Denuncio al mondo ed ai posteri con i miei libri tutte le illegalità tacitate ed impunite compiute dai poteri forti (tutte le mafie). Lo faccio con professionalità, senza pregiudizi od ideologie. Per non essere tacciato di mitomania, pazzia, calunnia, diffamazione, partigianeria, o di scrivere Fake News, riporto, in contraddittorio, la Cronaca e la faccio diventare storia. Quella Storia che nessun editore vuol pubblicare. Quelli editori che ormai nessuno più legge.

Gli editori ed i distributori censori si avvalgono dell'accusa di plagio, per cessare il rapporto. Plagio mai sollevato da alcuno in sede penale o civile, ma tanto basta per loro per censurarmi.

I miei contenuti non sono propalazioni o convinzioni personali. Mi avvalgo solo di fonti autorevoli e credibili, le quali sono doverosamente citate.

Io sono un sociologo storico: racconto la contemporaneità ad i posteri, senza censura od omertà, per uso di critica o di discussione, per ricerca e studio personale o a scopo culturale o didattico. A norma dell'art. 70, comma 1 della Legge sul diritto d'autore: "Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali."

L’autore ha il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l’opera in ogni forma e modo (art. 12 comma 2 Legge sul Diritto d’Autore). La legge stessa però fissa alcuni limiti al contenuto patrimoniale del diritto d’autore per esigenze di pubblica informazione, di libera discussione delle idee, di diffusione della cultura e di studio. Si tratta di limitazioni all’esercizio del diritto di autore, giustificate da un interesse generale che prevale sull’interesse personale dell’autore.

L'art. 10 della Convenzione di Unione di Berna (resa esecutiva con L. n. 399 del 1978) Atto di Parigi del 1971, ratificata o presa ad esempio dalla maggioranza degli ordinamenti internazionali, prevede il diritto di citazione con le seguenti regole: 1) Sono lecite le citazioni tratte da un'opera già resa lecitamente accessibile al pubblico, nonché le citazioni di articoli di giornali e riviste periodiche nella forma di rassegne di stampe, a condizione che dette citazioni siano fatte conformemente ai buoni usi e nella misura giustificata dallo scopo.

Ai sensi dell’art. 101 della legge 633/1941: La riproduzione di informazioni e notizie è lecita purché non sia effettuata con l’impiego di atti contrari agli usi onesti in materia giornalistica e purché se ne citi la fonte. Appare chiaro in quest'ipotesi che oltre alla violazione del diritto d'autore è apprezzabile un'ulteriore violazione e cioè quella della concorrenza (il cosiddetto parassitismo giornalistico). Quindi in questo caso non si fa concorrenza illecita al giornale e al testo ma anzi dà un valore aggiunto al brano originale inserito in un contesto più ampio di discussione e di critica.

Ed ancora: "La libertà ex art. 70 comma I, legge sul diritto di autore, di riassumere citare o anche riprodurre brani di opere, per scopi di critica, discussione o insegnamento è ammessa e si giustifica se l'opera di critica o didattica abbia finalità autonome e distinte da quelle dell'opera citata e perciò i frammenti riprodotti non creino neppure una potenziale concorrenza con i diritti di utilizzazione economica spettanti all'autore dell'opera parzialmente riprodotta" (Cassazione Civile 07/03/1997 nr. 2089).

Per questi motivi Dichiaro di essere l’esclusivo autore del libro in oggetto e di tutti i libri pubblicati sul mio portale e le opere citate ai sensi di legge contengono l’autore e la fonte. Ai sensi di legge non ho bisogno di autorizzazione alla pubblicazione essendo opere pubbliche.

Promuovo in video tutto il territorio nazionale ingiustamente maltrattato e censurato. Ascolto e Consiglio le vittime discriminate ed inascoltate. Ogni giorno da tutto il mondo sui miei siti istituzionali, sui miei blog d'informazione personali e sui miei canali video sono seguito ed apprezzato da centinaia di migliaia di navigatori web. Per quello che faccio, per quello che dico e per quello che scrivo i media mi censurano e le istituzioni mi perseguitano. Le letture e le visioni delle mie opere sono gratuite. Anche l'uso è gratuito, basta indicare la fonte. Nessuno mi sovvenziona per le spese che sostengo e mi impediscono di lavorare per potermi mantenere. Non vivo solo di aria: Sostienimi o mi faranno cessare e vinceranno loro. 

Dr Antonio Giangrande  

NOTA BENE

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L’ITALIA ALLO SPECCHIO

IL DNA DEGLI ITALIANI

 

ANNO 2022

LA SOCIETA’

QUINTA PARTE

 

 

DI ANTONIO GIANGRANDE

 

 

        

L’APOTEOSI

DI UN POPOLO DIFETTATO

 

Questo saggio è un aggiornamento temporale, pluritematico e pluriterritoriale, riferito al 2022, consequenziale a quello del 2021. Gli argomenti ed i territori trattati nei saggi periodici sono completati ed approfonditi in centinaia di saggi analitici specificatamente dedicati e già pubblicati negli stessi canali in forma Book o E-book, con raccolta di materiale riferito al periodo antecedente. Opere oggetto di studio e fonti propedeutiche a tesi di laurea ed inchieste giornalistiche.

Si troveranno delle recensioni deliranti e degradanti di queste opere. Il mio intento non è soggiogare l'assenso parlando del nulla, ma dimostrare che siamo un popolo difettato. In questo modo è ovvio che l'offeso si ribelli con la denigrazione del palesato.

 

IL GOVERNO

 

UNA BALLATA PER L’ITALIA (di Antonio Giangrande). L’ITALIA CHE SIAMO.

UNA BALLATA PER AVETRANA (di Antonio Giangrande). L’AVETRANA CHE SIAMO.

PRESENTAZIONE DELL’AUTORE.

LA SOLITA INVASIONE BARBARICA SABAUDA.

LA SOLITA ITALIOPOLI.

SOLITA LADRONIA.

SOLITO GOVERNOPOLI. MALGOVERNO ESEMPIO DI MORALITA’.

SOLITA APPALTOPOLI.

SOLITA CONCORSOPOLI ED ESAMOPOLI. I CONCORSI ED ESAMI DI STATO TRUCCATI.

ESAME DI AVVOCATO. LOBBY FORENSE, ABILITAZIONE TRUCCATA.

SOLITO SPRECOPOLI.

SOLITA SPECULOPOLI. L’ITALIA DELLE SPECULAZIONI.

 

L’AMMINISTRAZIONE

 

SOLITO DISSERVIZIOPOLI. LA DITTATURA DEI BUROCRATI.

SOLITA UGUAGLIANZIOPOLI.

IL COGLIONAVIRUS.

SANITA’: ROBA NOSTRA. UN’INCHIESTA DA NON FARE. I MARCUCCI.

 

L’ACCOGLIENZA

 

SOLITA ITALIA RAZZISTA.

SOLITI PROFUGHI E FOIBE.

SOLITO PROFUGOPOLI. VITTIME E CARNEFICI.

 

GLI STATISTI

 

IL SOLITO AFFAIRE ALDO MORO.

IL SOLITO GIULIO ANDREOTTI. IL DIVO RE.

SOLITA TANGENTOPOLI. DA CRAXI A BERLUSCONI. LE MANI SPORCHE DI MANI PULITE.

SOLITO BERLUSCONI. L'ITALIANO PER ANTONOMASIA.

IL SOLITO COMUNISTA BENITO MUSSOLINI.

 

I PARTITI

 

SOLITI 5 STELLE… CADENTI.

SOLITA LEGOPOLI. LA LEGA DA LEGARE.

SOLITI COMUNISTI. CHI LI CONOSCE LI EVITA.

IL SOLITO AMICO TERRORISTA.

1968 TRAGICA ILLUSIONE IDEOLOGICA.

 

LA GIUSTIZIA

 

SOLITO STEFANO CUCCHI & COMPANY.

LA SOLITA SARAH SCAZZI. IL DELITTO DI AVETRANA.

LA SOLITA YARA GAMBIRASIO. IL DELITTO DI BREMBATE.

SOLITO DELITTO DI PERUGIA.

SOLITA ABUSOPOLI.

SOLITA MALAGIUSTIZIOPOLI.

SOLITA GIUSTIZIOPOLI.

SOLITA MANETTOPOLI.

SOLITA IMPUNITOPOLI. L’ITALIA DELL’IMPUNITA’.

I SOLITI MISTERI ITALIANI.

BOLOGNA: UNA STRAGE PARTIGIANA.

 

LA MAFIOSITA’

 

SOLITA MAFIOPOLI.

SOLITE MAFIE IN ITALIA.

SOLITA MAFIA DELL’ANTIMAFIA.

SOLITO RIINA. LA COLPA DEI PADRI RICADE SUI FIGLI.

SOLITO CAPORALATO. IPOCRISIA E SPECULAZIONE.

LA SOLITA USUROPOLI E FALLIMENTOPOLI.

SOLITA CASTOPOLI.

LA SOLITA MASSONERIOPOLI.

CONTRO TUTTE LE MAFIE.

 

LA CULTURA ED I MEDIA

 

LA SCIENZA E’ UN’OPINIONE.

SOLITO CONTROLLO E MANIPOLAZIONE MENTALE.

SOLITA SCUOLOPOLI ED IGNORANTOPOLI.

SOLITA CULTUROPOLI. DISCULTURA ED OSCURANTISMO.

SOLITO MEDIOPOLI. CENSURA, DISINFORMAZIONE, OMERTA'.

 

LO SPETTACOLO E LO SPORT

 

SOLITO SPETTACOLOPOLI.

SOLITO SANREMO.

SOLITO SPORTOPOLI. LO SPORT COL TRUCCO.

 

LA SOCIETA’

 

AUSPICI, RICORDI ED ANNIVERSARI.

I MORTI FAMOSI.

ELISABETTA E LA CORTE DEGLI SCANDALI.

MEGLIO UN GIORNO DA LEONI O CENTO DA AGNELLI?

 

L’AMBIENTE

 

LA SOLITA AGROFRODOPOLI.

SOLITO ANIMALOPOLI.

IL SOLITO TERREMOTO E…

IL SOLITO AMBIENTOPOLI.

 

IL TERRITORIO

 

SOLITO TRENTINO ALTO ADIGE.

SOLITO FRIULI VENEZIA GIULIA.

SOLITA VENEZIA ED IL VENETO.

SOLITA MILANO E LA LOMBARDIA.

SOLITO TORINO ED IL PIEMONTE E LA VAL D’AOSTA.

SOLITA GENOVA E LA LIGURIA.

SOLITA BOLOGNA, PARMA ED EMILIA ROMAGNA.

SOLITA FIRENZE E LA TOSCANA.

SOLITA SIENA.

SOLITA SARDEGNA.

SOLITE MARCHE.

SOLITA PERUGIA E L’UMBRIA.

SOLITA ROMA ED IL LAZIO.

SOLITO ABRUZZO.

SOLITO MOLISE.

SOLITA NAPOLI E LA CAMPANIA.

SOLITA BARI.

SOLITA FOGGIA.

SOLITA TARANTO.

SOLITA BRINDISI.

SOLITA LECCE.

SOLITA POTENZA E LA BASILICATA.

SOLITA REGGIO E LA CALABRIA.

SOLITA PALERMO, MESSINA E LA SICILIA.

 

LE RELIGIONI

 

SOLITO GESU’ CONTRO MAOMETTO.

 

FEMMINE E LGBTI

 

SOLITO CHI COMANDA IL MONDO: FEMMINE E LGBTI.

 

 

 

 

LA SOCIETA’

INDICE PRIMA PARTE

 

AUSPICI, RICORDI E GLI ANNIVERSARI.

Le profezie per il 2022.

I festeggiamenti di capodanno.

Il palindromo.

Il Primo Maggio.

Il Ferragosto.

73 anni dalla tragedia di Superga.

65 anni dalla morte di Oliver Norvell Hardy: Ollio.

60 anni dalla morte di Marilyn Monroe.

52 anni dalla morte di Jimi Hendrix.

51 anni dalla morte di Louis Armstrong.

50 anni dalla morte di Dino Buzzati.

49 anni dalla morte di Bruce Lee.

49 anni dalla morte di Anna Magnani.

45 anni dalla morte di Elvis Presley.

43 anni dalla morte di Alighiero Noschese.

42 anni dalla morte di Steve McQueen.

40 anni dalla morte di Gilles Villeneuve.

40 anni dalla morte di Ingrid Bergman.

40 anni dalla morte di Marty Feldman.

40 anni dalla morte di John Belushi.

40 anni dalla morte di Beppe Viola.

37 anni dalla morte di Francesca Bertini.

34 anni dalla morte di Stefano Vanzina detto Steno.

33 anni dalla morte di Franco Lechner: Bombolo.

33 anni dalla morte di Olga Villi.

32 anni dalla morte di Ugo Tognazzi.

31 anni dalla morte di Miles Davis.

30 anni dalla morte di Marisa Mell.

29 anni dalla morte di Audrey Hepburn.

28 anni dalla morte di Moana Pozzi.

28 anni dalla morte di Kurt Cobain.

28 anni dalla morte di Massimo Troisi.

27 anni dalla morte di Mia Martini.

25 anni dalla morte di Giorgio Strehler.

25 anni dalla morte di Gianni Versace.

25 anni dalla morte di Ivan Graziani.

24 anni dalla morte di Patrick de Gayardon.

24 anni dalla morte di Frank Sinatra.

23 anni dalla morte di Fabrizio De Andrè.

22 anni dalla morte di Antonio Russo.

22 anni dalla morte di Vittorio Gassman.

20 anni dalla morte di Layne Staley.

20 anni dalla morte di Alex Baroni.

20 anni dalla morte di Umberto Bindi.

20 anni dalla morte di Carmelo Bene.

19 anni dalla morte di Alberto Sordi.

19 anni dalla morte di Giorgio Gaber.

18 anni dalla morte di Ray Charles.

16 anni dalla morte di Alida Valli.

15 anni dalla morte di Ingmar Bergman.

15 anni dalla morte di Luciano Pavarotti.

14 anni dalla morte di Paul Newman.

14 anni dalla morte di Dino Risi.

13 anni dalla morte di Mike Bongiorno.

12 anni dalla morte di Raimondo Vianello.

11 anni dalla morte di Elizabeth Taylor. 

10 anni dalla morte di Carlo Rambaldi.

10 anni dalla morte di Gianfranco Funari.

10 anni dalla morte di Whitney Houston.

10 anni dalla morte di Lucio Dalla.

10 anni dalla morte di Piermario Morosini.

10 anni dalla morte di Renato Nicolini.

10 anni dalla morte di Riccardo Schicchi.

10 anni dalla morte di Gore Vidal.

9 anni dalla morte di Pietro Mennea.

9 anni dalla morte di Virna Lisi.

9 anni dalla morte di Enzo Jannacci.

8 anni dalla morte di Robin Williams.

7 anni dalla morte di Pino Daniele.

7 anni dalla morte di Francesco Rosi.

6 anni dalla morte di Tommaso Labranca.

6 anni dalla morte di Lou Reed.

6 anni dalla morte di George Michael.

6 anni dalla morte di Prince.

6 anni dalla morte di David Bowie.

6 anni dalla morte di Bud Spencer.

6 anni dalla morte di Marta Marzotto.

5 anni dalla morte di Gianni Boncompagni.

5 anni dalla morte di Paolo Villaggio.

4 anni dalla morte di Anthony Bourdain.

4 anni dalla morte di Sergio Marchionne.

4 anni dalla morte di Luigi Necco.

3 anni dalla morte di Franco Zeffirelli.

3 anni dalla morte di Luciano De Crescenzo.

3 anni dalla morte di Jeffrey Epstein.

3 anni dalla morte di Nadia Toffa.

3 anni dalla morte di Antonello Falqui.

2 anni dalla morte di Ennio Morricone.

2 anni dalla morte di Diego Maradona.

2 anni dalla morte di Roberto Gervaso.

2 anni dalla morte di Gigi Proietti.

2 anni dalla morte di Ezio Bosso.

2 anni dalla morte di Sergio Zavoli.

2 anni dalla morte di Kobe Bryant.

1 anno dalla morte di Lina Wertmüller. 

1 anno dalla morte di Max Mosley.

1 anno dalla morte di Gino Strada.

1 anno dalla morte di Raffaella Carrà.

1 anno dalla morte di Ennio Doris.

1 anno dalla morte di Paolo Isotta.

1 anno dalla morte di Franco Battiato.

I Beatles.

Duran Duran.

I Nirvana.

Gli ABBA.

I Queen.

Emerson Lake & Palmer.

I Simpson.

Il Maggiolino.

MEGLIO UN GIORNO DA LEONI O CENTO DA AGNELLI? (Ho scritto un saggio dedicato)

L’Avvocato…

Quelli che se ne vanno…

John Elkann.

Lapo Elkann.

 

INDICE SECONDA PARTE

 

I MORTI FAMOSI.

Vivi per sempre.

Le morti del Cazzo…

L’Eutanasia. 

Il Necrologio.

L’Eredità.

E’ morto il giornalista Alessio Viola.

È morto il cantante Terry Hall.

E’ morto il regista Mike Hodges.

È morto lo storico Asor Rosa.

E’ morta la fotografa Maya Ruiz-Picasso.

E’ morta l’artista Shirley Ann Shepherd.

E’ morta la cantante Terry Hall.

E’ morto il produttore Alex Ponti.

Addio all’attore Lando Buzzanca.

E’ morto il giornalista Mario Sconcerti.

È morto il fotografo Carlo Riccardi.

È morto il compositore Angelo Badalamenti.

È morto il cantante Ichiro Mizuki.  

È morto Romero Salgari.

E’ morto il cineasta Franco Gaudenzi.

Morto l’attore Gary Friedkin.

E’ morta l’attrice Kirstie Alley.

Morto lo scrittore Dominique Lapierre.

E’ morto il pilota Patrick Tambay.

E’ morto il sarto Cesare Attolini.

E’ morta l’attrice Mylene Demongeot.

E’ morto l’ideatore di «Forum» Italo Felici.

E’ morto l’attore Brad William Henke.

E’ morto l’attore Frank Vallelonga.

È morto il politico Gerardo Bianco.

È morta la tastierista e vocalist Christine McVie.

È morto l'architetto e designer Pierluigi Cerri.

E’ morto il poeta Hans Magnus Enzensberger.

E’ morta la cantante e attrice Irene Cara. 

Addio allo stilista Renato Balestra.

Addio al sarto Cesare Attolini.

Morto l’attore Mickey Kuhn.

È morta la rivoluzionaria Hebe de Bonafini.

E’ morto il cantautore Pablo Milanés.

E’ morta l’attrice Nicki Aycox.

Morto il filosofo Fulvio Papi.

E’ morto il regista Jean-Marie Straub.

E' morto il giornalista Gianni Bisiach.

E’ morto il cantante anni Nico Fidenco. 

E’ morta Nonna Rosetta di Casa Surace.

E’ morto l’industriale delle giostre Alberto Zamperla.

E’ morta la scienziata Alma Dal Co.

Addio all’industriale Vallarino Gancia.

È morto il musicista Keith Leven.

Morto il manager Luca Panerai.

E’ morto a 78 anni l’industriale Giuseppe Bono.

E’ morta la musicista Mimi Parker.

È morto il musicista Carmelo La Bionda.

È morto il musicista Aaron Carter.

E' morto il musicista Fabrizio Sciannameo.

E’ morto il batterista Marino Rebeschini.

Morto il manager Franco Tatò.

Morto il manager Mauro Forghieri.

È morta la scrittrice Julie Powell.

È morto lo stuntman Holer Togni.

È morto il senatore Domenico Contestabile.

E’ morto il cantante Jerry Lee Lewis.

E’ morto il p.r. Angelo Nizzo.

E’ morto il figlio di Guttuso, Fabio Carapezza.

Morto il critico Marco Vallora.

Addio al critico Franco Fayenz.

E’ morto il DJ Mighty Mouse, vero nome Matthew Ward.

E’ morto il principe Sforza Marescotto Ruspoli, detto Lillio.

Addio all’attore Ron Masak.

E’ morto il cantante Franco Gatti.

E’ morto il cantante Mikaben”, al secolo Michael Benjamin.

È morta la cantante Christina Moser.

E' morto l'attore Robbie Coltrane.

E’ morta Jessica Fletcher.

E’ morto il filosofo Bruno Latour.

E’ morta la cantante Jody Miller.

E’ morta la stilista Franca Fendi.

E’ morto il fotografo Douglas Kirkland.

E’ morto l’industriale Armando Cimolai

E’ morta l’attivista Piccola Piuma, nata Marie Louise Cruz. 

Morto lo storico Paul Veyne. 

E’ morta la scrittrice Rosetta Loy.

Morto il regista Franco Dragone.

E’ morto il noto wrestler e politico, all'anagrafe Kanji Inoki, Antonio Inoki.

Morto lo scrittore Jim Nisbet.

È morto il rapper Coolio.

È morto il rapper Coolio.

Morto l’ex calciatore ed allenatore Bruno Bolchi.

Morto il comico Bruno Arena.

E’ morto il giornalista Gabriello Montemagno.

E’ morta l’attrice Anna Gael.

E’ morta l’attrice Lydia Alfonsi.

E’ morta l’attrice Kitten Natividad.

È morta la scrittrice Hilary Mantel.

È morta l’attrice Louise Fletcher.

E’ morto il tronista Manuel Vallicella.

E’ morto l’attore Henry Silva.

È morto il playboy Beppe Piroddi.

Morto l’attore Jack Ging.

È morta l’attrice Irene Papas.

E’ morto l’industriale Andrea Riello.

E’ morto il regista Jean-Luc Godard.

Morto il regista Alain Tanner. 

Addio al giornalista Piero Pirovano.

E' morto il fotografo William Klein.

È morto lo scrittore Javier Marias.

E’ morto il giornalista Roberto Renga.

Morto il latinista Franco Serpa.

E’ morto l’attore Claudio Gaetani.

È morto il regista Just Jaeckin.

Morta la poetessa Mariella Mehr.

Morto lo scrittore Oddone Camerana. 

E’ morto l’opinionista Cesare Pompilio.

Addio al radioastronomo Frank Drake. 

E’ morto il cantante Drummie Zeb.

E’ morto il pittore Gennaro Picinni.

È morta l’attrice Charlbi Dean.

È morto Camilo Guevara.

E’ morto l’ex presidente URSS Mikhail Gorbaciov.

Morto il giornalista Giulio Giustiniani.

L’addio al politico Mauro Petriccione. 

E' morto il fotografo Piergiorgio Branzi.

Morta l’attrice Paola Cerimele.

E' morto il fotografo Tim Page.

Morta la scienziata Laura Perini.

È morto l’attore Enzo Garinei.

Addio al magistrato Domenico Carcano.

E' morta la scrittrice e filosofa Vittoria Ronchey. 

E’ morto il comico Gino Cogliandro.

È morto il comico Vito Guerra.

È morta la comica Anna Rita Luceri.

È morto l’avvocato Niccolò Ghedini.

E’ morta la stilista Hanae Mori.

È morto il regista Wolfgang Petersen.

E’ morto il pittore Dimitri Vrubel.

È morto lo scrittore Nicholas Evans.

E’ morta l’attrice Robyn Griggs.

E’ Morta l’attrice Carmen Scivittaro. 

Addio all’attrice Denise Dowse.

E’ morta l’attrice Rossana Di Lorenzo.

E’ morto il divulgatore scientifico Piero Angela.

E’ morto il disegnatore Jean-Jacques Sempè.

E’ morta l’attrice Anne Heche.

E’ morto il calciatore Claudio Garella.

È morto lo stilista Issey Miyake.

È morto l’attore Roger E. Mosley. 

E’ morta l’attrice Olivia Newton-John.

E’ morto il doppiatore Carlo o Carletto Bonomi.

Morto l’attore Alessandro De Santis.

E’ morto l’attore John Steiner.

È morta l’attrice Nichelle Nichols.

E’ morto il giornalista Omar Monestier.

E’ morto l’attore Antonio Casagrande.

E’ morto il cestista Bill Russell.

Morto l’attore Roberto Nobile.

Morto il pittore Enrico Della Torre. 

E’ morta la sciatrice Celina Seghi.

E’ morto l’attore porno Mario Bianchi.

E’ morto lo scienziato James Lovelock.

E’ morto lo scrittore Pietro Citati.

E’ morto l’attore David Warner.

È morto l’attore Paul Sorvino.

Morto il regista Bob Rafelson.

E’ morto il vinaiolo Lucio Tasca.

E’ morto il cantante Vittorio De Scalzi.

È morto il linguista Luca Serianni.

È morta la cantante Shonka Dukureh.

È morto l’ex calciatore Uwe Seeler.

E' morto il dirigente calcistico Luciano Nizzola.

 

INDICE TERZA PARTE

 

I MORTI FAMOSI.

È morta Ivana Trump.

È morto il giornalista Eugenio Scalfari.

E’ morto il mago Tony Binarelli.

Addio il giornalista Amedeo Ricucci.

E’ morto il compositore Monty Norman.

E’ morto il giornalista Angelo Guglielmi.

E’ morto lo scrittore Vieri Razzini.

E’ morto la comparsa Emanuele Vaccarini.

E’ morto l’attore Tony Sirico.  

E’ morto il mangaka Kazuki Takahashi.

È morto l’attore James Caan.

E’ morto il ciclista Arnaldo Pambianco.

E’ morta la fotografa Lisetta Carmi.

E’ morto l’attore Cuneyt Arkin.

È morto il presidente emerito della Corte costituzionale Paolo Grossi.

E’ morto il cantante Antonio Cripezzi.

E’ morto il regista Peter Brook.

E' morta la cantante Irene Fargo.

E’ morto l’attore Joe Turkel. 

E’ morto il regista Maurizio Pradeaux.

E' morto l’imprenditore Aldo Balocco.

E’ morto l’imprenditore Marcello Berloni.

E’ morto l’imprenditore Leonardo Del Vecchio.

E’ morto lo scrittore Raffaele La Capria.

E’ morto il musicista James Rado.

E' morto l'architetto Jordi Bonet.

E' morta la poetessa Patrizia Cavalli.

È morto l’attore Jean-Louis Trintignant.

E’ morto l’imprenditore Giuseppe Cairo.

E’ morto lo scrittore Abraham Yehoshua.

È morto l’attore Philip Baker Hall.

È morto il produttore musicale Piero Sugar.

E’ morta la cantante Julee Cruise.

E’ morta la pittrice Paula Rego.

E’ morto l’imprenditore Pietro Barabaschi: quello della Saila Menta.

E’ morto l’imprenditore il giornalista e scrittore Gianni Clerici.

Morto l’allenatore di nuoto Bubi Dennerlein.

E’ morto Roberto Wirth, proprietario di Hotel.

È morto il bassista Alec John Such.

È morta Sophie Freud, la nipote di Sigmund

E’ morto l’attore Roberto Brunetti, per tutti Er Patata. 

E’ morta Liliana De Curtis, figlia di Totò.

Morto lo scrittore Joseph Zoderer. 

Morto l’antropologo Luigi Lombardi Satriani.

Addio all’attore Franco Ravera.

Morto il partigiano Carlo Smuraglia.

Morto il conte Manfredi della Gherardesca.

E’ morto il fantino Lester Piggott.

E’ morto l’attore Marino Masé.

E’ morto lo scrittore Boris Pahor.

E’ morto il musicista Alan White. 

È morto l'attore John Zderko.

E’ morto il musicista Andrew Fletcher.

E’ morto l’attore Ray Liotta.

E’ morto il cardinale Angelo Sodano.

E’ morto l’attore Bo Hopkins.

 

INDICE QUARTA PARTE

 

I MORTI FAMOSI.

È morto Ciriaco De Mita.

E’ morto l'attore e cantante Gennaro Cannavacciuolo.

E’ morto il taverniere Guido Lembo.  

Morto il musicista Vangelis Papathanassiou: Vangelis.

E’ morto il campione di pattinaggio Riccardo Passarotto.

E’ morto Valerio Onida, ex presidente della Corte Costituzionale.

È morto l’attore Fred Ward.

E’ morto lo storico girotondino Paul Ginsborg.

E’ morto il musicista Richard Benson.

E’ morto l’attore Mike Hagerty.

E’ morto l’attore Enzo Robutti.

È morto l’attore Lino Capolicchio.

È morto il fotografo Ron Galella.

Addio alla cantante Naomi Judd. 

Addio all’attrice Jossara Jinaro.

È morto il procuratore Mino Raiola.

E' morto il politologo Percy Allum.

Morto il sassofonista Andrew Woolfolk.

E’ morta Raffaela Stramandinoli alias Assunta Almirante.

E’ morto l’industriale Antonio Molinari.

È morto il cantante Marco Occhetti.

Morto Paolo Mauri.

È morto l’attore Jacques Perrin.

È morta l'attrice Ludovica Bargellini.

È morto lo scrittore Piergiorgio Bellocchio.

È morto lo scrittore Valerio Evangelisti.

E’ morta l’attrice Catherine Spaak. 

E’ morto Cedric McMillan, campione di bodybuilding.

E’ morta la giornalista Giusi Ferré.

È morto a Parigi l’economista Jean-Paul Fitoussi. 

E’ morto il calciatore Freddy Rincon.

E’ morto l’attore Michel Bouquet.

E’ morta la fotografa Letizia Battaglia.

È morto l’attore Gilbert Gottfried.

E’ la storica Morta Chiara Frugoni.

E’ morto l’imprenditore della moda Umberto Cucinelli.

E’ morta la campionessa del game show «Reazione a catena Lucia Menghini.

E’ morto il produttore Massimo Cristaldi.

E’ morto l’attore Nehemiah Persoff.

E’ morto l’assistente televisivo Piero Sonaglia.

E’ morto il fotografo Patrick Demarchelier.

È morto Tom Parker.

Addio al giornalista Franco Venturini.

È morto l’attore Lars Bloch.

E’ morto l’attore Gianni Cavina.

E’ morto il batterista Taylor Hawkins.

Morto inventore delle Gif Stephen Wilhite.

E' morto il giornalista Sergio Canciani.

E’ morto il wrestler Scott Hall, alias Razor Ramon.

Morto lo scrittore Gianluca Ferraris.

Morto l’imprenditore Tomaso Bracco.

E' morto l’attore William Hurt.

E’ morto l’ideatore e sceneggiatore Biagio Proietti.

Addio al giornalista Stefano Vespa. 

E’ morto il calciatore Giuseppe “Pino” Wilson.

E’ morto l’imprenditore Vito Artioli.

E’ morto Antonio Martino.

Morto l’attore John Stahl.

E’ morta l’attrice e cantante Sally Kellerman.

E’ morto il cantante Gary Brooker. 

Addio al cantante Mark Lanegan.

E’ morto l’imprenditore Marino Golinelli.

E’ morta l’ambasciatrice Francesca Tardioli. 

E’ morto il calciatore Francisco 'Paco' Gento.

E’ morto il calciatore Hans-Jürgen Dörner.

E’ morto il calciatore Pierluigi Frosio.

Morta l'attrice Lindsey Erin Pearlman.

Morto il pugile Bepi Ros.

Addio al cantante Fausto Cigliano.

Morto il cantante Amedeo Grisi. 

E’ morto il doppiatore Tony Fuochi. 

E’ morto il produttore, regista, sceneggiatore Ivan Reitman. 

E’ morto l’artista John Wesley.  

E’ morto il musicista Ian McDonald.

Addio a Betty Davis, la regina del Funk.

E’ morta Donatella Raffai.

E’ morto l’attore Bob Saget.

E’ morto Luc Montagnier.

E’ morto Douglas Trumbull, mago degli effetti speciali.

Morto Giuseppe Ballarini, il re delle pentole.

Morto Luigi De Pedys, l'uomo delle 'luci rosse' del cinema. 

Morto Mario Guido, autore di "Lisa dagli occhi blu".

E' morto Guido Crechici, patron delle carte da gioco Modiano di Trieste.

E’ morta Monica Vitti.

È morto l’attore Paolo Graziosi.

E’ morto l’ex presidente del Palermo Maurizio Zamparini. 

E' morto Tito Stagno.

E’ morto l’alpinista Corrado Pesce.

E' morto l’attore Renato Cecchetto.

Morto l’autore televisivo Paolo Taggi.

È morto il faccendiere Flavio Carboni.

E’ morto lo stilista Thierry Mugler. 

E’ morto il maestro Zen: Thich Nhat Hanh.

Addio all’allenatore Gianni Di Marzio.

Addio al giornalista Sergio Lepri.

E’ morta l’imprenditrice Maria Chiara Gavioli, ex di Allegri. 

E’ morto il cantante Meat Loaf.

E’ morto l’attore Hardy Kruger.

E’ morto l’attore Camillo Milli.

E’ morto l’attore Gaspard Ulliel.

E’ morta  l’attrice Yvette Mimieux.

E’ morto il giornalista di moda André Leon Talley.

E’ morto lo stilista Nino Cerruti.

E’ morto il regista Jean-Jacques Beineix.

E’ morta la cantante Ronnie Bennet Spector.

È morto David Sassoli, il presidente del Parlamento europeo.

E’ morta Silvia Tortora.

E’ morta Margherita di Savoia.

Addio all’attore comico Bob Saget.

E’ morto Michael Lang.

E’ morto l’attore Mark Forest.

E’ morto lo scrittore Vitaliano Trevisan.

E’ morto il regista Mariano Laurenti.

E’ morta l'attrice, cantante e showgirl Gloria Piedimonte.

E’ morto l’attore Sidney Poitier.

E’ morto il regista Peter Bogdanovich.

E’ morto il regista e produttore Mario Lanfranchi.

È morto lo scrittore e traduttore Gianni Celati.

È morto il giornalista Fulvio Damiani.

 

INDICE QUINTA PARTE

 

ELISABETTA E LA CORTE DEGLI SCANDALI. (Ho scritto un saggio dedicato)

Le stirpi reali.

Gli scandali dei Windsor.

Vittoria.

Elisabetta.

La morte della Regina.

Filippo.

Carlo.

Camilla.

Andrea.

Anna.

Diana.

William e Kate.

Harry e Meghan.

 

 

 

LA SOCIETA’

QUINTA PARTE

 

 

ELISABETTA E LA CORTE DEGLI SCANDALI. (Ho scritto un saggio dedicato)

·        Le stirpi reali.

Faida reale alla corte danese: il principe Joachim innamorato della cognata? Eva Grippa su La Repubblica il 7 Ottobre 2022.

I protagonisti della "faida reale danese": da sinistra, la principessa Marie e suo marito, il principe Joachim, poi la principessa ereditaria Mary moglie del principe Frederik, 2019  

A pochi giorni dalla decisione storica della regina Margrethe II di togliere i titoli reali a quattro dei suoi nipoti, una rivista spagnola suggerisce che la vera ragione possa essere non istituzionale, bensì personale: allontanare la famiglia del figlio secondogenito, Joachim, da corte, perché quest'ultimo sarebbe "perdutamente innamorato" della cognata, la principessa Mary, moglie dell'erede al trono Frederik. E spunta anche una vecchia foto in cui il principe cerca di baciarla

Il principe Joachim messo alla porta perché innamorato della cognata, moglie dell'erede al trono. Sembra la trama di un film eppure potrebbe essere questa, suggerisce una rivista spagnola, la vera ragione che ha spinto la regina Margrethe II, 82 anni di cui 50 sul trono danese, a restringere la sua monarchia, togliendo i titoli ai nipoti nati dai due matrimoni del principe Joachim, suo secondogenito. Un motivo del tutto personale e non istituzionale, quindi: retrocedere la famiglia di Joachim significa disimpegnarla dai doveri reali, lasciarla “libera di condurre una vita normale” ma anche, di fatto, allontanarla.

Non sono che insinuazioni, ma trovano un certo riscontro e perfino una prova fotografica. La storia è stata diffusa dalla rivista spagnola Vanitatis Elconfidentcial e subito ripresa dal DailyMail: si suggerisce che la vera ragione dietro la “faida reale danese” sia in effetti l’imbarazzante “cotta” del principe Joachim per sua cognata, la principessa ereditaria Mary. Alcuni insider lo hanno definito "profondamente innamorato" e dicono che in passato abbia persino cercato di baciarla in un "momento di ubriachezza" a un gala.

I protagonisti della vicenda

Il principe Joachim, 53 anni, è fratello minore del principe Frederik, 54 anni, erede al trono e marito di Mary Donaldson, 50 anni, originaria dell'Australia, con la quale ha avuto quattro figli che occupano dal secondo al quinto gradino nella linea di successione. Il principe e la bella australiana si sono conosciuti in un bar a Sidney durante le Olimpiadi del 2000, e quella sera con Frederik c'era anche suo fratello oltre che suo cugino, il principe Nikolaos di Grecia e Danimarca, l'allora principe delle Asturie e la principessa Märtha Louise di Norvegia. Joachim è stato meno fortunato in amore: nell'anno in cui Frederik e Mary si sposano, il 2004, lui e la moglie Alexandra annunciano la separazione. Si sposa di nuovo nel 2008 con Marie Cavallier, ora principessa Marie di Danimarca, da cui ha due figli che si aggiungono ai due nati dal matrimonio precedente. In molti, già allora, notano la somiglianza di Marie con la principessa Mary, ma al di là dell'estetica, dell'estrazione borghese (nessuna ha sangue blu) e di un certo gusto per il vestire, le due donne sono molto diverse e non vanno d'accordo. Come i fratelli William e Harry, principi del Regno Unito, anche Frederik e Joachim si allontanano. 

Nel 2020 la situazione precipita, tanto che Marie (46 anni) e Joachim si trasferiscono a Parigi: «Non siamo sempre noi che decidiamo. Penso che sia importante che il mondo lo sappia», dice Marie durante un'intervista quando le chiedono perché abbia lasciato la Danimarca, suggerendo che a spingerli lontano sia stato qualcun altro, forse proprio il principe Frederik e la sua Mary (ritratti qui sotto, con la regina Margrethe e i loro figli Christian, Isabell e i gemelli Vincent e Josephine).

La questione dei titoli tolti ai nipoti: cosa ha (davvero) spinto la regina a prendere questa decisione?

La storia della faida tra i fratelli e le loro mogli torna di attualità pochi giorni dopo la diffusione del comunicato ufficiale con cui la regina Margrethe II di Danimarca annuncia che avrebbe sottratto i titoli principeschi a quattro dei suoi nipoti; pare che il principe Joachim, padre dei ragazzi nati da prime e seconde nozze, sia stato colto alla sprovvista e dunque avrebbe litigato aspramente con la madre. E perfino pianto in pubblico, in difesa dei suoi ragazzi - Nikolai, 23 anni, Felix, 20, Henrik, 13 e Atena, 10 - a suo dire rimasti “sconvolti” dalla notizia: dal 1 gennaio 2023 non saranno più principi e principesse, diventeranno conti e contesse e saranno conosciuti come Sua Eccellenza, non più come Sua Altezza Reale.

In una lettera aperta, Margrethe II si è scusata “come madre e nonna” per aver “sottovalutato quanto figli e nipoti potessero sentirsi toccati da questa scelta”, ma non è tornata sui suoi passi perché si tratta di una decisione presa in veste di regina: "Dopo 50 anni sul trono - ha scritto - è naturale che io guardi indietro ma anche avanti. È mio dovere e mio desiderio come regina assicurare che la monarchia si modelli sempre al passo con i tempi”.

Prima di lei, già nel 2019 il re Carlo XVI Gustavo di Svezia aveva preso una decisione simile annunciando che i tre figli della principessa Madeleine (secondogenita) e i due figli del principe Carl Philip (terzogenito) avrebbero mantenuto i titoli di principe o principessa, ma senza trattamento di Altezza Reale, quindi senza alcun privilegio. L’idea solletica anche il re Carlo III del Regno Unito, alle prese con un alleggerimento dei costi della sua monarchia, che potrebbe a breve decidere di non concedere il titolo di principe e principessa ai nipoti Archie e Lilibet Diana, figli del secondogenito Harry e di Meghan Markle. Per sopravvivere, le monarchie devono ridurre al minimo il numero dei reali cui spettano privilegi pagati dai contribuenti.

Peccato che la rivista spagnola Vanitatis Elconfidentcial fornisca un racconto diverso in merito alle ragioni della scelta di Margrethe, peraltro credibile perché supportato da una foto rubata ai reali, opportunamente tirata fuori dagli archivi. La fotografia in questione è stata pubblicata dal settimanale femminile svedese Svensk Damtidning nel 2019 e mostra Joachim che cerca di baciare Mary a una festa di gala del reggimento della guardia reale. La principessa sembra si sia sottratta al bacio “con un sorriso imperturbabile”, mentre Marie, la moglie del principe, ha assistito alla scena con profondo imbarazzo. 

La storia del principe innamorato della cognata non è infatti nuova; erano stati proprio i media danesi, a tirarla fuori, poco dopo il matrimonio di Frederik e Mary nel 2004, ipotizzando che Joachim fosse “profondamente innamorato di sua cognata". "Non ha aiutato il fatto che nel 2007 abbia annunciato il suo fidanzamento con una ragazza francese (la principessa Marie) con lo stesso nome e una sorprendente somiglianza fisica", ricorda la rivista Vanitatis Elconfidentcial. Pare che Margarethe convocò allora le due nuore e "avviò una campagna mediatica per dimostrare che non c'erano problemi, tra loro”, organizzando anche numerose "uscite fuori programma”, ovvero private, delle due donne assieme. 

In merito alla faida reale, MailOnline ha contattato in questi giorni la casa reale danese per un commento che al momento non è pervenuto; la regina Margrethe e suo figlio maggiore si sono rifiutati di rispondere alle domande e hanno continuato ad attendere ai loro impegni pubblici, tra cui l'inaugurazione del Folketing, a Copenaghen.

Joachim e Marie invece (nella foto qui sopra con i loro due figli Henrik e Atena più Felix, nato dal primo matrimonio del principe) hanno deciso invece di rispondere alle pressanti richieste di intervista e ai microfoni del tabloid danese BT hanno raccontato di essere rimasti "scioccati" dalla decisione della regina, perché i loro bambini si sono sentiti "ostracizzati" dalla famiglia reale, "puniti" per qualche motivo. Il principe sostiene inoltre di aver avuto solo cinque giorni per spiegare loro quanto sarebbe accaduto, cosa che il capo ufficio stampa della casa reale, Lene Balleby, smentisce. Nel corso della stessa intervista, è la principessa Marie a confermare ciò che molti già sospettavano: la relazione tra lei e il principe Joachim con il principe ereditario Frederik e Mary "è complicata".

«Mi dispiace, ma era necessario» la regina Margrethe scrive ai nipoti privati del titolo di principe. Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 4 Ottobre 2022.

Giorni fa i figli del principe cadetto erano stati privati del titolo, scatenando le polemiche dentro e fuori la casa reale. La regina ha deciso di rispondere alle accuse

La regina Margrethe di Danimarca al Gala per il suo Giubileo d’oro l’11 settembre scorso al Cristiansborg Palace di Copenhagen

La scelta di privare i figli del secondogenito, il principe cadetto Joachim di Danimarca, del titolo di principe annunciata giorni fa era nel solco del new normal di molte corti europee (e quelle nordiche hanno fatto da apripista).

La lettera aperta ai figli, nipoti, e al mondo, della regina Margrethe è una rivoluzione, destinata a cambiare per sempre l’approccio della Corona. Mai più never explain never complain, la regola aurea che da decenni guida le corti europee a partire da quella britannica. Insomma mai dare spiegazioni, mai giustificarsi. Agire al meglio senza dover dare motivazioni.

Tutto al contrario, la regina Margrethe la decana delle Corone d’Europa, la più longeva regina sul trono (e anche l’unica sovrana al momento in carica in Europa) – dalla morte della regina Elisabetta II esattamente un mese fa – ha deciso di dare dettagliate spiegazioni della sua decisione di privare quattro dei suoi nipoti del titolo.

«Ho preso la mia decisione come regina, madre e nonna, ma come madre e nonna ho sottovalutato quanto figli e nipoti potessero sentirsi toccati da questa scelta. Questo mi ha colpita e mi sento in dovere di dire mi dispiace», ha scritto la regina Margrethe con una lettera ufficiale dopo giorni di tensione dentro e fuori la famiglia reale danese. «La mia decisione è stata presa da tempo. Con i miei 50 anni sul trono è naturale che io guardi indietro ma anche avanti – aggiunge la regina -. E’ mio dovere e mio desiderio come regina assicurare che la monarchia si modelli sempre al passo con i tempi. E talvolta questo comporta decisioni difficili che vanno prese, e sarà sempre difficile trovare il momento giusto».

I figli del principe Joachim – sposato due volte, prima con Alexandra Manley nata a Hong Kong e poi con la francese Marie – per decisione della regina hanno infatti “perso” il titolo di principe e si dovranno accontentare di quello di conti. E il padre ha subito reagito dicendo che «non è divertente vedere i tuoi figli maltrattati a questo modo, in una situazione che loro stessi faticano a capire».

Il titolo di principe resta così solo ai figli dell’erede al trono, il principe Frederick di Danimarca, marito della principessa Mary: il secondo in linea di successione è il giovane principe Christian.

E va ricordato che dieci anni fa tra il principe Joachim e il principe Frederick già ci fu un momento di tensione proprio per le diverse prospettive future che il destino aveva loro riservato: Joachim non si è mai rassegnato al destino cadetto. In realtà, come ha ricordato ancora la regina margrethe nella lettera aperta er spiegare la sua decisione «Avere un titolo è una responsabilità con tanti doveri che in futuro spetteranno solo a pochi esponenti della famiglia reale. E questo aggiustamento io credo fondamentale per la conservazione della monarchia».

La lezione della Regina: via i titoli a quattro nipoti "Vivano una vita normale". Manila Alfano su Il Giornale il 30 settembre 2022.  

Ci sono scelte di famiglia che fanno infuriare, lasciano ruggine a vita e sanno di terribile ingiustizia. Come quella appena annunciata dalla regina Margherita II di Danimarca, l'unica sovrana regnante in Europa e la seconda più longeva tra i monarchi ancora in vita, che ha deciso di togliere i titoli reali a quattro dei suoi otto nipoti, cioè ai figli del principe Joachim, il più giovane dei suoi due figli.

Una decisione che fa discutere a corte e che fa storcere il naso. E che non piace alla contessa Alexandra, la madre di Nikolai e Felix, due dei quattro nipoti coinvolti, che ha detto ai giornali danesi di essere «sconvolta» dalla decisione. Parlando con il tabloid BT, Alexandra ha aggiunto anche che sia lei sia i suoi figli si sentono «esclusi» e «non capiscono come mai siano stati privati della loro identità».

Secondo le informazioni fornite dall'ufficio della regina, la motivazione ufficiale è fare in modo che i figli di Joachim possano condurre vite più normali e indipendenti dagli obblighi legati agli impegni della famiglia reale. Con un comunicato diffuso mercoledì, la famiglia reale danese ha fatto sapere che dal primo gennaio del 2023 i «discendenti» del principe Joachim potranno usare solo i titoli di conte e contessa di Monpezat, dal nome della famiglia del loro defunto nonno, il principe consorte Henrik: i loro precedenti titoli di principi e principessa di Danimarca invece «smetteranno di esistere». Nel comunicato viene specificato che la regina Margherita II vuole creare un ambiente in cui siano i suoi nipoti a «determinare le loro vite in maniera molto più ampia», senza «le considerazioni e i doveri speciali che derivano dall'affiliazione formale con la famiglia reale». Il principe Joachim di Danimarca è il sesto in linea di successione al trono danese e ha avuto quattro figli da due matrimoni diversi: Nikolai (23) e Felix (20) da quello con la contessa Alexandra che ora si dice «sconvolta» ed Henrik (13) e Athena (10) assieme alla principessa Marie, la sua attuale compagna. Eppure la motivazione di tale mossa sarebbe soprattutto pratica ed economica: l'esigenza di restringere il circolo di reali cui spettano privilegi come un appannaggio annuale, residenze e addetti alla sicurezza. Insomma, una spending review in salsa reale. I nipoti avranno un trattamento diverso da quello che spetta invece ai loro cugini, figli del principe Frederik, erede al trono, e della principessa Mary: Christian, 16, Isabella, 15, e i gemelli di 11 anni Vincent e Josephine. L'asse ereditario viene insomma mantenuto snello, sfoltendo i rami di una famiglia troppo ampia e quindi costosa per i contribuenti. Un'immagine che evidentemente la famiglia reale non vuole più dare di se stessa. Non è la prima volta che una decisione della regina Margherita scontenta qualche membro della famiglia reale.

Eppure le strade già intraprese dai figli maggiori di Joachim darebbero già ragione alla nonna. Nikolai, il maggiore, fa infatti il modello ed è molto richiesto, carriera che sembra allettare anche il fratello Felix. A inizio 2022 il debutto per George Jensen, storico brand danese di gioielleria. I figi che Joachim ha avuto dalla seconda moglie Marie Chevallier invece sono ancora piccoli. Henrik e Athena vanno ancora a scuola e non pensano a cosa faranno da grandi. La vita a Parigi, già lontana da Copenhagen anche perchè pare tra la Chevallier e la principessa ereditaria Mary non correrebbe buon sangue. E allora via, a Parigi. A questo punto anche liberati da titoli. La decisione della regina sembra sia stata presa già da tempo, si pensa lo scorso maggio.

La strada percorsa da Margherita II, per quanto spiacevole per alcuni, segue quelle già tracciate da altre monarchie. E non ha alcuna intenzione di cambiarla. «Ho riflettuto a lungo, penso che sarà un bene per loro, in futuro».

I Windsor. Il discorso del re, l'ordine della Regina Madre per fare il film. Erika Pomella il 10 Giugno 2022 su Il Giornale.

Nel desiderio di voler raccontare una storia che lo aveva colpito da bambino, lo sceneggiatore de Il discorso del re si è dovuto piegare alle richieste della Regina Madre.

Il discorso del re è il film, vincitore del premio Oscar, che va in onda questa sera alle 20.59 su Iris. La pellicola racconta la vera storia di re Giorgio VI, il padre dell'attuale regina Elisabetta, che fu costretto a fronteggiare lo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Il discorso del re, la trama

Diretto da Tom Hooper e uscito in sala nel 2010, Il discorso del re prende il via durante una delle occasioni ufficiali della famiglia reale britannica, quando il principe Albert (Colin Firth), duca di York, è tenuto a fare un discorso pubblico, nonostante soffra di balbuzie. Malgrado l'uomo abbia seguito alcune terapie per migliorare la sua eloquenza e smettere di balbettare, Albert non vede alcun miglioramento e decide di non parlare mai più in pubblico. Grazie all'intercessione di sua moglie, la duchessa Elizabeth (Helena Bonham Carter), Albert decide di rivolgersi a Lionel Logue (Geoffrey Rush), un uomo australiano esperto nell'aiutare chi soffre di disturbi del linguaggio. A dispetto di un inizio un po' burrascoso, Albert accetta di lavorare al fianco di Lionel per migliorare la sua dizione e le sue capacità linguistiche, soprattutto per amore di sua moglie. Non può immaginare che, alla morte del padre, suo fratello maggiore, Re Edoardo VIII (Guy Pearce) decide di abdicare per amore di una donna americana e, soprattutto, divorziata. Albert, destinato a essere solo il figlio cadetto, si trova di colpo alla guida della nazione, mentre all'orizzonte la minaccia di Adolf Hitler si fa sempre più pressante.

Il desiderio della Regina Madre

Nel raccontare una storia realmente accaduta, Il discorso del re è un film che ha prestato molta attenzione ai dettagli. Ad esempio, in una scena il personaggio di Lionel dice al futuro re d'Inghilterra che continuare a fumare finirà con l'ucciderlo. Secondo il sito dell'Internet Movie Data Base, re Giorgio VI fumava dalle venti alle venticinque sigarette al giorno: la sua morte, avvenuta il 6 febbraio 1952, è avvenuta a seguito delle complicazioni legate al cancro ai polmoni. Il re aveva solo 56 anni. Anche nella costruzione del personaggio di Lionel è stata fondamentale la ricerca di dettagli precisi. In questo ha aiutato la scoperta, fatta dal nipote del vero Lionel Logue, di una serie di diari, quaderni di appuntamenti e appunti sulle sue terapie che hanno permesso a Geoffrey Rush di costruire il personaggio di modo che fosse il più vicino possibile alla realtà, senza l'interferenza di troppe "libertà artistiche", come spesso avviene sul grande schermo.

L'aspetto più interessante de Il discorso del re, tuttavia, è legato alla sceneggiatura della pellicola che avrebbe poi finito col vincere un premio Oscar come Miglior Film. Secondo IMDB, lo sceneggiatore David Seidler assistette al discorso che re Giorgio VI fece all'alba della Seconda guerra mondiale - quello, cioè, che chiude il film di Tom Hooper. Quel discorso rimase in nuce nella sua immaginazione e, diventato adulto, lo sceneggiatore decise di voler raccontare l'incredibile storia di Giorgio VI. Prima di avventurarsi nel racconto, però, Davis Seidler scisse alla Regina Madre, la Regina Elisabetta (vedova di Giorgio VI) per chiederle il permesso di scrivere una sceneggiatura per trasformare la storia di Giorgio VI in un film. La Regina Madre rispose alla richiesta dello sceneggiatore, chiedendogli però di non realizzare il film fintanto lei fosse rimasta in vita, perché i ricordi legati al marito erano ancora troppo freschi e rischiavano di farla soffrire ancora di più per la sua mancanza. David Seidler rispettò la richiesta della sovrana.

Secondo Vogue, la richiesta dello sceneggiatore arrivò quando la Regina Madre aveva 81 anni: la donna non morì prima di aver compiuto 101 anni, perciò lo sceneggiatore dovette aspettare circa venti anni per avere l'occasione di scrivere il film che sognava di fare. "Pensavo di non dover aspettare a lungo," ha detto l'uomo, secondo Vogue. "D'altra parte, se la Regina dà un ordine, un cittadino britannico obbedisce." Quando Elizabeth Bowes-Lyon morì, però, David Seidler era occupato a seguire altri progetti: tuttavia una diagnosi improvvisa di cancro lo spinse a tornare sui suoi passi e a concentrarsi sul film de Il discorso del re, che rimane la pietra miliare della sua carriera.

Antonello Guerrera per “la Repubblica” l'8 giugno 2022.

Tina Brown sa affilare le parole come lame ed è preoccupata per il futuro dei media: «In America oramai ci sono solo New York Times e Washington Post . Per il resto, il nulla», ci racconta a colazione al centro di Londra, dove è giunta per il Giubileo di Platino che ha celebrato i 70 leggendari anni sul trono di Elisabetta II. «Anch' io, oramai, non compro più riviste. Leggo tutto sul cellulare, quello che mi capita». Eppure Brown, 68 anni, colosso del giornalismo inglese e americano, nella sua incredibile carriera ha diretto il gotha dei magazine: Vanity Fair , Ne w Yorker , Daily Beast , Tatler e Newsweek , «oramai illeggibile».

Cos' altro? Ah sì, il suo ultimo, spettacolare libro, Palace Papers . Sottotitolo "Dentro la casa dei Windsor", appena pubblicato in Inghilterra da Century e già bestseller. Motivo? Basato su 120 conversazioni con fonti e insider del palazzo reale, Brown, già biografa di Lady D, racconta le liti furiose tra Harry e William; il regalo di Carlo (un abito di taglia errata) rispedito al mittente dal secondogenito; i vizi dell'erede al trono quando è in viaggio, come il letto ortopedico, i comodini e i lacci delle scarpe stirati; l'arrivo di Meghan Markle che «ha cambiato tutto», perché lei e Harry si sono convinti di assumere un ruolo rivoluzionario nel mondo, «come quello di Diana»; infine, le visite segrete di Kate Middleton in musei e gallerie.

Parliamo del Giubileo di Platino appena conclusosi. Che cosa ne pensa, Brown?

«Che la Queen ha confermato il suo ruolo capitale. Ogni evento del Giubileo senza di lei è stato un pancake sgonfio. Una delle straordinarie forze di Elisabetta II è quella di non aver mai dato un'intervista in 70 anni. Non sappiamo niente di lei, eppure vogliamo conoscerla a fondo. Del resto, abbiamo visto cosa è capitato ai reali concessisi ai media: Andrea, Meghan e Harry o la stessa Diana». 

E Carlo?

«Di lui sappiamo invece molto. È stato un esplicito visionario sin da giovane, con le battaglie per il clima o per i diritti umani. Durante la pandemia mi hanno raccontato del suo attivismo per i vaccini. Penso che il suo regno sarà molto migliore delle aspettative, come già occorso alla regina Vittoria o Edoardo VII. Sinora Carlo è sempre stato nell'anticamera della Storia. Ma sarà molto più apprezzato di quanto si creda».

Perché?

«Tutti sanno che non potrà mai replicare la gloria della madre. Così, uscirà da quella che oggi sembra timidezza, anche grazie a Camilla, che gli ha fatto trovare un equilibrio. Carlo si dedicherà a una gestione tranquilla, prima di William, inclusa la "monarchia ristretta". Che abbiamo già intravisto nell'ultimo giorno di Giubileo sul balcone di Buckingham Palace con la sola presenza di Elisabetta, Carlo, Camilla, William, Kate e i figli».

E che cosa ne pensa invece di William, che qualcuno vorrebbe addirittura subito re?

«Ma a volte è così noioso. Lo ha ascoltato al Party di Buckingham Palace sabato. Sull'ambiente Carlo è stato fantastico. William, invece, deve trovarsi qualcuno di meglio a scrivergli i discorsi: è stato terribile».

Ma il Giubileo ha visto anche il ritorno di Harry e Meghan insieme a Londra dopo oltre due anni. Una visita di basso profilo, che ha certificato il declassamento da parte del palazzo. Si rifaranno in America?

«Macché. Se Harry ha avuto un brand e qualche buona idea come un documentario e gli stessi giochi Invictus per i veterani feriti in guerra, Meghan è già un fallimento completo a Hollywood. Lo si vede dagli ultimi contratti che le hanno annullato, vedi Netflix. È evidente che i due insieme non lasciano il segno e a Hollywood lo hanno capito. Anche i progetti che gli hanno approvato sinora, non hanno fruttato mica tanti soldi: Harry e Meghan vivono a Montecito, in California, tra gente molto più ricca di loro. Scopriranno presto che la vita sarebbe stata molto più facile se fossero rimasti a fare i reali, che tra l'altro avevano accolto calorosamente Meghan per diversificare una famiglia troppo bianca. E la duchessa del Sussex si stava comportando benissimo. La "Megxit" è stata una catastrofe irresponsabile e stupida per loro».

Harry si vendicherà contro i familiari nel suo libro in uscita in autunno?

«Ma davvero uscirà? Non ne sono così sicura, visti i problemi legali che potrebbe avere con la sua stessa famiglia. Inoltre, William non si fida più di lui, affatto, e Meghan e Kate hanno un pessimo rapporto: un libro del genere sarebbe la pietra tombale per ogni riunificazione familiare. Perciò credo che Harry alla fine non lo pubblicherà, o comunque ne uscirà una versione molto annacquata. Alla fine, si avvererà una mia profezia che le rivelo».

Quale?

«Tra un paio di anni, o anche prima, Meghan annuncerà che mollerà Montecito, e la sua disastrosa carriera di Hollywood, per il bene di Harry, perché "è giusto che mio marito torni a servire il suo Paese". Così rientrerà anche lei nella Royal Family dalla porta di servizio, per rifarsi una vita molto più facile. Perché la monarchia britannica non passerà mai di moda».

Il triste declino della monarchia inglese. Francesca Rossi l'1 Aprile 2022 su Il Giornale.

Il royal tour ai Caraibi di William e Kate è stato un percorso a ostacoli, tra le accuse di colonialismo e la volontà di Belize, Giamaica e Bahamas di diventare repubbliche.

Doveva essere il royal tour del trionfo. Non a caso tutte le speranze per impedire che Belize, Giamaica e Bahamas seguissero l’esempio “repubblicano” di Barbados erano state affidate al volto giovane e moderno della Corona, William e Kate. Una “mission (quasi) impossible” per riconquistare consensi e rafforzare legami, portata a termine a metà. Neanche il carisma dei duchi ha potuto nulla di fronte al desiderio popolare di abbandonare la regina Elisabetta tra le pagine di un passato che non c’è più.

In Belize tra contenziosi e accuse di colonialismo

Il royal tour di William e Kate è iniziato il 19 marzo 2022, quando i duchi sono arrivati in Belize. La coppia doveva visitare una piantagione di cacao nel villaggio di Indian Creek. Una tappa saltata prima ancora dell’arrivo ai Caraibi, per non meglio specificati “temi sensibili che coinvolgono la comunità di Indian Creek”, come ha dichiarato Kensington Palace. In realtà con il loro arrivo William e Kate avrebbero toccato un nervo scoperto per la comunità. Ci sarebbe un contenzioso tra la popolazione locale e la charity “Flora e Fauna”, di cui il principe è patrono: “Flora e Fauna International ha una proprietà vicino alla terra comunale del villaggio, che sarebbe causa di tensioni sui diritti di proprietà”, ha rivelato Reuters. Per questo motivo gli abitanti di Indian Creek hanno impedito, con le loro proteste e i cartelloni con su scritto “Via dalla nostra terra”, l’atterraggio dell’aereo di William e Kate sul loro campo da calcio. La popolazione di etnia Q’eqchi Maya ha bollato la presenza dei duchi con un termine che ha accompagnato tutto il loro viaggio: “colonialismo”.

Non solo critiche

Nonostante questo inizio in salita i Cambridge non si sono persi d’animo e hanno proseguito il loro tour incontrando il Governatore generale del Paese, Froyla Tzalam, il primo ministro Johnny Briceño e la moglie Rosanna, passeggiando nella giungla e visitando un sito Maya. A Hopkins, nel Garifuna Cultural Center (lingua, la musica e la danza dei Garifuna fanno parte del Patrimonio immateriale dell’umanità dell’Unesco dal 2001) i duchi hanno ballato con le persone del posto. Una signora ha persino detto alla Bbc: “Il principe ha il ritmo nel sangue”. Il secondo giorno del tour la coppia lo ha dedicato alla visita a una fattoria maya specializzata nella produzione di cioccolata. Mentre polverizzava cacao su un mortaio il principe William ha scherzato: “Posso venire a lavorare qui? È il mio lavoro ideale”. Kate, assaggiando cioccolata, ha aggiunto: “Credo che [George, Charlotte e Louis] sarebbero molto invidiosi”. A South Water Caye, invece, nell’inedita veste di subacquei con tanto di bombola, maschera e pinne, si sono immersi al di sopra della seconda barriera corallina più grande del mondo, girando un video affascinante che li vede faccia a faccia con gli squali nutrice, una specie non pericolosa per l’uomo.

Le parole di William

Durante il ricevimento organizzato al sito archeologico Maya di Cahal Pec, momento finale del viaggio in Belize, il principe William ha detto: “Catherine e io siamo felicissimi di essere qui con voi in Belize, stasera. Non avreste potuto scegliere un set più suggestivo di questo. Stamattina abbiamo avuto l’eccezionale possibilità di visitare le straordinarie rovine di Caracol, nella giungla…e di stupirci di fronte all’ingegno Maya. Inoltre salire i gradini è stato un efficace esercizio fisico”. William è tornato a parlare della guerra in Ucraina, lodando il Belize che “si è unito a tanti altri Paesi nella ferma condanna dell’invasione…”. Infine il principe ha ricordato che la regina Elisabetta visitò il Belize nel 1994: “Sono onorato di riportarvi gli auguri di mia nonna, la regine del Belize, in occasione del suo Giubileo di Platino. Ha sempre ricordato con tanto affetto quella visita nel vostro Paese…”. Il tentativo, andato a vuoto, di rafforzare i legami della nazione caraibica con la Corona.

Spiacevoli sorprese in Giamaica

In Giamaica per la seconda tappa del royal tour I Cambridge hanno trovato un clima decisamente più incandescente rispetto al Belize. La coppia è arrivata la sera del 22 marzo 2022 e, per l’occasione, Kate Middleton ha sfoggiato un abito giallo per omaggiare i colori del Paese. La Giamaica, però, si è rivelata davvero un proverbiale osso duro. A Kingston l’attivista e scrittrice Opal Palmer Adisa ha organizzato una manifestazione con tanto di cartelli che recitano: “Re e regina, principi e principesse appartengono alle favole, non alla Giamaica” e ancora, “Chiedete scusa, ora”. Secondo i contestatori William e Kate avrebbero dovuto fare ammenda del passato coloniale della nazione, mostrando contrizione per la piaga dello schiavismo. Opal Palmer Adisa ha spiegato all’Independent: “Kate e William sono in una posizione in cui beneficiano di quanto successo ai nostri antenati, mentre noi non ne beneficiamo. Sono, quindi, dei complici. Lo stile di vita lussuoso che hanno avuto e continuano ad avere è il risultato del sangue, delle lacrime e del sudore dei nostri bisnonni”. I Cambridge sarebbero i simboli del passato coloniale, gli eredi di una cultura di sopraffazione, nell’opinione dei giamaicani. Per questo motivo Opal Palmer Adisa ha promosso anche l’iniziativa di una lettera aperta ai duchi di Cambridge, in cui si rinnova la richiesta di scuse pubbliche e di un risarcimento economico.

“Non vogliamo più la Regina”

Il colpo di grazia è stato inferto dal primo ministro giamaicano Andrew Holness il quale, durante l’incontro ufficiale con i Cambridge del 23 marzo scorso, ha detto: “Siamo molto, molto felici di avervi qui e speriamo abbiate ricevuto una calorosa accoglienza. La Giamaica è una nazione libera…La Giamaica…è un Paese orgoglioso della sua storia…Vogliamo voltare pagina, intendiamo…diventare un Paese…indipendente”. Con grande cortesia Holness ha espresso una ferma dichiarazione politica di fronte alla quale la linea di condotta di Kensington Palace, che privilegia il silenzio, non poteva più essere mantenuta. La sera del 23 marzo, durante il ricevimento in onore dei duchi, il futuro re ha scelto un equilibrio diplomatico, concentrando l’attenzione sul passato, non sui desideri attuali del popolo giamaicano, William ha riconosciuto il “profondo dolore” per “la spaventosa atrocità della schiavitù” e ha aggiunto: “La schiavitù è stata ripugnante, ciò non sarebbe mai dovuto accadere. Concordo fermamente con mio padre, il principe di Galles, che lo scorso anno, a Barbados, disse che la terribile atrocità della schiavitù macchia per sempre la nostra storia”. L’economista Rosalea Hamilton, uno dei firmatari della lettera aperta, ha commentato al Guardian: “Non sono certa che si possa tradurre in scuse formali, ovvero ciò che tutti stavano aspettando”.

La débâcle delle Bahamas

Alle Bahamas, se possibile, le cose sono andate anche peggio. Ad attenderli al loro arrivo a Nassau, il 24 marzo 2022, William e Kate hanno trovato una lettera infuocata del Bahamas National Reparations Committee (Bnrc), organizzazione che conserva la memoria della tragedia della schiavitù e lotta per i diritti dei discendenti degli schiavi: “Loro, la loro famiglia di reali e il loro governo devono ammettere che la loro...economia è stata costruita sulle spalle dei nostri avi...Siamo stanchi di pagare letteralmente con le nostre vite per il mantenimento di una situazione in cui noi siamo sfruttati così che altri possano essere elevati...È ora di avere giustizia e dei risarcimenti…Perché dobbiamo pagare ancora” in nome di quella “grandezza” che i bahamiani sostengono sia stata fondata sulla “schiavitù...e il degrado del popolo...?”. Dopo questo messaggio al vetriolo il principe William, ha dovuto cedere su tutta la linea, dichiarando al ricevimento indetto da Sir Cornelius Alvin Smith, Governatore Generale delle Bahamas: “So che non vedete l’ora di celebrare i 50 anni di indipendenza, il prossimo anno. E con la Giamaica che quest’anno festeggia i 60 anni di indipendenza e il Belize che ha raggiunto i 40 anni lo scorso anno, voglio dire questo: supportiamo con orgoglio e rispetto le vostre decisioni sul futuro. Le relazioni si evolvono. L’amicizia rimane”.

L’affascinante diplomazia di Kate Middleton

A Kate è stato riservato il ruolo di “trait d’union” tra il passato e il presente della monarchia, un compito svolto che la duchessa ha svolto affidandosi agli outfit. Il tailleur giallo a stampa floreale con bottoni gioiello di Alessandra Rich, indossato per lasciare le Bahamas, sarebbe un omaggio a Lady Diana, che indossò un abito simile per il tour in Australia nel 1988. Alla Commissioning Parade di Kingston Kate ha optato per un abito in pizzo di Alexander McQueen che somiglia pericolosamente a quello indossato dalla regina Elisabetta in Australia, nel 1954. La duchessa portava anche un bracciale a tre fili di perle appartenuto alla compianta Lady D., già scelto nel 2017 in Germania e lo scorso luglio al G7. Per la partenza dalle Giamaica, invece Kate Middleton si è lasciata ispirare dal verde della bandiera del Paese, con un abito di Emilia Wickstead riciclato da Wimbledon 2021. Il pezzo forte, però, era la spilla a forma di Giamaican National Doctor Bird, un colibrì che vive in Giamaica. La nazione donò il gioiello a Sua Maestà nel 2002, per il Giubileo d’Oro. Per modernizzare la monarchia Kate ha anche infranto il protocollo, mettendo lo smalto rosso ai piedi (marca Essie, la preferita della Regina) e i sandali in Belize. Purtroppo il suo incontestabile fascino non ha ammorbidito le rigide posizioni dei popoli caraibici.

Uno storico passo indietro

“Le nuove generazioni si sentono sempre più lontane dalla monarchia, ma William e Kate hanno la giusta freschezza e il giusto fascino per riportare i giovani verso la Corona. Possono essere un trionfo”, ha detto un insider al Daily Mail, citato da Vanity Fair. Così non è stato, benché le premesse vi fossero tutte. In termini politici il viaggio è stato fallimentare. Il principe William ha dovuto fare un passo indietro e riconoscere le aspirazioni repubblicane di Belize, Giamaica e Bahamas. Tutte e tre le nazioni sono indipendenti (la prima dal 21 settembre 1981, la seconda dal 6 agosto 1962 e la terza dal 10 luglio 1973). Però fanno ancora parte del Commonwealth, quindi il Capo di Stato è la regina Elisabetta. Una sorta di cordone ombelicale che le nazioni caraibiche sarebbero decise a recidere il prima possibile. L’obiettivo di rafforzare i legami con la Corona non è stato raggiunto. Dal punto di vista diplomatico, invece, i Cambridge si sono dimostrati all’altezza del compito. Mai una reazione eccessiva, mai una frase controversa. La loro vittoria è questa. Come spiega Sarah Gristwood al People, “rappresentano spiritualmente il futuro della monarchia inglese”. Anche senza le perle dei Caraibi.

Estratto dell’articolo di Vittorio Sabadin per “il Messaggero” il 20 agosto 2022.

Lady Louise Windsor, nipote della regina Elisabetta e sedicesima nella linea di successione al trono del Regno Unito, ha passato buona parte dell'estate lavorando in un centro di giardinaggio per 6,83 sterline l'ora, circa 8 euro. Lady Louise ha 18 anni, è figlia del quartogenito di Elisabetta, principe Edward, e di Sophie, contessa di Wessex, e vive in una casa da 30 milioni di sterline a Bagshot Park, nel Surrey. […] è abitudine delle famiglie dell'upper class, e anche della nobiltà dell'isola britannica, mandare i figli a fare qualche lavoretto alla fine della scuola superiore. Non è per i soldi, ma per tenerli impegnati mentre aspettano di sapere […] se saranno ammessi all'università alla quale aspirano.

[…] Il fatto che la nipote di Elisabetta avesse accettato un impiego da meno di 7 sterline l'ora, la paga minima stabilita dalla legge per i neomaggiorenni, è stato molto celebrato dai tabloid inglesi. […] L'enfasi è forse dovuta al fatto che la Gran Bretagna sta passando uno dei periodi peggiori dal dopoguerra, piegata dall'inflazione, dalla crisi economica e dai mutamenti climatici che la devastano […] 

[…] Diana, prima di sposare Carlo era una delle nobildonne più in vista del regno, eppure aveva accettato compiti da bambinaia in un asilo e nell'abitazione di una coppia americana, senza nemmeno rivelare che era una Spencer. Beatrice di York, figlia del principe Andrea e di Sarah Ferguson, è stata commessa nel grande magazzino Selfridges di Londra e stagista alla Sony.

La duchessa Kate, futura regina del Regno Unito, faceva pacchi e realizzava cataloghi per l'azienda di famiglia Party Pieces, e ha poi trovato un posto part time nella sezione acquisti della catena Jigsaw. Meghan Markle, ora duchessa di Sussex, ha lavorato come cameriera a Los Angeles […] Nell'aristocrazia europea sono molti i casi di reali impegnati in lavori comuni: Cristina di Borbone, sesta nella linea di successione al trono di Spagna, lavora in una fondazione di beneficenza dopo che suo fratello, re Filippo, le ha tolto i titoli per lo scandalo del marito, finito in prigione. Martha Louise, figlia maggiore di re Harald V di Norvegia, ha rinunciato al titolo perché preferisce occuparsi di «percorsi spirituali verso il cambiamento».

