioni all' anno e poi la gestione dei biglietti omaggio dell' Olimpico. Malagò ne aveva 536 a partita, in un anno fanno oltre 20 mila posti da spartire. «Clientele», per Sabelli, che ora gliene garantisce solo 20 (o 12 se gioca la Lazio). Malagò li ha rifiutati, ieri poi ha aperto una guerra del tutto personale durante la Giunta Coni, a cui ha detto di non voler avere più nulla a che fare con Sport e Salute, nonostante con loro avesse firmato un mese fa il perimetro di un contratto di servizio (che non ha presentato). Ha così annunciato il distacco a proprio favore di 110 dipendenti da Sport e Salute, a cui negherà il logo, il marketing (leggi gli sponsor, quindi soldi) ma soprattutto la "casa": «Si trovi una sede», lo sfratto di Malagò a Sabelli, che pochi giorni fa aveva chiesto al Coni un affitto da 1,479 milioni, ignorando che gli spazi di Palazzo H (e stadio dei Marmi), di proprietà del vecchio Iusm, sono in comodato al Coni fino al 2032. Come non bastasse, Malagò dopo la casa, toglierà al "nemico" Sabelli anche la macchina: le auto aziendali in uso sono frutto di un accordo Coni- Toyota, i dirigenti di Sport e Salute non le avranno più. Sabelli ci è ovviamente rimasto di sasso, ha denunciato «toni inaccettabili» e poi accusato Malagò di fare tutto ciò per un solo motivo: «La nuova policy sui biglietti sembra l' unica motivazione alla base di un così repentino cambio di atteggiamento» (ma nei posti riservati al cerimoniale di Stato, Sport e Salute ha invitato al derby il loro controllore della Corte dei conti). Una cosa è certa: un mese fa Malagò era lo sconfitto della nuova legge di riforma dello sport voluta dal governo gialloverde. Ora ha la forza per andare alla guerra. In mano, carte nuove servite dal governo giallorosso. Intanto il "nemico" Giorgetti, padre della riforma che al Coni ha tolto la gestione della cassa, è uscito dall' esecutivo. La delega allo sport è stata affidata a Vincenzo Spadafora: un M5S convinto, per l'ala oltranzista del Movimento una garanzia di continuità. Su cui però Malagò ritiene di poter fare leva, grazie al passato di forte vicinanza con Italia Futura del suo amico Montezemolo. In più al Mef, al posto di Tria (nominato in quota Lega), è subentrato Gualtieri, un dem d' acciaio. Non una scelta secondaria: proprio il Mef è azionista unico di Sport e Salute. Per questo intorno a Sabelli, lì imposto da Giorgetti, l' aria è pesante. E c' è chi immagina un suo passo indietro.

Fulvio Bianchiper repubblica.it il 5 settembre 2019. Una telefonata che spiega tutto: dopo aver tolto al Coni 540 biglietti della tribuna vip dell'Olimpico, lasciandogliene solo 12 quando gioca la Lazio e 20 quando gioca la Roma, Rocco Sabelli, n.1 di Sport e Salute, ha telefonato a Malagò. "Giovanni, pensavo che mi dicessi grazie". Malagò ci ha pensato una decina di secondi, ha risposto "ti ringrazio, ora ho capito chi sei" e ha chiuso la telefonata. Questi sono i rapporti. Una guerra totale. Frontale. Dovrà metterci mano in fretta il nuovo responsabile dello sport del governo, Spadafora, ora che Giorgetti non c'è più (ha scritto due lettere a Malagò). Rocco Sabelli, che ha parlato già con Zingaretti, è un manager: vuole avere le mani libere come in tutta la sua carriera. Se si trovasse in un clima ingestibile, potrebbe anche lasciare la carica di presidente-manager. Di sicuro Malagò e i suoi fedelissimi, dalla periferia a Roma, gli faranno la guerra, gli renderanno il lavoro complicato. Il nuovo clima politico cambia radicalmente gli scenari. La Giunta Coni ha scritto un documento, approvato da tutti, che delinea i contorni giuridici in vista di un (improbabile visto come stanno le cose) contratto di servizio. "Non c'è nessuna collaborazione tra Coni e Sport e Salute. Io credo di andare d'accordo anche con i muri, se rispetti me e l'istituzione che rappresento e dalla quale sono stato eletto. Se manchi di rispetto a