CASSINO

Di seguito vi proponiamo un'inchiesta ripresa dagli archivi del Corriere della sera in cui si parla del fenomeno chiamato "diplomificio".

Nello scandalo dei diplomi fasulli ci sono anche due poliziotti. Figurano nelle intercettazioni, che riguardano i candidati da piazzare presso un Istituto scolastico.

Abbiamo preferito omettere i riferimenti ai nomi dei protagonisti, in quanto i soggetti, tramite i loro avvocati, con minacce ci hanno intimato la cancellazione di questa pagina, quant'anche l'articolo, già reso pubblico, sia di altri e tutelato dal diritto di cronaca e di critica e scriminato dall'adempimento di un dovere. Noi omettiamo i nomi degli interessati, perchè non è nostra intenzione dare inutile notorietà ai soggetti coinvolti, nè ai loro difensori, ma ci preme sollevare un problema, nonostante i tentativi di estorsione per improbabili risarcimenti danni. Comunque, i nomi possono essere ripresi dall'articolo citato.

"Il prezzo, in questo caso, è secondario, mentre la promozione dev'essere garantita: «Con questi non posso sbagliare perché sono due poliziotti, capito, eh?... - si dice al telefono - L' importante è il risultato più che altro, senza che mi esageri, non lo so, vedi tu...». Segue il prezzo concordato, 2500 euro. «Sono alunni miei, hai capito? - insiste due giorni dopo - L' importante è che me li curi perché...eh?...Loro la tesina la sanno tutta...sono seguiti, o interni o esterni, vedi tu insomma, tanto è la stessa cosa, ok?»

Telefonate numero 1858 e 1918, intercettate tra il 26 e il 28 novembre del 2003: fotografano il senso di impunità di cui sembrano aver goduto a lungo i trafficanti del «diplomificio» scoperto dall' inchiesta coordinata dalla Procura di Verona e riverberatasi poi anche su Roma.

A questo punto per gli investigatori, effettuata la prima retata di «brasseur» di diplomi e soldi, si pone il problema di far luce sulle smagliature nel sistema di controllo effettuato dal ministero della Pubblica istruzione. Anche su questo punto il materiale raccolto dall' inchiesta assume toni allarmanti.

Il «giro» falsificava praticamente tutto, frequenze, voti, compiti, tesine, residenze, esami. Senza intoppi. «Li mettete tutti sempre presenti, perché non si sa mai...un controllo». «Perché questa gente a me che venga o non venga non me ne frega un c..., ma almeno ci dicesse che turno fa di lavoro, perché se li metto presenti e stanno lavorando a Francavilla e vanno a fare un controllo...andiamo in galera».

Ma evidentemente questo rischio era considerato remoto, se sono ricorsi perfino a spedire una ragazza al posto di un'altra. «E manda quella lì il 24, è la stessa cosa - dice un insegnante arrestato - Tanto ci sono io giù il 24». E così tale Francesca appena sbarcata a Foggia avverte: «Sono arrivata! Ho risolto, dovevo soltanto compilare dei dati e...mi serviva solo sapere se dovevo copiare anche i compiti». Risposta: «Eh sì, devi copiare sì i compiti...devi fare tutto...».

Massima disinvoltura dunque, con alunni che vanno e vengono: «Ascoltami, hai un paio di ragazzi iscritti in I e II? Piccoli...che fanno il biennio...qualunque indirizzo...me li devi segnare all'Itas perché quando avrò l'ispettore mi servono due ragazzetti in classe...per fargli vedere che sono iscritti in I».

Gli esami infine: «È possibile fare l' esame come candidato esterno. Solo che mentre prima la legge obbligava a farlo nella scuola statale e quindi diventava un problema insormontabile adesso è possibile farlo anche nella scuola paritaria...» Una pacchia dunque, su cui l' inchiesta dovrà fare ulteriore luce.

Le tappe dello scandalo. L'indagine è nata a Verona nell' agosto del 2003. I carabinieri raccolgono le prime indiscrezioni sui diplomi facili. Un teste riferisce che un amico gli ha confidato di aver ottenuto il titolo del diploma tecnico di geometra nel 2003 senza possedere nessun tipo di preparazione. Per mesi i carabinieri di Verona prima e poi di altre città d' Italia indagano sul fenomeno. A Roma entrano nel mirino degli inquirenti molti istituti privati e vari centri studi. Indagini anche a Colleferro, Nettuno e Cassino. Il pm Celenza ha emesso 23 ordini di custodia cautelare, con la concessione degli arresti domiciliari, a carico di gestori e direttori di istituti parificati, insegnanti e procacciatori di clienti. Quindici ordinanze riguardano Roma e provincia."

http://archiviostorico.corriere.it/2004/maggio/21/Scuole_truffa_ecco_intercettazioni_co_10_040521021.shtml