I Savoia. Silvia Stucchi per “Libero quotidiano” il 3 agosto 2022.

La "Regina di maggio" che emerge dalle pagine della biografia di Luciano Regolo, Maria José. Regina indomita (Edizioni Ares, 774 pp., 29, 90 euro) è una donna troppo, troppo moderna, per i suoi tempi. L'ampio volume, corredato da un Invito alla lettura di Maria Beatrice di Savoia, dalla prefazione di Francesco Perfetti e dalla postfazione di Donatella Bolech Cecchi, offre il ritratto di una donna che, nella sua lunga esistenza (nata nel 1906 a Ostenda, morì in Svizzera nel 2001), ha attraversato tante vite diverse. 

E il volume queste età le rievoca tutte, a partire dall'infanzia, definita Gli anni felici del "leoncino" di Laeken (leoncino perla criniera di capelli ricci), sino al tempo della formazione al collegio fiorentino di Poggio Imperiale, per arrivare al matrimonio con il futuro Umberto II, - anche se Regolo analizza con molta acribia i retroscena di quell'unione -, e poi agli anni della guerra e quelli dell'esilio, della vecchiaia in Messico, e, infine, il ritorno in Svizzera, quando Maria José coltivò la passione per storia e scrittura.

Umberto parlò sempre con grande stima e affetto di Maria José, ma, dall'unione con quel compagno di vita che le era stato destinato fin da quando era undicenne, la "Regina di maggio" ricevette più amarezze che gioie, vuoi per il contesto politico dell'Italia fascista, vuoi per la natura introversa e tormentata del marito, vuoi per le consuetudini della famiglia Savoia, dove, si diceva, «si regna uno per volta».

Suo malgrado, il Principe non poté renderla felice, e, giorno dopo giorno, si infranse l'aspettativa di quell'attrazione, coltivata fin da quando la regina era bambina. Eppure, come emerge dalle pagine di Regolo, il principe di Piemonte restò l'unico grande amore della sua vita. 

Può darsi che l'affetto, la stima, la complicità intellettuale e la solidarietà che fino all'ultimo Maria José serbò per Umberto fossero state il ripiego di una passione inespressa, o compromessa. La regina, tuttavia, anche negli anni successivi alla scomparsa del consorte, non tradì mai alcun risentimento nei suoi confronti, e non lo incolpava né delle sue sofferenze né delle tragedie vissute dall'Italia dopo il 10 giugno 1940.

«Quando ripenso al passato ho la sensazione di non essere mai stata completamente felice. Mi sembra che in ogni momento della mia vita ci sia stata un'ombra a offuscare la mia serenità», dirà Maria José, nel 1994, all'autore del volume, escludendo da quella cappa grigia solo gli anni dell'infanzia.

Una volta sposata, Maria José fu vicina alla suocera, la regina Elena: pur se così diverse, le due donne avevano un tratto comune, l'animo retto, nonostante il carattere della principessa, indipendente, impulsiva, financo caparbia. Non ci furono mai scenate ma le consuetudini di Casa Savoia, in cui la sincerità veniva spesso sacrificata all'obbedienza, fecero più volte sentire Maria José un pesce fuor d'acqua. 

La consorte del padre di Umberto II, Vittorio Emanuele III, la regina Elena, in questa famiglia, era un personaggio di cui la "Regina di maggio" ricorderà spesso la bontà, la sollecitudine nei confronti dei bisognosi- andò di persona, per esempio, a portare soccorso ai terremotati di Messina nel 1908 -, e la semplicità di maniere. La Regina Elena non amava Mussolini, ma era troppo discreta, troppo convinta che la consorte del sovrano non dovesse esprimere opinioni personali, Maria José, invece, cresciuta in un contesto ben diverso, arrivò a progettare addirittura un golpe: nel 1938, dopo che il 12 settembre il Congresso di Norimberga si era concluso con la risoluzione di prendere i Sudeti con la forza, Mussolini aveva lasciato intendere che la guerra mondiale fosse ormai dietro l'angolo, e che l'Italia sarebbe stata alleata della Germania.

Una prospettiva che a Vittorio Emanuele III non piaceva per nulla, tanto che il Duce, al genero Ciano, aveva confidato in uno sfogo di essere delusissimo di come il re non avesse mai fatto un gesto impegnativo per il regime, ma di attendere pazientemente, perché il sovrano aveva ormai settant' anni. 

A rivelare questi fatti è un clamoroso documento inglese, archiviato dal Foreign Office, che presenta Umberto, Maria José e Badoglio comprimari nell'organizzazione di un colpo di Stato, insieme a Rodolfo Graziani, capo di Stato Maggiore dell'esercito, e a un anonimo «avvocato di Milano», in cui qualcuno ha voluto vedere Carlo Aphel legale degli Agnelli. Il documento che attesta il tentato golpe è stato rinvenuto da D. Bolech Cecchi al Public Record office di Londra, nella cartella 397 (Private Office Papers): in questo fascicolo si trova, fra gli altri, un rapporto dattiloscritto, classificato come most secret, datato 27 novembre 1939.

Il contenuto è il riassunto di un racconto fatto all'ambasciatore britannico al Cairo dal fratello o sorella di un non nominato avvocato milanese, che sarebbe stato convocato da Maria José a Racconigi il 24 settembre 1938. Il motivo? La principessa, inorridita dalla piega degli eventi recenti, voleva chiedere all'avvocato, che sarebbe stato a capo di un «movimento antifascista che doveva godere di notevole influenza in tutta Italia», il sostegno per il colpo di stato militare che, guidato da Badoglio e Graziani, avrebbe dovuto rovesciare il fascismo e mettere sul trono il figlio di Maria José e Umberto, il principe di Napoli, sotto la reggenza della madre. 

Ma il colpo di Stato sarebbe sfumato a causa dell'improvviso annuncio dell'incontro a Monaco fra Hitler, Chamberlain, Mussolini e Daladier, che mutò le premesse relative agli equilibri europei necessari per il golpe. Allora, forse, la nostra storia sarebbe stata molto diversa: ma così non fu, e non per debolezza di Maria José.

Quella che, fin dagli anni Trenta, venne scambiata per freddezza, era in realtà timidezza, una sorta di disagio che in Maria José si accentuava quando intuiva che, da parte dell'interlocutore, non c'era genuinità. Anche da anziana, la irritavano inchini, baciamani, appellativi regie formalismi se denunciavano una deferenza tutta fine a se stessa, in cui non aveva mai creduto. Le dispiaceva che fossero misconosciute quelle caratteristiche che davvero per lei hanno contato e che questa lunga e appassionante biografia sottolinea in ogni pagina: l'indipendenza, difesa e reclamata ogni giorno, e la dignità, al di sopra di ogni interesse contingente. 

Paola Fucilieri per “il Giornale” l'1 agosto 2022.

«Ehm ... impulsivo?» Sua Altezza Reale il Principe di Venezia Emanuele Filiberto Umberto Reza Ciro René Maria di Savoia ha l'incarico di trovarsi tre difetti e tre pregi. Si inizia dai difetti. Lui, a stento ne trova uno.

Altezza... le tocca.

(Sospiro e risata) «... Vediamo... Posso avere repentini cambiamenti di umore con persone che mi indispettiscono. Sono una persona che ama e che ama essere amata, che fa attenzione agli altri, una persona giusta, che ama le cose ben fatte». 

Ma questi, se permette, sono pregi!

«Non mi aveva chiesto anche i pregi?». 

Va bene. Parliamo del suo recente traguardo dei 50 anni, li ha compiuti il 22 giugno. Tempo di bilanci?

«Non credo molto nelle date, la vita è una questione di tappe. E per me adesso è il momento in cui sto costruendo qualcosa da lasciare alle mie figlie, Vittoria e Luisa». 

Cosa significa per lei lasciare qualcosa alle proprie figlie?

«Ero solo un ragazzino quando sono tornato in Italia e all'epoca era molto difficile chiamarsi Savoia. In molti incolpavano la nostra casata di cose non vere e, del resto, una Repubblica nata nel 1946 anche grazie a dei brogli, doveva demonizzare i Savoia. Anche attraverso le mie apparizioni televisive ho cambiato un po' questa visione degli italiani: sono stato un principe sempre vicino alla gente, più aperto».

Insomma, un modo un po' più facile di chiamarsi Savoia...

«Di sicuro. Se Vittoria e Luisa vorranno vivere in Italia un giorno potranno farlo serenamente. Inoltre, grazie ai nostri ordini dinastici, al Gruppo Savoia e a tante altre associazioni monarchiche lascerò alle mie figlie anche una grande attività di beneficenza in Italia e all'estero». 

Cos' è il Gruppo Savoia?

«È un gruppo di monarchici riuniti nello spirito dei principi patriottici, ha uno scopo culturale. I soci del Gruppo Savoia sono sempre stati vicini a noi quando eravamo in esilio, da bambino hanno costituito il mio legame con l'Italia. L'avvocato Santino Giorgio Slongo è un ottimo presidente che porta avanti il Gruppo Savoia, gli voglio molto bene». 

Come ha vissuto la sua famiglia, quale ruolo hanno avuto le sue origini?

«Nato in esilio e con questo cognome, ho sempre avvertito quasi l'obbligo di dovermi spiegare, di chiedere scusa. E quando ho dovuto l'ho fatto, ma solo perché me lo sentivo. Ad esempio per condannare le leggi razziali ho trovato normale scrivere una lettera alla comunità ebraica poco tempo fa condannandole».

È innegabile comunque che il suo cognome l'abbia comunque anche aiutata.

«Assolutamente sì, non lo posso negare e non voglio farlo. Mi ha aiutato: negli affari, nel mio lavoro, con le conoscenze. È senz' altro bellissimo poter frequentare grandi e potenti di questo mondo. Il nome Savoia l'ho sempre utilizzato come una forza. E dopo cinquant' anni posso dire che ho vinto». 

Cosa significa che lei ha vinto? Che è riuscito a entrare nel cuore della gente?

«Gli italiani per strada non mi chiamano Emanuele o Emanuele Filiberto: per tutti sono il principe, speriamo non quello di Machiavelli (risata). È un modo molto familiare di rivolgersi a me e se dimostra che sono entrato nel cuore delle persone è vero che anche la gente è entrata nel mio cuore. 

Attraverso le trasmissioni televisive hanno potuto constatare che non c'è mai stato un filtro tra me e loro. Per questo ho vinto: oggi ho finalmente una vita normale, sono una persona molto amata dagli italiani, posso tornare nel mio Paese, cresco le mie figlie e lavoro in modo normale». 

I suoi genitori le riconoscono questo ruolo estremamente positivo che non può che andare a vantaggio dei Savoia?

«Tutti in famiglia me lo riconoscono: i miei genitori, con l'età, mi lasciano molte più responsabilità. Noi Savoia siamo una famiglia molto legata. Io con le mie zie, i cugini, le cugine ci sentiamo spessissimo, lavoriamo insieme. Loro vengono negli ordini dinastici, ne fanno parte. È bello». 

A proposito di potenti: chi l'ha più impressionata tra quelli che ha incontrato?

«Giovanni Paolo II aveva un carisma, un'aura speciale attorno a sé, era un vero santo. Anche la regina d'Inghilterra, Elisabetta II, è una donna incredibile e a suo figlio, il principe Carlo, voglio bene davvero». 

Chi è un buon principe e cosa fa?

«Un buon principe innanzitutto ama la sua gente e vuole fare qualcosa di concreto per il suo Paese. Quando ho creato la Fondazione culturale Emanuele Filiberto mi sono ispirato a mia nonna, la regina d'Italia Maria José, che mi ha insegnato tantissimo. Era un'artista, ma soprattutto una donna molto all'avanguardia, con una incredibile personalità». 

Ci parli di questa nonna così speciale, del vostro rapporto.

«Da bambino mi parlava dei suoi incontri eccezionali: da Gabriele D'Annunzio, a Benedetto Croce, fino ad Adolf Hitler. È stata una donna al centro della storia, che ha voluto fare molto per l'Italia e per il suo popolo. Totalmente antifascista, lavorava molto con la Resistenza italiana. Quando era in Svizzera faceva passare anche delle armi in Italia per aiutare i partigiani. Più volte ha messo in gioco la sua persona per proteggere gli italiani. Sarebbe stata un'ottima regina, avrebbe potuto dare tanto all'Italia». 

Che cosa ha cercato d'instillare di lei nelle sue figlie?

«La libertà, l'essere e il sentirsi liberi, fare quello che ci si sente di fare, ma con tanta volontà e andare avanti comunque, anche contro le avversità. Luisa ha 16 anni e studia in un collegio a Oxford; Vittoria, 18 anni, ha una sua visione del mondo molto interessante, studia a Londra Scienze Politiche ed è appena andata al confine con l'Ucraina insieme ai volontari dell'associazione Odissea della Pace per consegnare cibo, medicinali e giochi ai rifugiati».

Cos' è l'amore rispetto al lignaggio?

«L'amore va al di sopra di tutto. Tra famiglie reali un tempo c'erano matrimoni organizzati. Oggi non c'è più bisogno di questo. Molti dei discendenti delle famiglie reali - guardiamo alla Spagna, al Belgio, all'Inghilterra - hanno sposato persone che amavano. Altrimenti nella vita non si va avanti». 

I social? Sua figlia Vittoria è una «royal influencer». Lei come li utilizza?

«Li uso giusto per parlare delle mie iniziative, non certo per mettere in piazza la mia vita privata. È una mia scelta naturalmente, non è che giudichi chi li adopera altrimenti». 

Che cosa rappresenta per lei l'isola di Cavallo? Il 18 agosto 1978, suo padre, Vittorio Emanuele, dopo una lite con il miliardario Nicky Pende, sparò con un fucile. Si disse che fu uno di quei proiettili a uccidere uno studente tedesco di appena 19 anni, Dirk Jeerd Hamer, che stava dormendo con gli amici su un'imbarcazione vicina.

«Cavallo per me è il paradiso in terra, un luogo di vacanza che frequento da quando sono nato. Un luogo però anche legato a un momento molto difficile della nostra vita. Purtroppo a farne le spese è stato un ragazzo che nulla aveva a che vedere con quanto era accaduto. Abbiamo dovuto batterci per la verità. E solo dopo molti anni mio padre è stato totalmente scagionato. Alla fine, grazie a una serie di elementi incontrovertibili, la Corte popolare francese ha stabilito che non era stata la sua arma a sparare il colpo fatale a Dirk Hamer». 

Lei vive tra Monte Carlo, Los Angeles e Parigi dove sua moglie, Clotilde Courau fa l'attrice di teatro e cinema. Qual è il segreto della vostra unione?

«Credo sia fondamentale avere un dialogo profondo e vero con la persona con cui si sta. La fedeltà è qualcosa di molto importante, ma in un matrimonio, l'importante è comunicare. Le infedeltà fanno parte dei rapporti. L'importante è poterle superare e far sì che questo non distrugga 20 anni di matrimonio. E parlo dell'infedeltà di entrambi. Ho un grandissimo rispetto per le donne, parlare con loro rappresenta spesso una esperienza salvifica perché sono migliori di noi in tutto. Penso che un marito soprattutto non debba mai dare nulla per scontato, far sì che ogni giorno sia veramente un nuovo giorno».

La vostra coppia è molto riservata. Ogni tanto qualcuno ipotizza che vi siate lasciati...

(Risata) «Anche il fatto di non vivere in Italia è stata per me una scelta di riservatezza. Non sono mai entrato negli schemi italiani della popolarità, quelli dei giornali, dei gossip, inorridisco all'idea di organizzare finte paparazzate, sono cose che non mi interessano. Desidero proteggere le mie figlie, il mio matrimonio e la mia vita». 

Negli Usa lei ha una attività di street food che prende il nome dal suo titolo nobiliare, Prince of Venice...

«Ho avuto questa idea di vendere pasta fresca nelle strade con tutti i nostri sughi originali. È andata molto bene. Da lì abbiamo aperto dei ristoranti, ne abbiamo uno a Los Angeles dove ne stiamo aprendo un altro, uno in Arabia Saudita, stiamo aprendo a Montecarlo e ci allargheremo ancora anche in America». 

La sua opinione sull'Italia in questo momento.

«La politica italiana mi preoccupa molto. Draghi è molto rispettato all'estero, è intelligente, uno dei pochissimi statisti in grado di mandare avanti le riforme giuste con i fondi giusti. Purtroppo - a causa di una politica e di politici provinciali, a mio avviso concentrati su temi populisti e compiacenti - non gli è stata rinnovata la fiducia. 

Adesso si andrà al voto e sono molto curioso di vedere cosa accadrà: è sempre facile criticare e dire la propria quando non si hanno in mano le redini del potere. Quel che è sotto gli occhi di tutti è che dalla proclamazione della Repubblica italiana, nel 1946, a oggi, in 76 anni, ci sono stati 66 governi. Come si può far andare avanti un Paese con questi giri di valzer che giovano solo a politici bisognosi di poltrone e non agli italiani... Che tristezza!» 

Potrebbe esistere una monarchia in Italia oggi?

«Oggi in Italia una monarchia non c'è. Ragionare su dei se o dei ma è impossibile.

Potrebbe esserci? Sì, naturale, come in Spagna e come in Inghilterra e come in Svezia: tutte le monarchie europee funzionano molto bene».

Lei è un principe senza regno, senza trono. C'è qualcuno nella sua famiglia che, in caso di successione, ha messo in discussione il suo ruolo, i suoi diritti. Cosa ne pensa?

«Parliamo del ramo Aosta, immagino, il ramo cadetto della nostra casata che, dall'epoca di mio nonno e di mio bisnonno, ha sempre voluto avere una sorta di protagonismo su questo argomento. 

Vede, la questione si può affrontare sotto diversi punti di vista, ma il figlio del re d'Italia è mio padre. Il titolo mi è stato dato dal nonno, gli sono stato molto vicino fino alla fine. È vero: non c'è nulla di scritto. Anche se in seguito è stato molto facile per qualcuno accampare diritti e dire la propria: mio nonno non c'era più, era morto. 

Nel libro-autobiografia di Amedeo d'Aosta è lui stesso che, dopo la morte di mio nonno, ha detto io sono terzo nel lignaggio, prima di me ci sono Vittorio Emanuele e poi Emanuele Filiberto. Guardi: io sono per tenere unita la famiglia Savoia e voglio bene ad Aimone, è una persona che stimo, intelligente e sono sicuro che un giorno potremo lavorare insieme. Bisogna che queste pretese inutili non fondate scompaiano.

 Noi gestiamo gli ordini dinastici dall'83, facendo solo beneficenza. Abbiamo delle delegazioni in tutte le regioni d'Italia, aiutiamo le popolazioni locali, abbiamo 17 delegazioni estere, siamo più di 4mila membri, sta andando benissimo e ognuno deve fare quel che deve fare. Anche per le altre monarchie straniere il pretendente al trono è sempre stato mio padre». 

Passiamo ad altro. Lei ha partecipato a tanti spettacoli televisivi. L'esperienza che sotto questo profilo ha amato maggiormente e la persona che ha avuto modo di apprezzare di più?

«Condurre Pechino Express è stata una esperienza molto bella perché io amo molto il viaggio. La persona con cui ho legato di più è senz' altro Maria De Filippi. È molto intelligente ed è bello lavorare con lei». 

Ci racconti una sua giornata tipo.

«Mi sveglio verso le 6, corro, faccio palestra, poi vado in ufficio, mi occupo dei miei affari e di quelli del mio casato e a fine giornata torno a casa, cena in famiglia o fuori e poi a letto». 

Qual è il segreto per essere felici?

«Amare. Amare i figli, la moglie... Quando gli amori non sono ricambiati è davvero un peccato». 

Francesco Perfetti per “il Giornale” il 7 giugno 2022.

Luciano Regolo ci offre un bellissimo ritratto, a tutto tondo, dell'ultima regina d'Italia, Maria José di Savoia: un ritratto costruito attraverso ricerche archivistiche in fondi pubblici e privati e attraverso il vaglio critico della letteratura storiografica. Un ritratto, ancora, impreziosito dalle testimonianze di protagonisti del periodo a cominciare dai colloqui che l'autore ebbe con l'ex sovrana, per la prima volta disposta a rompere il silenzio impostosi per senso di responsabilità e rispetto nei confronti della volontà del marito, da sempre restio a parlare della famiglia reale. Ritroviamo così, nel volume di Regolo, come riflessi in un suggestivo caleidoscopio, non solo i principali esponenti di Casa Savoia da Vittorio Emanuele III, con il quale non ebbe facili rapporti, a Mafalda, l'unica della famiglia con la quale si trovò in sintonia, fino al marito Umberto, cui rimase, malgrado le apparenze e il gossip, legatissima da una profonda intesa intellettuale ma anche tanti personaggi del mondo politico e intellettuale che furono, in qualche misura, protagonisti delle vicende politiche del Paese.

Già questo fa comprendere l'interesse e l'importanza del volume di Luciano Regolo dal punto di vista storiografico. Ma c'è di più. Il volume di Luciano Regolo fa emergere episodi sconosciuti o poco noti della storia politica del Paese nei quali Maria José, questa donna che giustamente l'autore definisce «indomita», ebbe parte significativa.

Uno di questi episodi è il caso del progettato colpo di Stato che, poco prima dell'incontro di Monaco del settembre 1938, vide coinvolta Maria José. Era l'anno dell'Anschluss, della visita di Hitler a Roma con il Papa ritiratosi a Castel Gandolfo per protesta, degli annunci di Hitler di voler incorporare i territori cecoslovacchi abitati da tedeschi, del varo delle sciagurate leggi razziali che indignarono tanto la Principessa. 

Lei fu al centro di un vero e proprio complotto volto a eliminare il fascismo e Mussolini e impedire lo scoppio della guerra: un complotto che non scattò solo perché nel frattempo c'era stato l'incontro di Monaco che aveva accreditato l'immagine di un Mussolini salvatore della pace. Regolo, partendo da un rapporto dell'ambasciatore inglese al Cairo, racconta nei dettagli il progettato colpo di Stato rivelando nomi e circostanze finora ignoti.

L'attività «cospiratoria» di Maria José durante la guerra fu particolarmente vivace e Regolo la tratteggia bene. 

La Principessa incontrava esponenti dell'opposizione, giornalisti e intellettuali, qualcuno antifascista convinto, qualcuno fascista deluso, qualche altro solo frondeur: dal poeta Trilussa a Indro Montanelli, da Massimo Bontempelli a Manlio Lupinacci, da Paola Masino a Domenico Bartoli e via dicendo. Li riceveva in più posti, secondo il grado di riservatezza che meritava l'incontro: nel «mezzanino» al Quirinale che, scandalizzando la Corte e lo stesso Umberto, definiva «la mia garçonnière»; nella casa dei conti Spalletti-Trivelli; in una villetta messale a disposizione dai marchesi Solaro Del Borgo; nello studio di Sofia Jaccarino Rochefort. E poi, nella casa della marchesa Giuliana Benzoni, che, insieme a lei, sarebbe stata protagonista di una vera e propria «congiura di dame».

Nell'ultimo scorcio del regime la cerchia degli antifascisti che ruotavano attorno a Maria José si allargò fino a comprendere intellettuali comunisti come il latinista Concetto Marchesi e lo scrittore Elio Vittorini e giornalisti cattolici come Guido Gonella. Proprio Gonella, la penna più nota del giornalismo cattolico per gli Acta Diurna pubblicati sull'Osservatore Romano, la mise in contatto con Giovanni Battista Montini, allora sostituto alla Segreteria di Stato. Maria José era convinta che la strada del Vaticano fosse la migliore percorribile per stabilire contatti con Londra e Washington e uscire con onore e senza troppi danni dalla guerra. 

Chiuso il «canale Vaticano» per l'insofferenza del Re nei confronti dell'attivismo della nuora, la Principessa non si arrese e cercò, su consiglio di Montini, un contatto con Salazar per tentare di coinvolgere il Portogallo come mediatore con gli anglo-americani. Luciano Regolo racconta di questa attività politica o parapolitica di Maria José con la vivacità narrativa del giornalista di razza e il rigore puntiglioso del ricercatore storico abituato a frequentare gli archivi e a valutare correttamente il materiale documentario. Il volume di Regolo è, però e prima di tutto, una biografia che si propone di ricostruire l'intera vita di Maria José, tratteggiandone anche la personalità. 

Leggendolo in controluce molte cose e molti atteggiamenti di questa donna coraggiosa e anticonformista si spiegano.

La diffidenza e l'antipatia istintive nei confronti dei tedeschi, per esempio, nutrite dalla figlia terzogenita di Alberto del Belgio discendevano, con molta probabilità, dal fatto che il padre, sovrano democratico e di simpatie socialiste e liberali, aveva combattuto nel 1914 proprio contro le truppe germaniche che avevano invaso il Paese. Proprio dal padre, poi, Maria José culturalmente sensibile, appassionata di musica, amante delle arti figurative e grande lettrice aveva avuto il suggerimento di accostarsi alle opere, soprattutto storiche, di Benedetto Croce. 

Donde, poi, il desiderio di incontrare il filosofo che rimase colpito dalla sua intelligenza e che in seguito avrebbe firmato una bella ed elogiativa prefazione a una delle opere storiche scritte da Maria José.

Ai tempi del suo matrimonio con Umberto, l'8 gennaio 1930, Maria José non nutriva particolari sentimenti antifascisti, anche perché in quel periodo si registrava un generalizzato consenso al regime e ogni cosa sembrava andare per il meglio. Tuttavia, i suoi comportamenti divennero, via via, più anticonformisti man mano che la situazione politica generale evolveva in una certa direzione. All'indomani della conquista dell'Etiopia, sul terreno interno, si moltiplicarono i tentativi di sbilanciare la diarchia in senso favorevole al fascismo, mentre, in politica estera, maturava l'avvicinamento fra Italia e Germania che non poteva non preoccupare Maria José per la tradizione familiare antitedesca e filofrancese. 

Così lei cominciò a coltivare amicizie sempre più imbarazzanti fra gli intellettuali, antifascisti o fascisti tiepidi, e non esitò a compiere gesti che fecero adirare Mussolini. Come quando, nell'estate del 1938, volle recarsi a Lucerna per un concerto di Arturo Toscanini. O come quando si presentò da Mussolini, chiedendogli spiegazioni sulle competenze del Gran Consiglio in materia di successione al trono. O, ancora, come quando salvò dalla chiusura l'Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno, «Animi», del suo amico in odore di antifascismo Umberto Zanotti Bianco, ponendola sotto la sua protezione come Opera Principessa di Piemonte.

I suoi rapporti con Mussolini, in apparenza buoni, erano in realtà freddi e imbarazzati. C'è, in proposito, una confidenza di Mussolini a un suo biografo ufficioso che è molto esplicita: «La principessa Maria José intrattiene col capo del governo rapporti di apparente cordialità. Ma i suoi legami con la finanza internazionale, propri della sua originaria famiglia, non possono non rendermi sospettoso. L'ambiente a lei caro, della haute aristocrazia romana, nobiltà nera e nobiltà di recente investitura non è tra i più favorevoli al regime. La Principessa fa vita parapolitica completamente diversa da quella, alquanto contemplativa, che il suo consorte va tranquillamente consumando. Non riesce molto simpatica alla piazza».

Sinceramente innamorata dell'Italia, dove aveva compiuto giovinetta i suoi studi, e cultrice di storia sabauda, Maria José fu una donna colta, controcorrente, refrattaria ai condizionamenti ideologici: una donna libera e, soprattutto, sorprendentemente moderna. Una donna della quale questo bel volume di Luciano Regolo ricostruisce la vita e svela la personalità.

Francesca Lovatelli Caetani per ilgiornale.it il 7 marzo 2022.

Da alcuni ambienti vicini alla nobiltà si vocifera che Vittorio Emanuele di Savoia, figlio di Umberto II, ultimo re d’Italia, imprenditore, autore del libro Casa Savoia: storia di una famiglia italiana, sposato con Marina Ricolfi Doria dal 1970, abbia, oltre a Emanuele Filiberto di Savoia, un figlio segreto. Sarebbe nato dalla relazione con un’avvocatessa, conosciuta più di 20 anni fa, che avrebbe seguito Vittorio Emanuele a livello legale e che oggi ricopre una carica importante a livello giudiziario. Si tratterebbe di Lorenzo Orsini, 22 anni, studia Legge , è quasi arrivato alla Laurea ed è un ragazzo di grande talento, sia negli studi, che a livello musicale. 

Vittorio Emanuele non lo avrebbe mai riconosciuto e avrebbe fatto con la madre un accordo secondo il quale avrebbe visto il figlio sino all’età di 3 anni, cosa che avrebbe fatto. L’ultimo incontro tra Lorenzo e il suo padre naturale sarebbe avvenuto a 15 anni; Lorenzo conserva ancora il regalo di suo padre, un orologio, poi il nulla. In arte iamLollo G, Lorenzo ha, sul suo profilo Instagram, ben 137.000 followers, ed è molto attento alle cause sociali.

Come rapper, infatti, ha devoluto i proventi del suo singolo “Primavera”, uscito ad aprile dello scorso anno, al Policlinico per la lotta al Covid 19. In poco tempo è entrato nel circuito dei grandi, arrivando a collaborare anche con artisti del panorama hip hop internazionale. Seguitissimo sui suoi social da molte celebrities, è originario di Formigine, un piccolo centro nella provincia di Modena. 

E’ molto a suo agio sul palco e, sin dall’età di 16 anni, ha aperto i concerti di molti artisti, come Ghali, Gue Pequeno, Achille Lauro ed è stato insignito, nel 2021 per la sezione “Indipendenti” da Indieffusione, del Premio Lunezia. Lorenzo, sempre secondo l’accordo tra sua madre e il padre naturale, potrebbe raccontare la sua vera storia. Lo farà? E se sì quando e in quale contesto? 

In fondo, comunque, non ci sarebbe nulla di male; anche le famiglie di nobile stirpe sono colme di figli nati fuori dal matrimonio, frutto di relazioni extraconiugali, o riconosciuti dai loro padri dopo anni e anni, ma restano comunque figli. Come la prenderà Casa Savoia?

Andrea Ossino per “la Repubblica” il 21 luglio 2022.

Per avere i gioielli della corona, la monarchia si rivolge alla repubblica, o meglio alla sua carta costituzionale. La vicenda è piuttosto surreale, ma certificata dagli atti che i reali esiliati hanno depositato al tribunale civile di Roma: i Savoia vogliono indietro i loro preziosi e così non gli è rimasto altro da fare che invocare i principi di quella Costituzione nata dalle ceneri del regno dei loro avi. 

l fatto è noto: gli eredi dell'ultimo re d'Italia, Umberto II, chiedono la restituzione di un tesoretto da 300 milioni che la famiglia lasciò nel 1946, all'indomani del referendum con cui gli italiani votarono per la soluzione repubblicana. Si tratta di gioielli, monili e preziosi vari che i fratelli Vittorio Emanuele, Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice di Savoia adesso chiedono indietro. Ci sono ritratti della regina Margherita e della regina Elena, un diadema con brillanti, perle e diamanti.

Un bottino niente male. Per questo i reali hanno citato in giudizio lo Stato chiedendo la restituzione delle "gioie di dotazione della Corona del Regno d'Italia". In realtà gli eredi di casa Savoia hanno chiamato in causa anche la presidenza del Consiglio, il ministero dell'Economia e la Banca d'Italia, che da 75 anni conserva il tesoretto in un caveau. 

Fallita l'iniziale mediazione, ne è nato un processo civile appena terminato. E sfogliando le motivazioni con cui i Savoia, tramite l'avvocato romano Sergio Orlandi, cercano di far valere le proprie ragioni, si nota come i quattro fratelli si appellino particolarmente alla Costituzione italiana. Secondo il legale infatti la " XIII disposizione transitoria e finale" entrerebbe in contraddizione con altri articoli riconosciuti dalla stessa Carta.

Cinque in particolare.

In altre parole la Costituzione sarebbe stata violata dalla XIII disposizione transitoria e finale. Entrata in vigore nel 1948, recita: "i beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato" e " i trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli". 

Dunque i gioielli della Corona dovrebbero andare alla Stato.

L'avvocato tuttavia ricorda l'articolo 42 della Carta, che al comma 3 "vieta espressamente che i beni di proprietà privata possano essere espropriati senza che venga conferito un indennizzo". E ancora ci sono gli articoli 24, 25, 27 e 111, che portano il legale ad affermare che "non possono essere confiscati i gioielli di casa Savoia senza un equo e giusto processo". 

E se la costituzione non dovesse bastare per tutelare i diritti dei monarchi, i Savoia sono pronti a ricorrere alla Carta europea dei diritti dell'uomo, chiamata in causa dal legale per ricordare come i gioielli siano beni "personali" e non "della Corona", quindi dovrebbero essere restituiti ai reali. Una questione spinosa su cui il tribunale civile di Roma si esprimerà a giorni.

Pierangelo Sapegno per “la Stampa” domenica 24 Luglio 2022.

La battaglia dei gioielli. Quelli della Corona, chiusi e nascosti in un caveau della Banca d'Italia, dal 5 giugno 1946. Gli eredi di Casa Savoia li rivogliono indietro, a suon di carte bollate, ingiunzioni, richieste, denunce e processi, appellandosi adesso persino alla Corte costituzionale, e alle leggi della Repubblica, nata sulla sconfitta della monarchia. L'ultima tappa è questa. Se va male, Strasburgo: «Noi non ci arrendiamo». Anche perché è tanta roba. 

Secondo Sotheby' s, che un po' se ne dovrebbe intendere, valgono 300 milioni di euro. Per Emanuele Filiberto, invece, non hanno prezzo, come tutte le cose care, «perché rappresentano la storia di una famiglia che ha regnato sull'Italia dalla sua nascita, e di conseguenza anche la storia del nostro Paese». Da 76 anni stanno sigillati, come sepolti e dimenticati, dentro a un cofanetto a tre piani in pelle scura, foderato di velluto azzurro Savoia, dopo essere stati catalogati al tramonto di quel lontano 5 giugno dal Ministro della Real Casa Falcone Lucifero, con l'assistenza di Daniele Ventrella, segretario del sindacato nazionale degli orafi. 

Da allora hanno visto la luce solo una volta, negli Anni 70, perché qualcuno aveva scritto che erano stati trafugati, anche se non era vero. Poi basta. Un'assurdità, secondo Emanuele Filiberto, il figlio di Vittorio Emanuele e Marina Doria. Prima, bisognerebbe solo decidere di chi sono questi monili di rara bellezza, che comprendono uno splendido diamante rosa, le collane della regina Margherita, il suo celebre diadema, 6732 brillanti e 2000 perle.  

Lo Stato non ha dubbi, lo sancisce la «XIII disposizione transitoria e finale»: «I beni esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi sono avocati allo Stato», e «i trasferimenti e le costituzioni di diritto reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli». Peccato però che non li abbia mai rivendicati. 

La storia di quei gioielli sta scritta in un documento in carta da bollo da 12 lire: «L'anno del 1946, il 5 giugno, alle ore 17, nei locali della Banca d'Italia, via Nazionale numero 91, si è presentato il signor avvocato Falcone Lucifero, reggente il Ministero della Real Casa», il quale «dichiara di aver ricevuto incarico da Sua Maestà Umberto II di affidare in custodia alla cassa centrale, per essere tenuti a disposizione di chi di diritto, gli oggetti preziosi che rappresentano le gioie in dotazione della Corona del Regno».

L'inghippo è tutto qui. «Chi di diritto» per i Savoia è la loro famiglia. E sono così sicuri di aver ragione che nell'ultima richiesta rivolta al Tribunale civile di Roma, invitano i giudici a far decidere in merito alla Corte Costituzionale. Perché, spiega l'avvocato Sergio Orlandi, che tutela gli interessi degli eredi, - i 4 figli di Umberto II, e cioé Vittorio Emanuele e le tre sorelle Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice,- «la XIII disposizione entra in contraddizione con 5 articoli riconosciuti dalla stessa Carta: l'articolo 42 secondo il cui comma 3 viene espressamente vietato che i beni di proprietà privata possano essere espropriati senza un indennizzo, e gli articoli 24, 25, 27 e 111, che dimostrano tutti come la Costituzione sarebbe stata violata».

Pierangelo Sapegno per “la Stampa” domenica 24 Luglio 2022.

Principe, ma perché proprio i giudici della Corte Costituzionale dovrebbero restituirvi i gioielli della Corona?

Emanuele Filiberto, figlio di Vittorio Emanuele e Marina Doria, è il principe di Venezia. Lo abbiamo raggiunto al telefono dopo un giorno che lo inseguivamo con i numeri sbagliati: succede. Risponde di getto: «Semplicemente perché quello che ci è stato fatto è del tutto e chiaramente anticostituzionale». 

Però la XIII disposizione...

«Allora, se vuole un commento tecnico, dovrebbe rivolgersi al nostro avvocato. Io preferisco non entrare nel merito di queste cose. Quello che noi vogliamo dimostrare è che il sequestro, o l'esproprio, lo chiamino come vogliono tanto sempre la stessa cosa è, loro hanno scritto avocato allo Stato, e va bene chiamiamolo così, oggi è anticostituzionale». 

Va bene, ma perché?

«Noi siamo dei privati cittadini italiani, i titoli non ci sono stati riconosciuti, e noi così siamo rientrati, come cittadini qualunque. Però ci trattano ancora come se fossimo persone al di là di tutto questo, che non sono uguali agli altri. E invece noi vogliamo essere trattati come tutti gli altri, non si può tirare avanti con i cittadini di serie A e quelli di serie B. Il terzo comma è un esproprio, questa è la verità, non ci sono altre parole.  

Tutto questo è fortemente anticostituzionale. Mi fanno ridere quelli che fanno i sofisti sui giornali perché ci rivolgiamo alle leggi della Repubblica. L'Italia è una Repubblica. E a chi dobbiamo rivolgerci? Nella Costituzione, che fra l'altro ricopia in molte parti lo Statuto Albertino, quasi un copia e incolla, ci sono scritti i diritti e i doveri dei cittadini e delle istituzioni. Chiaro? Anche i doveri delle istituzioni verso i loro cittadini, senza classifiche di serie A e di serie B».

Mi faccia capire: voi dite, quei gioielli erano un bene privato, lo Stato per legge non può espropriare dei beni privati senza un indennizzo. Giusto?

«Certo. Quando Falcone Lucifero li portò alla Banca d'Italia, Einaudi gli chiese "perché il re non li porta con sé?"». 

E perché invece voi glieli avete dati?

«No!! Il re non li ha dati. Li ha depositati. Né nel testamento, né quando Lucifero li ha portati alla Banca c'è mai scritto che avevamo dato o consegnato quei beni. Sono tesori che appartengono alla nostra Casa, sono pre e post unitari, e li abbiamo fatti restaurare dai gioiellieri della famiglia, tutti sempre pagati dai discendenti». 

Resta il fatto che Einaudi aveva ragione. Perché Umberto II non se li è portati con sé? «Perché gli avevano promesso che sarebbe ritornato subito. State tranquilli, gli continuavano a ripetere, non dovete aver paura, dovete lasciare solo per evitare una guerra civile. Questo gli dicevano. Quel subito è durato una vita per mio nonno, 50 anni per mio padre e 30 per me».  

Lei ha sempre detto che vorrebbe esporli, questi gioielli. Pensa a qualche mostra da organizzare? 

«Prima vediamo che ce li restituiscano e poi magari si potrebbe fare una mostra a Torino. Vorrei capire però in che stato sono. Tenerli chiusi per tutto questo tempo si rovinano di sicuro. Lei sa bene che le perle devono vedere la luce. E in che stato saranno le perle della Regina Margherita?».  

Ormai lei è diventato il portavoce di Casa Savoia. Si presenta bene, parla bene... 

«Ah di sicuro parlo meglio di quelli che hanno tolto la fiducia a Draghi. Persone che pensano solo alle loro poltrone, una vergogna».

Tesoro Savoia, causa allo Stato italiano per la mancata restituzione. Giulio De Santis su Il Corriere della Sera l'8 Febbraio 2022.

Prosegue la querelle fra i Savoia e lo Stato italiano per la proprietà dei gioielli storici del casato. L’ex casa regnante ha citato in giudizio in sede civile lo Stato per la restituzione delle «gioie di dotazione della Corona del Regno d’Italia». La prima udienza si terrà il 7 giugno ’22. Davanti al giudice siederanno in rappresentanza dei Savoia gli eredi dell’ultimo re, Umberto II, noto come il Re di maggio: il principe Vittorio Emanuele e le principesse Maria Beatrice, Maria Pia e Maria Gabriella. Le istituzioni citate che invece rappresenteranno l’Italia sono la Presidenza del Consiglio, il ministero Economia Finanze e Banca d’Italia. Il giudice chiamato a stabilire la fondatezza della richiesta dei Savoia, assistiti dall’avvocato Sergio Orlandi, sarà individuato a breve.

I gioielli sono depositati dal 5 giugno 1946 in un caveau della Banca d’Italia: un tesoro da 6.732 brillanti e 2 mila perle. Il loro valore non è mai stato stimato, ma potrebbe aggirarsi sui 300 milioni. Anche se per Gianni Bulgari, che li visionò negli anni ’60, non valgono più di qualche milione. La valutazione, attraverso una perizia, sarà uno dei temi sollevati dall’avvocato Orlandi. Il cuore della rivendicazione dei Savoia si fonda su un presupposto: i gioielli, sostiene l’avvocato Orlandi, non sono mai stati confiscati dallo Stato. Quel 5 giugno 1946 il ministro della Real Casa, Falcone Lucifero, incaricato da Umberto II di consegnare diademi e collane, e l’allora governatore della Banca D’Italia Luigi Einaudi, futuro presidente della Repubblica, sottoscrivono alle 17 un verbale di deposito. Che contiene, per il legale dei Savoia, un passaggio chiave: «L’avvocato Lucifero dichiara di aver ricevuto incarico da Sua Maestà di affidare in custodia alla Banca d’Italia le gioie in dotazione della Corona del Regno d’Italia per essere tenute a disposizione di chi ne avrà diritto». Parole che non chiariscono chi un giorno potrà vantare la proprietà dei gioielli. Un’interpretazione di questa frase, rimarca l’avvocato Orlandi nell’atto di citazione, si ricava però dal «Diario 1945-1947» di Einaudi pubblicato sul sito di Bankitalia. L’allora governatore scrive a pag. 657: «Egli (il Re) desidera che le gioie siano depositate presso la Banca d’Italia per essere consegnate poi a chi di diritto. La mia impressione è (…) che potrebbe ritenersi che spettano non al demanio dello Stato, ma alla famiglia reale». Dal prossimo 7 giugno questi frammenti di storia diventeranno materia processuale.

Anticipazione da “Oggi” il 2 febbraio 2022.

«Non capisco perché da 76 anni i gioielli non si possano vedere. Non se ne comprende la ragione. Perché né noi Savoia né gli italiani possono ammirarli? 

Sono parte della storia della mia famiglia», dice a OGGI, nel numero in edicola da domani, Maria Gabriella di Savoia, terza figlia dell’ultimo re d’Italia. 

I discendenti dell’ex casa reale, dopo anni di liti familiari, fanno fronte comune per chiedere allo Stato italiano la restituzione di 6.732 brillanti e 2 mila perle, il tutto montato su bracciali, collier, diademi e spille. 

E anche Emanuele Filiberto di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele e nipote di Maria Gabriella, dice di essere pronto a rivolgersi alla Corte Europea di Strasburgo per riavere i gioielli.

Secondo il presidente dell’Unione Monarchica Italiana, Alessandro Sacchi, però i gioielli non appartengono ai Savoia: «Umberto II, se avesse avuto certezza che quei gioielli fossero di famiglia, se li sarebbe portati via», dichiara Sacchi a OGGI. 

«Invece da gran signore qual era, preferì andare via senza un soldo e per affrontare le prime spese accettò un prestito da Papa Pio XIII. Prestito poi restituito». E spiega: «Umberto era un rigoroso costituzionalista rispettoso dello Statuto Albertino che all’articolo 19 istituì la dotazione della Corona, composta da palazzi e anche da gioielli».

 I Savoia. Da milano.corriere.it il 21 Febbraio 2022.   

Ci sono voluti i vigili del fuoco e anche una decina di poliziotti per allontanare un australiano di 37 anni che nel primo pomeriggio di mercoledì si è presentato con tanto di bagagli a Palazzo Reale di Milano, sostenendo di essere l’erede legittimo di casa Savoia e dunque il proprietario del palazzo. 

L’uomo è salito al primo piano, dove si trova l’ingresso delle mostre, intorno alle 13, e ha domandato come raggiungere Palazzo Marino, sede del Comune, dicendo di essere l’erede del Regno d’Italia. È poi tornato un’ora dopo e ha appoggiato le valigie vicino alla postazione del green pass, rifiutando di allontanarsi da quella che definiva «casa sua». Palazzo Reale ovviamente è di proprietà del Comune di Milano, e in questi giorni ospita una mostra sul Realismo magico, mentre è in allestimento una mostra del pittore Joaquin Sorolla. 

I documenti misteriosi

A nulla è servito l’intervento dei vigili del fuoco, che fanno servizio antincendio nell’edificio. L’uomo ha rifiutato di andarsene, mostrando anche dei documenti che diceva di aver spedito alle autorità italiane, e intralciando il passaggio dei visitatori e del personale che trasportava le opere di Sorolla. Per questo è stata chiamata la Questura. Sono arrivati due funzionari che, viste le intenzioni di non muoversi dell’australiano, hanno chiesto il supporto di una decina di agenti, che lo hanno identificato e scortato all’esterno. 

Una storia da film

La vicenda ha fatto un po’ preoccupare ma anche sorridere chi si è occupato del caso, con qualcuno che si è ricordato anche della scena di Tototruffa ‘62 in cui Totò inscena la vendita della fontana di Trevi a un turista, presentandosi come «cavalier ufficiale Antonio Trevi».

I monarchici: «I gioielli non sono dei Savoia, infondate le loro pretese». Anna Paola Merone su Il Corriere della Sera il 30 Gennaio 2022.

L’ex casa reale vuole tornare in possesso dei gioielli della Corona, custoditi in un caveau della Banca d’Italia da giugno 1946. Si tratta di 6.732 brillanti e due-mila perle montati su collier, orecchini, diademi e spille. L’Unione contro le richieste di Vittorio Emanuele 

Alcuni dei gioielli mandati all’asta da Maria Gabriella di Savoia

«Quei gioielli non appartengono ai Savoia. Gli eredi di Umberto II non hanno diritti sul tesoro conservato nel caveau della Banca d’Italia dal giugno 1946». Alessandro Sacchi, presidente dell’Unione monarchica italiana, non ha alcun dubbio: «Le pretese avanzate dai discendenti del re non hanno fondamento».

I gioielli, dunque, non appartengono alla famiglia reale?

«No. Umberto II consegnò a Einaudi un cofanetto con un biglietto. Di suo pugno aveva scritto: da ritirare da chi ne ha diritto e titolarità. Einaudi chiese: è proprio necessario? Ma Umberto non vacillò, perché aveva consapevolezza che il contenuto di quel cofanetto non gli apparteneva. Non erano beni privati. Gli occorrevano soldi, che si fece prestare dal Papa al quale poi li restituì, ma aveva l’assoluta certezza che di quei beni non poteva disporre. Non era roba sua e non è roba degli eredi».

E i gioielli di famiglia?

«Quelli li portò via. Da poco è stata venduta da Maria Gabriella, a un’asta internazionale, una tiara di brillanti del valore di diversi milioni che era di proprietà dei Savoia. La storia è piena di re andati in esilio con in testa la corona, che poi hanno smontato e rivenduto a pezzi. Ma Umberto no: nel suo stile è stato rigoroso e costituzionalista. Se avesse avuto un benché minimo dubbio si sarebbe regolato diversamente: era ossequioso delle norme in maniera esasperata».

Gli eredi però sostengono che i gioielli non vanno considerati come le carrozze o i palazzi.

«Quando finì la monarchia assoluta, si creò una divisione fra beni privati e pubblici. Nello Statuto Albertino, articolo 19, si fa riferimento alla dotazione della Corona che erano i palazzi, le ville e, per estensione, le carrozze e - in seguito - le automobili e altri benefit in uso al re o alla sua famiglia. Quando Umberto II compì l’atto di consegna era consapevole che i gioielli erano della Corona e dunque dei Savoia solo fin quando c’era la monarchia. Vittorio Emanuele III dopo la prima guerra mondiale decise di tenere i gioielli al Quirinale, in ufficio. Così come il tesoro della Corona inglese è nella Torre di Londra e non appartiene a Elisabetta o ai suoi eredi, ma all’Inghilterra. Anche negli Stati Uniti, alla fine del mandato, il presidente lascia alla Casa Bianca tutti i doni di valore ricevuti. Nulla gli appartiene se non nella sua funzione di capo dello Stato».

Cosa c’è nel cofanetto?

«Monili, moltissime perle e numerose pietre. Negli anni Settanta venne fatto un inventario. Con l’avvocato di casa Savoia, Carlo D’Amelio, e il ministro della Real Casa, Falcone Lucifero, era presente anche il gioielliere Gianni Bulgari, convocato come esperto. Ricordo che furono inventariate circa trecento pietre. Gli eredi Savoia sanno che ci troviamo di fronte a un grande patrimonio».

Ci sono precedenti che hanno dato ragione agli eredi Savoia?

«Le sorelle di Umberto hanno riottenuto il castello di Racconigi. Era di proprietà, anche se con un gesto discutibile il primo gennaio del 1948 lo Stato aveva avocato a sé anche i beni privati della famiglia. Il 28 dicembre morì Vittorio Emanuele III, e si aprì la successione. Una circostanza che favorì il ricorso delle sue quattro figlie».

Giulio De Santis per corriere.it il 25 gennaio 2022.  

I Savoia vogliono tornare in possesso dei gioielli della Corona, custoditi dentro uno scrigno in un caveau della Banca d’Italia dal giugno del 1946. Un tesoro formato da 6.732 brillanti e 2 mila perle, di diverse misure, montati su collier, orecchini, diademi e spille varie.

Oggi si terrà il primo incontro di mediazione per discutere sulla modalità della restituzione tra il legale della famiglia Savoia, l’avvocato Sergio Orlandi, e i rappresentanti della Banca D’Italia, della presidenza del Consiglio e del ministero dell’Economia.

L’incontro, convocato dal mediatore Giovanni De Luca, è stato organizzato su istanza del principe Vittorio Emanuele di Savoia e delle principesse Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice, eredi dell’ultimo re d’Italia, Umberto II, passato alla storia come «il re di maggio».

Qualora al termine della mediazione le parti non arrivassero (com’è probabile) a una soluzione, i Savoia, sempre rappresentati dall’avvocato Orlandi, procederanno a citare in giudizio lo Stato con l’intento di riavere indietro i gioielli. 

Per la prima volta casa Savoia, pertanto, rivendica la proprietà di questo tesoro in modo formale. E, soprattutto, convinto. Una richiesta di restituzione dei gioielli custoditi in via Nazionale è infatti già stata avanzata il 29 novembre del 2021 dall’avvocato Orlandi con l’invio di una raccomandata indirizzata alle tre istituzioni individuate come interlocutrici nella mediazione. 

La replica è arrivata ventiquattro dopo, il 30 novembre, attraverso gli avvocati Marco Di Pietropaolo e Olina Capolino che, per conto della Banca d’Italia, hanno bocciato la richiesta scrivendo: «La restituzione non può essere accolta, tenuto conto delle responsabilità del depositario».

La proprietà dei gioielli, a differenza di altri beni immobili e mobili appartenuti ai Savoia in territorio italiano fino al 1946, è una questione aperta. Perché? I gioielli non sono mai stati confiscati, passaggio invece formalizzato con il resto del patrimonio dell’ex casa regnante avocato dallo Stato dopo la nascita della Repubblica, come sancito dalla tredicesima disposizione finale e transitoria della Costituzione. 

La mancata confisca è, secondo l’avvocato Orlandi, lo spiraglio che dà concretezza alle rivendicazioni dei Savoia.

Per capire le ragioni di questo vuoto, bisogna tornare indietro ai giorni successivi alla nascita della Repubblica, sancita con il referendum del 2 giugno del 1946. Tre giorni dopo il ministro della Real Casa, Falcone Lucifero, su incarico di Umberto II che poi andrà in esilio, consegna i gioielli all’allora governatore della Banca d’Italia, Luigi Einaudi, futuro presidente della Repubblica.

Nel verbale di consegna del 1946 del ministro Lucifero è scritto: «Si affidano in custodia alla cassa centrale, per essere tenuti a disposizione di chi di diritto, gli oggetti preziosi che rappresentano le cosiddette gioie di dotazione della Corona del Regno».

Formula vaga, pensata allora, come scriverà Einaudi, proprio per lasciare una porta aperta ai Savoia per rientrare in possesso dei gioielli. Come osserva l’avvocato Orlandi, quello che si prospetta è un percorso lungo, pieno di imprevisti, ma con esito per lui certo: «I Savoia riavranno i gioielli».

Quanto valgono gli oggetti preziosi custoditi nel caveau? Questo è l’altro mistero della vicenda. Mai nessuna valutazione è stata effettuata. C’è chi li stima intorno ai 300 milioni di euro. Altri, come Gianni Bulgari, chiamato a visionarli negli anni 60, ridimensionano la stima a qualche milione.

Eredi Savoia, ultimatum allo Stato: «Restituite i gioielli della corona entro 10 giorni», fallita la mediazione con la Banca d’Italia. Giulio De Santis su Il Corriere della Sera il 25 Gennaio 2022.

Casa Savoia si prepara alla citazione civile dello Stato per tentare di ottenere la restituzione dei gioielli della Corona. Dopo quaranta minuti di colloquio, iniziato alle 12, è infatti terminato con un nulla di fatto l’incontro di mediazione tra Emanuele Filiberto di Savoia, venuto a rappresentare la casa piemontese e i legali di Banca D’Italia, gli avvocati Marco Di Pietropaolo e Olina Capolino. La restituzione dei preziosi dovrebbe avvenire «entro dieci giorni». Come si legge nella pec inviata dall’avvocato Sergio Orlandi - legale del principe Vittorio Emanuele e delle principesse Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice, eredi di Umberto II - alla presidenza del Consiglio, al ministero dell’Economia e alla Banca d’Italia: «In riferimento ai gioielli, a tutti i beni mobili personali e della famiglia dei Savoia, depositati dal Re d’Italia Umberto II presso la Banca d’Italia, affinché venisse assicuratala custodia e garantita la vigilanza necessaria per la conservazione ai fini della restituzione. Voglia cortesemente la Banca d’Italia, in persona del suo Governatore, provvedere, entro 10 giorni dal ricevimento della presente, alla restituzione di quanto sopra indicato, concedendone, altresì, la contestuale visione, avendone gli eredi stessi il pieno diritto».

Davanti al mediatore Giovanni De Luca le parti sono rimaste sulle posizioni di partenza. Gli emissari dell’istituto bancario hanno ripetuto quanto già comunicato al legale di Casa Savoia, l’avvocato Sergio Orlandi. Banca D’Italia, come hanno sottolineato i due legali, non ha la disponibilità di decidere come utilizzare il bene. La sua funzione è solo quella di custode dei gioielli, consegnategli dall’ultimo re d’Italia, Umberto II, nel giugno del 1946. Il principe Emanuele Filiberto, assistito dall’avvocato Orlandi, ha preso atto della dichiarazione di Banca D’Italia, rinviando lo scontro davanti al giudice civile.

«Che i gioielli siano rimasti chiusi in un caveau della Banca D’Italia è qualcosa di ridicolo. Se li riotterremo, li faremo esporre» ha commentato il principe all’uscita dell’incontro. Ora si profila una lunga battaglia legale. Nelle prossime settimane gli eredi del re di Maggio – il principe Vittorio Emanuele di Savoia, e le principesse Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice – procederanno alla citazione in giudizio dello Stato. La causa dovrà fare luce, una volta per tutte, riguardo a chi spetti la proprietà dei gioielli depositati nel caveau. Un tesoro formato da 6.732 brillanti e 2 mila perle, di diverse misure, montati su collier, orecchini, diademi e spille var Il loro valore potrebbe raggiungere i 500milioni di euro. Il processo si prospetta ricco di colpi di scena. Infatti i gioielli non sono stati confiscati dallo Stato, al contrario del resto del patrimonio dei Savoia, avocato nel 1946 dopo l’ustituzione della Repubblica sancita con il referendum del 2 giugno di settantacinque anni fa.

Enrica Roddolo per corriere.it il 27 gennaio 2022.

«Non è un atto ostile verso l’Italia, tantomeno verso il premier Draghi. Ha tutta la stima della famiglia Savoia e personalmente ricordo di aver già affrontato con lui il tema dei gioielli anni fa». 

Emanuele Filiberto parla con il Corriere della Sera dopo il fragore delle rivendicazioni dei gioielli di Casa Savoia custoditi dal 1946 nel caveau della Banca d’Italia.

Non è un atto ostile, ma il timing - come giustamente osserva oggi Gian Antonio Stella sul Corriere - non poteva essere peggiore. Il 27 gennaio, giorno della Memoria con tutte le responsabilità storiche di Casa Savoia. E mentre l’Italia, ancora nella morsa della pandemia, vota il suo nuovo presidente della Repubblica. Perché proprio adesso?

«Mah, l’attualità presenta sempre un qualche contesto difficile. E capisco che l’Italia attraversi anche momenti particolarmente complessi per la pandemia, per la crisi sociale. Ma non è una decisione dell’ultimo minuto, ma maturata con calma».

Quando? La famiglia si è riunita a fine anno come in genere ha fatto a Natale per anni, per tradizione... e avete deciso di agire adesso?

«No, nessuna riunione di famiglia quest’anno. Da tempo stavamo valutando questa mossa, si sono parlati mio padre con le sorelle. E hanno affidato all’avvocato Sergio Orlandi l’incarico di una mediazione». 

Gli eredi di Umberto II e Maria José — suo padre Vittorio Emanuele e le sorelle Maria Pia, Maria Beatrice e Maria Gabriella — stranamente uniti. Dopo anni di litigi.

«Su questa battaglia la famiglia è molto unita. Anche perché 75 anni dopo quel 1946 era tempo di venire allo scoperto per chiedere indietro quanto è di Casa Savoia».

Dei Savoia o dello Stato italiano?

«Dei Savoia. Non chiediamo indietro nulla agli italiani, solo la restituzione di beni privati di famiglia. Come è stato restituito negli anni alle ex famiglie regnanti di Jugoslavia o Bulgaria, persino agli eredi degli zar di Russia». 

Il dibattito è aperto: il tesoro di gioielli in Bankitalia sono gioie della Corona o gioie private? Come pensate di provarlo?

«Sono gioielli ricevuti come dono di nozze, o acquistate dai Savoia o ancora ricevuti come donazione... tant’è che la XIII disposizione transitoria finale che ha avocato allo stato altri beni di Casa Savoia non ne parla». 

Intanto Bankitalia ha respinto il tentativo di mediazione, rispondendo che non spetta a Via Nazionale decidere. Ma alle istituzioni della repubblica. E adesso casa Savoia cosa farà?

«Andiamo avanti».

Avete dato un ultimatum di 10 giorni prima di adire «le competenti Sedi Giudiziarie, per l’ottenimento dei diritti spettanti agli eredi». È così?

«No, nessun ultimatum, ma continueremo con una causa legale. Certo avremmo sperato in un buon esito della mediazione». 

A quell’incontro di mediazione, nel centro di Roma, in via degli Scipioni, non lontano da Montecitorio dove intanto si vota per il tredicesimo presidente della Repubblica, i rappresentanti della Banca d’Italia hanno incontrato lei in qualità di delegato di suo padre e delle sue zie, con l’avvocato Orlandi. È stato delegato dalla famiglia? E fin dove è deciso a portare la battaglia dei gioielli?

«Fino alla Corte Europea, se sarà necessario. Andiamo avanti per le vie legali ma non è un atto ostile, avrei di gran lunga preferito una mediazione...ho il massimo rispetto delle istituzioni e della figura di Draghi. Anzi ricordo che già al tempo dei Giochi invernali di Torino 2006 anche la regione Piemonte s’interessò per poter esporre a Torino i gioielli. Da Bankitalia non ci furono questioni ma tutto si bloccò perché serviva nullaosta della presidenza del Consiglio».

Mesi fa, quando anticipò al Corriere l’intenzione di prima o poi rivendicare i gioielli per Casa Savoia, disse che la famiglia sarebbe onorata se li indossasse una nuova presidente della repubblica. Se dovesse essere una donna.

«L’importante è che dopo averli tenuti sotto chiave per 75 anni tornino alla luce, possano essere visti. Però il primo passo è che ce li restituiscano, poi decideremo in quale forma renderli di fruizione pubblica. Penso anche a un museo. Intanto adesso andiamo avanti, pronti a portare la cosa alla Corte Europea». 

Ironia della storia: i Savoia fanno causa alla Repubblica. Angelo De Mattia su Avvenire il 27 Gennaio 2022.  

L'ironia della storia ha colpito. E ha fatto sì che, mentre si sta progettando un "conclave laico" per arrivare a una candidatura condivisa per l’elezione a presidente della Repubblica (nella speranza ovviamente di una durata inferiore a quella del famoso primo conclave di Viterbo dal 1268 per l’elezione del papa Gregorio X), ha fatto irruzione nelle cronache una questione monarchica, la rivendica, cioè, dei gioielli della Corona da parte dei discendenti di Casa Savoia, depositati presso la Banca d’Italia. La carica elettiva per la più alta magistratura della Repubblica, nata dalla cacciata dei Savoia, da un lato; gli eredi della monarchia all’epoca esiliata, dall’altro (mentre, per di più, l’Unione monarchica lancia Aimone di Savoia come possibile «grande presidente»).

Caduto il regime monarchico, Umberto II incaricò il ministro della Real Casa, Falcone Lucifero, di costituire le gioie in un deposito vincolato, da restituire a chi ne abbia diritto. Sono trascorsi da allora 75 anni, ma il deposito è rimasto tale e quale e l’avente diritto non è stato materializzato. In questi anni, frequenti sono state le richieste di chiarimenti sul deposito e la necessità di definire finalmente la proprietà dei gioielli, oggetto di stime che vanno dalle centinaia di milioni a solo qualche milione, come rileva un’indagine di Francesco De Leo.

Sussiste, comunque, un valore, innanzitutto storico, che va oltre quello venale. In questi giorni gli eredi Savoia hanno tentato, ma senza risultato, una mediazione con il governo il quale ritiene, invece, che la proprietà sia dello Stato. A questo punto, come annunciato dal legale dei Savoia, la vicenda si trasferirà nelle aule dei Tribunali. È prevedibile che sarà invocato un complesso di norme, interne e internazionali, per sostenere la proprietà "personale" della Casa reale, non dell’"istituto monarchia", e qui non ci si potrebbe meravigliare che si facesse riferimento pure alla Costituzione, nata dopo la cacciata dei Savoia. Il governo sarebbe fermamente convinto della proprietà delle gioie, divenuta ormai pubblica.

Alle sollecitazioni nel tempo la Banca d’Italia correttamente ha sempre risposto che essa è semplicemente depositaria e che attende la dimostrazione di chi ne ha la proprietà per svincolare il deposito. Lo stesso Draghi, all’epoca governatore a Palazzo Koch, sostenne a suo tempo questa linea scrivendo alla Presidenza del Consiglio perché assumesse una decisione. Sono trascorsi circa 16 anni e stiamo ancora al punto di prima.

Ora, però, a Palazzo Chigi c’è proprio Draghi e, pur non essendo questa la principale questione da affrontare - "a fortiori" ora che della sua posizione si discute, tra aspirazioni, autocandidature e ripiegamenti -, resta pur sempre che, per risolvere il problema, sono sufficienti criteri e indirizzi di normale amministrazione.

E, allora, perché non si smette di temporeggiare? Perché non si dice chiaramente, se tale è il convincimento, che le gioie sono beni della Repubblica e che il deposito va cambiato nella forma tecnico-giuridica propria dei beni dello Stato, senza attendere controversie giudiziarie? O si teme che le posizioni avverse possano avere successo (ma non si capirebbe come...)? Intanto, anche per l’immagine e la dignità della Repubblica, si dovrebbe decidere, abbandonando ogni atteggiamento dilatorio o ipotetici conflitti di competenza tra i ministeri: non vi è bisogno in questa vicenda di un Quinto Fabio Massimo. D’altro canto, pure gli italiani avrebbero diritto di conoscere quali sono i beni depositati da chi è stato costretto, dopo la tragedia della guerra, a lasciare l’Italia. E, magari, di vederli esposti al pubblico.

Valentina Errante per "Il Messaggero" il 26 gennaio 2022.

I gioielli della corona non sarebbero mai stati confiscati ai Savoia, come sancito dalla tredicesima disposizione finale e transitoria della Costituzione, al contrario degli altri beni. E adesso, che gli eredi di Umberto II ne rivendicano la proprietà, sarà il Tribunale a decidere se abbiano davvero diritto a riprenderseli, come pretendono. Diademi, orecchini e collier, con oltre seimila brillanti e duemila perle, sarebbero stati depositati nei caveau di Bankitalia con una formula che lascerebbe margini a una causa civile, finalizzata alla restituzione di quei beni dal valore milionario, almeno secondo Sergio Orlando, legale della famiglia.

All'indomani del referendum il tesoro veniva consegnato, anzi «affidato in custodia alla cassa centrale, per essere tenuto a disposizione di chi di diritto, gli oggetti preziosi che rappresentano le cosiddette gioie di dotazione della Corona del Regno». La Presidenza del consiglio, il Mef e Palazzo Koch, a una richiesta degli eredi, recapitata alla fine di novembre, hanno già risposto di no. Ieri, con lo stesso esito, è andata in scena la mediazione. E ora i Savoia intendono intraprendere una causa civile.

LA CAUSA I gioielli sono custoditi nella Banca Centrale dal 5 giugno 1946, tre giorni dopo il referendum che sancì la caduta della monarchia. «Quei gioielli sono nostri e, in quanto beni personali, abbiamo diritto a riaverli», sostengono il principe Vittorio Emanuele e le principesse Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice, eredi di Umberto II, che citeranno lo Stato. Ieri gli eredi del re di maggio hanno rispolverato gli ingialliti documenti sulla proprietà e nella sede dell'ufficio di mediazione si è presentato Emanuele Filiberto, delegato del padre Vittorio Emanuele e delle zie, con l'avvocato Sergio Orlandi, per il quale la chiave è «una prospettazione di incostituzionalità», della consegna, alla luce del verbale di redatto dall'allora governatore della Banca d'Italia, Luigi Einaudi, futuro presidente della Repubblica.

Quella formula si affidano «a disposizione di chi di diritto» potrebbe aprire un varco, perché la Banca d'Italia sarebbe mera depositaria, dicono. La presidenza del consiglio aveva già fatto pervenire una prima comunicazione all'Adr center (sede dell'ufficio di mediazione, ndr) annunciando che non avrebbe partecipato all'incontro, perché quei gioielli non sarebbero beni personali ma in dotazione del Regno d'Italia. Erano presenti invece Marco Di Pietropaolo e Olina Capolino, legali di Palazzo Koch, che sono tonati a rimandare la richiesta al mittente. Se ne discuterà, per qualche anno, nelle aule del Tribunale civile.

La richiesta. Gioielli dei Savoia, basta indugi: dopo 75 anni è ora di decidere. Angelo De Mattia su Il Riformista il 28 Gennaio 2022. 

Un evidentemente non voluto sincronismo ha fatto sì che la rivendicazione da parte dei discendenti di Casa Savoia dei gioielli della Corona custoditi in un deposito presso la sede centrale della Banca d’Italia sia stata resa pubblica nei giorni dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica e, soprattutto, in occasione del Giorno della Memoria dell’Olocausto, quando si sono ricordate le frasi di Carlo Azeglio Ciampi sugli atti vili e vergognosi dei Savoia e la sottoscrizione, con Mussolini, delle leggi razziali.

Il Parlamento, mentre le forze politiche appaiono purtroppo confuse e disorientate, è impegnato nella elezione della suprema Magistratura dello Stato repubblicano. Si ripetono formule generiche sull’identikit dell’auspicato Presidente, ma questi, quando assume i chiari connotati fisici, diventa oggetto di “ no” da una parte o dall’altra dello schieramento parlamentare e la candidatura viene accantonata. Le votazioni numerose sono state anche una caratteristica del passato. Oggi, però, con gli sviluppi della comunicazione, con la trasparenza “in diretta” della vita parlamentare, soprattutto con l’indebolimento, per adottare un eufemismo, dei partiti che, ai tempi, invece compensavano le lungaggini e offrivano un’immagine di stabilità e di affidabilità, i tempi lunghi appaiono non più sostenibili. Si cerca giustamente per il Colle un personaggio “super partes”, ma quando si fa il nome di qualcuno che, in diverse cariche di rilievo costituzionale, ha dato prova di equilibrio e capacità – si veda Casini – se ne contrasta, da alcuni, la candidatura, senza un’accettabile motivazione.

In questo complesso e delicato contesto irrompe la rivendicazione “monarchica”. I gioielli della Corona, all’atto della partenza per l’esilio di Umberto II, furono da questi consegnati al Ministro della Real Casa Falcone Lucifero perché li depositasse in un’apposita custodia presso la Banca d’Italia per essere poi restituiti a chi di diritto. Sono trascorsi da allora 75 anni senza che la restituzione, pur indeterminata, sia avvenuta perché gli organi dello Stato finora non sono stati in grado o non hanno voluto assumere una decisione al riguardo per la formalizzazione della proprietà e l’assegnazione a un soggetto pubblico dei “ preziosi”.

E ciò nonostante che la Procura di Roma, a suo tempo, avesse aperto la strada per una decisione che, però, non può di certo essere adottata dalla Banca d’Italia la quale è una semplice depositaria e, in quanto tale, deve attenersi a tutte le norme che regolano i depositi. Il valore delle gioie, secondo alcuni potrebbe raggiungere i trecento milioni; secondo altri, si tratterebbe, invece, di un valore decisamente minore, intorno a qualche milione. Comunque il valore trascende l’aspetto veniale. Lo Stato, in ogni caso, riterrebbe, attraverso i Ministeri competenti ma senza un documento scritto almeno finora, che i gioielli siano di sua proprietà perché confiscati ai Savoia in base alla molto chiara seconda parte della tredicesima disposizione transitoria della Costituzione.

Gli eredi del re esiliato, invece, sosterrebbero che questa tesi non sia fondata e si accingono a chiamare lo Stato in giudizio, avvalendosi legittimamente di mezzi giuridici (trascurando però la Costituzione) messi a disposizione indistintamente di tutti dal Paese per il quale dai loro “danti causa” sono stati commessi gli atti di cui ha parlato Ciampi e che tutti comunque conoscono, se non altro per averne appreso leggendo libri di storia. Ma il fatto singolare è che, allorché una serie di richieste venivano rivolte alla Banca d’Italia perché consentisse almeno l’ostensione delle gioie, il Governatore del tempo, Mario Draghi, da poco insediatosi a Palazzo Koch, ritenne giustamente, dopo avere rilevato il ruolo della Banca d’Italia quale semplice depositaria, di investire la Presidenza del Consiglio perché, magari coordinando tutti i soggetti pubblici a vario titolo competenti in materia, assumesse una definitiva decisione rispondendo alla formula di “chi ne ha diritto” e affidando il deposito a un organo o struttura dello Stato. Ciò avveniva nel 2006. Alcune cronache riportavano la certezza che l’iniziativa sarebbe stata risolutiva. Sono trascorsi, però, sedici anni senza che sia stato preso alcun provvedimento.

Ora è legittimo ritenere che, essendo proprio Draghi presidente del Consiglio, questa kafkiana vicenda avrà finalmente una soluzione. O no? Anzi avrebbe dovuto già averla anche perché, pur non trattandosi nel duro periodo attraversato, della principale questione da affrontare, per risolvere questo problema, se tale lo si vuole considerare, non sarebbe stato necessario impiegare grandi risorse e chissà per quanto tempo. La strada è abbastanza agevole. Soprattutto si pone un problema di dignità dell’amministrazione pubblica, di efficacia e tempestività dell’azione. È, insomma, questo un caso nel quale si condensano tutti i mali dell’azione amministrativa, anche in senso alto. E un’immagine, con i 75 anni di inerzia, si offre all’estero non certo esaltante.

E poi il decisionismo, la tempestività e l’imperturbabilità che si attribuiscono al Premier dove sono? Sarebbe doveroso non certo attendere il giudizio che sarebbe proposto dagli eredi Savoia per prendere una decisione, di cui si sottolinea anche il valore simbolico e di effetto-annuncio. La contestualità degli eventi citata all’inizio spinge per un provvedimento che, quale che sia il canone secondo il quale lo si riguarda, non può ancora tardare. Non si può certamente attendere il secolo per decidere: il discredito avvolgerebbe tutti.  Angelo De Mattia

Ilaria Sacchettoni per il "Corriere della Sera" il 25 gennaio 2022.

Una lettera inviata dalla Segreteria generale della Repubblica di Santo Domingo annulla, in un sol colpo, le aspirazioni di Johnine Leigh Avery nei confronti dell'eredità di Ugo Colonna con gran sollievo del figlio Oddone che, nel 2015, aveva impugnato il testamento e denunciato la matrigna per bigamia. 

