di Antonio Giangrande
(Inchiesta basata su atti pubblici e/o di pubblico dominio. Le fonti sono lincate).
ARCE
Il caso
Serena Mollicone visto dal
“TG Com” e da
“La Repubblica”
del 27 giugno 2011.
Serena Mollicone
venne trovata morta dieci anni fa in un bosco a pochi chilometri da casa, in
Ciociaria, con le mani e i piedi legati con un filo di ferro e con un sacchetto
di plastica sul volto. Dalle prima ore del ritrovamento del corpo, molte ombre
si erano addensate sul
maresciallo dei carabinieri,
adesso indagato e allora comandante della Stazione di Arce, Franco Mottola, che
insieme al figlio e a altre tre persone da stamattina sono nel mirino dei
magistrati. Nonostante i sospetti, per il delitto della 18enne venne
inizialmente però accusato il carrozziere, Carmine Belli, che poi fu assolto
dalla Corte d'Assise nel 2004 e dalla Corte d'Appello nel 2005. Nel 2008
il
suicidio di uno dei brigadieri
della caserma
che era stato ascoltato come persona informata sui fatti getta nuove ombre sul
caso. E'
Santino Tuzi
che si sarebbe ucciso sparandosi un colpo di pistola al cuore. Secondo gli
inquirenti si era trattato un suicidio per motivi sentimentali, per gli amici e
per la famiglia del militare invece il gesto estremo sarebbe stato compiuto a
causa delle sue indagini sul caso di Serena Mollicone. A rafforzare questa
ipotesi le parole della figlia del brigadiere: "Penso che mio padre durante le
indagini ha assistito a qualcosa, ha saputo qualcosa, e gli è stato detto di non
rivelare niente. Mio padre non è riuscito a tenersi tutto dentro e ha deciso
forse di chiudere la sua vita in questo modo. Forse era stato minacciato, forse
dalla stessa persona che gli aveva chiesto di non dire niente. Forse le minacce
erano anche nei nostri confronti, poteva succederci qualcosa. Forse per
proteggerci ha deciso di suicidarsi". Due giorni prima aveva dichiarato ai
magistrati che, il giorno della scomparsa,
Serena Mollicone
era andata nella caserma dei carabinieri. Tuzi era di piantone. Sono le 11,30;
risponde al citofono della caserma. Dopo aver ricevuto l'autorizzazione tramite
un interfono la fa entrare. A dare l'autorizzazione qualcuno che si trova
nell'appartamento privato del comandante della stazione dei carabinieri di Arce,
il maresciallo Franco Mottola. Tuzi a questo punto non sa chiarire se la voce
era del comandante o del figlio. Di certo, Serena, prima di sparire, è entrata
in quella caserma e si è avviata nell'appartamento del comandante. Secondo
quanto racconta il
Messaggero:
Serena, oltre a essere una studentessa modello, era anche impegnata sul fronte
sociale. Nel 2001 ad Arce era cominciata a circolare la droga, mai vista prima
in paese; o quantomeno non così apertamente: si era creato un giro di spaccio
davanti alle scuole, e la ragazza era impegnata in prima persona per combattere
questo giro. E minacciava denunce. "Non mi ero reso conto - ha raccontato il
padre, Guglielmo Mollicone, al quotidiano - che Serena fosse entrata in contatto
con un ambiente pericoloso, che si fosse esposta troppo. Ce l'aveva con un
ragazzo che
spacciava vicino al centro antidroga.
Le indagini devono ripartire da qui".
27 giugno 2011:
A dieci anni dal delitto, cinque persone sono state iscritte sul registro degli
indagati per l'omicidio di Serena Mollicone, la studentessa 18enne di Arce, in
provincia di Frosinone, uccisa in un bosco vicino in località Anitrella il 1
giugno del 2001. Il suo corpo venne ritrovato soltanto due giorni dopo da
volontari delle Protezione Civile, mani e piedi legati da nastro adesivo e
l'autopsia accertò che il decesso era avvenuto subito dopo la segnalazione della
sua scomparsa. Per quel delitto dopo due anni scattarono le manette ai polsi di
Carmine Belli, carrozziere di 38 anni di Arce, assolto in primo, secondo e terzo
grado. Oggi una nuova pista porta gli inquirenti a indagare sull'ex fidanzato di
Serena, Michele Fioretti e sulla madre Rosina Partigianoni ma anche sull'ex
maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, sul figlio Marco e su un altro
carabiniere, Francesco Suprano.