me, manchi di rispetto al mondo dello sport". Le prime del presidente del Coni, Giovanni Malagò, al termine della Giunta. "Se non firmavo il contratto di servizio con Sport e Salute, il Coni andava potenzialmente sotto commissariamento". Non c'è nulla che funzioni. Malagò invita Sabelli a cercarsi un'altra destinazione, lasciando il Coni al Coni: ringrazia due volte Fabio Pigozzi, rettore dell'Università del Foro Italico ed ex membro di Giunta, per la disponibilità che ha dato in merito all'uso dei locali di Palazzo H (ci fu un lunghissimo contenzioso col Coni, risolto solo negli ultimi anni con buon senso da ambo le parti) e dello Stadio dei Marmi. Malagò invita anche Sabelli a farsi un suo logo." Chiederemo di cambiare il logo di Sport e Salute, non capisco perché devono usare un logo come il nostro. Faranno un altro logo, magari anche più bello". "Non voglio usufruire dei biglietti di Sport e Salute, solo così possiamo dimostrare che il Coni ha dignità". "Sabelli ha aperto un Audit sulla gestione dei biglietti - ha aggiunto il capo dello sport italiano al termine della Giunta - ma sarà un buco nell'acqua". Con una Pec l'ente presieduto da Rocco Sabelli ha comunicato che in dotazione al Coni andranno 20 biglietti per le gare della Roma e 12 della Lazio: "Lo stadio si chiama Olimpico - tuona Malagò - una proprietà del Coni pagato per intero dal Coni. Tutto spesato dal Coni, soprattutto con una tribuna che si chiama Coni. Il fatto è talmente grave, anche perché i biglietti Sport e Salute non li vende e non li potrà mai vendere. Questo è talmente uno sgarbo al Coni che adesso atleti e tecnici sono ospiti delle società e per questo devo ringraziare Lotito, Fienga, Baldissoni e Sky che si sono comportate in modo ineccepibile". "Ben prima delle questioni governative abbiamo iniziato a individuare all'interno del Coni un organigramma sulla base di questo budget e oggi la Giunta all'unanimità ha approvato questo documento: 110 persone che verranno distaccate per passare al Coni, né più né meno con la stessa formula del Comitato paralimpico". "Avevamo preso già prima della crisi di governo la decisione di staccarci, di fare qualcosa di piccolo o ridimensionato, sulla base dei 40 milioni di euro che il Coni avrà dal governo", ha spiegato ancora Malagò. Furibondo anche perché stanno facendo le pulci anche sulle note spese, l'uso della carta di credito: lui che si paga tutto da solo, compresa l'auto. Non prende denaro pubblico. Lo stipendio lo devolve in beneficenza. La sua conferenza è stata un crescendo di accuse. "Tutto parte dall'idea che non c'è nessuna collaborazione, non solo armoniosa, tra Coni e Sport e Salute. È un dato acclarato. Poteva funzionare solo con un'armoniosa collaborazione, ma essendo mancati da parte di Sabelli argomenti di rispetto, ognuno va per la sua strada". "E' incredibile l'ingerenza del presidente Sabelli che parla, non ho capito a che titolo, della questione dei rapporti tra Coni e Cio" ha spiegato Malagò, commentando quanto dichiarato dal presidente di Sport e Salute, Rocco Sabelli, secondo il quale "è pericoloso anche solo evocare il rischio di non partecipare all'Olimpiade" per la questione legata alla preoccupazione del Cio sulla legge di riforma del Coni. "Sarebbe bastato leggere la lettera inviata dal Comitato olimpico internazionale -ha proseguito Malagò- e firmata da James McLeod, dirigente del Cio preposto a tutte le attività e alle relazioni con i comitati olimpici nazionali. Quando parla lui, è come se parlasse Thomas Bach. Quando ci sarà la riunione proposta dal Cio con la presenza anche del governo? A Losanna sono costantemente informati sulla situazione e cercano di capire cosa succede". "Guerra totale tra Coni e Sport e salute. Nessun atto ufficiale ma un'incomunicabilità totale tra le persone che rappresentano i due enti". Lo spiega il presidente della Federazione italiana tennis, Angelo