La «certificatión» dominicana attesta che la signora avrebbe sposato il principe in virtù di un falso documento di divorzio quando, in realtà, era ancora sposata con l'imprenditore sudafricano Arthur Henry Groblere van den Heever. I giudici della Cassazione ora dichiarano nullo il ricorso della Leigh Avery che protestava la legittimità delle sue nozze con il principe. Ma un passo indietro per ricostruire la complicata vicenda di un'eredità stimata attorno ai 12 milioni di euro. 

 Vincitrice del titolo «miss Mondo», la statuaria Leigh Avery, sciolta dai vincoli delle prime nozze con l'indiano Khaibar Khan, aveva sposato il principe Ugo Colonna di Paliano negli anni Ottanta, vantando il divorzio, mai avvenuto in realtà, dal secondo marito Van den Heever.

Sono gli anni del cosiddetto edonismo reganiano ma Johnine, corpo favoloso e viso sensuale, non ha bisogno delle piste da ballo per farsi notare nella Capitale che la elegge miss Roma. Muore il principe Colonna e lei, moglie legittima, eredita. Ma il figliastro Oddone, assistito dagli avvocati Alessandro e Michele Gentiloni Silverj la citano per bigamia. Oggi incassano il successo.

Francesca De Martino per "il Messaggero" il 25 gennaio 2022.

Si riapre la battaglia giudiziaria per la contesa di un'eredità principesca: quella del principe Ugo Colonna. Quando l'ex reginetta di bellezza Johnine Leigh Avery, ex Miss Mondo e Lady Roma 1998, aveva sposato il nobile, nel dicembre 1991, probabilmente aveva già un marito. 

Lo stabilisce la Cassazione, riconoscendo la falsità del documento di divorzio, firmato da un giudice di Santo Domingo nel 1980 e presentato in più occasioni dalla donna per sostenere la validità delle nozze con Colonna e, quindi, la legittimità del lascito a lei intestato. La Suprema Corte ribalta, quindi, la decisione dei giudici d'Appello che avevano assolto la donna dall'accusa di utilizzo di documento falso. 

Il matrimonio, molto probabilmente, sarà dichiarato nullo, come chiesto dal figlio del principe, Oddone Colonna. Era stato proprio lui, dopo la morte del padre, a denunciare la donna per avere utilizzato quel documento per ottenere una buona porzione del patrimonio di famiglia.

I legali di Colonna, gli avvocati Michele e Alessandro Gentiloni Silveri, hanno commentato così la decisione degli Ermellini: «Dopo anni di battaglie, la Cassazione ha finalmente riconosciuto la bontà delle tesi del nostro assistito». I fatti risalgono all'1 ottobre 2015. Oddone Colonna, figlio del principe Ugo, morto il 13 aprile del 2004, sporge denuncia. Secondo il rampollo di una delle più antiche casate dell'aristocrazia italiana, l'ex miss, classe 1945, avrebbe messo in scena per anni una vera e propria farsa.

La Avery e il principe si erano sposati in Florida il 27 dicembre del 1991, ma in realtà, quando si era presentata all'altare, la donna - secondo la denuncia - non aveva regolarmente divorziato dal precedente marito. 

L'ex miss, quindi, era stata citata dal Tribunale civile per bigamia, ma in quell'occasione aveva consegnato al giudice un certificato di divorzio consensuale. Un documento che, secondo il figlio del nobile, non era autentico. Si trattava di un atto apparentemente firmato nel 1980 e rilasciato da un giudice di Santo Domingo.

IL RACCONTO «Quasi vent' anni dopo le nozze venivo a sapere che tra la fine degli anni 70 e i primi anni 80 quella donna era stata sposata con un sudafricano. Al tempo dell'unione con mio padre, era ancora validamente coniugata», aveva dichiarato il nobile ai pm. Colonna aveva quindi chiesto aiuto a uno studio legale per far verificare il documento presentato dalla donna. 

Dopo diverse ricerche, aveva scoperto che l'atto era davvero fasullo. Il caso era quindi finito in Procura: la donna era stata indagata per utilizzo di documento falso - l'accusa di bigamia era invece prescritta - e l'ex miss era stata rinviata a giudizio. Aveva ottenuto due assoluzioni: per i giudici di primo e di secondo grado, mancava agli atti un riscontro diretto della falsità dell'atto. Ieri, però, la Cassazione ha ribaltato quelle decisioni.

IL DOCUMENTO Per la Suprema Corte, il certificato di divorzio non era autentico. A dimostrarlo, un documento depositato il 21 ottobre 2021: una certificazione rilasciata dalla Segreteria generale del Consiglio del Potere giudiziario della Repubblica Dominicana, «relativa alla traduzione giurata a firma del Ministro Consigliere incaricato della Sezione Consolare della Repubblica Dominicana, attestante la falsità della sentenza di divorzio», si legge nelle motivazioni degli ermellini. 

Nel documento si afferma che, da un'ispezione effettuata il 18 aprile 2016 negli archivi della Prima Camera Civile del Tribunale di primo grado del Distretto Giudiziario di Duarte, è emerso che, «sebbene la falsa sentenza di divorzio numero 849, datata 26 settembre 1980 fosse annotata nel libro indice dell'inventario dell'Archivio», non risultava annotata nel registro ufficiale delle sentenze emesse.

Al suo posto, era stato trovato il certificato di nascita di un'altra persona. Si legge nell'atto: nell'archivio «era custodita una sentenza, archiviata e definitiva, recante il numero 849, che corrisponde alla ratificazione della nascita di Juliana Augustìn y Compartes». 

Ilaria Sacchettoni per il “Corriere della Sera – ed. Roma” il 5 agosto 2022.

«Giacomo is so selfish» scandisce dalla Pennsylvania Christine Bonanno, cercando aggettivi appropriati: egoista. Il suo ex marito, il principe Giacomo, fascino italiano, cognome aristocratico (Bonanno di Linguaglossa: casata di origine siciliana), portafogli di peso, è appena venuto fuori da una tormentata liason con una bielorussa di 16 anni più giovane, Tanya Yashenko. 

Soccorso da una psichiatra risoluta (Rosalba Trabalzini) e da un gip tempestivo (Corrado Cappiello) che ha emesso un provvedimento restrittivo nei confronti della donna, accusata di circonvenzione di incapace, il principe punta a lasciarsi alle spalle la deprimente esperienza.

E intanto confida nella giustizia per riavere, se non il tempo perduto, almeno i soldi. Cifre a sei zeri bonificate all'epoca a cuor leggero. Restano, a perenne monito di tanta confusione emotiva, le chat di reciproco risentimento: «Sei tirchio» lamenta lei. «Tieni tutto e facciamola finita» replica lui. 

«Egoista», dunque. C'entra la gelosia, Christine?

«Non sono gelosa. C'entrano i suoi figli di 9 e 11 anni. Giacomo non viene a trovarli dal 2020. Mai visto da allora. Era prima della pandemia. Non capisce che sta rovinando la loro infanzia?».

 Ha a che vedere con la vostra separazione?

«Io non conosco le sue motivazioni profonde, ma i fatti sì. Per mesi li ignora poi ci sono settimane in cui li chiama regolarmente. I bambini non possono che sentirsi confusi, avviliti. Questo non è un comportamento adulto». 

Un passo indietro. Voleva bene a Giacomo?

«Certo che sì. Poi sono accadute cose...». 

Quanto è durato il vostro matrimonio?

«Quattro anni circa». 

Quando e come ha rotto con lui?

«Il punto di rottura definitivo è stato durante una vacanza in Grecia».

Meta galeotta. Anche con Tanya...

«Non mi interessa. La Grecia, dicevamo. Da lì lui inviava fiori a una certa Natalie del Michigan. L'ho sorpreso. Ho minacciato di tornarmene a casa, ma ha continuato come se nulla fosse. L'ho sorpreso nel mio bagno a farsi selfie per poi spedirli all'amante». 

Il suo ex marito sembra la vittima ideale del fascino femminile. Ora ha una nuova compagna pare...

«È un suo diritto. Ho un nuovo compagno anche io. Ma perché tagliar fuori i suoi figli?». 

C'è un accordo tra voi per il mantenimento?

«Personalmente non ricevo alcun sussidio, solo un piccolo contributo per i bambini. Ho sentito parlare di soldi e gioielli regalati ( alla Yashenko, ndr) ma dove sono questi soldi? A mio giudizio non ci sono più». 

Lei è chef, ma al momento non lavora. Come vive?

«Tra mille difficoltà. Ma ripeto, non sono preoccupata per me, sono in ansia per loro, i ragazzi. Giacomo non capisce i problemi. È egoista. Qui siamo soliti dire "selfish not harmful"».

Possiamo tradurre liberamente «egoista non cattivo». Lei ha un avvocato?

«Non esattamente. Gli avvocati costano. C'è una persona che segue la mia pratica in Italia». (Da poco Christine ha ricevuto il parere favorevole della Corte d'Appello di Roma al riconoscimento della separazione avvenuta negli Usa: «Sussistono - scrive la presidente Anna Maria Pagliari - tutte le condizioni di riconoscibilità del provvedimento straniero giacché sussisteva la giurisdizione del giudice americano»). 

L'ultima volta che lo ha sentito?

«Pochi giorni fa e di nuovo ha eluso la mia domanda su quando verrà».

Giulio De Santis per il “Corriere della Sera” il 16 ottobre 2022.  

Due anni di amore finiti in tribunale con accuse incrociate. E i doni d'amore - una Mercedes e un B&B - fatti dal principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa, 52 anni, alla sua ex fiamma, la 36enne bielorussa Tanya Yashenko, sono stati infine sequestrati. La donna è accusata di circonvenzione d'incapace perché, secondo il pm Stefano Pizza, avrebbe ricevuto le regalie approfittando dello stato confusionale del principe. 

L'ultimo elemento portato all'attenzione del giudice per ottenere il sequestro sono i 110mila messaggi che lei gli ha inviato in due anni. «Bonanno di Linguaglossa è stato intaccato sensibilmente nelle proprie finanze da quando ha instaurato la relazione squilibrata con l'indagata», si legge nel provvedimento del gip, che risale alla scorsa estate ma era rimasto inedito.

La misura riguardava inizialmente un tesoro dal valore di un milione e mezzo di euro dove, oltre alla macchina e alla casa nei pressi di piazza di Spagna riadattata a B&B, erano inclusi gioielli, borse e soldi. 

In parte questi beni sono stati poi dissequestrati dal Tribunale del riesame perché solo della Mercedes e dell'immobile era dimostrabile che provenissero dal principe, ma la Procura ha già chiesto di nuovo il sequestro del resto, ritenendo che se anche non si tratta di regali «diretti», sono comunque stati acquistati dalla Yashenko grazie alla generosità del suo ex compagno. Anzi, secondo la Procura lei avrebbe rivenduto parte di quei doni per guadagnarci. 

Yashenko ha rischiato di finire anche agli arresti domiciliari, come chiesto dal pm.

Misura respinta dal gip Corrado Cappiello, ritenendo che il divieto di avvicinamento entro i 200 metri sia sufficiente a proteggere Bonanno di Linguaglossa.

Il gip sottolinea la vulnerabilità dell'uomo «che ha compiuto disposizioni patrimoniali accompagnate dallo spauracchio di un'interruzione della loro relazione». Molto si è discusso, in questa lite - combattuta oltre che in tribunale anche a mezzo stampa - della differenza di età tra i due. «La Yashenko (che si presenta come travel journalist e modella, ndr) è ricca e lo era anche prima di conoscere il principe, che per altro continua a cercarla con centinaia di email. E tra loro ci sono solo quindici anni di differenza».

Il sequestro dei doni è l'ultimo capitolo di una tormentata relazione sentimentale sfociata, all'inizio del 2022, in un'inchiesta giudiziaria quando il principe ha deciso di denunciare Tanya. In lui si era insinuato il dubbio che la donna stesse giocando con le sue debolezze per sottrargli denaro e beni. 

La loro storia comincia nel 2019, quando l'uomo, separato e padre di due figli, incontra Tanya durante una serata mondana. Il nobile e la bielorussa si frequentano, finché la relazione diventa stabile. La coppia ama viaggiare. Soprattutto a spese di lui, come ha denunciato il principe. 

Vacanze da sogno a Beverly Hills, Montecarlo, Cannes, Svizzera, Maldive, Dubai. Tuttavia, qualche nuvola compare. Agli atti ci sono i messaggi in cui lei lo umilia accusandolo di fare «schifo» o di essere «un pezzente». Lui pian piano si accorge che qualcosa nel rapporto è stonato. Gli insulti si affievoliscono quando le regala la Mercedes, ma riprendono con forza fino al successivo dono. 

Finché, assistito dall'avvocato Armando Fergola, Giacomo Bonanno di Linguaglossa decide di denunciarla dopo che lei aveva chiesto a una psichiatra la certificazione per accusarlo di stalking. «Sto tornando a Roma. Così ritiri la querela», gli intima in un altro messaggio. Decisiva la perizia del gip che ha attestato il non pieno possesso da parte del principe delle sue facoltà emotive al cospetto della donna.

Giuseppe Scarpa per “la Repubblica – Edizione Roma” il 15 ottobre 2022.

"Sto tornando a Roma. Così ritiri la querela" anche perché "quando ti ho denunciato io per le molestie ti ho informato subito. E tu?". La modella bielorussa Tatsiana Yashchanka è categorica. Lucida follia. I due si querelano e devono dirselo. Questa la sua tesi. 

È arrabbiatissima mentre tempesta di messaggi Giacomo Bonanno di Linguaglossa. È il 7 gennaio 2022, è appena esploso sui giornali il caso giudiziario che la riguarda: la ragazza sta spolpando il patrimonio del ricco principe romano. L'uomo, alcuni mesi prima, in un momento di lucidità, aveva deciso di depositare un esposto contro la donna. Ma adesso (a gennaio) è di nuovo in pugno della Yashchanka. Lei vuole che revochi tutto. "La remissione di querela non costa nulla", aggiunge. "Puoi provare a toglierla", lo incalza. "A tali sollecitazioni Giacomo risponde che toglierà la querela". 

Il dato emerge dall'ordinanza del gip che ha imposto alla ragazza il divieto di avvicinamento al nobile a partire dal 13 giugno. È stata "diffamata la mia immagini sui giornali", le scrive.

In quei giorni, i primi di gennaio, diversi cronisti cercano di intervistare Linguaglossa e "Tatsiana pretende di ascoltare le conversazioni che Giacomo ha un con un giornalista che lo contatta per scrivere un articolo sulla sua storia, cosa che ottiene perché Giacomo mentre utilizza il cellulare (in viva voce, ndr) la chiama dall'utenza fissa", annota il gip Corrado Cappiello. 

Un controllo totale insomma che prosegue durante l'indagine della procura. I primi di febbraio la modella "dà indicazioni al principe su come comportarsi in occasione di un interrogatorio con gli investigatori e anche durante il colloquio con un consulente nominato dal pm, inviandogli dei test da studiare".

Il nobile da anni attraversa un momento delicato. È fragile. A Yashchanka, a quanto pare, non importa. O forse non si accorge dello stato in cui versa, diversamente da quanto certificano i consulenti nominati dagli investigatori. I soldi, però, dal conto corrente di Linguaglossa volano verso quello della modella, assieme ad una Mercedes e ad un anello di diamanti da 85 mila euro. Un dono, gentilmente offerto, per chiederle di sposarlo. Una domanda di matrimonio rimasta inevasa. 

Contemporaneamente, il patrimonio di Linguaglossa, viene preso d'assalto. In un anno di relazione la vittima ha speso per la su "amata" 600 mila euro. Una cifra spropositata che non gli ha evitato la critica, da parte della donna, di essere un "tirchio", perché è normale per un uomo - le diceva - pagare tutto alla sua signora". 

Il principe è andato in bancarotta. La donna però non molla la presa. Ecco cosa accade il 18 dicembre del 2021, il nobile (difeso dall'avvocato Armando Fergola) deve sostenere le spese anche dei genitori della modella: "la Yashchanka chiede chiarimenti al Bonanno di Linguaglossa sui motivi per cui la carta di credito in uso alla propria madre non abbia funzionato, pretendendo che ne venga aumentato il plafond a 6.500 euro".

A questo punto è chiaro il gioco a cui gioca la donna. Gli stessi carabinieri di piazzale Clodio sfogliando le chat tra i due capiscono lo schema: "Oltre 110mila messaggi a partire dall'ottobre del 2019 - si legge nell'ordinanza - Dalla lettura delle stesse è evidente che la modella alterna ciclici momenti di avvicinamento a Giacomo a cui seguono minacce di brevi interruzioni della loro relazione". Per ritornare assieme c'è sempre e solo una strada. "Il Bonanno è indotto a sostenere spese per la fidanzata".

Ma non è tutto Yashchanka vuole esercitare un controllo totale sul suo uomo: "pretende che mantenga attiva la localizzazione del dispositivo cellulare rimproverandolo nei casi in cui non lo fa. Esige di partecipare alle transazioni per gli accordi separativi della ex moglie, avendo particolare attenzione per la riduzione delle spese di mantenimento da riconoscere ai figli". 

Insomma per il gip ci sono pochi dubbi "la persona offesa è stata intaccata sensibilmente nelle proprie finanze da quando ha instaurato la relazione squilibrata con l'indagata. Yashchanka consapevole del disturbo e della vulnerabilità dell'uomo lo ha indotto a compiere disposizioni patrimoniali accompagnate dallo spauracchio di una interruzione della loro relazione". Adesso la loro relazione è finita. Il conto corrente del nobile sta già meglio.

Giuseppe Scarpa per “la Repubblica” il 27 Ottobre 2022.

«Io sono una vittima. Ho perso un figlio per colpa sua. Adesso non voglio finire triturata in una guerra familiare. Una famiglia che si contende un patrimonio milionario sulla mia pelle. Un uomo che a 50 anni pensa di essere un ragazzino e si fa chiamare il "maestro" della movida. Il re della vita notturna di Roma». Tatsiana Yashchanka ribalta il tavolo. Capovolge le accuse che le rivolge il suo ex, il principe Giacomo Bonnano di Linguaglossa, 52 anni. 

Dopo la denuncia del nobile, la 36enne bielorussa è finita sotto inchiesta, a Roma, con l'accusa di circonvenzione d'incapace. Per i magistrati deve stare lontana 200 metri dal suo ex. Gli avrebbe portato via, durante i due anni mezzo di fidanzamento, 600mila euro, tra auto (una Mercedes), gioielli e soldi.

Per lo psichiatra nominato dal pm, Linguaglossa avrebbe dei limiti, sarebbe raggirabile. Per Yashchanka l'atteggiamento dell'uomo di fronte ai consulenti sarebbe un bluff. «Non sono una cenerentola cattiva come sono stata dipinta. Adesso vi racconto io la verità». 

Cosa significa non sono una "cenerentola cattiva"?

«Non vengo da una famiglia povera. Quindi non ho bisogno dei soldi di Giacomo. Tutto quello che mi ha dato me lo ha regalato di sua volontà». 

Allora perché usava le sue carte di credito?

«Mi dava lui le carte di credito. Lui mi diceva di usarle. Era un modo per controllarmi. Vedeva dove ero e quanto spendevo dall'applicazione. Quando non le usavo bisticciavamo sempre. Mi diceva: "Allora sei con qualcuno che ti sta offrendo il pranzo e la cena. Mi tradisci"».

È ancora innamorata?

«Io l'ho amato anche più di me stessa. Questo sentimento adesso non esiste più». 

Perché?

«Ho capito che non potevo stare con una persona che mi aveva messo le mani addosso e poi mi ha denunciata. Un uomo che mi ha trattato come un oggetto, mi ha abbandonato quando aspettavo suo figlio. Non si può amare una persona così. Io adesso sono in cura». 

Lei denuncia una persona e poi continua a frequentarlo. È singolare, non trova?

«È stato un amore tossico. Lui era così insistente e io ero così vulnerabile, con una bassa autostima, dipendevo emotivamente da lui».

Per i pm lei hai sottratto 600 mila euro a Linguaglossa, circuendolo.

«È il suo tenore di vita. Ma come devo spiegarlo? Lui è una persona molto ricca. Questi doni preziosi erano fatti di sua iniziativa. Vuole un esempio di come vive?». 

Prego.

«Ha speso in una vacanza in Svizzera di 40 giorni più di 300mila euro. Ha prenotato un hotel extralusso, ogni giorno voleva fare sci seguito da un maestro, aveva prenotato un auto con autista che ci portava dappertutto, eravamo sempre al ristorante». 

Questo non significa che lei non l'abbia raggirato.

«Ma io non ho raggirato nessuno». 

Perché allora è indagata?

«Il 25 marzo del 2021, dopo più di un anno di violenze verbali e fisiche, mi sono rivolta alle forze dell'ordine. L'ho denunciato per molestie, percosse e minacce gravi. Allora lui, per difendersi da questo esposto, si è finto incapace di intendere e di volere. Gli è stato consigliato così dal suo entourage e da una parte della sua famiglia».

Quanto è durata la vostra relazione?

«Due anni e mezzo in cui ho subito di tutto. Anche i tradimenti». 

Ha mai chiesto conto dei tradimenti?

«Lui mi rispondeva così: "Non sei mai contenta di niente". Poi mi diceva che dovevo pensare a trascorrere una bella giornata, essere allegra, vestirmi bene, mettermi i tacchi e il rossetto rosso. Poi m i prometteva che non l'avrebbe più fatto. E invece. Alla fine mi ha anche chiesto di sposarlo».

Lei cosa ha risposto?

«Quando Giacomo mi ha fatto la proposta, il 14 febbraio 2021 sulla terrazza dell'hotel Eden, a Roma, era ancora sposato. Sebbene in fase di divorzio. Quindi il matrimonio non si sarebbe potuto celebrare in Italia. Allora lui mi ha detto: "Andiamo negli Usa". Ma la nostra vita era a Roma e io volevo essere sua moglie in Italia. Perciò volevo aspettare che divorziasse». 

Pensa che ci sia una guerra familiare attorno al suo patrimonio?

«È possibile. Qualcuno forse mi ha visto come una minaccia nella sua famiglia. Quando sono rimasta incinta di Giacomo ho ricevuto una chiamata molto brutta da sua sorella che avevo visto solo una volta». 

Cosa le ha detto?

«Mi ha invitato ad abortire perché non ero adeguata al loro rango, al loro sangue blu. Io ho capito che lì c'era qualche cosa che non andava. Era il marzo del 2020. Dovevo lasciarlo, ho sbagliato e adesso eccomi qui. Tra l'altro, l'aborto c'è stato, naturale a causa dello stress per colpa di Giacomo». 

Cosa è accaduto?

«Gli ho detto: "Giacomo sono incinta". Lui è scappato dalla ex moglie negli Usa. Ha postato delle foto con lei sui social. Io ero disperata, ho avuto una crisi e ho perso il bambino». 

Poi però lei è ritornata di nuovo con lui?

«Sì. È rientrato dagli Stati Uniti, ha preso una casa in affitto vicino alla mia, in via della Vite, un attico e superattico e mi ha corteggiata per tre mesi dicendomi che era cambiato. E io ci sono cascata, ero innamorata. Lo ripeto Giacomo non è matto, finge».

Perché?

«È una strategia finanziaria».

Finalizzata a cosa?

«Per non essere imputato per quello che ha fatto quando mi ha aggredito fisicamente. Poi perché qualcuno gli ha suggerito che, in questo modo, avrebbe protetto il suo patrimonio. Lui non è in bancarotta come si dice. Ha semplicemente dei conti milionari nei paradisi fiscali. Il tenore di vita che ha qui non coincide con quanto dichiara. Per intenderci, i 600mila euro che mi si accusa di avergli "rubato" non sono tutti i soldi di cui dispone. Chiaro?»

È un'accusa pesante. Come fa a dirlo?

«Io l'ho conosciuto mentre cenava in un ristorante da solo e beveva champagne. Giacomo nelle serate mondane veniva chiamato "il maestro". Perché lui stesso dice di poter insegnare a tutti come divertirsi. Lui sostiene di essere un maestro in questo. Settimanalmente nelle più bei locali romani affitta un tavolo con il nome "maestro". Poi invita una decina di ragazze e stappa altrettante bottiglie. Si definisce il "re della vita notturna" a Roma. Lui sta bene non ha nessun problema e io non passerò come la vittima sacrificale sua e della sua famiglia».

Giuseppe Scarpa per “la Repubblica - Edizione Roma” il 28 ottobre 2022.

Il "maestro", perché poteva insegnare ai giovani come divertirsi. Questo il concetto. Questo il suo nome di battaglia che lo ha reso celebre nelle movida della Capitale. La battaglia in questione, il principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa, 52 anni, la "combatteva" tra i tavoli delle più esclusive discoteche di mezza Italia tra fiumi di champagne e sempre in piacevole compagnia.

E con questo epiteto prenotava anche i tavoli. Solo per citare alcuni club esclusivi che il 52enne era solito frequentare ci sono il Just Cavalli a Milano, l'Art caffè di villa Borghese, il Gus vicino a Piazza Cavour, il Piper in via Tagliamento, il Jackie O' in via Boncompagni e lo Shari Vari in Via De' Nari.

E così quando Linguaglossa non "marcava" nei weekend i club, la sua assenza pesava. Ecco allora, come emerge da un video, che i camerieri dell'Art caffè lo rivedono dopo alcuni mesi di assenza. Lo salutano con affetto: «è tornato il maestro, è tornato il maestro» urlano sorridendo a ottobre del 2019 mentre servono al principe e ai suoi amici le immancabili bollicine. Stessa cosa per un vocalist di una discoteca che, prima di lanciare una canzone, dice: «questa la dedichiamo al maestro».

Il maestro appunto. Oppure, come si era autoproclamato giocando con il suo titolo nobiliare, il "re della movida". Da re della notte Linguaglossa organizzava anche feste eccentriche. Al Just Cavalli di Milano a novembre del 2019 aveva richiesto un servizio speciale, forse non proprio in linea con il sangue blu, visto che i camerieri sfilavano con la bandiera della Russia (forse avrebbero dovuto utilizzare quella dell'Urss) e come colonna sonora era stato diffuso l'inno dell'Unione Sovietica.

Linguaglossa viene ripreso da un amico mentre sorride compiaciuto per il servizio da lui richiesto. In un altro passaggio bacia la sua (ex) compagna, la bielorussa 36enne Tanya Yashenko accusata dalla procura di aver circuito il nobile e avergli portato via 600mila euro. Poi c'è un altro video che aveva scatenato le ire della sua fidanzata. Il Principe che beve dalla bottiglia lo champagne circondato da molte ragazze.

«Ammesso che il mio assistito abbia avuto una vita notturna così intensa questo non indice sulla capacità di intendere e di volere che è al centro dell'inchiesta per cui è indagata Tanya Yashenko » , spiega il legale di Linguaglossa, il penalista Armando Fergola.

Fulvio Fiano per il “Corriere della Sera - ed. Roma” il 10 febbraio 2022.

Nella soap opera giudiziaria che lo vede protagonista, Giacomo Bonanno di Linguaglossa sarà sottoposto a una nuova perizia psichiatrica per valutarne la capacità di intendere e di volere.

L'esame è stato disposto dal pm Stefano Pizza per venire a capo del doppio fascicolo di inchiesta nel quale il nobile è sia parte lesa della presunta circonvenzione a fini economici da parte della compagna, la bielorussa Tanya Yashenko, sia indagato con l'accusa di stalking nei confronti della stessa.

In questi nuovi accertamenti rientra anche l'interrogatorio nei prossimi giorni, come testimone, della psicologa Rosalba Trabalzini. È la dottoressa alla quale si era rivolta un anno fa la 36enne per certificare il suo stato di ansia causato dallo stalking del compagno e che, dopo aver incontrato anche quest'ultimo, ne rilevò le difficoltà emotive, tanto da prenderlo in carico come paziente.

La complessa dinamica di coppia non si è chiarita neanche con la deposizione del principe in procura, una settimana fa. In questa occasione il 51enne erede della casata nata in Sicilia oltre mille anni fa si sarebbe detto sostanzialmente ancora innamorato della «mia principessa» e disposto a ritirare la denuncia contro di lei.

Una intenzione già manifestata più volte sui social in seguito alla pubblicità ricevuta dalla loro contesa sui media, ma che sarebbe anche questa, secondo la psicologa Trabalzini, una manifestazione del disagio personale del principe. 

Nella denuncia presentata dall'avvocato Armando Fergola, che assiste il principe, è scritto che la bielorussa avrebbe approfittato della fragilità emotiva di Bonanno di Linguaglossa, rendendolo di fatto succube, per avere accesso alla sua ricchezza.

Anzi, la «giornalista di viaggi» continuerebbe ad esercitare questo potere ancora oggi, facendo leva sui sensi di colpa dell'uomo per averla denunciata. In questa chiave si può forse leggere anche la recente e inedita linea comunicativa intrapresa dalla donna sui social, piena di frasi e attestati d'amore verso il nobile, con tanto di foto della loro vita di coppia che mai prima aveva pubblicato.

Dal canto suo, la 36enne ha in mano la certificazione degli atti di stalking subiti e attraverso i suoi legali, gli avvocati Arturo ed Enrico Frojo, ha diffidato la dottoressa Trabalzini a diffondere dettagli sulla sua relazione col principe, ritenendola inoltre responsabile di eventuali ripercussioni sulla sua vita lavorativa. Materiale sufficiente e abbondante per la prossima puntata.

Fulvio Fiano per il "Corriere della Sera - Edizione Roma" il 20 gennaio 2022.

Si amano ma si denunciano. Si accusano ma si dichiarano uniti. Nella faida mediatica-giudiziaria tra il principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa e Tanya Yashenko, per la prima volta parla la 35enne accusata dal nobile di avergli sottratto parte della sua ricchezza: «Sono vittima di una violenta campagna sui media, alimentata ad arte, per farmi apparire come una donna senza scrupoli».

La bielorussa respinge sdegnata l'accusa di condurre «una vita agiata e spensierata a carico di uomini facoltosi». Definisce «infamante» questa descrizione e rivendica la propria storia «di donna indipendente ed autosufficiente, che ha realizzato i propri progetti di vita e di lavoro senza l'aiuto di nessuno». È indagata per circonvenzione di incapace ai danni del discendente della casa nobiliaria siciliana, il quale a sua volta risponde di stalking nei suoi confronti. Il doppio binario di apparente pace privata ed evidente guerra pubblica continua così anche nella presa di posizione della Yashenko, assistita dagli avvocati Arturo ed Enrico Frojo del Foro di Napoli.

«Sono stata picchiata e aggredita da Giacomo e sono io ad averlo lasciato, poi l'ho perdonato. Ma sono convinta che ora sia manovrato o mal consigliato da qualcuno», è la sintesi del suo pensiero. Quanto all'aspetto penale, la bielorussa - che si definisce giornalista di viaggi - circoscrive di molto l'ammontare economico dei regali ricevuti dal principe e si dice in grado di dimostrare di non aver avuto bisogno di lui per «vivere bene». D'altronde, aggiunge «Giacomo ha già smentito le assurde accuse nei miei confronti».

Il punto più intricato della vicenda è proprio qui. Secondo le accuse portate all'attenzione dei pm, lei avrebbe approfittato della estrema fragilità emotiva del 51enne (certificata da una perizia psichiatrica) per impossessarsi del suo patrimonio. Non solo costosi regali e viaggi, ma anche la promessa di farsi cointestare metà della ricchezza del principe. «Voglio precisare che il rapporto con il mio compagno prosegue serenamente, - sottolinea ancora lei - seppure compatibilmente con il grande stato di ansia e prostrazione che ci crea questa assurda e incomprensibile persecuzione mediatica.

Diffido la dottoressa Trabalzini dal fornire false rappresentazioni del rapporto sentimentale che mi lega a Giacomo. Ho la massima fiducia nella magistratura». Rosalba Trabalzini è la psichiatra autrice della perizia sul principe, redatta dopo che era stata interpellata dalla Yashenkko per avere una relazione sullo stalking da lei subito. 

Dal canto suo, Bonanno di Linguaglossa, come già fatto in modo sorprendente all'indomani della propria denuncia, continua in questi giorni a postare messaggi d'amore verso la «mia principessa», definendola: «Un fiore che mi fa sentire tranquillo. Sono un uomo fortunato». Una conferma, secondo l'avvocato Armando Fergola che lo assiste, del suo stato di confusione, dovuto anche alle continue pressioni di lei affinché ritiri la denuncia. Per questo il legale chiede ora al giudice di proibirle di avvicinarsi al principe.

Fulvio Fiano, Giulio De Santis per il “Corriere della Sera” il 3 dicembre 2022.

Tatsiana «Tanya» Yashchanka, 36 anni, è accusata di circonvenzione di incapace per gli oltre 750 mila euro (in regali e contanti) avuti dal 52enne principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa. La richiesta di arresto avanzata dal pm è stata respinta ma il suo intero patrimonio è oggi sotto sequestro. Intervistata da Giuseppe di Piazza per Corriere Tv (il video integrale su corriere.it ) accetta di ripercorrere tutta la vicenda. 

Il giudice definisce il principe un «bipolare borderline», con un passato di droghe e alcol. E lei, ritiene, ha abusato del suo «stato di deficienza psichica» .

«La mia antecedente denuncia per le sue violenze non è stata archiviata. La sua è invece una ritorsione». 

È una donna spietata?

«No assolutamente». 

E innamorata?

«Lo sono stata».

Le è stato anche vietato di avvicinarsi a meno di 200 metri da lui.

«Fino a un mese fa ha continuato a mandarmi dichiarazioni d'amore alle quali ovviamente non ho risposto. Non gli scrivo da sette mesi perché lui ha un'altra relazione. È guarito molto in fretta». 

È gelosa?

«No, ma so che sta bene come lo è sempre stato».

Non crede al giudice?

«Sono cose ancora da verificare, è una perizia di parte». 

Oltre 110 mila messaggi scambiati in meno di tre anni.

«Ma eravamo una coppia vera. Se mi allontanavo, mi scriveva trecento volte al giorno chiedendo perdono». 

Che rapporto era?

«Litigavamo spesso. Prima per la sua gelosia, poi perché mi sentivo presa in giro. Diceva di volere le mie stesse cose ma aveva altre relazioni».

Un giorno, si evince da questi messaggi che ha conservato, arrivò quasi ad ucciderla.

«Gli dissi che non accettavo più le bugie e volevo lasciarlo. "Se non starai con me non starai più con nessun altro"». 

Perché non è andata già allora alla polizia? Perché non si è fatta refertare?

«C'era un sentimento molto forte e non volevo danneggiarlo. Mi chiese in tutti i modi di non farlo, non avrebbe più rivisto i suoi figli, che comunque non vede da tempo. Non volevo la guerra». 

Un b&b in piazza di Spagna, tre auto, vacanze in mezzo mondo con la famiglia al seguito. Ha approfittato della sua instabilità?

«Era il suo tenore di vita anche con la ex moglie ed è proporzionato alla sua ricchezza.

Nelle coppie ognuno contribuisce per quanto può».

Lei come vive, ora?

«Aspettando che mi ridiano ciò che mi appartiene. Prima di conoscere Linguaglossa avevo un mio patrimonio». 

Lavora?

«Ho sempre lavorato, ho acquistato un appartamento a Roma Nord, una mia auto. Sono direttore commerciale». 

In quale società?

«Lo ero in varie aziende italiane che si occupano di consulenza internazionale. Oggi mi aiuta la mia famiglia». 

Ha sostenuto che la denuncia di Linguaglossa nasca da questioni di eredità. Può spiegare?

«È stata studiata a tavolino da uno studio legale. Sua sorella se ne è interessata in prima persona. Non entro in questioni familiari ma io e lui eravamo felici. Mi piaceva il suo essere "internazionale"».

E benestante, frequentatore assiduo di locali...

«Qualche volta l'ho accompagnato, non è il mio genere. Insieme abbiamo cominciato a fare una vita più salutare».

Perché tre auto in regalo?

«Due erano a noleggio. Una per la città, una per le gite». 

La ragazza dell'Est che si innamora del ricco uomo di mezza età. La cattiveria è fin troppo facile da pensare.

«Ci siamo conosciuti da adulti, volevamo una famiglia e dei figli. Non contava l'età, né i soldi, né la nazionalità. Lo amavo incondizionatamente e l'amore non è contestabile». 

Avete perso un figlio. Sarebbe cambiato qualcosa?

«Ho cercato io di cambiarlo, ma è violento e infedele». 

O molto generoso.

«Non è bipolare, ha sempre un umore positivo, è pieno di amici. La nostra era una relazione pubblica e nessuno si è mai preoccupato». 

Rivivrebbe questa storia?

«A Giacomo ho creduto e ora devo recuperare me stessa. Abbiamo avuto bei momenti che sono stati però cancellati da tutto questo». 

Neanche per tutti i regali?

«La sua violenza era come una pistola sempre puntata alla tempia e non ha un valore materiale che possa farmi dire "ne è valsa la pena"».

 Fulvio Fiano per corriere.it l'8 gennaio 2022.  

La procura di Roma ha iscritto la 35 enne bielorussa Tanya Yashenko nel registro degli indagati in seguito alla denuncia del principe Giacomo Bonanno Di Linguaglossa che la accusa di circonvenzione di incapace a suo danno.

Il pm Marcello Cascini ha aperto un fascicolo a carico della donna con la stessa ipotesi di reato e sta approfondendo la vicenda ricostruita dal legale del 51enne membro della omonima famiglia nobile, Armando Fergola, a partire dalla relazione di una psicologa che attesta lo stato di totale confusione e soggezione dell’uomo rispetto alla relazione con la donna, cominciata poco più di due anni fa. Giacomo Bonanno Di Linguaglossa viene seguito a vista dalla stessa dottoressa che provvede in prima persona a somministrargli la cura farmacologica che gli ha prescritto per regolarne l’umore.

Chi è vicino al principe in queste ore lo descrive assolutamente non in grado di rendersi conto degli eventi, regredito a uno stato semi-infantile ancor più dopo la telefonata infuriata di Tanya Yushenko che ieri, appresa la notizia della denuncia a suo carico dai giornali, ha minacciato di denunciarlo per calunnia. Bonanno Di Linguaglossa, che alterna stati di lucidità ad altri in cui nega anche di aver agito legalmente contro la donna, ha evidenziato ai pm esborsi per centinaia di migliaia di euro dei quali la bielorussa avrebbe beneficiato proprio in virtù delle condizioni psicologiche del suo ricco compagno. 

Agli atti ci sono non solo regali costosi come una Mercedes, viaggi e la caparra per un B&B in piazza di Spagna, ma anche ingenti spese e prelievi per quasi un milione di euro fatte da lei, in Italia e all’estero, con la carta di credito del principe. Una situazione alla quale la denuncia ha voluto mettere un freno in via cautelativa.

Il principe Bonanno di Linguaglossa e le accuse a Tanya: la fidanzata un anno fa lo denunciò per stalking. Fulvio Fiano su Il Corriere della Sera l'8 gennaio 2022.

I due hanno avuto una relazione ma secondo il nobiluomo lei avrebbe sfruttato le sue fragilità per ottenere denaro e beni. Lui scrive: «vuoi i miei soldi, ma ti amo ancora». Un anno fa Tanya Yashenko, la 35enne bielorussa accusata dal principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa di aver abusato delle sue capienti tasche, di fatto raggirandolo a causa della sua incapacità di discernere per troppo amore e una situazione personale complicata, denunciava il nobiluomo per stalking. È l’incipit della storia divenuta di pubblico dominio in questi giorni con la contro denuncia del 51enne erede della casata nata mille anni fa in Sicilia e che vede ora i due (ex?) amanti e litiganti indagati dalla procura di Roma. Lei, l’avvenente travel journalist, cultrice della bella vita e della possibilità di ostentarla sui social, per circonvenzione di incapace. Lui, l’uomo perso in se stesso dopo la separazione dalla moglie (e due figli ormai lontani) che in quella ragazza più giovane aveva investito tutto il suo riscatto, per atti persecutori.

Tanya Yashenko, per dare corpo alla sua denuncia, si rivolge a una psicologa che dovrebbe certificarne lo stato di ansia e prostrazione causatole dalle pressioni del principe, con cui sta insieme allora da alcuni mesi. La dottoressa Rosalba Trabalzini, avvezza a certe dinamiche nella sua veste di perito per il tribunale di Roma, chiede di incontrare anche lo stalker e in un paio di sedute si rende conto di un’altra verità. Gli atti persecutori, intesi come controlli ossessivi, gelosie fuori controllo e insistenze soffocanti, ci sono e lui non li nega. Ma, come scrive la psicologa nella sua relazione, sono dovuti alla condizione di «estrema fragilità» del principe in questa fase della sua vita. Mai lui ha avuto comportamenti simili in passato, niente della sua personalità lo fa ritenere incline ad azioni di questa natura.

Bonanno di Linguaglossa ne parla ai suoi legali e l’avvocato Armando Fergola, senza esitare, lo aiuta a sporgere la controdenuncia. Il ragionamento alla base dell’esposto è di natura cautelativa: oltre ai regali costosissimi, una Mercedes, i viaggi pagati dal nobile alla compagna e tutti i suoi familiari, per non parlare dei gioielli (anche un anello da 100mila euro) ci sono spese più controverse già finite agli atti assieme ai pesanti insulti in chat di lei («Sei un fallito, un pezzente»), effettuate da Tanya con la carta di credito del principe. In Russia, ad esempio, due pagamenti per migliaia di euro, analoghi e consecutivi, in un concessionario auto, senza che ci sia riscontro di una vettura acquistata (essendo la tessera legata a un istituto di credito americano si configura un passaggio di soldi estero su estero). O ancora due bonifici del nobile a vantaggio della «mia principessa», per 170 e 350 mila euro.

In totale, circa un milione di euro è la cifra di cui Tanya Yashenko ha beneficiato su elargizioni (quanto consapevoli lo dirà l’inchiesta) del principe. Mai lei, pur celebrata non senza mielosità dal compagno, compare con lui nelle foto sulle spiagge più belle e nei resort più esclusivi (a volte ci sono la mamma e il fratello). Mai Tanya avrebbe fatto un regalo a Giacomo. E poi c’è la caparra di compromesso versata dal principe per consentire alla amata di rilevare un B&B in piazza di Spagna, sulla cui reale attività le indagini difensive non sono però riuscite a fare chiarezza. Da ieri Bonanno di Linguaglossa, allontanatosi da familiari e amici a causa di questa relazione, si è chiuso in casa e il suo stato psichico è precipitato. La notte su Facebook ha chiesto «pubblicamente scusa alla mia compagna Tanya per le mie false dichiarazioni».

Persone a lui vicine lo descrivono in uno stato di infantilismo, in cui sembra non rendersi conto della realtà, specie dopo la furiosa telefonata di Tanya dalla Bielorussia (dove si trova ancora a spese sue): «Ma che hai fatto? — ha urlato lei, mettendo in pratica una non inedita colpevolizzazione del partner — Mi stai calunniando e ti denuncio!». Concetto ribadito ancora ieri con decine di messaggi ultimativi. «Giuro che ti amo ancora», ha replicato lui, prima che gli venisse inibito l’uso del telefono a sua tutela. In queste ore il principe viene seguito in presenza dalla dottoressa Trabalzini, che gli somministra di persona parte delle cure farmacologiche per scongiurare che la situazione precipiti.

Le chat tra il principe Bonanno di Linguaglossa e Tanya Yashenko: «Tirchio», «Tieni tutto e finiamola». Giulio De Santis, Fulvio Fiano Il Corriere della Sera il 10 Gennaio 2022.

Nello scontro di denunce tra il principe e la bielorussa Tanya Yashenko emergono gli scontri tra i due per la gelosia e i costosi regali. Sono entrambi indagati. 

Una dipendenza, né più né meno. Nella perizia psichiatrica sulla fragilità del principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa viene così inquadrata la sua relazione con la bielorussa Tanya Yashenko. Un rapporto ossessivo-compulsivo dal quale lui cerca di allontanarsi, tanto da arrivare a denunciare la donna perché avrebbe approfittato della sua ricchezza, ma nel quale ricade succube (le scuse postate su Facebook). Il paradosso di questi turbolenti giorni seguiti al passaggio da storia privata a pubblica vicenda, è che lui, indagato per stalking a causa della sua asfissiante gelosia verso la 35enne, si trova ora a dover respingere le insistenti pressioni psicologiche di lei per rimangiarsi quella specie di sussulto di emancipazione con cui l’ha portata ad essere indagata per circonvenzione di incapace.

Come già sabato, anche ieri sono proseguiti i messaggi e le chiamate della 35enne, che da Minsk insiste affinché lui ritiri la denuncia. Una delle richieste di Tanya Yashenko a Bonanno di Linguaglossa in queste ore è stata quella di avere copia dell’atto di accusa depositato al pm, quasi a voler capire davvero da quali rischi debba difendersi in questa partita che finora si giocava a carte coperte. Emblematico, in questo senso, il fatto che i due abbiano passato assieme le feste di Natale. E questo nonostante la denuncia di stalking a carico del principe sia risalente a un anno fa. In ballo ci sono anche i costosissimi regali che il principe chiede di riavere. «Tieniti tutto ma finiamola qui», è stata la risposta del principe a uno dei messaggi di lei, così come riportato dall’avvocato Armando Fergola e dalla psichiatra Rosalba Trabalzini, che hanno eretto un cordone di sicurezza a protezione del suo precario benessere e in ragione del buon esito della causa penale. L’unico oggetto al quale il 51enne non è disposto a rinunciare è un gioiello appartenuto storicamente al nobile casato. Quanto in profondità sappiano affondare le insistenze di lei nelle debolezze di lui lo racconta poi uno scambio in chat di qualche mese fa: «Dicevi di comprare casa quando avrai i fondi, ora li hai, lo sappiamo, ma non vuoi farlo. Sono scelte, ne devi essere consapevole», gli scriveva lei in uno scambio dei mesi scorsi. E ancora: «Se volevi, mi trasferivi metà dei tuoi investimenti in Italia, ma sei tirchio. Sparisci». «Lo farò, avrai metà delle mie cose come promesso», la risposta del principe.

Come certificato dalla stessa psichiatra che poi l’ha preso in cura, il 51enne si rapportava all’amata con asfissianti attenzioni fatte di messaggi e mazzi di fiori continui, pretesa di controllo su ogni suo spostamento, richieste di ricambiare il suo amore. Comportamenti sfociati anche in violenze verbali e spintoni in almeno un paio di occasioni. Ma il tema delle liti era anche e ancora la restituzione dei regali. Soldi e gelosia, tenuti assieme in un altro messaggio inviato da lei nei mesi scorsi: «Ti ho chiesto di non bombardarmi e tu mi mandi mille mail. Ho un avvocato penalista e alla denuncia di stalking posso aggiungere estorsione per la restituzione...».

Fulvio Fiano e Giulio De Santis per il "Corriere della Sera" il 10 gennaio 2022. Una dipendenza, né più né meno. Nella perizia psichiatrica sulla fragilità del principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa viene così inquadrata la sua relazione con la bielorussa Tanya Yashenko. Un rapporto ossessivo-compulsivo dal quale lui cerca di allontanarsi, tanto da arrivare a denunciare la donna perché avrebbe approfittato della sua ricchezza, ma nel quale ricade succube (le scuse postate su Facebook). 

Il paradosso di questi turbolenti giorni seguiti al passaggio da storia privata a pubblica vicenda, è che lui, indagato per stalking a causa della sua asfissiante gelosia verso la 35enne, si trova ora a dover respingere le insistenti pressioni psicologiche di lei per rimangiarsi quella specie di sussulto di emancipazione con cui l'ha portata ad essere indagata per circonvenzione di incapace. 

Come già sabato, anche ieri sono proseguiti i messaggi e le chiamate della 35enne, che da Minsk insiste affinché lui ritiri la denuncia. Una delle richieste di Tanya Yashenko a Bonanno di Linguaglossa in queste ore è stata quella di avere copia dell'atto di accusa depositato al pm, quasi a voler capire davvero da quali rischi debba difendersi in questa partita che finora si giocava a carte coperte. Emblematico, in questo senso, il fatto che i due abbiano passato assieme le feste di Natale. E questo nonostante la denuncia di stalking a carico del principe sia risalente a un anno fa. In ballo ci sono anche i costosissimi regali che il principe chiede di riavere.

«Tieniti tutto ma finiamola qui», è stata la risposta del principe a uno dei messaggi di lei, così come riportato dall'avvocato Armando Fergola e dalla psichiatra Rosalba Trabalzini, che hanno eretto un cordone di sicurezza a protezione del suo precario benessere e in ragione del buon esito della causa penale. L'unico oggetto al quale il 51enne non è disposto a rinunciare è un gioiello appartenuto storicamente al nobile casato.

Quanto in profondità sappiano affondare le insistenze di lei nelle debolezze di lui lo racconta poi uno scambio in chat di qualche mese fa: «Dicevi di comprare casa quando avrai i fondi, ora li hai, lo sappiamo, ma non vuoi farlo. Sono scelte, ne devi essere consapevole», gli scriveva lei in uno scambio dei mesi scorsi. E ancora: «Se volevi, mi trasferivi metà dei tuoi investimenti in Italia, ma sei tirchio. Sparisci». 

«Lo farò, avrai metà delle mie cose come promesso», la risposta del principe. Come certificato dalla stessa psichiatra che poi l'ha preso in cura, il 51enne si rapportava all'amata con asfissianti attenzioni fatte di messaggi e mazzi di fiori continui, pretesa di controllo su ogni suo spostamento, richieste di ricambiare il suo amore. 

Comportamenti sfociati anche in violenze verbali e spintoni in almeno un paio di occasioni. Ma il tema delle liti era anche e ancora la restituzione dei regali. Soldi e gelosia, tenuti assieme in un altro messaggio inviato da lei nei mesi scorsi: «Ti ho chiesto di non bombardarmi e tu mi mandi mille mail. Ho un avvocato penalista e alla denuncia di stalking posso aggiungere estorsione per la restituzione...». 

Estratto dell'articolo di Giulio De Santis per il "Corriere della Sera - Edizione Roma" il 7 gennaio 2022.

Una Mercedes Glc 220 d 4 Matic: costo 83 mila euro. L'affitto di un appartamento a piazza di Spagna per una spesa di altri 18 mila euro. La partecipazione all'acquisto di un b&b con un esborso di 58 mila euro. Per finire con decine di bonifici per circa 80 mila euro. Sono le spese sostenute dal principe Giacomo Bonanno Di Linguaglossa, 50 anni, membro della nobile casata siciliana durante i due anni di relazione con Tanya Yashenko, bielorussa, di 15 anni più giovane. Adesso tuttavia tutte queste spese sono diventate oggetto di un'inchiesta della procura dopo la decisione del nobile di denunciare l'ex partner con l'accusa di circonvenzione d'incapace. Una sofferta storia d'amore, con alcuni momenti di felicità, ma condizionata, secondo Bonanno Di Linguaglossa, da un unico fattore: la sua debolezza che si è manifestata dopo la separazione dalla moglie Christine, e anche dai figli, andati a vivere negli Stati Uniti. Un trauma che, secondo la sua versione dei fatti, l'ha reso insicuro e vulnerabile. 

Andrea Ossino per “la Repubblica - Edizione Roma” il 9 gennaio 2022.

«Vorrei chiedere pubblicamente scuse a la mia compagna Tanya Yashenko per le mie false dichiarazioni» . Tralasciando gli errori grammaticali, il messaggio recentemente pubblicato su Facebook dal principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa rivela l'ennesimo volto di una storia nata come il più classico dei clichè e terminata tra i corridoi della procura di Roma. In breve: un nobil uomo sulla cinquantina ha intrapreso una relazione con un'avvenente bielorussa di 35 anni. 

L'ha ricoperta di macchine, viaggi, strutture ricettive e regali di ogni sorta. Poi la bella Tanya Yashenko lo ha denunciato per stalking. E dopo un anno lui ha querelato la donna per circonvenzione di incapace. Dunque ha reso pubblica la vicenda. E infine ha dichiarato di aver detto il falso. Nel frattempo la relazione tra i due è continuata come se nulla fosse, mentre due diversi procuratori lavorano su questa ambigua storia d'amore.

La donna è infatti indagata dal sostituto procuratore Marcello Cascini per circonvenzione di incapace. Il principe è invece accusato di stalking e se ne occupa il pm Stefano Pizza. Riavvolgendo il nastro, questa è una vicenda che inizia un anno fa, quando Tanya Yashenko, sedicente travel journalist, chiede l'aiuto della giustizia italiana. L'uomo che frequenta già da tempo, il principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa, la molesta. Quindi lo denuncia. Poi si rivolge a un'analista che avrebbe certificato i comportamenti molesti del nobile, accorgendosi tuttavia che anche il principe è vittima di quella relazione. Il nobile, 52 anni, sarebbe stato soggiogato dalla bella Tanya Yashenko. 

E quindi anche Giacomo Bonanno di Linguaglossa denuncia la sua compagna per circonvenzione di incapace. A dire del nobile, Tanya Yashenko lo ha circuito ottenendo macchine da 80 mila euro, un B&B, soggiorni a Milano, San Diego, Beverly Hills, Monte Carlo, Cannes, Svizzera, Maldive, Dubai, Argentario, Ponza. E poi bonifici su bonifici per circa 70 mila euro. «Non hai mai avuto rispetto per me come donna e individuo. Sei pieno di malvagità e cattiveria, un frustrato», scrive la donna al nobile in uno dei tanti messaggi.

E lui: « Scusa, sarò profondo con le scuse, lunedì mattina vado in banca e pago la macchina, l'affitto; sarò un pezzo di... ma ti amo...; tu sei un fiore, mi dispiace e mi scuserò sempre con te. Sono una brutta persona e non ho giustificazione... e sono mortificato». Poi però la denuncia. E infine ritratta e chiede scusa su Facebook. Nel frattempo, mentre due diversi magistrati indagano sull'accaduto, il principe e la bella hanno festeggiato insieme sia il Natale che l'ultimo giorno dell'anno.

Il principe: «Amo Tanya, adesso ci siamo chiariti e sono un uomo felice». Giulio De Santis su Il Corriere della Sera il 4 febbraio 2022.

Giacomo Bonanno di Linguaglossa è stato interrogato per due ore e mezza sulla relazione con la modella bielorussa che lui aveva denunciato per circonvenzione d’incapace. 

«Amo Tanya. Abbiamo chiarito i dissensi. Ora sono un uomo felice». Poche parole, pronunciate con il sorriso sulle labbra da Giacomo Bonanno di Linguaglossa, 51 anni, per raccontare come la sua storia con Tanya Yashenko, 35 anni, modella bielorussa, abbia virato verso il sereno. Ieri Bonanno è stato interrogato per due ore e mezza proprio sulla loro relazione. Oggetto della deposizione: la denuncia presentata da Bonanno di Linguaglossa per circonvenzione di incapace contro la Yashenko. L’interrogatorio è la nuova puntata di questa telenovela giudiziaria. Cosa ha detto il nobile agli inquirenti?

Il contenuto è coperto da segreto istruttorio. Di certo ha dovuto raccontare perché abbia denunciato la 35enne sostenendo che la Yashenko gli abbia tolto soldi e si sia fatta comprare una Mercedes sfruttando la fragilità psicologica di lui. Va anche ricordato che Bonanno di Linguaglossa è a sua volta indagato per stalking nei confronti della modella. Indagine quest’ultima precedente alla denuncia del nobile e avviata su iniziativa della bielorussa. Il principe vestito con giacca grigio scura, camicia bianca e cravatta celeste, è arrivato a piazzale Clodio verso le 10 e mezza. Si è fermato a prendere un caffè.

«Lei mi ha perdonato, io l’ho perdonata. Ora va tutto bene», dice prima di salire negli uffici della polizia giudiziaria al terzo piano dell’edificio B verso le 11. La sua deposizione dura fino alle 13.40. Bonanno di Linguaglossa è stato sentito da solo dagli investigatori. Il suo legale, l’avvocato Fergola, è rimasto fuori dalla stanza ad attenderlo. «Abbiamo fiducia nella magistratura. Aspettiamo l’esito dell’inchiesta», spiega il legale. Poche settimane fa è stata Tanya a parlare: «Sono vittima di una violenta campagna sui media, alimentata ad arte, per farmi apparire come una donna senza scrupoli». Poi ha la bielorussa ha aggiunto: «Il rapporto con il mio compagno prosegue serenamente, seppure compatibilmente con il grande stato di ansia e prostrazione che ci crea questa assurda e incomprensibile persecuzione mediatica

Giuseppe Scarpa per "Il Messaggero" il 7 gennaio 2022.

Alta, bionda, fisico perfetto. Praticamente una modella. Lei è una ragazza dell'est Europa di 36 anni. Poi c'è il nobile ricco italiano, di mezza età, non particolarmente avvenente, un matrimonio alle spalle appena naufragato. Lui è un 52enne. 

La loro storia pare un po' quella delle sugar baby e dei sugar daddy di cui si parla tanto negli Usa. In Italia, a Roma, si potrebbe sintetizzare così: una donna bellissima che raggira un uomo solo, fragile e lo spolpa del proprio patrimonio. Stop. 

Questo è almeno ciò che ritiene la presunta vittima. Il nobile punta il dito contro la sua ex, l'accusa di circonvenzione d'incapace, di indebito utilizzo di carta di credito, di averlo manipolato mentalmente, di essersi messa con lui solo per il vil denaro e infine, in una dettagliata denuncia, elenca i doni fatti alla signora.

Viaggi in mezzo mondo in hotel extra lusso, l'acquisto di una Mercedes da 80mila euro e di un Bed and Breakfast da 50mila euro, il pagamento di un affitto per una casa a piazza di Spagna, strisciate di bancomat da 40 mila euro e bonifici a ripetizione da 20, 30 mila euro.

La data fatidica è il 23 ottobre 2019. Il nobile si ricorderà bene quel giorno. In un famoso locale di Roma il 52enne incrocia lo sguardo di una bionda mozzafiato. L'uomo di mezza età è corrisposto, nonostante la signorina sia ancora impegnata sentimentalmente, come scrive l'avvocato della vittima, Armando Fergola, nella querela. 

Da quel momento per il 52enne la vita cambia. All'inizio in meglio, è felicissimo per la sua nuova relazione. Poi, con il passare del tempo, in peggio. Vede il conto corrente scendere notevolmente. E inizia a domandarsi se dietro quella favola ci sia vero amore o, purtroppo, solo i soldi.

Questo il pensiero che si insinua nella testa del 52enne. E quando intuisce che la fanciulla è attirata non dal suo charme ma dal suo conto in banca (è ciò che sostiene nella denuncia) decide di rompere il rapporto e portarla, questa volta, in tribunale.

A confermare lo stato di fragilità dell'uomo anche una relazione di uno psicologo riportato nella denuncia: «Il mio cliente - si legge - è caduto in un meccanismo di autosvalutazione indotto dalla donna. La posizione dell'"Io sono Ok" sarebbe rivestita dalla signorina». 

"Sei un uomo senza cervello". "La donna è un fiore che deve essere protetta e venerata ogni secondo. Io sono così bella e giovane e devo subire questo schifo", questi alcuni messaggi che gli inviava.

Al contrario il nobile rivestiva «la posizione dell'"Io Non sono Ok". Scusa, sarò profondo con le scuse. Lunedì mattina vado in banca e pago la macchina, l'affitto è pure pagato, sarò un pezzo di m... ma ti amo. Tu sei un fiore, le scriveva. Tale assetto relazionale - si legge sempre nella denuncia - verte sul principio di distorcere l'auto percezione di un soggetto attribuendogliene un'altra costruita e distorta e funzionale al raggiungimento di un obiettivo economico o di dominio psicologico», conclude la relazione.

Fino al momento della rottura la coppia ha viaggiato per il mondo: Milano, San Diego, Beverly Hills, Monte Carlo, Cannes, Svizzera, Maldive, Dubai, Argentario, Ponza. In tutti questi luoghi «la donna chiedeva di alloggiare in alberghi di lusso». 

L'acquisto di una Mercedes Gle d 4matic del valore di 82mila euro. E poi bonifici effettuati a profusione: «Nel periodo 6 luglio - 13 novembre 2020 ne venivano disposti 9 per un importo pari a 37mila euro. Tra il 4 gennaio 2021 e il 4 maggio 2021 altri bonifici per un totale di 43mila euro».

E ancora: «L'acquisto di un B&B voluto e richiesto dalla donna e poi l'utilizzo smodato delle carte di credito. La 36enne effettuava transazioni in suo favore tramite un pos intestato a se stessa, per un importo di 42mila dollari». 

«Le capacità manipolative di questa persona - spiega ancora Fergola - rivolte ad una persona già fragile caratterialmente le hanno consentito di percepire un profitto illegittimo attraverso condotte penalmente rilevanti». Adesso sarà la procura ad occuparsi del caso. 

Giuseppe Scarpa per “il Messaggero” l'8 gennaio 2022.

«Io sono ancora innamorato». Il principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa 52 anni è confuso. «È questo il sentimento che provo per lei». Il nobile romano avrebbe dilapidato parte del suo immenso patrimonio omaggiando una bellissima ragazza bionda, 36enne dell'est Europa, conosciuta il 23 ottobre 2019 in un locale della Capitale. L'avrebbe ricoperta di costosissimi regali, tra cui un Bed and Breakfast da 58mila euro e una Mercedes da 80 mila euro. 

E ancora, viaggi extralusso: Milano, San Diego, Beverly Hills, Monte Carlo, Cannes, Svizzera, Maldive, Dubai, Argentario, Ponza, «in cui la donna chiedeva di alloggiare in alberghi di lusso» e bonifici bancari a profusione. Questo almeno ciò che emerge dalla denuncia in cui lo stesso nobile l'accusa di circonvenzione d'incapace. Ma quando Linguaglossa risponde al cellulare, alterna momenti in cui ritiene che nulla sia successo «va tutto bene con lei», ad altri in cui non è certo che la giovane bielorussa provi dei veri sentimenti per lui: «Spero che non stia con me per soldi», spiega malinconico.

«È evidente - sottolinea l'avvocato difensore, il penalista Armando Fergola - lo stato di fragilità e confusione che sta attraversando il mio assistito». Poco dopo squilla un altro telefono di Linguaglossa. Dall'altra parte della cornetta c'è lei che chiama, Tanya Yashenko. 

Va tutto bene principe, cosa le ha detto la signora?

«Adesso chiudo la conversazione con lei sì. Allora mi ha chiamato e mi ha detto che è tutta una diffamazione». 

E lei come ha risposto?

«Che bisogna cercare di capire»

Come sta?

«Potrei stare meglio. La pubblicazione di questo caso sui giornali mi crea confusione, non sono abituato» 

Vedo che sul suo profilo Whatsapp ha una foto abbracciato alla Yashenko. Come mai?

«Non è che ci siamo proprio lasciati» 

Ma se l'ha denunciata per circonvenzione d'incapace e indebito utilizzo di carta di credito?

«La vicenda è complessa» 

Ma cosa vuol dire?

«Anche lei mi ha denunciato»

Per cosa?

«Per stalking e lesioni ad aprile scorso» 

Dopo la denuncia da parte della donna avete rotto ogni rapporto?

«No, no assolutamente. La signora mi dà molte possibilità» 

La signora sta con lei solo per un interesse economico, per soldi?

«Vede da parte mia c'è un sentimento puro. Spero che ci sia un sentimento anche da parte sua, ma forse c'è un interesse economico. Non saprei» 

È normale fare tutti quei regali così costosi. Un'auto da 80 mila euro, un B&B e poi tutti quei bonifici...

«In certi casi potrebbe esserlo». 

Lei le ha mai regalato qualche cosa?

«La sua presenza» 

Senta, cosa è accaduto quando l'ha vista per la prima volta?

«Un colpo di fulmine, in un ristorante nel centro di Roma. Lei era bellissima»

Da quanto è che non la vede?

«Da tre giorni. Abbiamo passato il Natale e il Capodanno assieme» 

Ma i primi di dicembre lei aveva presentato già la querela...

«È una storia complessa» 

Ha mai sentito parlare dei sugar daddy e dei sugar baby? Giovani ragazze che frequentano uomini più grandi estremamente facoltosi..

«Si» 

Potrebbe essere il suo caso?

«No, assolutamente»

Come pensa di affrontare adesso questa situazione che si è creata?

«Sono spesso infelice per questa relazione, anche per colpa mia» 

Lei ha spiegato ai suoi figli il rapporto con questa donna?

«Sono troppo giovani per capire» 

Ritirerà la denuncia?

«Vedremo»

La favola tragicomica del Principe spennato e la Cenerentola dell'Est. Tony Damascelli l'8 Gennaio 2022 su Il Giornale.

Bellissima e con la metà degli anni di lui si è fatta regalare e intestare di tutto. Ora è rissa.  

Giacomo Michele Giuseppe Maria Bonanno di Linguaglossa è un principe di anni cinquantadue, l'araldica chiarisce che la data di nascita risale appunto al mese di febbraio, giorno ventiquattro dell'anno millenovecentosettanta. La nobile famiglia siciliana ha storia antichissima che parte dal mille e quaranta nel sito di Caltagirone per poi diramarsi tra Siracusa e poi Roma. Il nobile di cui sopra era sposo di Christina Ryan Mackey, di San Diego, dalla quale, prima del divorzio, ha avuto figli tre, nati tra l'Arizona e la capitale d'Italia. Questo sta nell'elegante quadro nobile ma l'uomo, anche se principe, è debole di carne ed è caduto nel trappolone amoroso. Era l'autunno del duemila e diciannove quando incrociò gli occhi e il resto del corpo di una donna dell'est, bella davvero, fascinosa e di età già matura, trent'anni.

Tanya Yashenko da Minsk, avvolta nell'ondame di biondi capelli, lanciò lo sguardo malandrino, Giacomo Michele e tutto il resto dell'onomastica si sciolsero come la cera di una candela verso tarda sera. In meno di tre anni il patrimonio del principe si è prosciugato, la dolce Tanya gli ha portato via carte di credito, contanti, pagamenti vari di automobili di lusso, classe Mercedes, dimora in affitto a piazza di Spagna, viaggi in ogni parte del mondo, da Beverly Hills a Dubai, da Cannes all'Argentario, fotografie su facebook da spiagge dorate e veli inquietanti, lady Yashenko deve essere stata davvero brava, oltre che bella, al punto da farsi intestare un bed and breakfast oltre a bonifici continui per ottantamila euro e copiosi versamenti in dollari, presumo gioielleria varie e abbondante, capi di abbigliamento vari.

Ma a un certo punto la bellissima Tanya comprese di avere a che fare con un nobile senza nessuna palla nello stemma di famiglia sul quale, invece, si poteva anche prevedere lo sviluppo della vicenda amorosa: su campo d'oro spicca un gatto nero passante e poi la scritta, in latino che traduco «Il Signore sta alla tua destra. Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte». Alla sinistra, si dovrebbe aggiungere, si era insediata la Signora con evidenti progetti diurni e notturni, ben differenti dalla raffinata e classica insegna famigliare. Dunque ecco lo stratagemma, niente sesso se non c'è il versamento sul conto. Si segnalano diversi messaggi poco affettuosi: «Sei un uomo senza cervello. La donna è un fiore che deve essere protetta e venerata ogni secondo. Io sono così bella e giovane e devo subire questo schifo». Al che, Giacomo il principe, avvampando anche nei polpastrelli, replicò ansimante: «Scusa, sarò profondo con le scuse. Lunedì mattina vado in banca e pago la macchina, l'affitto è pure pagato, sarò un pezzo di merda ma ti amo. Tu sei un fiore». Un nobile tutto di un pezzo, flangar et flectar insieme, va da sé che il Linguaglossa si è ritrovato con il portafoglio, pur se in coccodrillo, svuotato, altri debiti da saldare, mentre la bionda lo tampinava con altre richieste.

Alla fine il principe non ce l'ha più fatta, ha raccolto gli ultimi e si è rivolto al penalista Armando Fergola, l'avvocato ha avviato la denuncia per circonvenzione di incapace, indebito utilizzo di carte di credito e manipolazione mentale. Si andrà in tribunale, Tanya dovrà dire se siano stati commessi atti illeciti, se lei abbia approfittato di lui. La passione prende al cervello e questo va in corto circuito. Basta cambiare l'accento su circuito e si comprende il finale. Tony Damascelli

Dagospia il 10 gennaio 2022. Riceviamo e pubblichiamo: Spettabile Redazione, la presente in nome e per conto del Principe Giuseppe Bonanno di Linguaglossa per richiederVi di voler cortesemente ed urgentemente rettificare gli articoli da Voi pubblicati in merito alla vicenda del sig. Giacomo Bonanno di Linguaglossa. Mi corre l’obbligo di segnalarVi che, alla data odierna, il 17° Principe di Linguaglossa, Barone del Maeggio e Della Delia è solo ed esclusivamente Don Giuseppe Bonanno, nato a Roma nel 1940, Cavaliere di Gran Croce di One e Dev. SMOM, Ambasciatore di rango SMOM, Cavaliere del Reale ed Illustre Ordine di San Gennaro i cui figli sono Donna Elena (sposata a Vienna nel 2011 con Alexander zu Schwarzenberg) e Don Michele Bonanno di Linguaglossa. Il sig. Giacomo Bonanno, facente parte di un ramo cadetto di detta famiglia, non è quindi, il Principe di Linguaglossa né, tantomeno, può fregiarsi di detto titolo. Alla luce di quanto testé esposto, quindi, rimango in attesa di vostra cortese ed urgente rettifica, certi che comprenderete il gravo danno all’immagine provocato al mio assistito da detta vicenda. Cordiali saluti, Avv. Giulia Leoni

Ilaria Sacchettoni per corriere.it domenica 24 Luglio 2022. 

Colpo di scena nella vicenda giudiziaria relativa alla relazione fra Giacomo Bonanno di Linguaglossa e Tanya Yashenko. Lui aveva denunciato di essere stato circuito dalla ragazza Tanya Yashenko, l’amante del principe Giacomo Bonanno di Linguaglossa , dovrà stare lontana da lui di almeno 200 metri. E non dovrà parlarci al telefono.  

Così ha deciso un gip del tribunale di Roma. La vicenda è nota benché segnata da alti e bassi e da una qualche confusa ricostruzione da parte dei due protagonisti. Era la storia d’amore del principe e della sua compagna di 18 anni più giovane. 

Il principe e la modella fra amore, regali costosi, liti e querele

Lui l’aveva denunciata per avergli sottratto soldi e beni. Lei aveva contrattaccato: “ma cosa hai fatto? gli ha gridato contro la bielorussa Tanya Yashenko, 35 anni, appena saputo di essere stata denunciata dal principe con l’accusa di avergli sottratto centinaia di migliaia di euro tra una Mercedes regalata, oltre 80 mila euro in bonifici, un B&B acquistato a nome di lei e viaggi pagati, tutto sfruttando la fragilità esistenziale del nobil uomo,certificata da uno psicologo, dopo il divorzio.  

Lui oggi descrive sé stesso in quei due anni di relazione «incapace di intendere» a causa del suo amore e dunque circuito da lei. In seguito tra rappacificazioni e liti, distinguo e offese la vicenda era andata avanti e l’inchiesta aveva fatto il suo corso. Si conoscono il 23 ottobre 2019 a un galà di moda. Insieme hanno la passione per i viaggi, lui per rango (è membro della nobile stirpe Bonanno di Linguaglossa) lei per lavoro (travel journalist, si definisce su Instagram), parlando italiano, inglese, tedesco e russo.  

Lei, seppure impegnata in un’altra storia, è subito attratta da lui. In poco tempo Giacomo e Tanya fanno coppia fissa. Non c’è luogo che sia precluso al loro amore, fino alla lite. E alla decisione del gip che mette il punto alla frequentazione.

Filippo di Belgio. Francesco De Remigis per "il Giornale" il 7 gennaio 2022. Dal suo bell'appartamento londinese, torna a far parlare di sé la 65enne principessa Marie-Esméralda del Belgio, zia dell'attuale re Filippo, e oggi opinionista a tempo perso del Brussels Times (un bimestrale rivolto agli expat). Stavolta non c'entra il regale piglio con cui si scagliò nel 2019 contro il riscaldamento globale: quando si era fatta arrestare a Londra in un sit-in con il movimento per il clima ExtinctionRebellion. Oggi se la prende con la sua famiglia, tacciata di non aver fatto abbastanza per farsi perdonare le atrocità coloniali dei secoli scorsi in Congo. Vuole quindi, lei, assumersi la «grande responsabilità» nell'unirsi «al crescente numero di belgi che stanno infrangendo il tabù». Quale? Quello sempre più di tendenza della rimozione delle statue in nome di un antirazzismo iconoclasta. 

Mercanti di schiavi, generali sudisti o sindaci sceriffi. Nel caso belga, il mirino della Cancel culture punta su Leopoldo II, già vandalizzato in un parco di Ixelles. E su altre statue che «glorificano i suprematisti bianchi che hanno seminato la morte», scrive Esméralda. Da attivista per il clima a paladina della controversa battaglia che a varie latitudini, da New York a Parigi fino a Londra, ha già visto cadere statue di Cristoforo Colombo, Napoleone, Winston Churchill, sfregiate e in alcuni casi barbaramente abbattute, la principessa parla di atti di «rabbia comprensibile». 