La ricostruzione:
- 1 GIUGNO 2001:
Serena Mollicone esce di casa. Una giornata come tante, fino a quel momento, per
la diciottenne di Arce, che dopo aver preparato la colazione al padre, con cui
vive sola dalla scomparsa della mamma, esce per recarsi all'ospedale di Sora
dove ha un appuntamento fissato da qualche giorno per un'ortopanoramica. Da quel
momento però non farà più ritorno a casa e le ultime ore della sua vita restano
un mistero. All'ora di pranzo il padre, Guglielmo Mollicone, maestro elementare
e titolare di una cartoleria ad Arce, inizia a preoccuparsi per l'assenza della
figlia e nel pomeriggio ne denuncia la scomparsa ai carabinieri. Cominciano le
ricerche: forze dell'ordine e volontari setacciano i paesi del circondario con
una foto di Serena nella speranza di rintracciarla.
- 3 GIUGNO 2001:
due volontari della Protezione Civile trovano il corpo di Serena abbandonato
sull'erba, vicino a un mucchio di rifiuti e seminascosto da una lavatrice e
altri rifiuti ingombranti, in un boschetto all'Anitrella. Iniziano le indagini,
coordinate dal procuratore della Repubblica di Cassino, Gianfranco Izzo e dai
sostituti procuratori Maurizio Arcuri e Carlo Morra.
- 6 FEBBRAIO 2003:
A quasi due anni dal delitto viene arrestato il carrozziere Carmine Belli, che
entra nella caserma dei carabinieri con l'aria innocua e spaventata. Continua a
ripetere di non essere lui il colpevole, e di non sapere assolutamente nulla su
quell'orribile delitto. Ma nessuno gli crede e tre mesi dopo, a fine maggio
2003, la Procura di Cassino chiude le indagini e richiede il processo con
l'accusa di omicidio volontario. Il 37enne viene rinviato a giudizio, ma i suoi
legali gli avvocati Romano Misserville e Silvana Cristoforo continuano a
professare la sua innocenza e chiedono ufficialmente in una conferenza stampa,
che si indaghi in ambienti più vicini alla famiglia di Serena.
- 14 GENNAIO 2004:
Si apre il processo a Carmine Belli davanti alla Corte d'Assise di Cassino. Il
carrozziere è accusato di aver ucciso e poi occultato il corpo di Serena
Mollicone. La pubblica accusa chiama a testimoniare 57 persone; centocinquanta,
invece, i testimoni chiamati in causa dai legali della difesa.
- 7
LUGLIO 2004:
E' l'ultimo capitolo del processo in primo grado a Carmine Belli: la difesa
chiede l'assoluzione e la Corte d'Assise, presieduta dal giudice Biagio
Magliocca, scomparso da qualche anno, si chiude in Camera di Consiglio e nello
stesso pomeriggio, alle ore 18, esce con la sua sentenza: assolto.
- 29
SETTEMBRE 2005:
Inizia a Roma il processo in Appello dopo il ricorso della Procura di Cassino.
Carmine Belli però revoca la nomina ai suoi legali e il processo slitta. La
Corte d'Assise di Appello, in attesa della nomina di nuovi difensori, dispone
che Belli sia assistito da un difensore d' ufficio.
- 31
GENNAIO 2006:
Il procuratore generale definisce illogica e contraddittoria l'assoluzione di
Belli in primo grado e alla prima Corte d'assise d'appello di Roma, presieduta
da Antonio Cappiello, chiede anche lui una condanna a 23 anni di reclusione per
omicidio volontario e occultamento di cadavere. Secondo il rappresentante della
pubblica accusa, l'imputato avrebbe più volte mentito e il suo alibi sarebbe
falso. Nello stesso pomeriggio, dopo meno di due ore di Camera di Consiglio, il
presidente Cappiello pronuncia la seconda sentenza di assoluzione per Belli, per
insufficienza di prove. I familiari della studentessa uccisa vengono invece
condannati al pagamento delle spese processuali.
- 6
OTTOBRE 2006:
La Prima sezione penale della Cassazione respinge tutti i ricorsi, accoglie la
tesi difensiva di Eduardo Rotondi, legale del carrozziere di Arce, e assolve
definitivamente Carmine Belli.
- APRILE 2008:
Il primo colpo di scena: Santino Tuzzi, di 50 anni, il brigadiere dei
carabinieri ascoltato come persona informata dei fatti sulla morte di Serena si
suicidò, sparandosi al petto con la Beretta d'ordinanza. Un suicidio che ha
sempre destato sospetti, soprattutto da parte della figlia del carabiniere:
''Penso che mio padre durante le indagini ha assistito a qualcosa, ha saputo
qualcosa, e gli è stato detto di non rivelare niente. Mio padre non è riuscito a
tenersi tutto dentro, e ha deciso forse di chiudere la sua vita in questo
modo''.
- 1
LUGLIO 2009:
A 8 anni di distanza dall'assassinio di Serena Mollicone sembra spuntare un
nuovo testimone. Una lettera con due fotografie è stata recapitata alla
redazione della trasmissione televisiva di RaiTre 'Chi l'ha visto'. Nella
missiva, rigorosamente anonima, una persona in due pagine scritte a mano
riferisce alcuni momenti salienti che precedono la scomparsa della 18enne di
Arce.

