MAGISTROPOLI
Era appena tornato da un viaggio a Prato. L'avvocato Bovio si è sparato a Milano.
Corso Bovio, uno dei più noti legali italiani, si è suicidato il 9 luglio 2007 all'interno del suo studio. Era appena tornato da un viaggio di lavoro a Prato, dove si era recato per una causa, l'avvocato Corso Bovio, uno dei più noti legali italiani, che si è suicidato all'interno del suo studio a Milano, a pochi passi dal Palazzo di Giustizia, sparandosi colpo di pistola.
Prima del fatale gesto aveva consegnato a un suo collaboratore una busta indirizzata alla moglie. E' quanto è stato possibile ricostruire dalla parole del presidente dell'Ordine degli avvocati di Milano, Paolo Giuggioli, giunto negli uffici di Bovio.
Ad avvertire i carabinieri, intorno alle 14.15, è stata la centrale del 118, che avvertiva che in uno studio legale in via Podgora numero 13 a Milano si era verificato un suicidio. Sotto lo studio si è radunata una folla di avvocati, giornalisti e anche magistrati, che si dicono tutti sgomenti per la morte di Bovio. Nessuno si aspettava un gesto come questo.
Corso Bovio a Prato, aveva difeso il commercialista Annibale Viscomi.
Il commercialista, insieme all'imprenditore Francesco Franceschini, era finito sotto processo con l'accusa di aver corrotto Mario Conzo, già giudice fallimentare di Prato, nella vicenda del fallimento dell'ex mobilificio Aiazzone. La sentenza: Viscomi è stato condannato a due anni, mentre Franceschini è stato assolto. All'inizio dell'udienza Bovio ha chiesto di parlare per primo e, poco dopo le 9.30, ha svolto la sua arringa a favore di Viscomi, chiedendone l'assoluzione. Poi, insieme a un suo collaboratore, ha lasciato il palazzo di giustizia di Prato e in macchina si è diretto verso Milano.
Fra i 40 e i 50 milioni di lire. Tale sarebbe stata la richiesta di Mario Conzo, ex presidente del tribunale di Biella, per favorire una transazione proposta da Francesco Franceschini, fondatore dell' omonimo Euromercato di Calenzano, nel fallimento del mobilificio Piemonte, già Aiazzone, di cui nel '97 aveva acquisito il marchio. La circostanza è emersa nel corso dell'interrogatorio del commercialista di Prato Annibale Viscomi, arrestato per corruzione in atti giudiziari insieme con Francesco Franceschini, di cui era consulente nella vertenza Aiazzone. L'inchiesta è stata condotta dai Pm milanesi Corrado Carnevali e Maurizio Romanelli, competenti nelle indagini sui magistrati in servizio in Piemonte.
Incastrato dalla moglie tradita, che il 28 marzo 2003 spifferò ai magistrati della procura di Biella la storia della tangente, il giudice Conzo, che nel settembre 2002 era andato prudentemente in pensione, ha ammesso di aver incassato da Viscomi il 3 gennaio 2002 l'equivalente in euro di 30 milioni, negando però di aver favorito Franceschini nella vertenza Aiazzone. Annibale Viscomi, interrogato dal Gip Andrea Pellegrino, ha fornito la sua versione dei fatti. Il giudice Conzo, che prima di arrivare a Biella nel '95 era stato giudice fallimentare a Prato, andò a ritirare la bustarella il 3 gennaio 2002 nello studio pratese di Viscomi. «Nello studio ci sarà stato al massimo 10 secondi, giusto il tempo di prendere i soldi», ha ricordato il commercialista. «Gli ho dato 30 milioni e gli ho spiegato che era il massimo che gli potevo dare. E lui mi ha detto che me li avrebbe restituiti». Viscomi esclude di aver promesso un'ulteriore tranche di denaro e sostiene di aver tirato fuori i soldi «dal suo portafoglio». Franceschini, di cui era consulente per il fallimento, non gli chiese mai di avvicinare il giudice. Fu un'idea sua. Una fesseria. Viscomi si è dato dell'«ingenuo». Aveva già avuto problemi con Conzo quando era giudice a Prato. Non avrebbe più dovuto riprendere i contatti con lui. L'avvocato Gaetano Berni, che assiste Viscomi insieme con il collega milanese Corso Bovio, ha dichiarato che sarebbero state estrapolate e rese pubbliche solo alcune parti dell'interrogatorio, ma non ha voluto fornire ulteriori chiarimenti per non violare il segreto investigativo. Quanto a Francesco Franceschini, che probabilmente ora starà maledicendo la decisione di acquisire il marchio Aiazzone che gli ha procurato solo una montagna di guai, ha respinto le accuse, ha spiegato che si era rivolto a Viscomi solo per una consulenza e ha detto: «Non so perché avrebbe dovuto pagare il giudice».
http://www.lanazione.it/prato/2007/07/09/23354-appena_tornato_viaggio_prato.shtml
SANITOPOLI
Prato, centodue indagati in ospedale.