E accusa direttamente i reali di non aver rimosso le opere che esaltano il sovrano che regnò dal 1865 al 1909. Chi non rinnega il monarca è un razzista. Vero è che Leopoldo II aveva di fatto trasformato il Paese africano grande 77 volte il Belgio in una sorta di proprietà privata. «Era anche il mio prozio», scrive Esméralda per rinforzare l'invito a cancellare Leopoldo II dalle strade di Bruxelles (Anversa lo ha già fatto): e che il monito venga dall'interno dei reali ne amplifica il messaggio. 

A chiedere di togliere tutte le statue di Leopoldo II dallo spazio pubblico è anche Pierre Kompany, diventato nel 2018 il primo sindaco nero del Paese: «Avrebbero dovuto essere rimosse molto tempo fa, prima delle proteste di Black Lives Matter», ha scritto puntando i radar sulla grandiosa statua del monarca a cavallo accanto al Palazzo Reale di Bruxelles. «Come pensate si sentano i belgi di origine congolese?». Ma il principe Laurent «non vede» proprio come Leopoldo II possa «far soffrire le persone» in Congo. 

Il dibattito è aperto. Esmeralda chiede pure «la fine della propaganda». Di riconsiderare cioè le lezioni di storia su quel periodo, risarcendo il Congo dopo scuse formali. «Dobbiamo insegnare a scuola che la ricchezza e i grandi edifici del Belgio sono stati finanziati dalla vendita di avorio, caucciù e dal saccheggio del legno» scrive chiedendo al governo di fare autocritica sul colonialismo. 

Proprio mentre in prestigiose università d'Europa, da Oxford a Science Po, cresce la tendenza a imporre la censura, favorendo forme di ostracismo verso chi non si adegua alla «cultura della cancellazione» soprattutto in Francia. Sul Figaro, appena tre giorni fa, otto studenti iscritti in diverse accademie dell'Esagono hanno lanciato «un'allarme sui pericoli della Cancel culture di un'enclave intellettuale fuori dal mondo che vuol dettare legge su tutto». 

Ripercorrendo i casi più recenti, i laureandi spiegano che in Francia «chiunque si rifiuti di sottomettersi ai dogmi decolonialisti, filo-Lgbt e anti-sessisti viene insultato e redarguito» quando non sospeso dall'insegnamento. Poi il monito: «Le derive che osserviamo all'interno delle Science Po di Francia si diffonderanno presto dappertutto».  

La brama di cancellare le tracce di un certo passato sembra aver già contagiato il Belgio. Se re Filippo, in occasione dei 60 anni dell'indipendenza del Congo, ha espresso «dispiacere» per le ferite africane, ed è stata creata anche una commissione parlamentare ad hoc sull'inglorioso Leopoldo II, Esméralda trancia di netto la diplomazia: «Passi importanti, ma non bastano». Meglio «decolonizzare» strade e piazze assecondando la furia del politically correct.

La principessa Delphine ricorda il primo incontro col fratellastro, re Filippo del Belgio. Vanityfair.it il 6/2/2022.  

L'idea di un incontro faccia a faccia con un re può causare agitazione. Se poi il re è il tuo fratellastro, che vedi per la prima volta, allora è davvero difficile controllare le emozioni. Così almeno accadde a Delphine Boël, 54 anni il prossimo 22 febbraio, figlia illegittima di Alberto II del Belgio che ora, in una nuova puntata del documentario sulla sua vita - dal titolo Delphine: mijn verhaal (Delphine: la mia storia) - ha raccontato il primo incontro con il sovrano in carica Filippo. Un faccia a faccia che avvenne il 9 ottobre 2020, due settimane dopo che la Corte d’appello di Bruxelles aveva conferito all'artista il titolo di principessa e nove mesi dopo che, sempre per sentenza dei giudici, era diventata ufficialmente la quarta figlia di Alberto II. 

Dopo quel primo incontro, il re Filippo e la principessa di Saxe-Cobourg si limitarono a rilasciare una breve dichiarazione congiunta e a pubblicare una foto sorridenti, uno accanto all’altra. 

Ma ora Delphine Boël ha voluto ricordare quel momento speciale, confessando l’emozione e i turbamenti che l'accompagnarono. I due si sono visti nel castello di Laeken: «Ero agitatissima. Invece è stato tutto fantastico e molto divertente, sono rimasta positivamente sorpresa dal carattere di Filippo», ha svelato. «Lui è il re, quindi non poteva essere totalmente rilassato», ha poi ammesso l’artista, «ma sembrava sentirsi a suo agio con me e penso che fosse molto sincero. Abbiamo avuto un’ampia conversazione sulle nostre vite e sugli interessi comuni». La principessa ha anche svelato di essere stata poi invitata dal padre Alberto II e dalla moglie, la regina Paola, a un incontro in cui «l’energia era davvero buona». Delphine ha ammesso che, dopo una vicenda così travagliata, il rapporto con la famiglia reale non si è normalizzato, ma sembra essere sulla buona strada: «È un lieto fine per questa storia. Questo legame «continuerà a svilupparsi in un contesto familiare», nella sfera privata. 

Solo tre giorni prima di incontrare Filippo, Delphine aveva tenuto una conferenza stampa, accompagnata dai suoi avvocati, in cui si era mostrata felice per il riconoscimento del titolo di principessa ma non era riuscita a trattenere le lacrime ricordando la complicata e infinita battaglia processuale che aveva affrontato per farsi riconoscere da Alberto II. La vita di Delphine, come avevano spiegato i suoi legali, «a causa di questa ricerca di identità è stata un lungo incubo».

Delphine sapeva di essere figlia da Alberto II da quando aveva 17 anni. E più volte aveva cercato di contattare il padre, ma senza successo. Per diventare ufficialmente la quarta figlia di Alberto II, ha dovuto affrontare sette anni di battaglie legali (e quasi quindici di trattative private). Nel 2020 l’ex sovrano è stato obbligato dalla Corte d’appello di Bruxelles a rendere pubblici gli esiti del test del Dna. Quegli esami hanno confermato che Delphine è proprio la figlia di Alberto. Frutto di un amore clandestino ventennale fra lui, sposato dal 1958 con Paola Ruffo di Calabria (dall’unione sono nati tre figli, Philippe, Astrid e Laurent), e la baronessa Sybille de Selys Longchamps, moglie del gentiluomo Jacques Boël. 

Nella prima delle tre puntate del documentario sulla sua vita, Delphine ha ricordato il primo incontro con il padre biologico, che avvenne nel castello di Laeken nell'ottobre 2020. Secondo le parole dell’artista, oggi destinata ad ereditare un ottavo del patrimonio dell’ex sovrano, Alberto la «derise» dicendole: «Ah, visto che non sta andando bene come artista, hai bisogno di un po’ di attenzione». Delphine si sentì «schiacciata» e non poté trattenere «le lacrime».

La principessa ha anche raccontato di aver vissuto un'adolescenza difficile, segnata dall'anoressia, a causa dei profondi turbamenti legati al padre. Alta 1 metro e 74, a 15 anni era arrivata a pesare solo 30 chili: «Ero quasi morta. I medici avevano detto a mia madre che il mio cuore non ce l’avrebbe fatta». Oggi, a quasi 54 anni, con un marito accanto, due figli e un titolo di principessa, la vita di Delphine Boël sembra avere preso finalmente la strada della serenità.

I Grimaldi. Charlène e Alberto di Monaco, l'amore torna con un bacio in Norvegia. La coppia reale monegasca, in visita ufficiale con i figli, colta in un momento di tenerezza coniugale. La Repubblica il 23 Giugno 2022.

Dopo anni di tensioni, silenzi, smentite formali che non convincevano gli osservatori della real coppia di Monte Carlo, arriva il gesto più semplice e naturale tra marito e moglie: un bacio.

E' un bacio insolito, considerata la situazione, quello immortalato dai fotografi tra il monarca, re Alberto II di Monaco e Charlène Wittstock, sua moglie. I reali infatti non si scambiano solitamente effusioni in pubblico. 

Lui l'abbraccia tenendola stretta a sè, lei chiude gli occhi baciando il marito, mentre sono in visita in Norvegia, accompagnati dai gemelli nati dalla loro unione. Alberto di Monaco è stato a Oslo per inaugurare una mostra dedicata al suo antenato, il principe Alberto I, al museo Frammuseet, accompagnato dalla moglie Charlène, dai loro figli e dal principe ereditario Haakon di Norvegia. La famiglia di Monaco è stata quindi invitata a condividere un pranzo privato con il re Harald e la regina Sonja. 

Un deciso cambio di rotta per la coppia, dopo i lunghi mesi della malattia di Charlène, che per quasi un anno ha vissuto lontana dalla famiglia a causa delle conseguenze di un infezione causata da un'operazione maxillo facciale.

Dopo essere rientrata a Monaco, Charlène ha trascorso ancora qualche mese ricoverata per ristabilirsi pienamente dopo la malattia, mentre le voci sulla separazione si rincorrevano, e i "bene informati" parlavano di un patto per mantenere un matrimonio di facciata e crescere i figli.

Al rientro, le prime uscite di Charlène sono state osservate con attenzione. Dopo il Grand Prix di Monaco, dove la principessa ha contratto il Covid, la successiva uscita è stata al Festival della Tv di Montecarlo, importante evento che la principessa ha presenziato indossando un vistoso abito verde e apparendo piuttosto serena al fianco di Alberto.

Gian Luca Bauzano per corriere.it il 23 giugno 2022.

Trasferta di Stato all’estero in Norvegia diventata subito occasione per far vedere al mondo che i regnanti del Principato di Monaco Alberto e Charlène sono una coppia felice e riappacificata. Messaggio lanciato attraverso un bacio sulle labbra, immortalato dai fotografi.  

Ma la sequenza di immagini, rivela un bacio più d’occasione che d’amore. Quasi fraterno. Le labbra si toccano sfuggenti, le espressioni tradiscono imbarazzo e tensione. Volti contratti e immediato segue un abbraccio fraterno. Piuttosto di quello che dovrebbe essere quello tra i partner di una coppia affiatata, tra un marito e una moglie sereni.

L’occasione è stata il viaggio in Norvegia per l’inaugurazione della mostra dedicata al uno dei predecessori sul trono del Principato dell’attuale regnante, ovvero Alberto I noto esploratore: questi proprio nella Norvegia trovò il terreno fertile per le sue ricerche. Questo è il primo viaggio ufficiale importante che vede Alberto, Charlène e i gemelli Jacques e Gabriella assieme. La visita dei principi monegaschi è stata annunciata dalla corte di Olso ancor prima che la principessa Charlène facesse sapere di essersi negativizzata dal Covid. Subito dopo la guarigione le apparizioni nel Principato alla processione del Corpus Domini e all’apertura del Festival della tv di Montecarlo. Ora si attende la sua presenza al Ballo della Rosa e della Croce Rossa.

Riguardo al look scelto, anche Charlène di Monaco segue la tendenza “lanciata” dalla duchessa di Cambridge di indossare tailleur pantalone per visite ufficiali durante il giorno. Kate di Cambridge recentemente ha scelto un total look bianco di Alexander McQueen, Charlène per la visita in Norvegia un total look nero. 

Perfetto come look da giorno per presenziare all’inaugurazione della mostra al Fram Museum di Oslo e dal titolo: «Sailing the Sea of Science, Scientist and explorer. Prince Albert Ier and the early norwegian exploration of Svalbard», evento che si inquadra all’interno delle manifestazioni per il centenario dalla scomparsa di Alberto I di Monaco. L’invito a Palazzo Grimaldi era giunto da re Harald V di Norvegia e dalla consorte la regina Sonja. L’inaugurazione ha visto oltre ai principi monegaschi con i figli anche l’erede al trono norvegese il principe Haakon. 

Roberta Mercuri per vanityfair.it il 6 giugno 2022.

Non c'è pace per la principessa Charlène di Monaco, che ora è risultata è positiva al Covid. Dopo l'infezione alle vie respiratorie che l'ha tenuta lontana da Monaco per mesi costringendola a vari interventi chirurgici (e alimentando le voci che davano per spacciato il matrimonio con Alberto II) l'ex nuotatrice lo scorso marzo era finalmente tornata a casa. 

E nei giorni scorsi più volte l'abbiamo vista in pubblico, serena e sorridente, con il marito e i due figli, i gemelli di sette anni Jacques e Gabriella. 

Prima All'E-Prix di Montecarlo, poi al Tournoi Sainte Dévote de Rugby, infine al GP di Monte Carlo. E forse proprio lì ha contratto il Covid. Le condizioni di Charlène, come fa sapere il comunicato diramato da Palazzo Grimaldi, «non sono preoccupanti».

Tuttavia i sudditi monegaschi sono in ansia, perché sanno che la principessa non ha ancora recuperato in pieno le sue forze. Lo ha ammesso lei stessa in una recente intervista a Monaco Matin: «La mia salute è ancora fragile e non voglio andare troppo veloce. La strada è stata lunga, difficile e molto dolorosa». 

I primi sintomi del Covid sono comparsi sabato, per questo la moglie di Alberto si è sottoposta a un tampone che è poi risultato positivo. Ora dunque dovrà rimanere in isolamento per alcuni giorni, lontana (di nuovo) dalla famiglia e ovviamente da tutti gli impegni ufficiali.

Tra questi la «Riviera Water Bike Challenge», un evento benefico organizzato proprio oggi 5 giugno dalla sua fondazione. Charlène, che in passato aveva vinto più volte la competizione, quest’anno aveva già deciso di non partecipare come concorrente, altro segno che la malattia l’ha minata nel fisico e che la ripresa è ancora lontana. Ora il Covid l'ha costretta a guardare la gara da casa. 

Come se non bastasse, la sua nuova scomparsa dai riflettori rischia di riattizzare le voci che da oltre un anno danno per imminente il divorzio dal marito. Da ultimo si è persino detto che la principessa sarebbe imprigionata nel matrimonio con Alberto per via di un contratto milionario.

L'ex nuotatrice a proposito di tutti questi rumors per mesi non detto una parola. Ma lo scorso maggio ha rotto il silenzio. Mostrando tutto il suo disappunto: «Vogliamo parlare del mio divorzio, della mia casa in Svizzera? È deplorevole che certi giornali vendano falsità del genere sulla mia relazione, sulla mia vita», ha detto la principessa in un'intervista a Monaco Matin. 

Precisando che anche quando era lontana da casa - prima bloccata in Sudafrica dalla malattia, poi in convalescenza in una clinica Svizzera - ha sempre potuto contare sull'appoggio del marito:  «Alberto è stato di grande supporto». 

Ora un'altra tegola mina la salute di Charlène. Costringendola a stare lontana, di nuovo, dal marito e dai figli a cui si era finalmente ricongiunta solo lo scorso marzo dopo mesi di calvario.

Charlene di Monaco rompe il silenzio: "Strada lunga", malattia inconfessabile. Libero Quotidiano il 31 agosto 2022

Charlene di Monaco prova a rimettersi in sesto dopo la brutta infezione che l'ha colpita a naso, orecchie e gola nei mesi scorsi, costringendola a trascorrere un lungo periodo di tempo in Sudafrica per le cure necessarie. Cui poi è seguita la lunga convalescenza in una clinica svizzera. "Ho passato un periodo difficile, ma ho avuto la fortuna di essere sostenuta e amata da mio marito, dai miei figli e dalla mia famiglia", ha raccontato alla rivista sudafricana News 24.

Charlene, che ha trascorso molto tempo lontana dai figli Jacques e Gabriella proprio a causa delle sue condizioni di salute, adesso è decisa a recuperare. "La mia vita quotidiana ora ruota attorno ai miei figli", ha detto. Sulle sue condizioni attuali, invece, ha preferito non sbilanciarsi troppo: "Mi sento molto più forte fisicamente. La strada è stata lunga, difficile e dolorosa. Non voglio andare troppo veloce, ma oggi mi sento più tranquilla".

Infine la principessa ha rivelato che la sua profonda religiosità l'ha aiutata nei momenti più difficili: "Sono profondamente cristiana", ha detto. Ricordiamo infatti che Charlene si è convertita dal protestantesimo al cattolicesimo per sposare il principe Alberto. "La fede mi ha guidato nei momenti difficili della mia vita", ha continuato la principessa. Che poi, facendo riferimento alla recente visita a papa Francesco in Vaticano, ha detto: "È stato un onore e un privilegio".

La principessa Charlene rompe il silenzio: "Sono ancora fragile". Francesca Rossi il 25 Maggio 2022 su Il Giornale.

A margine della Montecarlo Fashion Week la principessa Charlene ha rilasciato delle dichiarazioni sorprendenti sul suo stato di salute e sul suo matrimonio.

Finalmente Charlene ha infranto il muro di silenzio che la circondava. Nei mesi scorsi abbiamo letto le interviste di Alberto II a Monaco Matin e al People, i comunicati ufficiali sulle condizioni della principessa, ma finora non avevamo mai sentito i suoi commenti sull’intera vicenda che da più di un anno a questa parte occupa le pagine dei tabloid. La voce che tutti aspettavamo si è fatta sentire alla Montecarlo Fashion Week, smentendo il gossip su un possibile divorzio e sulla presunta fuga in Svizzera.

“Il cammino è stato doloroso”

La principessa Charlene vuole mettere un punto sul mistero che la circonda da oltre un anno. Lo fa con la grazia che le è propria, in poche semplici frasi attraverso le quali rivela la sua vulnerabilità. Non scende nei dettagli, fa comprendere con gentilezza che la sua vita privata appartiene solo a lei, ma nello stesso tempo ci tiene a far chiarezza. Intervistata da Nice Matin a margine della Montecarlo Fashion Week, in programma dal 23 al 27 maggio 2022, la principessa racconta qualche dettaglio sul suo stato di salute: “Ѐ ancora fragile e io non voglio andare troppo veloce. Il cammino è stato lungo, difficile e molto doloroso” e aggiunge: “Le mie priorità sono i figli, mio marito, la mia salute”.

Da notare l’ordine di apparizione delle cose che contano per Sua Altezza Serenissima: Jacques e Gabriella sono al primo posto e subito dopo il matrimonio. Charlene mette se stessa dietro alla sua famiglia o, almeno, è ciò che sembra di intuire dal suo commento. Alla fine dell’intervista la principessa dedica parole affettuose al marito: “Alberto mi ha sostenuto enormemente, ha fatto di tutto per proteggere me e i nostri figli. Sono felice di essere tornata a Monaco, dalla mia famiglia. E grata a chi mi ha sempre mandato messaggi positivi e calorosi quando ero lontana”.

Solo “rumeurs”

Sua Altezza Serenissima risponde anche alla domanda più fastidiosa, quella “da un milione di dollari”, come si dice. “Ha intenzione di parlare delle voci sul divorzio o su quelle sulla mia nuova casa in Svizzera?”, le viene chiesto. Charlene non ha esitazioni: “È spiacevole che alcuni media spaccino questi rumeur sulla mia vita, sulla mia coppia. Noi siamo esseri umani come tutti e come tutti abbiamo emozioni e fragilità”. Ecco cosa sarebbero per Charlene le notizie che da mesi si rincorrono sui giornali: “rumeur”, “pettegolezzi”. Alla principessa è bastato un minuto per cancellare mesi di enigmi. Ora bisognerà vedere se queste dichiarazioni basteranno a placare la stampa, oppure se emergeranno altre novità. Di certo nulla di tutto ciò che è stato scritto su Charlene è stato provato al di là di ogni ragionevole dubbio.

Ѐ notevole, poi, il fatto che la moglie di Alberto II non nasconda la sua sofferenza dietro a un sorriso. Ora che si sente un po’ più forte parla in modo schietto, infrangendo il tabù della principessa sempre felice, lontana dagli affanni del mondo. Anzi, ci ricorda che anche i royal sono esseri umani. Durante l’intervista Charlene parla anche della figlia, Gabriella, che è salita sulla passerella con lei: “Gabriella non era per niente nervosa, anzi era divertita. E quando è andata in scena avrebbe potuto fare uno show”. Entrambe hanno indossato i magnifici abiti del designer sudafricano Terrence Bray (che disegnò anche l'abito da cerimonia nuziale della principessa) e premiato lo stilista saudita Abdul al-Romaizan, fondatore del marchio "Ramzen" (con sede a Milano e creazioni Made in Italy).

Charlene ha scelto per l'occasione anche un paio di orecchini e un anello Repossi e scarpe Weitzman. La gioia di essere di nuovo con la figlia è evidente anche nell’ultimo post Instagram di Sua Altezza Serenissima. Una foto che la ritrae con la bambina poco prima dell’evento, accompagnata da una didascalia molto tenera: “Ho amato ogni istante della preparazione della mia Principessa per il suo primo evento ufficiale. Non vediamo l'ora di trascorrere una bella serata ai premi della moda”.

"Charlene e Alberto sono separati". Ma ecco perché il divorzio è un tabù. Francesca Rossi il 30 Aprile 2022 su Il Giornale.

Il matrimonio di Alberto e Charlene non esisterebbe più da tempo, ma il principe non divorzierà per evitare uno scandalo.

La principessa Charlene è tornata nel Principato di Monaco, ma i dubbi sul suo futuro a corte e sul matrimonio rimangono. Sembra che Sua Altezza Serenissima non riesca a rimanere più di qualche giorno a Palazzo. La sua inquietudine non ha ancora e forse non avrà mai una spiegazione. Intanto le voci di una separazione da Alberto II si moltiplicano, si fanno sempre più insistenti, al punto da far ritenere che non basti un ritorno in pubblico della principessa e forse nemmeno nuove smentite.

Quei ritorni mai definitivi

Alberto e Charlene non sarebbero più una coppia da molto tempo, benché non vi siano state, per il momento, dichiarazioni ufficiali da Palazzo Grimaldi. Due particolari saltano all’occhio nella strana storia di Charlene: il primo riguarda l’ipotesi della separazione, evidenziata dalla stampa fin dall’inizio del mistero, quando la principessa era ancora in Sudafrica a lottare contro un’infezione otorinolaringoiatrica. “Charlene e Alberto II di Monaco sono sull’orlo del divorzio?”, titolò Madame Figaro. Il giornale tedesco Bunte sostenne addirittura che la principessa stesse cercando una casa a Johannesburg e il Paris Match scrisse: “La grande amica di Charlene, la ricca imprenditrice Colleen Glaeser, la sta aiutando a creare un’impresa per gestire le sue fondazioni direttamente dal Sudafrica”. Ipotesi, queste ultime, mai concretizzate. La seconda riguarda i due ritorni a Palazzo di Charlene, il primo avvenuto l’8 novembre 2021, il secondo il 12 marzo 2022. In entrambi i casi il rientro sembrava definitivo, invece così non è stato. Lo scorso novembre, infatti, Charlene sarebbe stata ricoverata nella clinica svizzera Kusnacht Practice per completare le cure iniziate in Sudafrica. Nel marzo 2022 la principessa sarebbe fuggita in Corsica, in vacanza (benché all’inizio si ventilò la possibilità che potesse essere tornata in Svizzera per dei controlli di routine). In tutti e due i casi Charlene sarebbe rimasta a casa solo pochi giorni. Questi due particolari, da soli, non provano nulla, ma alimentano i dubbi.

Ipotesi separazione

I commenti degli insider non hanno fatto altro che creare ulteriore confusione. Nel periodo in cui Charlene era ancora in Sudafrica, nell’agosto 2021, la cugina di Grace Kelly, Christa Mayrhofer-Dukor, lanciò l’affondo: “Mi ha soltanto accennato che il matrimonio è in una fase molto, molto difficile. Con Charlène sono in una fase di allontanamento, non soltanto fisico. Se ripenso al tono di voce che aveva Alberto, credo che arriveranno presto al divorzio. Quei due si sono allontanati nella vita quotidiana, lei va per la sua strada, lui ha scelto la sua.…Francamente avevo già una sgradevole impressione, ossia che Alberto non andasse più d’accordo con Charlène, che non ci si trovasse più bene. Secondo me, si potrebbe arrivare presto al divorzio. Se ci penso bene, Alberto me lo ha accennato, diciamo così, tra le righe…”. Inoltre, quando la principessa lasciò il Palazzo, lo scorso novembre, pochi giorni dopo il suo rientro, la cognata Chantell Wittstock puntualizzò che aveva trascorso i pochi giorni a Monaco in un appartamento di due stanze, situato sopra una cioccolateria. Infine aggiunse: “Non sappiamo ancora cosa farà. Probabilmente farà la pendolare tra l’appartamento e il Palazzo…vedremo dove si sistemerà. Ma sarà con suo marito e i suoi figli. Si sta ancora riprendendo e questo non accade in una notte”. Chantell non spiegò per quale ragione la principessa avesse scelto di non risiedere a Palazzo e alla domanda se ci fosse crisi in casa Grimaldi, disse solo: “Non posso commentare. Ma è tornata a Monaco con suo marito e i suoi figli, il che dovrebbe dire tutto”. Invece sembra di no, visto che sono trascorsi altri mesi dominati da notizie contrastanti e nello steso frangente una fonte disse a Voici: “Charlene ha retto una settimana a Monaco, ma ogni volta che mette piede nella Rocca subisce pressioni. Questi mesi in Sudafrica le sono serviti per comprendere che non ha più voglia di sottostare a pressioni. Ha deciso di separarsi da tutte le persone tossiche…”.

Separazione sì, divorzio no

La voce di una presunta separazione tra la principessa Charlene e Alberto II è tornata a farsi sentire, in maniera più prepotente, dopo il secondo rientro della principessa a Monaco, lo scorso marzo. “La convalescenza ha fatto prendere a [Charlene] consapevolezza che non vuole più tornare alla sua vecchia vita…si sente ormai abbastanza forte da imporre le proprie scelte e, così, ha posto una condizione: non vivere più a Palazzo, teatro di troppe delusioni”, ha rivelato una fonte a Voici, continuando: “Per la prima volta Charlene ha pronunciato la parola ‘divorzio’, una cosa impensabile per [Alberto]. È disposto a tutto pur di non arrivare a questo e [la principessa] lo sa molto bene”. Per questo il principe Alberto avrebbe concesso alla moglie di vivere a Roc Agel, la residenza estiva dei Grimaldi che Ranieri di Monaco regalò alla famiglia nel 1957. L’unico modo per evitare lo scandalo di un divorzio. Ma non sarebbe più facile, per entrambi, divorziare, piuttosto che indossare una maschera e recitare una commedia? Una domanda simile non tiene conto della storia e della complessità del mondo royal, legato a filo doppio con l’immagine che esprime potere e credibilità. Lo spiega bene Vera Dillier, amica di Alberto II, che ha sorpreso tutti raccontando al settimane Oggi: “Nel Palazzo non è un segreto per nessuno che siano separati. Un rapporto stretto o un grande amore non è mai esistito fra di loro. Sulla Rocca si dice che Charlene apparirà ogni tanto a qualche evento pubblico, a dimostrare che tutto va bene. Insomma, si cerca di salvare le apparenze” perché “a quei livelli non si divorzia. Ci sono solo poche eccezioni, come il principe Carlo con Diana…Così il principe mette a sua disposizione la residenza di Roc Agel e per lui la questione è chiusa”.

L’importanza delle foto

Nell’enigma Charlene grande rilievo hanno avuto le fotografie. Quelle che abbiamo visto, ma soprattutto quelle che non abbiamo visto o che…crediamo di aver visto. Partiamo proprio da questi ultimi due ultimi casi. Non abbiamo visto foto di Charlene dal suo primo rientro, a novembre 2021, fino alla Pasqua 2022. O meglio, l’8 novembre, appena arrivata nel Principato, la principessa si è lasciata fotografare, ma sempre portando la mascherina. Poi più nulla. Un’apparente stranezza che ha fatto addirittura pensare a un intervento chirurgico finito male. Poi crediamo di aver visto, alla fine di marzo 2022, Sua Altezza Serenissima all’aeroporto di Nizza, in partenza per la Svizzera. Però non abbiamo garanzie che si trattasse di lei. La foto era sfocata. Inoltre a questa indiscrezione si è sovrapposta la notizia di una presunta partenza di Charlene per la Corsica, accrescendo di nuovo la confusione. Tuttavia alla fine due belle foto, ben nitide, sono arrivate sui profili di Charlene e del Palazzo per Pasqua 2022. La principessa appare quasi ristabilita. Il suo volto tranquillo fa dimenticare le voci del pauroso dimagrimento, conseguenza della malattia, che l’avrebbe portata a pesare 46 chili. Sono lontani anche gli scatti pubblicati sui social il 25 agosto 2021, insieme alla famiglia e l'immagine del 2 ottobre 2021, in cui la principessa pareva l’ombra di se stessa. Tutto risolto? No.

Quel che dicono le foto

Gli esperti di linguaggio del corpo hanno portato alla luce dei possibili significati nascosti nelle fotografie pubblicate dai Grimaldi a Pasqua 2022. Le immagini sono 3, ma in una Charlene, il marito e i figli compaiono di spalle, seduti in chiesa, una posa che non ci aiuta a capire i loro rapporti. Le altre due, invece, sono molto interessanti. I principi e i loro bambini sono seduti in giardino, vicini, in un’atmosfera rilassata. Secondo l’esperta di linguaggio del corpo Judi James, però, ci sono alcuni elementi che stonano in questo quadretto familiare: “Il linguaggio del corpo di Alberto appare rigido, dal suo sorriso incongruente alla sua posizione del corpo, in parte inginocchiata, in parte eretta e il suo petto leggermente gonfio vuole segnalare resilienza e forza”. Il principe sembra un po’ goffo e l’esperta fa notare un dettaglio: “La sua mano destra raggiunge [la schiena] della moglie senza toccarla, ma la mano sinistra si posa con decisione sulla spalla del figlio in un gesto di rassicurazione”. Charlene mostra un “legame affettuoso” con Gabriella, guardandola e stringendola a sé. “Sono rilassate insieme, in un abbraccio amorevole…la figlia sembra felice delle coccole”. Judi James ha anche spiegato: “La posizione tesa di Alberto e l’espressione del viso suggeriscono un desiderio di segnalare forza e mostrarsi come il protettore della sua famiglia”. I principi appaiono lontani tra loro, ma l’amore per i figli non è in discussione.

Come andrà a finire?

Se venisse confermata la versione della Dillier, rivedere Charlene in pubblico, che sia per il Gran Premio di Formula 1, il 28 e 29 maggio 2022 nel Principato, o per la regata “Riviera Water Bike Challenge”, che partirà il prossimo 5 giugno dallo Yacht Club di Monaco, non ci aiuterà a capire dove sia la verità. A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi se la malattia che ha tenuto lontana la principessa da casa per circa 8 mesi fosse una scusa. Non abbiamo evidenze che possano portarci in questa direzione. Per dirla tutta sembra improbabile che l’infezione, le operazioni, il collasso di Charlene siano stati una bugia. Non avrebbe senso. Anche perché l’assenza della principessa, seppur per motivi di salute, ha comunque alimentato il gossip. Alberto II ha dovuto smentire più volte le ricostruzioni dei giornali (anche quella di una separazione imminente). Non sarebbe così strano pensare che l’infezione si sia sommata a una presunta crisi coniugale in corso di cui ignoriamo le cause. Di ipotesi e suggestioni ce ne sono tante, ma è impossibile andare oltre le mura di Palazzo Grimaldi. Abbiamo solo i comunicati, unica voce ufficiale. L’ultimo garantisce: “Le Loro Altezze Serenissime condividono con gioia le seguenti informazioni, in accordo con i medici. Visto che la sua guarigione è sulla buona strada [la principessa Charlene] proseguirà la sua convalescenza nel Principato…Le prossime settimane permetteranno alla Principessa di rimettersi ulteriormente in salute, prima di riprendere con gradualità i Suoi impegni ufficiali...”. Andrà a finire davvero così? 

Charlene e Alberto insieme in pubblico. Ma ecco cosa è successo dietro le quinte. Francesca Rossi il 6 Maggio 2022 su Il Giornale.

La principessa Charlene è tornata a partecipare a un evento pubblico, lo scorso primo maggio, ma alla stampa internazionale non è sfuggito il suo sguardo perso e il distacco dal principe Alberto.

La principessa Charlene è apparsa in pubblico per la prima volta dopo la malattia, sfoggiando persino qualche sorriso che i fotografi hanno prontamente catturato con i loro obiettivi. Il suo ritorno è ormai effettivo, ma per la stampa il lieto fine non è così scontato. Gli esperti hanno evidenziato l'atteggiamento distaccato tra i principi e i rumors non si fermano, nonostante le rassicurazioni di Palazzo Grimaldi.

Il primo evento pubblico dopo la malattia

Dopo 15 mesi di assenza (la sua ultima apparizione pubblica è datata 26 gennaio 2021, festa di Santa Devota) Charlene è tornata in pubblico, ai suoi doveri di principessa di Monaco. Sabato 30 aprile 2022 Sua Altezza Serenissima ha partecipato, con Alberto II e i gemelli Jacques e Gabriella, alla sesta tappa della gara automobilistica dell’E-Prix, svoltasi a Monaco. Finalmente insieme. Per l’occasione Charlene ha sfoggiato un tailleur pantalone Akris (tra i suoi brand preferiti), scarpe Louboutin e capelli biondo platino con un perfetto taglio pixie cut. Durante l’evento ha anche regalato al pubblico qualche sorriso disteso, benché lo sguardo malinconico che la contraddistingue, al punto da essere quasi un suo marchio di fabbrica, non sia affatto scomparso, anzi, sia stato messo in risalto dalla tonalità scura del trucco. Le fotografie hanno immortalato la coppia principesca mentre conversa tranquillamente, o abbraccia i bambini. Le immagini che tutti stavano aspettando. I segni della malattia sono quasi scomparsi sul bel viso di Charlene. La principessa, stando alle indiscrezioni, avrebbe persino rischiato di morire, ma ormai il peggio sembra passato.

Cosa ci dicono le foto?

I media non credono troppo nell’armonia familiare mostrata nelle foto del 30 aprile 2022. Al Daily Mail l’esperta di linguaggio del corpo Judi James ha spiegato che al sorriso di Charlene non corrispondeva uno sguardo sereno: “La mancanza di rispecchiamento di Charlene la fa sembrare emotivamente isolata, con lo sguardo molto triste o pensieroso”. Poi ha aggiunto: “L’espressione della bocca è asimmetrica, leggermente tirata verso l’angolo destro, ma in alcuni scatti l’angolo sinistro è piegato verso il basso”. Questo modo di porsi, dice l’esperta, “la fa sembrare distante dalla sua famiglia, benché sia vicino a loro e stia coccolando la figlia”. La principessa è alle spalle di Gabriella e le tiene le mani sul petto. Un gesto inequivocabile che, secondo la James, denota il grande amore che nutre per la bambina, la sua determinazione a “tenerla al sicuro, [farla sentire] amata, concentrando l’attenzione sul suo matrimonio e sull’anello di fidanzamento per enfatizzare il suo ruolo di moglie amorevole”. Questa posizione, però, suggerirebbe anche che la principessa voglia restare il più nascosta possibile, come se volesse proteggersi. Inoltre mancherebbe la complicità nella coppia. Alberto sorride, Charlene a tratti sembra assente: “Alberto cerca di apparire ottimista, salutando con la mano e sfoggiando un sorriso sociale, tutti gesti che Charlene non imita”. L’ultimo dettaglio riguarda il colore grigio del tailleur della principessa: una tonalità che comunica forza.

È tornato anche l’anello di fidanzamento

Judi James ha messo l’accento su un dettaglio fondamentale: “Tethys”, l’anello di fidanzamento di Charlene, anche lui finalmente riapparso dopo una lunga assenza. Si tratta di un diamante da 3 carati, taglio a pera, montato su una fascia d’oro grigio con altri tre diamanti più piccoli. Il principe Alberto lo commissionò nel 2010 alla gioielleria Repossi. Charlene lo indossa solo in occasioni veramente speciali e, a quanto pare, aveva preferito non portarlo con sé né in Sudafrica, né in Svizzera per motivi di sicurezza. La prolungata assenza dell’anello scatenò i pettegolezzi, suggerendo che Charlene non volesse più indossarlo perché in crisi con il marito, oppure che Alberto II le avesse imposto di lasciarlo a Palazzo, promettendole che l’avrebbe riavuto solo al suo ritorno. Ora il gioiello è di nuovo all’anulare sinistro della sua legittima proprietaria. Se volessimo pensare male, dovremmo credere che Charlene lo abbia indossato per ostentare una tranquillità familiare che, forse, non c’è. Poiché, però, non abbiamo conferme e prove di ciò, è giusto pensare anche bene, immaginando che la principessa abbia voluto mettere a tacere il gossip una volta per tutte.

“Un’immagine sbagliata”

A difendere la principessa Charlene, bollando come falsità tutte le notizie circolate su di lei e sul suo matrimonio nell’ultimo anno ci ha pensato la sua make up artist, la tedesca Loni Baur, conosciuta a Parigi. Intervistata da Bunte la Bauer ha dichiarato con fermezza: “Non mi piace leggere articoli negativi [sulla principessa Charlene], perché viene data di lei un’immagine sbagliata. È sottoposta a una pressione incredibile. È una madre amorevole, deve proteggere i suoi figli e la loro privacy e lo fa con umorismo e fascino”. Anche la make up artist sottolinea le “pressioni” che Sua Altezza Serenissima si troverebbe a dover fronteggiare a Palazzo, ma ne parla, o almeno questa è la sensazione, come fossero qualcosa di inevitabile a quei livelli (e in parte lo sono), ma che Charlene riesce a gestire benissimo.

Ancora misteri?

A questo punto potremmo scrivere la parola fine sul mistero Charlene. Un lieto fine. Lo abbiamo visto con i nostri occhi lo scorso 30 aprile. Eppure manca la certezza assoluta che apparenza e realtà coincidano. Ad alimentare i sospetti rimane l’eco delle affermazioni di Judi James e dell’amica del principe Alberto, Vera Dillier, che a Oggi ha dichiarato: “Nel Palazzo non è un segreto per nessuno che siano separati. Un rapporto stretto o un grande amore non è mai esistito fra di loro. Sulla Rocca si dice che Charlene apparirà ogni tanto a qualche evento pubblico, a dimostrare che tutto va bene. Insomma, si cerca di salvare le apparenze. A quei livelli non si divorzia. Ci sono solo poche eccezioni, come il principe Carlo con Diana…Così il principe mette a sua disposizione la residenza di Roc Agel e per lui la questione è chiusa”, anche perché “in questi ambienti, specie se si tratta di eredi al trono, i figli rimangono al padre. Sempre. Anche se ci fosse una battaglia giudiziaria, Charlene non la spunterebbe. Alberto è il sovrano e, seguendo la legge della casa reale, oltre che il contratto prematrimoniale, i figli rimarrebbero comunque a lui. Questo Charlene lo sapeva fin dall’inizio”. Non sappiamo se Charlene e Alberto siano ancora una coppia e nemmeno se la principessa viva a Palazzo. La Dillier ha parlato di Roc Agel, ma la cognata di Charlene, Chantell Wittstock, menzionò un famoso appartamento sopra a una cioccolateria. In assenza di prove possiamo solo appellarci alla versione ufficiale, secondo cui Charlene è a casa, felice insieme alla sua famiglia. Fine del mistero? Chissà.

Charlène di Monaco al primo evento dopo la malattia: le foto con i figli e il principe Alberto. Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera l'1 maggio 2022.

Biondissima, serena con i figli Jacques e Gabriella e accanto a un sorridente principe Alberto, Charlène di Monaco sabato 30 aprile ha preso parte al primo evento dopo la malattia.

La mattina di Pasqua, il primo scatto della riconquistata normalità dopo la malattia. E della ritrovata bellezza con un inedito cortissimo biondo, il sorriso di prima. A Pasqua, quella fotografia della principessa Charlène finalmente serena e ristabilita dopo un anno pesante di interventi e cure, presentato dal Corriere della Sera poche ore dopo che era stato realizzato a Palazzo, raccontava una nuova Princesse de Monaco.

Sabato 30 aprile pomeriggio a Monaco, alla premiazione dell’E-Prix di Formula 1, la gara che si corre nel circuito cittadino del Principato, nel segno della sostenibilità, per Charlène un nuovo passo verso la normalità. La principessa ha premiato sul podio, incontrando e scambiando qualche parola con i vincitori.

Con lei sul palco d’onore, il principe Alberto II - sorridente, finalmente - con accanto i due figli i principini gemelli Jacques e Gabriella.

A Genova, esattamente una settimana fa, parlando con il Corriere il principe di Monaco era parso rilassato e sereno. Accolto alla manifestazione Euroflora per rendere omaggio alla rosa dedicata alla madre, ci ha detto quanto a distanza di 40 anni, mamma Grace continui a mancargli, confidando di parlare spesso pai gemelli Jacques e Gabriella di lei: «Oh sì ho spiegato loro dei ritratti e delle fotografie che vedono del Palazzo della nonna che non hanno mai conosciuto, Grace».

Il principe che a Genova ha ricevuto anche la cittadinanza onoraria ha detto di sentirsi anche un po’ italiano, in fondo i Grimaldi partirono proprio da Genova. «E’ così, c’è un legame»,ci ha detto Alberto parlando in italiano, lingua che parla bene oltre all’inglese della madre, al francese e al monegasco.

Dal 2011 la nuova Princesse del «Paese i cui confini son fatti di fiori» - come scrisse di Monaco, Colette - è Charlène. Una Charlène rinata dopo un anno difficilissimo. E dopo la prima foto una settimana fa, una principessa tornata finalmente a vivere la mondanità e la vivacità sportiva e glamour del Principato che di turismo vive.

Lo aveva promesso il Rocher quando a marzo la principessa era finalmente tornata a casa dal marito e dai gemelli, dopo una lunga convalescenza: «Appena sarà ristabilita la principessa tornerà volentieri a prender parte alla vita del Principato». Il giorno è adesso. Finalmente.

A marzo scorso l’annuncio del Rocher: «La principessa Charlène è a casa», dopo quasi un anno di assenza dal Principato. A casa con il principe Alberto, figlio della diva premio Oscar Grace Kelly e del principe Ranieri - che il 14 marzo avrebbe festeggiato 64 anni.

«In accordo con i suoi medici e visto che il suo ristabilimento è sulla buona strada, i principi – le Loro Altezze Serenissime – hanno deciso di comune accordo che a questo punto la principessa può continuare la convalescenza a Monaco», continuava il comunicato del Palazzo che prometteva: «Le prossime settimane consentiranno a Charlène di ristabilirsi completamente per riprendere progressivamente le attività ufficiali».

Era da metà novembre 2021 che Charlène mancava dal Principato dopo essere rientrata, brevemente, il 7 novembre dal SudAfrica dove era stata sottoposta nel corso dell’estate a diversi interventi per un’infezione attinente alla sfera «otorinolaringoiatra».

Bellissima come sempre ma molto provata e molto dimagrita dalla malattia, la principessa arrivata a Monco aveva abbracciato con affetto i figli, Jacques e Gabriella, ma aveva poi continuato le cure.

Adesso, a giudicare dal radioso sorriso incorniciato di capelli platino, con il quale oggi ha affrontato il suo primo Royal engagement dalla malattia, il peggio è alle spalle.

Anticipazione da "Oggi" il 20 aprile 2022.

Vera Dillier, amica di lunga data del principe Alberto di Monaco, che aveva l’abitudine di trascorrere le vacanze invernali nella casa di lei a Sankt Moritz, commenta la situazione nel Principato: «Nel Palazzo non è un segreto per nessuno che siano separati. Un rapporto stretto o un grande amore non è mai esistito fra di loro. 

Sulla Rocca si dice che Charlène apparirà ogni tanto a qualche evento pubblico, a dimostrare che tutto va bene. Insomma, si cerca di salvare le apparenze». E aggiunge: «A quei livelli non si divorzia. Ci sono solo poche eccezioni, come il principe Carlo con Diana… Così il principe mette a sua disposizione la residenza di Roc Agel e per lui la questione è chiusa».

Ma se divorziassero? «In questi ambienti, specie se si tratta di eredi al trono, i figli rimangono al padre. Sempre. Anche in una battaglia giudiziaria, Charlène non potrebbe averli. Alberto è il sovrano e, seguendo la legge della casa oltre che il contratto prematrimoniale, i figli rimarrebbero comunque a lui. Questo  Charlène lo sapeva fin dall’inizio. È la ragione per cui si è trovato l’accordo su Roc Agel, così vicina a Monaco». 

La prima foto di Charlène di Monaco in famiglia dopo la malattia e le lunghe cure. Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 17 Aprile 2022.

La foto è stata scattata la domenica di Pasqua nei giardini di Palazzo. Mostra una principessa ormai ristabilita, con capelli cortissimi e biondissimi. Con Alberto e i figli.

È la prima foto della principessa Charlène da quando è tornata a casa a Monaco dopo il ricovero in Europa per ristabilirsi dopo il calvario di operazioni dell’anno scorso in Sud Africa. 

È stata scattata la domenica di Pasqua nei giardini del Rocher a Monaco da Eric Mathon per il Palais Princier. E mostra una principessa finalmente ristabilita, con capelli cortissimi e biondissimi, sorridente e più in carne rispetto alle immagini di magrezza post operatoria che avevano destato preoccupazioni. 

Un abito a fiori, i figli accanto e finalmente la serenità dopo tante difficoltà. Negli ultimi giorni la famiglia del principe era stata costretta a un’altra separazione per il Covid contratto da Alberto (per la seconda volta) a inizio settimana. Covid dal quale è risultato negativo, giusto in tempo per la Pasqua e per questa foto nei giardini di famiglia. 

Un’immagine che smentisce le voci che volevano Charlene lontana da Monaco. Il 14 marzo scorso la principessa era tornata a Montecarlo (senza mai mostrarsi al pubblico) dopo i lunghi mesi passati in una clinica per riprendersi da una grave infezione otorinolaringoiatrica che l’aveva costretta a rimanere in Sud Africa da marzo 2021.

«La Principessa Charlene può ora continuare la sua convalescenza nel Principato con suo marito e i suoi figli al suo fianco», aveva detto il palazzo di Monaco, assicurando che «appena ristabilita, avrebbe ripreso anche gli impegni pubblici». Adesso la salute sembra finalmente riconquistata e Monaco spera di rivedere presto la sua Princesse anche agli appuntamenti della primavera glamour della Season mondana di Montecarlo.

«Charlene di Monaco già lontana da Montecarlo»: il nuovo mistero sulla principessa. Federica Bandirali su Il Corriere della Sera il 7 aprile 2022.

Secondo i tabloid internazionali esperti del mondo royal, la moglie di Alberto sarebbe in Corsica, lontano da Palazzo Grimaldi. Il suo allontanamento rientrerebbe nell’accordo con il marito per non chiedere il divorzio. 

Sono sempre più insistenti (e non sono mai state smentite da comunicati o da foto ufficiali) le voci che girano a Montecarlo: la principessa Charlene avrebbe già di nuovo lasciato Monaco. I tabloid di tutto il mondo, compresa la rivista australiana «Who», sono certi che la principessa infatti sarebbe partita da sola, imbarcandosi su un aereo privato a Nizza, in Francia. Nessuno è in grado di dire dove si trovi al momento la principessa moto dimagrita dopo gli interventi tanto da destare preoccupazione, anche se sembra che la Corsica possa essere la nuova casa di Charlene, che sarebbe alle prese con una crisi matrimoniale senza precedenti.

La nota di Palazzo Grimaldi

Meno di un mese fa, il 14 marzo, era tornata a Montecarlo (senza mai mostrarsi in pubblico) dopo quasi quattro mesi in una clinica svizzera per riprendersi dalla grave infezione otorinolaringoiatrica che l’aveva costretta a rimanere in Sud Africa da marzo 2021. Una volta tornata a Monaco, la nota di Palazzo Grimaldi recitava così: «La Principessa Charlene può ora continuare la sua convalescenza nel Principato con suo marito e i suoi figli al suo fianco». Ma le cose sarebbero molto più complicate, anche a livello privato. Tanto che Charlene avrebbe chiesto (e ottenuto) da Alberto di non chiedere il divorzio solo se le fosse stato concesso di vivere lontano da Montecarlo. Che la sua misteriosa partenza sia legata proprio a questa richiesta?

La salute di Charlène, e la rabbia di Alberto: «Un piano per destabilizzare Monaco». Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 2 Aprile 2022.

La principessa tornata al Rocher molto dimagrita, preoccupa. Mentre due inchieste a Parigi e Monaco indagano su grandi manovre in atto per colpire il principe. 

Fra re e regine di altri 16 Paesi europei radunati a Londra da Elisabetta II per la messa in memoria di Filippo di Edimburgo, giorni fa, Alberto di Monaco aveva lo sguardo teso. Preoccupato. In effetti, gli ultimi mesi sono stati molto difficili al Rocher con i problemi di salute della moglie, la principessa Charlène.

La principessa è molto dimagrita dopo gli interventi, arrivando a destare serie preoccupazione per alcuni tabloid.Tanto che per lei sarebbe stato studiato un piano di alimentazione liquida, con un percorso sportivo per permetterle di recuperare le forze.

Sottoposta a diverse operazioni per un’infezione alla sfera «otorinolaringoiatra», in Sudafrica sua terra natale e dove sono presenti equipe mediche specializzate, era rientrata solo a inizio novembre nel Principato dopo quasi un anno di assenza. Per essere però subito trasferita in una struttura di cura, alla vigilia della festa nazionale. «La principessa è ancora molto debilitata, uno stato di affaticamento fisico profondo non le permetterà ancora di prendere parte alle celebrazioni della Festa Nazionale», aveva comunicato il palazzo, alla vigilia di San Ranieri il 19 novembre.

Due settimane fa, il 12 marzo, il rientro a casa dopo le cure post operatorie fuori Monaco (forse in Svizzera), ad attenderla con i gemelli Jacques e Gabriella il marito Alberto. Giusto in tempo per festeggiare assieme il 14 marzo i 64 anni del principe, figlio della diva Grace Kelly e del principe Ranieri nella tenuta di campagna sopra Monaco a Roc Agel nel quale già si rifugiavano Ranieri e Grace.

«Sentiti i medici della principessa e visto che il suo ristabilimento è sulla buona strada, è stato deciso di comune accordo che a questo punto la principessa può continuare la convalescenza a Monaco», spiegano al palazzo. Le prossime settimane serviranno per «riprendere progressivamente le attività ufficiali». A Monaco si spera che - salute permettendo - a fine maggio l’ex campionessa di nuoto Sudafricana che ha sposato il principe nel 2011, possa riprendere insomma progressivamente a farsi vedere.

Ma le preoccupazioni per la salute della principessa si legano a un quadro più ampio, in realtà che da mesi sta irritando il figlio del principe Ranieri. E non è la prima volta che le vicende private dei principi a Monaco s’intrecciano con veleni e complotti nella piccola, ma ricchissima enclave, del Principato.

Da mesi, un misterioso sito web attacca le persone più vicine al principe, quattro funzionari e persone di sua fiducia. Le Monde ha dedicato ai Dossier du Rocher, il nome dell’affaire che circola sul web, un’ampia inchiesta parlando di «una sorta di G4 discreta ma tentacolare» che agirebbe alle spalle del principe. Alla ricerca di un proprio profitto negli affari (miliardari), specie quelli immobiliari.

«Attaccando queste persone, è al Principato che si vuole arrivare, è una manovra di destabilizzazione», dice il principe Alberto: anche le voci sulla salute e sulla salute del suo legame con la principessa Charlène rientrerebbero in questa manovra per minare alle fondamenta la stabilità del Principato. E la sua figura. «In collera», il principe adesso aspetta il risultato di due inchieste giudiziarie in corso a Parigi e a Monaco per far chiarezza su tutta questa velenosa vicenda. Intanto a inizio anno per dare un segnale aveva comunque voluto rinnovare il suo Gabinetto, la cerchia più vicina a palazzo.

«Mio padre mi diceva di stare sempre molto attento, di non dare troppa fiducia alle persone. Di stare in guardia», ci aveva confidato il principe incontrando il Corriere per la prima intervista da sovrano di Monaco nel 2005, a proposito dei consigli del padre. Nel discorso d’ investitura Alberto aveva detto che denaro e virtù avrebbero dovuto andare insieme. «Si tratta di far capire alla gente che c’ è anche un modo di far soldi, di produrre ricchezza nel rispetto delle leggi e dei principi etici». Alla domanda; vorrebbe che Monaco diventasse una piazza finanziaria più grande, più importante? «Non più grande - rispose - mi sta a cuore che diventi una piazza finanziaria migliore».

Adesso il principe torna su quel punto: «C’è tutto un giro di persone che ha interesse a che non cambi il modo fare qui, e io l’avevo detto sin dal mio primo anno di regno che è mia intenzione perseguire una gestione più trasparente e più etica», ha ribattuto alle accuse del Dossier su Le Monde.

Già «argent et virtue», ricchezza ed etica, alla luce del sole, aveva promesso in quel suo primo discorso da sovrano nel 2005 il figlio di Ranieri. Papà Ranieri – per parte sua – durante il suo regno aveva attraversato diversi momenti difficili: dalla crisi costituzionale giusto all’inizio della storia d’amore con Grace, al tiro alla fune con la Francia di De Gaulle, giusto mentre Grace stava pensando di tornare a recitare sul set (cosa che fu oggetto di manipolazioni per indebolirlo), per non parlare del duello con l’armatore greco Aristotele Onassis che scalò la Sbm, la cassaforte turistica del Principato.

Da ultimo, a complicare il quadro, l’invasione russa dell’Ucraina: Alberto ha subito annunciato anche a Monaco l’adozione di sanzioni e misure contro la Russia. E le ricchezze russe a Monaco vogliono dire circa 750 danarosi residenti (e molto altro, per esempio la squadra di calcio, AS Monaco fa capo al russo Dmitri Rybolovlev). Eppure, tecnicamente, Monaco Paese a fiscalità “douce” che il principe ha fatto uscire nel 2009 dalla lista dei paradisi dell’Ocde - ha solo una rappresentanza permanente presso il Consiglio d’Europa. Ma Alberto non ha esitato ad annunciare che «conformemente al suo impegno internazionale, il Principato ha adottato e messo in atto, senza esitazione, procedure di congelamento di fondi e sanzioni economiche, identiche a quelle adottate dalla maggior parte degli stati europei».

Insomma, dopo 17 anni di regno, per il figlio di Grace e Ranieri è l’anno più difficile. A palazzo, per le preoccupazioni per la salute dell’amata Charlène, e attorno al palazzo per i veleni.

Il divorzio, la malattia e gli intrighi di Palazzo: così vogliono far fuori Alberto. Francesca Rossi su Il Giornale il 3 aprile 2022.

Il ritorno a casa della principessa Charlene, lo scorso 12 marzo, non ha placato le voci di un possibile divorzio da Alberto II. Anche sulla salute della principessa aleggia un fitto mistero, a cui si aggiunge un altro enigma, il sospetto di un intrigo di corte ai danni dei Grimaldi e del Principato di Monaco.

Dov’è la principessa Charlene?

“La convalescenza ha fatto prendere a [Charlene] consapevolezza che non vuole più tornare alla sua vecchia vita…si sente ormai abbastanza forte da imporre le proprie scelte e, così, ha posto una condizione: non vivere più a Palazzo, teatro di troppe delusioni”, ha scritto Voici lo scorso marzo. La principessa non vorrebbe più vivere a Palazzo e avrebbe fatto una proposta al marito: non chiederà il divorzio se lui le permetterà di vivere a Roc Agel, la dimora che il principe Ranieri acquistò nel 1957 per farne la residenza estiva della famiglia. Alberto II vorrebbe evitare a ogni costo lo scandalo di una separazione e, stando alle indiscrezioni, avrebbe già dato il suo assenso.

Ma come sta la principessa Charlene? Da quando è rientrata a casa nessuno l’ha vista. Non ci sono né foto, né video ufficiali. Almeno per ora. “…Visto che la guarigione è sulla buona strada [la principessa Charlene] proseguirà la sua convalescenza nel Principato…Le prossime settimane permetteranno alla Principessa di rimettersi ulteriormente in salute, prima di riprendere con gradualità i Suoi impegni ufficiali...”, ha chiarito un comunicato ufficiale dopo il rientro di Charlene. Forse la rivedremo per il Gran Premio di Formula1, che avrà luogo il 28 e il 29 maggio 2022, o il prossimo 5 giugno per la regata “Riviera Water Bike Challenge”.

Per il momento sul web circola solo un’immagine sfocata, catturata all’aeroporto di Nizza, di una donna che sta per salire sulla scaletta di un aereo privato, a quanto sembra diretto in Svizzera. Lo scatto è stato mostrato nel programma Royal Talk, sul canale tedesco Rtl. Per i giornali la donna misteriosa potrebbe essere proprio la principessa Charlene, sebbene appaia irriconoscibile. La scarsa qualità della foto, poi, non aiuta a identificarla con precisione, anzi, crea ulteriore confusione. La salute e il futuro della principessa non sarebbero gli unici problemi di Alberto II. Un complotto finanziario rischierebbe di minare la credibilità del principe, mettendo in pericolo il piccolo paradiso monegasco.

Veleni a corte

Nel Principato di Monaco sarebbe in corso una lotta per il potere senza esclusione di colpi. Tutto è iniziato da alcuni documenti, diventati famosi con il nome di “Dossier du Rocher”, pubblicati su un sito web e che rischiano di far scoppiare uno scandalo. I dossier prendono di mira 4 uomini di fiducia di Alberto II: Didier Linotte, presidente francese della Corte suprema monegasca, il commercialista e amministratore delle proprietà di Alberto II Claude Palmero, il capo di Gabinetto del Sovrano Laurent Anselmi e l’avvocato di Sua Altezza Serenissima Thierry Lacoste. I dirigenti, definiti “una sorta di G4 discreto e tentacolare” nei dossier, si sarebbero schierati contro Patrice Pastor, proprietario di prestigiose imprese immobiliari, alimentando una vera e propria faida d’élite.

Le Monde ha voluto indagare su questi presunti intrighi di corte in un’inchiesta giornalistica che scava proprio nel labirinto degli affari immobiliari del Principato di Monaco. I diretti interessati avrebbero già sporto querela, etichettando l’intera questione come “spazzatura”, secondo quanto riporta Affari Italiani. Il caso è comunque molto intricato, una battaglia tra milionari che si giocherebbe anche attraverso presunti sistemi per gonfiare il mercato immobiliare. Per ora, però, non ci sono prove, mentre le domande sono molte. Per esempio, chi e perché ha pubblicato i dossier? Per quale motivo lo ha fatto proprio ora?

Il principe Alberto, come riporta Le Monde, ha un’opinione molto precisa in merito: “Attaccando queste persone, è al Principato che si vuole arrivare, è una manovra di destabilizzazione”. Sua Altezza Serenissima sarebbe “in collera”, perché sia la questione della guerra immobiliare che il gossip sulla salute della moglie e su una possibile crisi matrimoniale farebbero parte di un complotto per minare la reputazione del Principato di Monaco. In questa prospettiva la diffusione dei dossier nello stesso periodo in cui sono così forti le voci su un presunto divorzio tra Charlene e Alberto sarebbe una strategia per colpire ripetutamente il principe e il suo Stato, senza dargli tregua.

“Mio padre mi diceva di stare sempre molto attento, di non dare troppa fiducia alle persone”, dichiarò Alberto II nella prima intervista da sovrano, concessa al Corriere nel 2005 e citata dal giornale parlando dei dossier. Ranieri sapeva molto bene ciò che diceva: di battaglie politiche e finanziarie ne aveva combattute diverse (pensiamo ai problemi con De Gaulle, o con Onassis). “C’è tutto un giro di persone a cui interessa che qui non cambi nulla nel modo di fare e io avevo detto fin dal mio primo anno di regno di voler perseguire una gestione più etica e trasparente”, ha sottolineato il capo del casato Grimaldi a Le Monde. Il principe Alberto dovrà condurre una battaglia in difesa del Principato, cercando di schivare le frecce avvelenate dei pettegolezzi. Sarà difficile, ma necessario.

Da liberoquotidiano.it l'1 aprile 2022.

Charlene di Monaco starebbe perdendo peso a vista d'occhio. La principessa ha fatto preoccupare molto i sudditi già nei mesi scorsi, prima per una grave infezione a naso, gola e orecchie contratta in Sudafrica e poi per le numerose operazioni cui è stata costretta a sottoporsi. Senza dimenticare il periodo in cui è stata ricoverata in una clinica in Svizzera per delle non meglio precisate cure. Adesso un nuovo problema per l'ex nuotatrice.

Pare, infatti, che Charlene pesi solo 50 chili e che si nutra solo attraverso una cannuccia. Una voce, non confermata, che sta spaventando tutti. Il problema sarebbe nato mesi fa, quando la principessa ha iniziato a seguire una dieta liquida per via della difficile convalescenza post-intervento. La situazione attuale, però, sarebbe parecchio critica. I sudditi, nel frattempo, sono sempre più preoccupati per le sue condizioni di salute, anche perché il marito Alberto non fornisce molti aggiornamenti.

Secondo Bild e Closer, però, uno chef avrebbe elaborato un piano alimentare per far prendere peso a Charlene e salvarla così dall’eccessiva magrezza. Un'equipe di medici, inoltre, avrebbe studiato un programma fatto di sessioni di nuoto e yoga per la sua tenuta metale e fisica. Stando a un altro rumor, invece, pare che la moglie di Alberto non voglia più farsi vedere in pubblico perché sarebbe rimasta sfigurata in volto dopo le operazioni subite in Sudafrica.

Charlene di Monaco e il “non” divorzio da Alberto: la richiesta al principe. Federica Bandirali su Il Corriere della Sera il 21 Marzo 2022.

Tornata da poco nel Principato, la consorte di Alberto II per la prima volta avrebbe parlato al marito di separazione: non romperà il matrimonio se le sarà concesso di vivere a Roc Agel. Il principe avrebbe accettato. 

La principessa Charlene è tornata nel Principato di Monaco sabato 12 marzo 2022: dopo lunghi mesi trascorsi in una clinica specializzata in riabilitazione in Svizzera, l’ex nuotatrice 44enne è tornata dal marito Alberto e dai figli Jacques e Gabriella. «D'accordo con i suoi medici e dato che la sua guarigione è sulla buona strada, medici e famiglia reale hanno concordato insieme che la Principessa Charlene può ora continuare la sua convalescenza nel Principato, con suo marito e i suoi figli » ha annunciato il Palazzo in un comunicato ufficiale.

Nonostante il suo ritorno, non si placano le voci sulla crisi matrimoniale con Alberto II. Le ultime indiscrezioni le ha riportate la rivista “Voici”: la principessa avrebbe parlato ad Alberto II, per la prima volta, di divorzio. Charlene, secondo quanto si legge, avrebbe detto che non lo chiederà solo se lui le consentirà di vivere lontano da Palazzo Grimaldi, che per lei rappresenta un luogo «pieno di brutti ricordi».

Charlene vorrebbe trasferirsi con i bambini sulle alture di Roc Agel, piccolo paradiso di vegetazione e giardini molto cara ai Grimaldi, e dove la principessa starebbe già trascorrendo i giorni di convalescenza dopo il rientro a Montecarlo. Un modo quasi per rimanere alla larga «dalle negatività del Palazzo» scrive “Voici” che conclude dicendo quanto possa essere «impossibile e impensabile pensare al divorzio. Lui è pronto a tutto pur di non arrivare a questo e lei lo sa benissimo».

Charlene di Monaco, Alberto con la figlia dell'oligarca russo: beccati così, terremoto a Montecarlo. Libero Quotidiano il 22 marzo 2022.

Mentre tutto il mondo (o quasi) prende le distanze dagli oligarchi russi per via della guerra in Ucraina, a Monaco invece succede qualcos'altro. Il principe Alberto, infatti, è stato beccato sugli spalti dello stadio Louis II mentre assisteva alla partita AS Monaco contro Paris SG. E fin qui nulla di male. Accanto a lui, però, è comparsa la figlia di uno degli oligarchi più ricchi del mondo, Ekaterina Dmitrievna Rybolovleva.

Chi è la misteriosa donna seduta accanto al principe? Si tratta della figlia di Dmitry Rybolovlev ed è l'effettiva proprietaria della squadra di calcio AS Monaco FC. La possiede tramite un fondo fiduciario che porta il suo nome, anche se suo padre ricopre il ruolo di presidente. I due, insomma, sono sicuramente accomunati dalla passione per il calcio. Ekaterina indossava un foulard di seta al collo e poi un elegantissimo tailleur rosso, chiaro richiamo ai colori della squadra, che alla fine ha pure vinto 3-0 contro il Paris Saint-Germain. 

Alla fine la donna ha festeggiato insieme ad Alberto per il trionfo della squadra. Probabile, però, che ci sia stato dell'imbarazzo, visto che il Principato ha imposto delle sanzioni contro la Russia, congelando i conti correnti degli oligarchi residenti. La Rybolovleva ha studiato a Cambridge e ad Harvard in psicologia e finanza e insieme a sua sorella Anna è entrata a far parte della classifica Forbes degli eredi più ricchi dei miliardari russi. Secondo il giornale, la fortuna di suo padre è stimata in 6,6 miliardi di dollari, ovvero 3,3 miliardi di dollari per ogni figlio.

Federica Bandirali per corriere.it il 22 marzo 2022.

La principessa Charlene è tornata nel Principato di Monaco sabato 12 marzo 2022: dopo lunghi mesi trascorsi in una clinica specializzata in riabilitazione in Svizzera, l’ex nuotatrice 44enne è tornata dal marito Alberto e dai figli Jacques e Gabriella. «D'accordo con i suoi medici e dato che la sua guarigione è sulla buona strada, medici e famiglia reale hanno concordato insieme che la Principessa Charlene può ora continuare la sua convalescenza nel Principato, con suo marito e i suoi figli » ha annunciato il Palazzo in un comunicato ufficiale.

Nonostante il suo ritorno, non si placano le voci sulla crisi matrimoniale con Alberto II. Le ultime indiscrezioni le ha riportate la rivista “Voici”: la principessa avrebbe parlato ad Alberto II, per la prima volta, di divorzio. Charlene, secondo quanto si legge, avrebbe detto che non lo chiederà solo se lui le consentirà di vivere lontano da Palazzo Grimaldi, che per lei rappresenta un luogo «pieno di brutti ricordi».

Charlene vorrebbe trasferirsi con i bambini sulle alture di Roc Agel, piccolo paradiso di vegetazione e giardini molto cara ai Grimaldi, e dove la principessa starebbe già trascorrendo i giorni di convalescenza dopo il rientro a Montecarlo. Un modo quasi per rimanere alla larga «dalle negatività del Palazzo» scrive “Voici” che conclude dicendo quanto possa essere «impossibile e impensabile pensare al divorzio. Lui è pronto a tutto pur di non arrivare a questo e lei lo sa benissimo».

Dagotraduzione dal Daily Mail il 17 marzo 2022.

La Bild ha svelato il nome della clinica svizzera in cui è stata curata la principessa Charlène al rientro dal Sudafrica: secondo il quotidiano tedesco si tratta della lussuosa “Clinic les Alpes”, vicino a Montreux, località turistica sul lago di Ginevra. Si tratterebbe di una delle migliori cliniche per la salute mentale e le dipendenze al mondo. Soggiornarvi costa 43.000 euro a settimana, e la principessa Charlène vi ha trascorso quattro mesi. 

Le Alpis pubblicizza «programmi individuali progettati per ogni paziente, insieme a servizi di ospitalità». La clinica dispone di 27 camere e suite, che possono essere noleggiate, senza il pacchetto cure, per 800 euro a notte.

Sul sito web, la clinica racconta di essere ospitata in uno «storico castello alpino con strutture per il trattamento moderne e all'avanguardia», tra cui «strutture per trattamenti appositamente costruite, una spa sontuosamente arredata, e uno spazio davvero eccezionale». 

Il sito aggiunge che la clinica «offre tranquillità contemplativa pur godendo di una vista esaltante sulle montagne». Il sito web pubblicizza quattro principali spazi comuni; una biblioteca, un salotto, uno studio e una terrazza con «la vista delle Alpi innevate e del lago di Ginevra appena sotto».

Dispone inoltre di un ristorante con chef interni che hanno «creato un menu unico composto da prodotti biologici e solo freschi». 

La spa della clinica, invece, occupa un intero piano e dispone di suite per trattamenti, yoga e pilates, oltre a una palestra completamente attrezzata, una sauna e una "piscina a sfioro". La Bild ha scritto che uno dei 30 esperti del centro è Topes Calland, un "guru mentale" che annovera tra i suoi clienti oligarchi russi e figli di miliardari. Il 36enne laureato di Oxford addebita una quota giornaliera di 12.000 euro per aiutare i ricchi quando escono dai binari e per "riportare la pace in famiglia".

Nel frattempo Charlène è tornata a Monaco, anche se, ha fatto sapere il Palazzo, «le prossime settimane dovrebbero consentire alla principessa Charlene di rafforzare ulteriormente la sua salute prima di riprendere gradualmente i suoi doveri e impegni ufficiali». 

Charlene torna a Monaco: l’annuncio con un comunicato ufficiale. Federica Bandirali su Il Corriere della Sera il 12 marzo 2022. 

La principessa Charlene è tornata sabato pomeriggio a Montecarlo: un rientro che era stato annunciato. Ha lasciato la clinica svizzera dove ha trascorso una lunga convalescenza dal suo ritorno dal Sudafrica per fare ritorno a Monaco.

L a principessa Charlene è tornata sabato pomeriggio a Montecarlo: un rientro che era stato annunciato, senza data dalle ultime parole del marito il principe Alberto che aveva definito imminente il ritorno della moglie a casa. Charlene, come si legge da un comunicato stampa rilasciato da Palazzo Grimaldi, ha lasciato la clinica svizzera dove ha trascorso una lunga convalescenza dal suo ritorno dal Sudafrica per fare ritorno a Monaco.

È proprio qui, come si legge ancora nella nota stampa, che trascorrerà il prossimo tempo insieme ai due figli Jacques e Gabriella. La principessa è rimasta lontano da casa da marzo 2021 fino a novembre 2021, trattenuta in Sudafrica da un problema otorinolaringoiatrico che le ha impedito di poter rientrare prima. Il mondo intero è rimasto preoccupato per le sue condizioni di salute proprio perché Charlene si è poco mostrata sui social e le foto ufficiali rilasciate erano quelle di una principessa provata e dal volto molto scavato. Il rientro a casa è una sicurezza non soltanto per tutta Montecarlo ma per tutti gli appassionati della saga Grimaldi che ora si chiedono come e se continuerà il matrimonio con Alberto.

Da liberoquotidiano.it l'1 marzo 2022.

Charlene di Monaco è ricoverata ormai da mesi in una clinica specializzata della Svizzera, anche se quali siano le sue reali condizioni rimane sempre un mistero, al pari della “malattia” che l’avrebbe colpita dopo essere tornata dal Sudafrica. Di certo c’è che la principessa si trova in un luogo extra lusso, lontana da occhi indiscreti, soprattutto da quelli dei paparazzi. 

Secondo le ultime indiscrezioni, Charlene starebbe vivendo completamente isolata, anche dagli altri pazienti della clinica che tra l’altro costa al principe Alberto circa 18mila euro al giorno. La scelta di vivere isolata sarebbe da ricondurre alla principessa, che così si sentirebbe protetta e rassicurata. D’altronde fin dall’inizio il marito ha sempre dichiarato che sua moglie aveva bisogno di tranquillità e serenità per riprendersi dopo il tremendo periodo passato, con la grave infezione a gola, naso e orecchie che l’aveva fortemente debilitata.

Secondo una fonte citata dai media del principato di Monaco, Charlene in clinica “è assistita da due dame di compagnia e protetta da due guardie del corpo. Mentre la sua segretaria personale va avanti e indietro da Monaco a Zurigo per soddisfare le sue esigenze e tenerla aggiornata”. Non resta che attendere il suo ritorno nel principato: le sue condizioni sono date in miglioramento, anche se ancora non circola alcuna indiscrezione riguardo a quando potrà fare ritorno a casa dai suoi figli. 

Charlene di Monaco rompe il silenzio, le dichiarazioni dalla clinica. E ignora il principe Alberto. Giada Oricchio su Il Tempo il 24 febbraio 2022

Charlene di Monaco sta meglio ma non torna a Monte Carlo, ringrazia, ma non Alberto II. Il mistero che avvolge Sua Altezza Serenissima, ancora ricoverata in una clinica per dipendenze con vista sul lago di Lugano, è fitto come la brughiera anche se il Palazzo ha fatto sapere che “serve tempo, ma è sulla via della guarigione. Da cosa non è chiaro: c’è chi parla di uno stato di spossatezza psico-fisica innescato da una infezione a gola, orecchie e naso che l’ha colpita a maggio 2021 quando era in Sud Africa, chi di una depressione per un intervento di chirurgia estetica che l’ha sfigurata e chi della sindrome di Rebecca, una gelosia ossessiva verso il passato amoroso del proprio partner. Adesso però tocca a lei parlare. Charlene ha ringraziato pubblicamente gli autori di un manga giapponese, Blitz, per averla scelta come protagonista.

