
I TERAMANI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?
di Antonio Giangrande
(Inchiesta basata su atti pubblici e/o di pubblico dominio. Le fonti sono lincate).
MAGISTROPOLI
L’ex gip teramano, poi giudice a Giulianova e oggi magistrato di Corte d’Appello a L’Aquila e l’attuale presidente del Tribunale di Teramo sono stati coinvolti in un’inchiesta sulle vendite giudiziarie immobiliari partita da un esposto presentato dal cancelliere Scarpone.
Il presidente del Tribunale di Teramo Antonio Cassano e l’ex gip di Teramo, nonché ex Giudice responsabile del Tribunale di Giulianova e oggi magistrato di Corte d’Appello a L’Aquila Aldo Manfredi, sono iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Campobasso.
All’origine dell’inchiesta, un esposto - denuncia presentato da un cancelliere in servizio nella sezione distaccata del Tribunale, a Giulianova, Guerino Scarpone, che avrebbe documentato esattamente un anno fa tutta una serie di presunte irregolarità legate alle procedure di vendita giudiziaria degli immobili.
Scarpone è noto alle cronache giornalistiche locali anche per i suoi trascorsi politici all’interno dell’allora Partito Socialista, nonché per il suo impegno alla vicepresidenza del Comitato Regionale di Controllo sugli atti degli enti locali.
Secondo l’accusa del cancelliere, si sarebbero ripetuti una serie di errori nelle procedure esecutive immobiliari e nelle vendite fallimentari. Nel registro degli indagati, infatti, sono finiti anche il Giudice delle esecuzioni e giudice delegato delle procedure fallimentari Flavio Conciatori, il Giudice onorario del Tribunale di Giulianova, Belinda Pignotti, il responsabile dell’ufficio esecuzioni immobiliari, cancelliere Giuliana Marinelli e l’operatore giudiziario Nino Cartone. Nel suo esposto, il cancelliere Scarpone riferisce di una diffusa e generalizzata prassi relativa alla pratica delle procedure esecutive immobiliari, che a suo dire non sarebbe corretta. Le vendite degli immobili oggetto di pignoramento fallimentare prese in esame nella denuncia, sono quelle che andrebbero dal 2001 al 2006. In quel periodo, il sistema adottato è stato quello delle vendite senza incanto dei beni immobili pignorati, ovvero delle vendite in cui non si effettuano vere e proprie aste.
Si trattava, va detto, all’epoca di una procedura sperimentale, che snelliva le pratiche e i tempi. Secondo il cancelliere, però, la prassi sarebbe stata non corretta nell’affidamento delle perizie e degli incarichi, nella nomina dei custodi, nella pubblicità delle vendite che non sarebbe di stretta competenza dell’ufficio ma affidata a società esterne, nell’utilizzo di notai per la predisposizione dei beni venduti, che secondo Scarpone non sarebbe esercitabile per le vendite senza incanto.
Questo sistema, sempre a detta dello stesso cancelliere, avrebbe appesantito l’economia delle pratiche di aggiudicazione del Tribunale, di fatto portando ad un aggravio di spese ingiustificato.
Tutte spese che andrebbero a gravare sul ricavato delle vendite stesse, a tutto danno dell’esecutato.
Raccolte le informa informazioni, il cancelliere aveva inviato una relazione alle varie autorità, e un esposto alla Procura della Repubblica. Gli atti, così come prevede la legge, sono finiti per competenza alla Procura di Campobasso, che è titolare territorialmente delle inchieste sui giudici e nella quale si è aperta un’inchiesta. Dopo alcuni mesi di indagine, però, il Sostituto Procuratore della Repubblica di Campobasso, Rita Caracuzzo ha ritenuto che non sussistessero elementi tali da rendere necessaria la prosecuzione dell’inchiesta e dell’iter giudiziario della stessa e ha avanzato una richiesta di archiviazione.
Ma il gip molisano Giovanni Falcione, raccogliendo l’istanza di impugnazione presentata dallo stesso Scarpone, ha fissato l’udienza in Camera di Consiglio per il prossimo 4 dicembre, nella quale si discuterà appunto se archiviare o meno l’inchiesta. In quella sede, ovviamente, gli indagati avranno la possibilità di dimostrare la loro totale buona fede e provare come la prassi di vendita non provocasse alcun aggravio di spese, così come il fatto che tutto si è svolto nel pieno rispetto delle regole.