CASSINO
Di seguito vi proponiamo un'inchiesta ripresa dagli archivi del Corriere della sera in cui si parla del fenomeno chiamato "diplomificio".
Nello scandalo dei diplomi fasulli ci sono anche due poliziotti. Figurano nelle intercettazioni, che riguardano i candidati da piazzare presso un Istituto scolastico.
Abbiamo preferito omettere i riferimenti ai nomi dei protagonisti, in quanto i soggetti, tramite i loro avvocati, con minacce ci hanno intimato la cancellazione di questa pagina, quant'anche l'articolo, già reso pubblico, sia di altri e tutelato dal diritto di cronaca e di critica e scriminato dall'adempimento di un dovere. Noi omettiamo i nomi degli interessati, perchè non è nostra intenzione dare inutile notorietà ai soggetti coinvolti, nè ai loro difensori, ma ci preme sollevare un problema, nonostante i tentativi di estorsione per improbabili risarcimenti danni. Comunque, i nomi possono essere ripresi dall'articolo citato.
"Il prezzo, in questo caso, è secondario, mentre la promozione dev'essere garantita: «Con questi non posso sbagliare perché sono due poliziotti, capito, eh?... - si dice al telefono - L' importante è il risultato più che altro, senza che mi esageri, non lo so, vedi tu...». Segue il prezzo concordato, 2500 euro. «Sono alunni miei, hai capito? - insiste due giorni dopo - L' importante è che me li curi perché...eh?...Loro la tesina la sanno tutta...sono seguiti, o interni o esterni, vedi tu insomma, tanto è la stessa cosa, ok?»
Telefonate numero 1858 e 1918, intercettate tra il 26 e il 28 novembre del 2003: fotografano il senso di impunità di cui sembrano aver goduto a lungo i trafficanti del «diplomificio» scoperto dall' inchiesta coordinata dalla Procura di Verona e riverberatasi poi anche su Roma.
A questo punto per gli investigatori, effettuata la prima retata di «brasseur» di diplomi e soldi, si pone il problema di far luce sulle smagliature nel sistema di controllo effettuato dal ministero della Pubblica istruzione. Anche su questo punto il materiale raccolto dall' inchiesta assume toni allarmanti.
Il «giro» falsificava praticamente tutto, frequenze, voti, compiti, tesine, residenze, esami. Senza intoppi. «Li mettete tutti sempre presenti, perché non si sa mai...un controllo». «Perché questa gente a me che venga o non venga non me ne frega un c..., ma almeno ci dicesse che turno fa di lavoro, perché se li metto presenti e stanno lavorando a Francavilla e vanno a fare un controllo...andiamo in galera».
Ma evidentemente questo rischio era considerato remoto, se sono ricorsi perfino a spedire una ragazza al posto di un'altra. «E manda quella lì il 24, è la stessa cosa - dice un insegnante arrestato - Tanto ci sono io giù il 24». E così tale Francesca appena sbarcata a Foggia avverte: «Sono arrivata! Ho risolto, dovevo soltanto compilare dei dati e...mi serviva solo sapere se dovevo copiare anche i compiti». Risposta: «Eh sì, devi copiare sì i compiti...devi fare tutto...».
Massima disinvoltura dunque, con alunni che vanno e vengono: «Ascoltami, hai un paio di ragazzi iscritti in I e II? Piccoli...che fanno il biennio...qualunque indirizzo...me li devi segnare all'Itas perché quando avrò l'ispettore mi servono due ragazzetti in classe...per fargli vedere che sono iscritti in I».
Gli esami infine: «È possibile fare l' esame come candidato esterno. Solo che mentre prima la legge obbligava a farlo nella scuola statale e quindi diventava un problema insormontabile adesso è possibile farlo anche nella scuola paritaria...» Una pacchia dunque, su cui l' inchiesta dovrà fare ulteriore luce.
Le tappe dello scandalo. L'indagine è nata a Verona nell' agosto del 2003. I carabinieri raccolgono le prime indiscrezioni sui diplomi facili. Un teste riferisce che un amico gli ha confidato di aver ottenuto il titolo del diploma tecnico di geometra nel 2003 senza possedere nessun tipo di preparazione. Per mesi i carabinieri di Verona prima e poi di altre città d' Italia indagano sul fenomeno. A Roma entrano nel mirino degli inquirenti molti istituti privati e vari centri studi. Indagini anche a Colleferro, Nettuno e Cassino. Il pm Celenza ha emesso 23 ordini di custodia cautelare, con la concessione degli arresti domiciliari, a carico di gestori e direttori di istituti parificati, insegnanti e procacciatori di clienti. Quindici ordinanze riguardano Roma e provincia."