La dichiarazione affidata al suo ufficio stampa è stata riportata da Closer: “Sono lieta dell’uscita del sesto volume di Blitz, magnificamente realizzato da Garry Kasparov e disegnato da Daitaro Nishihara. L’idea di partecipare all’avventura di Blitz mi è subito piaciuta e vorrei ringraziare Cédric Biscay per avermi invitato a scoprire il mondo dei manga”.

A sua volta, lo sceneggiatore e creatore, Biscay ha svelato i retroscena del progetto: “Conosco la Principessa da alcuni anni. Siamo entrambi amanti del rugby e ha già accettato di sponsorizzare il festival Magic sulla cultura pop che organizzo nel Principato. Un anno fa le ho chiesto il consenso per farla apparire in Blitz e ho seguito il processo formale. Ha accettato immediatamente, ha potuto vedere i disegni e non ha chiesto modifiche”.

Colpisce però che Wittstock non abbia parlato del marito Alberto, probabilmente non era l’occasione giusta, ma un amorevole riferimento al Principe avrebbe fugato i sospetti di una crisi matrimoniale che si rincorrono da anni e avrebbe allontanato l’ombra ingombrante di Nicole Coste. L’ex fidanzata storica di Alberto è stata vista spesso alla Rocca in quest’ultimo anno, ma secondo il magazine Gala, Alberto l’avrebbe invitata a tornare definitivamente a Londra.

Da tgcom24.mediaset.it il 25 gennaio 2022.  

Charlene di Monaco compie 44 anni e sui social viene celebrata con un video che racchiude le sue immagini più belle. Sono foto di attimi felici insieme ad Alberto e ai figli Jacques e Gabriella, durante eventi mondani o momenti intimi. Una serenità che oggi sembra più lontana che mai: secondo Royal Central la principessa è ancora ricoverata in Svizzera e pare sia arrivata a pesare soli 46 kg.

Charlene continua a dimagrire. Già al ritorno dal Sudafrica aveva perso molto peso, e ora pare abbia perso altri 4 kg. Ha difficoltà a nutrirsi e si nutre solo con cibi liquidi, per questo è molto debole e non può tornare a casa dove la famiglia la aspetta a braccia aperte. Per stare più vicino, Alberto avrebbe affittato una villa vicino a Zurigo, in modo da poter approfittare il più possibile del tempo per poter stare con lei.

Sui social Alberto celebra sua moglie con un collage di foto di Charlene tagliate a forma di cuore. La si vede nel giorno delle nozze, durante eventi di gala e vestita da cowboy immersa nella natura. Con lei lontana, si occupa a tempo pieno dei loro bambini facendosi aiutare da sua sorella Stephanie. Con loro ha partecipato alla partita di calcio di beneficenza AIDS Cup e i bambini si sono divertiti in campo insieme alle mascotte. Con la speranza di riabbracciare presto la loro mamma... 

Auguri Carolina di Monaco: i 65 anni della principessa (e nonna) più chic. La Repubblica il 23 gennaio 2022.

Carolina di Monaco festeggia 65 anni il 23 gennaio. Principessa di Monaco e di Hannover, ma regina di eleganza con i suoi look sempre impeccabili ai quali non fa mai mancare una nota personale, un tocco stilistico, un particolare distintivo. E una precisa identità: sempre più spesso Carolina indossa infatti Chanel, per via della lunga amicizia che l'ha legata al direttore creatico Karl Lagersfeld fino alla sua morte (nel 2019) e per via del legame che oggi sua figlia, Charlotte Casiraghi, ha con il brand, di cui è testimonial.

Figlia di Grace Kelly e di Ranieri III di Monaco, sorella di Alberto II (oggi reggente del principato) e di Stéphanie, madre di Charlotte, Pierre, e Andrea Casiraghi oltre che di Alexandra di Hannover (nata dalle seconde nozze), Carolina di Monaco è oggi anche una splendida nonna di sei nipoti che ha trascorso le feste a Gstaad, in Svizzera, con i figli Andrea e Charlotte e i rispettivi partner e bambini. Forse per fuggire allo stress di un matrimonio che - si dice - stia lentamente naufragando... Secondo giornali scandalistici come HOLA!, infatti, lei ed Ernst August di Hannover, sposato nel 1999, fanno vita da separati ormai da anni, ma recentemente le voci di divorzio si sono fatte più concrete per via della comparsa di Claudia Stilianopoulos, presunta nuova fiamma di lui decisa a sposarlo.

Carolina di Monaco ha 65 anni: dal flirt con il principe Carlo alla morte tragica di Stefano Casiraghi, una vita con il sogno (irrealizzabile) della privacy. Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 23 gennaio 2022.

Primogenita di Grace e Ranieri, una bellezza che ha fatto innamorare principi, banchieri e star. Gioie, dolori, lutti e ora un ruolo, cruciale, nel Principato del fratello Alberto II.  

Carolina di Monaco compie oggi, domenica 23 gennaio, 65 anni. Sempre bellissima; sempre presente — anche se alla villa di Monaco, a un soffio dal Rocher che dall’alto si affaccia sul Mediterraneo, spesso preferisce Parigi —; sempre acuta, intelligente, profonda — è lei la «mente» culturale del Principato stretto tra Francia e Italia. 

Papà Ranieri di Monaco, quando nacque, brindò con una coppa di Champagne alla primogenita del suo amore da favola con la diva di Hollywood, Grace Kelly. E con una goccia di Champagne sfiorò le labbra della piccola. 

A salutare baby Carolina — ma anche Luisa e Margherita in onore del bisnonno paterno Luigi II (il «principe della Legione straniera» per i suoi trascorsi di gioventù), e della nonna materna Margaret (la «solida» insegnante di ginnastica, madre di Grace) — la sirena spiegata degli yacht ancorati della baia di Ercole, lo scampanio delle campane del regno e 21 salve di cannone. 

L’inizio di una vita in prima pagina, una bellezza travolgente, una girandola di flirt, amori, due matrimoni. Così, quando compì 40 anni, chiese un compleanno sottovoce. Desiderio rinnovato a tutti gli appuntamenti «tondi» con il compleanno, desiderio quasi impossibile per la donna che sfiorò il trono di San Giacomo a Londra con un flirt giovanile con il principe Carlo, e poi sposò nel 1978 il finanziere «don Giovanni» Philippe Junot, di 17 anni più grande (fra i malumori a palazzo). Un legame destinato a durare poco più dello spazio di un mattino: due anni dopo arrivò l’annullamento della Sacra Rota. Per Carolina solo l’inizio di una stagione umanamente tormentata. 

Mille amori — dal regista Robertino Rossellini al tennista Guglielmo Vilas. E poi, il dolore, come per tutti in famiglia alla Rocca: nel 1982 la tragica morte per un incidente in auto della madre Grace, spezzò il cuore della principessa. Che riconquistò serenità solo incontrando l’italiano, di Fino Mornasco, Stefano Casiraghi. 

La coppia più bella del Gotha europeo degli anni ‘80. Affascinanti, gentili, mondani, e con loro una famiglia che crebbe velocemente con la nascita di Andrea, il primogenito, seguito poi da Charlotte e Pierre. 

Il sì con Stefano Casiraghi, figlio di benestanti imprenditori lombardi, a fine dicembre del 1983. In fondo non era la prima volta che — e sin dal ‘600 con le nozze di Giovanna di Monaco con un milanesissimo Trivulzio — la famiglia Grimaldi intrecciava la sua storia con quella famiglie milanesi. L’ultimo esempio? Quello del sì di Pierre con la Beatrice Borromeo. 

Ma anche l’amore per Sfefano ha un destino breve, troppo breve. E non per colpa delle incomprensioni, ma di una fatale gara di off-shore che strappa la vita troppo giovane di Stefano. 

Lei gli dice addio sul Corriere della Sera con le parole di un necrologio straziante come una poesia: «Grazie a te ho ritrovato la vera via e la vita». 

Carolina, e i suoi figli bambini, cercano solo la fuga. Da quella mondanità di cui era stata protagonista, dalla fiera delle vanità di un mondo glamour del quale è stata regina, da tutto. 

Trova pace nel borgo provenzale di Saint Remy, antico feudo Grimaldi. Storicamente la famiglia, sin dal 1297 sul trono di Monaco, abbracciava infatti con i suoi possedimenti confini ben più vasti di quelli di oggi. 

Nel 1999, sempre sottovoce — la cifra distintiva della principessa — le nozze «segrete» con il principe Ernst di Hannover. Da questo legame nasce Alexandra, quando mamma Carolina non è più la ragazza dei tre figli avuti con Stefano Casiraghi. E in una manciata di anni, ecco l’ora della responsabilità anche per lei. 

Quando il fratello Alberto raccoglie l’eredità del padre Ranieri III nel 2005, è a lei che col sì con il principe di Hannover è diventata Altezza Reale, il nuovo principe sovrano di Monaco si rivolge per aiutarlo a rinnovare la formula di Monaco. Ricchezza, privilegi, sole e mare blu come gli abissi tanto amati dall’avo Alberto I, il principe navigatore. Ma molto altro anche. A partire dalla cultura. E Carolina, da sempre appassionata di arte, porta nel Principato Damien Hirst e inaugura il Nouveau Musée National de Monaco. 

Oggi, lontano il momento della passione con Ernst, serena nei suoi 65 anni di nonna con uno stuolo di nipotini, Carolina è la spalla solida alla quale Alberto sa di potersi appoggiare. Anche se è con la sorella minore Stéphanie che il principe ha sempre condiviso una specie di complicità. E adesso che la principessa Charlène è in cura in Svizzera per recuperare la salute dopo un anno di malattia e sofferenza, tocca a Stéphanie e Carolina aiutare Alberto anche con i piccoli Jacques e Gabriella. 

Charlène l’ha ringraziata sui social mesi fa per le attenzioni verso la piccola Gabriella che si era infortunata a una gamba. Mentre lei era lontana in Sudafrica. 

Sempre presente. Al momento solenne della festa nazionale di novembre — dove aveva sorpreso con una chioma grigia inaspettata — come ai grandi balli che hanno fatto la favola di Montecarlo. Da quello della Rosa a quello della Croce Rossa organizzati da Sbm, da due anni fermati dalla pandemia. 

Un desiderio sempre più irrealizzabile per lei: che non se ne parli. Il suo desiderio di privacy e discrezione è maniacale. E fa il paio con una rara confessione anni fa in cui disse: «Come principessa ci si sente perennemente nella posizione da dare una giustificazione (al proprio ruolo, al proprio privilegio)». 

Ma in questo gennaio dei suoi 65 anni, in Svizzera dove da fine anno ha scelto di trascorrere le sue vacanze nello chalet di Gstaad, c’è solo il calore dei figli e dei nipoti.

Charlene di Monaco "sottoposta a pressioni enormi", fuga di notizie: come le hanno rovinato la vita. Una storia orribile? Libero Quotidiano il 23 gennaio 2022.

Voci che si rincorrono, giorno dopo giorno, su Charlene di Monaco. Stando alle ultimissime, potrebbe anche far ritorno, presto, al Principato e a Palazzo Grimaldi. Rumors già trapelato poco dopo Natale, dunque caduto nel vuoto, e che ora viene rilanciato dalla stampa specializzata. Nel frattempo, Charlene Wittstock resta nella clinica svizzera di Zurigo, anche se sulle vere, precise, cause del ricovero non si è mai saputo nulla di certo. 

Ed in questo contesto, si continua a scavare, a cercare qualcosa che spieghi cosa sia accaduto alla principessa triste, entrata a far parte dei Grimaldi nel 2011, dopo il suo matrimonio con il principe Alberto, matrimonio che sarebbe però ben presto entrato in crisi.  

"Charlene ricattata da Alberto, come vuole forzarla a tornare a casa": Monaco, la più terrificante delle indiscrezioni

Per certo, Charlene non ha mai amato moltissimo l'ossessione morbosa delle persone nei suoi confronti, soprattutto quando in molti le chiedevano quando sarebbe arrivato un figlio, un erede al trono (questo ovviamente prima che nascessero i gemellini Jacques e Gabriella). E su questo punto, su express.co.uk, ecco il racconto dell'esperta reale Coryne Hall, che ha rivelato come ben presto le pressioni di Palazzo Gimaldi per la prima gravidanza di Charlene, per quest'ultima, divennero insostenibili. 

"Soltanto al suo ritorno". Charlene umiliata ancora, le tolgono anche l'anello: spunta una foto drammatica | Guarda

La Hall infatti afferma che "Charlene era sottoposta a enormi pressioni per produrre un erede. Ha trascorso tre anni e mezzo prima di mettere al mondo un bambino, poi fortunatamente ne ha avuti due". Un episodio di un passato relativamente lontano, e che però permette di comprendere il contesto in cui si è trovata Charlene. Un contesto che, da un punto di vista psicologico, potrebbe aver gravato in modo pesantissimo, forse fino a produrre la situazione in cui la Wittstock si trova invischiata oggi. 

Charlene di Monaco, il dossier segreto svela l'orrore: "Come vogliono farla fuori Alberto e le sorelle". Libero Quotidiano l'11 gennaio 2022.

Continuano a circolare voci fuori controllo sulla reale situazione di Charlene di Monaco. La moglie del principe Alberto è ricoverata in una clinica in Svizzera ormai dallo scorso novembre: è assistita sia dal punto di vista fisico e psicologico, ufficialmente per superare le debolezze emerse dopo i mesi difficili e gli interventi subiti in Sudafrica.

Nel frattempo si parla sempre con maggiore insistenza di una sorta di “dossier segreto” che sarebbe stato elaborato da Palazzo Grimaldi: altro non è che un piano per sostituire eventualmente la “principessa triste” nel modo meno doloroso possibile, soprattutto per i suoi figli Jacques e Gabriella. Al momento di loro se ne stanno occupando le zie Carolina e Stefania, sorelle del principe Alberto. Quest’ultimo, pur avendole smentite più volte, continua a essere bersagliato dalle voci di una crisi matrimoniale che potrebbe sfociare in un divorzio vero e proprio.

Proprio qualche giorno fa da Palazzo hanno fatto sapere che la degenza di Charlene durerà ancora diverso tempo: il suo ritorno nel Principato non è contemplato a breve termine e non è detto che lo sia in futuro. E così secondo diverse indiscrezioni sarebbe pronto il colpo più basso da infliggere a Charlene: se le sue condizioni dovessero peggiorare o se si dovesse arrivare al divorzio, l’ipotesi che circola è quello di affidare i suoi figli alle sorelle del principe Alberto a tutti gli effetti.

Da liberoquotidiano.it il 6 gennaio 2022. Dopo i mesi passati in Sudafrica e diverse operazioni, Charlene di Monaco si trova ricoverata in una clinica svizzera per riprendersi fisicamente e psicologicamente. 

Continuano però a rincorrersi le voci che dietro la “fuga” dal principato dell’ex nuotatrice ci sia una crisi coniugale: secondo molti media d’oltralpe, il malessere sarebbe una scusa per scappare da un matrimonio infelice.

Matrimonio su cui graverebbe l’ennesima presunta paternità di Alberto. Una donna brasiliana ha infatti dichiarato di aver avuto una relazione con lui, ma di averlo scoperto soltanto dopo parecchi anni: il principe si sarebbe presentato a lei come un avvocato canadese. 

 Qualche tempo dopo la loro relazione fugace, la donna ha scoperto di essere incinta: quando l’ha comunicato ad Alberto, questo è sparito e ha smesso di risponderle. Dopo averlo cercato invano per anni, per caso si è imbattuta in una foto del principe e lo ha riconosciuto.

La donna si è rivolta a un tribunale per chiedere il test del Dna, ma i legali di Alberto hanno chiesto che l’esame non venga effettuato, appellandosi al regio diritto di esimersi. Da Monaco sono arrivate smentite sulla relazione tra la donna brasiliana e il principe, ricordando come negli altri casi simili Alberto ha sempre riconosciuto i figli. 

Grace ghiaccio bollente, principessa dal Dna perfetto (e attrice straordinaria). Maria Luisa Agnese su Il Corriere della Sera il 6 Settembre 2022.

Hitchcock ne scoprì la sensibilità nascosta. Lo storico ex Oleg Cassini: un letto a due piazze e perdeva il controllo 

Grace Kelly, vincitrice del premio Oscar nel 1955 come miglior attrice nel film La ragazza di campagna

L’abito era stato confezionato dalle abili mani delle sarte di Hollywood in sei settimane di lavoro su disegno della costumista Helen Rose, 24 metri di taffetà di seta, altrettanti di gros grain e 270 di pizzo Valenciennes trasformati in una nuvola di raffinatezza, il vestito nuziale ad oggi più iconico e fotografato: bustino coperto di pizzo, gonna gonfia, chignon fatale (quello che avrebbe ispirato le sorelle Giussani per creare Eva Kant) appena coperto da una coroncina e dal velo di tulle, prototipo del vestito da sogno e fonte di ispirazione per (quasi) tutte le spose a venire, compresa Kate Middleton. Le nozze furono seguite da 30 milioni nel mondo, era il 19 aprile 1956 e quell’Amore palesatosi poco prima al Festival di Cannes, che poteva essere di plastica ma che forse era vero, appassionò le prime folle assetate di gossip e di favola. Lui cercava una principessa che facesse uscire il suo principato dall’abbraccio finanziario pressoché mortale in cui lo stava stringendo l’insidioso armatore Aristotele Onassis, lei cercava una via d’uscita dal clamoroso successo che aveva trovato a Hollywood con una serie di film da Mezzogiorno di fuoco a Mogambo a La ragazza di campagna che le era valso l’Oscar, e poi la tripletta di film - Il delitto perfetto, La finestra sul cortile, Caccia al ladro - del suo pigmalione Alfred Hitchcock, che di Grace aveva intuito la sensualità misteriosa ma intensa, nascosta sotto il controllo della ragazza di buona famiglia di Philadelphia.

Il ritratto di Grace Kelly realizzato da Max Ramezzana.

Per il grande regista la virginale e raffinata Grace era «un Ghiaccio Bollente» che sotto quell’aspetto mansueto covava alti bollori e sessualità imprevista, rivelatasi preziosa per i suoi film ad alto tasso di suspense. Molti i rumor sui suoi amori segreti, fra cui parecchi attori e personaggi noti, o pubblici come quello col sarto Oleg Cassini con cui arrivò a un passo dalle nozze (ma poi lui fu cassato come inadeguato dalla famiglia). Si vendicò con frase ad effetto che dava ragione a Hitchcock: «Grace è dotata di grande autocontrollo, che perde alla vista di un letto a due piazze». La futura principessa sbarca nel piccolo principato con 80 bagagli al seguito.

Grace Kelly assieme al suo ex compagno Oleg Cassini, stilista e costumista francese naturalizzato statunitense.

Della sua dote faceva parte anche un Dna di vaglia passato nei tre figli, tutti belli e patinati, e ora ai nipoti, non solo in quelli della regale Carolina, ma anche in quelli più sgarrupati di Stefania e nei gemelli tardivi del nuovo principe Alberto. Come disse ancora Cassini, Grace aveva trovato «il miglior copione di tutta la vita». Tutte da allora volevano essere come lei: portavano, se potevano permettersela, la borsa di Hermes (chiamata Kelly in suo onore) a coprire l’incipiente gravidanza; smaniavano per una collana a tre giri di perle come quella da lei preferita, passata ora al collo di Caroline. Calata alla perfezione del nuovo ruolo di moglie (apparentemente?) tradizionale, stava quasi facendo dimenticare l’incredibile bravura di attrice. Ma tutto precocemente finì a due passi da quella curva di La Turbie sopra Montecarlo dove aveva girato Caccia al ladro . Lei era alla guida della Rover marrone, la figlia Stefania vicino. Era il 13 settembre 1982, per quella curva fatale Grace morì il giorno dopo, il 14.

·        Gli scandali dei Windsor.

Edoardo VIII abdica, Giorgio VI diventa re. Nel 1936 «rivoluzione» in Inghilterra. Annabella De Robertis su La Gazzetta del Mezzogiorno il 12 Dicembre 2022

In prima pagina su «La Gazzetta del Mezzogiorno» del 12 dicembre 1936, giganteggia il titolo «Oggi il duca di York sarà proclamato re. Assumerà il nome di Giorgio VI». Il giorno prima, infatti, Edoardo VIII, per amore della statunitense Wallis Simpson, ha abdicato a favore di suo fratello, il principe Alberto: è la prima rinuncia volontaria al trono da parte di un sovrano britannico in oltre mille anni. Il lungo sommario di apertura si chiude con una domanda: «Dove si stabilirà Edoardo?», senza però trovare risposta nell’articolo, firmato dalla sigla G. C., corrispondente da Roma. Il pezzo si apre con una ironica constatazione: «”Duro mestiere quello del re”, si assicura abbia detto un sovrano molto popolare in una nota circostanza della sua vita. Lo stesso deve aver pensato l’ex sovrano d’Inghilterra».

Ma il giudizio del giornalista si profila quasi subito impietoso: «Indubbiamente la situazione di necessità che impone a chi è investito della maestà sovrana di sacrificare il proprio cuore, le personali aspirazioni, le proprie tendenze per non venire meno alle supreme leggi, è dura e dolorosa. Ma la grandezza di una Corona, la realtà di un così alto ufficio dinanzi agli uomini e dinanzi a Dio, i doveri nei confronti del proprio paese sono tali che non ammettono titubanze. [...] Non esiste possibilità di scelta. La maestà sovrana è tale che domina inesorabilmente tutte le altre umane facoltà».

Il cronista rincara poi la dose: «è proprio per questo che oggi ancora gli attributi di Sovrano esercitano un fascino potentissimo sui popoli anche su quelli che hanno ritenuto di poterne fare impunemente getto». Ma se nei confronti dell’ex re non c’è alcuna comprensione – «una rinuncia gli si imponeva. Forse la rinuncia che lo avrebbe elevato nella generale estimazione avrebbe potuto essere un’altra» – verso il Governo inglese i toni sono diversi: «ha affrontato la delicatissima situazione con energia, in difesa della Monarchia che esce dall’inconsueto avvenimento rinforzata». I commenti della stampa inglese riportati sulla «Gazzetta» sono significativi.

Il «Times» scrive: «Non è vero che la crisi abbia rispecchiato un conflitto tra tradizionalismo, aristocrazia, Chiesa e lo spirito dei tempi nuovi. Il vero conflitto è tra una sana nobile necessaria tradizione da un canto e la spensieratezza scapigliata di una categoria sociale esotica straniera, estranea a quello che è il vero carattere del popolo britannico». A distanza di poco meno di novant’anni, sebbene non più minacciata dal rischio di un’abdicazione, la Corona inglese continua ad occupare gli spazi della cronaca internazionale e a guardare con timore alla «spensieratezza scapigliata di una categoria sociale esotica straniera».

Il complotto contro la Regina, i tradimenti e il tampax: tutti contro The Crown 5. Gli autori della quinta stagione di "The Crown" sono stati accusati di mescolare con troppa disinvoltura realtà e fantasia, rievocando eventi forse troppo vicini a noi, sia dal punto di vista cronologico sia umano, senza la dovuta imparzialità. Francesca Rossi il 28 Ottobre 2022 su Il Giornale.

Il prossimo 9 novembre sarà disponibile la quinta, controversa stagione di “The Crown”, già demolita dalle critiche. La serie non è un documentario, è stato appurato, ma forse è il caso di domandarsi se esistano dei confini, di buongusto e di buonsenso, alla libertà artistica. Se in nome del successo sia corretto, da un punto di vista morale e umano, alterare fino a confondere, più o meno deliberatamente e senza fornire chiarimenti, la realtà storica e la finzione.

Il complotto ai danni di Elisabetta II

Quando era ancora l’erede al trono d’Inghilterra re Carlo III, per accelerare i tempi della sua futura incoronazione, avrebbe organizzato un intrigo per far abdicare la regina Elisabetta. Del complotto sarebbe stato informato l’allora premier John Major. Questa è una delle storie raccontate nella quinta stagione di “The Crown”. Quella che sta sollevando più polemiche, poiché insinua una illecita lotta di potere tra le mura di Buckingham Palace. Persino John Major, attraverso un suo portavoce, si è scomodato per commentare la ricostruzione: “…Nient’altro che dannosa e malevola finzione. Un cumulo di sciocchezze spacciate per garantire il massimo e interamente falso, impatto drammatico… una possibile abdicazione della regina Elisabetta...argomento, improbabile e inappropriato…”.

Il Tampongate

A Entertainment Weekly Dominc West, che interpreta Carlo nella quinta stagione di “The Crown”, ha dichiarato che nei nuovi episodi verrà rievocata anche la spiacevole vicenda del Tampongate. L’attore ha commentato: “Ricordo di aver pensato che era qualcosa di così sordido e profondamente imbarazzante. Ripensandoci e dovendo riportare sullo schermo l’evento, ciò di cui sei consapevole è che la colpa non era di questi…due amanti che stavano avendo una conversazione privata. Ciò che è davvero chiaro ora è quanto invadente e disgustosa sia stata l’attenzione mediatica nei confronti [della vicenda]...”. Nel 1989, durante una telefonata a Camilla, l’allora principe di Galles confessò, per gioco, di voler diventare il suo “Tampax”. La registrazione divenne pubblica nel 1993 e fu uno scandalo senza precedenti che fece tremare le mura di Buckingham Palace.

La morte di Lady Diana

“Il momento esatto dello schianto non sarà mostrato”, ha annunciato Netflix, chiarendo una volta per tutte che l’incidente della principessa del Galles, avvenuto nel tunnel dell’Alma il 31 agosto 1997, non sarà oggetto della narrazione nella quinta stagione. Una fonte ha spiegato i motivi di questa scelta: “Tornare a Parigi e girare gli ultimi giorni di Diana e le ore di un dramma era spiacevole. Alla fine alcuni membri della troupe hanno rifiutato le idee che erano state presentate. Lo show ha sempre provato a presentare una versione romanzesca della storia regale con tutta la sensibilità possibile…Man mano che si arrivava ai giorni nostri, diventava più difficile trovare quell’equilibrio. Con alcuni di quei momenti ancora freschi [nella memoria] e sconvolgenti era come se una linea fosse stata superata”.

“Crudele spazzatura”

La quinta stagione di “The Crown” farebbe anche intendere che tra il principe Filippo e la sua amica e confidente storica, Penelope Knatchbull ci sarebbe stata una relazione. Una scelta narrativa che gli esperti reali non hanno affatto condiviso. Dickie Arbiter, ex segretario alle comunicazioni della sovrana, ha dichiarato: “[La serie] arriva solo poche settimane dopo la sepoltura di Sua Maestà accanto al principe Filippo, ciò è molto sgradevole e, francamente, crudele spazzatura”.

L’affondo di Judi Dench

La grande attrice Judi Dench ha scritto una lettera al Times in cui esprime un punto di vista sinceramente condivisibile: “Più la serie si avvicina ai nostri tempi, più liberamente sembra voler offuscare i confini tra accuratezza storica e crudo sensazionalismo...Nessuno crede più di me nella libertà artistica, ma ciò non può passare inosservato...I creatori del programma hanno resistito a tutte le richieste di aggiungere un'avvertenza all’inizio di ogni episodio. Per Netflix è giunto il momento di riconsiderare ciò, per il bene di una famiglia e di una nazione da poco in lutto, in segno di rispetto verso una sovrana che ha servito il suo popolo così diligentemente per 70 anni e per preservare la propria reputazione agli occhi dei loro abbonati britannici”.

E finalmente arriva il disclaimer

Il People annuncia che Netflix avrebbe deciso di inserire la famosa avvertenza a “The Crown” su Youtube e sulla pagina dell’emittente: “Ispirato a eventi reali, questa drammatizzazione romanzata racconta la storia della regina Elisabetta II e degli eventi politici e personali che hanno plasmato il suo regno”. Non per essere pignoli, però questo disclaimer non chiarisce granché. Da una parte ci dice che la serie è una fiction, ma dall’altra sottolinea il fatto che racconti “gli eventi politici e personali” del regno di Elisabetta II. Ma in questo modo confonde le acque, giocando sull'ambiguità, perché non evidenzia affatto il limite tra ricostruzione storica e immaginazione degli autori.

“Eventi storici romanzati”…nel momento sbagliato

Netflix ha dichiarato: “The Crown è un dramma basato su eventi storici. La quinta serie è una drammatizzazione romanzata in cui si immagina cosa potrebbe essere successo dietro le porte del Palazzo…”. Però un’acuta biografa come Sally Bedell Smith ha fatto notare: “…Questo programma sta danneggiando sensibilmente la percezione della Storia e della royal family da parte delle persone”. Gli storici e gli esperti reali temono, a ragione, che questa confusione tra Storia e invenzione artistica possa risvegliare antichi rancori (pensiamo al triangolo amoroso tra il re, Camilla e Diana), macchiando la reputazione di Carlo III, che ha appena iniziato a regnare e, per giunta, in un momento disastroso dal punto di vista economico, politico e sociale (e non solo per il Regno Unito). Gli spettatori non sono tenuti a conoscere le vicende accertate della royal family e questo, inevitabilmente, li pone davanti ai dilemmi: “Quanto c’è di vero in ciò che sto guardando? E se non c’è nulla di provato, che senso ha tutto questo?”.

“Uno show” sui drammi della royal family?

Il creatore di “The Crown”, Peter Morgan, ha dichiarato a Variety: “Penso che dobbiamo accettare il fatto che gli anni Novanta siano stati un momento difficile per la royal family e re Carlo quasi certamente conserverà ricordi dolorosi di quel periodo. Ma ciò non significa…che la Storia sarà cattiva con lui o la monarchia. Lo show certamente non lo è…”. Per la verità quest’ultimo punto è da valutare, dal momento che nella quinta stagione il re viene descritto come un cospiratore che mira a detronizzare la madre. Inoltre la Storia non dovrebbe esprimere giudizi se non ci sono elementi certi su cui basarsi, o se questi vengono diluiti in narrazioni giudicate sensazionalistiche. Su una cosa Morgan ha ragione: “The Crown” è uno “show”, solo che lo spettacolo sono, almeno in questa stagione, le ferite ancora aperte di una famiglia.

S. Mor. Per corriere.it il 30 luglio 2022.  

A gennaio ventisei esemplari di cigni della regina Elisabetta II sono stati abbattuti sulle rive del Tamigi, vicino al castello di Windsor, a causa dell’influenza aviaria. Nonostante la decisione sia stata presa di comune accordo con i veterinari, non sono mancate le polemiche degli animalisti. E ancora, la Corte inglese è finita al centro delle proteste e di una petizione della Peta per i colbacchi di pelliccia di orso indossati dalla Guardia reale.

Ora, a muovere pesanti accuse è il Guardian, che in un lungo reportage prende di mira Sandringham, la tenuta di campagna nel Norfolk dove la sovrana passa le vacanze circondata dai suoi corgi: qui negli ultimi anni sarebbero morti in modo misterioso diversi animali. Come ricorda l’articolo, ad esempio, nel 2007, un guardiano della fauna selvatica della riserva naturale di Dersingham Bog vide scomparire all’improvviso due albanelle reali, sorprese da due spari, «che sembravano provenire dall’interno di Sandringham, il rifugio della regina al confine con la riserva, dove il principe Harry, allora 23enne, e un caro amico erano fuori a sparare alle anatre quella sera».

 Vennero avvisati immediatamente la polizia e la Royal Society for the Protection of Birds, che iniziarono a indagare: in Gran Bretagna è — infatti — un reato penale ferire le albanelle reali, punibile con sei mesi di carcere o una multa di 5mila sterline. Secondo i documenti ottenuti dal Guardian, la polizia del Norfolk comunicò che non era possibile avviare un’azione immediata perché era necessario chiedere ai funzionari di Sandringham il permesso di entrare nella tenuta. 

Un’indagine del Guardian ha rivelato che dozzine di leggi del Regno Unito stabiliscono che alla polizia è vietato entrare in una qualsiasi proprietà privata della regina senza il suo consenso per indagare su crimini che vanno dai reati contro la fauna selvatica all’inquinamento ambientale. Dietro questo privilegio unico — che non viene concesso a nessun altro proprietario terriero privato nel Paese — c’è il Natural Environment and Rural Communities Act, aggiornato nel 2006.  

Sandringham è stata al centro di successive indagini di polizia per reati contro la fauna selvatica e pesticidi contro rapaci legalmente protetti almeno sei volte tra il 2005 e il 2016. Oltre alle due albanelle, la polizia ha indagato sulla morte di un astore, uno sparviero, un nibbio reale, un allocco e un falco di palude nella tenuta, con l’avvio di un solo procedimento giudiziario. Nel 2009, la tenuta ha ricevuto un avvertimento ufficiale sulla cattiva gestione e lo stoccaggio illegale di sostanze chimiche altamente tossiche dopo che uno sparviero venne avvelenato.

I rappresentanti del principe Harry non hanno risposto quando gli è stato chiesto di commentare l’incidente del 2007. Senza dimenticare lo scandalo che ha colpito la tenuta nel novembre del 2006 quando uno dei guardiani, Dean Wright, venne multato con 500 sterline dopo essersi dichiarato colpevole di aver mutilato un allocco in una trappola per topi. L’animale venne soppresso a causa della gravità delle ferite riportate. Wright venne originariamente accusato di quattro reati, tre delle quali vennero poi ritirate.

La polizia del Norfolk ha rifiutato di confermare o negare di aver informato Sandringham che i suoi ufficiali volevano accedere alla tenuta nell’ottobre 2007 o su qualsiasi altra indagine criminale. Nel 2009, numerosi edifici della tenuta sono stati perquisiti dalla polizia e dagli ufficiali di Natural England dopo che u no sparviero morto e due carcasse di piccioni avvelenati, usati come esca, sono stati trovati nella tenuta. Ma anche in questo caso, non ci sono stati approfondimenti ulteriori.

Dio salvi la corona. O no? Il “pagellone” con i nostri voti ai reali britannici. Luigi Ippolito su Il Corriere della Sera il 18 Luglio 2022.  

Il Giubileo di Elisabetta II, 96enne, è stato un commiato alla nazione. Attraversati lutti, liti e qualche misfatto, la monarchia inglese si prepara al futuro affrontando il giudizio popolare. Tra rimonte, squalifiche e una stella 18enne che arriva in calesse.

La monarchia britannica è a un passaggio epocale. Il Giubileo di Elisabetta è stato anche il commiato della nazione a una sovrana ormai 96enne: e Buckingham Palace ha da poco annunciato quello che è di fatto il ritiro della regina, i cui impegni pubblici sono stati drasticamente ridimensionati, per ovvie ragioni d’età. Sulla scena ci sono ormai le generazioni successive: saranno all’altezza del compito che le attende, dovendo ricalcare le orme di una gigante come Elisabetta? Il futuro del Regno è tutt’altro che certo.

GLI SCIVOLONI DA APPRENDISTA

Ormai il principe Carlo sostituisce la madre in quasi tutte le occasioni ufficiali: una reggenza di fatto, se non di nome. Ma sembra farlo in maniera svogliata: quando ha letto in Parlamento l’ultimo Queen’s Speech, il discorso della regina, appariva annoiatissimo, come schifato dalla circostanza. Certo, non deve essere facile fare l’apprendista per tutta la propria vita: ma Carlo riesce comunque a collezionare scivoloni. Negli ultimi tempi sono venute a galla le donazioni sospette alle sue fondazioni, accettate con disinvoltura poco regale, e i favori scambiati dai suoi cortigiani. Tutte cose che fanno dubitare della sua capacità di giudizio: inoltre, si impiccia negli affari di governo. Nelle sue mani, il futuro della monarchia britannica è tutt’altro che assicurato. Come erede al trono, non raggiunge la sufficienza.

QUEL PREMIO DI SUA MAESTÀ

Camilla ha compiuto una lunghissima traversata del deserto: da sfasciafamiglie a futura regina. Non era facile, per l’amante storica dell’erede al trono, farsi accettare dai sudditi: per lungo tempo le è stata attribuita la colpa del fallimento del matrimonio fra Carlo e Diana. Ma Camilla, con grande umiltà, si è data da fare per risalire una china che appariva insormontabile: e oggi è diventata una dei reali più popolari. Il merito è della sua dedizione al lavoro, ma anche del fatto che è evidente il suo influsso benefico su Carlo: è lei che lo tiene ancorato alla realtà, col suo senso pratico e il suo humour. Per questo la regina l’ha premiata, ammettendola nell’augusto Ordine della Giarrettiera e indicando con chiarezza che Camilla, alla sua morte, diverrà regina consorte, e non semplice principessa.

L’EX “SFATICATO” CHE SARÀ RE

È sicuramente cresciuto nel suo ruolo, il principe William: arrivato a 40 anni, ha acquisito l’autorevolezza e la gravitas del sovrano in pectore. Non era affatto scontato: da giovane, aveva addirittura manifestato dubbi sulla propria volontà di salire al trono e come reale junior non si era mai particolarmente dato da fare, guadagnandosi il soprannome di “Will lo Sfaticato”. Ma con la maturità ha messo la testa a posto e ora appare pienamente consapevole del proprio destino: tanto che il suo peso a corte è aumentato sempre più e sono stati suoi gli interventi decisivi nelle crisi più delicate, come quella dello zio Andrea. Il suo fiore all’occhiello e la sua forza interiore è una famiglia felice e unita: che contrasta tanto più con quella sbalestrata che ha dovuto subire da ragazzo e che tanto lo ha segnato. americane, la S del titolo viene puntata, per far credere che il volume sia una raccolta delle massime del presunto San River.

È PERFETTA (PURE TROPPO)

È perfino troppo perfetta, Kate: mai una mossa fuori luogo, mai una frase infelice, mai un vestito sopra le righe. Su di lei si potrebbe basare un manuale su come si costruisce una regina a tavolino: e in fondo lei ha pianificato tutto, tenendo sempre presente l’obiettivo finale e vincendo sulla distanza. Dopotutto, anche il suo era un esperimento: inserire una borghese, una commoner, nella famiglia reale. Ma l’impianto è riuscito alla perfezione e ha dato nuova linfa al vecchio albero. Kate è il contraltare ideale per William, cui fornisce stabilità emotiva (e dio sa quanto il principe ne abbia bisogno). Per i sudditi, riesce a tratti a rievocare Diana senza provare a metterne nell’ombra la memoria. Sa essere moglie e madre dei futuri re, senza mai strafare. Nulla di tutto ciò era scontato: e va tutto a suo merito.

ERRORI, MA HA PERSO TANTO

Almeno gli va riconosciuto di non aver guastato la festa della nonna. Si temeva che il suo arrivo a Londra, assieme a Meghan, per il Giubileo di Platino di Elisabetta avrebbe calamitato l’attenzione dei media: e invece Harry ha tenuto un profilo bassissimo, evitando comparsate fuori programma e tornandosene alla chetichella in California quando il party non era neppure finito. Certo, incombe la minaccia del suo libro di memorie, in uscita in autunno, nel quale promette di togliersi più di un sassolino dalla scarpa: e i rapporti col fratello William sono al minimo storico. Ma in tutta la storia della Megxit, Harry è forse quello che ci ha perso di più, rinunciando a titoli e famiglia: e magari qualche rammarico gli attraversa i pensieri. Per questo, gli si può dare una sufficienza di incoraggiamento.

LA DELUSIONE DELLA MODERNITÀ

Certo che Meghan ci mette del suo per farsi detestare: quanto a impopolarità, in Gran Bretagna la batte solo il disgraziato Andrea, ma lei guarda solo al pubblico americano, che la adora, mentre non fa nulla per riconciliarsi con la patria adottiva. D’altra parte, il matrimonio reale era solo uno step, per quanto decisivo, della sua carriera: che punta chiaramente a un ruolo pubblico negli Stati Uniti. I suoi interventi ormai si sprecano, dai congedi parentali alle stragi nelle scuole alla sentenza della Corte suprema sull’aborto. Ed è lei il cervello della kardashianizzazione del brand Sussex, che sta per prendere forma addirittura in un reality tv e in qualche altra clamorosa intervista. E pensare che su di lei a Palazzo avevano riposto le speranze di una modernizzazione della monarchia: ma Meghan aveva altri piani.

UN PERSONAGGIO INQUALIFICABILE

Non solo reprobo, ma pure recidivo: il principe Andrea è davvero incorreggibile. Non bastava essersi fatto trascinare nel sordido caso Epstein ed essersi beccato un’accusa di stupro di minorenne, dalla quale si è tirato fuori solo sganciando una paccata di milioni. Lui, radiato dalla vita pubblica e di fatto licenziato dalla casa reale, è convinto di aver diritto alla riabilitazione. Non a caso, ce la sta mettendo tutta, causando notevoli imbarazzi. Alla messa in memoria del defunto Filippo, ha scortato la madre in chiesa: come a dire “cosa credete, io sono sempre il suo prediletto”. Per cui sono dovuti intervenire Carlo e William per farlo “sparire” dalle celebrazioni del Giubileo, inventandosi pure un provvidenziale contagio da Covid. Ma Andrea non demorde: un personaggio davvero inqualificabile.

EDOARDO, NON PERVENUTO. IL DESTINO DEL NUMERO 14

Edoardo chi? L’ultimogenito di Elisabetta non ha mai brillato per presenza. Di lui si parla pochissimo: tanto che i maligni a Londra insinuano che “se non se ne parla mai, ci dev’essere qualcosa sotto”. Ma la realtà è che nascere lontanissimi dal trono, ma pur sempre parte della famiglia reale, non è un destino facilissimo (e lui a scuola veniva pure bullizzato). Edoardo, al momento, è addirittura quattordicesimo nella linea di successione: e a ogni nuova nascita nell’albero principale, viene sospinto un passo più in là. È per questo che fin dalla gioventù aveva provato a dedicarsi ad altro, occupandosi con alterne fortune di teatro e televisione e suscitando anche critiche per come mischiava affari privati ed entrature reali. Dopo di che, profilo bassissimo, quasi nullo: Edoardo, non pervenuto.

PRIMA IL TOPLESS ADESSO GLI ELOGI

Edoardo è così insignificante che ormai lo mette in ombra pure la moglie, Sophie, la contessa di Wessex: la quale un minimo di esperienza ce l’ha, visto che prima di entrare a far parte della famiglia reale lavorava come addetta alle pubbliche relazioni. Nei primi anni Sophie era abbastanza chiacchierata (era stata pure fotografata in topless), ma negli ultimi tempi si è costruita un profilo autonomo sempre più marcato e positivo: durante la pandemia, è stata particolarmente vicina alla regina in isolamento a Windsor, fornendole sostegno morale e materiale. Ed Elisabetta ha particolarmente apprezzato le premure della nuora. Ormai la si vede sempre più spesso in eventi pubblici, a volte in coppia con Kate. In fondo anche Sophie è una borghese che ha saputo entrare nella parte di reale: apprezzamento con lode.

IL VOLTO NUOVO RICORDA FILIPPO

È lei il volto più fresco della monarchia britannica: Lady Louise Windsor è la figlia diciottenne di Edoardo e Sophie e si è ormai conquistata un posto sotto i riflettori. Autentica “English rose”, rosa d’Inghilterra, ha ereditato dal nonno Filippo la passione per il calesse: e dopo la morte del duca di Edimburgo ha preso a guidarne cavalli e carretto. Tanto che alla parata equestre di quest’anno al castello di Windsor ha sfilato con le redini in mano di fronte alla regina alla guida del calesse di Filippo, in un toccante omaggio alla memoria del nonno. E alla cerimonia del Giubileo Lady Louise è comparsa sul balcone di Buckingham Palace a fianco ai reali senior: una promozione sul campo. Alla messa a St. Paul era sfolgorante nella sua semplicità: di lei sentiremo sicuramente parlare ancora. Acclamata a pieni voti.

Patrizia De Tomasi per “Chi” il 5 maggio 2022.

William e il fratello non si sopportano da 10 anni, Harry detesta Camilla, Andrea maltratta Fergie, Meghan è un’arrampicatrice. Ce n’è per tutti nell’ultimo libro della giornalista inglese. A parte Kate, “sta salvando la Corona”, e Diana, “sarebbe una regina superba”, scrive.

Le nozze meglio riuscite dei membri della famiglia reale sono probabilmente quelle con il gossip. La casata dei Windsor trasuda ricchezza, glamour e una straordinaria propensione allo scandalo. E principi e duchi più si dannano a evitarlo e più ci cascano con tutte le scarpe. Inspiegabile.

Ce lo racconta molto bene Tina Brown, ex direttore di tre testate molto snob, Tatler, Vanity Fair e The New Yorker, biografa e confidente di Lady Diana, che pubblica in questi giorni la sua ultima fatica, The Palace Papers: Inside the House of Windsor—the Truth and the Turmoil, (che, liberamente tradotto, suona: I segreti di Palazzo. Nel cuore di Casa Windsor - la verità e le tempeste) atteso da anni. La Brown ha raccolto le confidenze di 120 gole profonde di Palazzo e non, tutte desiderose di spifferare succulente indiscrezioni.

Nel suo libro Tina Brown conferma che i rapporti tra William e Harry erano tutt’altro che idilliaci da ben prima che arrivasse Meghan Markle, che la giornalista considera un’arrampicatrice sociale, ma non la causa della “Megxit”, solo l’acceleratore. Gli scontri tra i due fratelli, definiti “olimpici”, tanto erano furiosi, sarebbero iniziati una decina di anni fa, quando Harry ebbe l’impressione che il fratello si stesse accaparrando i ruoli pubblici migliori. La relazione peggiorò nel 2015, quando William divenne patrono della charity Tusk Trust, un ente per rinoceronti ed elefanti cui Harry teneva immensamente.

“Nel 2011, l’interrogativo su Kate Middleton era se una ragazza di origini così poco esaltanti potesse manifestare le qualità di una futura regina. Ora la domanda è se i Windsor possano mai sopravvivere senza di lei”, scrive la Brown. Kate, secondo l’autrice, si è dimostrata fin da ragazza determinata nell’ambire al principe e ha saputo perseguire il suo desiderio. Facendosi aiutare dalla madre, Carole Middleton. 

Ma a chi le ha chiesto se il matrimonio tra Kate e William sia stato un affare gestito da Carole, la Brown risponde secca: «No, la loro è stata, e lo è ancora, una storia d’amore». E a proposito della duchessa e di quanto sia ancora ancorata alla realtà, la Brown nel suo libro confida che Kate è solita girare per musei nel più assoluto anonimato per ammirare quadri e fotografie, da vera appassionata di arte qual è.

Secondo la Brown, quando Harry usciva con l’attrice Cressida Bonas, tra il 2012 e il 2014, “si sfogava” contro William e “manifestava vero risentimento” nei confronti del padre, il principe Carlo (cui rispedì indietro un esclusivo abito, dono per i suoi 30 anni, perché il sarto aveva sbagliato, a suo dire, le misure). Fu Cressida, e non Meghan, come si pensa, a convincere il principe, che viveva in uno stato perenne di rabbiosa alterazione, a vedere un terapeuta. Per motivi di sicurezza, e di discrezione, venne quindi scelto uno specialista che lavorava per l’M16, i servizi segreti britannici. Quando si lasciarono, in modo amichevole, lui le scrisse una lettera affettuosa, ringraziandola per avergli consigliato la psicoterapia.

Si sa quanto Harry abbia poca simpatia nei confronti di Camilla di Cornovaglia, da lui ritenuta la donna che ha rovinato la vita alla madre e quindi anche a lui. Ma secondo Tina, Harry la detesta, a dir poco. La Brown ha saputo anche che la futura regina consorte, dal canto suo, una volta preso possesso di Highgrove, la tenuta di campagna di Carlo, ha smontato la camera da letto di Harry per farne il suo guardaroba.

Il principe Carlo e la duchessa di Cornovaglia si amano da 50 anni, piaccia o meno. E malgrado Tina Brown fosse amica e confidente di Lady Diana nel libro parla di Camilla con stima e la descrive come una donna molto sottovalutata. Il matrimonio con l’erede al trono è forte e felice.

“Il duca di York è una macchina per disonorare la Corona”, scrive Tina Brown. Il principe è riuscito a inorridire persino il primo ministro Boris Johnson, lui stesso abbonato agli scandali.

Dopo un pranzo di lavoro con Andrea disse: «Sono tutto fuorché repubblicano, ma se mai dovessi passare ancora un pranzo come quello di oggi, lo diventerei». La scrittrice non solo ricorda la passione smodata di Andrea per i film pornografici, che il duca guardò per un intero weekend nella villa di Palm Springs dell’ambasciatore Usa a Palm Springs nel 1983, snobbando i suoi inorriditi ospiti, ma cita anche un aneddoto inquietante.

Siamo soliti pensare che il rapporto di Andrea con Sarah Ferguson sia idilliaco, perché così lo descrive lei. Tina Brown scrive invece che un dirigente Usa le ha raccontato un episodio che prova una realtà ben diversa. A pranzo con Fergie nella Royal Lodge, la residenza a Windsor di Andrea, si sentì chiedere dal duca, appena entrato: “Ma lei che cosa sta facendo con questa grassa vacca?”.

A 25 anni dalla morte tragica della principessa del Galles, Tina Brown, che pranzò con Lady Diana sei settimane prima dell’incidente a Parigi e raccolse le sue ultime confidenze (al tavolo c’era anche Anna Wintour), ha una teoria tutta sua su come sarebbero andati gli eventi, se Diana fosse qui. A Time Magazine, che l’ha intervistata per l’uscita del libro, in cui scrive a piene mani dell’amica Diana, ha confidato: «Negli Anni 90 lei e Carlo erano in rapporti cordiali. Penso che i suoi tormenti si sarebbero placati, probabilmente avrebbe avuto un altro figlio e avrebbe accettato che il suo matrimonio non fosse mai stato la storia d’amore che aveva immaginato. Oggi, a 60 anni, sarebbe stata nel fiore degli anni. E credo che sarebbe stata una regina assolutamente superba».

·        Vittoria.

Vittoria, un impero lungo 64 anni nella serie «a.C.d.C». Redazione Spettacoli su La Gazzetta del Mezzogiorno il 5 maggio 2022. 

Vittoria (1819-1901) è stata regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda dal 20 giugno 1837 e Imperatrice d’India dal 1876 fino alla sua morte. Il suo lunghissimo regno viene anche conosciuto come epoca vittoriana. Era la figlia del principe Edoardo, duca di Kent e Strathearn, quarto figlio del re Giorgio III. Sia il duca sia il re morirono nel 1820, e Vittoria crebbe sotto la supervisione di sua madre, la principessa tedesca Vittoria di Sassonia-Coburgo-Saalfeld. Ereditò il trono a 18 anni, dopo la morte senza discendenza legittima dei suoi tre zii paterni. All’epoca della nascita della regina Vittoria l’Inghilterra era una società agricola che, nell’arco di pochi decenni, si sarebbe trasformata in una superpotenza industriale, con un impero che si espandeva in tutto il globo.

«L’impero della Regina Vittoria», il ciclo in quattro episodi della serie «a.C.d.C», in onda stasera alle 22.10 su Rai Storia, è sia la storia di questo periodo straordinario, sia il ritratto affascinante di una regina che governò su oltre un quinto della popolazione mondiale.

È la vicenda di personaggi influenti che avrebbero modellato il sistema imperiale britannico: Gladstone, Disraeli, Livingstone, Rhodes e il Principe Alberto, marito di Vittoria. Questi personaggi - alcuni spinti da ambizione, altri da desiderio di profitto, e altri ancora da passione o da nobili ideali - avrebbero determinato un’espansione del Paese senza pari nella storia, trasformando per sempre la Gran Bretagna e i territori da essa controllati e dominati.

Resoconti personali tratti da diari, ricostruzioni filmate sia in Inghilterra sia negli ex avamposti dell’Impero, tra cui India e Africa, raccontano il drammatico scontro di personalità e di culture che avrebbero segnato per 64 anni il regno della regina Vittoria.

·        Elisabetta.

"Harry, Meghan e i figli esclusi dal testamento": la decisione della Regina. Secondo un’indiscrezione bomba la Regina avrebbe modificato le sue ultime volontà depennando il principe Harry e la sua famiglia. Francesca Rossi il 3 Settembre 2022 su Il Giornale.

Da qualche anno, ormai, ci si chiede cosa accadrà dopo la morte della regina Elisabetta. Quale sarà il protocollo per i suoi funerali, come avverrà l’incoronazione del principe Carlo, quale futuro attende la monarchia britannica dopo la lunga e fortunata era elisabettiana sono solo alcuni dei quesiti che più catturano l’interesse delle persone. Per la verità c’è anche un’altra curiosità in tal senso e riguarda il testamento di Sua Maestà. Una nuova indiscrezione sostiene che la monarca avrebbe cambiato le sue ultime volontà, disponendo una clamorosa esclusione.

Il testamento

La fortuna privata di Sua Maestà si aggirerebbe sui 365 milioni di sterline (435 milioni di euro), ma a questa somma si devono aggiungere opere d’arte, beni immobili, l’eredità del principe Filippo, tra i 23 e i 35 milioni di sterline e quella della Regina Madre, che viaggia sugli 83,4 milioni di sterline, più altri 200 milioni di sterline che deriverebbero da altri testamenti di membri della royal family. Secondo International Business Times e Star Magazine, citati da Il Tempo, di questo immenso patrimonio non beneficeranno i duchi di Sussex e nemmeno i loro figli. Tutti esclusi.

La sovrana non avrebbe perdonato la Megxit e sarebbe piuttosto contrariata poiché ha potuto incontrare la bisnipote Lilibet Diana solo una volta da quando è nata, lo scorso giugno, in occasione del Giubileo di Platino. L’eredità di Elisabetta II dovrebbe essere destinata a William, Kate e ai loro figli, in particolare alla principessa Charlotte.

Una fonte ha detto a Star Magazine, citato da Geo News: “Si vocifera che [la Regina] abbia fatto dei cambiamenti all’ultimo minuto che saranno una sconvolgente sorpresa per i suoi eredi”. A quanto sembra Kate e Charlotte erediteranno molti dei gioielli di Sua Maestà, 300 stando al Messaggero. L’insider ha dichiarato a proposito: “[Kate Middleton e la principessa Charlotte] probabilmente otterranno la maggior parte della collezione. Kate è chiaramente la favorita in famiglia”.

Una punizione senza precedenti

Il comportamento di Harry e Meghan, le interviste, le dichiarazioni contro la royal family avrebbero stancato la regina Elisabetta, esaurito la sua pazienza, spingendola, dopo il Giubileo, a ripensare le sue ultime volontà. Se fosse confermato, si tratterebbe di un castigo senza precedenti per il principe Harry e per la sua famiglia. Un modo molto diretto per chiarire che i duchi di Sussex non fanno più parte della royal family e per loro scelta.

In ansia per la Regina: niente ritorno a Londra per nominare il premier

Meghan Markle può lanciare strali a mezzo stampa, ma la Regina avrebbe già risposto in maniera più silenziosa e sottile e di gran lunga più vigorosa. Questa presunta estromissione sarebbe una punizione che, se attuata, significherebbe la fine dei rapporti tra i Sussex e i Windsor, una specie di “damnatio memoriae”.

Per sapere se davvero la regina Elisabetta ha cancellato dal suo testamento i nomi di Harry, Meghan, Archie e Lilibet Diana si dovranno aspettare 90 anni dalla sua morte. Quindi, forse, molti di noi non potranno leggere l’ultimo capitolo di questa diatriba, a meno che non siano i duchi, magari in una nuova intervista bomba, a rivelare questo possibile, nuovo schiaffo ricevuto dalla sovrana.

Da leggo.it il 17 agosto 2022.

Il ventenne britannico Jaswant Singh Chail, arrestato il giorno di Natale dell'anno scorso mentre cercava di infiltrarsi armato di balestra nel castello di Windsor, residenza ormai abituale della 96enne Elisabetta II, avrebbe voluto uccidere la sovrana. 

È quanto emerso durante l'udienza preliminare alla Westminster Magistrates' Court di Londra del processo che lo vede imputato per la violazione del Treason Act, la legge che punisce i reati di alto tradimento e oltraggio contro la monarchia, per possesso di un'arma offensiva e minacce di morte.

Secondo la pubblica accusa, rappresentata da Kathryn Selby, Chail aveva detto a un agente di polizia «sono qui per uccidere la regina» prima di essere ammanettato e arrestato a Windsor. In precedenza la sua volontà omicida era emersa in un video in cui il giovane di origini indiane, attualmente in custodia nell'ospedale psichiatrico di alta sicurezza a Broadmoor nel Berkshire, diceva di essere in una «missione» di vendetta per il massacro di Jallianwala Bagh o di Amritsar, avvenuto nel 1919 nel Punjab indiano, allora parte dell'impero britannico. Sempre secondo l'accusa, la balestra di Chail avrebbe potuto causare «lesioni gravi o mortali». La prossima udienza è prevista sempre a Londra per il 14 settembre.

Regina Elisabetta: una vita da record. Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 13 Giugno 2022.

Dopo aver superato i 63 anni di regno dell’ava Vittoria nel 2015, tra 713 giorni potrebbe sorpassare anche gli oltre 72 anni del leggendario Re Sole. 

Elisabetta II ormai deve solo più superare il re Sole. La Regina dei record aveva già superato nel 2015 il pur ragguardevole traguardo dell’ava Vittoria che andò oltre i 63 anni di regno. E quando festeggiò il Giubileo di diamante nel 1897 - alla messa a St. Paul, come una settimana fa la messa per Elisabetta II - era così stanca e pesante da non riuscire a salire le scale… e la messa andò a lei scendendo alla lettera sul sagrato della chiesa.

Adesso però Elisabetta, oltre ad aver superato Vittoria, oltre ad aver raggiunto come prima sovrana britannica i 70 anni di regno festeggiando una settimana fa il Giubileo di Platino, è pronta a un nuovo primato. Con 25.695 giorni di regno, Elisabetta è pronta a superare anche de Bhumibol di Thailandia, per generazioni il riferimento del Paese asiatico visto che regnò dal 1946 al 2016. Meglio di lei ormai solo il re Sole, Luigi XIV, il sovrano d’Oltralpe entrato nella leggenda per la lunghezza di un regno così vasto e potente da segnare la storia. Luigi XIV regnò infatti tra Sei e Settecento, per ben 72 anni e 110 giorni. Insomma, a questo punto il record assoluto del re Sole dista solo 713 giorni per Elisabetta.

Con le sue consuete costanza e determinazione, un traguardo al quale la regina può sicuramente sperare di arrivare. Con il sostegno della famiglia Windsor che sta facendo quadrato attorno alla 96enne regina per sostenerla e aiutarla a svolgere i suoi impegni di Stato. E con l’aiuto della tecnologia, che grazie a zoom e collegamenti virtuali le ha consentito di continuare con i Royal engagement per una vita, senza mai fermarsi.

Regina Elisabetta travolta: "Quanto ha speso in 12 mesi". Si dice che Carlo...Libero Quotidiano l'01 luglio 2022

I sudditi della Regina Elisabetta hanno storto il naso di fronte all'aumento delle spese della royal family. Bisogna sottolineare che i costi e i rimborsi di casa Windsor sono sovvenzionati dai fondi pubblici e che, quest'anno, sono aumentate del 17%. Secondo il bilancio annuale del Fondo Sovrano della famiglia reale britannica pare che la royal family abbia speso negli ultimi 12 mesi ben 100 milioni di sterline. Cifre da capogiro. 

Questo è un momento dove i sudditi di Queen Elizabeth navigano in acque cattive per l'inflazione ma la royal family al posto che dimezzare le spese le ha aumentate rispetto all'ultimo rendiconto. Sicuramente il costo dei recenti eventi, come il Giubileo di Platino della Regina ha di certo pesato del bilancio finale, ma in molti credono che i reali dovrebbero iniziare a non gravare più sulle spalle dei cittadini.

In relazione alle entrate dei reali che ricavano dalle loro proprietà personali, ai cittadini britannici non sta più in tasca di contribuire alla vita lussuosa di Queen Elizabeth e della sua famiglia. Prendiamo come esempio il principe Carlo, i più informati hanno calcolato che le sue rendite nel ducato di Cornovaglia a lui affidato sia aumentato a 1,2 miliardi, 93 milioni in più dell'anno scorso. Va anche però sottolineato che le sovvenzioni dei fondi pubblici vengono anche, in parte, destinate alle diverse associazioni benefiche che i Windsor sostengono, e non solo per le loro attività finanziarie personali. 

Enrica Roddolo per il “Corriere della Sera” il 6 giugno 2022.

Lunga vita alla regina, e al business del Giubileo cui si affida un'economia fiaccata da Brexit, pandemia e inflazione. «Gli inglesi, popolo di bottegai», disse Napoleone. Ma di talento.

«In tempi normali il beneficio economico che Windsor, cerimonie e palazzi portano all'economia supera i 2 miliardi di sterline l'anno. Ma in anni straordinari come questo il contributo della "Ditta" reale raddoppia: 3,5 miliardi di sterline (oltre 4 miliardi di euro), con i costi di sicurezza che pesano mezzo miliardo», spiega al Corriere David Haigh che nella City dal 2012 fa i conti alle finanze reali col report Monarchy di Brand Finance.

Le folle di questi giorni lo provano. «La monarchia è un volano che porta benefici in varie direzioni: c'è il turismo, 1,2 miliardi di sterline di stimolo legato al Giubileo per il brand Gran Bretagna: un maxi spot planetario gratuito, la sfilata chiusa dalla regina ieri è stata seguita da 1 miliardo di persone. Poi i benefici al commercio di prodotti britannici, con un lifting per i detentori di Royal warrant», dice Haigh. Sono i fornitori della casa reale il cui blasone è lucidato a ogni Giubileo. L'aiuto all'economia del tempo libero, dai ristoranti ai bar (UKHospitality stima +22%, 400 milioni di sterline), i più penalizzati dal Covid, è straordinario.

«Certo il Giubileo è stato un lungo weekend con due giorni di festa, due giorni in meno di Pil, circa 1-1,5 miliardi di sterline per due, a fine anno. Anche se le nuove dinamiche del lavoro, oggi spesso da casa, li faran pesare meno». 

Il costo dei Windsor? È stabile, con il Sovereign grant (un tempo Civil list ) della regina per il 2021-22 che vale 86 milioni di sterline: un costo di poco più di 1 sterlina a contribuente. Cui si aggiungono i 28 milioni stanziati per il Giubileo dal governo (ma la parata si è autofinanziata: 50% con sponsor e 50% con privati).

E quando la staffetta passerà a Carlo? «Sarà confermato il rispetto per la figura del sovrano, ma il fascino del brand sarà meno seducente. Non a Londra, ma nel Commonwealth», dice l'esperto. William e Kate lanceranno un loro brand come Harry e Meghan? «Quando Carlo sarà re, William erediterà il ducato di Cornovaglia e passerà a lui la gestione di Duchy Originals la linea di prodotti naturali di Carlo. Poi credo William e Kate abbiano già depositato un loro brand, ma non hanno fretta di lanciarlo, e sarà filantropico: sono sotto i riflettori, troppe le commercializzazioni della Corona».

Roberto D’Agostino per Vanity Fair il 2 giugno 2022.

Benché dotata soltanto di centosessantadue centimetri di statura e quindi negata a un’andatura da amazzone, pur sembrando fragile e come dipinta all’acquarello, questa minuscola figurina seduta sul più antico e prestigioso trono del mondo, dopo quello del Papa, ha il potere di far arrestare Boris Johnson, di sciogliere il Parlamento, di nominare i vescovi anglicani, di dichiarare la guerra e di fare la pace, e perfino di chiedere, se le gira storto il pallino, l’impiccagione di chi uccide uno dei cigni o delle anatre che nuotano negli stagni del parco di St. James e che portano impresse sotto l’ala la corona e le iniziali di Elisabetta regina. 

"Sua Maestà è una bella ragazza / Ma non ha molto da dire", canta il Beatle Paul McCartney in una canzoncina giocosa contenuta nell'album del 1969 "Abbey Road". Parole che vengono in mente ogni volta che la regina Elisabetta spunta nei notiziari, cosa che è accaduta spesso negli ultimi anni, con la serie Netflix "The Crown", la morte di suo marito, il principe Filippo, e le sue disavventure da prima pagina della schiatta reale.

L'ultima notizia, però - che la regina era ricoverata in ospedale "per alcune indagini preliminari" - ha sollevato un diverso livello di emozione e ansia, non del tutto alleviato dal rassicurante addendum che lei "rimane di buon umore". Anche a 95 anni, con 69 anni sul trono, fresca di vedovanza, la regina Elisabetta mantiene una padronanza mostruosa del suo mestiere di regina.

Benché sprovvista di humour, ossessionata invece dalla coscienza della sua posizione, imbevuta d’esaltato senso del dovere in puro stile inglese, in un'epoca in cui la vecchiaia e il privilegio ereditario sono in gran parte fuori moda, Elisabetta è sempre tenuta in grandissimo spolvero mediatico, come testimoniano i suoi indici di popolarità nei secoli costantemente elevati. Del resto, nessun altro capo di stato è riuscito a fondere gli antichi riti della monarchia ereditaria con il governo democratico come lei. 

Esistono una dozzina di monarchie in Europa e circa 27 paesi con famiglie reali in tutto il mondo, ma al di là dei loro regni, poche persone sono anche consapevoli che la Norvegia ha un re (Harald V) o la Tailandia può nominare il sovrano (l’attuale si chiama Maha Vajiralongkorn Bodindradebayavarangkun), tanto meno prendere sul serio il “matrimonio reale Romanov” allestito recentemente a San Pietroburgo. 

Una volta che la regina Elisabetta avrà tolto la sua presenza secolare, è dubbio che il principe Carlo o il principe William, i due candidati per sedersi sul trono britannico, riempiranno mai le sue pantofole reali. Potrebbe essere l'ultima monarca globale del mondo. 

Anche se aveva "molto da dire", dato ciò che ha visto, udito e sopportato, lo tiene in gran parte per sé. Per tutti gli innumerevoli discorsi che ha fatto e la quantità di battute sugli incontri e banchetti che ha scambiato con una sfilata infinita di governanti, politici, celebrità e sudditi, tra cui cinque papi e 13 degli ultimi 14 presidenti degli Stati Uniti (il presidente mancante è Lyndon B. Johnson), non ha mai rilasciato un'intervista a un giornalista.  

Tra le pochissime dichiarazioni rivelatrici che si è lasciata sfuggire il celebre riferimento al 1992, anno in cui tre matrimoni reali andarono in pezzi e il fuoco distrusse un centinaio di stanze nel Castello di Windsor, come il suo “annus horribilis”. Ed era in latino. 

Di solito, i suoi messaggi - a differenza del discorso della regina che legge all'apertura annuale del Parlamento - sono stati incoraggianti invocazioni di dovere, coraggio e altre virtù cavalleresche. In uno dei suoi primi importanti discorsi, tenuto a Città del Capo, Sud Africa, nel giorno del suo 21° compleanno, il 21 aprile 1947, come erede alla corona, invocò il “nobile motto” abbracciato dai precedenti eredi quando raggiunsero la maggiore età: "Io sono al vostro servizio”. "Vorrei fare quella dedica ora", ha continuato. “È molto semplice. Dichiaro davanti a tutti voi che tutta la mia vita, lunga o breve che sia, sarà dedicata al vostro servizio e al servizio della nostra grande famiglia imperiale a cui tutti apparteniamo”.

Col senno di poi, la storia di quel “sono al vostro servizio’’ potrebbe non sembrare più così nobile. Sette decenni fa, il Sudafrica era governato esclusivamente da bianchi e molti paesi sparsi nel mondo non avevano ancora ottenuto l'indipendenza dall'impero britannico. Il razzismo intrinseco del passato coloniale della Gran Bretagna è stato ultimamente oggetto di nuove polemiche attraverso le accuse mosse da Meghan Markle e dal principe Harry. 

Eppure, con il suo viso smaltato secondo antichi e classici sistemi di trucco, la regina Elisabetta è rimasta fedele al voto "molto semplice" che ha fatto quando era una principessa di 21 anni. Decennio dopo decennio, mentre le sue immagini sulle banconote dei molti regni del Commonwealth in cui è ancora il capo di stato sono cambiate per riflettere una monarca in via di maturazione, ha continuato a svolgere fedelmente e impeccabilmente i suoi numerosi doveri reali, che spesso includevano lunghi viaggi, lunghi inchini, lunghe cerimonie. Nel corso dei secoli, è diventata la monarca più longeva e regnante, superata solo da Luigi XIV di Francia, che però salì al trono alla tenera età di 4 anni.

Questo è l'unico punto di confronto tra Elisabetta II e il fiammeggiante Re Sole, che si preoccupò di far glorificare il suo dominio assoluto in sontuosi dipinti e palazzi. Riservatezza, semplicità e obbedienza ai vincoli costituzionali sono stati intrinseci al regno della regina Elisabetta, creando un quadro che scrittori, artisti, registi, tabloid, mercerie e pubblico hanno riempito con qualsiasi colore, emozione e souvenir di tazze e piatti e scatole di biscotti. 

Le "Queen Elizabeth" di Helen Mirren, Claire Foy e Olivia Colman, tre delle attrici che l'hanno interpretata, sono molto diverse, sebbene ognuna sia un'interpretazione plausibile dei fatti noti della sua vita. Il segretario alle comunicazioni della regina, Donal McCabe, ha fatto notare che il palazzo reale non era "complice nelle interpretazioni" fatte in "The Crown".

La meravigliosa Olivia Colman, che interpretava la regina in quella serie, vedeva in lei una "femminista per eccellenza". “Lei è il capofamiglia. È quella sulle nostre monete e banconote. Il principe Filippo deve camminare dietro di lei. Ha riparato auto nella seconda guerra mondiale. Ha insistito per condurre al volante un re che veniva da un paese in cui alle donne non era permesso guidare” – questo era il principe ereditario Abdullah dell'Arabia Saudita al castello di Balmoral in Scozia nel 2003, quando implorò la regina di guidare più lentamente. 

Nel suo messaggio televisivo del Natale 1966, la regina ha affrontato esplicitamente i vincoli che le donne devono affrontare in tutto il mondo. "Nonostante questi limiti e ostacoli, disse, sono state le donne a infondere gentilezza e cura nel duro progresso dell'umanità".

Commenti del genere e spettacoli come "The Crown" possono dare alle persone la sensazione di conoscere la regina Elisabetta. Eppure è una misura del suo mistero il fatto che nessuno sappia con certezza se abbia visto uno dei film o delle serie televisive su di lei. Né, per tutte le crisi che ha dovuto affrontare, dalla morte della principessa Diana all'amicizia del principe Andrea con il condannato per molestie sessuali Jeffrey Epstein, si sa davvero come queste l'abbiano colpita. Forse è questo che intende Paul McCartney con la frase "Sua Maestà è una ragazza carina / Ma cambia di giorno in giorno".

Il paradosso è che durante tutti i cambiamenti - gli scandali, l'ingresso esitante della Gran Bretagna nell'Unione Europea, l'uscita straziante del paese e tutti gli altri disordini nel mondo - e nonostante il fatto che sappiamo davvero così poco di lei - era diventata l’ultima rassicurante immagine nel corso dei decenni.  

Ecco la robusta, educatamente sorridente reginetta sempre blindata in cappotti color glicine, turchino spento, banana, perla o fior di tiglio e cappellini abbinati, con borsette pendule al braccio (le mani devono essere libere tutte e due, per carezzare un bambino, per stringere altre mani o per ricevere un inaspettato bouquet), a volte accompagnata da un altrettanto robusto corgi gallese. 

Elisabetta non è mai apparsa in pubblico senza cappellino o tiara, e raramente si è dimenticata il soprabito sopra il vestito in tinta che dà un’allure regale a una donna con le gambe corte.   

Fu ritenuta infine perfettamente riuscita anche quella specie d’armonia cooperativa tra la regina e il suo principe consorte. Lei davanti che, così piccolina, agita la mano destra nel saluto, lui altissimo due passi indietro con le mani annodate sulla schiena, dardeggiante uno sguardo spesso ironico.  

Lei che commuove gli uomini per la sua aria dignitosa e patetica, timida e fiera a un tempo: lui che piace alle donne per la sua andatura da dandy disinvolto e la sua aria da vichingo in calore. Un piacione che sapeva benissimo però che Elisabetta è una donna capace anche di collere. A 95 anni, rifiutò un premio destinato ad anziani facendo sapere, senza giri di parole, di non sentirsi vecchia. Per queste regine il tempo non scade mai.

Giubileo di platino (e di follia) a Londra. Gli aeroporti nel caos e il traffico in tilt. Erica Orsini su Il Giornale  il 31 maggio 2022.  

Aeroporti nel caos e traffico impazzito nel Regno Unito alla vigilia del lungo weekend del Giubileo. Mentre Londra e l'intero paese si preparano a festeggiare i 70 anni di regno della sovrana più longeva della storia, i suoi sudditi stanno già sperimentando un assaggio dei disagi che li aspettano nei prossimi giorni. Le celebrazioni ufficiali infatti coincidono con la fine delle vacanze scolastiche che molti cittadini inglesi avevano deciso di passare all'estero insieme alla famiglia. Per tanti di loro però, quello che doveva essere il primo sospirato viaggio dopo due anni di pandemia, si è trasformato in un vero incubo a causa della crisi profonda che attraversano le varie compagnie low cost, unita ai molti disservizi interni dei vari aeroporti.

