
I VITERBESI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?
di Antonio Giangrande
(Inchiesta basata su atti pubblici e/o di pubblico dominio. Le fonti sono lincate).
MAGISTROPOLI
Chiama la figlia col cellulare di servizio, magistrato denunciato.
L'ex procuratore capo di Viterbo e attuale procuratore generale a Perugia Giancarlo Armati è indagato per peculato dalla procura di Firenze. Ad accusare il magistrato è stato suo figlio.
Secondo l'ipotesi di accusa, Armati, mentre era in servizio a Viterbo, avrebbe utilizzato il telefono cellulare di servizio, intestato all' assessorato ai Lavori pubblici del Comune, così come quelli di altri magistrati, per chiamare i suoi familiari, in particolare la figlia.
L'inchiesta è condotta dal Pm Francesco Pappalardo ed è stata assegnata a Firenze per competenza territoriale. Le indagini a carico di Armati sono scaturite da un esposto presentato dal figlio dello stesso magistrato che, a seguito di dissapori con il padre, lo ha denunciato per peculato, svelando appunto che l'ex procuratore capo di Viterbo avrebbe fatto un uso "improprio" del telefonino di servizio.
http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=87818

GROTTE DI CASTRO
Il maresciallo capo della stazione dei carabinieri di GROTTE DI CASTRO accusato di coltivare marijuana in caserma
da “Il Corriere della sera” GROTTE DI CASTRO (VITERBO)
Coltiva marijuana in caserma: arrestato maresciallo dei carabinieri.
Comandava la stazione di un piccolo paese del viterbese: ora è sospeso dal servizio. Fermato anche il fratello.
Coltivava marijuana in un locale attiguo alla sua abitazione, all'interno della caserma dei carabinieri di Grotte di Castro, in provincia di Viterbo. Per questo motivo, al termine di un interrogatorio durato tutta la notte, è stato arrestato il maresciallo A. B., 46 anni, da circa 10 anni comandante della stazione del piccolo paese, fermato mercoledì sera dai suoi colleghi. Insieme con lui è stato arrestato suo fratello di 36 anni, residente ad Acquapendente. Il comando provinciale dei carabinieri di Viterbo ha reso noto che il sottufficiale «è stato immediatamente sospeso dal servizio». Durante una perquisizione domiciliare nell'alloggio di servizio del militare, i carabinieri hanno trovato e sequestrato 17 piante di marijuana. Il nome del militare era emerso nel corso di un'indagine sullo spaccio di stupefacenti nel comprensorio di Acquapendente. Sono così scattati una serie di appostamenti e di pedinamenti nei confronti del fratello del maresciallo, dai quali è emerso che si recava frequentemente nella caserma di Grotte di Castro. Da qui la perquisizione, il ritrovamento della piantagione e il fermo dei due fratelli. Dopo alcune ore di interrogatorio, per entrambi è scattato l'arresto, ora al vaglio dell'autorità giudiziaria. «Nonostante le indagini condotte abbiano coinvolto un proprio collega - si legge in una nota del comando provinciale dei carabinieri - tutte le operazioni volte a garantire il rispetto della legalità sono state eseguite con la massima celerità, imparzialità e determinazione». «Da quando Angelo Benfanti è stato nominato comandante della stazione, circa 10 anni fa, è come se il paese fosse rimasto senza carabinieri». È il commento di Pietro Camilli, imprenditore, presidente del Grosseto Calcio, squadra che disputa il campionato di Serie B, nonché sindaco di Grotte di Castro. «Non ho mai avuto un buon rapporto con lui - aggiunge Camilli - tanto che in due occasioni avevo inviato esposti al comando provinciale dell'Arma, nei quali esprimevo le mie preoccupazioni sul mantenimento dell'ordine pubblico in paese». Camilli precisa di non aver mai sospettato che il militare coltivasse e spacciasse droga. «Le mie lamentele - conclude - si riferivano al comportamento personale del maresciallo, in particolare alla sua inerzia».
IL CASO da “La Repubblica”.
Coltivava marijuana in caserma, arrestato comandante dei carabinieri.
A Grotte di Castro, in provincia di Viterbo. Il maresciallo in manette al termine di un interrogatorio durato tutta la notte. Nell'alloggio di servizio i militari hanno trovato 17 piante di "erba". Il suo nome era emerso nel corso di una indagine sullo spaccio di stupefacenti nella zona di Acquapendente. Fermato anche il fratello, dj e animatore conosciuto come "Mr. Benfy". Coltivava marijuana in un locale attiguo alla sua abitazione, all'interno della caserma dei carabinieri di Grotte di Castro, in provincia di Viterbo. Per questo motivo, al termine di un interrogatorio durato tutta la notte, è stato arrestato il maresciallo Angelo Benfante, 46 anni, da circa 10 anni comandante della stazione del piccolo paese, fermato ieri sera dai suoi colleghi. Insieme con lui è stato arrestato suo fratello di 36 anni, residente ad Acquapendente. Il comando provinciale dei carabinieri di Viterbo, con una nota diffusa in mattinata, ha reso noto che il sottufficiale "è stato immediatamente sospeso dal servizio". Durante una perquisizione domiciliare nell'alloggio di servizio del militare, i carabinieri hanno trovato e sequestrato 17 piante di marijuana. Il nome di Benfante era emerso nel corso di un'indagine sullo spaccio di stupefacenti nel comprensorio di Acquapendente. Sono così scattati una serie di appostamenti e di pedinamenti nei confronti del fratello del maresciallo, dai quali è emerso che si recava frequentemente nella caserma di Grotte di Castro. Da qui la perquisizione, il ritrovamento della piantagione e il fermo dei due fratelli. Dopo alcune ore di interrogatorio, per entrambi è scattato l'arresto, ora al vaglio dell'autorità giudiziaria. "Nonostante le indagini condotte abbiano coinvolto un proprio collega - dice ancora la nota del comando provinciale dei carabinieri - tutte le operazioni volte a garantire il rispetto della legalità sono state eseguite con la massima celerità, imparzialità e determinazione". E' stato indagando sul fratello Enzo, 36 anni, conosciuto con il nomignolo di 'Mr. Benfy', deejay e animatore di serate, che i carabinieri sono risaliti al maresciallo. Il sospetto che 'Mr. BenfY' fosse coinvolto in un giro di spaccio di droga nel nord del Viterbese, i carabinieri lo avevano da tempo. Ma non avrebbero mai ipotizzato che le frequenti visite all'alloggio di servizio del fratello carabiniere, all'interno della caserma, fossero finalizzate ad accudire le 17 piante di canapa indica scoperte durante la perquisizione domiciliare. L'interrogatorio del maresciallo Benfante da parte del Pm Paola Conte, incaricata dell'inchiesta, previsto per oggi, è stato rinviato, probabilmente a domani mattina, perché il sottufficiale si troverebbe in stato di shock e di profonda prostrazione. Uno dei punti essenziali delle indagini è accertare se il militare abbia svolto un ruolo attivo nello spaccio di droga o si sia limitato a fornire al fratello un luogo insospettabile per la piantagione di marijuana o, ancora, se lo abbia fatto per procurarsi 'l'erba' per consumo personale.