
I CHIETINI SONO DIVERSI DAGLI ALTRI ?!?!
ESAMOPOLI IN ABRUZZO
SCOPERTI IN REGIONE 10 FALSI MEDICI
Università, 19 indagati, «presentarono documenti falsi»
CHIETI – 14 marzo 2008 - Si è conclusa con 19 denunce l'inchiesta che il Nas di Pescara aveva avviato nell'agosto del 2006 sui partecipanti al bando di riconversione creditizia per la laurea in Fisioterapia, nell'anno accademico 2005/2006, indetto dall'Università degli Studi di Chieti.
Iscrizioni all'università
D'Annunzio e crediti formativi ottenuti grazie a documentazioni che sono poi
risultate false.
A pagarne le spese saranno 19 persone iscritte nel registro degli indagati che
di fatto hanno tratto in inganno lo stesso Ateneo.
Acquisendo crediti formativi laurearsi diventava un po' più facile: meno corsi da seguire e soprattutto meno esami da sostenere. Ma gli inquirenti hanno scoperto il "trucchetto".
Nel corso delle indagini sono stati 38 i provvedimenti di perquisizione e sequestro, sia presso le abitazioni degli indagati, sia presso l'Università di Chieti. Le indagini del nucleo pescarese erano finalizzate al rinvenimento della falsa documentazione prodotta dagli interessasti per l'iscrizione al corso di laurea e pare che sia stato trovato abbastanza materiale per confermare l'ipotesi accusatoria.
Gli indagati, denunciati alla Procura della Repubblica, dovranno adesso rispondere di falso ideologico e falso materiale, nonché a provvedimenti di sospensione adottati dall'Ateneo. Insomma, chi ha cercato scorciatoie illegali è meglio che resti fuori.
Le indagini hanno riguardato, in particolare, l'analisi dei documenti presentati dai partecipanti al bando, circa 2000, attestanti il possesso dei titoli professionali abilitanti l'esercizio dell'attività sanitaria di Massofisioterapista e Tecnico della Riabilitazione, propedeutici alla partecipazione al bando.
All'indagine ha collaborato la stessa Università teatina che, con la segreteria degli studenti, ha fornito un prezioso supporto agli investigatori.
http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=14395

AMMINISTRATOPOLI IN ABRUZZO
VASTO - 2 nov. 2006 - Stanno suscitando non poco clamore anche in Molise le dodici richieste di rinvio a giudizio inoltrate dal Pm presso la Procura di Bari, Marco Di Napoli, sul caso La Rana, procuratore generale presso la corte d’Appello di Campobasso.
Si tratta di una complessa vicenda inerenti gli ombreggi sul litorale abruzzese che, dal 2003 ad oggi, ha finito con coinvolgere un centinaio di persone. Politici e imprenditori, magistrati ed avvocati, esponenti delle forze dell’ordine e professionisti, sentiti a vario titolo dagli inquirenti che nel giugno del 2005 hanno depositato gli atti a conclusione delle indagini sull’ex Pm vastese Antonio La Rana ora sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Campobasso.
Indagini in cui hanno avuto un ruolo primario le intercettazioni telefoniche.
Conversazioni e mezze frasi che hanno concorso in modo decisivo alla formulazione dei capi d’imputazione, in prevalenza il favoreggiamento, a carico degli indagati. Una vicenda intricata, ricostruita in duecento pagine dal Pm […]
CONCORSOPOLI IN ABRUZZO
Concorsi pubblici, quando la profezia si avvera
FOSSACESIA - 5 SET. 2007. E' sempre la stessa storia. Ai concorsi pubblici si va rassegnati, «tanto già si sa chi deve vincere…». Ma questa volta PrimaDaNoi.it ci aveva visto giusto e grazie alla segnalazione di un lettore avevamo indicato il vincitore un mese prima dei risultati.
Opzione A: l'arte divinatoria esiste.
Opzione B: era una possibilità su 17 e il caso ci ha messo la sua parte.
Opzione C: il vincitore era già designato.
Qual è la risposta esatta?
Il quesito è inquietante, ma la realtà è una.