Già dall'inizio della settimana le compagnie più amate dai viaggiatori come Tui, EasyJet e Swissport hanno cancellato decine di voli ogni giorno, con preavvisi di sole due ore, lasciando a terra famiglie attonite ed esauste con bimbi in lacrime al seguito. Le immagini delle sale d'aspetto dell'aeroporto londinese di Gatwick, congestionato anche dai lavori in corso nel terminal Sud e di quelli di Heathrow, Manchester, Glasgow e Edimburgo, sono impressionanti. In alcuni, le file al controllo dei bagagli erano così lunghe che la gente si è vista costretta ad attendere fuori dall'edificio.

Del resto, la situazione, era in qualche modo prevedibile. Secondo gli analisti della società Cirium, tra giovedì e domenica dovrebbero partire dagli aeroporti britannici circa 10mila voli, numeri che in questo momento il settore, messo in ginocchio dalla pandemia, non è in grado di gestire. Ieri il cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak ha dichiarato che «il governo sta lavorando con l'industria del turismo per risolvere il problema» sottolineando «i milioni di sterline messi a disposizione durante il periodo della crisi scatenata dal Covid», ma i sindacati del settore spiegano che le difficoltà persistono da tempo. «Le compagnie e gli aeroporti fanno difficoltà a reperire il personale necessario - ha detto ieri Gary Graham, vice segretario generale del sindacato Prospect - perché questi lavori sono sottopagati, inoltre l'addestramento per incarichi del genere richiede tempo». Tempo che le compagnie aeree ora non hanno, occupate come sono a calmare le ire dei loro clienti imbufaliti per essersi visti cancellare il volo anche più di una volta nel giro di due giorni o per essere rimasti bloccati sull'aereo in partenza per tre ore ed essere poi stati costretti a scendere perché, a un certo punto, l'orario di lavoro dei piloti aveva raggiunto il numero di ore massime consentito dal contratto. Non se la cavano bene neppure i viaggiatori che hanno deciso di muoversi in treno o in macchina.

Chi si fosse trovato a passare ieri davanti alla stazione ferroviaria di St. Pancras a Londra, da dove parte il treno internazionale Eurostar, avrà potuto notare le file di persone in attesa fin fuori dall'edificio centrale. Allerta rossa, nelle prossime ore, anche per il traffico automobilistico, dato che nel weekend del Giubileo è previsto che si mettano in strada milioni di persone, decise a godersi al meglio i tanto agognati quattro giorni di vacanza. Speriamo che la maggioranza raggiunga la meta e non sia invece costretta a festeggiare in macchina, imbottigliata nel traffico della superstrada. 

Tutti pazzi per Elisabetta. Tra musica e 200 cavalli. Erica Orsini su Il Giornale il 2 giugno 2022.

Lei è dappertutto ormai. Nei piccoli giardini delle casette a schiera e nei lussuosi allestimenti floreali dei negozi di Chelsea. Compare insieme ai suoi buffi e mordaci cagnetti Corgy sui copricapi all'uncinetto che adornano le rosse cassette della Royal Mail e sull'orologio della marca più popolare al mondo. La grande festa di quattro giorni per celebrare i 70 di Regno di Elisabetta II inizia oggi, ma il popolo del Regno Unito è in fibrillazione da giorni e Sua Maestà rimane la protagonista di un evento unico. Non solo per la quantità di manifestazioni che attraverseranno il Paese, ma per quell'insolita capacità che i britannici possiedono di riuscire a gettarsi alle spalle difficoltà e incomprensioni e ritrovarsi uniti nel nome della Sovrana. Il clou delle manifestazioni sarà nella capitale dove oggi avrà luogo la grande parata militare «Trooping the Colour», che quest'anno metterà in campo oltre 200 cavalli, centinaia di musicisti delle Forze Armate e un migliaio tra soldati e ufficiali. L'inizio è previsto alle 11 del mattino, ma la gente ha iniziato ad accamparsi anche giorni prima nei pressi di Buckingham Palace. La Regina dovrebbe affacciarsi al balcone del Palazzo dopo la parata ma la sua presenza verrà confermata solo qualche ora prima dell'evento. Martedì, dopo una breve pausa trascorsa a Balmoral, il suo jet ha fatto un atterraggio travagliato a Buckingham giusto in tempo per gli ultimi preparativi. I tabloid sono un tripudio di programmi dei prossimi giorni. Il Giubileo e la sua protagonista hanno qualcosa da offrire per ogni tasca e tutti i gusti. Volete rimanere a casa? La Bbc seguirà ogni minuto della parata di oggi da diverse angolazioni. E una Regina molto giovane e sorridente è anche la protagonista dello splendido documentario della tv pubblica dal titolo «The Unseen Queen», con spezzoni inediti dei video privati della Famiglia Reale. Una speciale incursione nella vita delle teste coronate britanniche viene invece offerta dalla mostra fotografica «Life Through a Royal Lens», allestita a Kensington Palace. Un capitolo a parte poi spetta ai souvenir, la cui vendita sarà parte non trascurabile dell'indotto economico di queste celebrazioni. Come resistere alla tentazione di portarsi a casa Sua Maestà in formato mignon, in completino di plastica a tinte pastello, con la manina che ripete ossessivamente il suo celebre saluto ai Sudditi? Oppure un piattino, una borsetta o una tela cerata da picnic con la sua effigie? I più fortunati potranno persino regalarsi la speciale edizione della Barbie, creata a sua immagine. Sempre che riescano a trovarla dato che sul sito della Mattel, che la vendeva a 75 dollari, circa 69 euro, è andata esaurita in un batter d'occhio.

Giubileo della regina Elisabetta 2022 II: preparativi, gadget e curiosità. Il Corriere della Sera l'1 Giugno 2022.

Londra e tutto il Regno Unito sono fibrillazione per i festeggiamenti del Giubileo di Platino della regina Elisabetta II: 70 anni di regno vengono celebrati con quattro giorni di eventi pubblici che coinvolgono non solo sua maestà, la famiglia reale, istituzioni e personalità ma tutti i sudditi britannici e che hanno richiesto un’organizzazione grandiosa. E grandioso è anche il merchandising degli oggetti ricordo realizzati e acquistabili. Basti pensare che il sito ufficiale dello shop di Buckingham Palace ha sospeso le vendite on line per eccesso di richieste. Esiste, ovviamente, anche un merchandising non ufficiale a tema Giubileo, fatto di bandierine e paccottiglia di dubbio gusto che sta realizzando vendite record in questi giorni.

L’entusiasmo per l’evento ha contagiato molti fan della regina arrivati a Londra per essere testimoni in prima persona e che sono già accampati nei pressi di Buckingham Palace.

Tra i protagonisti dei grandi festeggiamenti c’è anche la più famosa delle carrozze reali: il Gold State Coach che ha trasportato la Regina Elisabetta il giorno della sua incoronazione nel 1952. Elisabetta non ci salirà sopra durante la parata di domenica: troppo scomoda per la 96enne regina. Ma la carrozza sarà protagonista di una particolare parata con effetti speciali per le vie di Londra: Eccola con tende illuminate e visualizzate digitalmente durante una prova

Il Mall verso Buckingham Palace decorato con decine di bandiere britanniche ospita già i turisti: la strada è chiusa al traffico da giorni per i preparativi. 

Molti fan della regina Elisabetta hanno già conquistato una posizione sul mall o ai bordi di San James Park: questa è miss Donna Werner  

Una coppia di cittadini britannici accampati nel mall: hanno guadagnato una buona posizione per la parata e i festeggiamenti e sfidano la pioggia di questi giorni

Magliette, portachiavi, cavatappi, penne e altri sorprendenti oggetti in vendita nei gift shop della capitale. 

Un addetto del personale di servizio prepara le decorazioni per il Giubileo della regina nella facciata di Downing Street 1, residenza ufficiale del primo ministro  

Qui siamo a Hangleton nell’East Sussex: a uno dei classici «post box» rossi qualche fan monarchico particolarmente creativo ha messo una copertina decoro fatta all’uncinetto con i colori dell’Union Jack, la regina, i corgi e le guardie reali

Caroline Topping lavora all’uncinetto e a maglia accanto a un modello lavorato a maglia della Regina Elisabetta II a Beccles. L’obiettivo è realizzare un record, il più lungo gran pavese di bandierine Union Jack a maglia: 14,5 km

Le classiche mug, le tazze realizzate in occasione del Giubileo e in vendita in molti gift shop di Londra. 

Souvenir a tema Giubileo

Un cartonato di Elisabetta con uno dei suoi corgi dentro un negozio di abbigliamento a Windsor diventa set fotografico per i clienti desiderosi di un ritratto con sua maestà 

Un negozio di Windsor che vende souvenir per il Giubileo di Platino 

Tende, sedie e rimedi anti-pioggia per i fan già posizionati nei pressi di Buckingham Palace: una posizione ottima per assistere alla parata di Trooping The Colour  

Tende dei fan reali sono posizionate accanto alla parte anteriore delle barriere sul Mall in attesa dell’inizio del Giubileo di Platino: oltre alla parata militare, sabato sera ci sarà la grande festa di fronte a Buckingham Palace  

La super-fan reale Margaret Tyler posa per una fotografia con la sua collezione di cimeli reali nella sua stanza “Jubilee” della sua casa a Londra nel sobborgo nord-occidentale di Wembley

Un paio di pantofole con la regina e il duca di Edimburgo a letto: fanno parte della collezione di cimeli reali della super fan reale Margaret Tyler  

Il chiosco di souvenirs nei pressi del castello di Windsor vende bandiere e bandierine di vari prezzi e dimensioni (fino a 8 metri)  

Le bandiere Union Jack decorano tutti i piccoli e grandi centri del Paese. Qui siamo a Colchester, nell’Inghilterra orientale. 

Foto della regina Elisabetta nelle vetrine dei negozi di Londra. 

Il cambio della Guardia a Windsor: prove per il Giubileo 

Anche un grande magazzino di abbigliamento trasforma la vetrina in un tributo alla regina Elisabetta a Windsor 

Negozi decorati a Colchester

Tra tanta paccottiglia, il Giubileo è l’occasione per far conoscere anche vere opere d’arte: nella casa d’aste Phillps sta per andare all’asta uno dei ritratti realizzati da Andy Warhol raffiguranti la regina. ll ritratto fa parte della serie “Reigning Queens” di Warhol del 1985, ed è uno dei quattro acquistati nel 2012 dalla Royal Collection, collezione d’arte privata della famiglia reale. La casa d’aste conta di venderlo a partire da 150mila sterline. 

La “Leggerezza dell’essere” di Chris Levine fa parte di una mostra da Sotheby’s, a Londra organizzato in occasione del Giubileo di platino della Regina Elisabetta II  

Una finta garitta per la sentinella posizionata all’ingresso di un centro commerciale

Luigi Ippolito per corriere.it il 2 giugno 2022.

È qualcosa che nessuno dice, ma che tutti sanno: il Giubileo di Platino che comincia oggi è l’addio della nazione alla regina Elisabetta.

La sovrana ha 96 anni: non ci sarà più un’altra celebrazione come questa (d’altronde, hanno pure esaurito i nomi: cosa viene dopo il Platino?). È dunque un commiato, un ringraziamento finale per un servizio incomparabile: dopo, lei si ritirerà a Windsor, e la vedremo sempre più di rado. 

È anche per questo che il Giubileo assume un significato particolare. 

All’estero la monarchia britannica è spesso percepita come una fonte di intrattenimento e di gossip, una specie di soap opera ultra-decennale: e le vicende di Carlo e Diana prima, di Harry e Meghan poi, hanno alimentato questa narrativa. E se è vero che anche i sudditi si divertono, per loro è ben altro: Elisabetta è l’architrave della nazione, la pietra angolare su cui si regge l’intero edificio costituzionale, sociale e morale.

In Gran Bretagna non si giura fedeltà a un’idea astratta, che sia la Costituzione, la bandiera o il Paese: si giura fedeltà a una persona in carne ossa, a lei, alla regina. Che per 70 anni ha tenuto assieme la nazione e ha assicurato la stabilità nel cambiamento: sotto il suo regno la Gran Bretagna è passata dall’essere un impero bianco e classista a un posto dove un ministro su 4 nel governo è nero o asiatico e dove nella capitale, Londra, oltre il 40 per cento della popolazione non è bianca. Una rivoluzione avvenuta senza scosse perché a garantirla c’era lei, costante e imperturbabile. 

Ma dopo? Che succede quando viene a mancare la persona che ha fatto da collante per quasi un secolo, che ha tenuto tutto assieme con la sua sola presenza?

È l’abisso in cui i britannici si specchiano in questo Giubileo, il non detto che oggi si affaccia al balcone di Buckingham Palace, quando accanto alla regina compariranno i suoi eredi, uno scorcio della monarchia di domani. 

È anche per questo che Elisabetta ha voluto dare il via alle celebrazioni con un messaggio di ottimismo: «Spero che i prossimi giorni – ha detto – forniranno un’opportunità per riflettere su tutto ciò che è stato ottenuto negli ultimi 70 anni, nel mentre in cui guardiamo al futuro con fiducia ed entusiasmo». E i suoi sudditi ne avranno bisogno: perché questo è anche l’ultimo Giubileo della Gran Bretagna come l’abbiamo conosciuta finora. 

Tramontata la seconda era elisabettiana, chi garantirà l’unità di un Paese scosso dalle spinte centrifughe, dalla Scozia all’Irlanda? E che ne sarà del Commonwealth, quella famiglia di nazioni così cara a Elisabetta e che conferisce alla monarchia britannica il suo afflato globale?

Non è questo il momento di dare risposta a queste domande, e forse neanche di porsele. Ora è il momento della gioia e della celebrazione: ma nell’aria già si avverte la sera del dì di festa, quando «già similmente mi stringeva il core».

Il Giubileo della regina Elisabetta: «Lei è la nostra forza morale». Paola De Carolis su Il Corriere della Sera il 30 maggio 2022.

Il suo primo premier è stato Churchill: da allora la regina Elisabetta è per il Regno Unito una presenza costante. Come capo di Stato costituzionale, ha guidato il Paese attraverso il dopoguerra, le crisi economiche, le riforme di Margaret Thatcher, la guerra nelle Falklands, la cool Britannia di Tony Blair, la morte di Diana, la Brexit, la pandemia. Giovedì iniziano 4 giorni di festeggiamenti per i suoi 70 anni sul trono: un’occasione per «rendere omaggio a una regina che — per lo storico e biografo Hugo Vickers — ha dimostrato un impareggiabile senso del dovere». Per Vickers festeggiare è un obbligo: «Potrebbe essere l’ultima occasione per dimostrare a Elisabetta il nostro affetto e la nostra riconoscenza».

Cosa significa questo giubileo per la regina? «È un traguardo straordinario, che nel nostro Paese non ha uguali. Elisabetta è cresciuta con noi. Ha conosciuto la Seconda guerra mondiale, ci ha accompagnato in tutte le tappe importanti. Non credo però che la regina veda le cose in quest’ottica. Non pensa agli anni. Dentro si sente giovane. La regina madre era uguale. Sino alla fine ha fatto progetti per il futuro. Dobbiamo essere realistici. Questo con ogni probabilità sarà l’ultimo giubileo. C’è così una nota di preoccupazione per la condizioni di salute della regina, e di tristezza».

Il Paese è pronto per il dopo Elisabetta? «Gli ultimi due anni sono stati difficili per tutti. Anche la regina ha sofferto. La perdita del marito, Andrea, Harry e Meghan, ora i problemi di salute: non è un copione che avremmo voluto scrivere per lei. Se siamo pronti per il dopo Elisabetta? Forse non vogliamo pensarci. Non sarà facile prendere il posto della regina, ma credo che nonostante ciò che leggiamo sui giornali, nonostante gli scandali, nonostante quel terribile programma che è The Crown, il Paese provi grande affetto per la monarchia».

E Carlo? «Carlo diventerà re forte di un’esperienza senza uguali. Nessuno è mai stato principe di Galles così a lungo. Sarà diverso da Elisabetta, ma credo che saprà essere un ottimo re. La regina ha preparato la strada. Gli ha affidato il Commonwealth, ha definito quale ruolo avrà Camilla e ha chiesto al Paese di accettarla. Camilla ha fatto molto bene a Carlo. Ero contrario al loro matrimonio all’inizio, invece insieme stanno bene. La duchessa è una donna estremamente educata, gentile, simpatica. Detto ciò non credo che Carlo sia nato per essere completamente felice».

Come vive secondo lei la regina le vicende di Andrea e i dissapori tra la famiglia reale e Harry e Meghan? «Per la regina la famiglia è importantissima e nonostante la sua devozione alla corona non può dimenticare di essere madre, nonna e bisnonna. Da regina ha tolto al figlio Andrea qualsiasi ruolo ufficiale, da madre lo ha voluto al suo fianco alla cerimonia in ricordo del principe Filippo. Stessa situazione con i duchi del Sussex. Li accoglierà con calore ed affetto. Io non li avrei invitati. Mi dà fastidio che stiano togliendo l’attenzione alla vera protagonista».

Quale sarà l’eredità di Elisabetta? «La sua costanza e la sua fermezza. Ci ha dato un grande esempio di leadership morale. Il suo discorso alla nazione durante la pandemia è stato guardato da 28 milioni di persone. Noi tutti ci siamo sentiti confortati dalle sue parole. Elisabetta riesce ad avere un effetto straordinario sulle persone. Ha un modo di comunicare molto diverso da quello dei politici. Quando ha incontrato le vittime della torre Grenfell si è creata attorno a lei un’atmosfera straordinaria. In parte la sua forza è la fede. Il suo motto è “fai del tuo meglio e la sera di’ le tue preghiere”».

Lei ha un rapporto molto stretto con i giubilei della regina, come è nato? «Ho cominciato con quello d’argento nel 1977. Il mio compito era mettere le bandiere a Londra. Il governo laburista di James Callaghan era contrario a stanziare fondi e così era stata creata una commissione indipendente che operava nella capitale. Girai tutta la città per scegliere i luoghi più opportuni...».

Qual è il suo ricordo più caro della regina? «Ho passato una serata intera seduto al suo fianco a una cena in cui eravamo solo una manciata di persone. È di ottima compagnia. Il mio ricordo più caro è forse quello del nostro primo incontro, quando avevo 16 anni e facevo la guida nella cappella di Windsor. A un certo punto entrò lei con il figlio Edoardo per mano. Aveva un sorriso un po’ timido».

Dagotraduzione da Daily Mail il 31 maggio 2022.

La giovane Elisabetta II come non l’avete mai vista prima. 

Dal fondo di un archivio saltano fuori nuovi scatti, del tutto speciali, della regina Elisabetta che la ritraggono dalla nascita all’età di 26 anni, cioè prima che salisse al trono.  

Le foto sono state colorate per restituire un nuovo “sguardo” alla futura sovrana del Regno Unito. 

Gli scatti appartengono all’archivio di TopFoto e vengono diffusi in occasione del suo Giubileo di Platino. 

Elisabetta II è nata il 21 aprile 1926 ed è diventata la prima in linea di successione per il trono dopo che suo zio Edoardo VIII abdicò nel 1936 e suo padre, Giorgio VI, divenne re.

Nessuno si aspettava che Elisabetta sarebbe salita al trono, poiché Edoardo era giovane e si aspettava di avere molti eredi. 

Tuttavia, meno di un anno dopo la morte del nonno di Elisabetta, re Giorgio V, Edoardo abdicò al trono per sposare Wallace Simpson, una divorziata americana. 

Durante la seconda guerra mondiale, Elisabetta, allora 13enne, e sua sorella Margaret rifiutarono di rifugiarsi in Canada e rimasero nel Regno Unito, vivendo in Scozia, Norfolk e Windsor durante la guerra. 

Oltre a raccogliere fondi per lo sforzo bellico, Elisabetta divenne meccanico e autista e ricevette il grado di comandante minore onorario nel servizio territoriale ausiliario. 

Nel corso della guerra, Elisabetta aveva tenuto uno scambio epistolare con il principe Filippo di Grecia e Danimarca, e nel 1947 i due annunciarono il loro fidanzamento, sposandosi nello stesso anno. 

La coppia ha avuto il primo figlio, il principe Carlo, nel 1948, seguito dalla principessa Anna nel 1950. Un decennio dopo, avrebbero avuto il loro secondo figlio, il principe Andrea, e nel 1964, il terzo, il principe Edoardo. 

Nel 1952 giunse a Elisabetta la notizia che suo padre era morto, rendendola regina con effetto immediato. 

Incoronata nel giugno del 1953, la regina Elisabetta iniziò il regno che è durato finora 70 anni, portandola al suo Giubileo di platino. Eccola nel 1946 a 20 annim, in un pomeriggio soleggiato al Royal Lodge di Windsor.

Marco Bruna e Enrica Roddolo per il corriere.it il 2 giugno 2022.

Il Regno Unito è in festa. È cominciato il primo dei quattro giorni speciali del Giubileo di Platino per festeggiare i 70 anni di regno di Elisabetta II. Presenti in prima fila i Windsor, apparsi al balcone per la foto che consegnerà questo giorno alla storia. E presenti anche Harry e Meghan, lontani dai riflettori però, che hanno seguito il Trooping the colour in una palazzina adiacente a Horse Guards Parade. Nel pomeriggio, poi, l’annuncio di Buckingham palace: il principe Andrea positivo al Covid non comparirà neppure domani a St Paul.

Stamane a dare avvio alle celebrazioni la Trooping the Colour, la grande parata militare che si tiene ogni anno per il festeggiamento pubblico del compleanno della sovrana, dopo quello privato del 21 aprile (il giorno nel quale è nata nel 1926). 

Una giornata di sole gloriosa. Il centro di Londra chiuso al traffico e invaso letteralmente dalla gente, da un mondo in festa, euforico, curioso di prender parte alla grande festa. Solo varcando i cancelli di Green park che porta a Buckingham Palace e mischiandosi alla folla di centinaia di migliaia di persone di ogni dove ed estrazione sociale, dalle Ladies con cappello o fascinator, ai bambini con la bandierina, si capisce la forza della monarchia.

E lei Elisabetta stamane ha voluto a sua volta ringraziare il suo popolo, quelle folle che oggi sono in festa per lei. «Grazie a tutti quanti si sono prodigati per riunire le varie comunità, le famiglie, gli amici, per festeggiare il mio Giubileo di Platino», ha scritto la regina. «Continuo ad essere ispirata dal buon cuore, dall’affetto che mi mostrate e spero che questi prossimi giorni diano l’opportunità di riflettere su tutto quanto è stato raggiunto in 70 anni». Lei che aveva promesso, parlando in piena pandemia: «We will meet again», torneremo a ritrovarci e festeggiare. Così è stato oggi per il primo giorno di questo storico Giubileo.

La regina, il primo affaccio al balcone 

Lo stendardo reale è stato innalzato, la regina si è affacciata. Vestita con un abito azzurro con una rifinitura color crema, era in piedi accanto al cugino, Duca di Kent, mentre guardava l’enorme folla di persone che si sono presentate per celebrarla. In serata uno spettacolo di luci vedrà illuminarsi 3.000 fari in tutto il Paese e nel Commonwealth. 

La famiglia reale britannica si è poi riunita al completo sul balcone di Buckingham Palace per assistere all’esibizione della squadriglia acrobatica della Royal Air Force. Alla destra della regina, il principe Carlo con la moglie Camilla. Alla sua sinistra, il principe William con la moglie e i figli. Non sono presenti, come previsto, i membri dei Windsor che sono stati sollevati dai loro incarichi ufficiali nella famiglia reale, ovvero il principe Andrea e i Sussex, Harry e Meghan. Questi ultimi sono stati però avvistati alla cerimonia. 

L’inizio della cerimonia 

La festa del Giubileo è iniziata con un cielo blu come quello del suo primo Giubileo nel 1977: oggi la regina vestiva di azzurro intessuto di fili di platino. Nel 1977 scelse un abito rosa. Fresco e leggero per un Giubileo che aveva la difficile sfida di traguardare la monarchia nella modernità anche dura e problematica degli Anni 70. 

Il suono dell’inno nazionale — God Save the Queen, Dio Salvi la Regina — ha annunciato l’arrivo dei vertici della famiglia reale «in servizio attivo»: in prima fila l’erede al trono Carlo con suo figlio William, secondo in linea di successione, entrambi in sella in alta uniforme insieme con la principessa Anna, secondogenita di Elisabetta, e con appuntate al petto le medaglie d’oro del Giubileo.

Seguono Camilla e Catherine e i tre figli dei duchi di Cambridge, George, Charlotte e Louis. Alla parata di Trooping the Colour partecipano quest’anno 1.450 militari e 200 cavalli.

L’interruzione dei manifestanti

Manifestanti appartenenti al gruppo Animal Rebellion hanno tentato di interrompere l’inizio della parata militare lungo il Mall di Londra (l’ampio viale che unisce Buckingham Palace e l’Admiralty Arch, nei pressi di Trafalgar Square). I manifestanti, tra cui un uomo con indosso una corona, hanno scavalcato le barriere e si sono gettati a terra al passaggio dei soldati britannici. 

I messaggi delle istituzioni

Anche il segretario di Stato americano, Antony Blinken, ha fatto gli auguri a Elisabetta II:«I 70 anni di servizio senza precedenti di Sua Maestà al Regno Unito sono un’ispirazione per gli americani, che hanno una profonda ammirazione per la regina e le sono grati per i suoi decenni di amicizia con gli Stati Uniti», si legge in una nota ufficiale. 

Papa Francesco ha inviato alla regina «cordiali saluti e auguri, assieme alla rinnovata assicurazione delle mie preghiere, affinché Dio Onnipotente conceda a Lei, ai membri della famiglia reale e a tutto il popolo della Nazione benedizioni di unità, prosperità e pace».

Il primo ministro britannico Boris Johnson si è congratulato con Elisabetta per il suo «notevole» Giubileo di platino. «L’intero paese, il Commonwealth e il mondo ti ringraziano per il tuo incrollabile impegno e servizio», ha aggiunto Johnson, concludendo un post su Twitter con «Dio salvi la Regina!». 

«Jill e io auguriamo a Vostra Maestà una gioiosa celebrazione del Giubileo di Platino. A nome degli Stati Uniti, congratulazioni alla Regina Elisabetta II per i 70 anni di servizio senza precedenti al Regno Unito e al Commonwealth e grazie per la vostra amicizia con il popolo americano». Lo ha scritto il presidente americano Joe Biden su Twitter, rilanciando un messaggio di auguri registrato insieme alla first lady.

72 sedie vuote per le vittime della Grenfell Tower

(Andrea Priante) Una tavolata lungo una strada a due passi dalla Grenfell Tower di Londra, proprio nei giorni in cui la capitale inglese attira su di sé gli occhi del mondo per le celebrazioni organizzate in occasione del giubileo della regina Elisabetta. Intorno a quella tavola perfettamente apparecchiata, 72 sedie vuote, come le vittime dell’incendio che la notte del 14 giugno del 2017 devastò il grattacielo di 24 piani.

Curiosità, retroscena e attentati: tutto sul Giubileo di Platino della Regina. Francesca Rossi il 2 Giugno 2022 su Il Giornale.

Sono iniziate le celebrazioni per il Giubileo di Platino: concerti, parate, e mostre per festeggiare gli intensi 70 anni di regno della regina Elisabetta. La regina Elisabetta ha attraversato quasi un secolo di Storia, affrontando tempeste, momenti di relativa tranquillità, vicissitudini politiche e personali senza mai cedere. La sua espressione impassibile ma non glaciale, il suo portamento altero ma non superbo hanno contribuito a renderla una leggenda già in vita. Lei rappresenta l’immagine della Corona che non si infrange mai nonostante i colpi del destino. Il Giubileo di Platino è la celebrazione di una donna che ha saputo portare con dignità questa Corona, soprattutto quando il suo peso si faceva insopportabile.

Un traguardo storico

La Gran Bretagna sta vivendo un momento storico. Il 2 giugno 2022 la regina Elisabetta festeggia i 70 anni sul trono. Un traguardo che solo pochi, grandi sovrani hanno potuto raggiungere. Tra questi Luigi XIV, che regnò per 72 anni e 110 giorni (1643-1715) e rappresenta la prossima “sfida” di Sua Maestà britannica per entrare definitivamente nel Guinnes dei Primati come sovrano più longevo in assoluto. Con il Giubileo di Platino, che si svolge dal 2 al 5 giugno 2022, la sovrana celebra i suoi 70 anni con la corona sul capo, ma la data esatta in cui ha raggiunto questo traguardo è il 6 febbraio 2022, l’Accession Day. Gli anni di regno, infatti, vengono calcolati dal giorno della morte del sovrano precedente (in questo caso Giorgio VI, che morì il 6 febbraio 1952) e dal conseguente passaggio dei poteri, che è immediato. Non esistono “sedi vacanti” o vuoti di potere. Non è nemmeno necessario che il nuovo re venga ufficialmente incoronato per regnare (Edoardo VIII, per esempio, non fece neanche in tempo a preparare la sua incoronazione, poiché abdicò prima). Elisabetta II è stata incoronata il 2 giugno 1953, ma era già in carica a tutti gli effetti dal momento successivo in cui suo padre esalò l’ultimo respiro.

Il vero significato del Trooping The Colour

Il Trooping the Colour (o Queen’s Birthday Parade) è il momento centrale del Giubileo di Platino, ma è anche una celebrazione tradizionale e militare dedicata al sovrano in carica. È il suo compleanno “ufficiale”. Ogni re inglese, infatti, festeggia due compleanni: il primo è privato e ricorda semplicemente la sua nascita. Il secondo, cioè il Trooping The Colour, è pubblico, riguarda la “nascita” ufficiale del re e di solito cade il secondo sabato di giugno (ma non è una regola). Se l’incoronazione è una specie di rito di passaggio, il Trooping The Colour è un tributo al ricordo di quel “rito” e al re. Nello stesso tempo è un emblema della monarchia e dell’identità britannica. La tradizione di questi festeggiamenti, il cui nome vuol dire “Sfilata della Bandiera”, risale al XVII secolo, quando gli alfieri sfilavano portando le bandiere, che rappresentavano il punto di riferimento dei reggimenti. Il primo sovrano a officiare una cerimonia del Trooping The Colour sarebbe stato Carlo II (1660-1685). Solo nel 1748 questa celebrazione prese il significato che conosciamo oggi di compleanno ufficiale del re e Giorgio II (1727-1760) decise di spostarla in estate, quando il clima inglese è meno bizzoso. Edoardo VII (1901-1910) introdusse il saluto del monarca in persona ai reggimenti. Dopo il 1820, con Giorgio IV (in carica dal 1820 al 1830), la cerimonia assunse il suo carattere annuale.

Il Trooping The Colour e la regina Elisabetta

La regina Vittoria ha regnato per 63 anni e 216 giorni (1837-1901) ed è riuscita a festeggiare il Giubileo di Diamante per i 60 anni di regno il 20 giugno 1897 (Elisabetta II ha tagliato quel traguardo nel 2012, con festeggiamenti protrattisi dal 2 al 5 giugno). Per Vittoria arrivarono a Londra circa 3 milioni di persone. La regina Elisabetta può contare su miliardi di potenziali spettatori in tutto il mondo, grazie alla televisione e a Internet. Nonostante ciò sono queste le sovrane che hanno forgiato sulla loro persona il Trooping The Colour in Gran Bretagna. Questa celebrazione è associata indissolubilmente alla loro immagine. La regina Elisabetta ha partecipato a tutte le Queen’s Birthday Parade del suo regno a eccezione di quella del 1955, che non si tenne a causa di uno sciopero delle ferrovie nazionali. Quell’anno fu tumultuoso per la Gran Bretagna, che si trovava a fronteggiare il malcontento generale già dal 1953. Gli operai scioperavano affinché fossero ascoltate le loro richieste di migliori condizioni di lavoro e di salario. Il primo giugno 1955, come riporta il Times la regina Elisabetta dovette proclamare lo “stato di emergenza”. Un clima pessimo per festeggiare il Trooping The Colour.

Una Regina a cavallo

Fino al 1986 la regina Elisabetta ha preso parte al Trooping The Colour stando a cavallo. Nella biografia “The Queen. Elisabetta, 70 anni da Regina” (Rizzoli, 2022) Andrew Morton racconta che Giorgio VI non parlava mai con sua figlia del ruolo che, un giorno, avrebbe ricoperto, “salvo quando…menzionò en passant che la figlia doveva imparare a cavalcare all’amazzone in vista del giorno, che si sperava lontano, in cui avrebbe dovuto cavalcare in pubblico al Trooping The Colour…”. Cosa che Elisabetta II ha fatto indossando l’alta uniforme, le medaglie ottenute già quando era principessa e gli emblemi dell’Ordine della Giarrettiera o dell’Ordine del Cardo. Per la verità Elisabetta sfilò durante la parata del Trooping the Colour quando era solo una principessa, nel giugno 1949, per sostituire il padre malato. Andrew Morton ricorda: “Il re dovette assistere alla parata…da una carrozza scoperta mentre la figlia maggiore cavalcava alla testa delle guardie a cavallo”. Questo era solo uno degli “obblighi formali” che la principessa aveva assunto su di sé per non far affaticare Giorgio VI, la cui salute peggiorava di anno in anno. Elisabetta sostituì il re anche per la parata del 1951, quando ormai era piuttosto chiaro che a suo padre non rimaneva più molto tempo.

L’attentato

L’abilità da cavallerizza consentì alla Regina di salvarsi da un attentato durante il Trooping The Colour del 13 giugno 1981. Elisabetta aveva lasciato Buckingham Palace da un quarto d’ora. Stava percorrendo il Mall in sella al Burmese quando, all’altezza dell’incrocio con Horseguards Road, il 17enne Marcus Sarjeant sparò 6 colpi a salve da uno di quei revolver per mossieri. Il cavallo, di 19 anni, si imbizzarrì ma la sovrana riuscì a calmarlo e non riportò ferite. Anzi, continuò la sfilata imperturbabile. A tal proposito il principe Carlo disse che sua madre era “di stoffa robusta”. Idea condivisa anche da Lady Diana, che era presente alla cerimonia, per la prima volta, come fidanzata del principe. Sarjeant confessò: “Volevo essere famoso. Volevo essere qualcuno”. Venne processato, condannato a 5 anni di reclusione (ma ne scontò 3 e uscì nell’ottobre del 1984). Mentre era in carcere avrebbe scritto una lettera di scuse a Sua Maestà. Ma non avrebbe mai ricevuto risposta.

Tradizioni infrante

Dal 1987 Sua Maestà ha compiuto la tradizionale sfilata in carrozza. Il 2022, però, potrebbe essere l’anno in cui la Regina sceglierà di usare una Range Rover, dati i suoi problemi di mobilità. Non era mai accaduto un evento simile. La parata, di solito, si svolge secondo un tragitto ben preciso: la Regina parte da Buckingham Palace, percorre The Mall scortata dalla Household Cavalry Mounted Regiment fino a Horse Guards Parade, vicino a Whitehall e, dopo aver ricevuto il “Royal Salute” torna a Palazzo. A mezzogiorno in punto la King’s Troop Royal Horse Artillery spara da Green Park 41 colpi a salve. La parata si chiude, come da tradizione, con la royal family che, dal balcone di Buckingham Palace, osserva l’esibizione aerea della Raf. Purtroppo quest’anno, come informa il Sunday Times, la sovrana non riceverà il saluto ufficiale delle Guardie Reali. Al suo posto ci saranno Carlo, William e la principessa Anna. A quanto pare i medici avrebbero consigliato a Sua Maestà di preservare le forze il più possibile. Questo è il primo forfait annunciato della sovrana al Trooping The Colour. Non è escluso che ve ne siano altri. Buckingham Palace, infatti, ha fatto sapere che la presenza di Elisabetta II a ogni evento in programma dal 2 al 5 giugno sarà annunciata quasi all’ultimo momento (parata esclusa, visto che in questo caso la sua presenza è già stata confermata).

Gli appuntamenti del Giubileo di Platino

Il Trooping The Colour di quest’anno ha un doppio valore storico: segna il Giubileo di Platino per i 70 anni di regno della regina Elisabetta, ma anche il ritorno alla normalità dopo 2 anni di pandemia. Nel 2020 e nel 2021 le celebrazioni si sono svolte al Castello di Windsor in versione ridotta a causa del Covid 19. Quindi il 2022 è l’anno della spensieratezza e dello sfarzo. Gli eventi in programma sono tanti: oltre alla parata del 2 giugno, che vede 1400 soldati, 200 cavalli, 400 musicisti e 1500 illuminazioni in tutta la Gran Bretagna, è in programma una funzione di ringraziamento nella Cattedrale di St. Paul il 3 giugno prossimo. Dal primo giugno (e fino a settembre) è stato aperto al pubblico il nuovo giardino della Tower of London, il Superbloom, in cui sono stati piantati circa 20 milioni di semi. I fiori hanno i colori preferiti della sovrana. Al Castello di Windsor è stato esposto l’abito dell’incoronazione di Elisabetta II, disegnato da Sir Norman Hartnell. C'è, poi, il “River of Hope”, ovvero la sfilata di 200 bandiere di seta, decorate con simboli di speranza, che attraversa il Mall. Continua, inoltre, l’iniziativa Queen’s Great Canopy, che chiede ai sudditi di piantare alberi in onore della Regina. Si calcola che ne siano già stati piantati circa 60mila. Ma il cuore dei festeggiamenti mondani è il concerto del prossimo 4 giugno, il Platinum Party at the Palace. Per l’evento di fronte a Buckingham Palace sono attese circa 22mila persone. Si esibiranno 30 artisti, dai Queen a Elton John, dai Duran Duran ad Andrea Bocelli, da Diana Ross a Craig David.

I gadget da collezione

Per il Giubileo di Platino vi sono gadget per tutti i gusti, anche i più strambi. La Mattel ha creato una Barbie con le fattezze della regina Elisabetta. La bambola indossa un abito color avorio e ha sul capo la Queen Mary’s Fringe Tiara, portata da Elisabetta II il giorno del suo matrimonio. Sono stati riprodotti fedelmente il medaglione rosa donato alla sovrana da Giorgio VI e quello azzurro regalo del nonno Giorgio V. C’è anche la spilla dell’Ordine della Giarrettiera. Il look della versione Barbie di Elisabetta II è ispirato a quello che la monarca sfoggiò nel 2019, in occasione della visita di Stato di Donald e Melania Trump. Tra i gadget c’è anche il profumo “Platinum 22”, creato dai profumieri della Floris London, che serve la Casa reale dal 1730. La fragranza di tè nero, rosa, avena e lime è ispirata ai giardini delle residenze reali. La nuova barretta di cioccolata Cadbury ha sulla confezione il sigillo reale di approvazione e c’è da scommettere che anche solo l’involucro diventerà un oggetto da collezione. Ma non è necessario che i gadget siano perfetti: un errore di produzione può aumentarne il valore come, forse, accadrà alle 10mila tazzine, fabbricate in Cina che, invece della scritta “Platinum Jubilee”, recano l’infelice refuso “Platinum Jubbly”. Quest’ultima parola, nello slang inglese, significa “fantastico” ed era pronunciata nella sitcom britannica “Only Fools and Horses”, andata in onda su Bbc One dal 1981 al 1991 e che, pare, piacesse anche alla regina Elisabetta.

Elisabetta l'immortale: 70 anni sul trono e 96 di intensa vita. Il Giubileo di platino della regina: salì principessa e scese sovrana da un albero in Kenya, dove la raggiunse la notizia della scomparsa del re. PIERO MEI su Il Quotidiano del Sud il 3 Giugno 2022. 

Il Regno Unito ancora per poco e il Commonwealth delle Nazioni, che in comune hanno soltanto Lei ed aspettano che se ne vada per diventare repubbliche, hanno cominciato a festeggiare i quattro giorni che stanno celebrando il Giubileo di platino di Elisabetta II, che ha già avuto quello d’argento, quello d’oro e quello di diamanti ed è arrivata dove nessun sovrano inglese era mai arrivato, e forse non soltanto inglese, a parte, tra i pochissimi, l’imperatore del Giappone, lo “storico” Hirohito.

Settant’anni sul trono, 96 di vita: la Regina è nata lo stesso giorno di Roma, il 21 aprile, anno più anno meno scherzano i battutisti. Non era nata per essere regina, ma una delle tante principesse inglesi, giacché suo padre era un figlio cadetto del re di allora, Giorgio V. Poi Edoardo, il figlio maggiore e candidato re (lo fu anche brevemente), si innamorò di una bidivorziata americana, volle sposarla e rinunciò alla corona. Così il padre della principessina, l’eroico e balbuziente Bertie, diventò re Giorgio VI, lei l’erede.

È noto che salì principessa e scese regina da un albero in Kenya, dove in quella stravagante situazione la raggiunse la notizia della scomparsa del re. Le portarono un vestito nero all’aeroporto di Londra e un immancabile cappello: si cambiò in aereo e ai piedi della scaletta la aspettava il suo governo, in prima fila il premier Winston Churchill con cui amava conversare: era l’uomo che aveva vinto la guerra ma, cosa ancor più importante, amava i cavalli. Proprio come quella giovane mamma (Elisabetta aveva già due dei suoi quattro figli) che se non fosse stata regina avrebbe vissuto nella campagna inglese, o magari scozzese che Le piace di più, allevando purosangue ma non solo, cavalli d’ogni razza, cani di razza corgi e piccioni viaggiatori.

I cavalli Le hanno dato piena soddisfazione, vincendo tutti i gran premi meno uno, ahilei proprio il Derby, e vincendo anche alle Olimpiadi. I figli un po’ meno, tra divorzi anche se non più costituzionalmente scandalosi e storielle e storiacce varie. I preferiti, poi, i peggiori: come il duca di York coinvolto in faccende di abusi sessuali, o il nipote Harry con la moglie americana. Come rivivere l’annus horribilis della “guerra dei Galles”, quella tra Carlo e Diana, il 1992 quando s’incendiò pure il castello di Windsor. Della regina i royal watchers, che sono quelli che non si fanno gli affari loro, pensano di sapere tutto, soltanto perché sanno cosa ha nella borsetta che le pende sempre dal braccio: il rossetto, i documenti no, perché è lei stessa il proprio documento d’identità. Dicono che non la porti per tutte quelle cose che le signore, Mary Poppins del quotidiano, sanno infilarci e tirar fuori ma solo perché è il suo linguaggio dei gesti, se la sposta si sta annoiando e chiede soccorso a un gentiluomo di corte che la liberi di una seccatura o un seccatore.

Ne ha avute, personali, politiche e così via. Tutto si sa, ma non, per esempio, come la pensi politicamente. Non vota, non esprime giudizi, al massimo, magari, consigli nell’udienza settimanale con il premier. Forse voterebbe conservatore, ma non per Johnson, magari per Theresa May e i suoi tre fili di perle. Non si conoscono sbandate sentimentali: aveva nel cuore sempre e solo Filippo anche se Le camminava un paio di passi dietro. “La mia forza” ha detto.

Le sue idee le ha trasmesse in gesti: stimava Mandela e gli consentiva di chiamarla Elizabeth; all’ippodromo, qualunque ippodromo, partecipava anche scommettendo oltre che tifando per i suoi cavalli; ha sempre vestito colori pastello ma “vistosi”, perché una regina o la vedi o non ha valore; sempre in guanti per le troppe mani da stringere; all’inizio gli stilisti la criticavano, ma poi è diventata un’icona di stile.

È in questi giorni di giubilo e Giubileo che è forse se stessa, finalmente: chiacchiera sul balcone di Buckingham Palace con uno dei pronipoti, il piccolo Perince Louis; manda il principe ereditario Carlo a leggere il discorso della Corona in Parlamento perché non sta bene ma il giorno è guarita per assistere all’Horse Show a Windsor. La Brexit? Non una parola: sarebbe politica. Va a vedere i fiori a Chelsea, paga l’oyster per prendere la metro che porta il suo nome, manda alla famiglia del Commonwealth un messaggio che si conclude “pensiamo al futuro”, come durante il lockdown aveva scaldato gli animi dicendo semplicemente “ci incontreremo di nuovo”.

Sul balcone, di celeste vestita, ieri era circondata dalla famiglia assottigliata: tre figli (Andrea in questi giorni ha opportunamente preso il Covid…), il nipote re di domani, William, tre pronipoti e un po’ di cugini, tutti alle prese con i problemi della vecchiaia. Ma lei era là, al centro della scena, appoggiata al bastone che ormai la sorregge e pronta a spiegare tutto al piccolo principe che la chiama “Gan Gan”, lei che da bambina era Lilibet, come la pronipote “americana” che ha appena conosciuto. Prima aveva assistito alla parata militare cui aveva sempre partecipato cavalcando, ieri aveva al fianco uno dei cugini, lo smunto duca di Kent. Da una finestra c’era a guardarla Meghan, che s’era messa un cappello dal cupolesco diametro, tanto per non farsi notare…

Disse una volta un ex re, Faruk d’Egitto: le monarchie scompariranno, al mondo resteranno solo i re di cuori, di quadri, di fiori e di picche e la regina d’Inghilterra. God Save the Queen.

Dagospia il 3 giugno 2022. Estratto da “Elisabetta, la Regina infinita”, di Alberto Mattioli e Marco Ubezio (ed. Garzanti), pubblicato da “La Stampa”.

Perché Elisabetta affascina tanto tutti, anche quelli che lo negano? Alla fine, il suo non è stato un regno particolarmente glorioso. Suo nonno vinse la Prima guerra mondiale e suo padre la Seconda; lei, al massimo, quella delle Falkland, di sicuro meno impegnativa, anche se ha dimostrato che gli inglesi restano gli inglesi (e comunque a guidarli alla pugna fu un'altra donna, la signora Thatcher, quella Boadicea in tailleur). 

I baronetti più celebri che ha decorato sono i Beatles, non i colonizzatori di qualche sventurato popolo indigeno. Suo padre era imperatore dell'India, lei non gli è mai subentrata. Il Commonwealth regge, ma soltanto quindici dei cinquantatré Stati che ne fanno parte la riconoscono come Regina, anche se almeno ci sono i due più importanti, Canada e Australia.

I suoi predecessori regnavano su un quarto delle terre emerse, il maggiore impero della storia; lei su un piccolo arcipelago, e nemmeno tutto. Quando Elisabetta salì al trono, il Regno Unito era già in declino, ma era ancora una potenza mondiale; oggi, al massimo, regionale, anche se restano delle reliquie come qualche bombetta atomica sui sottomarini e un posto permanente nel Consiglio di sicurezza dell'Onu.

Benjamin Disraeli, primo ministro della sua riluttante trisavola Vittoria, la fece imperatrice; Boris Johnson, il suo, ha fatto uscire il regno dall'Unione europea. Cosa Elisabetta ne pensi ovviamente non l'ha mai detto, ma il fatto che il 21 giugno 2017 si sia presentata in parlamento per il «Queen's speech» tutta vestita con i colori europei, in abito e cappello blu con fiori dai pistilli gialli, è un indizio indiscutibile, dato che sua maestà non fa nulla a caso, men che meno la scelta dell'abbigliamento.

Insomma, non è certo colpa sua, ma Elisabetta non ha mai avuto l'occasione di compiere gesta particolarmente memorabili. Benché abbia viaggiato moltissimo, appartiene semmai alla categoria dei sovrani burocratici, da tavolino. Forse il «collega» che Elisabetta ricorda di più è Francesco Giuseppe. 

Anche lui, un regnante diligente, probo, lavoratore, burocrate infaticabile sempre attaccato alla scrivania, a evadere pratiche risparmiando pure sulla cancelleria; anche lui, attaccato all'etichetta sebbene personalmente di gusti semplici e carattere modesto; anche lui, cristiano non solo praticante per dovere ma credente per convinzione; anche lui, del tutto refrattario alla cultura, benché a capo di un impero che ne produsse tanta e di eccellente qualità, e invece amante della vita all'aria aperta, della campagna, della caccia (fra Bad Ischl e Balmoral cambiano solo le montagne); anche lui a suo agio con i militari, gente che ha delle regole di comportamento e un dress code e ci si attiene, senza sorprese; anche lui, sovrano di un impero in declino e comunque più abituato a celebrare la passata grandezza invece che a progettare gli immancabili destini; anche lui, innamorato di un consorte più vivace e talvolta destabilizzante; anche lui, infine, sul trono così a lungo da non poter nemmeno immaginare che potesse occuparlo qualcun altro.

Elisabetta, però, è certamente più intelligente di Francesco Giuseppe e lo ha anche battuto sulla durata. L'Absburgo regnò dal 2 dicembre 1848 al 21 novembre 1916, cioè sessantasette anni e 355 giorni; la Windsor dal 6 febbraio 1952 e ha quindi superato i settant'anni. Già, la durata. 

Da quando è Regina ha cambiato, e talvolta seppellito, quattordici primi ministri, da Winston Churchill a Boris Johnson (quasi grave come passare da Alcide De Gasperi a Giuseppe Conte) e si sono succeduti sette papi, quattordici presidenti degli Stati Uniti, nove della Repubblica francese e dodici di quella italiana.

Lei è ancora lì, benissimo piazzata anche nella lista dei regnanti più longevi. Il 6 febbraio 2022, settantesimo anniversario della sua ascesa al trono (ma non della sua incoronazione, che avvenne più di un anno dopo) aveva regnato per 25.568 giorni: supererà presto Giovanni II, principe del Liechtenstein per 25.658, e Rama IX, Re di Thailandia per 25.694.

Più difficile da raggiungere il recordman della regalità (non solo per la durata, in verità), cioè Luigi XIV, in carica dal 14 maggio 1643 al 1° settembre 1715, dunque per settantadue anni e 110 giorni, per un totale di 26.407: coraggio, Elisabetta, ce la puoi fare, e poi il futuro Re Sole salì al trono a soli cinque anni.

Insomma, il primato è a portata della graziosa mano della nostra sovrana preferita, che del resto ha già superato altri campioni di longevità come il messicano Pacal il Grande, appunto Francesco Giuseppe, gli imperatori bizantini Costantino VIII e Basilio II «il Bulgaroctono», Ferdinando IV-I di Borbone (quarto come Re di Napoli, primo come Re delle Due Sicilie), la sua antenata Vittoria, Regina per «appena» sessantatré anni e rotti e l'ex nemico Hirohito, sessantadue anni e 13 giorni.

Non sembri irriverente, ma l'universale rispetto che circonda Elisabetta deriva proprio dal fatto che, se non gloriosamente, regna però eternamente. Non a caso, anche come politica il principale attributo che le viene riconosciuto è quello dell'esperienza. Forse non è mai stata brillante, e del resto il suo ruolo non lo richiede, ma è sempre stata avveduta e con il tempo è diventata anche saggia.

Più che la madre della patria, ne è la nonna: intimidente perché carica di anni e di responsabilità, algida come richiede il ruolo, severa con tutti ma soprattutto con sé stessa, ma alla fine comprensiva.

Avendone viste tante, nessuna può davvero scuoterla. In un Paese dove la vetustà è il più ambito degli attributi, la tradizione una religione e si pensa, giustamente, che se le istituzioni durano è perché funzionano, incarna il più britannico dei motti: business as usual.

La sua perennità poteva risultare irritante in epoche storiche che ambivano al cambiamento: infatti è negli anni Settanta che la monarchia inglese è stata meno popolare. 

Ma, in tempi come i nostri dove i cambiamenti sono sempre più accelerati, qualcuno che non ha mai cambiato nulla, nemmeno la pettinatura, diventa una vivente rassicurazione. Tutte le nostre certezze sono caduche, tranne una: che una Regina che già regnava quando siamo nati rifarà, anno dopo anno, le stesse cose allo stesso modo, e indossando gli stessi cappellini. 

Bisogna che qualcuno resti com'è, perché tutto cambi. E lei è sempre lì, sorridente, severa, coscienziosa, impeccabile, prevedibile, assennata. E, soprattutto, infinita. 

La sovrana salterà il Derby. Applausi per Harry e Meghan. Paola Caruso ed Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera il 3 Giugno 2022.

Harry e Meghan di nuovo con William e Kate a un evento ufficiale, per la prima volta dopo la Megxit. Fischi per Johnson, Carlo acclamato dalla folla 

• Alla messa di ringraziamento alla cattedrale di Saint Paul a Londra la Regina è assente per un «malessere», ma ieri sera, la sovrana 96enne ha assistito all’accensione della fiaccola in suo onore.

• Manca anche il Principe Andrea che ha il Covid.

• Alla funzione religiosa presenti tanti personaggi di spicco, anche ex premier, da Tony Blair a David Cameron. Fischi per Boris Johnson all’ingresso della cattedrale (qui la fotogallery).

• Elisabetta ha finalmente incontrato la sua bisnipote Lilibet, figlia di Harry e Meghan, che domani compie un anno.

• Secondo alcuni esperti reali il Giubileo della Regina appare sempre più come un momento di «celebrazione e ringraziamento per un’era che si avvia alla conclusione».

Ore 10:50 - Elisabetta ha incontrato per la prima volta Lilibet che domani compie un anno

La Regina Elisabetta ha finalmente incontrato la sua bisnipote Lilibet che domani compie un anno. Secondo quanto riferiscono fonti del Mirror, la Regina ha avuto ieri un pranzo privato con il principe Harry e Meghan Markle insieme a loro figli dopo la parata «Trooping the Colour» con cui ieri si sono aperti i festeggiamenti per il Giubileo di Platino della Regina.

Ore 11:00 - Una guardia si sente male

Un membro della guardia cerimoniale ha un malessere durante il servizio per la funzione nella cattedrale: cade a terra e viene subito soccorso da un medico. Oggi è il secondo giorno di celebrazione del Giubileo della Regina — per i 70 anni di regno — che si chiuderà domenica.

Ore 11:10 - Gli invitati

Sono oltre 400 gli ospiti d’onore di un’assemblea multietnica. La funzione, concelebrata da presuli donne e uomini, si svolge alla presenza anche di dignitari religiosi britannici cattolici, ortodossi e di varie confessioni non cristiane.

Ore 11:45 - Gli ex primi ministri alla funzione

Sono tanti i personaggi di spicco presenti alla funzione nella cattedrale di St Paul. Ci sono anche gli ex premier, da Tony Blair con la moglie Cherie a David Cameron, da Theresa May a Gordon Brown.

Ore 12:00 - Fischi per Johnson fuori da St Paul

Fischi e «boo» della folla fuori dalla cattedrale hanno caratterizzato l’ingresso a St Paul del premier Tory britannico, Boris Johnson, che è arrivato con la first lady Carrie . I britannici contestano a Johnson lo scandalo Partygate sui ritrovi organizzati fra il 2020 e il 2021 a Downing Street in violazione delle restrizioni Covid allora in vigore per milioni di persone.

È stato l’unico leader fischiato nella parata di arrivi di ministri del suo stesso governo, esponenti delle opposizioni, ex primi ministri, altri ospiti civili e militari.

Vestito con un tight, e affiancato dalla moglie in abito rosso lungo con cappello d’ordinanza, BoJo ha comunque fatto buon viso a cattivo gioco, sorridendo e salutando verso chi invece lo applaudiva.

Ore 12:21 - Applausi per Harry e Meghan (che arrivano mano nella mano)

Arrivano mano nella mano, sorridenti, Harry e Meghan, per la prima volta a un evento reale ufficiale dopo la Megxit, ossia da quando nel febbraio del 2020 hanno rinunciato ai loro incarichi nella famiglia reale. I duchi di Sussex sono accolti in maniera calorosa dagli applausi della folla che si è radunata intorno alla cattedrale.

Lui in abito civile, ma con le decorazioni militari appuntate al petto, lei con look sobrio chiaro — un colore crema che esprime candore, purezza — dal cappello ai guanti.

Ieri la coppia non si era affacciata con la Regina ed il resto della famiglia reale sul balcone di Buckingham Palace.

 Ore 12:46 - L’arrivo di Carlo e Camilla

(Enrica Roddolo) Assieme a Harry e Meghan sono arrivati in cattedrale i duchi di Gloucester e il principe Michael di Kent, la nipote della regina Zara Phillips con il marito Mike Tindal, i Wessex Edoardo e Sophie.

Prima dell’arrivo di William e Kate un lungo momento di attesa per nulla casuale. È la distanza che ormai separa i Sussex usciti dal circuito dei working Royals e i Cambridge che invece ne fanno parte, anzi sono in prima posizione dopo il principe Carlo. Fra il pubblico l’attesa e l’eccitazione per i giovani principi è grande.

Qualcuno osserva che Kate è esile come una modella, e come la signora Beckham. Tutti sono innamorati di lei. Sull’attenti sul sagrato, e arriva l’erede al trono Carlo con Camilla che saluta e risponde all’entusiasmo del pubblico. Oggi c’è lui al posto della regina, e la folla oceanica anche oggi nella City lo vede con favore nel ruolo che avrebbe oggi la madre. Anche se tutti hanno già nostalgia della regina che non può essere qui per il lieve malessere.

Ore 12:55 - William e Kate (quel look giallo che fa pensare alla sovrana)

Come Harry, anche William indossa abiti civili con le riconoscenze appuntate sul petto. Forse una decisione questa, come è successo per il funerale di Filippo, per non sminuire il fratello minore. La duchessa di Cambridge invece punta sul giallo che seppur chiaro è un colore vistoso. Il giallo fa pensare proprio alla regina che indossa abiti dai colori appariscenti per farsi notare bene dai sudditi. Anche per Kate è così?

Ore 12:49 - Il vescovo di Londra Sarah Mullally: la regina ci guarderà in tv

(Enrica Roddolo) È iniziata fra i cori la cerimonia, con il vescovo di Londra che chiede grazie a Dio per la benedizione della regina Elisabetta e Carlo visibilmente commosso china il capo. «Oggi la regina non c’è, ma sono sicura che la guarderà in tv», ha detto al Corriere Sarah Elizabeth Mullally, Bishop on London, il vescovo anglicano che oggi guida la messa di ringraziamento per i 70 anni della regina, un’ex infermiera britannica. «La regina ha un profondo senso religioso e sì avrà preso a malincuore la decisione di non esserci ma ci seguirà dalla tv». E quel sorriso che pur nelle difficoltà, un anno fa la morte di Filippo, adesso i guai di salute, non manca mai dal volto della regina? «È proprio la sua fede a guidarlo ed è un tutt’uno con la vocazione a fare il suo dovere di guida del Paese».

Ore 13:04 - «La regina è ancora in sella», il riferimento alle corse dell’arcivescovo di York

(Enrica Roddolo) Nella cattedrale risuonano le parole del sermone: «Siamo felici che la regina sia ancora in sella», dice l’arcivescovo di York che pronuncia il sermone. «Ci ritroviamo qui a celebrare il Giubileo della regina, con uno sfondo di sofferenze nel mondo. E qui siamo sapendo che però ci sono persone che non pensano al proprio sé ma che guardano a una visione lunga. E so che in Her Majesty noi vediamo che nella regina noi vediamo questo servizio. Una Staedfast consistency di fede a Dio e obbedienza a una vocazione che è la roccia, anzi la fonte della sua vita», dice l’arcivescovo.

Come nella tradizione dei sermoni anglicani non mancano i riferimenti anche ironici al presente. Così ecco un accenno alla passione per i cavalli della regina: «Sappiamo che la regina ama le corse dei cavalli. E sappiamo che Sua Maestà sta guardandoci in tv e ahimé, Maestà non ho idea di chi vincerà il derby di Epson domani. E aggiungo che il vostro regno è stato più dressage che lo sprint delle corse».

Il prelato conclude poi: «Maestà ci dispiace che non siate qui ma siamo felici che siate ancora in sella. Grazie per continuare a essere fedele alle promesse fatte 70 anni fa».

Ore 13:09 - La cattedrale e tutti i Windsor riuniti

(Enrica Roddolo) Sotto le altissime volte della cattedrale nel cuore della City di Londra che per la chiesa Anglicana è il cuore della fede di una nazione, nella stessa chiesa dove si celebrò il funerale dell’ammiraglio Nelson e dove la regina Elisabetta I nel Cinquecento venne a celebrare la vittoria inglese sugli spagnoli dell’invincibile armada, oggi i Windsor sono davvero riuniti al gran completo. Come nelle grandi occasioni, come in quel matrimonio del 1981 di Carlo e Diana e come in tutti i precedenti Giubilei della regina. Tra i Windsor dunque anche il principe Michael di Kent con la moglie Princess Michael di Kent, e i Gloucester oltre a Sir Timothy Laurence marito di Anna.

Ore 13:19 - Harry e Meghan e quella distanza dal resto dei Windsor

(Enrica Roddolo) Harry e Meghan erano forse i Windsor più attesi oggi a St Paul. Ma dopo il loro approdo alla cattedrale e prima dell’arrivo di William e Kate c’è stato un lungo momento di attesa, per nulla casuale. È la distanza che ormai separa i Sussex usciti dal circuito dei working Royals e i Cambridge che invece ne fanno parte, anzi sono in prima posizione dopo il principe Carlo. E la stessa distanza tra i Sussex e i working Royals, il fratello soprattutto, si vede in cattedrale durante la messa. Anche se Harry porta sul petto le decorazioni che si è conquistato.

Ore 13:24 - L’omaggio dei giovani del Commonwealth

(Enrica Roddolo) Prende la parola la baronessa Patricia Scotland, che rappresenta quel Commonwealth di nazioni su cui regna Elisabetta II, tanto messo in discussione dagli ultimi eventi (nel 2021 la proclamazione della repubblica da parte delle Barbados e il difficile tour nei Caraibi dei pur amatissimi duchi di Cambridge). E il Commitment dei Paesi del Commonwealth alla loro regina non a caso in cattedrale è affidato a ragazzi e bambini che rappresentano i vari Paesi del circuito di nazioni.

Ore 13:25 - Il principe Carlo guida la processione

(Enrica Roddolo) L’inno nazionale God save the Queen chiude la celebrazione che immaginando la presenza della regina era stata tenuta breve e concisa. Si era anche attrezzato l’ingresso laterale della cattedrale per agevolarla. E Carlo e Camilla, William e Kate tutti mentre intonano l’inno non nascondono l’emozione per questo giorno di riunione e la commozione è nell’aria.

E si prepara la processione che sarà guidata dal principe di Galles in rappresentanza della regina. E ancora una volta Carlo e Camilla sono seguiti da William e Kate, e poi con uno stacco di metri e istanti che segna tutta la precedenza che in questa cerimonia hanno i primi due Windsor nella linea di successione, il resto della grande famiglia Windsor.

Ore 13:28 - I rintocchi a distesa della Great Paul e l’acclamazione della folla

(Enrica Roddolo) Mentre Carlo e Camilla scendono lentamente la grande scalinata di St Paul guidando il corteo d’uscita, iniziano i rintocchi a distesa della Great Paul, la solenne campana secolare tornata in servizio per questa occasione. Ma la folla che acclama il principe in rappresentanza della madre la regina Elisabetta, riescono a sovrastare il suono della campana.

Ore 13:42 - Principe Barberini: per Elisabetta il potere è servizio non privilegio

Il potere vissuto come servizio reso alla nazione e non come un privilegio. Così la regina assolve il suo compito da 70 anni, come già aveva preannunciato nel discorso alla nazione per il suo 21esimo compleanno, prima di salire sul trono nel 1952. Il principe Urbano Riario Sforza Barberini Colonna di Sciarra, intervistato dall’AdnKronos, esprime fin da subito «grande ammirazione per una persona che ha svolto il suo dovere in modo impeccabile e per un Paese che è sempre stato in prima linea per difendere i valori della democrazia». E ci tiene a sottolineare proprio questo aspetto: Elisabetta esercita il suo ruolo considerando «il potere non come un privilegio ma come un responsabilità».

Un atteggiamento che si nota «dalla semplicità con cui si muove —precisa —. È accompagnata da una scorta molto piccola ed ha un modo di fare estremamente accogliente nei confronti delle altre persone pur restando nella sua dignità. Il potere non viene mai vissuto in maniera arrogante ma sempre come servizio al proprio Paese e a ciò che rappresenta, una delle più antiche democrazie del mondo».

Ore 14:21 - Chiuso il momento religioso

(Enrica Roddolo) Mentre la Great Paul, la più grande campana di Londra, suona a distesa e continuerà così per ore in omaggio al Giubileo della regina, si chiude il momento religioso di questi quattro giorni di celebrazioni. Una giornata dedicata alla famiglia, alla riflessione ricordando il ruolo di Elisabetta II come Supreme Governor della Church of England. La regina oggi non c’era fra i banchi di St Paul, ma è stata evocata da tutti, o meglio ringraziata per il suo «servizio lungo 70 anni» al Paese sempre animata da un cuore religioso e attento al prossimo.

E per quanto gli scandali e le screziature in famiglia, abbiamo acceso talvolta una luce negativa sui Windsor di recente, l’accoglienza entusiastica della folla oggi per tutti loro (nessuno escluso) e i «boo» che hanno invece salutato al suo arrivo l’inquilino del numero 10 a Downing Street (che paga il danno d’immagine del partygate) dicono molto. O meglio, confermano che la famiglia Windsor oggi presente al gran completo, con i limiti umani di tutte le famiglie, si identifica sempre nella figura al di sopra delle parti e apparentemente anche degli scandali della regina.

Domani la grande festa di Londra per la sua regina continuerà con il derby di Epsom, evocato anche dall’arcivescovo di York nel suo sermone che ha fatto espresso riferimento alla passione per i cavalli della sovrana, «ancora ben in sella». Ma a Epsom come oggi la regina non ci sarà.

Mentre a Buckingham Palace fervono i preparativi per il grande concerto rock davanti al palazzo che domani sera accenderà di musica la notte di Londra prima dare il passo alla grande sfilata del Giubileo di Platino, il Platinum Pageant che con la tecnologia farà «ringiovanire» la regina sul Gold State Coach di quel 1953 quando fu incoronata.

Ore 17:11 - È ufficiale: la regina salterà anche il Derby di domani

La regina Elisabetta seguirà in televisione anche il Derby ippico di domani, inserito fra le celebrazioni del Giubileo di Platino. Ieri, quando il Palazzo ha diffuso la notizia «dell’affaticamento» della sovrana, la partecipazione al Derby era stata lasciata in sospeso nei programmi ufficiali, a differenza di quella in chiesa, che era prevista ed era stata cancellata. Oggi, invece una nota di Buckingham Palace comunica che Elisabetta non sarà presente al Derby.

Come sta davvero la regina Elisabetta? Il malessere, l’assenza al Giubileo e la (naturale) stanchezza. Luigi Ippolito su Il Corriere della Sera il 3 Giugno 2022.  

Elisabetta diserterà oggi la messa nella cattedrale di St Paul ma dovrebbe comparire di nuovo sul balcone di Buckingham Palace al termine della grande sfilata popolare

Come sta davvero la regina? Un interrogativo legittimo, rilanciato dall’improvvisa decisione della sovrana, giovedì sera, di non partecipare stamattina alla messa nella cattedrale di St Paul’s , dove saranno invece presenti tutti gli altri membri della famiglia reale, inclusi Harry e Meghan. 

Secondo Buckingham Palace, Elisabetta ha accusato «un certo malessere» dopo aver assistito dal balcone alla parata che ha aperto le celebrazioni del Giubileo di Platino: e dunque, «tenuto conto del viaggio e delle attività richieste per partecipare», ha concluso «con grande riluttanza» di rinunciare alla messa. 

In effetti, il servizio religioso durerà almeno un’ora e include una processione al suo termine: uno sforzo che per una 96enne è apparso eccessivo. 

Ma ieri la regina si era chiaramente goduta — «immensamente», secondo i portavoce — la parata inaugurale: la si è vista in ottima forma sul balcone, prima coinvolta in una fitta conversazione col cugino, il duca di Kent, poi impegnata a tenere a bada le smorfie del piccolo Louis, il pronipote. 

Quello che è ufficiale è che Elisabetta accusa «occasionali problemi di mobilità», tanto che la scorsa settimana ha partecipato al Chelsea Flower Show a bordo di una macchinetta da golf (e gira voce che a Windsor si sposti utilizzando uno di quei tricicli elettrici tanto in voga fra gli anziani inglesi, anche se non c’è nulla di confermato). Qualche mese fa, incontrando alcuni dignitari militari, era rimasta rigida, dicendo «non riesco a muovermi» e indicando una gamba: e ormai quando appare in pubblico si appoggia a un bastone.

La regina a febbraio scorso ha contratto il Covid, ma ne è uscita sostanzialmente indenne. Si sa che non ha particolari problemi di salute, se non dolori articolari e alla schiena del tutto comuni alla sua età. Ma chiaramente ormai deve centellinare i suoi impegni, scegliendoli con cura: per cui ha saltato a maggio il Queen’s Speech, il discorso della Corona in Parlamento, letto da Carlo al suo posto, anche se poi qualche giorno dopo si è gustata lo show equestre a Windsor in suo onore (e la sola vista dei cavalli, la sua passione, l’ha letteralmente elettrizzata). Allo stesso modo, la scorsa settimana, si è presentata a sorpresa all’inaugurazione della Elizabeth Line, la nuova linea della metropolitana londinese (dove ha fatto pure il biglietto). 

Insomma, i funzionari di corte selezionano con cura gli impegni, per non affaticarla: ma si ricava anche l’impressione che sia lei stessa a scegliere dove andare, in base ai suoi gusti. Così la messa a St Paul’s è apparsa probabilmente uno sforzo eccessivo, anche in vista dell’impegno di domenica, quando la regina dovrebbe comparire di nuovo sul balcone di Buckingham Palace al termine della grande sfilata popolare.

Ed è anche per ragioni di salute che la regina ha scelto ormai di risiedere al castello di Windsor, nella «bolla» a lei più familiare (dove ha trascorso tutta la pandemia), abbandonando di fatto Buckingham Palace. Dopo le fatiche di questo Giubileo — in vista del quale si è fatto di tutto perché Elisabetta vi arrivasse al meglio — è probabile che la vedremo più di rado, solo in occasioni particolari. Per il resto, ha abbracciato lo smartworking: continua a condurre le udienze settimanali col primo ministro, ma da remoto.

LE CELEBRAZIONI. Giubileo della regina, Elisabetta assente alla messa per un «malessere». Johnson fischiato dalla folla. Il Domani il 03 giugno 2022

Alla celebrazione religiosa per i 70 anni del regno, in assoluto il più duraturo della storia monarchica inglese, il premier Johnson è stato chiamato a tenere una delle letture liturgiche

La regina Elisabetta II, 96 anni, non ha partecipato alla messa celebrata per il suoi 70 anni di regno presso la cattedrale di St.Paul di Londra. A sostituirla, come già in altre occasioni, c’è stato il principe Carlo. Tra i partecipanti il premier Boris Johnson, che è stato fischiato dalla folla.

Le celebrazioni per il giubileo di platino della regina sono iniziate ieri, con una parata militare davanti alla residenza reale di Buckingham Palace, alla presenza di una grande folla festante. La festa proseguirà per altri due giorni. La regina si è affacciata al balcone, ma poco dopo, ha avvertito un «malessere». Da qui la decisione di non partecipare alla messa in suo onore prevista per stamattina. 

Alla celebrazione religiosa nella cattedrale di St. Paul, c’erano diversi leader politici, tra cui il premier conservatore Boris Johnson, chiamato a tenere una delle letture liturgiche. Arrivato in cattedrale insieme alla moglie Carrie, Johnson è stato l’unico leader politico a ricevere i fischi della folla. Un’accoglienza «con sentimenti contrastanti», come l’ha definita la Bbc, conseguenza dello scandalo del Partygate, lo scandalo intorno alle feste tenute a Downing Street durante il lockdown. 

Alla funzione religiosa hanno partecipato anche i duchi di Sussex, nella prima occasione pubblica a cui sono stati presenti dopo la loro rinuncia al ruolo di senior royal. Assente anche oggi il principe Andrea, malato di Covid. Il figlio di Elisabetta è stato al centro di uno scandalo sessuale negli ultimi mesi.  

Vittorio Sabadin per “il Messaggero” il 3 giugno 2022.

L'Inghilterra ha mostrato ieri il suo volto migliore, nel primo e più importante dei quattro giorni di festeggiamenti per i 70 anni di regno della regina Elisabetta. Tutto ha funzionato alla perfezione, tutto è stato bello e toccante. Un fiume di folla si è lentamente riversato davanti a Buckingham Palace e ha occupato l'intero Mall per assistere all'apparizione sul balcone della Sovrana e della sua famiglia. È stata la più grande testimonianza mai vista del grande affetto che la gente nutre per una Regina che ha servito il suo Paese con encomiabili impegno e dedizione per così tanto tempo. 

E sul balcone di Buckingham Palace, le boccacce e le smorfie del piccolo Louis, quattro anni, il figlio minore di William e Kate, hanno dato alla giornata il tocco finale che ci voleva: la Regina ha 96 anni, ma la monarchia britannica è più giovane che mai. 

Prima che le feste cominciassero, Elisabetta aveva fatto sapere che non desiderava essere al centro delle celebrazioni. Voleva che il Giubileo fosse un'occasione per unire il paese, un momento di festa per le famiglie da poter ricordare con gioia. Anche a causa dei problemi di mobilità che l'affliggono, ma non solo per questo, ha così deciso di stare un po' in disparte e di non presenziare al Trooping the Colour, la grande parata militare che celebra in giugno, da 260 anni, il compleanno del sovrano.