Binaghi, uscendo dalla Giunta. "Ho espresso la mia posizione di grande preoccupazione: ci sono Federazioni come la mia che svolgono importanti manifestazioni con Sport e Salute, ci sono Federazioni che hanno il presidente dipendente di Sport e Salute, ci sono comitati regionali con strutture parallele. Oggi si è decretata la fine dell'armoniosa collaborazione". "Mare molto mosso - ha aggiunto Binaghi - anche se altri colleghi si sono detti contenti perché si è finalmente definita la strada, ma lo scenario è complesso e senza precedenti nello sport italiano". "L'accordo di agosto con Sport e Salute? L'ho letto solo sui giornali non l'ho ancora visto, il 19 ce lo daranno", ha concluso. La data della prossima Giunta non è stata ancora fissata. In Giunta, Ricci Bitti, collegato in videoconferenza, è stato molto duro su Rocco Sabelli: "La sua è una provocazione ignorante". L'ex membro Cio, stimatissimo da Bach, ha ricordato che la società di servizi ha ambiti ben chiari e il Coni deve conservare le sue prerogative. Franco Carraro è stato chiarissimo: "Bisogna comunicare a chi viene che siamo in rottura totale". Anche Sergio D'Antoni è stato pesante, ricordando che il territorio è allo sbando. L'unico tema era di oggi il "rapporto fra Coni e Sport e Salute": vi è visto come è finito. "Siamo sorpresi per i toni e per il contenuto, da quando il Coni ha annunciato la firma dell'accordo con noi, ai primi di agosto, l'unica novità è la nostra policy sui biglietti della tribuna dell'Olimpico destinati allo sport sociale di base e ai dipendenti meritevoli, con conseguente fine delle clientele. Evidentemente Malagò ha perso il controllo dei nervi per questo". Sport e Salute, attraverso una sua fonte qualificata, risponde così - alle dichiarazioni "di guerra" del presidente del Coni. Sabelli ha accusato Malagò di "clientele", figuriamoci se potranno mai lavorare in sintonia. "Sorpresa per le inaspettate, ingiustificate e inaccettabili dichiarazioni rilasciate oggi dal presidente del Coni a margine della riunione della Giunta": è la replica in serata del presidente di Sport e Salute alle dichiarazioni di Malagò. "Nessuna insoddisfazione o critica erano finora emerse sulla qualità dei rapporti e sul rispetto reciproco che, difatti, avevano consentito la stipula dell'accordo del 6 agosto scorso - sottolinea in una nota Sabelli - Da allora ad oggi, causa anche la pausa estiva, non ci sono stati attività e atti ulteriori, eccezion fatta per l'adozione di una nuova policy adottata dalla Società per la gestione dei biglietti dello Stadio Olimpico. Una policy, peraltro, pienamente legittima, di buon senso, con indiscutibili vantaggi aziendali e collettivi e che, al contrario, sembra incredibilmente essere l'unica motivazione alla base di un così repentino cambio di atteggiamento". "Tuttavia - è la conclusione del presidente di Sport e Salute - gli sgradevoli toni usati oggi, cui Sport e Salute non intende dare alcun ulteriore seguito, non modificheranno né rallenteranno in alcun modo l'implementazione dell'accordo del 6 agosto scorso, che seguirà i tempi e le modalità previsti, in coerenza con il nuovo quadro normativo adottato per la riforma dell'ordinamento sportivo". La legge delega sullo sport votata a Senato, con il sì dei Cinque Stelle e il noto deciso del Pd, intanto ora è ferma. Non piace al Cio, che fine farà?

Dagospia il 6 settembre 2019. Riceviamo e pubblichiamo: Leggo divertito su Dagospia un articolo de La  Verità secondo il quale  il CONI mi avrebbe regalato 15 biglietti a scrocco per partite all’Olimpico! Si da il caso che non frequento gli Stadi e che sono abituato a pagare i biglietti anche quando vado al cinema! Quindi i casi sono 3: o una svistona del giornalista, o una omonimia (quanti europarlamentari della Lega si chiamano Rinaldi?) oppure qualcuno che mi vuole tirare in ballo! Fate voi e ringrazio gli amici di Dagospia