L’inchiesta era partita da un esposto anonimo che segnalava l’abitudine, diffusa, di timbrare i cartellini di ingresso di colleghi assenti o in ritardo.
Come nel film «Fantozzi subisce ancora», dove il più famoso ragioniere d'Italia era costretto a far muovere dei manichini che dovevano sembrare impiegati al lavoro. All'ospedale Misericordia e Dolce di Prato non c'era Fantozzi ma qualcuno che decideva di non andare a lavoro e qualcuno che timbrava i cartellini per gli assenti. L'inchiesta sull'assenteismo finisce con centodue indagati, tra medici, infermieri e dipendenti vari che facevano finta di essere in servizio e invece non c'erano affatto, tutto grazie a false vidimazioni del cartellino.
L'INCHIESTA - Erano solo due gli apparecchi marcatempo controllati dalle videocamere sugli otto presenti all’ingresso del lato nuovo dell’ospedale «Misericordia e Dolce» di Prato. Le avevano fatte installare i carabinieri, coordinati dal pm Roberta Pieri, nell’ambito dell’inchiesta su presunti illeciti compiuti da alcuni dipendenti nella vidimazione dei badge per l’orario di lavoro. Due videocamere sole, attive dal 29 maggio al 23 agosto 2008, che hanno permesso di scoprire ben 102 dipendenti dell’Asl che effettuavano vidimazioni irregolari.
CINQUE DIPENDENTI IN MANETTE - Sono alcuni dei dati forniti oggi dal procuratore della Repubblica di Prato, Piero Toni che insieme al sostituto Pieri, ha presentato i risultati dell’indagine che lo scorso 23 giugno aveva portato all’arresto di 5 dipendenti (un medico, un infermiere, due uscieri e un addetto alla sicurezza), mentre altri 22 dipendenti erano stati raggiunti da un avviso di garanzia. Truffa ai danni della Asl 4 di Prato l’accusa per tutti. Il gip ha confermato gli arresti domiciliari per 3 dei 5 dipendenti, mentre ha deciso la sospensione dal pubblico servizio per gli altri due. La stessa richiesta di sospensione è stata accettata anche per altri 6 indagati. L’inchiesta era partita da un esposto anonimo che segnalava l’abitudine, diffusa, di timbrare i cartellini di ingresso di colleghi assenti o in ritardo. Per gli altri 75 controllati, è stato spiegato, sono state riscontrate irregolarità dello stesso genere ma in misura inferiore (da 1 a tre) e a loro è stato comunicato l’avviso di conclusione delle indagini.
IL DIRETTORE DELLA ASL - «Occorre prendere spunto da questa situazione per assumere tutte quelle iniziative volte ad impedire e scoraggiare il ripetersi di ulteriori episodi di malcostume e a ricreare un clima in cui tutti siano motivati a svolgere con onestà e passione il loro lavoro.Sono amareggiato e sdegnato da questa vicenda». Lo afferma il direttore generale dell’Asl 4 di Prato, Bruno Cravedi, dopo le misure cautelari assunte dall’autorità giudiziaria nei confronti di alcuni lavoratori indagati per omessa o irregolare timbratura del cartellino personale che registra l’entrata e l’uscita dal servizio. Dopo le indagini, informa una nota, l’Asl ha adottato una serie di iniziative che riguardano l’avvio dei provvedimenti disciplinari e la sospensione dal servizio di dieci operatori. La sospensione ha avuto decorrenza immediata, in attesa anche degli accertamenti che saranno svolti dalla Commissione di indagine appositamente costituita per l’accertamento dei fatti e la proposta di sanzioni disciplinari. L’Azienda si riserva inoltre la facoltà di costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento dei danni. Tra le iniziative adottate, prosegue la nota, si segnalano il potenziamento e l’estensione della procedura informatica sulle presenze in servizio, con possibilità di visualizzazione, in tempo reale, della situazione in ogni struttura. Si procederà alla razionalizzazione delle postazioni marcatempo, attualmente collocate in sette punti diversi dell’ospedale, per ridurle a tre. Cravedi ha poi riunito gli organi di direzione aziendale e ha inviato una lettera a tutti i dirigenti ed ai quadri intermedi per richiamarli alle loro competenze e responsabilità in ordine alla gestione del personale assegnato. Sono stati inoltre convocati specifici incontri con le organizzazioni sindacali del comparto e della dirigenza.