Al suo posto ha delegato Carlo, accompagnato dal figlio William e dalla sorella Anna, tutti e tre in uniforme di colonnello dei rispettivi reggimenti: le Welsh Guards, le Irish Guards e i Blues and Royals. A far risuonare il campanello d'allarme dei problemi di salute è arrivata però la notizia che oggi Elisabetta non sarà presente alla messa di ringraziamento nella cattedrale di St Paul. 

Da Buckingham Palace si parla di un «disagio» avvertito dalla sovrana per la fatica della giornata di ieri. «Tenendo conto dello sforzo richiesto - ha detto un portavoce - Sua Maestà con grande riluttanza ha deciso che non parteciperà». È solo l'ultima di una serie di rinunce della regina, a partire dal discorso al Parlamento. Ciononostante lo stesso portavoce ha parlato di una sovrana «di ottimo umore».

LO SPETTACOLO È vero, bisogna sempre essere pacifisti e contrari alle armi, ma le parate militari sull'Horse Guards sono uno degli spettacoli più belli che si possano vedere a Londra. Nessuno sa organizzare matrimoni, funerali e parate come gli inglesi: le uniformi impeccabili, i cavalli, i perfetti movimenti al ritmo delle marce incantano ogni volta. 

Mentre Carlo e William sudavano come tutti i soldati della Household Division sotto il colbacco di finto pelo d'orso, i bambini della Royal Family si godevano lo spettacolo dalle finestre dell'ufficio del Major General, che era stato riservato ai parenti. Louis era il più scatenato e simpatico, nel suo abito sbarazzino da marinaretto. 

Ma chi ieri guardava a quelle finestre cercava solo due volti: quelli del principe Harry e di sua moglie Meghan. C'è voluto il teleobiettivo di un fotografo per scorgere finalmente dietro a un vetro la duchessa di Sussex, tutta sorrisi sotto il grande cappello firmato da Stephen Jones, impegnata a zittire scherzosamente Savannah e Isla Phillips, nipoti di Anna. Poco lontano, il principe Harry, in giacca e cravatta, parlottava con il duca di Kent.

Contravvenendo un'altra volta - si può capire con quanto rincrescimento -, al loro impegno per la salvaguardia dell'ambiente, Harry e Meghan erano arrivati mercoledì da Los Angeles con l'ennesimo aereo privato. La Regina aveva mandato la sua auto a prenderli, come ulteriore segno di distensione. Si sapeva che li avrebbe invitati al Trooping the Colour, ma nessuno immaginava che sarebbero rimasti in un cono d'ombra così marcato, appena illuminato dalla ripresa di un teleobiettivo. 

IL BALCONE Anche quando al termine della parata la Royal Family si è affacciata al balcone i Sussex non c'erano, cancellati come l'impresentabile principe Andrea, che tra l'altro ha il Covid. La Regina aveva al suo fianco Carlo e l'incontenibile Louis, con Kate, William e gli altri due loro figli, George e Charlotte.

Poco lontani i parenti rimasti in servizio: il figlio Edoardo con la moglie Sophie, l'86enne duca di Kent, Anna con il marito e i figli. Quando le vetrate del balcone si sono aperte, c'era almeno un milione di persone davanti a Buckingham Palace per l'omaggio alla Regina sotto il cui regno quasi tutti i britannici sono nati. 

Ad Hyde Park i cannoni hanno sparato 82 salve e il Palazzo è stato sorvolato da 71 aerei, alcuni dei quali risalenti alla Seconda guerra mondiale. Quando sono passati i Lancaster, gli Spitfire e gli Hurricane, Elisabetta ha puntato un dito in alto e ha detto qualcosa a Carlo: forse che di quegli aerei ricordava ancora l'inconfondibile rumore. Louis non faceva altro che fare boccacce e domande, e lei rispondeva come una bisnonna affettuosa e paziente.

Tutti ora si domandano se Harry e Meghan, oscurati per tutta la giornata, troveranno nei prossimi giorni un po' di visibilità. Avevano incontrato per l'ultima volta la famiglia nel marzo 2020 nell'Abbazia di Westminster, in un clima molto gelido. Questa mattina la incontreranno di nuovo in un'altra chiesa, la cattedrale di St Paul, senza Elisabetta. I sorrisi della Duchessa fanno pensare che non ci saranno più proteste per il posto in quarta fila, e che l'intenzione di far pace sia autentica. Ma chi conosce bene Meghan dice che ha sempre in mente qualcosa, e che a diffidare non si sbaglia mai.

Il Giubileo della regina, Elisabetta assente a St Paul. Il palazzo: «Lieve malessere». Enrica Roddolo su Il Corriere della Sera Giorno il 2 Giugno 2022.

In serata, dopo una giornata entrata nella storia con l’affaccio al balcone, Elisabetta ha tenuto fede alla promessa di accendere la torcia del Giubileo a Windsor. La messa solenne il 4, il derby a Epsom, il concerto e le star, il pranzo del Giubileo e la parata.

Cambio di programma per la sovrana: non sarà presente alla messa del 3 giugno a St Paul nella City di Londra, per un «lieve malessere», come spiega la nota ufficiale di Buckingham Palace arrivata in serata. Ma ha tenuto fede alla promessa di «partecipare alla cerimonia dell’accensione della fiaccola al castello di Windsor».Con una spettacolare cerimonia Elisabetta ha simbolicamente acceso la prima fiaccola poggiando la mano su un simbolico globo terrestre incapsulato in una corona regale. E dopo di lei 3.500 altre torce sono state accese in tutto il Paese e il Commonwealth.

Il Giubileo di Elisabetta è iniziato, baciato dal tempo e da uno sfoggio perfetto di Pageantry e forza, di orgoglio e coreografia davanti a Buckingham Palace e a Green Park presi d’assalto da una folla oceanica accorsa a Londra per salutare la regina dei record. E lei, commossa da tanto affetto ha ringraziato: «Tutti coloro che hanno fatto di oggi un’occasione memorabile».

Ma è solo l’inizio di quattro intensi giorni di celebrazioni che abbracceranno anche i Paesi del Commonwealth (tentati da spinte repubblicane).

Così i 3.500 beacon, torce celebrative che saranno accesi dal 2 giugno sera come nella tradizione di secoli dei festeggiamenti per i sovrani britannici, per la prima volta saranno accesi proprio anche nei Paesi del Commonwealth.

I primi, accesi nella notte a Windsor dalla regina e proprio davanti a Buckingham Palace dove si staglia il Tree of Trees, dal nipote William. Il Tree of Trees è un albero fatto di alberi — ben 350 —21 metri di altezza davanti a Buckingham Palace per festeggiare il Giubileo di Elisabetta II. Un moderno monumento verde (fatto di 350 vasi con piante che saranno poi interrate), firmato dall’architetto Thomas Heatherwick. E un inno alla sostenibilità così amata dalla regina e dall’erede al trono, il principe Carlo. Un albero di alberi che è il progetto più ambizioso del Queen’s Green canopy: l’invito a piantare un albero in omaggio alla regina dei record.

Il 3 giugno è invece un giorno di riflessione , e di riunione di famiglia, dopo lo sfoggio militare e storico, la folla oceanica sul Mall del 2, le celebrazioni si spostano a St Paul’s Cathedral nel cuore della City, nella cattedrale ricostruita da Sir Christopher Wren dopo il Great fire del 1666.

Una messa di Thanksgiving, di ringraziamento alla quale, «con sommo dispiacere» non c’è però la regina: «La regina ha molto amato la parata del compleanno ma è stato un po’ faticoso», ha detto il 3 sera il palazzo annunciando il forfait per la messa a St Paul. Un messa ancora una volta come nella tradizione secolare dei Giubilei dei sovrani britannici. Attesi tutti i Windsor, Harry e Meghan compresi, i duchi di Sussex, assente invece Andrea perché risultato positivo al Covid alla vigilia. Nell’aria, a un passo dal Millennium bridge disegnato da Lord Norman Foster per attraversare il Tamigi e congiungere il cuore antico di Londra con il Globe Theatre e la tate Modern, risuoneranno i rintocchi della Great Paul, la più grande campana del Paese in riposo dagli anni ’70 ma pronta a tornare in servizio per rendere omaggio alla regina.

Sabato 4, se la regina non andrà al derby di Epson – come sua tradizione - dove un pubblico di appassionati da sempre sperava di vederla nell’anno del Giubileo (ma ci saranno i Windsor).

Elisabetta II seguirà da Windsor il grande concerto che la Bbc allestirà a Buckingham Palace in serata. Attesi un messaggio del figlio Carlo e di William, mentre sul palco che è stato allestito attorno al monumento alla regina Vittoria davanti al palazzo reale, si esibiranno star e divi. Sir Elton John e Andrea Bocelli, i Duran Duran e Diana Ross. E anche lui, Sam Ryder l’ultima sorpresa della musica made in Britain che ha trionfato all’Eurovision, una settimana fa (secondo, solo alla vittoria della band ucraina).

Il grande spettacolo per il Giubileo della regina Elisabetta – organizzato dalla Bbc che allestirà il palco attorno al monumento della regina Vittoria in fronte a Buckingham Palace – sarà un trionfo di star come nella tradizione dei concerti a palazzo per il Giubileo della regina. E senza troppa deferenza per la pageantry delle celebrazioni che ammanterà il lungo weekend londinese del 2-5 giugno, metterà assieme alto e basso della cultura musicale. Non solo made in Britain, ma globale. Con un occhio alle star di ieri (ci saranno anche Brian May e Rod Stewart), e ai nuovi talenti di cui Sam Ryder è espressione. Con il mito dei musical Lord Andrew Lloyd-Webber, e voci come Alicia Keys.

Ma il gran finale – dopo un Jubilee Big Lunch (il gran pranzo celebrativo del Giubileo con migliaia di commensali riuniti per brindare alla regina, all’aperto a Londra, che dopo due anni di pandemia suona come un miraggio) – arriverà domenica pomeriggio con il solenne Platinum Pageant. Ed Sheeran che intonerà God save the Queen davanti a Buckingham Palace, ma anche i corgi della regina, la solenne sfilata del Giubileo di Platino di Elisabetta II che attraverserà Londra domenica 5 giugno sarà un colossal senza precedenti nelle celebrazioni del Giubileo dei Windsor. Come senza precedenti è il traguardo della regina dei record: prima sovrana a tagliare 7 decadi di regno, di storia. Diecimila persone coinvolte, 2.750 militari, oltre 6 mila volontari, attori e 2.500 persone del pubblico coinvolte. Per uno spettacolo planetario da almeno 1 miliardo di spettatori, secondo gli organizzatori che oggi svelano a Londra la magia del momento clou delle celebrazioni che si snoderà lungo il Mall, davanti a Buckingham Palace. Per attraversare il cuore della città e metropoli globale.

Il People’s Pageant come è stato battezzato, la Sfilata della Gente, sarà una dimostrazione di creatività, vitalità, apertura al mondo del Regno Unito e del Commonwealth. Sheeran ma anche Jeremy Irons e Sir Cliff Richard, Heston Blumenthal. Con Rosie Jones, Kadeena Cox, Alan Titchmarsh, James Martin, Jayne Torvill, Christopher Dean, Gary Lineker, Bill Bailey e Gok Wan. Un grande spettacolo teatrale, quasi una rievocazione storica del giorno già nella Storia: quello del giugno 1953 quando Elisabetta fu incoronata regina a Westminster Abbey. E così le campane di Westminster anche il 5 giugno prossimo suoneranno a distesa per dare al Platinum Pageant per i 70 anni di regno il via. Il via a una parata militare straordinaria per dimensioni e colori delle tante divise dei militari da ogni parte del Commonwealth, dal Canada a New Zealand, Australia, Pakistan, Ghana, Belize, Jamaica, Sri Lanka. Ma non solo: sarà uno spettacolo di colori, culture, fedi religiose diverse ed età anagrafiche differenti. Tutti assieme per festeggiare quello che la regina nel suo messaggio in occasione del traguardo del Giubileo di Platino (il 6 febbraio scorso), ha detto sarà l’occasione per rinsaldare quel senso di appartenenza, di comunità.

Cornamuse scozzesi, bambini di Birmingham, attori e creative da Cardiff come da Belfast, ballerini da Bristol, studenti da Coventry, marionette dall’Isle of Wight e poi lo spirito della festa e i colori del Carnevale portato dalle terre del Somerset. Solo alcuni degli «attori» di questa sfilata. Una grande celebrazione che avrà il suo climax davanti al monumento alla regina Vittoria, davanti a Buckingham Palace.

La sfilata avrà la regia del Master del Pageant, Adrian Evans, e del chairman Sir Michael Lockett con Nicholas Coleridge. Affiancati dal Ceo Rosanna Machado. E lì, davanti al balcone più famoso al mondo, la voce di Sheeran intonerà l’inno nazionale, God save the Queen. E sarà la celebrazione della regina dei record.

L'incontro tra Lilibet e la regina: Elisabetta conosce la figlia di Harry e Meghan che porta il suo nome. Alessandra D'Acunto La Repubblica il 3 giugno 2022.  

Alla vigilia del primo compleanno di Lilibet Diana, secondogenita dei duchi di Sussex, la regina conosce finalmente la più piccola delle sue nipoti e sua omonima. L'occasione è importante: sono i festeggiamenti del Giubileo di Platino, che sono riusciti a riportare Harry e Meghan in veste ufficiale nel Regno Unito dopo più di due anni.

L'incontro tra le due Lilibet è finalmente avvenuto. Non in una cornice semplice, ma in quella osservatissima dei quattro giorni di festa nazionale, in Inghilterra, per celebrare il Giubileo di Platino della Regina Elisabetta. Molto più segretamente che non sotto i riflettori che hanno circondato la magnificente parata "Trooping the Colour", Sua Maestà, 96 anni, ha potuto conoscere la più piccola delle sue nipoti ed omonima, Lilibet, secondogenita dei duchi di Sussex Harry, 37 anni, e Meghan, 40. La coppia che ha abbandonato i doveri reali ed il Regno Unito, trasferendosi prima in Canada e poi in California, ha fatto ritorno "a casa" per l'importante occasione, insieme ai bambini Archie, che ha compiuto tre anni a maggio, e Lilibet, che festeggerà il suo primo anno di vita domani, 4 giugno.

Dalla balconata di Buckingham Palace, per assistere al "Trooping the Colour", c'erano solo i membri della famiglia ed i componenti dello staff di palazzo più stretti, da William e Kate Middleton regina di eleganza con i royal babies più famosi, George (8 anni), Charlotte (7) e Louis (4), che hanno catturato l'attenzione con le loro espressioni buffe; al principe Carlo con Camilla e gli altri figli della regina, i principi Anna e Edoardo. Mancavano all'appello i "disertori" della famiglia, dal principe Andrea- in ombra da quando è stato coinvolto nello scandalo a sfondo sessuale legato a Jeffrey Eipstein negli Stati Uniti, scopertosi tra l'altro positivo al Covid- a Harry e Meghan. Questi ultimi, però, erano  presenti e sono stati chiaramente intravisti da dietro una finestra di Horse Guards Parade, Meghan con un grande cappello bianco dal fiocco blu. L'incontro tra la piccola e la grande Lillibet, quindi tra la nonna sovrana e la nipotina, sarebbe avvenuto proprio in un pranzo dopo la cerimonia.

Ovazione per la regina Elisabetta, 96 anni, comparsa come previsto dal balcone di Buckingham Palace al termine della parata di Trooping the Colour che in questo 2022 suggella le celebrazioni pubbliche del Giubileo di Platino in onore dei suoi sette decenni sul trono: traguardo mai raggiunto da nessuno nella storia plurisecolare della monarchia britannica

L'incontro tra Lilibet e la regina

A fornire dettagli sull'incontro tra la regina Elisabetta e Lilibet è stato l'opinionista Omid Scobie, amico dei Sussex, intervenuto all'edizione della mattina della BBC all'indomani della ricca giornata del 2 giugno. Ha parlato anche dei presunti festeggiamenti del primo compleanno della figlia di Harry e Meghan, domani: "Credo che le persone si aspettino chissà quale grande evento stravagante, che vedremo attraverso le immagini scattate dai fotografi. Da quello che mi è stato detto, però, non dovremmo aspettarci nulla di tutto questo. I momenti con Lilibet sono molto privati, rimangono tra i genitori e la Regina: tutti quanti sappiamo quanto aspettasse questo incontro. Sono stati trattenuti da una pandemia e le volte in cui Harry è tornato in Regno Unito è stato da solo ed in occasioni sobrie. Questa è stata davvero la prima volta in cui Elisabetta ha potuto conoscere la sua omonima". Mentre la nipotina si chiama Lilibet Diana in omaggio anche all'indimenticabile Lady D, mamma di Harry, Lilibet è per la regina un soprannome esclusivo, nel senso di strettamente confidenziale: solo i suoi genitori e suo marito il principe Filippo, scomparso un anno fa, potevano chiamarla così. E quindi l'omaggio di Harry alla nonna appare ancora più chiaro.

Per il 4 giugno, la Regina aveva fatto sapere che non avrebbe partecipato all'amata corsa di cavalli del derby di Epsom Downs nel Surrey per essere ai festeggiamenti del primo compleanno di Lilibet. Occorrerà capire se alla luce del malessere che ha impedito ad Elisabetta II di essere alla cerimonia di ringraziamento a Saint Paul, il 3 giugno, Her Majesty potrà almeno assistere all'evento privato dedicato alla nipotina. Meghan e Harry sono invece arrivati nella cattedrale londinese per la prima volta in vesti ufficiali dal 2020, ovvero dall'ultima celebrazione in cui si sono visti, all'abbazia di Westminster, prima di abdicare dal loro grado di royals. Sembra che quella a Saint Paul sarà l'unica apparizione di alto profilo dei duchi ribelli, che contano nella loro più lunga permanenza in Regno Unito dalla megxit di rimanere piuttosto defilati: non si sono fatti seguire nemmeno dalle telecamere del documentario Netflix di cui saranno protagonisti, che erano con loro, ad esempio, durante gli Invictus Games, patrocinati da Harry, in Olanda.

La prima uscita ufficiale insieme: Meghan Markle in panna e Kate Middleton in giallo. I look dei reali a St. Paul. Eva Grippa La Repubblica il 3 giugno 2022.  

Era dal 2020 che Meghan e Harry non apparivano ufficialmente con la famiglia reale e il loro arrivo alla cattedrale di St. Paul era attesissimo. Soprattutto per il confronto stilistico tra la moglie del principe e Kate Middleton. Ecco com'è andata e anche i look più belli della famiglia reale.

L’atteso incontro "ufficiale" tra i fratelli Windsor e le loro consorti è avvenuto: alla cattedrale di Saint Paul per la cerimonia del ringraziamento realizzata nell’ambito dei festeggiamenti per il Giubileo di platino della regina Elisabetta II, il principe Harry e Meghan Markle hanno partecipato per la prima volta a un evento pubblico assieme alla famiglia reale dal 2020, anno in cui hanno rassegnato le proprie dimissioni da senior royals, abbandonando titoli e doveri per andare a vivere in California. 

Ieri erano presenti anche al Trooping the Color, ma sono rimasti nell’ombra, all’interno del palazzo, senza affacciarsi al balcone dove la regina, Carlo e Camilla, i duchi di Cambridge, i conti di Wessex, la principessa e suo marito, hanno salutato la folla. A seguire, i duchi di Sussex sono stati invitati a un pranzo di famiglia nel Palazzo Reale, durante il quale la regina per la prima volta conosciuto la piccola Lilibet Diana, che domani compie un anno e a Londra non era ancora mai stata. E proprio dopo l'evento è stato annunciato che la sovrana oggi non sarebbe stata alla cerimonia a St. Paul per affaticamento. Di certo la giornata di ieri è stata ricca di emozioni e l'incontro con l'amato nipote Harry, che da tempo non vedeva, e i suoi figli sicuramente ha contribuito. 

Ma oggi, a St Paul, l’incontro più atteso è quello tra gli ex Fab Four come venivano chiamati in passato William Harry Megan e Kate, a citare i supereroi e i Beatles. Un quartetto che sembrava invincibile e indivisibile e che invece dopo poco si è diviso, proprio come una banale band. I quattro sono arrivati separati alla Cattedrale: i Sussex ormai retrocessi a parenti di minor peso sono giunti insieme alla parte di famiglia che comprende Anna, Edoardo e sua moglie, le cugine Beatrice ed Eugenia con mariti. Kate e William ovviamente sono arrivati con Carlo e Camilla a dimostrare che oggi i Fab Four sono loro: i futuri regnanti.

Meghan comunque è apparsa sorridente in cappottino panna con cintura in vita, grande cappello in tinta e décolletées dal tacco altissimo tutto Dior Haute Couture. Harry al suo fianco indossava tutte le onoreficenze quasi a sottolineare il legame con la famiglia reale. Ieri il look di Meghan, un abito con scollo a barca, è stato criticato per il cappello esagerato che superava in dimensioni quello della cognata Kate.

Kate Middleton al suo arrivo a St. Paul è apparsa al massimo del suo splendore, in abito giallo pulcino di Emilia Wickstead con un gioco di incroci in vita che metteva in risalto la silhouette perfetta. Il cappello di Philip Tracy nascondeva sotto la falda delle rose in tinta mentre le décolletées erano di Gianvito Rossi. Oggi Kate ha rinunciato alla sua passione per il riciclo: vista l'importanza dell'evento ha scelto di indossare un look inedito in omaggio alla Regina. 

In chiesa Harry e meghan sono seduti in messo i parenti indietro rispetto alle posizioni di Kate e William. A fare gli onori di casa in mancanza della regina sono Carlo e Camilla, quest'ultima in cappottino e cappello bianco ghiaccio. Elegantissima anche Zara Philips, pronipote di Elisabetta, giunta con il marito Mike Tindall. Zara indossava un cappottino fucsia con cappellino in un tono più scuro e décolletées e clutch malva.

Eugenia, con il marito Jack Broosbank, indossava un abito arancio fluo di Amila Dress decisamente inconsueto per un evento della Royal family. Mentre sua sorella Beatrice, accompagnata dal marito Edoardo Mapelli Mozzi, era elegantissima con un abito malva, firmato Beulah London, dalla foggia rétro e cappellino in tinta.

Il principe Andrea escluso dal Giubileo di Platino. Francesca Rossi su Il Giornale il 2 giugno 2022.  

Il conto alla rovescia per il Giubileo di Platino è finito. Tutto è pronto a Londra per i solenni festeggiamenti. Forse seguendo l’onda emotiva della celebrazione c’è chi si chiede se non sia il caso di cominciare a perdonare il principe Andrea, il grande escluso dal Trooping The Colour (oltre a Harry e Meghan) a causa dello scandalo Epstein. L’Arcivescovo di Canterbury ha una sua opinione in merito, ma non è affatto detto che sia condivisa dalla royal family e, soprattutto, dal popolo britannico.

Perdonare il duca di York?

L’Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, ha dichiarato durante un’intervista a Itv News: “Ora, con il principe Andrea, penso che dobbiamo fare un piccolo passo indietro. [Il principe Andrea] sta cercando di fare ammenda e questa è una cosa molto buona”. Già soltanto questa frase ha fatto scuotere la testa a molti. L’Arcivescovo Welby ha poi aggiunto: “Perdonare è veramente importante. Penso che stiamo diventando una società spietata”. Forse il figlio della Regina sta davvero cercando di farsi perdonare, ma non dimentichiamo che è stato accusato di violenza sessuale da Virginia Roberts Giuffre, minorenne all’epoca dei fatti e ha evitato il processo grazie a un accordo extragiudiziale da 14 milioni di euro. Una faccenda spinosa e, soprattutto, un’accusa grave.

L’Arcivescovo è stato aspramente criticato per queste parole e ha dovuto fare dietrofront attraverso un comunicato: “Nell’intervista di stasera a Itv News mi è stata fatta una domanda sul perdono e ho detto che c’è una differenza tra conseguenze e perdono. Entrambi sono elementi essenziali della consapevolezza della giustizia cristiana, della pietà e della riconciliazione. Ho anche dato una prospettiva più ampia sul fatto che spero possiamo diventare una società più orientata al perdono. Sono questioni complicate che è difficile affrontare in una breve intervista e spero che non distraggano dalle gioiose celebrazioni di questa settimana per il Giubileo di Platino di Sua Maestà la Regina”.

Nascondere Andrea (e anche i Sussex)

L’Arcivescovo di Canterbury ha cercato di spegnere l’incendio che stava divampando a causa delle sue parole. Ha tentato di ridimensionare l’intervista sostenendo che le sue dichiarazioni debbano essere interpretate a livello più generale. Di certo il perdono è un concetto fondamentale e molto ampio non solo nel Cristianesimo, però il nome del principe Andrea è stato fatto esplicitamente, almeno secondo quanto riportano i giornali.

Comunque Welby ha riportato alla luce una situazione complicata: il ruolo del duca di York durante il Giubileo di Platino. Lo staff di corte starebbe facendo tutto ciò che è in suo potere per tenere Andrea in un angolo, lontano dal centro della scena, occupato dalla Regina, da Carlo e da William. Nonostante ciò e la sua esclusione dal Trooping The Colour, già solo il nome del principe Andrea evoca un certo imbarazzo a corte.

Inoltre gira voce che il figlio prediletto di Sua Maestà stia cercando di farsi spazio in questo fine settimana di festa, come ha già fatto lo scorso 29 marzo durante la funzione in memoria del principe Filippo. In quell’occasione scortò la Regina nell’Abbazia di Westminster, creando scompiglio nella stampa e tra i familiari. In particolare l’erede al trono e il principe William si sarebbero infuriati a causa di quel gesto le cui origini non sono ancora state del tutto chiarite: è stata la sovrana a farsi accompagnare da Andrea o quest’ultimo avrebbe preso l’iniziativa? Comunque sia andata il duca di York, insieme ai Sussex, potrebbe avere il potere, molto pericoloso, di rovinare i festeggiamenti alla regina Elisabetta.

Harry e Meghan a St. Paul dopo il pranzo privato con la Regina. Francesca Rossi il 3 Giugno 2022 su Il Giornale.

Finalmente la Regina avrebbe incontrato Lilibet Diana durante un pranzo privato con Harry e Meghan a Windsor e il 3 giugno i duchi hanno partecipato alla funzione a St. Paul. 

“Lilibet incontra Lilibet”, questo è il titolo con cui il Daily Mail ha riportato il tanto atteso primo incontro, lo scorso 2 giugno, tra la regina Elisabetta e Lilibet Diana, secondogenita dei Sussex. Inoltre il 3 giugno 2022, a St. Paul, Harry e Meghan hanno preso parte al National Service of Thanksgiving, insieme a William, Kate, al principe Carlo e a Camilla Shand.

Le foto rubate di Harry e Meghan da una finestra di Buckingham Palace

Il pranzo con la Regina

La regina Elisabetta avrebbe conosciuto la bisnipote il 2 giugno 2022, durante un pranzo privato con Harry e Meghan avvenuto subito dopo la conclusione del Trooping The Colour. Lo ha annunciato Omid Scobie, coautore del libro “Finding Freedom”, a Bbc Breakfast. L'intervista è stata citata dall'Independent. Il giornalista ha anche fatto alcune rivelazioni sul compleanno di Lilibet Diana, il prossimo 4 giugno e sul presunto party che i genitori starebbero organizzando per festeggiarla: “Credo che la gente si aspetti una specie di evento stravagante per il compleanno [di Lilibet], ma vedremo le fotografie. Da ciò che mi è stato riferito, non dovremmo aspettarci nulla. Quei momenti con Lilibet sono molto privati, tra [i Sussex] e la Regina e naturalmente sappiamo con quanta ansia [Elisabetta] li abbia attesi”.

Omid Scobie ha anche dichiarato: “Sappiamo che la Regina è tornata al Castello di Windsor ieri e anche la coppia vi è tornata, visto che alloggia a Frogmore Cottage. Così c’è stata la possibilità per [la Regina] di incontrare [Lilibet]”. Non sappiamo cosa si siano detti Harry, Meghan ed Elisabetta II durante il pranzo. La speranza è che abbiano avuto modo di appianare le divergenze. A proposito di faide familiari, una delle domande che in queste ore la stampa si sta ponendo riguarda William e Harry. I giornali vorrebbero sapere se tra i due c’è stato un incontro privato, chiarificatore e se lo stesso sia avvenuto tra le cognate Kate Middleton e Meghan Markle.

Stando alle indiscrezioni al momento non sarebbe successo proprio nulla tra i quattro. Sappiamo che i Cambridge non parteciperanno alla presunta festa di compleanno per Lilibet Diana, il 4 giugno 2022, poiché impegnati in Galles. Un insider ha riferito a Page Six: “Al momento è improbabile che William e Harry si incontrino separatamente durante le celebrazioni per il Giubileo. Di sicuro per il momento non c’è niente in agenda”. Forse i fratelli hanno deciso di rimandare le discussioni, per non mettere in ombra i festeggiamenti in onore della sovrana. Tuttavia il 3 giugno 2022 Sussex e Cambridge si sono ritrovati a St. Paul per la messa dedicata ai 70 anni di regno della regina Elisabetta.

"Malessere" per la regina Elisabetta: niente messa per il Giubileo

Harry e Meghan a St. Paul

Alle 11.30 ora italiana I duchi di Sussex sono arrivati a St. Paul per il National Service of Thanksgiving, il loro primo impegno pubblico del Giubileo di Platino e, per essere più precisi, il primo evento royal a cui presenziano da due anni a questa parte. Il loro ultimo appuntamento al servizio di Sua Maestà risale, infatti, al marzo 2020, quando Harry e Meghan presero parte al Commonwealth Service nell’Abbazia di Westminster. A St. Paul Meghan Markle ha indossato un “coat dress” bianco di Dior con cappello abbinato e gli orecchini di diamanti Snowflake Snowstorm di Birks, già portati per il Commonwealth Day Service nel 2020. Harry, vestito in abiti civili e Meghan si sono seduti in seconda fila accanto alle principesse Eugenia e Beatrice, accompagnate dai mariti.

William e Kate, invece, sono arrivati diversi minuti dopo, forse per “evitare qualunque interazione potenzialmente [foriera di] tensione”, come scrive il Daily Mail, con i Sussex. La duchessa di Cambridge ha scelto un vestito giallo di Emilia Wickstead con cappello di Philip Treacy e scarpe Gianvito Rossi da 560 sterline (stando sempre al Daily Mail Kate avrebbe questo tipo di scarpe in almeno sei colori). La duchessa ha anche indossato un paio di orecchini di perle e diamanti della regina Elisabetta, probabilmente un affettuoso tributo alla monarca, già portati al funerale del principe Filippo e al Remembrance Sunday Service nel 2016. Si tratta dei Bahrain Pearl Diamond Drop Earrings, le cui perle vennero donate alla sovrana dal Hakim del Baharain nel 1947, per il suo matrimonio con il duca di Edimburgo. Anche Lady Diana sfoggiò questi orecchini nel 1982.

"Guardo al futuro con entusiasmo": il grande giorno della Regina

Il principe Carlo e la moglie Camilla sono arrivati per ultimi. La duchessa di Cornovaglia ha scelto un abito avorio e oro di Fiona Clare e cappello di Philip Treacy. Al loro arrivo sia l’erede al trono che i Sussex sono stati acclamati dal pubblico. Per la verità l’unico che ha ricevuto fischi è stato il premier Boris Johnson a cui, forse, non sono stati perdonati i presunti party durante il lockdown. Harry e Meghan hanno mantenuto il basso profilo promesso alla regina Elisabetta. Grandi assenti sono stati proprio Sua Maestà e il principe Andrea. Un comunicato di Buckingham Palace ha fatto sapere: “La Regina ha apprezzato enormemente la Parata di oggi, ma ha avuto un lieve malessere…e con grande riluttanza, tenendo conto del viaggio e delle attività richieste per prendere parte al National Service of Thanksgiving, ha deciso di non partecipare”.

Le origini del “malessere” sarebbero state spiegate da un insider a Harper’s Bazaar: “Sua Maestà si è divertita moltissimo oggi, ma durante la giornata ha avuto dei problemi di movimento. [È stata] una decisione spiacevole ma dettata dal buon senso, dovuta al viaggio, alla durata [della cerimonia], allo sforzo fisico che inevitabilmente la funzione a St. Paul richiede …”. Per quanto riguarda il duca di York, invece, un portavoce della royal family ha chiarito: “Dopo aver effettuato un test di routine il duca è risultato positivo al Covid e con rammarico non potrà partecipare alla funzione di domani”.

Così Kate ha omaggiato Lady D al giubileo di Elisabetta II. Francesca Galici il 3 Giugno 2022 su Il Giornale.

Accanto a Camilla Parker Bowles, Kate Middleton ha sfoggiato i preziosi orecchini appartenuti all'indimenticata Lady D. 

Kate Middleton sta facendo le prove da regina consorte. La moglie del principe William ha rubato la scena durante il Trooping the colour, l'annuale parata militare inglese che quest'anno ha dato anche il via alle celebrazioni per il giubileo dei 70 anni di regno di Elisabetta II. Per gli analisti della royal family, il tributo del 2 giugno alla regina è stato quasi un ultimo saluto alla sovrana, che d'ora in avanti si farà vedere sempre meno in pubblico. I 96 anni compiuti lo scorso aprile non sono compatibili con l'agenda di una regina, come dimostra il forfait obbligatorio di Elisabetta alle celebrazioni religiose nella cattedrale di St Paul a Londra. Carlo è pronto a succederle sul trono ma i sudditi non aspettano altro che sia William a guidare il regno. E sua moglie vuole farsi trovare pronta.

Kate Middleton è arrivata in carrozza insieme a Camilla Parker-Bowles e ai suoi tre figli, sfoggiando un outfit che non è passato inosservato agli occhi dei più attenti. È un dettaglio, in particolare, ad aver attirato l'attenzione degli esperti e dei tantissimi appassionati di royal family. Gli orecchini indossati dalla duchessa di Cambridge, infatti, sono appartenuti all'amatissima Lady Diana. Si tratta di un modello in zaffiri e diamanti a doppia goccia, che sono stati tra i preferiti dell'ex suocera (mai conosciuta) di Kate Middleton. È famosissima la foto della madre della madre del principe William che li indossa insieme a un chocker di perle nel 1991 e al Met Gala del 1996. La prima volta che Lady D li ha indossati era il 1986.

Per gli esperti di linguaggio non verbale si tratta di un forte messaggio che Kate Middleton ha voluto mandare ai sudditi di Elisabetta II, che prima o poi saranno anche i suoi. Il Regno unito ha amato molto la prima moglie di Carlo, un legame che si è fatto indissolubile con la morte prematura a seguito del terribile incidente di Parigi nel 1997. Lo stesso amore non è stato riservato a Camilla Parker Bowles e il fatto che Kate Middleton abbia deciso di indossare gli orecchini di Lady D, ben consapevole del fatto che sarebbe salita in carrozza e che, quindi, sarebbe stata ripresa dai fotografi e reporter di tutto il mondo accanto alla nuova moglie del principe Carlo, non può essere sicuramente solo un caso. "Lady D è ancora qui", sembra dire Kate mentre saluta i sudditi.

Quell'esplosione che mutilò la Royal Family. Angela Leucci il 5 Giugno 2022 su Il Giornale.

L'attentato all'imbarcazione Shadow V provocò la morte di Lord Louis Mountbatten, ammiraglio della Royal Navy e cugino della Regina Elisabetta II

Ci sono episodi storici diventati molto celebri fuori dal Regno Unito e tra le giovani generazioni grazie a The Crown. Uno in particolare riguarda l’attentato subito da Lord Louis Mountbatten, che il 27 agosto 1979 rimase vittima di un’esplosione che coinvolse la sua imbarcazione durante la pesca delle aragoste.

La scena che la serie ha proposto è di fortissimo impatto. Si mostra Lord Mountbatten, che in una bella mattinata a Mullaghmore, dove soggiornava spesso, si apprestava a prendere il largo con la sua barca: ma proprio mentre sceglie di restituire al mare aragoste troppo piccole per essere mangiate, la sua imbarcazione esplode. Tuttavia la storia che c’è dietro a questo evento luttuoso è molto più interessante di quella raccontata nella fiction.

Chi era Lord Mountbatten

Classe 1900, Lord Mountbatten era pronipote della Regina Vittoria: questo lo rendeva cugino di secondo grado della Regina Elisabetta II. Dopo l’esilio dalla Grecia della famiglia del Principe Filippo di Edimburgo, Lord Mountbatten ne era diventato il mentore, lo “zio Dickie” che l’ha accompagnato lungo tutta la vita, presentandogli tra l’altro quella che sarebbe stata la sua futura moglie e sovrana.

Lord Mountbatten ebbe un ruolo in molte vicende della Royal Family. E in particolare, dopo che Filippo divenne adulto, lo zio Dickie divenne una guida anche per il Principe Carlo, che gli era molto affezionato.

Tra il 1913 e il 1965, Lord Mountbatten fece parte della Royal Navy, partecipando attivamente a entrambi i conflitti mondiali e conseguenti il titolo di ammiraglio. Tra i vari ruoli ricoperti, oltre quello di vicerè dell'India, c’è stato per lui anche quello di capo di Stato Maggiore della Difesa. Era un vero lupo di mare, e il mare lo avrebbe inghiottito per sempre in quel giorno di agosto.

L’incidente

Come ricorda History, quel 27 agosto 1979 era un giorno pieno di sole: il bel tempo era giunto dopo molti giorni di pioggia. Louis Mountbatten si trovava al castello di Classibawn, ovvero nella sua casa delle vacanze a Mullaghmore, nella contea di Sligo in Irlanda del Nord. Così partì con la sua imbarcazione, la Shadow V, per la pesca delle aragoste. Con lui la figlia Patricia, il marito di questa Lord John Brabourne, i loro figli gemelli Timothy e Nicholas e Lady Doreen Brabourne, consuocera di Mountbatten. Nell’equipaggio figurava il 15enne Paul Maxwell, amico di famiglia.

Quindici minuti dopo la partenza, una bomba da oltre 22 chili e mezzo esplose, distruggendo la barca e uccidendo sul colpo Mountbatten, il giovane nipote Nicholas e Maxwell. Lady Brabourne è morta il giorno dopo a seguito delle gravi ferite riportate. Tutti gli altri a bordo sono infatti risultati feriti gravemente: il loro corpo ce la fece, ma rimasero a tutti le cicatrici interiori. “Cinquanta libbre di gelignite sono esplose, mandando in aria piogge di legno, metallo, cuscini, giubbotti di salvataggio e scarpe - scrisse per la Bbc Andrew Lownie - Poi ci fu un silenzio mortale”.

Secondo BritishHeritage, i pericoli dei viaggi di Mountbatten a Mullaghmore erano minimi: l’uomo era pensionato e quindi non rivestiva più ruoli politici o militari, inoltre le persone del luogo lo amavano molto. Spesso tuttavia le guardie del corpo accompagnavano Mountbatten nelle sue uscite con la Shadow V, tuttavia in quel caso restarono a terra. Pare che fu lo stesso nobiluomo a richiedere una sicurezza minima da alcuni anni.

Elle ricorda le parole di un’intervista rilasciata nel 2008 da Patricia Knatchbull, figlia di Louis Mountbatten: “Ricordo la visione di una palla che esplode verso l'alto e poi si getta in mare e mi chiesi se sarei stata in grado di raggiungere la superficie prima di svenire. Ho ricordi molto vaghi, di tanto in tanto, di fluttuare tra il legno e i detriti, di essere stata trascinata in un piccolo gommone prima di perdere completamente conoscenza per giorni”.

La rivendicazione dell’Ira

L’attentato fu rivendicato dall’Ira, l’organizzazione terroristica indipendentistica dell’Irlanda del Nord. L’Ira, nello stesso giorno, uccise 18 soldati britannici al confine irlandese di Warrenpoint. Per l’Ira, spiega History, l’omicidio di Mountbatten rappresentava “un atto discriminatorio per portare all'attenzione del popolo inglese la continua occupazione del nostro Paese. La morte di Lord Mountbatten e gli omaggi a lui tributati saranno visti in contrasto con l'apatia del governo britannico e del popolo inglese per la morte di oltre 300 soldati britannici e la morte di uomini, donne e bambini irlandesi per mano delle loro forze”.

Fu condannato all’ergastolo Thomas McMahon, ritenuto l’esecutore materiale per aver realizzato la bomba che distrusse la Shadow V nell’attentato, mentre l’attivista Ira, indagato, Francis McGirl fu invece assolto. Dopo 19 anni in prigione McMahon fu rilasciato.

Le reazioni e i posteri

Nel 2015 il Principe Carlo ha parlato pubblicamente dell’avvenimento luttuoso che gli aveva portato via il suo amato “zio Dickie”: “All’epoca, non potevo immaginare come avremmo fatto i conti con l'angoscia di una perdita così profonda poiché, per me, Lord Mountbatten rappresentava il nonno che non ho mai avuto. Quindi è stato come se le fondamenta di tutto ciò che ci era caro nella vita fossero state irrimediabilmente dilaniate. Attraverso questa terribile esperienza però, ora comprendo in modo profondo le agonie sopportate da tanti altri in queste isole, di qualunque fede, denominazione o tradizione politica”.

Tempo dopo l’attentato, si scoprì tra l’altro che anche Lord Mountbatten fosse un sostenitore delle teorie indipendentiste nordirlandesi. Secondo il nobiluomo, l’Irlanda avrebbe dovuto tornare a essere unita e indipendente dal Regno Unito. Tuttavia, storicamente, i membri della Royal Family sono tenuti a non parlare pubblicamente delle proprie posizioni politiche: forse è questa la ragione di tanta segretezza che, se fosse stata prima palesata, forse avrebbe evitato la tragedia.

All’epoca la reazione di Margareth Thatcher fu, perfettamente in linea con la sua azione politica, molto dura nei confronti dell’Iea. Ma sempre Carlo, nel 2015, a margine dell’incontro avuto con la madre di Maxwell Mary Hornsey, disse ancora che quell’appuntamento con la parente di un’altra vittima fu “una delle esperienze più meravigliose che ho avuto, un’esperienza che ha trasformato un momento molto tragico in qualcosa che guarisce e perdona”.

Si dice che il terzogenito del Principe William e Kate Middleton, il Principe Louis, sia stato chiamato in questo modo come omaggio a Lord Mountbatten. Così, forse, la famiglia reale britannica continua a ricordare lo zio Dickie.

Dal saluto di Elisabetta alla sfiducia per BoJo. Erica Orsini il 6 Giugno 2022 su Il Giornale.

Sono arrivati i numeri per il voto in aula. Il popolo non perdona il partygate.

Un ultimo giorno di festeggiamenti chiusi in bellezza con l'apparizione di Elisabetta al balcone di Buckingham eppoi si torna alla dura normalità. Le celebrazioni per il Giubileo di Platino della monarca più longeva della storia si sono conclusi in un'uggiosa, tipica giornata inglese, con un grandioso spettacolo che ha visto scendere lungo il Mall circa 10mila tra soldati, artisti di strada e performers, personaggi dello spettacolo, della moda e dello sport, impegnati a raccontare i 70 anni di regno della sovrana. E alla fine, si è fatta vedere pure lei, in persona dal balcone di Buckingham Palace: «Resto al vostro servizio, sostenuta dalla mia famiglia».

Dopo aver mancato, a causa di nuovi problemi di mobilità, sia il derby ippico di Epsom che il mega concerto organizzato sabato sera fuori dai cancelli del Palazzo, Elisabetta ha voluto mostrarsi di nuovo ai suoi sudditi, con un sorriso smagliante e un tailleur verde smeraldo, per ringraziarli dell'affetto che le avevano tributato in questo lungo weekend.

Ma ieri è stata anche la giornata dei bambini delle scuole primarie, che nei mesi scorsi avevano preparato delle bandiere illustrate con i loro propositi e i desideri per il mondo che verrà. Un inno al futuro culminato con la sfilata di 200 bandiere, portati lungo il Mall dai loro compagni più grandi in un ideale passaggio del testimone. E mentre Ed Sheeran chiudeva la festa cantando l'Inno della Nazione, nel Regno ancora continuavano le centinaia di street party, le feste di quartiere organizzate dai residenti in onore di Elisabetta.

Archiviata la pausa di divertimento, oggi la Gran Bretagna torna alla realtà di ogni giorno, che significa soprattutto gli aumenti del costo della vita e un governo perennemente sull'orlo della crisi di nervi. I boati e i fischi tributati a Boris Johnson e alla moglie nel giorno della liturgia del ringraziamento alla cattedrale di St. Paul sono la conferma che l'opinione pubblica è ben lungi dall'aver dimenticato, né tantomeno perdonato, le bravate arroganti del partygate. Ne sono ben consapevoli sempre più colleghi di partito del premier che stanno chiedendosi con rafforzata preoccupazione se non sia giunto il momento di destituirlo una volta per tutte. Il numero esatto delle lettere di sfiducia giunte sulla scrivania di Sir Graham Brady, capo della Commissione parlamentare 1922, non è stato reso pubblico, ma c'è chi assicura che stiano per raggiungere il numero richiesto necessario a richiedere il voto di sfiducia.

Molti quotidiani nazionali hanno raccolto le testimonianze di parlamentari conservatori sempre più infastiditi dalla presenza dalla personalità debordante di BoJo. «Sebbene la gente, compresi i nostri rappresentanti avessero veramente bisogno di una pausa ristoratrice dalla politica - ha raccontato al Guardian un deputato dei Tories - la questione della leadership è emersa comunque, anche in questi giorni, persino durante i garden party del Giubileo. Le persone sono venute a cercarmi per discutere di Boris e ognuno mi ha detto la stessa cosa: deve andarsene».

Sapendo che dovrà lottare per mantenersi in sella il premier sta mettendo a punto la sua manovra offensiva, deciso a preparare la legislazione per bypassare il protocollo irlandese concordato nell'ambito della Brexit. Una manovra politica azzardata, che rischia di scatenare una nuova guerra tra Bruxelles e Londra, in grado però di far guadagnare a BoJo un po' di tempo in più.

Orsetto & balcone: la Regina diventa Pop. Tony Damascelli il 6 Giugno 2022 su Il Giornale.

Non c'è nulla di impossibile per Sua Maestà. Dieci anni fa ricevette a corte l'agente al Suo servizio: «Buona sera mister Bond», James Craig, nella parte di «doubleoseven» per noi 007, entrò a Buckingham e, senza pronunciare una sola parola, fece da scorta alla sovrana, l'accompagnò sull'elicottero dal quale la stessa regina (ovviamente una controfigura) si lanciò in paracadute per dare avvio ai Giochi dell'olimpiade. Stavolta Elizabeth ha scelto di autocelebrarsi, invitando al the delle cinque l'orso Paddington, il personaggio letterario creato da Bond, non James ma Michael Bond, nel 1958. Paddington Bear è un orso in pezza interprete principale di molti libri per bambini, testi tradotti in trenta lingue che hanno superato le trenta milioni di copie. Il personaggio è un immigrato dal Perù, indossa un cappello donatogli dallo zio Pastuzo, la favola comprende altre figure di famiglia e vicini di casa con tutti i dettagli e gli indirizzi, la dimora sta al civico 32 di Windsor Gardens, fra Notting Hill e Maida Vale. Il nome fu ideato da Bond dopo aver visto l'orsacchiotto in un negozio alla stazione ferroviaria di Paddington. La Regina Elisabetta ha convissuto, nella sua infanzia, con i racconti di Michael Bond e quando, agli inizi degli anni Settanta il personaggio venne trasformato in un peluche, allora fu la grande svolta commerciale per tutto il regno Unito. Escluso un remake di 007, si poneva il dubbio poco scespirano: il solito discorso ai sudditi o qualcosa di tipicamente made in Windsor's family?

Beh, evitati elicotteri e paracadute, tenendosi a distanza da cene e feste pubbliche, l'età è quella che è, meglio restare a casa e intrattenersi con un vecchio amico, all'ora del cream tea. Lo sketch è stato magico, la regina, con abito floreale e immancabile collana di perle, seduta al tavolo apparecchiato con due tazze in porcellana rosa, al centro una zuccheriera di argento aveva di fronte, Paddington bear che, prima di prendere la teiera, si è tolto il rosso copricapo, ha salutato e ringraziato la regina mostrandole un paio di fette di pane su cui spalmare la marmellata di arance amare di cui va pazzo. Elisabetta lo ha messo in off side, ha estratto dalla sua borsetta nera due fette uguali, pronte per burro e marmellata, da affrontare però «later», più tardi. «Grazie di tutto» ha aggiunto Paddington e i due, tenendo fra le dita un cucchiaino di argento, hanno battuto sulle tazze accennando all'introduzione di We will rock you il brano della band The Queen, un pezzo del 1977 scritto da Brian May che ha atteso proprio il tintinnio sulla tazza del the per attaccare, sul palco davanti a Buckingham, lo storico brano. Il video è stato trasmesso a tutta la folla raccolta davanti al palazzo e ai famigliari di Elisabetta, soprattutto ai pronipoti che, in verità, hanno esultato per l'apparizione di Paddington più che della loro bisnonna. Puntuale all'ora del the, le 17 di Londra, Elisabetta ha lasciato il set della merenda e si è affacciata al balcone. Davanti a lei, il regno che aspetta la grande notizia. La regina era vestita di verde, il colore della speranza.

Risate, capricci, sorrisi e boccacce: i veri protagonisti del Giubileo di Platino sono stati i principini George, Charlotte e Louis. Eva Grippa su La Repubblica il 6 Giugno 2022.

Il piccolo della famiglia, il principe Louis, è stato protagonista assoluto di questa giornata, con le sue espressioni buffe e un'energia che l'intera famiglia reale ha provato, a turno, a contenere. Le sue espressioni, assieme a quelle dei fratelli George e Charlotte e dei cuginetti Savannah, August e Mia, hanno dominato la scena durante i festeggiamenti del Giubileo di Platino della bisnonna regina

È stata una grande festa all'insegna dell'armonia e dell'unità, nonché del divertimento. Il Giubileo di Platino della regina Elisabetta II si è concluso con un'ultima sfilata, il "Platinum Jubilee Pageant", che domenica 5 giugno ha coronato quattro giorni di festeggiamenti per i settant'anni di regno di The Queen. Tra colpi di scena (tipo la comparsa nell'ombra di Harry e Meghan, mentre la famiglia si affacciava al balcone di Buckingham Palace) e bagni di folla, parate militari e feste di strada, un concerto memorabile e una sfilata emozionante finita sotto il diluvio, la famiglia reale è comparsa al completo a tutti i festeggiamenti, con entusiasmo e partecipazione. Ma i veri protagonisti sono stati loro, i royal babies, figli dei duchi di Cambridge William e Kate.

Louis esulta (afp)Ovvero George, 8 anni, secondo erede al trono, tanto simile nella fisionomia al fratello della nonna Lady Diana, Charles Spencer, quanto nell'atteggiamento al papà, il principe William; la principessa Charlotte, 7 anni, con i suoi sorrisi e le espressioni leziose. E naturalmente il piccolo Louis, una vera furia, che per la prima volta nei suoi 4 anni di vita è stato ammesso a partecipare attivamente a quasi tutti gli eventi (non al concerto di sabato sera, perché troppo piccolo). Dominando la scena con le sue espressioni buffe, le linguacce, gli abbracci molto poco "da protocollo" a mamma Kate.

Già sul balcone di Buckingham Palace, durante il Trooping the Colour, tutti i flash erano stati per lui, che si copriva le orecchie per via del rombo delle Red Arrows che sorvolavano il palazzo in festa. Al Platinum Jubilee Pageant la scena si è ripetuta: il principino è stato messo a sedere vicino a mamma Kate, con lo zio Mike Tindall alle spalle perché lo tenesse d'occhio, come si vede in questa simpatica foto.

Lo zio Mike Tindall avverte Louis: "Ti tengo d'occhio, fai il bravo!" 

Nella difficoltà di intrattenere il bambino e costringerlo a rimanere seduto durante l'intero svolgersi dell'evento, perfino il nonno Carlo si è messo in gioco, prendendo Louis sulle ginocchia. Un gesto affettuoso che ha fatto guadagnare punti al principe erede al trono agli occhi dei suoi futuri sudditi, che la sera prima erano esplosi in un boato di gioia quando, durante il discorso in omaggio alla regina, Carlo l'aveva chiamata "mammina".

Louis sulle ginocchia del nonno, il principe Carlo 

Oltre a George, Charlote e Louis, anche gli altri pronipoti di Elisabetta II si sono resi protagonisti di simpatiche scenette, suscitando tenerezza o strappando un sorriso al pubblico. A partire dal piccolo August Philip, primogenito della principessa Eugenia di York e di Jack Brooksbank, per la prima volta apparso in pubblico, seduto con i genitori nel Royal Box per assistere alla sfilata di domenica.

Vestito con un maglione decorato da Union Jack, la bandiera britannica, il bambino (1 anno) ha potuto contare anche sulla compagnia di un cugino da poco entrato in famiglia: Christopher Woolf, figlio di Edoardo Mapelli Mozzi e della sua prima moglie e quindi figlioccio della principessa Beatrice, anche lui presente all'evento. La coppia ha lasciato a casa la figlia, Sienna Elizabeth, per via dell'età (9 mesi) ma ha portato con sé il bambino grande per unirsi alla famiglia reale schierata quasi al completo.

La principessa Beatrice di York assieme alla sorella Eugenie e al proprio marito, Edoardo Mapelli Mozzi, che al Platinum Pageant ha portato anche il figlio nato dal primo matrimonio, Christopher Woolf 

Assenti i duchi di Sussex, ovvero il principe Harry e Meghan Markle con i figli Archie (3 anni) e Lilibet Diana (1) perché mentre la festa iniziava, domenica 5 giugno, loro già tornavano in California dopo una rapida e privatissima visita a Londra.

La principessa Charlotte e il principe George parlano con la cuginetta Lena Elizabeth, 3 anni, figlia di Zara Phillips e Mike Tindall. Dietro di loro Savannah Phillips, figlia di Peter (fratello di Zara) e di Autumn (sono divorziati dal 2021)

Con loro nel Royal Box durante il Pageant c'erano infatti anche Mia Grace (8 anni) e Lena Elizabeth (3) figlie di Zara e Mike Tindall, cugine di George, Charlotte e Louis; a casa è stato lasciato il terzogenito della coppia, Lucas Philip, 1 anno. E poi c'erano anche  Savannah (11 anni) e Isla (10 anni), figlie di Peter Phillips e nipoti della principessa Anna; molti ricorderanno Savannah (considerata la cugina preferita di George) proprio per una scenetta buffa occorsa al Trooping the Colour 2019, quando aveva tappato con la mano la bocca del cuginetto mentre erano affacciati al balcone di Buckingham Palace.

A prendersi la scena in questa foto è Savannah, 11 anni, seduta dietro Charlotte e George. Il principe Louis è con mamma Kate mentre dietro di loro ci sono lo zio Mike e sua figlia maggiore, Mia Grace, 8 anni. 

Il look dei principini

Dopo aver sfoggiato un abito appartenuto a suo padre, il principe William, per il Trooping The Colour, Louis è stato vestito per il Pageant con un look che ricorda quello di suo fratello George al Trooping the Colour odel 2019: camicia bianca con bordi azzurri e pantaloncini corti abbinati. 

Charlotte veste un abito bianco con fiorellini gialli, modello "Bristol" di Amaia Kids, tra ai brand preferiti dalla duchessa di Cambridge, con cappotto bianco dello stesso brand (Razorbil Summer Coat) mentre George è ormai la copia spiccicata del papà William, con i suoi completi giacca e cravatta. 

Meghan Markle e Harry, "come si sono bruciati 160mila sterline in poche ore": l'ultimo scandalo. Francesco Fredella Libero Quotidiano l'08 giugno 2022

I due ex duchi del Sussex, il principe Harry e Meghan Markle avrebbero speso in poco tempo 160mila sterline. Tantissimo. Il loro viaggio è stato ricoperto da oro ed ha fatto parlare molto i tabloid di mezzo mondo perché, conti alla mano, si è rivelato più reale che mai. Dalle ultimissime novità sappiamo che Harry e Meghan sono andati via prima, lasciando così il Giubileo di Platino della regina Elisabetta. Ai più attenti, poi, non è sfuggita una certa tensione con William e Kate che è stata evidente più che mai durante questo momento.

A quanto pare, infatti, ci sarebbe stato un rifiuto dei Cambridge a partecipare alla festa del primo compleanno di Lilibet. William e Kate hanno motivato la loro assenza per un impegno in Galles. I Sussex hanno fatto parlare di sé soprattutto perché hanno lasciato prima del previsto la scena. E questo avrebbe fatto storcere il naso a molte persone.

Il loro viaggio in Europa, però, è stato caratterizzato dall'arrivo quasi improvviso a Londra: i tabloid britannici, sempre ben informati, non ne sapevano praticamente nulla. Adesso però inizia l'altra vita degli ex reali: notorietà, una serie tv che dovrebbe essere realizzata quanto prima, e poi tanto altro. Insomma, restano i personaggi più in voga al momento. Persino la spesa, presunta, legata al loro viaggio lascia senza fiato la maggior parte dei giornalisti di tutto il mondo

Enrico Franceschini per “il Venerdì di Repubblica” il 7 giugno 2022.

Dopo Elisabetta II, da qui alla fine del secolo, sul trono d'Inghilterra saliranno nell'ordine tre re: Carlo, William e George. Ma dopo la regina Elisabetta ci sarà anche un'altra regina: Camilla, moglie di Carlo, attuale duchessa di Cornovaglia. Non era sempre stato chiaro che le sarebbe toccato il titolo di queen, neanche come "regina consorte", ovvero non sovrana regnante ma semplicemente moglie del re. In passato, lei stessa aveva diplomaticamente lasciato intendere di non tenerci.

Camilla non voleva sembrare un'usurpatrice, perché il ruolo di regina era originariamente destinato alla principessa Diana. Come poteva l'amante, l'intrusa, la causa (almeno secondo l'opinione dominante) del fallimento del matrimonio del secolo, indossare la corona al posto della defunta Lady D? Non sarebbe suonata come un'ingiustizia sommaria? Non avrebbe risvegliato il dissenso nei confronti della monarchia, emerso quando scomparve la principessa? O addirittura resuscitato la teoria del complotto, secondo cui i Windsor si erano messi d'accordo per fare scomparire Diana e che c'era anche lo zampino di Camilla?

Da favola a dramma Come una favola che si tinge di nero, diventando una storia drammatica, la questione è rimasta sotto il pelo dell'acqua fino a qualche mese fa, nel momento in cui è intervenuta, a gamba tesa, proprio Sua Maestà. «Quando verrà il momento in cui mio figlio Carlo diventerà re, so che darete a lui e Camilla lo stesso sostegno che avete dato a me», ha detto in febbraio nel discorso con cui ha celebrato l'anniversario della sua ascesa al trono settant' anni prima. 

Già su questo era legittimo nutrire qualche dubbio: che i britannici siano pronti a offrire a Carlo e Camilla lo stesso appoggio e affetto riservato a Elisabetta. Ma se lo chiede lei, i sudditi faranno uno sforzo per accontentarla. È stato il seguito della frase, tuttavia, a fare notizia: «Ed è mio sincero desiderio» ha continuato Elisabetta «che, quando il momento verrà, Camilla sia conosciuta come regina consorte».

I desideri di una sovrana sono ordini. E se una regina vuole che a un'altra donna sia riservato l'appellativo di regina, così sia.

Chissà se Camilla Rosemary Shand, divenuta Camilla Parker-Bowles con il primo matrimonio, Camilla duchessa di Cornovaglia dopo le seconde nozze con Carlo, e Camilla regina consorte dopo che Carlo diventerà re, se lo sarebbe mai immaginato.

Il sangue aristocratico lo ha ereditato dalla madre, figlia del terzo barone di Ashcombe. L'inclinazione al ruolo di compagna nell'ombra potrebbe averla presa da una bisnonna, che a lungo ebbe una relazione con re Edoardo VII. Grande cavallerizza fin da piccola, educata nelle migliori scuole, cresciuta nell'alta società, spiritosa e audace, incontra Carlo a una partita di polo o a casa di amici: le versioni divergono ma è sicuro che sia amore a prima vista. C'è chi dice che l'erede al trono abbia perso la verginità proprio con Camilla, sul fieno di una stalla, nelle scuderie reali.

Sia come sia, i due diventano coppia fissa e si vocifera che si sposeranno. Ma il principe deve andare all'estero per il servizio militare, e la sua assenza viene prolungata appositamente: quando torna, Camilla si è fidanzata con Andrew Parker-Bowles. «Non è adatta», sarebbe stato il giudizio di un'altra Elisabetta, la regina madre, mamma dell'attuale sovrana. 

Il presunto difetto non ha a che fare né con l'aspetto fisico né con le qualità intellettuali: Camilla ha avuto esperienze con altri uomini prima di Carlo. Come ricorderà anni più tardi la contessa di Mountbatten: «A quei tempi certamente non sarebbe stato considerato possibile».

La principessa del popolo  Per rimediare, e per mettere al mondo un erede per la Corona, a Carlo viene presentata una giovane incantevole, di sangue nobile e, soprattutto, illibata: è Diana, la protagonista delle nozze del secolo, appunto. Ma ben presto il matrimonio che ha fatto sognare il mondo va in crisi. Nel frattempo, diventano di facciata anche le nozze di Camilla con Parker-Bowles: lui la tradisce in continuazione e nemmeno si secca quando apprende che Camilla ha iniziato a rivedersi con Carlo.

Così si arriva al divorzio tra Carlo e Diana e alle colpe date a Camilla: «Il nostro era un matrimonio un po' affollato - dirà Lady D in una celebre intervista alla Bbc - eravamo in tre». C'è poi la telefonata di Carlo in cui dice a Camilla: «Vorrei essere il tuo Tampax». E la lettera in cui il principe Filippo esprime nei confronti dell'amante un malcelato disprezzo: «Non capisco come un uomo possa lasciare una donna come te per una come lei», scrive a Diana. 

Il marito della regina, scomparso un anno fa, disse quello che pensano tutti: Camilla non è bella come Diana, non ha la sua grazia, ha anche un anno più di Carlo. Eppure, i due amanti tengono duro, rimangono insieme durante la tempesta seguita alla morte di Lady D nel 1997 e poi, con prudenza, cominciano ad apparire insieme in pubblico.

Nel 2000 Carlo le presenta la regina. Nel 2003 vanno a vivere insieme a Clarence House. E nel 2005 si sposano, con rito civile e cerimonia ristretta, a Windsor. Da allora, Camilla ha saputo creare un buon rapporto con William e Harry, i figli di Diana. E, quasi due decenni più tardi, ha conquistato anche la sovrana. C'è anche lei, affacciata a Buckingham Palace, per le celebrazioni del Giubileo che si svolgono in questi giorni: un balcone per due regine. La rivincita dell'amante. O, semplicemente, degli amori contrastati e difficili: la dimostrazione che c'è sempre una seconda chance nella vita.

Meghan e Harry, occhio alla figlia Lilibet Diana: "A chi assomiglia", spunta una foto. Francesco Fredella Libero Quotidiano il 07 giugno 2022

Arriva una foto di Lilibet Diana. La foto arriva direttamente da Harry e Meghan Markle, che la condividono con i loro fan. Ed è praticamente identica al papà. L'ultima arrivata in casa Windsor è la secondogenita dei Sussex, che adesso viene immortalata nel prato. Una foto che da subito fa il giro della Rete dopo lo scatto natalizio insieme ai suoi genitori e al fratellino Archie. Lilibet è sorridente, felice. Ma ha anche un viso da furbetta. Quei suoi capelli rossi ricordano molto papà Harry, figlio dell'indimenticabile Lady Diana. La piccola Lilibet, chiamata così in onore della regina Elisabetta, posa nell’erba del giardino di Windsor accanto alla famiglia.

Lo scatto è del fotografo Misan Harriman. Un vero e proprio picnic reale al Frogmore Cottage che diventa subito virale. Gli ex duchi di Sussex sono volati in Europa qualche settimana fa, fermandosi a Londra in occasioni del Giubileo di Platino della Regina Elisabetta. Secondo i tabloid, però, sarebbero partiti subito.

Il loro è stato un lungo weekend londinese che li ha visti molto impegnati. Hanno partecipato ad un solo evento ufficiale, la messa di ringraziamento a St. Paul, e poi stop. I due hanno mantenuto sempre un basso profilo. Ma sono stati i veri protagonisti di questo momento. Infatti, di loro si parla quasi quanto la Regina Elisabetta che è la protagonista assoluta dei 70 anni di regno. Un vero e proprio record. Elisabetta II è la sovrana più longeva al mondo.

Regina Elisabetta, "quel nome non dovevi darglielo": la sfuriata contro Harry, ecco perché è fuggito. Libero Quotidiano il 10 giugno 2022.

Il divario tra i Sussex e la famiglia reale in servizio si fa sempre più ampio. Continuano i malumori e i bisticci nascosti a Backingam Palace e questa volta il Principe Harry e Meghan Markle sembrano più furiosi che mai. Il motivo? La Regina Elisabetta ha rifiutato di essere fotografata con la figlia dei Sussex, Lilibet, dopo averla incontrata la settimana scorsa nel castello di Windsor. E dietro al diniego di diffondere immagini, secondo Il Messaggero, ci sarebbe una ragione ben precisa: la Regina non avrebbe mai autorizzato Harry a dare alla bambina il nomignolo che lei aveva da piccola, e che solo i suoi familiari erano autorizzati ad usare. 

In occasione di tale incontro, i Sussex avevano avvisato il fotografo di fiducia Misan Harriman per scattare alcun e foto, ma una volta arrivati è stato spiegato loro che si trattava solamente di un incontro familiare privato e non erano quindi concesse immagini a documentarlo. Inutile sottolineare la rabbia dei due coniugi che anche per tutto il Giubileo sono stati messi da parte dalla famiglia reale. La loro unica apparizione pubblica è stata nella basilica di St. Paul, ma anche in questo caso sono stati messi in seconda fila nei banchi della chiesa. 

I Sussex hanno anche anticipato il loro ritorno a casa a Los Angeles, a domenica mattina, prima della conclusione delle celebrazioni, scatenando le voci dei tabloid inglesi. Probabilmente troppo furiosi per gli avvenimenti di quei giorni, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la foto mancata della Regina con la figlia Lilibet. Sarebbe a rischio anche la serie Netflix che i Sussex stanno girando sulla loro vita. I produttori potrebbero stroncare tutto dato che speravano di poter contare su qualche immagine che consentisse di intitolare una puntata Lilibet incontra Lilibet. Ma così non è stato. Sembra essere arrivato al capolinea anche il rapporto con il Principe William e Kate Middleton dato che non si sono mai parlati né incontrati con i Sussex durante il loro soggiorno.

Kate Middleton, "su ordine della Regina". Il privilegio concesso solo a lei. Libero Quotidiano il 12 giugno 2022.

Uno strappo alla regola, concesso solo a Kate Middleton. Secondo fonti ben informate su Buckingham Palace e dintorni, la Regina Elisabetta avrebbe concesso alla futura moglie del nipote William il "lusso" si scattare foto alla reggia di Balmoral, la riservatissima dimora della sovrana britannica. Non è una cosa da poco, considerato soprattutto l'anno in cui tutto questo sarebbe successo: il 2009. La Middleton era già fidanzata con il figlio del principe Carlo e di Lady Diana, la loro era una relazione seria e tutto lasciava presagire che la bella Kate sarebbe entrata a far parte a tutti gli effetti, da lì a poco, della famiglia reale e della linea di successione al trono.

Tredici anni fa la fidanzata di William incontrò per la prima volta in privato la futura "nonna", segno appunto della grande fiducia di Elisabetta nel rapporto duraturo dei due giovani. Ed è oggi l'esperta reale Katie Nicholl a rivelare: "Come donna (la Regina, ndr) che ha vissuto tutta la sua vita sotto gli occhi del pubblico e raramente abbassa la guardia. Pochissimi, a parte la sua famiglia e gli amici più cari, riescono a vedere la vera Elizabeth. A Kate è stato concesso un grande onore, una decisione astuta, dato che la storia d'amore sembrava essere molto seria".

Tra le sacre mura di Balmoral, ecco la concessione ai rigidissimi protocolli di sicurezza che regolano la vita dei Windsor. Sua Maestà ha lasciato che la futura Duchessa di Cambridge scattasse qualche foto al Castello, proibite ai comuni mortali. Le prime di molte altre, ma questo forse lo immaginava solo la sovrana. Non è dato sapere, invece, se lo stesso privilegio sia stato mai concesso anche all'altra nipotina acquisita, Meghan Markle.

Principe Harry "cancellato". Il pizzino della Regina Elisabetta, Inghilterra sotto choc. Libero Quotidiano l'11 giugno 2022

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Il principe Harry sarebbe depresso per ciò a cui ha dovuto rinunciare tornando a Londra per il Giubileo di Platino. Il duca di Sussex e la moglie Meghan Markle sono tornati in California prima ancora che i festeggiamenti per i 70 anni di regno della Regina Elisabetta terminassero. Il motivo della “depressione” di Harry risiederebbe nel fatto di non aver avuto un ruolo centrale durante il Giubileo.

“Onestamente penso che i duchi di Sussex non pensavano che non sarebbero stati in prima fila”, ha dichiarato Kate Nicholl, esperta reale di Vanity Fair. “E perché hanno lasciato la famiglia reale? Se ne sono andati perché non erano in prima fila - ha aggiunto - credo che sia per questo che non erano presenti ad altre celebrazioni, non avevano un posto al centro del palco”. Lo storico Hugo Vickers ha invece rivelato di ritenere che Harry sia tornato a casa “molto depresso” per quello a cui ha dovuto rinunciare.

Inoltre il biografo reale Duncan Lacombe ha sostenuto che i quattro giorni del Giubileo “perseguiteranno” il principe “per il resto della sua vita. Lui e la moglie sono stati relegati a sedere dietro il duca di Gloucester. Harry si arrabbierà molto per il modo in cui lui e la sua famiglia sono stati trattati”. Inoltre diversi esperti della famiglia reale ritengono che l’esclusione dei duchi di Sussex sia un messaggio inviato dalla Regina: Harry e Meghan non fanno parte del futuro della monarchia.

Eugenia di York, il tatuaggio proibito che imbarazza la Regina Elisabetta. Libero Quotidiano l'11 giugno 2022

Eugenia di York ama andare contro le regole. La principessa ha brillato per il Giubileo di Platino della Regina Elisabetta, onorando i settant'anni di regno della nonna. Alla festa si è presentata accanto al marito, Jack Brooksbank, e per la prima volta si è concessa un'uscita in pubblico in compagnia del figlio August Philip. Da sempre è nota in famiglia per la sua eleganza e per quella sua presenza discreta negli affari della famiglia reale. Ma nella passerella durante il Giubileo di nonna Elisabetta, gli attenti osservatori hanno notato un particolare non da poco: un tatuaggio.

Eugenia è il primo componente della casa reale inglese ad avere un segno tatuato sul suo corpo. I capelli raccolti non sono riusciti a celare un piccolo disegno dietro l'orecchio sinistro. Non è chiaro cosa fosse, se un cerchio o un cuore. Eugenia non ne ha mai parlato, ma una cosa è certa la sua scelta farà parecchio discutere la casa Reale. L'etichetta della Royal Family su questo punto è molto rigida e indica addirittura i centimetri delle gonne da indossare.

Figuriamoci se il regolamento della Casa Reale può concedere una deroga per un tatuaggio che è assolutamente vietato dal protocollo. Secondo i tabloid inglesi la scelta di mostrarlo in pubblico è "disdicevole". Ma in realtà Eugenia di York rispecchia quello spirito ribelle necessario per spezzare l'etichetta di una Casa Reale troppo spesso sorpassata dalla vita quotidiana dei suoi stessi sudditi. 

Harry perde la causa: l'ultimo smacco. Francesca Rossi il 9 Giugno 2022 su Il Giornale.

Una delusione cocente per il principe Harry: non potrà registrare il marchio degli Invictus Games a causa di un noto brand italiano: “Invicta”.

Chi non conosce lo zaino “Invicta”, il più desiderato dai ragazzi tra gli anni Ottanta e Novanta e ancora oggi accessorio “cult”? Il noto brand ha vinto una causa contro il principe Harry, che voleva registrare il marchio “Invictus Games”, dal nome della competizione sportiva dedicata ai veterani e nata con il patrocinio del duca nel 2014.

La Regina vieta ai Sussex di pubblicare foto dell’incontro con Lilibet

“Invictus” o “Invicta”?

Il principe Harry, racconta La Repubblica, avrebbe voluto registrare il nome “Invictus” (in latino “invincibile”) per creare una linea di gadget e abbigliamento da accostare agli ormai celebri, omonimi giochi in cui si sfidano i veterani di guerra con disabilità. Il duca ha fondato gli Invictus Games il 6 marzo 2014, con l’aiuto del Comitato Organizzatore di Londra per i Giochi Olimpici, del Ministero della Difesa e dell’allora sindaco di Londra Boris Johnson. Dalla Copper Box Arena di Londra Harry annunciò la creazione dell’evento, spiegando che i giochi “possono testimoniare il potere dello sport nell’ispirare il recupero, supportare la riabilitazione e dimostrare che esiste vita oltre la disabilità”. Per supportare la grande macchina organizzatrice dei giochi nacque anche la “Invictus Games Foundation”.