Daniela Facciolini www.lacittaquotidiano.it
http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=10662
CARCEROPOLI
"Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto. Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto...". Parole dal carcere di Castrogno a Teramo, parole registrate all'interno di uno degli uffici degli agenti di polizia penitenziaria. Frasi spaventose impresse in un nastro. Ora questo audio è nelle mani della Procura della Repubblica di Teramo che ha aperto un'inchiesta sulla vicenda. Sono parole che raccontano di un "pestaggio" ai danni di un detenuto, quasi come fosse la "prassi", un episodio che rientra nella "normalità" della gestione del penitenziario. Un concitato dialogo tra il comandante delle guardie del penitenziario, Giuseppe Luzi e un agente che svelerebbe un gravissimo retroscena all'interno di un carcere già alle prese con carenze di organico e difficoltà strutturali.
Il nastro è stato recapitato al giornale locale La Città di Teramo, ed è scoppiata la bufera. Il plico era accompagnato da una lettera anonima.
In merito alla vicenda la deputata Radicale-Pd Rita Bernardini, membro della commissione Giustizia, ha presentato un'interrogazione al ministro Alfano. La deputata chiede al ministro Alfano se ritenga di dover accertare "se questi corrispondano al vero e di promuovere un'indagine nel carcere di Castrogno di Teramo per verificare le responsabilità non solo del pestaggio di cui si parla nella registrazione, ma anche se la brutalità dei maltrattamenti e delle percosse sia prassi usata dalla Polizia Penitenziaria nell'istituto".
Proprio la Bernardini ed il segretario Generale della Uil Pa Penitenziari, Eugenio Sarno, hanno fatto una visita al carcere.
Un detenuto, Uzoma Emeka rinchiuso nel carcere di Castrogno, è in circostanza misteriose nell'ospedale di Teramo. Nigeriano, 32 anni, condannato a due anni per spaccio di stupefacenti, l'uomo aveva assistito il 22 settembre 2009 al pestaggio di un altro detenuto. In quell'occasione scoppiarono le polemiche perché un nastro anonimo, che parlava delle violenze, fu affidato alla stampa: «Non si massacrano così i detenuti in sezione, si massacrano sotto... il negro (Uzoma Emeka) ha visto tutto». Queste parole, dette da Giuseppe Luzi, capo delle guardie carcerarie ad un sottoposto, furono registrate da qualcuno e inviate al quotidiano locale La Città. Luzi fu sollevato dall'incarico dal ministro della Giustizia Alfano. Ora, a distanza di tre mesi arriva il decesso di Uzom. La procura ha aperto un'inchiesta anche su questa morte e secondo il quotidiano La Stampa, che riportava la notizia, i giudici hanno disposto che l'autopsia del giovane nigeriano sia filmata.
Sentitosi male alle 8.30 mentre era al telefono con la moglie, Uzoma Emeka, è stato ricoverato in ospedale nel pomeriggio quasi cinque ore dopo ed è morto. «Non sappiamo, ma in ogni caso è certo che a Teramo si è verificato l’ennesimo caso di ’abbandono terapeutico’», commenta in una nota Luigi Manconi, presidente dell’associazione A buon diritto. «Ora, va da sé - aggiunge - si parla di ’morte per cause naturali’: ma sappiamo che oltre il 50% dei decessi in cella è classificato come dovuto a cause da accertare». Autolesionismo, abusi, morti improvvise, overdose presentate come suicidi, suicidi presentati come overdose, mancato aiuto, assistenza negata, «è un vero e proprio regime di omissione di soccorso - dice Manconi - quello che governa il sistema penitenziario italiano. Sullo sfondo di questo tragico avvenimento, l’ultimo di una lunga teoria di morti o inspiegate o sospette, c’è la vicenda del ’negro ha visto tutto’, del ’massacro’ involontariamente confessato, dei testimoni che esitano a parlare. Forse non ci sono ’misteri’ nel carcere di Teramo, ma certamente c’è un bubbone che va eliminato».
Con il detenuto nigeriano morto nel carcere di Teramo le morti in carcere nel 2009 toccano quota 172: viene così superato il triste record del 2001, che aveva segnato con 171 detenuti morti, il numero più alto di morti in carcere nella storia della Repubblica. I dati sono dell’Osservatorio permanente sulle morti in carcere. Negli ultimi 10 anni, nelle carceri italiane, sono morte 1.560 persone, di queste 558 si sono suicidate. Per la maggior parte si trattava di persone giovani, spesso con problemi di salute fisica e psichica, spesso tossicodipendenti.