PrimaDaNoi.it, era riuscito a dire un mese fa, grazie alla segnalazione di un lettore chi avrebbe vinto un concorso per collaboratore amministrativo al Comune di Fossacesia.
Il nome era uscito fuori già nel corso della prova scritta quando qualcuno aveva notato che quella candidata era la stessa persona che aveva raccolto le domande di ammissione al concorso degli altri aspiranti e che quindi già lavorava all'interno del Comune. Già, lo sapevano tutti che quel concorso era stato disegnato su misura, come un abito di buona fattura per un giorno importante.
Quanto c'è di vero?
Impossibile saperlo ma la coincidenza non fa che alimentare sospetti su un mondo intero, quello dei concorsi pubblici, che appare sempre più come un buco nero, oscuro e pronto a risucchiare sempre e solo le persone con santi in paradiso.
«L'atmosfera dei concorsi pubblici», racconta la nostra "talpa" che negli ultimi mesi ha fatto esperienza sul campo («4 concorsi da giugno a oggi»), «è solitamente tranquilla, siamo tutti più o meno rassegnati».
Parlando, poi, il nome del vincitore salta sempre fuori.
«Non se lo tengono nemmeno segreto».
E' sulla bocca di tutti e tra gli scartati «nasce subito una comunella».
La solidarietà degli sfigati, la sfiga di non aver trovato uno sponsor.
«Ci raccontiamo le nostre esperienze, i racconti e gli aneddoti vissuti in altri concorsi».
Racconti frustranti, per ingannare l'attesa e andare al patibolo ancor più sfiduciati.
E il futuro vincitore, però, se ne sta in disparte, assicura: «non partecipa mai attivamente allo scambio di idee. Quasi si vergognasse….e provo tenerezza quando vedo qualche ragazzo giovane che viene, magari accompagnato da un genitore che cerca di fare il tifo sperando insieme al figlio in qualcosa di buono».
Ma un concorso pubblico non è la Caritas… non si fanno sconti per i disperati e nemmeno per chi ha una marcia in più: «ho visto persone veramente preparate arrivare ultime in graduatoria, dopo aver sostenuto colloqui con domande sul diritto amministrativo, nonostante lauree prese a pieni voti in economia o giurisprudenza».
Ma non sarà forse che la colpa può essere anche di chi viene scartato ingiustamente ma non fa valere i propri diritti? Non sarà forse proprio lo spirito di rassegnazione a contribuire al dilagare del fenomeno che esiste?
Ma non tutti sono alla loro prima esperienza da concorsisti: l'età dei candidati in genere va dai 25 ai 35 anni.
C'è quindi il neo laureato e anche chi, dopo oltre dieci anni di lavori precari cerca disperatamente la strada del posto fisso e dello stipendio sicuro.
«Quello che mi stupisce», racconta ancora il nostro testimone, «è la poca voglia di combattere, di ribellarsi a questo sistema che ci sta costringendo ad elemosinare i nostri diritti. Il fatto di accettare una situazione di questo tipo quasi passivamente dicendo "tanto cosa ci possiamo fare?"».
Nel corso degli esami scarseggia anche la trasparenza: «nel caso di Fossacesia i colloqui sono avvenuti a porte chiuse. Dicono per privacy, in realtà non sappiamo cosa un candidato dica ai selezionatori ed è impossibile quindi anche fare un confronto tra le varie interrogazioni».
Colloqui che molto spesso permettono di guadagnare punteggio più di titoli ed esperienze messe insieme.
Anche nel caso di Fossacesia: «Era lì che si giocava tutto. Se guardiamo la graduatoria di amministrativo osserviamo che non si specifica quali sono stati i criteri di assegnazione dei punteggi nei titoli».
E perché non impugnare una graduatoria se si è certi del bluff?
«E' oneroso e non vale la pena
spendere 3 mila euro per il Tar per un contratto da 10 mila euro».
Ecco perché i nostri figli continueranno a sentire le “solite vocine” e perché
nelle amministrazioni pubbliche non vi saranno mai le migliori menti.
Alessandra Lotti da FOSSACESIA (CH)
http://www.primadanoi.it/modules/bdnews/article.php?storyid=11250