Proprio con l’aiuto dell’associazione il duca di Sussex avrebbe voluto trasformare la lodevole iniziativa in un vero e proprio brand. Un marchio molto simile per nome, ma formalmente già registrato, ovvero “Invicta”, ha stroncato il progetto. Proprio la somiglianza dei termini è stata determinante in questa storia. Per il brand italiano la creazione di zaini o vestiti con il nome “Invictus” avrebbe potuto generare confusione nel pubblico, disorientandolo nelle scelte d’acquisto. Il tribunale, riporta The Times, ha dato ragione all’azienda torinese, proibendo al principe Harry di produrre capi d’abbigliamento oppure oggetti con il logo “Invictus”. L’azione legale dell’Invicta aveva come scopo, naturalmente, la tutela del nome e della popolarità conquistati in più di un secolo di lavoro.

L'indiscrezione choc: "Harry e Meghan hanno girato dei video durante il Giubileo"

Harry, Meghan e la voglia di creare brand

Invicta è nata nel 1906 proprio in Inghilterra e in origine produceva sacchi da marina in juta. Nel 1926 l’azienda aprì a Torino il suo primo laboratorio, specializzandosi in abbigliamento per alpinisti, brevettando il marsupio e inventando lo zaino Jolly diventato il sogno fashion di tanti ragazzi (e non solo). Questa storia presenta delle similitudini con un’altra vicenda di cui, però, è stata protagonista Meghan Markle. Lo scorso aprile il Daily Mail riportò la notizia secondo cui la duchessa di Sussex avrebbe tentato di ottenere il diritto esclusivo della parola “archetypes” presso l’Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti. Quello, infatti, doveva essere il titolo del suo podcast targato Spotify sui pregiudizi di genere.

Però questo termine, di origine greca, è entrato nella lingua inglese 470 anni fa, nel sedicesimo secolo ed è molto comune. Lo usano già diversi brand e la stampa dubitava che Meghan potesse e volesse far causa a tutti per una parola che fa parte dell’inglese quotidiano sia parlato che scritto. Certo, bisogna fare le dovute distinzioni tra il caso della duchessa e quello del principe Harry, però c’è una base comune: i Sussex vorrebbero creare dei marchi collegati a loro e alle loro iniziative, tutelando il lavoro che stanno svolgendo. Purtroppo, però, hanno scelto due parole che rappresentano già dei concetti ben definiti nel pensiero collettivo.

Le foto rubate di Harry e Meghan da una finestra di Buckingham Palace

Certo, nella vicenda di Harry c’è un passaggio in più: “Invictus” e “Invicta” non sono esattamente la stessa parola (cambia solo il genere, in realtà), ma hanno la stessa radice (cioè contengono lo stesso significato, detto in parole povere). Su questo ha fatto leva la Invicta, sottolineando che le due parole "possono essere intese come versioni alternative della stessa parola di derivazione latina". Harry e Meghan non sono molto fortunati con i brand. Dopo la Megxit la regina Elisabetta vietò l’utilizzo di “Sussex Royal”. La coppia dovrà cercare dei vocaboli liberi da qualunque vincolo. 

Vittorio Sabadin per “il Messaggero” il 9 giugno 2022.

La regina Elisabetta ha rifiutato di essere fotografata con la figlia di Harry e Meghan, Lilibet, quando l'ha incontrata la scorsa settimana nel castello di Windsor. I Sussex avevano allertato il fotografo di fiducia, Misan Harriman, ma è stato loro spiegato che si trattava di «un incontro familiare privato» e che non ci sarebbero state immagini a documentarlo.

L'aggettivo privato aveva sempre avuto un effetto balsamico su Harry e Meghan, visto che erano fuggiti in America anche per difendere la loro privacy. Ma questa volta li ha mandati su tutte le furie: a parte l'apparizione nella basilica di St Paul, non si sono più fatti vedere durante i festeggiamenti del Giubileo di platino e sono ripartiti in anticipo domenica mattina, prima della conclusione delle celebrazioni. 

VIAGGIO SENZA RIFLETTORI C'è il forte sospetto che più arrabbiati di loro siano i produttori di Netflix, che stanno registrando una serie sulla vita quotidiana dei Sussex e speravano probabilmente di poter contare su qualche immagine che consentisse di intitolare una puntata Lilibet incontra Lilibet. Per evitare sorprese, alla troupe di Netfix era stato negato l'accredito al Giubileo, cosa alla quale si è cercato di rimediare convocando Harriman.

Il giornalista investigativo Tom Bower, che sta scrivendo una biografia della duchessa del Sussex, condivide questi sospetti: «Meghan deve essere stata furiosa quando ha saputo che le fotografie del loro incontro a Windsor erano vietate. Bandita dal balcone di Buckingham Palace, nessuna ripresa di lei con la Regina: il colpo finale è stato nessuna immagine di Lilibet con la bisnonna. Il contratto dei Sussex con Netflix è in pericolo e il veto alle foto alimenterà il loro risentimento». 

Subito dopo l'improvvisa partenza di Harry e Meghan i tabloid inglesi hanno scatenato i loro migliori segugi per capire com' erano andate le cose. I Sussex erano arrivati mercoledì su un aereo privato (le loro battaglie per l'ambiente sembrano momentaneamente sospese) e forse hanno portato subito Lilibet a Windsor, dove c'erano anche Carlo e Camilla, ma non William e Kate. Il giorno dopo, Harry e Meghan sono stati messi con gli altri parenti di secondo piano a guardare il Trooping the Colour dalle finestre dell'ufficio del Maggiore Generale, e sono stati esclusi dall'apparizione con la Regina al balcone.

Elisabetta, Carlo e Camilla, William e Kate con i loro bambini hanno pranzato insieme a Buckingham Palace. Gli altri parenti minori, comprese le principesse Eugenie e Beatrice con i mariti, sono andati a pranzo probabilmente dove vanno spesso, da Scott' s a Mayfair, ma i Sussex non li hanno raggiunti. Venerdì c'è stata la loro unica apparizione pubblica a St Paul, in seconda fila e lontani da Carlo e William, e sabato la festa per il primo compleanno di Lilibet, alla quale non si sa chi abbia partecipato. 

RITORNO A CASA Tornati a Los Angeles, i Sussex hanno diffuso qualche foto: ce n'è una di Lilibet, una della torta fatta dalla pasticcera preferita, Claire Ptak, una di Meghan che tiene in braccio la bambina davanti a Camilla Holmstroem, la moglie del fotografo Harriman, con le loro due figlie truccate da gattine. Non ci sono foto di Harry, né del suo primogenito Archie, portato a Londra e mai visto, né di altri Windsor eventualmente presenti. Sicuramente non c'erano William e Kate. I Sussex e i Cambridge non si sono mai incontrati nei quattro giorni del Giubileo, né si sono scambiati un saluto o una parola: la rottura è totale.

Elisabetta è invece gentile con tutti, ma il divieto di diffondere sue immagini con Lilibet sembra dare forza alle voci secondo le quali non ha mai autorizzato Harry a dare alla bambina il nomignolo che lei aveva da piccola, e che solo i suoi familiari erano autorizzati ad usare. Harry e Meghan sono tornati in America di pessimo umore e la Royal Family si prepara al peggio: devono uscire il libro di Harry, la serie di Netflix e forse qualche altra intervista. Ma dopo l'incredibile successo del Giubileo parlar male della Regina e dei Windsor potrebbe non portare più alcun vantaggio ai Sussex, e accelerare invece il processo della loro mesta autodistruzione.

Dagotraduzione dal Daily Mail il 7 giugno 2022.

Durante il Giubileo di Platino, Elisabetta non ha dimenticato il marito, il principe Filippo, morto lo scorso anno a 99 anni. Quando è apparsa al balcone nell’ultimo giorno di celebrazioni dei suoi 70 anni di regno, la regina indossava un completo verde, la spilla della sua bisnonna, e un cappello in tinta adornato con una spilla nera, a ricordare il suo amato consorte.

Le spille da lutto sono tradizionalmente indossate dai membri della famiglia reale dopo la morte di un familiare. Anche Kate Middleton ha resto omaggio al principe Filippo, indossando un paio di orecchini che la regina aveva portato il giorno del funerale del marito.

Regina Elisabetta gela il nipotino Louis: "Ecco come gli ha risposto", bomba dell'esperto di labiale. Libero Quotidiano il 04 giugno 2022

Nel primo giorno di festeggiamenti per il Giubileo di platino della Regina, la famiglia reale affacciata al balcone di Buckingham Palace ha attirato l'attenzione di tutto il mondo. Un momento in particolare ha incuriosito la folla: uno scambio di battute tra Elisabetta e il terzogenito di William e Kate, il principino Louis, 4 anni. Jeremy Freeman, un esperto di lettura del labiale sentito dal Mirror, fa sapere cosa si sarebbero detti i due. Pare che tutto sia partito dal piccolo, che avrebbe fatto una domanda alla bisnonna con una certa insistenza. 

"Arrivano le frecce rosse?": avrebbe chiesto Louis alla Sovrana, riferendosi alla squadriglia acrobatica della Royal Air Force che ha dato spettacolo ieri. Elisabetta allora avrebbe risposto in maniera secca: "Lo spero". Quando poi le frecce rosse sono arrivate, dipingendo il cielo di rosso, bianco e blu, il piccolo non sarebbe riuscito a contenere l'entusiasmo, urlando: "Sì sì sì". Sarebbe stata proprio Sua Maestà a indicargli le acrobazie in cielo: "Ecco".

Il terzogenito dei duchi di Cambridge ha indubbiamente rubato la scena a tutti sul balcone, soprattutto per via delle facce buffe che ha fatto. Quando gli aerei hanno volato su Buckingham Palace formando il numero 70 - gli anni di regno della regina - il piccolo è stato visto coprirsi le orecchie con le mani per il rombo dei motori. Secondo Freeman, in quel momento il bambino avrebbe detto: "Che rumore", mentre un'orgogliosa Kate si sarebbe rivolta al marito dicendo: "Guardalo". 

L'addio di Elisabetta. Francesca Rossi il 10 Giugno 2022 su Il Giornale.

La regina Elisabetta ha brillato durante il suo Giubileo di Platino, ma i sudditi sanno di aver assistito all'ultimo, grande spettacolo della monarchia nell'era elisabettiana.

La regina Elisabetta ha tagliato ufficialmente il traguardo dei 70 anni di regno. Nessuno è riuscito a toglierle lo scettro della popolarità, nemmeno i tanto temuti Harry e Meghan (che sono sembrati più una presenza “ectoplasmatica”). Il Giubileo di Platino è stato il successo personale della sovrana e del popolo inglese. In un certo senso, però, ha rappresentato anche una specie di testamento spirituale della sovrana, che ha mostrato al mondo intero, dal balcone di Buckingham Palace, le nuove generazioni di Windsor, il futuro della Corona.

Una promessa mantenuta e riconfermata

“Quando si tratta di celebrare i settanta anni [di regno], come nel caso della vostra Regina, non c’è una guida da seguire. È una prima volta. Sono onorata e profondamente toccata dal fatto che così tante persone siano scese in strada a celebrare il Giubileo di Platino. Sebbene non abbia partecipato personalmente a ogni evento, il mio cuore è stato sempre con tutti voi. Ribadisco il mio impegno a servirvi al meglio delle mie capacità, supportata dalla mia famiglia. Sono stata ispirata dalla gentilezza, dalla gioia, dall’affinità che sono state così evidenti in questi giorni e spero che ciò rinnovi un senso di coesione che verrà percepito per molti anni a venire…”. Con questo messaggio, diffuso sui social pochi istanti dopo la conclusione del Platinum Jubilee Pageant, il 5 giugno 2022, la regina Elisabetta ha salutato e ringraziato gli inglesi per gli emozionanti 4 giorni di celebrazioni, ma ha anche riconfermato il patto di fedeltà al suo popolo. Elisabetta II non ha alcuna intenzione di abdicare ed è evidente dalle sue parole. Resta ferma sul giuramento fatto in Sudafrica il 21 aprile 1947, quando era ancora una principessa e pronunciò un discorso che fece Storia. Tuttavia, anche se a 96 anni Sua Maestà guarda al futuro con determinazione, sa che di quell’avvenire farà parte solo per un tratto relativamente breve.

Un lento passaggio di consegne?

La Regina ha riconfermato il suo voto di fedeltà alla nazione ma, nello stesso tempo, stiamo assistendo al suo “lungo addio”. Sua Maestà si sta congedando in maniera lenta, indolore. Uno dei primi passi verso il tramonto è stato l’addio a Buckingham Palace e il ritiro nel più raccolto e ovattato Castello di Windsor. Inoltre stiamo assistendo a un passaggio di consegne tra Elisabetta II e il principe Carlo. Durante il Giubileo di Platino è stato a sostituire la madre in diverse occasioni: per esempio il 5 giugno 2022 ha presenziato al saluto degli ufficiali durante la parata. In proposito la Cnn ha scritto: “Vedremo il principe di Galles incrementare [la sua presenza] in futuro. La Regina ha fatto allusione a ciò nel suo messaggio di ringraziamento di domenica scorsa”. Sua Maestà ha dichiarato che sarà “supportata dalla sua famiglia” e ciò suggerisce che il principe di Galles avrà un ruolo sempre più centrale. Ci sono due poli opposti nel regno elisabettiano odierno: l’abdicazione e l’esercizio totale del potere. Elisabetta non accetterà mai il primo, il suo è un giuramento per la vita (e, del resto, il precedente storico, ovvero l’abdicazione di Edoardo VIII, è stata una sorta di trauma per i Windsor che Sua Maestà ricorda con dispiacere). D’altra parte, però, la monarca non è più nelle condizioni fisiche per ottemperare a tutti i suoi doveri. Tra i poli opposti c’è una scala di grigi in cui si situa proprio la figura del principe Carlo.

Il trionfo (malinconico) della regina Elisabetta

Il Giubileo di Platino è stata la sua festa, ma la regina Elisabetta è intervenuta in pochissime occasioni: si è affacciata dal balcone di Buckingham Palace il 2 giugno scorso e il 5 giugno 2022, al termine del Platinum Jubilee Pageant e ha presenziato all’accensione delle luci durante la cerimonia del Platinum Beacons Project a Windsor. Una prova del già citato passaggio di consegne. Un po’ come accaduto lo scorso 10 maggio, durante l’apertura della nuova sessione parlamentare, quando il principe Carlo aveva sostituito la madre, assente per motivi di salute. Sua Maestà, però, non è eterna (nessuno lo è). Anche per questo sul balcone accanto a lei c’era la sua speranza tangibile nel futuro, ovvero il cuore pulsante della royal family. Prima di Elisabetta II solo la regina Vittoria si era fatta immortalare con i suoi eredi. Era il giugno del 1894 e la monarca si fece scattare una foto accanto al figlio Albert Edward, principe di Galles (futuro Edoardo VII), al duca di York George Frederick (che sarebbe diventato Giorgio V) e al bimbo di pochi giorni di quest’ultimo, il futuro Edoardo VIII che avrebbe abdicato per amore di Wallis Simpson.

Tra speranza e malinconia

La menzione della royal family nel messaggio pubblicato al termine del Giubileo e la presenza del fulcro dei Windsor sul balcone di Buckingham Palace, il 2 e il 5 giugno, ha anche un altro significato, come ha spiegato Emily Nash della Cnn: “Questo è il Brand Royal per eccellenza. Loro erano laggiù, apparivano fantastici, felici, magnifici, proprio come ti aspetti [di vederli] nelle cartoline. E dopo un paio di anni terribili, questo, in un certo senso, è un esercizio di rinnovamento. Si tratta di ricordare alle persone ciò che la royal family [sa] fare meglio e presentare la sua versione idealizzata, [quella che] le persone nel mondo conoscono e amano”. “Speranza”, “luce”, “ottimismo”, “futuro”, ma anche “malinconia”: queste sono state le parole d’ordine del Giubileo di Platino, esplicate nell’accensione del “Tree of Trees” a Buckingham Palace. A 96 anni Sua Maestà sa che non vivrà di nuovo un momento come questo. L’intera nazione ne è consapevole, come è altrettanto conscia del fatto che non vedrà tanto presto un nuovo Giubileo di Platino. Così Elisabetta II si affida ai suoi eredi e cerca di nascondere la malinconia dietro gli outfit: il rassicurante abito celeste scelto per il Trooping The Colour e quello verde speranza della sfilata finale.

Kim Kardashian "cacciata" dalla Regina Elisabetta: per lei non c'è posto, un caso senza precedenti. Libero Quotidiano il 03 giugno 2022

Kim Kardashian questa volta si becca un bel "no", e non da una persona qualunque ma direttamente dalla Regina Elisabetta. La Regina d'Inghilterra sferra un secco due di picche alla regina delle influencer non accettandola alle sue celebrazioni ufficiali del Giubileo di Platino. Backingam Palace ha quindi respinto la sua richiesta di partecipare al Platinum Party di sabato 4 giugno. 

La 41enne era atterrata questa settimana nel Regno Unito con il fidanzato Pete Davidson, 28 anni, Il suo staff aveva fatto richiesta per i biglietti dell'evento privato ma il Palace glieli ha negati. "Raramente a Kim viene impedito di partecipare a un evento quindi questo è stato abbastanza sorprendente. Soprattutto perché non visita spesso il Regno Unito. Kim e Pete adorano la famiglia reale e volevano davvero far parte di questa celebrazione speciale", ha spiegato il team dell'influencer.

All'evento saranno invece presenti Diana Ross, Nile Rodgers, Sir David Attenborough e David Beckham oltre che i membri della famiglia reale. Unica assenza sarà proprio quella della Regina che guaderà il concerto dalla TV del castello di Windsor. Kim e il giovane fidanzato erano stati paparazzati nei giorni scorsi, mano nella mano, per le vie di Londra mentre facevano shopping. Purtroppo Kim quella sarà l'unica cosa che potrai continuare a fare a Londra.

Kate Middleton, la figlia Charlotte fruga nella borsa di Camilla e... dal Giubileo, la foto definitiva. Libero Quotidiano il 04 giugno 2022.

La Principessa Charlotte è subito balzata in testa in termini di preferenze tra i fan dei reali. Non è la prima volta che la figlia di Kate Middleton e il Principe William si mette in mostra attirando l'attenzione dei fotografi. Durante i festeggiamenti del Giubileo di Platino la principessa si è unita ai suoi fratelli, il principe George e il Principe Louis alla duchessa di Cambridge e alla duchessa di Cornovaglia a percorrere in carrozza il Mall to Horse Guardie Parade per il concerto storico di giovedì 2 giugno.

Un'adorabile serie di fotografie ha fatto sorridere i fan della famiglia reale. Si è vista la bambina di sette anni, elegantissima nel suo abito blu di chiffon Patachou, sporgersi dalla carrozza per frugare nella borsetta di Camilla. nStava forse cercando delle caramelle? Alcuni fan hai commentato la scena sui social: "La principessa Charlotte che curiosa nella borsa di Camilla è tutto!", e ancora: "Mi chiedo se Camilla sia il tipo di nonna che contrabbanderebbe dolci nella sua borsetta per Darli 'segretamente' ai bambini".

Sempre nella stessa occasione, un'altra scena 'sfacciata' della bambina ha fatto sorridere il pubblico. La principessa è stata fotografa mentre riprendeva il fratello minore Louis invitandolo a smettere di salutare la folla con un 'pacchetta' sulle mani. O ancora è stata avvistata mentre giocava a combattere con la cugina Mia Tindall, otto anni, nella finestra dell'ufficio del maggiore generale che si affacciava sulla piazza d'armi di Whitehall. Che dire, sicuramente Charlotte, con il suo carattere peperino, darà del filo da torcere ai suoi genitori!

Regina Elisabetta, il contenuto della clamorosa lettera ricevuta da Umberto Bossi: "Ricca di particolari..." Fabio Rubini Libero Quotidiano il 05 giugno 2022.

In politica da sempre esiste una specie di fil rouge che unisce le grandi personalità. E che - fatti dovuti distinguo - la regina Elisabetta e Umberto Bossi siano politici di razza è fuor di dubbio. Per questo non stupisce più di tanto che i due, in un certo senso, siano diventati "amici di penna". Già, perché così come era successo nel 2021 alla morte del principe consorte Filippo - ne riparleremo - il Senatùr ieri ha ripreso carta e penna e anche in occasione del Giubileo di platino della sovrana più longeva di sempre, ha scritto ad Elisabetta per farle gli auguri. Una lettera che, chi l'ha letta, ha definito scritta con uno stile «formale ma affettuoso» e ricca di «particolari». Bossi l'ha scritta in inglese e firmata di suo pugno, la spedirà oggi via posta a Buckingham Palace. Il contenuto, come si conviene in questi casi, è top secret, ma a grandi linee contiene gli auguri per i 70 anni di regno e una visione volta al futuro che da sempre accomuna i due personaggi politici.

IL RICORDO DI FILIPPO

Come detto in precedenza, non è la prima volta che Umberto Bossi scrive alla regina Elisabetta. Il primo contatto tra la Lega e la famiglia reale risale al 2003 quando le poste inglesi emisero una serie di francobolli a tema leghista. Uno riportava la foto di Umberto Bossi, allora ministro per le Riforme, con la scritta "Forza Senatùr" e gli altri avevano i simboli identitari della Lega di allora, ovvero il Sole delle Alpi, la bandiera della Padania, Pontida - sede dei raduni oceanici di militanti e simpatizzanti - e Venezia dove, solo pochi anni più tardi, il 15 settembre 2006, sarebbe stata celebrata la nascita della Padania.

Lo scambio epistolare tra il "Capo" come ancora lo chiama chi gli è rimasto vicino e la regina Elisabetta risale invece al 2021, quando alla morte del principe consorte Filippo, dopo 73 anni di matrimonio, Bossi aveva scritto alla sovrana una lunga lettera di vicinanza e affetto in un momento così doloroso e difficile da superare. Una lettera frutto anche delle sofferenze che lo stesso Senatùr ha dovuto affrontare in prima persona dopo la malattia che lo colpì l'11 marzo del 2004. E con le quali deve fare i conti ancora oggi. In quell'occasione - forse un po' a sorpresa - era arrivata anche la risposta della Regina (per mano di Andrew Paterson, direttore delle operazioni, segretario privato di sua Maestà) che si disse «grata» e «colpita» dalla lettera carica di umanità ricevuta dal fondatore della Lega Nord. «La Regina - scriveva Paterson - mi ha chiesto di ringraziarla per il suo premuroso messaggio di affetto che le ha inviato in occasione della morte dell'amato marito di Sua Maestà, il Duca di Edimburgo». E ancora: «La Regina è rimasta colpita dai messaggi ricevuti ed è molto grata per le sue parole gentili».

NELLO STUDIO

Una lettera, quella di Elisabetta, preziosa per il Senatùr che ancora oggi la tiene incorniciata in bella vista nel suo ufficio a Palazzo Madama, assieme a una storica bandiera della Lega Lombarda che, al pari di quella inglese, ha la croce di San Giorgio rossa su sfondo bianco. Un altro punto di "contatto" tra i due. Del resto anche nel periodo secessionista della Lega - quando i simboli erano l'irlandese Bobby Sands e gli indipendentisti scozzesi - non si ricordano parole forti contro la regina e la famiglia reale.

Kate Middleton si gira e trova Meghan Markle? Cosa le esce di bocca, "ecco il labiale": pazzesco a St Paul. Libero Quotidiano il 04 giugno 2022

Alla funzione che si è svolta nella cattedrale di St Paul tutti gli occhi erano puntati sui duchi di Cambridge e su quelli di Sussex, dato che era la prima volta dalla cosiddetta “Megxit” che si trovavano nello stesso posto in pubblico. Sia Kate Middleton e il principe William che Meghan Markle e il principe Harry hanno infatti partecipato alla funzione per onorare i 70 anni della regina Elisabetta sul trono.

Ovviamente le coppie non si sono trovate faccia a faccia, ma i fan sono convinti di aver individuato la reazione della Middleton quando si è accorta della presenza della Markle all’interno della cattedrale. La BBC ha filmato l’intero evento e sui social è diventata virale una clip in cui Kate, dopo aver preso posto al fianco del marito William, si è voltata alla sua sinistra e ha guardato in una direzione che sembrava quella dove erano seduti i duchi di Sussex. Ad attirare l’attenzione è però stata soprattutto una parola che Kate avrebbe pronunciato subito dopo.

In attesa che i tabloid britannici scatenino gli esperti di labiale, molti fan sono convinti che la Middleton abbia detto “wow”, che può essere interpretato come un “Harry e Meghan hanno avuto il coraggio di presentarsi”. Ovviamente non vi sono certezze su cosa abbia detto la duchessa o a chi si riferisse. I duchi di Sussex sono apparsi un po’ nervosi nel loro primo evento ufficiale dalla “Megxit”. Assente giustificata, invece, la regina Elisabetta, per via della stanchezza del primo giorno.

Kate Middleton e Meghan Markle, "pare che in privato...": clamoroso al Giubileo, cosa è successo. Daniela Mastromattei su Libero Quotidiano il 05 giugno 2022

Sono rimasti in disparte, come aveva ordinato sua maestà. Harry e Meghan lontani dai riflettori nella prima giornata di festeggiamenti per i 70 anni di trono della Regina esclusi quindi dal balcone di Bucking Palace con Elisabetta II, il principe Carlo e Camilla, la principessa Anna, William e Kate con i figli e pochi altri membri della royal family- ieri hanno fatto la loro apparizione alla cattedrale di Saint Paul, per la messa di ringraziamento, dove tra l'altro la sovrana non è potuta essere presente a causa della profonda stanchezza dopo gli impegni e le emozioni del giorno precedente. Assente anche il principe Andrea, risultato positivo al coronavirus, così come l'arcivescovo di Canbterbury, sostituito dall'arcivescovo di York.

Neanche a farlo apposta, tutti i riflettori erano puntati sui duchi di Sussex - rientrati per il Giubileo di Platino nel Regno Unito dagli Usa - che sono scesi da una delle auto che ha portato la Royal Family in chiesa. La coppia si è subito presa per mano e ha sfoggiato un sorriso di circostanza per cercare di nascondere l'imbarazzo. Per loro era il primo evento ufficiale insieme alla famiglia da quando si sono trasferiti in California e soprattutto dopo la "Megxit". Lei, elegantissima, ha scelto il bianco, come la cognata Kate Middleton il giorno prima, per il suo soprabito candido con cintura e maniche a tre quarti abbinato a scarpe con il tacco dello stesso colore (tutto Dior) e un cappello a tesa larga da vera diva d'altri tempi.

Ma non poteva commettere errori o attirare critiche per un dettaglio troppo stravagante o per qualche involontario strappo al protocollo. Il colore bianco è una scelta simbolica e strategica: una dimostrazione di pace verso la famiglia reale o un modo per scrollarsi di dosso l'immagine della divina capricciosa che i media di tutto il mondo le hanno attribuito. Mentre Harry senza divisa militare indossava un elegante completo nero ma con le decorazioni militari appuntate al petto. La coppia ha scambiando battute e sorrisi con autorità religiose e civili incaricate di ricevere gli ospiti di spicco prima dell'inizio della messa.

Ma non c'è stata alcuna accoglienza (calorosa) da parte di William e Kate (impeccabile in giallo di Emilia Wickstead, cappello a tesa larga firmato Philip Treacy e décolleté Gianvito Rossi color malva) che si sono tenuti a distanza (di sicurezza) e seduti in prima fila. I duchi di Sussex invece si sono accomodati in seconda fila sul lato opposto della Cattedrale. Tra le due coppie nessun saluto, nemmeno un cenno. E anche se Harry e Meghan sembrano aver perso il gradimento da parte degli inglesi che preferiscono di gran lunga la coppia William e Kate e i media stanno scrutinando ogni loro mossa pubblica evidenziando come la coppia riesca a galvanizzare l'attenzione anche in un evento interamente dedicato alla Regina, appena hanno messo piede davanti a St. Paul, si sono sentiti appalusi e urla dalla folla.

Secondo quanto riferisce alla BBC Omid Scobie, esperto dei reali e grande amico dei Sussex, la royal family si sarebbe riunita l'altro ieri per un pranzo privato. Lì, la vera protagonista sarebbe stata la piccola Lilibet che per la prima volta ha potuto conoscere la sua nonna omonima. Sicuramente Elisabetta II ha provato un'emozione infinita nel vedere di persona la sua bis-nipote che proprio oggi compie un anno e che non aveva ancora potuto abbracciare a causa di un periodo pandemico non facile per nessuno.

Nella cattedrale anglicana di St. Paul, simbolo religioso di Londra, ad assistere alla liturgia di ringraziamento per i 70 anni di regno della 96enne Elisabetta erano presenti ovviamente l'erede al trono Carlo, affiancato da Camilla, anche lei in bianco, oltre ad altri principi, principesse e duchi, il premier Boris Johnson (fischiato dalla folla), chiamato a leggere una pagina del Vangelo durante la messa, il leader dell'opposizione laburista Keir Starmer e i capi dei governo locali di Scozia, Galles e Irlanda del Nord.

Tornano a far capolino fra i commentatori britannici gli interrogativi sulla tenuta fisica di Elisabetta, che non parteciperà nemmeno all'Epsom Derby di oggi saltando così per il secondo giorno consecutivo - i grandi festeggiamenti per il suo Giubileo di Platino.

La monarca, ha fatto sapere Buckingham Palace, seguirà la gara ippica in televisione al Castello di Windsor.

Si fanno largo segnali di delega all'erede al trono Carlo della rappresentanza della monarchia in tutte le più importanti cerimonie militari, religiose e istituzionali del Regno che evocano una co-reggenza di fatto. Una transizione che nel più britannico dei modi non dichiarato, non scritto e non espresso- è già cominciata.

Giubileo di Platino, Hypo ammazzato a coltellate alla festa della Regina Elisabetta: panico a Londra. Libero Quotidiano il 04 giugno 2022

Il Giubileo di Platino della Regina Elisabetta si macchia di sangue. Hypo, rapper londinese di 39 anni, è stato ucciso a coltellate durante una festa a Redbrige, la capitale delle feste di East London per celebrare i 70 anni di regno di Sua Maestà. Il musicista, che era stato fidanzato con la cantante Emeli Sandé, si era filmato mentre arrivava all'evento poco prima di morire, circondato da fans e da amici.

Secondo le prime indiscrezioni provenienti da fonti investigative Hypo (vero nome Lamar Jackson) sarebbe stato accoltellato a morte all'Ashton Town Playing Fields, ma sulle cause della tragedia le indagini sono ancora in corso: gli inquirenti stanno cercando i video - molti dei quali girano già sui social - che hanno ripreso i momenti drammatici dell'omicidio per ricostruire i fatti e risalire ai responsabili della sua morte.

Scotland Yard ha invitato chi ha assistito all'assassinio a testimoniare per dare una mano alle indagini e arrestare i colpevoli.  

La regina ringrazia i sudditi, 'resto al vostro servizio' (ANSA il 5 giugno 2022)  - "Resto impegnata a servire" il Regno Unito e i suoi sudditi "al meglio delle mie capacità, sostenuta dalla mia famiglia". 

Lo scrive la 96enne regina Elisabetta II in un messaggio di ringraziamento rivolto al Paese a conclusione delle celebrazioni del Giubileo di Platino dei suoi 70 anni sul trono, rammaricandosi di non aver potuto partecipare a tutti gli eventi del programma, ma dicendosi anche "ispirata dalla gentilezza" e dall'incoraggiamento ricevuto da così tante persone, oltre che "profondamente toccata".

Da rainews.it il 5 giugno 2022.

A sorpresa, la regina Elisabetta II ha aperto il concerto per il Giubileo di Platino comparendo in video con l'orso Paddington, l'amato personaggio della letteratura inglese per bambini creato da Michael Bond.   La clip è stata realizzata mesi fa dalla Bbc ed è stata trasmessa questa sera a sorpresa, proprio come parte delle celebrazioni per i suoi 70 anni di regno. 

Nella sequenza, Paddington offre il suo tipico sandwich alla marmellata, ma la regina rifiuta dicendo di averne uno già pronto nella sua borsetta nera, per ogni evenienza.

Subito dopo, un maggiordomo avvisa la monarca che all'esterno è tutto pronto per le celebrazioni del Giubileo di Platino, mentre la folla all'esterno esplode a festa. "Buon Giubileo, signora. E grazie. Di tutto" dice l'orso Paddington. Sua Maestà risponde con un sorriso: "Lei è molto gentile". 

Poi i due usano un cucchiaino d'argento sui loro piattini da tè per battere il tempo del brano dei Queen 'We Will Rock You' che ha aperto il concerto del Giubileo davanti a Buckingham Palace. 

E poi inizia veramente il concerto in onore della regina. All'evento hanno partecipato 22.000 persone mentre altre milioni di persone sono rimaste davanti alla tv per la diretta trasmessa dalla Bbc. Si sono esibiti, tra gli altri, di Rod Stewart, Diana Ross, Andrea Bocelli, Hans Zimmer, George Ezra e Sam Ryder.

Giubileo di Platino, la Regina Elisabetta si affaccia dal balcone di Buckingham Palace: l’ovazione della folla. Da corriere.it il 5 giugno 2022.

La regina Elisabetta II si è affacciata dal balcone di Buckingham Palace per chiudere le celebrazioni del Giubileo di Platino dei suoi 70 anni sul trono, accolta dall’ovazione di una piazza stracolma di gente. 

La sovrana, in abito verde, è uscita per pochi secondi con al fianco l’erede al trono Carlo (e la consorte Camilla), il principe William, secondo in linea di successione, e i figli maggiori di questi, George e Charlotte, terza e quarta. Mentre i reali salutavano è salito l’inno nazionale, God Save the Queen, intonato dalla folla 

Paola De Carolis per il “Corriere della Sera” il 5 giugno 2022.

La regina che sullo schermo prende il tè con l'orsetto Paddington, i Queen che cantano «Don't stop me now», mentre alle loro spalle corrono le immagini di Elisabetta e il suo lungo regno. Quattro palchi, i reali, una sfilata di star. Dopo le manifestazioni istituzionali - dal Trooping the Colour alla cerimonia a St Paul - il Giubileo è entrato nella fase più informale con una grande festa a palazzo, Platinum Party at the Palace: Elton John, Andrea Bocelli, i Duran Duran, Rod Stewart, Diana Ross, Alicia Keys, George Ezra, Sam Ryder, un coro di profughi e una scaletta con mille sorprese in uno spettacolo pensato anni fa da William e il fratello Harry - quando andavano d'accordo - e messo a punto dalla possente macchina dei Windsor.

 Una festa per ringraziare Elisabetta del suo lungo regno e un modo di coinvolgere il Paese, con ospiti invitati perché lavorano in settori cari alla famiglia reale - come ad esempio la salute mentale dei giovani - altri, la maggior parte, per un colpo di fortuna: il loro nome è stato estratto a sorte tra i milioni che hanno fatto domanda.

Separatamente Carlo e William - entrambi destinati a diventare re - hanno preso il microfono per salutare e ringraziare Elisabetta, raggianti, commossi: perché il Giubileo è stato innegabilmente un successo e non solo per l'enorme quantità di vip - dall'ambientalista David Attenborough, alla giovanissima tennista Emma Raducanu, al re dei musical Andrew Lloyd Webber - che ieri sera hanno intrattenuto la folla, ma soprattutto per il travolgente affetto che il Paese, così come il Commonwealth e tanti capi di stato esteri, ha voluto dimostrare a Elisabetta.

Se qualche critico ha obiettato che la scelta dei musicisti non sembra essere stata dettata da criteri particolari - dove erano gli artisti provenienti dal Commonwealth o dalla Scozia e l'Irlanda del Nord?, si è chiesto Neil McCormick, del Telegraph - il pubblico non ha condiviso queste perplessità. E che pubblico: 22.000 persone sedute nelle tribune erette di fronte a Buckingham Palace, altre migliaia in piedi attorno ai palchi, Trafalgar Square, il Mall, Green Park gremiti di persone. Stessa scena in giro per il Regno Unito, con i sudditi di Sua Maestà riuniti di fronte ai maxischermi, diverse migliaia nel castello di Cardiff, a Edimburgo, 20.000 persone sul Long Walk di Windsor e così via.

È a Windsor che la festeggiata è rimasta, lei, Elisabetta, unica sovrana nella storia britannica a regnare per 70 anni (dietro solo nel mondo a Luigi XIV e al thailandese Bhumibol Adulyadej). 

La giornata di giovedì, con i saluti al Paese dalla celebre balconata, è stata stancante. A causa delle difficoltà motorie che recentemente l'hanno obbligata a rallentare il ritmo, Elisabetta ha preferito evitare la cerimonia di St Paul e ieri il Derby di Epsom, le corse di cavalli che la regina adora e che nell'arco del suo regno aveva saltato solo due volte. 

Sempre a Windsor, Harry e Meghan, giunti per il Giubileo dalla California, hanno festeggiato il primo compleanno della figlia Lilibet: la bimba, che porta il nome della bisnonna, è stata presentata a Elisabetta e con l'occasione la regina ha potuto rivedere Archie, il bisnipote di tre anni che mancava da Londra da prima della pandemia. Sui social, Carlo e Camilla, così come William e Kate, hanno fatto gli auguri alla bambina, ma se Harry ha avuto modo di incontrare privatamente il padre Carlo, con il fratello William continua un gelo che, assieme alla condotta del principe Andrea, rappresenta l'unico neo di questi festeggiamenti. 

Vittorio Sabadin per “il Messaggero” il 5 giugno 2022.

Harry e Meghan hanno festeggiato ieri il primo compleanno della figlia Lilibet da soli a Frogmore Cottage, la loro residenza britannica nel parco di Windsor. Non era presente nessun altro parente stretto. Al mattino, sugli account Twitter del principe Carlo e di sua moglie Camilla, e del principe William e di sua moglie Kate, erano apparsi due brevi messaggi quasi identici e piuttosto stringati: «Auguriamo a Lilibet un felice I° compleanno».

Omid Scobie, l'amico dei Sussex che ha firmato il loro libro, continua a dire che è tutto normale, che Harry e Meghan hanno scelto un basso profilo per non oscurare il Giubileo di platino di Elisabetta, ma la freddezza con la quale la Royal Family li sta trattando è palpabile. 

Si dice che Lilibet sia stata presentata alla Regina giovedì scorso, ma non c'è conferma. Si ipotizza che i Sussex abbiano incontrato Carlo e Camilla privatamente, ma non si sa quando. Non c'è nessuna foto ufficiale, nessuno ha visto la bambina e suo fratello Archie.

L'unico contatto tra Harry, Meghan e il resto della famiglia è avvenuto venerdì nella cattedrale di St Paul. Come sempre fanno in questi casi, i tabloid inglesi hanno chiesto la consulenza di esperti nella lettura delle labbra e del linguaggio del corpo per capire com' è andata. 

I movimenti di Harry confermano che era nervoso e insofferente; quelli di William erano repulsivi verso il fratello, e Kate avrebbe sussurrato «Oh my God» volgendo brevemente lo sguardo dov' era seduta Meghan, forse disapprovando il suo infelice cappello. Tutto era comunque stato calcolato perché nei tempi di ingresso e di uscita dalla chiesa i Sussex e i Cambridge non si incontrassero mai.

La Regina ha passato il sabato davanti alla tv, a guardare il Derby di Epsom al quale ha mandato a rappresentarla la figlia Anna. Ha poi seguito la visita dei Cambridge a Cardiff e ha aperto con uno sketch a sorpresa il grande concerto in suo onore andato in scena la sera davanti a Buckingham Palace, alla presenza di 20.000 persone: Sua Maestà è comparsa in un divertente video in cui prende un tè in compagnia dell'orso Paddington. 

A Cardiff William e Kate hanno portato anche George, 8 anni, e Charlotte, 7, al primo impegno ufficiale: grazie a loro, la visita è stata inevitabilmente un grande successo. Charlotte ha accompagnato con la madre la canzone «Non si nomina Bruno» dal film Disney «Encanto»: anche le principessine guardano quello che guardano tutti i bambini.

Le celebrazioni per i 70 anni di regno di Elisabetta procedono senza intoppi, appena guastate da un falso allarme a Trafalgar Square, evacuata dalla polizia per far saltare con una esplosione controllata un innocuo pacco sospetto. Il grande concerto della sera, organizzato dalla BBC, ha visto sul palco anche due stelle italiane, Andrea Bocelli e la direttrice d'orchestra Beatrice Venezi, insieme a vecchie glorie come Diana Ross, i Duran Duran e Rod Stewart. 

C'erano anche Alicia Keys, i Queen + Adam Lambert ed Elton John in video. Si è andati avanti per due ore e mezza su un grande palcoscenico adornato da 70 colonne illuminate, una per ogni anno di regno. Ma la grande festa dell'intero Paese sarà quella di oggi, con 3.673 eventi pubblici, 3.775 party di strada nei villaggi e nei quartieri, e con il grande pageant, la sfilata in costume sul Mall, che ripercorrerà i cambiamenti della società britannica dal 1952 a oggi.

Ci saranno molti bambini, attori, cantanti e acrobati circensi, e sfilerà la Gold State Coach, la carrozza dorata usata per l'incoronazione di Elisabetta, trainata da otto cavalli Windsor Grey: sui vetri saranno proiettati i momenti salienti della vita della Regina. Alla fine dei festeggiamenti, verso sera, Ed Sheeran canterà con altre star God Save the Queen e ci si aspetta che la Regina si affacci nuovamente al balcone di Buckingham Palace, come ha fatto nel primo giorno di celebrazioni.

Tutti le augurano lunga vita, ma è difficile che ci sia un'altra occasione nella quale potrà farlo di nuovo: un altro giubileo o un matrimonio reale sono eventi improbabili. Sarà forse l'ultima volta che i sudditi la saluteranno nella cornice di quel balcone, al quale si affacciò in divisa da ausiliaria l'8 maggio del 1945 con suo padre Giorgio VI e con Winston Churchill, nel giorno della vittoria in Europa contro il nazismo. Anche il fantino italiano Frankie Dettori tra le stelle che hanno cavalcato per la regina che ieri hanno posato in uniforme al Derby Day.

Giubileo della regina, gli eventi di oggi | La regina si affaccia dal balcone di Buckingham Palace, spettacolo di chiusura con Ed Sheeran. Enrica Roddolo, nostra inviata a Londra , e Redazione Online su Il Corriere della Sera il 5 Giugno 2022.

L’ultimo giorno Giubileo si è aperto con il Big Lunch, tavolate per le strade del Paese, e la parata nel centro di Londra con militari, attori, musicisti e artisti. Chiude Ed Sheeran in concerto davanti a Buckingham Palace.

Ultimo giorno di celebrazioni pubbliche a Londra: si chiude oggi il Giubileo di Platino dedicato ai 70 anni di regno della regina Elisabetta II, un traguardo mai raggiunto da un sovrano nella storia della monarchia britannica.

La regina ringrazia i sudditi: resto al vostro servizio

«Resto impegnata a servire» il Regno Unito e i suoi sudditi «al meglio delle mie capacità, sostenuta dalla mia famiglia», scrive la 96enne regina Elisabetta II in un messaggio di ringraziamento rivolto al Paese a conclusione delle celebrazioni del Giubileo di Platino dei suoi 70 anni sul trono, rammaricandosi di non aver potuto partecipare a tutti gli eventi del programma, ma dicendosi anche «ispirata dalla gentilezza» e dall'incoraggiamento ricevuto da così tante persone, oltre che «profondamente toccata».

La regina e l’Inno nazionale

La regina con Carlo e William e il principino George (Camilla, Kate e i figli). Il saluto di chiusura di questo Giubileo è affidato alla linea di successione al trono. In verde sorridente, felice, la 96enne regina saluta il mondo: 1 miliardo di persone la stanno seguendo nel mondo, saluta felice. Il futuro è assicurato da Carlo, William e George e la linea di successione è tutta lì con lei a quel balcone. Mentre i reali salutavano è salito l'inno nazionale, «God Save the Queen», intonato dalla folla.

Cigni, leoni, corgi e un assaggio di Bollywood con la torta nuziale del 1947

L’amore della regina per Filippo, lo scomparso Duca di Edimburgo è evocato, dalla grande torta del sì il 20 novembre 1947, che sfila lungo il Mall in una coreografia colorata e piena di suoni. Mentre The Coronation, è il segmento del lungo spettacolo con quai 10 mila protagonisti tra militari volontari e artisti, che rievoca quel momento dell’incoronazione nel 1953 con un gioco di culture, e tradizioni, perché l’obiettivo del Pageant è quello di parlare a una popolazione sempre più multietnica.

Diversità e diversamente abili la sfilata inclusiva per la regina

Dagli atleti paraolimpici a persone con disabilità, è una parata inclusiva per dare modo a tutti di festeggiare, come aveva anticipa al Corriere il Master di questa grande sfilata celebrativa Adrian Evans che ha mixato la storia con il Gold Coach riportato in servizio al mondo di oggi, con accenti pop e glamour come la sfilata di Dames su Jaguar che ha invaso il Mall (una Jaguar d’epoca ha anche avuto bisogno d’aiuto per un guasto imprevisto).

Il cubo di Rubrik, l’incontro della regina con Mandela (e la curiosità del piccolo George)

L’incontro della regina con Nelson Mandela – in 70 anni di regno ha attraversato la storia da protagonista – ma anche il cubo di Rubrik sfilano sul Mall mentre i piccoli principini a partire da George guardano stupiti perché scorre una storia che non hanno conosciuto. Ma per loro scendono in strada, in sfilata, anche i protagonisti della tv british per i bambini. Personaggi che dai teletubbies hanno poi conquistato il mondo come più tardi sarà per Peppa Pig.

La Swinging London che conquista i giovani

L’euforia di rottura degli anni ’60 che proiettarono Londra al centro della scena mondiale – con Twiggy e i Beatles, il caschetto di Vidal Sassoon e la minigonna di Mary Quant – scende in strada sul Mall. E’ la parte del Platinum Pageant più colorata con musica, costumi, una coreografia che poi passa la parola alla decade successiva, gli anni ’70. Epoca decisamente più complicata per Londra, ma che la regina ha attraversato con coraggio. È la decade in cui nel 1977 festeggiò il suo primo Giubileo, il Silver Jubilee.

L’euforia del boom post bellico riaccende Londra

Dopo lo sfoggio di forza militare ad accompagnare il cocchio reale, ecco il cuore della parata, dedicato alla rievocazione con moto e auto d’epoca, guidate da una folla vestita come se una macchina del tempo avesse riportato le lancette indietro agli anni ’50, ’60, ’70 e fino ad oggi. Tra balli di strada che rievocano l’euforia del boom post bellico vissuto dalla regina all’inizio del suo lungo regno. Un tempo, un “momento della nostra vita” come l’hanno battezzato gli organizzatori, che Her Majesty sicuramente non ha dimenticato.

Le bandiere (e il futuro) del Commonwealth

Tutte le bandiere dei 54 Paesi del Commonwealth che fanno riferimento a Londra e alla regina, sfilano ora davanti ai Windsor e lungo il Mall davanti a Buckingham Palace. Un Commonwealth dove tra poco Carlo e Camilla faranno uno dei loro prossimi viaggi all’estero in rappresentanza della regina. Destinazione Ruanda. La rete di nazioni è quella oggi più in discussione, e questa parata del Giubileo cerca infatti di ricordare la forza dell’unione e allontanare lo spettro del passaggio alla repubblica auspicato da diversi governi di Paesi del Commonwealth. 

Nel pubblico Royals e governo

Nel Royal Box sul palco davanti a Buckingham Palace, attorno all’erede al trono il principe Carlo, tutti i Windsor riuniti da William con Kate che ha portato il più giovane della famiglia, il principino Louis. La principessa Anna, i Wessex ma anche esponenti meno presenti come Peter Phillips e la moglie Autumn, accanto al sindaco di Londra Sadiq Khan con la consorte.

Il pranzo

Da segnalare il Gran pranzo del Giubileo (Big Jubilee Lunch), che ha visto i cittadini organizzare, dal primo pomeriggio, grandi tavolate per le strade e nei giardini del Paese. Era già accaduto nel 2009, in occasione del Giubileo d’Oro, e nel 2012 per il Giubileo di Diamante.

La parata

Segue la parata Platinum Jubilee Pageant, che vede militari, attori, musicisti e artisti percorrere circa 3 chilometri nel centro città: alla testa la carrozza dorata Gold State Coach, usata dal 1762 per ogni cerimonia di incoronazione. Lo spettacolo finale prevede la performance, davanti a Buckingham Palace, di Ed Sheeran che intonerà God Save The Queen.

La torta nuziale

Una maxi torta nuziale ricorda il matrimonio della regina, nel 1947, con Filippo, morto il 9 aprile 2021 a 99 anni.

La grande parata

Eccola la regina, tornata giovane come nel 1953 mentre saluta la folla numerosa oggi come in quel 2 giugno 1953 quando sulla stessa carrozza – il Gold State Coach costruito per re Giorgio III — percorse Londra per l’incoronazione a Westminster Abbey. La grande parata finale del Giubileo di Platino è iniziata. E la «giovane regina» è un’illusione della tecnologia ma così perfetta che sembra davvero lei mentre saluta, circondata dallo stesso identico cerimoniale di 70 anni fa. Con la Household cavalry che scorta la carrozza. E fra loro molti ufficiali donna, a indicare che 70 anni di storia sono davvero passati. E il principe Carlo in piedi nel Royal Box in piedi riceve il Royal salute al passaggio del cocchio reale. 

Se la sfilata è un grande spettacolo di coreografia multietnica, il suo inizio è una vera e propria parata militare che schiera in tutto quasi 10 mila ufficiali, artisti e volontari. È anche l’unica parte che è stata testata con una prova generale. E i militari, dalle Irish Guards alle Welsh Guards, che stanno scorrendo rappresentano tutte le forze armate del Paese. Non a caso Carlo oggi non veste la sua divisa, ma è in borghese, in piedi attende il passaggio della sfilata militare. La regina è comandante in capo delle forze armate.

Dagotraduzione da Daily Mail il 6 giugno 2022.

Un principe Harry dall'aspetto cupo è tornato in California insieme alla moglie Meghan Markle e ai loro figli a bordo di un jet privato, prima ancora che il gran finale del Queen's Platinum Jubilee avesse inizio. 

Il duca e la duchessa del Sussex ei loro figli si sono diretti all'aeroporto di Farnborough, a ovest di Londra, alle 13:30 di ieri, un'ora prima dell'inizio del corteo giubilare nel centro di Londra. 

Così è finito il Giubileo della coppia, lasciata senza alcun ruolo ufficiale dopo la megxit del 2020.

Un insider ha detto: "Senza suoni di fanfare, alla fine sono andati e basta. E non si sono fermati per il concorso del Giubileo di Platino, che è una celebrazione della Gran Bretagna e di tutte le sue stranezze ed eccentricità durante i 70 anni di regno della regina". 

All'ora di pranzo di ieri la coppia che ormai risiede a Montecito, in California, sarebbe stata portata in auto da Frogmore Cottage a Windsor, dove si trovavano dall'arrivo nel Regno Unito, mercoledì scorso. E stavano già attraversando l'Atlantico quando la nonna, il padre, il fratello e i nipoti di Harry hanno salutato la folla in adorazione dal balcone di Buckingham Palace, alla conclusione dei quattro giorni di meravigliose celebrazioni che hanno segnato i 70 anni della regina sul trono.ù

Dopo che se ne sono andati, circa 18 milioni di persone hanno preso parte ieri alle feste di strada del Giubileo, che ha visto la partecipazione del duca e della duchessa di Cambridge nella zona ovest di Londra. I Sussex sono stati in gran parte assenti dalle celebrazioni del Giubileo, e sono stati visti per l'ultima volta in pubblico venerdì al servizio del Ringraziamento nella Cattedrale di St Paul, dove sono stati fischiati e applauditi quando sono arrivati e se ne sono andati. 

Giovedì sono stati relegati nell'ufficio del maggiore generale con i reali meno importanti per il Trooping the Colour. Qui sono stati fotografati mentre zittivano giocosamente i bambini. Invece i loro figli, Archie e Lilibet non si sono visti affatto in pubblico.

I Sussex hanno trascorso la maggior parte del loro soggiorno al Frogmore Cottage con i loro figli e hanno organizzato una festa "rilassante" per il primo compleanno di Lilibet nella residenza di Windsor, alla quale si pensa che abbiano partecipato solo alcuni cugini più piccoli. 

I Sussex sono tornati in California alle 18 di domenica. Quello che sembrava essere un seggiolone è stato scaricato dall’aereo. Harry è stato quindi fotografato sul sedile del passeggero di una Range Rover nera che ha portato la famiglia a casa e sembrava molto serio, dopo quasi cinque giorni di lontananza dagli Stati Uniti.

Natalia Aspesi per “la Repubblica” il 5 giugno 2022.

Da tempo si aspetta con dolente impazienza che muoia. Per carità, guai a dirlo, anche a me appena possono, urlando come si fa con chi, si presume, causa età, debba essere sordo e anche più o meno svanito, prospettano una specie di immortalità gioiosa: orribile, perché ipocrita e inutile, come se agli ultranovantenni, perse le persone care di una vita, acciaccatissimi, stufissimi di tutto, sprezzanti del presente, premesse continuare a sopportare se stessi, i parenti, il mondo.

Certo per la regina Elisabetta il nervoso sarà molto più regale, ma non meno fastidioso, di quello di altri suoi coetanei. Sono anni che i noiosi si chiedono perché non abdichi, perché non salti il figlio Carlo e passi il trono al nipote William, perché, defunto il centenario marito, non si ritiri in gramaglie come la regina Vittoria alla morte del suo amato Alberto; perché insomma non si tolga di mezzo, anche se è buio il futuro del pianeta.

Pur molto amata dal suo popolo, grandiosamente regina come oggi nessun re o capo di Stato, una vita da Crown, di amore, dolore, offese, riconoscimenti, responsabilità, delusioni, felicità, guerre, lutti, eccetera, e adesso questo Giubileo di platino, premio per 70 anni di ammirevole professionismo, e forse da tempo una gran voglia di pensione, di non far niente, di evitare il premier Johnson o successore, e pure i discendenti e i loro pasticci e cattivi umori.

Invece giornate sempre più faticose, le spalle sempre più curve, l'arrivo del bastone, lo sguardo sempre più feroce dietro gli occhiali, i bisnipotini perfetti da sembrare finti, quel piccolo George antipatico così ben rappresentato nella serie animata americana The Prince, tra genitori sempre a letto e nonno in divisa rossa maltrattato dalla bisnonna che gli urla sempre, non sarai mai re!

Invidiabilmente elegante oltre la moda, dal cappello alle scarpe in rosa, giallo, verdino, azzurro e gioielli, esempio per tutte le signore in età, bella come può esserlo una donna molto anziana che conosce il valore politico della propria immagine. 

Questa sua assenza alla spettacolare messa nella cattedrale di Saint Paul, dove furoreggiavano i grandi cappelli delle mogli dei nipoti col petto pieno di medaglie come anche il figlio Carlo, è stata attribuita a un suo ovvio affaticamento. 

Io penso anche a una sua scelta di volersene restare a casa, nel suo castello di Windsor, a godersi per una volta uno spettacolo della corona in televisione, lei ancora di più protagonista perché assente: magari seduta sul letto, sotto una fresca copertina, e con una scatola di cioccolatini al fianco e nessuno a romperle le scatole: paradiso!

Penso a Ogni passione spenta, il bel romanzo di Vita Sackville-West, 1931, in cui l'anziana Lady Slane, rimasta vedova dell'importante marito, si accorge di non aver nessuna voglia di stare coi figli, anche loro ormai in età, e se ne va a vivere con una governante in una casetta in periferia, finalmente libera di essere se stessa, non più legata ai doveri di moglie di un personaggio istituzionale e di madre, nonna e bisnonna.

Dagli inizi di questo anno di grandioso e raro Giubileo, i mezzi di informazione martellano con le immagini di Elisabetta, figlia, bambina, ragazza, innamorata, incoronata, una bellezza sorridente e devota, una promessa, da subito, di essere una spettacolare regina rispettando i forti limiti del suo ruolo. 

Contemporaneamente è nato una specie di duello visivo tra la coppia Carlo, parecchio invecchiato, e Camilla, arzillissima, e William, spesso musone, e Kate, molto smaniosa, ogni mezz' ora un nuovo abbigliamento su un corpicino talmente sottile (causa effetto vestito) da immaginarla disperatamente digiuna.

La regina vedova si è fatta vedere molto più con Camilla che con Kate, un segnale che la commoner non deve farsi illusioni, dovrà aver pazienza. Elisabetta conosce perfettamente l'iter grandioso del suo funerale, cerimonia cui sarà molto presente ovviamente in spirito: potrebbe succedere domani o fra dieci anni, uno dei rari poteri e piaceri dei vecchissimi è quello di essere molto dispettosi. 

Caterina Soffici per “La Stampa” l'1 giugno 2022.  

I sandali con gli occhi e i calzini bianchi stanno ai filmini in super 8 della monarchia britannica come i pigiamini e i tatuaggi e le borsette e i glitter stanno ai video su Instagram dei Ferragnez. Domani, due giugno, iniziano in Gran Bretagna i festeggiamenti per il giubileo di Platino della regina Elisabetta, quattro giorni di feste, concerti, banchetti per le strade - e soprattutto di ferie pagate - per onorare i 70 anni sul trono della monarca più longeva di tutta la storia inglese.

Ogni lustro che si aggiunge al suo regno viene marcato con un giubileo di qualche materiale o pietra preziosa (diamante, zaffiro, chissà cosa ci sarà dopo il platino, lunga vita alla regina), e a ogni giubileo i fiumi di retorica sono superati solo dai galloni di birra, Pimm' s e gin tonic che gli inglesi tracanneranno in questo lunghissimo weekend. 

E ogni volta i giornali e la tv di stato devono inventare una nuova narrazione per rendere attuale la cosa più inattuale, la monarchia. Anche stavolta la Bbc ha prodotto un nuovo documentario, 75 minuti di «Unseen Queen», la Regina Mai Vista, che di per sé è un concetto ridicolo, essendo Elisabetta una delle donne più viste e fotografate e rappresentate del mondo. Icona globale prima ancora che Andy Wharol teorizzasse la riproducibilità di Marilyn Monroe e della lattina di zuppa Campbell. 

Ma il concetto è meno ridicolo di quanto sembra se lo guardiamo con occhi da Instagram, visto che funziona con lo stesso meccanismo dei video di Fedez e di Chiara Ferragni che giocano con i figli. E si chiama intimità.

Gli spezzoni mai visti provengono dal fondo privato della corona depositati in qualche sotterraneo del BFI, il British Film Institute, l'omologo del nostro Istituto Luce, la memoria video della storia britannica. Devono essere migliaia i filmini girati in privato dalla famiglia reale, perché a ogni giubileo si produce una nuova storia mai vista, che poi è sempre simile alle altre. Questi risalgono addirittura agli anni Venti. 

Oltre alle solite immagini di navi che solcano gli oceani dell'impero, ammiragli dalle candide divise, molte medaglie, l'Union Jack che sventola insieme alle bandiere di svariati paesi del Commonwealth, maggiordomi in livrea che lucidano carrozze e dettagli della vita di palazzo, ci sono tanti bambini.

Varie generazioni di rampolli reali vestiti da piccoli ometti e donnine, come si faceva anche da noi negli anni Sessanta e Settanta per le cerimonie e le prime comunioni: pantaloncini corti e vestitini a fiorellini, scarpine di vernice allacciate e gli immancabili sandali con gli occhi. 

Nei video in Super 8 della monarchia re Giorgio tiene in braccio sua figlia, la futura regina. Gioca con le bambine, Elisabetta e Anna. C'è anche la nonna, la regina madre. Così come il principe Filippo gioca con il piccolo Carlo, e traina il carrettino sul prato e i bambini ridono e tutti sono molto umani. 

Sembrano come noi, anche se non lo sono. Anche i Ferragnez sembrano come noi, quando Fedez imbocca la piccola Vittoria o gioca con Leo a fare superman. Anche i Ferragnez si rotolano con il cane, sul tappetto del loro super attico di Milano e non sui verde di Windsor, ma non importa. Dietro ogni tanto si intravedono le tate, ma non importa.

A noi che guardiamo importa di più identificarsi e entrare un po' nel sogno di vite dove si ride e ci si ama, dove tutto è molto bello e lindo e tutti scherzano e sorridono perché anche i reali, come le altre famiglie felici, si filmano nei momenti felici. Poi c'è la realtà, ma quella è un'altra cosa. 

La realtà è fatta di tumori e di tagli sulla pancia lunghi trenta centimetri per i Ferragnez. E per la regina Elisabetta la realtà è fatta di grane di ogni tipo. In un altro secolo il figlio negletto Andrea avrebbe pagato le sue bravate da pedofilo finendo i suoi giorni in qualche segreta della Torre di Londra e il nipote Harry coniugato Markle sarebbe stato esiliato a vita nella più remota delle isole dell'Impero.

Ma non importa, la realtà deve abitare altrove quando è necessario nutrire la favola di sogni. Alla fine del filmino la regina dice che queste celebrazioni potrebbero sembrare "antiquate", ma sono invece un'opportunità per le persone di tutto il mondo di provare un senso di unione. E va dato atto alla monarca 96enne di essere più moderna e lucida di tanti altri governanti dei nostri giorni. 

 "L'unico modo di vivere la mia vita era di fare la cosa giusta", dice. "Ognuno di noi ha un senso di spiritualità e cerca il significato più profondo del senso delle nostre vite. E credo che questo senso fiorisca nonostante la pressione del mondo". I suoi settanta anni di regno (1952-2022) sono stati sotto la pressione degli anni più veloci della storia, portatori di cambiamenti incredibili. 

Sempre la Bbc li sottolinea con un buffo video multimediale: dal lancio dello Sputnik1 ai viaggi spaziali di Elon Musk e ai rover della Nasa su Marte; dalle prime tv agli show on demand; dalla nascita del rock' n roll a Spotify passando per i Beatles, David Bowie e l'hip hop; dal colonialismo alla nascita del movimento #BlackLivesMatters; dalla Guerra Fredda alla dissoluzione dell'Unione Sovietica alla guerra in Ucraina; dalla depenalizzazione dell'omosessualità nel 1967 ai matrimoni dello stesso sesso; dalla comparsa dei primi computer con Bill Gates e Steve Jobs, Microsoft e Apple negli anni Settanta a Google, eBay, Wikipedia, Facebook e Twitter fino alla tecnologia attivata a voce. Il mondo di prima non c'è più.

La regina sì. Anche lei è cambiata, ma è riuscita a mantenere la monarchia nella favola alla Ferragnez dei sandaletti con gli occhi, che infatti indossano anche i pronipoti.

Dagospia il 30 maggio 2022. Estratto del libro “Elisabetta la regina infinita” di Alberto Mattioli e Marco Ubezio

Se Diana non fosse mai esistita, ipotesi magari auspicata da alcuni Windsor di cui incrociò la strada, si sarebbe dovuto inventarla. Perché niente definisce altrettanto bene, ma a contrario, la grandezza della nostra Regina infinita. Lady D è l’anti-Elisabetta, espressione di una concezione della società, della monarchia e perfino della vita assolutamente antitetica. Allo stesso tempo, la parabola della «principessa del popolo» anticipò con una precisione chirurgica alcune caratteristiche del nostro presente. Motivo per cui questa vicenda non è confinabile al mero dato biografico o al pettegolezzo: assurge a simbolo. La cronaca non basta. Merita una riflessione. 

Di matrimoni concepiti male e andati peggio sono piene le biografie dei reali di ogni tempo e paese. Le tragicomiche vicende del ménage Carlo-Diana, i dispetti e le ripicche, i tradimenti e le riconciliazioni, le intercettazioni telefoniche e le interviste televisive, pur ghiotte per ogni royal watcher, impallidiscono rispetto ad altre precedenti prodezze della casa di Hannover. (…) 

Dei rapporti fra Elisabetta e Diana non si sa molto. Pare che la Regina non le sia stata ostile, almeno finché non cominciò a fare disastri. Non era nemmeno molto calorosa, per la verità, ma si sa che la Regina il calore umano lo manifesta soltanto a chi lo merita veramente: cavalli, cani e unni. Però, si diceva, le due donne avevano una visione assolutamente antitetica della vita. Per Elisabetta, è sempre stata, in primo luogo, un dovere da compiere. Per Diana, come per la verità per la maggior parte di noi, la ricerca della felicità (fra parentesi: proclamando il diritto a essere felici, la modernità ha prodotto generazioni di infelici.

La felicità è un’aspirazione, non un diritto). Quando Diana entrò nella Royal Family non capì che la sua soddisfazione personale passava inevitabilmente in secondo piano rispetto ai suoi doveri pubblici. Le monarchie hanno infatti questo inconveniente: molto più che le repubbliche, è difficile scindere l’istituzione da chi di volta in volta è chiamato a incarnarla, anche perché un presidente resta in carica un numero di anni prestabilito, poi cambia; un Re, no. È poi la ragione, per inciso, per cui i critici più severi dei monarchi sono i monarchici veri, vedi Chateaubriand: sanno che con un Re scadente diventa scadente anche l’istituzione. 

Diana non aveva probabilmente capito dov’era finita e del resto nulla, né nella sua trascurata istruzione, né nelle sue non ridondanti facoltà intellettuali, l’aveva preparata a farlo. Per lei, essere la moglie dell’erede dell’ultimo trono prestigioso rimasto al mondo significava diventare parte del jet set, frequentare stilisti e popstar, ballare con John Travolta o andare alle sfilate: non certo lavoro noiosissimo perché ripetitivo, codificato, del tutto privo di sorprese o di stimoli, dove l’io deve annullarsi nel noi e la gratificazione personale in quella della ditta. 

Già aveva sposato un uomo che non la amava davvero (né, pare di capire, lei amava lui) e i cui gusti erano, all’incirca, l’opposto dei suoi. Ma poi la sua individualità, la sua famiglia, insomma la sua intera vita sarebbero diventate parte di un ingranaggio più ampio che inevitabilmente le avrebbe stritolate: la monarchia. Una serie di regole e di riti apparentemente assurdi che però, come invece Elisabetta capì fin dall’inizio, anche perché fin dall’inizio era stata preparata a farlo, sono essenziali, perché è in questa ripetitività asfissiante, in questo balletto senza fine di segni, gesti, cerimonie, in questo eterno ritorno del sempre uguale che sta il senso dell’istituzione.

La rottura era inevitabile e infatti si verificò. Attribuire oggi colpe o ragioni non avrebbe senso, e comunque sembra che fossero ben distribuiti fra tutte le parti di questa commedia degli equivoci. Diana ebbe però il torto di renderle pubbliche. 

 Torto non nei confronti di suo marito o di sua suocera o della famiglia che l’aveva accolta o, come sosteneva lei, l’aveva respinta. Torto nei confronti di un’istituzione di cui aveva voluto fare parte e di cui quindi doveva accettare le regole anche se non le condivideva. Prima fra tutte, «never complain, never explain», mai lamentarsi, mai dare spiegazioni. È qualcosa di più sottile dei panni sporchi da lavare fra le mura domestiche, come da tradizionale regola della famiglia italiana più tipica. È l’idea che alla monarchia serva una dose di mistero. Perché chi la incarna è sì un uomo o una donna come tutti gli altri, ma se le sue vicende diventano quelle di tutti, se si perde l’aura, l’eccezionalità della sua posizione, allora anche la Corona diventa una delle telenovele mediatiche o social che ci vengono quotidianamente inflitte, dove un artista è indistinguibile da uno sfigato del Grande fratello, un intellettuale da un calciatore e una principessa da una Meghan Markle qualsiasi.

Lady D, e in questo ahimè è una figura assolutamente contemporanea, voleva essere principessa del Galles e in futuro Regina, ma non era disposta ad accettarne gli inconvenienti. La sua felicità privata era incompatibile con la sua ambizione pubblica. Avrebbe potuto e forse dovuto sacrificare la prima alla seconda: invece provò a tenere insieme tutto e, quando comprese che non ci sarebbe riuscita, iniziò a fare la guerra a suo marito. Di davvero imperdonabile c’è che l’abbia fatta in pubblico. 

A vederle allora, e a rivederle oggi, le sue interviste televisive, atteggiata a madonnina infilzata, la voce bassa, l’occhio umido sotto la piega fresca di parrucchiere, la commozione a comando, la frase a effetto studiata, fanno davvero pensare a una totale mancanza di spontaneità, a una messinscena, a una recita. Recita oltretutto mediocre, senza grandezza, piccole rivalse da «confessioni» della soubrette tradita o da «sfoghi» dell’attricetta inviperita nel programma pomeridiano per le serve. Una Medea da tinello, insomma. La domanda scattava e scatta irresistibile: perché l’hai sposato, allora? 

E invece non scattò. Interpretando ancora una volta alla perfezione lo spirito del tempo, che purtroppo non è il tempo dello Spirito, Diana portò l’opinione pubblica dalla sua, come si vide benissimo in occasione della morte, del funerale e delle relative polemiche. (…)

Di fronte a questo irrazionale scatenamento di passionalità, drogato invece che sedato dalla politica, la Regina fu grande due volte. La prima perché, all’inizio, reagì appellandosi alle regole. Sulle questioni su cui l’opinione pubblica era sempre più insistente fino a diventare minacciosa – la permanenza a Balmoral, lo stendardo su Buckingham Palace, i funerali di Stato – Elisabetta diede la risposta che doveva: c’erano delle regole, che si applicassero.

Reagì insomma da quella sovrana avveduta che è, i cui comportamenti, in circostanze ordinarie, sono dettati dal protocollo o dal semplice buonsenso. Elisabetta ebbe però la finezza politica di cambiarli, quando si rese conto che le circostanze stavano diventando straordinarie. I suoi sentimenti personali nei confronti di Diana non contavano più, e nemmeno il fatto che, alla fine, la principessa del Galles avesse costituito la più grave minaccia per la monarchia britannica dai tempi di Hitler. La Regina si rassegnò a dare al popolo quello che il suo popolo le chiedeva. In quel chinare la testa al passaggio del feretro di Diana c’era, forse, un’umiliazione personale. Ma anche il senso del dovere di chi fa quel che va fatto, anche se farlo non è previsto dalle regole, e forse non è nemmeno giusto.

Anticipazione da "Oggi" il 18 maggio 2022.

«Quando Filippo mandò alla principessa una sua foto per Natale, la giovane si mise a ballare per la stanza con la foto in mano dalla gioia». E poi: «Una volta condusse Elisabetta a fare un giro in auto per la tenuta e poi, mentre passeggiavano nella brughiera, sullo sfondo di un canto di chiurlo che evidenziava il senso di solitudine, le domandò senza tante perifrasi se voleva diventare sua moglie. La principessa, che aveva riempito un album fotografico di foto del principe e conservava da mesi un ritratto incorniciato di quel bel marinaio barbuto sulla scrivania, accettò subito». 

Sono alcuni contenuti del libro di Andrew Morton, da 30 anni la voce più attendibile sui reali inglesi. «The Queen – Elisabetta, 70 anni da Regina», è in libreria il 24 maggio (edito in Italia da Rizzoli) e OGGI lo anticipa nel numero in edicola domani.

Con il racconto della giovinezza: «Nei primi mesi (di regno, ndr) Elisabetta si trovò ad affrontare il problema di avere giornate troppo piene, con impegni così fitti che il suo ruolo di madre veniva trascurato. Carlo e Anna protestavano: “Perché la mamma non gioca con noi stasera?”. Una soluzione fu ritardare di un’ora le udienze del martedì con il primo ministro, in modo da poter giocare e fare il bagno ai bambini prima di lasciarli alle cure della loro severa tata scozzese».

Vittorio Sabadin per “il Messaggero” il 17 maggio 2022.

Tutti i novantenni affetti da artrite del Regno Unito stanno chiedendo il numero di telefono e l'indirizzo del medico della regina Elisabetta. Una settimana fa, la Sovrana aveva rinunciato al momento costituzionalmente più importante e solenne dell'anno, il discorso davanti al Parlamento per l'apertura della sessione annuale dei lavori, a causa dei suoi problemi di mobilità. Pochi giorni dopo si è invece presentata in grande forma al Royal Windsor Horse Show, un appuntamento che non ha mai mancato, e che è stato questa volta anche l'occasione dell'inizio delle celebrazioni per il suo Giubileo di platino, i 70 anni di regno.

Elisabetta, 96 anni, è apparsa davvero un'altra persona rispetto alle sofferenti immagini degli ultimi mesi. Sorridente, quasi agile, si è di nuovo mossa, seduta e alzata da sola. Ha rinunciato al bastone da passeggio del marito Filippo, che aveva cominciato ad usare qualche mese fa, e si è appoggiata invece a un lungo bastone di corno di cervo, del quale in alcuni momenti non ha avuto bisogno per camminare. Ma a sorprendere tutti è stata l'aria quasi sbarazzina della Regina, molto diversa dall'atteggiamento compassato finora tenuto nelle occasioni ufficiali. Persino gli abiti erano inusuali, con un mantello molto apprezzato per la sua eleganza e diverso dagli abituali tailleur dai colori pastello.

DOPPIA USCITA Nelle tre giornate del Windsor Horse Show Elisabetta si è fatta vedere due volte, più una nella quale è andata in incognito a fare visita ai suoi cavalli impegnati nelle corse. Nel primo giorno delle celebrazioni per il Giubi